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Eccezionale scoperta archeologica nel trapanese: individuato a Marausa il relitto di una nave romana

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Pubblicato da Sicily Tourist in Eventi · 26 Luglio 2020
Giornate importantissime per l’archeologia subacquea in Sicilia. La Soprintendenza del Mare ha individuato, infatti, una nave oneraria, ovvero addetta ai trasporti commerciali, nello specchio d’acqua antistante Marausa.

La foce di un fiume, il Birgi, in epoca romana doveva essere una sorta di porto canale. Era qui, in questo lembo di Sicilia occidentale che si affaccia sul Mediterraneo, che secondo alcuni precisi studi arrivavano le navi romane provenienti dall'Africa per scaricare le merci. In epoca romana, dopo la battaglia delle Egadi del 241 a.C., che segnò la sconfitta dei cartaginesi che fino ad allora avevano governato questo lembo di Sicilia occidentale, il più vicino porto, quello di Drepanum, l'odierna Trapani, cadde in disgrazia per via del sostegno che era stato dato al generale Amilcare che aveva fortificato la città. I romani crearono così un nuovo approdo per le loro navi, a Birgi, sulla costa, a sei miglia dalla più vicina delle isole dell'arcipelago delle Egadi, Levanzo, nel cui mare i romani assaltarono e vinsero contro la flotta di Cartagine.
Una scoperta archeologica, una nave romana oneraria, fatta su un fondale di dieci metri, ad appena sessanta metri dalla costa individuata adesso come spiaggia di Marausa, a poca distanza dalla foce del fiume oggi non più navigabile come era in epoca di dominazione romana, conferma ancora di più l'ipotesi dell'esistenza qui di un porto canale e sulla terra ferma di un emporium , dove le merci scaricate dalle navi, dalla ciurma fatta da marinai africani, venivano raccolte, pronte per essere trasferite nella città di destinazione, Roma su tutte. Non è la prima nave romana scoperta in queste acque, tra i preferiti dai trapanesi e dai turisti, acque cristalline e fondo sabbioso.



Il ritrovamento, realizzato con la collaborazione della Capitaneria di porto di Trapani, è avvenuto grazie alla segnalazione di un relitto con anfore da parte di Francesco Brascia, dipendente del ministero della difesa del Terzo stormo Trapani-Birgi.
L'intervento è stato coordinato dal responsabile del gruppo subacqueo della Soprintendenza del mare, Stefano Vinciguerra, e da alcuni esperti collaboratori che sono stati assistiti dal Battello GCB36, con il comandante Giuseppe Giacalone.



L'immersione si è svolta a circa 60 metri dalla costa, dove è risultata subito visibile una porzione di circa dieci metri di un relitto. Proprio tra la sabbia sono stati individuati innumerevoli frammenti di anfore. La Sopmare ha già prelevato tre reperti per le indagini diagnostiche: di questi uno presenta sull'orlo un'iscrizione, l'altro sotto il collo porta incise due lettere A e F e il terzo è una porzione di anfora contrassegnata da un'incisione che ricorda una torre.



"I reperti prelevati dalla nave, orli di anfora africana, sono attestabili alla tarda età imperiale - dice la soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni - Proseguiremo le ricerche di questo relitto di cui si vede parte del fasciame e alcune ordinate, oltre numerosi frammenti di anfora. Le anfore venivano utilizzate per il trasporto di derrate alimentari; ciò confermerebbe la presenza di un emporium, come aveva già ipotizzato Sebastiano Tusa al momento della scoperta del primo relitto di Marausa, recuperato a 500 metri di distanza e oggi esposto al Baglio Anselmi di Marsala" "Marausa si conferma un importante luogo di approdo - sottolinea l'assessore dei Beni culturali Alberto Samonà - proprio come ipotizzato da Tusa. Questo secondo rinvenimento, conferma l'interesse dell'assessorato ad approfondire le indagini su uno specchio d'acqua che ci ha già restituito una delle più interessanti navi onerarie romane di età tardo antica che è stata recuperata, restaurata e musealizzata secondo una modalità che ha trovato in Sebastiano Tusa un fermo sostenitore".



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