Castelli Arabo-Normanni in Sicilia - IL CASTELLO DI TAORMINA e le sue Leggende
Pubblicato da Sicily Tourist in Messina e Provincia · 6 Novembre 2025
Il castello di Taormina in provincia di Messina si trova su una rocca del Monte Tauro, a quasi 400 metri di quota. Da qui si poteva controllare la vallata del fiume Alcantara.
In età greca e romana, la rocca del Tauro era l'acropoli inferiore di Tauromenion. Quella superiore, si trovava più a nord, presso l'attuale Castelmola. Secondo la tradizione, il castello di Taormina fu costruito dagli arabi. In realtà, non si conosce ancora il periodo in cui fu realizzato. Tuttavia, è possibile che i musulmani ebbero nella rocca il loro baluardo nel 1079, durante l'assedio dei Normanni.

Al Castello è possibile arrivare a piedi dalla “Salita Castello” in via Circonvallazione o dalla “Salita Branco” in via Dietro i Cappuccini a Taormina.
Il Complesso monumentale denominato “Castel Tauro” sorge sul Monte Tauro a 396 m. s.l.m., dov’ era l’acropoli greca. Fondato dagli Arabi nel 902 e per questo detto “saraceno”, faceva parte del sistema di fortificazioni costruite in tutta la Sicilia in punti naturalmente strategici. Nel XII secolo il geografo arabo Edrisi, vissuto alla corte del re di Sicilia Ruggero II, affermava che il castello di Taormina era uno dei castelli antichi più famosi, così come Taormina era una delle più nobili e vetuste città della Sicilia. Fu ricostruito tra il XIII e il XIV secolo dopo l’arrivo dei Normanni e degli Svevi.
Il castello ha forma trapezoidale con un grandioso mastio. Sul lato sud si erge, su un’alta scarpata, una torre con la garritta per la sentinella e la campana d’allarme. Si conservano tracce di alcune scalette che conducevano agli spalti in origine con merli dei quali una decina ancora visibili, alcune cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, un corridoio sotterraneo usato come deposito di armi e vettovaglie.

Il Conte Ruggero adottò un'ingegnosa strategia per tagliare ai saraceni ogni rifornimento: intorno a Taormina e alla sua rocca, il Conte fece edificare ventidue torri di legno. I musulmani si arresero dopo pochi mesi. Durante il dominio di Federico II, chiamato "Stupor Mundi" per le sue qualità intellettuali, politiche e militari, il castello di Taormina fu affidato ad un nobile castellano.
La porta della fortezza era sorvegliata dalle sentinelle che sostavano sui camminamenti di ronda. I muri esterni si sono conservati molto bene, mentre quelli interni sono quasi tutti crollati.

Durante l’epoca greca e romana, la città di Taurmenion aveva due acropoli. La prima era la rocca del Tauro, che fungeva da acropoli per la città. La seconda acropoli era chiamata Castello di Mola e si trovava ad un livello superiore rispetto alla rocca del Tauro. Le due acropoli, con i rispettivi nuclei abitati e fortificazioni, erano distinti rispettivamente in “castrum superius” e “castrum inferior”.
La prima costruzione fortificata risale verosimilmente all’età bizantina, rappresentando a lungo uno degli avamposti di difesa nella guerra contro gli arabi.
Dall’agosto del 908 al 969 Taormina fu sottoposta a tre invasioni Saracene che assoggettarono la cittadina ad un terrificante assedio. L’ultima invasione da parte dei Saraceni, che si svolse dal 964 al 969, si concluse con l’ennesima capitolazione ed il territorio dell’isola fu suddiviso in cinque unità amministrative governate da altrettanti principi insediati nelle città di: Taormina, Palermo, Messina, Siracusa e Trapani. La liberazione di Taormina dalla tirannide saracena avvenne per opera del Gran Conte Ruggero.
Essendo infatti una caratteristica della rocca l’inespugnabilità, i Normanni quando nel 1079 assediarono il castello, che era sotto il dominio dei saraceni, adattarono la strategia del Conte Ruggero tagliando ogni rifornimento, bloccando gli accessi via mare, con la chiusura del porto, e facendo edificare intorno alla città ventidue torri di legno, costringendo il nemico alla resa.
Nel 1134 l’abitato fù sottoposto al monastero di San Salvatore della Placa presso Francavilla di Sicilia. Mentre durante il dominio di Federico II di Svevia, chiamato “Stupor Mundi” per le sue qualità intellettuali, politiche e militari, la fortezza fu affidata ad un nobile castellano.Nel XV secolo sono documentati restauri e modifiche alle mura della fortezza.

Durante l’epoca aragonese, la castellania venne affidata, in ordine cronologico, alla famiglia Asmundo (sotto la Casa d’Aragona), a Bernardo Orioles (al tempo di Pietro II d’Aragona), a Riccardo Marchese (sotto il regno di Ludovico di Sicilia e Federico IV d’Aragona), ed a Federico Spadafora, il quale ricevette l’affidamento della castellania e la carica di governatore.
Nel 1435 venne poi nominato capitano Pietro Candiani, sotto il regno di Alfonso V d’Aragona, seguito, in epoca spagnola, da Girolamo Campolo, Antonio Balsamo e da Giacomo Balsamo che assunse nel 1547 la carica di vicario generale di Taormina.
Nello stesso periodo, avvenne la rivalorizzazione del sito con la costruzione di un luogo di culto dedicato alla Madonna della Rocca. Fondata dall’Abate Francesco Raineri con l’aiuto dell’arcivescovo di Messina Geronimo Venero. La chiesetta di S. Maria della Rocca fu costruita sfruttando la conformazione a grotta della roccia lì esistente, tanto che parte del suo soffitto è costituito dalla roccia viva, pietra di Taormina.
Al Castello si arriva attraverso una scalinata intagliata nella roccia, che partendo dalla suggestiva chiesetta della Madonna della Rocca, attraversa un avancorpo presidiato da camminamenti di ronda prima di raggiungere la porta.
Il maniero ha forma trapezoidale ed è dotato di una torre, che era adibita a postazione di vedetta. I muri esterni si sono conservati per un’altezza di oltre quattro metri, mentre quelli interni sono quasi tutti crollati. All’interno tra l’altro rimangono anche una cisterna, per la raccolta dell’acqua piovana, un corridoio sotterraneo, per il deposito di vettovaglie ed armi, ed una scalinata con struttura a ventaglio che portava al mastio.

Il Castello di Taormina, custodisce due misteriose grotte, entrambe visitabili: l’Armeria dei Saraceni e la Grotta del Prigioniero. La prima grotta è avvolta in un alone di leggende e mistero. Una di queste storie racconta che la grotta fosse principalmente utilizzata come deposito di armi. Si narra che, in caso di attacco improvviso, le armi fossero distribuite agli uomini di guardia situati nella sovrastante torre, strategicamente pronti a difendere il Castello. Un’altra leggenda, invece, dipinge la grotta come un rifugio sicuro e luogo di riposo per i soldati. All’interno della grotta si trovano due figure a grandezza naturale, raffiguranti un guerriero arabo e uno normanno, entrambi rivestiti con armature originali del loro tempo. Queste figure sembrano sorvegliare silenziosamente la grotta, come se fossero ancora pronti ad affrontare un nemico invisibile, rendendo l’atmosfera della grotta ancora più suggestiva e solenne.
L’altra grotta, denominata la Grotta del Prigioniero, racchiude in sé storie di sofferenza e penitenza. Si crede che essa fosse utilizzata come prigione per i nemici catturati. I prigionieri erano rinchiusi in questa angusta cella per giorni, legati al muro con catene, nell’attesa che fosse deciso il loro destino. Questa detenzione aveva lo scopo non solo di privazione della libertà ma anche di indurre nei prigionieri un profondo pentimento per le loro azioni. Il senso di oppressione e isolamento doveva essere tale da far riflettere ogni prigioniero sulla gravità dei propri atti mentre aspettava di conoscere il proprio fato. All’interno, per rappresentare al meglio l’obiettivo della grotta, si trova un prigioniero incatenato.
Queste fascinose leggende che avvolgono le grotte del Castello di Taormina non fanno altro che arricchire il patrimonio culturale e storico di questo luogo, rendendolo un punto di interesse imperdibile per chi desidera immergersi nelle antiche storie che hanno plasmato la Sicilia. Le grotte, con le loro storie austere e affascinanti, ci trasportano in un’epoca lontana, offrendoci uno spaccato della vita e delle sfide di quei tempi remoti.
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