La Sicilia del Grand Tour
Pubblicato da Francesca Ur. per SicilyTourist in Storia della Sicilia · 19 Agosto 2025
A partire dal Settecento la Sicilia, da terra misteriosa carica di magie arcaiche, inizia ad esercitare il suo fascino presso gli spiriti più sensibili d’Europa, diventando una meta quasi obbligatoria di quel Grand Tour, la cui moda fu introdotta dagli inglesi tra il XVII e XVIII secolo.
Nel 1700 un rinnovato interesse per l'arte classica pervase gli intellettuali europei, incrementato dal movimento illuministico, dall'enciclopedismo e da un nuovissimo interesse per i fenomeni scientifici. Tutto ciò pone la Sicilia al centro dell'attenzione della vita culturale europea.
Ognuno di questi viaggiatori ha lasciato un diario di viaggio ricco e variegato, in cui è possibile ritrovare inalterate le emozioni provate nell'attraversare questi luoghi. Sulla scia delle loro indicazioni è possibile ripercorrere gli itinerari di viaggio tracciati.

Ognuno dei viaggiatori ha osservato l'isola da diversi punti di vista: dall'analisi storico-antropologica a quella paesaggistica, cui si affiancano le emozioni e le tesi dello studioso o le riproduzioni dell'artista. Ciò permette di ricostruire in modo alquanto dettagliato l'immagine della Sicilia del '700: com'era e come appariva agli occhi dei viaggiatori stranieri: «la Sicilia è il puntino sulla i dell'Italia, [...] il resto d'Italia mi par soltanto un gambo posto a sorreggere un simil fiore» scrisse Hessemer nelle sue lettere dalla Sicilia all'inizio dell'800.
I luoghi maggiormente visitati dagli intellettuali del Grand Tour nel loro viaggio in Sicilia erano prevalentemente quelle località famose per i fenomeni vulcanici. Spiccano tra tutti l'Etna, con l'ascesa al cratere, e le Isole Eolie, senza tralasciare quelle località come Acireale, Siracusa, Segesta, Selinunte, note per le bellezze architettoniche d'arte classica che ospitano. Alcuni hanno visitato anche luoghi "insoliti", come la Villa Palagonia a Bagheria o il Deserto delle Macalube di Aragona, il Castello di Sperlinga di cui Houel fa un resoconto minuzioso della parte scavata nella roccia, riportando le più svariate impressioni, emblematiche del sentire settecentesco. Al pellegrinaggio mistico e religioso si sostituisce uno spirito nuovo impregnato da una cultura laica e colta, cui principale aspirazione è la ricerca delle origini del mondo classico, attraverso un nuovo viaggio in Italia e in particolare nel Sud.

Erano i giovani gentlemen, i rampolli della "upper class" che, tra i venti e i venticinque anni, all’interno del loro percorso formativo, intraprendendo questo viaggio alla scoperta dei luoghi della cultura europea, diventavano uomini. Il loro era un viaggio di formazione del nobile o del borghese cosmopolita, impregnato della cultura illuministica, che nel viaggio ritrovava l’emblema di quell’appassionato desiderio di conoscere e di far conoscere il mondo. Il "Gran Tour" era un viaggio che occupava una stagione della vita, durava uno o due anni, e risultava necessario per l’educazione del giovane il quale, lungo tale percorso era accompagnato da un istitutore.
A partire dalla metà del XVIII secolo, da oggetto oscuro da evitare, la Sicilia inizia ad esercitare il suo fascino presso gli spiriti più sensibili d’Europa e chiunque avesse il gusto dell’avventura, con il suo patrimonio greco e il suo mito di isola selvaggia; aveva terremoti, vulcani, banditi, ogni genere di disagi e strani costumi locali oltre a splendide vestigia dell’antichità classica e un notevole senso dell’ospitalità verso gli stranieri.

Brydone, D’Orville, Houel, Denon, Goethe, Maupassant, Bazin e Schinkel rappresentano solo una parte dei viaggiatori illustri che, giunti in Sicilia inseguendo i fantasmi del loro immaginario, ripartirono sperimentando la forza si una sensibilità nuova. Le esperienze vissute da queste personalità in Sicilia, tradotte in scritti, in resoconti del viaggio, hanno avuto il merito di far circolare e creare “immagini” dell’isola che fino ad allora erano stati solo ideati.

Questo vedutismo itinerante dei pittori viaggiatori, che percorrevano e rappresentavano il mondo ebbe il merito di aver fissato paesaggi, ruderi, costumi e feste popolari. Le loro incisioni, disegni o guaches, hanno tradotto con matite e colori, quell’attenzione e voglia di conoscenza che alla base del viaggio, caratterizzava il periodo storico e prese forma nel Grand tour. Colui che ha maggiormente condizionato gli spiriti, il più importante tra i viaggiatori che visitarono la Sicilia, fu lo scrittore tedesco Wolfgang Goethe, che definì la Sicilia “regina delle isole”.
Nel suo Italieische Reise Goethe raccontò del suo viaggio in Italia (svoltosi dal settembre 1786 all’aprile 1788), e concentrò la sua attenzione sulla Sicilia archeologica e sulle rovine greche «la Sicilia gli aveva rivelato la Grecia e, con la Grecia, il mondo classico».
L'importanza che la Sicilia rivela ai suoi occhi è ben espressa dalla frase: «senza la Sicilia non ci si può fare un’idea dell’Italia, qui solamente è la chiave di tutto».
Egli attribuisce, in effetti, all’isola un ruolo chiave nella comprensione di tutta l’Italia, trasformandola così in tappa obbligata nel percorso di coloro che vogliono visitare la penisola.

Gli itinerari preferenziali per arrivare in Sicilia erano due: uno da sud, e precisamente da Siracusa, attraverso la vecchia rotta marittima dei pellegrinaggi a Gerusalemme, passando per Malta e per la Sicilia, e l’altro da nord, da Messina o Palermo, in cui i viaggiatori in maggioranza, provenivano da Roma o Napoli. L’itinerario usuale, comprendeva la visita di certe città tra le più importanti e ricche di patrimonio archeologico, si trattava di Palermo, Monreale, Agrigento, Siracusa, Catania, Messina, Segesta, Selinunte. Ma anche l'Etna e i Borghi che si estendono ai suoi piedi rientravano in questo circuito.
Tra i grandi viaggiatori ai quali si deve la creazione e diffusione delle prime immagini della Sicilia, Jean Houel è senza alcun dubbio il maggiore esponente.

Houel passerà tre anni nell’isola dal 1776 al 1779 e la sua opera rivestirà una grande importanza, in quanto non si limitò a dipingere paesaggi, ma fu il reporter di una quotidianità sconosciuta.
La sua formazione di architetto gli consentì inoltre di realizzare rilievi delle rovine che trovò durante il viaggio, non trascurando di annotare usi e costumi degli abitanti. Per il pittore francese la Sicilia rappresentò quel luogo arcaico, del mito e dei reperti, in diretta discendenza del mondo ellenico.
In effetti per Houel la Sicilia condensa l’ideale classico tanto desiderato, e non è un caso che, nel suo soggiorno nell’Isola, ignorerà il fiorente e dilagante barocco, la cui esuberanza delle forme e gli ideali che lo sottendevano risultavano tanto distanti dall’equilibrio degli ideali classici.
Il suo, fu un resoconto attento e preciso, rilevò molti monumenti classici, si interrogò sui sistemi costruttivi ed osservò i modi di vita, scrisse, annotò e tradusse in disegni tutto ciò che incontrava lungo il suo viaggio (feste popolari, pastori o contadini al lavoro), ammirò le bellezze storiche e naturali, ma non mancò di sottolinearne lo stato di arretratezza: “la terra, per il persistere del latifondo e dei privilegi baronali, è poco coltivata e l’istruzione, soprattutto al femminile, non è presa in considerazione".

È nell’Ottocento che il numero dei viaggiatori in Sicilia s’infoltisce di personaggi di fama che pubblicano libretti e diari di viaggio. L’isola come nel suo secolare destino diventa crocevia di viaggi e approdi transitori: “l'idea stessa di turismo nasce da qui. Si scendeva dalle terre più fredde dell'Europa per vedere l'Italia, fino al luogo dove la luce diventa abbagliante e la bellezza infinita: la Sicilia”.
