Miti e leggende Sicilia: Il Tesoro di Grisì

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Miti e leggende Sicilia: Il Tesoro di Grisì

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Pubblicato da Sicily Tourist in a proposito di Sicilia · 20 Dicembre 2022
La Sicilia, terra di dei ed eroi, è culla di tantissimi miti e leggende che, nel corso dei secoli, hanno influenzato e plasmato la cultura e le tradizioni dell’isola mediterranea in cui fatti ed eventi misteriosi sono stati trasfigurati in leggenda e tramandati fino ai giorni nostri. Una storia, quella della Sicilia, un po’ reale, un po’ magica, ma certamente suggestiva e affascinante.
La leggenda de 'U Bancu ri Disisa «Un grande Re turco incontrando dei siciliani domandò loro: - Si sbancò 'u Bancu ri Disisa?- e alla risposta negativa esclamò: - Allora la Sicilia è ancora povira!- (Antico detto popolare)



Un'antica leggenda vuole che dentro una grotta presso il Feudo Disisa, nei pressi di Grisì, un ricco Saraceno abbia nascosto tesori immensi tali da far ricca l'intera Sicilia e che prendono il nome di 'u Bancu ri Disisa. Gli antichi raccontano che ci sia una grande quantità di monete d'oro e d'argento, e che coloro che si avventurano dentro la grotta restino stupefatti nell’ammirare il luccichio d'oro e di brillanti disseminati per terra e di oggetti in oro ammucchiati qua e là. Nella grotta alcuni spiriti con sembianze umane giocano alle bocce, ai dadi o a carte, seduti su monete di purissimo oro e su gioielli e oggetti preziosi. Il tesoro non è custodito, ma chi cercasse di portarlo via, non riuscirà ad uscire fin quando non avrà lasciato ogni cosa dentro la grotta. Si dice che qualcuno abbia addirittura tentato di far uscire una moneta facendola ingoiare ad un cane dentro una mollica di pane, ma nemmeno quest'ultimo sia riuscito ad uscire dalla grotta, se non prima evacuando la moneta.



Si tramanda che l'unico modo per annullare la maledizione, e quindi appropriarsi del tesoro, sia quello di trovare tre persone di nome Santi Turrisi, ciascuno proveniente dai tre capi dell'allora Regno, e far loro sacrificare una giumenta bianca, spogliarla del collare con le campanelle (‘u campanaro), toglierle le interiora e mangiarle fritte dentro la grotta. Infine, i tre dovranno essere uccisi e dunque solo tramite questo rituale cruento, il grande tesoro potrà essere conquistato. Una versione secondaria della leggenda suggerisce che il tesoro potrà essere conquistato qualora venga letto ad alta voce il libro posto all'interno, alla luce di una candela, senza farsi terrorizzare da rumori e voci sinistre degli spiriti della grotta.
Non è da escludere che la probabile etimologia di Grisì cioè "Terra d'Oro" faccia anche riferimento proprio al tesoro della grotta narrato dalla leggenda.



Tra i tanti popoli che passarono da Grisì vi sono anche i saraceni. Durante alcuni scavi in un luogo di sepoltura, sono stati trovati alcuni sarcofagi con all’interno alcune monete. Quelle monete sono poca roba in confronto all’abbondanza del tesoro di Grisì, noto anche come ‘u Bancu ru Disisa. Si narra un antico saraceno avrebbe nascosto dentro una grotta gettoni d’oro, gioielli e oggetti preziosi. Questa grotta, però, non compare in nessuna mappa.
Si dice che chi è riuscito a trovarla, non abbia potuto portare via nulla. Un sortilegio, infatti, protegge le ricchezze e chiunque prova a impadronirsene, non riesce a trovare l’uscita dalla caverna. All’interno, inoltre, vi sono diversi spiriti, che siedono in cima al tesoro. Esistono due soli modi per ovviare alla maledizione. Si devono trovare tre persone provenienti da tre estremi del regno dell’epoca, tutte e tre con lo stesso nome: Santi Turrisi. I tre devono sacrificare una giumenta bianca e mangiarne le interiora, fritte, dentro la grotta. Alla fine, però, devono essere uccisi.
L’altra soluzione, meno macabra, impone di leggere a voce alta un libro che si trova dentro la grotta, rimanendo all’interno senza l’ausilio di una candela.



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