Sulle tracce dei Templari in Sicilia
Pubblicato da Francesca Ur. per SicilyTourist in Storia della Sicilia · 23 Aprile 2026
Non si sa di preciso quando l’antico ordine religioso-militare si insediò in Italia, ma uno dei primi territori dove si stanziarono i cavalieri templari fu il Regno di Sicilia. La scelta fu dettata dalla posizione geografica che lo rendeva un importante crocevia tra Occidente e Oriente. I suoi porti erano dei veri e propri capisaldi per il traffico marittimo, militare e mercantile da e per la Terra Santa.

Probabilmente i primi cavalieri dell’Ordine arrivarono sull’isola prima del 9 gennaio 1144, quando papa Celestino II sollecitò i prelati a proteggere e sostenere gli stanziamenti templari già presenti sul territorio. L'espansione dell'Ordine avvenne secondo una logica ben precisa, stanziandosi prima presso le località costiere e spostandosi via via nell'entroterra. Importanti segni della presenza templare in Sicilia si trovano in centri tutt’ora portuali come Trapani, Messina e Catania, ma anche nella zona del Val di Noto, nelle città di Modica e Scicli.

A Messina, nel 1131, l’Ordine fondò la PRIMA DOMUS TEMPLARE IN ITALIA nel monastero benedettino con chiesa annessa di Santa Maria Maddalena della Valle Josafat (oggi edificio della “Casa dello Studente”). Agli inizi del 1200, dopo una consistente espansione, l’Ordine costruì un’altra Domus composta dalla chiesa di San Marco, dal Convento e dall’Ospedale per i pellegrini dedicato a Santa Maria dei Bianchi (nell’area dove oggi sorgono il Palazzo della Provincia Regionale e il Liceo Scientifico “Seguenza”).

Il patrimonio siciliano dei templari si arricchì nuovamente nel 1151 quando un tale Goffredo, figlio di Oliviero, dopo aver sposato Galgana, figlia di Enrico di Bubly, confermò i diritti avanzati dai templari sui terreni di Scordia e sul casale di Pantalica concedendo loro, a titolo di nuova donazione, un orto sempre presso Scordia.

Tra il 1209 e il 1210 Federico II confermò a favore della casa di Messina una donazione, disposta nel gennaio 1208, dal conte di Butera e Paternò, Pagano di Parisio, comprendente:
• il casale di Murro, tra Assoro e Agira;
• un mulino detto “de Salinis”;
• la tenuta di Cardonico ed un oliveto, posti entrambi in territorio di Paternò.
Da un atto del settembre 1229, sempre di Federico II, sappiamo che l’ordine aveva già ricevuto in data antecedente la conferma regia dal conte Rainaldo di Modica:
• il “Pantanum Salsum” di Lentini;
• le pertinenze della chiesa di Sant’Elia;
• il tenimento di terre e il bosco della chiesa di San Leonardo del Tempio;
• un vigneto nel luogo detto “Bulfutoni”, vicino alle terre di S. Rayneri;
• il casale di Rahalmassur, con la chiesa di San Bartolomeo;
• il tenimento detto di Custumera confinante con il casale di Bulgarano in territorio di Lentini.
dal conte Bernardo “de Ocra”:
• i casali di Maltanes (Mautana) e Arnadenes posti tra Gela e Butera,
• la libera navigazione sul fiume di Gela e di pesca sul mare, la facoltà di pascolare, tagliare erbe e abbeverare armenti nella contea di Butera;
da Gualtiero da Caltagirone:
• il casale di Magrentino, nel territorio di Siracusa.

La più importante sede dei templari fu in ogni caso Messina dove aveva sede il precettore o maestro della “provincia” siciliana. Inoltre Rocco Pirri nella sua “Sicilia Sacra” (1644-47) riporta la loro presenza a Trapani nella chiesa di San Giovanni Battista del Tempio accanto a cui doveva sorgere anche un ospizio. Meno documentata invece la presenza dei templari a Caltagirone, Aidone e Randazzo. Con la messa al rogo, nel marzo del 1314, dell’ultimo maestro dell’ordine le proprietà dei templari passarono ai cavalieri ospedalieri. Quelli siciliani dovettero attendere però fino al 1326 quando, solo dopo un processo celebrato a Messina, fu riconosciuto loro il possesso delle ex proprietà templari presenti nel territorio di Scordia.
