Castelli Siciliani: Castello Manfredonico di Mussomeli - Tra Storia, Leggende e Fantasmi...

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Castelli Siciliani: Castello Manfredonico di Mussomeli - Tra Storia, Leggende e Fantasmi...

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Pubblicato da Francesca Ur. per SicilyTourist in Caltanissetta e Provincia · 14 Febbraio 2023
Arroccato su una collina, Mussomeli sorge in provincia di Caltanissetta in posizione panoramica, con le case serrate l'una all'altra tanto da lasciare spazio solo a strette stradine lastricate. Alle sue spalle si innalza imponente su una rupe, il Castello Manfredonico Chiaramontano, uno dei più affascinanti della Sicilia (merita senz’altro tutta la strada che si deve affrontare per arrivarci), con la sua mole articolata domina l'intera valle sottostante, nel suggestivo e panoramico entroterra di Sicilia sulla strada che da Palermo si dirige verso Agrigento.



Il Castello, simbolo del potere dei baroni feudali e grandiosa opera architettonica, fu fatto edificare nel 1364 da Manfredi II Chiaramonte per scopi sia militari che residenziali. Il maniero sorge a circa 2 km. dal centro abitato, disposto a quote diverse fino a toccare i 780 metri, sembra creare un tutt'uno con lo sperone di roccia calcarea che s'innalza isolata nella campagna di Caltanissetta, provincia disseminata di castelli. La fortezza è delimitata da un muro di cinta irregolare che sfrutta al meglio ogni possibile appoggio offerto dai costoni rocciosi; in tal modo la parte costruita dall'uomo si fonde con quella creata dalla natura. Ha un aspetto massiccio per la buona qualità della malta utilizzata e della pietra ricavata dalla stessa roccia, l'uso abbondante di piedritti (elemento architettonico verticale portante) negli archi e nelle cantonate che lo hanno fatto resistere alle intemperie di ben sei secoli.



Ricca di decorazioni appare la facciata esterna del castello munito di merli, bifore, due torrette cilindriche, il portale e le finestre ornate, è uno dei migliori esempi di arte gotica. Ma anche la visione dell'interno, a cui si accede da una porta ad arco ogivale, lascia senza fiato. Meritano di essere visitate le sale dalle alte volte a crociera, la Sala dei Baroni, caratterizzata dai pregevoli portali in puro stile "chiaramontano" e da due finestre bifore, la "Prigione della Morte" dove i condannati venivano calati attraverso una botola e uccisi per annegamento. E ancora la cappella dove è conservata la statua della "Madonna della catena", a cui i carcerati si rivolgevano per implorare la grazia. Infine la peculiarità costruttiva del castello di Mussomeli sono gli ambienti triangolari presenti all'interno, che servono da raccordo tra le sale di ogni lato del poligono con le scale successive. Mussomeli oltre al Castello custodisce numerosi tesori dell'archeologia di epoca preistorica, romana, musulmana e bizantina. Inoltre è il paese delle chiese e dei vicoli e chi si reca in questi luoghi non deve assolutamente perdersi le tante chiese del '400 e del '500.



Oltre alla cappella, assai rilevante è la cosiddetta "sala dei Baroni" (o "sala del trono"), anch'essa sita nel recinto interno. Su questa corte affacciano dei pregiati portali di stile chiaramontano. Interessante pure la "sala del camino" e la "sala da pranzo", caratterizzate da elementi gotici, e la "camera da letto" del conte, a doppia volta a crociera. Da ricordare ancora l'armeria, la cosiddetta "camera della morte", con insidiose botole, la "stanza delle tre donne" e il carcere feudale. All'esterno si notano il ricovero del corpo di guardia e la cappella, dedicata prima a san Giorgio, protettore dei Chiaramonte, indi alla Madonna della Catena, con probabile riferimento ai detenuti. Nel 1391 il maniero entrò in possesso di Andrea Chiaramonte, che ebbe dei seri contrasti con la regina Maria, tanto da essere giustiziato l'anno successivo. La rocca passerà ai Moncada e, più tardi, in modo definitivo, ai Lanza: Cesare Lanza, nel 1564, acquisirà il rango di primo conte di Mussomeli. Suo figlio Ottavio, nei primi anni del Seicento, decise di abbandonarla e adibirla a carcere: poi verrà abbandonata alla mercé delle intemperie e ciò la salvaguarderà, almeno, dai rifacimenti secenteschi e settecenteschi con la conservazione dell'aspetto originario, seppure degradato. Il castello manfredonico, oltre alla sua mimetizzazione nella roccia calcarea, all'impervia e solitaria posizione, simile ad un nido d'aquila, che lo differenziava da altri fortilizi, contraddistinguendo il paesaggio e lo scenario della zona, acquistò rinomanza, anche fuori della Sicilia (lo volle visitare anche il kaiser Guglielmo II di Germania), per le leggende e le storie che riguardavano le sue mura.



Tra Storia, Leggende e Fantasmi:
Si narra che il maniero fu realizzato in soli tre anni, tra il 1364 e il 1367, su un precedente forte di epoca sveva, per volontà di Manfredi III di Chiaramonte, duca di Modica, conquistato dalla sua ubicazione su un altura inaccessibile che lo rendeva strategico da un punto di vista militare. La roccaforte fu al centro di un evento passato alla storia come “sala dei Baroni”, che andiamo a raccontarvi. Federico III di Aragona, formalmente re di Trinacria (1355- 1377), governò intessendo buoni rapporti con i notabili dell’Isola e, per fare ciò, nel 1374 fu ospite del Chiaramonte presso il castello di Mussomeli con la figlia Maria di Sicilia o d’Aragona che, alla morte del padre, nel 1377, ancora minorenne ereditò la corona di Trinacria (1377- 1401). Affiancata da 4 vicari, Artale Alagona, Guglielmo Peralta, Francesco Ventimiglia e Manfredi Chiaramonte, li vide entrare in contrasto perché mentre l’Alagona intendeva farla sposare con Gian Galeazzo Visconti, il potente duca di Milano, il Ventimiglia parteggiava, invece,  per il principe aragonese Martino, futuro re d’Aragona e di Sicilia. Alla fine quest’ultimo, facendo rapire la giovane regnante, ormai compromessa, grazie all’aiuto di Guglielmo Raimondo Moncada, riuscì a sposarla. Questa unione matrimoniale, nata con l’inganno, fu, però, disapprovata da papa Bonifacio IX, Alagona e Manfredi Chiaramonte che riunì in una sala del castello, da quel momento in poi chiamata “sala dei Baroni”, i notabili dell’Isola cercando di convincerli, ma senza riuscirvi, dell’illegittimità di quel matrimonio. Quando Martino il Vecchio duca di Montblanc d’Aragona, sbarcato in Sicilia nel 1392, si fece incoronare, nella cattedrale di Palermo, re di Trinacria, gli unici a non accettarlo furono Artale Alagona e Manfredi Chiaramonte, a cui, per punizione, vennero confiscati tutti i beni, in parte attribuiti ai Moncada, fedeli, invece, agli aragonesi.
Passando dalla storia alle leggende, ecco che si apre un nuovo capitolo in cui alcune di queste si intrecciano e altre si innestano. Il Castello di Mussomeli nel 1549 divenne proprietà di Don Cesare Lanza, Barone di Trabia e, poi, Conte di Mussomeli,  padre di Laura, la sfortunata baronessa di Carini, sul cui omicidio, commesso dal padre o dal marito Don Vincenzo La Grua-Talamanca, Barone di Carini, per averla colta in flagranza di tradimento col Ludovico Vernagallo, aleggiano, ancora, molti dubbi. La baronessa soggiornò a Mussomeli per lunghi periodi ed è da ciò che nasce la suggestione dell’avvistamento del suo fantasma in alcune stanze del castello, in cerca del padre per vendicarsi.
Un altro racconto, molto struggente, vede protagoniste Clotilde, Margherita e Costanza, sorelle del principe Federico che, costretto ad andare in guerra, per proteggerle, le segregò in una piccola stanza di cui fece murare la porta, con i beni necessari per quella sopravvivenza che, invece, di essere breve, come aveva immaginato, si prolungò, con l’amara e macabra scoperta, al suo ritorno, delle sorelle morte per inedia, col volto sfigurato dalla fame e le scarpe tra i denti nel tentativo di resistere. Dalla “camera di li tri donni”, si narra che si odano lamenti e pianti disperati.
Altro abitatore del Castello di Mussomeli sarebbe il fantasma di Guiscardo de la Portes, un soldato spagnolo che, in patria, vide osteggiata la sua unione con la bella Esmeralda de Loyoza da don Martinez, immaginatelo come il Don Rodrigo dei Promessi Sposi, infatuato di lei. In un giorno non precisato del 1392, il condottiero partito con l’esercito di Re Martino I, arrivato in Sicilia, affascinato dal racconto del sovrano sulla terra di Manfreda, antico nome di Mussomeli, lasciata Palermo, si diresse nel cuore pulsante della Sicilia, non sapendo che, dalla Spagna, era stato inseguito dagli uomini di Don Martinez che, rifiutato dalla bella Esmeralda, per punirla, decise di uccidere il suo amato. Nei pressi del castello, ferito gravemente, fu rinchiuso nelle sue segrete, dove morì nel 1392. La sua anima, ancora oggi, sembra che vaghi, in compagnia delle tre donne, Clotilde, Margherita e Costanza, e di donna Laura, la Baronessa di Carini, tra le stanze castello e chissà che, visitandolo, non vi imbattiate in loro.







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