Borghi di Sicilia: SALEMI (Trapani)

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Borghi di Sicilia: SALEMI (Trapani)

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Pubblicato da Sicily Tourist in Trapani e Provincia · 27 Ottobre 2020
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Salemi , situato nel cuore della Valle del Belice, è una città arabo-medievale, di importante rilievo urbanistico, e sorge in posizione equidistante rispetto ai maggiori centri del territorio, è un comune italiano del libero consorzio comunale di Trapani in Sicilia.



Ubicata tra le colline coltivate a vigneti e uliveti, si raccoglie intorno al castello dal cui terrazzo merlato della torre circolare è possibile scorgere un vastissimo panorama sulla Sicilia occidentale fino al mare.
La cittadina è inclusa nel club dei Borghi più belli d'Italia, l'associazione dei piccoli centri italiani che si distinguono per la grande rilevanza artistica, culturale e storica, per l'armonia del tessuto urbano, la vivibilità e i servizi ai cittadini.



L’antica Halicyae, così si chiamava la cittadina, ha vissuto tutte le vicende storiche degli insediamenti più antichi di Sicilia. Dagli elimi in poi, conobbe greci, romani, vandali, goti e bizantini, popoli talmente antichi da essere leggendari, ma deve il suo nome attuale agli arabi, da  Salam che significa  pace.

Situata sulle pendici del Monte delle Rose tra il fiume Mazzaro e il fiume Grande, la cittadina è posta sul sito dell'antica città elima di Halyciae. Salemi (rectius: Alicia) è stata teatro delle continue guerre tra Selinunte e Segesta. Successivamente subì una forte immigrazione cartaginese. Nel 272 a.C., conquistata dai romani venne dichiarata città libera ed esente da tributi per volontaria sottomissione. Nel V secolo, come il resto della Sicilia, fu saccheggiata dai vandali. Nel 535, fu sottomessa dai greci bizantini.



Nell'827, cadde sotto l'egida dei berberi che la fecero prosperare e con i quali sembra avere avuto origine il nome Salemi. Al riguardo, vi sono diverse teorie sull'origine del nome: quella attribuita in onore di “Saleiman” figlio del comandante che conquistò Alicia; quella conseguente da “Sale” per la presenza del fiume Salso che rende le acque che attraversano la città salmastre; quella derivante dal significato di “Salam” e cioè città salubre e sicura; quella tratta dal significato di pace “Salem”. Il centro urbanistico andò strutturandosi conformemente all'odierna configurazione. Sotto il profilo agricolo, gli arabi introdussero molte nuove coltivazioni nelle campagne circostanti: arance, limoni, pesche, albicocche, asparagi, carciofi, cotone, melanzane e spezie come lo zafferano, il garofano e la cannella.



Nel 1077, e quindi in età normanna la cittadina conobbe un notevole sviluppo. In tale periodo venne edificato il Castello. Nel 1194, seguirono le dominazioni degli Svevi. Nel 1266, alla morte di Federico II, ebbe inizio il periodo Angioino, che tuttavia ridusse la popolazione in miseria. Nel 1283 Pietro III di Aragona creò baroni nella città di Salemi i nobili Pompeo di Vallone, Rumbao Sanclemente, Giovanni Lancillotto e Pietro Muccicarnicio[3]. Nel 1296, Federico III di Aragona declassò Salemi a città feudale. Nel 1392, Salemi però divenne città demaniale. Nel 1441, e precisamente l'11 dicembre, nel castello di Salemi si formò una confederazione costituita da Salemi, Trapani, Mazara, Monte San Giuliano e dai baroni di Castelvetrano e di Partanna, che si impegnava alla difesa, sostenendone le spese, della Regina Bianca e della Real casa di Aragona. Salemi venne, quindi, maggiormente fortificata e presidiata durante le incursioni dei saraceni. Nel 1735, con l'incoronazione di Carlo III di Spagna a Re della Sicilia, avvenuta il 30 giugno, ebbe inizio la dominazione borbonica.



Lo sbarco di Garibaldi
Nel 1860, Giuseppe Garibaldi, dopo essere sbarcato a Marsala, si diresse alla volta di Salemi dove, il 14 maggio, venne accolto con grande entusiasmo dalla popolazione. Grazie all'aiuto del barone Giuseppe Triolo di Sant'Anna di Alcamo, che si era a lui unito con una banda di picciotti assunse la dittatura, cioè il governo, in nome di Vittorio Emanuele II, futuro re d'Italia. Nella Piazza del municipio, denominata "Dittatura" in ricorrenza dell'evento, una lapide ricorda che in quella data Giuseppe Garibaldi arrivò a Salemi dichiarandosi dittatore del Regno delle Due Sicilie “Siciliani! Io vi ho guidato una schiera di prodi accorsi all'eroico grido della Sicilia, resto delle battaglie lombarde. Noi siamo con voi! Non chiediamo altro che la liberazione della nostra terra. Tutti uniti, l'opera sarà facile e breve. All'armi dunque!”[4].
In quell'occasione, il 14 maggio 1860, l'Eroe dei Due Mondi issò, da sé, sulla cima della torre cilindrica del castello Normanno-Svevo la bandiera tricolore proclamando Salemi "capitale d'Italia", titolo che mantenne per un giorno.

Tanta storia non è passata invano, lasciandoci testimonianze ben conservate e fruibili nelle aree archeologichedi Mokarta, di Monte Polizo e San Miceli, nell’Antica Fornace Sant’Angelo.
Questo affascinante patrimonio oggi è valorizzato all’interno del Sistema museale di Salemi che racchiude, come in un unico museo, tutte le risorse artistiche, culturali e naturali della cittadina, all’interno del più ampio e ambizioso progetto della Rete Museale Belicina che coinvolge l’intero territorio del Belice.



Salemi conserva tutt’oggi l‘antica tradizione dei pani devozionali. Durante le feste religiose di San Giuseppe del 19 marzo, di Sant’Antonio Abate del 17 gennaio e di San Biagio, nel giorno del 3 febbraio, si confezionano straordinarie forme di pane, vere e proprie architetture barocche.
Ai dolcieri e ai panettieri di Salemi, oltre che alle nonne, tocca continuare la tradizione e riproporre i profumi inebrianti della cucina della festa con la preparazione delle cudderedde e i cavadduzzi   (i pani di San Giuseppe e i pani di San Biagio).
Ma da queste parti, l’apoteosi della dieta mediterranea è la busiata, un tipo di pasta fatta a mano che viene avvolta intorno ad un fuso (da cui il nome), da gustare con diversi sughi.

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