Casematte e bunker: la Sicilia e il turismo storico-militare

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Casematte e bunker: la Sicilia e il turismo storico-militare

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Pubblicato da Sicily Tourist in Da Visitare · 16 Marzo 2021
Esplorando le campagne e il litorale siciliano a chi non è mai capitato di trovarsi davanti o anche di passare vicino a delle piccole costruzioni spesso nascoste e ben incastonate nel terreno e con delle larghe feritoie? Vi trovate davanti a delle postazioni militari, comunemente chiamate “case-matte” o “bunker”, costruite nel primo dopo guerra in seguito ai cambiamenti geopolitici dell’Europa e alla militarizzazione dell’isola. Caserme, idroscali, sbarramenti difensivi, postazioni radar e aeroporti del secondo Novecento: in Sicilia i siti militari muovono un micro turismo di settore, fatto da studenti, collezionisti, ricercatori e appassionati dei luoghi di guerra. Un interesse recente, ma con una richiesta che arriva anche dall’estero, con divisioni europee che viaggiano per commemorare steli e visitare campi di battaglia con tappe programmate nei “battlefield tour”. Si tratta di siti demaniali, musei o rifugi gestiti dai Comuni, ma aperti grazie ai privati, associazioni o appassionati che negli anni hanno fatto dei beni bellici un veicolo di turismo locale. In Sicilia sono 1.329 i siti militari finora censiti dal gruppo di ricercatori Palermo Pillbox Finders, di cui 253 solo a Palermo e provincia. "Più che di turismo bellico mi piace parlare di turismo della memoria, perché è da quella che bisogna ripartire – dice Wilfried Rothier, curatore dei tour al Rifugio antiaereo di Palermo – in Sicilia non esiste ancora un modello di turismo stile “Normandia”, che dei luoghi militari ha fatto economia. Ma il patrimonio siciliano non manca, per questo bisogna fare rete e mappare il più possibile le nuove scoperte. Tra le ultime ci sono le dodici cisterne ritrovate alla zona militare della Favorita e costruite da Pierluigi Nervi negli anni Trenta per conservare il carburante delle navi del porto. Stiamo lavorando a un progetto per farne un grande museo sulla Seconda guerra mondiale. Il primo in Sicilia e speriamo non il solo".




I cacciatori di bunker della Seconda Guerra Mondiale Si chiamano «Palermo Pillbox Finders» e sono un gruppo di 15 tra ricercatori, docenti e volontari che dal 2017 battono a tappeto l'Isola a caccia di reperti militari. «Si aprano al turismo».



Hanno rilevato e censito più di 1.400 tra caserme, depositi nascosti, installazioni radar tedesche, poligoni di tiro, installazioni militari ritenute scomparse. E, ovviamente, casematte, quelle che il profano potrebbe chiamare «bunker». Ma i bunker, spiegano loro, sono strutture fortificate tipicamente inglesi o tedesche, di solito costruite con il cemento armato. Le casematte italiane no. E anche per questo hanno resistito meglio al tempo. «Loro» sono i «Palermo Pillbox Finders», un gruppo che si è costituito nel 2017. Sono ricercatori dei luoghi della Seconda Guerra Mondiale. Dal lavoro che hanno svolto in questi due anni viene fuori una affascinante mappa della Sicilia del 1943, il teatro dell'operazione Husky, lo sbarco alleato che fece svoltare i destini del conflitto mondiale.

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