Borghi Siciliani: Manfria (Cl) - Il Mare, la Torre e la sua Leggenda

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Borghi Siciliani: Manfria (Cl) - Il Mare, la Torre e la sua Leggenda

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Pubblicato da Sicily Tourist in Caltanissetta e Provincia · 25 Settembre 2022
Manfria Borgo in Provincia di Caltanissetta (in fondo a questa pagina troverai uno stupendo video), è il simbolo della costa gelese, dominata dalla mole cinquecentesca della Torre d’avvistamento sulla sommità dell’omonima collina. Realizzato nella seconda metà del 1500 per volere del parlamento siciliano a seguito dei ripetuti attacchi alle città costiere da parte dei pirati barbareschi. La zona riveste perciò grande interesse paesaggistico ed archeologico. La spiaggia libera è caratterizzata dalla presenza di alcuni scogli che cambiano ogni volta le forme del mare che si infrange su essi.



Torre di Manfria
Torre di avvistamento e difesa denominata Torre di Manfria. L'inizio della costruzione è controverso. Secondo alcune fonti, torre risale al 1549, durante il vicereame di Juan de Vega, secondo altre, invece, al 1583. Comunque sia stato, si sa di certo che dopo essere rimasta incompiuta, fu ripresa nel 1615 e completata ad opera del Viceré di Sicilia Pedro Tellez Giron y Guzman Duca di Ossuna su disegno del famoso architetto fiorentino Camillo Camilliani. Delle duecento e più torri costiere dell'Isola, che formavano un rudimentale sistema di vigilanza strategico-militare per segnalare i pericoli provenienti dal mare, la torre di Manfria, detta anche di Ossana o Ossuna era una tra le trentasette più importanti e dipendeva dalla Deputazione del Regno; i quattro torrari che l'abitavano segnalavano, durante il dì con specchi e fumi e di notte con fuochi (i fani), l'arrivo dei barbareschi alla torre di Falconara, a Ovest, e ad Est al campanile della chiesa di Santa Maria de Platea che fungeva anche da torre secondaria di avvistamento e segnalazione. Con un sistema intermedio di postazioni e di torri di segnalazione, le informazioni quindi arrivavano alla torre di Camarana, a Est nei pressi di Santa Croce Camerina, e con gradualità alle altre del circuito isolano fino a raggiungere. nel giro di un'ora, quei porti dove esistevano flotte navali da guerra che immediatamente prendevano il mare per contrastare l'azione offensiva del nemico.



Le segnalazioni, inoltre, erano destinate agli abitanti della città e della campagna tramite torri secondarie come quelle dell'Insegna e del convento dei Padri Cappuccini. Oltre ai torrari erano pure pertinenza della città diversi gruppi di guardie a cavallo che percorrevano il litorale fino al fiume Dirillo. La torre di Manfria è a pianta quadrata con basamento fortemente scarpato che misura circa 12,5 metri per lato. In origine era costituita da due piani, il pianoterra che serviva come deposito di acqua, legna, munizioni, spingarde, schioppi, polvere da sparo e palle di cannone e il primo piano che serviva da alloggio ai torrari (caporale, tenente e soldati). Inoltre, il terrazzo, provvisto di parapetti, tettoia e due balconate, sostenute da eleganti mensoloni di arenaria, ospitava due cannoni. L'accesso alla torre avveniva dal primo piano con una scala di legno o una corda retrattili prima che nel 1805 fosse costruita una scala in muratura a due rampe. Nello stesso anno fu anche realizzato il secondo piano. I torrari provvedevano a realizzare le segnalazioni con la produzione di fumi durante il dì e con l'accensione di fuochi durante la notte in concomitanza dell'avvistamento di navi saracene; i segnali erano percepiti da altre due torri vicine, quella di Camarina. ad est e l'altra di Falconara ad ovest, che a loro volta li trasmettevano al circuito isolano di torri costiere, che erano più di 200, in maniera tale che le popolazioni della costa approntassero in tempo utile le necessarie difese contro l'arrivo dei pirati; allora "mamma, li turchi", era un'espressione tipica di cui ancora rimane il ricordo per la ferocia con cui tali pirati barbareschi trattavano le popolazioni dei luoghi costieri depredati. Una decina di anni fa la Torre di Manfria (la cui proprietà appartiene ancora ai fratelli Jacono), grazie ad un progetto approntato dal Comune, fu illuminata con fari a vapore di sodio che la resero visibile di notte in tutta la sua possente maestosità a decine e decine di chilometri di distanza. L'illuminazione, però, durò solo qualche mese. Infatti, i fari, comprese le pesanti nicchie di pietra che li contenevano, e lo stesso impianto elettrico furono oggetto di una feroce azione vandalica tale da mettere fuori uso definitivamente l'intero impianto. Da allora in poi, tranne un intervento di recupero (peraltro inconsistente) di qualche anno fa, la Torre di Manfria continua ad essere erosa dalle intemperie e rovinata da ulteriori azioni vandaliche senza che nessuno riesca ad intervenire.
Si erge su una collina sovrastante la frazione e risulta visibile da tutto il golfo di Gela. Attualmente è di proprietà privata e si presenta in discreto stato di conservazione, eccettuato per la terrazza che presenta alcuni tratti del cornicione ormai diruti. Si segnala che è una delle torri camillianee tra le più grandi, è infatti alta circa 15 metri con una base di circa metri 12,50.
Era detta anche torre di Sferracavallo, ma Francesco Maria Emanuele Gaetani marchese di Villabianca, nei suoi Diari palermitani riporta che era chiamata anche Torre d'Ossuna. La sua costruzione venne iniziata nel 1549, durante il viceregno di Giovanni De Vega. La data, non completamente certa, si desume in quanto Tiburzio Spannocchi nella sua rilevazione la disegna con lo stesso basamento tronco conico della Torre Mulinazzo di Cinisi, che con certezza era già stata costruita nel 1552 sotto il viceré Giovanni De Vega.



Nel 1578 è citata per essere sita in Contrada Sferracavallo, e non completata, tanto che si suggeriva che: et sarà bisogno fornirla alzandola circa duj canne di più…. Nel 1578 quindi la costruzione venne ripresa e completata su disegno dell'architetto fiorentino Camillo Camilliani, che la cita ben due volte in occasione dei suoi studi preparatori, per i quali preparò un acquarello che mostra la torre di foggia circolare con basamento che presentava una scarpata e parapetto con merli. Riporta che era assai adatta alla difesa essendo in corrispondenza a nord con il Castello di Butera, e ad est con il Castello di Gela, mentre ad ovest lo era con il Castello di Falconara.
Nel primo quarto del XVII secolo la torre fu quasi del tutto ricostruita fino ad assumere l'aspetto attuale, e probabilmente, desume il Villabianca, per impulso del viceré Pedro Giron, duca di Ossuna.
Dagli archivi della Deputazione del Regno di Sicilia, risulta che a partire dal XVIII secolo, negli anni 1717, 1757, 1797, la guarnigione della torre fosse composta da quattro soldati ed un sovrintendente scelto tra i cavalieri della città di Terranova (Gela).
Nel 1804 dalla stessa fonte è posta sotto la sovrintendenza di Don Mariano Carpinteri e Gravina, di Terranova, che nel 1805 fece costruire la scala esterna di accesso, a due rampe, ancor oggi esistente. Nel 1867 è ricompresa nelle opere militari da dismettersi.



Leggenda Torre di Manfria
Alla torre è legata la leggenda del gigante Manfrino, buono e sfortunato, a guardia di un tesoro nascosto, nata dal ritrovamento di monete greche e romane nella zona e di una formazione rocciosa, interpretata come la sua orma lasciata nella roccia, ancora visibile tra la vegetazione.
Secondo la leggenda, Manfrino viveva assieme alla sorella conosciuta come "La bella Castellana." Un giorno mentre era in galoppo al suo cavallo vide in lontananza una bellissima donna dalla folta chioma bionda. Infatuato da quest’ultima cercò di raggiungerla, ma nel momento in cui si avvicinò la figura sparì. Di quella corsa forsennata rimase solo l’impronta di uno zoccolo del suo cavallo. Ritornò più volte in quei campi con la speranza di rivederla, ma così non è stato. Sua sorella, la Castellana, decise di organizzare una festa invitando tutti i signori della zona sperando così di trovare la misteriosa ragazza. Durante la festa la tanto bramata giovane si presentò e catturò tutte le attenzioni del gigante buono. Di questa situazione ne approfittarono i nobili, i quali desiderosi della torre con la sua tenuta, si allearono ad escogitare un complotto. Quando la ragazza uscì dalla Torre per una passeggiata vicino alla riva del mare, Manfrino la seguì ma ella smise di camminare e si immerse nelle acque del mare aperto fino ad esserne completamente sommersa. Nonostante le grida di aiuto di quest’ultima, Manfrino contro le sue volontà rimase paralizzato in spiaggia e impedito nei movimenti non riuscì a salvarla. Nel frattempo, alcuni principi colsero l’occasione della sua assenza per uccidere gli invitati della festa e la Castellana. Infine, si recarono sulla spiaggia dove avvistarono Manfrino, rimasto ancora immobile, ponendo fine alla sua vita. Si pensa che tale avversità fu in realtà predetta da una anziana signora e resa nota a Manfrino, la quale lo avvisò che nel giorno più bello della sua vita egli sarebbe morto assieme alla sorella e che il tesoro che teneva nascosto sarebbe svanito, insieme a lui, nel nulla.

Guarda il Bellissimo Video di Manfria



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