“Tucle e i Calcidesi, mossisi da Nasso cinque anni dopo la fondazione di Siracusa e cacciati i siculi con una guerra, fondano Leontini e quindi Catania: gli stessi catanesi però si dettero come fondatore Evarco”.

(Tucidide libro VI, 3)

 

 

Sappiamo così che Katane venne fondata da coloni calcidesi, poco dopo il 729 a.C., durante la fase più antica della colonizzazione greca della Sicilia. In precedenza il territorio era abitato dai Siculi, immigrati dall’Italia centro-meridionale durante l’età del bronzo, ricacciando verso occidente le popolazioni Sicane che vi si erano stabilite in precedenza. Katane e le altre civiltà calcidesi, erette intorno alla pianura dove scorre il Simeto, vissero in armonia sia fra di loro che con le popolazioni sicule che occupavano i territori limitrofi, fino all’avvento al potere di Ierone I tiranno di Siracusa che, nel 476, fece trasferire in maniere coercitiva, le popolazioni di Naxos e Katane e Leontini, rifondando Katane con coloni del Peloponneso, dandogli il nome di Etna, affidando il governo della città a suo figlio Diomene. Questo tragico avvenimento è narrato da Pindaro nella “Prima Pitica”, come l’elemento centrale del poema ed è ripreso anche da Eschilo nella tragedia “Etnee”, purtroppo perduta (c. 470 a.C.). Soltanto nel 461, in seguito ad un attacco siculo - siracusano contro Etna, fu costretta la popolazione di quest’ ultima a rifugiarsi in territorio siculo ad Inessa che venne ribattezzata Etna. Katane, ripopolata con gli abitanti scacciati a suo tempo da Ierone e con i nuovi coloni siracusani e siculi, riprese il suo nome originario. Di grande rilievo, anche se velata la leggenda, emerge la figura del legislatore catanese Coronda, di cui non è accertato il periodo in cui visse (probabilmente, basandoci su di una congettura, tra la fine del settimo o l’inizio del sesto secolo): è l’ autore di un codice di leggi scritte che venne poi adottato, da varie città greco-sicule di origine calcidese. Katane nel 263 a.C. viene conquistata dai Romani nel corso della seconda guerra punica e ribattezzata Catina. Dopo il 210 a.C., al termine della conquista romana di tutta l’isola, città e campagne si trovano in condizione di grandi rovine e devastazioni, necessitando quindi di una alacre e imponente ricostruzione. La “Pax romana” sortì immediatamente questo effetto e “Catina”, divenne, sia in età repubblicana che in quella imperiale, una città ricca e prosperosa; ne sono testimonianza sia le fonti che il considerevole numero di edifici di questo periodo riportati alla luce, benché, come ci ricorda lo storico cristiano P. Orosio, sia stata distrutta nel 123 da una tremenda eruzione.