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Favorita  -  Valle del Porco - Monte Pellegrino

Il complesso Favorita-Monte Pellegrino si presenta come una moltitudine di ambienti sia naturali che artificiali: si passa infatti dalla vegetazione mediterranea costituita da essenze arboree come leccio, olivo, carrubo, fico e da arbustive come l’euforbia, la palma nana ed il lentisco, ai “ficodindieti”, sino ai rimboscamenti ad eucalipto, pino d’Aleppo e cipresso. Se si considera quindi la vicinanza con la città, tutto il complesso Favorita-Monte Pellegrino rappresenta ancora, nonostante la forte antropizzazione, una méta ideale per chi vuole, senza dover fare molta strada, trascorrere una bella giornata all’aria aperta, tentando, perché no, un  primo approccio con l’osservazione della fauna, aiutato da un buon binocolo e da una guida tascabile.


Monte Pellegrino - Parco della Favorita


Parco della Favorita

La storia del parco inizia quando nel 1799 Ferdinando IV di Borbone, fuggito da Napoli, acquistò tutti i feudi del circondario di Monte Pellegrino, sino alla palude di Mondello commissionò al celebre architetto Venanzio Marvuglia di progettare un immenso parco reale esteso per più di 400 ettari. Adiacente alla Palazzina Cinese, residenza reale, il parco era ricco di frutteti, vigneti, uliveti, campi sperimentali e, alle pendici del monte, anche di boschetti artificiali per la caccia; il tutto attraversato da una fitta rete di vialetti di collegamento i quali conservano ancora i nomi originali.
Con l’avvento di Casa Savoia , dopo l’Unità d’Italia, il parco divenne pubblico e successivamente, nel periodo del ventennio fascista, iniziò il suo lento degrado con lo smembramento, la spartizione e la cessione di molti lotti ad Enti., Ministeri ed Esercito. Al Comune di Palermo restò solo l’attuale parte, di cui più della metà occupata attualmente da coltivazioni semiabbandonati ed impianti sportivi. 


Veduta Parco della Favorita


Monte Pellegrino

Monte Pellegrino, il cui nome, pare, derivi dal celebre falcone che aiutava nella caccia Federico II di Svevia, e definito da Goethe il più bel promontorio del mondo, rappresenta l’ultimo rilievo montuoso di natura calcareo-dolomitica a nord della Conca d’Oro con un’altezza di 600 m s.l.m. Numerosi sono i fenomeni carsici nelle sue 134 grotte di interesse speleologico e paleontologico; tra esse meritano una visita la grotta di Niscemi e la grotta dell’Addaura III, famose per i graffiti del Paleolitico Superiore. 
L’area che comprende Monte Pellegrino e il parco della Favorita è stata inserita nel Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali; forse così potrà ritornare a vivere l’antico splendore dei tempi dei Borboni. Lasciata l’automobile davanti alla Palazzina Cinese, poco prima della Borgata Pallavicino, si procede lungo la strada asfaltata lasciando a sinistra la statua di Ercole. Svoltando poi a destra al secondo bivio, si raggiungono le ex scuderie borboniche dalle caratteristiche torri ottagonali (raggiungibili anche in auto dopo circa 1,5 km dall’ingresso di piazza Leoni verso Mondello e svoltando a destra in corrispondenza dell’indicazione per la Casa-natura).


Palazzina Cinese


Valle del Porco

Superando la torre di sinistra si percorre un ripido sentiero dentro la Valle del Porco, caratterizzata da vegetazione rupicola e da fitta macchia mediterranea. Lungo il percorso si potranno osservare cinciallegre, merli, fringuelli ed il saltimpalo, un piccolo passeri-forme così chiamato per l’abitudine a saltare da un cespuglio all’altro. 
Giunti alla spianata del monte in circa ottanta minuti, dopo una breve sosta, si potrà procedere lungo la strada asfaltata che porta al Santuario ed alla Grotta di Santa Rosalia, terminando infine al belvedere da dove si gode il bel panorama su tutto il golfo di Palermo dominando dall’alto la borgata di Vergine Maria ed il monumentale cimitero dei Rotoli.  


Santuario Santa Rosalia


"Scala Vecchia "

Si può ritornare al luogo di partenza, oltre che riscendendo dalla valle del Porco, anche prendendo l’autobus oppure imboccando la “scala vecchia” , con lastricato del ‘700 in buono stato di conservazione, che scende sino al piazzale “Cascino”  davanti uno dei tre ingressi del parco.

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