Isola Ferninandea - L'isola che non esiste -

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Isola Ferninandea - L'isola che non esiste -

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Pubblicato da Sicily Tourist in a proposito di Sicilia · 3 Febbraio 2022
L'isola Ferdinandea (ìsula Firdinandea in siciliano; storicamente nota come Graham Island in inglese e île Julia in francese) è una vasta piattaforma rocciosa situata a circa 6 metri dalla superficie marina, nel Canale di Sicilia, tra Sciacca e l'isola di Pantelleria. Essa costituisce i resti di un apparato vulcanico che emerse nel 1831, a seguito dell'eruzione sottomarina di un vulcano, si innalzò dall'acqua formando l'isola, la quale crebbe fino ad una superficie di circa 4 km² e 65 m di altezza.
Essendo composta prevalentemente da tefrite, materiale roccioso eruttivo facilmente erodibile dall'azione delle onde, l'isola Ferdinandea non ebbe vita lunga. A conclusione dell'episodio eruttivo si verificò un rapido smantellamento erosivo dell'isola che scomparve definitivamente sotto le onde nel gennaio del 1832, ponendo fine temporaneamente alle dispute internazionali sorte circa la sua sovranità.



L’isola che non c’è, esiste e si trova nel Canale di Sicilia, tra Sciacca e Pantelleria. Si chiama “Ferdinandea”, ma nel corso dei secoli ha avuto molti altri nomi: Giulia, Nerita, Corrao, Hotham, Graham, Sciacca. Adesso è nascosta agli occhi dei naviganti, coperta dai flutti siciliani, ma nel 1831, data della sua ultima emersione, fece capolino tra le acque, suscitando l’interesse internazionale. Il minuscolo lembo di terra vulcanica, per quanto piccolo, fu visto da molte potenze straniere come un eccezionale punto strategico, sia per scopi commerciali che militari.



L’isolotto vulcanico di appena 4 km quadrati era un “insula in mari nata”, isola nata nel mare, ritenuta occupabile da chi per primo vi avesse posto piede. L’ammiraglio Percival Otham, della marina militare britannica, prese possesso dell’isola il 24 agosto suscitando l’ira del Regno delle Due Sicilie. La neonata isola provocò l’interesse anche della Francia che mandò un brigantino per la ricognizione. Geologi e naviganti d’oltralpe, impegnati nella missione, rinominarono l’isola “Iulia” innalzando sul piccolo lembo di terra del Mediterraneo la bandiera tricolore francese. Ferdinando II di Borbone, irato per l’intromissione straniera nelle acque siciliane, mandò la corvetta bombardiera “Etna” e pose sulla terra appena emersa la bandiera borbonica. Tre vessilli per un pugno di terra, tre potenze a contendersi pochi metri quadrati che portarono l’Europa sull’orlo di un conflitto bellico. A risolvere l’intricata matassa ci pensò l’instabilità dell’isola, frutto di un’eruzione sottomarina che l’aveva portata alla luce nel mese di giugno e che nell’arco di qualche mese venne nuovamente inghiottita dalle onde. L’8 dicembre 1831 dell’isolotto conteso non c’era già più traccia. L’azione erosiva delle onde e il collasso del materiale emerso la fecero sparire. Quell’isola contesa e desiderata si trova oggi a 6 metri di profondità ed è conosciuta come il Banco Graham.

Con il terremoto del 1968 nella valle del Belice le acque circostanti il banco di Graham furono viste intorbidirsi e ribollire, cosa che venne interpretata come un probabile segnale che l'isola Ferdinandea stesse per riemergere. Così non fu, ma venne segnalato un movimento nelle acque internazionali di alcune navi britanniche della flotta del Mediterraneo. A scanso di equivoci i siciliani posero sulla superficie del banco sottomarino una targa in pietra, sulla quale si legge:
«Questo lembo di terra una volta isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano.»

Andata successivamente distrutta, probabilmente colpita da un'ancora, la targa è stata prontamente sostituita. Successivamente il vulcano è rimasto dormiente per decenni, con la cima circa 8 metri sotto il pelo dell'acqua. Nel 1986 fu erroneamente scambiato per un sottomarino libico e colpito da un missile della U.S. Air Force nella sua rotta per bombardare Tripoli.

I recenti studi effettuati dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno scoperto che “Ferdinandea” fa parte di un sistema di vulcani sottomarini molto sviluppato. L’isola è uno dei coni accessori del vulcano sottomarino Empedocle, un gigantesco edificio vulcanico che ha molto in comune con l’Etna, il più noto vulcano della Sicilia.
D’altronde la comparsa dell’isola è stata già documentata al tempo delle guerre puniche e le cronache parlano del fenomeno anche nel XVII secolo. Un’isola che con il suo comparire e scomparire ha alimentato miti e leggende e pagine di letteratura di Jules Verne e Andrea Camilleri.

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