Il  Duomo di Messina e il Campanile del Duomo

Il più prestigioso monumento normanno della città voluto da Ruggero II ed eretto a partire dalla prima metà del sec. XII, consacrato alla presenza di Enrico IV di Svevia nel 1197 con il titolo di Santa Maria. Già nel 1254 iniziarono le catastrofiche vicende del monumento con un grave incendio che distrusse le travi dipinte del soffitto. Nel 1693 ha inizio la serie di terremoti, che devastarono anche varie città siciliane. Nel 1783 un'altro terremoto, particolarmente rovinoso, distruggeva le mura del transetto e faceva crollare il campanile. La forza distruttrice del cataclisma del 1908 assestava il colpo di grazia al nobile monumento facendolo crollare interamente. Della facciata venne risparmiato solo l'angolo di sinistra con il portale, crollarono le mura perimetrali dei fianchi e l'abside destra, e le altre due rimasero lesionate. Nel 1919 ne venne deliberata la ricostruzione e affidato l'incarico all'architetto Francesco Valenti nel rispetto del suo impianto originale normanno e adibito di nuovo al culto il 13 agosto 1929. Nel 1943 gli indiscriminati bombardamenti degli alleati che occupavano la Sicilia portarono lutti e distruzioni in tutta la città: vennero colpiti o rasi al suolo il 94 per cento degli edifici cittadini, e il Duomo subì danni ancor più gravi dei precedenti a causa di un incendio. Andarono perduti tesori d'arte non più recuperabili, quali il quadro di scuola bizantina della “Madonna della Lettera”, i sarcofagi con le spoglie di Corrado IV di Hoenstaufen, re di Sicilia dal 1250-54, e di Alfonso II d'Aragona “il Magnanimo”  re di Sicilia dal 1416-58; le decorazioni musive, il baldacchino di bronzo ed altri inestimabili capolavori, quali gli affreschi di G.B. Quagliata, il coro ligneo e il pavimento ad intarsi marmorei.

La ricostruzione operata negli anni del dopoguerra ha ripristinato nelle forme essenziali normanne le strutture architettoniche del tempio e il recupero delle decorazioni interne andate perdute. L'interno di impianto basilicale a tre navate è diviso da due fila di 26 colonne monolitiche con tre absidi e transetto ricoperto nella navata centrale da capriate istoriate con figure di Santi, Angeli, Apostoli Evangelisti. Il portale maggiore venne realizzato tra la fine del Trecento e il 1534 da Pietro di Bonitate e G.B. Mazzolo. Su due leoni stílofori si sviluppa il tema archìtettonìco sorretto da colonnìne tortili scandito su cinque ordini con edicole statuarie. Nell'arcata ogivale campeggia una “Madonna in trono col Bambino”, scolpita da G.B. Mazzolo nel 1534. Nella cuspide superiore, opera del 1464-77 di Pietro di Bonitate, è un “Cristo che incorona la Vergine”, con Angeli osannanti sui tre vertici. Lo slanciato campanile sorge isolato sulla sinistra del Duomo e raggiunge, con la cuspide, l'altezza di 60 m. Venne eretto su disegni di Francesco Valenti e inaugurato il 13 agosto del 1933. I meccanismi dell'orologio che danno vita agli automi, al calendario perpetuo e alle fasi lunari, sono stati costruiti dalla Ditta Ungerer di Strasburgo. E’ considerato il più grande orologio esistente al mondo. Sul lato sud verso la facciata del Duomo vi sono: il quadrante del calendario e quello del sistema planetario. Sul lato ovest, i congegni meccanici del campanile animano figure scultoree che si riferiscono ad eventi religiosi, storici e umani riguardanti la vita della città di Messina. Ogni giorno allo scoccare del mezzogiorno tutte le figure del lato ovest ricevono automaticamente l'impulso a compiere i percorsi e le funzioni a cui sono stati destinati dal costruttore.

Il Campanile del Duomo

A mezzogiorno tutti gli automatismi del campanile si mettono successivamente in moto e rappresentano allegoricamente episodi storici, religiosi riguardanti la città di Messina, con un accompagnamento in sottofondo di musica sacra.

Il leone ruggente portabandiera che inizia la serie dei movimenti dei vari gruppi, simbolo dell’indomita volontà che ha animato il popolo messinese nel suo lungo percorso storico.

La bifora con due campane quella delle ore fusa nel 1590 e quella dei quarti nel 1679. Al centro un gallo dorato che lancia il suo richiamo sonoro e sui fianchi le statue di Dina e Clarenza cui è affidato il compito di battere il tempo, eroine dell’insurrezione popolare contro le truppe di Carlo d’Angiò nell’agosto del 1282.

La scena della consegna della lettera della madonna per un angelo ai quattro ambasciatori di Messina che preceduti da San Paolo si inchinano alla maestà della Vergine.

Il riquadro delle quattro scene evangeliche: il Presepio, l’Epifania, la Resurrezione e la Pentecoste che appaiono in successione a rappresentare le quattro principali festività religiose.

Il quadro con il Santuario di Montalto sacro alla guerra dei Vespri e la colomba che vola ad indicare con l’ala destra la pianta dell’edificio portentoso avvenimento della sua edificazione.

La raffigurazione delle quattro età dell’uomo una ad ogni quarto di ora: La fanciullezza, la gioventù, l’età adulta, l’età senile, alla fine appare la morte con la falce.

La scena della biga aggiogata ad un cervo che nel suo trascorrere indica il giorno della settimana.

Il lato sud del campanile – Il Globo indica le varie fasi lunari.

Il quadrante del sistema planetario ha un diametro di metri 5 e un meccanismo di ben 35 ruote.

Il quadrante del calendario ha un diametro di metri 3,5 con una iscrizione che ricorda la data di costruzione dell’orologio.