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Scoperto il relitto di una nave bizantina a Punta Secca

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Pubblicato da in Eventi · 27 Settembre 2019
A Punta Secca, a circa 200 metri dalla casa di Montalbano, è stato rinvenuta  una nave di epoca bizantina immersa a 3 metri di profondità . La scoperta è avvenuta nell'ambito del "Progetto Kaukana" dell'Università di Udine, in collaborazione con  la Soprintendenza del mare della Regione Sicilia e con il sostegno dell'Institute of Nautical Archaeology di College Station nel Texas ed il supporto tecnico del Centro subacqueo Ibleo «Blu Diving». La ricerca risale a due anni fa e si aggiunge al ritrovamento del relitto di un'altra nave bizantina nel mare di Porto Ulisse.



Santa Croce Camerina - Risale al 2017 la missione di archeologia subacquea in Sicilia per i ricercatori dell’Università di Udine impegnati nelle acque antistanti Kaukana, in territorio di santa Croce. Il “Progetto Kaukana”, come è stato denominato, ha visto impegnati l’Unità di archeologia subacquea dell’Ateneo friulano, la Soprintendenza del mare della Regione Sicilia con il sostegno dell’Institute of Nautical Archaeology di College Station (Texas, Stati Uniti). L’indagine ha unito l’attività di ricerca a quella di formazione degli studenti di archeologia subacquea.



La nave nella sabbia
Obiettivo della campagna fu lo scavo e lo studio di un relitto di nave di epoca bizantina, in località Punta Secca, a 3 metri di profondità, sepolto da circa 2 metri di sabbia. Le attività hanno consentito di analizzare l’architettura dell’imbarcazione attraverso sperimentazioni di sistemi di scavo e di rilievo subacqueo.
Per poter studiare e documentare il relitto è stato necessario realizzare una trincea trasversale all’asse della nave. L’indagine archeologica subacquea, con finalità anche di esercitazione didattica, ha portato alla messa in luce di una porzione di relitto di quattro metri di lunghezza e due di larghezza. Ciò ha consentito di condurre rilievi diretti, riprese per modello 3D e il prelievo di campioni per datazioni radiometriche. I dati raccolti saranno ora elaborati dal Laboratorio di archeologia delle acque del Dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale.



Il progetto è una nuova e inedita collaborazione tra l’Ateneo friulano, che da anni conduce indagini archeologiche subacquee in Friuli Venezia Giulia, e l’unica Soprintendenza in Italia che si occupi specificatamente del mare. “L’iniziativa – spiegano Capulli e Tusa – nasce dalla sinergia di due istituzioni che dagli estremi opposti del nostro paese si impegnano a diverso titolo per la tutela e la conoscenza del patrimonio culturale sommerso”.
In particolare, “la Sicilia – sottolinea Capulli – rappresenta per molti versi il cuore del mar Mediterraneo e le sue acque costituiscono un luogo di straordinario interesse per fare ricerca e formare i nostri studenti”. Il team che ha condotto le ricerche comprendeva anche Dario Innocenti e Lia Quarantotto (Università di Udine), Nicolò Bruno (Soprintendenza del Mare) e Maurizio Buggea (Centro subacqueo Ibleo “Blu Diving”).



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