Federico II di Svevia - Lo Stupor Mundi
Pubblicato da Sicily Tourist in Personaggi Storici e famosi della Sicilia · 19 Novembre 2024
La figura di Federico II di Svevia è una delle più affascinanti della storia medievale. Federico II è stato l'ultimo imperatore che tentò di costituire un impero universale che riunisse tutti i domini dell'Europa occidentale.
“Perciò eleggiamo la Sicilia a nostra diletta fra le terre e la scegliemmo a residenza della nostra dimora, perché noi, cui irradia lo splendore del titolo di Cesare, non ci teniamo meno gloriosi di chiamarci uomo d’Apulia; e ci sentiamo, per dir così, pellegrini fuori della nostra casa, quando, chiamati ovunque nel mare tempestoso dell’Impero, veleggiamo lontano dalle corti e dai porti di Sicilia… Sempre trovammo unanimi i nostri coi vostri desideri, unanime sempre il vostro col nostro volere”...
Questo disse Federico II della Sicilia. La Sicilia era stata sempre la terra agognata dagli imperatori tedeschi, il paradiso sognato da tutti i Germani. Ciò che non era stato ottenuto con le guerre, un imperatore tedesco, Enrico VI, padre di Federico, lo aveva ottenuto con un matrimonio, quello con la normanna Costanza d’Altavilla. La terra che per Goethe era “la chiave di tutto” era, con le Puglie, la terra promessa di Federico II, che, quando ebbe visto la Sicilia di là dal mare disse, con la sua inclinazione al motto blasfemo, che Jehova certo non aveva conosciuto la Sicilia, la Puglia e la Terra Laboris, sennò non avrebbe avuto parole così alte di elogio per la terra promessa degli ebrei”.

Nacque il 26 dicembre 1194, due giorni dopo che il padre, l'imperatore Enrico VI di Svevia, era stato incoronato a Palermo re di Sicilia, a Jesi nelle Marche (provincia di Ancona), dove la madre, la quarantenne imperatrice Costanza, figlia postuma di Ruggero II di Sicilia, si era fermata quando il marito aveva intrapreso la sua seconda, vittoriosa, spedizione per la conquista del Regno. Il fanciullo riunì nella sua persona l'eredità di due dinastie che solo nel sec. XI erano salite al vertice della nobiltà europea: gli Svevi, ai quali il legame matrimoniale con la casa imperiale salica aveva aperto la via all'Impero, e il casato normanno degli Altavilla, i quali nel 1130 avevano fondato in Italia meridionale la più giovane monarchia del continente. Grazie ai nonni, l'imperatore Federico I Barbarossa e il re di Sicilia Ruggero II, F. poteva vantare legami di parentela con famiglie principesche e nobili di tutta Europa.

Che Costanza pensasse di chiamare Costantino l'erede del trono di Sicilia e del Sacro Romano Impero è tramandato solo da fonti posteriori. La scelta del nome, come è testimoniata nel 1195, si orientò in realtà verso quelli dei nonni, Federico e Ruggero, e alla fine prevalse quello del nonno paterno. Quando Costanza, nella primavera 1195, partì verso Bari e Palermo per assumere la reggenza del Regno dopo la partenza di Enrico VI, affidò il figlio alla cura della duchessa di Spoleto, consorte del duca tedesco Corrado di Urslingen, residente a Foligno. La duchessa, la cui famiglia d'origine ci è ignota, allevò F. e nel 1196 predispose anche il suo battesimo, che, contrariamente ai desideri di Enrico VI, il quale avrebbe voluto che fosse celebrato dal papa, ebbe luogo ad Assisi (Schaller, 1957).

La nascita dell'erede della dinastia spinse Enrico VI a nuove iniziative per consolidare le sorti del suo vasto dominio. Il progetto di trasformare l'Impero in una monarchia ereditaria doveva assimilare la successione imperiale a quella sul trono di Sicilia, ma il piano fallì per l'opposizione dei principi tedeschi e del papa Celestino III. I primi tuttavia nel dicembre 1196 elessero F., che si trovava sempre in Italia, re di Germania. Enrico VI a questo punto, dopo aver regolato il problema della successione, avrebbe dovuto essere in grado di intraprendere la prevista crociata, ma nel settembre 1197 morì a Messina, dove aveva sedato una nuova pericolosa rivolta. Il sistema della successione che era riuscito a costruire non riuscì comunque a scongiurare lo scoppio delle tensioni prodotte dalla sua instancabile politica condotta su vari fronti.
Divenuto maggiorenne Federico venne incornato re di Sicilia nel 1210. Nel 1212, dopo aver rassicurato Innocenzo III che non avrebbe riunito il regno normanno con il resto dell'impero, partì per la Germania per rivendicare la corona tedesca. Ottenuto il titolo di re di Germania nel 1215, Federico tornò in Italia dove, nel 1220, venne nominato imperatore dal nuovo papa Onorio III, dopo aver promesso di condurre presto una crociata in Terrasanta.

La riorganizzazione del Regno di Sicilia
Lasciata la Germania, che abbandonò sostanzialmente al suo destino, Federico si stabilì nel Regno di Sicilia, che egli si impegnò fortemente a trasformare. Riformò i tribunali e l'amministrazione del regno, riorganizzandone le strutture e creando nuove figure di funzionari. Emanò un'importantissima serie di leggi tra cui le Costituzioni di Melfi (1231), con le quali si sforzò di realizzare uno Stato organizzato e coerente che non prevedeva soltanto obblighi dei sudditi nei confronti del governo, ma anche dello Stato nei confronti dei sudditi. Era una novità assoluta e in molti hanno visto in lui il primo sovrano di stampo moderno. Federico stimolò anche l'economia del regno, intervenendo sulla struttura produttiva e cercando di rivitalizzare le città, alcune delle quali (Augusta e Altamura) fondò egli stesso. Nel 1224 Federico istituì a Napoli la prima università statale.Per perseguire questo obiettivo Federico II adottò le seguenti misure:
Ridusse il potere e l'autonomia dei baroni, del clero, delle città e delle minoranze arabe.
Si dotò di un forte esercito mercenario, composto in gran parte da saraceni, per liberarsi dai vincoli feudali con i suoi vassalli.
Istituì uffici efficienti per amministrare i suo regno, assegnandoli a funzionari preparati.
Aumentò la tassazione per sostenere l'esercito e la macchina burocratica che stava costruendo.

Il matrimonio con Costanza d'Aragona
Nel 1208 il vescovo siciliano di Mazara si recò a Saragozza in rappresentanza di Innocenzo III e Federico: fu così siglato il contratto nuziale tra quest'ultimo e Costanza d'Aragona, venticinquenne, vedova del re d'Ungheria Emerico e sorella del re Pietro II d'Aragona; l'unione tra le due famiglie era già stata auspicata da Costanza d'Altavilla.
Federico era ancora minorenne: secondo il diritto feudale siciliano, avrebbe raggiunto la maggiore età al compimento dei quattordici anni. Il 26 dicembre 1208 si concluse quindi la reggenza dei cancellieri del regno e il giovane uscì dalla tutela papale, assumendo il potere del Regno di Sicilia nelle sue mani.
In accordo con il contratto nuziale, Costanza portò al futuro marito una dote di 500 cavalieri pesanti perfettamente armati: un dono inestimabile per Federico, che doveva fronteggiare sia le rivolte saracene nell'entroterra siciliano, sia le contese tra i grandi baroni e feudatari nei suoi domini sul continente. Il 15 agosto 1209 fu celebrato il matrimonio a Messina. Subito dopo le nozze e prima ancora di poter essere impiegata, tuttavia, questa preziosa milizia fu decimata da una epidemia, che risparmiò gli sposi, ritiratisi nel frattempo in una residenza di campagna. Nel 1211, nacque il primo, e unico, figlio della coppia, Enrico, futuro re dei Romani.

I saraceni del regno
Dopo la morte di Enrico VI nel 1197 e quella di sua moglie Costanza d'Altavilla l'anno successivo, in Sicilia si verificarono tumulti politici. Priva della protezione reale e con Federico II ancora fanciullo sotto la custodia del papa, la Sicilia era al tempo diventata un campo di battaglia per le forze rivali tedesche e papali. I ribelli musulmani dell'isola si schierarono con i signori della guerra tedeschi, come Marcovaldo di Annweiler. In risposta Innocenzo III proclamò una crociata contro Marcovaldo, sostenendo che aveva stretto una diabolica alleanza con i Saraceni di Sicilia. Nondimeno, nel 1206 lo stesso papa tentò di convincere i leader musulmani a rimanere leali. A quell'epoca stava assumendo proporzioni critiche la ribellione dei musulmani, che controllavano Jato, Entella, Platani, Celso (presso Pizzo Cangialoso, Monti Sicani), Calatrasi, Corleone (presa nel 1208), Guastanella e Cinisi. In altre parole, la rivolta musulmana si era estesa a un intero tratto della Sicilia occidentale. I ribelli erano guidati da Muḥammad b. ʿAbbād; che si proclamò "comandante dei credenti", coniò sue monete e tentò di ottenere aiuto da altre parti del mondo musulmano.
Nel 1221 Federico II, non più bambino, rispose con una serie di campagne contro i ribelli musulmani e le forze degli Hohenstaufen sradicarono i difensori da Jato, Entella e dalle altre fortezze. Piuttosto che sterminarli, nel 1223, Federico II e i cristiani cominciarono le prime deportazioni. Il sovrano si convinse a reinsediarli nell'Italia continentale, portando così alla nascita del particolarissimo insediamento musulmano di Lucera, i cui abitanti musulmani si rivelarono con il tempo fedelissimi al sovrano. Un anno più tardi furono inviate spedizioni per porre sotto il controllo reale Malta e Gerba ed evitare che le loro popolazioni musulmane aiutassero i ribelli. Paradossalmente, in quest'epoca gli arcieri saraceni erano una componente comune di questi eserciti "cristiani" e la presenza di contingenti musulmani nell'esercito imperiale rimase una realtà anche sotto Manfredi e Corradino.
La Sicilia è un luogo che ha visto passare sulla propria superficie diverse dominazioni e i più disparati popoli. Tra questi, anche gli svevi hanno calcato le strade siciliane e in particolare, la famiglia Hohenstaufen ebbe modo di regnare sul territorio dell’isola. Un componente di questa famiglia si distinse per i suoi meriti: si tratta di Federico II, nome spesso accostato alla Sicilia per la prosperità del suo regno. Ecco la sua storia raccontata attraverso alcuni luoghi siciliani ai quali l’imperatore fu legato.
Per quanto il nome di Federico II possa far pensare alla Sicilia, egli non nacque né morì nell’isola. Fu infatti l’attuale territorio delle Marche a dare i natali al futuro celebre sovrano: Federico venne alla luce mentre la madre era in viaggio per raggiungere il marito Enrico VI a Palermo, dove era stato da poco incoronato re di Sicilia. Per quanto riguarda il luogo del decesso, l’imperatore morì in Puglia il 13 dicembre del 1250 e fu poi sepolto nella Cattedrale di Palermo, dove è ancora possibile vedere il sarcofago.

Federico II non fu un sovrano come tanti altri: l’appellativo Stupor Mundi, vale a dire “meraviglia”, “stupore del mondo” dimostra proprio quanto la sua fosse una personalità differente per la sua spiccata intelligenza e per i vari interessi che coltivava. Il re parlava infatti ben sei lingue, tra le quali è degno di nota il siciliano, lingua romanza che anche grazie all’interesse di Federico II conobbe uno sviluppo notevole a livello letterario attraverso la Scuola Siciliana, fondamentale anche per la formazione della futura lingua italiana.
La sua corte fu infatti una delle più facoltose di tutti i tempi, rispecchiando in pieno il carattere curioso del sovrano. Molti grandi nomi ebbero modo di trascorrere del tempo a palazzo da Federico: uno tra tutti, il noto matematico Fibonacci, il quale dedicò anche un libro all’imperatore. Di rilievo fu anche la sua attività legislativa nel regno di Sicilia, attraverso la quale riorganizzò il territorio di sua competenza.
Federico II è uno di quei regnanti passati alla storia per azioni fondamentali per lo sviluppo dei propri popoli. Scopriamo la storia di Federico II e il suo legame indissolubile con l’isola maggiore d’Italia attraverso gli eventi e i luoghi che lo hanno visto protagonista.

Anche noto come Palazzo dei Normanni, si tratta della residenza imperiale prescelta da Federico II durante la sua permanenza in Sicilia. Oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, detiene il primato di più antica residenza reale d’Europa. Proprio in questo edificio si trovava il cuore amministrativo e governativo del Regno siciliano. Al suo interno è presente anche la Cappella Palatina, capolavoro dell’arte normanno-bizantina e parte del patrimonio UNESCO dal 2015.

Situato nella città di Enna, della quale è un vero e proprio simbolo, la fortezza sorge su un’altura dalla quale è possibile vedere tutta la città. Sebbene esistesse già da diverso tempo, esso fu restaurato per volere della casata degli Svevi dall’architetto Riccardo da Lentini e divenne successivamente la residenza estiva dell’imperatore Federico II. Si tratta di uno dei castelli più grandi d’Italia con circa 26 mila metri quadrati di superficie.
Siamo in provincia di Agrigento nell’area della Sicilia Centrale e scopriamo Naro un’altro di quei tesori che la Sicilia vanta, ed espone con eccessiva discrezione. Chiamata “Fulgentissima” da Federico II di Svevia, che le diede tale titolo nel parlamento di Messina del 1233 annoverandola fra le 23 Regie o Parlamentarie del Regno di Sicilia è uno di quei gioielli della Sicilia sconosciuta ai più , ricchissima di storia di tesori d’arte e testimonianze archeologiche di assoluto valore, testimonia un passato affascinante e denso di storia e accadimenti che stupiranno il nostro visitatore.

Un vero e proprio monumento alto 27 metri, anch’esso rappresentativo del capoluogo più alto d’Italia. Sarebbe stato lo stesso Federico a progettarla, per poi lasciare la costruzione ancora una volta a Riccardo da Lentini. Rappresentava un luogo di vedetta della città assieme al Castello di Lombardia, con il quale era collegato attraverso una galleria sotterranea adesso chiusa.

Oggi sede del Museo Civico di Catania, il Castello Ursino fu costruito su volere di Federico II e rappresenta uno dei luoghi simbolo della città etnea. Lo scopo iniziale era quello difensivo, considerando che la città era spesso ostile al sovrano, ma nel corso dei secoli ricoprì diverse funzioni, comprese quelle di prigionia e caserma militare e fu anche sede del Parlamento siciliano.

Situato nella punta della città di Siracusa, si tratta di una grande struttura in pietra bianca che rappresenta uno dei più noti castelli dell’epoca di Federico II. Egli infatti si occupò della progettazione iniziale dell’edificio, il quale divenne nel corso del tempo sede per lo svolgimento di numerosi scopi, tra i quali l’uso come fortezza militare.

Federico e Catania: tra storia e leggenda
Durante il suo periodo da regnante in Sicilia, Federico II ebbe anche modo di soggiornare e intrattenere relazioni con la città di Catania. Secondo quanto risulta dalla storia, il rapporto tra Federico e gli abitanti della città etnea non fu del tutto rose e fiori. Diversi furono infatti i ribelli che si opposero al re, e per questo rischiarono di essere puniti.
Tuttavia, diverse leggende legano Federico II alla città etnea e in alcune non traspare la negatività del suo rapporto con i catanesi. Un racconto popolare che rispetta la storia, ricorda il rapporto tra Federico II e Sant’Agata. Si narra infatti, che l’imperatore aveva deciso di radere la città al suolo per la continua ostilità dei suoi abitanti, i quali gli chiesero di assistere ad una messa alla cattedrale prima dell’esecuzione finale. Federico accettò, ma quando aprì il libretto delle preghiere previste durante la funzione religiosa, trovò all’interno un biglietto con scritto “N.O.P.A.Q.U.I.E.“. Solo un frate riuscì a spiegare al sovrano il significato della frase, vale a dire “Non offendere il paese di Agata, perché è vendicatrice di ogni ingiustizia” e questo evento bloccò Federico dal distruggere la città e gli fece risparmiare i suoi abitanti. La leggenda fu quindi molto importante per la storia di Catania e la locuzione latina che salvò la città etnea si trova anche impressa sulla facciata della Cattedrale di Catania.
Tra le leggende legate alla figura di Federico II e a Catania, si possono aggiungere anche due tra quelle dei quattro lampioni di Piazza Università nella città del Liotru. Si tratta di quella di Cola Pesce, nelle sue varianti, e di quella del Paladino Uzeta. Entrambe hanno per protagonisti due uomini che si dimostrarono valorosi agli occhi del sovrano Federico II: mentre nel primo caso, Cola Pesce rimase a a sorreggere la Sicilia, sostituendosi ad una delle tre colonne sulle quali essa poggia, nel secondo, il paladino Uzeta sconfisse i giganti Ursini e ottenne in cambio la mano della figlia di Federico II.
In un’altra versione della leggenda di Cola Pesce, egli non fece più ritorno a seguito di una prova d’amore per la figlia del sovrano, la quale, lanciando un anello nel mare, chiese a Cola Pesce di portarglielo indietro per averla in sposa. Tuttavia, il giovane si perse nella vastità del mare non facendo più ritorno: si racconta che egli stia ancora cercando l’anello della giovane per la quale era impazzito d’amore.
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