Borghi Siciliani: Agira (Enna) Borgo d'Arte

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Borghi Siciliani: Agira (Enna) Borgo d'Arte

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Pubblicato da Sicily Tourist in ENNA e Provincia · 23 Marzo 2021
Agira (Aggira o Sanfulippu d'Aggira in siciliano) è un comune italiano di 7 833 abitanti del libero consorzio comunale di Enna in Sicilia. Sorge sul sito della greca Agyrion (Ἀγύριον in greco antico, Agyrium per i Romani).



Sito strategico inespugnabile, è tra i centri siciliani più antichi e prestigiosi. La leggenda narra la città fondata prima della guerra di Troia. E' nota a Cicerone e Tolomeo. La più antica storia della greca Agyrion e della romana Agirium oscilla, infatti, tra mito e religione, tra il mondo pagano degli dei e degli eroi greci come Eracle e Iolao e la potenza taumaturgica e antidemoniaca del suo evangelizzatore e patrono san Filippo, dal cui culto profondamente radicato nella pietà popolare cittadina e diffuso in tutta l'isola deriva in età moderna il nome di San Filippo d'Argirò, l'attuale Agira.



Luogo frequentato sin dal paleolitico superiore come testimoniano i reperti in selce di un riparo sotto roccia in contrada Capodoro in prossimità della quale sono stati rinvenuti anche resti di ceramica risalenti all'età del bronzo, nell'antichità fu nodo viario principale per i viaggiatori che da Catania si dirigevano a Termini o ad Alesa. Già fiorente nel VI secolo a. C., dalla fine del V sino all'avvento dei Romani ebbe una sua Zecca. Su alcune monete impresse il volto di Eracle, l'eroe più popolare di tutta la mitologia greca. Come scrive lo storico Diodoro Siculo, il figlio più illustre di Agira, (I sec. a. C.), in uno dei quaranta libri della sua Bibliotheca Historica, Eracle con la mandria sottratta a Gerione, durante il suo viaggio di ritorno passando dalla Sicilia, transita anche da Agira ricevendone assieme al suo compagno e amico fedele Iolao, per la prima volta, culto divino. In loro onore veniva celebrata una festa annuale con giochi equestri e di lotta cui prendevano parte gli schiavi, fatto eccezionale per l'antichità; in quella occasione i giovani sacrificavano la chioma intonsa sin dalla nascita.



Necropoli di via Palazzo (fine IV sec. a. C.)
Necropoli di via Palazzo (fine IV sec. a. C.)
Torre e resti della chiesa di S. Nicola
Torre e resti della chiesa di S. Nicola
Agyrion, al tempo del grande Dionisio, governata dal tiranno Agyris (392 a.C.) intreccia la sua storia con la potenza di Siracusa, della quale fu alleata nella lotta ai Cartaginesi di Magone. Oppressa da Apolloniade fu restituita alla libertà da Timoleonte di Corinto (339/8 a.C.), che la rifondò con diecimila coloni greci e vi costrui il più bel teatro della Sicilia dopo quello di Siracusa, templi degli dei, bouleuterion, agorà, una potente cinta muraria, avviando un periodo di splendore documentato dalle ceramiche scoperte in una necropoli della fine del IV sec. Nel 280 a.C. si ribellò a Finzia potente tiranno di Agrigento non accettandone la crudeltà.



Della romana Argyrium si conosce poco, resti di un mosaico di un complesso imperiale si trovano al Museo Archeologico di Siracusa. Plinio la annovera tra le città stipendiarie, Cicerone nelle Verrine decrive gli agirini uomini laboriosissimi e fedelissimi. I ritrovamenti archeologici di lucerne del II sec. d.C. con la scritta Proklos agyrios testimoniano la qualità dei suoi stazzuna, laboratori della creta esistenti sino agli anni cinquanta del Novecento, dove si fabbricavano quartara, bummuli, langeddi, nziri, piatti di pani, maduna, pantofuli e canali, rinomati manufatti.




In età bizantina fu evangelizzata da san Filippo 'monaco' di provenienza orientale vissuto tra VII e VIII secolo, presbitero apostolico, persecutore di demoni e taumaturgo, cui venne intitolato un cenobio di regola basiliana approdo e polo di irradiamento, tra IX e X secolo, del monachesimo greco siciliano. In età normanna l'antico monastero venne rifondato e affidato a monaci benedettini. Prima suffraganeao della abbazia di Santa Maria Latina di Gerusalemme ne divenne alla fine del XIII secolo la casa madre. La fama dei miracoli di San Filippo nello scacciare i demoni e nel guarire dalle possessioni diaboliche rese il monastero nei secoli successivi un 'santuario' cui accorrevano genti da tutta l'isola.
In età medievale e moderna San Filippo d'Argirò fece parte della dote della Camera Reginale, città regia poi feudale e ancora regia ininterrottamente dagli inizi del Quattrocento, acquista ed estende dalla metà del XVI secolo uno spazio giurisdizionale autonomo su un vasto territorio, ottiene un corpo di importanti privilegi e il titolo di Integra Civitas Sancti Philippi Argyre consolidando gli ambiti di potere delle élites locali e l'identità cittadina di cui sono espressione più alta le numerose istituzioni ecclesiastiche, secolari e regolari, che vi hanno sede segnandone e qualificandone la struttura urbanistica. L'edilizia religiosa, ricostruita in parte dopo il terremoto del 1693, trova il suo specchio in una edilizia nobiliare che si esprime nei palazzi che adornano la città con una varietà stilistica che spazia dal tardo-barocco al neoclassico



L'Ottocento secolo della civiltà in tutta Europa, consegna Agira ad un intenso processo di ristrutturazione e riqualificazione urbanistica: nuove forme di sociabilità, dai casini alle accademie, dai circoli alle società operaie e cattoliche; nuovi stabilimenti culturali, dalla biblioteca comunale alla scuola primaria e secondaria al teatro; nuove opere pubbliche, dalla strada rotabile, alla caserma, all'ospedale ad una sede adeguata per il palazzo di città, e ancora all'illuminazione pubblica e all'acquedotto, tutti interventi che ridisegnano il volto della città.

Lo sbarco in Sicilia delle Camicie rosse e per la prima volta del tricolore ebbe eco anche ad Agira: i garibaldini entrarono nella città il 12 luglio 1860 attraversandone la strada principale e all'alba del 16 agosto 1862 Giuseppe Garibaldi, ospite del barone Mauro Zuccaro, salutava dal balcone del suo palazzo il popolo agirino votato alla fede per l'Unità e la grandezza d'Italia, come si legge nella lapide commemorativa. E al generale Garibaldi chiedeva laica consacrazione il nascente Circolo degli Operai (1865) con il quale l'eroe d'Italia restò in contatto epistolare.




L'avventura dell'industrializzazione segnata in Sicilia dal passaggio dal grano allo zolfo vede la città di Agira coinvolta dalla breve ma intensa stagione dello sfruttamento delle miniere d'oro giallo, che la contraddistinse come uno dei più importanti e fiorenti siti di bacini zolfiferi dell'isola. I drammatici aspetti umani e sociali della vita nelle miniere trovarono intensa rappresentazione nella Zolfara (1888) opera del commediografo e drammmaturgo nato ad Agira Giuseppe Giusti Sinopoli (1866-1923) esponente del tardo verismo siciliano.

Del dramma e della tragedia della seconda guerra mondiale il Cimitero dei Canadesi, a pochi chilometri da Agira, rimane solenne ammonimento.



Il decreto della Regione Sicilia che assegna ad Agira il riconoscimento di città d'arte rende merito al suo ricco e variegato patrimonio archeologico, storico e artistico. Ma la città di Agira è tutta da scoprire nei suoi più svariati aspetti anche ambientali e enogastronomici. Il suo senso dell'ospitalità è pari alla più antica tradizione greca che riteneva l'ospite sacro.
Uno scenografico gioco di volumi fa di Agira un presepe. Il suo tessuto urbanistico è un ricco palinsesto espressione delle diverse epoche che ne hanno segnato la storia. Il suo ampio centro storico, di prevalente impianto medievale, è coronato dalle vestigia maestose delle attuali torri del Castello di epoca federiciana. Qui sorgeva l'antica acropoli di Agyrion, come indica il laboratorio della Zecca emerso nei recentissimi scavi archeologici di cui sono prodotto le tante monete coniate e dove, negli strati superiori, sono stati trovati reperti di età bizantina e normanna.



Da qui in cima a quota 824 m, si gode uno spettacolo di rara bellezza, un panorama incantevole e mozzafiato. Si ammirano le cime delle lontane Madonie, dei vicini Nebrodi, il comignolo innevato e fumante della fucina del dio Vulcano, a muntagna, la maestosa Etna, i laghi artificiali Pozzillo e Sciaguana, due gemme incastonate dentro un non comune scenario naturale, le pianure di Caramitia e Dittaino e, nei giorni limpidi, quelle di Catania e di Lentini.
Dell'importante patrimonio artistico e culturale della città di Agira si suggerisce un percorso che si snoda attraverso i suoi tesori d'arte sacra quale esempio di un reale e fruibilissimo Museo diffuso.

Ai piedi del monte occupato dal Castello fuori i resti della sua cinta muraria si estendono i più antichi e suggestivi quartieri costruiti attorno alle chiese di Santa Maria Maggiore e del SS. Salvatore e di Sant'Antonio Abate.



La chiesa di Santa Maria Maggiore vanta di essere la più antica parrocchia (XII-XIII secc.), a due navate divise da quattro colonne che sorregono archi a sesto acuto con capitelli romanici. In fondo alla navata destra è l'altare in marmo della Madonna e una statua lignea policroma di san Bartolomeo (fine XVI-XVII secc.). Nell'unica cappella a sinistra della navata maggiore è una Croce del XV secolo dipinta sulle due facce, in una la Crocifissione e nel verso la Resurrezione, nei capicroce trilobati i simboli dei quattro Evangelisti.
La chiesa di Sant'Antonio Abate (sec. XIV), ora chiusa al culto, ospitava una Croce dipinta attribuita al c.d. Maestro della Croce di Piazza Armerina (seconda metà XV sec.) e numerose altre pregiate tele, tra le quali l'Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunziata (XV sec.), opere ora conservate nella chiesa di Sant'Antonio da Padova.



La chiesa del SS. Salvatore di epoca normanna più volte rimaneggiata nel tempo, a tre navate dai particolarissimi capitelli, conserva la cassa delle reliquie della città tra le quali il braccio di san Filippo incastonato in una teca d'argento, e soprattutto la mitria (metà XVI sec.) con ricamo in oro pietre preziose, perle, smalti traslucidi e il baculo (XIV sec.) dell'abate di Santa Maria Latina, veri e propri gioielli dell'arte suntuaria siciliana. Si segnala anche un dipinto su tavola raffigurante san Filippo che tiene incatenato il demonio (fine XIV sec.?)
Accanto alla chiesa del SS. Salvatore sorgeva la Casa di Giacobbe sinagoga di una florida comunità ebraica presente nella città di Agira dalla metà del Trecento, documentata oggi dall'Aron-ha-qodesh ossia arca santa che custodiva il rotolo della Torah costruito nel 1454, come recita un versetto biblico di Isaia sull'architrave. Reperto architettonico eccezionale per unicità, antichità e tipologia nell'area mediterranea, simbolo di quella particolare e importante storia della Sicilia che vide il fiorire di numerose giudecche. L'Aron si può ammirare nella navata sinistra del SS. Salvatore, dove è stato ricomposto. Dopo l'espulsione degli ebrei nel 1492, la mosquita venne trasformata in chiesa cristiana e dedicata alla Santa Croce.
Scendendo a valle si incontra la maestosa chiesa di Santa Margherita il cui originale impianto risale alla prima metà del XIII secolo. Venne ricostruita dopo il sisma del 1693 ad opera di alcuni tra i più importanti architetti siciliani della seconda metà del 700 (Vaccarini e Ittar). Vi si può ammirare la statua dell'Immacolata (1787) del napoletano G. Picano, l'altare maggiore con pitture in oro su vetro (XVII sec.), il pulpito in legno intagliato, quadri del Seicento e del Settecento, tra le quali una tela di O. Sozzi. Qui si conserva un cospicuo Archivio Storico che va dal Cinquecento all'Ottocento.
Ancora più a valle lungo la via Diodorea si trova il convento di Sant'Agostino e la chiesa di San Pietro (fine XVI sec.) dove si trova un interessante polittico (fine XV sec.) e una statua lignea di San Pietro (XVII sec.). Qui si apre il quartiere delle Rocche con tessuto urbanistico caratterizzato dal dedalo delle sue strade/viuzze e con i tipici astraci davanti le case e scalinate.
Nell' attuale centro della città, piazza Garibaldi, sorge la chiesa di Sant'Antonio da Padova che dava nome al quartiere, di recente riaperta al culto. Dopo un lungo restauro essa si offre ai fedeli e al pubblico come uno scrigno d'arte sacra. Tra le più importanti opere, una pittura raffigurante l'Adorazione dei Magi su onice con ricca cornice d'argento (sec. XVI), la Madonna dei poveri, statua in marmo della metà del Cinquecento, una Custodia del SS. Sacramento in legno, decorata in oro zecchino con tabernacolo e altare (fine sec. XVI) e una tela della Trinità con la Vergine e Sant'Antonio da Padova che intercedono per la liberazione degli schiavi, notevolissima e intensa opera di recente attribuita a Gaspare Bazzano, lo zoppo di Ganci (1602). Infine tesori di argenteria.
Poco più in basso scendendo dalla petra di San Filippo, dove si trova una cappella dedicata al santo patrono, si incontra la fontana di Eracle/Ercole, la chiesa del monastero di Santa Chiara (1537) e il largo intitolato al padre della medicina legale l'agirino Fortunato Fedele (fine XVI-XVII sec.) dove è eretto il monumento in onore dei Caduti della Grande Guerra.
Un tempo extra moenia, l'abbazia di San Filippo Santa Maria Latina sorge dove si tramanda era un tempio dedicato a Eracle. L'abbazia perdute tutte le originarie caratteristiche di età normanna conserva l'ultima facies del riadattamento di fine Settecento e dei primi del Novecento. Vi si custodiscono pregiate opere e manufatti artistici: parti del busto d'argento di San Filippo realizzato nel 1652 dall'artista messinese P. Juvarra, la pregiata e bella arca argentea delle reliquie di S. Filippo, S. Eusebio, S. Luca Casali e S. Filippo Diacono, tre pannelli superstiti di un polittico raffigurante Santa Maria Latina in trono che regge il Bambino tra S. Benedetto e S. Calogero (seconda metà XV sec.), una Natività e una Adorazione dei Magi (secondo decennio XVI sec.), un Crocifisso di fra Umile Pontorno da Petralia (secondo quarto XVII sec.), un Coro ligneo opera di Nicola Bagnasco (1818-1822) con numerosi stalli rappresentanti la vita di San Filippo, e diverse e eccellenti tele della fine del '700 di O. Sozzi e F. Randazzo. Infine suppellettile argentea e raffinati paramenti sacri. Ed ancora l'abbazia conserva un importante Tabulario che raccoglie pergamene dall'XII al XVI secolo e l'Archivio storico (voll. 711) dal XV al XX secolo.
Pertinente all'abbazia la Grotta di san Filippo, tomba di epoca imperiale, considerata la prima abitazione del santo e luogo di scontro con i demoni.
Testimonianze non secondarie del patrimonio storico, artistico, culturale e religioso della città di Agira sono i conventi di San Giuseppe, degli Angeli, di Santa Maria del Gesù, della Madonna delle Grazie; i monasteri femminili dell'Annunziata e della Raccomandata, e le chiesette e oratori delle moltissime confraternite.
La città di Agira vanta una Biblioteca Comunale (1826) che raccoglie la dotazione libraria del suo fondatore, il prevosto Pietro Mineo (1734-1799) di circa 3800 volumi e le biblioteche dei soppressi conventi cittadini: un ricco e pregevole patrimonio impreziosito da incunaboli, cinquecentine e numerose edizioni uniche o rarissime.



Infine nel territorio di Agira tra verdi altopiani e lievi colline che degradano dolcemente su una vallata dei monti Erei centrali si snoda la Riserva Naturale del Vallone di Piano della Corte, luogo suggestivo di rilevante pregio botanico e paesaggistico cui è collegato il Laboratorio naturalistico Ambientale che si trova nella città a palazzo Giunta.
Tra i prodotti tipici ricordiamo un dolce antico: LA CASSATELLA DI AGIRA che in qualità di produzione tipica siciliana, è stata ufficialmente riconosciuta e inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf)... clicca qui per la ricetta tradizionale

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