Castelli Siciliani: Il Castello di Mazzarino (Mazzarino, Caltanissetta)

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Castelli Siciliani: Il Castello di Mazzarino (Mazzarino, Caltanissetta)

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Il Castello di Mazzarino, che gli abitanti del luogo chiamano ‘U Cannuni, per la sua torre cilindrica, è una tappa obbligata per la sua bellezza e imponenza anche se restano in piedi ormai soltanto poche pareti. L’edificio si trova a nord dell’abitato, ma è così vicino che sembra quasi di poterlo toccare.



Vi si accede attraverso un cancello e una salitina ripida. L'interno non esiste e ci sono impalcature in alcuni punti che poco si addicono al contesto; resta in ogni caso la meraviglia di godere da lassù di un bellissimo panorama sulle pianure del nisseno.
Dietro al castello c'è una sorta di anfiteatro, forse di epoca successiva come costruzione.



Il castello di Mazzarino, di origine medievale, è uno dei tanti che sorge nel “Val di Noto” e presenta le tipiche caratteristiche costruttive del periodo feudale. Esso pare debba la sua parziale rovina all’improprio uso di cava di pietre più che alle nefaste vicende storiche o calamità naturali e, nonostante tutto, anche nella sua pur “parziale veste attuale”, risulta splendido e assai spettacolare.
Il Castello viene chiamato anche Castelvecchio, ma per la gente del luogo è semplicemente ‘U Cannuni. Questo pittoresco nome deriva dalla sua unica torre cilindrica, quasi un cannone che punta verso il cielo. La costruzione si trova a nord dell’abitato, ma talmente vicina a esso da dare l’impressione di poterlo toccare, solo allungando la mano dallo spiazzale dell’Immacolata. Il Castello di Mazzarino conserva l’aspetto di un nobile decaduto e continua a dominare la cittadina, in una posizione a metà tra sfida e protezione.



Per quanto riguarda la sua storia, la data di nascita è incerta. Quel che si sa è che Mazzarino e il suo Castello furono acquistati da Stefano Branciforti tra il 1282 e il 1292. È dunque molto probabile che esistesse già prima di queste date e che venisse utilizzato da signori e conti. In seguito un Branciforti prese la decisione di costruire il proprio Palazzo e vi si trasferì ed abbandonò il Castello al suo rapido ed inesorabile destino. Con una “Patente”, cioè con un decreto, il Principe di Butera e Conte di Mazzarino, Salvatore Branciforti, il 18 maggio 1790, nominò Don Pietro Accardi, benché‚ in età minorile, “Castellano di codesto Castello di Mazzarino, che trovasi vacante”.



Delle sue “quattro torri cilindriche merlate“, oggi ne troneggia una, spettrale, spettacolare, dalla quale si ha la suggestiva veduta di uno scorcio del paese. In due di esse, praticabili, erano ricavate le stanze per l’abitazione, mentre le altre due avevano funzioni, sicuramente, difensive. All’interno delle mura del castello c’è una vasta corte, intorno alla quale si aprivano i numerosi locali adibiti a stalle, magazzini, dispense etc. Purtroppo, di quello che doveva essere un fortilizio ed una residenza principesca, il tempo ha risparmiato e tramandato soltanto i pochi ruderi che oggi si possono ammirare. Ristrutturato e restaurato nel XIV sec. e nel secolo successivo, oggi si mostra in tutta la sua imponenza distesa al sole, perché i posteri sappiano.




Al fine di garantirne la fruizione e, di conseguenza, la conservazione, all’esterno del “maniero”, nella parte a sud est, è stato costruito negli anni Ottanta un teatro che, mentre guarda il Castello, ha come scenario un vasto panorama sul quale l’occhio scivola fino all’Etna. Per consentire l’accesso al Castello, è stata rifatta la strada omonima, con pietre bianche di Comiso e pietra lavica di Catania. È stato, altresì, ricostruito il muro di sostegno in pietra locale da intaglio proveniente dal monte Gibli.
Una leggenda del posto narra che due potenti “signori”, uno di Mazzarino e l’altro di Garsiliato (due territori vicinissimi tra loro), decidessero entrambi di fondare una città ai piedi del proprio castello e per far ciò pare si fossero affidati alla sorte delle armi; sorte che arrise al signore di Mazzarino che secondo la tradizione era un Branciforti.
Sempre la leggenda narra che fu per tale motivo che il castello di Garsiliato venne raso al suolo; ancora oggi è possibile osservarne soltanto i suoi poveri, miseri ruderi.

Guarda il bellissimo Video del Castello dal drone





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