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Borghi Siciliani: Naso

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Pubblicato da Francesca Ur. per SicilyTourist in Borghi di Sicilia · 10 Settembre 2020
Naso sorge su un colle nel primo entroterra dei monti Nebrodi a 498 m di quota sul livello del mare. Il suo territorio è molto esteso e si spinge fino al mare occupando circa due chilometri di costa ed era ancora più vasto fino al 1925, anno in cui Capo d'Orlando ottenne l'autonomia da Naso.



Davanti le Isole Eolie con alle spalle il verde dei Nebrodi: è questo lo splendido scenario naturale che incornicia Naso, antica cittadina, ricca di storia, di arte e tradizioni. Secondo le fonti storiche, a fondare il primo nucleo abitato, con il nome di Naxida, sembra sia stato un gruppo di coloni greci provenienti da Tauromenion, l’antica Taormina. Le guerre e i continui saccheggi, spinsero però i coloni a muoversi ancora, alla ricerca di un insediamento più sicuro che trovarono non lontano in un preesistente villaggio denominato Neso ed in seguito, Naso.



La storia di Naso, affiora soprattutto dal cospicuo patrimonio d'arte che il centro ancora conserva. Di epoche storiche diverse, le testimonianze artistiche e architettoniche più significative si segnalano soprattutto per la coesistenza di varie correnti culturali.
Ma Naso salta agli onori della cronaca per aver dato i natali alla famiglia di Lady Gaga. Nel 1908 infatti, il nonno era emigrato da Naso per raggiungere gli Stati Uniti d'America. Uno dei tanti siciliani che oggi chiameremmo “expat”, dall’inglese “expatriate” e che per fortuna è riuscito a ritagliarsi un pezzetto d’America.
Torniamo a parlare di Naso perché se decidete di scoprire questo angolo di Sicilia sconosciuto ai più, segnaliamo di seguito alcuni punti d’interesse artistico e culturale:
1. Il Museo di Arte Sacra di Naso è tassello che si aggiunge al progetto globale della Diocesi di Patti di costruire nei centri nebroidei una vera e propria rete di realtà museali, collegate organicamente col Museo diocesano e interagenti con le testimonianze del rilevante patrimonio artistico dei singoli paesi.



Il museo è ospitato negli ambienti comunemente denominanti "le Catacombe di San Cono", architettonicamente connessi con il sovrastante omonimo Tempio e recentemente ristrutturati e recuperati dalla condizione di degrado, ridando lustro indiscutibile all'intero contesto urbano. L'insieme delle opere esposte è essenzialmente costituito da arredi liturgici provenienti dalle antiche Chiese della cittadina e da una serie di altri pezzi interessanti ed eterogenei variamente raccolti da ambiti ecclesiastici, in particolare all’interno del museo troviamo le sezioni di “opere lignee e maioliche”, “Sezione paramenti”, “Sezione tele o opere lapidee”, “Sezione arredi argentei ed ex voto”



2. La Chiesa del Santissimo Salvatore che si distingue per il suo splendido prospetto barocco, il sagrato in cotto nasitano e la doppia torre campanaria. All'interno, completano l'arredo sacro un trittico marmoreo di Antonello Gagini raffigurante le sembianze della Vergine degli Angeli che stringe il Bambino, una statua in legno raffigurante la Madonna col Bambino ed altri capolavori d'arte.
3. Biblioteca Comunale “Carlo Incudine” nel corso degli anni ha incrementato il proprio patrimonio librario con l’acquisto di numerose opere.  Possiede una pregiata collezione del libro antico con testi del periodo che va dal tardo 500’ alla fine del 1800. Dette opere, gelosamente custodite, possono essere visionate ma non è consentito il prestito.
Come accennato in apertura, Naso è da menzionare anche come luogo di culto e pellegrinaggio alla località di Rocca d'Almo per il culto di San Cono.



Rocca d'Almo è una magnifica borgata rurale del Comune di Naso raggiungibile dalla strada di collegamento tra la frazione Sant’Antonio e la località Due Fiumare. Nel borgo, ormai abbandonato, Conone Navacita, San Cono, ebbe i mistici colloqui con Dio. Il borgo fu costruito attorno all'eremo di San Cono.
Il borgo, costruito attorno all’eremo, è servito da un’apposita via di collegamento secondaria, attualmente franata e perciò percorribile solo a piedi. L’eremo si erge sopra una bellissima rocca alta poco più di un centinaio di metri, a strapiombo sulla sottostante vallata e spicca nell’ambiente circostante per la sua posizione dominante. Il contesto naturale in cui si svolge il pellegrinaggio è caratterizzato dalla presenza di estese colture di ulivi secolari e dalla sporadica presenza di bellissimi esemplari di quercia da sughero. La vallata, invece, su cui si innalza la Rocca, a causa della sua natura fortemente accidentata, è selvaggia.
A Nord la vista ci regala lo scenario unico degli strapiombi di contrada Feudo che con la forma semicircolare di un anfiteatro si affacciano sul palcoscenico della Rocca D’Almo, spalleggiati a nord-ovest dal verde versante di Cagnanò. Ma la natura più interessante di questo contesto paesaggistico è quella propria della Rocca D’Almo sulle cui pareti si nasconde la grotta naturale al cui interno viveva San Cono durante la sua esperienza da eremita.  
San Cono nacque durante il regno di Ruggero II di Sicilia. I suoi genitori erano Anselmo Navacita e Claudia o Apollonia Santapau, appartenenti a famiglie agiate di Naso.
Dal momento che amava la vita contemplativa, riuscì ad ottenere dai superiori di vivere nella Grotta di Rocca d'Almo, dove si nutriva di erbe selvatiche, dormiva sul terreno e, giorno e notte, poteva dedicarsi alla preghiera ed alla penitenza.
Tornato a Naso, venne a sapere la triste notizia della morte dei suoi genitori, ed essendo rimasto l'unico erede del loro patrimonio, lo vendette donando l'intero ricavato ai poveri. Dopo una breve permanenza nel Monastero, poté quindi ritirarsi definitivamente nella grotta detta di San Michele e riprendere la sua vita da eremita.
La sua quiete fu turbata quando una giovane fanciulla di Naso di nobile casato cadendo in peccato con un giovane e rimanendo così nel disonore, incolpò l’eremita dell’accaduto, nonostante la tarda età e la fama di santità di cui già godeva. Conone fu denunziato al Governatore e trascinato davanti al giudice che, nonostante le pacate risposte dell’eremita, lo condannò ad essere spogliato nudo e fustigato in pubblica piazza. Ma quando fu spogliato, oltre a un corpo esile coperto di piaghe, comparve il cilicio ai fianchi e al petto e le carni in qualche punto a brandelli e già putrefatte. Il vecchio abate fu allora riaccompagnato in massa dal popolo osannante nella grotta da cui, ingiustamente, era stato prelevato.
La volontà di scoprire la storia di San Cono può essere unita a quella di scoprire il territorio di Naso partendo proprio dai percorsi di trekking. Mulattiere, tra sterrati e carrabili che si incontrano in un unico bivio ove, da sempre, “padroneggia” “A Figuredda”, la nicchia che conteneva in tempi che furono l’immagine della Madonna della Catena.
Ripercorrere quei percorsi con le scarpe da trekking per circa 6 km, è un tuffo nella storia, tempi in cui vi erano uomini curvi sui campi, le colture, gli opifici, gli affari degli antichi feudatari che “coltivavano” le loro ricchezze alla periferia della Città di Naso.
Ogni Sentiero ha qualcosa da raccontare. Si parte da Bazia, il cui nome origina da “Abbazia Cistercense”. Si va lungo la Valle della Grotta del Diavolo, per giungere ad un’antica villa nobiliare che negli anni ’70 fu adibita ad albergo con balera.
La strada ora diventa sentiero tra fitti noccioleti ed uliveti; unica via, percorsa fino agli anni ’60, per raggiungere, dalle campagne il centro storico.
Si arriva a Sant’Antonio e la mulattiera si inerpica tra gli alberi dell’oliva “Minuta Nasitana” tipica della zona.
Dala misteriosa Grotta del Diavolo, luogo panoramico che si affaccia a 360 gradi oltre i confini è possibile godersi il panorama e i confini del territorio da tutte le sue angolature. Non abbiamo delle fonti storiche circa l’origine del suo nome. Si fa strada, così, l’unica teoria plausibile legata al culto di Dioniso, molto venerato nella zona nebroidea fin prima la Magna Grecia e, in particolare, proprio nei luoghi di Naso.
Una breve sosta e poi, passando dalla “Figuredda”, si prosegue il cammino lungo Badato, contrada fertile e ubertosa con terre a seminario, per giungere al Borgo Rurale di Cagnanò riqualificato nel 2014. A poche centinaia di metri la contrada Feudo caratterizzata da un’imponente sorgente d’acqua. Vicino alla fontana, è il secolare pioppo alto circa 26 mt. E’ la volta della terza strada, un’antica mulattiera comunale che in soli 400 mt congiunge alla “Figuredda”. Da qui si scende all’ultima delle 4 strade che, passando dal “Canaleddu”, riporta a Bazia.



Altro percorso è quello della “via dell’acqua”. Il territorio è costellato da antichi lavatoi ed ancor più da antiche fontane, che rappresentavano, per il popolo nasense, fonte di vita. Il numero di fontane a Naso è davvero esorbitante. Gli antichi lavatoi e le antiche fontane costituivano altresì delle tappe obbligate anche per i pellegrini che numerosi accorrevano a Naso sia per praticare il culto di S. Cono ma ancor prima per praticare i culti prima pagani e poi religiosi.
Se è vero che le fontane costituiscono fonte di vita, è vero altresì che la loro copiosa edificazione lungo questa importante strada rurale di collegamento, trova la sua ratio sia nella necessità di abbeveraggio degli animali da soma e sia nella esigenza di rifocillarsi essi stessi pellegrini, che transitavano a flussi continui su quella via che portava dalla costa al Tempio di S. Cono.
Chi sceglie Naso per scoprire un angolo insolito e nascosto di Sicilia fa sicuramente la scelta giusta anche per la presenza di particolarità enogastronomiche tipiche. Come la “Calia” di Naso, che da generazioni fa parte della tradizione tramandata del mestiere di “caliatore”, l’oliva minuta di Naso, il gelso e il baco da seta.




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