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Risarva Naturale Orientata dello ZINGARO

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Pubblicato da Francesca Ur. per SicilyTourist in Da Visitare · 13 Settembre 2020
Nel tratto di costa che va da San Vito Lo Capo a Castellammare del Golfo, sette chilometri di natura incontaminata dove vivono e nidificano i rapaci, si estende la Riserva Naturale dello Zingaro, una delle più famose d'Italia; chi desidera immergersi in una natura senza tempo, dove passato e presente si fondono armoniosamente, non potrà fare a meno di visitarla. Gli antichi greci e i latini la chiamavano Cetaria per l'abbondanza dei tonni che si incontravano nelle sue acque.



Raccontare la bellezza della Riserva naturale dello Zingaro, non è facile.
Piccole baie pavimentate da candidi ciottoli, mare che durante il giorno si tinge di inattesi toni di verde e di azzurro, scogli appuntiti che separano le diverse spiaggette, macchia mediterranea che sembra tuffarsi nel mare e antiche case coloniche costruite sulla roccia. Un mix di natura e discreta presenza dell’uomo. Le calette si susseguono mischiandosi a profumi e a colori ineguagliabili, sfoderando tutto il loro fascino.




Un po’ di storia.
Il 18 maggio 1980, più di 3000 persone occuparono il sentiero, sensibilizzando la Regione ed evitando che questo territorio, ancora integro, fosse invaso dal cemento, giacché nel 1976 erano già iniziati i lavori per la costruzione della litoranea Scopello-San Vito Lo Capo.
Nasceva così la Prima Riserva Naturale nata in Sicilia. La riserva naturale orientata dello Zingaro è un'area naturale protetta situata nei comuni di Castellammare del Golfo e San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani e gestita dall'Azienda Regionale Foreste Demaniali della Regione Sicilia.
Era Cetaria, per gli antichi greci e i latini che la chiamavano così per l'abbondanza dei tonni che si incontravano nelle sue acque ma il nome “Zingaro” ha origini sconosciute. Non vi è traccia, infatti, di nomadi che abbiano vissuto in questi luoghi, mentre viene indicata la presenza di una colonia di Lombardi nel XIII secolo.
Il territorio fu abitato da piccoli gruppi di contadini che hanno lasciato case oggi abbandonate e sapientemente recuperate. L’ultima famiglia di contadini visse in questi luoghi fino a circa il 1960, nella casa che oggi è il museo dell'intreccio, ristrutturato nel 2013.



Natura
Partendo da San Vito Lo Capo, in auto, bastano 15 minuti per arrivare all'ingresso Nord della Riserva. Mentre arrivando da Scopello (Castellammare del Golfo) si accede dal lato Sud.
La Riserva dello Zingaro è aperta dalle ore 7.00 alle ore 19.30 e non è consentito entrare in riserva con ombrelloni, sdraio, materassini, ecc. Siate sempre equipaggiati d’acqua e cappello a protezione della testa dal caldo. Inoltre si sconsiglia l’uso di sandali e infradito, le scarpe da trekking o da ginnastica e pantaloni lunghi in qualsiasi stagione sono da preferirsi data la presenza di cespugli spinosi o arbusti e insetti. La natura all’interno della riserva è infatti rigogliosa e non vi sarà difficile riconoscere alcune specie tipiche della zona tra cui la palma nana, simbolo indiscusso della Riserva dello Zingaro, con le cui foglie, i contadini creavano oggetti di uso quotidiano, molti dei quali conservati nei piccoli Musei della riserva.
La riserva si visita solo a piedi, e durate la passeggiata non è difficile incontrare l'Aquila del Bonelli, la Poiana, il Nibbio e il Gheppio oppure potrete assistere con un po’ di fortuna e soprattutto nella giusta stagione agli acrobatici voli nuziali del Corvo Imperiale per una incredibile sessione di birdwatching.
Per quanto riguarda la flora sono rappresentati differenti ecosistemi mediterranei, parzialmente modificati da residui di attività agricole. Il paesaggio originario è costituito in massima parte da foresta mediterranea sempreverde ma in realtà si contano oltre 40 specie endemiche, tra cui merita una segnalazione particolare il rarissimo limonio di Todaro rinvenibile a 750 m di altezza sulle rupi di Monte Passo del Lupo, esclusivo dello Zingaro. Si possono incontrare infine oltre 25 specie di orchidee selvatiche tra cui l'orchidea a mezzaluna (Ophrys lunulata), endemica della Sicilia, e le sub-endemiche come Orchis brancifortii, il cui nome è un omaggio a Ercole Branciforti, principe di Butera, protettore del botanico siciliano Antonino Bivona Bernardi (1770-1837) che descrisse questa specie nel 1813, e poi l’Ophrys oxyrrhynchos e Neotinea commutata.



I sentieri
Per esperti camminatori o semplici amanti della natura, la Riserva dello Zingaro, offre 3 percorsi di difficoltà variabile: sentiero costiero, sentiero di mezza costa e sentiero alto per un totale di 7 km di costa e quasi 1.700 ettari di natura incontaminata.
Il percorso più frequentato durante la stagione estiva è quello costiero. Dall’ingresso Nord si apre lo spettacolo su Cala Tonnarella dell’Uzzo. La vedrete al vostro arrivo. Da qui le Cale si susseguiranno una dopo l’altra: Cala dell’Uzzo, Cala Marinella, Cala Beretta, Cala della Disa, Cala del Varo e per ultima Cala Capreria, che sarà la prima se si sceglie l’ingresso Sud quindi da Scopello a 10 chilometri da Castellammare del Golfo. Entrando dall’ingresso Sud per raggiungere Cala Capreria (20 min di cammino) dovrete attraversare un suggestivo tunnel scavato nella roccia
Il sentiero di mezza costa è il più panoramico. Ha un tragitto di 8,5 km. Dall'ingresso sud della riserva si raggiunge il Centro visitatori; da qui un ripido sentiero in salita, smorzato da alcuni tornanti, conduce all'inizio del sentiero di mezza costa (290 m), che percorre la riserva da sud a nord, parallelamente al sentiero costiero. Lasciatasi sulla sinistra una deviazione che conduce al Bosco di Scardina (sentieri alti), si prosegue diritto sino a raggiungere Pizzo del Corvo. In contrada Sughero si incontrano diversi caseggiati rurali, alcuni dei quali adibiti a rifugi che la direzione concede come rifugi a chi vuol pernottare dopo averlo comunicato. Il sentiero prosegue per altri 2 km, in leggera salita, sino a Borgo Cusenza. Si tratta di un piccolo borgo rurale, un tempo abitato da pastori e contadini, perfettamente conservato. Da qui un sentiero consente di raggiungere il circuito dei sentieri alti mentre percorrendo in discesa il Canalone delle Grotte di Mastro Peppe Siino si arriva al sentiero costiero e da qui verso l'uscita. Rifornimenti d'acqua sono disponibili in contrada Sughero e a Borgo Cusenza.
Il sentiero alto è senza dubbio quello più impegnativo data la lunghezza di 17,5 km. Dall'ingresso sud della riserva si raggiunge il Centro visitatori; da qui un ripido sentiero in salita, smorzato da alcuni tornanti, conduce all'inizio del sentiero di mezza costa (290 m). Percorrendo il sentiero di mezza costa, dopo poche centinaia di metri sulla sinistra si incontra un sentiero che si inerpica attraverso un ripido canalone sui fianchi del quale si alternano macchie di ginestra odorosa e aree di prateria ad ampelodesma. Al termine del sentiero si arriva ad un pianoro (533 m) situato ai piedi del Bosco di Scardina, una zona di rimboschimento occupata da una pineta di pini d'Aleppo. Si prosegue per un sentiero in leggera salita che costeggia i caseggiati rurali di Marcato della Mennola e Marcato della Sterna e dopo circa 15 minuti di cammino si raggiunge Pianello, una zona in cui si alternano tratti pianeggianti di steppa mediterranea, rilievi calcarei e piccole depressioni carsiche e dove, nella stagione delle piogge, si forma un piccolo gorgo affiorante. In questo tratto il sentiero alto consente una deviazione per raggiungere il sentiero di mezza costa (deviazione per Sughero - deviazione per Borgo Cusenza). Da Pianello il sentiero procede in linea retta lungo il confine della riserva per circa 3 km attraverso la località Salta le viti, incontrando i rilievi di Monte Speziale (914 m) e Pizzo dell'Aquila (759 m). Proseguendo si arriva a Portella Mandra Nuova (717 m), un pianoro che ospita una fitta lecceta, da cui si gode un panorama mozzafiato; da qui è possibile salire a Monte Passo del Lupo (868 m), sul versante orientale del quale è presente l'unica stazione dell'endemico Limonium todaroanum, ovvero ridiscendere verso Marcato Puntina e Borgo Cusenza. Nella discesa, a circa un chilometro e mezzo dal Borgo, c'è un abbeveratoio risalente al 1696.



I Musei
All'interno dell'area della Riserva orientata dello Zingaro si trovano ben 5 piccoli Musei:
Il Museo Naturalistico, il primo venendo dall’ingresso Sud, dove sono stati collocati dei pannelli sul tema "Etnobotanica dello Zingaro" con i quali vengono messe in luce, attraverso immagini fotografiche, piante spontanee utilizzate nella medicina popolare secondo la tradizione locale delle comunità rurali ricadenti nel territorio della RNO dello Zingaro;
Il Museo della Manna si trova infatti all’interno di una grotta. Il museo, offre allo spettatore la vista di pochi e vecchi attrezzi per la raccolta e la conservazione del frassino da cui si estrae la manna, linfa commestibile che si raccoglie nel periodo estivo, tra Luglio e Settembre; la sostanza resinosa che fuoriesce tramite un’incisione sulla corteccia viene poi esposta al sole. Il Museo è aperto solo durante alcune stagioni dell’anno. Per informazioni Tel. 0923.35108.
Il Museo dell'Intreccio è dedicato all’artigianato. E’ possibile vedere all’opera maestri intrecciatori che lavorano le fibre vegetali, come le giummarra o palma nana, vegetazione tipica della riserva, la disa e il giunco, creando oggetti antichi e ancora oggi usati. L’intreccio della giummarra, permette, la creazione di svariati oggetti, come zimmili e cannistra, manufatti della vita quotidiana contadina di un tempo. Il Museo dell’intreccio è aperto solo parzialmente durante l’anno.
Per informazioni Tel. 0923.35108.
Il Museo della Civiltà Contadina espone testimonianze antiche del ciclo del grano, aratri, falci e bisacce e tra gli attrezzi esposti, anche quello per trafilare la pasta. E poi, pentole e vasellame in terracotta, bummuli e muscalori. I bummuli, anch’essi in terracotta, erano contenitori usati per mantenere l’acqua fresca nella stagione calda. Il muscaloro, invece, una specie di ventaglio rotondo ricavato da un intreccio di palma nana cucita insieme e fissato all’estremità di una canna, era usato per mantenere viva la carbonella. Il Museo contadino è aperto solo parzialmente durante l’anno.
Per informazioni Tel. 0923.35108.
Il Museo delle Attività Marinare è il primo entrando dall’ingresso Nord ed è ospitato dentro un antico marfaraggio, chiamato così, nelle tonnare, il complesso dei fabbricati destinati alla lavorazione dei tonni, alla custodia degli attrezzi usati per la pesca e agli alloggi per i pescatori che lavoravano stagionalmente alle reti fisse. L’ex stabilimento custodisce oggi le testimonianze storiche di questa attività dalle radici antiche.

La riserva Naturale dello Zingaro è quindi un ottimo suggerimento per una vacanza che non sia solo mare e spiagge ma anche storia, cultura, natura e sport.

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