Escursioni in Sicilia - I MONTI PELORITANI
Pubblicato da Francesca Ur. per SicilyTourist in Messina e Provincia · 14 Aprile 2026
I monti Peloritani (i Coḍḍi in dialetto messinese, ovvero 'i colli') sono una catena montuosa della Sicilia nordorientale che ricade in Provincia di Messina. Insieme ai Nebrodi e alle Madonie fanno parte dell'Appennino siculo È una Sicilia insolita quella che si snoda al di là dello Stretto di Messina. L’Appennino siculo incombe sulle spiagge con una morfologia complessa, quasi alpina, con profili tormentati e dirupi, burroni baratri, fiumare e dorsali. Anche quando sembra di essere lontani dalle onde, il Tirreno finisce sempre per apparire, improvviso e incongruo tra roccia e bosco, o tra le vecchie case di un paese arroccato.

Un punto di vista diverso, e originale, per godersi il mare di settembre e dell’autunno inoltrato, accompagnando il relax in spiaggia a escursioni tra i Peloritani. Anche quando sembra di essere lontani dalle onde, il Tirreno finisce sempre per apparire, improvviso e incongruo tra roccia e bosco, o tra le vecchie case di un Borgo arroccato.
I monti Peloritani nell’insieme formano un vasto bacino orografico e geografico dove , da mare verso monte , è possibile scoprire tanti piccoli borghi e località di pregio per contenuti culturali paesaggistici ed ambientali. Tra i più noti Taormina, l'Altopiano dell'Argimusco , Gole dell’Alcantara o Milazzo , quest’ultima di più come porta di accesso verso le Eolie.
Geomorfologia
La geomorfologia è caratterizzata da una lunga serie di picchi, crinali e burroni. Dalla linea stretta di cresta, con altitudine media di 800–1 000 m, scendono a valle diversi corsi d'acqua in gole profonde, che nel tratto medio-inferiore si aprono in ampie fiumare piene di detriti.
Le rocce più diffuse, di antica formazione, sono in parte di origine magmatica e in parte metamorfica. Prevalgono stratificazioni di scisti del Laurenziano, graniti, filladi, gneiss. È diffusa la presenza di suolo di origine arenaria, facilmente disgregabile e asportabile dall'impeto delle acque. Particolarissime formazioni rocciose sono i megaliti dell'Argimusco.

Orografia
Le cime più elevate della catena sono:
Montagna Grande (1 374 m) tra Motta Camastra e Antillo
Rocca Novara (1 340 m) tra Novara di Sicilia e Fondachelli-Fantina
Pizzo di Vernà (1 287 m) a Casalvecchio Siculo
Monte Poverello (1 279 m) tra il territorio di Fiumedinisi e Santa Lucia del Mela
Monte Scuderi (1 253 m) tra Messina, Itala, Alì e Fiumedinisi
Monte Fossazza (1 245 m) alle spalle di Colle del Re - 1180 m
Monte Gardile (1 228 m) a Mandanici
Monte Cavallo (1 216 m) tra Mandanici, Fiumedinisi e Santa Lucia del Mela
Pizzo Croce (1 214 m) a Fiumedinisi
Monte Pomaro (1 196 m) tra Fondachelli-Fantina e Francavilla di Sicilia
Colle del Re (1 180 m) a Barcellona Pozzo di Gotto
Monte Dinnammare (1 128 m) sovrasta il centro di Messina
Rocca Timogna (1 127 m) tra Castroreale e Santa Lucia del Mela
Portella Mandrazzi (1 125 m) a Fondachelli-Fantina e Francavilla di Sicilia

Flora
Delle antiche foreste di quercia, leccio, sughero e probabilmente anche di faggio, pino e castagno, attualmente rimangono solo poche formazioni che occupano all'incirca tremila ettari. Le degradazioni successive, causate principalmente dall'uomo e dagli incendi, hanno determinato il passaggio alla macchia, poi alla macchia degradata, alla gariga e infine a una vera e propria steppa. Solo nelle zone più impervie, e quindi economicamente svantaggiose per l'uomo, si sono conservati piccoli nuclei di bosco naturale di roverella e di leccio o di macchia mediterranea con predominanza di erica, cisto, corbezzolo e ginestra. L'azione di rimboschimento, intrapresa già dal 1873 dal Consorzio per il Rimboschimento e successivamente dal 1920 dal Demanio Forestale dei Peloritani, ha infine creato pinete di pino domestico (Pinus pinea), Pino marittimo (Pinus pinaster), Pino d'Aleppo (Pinus halepensis) e boschi di Castagno, Leccio e Roverella.
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