Il Duomo di Monreale

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Il Duomo di Monreale

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Pubblicato da Sicily Tourist in Palermo e Provincia · 11 Ottobre 2022
La Cattedrale presenta una facciata principale rinserrata entro due massicce torri, tra le quali si estende un portico centrale edificato nel 1770. Al centro si trova il portale di accesso principale cuspidato, con quattro ghiere ogivali a rincasso, arricchite da uno splendido partito decorativo con motivi figurati ed astratti a rilievo, misti a tarsie in opus sectile geometrico con poligoni stellati.



In esso è collocata la porta bronzea di Bonanno Pisano, composta da 48 formelle con scene bibliche, firmata e datata 1186. Il lato settentrionale della chiesa, coperto da un portico costituito da undici arcate a tutto sesto realizzato tra il 1546 ed il 1569, reca invece la porta bronzea realizzata nel 1179 da Barisano da Trani, costituita da 28 formelle con figure di santi. Una decorazione ad archi intrecciati trionfa compiutamente nelle absidi, sviluppandosi su tre ordini. L’interno dell’edificio presenta un corpo longitudinale a tre navate, di impronta basilicale – paleocristiana, con archi acuti sollevati da pulvini e retti da colonne granitiche e capitelli classici. L’arco trionfale dà accesso all’ampio santuario quadrangolare, sopraelevato e triabsidato. La straordinaria opera musiva che ricopre le pareti interne dell’edificio rappresenta uno dei cicli più vasti del mondo medievale, estendendosi per una superficie di oltre seimila metri quadri. Di particolare interesse i due mosaici con Guglielmo II incoronato da Cristo e Guglielmo II che offre il modello della chiesa alla Vergine, collocati rispettivamente al di sopra del trono regale e del soglio arcivescovile, nelle pareti meridionale e settentrionale del santuario. Nel braccio meridionale del transetto si trovano il sarcofago originario in porfido di Guglielmo I e quello marmoreo di Guglielmo II, eseguito nel 1575 in sostituzione di quello medievale allora distrutto in un incendio.



Coevo e organicamente legato al resto del complesso architettonico, il chiostro è ciò che ancora rimane intatto dell’antico convento benedettino. Per la grandezza e la ricchezza delle sue forme, esso rappresenta un esempio straordinario di questo tipo di costruzione, che nello spirito e nell’atmosfera sembra evocare i cortili porticati delle dimore signorili islamiche. Entro la grandiosa cornice delle sue quattro ali, ritmate da colonne binate poggianti su di un basso parapetto e archi ogivali, si sviluppa una straordinaria ricchezza e diversità di forme, visibili nell’alternarsi di colonne lisce e ad intarsio policromo, nei rilievi che decorano i fusti delle quadruplici colonne angolari, nonché nella varietà e nello splendore dei capitelli e degli abachi, dove i soggetti sacri si confondono con quelli secolari, tra motivi zoomorfi, fitomorfi o fantastici e simbolici. Nell’angolo sud-occidentale è collocata la loggia con la fontana, la cui acqua scaturisce da una colonnina a forma di palma stilizzata con figure di baccanti tra musici nel bocciolo in alto.



La facciata della Chiesa è chiusa fra due torri angolari, una (torre campanaria) più bassa dell’altra per essere stata in parte abbattuta da un fulmine nel 1807 e dove campeggia un grande orologio con la scritta “tuam nescis”; fra le due torri, il portico eretto nel 1770 in sostituzione di quello originario, crollato: a tre arcate a tutto sesto, permette di ammirare il sovrastante caratteristico motivo ad archi ogivali intrecciati con intarsi policromi di vario disegno.



Nel portale riccamente decorato da cornici architettoniche, un’altra delle meraviglie del tempio: la grande porta in bronzo di Bonanno da Pisa, datata 1186, a due battenti divisi in quarantadue formelle che illustrano episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento; altre quattro formelle, in basso, recano coppie di leoni e di grifi. Altro portico e altra splendida porta bronzea sul lato settentrionale: il primo, voluto dal cardinale Alessandro Farnese, venne realizzato tra il 1546 e il 1562 da Gian Domenico e Fazio Gagini. La porta in bronzo, a due battenti, è opera di Barisano da Trani, più piccola e un poco più tarda (attorno al 1190) di quella di Bonanno da Pisa. Ciascuna imposta è divisa in quattordici riquadri con tre episodi della vita di Gesù alternati con scene di battaglia e vite di santi, con animali, tralci vegetali, rosoni.




In tanti secoli, anche episodi negativi segnarono la storia del duomo. Il più funesto fu, nel 1811, l’incendio che bruciò una parte del soffitto ligneo, l’organo, il coro e danneggiò alcune tombe fra cui quelle dei re Guglielmo I e II.
In seguito fu ricostruito il tetto, sono stati rifatti gli stalli del coro, un nuovo organo ha sostituito quello distrutto, i mosaici sono stati restaurati e le tombe risistemate.



L’edificio è a pianta basilicale, a croce latina lunga 102 metri e larga 40, a tre navate separate da due file di nove colonne ciascuna, tutte di granito ad eccezione di una, la prima a destra, che è di marmo cipollino: le colonne provengono da edifici romani, così come i capitelli con immagini di Cerere e di Proserpina tre foglie d’acanto e cornucopie. L’immensa navata centrale, tre volte più ampia delle due laterali, culmina nella grande abside maggiore coperta da una breve volta a ogiva, mentre le altre due absidi sono sovrastate da una semicupola, e una volta a botte e due a crociera ricoprono gli spazi ad esse antistanti. Il resto della chiesa ha soffitti lignei policromi che poggiano sulle pareti. Se la ricchezza di forme della basilica, la magnificenza dei suoi interni, la fastosità delle sue cappelle e degli arredi destano stupore e ammirazione, sono però i mosaici che rivestono tutto l’interno a suscitare meraviglia. La decorazione musiva si estende per 6.340 metri quadrati, ed è la più vasta d’Italia: l’hanno realizzata, probabilmente tra il 1180 e il 1190, squadre di mosaicisti bizantini affiancati da maestranze di altre scuole, gli uni e gli altri adeguandosi però ad un progetto di profonda unità poetica che rispetta una sua precisa logica sia nelle tappe figurative sia dal punto di vista teologico-dogmatico, con i tanti momenti dell’Antico e del Nuovo Testamento che culminano nell’abside centrale con la suggestiva visione del Cristo Pantokrator.



Naturalmente, non tutto quello che vediamo nel Duomo di Monreale risale all’epoca in cui il tempio fu costruito e completato. Nel 1492 il cardinale Giovanni Borgia fece edificare il portale davanti al diaconico (l’abside più piccola) e la sagrestia; nel 1595 il cardinale Ludovico II de Torres volle la cappella di San Castrenze dove sono conservate, in un’urna d’argento, le reliquie del santo patrono della città e dell’Arcidiocesi; tra il 1687 e il 1690, per volere di Mons. Roano e su progetto di fra’ Giovanni da Monreale, venne eretta la cappella del Crocifisso; nella prima metà del settecento si aprì la cappella di San Benedetto; nella seconda metà della stesso secolo Mons. Francesco Testa, arcivescovo di Monreale, considerato il più importante mecenate della città che con lui ebbe la propria età d’oro, fece eseguire numerosi restauri, sistemazione di cappelle, cortili e portali, ma soprattutto volle un nuovo altare maggiore: lo eseguì in argento, a Roma, tra il 1770 e il 1773, Luigi Valadier, che con l’ingegno e la fantasia riuscì a inserire perfettamente l’opera nella cornice medioevale della cattedrale.



Da una parete all’altra scorre la storia della salvezza: dai vari momenti della Creazione alle scene di Adamo ed Eva, di Caino e Abele, di Noè e dell’Arca; della torre di Babele e di Sodoma e Gomorra; e ancora, l’annuncio della venuta del Cristo, la sua nascita, i suoi miracoli, la sua morte e la sua resurrezione; gli apostoli, la loro missione nel mondo, sino alla solenne abside centrale dove con il Cristo ammiriamo le schiere dei cherubini e dei serafini, la Vergine, i santi...

I sarcofagi reali
Sono situati in fondo alla navata laterale destra e contengono le spoglie dei due re normanni, padre e figlio, Guglielmo I e Guglielmo II.
Nel più grande è posto il padre del Re, Guglielmo I, detto il Malo e fu voluta direttamente dal figlio. Costruita in prezioso porfido rosso, materiale legato alla tradizione imperiale.
Accanto la tomba di Guglielmo II, più modesta nelle dimensioni e nei materiali di costruzione: semplicemente marmo bianco, istoriato, fu fatta costruire dall’arcivescovo Ludovico de Torres I. Entrambi i mausolei furono gravemente danneggiati nell’incendio nel 1811 e ripristinati secondo il disegno originale. Un’altra tomba, completamente rifatta dopo l’incendio conteneva le spoglie di Margherita di Navarra, madre di Guglielmo II e si trova in fondo alla navata di sinistra.


I mosaici del Duomo di Monreale
I mosaici sono l’aspetto più eclatante della bellezza di questa opera sacra, perché non va dimenticato che lo scopo principale di questa costruzione risiede nel consentire ai fedeli di vivere profondamente il culto a Dio, Gesù Cristo e alla Vergine Maria. Per questo i circa 6400 metri quadrati di mosaico che ne ricoprono la superficie, sono una rappresentazione artistica della Bibbia, una catechesi in immagini, perché il popolo possa immergersi dentro lo spazio sacro.
130 quadri che raccontano le storie del Vecchio Testamento e la Vita di Cristo esponendo il piano divino per la salvezza universale, a partire dalla creazione del mondo e dell’uomo.
Dopo il peccato originale, l’intervento di Dio prepara il suo popolo alla salvezza accompagnandolo lungo le vicissitudini della sua storia (navata centrale). La venuta di Cristo realizza la salvezza del mondo attraverso la sua incarnazione e le sue  opere meravigliose rappresentate nel transetto e lungo le navate laterali. Fino alla gloriosa rappresentazione all’interno dell’abside centrale con il grande Pantocrator (l’Onnipotente) circonfuso di splendore. Al di sotto la figura della Vergine col Bambino, con la scritta greca “panacròntas” (tutta immacolata), affiancata da angeli e apostoli; e ancora più giù nell’ultima fascia, figure di santi e pastori della chiesa.
Non possiamo qui “leggere” tutta la profonda teologia espressa nei mosaici, ma qualche piccola annotazione che ne dia un’idea va fatta.
Da notare che nella Creazione dell’uomo, Dio e Adamo hanno le stesse sembianze: quelle di Cristo, Dio incarnato, che si riflette nella creatura fatta a sua immagine. Ed è straordinaria la suspense che si vuole creare nello spettatore: Il Dio-Cristo creatore tiene tra le mani un rotolo chiuso che contiene un messaggio segreto che solo la piena realizzazione del piano divino potrà svelare: questo rotolo si trova aperto nelle mani del Cristo Pantocratore.

L'organo Onumentale:
Il primo Organo fu costruito nel 1503, ai tempi del Card. Borgia ma non se ne conosce l'allora collocazione; esso, agli inizi del '600, viene trasferito sull'Ambone dall'Arcivescovo Ludovico II Torres. Nel 1668, in seguito all'eliminazione dell'Ambone e alla ricollocazione dell'Organo sul lato destro del presbiterio, su richiesta dell’Arcivescovo spagnolo Ludovico Alfonso de Los Cameros, viene costruito, da Santo Romano e Antonio De Simone, un secondo Organo che trova collocazione sul lato sinistro del presbiterio, di fronte al primo, creando così uno dei pochi casi siciliani di Organi battenti. Nel 1811 gli Organi furono distrutti, assieme al coro ligneo e al tetto, da un grosso incendio.
Nel 1853, dopo aver dato incarico a diverse ditte per la progettazione di un nuovo strumento, viene inaugurato l’Organo, costruito dalla Ditta Felice Platania e Figli di Acireale, a tre tastiere meccanico collocato sul lato sinistro. Nel 1949, su richiesta dell’Arcivescovo Mons. Ernesto Eugenio Filippi, l’Organo Platania viene modificato dall’organaro Schimicci di Palermo e viene tolta la cassa decorata in legno trasformando così il prospetto secondo lo stile “ceciliano”. Il 24 aprile del 1967, dopo la rimozione definitiva dell'Organo Schimicci, sotto il governo pastorale dell'Arcivescovo Mons. Corrado Mingo, viene inaugurato dal M° Fernando Germani l’attuale monumentale Organo a sei tastiere della Ditta Fratelli Ruffatti di Padova. Nel nuovo strumento vengono inseriti alcuni registri dell'antico Organo Platania, collocati per la maggior parte nel V manuale e il cui corpo d'organo trovasi ubicato nel lato destro del presbiterio.



La leggenda del Duomo di Monreale
Diversamente da Guglielmo I, Guglielmo II è passato alla storia con il soprannome il Buono. Questa fama fu costituita dalla meravigliosa costruzione architettonica del Duomo di Monreale.
La leggenda narra che re Guglielmo II era devotissimo alla Madonna e che la Madonna gli volle fare un miracolo. Infatti un giorno mentre era a caccia a Monreale, stanco dalle fatiche si addormentò sotto un albero di carrubo.
Nel sonno gli apparve la Madonna che gli disse: “Nello stesso posto dove tu stai dormendo c’è nascosto un grande tesoro: scava e quando lo trovi costruisci in questo stesso luogo un tempio“; detto questo la Madonna scomparve.
Leggenda del Duomo di Monreale Leggenda del Duomo di Monreale Leggenda del Duomo di Monreale
Il buon re svegliatosi, ed impressionato dal sogno, chiamò i suoi uomini e ordinò di sradicare il carrubo. Fatta una buca profonda apparve veramente il tesoro, tanto che il re stesso rimase sbalordito.
Re Guglielmo fece chiamare i migliori architetti, i più esperti muratori e i più bravi mosaicisti “i mastri di l’oru” e subito si diede inizio ai lavori realizzando così una meraviglia architettonica: il Duomo di Monreale.
I Siciliani furono entusiasti dell’eccezionale bellezza del Duomo di Monreale, tanto da promuovere ad “imperatore” il buon re Guglielmo.

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