Turismo Termale in Sicilia - Le TERME DI SCIACCA

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Le terme Sciacca si trovano a nell’omonima località famosa soprattutto per la balneazione in provincia di Agrigento. Il complesso delle Terme di Sciacca rappresenta una delle mete più preziose e apprezzate non solo nella cittadina siciliana, ma in tutta la Sicilia. Queste sorgenti termali sono conosciute fin dall’epoca romana per le loro proprietà salutari, derivanti dalle acque ricche di minerali che emergono naturalmente calde dal sottosuolo. La loro fama si estende ben oltre i confini locali, attirando visitatori da ogni angolo del mondo, desiderosi di beneficiare dei loro effetti curativi.



L’area più pregna di fonti termali si trova nella parte orientale di Sciacca, in particolare nella "Valle dei Bagni", alle pendici del monte san Calogero. Anticamente si contavano dieci sorgenti termali: l'acqua Sulfurea, l’acqua Santa, l’acqua Ferrata, l’acqua delle Palme, l'acqua dei Molinelli, l'acqua Fontana calda, l'acqua degli Occhi, l'acqua Salmastra, l’acqua di Molinari, l’acqua del Carabollace.
Dal 2018 sono attive solo cinque fonti: l’acqua dei Molinelli, l’acqua Santa, l'acqua Salmastra, l’acqua del Carabollace e Fontana calda. Le altre sono scomparse in seguito a movimenti tellurici e a interventi poco attenti dell'uomo.




Storia
La storia delle terme di Sciacca è strettamente legata alla storia della città. Secondo una leggenda, la scoperta del patrimonio termale è da attribuire al mitologico Dedalo che, in fuga da Creta dopo aver costruito il famoso labirinto, si fermò vicino alle grotte vaporose del monte Kronio e, riconoscendone l’uso curativo e terapeutico, sistemò l’ingresso con sedili scolpiti nella pietra.
Storicamente furono i Greci di Selinunte che vi fondarono un piccolo villaggio attratti dalla fertilità del suolo, dal mare pescosissimo e dai vapori terapeutici del monte e dalle diverse sorgenti che sgorgavano nel territorio. Dopo la prima guerra punica la città passò sotto il dominio romano e, in epoca imperiale, venne chiamata Aquae Labodes. I romani, amanti delle terme, sfruttarono non soltanto i bagni di vapore creati dalle acque termali nelle grotte, ma anche le acque sulfuree che sgorgavano nella vallata. Gli effetti benefici delle acque erano così evidenti da essere considerati superiori a quelle presenti nella stessa Roma. Aquae Labodes divenne, oltre che un sito termale, sede postale.



Con le invasioni barbariche Roma perse il suo predominio nel Mediterraneo e vi fu un periodo in cui i bagni furono dimenticati. Solo nel 530 d.C., con l’arrivo a Sciacca di San Calogero, le terme vennero riutilizzate. San Calogero riuscì a scacciare i sacerdoti pagani dal monte Kronio, convertendo la popolazione al Cristianesimo, e a sfruttare le stufe “miracolose” a scopo terapeutico. Durante il Medioevo i monaci dell’eremo di San Calogero continuarono a curare gli infermi con l’utilizzo delle stufe termali, diventate così molto popolari.
Con la dominazione araba, nell’840 d.C., la città divenne uno dei più importanti centri agricoli e commerciali della Sicilia. Il suo attuale nome “Sciacca” deriva probabilmente dalla parola araba “Syacc” che vuol dire bagno, in riferimento alle acque termali, oppure da “ash-Shaqqah” dall’arabo “fessura” e che si riferisce alle fessure del monte Kronio; ciò dimostra l’importanza data dagli Arabi al patrimonio termale del territorio.



Con l’arrivo dei Normanni, Sciacca godette di un ulteriore sviluppo dal punto di vista economico e artistico, e fino al XVI secolo, ebbe un’espansione tale da renderla una delle città più ricche della Sicilia.
L’importanza che le acque termali ebbero durante questo periodo viene attestata dal Libro Rosso (fonte fondamentale per la ricostruzione di molteplici aspetti della vita religiosa, amministrativa, economica e sociale della città di Sciacca) conservato nella biblioteca comunale, dove, tra le consuetudini medievali, è registrata la rubrica De Balneis che dà regole precise e dettagliate sull’uso delle acque termali.
Durante il Rinascimento molti autori, soprattutto medici, dedicarono numerosi scritti alle terme di Sciacca; ciò è dovuto in parte alla fama della località, in parte al fatto che in questo periodo vi fu un aumento dell'interesse in ambito naturalistico. Le descrizioni che ne fanno gli autori non siciliani dimostrano che le terme erano note e apprezzate anche fuori dall'isola.
Sciacca e le sue terme vissero un periodo di decadenza fino al 1800. Molti furono i medici idrologi a impegnarsi per la loro rinascita, e in particolare Giuseppe Licata che, oltre che da medico, nel'ultimo decennio dell'800 operò anche da politico per la rinascita delle terme. Licata, che esercitò la sua attività di medico presso lo stabilimento della Valle dei Bagni, sosteneva la necessità di costruire un ospedale sul monte Kronio e un nuovo stabilimento che restitutisse dignità alle acque perché "se Sciacca ha una storia la si deve quasi esclusivamente alla vicinanza delle sue terme Selinuntine". Si deve comunque aspettare l’Unità d’Italia affinché si cominci a parlare di acque termali a livello nazionale, con il deputato saccense Saverio Friscia che ne illustrò le caratteristiche e le possibilità di utilizzo al Parlamento Nazionale.
Lo sfruttamento delle acque termali e la scoperta di banchi di corallo diedero un impulso alla ripresa economica e assunsero un ruolo strategico per l’economia locale. Durante questo periodo si costruirono i primi stabilimenti termali nella valle dei bagni e tra il 1928 e il 1938 venne costruito, in stile Liberty, il nuovo complesso delle terme all’interno di un giardino, nella zona di Cammordino.

Fonti termali

Monte Kronio


Le fonti del bacino termale saccense derivano da un’attività vulcanica sotterranea. La zona più ricca di fonti si trova nella zona est di Sciacca, in particolare nella "Valle dei Bagni", alle pendici del monte san Calogero. Anticamente si contavano dieci sorgenti termali: l'acqua Sulfurea, l’acqua Santa, l’acqua Ferrata, l’acqua delle Palme, l'acqua dei Molinelli, l'acqua Fontana calda, l'acqua degli Occhi, l'acqua Salmastra, l’acqua di Molinari, l’acqua del Carabollace. Nel 2018 sono attive solo cinque fonti: l’acqua dei Molinelli, l’acqua Santa, l'acqua Salmastra, l’acqua del Carabollace e Fontana calda. Le altre sono scomparse in seguito a movimenti tellurici e a interventi poco attenti dell'uomo.
Caratteristiche delle acque e proprietà curative
Delle cinque fonti ancora esistenti, soltanto tre vengono sfruttate: l'acqua dei Molinelli, l'acqua Santa e l'acqua Sulfurea.

Acqua dei Molinelli



L’acqua dei Molinelli è un’acqua ipotermale salso-bromo-iodica che scaturisce ad una temperatura di 34 °C a 40 metri di altitudine. Quest'acqua è indicata per problemi dermatologici ma viene usata anche per malattie all'apparato respiratorio, all'apparato genitale famminile, all'apparato osteoarticolare e vascolopatie. Le acque confluiscono nelle vasche termali dei Molinelli, un complesso di piscine costruito agli inizi degli anni ’90 del Novecento.

Acqua Sulfurea
Nella "Valle dei Bagni", a 25 m sul livello del mare, sgorga alla temperatura di 56 °C un’acqua sulfureo-salso-solfato-alcalino-terrosa radioattiva impiegata per le cure termali. Quest'acqua è indicata per malattie dell'apparato respiratorio e dell'apparato otorinolaringoiatrico e per le malattie cutanee, ma è utilizzata soprattutto per la fangoterapia. Un particolare tipo di argilla viene messo a bagno con questa acqua sulfurea in grandi vasche per un periodo almeno di sei mesi; si crea così un fango termale che ha proprietà terapeutiche antireumatiche. Il fango termale viene applicato sulla parte interessata ad una temperatura di 38 °C circa e coperto per mantenere il calore; viene rimosso dopo 20/30 minuti e a questo punto avviene una reazione sudorale benefica. La fangoterapia può essere associata alla balneoterapia: il paziente viene immerso in una vasca di acqua sulfurea alla temperatura di 37 °C circa per 5/10 minuti. Questa terapia viene usata per curare malattie dell'apparato osteoarticolare (per la sua capacità antiinfiammatoria).
Acqua Santa
L’acqua più antica del bacino termale è la cosiddetta “Acqua Santa”. Anch’essa sgorga nella Valle dei Bagni, è un’acqua salso-iodico-solfato-alcalino-ferrosa ed è indicata per l’apparato digerente, con forti proprietà diuretiche e lassative.
Acqua Ferrata
Attualmente il punto di fuoriuscita dell'acqua Ferrata, che prendeva il nome dal metallo, risulta disperso. In passato, fino agli anni '20 del Novecento, fu un'acqua molto apprezzata. Era un'acqua contenente bicarbonato e ferro.
Acqua delle Palme
Anch'essa dispersa, l'acqua delle Palme, dall'odore leggermente solfureo, sgorgava in un pozzetto cilindrico in prossimità di un antico palmeto nella Valle dei Bagni.
Acqua degli Occhi
L'acqua degli Occhi, già estinta agli inizi del '900, prende il nome dal fatto che veniva utilizzata per le malattie degli occhi. In un periodo precedente, veniva chiamata anche "acqua salina ferruginosa".
Acqua Salmastra
L'acqua Salmastra è un'acqua ricca di acido carbonico; prende il nome dal suo sapore salmastro.
Acqua di Molinari
Già nel 1927, l'acqua di Molinari era scomparsa. Venne analizzata nel 1953 da uno studio sulle acque siciliane in un pozzo vicino ad un oleificio del defunto dottor Molinari; aveva un sapore salino e una temperatura di 45 °C.
Acqua Fontana Calda
L'acqua Fontana Calda sgorga a sei chilometri ad est della città sotto lo sperone orientale del monte San Calogero e viene raccolta in un bevaio. Nel 1953 venne classificata come oligominerale. Quest'acqua non è mai stata ufficialmente usata in terapia. La popolazione del luogo tuttavia ne riconosceva benefici per la calcolosi e nei disturbi delle vie urinarie e la utilizzò come acqua potabile fino agli anni '70 del Novecento.

Acqua del Carabollace



Presso il torrente Carabollace si trovano numerose sorgive di acque calde e sulfuree. Il ritrovamento di reperti archeologici nella zona di Locogrande nei pressi del torrente Carabollace potrebbe indicare che le antiche terme dei Greci Selinuntini fossero ubicate in questo luogo. Presso una di queste sorgenti vi erano delle vasche scavate nella roccia che sono state distrutte in seguito ad eventi naturali e interventi antropici molto invasivi. Fino a qualche decennio fa l'acqua che sorgeva veniva usata come lassativo.



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