Castello di Pietrarossa Caltanissetta e la Leggenda del Fantasma

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Castello di Pietrarossa Caltanissetta e la Leggenda del Fantasma

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Pubblicato da Sicily Tourist in Caltanissetta e Provincia · 27 Dicembre 2020
La fortezza, ubicata nel margine orientale del centro storico, si erge su una serra calcarea che domina la valle del Salso, in collegamento visivo con il castello di Pietraperzia. Crollato in parte nel sec. XVI, il castello è stato utilizzato nel corso dei secoli, come cava di pietre per costruire il convento dei francescani, le cappelle del cimitero e le abitazioni degli Angeli.

L'origine del castello è tuttora oggetto di dibattito: è difficile ricostruire la storia pre-normanna della fortezza per l'assenza di documentazioni e, ancora oggi e nonostante gli studi, le uniche notizie certe sul castello riguardano il periodo successivo all'insediamento di Ruggero I d'Altavilla.



La versione più accreditata vuole che il castello fu edificato dai bizantini tra il 750 e l'800, (vedi Luigi Santagati in Archivio nisseno n. 4 del 2009, p 138) ma esistono anche altre ipotesi: origine saracena; origine pregreca (per via di alcune le lettere graffite trovate su alcuni baluardi ritenuti simboli dell'alfabeto sicano, in realtà segni di lapicidi del XIII secolo); origine romana (sarebbe nato da "avanzi di fabbriche Romane"); origine gotica; origine greca (la rocca sarebbe stata edificata dai siracusani ed infruttuosamente attaccata dagli ateniesi).



Epoca angioina
Il castello fu teatro di vari avvenimenti sotto il dominio angioino, in particolare della resistenza da parte di Nicolò Maletta contro le armate angioine condotte da Guglielmo d'Estendard, finché, tradito dai suoi, fu costretto a cedere il castello al francese, finendo poi impiccato.



Epoca aragonese
Il periodo di maggior prestigio, il castello lo visse sotto il dominio degli Aragonesi: infatti, fu scelto come sede dei tre Parlamenti generali di Sicilia, negli anni 1295, 1361 e 1378.

Il Quattrocento, il Cinquecento
Nel 1407, il castello passò in proprietà alla famiglia Moncada, nella persona di Matteo, ed iniziò il suo periodo di decadenza in quanto, adibito ormai alle sole funzioni militari, fu ritenuto inadatto come residenza nobiliare. Sul finire del XV secolo i sotterranei del castello vennero addirittura adibiti a carceri.
Nella notte del 27 febbraio 1567, a causa dell'inconsistenza della roccia su cui era stata costruita, gran parte dell'inespugnabile fortezza crollò. Rimasero in piedi solo alcuni terrapieni, due torrioni ed una sottile torretta di guardia che crollo nei primi anni del XX secolo.



Nel 1591 vennero iniziati dei lavori di manutenzione, ma questi finirono per trasformare il castello in una cava di pietra da costruzione.
In seguito a questo progressivo smantellamento, nel 1600 fu trovato il cadavere di Adelasia, nipote di Ruggero I d'Altavilla, cinta da una corona di rame che ne indicava il nome e la progenie

Oggi, dell’antica struttura e planimetria è dunque rimasto ben poco, ma alcuni scavi promozionati nel Settecento,  portarono alla luce un antico passaggio , subito dopo ricoperto, che ha determinato la nascita dell’antica leggenda dei ‘cuniculi’: ovvero passaggi sotterranei, che si dice colleghino diverse costruzioni della città, tra cui anche antichi palazzi e chiese.
Sempre nei pressi del castello, venne ritrovato un sepolcro, con all’interno quello che si presume possa  essere il corpo della nipote di Ruggero d’Altavilla . La salma fu poi traslata presso la chiesa di San Domenico, ma ancora oggi si pensa che la rocca sia infestata dal suo fantasma.

Un’altra leggenda, alimentata dalle possibili origini arabe del castello, sembrerebbe invece confermare  la nascita di uno dei dolci più famosi di Sicilia: il cannolo. Secondo la tradizione infatti, le donne arabe preparavano questo dolce in occasione del ritorno dei propri mariti. La cialda, spessa e croccante, veniva realizzata in maniera che potesse essere conservata per giorni; una volta che i mariti furono tornati dai campi, le donne si dedicavano così al riempimento della cialda con un fresco ripieno di ricotta: in questo modo, i loro uomini avrebbero potuto gustare il dolce come fosse appena fatto.

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