Borghi Marinari Siciliani: Aci Trezza - Il Borgo nativo di Polifemo -

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Borghi Marinari Siciliani: Aci Trezza - Il Borgo nativo di Polifemo -

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Pubblicato da Sicily Tourist in Catania e Provincia · 18 Agosto 2022
Aci Trezza ('A Trizza in siciliano) è un centro peschereccio di antica e notevole tradizione, è famoso per il suo paesaggio (in fondo alla pagina trovi il bellissimo video). Il borgo fu fondato ufficialmente alla fine del XVII secolo da Stefano Riggio che ne fece un importante scalo marittimo e centro pulsante della vita commerciale locale con numerosi magazzini atti a contenere olio, ferro, salumi e formaggi.
A contribuire ad arricchire il fascino di questo tratto di costa, oltre alla bellezza donata dalla natura, sono senza dubbio la storia e la mitologia, che riempiono di maestosa grandezza ogni singola pietra di questo tratto del litorale.



Aci Trezza venne gestita da Stefano Riggio fino al 1678, quindi dal figlio Luigi Riggio Giuffrè fino al 1680, da Stefano Riggio Saladino fino al 1704, quindi da Luigi Riggio Branciforte fino al 1757. Infine il feudo passò a Stefano Reggio Gravina fino al 1790 e a Giuseppe Riggio Grugno fino al 1792, quando divenne libero. Giuseppe Riggio Grugno morì poi a Palermo decapitato dalla folla in rivolta nel 1820, estinguendo la famiglia dei principi di Aci. Agli inizi del XVIII secolo contava circa 150 abitanti.
Giovanni Verga, che conosceva bene questa zona della Sicilia, la scelse come ambientazione geografica del romanzo. Oggi è possibile riscoprire le tracce della famiglia Malavoglia nell’abitato del comune di Aci Trezza, soprattutto in due luoghi: il porto e la “casa del nespolo” (oggi muiseo).



Non distante dalla Chiesa del Patrono, in base ad alcuni elementi descrittivi forniti dal Verga nei Malavoglia, è stata identificata la Casa del Nespolo (l'abitazione di Padron 'Ntoni) nella quale è stato allestito un piccolo museo contenente oggetti della tradizione marinara ed una sezione fotografica dedicata al film di Luchino Visconti.



Il Borgo si trova a pochi chilometri da Catania, sulla “Riva dei Ciclopi”. Fondata nel XVII secolo, nel successivo contava circa 1500 abitanti e nell’Ottocento (nel periodo in cui è ambientato I Malavoglia), almeno 3000; aveva le caratteristiche del borgo marinaro e quindi un’economia fondata pressoché esclusivamente sulla pesca.
Il porticciolo si apre davanti a un gruppo di faraglioni basaltici, detti Isole dei Ciclopi, protetti come riserva naturale. Sull’isolotto più grande, conosciuto come Isola Lachea, è impiantata una stazione di studi biologici e di fisica marina.



Il Mito dei Faraglioni di Aci Trezza:
Il panorama di Aci Trezza è dominato dai faraglioni dei Ciclopi. Ai Faraglioni di Aci Trezza si lega l’episodio di Ulisse e Polifemo narrato nell’Odissea di Omero. Cuore della Riviera dei Ciclopi, è il luogo dove secondo la tradizione è ambientato il IX canto dell'Odissea di Omero, nel quale Ulisse si scontra con Polifemo accecandolo dopo averlo fatto ubriacare. Così facendo riesce a fuggire dalla grotta dove era stato intrappolato con i suoi compagni. Il Ciclope, cieco e iracondo, scaglia contro le navi dei greci in fuga degli enormi massi che secondo la tradizione divennero le Isole dei Ciclopi.
Il III canto dell'Eneide di Publio Virgilio Marone racconta l'incontro dell'eroe troiano Enea con il compagno di Ulisse Achemenide, dimenticato dall'eroe greco nella terra dei Ciclopi durante la rocambolesca fuga. Anche questo episodio è ambientato nell'odierna Aci Trezza.



Il Lungomare:
Ogni angolo della camminata offre una prospettiva differente sulla scogliera e sui faraglioni, ogni tratto sembra essere più bello del precedente e meritare almeno tre o quattro fotografie per immortalarne il fascino. A condire questo spettacolo, c’è la barchetta che rientra dalla pesca, un gabbiano in volo girato in una buffa angolatura, gli anziani che chiacchierano seduti sulle panchine mentre il cielo volge al tramonto, una piccola macchia biancha tra le rocce lassù, sull’Isola dei Ciclopi, che alla fine si rivela essere una madonnina a cui i marinai rendono omaggio prima di partire per il mare.
Di fronte a tanta bellezza si comprende perché gli edifici che si affacciano al mare siano un tantino trasandati, sarebbe impossibile competere col fascino della potenza della natura.
Nella zona vicina al porticciolo dei pescatori, dove si trova la vecchia marina, notiamo poi che la roccia ha una strana conformazione, è consumata e arrotondata dal tempo, ma distinguo chiaramente le sagome dei cristalli rocciosi dei basalti colonnari.

Guarda il bellissimo Video:



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