Borghi Siciliani: Palazzolo Acreide

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Borghi Siciliani: Palazzolo Acreide

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Pubblicato da Sicily Tourist in Siracusa e Provincia · 21 Gennaio 2021
Risalendo l’altopiano degli Iblei nell’entroterra di Siracusa, appare su un’altura la settecentesca Palazzolo Acreide, dichiarata con altre sette città del Val di Noto “Patrimonio dell’Umanità” per le sue architetture barocche. Il terremoto del 1693 ha dato il via a una ricostruzione di chiese e palazzi che l’esuberante genialità delle maestranze locali ha reso meravigliosa.



In particolare, sono la basilica di San Paolo e la chiesa di San Sebastiano ad essere sotto tutela dell’Unesco. Ma Palazzolo non è solo barocco. Tremila anni di storia sono stratificati in un luogo dove sono passati Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Angioini, Aragonesi, lasciando un compendio di stili e presenze artistiche che va dalle sculture rupestri dei “santoni” legati al culto della Magna Mater alle architetture liberty del cimitero monumentale. I mascheroni antropomorfi dei mensoloni ci guardano con espressioni grottesche, sembrano prenderci in giro. Conoscono il passare del tempo e i segni del suo passaggio, come quelli rimasti imprigionati in un’area archeologica tra le più interessanti della Sicilia.



La nostra visita comincia dalla piazza del Popolo, con uno dei gioielli del barocco siciliano, la chiesa di San Sebastiano. Ricostruita dopo il terremoto del 1693, presenta una scenografica gradinata, una facciata a tre ordini, opera di Mario Diamanti, e un interno a tre navate.
Sul lato ovest della piazza, il palazzo del Comune (1908) ha una struttura architettonica classica con intagli decorativi in stile liberty. In corso Vittorio Emanuele, sulla destra, il palazzo Judica (1790) ha una facciata in stile barocco con mensoloni e decorazioni ispirati a figure della classicità. Il secentesco palazzo Pizzo è il classico esempio di dimora borghese barocca.
Alla fine del corso, la chiesa dell’Immacolata, dalla sinuosa facciata barocca convessa, custodisce una statua in marmo bianco di Carrara della Madonna col Bambino, capolavoro rinascimentale (1471-72) dello scultore dalmata Francesco Laurana.



Poco oltre, la chiesa di San Michele Arcangelo, riedificata anch’essa dopo il 1693, ha la facciata che si eleva su una gradinata sviluppandosi su due ordini. Spicca a sinistra la torre campanaria esagonale racchiusa da una cupola. L’interno è suddiviso in tre navate con colonne di pietra bianca. A breve distanza si incontra la casa-museo Antonino Uccello, realizzata dall’etnologo siciliano nei locali a pianterreno del settecentesco palazzo baronale Ferla-Bonelli. Da qui in breve si raggiunge la chiesa Madre, ricostruita dopo il terremoto del 1693, con interno a tre navate riccamente decorato in pietra.
Ancor più notevole è la basilica di San Paolo (1720-30) con la sua facciata barocca “a torre” attribuita a Vincenzo Sinatra: questo prospetto, a tre ordini con pronao, si presta a bellissimi giochi di luce ed è un indiscutibile capolavoro.



Attraversato il borgo medievale, si arriva all’area del distrutto castello per una vista panoramica sulla valle dell’Anapo. Si affaccia sulla piazza Umberto I il settecentesco palazzo Zocco con i raffinati mensoloni della sua balconata.
Scendiamo ora alla chiesa dell’Annunziata, un altro gioiello del barocco locale. Riedificata ad opera di Giuseppe Ferrara dopo il terremoto del 1693, vanta una facciata caratterizzata da quattro colonne tortili binate, e un interno a tre navate con un prezioso altare di marmo. Per questa chiesa fu commissionata ad Antonello da Messina l’Annunciazione (1474) custodita al Museo Bellomo di Siracusa.
Imbocchiamo la via Garibaldi, ricca di edifici settecenteschi, come il palazzo Lombardo-Cafici dalla lunga balconata barocca con mascheroni antropomorfi, e il palazzo Ferla di Tristaino dai pregevoli mensoloni. In una via vicina, il palazzo Cappellani, del primo Novecento, ospita il Museo Archeologico.
Restano da vedere la villa comunale (1880), un vero e proprio giardino botanico inserito nei Giardini storici d’Italia, e il cimitero monumentale (1889) con motivi e fregi in stile liberty a decoro di tombe e cappelle gentilizie.



L’area archeologica custodisce i resti dell’antica Akrai fondata dai Greci di Siracusa. Al suo interno si trova il teatro greco costruito intorno al II sec. a.C. durante il regno di Ierone II. A ridosso del teatro si notano i resti del tempio di Afrodite (VI sec. a.C.). A sud-est le latomie dette dell’Intagliata e dell’Intagliatella, usate dapprima come cave di pietra per la costruzione di Akrai, poi come luoghi di sepoltura in età cristiana. Accanto al teatro è visibile l’asse viario principale, il decumano, con pavimentazione lavica. Sul pendio della città antica sorgono altre latomie conosciute come templi ferali, luoghi di venerazione.
In una vicina contrada si trova il maggiore santuario finora noto, dedicato al culto della dea Cibele. Il sito, databile tra la fine del IV e il III sec. a.C., ospita dodici grandi rilievi – detti santoni – rovinati e scheggiati, dieci dei quali riproducono la figura della dea Cibele.

Il nome
Era Akrai per i Greci (da akra, “sommità”), Acre per i Romani, Balansûl per gli Arabi e Palatiolum per i Normanni, per la presenza di un palatium (“palazzo”) imperiale. Nel 1862 a Palazzolo è aggiunto il patronimico di Acreide. Lo stesso nome Balansûl è adattamento arabo del preesistente latino Palatiolu(m).


La storia
XII sec. a.C., il primo insediamento è opera dei Siculi.
664 a.C., sulla collina detta Acremonte, che separa le valli dell’Anapo e del Tellaro, i Greci di Siracusa fondano la città di Akrai.
seconda metà del VI sec. a.C., è costruito l’Aphrodìsion, il tempio di Afrodite riportato alla luce dagli scavi del 1953; risale al IV-III sec. a.C. il santuario della dea Cibele.
275-215 a.C., sotto il regno di Gerone II, Akrai raggiunge il massimo sviluppo; in seguito alla caduta di Siracusa, nel 211 a.C. passa sotto la dominazione romana con il nome latino di Acre.
827, Acre è devastata dagli Arabi e per lungo tempo il luogo viene abbandonato; il colle a est della città distrutta comincia a essere ripopolato verso la fine del IX sec. o l’inizio del successivo.
XII sec., Balansûl – il nome arabo del luogo – in epoca normanna diventa Palatiolum; i Normanni edificano un castello, poi trasformato in palazzo baronale; dal 1104 si avvicendano a Palazzolo diverse baronie: da Guilfredo figlio del conte Ruggero alla famiglia Alagona (1374-1579), dal principe di Butera Francesco Santapau fino ai principi Ruffo di Calabria.
1693, Palazzolo è distrutta dal terremoto; la ricostruzione avviene in parte sulle strutture originarie del quartiere medievale e in parte attorno all’attuale corso principale.
1812, con l’abolizione della feudalità Palazzolo diventa paese demaniale.
1819, il barone Gabriele Judica pubblica il libro “Le antichità di Acre” sugli scavi da lui compiuti nel sito archeologico di Akrai.
1862, a Palazzolo è aggiunto il patronimico di Acreide in memoria dell’antica città greca.

Cosa FARE:
Escursioni e visite guidate al centro storico, all’area archeologica e a quella naturalistica.
Sono possibili da Palazzolo tre itinerari guidati: il primo, archeologico, con visita all’area di Akrai e al Teatro Greco; il secondo, sia naturalistico sia archeologico, con visita ai ddieri di Baulì (i ddieri – dall’arabo ad diar, “casa” – sono abitazioni scavate nella roccia in periodo bizantino a Baulì, tra Noto e Palazzolo) e alla necropoli di Pantalica (5mila tombe a grotticella della tarda età del bronzo scavate nella roccia); il terzo, etno-antropologico, riguarda il Museo Antonino Uccello.

Musei:
Casa-Museo Antonino Uccello: realizzata da Antonino Uccello, studioso di cultura materiale e tradizioni popolari, al pianterreno del palazzo Ferla-Bonelli, custodisce gli oggetti della civiltà contadina e le tradizioni silvo-pastorali del territorio.
Museo dei Viaggiatori in Sicilia: raccoglie presso palazzo Vaccaro le memorie del settecentesco Grand Tour in Sicilia attraverso incisioni originali, antiche mappe della Sicilia e vecchi libri di viaggio.
Museo Archeologico: nella sede di palazzo Cappellani sono conservati i reperti archeologici venuti alla luce nella seconda metà Settecento grazie agli scavi del barone Gabriele Judica.
Museo delle Tradizioni Nobiliari: nel restaurato palazzo Rizzarelli Spadaro, già residenza del principe Guglielmo Ruffo, sono raccolti prodotti e immagini di Palazzolo e della valle dell’Anapo, tra cui vestiti e accessori appartenuti alle famiglie nobili.

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