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Il Lago di Pergusa e la riserva ‘Selva Pergusina’

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Pubblicato da Sicily Tourist in Da Visitare · 28 Luglio 2020
Il lago di Pergusa è l’unico lago naturale ormai presente in Sicilia, e si trova a pochi chilometri da Enna nel comune di Pergusa. È di grande importanza geologica, faunistica e culturale e per questo vi è stata istituita la prima Riserva Naturale Speciale della Regione Siciliana che comprende anche la riserva ‘Selva Pergusina’.



E’ posto tra un gruppo di alture appartenenti ai monti Erei, di origine con acque salmastre, nonostante si trovi al centro dell’isola. Il lago di Pergusa è alimentato da acque piovane e di falda con un’estensione di 1,8 km², una profondità media di 3,50 metri e massima di 12 metri tanto da essere un’area nevralgica per la corrente migratoria degli uccelli ‘attratti’ dalla sua posizione geografica e per il fatto di essere un’oasi umida e fresca situata lungo una delle principali rotte migratorie della regione paleartica occidentale. Durante alcuni periodi dell’anno si possono ammirare garzette, aironi cenerini, nitticore, mignattai, alzavole, mestoloni, fischioni ed alcuni uccelli acquatici quali il moriglione e la folaga. Nelle zone fangose limitrofe alla riva si trovano spesso il chiurlo maggiore, il totano moro, la pettegola, la pavoncella e il beccaccino mentre alcuni avvistamenti recenti hanno confermato la presenza di esemplari in via d’estinzione in Italia come l’airone rosso.



Vi si trovano anche specie rare come il falco di palude e la moretta tabaccata ed è area di nidificazione della coturnice sicula. Tra la fauna troviamo l’Istrice, la donnola, tartarughe e varie specie di anfibi. Sul lago, a volte, si verifica un fenomeno unico al mondo: le sue acque si tingono di rosso sangue per via della presenza di un piccolo ‘gambero’ (Arctodiaptomus salinus) che, per difendersi dai raggi del sole estivo, si tinge di un pigmento rosso e si insedia in foltissime colonie sotto le piante acquatiche. Tale pigmento si trasferisce poi all’acqua ed ai batteri che in essa vivono ‘regalando’ questo aspetto rossastro al lago. Attorno al lago si stende la Selva Pergusina, coltivata a bosco durante gli anni trenta con la messa a dimora di specie alloctone e di conifere, alternate per formare le lettere DUX, in onore di Benito Mussolini, che del lago Pergusa aveva voluto la bonifica e che tra il 1936 e il 1937, ordinò la creazione dell’omonimo villaggio.



Lungo la costa del lago si sviluppa l’Autodromo di Pergusa, molto importante e conosciuto lungo circa 5 km. Costruito nel 1951, è stato scenario di prestigiosi eventi internazionali tra cui la Formula 1, il Campionato mondiale Superbike e la Targa Florio, cui hanno preso parte molti leggendari nomi del motorsport internazionale.
Per anni il Lago ha registrato un abbassamento del suo livello, connesso ad interventi antropici, tra cui l’emungimento dalle falde tramite pozzi pubblici e privati, che ne hanno impoverito l’acquifero fino alla sub-totale riduzione dello specchio d’acqua nell’estate 2002, accentuata anche da un pluriennale periodo siccitoso. Oggi, ridotto quasi totalmente l’emungimento e grazie a stagioni particolarmente piovose, il Lago presenta una significativa ripresa tendendo ad assumere una massa idrica più consona al mantenimento del delicato ecosistema.



L’esistenza del lago di Pergusa è dunque condizionata oltre che dall’impatto antropico anche dall’andamento climatico. Questa particolare sensibilità alle variazioni climatiche lo ha reso un sito chiave per gli studi paleovegetazionali e paleoambientali (paleo = fossili), da parte di ricercatori italiani e stranieri; infatti, nell’ambito di due progetti dell’Unione Europea sulla desertificazione nel bacino mediterraneo, sono stati effettuati a Pergusa campionamenti di sedimenti tramite carotaggio, sia nel 1994 che nel 2001. Secondo i risultati preliminari, il Lago ha più di 11.000 anni, analisi in atto ci porteranno all’età esatta.
Lo studio palinologico (dei pollini) dei sedimenti olocenici ha ricostruito la storia climatica del Lago, dal presente fino a 11.000 anni fa, con un picco di clima umido 9.000 anni fa, quando fitti boschi caducifogli, con querce dominanti, coprivano i dintorni del Lago stesso (erano anche presenti betulle, faggi e noccioli, tipici dei paesaggi di montagna).
A partire da 7200 anni fa i boschi si sono diradati ed è iniziata una lenta, ma inesorabile, tendenza verso l’aridificazione, che ha portato, circa 3000 anni fa, all’instaurarsi di una vegetazione a querce caducifoglie e sempreverdi, con presenza di ulivi molto abbondanti. E’ difficile stabilire il momento d’inizio della presenza umana nella zona perilacustre; sembra infatti azzardato collegare l’inizio neolitico della presenza dell’Ulivo con la domesticazione di tale pianta.

L’impatto umano sulla vegetazione comincia ad essere evidente solo fin dall’età del Bronzo ed è indiscusso da circa 2800 anni fa, quando cereali, viti, leguminose ed alcune piante sinantropiche (legate all’azione dell’uomo) accompagnano un aumento dell’Ulivo.



Dalle considerazioni personali di G. M. Amato, circa 2.400 anni fa il declino della presenza dell’Ulivo, coincidente con la riduzione di querce sempreverdi, sembra coincidere con l’epoca della presunta distruzione, imputabile ad un probabile evento bellico, dell’antico centro abitato di Cozzo Matrice, una delle alture del bacino. Il villaggio di questo sito archeologico (De Miro et al., 1983), presente sin dalla preistoria, è finora anonimo ed ha subìto una forte ellenizzazione negli ultimi due secoli della sua storia; successivamente rimase utilizzata solo la sua area sacra, dedicata alle divinità Ktonie.

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