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Area Marina del Plemmirio a Siracusa

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Pubblicato da Francesca Ur. per SicilyTourist in Da Visitare · 7 Luglio 2020
L’Area del Plemmirio di Siracusa - Plemmyrion l’antico nome - si sviluppa su un perimetro di 14,35 km di costa lungo la parte orientale della Penisola della Maddalena, con una superficie di 2.429 ettari di mare protetto e indica oltre a tutto il territorio interessato dall’omonima Area Marina Protetta, istituita nel 2004, anche, e più nello specifico, la contrada che si affaccia sulla Costa Bianca, il litorale che guarda a sud. Da contrada Plemmirio, ha inizio il sentiero della Maddalena, da percorrere a piedi, per gli amanti del trekking, oppure in mountain bike, che si snoda per circa 10 km e attraversa un’area incontaminata e priva di insediamenti urbani. Il sentiero è contrassegnato da diversi accessi alla rete stradale permettendo di suddividere la visita in più tappe e in diversi punti d’interesse naturalistico e storico.



Sulla costa dell’Area Marina Protetta del Plemmirio sono presenti 34 sbocchi o accessi al mare e per la trasparenza delle sue acque è risultata molto gettonata soprattutto dagli amanti dello snorkeling e delle immersioni. Molto amata, per i più esperti ma solo se accompagnati dai Diving autorizzati, l’immersione dallo Sbocco 27 dove in mare è presente la statua bronzea della Sirena Rossana Maiorca, statua marina dedicata all’abile sub e ancora, dallo Sbocco 26 per la Grotta di Capo Meli e del 31 per la presenza in mare della Grotta delle Stalattiti.
Ma vediamo nel dettaglio le varie cale, le scogliere con panorami mozzafiato, i fari e tanta storia recente e non per una parte di Sicilia d’impareggiabile bellezza.



La Fessura del Plemmirio e Capo Murro di Porco

Il nostro percorso comincia al termine di Via degli Zaffiri e imboccando un sentiero sterrato arriviamo alla prima meraviglia naturale, la Fessura del Plemmirio, un lungo solco naturale che degrada fin quasi al livello del mare rompendo la monotonia delle alte falesie. Continuiamo quindi lungo il sentiero sterrato per raggiungere il Faro di Capo Murro di Porco, attivo dal 1959, che poggia su una torre poligonale bianca e misura circa 20m di altezza. In condizioni di cielo sereno la luce del faro può essere scorta fin oltre 30 km di distanza. Il litorale di Capo Murro di Porco è caratterizzato da alte falesie che scendono a picco sul mare. In diversi punti si aprono delle “marmitte”, ossia delle profonde fenditure che attraversano la scogliera da parte a parte. Visitando quest’area durante le mareggiate, con particolari condizioni di vento, l’acqua marina penetra all’interno delle fenditure e fuoriesce dalla sommità formando spettacolari getti d’acqua simili a geyser.



La Batteria Navale “Lamba Doria”.

La casermetta ospitava gli alloggiamenti della Milizia Artiglieria Marittima della Batteria navale “Lamba Doria”. Vedrete le tre piazzole, sulle quali erano installati i cannoni navali allo scopo di controllare con il loro raggio di fuoco tutto il golfo di Noto, che da Capo Murro di Porco si estende fino a Capo Passero, i locali sotterranei che fungevano da deposito, le postazioni di contraerea, casematte e tunnel sotterranei di collegamento. L’intero complesso, nonostante lo stato di abbandono in cui versa, preserva ancora, in buona parte, il suo aspetto originario. La Batteria navale venne edificata dal genio Militare alla fine degli anni Trenta e faceva parte dei presidi appartenenti alla piazzaforte Militare Marittima Augusta-Siracusa. Neutralizzare la “Lamba Doria” fu uno dei primissimi obiettivi nell’ambito dell’operazione militare denominata “Ladbroke”, che diede inizio allo sbarco delle forze Alleate in Sicilia: nelle prime ore del 10 Luglio 1943 essa venne assalita e sopraffatta dai commandos britannici dello Special Raiding Squadron guidati dal maggiore Paddy Mayne.

Lo Scoglio dell’Elefante e Punta Tavernara.

Punta Tavernara è formata da una scogliera calcarea a tre punte. Avvicinandoci all’estremità della punta nordorientale e guardando in direzione di Capo Murro di Porco scorgiamo lo Scoglio dell’Elefante, che discende a picco sul mare disegnando un arco: il nome si deve al fatto che tale sporgenza rocciosa somiglia alla testa di un elefante con la proboscide immersa nelle acque marine.

Cala Pellegrina

Riprendiamo il sentiero della Maddalena ritrovandoci al bivio con il tratto di sentiero che discende fino a Cala Pellegrina caratteristica per l’ampia grotta in parte sommersa, che si apre sul versante orientale, e per la piccola piattaforma naturale che emerge dal mare, situata proprio di fronte alla grotta. Altri piccoli scogli affiorano poco più al largo.



Grotta della Pillirina.
Questa cavità carsica risulta di particolare interesse per la presenza di uno stretto e basso cunicolo dal quale si accede a una cavità laterale, adorna di stalattiti e stalagmiti. Da notare che il cunicolo di collegamento si restringe progressivamente e, a un certo punto, occorre strisciare lungo il terreno per poter accedere alla parte più interna.

Punta Tavola e le Rive Bianche.
Le Rive Bianche sono così denominate per la particolare chiarezza dei loro fondali. In alcuni punti è possibile osservare particolari formazioni spugnose le quali conferiscono alla scogliera un colorito bianco e lucente. Nel tratto di costa che forma l’intersezione con la sporgenza di Punta Tavola è situata l’omonima spiaggia, cosiddetta in quanto formata da una larga e piatta scogliera.

Punta della Mola e Cala Massolivieri.
Caratteristiche della Cala sono le alte falesie bianche a picco sul mare che, nel punto di congiunzione con il promontorio di Punta della Mola, sovrastano la piccola spiaggia di sabbia dorata di Cala Massolivieri, annoverata tra le spiagge più belle d’Italia. Punta della Mola è stata sede nel corso del tempo di un’intensa attività estrattiva: qui ritroviamo la più grande cava di superficie del Plemmirio con due grandi coltivazioni sugli opposti versanti del promontorio. Fin dall’età greca i pregiati blocchi calcarei conchiliferi, una volta estratti, venivano trasferiti via mare con delle zattere fino ai luoghi di destinazione: gli antichi templi greci di Apollo e Minerva, e, in epoca più recente, la facciata della Cattedrale nel centro storico di Ortigia.

Batteria Navale “Emanuele Russo”.
Situata in posizione strategica a difesa dell’ingresso del Porto Grande di Siracusa, la Batteria Navale “Emanuele Russo” di Punta della Mola è coeva alla batteria navale “Lamba Doria” di capo Murro di Porco. Nonostante la superficie del complesso difensivo copra un’area meno estesa rispetto alla “Lamba Doria”, la “Emanuele Russo” costituiva un presidio di fondamentale importanza a protezione della città. Equipaggiata con artiglieria antinave, mitragliatrici, magazzini, casermette, uffici e tunnel sotterranei di collegamento, a differenza della “Lamba Doria”, che fu teatro di scontri, la batteria navale “Emanuele Russo” venne abbandonata dai difensori prima di essere accerchiata e attaccata dalle unità nemiche.                                              
I “syloi” di Punta della Mola sono grosse vasche di forma circolare che vennero scavate nella roccia in età greca e probabilmente utilizzate per lo stoccaggio del grano, quindi convertite in età romana in fornaci per la fabbricazione di calce idraulica.

Punta Castelluccio
Da Punta della Mola possiamo ammirare Punta Castelluccio, che segna l’estremo limite del Plemmirio. Su questo promontorio è situato l’omonimo Fanale, attivo dal 1864 e installato alla sommità di una torre di colore rosso. Il segnalamento a luce ritmica è visibile a circa 16 km di distanza, in condizioni di cielo sereno. Punta Castelluccio ospita una stretta e lunga spiaggia sabbiosa sul versante che guarda a Punta della Mola.

La Costa Bianca del Plemmirio
Affacciata sul litorale sud della Penisola della Maddalena, offre una splendida vista su tutto il Golfo di Noto che si estende per 30 km fino a Capo Passero. Fino nei pressi di Capo Meli la scogliera si mantiene appena sopra il livello del mare consentendo un facile accesso in acqua. Da Capo Meli ai punti a mare di Via degli Zaffiri, il litorale si alza progressivamente di quota permettendo comunque l’accesso al mare.

La Tonnara e la baia di Terrauzza
Dalla Strada Capo Murro di Porco, provenendo dal faro omonimo, alla prima rotonda dopo 3 km prendere la seconda uscita immettendosi nella Traversa Tonnara, dopo 200m sulla nostra sinistra osserviamo i ruderi della tonnara settecentesca di Terrauzza. L’insediamento conobbe un periodo di prosperità ai primi del Novecento tanto da essere considerato la seconda tonnara di Siracusa per importanza, ma nei decenni successivi l’attività andò in declino fino alla sua chiusura. Ancora visibili i resti di grosse gomene, materiali e perfino le ancore utilizzate per fissare le reti della tonnara. La piccola spiaggia sulla baia di Terrauzza, alla quale si accede dallo Sbocco n.21, è costituita da una sottile lingua di sabbia grigia di 10m di larghezza ed estesa per 30m in lunghezza: per gran parte dell’anno alti cumuli di posidonie spiaggiate ne ricoprono l’intera superficie.



La spiaggia della Fanusa e Punta Milocca
Piccolo lido sabbioso, riparato dal promontorio di Punta Milocca. Procedendo in direzione di Punta Milocca, la sabbia lascia il posto a ciottoli e scogli. Sul versante opposto di Punta Milocca, provenendo dalla via Marco Polo, si accede a uno stretto sentiero litoraneo che ci conduce fino alla piccola area naturalistica di Punta Milocca.
Torre Milocca è una torre di avvistamento costruita intorno al 1467 a difesa dalle scorrerie dei corsari barbareschi che venne danneggiata dal violento terremoto del 1693, quindi ricostruita nel 1697. In passato, la porta situata al primo livello costituiva l’unico ingresso ed era collegata alla scala esterna mediante un ponte levatoio. All’interno solo il piano terra conserva l’impianto originario, dovuto al fatto che dopo il XVII secolo, terminate le minacce delle incursioni, la Torre venne convertita ad uso abitativo. Ad oggi la Torre è privata e non visitabile.

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