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		<title><![CDATA[Sicilia: Notizie, Turismo Itinerari Struture Ricettive ]]></title>
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		<description><![CDATA[Guida di Viaggi e Turismo Sicilia: borghi, Archeologia, Percorsi, Eventi, Sagre, Itinerari, Strutture turistiche e Turismo Sicily Travel and Tourism Guide: villages, archaeology, routes, events, festivals, itineraries, tourist facilities and tourism]]></description>
		<language>IT</language>
		<lastBuildDate>Tue, 02 Jun 2026 13:46:00 +0200</lastBuildDate>
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			<title><![CDATA[Spiagge bellissime in Sicilia - LA PLAYA di Castellammare del Golfo - Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003C5"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Una striscia di sabbia dorata, incastonata all’interno di un paesaggio montuoso… Immersa in uno scenario sublime, a pochi passi dal centro di </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?cittadine-sul-mare-in-sicilia---castellammare-del-golfo-,-trapani" target="_blank" class="imCssLink">Castellammare del Golfo</a></b></i><span class="fs12lh1-5">, in </span><i class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i><span class="fs12lh1-5">... Benvenuti alla Plaja! &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/plycast2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La spiaggia, a ingresso libero, si estende per più di 1 km ed è caratterizzata da sabbia dorata, fondali bassi e acque cristalline. La presenza di numerosi lidi e bar rende questa località la meta perfetta per le famiglie con bambini e per chi vuole trascorrere giornate al mare all’insegna del comfort. All’estremità iniziale della spiaggia si trova un parcheggio libero, ma è possibile lasciare l’auto anche lungo la via che costeggia l’arenile (Via Plaja).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/plycast3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si tratta di un bellissimo tratto di costa, caratterizzato dalla presenza di lidi che offriranno ai più piccoli aree attrezzate per l’intrattenimento con personale qualificato e per i più grandi disparate attività sportive, dal beach volley, alle attività sportive acquatiche come l’acqua gym….</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La spiaggia, a ingresso libero, si estende per più di 1 km ed è caratterizzata da sabbia dorata, fondali bassi e acque cristalline. La presenza di numerosi lidi e bar rende questa località la meta perfetta per le famiglie con bambini e per chi vuole trascorrere giornate al mare all’insegna del comfort.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">All’estremità iniziale della spiaggia si trova un parcheggio libero, ma è possibile lasciare l’auto anche lungo la via che costeggia l’arenile (Via Plaja).</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/plycast4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">E' una spiaggia caratterizzata da sabbia fine dorata, bagnata da un mare cangiante dal turchese all’azzurro con sfumature di indaco, cristallino e limpido, con fondale digradante dolcemente verso il largo. Delimitata ad ovest dall’abitato di Castellammare del Golfo, ad est, la foce del fiume San Bartolomeo la divide dalla Spiaggia di Alcamo Marina.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dove si trova: Contrada Spiaggia Plaia, 91014 Castellammare del Golfo TP</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come arrivare: potete arrivare a piedi dal centro di Castellammare con una passeggiata di circa 1,5 km, oppure utilizzando i mezzi pubblici molto frequenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div></div><a href="https://youtu.be/I22l1A-2xbI">https://youtu.be/I22l1A-2xbI</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 11:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Naturalistici e Luoghi Nascosti - LA CASCATA  DI SAN NICOLA - Bolognetta - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003C4"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cascata di San Nicola si trova in un’area collinare della Sicilia occidentale, vicino a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, e fanno parte del territorio dei </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?itinerari-naturalistici--monti-sicani" target="_blank" class="imCssLink">Monti Sicani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Questa zona è caratterizzata da due promontori chiamati Torretta e Pizzo Cicero, che creano un restringimento del fiume Milicia, dando origine alla cascata. Il territorio in cui si trovano la cascata è parte della zona collinare che si estende tra i comuni di Bolognetta, Casteldaccia, Baucina e Misilmeri, vicino alla zona del bosco della Ficuzza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cassan2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A dar vita alla cascata è il fiume Milicia, tristemente noto alla cronaca per la sua potenza devastante in determinate condizioni, che sfocia nel mar Tirreno, fra Casteldaccia e Altavilla, ma sorge nella zona del bosco Ficuzza. Ha molti affluenti di piccola portata, in certi punti del suo percorso sparisce sotto terra, o dentro condotte artificiali, per poi emergere prodigiosamente e regalarci uno spettacolo di rara bellezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Risalendo il fiume si incontra boschetto di querce secolari di enormi proporzioni che prendono il sopravvento insieme alla macchia mediterranea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cassan1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prima ancora di affacciarti ad ammirarla, ti conquista con il loro ritmico, quasi ipnotico scroscio. È un mantra il cui potere rilassante ti accompagnerà per molto tempo, fino a farti desiderare di riascoltarlo ancora e ancora. </span><span class="fs14lh1-5">Avvicinarsi alla bellissima Cascata di San Nicola ha il potere di riconnetterti al tuo nucleo primordiale: un suono che tocca le corde del cuore, riempiendo di energia rivitalizzante ogni anima.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cassan3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vederla è poi una magia: l’acqua che scorre impetuosa, mentre la vegetazione attorno diventa sua cornice preziosa. Ne accompagna ogni movimento, lo contiene nel suo strabordare travolgente durante il suo salto nel vuoto, per proteggerlo poi nel suo fluire più composto verso valle. Tutt’intorno il silenzio, picchiettato dai versi degli animali che trovano riparo tra il verde, forma una melodia celestiale. Lontano dalla mano dell’uomo, ogni cosa procede nel suo ritmo vitale, offrendo colori e ambientazioni dettate dallo scorrere delle stagioni. Ogni mese, di anno in anno, va in scena uno spettacolo surreale di fronte al quale non si può che restare ammirati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come raggiungere la cascata di San Nicola</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per arrivare alla cascata da Palermo bisogna prendere l'autostrada per Catania e uscire allo svincolo di Casteldaccia, salire e seguire le indicazioni per Baucina, Ventimiglia e Ciminna. Proseguire sulla strada provinciale 61 e poi 16.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A circa 50 metri dall’incrocio tra le due provinciali, imboccare una stradina sulla destra e proseguire, sempre dritto, per un chilometro e mezzo in mezzo agli uliveti. Si arriva quindi in uno slargo dove si può posteggiare l'auto e proseguire a piedi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dobbiamo attraversare il fiume e proseguire per 900 metri, fare un'ultima salita e prendere un piccolo sentiero che scende alla nostra destra. Sentirete già il rumore dell'acqua e già è iniziata la poesia.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><i>Guarda il Video della Cascata</i></span></div><div class="imTACenter"><br></div></div><a href="https://youtu.be/FWQ_SFro_nc">https://youtu.be/FWQ_SFro_nc</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 30 May 2026 05:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cittadine sul Mare - Santo Stefano di Camastra Borgo delle Ceramiche - Me]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003C3"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Affacciata direttamente sul mare della <i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i>, incastonata in un territorio che si sviluppa in parte lungo la costa e in parte ai piedi dei<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink"> monti Nebrodi</a>, la graziosa di Santo Stefano di Camastra, conosciuta anche come Città delle Ceramiche, si sviluppa su un’altura. Da qui è possibile ammirare i bei panorami circostanti, dotati di incredibili bellezze naturali. Grazie alla sua posizione strategica, la località risulta molto semplice da raggiungere con mezzi pubblici oppure privati. Con la ricchezza dal punto di vista della produzione artigianale e dell’enogastronomia, Santo Stefano di Camastra promette di soddisfare le più svariate necessità dei tanti visitatori. Inoltre, vanta un’ampia varietà di spiagge tra le quali i turisti possono scegliere in base alle specifiche preferenze.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/santocama1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città ha storia singolare, perché come Santo Stefano di <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--mistretta--messina-" target="_blank" class="imCssLink">Mistretta</a></i> aveva la sua sede in collina nelle vicinanze dell'omonimo centro; distrutta da una frana nel 1682, venne ricostruita a partire dal 1693 su una piattaforma rocciosa a picco sul mare, con un disegno planimetrico che ricorda in miniatura lo schema dei giardini di Versailles, una raggiera di strade con piazza centrale e una maglia viaria a pettine con asse est-ovest. Promotore dell'opera fu Giuseppe Lanza, duca di Camastra, che così si guadagnò l'onore d'essere ricordato nel nome del comune.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/santocama2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sua storia risale all’epoca greca, quando venne fondata la colonia di Camsani. Successivamente, la zona fu conquistata dai Romani, che la rinominarono “Camastra”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Santo Stefano di Camastra fu spesso teatro di lotte tra i vari regni che governavano l’isola. Durante l’epoca bizantina, divenne una delle principali città della Sicilia orientale, grazie alla sua posizione strategica e alla sua produzione di ceramica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei secoli successivi, il paese fu occupato dai Normanni, dagli Svevi, dagli Angioini e dagli Aragonesi. Durante il periodo aragonese, Camastra ebbe un notevole sviluppo grazie alla presenza di una potente aristocrazia che promosse l’agricoltura e l’artigianato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il XVIII secolo, Santo Stefano di Camastra divenne famosa per la sua produzione di ceramiche artistiche. Questa tradizione artigianale venne tramandata di generazione in generazione e ancora oggi il paese è rinomato per le sue ceramiche colorate e decorate a mano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra il XIX e il XX secolo, Santo Stefano di Camastra fu coinvolta in numerosi eventi storici, tra cui le due guerre mondiali. Durante la seconda guerra mondiale, il paese fu duramente colpito dai bombardamenti aerei, ma riuscì comunque a mantenere viva la sua tradizione ceramica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi, Santo Stefano di Camastra è una meta turistica molto amata, sia per la sua storia che per le sue ceramiche. Il paese vanta una vivace tradizione artistica e ospita anche una importante scuola di ceramica, dove i giovani apprendono l’arte della lavorazione delle creazioni in ceramica.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/santocama3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’attrazione principale di Santo Stefano di Camastra è, senza alcun dubbio, la sua produzione di ceramiche, che potete ammirare sia negli edifici storici, come nella Chiesa Madre di San Nicola, che lungo le strade della città, come sul meraviglioso Viale delle Palme, e nelle botteghe, dove acquistare piatti, vasi, teste di moro, pigne, maioliche, giare, bummuli e una lista infinita di altri oggetti. All’interno di Palazzo Trabia, uno dei palazzi nobiliari più importanti del territorio, ha sede il Museo Civico della Ceramica, un vero e proprio tempio delle tradizioni di Santo Stefano di Camastra, dove potrete ripercorrere tutta la storia di questa tradizione artigianale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/santocama5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Escursioni e itinerari a Santo Stefano di Camastra</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Santo Stefano di Camastra è un luogo incastonato tra terra e mare, che vanta peculiarità storiche culturali particolarmente interessanti. Uno degli aspetti più affascinanti di questa cittadina si ritrova nella fiorente produzione di ceramiche, i cui livelli qualitativi sono così elevati da aver reso il nome della città un sinonimo di eccellenza. Gran parte della storia stessa del luogo è fortemente legata all’evoluzione di questo settore commerciale, oggi celebrato all’interno di un museo che racconta in dettaglio stili e figure più rilevanti che si sono alternate nel corso degli anni. Chi desidera approfondire ancora di più e in maniera pratica la lavorazione della ceramica può prenotare una visita presso alcune delle aziende che offrono questo servizio. Tra le vie stesse della cittadina è possibile ammirare moltissime maioliche che illuminano i palazzi civili e le chiese. A rimarcare il suo stato di confine tra le province di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> sono presenti due porte che recano i nomi di entrambe le città. Particolarmente consigliata per un’esperienza autentica è la partecipazione alla processione pasquale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/santocama4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scopriamo quali sono le migliori spiagge di Santo Stefano di Camastra e delle aree situate nelle immediate vicinanze. </span><span class="fs14lh1-5">Nell’area della cittadina costiera di Santo Stefano di Camastra e nelle zone limitrofe i visitatori hanno la possibilità di scoprire diverse spiagge, che promettono di rispondere in maniera unica alle esigenze di un turismo in continua evoluzione. Le migliori spiagge sono:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piana Caronia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spiaggia della Petraria</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spiaggia Monumento di un poeta morto</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spiaggia di Santo Stefano della Camastra</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia situata nel cuore del lungomare a ridosso della città si caratterizza per un mare pulito le cui sfumature cromatiche spaziano dal turchese fino al blu intenso. La spiaggia è composta prevalentemente di ciottoli levigati che scendono dolcemente verso il mare creando un fondale dalla pendenza dolce ideale per i bagnanti di diversi livelli di esperienza. Nell’area sono presenti sia tratti liberi, sia aree attrezzate per quanti privilegiano il comfort.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/santocama6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piana Caronia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quest’incantevole spiaggia di ciottoli scuri occupa un tratto di costa situato nella parte più orientale del comune siciliano. L’area è indicata per tutti coloro che vogliono vivere il mare in maniera più autentica e selvaggia. Sono infatti completamente assenti stabilimenti attrezzati e servizi come le docce calde, eppure il mare è incontaminato e i paesaggi sono davvero mozzafiato. Il fondale scende in modo abbastanza ripido, per un’acqua profonda non lontano da riva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spiaggia della Petraria</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sempre nell’area orientale si trova la bella spiaggia della Petraria, caratterizzata da una distesa di ciottoli bianchi e dalla presenza di alcuni ristoranti dove gustare pietanze della tradizione locale. La spiaggia è ampia e alterna tratti ad accesso libero con zone private legate agli stabilimenti attrezzati, presso i quali si possono noleggiare attrezzature per attività acquatiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spiaggia Monumento di un poeta morto</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con un nome particolare è conosciuta questa bella spiaggia di piccole dimensioni a ovest del centro cittadino. L’area è dominata dalla presenza della scultura dalla quale prende il nome. L’opera è costituita da un imponente forma quadrata di cemento blu, che forma una cornice per la meraviglia del Mar Tirreno.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/2zldvTyGY_c">https://youtu.be/2zldvTyGY_c</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 28 May 2026 06:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour dei Borghi Arabo Normanni in Sicilia: TROINA - Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000095"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata all'estrema parte nordorientale della </span><span class="fs14lh1-5"><i>P<a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">rovincia di Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> , al confine con le provincie di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> fa parte del </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco dei Nebrodi</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e confina a nord con Cesarò e San Teodoro (Messina) a ovest con Cerami, a est con Bronte e Randazzo (Catania) a sud con Gagliano Castelferrato e Regalbuto (Enna).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Autunno_a_Troina_-_panoramio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i primati a cui accennavamo, bisogna ricordare che Troina è il comune più alto della sua provincia, e il quinto in Sicilia e il secondo più popoloso comune italiano posto al di sopra dei 1.000 metri di altitudine, dopo San Giovanni in Fiore (CS).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Grazie alla sua altitudine, secondo il Department of Archaeology della University of Cambridge (U.K.), sotto i greci e i romani la località ebbe una notevole importanza soprattutto come centro militare. Con i suoi 1120 metri di altitudine e con la sua particolare geografia risultava di fatto inespugnabile e capace di assicurare un agevole controllo degli itinerari che si snodavano lungo le vastissime vallate circostanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Troina_e_diga_Ancipa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il sito su cui sorge l'odierna città di Troina fu abitato fin dai tempi più antichi. Lo scrittore romano Cicerone identifica l'odierna Troina con l'antico villaggio greco denominato Imachera. Dopo il crollo dell'Impero romano d'Occidente del 476, il villaggio fu devastato e distrutto dalle scorrerie dei Barbari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 535 la Sicilia fu annessa all'Impero bizantino. A partire dall'827, in Sicilia incominciarono le prime scorrerie degli Arabi, e Troina cadde in mano saracena.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Gli Arabi inserirono Troina nel Val Demone ma la città, la cui popolazione era a maggioranza di etnia greca, si dimostrò insofferente alla dominazione islamica e da Troina, Giorgio Maniace principe e Vicario dell'Imperatore di Costantinopoli preparò la battaglia contro gli arabi stanziati a Cerami, che sconfisse nel 1040.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Gli Arabi, poi, ripresero il controllo dei territori perduti, e nel 1061, quando in Sicilia giunsero i Normanni guidati da Ruggero I d'Altavilla, sbarcando a Messina. I Normanni, con una forza di 300 cavalieri arrivarono a Troina nel 1062, e grazie anche al decisivo supporto della popolazione locale cacciarono i saraceni. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Gran Conte Ruggero, che intanto falliva l'assedio di Castrogiovanni, si riposò a Troina che elesse a sua dimora e la proclamò prima capitale della Sicilia liberata. Primo ottimo risultato ottenuto in epoca normanna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Troina_-_Ponte_Failla.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Infatti la dominazione normanna fu tra le più importanti e significative della storia di Troina, che assistette così alla sua rinascita. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A questo punto della storia, ecco che Troina ottiene altri primati: </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">la costruzione del castello che rientra nel novero delle prime fortezze normanne di Sicilia e la prima costruzione di luogo di culto cattolico dopo la conquista nel 1062, ossia la Cattedrale di Maria Santissima Assunta per opera del Gran Conte Ruggero fatta costruire nel 1078. Prima cattedrale normanna di rito latino in Sicilia confluita nell'odierna Diocesi di Nicosia definita la "Primogenita e Prediletta".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Città florida fino al periodo svevo, il centro di Troina conobbe una fase di declino politico ed economico sotto il dominio angioino. Gli Angioini furono cacciati dall'isola da parte degli Aragonesi, che stabilirono il loro dominio su di essa nel 1282, dopo aver costoro vinto nella Guerra del Vespro. Il re Federico III di Sicilia nel 1296 vendette Troina al nobile catalano Matteo d'Alagona. Successivamente, Troina passò sotto il dominio feudale dei Palizzi, dei Rosso e dei Moncada, con questi ultimi che la ebbero come baronia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La città fu demanializzata nel 1398 da parte di re Martino I di Sicilia, che la confiscò al barone Pietro Moncada,</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Altro punto di merito per Troina: nel periodo compreso tra l'XI e il XV secolo, fu dotata di ben trentasei diplomi e privilegi dai re normanni, svevi e aragonesi, e tra questi si ricordano in particolare i diplomi concessi dal Re Martino nel 1398, e dal re Alfonso V d'Aragona nel 1433, con cui ebbe l'appellativo di Civitas vetustissima, a riprova delle sue antichissime origini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tra il XV e il XVI secolo la cittadina conobbe una forte espansione urbana, perse il rilievo militare, acquisito grazie alla sua altitudine, divenendo centro di interesse culturale e religioso con la costruzione di biblioteche e archivi che custodivano documenti di grande importanza e anche opere pie gestite dai monaci basiliani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 1575, in Sicilia si diffuse una grave epidemia di peste, che a Troina fece 1.200 vittime. La malattia fu debellata, anche grazie all'intervento dell'epidemiologo regalbutano Gianfilippo Ingrassia, medico e anatomista siciliano considerato lo scopritore di un piccolo osso presente nell'orecchio: la staffa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Al XVII secolo risale l'edificazione del Borgo, ma il nuovo sviluppo urbanistico della città subì un arresto a causa dei violenti terremoti del 1643 e del 1693. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dopo l'annessione della Sicilia al nascente Regno d'Italia, Si aggravò la situazione dei contadini che nel 1898 furono protagonisti di una rivolta popolare. Il permanere delle difficili condizioni di vita dei contadini troinesi e delle loro famiglie, spinse molti di loro a lasciare la propria cittadina per cercare fortuna altrove, e così a partire dagli anni dieci del XX secolo ebbe inizio il fenomeno dell'emigrazione di massa, che interesserà il centro nebroideo anche nei decenni successivi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nell'immediato dopoguerra, in cui Troina si ritrovò tra le macerie, venne avviata la ricostruzione, e l'opera più importante del periodo fu la Diga Ancipa, i cui lavori ebbero avvio nel 1949. Al termine dei lavori per la costruzione della diga, a Troina riprese l'emigrazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Feste e sagre</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">2 gennaio vengono celebrate le messe in onore al Santo Patrono</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Maggio: sfilate dei Rami e della Ddarata, rispettivamente la penultima e l'ultima domenica del mese, che sono due pellegrinaggi votivi offerti al Santo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sagra della vastedda cu sammucu, che si svolge annualmente dal 1987, la terza settimana di giugno nei giorni di sabato e domenica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Primo sabato di giugno si svolge la processione per le vie della città, in cui vengono trasportate le reliquie del Santo. Il giorno seguente, nel primo pomeriggio si svolge il corteo storico della Cavalcata o Kubàita, nel quale si ricorda l'ingresso a Troina dell'imperatore Carlo V, e nel tardo pomeriggio avviene il passaggio della Vara che trasporta il simulacro di San Silvestro. Il lunedì si concludono le festività con il rientro del simulacro del Santo dalla Chiesa di San Silvestro alla Chiesa Madre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">9 settembre viene trasportato in processione il simulacro del Santo patrono sulla "Vara", fino alla Chiesa di Sant'Agostino dalla quale ritornerà in Chiesa Madre, sempre in solenne processione, quindici giorni dopo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">19 marzo: San Giuseppe</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">13 luglio: Sant'Antonio Abate</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">15 agosto, Vergine Assunta compatrona della città</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">16 agosto: San Rocco</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><a href="https://youtu.be/hWphNOd3OkE">https://youtu.be/hWphNOd3OkE</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 May 2026 05:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cittadine Siciliane sul Mare: GELA - Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D3"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gela, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, è una perfetta località per una vacanza in Sicilia, in quanto è possibile trovare nel suo territorio tutto ciò che è in grado di suscitare interesse nei turisti. Trovandosi su un tratto costiero, Gela vanta diverse spiagge, ma anche splendide località nell’entroterra e fantastici siti archeologici. Gela, infatti, è stata per lungo tempo una colonia greca, lasciandoci in eredità un patrimonio storico – culturale di enorme valore, con pezzi unici nel loro genere e in grado di conquistare ogni visitatore. Gela è anche la patria del Liberty, lo stile architettonico particolarmente diffuso nel suo centro storico, con numerosi edifici nobiliari e chiese molto affascinanti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/gela1cop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Gela la storia si tocca in ogni centimetro di sottosuolo, la Città del Golfo vanta 2.700 anni di storia. Tutto il territorio gelese è un tesoro interrato da scoprire, ritrovare, custodire e esporre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">l Golfo gelese è tra i pochi luoghi al mondo che vanta la scoperta di tre navi greche in perfetto stato di conservazione, sono imbarcazioni della fine del VI-inizi del V secolo a.C. rinvenute in prossimità della città, colonia dorica fondata nel 689 a.C. e il più importante emporio commerciale greco sulla costa meridionale della Sicilia, dove si producevano pure monete.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/gela2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una città di mare e di storie antiche, Gela, in provincia di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/caltanissetta-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, e anche una città forte, caparbia, che è riuscita a risollevarsi sempre nonostante le sfortune della sua lunga vita. Così, ad esempio, dopo che l’industria petrolchimica non ha avuto quel boom che ci si aspettava, gli abitanti si sono di nuovo rimboccati le maniche e hanno ripreso in mano le loro tradizioni, come l’attività agricola, una voce molto importante per il paese, riscoprendo il suo territorio, sia costiero sia dell’entroterra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/gela3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gela, la città dalla lunga spiaggia di sabbia fine e dorata, 30 km contornati dalla tipica macchia mediterranea e in alcuni tratti preceduta da pareti alte, argillose e calcaree. Ampia e spaziosa, permette non solo di godere del caldo, del sole, dell’acqua cristallina, bassa quindi adatta anche ai più piccoli, ma anche di dedicarsi al wind surf e il kite surf, come ben sanno gli appassionati che arrivano qui da ogni parte della Sicilia, e non solo. Qui sbarcarono i greci di Rodi e Creta che la fondarono, e le truppe anglo-americane per liberare l’Italia dai nazi-fascisti durante la II guerra mondiale. Sei chilometri della spiaggia gelese sono dedicati al naturismo, contatto più diretto dell'uomo con la natura. Coste alte e frastagliate, spiaggette nascoste, verso </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--manfria--cl----il-mare,-la-torre-e-la-sua-leggenda" target="_blank" class="imCssLink">Torre di Manfria</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, a una decina di chilometri dalla città.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/gela4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">Da vedere a Gela</b><span class="fs14lh1-5"> il grande parco archeologico che racconta la lontana storia della città greca, con Capo Soprano dove si ammira tanta architettura militare, l’Acropoli con diversi tempi, tra cui uno in stile dorico all’interno del Parco delle Rimembranze, il Bosco Littorio, chiamato così durante il ventennio fascista, con l’Emporio. Da visitare anche le Terme Ellenistiche, con una quarantina di vasche e un impianto di riscaldamento sotterraneo, il più antico di tutta l’Italia. Da vedere, a tal proposito, il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?museo-archeologico-regionale-di-gela" target="_blank" class="imCssLink">Museo Archeologico Regionale</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> che conserva reperti dell’epoca preistorica e greca, come le antefisse di Sileno e di Gorgone, le ceramiche della collezione Navarra, i reperti recuperati nelle tre navi greche affondate sulla costa gelese nel V secolo a.C.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/libertygela.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Testimonianze del passato di Gela si incontrano in giro per la città, mura e case di età federiciana, chiese barocche, edifici, palazzi e strutture in stile Liberty di cui la città è davvero ricca, persino nel suo cimitero monumentale è possibile ammirare cappelle di tale gusto assieme ad altre in stile gotico e neoclassico. Una pausa davanti al palazzo di città che contrasta non poco con tutto il resto nel suo stile razionalista degli anni '50 del secolo scorso. Una sosta anche nelle aree verdi come il Parco Comunale Garibaldi, da cui ammirare un bel panorama sul golfo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare a Gela</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gela si trova nel Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta, ben servita dai collegamenti stradali e facilmente raggiungibile da qualsiasi punto della Sicilia. Si può arrivare a Gela percorrendo le Strade Statali 115 e 117bis, oltre che le Strade Provinciali 8, 81 e 82, perfette per spostarsi in auto o con gli autobus delle autolinee siciliane, le quali offrono ogni giorno numerose corse che collegano fino a Gela. Dalla Sicilia è possibile raggiungere Gela anche tramite treno, grazie alla Stazione Ferroviaria di Gela che è collegata ad altre stazioni della regione. Chi arriva da più lontano può fare affidamento alle tratte aeree che servono l’Aeroporto di Comiso, situato a 40 km circa, o all’Aeroporto Fontanarossa di Catania, distante circa 100 km da Gela.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Gela</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/cz1BLmQdsl8">https://youtu.be/cz1BLmQdsl8</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 24 May 2026 06:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Scicli (Ragusa)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000169"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La bellissima cittadina barocca di Scicli in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, è una perla della Sicilia, attraverso panoramici saliscendi si scorge in lontananza il mare e la pietra chiara crea con il sole affascinanti giochi di luce, nei quali si rincorrono scenograficamente bellezza, stupore e armonia, è divenuta famosa per essere stata la &nbsp;location della serie tv del Commissario Montalbano. </span><span class="imTALeft cf1"><span class="fs14lh1-5">Si trova nel sud est siciliano: dista 10km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--modica--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Modica</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e poco più di 20km da </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i><span class="fs14lh1-5">.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciclio3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div><div><b class="fs14lh1-5">Scicli e il mare</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Donnalucata a Sampieri: scopri tutte le borgate di Scicli affacciate sul mare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Venti chilometri di mare, dolci scogliere e spiagge di delicata sabbia fanno di Scicli la città con la costa più estesa della provincia. Scopri le quattro borgate: Donnalucata, Sampieri, Cava d’Aliga e Playa Grande.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/SCIMARECOP1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Scicli “forse è la più bella di tutte le città del mondo”, scrisse Elio Vittorini. Un dedalo di antiche viuzze, che si inerpicano sui costoni di colline rocciose, sovrasta il centro della città, ricco di maestose chiese barocche e palazzi nobiliari. Una città dall’architettura elegante e armoniosa che merita assolutamente di essere visitata, anche per provare la sua ottima cucina tipica.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciclio2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Visitare Scicli vuol dire fare un tuffo nel passato, tra palazzi, chiese barocche e antiche stradine, e immergersi nell’atmosfera vivace delle sue vie storiche. Ma non solo: a Scicli potrai facilmente coniugare una vacanza culturale con un rilassante bagno nelle acque cristalline delle sue località balneari, situate a soli 9 km dal centro.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La città condivide gran parte della sua storia con le altre città del Val di Noto patrimonio dell'UNESCO, in particolare il fatidico terremoto del 1693, durante il quale morirono oltre 3.000 della popolazione del paese. Scicli, come le città della zona, è stata totalmente ricostruita in puro stile barocco siciliano. Oggi è una gioia perdersi nelle sue vie.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La storia di Scicli, ovviamente, risale a molto tempo prima del 1693, e si pensa che abbia preso il nome dai suoi fondatori, i Siculi, una delle tre principali tribù che abitavano la Sicilia prima dell'arrivo dei coloni greci. Come il resto dell'isola, passò da un conquistatore invasore all'altro, raggiungendo il suo apice economico e culturale durante le dominazioni arabe e normanne.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciclio1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">C'è molto da vedere a Scicli, tra cui una serie di belle chiese come quelle di Sant'Ignazio, San Matteo, San Bartolomeo e Santa Marìa la Nova. Quest'ultima ha una statua lignea bizantina della Vergine Maria. Anche i numerosi palazzi aristocratici, come Palazzo Beneventano, sono interessanti da vedere, traboccanti di caratteristiche gargolle, eleganti riccioli e fantasie decorative.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Si consiglia vivamente anche una passeggiata lungo Via Francesco Mormina Penna in quanto rappresenta un perfetto esempio di strada tardo-barocca, armoniosa nel suo insieme e con nulla da invidiare alle bellezze dei paesi vicini che godono di maggiore fama.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciclio4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">L'impatto visivo iniziale non può far altro che lasciarci a bocca aperta: ci sembra d'essere di fronte a un meticoloso e ben riuscito progetto di architettura organica. Centinaia di abitazioni in pietra calcarea spuntano dai dirupi Iblei con così tanto rispetto del paesaggio circostante da sembrare parte d'esso. Spontanea è l'ammirazione che ci viene da provare per quelle mani tanto leggere che, nell'arco dei secoli, sono riuscite a costruire dimore per l'uomo conservando l'amore per la natura.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciclio5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Una serie di appuntamenti annuali scandiscono il calendario di Scicli, ad alcuni dei quali vale la pena assistere se vi trovate in zona:</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">- A Pasqua, si svolge una processione per celebrare l'Uomo Vivo (o Man Alive) che prosegue fino al mare di Donnalucata</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">- Alla fine di maggio, il paese celebra la sua liberazione dai Saraceni con la festa della Madonna a Cavallo: secondo la leggenda, la Vergine Maria apparve su un cavallo bianco, spada in mano, per spronare gli eserciti normanni contro i loro nemici arabi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Se sei un fan della famosa serie poliziesca L'ispettore Montalbano, potresti fare una passeggiata lungo la strada barocca splendidamente conservata di Via Mormino Penna dove troverai la stazione di polizia immaginaria del programma televisivo. La base dalla quale Montalbano indaga sui vari delitti è in realtà il municipio di Scicli, e il quartier generale fittizio della polizia regionale è a pochi passi in Palazzo Iacono.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Certo, c'è molto di più, ma si spera che questo abbia stuzzicato l'appetito per esplorare questa cittadina davvero incantevole! Scicli, nel caso ve lo steste chiedendo, si pronuncia shi-kli !</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video su questo stupendo Borgo Barocco</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><br></div><div><br></div></div><div></div></div><a href="https://youtu.be/S-V28K94B9Q">https://youtu.be/S-V28K94B9Q</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 21 May 2026 05:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali Siciliani FERLA Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000138"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ferla, borgo medievale che ha nel cuore una via sacra, situata in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Ferla ha mantenuto intatto il fascino della Sicilia antica. Il piccolo </span><span class="imTALeft fs14lh1-5 cf1">borgo sugli Iblei, grazie alla sua svolta in chiave</span><span class="imTALeft fs14lh1-5 cf1"> </span><em class="imTALeft fs14lh1-5"><span class="cf1">green</span></em><span class="imTALeft fs14lh1-5 cf1">, ha scalato le classifiche del vivere sostenibile, ricevendo premi e riconoscimenti.</span><span class="fsNaNlh1-5 imTALeft cf1 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5">Per raggiungere Ferla è necessario attraversare i </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?sicilia-meravigliosa--altopiano-dei-monti-iblei" target="_blank" class="imCssLink">Monti Iblei</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, coi loro campi di grano e i loro mandorli, gli ulivi e i carrubi, le mucche che pascolano e i muretti a secco. E, una volta arrivati al paese, superare i ruderi dei rioni medievali (utilizzati a mo’ di stalle o trasformati in orti) per arrivare al quartiere Carceri Vecchie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ferla-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi vi portiamo in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meraviglie-di-sicilia--il-val-di-noto" target="_blank" class="imCssLink">Val di Noto</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, un’area della Sicilia ricca di storia e testimonianze del passato. Siamo in provincia di Siracusa, in uno dei borghi più belli d’Italia: Ferla. Ricostruita in seguito al terremoto del 1963, ha accolto al suo interno tante preziose architetture, testimonianze del barocco siciliano. Le tracce del passato, sono anche antecedenti. Vi sono un sottosuolo e delle grotte che raccontano pre-esistenze arcaiche, oltre a complessi che portano fino alle epoche dei greci, dei bizantini e dei normanni. Il borgo è nato proprio da questo complesso di abitazioni-grotta, vicoli e stradine, ma è stato poi distrutto dal sisma. Oggi si può ammirare un complesso scenario barocco, circondato da ulivi, carrubi, mandorli, vigne e muretti a secco. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nome deriva dal latino Ferula. Gli fu dato dagli abitanti di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-sicilia--piazza-armerina-la-citta-dei-mosaici---enna-" target="_blank" class="imCssLink">Piazza Armerina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, che vi emigrarono in età normanna. La ragione potrebbe trovarsi nella presenza di alberelli di “ferula communis”, un arbusto diffuso nei Monti Iblei, noto anche come “finocchiaccio”, in siciliano “ferra”. Secondo alcuni, invece, Ferla deriverebbe dal longobardo “fara”, che significa stirpe e, in senso lato, paese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ferla2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Magie medievali, la Via Sacra e la buona cucina</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’accesso al paese avviene attraverso i ruderi dei rioni medievali e le stradine del quartiere Carceri Vecchie. Partendo da una chiesa bizantina, si snoda il percorso di sepolcri e grotte. L’atmosfera è tipicamente siciliana. Via Vittorio Emanuele è la Via Sacra, perché lungo di essa sorgono i cinque edifici religiosi del centro storico. Sono la Chiesa del Carmine (dedicata a Santa Maria del Carmelo e collegata al convento, abolito nel 1789); la Chiesa Madre; la Chiesa di San Sebastiano; la Chiesa di Sant’Antonio, con la sua suggestiva facciata barocca; la Chiesa di Santa Maria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra gli edifici pregevoli, ne troviamo alcuni lungo la via Umberto. Qui lo stile barocco è integrato dal gusto liberty di inizio Novecento, sulla scia dei palazzi palermitani di Ernesto Basile. Alla fine di via Vittorio Emanuele sorge invece il moderno edificio che comprende l’ecostazione e la Casa dell’Acqua, una sintesi tra sostenibilità ambientale e innovazione. Una volta a Ferla, è praticamente impossibile non programmare una visita a Pantalica e nella Valle dell’Anapo. La necropoli rocciosa di Pantalica, dal 2005, è insieme a Siracusa Patrimonio Mondiale dell’Umanità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per quanto riguarda la gastronomia locale, bisogna assaggiare, la focaccia casereccia ripiena di bietole selvatiche, pomodorini essiccati e tocchetti di salsiccia, così come la salsiccia di suino di Ferla e i tanti dolci (cassatine pasquali, </span><b><span class="fs14lh1-5">sfingi </span><span class="fs12lh1-5 cf2"><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?ricetta-tradizionale-siciliana--sfincie-di-san-giuseppe" target="_blank" class="imCssLink">(clicca per la ricetta tradizionale)</a></span></b><span class="fs14lh1-5">, zeppole fritte). Ferla fa parte del circuito dei Borghi più Belli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ferla4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Antiche stradine conducono ad una chiesa bizantina e poi ai sepolcri e alle grotte, in cui si respira la Sicilia d’altri tempi: ci sono piccole costruzioni dai muri diroccati con il caratteristico uscio bucato per farvi passare il gatto, e piccole finestre sulle porte per vedere senza essere visti. Ma non è solo Carceri Vecchie, ad aver conservato un sapore antico: anche i quartieri di Castelverde e Calanconi rimandano al passato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma c’è, a Ferla, anche una via speciale: è via Vittorio Emanuele, la via sacra. Perché si chiama così? Perché qui sorgono cinque edifici religiosi: la chiesa del Carmine dedicata a Santa Maria del Carmelo con la sua facciata settecentesca, la più grande chiesa di San Sebastiano (al cui interno è possibile ammirare il Martirio di San Sebastiano di Giuseppe Crestadoro e il gruppo scultoreo ligneo di Michelangelo Di Giacomo), la chiesa Madre, la chiesa di Sant’Antonio (la più bella, con la facciata barocca fatta di tre corpi concavi) e – infine – la chiesa di Santa Maria, che fu convento, scuola e carcere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/ferla1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma non è solo chiese e palazzi barocchi, Ferla. Dal borgo è possibile organizzare un’escursione alla necropoli rocciosa di Pantalica (</span><b><span class="fs12lh1-5 cf2"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?necropoli-di-pantalica---siracusa--" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per Visitare la Necropoli</a></span></b><span class="fs14lh1-5">), che dista 11 chilometri e che è Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Tra i principali luoghi protostorici siciliani, ospita testimonianze come l’Anaktoron (il palazzo del principe), l’unico edificio megalitico di tipo miceneo rimasto in Sicilia, e il villaggio bizantino di San Micidario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Appena un chilometro fuori Ferla, invece, è stata rinvenuta la necropoli di San Martino, una serie di sepolcri ipogei di età cristiana all’interno di anfratti già impiegati nell’età del Bronzo. Perché è decisamente la Sicilia del passato, questa. E non vederla è un peccato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video su Ferla</span></div></div><a href="https://youtu.be/SqqIxn90f7g">https://youtu.be/SqqIxn90f7g</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 17 May 2026 05:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa visitare a Catania - U Liotru di Catania, tra Storia e Mito]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000365"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Curiosamente, se il simbolo di Catania è un elefante, lo si deve alla statua situata oggi in Piazza Duomo (e non viceversa!) che raffigura appunto il pachiderma. In verità, non sentirete mai un catanese definire elefante né l’animale raffigurato nella suddetta statua né la sua rappresentazione come emblema della città. Per noi, il simbolo di Catania ha un nome preciso: “Liotru“. A cosa sia dovuto questo appellativo lo vedremo fra poco, ma prima raccontiamo la storia di questa misteriosa statua!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/rlctcop2new.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'elefante di Catania è il simbolo della città dal 1239 e la sua origine è legata ad un'antica leggenda.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Perché l’Elefante di Catania si Chiama “Liotru”?</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Resta ancora da capire perché l’elefante di Catania si chiama Liotru. Anche questo aspetto è legato ad una leggenda. Esso sarebbe infatti la storpiatura del nome Eliodoro, una figura realmente esistita a Catania nella seconda metà dell”VIII secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tradizione racconta, che quando Catania iniziò ad essere abitata, tutti gli animali feroci e pericolosi furono messi in fuga da un elefante. I catanesi per rendergli tutti gli onori dovuti eressero una statua che lo rappresentava chiamata “Liotru”, nome popolare di Elidoro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Elidoro, un erudito del VIII secolo, fu fatto bruciare vivo nel 778 dal vescovo di Catania poiché, non essendo riuscito a diventare vescovo della città, disturbava le funzioni sacre con varie magie e tra queste proprio quella di far camminare l’elefante di pietra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/liotructnew2jpg.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Diverse ipotesi sono state fatte per rintracciare l’origine e il significato della statua di pietra che domina su Piazza Duomo dal 1736, tra queste due meritano un cenno: la prima è quella sostenuta dello storico Pietro Carrera da Militello (1571-1647) che nel suo libro Memorie Historiche della città di Catania, definisce la statua il simbolo di una vittoria militare riportata dai catanesi sui libici. Ipotesi sulla quale si basa lo stesso telone del teatro Bellini di Catania dove il pittore Sciuti nel 1890, in occasione dell’inaugurazione del teatro, vi raffigurò proprio questa immaginaria vittoria dei catanesi sui libici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma l’ipotesi più attendibile è però quella espressa dal geografo arabo Idrisi nel XII secolo: secondo Idrisi l’elefante di Catania è una statua magica, costruita in epoca bizantina proprio per tenere lontano da Catania gli attacchi dell’Etna. Questa sembra la spiegazione più attendibile o comunque quella accolta dagli stessi Catanesi, devoti e legati al loro Liotro tanto da minacciare una sommossa popolare quando, nel 1862, si paventò la proposta di trasferire u Liotru da Piazza Duomo alla periferica piazza Palestro. A prescindere dalle leggende, l’elefante che domina Piazza Duomo è uno spettacolo al quale non si può rinunciare quando si arriva a Catania.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/rlctcop3new.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dettagli artistici della Fontana dell’Elefante</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla base della fontana spicca la presenza di due sculture che rappresentano i due fiumi di Catania: il Simeto e l’Amenano, quest’ultimo è il fiume che scorre proprio nel sottosuolo di Piazza Duomo, le cui acque alimentano la stessa Fontana dell’Elefante. Se si osserva attentamente il complesso monumentale, si possono osservare dettagli interessanti. Uno di questi è il fatto che U ‘Liotru guarda verso la Cattedrale di Sant’Agata e presenta su entrambi i lati un drappo in marmo che riporta lo scudo della Santa.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/rlctcop4new.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un’altra caratteristica interessante è il globo terracqueo situato in cima all’obelisco e coronato da una foglia di palma (simbolo del martirio) e da un mazzo di gigli (che rappresentano la purezza). Sul globo è visibile una tavola che riporta la sigla “MSSHDEPL”. Il suo significato in italiano è “Mente sana e sincera, per l’onore di Dio e per la liberazione della sua patria” e una piccola croce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sui gradini della fontana, realizzati in pietra lavica, è molto comune che turisti e catanesi si fermino, vuoi per riposarsi, per gustare un buon gelato o, semplicemente, con il mero obiettivo di godere dell’atmosfera che di solito si respira in piazza. Per godersi la piazza è anche possibile sedersi su una delle terrazze dei bar presenti. Data la sua grande importanza e bellezza, la Fontana dell’Elefante è uno dei luoghi più fotografati della città. Per questo motivo non potete visitare Catania senza fotografarla.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come raggiungerlo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Diciamo che trovare U ‘Liotru e, di conseguenza, l’intero complesso monumentale di questa famosa fontana, è molto semplice… molto probabilmente vi imbatterete nell’elefante quasi senza volerlo. E, sebbene sia un monumento di dimensioni medie, il fatto che si trovi in un punto tanto centrale della piazza principale di Catania, rende quasi impossibile visitare la città senza imbattersi nella Fontana dell’Elefante. Ad ogni modo, per essere sicuri di non perdervi né la Cattedrale di Sant’Agata, né Palazzo degli Elefanti e nessun’altra bellezza della piazza del Duomo di Catania, dovrete semplicemente percorrere la Via Etnea fino a ritrovarvi in questa meravigliosa piazza.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/ajsbeC-LWdk">https://youtu.be/ajsbeC-LWdk</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 14 May 2026 06:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Estate 2026 - Sicilia da record, assegnate 14 Bandiere Blu per il 2026]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003F0"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sicilia conferma anche nel 2026 la qualità delle sue coste conquistando 14 Bandiere Blu, il riconoscimento internazionale assegnato dalla Foundation for Environmental Education alle località balneari che si distinguono per qualità delle acque, sostenibilità ambientale, servizi e gestione del territorio. Un risultato che consolida il ruolo dell’Isola tra le mete più amate del Mediterraneo per chi cerca mare cristallino, spiagge curate e paesaggi autentici. A conquistare la scena sono soprattutto i comuni iblei, che confermano ancora una volta la qualità straordinaria del loro litorale. Da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borgate-marinare-in-sicilia--marina-di-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Marina di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> a Sampieri, passando per Pozzallo e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-marinari-in-sicilia-santa-maria-del-focallo-ispica-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Santa Maria del Focallo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, il sud-est siciliano si prende un posto d’onore tra le spiagge italiane più apprezzate. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/spigme.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche quest’anno la </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> si conferma la più rappresentata dell’isola, con numerosi comuni premiati lungo la costa ionica. Tra le località che ottengono la Bandiera Blu 2026 ci sono Messina, Alì Terme, Nizza di Sicilia, Roccalumera, Furci Siculo, Santa Teresa di Riva, Letojanni, Taormina e Tusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una lunga fascia costiera che continua a distinguersi per mare limpido, spiagge curate e servizi turistici sempre più attenti alla sostenibilità ambientale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/spigeolie.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Eolie</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> Bandiera Blu</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tra le mete più affascinanti del 2026 spicca Lipari, che ottiene il riconoscimento con diverse località delle Eolie: Canneto, Acquacalda, Stromboli Ficogrande e le spiagge di Vulcano. Qui il mare assume tonalità intense tra rocce vulcaniche, spiagge nere e scenari spettacolari dominati dai vulcani attivi. È la destinazione ideale per chi desidera un’esperienza più esclusiva e immersa nella natura mediterranea.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggergblu.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel ragusano arrivano invece le conferme per alcune delle mete balneari più amate della Sicilia sud-orientale. Scicli mantiene il riconoscimento con Sampieri e Pisciotto, Pozzallo viene premiata per Pietre Nere e Raganzino, mentre Modica conferma la Bandiera Blu con Maganuco e Marina di Modica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Riconoscimento anche per Ispica con Santa Maria del Focallo e per Ragusa con Marina di Ragusa, da anni simbolo dell’estate siciliana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A rappresentare la provincia di Agrigento c’è infine Menfi, una delle località storicamente più apprezzate dell’isola per qualità ambientale e turismo sostenibile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggergbluag.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le Bandiere Blu raccontano una Sicilia dai paesaggi diversi ma accomunati da mare cristallino e spiagge curate. </span><span class="fs14lh1-5">La costa ionica messinese continua ad attirare visitatori con i suoi scenari tra mare e montagna, mentre il ragusano conquista con lunghe spiagge dorate e acque trasparenti. Menfi, sulla costa agrigentina, si conferma invece una delle eccellenze balneari dell’isola grazie al perfetto equilibrio tra natura, relax e sostenibilità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/bluflagsici2026cop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa significa ottenere la Bandiera Blu</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Bandiera Blu è uno dei riconoscimenti ambientali più importanti nel settore turistico balneare. A valutarne l’assegnazione è la Foundation for Environmental Education, organizzazione internazionale presente in numerosi Paesi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per ottenere il riconoscimento non basta avere un mare pulito. I comuni devono dimostrare di rispettare standard elevati nella gestione del territorio e dei servizi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i criteri valutati ci sono il funzionamento degli impianti di depurazione, la raccolta differenziata, la sicurezza delle spiagge, l’accessibilità, la mobilità sostenibile e le attività di educazione ambientale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un lavoro costante che oggi permette alla Sicilia di confermarsi tra le regioni più apprezzate del turismo balneare siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/XEPb63SbTa4">https://youtu.be/XEPb63SbTa4</a>]]></description>
			<pubDate>Wed, 13 May 2026 08:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Chiese Medievali in Sicilia - REAL DUOMO DI ERICE - Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003C2"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Real Duomo di </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?erice" target="_blank" class="imCssLink">Erice</a></b></i><span class="fs12lh1-5">, meglio conosciuto come Duomo di Erice, dedicato a Maria Assunta, è il principale luogo di culto cattolico dello splendido </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?erice" target="_blank" class="imCssLink">Borgo Medievale di Erice </a></i></span><span class="fs12lh1-5">in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Trapani</a>. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/reduoricecop1b.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il duomo, di stile gotico, si erge sulla piazza Matrice nei pressi di Porta Trapani. Questo meraviglioso luogo di culto risale all’epoca romana più precisamente al IV sec d.c. ed è stato costruito con parte dei materiali derivanti dall’antico tempio pagano dedicato a Venere Ericina, a testimonianza, le nove croci greche incastonate sulla parete esterna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/reduoricecop2n.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Durante la disputa tra Angioini ed Aragonesi, Federico III d’Aragona, costretto a lasciare Palermo, trovò ad Erice accoglienza e protezione. Per ripagare la cittadina di tanta ospitalità volle lasciare un segno di gratitudine e fondò così il Duomo nel 1314. Realizzato in stile gotico sulla preesistente struttura, il progetto del Duomo venne affidato all’architetto Antonio Musso. L’edificio venne aperto al culto nel 1339. </span><span class="fs12lh1-5">Come accade tante volte, la storia si unisce alla leggenda e c’è chi sostiene che il sovrano la fece costruire come ringraziamento per l’ospitalità ricevuta ad Erice, dove si era rifugiato durante un tumultuoso periodo di lotte tra opposte fazioni di baroni siciliani, divisi tra Angioini ed Aragonesi che si contendevano il dominio sulla Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/reduoricecop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Bello il racconto della gratitudine di Federico III, però forse ci fu anche un altro motivo per edificare questa bella chiesa su una cappella preesistente, anch’essa dedicata alla Vergine Assunta, e adiacente ad una preesistente torre di avvistamento, trasformata in campanile. Come accade tante volte, la storia si unisce alla leggenda e c’è chi sostiene che il sovrano la fece costruire come ringraziamento per l’ospitalità ricevuta ad Erice, dove si era rifugiato durante un tumultuoso periodo di lotte tra opposte fazioni di baroni siciliani, divisi tra Angioini ed Aragonesi che si contendevano il dominio sulla Sicilia. Bello il racconto della gratitudine di Federico III, però forse ci fu anche un altro motivo per edificare questa bella chiesa su una cappella preesistente, anch’essa dedicata alla Vergine Assunta, e adiacente ad una preesistente torre di avvistamento, trasformata in campanile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/reduoricecop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Secondo fonti storiche, la prima costruzione del Duomo di risalirebbe al IV secolo d.C.. La storia del Duomo di Erice, quindi, si intreccia anche con quella degli Aragonesi, in particolar modo con la figura di Federico III, Re di Sicilia, che trovando ospitalità nella città di Erice durante la sua fuga da Palermo, finanziò gli ampliamenti della vecchia Chiesa, agli inizi del Trecento, così da donare alla città di Erice un prestigioso Duomo. I lavori iniziarono nel 1314 . Il Duomo di Erice sorse accanto alla torre d’avvistamento, che venne riqualificata a campanile. Durante il rinascimento siciliano, il Duomo di Erice venne arricchito con varie aggiunte, sia nella parte esterna che in quella interna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/reduoricecop9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Durante la dominazione spagnola, la chiesa fu oggetto di svariate modifiche. Vennero aggiunte le cappelle e gli ambienti della sacrestia. </span><span class="fs12lh1-5">Nel 1769 I Borbone realizzarono la bellissima scalinata esterna e nel 1853 venne ristrutturato l’intero soffitto, ricostruito in stile neogotico, dopo il crollo della struttura precedente. La chiesa venne riaperta al culto nel 1865. Oggi il Duomo di Erice si presenta all’esterno con uno stile prettamente catalano. Spicca il bellissimo rosone e al disopra una deliziosa finestra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/reduoricecopn5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’intera costruzione è dominata dalla maestosa cupola. Una volta entrati all’interno del duomo troverete tre navate delimitate da due file di pilastri in tufo.Le cappelle, che potrete osservare sui lati delle navate, ospitano opere di notevole pregio ad opera di artisti del calibro di: Gangini, Laurana, Mancini, Bartolomeo Berrettaro.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/reduoricecop6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La facciata esterna si presenta con un artistico rosone composto in decorazione da bugne diamantate, tipico dell'arte catalana. Il portale d’ingresso del Duomo di Erice è estremamente scenografico, composto da più arcate che accompagnano fino al vero e proprio ingresso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il campanile a tratti merlati era, anticamente chiamato Torre di Re Federico, una struttura alta ben 28 metri ed edificato a fine duecento sostituendola a una precedente torre di avvistamento costruita precedentemente. La sua facciata è decorata con piccole finestrelle a doppia ogiva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/reduoricecop7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’interno è composto da tre navate con pilastri composti da tufo calcareo. Il Duomo di Erice è sorretto da diverse colonne in stile corinzio, che si mescolano allo stile gotico che prevale nell’intero edificio. Le diverse cappelle, che occupano le pareti di quelle laterali, sono arricchite da splendidi dipinti su tela che presentano varie raffigurazioni religiose.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/reduoricecop1b1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tra le opere custodite all’interno della chiesa, di notevole pregio sono: le croci greche in marmo proveniente dal tempio della Venere Ericina; l'icona marmorea con al centro la Madonna in trono risalente al 1513, realizzata da Giuliano Mancino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">All'interno del campanile si trova l'ufficio d'informazioni turistiche di Erice. Qui si possono acquistare i biglietti per visitare i monumenti della città medievale. Si può anche salire sul tetto della torre, attraverso i suoi 400 gradini, da dove si gode di un'ottima visuale su Erice e su parte della città di Trapani. </span><span class="fs12lh1-5">Inoltre, merita una visita il Tesoro del Duomo dove sono conservate preziosissime collezioni di argenti, tra le più pregiate dell’intera Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/Qh8OUFONeR8">https://youtu.be/Qh8OUFONeR8</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 May 2026 06:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserve Naturali sul Mare - Riserva di Punta Bianca - Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003C1"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Descrivere la straordinaria bellezza di Punta Bianca &nbsp;non è facile: bisogna viverla immergendosi con tutti i cinque sensi nella magia di questa incredibile scogliera di marna bianca e nel suo straordinario habitat naturale. Infatti la Riserva abbraccia una vasta area collinare e marina, ovvero, oltre Punta Bianca, Montegrande e Scoglio Patella, proteggendo così un ecosistema di 437 ettari esteso tra il territorio di Agrigento e Palma di Montechiaro. Punta Bianca è nota per le sue spiagge incontaminate, il mare turchese, la sua candida scogliera che, seppur più piccola, ricorda molto quella della Scala dei Turchi. Ma c’è di più: Punta Bianca si trova al centro di un’area naturalistica, paesaggistica e archeologica di straordinaria importanza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/PUNTBIARIS1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Punta Bianca con il suo sperone di roccia bianca che si tuffa in un mare cristallino, è la più bella Riserva Naturale di Agrigento che offre un panorama naturale mozzafiato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La spiaggia della Riserva Naturale di Punta Bianca è una delle principali attrazioni della zona, una vera e propria oasi di sabbia dorata e acque turchesi, ideale per trascorrere delle giornate estive all’insegna del relax e del divertimento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ma la Riserva Naturale di Punta Bianca è anche il luogo ideale per gli amanti del trekking e cerca passeggiata immersa nella natura, con un paesaggio collinare e l’alternarsi di roccia bianca e spiagge che rendono la riserva un luogo incantevole in cui riconnettersi con la natura e ricaricarsi con la sua bellezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/PUNTBIARIS2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">A dominare il paesaggio è la spettacolare collina di marna bianca, che con il suo candore accecante si erge a picco sul mare. Ai suoi piedi, la suggestiva casa dei doganieri, oggi abbandonata e in parte diroccata, aggiunge un tocco di mistero e fascino al panorama. Vista da lontano, Punta Bianca appare come la prua di una nave calcarea che si protende verso il Mediterraneo, creando un paesaggio modellato dal tempo e dal vento: falesie imponenti, calanchi scoscesi, calette segrete e spiagge di marna o ciottoli, ognuna con il suo carattere unico. Dall’alto di Monte Grande, lo sguardo si perde in un panorama senza confini: da un lato, la costa si estende verso San Leone, Agrigento, Punta Grande e Capo Rossello; dall’altro, si scorgono le sagome imponenti del Castello di Montechiaro, Palma di Montechiaro e Punta Ciotta. Uno spettacolo che lascia senza fiato e che racconta, senza bisogno di parole, tutta la bellezza della Sicilia più autentica. Immaginate di passeggiare lungo un sentiero di roccia bianca, circondati dalla bellezza delle acque cristalline e della natura incontaminata. La Riserva Naturale di Punta Bianca ad Agrigento è un luogo in cui la bellezza naturale e le emozioni si fondono per creare un’esperienza indimenticabile. Il colore bianco della roccia (marna) ondulata che si estende sulla spiaggia è come una soffice coperta di neve adagiata su un mare limpido e cristallino. In questa riserva naturale, ci si sente immersi nella natura, tra scogliere e mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/PUNTBIARIS3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La Riserva Naturale di Punta Bianca ad Agrigento è un luogo incantevole dove poter vivere esperienze indimenticabili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’ambientazione rocciosa è perfetta per varie attività all’aria aperta come passeggiate escursionistiche e trekking, dove potrete godere di percorsi adatti a diversi livelli di allenamento. Immaginarsi a percorrere i sentieri di questa Riserva Naturale è certamente un’esperienza emozionante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La Riserva Naturale di Punta Bianca offre anche spiagge incontaminate e per nulla affollate. La spiaggia di è un vero e proprio paradiso terrestre, con sabbia dorata e acque dal colore cangiante dal turchese al verde smeraldo. Luogo ideale per rilassarsi dopo una lunga passeggiata nella natura e trascorrere il resto della giornata estiva con un bel bagno e una bella tintarella sotto il sole di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/PUNTBIARIS4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dalla cima dello sperone, potrete ammirare panorami unici della costa Agrigentina, con uno dei tramonti più emozionanti della Sicilia, circondati da colline e distese pianeggianti immersi in una vegetazione incontaminata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Punta Bianca è un luogo poco conosciuto rispetto alla più famosa Scala dei Turchi, ma non meno affascinante, per raggiungerlo è necessario percorrere una strada sterrata e proseguire poi a piedi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La storia di Punta Bianca include una torretta militare di guardia che si trova su una collinetta antistante la scogliera. Si tratta di un manufatto risalente alla seconda guerra mondiale, che sta lì quasi a sorvegliare la Riserva, ma che allo stesso tempo ci ricorda le attività militari svolte nella zona nel corso degli anni. Infatti, prima di diventare una Riserva Naturale, Punta Bianca è stata sede di esercitazioni militari. Attività che sono cessate solo nel 2022, proprio grazie all’istituzione dell’area protetta da parte della Regione Siciliana, dopo lo shooting di Belen Rodriguez.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/PUNTBIARIS5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La torretta di guardia dell’Esercito Italiano incastonata nella roccia, è raggiungibile a piedi o con un fuoristrada. Vi consente di avere uno scorcio di diverso del paesaggio di cui la scogliera bianca di marna fa da protagonista rispetto alla costa agrigentina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come arrivare:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Raggiungere la Riserva di Punta Bianca non è complicato, ma richiede un po’ di spirito d’avventura. Partendo da Agrigento, basta prendere la SS115 in direzione Villaggio Mosè, e poi seguire le indicazioni per Zingarello e Punta Bianca. L’ultimo tratto di strada è sterrato, quindi è consigliabile parcheggiare nei pressi dell’abbeveratoio e proseguire a piedi per circa 15 minuti. Una piccola fatica che sarà ricompensata dalla bellezza che ti troverai davanti. Se invece preferisci fare una gita in barca , puoi raggiungere Punta Bianca lasciandoti cullare dalle onde.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><b>Guarda il Video</b></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/I3IVbijrwG0">https://youtu.be/I3IVbijrwG0</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 10 May 2026 05:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie di Sicilia - La Grotta delle Colombe, Baia San Cataldo, Terrasini]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003C0"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5">La Grotta delle Colombe di </span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-marinari-di-sicilia--terrasini--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">Terrasini</a></span><span class="fs12lh1-5"> è uno dei gioiellini della Baia di San Cataldo. Ci troviamo nel tratto costiero che va da Terrasini a </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-marinari-in-sicilia---trappeto---palermo" target="_blank" class="imCssLink">Trappeto</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a>.</span><span class="fs10lh1-5"> </span></span><span class="fs12lh1-5">La <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?sicilia-da-scoprire--baia-di-san-cataldo---terrasini--pa-" target="_blank" class="imCssLink">Baia di San Cataldo</a></i> è un’insenatura costiera che offre un panorama spettacolare. La sua bellezza è accentuata da una serie di scalini a strapiombo sul mare che conducono alla Grotta delle Colombe, conosciuta localmente come “a rutta ri palummi“. Questa grotta è una piccola caletta con acque limpide e cristalline, un vero e proprio eden nascosto tra le rocce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/bacataldogrcolombe1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Pensi di conoscere ogni angolo nascosto della Sicilia? Allora preparati a sorprenderti! A <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-marinari-di-sicilia--terrasini--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">Terrasini</a></i>, incantevole Borgo Marinaro in <i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></i> custodisce un vero gioiello ancora fuori dal turismo di massa: la Grotta delle Colombe. Una piccola grotta formata in seguito alla tremenda eruzione avvenuta nel 1669 e costituita da una galleria di natura lavica lunga un centinaio di metri e con una volta alta circa 7 metri. L’irregolare pavimento è fatto da brandelli e scorie di lava saldatasi tra loro da cui sgorgano sorgenti di acqua dolce. <span class="imTALeft">La presenza di una sorgente idrica all’interno della grotta favorisce lo sviluppo di licheni e muschi, aggiungendo un tocco di verde al paesaggio roccioso.</span></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">La Grotta delle Colombe, così detta perché abitata da numerosissime colombe. Un vero gioiellino in un tratto che si può raggiungere agevolmente via mare ma, con molta prudenza, anche via terra attraverso una lunga scalinata a strapiombo, che sembra un vero collegamento tra il cielo e il mare quasi a volerci dire quanto la bellezza di questo angolo di costa sia opera di una volontà celestiale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/grocolo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Una leggenda parla di Ionia, una ninfa che curava i colombi che trovavano rifugio nella grotta durante l’inverno. La storia racconta che altre ninfe, gelose di Ionia, impedirono l’ingresso ai colombi, causando la loro morte e il crollo della grotta, seppellendo Ionia e le altre ninfe al suo interno.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/grocolo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La Baia di San Cataldo e la Grotta delle Colombe rappresentano un tesoro nascosto della Sicilia, un luogo dove storia, leggenda e natura si fondono in un panorama mozzafiato. Proteggere e valorizzare questo angolo di paradiso è fondamentale per preservare la sua bellezza per le future generazioni. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/grocoloscali.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Come raggiungere la Grotta delle Colombe</span></div><div><span class="fs12lh1-5">La Grotta delle Colombe dista solo 15 minuti di auto dall’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo. Su queste coordinate Google Maps, <i><a href="https://www.google.com/maps/place/38%C2%B005'15.7%22N+13%C2%B004'48.5%22E/@38.0876972,13.0775657,17z/data=!3m1!4b1!4m4!3m3!8m2!3d38.087693!4d13.0801406?authuser=0&entry=ttu&g_ep=EgoyMDI1MDUwNy4wIKXMDSoASAFQAw%3D%3D" target="_blank" class="imCssLink">38.0876930, 13.0801406</a></i> arriverai diretto al parcheggio della grotta, punto di inizio perfetto per iniziare la tua avventura.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il sentiero per raggiungere la Grotta delle Colombe</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Dal parcheggio, scendi a piedi fino alla spiaggia di San Cataldo. Armati di cappellino e acqua fresca. In 5 minuti sarai in spiaggia e una volta arrivato, guarda sulla tua destra. Vedrai un sentiero che costeggia la montagna. Questo è l’inizio del tuo percorso verso la Grotta delle Colombe.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Prosegui lungo il sentiero, superando un vecchio stabilimento abbandonato. Non farti scoraggiare da un piccolo punto a strapiombo: la vista è mozzafiato e il percorso è abbastanza sicuro.Dopo circa 10 minuti di cammino, troverai delle scale che ti porteranno direttamente alla vetta della grotta dove è posto un bunker difensivo.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Da qui, ecco davanti a te le famosissime scalinate che scendono verso il mare. Un luogo che sembra il set di un film cinematografico che lascia a bocca aperta!</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/SrB4ND5dhdU">https://youtu.be/SrB4ND5dhdU</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 May 2026 06:57:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Turismo Termale nelle Isole Eolie - GEOTERME DI VULCANO , Eolie]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003BF"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le terme libere di </span><i class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isole-eoilie--isola-di-vulcano" target="_blank" class="imCssLink">Vulcano</a></i><span class="fs12lh1-5"> sono fra i siti termali liberi della Sicilia sicuramente fra i più famosi e conosciuti e certamente i più belli e gradevoli da visitare per la varietà di attrazioni offerte, assieme a quelle dello </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?splendori-di-sicilia---lago-specchio-di-venere---pantelleria" target="_blank" class="imCssLink">Specchio di Venere</a></i></span><span class="fs12lh1-5"> nell’</span><i class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isola-di-pantelleria" target="_blank" class="imCssLink">isola di Pantelleria</a></i><span class="fs12lh1-5">. Situate nell’</span><i class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">arcipelago delle Isole Eolie</a></i><span class="fs12lh1-5">, offrono un’esperienza termale unica nel suo genere. Questo sito naturale comprende tre aree principali: la Pozza dei Fanghi, il “mare caldo” e le fumarole. La Pozza dei Fanghi è una piscina naturale di fango termale, alimentata da sorgenti sulfuree con temperature che variano tra i 40°C e gli 80°C. Qui, i visitatori possono immergersi nei fanghi caldi, noti per le loro proprietà terapeutiche e successivamente risciacquarsi nelle vicine acque marine riscaldate da fumarole subacquee.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/geoterme_a_vulcano1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il “mare caldo” è una zona costiera dove l’attività vulcanica sottomarina riscalda l’acqua del mare, creando un ambiente ideale per bagni rilassanti. Le fumarole, infine, sono emissioni di vapore sulfureo che emergono sia sulla terraferma che sott’acqua, offrendo una sorta di bagno turco naturale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/geoterme_a_vulcano2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Suggestive e a costo zero, le terme libere di Vulcano danno comunque la possibilità a chi desidera diversificare la propria esperienza termale oppure preferisce una maggiore comodità di scegliere invece le terme nuove in cui a fronte del pagamento di un piccolo biglietto di ingresso si può usufruire di tutti i servizi dei classici stabilimenti termali, come nel caso dell’impianto Oasi della salute in cui si può usufruire delle tre Piscine geotermiche Marotta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/geoterme_a_vulcano3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’utilizzo delle risorse termali dell’isola di Vulcano risale a tempi antichi. Le popolazioni locali hanno da sempre sfruttato le proprietà curative dei fanghi e delle acque sulfuree presenti sull’isola. La tradizione termale di Vulcano è testimoniata da osservazioni e studi condotti nel corso di almeno 40 anni, che confermano l’efficacia terapeutica di queste risorse naturali. Nel corso del tempo, l’area termale è stata preservata e valorizzata, diventando una delle principali attrazioni turistiche dell’isola. Oggi, le Terme Libere di Vulcano continuano a offrire ai visitatori un’esperienza autentica e rigenerante, mantenendo viva una tradizione millenaria di benessere naturale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/geoterme_a_vulcano4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i><b class="fs12lh1-5">Indicazioni sulle acque e proprietà terapeutiche</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le acque termali di Vulcano sono classificate come solfuree, salso-bromo-iodiche e debolmente radioattive, con temperature alla sorgente che oscillano tra i 40°C e gli 80°C. Questa particolare composizione le rende efficaci nel trattamento di diverse condizioni:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Pelle: Le proprietà antisettiche e antinfiammatorie dell’acqua aiutano a lenire irritazioni cutanee e promuovono la cicatrizzazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Apparato respiratorio: L’inalazione dei vapori sulfurei può migliorare condizioni come sinusiti e bronchiti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sistema muscolo-scheletrico: L’immersione nelle acque calde favorisce il rilassamento muscolare e allevia dolori articolari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Inoltre, l’ambiente ricco di zolfo contribuisce a una generale sensazione di benessere e rilassamento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/geoterme_a_vulcano5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5"><b>P</b></i><i class="fs12lh1-5"><b>resso le Terme Libere di Vulcano, i visitatori possono usufruire di diversi trattamenti naturali:</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Fangoterapia: L’applicazione del fango termale sulla pelle, seguita dall’esposizione al sole e dal risciacquo nelle acque calde, aiuta a purificare e rigenerare la pelle.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Bagni termali: L’immersione nella Pozza dei Fanghi o nelle acque del “mare caldo” offre benefici rilassanti e terapeutici per muscoli e articolazioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Inalazioni naturali: Le fumarole presenti nell’area emettono vapori sulfurei che possono essere inalati per migliorare le condizioni dell’apparato respiratorio. </span><span class="fs12lh1-5">È consigliabile alternare periodi di immersione di 15-20 minuti a momenti di riposo, per permettere al corpo di adattarsi al calore e massimizzare i benefici terapeutici. Si raccomanda inoltre di consultare un medico prima di intraprendere trattamenti termali, soprattutto in presenza di condizioni di salute particolari.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/geoterme_a_vulcano6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">L’accesso alle terme è regolamentato con un piccolo contributo per la manutenzione e la pulizia dell’area, garantendo un ambiente sicuro e ben curato per tutti i visitatori. La combinazione di questi elementi rende le Terme Libere di Vulcano una meta imperdibile per chi cerca relax e benessere in un contesto naturale suggestivo.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 May 2026 06:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trek Naturalisti e laghi in Sicilia - LAGO DI DESUERI, Gela]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003BE"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il lago Disueri (più comunemente noto come "diga del Disueri") è un lago artificiale che si trova nel comune di </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?cittadine-siciliane-sul-mare--gela---caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">Gela</a></b></i><span class="fs12lh1-5">, in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs12lh1-5">. Il lago si trova a 150 metri sul livello del mare, è lungo 3 km e largo 1 km nel suo punto di maggiore ampiezza. La sua profondità massima ad invaso pieno è di 34 m, con un volume di acqua di 14 milioni di metri cubi. Completata nell'anno dell'entrata in vigore della Costituzione (1948), la diga Disueri è la più antica delle solamente cinque grandi opere pubbliche realizzate nella Gela repubblicana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/desuerilake1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il progetto di una diga ritenuta sul fiume Gela ebbe la sua attuazione nel luglio del 1939 quando furono iniziati i lavori per la costruzione della Diga del Disueri che fu completata nel 1948. L’idea di una diga sul fiume Gela originariamente risale al 1885, quando il Governo Italiano, interessatosi al problema dei serbatori artificiali, dette incarico all’Ing. Travaglia di studiare la possibilità di crearne in Sicilia. &nbsp;Durante la Prima Guerra Mondiale, l’On. Milani, Ministro dell’Agricoltura, capitato a Gela in un suo giro nell’Isola, sicuramente a conoscenza dei progetti del Travaglia, volle vedere il posto da questi indicato come il più adatto alla costruzione dello sbarramento del fiume Gela. Furono prima il grave disastro causato dalla siccità nell’aridissima annata 1919-20 e poi gli enormi danni arrecati alla pianura nel 1926 dalle forti piene a rimettere in luce il problema della costruzione dell’invaso che fu riproposto nel 1927 dall’Ing. Conte Galletti, Primo Provveditore alle OO.PP. per la Sicilia; ma nonostante ciò il progetto non ebbe seguito per le note vicende politiche che portarono al potere il fascismo. Dal 1934 al 1936 iniziarono le opere preliminari per la costruzione della diga che furono eseguite dall’Impresa Vitali Domenico di Roma; nell’agosto del 1937 il Capo del Governo Mussolini, in visita a Gela, diede l’ordine di eseguire l’opera che, però, fu ritardata di altri due anni. Nel luglio del 1939 iniziarono i lavori per la costruzione della Diga del Disueri che furono affidati all’Impresa Umberto Girola di Domodossola su progetto dell’Ing. Felice Contessini, sulla base e sui dati forniti dagli Ingegneri Sartori e Vecellio. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/desuerilake2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La Diga del Disueri, con una superficie dell’intero bacino di 24.000 ettari e con la capacità di contenere 12 milioni di metri cubi d’acqua del fiume Gela, fu completata nel 1948 e rappresentò una delle maggiori opere costruite in tutt’Europa, anche se tale primato costò il sacrificio delle necropoli protostoriche di Monte Maio e, in parte, di Monte Canalotto. Negli ultimi decenni sulla diga, che non si trovò nelle condizioni di sopperire alle esigenze d’irrigazione della piana del Gela (causa un interramento progressivo che ne ridusse sensibilmente la capacità), furono avviati, ad opera della ditta Impre.Gi.Lo., i lavori di ampliamento che hanno aumentato la capacità fino a 16 milioni di metri cubi d’acqua, lavori che sono stati ultimati nel 1997.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Lago</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 03 May 2026 06:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie di Sicilia - IL BORGO RUPESTRE DI SPERLINGA - Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003BD"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sperlinga, è un piccolo e suggestivo paese in provincia di Enna, sorge lungo il fianco di uno sperone roccioso utilizzato sin dai tempi dei Sicani come insediamento rupestre. Si trova tra i monti Nebrodi e le Madonie a 750 m sul livello del mare a 47 chilometri da Enna. Il toponimo viene dal greco, ma è arrivato a noi attraverso il latino spelunca, che significa grotta, spelonca e rappresenta pienamente questo piccolo comune siciliano. Sul versante sud del paese si trova un sistema di grotte collegate da scalinate scavate nella roccia. Sono la parte più caratteristica e scenografica del sito rupestre. Le grotte si presentano attualmente come abitazioni, ricavate dall’ampliamento di ambienti precedenti. Questi erano originariamente tombe risalenti all’età del bronzo. La loro trasformazione risale al Settecento, quando l’aumento demografico richiese la costruzione di nuove abitazioni. Il comune ha di recente acquistato alcune di esse per ricostruire le tipiche abitazioni contadine, costituite spesso da uno o al massimo due ambienti, una cucina con un forno e una stanza da letto. All’esterno sono visibili dei fori scavati nell’arenaria ai quali venivano assicurate le cavalcature, e ne fanno una piccola Matera in terra sicula.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sperlinga-Borgo-rupestre.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il costone roccioso, di arenaria compatta, come altri rilievi di uguale natura, è assai ripido, parallelo alla grande massa del Castello, che gli fa da sfondo, ed è solcato da stradelle incassate nel masso e sovrapposte in diversi ordini, fino all’apice della roccia. Ai lati esterni si aprono le numerose grotte, di varie dimen-sioni ma tipologicamente uniformi. Esse, insieme alle grandi cavità rupestri del Castello, evidenziano aspetti assai interessanti, e salvo probabili manomissioni del periodo bizantino (535-827 d.C.) possono ascriversi ad epoche molto remote; in ogni caso a periodi anteriori all’arrivo dei Greci in Sicilia. Queste abitazioni trogloditiche costituiscono l’unico elemento complementare abitativo intorno al Castello fino agli albori del XVII secolo, allorché il Signore dell’epoca ottenne il privilegio di costruire strutture edilizie abitative sul poggio sottostante la fortezza dallo stesso abitata, avviando l’inevitabile distruzione di numerosi ingrottati e riducendone molti altri ad uso di scantinati su cui vennero costruite le case. Da quell’evento edilizio, che si protrae ancora ai nostri giorni, solo il Borgo rupestre si è in buona parte salvato dalle sovrapposizioni in muratura, appunto per la sua posizione in forte pendenza e la conseguente assenza di ripiani atti a potervi sovrapporre strutture murarie di indirizzo abitativo o d’altri usi. In gergo locale, questo Borgo viene ancora indicato come “il Balzo”, ovvero “o bàózz” nello schietto dialetto locale di origine gallo-italico e che caratterizza la parlata degli Sperlinghesi, ancora in uso. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottesperlinga.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il toponimo indica chiaramente la massiccia conformazione della rupe. L’uso abitativo di queste numerose cavità scavate dall’uomo venne a cessare quasi del tutto, solo verso la fine degli anni cinquanta, allorché furono fatte costruire dallo Stato apposite “case per gli aggrottati”. Ma l’inarrestabile, seppur lento, esodo dalle grotte di Sperlinga va fatto coincidere in primo luogo col flusso migratorio già in atto nel tardo Ottocento, ed avviato, a ritmo sempre più crescente, col sorgere del XX secolo. L’emigrazione, infatti, costituì l’unico sbocco per le masse di contadini, relegate nelle aree feudali, verso mondi lontani. Di tale provvidenziale possibilità furono ovviamente i più coraggiosi ad approfittarne, soprattutto i meno abbienti, che di quanti vivevano nelle grotte e nelle povere casupole costituivano la quasi totalità. Per affrontare le spese di viaggio cedevano gli angusti poderetti di terra, che tenevano in possesso per concessione enfiteutica, a facoltosi locali i quali, accogliendo le invocazioni di quanti vi si prostravano, stabilivano unilateralmente la somma che, a loro insindacabile giudizio, ritenevano adeguata al valore degli immobili, dei quali venivano, ipso facto, in possesso. Dopo di che, spogliati letteralmente di quel poco che possedevano, questi autentici campioni dell’avventura, regolarmente analfabeti e privi di alcuna nozione di spazio e di tempo, affrontavano gli interminabili viaggi all’insegna di lusinghieri miraggi, col solo conforto della fede, unica forza inferiore di cui erano profondamente intrisi. Erano le terre del nuovo mondo ad accoglierli, e vi si adattarono non senza difficoltà iniziali. Alcuni di loro, conseguito lo scopo di mettere insieme i sudati risparmi ritornarono in paese, si costruirono la loro comoda casetta e ripresero a vivere ed operare, in condizioni ovviamente più avvantaggiate, rispetto a quelle misere ed umilianti che li avevano costretti ad emigrare. Non mancarono coloro che, non riuscendo ad inserirsi in un mondo radicalmente diverso da quello che avevano lasciato, ritornarono ad affossarsi nelle misere dimore, in cui vissero il resto della vita, e vi morirono, nella squallida miseria, della quale non ebbero la forza e la costanza per liberarsene. Molti, invece, vi fecero fortuna, ne assimilarono il sistema di vita e di ambiente e vi rimasero, pur con la nostalgia della terra che aveva dato loro i natali, nel cuore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Quello di Don Mariano Napoli è il tipico esempio del vecchio emigrante, che trascorre quasi tutta la sua esistenza in Argentina. Aveva emigrato, insieme ai genitori, quando era un ragazzo di circa dieci anni. Cresciuto e sviluppatesi in un mondo tutto diverso dall’ambiente ristretto e sconfortante in cui era nato, mise a profitto il suo potenziale acume. Avviò una piccola industria, che riuscì a condurre e portare avanti con risultati vantaggiosi. Ma nel 1979, quando è ormai oltre la soglia degli ottant’anni, decide di rivedere la terra in cui era nato. Giunto a Sperlinga, dopo attimi di comprensibile esitazione, in un fulmineo risveglio mentale che stupisce gli astanti, Don Mariano imbocca una via del paese. Era proprio quella in cui era nato nel lontano 1898. La indica quasi con orgoglio al figlio ed ai fratelli, che gli sono compagni di viaggiò. Col viso mutevole e caratterizzato da sfumature che ne tradiscono il turbine sentimentale del momento. Don Mariano non crede ai propri occhi; sorride, parla, narra episodi, ora nitidi, ora confusi, della sua verde età trascorsa in paese. Scandisce, in dialetto sperlinghese incontaminato, le parole in una fraseologia rabberciata alla meglio. Gli episodi che ricorda sono pochi, e non offrono tanto al suo struggente desiderio di rammentare e raccontare. Anche se in definitiva dice sempre le stesse cose, finisce per commuovere gli astanti, accattivandosene la simpatia. L’attuale proprietario, presente, esaurendo l’esortazione di Don Mariano gli apre la porta della grotta, ed egli, entrandovi indica col dito gli angoli in cui erano i letti, il focolare, il forno e la mangiatoia per l’asino e la capra, in una angusta continuità spaziale che ne accomunava i soggetti, all’insegna di una esistenzialità ormai fuori del tempo e non più concepibile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il borgo è costituito di una cinquantina di interessanti grotte scavate sulla roccia dai bizantini e che disposte su più piani fino all'800 costituivano il centro abitato. Le grotte oggi vengono utilizzate come depositi dagli abitanti oppure come stalle per gli animali o, con l'aggiunta di una facciata, in case vere e proprie. Alcune delle caverne più vicine al Castello sono state acquistate dal Comune e adibite a Museo. Una di queste ampia più di 165 mq, conserva numerosi oggetti della cultura materiale in particolare della cultura contadina dell'epoca e costituisce il Museo Etnoantropologico oggi visitabile nello stesso itinerario del Castello. Il Museo della Civiltà Contadina si estende su una superficie di circa 165 mq, a cui si aggiungono anche i locali di altre 5 grotte che compongono le Grotte Museo di Sperlinga, tutte situate a brevissima distanza l’una con l’altra. Nel loro insieme, il Museo della Civiltà Contadina e le Grotte Museo compongono un affascinante sito museale di grande interesse storico e culturale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-civico-grotte-rupestri-sperlinga.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Museo della Civiltà Contadina presenta, all’interno di due ampi locali realizzati nella grotta, vari strumenti utilizzati dagli antichi contadini siciliani, ripercorrendo tutti i passi del processo produttivo che portava alla creazione del pane, dagli strumenti per la semina, passando a quelli della raccolta e della lavorazione e, concludendo con tutti gli oggetti che servivano per la panificazione finale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le Grotte Museo a Sperlinga sono cinque locali rupestri in cui vengono ricreati gli ambienti delle antiche abitazioni dei contadini siciliani. All’interno sono esposti oggetti artigianali, il più delle volte realizzati dallo stesso contadino che vi abitava, oggetti per la cucina, utensili di uso comune, giocattoli per i bambini realizzati anch’essi in modo artigianale.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 06:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeo Tour in Sicilia - SITO ARCHEOLOGICO DI CASTIGLIONE, Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003BC"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Castiglione di Ragusa è un insediamento greco-siculo con resti di due ampi quartieri del VII secolo a.C., fortificazioni, strada urbana, un'area sacra ed una necropoli greca.Il sito si trova a 3 km da Ragusa su di un'altura, lunga e stretta, che sovrasta la piana di Vittoria. </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">Il sito fu fondato a partire dal VII secolo a.c. da insediamenti siculi. Probabilmente a partire dal V sec. passò sotto l'influenza greca. Dal IV se. a.c. fu poi abbandonato. Gli archeologi hanno individuato due aree principali risalenti all'epoca sicula VI sec. a.c. e dei resti di fortificazioni murarie, le fondamenta di un santuario e una necropoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castirg1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sono visibili i resti delle case e parte della via principale nonchè i resti non scavati di edifici pubblici. Alle pendici del monte si trova la necropoli insieme ad allineamenti di rocce megalitiche appartenenti forse all'antica fortificazione sicula. La vita sul monte castiglione ebbe una brusca interruzione forse da parte delle truppe siracusane anti-sicule per limitare l'espansione territoriale da parte di Gela e Camarina. Un sito che per la sua strategica ubicazione presenta una bellezza panoramica indescrivibile, che gli indigeni e i greci seppero apprezzare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castirg2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’area su cui è stato ritrovato l’insediamento indigeno, è posto in un pianoro che domina il corso del fiume Ippari, la pianura su cui fu fondata Kamarina, e tutto il territorio circostante. Quindi si tratta di una sistemazione urbanistica strategica, che ha consentito agli abitanti del posto di salvaguardare il loro stato di pace, le loro derrate alimentari e soprattutto gli ha consentito di controllare i traffici commerciali con la Grecia, (importavano le ceramiche di tipo corinzio). Un popolo indigeno che esisteva già prima della fondazione di Kamarina, agli inizi del VI sec. a.c. , che, insieme ai greci, avevano un nemico comune: i greci di Siracusa, e non i greci di Kamarina! </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castirg3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’urbanistica della città si sviluppa in un modo particolare: prima venivano realizzate le case, e successivamente dal loro perimetro veniva fuori l’allineamento della strada principale, che risulta oggi ben visibile. Gruppi di abitazioni si aprono su cortili lastricati, nei quali troviamo i resti di “Siloi” di forma circolare, dove probabilmente venivano conservate le derrate alimentari. Negli scavi sono stati ritrovati resti di ceramiche di tipo “Licodia Eubea”, ceramiche locali, e, Paolo Orsi trovò anche ceramiche greche, che testimoniano appunto gli scambi commerciali. La scoperta più importante avvenne nella necropoli orientale, nel 2000, quando, a condurre gli scavi fu proprio il Prof. Di Stefano che rinvenne una scultura in pietra, il “Guerriero di castiglione”. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castirg4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Questa scoperta dimostrò che insieme agli indigeni, in questo sito, convivevano anche un piccolo gruppo di greci. Le ipotesi sono molteplici, una fra tutte è che quest’uomo scolpito nella pietra, potesse essere un principe guerriero, un capo. Nella scultura venne rinvenuto anche il nome del principe e di suo padre, ma anche dell’autore della scultura. Il guerriero è raffigurato di prospetto, su un cavallo, con lo scudo e le armi tipicamente greche; alla sua destra c’è una sfinge, e sotto la lastra è scolpito un cavallo. La scultura è l’architrave di una porta decorata, collocata all’interno di una recinzione circolare, nella quale sono stati rinvenuti 7 crani, rivolti tutti verso un’unica direzione, sul margine di una tomba, senza la mandibola inferiore. Da alcuni studi emerse che questi crani furono prelevati da un’inumazione primaria e poi trasportati all’interno dello spazio circolare, per onorare l’ultimo uomo morto con una libagione. Infatti furono rinvenuti anche un set da mensa, coppe ioniche dell’inizio del VI sec. a.c., un cratere a colonnette. Un’altra scoperta interessante, che testimonia, forse, la convivenza di indigeni e greci, è il piccolo santuario realizzato con tecniche costruttive differenti. Presenta dei muri che bipartiscono lo spazio, che potrebbe essere un Sacello greco di fine VI sec. a.c., al cui interno furono ritrovati armi, e per questo si ipotizza che potesse essere dedicato a un dio della guerra. Proseguendo più avanti, si trova un grosso muro di recinzione con una porta, la “Porta di Kamarina” larga circa 4/5 metri, che si pone sulla stessa direzione della strada che solca tutto il pianoro. La visita si conclude visitando la necropoli, con le tombe scavate nella roccia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video dell'Area Archeologica</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 06:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari e Riserve Naturali in Sicilia - Riserva naturale Valle dell'Anapo ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003BB"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La Riserva ricade all’interno dei comuni di </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-barocchi-siciliani--sortino--siracusa-" target="_blank" class="imCssLink">Sortino</a></i>, </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--ferla---borgo-medievale" target="_blank" class="imCssLink">Ferla</a></i>, </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--cassaro-,-siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Cassaro</a></i>, Buscemi e </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--palazzolo-acreide" target="_blank" class="imCssLink">Palazzolo Acreide</a></i> in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, e si estende per una superficie complessiva di ettari 3.712,07. Attraverso vari progetti è condotta una vasta opera di riforestazione delle valli con specie autoctone, sono stati restaurati molti edifici come ad esempio le vecchie stazioni della ferrovia e la grande Masseria Specchi, sono stati realizzati e messi in sicurezza vari sentieri che sono periodicamente sottoposti a manutenzione.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/anapo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ai due ingressi sono presenti parcheggi auto e personale dell’Azienda che accoglie e fornisce supporto ai visitatori che accorrono per ammirare le meraviglie delle valli, vengono svolte attività promozionali a sostegno di una corretta gestione del territorio e dello spazio rurale, azioni di educazione ambientale e di conoscenza partecipata del territorio che &nbsp;permettono di difenderlo dall’incuria e dallo sfruttamento. Grazie alla facilità di accesso alla valle, attraversata per intero dalla sede della linea ferroviaria da lungo tempo dismessa, e per le sue peculiarità naturalistiche e storiche davvero uniche, la Riserva della Valle dell’Anapo è oggi una delle piu frequentate della Sicilia, viene visitata ogni anno da migliaia di escursionisti d’ogni età, attratti anche dalla frescura assicurata in ogni stagione dalle acque e dalla rigogliosa vegetazione ripariale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/anapo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’interesse vegetazionale e floristico dell’alta valle dell’Anapo è legato soprattutto alla notevole estensione delle formazioni forestali, maggiore che| in ogni altra cava iblea.| Nel fondovalle, lungo il greto limo-ciottoloso del fiume, è insediato, su| una superficie ampia in media 10-50 m, un peculiare bosco ripario, dominato dal platano orientale (Platanus orientalis), maestoso albero caducifoglio che qui raggiunge il suo estremo limite occidentale: ben diffusa dai Balcani al Mar Nero, questa specie è in Italia fortemente localizzata. In Sicilia si rinviene principalmente negli Iblei, dove è stata, però, letteralmente decimata da un terribile morbo, noto come cancro colorato del platano, provocato dal fungo Ceratocystis fimbriata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/anapo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I versanti della vallata risparmiati dal fuoco sono coperti da estese, dense leccete: se ne hanno esempi di notevole bellezza lungo le Coste di San Nicola ed in alcune cave immissarie, come il vallone del Giglio. In tali formazioni il leccio (Quercus ilex) è spesso associato a specie legate di norma al piano montano, che qui si rinvengono a quote singolarmente basse: fra queste il doronico orientale (Doronicum orientale), che nei rilievi della Sicilia settentrionale si trova solitamente associato al faggio, la felce scolopendria (Phyllitis scolopendrium) ed il carpino nero (Ostrya carpinifolia), piuttosto raro in Sicilia, che nella Riserva è localizzato lungo le linee d’impluvio e le forre ombreggiate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/anapo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Numerose in questi ambienti le specie d’interesse fitogeografico come Aristolochia clusii e Lamium pubescens, circoscritte a Sicilia e Italia meridionale, e le endemiche scutellaria (Scutellaria rubicunda) e ciombolino siciliani (Cymbalaria pubescens). Va segnalato, inoltre, un rarissimo paleoendemismo, l’ortica rupestre (Urtica rupestris), relitto terziario sopravvissuto solo qui ed in poche altre aree degli Iblei nord-orientali: rispetto alle comuni ortiche, questa specie è perenne e del tutto priva di peli urticanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/anapo5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Un altro interessante aspetto forestale si rinviene nella valle del torrente Calcinara, principale affluente delll’Anapo, lungo un versante di natura vulcanitica in contrada Bruiseri: si tratta di un querceto caducifoglio in cui la quercia castagnara (Quercus virgiliana), che qui ha ruolo di specie dominante, è associata al nespolo volgare (Mespilus germanica). La formazione sembra limitata a questa località, dove si presenta piuttosto degradata, e ad alcuni scoscesi versanti di Monte Lauro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In ampi tratti della vallata alla lecceta sono subentrati vari aspetti di degradazione. Frequente, tra questi, una macchia cui partecipano interessanti elementi a distribuzione mediterraneo-orientale come la salvia (Salvia triloba), il salvione giallo (Phlomis fruticosa) e la ferula nodosa (Ferulago nodosa), in Italia esclusiva degli Iblei orientali: lembi di questa formazione arbustiva si possono osservare lungo le pendici sottostanti la necropoli di Filipporto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ampiamente diffusi anche gli aspetti steppici, con estese praterie dominate ora dal barboncino mediterraneo (Hypparrhenia hirta), dall’ampelodesma (Hampelodesmos mauritanicus), cui si unisce, fra le altre emicriptofite, l’endemica Helichrysum hiblaeum.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/anapo6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sulle superfici dell’altopiano sovrastante il “canyon”, dove per ampi tratti affiora la roccia madre, si trovano ancora frammenti di una bassa gariga caratterizzata dai cespugli pulvinari del timo a capolino (Thymus capitatus), eccelso pascolo per le api, e dello spinaporci (Sarcopoterium spinosum), specie a distribuzione mediterraneo-orientale, in Italia piuttosto localizzata: se ne trovano esempi sull’altopiano di Filipporto, ai margini delle superfici rimboschite a pino d’Aleppo (Pinus halepensis). </span><span class="fs12lh1-5">Sulle pareti rocciose si insedia una vegetazione casmofila ricca di specie endemiche come la perlina di Boccone (Odontites bocconei), il garofano delle rocce (Dianthus rupicola), la bocca di leone siciliana (Antirrhinum siculum), l’issopo a piccole foglie (Micromeria microphylla) ed in talune stazioni ombreggiate il bel trachelio siciliano (Trachelium lanceolatum), relitto della paleoflora terziaria, localizzato esclusivamente sulle rupi calcaree di Val d’Anapo, Cava Grande del Cassibile, Cava d’Ispica e qualche altro raro ambiente del settore’orientale ibleo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/anapo7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Delle decine di specie ornitiche che nidificano nella Riserva, le più significative sono legate alle formazioni forestali e alle pareti rocciose. Fra le prime, vanno anzitutto ricordati il codibugnolo di Sicilia (Aegithalos caudatus siculus), importante endemismo dell’avifauna siciliana che negli Iblei occupa un areale ristretto e frammentato, e lo splendido rigogolo (Oriolus oriolus), estremamente localizzato come nidificante. Sono presenti anche due picchi: il torcicollo (Jynx torquilla), che nutrendosi quasi esclusivamente di formiche, offre un tipico esempio di specializzazione alimentare, ed il picchio rosso maggiore (Picoides major), il cui recente insediamento nel fondocava va forse correlato alle morie di platani che hanno favorito gli insetti xilofagi dei quali ricerca attivamente le larve. Singolarmente, per le peculiarità microclimatiche delle cave, passeriformi come il pettirosso (Erithacus rubecola) ed il luì piccolo (Philloscopus collybita) nidificano in quest’area a quote molto più basse (200 m slm) di quelle solitamente occupate per la riproduzione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video della Riserva</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/8Po5-UsVgZ0">https://youtu.be/8Po5-UsVgZ0</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 07:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sulle tracce dei Templari in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Storia_della_Sicilia"><![CDATA[Storia della Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003BA"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Non si sa di preciso quando l’antico ordine religioso-militare si insediò in Italia, ma uno dei primi territori dove si stanziarono i cavalieri templari fu il Regno di Sicilia. La scelta fu dettata dalla posizione geografica che lo rendeva un importante crocevia tra Occidente e Oriente. I suoi porti erano dei veri e propri capisaldi per il traffico marittimo, militare e mercantile da e per la Terra Santa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/tesiciliacop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Probabilmente i primi cavalieri dell’Ordine arrivarono sull’isola prima del 9 gennaio 1144, quando papa Celestino II sollecitò i prelati a proteggere e sostenere gli stanziamenti templari già presenti sul territorio. L'espansione dell'Ordine avvenne secondo una logica ben precisa, stanziandosi prima presso le località costiere e spostandosi via via nell'entroterra. Importanti segni della presenza templare in Sicilia si trovano in centri tutt’ora portuali come Trapani, Messina e Catania, ma anche nella zona del Val di Noto, nelle città di Modica e Scicli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/tesiciliacop6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">A Messina, nel 1131, l’Ordine fondò la PRIMA DOMUS TEMPLARE IN ITALIA nel monastero benedettino con chiesa annessa di Santa Maria Maddalena della Valle Josafat (oggi edificio della “Casa dello Studente”). Agli inizi del 1200, dopo una consistente espansione, l’Ordine costruì un’altra Domus composta dalla chiesa di San Marco, dal Convento e dall’Ospedale per i pellegrini dedicato a Santa Maria dei Bianchi (nell’area dove oggi sorgono il Palazzo della Provincia Regionale e il Liceo Scientifico “Seguenza”).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/tesiciliacop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il patrimonio siciliano dei templari si arricchì nuovamente nel 1151 quando un tale Goffredo, figlio di Oliviero, dopo aver sposato Galgana, figlia di Enrico di Bubly, confermò i diritti avanzati dai templari sui terreni di Scordia e sul casale di Pantalica concedendo loro, a titolo di nuova donazione, un orto sempre presso Scordia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/tesiciliacop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tra il 1209 e il 1210 Federico II confermò a favore della casa di Messina una donazione, disposta nel gennaio 1208, dal conte di Butera e Paternò, Pagano di Parisio, comprendente:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">• il casale di Murro, tra Assoro e Agira;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">• un mulino detto “de Salinis”;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">• la tenuta di Cardonico ed un oliveto, posti entrambi in territorio di Paternò.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Da un atto del settembre 1229, sempre di Federico II, sappiamo che l’ordine aveva già ricevuto in data antecedente la conferma regia dal conte Rainaldo di Modica:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">• il “Pantanum Salsum” di Lentini;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">• le pertinenze della chiesa di Sant’Elia;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">• il tenimento di terre e il bosco della chiesa di San Leonardo del Tempio;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">• un vigneto nel luogo detto “Bulfutoni”, vicino alle terre di S. Rayneri;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">• il casale di Rahalmassur, con la chiesa di San Bartolomeo;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">• il tenimento detto di Custumera confinante con il casale di Bulgarano in territorio di Lentini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">dal conte Bernardo “de Ocra”:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">• i casali di Maltanes (Mautana) e Arnadenes posti tra Gela e Butera,</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">• la libera navigazione sul fiume di Gela e di pesca sul mare, la facoltà di pascolare, tagliare erbe e abbeverare armenti nella contea di Butera;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">da Gualtiero da Caltagirone:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">• il casale di Magrentino, nel territorio di Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/tesiciliacop5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La più importante sede dei templari fu in ogni caso Messina dove aveva sede il precettore o maestro della “provincia” siciliana. Inoltre Rocco Pirri nella sua “Sicilia Sacra” (1644-47) riporta la loro presenza a Trapani nella chiesa di San Giovanni Battista del Tempio accanto a cui doveva sorgere anche un ospizio. Meno documentata invece la presenza dei templari a Caltagirone, Aidone e Randazzo. </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">Con la messa al rogo, nel marzo del 1314, dell’ultimo maestro dell’ordine le proprietà dei templari passarono ai cavalieri ospedalieri. Quelli siciliani dovettero attendere però fino al 1326 quando, solo dopo un processo celebrato a Messina, fu riconosciuto loro il possesso delle ex proprietà templari presenti nel territorio di Scordia.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 06:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Dimore Storiche in Sicilia - CASTELLO DEGLI SCHIAVI, Fiumefreddo di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003B9"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Questa villa che ha conquistato grandi registi, è il Castello degli Schiavi, uno straordinario gioiello del barocco siciliano e si trova in via Marina, a </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani-da-visitare-in-estate---fiumefreddo-di-sicilia--catania" target="_blank" class="imCssLink">Fiumefreddo di Sicilia</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, Borgo in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Catania</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, lungo le pendici dell’</span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?etna-" target="_blank" class="imCssLink">Etna</a></i></span><span class="fs12lh1-5">. Il Castello degli Schiavi è una residenza privata costruita in stile barocco siciliano e circondato da limoneti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castleschivi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il castello è divenuto celebre per essere stato utilizzato dal regista Francis Ford Coppola come ambientazione di diverse scene della saga cinematografica de Il padrino. Oltre al regista statunitense, altri grandi nomi del panorama cinematografico e musicale adibirono questo luogo a set per le proprie opere. È il caso di Pier Paolo Pasolini, con il film del 1969 Porcile (in precedenza Orgia), Franco Battiato, con il videoclip della canzone del 1998 Shock In My Town e, infine, i Coldplay, che vi ambientarono il singolo del 2008 Violet Hill.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castleschivipadrino.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La genesi e la storia del Castello degli Schiavi sono raccontate da una leggenda ambientata più di due secoli addietro. Si racconta che un medico palermitano di nome Gaetano Palmieri riuscì allora a guarire da una grave malattia il figlio del principe Ferdinando Francesco Gravina-Cruyllas di Palagonia, un feudo situato a sud-ovest di Catania. Per sdebitarsi, il principe regalò al bravo medico un lembo di terra vicino al fiume Fiumefreddo, luogo nel quale Palmieri decise di costruire una villa fortificata per trasferirvisi con la moglie Rosalia di Villabianca. La tranquilla esistenza della coppia durò fin quando un giorno sbarcarono sulle coste catanesi dei pirati turchi, i quali presero d’assedio la villa e ne sequestrarono i proprietari. Il saccheggio fu però notato da Nello Corvaja, un cavaliere di Taormina nonché amante di Rosalia il quale si attivò per sorprendere i pirati sulla via di ritorno verso le loro imbarcazioni e riuscì a sbaragliarli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per ringraziare il Signore della liberazione, i Palmieri decisero di erigere un piccolo luogo di culto dedicato alla Madonna della Sacra Lettera e una loggia contenente le statue di due turchi rivolte verso il mare, come in eterna attesa del momento in cui i propri compagni verranno a liberarli. A causa di questi elementi il castello assunse l’appellativo di Castello degli schiavi. Ad oggi il castello si configura come una casa-museo di proprietà della famiglia Platania, baroni di Santa Lucia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castleschivi2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Castello degli Schiavi si trova pochi chilometri a nord di Catania, tra il comune di Fiumefreddo e la spiaggia di Marina di Cottone. </span><span class="fs12lh1-5">Esso si presenta come un edificio a pianta rettangolare, sviluppato su due piani e caratterizzato da quattro piccole torri disposte ad ogni angolo ed una loggia di circa tre metri d’altezza posta sul tetto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il piano inferiore è utilizzato come magazzino, mentre quello superiore è costituito da otto stanze arredate con oggetti e mobili risalenti ai precedenti proprietari. In una di essere è inoltre possibile ammirare un antico stemma della famiglia Gravina-Cruyllas datato 1700. Ai due piani superficiali si aggiunge un ulteriore piano sotterraneo, probabilmente utilizzato come cantina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castleschivi3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il complesso del castello si completa con l’ampio giardino posto di fronte all’edificio e ospitante un pozzo e la piccola chiesa consacrata nel 1840 alla Madonna della Sacra Lettera ma, come riportato su una lapide presente all’ingresso, fatta costruire dal principe Ferdinando Gravina-Crujllas nel 1544 e dedicata al culto di San Giovanni. </span><span class="fs12lh1-5">Essendo di proprietà privata, il castello è visitabile previo accordo diretto con l’attuale proprietario.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/kXvpjHyIYEQ">https://youtu.be/kXvpjHyIYEQ</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 06:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa visitare in Sicilia - CAPO BOEO, Marsala - Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003B8"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Capo Boeo (o capo Lilibeo) è l'estrema punta occidentale dell'isola di Sicilia. Si trova a </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a></i>, in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs12lh1-5">. Detto anche "le due rocche", per via di due scogli affioranti dall’acqua, Capo Boeo segna il confine tra Mar Tirreno e Mar di Sicilia. </span><span class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5">Detto anche "le due rocche", per via di due scogli affioranti dall’acqua, a Capo Boeo è possibile fare un bagno tra le sue splendide rocce e vi si possono osservare il cambiamento delle correnti marine, il passaggio dei vari venti e i tramonti sulle </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">isole Egadi</a></b></i><span class="fs12lh1-5">.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cabo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Capo Boeo è uno dei tre promontori che svettano e che in qualche modo delimitano il perimetro triangolare dell’isola Sicilia. Nei pressi di Messina, si trova Capo Peloro, la punta estrema nord-orientale dell’isola, luogo in cui sorgeva il leggendario mostro marino di Cariddi. In provincia di Siracusa sorge invece capo Passero, la punta Sud dell’isola, che dà anche il nome all’isola di sabbia e palma nana protetta, che si trova a pochi metri di distanza. Questi tre Capi sono legati dalla leggenda delle tre Ninfe e dal </span><b class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?miti-e-leggende-siciliani--tifeo,-il-gigante-che-regge-la-sicilia" target="_blank" class="imCssLink">Mito di Tifeo</a></i></b><span class="fs12lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/cabo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Capo Boeo (o Lilibeo), detto anche "le due rocche", per via di due scogli affioranti dall’acqua: un luogo di magico relax; uno dei tre punti estremi della Sicilia, ad Ovest della triscele, l’allegoria grafica che da sempre rappresenta l’isola, e al contempo l'estrema punta d'Europa rivolta verso il continente africano. È in questo punto esatto che ha inizio tutta la cultura del nostro vecchio continente, con le sue luci e le sue ombre, in uno dei più suggestivi tratti della costa marsalese che si affaccia sulla struggente cornice delle Isole Egadi. Capo Boeo è il rifugio di chi cerca il silenzio, la natura, la poesia. Lì, sul promontorio, sorse l'antica città cartaginese di Lilibeo, sterminata e generosa </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-di-lilibeo-marsala" target="_blank" class="imCssLink">area archeologica</a></b></i><span class="fs12lh1-5"> che caratterizza il circondario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/cabo5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sul promontorio sorse l'antica città cartaginese di Lilibeo, oggi </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-di-lilibeo-marsala" target="_blank" class="imCssLink">area archeologica di capo Lilibeo</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, e ricompresa nella città di Marsala. Nei suoi pressi si trova il Museo archeologico Baglio Anselmi, nonché l'omonimo lido e vari ristoranti. Esso è facilmente raggiungibile dal centro cittadino, in quanto si trova in prossimità del lungomare cittadino, ovvero il lungomare Boeo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/cabo6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Capo Boeo segna il confine marittimo fra il mar Tirreno e il mar di Sicilia. Nella precisa posizione ove sorge, si trova un obelisco che cita gli avvenimenti più importanti verificatisi nello specchio d'acqua antistante, e una targa commemorativa delle vittime marsalesi della strage di Ustica del 27 giugno 1980. </span><span class="fs12lh1-5">È possibile fare un bagno tra le sue splendide rocce e vi si possono osservare il cambiamento delle correnti marine, il passaggio dei vari venti e i tramonti sulle isole Egadi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il sito è custode di momenti speciali: nel tempo vi si sono svolte rappresentazioni teatrali, reading di poesia, e qualsiasi altra espressione di libertà.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cabo3.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Uno degli elementi più iconici di Capo Boeo è sicuramente il suo faro, che si erge maestoso sul promontorio, guidando le navi attraverso le acque del Mar Mediterraneo da generazioni. Il faro di Capo Boeo non è solo un punto di riferimento per i naviganti, ma anche un simbolo di sicurezza e orientamento per i viaggiatori che esplorano questa regione della Sicilia. Ma Capo Boeo non è solo un luogo di interesse per i marinai; è anche una destinazione imperdibile per gli amanti della natura e degli ambienti costieri. Le scogliere che si affacciano sul mare cristallino offrono panorami mozzafiato, con le onde che si infrangono contro le rocce creando uno spettacolo naturale incantevole. L'aria salmastra e il vento che soffia delicatamente portano con sé il profumo del mare, avvolgendo i visitatori in un'atmosfera magica e rilassante.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Poco distante sorge l’importante parco, il cui nucleo è costituito dall'area archeologica di Capo Boeo che si estende per 28 ettari ed è limitata dal Lungomare Boeo, rimanendo intatta perché l'impianto urbano medievale si è arretrato dalla linea di costa attestandosi su un quadrilatero delimitato da mura. Passeggiare vicini a quel mare è un rifugio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cabo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Un bisogno romantico da condividere con chi si vuol bene, o un momento di evasione dalla costrizione di questi lunghi giorni cupi riservati alla prudenza del distanziamento sociale. Con il vento tra i capelli, e il sorriso delle isole di fronte, con Erice, più lontana e invitante nella sua nota eleganza, la passeggiata sul Lungomare diventa un privilegio da gustare in armonia con un luogo accogliente, da scoprire ad ogni nuovo arrivo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Jogging, footing o mano nella mano, la sosta alle “due rocche” è un regalo che ciascun marsalese può farsi omaggiando la dolcezza di panorami unici disegnati per occhi avidi di meraviglia. </span><span class="fs12lh1-5">È il sentiero della bellezza che non sfiorisce mai, e racconta le sfumature di un angolo tra i più rigogliosi della città, in cui respirare a pieni polmoni la quiete che il cielo e il mare hanno deciso di custodire.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/yHoUF1Wb3BE">https://youtu.be/yHoUF1Wb3BE</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 06:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Naturalistici in Sicilia - CASCATA E CANYON DELLE DUE ROCCHE, Corleone (Palermo)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003E1"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La Cascata delle Due Rocche, situata nel centro storico di </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?corleone-e-la-cascata-delle-due-rocce" target="_blank" class="imCssLink">Corleone</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Palermo</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, &nbsp;nasce dal Torrente Corleone e si trova ai piedi del Castello Soprano, un antico punto di avvistamento arabo. Vicino sorge la Chiesa della Madonna delle Due Rocche. Sulle pendici settentrionali si trovano resti di un acquedotto saraceno del X secolo, mentre sul versante opposto si trovano due mulini ad acqua, il Mulino Inferius e il Mulino Superius. L'area, raggiungibile tramite una stradella, è stata candidata come Luogo del Cuore, ottenendo 4600 voti, sottolineando il suo valore storico e paesagistico. Il sito è di grande interesse geologico, naturalistico e paesaggistico. La vegetazione, prevalentemente igrofila e casmofitica (pianta rupestre che vive nelle fessure o nei crepacci delle rocce), appartiene ai sistemi rupestri che circondano il torrente. Le correnti del torrente causano erosione rocciosa, formando "tinelli", piccole vasche ecologiche. Nei versanti più asciutti crescono piante tipiche della macchia mediterranea, e l'area ospita anche rapaci, rettili e pipistrelli. Alta circa 4 metri, si trova al centro di due rocche e si conclude in un piccolo laghetto. È &nbsp;formata dal salto del fiume San Leonardo, affluente del fiume Belice. Il periodo migliore per raggiungere la Cascata delle due Rocche è la primavera, quando il fiume è ricco d’acqua dopo le precipitazioni dell’inverno</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/casc2rocche1.png"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Fra gennaio e Maggio e nei mesi autunnali, la Cascata delle due Rocche di Corleone dà il meglio di sé. L’acqua del fiume San Leonardo, affluente del Belice, scorre copiosa e trasforma quei 4 metri di balzo in un’attrazione nota anche al di fuori della provincia di Palermo. Il contesto è da set cinematografico: il laghetto che si forma ai piedi della cascata assume sfumature verdastre, la roccia tutt’attorno ha colori e conformazione da canyon del Far West, e una volta attraversata la fitta vegetazione, si arriva dinanzi al Convento del SS Salvatore. L’escursione è di quelle che soddisfano sia chi è in cerca di un contatto con la natura, sia degli appassionati di arte e architettura, in quanto il Parco Naturale della Cascata delle due Rocche è inserito nella più vasta Riserva naturale orientata Bosco della Ficuzza, Rossa Busambra, Bosco del Cappelliere e Gorgo del Drago, che al suo interno custodisce anche la splendida Casina Reale di Caccia voluta da Ferdinando I delle Due Sicilie, capolavoro architettonico del primo Ottocento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/casc2rocche2.png"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La cascata è situata all’interno del “Parco delle due Rocche”, un’area naturale ricca di vegetazione forestale alternata a zone arbustive. Al suo interno scorre un tratto del &nbsp;torrente Corleone che, erodendo le rocce nel suo percorso, ha creato una sorta di canyon e un ambiente particolarmente caratteristico. Il punto paesaggisticamente più notevole è quello della cascata, quando il torrente si divide in due parti e precipita nella gola sottostante dopo un salto di circa 18 metri. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Al di sotto, l’acqua ha formato una piccola conca circondata da pareti a strapiombo che amplificano i suoni e creano un paesaggio sorprendente. L’atmosfera è magica, con i raggi del sole che si riflettono sull’acqua e creano arcobaleni straordinari. Il rumore dell’acqua è assordante e invita al silenzio e alla contemplazione, specialmente se riuscite a visitare il luogo in un giorno poco affollato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/casc2rocche3.png"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come arrivare alla cascata delle due Rocche</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Arrivarci non è &nbsp;molto facile. Il sito per quanto caratteristico non è stato valorizzato abbastanza, per cui la segnaletica è scarsa. Una volta raggiunto Corleone, bisogna affidarsi al navigatore, ma meglio se si chiedono informazioni ai passanti. Se si volesse raggiungere in automobile la cascata, fino al cancello di ingresso, tenete conto che ci sono da attraversare strade molto strette dentro il paese, curve impossibili dove a volte l’auto passa a stento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Se si sceglie un giorno di fine settimana, c’è il rischio di trovare molti visitatori ed in questo caso non ci sarebbe sufficiente spazio per parcheggiare nel piccolo slargo davanti al cancello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come indicato dalla polizia municipale di Corleone, meglio parcheggiare in aree apposite individuate e percorrere una quindicina di minuti a piedi per raggiungere la cascata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/casc2rocche6.png"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Cosa fare alla cascata</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La cascata delle Due Rocche offre diverse possibilità di attività ai visitatori ed è accessibile anche ai bambini, ma non è consentito fare picnic all’interno dell’area. Gli appassionati di trekking, arrampicata o canyoning possono seguire il corso del torrente, ma solo con l’accompagnamento di guide esperte e con attrezzature adeguate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Non è consigliato fare il bagno nell’acqua del laghetto per via delle rocce fangose che potrebbero farvi scivolare maldestramente. Meglio rimanere ad ammirare lo spettacolo e ascoltare lo scroscio della cascata dedicandosi a fare qualche bella foto suggestiva, si tratta di un’esperienza indimenticabile che vi farà apprezzare la natura in tutta la sua bellezza e potenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/casc2rocche4.png"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per gli amanti della storia, di fronte la cascata si notano i resti di quello che sembra un antichissimo acquedotto. Ma non basta, ci sono anche un paio di mulini ad acqua, probabilmente del XIV secolo, anche se rifatti più volte nel corso dei secoli. Uno si trova a monte ed uno a valle ed un tempo dovevano essere collegati da un unico canale che convogliava le acque del torrente per fare girare la mola del mulino. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/casc2rocche5.png"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La cascata delle due rocce di Corleone è una meta imperdibile per chi ama la natura e l’avventura. Si tratta di uno dei luoghi più suggestivi della Sicilia, dove potrete vivere emozioni uniche e ammirare paesaggi inconsueti per le nostre parti. Se avete l’occasione di visitarla, non lasciatevela scappare. Sono sicuro che ne rimarrete affascinati e soddisfatti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Orari e regolamento Cascata delle Due Rocche</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si comunicano gli orari di apertura della Cascata delle Due Rocche:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">– dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14.30.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">– Nei giorni festivi (compresi il 25 aprile e il 1° maggio): dalle 8 alle 20 con orario continuato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In considerazione della grande affluenza registrata, nei giorni festivi e prefestivi, l’accesso alla Cascata verrà gestito come segue:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">1- L’accesso sarà consentito a gruppi di 25 persone per volta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">2- Non è permesso camminare al di fuori dei percorsi pedonali autorizzati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">3- All’interno del sito naturalistico non è consentito consumare cibi e bevande ad eccezione dell’acqua.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">4- Prima dell’ingresso, va presa visione del regolamento affisso alle entrate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">fonte: Città di Corleone</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Canyon e delle Cascate</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/wPIzV6uz5Qs">https://youtu.be/wPIzV6uz5Qs</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 05:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Escursioni in Sicilia - I MONTI PELORITANI]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003B6"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I monti Peloritani (i Coḍḍi in dialetto messinese, ovvero 'i colli') sono una catena montuosa della Sicilia nordorientale che ricade in </span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Messina</a></span><span class="fs12lh1-5">. Insieme ai </span><b class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Nebrodi</a></i></b><span class="fs12lh1-5"> e alle </span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink"><i><b>Madonie</b></i></a></span><span class="fs12lh1-5"> fanno parte dell'Appennino siculo È una Sicilia insolita quella che si snoda al di là dello </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meraivlie-siciliane---lo-stretto-di-messina-e-la-leggenda-della-fata-morgana" target="_blank" class="imCssLink">Stretto di Messina</a></i></span><span class="fs12lh1-5">. L’Appennino siculo incombe sulle spiagge con una morfologia complessa, quasi alpina, con profili tormentati e dirupi, burroni baratri, fiumare e dorsali. Anche quando sembra di essere lontani dalle onde, il Tirreno finisce sempre per apparire, improvviso e incongruo tra roccia e bosco, o tra le vecchie case di un paese arroccato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/peloritcop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Un punto di vista diverso, e originale, per godersi il mare di settembre e dell’autunno inoltrato, accompagnando il relax in spiaggia a escursioni tra i Peloritani. Anche quando sembra di essere lontani dalle onde, il Tirreno finisce sempre per apparire, improvviso e incongruo tra roccia e bosco, o tra le vecchie case di un Borgo arroccato.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I monti Peloritani nell’insieme formano un vasto bacino orografico e geografico dove , da mare verso monte , è possibile scoprire tanti piccoli borghi e località di pregio per contenuti culturali paesaggistici ed ambientali. Tra i più noti <i><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meravigliosa-sicilia--taormina" target="_blank" class="imCssLink">Taormina</a>, </b> </i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?bellezze-di-sicilia--l-altipiano-dell-argimusco" target="_blank" class="imCssLink"> <b><i>l'Altopiano dell'Argimusco</i></b></a> , <i><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?gole-alcantara-parco-botanico-e-geologico" target="_blank" class="imCssLink">Gole dell’Alcantara</a></b></i> o <i><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?cittadine-siciliane-da-visitare---milazzo-la-porta-delle-eolie,-messina" target="_blank" class="imCssLink">Milazzo</a></b></i> , quest’ultima di più come porta di accesso verso <i><b><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">le Eolie</a></b></i>.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Geomorfologia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La geomorfologia è caratterizzata da una lunga serie di picchi, crinali e burroni. Dalla linea stretta di cresta, con altitudine media di 800–1 000 m, scendono a valle diversi corsi d'acqua in gole profonde, che nel tratto medio-inferiore si aprono in ampie fiumare piene di detriti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le rocce più diffuse, di antica formazione, sono in parte di origine magmatica e in parte metamorfica. Prevalgono stratificazioni di scisti del Laurenziano, graniti, filladi, gneiss. È diffusa la presenza di suolo di origine arenaria, facilmente disgregabile e asportabile dall'impeto delle acque. Particolarissime formazioni rocciose sono i megaliti dell'Argimusco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/peloritcop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Orografia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le cime più elevate della catena sono:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Montagna Grande (1 374 m) tra Motta Camastra e Antillo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Rocca Novara (1 340 m) tra Novara di Sicilia e Fondachelli-Fantina</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Pizzo di Vernà (1 287 m) a Casalvecchio Siculo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Monte Poverello (1 279 m) tra il territorio di Fiumedinisi e Santa Lucia del Mela</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Monte Scuderi (1 253 m) tra Messina, Itala, Alì e Fiumedinisi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Monte Fossazza (1 245 m) alle spalle di Colle del Re - 1180 m</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Monte Gardile (1 228 m) a Mandanici</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Monte Cavallo (1 216 m) tra Mandanici, Fiumedinisi e Santa Lucia del Mela</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Pizzo Croce (1 214 m) a Fiumedinisi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Monte Pomaro (1 196 m) tra Fondachelli-Fantina e Francavilla di Sicilia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Colle del Re (1 180 m) a Barcellona Pozzo di Gotto</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Monte Dinnammare (1 128 m) sovrasta il centro di Messina</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Rocca Timogna (1 127 m) tra Castroreale e Santa Lucia del Mela</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Portella Mandrazzi (1 125 m) a Fondachelli-Fantina e Francavilla di Sicilia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/peloritcop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Flora</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Delle antiche foreste di quercia, leccio, sughero e probabilmente anche di faggio, pino e castagno, attualmente rimangono solo poche formazioni che occupano all'incirca tremila ettari. Le degradazioni successive, causate principalmente dall'uomo e dagli incendi, hanno determinato il passaggio alla macchia, poi alla macchia degradata, alla gariga e infine a una vera e propria steppa. Solo nelle zone più impervie, e quindi economicamente svantaggiose per l'uomo, si sono conservati piccoli nuclei di bosco naturale di roverella e di leccio o di macchia mediterranea con predominanza di erica, cisto, corbezzolo e ginestra. L'azione di rimboschimento, intrapresa già dal 1873 dal Consorzio per il Rimboschimento e successivamente dal 1920 dal Demanio Forestale dei Peloritani, ha infine creato pinete di pino domestico (Pinus pinea), Pino marittimo (Pinus pinaster), Pino d'Aleppo (Pinus halepensis) e boschi di Castagno, Leccio e Roverella.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/TH3ul2Eygrw">https://youtu.be/TH3ul2Eygrw</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 05:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Barocco Siciliano -  Chiesa di San Giacomo Apostolo a Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003B4"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Quasi al centro del </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?cosa-visitare-a-ragusa-in-sicilia---il-giardino-ibleo" target="_blank" class="imCssLink">Giardino Ibleo</a></i></span><span class="fs12lh1-5"> a </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, si può ammirare oggi la chiesa di San Giacomo Apostolo che nasce a partire dal XIII secolo e si arricchisce delle spoglie della chiesa di San Teodoro crollata con il terremoto del 1693. </span><span class="fs12lh1-5 cf1">La Chiesa è uno dei più antichi luoghi sacri di Ragusa, forse di origine duecentesca, ricostruito però dopo il 1693 inglobando la limitrofa e rinascimentale chiesa di San Teodoro. </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">La Chiesa di San Giacomo Apostolo è un esempio di architettura barocca siciliana. Elegante e suggestiva, presenta una facciata decorata con statue e dettagli ornamentali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sgiacragusanew1.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">La Chiesa di San Giacomo Apostolo è un esempio di architettura barocca siciliana. Elegante e suggestiva, presenta una facciata decorata con statue e dettagli ornamentali. La Chiesa è uno dei più antichi luoghi sacri di Ragusa, forse di origine trecentesca, ricostruita però dopo il 1693 inglobando la limitrofa e rinascimentale chiesa di San Teodoro.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Qui si perpetrava il culto dalle probabili origini pagane della Madonna della Luce, della quale si conserva ancora una vetusta statua. La chiesa cinquecentesca era famosa per le sculture. Tra queste, le possenti mensole di scuola gaginiana, oggi sparite, di cui purtroppo rimane solo una dettagliata descrizione.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sgiacragusanew3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Storia e architettura della Chiesa di San Giacomo di Ragusa</span></div><div><span class="fs12lh1-5">La costruzione della Chiesa di San Giacomo di Ragusa risale probabilmente al Trecento. Pare sia avvenuta sulle rovine di un tempio dedicato a Lucina, dea romana del parto. L’edificio era inizialmente a tre navate ma il terremoto del 1693 distrusse completamente quelle laterali. Si decise, quindi, di ricostruirla mantenendo solo quella centrale. La facciata attuale è stata invece ricostruita nel 1902 ed è divisa in tre ordini. In quello inferiore si trova il portale d’ingresso tra due colonnine con capitelli corinzi mentre, in quello di mezzo, una finestra con lunetta. Nell’ultimo ordine si trova il campanile circondato da una balaustra interrotta da una scultura con san Giorgio Cavaliere, fiancheggiato da due statue rappresentanti san Giacomo a destra e san Giovanni Evangelista a sinistra.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sgiacragusanew2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Interno della chiesa e opere d’arte</span></div><div><span class="fs12lh1-5">L’interno della Chiesa di San Giacomo di Ragusa è abbellito da diverse tele e opere d’arte presenti negli altari laterali. Nella parte sinistra si possono ammirare: un Crocifisso del Cinquecento, un organo realizzato nel 1888 e un confessionale in stile gotico. Nell’altare centrale si trova invece un’aquila scolpita in pietra pece, forse un simbolo del periodo di dominazione normanna della Sicilia. Splendido è anche il soffitto in legno, decorato dall’artista Matteo Battaglia nel 1754 e indorato da Giovanni Cannì nel 1786. Qui ci sono rappresentati i quattro evangelisti e altri santi, e sopra il presbiterio una fuga di colonne.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 06:57:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Musei in Sicilia da non perdere - Museo Archeologico  di Aidone, Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003B3"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il </span><b class="fs12lh1-5">museo archeologico di Aidone</b><span class="fs12lh1-5"> è un museo archeologico ad </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-di-sicilia--aidone--enna-" target="_blank" class="imCssLink">Aidone</a></i>, in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Enna</a></i></span><span class="fs12lh1-5">; è ospitato nel convento dei Cappuccini annesso all'omonima chiesa. È stato inaugurato nell'estate del 1984 e custodisce i reperti di oltre trent'anni di </span><i class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?area-archeologica-di-morgantina-la-pompei-di-sicilia" target="_blank" class="imCssLink">scavi a </a></i><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?area-archeologica-di-morgantina-la-pompei-di-sicilia" target="_blank" class="imCssLink">Morgantina</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, ordinati secondo criteri cronologici e tematici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/archeaidone1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Il Museo presenta l’antica città di Morgantina, centro indigeno ellenizzato che ebbe il periodo di massima fioritura in età ellenistica, per la sua posizione all’ estremità dell’ “impero” di Ierone II di Siracusa. Nel I secolo d.C. la città decade. La grande importanza archeologica si deve alla condizione di città abbandonata, che quindi non è stata sottoposta a modifiche per la continuità di vita.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/archeaidone7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Gli ultimi anni hanno visto il recupero di opere importanti, scavate da predatori tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ʼ80 del XX secolo e illegalmente vendute all’estero: gli acroliti di Demetra e Kore (fine VI secolo a.C. – Testa, mani, piedi in marmo della coppia di statue, i cui corpi erano in altro materiale); il tesoro di argenti (III secolo a.C. – Probabilmente l’ argenteria della città, in uso nei banchetti ufficiali nel prytaneion; al momento dell’ attacco dei romani nel 211 a.C. furono nascosti dal cittadino Eupolemos); la statua di dea, Demetra o Kore (intorno al 420 a.C. – Statua pseudo-acrolitica, con parti nude in marmo e panneggio in calcare); la testa di Ade (fine IV secolo a.C. – Terracotta dipinta, probabilmente parte di Ade e Kore). L’ allestimento espositivo presenta l’ abitato protostorico e l’ abitato siculo ellenizzato a Cittadella, le necropoli, diversi temi relativi all’ abitato ellenistico.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Le collezioni, esposte in undici sale secondo criteri cronologici e tematici, constano di ceramiche, argenti, acroliti delle dee, elementi architettonici e termali di Morgantina. Tra i reperti più significativi troviamo la Venere di Morgantina, ovvero una statua di scuola fidiaca in calcare con tecnica acrolitica, in cui si ravviserebbe la dea Demetra.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/archeaidone2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">I reperti esposti appartenenti ad periodo che va dal IX alla metà del V secolo a.C. testimoniano la coesistenza delle culture sicula e greca nella cittadina: (antefisse degli edifici religiosi, “pithoi” "piumati", un'arula domestica su cui è raffigurato un cinghiale, un “kernos” a tre coppette ed il grande cratere di Eutimide, con scene di simposio e amazzonomachia, usato per banchetti pubblici).</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/archeaidone4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">I reperti di epoca classica ed ellenistica, fino alla distruzione della città (211 a.C.), consistono prevalentemente di terrecotte provenienti dalle necropoli e dai santuari urbani di Demetra e Persefone, tra cui diversi busti di quest'ultima, a cui si aggiungono una grande lucerna a "vernice nera" con tre beccucci ed un piatto da pesce, di provenienza forse siracusana.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Una statua in pietra calcarea, senza testa, molto probabilmente della dea Demetra ritrovata nel santuario centrale nel 1955 ha fornito il materiale per dimostrare che la famosa Afrodite (Venere) del Paul Getty Museum di Malibù (USA) proviene proprio da Morgantina.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Di recente in una sala sono stati collocati alcuni reperti delle Terme Nord di contrada Agnese (dedicate ad Afrodite e/o a Cibele) progettate dal geniale Archimede con una volta a sesto acuto composta da tubuli vuoti in terracotta, adatti a sostenere il peso e la spinta laterale.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Nell'ex sacrestia del convento sono esposti gli oggetti d'uso comune domestico, agricolo e religioso, che offrono un quadro della vita quotidiana degli abitanti della città (oggetti d'uso comune, stoviglie da cucina, giocattoli per bambini, ninnoli femminili, attrezzi per l'agricoltura).</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il ritorno delle Dee</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Acroliti delle Dee esposti nel Museo Archeologico Regionale di Aidone</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il museo negli anni 2010 è al centro di eventi di portata storica. Lo Stato Italiano è riuscito nell'intento di ottenere la restituzione di preziosissimi reperti trafugati dai tombaroli e, attraverso il mercato clandestino acquistati dai principali musei statunitensi. Il 13 dicembre del 2009 sono rientrati dal Museo dell'università della Virginia due acroliti (due teste, tre mani e tre piedi in marmo) di epoca greca arcaica appartenenti verosimilmente alle dee Demetra e Kore, molto venerate nell'antichità nella Sicilia centrale. Il 5 dicembre del 2010 è stata la volta del rientro dal Metropolitan Museum di New York di un servizio di sedici pezzi in argento per usi rituali e da tavola, appartenuti a tale Eupolemo, come ci rivelano delle scritte incise nell'arula votiva. Infine nella primavera del 2011 è rientrata la cosiddetta Dea di Morgantina. È una statua di scuola fidiaca in calcare con tecnica acrolitica, in cui è più probabile che debba ravvisarsi la dea Demetra. Adesso è esposta al museo archeologico regionale di Aidone, dove è stata presentata, il 17 maggio 2011, alla presenza delle autorità. </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/archeaidone6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Nel 2025 è stato presentatoun nuovo look per la Sala degli "Acroliti e Ade", per la quale è stato previsto un nuovo allestimento che celebri il ritorno della testa di Ade e delle statue di Demetra e Kore, restituite al loro luogo di origine rispettivamente nel 2009 (statue di Demetra e Kore) e nel 2016 (Testa di Ade) da parte del John Paul Getty Museum di Malibù, in California. </span><span class="fs12lh1-5">Un nuovo scenario ricrea un'atmosfera di misticismo e suggestione che si avvicini il più possibile alla sacralità del santuario in cui erano collocate già in epoca greca arcaica (VI secolo a.C.) e quella ellenistica (III secolo a.C.) e prevede un ambiente che ricorda un sacello per gli acroliti, una nuova vestizione delle dee Kore e Demetra, una nuova illuminazione e infine una musica di sottofondo adatta all'atmosfera.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Informazioni: MUSEO ARCHEOLOGICO DI AIDONE</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Largo Torres Truppia, 1 – Aidone</span></div><div><span class="fs12lh1-5">ORARI</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Dal lunedì al sabato: dalle ore 9.00 alle ore 18.00 con chiusura alle ore 19.00</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Domenica 2 marzo: dalle ore 9.00 alle ore 17.00 con chiusura alle ore 18.00</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Nei giorni 9, 16, 23, 30: dalle ore 9.00 alle ore 13.00 con chiusura alle ore 14.00</span></div><div><span class="fs12lh1-5">COSTO DEL BIGLIETTO:</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Intero € 8.00 – Ridotto € 4.00</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Museo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/xv5YZegmQ9w">https://youtu.be/xv5YZegmQ9w</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserve Naturali in Sicilia - Riserva Naturale Geologica di Contrada Scaleri - Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003B1"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs12lh1-5">Riserva Naturale Geologica di Contrada Scaleri è un'a</span><span class="fs12lh1-5">rea di interesse geologico, a due chilometri da </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--s--caterina-villarmosa---caltanissetta-" target="_blank" class="imCssLink">Santa Caterina Villarmosa</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/caltanissetta-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, rilevante per la presenza di collassi di gessi su impianti carsici. Dal 1997 sottoposta a tutela, ed affidata con decreto dell’Assessorato regionale al territorio ed Ambiente alla gestione della Provincia regionale di Caltanissetta, è luogo prediletto dalle fioriture spontanee di orchidea. </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">Chi desidera vivere a contatto con la natura e trascorrere qualche ora lontano dal caos cittadino, troverà nella Riserva naturale di Contrada Scaleri un posto incantevole, da scoprire nelle sue mille sfaccettature. Ecco tutto quello che c'è da sapere su questo incantevole posto e come fare per raggiungerlo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/2_Scaleri.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Uno dei motivi di particolare interesse per cui questa zona è così amata dagli geologi è la presenza delle cosiddette karren che sono delle micro-forme di origine carsica che hanno una storia millenaria alle spalle. La loro formazione è legata alla presenza di numerose rocce evaporitiche che, unite ad un clima tendenzialmente arido, ha portato ad una perfetta conservazione morfologica di queste realtà.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Oltre a questo, però, la zona è una piccola oasi naturale che vale più di una visita superficiale. Sulla sua superficie esterna, infatti, cresce una vegetazione tipica della macchia mediterranea e in particolare della realtà siciliana. Si possono infatti ammirare ulivi selvatici, alberi di pero ma anche mandorli, avena selvatica e finocchi. In questo habitat naturale così complesso ha trovato modo di adattarsi e prosperare anche l'orchidea Anacamptys pyramidalis, che è una tipologia di fiore molto rara e che sembra cresca in prosperità solo nella Riserva naturale di Contrada Scaleri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Infine in queste zone cresce allo stato brado anche il cappero selvatico, particolarmente apprezzato per il suo sapore intenso e l'odore inconfondibile, perfetto per preparazioni culinarie tipiche della tradizione siciliana.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/1_Scaleri.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il valore naturalistico ri</span><span class="fs12lh1-5">siede nella compresenza di elevati riferimenti botanici e nel fenomeno di erosione delle acque sulle rocce calcaree e gessose ad opera delle combinate pressioni naturali. Spesso qui si è concentrata l’attenzione della comunità scientifica, per via di una vasta serie di pietre ancora poco conosciute. I frammenti di roccia più comuni che si trovano all’interno della riserva sono le scannellature di minute dimensioni, accanto a frammenti di pietra lisce ed in stato di graduale deterioramento che rappresentano dei sistemi carsici in miniatura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/4scaleri.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">E’ di rilevante interesse geologico e scientifico per la presenza di “microforme carsiche”, cioè rocce gessose variamente incise e modellate dall’erosione secondo forme rare che rappresentano un unicum nell’ambito di tali fenomeni geomorfologici. Queste incisioni, infatti, sono piuttosto diffuse sui gessi siciliani ma qui hanno delle caratteristiche diverse ed una velocità di erosione particolarmente rapida. Gli affioramenti presentano una fitta stratificazione del gesso e sono sottoposti a frane frequenti. Il pendio è quindi pieno di lastroni di rocce franate di varie dimensioni su cui si sono evidenziati i fenomeni di erosione causati dal ruscellamento delle acque.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I frammenti di roccia più comuni che si trovano all’interno della riserva sono le scannellature ad andamento meandriforme dalla larghezza compresa tra i due e i venti millimetri. I minerali colpiti sono gessareniti e gessopeliti e in minor misura gessi alabastrini, caratterizzati da una continua dissoluzione carsica superficiale che dà origine a forme particolari, rare e poco conosciute. Si trovano anche vaschette di corrosione, cavità a fondo orizzontale e dal contorno semicircolare e sono ben sviluppati anche i solchi da carso coperto. Ritrovamenti più rari sono, invece, quelli riguardanti i frammenti di pietra a superficie tondeggiante e in stato di graduale deterioramento che rappresentano dei sistemi carsici in miniatura. Si possono osservare, inoltre, microcollinette arrotondate la cui estensione è di circa un metro quadrato che si sviluppano su superfici gessose debolmente inclinate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/5bscaleri.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il territorio della riserva comprende numerosi corsi d’acqua, una ricca vegetazione mediterranea e un’avifauna caratterizzata da alcune specie di rapaci, sia diurni che notturni, oltre che dalla presenza di insetti quali Mantidi religiose, Grilli e farfalle. La vegetazione, tipica siciliana, ma dei terreni incolti e degradati, registra presenza di Pero, Ulivo selvatico, Mandorlo, Euforbie, Avena selvatica, Ferle, macchie di Capperi, Cardi selvatici, Tagliamani, Prucara, Finocchio selvatico e la rara orchidea Anacamptys pyramidalis il cui sviluppo, in uno a quello di qualche altra specie di notevole valore, è favorito dalla natura calcarea del terreno. Da segnalare, nei pressi del torrente Vaccarizzo, la stazione botanica di Limonium optimae, esempio di endemismo puntiforme siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">FLORA</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La zona è caratterizzata da una vegetazione tipica siciliana con presenza di pero e ulivo selvatico, mandorlo, euforbia, avena selvatica, ferule, macchie di capperi, cardi selvatici, tagliamani, prucara, finocchio selvatico e la rara orchidea Anacamptys pyramidalis.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">FAUNA</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La fauna è caratterizzata dalla presenza di insetti, quali la mantide religiosa, grilli e farfalle.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come arrivare alla Riserva naturale di Contrada Scaleri</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per raggiungere la Riserva è necessario arrivare presso la località di Santa Caterina Villarmosa, che è proprio all'ingresso della zona protetta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le modalità per raggiungere questo luogo sono molteplici ma sicuramente quella più comoda è con l' auto , attraverso la strada statale che da Caltanissetta arriva ad Agrigento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In alternativa, sempre da Caltanissetta, è possibile prendere l'autobus che ad Agrigento si ferma proprio a Santa Caterina: ha un costo di 2 euro e impiega circa 40 minuti per coprire il tragitto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La stazione ferroviaria più vicina, invece, è quella di Villarosa che può essere raggiunta con dei treni regionali. Il percorso fino alla Riserva naturale di Contrada Scaleri potrà poi essere coperta con l'utilizzo dei mezzi pubblici locali.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 06:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cittadine Siciliane da visitare - PRIOLO GARGALLO - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003B0"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Priolo Gargallo sorge in una splendida posizione, a poca distanza da Siracusa, a nord ovest dei Monti Climiti, e si affaccia sul golfo di Augusta. L’attività economica principale è l’industria, seguita dalla fiorente agricoltura, nutrita dal clima mediterraneo: gli agrumeti, frusciando nella brezza, diffondono nell’aria un profumo fresco di limoni e di arance, e gli ulivi agitano verso il cielo le loro chiome argentee. Ma la posizione splendida di Priolo Gargallo, sulla costa orientale della Sicilia, il suo paesaggio e le sue bellezze storico-artistiche, sarebbero degne delle località turistiche più frequentate: la presenza di visitatori si sta sviluppando negli ultimi tempi, perchè non mancano le premesse per creare una meta vacanziera idilliaca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/priologarg1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Molteplici e interressanti, sia sotto un profilo storico che artistico, sono le tracce della presenza umana in questo territorio: in un'epoca precedente al XV secolo a. C. fu fondata sulla penisola di Magnisi la città di Thapsos, importante centro che diede il nome alla cultura di Thapsos, che si ritiene sia la fusione delle culture sicana, sicula e micenea. La sua ricca storia continua con l'avvento dei greci di Megara e successivamente con i Romani guidati dal generale Marcello che in queste terre costruirono le loro ville. Nell'XI secolo i Normanni introdussero il feudalesimo, con gli Aragonesi Priolo entrò a far parte della contea di Augusta. L'attuale abitato fu fondato nel 1807 per volere di Tommaso Gargallo che ottenne la licentia populandi dal re Ferdinando III di Sicilia. Nel 1954 iniziò la costruzione del polo petrolchimico che ha fortemente penalizzato il paesaggio e deturpato il territorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il centro storico di Priolo Gargallo conserva ancora numerosi e pregevoli monumenti ed edifici storici; il suo territorio custodisce gli importanti resti del villaggio preistorico di Thapsos.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/priologarg3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il centro vero e proprio di Priolo, costellato di monumenti e palazzi troppo spesso sottovalutati. Tra le maggiori attrattive locali c’è la Chiesa dell’Angelo Custode, eretta con un giuspatronato della famiglia Gargallo che rimase in vita fino alla fine del 1940. L’edificio ospita il sepolcro di Tommaso Gargallo e dei suoi discendenti, oltre a una pregevole statua lignea dell’Angelo Custode, realizzata dallo scultore napoletano Spinetti all’inizio dell’Ottocento. Rimasta chiusa per decenni, mentre i parroci risiedevano nella Chiesa dell’Immacolata, la chiesa fu riaperta ai fedeli nel settembre del 1968.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/priologarg4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Da vedere la Basilica di San Foca, fondata nel IV secolo dal vescovo di Siracusa Germano, che è composta da tre navate e in origine, secondo le supposizioni dello studioso Paolo Orsi, doveva essere chiusa solo su tre lati: sul terzo, al posto della parete, dei tendaggi consentivano di regolare a piacere la luminosità e la temperatura dell’interno. Altre chiese interessanti sono quelle di San Giuseppe Operaio e dell’Immacolata, quest’ultima edificata nel 1860, mentre tra le costruzioni civili spiccano la Torre del Fico e la Torre di Magnisi. Inserite in un sistema di 218 torri costiere, utilizzate dalla popolazione siciliana per avvistare le navi corsare in avvicinamento, le due strutture svolsero questa mansione fino alla fine del XIX secolo: la Torre del Fico esisteva sin dal periodo spagnolo, mentre la Torre di Magnisi era stata eretta nel corso dell’Ottocento ad opera degli inglesi. Durante la seconda guerra mondiale venne invece utilizzata come punto strategico d’osservazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/priologarg5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Alcune testimonianze storico-artistiche non hanno resistito incolumi al passare dei secoli, e col passare del tempo hanno subito danni e saccheggi: è il caso della Guglia di Marcello, che un tempo era un grande monumento culminante in un obelisco, ma nel Cinquecento e nel Seicento venne ridotto all’attuale rudere da due terremoti, per poi venire depredato nel periodo successivo. Simile è la fine che toccò alle catacombe di Manomozza, Riuzzo e Scrivelleri: depredate col passare degli anni, conservano soltanto l’impianto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5"><b>Eventi, Sagre e manifestazioni</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/priologarg6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Un ultimo buon motivo per visitare Priolo Gargallo è la vivacità delle manifestazioni e degli eventi locali: il fatto che il turismo non costituisca la risorsa principale non significa che il paese sia povero di tradizioni, o che manchi la voglia di festeggiare e svagarsi. L’occasione più sentita è certamente la Festa del Santo Patrono del 2 ottobre, dedicata a Sant’Angelo Custode, quando le vie del paese si riempiono di luminarie e vengono attraversate dalla tradizionale processione. Un tempo i festeggiamenti si svolgevano in concomitanza con la fiera del bestiame e le corse dei cavalli, e benché oggi questa usanza sia andata perduta la festa è un’importante testimonianza dell’unità paesana, che racconta la ricchezza del passato. Altre giornate di festa sono il Venerdì Santo, con la Via Crucis vivente, la celebrazione dell’Immacolata Concezione l’8 di dicembre e il presepe vivente per tutto il periodo natalizio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b>Come arrivare</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Chi ha deciso di avventurarsi alla scoperta di Priolo Gargallo può scegliere tra vari mezzi di trasporto. Se ci si serve dell’aereo conviene atterrare a Catania, raggiungibile anche in nave con partenza da Napoli. Una volta raggiunta la Sicilia si può noleggiare un’auto e arrivare a Priolo tramite la SS 114 Catania-Siracusa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 05:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeologia Medievale in Sicilia - Parco Archeologico di Santa Maria la Vetere - Militello in Val di Catania ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003AF"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs12lh1-5">Il Complesso</span><span class="fs12lh1-5"> di Santa Maria la Vetere a </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--militello-in-val-di-catania" target="_blank" class="imCssLink">Militello in Val di Catania</a></b></i><span class="fs12lh1-5">, nota anche come Chiesa della Provvidenza, rappresenta uno dei siti più significativi presenti nel territorio, testimone di un passato legato alle origini medievali della città. Si trova in una vallata all’estremo limite sud-orientale della città. L'edificio attuale, composto dalla sola navata destra e parte del prospetto, rappresenta in realtà l'antica chiesa di Santa Maria della Stella, parzialmente distrutta dal terremoto del 1693, diversamente denominata per distinguerla dall’attuale Chiesa di Santa Maria della Stella, oggi santuario, ricostruita dal 1722 in diverso luogo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessochiesa-di-santa-maria-la-vetere1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'origine della Chiesa di Santa Maria La Vetere risale al tempo della conquista normanna della Sicilia e va inquadrata nell'ambito della politica religiosa di latinizzazione della Sicilia musulmana promossa dal Conte Ruggero I di Altavilla. Scavi archeologici hanno inoltre accertato che la parte più antica dell'edificio di culto poggia su un complesso rupestre riconducibile, insieme con la vicina cappella dello Spirito Santo, ad una fase abitativa tardo antica. A questa prima fase edilizia sono da riferire alcune strutture murarie, un frammento di affresco in stile bizantino, alcuni interessanti elementi architettonici quali dei frammenti di cornici e due capitelli e la torre posta a Nord - Est. E’ riconducibile anche complesso di pozzi ed ipogei scavati nella roccia calcarea. Al di sotto del pavimento sono state rinvenute numerose tombe a fossa e, rimescolati alla terra, frammenti architettonici, monete e maioliche del ’500/’600. Intorno ai secoli XIV e XV la chiesa fu soggetta ad una serie di trasformazioni architettoniche promosse dai membri della famiglia Barresi stabilitasi a Militello nel 1308, tra cui: l'ingrandimento della fabbrica sotto Blasco II Barresi; la costruzione del campanile nel 1448; l'ampliamento della chiesa in tre navate; la costruzione del portico di tramontana e del portale nel 1506, sotto Giambattista Barresi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessochiesa-di-santa-maria-la-vetere2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In questo contesto di fioritura artistica è da collocare, nel 1486, la commissione da parte di Antonio Piero Barresi all'artista fiorentino Andrea della Robbia di una grandiosa pala d'altare in ceramica invetriata raffigurante la Natività di Gesù, attualmente collocata nell'odierno santuario di Santa Maria della Stella. Nel prospetto, il portale, protetto da un portico sostenuto da due leoni stilofori, è il capolavoro-simbolo di questa chiesa. I rilievi del portale del 1506, con tracce residue dell’antica policromia, rappresentano: nella lunetta, la Vergine in trono fra angeli; negli stipiti, busti di Profeti e Sibille; nei basamenti, Storie dei SS. Gioacchino e Anna; sulle guglie, un’Annunciazione; e nella cuspide, l’Incoronazione della Vergine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessochiesa-di-santa-maria-la-vetere4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">All'interno della chiesa, ridotta ad una sola navata dal terribile terremoto del 1693, si può ammirare il decoratissimo altare della Natività risalente al XVII secolo. In un altro altare invece, un frammento marmoreo che raffigura l'Annunciazione, si fa risalire al XV secolo. Al centro della composizione, nella lunetta, spicca la Madonna con il Bambino, adorata da due angeli e sormontata da una stella. Negli stipiti una schiera di profeti e sibille, e nella cuspide l'Incoronazione della Vergine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La chiesa di S.Maria viene menzionata per la prima volta in un diploma del re Ruggero il Normanno, risalente al 1115, secondo alcuni, e al 1130, secondo altri. Recenti indagini hanno accertato che la parte più antica della costruzione poggia "su un complesso rupestre alto-medievale", di cui la vicina cripta dello Spirito Santo costituisce la testimonianza più remota; essa conserva ancora, intagliati nella roccia, un altare, croci e loculi di derivazione greca. Maggiore consistenza storica viene data generalmente ad un altro diploma, più tardo, del 1308, anno in cui S.Maria viene citata fra i beni del "casale et castrum Militelli". La chiesa incominciò ad accrescersi a partire dalla seconda metà del XV secolo, quando venne eretto il campanile. Nel 1506 con la definitiva sistemazione della porta maggiore, poteva dirsi in massima parte completata, anche se mancava ancora la cuspide del campanile, che sarebbe stata innalzata soltanto un secolo più tardi. All'interno della chiesa, ridotta ad una sola navata dal terribile terremoto del 1693, si fa ammirare il decoratissimo altare della Natività (XVII secolo), che ostenta i suoi ricami nelle colonne, nel frontone e nel paliotto della mensa. In un altro altare invece, un frammento marmoreo che raffigura l'Annunciazione, si fa risalire al XV secolo. Di impianto quattrocentesco è infine la cappelletta quadrangolare, adibita a sagrestia, dietro l'altare maggiore, con volta a costoloni. Il portale, protetto da un portico sostenuto da due leoni stilofori, rimane il capolavoro-simbolo di questa chiesa. Al centro della composizione, nella lunetta, spicca la Madonna con il Bambino, adorata da due angeli e sormontata da una stella. Negli stipiti una schiera di profeti e sibille, e nella cuspide l'Incoronazione della Vergine. L'opera è probabilmente un lavoro giovanile di Antonello Gagini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessochiesa-di-santa-maria-la-vetere3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Conserva oggi: tracce di affreschi riferibili alle fasi edilizie più antiche; capitelli e fregi medievali, tra i quali alcuni in stile anglo-normanno; una camera con volta a crociera costolonata e porta con fasci di colonnine del '400; un magnifico portale policromo in stile gotico con un ricco ciclo di sculture realizzato nella seconda metà del '400 e rimaneggiato a inizio '500 verosimilmente da Domenico Gagini, sormontato da un protiro sostenuto da leoni stilofori (unico esempio in Sicilia); pilastri e finestroni incorniciati da cariatidi a seno nudo in stile manieristico, e alcune ornatissime cappelle gentilizie in pietra policroma arricchite da colonne tortili del XVII secolo. In fondo all'unica navata superstite è collocata una bella statua in pietra di scuola gaginesca raffigurante Santa Maria della Provvidenza della metà del '500. All'interno, come all'esterno, si trova un complesso di sepolture e ipogei di epoche diverse (dall'età tardo-romana all'età moderna), fra cui un oratorio rupestre con croci e simboli templari (detto "Cripta dello Spirito Santo"), e una vasca battesimale circolare, anch'essa con croce templare pomata, testimone della funzione parrocchiale che la chiesa esercitò sin dal XII secolo. Al lato di Nord-Est, si trovano le rovine della torre/dongione normanna (XII sec.), che costituiva insieme alla chiesa un unico complesso edilizio di tipo castrale, nucleo originario del borgo medievale di Militello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Complesso</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/asJXMEzaVW8">https://youtu.be/asJXMEzaVW8</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 06:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeo Trek in Sicilia - LA GROTTA DELLA SIBILLA a Marsala]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003AE"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sapete che in Sicilia esiste una grotta in cui sgorga dell’acqua che dona la capacità di predire il futuro? Oggi vi diciamo dove si trova e qual è la sua storia. Il viaggio alla scoperta dei misteri e delle curiosità di Sicilia ci porta a </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, in Provincia di Trapani, sotto la chiesa di San Giovanni Battista. Qui si trova la cosiddetta “Grotta della Sibilla” che, secondo tradizione, è collegata come sepolcro o dimora alla Sibilla Cumana o alla Sibilla Sicula o Sibilla Lillibetana. Nel corso dei secoli, questa grotta divenne parte integrante dell’edificio di culto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/grosib2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La Grotta della Sibilla e’ uno dei luoghi più suggestivi del Parco di Capo Boeo e la testimonianza archeologica più antica della diffusione del Cristianesimo nella città romana di </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-di-lilibeo-marsala" target="_blank" class="imCssLink">Lilibeo</a></b></i><span class="fs12lh1-5">. Caratterizzata dalla presenza di acque sorgive, nell’immaginario collettivo è legata sia al mito della Sibilla, profetessa che rendeva oracoli dalle profondità della roccia, &nbsp;che al culto di Giovanni Battista, il santo al quale è dedicata sin dal XII secolo la soprastante Chiesa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/grosib6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Un luogo sempre affascinante e misterioso, costruito nel XIV secolo dai Gesuiti appena fuori città, su capo Boeo, dedicandolo a San Giovanni Battista, compatrono della città, e in quel punto, per inglobare una grotta, scavata nella roccia sottostante, che i primi cristiani lilybetani avevano utilizzato come battistero. </span><span class="fs12lh1-5">Gli studiosi ipotizzano che la “grotta”, originariamente, &nbsp;fosse un ambiente seminterrato pertinente ad una domus tardo-imperiale, un luogo fresco ed appartato, che poteva avere la funzione di sala termale, ovvero di specus aestivus, una sorta di “stanza dello scirocco”. Lo spazio centrale non doveva essere coperto, ma comunicante visivamente con il pianterreno della casa.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/grosib4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I vani ipogeici della casa romana vennero riutilizzati in età cristiana, &nbsp;quando l’ambiente centrale venne coperto da una pseudo-cupola, sormontata da una apertura quadrangolare che fungeva da pozzo essendo in connessione con la vasca sottostante, che a causa della presenza della sorgiva naturale, si ritiene fosse utilizzata dalla prima comunità cristiana di Lilibeo per iI battesimo dei convertiti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La “grotta”, a 4.80 metri di profondità dall’attuale piano di campagna, è costituita da tre ambienti: uno centrale di forma circolare, uno posto a Nord &nbsp;e l’altro ad Ovest.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In epoca romano - imperiale l’ambiente centrale dell’antro era decorato con pitture parietali e pavimentato con un mosaico raffigurante pesci della fine II inizi III secolo d.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La presenza della ricca falda freatica affiorante dal pozzo quadrato che si trova al centro del vano stesso, emergente per risalita capillare e per influenza delle maree e dunque periodicamente debordante, ha provocato il deterioramento dei mosaici e la perdita di gran parte del partito decorativo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel vano settentrionale a forma absidata per la funzione liturgica della cripta, &nbsp;si trova un altare in pietra con un altorilievo di probabile scuola gaginesca del XVI secolo, raffigurante Giovanni Battista &nbsp;recante in braccio l’Agnus Dei. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Proprio dietro l’altare, da una piccola cavità a livello del pavimento, sgorga la sorgente che alimenta la vasca centrale per mezzo di una canaletta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/grosib3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il pavimento musivo, sopraelevato rispetto al vano centrale, presenta tracce della originaria decorazione a fondo bianco con fiori cruciformi della fine IV e &nbsp;inizi V secolo d.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’ambiente ad Ovest è di forma irregolare e probabilmente fu in parte ricavato da un pozzo, il cui taglio è ancora in parte visibile su una delle pareti, che le fonti moderne interpretarono come sepolcro/giaciglio della mitica Sibilla.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il vano era interamente ricoperto da pitture parietali, in parte ancora visibili, in parte ricostruibili grazie ad un acquerello commissionato da Antonino Salinas alla fine dell’Ottocento: sono riquadri e specchiature di finto marmo, nel registro inferiore, e riquadri con motivi simbolici ancora riconoscibili sulla parete centrale e su quella absidata a destra, nel registro superiore, delimitati da una fascia a nastro con fiori stilizzati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sulla parete centrale si distinguono &nbsp;in alto, al centro, una conchiglia ieratica rossa affiancata da due vasi pieni di frutti poco visibili, e in basso, quattro colombe che circondano un motivo centrale, decoro purtroppo perduto; sulla parete laterale destra campeggiano due grandi pesci rossi. Tali motivi decorativi trovano ampi confronti nelle pitture funerarie e nei cicli musivi paleocristiani di IV secolo d. C. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/grosib5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5"><b>Accesso alla Grotta:</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Oggi è praticabile soltanto il percorso scalario a Sud, mentre l’ingresso ad Est è stato conservato soltanto per la rampa antica, sul cui soffitto è inserita una lastra a rilievo con croce a braccia patenti del V-VI secolo d.C.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Questa ipotesi è confermata dagli affreschi, appartenenti alla simbologia cristiana, che adornavano le pareti. Tutto ciò lo dice la storia: poi ci sono le leggende. Secondo la tradizione, infatti, la grotta nel periodo precristiano fu dimora della Sibilla Cumana o Sicula: da qui il nome Grotta della Sibilla.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si dice che la stessa non lasciasse mai la grotta e il gradino entro l’incavo orientato a ovest costituiva il suo lettuccio. Chi chiedeva il vaticinio alla profetessa calava nel pozzo, attraverso il lucernario, delle offerte assieme alla richiesta del responso. </span><span class="fs12lh1-5">Un’altra leggenda vuole che Ulisse si sia dissetato alla fonte della Sibilla e che questa gli abbia predetto il futuro. Altre remote leggende narrano che la Sibilla fosse in realtà una sposa, caduta all’interno del pozzo e lì rimasta imprigionata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video della Grotta della Sibilla</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/8urd48-7OMk">https://youtu.be/8urd48-7OMk</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 06:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani da Visitare - IL CASTELLO CHIARAMONTE DI CACCAMO, Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003AD"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il castello Chiaramonte di Caccamo è una costruzione difensiva di Caccamo, uno dei più grandi e meglio conservati tra i castelli normanni in Sicilia e in Italia. Il maniero sorge sulla sommità di un imponente roccione, alto 513 metri sul livello del mare, posto alle pendici di Monte Rotondo (m 919) e dominante sulla campagna circostante, la vallata del fiume San Leonardo e la diga Rosamarina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlechiaracaccamo-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nato come fortezza studiata per difendersi dalle invasioni nemiche nel 1190, nel corso del tempo è stato ampliato e trasformato per diventare una ricca dimora per diverse famiglie nobili della Sicilia. La rupe dove è costruito presenta tre pareti a precipizio sui versanti nord, est ed ovest, mentre sul versante sud ha un'inclinazione costante che ha permesso l'impianto dell'orto all'interno delle mura di cinta ed il sottostante quartiere della Terravecchia, borgo che in seguito ha generato il paese. </span><span class="fs12lh1-5">Il complesso si è sviluppato su strutture di differente epoche storiche collegate fra loro a gruppi e su diverse quote rocciose, formando corti chiuse ed aperte. Una rampa a stretti tornanti e scavata nella roccia collega il sottostante centro abitato con la gran corte del complesso architettonico. Il Castello presenta inoltre una vista panoramica spettacolare sui territori circostanti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlechiaracaccamo-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Storia</span></div><div class="imTAJustify"><i><b class="fs12lh1-5">Epoca normanno - sveva</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il sito in origine, per la particolare posizione strategica, era probabilmente occupato da una fortezza o torre d'avvistamento di matrice araba. Le strutture in stile normanno sono conferite da Matteo Bonello, signore di Caccamo, nel XII secolo in seguito alla riconquista dell'isola. La sala più importante all'interno è la sala della Congiura: in questo ambiente nel 1160, alcuni baroni normanni ordirono la trama contro il sovrano Guglielmo I di Sicilia. La ribellione fu sventata e sedata sul nascere. </span><span class="fs12lh1-5">Giovanni di Saint-Rémy, prefetto del re Carlo I d'Angiò, allo scoppio dei Vespri siciliani fuggì da Palermo rifugiandosi nella struttura dove i caccamesi lo catturarono e giustiziarono. Nel XIV secolo i rappresentanti della potente famiglia dei Chiaramonte, a partire da Manfredi I Chiaramonte, apportano radicali modifiche al complesso. Stratificazioni di ulteriori interventi strutturali minori si susseguiranno fino al XVII secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlechiaracaccamo-8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i><b class="fs12lh1-5">Epoca aragonese - spagnola</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel 1480 con il matrimonio fra Fadrique Enríquez, ammiraglio di Castiglia, e l'ultima rappresentante dei Prades-Cabrera, inizia un periodo di decadenza che terminerà con l'acquisizione da parte di Filippo Amato, principe di Galati, "liquidatore" degli indebitati Henriquez.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel 1646 la famiglia Amato acquistò la baronia di Caccamo, elevata dal re Filippo III di Sicilia a ducato, possesso durato fino al 1813, periodo durante il quale sono eseguiti pesanti interventi che sconvolgeranno il primitivo impianto chiaramontano, con una serie di ristrutturazioni che cancelleranno le strutture medievali, convertendo di fatto il castello in palazzo signorile, arricchito da una serie di saloni con interessanti soffitti lignei dipinti e fregi affrescati. La costruzione raggiunge la massima estensione, perdendo le peculiarità strategica che aveva fino ad allora rivestito.</span></div><div class="imTAJustify"><i><b class="fs12lh1-5">Epoca contemporanea</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dopo il 1813 la famiglia De Spucches, principi di Galati, sono i nuovi proprietari, assumono il titolo di duchi di Caccamo. I componenti della casata col possesso operano un drastico restauro stilistico, il castello diviene una grande struttura costruita in pietra bianca arroccata sullo sperone roccioso, ha uno sviluppo con pianta irregolare, possenti mura con merli a coda di rondine, bifore in stile medievale, torri, fossato e un cortile. L'interno è costituito da un dedalo di stanze e scale alla stregua di una dimora reale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel 1823 un terremoto abbatte la Torre Mastra. Primo evento infausto di un progressivo processo di decadimento che, nonostante l'impegno dei De Spucches, sfocerà in una serie di crolli che coinvolgeranno l'intero impianto. Nel mese di ottobre del 1963 la dimora è acquistata dalla Regione siciliana. Il riadattamento comportò lunghi lavori di restauro che ebbero inizio nel 1974. Nel 2012 sono iniziati i lavori di allestimento del nuovo museo delle armi antiche del castello: MAAC.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlechiaracaccamo-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Visita al Castello:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Varcato il primo cancello d’ingresso, che rimane l’attuale perchè così realizzato intorno al 1400 dai Prades per motivi strategici essendo l’antico accesso rivolto verso la zona di Terravecchia (ad Est), agli occhi del visitatore si offre una imponente e scenografica rampa costeggiata a destra da una massiccia fila di merli realizzata dalla famiglia Amato nel 1600 ed a sinistra da un alto e sontuoso edificio detto “ala Prades”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Quest’ultimo è caratterizzato da tre finestre bifore sottostanti alle quali notiamo tre monofore (internamente corrispondono ai locali della scuderia) che sovrastano altrettante feritoie o caditoie attraverso cui venivano rovesciati - sugli eventuali assalitori - olio bollente, pece liquefatta, zolfo acceso o lanciate delle frecce se il nemico fosse stato più lontano. La parte basale della roccia, rivestita in maniera scoscesa è chiamata scarpa. Murato sulla roccia si trova un bassorilievo raffigurante una mano che sostiene in equilibrio i piatti di una bilancia sotto la quale scorgiamo le iniziali del verso Veduta dalla Sala Prades oltre il secondo cancellolatino del libro della Sapienza che recita: “DILIGITE IUSTITIAM VOS QUI IUDICATIS TERRAM” D.I.V.Q.I.T. (Amate la giustizia voi che giudicate in terra). Nel 1430 Don Giovanni Bernardo Cabrera, che era stato ufficiale dell’esercito di Alfonso il Magnanimo, ottiene “il diritto del mero e misto impero, con alta e bassa giurisdizione” per i suoi stati di Caccamo, Alcamo e Calatafimi, vale a dire il potere di amministrare la giustizia civile e penale. Questo monito però rappresentava un solo ornamento mentre spesso, all’interno del maniero, i signori consumavano i delitti più nefandi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlechiaracaccamo-7b.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La scenografica rampa d’accesso finisce in un pianerottolo, dove si apre un grandioso cancello di ferro battuto risalente al ‘600 che immette, attraverso una seconda rampa, dove tutto è romantico, tutto sembra fatto per gli idilli proprio nel complesso più interessante delle fabbriche del Castello la cui storia non era soltanto di lotte, rivolte ed assedi ma anche di manifestazioni di arte, di amori e di intrighi amorosi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Superato il cancello d’ingresso, si accede al cortile detto “della cavallerizza”. Sulla sinistra, varcato l’ingresso, in un Scuderiegrande vano ad archi, si trovano infatti le scuderie con il loro selciato originale nel quale sono ricavate canalette per lo scolo del liquame ed in fondo un bellissimo abbeveratoio costituito da una vasca in pietra del 1400. Da questo ambiente si accede alla grande cisterna e ad un piccolo ambiente, che si trova alla base di una torre, un tempo usato come ossario. </span><span class="fs12lh1-5">Questi ambienti si trovano sotto la sala delle udienze dei Prades, trasformata - dal principe De Spuches - nel secondo ‘800 in teatro di corte, con adiacente loggetta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlechiaracaccamo-9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il prospetto chiaramontano del ‘300 nella parte basale privo di scarpa tant’è che si nota la roccia viva. Verso Est si erge una torre detta Gibellina dall’arabo gibel che significa rivolta verso la città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’edificio del 1400 che si erge a destra del cancello è invece il corpo di guardia da dove si sviluppava il percorso assegnato alla ronda per svolgere, dietro i merli, il servizio di sorveglianza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Di fronte al teatro notiamo un passaggio privo di cancello la cui sommità si appoggia sulla roccia e costituito da due archi sovrapposti: quello inferiore a tutto sesto risale al 1600, quello superiore a sesto acuto di epoca chiaramontana (1300). A terra, alla base del passaggio, un blocco di pietra ha incisa la data del 1778.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Lasciamo così alle nostre spalle il romantico cortile detto anche “a tenaglia” per accedere - costeggiando a destra la cappella di corte - ad un panoramicissimo terrazzo merlato al cui orizzonte si scorge verso Nord-Est il promontorio di Capo Zafferano che emerge come un cono dal mare.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlechiaracaccamo-10.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ci troviamo esattamente alla base di quella che fu l’antica torre Maestra, con sottostante cisterna d’acqua, che si ergeva per 75 metri in altezza ma andata purtroppo distrutta durante il terremoto del 1823.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Pare che dalla sua sommità un tempo partivano segnali “all’indiana” che raggiungevano le torri di avvistamento visibili di altri castelli come quello di Vicari. Sulla parete esterna si notano dei buchi che servivano a far defluire l’acqua in eccesso, ed a proposito di acqua desideriamo portare a conoscenza dei nostri lettori che il Castello non è stato mai espugnato, e che all’interno racchiudeva ben sette cisterne ed anche un mulino a vento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlechiaracaccamo-6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In considerazione di ciò desideriamo segnalare un episodio abbastanza significativo tramandatoci dalla tradizione popolare. Pare che durante un assedio, non riuscendo le forze nemiche ad espugnare il Castello, rinunziarono agli assalti sicuri di potere costringere gli assediati ad arrendersi per fame. Invece gli stessi, per dimostrare che di vettovaglie erano forniti in abbondanza, calarono dalle mura agli assalitori: fascelle di ricotta ancora calde, formaggio fresco e pane appena sfornato. Tutto ciò a dimostrazione del fatto che nel Castello esistevano oltre alle officine per la fabbricazione di frecce ed armi, anche le sette cisterne d’acqua ed il mulino appena citati, ma anche magazzini capaci di contenere una gran quantità di grano, dispense per ogni specie di viveri e forni per la cottura del pane. Un complesso di servizi che non era stato valutato dagli assalitori che, constatata l’inutilità degli sforzi, rinunziarono all’assedio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sempre a proposito di autosufficienza del Castello dobbiamo ricordare che ogni qualvolta si correva il pericolo di un attacco, tutta la popolazione si ritirava nella cittadella attigua al maniero e se gli assedi duravano a lungo, le donne, dopo aver prestato la loro opera a beneficio della comunità, si dedicavano anche alla lavorazione di quelle originali ed artistiche bisacce di cuoio e di lana che fino al 1960 costituirono un vanto per l’artigianato caccamese e motivo di vivo interesse turistico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlechiaracaccamo-11.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ma riprendiamo la nostra visita al maniero dirigendoci a destra di questo terrazzo merlato verso un vano sormontato da un arco a sesto acuto in tufo realizzato nel 1500 dagli Henriquez e che rappresenta l’ingresso alla scalinata d’accesso alle prigioni. Subito a sinistra si nota una costruzione in mattoni di argilla a forma di giara usata per la preparazione di pece bollente che sarebbe servita per spruzzarla sui nemici assedianti. Scesa la scala, superato uno spazio di terra coltivato ad orto, su una parete rivolta ad Ovest si aprono delle strane aperture che rappresentano le porte di accesso alle prigioni. Un immediato passaggio dalla luce alle tenebre: tetti bassi, giacigli in muratura, vani dalle pareti umide ed annerite, con disegni di chiese, di campanili, di cavalli, di coltelli,di armi, di stivaletti femminili di foggia ottocentesca con bottoni e figure varie che esprimono certamente lo stato d’animo di chi si trovava in attesa di giudizio. E poi una serie di scritte tra le quali una ha uno strano sapore attuale: “con l’arte e con l’inganno si vive mezzo anno; con l’inganno e l’arte si vive l’altra parte”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlechiaracaccamo-12.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tra le celle carcerarie: la più importante e più grande poteva ospitare sei prigionieri; quella da brivido, immersa totalmente nel buio, larga e lunga un metro per un metro con un piccolo sedile in muratura ospitava il detenuto che veniva murato vivo al suo interno. Al centro del cortile delle prigioni si nota una fossa dove venivano rinchiusi i prigionieri per essere torturati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ultimata la visita delle prigioni ci dirigiamo verso il terzo ingresso che dovrebbe essere preceduto da un fossato con ponte levatoio che immette nel corpo centrale e residenziale del Castello. Varcato l’ingresso ci troviamo in un piccolo atrio detto “a bocca di lupo” dove notiamo interessanti resti della storia del maniero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Di fronte sta invece collocato lo stemma di Caccamo rappresentato dalla testa di cavallo e dal Triscelon (la Trinacria). In effetti nel 1641 Don Giovanni Alfonso Henriquez de Cabrera, conte di Modica e signore di Caccamo, ricevette la nomina a viceré di Sicilia ed in quella occasione i caccamesi gli donarono 3.500 scudi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Due anni dopo, il viceré di ritorno a Palermo da Messina, sostò a Caccamo ed il 12 novembre 1643 in segno di riconoscenza per l’accoglienza ricevuta, eleva Caccamo al rango di città ripristinando alla stessa il titolo di “urbs generosissima” che alcuni secoli prima le era stato attribuito da Federico II lo Svevo e proprio in quella circostanza alla città fu dato il nuovo stemma che in pratica è quello attuale. Contemporaneamente al primo cittadino fu attribuito l’appellativo di “magnifico” ed alla amministrazione civica fu conferito il diritto di farsi scortare, nelle manifestazioni ufficiali, da due mazzieri e da quattro conestabili. Nell’arco di questo secolo Caccamo subì una svolta significativa trasformandosi da semplice borgo rurale in una splendida cittadina; l’abitato si estese oltre l’antica cinta muraria e si arricchì di numerosi monumenti con un considerevole ed ulteriore incremento del già ricco patrimonio artistico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">All’angolo destro del vestibolo c’è una scala scavata nella roccia che immette nei locali sottostanti la corte principale riservata alla servitù ed alla conservazione delle derrate alimentari nonché nei sotterranei; si presume che questo varco dovesse essere l’antico accesso al Castello da occidente cioè dalla zona di Terravecchia. Finalmente poi attraversato un alto arco in muratura a sinistra, ci si immette in un ampio atrio rettangolare con pavimentazione a tela di ragno capace di contenere centinaia di uomini dove i Signori del Castello tenevano le adunate in tempo di guerra. In questo grande cortile notiamo gli anelli in pietra per i cavalli e le tracce di un sistema di condutture in argilla che raccoglievano le acque reflue dei tetti per convogliarle nelle cisterne, si notano anche i resti di un forno e di alcune fornacelle.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlechiaracaccamo-13.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’ingresso principale è costituito da un portone in legno ai due lati del quale stanno due colonne di pietra e sopra, oltre allo stemma della famiglia Amato, una scritta in latino che ricorda la sconfitta degli Angioini nel 1302 con la quale si elogia il duca don Antonio Amato per aver ingrandito e restaurato il Castello</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Particolare tetto ligneo del salone delle armiVarcato il portone ci immettiamo nel salone delle armi o sala della congiura ormai spoglia ed un tempo, fino al 1974, ornata di armi, scudi, pugnali, pistole, archi, frecce, elmi, archibugi ed armature antiche. </span><span class="fs12lh1-5">Il salone, il più grande del Castello, si affaccia verso il quartiere di Terravecchia con due grandi balconi in pietra attraverso i quali si ammira la grande mole del Duomo di epoca normanna ed il suo alto campanile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il tetto del salone è costituito da bellissimi resti di soffitti lignei del seicento in parte restaurati nell’800 dalla famiglia De Spuches.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlechiaracaccamo-14.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Non troviamo più neanche due statue di Mori ed un altro ancora in atto di uccidere con una lancia una pantera. Come dicevamo prima, questo vastissimo ambiente è definito “sala della congiura”, proprio perché, secondo la tradizione, fu qui dentro che nel 1160 si riunirono sotto la guida di Matteo Bonello i Baroni siciliani ribelli al re Guglielmo I detto il “Malo”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ma il Re lo fece arrestare a tradimento e lo fece rinchiudere in una oscura prigione, quindi fu accecato e fatto morire fra i più atroci tormenti. </span><span class="fs12lh1-5">Di fronte all’ingresso notiamo due nicchie all’interno delle quali si trovavano due statue in gesso, al centro invece un varco a sesto acuto ci consente di immetterci in un ambiente completamente rifatto: si tratta di una torre con sottostante cisterna d’acqua piovana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dal salone che rappresenta l’asse centrale dell’ala residenziale ci dirigiamo verso Ovest imboccando la porta di un’altra grande sala: il salotto, detto anche “sala del camino”. In questa stanza la nostra attenzione si deve soffermare ad ammirare una finestra pentalobata che riproduce lo stemma dei Chiaramonte. Si tratta di una finestra di stile arabo (moresco) che un fulmine ci ha restituito alla fine del XIX secolo denudandola del muraglione che per tanto tempo l’aveva indelicatamente celata e che probabilmente immetteva ad una caditoia o ad una latrina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sta di fatto che è possibile rendersi conto di quanto fosse lo spessore di un muro (di una parete esterna) che in questo punto è di oltre un metro. La stanza attigua alla sala del camino è una camera da letto con pavimento maiolicato che riproduce l’originario ed una volta con stucchi in gesso dell’inizio ‘800. Degli affreschi si possono ammirare all’interno del bagno adiacente alla camera da letto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Attraverso un altro ambiente, le cui pareti sono in pietra viva, ci si immette su un ampio terrazzo che domina l’intera vallata del fiume San Leonardo e del lago artificiale che è stato ricavato con lo sbarramento del letto del fiume tramite la diga Rosamarina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Da questa posizione ci si rende conto come il luogo si prestava a perfezione per dominare su una vastissima parte di territorio circostante da dove si può peraltro ammirare uno spettacolare panorama che spazia da Solunto a Capo Zafferano a Monte Cane ed a Rocca Busambra, mentre verso Sud il Castello di Vicari ed infine Monte Rotondo e la valletta della Mitinia che completano l’arco panoramico. Nel medioevo l’importanza del Castello di Caccamo assurgeva a livello strategico, ciò spiega come la signoria sulla fortificazione di Caccamo si rivelerà indispensabile per poter transitare indisturbati da Nord a Sud dell’isola e viceversa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-12" src="https://www.sicilytourist.com/images/caccamocsnew1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Su questo ampio terrazzo fa grande spicco un grande arco trionfale formato da due arcate e sembra proprio che in questo luogo avvenissero dei macabri spettacoli: l’impiccagione di personaggi di rilievo. Tra l’altro desideriamo segnalare che meno di mezzo secolo fa, nella stanzetta ubicata nella parte più settentrionale della terrazza, sono state ritrovate un fascio di spade arrugginite e due grandi scudi di legno. Al margine inferiore di questi ultimi si trovava attaccata (in posizione perpendicolare) una mensola e nella stessa, al centro era infisso verticalmente un chiodo alto circa quindici centimetri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dopo varie riflessioni e congetture si è potuto stabilire che gli scudi erano due strumenti di tortura: infatti sui chiodi venivano infisse le teste dei giustiziati che venivano esposte pubblicamente per intimorire la gente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Cominciamo a percorrere il tragitto inverso e superato l’immenso salone delle armi, passiamo nell’ala opposta. La prima è la sala da pranzo dalle pareti spoglie e dagli affreschi del ‘600 quasi scomparsi col pavimento a mosaico ed i soffitti a cassettoni tardo rinascimentali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Prima che il Castello venisse venduto dalla famiglia De Spuches alla Regione Siciliana (1963), sia la stanza da pranzo che gli altri saloni erano arredati con mobili antichi e di pregiata fattura, pitture, affreschi, arredamenti, suppellettili e chincaglieria che arricchivano la bellezza decorativa delle sale. Vi sono pure le sale dette della foresteria ed una stanza adibita a camera da letto con accanto una cappella per ospiti con una graziosa botola al centro, utilizzata per eliminare i personaggi più scomodi: quanti metri precipitassero prima di toccare il fondo e la morte, è ancora oggi oggetto di discussione; pare che diverse lame si trovassero infisse nelle pareti ed al suolo che provvedevano a dare sicura e misera morte al malcapitato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dalla camera da letto si accede ad una terrazza detta di “bellavista” da cui è possibile ammirare buona parte della città e la zona di monte Rotondo; dalla terrazza si raggiungono poi altri alloggi totalmente ricostruiti con relativi bagni che molto probabilmente in futuro potrebbero essere destinati ad ospitare gruppi di studiosi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Attraverso due scale in ferro sono raggiungibili gli ambienti rustici a mansarda rappresentati dai sottotetti dai quali si accede ad un terrazzino che veniva utilizzato come zona di avvistamento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/caccamocsnew2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si conclude così la visita all’antico maniero baronale più grande di Sicilia la cui cittadella era rappresentata dal borgo della Terravecchia ed era chiuso da una cinta merlata per mezzo di quattro porte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Castello e cittadella venivano difesi da quattro torri avanzate destinate a sostenere l’eventuale primo assalto nemico. La torre di Byrsarone sotto l’estremo sperone del costone roccioso collegata col maniero attraverso un cunicolo segreto; la torre della Piazza che venne diroccata nel 1627 per dare spazio all’ingrandimento del Duomo di San Giorgio Martire; la torre delle campane oggi torre campanaria del Duomo stesso ed infine la torre di sinistra della chiesa della SS. Annunziata adibita anch’essa a torre campanaria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Una cinta difensiva più ristretta era invece formata dalle torri interne: la più importante, la più antica e la più alta era la torre “Mastra” crollata il 8 giugno 1823 a causa di un terremoto; la torre “Gibellina” è una delle torri dominanti il quartiere di Terravecchia, restaurata dai Chiaramonte dopo il 1300, fu gravemente danneggiata da un fulmine nel 1615, è stata parzialente restaurata nel 1973; la torre della “Fossa” o del “Dammuso” fu edificata dalla famiglia Prades-Cabrera nel 1539 perché dalla parte in cui essa fu elevata, a sinistra del salone della congiura, il Castello era maggiormente vulnerabile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Castello dal Drone e Interni</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/ldh2xq6qZaQ">https://youtu.be/ldh2xq6qZaQ</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 06:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Turismo Termale in Sicilia - Le TERME DI SCIACCA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002FA"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le terme Sciacca si trovano a nell’omonima località famosa soprattutto per la balneazione in provincia di Agrigento. Il complesso delle Terme di Sciacca rappresenta una delle mete più preziose e apprezzate non solo nella cittadina siciliana, ma in tutta la Sicilia. Queste sorgenti termali sono conosciute fin dall’epoca romana per le loro proprietà salutari, derivanti dalle acque ricche di minerali che emergono naturalmente calde dal sottosuolo. La loro fama si estende ben oltre i confini locali, attirando visitatori da ogni angolo del mondo, desiderosi di beneficiare dei loro effetti curativi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sciacca_terme_0013.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’area più pregna di fonti termali si trova nella parte orientale di Sciacca, in particolare nella "Valle dei Bagni", alle pendici del monte san Calogero. Anticamente si contavano dieci sorgenti termali: l'acqua Sulfurea, l’acqua Santa, l’acqua Ferrata, l’acqua delle Palme, l'acqua dei Molinelli, l'acqua Fontana calda, l'acqua degli Occhi, l'acqua Salmastra, l’acqua di Molinari, l’acqua del Carabollace.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal 2018 sono attive solo cinque fonti: l’acqua dei Molinelli, l’acqua Santa, l'acqua Salmastra, l’acqua del Carabollace e Fontana calda. Le altre sono scomparse in seguito a movimenti tellurici e a interventi poco attenti dell'uomo.</span></div></div><div><span class="fs10lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Anctiche_terme-sciacca.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Storia</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia delle terme di Sciacca è strettamente legata alla storia della città. Secondo una leggenda, la scoperta del patrimonio termale è da attribuire al mitologico Dedalo che, in fuga da Creta dopo aver costruito il famoso labirinto, si fermò vicino alle grotte vaporose del monte Kronio e, riconoscendone l’uso curativo e terapeutico, sistemò l’ingresso con sedili scolpiti nella pietra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Storicamente furono i Greci di Selinunte che vi fondarono un piccolo villaggio attratti dalla fertilità del suolo, dal mare pescosissimo e dai vapori terapeutici del monte e dalle diverse sorgenti che sgorgavano nel territorio. </span><span class="fs14lh1-5">Dopo la prima guerra punica la città passò sotto il dominio romano e, in epoca imperiale, venne chiamata Aquae Labodes. I romani, amanti delle terme, sfruttarono non soltanto i bagni di vapore creati dalle acque termali nelle grotte, ma anche le acque sulfuree che sgorgavano nella vallata. Gli effetti benefici delle acque erano così evidenti da essere considerati superiori a quelle presenti nella stessa Roma. Aquae Labodes divenne, oltre che un sito termale, sede postale.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/termesciacca1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con le invasioni barbariche Roma perse il suo predominio nel Mediterraneo e vi fu un periodo in cui i bagni furono dimenticati. Solo nel 530 d.C., con l’arrivo a Sciacca di San Calogero, le terme vennero riutilizzate. San Calogero riuscì a scacciare i sacerdoti pagani dal monte Kronio, convertendo la popolazione al Cristianesimo, e a sfruttare le stufe “miracolose” a scopo terapeutico. Durante il Medioevo i monaci dell’eremo di San Calogero continuarono a curare gli infermi con l’utilizzo delle stufe termali, diventate così molto popolari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con la dominazione araba, nell’840 d.C., la città divenne uno dei più importanti centri agricoli e commerciali della Sicilia. Il suo attuale nome “Sciacca” deriva probabilmente dalla parola araba “Syacc” che vuol dire bagno, in riferimento alle acque termali, oppure da “ash-Shaqqah” dall’arabo “fessura” e che si riferisce alle fessure del monte Kronio; ciò dimostra l’importanza data dagli Arabi al patrimonio termale del territorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sciacca_La_caduta_dellacqua_-termale-_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con l’arrivo dei Normanni, Sciacca godette di un ulteriore sviluppo dal punto di vista economico e artistico, e fino al XVI secolo, ebbe un’espansione tale da renderla una delle città più ricche della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’importanza che le acque termali ebbero durante questo periodo viene attestata dal Libro Rosso (fonte fondamentale per la ricostruzione di molteplici aspetti della vita religiosa, amministrativa, economica e sociale della città di Sciacca) conservato nella biblioteca comunale, dove, tra le consuetudini medievali, è registrata la rubrica De Balneis che dà regole precise e dettagliate sull’uso delle acque termali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il Rinascimento molti autori, soprattutto medici, dedicarono numerosi scritti alle terme di Sciacca; ciò è dovuto in parte alla fama della località, in parte al fatto che in questo periodo vi fu un aumento dell'interesse in ambito naturalistico. Le descrizioni che ne fanno gli autori non siciliani dimostrano che le terme erano note e apprezzate anche fuori dall'isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sciacca e le sue terme vissero un periodo di decadenza fino al 1800. Molti furono i medici idrologi a impegnarsi per la loro rinascita, e in particolare Giuseppe Licata che, oltre che da medico, nel'ultimo decennio dell'800 operò anche da politico per la rinascita delle terme. Licata, che esercitò la sua attività di medico presso lo stabilimento della Valle dei Bagni, sosteneva la necessità di costruire un ospedale sul monte Kronio e un nuovo stabilimento che restitutisse dignità alle acque perché "se Sciacca ha una storia la si deve quasi esclusivamente alla vicinanza delle sue terme Selinuntine". Si deve comunque aspettare l’Unità d’Italia affinché si cominci a parlare di acque termali a livello nazionale, con il deputato saccense Saverio Friscia che ne illustrò le caratteristiche e le possibilità di utilizzo al Parlamento Nazionale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo sfruttamento delle acque termali e la scoperta di banchi di corallo diedero un impulso alla ripresa economica e assunsero un ruolo strategico per l’economia locale. Durante questo periodo si costruirono i primi stabilimenti termali nella valle dei bagni e tra il 1928 e il 1938 venne costruito, in stile Liberty, il nuovo complesso delle terme all’interno di un giardino, nella zona di Cammordino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Fonti termali</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Monte Kronio</b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/termemontekroniosciacca.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le fonti del bacino termale saccense derivano da un’attività vulcanica sotterranea. La zona più ricca di fonti si trova nella zona est di Sciacca, in particolare nella "Valle dei Bagni", alle pendici del monte san Calogero. Anticamente si contavano dieci sorgenti termali: l'acqua Sulfurea, l’acqua Santa, l’acqua Ferrata, l’acqua delle Palme, l'acqua dei Molinelli, l'acqua Fontana calda, l'acqua degli Occhi, l'acqua Salmastra, l’acqua di Molinari, l’acqua del Carabollace. Nel 2018 sono attive solo cinque fonti: l’acqua dei Molinelli, l’acqua Santa, l'acqua Salmastra, l’acqua del Carabollace e Fontana calda. Le altre sono scomparse in seguito a movimenti tellurici e a interventi poco attenti dell'uomo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Caratteristiche delle acque e proprietà curative</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Delle cinque fonti ancora esistenti, soltanto tre vengono sfruttate: l'acqua dei Molinelli, l'acqua Santa e l'acqua Sulfurea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Acqua dei Molinelli</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/termemolinellisciacca.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’acqua dei Molinelli è un’acqua ipotermale salso-bromo-iodica che scaturisce ad una temperatura di 34 °C a 40 metri di altitudine. Quest'acqua è indicata per problemi dermatologici ma viene usata anche per malattie all'apparato respiratorio, all'apparato genitale famminile, all'apparato osteoarticolare e vascolopatie. Le acque confluiscono nelle vasche termali dei Molinelli, un complesso di piscine costruito agli inizi degli anni ’90 del Novecento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Acqua Sulfurea</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella "Valle dei Bagni", a 25 m sul livello del mare, sgorga alla temperatura di 56 °C un’acqua sulfureo-salso-solfato-alcalino-terrosa radioattiva impiegata per le cure termali. Quest'acqua è indicata per malattie dell'apparato respiratorio e dell'apparato otorinolaringoiatrico e per le malattie cutanee, ma è utilizzata soprattutto per la fangoterapia. Un particolare tipo di argilla viene messo a bagno con questa acqua sulfurea in grandi vasche per un periodo almeno di sei mesi; si crea così un fango termale che ha proprietà terapeutiche antireumatiche. Il fango termale viene applicato sulla parte interessata ad una temperatura di 38 °C circa e coperto per mantenere il calore; viene rimosso dopo 20/30 minuti e a questo punto avviene una reazione sudorale benefica. La fangoterapia può essere associata alla balneoterapia: il paziente viene immerso in una vasca di acqua sulfurea alla temperatura di 37 °C circa per 5/10 minuti. Questa terapia viene usata per curare malattie dell'apparato osteoarticolare (per la sua capacità antiinfiammatoria).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Acqua Santa</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’acqua più antica del bacino termale è la cosiddetta “Acqua Santa”. Anch’essa sgorga nella Valle dei Bagni, è un’acqua salso-iodico-solfato-alcalino-ferrosa ed è indicata per l’apparato digerente, con forti proprietà diuretiche e lassative.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Acqua Ferrata</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Attualmente il punto di fuoriuscita dell'acqua Ferrata, che prendeva il nome dal metallo, risulta disperso. In passato, fino agli anni '20 del Novecento, fu un'acqua molto apprezzata. Era un'acqua contenente bicarbonato e ferro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Acqua delle Palme</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anch'essa dispersa, l'acqua delle Palme, dall'odore leggermente solfureo, sgorgava in un pozzetto cilindrico in prossimità di un antico palmeto nella Valle dei Bagni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Acqua degli Occhi</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'acqua degli Occhi, già estinta agli inizi del '900, prende il nome dal fatto che veniva utilizzata per le malattie degli occhi. In un periodo precedente, veniva chiamata anche "acqua salina ferruginosa".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Acqua Salmastra</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'acqua Salmastra è un'acqua ricca di acido carbonico; prende il nome dal suo sapore salmastro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Acqua di Molinari</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Già nel 1927, l'acqua di Molinari era scomparsa. Venne analizzata nel 1953 da uno studio sulle acque siciliane in un pozzo vicino ad un oleificio del defunto dottor Molinari; aveva un sapore salino e una temperatura di 45 °C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Acqua Fontana Calda</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'acqua Fontana Calda sgorga a sei chilometri ad est della città sotto lo sperone orientale del monte San Calogero e viene raccolta in un bevaio. Nel 1953 venne classificata come oligominerale. Quest'acqua non è mai stata ufficialmente usata in terapia. La popolazione del luogo tuttavia ne riconosceva benefici per la calcolosi e nei disturbi delle vie urinarie e la utilizzò come acqua potabile fino agli anni '70 del Novecento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Acqua del Carabollace</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/termesciacca3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Presso il torrente Carabollace si trovano numerose sorgive di acque calde e sulfuree. Il ritrovamento di reperti archeologici nella zona di Locogrande nei pressi del torrente Carabollace potrebbe indicare che le antiche terme dei Greci Selinuntini fossero ubicate in questo luogo. Presso una di queste sorgenti vi erano delle vasche scavate nella roccia che sono state distrutte in seguito ad eventi naturali e interventi antropici molto invasivi. Fino a qualche decennio fa l'acqua che sorgeva veniva usata come lassativo.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 07:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali Parco dei Nebrodi - ALCARA I FUSI - Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003AC"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Alcara li Fusi sorge in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messin</a></i></span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">a</a></i>, nel cuore del </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco Naturale dei Nebrodi</a></i>, ai piedi della dolomitica Rocca Traura, primo contrafforte settentrionale del complesso montuoso delle </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?trekking-e-itinerari-in-sicilia---rocche-del-crasto-nel-parco-dei-nebrodi" target="_blank" class="imCssLink">Rocche del Crasto</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, le cui pareti rosate conferiscono al piccolo centro montano un fascino tutto particolare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Di origine antichissima, forse ellenica, Alcara sarebbe stata fondata, secondo la leggenda, da Patrono il Turiano, compagno di Enea, giunto in Sicilia dopo la fuga da Ilio, intorno al XII sec. A. C. Certo è che la cittadina fu contesa dai Bizantini, dagli Arabi, dai Normanni, Svevi, Angioini, Spagnoli, Borboni. Ciò soprattutto per la sua posizione strategica che le consentiva di dominare la vallata del Torrente Rosmarino: il Castel Turio non fu mai abbattuto e svetta tutt'oggi contro il cielo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Secondo la tradizione locale l'attuale borgo nacque in seguito al progressivo abbandono di insediamenti posti più a monte, mentre il primo documento che fa riferimento all’abitato è del 1096. &nbsp;Nel 1812 prese il nome di Alcara "Li Fusi" in quanto centro di produzione dei fusi adoperati per la filatura e per distinguerlo dal borgo di Lercara Friddi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusiviuzze.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il vasto territorio di Alcara, ora abbastanza disabitato, ma in passato interessato da un insediamento sparso legato all'agricoltura ed alla pastorizia è ricco di attrazioni naturalistiche e storiche. Il suo territorio rappresenta il cuore del Parco dei Nebrodi, grazie alla varietà dell'ambiente naturale, si presta a qualsiasi tipo di escursione. Habitat naturale per aquile e grifoni, vanta un pregevole patrimonio artistico-culturale. Soggiornare ad Alcara permette di rilassarsi passeggiando tra le antiche viuzze, assaporando antiche tradizioni tra le suggestioni di una natura incontaminata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Cosa vedere ad Alcara Li Fusi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs12lh1-5"><i>1 - Chiesa Maria Santissima Assunta</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Di epoca bizantina, con absidi e campanile del sec. XVI, apre sulla Piazza San Nicolò Politi con un bel portale in pietra calcarea del 1632. Secondo la tradizione, la campana fu donata dal conte Ruggero. Fra le opere d'arte ivi custodite segnaliamo alcune tele, il fercolo processionale del Santo Protettore e l'antico organo del XVII secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Fiore all'occhiello dell'edificio è la Cappella del Santo Protettore San Nicolò Politi (1632), al cui interno si conservano, in una pregevolissima urna argentea, opera di Paolo Guarna del 1581, le spoglie del Santo e la bellissima statua ad esso dedicata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs12lh1-5"><i>2 - Museo d'Arte Sacra</i></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs12lh1-5"><i><br></i></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Gestito in collaborazione con la Diocesi di Patti, è ubicato nell'ex Monastero delle Vergini Benedettine (la "Badia"), complesso architettonico del Cinquecento e si sviluppa su due livelli. Custodisce al suo interno pregevoli opere d'arte lignee, d'argenteria, dipinti e una collezione di libri antichi tra cui un incunabolo e rarissime cinquecentine. Un quadro completo della cultura artistica di Alcara lungo l'arco di diversi secoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs12lh1-5"><i>3 - Chiesa San Pantaleone Martire</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'esterno accoglie il visitatore con la facciata arricchita da un bel portale in pietra calcarea locale, dal Tiburio con copertura a cupola e dalla svettante Torre campanaria. L'interno ospita pregevoli manufatti artistici primo fra tutti lo splendido organo del 1667 realizzato dal palermitano Giuseppe Sperandeo che, secondo autorevoli studiosi, risulta essere fra i più antichi della Sicilia. </span><span class="fs12lh1-5">L'altare maggiore è ornato da una grande pala dipinta da Damiano Basile nel 1559. Presenti anche opere pitttoriche di Giuseppe Tomasi, Filippo Tancredi e Pietro Castelnuovo. Molto bella anche la Cappella del S.S.Crocifisso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5"><b>4 - Antico Quartiere Motta e Chiesa Santissima Annunziata</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">chiesa santissima annunziataIl quartiere "Motta" è il più antico nucleo abitativo del paese, il cui intreccio delle vie richiama la disposizione dei quartieri arabi. Questo quartiere mantiene intatta la sua autenticità, con stretti vicoli acciottolati, archi in pietra e antiche case in stile tradizionale, che evocano un'atmosfera di un passato remoto. Al suo interno la bellissima Chiesa Santissima Annunziata rappresenta un tuffo nel passato, perfetta espressione della sua arte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il nome "Motta" potrebbe derivare dal termine medievale che indicava un'area fortificata su un'altura, suggerendo che un tempo fosse un luogo di particolare rilevanza difensiva o strategica per la comunità locale. Il quartiere offre anche scorci panoramici spettacolari sulle montagne circostanti dei Nebrodi, rendendolo un luogo ideale per chi ama esplorare il patrimonio storico in un contesto naturale mozzafiato. Le feste e le tradizioni locali sono ancora vive in questa zona del paese, dove ogni anno si svolgono eventi che coinvolgono l'intera comunità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs12lh1-5"><i>5 - Castel Turio</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si narra che dopo la caduta della citta di Troia, numerosi troiani superstiti abbandonarono la patria e, durante il viaggio per il Mediterraneo, Patrone, nativo della città di Turio, (e, quindi, detto "il Turiano"), risalendo la valle del torrente Rosmarino, trovò un luogo ricco di sorgenti d'acqua e riparato dai venti. Ivi costruì un castello che da lui acquisì il nome "Turiano", nel quale prese dimora, costituendo il primo nucleo del "borgo Turiano" che divenne, successivamente Alcara,</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I resti del castello sono costituiti dall'unica torre superstite di avvistamento. Nell'omonima via è ubicata la chiesetta dell'Annunziata che custodisce al suo interno il preziosissimo gruppo scultoreo dell'Annunciazione di cinquecentescafattura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b>5 - Fontana Abate e Lavatoio</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ai piedi dei ruderi del castello Turiano, sì giunge al "Piano Abate", presso la monumentale, omonima fontana. La fontana presenta, anteriormente, una vasca nellla quale sì riversano sette getti d'acqua freschissima, ed è completata da una parete retrostante completata, alla sommità, da volute e pinnacoli. Al centro, un mascherone allegorico al di sopra del quale si legge una incisione in latino sormontata dallo stemmadellacittà, un'aquila coronata con le ali spiegate, artisticamente scolpita in pietra. Le parti laterali, accolgono sei equidistanti getti d'acqua, al di sopra dei quali si trovano altre due antiche incisioni che testimoniano le antiche origini del paese. Nelle immediate vicinanze, sorge un antico lavatoio comprendente ben ventiquattro vaschette, presso il quale, fino a non molto tempo addietro, le donnesi recavano a lavare i panni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b>6 - Via dei Mulini</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi10.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nei pressi della Fontana Abate, sul torrente "Stidda", si susseguono i mulini ad acqua. Vere e proprie testimonianze del passato, raccontano i tempi che furono, durante i quali ci si dedicava ad attività ormai abbandonate. Uno di questi mulini è perfettamente integro e, anche se visionabile solo dall'esterno, conserva tutti gli elementi tipici che ne hanno permesso il funzionamento nel secolo scorso per la produzione della farina. La presenza dei mulini testimonia la fiorente tradizione agricola presente nel paese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b>7 - Chiesa di Sant'Elia dell'Ex Convento dei Cappuccini</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi11.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Edificata prima del 1574 sulle rovine di un tempio pagano dedicato alla dea Fortuna, aveva annesso il Convento dei Frati Cappuccini andato perduto dopo un incendio nel 1956. L'interno custodisce opere d'arte pittoriche e di intaglio ligneo di grande pregio. </span><span class="fs12lh1-5">Tra i Capolavori, è da annoverarsi il ciborio dell'altare Maggiore del 1757. Da segnalare anche il dipinto che ritrae la Madonna con i Santi Francesco, Nicolò Politi ed Elia, opera di Frate Umile da Messina del 1656. Ogni anno ospita le sacre spoglie di S. Nicolò Politi, allor quando all'alba del 18 Agosto, vengono portate in processione verso l'Eremo, luogo ove furono rinvenute.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b>8 - Chiesa del Rosario</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-12" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi12.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il nucleo originario di questo edificio religioso risale al periodo normanno, precisamente al 1163 cui seguirono influssi rinascimentali. Esternamente la chiesa è molto caratteristica per via del bellissimo portico e per le merlature che ne arricchiscono la volumetria. Il portale in pietra calcarea, presenta sulla sommità uno stemma papale, elemento forse riferito a Papa Leone IL cittadino alcarese. All'interno di questo edificio sacro è custodita l'unica scultura in marmo presente ad Alcara raffigurante la Madonna della Catena, di derivazione legata alla fattura delle maestranze degli scultori "marmorari" della famiglia dei Gagini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b>9 - Area dei Grifoni e Chiesetta Madonna delle Grazie</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-16" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi16.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si trova ai piedi della Rocca Traora, massiccio montuoso delle Rocche del Crasto. Si tratta di una delle più affascinanti realtà ambientali del Parco Dei Nebrodi, meta ambita di escursionisti, amanti della fauna, studiosi e scolaresche che vogliono osservare questo incredibile avvoltoio mentre vola in natura, tra le alture delle Rocche del Crasto, realtà quasi unica in Europa. </span><span class="fs12lh1-5">Anche ad occhio nudo sarà possibile notare la sua apertura alare, che può raggiungere anche 3 metri. Presso il punto informativo dell'Ente Parco, gestito dai volontari dell'Associazione Ambiente Sicilia, si possono ricevere tutte le indicazioni e le attrezzature per il birdwatching. Nelle immediate vicinanze si trova la caratteristica chiesetta della Madonna delle Grazie, edificata probabilmente intorno al 1525.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b>10 - Chiesa di Santa Maria del Rogato</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi13.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Situato sulla sponda sinistra del torrente Rosmarino, un tempo era pertinente a un monastero basiliano edificato nel XI sec. per volontà del Conte Ruggero. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-14" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi14.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">All'interno è custodito un affresco: la "Dormitio Virginis", raro esempio dell'arte figurativa bizantina. Tradizionalmente legato al culto di S.Nicolò Politi che vi si recava, durante il suo eremitaggio, ogni settimana per prendere i Sacramenti presso i Padri Basiliani, ogni anno il 15 di Agosto è meta di pellegrinaggio per devoti e visitatori che vi si recano per assistere alla Santa Messa nel contesto di un paesaggio particolarmente suggestvo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-15" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi15.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">11 - <span class="imTALeft">A circa 2,5 Km dal centro abitato sorge il Santuario dell’ </span><b class="imTALeft">Eremo di San Nicolò Politi</b><span class="imTALeft">. Costruito alla fine del medioevo inglobando la grotta dove il Santo Patrono di Alcara visse dal 1137 fino alla morte, avvenuta il 17 agosto del 1167, affascina il visitatore per la sua semplicità e austerità.</span></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come arrivare ad Alcara li Fusi</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In auto</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-18" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcafusi17.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Percorrere la S.S. 113 Messina-Trapani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">a Sant'Agata Militello prendere la SP.161 Sant'Agata Militello-Alcara li Fusi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In auto tramite autostrada</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-17" src="https://www.sicilytourist.com/images/svincolo-autostrada-Sant-Agata-Militello-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Percorrere la A20 Messina-Palermo e uscire a Sant'Agata di Militello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Entrati a Sant'agata Militello prendere la SP.161 Sant'Agata Militello-Alcara li Fusi</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In autobus</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Prendere gli autobus dell'autolinea Sberna </span><span class="fs12lh1-5">da Sant'agata di Militello</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In treno</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Fermarsi alla stazione di Sant'agata di Militello e proseguire verso Alcara li Fusi con </span><span class="fs12lh1-5">gli autobus dell'autolinea Sberna </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/5-eNB876mYA">https://youtu.be/5-eNB876mYA</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Complessi Sacri e Monumentali in Sicilia - Ex Convento dei Padri Carmelitani e Chiesa del Carmine a Mazzarino]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003AA"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Convento con annessa chiesa è sito a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--mazzarino-la-perla-barocca-del-nisseno" target="_blank" class="imCssLink">Mazzarino</a></i> (</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">) in Piazza Vittorio Veneto, costruito nel XV secolo, il convento è sede attualmente del Palazzo Comunale. Il convento fu voluto da Giuseppe Branciforti ma completato dal priore Carmelitano G. Marco Ferranti intorno al 1673. La chiesa è a croce latina con ornamenti baroccheggianti, &nbsp;l’altare Maggiore è riccamente decorato da marmi policromi. Al suo interno si trova la cripta del Sarcofago del Principe Giovanni II Branciforti, opera attribuita a Domenico Gagini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/carmelitanicarminechurch1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il conte Giuseppe Branciforte, come del resto i suoi avi, si mostrò particolarmente devoto nei confronti dei carmelitani. Per tal motivo, causa delle frane che avevano investito il vecchio convento dei monaci, ubicato nelle adiacenze del castello medievale, che lo avevano reso in parte isolato e non più facilmente raggiungibile dai fedeli, nel 1664 il Branciforte decise di far edificare un nuovo monastero nell'attuale centro abitato di Mazzarino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dapprima fu edificata la chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo, che venne ultimata nel 1664. Accanto ad essa furono avviati i lavori di costruzione del nuovo convento che, tuttavia, in un primo momento, furono sospesi nello stesso anno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1664 i lavori di completamento del convento furono affidati dal Conte Giuseppe Branciforti al Priore carmelitano Marco Ferranti, originario di Piazza Armerina, il quale acquistò l'intera costruzione a patto di completare i lavori a proprie spese, come riportato dallo storico Pietro di Giorgio Ingala nelle sue Ricerche e considerazioni storiche sull'antica città di Mazzarino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo la tradizione al fine di accelerare i lavori furono riutilizzate le pietre e i materiali dal vecchio e ormai diroccato convento sito ai piedi del castello. L'edificazione del convento fu portata termine nel 1673.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A spese del Ferranti, inoltre, fu fusa la grande campana, dal peso di 1800 kg. come ricorda una lapide posta sull'ingresso principale dell'attuale palazzo municipale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiostromazzarino.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Chiostro dei frati carmelitani</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per disposizione testamentaria, il conte Giuseppe Branciforte ordinò che all'interno di detto edificio trovassero posto i resti funebri dei suoi avi, facendoveli trasferire dall'antica cappella sita nelle adiacenze del castello medievale, così come disposto nel suo testamento del 1675.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/carmelitanicarminechurch2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Convento del carmine</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Conte Giuseppe Branciforte dal 1664 al 1675, accrebbe la chiesa del Carmine delle tre cappelle maggiori, al centro delle quali fece erigere la cupola, della quale ne è ignoto l'architetto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fece, inoltre, decorare le tre maggiori cappelle con balaustrate in marmo intarsiato, e a traforo. Fece, inoltre, costruire l'altare maggiore in marmi policromi intarsiati, adornato ai lati da due statue in marmo che rappresentano la Fede e la Speranza e due putti, sculture di scuola palermitana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le fonti storiche riportano che l'edificazione delle cappelle fu eseguita al fine di sciogliere il voto per essere scampato alla pena di morte per aver preso parte alla congiura ordita dai baroni siciliani nel 1649 contro il re di Sicilia, e per lo stesso motivo dedicò al Protomartire Santo Stefano il suddetto altare, e il cappellone, commissionando una grande tela raffigurante il martirio del Santo, al pittore Mattia Preti.Nel chiostro del convento venne trasferito il monumento funebre di Giovanni II Branciforte opera scultorea di Giandomenico Gagini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/exconmazzarinocomune.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1762, come inciso sul campanile, furono eseguiti lavori di restauro della torre campanaria. </span><span class="fs14lh1-5">L'intero complesso e la facciata della chiesa furono,infine, restaurati a spese del comune nel 1877. Dal 1866 l'edificio del ex convento dei frati carmelitani ospita gli uffici del Comune di Mazzarino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1924 sul prospetto principale sulla Piazza Vittorio Veneto venne realizzato il monumento ai caduti della Prima guerra mondiale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/conchiesamazzarinoantica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Descrizione della chiesa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo è ad unica navata, con prospetto rivolto a sud,sulla piazza Vittorio Veneto, su una planimetria a croce latina, al centro dell'incrocio tra la navata e i transetti si eleva la cupola fatta erigere dal Conte Giuseppe Branciforte nel 1664.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/carmelitanicarminechurch3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cupola è alta circa 50 metri dal suolo, ed è ricoperta esternamente da lastre di bronzo. Sulla cuspide si erge un lanternino sormontato da una sfera di rame del diametro di 80 cm, sulla quale è installata una bandiera, sorretta da un leone, stemma della casata dei Branciforte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel tamburo della cupola, alternate da coppie di colonne con capitelli ionici vi sono quattro finestre che illuminano l'interno della chiesa. </span><span class="fs14lh1-5">L'interno della cupola, a seguito dei lavori eseguiti nel 1884 dai Fantaguzzi di Barrafranca, è decorato con stucchi e nelle quattro nicchie furono poste quattro statue raffiguranti i diaconi della chiesa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/cupolamazzarino.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Interno </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il portale d'ingresso è decorato ai lati da due colonne in pietra massiccia, e scolpite in rilievo con motivi vegetali. Tra il convento e la chiesa si erge la torre campanaria, realizzata in blocchi di pietra arenaria con la tecnica del bugnato nel 1762. </span><span class="fs14lh1-5">Le pareti e gli altari laterali dalla chiesa sono riccamente decorati da stucchi dallo stile barocco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/carmelitanicarminechurch4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa possiede sette altari, alcuni dei quali opera dell'ebanista locale Santi Rigano, eccetto quelli delle cappelle maggiori che sono opera del frate Carmelitano Carmelo Quattrocchi, morto nel 1879.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All'ingresso della chiesa è posto un mausoleo in ricordo del Carmelitano P. Eliseo Sampieri morto il 27 febbraio del 1790, Priore del convento e grande oratore, filosofo e teologo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/carmelitanicarminechurch5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altare maggiore</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il primo altare di destra è dedicato al Profeta Elia, con dipinto dell'apparizione della Vergine al santo sul monte Carmelo; </span><span class="fs14lh1-5">il secondo altare è dedicato all'annunciazione con dipinto che fa da velo ad una statua di San Calogero, ai lati dell'altare sono collocati in apposite cornici mezzane due dipinti raffiguranti l'apparizione della vergine a Papa Onorio III, e la processione della Madonna del Carmine a Madrid, al di sotto di quest'ultimo si trova un dipinto della flagellazione di Gesù.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il terzo altare, nel transetto, è dedicato alla Vergine del Carmine, con una grande tela che rappresenta la Madonna mentre consegna lo scapolare a San Simone Stock; a lato del transetto è collocato il sepolcro in marmo rosso del Principe Giovanni IV Branciforte, nella volta della cappella è dipinta in affresco la Gloria di Maria in cielo. Il suddetto alterare è racchiuso da una balaustra in marmo, con intarsi policromi e gli stemmi della famiglia Branciforte.Il primo altare di sinistra ha la statua della Madonna della pietà, il secondo è dedicato al Ss. crocifisso e a lato dello stesso pende in apposito riquadro un dipinto dell'apparizione della Vergine del Carmelo a Papa Giovanni XXII. Il terzo altare nel transetto di sinistra è dedicato a Sant'Alberto con grande tela del santo, nella volta della cappella sono affrescate la sepoltura di Cristo e la resurrezione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'altare maggiore, in marmi policromi e con ai lati le statue della Fede e della Speranza, espone una grande tela del martirio di Santo Stefano, dipinto da Mattia Preti, trafugata dalla chiesa il 20 ottobre 1981. Nella volta della cappella maggiore è affrescata la gloria di Santo Stefano. Nei peducci della cupola sono affrescati i profeti Davide, Geremia, Isaia e Daniele. Secondo le fonti storiche tali affreschi sono attribuibili al pittore Guglielmo Borremans.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/carmelitanicarminechurch7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fra le mura dell'annesso convento è racchiuso il chiostro, con quadriportico che percorre l'intero perimetro del cortile, con archi a tutto sesto in pietra arenaria intagliata e scolpita con semi colonne. Nel corridoio perimetrale ad est, a confine con la chiesa, è posto il mausoleo funebre del Principe Giovanni II Branciforte.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 07:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ghost Tours in Sicilia -  IL FANTASMA DI FEDERICO II a Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003A9"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Che strano destino, quello di </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--enna" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></i></span><span class="fs12lh1-5">. Essa stesso è, in effetti, un mistero, lì al centro della Sicilia, e dunque in un immaginario di sole torrido e di lunghe coste di sabbia che costringe i suoi abitanti a una sorta di clausura felice. Eppure è proprio Enna che trasgredisce questo mito, e lo fa dandosi a una negazione ostinata dei luoghi comuni sull’Isola, come una Sicilia che tradisce se stessa perché in fondo è proprio la Sicilia che non esiste se non nella forma di una squisita leggenda geografica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Al tempo antico di una Sicilia luminosa, il clima più mite rese Enna un buon rifugio dai lunghi pomeriggi canicolari – dilatati nell’angoscia di una fine incerta – per l’imperatore </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?federico-ii-di-svevia---lo-stupor-mundi" target="_blank" class="imCssLink">Federico II di Svevia</a></b></i><span class="fs12lh1-5">, il più grande uomo alla guida dell’Isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantafedeenna1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">È proprio per questo che a lui si attribuisce la costruzione di una famosa </span><b class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?enna--la-torre-di-federico-ii-e-il-suo-fantasma" target="_blank" class="imCssLink">Torre ottogonale</a></i></b><span class="fs12lh1-5">, alta 24 metri, che – secondo</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">alcuni studi - fu un osservatorio astronomico-geodetico costruito dai Siculi. La Torre risulta inserita all’interno di un sistema di torrette sparse nel territorio della Sicilia, secondo allineamenti ben precisi che costituiscono la base della triangolazione dell’Isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">A guardarla sulla facciata principale, si notano 16 finestrelle che riproducono, di fatto, lo schema della “Delimitatio templum</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">caelesti” di Sicilia, cioè l’antica rete stradale dell’Isola avente come centro proprio la città di Enna. Se tutto ciò fosse vero, se ne dovrebbe dedurre che non sarebbe affatto un edificio di età medievale, e dunque non riconducibile a Federico II di Svevia. </span><span class="fs12lh1-5">E però, secondo altri, la forte valenza simbolica della Torre - nella forma di una rotazione di un quadrato su se stesso, come la rosa dei venti – richiama con la sua pianta ottagonale l’architettura del “castello ideale” con i significati cosmici di Resurrezione, dacché una sorta di "battistero laico" per l’uomo nuovo che resuscita e rigenera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasmaennatorre1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">A sostegno di questa tesi, ben al di là di ogni evidenza, è proprio Federico II di Svevia; o, meglio, il suo fantasma. Pare, infatti, che i custodi e alcuni abitanti della zona abbiano confermato alcune singolari presenze, e alcuni anziani sostengono di avere udito lo spettro dell’Imperatore che lancia il suo cavallo al galoppo lungo il viale antistante alla Torre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tutto ciò accade una sola volta durante l’anno, in un giorno preciso, con il fantasma che percorre un lungo tratto a briglia sciolta scalpitando il suo cavallo fino a scomparire nei crepuscoli brumosi di Enna. Vi è una notte ben precisa, ogni anno la stessa, in cui si può sentire Federico II lanciare il suo cavallo al galoppo lungo il viale antistante la torre e farlo correre per circa un chilometro. Poi il cavallo (e si presume anche lui) torna alla torre con passo lento e rientra alla sua dimora. Gli zoccoli del cavallo battono ritmicamente sull'asfalto facendo presumere una corsa sfrenata. Nessuno ha mai visto questo fantasma, ma il fenomeno è stato udito da più persone contemporaneamente anche in tempi recenti.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 07:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Medievali in Sicilia - CASTELLO TARGIA, Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003A8"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5">Il Castello &nbsp;Targia sorge a pochi chiometri da </span><b class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></b><span class="fs12lh1-5">, situandosi a Nord, poco distante dalla fortezza greca di Eurialo. </span></span><span class="fs12lh1-5">Antica residenza di caccia medioevale appartenente all’Imperatore </span><b class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?federico-ii-di-svevia---lo-stupor-mundi" target="_blank" class="imCssLink">Federico II di Svevia</a></i></b><span class="fs12lh1-5"> che, per lunghi secoli, passò nelle mani di tante famiglie nobili siracusane tra cui gli Arezzo della Targia. L’edificio fu &nbsp;acquistato e fatto restaurare dalla famiglia Pupillo. &nbsp;Il castello si presenta come un edificio di forma rettangolare provvisto di quattro torrioni circolari merlati ai suoi angoli. Vi sono archi di ingresso che fungono da portali e finestre a forma di bifora di stile gotico. All’esterno vi è un piccolo cortile presso cui vi è un grande giardino mediterraneo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/targiavastle1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il toponimo Targia di origine araba, lascia pensare ad una frequentazione del sito precedente al periodo svevo. </span><span class="fs12lh1-5">Del periodo normanno si ricordano gli avvenimenti legati al conte Ruggero "il quale, dopo la morte del figlio Giordano, sarebbe passato nella vicina terra per </span><span class="fs12lh1-5">punirvi la popolazione ribelle, abbattendo dalle fondamenta il castello. Certo è che i ruderi di vecchie abitazioni e i documenti storici, riferentisi a disposizioni di</span><span class="fs12lh1-5">ripopolamento della contrada, provano a sufficienza che il feudo Targia dovette essere legato alle vicende della storia cittadina: le sue abitazioni turrite e le</span><span class="fs12lh1-5">prospere dipendenze terriere ne fecero, forse per lungo tempo, un luogo di giocondi sollazzi regali" </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In età aragonese il feudo di Targia fu oggetto di interesse dei regnanti come testimoniato da un diploma di Federico III dal quale si evince che esistevanoben due sollacia (la Targia magna e la Targia parva, cioè grande e piccola) con i relativi parchi, case, giardini, mulini. La frequentazione come luogo di svago e di caccia nel periodo aragonese è indice di continuità storica con il periodo svevo ed è molto probabile che esista materialmente la prova di questa sequenza cronologica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/targiavastle2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'impianto planimetrico, nella sua attuale consistenza, di forma irregolare, potrebbe essere dovuto all'adattamento delle fondazioni su strutture preesistenti, peraltro mai indagate. Esso appare simile ad un grande baglio dal momento che la fabbrica dell'edificio si articola attorno ad una corte centrale. Lo spessore murario è di 1,10 m. Secondo Giuseppe Agnello la cortina muraria originaria sarebbe integra su tre lati tranne sul lato Nord dove si sono sostituiti fabbricati moderni di tipo rurale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/targiavastle3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">All'interno esistono ambienti soltanto nei lati Sud e Ovest, ma che non hanno alcun elemento antico. Le caratteristiche sveve sono riscontrabili, secondo lo studioso, nelle torri Sud-Ovest e Sud- Est. La prima (diametro esterno 6,30 m; diametro interno 4,10 m) presenta un rivestimento in piccoli conci (altezza 26/28 cm) in pietra calcarea disposti in 25 filari. Il coronamento si organizza con una cornice composta di archetti tipica del periodo tre - quattrocentesco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Esiste una sola finestra rettangolare a doppio strombo. La torre Sud-Est, lacunosa del coronamento, è confrontabile nell'impostazione generale alla precedente. Della torre Nord-Ovest rimangono solo la base e quattro assise di conci; la Nord- Est è tutta di rifacimento moderno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/targiavastle4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Le strutture più antiche del palazzo di Targia sarebbero dunque databili tra la fine del '400 e gli inizi del '500 identificabili con la torre cinquecentesca chiamata Targia dal Fazello e costruita dove ancora erano visibili le rovine della Pentargia .</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il palazzo di Targia oggi è immerso in un rigoglioso parco forse retaggio di quello medievale, che lo isola completamente dal contesto della zona industriale; individuabile dalla strada solo per chi ne conosce l'esatta ubicazione. L'edificio che ha subito profonde trasformazioni attraverso una serie di aggiunte e modifiche, emana ancora il fascino incondizionato delle antiche pietre. La sua funzione, al momento delle indagini documentarie e archeologiche, rimane nel campo delle supposizioni: forse un castello di caccia legato alle attività venatorie e naturalistiche dell'imperatore svevo che, ancora una volta, lascia ai posteri un alone di mistero e di accattivanti suggestioni.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 08:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Riti della Santa Pasqua in Sicilia - LA SETTIMANA SANTA DI ISPICA - Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003A7"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I riti della settimana santa di Ispica in Provincia di Ragusa, &nbsp;sono organizzati dalle due principali confraternite storiche del paese, quella di Santa Maria Maggiore, detta dei cavari (di colore rosso) e quella della Santissima Annunziata, detta dei nunziatari (di colore blu). Il ciclo di festività si apre con l'ultimo venerdì di quaresima e con la domenica delle palme, per culminare con i riti del giovedì santo, del venerdì santo e della Pasqua. Le manifestazioni, molto numerose, sono costituite da processioni e vere e proprie sacre rappresentazioni rifacentisi a riti antichi già praticati nel XVII secolo, i quali rivestono una doppia valenza, sia mistico-religiosa che popolare, attraverso i loro più salienti e riconoscibili tratti iconografici. Dal 2014 fa parte del registro delle eredità immateriali Unesco della regione Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/pasquaispica3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il ciclo delle festività inizia nel penultimo venerdì di Quaresima con la processione della Santa Cascia, che per tutti gli ispicesi è “‘u vènniri ra Santa Cascia”. Questa è la giornata in cui si inizia a respirare un’atmosfera densa di emozioni. I Nunziatari portano in processione un’urna d’argento, ‘a Santa Cascia, contenente le reliquie di diversi santi e soprattutto “‘a Santa Spina”, un frammento della corona di spine che fu posta sul capo di Gesù. </span><span class="fs12lh1-5">Quando il corteo rientra nella chiesa della SS. Annunziata inizia un’altro momento molto intenso: la Via Crucis vivente. Sono migliaia i fedeli che assistono alla suggestiva rievocazione della Passione di Gesù.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/pasquaispica6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dopo aver ripercorso gli ultimi istanti di vita di Cristo la folla ritorna nella basilica dell’Annunziata dove si celebra il momento più emozionante della giornata: la Santa Spina viene posta ai piedi del simulacro del Cristo con la Croce che viene celato dietro una parete lignea. Per i Nunziatari iniziano giorni d’attesa fino al Venerdì Santo quando potranno svelare e abbracciare la statua del Cristo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/pasquaispica5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Giovedì Santo, il giorno più lungo di Ispica</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nella notte del mercoledì che precede il Giovedì Santo (intorno all’1:30) una lunga Via Crucis vivente parte dalla chiesa rupestre di Santa Maria della Cava (nella Cava d’Ispica) per arrivare alla basilica di Santa Maria Maggiore. Nella magnifica piazza che si apre davanti alla chiesa si ripetono le scene della Crocifissione e della deposizione del Cristo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La folla è assiepata e attende la tradizionale apertura delle porte. Alle 4:00 in punto il parroco batte per tre volte sulla porta della basilica che si aprirà facendo entrare i devoti che correndo e urtandosi arrivano all’altare del Cristo alla Colonna (‘u Patri a Culonna) dove si inginocchiano per baciare l’altare. Finalmente il popolo si riappropria del proprio simbolo e si completa il rito del ringraziamento (‘u ringraziamentu).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/pasquaispica6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La liturgia iniziata di notte continua per tutto il giorno. Alle 11:00 del mattino il parroco sale sull’altare del Cristo flagellato alla Colonna, bussa per tre volte e fa scivolare giù le porte che lo nascondono. L’aria è carica d’emozione e pathos, i fedeli urlano e si commuovono. In pochi minuti si completa il rito della “scinnuta”, la statua è finalmente tra i devoti che possono alzarla al cielo. La banda sottolinea ogni momento con le tradizionali marce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel pomeriggio il simulacro del Patri a Culonna viene portato in processione e mentre visita le vie del centro storico incontra l’Addolorata dando vita a ‘U ‘ncuontru, il rito in cui la Madre Addolorata si inchina per tre volte davanti al Figlio. Sono momenti vissuti in silenzio e con grande commozione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Intorno alla mezzanotte il corteo è ancora in giro, i volti dei devoti sono segnati dalla stanchezza ma tutti sanno bene che all’arrivo in chiesa la statua verrà riposta e dovranno attendere un anno prima di poterla nuovamente portare con sé! L’ultima salita viene affrontata con passo grave, sembra quasi che per ogni passo avanti due vengono fatti indietro. I portatori vogliono prolungare il più possibile quel momento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Una volta dentro la Basilica di Santa Maria Maggiore il simulacro inizia a girare, l’organo suona mentre la banda tributa l’ultima marcia al Cristo in Colonna. Fuori è notte, dentro la chiesa si consuma l’ultimo atto, quando la statua è sull’altare si odono le ultime urla di saluto. Per i Cavari lasciare ‘U Patri a Culonna non è facile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/pasquaispica4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Venerdì Santo, Ispica si veste d’azzurro</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Venerdì Santo è il giorno dei Nunziatari e del Cristo alla Croce. Si ripetono i riti che caratterizzano il Giovedì Santo: di buon mattino i fedeli riempiono la chiesa, intorno alle 11:00 dopo i tre colpi del prete si ripete la “caduta delle porte”. Nonostante il frastuono che riecheggia in chiesa i tre colpi risuonano e anticipano l’urlo liberatorio: “eppicciuotti, cruci, cruci, cruci!” </span><span class="fs12lh1-5">Il momento più atteso e toccante è l’uscita del simulacro, “u Patri a Cruci” con il suo sguardo sofferente guarda i devoti. L’atmosfera è carica di emozione ma è tutto più ordinato. La processione che parte dalla basilica della SS. Annunziata è preceduta da due soldati romani a cavallo, durante il giro per le vie di Ispica incontrerà l’Addolorata portata a spalla da Cavari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Lentamente il corteo avanza verso la chiesa, mentre la banda suona marce funebri. Quando è già buio da un pezzo i devoti decidono di riporre il Cristo alla Croce nel suo altare, non prima però di aver compiuto dei giri tra le navate della basilica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/pasquaispica1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Domenica di Pasqua, il giorno de ‘U Risuscitatu</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Pasqua è la festa del Resuscitato della Basilica della Santissima Annunziata. Ispica vive l’ultimo giorno di festa della lunga Settimana Santa che ogni anno condiziona la vita di tutto il paese. Abbandonate le atmosfere di dolore e lutto esplode la festa, a Mezzogiorno Gesù Risorto portato a spalla dai devoti corre verso la Madonna. Le statue si muovono in aria come in un festoso ballo sottolineato dai fuochi d’artificio, dal suono delle campane e dalle urla della gente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">‘U ‘ncuontru tra la Madre e il figlio è compiuto, il Cristo dopo un giro della piazza principale riscende verso la propria chiesa dove rientra dopo una spettacolare corsa.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/Z_PoHTcCQU0">https://youtu.be/Z_PoHTcCQU0</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 07:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da visitare - VIZZINI, Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003A6"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Catania</a></i> c’è il borgo di Vizzini: uno dei luoghi siciliani più legati alla figura di Verga, padre del Verismo italiano. Infatti a Vizzini ci sono tantissimi edifici e monumenti che compaiono nelle opere verghiane, da Palazzo La Gurna a Palazzo Trao fino alla Chiesa di Santa Teresa. Vizzini si trova a quasi 600 metri s.l.m., in prossimità delle sorgenti del Fiume Dirillo o Acate e su tre colli rientranti nei </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?sicilia-meravigliosa--altopiano-dei-monti-iblei" target="_blank" class="imCssLink">Monti Iblei</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, esattamente il Colle Castello, il Colle Maddalena ed il Colle Calvario. A pochi chilometri, inoltre, si trova il lago Dirillo, ottenuto dallo sbarramento dell’omonimo fiume: un’area turistica e sportiva di oltre 20 milioni di metri cubi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/vizzi3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Vizzini è un borgo tranquillo, pittoresco, un’autentica oasi di pace. Si visita interamente anche in una sola giornata, ed è comunque vicino ad altre destinazioni da vedere come Portopalo di Capo Passero. Potete, dunque, inserire una sosta a Vizzini in un itinerario più ampio, oppure dedicare a questa meta un weekend per ricaricare le energie e riposare prima di tornare al lavoro. È una delle più antiche città della Sicilia. Le prime notizie certe risalgono alla tarda età del bronzo, come testimoniano i reperti rinvenuti nella Contrada “Tre Canali”, oggi custoditi presso il Museo Paolo Orsi di Siracusa. Dopo i Greci e i Romani, fu dominata dai Bizantini e poi dagli Arabi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Vizzini è stata l’ambientazione privilegiata di molte novelle e romanzi del grande scrittore siciliano Giovanni Verga, che proveniva da una famiglia di origini vizzinesi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/vizzi2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Riguardo la denominazione “Vizzini”, bisogna dire che essa forse deriva dal termine “Bedis”: un vocabolo greco che potrebbe essere tradotto come “andò due volte”. Da Bedis si passò a Bidini, e poi a Bizini, dopodiché il centro fu chiamato Vizini. </span><span class="fs12lh1-5">Lo stesso nome del borgo ha quindi subito una vera e propria evoluzione. C’è, però, anche un’ipotesi alternativa: quella secondo cui Vizzini non è altro che l’antica Bidis, citata da autori del calibro di Cicerone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Una terza teoria vuole che dietro il toponimo ci sia il cognome Vizzino. Come potete notare da questa breve panoramica, ancora oggi non si sa con esattezza da dove abbia avuto origine il nome di Vizzini. Anche questo è un elemento che non manca mai di incuriosire i turisti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/vizzi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La storia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il discorso sull’etimologia di Vizzini ci rimanda alla storia del borgo. Secondo gli studiosi, si tratta di un’area che esiste sin da epoche remote: pensate che le prime informazioni in merito risalgono all’età del Bronzo. Hanno parlato di Vizzini personalità famose come Tucidide, Cicerone – che già abbiamo menzionato poco fa – e Plinio il Vecchio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dopo la dominazione romana ci fu quella bizantina, seguita da quella araba. Anche in epoca medioevale Vizzini conservò la propria identità: il nucleo era la collina “Castello”, circondata da alte mura difensive, da cui era facile accorgersi dei nemici in avvicinamento. </span><span class="fs12lh1-5">Corrado IV di Svevia, nel 1252, premiò Vizzini con la perpetua demanialità. Tuttavia questo privilegio cessò di esistere alla morte del sovrano, momento in cui il paese divenne feudo. Nel 1282 ci furono i Vespri Siciliani; nelle fasi successive si verificarono altre vicissitudini. Il passato di Vizzini è sempre stato abbastanza movimentato!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/vizzi4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Cosa vedere a Vizzini</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come già abbiamo sottolineato, a Vizzini numerose attrazioni sono connesse alla figura di Verga. Consideriamo quelle che abbiamo nominato all’inizio: Palazzo La Gurna è la sede delle nozze tra Mastro Don Gesualdo e Bianca Trao, mentre Palazzo Trao non è altro che la dimora di Mastro Don Gesualdo Motta. La Chiesa di Santa Teresa è ricordata nella Cavalleria Rusticana come osteria della ‘gna Nunzia. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La Casa della Memoria e delle Arti di Vizzini è adibita a Museo Immaginario Verghiano: un’esposizione permanente delle foto di Giovanni Verga, con tanto di strumenti utilizzati dal maestro per realizzare i propri capolavori visivi. C’è anche una sezione che include le fotografie dei set cinematografici in cui furono girati film ispirati agli scritti di Verga.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Se vi trovate a Vizzini, fate tappa a Palazzo Verga (nel quale il padre del Verismo ha trascorso i primi anni della propria vita) e a Palazzo Sgangi. In effetti, gli edifici da ammirare sono tantissimi: Palazzo Passanisi, Palazzo Cafici, Palazzo Cannizzaro e molti altri. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/vizzi5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Non mancano le chiese, come quella di Sant’Agata e quella di San Giovanni Battista. </span><span class="fs12lh1-5">La più importante costruzione religiosa di Vizzini è la Chiesa Madre, dedicata a San Gregorio Magno – come si evince anche dalla statua del santo. Sono degni di interesse il soffitto di legno, le pareti decorate da stucchi e il portale di stampo gotico catalano. </span><span class="fs12lh1-5">A Vizzini c’è anche una scalinata decisamente scenografica, adornata da alzate di ceramica variopinta. C’è chi arriva in quest’area soltanto per vedere da vicino e per fotografare i gradini colorati!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/vizzicunzi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Il giro non finisce qui. Se parliamo di cose da vedere a Vizzini, dobbiamo includere anche il </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?antichi-borghi-siciliani--borgo-cunziria,-vizzini,-catania" target="_blank" class="imCssLink">borgo Cunziria</a></b></i><span class="fs12lh1-5">. Era un’antica borgata, già nota in epoca romana, in cui conciavano le pelli. Divenne un vero e proprio villaggio, in cui tutto è rimasto sospeso nel tempo. Oggi è una delle città fantasma della Sicilia.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/LdAWUbwAhbo">https://youtu.be/LdAWUbwAhbo</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 06:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Santi Siciliani - Sant'Alberto degli Abbati  Santo Patrono di Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003A4"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs12lh1-5">Sant'Alberto degli Abbati, f</span><span class="fs12lh1-5">iglio di Benedetto e di Giovanna Palizzi, nacque a </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capuluoghi-siciliani--trapani" target="_blank" class="imCssLink">Trapani</a></i></span><span class="fs12lh1-5"> (e non ad </span><i class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?erice" target="_blank" class="imCssLink">Erice</a></i><span class="fs12lh1-5">, come fino ad oggi da alcuni si è voluto). Si sarebbe offerto al convento dei carmelitani di Trapani all'età di otto anni; ve lo troviamo con certezza l'8 agosto 1280, il 4 apr. 1289 (è già sacerdote) e l'8 ottobre successivo. Un documento del 10 maggio 1296 lo mostra superiore provinciale di Sicilia. A Messina avrebbe miracolosamente aiutato la città durante un assedio. Dopo avere operato vari prodigi, morì a Messina il 7 agosto di un anno incerto, con probabilità il 1307 (come propone, con altri, G. B. de Lezana, O. Carm., Annales... ordinis B. V. Mariae de Monte Carmeli, IV, Romae 1656, pp. 459, 487). </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">Si è molto e a lungo discusso sul luogo di nascita, Trapani o Monte di Trapani, cioè Erice: controversia che, in base ai documenti ufficiali, va risolta a favore di Trapani. Alberto è patrono di Trapani, di Erice e compatrono di Messina. Le sue reliquie sono sparse in tutta Europa: esse sono necessarie, ancora oggi, alla benedizione dell'acqua e del cotone taumaturgico di Sant'Alberto. Le reliquie principali come il teschio integro del santo sono custodite nella chiesa dei Carmelitani di Trapani, santuario dedicato alla Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, in una cappella eretta nel 1586 dove si trova la statua reliquario argentea di sant'Alberto, opera dell'argentiere Vincenzo Bonaiuto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanalbertoabati3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Una vita del Santo, composta nella seconda metà del XIV secolo, è giunta a noi in molte copie o rifacimenti del sec. XV. Secondo una base comune alle varie redazioni, i dati biografici possono ridursi ai seguenti:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Alberto nacque (dopo ventisei anni di matrimonio sterile) da Benedetto degli Abati e da Giovanna Palizi, che promisero di consacrarlo al Signore. Mentre il ragazzo era ancora in tenera età il padre pensò per lui a un onorevole sposalizio, ma la madre riuscì a fargli tenere fede al voto. Fin da piccolo crebbe in lui un’esigenza spirituale al di fuori dei canoni d’insegnamento ed a otto anni entrò nell'Ordine dei Carmelitani, da poco costituito, votando la sua castità alla rinuncia delle ricchezze, del piacere dei sensi, abbandonando tutti i legami mondani e da quel momento dedicò la sua vita alla contemplazione dello spirito. Per la sua modestia non avrebbe voluto accettare l'ordinazione sacerdotale; ma si piegò alle affettuose insistenze dei confratelli e dei superiori distinguendosi per le sue virtù, il suo amore per la purezza e la preghiera, per i miracoli e per la sua predicazione. Poco dopo Alberto venne mandato dai Superiori all'altra estremità dell'isola, nel convento carmelitano di Messina e liberò la città, assediata dal Duca di Calabria, dalla fame causata da un assedio: alcune navi cariche di vettovaglie passarono miracolosamente attraverso gli assedianti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTARight"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanalbertoabati2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per la parola e per i prodigi, per la carità e soprattutto per le numerose conversioni di Ebrei, la fama di Sant'Alberto corse rapidamente anche fuor di Messina. Venne così additato come esempio di vero carmelitano, tutto dedito all'austerità e alle opere apostoliche e, verso il 1287, fu nominato, meritatamente, Superiore provinciale dell'Ordine per la Sicilia. Morì a Messina il 7 agosto con probabilità nel 1307. Il cielo stesso, si narra, volle dirimere la controversia sorta tra il clero ed il popolo circa la specie di Messa da celebrare in tale occasione: due angeli apparvero ed intonarono l'Os iusti, l'Introito della Messa dei confessori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La presenza di Alberto nel convento di Trapani nei giorni 8 agosto 1280, 4 aprile e 8 ottobre 1289 è attestata da pergamene dello stesso convento, oggi alla Biblioteca Fardelliana della città; qui si trova anche una pergamena in data 10 maggio 1296, da cui risulta la sua carica di Superiore provinciale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Fu il primo Santo del Carmelo ad essere venerato e quindi venne insignito del titolo di Patrono e protettore dell'Ordine Carmelitano. Ebbe anche il titolo di «padre», titolo condiviso con l'altro Santo carmelitano del suo tempo, Sant' Angelo di Sicilia. Nel convento di Palermo già nel 1346 apparve una cappella a lui dedicata; in vari capitoli generali, a cominciare da quello del 1375, si pensò di ottenerne la canonizzazione papale; in quello del 1411 si dice che è pronto il suo Ufficio proprio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel 1457 Callisto III , vivae vocis oraculo, ne permise il culto, confermato in seguito da Sisto IV con bolla del 31 maggio 1476. Nel 1524 si ordinò che la sua immagine fosse nel sigillo del capitolo generale e il superiore dell'Ordine, Nicolò Audet, volle che in ogni chiesa si trovasse un altare a lui dedicato. Già nel capitolo del 1420 si era ordinato che in tutti i conventi si tenesse la sua immagine raggiata. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanalbertoabati1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Con questo culto intenso ed esteso si spiega l'abbondante iconografia, nella quale Alberto è raffigurato (con o senza libro) dapprima recante un giglio, simbolo della vittoria sui sensi riportata all'inizio della sua vita religiosa, poi nell'atto di vincere un diavolo, o anche - dal sec. XVII - mentre compie i suoi miracoli. Sullo sfondo viene spesso riprodotta la città di Trapani di cui è Patrono. A Messina nel 1623 gli fu dedicata una porta della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Alberto è patrono di Trapani, di Erice, di Palermo, di Messina, di Cremolino (Alessandria) e di Revere (Mantova). S. Teresa di Gesù e S. Maria Maddalena dei Pazzi ne furono particolarmente devote; il beato Battista Spagnoli compose in suo onore un'ode saffica. Le sue reliquie sono sparse in tutta Europa: esse sono necessarie, ancor oggi, alla benedizione dell'acqua di S. Alberto, molto usata, specialmente, in passato, contro le febbri. Il capo del Santo è nella chiesa dei Carmelitani di Trapani. </span><span class="fs12lh1-5">Il Santo è invocato anche contro i terremoti e le ossessioni. </span><span class="fs12lh1-5">Nell'ultima riforma liturgica è stato concesso il grado di festa per S. Alberto per i Carmelitani e di memoria per i Carmelitani Scalzi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanalbertoabati4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La tradizione parla di un canto miracoloso intonato dagli angeli sul suo feretro per indicare che doveva celebrarsi la Messa dei santi e non quella dei defunti. </span><span class="fs12lh1-5">La fama di santità di s. A. si estese tanto, che già nel sec. XIV l'Ordine si fece promotore del riconoscimento del culto da parte della S. Sede, concesso poi da Callisto III a viva voce nel 1457 e da Sisto IV con bolla del 31 maggio 1476. L'Ordine lo prese a suo speciale protettore; per questo in moltissime chiese si dedicarono a lui altari e si fecero quadri; parimenti diffusissime le sue reliquie, richieste per la benedizione dell'acqua di s. Alberto contro la febbre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nelle rappresentazioni più antiche egli è solo o con la Madonna o in sacre conversazioni, con in mano un testo mariano, un giglio ed un demonio alla catena (per una tentazione superata durante il suo noviziato); nel sec. XVII si illustra la serie dei suoi miracoli e spesso si vede la Madonna offrirgli il Bambino. Eccellenti pittori lo hanno raffigurato: Taddeo di Bartolo, Filippo Lippi, il Francia, Antonio Solario, Andrea del Sarto, il Moretto, Guido Reni, il Guercino. Una bella scultura di A. Gagini è in Erice.</span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 07:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ghost Tours in Sicilia - Il Fantasma del Museo ex convento di Santo Spirito di Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003A3"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?strutture-sacre-monumentali-in-sicilia---abbazia-di-santo-spirto----agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Museo ex convento di Santo Spirito</a> </i></span><span class="fs12lh1-5">di </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, la leggenda narra che vagherebbe ancora l’anima di Costanza Chiaramonte. Questa in vita sposò Francesco I Ventimiglia ma non riuscirono ad avere figli e il marito la accusò di sterilità ripudiandola, lei si rinchiuse nelle sue stanze e dopo il trasferimento nel Monastero di Santo Spirito impazzì, &nbsp;autoinfliggendosi ustioni fino alla morte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ghotcostanza1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’anima della giovane primogenita di Manfredi I e Isabella Musca, Costanza Chiaramonte, che impavida e invisibile presenza accompagna chi si accosta a quelle sale. Costanza convolò a nozze secondo il disegno familiare nel 1315 con Francesco I Ventimiglia nella basilica di Santo spirito attigua al museo e famosa soprattutto per gli stucchi mirabili del Serpotta che la adornano. </span><span class="fs12lh1-5">Gli sposi vissero in uno dei castelli dei Chiaramonte, poi teatro del disvelamento del reale. Francesco I, infatti, non tardò a mostrarsi vendicativo e spregiudicato. Il matrimonio senza figli, rese Costanza ancor più vulnerabile e oggetto di disprezzo del marito che la accusava di sterilità tradendola con Margherita Consolo dalla quale ebbe, peraltro, tre figli.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ghotcostanza2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La bellissima Costanza si rinchiuse nelle sue stanze avvicinando a sé un servo mutato ben presto in amante. Si alzava tardissimo, non riceveva volentieri visite di ospiti e cenava da sola nel grandissimo salone del castello. Più tardi il Ventimiglia ottenne dal pontefice il ripudio della sua sposa accusata di sterilità. In ragione di questo episodio si narra che Costanza prima uscì fuori di senno e in occasione della dipartita del padre si trasferì nel Monastero di Santo Spirito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La donna era disperata e gridava come un’ossessa. Durante i momenti di delirio inveiva e si graffiava e poi batteva forte i pugni contro le pareti della sua cella, ossessionata dall’immagine del marito che le appariva davanti diabolico e sarcastico. Altre volte fissava immobile le pareti con lo sguardo assente come a voler superare lo spessore del muro verso un altrove.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">All’interno del monastero furono trovate delle ricette per la cura delle ferite ed ustioni che la donna si autoinfliggeva, e malgrado le cure la follia di Costanza non trovò mai contenimento, e quando le crisi divennero infrenabili fu chiamato il Vescovo per impartirle l’estrema unzione. Costanza morì e fu sepolta nello stesso Monastero di Santo Spirito all’interno della cripta trecentesca dell’aula capitolare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tanto vale quale invito al viaggio e alla scoperta in compagnia di una presenza incorporea per verificarne la bellezza e l’effetto. Che sia l’anima di Costanza o una manifestazione dell’inconscio di chi ha forti capacità psichiche che interagiscono a propria insaputa con il mondo materiale circostante, alla sensibilità di ciascuno l’esoterismo di un incontro misterioso e magico: provate a sentirne il fragore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 07:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Arabo-Normanni in Sicilia - CEFALA' DIANA, Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003A2"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Cefalà Diana è un vero e proprio piccolo tesoro nascosto tra le sinuose e pittoresche colline in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Palermo</a></i></span><span class="fs12lh1-5">. Questa zona rurale dell’isola è stata abitata sin dall’epoca romana, per poi essere frequentata anche in età bizantina, normanna ed araba. Adagiato su uno scosceso spuntone di terra arenaria. Il suo territorio si estende su una superficie che supera di poco i nove chilometri quadrati. La torre merlata di quello che fu il castello di Cefalà Diana domina l’ampio panorama che fa da sfondo alla Rocca Busambra. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefala1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Borgo, grazie alla sua particolare posizione strategica, (sorge infatti adagiato su di un’alta propaggine di roccia) ha sempre rappresentato un importante punto di controllo per tutto il territorio circostante. Il suo antico castello medievale, che svettava alto sopra i tetti delle sue abitazioni, ha rappresentato per secoli una indispensabile struttura difensiva, essenziale per i signori del posto per difendere il paese dagli attacchi nemici. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefala2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Storia del Borgo</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Cefala Diana si trova in una zona abitata sin dall'età romana, frequentata nell'epoca bizantina, citato da Idrisi Nell'Impero bizantino, tuttavia, è importante ricordare che il termine kefalades/ΚΕΦΑΛΑΔΕΣ/ Κεφαλάδες (plurale di kefalàs/ΚΕΦΑΛΑ) era anche un appellativo attribuito agli arconti nobili militari, probabilmente per sottolineare il loro ruolo di capi o comandanti dell'esercito - un po' come noi usiamo il termine capoccia nel senso di capo: in questo senso, allora, non è escluso che alcune di queste famiglie abbiano effettivamente un legame con un kefalàs bizantino, soprattutto se si considera che diverse famiglie erano legate ai ranghi nobili militari della Grecia medievale (così come dell'Albania). Chefalà è il cognome di una nobile famiglia greca. Prima di concludere, ad ogni modo, va aggiunta un'ultima ipotesi riguardo ai in questione (soprattutto nel caso di Cefalà): osservando la toponomastica greca, va notato che diversi toponimi greci contengono la radice Kefal- - ad esempio l'isola di Kefalonia e il villaggio cretese di Kefalas, in questo senso, non si può escludere una derivazione dalla toponomastica greca bizantina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefala3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel XII secolo divenne feudo, fondato dai normanni che costruirono il castello; mentre nel XIV secolo la zona si spopolò a causa di una epidemia di peste.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel 1329 il castello entrò a far parte del sistema difensivo dei Chiaramonte. Vent'anni dopo, il castello venne attaccato dai palermitani come reazione contro le razzie di un gruppo di catalani che lì aveva trovato rifugio, e venne in seguito utilizzato come magazzino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel 1406 la baronia venne concessa agli Abbatellis, cui venne confiscata nel 1503 dopo la ribellione degli ultimi membri della famiglia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel XVIII secolo i Diana, divenuti duchi di Cefalà nel 1684, fondarono il villaggio di Cefalà Diana.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Intorno al 1329 il maniero divenne, assieme al castello d’ Icla su monte Ciarastella e la rocca di Sant’Angelo, parte della triade di fortezze che la famiglia Chiaramonte realizzò per controllare i suoi possedimenti, guadagnandosi presto la fama di “rocca imprendibile”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefala4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Solamente dopo la fine dei Chiaramonte la fortezza perderà il suo ruolo militare. Il castello di Cefalà è situato a ridosso del caseggiato che si stende su una pendenza in vista della lussureggiante vallata dell’ Eleuterio. A poche centinaia di metri dall’abitato troviamo le Terme arabe un monumento islamico originale, oggi importante riserva naturalistica della Sicilia occidentale. Non è tuttavia da escludere l’ipotesi di una costruzione dei “bagni” in epoca guglielmina ed eseguita da maestranze musulmane che si ispirarono alla loro cultura. Dopo i recenti restauri, gli sforzi sono concentrati per riportare l’acqua all’interno della struttura e aprire così una nuova stagione per il settore turistico termale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefala6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il borgo è completamente immerso nel verde delle colline e, grazie agli uliveti, ai vigneti e ai campi coltivati sottostanti, il paesaggio che è possibile ammirare dalle sue piazzole e deliziose stradine è davvero incredibile. Le caratteristiche abitazioni e le numerose architetture che abbelliscono il territorio comunale riflettono a pieno una storia secolare e ricca di particolari. Camminare tra i suoi vicoli, infatti, è un’esperienza unica che trasporta la mente dell’osservatore indietro nel tempo, facendogli vivere affascinanti e vivide emozioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefala5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Da ammirare anche le rovine del sopracitato Castello e dei luoghi di culto come la Chiesa di San Francesco di Paola, che narrano la storia della comunità. Nei pressi del borgo, inoltre, distante circa 2 chilometri, sorge un antico complesso termale monumentale risalente al periodo di dominazione araba, anche noto come </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?da-visitare-in-sicilia--terme-arabe-di-cefala-diana" target="_blank" class="imCssLink">i Bagni Arabi di Cefalà Diana</a></i></span><span class="fs12lh1-5">. L’intero complesso sorge ai piedi del Monte Chiarastella, dove era presente una fonte sotterranea di acqua termale. Sempre in paese, sono davvero imperdibili le sagre e gli eventi organizzati nel corso dell’anno, che rappresentano l’occasione ideale per scoprire e comprendere più a fondo lo spirito e la tradizione del territorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come arrivare a Cefalà Diana:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il comune di Cefalà Diana è interessato dalla direttrice stradale SP26. La distanza dalla città di Palermo è di circa 40 km, facilmente percorribili in automobile tramite la E90 e la SS121. La macchina rimane il mezzo di trasporto più indicato per spostarsi in completa autonomia e libertà.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/xVDGRuRzXIQ">https://youtu.be/xVDGRuRzXIQ</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 08:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trekking e Itinerari in Sicilia - ROCCHE DEL CRASTO nel Parco dei Nebrodi]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000003A0"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le Rocche del Crasto sono una formazione rocciosa di grande bellezza dell'era mesozoica, costituite da rocce cristalline grigie e lucenti e da calcari dolomitici bianchi e rosa, situate a ridosso dei centri abitati di Longi, </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borgi-siciliani-da-visitare--san-marco-d-alunzio---messina" target="_blank" class="imCssLink">San Marco d'Alunzio</a></i></span><span class="fs12lh1-5"> e Alcara Li Fusi in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Messina</a></i></span><span class="fs12lh1-5"> e all'interno del </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco dei Nebrodi</a></i></span><span class="fs12lh1-5">. Dalle vette delle rocche, sulle grandi vallate, lo sguardo del visitatore sconfina lungo orizzonti di rara ed inesprimibile suggestione, dinanzi alla sublime visione del mare e delle </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">isole Eolie</a></i></span><span class="fs12lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/roccacratcop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Paradiso dei Grifoni e dell’Aquila Reale, le Rocche del Crasto sono costituite da rocce cristalline lisce e lucenti, e da calcari dolomitici bianchi e rosa. Sulla vetta sono ancora visibili le tracce di un antico centro fortificato, con resti di una fortezza ed una torre di avvistamento, di probabile origine bizantina (VI secolo dopo Cristo, circa).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/roccacratcop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’habitat si caratterizza da una rada vegetazione tipica dell’ambiente rupestre con la presenza di specie adatte a vivere in condizioni difficili e addirittura estreme. Le specie botaniche presenti sono dotate di profonde radici per catturare l’acqua penetrando profondamente nella roccia e tessuti ispessiti ricoperte da cere per evitare le perdite idriche La specie più frequente è l’Ampelodesma (Ampelodesmos mauritanicus) meglio nota come “disa” o “liam” che si presenta come un cespuglio molto sviluppato e resistente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/roccacratcop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Questa pianta è conosciuta dalla gente dei Nebrodi per la capacità di ricrescita dopo gli incendi e svolge un’azione stabilizzante per i pendii più aspri; viene raccolta intrecciata per realizzare le corde oppure resistenti scope. Superata la parte basale delle rocche è presente l’Euforbia arborescente (Euphorbia dendroides) alla quale è spesso associato l’Olivastro (Olea europea sylvestris).L’Euforbia è un cespuglio ramosissimo a forma d’ombrello. Tantissime le specie animali che è possibile osservare. In particolare sono numerosi i rapaci, tra i quali oltre al gheppio e al falco, troviamo l'Aquila reale (Aquila crysaetos) e stupendi esemplari di grifone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Di facile incontro risultano tanti animali domestici come mucche, cavalli, capre e pecore, lasciati al pascolo tra le pianure ed i pendii o vicino i tipici insediamenti rurali ed i bevai. Sono stati individuati quattro itinerari escursionistici, alcuni si dipartono da Portella Gazzana (Longi), dalla Contrada Bacco (Alcara Li Fusi) e dalla località Malirò di San Marco d’Alunzio; un altro si diparte da Alcara Li Fusi ed è di difficoltà alta. Tutti gli altri itinerari non presentano grandi difficoltà in quanto si svolgono su sentieri agevoli in quota.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/roccacrattrek.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Gli itinerari escursionistici consigliati dal Parco dei Nebrodi sono tre, e si sviluppano lungo sentieri in Zona "A" del Parco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Essi consentono di collegare, attraverso percorsi naturalistici e molteplici reti viarie, i centri abitati direttamente con le sommità delle Rocche del Crasto. </span><span class="fs12lh1-5">Anche se in apparenza impegnativi per i dislivelli e per la lunghezza, non presentano grandi difficoltà in quanto si svolgono su sentieri agevoli e sono dotati di cartelli e tabelle segnaletiche in legno, posti lungo il cammino, che ne facilitano la fruizione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I percorsi si snodano tra coltivazioni, prati aridi e calcari ricchi nel periodo primaverile di una grande varietà di fiori e colori, ma anche di aromi e profumi. </span><span class="fs12lh1-5">Tra le presenze floristiche più importanti: orchidee anemoni, primule, ciclamini, cardi, krokus, romulee, diverse specie di crocifere, leguminose ed euforbiacee. Ira queste ultime la più diffusa è la Euforbia dendroides, che rappresenta l'essenza più significativa delle Rocche del Crasto. Si incontrano anche macchie di ginestra e di leccio, arroccate in piccole spaccature di costoni e rupi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/roccacratcop5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tantissime le specie animali che, con un po' di accortezza, è possibile osservare. In particolare sono numerosi i rapaci, tra i quali oltre al gheppio, al falco e allo sparviero troviamo l'aquila reale e stupendi esemplari di grifone. E ancora i corvi imperiali, l'upupa e tante altre &nbsp;specie di uccelli di taglia più piccola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Altri animali presenti, anche se più difficili da incontrare, sono lepri, conigli, volpi, istrici, donnole, ricci, martore. Di facile incontro risultano invece tanti animali domestici come mucche, cavalli, capre e pecore, lasciati tranquillamente al pascolo tra le pianure ed i pendii delle montagne o vicino i tipici insediamenti rurali ed i bevai.</span></div><div class="imTAJustify"><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/roccacratcop6.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>1 Percorso Portella Gazzana-Sorgente Malirò </b></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il primo percorso parte da Portella Gazzana (Longi), attraversa le contrade di S. Fantino, Sette Fontane, Rocca che Parla, Vorna, e giunge alla sorgente Malirò (S. Marco d'Alunzio). </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il punto di partenza, Portella Gazzana (979 m.s.l.m.), si può raggiungere seguendo la strada provinciale 157, che da Rocca di Caprileone porta a Longi. Oltrepassato il paese si prosegue fino al bivio di Crocetta, Pado, Portella Gazzana, oppure seguendo la lungovalle che da Rocca di Caprileone porta a Galati Mamertino, e arrivati all'incrocio con la strada provinciale 157, si svolta a destra in direzione Longi, il bivio Crocetta, Pado, Portella Gazzana.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Da Portella Gazzana (Longi) </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Lunghezza: Km 7 </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Dislivello in salita: 250 metri </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Tempo di percorrenza: h. 2,30 </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Difficoltà: medio/alta </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Consigliato a: ragazzi ed adulti allenati.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>2 Percorso Contrada Bacco- Contrada Vorna</b></span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Questo secondo percorso parte da contrada Lemina Bacco (Alcara Li Fusi) e giunge in contrada Vorna, da dove si può proseguire a destra in direzione Portella Gazzana ed a sinistra per la Sorgente Malirò e quindi per S. Marco d'Alunzio. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Per raggiungere il punto di partenza di questo itinerario si seguono le indicazioni per Alcara Li Fusi, dove si segue la circonvallazione, sul lato nord dell'abitato, fino ad imboccare sulla sinistra il bivio per contrada Stidda (tipico villaggio di pastori), Lemina, Bacco, Vorna, Rocche del Crasto. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Da Alcara Li Fusi: Km 3,200 per contrada Lemina; Lunghezza: Km 9,200 per Portella Gazzana Dislivello in salita: 270 metri </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Tempo di percorrenza: h. 2,30 </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Difficoltà: media </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Consigliato a: ragazzi ed adulti</span></div><div> </div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>3 Percorso Sorgente Malirò-Portella Gazzana</b></span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Si parte dalla sorgente Malirò (S. Marco d'Alunzio), si attraversa la contrada Vorna dove si ha la possibilità di proseguire a destra in direzione di Alcara Li Fusi attraverso le contrade Lemina, Bacco, Stidda, o al bivio si prosegue diritto per Portella Gazzana. </span><span class="fs12lh1-5">Il punto di partenza dell'itinerario si raggiunge facilmente seguendo le indicazioni per S. Marco d'Alunzio, e dopo aver attraversato il centro abitato si procede per contrada Genovese, S. Giovanni, sorgente Favarotta, da dove dopo 100 metri si imbocca il bivio a sinistra e si prosegue fino alla sorgente Malirò.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Da San Marco d'Alunzio </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Lunghezza: Km 7 </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Dislivello in salita: 250 metri </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Tempo di percorrenza: h. 2,30 </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Difficoltà: media </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Consigliato a: tutti ragazzi ed adulti allenati. </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div> </div><div><b class="fs12lh1-5">4 Percorso Il sentiero del Crepaccio</b><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il percorso si inerpica tra le rocce calcaree ricche di una grande varietà di fiori dalla circonvallazione di Alcara Li fusi nel tratto che si collega alla contrada Stidda. Tra le presenze floristiche spicca l’Euphorbia dendroides che rappresenta l’essenza più significativa delle Rocche del Crasto. Durante la scalata tra rupi e sporgenze, ci si addentra in una profonda spaccatura dalle pareti verticali, attraversando la quale si offre un panorama mozzafiato sulla vallata che spazia dai Boschi di Mangalaviti al Mar Tirreno</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Da Alcara Li Fusi</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Dislivello in salita e in discesa: 400 metri</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Tempo di percorrenza: 5 ore</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Difficoltà: alta</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Consigliato a: ragazzi e adulti allenati &nbsp;</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/roccacratcop7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I percorsi alternano alle vette i grandi pascoli. Lungo tutto l'itinerario non mancano poi le molteplici sorgenti d'acqua, e si incontrano diverse zone boscate. I panorami sulle grandi vallate completano lo spettacolo per il visitatore. La vista dall'alto sul mare e sulle Isole Eolie, e il volo dei grifoni suscitano negli escursionisti sensazioni uniche e inconsuete.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/8TZwoY9rdsU">https://youtu.be/8TZwoY9rdsU</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 08:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani Famosi - VILLAGGIO PERGUSA, Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000039F"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Villaggio Pergusa, in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Enna</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, è conosciuto anche semplicemente come Pergusa, ed è la frazione più importante di </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--enna" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></i></span><span class="fs12lh1-5">. Situata 5 km a sud del Monte Enna, Pergusa si sviluppa tra verdeggianti e dolci colline e si specchia sulle rive del suggestivo Lago Pergusa, l'unico lago naturale della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgPergusa_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">E' ovvio, quindi, che Pergusa sorga in un ambiente naturale straordinario, collocata com'è tra il Monte Etna da un lato e le rive del Lago dall'altro, circondata dai </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?escursioni-sicilia---passeggiate-tra-i--monti-erei-un-gioiello-naturalistico-e-culturale-della-sicilia" target="_blank" class="imCssLink">Monti Erei.</a></i></span><span class="fs12lh1-5">..e non è nemmeno un caso che nei dintorni si sviluppi una spiccatissima flora e fauna. Eppure, nonostante vi abbiamo descritto questo luogo naturalisticamente paradisiaco, non pensiate che Pergusa sia poi così antica, tutt'altro! Il centro abitato fu infatti fondato in epoca fascista, in seguito alla bonifica del Lago voluta da Benito Mussolini in persona tra il 1936 e 1937. Le tracce del fascismo sono tuttora visibili in alcuni edifici del paese, in cui spicca lo stile architettonico dell'epoca: tra questi ci sono la Chiesa del SS. Crocifisso e l’attuale caserma dei Carabinieri, che non a caso era l'ex Casa del Fascio. Ma abbiamo anche altre due tracce: una, certamente la più significativa è l’obelisco, l'altra è il nome della piazza in cui si erge, che si chiama &nbsp;Piazza della Bonifica.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgPergusa_3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">In realtà, Pergusa ha origini ben più nobili e persino mitiche!</span></div><div><span class="fs12lh1-5">La località ricopre già un ruolo di rilievo nella letteratura classica: figuratevi che Pergusa e il suo lago sono citati dal poeta Virgilio. È proprio sulle sponde di questo lago, che i Greci ambientarono il famoso mito del ratto di Persefone o Kòre (quella che i romani chiamano </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?miti-e-leggende--il-ratto-di-proserpina" target="_blank" class="imCssLink">Proserpina</a></b></i><span class="fs12lh1-5">), la figlia della dea dell'agricoltura Demetra, che ancora fanciulla venne rapita da Ade, signore degli inferi, trascinandola giù con il suo carro e facendo del lago l’accesso mitico al mondo dei morti. Oggi, come vi dicevamo, il </span><b class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-lago-di-pergusa-e-la-riserva--selva-pergusina-" target="_blank" class="imCssLink">Lago di Pergusa</a></i></b><span class="fs12lh1-5"> riveste una notevole importanza naturale e culturale, nonostante le sue dimensioni modeste. Nel 1995 la Regione Sicilia istituì la Riserva Naturale Speciale, per salvaguardare il lago e le relative presenze floro-faunistiche.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgPergusa_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Lago Pergusa è il principale centro di attrazione della zona grazie al suo alto valore naturalistico. Particolarità curiosa del lago è il fatto che le sue acque si tingono di rosso periodicamente, grazie ad un fenomeno naturale molto studiato dovuto alla fitta presenza di un piccolo Gambero Rosso che, per difendersi dai raggi solari, rilascia un pigmento poi destinato a diffondersi nelle acque del lago conferendogli il caratteristico colore rosso. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Oggi Pergusa è una rinomata località di elevata risonanza per lo sport, la natura e il turismo: essa infatti sorge in incantevole posizione sulle rive dell'unico bacino naturale della Sicilia, il Lago Pergusa, popolato da una ricchissima avifauna sia stanziale che migratoria. Il lago è circondato da sinuose colline, sulle quali si aggrappa la folta vegetazione della Selva Pergusina, facente parte delle foreste demaniali.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgPergusa_4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Attorno al bacino lacustre, si sviluppa l'Autodromo di Pergusa, l'impianto automobilistico più importante dell'Italia meridionale, che fu scenario di gare di risonanza internazionale organizzate dalla FIA e da altre federazioni, quali la Formula 1 (che disputò qui il Gran Premio del Mediterraneo nel 1961) o la cosiddetta Festa della Ferrari, cui parteciparono campioni del calibro di Michael Schumacher e Eddie Irvine. Dopo sette anni di sospensione dell'attività, grazie ai lavori di adeguamento del circuito, a partire dal 2011 le competizioni sono ritornate in riva al lago, sebbene solo a livello nazionale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La cosiddetta Conca Pergusina è uno dei paesaggi più belli dell'isola, in quanto vi coesistono armonicamente lo stupendo lago, la sua foresta, il villaggio, i dolci colli ammantati di vigneti e uliveti, il giuncheto, il canneto e, in lontananza, il profilo maestoso del monte Enna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Villaggio Pergusa è sovrastato da Cozzo Matrice, un rilievo che supera gli 800 m sul livello del mare, in cima al quale vi è una grande necropoli preistorica, con numerosissime tombe a grotticella e le vestigia di un'antichissima città. Negli anni cinquanta, sulle rive del lago, fu impiantata una stazione balneare fornita di tutto punto.Pergusa</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 07:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi Sacri da Visitare a Caltanissetta - CHIESA SANTA MARIA DEGLI ANGELI EX MONASTERO DELI OSSERVANTI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000039E"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La chiesa di Santa Maria degli Angeli è una chiesa di </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">Caltanissetta</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, dichiarata monumento nazionale nel 1902. Sorge a ridosso del </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?castello-di-pietrarossa-caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">castello di Pietrarossa</a></b></i><span class="fs12lh1-5">, sul lato settentrionale di quest'ultimo, e fu la seconda parrocchia della città, divenuta sede parrocchiale cittadina nel 1239 ed, in seguito, regia cappella di Casa Sveva. Il nome originale sembra essere quello di Maria Santissima Assunta, poi cambiato in quello attuale, in seguito alla donazione di un dipinto della Madonna degli Angeli, oggi conservato nella chiesa del Collegio di Maria. Viene indicata anche con il nome di Santa Maria la Vetere per distinguerla dalla Cattedrale, intitolata a Santa Maria la Nova.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamrangelicl2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">All'interno dell'edificio non rimane più nulla, ma possiamo ancora ammirarne l'impianto planimetrico, tipicamente normanno, che consta di una singola navata. Inoltre, si trovano nella parte esterna, alcuni preziosi elementi decorativi, spesso rovinati dalle sopra-edificazioni e dagli inappropriati restauri condotti. L'edificio e l'attiguo convento sono stati restaurati di recente. Degna di particolare rilievo è la porta maggiore occidentale, caratterizzata da particolari fregi che la adornano: costruita in pietra arenaria, possiede un archivolto a sesto acuto in tre livelli, sostenuto da quattro colonnine cilindriche dotate di capitelli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamrangelicl3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs12lh1-5"><i>Storia</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La fondazione della chiesa rissale all'XI secolo da parte dei normanni. La chiesa è stata a lungo attribuita all'imperatore Federico II di Svevia, che l'avrebbe fatta costruire nel 1239 come cappella palatina del castello di Pietrarossa. In realtà, come rileva la studiosa Daniela Vullo, è più probabile che la chiesa a cui il documento fa riferimento sia in realtà una cappella interna al castello e crollata con esso nel XVI secolo mentre la chiesa in questione sarebbe stata fondata dai nuovi feudatari di Caltanissetta, i Lancia, nella prima metà del XIV secolo, come testimonierebbe un leone rampante posto sul prospetto settentrionale della chiesa, simbolo della casata dei Lancia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamrangelicl1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Intorno al 1400 la parrocchia fu trasferita ad altre chiese, a causa delle sue ridotte dimensioni e, nel 1622 venne definitivamente assunta dalla chiesa di Santa Maria la Nova. Nel 1601, la chiesa di Santa Maria degli Angeli venne concessa ai Frati Minori Osservanti che, grazie alle generose offerte della Contessa Luisa de Luna y Vega, costruirono il proprio cenobio nel 1604. Con l'occasione, venne eseguito un riammodernamento ed ingrandimento dell'antica chiesa. Nel 1636 il convento dei minori subì un crollo parziale in seguito al quale fu approntata un'altra opera di restauro facendo uso, per ripristinare la parte crollata, delle pietre del vicino castello. Storia travagliata fu anche quella della costruzione del noviziato, iniziata nel 1688 e terminata soltanto nel 1709 a causa della mancanza di fondi. Un ulteriore restauro ed ampliamento della chiesa fu condotto dal 1740 al 1771, come testimoniato da un'iscrizione che si trovava nell'arcata tra l'abside e la navata e riportata dallo storico nisseno Camillo Genovese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel 1867, durante un'epidemia, il convento venne adibito ad ospedale per colerosi e successivamente, nel 1873, la chiesa venne definitivamente chiusa al culto, per passare alla proprietà del Ministero della Guerra, che la adibì a caserma e magazzino militare. Questo passaggio segna l'inizio di un periodo di completo abbandono della chiesa che culminò con il crollo parziale del tetto, nel 1964 e la successiva realizzazione, nel 1972, di un solaio in cemento armato.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 06:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Bellezze di Ortigia - PIAZZA ARCHIMEDE E FONTANA DI DIANA a Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000039D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piazza Archimede è, dopo </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?barocco-siciliano-da-visitare--duomo-di-siracusa" target="_blank" class="imCssLink">piazza Duomo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, il fulcro della vita cittadina di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isola-di-ortigia---siracusa--" target="_blank" class="imCssLink">Ortigia</a></b></i><span class="fs14lh1-5">. Ultimata nel 1879, occupa un’area precedentemente delimitata dalle chiese di Sant’Andrea dei Padri Teatini e di San Giacomo, distrutte da un incendio nel 1868. Nel 1906 il comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, per festeggiare il completamento dei lavori, commissionò allo scultore Giulio Moschetti la realizzazione della Fontana di Diana. L’opera si ispira al mito di Alfeo e Aretusa, legato anche ad un altro luogo simbolo di Ortigia: la Fonte Aretusa. Lo scultore marchigiano ha rappresentato la ninfa Aretusa, protetta dalla madre Diana, dea della caccia, mentre scappa dal dio Alfeo. I palazzi che si affacciano sulla piazza riassumono tutta la storia dell’isola di Ortigia, dal Medioevo ai giorni nostri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/piazarchiortigia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I palazzi della piazza</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prendendo come punto di riferimento il Palazzo del Banco di Sicilia e spostandosi in senso orario, il primo edificio che si incontra a Piazza Archimede è Palazzo Pupillo. Realizzato nella seconda metà del ‘700 è in forme tardo barocche. Presenta varie decorazioni con foglie, fiori e motivi vegetali. Il palazzo ad angolo della piazza, dopo quello del Governo, è il Palazzo Interlandi Pizzuti. Fu costruito nel XVIII secolo in stile barocco per poi essere arricchito, negli anni successivi, da elementi liberty. Quello che segue è Palazzo Gargallo, costruito in epoca seicentesca e più volte restaurato. Presenta una ricca decorazione in stucco, pregevoli affreschi nelle volte, realizzati da Ernesto Bellandi, ed eleganti pilastri e trabeazioni merlate. Palazzo Lanza Bucceri risale nella sua forma originale al 1300 . Furono aggiunti elementi rinascimentali nel corso del 1440 e catalani tra il Cinquecento e il Seicento. Chiude Piazza Archimede il Palazzo Platamone o Palazzo dell’Orologio. Nel suo cortile interno è presente una scala quattrocentesca di gusto gotico-catalalno con un leone in posizione araldica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/piazarchiortigia2..jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al centro della piazza spicca la bella fontana di Diana dello scultore piceno Giulio Moschetti del 1906 che narra la leggenda di Aretusa. La ninfa è raffigurata nell’atto di fuggire da Alfeo che, con le braccia protese, cerca di afferrarla. Diana, ieraticamente al centro del gruppo, fa scudo alla giovinetta. I palazzi che vi si affacciano riassumono tutta la storia dell'isola, dal Medioevo ai nostri giorni. In senso orario incontriamo il palazzo del Banco di Sicilia, sorto nel 1928 su progetto di Salvatore Caronia, caratterizzato da un portale incorniciato da semi colonne bugnate e da un secondo ordine scandito da paraste ioniche. A Est vi è il palazzo Pupillo (1773 – 1800), con il prospetto leggermente convesso, irregolare rispetto all’asse stradale via Roma – via Dione. Il palazzo della Cassa Centrale di Risparmio V. E. è eretto sull’area dei palazzi Corvaia - già Grimaldi - e Zumbo. Il primo, opera di Giovanni Vermexio del 1628, venne danneggiato, seppure non in modo irreversibile, dall’incursione aerea alleata la notte del 15 Febbraio 1942. Il secondo, che inglobava strutture architettoniche quattrocentesche, fu abbattuto nell’autunno 1957 per far luogo al nuovo edificio progettato da Gaetano Rapisarda. La soluzione porticata del cantonale riprende il modello del distrutto edificio vermexiano. I sei pannelli decorativi in altorilievo sono opera dello scultore Salvo Monica e raffigurano i Mestieri, mentre le sculture in bronzo sono di Biagio Poidomani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/piazarchiortigia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’incrocio con le vie della Maestranza e Roma è caratterizzato dall’originale cantonale di palazzo Interlandi Pizzuti, sorto sull'area del palazzo Landolina. Segue il palazzo Gargallo di fondazione seicentesca. Deve il suo attuale aspetto, con la ricca decorazione in stucco, ai rimaneggiamenti degli anni 1895 - 1899. A quel periodo risalgono i pregevoli affreschi delle volte, opera di Alfonso Orabona. Della primitiva forma restano all’interno le strutture delle scuderie. In questo palazzo il 25 settembre 1760 nacque Tommaso Gargallo. Contiguo è il palazzo Lanza – Bucceri &nbsp;– in origine Platamone di cui conserva ancora gli stemmi sui capitelli delle colonnine (D’oro, col monte di cinque cime di nero, movente dalla punta, sormontato da tre conchiglie di rosso, allineate in fascia, ed un giglio del medesimo posto al capo, dichiara impostazione catalana, con una bifora che il vento e la pioggia hanno ricamato. Evidenti sono le manomissioni del prospetto, squarciato dalle grandi aperture nella composta cortina muraria. Nel prospetto l'aquila acefala dal volo spiegato che sporge dal paramento murario, la finestrella strombata e gli archi gotici murati fanno supporre la fondazione sveva del palazzo. All’interno una scala a cielo scoperto con la cornice che segue l’alzata dei gradini, conduce al loggiatino inglobato nelle successive fabbriche, ma ancora sufficientemente leggibile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/piazarchiortigia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il palazzo della Banca d’Italia (o dell’orologio) - costruzione quattrocentesca, rifatta negli anni ’50 - chiude il quarto lato della piazza. Dall’ampio cancello in ferro battuto possiamo scorgere la scala catalana a cielo scoperto con leone in posizione araldica e la bifora scandita da un’esile colonnina. L’orologio fu collocato nel prospetto il 12 aprile 1882.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/OFZb9_1Z4Vo">https://youtu.be/OFZb9_1Z4Vo</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 07:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Luoghi di Montalbano - Le Latomie di Cava Gonfalone a Ragusa ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000039A"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dopo il devastante terremoto di fine Seicento, la città di </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></span><span class="fs12lh1-5"> rinasce dalle sue macerie grazie ai materiali lapidei estratti dalle cave di pietra visibili ancora oggi in centro città. Visitando cava Gonfalone si rimane estasiati dall’ampiezza delle latomie, che producono nel visitatore un senso di straniamento. Non si possono non notare i segni evidenti di picconi e seghe circolari sulle pareti che tradiscono gli sforzi secolari di instancabili lavoratori a cui dobbiamo la nuova Ragusa. </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">A partire dal ‘700, in questo sito vennero realizzate delle vere e proprie grotte artificiali utilizzandone la pietra per ricostruire le due città, e in particolare la nuova Ragusa, dopo il terremoto del 1693. Le latomie Gonfalone presentano condizioni ambientali particolarissime e poco influenzate dal clima esterno l punto che la temperatura interna si mantiene quasi costante, senza particolari escurioni termiche d’inverno e d’estate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/latomiecavagolfaluneragusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Cava Gonfalone, luogo suggestivo e “memoriale” dell’attività industriale che ha ridato vita alla città di Ragusa post sisma sul finire del ‘600. </span><span class="fs12lh1-5">Un percorso nelle viscere cittadine, una discesa negli inferi dove i segni del lavoro dei “pirriaturi” affiorano dalle pareti tra il buio più del nero e il bagliore accecante in un caleidoscopico gioco di luci ed ombre. </span><span class="fs12lh1-5">Tra la leggenda che vorrebbe qui, negli anfratti, Polifemo trovasse ed elesse la propria dimora ed la location di un ciak sul set del Commissario Montalbano.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/latomiecavagolfaluneragusa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La Gonfalone è oggi costituita da un unico, vasto ingrottato (1,5 ha) risultato dal collegamento di più concessioni. &nbsp;L'attività di cava ha proceduto per avanzamenti successivi, seguendo la giacitura degli strati di calcare (alternati per consistenza dai più tenaci e cristallini ai più teneri), risparmiando una serie di piloni di sostegno del tetto. Un “lago” caratterizza la parte più profonda e buia della cava, che presenta anche 6 piloni di calcestruzzo costruiti dal Genio Civile in occa-sione dell'ampliamento del superiore Ospedale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/latomiecavagolfaluneragusa3jpg.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La cava Gonfalone, da qualsiasi parte la si consideri, costituisce un "non luogo". È un interno, perché è coperta da un tetto e definita da pareti. È un esterno, perché è una cava. È una “non città” perché ne costituisce l'esatto negativo (il luogo dal quale provengono i materiali costitutivi della città storica; il luogo dove potrebbero tornare smontando il gigantesco rompicapo di Ragusa e ricomponendolo all'interno della cava fino a riempirla di nuovo!). È un luogo senza colore, dove la luce dipinge sulle pareti tutta la scala dei grigi, dal bianco abbagliante dei portali esterni al nero assoluto del buio della parte più profonda della cava. È un luogo che si illumina dei colori del sole. È un luogo senza il rumore della città, dove il silenzio si percepisce come contrasto al delicato concerto in sordina delle acque di percolazione. È un complesso innaturale, interamente costruito dall'artificiosità dell'atto del cavare, che lascia sul tetto e sulle pareti i segni del piccone, che “pettina” le superfici, che acquistano spessore e rilievo sotto le pennellate di luce radente che dall'esterno si insinua tra i piloni della gigantesca struttura. È l'esatto contrario del costruito: sottrazione di materia che solo per caso individua un interno.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/latomiecavagolfaluneragusa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Cava Gonfalone è lambita dal tracciato della ferrovia che dal 1893 collega la Stazione di Ibla con quella di Ragusa Superiore attraverso uno spettacolare tracciato, con circa tre chilometri di elicoidale quasi interamente in galleria, per superare un dislivello di 200 metri. </span><span class="fs12lh1-5">A Cava Gonfalone, i così detti pirriatura, lavorarono duramente per estrarre i materiali lapidei per ampliare la città di Ragusa. Di questo lungo processo di estrazione, oggi rimangono le immense latomie che da sotto l’ospedale Giambattista Odierna si estendono nel calcare sottostante Piazza Libertà. Le latomie sono raggiungibili da una stradina che si innesta in Via Risorgimento o dai Giardini dell’ospedale, attraverso un percorso pedonale che scende fino al fondovalle. Nella parte occidentale delle latomie sono ancora evidenti, nelle pareti e nelle volte, i segni lasciati dal piccone dei cavatori, mentre la parte orientale conserva sulle superfici più basse le tracce lasciate dalle seghe circolari utilizzate nell’ultima fase di sfruttamento delle miniere, chiuse intorno agli anni quaranta del XX secolo, con il sopravvento delle nuove tecniche estrattive a cielo aperto. La parte più profonda e buia delle latomie, oltre a un lago per la raccolta delle acque piovane presenta anche sei piloni di calcestruzzo costruiti dal Genio Civile quando è stato ampliato il soprastante ospedale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, le latomie sono state utilizzate dagli abitanti del quartiere Cappuccini come rifugio antiaereo.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/latomiecavagolfaluneragusaspettacoli.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs12lh1-5">Oggi un progetto (commissionato dal Comune di Ragusa all’ingegnere Vincenzo Gurrieri e in buona parte realizzato), prevede la trasformazione delle latomie in una grande piazza coperta e una lunga strada (con marciapiedi di pietra bianca pavimentati con le tipiche piastrelle d’asfalto: materiale che ha fatto la fortuna economica di Ragusa) dove darsi appuntamento e ritrovarsi. </span></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/24J90wxbhtg">https://youtu.be/24J90wxbhtg</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 06:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour archeologico a Catania - COMPLESSO TERME DELLA ROTONDA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000335"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le Terme della Rotonda sono una magnifica area archeologica a Catania, di grande ricchezza e complessità e oggi fa parte del Parco Archeologico Greco-Romano della città. Questo bellissimo monumento si trova a nord del Teatro Antico e l’ingresso è collocato in via Rotonda. La struttura di questo edificio si presenta a pianta circolare, chiuso in un quadrilatero con tutta una serie di archi e vasche marmoree sistemate all’interno di grandi nicchie, sotto il pavimento recente e una cripta si trovano antiche costruzioni che furono ordinate secondo uno schema cronologico: 1) Livello ellenistico-romano con resti delle sue costruzioni termali. 2) Un rimaneggiamento di età imperiale che diede all’ambiente la forma circolare del calidarium. 3) Un altro rimaneggiamento di età romana più tarda. 4) Il pavimento bizantino. 5) Alcune trasformazioni di età medievale. 6) La sistemazione più recente che risale al XVII o al XVIII secolo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/termerotondacop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nome Rotonda deriva dalla singolare struttura architettonica della chiesa, formata da una grande cupola a tutto sesto circondata da contrafforti e posta su un edificio a perimetro quadrato all'interno del quale è ricavata un'aula circolare. L'edificio è spesso indicato col toponimo de La Rotonda (o La Ritonda) nelle vedute cittadine del Cinquecento e del Seicento. Diversi antiquari secenteschi (Giovanni Battista de Grossis e Ottavio D'Arcangelo, tra gli altri) si riferiscono all'edificio anche con il nome di Pantheon. Fino al XVIII secolo, in effetti, era diffusa l'opinione, in realtà infondata, che la cupola della Rotonda fosse servita da modello per il celebre edificio romano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/termerotondacop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Storia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo recenti studi, frutto di campagne di scavo condotte nel 2004-2008 e nel 2015, la struttura termale, sorta in un'area già frequentata nell'Eneolitico iniziale, risalirebbe nel suo primitivo impianto al I-II secolo d.C. Ingrandita nel corso del III secolo d.C. (epoca di notevole arricchimento per la città di Catania) la struttura venne poi abbandonata e trasformata in chiesa in epoca bizantina, verso la fine del VI d.C. Insieme alla Cappella Bonajuto, La Rotonda rappresenta dunque una delle pochissime tracce della Catania bizantina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Probabilmente dedicato al culto della Madonna sin dal suo sorgere, l'edificio di culto venne orientato originariamente in senso nord-sud. Dal IX secolo, a ridosso della chiesa e tra le rovine delle terme, sorse un'ampia area cimiteriale destinata ad essere intensamente utilizzata fino al XVI secolo. Al terremoto del 1169, che danneggiò il presbiterio bizantino, risalgono il cambio di orientamento (da nord-sud a est-ovest), l'apertura dell'ingresso con portale ad ogiva e la realizzazione di un'abside ad esso contrapposta. La chiesa venne successivamente adeguata a cappella funebre per figure di rango elevato, ed è stato ipotizzato che possa provenire proprio dalla Rotonda il monumento funebre trecentesco di Federico Maletta oggi conservato al Museo Civico di Castello Ursino. Nel Cinquecento, con la realizzazione di un nuovo ingresso con portale rinascimentale, l'orientamento tornò ad essere nel senso nord-sud.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una prima menzione dell'edificio si trova in alcuni frammenti dell'opera di Lorenzo Bolano sulle antichità di Catania riportati dal Carrera nelle sue Memorie historiche della città di Catania. Ottavio D'Arcangelo lo cita nei suoi manoscritti del 1633 e nota che «è a tutta volta fabbricata tanto la cupola maggiore quanto le otto in forma di cappellette che vi sono attorno in figura quadra». L'edificio fu a lungo ritenuto il più antico tempio cristiano di Catania, e comune era la credenza che l'edificio fosse già stato consacrato alla Madonna nel 44 d.C. In epoca moderna, come già accennato, molti storici lo credettero un Pantheon pagano 'a tutti i Numi consacrato'. Tale tradizione, seppur errata, mantenne per quasi tre secoli il suo fascino, almeno fino a D'Orville e agli studi del Principe di Biscari, che per primo identificò l'edificio quale ambiente termale di epoca romana. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/termerotondacop5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I bombardamenti aerei del 1943 devastarono la vicina chiesa di Santa Maria della Cava, risalente al Settecento, e causarono numerosi danni anche alla Rotonda stessa (andarono perdute, ad esempio, le merlature del prospetto meridionale ancora visibili in diverse fotografie degli anni '30). Tra gli anni quaranta e cinquanta vennero quindi effettuati alcuni lavori di consolidamento delle strutture. La direzione dei lavori fu affidata a Guido Libertini, che non risparmiò però né le strutture ecclesiastiche né alcuni preziosi affreschi pur di mettere in luce le strutture romane. Libertini suggerì la seguente cronologia:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Acquerello di Jean Houel (1776-77) rappresentante la struttura nei tre periodi, romano (presunto - a destra), medioevale (al centro) e moderno (idelizzato - in primo piano).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">un livello ellenistico-romano con i resti delle sue costruzioni termali, oggi meglio identificato con le strutture del I secolo;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">un rimaneggiamento di età imperiale che diede all'ambiente la forma circolare del calidarium - in realtà la struttura circolare risale all'epoca bizantina;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">un altro rimaneggiamento di età romana più tarda;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">il pavimento bizantino;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">alcune trasformazioni di età medievale;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">la sistemazione più recente che risale al XVII o al XVIII secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra il 2004 e il 2008 l'edificio e l'area ad esso adiacente furono interessati da un nuovo ciclo di scavi volti a preservare e studiare la struttura e ad assicurarne la fruibilità. Durante questa campagna di scavo furono rinvenute numerose tombe, e fu possibile identificare con certezza nove ambienti termali ed ipotizzarne molti altri al di sotto delle vicine Via Rotonda e Via della Mecca. Vennero inoltre messi in luce l'abside di età sveva e diversi affreschi precedentemente coperti da un anonimo intonaco monocromo. Oltre a rivelare le diverse fasi di vita dell'edificio, i lavori hanno anche permesso il riconoscimento del ciclo di pitture che decoravano gli interni della chiesa, riconducendo a datazioni più corrette quelle più antiche. Nel 2015 è stato espropriato e sottoposto a scavi e restauri tutto l'isolato a nord della chiesa, anch'esso danneggiato dai bombardamenti del 1943. Durante questa campagna di lavori, che hanno liberato la visuale della cupola dal lato nord, permettendone la vista da via dei Gesuiti, sono stati messi in luce un imponente castellum aquae collegato ad un ramo dell'acquedotto romano di Catania e trasformato in edificio al servizio della chiesa verso la fine del VI secolo, ed una corte quadrangolare circondata da esedre che costituiva l'originario ingresso alla Rotonda di epoca romana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/termerotondacop6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Descrizione</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Le terme romane</b></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La struttura termale, sorta fra I e II secolo d.C. e più volte rimaneggiata fino alla tarda antichità, è costituita da un insieme di ambienti quadrangolari, circolari e misti, connessi tra loro. L'ambiente principale è rappresentato da una grande sala absidata orientata in direzione nord-sud (numero 1 nella planimetria a fianco). Riconducibile al primissimo impianto termale, tale ambiente fu usato probabilmente come frigidarium. Sul lato est si trova un grande ambiente ad ipocausto, caratterizzato da numerose suspensurae che, in origine, sorreggevano un pavimento a mosaico di cui si è rinvenuta qualche traccia. Identificato come calidarium, tale ambiente venne in un secondo momento suddiviso in più vani di minori dimensioni. Ad ovest della grande sala absidata si apre un vasto ambiente pavimentato con grandi lastre marmoree, su cui si rinvennero diverse tombe di epoca medievale, alcune realizzate distruggendo il pavimento stesso. A sud si aprono diversi altri ambienti appartenenti alla fase del II-III secolo: due piccole sale circolari (forse delle saune - numero 4 nell'immagine a destra) con pavimenti ad ipocausto, e un probabile tepidarium. Altri ambienti quadrangolari si trovano a nord, nell'area poi occupata dalla chiesa. Appartengono al complesso termale anche le strutture che si trovano a nord della chiesa, costituite da un imponente castellum aquae e da una corte circondata da esedre che fungeva da ingresso principale alle terme.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Santa Maria della Rotonda</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La struttura più appariscente è tuttavia quella dell'ex Basilica di Santa Maria della Rotonda, ricavata riadattando il complesso verso la fine del VI secolo. L'edificio, a pianta quadrata, presenta due ingressi - uno a sud, con un portale in calcare del Cinquecento, l'altro a ovest, con portale di stile gotico in pietra lavica del Duecento - e due aree presbiterali ad essi corrispondenti: un presbiterio in forma di triclinium, circondato da angusti corridoi che fungono da deambulacro si apre verso nord, mentre a est si apriva un piccolo catino absidale di cui rimane una porzione dell'alzato. Al centro dell'edificio quadrato si apre un ambiente circolare, del diametro di 11 metri, coperto da una cupola a tutto sesto. L'ambiente circolare è circondato da grandi arcate che danno accesso a nicchie ed esedre che fungevano da cappelle. Sopra la cupola, un lucernaio ad archetto fungeva da campanile, mentre a decorazione dell'esterno si poteva osservare fino agli anni quaranta una merlatura tutto intorno al perimetro. A est della chiesa si aprivano alcuni ambienti, usati come sagrestia, danneggiati dai bombardamenti aerei e oggi usati come atrio d'ingresso al complesso monumentale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Affreschi</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I "restauri" effettuati da Guido Libertini intorno alla metà del secolo scorso hanno sfortunatamente causato la distruzione di buona parte degli affreschi che ricoprivano un tempo le pareti interne della Chiesa di Santa Maria della Rotonda. Ciononostante, il presbiterio conserva ancora pregevoli affreschi medievali. Nell'arco d'accesso all'abside occidentale (a sinistra, entrando nel presbiterio) sono conservati due affreschi. Il primo, a destra, rappresenta con tutta probabilità San Nicola e risale al XII secolo. Altri studi lo identificano invece, ma l'interpretazione sembra meno probabile, con San Gregorio Taumaturgo, vescovo di Neocesarea. Il secondo affresco, sulla sinistra, è certamente più tardo (XIII secolo) e rappresenta San Leone Taumaturgo, vescovo di Catania - la didascalia Ο ΑΓΙΟΣ ΛΕΟΝ, in caratteri greci, è chiaramente leggibile sulla sinistra. Sulla parete orientale del presbiterio sono invece visibili tracce di una Vergine Annunciata anch'essa del XIII secolo e frammenti di decorazioni bizantine. Nei triangoli d'imposta della cupola sono visibili affreschi barocchi (secolo XVIII) rappresentanti i Santi Pietro, Paolo, Agata, Lucia e gli Evangelisti Luca, Matteo, Marco, Giovanni. Sulle pareti che chiudevano le arcate pure vi erano diverse figure, rimosse durante i restauri degli anni '40-'50 del Novecento, delle quali sopravvive ancora l'immagine di Sant'Omobono. </span></div></div></div><a href="https://youtu.be/3Uei01CkRgw">https://youtu.be/3Uei01CkRgw</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 07:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trekking Naturalistici in Sicilia - SENTIERO SANT'ANNA, Erice, Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000320"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?erice" target="_blank" class="imCssLink">Erice</a> in </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></span><span class="fs14lh1-5"> il Sentiero di Sant'Anna è una passeggiata tra natura e storia percorrendo gli antichi sentieri di Monte San Giuliano, partendo da uno dei punti più suggestivi della montagna: il Santuario di Sant’Anna, nel promontorio di pizzo Argenteria.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/trekericeanna5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si parte dalla Stazione della funivia nella frazione di Erice-Casa Santa, a pochi km dal centro di Trapani. L’itinerario prevede di raggiungere la vetta e quindi l’antico borgo medievale di Erice.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo un tragitto urbano lungo brevi tratti di Via Capua, Via Manzoni, Via Pola e Via Sant’Anna, dall’impianto che collega la città di Trapani con la vetta si raggiunge facilmente l’ingresso dell’area attrezzata di Martogna, all’interno dell’area boschiva “Monte Erice”, caratterizzata da una copertura arborea che si compone in prevalenza di pini mediterranei, eucalipti e querce. L’area è inoltre contraddistinta dalla collocazione di panche e tavoli in legno, un settore pique-nique, un parco giochi per bambini e una zona faunistica che comprende diverse specie di animali (tra cui caprette tibetane, daini, asini panteschi, molte specie di uccelli).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/trekericeanna2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il cammino prosegue in un secondo tratto verso Pizzo Argenteria (voltatevi e ammirate la città distendersi ai vostri piedi!) e poco più su raggiunge il Santuario di Sant’Anna (332 m.), la cui costruzione risale ai primi anni del ‘600. Attraverso i secoli, l’architettura sacra è stata meta di pellegrinaggi da parte dei devoti della Santa, a cui il Santuario deve il nome. Oggi è un luogo di preghiera e di silenzio, dal quale è possibile beneficiare di una vista mozzafiato sull’estrema punta della Sicilia Occidentale, la città di Trapani, le isole Egadi, e l’incrocio dei due mari: il Tirreno e il Mediterraneo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/trekericeanna3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sentiero avanza per un altro chilometro fino a fiancheggiare la Casa del Demanio Foreste, per continuare, attraverso un boschetto, in direzione Porta Trapani, una delle tre porte di accesso a Erice, così chiamata perché in direzione di Trapani e facente parte delle mura ciclopiche (VIII-VII sec. a.C.) del borgo medievale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/trekericeanna4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Poco più di 5,5 km per raggiungere uno dei borghi più belli d’Italia, visitare i monumenti artistici e storici come il Castello Normanno (XII-XIII sec.), la Torretta Pepoli (XIX sec.), il Duomo dell’Assunta (XIV sec.) -solo per citarne alcuni-, o deliziare il palato con i tipici <a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?ricetta-tradizionale--bocconcini-di-erice" target="_blank" class="imCssLink">dolci ericini</a>, come quelli di pasta di mandorle, le cosiddette “genovesi” o i “mustazzoli”, o per dedicarsi a un po’ di shopping tra le viuzze antiche: da non perdere i caratteristici tappeti e le ceramiche dipinte a mano, testimonianza di una tradizione di artigianato artistico tramandato da generazioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guiarda il Video del Sentiero</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 07:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour dei Borghi Siciliani - GROTTE, Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000039B"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Grotte è situato in </span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></span><span class="fs12lh1-5"> e fa parte della </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs12lh1-5">. Sorge a 516 mt. di altezza s.l.m. Le sue origini probabilmente risalgono al periodo greco, quando sul suo territorio sorgeva l'antica città di Erbesso. Il nome del paese deriva dalle numerose grotte presenti sul territorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotteag1.png"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le origini di Grotte probabilmente risalgono al VIII a.C. quando il paese era sotto la colonizzazione dei greci; a questa ne susseguirono molte altre per via della sua conformazione geografica e della presenza di numerose grotte sotterranee: nel 262 a.C. era in mano ai romani che usarono il paese come centro raccolta rifornimenti per l’esercito e in quel periodo nacquero le contrade Falcia e Racalmari dove la popolazione resa schiava lavorava lo zolfo. Nel Medioevo Grotte divenne territorio feudale e l’ultimo ad esercitare il diritto feudale fu Vincenzo La Grua Gioeni nel 1812. Nel 1819 il paese ottenne l’autonomia amministrativa. Il nome originario di Grotte era “Erbesso”, cioè oscurità sotterranea o “Here-bos”, le grotte dei buoi. Si narra di cuniculi sotterranei che collegavano vari punti del paese per facilitarne l’entrata e l’uscita, cosa che favorì i colonizzatori e il commercio (attività che identifica tutt’oggi il comune).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotteag2.png"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il piccolo centro agricolo di Grotte sorge in un verde paesaggio collinare, circondato da vigneti e mandorleti, in una terra che custodisce memorie antiche. Le sue origini sono incerte. Secondo Polibio, pare che esista una relazione con Herbessus, la città sicula nell’antichità abitata dai Greci, il cui nome deriverebbe da “érebos”, cioè “oscurità sotterranea”, che indica la presenza nel territorio di numerose caverne. Dell’antico villaggio di Erbesso, andato distrutto nella prima guerra punica e di cui parla lo storico greco, si servirono i romani durante l’assedio dell’antica Akràgas (262 a.C) come luogo di deposito di viveri e di materiale bellico. A quell’epoca nel territorio si estraeva già lo zolfo. L’economia del paese è stata fortemente legata alle miniere di zolfo. Nell’Ottocento Grotte fu un importante centro minerario e tra il 1830 e il 1840 contava ben tredici miniere che impiegavano una notevole quantità di manodopera. Grotte sotto gli Aragonesi fu terra feudale. Alterne vicende assegnarono questo territorio a diverse famiglie nobiliari, tra cui i Ventimiglia, i Montaperto e i la Grua Talamanca dei principi di Carini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotteag3.png"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Cosa vedere a Grotte</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il centro abitato si caratterizza per le chiese e i suoi importanti edifici civili, come il Palazzo comunale che ha trovato sede nell’ex convento dei frati carmelitani realizzato alla fine del Cinquecento in Piazza Umberto. Di fianco si innalza la Chiesa della Madonna del Carmelo che tra le sue opere d’arte conserva un grande crocifisso ligneo molto antico. Il monumento principale è la Chiesa di Santa Venera Patrona del paese, la cui realizzazione fu iniziata dal barone Gaspare Montaperto e completata da immigrati nel Seicento. Presenta l’interno abbellito da cappelle, statue e tele, tra cui un dipinto di fra’ Felice da Sambuca del 1785 che raffigura la santa protettrice. Nella chiesa si trovano custoditi l’urna con il simulacro del Cristo morto, che nei giorni della settimana santa viene portata in processione, e le spoglie mortali di Padre Michele Arcangelo Vinti, morto in odore di santità e da Papa Francesco dichiarato Venerabile. La sua casa natale sita nel centro storico, è meta di pellegrini e di visitatori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotteag4.png"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Poco distante la Chiesa Madre di Grotte, si trova la piazza dedicata al pittore Lorenzo Collura con l’artistica fontana ed un grande abbeveratoio in pietra. Lungo corso Garibaldi, la Chiesa del Purgatorio si caratterizza per la sua pianta ellittica. L’edificio di culto risale alla seconda metà del Seicento e in origine fu dedicato a San Vincenzo Ferreri, di cui conserva il simulacro, e comprende una grande cripta dove un tempo si mummificavano i defunti. In cima ad un’altura si trova la Chiesa di San Rocco, che fu costruita come chiesetta di campagna nel lontano 1575 e conserva statue di santi e dipinti. La strada principale del paese conduce al calvario, al quale si accede da una scalinata fiancheggiata da cipressi secolari, un luogo parecchio suggestivo che si anima durante le celebrazioni pasquali. Da vedere a Grotte è la Torre del Palo o del Parrino, del XV secolo, a pianta ottagonale e in stile goticheggiante, nella parte alta dell’abitato, che è sede della proloco, al cui interno vengono ospitate diverse mostre. Nel centro del paese si possono ammirare opere di street art disseminate nelle stradine come in un piccolo museo a cielo aperto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come arrivare a Grotte</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Da Palermo: SS. 121 e SS. 189 Palermo-Agrigento sino al bivio di Aragona e seguire le indicazioni per Grotte.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 14:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserve Naturali in Sicilia - RISERVA NATURALE GROTTA DEI PUNTALI, Carini, Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000397"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva naturale integrale Grotta dei Puntali è un'area naturale protetta situata nel comune di Carini, nella città metropolitana di Palermo ed &nbsp;è stata istituita con Decreto dell'Assessore Regionale al Territorio ed Ambiente n. 795/44 del 9 novembre 2001. &nbsp;La Grotta dei Puntali si apre nella roccia calcarea mesozoica delle falde di Monte Pecoraro, in territorio di Carini a circa 90 metri s.l.m. e a meno di un chilometro di distanza dal mare. I reperti raccolti fin dall'800 sono oggi custoditi presso il Museo di Geologia "Gaetano Giorgio Gemmellaro" dell'Università di Palermo e il Museo Archeologico "A. Salinas" di Palermo, in quest’ultimo vi è uno scheletro completo di elefante nano proveniente dalla Grotta. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/frottpuntali1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La grotta è di elevato interesse paleontologico documentato da rinvenimenti che vanno dal paleolitico superiore all'età del bronzo. Dal punto di vista naturalistico, il sito rappresenta un importante stazione per la sopravvivenza di una colonia polispecifica di chirotteri o pipistrelli, annoverata nella direttiva 92/43 della CEE delle specie di interesse comunitario in pericolo di estinzione. In più, la cavità ipogea ospita una fauna cavernicola costituita da specie troglofile e troglossone e può rappresentare rifugio per diverse specie di micro e macro mammiferi e di uccelli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/frottpuntali2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva, oltre alle suggestive grotte, presenta la possibilità di un percorso museale grazie allo spazio espositivo dedicato ai fossili, esemplari unici tra quelli concernenti i grandi mammiferi del Pleistocene superiore siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Grotta dei Puntali (o grotta Armetta) si apre nella roccia calcarea mesozoica delle falde di Monte Pecoraro. Si tratta di una cavità a sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 110 metri di lunghezza e 15 metri di larghezza, impostata su due livelli differenti collegati da pozzi non molto profondi. La grotta è di elevato interesse paleontologico documentato da rinvenimenti che vanno dal paleolitico superiore al età del bronzo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/frottpuntali3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal punto di vista naturalistico, il sito rappresenta un'importante stazione per la sopravvivenza di una colonia polispecifica di chirotteri, annoverata nella direttiva 92/43 della CEE delle specie di interesse comunitario (in pericolo di estinzione), oggi minacciata dalla mancanza di un'adeguata salvaguardia dell'ambiente. In più, la cavità ipogea ospita una fauna cavernicola costituita da specie troglofile e troglossone e può rappresentare rifugio per diverse specie di micro e macro mammiferi e di uccelli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/hHsKOWmWDP4">https://youtu.be/hHsKOWmWDP4</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 07:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi da Visitare in Sicilia - MONASTERO DI SAN FILIPPO DI FRAGALA - Frazzanò, Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000396"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Arroccato sul monte Castro, in posizione dominante sull’intera vallata dei Nebrodi, è custodita una vera e propria gemma di architettura ecclesiastica: il Monastero di San Filippo di Fragalà con annessa Chiesa, situato a circa 2km dal Borgo Medievale di </span><b class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia---frazzano--,-parco-dei-nebrodi,-messina" target="_blank" class="imCssLink">Frazzanò</a></i></b><span class="fs12lh1-5"> in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Messina</a></i></span><span class="fs12lh1-5">. &nbsp;Oggi chi arriva al Monastero di San Filippo di Fragalà, può respirare tra i cortili e le celle del complesso, tutta la storia e la bellezza del luogo. Tra terra e cielo, sulla cima &nbsp;il Monastero di San Filippo di Fragalà è un luogo dove ristorare lo spirito grazie alla tranquillità e alla calma che regnano sul Monastero. </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">E' posto lungo il corso della Via Francigena, per cui è possibile scoprire in questi luoghi anche tratti di storia, geografia e spiritualità del passato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanfilippofrazz1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La struttura ha origini antichissime: venne consacrata nel 495, dopo un periodo di decadenza con la dominazione araba della Sicilia venne fatto ricostruire dal conte Ruggero I di Sicilia e dalla consorte Adelasia nel 1090. Il conte Ruggero inoltre dedicò la struttura al siciliano San Filippo di Fragalà. Il monastero ospito i monaci basiliani e diventò una dipendenza dell’Archimandritato del Santissimo Salvatore di Messina nel 1131. La sacra struttura toccò il suo massimo splendore sotto la dominazione normanna, sveva e angioina, mentre cadde in disgrazia con gli aragonesi. Il monastero ospitava una ricchissima biblioteca che custodiva volumi pregiati, trasferita poi nel 1866 nel centro cittadino. Le pergamene greche e latine, risalenti a prima del 1743 e costituenti il ‘Tabulario del Monastero’, vennero invece salvate dallo stato d’abbandono in cui giaceva il monastero dopo l’addio dei monaci basiliani e trasferite nell’archivio di stato di Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanfilippofrazz2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per 3 anni il Monastero ha avuto un ospite illustre fra le sue mura, Lorenzo Ravi, divenuto San Lorenzo da Frazzanò, attuale patrono di Frazzanò (Messina). Rimasto orfano in tenera età, Lorenzo venne cresciuto da Lucia, vicina di casa che gli permise di studiare lettere umane e divine presso il Monastero basiliano di San Michele Arcangelo a Troina già a 6 anni: dopo aver preso gli ordini minori e maggiori, a soli 20 anni Lorenzo era già divenuto sacerdote. La fama del sacerdote, che fin da giovane si era dedicato all’eremitaggio e alla penitenza, iniziò a diffondersi velocemente e diversi fedeli da tutta la zona nebroidea erano disposti a fare lunghi viaggi pur di ascoltare la sua parola illuminata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanfilippofrazz5jpg.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Particolare e suggestivo l’aspetto legato alle penitenze che Lorenzo si infliggeva fin da piccolo arrivando addirittura allo spargimento di sangue. A tal proposito diverse leggende tramandate parlano del ‘prodigio della camicia’: il sangue sparso sulle vesti del santo la notte, scompariva la mattina seguente lasciando immacolata la camicia da notte del Santo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel 1155 fu ospite del monastero di San Filippo di Fragalà per circa 3 anni: nel messinese fece edificare una chiesetta dedicata a San Filadelfio in quel di Frazzanò. Nei primi del 1158 venne chiamato a predicare in alcune zone della Calabria, frale quali Reggio Calabria, città vittima della peste. Lorenzo accolse le suppliche dei cittadini appestati riportando in salute il corpo dei malati e ricondusse, attraverso la penitenza, verso la conversione sincera. Lorenzo fece ricostruire anche 3 chiese i quali ruderi erano sparsi per i colli sovrastanti la città. Alla sua partenza da Reggio venne acclamato da un’immensa folla di fedeli grati per il suo intervento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanfilippofrazz4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come abbiamo detto, la sua ricchissima biblioteca, che custodiva volumi pregiati e che dopo il 1866 fu trasferita nel centro abitato, perchè potesse essere consultata più agevolmente. Le pergamene greche e latine di epoca anteriore al 1743, che costituivano il " Tabulario del Monastero", furono sottratte al deplorevole destino di ammuffire e marcire, com'era avvenuto per i libri della biblioteca. Oggi le suddette pergamene si trovano nell'archivio di stato di Palermo. Questo monastero ha anche il singolare privilegio di avere ospitato, per parte della sua via, S. Lorenzo Confessore. Il monastero ebbe il suo massimo splendore sotto i normanni, svevi, e angioini e cadde sotto la dominazione aragonese; riveste un particolare storico-architettonico, specialmente le sue absidi molto ben conservate. Annessa al monastero c'è la chiesa di stile romano-bizantino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanfilippofrazz4_kntx5nd2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’ Architettura</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La pianta della chiesa, nella forma a “T”, è accostabile a quella di S. Giovanni degli Eremiti (1132) di Palermo, più tarda. Il modello basiliano latinizzato dalla presenza dell’unica navata venne prescritto come obbligatorio da seguire liturgicamente nella ricostruzione delle chiese basiliane distrutte o danneggiate dagli arabi, come risulta accennato dal Gran Conte Ruggero in un diploma dato in Itala. Nel settore absidale, rivolto ad est secondo l’uso del tempo, soltanto l’abside maggiore si presenta all’esterno decorata da sei alti pilastri in cotto. E’ probabile che in origine la chiesa fosse coperta da volte, secondo la tipologia delle più antiche chiese bizantine. Tutte le aperture e gli archi interni, compreso l’unico portale superstite, mantengono la doppia ghiera nel classico sistema archivoltato a “gradino”. L’interno della chiesa era interamente affrescato secondo le gerarchie e la posizione canonica prescritta nell’arte liturgica bizantina. Tracce sono rimaste nell’abside maggiore. Le prime trasformazioni del sec. XV riguardarono la chiesa, con la costruzione del tiburio ottagonale in sostituzione della cupola e la risistemazione del cortile interno con 8 arcate basse a tutto sesto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanfilippofrazz6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Come è possibile arrivare al Monastero di San Filippo di Fragalà</span></div><div><div><span class="fs12lh1-5">Chi arriva al Monastero di San Filippo di Fragalà potrà scoprire la lunga storia del Monastero, apprezzandone le bellezze architettoniche e la splendida vista offerta dal complesso.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5">Il Monastero, a soli 3 km da Frazzanò, si può facilmente raggiungere in macchina, dall’A20 Messina-Buonfornello, svoltando all’uscita per Rocca di Capri Leone a circa 4 km dal borgo; i viaggiatori che preferiscono il treno, possono scendere alla Stazione di Sant’Agata Militello e proseguire per i successivi 8 km in bus o navetta.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Monastero</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/PGbYl-yA3LM">https://youtu.be/PGbYl-yA3LM</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 07:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e Leggende Siciliane  - La leggenda del gigante Manfrino a Gela]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000394"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Eccola lì che si erge sulla collina che sovrasta tutto il golfo di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?cittadine-siciliane-sul-mare--gela---caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">Gela</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, è la </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--manfria--cl----il-mare,-la-torre-e-la-sua-leggenda" target="_blank" class="imCssLink">Torre di Manfria</a></i><span class="fs14lh1-5">. Posizionata nella frazione in <i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> a pochi chilometri da Gela, è quel che rimane di una delle Torri Costiere della Sicilia, una torre di avvistamento e difesa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/manfrino3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proprio qui, a quanto pare, viveva un gigante che recava il nome di Manfrino. Si diceva pure che insieme a lui abitasse una sorella di straordinaria bellezza. Quest’ultima, infatti, trascorreva gran parte delle giornate all’interno della propria dimora per non imbattersi in stupidi e noiosi corteggiatori. </span><span class="fs14lh1-5">Da tutti era chiamata con l’epiteto di “bella Castellana”. Una fresca mattina, almeno così si tramanda, proprio lei chiese al fratello di andare a piantare dei fiori profumati nel boschetto che circondava la torre. Manfrino , senza perdere un secondo di troppo, acconsentì alla richiesta e andò a prendere il proprio cavallo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/manfrino4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di lì a poco, però, accadde qualcosa di veramente strano: mentre il gigante si aggirava per i campi, una bellissima fanciulla dalla chioma aurea e folta apparve ai piedi di un grosso albero. Del tutto incantato, galoppò a briglie sciolte verso di lei per raggiungerla. Ciò malgrado, la giovane donna scomparve nel nulla misteriosamente. Per Manfrino fu un duro colpo al cuore: da quel giorno non fece altro che girovagare per settimane in lungo e in largo nella speranza di ritrovarla. </span><span class="fs14lh1-5">Non essendoci riuscito, piombò nel più acuto sconforto e si rinchiuse nella stanza a scrivere poesie di natura fortemente malinconica. La castellana, vedendolo così afflitto, decise di organizzare una grande festa nella torre. </span><span class="fs14lh1-5">All’allegra serata parteciparono le famiglie più altolocate della Sicilia che, a loro volta, non si lasciarono sfuggire l’occasione di prendere parte ad un simile evento. Tuttavia, poco dopo l’arrivo dei nobili, sopraggiunse anche l’amata del fratello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/manfrino1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Manfrino, non appena la scorse, le andò subito incontro con un radioso sorriso. Alcuni principi, di converso, notando che il padrone era completamente stregato dalla nuova ospite, ordirono un complotto per appropriarsi dei suoi possedimenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A semplificare l’impresa fu la reazione inaspettata della giovinetta che, improvvisamente, uscì fuori dall’abitazione correndo a passo spedito verso il mare. Il gigante, temendo di perderla ancora una volta, la inseguì per tentare di fermarla. Ma ormai era troppo tardi: la donzella si era dispersa tra le acque. Divorato dalla paura che fosse annegata, scrutò nel fondale marino con minuziosa attenzione; mentre osservava qua e là nel tentativo di individuarla, delle assordanti grida d’aiuto lo paralizzarono da capo a piedi. Nel medesimo istante, i “signorotti” sprangarono la porta della torre e uccisero sia gli invitati che la castellana. Infine, approfittando della vulnerabilità di Manfrino, si recarono nella spiaggia e assassinarono pure lui.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 08:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da visitare a Siracusa e dintorni - Presunta Tomba di Archimede e i suoi Misteri]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000393"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La presunta tomba di Archimede è una grotta artificiale scavata su pietra calcarea, sita all'interno della necropoli Grotticelle, che a sua volta si trova nella parte più settentrionale del </span><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?siti-arceologici-da-visitare-in-sicilia--parco-archeologico-della-neapolis---siracusa" target="_blank" class="imCssLink"><i class="fs12lh1-5"><b>parco archeologico della Neapoli</b></i><i class="fs12lh1-5"><b>s</b></i></a><span class="fs12lh1-5">, ubicato nel territorio urbano di </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></span><span class="fs12lh1-5">. La ricerca della tomba di Archimede ha da sempre affascinato studiosi ed appassionati della storia di Siracusa. A partire dal XVI secolo, negli studi degli eruditi, si trova spesso riportato il celebre passo delle Tusculane (V, 64 – 65), dove si leggeva che fu proprio Cicerone “quando fu questore, a scoprirne il sepolcro, sconosciuto ai Siracusani, che anzi ne negavano l’esistenza, circondato da ogni parte e sepolto da rovi e pruni”. Secondo la tradizione il sepolcro era riconoscibile perché su di esso erano incisi “una sfera con un cilindro”.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/tombarchisir1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Cicerone condusse le ricerche presso una necropoli (“una zona con un gran numero di sepolcri”) vicino uno degli ingressi della città (“la porta di Agrigento”) riuscendo a trovare “una colonnina che sporgeva appena dai rovi, sulla quale c’era la figura di una sfera e di un cilindro”. Dopo la scoperta Cicerone si occupò del recupero del monumento, che fu ripulito e reso nuovamente accessibile. A questo punto troviamo nel testo di Cicerone la descrizione del basamento, su cui “si intravedeva un’iscrizione, corrosa nelle parti finali, co i versi quasi dimezzati”. </span><span class="fs12lh1-5">Il passo di Cicerone ha alimentato la curiosità dei dotti studiosi del passato, come ancora oggi la nostra, ed in molti hanno dato la loro interpretazione della collocazione della necropoli e della “porta di Agrigento”. Per cercare la tomba di Archimede, Cicerone tenne presente la descrizione della decorazione formata da una sfera e da un cilindro che doveva essere collocata nella parte alta della tomba (in summo sepulcro), individuando alla fine, presso una porta di Acradina, un monumento corrispondente a questa descrizione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/tombarchisir2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Negli ultimi secoli sono state fatte varie ipotesi riguardo la sua effettiva collocazione, una delle quali la identifica con un monumento funerario con prospetto a edicola tagliato nella roccia, due colonne e frontone, visibile percorrendo viale Teracati. </span><span class="fs12lh1-5">Spostandoci nella parte della città antica denominata Epipole, nella moderna contrada Grotticelle, possiamo segnalare la presenza di altre aree di sepoltura di età romana. Dal III secolo a.C. fino alla prima età imperiale furono in uso camere sepolcrali con decorazione architettonica sulla facciata esterna e con arcosoli polisomi all’interno, contenenti i resti incinerati all’interno di urne di piombo, in alcuni casi con iscrizioni</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/tombarchisir3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Archimede è stato il più grande matematico della civiltà greca, primo ingegnere della storia e uomo di intelligenza straordinaria, vissuto nella città di Siracusa nel III secolo a.C. la sua opera è stata definita gigantesca dagli studiosi. Fu ingegnere nel senso più ampio del termine, perché non solo orientò le sue conoscenze matematiche alla pratica e alle costruzioni idrauliche e belliche, ma fu anche costruttore di teorie matematiche e geometriche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La sua biografia scarseggia di testimonianze attendibili e ciò che sappiamo di lui spesso deriva da racconti fantasiosi. È però certo che mise il suo ingegno al servizio della sua città durante l’assedio dei Romani, che poi culminò con la caduta e il saccheggio nell’anno 212 a.C, anno della sua morte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Persino la morte del celebre inventore è avvolta nel mito, perché resta un mistero la vera causa che pose fine alla sua vita. Si dice che fu ucciso da un soldato romano che, non avendolo riconosciuto, non avrebbe eseguito l’ordine di catturarlo vivo. La leggenda sulla morte di Archimede riporta le ultime parole dell’inventore: “Non, obsecro, istum disturbare” (“Non rovinare, ti prego, questo disegno”).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/tombarchisir4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Comunemente, si pensa che la tomba di Archimede si trovi in prossimità della Necropoli Grotticelle, in quanto lì vi è un tomba maestosa, la quale doveva necessariamente appartenere a un personaggio illustre. Tuttavia tale congettura non è esatta, in quanto, gli studi archeologici hanno attestato che questa tomba risalisse a un’epoca successiva a quella in cui visse Archimede e in più, che questa cavità non mostra al suo interno alcuna figura geometrica incisa ( come aveva testimoniato nei suoi scritti Cicerone) e sembra essere ben distante dalle porte agrigentine. Il mistero sulla vera Tomba di Archimede non dovrebbe comunque discostarsi troppo dalle credenze popolari, perché numerosi documenti storici rimandano proprio a questa zona della Neapolis.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 07:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi di Culto da visitare in Sicilia - Chiesa di Santa Maria delle Scale Ragusa.]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000392"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa di Santa Maria delle Scale è una chiesa di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. È posta tra </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-barocco-siciliano---ragusa-ibla" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa Ibla</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e Ragusa Superiore, al limite tra i due centri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo una tradizione locale la chiesa sarebbe stata edificata dai monaci cistercensi dell'abbazia di Santa Maria di Roccadia di Lentini, in forme gotiche, nella prima metà del XIII secolo. Dopo il terremoto del 1693 fu ampliata e in gran parte ricostruita in stile barocco. </span><span class="fs14lh1-5">Nella ricostruzione settecentesca l'orientamento della chiesa fu ruotato di 90º in senso antiorario, le absidi primitive furono trasformate negli attuali portali della navata destra e relativi ambienti</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa è a tre navate e priva di abside. Dell'ingresso centrale originale rimane la parte sinistra del portale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiesa_S._Maria_delle_Scale_Ragusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cappella di San Giuseppe. Nell'ambiente è custodita la statua raffigurante San Giuseppe, sulla controfacciata l'affresco San Biagio del 1597. </span><span class="fs14lh1-5">Sulla navata centrale si aprono quattro portali della chiesa originaria. </span><span class="fs14lh1-5">Primo portale, prossimo all'ingresso, poggia su due colonnine scolpite che si innalzano a formare un arco acuto in stile gotico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santa-Maria-alle-Scale-Ragusa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo portale presenta anch'esso un arco acuto in stile gotico, in cima ad esso è presente una figura di Madonna col Bambino. Nell'altare corrispondente è visibile un gruppo scultoreo raffigurante la Pietà del XX secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Terzo portale presenta la parte inferiore con colonnine in stile gotico e quella superiore con fioroni in stile rinascimentale. Nell'altare corrispondente e è visibile una bellissima altorilievo in terracotta policroma del 1538 raffigurante il Transito della Vergine o Dormitio Virginis. In origine cappellone dedicato all'Assunzione della Vergine, l'ambiente è stato rifatto nel 1538, in forme rinascimentali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santa-Maria-alle-Scale-Ragusa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quarto portale: Cappella delle Anime Purganti. Il portale presenta un fascio di colonnine strombate che si innalzano fino a formare un arco acuto in stile gotico del XV secolo. Nell'altare corrispondente è custodito il quadro raffigurante la Madonna col Bambino e le Anime Purganti del XIX secolo. </span><span class="fs14lh1-5">Nella parte finale della navata è collocata la cantoria e una statua raffigurante Santa Lucia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santa-Maria-alle-Scale-Ragusa4.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pulpito del XV secolo e fonte battesimale del 1557.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prima campata:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Seconda campata:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Terza campata:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Absidiole</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Absidiola destra: Cappella del Santissimo Crocifisso. Sull'altare è collocato un Crocifisso, sulla parete destra vicino al varco con la sagrestia il quadro raffigurante l'Immacolata Concezione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Absidiola destra: Cappella del Santissimo Sacramento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Abside centrale: Altare maggiore. L'ambiente custodisce la statua raffigurante la Vergine Assunta.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 07:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie di Sicilia LA GRANFONTE 24 cannoli di Leonforte, Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000391"><div><span class="fs12lh1-5">A </span><b class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi---di-sicilia--leonforte---enna" target="_blank" class="imCssLink">Leonforte</a></i></b><span class="fs12lh1-5">, Borgo sui </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?escursioni-sicilia---passeggiate-tra-i--monti-erei-un-gioiello-naturalistico-e-culturale-della-sicilia" target="_blank" class="imCssLink">monti Erei</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Enna</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, si trova un’antica fontana conosciuta da tutti come Granfonte, particolare non solo nella struttura ma anche nelle suggestioni che essa racchiude. Non a caso è considerata la fontana con 24 cannoli, o semplicemente cannelle, rigorosamente in bronzo da cui sgorga acqua fresca di sorgente. Un tempo utilizzata come “abbeveratoio” per gli abitanti del paese, oggi luogo della memoria di un passato che non c’è più.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/granfoleon1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Questa maestosa fontana monumentale è di stile barocco; ha forma simmetrica e presenta una lunghezza di 24.60 metri, una profondità di 2.55 metri, un’altezza massima di 8.65 metri, 22 arcatelle aperte a tutto sesto che lasciano intravedere il paesaggio agreste sottostante. Il prospetto presenta una serie di alto rilievi con mascheroni e puttini .Da 24 cannelle di bronzo ogni giorno, sgorga ininterrottamente limpidissima acqua che si raccoglie nella sottostante vasca rettangolare. Il prospetto con tre alzate timpanate decorate con bassorilievi è raccordato ai lati con due volute.Ancora oggi luogo ideale di incontro dei cittadini.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/granfoleon2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Questa particolare e monumentale fontana è realizzata in stile rinascimentale e barocco. Si trova nella via che prende il nome appunto di Granfonte. &nbsp;Lunga ben ventiquattro metri, ha una forma simmetrica e una profondità di 2.55 metri. Si racconta sia stata costruita intorno al 1651, voluta dal principe Nicolò Placido Branciforti, che fu il fondatore della città e da cui prende il nome anche il palazzo omonimo. Il principe la fece costruire nel luogo dove un tempo sorgeva un’antica fontana araba. E’ attribuita all’architetto palermitano Mariano Smiriglio e sembra ricordare, nei suoi lineamenti, altre opere simili realizzate in Sicilia da artisti fiamminghi. La Granfonte era ed è amata dagli abitanti di Leonforte, tanto da essere utilizzata come luogo di ritrovo e ristoro non solo per le persone, ma anche per gli animali. Per anni si racconta che la sua acqua fosse utilizzata per alimentare anche alcune fontane dell’Orto Botanico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La Granfonte è monumentale anche per le sue forme che richiamano antiche architetture del tempo. Inoltre è costruita in muratura portante di blocchi di pietra arenaria da taglio squadrata. Sono presenti sculture a tutto tondo, basso e alto rilievo. Ma anche incisioni e decorazioni. Insomma un capolavoro del tempo, con ventidue nicchie senza fondo, copertura ad arco a tutto sesto, che lasciano intravedere il paesaggio circostante. Presente anche una torretta centrale e due laterali con cornici, fregi e iscrizioni. A chiudere l’intera struttura due leoni sulle torrette laterali.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/granfoleon32.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Luogo simbolo di Leonforte, questa fontana è tuttora molto amata dagli abitanti del paese. In molti, infatti, ne conservano in casa piccoli manufatti. Negli anni poi sono stati promossi numerosi interventi di manutenzione e di consolidamento, proprio per cercare di tutelarne di più la memoria. In dialetto è comunemente nota come la grande fontana con 24 cannoli, proprio a simboleggiare quella caratteristica forma che hanno le cannelle da cui sgorga l’acqua di sorgente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Se allora vi trovate a visitare la Sicilia tra le tante tappe da inserire c’è anche la Granfonte di Leonforte, un luogo suggestivo dove scattare qualche foto, che ha il sapore di un tempo ormai passato. E perché no magari sarà occasione anche per visitare la cittadina in provincia di Enna, ricca di monumenti e di storia tutti da scoprire.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 01 Feb 2026 08:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali  in Sicilia - CASTIGLIONE DI SICILIA, Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000038F"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Castiglione di Sicilia è un caratteristico centro medievale posto in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-da-visitare--catania-" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Catania</a></i></span><span class="fs12lh1-5"> tra l'Etna e l'Alcantara. Un ricco patrimonio storico-architettonico e naturalistico-paesaggistico lo rendono al centro di una serie di itinerari turistici tra i più importanti della Sicilia. Grazie alla presenza di numerose aziende vitivinicole, agriturismi, ristoranti, enoteche, è anche una meta privilegiata nei percorsi enogastronomici. Castiglione è ubicata su una collina situata sul versante nord dell'Etna, nel bel mezzo della Valle che il fiume Alcantara solca tra <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?guida-alle-localita-siciliane--randazzo-,-catania" target="_blank" class="imCssLink">Randazzo</a> e <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meravigliosa-sicilia--taormina" target="_blank" class="imCssLink">Taormina</a>; è uno dei comuni del Parco dell'Etna e del Parco fluviale dell'Alcantara, e fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castiglione_di_Siciliacop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sin dal vostro arrivo a Castiglione di Sicilia, non vi sarà difficile notare come questo borgo sia strettamente legato al periodo medievale, sia per le strette viuzze che lo caratterizzano sia per la presenza di un castello in cima ad un’altura a mo’ di roccaforte. Il paese trabocca di monumenti e opere d’arte, in modo particolare chiese come la seicentesca Chiesa di Sant'Antonio Abate, abbellita da un campanile con una inusuale cupola a bulbo, e la Basilica della Madonna della Catena, che custodisce avidamente numerosi e preziosi capolavori artistici. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castiglionesic1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">"Castiglione" è il Castel Leone, che domina la Valle dell'Alcantara. Già 730 anni prima di Cristo i greci avevano costruito sulla grande macina di pietra della rocca un punto di avvistamento fortificato per controllare quella che rappresentava l'unica via di accesso per l'interno della Sicilia. Era anticamente chiamato "Quastellum", nel medio evo "Castellum" e poi nel periodo aragonese "Castellione", ovvero Castello del Leone. 234 anni dopo gli esuli di Naxos costruirono una città, distrutta poi da Dionigi, tiranno siracusano. Nella zona poi si avvicendarono i romani, che costruirono ponti, gli arabi, che rivoluzionarono i sistemi di irrigazione (e giunsero fino ad allevare coccodrilli nell'Alcantara), i normanni e gli svevi, sotto i quali Castiglione divenne città regia, e Ruggero di Lauria, il quale scelse Castiglione come sua abituale residenza estiva. Federico II di Svevia concesse alla città l'appellativo di "Animosa" e le confermò il privilegio di battere moneta. Tutti lasciarono qualcosa della loro cultura. E la città prosperava: il Castello si arricchiva di nuove fortificazioni, si costruivano chiese e palazzi, il commercio e l'artigianato erano fiorenti, una grande ricchezza proveniva dalla coltura e dalla lavorazione del lino e famosa era la coltivazione delle nocciole di Castiglione. Nel 1373 venne concessa in Baronia a Pirrone Gioeni e ciò determinò una lenta ma inesorabile decadenza della città, finchè nel 1612 i cittadini, insofferenti al dominio feudale, riconquistarono le libertà civiche. Tale libertà permise la nascita di una borghesia terriera ad un apprezzabile sviluppo urbanistico. Nel 1860 viva fu la partecipazione della città alla causa dell'Unità d'Italia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castiglionesic2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Alcuni scavi archeologici in contrada San Nicola nei pressi del fiume Alcantara, come numerosi altri sporadici rinvenimenti, tra cui tombe, palmenti, fortini, dimostrano che l'intera valle era densamente popolata nel neolitico e soprattutto nell'età del bronzo. Molte grotte scavate nell'arenaria erano adibite ad abitazione o a tomba, come quelle di contrada Orgale, dove è ancora visibile un villaggio preistorico, via XXIV maggio, Contrada Balsamà. Successivamente invece, dovettero spostarsi sul colle dell'odierno paese minacciati da altri popoli, e fondarono un nuovo villaggio. Nel 710 a.C. i Greci risalirono il fiume Akesine (oggi Alcantara) e si accamparono in contrada Tirone. In seguito giunsero nel villaggio indigeno, che occuparono come fortezza. Verso il 705 a.C. partirono per Randazzo. In epoca romana la città è stata occupata ai piedi del colle come accampamento e dopo fu occupata dai Greci-Bizantini e dagli Arabi che allevarono i coccodrilli nel fiume Akesine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castiglionesic4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b>Età medioevale</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Castel Leone arrivò al suo massimo splendore dopo la cacciata degli Arabi da parte dei Normanni e furono edificate le mura e il Cannizzo, una torre di vedetta situata all'estremità della città. Nel 1233 fu nominata da Federico II "Città Animosa", e usò il castello come residenza estiva. Nel 1282 con i Vespri Siciliani Castel Leone passò all'ammiraglio Ruggero di Lauria che appoggiava Pietro d'Aragona, ma fu passato a Giacomo d'Aragona. Nel 1297 Federico III d'Aragona venne di persona a porvi l'assedio da Francavilla a sud e da contrada Sciambro a nord-ovest. Dopo un po' gli assediati si arresero e Federico entrò trionfante dalla porta del Re. Dopo due anni Ruggero si impossessò di nuovo della città, ma per poco tempo perché Federico mentre andava a Randazzo venne a sapere che la rocca era indifesa e allora assediò le mura dalla piana di Cerro e le conquistò, ma con la declina potenza del Lauria decadde l'importanza di Castel Leone. Venne assegnato come feudo a Giovanni, duca di Randazzo, e venne ribattezzata Castiglione</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castiglionesic3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b>Dal 1600 al 1900</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La città fu teatro di numerose carestie e nel 1636 si fondò il Peculio, un'istituzione che permetteva di comprare il frumento che sarebbe stato venduto nei momenti di crisi. Sono nati anche diversi ordini monastici come gli Agostiniani che fondarono il monastero nell'anno Mille, i Carmelitani che costruirono l'odierno oratorio, i Cassinesi, la cui abbazia si trovava vicino alla chiesa di San Nicola e le Benedettine che gestivano un orfanotrofio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b>XX e XXI secolo</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Castiglione versò sangue durante la prima guerra mondiale, ma ancora di più nella seconda, dove un reparto tedesco con un cingolato uccise 16 civili e saccheggiò molte abitazioni. Il presidente della Repubblica nel 2002 ha conferito una medaglia di bronzo al merito civile, poiché è stata la prima città italiana ad essere stata occupata brutalmente dai tedeschi in fuga dagli alleati appena sbarcati in Sicilia. Tra le vittime si ricordano: Francesco Cannavò, Giuseppe Carcipolo, Antonino Calano, Nunzio Costanzo, Giovanni Grifò, Giovanni Damico, Francesco Di Francesco, Salvatore Di Francesco, Giuseppe Ferlito, Vincenzo Nastasi, Salvatore Portale, Santo Purello, Giuseppe Rinaudo, Carmelo Rosano, Giuseppe Seminara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b>Enogastronomia a Castiglione di Sicilia</b></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La ricchissima cucina castiglionese affonda le proprie radici nelle millenarie tradizioni culinarie dei popoli che da qui sono passati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castiglionesicenogast.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Iniziamo dai maccheroni rigorosamente fatti in casa, conditi con il ragù di maiale e la ricotta al forno e poi andiamo avanti con i tagghiani all’ortica e il coniglio selvatico. Qui troviamo squisite prelibatezze dolciarie come i cuddureddi, le zeppole di riso, gli sciauni (frittelle di ricotta fresca), paste di nocciole, di mandorle e di pistacchi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Accompagnamo il tutto con un buon e robusto bicchiere di vino Etna DOC. Questa è la terra del Nerello, del Cataratto e del Carricante, vitigno autoctono che solo qui viene coltivato. Ecco spiegato il perché Castiglione, tappa obbligatoria della Strada del vino dell’Etna</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/zzz3mHRJxtc">https://youtu.be/zzz3mHRJxtc</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 07:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le Saline di Trapani - SALINE DI NUBIA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000038E"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le Saline di Nubia, situate nelle vicinanze di </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capuluoghi-siciliani--trapani" target="_blank" class="imCssLink">Trapani</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, rappresentano una testimonianza vivente della tradizione millenaria legata alla produzione del sale in Sicilia e in particolare in questa area dell’isola. Questi affascinanti bacini salini, incastonati tra il mare e la terra, offrono non solo uno spaccato della storia locale, ma anche uno spettacolo naturale mozzafiato al tramonto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/salinenubia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ad oggi le saline rappresentano uno degli esempi di paesaggi costruiti dall’uomo che possiedono anche una rilevante importanza naturalistica. Proprio le saline ospitano tantissime specie di uccelli migratori come il fenicottero rosa, e nei pressi delle sue acque salate crescono specie vegetali presenti solo in pochi altri luoghi al mondo. Possiamo dire che si tratta davvero di una tappa imperdibile del tuo viaggio. Vediamo insieme qualche curiosità per scoprirle e ammirarle al meglio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/salinenubia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Storia delle saline </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le saline di Nubia vantano una storia che affonda le radici nell'antichità. Risalenti al periodo fenicio, queste saline hanno rappresentato fin dall'antichità una risorsa preziosa per l'economia locale. Nel corso dei secoli, sono state sfruttate e ampliate da diverse civiltà, tra cui Romani, Arabi e Normanni, che hanno contribuito a plasmarne l'aspetto attuale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tuttavia, è nel periodo medievale che le saline di Nubia hanno conosciuto il loro periodo d'oro. Grazie alla loro posizione strategica nel cuore del Mediterraneo, divennero un importante centro di produzione e commercio del sale, diventando una delle principali fonti di ricchezza per la regione. Ancora oggi, l'arte della raccolta del sale viene tramandata di generazione in generazione, mantenendo viva una tradizione secolare che affascina i visitatori di tutto il mondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/salinenubia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dove guardare il tramonto sulle saline</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Oltre alla loro importanza storica e culturale, le Saline di Nubia offrono uno scenario unico al tramonto, trasformandosi in un vero e proprio spettacolo naturale. Tra i migliori punti panoramici da cui ammirare questo incantevole momento della giornata, spicca sicuramente la Torre di Nubia, una torre costiera che offre una vista mozzafiato sulle saline e sul mare circostante. Da qui, i visitatori possono godersi uno dei tramonti più suggestivi della Sicilia, con il sole che lentamente scompare all'orizzonte tingendo il cielo di sfumature calde e avvolgenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/salinenubia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In conclusione, le Saline di Nubia rappresentano non solo una tappa imprescindibile per chi visita la Sicilia, ma anche un luogo intriso di storia e tradizione, dove la bellezza della natura si fonde con il patrimonio culturale locale. E proprio al tramonto, quando il sole dipinge il cielo di colori suggestivi, queste saline si trasformano in un'esperienza indimenticabile, catturando l'anima e lo sguardo di chiunque abbia il privilegio di ammirarle.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><b>Guarda il Video delle saline</b></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/F382oO4L6K4">https://youtu.be/F382oO4L6K4</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 07:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa Visitare ad Agrigento - GIRGENTI IL CENTRO STORICO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000038D"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Girgenti, il centro storico di </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, è un affascinante intreccio di stradine, vicoli e monumenti: un variopinto arazzo che riflette le culture che nei secoli lo hanno tessuto. </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">Il centro storico di Agrigento è spesso sottovalutato </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">dai turisti, che preferiscono limitarsi a visitare le bellissime attrazioni nei dintorni.</span><span class="imTALeft fs12lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">Ti consigliamo invece di prenderti qualche ora</span><span class="imTALeft fs12lh1-5">, potrebbero essere sufficienti anche tre ore, magari all’ora del tramonto,</span><span class="imTALeft fs12lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">per visitarlo </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">perché è molto bello e suggestivo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/centrostoragri1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Pochi decenni dopo l’incoronazione di Carlo Magno e la consacrazione leggendaria delle gesta dei suoi Paladini, Agrigento è presa dai Saraceni. Essi la conquistano intorno all’827 d.C. quando la popolazione aveva già lasciato l’originario insediamento greco-romano ritirandosi sulla sommità del colle di Girgenti per difendersi meglio dalle scorrerie barbariche. I nuovi dominatori consolidano e sviluppano il nuovo nucleo urbano dandogli la tipica impronta islamica che ancora oggi lo caratterizza: un intrigante labirinto di cortili, vicoli e viuzze. L’influsso della cultura araba in oltre due secoli di dominazione lascia ovunque tracce profonde: nel dialetto, nei nomi di vie e contrade ma anche nella cucina. Basti solo ricordare che il nome del dolce siciliano più noto al mondo, la “cassata”, viene dall’arabo “quas’at”, ovvero “ciotola rotonda”, dal contenitore in cui veniva preparata. </span><span class="fs12lh1-5">Duecento anni dopo, al tempo della I Crociata, il conte normanno Ruggero D’Altavilla riconquista la Sicilia alla cristianità espugnando Agrigento nel 1087. I Normanni avviano un periodo caratterizzato dallo scambio fra civiltà che porta ad una produzione originale in ogni campo: nella cultura, nelle arti, nell’architettura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/centrostoragri2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">A partire dal XII secolo si edificano la maggior parte dei monumenti e delle chiese che ancora oggi, seppur rimaneggiati nei secoli, è possibile apprezzare, a cominciare dalla Cattedrale: edificata per volere di Gerlando di Besançon, primo vescovo normanno, oggi Santo Patrono della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/centrostoragri3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sulla via Duomo, nei pressi della Cattedrale, trovate altri gioielli monumentali: la Biblioteca Lucchesiana, il Palazzo Vescovile con il MUDIA -Museo Diocesano o Museo dei Tesori della Cattedrale- e la Chiesa di Santa Maria dei Greci edificata sul basamento, ancora visibile, d’un tempio greco. La Via Atenea, ricca di negozi, locali alla moda e caffè, è la strada principale del centro storico: passeggiando incontrerete molti luoghi d’interesse e stradine che vi condurranno nel cuore della città alla scoperta di “perle nascoste”. Tra esse spiccano, il Monastero di Santo Spirito dai superbi archi in stile Chiaramontano e l’adiacente Chiesa di Santo Spirito con all’interno dei magnifici stucchi barocchi. In Piazza San Francesco, accanto alla omonima Chiesa, una scaletta conduce al piccolo Convento Chiaramontano dei Francescani Minori: altro prezioso esempio d’epoca medievale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/centrostoragri4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dei tanti palazzi nobiliari che un tempo fiancheggiavano la Via Atenea si possono distinguere ancora oggi alcuni fregi e balconi come quelli del Palazzo Celauro: edificio dove Goethe alloggiò nel 1787 durante il suo Grand Tour. In Piazza San Francesco, negli spazi sottostanti la chiesa potrete visitare Le Fabbriche – Fondazione Orestiadi, importante presidio d’arte contemporanea e laboratorio culturale. In Piazza del Purgatorio sorge, invece, la Chiesa di San Lorenzo o del Purgatorio con il suo bel portale barocco: non essendo più adibita al culto essa è diventata sede di eventi culturali. Da non perdere il settecentesco ex Collegio dei Filippini o Museo dei Filippini. Al suo interno si possono ammirare opere realizzate fra il ‘400 e il ‘900 appartenenti alla pinacoteca comunale, fra le quali i dipinti di Francesco Lojacono: il più importante paesaggista dell’800.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/centrostoragri5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Accanto alla Chiesa di San Domenico c’è l’ex Convento dei Domenicani, oggi sede del Palazzo di Città da cui si accede al Teatro Pirandello: sontuosa struttura di fine’800 intitolata al celebre drammaturgo agrigentino, Luigi Pirandello, nobel per la letteratura. Manoscritti, lettere, foto e cimeli &nbsp;sono esposti presso la sua Casa natia, oggi Museo Luigi Pirandello e presso la Biblioteca Museo a lui dedicata. Proseguite ora la passeggiata nella storia scoprendo da voi altri luoghi: molti altri tesori nel centro storico vi aspettano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/9mWA9EWiMvI">https://youtu.be/9mWA9EWiMvI</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 07:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia Medievale cosa visitare - ANTICO LAVATOIO DI CEFALU' - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000038B"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In un borgo celebre e di chiara fama turistica come </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--cefalu--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">Cefalù</a></b></i><span class="fs12lh1-5">, in Provincia di Palermo, &nbsp;quasi stupisce che ci siano ancora dei tesori nascosti. Eppure ti assicuriamo che il Lavatoio Medievale è uno di questi. Si trova in via Vittorio Emanuele, presso il tardo rinascimentale Palazzo Martino, e ti basta scendere una brevissima scalinata in pietra lavica detta “a lumachella” per entrare in quello che sembra tutto un altro mondo.Un mondo in cui, del resto, emerge la forte influenza che l’architettura araba ha avuto in Sicilia, come dimostra il grande arco ad ogiva che sovrasta l’area coperta del lavatoio che è un elemento architettonico tipicamente arabo.</span></div><div class="fs12lh1-5"><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/lavacefalu1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La struttura del lavatoio medievale &nbsp;con l’acqua che ancora scorre, gettandosi nelle ventidue bocche in ghisa, quindici delle quali raffiguranti teste di leone ricrea sin da subito un’atmosfera suggestiva. La fantasia del turista viene subito stimolata, e sembra quasi di poter sentire cantare le lavandaie dei tempi passati, mentre sfregavano e lavavano nel fiume i panni, al di là dell’arco d’ingresso (di ispirazione architettonica araba).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/lavacefalu5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Attraverso un’ampia scalinata in pietra lavica e lumachella, con un leggero andamento a chiocciola, ecco scorgere il lavatoio pubblico nei pressi del tardo rinascimentale Palazzo Martino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tutti questi elementi dall’arco che sovrasta l’ingresso alla pietra lavica della scala a lumachella che scende dalla strada fino al lavatoio, fino alle bocche leonine in ghisa dove scorre l’acqua &nbsp;rendono il luogo non soltanto attraente dal punto di vista storico e culturale, ma anche l’ideale per una breve sosta rinfrescante mentre ci si muove per Cefalù.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Specie nei mesi estivi, infatti, Via Vittorio Emanuele e la strada detta “del fiume” possono essere veramente calde da percorrere a piedi: ciò non toglie che ne valga davvero la pena, pur di raggiungere il lavatoio e le vicine tappe del porticciolo e della meravigliosa piazza del </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?itinerario-arabo-normanno---cattedrale-di-cefalu----inno-alla-bellezza-arabo-normanna" target="_blank" class="imCssLink">Duomo</a></i></span><span class="fs12lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/lavacefalu6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si pensa che fino a pochi anni dopo il restauro dell’antico lavatoio, le lavandaie hanno continuato ad utilizzare le vasche per strofinare e pulire i propri panni, come a non voler abbandonare le antiche abitudini siciliane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le acque gelide del fiume Cefalino che si riversano sul mare, la pietra brillante del lavatoio, così come il grande arco che sovrasta l’area coperta e l’ampia discesa di scale, sono quindi una delle tante attrazioni della cittadina riconosciuta come uno dei borghi più belli d’Italia, dove armonicamente convivono storia, arte e cultura e dove il turismo è sempre vivo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Soprattutto in estate, i numerosi turisti approfittano della fresca atmosfera del lavatoio medievale, si seggono sui gradini “a lumachella” all’ombra, prima di riprendere il percorso lungo gli altri incantevoli luoghi di Cefalù. A pochi passi, per esempio, percorrendo la strada anticamente detta “del Fiume”, si giunge al caratteristico porticciolo ma anche alla piazza principale dove sorge </span><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?itinerario-arabo-normanno---cattedrale-di-cefalu----inno-alla-bellezza-arabo-normanna" target="_blank" class="imCssLink"><i class="fs12lh1-5"><b>l’imponente Duom</b></i><span class="fs12lh1-5"><b>o</b></span></a><span class="fs12lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lavacefalu2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Quasi gelosamente custodito dall’intrico di vicoli che compongono il centro storico di Cefalù, il Lavatoio Medievale racconta la vita quotidiana di un tempo con la sua struttura ancora (straordinariamente) intatta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Solo pochi gradini ti separano da quello che è un vero e proprio viaggio nel passato a tutti gli effetti: sarai accolto da un ambiente solo in parte coperto, in cui è l’acqua a regnare sovrana, quella proveniente dal fiume Cefalino che alimenta le vasche del lavatoio e che fuoriesce dalle loro 22 bocche in ghisa rappresentanti teste di leone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Quello che vediamo oggi è un incredibile esempio di ingegneria idraulica medievale che, giunto perfettamente conservato ai nostri giorni, esercita sui visitatori un grande fascino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/lavacefalu4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">All’ingresso sarai subito attirato da una curiosa scritta in latino sul muro che recita “Qui scorre Cefalino, più salubre di qualunque altro fiume, più puro dell’argento, più freddo della neve”. È da questa frase che parte la leggenda del lavatoio, e noi non vedevamo l’ora di raccontartela.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La leggenda vuole che Cefalino venne generato dalle lacrime di una ninfa che si era pentita di aver punito con la morte il tradimento del suo innamorato. Una leggenda romantica, che magari puoi raccontare alla tua dolce metà se verrà con te a Cefalù! </span><span class="fs12lh1-5">Storie romantiche a parte, il lavatoio medievale di Cefalù è una preziosa traccia del passato rurale di questo angolo di Sicilia, che ne svela l’anima antica e autentica, luogo dove ancora sembra di sentire il vociare delle lavandaie che ogni giorno arrivavano per fare il bucato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lavacefalu3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Una via solitamente sovraffollata da turisti nei periodi estivi, nasconde un luogo antico che conserva ancora un forte senso di tradizione e magia, tramite una scala a chiocciola, è possibile accedere al famoso Lavatoio Medievale di Cefalù, che ci riporta indietro nel tempo, a quando le donne vi si recavano per lavare i panni tutte insieme, in ogni postazione infatti è presente l’appoggio che serviva per strofinare i panni. All’interno, il lavatoio è costituito da diverse vasche nelle quali confluiscono le acque del fiume Cefalino, quest’acqua è purissima e fredda tutto l’anno, come ci ricorda l’insegna apposta all’ingresso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/lavacefalu7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come arrivare al lavatoio medievale di Cefalù</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per raggiungere il lavatoio medievale di Cefalù, luogo denso di storia e fascino d’altri tempi, è necessario superare la spiaggia e percorrendo alcuni vicoli interni arrivare in Via Vittorio Emanuele. Sarà dunque sufficiente percorrere la via fino al Palazzo Martino, di epoca e stile tardo rinascimentale. Lì nei pressi, sempre lungo via Vittorio Emanuele, una scaletta detta “a lumachella”, in pietra lavica, scende proprio verso il lavatoio, oggi coperto insieme al fiume Cefalino, dopo i lavori effettuati nel XVII secolo. Poco distante, si può visitare </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?itinerario-arabo-normanno---cattedrale-di-cefalu----inno-alla-bellezza-arabo-normanna" target="_blank" class="imCssLink">il maestoso Duomo di Cefalù</a></i></span><span class="fs12lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">GUARDA IL VIDEO DEL LAVATOIO</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/zT3iDN22d8M">https://youtu.be/zT3iDN22d8M</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 07:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi di culto da visitare in Sicilia - Santuario della Madonna di Montalto - Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000038A"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dedicato alla Madonna delle Vittorie, il Santuario di Montalto sorge sul Colle della Caperrina, a </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--messina" target="_blank" class="imCssLink">Messina</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, definito il “Campidoglio di Messina” in ricordo del movimento rivoluzionario del 1282 in cui il popolo messinese si ribellò all’assedio degli angioini durante i Vespri Siciliani. Si narra che durante queste battaglie la Madonna, sotto le vesti di una Dama Bianca, deviasse con le mani le frecce dei nemici e che, con le sue vesti bianche, coprì le mura della città, rendendole invisibili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanmadomontaltome1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Come abbiamo detto, È un’apparizione miracolosa a decretare la nascita nel 1295, sulla collina della Caperrina, del Santuario della Madonna di Montalto. Erano anni turbolenti per l’indomito popolo messinese, nel 1282 impegnato a resistere contro gli assedi angioini durante i Vespri Siciliani. La popolazione era stremata. Quindi cos’altro di più provvidenziale dell’apparizione della Vergine, di veli bianchi vestita a coprire le mura della città rendendole invisibili e a deviare le frecce dei francesi al comando di Carlo d’Angiò? “Dinanzi a noi apparisce chiaramente una donna vestita di bianco… Nel vederla, noi tutti siamo presi da tale terrore, che ci vien meno il coraggio di combattere contro di voi”, fu la reazione dell’esercito nemico in ritirata. </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanmadomontaltome2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Aveva vinto la Madonna, che anni dopo, sempre secondo fonti agiografiche, nel 1295 riapparve in sogno a un frate eremita sul colle chiedendo che lì avrebbe voluto un tempio a lei dedicato. Avrebbe mandato una colomba a indicare il luogo esatto. E una colomba bianca puntualmente arrivò sul colle della Caperrina, indicando il luogo dove sarebbe sorto un santuario dedicato alla Madonna delle Vittorie, protettrice della città in tempi di conflitto. Costruito in stile gotico e presto divenuto importante centro di devozione mariana, nel corso dei secoli il santuario ha subito numerosi rimaneggiamenti, dovuti soprattutto ai devastanti terremoti, inclusa la distruzione quasi totale nel sisma del 1908. Fu ricostruito negli anni ’30 del ‘900, in uno stile eclettico che unisce elementi neogotici e neoromanici, tipici degli interventi dell’epoca, e si distingue per la semplicità ed eleganza della facciata in pietra bianca locale, rivolta al mare e delimitata da due slanciate torri campanarie ad accentuare il senso di verticalità e solennità.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanmadomontaltome3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">All’interno del santuario sono custodite opere degne di nota, tra queste: una tavola lignea del 1300 , cinque tavole di autori messinesi che raccontano la storia del Santuario del XVI sec, l’originale altare maggiore &nbsp;in marmo della Madonna scolpito nel 1915, la Manta d’argento che ricopre l’immagine della Madonna, cesellata da Juvara ,il crocifisso ligneo del XV sec, due acquasantiere in marmo della fine del ‘700.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il meraviglioso panorama sulla città visibile dalla piazzetta antistante il santuario.</span></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/HvE2jCiWawc">https://youtu.be/HvE2jCiWawc</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 06:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia Araba]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Storia_della_Sicilia"><![CDATA[Storia della Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000387"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La storia dell’invasione degli arabi in Sicilia è un capitolo particolarmente interessante della storia di quest’isola. Gli arabi conquistarono progressivamente tali territori tra il IX e il X secolo e le tracce della loro permanenza hanno segnato in maniera molto profonda l’architettura, la cultura, l’economia, la cucina e anche la lingua della regione. </span><span class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5">Era il mese di giugno dell’827 quando i musulmani giunsero in Sicilia, sbarcarono tra </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a></i></span><span class="fs12lh1-5"> e Campobello di Mazara, lungo il tratto meridionale della costa trapanese.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/siciaraba3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La conquista della Sicilia da parte degli arabi avvenne progressivamente e in tempi diversi. Nel corso del VII e dell’VIII secolo si ebbero i primi fondamentali contatti: gli arabi, marinai molto abili ed esperti, compirono diversi saccheggi nell’isola. </span><span class="fs12lh1-5">L’occupazione vera e propria va tuttavia collocata nel IX secolo. All’epoca, la Sicilia era sotto il dominio bizantino. Tra popolazione locale e bizantini vi erano numerose situazioni di attrito: i siciliani erano infatti pesantemente tassati da Bisanzio. Il malcontento e la disaffezione verso questi dominatori erano così estremamente diffusi tra gli abitanti della regione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/siciarabanorm.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La conquista della Sicilia ebbe inizio durante il periodo in cui la dinastia musulmana aglabita (o aghlabita) era molto potente e controllava il Mediterraneo a partire dalla sua roccaforte, la Tunisia. Il nome di questa dinastia deriva dal nome del suo capostipite: Ibrahim ibn al-Aghlab. </span><span class="fs12lh1-5">I musulmani, partiti negli anni Venti dell’Ottocento dall’attuale Tunisia, nell’arco di circa un secolo riuscirono a conquistare l’isola. Fu una conquista lenta e difficoltosa. Essa ebbe origine dopo che un ufficiale al servizio di Bisanzio, Eufemio da Messina, si ribellò a Bisanzio e fuggì in Tunisia per chiedere aiuto alla dinastia aglabita che, intervenuta in suo soccorso, decise di attaccare la Sicilia, non solo per procacciarsi dei bottini, ma per combattere contro Bisanzio e cominciare a conquistare in modo stabile la ricca isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nell’827 gli arabi, dalla Tunisia, partirono alla volta dell’isola con circa settanta navi e numerosi cavalli. Conquistate Mazara del Vallo e Marsala, località strategicamente utili per avviare ulteriori spedizioni, si diressero verso la capitale bizantina della regione, Siracusa. La conquista di Siracusa non fu immediata e l’invasione araba andò incontro a un periodo di stallo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/siciaraba1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Grazie all’arrivo di nuovi soldati dal Nord Africa, nell’831 venne conquistata Palermo, città prescelta come sede della nuova capitale del dominio musulmano. L’invasione di Palermo non fu complessa e avvenne senza particolari scontri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Palermo: città splendida e prosperaLa città, infatti, accolse gli arabi come liberatori e dunque l’avvicendamento tra bizantini e arabi fu un accadimento che segnò sì una cesura dal punto di visto della storia della città e dell’isola, ma avvenne pacificamente e senza spargimenti di sangue. Palermo divenne una città splendida, molto prospera e con circa 200mila abitanti, una cifra molto elevata per l’epoca. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">All’interno di essa vennero costruiti importanti edifici: non solo l’immenso palazzo dell’emiro, ma anche moschee e una serie di fortificazioni utili a difendere la città dagli assalti via mare. La bellezza della città era dovuta anche agli splendidi giardini che decoravano le vie e le piazze. Palermo divenne così il centro più importante del dominio musulmano in Sicilia. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/siciaraba4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La conquista dell’isola, per poter essere ultimata, dovette proseguire ancora per alcuni decenni. Nell’843 l’invasione araba raggiunse un altro successo. Durante quest’anno è da segnalarsi infatti la conquista di Messina, importante porto nell’area settentrionale della regione. </span><span class="fs12lh1-5">Dell’878 è la fondamentale conquista della città di Siracusa, località prospera e fiorente che all’epoca era la capitale del dominio bizantino dell’isola e sede del potere bizantino sull’isola. La conquista della città fu particolarmente difficile e sanguinosa. Dopo un anno di assedio, la città cadde e numerose furono le vittime. In seguito alla conquista della città, molti cittadini siracusani furono deportati come schiavi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Rometta e fine della conquista arabaInfine, del 965 è la conquista araba della città di Rometta, una cittadina nei pressi di Messina, nell’area settentrionale dell’isola. Con il 965 la conquista dell’isola fu completata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L’invasione araba e, parimenti, la sconfitta del potere bizantino in Sicilia fu assai lunga e non avvenne in modo lineare. Numerose erano infatti le piazzeforti bizantine e diverso era il grado di interesse degli arabi verso le differenti aree dell’isola. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/siciaraba5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La conquista della Sicilia fu inoltre portata avanti da diverse dinastie che si avvicendarono a capo del mondo arabo. L’invasione siciliana fu guidata all’inizio dagli Aglabiti; ma fu poi portata avanti dai Fatimidi, una dinastia che mantenne il potere dall’inizio del 900 fino alla prima metà del XII secolo. I Fatimidi ebbero la loro capitale a Il Cairo. A seguire, fu fondamentale la dinastia kalbita. Sotto tale dinastia, discendente dalla popolazione araba dei Kalb, Palermo e la Sicilia araba raggiunsero il massimo della ricchezza e dello splendore. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La permanenza degli arabi in Sicilia, durata circa due secoli ha lasciato tracce importanti nella vita e nella storia dell’isola. L’arte subì una grande influenza e sotto il loro dominio Palermo, la capitale, divenne una delle città più importanti e ammirate del Mediterraneo. </span><span class="fs12lh1-5">Notevoli furono i miglioramenti che gli arabi seppero apportare nel campo dell’agricoltura. Essi introdussero nuove tecniche di irrigazione e nuove colture. La Sicilia, inoltre, divenne un centro commerciale di prim’ordine, traendo vantaggio dalla sua posizione, luogo di passaggio dei diversi traffici che avvenivano all’interno dei vasti possedimenti arabi che avevano come centro le coste bagnate dal Mediterraneo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/siciaraba2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La Sicilia durante il dominio musulmano andò incontro a una fase di intensa urbanizzazione e di rigoglio culturale; all’interno delle città convivevano musulmani, ebrei, cristiani. Coloro che non intendevano convertirsi all’islam, dovevano pagare una sorta di tassa: molti siciliani decisero quindi di abbracciare la fede islamica, soprattutto nell’area occidentale dell’isola. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/siciaraba6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I bizantini cercarono di opporsi in diversi momenti alla conquista musulmana dell’isola. Tra i tentativi più noti, vi fu quello portato avanti dal generale bizantino Giorgio Maniace nel 1038. L’importante uomo militare riuscì a riconquistare la vecchia capitale bizantina, Siracusa, e alcuni territori dell’area orientale. Tali conquiste, tuttavia furono effimere. Non solo il popolo siciliano esprimeva un fortissimo malcontento nei confronti degli antichi dominatori bizantini, accusati di vessare la popolazione con tasse molto alte, ma il generale stesso venne richiamato a Bisanzio e imprigionato, per volontà dell’imperatore Michele IV.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La fine del dominio arabo in Sicilia fu causata dall’invasione dei </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?la-sicilia-normanna" target="_blank" class="imCssLink">Normanni</a></i></span><span class="fs12lh1-5"> avvenuta nel corso dell’XI secolo. Tale popolo, il cui nome deriva dall’espressione “uomini del Nord”, si spinse nell’Italia meridionale e a un membro della famiglia Altavilla si deve la conquista della Sicilia e l’abbattimento del potere musulmano nella regione.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/siciaraba7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Fu Ruggero I, proprio della prestigiosa famiglia normanna Altavilla, a riportare le vittorie decisive contro i musulmani a metà dell’XI secolo. Ruggero I, dopo aver ottenuto il controllo della Calabria, si volse a Sud e con una serie di battaglie avvenute in Sicilia nel corso degli anni Sessanta del XI secolo riuscì a poco a poco a battere i musulmani. In questa impresa fu aiutato anche da uomini provenienti dalla repubblica marinara di Pisa. </span><span class="fs12lh1-5">Ottenuta la capitale Palermo nel 1072, Ruggero I completò la conquista della regione facendo cadere nel 1091 la città di Noto. Ruggero I ottenne il titolo di Gran Conte di Sicilia e grazie alle sue abilità militari, i Normanni si sostituirono ai musulmani nel dominio dell’isola. Ruggero I fu piuttosto tollerante e si servì di molti funzionari musulmani per governare l’isola e al tempo stesso mantenne la struttura dell’ordinamento amministrativo preesistente.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 18 Jan 2026 06:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani - RESUTTANO , Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000386"><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Resuttano sorge a 600 metri sul livello del mare sulla riva destra del fiume Imera Meridionale, in </span><i class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></b></i><span class="fs12lh1-5">. Feste, sagre, manifestazioni, folklore, eventi.. Questo e molto altro vi riserverà questo splendido Borgo accogliente e ricco di tradizioni! </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Resuttano_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Resuttano nasce il 7 giugno del 1627 per volere di Giuseppe Di Napoli. Collocato nel cuore della Sicilia, arrampicato su un pendio che lo fa sembrare un luogo fuori dal tempo, sulla storia di Resuttano c’è tanto da dire. I primi insediamenti sono molto antichi e risalgono a 2700 anni fa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Poi, nel IX secolo d.C., il passaggio degli Arabi è stato fondamentale per la nascita di Resuttano. Il suo nome è proprio di chiara derivazione araba: altro non è che la derivazione di <em>Rahal Suptanum</em> cioè casale fortificato risalente al X secolo, circa 1100 anni fa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Resuttano_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'insediamento arabo sorgeva a valle dell’attuale centro abitato, sulla riva del fiume Imera, più comunemente chiamato il “Castello”. Il Castello di Resuttano, in realtà, venne costruito qualche tempo dopo, intorno al 1300, probabilmente sui resti di un vecchio casale di epoca normanna. Del castello potrete ammirare solo dei ruderi, purtroppo raramente visitabili. Nonostante questo, ciò che si può vedere dall’esterno giustifica una sosta. Il contrasto di colori della vegetazione circostante ed il blu del cielo faranno sembrare il castello ancora in vita. Quelle pietre anche se diroccate, vi appariranno belle e affascinanti come in una favola. Fermatevi a scattare una foto e a respirare l’aria di campagna cui il luogo è pervaso!</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Resuttano_3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nelle vie di questo splendido Borgoe potrete ancora trovare i segni della presenza di queste antiche civiltà. Una volta giunti a Resuttano non potete non visitare la Chiesa Madre. Fu eretta nel corso del 1700 su un preesistente edificio, per volere del Principe di Resuttano Federico Di Napoli. La Chiesa è dedicata all Immacolata Concezione, e la troviamo posizionata nel cuore del centro storico nella piccola e accogliente Piazza Roosevelt. Osservate la semplicità della facciata, con ai lati due torri campanarie, e al centro una finestra sostenuta da due colonnine in stile ionico. La struttura interna è ritmata da pilastri ad archi a tutto sesto che disegnano le tre navate; visitandola noterete sulla navata destra l’imponente altare ligneo, intagliato con rivestimenti in oro, e la statua di S. Giuseppe. Che spettacolo!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Resuttano_5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Proprio San Giuseppe è il protettore di Resuttano e viene festeggiato il 19 marzo. Il giorno della festa, il Santo viene portato a spalla in processione per le vie del Paese, accompagnato dai tanti fedeli, dalle Confraternite e dalla Banda musicale locale. Non sapete che emozione! I fedeli in questi giorni realizzano la tavolata dei “virgini”, una tavolata a cui siedono 12 bambini detti 'i virginiddi. La tavola è ricolma di cibi caratteristici che, dopo la benedizione, vengono offerti ai tanti fedeli: la pasta fatta in casa con i legumi, il baccalà, i cardi, i finocchi, il pane di San Giuseppe, le arance e il vino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ma l’evento che rappresenta uno dei fiori all’occhiello delle tante manifestazioni del nostro piccolo paese è il Presepe Vivente. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Resuttano_4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Da oltre vent'anni, il Presepe Vivente si è saputo rinnovare costantemente nelle scene e nei personaggi grazie al sacrificio e al senso di appartenenza della popolazione. Ambientato nel Centro storico di Resuttano, si snoda fra strette vie e scalinate. Noterete che l’allestimento di scene tipiche del presepe tradizionale si armonizza con l’utilizzo di ambienti tipici della tradizione abitativa contadina locale, rimasti ancora intatti. Vi assicuro che si crea un’atmosfera suggestiva e accattivante! Resterete a bocca aperta! Venite a visitare il nostro presepe! Vi coinvolgerà e vi renderà oltre che spettatori, persino attori di questo mondo rurale! Ma non solo! All’interno del Presepe potrete degustare svariati prodotti tipici della tradizione resuttanese e siciliana preparati sul posto dai figuranti per voi! Pane di casa, i ceci caldi (“ciciri caliati”), la ricotta fresca realizzata dai pastori locali, la tuma, decotti vari, i masticuttina (dolce squisito con succo di fichi d’india), le cucchie (dolci tipici fatti con fichi e mandorle), le fave bollite, la farinata, la cotognata non sono che una piccola parte delle degustazioni che ogni anno vi verranno proposte! </span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 07:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour dei Castelli in Sicilia - CASTELLO DI PIETRAPERZIA . Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000385"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per chi giunge a </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-medievali-siciliani--pietraperzia---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Pietraperzia</a></i></span><span class="fs12lh1-5"> (Borgo medievale in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Enna</a></i></span><span class="fs12lh1-5">) o per chi se ne parte, la prima e ultima visione da cui ne rimane rapito è il grandioso rudere del vecchio castello Barresi-Branciforte. Il castello sorge su di una rupe calcarea del Terziario antico (50-60 milioni di anni fa), collocato a metri 549 sul livello del mare. La rocca su cui sorge il castello fece parte fin dall’età del Bronzo di una fascia di fortificazioni di cui si conoscono quelle di Capodarso, Sabucina Gibil Gabib, situate sulla sponda sinistra dell’Halicos (Salso). Nel caso di Pietraperzia si può dire con certezza assoluta, grazie ai ritrovamenti archeologici venuti alla luce nei pressi del castello, che le prima fortificazioni risalgono al periodo siculo.Il Castello Barresi a Pietraperzia, noto anche come Castello Barresio, è un fortilizio di epoca medievale che domina il borgo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlebarrespietrape1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Il Castello domina l'intera valle dellHimera offrendo un panorama unico. Secondo gli studi dello storico locale Lino Guarnaccia (1920-2004), il fronte nord del castello misurava 122 metri per quattro piani di altezza, suddiviso in tre parti distinte che rispecchiavano le diverse epoche di costruzione normanna, sveva, catalana. Venne più volte demolito e ricostruito, o ampliato. Con l'arrivo dei Normanni esso fu assegnato al milite francese Abbo Barresi intorno al 1090, anche se i pareri sono discordanti, per via degli esigui documenti che riguardano i due secoli successivi a questa data. Ebbe un ruolo fondamentale durante l'aspra contesa tra angioini e aragonesi per il dominio della Sicilia, mostrandosi un presidio inespugnabile; una delle poche sconfitte registrate, risale al 1298, quando i Barresi si dovettero arrendere per fame e per sete, a Manfredi Chiaramonte, uomo di Federico; infatti i Barresi, nella contesa tra i due figli di Pietro III, re d'Aragona, si schierarono sempre dalla parte di Giacomo, fratello di Federico, e questultimo trionfando, fece distruggere il castello dal suo esercito. I Barresi ne ripresero possesso nel 1302, con la pace di Caltabellotta, rientrando dal loro esilio da Napoli e provvedendo alla ricostruzione del maniero. </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlebarrespietrape3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Da allora i Barresi iniziarono un continuo abbellimento del palazzo, creando un notevole movimento artistico e culturale, abbandonando così il carattere militare del castello per assumere sempre più laspetto di palatium rinascimentale. Con la caduta del feudalesimo nel 1812 la struttura cadde nelloblio, soffrendo una contesa (secondo il Guarnaccia) tra il Comune di Pietraperzia e Donna Caterina Branciforte, la quale aveva concesso laffitto al comune, con lintento di questultimo di adibirlo a carcere mandamentale fino al 1906. Mancati pagamenti e mancati interventi di manutenzione da ambo le parti furono complici della distruzione, oltre a un terremoto avvenuto tra 1883 e il 1885 e l'incuria delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali che seguirono; senza trascurare lo sciacallaggio della popolazione lasciata libera di agire; esso inoltre fu adibito a lazzaretto e rifugio dei senza tetto fino agli anni del secondo conflitto mondiale. </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castlebarrespietrape2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Ciò che rimane oggi è comunque degno di nota e meriterebbe le dovute attenzioni, necessitando di una premurosa messa in sicurezza per preservare il più possibile le poche tracce rimaste, trattandosi di uno dei maggiori esempi di architettura castellana della Sicilia, oltre a portare con se un bagaglio storico-culturale cospicuo.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/Z2WR3hukUDA">https://youtu.be/Z2WR3hukUDA</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 07:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeo Trekking in Sicilia - AVOLA ANTICA, Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000384"><div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs12lh1-5">Avola Antica, nota anche come “Avola Vecchia”, è una frazione extraurbana della città di Avola </span></span><span class="fs12lh1-5">in Provincia di Siracusa</span><span class="fs12lh1-5 cf1"> ed è il luogo in cui sorgeva l’antica città di Avola rasa al suolo dal terremoto della </span><span class="fs12lh1-5 cf1"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meraviglie-di-sicilia--il-val-di-noto" target="_blank" class="imCssLink">Val di Noto</a></i></span><span class="fs12lh1-5 cf1"> del 1693.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Luogo ideale per fare trekking immersi nel verde della natura, avvolti dal profumo del timo dei Monti Iblei e circondati da platani, olmi, pioppi, orchidee e oleandri, Avola Antica è situata in &nbsp;territorio &nbsp;ricco di sentieri da percorrere ed esplorare. Da un’antica scala, chiamata Scala Cruci, si ha accesso agli splendidi laghetti dalle acque fresche e limpide della </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?da-visitare-in-sicilia--riserva-naturale-cavagrande-del-cassibile" target="_blank" class="imCssLink">Riserva naturale orientata di Cavagrande del Cassibile</a></i></span><span class="fs12lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Avola_antica2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Fu edificata sul Monte Aquilone, a sud di Cavagrande del Cassibile, e fu abitata sin dall'età del bronzo, come dimostrano diverse tombe risalenti alla facies di Thapsos e alla facies di Pantalica III riscontrate nel Vallone Pisciarello e nella Cava Tirone (una quarantina di tombe a grotticella artificiale). Il materiale riscontrato in queste tombe (tra cui una kylix e un'anfora) risente fortemente dell'influenza greca. La città fu abitata dai Siculi, come testimonia Tucidide, che racconta che gli Ateniesi, guidati da Nicia, in fuga dall'esercito siracusano guidato dallo spartano Gilippo, mandarono le loro ambascerie ai Siculi per ottenere asilo. Ma i Siracusani impedirono agli Ateniesi di risalire i fiumi Cacipari e Erineo (fiume che sorge presso Avola Antica); questi ultimi, dopo essersi accampati su un'altura, dominante l'Erineo, subirono una disastrosa sconfitta sulle rive del fiume Asinaro nel 413 a.c.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">I cospicui ritrovamenti di monetazione romana (186 assi romani in bronzo con la scritta C.TER.LVC) confermano che la città sicula prosperò in età romana, sino all'età bizantina[.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Infatti, nel 1899, Orsi riscontra una catacomba bizantina in contrada Casa Romano, e viene rinvenuta anche una chiesetta rupestre bizantina sul Cugno Agosta.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Avola_antica1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs12lh1-5">Secondo lo storico Francesco Di Maria, la città, prima di assumere il toponimo Abolla (da cui Avola) era la Ibla Maggiore (Hybla Major) descritta da poeti e geografi greci, e che dunque si trovava sul territorio dove sorse l'attuale Avola antica.L’antica Avola ha origini siculo–greche e fu chiamata dai Romani che la conquistarono nel 211 a.C. “Hybla Mayor”, ossia “Ibla Maggiore”, per il prestigio che rivestiva grazie alla sua posizione inespugnabile. L’antica città di Avola sorgeva infatti sul Monte Aquilone, dalla cui sommità era possibile possibile scrutare il mare di tutta la Sicilia sudorientale. Il Monte era dominato dal Castello Arabo–Normanno e sulla vallata si estendeva tutto il paese. Alcune degli edifici che sorgevano nella città sono ancora visibili e visitabili, tra cui l’Eremo della “Madonna delle Grazie”.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Nel 1600 Avola Antica era una città ricca e fiorente ma il terribile terremoto dell’11 Gennaio 1693 la rase al suolo.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Avola_antica3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Ad Avola Antica è possibile scorgere interessanti siti rupestri, ruderi medievali e necropoli di varie epoche, in queste zone non è raro trovare resti fossili marini incastonati nella roccia, risalenti a milioni di anni fa.</span><span class="fs10lh1-5"> </span><span class="fs12lh1-5">Percorrendo la strada che porta sulla cima di Monte Aquilone si incontrano i resti dell’antico villaggio e la Necropoli che testimoniano la frequentazione di questo luogo in epoca pre-greca. Dalla cima del monte sarà possibile ammirare gli strapiombi e le vallate e godere di uno splendido panorama. Tra i principali luoghi di interesse ricordiamo: Cozzo Tirone e Cava di Pisciarello, dove vi erano chiese e fortificazioni militari; il Ronchetto, il Vallone Bugliola conosciuta come la Cava di Avola Antica, dove vi era la Chiesa di Santa Venera e una grotta, tuttora esistente, dove, secondo la tradizione, vi soggiornò la “Martire Patrona di Avola”. </span></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Sito</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/4a-lnjDTTOs">https://youtu.be/4a-lnjDTTOs</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 06:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Itinerari_in_Sicilia"><![CDATA[Itinerari in Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000383"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sui Monti Sicani, tra i comuni di Burgio, Bivona, Palazzo Adriano e Chiusa Sclafani, si estende la Riserva Naturale della Valle del Sosio: un fiume che più a valle cambia il nome in “Verdura”. &nbsp;Questa riserva offre agli appassionati del trekking un luogo meraviglioso. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/valsosioadrano1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Immensi boschi di querce, come il Leccio e la Roverella, ricoprono un variegato paesaggio fatto da profonde gole, superbi dirupi e ampie vallate sorvolate dal Corvo Reale, dal Nibbio, dal Capovaccaio. Qui si trovano le rocce più antiche di tutta la Sicilia che assieme alle querce ultrasecolari sembrano rievocare negli occhi di chi guarda lo spettacolo di una natura primordiale. </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/valsosioadrano2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questi &nbsp;boschi popolati da martore, volpi, &nbsp;gatti selvatici e istrici, accolgono anche affascinanti monumenti come i ruderi dell’Eremo di Sant’Adriano e il Santuario di Rifèsi. I resti dell’Eremo sono ormai avvolti dalla vegetazione mentre il Santuario è un edificio ben conservato d’età normanna che trasuda ancora storia, fede e mistero. L’opera di continua valorizzazione e tutela della Riserva consente a tutti di visitarla facilmente. Sono stati realizzati un centro visitatori, un centro di educazione ambientale, aree attrezzate come quella denominata “ Menta“ ed una serie di sentieri utili per ogni tipo di fruizione: una rete di ben 90 Km, 30 dei quali percorribili a piedi e gli altri a cavallo o in bici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/valsosioadrano4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per l’estensione dell’area protetta, unita alla morfologia del territorio e alle variazioni microclimatiche, questa Riserva ospita una moltitudine di habitat molto peculiari dal punto di vista naturalistico e paesaggistico: a seconda dell’esposizione dei versanti montuosi, della loro pendenza, del tipo di suolo e dell’umidità e temperatura, si possono ammirare ambienti boschivi maturi con quercete miste, praterie ricche di specie endemiche, il sistema fluviale del Sosio con una vegetazione arborea e arbustiva associata che cambia in funzione della variazione di temperatura e umidità e le rupi verticali che ospitano la tipica vegetazione altamente specializzata per questo habitat. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/valsosioadrano5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Se straordinariamente bella è la natura dell'area, di sommo interesse è il suo patrimonio culturale: arte, tradizioni, gastronomia, momenti rituali, manufatti del mondo rurale conferiscono ad essa connotati unici e irripetibili. Proverbiale è anche l'ospitalità della sua gente.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La ricchezza di insediamenti umani che caratterizza la Valle del Sosio rende testimonianza di tutte le civiltà che si sono succedute nei millenni: dai Greci ai Romani, dagli Arabi ai Normanni, dagli Angioini agli Aragonesi, dagli Spagnoli ai Borboni, con usi, costumi e religioni diverse che hanno lasciato una grossa eredità nei mestieri e nelle tradizioni. Oggi, all’interno della Riserva, si possono osservare la chiesa normanna di S. Maria di Adriano, l’acropoli di Scirthaea, il Santuario di Rifesi e i mulini lungo l’asta fluviale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">COME ARRIVARE</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva si può raggiungere percorrendo la SS.115 ( Agrigento – Sciacca). Imboccare il bivio per Caltabellotta e seguire poi le indicazioni per Burgio. Giunti all’ingresso di Burgio troverete una rotatoria con le indicazioni per la Riserva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ consigliabile evitare le visite nei giorni di pioggia o nei giorni successivi alla pioggia.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/hjiy31y-fdc">https://youtu.be/hjiy31y-fdc</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 07:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Carnevale di Acireale ]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000079"><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Carnevale di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borgi-siciliani--acireale--ct-" target="_blank" class="imCssLink">Acireale</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, conosciuto come il più bel carnevale di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, è una delle manifestazioni più antiche dell’isola che si svolge ogni anno a Febbraio nella omonima città di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borgi-siciliani--acireale--ct-" target="_blank" class="imCssLink">Acireale</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Il Carnevale di Acireale è una storia che si rinnova nel tempo, una celebrazione dell’arte, della satira e della creatività che trasforma la città barocca tra<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?etna-" target="_blank" class="imCssLink"> l'Etna</a> il mare in un palcoscenico a cielo a</span><span class="fs14lh1-5 cf1">perto.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf2"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/carnevale-folla.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="cf2"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf2"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">Le stupende</span><span class="cf2"> </span><strong><span class="cf2">vie e piazze del centro storico</span></strong><span class="cf2"> </span><span class="cf2">di Acireale sono la cornice ideale per uno spettacolo che raggiunge il clou con le</span><span class="cf2"> </span><strong><span class="cf2">sfilate dei carri</span></strong><span class="cf2">, attraverso i quali gli</span><span class="cf2"> </span><strong><span class="cf2">artigiani acesi</span></strong><span class="cf2"> </span><span class="cf2">esprimono la loro arguzia e fantasia stimolando quella degli altri. Ammirare le sfilate è come sfogliare una rivista di argomenti vari, sempre trattati con molta allegoria e tanta satira, tanto da far si che anche i problemi più seri possano generare un sorriso, diventando nel contempo oggetto di riflessione. Il Carnevale è il lungo periodo festivo che precede il digiuno quaresimale nei paesi a tradizione cattolica. Si è creduto per molto tempo che l'origine del termine</span><span class="cf2"> </span><strong><span class="cf2">carnevale</span></strong><span class="cf2"> </span><span class="cf2">fosse derivato da</span><span class="cf2"> </span><strong><span class="cf2">carne levare</span></strong><span class="cf2">. L'opinione più diffusa è invece che il carnevale rappresenti un adattamento cristiano di antiche cerimonie purificatrici pagane. La ricostruzione storica del carnevale, in una città come Acireale, è alquanto complessa. Da alcuni documenti, quali mandati di pagamento, si ha certezza che tale</span><strong><span class="cf2"> </span><span class="cf2">ricorrenza venisse già festeggiata alla fine del XVI secolo</span></strong><span class="cf2">.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/acireale2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="cf2"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È del 1594 il documento più antico sul carnevale acese (mandati di pagamento, vol. II, 1586-1595, libro 6 foglio 72v). Un documento risalente al 1612 prova addirittura che durante il carnevale acese vi era l'abitudine di giocare tirando arance e limoni. Infatti in tale documento è bandita questa possibilità, ma la popolazione acese continuò in tale pratica ancora per molti anni, così come risulta da altri documenti. Questa abitudine è ancora presente ad Ivrea, dove durante il carnevale si svolge la conosciutissima <strong class="cf3"><span class="cf2">battaglia delle arance</span></strong>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Acireale-carnevale-dei-carri.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="cf2"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel XVII secolo in Sicilia si ha la comparsa di una <strong class="cf3"><span class="cf2">maschera</span></strong> con caratteristiche ben definite: l'<strong class="cf3"><span class="cf2">Abbatazzu</span></strong>, chiamato anche <strong class="cf3"><span class="cf2">Pueta Minutizzu</span></strong>. La persona mimava nobili o ecclesiastici, portando un grosso libro, da cui facendo finta di leggere, sentenziava battute satiriche e sfottenti. Nel 1693 a seguito del terremoto venne proibita ogni pratica carnascialesca e ciò segna la linea di frattura fra il carnevale acese del '600 e quello che sorgerà nel '700 (Cherubino Aliotta, Le tre corone, Catania 1693). Nel XVIII secolo la tradizione venne ripresa. Spuntano altre maschere, ed all'Abbatazzu si affiancano i<strong class="cf3"><span class="cf2"> </span><span class="cf2">Baruni</span></strong> con l'intento di prendere in giro l'aristocrazia: difatti la maschera era costruita da un costume rassomigliante ad un abito nobiliare ma chiaramente irridente. Altra maschera erano i <strong class="cf3"><span class="cf2">Manti</span></strong>, costume con molti fronzoli che aveva il solo scopo di far mantenere l'anonimato a chi l'indossava. Il XXI secolo è il secolo della <strong class="cf3"><span class="cf2">cassariata</span></strong>, cioè la <em class="cf3"><span class="cf2">sfilata delle carrozze</span></em> (landaus) dei nobili che lanciavano alla gente dei confetti multicolori. Successivamente tali landaus con i nobili proprietari vennero scalzati dalla cartapesta. Nel 1880 ad Acireale si costruiscono i primi carri di cartapesta. Da allora fino ai nostri giorni Acireale ha mantenuto questa tradizione avvalendosi di vari cantieri portati avanti da volenterosi artigiani che hanno realizzato carri sempre più curati.</span></div></div><div class="cf2"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1929 il carattere di spontaneità e di iniziativa privata lascia il posto all'organizzazione istituzionalizzata: infatti l'onere di organizzare il carnevale è sostenuto da quest'anno dall'Azienda autonoma della Stazione di cura di Acireale. Nel 1930 per la prima volta si vedono delle vetture adornate da fiori. Questo è il primo passo verso la realizzazione dei <strong class="cf3"><span class="cf2">carri infiorati</span></strong> che acquisiscono una fisionomia ben definita nel dopoguerra. Negli anni '50 - '60 ai carri allegorici ed alle macchine infiorate, si affiancano dei <strong class="cf3"><span class="cf2">mini-carri</span></strong>, detti <strong class="cf3"><span class="cf2">lilliput</span></strong>, a bordo dei quali trova posto un bambino. In questi anni fanno storia a sè alcuni <strong class="cf3"><span class="cf2">personaggi</span></strong> che con il loro spirito e con stupefacenti mascherate hanno lasciato un segno indelebile nella storia del carnevale acese, cioè: <strong class="cf3"><span class="cf2">Cola Taddazza</span></strong> e <strong class="cf3"><span class="cf2">Quadaredda</span></strong>, dei quali il successore più degno, in epoca posteriore, fu <strong class="cf3"><span class="cf2">Ciccitto</span></strong>. Dal 1970 al 1995 il più bel Carnevale di Sicilia, si perfeziona e si assesta, diventando sempre più imponente e soprattutto affinandosi nella costruzione di Carri allegorici (sempre più sofisticati e colorati) e Carri infiorati (sempre più mastodontici), che raggiungono un livello d'importanza pari ai primi. Nel 1996 Acireale, per la prima volta, ha la lotteria nazionale assieme a Viareggio e Putignano. Questa è l'occasione affinchè il Carnevale di Acireale acquisti una dimensione nazionale.</span></div><div class="imTAJustify fs16lh1-5"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>Per il programma completo</b></span> <span class="fs16lh1-5"><a href="https://www.carnevaleacireale.eu/it" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui</a></span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf2"> </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="fs16lh1-5"><div class="cf2"><div class="imTAJustify"><br></div></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 07:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Rurali Siciliani - SAN GIACOMO , Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000381"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">S. Giacomo è una piccolo Borgo. &nbsp;in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Situato nel cuore di una zona verde con pascoli molto ricchi. </span> <span class="imTALeft fs14lh1-5">Il territorio si trova tra la valle del fiume</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Irminio</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">(ad ovest) e la valle del</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Tellaro</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">(ad est). A sud il confine è segnato dalla</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><i class="imTALeft fs14lh1-5">Cava dei Servi</i><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">in cui scorre il</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Tellesimo</span><span class="imTALeft fs14lh1-5">. L'economia della frazione si basa principalmente sull'</span><span class="imTALeft fs14lh1-5">agricoltura</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">e sulla</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">zootecnia</span><span class="imTALeft fs14lh1-5">. Fino al 1950 costituiva parte del territorio comunale di</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Noto</span><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">; in seguito a continue rimostranze da parte degli abitanti della località, geograficamente molto più vicina ai centri iblei che non a Noto, il territorio della frazione fu trasferito, con legge regionale, al comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiacomorgb.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il centro abitato è suddiviso in piccole contrade: S. Giacomo, Bellocozzo, La Torre e Montesano. Popolata da circa ottocento abitanti vive di pastorizia (bovini,suini e ovini) e di agricoltura; ricca la coltivazione di cereali (avena, frumento orzo e granturco), ortaggi (zucchine, pomodori, cavolfiori, pomodori), alberi da frutta (pere,albicocche,fichi, fichi d'india, prugne)</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiacomorg3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A sud il confine è segnato dalla </span><i class="fs10lh1-5"><span class="fs14lh1-5">Cava dei Servi</span></i><span class="fs14lh1-5"> in cui scorre il </span><span class="fs14lh1-5">Tellesimo</span><span class="fs14lh1-5">. L'economia della frazione si basa principalmente sull'</span><span class="fs14lh1-5">agricoltura</span><span class="fs14lh1-5"> e sulla </span><span class="fs14lh1-5">zootecnia</span><span class="fs14lh1-5">. Fino al 1950 costituiva parte del territorio comunale di </span><span class="fs14lh1-5">Noto</span><span class="fs14lh1-5">; in seguito a continue rimostranze da parte degli abitanti della località, geograficamente molto più vicina ai centri iblei che non a Noto, il territorio della frazione fu trasferito, con legge regionale, al comune di Ragusa, a differenza di </span><span class="fs14lh1-5">Frigintini</span><span class="fs14lh1-5"> e del territorio circostante, che invece furono aggregati a Modica.</span><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiacomorg2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La campagna è ricca di ulivi, carrubi e mandorle. E' un territorio molto antico e ricco di posti suggestivi dove si possono trovare ancora caratteristiche grotte e bellissimi fossili. S. Giacomo sorge su una collina e, proprio sulla cima di essa, c'è una Torre antica. Prima di giungere alla torre, all'inizio di una stradina che conduce ad essa, c'è un palo con una scritta in latino che pare sia dedicata alla madonna. La torre pare sia stata costruita intorno al '1750 dal Conte S. Giacomo il proprietario di un feudo relativamente esteso. Essa è stata affidata in seguito al Barone Musso, che nel 1833 fece costruire una chiesa dove, ancora oggi, si celebra la messa. Vicino alla torre sorge una struttura a forma di piramide circolare molto alta, al cui interno c'è una scala che porta alla cima da dove si può osservare tutto il panorama e la vicina torre. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiacomotorre.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da lì i "Signori" si mettevano ad osservare come venivano giustiziate le persone che non eseguivano i loro ordini. Della Torre fa parte pure una specie di ghigliottina a forca e sotto di essa c'è un fossato dove pare andassero a finire i corpi delle persone giustiziate. Nel sottosuolo della torre c'è una grotta molto grande dove si nascondevano gli abitanti per sottrarsi ai nemici del Barone. Nel territorio di S. Giacomo c'è una vallata chiamata Cava dei Servi circondata da rocce, ormai logorate a causa dei fenomeni naturali. Nel 1693 ci fu un terremoto che distrusse tutta Ragusa Ibla e pare che l'epicentro sia stato proprio in questa cava. Nel vuoto delle rocce qualche volta si vedono dei rami di fico selvatico, di bacolaro e di altre piante rampicanti; ci sono anche dei grossissimi tronchi di carrubo. Ai piedi dei dirupi c'è molta vegetazione: salici, platani orientali, frassini avvinti ad edere ed altri alberi soffocati da rovi e da rose canine. Per quanto riguarda la fauna oltre ad uccelli come beccacce, martore in autunno e tortore nella stagione calda, c'è anche il gatto selvatico e l'istrice. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiacomorg4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La cava dei servi viene attraversata da un affluente del Tellaro, il Tellesimo che forma nel suo corso il Gorgo della campana un laghetto a forma circolare dove non è stato possibile ancora trovare il fondo. In questo ruscello vivono trote, granchi, colubre e lucertoloni. L'ansa del ruscello, nella cava dei servi, ha isolato una vera e propria acropoli. Si dice sia stata meta di insediamenti antichi, perché sono state trovate delle sepolture in grotticelle artificiali incavate nella roccia; si tratta di tombe piane e circolari. Lungo l'ansa sono state trovate ben sette lastre di calcare in posizione verticale, dei veri e propri ortostati, sopra a questi elementi &nbsp;si sovrappongono delle lastre che chiudono lo spazio circolare a falsa cupola, questa è architettura "dolmenica". </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nella Cava di Servi sono stati portati alla luce i resti di un "sepolcreto" ad "architrjsmos". Il sepolerare a grotticelle e il dolme si fanno risalire all'età del bronzo, mentre il sepolcro "enchitrimos" si fa risalire all'età del bronzo tardo. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiacomorg6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La zona detta "Palmento Vecchio" era molto popolata perché era il posto dove avveniva la macinazione dell'uva. Il proprietario della tenuta era il Barone Musso che vi abitava con la sua famiglia. Il Barone divise i suoi feudi ai suoi inquilini privi di terra, che li coltivavano a vigneti. Essi pagavano un "Turraddio" cioè, pagamento in frumento: per ogni tumulo di terra, due tumuli di frumento. I terreni affidati venivano dati ai contadini per trentanove anni, e, poi, restituiti al Barone. </span><br></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiacomorgcop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come Arrivare</span></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">Il Borgo è ubicato lungo la Strada provinciale Modica-Giarratana, sui monti Iblei. È collegato al capoluogo dalla SP58 Ragusa-Noto, localmente chiamata <i>Salita della Salinedda</i>. In questo luogo si trovo anche il Borgo Contrada Montesano che tuttavia è una frazione di Modica</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/QaKrm_7uho0">https://youtu.be/QaKrm_7uho0</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 06 Jan 2026 06:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Festività della Befana in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000382"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">L'Epifania, tutte le feste porta via. Con la celebrazione del 6 gennaio si conclude tutto il periodo natalizio dell'anno liturgico cattolico romano. </span><span class="fs14lh1-5">Siamo arrivati infatti al giorno della Befana, simbolo dell'anno appena passato, i cui doni che la vecchietta porta ai bambini (carbone compreso), erano dei simboli di buon auspicio per l'anno che sarebbe iniziato. Dunque, ultimo giorno di festa anche in Sicilia dove sono tanti gli appuntamenti in programma per l'occasione.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/befasicil3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Epifania, o “u jornu da Befana” come viene chiamata in Sicilia, è molto più di una semplice festa: è un momento magico che unisce sacro e profano, antiche tradizioni e dolci ricordi d’infanzia. Scopriamo insieme le origini della Befana e le usanze che rendono questa celebrazione unica sull’isola. L’Epifania in Sicilia è un mix perfetto di tradizione, magia e dolcezza. È un giorno speciale che ci invita a guardare al futuro con speranza, celebrando la bellezza della condivisione e delle radici culturali. </span><span class="fs14lh1-5"><span style="text-align: start;">La</span><span style="text-align: start;"> </span><b style="text-align: start;">Befana oggi in Sicilia</b><span style="text-align: start;"> </span><span style="text-align: start;">è festeggiata secondo rituali folkloristici che si rifanno a questi racconti popolari.</span><span style="text-align: start;"> </span></span></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/befasicil1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La leggenda della Befana: Un’antica tradizione italiana</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La figura della Befana è parte del folclore italiano, ma in Sicilia questa storia si intreccia con miti locali e influenze culturali. Secondo la tradizione, la Befana è una vecchina che viaggia di notte sulla sua scopa magica, portando doni ai bambini buoni e carbone ai più discoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una variante siciliana della leggenda narra che la Befana fosse una figura misteriosa, “a vecchia magara”, capace di portare fortuna e abbondanza alle famiglie che la accoglievano con rispetto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Epifania in Sicilia: Tra religione e folclore</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Epifania in Sicilia segna ufficialmente la chiusura delle festività natalizie, ma è anche un’occasione per celebrare la cultura locale con riti unici. In molti paesi si organizzano processioni che ripercorrono l’arrivo dei Re Magi alla capanna di Gesù, mentre in alcuni borghi si accendono i falò per scacciare gli spiriti maligni e salutare il nuovo anno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> <strong>Curiosità</strong>: A Piazza Armerina, le celebrazioni includono spettacoli teatrali in piazza che coinvolgono tutta la comunità, mentre a Cefalù il giorno dell’Epifania è accompagnato da mercatini e giochi per bambini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La calza della Befana, versione siciliana</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/befasicil2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In Sicilia, la calza della Befana non contiene solo cioccolatini e caramelle, ma anche dolci tipici come:</span></div><div><ol><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>I “mustazzola”</strong>: biscotti speziati preparati con miele e farina.</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>Le “cassatelle”</strong>: dolcetti ripieni di ricotta e gocce di cioccolato.</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>Il torrone di mandorle</strong>: un classico delle feste.</span></li></ol><span class="imTAJustify fs14lh1-5">Questi dolci non sono solo golosi, ma rappresentano la generosità e l’ospitalità della tradizione siciliana.</span><br><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><span class="imTAJustify fs14lh1-5">Frasi in siciliano per l’Epifania</span><br><span class="imTAJustify fs14lh1-5">La saggezza popolare siciliana si riflette anche nei proverbi legati all’Epifania. Ecco alcuni detti caratteristici:</span><br></div><div><ol><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>“A Befana di natali nun lassa mancu un pignateddu i sali.”</strong> (La Befana di Natale non lascia nemmeno un pentolino di sale.)</span></li><li class="imTAJustify"><strong><span class="fs14lh1-5">“L’Epifania tutti i festi porta via.”</span></strong></li></ol><span class="imTAJustify fs14lh1-5">Queste espressioni rivelano il legame della festa con il ciclo della vita contadina, dove ogni evento segnava l’inizio di una nuova stagione.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 07:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trekking sull'Etna - LA GROTTA DELLA NEVE o DEL COLLEGIO, Bronte]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000037D"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5">Tra le neviere presenti sull’Etna troviamo</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">la Grotta della Neve (chiamata anche del Collegio) che si trova ai piedi dell’</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?etna-" target="_blank" class="imCssLink">Etna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, nelle vicinanze di Piano dei Grilli nel territorio di </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--bronte-la-citta-dell-oro-verde---catania" target="_blank" class="imCssLink">Bronte</a></i><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. &nbsp;Grotta caratteristica per la volta ad arco (parzialmente crollata) costruita in pietra lavica per proteggere a lungo la neve accumulata all'interno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottanevebr3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il territorio di Bronte, la città del pistacchio, riserva gioielli naturalistici molto rilevanti. La parte del territorio che ricade nel </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parchi-naturali-siciliani--parco-dell-etna" target="_blank" class="imCssLink">Parco dell’Etna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, infatti, è una continua scoperta e offre alcune viste molto suggestive. A suscitare curiosità è, anzitutto, il suo nome: è proprio quello che ci svela la sua funzione in passato. Si tratta, infatti, di una antenata del moderno frigorifero. Tra le sue cavità, infatti, gli amministratori del Collegio Capizzi conservavano il ghiaccio, che resisteva anche durante i mesi più caldi. La grotta è coperta dai resti di una volta in pietra lavica, che fu costruita per proteggere la neve a lungo, durante i periodi di caldo estivo. Si tratta dell’antico sistema delle neviere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottanevebr4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le neviere sono gli antichi frigoriferi, o per meglio dire i freezer, unico modo per conservare un po’ di fresco in un tempo in cui non si aveva ancora a disposizione l’elettricità. Oggi sono tutte abbandonate, ma queste opere del passato rimangono a testimonianza di un tempo che non bisogna dimenticare. Un aspetto importante sono gli aspetti geologici e botanici della zona di grande pregio naturalistico in cui si trova. Già dal Medioevo, in Sicilia, c’erano i nivaroli, cioè coloro che si occupavano di raccogliere la neve sull’Etna, sui Peloritani, sugli </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?sicilia-meravigliosa--altopiano-dei-monti-iblei" target="_blank" class="imCssLink">Iblei</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e sui </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Nebrodi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Tutto l’anno, avevano il compito di conservare la neve nelle neviere, per poi trasportarla nelle località in riva al mare. La neve si grattava e si utilizzava per la preparazione di sorbetti e gelati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottanevebr2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Oggi la grotta è facilmente raggiungibile attraverso la tipica strada di basolato lavico ed è un’attrazione turistica per coloro che amano la natura e l’ambiente.</span><span class="fs10lh1-5"> </span></span><span class="fs14lh1-5">Da SS. Cristo, attraverso la tipica stradella di basolato lavico che taglia la colata lavica a corde del 1651, si giunge a Piano dei Grilli. Dopo qualche centinaio di metri, prima della casermetta forestale, si lascia la strada, seguendo le indicazioni. Dopo un percorso a piedi di circa 500 metri, si arriva. Visitare questi luoghi significa non soltanto approfondire la conoscenza del patrimonio naturalistico, ma anche gli usi di un tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/d9OiqE7iDY8">https://youtu.be/d9OiqE7iDY8</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Jan 2026 10:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Parco Archeologico di Selinunte-  TEMPIO DI HERA (Tempio E)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000037C"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Tempio E è il primo che appare a chi visita il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-selinunte-e-cave-di-cusa--trapani--" target="_blank" class="imCssLink">PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e risale al v secolo a.C. Esso è stato completamente ricomposto nel 1957 e vi si accedeva dal lato orientale di Selinunte attraverso alcuni gradini che conducevano al colonnato. Il tempio è dedicato alla dea Hera. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">E’ un tempio molto particolare, con una struttura originale, diviso in 4 ambienti. Il tempio E è anche l’unico che può essere visitato al suo interno. Nella parte alta, sopra le colonne, si trovavano delle bellissime metope in stile classico, oggi conservate al Museo Salinas di Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/twempioeselinuntwe1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situato all’interno dell’acropoli Selinuntina, precisamente sulla collina orientale, il tempio è di ordine dorico, realizzato all’incirca nella metà del VI secolo a.C. e fu rimesso in piedi nel 1959 dall’archeologa Aldina Cutroni Tusa che assemblò il tempio con pezzi di colonne di altri templi distrutti, oltre che quelli originali. Inoltre, alcune colonne furono restaurate con parti in cemento per evitare il crollo del tempio. Ben distinguibili sono le colonne originali che presentano sfumature di colore più chiare, invece le colonne in cui è stato utilizzato il cemento presentano sfumature più scure. Il tempio è un periptero esastilo (70,18 x 27,65 m) composto da sei colonne sui fronti e quindici sui lati lunghi. Il tempio fu costruito con il materiale proveniente dalle vicine Cave di Cusa, tutt’ora visitabili. Il lavoro di estrazione del materiale grezzo per le colonne era assai faticoso, infatti gli operai scavavano nella roccia circolarmente fino ad ottenere un cilindro di pietra calcarea. Veniva inserita una trave di legno bagnata che, aumentando di volume grazie all’acqua, serviva a far staccare il blocco, poi trasportato a Selinunte, dove veniva lavorato per la costruzione delle colonne dei templi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/twempioeselinuntwe2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le colonne del tempio poggiano direttamente sullo stilobate e l’interno, che un tempo che poteva essere visto soltanto dai sacerdoti, era costituito dal pronao (spazio tra la cella e le colonne antistanti), dalla cella e dalla statua della divinità, ormai andata perduta. Sulla parte alta della colonna si trovavano i triglifi (elemento di pietra decorato con tre scanalature verticali) che scandivano le metope (formella di pietra scolpita a rilievi raffiguranti le imprese di Eracle). Le metope erano decorate da figure divine o mitologiche in atteggiamento ieratico, esse furono realizzate in stile Severo, nel momento della sua massima maturità. Furono totalmente realizzate in calcarenite locale, ma per le parti nude femminili fu utilizzato il marmo. Un tempo le metope erano colorate vivacemente, purtroppo il colore è andato perso, anche se a volte è possibile riscontrare delle tracce. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/twempioeselinuntwe3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le metope ricordiamo: Eracle in lotta con l’Amazzone, il matrimonio sacro di Zeus ed Hera, Atteone sbranato dai cani di Artemide, Atena che atterra il gigante Encelado, esse sono tutte conservate ed esposte presso il museo Archeologico Regionale Antonio Salinas di Palermo. Davanti al tempio era presente un altare su cui venivano sacrificate gli animali in onore della dea. Il tempio E di Selinunte costituisce uno degli esempi più interessanti tra quelli prodotti dalla colonia megarese poiché fonde nella sua struttura elementi provenienti dalla madrepatria greca con persistenze locali, producendo un risultato notevole; del resto, la colonia fu uno dei centri più importanti dell’Isola e come tale fu molto aperta alle diverse tendenze artistiche che si diffusero tra le varie colonie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/twempioeselinuntwe4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo spazio sacro era rappresentato dal pronao con due colonne in antis, un naos sottolineato da un pavimento rialzato, un adyton dove era collocata verosimilmente la statua di culto posta su di un piedistallo ancor oggi in opera e l’opistodomo anch’esso in antis. Quest’ultimo accorgimento architettonico tradisce una persistenza dei modelli locali sulle costruzioni sacre: infatti, benché in Grecia l’opistodomo fosse stato sostituito da tempo dall’adyton nella colonia siciliana, tale elemento continua a permanere creando così una duplicazione dello spazio sacro e un diverso utilizzo dell’adyton: infatti in questo vano generalmente veniva posto il tesoro della divinità e qui invece si colloca la statua di culto come se fosse un’appendice dello stesso naos.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/twempioeselinuntwe6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tale sistemazione della cella rivela come i dettami provenienti dalla madrepatria fossero rimaneggiati nella colonia e adattati alle esigenze locali. Le metope site sulla fronte del pronao e dell’opistodomo e le correzioni ottiche hanno fatto sì che gli studiosi identificassero questo modello come oscillante tra il Partenone di Atene e il santuario di Zeus ad Olimpia: con quest’ultimo condivide infatti sia la sistemazione delle metope che vengono collocate in entrambi gli edifici in una posizione atipica, cioè sulle rispettive fronti del pronao e dell’opistodomo quasi a racchiudere il naos sottolineandone l’importanza, sia il rialzamento del pavimento della cella, accorgimento adoperato per dar maggiore rilievo alla parte più importante dell’intero tempio; inoltre in entrambi gli edifici il pronao e l’opistodomo sono in antis. Con il Partenone condivide l’utilizzo delle correzioni ottiche che sono accorgimenti intesi a dare l’impressione di perfezione geometrica dell’edificio: Si tratta della “curvatura delle orizzontali”: essa veniva usata in particolare nello stilobate che risultava così lievemente curvato verso l’alto (inclinazione delle colonne verso l’interno per la soluzione del cosiddetto “conflitto angolare”). In particolare, nel tempio E la peristasi delle colonne presenta curve con frecce di 18 cm sui lati lunghi, di 9 cm sui lati brevi. La soluzione del “conflitto angolare” nel nostro santuario prevedeva il restringimento dell’interasse delle colonne più vicine agli angoli del rettangolo dello stilobate per facilitare la sistemazione delle metope e dei triglifi sull’epistilio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video con ricostruzione in Digitale</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/1IiKZgYDZV8">https://youtu.be/1IiKZgYDZV8</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 07:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeo Trekking Medievale in Sicilia - ABBAZIA DI SAN GIORGIO - Gratteri, Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000037B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A circa 4 km, a sud-ovest di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--gratteri-un-leggendario-sentiero-da-scoprire" target="_blank" class="imCssLink">Gratteri</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a>, sorgono le imponenti vestigia dell'Abbazia di San Giorgio, di epoca normanna, comprendente la canonia e la chiesa. Di recente un progetto di restauro ne ha nuovamente riportato in auge lo splendore e adesso l’abbazia si staglia imponente circondata dalla vegetazione lussureggiante e aperta su un pianoro dalla vista mozzafiato. Se siete pronti ad intraprendere un viaggio nel lontano Medioevo per vivere un’esperienza entusiasmante, </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">alla scoperta della storia intrigante di un monumento normanno, ma anche delle locali leggende come quella dell’esistenza di un tesoro, ricercato nei secoli con tanto accanimento da insoliti forestieri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ABBAZIASANGIORGIO1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La fondazione è attribuita al pontificato di Innocenzo II (1130 al 1142 e riconosciuto in Sicilia come papa legittimo solo nel 1139), probabilmente negli anni tra il 1140 e il 1142. L'abbazia sembra tuttavia già esistente, se ad essa si riferisce una bolla del 1115, in cui il re Guglielmo I, detto il Malo, concede alla venerabile e sacra mansione di San Giorgio dei Crateri alcune terre di Petralia. Secondo alcuni studiosi, inoltre, i resti dell'edificio potrebbero essere attribuiti al secolo precedente. Una bolla del 1182, di papa Lucio III riconfermava alla canonia i beni e i privilegi acquisiti all'atto della sua fondazione ed elenca le chiese a quel tempo incorporate al priorato di San Giorgio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/abbasangiorgiogratteri1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un diploma del 1191 con cui Tancredi d'Altavilla concede all'abbazia numerosi privilegi in memoria del padre. L'abbazia fu affidata ai monaci premostratensi, forse provenienti da una canonia di Saint-Josse-au-Bois, nella diocesi di Amiens in Francia. L'affidamento si inserisce nell'ambito dell'appoggio che i Normanni diedero in Sicilia al monachesimo occidentale, in opposizione a quello orientale, che si era diffuso con la dominazione bizantina. Nonostante i privilegi, l'abbazia iniziò a decadere dal 1223, diventando prima commenda e poi un semplice beneficio. Intorno al 1305 la canonia fu eliminata e i frati espulsi. Viene in seguito citata una commenda definitivamente abbandonata nel 1645 e alla metà del XIX secolo l'abate Vito Amico nel suo Dizionario topografico della Sicilia cita la chiesa, ancora aperta al culto, come appartenente all'ordine dei cavalieri di Malta. L'edificio, caduto in rovina, fu poi riutilizzato dai contadini come stalla e deposito di fieno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ABBAZIASANGIORGIO3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Attualmente restano solo poche vestigia, oggetto di un recente restauro: qualche elemento decorativo e i muri perimetrali della chiesa, a pianta basilicale e a tre navate, con tre absidi sul lato di fondo orientale, di cui solo quella centrale sporgeva all'esterno, con una decorazione a lesene simile a quella del duomo di Cefalù. La muratura delle absidi si presenta in conci regolari con incavi sugli spigoli per accogliere colonne alveolari. Le altre pareti sono costituite di pietrame informe, ad eccezione delle incorniciature delle strette finestre. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Abbazia-di-San-Giorgio-portale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La parte ancora visibile del prospetto presenta un portale centrale con arcate cieche laterali. Il portale ad arco conserva una decorazione a bastoni spezzati simile a quella presente nel duomo di Cefalù e i capitelli delle colonne alveolate un tempo inserite nei piedritti. L'attacco di due archi trasversali ai lati del portale permette di ipotizzare la presenza di un protiro. La fabbrica conventuale doveva trovarsi a nord della chiesa, mentre un chiostro doveva essere addossato alla sua navata meridionale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ABBAZIASANGIORGIO5.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">Si tratta di uno dei monumenti storici più antichi del borgo madonita, a mezz’ora di cammino dal centro abitato, attraversando un paesaggio naturale incontaminato. L’appuntamento è al “passo della Scala” – sotto la chiesetta del Crocifisso – da dove ha inizio un sentiero che, da qualche decennio, è stato ribattezzato la Via dei Premostratensi.</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">E si arriva in un luogo solitario, intriso di storie e leggende, dove domina una pace sovrumana ma che, all’epoca della fondazione del cenobio, doveva essere un punto strategico di intersezione tra due strade romane assai frequentate da viandanti e pellegrini.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/sR-nPtYchYE">https://youtu.be/sR-nPtYchYE</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 07:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi di Culto in Sicilia -  SANTUARIO DI SAN CALOGERO Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000379"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Il santuario di San Calogero è uno dei luoghi di culto cattolici più importanti e antichi di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, e</span></span><span class="fs14lh1-5"> risale a un'epoca compresa tra il XIII e il XIV secolo, periodo in cui la città di Agrigento era governata dalla famiglia Chiaramonte. L'edificio, di piccole dimensioni, è stato edificato fuori le mura dell'antica città medievale, in una zona che veniva considerata abbastanza remota poiché, in quel periodo, era presente un grande fossato, detto “la Nave”, che rendeva impervio il raggiungimento della località. Il fossato è colmato solo nel XIX secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sancalogeroagrigento5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tradizione vuole che nella medesima zona dove sorge la chiesa abbia soggiornato, nel V secolo, il veneratissimo Santo. Nel registro della visita pastorale del vescovo Pietro Tagliavia d'Aragona del XVI secolo si hanno le prime notizie storiche relative all'edificio sacro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1573, durante il periodo della reggenza vescovile di Giovanni Battista De Hogeda, fu costituita una confraternita di ottantasei cittadini, nove dei quali erano ecclesiastici. Fra i confrati di San Calogero, vi era l'intenzione di ampliare e di riedificare la chiesa affinché potesse diventare un oratorio per i devoti stessi. Il 3 febbraio del 1573, il vicario generale Giacomo di Sanfilippo rilasciò la concessione per procedere ai lavori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sancalogeroagrigento2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1598 papa Clemente VIII approvò le celebrazioni della festa di san Calogero in tutta la Sicilia. Tale riconoscimento diede grande impulso al culto del santo (e anche al santuario stesso), che assunse, nel tempo, grande rilevanza religiosa e culturale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1863, in seguito all'applicazione delle leggi eversive, la chiesa di San Calogero venne assegnata ai frati francescani in cambio del convento di San Vito, trasformato in carcere dalle autorità civili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Verso la fine dell'Ottocento iniziò un processo di allargamento della città con la costruzione di edifici all'infuori delle mura, dando al complesso calogerino una maggiore centralità</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei primi decenni del Novecento, la chiesa cadde in un completo stato di abbandono e solo nel 1938 iniziarono i lavori di restauro, voluti dal rettore Beniamino Lauricella. Nel 1977 la Chiesa venne elevata a santuario con un decreto del Vescovo Giuseppe Petralia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sancalogeroagrigentoinecop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'interno dell'edificio misura 21,20 metri per 9.[1] Esso è diviso in tre navate da una doppia fila di sei colonne corinzie che, un tempo, erano ornate da festoni in stucco, scrostati probabilmente nei restauri degli anni quaranta. Le composizioni a tralci floreali riportavano idealmente all'albero e al suo significato simbolico, tipico della tradizione cristiana. La colonna, come l'albero, è collegamento fra la terra e il cielo, rappresentando così l'unione tra Dio e l'uomo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel complesso la chiesa appare piuttosto sobria e la parte centrale è costituita dall'abside dalla conformazione rettangolare, con tre cappelle incavate quasi nello stesso piano, che conferiscono, nell'insieme, l'idea di una iconostasi bizantina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/sancalogeroagrigento6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cappella</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cappella al centro, contenente la nicchia dove è riposto il simulacro di San Calogero, è ornata di pregevoli stucchi. Rilevanti sono i particolari con le riproduzioni dei simboli identificativi del santo, ovvero il bastone e la cerva: il bastone rappresenta il sostegno che il Santo usava nel suo peregrinare; la cerva è un simbolo presente nella vita del Santo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo la tradizione popolare, infatti, il santo si nutriva del latte di una cerva che un giorno venne uccisa da un cacciatore, un certo Arcario. Quest'ultimo, perdonato dal santo, divenne suo devoto discepolo.[2]</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella struttura delle cappelle di destra e di sinistra dell'abside è presente una cupoletta a forma di valva di conchiglia che, oltre ad essere un elemento decorativo di particolare pregio, è simbolo di nascita e fertilità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I mosaici</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I mosaici, dorati e policromi, sono stati realizzati nel 1969 con materiali preziosi da Michele Amico[3], maestro d'arte di Caltanissetta. Nei mosaici sono raffigurati l'Occhio Divino, il calice con l'Ostia e la colomba dello spirito santo. Nello stesso anno, Francesco Sortino, rettore del santuario, fece collocare un crocifisso ligneo del 1600, attribuito al Pintorno, sotto l'arco che delimita l'abside. Dal 2012, il crocifisso è custodito presso l'ex collegio dei Filippini ad Agrigento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'altare</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'altare è un'opera del XVI secolo realizzata in legni pregiati con tarsie in bois de rose[3], d'arancio e di madreperla, probabilmente ad opera di artisti cappuccini. Negli anni trenta venne smantellato e abbandonato in un ripostiglio della Chiesa di San Pietro. Successivamente, nella seconda metà del Novecento, Mons. Francesco Sortino, il rettore del santuario, lo recuperò e lo fece restaurare, ripristinando i disegni originali e ricollocandolo all'interno della chiesa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell'altare della navata di sinistra è collocata la statua in marmo di Carrara alta 1 metro e 70 centimetri attribuita alla scuola dei Gagini. L'opera rappresenta la Madonna che sorregge con la sinistra il bambino, al quale porge con la destra una sfera, simbolo della perfezione divina e di potere universale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella nicchia di sinistra dell'abside è collocata la Pietà opera in cartapesta di autore sconosciuto, mentre nella nicchia di destra è alloggiata la statua lignea di San Pasquale, anche questa ad opera di anonimo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli ex-voto</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella zona della sagrestia sono presenti gli ex voto, ovvero tabelle o tavolette votive in cui il pittore dipinge i momenti particolari di un qualche evento pericoloso, con i fedeli in atto di disperata invocazione ed il miracoloso intervento di San Calogero. Gli ex-voto sono la più alta espressione dei sentimenti di gratitudine di chi ha ricevuto una particolare grazia dal Santo. Le offerte votive, da quelle più umili e popolari a quelle più ricercate, assumono diverse connotazioni: riproduzioni di parti anatomiche, attrezzi collegati alle infermità, oggetti d'oro, pezzi di stoffa, disegni, dipinti. Queste vere e proprie opere d'arte sono documenti di grande ricchezza e interesse per la ricostruzione della storia della cultura popolare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella parete ovest esterna è collocata un'edicoletta che contiene l'immagine a mezzo busto dell'Ecce Homo, oggetto di pia devozione degli agrigentini. Di cm. 48 di altezza, in legno, la statua è stata realizzata nel 1971 dalla Bottega arte sacra di Giuseppe Stuflesser di Ortisei, in provincia di Bolzano.[3]</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le statue</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel santuario sono presenti sei statue di san Calogero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sancalogeroagrigento3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La più antica, in legno, è collocata nella nicchia dell'altare maggiore e risale al XVI secolo. È alta 170 cm. e larga di spalle 56 cm., ed è poggiata su un basamento quadrato di 18 cm. in altezza. È tra le statue più antiche e pregevoli presenti nel patrimonio ecclesiastico della città. Anche se non si hanno indicazioni precise sull'identità dell'autore, si ritiene che sia opera di un artista agrigentino, realizzata negli ultimi decenni del Cinquecento. La statua raffigura il Santo in età avanzata, col volto scuro, la barba bianca, il bastone e il megaloschima, o abito angelico, che i monaci eremiti italo greci indossavano il noviziato e numerosi anni di pratica ascetica. Indossare questo abito significava attenersi a regole severe, a una preghiera costante e al più stretto digiuno. Il megaloschima era, quindi, il simbolo della perfezione della vita evangelica condotta da chi lo portava, e perciò quasi l'insegna di un maestro e formatore di discepoli. San Calogero viene raffigurato con un libro, aperto tra le mani. Il passo scritto in quelle pagine è tratto dall'antico testamento e sono i versi pronunciati dal profeta Osea: “Et ducam eam in solitudinem et loquar ad cor eius” (Lo condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore). Anche questa citazione è una palese allusione alla vita ascetica, contemplativa ed eremitica del Santo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sancalogeroagrigento4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La seconda statua si trova all'esterno della chiesa. In legno di cipresso, risale al 1915 ed è opera di Calogero Cardella un valente scultore agrigentino, confrate dell'Arciconfraternita dell'Addolorata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La terza statua, la più recente, è una copia in vetroresina dell'originale del XVI secolo, ad opera di Calogero Morreale di Favara, realizzata nel 2007. Questa è la statua usata per le processioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La quarta statua, l'unica dove viene raffigurata la cerva, è fatta in pietra e si trova nella nicchia esterna, sopra il portale della facciata principale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/sancalogeroagrigento7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le ultime due statue sono di dimensione minore: una, collocata all'ingresso secondario del santuario, alta 1 metro e 20 centimetri in legno, è stata realizzata dalla Bottega di Arte Sacra Giuseppe Stuflesser di Ortisei nel 1961; l'altra, di gesso e alta 80 centimetri, è posta nel corridoio che conduce alla sagrestia.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 Dec 2025 12:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie Siciliane - LO STRETTO DI MESSINA e la Leggenda della Fata Morgana]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000377"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo Stretto di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--messina" target="_blank" class="imCssLink">Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> è un luogo unico, ricco di storia e leggende, che dietro la sua bellezza nasconde tanti miti e racconti tramandati nel tempo dalle popolazioni del luogo. Chi si sofferma per contemplare il piccolo lembo di mare che separa Sicilia e Calabria non potrà che essere rimasto affascinato dallo spettacolo di acqua e terra, che si fondono per diventare un tutt’uno, un’esperienza sensoriale assolutamente da vivere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Strait-of-Messina1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo Stretto di Messina è sempre stato, fin dall’antichità, un luogo ricco di suggestione, che ha ispirato poeti e pensatori di epoche diverse e generato miti e leggende che ancora oggi affascinano il viaggiatore che lo attraversa. </span><span class="fs14lh1-5">Una fama non sempre lusinghiera, narrata da Omero nel XII libro dell’Odissea, quando questo turbolento tratto di mare, agitato dagli orribili mostri Scilla e Cariddi, inghiotte tra le sue acque scure molti compagni di viaggio di Ulisse. Storie nate dalle reali difficoltà che gli antichi naviganti incontravano durante il suo attraversamento, dovute alle correnti opposte, rapide ed irregolari, generate dall’incontro del mar Tirreno e dello Ionio, in associazione alla presenza quasi costante di forti venti, spesso in conflitto col mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Strait-of-Messina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Eppure il breve canale tra la Sicilia e la Calabria, grazie alla particolare conformazione di coste e fondali e alla presenza di queste intense correnti marine, che determinano la costante risalita di acque profonde (upwelling) ricche di nutrienti, può definirsi un vero e proprio paradiso della biodiversità, simile a quello atlantico. </span><span class="fs14lh1-5">Ricchezza che si riscontra attraverso una grande varietà di forme e colori, dovute all’abbondanza di crostacei, posidonie, attinie, madrepore, gorgonie e coralli e altre specie che normalmente si trovano solo negli oceani. Nelle zone dove i fenomeni di risalita delle acque profonde sono più intensi è possibile anche osservare rari esemplari di fauna batipelagica, gli organismi che di solito vivono a profondità comprese tra i 200 ed i 1.000 metri, che vengono sospinti in superficie, ancora in vita, dall’azione delle rapide correnti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Strait-of-Messina5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per poter ammirare questa incredibile realtà sommersa ci si può affidare a guide diving esperte del luogo, che sfruttando l’“ora di stanca”, ovvero quel momento del giorno durante il quale il flusso delle correnti cambia verso e il mare si calma, vi accompagneranno in un’agevole e sicura escursione in acqua, tra la costa siciliana, con vasti arenili sabbiosi, e quella calabrese, con pareti rocciose ripide e frastagliate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Strait-of-Messina6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ci si può innamorare di questo posto anche rimanendo comodamente seduti su un tratto di spiaggia e ammirando il panorama intorno che muta lentamente, col passare delle ore, attraverso uno strano gioco di colori e di sfumature che rende unico qualsiasi momento. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/strettoFATA-MORGANA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La Fata Morgana nello Stretto di Messina e le leggende sul mitologico inganno</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo Stretto di Messina citato nell’Odissea e in un numerose altre pubblicazioni è da sempre stato oggetto di miti e leggende che rendono questo tratto di mare, che unisce la Sicilia e la Calabria, carico di fascino. <span class="imTALeft">In alcune particolari giornate di agosto o settembre, quando il sole è nel punto più alto nel cielo e l’aria limpidissima, si verifica uno strano fenomeno, come se dalla sponda messinese si potesse balzare con un salto direttamente in quella calabra, e viceversa. Si tratta del miraggio della Fata Morgana, la mitica sorellastra di re Artù, la quale, stabilitasi in quelle acque, secondo la leggenda si diletta a ingannare i navigatori in quel tratto di mare.</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La leggenda della Fata Morgana nello Stretto di Messina altro non è che una spiegazione fantasiosa e originale di un normalissimo fenomeno atmosferico tipico di questa zona. Il nome italiano, infatti, è famoso anche all’estero, perché si tratta di un fenomeno frequentemente osservato nell’area e tramandato dai Normanni. Esso fa riferimento alla Fata Morgana della mitologia celtica, che induceva nei marinai visioni di fantastici castelli in aria o in terra per attirarli e quindi condurli a morte. Tale fenomeno, che può essere osservato a terra o in mare, distorce così tanto l’oggetto (o gli oggetti) su cui agisce il miraggio, da renderli insoliti e irriconoscibili. Può riguardare qualsiasi tipo di oggetti “distanti”, mostrati in evoluzione, in posizioni diverse da quelle originarie, in una visione che può passare senza soluzione di continuità, dalla compressione all’allungamento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Strait-of-Messina3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In alcuni periodi dell’anno, tra le centinaia di imbarcazioni che quotidianamente attraversano lo Stretto, è possibile avvistare anche le “passerelle”, le tipiche imbarcazioni usate per la “caccia” al pescespada, che ancora rappresenta in questo territorio un importante attività di sostentamento per molti pescatori. Un sistema di pesca selettivo, rispettoso delle risorse dei nostri mari, in quanto gli esemplari più giovani non vengono catturati ma lasciati liberi di crescere e riprodursi, garantendo la salvaguardia della specie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa tradizione millenaria, oggetto di varie ricerche etnologiche, che da sempre ha ispirato artisti e registi, sta vivendo un periodo di profonda crisi dovuta alle mutate condizioni ambientali e normative, che rende incerto il suo futuro. Alcuni pescatori stanno evolvendo la propria attività, allargandola verso forme di pescaturismo, utili ad integrare il reddito e a promuovere e salvaguardare questo pezzo di storia del nostro costume.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Strait-of-Messina4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da Maggio ai primi giorni di Settembre sali a bordo di una passerella, immerso in quel profumo inconfondibile di mare vivi insieme ai pescatori il rito millenario della cattura del pescespada, il “gladiatore del mare”. Conoscerai la storia questa tradizione millenaria, le tecniche impiegate e assaporerai il frutto di così tanto duro lavoro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dal Drone</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 06:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli di Sicilia - Castello di Garsiliato o di Salomone Mazzarino, Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000378"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Su una rupe scoscesa e inaccessibile alta 419 m sul livello del mare, in contrada Salomone, a pochi chilometri dal </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--mazzarino-la-perla-barocca-del-nisseno" target="_blank" class="imCssLink">Borgo di Mazzarino</a></i><span class="fs14lh1-5"> ed in una posizione strategica a guardia di un’ampia vallata attraverso la quale la grande piana di Gela si immette, con una serie di altre valli, verso i territori di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, si ergono i ruderi del Castello di Garsiliato o Grassuliato o Saliato o, molto più familiarmente per la gente che abita questi luoghi, </span><i class="fs14lh1-5"><b>Castiddazzu.</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-Di-Garsiliato1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La morfologia del luogo ha indubbiamente condizionato la costruzione del castello le cui fabbriche si adagiano sulla roccia gessosa seguendone i livelli. La fortezza, la cui ubicazione era indubbiamente rilevante nei confronti del villaggio che sorgeva ai suoi piedi, perse ogni funzione strategica con la costruzione del vicino abitato di Mazzarino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-Di-Garsiliato2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Attualmente è difficile riconoscere nei pochi elementi visibili la maestosità dell'antico castello. I resti non costituiscono un insieme unitario; attraverso la lettura dei tre gruppi di ruderi oggi esistenti è possibile avere soltanto una visione frammentaria di ciò che un tempo doveva essere il castello. <span class="imTALeft">Il primo gruppo è costituito da due ambienti scoperti orientali sud-nord; su una delle pareti si aprono tre feritoie strombate. In dirczione sud-ovest rispetto agli ambienti precedenti insistono le rovine di un muro e di un ambiente quadrangolare. </span><span class="imTALeft">Presumibilmente collegato al muro predetto, era un ampio vano rettangolare i cui resti costituiscono il terzo gruppo di rovine, indubbiamente il più interessante. Tale grande salone è scandito da 3 campate quadrate in origine concluse da crociere. </span><span class="imTALeft">Delle antiche vestigia rimangono solo pochi elementi architettonici, il più rilevante dei quali è una mensola angolare sulla quale scaricavano le volte. G. Agnello ritenne i ruderi visibili attribuibili ad epoca sveva.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-Di-Garsiliato4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Luoghi già ellenizzati (VI a.C.) e poi scelti dai Romani per controllare le vie di penetrazione nell’isola, luoghi che proprio per la loro conformazione potevano nascondere truppe e provvigioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A protezione del territorio i Romani costruirono in quei luoghi due castelli e, mentre al primo diedero nome di Mazarinum, al secondo diedero quello di Arx Saliatum cioè castello dei Saliati o Salii, sacerdoti di Marte (pare in numero di dodici per volere di Numa Pompilio) così chiamati per il saltare che facevano per le strade nel celebrare la festa in suo onore e che custodivano il suo simulacro in un tempietto a lui dedicato ed eretto proprio vicino al castello. Ai piedi dello stesso, vicino alla sponda sinistra del fiume Gela, era situato anche il villaggio romano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In quei luoghi, ai Romani seguirono i Bizantini e nell’VIII secolo i Saraceni che distrussero il villaggio, (non fu più ricostruito) ma che mostrarono gran considerazione per l’ottima posizione occupata dal castello nel territorio. </span><span class="fs14lh1-5">In quella stessa altura, nell’XI secolo, i Normanni, dopo aver scacciato i Saraceni, ripristinarono il castello e costruirono una chiesa dalla quale oggi purtroppo restano sparute tracce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le prime notizie storiche riferiscono che nel 1091, in un elenco di donazioni effettuate alla chiesa di Santa Maria della Valle di Giosafat, apparisse fra altri il nome di Salomon de Garsiliat, figlio forse, di Guicone de Garsiliat.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con Simone de Garsiliat, nome poi corrotto in Grassuliato, si ripristina un piccolo borgo e si riabita il castello. Territorio vastissimo ricco d’ogni bene e composto, inoltre, da ben nove feudi ed ancora una volta la sua postazione particolarmente strategica ne facevano terra ambita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tanto potente era il suo signore, Bartolomeo di Grassuliato, che osò sfidare l’autorità regia, riuscendo a coinvolgere alla ribellione anche altri impetuosi nobili, tanto da costringere lo stesso re Guglielmo I (‘il Malo’) a guidare contro di lui un esercito, che ebbe la meglio soltanto dopo un lungo, aspro e rovinoso conflitto. Il Castello messo a ferro e fuoco venne distrutto ed abbandonato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-Di-Garsiliato3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al tempo di Federico II di Svevia la contea di Grassuliato risorse, anzi, pare che diventi contea proprio in quel periodo. Nel 1282, durante la guerra del Vespro, troviamo i suoi signori a combattere contro gli Angioini e nel 1299 li troviamo schierati, fedelissimi, al fianco degli Aragonesi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tormentata storia della Sicilia di quei secoli coinvolse, ovviamente, in altrettante alterne vicende anche la contea di Grassuliato; la Guerra dei Novant’anni dilaniò l’sola e tanti furono gli “attori” della contea in quei momenti; da Bernardo Raimondo de Rebellis (difensore della nave di re Federico II d’Aragona nella battaglia di Capo d’Orlando e primo di una famiglia di numerosi uomini d’arme) a suo figlio Giacomo Pietro ed ancora, da Riccardo di Passaneto e suo fratello Ruggero, fino a Guglielmo Pallotta che accusato di fellonia da re Martino I d’Aragona segnerà per sempre la decadenza della famiglia e del suo maniero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da quei fatti in poi tutto il territorio di Garsiliato passerà, a ricompensa dei servigi resi alla causa Aragonese, a Niccolò Branciforti signore di Mazzarino e dopo di lui a tutti i suoi discendenti, che dal 1507 furono chiamati Conti di Mazzarino e di Garsiliato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Branciforti per ben governare, al contrario di molti altri nobili, non si trasferirono mai nella capitale del regno ma preferirono abitare le proprie terre, non risiedendo mai nel castello di Garsiliato che ben presto mostrò i segni dell’abbandono.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per questo gli abitanti di Grsiliato, poco alla volta si trasferirono a Marrarino, spopolando la contea, ma, forse, anche perché il territorio di Mazzarino risultava meno isolato ed in una posizione topografica più favorevole.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Così come per altri, anche per il Castello di Garsiliato, storie e credenze popolari si mescolano; ed in questo particolare caso la leggenda popolare accomuna il Castiddazzu &nbsp;a U Cannuni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-Di-Garsiliatocop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Essa tramanda che, in un tempo non precisato, si accendesse una disputa fra i due più importanti “Signori” del territorio, padroni entrambi di estesi quanto mai limitrofi contadini, per la fondazione di un unico importante agglomerato. Sempre la tradizione narra che la sorte abbia favorito il “Signore” di Mazzarino, per cui, così come stabilito nel patto iniziale stipulato tra i due, la città nuova venne costruita nei pressi del castello vincitore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ rilevante notare come le dicerie popolari spesso traggano spunti da fatti storici. Gli studiosi , parlando del castello di Grassuliato, asseriscono che era accessibile solo da un fronte e per un viottolo d’accesso ripido e difficile da percorrere. Sicuramente la morfologia del territorio ha condizionato la costruzione dello stesso che poggiava le sue fondamenta su vari livelli e su di un terreno formato prevalentemente da roccia gessosa. Il maniero medievale pare avesse salde mura merlate, con porte e finestre a sesto acuto e con volte a crociera; aveva anche ampi saloni e vaste cisterne e ovviamente un sotterraneo che lo metteva in comunicazione con la sottostante valle.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il suo abbandono, risalente al secolo XVI, non ha certo favorito la sua conservazione; ed ai nostri giorni risulta difficile riconoscere dai pochi elementi, molto slegati fra loro, la grandiosità del vecchio castello. Possiamo sicuramente confermare che, rispetto all’abitato, doveva risultare molto imponente e, inoltre, anche dominante per un ampio raggio della vallata del fiume Gela e dei luoghi circostanti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dal Drone del Castello</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 06:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa visitare a Siracusa - LA GROTTA DEI CORDARI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000375"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fino agli anni Ottanta, il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?siti-arceologici-da-visitare-in-sicilia--parco-archeologico-della-neapolis---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Parco archeologico della Neapolis</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> ospitava un luogo affascinante che catturava l’interesse dei visitatori. All’interno di un’antica grotta tra le rovine archeologiche, gli artigiani siracusani svolgevano la preparazione e la lavorazione delle corde, sfruttando l’umidità e le dimensioni del luogo. Questa attività risale al diciassettesimo secolo, ed è affascinante immaginare l’intenso lavoro quotidiano degli artigiani dedicati a questo mestiere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottcordari5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La “Grotta dei cordari” all’interno del Parco archeologico della Neapolis, riaperta al pubblico nel Luglio del 2021 dopo quarant’anni di chiusura, continua a emanare il fascino di un luogo immerso nella natura, parte integrante del ricco patrimonio archeologico cittadino, nonostante il trascorrere dei secoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In epoca greca, la grotta era conosciuta come una cava di pietra e prigione, ma gli storici narrano che in seguito fu trasformata in un giardino, un “paradiso” adornato da alberi di limoni e aranci tipici del paesaggio siciliano.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottcordari2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È un enorme antro umido con le pareti tappezzate di muschio e di capelvenere e con le volte sorrette da pilastri simili a gigantesche stalattiti e, come all'Orecchio di Dionisio con le sue millenarie leggende, è parte integrante dello splendido scenario delle latomie del Paradiso immerse in una rigogliosissima vegetazione ricca di palme, limoni, oleandri, nespoli, fichi d’India.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottcordari3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questa grotta, tra le immani pareti strapiombanti nel verde e i silenzi abissali, per tre secoli, questi artigiani siracusani hanno perpetuato il tradizionale sistema di produrre corde con la ruota a mano, e alla lunga sono diventati &nbsp;anche un pezzo di “folklore” ben armonizzato con la particolare architettura pietrosa delle cave e motivo di richiamo e di curiosità per tutti i visitatori.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottcordari1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’interno della grotta offre un suggestivo contrasto di luci naturali, influenzate dalla presenza dell’acqua che sembra “colorare” il sito durante diverse fasi della giornata, tra muschi, pareti e spazi, con la volta supportata da alti pilastri rocciosi. A causa dell’alto tasso di umidità, le pareti della cava sono ricoperte di muschio e felce, circondate da una lussureggiante vegetazione di oleandri, palme e limoni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per i visitatori del parco archeologico, che include tappe come il Teatro greco, la Latomia del Paradiso e l’Orecchio di Dionisio, la visita a questa grotta offre ora l’opportunità di ammirare il sito e conoscere la sua storia. Si racconta che i siracusani lavorassero le corde utilizzando il tradizionale sistema a ruota a mano. Grazie alle dimensioni del sito, le fibre vegetali venivano stese per poi essere trasformate in fili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottcordari4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Poiché la grotta è stata utilizzata per questa attività fino agli anni Ottanta, diventò inevitabilmente un luogo di grande attrazione e curiosità per i visitatori, che potevano osservare questo antico mestiere in azione. Pur essendo un lavoro faticoso, svolto manualmente, era indubbiamente di grande importanza.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 07:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da visitare - VILLADORO , Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000376"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Villadoro è una frazione del comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-medievali-siciliani-da-visitare---nicosia-il-borgo-dei-24-baroni,-enna" target="_blank" class="imCssLink">Nicosia</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, da cui dista circa 17 km; è sita a 796 metri s.l.m. L'antico nome del Borgo era Passarello. Questo era il nome che aveva la contrada su cui sorgeva il villaggio dei contadini che lavoravano le terre del feudo, provenienti dalla confinante provincia di Palermo. Sappiate che tale nome non è affatto scomparso, ma viene ancora oggi usato in siciliano (Passariḍḍu).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/villadoro1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Originariamente il feudo era di proprietà dei Marchesi D'Onofrio di Villadoro. Poi, agli inizi del 1700 i Marchesi Giovanni Battista Santonofrio e Grimaldi fecero un atto che non era poi così comune, da parte dei latifondisti! Donarono parte del loro feudo (circa 30 ettari) agli abitanti che vi iniziarono a costruire il borgo, chiamato in onore dei loro Signori, Villadoro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/villadoro2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Successivamente il borgo passò a Giuseppe Galletti, marchese di S. Marina, che aveva sposato l'erede dei Marchesi di Villadoro, Margherita Santonofrio, la quale gli portò in dote anche il territorio dell'Altesina e dell'Altesinella. </span><span class="fs14lh1-5">Sino al 1812, Villadoro ebbe giurati propri approvati dal marchese come fosse un comune autonomo feudale. Poi, con l'abolizione dei diritti feudali, Villadoro fu aggregato a Nicosia, di cui è rimasto frazione nonostante la distanza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/villadoro3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il borgo conserva ancora il suo impianto urbanistico seicentesco: ha una piazza circolare e una scalinata ad anfiteatro che conduce in alto, alla chiesa edificata nel 1714 dal Marchese D'Onofrio Grimaldi in onore di S. Giovanni Battista, come cappella gentilizia.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/villadoro5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proprio a San Giovanni Battista è dedicata la festa del paese che si svolge nel mese di Agosto. Sapete qual è la particolarità di questa festa? I festeggiamenti si svolgono con un'escursione a cavallo, con molti partecipanti, che si incamminano verso il <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?riserva-naturale-orientata-monte-altesina" target="_blank" class="imCssLink">Monte Altesina</a>; raggiunta la meta festeggiano l'avvenimento con danze popolari e brindisi propiziatori. Poi nel pomeriggio, i partecipanti fanno ritorno al paese e mostrare la loro destrezza a cavallo al pubblico; al termine vengono consegnate medaglie ricordo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/villadoro4b.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quello che si presenta ai vostri occhi è un paese tipico della campagna del cuore della Sicilia, dominato da una vasta vegetazione: non è un caso che la popolazione qui sia prevalentemente dedita all'agricoltura e all'allevamento di bestiame e alla produzione di formaggi in particolare ricotta. L'abitato è collocato nell'area centrale della Sicilia, in area montana nei pressi della Riserva orientata Monte Altesina, poco distante da Gangi. Il territorio è prevalentemente occupato da seminativi e pascoli, con coperture forestali sui rilievi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div><a href="https://youtu.be/wY5dtjGpTRY">https://youtu.be/wY5dtjGpTRY</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 07:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Musei in Sicilia - Museo Archeologico Ibleo di Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000374"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Museo archeologico ibleo di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> è situato nei pressi di via Roma, attaccato alla testata nord del ponte nuovo. È situato al primo piano del palazzo Mediterraneo. Il museo ospita l'archeologia e la storia antica del territorio della provincia di Ragusa, dal neolitico fino alla tarda antichità. Il Museo &nbsp;è formato da 6 sezioni: preistoria, i greci e Kamarina, gli indigeni, i centri ellenistici, i centri tardo-romani e bizantini, collezioni e acquisti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-archeologico-ibleo-di-ragusa_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Istituito negli anni sessanta del secolo scorso è stato ampliato e adeguato con l’esposizione di reperti provenienti dai nuovi scavi archeologici e con il trasferimento delle collezioni Orsi da Siracusa. Nella sezione dedicata alla preistoria sono esposte ceramiche neolitiche e dell’antica età del bronzo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-archeologico-ibleo-di-ragusa_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella sezione dedicata a Camarina (fondata da Siracusa nel 598 a.C.) il visitatore può documentarsi sulle necropoli grazie alle ricostruzioni al vero delle tombe. Nella sezione sui siti indigeni, che occupano il territorio interno di Camarina, è esposta la lastra in calcare con il “Guerriero di Castiglione”. Altre ricostruzioni inserite nel percorso museografico sono una fornace del IV sec. a.C. e i pavimenti a mosaico di una chiesa del VI sec. d.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dai siti preistorici e dalle necropoli di Carlentini giungono gran parte dei reperti conservati al Museo archeologico ibleo: la struttura è stata istituita nel 1961 proprio per raccogliere i materiali degli scavi condotti nel territorio ragusano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-archeologico-ibleo-di-ragusa_3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il percorso espositivo, che si srotola lungo sei sezioni, segue cronologicamente le varie fasi storiche attestate nel territorio dai più antichi siti preistorici (soprattutto dalle necropoli arcaiche e classiche di Kamarina) fino ai centri ellenistici e agli insediamenti romani e tardo romani (per lo più statue, ceramiche, epigrafi, vetri, ma anche statue e corredi funerari). Una collezione bellissima con pezzi di valore straordinario che raccontano questa parte di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-archeologico-ibleo-di-ragusa_4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il museo illustra l’archeologia e la storia antica del territorio della provincia di Ragusa, dal neolitico fino alla tarda antichità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il museo si articola in sei sezioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sezione 1 Le stazioni preistoriche (Castiglione, Monte Raci, Branco Grande,contrada Pirone …)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sezione 2 I Greci nella provincia (Camarina)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sezione 3 Abitati siculi arcaici e classici (Monte Casasia, Licodia Eubea, Castiglione, Hibla)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sezione 4 Centri ellenistici (Scornavacche)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sezione 5 Insediamenti tardo romani (Kaukana)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sezione 6 Collezioni e acquisti</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di particolare prestigio è il “Guerriero di Castiglione” esposto nella sezione degli abitati siculi e proveniente dal sito di Castiglione di Ragusa, sito siculo-greco a 3 chilometri da Ragusa e dove sono stati portati alla luce esigui ruderi di due ampi quartieri del VI secolo a.C., sprazzi di fortificazioni, una strada urbana, un’area sacra, una necropoli greca ed il nostro “amico”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si tratta di un bassorilievo, in un’unica lastra di calcare locale, raffigurante un guerriero armato a cavallo. L’importanza del ritrovamento consiste nell’incisione in caratteri greci e in dialetto dorico, e che si riferisce ad una personalità probabilmente indigena.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altro reperto di ottima fattura è una fornace per la cottura dell’argilla prelevata dal sito di Scornavacche (Chiaramonte Gulfi), un vero abitato di coroplasti (fabbricatori di oggetti in terracotta), e rimontata fedelmente all’interno del museo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E ancora: ceramica, selci, ciotoli incisi… un fallo apotropaico del 140 a.C. … armi in bronzo … anfore, coppe ioniche … lekane, kylix </span>…</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Dec 2025 07:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ghost Tours in Sicilia - Le presenze del CASTELLO URSINO di Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000373"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una stella a cinque punte campeggia su una finestra. Un passato oscuro avvolge nel mistero quanto accadde dentro quei cortili. Di sicuro le mura, gli stipiti di porte e finestre e i pavimenti raccontano sofferenze atroci e condanne ingiuste. </span><span class="fs14lh1-5">Parliamo di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?castelli-di-sicilia--castello-ursino-catania" target="_blank" class="imCssLink">Castello Ursino</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-da-visitare--catania-" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> dove, s</span><span class="fs14lh1-5">econdo alcune leggende tramandate nel corso dei decenni, tra le sue sale si aggirerebbero presenze inquietanti e si verificherebbero episodi inspiegabili. Un invito a nozze per gli amanti del paranormale, un brivido gelido lungo la schiena per i facilmente impressionabili.</span><span class="fs10lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasmiursino1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un luogo avvolto dal fascino della storia. Fu ultimato intorno al 1250 ma è «circondato» anche da diversi racconti che nella tradizione popolare continuano a tramandarsi. Nulla di ufficiale. Chi racconta le esperienze vissute all’interno del castello non vuole lasciare alcuna traccia: nessun video o virgolettato. Tutto viene affidato alle parole, dette, per una sorta di «rispetto»… Verba volant.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasmiursino2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il maniero venne fondato da Federico II di Svevia nel XIII secolo. Durante i Vespri siciliani fu anche sede del parlamento e, in seguito, diventò la residenza dei sovrani aragonesi fra cui Federico III. Oggi è sede del Museo civico di Catania. Il castello fu anche adibito a carcere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non avendo locali idonei, le grandi sale del piano terra furono suddivise da nuovi muri e solai. Si crearono così delle piccolissime celle. Qui i prigionieri stavano al buio. Queste cellette pare fossero anche popolate da topi, scorpioni e tarantole. Un incubo. E di quei giorni dannati sono rimaste delle testimonianze scritte: chiunque visita il castello può venirne a contatto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasmiursino3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono centinaia i graffiti presenti sui muri e gli stipiti di porte e finestre. «Miseru cu troppu ama e troppu cridi» è una delle frasi più emblematiche che si trova all’interno del castello. Ma non ci sono solo frasi o numeri (tantissime le date). Ci sono anche simboli come i nodi di Salomone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bene, in questo spazio, si sono da sempre tramandati racconti di apparizioni e strani movimenti. C’è chi sostiene che sono soprattutto coloro che lavorano all’interno del castello ad essere testimoni di queste manifestazioni: dalle porte che all’improvviso si aprono alle urla di uomini e donne…</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasmiursino4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se in generale la struttura del castello ha subito nel corso degli anni molte ristrutturazioni e cambiamenti, lo stesso non si può dire per i sotterranei, che sono rimasti pressoché identifici come ai tempi in cui i locali erano adibiti a carcere. </span><span class="fs14lh1-5">A non essere mutato è soprattutto il pathos che si respira qui, complici i drammatici racconti tradamandati nel tempo e che ancora oggi hanno il potere di mantenere alto il livello di adrenalina. Basta poco per immergersi con il pensiero e tornare indietro nel tempo: celle strettissime, completamente buie e infestate da topi. </span><span class="fs14lh1-5">Sulle pareti sono ancora presenti le testimonianze di quelle antiche sofferenze a testimonianza di morti orribili. Sarà forse questo il motivo per cui la maggior parte del personale a servizio del castello, così come i custodi che si sono avvicendati, hanno avuto la prova dell’esistenza di fenomeni paranormali all’interno del castello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I lavoratori del &nbsp;castello Ursino hanno assistito, almeno una volta, ad una manifestazioni da parte degli spiriti dei prigionieri morti nei sotterranei del castello. Le apparizioni si sono via via moltiplicate, insieme a spostamenti inspiegabili di oggetti, porte che sbattono all’improvviso e lamenti strazianti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le esperienze all’interno del castello rasenterebbero fenomeni di poltergeist: luci che si accendono e spengono da sole e anomalie continue nei dispositivi elettronici. Se questo non bastasse, alcuni visitatori hanno sperimentato addirittura l’esperienza orribile della paralisi muscolare, non riuscendo per un certo tempo a muoversi e allontanarsi dalla struttura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasmiursinoofelia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i fantasmi più popolari del castello Ursino ci sarebbe un’apparizione eterea nelle stanze dei piani superiori che si manifesta sotto forma di nube fluttuante con i tratti di un bambino. La visita dei turisti è resa ancora più angosciosa dalla presenza di un quadro, la “Testa di Ofelia pazza“, nel quale la donna raffigurata darebbe la sensazione di seguire con lo sguardo i malcapitati e di insinuarsi nei loro pensieri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quello di Ofelia è forse lo sguardo ammonitore di chi dal 1865 è testimone degli eventi terribili accaduti al castello? Uno sguardo magnetico, che forse cerca di comunicarci qualcosa sul passato tremendo di quelle stanze. Questo e tanto altro vi aspetta a Catania, una città ricca di suggestione e mistero.</span><br></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 07:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e Leggende in Sicilia - IL Santo GRAAL E' IN SICILIA?]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000371"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-da-visitare-in-sicilia---montalbano-elicona" target="_blank" class="imCssLink">Montalbano Elicona</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Borgo medievale in provincia di Messina, &nbsp;è uno di quei luoghi in Sicilia che celano densi e quasi insondabili misteri. Alcuni sostengono persino che possa esservi nascosto il tesoro dei Templari. L’abitato più antico di Montalbano, posto in un punto molto alto che domina il territorio circostante – punto strategico – culmina con un imponente castello che fu la dimora estiva del re Federico II di Sicilia (da non confondere con l’imperatore Federico II, suo bisnonno), ove si trasferiva la sua corte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/montelileggenda.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ancor oggi in Agosto, con le "Feste Aragonesi", si rievoca il periodo in cui il Re soggiornava nel castello, dopo la Pace di Caltabellotta. Ma Montalbano Elicona è famosa anche per l’</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?bellezze-di-sicilia--l-altipiano-dell-argimusco" target="_blank" class="imCssLink">Altopiano dell’Argimusco</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, con le sue misteriose rocce dalle forme che sembrano essere state lavorate da mani umane, sulla cui natura gli studiosi sono ancor divisi. Ma si è parlato persino d’un tesoro dei Templari: un’interessantissima ipotesi sviluppata con attenzione e meticolosità nel libro “Argimusco Decoded” da Paul Devins e Alessandro Musco – Professore di Storia della filosofia medievale nell’Università di Palermo –, ove si può approfondire questo affascinante argomento che qui con poche parole si accenna.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/montelileggenda1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tanti sono i fattori coincidenti: i Catari e i Templari erano spesso molto vicini (a volte le due aderenze coesistevano nei cavalieri) e ricevettero un similare trattamento clemente nel Regno d’Aragona e dunque nel Regno di Sicilia, ove si sa con buona sicurezza che venissero accolti quando furono perseguitati dalla Chiesa Cattolica. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/montelileggenda4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al castello di Montalbano dimorava anche Arnaldo da Villanova, insigne alchimista e medico personale del re Federico, il quale aveva una certa simpatia verso i Catari, ed è ancor oggi sepolto in quel luogo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se si aggiunge che alcune antiche chiese in Montalbano rispettano i canoni architettonici delle chiese catare, come l’assenza di absidi (che sarebbero alquanto strani in edifici cattolici), e che alcuni simboli rimandano a quella confessione religiosa, l’ipotesi prende sempre più corpo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">UN TESORO A MONTALBANO? COSA C'ENTRA L'ELICONA?!?</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Abbiamo detto all'inizio del fatto che il sito di Montalbano nell'antichità classica prese il nome di Elicona grazie all'omonimo fiume. Segnaliamo, che nell'Inno Omerico a Poseidone, questo dio veniva indicato come “Signore dell'Elicona”: non doveva essere un caso allora che i Monti di Nettuno (o Poseidone, oggi Monti Peloritani) ospitassero l'Elicona. Pari discorso non vale per la Beozia in cui insiste l'Elicona greca. Lì non vi è alcun collegamento nei toponimi tra l'Elicona e Poseidone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Abbiamo sopra ricordato del collegamento esistente tra tradizione alchemica e rosacroce europea e l'Elicona. </span><span class="fs14lh1-5">L'alchimista tedesco Maier nella Themis Aurea, stampata nel 1618, specificava i luoghi ove sarebbe stata presente la Confraternita dei Rosacroce2 e, più esattamente, diceva che il luogo ove essi si incontravano era l'Elicona.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/montelileggenda5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella iscrizione n.XII dell' Atalanta Fugiens, sempre di Michael Maier, riportata in appendice tra le foto, si vede la figura di Saturno che vomita la pietra, che egli aveva mangiato al posto di Giove. Tale pietra avrebbe costituito il monte Elicona. Lungo gli scalini che portano al monte Elicona si trova un ruscello che scorre nella montagna. Dietro la stessa montagna si vede una graziosa città. Sotto l'iscrizione si leggeva in latino e tedesco: “La pietra che Saturno mangiò al posto di suo figlio Giove, è stata vomitata e ora è posta sul monte Elicona a monito dell'umanità”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non può mancare a chiunque di rilevare la singolare coincidenza: una pietra vomitata da Saturno è posta sul monte Elicona così come una pietra, la pietra magica custodita dai Templari 4ovvero lo smeraldo di Lucifero (secondo la tradizione di Wolfram von Eschenbach), sarebbe stata gettata all'interno del Monte Tabor da Esclarmonde.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/montelileggenda3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le coincidenze tra storie catare, templari e rosacroce sono in effetti tante:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">1. vi è una pietra sacra gettata nel monte (Elicona o Tabor) per entrambe le tradizioni catare e rosacroce;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">2. il Graal, custodito dai Templari secondo von Eschenbach, sarebbe stato portato via e nascosto dai Catari sul Monte Tabor, secondo la tradizione orale occitanica;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">3. in storiografia abbondano le prove della protezione concessa dai Templari ai Catari vittime delle persecuzioni;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">4. Arnau de Vilanova, anche lui Rosacroce secondo Gottfried Arnold, promosse la protezione di Catari e Templari (con numerosi scritti a loro favore) presso il Re Federico III d'Aragona risiedente in estate a Montalbano;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">5. Re Federico III fece costruire per gruppi di preghiera catari e beghini due chiesette a Montalbano che hanno evidenti simboli templari nel prospetto (tre rose a otto petali templari e 9 scalini);</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">6. Re Federico III fece anche erigere, sotto progetto dello stesso Arnau de Vilanova, un sito di statue astrologiche ove erano presenti, guarda caso, anche simboli catari (pellicano) e templari (delta);</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">7. sul monte dell'Elicona (ove sarebbe la pietra vomitata da Saturno) si incontravano, secondo la tradizione alchemica europea, i Cavalieri Rosacroce denominati anche Cavalieri dell'Aquila e del Pellicano5, aquila e pellicano riprodotti in statue entrambe presenti su Argimusco, statue richiamate anche dal Santinelli nel sonetto alchemico del 1659, sopra esaminato, e custodite da Arnau de Vilanova;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">8. Monte Tabor ove, come il Cristo, i Catari praticavano l'arte della trasfigurazione (in Linguadoca, Monte Picco San Bartolomeo): i Catari erano presenti in Sicilia, in particolare a Montalbano, il cui nome in lingua occitano gallo-italica “Muntarbanu” assomiglia alla pronuncia occitana del monte Tabor ovvero “Munt Tabur”;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">9. Argimusco, abbiamo indicato non significa “altopiano dalle grandi propaggini”, bensì “felce (o muschio) luminosa”, a ragione delle pratiche alchemiche ivi praticate, appunto, per la trasformazione umana (come i numerosi simboli alchemici presenti attestano)....</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E le coincidenze, peraltro già cennate sopra, potrebbero ancora continuare a lungo...</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma noi abbiamo finito il nostro compito. Con Sandro Musco abbiamo rivelato tutto ciò che da secoli attendeva di essere rivelato, sullo specchio alchemico delle stelle, sulle culture e sulle storie umane che ne hanno consentito la realizzazione. Ora ci congediamo. A chi verrà dopo di noi, il resto... Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem...</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Insomma, questo borgo medievale ha tanti segreti ed enigmi tutti da risolvere. Se plausibile era la presenza dei Catari e dei Templari a Montalbano Elicona, resta comunque un grande interrogativo: il loro mitico tesoro è sepolto là?</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 07:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Medievali in Sicilia - Castello NUOVO o Castello dei Luna, Sciacca Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000036F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello Nuovo o dei Luna è situato nella parte alta nord-est della citta di Sciacca, in provincia di Agrigento, &nbsp;sul limite esterno della antica cinta muraria; da questa parte esso domina ancora la vallata, che si apre ampia e profonda subito dopo la circonvallazione che costeggia le mura; da qui è possibile scorgere la costa. Dalla parte di ponente risulta quasi completamente inglobato in superfetazioni edilizie, poste tra le sue mura e la strada. </span><span class="fs14lh1-5">Per la sua posizione dominante su l’abitato di Sciacca, costituisce un elemento caratteristico e suggestivo del panorama della città, a cui conferisce lustro e decoro e una fisionomia inconfondibile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/CasteLuna2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">L’imponente castello medievale di Sciacca fu fatto costruire nel 1382 da Guglielmo Peralta, conte di Caltabellotta. Il Castello passò in mano ai conti Luna quando, morto Nicolò Peralta (figlio di Gugliemo), Margherita, una delle sue tre figlie, andò in sposa al conte Artale de Luna.</span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/CasteLuna3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Di esso, rimasto integro fino al 1740, anno in cui una violenta scossa di terremoto lo danneggiò violentemente, oggi resta solo la base. Ancora esistente, invece, una torre cilindrica a due piani, inserita nel perimetro della cinta, a sud. Il palazzo del conte, a pianta rettangolare, occupava il lato ovest del castello, compreso tra il mastio e la torre cilindrica. Era composto di un piano terreno, adibito come abitazione della servitù e di un piano superiore dove abitava il Conte con la sua famiglia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/CasteLuna4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Di esso oggi resta l’alto muro esterno con quattro ampie finestre. L’ingresso era situato a nord ed era munito di ponte levatoio. Da esso si entrava nel cortile dove a sud vi erano le scuderie e i locali degli uomini d’arme, nonché una cappella dedicata a S. Gregorio e a destra una scala che portava al piano nobile del palazzo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/CasteLuna6.jpg"  title="" alt=""/><br></div></div><div class="imTACenter"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello è edificato direttamente sulla roccia e presenta una cinta fortemente irregolare a causa della topografia tormentata del sito. La torre mastra si elevava a nord-ovest; di essa sono sopravvissute le parti basamentali. Le torri di cortina presentano varie piante e sono piu o meno aggettanti rispetto alle mura. Una torre cilindrica a sud fuoriesce prepotentemente dalla cortina, oggi in gran parte crollata; sul lato est si trovano una torre semicilindrica ouverte a la gorge e una torre a sperone; a nord-est si erge una torre quadrangolare; un’altra torre a sperone si trova ad ovest.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/CasteLuna5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È uno dei luoghi in cui si è consumato il famoso “caso di Sciacca”: la lotta sanguinosa tra i de Luna (catalani) e i Perollo (normanni). La versione romantica racconta l’amore segreto di Giovanni Perollo per la nobile Margherita, la versione storica scontri per interessi politici ed economici. Il castello, molto rovinato, sorge nell’antica cinta muraria i cui resti sono ancora oggi visibili con il mastio, il palazzo comitale e la torre cilindrica con le riproduzioni di armi e armature medievali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/2i0gStz_5Us">https://youtu.be/2i0gStz_5Us</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 08:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Nascosti in Sicilia - Laghetto della Mandria del Conte]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000036D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nascosto nel cuore delle Madonie, incastrato fra le montagne di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?loacalita-sciistiche-in-sicilia--piano-battaglia" target="_blank" class="imCssLink">Piano Battaglia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> sorge un piccolo lago sconosciuto ai più: è il </span><i class="fs14lh1-5"><b>laghetto di Mandria del Conte</b></i><span class="fs14lh1-5">, conosciuto anche come lago di Piano Zucchi. Appartiene al territorio del <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--isnello---palermo" target="_blank" class="imCssLink">Borgo di Isnello</a>, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></i>. Ma nonostante si trovi sulla strada per raggiungere la famosa località montana di Piano Battaglia, in pochi conoscono questo luogo dall’atmosfera incantata. Questo laghetto è il posto perfetto per chi ama la fotografia, le passeggiate in montagna a contatto con la natura o per chi è semplicemente curioso di conoscere i luoghi più nascosti della nostra meravigliosa </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagpianzuccca.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">È un lago artificiale, creato sul finire degli anni Sessanta e i primi degli anni Settanta, deviando il corso del Torrente Madonie. "Mandria del Conte" nasce infatti proprio in quel periodo come meta di villeggiatura per molti palermitani. Non esistendo ancora il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">Parco Regionale delle Madonie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, l’area non era soggetta a vincoli di tutela, quindi alcuni proprietari terrieri iniziarono a lottizzare e a costruire a monte della strada provinciale, con l’idea di creare un piccolo polo residenziale. Per dare valore aggiunto e bellezza al territorio venne creato anche il piccolo laghetto. Presto però iniziarono lì attorno diverse speculazioni edilizie con la costruzione di alcune villette che solo anni dopo vennero ultimate fino ad apparire come le vediamo oggi. La vallata con le mucche al pascolo e gli aceri, i faggi e i pioppi che si specchiano nell’acqua è molto amata soprattutto dai fotografi naturalistici. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagpianzuccca1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Quando visitare il lago di Piano Zucchi</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Se volete evadere dalla vita frenetica della città, respirare aria pulita e godervi qualche ora di assoluto silenzio, il </span><span class="fs14lh1-5">il laghetto</span><span class="fs14lh1-5"> è il posto giusto in ogni stagione, in ogni weekend.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">E troverete un paesaggio sempre diverso. Dal bianco accecante della neve che avvolge il lago ghiacciato d‘inverno, al sole che si specchia sull’acqua d’estate. Dal verde smagliante degli alberi in primavera, al foliage tipico madonita d’autunno.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagpianzuccca3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Rappresenta una delle gemme più preziose e meno conosciute della Sicilia. Questo lago, avvolto da un paesaggio montuoso mozzafiato, è il luogo ideale per coloro che cercano una fuga dal caos cittadino, immergendosi in un ambiente naturale dove il tempo sembra rallentare. La tranquillità delle sue acque e la ricchezza del contesto naturale attirano non solo gli amanti della natura, ma anche fotografi, escursionisti e chiunque desideri riconnettersi con l’ambiente. L’atmosfera che si respira presso il </span><span class="fs14lh1-5">il laghetto</span><span class="fs14lh1-5"> è unica; le acque calme riflettono le cime delle Madonie, creando uno spettacolo naturale di rara bellezza. Questo lago offre una quiete che è difficile trovare in altri luoghi più affollati, rendendolo il perfetto rifugio per riflettere e rilassarsi. La sua posizione isolata contribuisce a mantenere l’integrità dell’ambiente circostante, preservando il paesaggio e la fauna che qui trovano rifugio.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagpianzuccca4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un habitat ricco</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il </span><span class="fs14lh1-5">laghetto di Mandria del Conte </span><span class="fs14lh1-5">agisce come un cuore pulsante per la biodiversità della zona. La varietà di flora e fauna che si può osservare attorno al lago è il risultato di un habitat ben conservato e rispettato. Le dense foreste che lo circondano sono il domicilio di numerose specie di uccelli, mentre mammiferi di vario tipo si avventurano nelle vicinanze delle sue acque. L’ecosistema del lago supporta anche una varietà di specieacquatiche, che contribuiscono a mantenere l’equilibrio naturale della zona.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagpianzuccca5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Attività e attrazioni al </span><span class="fs14lh1-5">laghetto di Mandria del Conte</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La passeggiata attorno al lago è un’esperienza che tutti possono godere. I sentieri sono accessibili e bensegnalati, ideali per una camminata rilassante ma anche per escursionisti più esperti che desiderano esplorare percorsi più impegnativi che si diramano nel parco. Questi sentieri offrono punti di vista spettacolari, dove il panorama si apre su viste del lago incorniciate dalle cime delle montagne, offrendo scenari perfetti per la fotografia naturalistica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il lago offre anche opportunità per osservazioni astronomiche nelle notti serene, lontano dall’inquinamentoluminoso delle città. Gli amanti delle stelle possono portare un telescopio per ammirare il cielo notturno, o semplicemente sdraiarsi a guardare il cielo punteggiato di stelle.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Durante i mesi più caldi, il lago diventa un luogo ideale per attività acquatiche non motorizzate come il kayako il canottaggio. Queste attività permettono di esplorare le acque tranquille del lago a un ritmo personale, offrendo una prospettiva unica sul paesaggio circostante e la possibilità di avvicinarsi alla natura in modo rispettoso e intimo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per chi cerca un’esperienza più culturale, la zona delle Madonie è ricca di storia e tradizioni. Visite guidatepossono essere organizzate per esplorare antichi borghi nei dintorni, alcuni dei quali ospitano festival e mercati locali dove è possibile scoprire l’artigianato e le specialità culinarie della regione. Inoltre, i numerosi musei e siti archeologici offrono un ulteriore spaccato della ricca storia della Sicilia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come raggiungere il </span><span class="fs14lh1-5">laghetto di Mandria del Conte</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Raggiungere il </span><span class="fs14lh1-5">laghetto di Mandria del Conte</span><span class="fs14lh1-5"> può essere un’avventura piacevole, considerando la sua posizione nel cuore del Parco delle Madonie in Sicilia. Ecco alcuni modi per arrivare a questa destinazione incantevole.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagpianzucccartina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>In Auto</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’accesso più comodo al Lago di Piano Zucchi è sicuramente l’automobile. Dal momento che il lago si trova in una regione montuosa, le strade possono essere tortuose ma sono generalmente ben mantenute. Dalla città più grande nelle vicinanze, Palermo, puoi prendere l’autostrada A19 direzione Catania e uscire per Trabia. Da qui, seguire le indicazioni per le Madonie e il parco, con strade che portano direttamente nei pressi del lago. Il viaggio da Palermo può prendere circa un’ora e mezza a seconda del traffico.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>Con il Trasporto pubblico</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Anche se l’opzione dell’auto è la più pratica, è possibile raggiungere il Lago di Piano Zucchi anche con i trasporti pubblici, almeno per una parte del tragitto. Dalle principali città siciliane come Palermo, è possibile prendere un autobus per le città più vicine al Parco delle Madonie, come Cefalù o Castelbuono. Da lì, potrebbe essere necessario organizzare un taxi o un servizio di navetta locale per raggiungere il lago, poiché i collegamenti diretti con i mezzi pubblici possono essere limitati.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagpianzuccca6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Con la sua bellezza serena e le numerose opportunità di esplorazione, il Lago di Piano Zucchi rimane uno dei tesori più preziosi delle Madonie, aspettando solo di essere scoperto. Non perdete l’opportunità di visitare questo gioiello nascosto!</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Lago</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/4eIlz6CLmNc">https://youtu.be/4eIlz6CLmNc</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 07:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali di Sicilia - FRAZZANO' , Parco dei Nebrodi, Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000036C"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Frazzanò è un piccolo Borgo collocato nel </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco dei Nebrodi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i><span class="fs14lh1-5">, e si può considerare prevalentemente un territorio agricolo. Nelle parti più antiche di Frazzanò si può assaporare un’atmosfera tipicamente medioevale che si riscontra grazie ad un tessuto urbano costituito da vicoletti, case, piazzette e chiese. Un piccolo borgo medioevale ricco di storia, tradizione e cultura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/fraz1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È impossibile non perdersi nel verde se si deve raggiungere Frazzanò: un mucchio di case adagiate con grazia nel parco dei Nebrodi, lungo la vallata del fiume Fitalia, alle pendici della “Timpa”.Il nome del piccolo comune, nato sotto l’occupazione araba in Sicilia, secondo una tradizione paesana deriva dalla presenza di molti alberi di faggio, la cui ghianda in dialetto era chiamata “frazza”. Siamo in un borgo di verde e di devozione, poco distante dall’abitato, si staglia nella sua fiera contemplazione l’abbazia di san Filippo di Fragalà, tra i più antichi monasteri basiliani della Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/fraz3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nelle parti più antiche di Frazzanò si può assaporare un’atmosfera tipicamente medioevale che si riscontra grazie ad un tessuto urbano costituito da vicoletti, case, piazzette e chiese. </span><span class="fs14lh1-5">Chi si chiede da cosa derivi il nome della cittadina Frazzanò è possibile rispondere che la leggenda narra che il paese è da sempre stato caratterizzato dalla presenza di numerosi faggi che producono ghiande e un giorno, uno straniero di passaggio domandò ad un frazzanese se in zona producesse solamente frazza, termine che si usava localmente per indicare le ghiande, ossia il cibo dei maiali e gli venne risposto “qui frazza no” e da questo episodio fu coniato il nome Frazzanò.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/fraz4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le origini di Frazzanò</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per quanto non esistano precise documentazioni storiche, si ritiene che la fondazione del paesino risalga intorno all’anno 860 a seguito dell’occupazione degli arabi dell’isola, da parte di un gruppo di bizantini, provenienti da Crastrus, che sfuggivano all’invasione dei Saraceni e che trovarono un territorio meno esposto alle incursioni appartenente all’antica San Marco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Furono loro a costruire delle rudimentali case in quello che è il quartiere Canale che, sempre secondo la narrazione, fu il fulcro sul quale venne edificato Frazzanò. C’è da affermare che gli Arabi che presero possesso della Sicilia in modo progressivo all’interno di un periodo che dall’827 arrivò fino al 1060, tennero un comportamento tollerante che teneva conto degli usi della popolazione ma, nonostante tutto, molti siciliani cercarono riparo in luoghi isolati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fraz2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia di Frazzanò</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Uno dei punti fermi storici di Frazzanò è legato alla nascita di un cenacolo basiliano, il monastero San Filippo di Fragalà che divenne un significativo riferimento del monachesimo della Sicilia Orientale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’abbazia fu edificata al di fuori dell’allora centro storico, ad un paio di chilometri dall’abitato e venne costruita per volere del Conte Ruggero d’Altavilla e di sua moglie nel 1090 su di un già presente Cenobio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il territorio appartenente a Frazzanò venne suddiviso in due parti che il conte donò ai monaci di Fragalà, che la tennero fino al 1866 ossia quando vennero sciolte le corporazioni ecclesiastiche, e a Nicola Camuglia di Messina. Quest’ultima passò alla fine del XIV secolo ad un certo Filingeri in cambio della terra di Isnello. Nel corso dei secoli, i discendenti mantennero la baronia con tutti i suoi diritti fino all’inizio del XIX secolo. </span><span class="fs14lh1-5">C’è da dire che durante il periodo normanno Frazzanò sviluppò una religiosità godendo pienamente dell’impulso dato appunto da conquistatori che subentrarono ai Saraceni.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Concludendo, la visita di questo paesino posto a circa 500 metri di altitudine, offre l’opportunità di immergersi in un clima intriso di serenità dov’è possibile ritemprare il proprio spirito respirando un’atmosfera dove la frenesia quotidiana è pressoché sconosciuta.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/fraz5.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare a Frazzanò </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Frazzanò si raggiunge in macchina o in treno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dall’A20 Messina-Buonfornello le uscite più vicine per chi viaggia in auto sono quelle di Rocca di Capri Leone, a soli 4 km e S. Agata di Militello, a 10 km dal paese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In treno, i viaggiatori possono scendere alla Stazione di S. Agata di Militello e proseguire in bus o navetta fino in centro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/wEWbV-yQcQ0">https://youtu.be/wEWbV-yQcQ0</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 07:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeo Trek e Parchi Archeologici in Sicilia - Parco Archeologico GIBIL GABIB -  Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000036B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’area archeologica di Gibil Gabib di <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">Caltanissetta</a></i>, nota anche come Gibil-Gàbel, chedall'arabo ǧabal Ḥabīb 'monte di Habib', è un sito archeologico posto a 5 km a sud della cittadina, su una collina che domina la valle del fiume Salso. </span><span class="fs14lh1-5">Il sito è datato al VII secolo a.C.. Verso la metà del VI secolo a.C. l’abitato entra in contatto con i greci di Akragas, e viene quindi ellenizzato e successivamente trasformato in avamposto militare. A quest’epoca risale una fortificazione, che incluse al suo interno anche un edificio sacro dei primi del VI secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Parco-archeologica-Gibil-Gabib-CL.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ai piedi della collina si estendevano due necropoli da cui provengono i corredi con ceramica a figure rosse siceliota che presentano tracce di insediamenti risalenti all'epoca preistorica e tracce di insediamenti indigeni risalenti al VII secolo a.C. Sono stati rinvenuti oggetti di uso quotidiano provenienti dagli insediamenti abitati, e testimonianze dell'esistenza di un culto rappresentato da una statua di divinità femminile. <span class="cf1">I reperti di questo sito sono custoditi presso il Museo Archeologico di Caltanissetta.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Parco-archeologica-Gibil-Gabib-CL23cop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sito è datato al VII secolo a.C. Nella metà del VI secolo a.C. il centro entra in contatto con i greci di Akragas, venendo ellenizzato e successivamente trasformato in <i>phrourion</i>, avamposto militare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli scavi in quest'area furono iniziati alla metà dell'Ottocento dal Landolina di Rigilifi. Intorno al 1880 fu indagato da F. Cavallaro e da Antonino Salinas. Gli scavi vennero ripresi con maggiore vigore negli anni cinquanta del secolo scorso, con le ricerche condotte da Dinu Adameșteanu. L'ultima, infine, risale al 1984. </span><span class="fs14lh1-5">Proprio intorno alla metà del Novecento vennero portati alla luce alcuni ambienti risalenti al VI secolo a.C., parti della cinta muraria e alcuni oggetti di ceramica riferibile alla facies di Castelluccio Bronzo Tardo, mentre negli anni ottanta è stato riportato alla luce un vero torrione di difesa della metà del VI secolo a.C. Tale scoperta si è rivelata di notevole importanza, poiché ha consentito di chiarire la destinazione delle cinte murarie rinvenute quasi trenta anni prima.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Parco-archeologica-Gibil-Gabib-CL2cop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sito</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dagli scavi presso gli ambienti sono stati rinvenuti vasi, oggetti di uso quotidiano, piatti e lucerne. Sono state inoltre ritrovate anche una statua di divinità fittile femminile e una testina fittile di offerente che testimoniano l'esistenza di vari spazi dedicati al culto ed alla venerazione nell'abitato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ai piedi dell'altura si estendevano due necropoli da cui provengono i corredi con ceramica a figure rosse siceliota.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Principali caratteristiche del sito sono:</span></div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tracce di insediamenti risalenti all'epoca</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">preistorica</span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5">Tracce di insediamenti</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">indigeni</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">risalenti al</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">VII secolo a.C.</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">Successivamente, tali nuclei abitati risentirono dell'influsso</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">ellenico</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">e in seguito (VI secolo a.C.) venne realizzata una</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">fortificazione</span><span class="fs14lh1-5">, che incluse al suo interno anche un edificio sacro dei primi del VI sec..</span></div><div class="imTAJustify fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5">Due</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">necropoli</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">collocate ai piedi della collina, dalle quali provengono alcune</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">ceramiche</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">dell'arte</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">siceliota</span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5">Oggetti di uso quotidiano provenienti dagli insediamenti abitati, e testimonianze dell'esistenza di un</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">culto</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">rappresentato da una statua di</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">divinità</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">femminile.</span></div><div class="imTAJustify fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter fs14lh1-5"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Parco-archeologica-Gibil-Gabib-CL3cop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Presso l’area archeologica di Caltanissetta, si possono scoprire resti del VI secolo a.C., tra cui cinte murarie, oggetti legati alla facies di Castelluccio Bronzo Tardo, nonché una fortezza che serviva come difesa militare e risalente all’epoca citata. Tali ritrovamenti hanno contribuito a ricostruire una sezione di storia di Caltanissetta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><b>Guarda il Video</b></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><b><br></b></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/EujT-Ee_XG0">https://youtu.be/EujT-Ee_XG0</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 07:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa visitare a Enna - La Torre Pisana del Castello di Lombardia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000036A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Torre Pisana è la torre principale tra le sei sopravvissute del medievale </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?castello-di-lombardia-enna" target="_blank" class="imCssLink">Castello di Lombardia</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, nella propaggine orientale di Enna, nonché la maggiore attrazione turistica della città. Monumento iconico della </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--enna" target="_blank" class="imCssLink">città di Enna</a></i><span class="fs14lh1-5">, è la più alta, bella e meglio conservata. Denominata dagli arabi torre delle Aquile si erge dal lato del piazzale di San Nicola e risulta chiaramente visibile anche a distanza dal nord della provincia. Probabilmente la maggiore attrazione del maniero la struttura massiccia viene ingentilita da una finissima merlatura guelfa di restauro.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/torrepis1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Torre Pisana fu così chiamata perché i normanni l'avevano affidata in custodia a una guarnigione composta da loro alleati pisani. Durante la dominazione degli Arabi fu conosciuta con il nome di Torre delle Aquile per via dei rapaci provenienti dai vicini </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Monti Nebrodi</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> che vi volteggiavano attorno. L'edificio svetta a oltre 970 m d'altitudine tra le cortine dell'imponente Castello di Lombardia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/torrepis3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La costruzione della torre risale al Duecento, epoca in cui ebbe una funzione di avvistamento, comunicazione e soprattutto di difesa del palatium e della corte, ma anche di tutto il castello. La torre infatti sorge di fronte la residenza reale, in quello che è denominato “cortile di San Nicolò”, in senso trasversale rispetto all’impianto palazziale e in una posizione dalla quale era possibile controllare la città, le vie d’accesso e ogni parte della fortezza. La Torre Pisana fu fatta realizzare da</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?federico-ii-di-svevia---lo-stupor-mundi" target="_blank" class="imCssLink"> Federico II di Svevia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e le venne dato questo nome perché a quel tempo della sua difesa si occupò una guarnigione di soldati pisani. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/torrepisint1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La struttura si sviluppa su tre elevazioni e vi si aprono pregevoli finestre a sesto acuto. In origine l’accesso avveniva sul lato meridionale, attraverso una scala realizzata sui resti del palatium di epoca sveva e dotata di una passerella, che all’occorrenza veniva ritirata. </span><span class="fs14lh1-5">All’interno la torre Pisana presenta un piano terra piuttosto alto, con copertura realizzata con un solaio ligneo poggiante su mensole litiche originarie. Il piano terra in origine era di dimensioni più grandi, la cavità presente sul muro occidentale, detta “fossa delli dannati”, si apriva sul pavimento e nel muro meridionale vi era un’alta arcatura a tutto sesto. Inoltre in questo piano non era presente la scala che adesso conduce al calpestio del soffitto del piano rialzato, che a sua volta è sormontato da una copertura a crociera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/torrepis5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft cf1">La scala interna, che si addossa a una parete, è un suggestivo susseguirsi di gradini in pietra alti e possenti, che conducono alla sommità. Vi si aprono finestre a sesto acuto di rara fattura.</span> La scala è alquanto caratteristica poiché per metà della sua altezza è realizzata sullo spessore delle mura. Una seconda rampa di scale consente di raggiungere la terrazza con la tipica merlatura guelfa, da cui si gode una splendida vista che spazia su una vasta parte del territorio dell’isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/torrepis4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">Di struttura in pietra viva, la torre è visibile dalle vallate sottostanti per decine di chilometri da tutte le direzioni, e si distingue per la merlatura guelfa di restauro.</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Un giro dentro la Torre - Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/X8lU3W_4lJg">https://youtu.be/X8lU3W_4lJg</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 07:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Vulcani di Sicilia - IL MARSILI]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Geografia_della_Sicilia"><![CDATA[Geografia della Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000369"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Marsili è un vulcano sottomarino localizzato nel Tirreno meridionale e appartenente all'arco insulare </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Eoliano</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Si trova a circa 140 km a nord della Sicilia e a circa 150 km a ovest della Calabria ed è il più esteso vulcano d'Europa. È stato indicato come potenzialmente pericoloso, perché potrebbe innescare un maremoto che interesserebbe le coste tirreniche meridionali</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/marsili1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Marsili, con i suoi 70 km di lunghezza e 30 di larghezza, è il vulcano più esteso d’Europa. Appartenente alla famiglia degli stratovulcani, la sua superficie è di circa 2.100 km2 ma, ad un occhio poco attento, sembrerà invisibile. Questo perché la sua cresta si trova a circa 500 metri sotto il livello del mare, il Tirreno &nbsp;a metà strada tra Napoli e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Un gigante adagiato a circa tre chilometri sul fondo del mare, con il naso all’insù a poco più di 500 metri sotto il livello del mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/marsili2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scoperto negli anni venti del XX secolo e battezzato in onore dello scienziato italiano Luigi Ferdinando Marsili, questo vulcano sottomarino è stato studiato a partire dal 2005 nell'ambito di progetti strategici del CNR per mezzo di un sistema sonar multifascio e di reti integrate di monitoraggio per osservazioni oceaniche. Con i suoi 70 km di lunghezza e 30 km di larghezza (pari a 2100 chilometri quadrati di superficie) il Marsili rappresenta uno dei vulcani più estesi d'Europa. Il monte si eleva per circa 3000 metri dal fondo marino, raggiungendo con la sommità la quota di circa 450 metri al di sotto della superficie del mar Tirreno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/marsili3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scoperto negli anni venti del XX secolo e battezzato in onore dello scienziato italiano Luigi Ferdinando Marsili, questo vulcano sottomarino è stato studiato a partire dal 2005 nell'ambito di progetti strategici del CNR per mezzo di un sistema sonar multifascio e di reti integrate di monitoraggio per osservazioni oceaniche[5]. Con i suoi 70 km di lunghezza e 30 km di larghezza (pari a 2100 chilometri quadrati di superficie) il Marsili rappresenta uno dei vulcani più estesi d'Europa. Il monte si eleva per circa 3000 metri dal fondo marino, raggiungendo con la sommità la quota di circa 450 metri al di sotto della superficie del mar Tirreno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/marsili4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bacino del Marsili</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'area batiale costituita dal bacino del Marsili è caratterizzata da un basamento a crosta oceanica (o pseudooceanica) con uno spessore crostale ridotto a soli 10 km, analogo a quello dell'area batiale dell'adiacente bacino del Vavilov, sito a occidente del Marsili. La presenza di una crosta sottile è tipica del vulcanismo di retro-arco, dove predominano le rocce tholeiitiche[6]. I bacini di Marsili e Vavilov sono divisi da una soglia batimetrica con direzione Nord-Sud e spessore crostale di 15 km, quindi più elevato. Il bacino del Marsili è il settore oceanizzato più recente del bacino di retro-arco del Mar Tirreno, ancora immaturo, e il monte sottomarino Marsili, che ne occupa la parte assiale, costituisce l'unico elemento significativo, dal punto di vista topografico, della piana abissale. Secondo l'interpretazione di Marani, il vulcano sottomarino Marsili è un centro di espansione dilatato del bacino Marsili[8]. Nel bacino del Marsili, ma anche del Vavilov, a circa 80 metri di profondità sono stati trovati grandi giacimenti di depositi di rame, ferro, piombo, zinco e manganese che in un prossimo futuro potrebbero essere sfruttati economicamente.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/marsili5.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Rischi potenziali</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I fenomeni vulcanici sul monte Marsili sono tuttora attivi e sui fianchi si stanno sviluppando numerosi apparati vulcanici satellitari. I magmi del Marsili sono simili per composizione a quelli rilevati nell'arco Eoliano, la cui attività vulcanica è attribuita alla subduzione di antica crosta Tetidea (subduzione Ionica). Si stima che l'età d'inizio dell'attività vulcanica del Marsili sia inferiore a 200.000 anni. Sono state inoltre rilevate tracce di collassi di materiale dai fianchi di alcuni dei vulcani sottomarini i quali potrebbero aver causato maremoti nelle regioni costiere tirreniche dell'Italia meridionale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/marsili6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Assieme al Magnaghi, al Vavilov e al Palinuro, il Marsili è inserito fra i vulcani sottomarini pericolosi del mar Tirreno.Mostra, come già avvenuto per il Vavilov, il rischio di un esteso collasso in un unico evento di un crinale del monte. Inoltre, rilievi idrogeologici fatti in acque profonde indicano l'attività geotermica del Marsili insieme a quella di: Enareta, Eolo, Sisifo, la Secca del Capo e altre fonti idrotermali profonde del Tirreno meridionale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/marsili7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel febbraio 2010 la nave oceanografica Urania, del CNR, ha iniziato una campagna di studi sul vulcano sommerso. Sono stati rilevati rischi di crolli potenzialmente pericolosi che testimoniano una notevole instabilità. Una regione significativamente grande della sommità del Marsili risulta inoltre costituita da rocce di bassa densità, fortemente indebolite da fenomeni di alterazione idrotermale; cosa che farebbe prevedere un evento di collasso di grandi dimensioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sismologo Enzo Boschi, ex presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha dichiarato:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">«<i>La nostra ultima ricerca mostra che il vulcano non è strutturalmente solido, le sue pareti sono fragili, la camera magmatica è di dimensioni considerevoli. Tutto ciò ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe entrare in eruzione in qualsiasi momento.</i>»</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">«<i>Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un'onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi, ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione. Quello che serve è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità</i>.»</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'effettiva probabilità di un collasso tale da innescare un maremoto non è però ancora chiara.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/p-rirq3LPFQ">https://youtu.be/p-rirq3LPFQ</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 07:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Turismo Religioso e Luoghi di Culto in Sicilia - BASILICA DI SAN SEBASTIANO MARTIRE e la sua Legenda - Melilli, Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000368"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La basilica DI SAN SEBASTIANO MARTIRE di </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani-da-visitare--melilli---siracusa" target="_blank" class="imCssLink"><b><i>Melilli</i></b>,</a></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, sorge poco distante dal sito della grotta “Carcarella”, dove in una edicoletta era effigiata l’immagine di San Sebastiano e dove fu eretta la prima Chiesa ad un’unica navata, dopo la traslazione, il 1° maggio 1414, della statua del Bimartire, ritrovata nei pressi dell’insenatura di Stentinello fra i rottami di una nave, forse inglese, naufragata a causa di una tempesta. La prima Chiesa, con la facciata rivolta a nord, fu distrutta completamente dal terremoto del 1693; solo il Simulacro di San Sebastiano rimase intatto. Nel 1702 furono costruite a servizio della Chiesa le logge per la fiera. I tre portali della facciata in legno sono stati sostituiti con altrettanti in bronzo, opera del maestro catanese Domenico Girbino: in quello centrale sono raffigurati i temi della vita e della devozione a San Sebastiano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ssebameli1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La leggenda narra che, nel 1414, gli augustanesi avessero trovato una pesante cassa con al suo interno un simulacro, a quanto pare perso da una nave di passaggio. Provarono a portarlo con sé verso Augusta, ma non ci riuscirono, perché il carico risultò troppo pesante. Dopo diversi tentativi, i melillesi riuscirono a portare con sé il simulacro, come se questo volesse andare proprio con loro. I melillesi allora costruirono la prima chiesa per San Sebastiano, con la facciata rivolta verso nord, che fu però distrutta completamente dal terremoto del 1693, da cui solo il simulacro di San Sebastiano rimase intatto. Della primitiva costruzione edificata a poca distanza dal sito rupestre della Grotta della Carcarella, posta sul retro della chiesa attuale, sono pervenute solo le colonne facenti parte delle strutture della canonica della parrocchia. Nel 1718 una parte delle strutture è realizzata da Girolamo Palazzotto. Il 13 Dicembre 1990, col terremoto di Santa Lucia o terremoto di Carlentini del 1990 le strutture sono soggette ad interventi di manutenzione e di restauro. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ssebameli2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il sagrato con motivi geometrico-floreali di alto pregio artistico è raccordato al piano stradale da due gradini in pietra, adiacente alle strutture ubicate sul lato destro, a ridosso dell'altura, ove prende avvio il monumentale Loggiato. La chiesa si presenta con una monumentale facciata in stile barocco, divisa in tre parti. Su ognuna di queste parti campeggia la scritta: "TEMPLVM - SANCTI SEBASTIANI – MARTYRIS”. In alto possiamo trovare le tre campane della basilica. Un vero spettacolo. Il portale principale reca una scena del martirio tramite frecce, mentre gli ingressi minori sono contraddistinti dalla presenza dei Simboli del martirio: frecce, palma (martirio) e corona (fedeltà). Interno Impianto a croce latina ripartito in tre navate per mezzo di pilastri, sette campate con archi a tutto sesto per lato, due absidiole laterali senza transetto. La volta della nave principale è abbellita con apparato pittorico realizzato tra il 1759 e il 1763 da Olivio Sozzi: Gloria di San Sebastiano e la Beata Vergine mediatrice di tutte le Grazie, due medaglioni raffiguranti il Trionfo della Fede e la Pace e la Giustizia, dipinti su tela applicati al legno del soffitto. Ai margini quattro dipinti a tempera raffiguranti le virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza. Le calotte di ogni singola cappella laterale sono ricoperte con dipinti a tempera raffiguranti le Virtù: navata sinistra le allegorie Fortezza, Verginità, Devozione, Misericordia, Purezza e Obbedienza. Navata destra: Umiltà, Grazia divina, Fede, Costrizione, Castità, Vittoria e Costanza. Altare maggiore La sopraelevazione dell'altare versus Deum è costituita da una coppia di colonne binate sormontate da capitelli corinzi a sostegno di timpani sovrapposti e spezzati, all'interno la raffigurazione dei simboli del martirio: Corona e Palme. Sulle cimase del timpano sono adagiate le due statue raffiguranti la Fede e la Fortezza. Sul paliotto della mensa la raffigurazione della Pia vedova Irene che medica San Sebastiano ferito, opera marmorea dello scultore palermitano Ignazio Marabitti. Nell'edicola centrale è collocato il dipinto raffigurante il Martirio di San Sebastiano, copia dell'originale di Olivio Sozzi distrutto nel 1946, opera di Giovanni Valenti da Niscemi 1992. Il quadro cela la nicchia ove è riposta la statua del bimartire. Il venerato simulacro è svelato durante i due cicli di ricorrenze liturgiche.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo il terremoto del 1693 che distrasse la prima Chiesa (di cui si conservano solo le colonne nell’atrio), nel 1695 cominciano i lavori per la costruzione dell’attuale D. che nel 1705 viene affidata a Francesco Rinaldi capo maestro. Il Santuario, vera e propria testimonianza di un prestigio fondato sulla devozione dei pellegrini, avrebbe richiesto di volta in volta la partecipazione degli architetti, scultori, pittori di Catania, Sortine, Siracusa, Palermo e delle maestranze locali per l’esecuzione. </span><span class="fs14lh1-5">È dunque a maestri come Francesco Rinaldi. all’opera nel 1705. o Francesco Pattavina, nel 1712. che i Rettori si rivolgono all’ini/io per la messa in opera dell’edificio; poi nel 1718, si assiste ad un salto di qualità, allorché si chiama Geronimo Palazzotto, capo maestro della città di Catania. Fra il 1720 e il 1763 i lavori procedono lentamente mentre contemporaneamente si infittiscono le ordinazioni per la decorazione interna.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ssebameli3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Prospetto</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In pietra intagliata su progetto dell’architetto Nicolo Sapia di Siracusa (1762); eseguita da Luciano Ali e Carmelo Mudano da Siracusa nel 1763.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Portale in bronzo opera dell’artista Domenico Girbino da Catania (1980).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La narrazione si apre in alto a destra con la scena della predicazione della parola presso i Gentili; segue sulla sinistra il Santo legato ad un albero mentre subisce il martirio. Al centro sempre a sinistra, è raffigurata con poche notazioni allusive la visita in carcere di Irene, mentre a destra è la gloria di S. Sebastiano che ascende i cicli; nella parte inferiore destra si vedono il sepolcro (in scorcio), sopra il quale si innalza il Santo, e le Figure-simboli della Speranza, della Fede e della Carità, recanti l’ancona, la fiaccola e la fiamma. A sinistra, concludono il racconto i cosiddetti “Nudi”, e sullo sfondo // loggiato della piazza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ssebameli5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Navata Centrale</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Soffitto: Pitture in tela applicata al legno di Olivio Sozzi del 1754. Al centro D: La Gloria di San Sebastiano rivestito dell’armatura su una nube trasportata dagli angeli dei quali uno tiene la palma della vittoria, un altro l’elmo. Più in alto è possibile ammirare la Vergine Mediatrice di tutte le Grazie che siede sovrana tra Dio e San Sebastiano. Accanto è un angelo che dalla Trinità ha ricevuto la corona per posarla sul capo di San Sebastiano; altri due angeli presentano a Dio e agli uomini gli strumenti della vittoria di San Sebastiano: la freccia e l’arco. Ancora più in alto è rappresentata la Trinità.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per altri due squarci compaiono due pezzi di ciclo in cui si affacciano: in quello verso l’altare due angioletti sorreggenti l’uno una corona di alloro, l’altro una palma; in quello verso il pronao altri due angioletti di cui uno porta la mazza con la punta terrea, I “altro si avvolge quasi impicciato nelle strisce bianche svolazzanti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Pavimento: in marmo a tarsie B. Disegno di Nicolo Daniele da Catania, eseguito da Tommaso Privi-tera da Catania nel 1773.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’altare della Cappella della Madonna del Rosario (navata sinistra), l’altare e il ciborio della Cappella del Sacramento (navata destra), i dodici altari laterali e le pile dell’acqua benedetta, opere tutte in marmo, </span><span class="fs14lh1-5">sono anch’essi di Tommaso Privitera eseguiti nel 1773.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ssebameli4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">All'interno della chiesa sono custodite opere di particolare pregio artistico. La più importante, non solo per la devozione di cui gode, ma anche per la pregevole fattura espressa nell’unicità delle forme, è la</span><span class="cf1"> </span><b><span class="cf1">statua di San Sebastiano</span></b><span class="cf1">. Si tratta di un’opera scolpita sul legno, nella cui manifattura l’artista è rimasto attento ai particolari delle proporzioni fisionomiche umane e nelle espressioni di dolore del volto. La venerata statua ha una storia centenaria che lega la statua del Bimartire ad una serie di eventi miracolosi fra la gente, testimoniati da documenti ufficiali.</span></span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5 cf1">Ogni anno, per i festeggiamenti in onore del santo Patrono, centinaia di fedeli accorrono per venerarne la statua.</span></div></div></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/IxGK9amV4MA">https://youtu.be/IxGK9amV4MA</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 07:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari di Trekking e Naturalistici in SIcilia - RISERVA NATURALE PINO D'ALEPPO - Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002BF"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Pino d’Aleppo si </span><span class="fs14lh1-5">estende tra i fiumi Ippari ed Acate</span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Ragusa</a></i> e occupa una superficie di 3000 ettari, tra i comuni di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani-da-visitare--vittoria-,-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Vittoria</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?da-visitare-in-sicilia---comiso-,-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Comiso</a></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. La località ben si presta come meta ideale per gli amanti delle escursioni all’aperto e per poter osservare la fauna che popola questo angolo di paradiso. Senz’altro, la Riserva è uno di quei tesori inestimabili che appartengono alla </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e all’</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.italyfortourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Italia</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, tra i luoghi da visitare almeno una volta nella vita. </span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva_naturale_pino_aleppo2b.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La riserva è uno di quei ricchi tesori che alimentano l'interesse verso questo territorio: con i suoi 3.000 ettari spalmati sui 12 km del tratto finale del fiume Ippari, la riserva "Pino d'Aleppo" accoglierà turisti e visitatori tra i suoi 40 km di sentieri che si snodano in questo regno della macchia mediterranea e tra i rari Pini d'Aleppo (da cui il nome della riserva), che qui hanno trovato una zona perfetta per riprodursi naturalmente.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva_naturale_pino_aleppo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Visitare la Riserva Naturale Pino d’Aleppo è un’esperienza affascinante innanzitutto perché il territorio che vi accoglierà è tutt’altro che monotono. All’interno di questo immenso bosco crescono gli ultimi esemplari autoctoni di Pinus halepensis, alberi che possono raggiungere anche i dieci metri di altezza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva_naturale_pino_aleppo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Pino d’Aleppo, in particolare, è costituito da una corteccia rossastra e da una folta chioma. Potete riconoscerne un esemplare immediatamente! Infatti, questi alberi hanno un caratteristico aspetto contorto, a &nbsp;causa del vento che, durante la loro crescita, crea delle forme davvero bizzarre.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Riserva, istituita nel 1990, comprende tutto il territorio della parte finale del fiume Ippari. In passato, il fiume veniva utilizzato per il trasporto dei tronchi necessari per creare imbarcazioni o per costruire le abitazioni che sorgevano alla foce del fiume, dove la vegetazione cresceva più rigogliosa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ancora oggi, parte di quella vegetazione è presente nella riserva. Si tratta della cosiddetta macchia mediterranea bassa, costituita ad esempio da rosmarino e ginestre.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Durante una gita nella Riserva Naturale Pino d’Aleppo incontrerete anche l’Ophrys exaltata, rara specie di orchidea selvaggia che qui cresce spontanea, in mezzo ad altre specie più conosciute.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva_naturale_pino_aleppo5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ma non è tutto! La Riserva è popolata anche da una fauna ben nutrita! E’ possibile incontrare numerosi mammiferi, come la volpe, il coniglio e la lepre. Sui rami potrete scorgere il cardellino ed il merlo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In sottofondo, inconfondibile il verso dell’upupa e, se siete fortunati, potrete osservare una delle numerose specie di serpenti che vivono all’interno del parco.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva_naturale_pino_aleppo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Pino d'Aleppo è un'area naturale protetta, meta ideale per gli amanti delle escursioni all’aperto e per poter osservare la fauna che popola questa area protetta. La Riserva comprende la parte finale del corso del fiume Ippari. In passato, il fiume veniva utilizzato per il trasporto dei tronchi necessari per creare imbarcazioni o per costruire le abitazioni che sorgevano alla foce del fiume, dove la vegetazione cresceva più rigogliosa.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva_naturale_pino_aleppo6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per raggiungere la Riserva Naturale Pino d’Aleppo, la strada più facile da percorrere è la SP37, da Marina di Ragusa. In alternativa, sempre dalla località marittima, è possibile usufruire di diversi bus che conducono direttamente al bosco, meta turistica tra le più gettonate nel sud della Sicilia.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 07:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cattedrali e Basiliche in Sicilia - Basilica Minore di Santa Maria Assunta - Randazzo ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000359"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5">Nella parte nord avest dell’Etna, dove iniziano i monti Nebrodi, si trova un bellissimo Borgo medievale con la presenza di tante chiese ma la Basilica di Santa Maria Assunta è la chiesa madre e la sua costruzione attuale risale al 1200 e completata con un appendice rinascimentale del 1500. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Immagina di trovarti a </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?guida-alle-localita-siciliane--randazzo-,-catania" target="_blank" class="imCssLink">Randazzo</a></i><span class="fs14lh1-5">, splendido borgo medievale &nbsp;in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in una piazza che custodisce una basilica gotica di grande fascino: Santa Maria. Secondo la leggenda, la chiesa sorge laddove un pastorello notò un misterioso bagliore davanti all'immagine della Madonna. La Basilica di Santa Maria Assunta di Randazzo, &nbsp;lega le sue origini al ritrovamento di una prodigiosa immagine della Vergine, l’affresco della Madonna del Pileri, scoperto, secondo una tradizione orale, in una grotta sita in prossimità dell’odierna zona absidale della Basilica. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Basilica-di-Santa-Maria3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Punto nevralgico dell’antico quartiere di lingua latina, si avvicendò, tra il 1466 e il 1936 con turno annuale, nel ruolo di matrice con le chiese di San Nicola e di San Martino. Un tempo appartenente all’arcidiocesi di Messina, dal 1844 ricade nella diocesi di Acireale. Il 20 settembre del 1957 Pio XII la erige a parrocchia ab antiquo e la insignisce del titolo di Basilica minore. L’edificio si caratterizza per il suo prospetto dominato dall’alta torre campanaria in stile neo-gotico e per l’alternarsi della pietra lavica con la pietra bianca di Siracusa. All’interno è possibile ammirare gli affreschi seicenteschi della volta della navata centrale dedicati alla Vergine, le pregevoli pale d’altare delle navate laterali databili tra il XVII e il XIX secolo e il tesoro comprendente opere medievali di ambito internazionale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Basilica-di-Santa-Maria2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'edificio in conci squadrati di basalto con contrastanti decorazioni in candida arenaria si presenta con impianto basilicale a croce latina, tre navate ripartite da due serie di colonne monolitiche e tre poderose absidi disposte secondo i canoni normanni. Il piano di calpestio interno è sopraelevato rispetto alla sede stradale, pertanto tutti gli ingressi sono raccordati da scale o rampe di gradini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il soffitto della volta della navata centrale è affrescato con un ciclo di scene ispirati alla vita della Beata Vergine, opera di Filippo Tancredi realizzata nel 1682. Le decorazioni e gli ornamenti delle finestre riproducono soggetti della flora e della fauna locale, le vetrate artistiche sono state realizzate nel XX secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Basilica-di-Santa-Maria1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Dal punto di vista planimetrico l’edificio presenta il consueto schema basilicale: un corpo longitudinale a tre navate con transetto e tre absidi. Il corpo longitudinale è diviso in navate da due file di colonne con capitelli di ordine corinzio sormontati da “dadi” brunelleschiani su cui poggiano le imposte degli archi a tutto sesto. </span><span class="fs14lh1-5">L’effetto ottico dell’originaria architettura esterna è straordinario. Il compatto paramento murario, costruito con pesanti blocchi squadrati di pietra basaltica di lava nera di diversa misura, fa sembrare la costruzione straordinariamente imponente. La sua particolare articolazione formale accentua il carattere di “chiesa-fortezza”, messo in risalto anche dai merli decorativi posti sopra le piccole absidi laterali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Basilica-di-Santa-Maria6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il prospetto principale racchiude un’alta torre campanaria costruita tra 1852 e 1863 in stile neo gotico su progetto di Francesco Saverio Cavallari sul modello delle facciate-torri d’oltralpe, in cui l’uso predominante della pietra lavica si alterna alla pietra bianca di Siracusa tesa a rimarcare le traforature, le ghimberghe e la svettante guglia terminale. L’odierna struttura architettonica, costruita in conci basaltici squadrati su un’asperità rocciosa che si conclude nel punto di congiunzione tra l’impianto basilicale delle navate e il transetto, ha subito non pochi inserti nel corso dei secoli. La muratura è impostata su uno zoccolo al di sopra del quale sono feritoie longitudinali che permettono l’illuminazione degli ambienti della cripta. La nitida superficie basaltica è interrotta soltanto dalla decorazione ad archetti ciechi a tutto sesto del coronamento dell’abside centrale e ad archetti pensili per le minori. Diversi interventi hanno subito invece i paramenti murari dei prospetti laterali, sempre in conci lavici e con l’apertura di bifore e monofore ascrivibili al periodo rinascimentale. Di notevole interesse i due ingressi laterali con chiari rimandi all’architettura gotico-catalana. Nella lunetta del portale meridionale è una piccola Madonna con Bambino di scuola pisana, scultura in marmo bianco ascrivibile al sec. XIV.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La basilica di Santa Maria costituisce il nodo nevralgico dell’omonimo quartiere di originaria lingua latina, creato come avamposto sull’asse est-ovest della città, su cui sorgono anche le chiese di San Nicola e di San Martino, nei rispettivi quartieri di antica lingua greca e lombarda che scandivano i nuclei medievali della cittadina etnea, triade di edifici ecclesiastici che a turno annuale si avvicendarono nel ruolo di matriciato tra il 1466 e il 1936, anno a partire dal quale Santa Maria assumerà il titolo di chiesa madre. Secondo una tradizione orale, non supportata da alcuna documentazione scritta, il culto della Vergine a Randazzo è legato al ritrovamento dell’affresco della Madonna del Pileri in una grotta il cui sito era in prossimità dell’odierna zona absidale della basilica. La leggenda sottolinea la scoperta dell’immagine, compiuta da un pastore, in un anfratto il cui ingresso era stato reso inaccessibile da quanti volevano proteggere la sacra icona dalle distruzioni iconoclaste o dalle scorrerie arabe. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Basilica-di-Santa-Maria7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al di là della tradizione, accolta dalla storiografia locale, va sottolineato che l’opera era collocata su un altare posto in prossimità del secondo intercolumnio della navata sinistra dell’edificio, quindi in posizione non centrale, al di sopra – si presume – del luogo dell’antico ritrovamento e ivi restò fino al 1884 quando, unitamente all’altare barocco, fu spostata nel presbiterio ed in seguito nascosta da una nuova icona perché deperita. Solo nel 1962 l’antica icona fu restaurata e collocata a ridosso della parete settentrionale, in corrispondenza dell’ingresso laterale dell’edificio. Fortemente compromessa dallo scorrere dei secoli e da continue ridipinture, la Vergine è rappresentata nell’atto di indicare verso il Bambino, che regge sul fianco sinistro, dunque come Odigitria, elemento che ci induce a rimarcare la cifra stilistica bizantina dell’immagine. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Basilica-di-Santa-Maria4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’edificio religioso, pur non essendo mai stato eretto a santuario, presenta oggi e ancor più presentava in passato, peculiari elementi di pietà popolare legati alla prodigiosa immagine della Vergine Maria. Attorno al suo culto ruotano le vicende storiche della chiesa contrassegnate da un continuo miglioramento delle strutture e degli arredi, dalla concessione di indulgenze e della fiera franca in corrispondenza delle festività agostane, che solo un flusso molto consistente di pellegrinaggi poteva garantire. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">Il tesoro della Basilica</b></div><div><span class="fs14lh1-5">la basilica possiede anche un tesoro artistico di grandissimo valore:tra tutti il più importante è un libretto di preghiera della baronessa Giovannella de Quatris. Nel libretto, esternamente,ci sono valve in avorio scolpito e all'interno foglietti in pergamena con miniature riferite alla Madonna e alla passione di Cristo.Un'altra opera di grande valore è il alice di Pietro II d'aragona datato sec. XIV.un valore aggiunto lo danno gli smalti che lo adornano. Pregevole l'ostensorio da processione,alto m 1.50 in argento dorato. Un'altra opera di valore è un paliotto d'altare ricamato in oro e cosparso da perline autentiche.Una collana d'ambra e vari oggetti d' avorio,una mazza in argento massiccio,ostensori e reliquiari,sono altri oggetti che vanno a chiudere questo immenso tesoro. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Basilica-di-Santa-Maria5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L'interno della basilica è ricchissimo di opere d'arte: vi è un'affresco della madonna del "Pilieri",poi vi sono delle misure aragonesi del sec. XIV,una fonte battesimale del 1565,un quadro raffigurante il Battesimo di Gesù del 1895, la Crocifissione del 1656,una rappresentazione della salvezza di Randazzo del sec. XVI,la Sacra Famiglia del 1823, l'assunzione di Maria Vergine del 1810, la tomba a mausoleo della baronessa De quatris del 1564,un Crocifisso ligneo risalente al sec, XVII; la Dormizione,l'Assunzione ed Incoronazione di Maria Vergine del 1548,un quadro raffigurante l'Incoronazione di Maria Verginedel 1810.Ed ancora:una Madonna col Bambino del 1866,l'Altare Maggiore del 1663,il ciborio marmoreo del 1593,un quadro della Pentecoste del sec. XVI,l'Annunciazione di Maria Vergine del 1810,il martirio di San andrea del 1820,il martirio di San Lorenzo e di San Sebastiano del 1614,il martirio di Sant'Agata del sec. XVII ed infine gli affreschi della volta del sec. XVI.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 16 Nov 2025 06:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da visitare- CANICATTI' - Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000363"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A metà strada tra </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/agrigento-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> su un territorio collinare, sorge Canicattì il cui nome affonda le radici nel fascino della cultura araba. Il nome deriva, infatti, &nbsp;dall'arabo al - Quatah e testimonia l'esistenza di una fortificazioneall'epoca del dominio islamico. Ogni stradina del centro storico è un mondo che si svela, un cammino ricco di storia e mito. Le numerose chiese, palazzi e monumenti sono di straordinario interesse artistico e architettonico. Feudo dei Palmeri, e poi dei De Crescenzi che nel 1467 ne ampliarono l'abitato, il paese appartenne anche ai Bonanno dal 1507 al 1819. Con il casato Bonanno la città conobbe un considerevole incremento demografico; i feudatari, prima baroni, poi duchi e infine principi della Cattolica, fecero costruire splendidi edifici e fontane. L'ultimo dei Bonanno, nel 1819, cedette la signoria di Canicattì al Barone Gabriele Chiaramonte Bordonaro.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/canicatt1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sorge a 365 metri di altitudine ed è lambito dal fiume Naro. Il suo nome trae origine da una espressione araba che significa roccia, fortezza, fortilizio di fango. E poichè tale nome fu imposto durante la dominazione araba, è probabilmente in questo periodo che Canicatti vide la luce. Il geografo arabo Edrisi cita la zona su cui sorse il paese con la parola "Al Quatta" (tagliatore di pietra), mentre bisogna attendere il 1400 per trovare, su un documento notarile, la denominazione Candicattini", dal latino Candicattinum, nome dato ad un piccolo torrente fangoso che attraversava il feudo e la valle. C'è molta incertezza, quindi, sulle origini di Canicattì e sul suo nome. Dopo la dominazione araba, la città venne rifondata dal nobile Salvatore Palmeri (1089). Non ebbe, però, grande importanza questo piccolo centro dell'entroterra; e, infatti, non si fa più cenno ad esso se non nel 1393 quando risultò signore di Canicattì Luca Formoso, che prese parte alla congiura di Andrea Chiaramonte contro il Re Martino. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/canicatt4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal 1404 entrò a far parte della Comarca di Naro e, in questo periodo, venne favorito l'incremento del paese, che si trasformerà in Comune il 3 febbraio 1467, quando il Vicerè Lope Ximenes concesse al milite Andrea De Crescenzo la licenza populandi (la licenza di popolare). Nel 1500, suoi nuovi signori furono i baroni Bonanno. Un secolo dopo, la popolazione di Canicattì superava già le 1700 unità e la città venne abbellita dal Duca Giacomo I con Chiese (la Badia con l'attigua Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo), conventi, giardini; e si insediarono molte nuove nobili famiglie e diversi ricchi borghesi, che emergeranno economicamente che politicamente nel XVIII secolo. Alla fine del 1600 si consolidò il culto a San Diego. Per quanto riguarda l'economia, cospicua e risultata sempre l'agricoltura. Ma negli ultimi decenni, la zona di Canicattì è una delle zone vinicole più conosciute in Europa. I vigneti hanno portato lavoro e ricchezza, come si registra dal buon incremento del reddito medio pro-capite e dai numerosi villini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/canicatt3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La principale via cittadina è corso Regina Margherita, chiamato comunemente "Corso", che si dirama dalla chiesa di San Diego. Piazze di importanza rilevante sono piazza IV Novembre e largo Aosta. Altro punto di riferimento è il ponte di ferro decorato con murales raffiguranti papa Giovanni Paolo II e personaggi cittadini. </span><span class="fs14lh1-5">I principali quartieri sono quelli di Borgalino e della Badìa, siti nel centro storico, nella parte alta della città; l'Acquanova, situato attorno al punto in cui si trovava l'omonima fontana che serviva da abbeveratoio; Rovitelli, vicino a Largo Aosta (la principale piazza del comune e sede della stazione degli autobus); gli altri quartieri prendono più che altro il nome dalle parrocchie adiacenti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/canicatt2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel centro storico, di origine medievale, si respirano atmosfere antiche nei vicoli, nei cortili, nei palazzi signorili e nelle tante chiese, tra le quali spicca la Chiesa Madre, con la splendida facciata progettata da Ernesto Basile. Il Corso Umberto prende inizio da Largo Savoia, ingentilito dalla presenza della Chiesa di S. Diego, e si conclude in Piazza IV Novembre, dove è collocata la statua di Padre Gioacchino La Lumia, molto venerato dalla popolazione. A tracciare quest’ampia strada fu il principe Giacomo I Bonanno, che nel 1619 acquisì la baronia del paese e poi ne abbellì il volto, meritando l’appellativo di “nuovo fondatore di Canicattì”. A lui si deve la realizzazione di tre fontane una delle quali, addossata alla Chiesa del Purgatorio, raffigura Nettuno ed è chiamata dalla gente del luogo “Petreppàulu”. Appellativo nato dalla storpiatura di “pietra che parla” traduzione di quel lapis ipse &nbsp;loquax presente nell’epigrafe.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare a Canicattì</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da Palermo: Autostrada A19 Pa-CT, uscita Caltanissetta. Proseguire su SS 640 (scorrimento veloce Agrigento-Caltanissetta) in direzione di Agrigento, sino al bivio per Canicattì su SS 122 e SS 123.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da Agrigento: SS 640 (scorrimento veloce Agrigento-Caltanissetta) in direzione di Caltanissetta, sino al bivio per Canicattì su SS 122 e SS 123.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><br></div></div><a href="https://youtu.be/EXCDOLUxNqU">https://youtu.be/EXCDOLUxNqU</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 08:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Turismo Religioso e Luoghi di Culto in Sicilia - Regale Abbazia-fortezza di Santa Maria dell'Alto]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000030A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Regale Abbazia-F</span><span class="imTALeft fs14lh1-5">ortezza</span><span class="fs14lh1-5"> di Santa Maria dell'Alto, chiamata popolarmente Madonna dell'Alto, è una chiesa bizantino-normanna fondata dal conte Ruggero I d'Altavilla nel 1072 a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--mazara-del-vallo" target="_blank" class="imCssLink">Mazara del Vallo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Erroneamente si cita come cofondatrice la figlia Giuditta che fondò invece il monastero cistercense femminile sul monte delle Giummare di Sciacca, di cui era signora.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'Abbazia fu dapprima tenuta dai monaci di rito greco ed è citata con in titolo di S. Maria de Mazara in un diploma di re Ruggero II, datato 1145, con il quale il re la rende dipendente dall'Archimandritato del Santissimo Salvatore di Messina. Dal 1567 al 1811 fu commenda dei cavalieri della Religione di San Giovanni di Gerusalemme (ora Sovrano militare ordine di Malta).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/regaleabbaziamadonnaalto1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa subì diverse modificazioni e distruzioni nei secoli, ma conserva tuttora molte delle caratteristiche originarie come la facciata, che presenta un protiro sulla cui parete sinistra si aprono due archi a sesto acuto, e il portale del XIV secolo. All'interno della chiesa, sono ancora presenti in due nicchie laterali "coerenti col rito bizantino", la prothesis sul lato a nord e il diaconicon sul lato a sud, con due affreschi originari bizantini (dei quali uno gravemente mutilo) raffiguranti San Basilio e San Giovanni Crisostomo. Nel 1876 si registrava la presenza nel sito di una urna romana, usata come lavabo e ora custodita nella Cattedrale di Mazara del Vallo, di un capitello in stile corinzio liscio scavato per essere utilizzato come acquasantiera e di una colonnina che lo sosteneva, ora custoditi nel Museo Diocesano. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/regaleabbaziamadonnaalto3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella grande nicchia centrale è collocata la statua marmorea della Madonna col Bambin Gesù, firmata "Iacobi Castegniola manu" (per gli studiosi Giacomo Cassignola). Rimangono oggi un incensiere con la sua navetta e un ostensorio, tutti in argento e con gli stemmi delle famiglie Burgio e Riggio, con croce di Malta. Nel 1873 fu ceduta alla diocesi di Mazara del Vallo con l'impegno di tenere la chiesa aperta al culto. Dichiarata "dal punto di vista storico-artistico di importante interesse" nel 1931 dal Ministero della pubblica istruzione, fu dotata di personalità giuridica con decreto reale del 28 marzo 1938. Solennità dell'Abbazia è l'Assunzione della Beata Vergine Maria in cielo il 15 agosto, preceduta da una storica Quindicina. È aperta al culto ogni giorno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/regaleabbaziamadonnaalto2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Erroneamente scambiata con una Abbazia dello stesso nome, fondata a Sciacca sul Monte delle Giummare, la nostra Abbazia è stata soprannominata "delle giummare" equivoco antico che si mantenuto fino al presente. L'Abbazia fu dapprima tenuta dai monaci di rito greco (in: Lubin Agostino, Abbatiarum Italiae brevis notitia, Romae, Komarek, 1693, p. 9) e dal 1154 dipendente dall'Archimandritato del SS.mo Salvatore di Messina. Aggregata nel 1444 all'Abbazia di S. Maria di Gangi Vecchio, divenne Abbazia benedettina. Passata poi al regime di commenda ebbe tra gli abati commendatari il Card. Giovanni Salviati e il famoso intellettuale Ottavio Pacato. Dal 1567 al 1811 fu Commenda dei Cavalieri della Religione di San Giovanni di Gerusalemme (ora Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta. Nella chiesa, in due nicchie laterali, coerenti con la liturgia bizantina, sopravvivono due affreschi bizantini (uno gravemente mutilo) raffiguranti San Basilio e San Giovanni Crisostomo. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/regaleabbaziamadonnaalto4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È difesa da un torrione-fortezza e da un alto bastione sul lato sud. Nel 1876 si registrava la presenza nel sito di una urna romana, ora custodita nella Cattedrale di Mazara del Vallo, di un capitello in stile corinzio liscio utilizzato come acquasantiera e di una colonnina che lo sosteneva ora custoditi nel Museo Diocesano (in: Tummarello Francesco, Sopra un monumento medievale dello stile archi-acuto sicolo, in Nuove Effemeridi Siciliane, Serie 3, Vol. IV, Palermo, Tipografia del Giornale di Sicilia, 1876, pp. 169-182). Nella grande nicchia centrale è collocata la statua marmorea della Madonna col Bambin Gesù, firmata "Iacobi Castegniola manu", per gli studiosi Giacomo da Cassignola, (in: Loffredo Fernando, Sugli esordi di Giacomo da Cassignola e sull’oscuro Giacomo Pernio in SPLENDOR MARMORIS I colori del marmo, tra Roma e l’Europa, da Paolo III a Napoleone III a cura di Grégoire Extermann e Ariane Varela Braga, De Luca Editori d’Arte, senza indicazione di data, pp. 51-68). Dell’antico tesoro rimangono al presente un incensiere con la sua navetta e un ostensorio, tutti in argento e con croce di Malta. Nel 1873 fu ceduta alla Diocesi di Mazara del Vallo con l'impegno dell’apertura al culto. Dichiarata "da punto di vista storico-artistico di importante interesse" nel 1931, fu dotata di personalità giuridica nel 1938 (Corte dei Conti, 20 maggio 1938, Registro n. 397, f. n. 121). Solennità dell'Abbazia è l'Assunzione della Beata Vergine Maria in cielo il 15 agosto, preceduta da una storica Quindicina. E'aperta al culto ogni giorno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/7PhgbutzgIg">https://youtu.be/7PhgbutzgIg</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 07:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da visitare a Palermo - CAMERA DELLE MERAVIGLIE o CAMERA BLU e i suoi misteri]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000360"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, nel quartiere di Ballarò, tra le strade dell’Albergheria, ogni casa parla del profondo legame tra la Sicilia e il mondo arabo. E tra quei vicoli, quelle atmosfere, quelle abitazioni, c’è un palazzo seicentesco che nasconde qualcosa di straordinario ma allo stesso tempo ricco di mistero. È la Camera delle meraviglie, o camera blu, che si trova in via Porta di Castro 239. Un luogo scoperto per caso di cui vi raccontiamo la storia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutto ha inizio nel 2003, quando i proprietari iniziano i lavori di ristrutturazione della loro nuova abitazione, che si trova in pieno centro storico alle porte del mercato di Ballarò. Ad un certo punto la loro attenzione viene catturata da una porzione di intonaco che si è scrostata a causa di un’infiltrazione di acqua &nbsp;e scoprono che la parete sottostante ha un colore blu intenso, con scritte arabe color argento e decori dorati. La straordinaria scoperta cattura l’attenzione di molti, anche di autorità ed esperti di arte e ben presto la camera, totalmente avvolta nel mistero, viene analizzata</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/CAMERAblu1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Risalente alla metà dell’Ottocento, la Camera è stata forse una “stanza turca”, decorata in stile orientale e destinata ai momenti di relax, o forse un luogo per la preghiera, come suggerirebbero la scritta “Quello che Dio vuole accade, quello che Dio non vuole non accade” che si ripete sulle pareti e il suo orientamento verso la Mecca. Ma l’ipotesi più accreditata e avvincente è quella formulata dagli studiosi dell’Istituto di Lingue Orientali e Asiatiche dell’Università di Bonn: si tratterebbe di una camera magica, in cui venivano praticati riti iniziatici legati alla massoneria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/CAMERAblu2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Colori straordinari, scritte in arabo, atmosfere che ricordano tanto l’Oriente. Sono gli elementi di quella che viene definita la “Camera delle meraviglie”. La sua scoperta è avvenuta per caso. Nel 2003 vennero fatti alcuni lavori di ristrutturazione all’interno di una stanza del palazzo. E casualmente vennero fuori delle iscrizioni calligrafiche di colore oro e argento su fondo di colore blu. Iscrizioni con ogni probabilità in lingua araba. Anche le porte erano dipinte in blu. Analisi più accurate e con strumentazioni più sofisticate permisero di capire che le decorazioni risalivano, con ogni probabilità, alla seconda metà dell’Ottocento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/CAMERAblu3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’analisi ai raggi X svela che la stanza dovrebbe essere stata decorata nella seconda metà dell’800, epoca in cui il palazzo pare fosse di proprietà di Stefano Sammartino, duca di Montalbo, ministro delle finanze e capo della polizia borbonica che, per le cariche ricoperte, aveva avuto rapporti diretti con la cultura arabo-andalusa e che poteva, quindi, esserne stato il committente per usarla come anticamera di “rappresentanza”. Fu inevitabile la curiosità che questa camera determinò tra studiosi del mondo arabo, cultori di settore. In un primo momento si ipotizzò che potesse essere una moschea. Poi invece sembrava più accreditata l’idea che fosse un’antica stanza decorata “alla turca” come quella del re Ferdinando di Borbone che si trova nella splendida </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?da-viitare-a-palermo--palazzina-cinese-" target="_blank" class="imCssLink">Palazzina Cinese</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> sempre a Palermo. Usanza tipica, dunque, del tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/CAMERAblu4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nonostante la particolarità di questo luogo, dunque, sembra che le iscrizioni non fossero state fatte da uno studioso arabo, ma da un artigiano locale. Tante le scritte. Tra queste una del profeta Maometto “Sia lodato Dio, niente è simile a lui”. E altre iscrizioni di carattere religioso. Proprietario di questo palazzo, in passato, era Stefano Sammartino, duca di Montalbo, ministro delle finanze e capo della polizia borbonica. Tanti i numeri che tornano, dal cinque al sette, motivi che richiamerebbero al mondo occulto islamico. Dunque le ipotesi sulla sua origine sono molteplici: stanza della preghiera, dato il suo orientamento verso la Mecca. Oppure “stanza turca” come la moda del tempo. Infine l’ipotesi più accreditata quella di alcuni studiosi dell’università di Bonn: una camera usata per riti esoterici o massonici. Resta un mistero, comunque affascinante e che attira ogni anno molti visitatori curiosi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche se il mistero continua ad avvolgere la genesi di questo luogo e, soprattutto, chi lo ha decorato e per quale scopo, quel che è certo è che il suo committente fu un uomo di interessante visione, capace di tradurre in arte ed unire la cultura araba e latina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/uPBLfwKkv6w">https://youtu.be/uPBLfwKkv6w</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 08:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Arabo-Normanni  in Sicilia - IL CASTELLO DI TAORMINA e le sue Leggende]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000035F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello di </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meravigliosa-sicilia--taormina" target="_blank" class="imCssLink">Taormina</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> si trova su una rocca del Monte Tauro, a quasi 400 metri di quota. Da qui si poteva controllare la vallata del fiume Alcantara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In età greca e romana, la rocca del Tauro era l'acropoli inferiore di Tauromenion. Quella superiore, si trovava più a nord, presso l'attuale </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--castelmola--messina-" target="_blank" class="imCssLink">Castelmola</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Secondo la tradizione, il castello di Taormina fu costruito dagli arabi. In realtà, non si conosce ancora il periodo in cui fu realizzato. </span><span class="fs14lh1-5">Tuttavia, è possibile che i musulmani ebbero nella rocca il loro baluardo nel 1079, durante l'assedio dei Normanni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castletao1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Al Castello è possibile arrivare a piedi dalla “Salita Castello” in via Circonvallazione o dalla “Salita Branco” in via Dietro i Cappuccini a Taormina.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Complesso monumentale denominato “Castel Tauro” sorge sul Monte Tauro a 396 m. s.l.m., dov’ era l’acropoli greca. Fondato dagli Arabi nel 902 e per questo detto “saraceno”, faceva parte del sistema di fortificazioni costruite in tutta la Sicilia in punti naturalmente strategici. Nel XII secolo il geografo arabo Edrisi, vissuto alla corte del re di Sicilia Ruggero II, affermava che il castello di Taormina era uno dei castelli antichi più famosi, così come Taormina era una delle più nobili e vetuste città della Sicilia. Fu ricostruito tra il XIII e il XIV secolo dopo l’arrivo dei Normanni e degli Svevi.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il castello ha forma trapezoidale con un grandioso mastio. Sul lato sud si erge, su un’alta scarpata, una torre con la garritta per la sentinella e la campana d’allarme. Si conservano tracce di alcune scalette che conducevano agli spalti in origine con merli dei quali una decina ancora visibili, alcune cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, un corridoio sotterraneo usato come deposito di armi e vettovaglie.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castletao2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Conte Ruggero adottò un'ingegnosa strategia per tagliare ai saraceni ogni rifornimento: intorno a Taormina e alla sua rocca, il Conte fece edificare ventidue torri di legno. I musulmani si arresero dopo pochi mesi. Durante il dominio di Federico II, chiamato "Stupor Mundi" per le sue qualità intellettuali, politiche e militari, il castello di Taormina fu affidato ad un nobile castellano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La porta della fortezza era sorvegliata dalle sentinelle che sostavano sui camminamenti di ronda. I muri esterni si sono conservati molto bene, mentre quelli interni sono quasi tutti crollati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castletao3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><section data-id="8f51e6f" data-element_type="section"><div><section data-id="6f8857e" data-element_type="section"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante l’epoca greca e romana, la città di <em>Taurmenion</em> aveva due acropoli. La prima era la rocca del Tauro, che fungeva da acropoli per la città. La seconda acropoli era chiamata Castello di Mola e si trovava ad un livello superiore rispetto alla rocca del Tauro. Le due acropoli, con i rispettivi nuclei abitati e fortificazioni, erano distinti rispettivamente in “<em>castrum superius</em><em>”</em> e “<em>castrum inferior</em><em>”</em>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La prima costruzione fortificata risale verosimilmente all’età bizantina, rappresentando a lungo uno degli avamposti di difesa nella guerra contro gli arabi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dall’agosto del 908 al 969 Taormina fu sottoposta a tre invasioni Saracene che assoggettarono la cittadina ad un terrificante assedio. L’ultima invasione da parte dei Saraceni, che si svolse dal 964 al 969, si concluse con l’ennesima capitolazione ed il territorio dell’isola fu suddiviso in cinque unità amministrative governate da altrettanti principi insediati nelle città di: Taormina, Palermo, Messina, Siracusa e Trapani. La liberazione di Taormina dalla tirannide saracena avvenne per opera del Gran Conte Ruggero.</span></div><div></div><div></div></section></div></section></div><div class="imTACenter"><section data-id="681bf05" data-element_type="section"><div><section data-id="9ce538a" data-element_type="section"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Essendo infatti una caratteristica della rocca l’inespugnabilità, i Normanni quando nel 1079 assediarono il castello, che era sotto il dominio dei saraceni, adattarono la strategia del Conte Ruggero tagliando ogni rifornimento, bloccando gli accessi via mare, con la chiusura del porto, e facendo edificare intorno alla città ventidue torri di legno, costringendo il nemico alla resa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1134 l’abitato fù sottoposto al monastero di San Salvatore della Placa presso Francavilla di Sicilia. Mentre durante il dominio di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?federico-ii-di-svevia---lo-stupor-mundi" target="_blank" class="imCssLink">Federico II di Svevia</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, chiamato “</span><em class="fs14lh1-5">Stupor Mundi</em><span class="fs14lh1-5">” per le sue qualità intellettuali, politiche e militari, la fortezza fu affidata ad un nobile castellano.Nel XV secolo sono documentati restauri e modifiche alle mura della fortezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castletao4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante l’epoca aragonese, la castellania venne affidata, in ordine cronologico, alla famiglia Asmundo (sotto la Casa d’Aragona), a Bernardo Orioles (al tempo di Pietro II d’Aragona), a Riccardo Marchese (sotto il regno di Ludovico di Sicilia e Federico IV d’Aragona), ed a Federico Spadafora, il quale ricevette l’affidamento della castellania e la carica di governatore.</span></div><div class="imTAJustify"></div><div></div><div></div><div></div></section><section data-id="2337d9d" data-element_type="section"></section></div><div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1435 venne poi nominato capitano Pietro Candiani, sotto il regno di Alfonso V d’Aragona, seguito, in epoca spagnola, da Girolamo Campolo, Antonio Balsamo e da Giacomo Balsamo che assunse nel 1547 la carica di vicario generale di Taormina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nello stesso periodo, avvenne la rivalorizzazione del sito con la costruzione di un luogo di culto dedicato alla Madonna della Rocca. Fondata dall’Abate Francesco Raineri con l’aiuto dell’arcivescovo di Messina Geronimo Venero. La chiesetta di S. Maria della Rocca fu costruita sfruttando la conformazione a grotta della roccia lì esistente, tanto che parte del suo soffitto è costituito dalla roccia viva, pietra di Taormina. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al Castello si arriva attraverso una scalinata intagliata nella roccia, che partendo dalla suggestiva chiesetta della Madonna della Rocca, attraversa un avancorpo presidiato da camminamenti di ronda prima di raggiungere la porta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il maniero ha forma trapezoidale ed è dotato di una torre, che era adibita a postazione di vedetta. I muri esterni si sono conservati per un’altezza di oltre quattro metri, mentre quelli interni sono quasi tutti crollati. </span><span class="fs14lh1-5">All’interno tra l’altro rimangono anche una cisterna, per la raccolta dell’acqua piovana, un corridoio sotterraneo, per il deposito di vettovaglie ed armi, ed una scalinata con struttura a ventaglio che portava al mastio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castletao5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Taormina, custodisce due misteriose grotte, entrambe visitabili: l’Armeria dei Saraceni e la Grotta del Prigioniero. </span><span class="fs14lh1-5"><i>La prima grotta</i></span><span class="fs14lh1-5"> è avvolta in un alone di leggende e mistero. Una di queste storie racconta che la grotta fosse principalmente utilizzata come deposito di armi. Si narra che, in caso di attacco improvviso, le armi fossero distribuite agli uomini di guardia situati nella sovrastante torre, strategicamente pronti a difendere il Castello. Un’altra leggenda, invece, dipinge la grotta come un rifugio sicuro e luogo di riposo per i soldati. All’interno della grotta si trovano due figure a grandezza naturale, raffiguranti un guerriero arabo e uno normanno, entrambi rivestiti con armature originali del loro tempo. Queste figure sembrano sorvegliare silenziosamente la grotta, come se fossero ancora pronti ad affrontare un nemico invisibile, rendendo l’atmosfera della grotta ancora più suggestiva e solenne.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>L’altra grotta</i></span><span class="fs14lh1-5">, denominata la Grotta del Prigioniero, racchiude in sé storie di sofferenza e penitenza. Si crede che essa fosse utilizzata come prigione per i nemici catturati. I prigionieri erano rinchiusi in questa angusta cella per giorni, legati al muro con catene, nell’attesa che fosse deciso il loro destino. Questa detenzione aveva lo scopo non solo di privazione della libertà ma anche di indurre nei prigionieri un profondo pentimento per le loro azioni. Il senso di oppressione e isolamento doveva essere tale da far riflettere ogni prigioniero sulla gravità dei propri atti mentre aspettava di conoscere il proprio fato. All’interno, per rappresentare al meglio l’obiettivo della grotta, si trova un prigioniero incatenato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Queste fascinose leggende che avvolgono le grotte del Castello di Taormina non fanno altro che arricchire il patrimonio culturale e storico di questo luogo, rendendolo un punto di interesse imperdibile per chi desidera immergersi nelle antiche storie che hanno plasmato la Sicilia. Le grotte, con le loro storie austere e affascinanti, ci trasportano in un’epoca lontana, offrendoci uno spaccato della vita e delle sfide di quei tempi remoti.</span></div></div></section></div><div class="imTACenter"><section data-id="ebd67f2" data-element_type="section"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Castello</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></section></div></div></div><a href="https://youtu.be/BLtjfEzOPP4">https://youtu.be/BLtjfEzOPP4</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 07:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ghost Tour a Caltanissetta - I FANTASMI DEL CASTELLO DI MUSSUMELI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000032F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Su Mussomeli, in </span><span class="fs14lh1-5"><i>Provincia di Caltanissetta</i></span><span class="fs14lh1-5">, e il suo </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?castelli-siciliani--castello-manfredonico-di-mussomeli---tra-storia,-leggende-e-fantasmi---" target="_blank" class="imCssLink">Castello</a></i><span class="fs14lh1-5"> aleggiano diverse leggende, infatti questo</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> Castello &nbsp;&nbsp;sembra essere lo scenario perfetto per fatti tragici e cupi…</span><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomussumelighost1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La più coinvolgente tra le leggende legate al Castello e quella che ha per protagonista Don Guiscardo de la Portes.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1975, pare che il suo spirito comparve al custode Pasquale Messina. Il fantasma raccontò al custode tutta la sua storia: egli era figlio di un ricco mercante spagnolo e marito devoto e innamorato della bella Esmeralda in attesa del loro primo figlio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomussumelighost2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un giorno del 1392 dovette partire con l’esercito di Re Martino I per sedare la rivolta di Andrea Chiaramonte. </span><span class="fs14lh1-5">Dopo che il Chiaramonte, che ostacolava l’ingresso dei reali a Palermo, fu catturato e decapitato, desideroso di vedere il Castello di Manfreda (antico nome di Mussomeli), il soldato lasciò la città di Palermo diretto nel cuore della Sicilia. Durante il suo viaggio, però, venne attaccato dai soldati di Don Martinez, un uomo innamorato della bella Esmeralda, ma da lei rifiutato e desideroso di vendicarsi del rivale Guiscardo. Così il giovane cavaliere, ferito gravemente, fu rinchiuso nei sotterranei del Castello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come narrò lo stesso Guiscardo al custode: “Da buon cristiano avrei dovuto pregare. In un attimo di smarrimento, però, prima di morire imprecai contro Dio. All’improvviso avvertii di essere uscito dal mio corpo pur continuando a trovarmi nella stessa stanza. Dopo pochi istanti fui attirato dentro una lunga galleria buia dove sbucai in una vivida luce. Fui avvicinato da quattro spiriti vaganti, i quali mi riportarono indietro. Il Supremo mi aveva condannato a vagare per mille anni sulla terra per avere imprecato contro di Lui. Appena morto, presero il mio corpo e lo seppellirono di nascosto e il mio spirito restò vivo qui dentro il castello”. </span><span class="fs14lh1-5">In tanti a Mussomeli credono a questa storia, tanto più che Guiscardo è apparso, successivamente, anche ad un gruppo di turisti in visita al Castello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomussumelighost3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un' altra leggenda </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">narra che un tempo il castello sia stato abitato dal ricco e potente principe Federico che aveva tre sorelle molto belle che si chiamavano Clotilde , Margherita e Costanza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un terribile giorno il principe si dovette recare in guerra e non avendo chi lasciare alla custodia di queste tre fanciulle,pensò di chiuderle in una camera,lasciando loro il cibo necessario.Fece quindi murare la porta e partì. </span><span class="fs14lh1-5">La guerra, però, durò più del previsto e le tre poverette consumarono tutto il cibo.Nel castello non era rimasto nessuno a cui chiedere aiuto ; dopo avere resistito per alcuni giorni a digiuno e non potendo più resistere per la fame tentarono di mangiarsi le scarpe. Finita la guerra il principe ritornò al castello e corse nella stanza delle tre sorelle dove le trovò morte con le scarpe tra i denti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da allora quella stanza è chiamata la "cammara di li tri donni".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomussumelighost4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altri raccontano che le tre donne furono rinchiuse e fatte morire di fame, perchè trovate infedeli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo il sacerdote dott. Calà Migliore, che si laureò in lettere e filosofia presso l'università di Napoli, invece, il signore del castello, avendo rapito tre belle ragazze, le invitò ad appagarne le voglie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Essendosi queste mostrate riottose, furono rinchiuse nella cameretta, perchè finalmente, dome della fame, cedessero ai voleri del signore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma le nobili eroine preferirono piuttosto perir d'inedia, anzichè prostituirsi. Corre ancora sulla bocca del popolo, come motto, il verso: "A li tri donni chi mali ci abbinni!"</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quest'ultima versione è sicuramente la più antica e la meno diffusa. Dice, infatti, il sacerdote Calà: " siccome riusciva malagevole ai papà ed ai vecchi nonni la narrazione della leggenda secondo la terza versione, anche per quel senso di religione e conseguente pudore, che sono tanto antichi a Mussomeli, e siccome d'altro canto la camera " di li tri donni " era una cosa molto popolare nel paese, perchè i ragazzi non ne sentissero parlare e non ne domandassero spiegazione, si pensò di dare una forma più pudica all'antica leggenda".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il numero delle tre donne, probabilmente, fu suggerito dai tre angoli della camera, in ciascuno dei quali la fantasia popolare poneva una delle tre vittime della prepotenza medievale a piangere la propria sventura. E proprio dal racconto di questa leggenda il popolo mussomolese dà sfogo alla propria fantasia, infatti, c'è chi nelle notti di luna piena crede ancora di intravedere una splendida fanciulla affacciarsi dalla bifora che dà sulla vallata sud: forse si tratta del fantasma di una delle tre principesse morte con le scarpe in bocca ?! Inoltre, quando la notte di luna è particolarmente ventilata, c'è qualcuno che giura di sentire strani lamenti provenienti da lassù.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/baronessacarinimussumeli.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altra leggenda rimanda a una vicenda ancora più famosa, e altrettanto inquietante: la storia della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-castello-di-carini-e-la-leggenda-del-fantasma" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-castello-di-carini-e-la-leggenda-del-fantasma', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">Baronessa di Carini</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, uccisa dal padre per una relazione extraconiugale. Pare che lo spirito della donna vaghi al Castello di Mussomeli, che dal 1500 fu proprietà di Cesare Lanza che vi si rifugiò dopo il delitto, perseguitando il Conte e apparendo con improvviso terrore ai numerosi visitatori di quelle oramai fredde stanze.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altre leggende, nell’atmosfera senza tempo di Mussomeli, raccontano di un soldato che era innamorato della figlia di Manfredi e che per questo affronto fu rinchiuso in carcere e lasciato morire di stenti, salvo che ebbe il coraggio di togliersi la vita per decidere lui del proprio destino, e ancora di alcuni nobili che furono attirati al Castello con un artificio e poi arsi ivi nell’olio bollente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel tempo questi misteri hanno avvicinato al luogo molti indagatori dell’occulto, e l’antica fortezza è diventata una meta ideale per i percorsi che attraversano la </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> nel suo modo meno convenzionale: non attraverso la cronaca storica ma per mezzo delle percezioni psichiche, non partecipando a un passato indubitabile ma alloggiando il dubbio di un presente incerto.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 06:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa Visitare a Siracusa - Palazzo Beneventano del Bosco, Ortigia, Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000035C"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situato nel cuore pulsante dell’</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isola-di-ortigia---siracusa--" target="_blank" class="imCssLink">isola di Ortigia</a></i>, a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Palazzo Beneventano del Bosco è una delle perle architettoniche più significative della città. Con la sua maestosità e i dettagli raffinati, rappresenta una testimonianza unica del trionfo del barocco siciliano, unendo storia, arte e cultura in un’unica straordinaria struttura. Oggi, Palazzo Beneventano del Bosco è un luogo di grande interesse culturale e turistico. Viene spesso utilizzato come sede per eventi, mostre e cerimonie ufficiali, contribuendo a mantenere vivo il legame tra la città di Siracusa e il suo patrimonio storico. Per i visitatori, il palazzo offre un’esperienza unica: non solo è possibile immergersi nella bellezza del barocco siciliano, ma anche percepire l’eco della storia che riecheggia tra le sue mura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/PALBENEORTIGIA1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le origini del palazzo risalgono all’epoca medievale, quando l’edificio aveva una struttura semplice e funzionale. Tuttavia, l’aspetto che possiamo ammirare oggi è il risultato di una ricostruzione successiva al devastante terremoto del 1693, che distrusse gran parte della Val di Noto. Nel XVIII secolo, la famiglia Beneventano del Bosco, una delle più influenti dell’aristocrazia siciliana, acquisì l’edificio e lo trasformò in una residenza sontuosa, simbolo del loro prestigio sociale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/PALBENEORTIGIA2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Edificato originariamente dalla famiglia Arezzo, nel corso del tempo fu sede della Camera della Regina, del Senato e ospito la Commenda Gerosolimitana della famiglia Borgia. Nel 1778 l’immobile venne acquistato dal barone Guglielmo Beneventano. Da questo momento comincia la trasformazione del palazzo da semplice e poderosa struttura quattrocentesca in uno dei simboli più belli del barocco ortigiano. I lavori di restauro si protrassero lungo l’arco di circa dieci anni. Numerosi e affermati artista dell’epoca parteciparono ai lavori. Il progetto fu affidato all’architetto Luciano Alì. Nel prosepetto principale spiccano il monolito con le armi gentilizie e l’epigrafe in memoria della visita di Ferdinando di Borbone . Ma la vera genialità dell’architetto si apprezza all’interno dell’edificio; con i suoi chiaroscuri che creano splendidi giochi prospettici. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/PALBENEORTIGIA3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Attraverso un vestibolo con volta decorata, si accede al primo cortile. Il prospetto di questo richiama i modelli della facciata con coppie di colonne corinzie. La sapiente distribuzione delle proporzioni della scalinata centrale e dei due fornici laterali ampliano l’effetto scenografico e volumetrico donando profundità all’insieme architettonico. In alto statue di mori guardano severamente i visitatori. La pavimentazione del cortile è un esempio unico negli edifici di Ortigia. Uno splendido acciottolato, in bianco e nero, disegna un morbido e fantasioso tappeto di pietra. Due piccoli vestiboli, ai due lati della scalinata centrale immettono in un secondo cortile rinfrescato da una fontanella pensile decorata con mascheroni. L’interno del palazzo ci accoglie con la sobria elganza della capella e la policromita vivacità del suo pavimento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/PALBENEORTIGIA7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’architetto Luciano Alì guidò i lavori di restauro, dando al palazzo la sua caratteristica estetica barocca e rococò. Nel corso dei secoli, Palazzo Beneventano del Bosco ha ospitato personalità illustri, inclusi monarchi e dignitari, consolidando il suo ruolo come uno dei centri nevralgici della vita politica e culturale di Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/PALBENEORTIGIA4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La facciata del palazzo è un capolavoro di armonia barocca. Spiccano i balconi sorretti da mensole riccamente scolpite, adornate con mascheroni e figure antropomorfe, un elemento tipico del barocco siciliano. Le cornici sinuose e i giochi di chiaroscuro creati dalle decorazioni conferiscono all’edificio una sensazione di movimento e vitalità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/PALBENEORTIGIA5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’interno, il palazzo è un tripudio di eleganza. Gli affreschi che decorano le volte dei saloni principali raccontano storie mitologiche e allegoriche, eseguiti con maestria da artisti locali del XVIII secolo. Gli stucchi dorati e i mobili d’epoca arricchiscono ulteriormente gli ambienti, offrendo uno sguardo sul lusso e il gusto dell’aristocrazia siciliana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un elemento distintivo del palazzo è il cortile interno, caratterizzato da un’ampia scalinata monumentale e decorazioni in pietra bianca di Siracusa, che riflettono la luce creando un’atmosfera suggestiva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/PALBENEORTIGIA6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi, Palazzo Beneventano del Bosco è un luogo di grande interesse culturale e turistico. Viene spesso utilizzato come sede per eventi, mostre e cerimonie ufficiali, contribuendo a mantenere vivo il legame tra la città di Siracusa e il suo patrimonio storico. </span><span class="fs14lh1-5">Per i visitatori, il palazzo offre un’esperienza unica: non solo è possibile immergersi nella bellezza del barocco siciliano, ma anche percepire l’eco della storia che riecheggia tra le sue mura. </span><span class="fs14lh1-5">Palazzo Beneventano del Bosco è molto più di un edificio storico: è un simbolo del passato glorioso di Siracusa e una finestra aperta sullo splendore dell’arte e dell’architettura barocca. Una visita al palazzo non è solo un viaggio nello spazio, ma anche nel tempo, alla scoperta di una Sicilia intrisa di bellezza, cultura e tradizione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Palazzo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/arjGqZ5KiSs">https://youtu.be/arjGqZ5KiSs</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Nov 2025 13:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Naturalistici in Sicilia - CONCA DEL SALTO, Modica, Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000035B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Conca del Salto con la sua stupenda cascata &nbsp;s’inquadra geograficamente lungo il corso fluviale della Fiumara di Modica a media distanza tra gli abitati di Modica e Scicli. Si tratta di una cascata, la cui origine è da collegare all'attività tettonica post Messiniana, responsabile dell'attuale assetto strutturale del Plateau ibleo. E’ a un’altitudine sul livello del mare di 230 metri, mentre territorialmente insiste in Contrada Scardacucco territorio di Modica, all’interno di un contesto geologico costituito in prevalenza dai calcari oligo-miocenici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/concadelsalto4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In località Salto, tramite una strada rurale, è possibile giungere al letto della Fiumara. Da qui, risalendo per un centinaio di metri il corso d'acqua si giunge fino ad un laghetto posto ai piedi della cascata che geomorfologicamente viene denominato con il termine "Marmitta dei giganti". La cascata, dovuta all’effetto dell’erosione regressiva, è caratterizzata da un dislivello di circa 20 metri. Dalla sponda destra del laghetto è possibile accedere ad una grotta carsica, il cui vasto atrio si sviluppa alle spalle della cascata stessa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/concadelsalto2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La flora dei luoghi circostanti è caratterizzata dalla presenza di categorie di formazioni fisionomiche erbacee, quali il cappero comune; arbustive, come il pungitopo, la palma nana, l'asparago pungente ed arboree, fra cui carrubo, mandorlo ed &nbsp;ulivo. Attualmente è anche presente una vasta area adibita al rimboschimento.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/concadelsalto3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quest'escursione &nbsp;vi porterà alla scoperta di quest'area poco conosciuta del sudest siciliano e </span><span class="imTAJustify fs14lh1-5"> si svolge presso un importante scenario di interesse geomorfologico e paesaggistico: l’area SIC “Conca del Salto”. Il tracciato si snoda in sponda sinistra lungo il corso del torrente Modica-Scicli o “Fiumara”. Caratteristica del sito è la presenza della macchia mediterranea, di formazioni rupestri arbustive e di un bosco misto artificiale attraversato da una strada sterrata. Lungo il percorso si possono osservare un antico mulino, sorgenti, la cascata del “Salto delle Lepre” e la Grotta del Salto (importante geosito), costituita da almeno sei cavità, di cui una molto grande e articolata. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/concadelsalto1.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTAJustify fs14lh1-5">Dal vano d’ingresso si diramano due livelli differenti, il mediano costituito da più ambienti con piccole cascate e un laghetto, detto del Coccodrillo, il superiore, dove spicca la suggestiva grotta detta “Sala dei Lampadari”, grazie alla presenza di stalattiti a grappoli, normali ed eccentriche e da concrezioni colonnari. Il tracciato prosegue poi a mezzacosta osservando la valle a destra e il bosco e la macchia mediterranea a sinistra.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/concadelsalto5.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><b>Grado di difficoltà</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Escursione di difficoltà medio-facile. &nbsp;La partecipazione a questa escursione prevede un minimo di dimestichezza al camminare su sentieri accidentati. Non adatta con problemi di deambulazione o alle articolazioni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Lunghezza percorso: ca. 8 Km</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Durata dell'escursione: ca. 5-6 ore</span></div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Cosa portare</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Scarpe da trekking</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Berretto</span></div><div><span class="fs14lh1-5">K-way</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Acqua</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Pranzo al sacco</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Utili bastoncini da trekking</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/2WjSncuZA4M">https://youtu.be/2WjSncuZA4M</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 07:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa Fare a Enna - IL BELVEDERE MARCONI - Il Liberty in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000035A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Belvedere di </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--enna" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, &nbsp;un luogo suggestivo per eccellenza dove perdere lo sguardo. &nbsp;Realizzato nel 1927 fa parte delle opere che nel periodo fascista modificarono il volto della città. Si trova nel centro storico, tra verdi aiuole e maestosi Cedri del Libano che circondano la monumentale Fontana del “</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?miti-e-leggende--il-ratto-di-proserpina" target="_blank" class="imCssLink">Ratto di Proserpina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">”, in stile barocco che simboleggia uno degli episodi mitologici più affascinanti e immortali. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/belvedere-di-enna3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inizialmente dedicato a Guglielmo Marconi e poi allo statista siciliano Francesco Crispi, era noto come “chianu di Sant’Orsola”, per la presenza dell’omonima chiesa, demolita per far posto, agli inizi del ‘900, all’albergo belvedere, un gioiello in stile liberty. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/belvedere-di-enna1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Esso rappresenta il salotto di Enna, è un’ampia piazza rettangolare che, delimitata da un corrimano composto da colonnine e vasi artistici e prolungato sul viale Marconi, si affaccia su un vasto e suggestivo panorama, uno dei migliori punti di osservazione paesaggistica della Sicilia: lo sguardo spazia dal paese di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani-da-visitare--calascibetta--enna-" target="_blank" class="imCssLink">Calascibetta</a></i>, al </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?riserva-naturale-orientata-monte-altesina" target="_blank" class="imCssLink">Monte Altesina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e a tutto il settore settentrionale dalle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">Madonie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, gran parte della Sicilia centrale, fino alle vette dei </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Nebrodi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, che cingono l’orizzonte, per volgersi a Est includendo per intero il paesaggio che arriva fino a sua maestà </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?etna-" target="_blank" class="imCssLink">l’Etna</a></i><span class="fs14lh1-5">. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/belvedere-di-enna2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al centro della piazza è situata la monumentale Fontana del “Ratto di Proserpina”, un’opera di grande impatto su cui spicca la statua bronzea che ne rappresenta il rapimento, copia fedele del celeberrimo lavoro originale dello scultore Gian Lorenzo Bernini che si trova attualmente nella Galleria Borghese di Roma. &nbsp;Posizionata il 2 novembre 1935 , fu inaugurata l’11 novembre dello stesso anno, in occasione della ricorrenza del genetliaco di S.M il re Vittorio Emanuele III, a ricordo delle antichissime origini della città. L’opera, voluta dal Podestà Antonino Livoti, fu progettata dall’ingegnere architetto Vincenzo Nicoletti Guarnaccia di Palermo e originario di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-medievali-siciliani--pietraperzia---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Pietraperzia</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, che volle donarla alla città di Enna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/belvedere-di-enna6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si dice che il panorama abbracci tutta la Sicilia: forse è un’esagerazione, ma è vero che il colpo d’occhio è amplissimo e si capisce subito perché la città sia soprannominata “Il Belvedere di Sicilia”. </span><span class="fs14lh1-5">Fin dai tempi degli antichi Greci (da cui è stata fondata, col nome di Hennas) è chiamata anche “Ombelico di Sicilia” perché in effetti ne costituisce il centro geografico; ma quello che dei Greci è rimasto, è soprattutto il ricordo del mito di Demetra, la dea delle messi e della fertilità della terra. All’epoca qui si trovava il più importante santuario siciliano a lei dedicato.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/belvedere-di-enna5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Oggi il Belvedere è un tutt’uno con l'ampia Piazza Crispi, costruita nel 1927 ed inclusa tra le opere pubbliche che modificarono, nel periodo fascista, il volto di Enna da poco elevata a capoluogo di provincia. Nel finire degli anni Trenta il Belvedere viene prolungato con una magnifica passeggiata, delimitando l'affaccio panoramico con un artistico corrimano composto da colonnine e vasi artistici, che, seguendo il profilo della montagna sul versante che guarda alla </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?itinerari-archeologici-a-enna---la-rocca-di-cerere" target="_blank" class="imCssLink">Rocca di Cerere</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e al Castello, con l'utile scopo di collegare il Grande Albergo e Belvedere, pregevole edificio classico dalla splendida facciata, con il nuovo centro della città plasmato sulla futura fabbrica del Palazzo del Governo, sino a congiungersi con la strada panoramica che sale al </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?castello-di-lombardia-enna" target="_blank" class="imCssLink">Castello di Lombardia</a></i><span class="fs14lh1-5">, denominata successivamente Viale Caterina Savoca.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/belvedere-di-enna4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come raggiungerlo:</span></div><div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">Il Belvedere si trova nel centro storico della città, vi si giunge da Piazza Vittorio Emanuele attraversando succesivamente Piazza Francesco Crispi, è una zona pedonale situata nell’antico <i>Piano di Sant’Orsola</i>, possiamo definirlo il salotto di città, tra verdi aiuole, con i suoi maestosi <i>Cedri del Libano</i> a guardia della monumentale <i>Fontana del Ratto di Proserpina</i>. Storicamente dedicato a <i>Guglielmo Marconi</i> e poi allo statista siciliano <i>Francesco Crispi</i>.</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/96-c1L7nvBY">https://youtu.be/96-c1L7nvBY</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 07:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Origini e tradizione della Festa dei Morti in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000016D"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">La "Festa dei Morti" in Sicilia è una ricorrenza molto sentita, risalente al X secolo, viene celebrata il 2 novembre per commemorare i defunti.</span><span class="cf1"> </span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella notte tra l'1 ed il 2 novembre si narra che i defunti visitassero i cari ancora in vita portando ai bambini dei doni. Oggi vengono acquistati dai genitori e dai parenti nelle fiere che si svolgono in molte parti della Sicilia: bancarelle di giocattoli, caramelle e vari dolci da donare ai bambini. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fiera_dei_morti_.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Esiste anche l'usanza di regalare scarpe nuove ripiene con i biscotti tipici della festa: "I crozzi 'i mottu" (ossa di morto) o i pupatelli ripieni di mandorle tostate; "i Taralli", le ciambelle rivestite di glassa di zucchero; i nucatoli e i "Tetù" (bianchi e marroni), velati di zucchero o cacao in polvere; "U Cannistru", un cesto colmo di frutta secca e cioccolati, insieme alla frutta di martorana ed ai "Pupi ri zuccaru" (statuette di paladini di zucchero dipinte): questo è il simbolo di questa festa, il feticcio che possiamo scegliere di avere in casa e assaggiare, al pari di un brindisi a qualcuno a noi caro. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/pupi_di_zu_68326401.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il pupo di zucchero è così importante che anche la famosa regista Emma Dante ci ha fatto uno spettacolo toccante per il teatro.Non manca la tradizionale "muffoletta", una pagnottella calda appena sfornata condita con olio, sale, pepe e origano, filetti di acciuga sott'olio e formaggio primosale. E ancora, i "pipareddi", biscotti messinesi alle mandorle, anche chiamati Quaresimali e "Le rame di Napoli", biscotti al cioccolato di origine catanese. Una vera e propria esplosione di forme e colori è la frutta di martorana, celebre pasta reale o pasta di mandorle secondo le forme che più piacciono, dalla frutta alle castagne. La giornata prosegue con la visita al cimitero dove riposano i defunti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/perche-si-utilizzano-idolci.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">Tante le tradizioni e usanze &nbsp;che tornano ogni anno in alcune località Sicilia dove i "morti" sono soliti uscire durante la loro festa e compiono percorsi per fare doni ai bambini. Ad Erice, i defunti escono dalla Chiesa dei Cappuccini, a Cianciana in provincia di Agrigento, escono dal Convento di S. Antonino dei Riformati; a Partinico, presso Palermo, indossano un lenzuolo e, a piedi scalzi recando una torcia accesa e recitando litanie, percorrono alcune strade cittadine. Ad Acireale, durante la ricorrenza dei morti, si usa che girino per la città indossando un lenzuolo funebre, e rubando i doni ai venditori per poi darli ai bambini.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">Andrea Camilleri che </span><span class="imTALeft cf3">racconta la festività dei morti in Sicilia</span></span></div></div><a href="https://youtu.be/_RRSwtJSJKA">https://youtu.be/_RRSwtJSJKA</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 07:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeo Trekking in Sicilia - LE ANTICHE MURA DI AKRAGAS]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000358"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Resti delle fortificazioni greche dell'antico regno greco Akragas </span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">si trovano </span><span class="fs14lh1-5">nella Valle dei Templi</span><span class="fs14lh1-5"> ad Agrigento. Le mura sono riconducibili a due differenti periodi storici vale a dire il VI secolo a.C., e la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C., sono formati da blocchi a forma di parallelepipedo in calcarenite locale perfettamente squadrati.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/muraakragas2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">"<i>Ardus inde Acragas ostentat maxima longe. Moenia,magnanimum quondum generator equorum</i>…", così Virgilio ricorda l’impressione che avevano i viaggiatori delle mura di Akragas, che correva lungo il contorno roccioso dell’altopiano per un perimetro di circa 12 km, si impone per chiarezza di tracciato e per unità di concezione tecnica, risultando in parte tagliata nella roccia erta, in parte con strutture riportate. Salvo alcuni interventi di epoca più tarda, riconducibili probabilmente alla ricostruzione timoleontea del IV secolo a. C., la sua datazione si pone pressoché unitariamente nel corso del VI secolo, già forse sin dall’epoca della tirannide di Falaride.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/muraakragas3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le fortificazioni dell’antica città greca di Akragas, sin dalla seconda metà del VI secolo a.C., furono continuamente ampliate ed integrate per ragioni di difesa, garantita anche e soprattutto dalla morfologia naturale del sito sul quale si ergeva l’abitato, caratterizzato da una piattaforma calcarenitica, con confini naturali contraddistinti da alti costoni rocciosi inespugnabili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cinta muraria realizzata tra il VI e il V secolo a.C., presenta blocchi a forma di parallelepipedo in calcarenite, della quale si conserva un lungo perimetro di circa 12 km, riportato alla luce durante le campagne di scavo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A nord svettano le due colline denominate rispettivamente Rupe Atenea (351 metri di altezza) e Colle di Girgenti (326 metri di altezza); ad est e ad ovest le mura seguono i margini delle vallate percorse dai fiumi Akragas e Hypsas; mentre a sud del sito si snoda la Collina dei Templi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/portecintaakraga.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il percorso originario della cinta muraria presenta nove porte d’ingresso alla città, delle quali se ne possono ammirare solo quattro:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">-La Porta I, ubicata a sud-est della Rupe Atenea, fu eretta tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. per la difesa di una zona facilmente attaccabile data la presenza, nel costone roccioso, di un profondo vallone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’opera fortificata presentava un possente muro di sbarramento rafforzato lateralmente da torri e da un baluardo a tenaglia, realizzato in corrispondenza dell'insenatura naturale del vallone, a sua volta contraddistinto da due settori di mura che nel punto di congiunzione ad angolo acuto, formano un torrione di fortificazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">-La Porta II denominata anche porta di Gela sorge all'interno di una spaccatura naturale del costone roccioso, e ad essa anticamente, faceva capo una delle strade più importanti dell'antica città che conduceva all'agorà.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le pareti rocciose presentavano alla sommità delle piccole nicchie intonacate entro cui erano inserite delle tavolette votive, mentre il piano inferiore ospitava delle fosse, e resti di focolari sicuramente utilizzati per lo svolgimento dei culti di consacrazione delle fortificazioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">-La Porta III eretta ad ovest del Tempio di Giunone, versa oggi in pessime condizioni a seguito non solo delle continue trasformazioni apportate nel corso degli anni, ma anche per il franamento di una parte del costone roccioso, a questo si aggiunge l’intervento eseguito per la realizzazione delle sepolture paleocristiane e bizantine, e per la costruzione di una cisterna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Rispetto alla linea delle fortificazioni, la porta fu costruita in una rientranza obliqua, ed era attraversata da una carreggiata stradale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al IV secolo a.C. risale la realizzazione di un torrione rettangolare, di cui si conserva una parte del crollo dell'elevato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">-La Porta IV costruita sul lato meridionale delle fortificazioni dell’antica città greca di Akragas, era percorsa da una carreggiata stradale, di cui si conservano i solchi nella roccia, ed era difesa sul lato occidentale da un torrione rettangolare, e da due torri di piccole dimensioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad ovest della porta sorgevano un piccolo tempio eretto per la consacrazione dell'apparato difensivo, ed un pozzo che conduceva ad una galleria sotterranea contraddistinta da due cunicoli, di cui uno sfocia a Nord nella “piscina" risalente al V secolo a.C., mentre l’altro conduce a Sud, fuori dalla cinta muraria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/muraakragas1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cinta muraria fu distrutta dai cartaginesi nel 406 a.C., e su di essa si procedette alla realizzazione di edifici, destinati ad attività artigianali, come testimonia il ritrovamento di oggetti in ceramica, in ottemperanza al divieto di ricostruzione delle fortificazioni, così come stabilito dal trattato intervenuto tra Dionisio I e i Cartaginesi. Seguirono intorno alla seconda metà del IV secolo a.C. dei lavori di ricostruzione, commissionati da Timoleonte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video della Ricostruzione in 3D</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/dSBXkPTupkY">https://youtu.be/dSBXkPTupkY</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 05:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia Normanna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Storia_della_Sicilia"><![CDATA[Storia della Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000357"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1061 i normanni giunsero in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in quel momento la Sicilia era una delle provincie più importanti tra quelle arabe, nonostante ciò, già da una ventina d’anni la Sicilia araba era in crisi, questa crisi si accentuò nel momento in cui gli arabi non riuscirono a conquistare anche i territori della Calabria. In quegli anni i bizantini tentarono di conquistare vari territori del sud Italia, gli arabi per difendersi chiesero aiuto proprio ai normanni che si trovavano in Puglia e in Calabria, e fu grazie a ciò che i Normanni entrarono nell’isola e si impadronirono dei territori siculi. I normanni furono abili nell’approfittarsi di questo periodo di crisi, in cui gli arabi non riuscivano a trovare un fronte comuni sul territorio siciliano, ma vivevano divisi in più famiglie. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/normannisicilia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fu Roberto il Guiscardo ad assediare la città di Messina nel 1061, da li studiò tutte le mosse per poter conquistare l’intera isola, la prima cosa che fece fu costruire delle fortificazioni per difendersi. Dopo due anni nel 1063 Ruggero I d'Altavilla combatté la battaglia di Cerami in cui sconfisse l’esercito arabo. Da li nel corso di un anno aveva già preso possesso di tutta la Sicilia nord-orientale. Ruggero riuscì a conquistare Catania nel 1071 e Palermo e Mazzara nel 1072, nel 1077 Trapani e nel 1086 anche Agrigento e Siracusa. Ruggero decide, dopo la conquista dei territori, di porre alcuni vescovi francesi, inoltre instaurò un’alleanza con Papa Urbano II, che gli fece guadagnare non pochi privilegi. Una delle politiche attuate da Ruggero fu quella di ripopolamento, attirò infatti nell’isola, oltre ai normanni, diversi gruppi di persona provenienti dalla Provenza, dalla Britannia e dalle regioni settentrionali dell’Italia. Nel 1101 Ruggero muore, la moglie Adelaide del Vasto assume la reggenza a nome del figlio Ruggero II, durante la reggenza di Adelaide la capitale si sposta ufficialmente a Palermo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/normannisicilia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il regno di Sicilia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ruggero II salito ufficialmente al trono sottrae i territori dell’Italia Meridionale ai suoi parenti normanni, dopo aver conquistato questi territori, nella capitale dell’Isola: Palermo veniva incoronato Re di Sicilia. Il nuovo stato si presentava moderno nella struttura, poiché presentava un parlamento, con i vertici amministrativi e un catasto che stabiliva i feudi. Ma il regno di Sicilia era moderno anche dal punto di vista sociale e culturale, Ruggero II infatti tollerava nel suo regno uomini e donne di ogni etnia e religione.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/normannisicilia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Sicilia normanna, una società multietnica</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche per la sua collocazione al centro del Mediterraneo e per le numerose popolazioni che si erano avvicendate sull’isola, la Sicilia rappresentava un vero e proprio punto di incontro tra Oriente e Occidente, un luogo in cui convivevano diverse culture: quella latino - occidentale da cui provenivano i Normanni, quella greco - bizantina, che aveva posto lì le sue radici fin dall’VIII secolo a.C., e quella arabo - islamica, che aveva profondamente mutato le condizioni culturali ed economiche dell’isola. I Normanni seppero far tesoro degli apporti di tutte queste tradizioni culturali, cui si andava ad aggiungere una quarta, quella ebraica, che rimase un po’ ai margini rispetto alle altre, ma non fu mai discriminata né oppressa come avvenne in epoca medievale in altri luoghi d’Europa, specialmente in occasione delle crociate. Gli storici dell’arte, riferendosi all’architettura normanna di Sicilia, parlano di una grammatica e di una sintassi occidentali e di un vocabolario arabo e bizantino. Il centro della Sicilia normanna era la sua capitale, Palermo, una vera e propria metropoli islamica. Gli Arabi l’avevano scelta per la sua posizione geograficamente e culturalmente più vicina al mondo maghrebino rispetto alle città della costa orientale, come Messina o Siracusa, che avevano avuto invece un ruolo di primo piano sotto il dominio bizantino. All’inizio dell’epoca normanna Palermo, che contava parecchie moschee (oltre trecento secondo il viaggiatore arabo Ibn Hauqal) e una popolazione prospera e numerosa (tra i ventimila e i centomila abitanti, comunque ben al di sopra delle altre metropoli europee, inferiore solo a Costantinopoli, Cordoba e Baghdad), occupava il centro della rete commerciale marittima dell’area mediterranea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/normannisicilia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Identità normanna o siciliana?</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per quanto tempo i re di Sicilia si percepirono come “Normanni”, o addirittura come discendenti di “Vichinghi”? Racconti e romanzi non mancano di insistere su questa ascendenza. Evidentemente, non disponiamo di fonti precise che permetterebbero di tagliare questo nodo gordiano. Si può supporre che i “re normanni” conservassero il ricordo delle loro origini, ma, personalmente, dubito che si “sentissero normanni”. Come l’arte che fiorì sotto il loro governo viene definita “arabo-normanna”, credo che questi sovrani si potrebbero chiamare quanto meno “siculo-normanni”, se non semplicemente “siciliani”. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’integrazione dei Normanni in Sicilia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla capacità della Sicilia di accogliere e assimilare gli immigranti di varie origini, si aggiunge la propensione dei normanni a integrarsi nei nuovi territori appena conquistati, adottandone la lingua e gli usi e costumi. Anche gli antenati vichinghi, appena installati nel ducato che prenderà il loro nome (nordmen, Normandia) si adattarono alla civiltà dei Franchi. Avendo sposato principesse e figlie dell’aristocrazia franca e fatto battezzare i loro figli, questi, dopo una generazione, non si distinguevano più dai Franchi, né per la lingua, né per il modo di vivere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo stesso fenomeno accadde in Sicilia, e se il Gran Conte Ruggero I, essendo emigrato da adulto, si sentiva certamente “normanno”, invece suo figlio, re Ruggero II, cresciuto nella Sicilia multiculturale di quei tempi, era “un sovrano tra Oriente e Occidente” secondo lo storico Hubert Houben, che lo definisce “un politico abilissimo che riuscì a presentarsi come un sovrano occidentale per i suoi sudditi latini, come un basileus di tipo bizantino per quelli greci, come un sultano per quelli arabi”.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/normannisicilia5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Normanni non mutarono molto la fisionomia della città: si limitarono a riportare l’antica cattedrale, che era stata trasformata in moschea, al culto originario. Il gruppo minoritario della componente latino-cristana della città fu incrementato dai due Ruggeri, favorendo l’immigrazione di gruppi provenienti dalla penisola, e in particolare dall’Italia del Nord; Arabi, Ebrei e Greci erano tollerati, ma non dovevano rimanere l’elemento dominante. Soprattutto per i quadri dirigenti, sia nell’amministrazione pubblica che in quella ecclesiastica, furono chiamati influenti e colti personaggi d’Oltralpe: inglesi e francesi, soprattutto, ottennero incarichi di rilievo alla corte normanna di Palermo e nelle sedi vescovili del Sud. Iscrizioni plurilingui, anche funerarie, dimostrano che la Palermo normanna era una capitale veramente multietnica. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/normannisicilia6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli Arabi vennero integrati nel sistema militare: i fenomenali arcieri musulmani risultarono determinanti in più di una battaglia. Le loro conoscenze in ambito scientifico, e in particolare geografico, furono particolarmente apprezzate da Ruggiero II, che incaricò l’arabo al-Idrisi di redigere una descrizione del mondo, corredata di una carta della Terra: ne nacque, dopo 15 anni di ricerche, il libro di Ruggiero, importantissima testimonianza delle conoscenze geografiche dell’epoca.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/normannisicilia7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Arte arabo-normanna in Sicilia</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In Sicilia, l’arte romanica nasce in un clima culturale del tutto diverso da quello dell’Italia centro-settentrionale per la presenza di elementi arabi, normanni e anche bizantini. Non mancano nemmeno elementi di origine romana o addirittura greca. Il tutto dà luogo ad una nuova tendenza artistica, chiamata arabo-normanna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell’arte islamica l’architettura esterna ha un andamento orizzontale, con prevalenza di forme geometriche da ricollegare allo spirito matematico arabo. All’interno la decorazione è anicònica, cioè è priva di rappresentazioni umane. Invece nell’arte normanna prevale il verticalismo delle masse che è comune a tutta l’Europa settentrionale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/normannisicilia8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il più antico edificio in questo stile è la chiesa di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?siti-unesco-in-sicilia--complesso-di-san-giovanni-degli-eremiti---palermo" target="_blank" class="imCssLink">San Giovanni degli Eremiti</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, a <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a>, il cui chiostro fu fatto costruire da Ruggero II nel 1132. Si tratta di un piccolo edificio dall’aspetto molto geometrico, dotato di piccole finestre arcuate ed un campanile squadrato, le cui aperture si allargano man mano che si procede dal basso verso l’alto. Sui tetti, si innalzano delle cupole rossastre, un elemento che si giustifica con luminosità intensa dei climi meridionale, un espediente che già si trovava nell’architettura greca classica. Nel chiostro abbiamo un giardino che fa pensare alle usanze arabe; esso costituisce la parte meglio conservata del primitivo monastero; da notare per bellezza e leggerezza le colonnine binate con capitelli a foglie d'acanto che reggono archi ogivali a doppia ghiera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/normannisicilia9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molto più visibile è invece l’influenza del romanico-settentrionale nel </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?itinerario-arabo-normanno---cattedrale-di-cefalu----inno-alla-bellezza-arabo-normanna" target="_blank" class="imCssLink">Duomo di Cefalù</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. La facciata è è affiancata da due torri campanarie a quattro piani, sormontate ciascuna da una guglia piramidale come le chiese della Normandia, secondo un modulo che poi si diffonderà in tutta la Francia del Nord. In alto la facciata è ornata da una duplice fila di archetti, intrecciati secondo l’uso arabo (intrecciati quelli della fila più bassa e semplici quelli della fila superiore). Il portico presenta tre arcate: la centrale con un arco a tutto senso e le due laterali archi acuti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/normannisicilia10.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche la facciata del </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-duomo-di-monreale" target="_blank" class="imCssLink">Duomo di Monreale</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> avrebbe dovuto essere affiancata da due torri, ma una è rimasta incompiuta. Le navate sono separate da colonne che provengono da monumenti romani ed è ricco di mosaici, fra cui il più significativo è il Cristo pantocratore, collocato nell’abside. Sul lato destro del Duomo abbiamo il chiostro, il più grande e il più pittoresco del XII secolo. I capitelli sono fortemente differenziati con colonne che hanno le forme più svariate. Al centro si ha una fontana la cui acqua zampilla da una colonnina di sapore arabo che imita il fusto di una palma.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/wAyL7u_3rTA">https://youtu.be/wAyL7u_3rTA</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 05:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa vedere in provincia Trapani - La Kasbah di Mazara del Vallo]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000356"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel centro di Mazara del Vallo, in Provincia di Trapani, si nasconde un tesoro di inestimabile valore storico e culturale: la Kasbah. Questo antico quartiere arabo, il cui impianto urbanistico ricorda quello delle medine, risale all’827 d.C., epoca del primo insediamento arabo in Sicilia. La Kasbah rappresenta quindi un retaggio diretto di quel periodo, un labirinto di vicoli stretti che ricordano le tipiche costruzioni nordafricane, concepite per proteggere dagli attacchi esterni e dalle alte temperature estive. Presenta i tratti tipici dei quartieri a impianto urbanistico islamico tipico delle medine di cui le viuzze strette sono una sorta di marchio di fabbrica.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Kasbah-di-Mazara-del-Vallo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Kasbah di Mazara del Vallo è uno dei quartieri più antichi della città, in quanto fondato dagli stessi arabi nell’827 d.C., poco dopo il loro approdo in Sicilia. Durante la loro permanenza a Mazara del Vallo, gli arabi contribuirono considerevolmente allo sviluppo della città, utilizzando la loro inconfondibile arte per impreziosire la città. Fu proprio grazie agli arabi se la città di Mazara del Vallo poté diventare una delle più stimate località marinare della Sicilia e non solo, poiché la popolazione araba che si stanziò in questa cittadina importò tutte le più moderne tecniche di pesca, permettendo a Mazara del Vallo di ricoprire tale ruolo ancora oggi. Gli arabi rimasero al comando della città fino al 1072, anno in cui furono allontanati dalle milizie del Gran Conte Ruggero I di Sicilia, il quale riportò il culto cristiano a Mazara del Vallo facendo edificare alcuni dei suoi più importanti monumenti religiosi. L’influenza della cultura araba è rimasta indelebile fino ai giorni nostri, a tal punto che si stima almeno un 15% dell’attuale popolazione mazarese discendente direttamente dalle antiche famiglie che popolavano la Kasbah di Mazara del Vallo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Kasbah-di-Mazara-del-Vallo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante gli anni ’70, la città di Mazara del Vallo vide l’avvicinamento di numerose famiglie di tunisini, le quali, nel corso dei decenni, iniziarono lentamente a popolare la città, stabilendosi proprio nella Kasbah di Mazara del Vallo, che continua a mostrare tutte le affascinanti bellezze dell’arte araba, egregiamente conservatisi nel corso del tempo. L’avvento della comunità tunisina nella città di Mazara del Vallo ha permesso al suo Quartiere Arabo di rivivere per una seconda volta, grazie al loro operato che ha contribuito all’arricchimento artistico e culturale di questo luogo, il quale può oggi vantare numerose maioliche colorate che si mescolano ai fasti del settecentesco Barocco siciliano, vero protagonista del centro storico di Mazara del Vallo. La Kasbah di Mazara del Vallo, oggi, è anche la sede del Blue Sea Land, l’annuale evento che intende promuovere le culture mediterranee attraverso la loro arte e i loro piatti tipici, trovando in questo quartiere la location ideale in cui ospitare i tanti rappresentanti dei numerosi paesi coinvolti in questa straordinaria iniziativa multiculturale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Kasbah-di-Mazara-del-Vallo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Visitare la Kasbah significa immergersi in un ambiente dove il passato e il presente si fondono in maniera unica. Ogni angolo, dalla Porta Blu alle piccole botteghe artigiane, dai mosaici che decorano le pareti alle piazze dove la vita quotidiana si svolge indisturbata, racconta storie di un mondo che ha saputo reinventarsi, mantenendo vivo il proprio patrimonio culturale. La Kasbah è nota per i suoi splendidi mosaici e le maioliche, che si possono ammirare non solo nei luoghi di culto ma anche nelle abitazioni private, lungo i vicoli, sopra gli usci delle case.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Kasbah-di-Mazara-del-Vall4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le meraviglie della Kasbah spicca la Porta Blu, che si apre su uno dei vicoli più suggestivi. Questa non è semplicemente l’entrata di una casa, ma l’accesso a un mondo di creatività e dedizione. Il proprietario, trasformando la sua dimora in un capolavoro personale, invita i passanti a scoprire la bellezza e le storie celate dietro ogni decorazione.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Kasbah-di-Mazara-del-Vallo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da dove si accede alla Kasbah</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per chi desidera esplorare la Kasbah, suggerisco un percorso che inizia dalla Piazza della Repubblica. Qui, la fusione tra il passato e il presente si fa immediata. Troverete l’indicazione alla Kasbah decorata su una maiolica all’inizio di via Garibaldi. Questo lungo vicolo ospita botteghe e ristoranti e vi condurrà nel cuore della quartiere arabo.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/NNUQh3wHl9Q">https://youtu.be/NNUQh3wHl9Q</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 06:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali da visitare in Sicilia - GERACI SICULO, Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000355"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Geraci Siculo è uno splendido borgo medievale in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Palermo</a></i>, che sorge alle pendici delle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">Madonie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, arroccato su un colle da cui si gode una vasto panorama sulle campagne interne siciliane e sulle stesse Madonie. Sin dalla sua fondazione, la storia del borgo madonita rispecchia la complessa storia della Sicilia. L’architettura, i monumenti, l’arte e le tradizioni sono il risultato di una ricca stratificazione culturale, nel contesto delle Madonie, che rendono Geraci Siculo un borgo di grande pregio. Paesaggi mozzafiato, monumenti storici, arte e cultura, cucina locale, feste e tradizioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/geracisiculocop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">A Geraci Siculo, l’aria che si respira tra le vie del centro profuma di storia e mostra il volto autentico e nascosto della Sicilia, che si rispecchia nelle chiese storiche e negli abitanti. La destinazione è lontana dal turismo di massa, offre silenzio e tranquillità che sono ideali per condividere lo stato di serenità regalato dalla natura circostante. I percorsi nel Parco delle Madonie si affiancano a un tuffo nella storia, con lo sguardo rivolto a mete più note e frequentate e con la comodità di raggiungere tutte le attrazioni che la Sicilia racchiude nella sua isola. </span><span class="fs14lh1-5">Il borgo è sempre vissuto principalmente di pastorizia, agricoltura e artigianato. Queste attività caratterizzano ancora l’economia locale e costituiscono i punti di forza e attrazione del territorio. Le botteghe artigianali che animano i vicoli del centro presentano tutto quello che un turista può desiderare: articoli lavorati in legno, lavori in ferro battuto e ricami. </span><span class="fs14lh1-5">Geraci Siculo è oggi al centro del territorio madonita, e non solo geograficamente. Un paese vivace, operoso, legato alla propria storia e alle tradizioni ma attento ai cambiamenti e capace di assolvere con grande tenacia alle sfide di ogni tempo.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTARight"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/geracisiculocop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Geraci Siculo è un borgo dalla storia molto antica. Nel corso dei secoli si sono avvicendate diverse dominazioni. Ogni insediamento ha lasciato testimonianze architettoniche e culturali, di cui ancora oggi possiamo ammirare l’eredità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le prime notizie documentate sulla cittadina si hanno nel VI secolo a.C., ai tempi in cui la colonizzazione greca della Sicilia arrivò fino al territorio delle madonie. Il nome del borgo sembra esser stato coniato proprio durante questo insediamento. Geraci infatti, deriva dalla parola di origine greca “Jerax”, che significa avvoltoio. In nome dell’assidua presenza di tali predatori sul nostro territorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A partire dall’840 d.C. si hanno le prime notizie approfondite sulle vicende che hanno interessato il borgo geracese, con la conquista saracena della città ad opera dell’Emiro Ibna Timna. Negli anni in cui l’espansione musulmana interessò l’intera Sicilia. Durante la dominazione saracena sembra che Geraci sia stata la località più importante delle zone interne dell’Isola. Questo grazie soprattutto alla posizione strategica di cui gode, che le conferisce un ruolo determinante nelle vicende militari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/geracisiculocop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A partire dal secolo XI la storia di Geraci si arricchisce di dettagli, con l’insediamento in Sicilia della civiltà normanna. Dalla conquista di Ruggero I, inizia per Geraci un lungo periodo di forti tensioni e rapidi cambiamenti politici e governativi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1063 Geraci viene elevata al rango di “Contea” fino all’approdo, nel 1252 della dinastia dei Conti di Ventimiglia. La famiglia dei Ventimiglia sarà destinata a giocare un ruolo fondamentale nella storia di Geraci. Con i Ventimiglia, Geraci diviene centro della Contea. Grazie alla gloria e alla forza dei Ventimiglia &nbsp;la Contea di Geraci, acquista sempre più prestigio. Nel 1391, con la morte di Francesco II di Ventimiglia, la Contea di Geraci viene divisa in due parti, affidate al governo dei figli: Enrico e Antonio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1438 la Contea di Geraci diventa Marchesato e nel 1606 il Marchese di Geraci viene nominato Vicerè. All’interno del marchesato, il territorio di Geraci era molto produttivo e per secoli l’economia si è basata sulla pastorizia e l’agricoltura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/geracisiculocop5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Negli anni 1595 e 1606 il Marchese di Geraci e Principe di Castelbuono è nominato Presidente del Regno. Da quel momento Castelbuono assume le funzioni centrali, sia dal punto di vista amministrativo che militare. Negli anni successivi Geraci vive una vita politica e amministrativa uguale a quella di tanti altri Paesi dell’entroterra siciliano. I Ventimiglia però, l’ultimo ramo rimasto, quello dei Ventimiglia di Monteforte continuano fino ai nostri giorni ad interessarsi delle sorti della Contea. Il declino dei Ventimiglia a partire dalla fine del XVI secolo, sommersi dai debiti e in difficoltà economica, segnò inevitabilmente il declino di Geraci.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Negli anni 1736-37 Il Principe Giovanni VI viene nominato da re Carlo “Presidente del Gran Consiglio di Sicilia” difendendo l’Isola dai profittatori. Nel 1813 il Principe Giuseppe Ventimiglia di Belmonte fu arrestato a Palermo per aver difeso la costituzione e la libertà del Regno di Sicilia. Scarcerato dagli inglesi subì in carcere un tentativo di avvelenamento. Da Ministro degli Esteri per il Regno di Sicilia fu mandato al congresso di Vienna 1814 a difendere l’autonomia dell’Isola, ma pare venne assassinato a Parigi mentre preparava le carte 15 giorni prima dell’apertura del congresso nel quale la Sicilia senza alcuna difesa ricadde nelle mani Borboniche. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Negli anni successivi Geraci visse un destino simile a quello di altri centri dell’entroterra siciliano. Partecipando alle vicende che hanno interessato la nostra Isola e la nostra nazione, dal 1800 all’avvento della Repubblica, passando per le due Guerre Mondiali, che videro tra i soldati e i caduti tricolore, molti valorosi cittadini geracesi, chiamati a combattere in nome della patria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Geraci Siculo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Bevaio della Santissima Trinità</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/geracisiculocop6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come per moltissimi centri medievali anche Geraci Siculo si caratterizza per i suoi vicoli stretti, piazzette e cortili. Il tour di visita al borgo parte ammirando il maestoso “bevaio” della Santissima Trinità, posto poco fuori il centro abitato (zona sud). Fu per volere del marchese Simone Ventimiglia che venne costruito. Esso poggia su una base rettangolare di 20 metri di lunghezza con due fontane in pietra ai lati sormontate da una piramide. Si fa notare anche la cornice merlata del timpano che da un tocco di eleganza alla fontana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello, la chiesa di Sant’Anna e di San Giacomo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/geracisiculocop7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per entrare nel borgo vero e proprio si percorre via Biscucco. Tra vicoli e stradine si giunge ai resti del castello, di probabile origine bizantina, poi trasformato dai Ventimiglia in fortezza militare. Nello stesso luogo sorge anche l’antica chiesa di Sant’Anna, considerata la cappella dei Ventimiglia. La tradizione vuole che qui fosse custodito, sin dal 1242, il teschio di Sant’Anna. A pochi passi dal castello troviamo la chiesa di San Giacomo. In essa si conservano preziose opere tra cui la statua in legno raffigurante il Santo, un affresco bizantino risalente a XIV secolo e un crocefisso ligneo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa di Santa Maria Maggiore</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/geracisiculocop8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Percorrendo le viuzze medievali (lato ovest del borgo), si arriva al cuore di Geraci Siculo ossia piazza del Popolo, dove si affacciano la settecentesca chiesa del Collegio di Maria e la chiesa di Santa Maria Maggiore. Autentico scrigno d’arte, la chiesa custodisce opere pittoriche e scultoree davvero pregevoli: una serie di statue di marmo raffiguranti la Madonna della Neve, la Madonna della Mercede e il Fonte Battesimale, risalente al XV secolo, tutti realizzati dalla bottega di Gagini. Tra le opere lignee segnaliamo alcune statue artisti siciliani anonimi del XVII e del XVIII secolo e il Monumentale Coro ligneo del 1650. La visita alla chiesa potrà concludersi egregiamente, scoprendo il “tesoro” artistico presente nella cripta, costituito da suppellettili liturgiche d’oro e d’argento e numerosi paramenti sacri finemente ricamati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Continuando verso nord (Corso Vittorio Emanuele), incontreremo la chiesa seicentesca di Santo Stefano con il suo caratteristico campanile. Il visitatore potrà ammirare al suo interno una mirabile scultura lignea del XVI secolo di artista ignoto raffigurante Santo Stefano e una tela del 1609 opera di Giuseppe Salerno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella zone più a nord del paese, dove si erge l’ultimo dei più significativi edifici religiosi: la chiesa di San Bartolomeo. In essa sono presenti varie opere tra cui spicca un legno policromo intarsiato raffigurante il santo, datato al sec. XVIII. Il nostro viaggio termina visitando la piccola chiesa di Santa Maria La Porta, costruita nel 1496 (via san bartolo). All’interno troviamo un altro capolavoro della bottega dei Gagini, ovvero il magnifico polittico in marmo policromo dell’altare maggiore. Infine di grande impatto visivo è il Cristo crocefisso, scultura lignea del XVII secolo opera di artisti anonimi siciliani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/geracisiculocop9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il patrimonio di Geraci si amplia con altre architetture religiose come la chiesa di San Giuliano con il monastero delle Benedettine, la chiesa di San Francesco e la Chiesa di San rocco (a destra della piazza del Municipio). </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Il Convento ospita la sede del MUSeBarch: è un museo dedicato al borgo di Geraci Siculo e a tutto il territorio circostante. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/geracisiculocop10.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5">Al suo interno troverai documenti e ricostruzioni degli ambienti domestici antichi, per un’immersione storica totale. Per una vista spettacolare devi fare una sosta al Salto del Ventimiglia: è un affaccio panoramico in vetro dal quale ammirare la vallata fino ai piedi dell’Etna. È raggiungibile percorrendo un vicolo stretto vicino alla biblioteca comunale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/geracisiculocop11.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un’altra attrattiva è costituita dalla Falconeria: la pratica di allevare e addestrare falchi fu introdotta da </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?federico-ii-di-svevia---lo-stupor-mund" target="_blank" class="imCssLink">Federico II</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> e oggi rimane viva per usi diversi da quelli originari. Attualmente trovano utilità come spaventa passeri o nel campo dell’aviazione civile e militare, quando c’è la necessità di liberare le piste di decollo dai volatili.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/ty3hR0esiZQ">https://youtu.be/ty3hR0esiZQ</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 05:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie del Barocco del Val di Noto - Porta Reale o Porta Ferdinandea - Noto, Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000353"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Porta Reale, chiamata anche Porta Ferdinandea, è un simbolo iconico dello splendore barocco di </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">Noto</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">Provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Costruita nel XVIII secolo, questa porta monumentale è stata progettata dal famoso architetto siciliano Rosario Gagliardi. Si erge a testimonianza della rinascita della città e del fiorire dello stile architettonico barocco in seguito al devastante terremoto del 1693. La Porta Reale di Noto costituisce una magnifica porta d'ingresso al paese delle meraviglie barocco di Noto, invitando i visitatori a intraprendere un viaggio attraverso la ricca storia e il patrimonio culturale della città. La sua architettura imponente e i dettagli intricati racchiudono l'essenza del periodo barocco, fungendo allo stesso tempo da testimonianza della resilienza e della rinascita di Noto. Varcare Porta Reale è un'esperienza indimenticabile, uno sguardo sulla grandiosità di un'epoca passata e una vera immersione nell'affascinante bellezza di Noto.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/realenoto1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E' un monumentale ingresso al cuore barocco della città. Costruita nel XIX secolo, precisamente nel 1838 per volere del marchese di Canicarao, era inizialmente . Il marchese, il cui palazzo nobiliare si trova ancora in Via Cavour, desiderò realizzarla per celebrare la venuta a Noto del re Ferdinando II di Borbone, sovrano del Regno delle Due Sicilie. Il progetto fu affidato all’architetto napoletano Orazio Angelini che. A lungo, la Porta Reale rappresentò l'ingresso principale alla città.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/realenoto2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In stile neoclassico, è caratterizzata da un grande arco centrale circondato da una parte dallo stemma di Noto e, dall’altro, da quello della famiglia Canicarao. Sul cornicione’ invece, spiccano tre sculture: la torre, che rappresenta la forza della città; un levriero, simbolo della fedeltà. Infine, al centro, troviamo un uccello sulla cui interpretazione sono state formulate due ipotesi: pellicano, simbolo di abnegazione, o cicogna, emblema di fertilità.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/realenoto3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I dettagli architettonici di Porta Reale mostrano la maestria e la grandiosità dello stile barocco. Il cancello presenta un arco centrale, fiancheggiato da due archi laterali, il tutto ornato da intricati elementi scultorei. Intagli elaborati, tra cui motivi floreali, putti e figure simboliche, abbelliscono la facciata, creando una sinfonia visiva di arte decorativa. L'uso della pietra calcarea dorata locale, conosciuta come “pietra di Noto”, aggiunge al fascino radioso della porta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/realenoto4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'Arco Trionfale</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'arco centrale di Porta Reale di Noto, che si erge maestosamente sopra il vivace Corso Vittorio Emanuele, funge da arco di trionfo e commemora la ricostruzione della città. Le iscrizioni sull'arco mostrano con orgoglio il motto della città: “Felix Opportunitate Noto” (“Fortuna è l'opportunità di Noto”), a simboleggiare la resilienza e la determinazione della sua gente. </span><span class="fs14lh1-5">Attraversare Porta Reale di Noto è come entrare in un museo vivente di arte e architettura barocca. Oltre la porta si trova l'incantevole centro storico di Noto, patrimonio dell'UNESCO. Gli edifici barocchi meticolosamente restaurati, le splendide chiese e gli eleganti palazzi invitano i visitatori a immergersi nella ricca storia e nel patrimonio culturale della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/realenot5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Eventi e celebrazioni iconici</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Porta Reale di Noto non è solo un magnifico punto di riferimento architettonico ma anche uno sfondo vivace per vari eventi e celebrazioni. Durante le processioni e le feste religiose, la porta diventa un punto focale, adornata con luci, fiori e addobbi, creando uno spettacolo davvero incantevole. Anche l'Infiorata di Noto, un rinomato festival di tappeti floreali, utilizza l'area circostante Porta Reale per mostrare intricati disegni floreali, aggiungendo un ulteriore tocco di splendore alla porta e ai suoi dintorni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/realenoto6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A testimonianza del suo significato storico e artistico, Porta Reale è stata sottoposta a meticolosi interventi di restauro per garantirne la conservazione per le generazioni future. Questi progetti di restauro mirano a mantenere lo splendore originale della porta salvaguardandone l'integrità strutturale, consentendo ai visitatori di sperimentare la maestosa bellezza di questo gioiello architettonico.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/1xFGClNxz48">https://youtu.be/1xFGClNxz48</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 05:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ghost Tours in Sicilia - I FANTASMI DI MESSINA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000354"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Storie, leggende, semplici credenze popolari. Anche a Messina ci sono degli edifici infestati che tra mistero e timore colgono la curiosità di cittadini e visitatori. Ma quando un luogo si definisce “infestato”? Quando si pensa che sia abitato da entità non meglio definite. Oggi questi luoghi sono accomunati da un passato che si pensa segnato da una morte tragica. Nel Medioevo, invece, le infestazioni potevano derivare dalla mancata sepoltura di uno degli abitanti della casa. </span><span class="fs14lh1-5">Presenze che infestano case e luoghi ben precisi, apparizioni inspiegabili che si dissolvono nell’arco di pochi minuti, creature misteriose forse rimaste intrappolate nella nostra dimensione. &nbsp;A Messina le storie di fantasmi, quelle che si raccontano da tempo con il rischio di trasformarsi in leggende metropolitane, non mancano.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantamessinacop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prima del terremoto del 1908 nel Boccetta c’è chi ha visto un cavaliere sul cavallo che tirava una lancia verso le case, ogni volta colpiva un'abitazione diversa, considerato segno di sventura. A Tre Monti invece l’apparizione di un uomo che terrorizzava i passanti puntando loro la pistola</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantamessina1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1981 veniva stampato a Messina il libro di Ranieri D’Altarocca (Romolo Cappadonia) “Fantasmi a Messina”, il primo di questo genere divenuto in poco tempo un best-seller. L’autore passava in rassegna i fenomeni paranormali che si verificavano nella città dello Stretto, dando anche consigli e indicazioni per gli appassionati che desideravano recarsi sui luoghi dove avvenivano i fenomeni. Fra i tanti casi esaminati, il celebre “cane Matteo”, un animale di imponente stazza che si manifesta presso la scalinata della “Rampa del Sole” nei pressi della strada di circonvallazione (visto da lontano anche dal sottoscritto), un certo Matteo che, morto, s’incarnò nel cane che chi lo ha visto da vicino ha sentito parlare con voce umana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantamessina3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’”uomo che pende”, invece, si manifesta accanto alla piazzetta dov’è il monumento a San Pio davanti al Santuario Madonna di Pompei, col cappio al collo e sospeso ad un albero a circa 4 metri dal suolo. Sul viale Boccetta, all’altezza della Chiesa dell’Immacolata, si vede un “ragazzo che corre”: percorre un breve tratto, lancia un urlo e scompare. Nella terrazza davanti al Sacrario di Cristo Re, a notte inoltrata, una donna prende il passante sotto braccio per poi subito sparire. E in via Palermo, nel tratto compreso tra il viale Aranci e l’inizio dell’isolato 13, nel silenzio della notte è possibile ascoltare una manifestazione sonora, un grido straziante di bambino che poi, con voce accorata chiama: “Mamma!... Mamma!… &nbsp;Mamma!…”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma l’apparizione più terrificante è quella dell’”uomo con la testa in mano”, a ridosso del muro di cinta della Fiera, davanti alla Chiesa di S. Maria di Porto Salvo. Già prima del terremoto del 1908 appariva a Messina il “Cavalier della Ruina”. A cavallo di un roano e galoppando sfrenatamente urlava con voce terrificante: “Io son la ruina! ...Io son la sventura...”. La casa che era toccata dalla sua lancia, era destinata al lutto e, appunto, alla sventura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantamessina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando su Messina cala la sera una calma assoluta regna dovunque. E’ prossima la notte, che spopola le vie che hanno visto il caos diurno ed accoglie tra le sue oscure braccia cani e gatti randagi, vagabondi tra i rifiuti…In questo clima magico e misterioso prendono vita strani personaggi: i Fantasmi, le ombre di coloro che non hanno voluto accettare la morte che li ha colti all’improvviso e per motivi a noi sconosciuti rimangono legati a questo mondo, di cui un tempo facevano parte. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantamessina4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Palazzi, castelli, ospedali, abitazioni a Messina sono anche infestati da entità ultraterrene. Il cosiddetto “Castello del Duca” a Faro Superiore è uno di questi. Si tratta di un complesso abbandonato e in rovina, una dimora gentilizia che ricorda le tipologie castellane decorata da affreschi, appartenuta a Vincenzo Loffredo nato a Messina il 9 novembre 1860, riconosciuto con Decreti Ministeriali il 26 agosto 1898 e 20 luglio 1899 nei titoli di marchese di Cassibile. Con regie lettere patenti del 5 aprile 1903, poi, fu riconosciuto Duca di Ossada, da qui il nome del complesso di Faro Superiore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantamessina5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si racconta dell’apparizione di una bambina sul tetto e molte testimonianze riferiscono di colpi secchi all’interno, respiri come dei rantoli, apparizioni vestite di bianco che passano velocemente da una finestra all’altra. I fenomeni paranormali nel cinquecentesco Castello Gonzaga sono stati ampiamente studiati. Vissuti da una ragazza alle prese con arcaiche forze del male. Un’abitazione dalle parti della “casa natale” di Santa Eustochia, in Contrada Caprera nel Villaggio SS. Annunziata, è conosciuta per gli strani fenomeni e anche il dismesso e abbandonato Ospedale Regina Margherita è sede di eventi paranormali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ultima, ma non ultima, la cosiddetta “Villa Elettra” nella collina di Montesanto, alle spalle dell’Ospedale Piemonte, una costruzione che non fu mai possibile completare per gli inquietanti fenomeni paranormali che vi si verificarono, si verificano ancora oggi e che hanno visto.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 12 Oct 2025 05:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia - Osservatorio Astronomico di Montedoro - Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000352"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Esiste un posto in cui l’universo è la più bella delle esperienze, un posto lontano dai rumori e dalle luci delle città, lontano dalle abitudini quotidiane. Questo posto si trova nel cuore della Sicilia, e si chiama Osservatorio Astronomico di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-di-sicilia--montedoro---caltanissetta--" target="_blank" class="imCssLink">Montedoro</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> , con il suo importante telescopio, in combinazione con il Planetario offre ai visitatori la possibilità di godere di un punto di vista privilegiato verso l’immensità dell’universo. Il paesaggio mozzafiato visibile dal Parco Urbano di notte si apre verso lo spazio ed i suoi misteri. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ossmontedorocop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell’entroterra siciliano, cuore dell’isola, a quota 532 metri sul livello del mare, un occhio puntato verso lo spazio è dedito all’osservazione astronomica. Tutti possono visitare l’Osservatorio Astronomico di Montedoro e il Planetario di Montedoro, che si trovano in cima al Monte Ottavio, poco distante dal comune di Montedoro. Posto sulla vetta di un’altura che ne fronteggia un’altra lievemente più bassa nell’area occidentale della provincia di Caltanissetta, l’Osservatorio è stato progettato alla fine del Secolo scorso su commissione della Provincia di Caltanissetta e del Comune di Montedoro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ossmontedorocop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Osservatorio e il Planetario sono due strutture scientifiche che valorizzano ancora di più le bellezze naturali del Parco Urbano, che si estende nella vallata tra i due rilievi montuosi. La zona è di particolare interesse anche dal punto di vista storico e archeologico, infatti poco distanti i visitatori possono trovare anche le Grotte del Monte Ottavio, situate sul versante orientale del monte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ossmontedorocop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Osservatorio Astronomico di Montedoro è un esempio di architettura organica, poiché sembra fondersi perfettamente con l’altura da cui si erge. Apparendo in lontananza come una piccola "punta" che fuoriesce dal terreno, la struttura rispetta l’ambiente naturale circostante, col quale si fonde anche grazie ai suoi colori nelle tonalità del bianco e del nero, che quasi si mimetizzano tra la terra e la vegetazione del monte. La cupola è invece dotata di una copertura in rame, che sempre richiama i colori della terra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il corridoio con scalinata che dal selciato porta all’ingresso dell’edificio è completamente rivestito in marmo chiaro, così come il resto della struttura. All’interno vi sono un dormitorio, due bagni e una sala riunione per gli addetti ai lavori, mentre tutti i visitatori possono raggiungere la torretta di controllo e la sala espositiva, dove si svolgono osservazione e didattica. La superficie totale dell’edificio è pari a circa 250 mq.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ossmontedorocop5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutti i visitatori dell’Osservatorio e del Planetario hanno accesso alla torretta di osservazione. Particolare attenzione nel progetto stesso dell’edificio è stata data all’assenza di barriera architettoniche, rendendo l’edificio accessibile a tutti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dall’Osservatorio si può ammirare l’universo grazie al telescopio astronomico, uno spettacolo affascinante per esperti e non e, naturalmente, anche per i bambini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’interno della cupola, invece, si trova il grande Planetario dedicato a Margherita Hack, che può ospitare fino a 50 visitatori contemporaneamente, per mostrare loro i più incredibili fenomeni dell’universo, mentre sono comodamente sdraiati su grandi poltrone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'osservazione viene accompagnata, per chi lo desidera, da interessanti spiegazioni che aiutano a capire meglio i misteriosi fenomeni dell'universo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ossmontedorocop6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come raggiungere l’Osservatorio Astronomico di Montedoro</span></div><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Per raggiungere l'osservatorio da qualsiasi città della Sicilia si può viaggiare in treno o in macchina.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se si sceglie il treno, è possibile acquistare un biglietto con destinazione Caltanissetta Centrale, distante circa 22 km dal paese: una volta giunti in stazione, sono disponibili bus o navette per raggiungere Montedoro. Stazione alternativa, sempre servita da mezzi pubblici o privati, è quella di Agrigento Centrale a circa 26 km.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In macchina, da Palermo o Catania, prendere l'Autostrada (A19) e uscire all'altezza di Caltanissetta, proseguendo sulla SS640 fino ad Agrigento dove giunti a Serradifalco bisognerà prendere la SS112 fino a Montedoro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una volta giunti in paese, per raggiungere l'Osservatorio dovrete dirigersi verso Nord Est, a meno di 2 km dal centro, in direzione del Monte Ottavio. Il Parco è attraversato da una via che vi condurrà fino all'Osservatorio/Planetario.</span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 05:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi delle Terre dell'Etna - MALETTO - Il Borgo della fragola , Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000351"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Maletto non è solo il comune più alto della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, posto a circa 1000 metri s.l.m. È anche un borgo di suggestiva bellezza, ricco com’è di rimandi alla tradizione, di angoli suggestivi, di cultura agricola che permea ancora oggi la vita dei suoi abitanti. Non solo tradizione, nella storia di Maletto, ma anche uno sguardo al futuro con una festa delle fragole, frutto tipico del luogo, protagonista di una sagra enorme, e assolutamente da vedere, che richiama turisti da ogni parte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/malettocop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il centro storico di Maletto, con le sue piccole e silenziose stradine in basolato lavico e le case del ‘600 e ‘700 è dominato dalla Rocca del Castello. Per le vie del centro, tra i monumenti più significativi da visitare, vi sono la Chiesa Madre, che presenta un’imponente facciata e una scenografica scalinata d’accesso decorata da paraste in pietra lavica. Inoltre, le chiese di San Michele Arcangelo (sec. XVI) che custodisce tele del 1600 e di S. Antonio di Padova (sec. XVIII) in cui è possibile ammirare due statue lignee del Bagnasco. </span><span class="fs14lh1-5">Tra le feste da non perdere, ricordiamo la celebre sagra della Fragola, che si svolge la prima settimana di giugno e attira turisti e curiosi da ogni parte della Sicilia e dell’Italia. Durante la festa, è possibile degustare gratuitamente torte e specialità alla fragola (risotti, granite,ecc.) e acquistare fragole e fragoline dei produttori locali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/maletto2new.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sull'origine di Maletto, una leggenda popolare locale narra che in epoca antica, sulla Rocca del Castello dimorava una principessa di nome Maletta o Marietta, la quale comandava una banda di feroci briganti che compivano scorrerie nelle zone vicine e poi si rifugiavano sul Castello, portandovi il bottino,sicuri di non essere perseguiti data l'asperità e l'inaccessibilità del luogo. Attorno alla rocca,i briganti costruirono il paese di Maletto,retto e governato da quella principessa dalla quale prese il nome di "Marettu".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa è la tradizione locale,che vuole Maletto fondato ed abitato da briganti,fuorilegge o in ogni caso da gente che aveva qualcosa in sospeso con la giustizia.Questa leggenda ha un suo riscontro storico, seppure in parte travisato dalla semplificazione popolare.Infatti nelle varie epoche e nei suoi diversi ripopolamenti,Maletto fu abitato da persone che venivano in questo luogo sia per le agevolazioni e i benefici concessi dal feudatario, sia per le franchigie di cui godeva il feudo,per cui è probabile che qualcuno per sfuggire alla giustizia del re sia venuto e poi rimasto a Maletto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/malettonew5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Storicamente, invece, l'origine di Maletto risale all'anno 1263, quando fu costruito il Castello,attorno al quale,poi a diverse riprese,venne edificato il centro abitato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel precedente periodo arabo-normanno,probabilmente la Rocca era stata già fortificata,con una sola torre,perché il luogo ben si prestava ad essere utilizzato come punto di avvistamento. Infatti all'origine il Castello era detto "Rocca del Fano",significando nel Medioevo il termine "fano",di origine araba,una luce emanata da un luogo di sorveglianza.Quindi già esisteva una torre con funzioni di avvistamento e segnalazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/malettonew3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa torre assunse un'importanza militare,quando,appunto intorno all'anno 1263,venne maggiormente fortificata da Manfredi Maletta,conte di Mineo e di Monte S.Angelo in Puglia,fondatore della città di Manfredonia,assumendo da quel omento,sia il Castello che il feudo circostante il nome del suo signore, Maletta, poi divenuto Maletto o "Marettu" in termine dialettale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Manfredi Maletta o de Malectas era figlio (fratello ) di un personaggio di maggiore prestigio del Regno di Sicilia,Federico Maletta,zio del re Manfredi,il figlio del grande imperatore Federico II di Svevia;era stato inoltre Vicario del Regno e camerlengo regio,cioè custode del tesoro reale,dal 1258 al 1261,anno in cui venne assassinato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La fortificazione della torre del Fano da parte del Conte Manfredi,trasse origine di diversi fattori. Il primo e più importante senza dubbio fu dato dalla esigenza di costituire una difesa meridionale alla città di Randazzo. Questa città,che durante il periodo normanno era stata un caposaldo politico-militare nella guerra di conquista della Sicilia da parte del Gran Conte Ruggero,vide crescere,negli anni successivi la sua importanza e ricchezza, fino a diventare,con gli svevi e poi con gli aragonesi,sede di soggiorno del re con tutta la corte al seguito,divenendo in tal modo la residenza degli uomini più potenti e ricchi del regno. Così,in quel periodo,la città fu fortificata con una cinta di mura dotata di dodici porte ed otto torri,di cui la principale è quella chiamata "Castello" che ancora esiste. Fu edificato il palazzo reale e vennero,inoltre,costruiti numerosi palazzi per le famiglie nobili,fra le quali gli Omodeo e gli Spatafora,che saranno signori di Maletto, e numerose chiese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/malettonew4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Da visitare</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chiesa di S. Michele Arcangelo: situata nel cuore della centrale via Umberto, si erge la chiesa dedicata a S. Michele Arcangelo, probabilmente la più antica di Maletto. La chiesa di S. Michele è rimasta Chiesa Matrice fino al 1877, anno in cui fu eretta la nuova Matrice intitolata ai “SS. Cuori di Gesù e Maria”. La chiesa apparteneva alla famiglia Spadafora, feudataria di Maletto, che dal 1619 possedeva il feudo col titolo di “Principe di Maletto”. La chiesa venne gravemente danneggiata dal terremoto del 1818 col crollo del campanile, ricostruito con molti stenti e dotato dell’orologio civico con la sola campana che batteva le ore. É stata diverse volte ristrutturata: da ultimo nel 1931 con l’installazione anche dei quadranti dell’orologio; nel 1963 con rifacimenti interni e lo smantellamento del cimitero sotterraneo alla Chiesa; nel 1987 con il restauro del campanile, della facciata e il rifacimento del tetto. Il prospetto laterale rappresenta la facciata di ingresso della chiesa, con il campanile che si imposta a partire dal margine sinistro. L’interno della chiesa è costituita da una singola aula rettangolare, terminante con il presbiterio quadrangolare leggermente rialzato rispetto al piano aula, in cui domina il simulacro di San Michele Arcangelo, adagiato all’interno della nicchia centrale. La chiesa di S. Michele conserva interessanti opere d’arte: due tele, una riconducibile a contesti artistici settecenteschi (Annunciazione), l’altra di probabile ascendenza seicentesca (Trinità e Anime del Purgatorio). In quest’ultima, nella sezione inferiore della composizione, in cui vi sono raffigurati i dannati avvolti dalle fiamme del Purgatorio, emerge la figura di un’anima che indica Miseremini mei, ad avere pietà, quindi, della sua condizione di dannato. Inoltre, si conserva anche un Crocefisso ligneo, sul quale non si possiedono notizie circa l’autore e il periodo di realizzazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/malettonew6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chiesa dei SS. Cuori di Gesù e Maria (Chiesa Madre): l’attuale Chiesa Madre, dedicata ai Sacratissimi Cuori di Gesù e Maria, si impone sul punto sommitale della Via Matrice. Venne realizzata alla metà del XIX secolo, nel momento in cui divenne una necessità impellente la realizzazione di un nuovo edificio sacro per contenere una popolazione in piena ascesa demografica (nel 1855, Maletto contava circa 2500 abitanti). La costruzione della Chiesa venne completata nel 1877, e il 3 giugno dello stesso anno fu consacrata dal Cardinale Dusmet, Arcivescovo di Catania. La chiesa è caratterizzata da un’imponente facciata, posta a conclusione della scenografica scalinata di accesso, scandita in tre ordini da paraste in pietra lavica. Tale tripartizione esterna si riflette nell’impianto interno dell’edificio: costituito da tre navate, tra le quali quella centrale possiede dimensioni maggiori rispetto a quelle laterali, divise da arcate a tutto sesto. La navata centrale si conclude con un presbiterio absidato, mentre le navate laterali terminano con cappelle absidate. Pilastri decorati in stucco, altari marmorei di stampo neoclassico, adornano lo spazio interno, insieme a vari simulacri, come quello di S. Giuseppe, dei SS. Cuori di Gesù e Maria, oltre ad una grande tela raffigurante il Transito di San Giuseppe, risalente al 1793 e attribuita al pittore Marcello Leopardi, forse una copia dell’originale conservato presso la chiesa dei Minoriti a Catania.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/malettonew7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sciare di Santa Venera: nei pressi del Km 174 della SS. 120, è possibile ammirare i resti di un antico insediamento alto medievale, collocato a contrada Edera, tra le Sciare laviche di Santa Venera, la quale, pur ricadendo all’interno del territorio del comune di Bronte, si trova in prossimità dell’abitato di Maletto. Recenti indagini archeologiche hanno portato alla luce i resti di strutture circolari e rettangolari in pietra lavica, le quali hanno restituito materiale ceramico ed indicatori cronologici datati tra l’VIII e il IX secolo d.C., pertinenti ad una fase finale del dominio bizantino della Sicilia. Il sito è inserito all’interno del SIC “Lago Gurrida e Sciare di Santa Venera”, creato dal Parco dell’Etna nel 2015, di cui costituisce una tappa fondamentale nel percorso naturalistico che attraversa le antiche lave di Santa Venera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/malettonew10.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Museo Civico “Salvo Nibali”: si trova nella zona più alta della Via Umberto, sito presso i locali dell’ex “macello” di Maletto. Inaugurato nel 2010, attualmente è stata allestita soltanto la Sezione Archeologica, strutturata in tre sale espositive contigue, in cui sono esposti i reperti rinvenuti nelle varie campagne di scavo promosse dalla Soprintendenza di Catania, a partire dal 1987/1988, svoltesi nelle aree limitrofe l’abitato di Maletto, come l’ampia vallata delle Sciare di Santa Venera e la grotta a scorrimento lavico di contrada Tartaraci. I rinvenimenti attestano che l’occupazione e lo sfruttamento dell’area iniziano in epoche remote, tra il Neolitico Medio e Tardo, un periodo che oscilla tra la fine del VI e il IV millennio a.C., per continuare a fasi alterne nel Bronzo Antico, in epoca greca e addirittura fino ai secoli centrali dell’alto medioevo, come dimostrato dalle recenti ricerche condotte presso contrada Edera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/malettonew11.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Palmento del Campiere: si tratta di un antico palmento risalente al 1800, che all’epoca fu costruito al centro di una zona ricca di vigneti. Con un prospetto, un pigiatoio e torchio in pietra lavica, oggi invece rappresenta il fulcro dell’appartenenza del comune di Maletto al Parco dell’Etna. Raggiungibile dalla SS284, da questo posto è possibile ammirare il versante nord-occidentale dell’Etna in tutto il suo splendore, con annessi conetti vulcanici, oltre ad un laghetto stagionale che tende a formarsi durante il periodo delle piogge, conosciuto dagli abitanti del luogo con il nome di “acqua ru maggiu”. Questo caseggiato racchiude in sé anni di storia, testimoniando anche il cambiamento della vocazione agricola del luogo, che attualmente presenta una copertura di boschi etnei, caratterizzati dalle presenza di diverse specie endemiche, quali la ginestra dell’Etna, che crescono su un terreno di natura varia, arricchito dalle ceneri vulcaniche. Solo una piccola parte dei terreni circostanti è dedicata alla coltivazione di vigneti, oliveti, colture ortive e erbacee e al pascolo, e, sporadicamente, è possibile osservare anche qualche frutteto. Il Palmento del Campiere è indubbiamente un’importante testimonianza del patrimonio etno-antropologico di Maletto, che rievoca il passato agricolo della comunità, ma al contempo dona spunti per implementare il futuro turistico malettese.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/maletfrag.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prodotto tipico del paese, negli ultimi anni ha avuto un notevole impulso commerciale. La fragola di Maletto, nel mese di Giugno, richiama centinaia di turisti e di visitatori durante le loro vacanze in Sicilia. Durante questa sagra viene realizzata una gigantesca torta alle fragole che viene offerta ai visitatori come assaggio gratuito. Il frutto matura tra i primi di Maggio e la fine di Giugno e nell’ambito della festa vengono esposti diversi tipi di fragole: LA FRAGOLA PASTICCIERA E LA FRAGOLA RIFIORENTE (quella che viene coltivata tutto l’anno) matura da Gennaio a dicembre, e LA FRAGOLA TRADIZIONALE dal sapore più dolce e dall’odore profumato. Ultimamente, anche aziende legata alla trasformazione delle fragole hanno messo la base a Maletto, producendo marmellate, fragolino e prodotti derivanti dalla fragoricoltura.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/FIEVOqhbZ6I">https://youtu.be/FIEVOqhbZ6I</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 06:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi Sacri d Visitare in Sicilia - COMPLESSO DI SANTA MARIA DELLA CROCE, Scicli, Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000034F"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il complesso di Santa Maria della Croce a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--scicli--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Scicli</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> è un sito religioso che si compone di un convento, una chiesa, un oratorio e due cortili. Si tratta di uno degli edifici più antichi della città.Il complesso, fondato da frati minori dell'ordine francescano, si trova in cima al colle detto della Croce.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessomariacroceragusa5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Costruito sull’omonimo colle il complesso della Croce è un’interessate testimonianza dell’architettura Cinquecentesca. La chiesa e il convento infatti non sono stati distrutti dal terremoto del 1693 ma sono stati ampiamente rimaneggiati nel corso dei secoli successivi. Più che la cultura architettonica, abbastanza povera, è interessante l’articolazione spaziale e il dialogo con l’ambiente che lo circonda: il complesso aderisce infatti perfettamente ai bordi della collina come fosse una roccaforte. Il convento si sviluppa attorno a due chiostri di forma trapezoidale che si estendono a ridosso dello strapiombo del colle. Dal secondo cortile si può accedere in una loggia a bifora che si affaccia sulla vallata e da cui si gode di un meraviglioso panorama.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessomariacroceragusa6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Storia del Complesso di Santa Maria della Croce a Scicli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Chiesa e il Convento del Complesso di Santa Maria della Croce a Scicli sono stati costruiti intorno al 1528, tenendo in considerazione la data incisa sul prospetto degli edifici. Per quanto riguarda la struttura che ospitava l’oratorio, dedicato alla Madonna di Sion, non si hanno certezze sulla sua edificazione originaria, eccetto per il fatto che fosse presente già da prima, infatti, in molteplici documenti storici, sono state trovate testimonianze circa la sua presenza sul colle dove sorge ancora oggi. Il Complesso di Santa Maria della Croce ospitava i Frati minori dell’ordine Francescano, i quali utilizzavano questa sede come luogo di preghiera e di formazione, in cui potevano studiare diverse materie su antichi libri. Dopo l’unità d’Italia il Complesso di Santa Maria della Croce venne abbandonato e poi venduto all’asta diventando proprietà privata per poi, alla fine del Novecento, diventare proprietà della Regione Sicilia che ne ha aperto le porte al pubblico rendendo visitabili i suoi affascinanti locali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessomariacroceragusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chiesa del Complesso di Santa Maria della Croce a Scicli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Chiesa del Complesso di Santa Maria della Croce è stata edificata nei primi anni del Cinquecento con uno stile architettonico Tardo Gotico. Presenta un’unica navata al suo interno, che mostra ancora diverse opere d’arte inserite durante gli ampliamenti avvenuti nel Settecento per rimediare ai danni causati dal terremoto del 1693.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessomariacroceragusa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Convento del Complesso di Santa Maria della Croce a Scicli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ancora oggi è possibile ammirare i locali in cui vivevano i Frati Francescani, nel Convento di Santa Maria della Croce, sono presenti delle ampie terrazze da cui è possibile godere di incantevoli paesaggi, sia del mare, da un lato, che del centro urbano di Scicli, nella restante parte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessomariacroceragusa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oratorio del Complesso di Santa Maria della Croce a Scicli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Oratorio del Complesso di Santa Maria della Croce, in base alle ricostruzioni storiche, dovrebbe essere il primo edificio del Complesso ad essere edificato, risalente al XV secolo, a dimostrazione del fatto che l’oratorio fosse stato intitolato alla Madonna di Sion e non a Santa Maria della Croce, come gli altri due edifici del Complesso. È proprio dall’Oratorio che sono stati recuperati prestigiosi affreschi del Quattrocento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessomariacroceragusacop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare al Complesso di Santa Maria della Croce a Scicli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Complesso di Santa Maria della Croce si trova sull’omonimo colle della città di Scicli, situato nell’area periferica della città e distante circa 1 km dal centro storico cittadino. A Scicli si può arrivare facilmente partendo da qualsiasi punto della Sicilia, grazie agli ottimi collegamenti stradali percorribili sia in auto che in autobus, con le autolinee siciliane che ne favoriscono gli spostamenti interregionali e attraversano anche Scicli. A circa 50 km è situato l’Aeroporto di Comiso, mentre a poco più di 100 km si trova l’Aeroporto Fontanarossa di Catania, i quali rappresentano le soluzioni migliori per chi viaggia in aereo. Qualora vi spostiate tramite nave, il Porto di Pozzallo è il più vicino e dista circa 20 km.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/5Nn08JnZI00">https://youtu.be/5Nn08JnZI00</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 06:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Medievali in Sicilia - CASTELLO DI ASSORO, Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000034E"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">I resti del castello Valgarnera di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-medievali-di-sicilia--assoro---enna" target="_blank" class="imCssLink">Assoro</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Enna</a></i><span class="fs14lh1-5">, si trovano alla sommità del monte Stella (m 901 s.l.m.) sulla cui unica dorsale accessibile si adagia il centro abitato. È una posiz.iOl1C dominante la sottostante valle del fiume omonimo e la vicina valle del Dittaino.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello abbandonato già nella prima età moderna e poi dato in cava ai cittadini che ne deturparono l'andamento sino a renderne difficilissima la comprensione degli apparati, è oggi inserito in un bel parco urbano di nuovissima creazione che comprende tutta l'area alta del paese con i resti delle fortificazioni e della acropoli antica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloassoro4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le fortificazioni medievali sono, come non è raro nella provincia ennese tutta, ricavate con un sapiente gioco architettonico tra i volumi scavati nella roccia e quelli costruiti con murature forti e solide. Planimetricamente il castello, posto sui luoghi della antica acropoli classica, doveva avere un andamento poligonale irregolare, modulato assecondando le forme delle rocce della sommità della rupe su cui insiste l’antico abitato (901 m. s.l.m.).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloassoro2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello assume una importanza notevole non solo come luogo di controllo di un vastissimo feudo (Assoro ancora oggi è tra i comuni siciliani con territorio più vasto) ma anche come postazione lungo la strada che da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-da-visitare--catania-" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a></i> ad Est consentiva di raggiungere </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> attraversando i principali centri dell’interno isolano. Ancora si vedono una grande cortina muraria conclusa da un torrione pieno a pianta circolare, munito sino a pochi anni addietro di beccatelli in pietra e unico esempio di “torre albarrana” in Sicilia, quasi una prova della ibericità della famiglia Valguarnera che certamente sul castello dovette più volte intervenire.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloassoro3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una seconda cortina munita di finestre che guarda verso la valle, un ambiente sotterraneo di passaggio munito di una scala elicoidale scavata nella roccia, altri ambienti ricavati nella roccia e voltati a crociera che, ad un primo esame paiono aver avuto funzione di magazzini anche a giudicare dalle canalette di scolo delle acque ricavate sul fondo degli stessi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nelle rocce adeguatamente scolpite per dar agio alle murature si nota poi una particolarità veramente interessante: accanto ai grandi fori per le travature dei pavimenti e dei solai compaiono in più punti lunghe serie di petroglifi lineari, tutti uguali, la cui interpretazione è veramente ardua.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloassoro1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le notizie storiche del castello sono alquanto rare, certamente qui doveva essere in uso una fortificazione bizantina che venne espugnata nel 939 da una gualdana araba capitanata dal capo Chalil.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Costui una volta guadagnato il sito forte vi ricostruì il castello e modificò le forme delle muraglie. Conquistato dai normanni il castello passò, con un atto di vendita firmato da Ruggero II, al vescovo di Catania che ne acquisì il diritto feudale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pervenne poi a Scaloro I degli Uberti, parente del Farinata di dantesca memoria. Durante la lunga guerra delle fazioni fu confiscato a Scaloro degli Uberti una prima volta nel 1340, anno in cui viene affidato al Duca di Randazzo, Giovanni, fedele al partito catalano; nel 1347 l’Uberti venne perdonato e rientrò in possesso dei feudi e quindi del Castrum Asari dove, in una ulteriore vicenda bellica, nel 1351 perderà la vita. </span><span class="fs14lh1-5">Nel 1364 Federico IV concede la terra ed il castello a Matteo d’Aragona, un parente della famiglia reale catalana che però muore lo stesso anno senza eredi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloassoro5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1366, il castello perviene a Antonio Moncada che la detiene sino al 1397, durante il periodo più buio della guerra delle fazioni. In quest’anno, il Moncada perde ogni diritto feudale e viene e sostituito nella signoria di Assoro dai fratelli Vitale e Simone Valguarnera, nobili catalani, fedelissimi alla casata aragonese, la cui famiglia rimarrà in signoria di Assoro e del vicino villaggio di Caropepe sino alla fine del feudalesimo in Sicilia, facendone importante fulcro del loro vastissimo territorio feudale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Castello</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/ltV_L4mAztY">https://youtu.be/ltV_L4mAztY</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 06:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cittadine Siciliane da Visitare - LICATA, Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000034D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Licata si trova lungo la costa meridionale della Sicilia in </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink"><i>provincia di Agrigento</i></a></span><span class="fs14lh1-5">, conosciuto come meta turistica importante per le sue spiagge e i suoi monumenti, &nbsp;fa anche parte del Circuito dei Borghi Marinari, consorzio impegnato nella promozione e protezione del mare, della cultura e delle tradizioni ad esso legate. Licata è una città tutta da scoprire, ricca di luoghi d’interesse artistico e culturale, che attraversano diverse epoche. Percorrendo il quartiere della Marina si sente fortemente l’influenza araba, mentre il quartiere Maltese di San Paolo, è caratterizzato da una struttura sostanzialmente barocca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Licata-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Licata si è affermata, fin dalla antichità, come grande centro commerciale e attivo porto, utilizzato nel XIX e nel XX secolo, per l’esportazione dello zolfo. Ad oggi il turismo è sicuramente, la prima fonte di guadagno, grazie sia alle attrattive balneari che storico-culturali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Terra di antica civiltà, dal percorso evolutivo plurimillenario documentato dai reperti archeologici riconducibili ad un esteso arco di tempo che, dal paleolitico, arriva fino al periodo ellenistico-romano. La propizia posizione geografica e la vicinanza del mare avvicinarono e interessarono popolazioni diverse,fin dai tempi piu’ remoti. Diverse le ipotesi sull’origine storica dell’attuale centro. La prevalente è quella che fa risalire la nascita di Licata al 282 a. C. ad opera di Finzia, tiranno di Agrigento che, sconfitta Gela, condusse nella nuova città i sopravvissuti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Licata-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ancora prima dei Greci, tra il XII e VIII sec. a.C., nella tarda eta’ del bronzo, il territorio dell’attuale Licata venne frequentato dai Fenici, come e’ documento da resti archeologici, iscrizioni, reperti epigrafici, i quali individuarono nel sito le prime stazioni commerciali rette sul baratto. Dopo la presenza greca, subì la dominazione di molti altri popoli che, nel susseguirsi dei secoli, conquistarono la Sicilia e ne determinarono il percorso storico: Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Castigliani, Spagnoli, Sabaudi, Borboni.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Licata offre ai turisti l’opportunità di scegliere percorsi di interesse culturale, artistico e di svago. Partendo dal suo centro storico, ricco di palazzi nobiliari, chiese, monumenti, vicoli e angoli suggestivi, si suggerisce &nbsp;poi di non perdere il fascino dei suoi dintorni.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Licata-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A raccontare la storia di Licata, come ex città fortificata, ci pensano Castel Sant’Angelo, bellissimo forte spagnolo del XVI secolo, e il Faro di Licata, uno dei più grandi d’Europa. Non mancano gli edifici religiosi, la Chiesa di Sant’Agostino e la Chiesa di Santa Maria Nuova, che custodiscono rispettivamente, la bellissima Statua della Madonna Addolorata e la famosa Cappella del Cristo Nero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Licata-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inoltre il Monastero di San Benedetto ospita il Museo Civico, che racconta la storia di Licata e della bassa valle dell’Imera. Ma Licata è famosa soprattutto per le sue spiagge, i più intrepidi faranno un tuffo dall’isolotto della Rocca, mentre gli amanti del relax opteranno per una delle spiagge più amate: Poggio di Guardia, Marianello, Cavalluccio, Mollarella, Pisciotto, e Torre di Gaffe.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Licata-5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cittadina siciliana vanta un litorale di oltre 20 km, che alterna sabbia candida e spiaggette di ciottoli. Il territorio è attraversato dal fiume Salso che nel tempo ha dato vita alla pianura alluvionale della Piana, e che (insieme al fiume Imera), divide la Sicilia dalla costa meridionale africana, a quella settentrionale tirrenica, rendendo Licata quasi un’isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Licata-6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chi decide di visitare Licata potrà contare sulla piacevolezza di un clima tipicamente mediterraneo, caratterizzato da inverni dolci ed estati calde, ma sempre accarezzate da una dolce brezza proveniente dal mare. Le temperature medie di gennaio, il mese più freddo, vanno da una minima di 9 °C a una massima di 15 °C, mentre in luglio e agosto si passa dai 21 °C ai 27 °C.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/9nb3XT4HdSI">https://youtu.be/9nb3XT4HdSI</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 30 Sep 2025 11:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Luoghi dei Florio - TONNARA DI SCOPELLO ]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000329"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tonnara di Scopello è una delle più importanti e antiche di tutta la Sicilia; fu edificata non prima del XIII secolo e notevolmente ampliata dalla famiglia Sanclemente nel corso dei secoli XV e del XVI. Passò quindi alla Compagnia di Gesù e infine alla famiglia Florio. Si trova nel territorio di </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?cittadine-sul-mare-in-sicilia---castellammare-del-golfo-,-trapani" target="_blank" class="imCssLink">Castellammare del Golfo</a></span><span class="fs14lh1-5"> , in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e in corrispondenza dei faraglioni di Scopello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/tonnarascopello4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’epoca dei Sicilia normanna, un geografo arabo alla corte di Ruggero II di Sicilia, Idrisi, verso la seconda metà del XII secolo descrisse la Sicilia, non fa particolare menzione di Scopello e questo fatto ci induce a ritenere che dovesse, a quel tempo, essere poco popolato o abitato soltanto stagionalmente per l'esercizio di una piccola tonnara. Il territorio dove sorgeva il malfaraggiu o marfaraggiu (vocabolo di indubbia origine araba, ossia il fabbricato per la ciurma e per il deposito della tonnara, che aveva iniziato l'attività nel XIII secolo, apparteneva al demanio di Monte San Giuliano. Rimase proprietà demaniale fino al XV secolo: il 1º marzo 1442 fu concesso infatti - dal procuratore generale di Alfonso V d'Aragona Gisberto de Sfar - a Simone Mannina, per 40 onze con la clausola della restituzione presso il notaio palermitano Pino de Ferri. Alla sua morte passò alla figlia Bartolomea che la apportò per matrimonio a Giovanni Sanclemente il quale, impiegandovi parte del suo patrimonio, volendola rendere più efficiente, ne ottenne concessione perpetua con la facoltà di ampliarla da parte di Lope III Ximénez de Urrea y de Bardaixi, viceré di Sicilia, con privilegio del 28 marzo 1468; solo a partire da questa data si può parlare di una tonnara vera e propria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/tonnarascopello3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Risalgono al 1461 alcune sentenze emanate dalla corte vescovile di Palermo in favore del vescovo di Mazara al quale venivano negate le rendite delle tonnare di Cofano, Scopello e san Nicola in Favignana dai rispettivi proprietari, i nobili Bartolomeo de Carissima, Giovanni di Sanclemente e Filippo Crapanzano, i quali, convocati a Palermo insieme con il procuratore del vescovo mazarese, dichiaravano che le tonnare delle quali erano proprietari erano esentate dal pagamento delle decime e che questa esenzione doveva essere rispettata. Nonostante tali dichiarazioni vennero condannati al pagamento delle decime arretrate e presenti nonché alle spese legali.Del diritto che aveva il vescovo di Mazara di ricevere le decime delle tonnare del trapanese ha scritto, nella sua Historia di Trapani, Giovan Francesco Pugnatore sul finire del XVI secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Giovanni Sanclemente succedette il figlio Simone Sanclemente, barone di Inici, che ebbe la conferma della stessa successione con privilegio dato a Toledo il 18 luglio 1502. Il barone Simone Sanclemente ebbe, tra gli altri figli, Giuseppe Sanclemente, il primogenito, che pervenne in possesso dei due terzi della tonnara, e Giovanni Sanclemente, il terzogenito, a cui fu assegnata la rimanente parte; a Giuseppe succedette il nipote Simone Sanclemente (figlio di Giovanni Sanclemente) il quale però non ebbe discendenza, sicché alla sua morte la quota da lui posseduta passò alla madre Allegranza Sanclemente; Giovanni ebbe anche una figlia, Francesca, che ereditò la parte di tonnara del padre ma non ebbe discendenza; Allegranza divenne quindi unica proprietaria della tonnara (e di altre proprietà della famiglia Sanclemente) e, con testamento del 12 gennaio 1597, ne assegnò due terzi al Collegio dei Gesuiti ed un terzo al Monastero della Beata Vergine Maria del Santissimo Rosario sotto il titolo di sant'Andrea) di Trapani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tonnara_di_Scopello_4.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando nel 1767 fu soppressa in Sicilia la Compagnia di Gesù da Ferdinando III di Borbone su sollecitazione del Segretario di Stato Bernardo Tanucci, la loro quota della tonnara ridivenne possedimento demaniale, e fu in seguito acquistata alla somma di 20.000 scudi da Baldassare Naselli principe d'Aragona. Nel 1805 tuttavia i Gesuiti, ritornati in Sicilia, riuscirono a rientrare in possesso della loro quota. Un decreto di Giuseppe Garibaldi del 17 giugno 1860 scioglieva nuovamente la Compagnia di Gesù: tutti i beni e le proprietà della Compagnia diventavano così demanio del nuovo Stato unitario. Lo stesso nel 1866 per la quota del monastero trapanese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fu messa all'asta nel 1874 dall'intendenza di finanza di Trapani e acquisita per conto di otto comproprietari, con i 2/8 della tonnara alla famiglia Florio. Gli eredi di questi acquirenti ne sono ancora oggi i proprietari. </span><span class="fs14lh1-5">Di grande importanza economica per gli abitanti del luogo, la tonnara è stata attiva fino ai primi decenni della seconda metà del XX secolo. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Sotto la gestione Florio vi fu un notevolissimo incremento del pescato. Tra il 1896 e il 1905 il quantitativo dei tonni pescati si aggirava tra i 1043 ai 2480 quintali. Tra il 1922 e il 1962 risulta un pescato medio di 472 tonni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/tonnarascopello5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La struttura</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I magazzini della tonnara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulle rocce sopra la tonnara sono visibili due torri, una del XIII secolo della quale rimangono solo le rovine facente parte del complesso della tonnara, e la seconda, del XV secolo, che fu progettata dall'ingegnere fiorentino Camillo Camilliani e che non ricade nel territorio di pertinenza della tonnara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nucleo iniziale</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'epoca di costruzione del primo nucleo e della torre situata sugli scogli non dovrebbe essere anteriore al XIII secolo, risultando evidente questa datazione dall'esame di alcune tecniche costruttive tipiche di quell'epoca: ad esempio quella adottata nella volta a piccoli conci che ricopre uno degli ambienti del marfaraggiu o nelle murature della stessa torre. Il nucleo più antico si individua facilmente nel corpo di fabbrica che sta addossato alla roccia sulla quale si eleva la detta torre di guardia: queste prime strutture furono costruite dal demanio regio e la torre serviva alla difesa della tonnara e del territorio di Scopello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ampliamento realizzato dai Sanclemente</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fino al 1468, anno in cui Giovanni Sanclemente chiese ed ottenne la concessione perpetua della tonnara, il marfaraggiu di Scopello ha conservato dimensioni modeste. Grazie all'ampliamento da lui realizzato la tonnara ha assunto un aspetto non molto dissimile da quello attuale. L'intervento del patrizio trapanese comportò l'edificazione di tutti i corpi di fabbrica che circoscrivono, insieme all'antico nucleo, il baglio della tonnara; segnatamente:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La casa del custode, detto bagghieri , figura di riferimento per tutti gli addetti alla tonnara;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I magazzini nei quali venivano conservati attrezzi di piccole dimensioni e minuterie;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il magazzino del bottaio;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La falegnameria;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'ampio magazzino destinato alla conservazione delle reti, delle gomene e dei cavi d'acciaio, sia quelli semplici sia quelli impatornati. Qui era riposta la leva, ovvero la fittissima rete che costituiva la camera della morte;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il magazzino del sale, con un soppalco in legno: qui veniva conservato il sale necessario alla conservazione, dentro i barili di legno, del tonno pescato;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il magazzino dei sugheri: qui, oltre ai sugheri, erano custoditi gli alberi delle imbarcazioni della tonnara e le palme, ovvero i lunghi elementi verticali che, con il loro movimento, avevano la funzione si segnalare a distanza le variazioni delle correnti marine;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una loggia, detta appenditoio, dove venivano appesi i tonni dopo il loro trasporto a terra per effettuare le varie fasi di lavorazione;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un magazzino da cui si ha la possibilità di imbarco direttamente nella caletta sottostante;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il magazzino attrezzato per l'allestimento delle reti;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il magazzino per il deposito di remi e timoni;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo scagno, ovvero il locale dove veniva effettuata la paga della "decina" della ciurma;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il piccolo forno del custode.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ampliamento realizzato dai Gesuiti</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel periodo in cui la tonnara rimase in possesso dei Gesuiti e del monastero del SS. Rosario di Trapani, furono apportati miglioramenti nei corpi di fabbrica già esistenti, fu costruita o ricostruita una chiesetta barocca. Vennero poi costruiti o quanto meno trasformati sia i magazzini per il ricovero delle barche sia il corpo di fabbrica destinato all'alloggio dei pescatori, segnatamente:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il forno e la taverna dove si distribuivano ai tonnaroti il pane, il vino e la legna per cuocere la ghiotta, ovvero il pesce minuto;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo spazio destinato all'accatastamento della legna da distribuire alla ciurma;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il deposito delle masserizie;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'abitazione del rais, con annesso il magazzino delle catene e quello per la conservazione di materiale vario;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'alloggio per 40 tonnaroti con annessa la rimessa di "muciare", "caicchi" e delle "lance";</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le cucine e i gabinetti;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le trizzane, ovvero le rimesse dei "palischermi".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ampliamento realizzato dai Florio</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1874, i 2/8 della tonnara furono acquistati da Ignazio Florio. A lui si deve, oltre ad opere di miglioramento generale, la sopraelevazione di uno dei corpi di fabbrica del baglio per potervi ricavare nuovi locali destinati all'amministrazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/tonnarascopello6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'attività</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pesca del tonno nei pressi della tonnara di Scopello (1947).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La più antica notizia documentata relativa all'attività della tonnara di Scopello può essere ricavata dal "Quaderno delle Gabelle", datato prima del 1312, che fa ipotizzare un esercizio organizzato della stessa tonnara già dal XII secolo. Una certa continuità dell'attività della tonnara è anche testimoniata da un atto notarile del 15 gennaio 1421, relativo a basi temporanee di pesca installate a Scopello: all'epoca la tonnara doveva però essere costituita da un complesso alquanto modesto dacché nel Liber de Secretiis del Barberi viene indicata come "tonnaria parva sive thonus maris". Non sono pervenuti dati relativi al reddito della tonnara sino alla fine del XVII secolo. Per quanto riguarda i due terzi di proprietà gesuitica, sappiamo che il profitto medio si aggirò sulle 500 onze annue, e raramente la gestione chiuse in passivo. Negli anni in cui, una volta espulsi i Gesuiti, la loro quota di tonnara fu venduta a Baldassare Naselli, la gestione andò in perdita. La tonnara, passata nel 1874 in proprietà al gruppo Florio, venne ulteriormente potenziata ed ammodernata: nel periodo compreso tra il 1896 ed il 1905, il valore del pescato oscillò dai 2480 ai 1043 quintali. Nel periodo successivo si ebbero forti variazioni del pescato annuo. Per quanto riguarda il periodo che va dal 1922 al 1962, vi sono dati più puntuali. Il pescato medio annuo risulta di tonni 472, con un minimo di 30 nel 1929 ed un massimo di 1335 tonni nel 1938. Successivamente nel decennio tra il 1961 ed il 1970, lo standard normale si assestava sui 600-800 quintali annui. Negli ultimi anni in cui la tonnara fu produttiva, l'annata migliore è stata quella del 1977 con un pescato di 700 tonni. Nel 1981 la tonnara fu prescelta per sperimentazioni biologiche. Nel 1984 ci fu l’ultima mattanza, e la tonnara cessò definitivamente l’attività produttiva</span></div></div><a href="https://youtu.be/tdUdYrDf92I">https://youtu.be/tdUdYrDf92I</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 05:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie di Sicilia - GROTTE DELL'ADDAURA - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000034B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le grotte dell’Addaura nascondono al loro interno un pezzo di storia dell’isola e dell’umanità. Situate a pochi chilometri dalla città di Palermo, sulla parte settentrionale del Monte Pellegrino, le grotte si trovano a circa 70 km sopra il livello del mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Grotte-Addaura1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al loro interno sono stati rinvenuti diversi reperti archeologici, oggi conservati presso il Museo Antonino Salinas di Palermo, ma il loro tesoro più grande venne scoperto, per caso, solo nel 1943 dai soldati americani sbarcati sull’isola. All’epoca i soldati decisero di utilizzare la grotta dell’Addaura come riparo e come deposito per le armi. A causa di un’esplosione accidentale, si staccò dalle pareti interne della grotta uno strato di sedimenti che nei secoli aveva coperto ciò che altri uomini avevano inciso diverse migliaia di anni prima. Le Grotte rappresentano una importante testimonianza storica della vita sull’isola in epoca preistorica. La loro rilevanza storico-culturale è immensa, ma da oltre vent’anni un cancello chiude l’accesso al pubblico di questo gioiello, ormai quasi dimenticato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Grotte-Addaura2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al loro interno sono stati rinvenuti diversi reperti archeologici, oggi conservati presso il Museo Antonino Salinas di Palermo, ma il loro tesoro più grande venne scoperto, per caso, solo nel 1943 dai soldati americani sbarcati sull’isola. All’epoca i soldati decisero di utilizzare la grotta dell’Addaura come riparo e come deposito per le armi. A causa di un’esplosione accidentale, si staccò dalle pareti interne della grotta uno strato di sedimenti che nei secoli aveva coperto ciò che altri uomini avevano inciso diverse migliaia di anni prima.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Grotte-Addauracancello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dietro al cancello che ne impedisce l’accesso si apre un complesso di tre grotte. Nella cavità centrale si trovano delle figure rupestri risalenti ad un periodo preistorico a cavallo tra il tardo Epigravettiano e il Mesolitico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ciò che rende rare e preziose queste preistoriche rappresentazioni artistiche non è l’età, che seppur significativa non le annovera tra le figure rupestri più antiche ritrovate sull’isola, ma l’importanza e la complessità dei soggetti raffigurati. Dopo la loro scoperta casuale, i graffiti vennero studiati approfonditamente da un’archeologa italiana: la professoressa Jole Bovio Marconi, che pubblicò i suoi studi nel 1953.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotteaddauragrafiti.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le figure rupestri della Grotta dell’Addaura sono uniche nel loro genere, perché nel disegno è data grande rilevanza alle figure umane, piuttosto che alla rappresentazione di animali, cosa del tutto inusuale per l’epoca. </span><span class="fs14lh1-5">Sulle pareti della grotta mediana sono rappresentate diverse figure umane intente a muoversi in cerchio, al centro altre due persone sono rappresentate in posizioni innaturali e con il viso apparentemente coperto. Tutto intorno a questo insieme di figure sono rappresentati animali: cavalli, cervi e bovini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non c’è accordo tra gli studiosi su quale sia il significato di questi graffiti, in particolare, le opinioni divergono sulle due figure al centro. Secondo alcuni potrebbe essere la rappresentazione di un momento di festa, con due acrobati al centro. Secondo altri, questa è la teoria maggiormente condivisa, i due al centro sarebbero vittime di un rito sacrificale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’importanza data alla rappresentazione scenografica dell’ambiente e le quantità di figure umane poste al centro della narrazione, rendono i graffiti delle Grotte dell’Addaura un caso eccezionale per l’arte paleolitica.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/ilU0b3MAM2s">https://youtu.be/ilU0b3MAM2s</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 05:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali nel Parco dei Nebrodi - GALATI MAMERTINO Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000349"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Galati Mamertino (Jalati in siciliano) è un Borgo situato nel </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco dei Nebrodi</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Messina</a>, e domina verso nord l'ampia vallata del fiume Fitalia sino al mar Tirreno ed è racchiuso all'orizzonte dai monti di Longi e dal pizzo Muely ed ha come sfondo la vetta del Monte Soro. &nbsp;Galati Mamertino oggi conserva ancora un assetto urbanistico tipico dei quartieri medievali. La sua conformazione urbanistica ricorda un'aquila ad ali spiegate che spicca il volo. Il suo territorio è ricco di noccioleti ed uliveti, faggete e querceti. Per la ricchezza di funghi che si trovano nel suo territorio il borgo è anche noto come uno dei quattru paisi di li funci, ossia uno dei quattro paesi dei funghi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/galatiamerti1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Incerte sono le origini di Galati identificata da alcuni nella greco-sicula "Calacte" (fondata da Ducezio intorno al 447 a.C.) e ritenuta da altri di derivazione araba da "Kalat" che significa castello. L'appellativo Mamertino venne aggiunto nel 1912 per ricordare che un tempo questo territorio venne dominato dai Mamertini. Dopo la conquista normanna il feudo di Galati passò alla dinastia dei Lanza che lo ebbero in loro possesso dalla fine del XIII secolo al principio del XVII quando con investitura di Filippo IV passò alla famiglia De Spuches di cui il più illustre rappresentante fu Don Giuseppe De Spuches, letterato ed amministratore della deputazione della Regia Università degli Studi di Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/galatiamerti2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il centro cittadino si snoda tra la principale Piazza San Giacomo e la Chiesa Madre.</span><span class="fs10lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">Ricchissimo il patrimonio artistico che vanta Galati: il palazzo De Spuches con bella loggia e due portali del Montorsoli (oggi adibito a centro museografico polivalente) e le Chiese di S.Maria Assunta (con all'interno una tela del martirio di S.Agata di Pietro Novelli, la splendita statua marmorea della Trinità e una Annunciazione di A.Gagini), la Chiesa della Madonna del Rosario (con la bella statua marmorea della Madonna della Neve di Antonello Gagini e la statua lignea di S.Sebastiano di scuola fiamminga del 1450 circa) e la Chiesa di S.Caterina (con la statua di S.Caterina di A.Gagini e il pregevole crocifisso ligneo di frà Umile di Petralia). Esistono ancora i ruderi di un castello di probabile origine saracena.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/galatiamerti3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel passato numerose erano le attività artigianali fiorenti a Galati tra cui la produzione e la lavorazione del lino e della seta, la produzione di ferro battuto e oggettistica in rame, la lavorazione di marmi tipici duri tra cui la cosiddetta "pietra scura" e la reailizzazione, infine, di prodotti in pelle e cuoio. Oggi rimangono solo alcuni fabbri ferrai mentre la produzione e la lavorazione del lino e della seta è stata soppiantata da piccole, ma attive, fabbriche di abbigliamento. Operano poi alcuni laboratori di marmi e un laboratorio dove vengono realizzati arredamenti in bambù. L'agricoltura (vigneti, oliveti, noccioleti) rimane, tuttavia, tra le principali fonti di reddito anche se per le particolari condizioni climatiche e le bellezze paesistiche lo sviluppo dell'attività agrituristica costituirebbe un importante elemento di rilancio economico del paese.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/galatiamerti4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Borgo si trova ad un'altezza di 810 metri sul livello del mare. È un centro per lo più agricolo che vanta numerosi tesori e che conserva ancora un assetto urbanistico tipico dei quartieri medievali. Il territorio è ricco di noccioleti ed uliveti, faggete e querceti. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/galatiamert5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Dalle coltivazioni delle campagne derivano prodotti quali nocciole, la cui raccolta è in settembre, uva, olive dalle quali stilla un pregiato olio extravergine, castagne, funghi, e prodotti agricoli vari, sia fruttiferi che ortolani. Nella stagione invernale è diffusa la produzione di prosciutti, salami, pancetta, lardo di maiale e insaccati di vario genere, messi poi in vendita nei locali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/4M3CKVaj25A">https://youtu.be/4M3CKVaj25A</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 07:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli e Dimore Storiche in Sicilia -  Castello dei Naselli d'Aragona, Comiso, Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000034A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello dei Naselli d'Aragona, detto anche palazzo del Conte, è una dimora signorile situata al centro di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?da-visitare-in-sicilia---comiso-,-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Comiso</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Il castello, già prima della fine del Trecento Comiso era cinta di solide mura per tutto il perimetro, e aveva torri e castello con antistante fossato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-dei-Naselli-Aragona-comiso1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E' uno degli edifici storici più importanti del comune di Comiso, in provincia di Ragusa. Situato nel cuore del centro storico di Comiso, il Castello Aragonese si mostra col suo scenografico stile architettonico dotato di bellissimi dettagli e decorazione che ne conferiscono maggiore spessore culturale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-dei-Naselli-Aragona-comiso2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Storia del Castello dei Naselli d’Aragona a Comiso</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La probabile edificazione del Castello dei Naselli d’Aragona a Comiso è avvenuta intorno al XII secolo, complici le testimonianze di diversi documenti del XIII secolo che ne citano la sua presenza. Prima di appartenere alla famiglia Naselli a partire dal 1943, la dimora nobiliare apparteneva ai conti Cabrera che la abitarono per oltre 50 anni. Rimase la residenza della famiglia nobiliare dei Naselli per lungo tempo fino a quando, nel 1693, il devastante terremoto non causò ingenti danni alla struttura costringendo i suoi inquilini a lasciarla in attesa della ristrutturazione che avviene diversi anni dopo. Nel 1841 la struttura passò sotto la proprietà pubblica, che ne trasformò una sua parte in teatro e la restante venne utilizzato per la realizzazione delle carceri fino a quando non venne ceduta ad un’altra famiglia aristocratica siciliana, i Nifosì, che sto stabilirono in questa incantevole dimora.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-dei-Naselli-Aragona-comiso5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Architettura del Castello dei Naselli d’Aragona a Comiso</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sebbene una grande parte del Castello Aragonese di Comiso andò distrutto dal terremoto del 1693, è ancora oggi possibile ammirare diversi resti risalenti ai primi anni dello scorso millennio, oltre ad avere numerose documentazioni che descrivono chiaramente l’originaria struttura. Al tempo, possedeva un ponte levatoio che ne garantiva protezione per l’accesso, isolandosi dal territorio antistante per evitare eventuali attacchi. Sulla destra dell’attuale edificio è ancora possibile ammirare la parte più storica, rappresentata da un battistero contenente diversi affreschi risalenti all’epoca bizantina. Sul lato nord è invece presente una Loggia settecentesca con ulteriori affreschi raffiguranti paesaggi e animali. I giardini interni compongono un suggestivo scenario, con diverse fontane del Quattrocento e del Seicento, che si amalgamano alla perfezione con il verde circostante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/famiglianaselliaragonastemma.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chi erano i Naselli d’Aragona</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Naselli erano una delle più importanti famiglie nobiliari di Comiso che, a partire dal 1571, vennero nominati Conti di Comiso dal sovrano Federico I di Sicilia. In questa casata nobiliare su succedettero diverse personalità di spicco, particolarmente influenti nella politica siciliana. Tra i principali elementi della famiglia si cita Luigi Naselli, che nel 1625 divenne primo Principe d’Aragona.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-dei-Naselli-Aragona-comiso3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Come arrivare al Castello dei Naselli d’Aragona a Comiso</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello dei Naselli d’Aragona è situato nel cuore del centro storico di Comiso, uno dei comuni più caratteristici dell’area di Ragusa. Si può arrivare a Comiso tramite la Strada Statale 115 o con le Strade Provinciali 7, 20 e 91, le quali collegano diverse località siciliane con Comiso, attraversate da automobilisti e dalle autolinee siciliane, che coi loro autobus garantiscono un ottimo servizio che favorisce gli spostamenti in Sicilia e le brevi gite alla scoperta del territorio. Per chi si trova nel resto d’Italia o all’estero, può arrivare in questi luoghi tramite aereo, sfruttando la presenza del vicino Aeroporto di Comiso che rappresenta il punto perfetto in cui fare scalo.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 21 Sep 2025 13:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi Sacri da Visitare a Caltanissetta - Abbazia di Santo Spirito ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002E4"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Immersa in un assolato paesaggio agricolo, tra mandorli e ulivi, a poca distanza dalla città di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php" target="_blank" class="imCssLink">Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, l’Abbazia di Santo Spirito si presenta come un complesso di edifici con abbazia, torre quadrangolare, chiesa esterna e campanile, di origini medievali e di stile siculo-normanno. Inizialmente l’Abbazia nacque come un casale fortificato in cui era importante la sorveglianza e la difesa del ricco terreno agricolo circostante.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/3_abbazia_di_Santo_Spirito.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non conosciamo con esattezza le date di fondazione né della chiesa, né dell'abbazia, ma è certo che quella di <i>Santo Spirito</i> fu la prima parrocchia della città. La data di consacrazione 1153, invece, ci è pervenuta grazie ad una lapide commemorativa, posta sul pilastro sinistro dell'abside maggiore</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/4_abbazia_di_Santo_Spirito.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa conserva al suo interno la cantoria, costruita nel 1877, decorata con gli stemmi dell'allora vescovo Mons. Giovanni Guttadauro dei Principi di Reburdone e dell'abate; l'affresco di Sant'Agostino, del XV secolo, di cui ci sono giunti purtroppo solo alcuni frammenti; l'affresco della Messa di San Gregorio, anch'esso del XV secolo, raffigurante la visione di un incredulo durante una Messa celebrata dal Papa San Gregorio Magno: il Cristo che emerge dal sarcofago e gli strumenti della Passione, che durante il Sacrificio Eucaristico si ripresenta per la salvezza delle anime; l'affresco del Cristo benedicente, ancora del XV secolo; l'affresco del Panthocrator, ridipinto nel 1964 dal pittore catanese Archimede Cirinnà; la statua della Madonna delle Grazie, del XVI secolo, in terracotta policroma, che è la più antica raffigurazione mariana di Caltanissetta; il Crocifisso dello Staglio, realizzato con tempera grassa su tavola e ritenuta l'opera più preziosa presente nell'abbazia; l'altare maggiore, la Protesis ed il Diaconicon, tutti ricavati da grossi blocchi di pietra di Sabucina; un'urna cineraria romana, risalente al I secolo, appartenente ad un certo Diadumeno, liberto dell'imperatore Tito Flavio Cesare e probabilmente proprietario del fondo dove in seguito sorse l'abbazia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/2_abbazia_di_Santo_Spirito.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs14lh1-5">Esterno</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È costituita da un'unica navata triabsidata, di lunghezza pari a tre volte la dimensione trasversale. Vi si trova simbolicamente rappresentato il mistero dell'unità trinitaria: le tre finestrelle absidali hanno gli assi convergenti verso un unico fuoco centrale. Lo stesso simbolismo, accentuato dai raggi solari è rappresentato dalle tre finestrelle che sovrastano l'area presbiteriale. Il portale laterale e le absidi con paraste (contrafforti) riportano a modelli della prima architettura della Normandia. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Caratteristiche dell’esterno della chiesa sono il suo asse leggermente spostato rispetto alla classica direzione Ovest – Est (dove si trova l’altare) e la posizione del portale d’ingresso: non è sul lato ovest, come di regola nelle chiese, bensì sul lato settentrionale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sovrastato da un arco semicircolare leggermente acuto, contiene nella lunetta sopra il portone l’affresco di un Cristo Benedicente che con una mano benedice e con l’altra tiene un libro su cui è scritto EGO SUM LUX MUNDI (“Io sono la luce del mondo”).</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs14lh1-5">Interno</i></b></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs14lh1-5"><br></i></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/fonte_abbazia_di_Santo_Spirito_04.jpg"  title="" alt=""/><b><i class="fs14lh1-5"><br></i></b></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs14lh1-5"><br></i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Notevoli sono il fonte battesimale, opera di fattura normanna; la cantoria, costruita nel 1877, decorata con gli stemmi dell'allora vescovo Monsignor Giovanni Guttadauro e dell'abate; l'affresco di Sant'Agostino, del XV secolo, di cui ci sono giunti solo alcuni frammenti; l'affresco della Messa di San Gregorio, anch'esso del XV secolo, raffigurante la visione di un incredulo durante una Messa celebrata dal Papa San Gregorio Magno: il Cristo che emerge dal sarcofago e gli strumenti della Passione, che durante il Sacrificio Eucaristico si ripresenta per la salvezza delle anime; l'affresco del Cristo benedicente, ancora del XV secolo; l'affresco del Panthocrator, ridipinto nel 1964 dal pittore catanese Archimede Cirinnà; la statua della Madonna delle Grazie, del XVI secolo, in terracotta policroma, che è la più antica raffigurazione mariana di Caltanissetta; </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/1_abbazia_di_Santo_Spirito.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">il Crocifisso dello Staglio, realizzato con tempera grassa su tavola e ritenuta l'opera più preziosa presente nell'abbazia; l'altare maggiore, la Protesis ed il Diaconicon, tutti ricavati da grossi blocchi di pietra di Sabucina; un'urna cineraria romana, risalente al I secolo, appartenente ad un certo Diadumeno, liberto dell'imperatore Tito Flavio Cesare e probabilmente proprietario del fondo dove in seguito sorse l'abbazia.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/XCEZOUTCWLE">https://youtu.be/XCEZOUTCWLE</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 Sep 2025 06:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cous Cous Fest a San Vito Lo Capo... sole, mare e couscous San Vito Lo Capo... sole, mare e couscous]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Sagre"><![CDATA[Sagre]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000064"><div class="imTAJustify"><div><strong><b><span class="fs14lh1-5">A </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-marinari-siciliani--san-vito-lo-capo" target="_blank" class="imCssLink">San Vito Lo Capo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> torna il Cous Cous Fest, il Festival internazionale dell’integrazione culturale. </span></b></strong><span class="fs14lh1-5">È il 1998 quando, sul finire dell’estate, la piccola cittadina della <a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a> ospita una manifestazione dedicata al cous cous, piatto tipico del territorio, molto diffuso nell’area del Maghreb, ma quasi del tutto sconosciuto nel resto d’Italia. Obiettivo della rassegna è quello di celebrare un cibo povero, radicato nell’area mediterranea, attraverso una gara internazionale capace di aggregare, nel nome del cous cous, popoli, storie, tradizioni, culture e religioni differenti. Nasce così il Cous Cous Fest, rassegna di enogastronomia del Mediterraneo che ha reso San Vito Lo Capo capitale mondiale del cous cous, dell’accoglienza e della multiculturalità.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/couscousgest2025.jpg"  title="" alt=""/><span style="text-align: start;" class="fs15lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span style="text-align: start;" class="fs15lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Nel corso degli anni il programma del Cous Cous Fest si è arricchito sempre più, spaziando dagli appuntamenti culinari a quelli culturali, musicali e di intrattenimento. Il festival offre oggi un'agenda ricca di eventi e attività di grande rilievo. San Vito Lo Capo, grazie al successo della manifestazione, è ormai una destinazione imperdibile per chef stellati, grandi aziende del settore food, rinomate testate giornalistiche e importanti esperti di enogastronomia. Non mancano poi ospiti d'eccezione legati al mondo della cultura e dello spettacolo. Imperdibili anche i concerti che negli anni hanno portato sul palco oltre 160 artisti, da big della musica italiana a star internazionali come i Negramaro, Pino Daniele, Fiorella Mannoia, Mahmood, Noemi, Carmen Consoli, Alvaro Soler, Caparezza e i The Kolors si sono esibiti per il pubblico del Cous Cous Fest, creando un'atmosfera unica, capace di incantare tutti gli spettatori. Ecco così che, granello dopo granello, il Cous Cous Fest è diventato la casa di migliaia di persone, un luogo dall’atmosfera magica che cattura, ammalia e ruba il cuore di chi lo visita.</span></div></div><div><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/cous-cous-festnew1.jpg"  title="" alt=""/><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5">Dieci grandi concerti e spettacoli gratuiti per il Cous Cous Fest, il festival internazionale dell’integrazione culturale la cui 28ª edizione si svolgerà dal 18 al 28 settembre prossimi a San Vito Lo Capo. Anche quest’anno la cittadina trapanese ospiterà una festa lunga dieci giorni all’insegna della pace, dello scambio e della multiculturalità e dello slogan Grains of peace, granelli di pace, che ribadirà, ancor più quest’anno, il messaggio di pace e unione tra i popoli che da sempre è il cardine della manifestazione.</span></div><div><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/cous-cous-festnew2.jpg"  title="" alt=""/><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><strong><b class="fs14lh1-5">San Vito Lo Capo: mare, leggende e cous cous</b></strong></div><div><span class="fs14lh1-5">San Vito Lo Capo, punta di diamante della <strong><b>provincia di Trapani</b></strong>, è la perfetta commistione di quanto c’è di più bello nel mar Mediterraneo, la sintesi perfetta di colori, profumi, scorci e scenari indimenticabili. Come quelli delle vicine <strong><b>riserve di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?itinerarie-trekking-in-sicilia--riserva-di-monte-cofano" target="_blank" class="imCssLink">Monte Cofano</a> e <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?risarva-naturale-orientata-dello-zingaro" target="_blank" class="imCssLink">dello Zingaro</a></b></strong>, due oasi speciali, spettacoli naturalistici che hanno pochissimi eguali a queste latitudini e circondano San Vito come in un abbraccio. </span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff2"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanvito.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff2"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div><span class="fs16lh1-5 ff2">Protagonista assoluto della gastronomia locale, vera eccellenza, è il <strong><b>cous cous</b></strong>, piatto tipico di molti paesi arabi, qui preparato prevalentemente secondo la ricetta tradizionale del territorio, con la zuppa di pesce e disponibile in tutti i ristoranti della cittadina. Cous cous a parte, c’è l’imbarazzo della scelta: pesce fresco, ricci e pesce spada, ma soprattutto tonno, quello salato, quello aromatizzato, la cosiddetta <strong><b>"sasizzella"</b></strong>, ma anche ventresca e bottarga. Altro piatto da non perdere è la tipica pasta fresca locale, le cosiddette <strong><b>"busiate"</b></strong>, condite col pesto alla trapanese, pomodoro, aglio e prezzemolo. Per finire in bellezza ogni pasto non mancano i dolci: tentazioni comuni per il palato sono cannoli, cassate, granite e gelati di ogni tipo; la golosità assoluta da queste parti, però, è il <strong><b>"caldofreddo"</b></strong>, una coppa con fondo di gelato, cappello di pan di spagna imbevuto di rhum, ricoperto da panna montata e una colata di cioccolata calda.</span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff2"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/cous-cous-festnew3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff2"><br></span></div><div><br></div><div><div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Ecco il video del Cous Cous Fest</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/YbwsJT1R0UM">https://youtu.be/YbwsJT1R0UM</a>]]></description>
			<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 03:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeo Trekking in Sicilia - NOTO ANTICA, Noto, Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000345"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Noto antica ovvero Netum, è l'antico abitato di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">Noto</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> distrutto a seguito del terremoto dell'11 gennaio 1693. Municipium sotto il dominio dei Romani, capovalle dalla dominazione araba in poi e fregiata del titolo di Civitas ingegnosa da Ferdinando il Cattolico, fu patria di molti elementi di spicco fra il XIV e il XVI secolo, nonché uno dei principali centri culturali, militari ed economici della Sicilia sud-orientale. Circondata da imponenti mura (molte delle quali ancora in piedi) e da profonde vallate del monte Alveria, non fu mai presa con la forza. Solo il violento terremoto del 1693 alle 13:30 riuscì a distruggerla, causando nel Val di Noto oltre 60.000 vittime. L'evento sismico oggi è considerato il terremoto più forte mai registrato nell'intero territorio italiano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/notoantica1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo il terribile terremoto che rase al suolo la Sicilia sud-orientale, l'antica Noto venne abbandonata e riedificata nel sito dove oggi si trova. Ma cosa è Noto Antica ? Non si tratta di un sito dai resti monumentali nè tantomeno è raggiunta dalle grandi masse dei turisti. In un luogo suggestivo: un'altura circondata da due profonde gole, due 'cave' tipiche della Sicilia orientale, in mezzo alla vegetazione mediterranea spuntano fuori resti di mura e fortificazioni, pezzi architettonici delle chiese dell'antica città medievale, abitazioni scavate nella roccia e vestigia dell'ancora più antica città di epoca greca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/Mappa_di_Noto_Antica2.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sorgeva 8 km più a nord dell’attuale città, sul monte Alveria. I primi insediamenti umani risalgono all’età del bronzo antico come testimoniato dai numerosi reperti archeologici rinvenuti. La leggenda narra che Neaton, nome di Noto antica, venne trasferita dall’altura della Mendola al vicino monte Alveria, dal condottiero siculo Ducezio, che nel corso del V secolo, avrebbe difeso la città dall’attacco dei greci. Divenne così colonia siracusana durante il regno di Gerone II e nel 214 a.C., fu riconosciuta come città alleata dai Romani, che concessero ai netini un proprio senato, tanto che tutt’oggi in alcuni palazzi è presente la scritta SPQN (Senatus PopolosQue Netinum). Nel IV secolo d.C., in periodo tardo romano, fu costruita la </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?noto--villa-romana-del-tellaro" target="_blank" class="imCssLink">Villa Romana del Tellaro</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, dimora di una famiglia di latifondisti nei pressi dell’omonimo fiume. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli scavi degli anni ’70, hanno riportato alla luce straordinari mosaici che ricoprivano i pavimenti dell’abitazione, scampati alla distruzione di un incendio risalente alla fine del IV secolo. Con l’occupazione dei bizantini tra il 535-555 d.C., tutto il territorio netino, fu arricchito di monumenti come la Basilica di Eloro, la Trigona di Cittadella dei Maccari e la Cripta si San Lorenzo Vecchio. Alla fine dell’ottocento passò sotto il dominio degli Arabi, che ne fortificarono il territorio e razionalizzarono le risorse agricole e commerciali. </span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/notoantica2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando nel 1091 il territorio netino fu occupato dai normanni, il figlio del Gran Conte Ruggero d’Altavilla diede inizio alla costruzione delle prime chiese cristiane e del castello, mentre il monastero cistercense di Santa Maria dell’arco fu costruito per volontà del conte Isinbardo Morengia. Passata sotto il dominio Angioino, il 2 aprile 1282 noto partecipò all’insurrezione dei Vespri siciliani. La continua lotta tra gli Aragona e gli Angiò per il possesso della Sicilia si risolse con la ribellione del castellano di Noto Ugolino Callari a Federico III D’Aragona, consegnando di fatto la città agli Angioini. Tornata sotto gli Aragonesi Noto continuò a sviluppare il suo nucleo cittadino che si arricchì con la costruzione della torre maestra del castello di Noto Antica. Nel 1503 a Noto fu conferito il titolo di Città ingegnosa, per i tanti personaggi di rilievo che nel 400 si distinsero nel campo dell’Arte, delle Lettere e della Scienza, come Giovanni Aurispa, Antonio Cassarino, Antonio Corsetto, Andrea Barbazio e Matteo Carnalivari. All’apice del suo splendore, l’11 gennaio 1693, noto fu distrutta da un devastante terremoto. La città per motivi di sicurezza venne ricostruita a 8 km più a valle. Per la ricostruzione della città vennero chiamati ingegneri, matematici e architetti di grande rilievo in quel periodo:l’ingegnere militare olandese Carlos de Grunenbergh, il matematico netino Giovanni Battista Landolina, il gesuita fra’Angelo Italia e l’architetto militare Giuseppe Formenti. Ma oltre al piano urbanistico in se venne molto curato anche l’aspetto architettonico. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Mappa del sito</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Mappa_di_Noto_Antica0.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per orientarsi tra le rovine di Noto Antica è buona norma dotarsi di una mappa, altrimenti correrete il rischio di perdere la visione d'insieme. All'ingresso dell'area archeologica troverete un grande cartellone con questa mappa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere</span></div><div><b class="fs14lh1-5">La Porta della Montagna</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Noto-antica-La-Porta-della-Montagna.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">L'ingresso al sito archeologico di Noto Antica o Parco dell'Alveria è contrassegnato dalla cosiddetta Porta della Montagna. Guardando la mappa (ma ve ne sarete resi conto anche nel percorso fatto per arrivare a Noto Antica), la città sorgeva su uno sperone di roccia circondato su tutti i lati da delle cave dalle pareti molto ripide. Il punto più accessibile era l'istmo in corrispondenza della porta della montagna. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Il Castello Reale (XI-XVII sec.)</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Noto-antica-castello-reale.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Una volta esplorati i resti delle fortificazioni è possibile seguire il sentiero sterrato che si inoltra nel parco dell'Alveria. L'ingresso è vietato alle automobili. Al momento, però, per la mancanza di controlli e di sbarramenti, frequentemente i visitatori accedono con gli automezzi. Vi invitiamo comunque a lasciare la vostra vettura all'esterno del parco. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Ospedale e chiesa di Santa Maria di Loreto</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Noto-antica-Ospedale-e-chiesa-di-Santa-Maria-di-Loreto.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Proseguendo la passeggiata, dopo poco, sulla sinistra si incontrano i resti dell'ospedale e della Chiesa di Santa Maria di Loreto. L'ospedale venne realizzato nel XVI secolo in sostituzione di quello preesistente. Era affidato alla cura dei Padri Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio ed aveva annesso una piccola chiesa. Ai malati di Noto è spesso legata la figura del santo patrono della città, San Corrado Confalonieri, un'eremita che giornalmente si recava in città per accudire i malati e che si dice avesse anche poteri taumaturgici. Dell'antica città di Noto rimangono numerose incisioni inerenti la pianta e descrizioni di autori antichi. Per questo motivo è possibile conoscere con buona esattezza la collocazione degli edifici ancora visibili ed anche di quelli scomparsi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Palazzo Landolina di Belludia</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Noto-antica-Palazzo-Landolina-di-Belludia.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo l'ospedale si può continuare lungo il sentiero principale. In alcuni casi ai lati della strada troviamo una folta vegetazione di arbusti ed alberelli, in altri casi strati di pietra calcarea in cui in tempi immemorabili vennero realizzati dei vani come magazzini o abitazioni. La strada non ha un andamento rettilineo bensì sinuoso, come era tipico delle città medievali. Dopo poche decine di metri, sulla destra si incontrano i ruderi di un nuovo edificio, Palazzo Landolina di Belludia che nonostante i resti assai scarsi era una delle dimore nobiliari più sontuose della città. Il palazzo venne costruito agli inizi del seicento ma il terremoto del 1693 lo rase totalmente al suolo. Durante gli scavi anche se solo parziali, sono stati trovati abbondanti ed interessanti resti architettonici. I ruderi delle scalinate, degli archi e dei corridoi, in relazione alle altre rovine della città, ci fanno intuire quanto dovesse essere sontuoso l'edificio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Chiesa e collegio dei Gesuiti</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Noto-antica-Palazzo-chiesagesuiti.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Quasi di fronte a Palazzo Belludia troviamo i ruderi della chiesa e del collegio dei gesuiti. La posizione di questi due edifici era molto centrale. Oggi siamo in prossimità di una biforcazione del sentiero con una piccola edicoletta commemorativa. Nel XVII secolo lo spiazzale costituiva la piazza principale della città. Il complesso dei Gesuiti venne realizzato a partire dal 1606 in stile barocco su progetto dell'architetto gesuita Natale Masuccio da Malta.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Il ginnasio greco e le fortificazioni</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Noto-antica-fortificazioni.JPG"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Arrivati all'antica Piazza Maggiore ove oggi i due sentieri si biforcano, consigliamo di svoltare sul sentiero di sinistra. Seguendo questo itinerario sarà possibile vedere anche quanto rimane dell'antica città greca. Per vedere i ruderi del ginnasio svoltare a sinistra alla prima traversina sterrata e seguire il sentiero che in maniera panoramica costeggia la cava sotto Noto Antica. La visuale e molto bella. Guardando con attenzione sulle pareti di fronte si vedono grotte artificiali scavate nella pietra. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">La chiesa del Carmine</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Noto-antica-chiesa-del-Carmine.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">I ruderi della Chiesa del Carmine si incontrano ritornando sul sentiero principale e seguendo gli appositi cartelli. E' posta subito dietro un edificio abbandonato. Dei muri perimetrali della chiesa non rimane praticamente nulla ma i resti delle colonne permettono ancora di intuirne le navate e dei pozzi e delle lastre tombali ci consentono di sapere che probabilmente vi era un parte adibita a sepolture dei monaci. La chiesa venne edificata ad opera dei Carmelitani alla fine del cinquecento nella periferia cittadina.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Gli heroa greci</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/noto_antica-heroa-greci.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Dalla chiesa del Carmine si può adesso andare a scoprire alcune tra le vestigia più antiche di Noto Antica, risalenti all'epoca greca: gli heroa. Per raggiungerli occorre seguire un sinuoso sentiero che si diparte dal caseggiato accanto alla chiesa del Carmine e scende giù verso la vallata. La discesa non presenta particolari difficoltà ma è un po' ripida. Inoltre anche per questo sentiero le indicazioni sono state a più riprese messe e rimosse. Senza indicazioni precise o una guida trovare gli heroa può risultare piuttosto difficoltoso a causa della loro posizione. </span></div></div></div><a href="https://youtu.be/YGr9asvdhXI">https://youtu.be/YGr9asvdhXI</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 05:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trekking e Riserve in Sicilia - Rno DEL VALLONE DI PIANO DELLA CORTE, Agira, Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000344"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Vallone di Piano della Corte è una piccola area protetta di circa 150 ettari che si trova ad Agira, in provincia di Enna, &nbsp;nel cuore della Sicilia. La Riserva Naturale Vallone di Piano della Corte è nota per ospitare una suggestiva valle fluviale che si estende al suo interno per circa 7 km, dovuta dal passaggio del Fiume Dittàino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/rnopianocorte1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Vallone di Piano della Corte è aperta al pubblico e anche ai gruppi che intendono praticare escursionismo e trekking, attraversando i suoi sentieri immersi nella natura, da cui è possibile apprezzare ancor di più le bellezze del territorio vivendole in prima persona. Visitare la Riserva Naturale Vallone di Piano della Corte è una delle esperienze da fare necessariamente durante la propria vacanza ad Agira, dedicando una giornata a questo magnifico luogo per instaurare un legame diretto con la natura siciliana. La Riserva Naturale Vallone di Piano della Corte è accessibile anche per delle piacevoli passeggiate al suo interno, con diversi gruppi che vengono organizzate dalle guide naturalistiche che vi porteranno alla scoperta di questa incantevole località.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/rnopianocorte2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La flora della Riserva Naturale Vallone di Piano della Corte è molto ricca e variegata, visti i diversi habitat presenti al suo interno. Sono numerosi i Salici, il Pioppo Bianco, il Sambuco e il raro Pioppo Nero, di cui vi è un esemplare secolare che è stato inserito nella ristretta lista italiana degli Alberi Monumento, vista la sua scenografica presenza e all’incredibile longevità. Nella zona più a valle della Riserva Naturale Vallone di Piano della Corte è possibile trovare altre piante rare, tra cui spicca la Malva Agrigentina, presente in poche località siciliane. Anche la Fauna della Riserva Naturale Vallone di Piano della Corte è molto variegata, potendo ammirare sia uccelli che mammiferi, rettili e insetti. Un particolare appunto va fatto sugli anfibi, molto diffusi in tutta la Riserva Naturale Vallone di Piano della Corte, in cui si possono trovare anche due rari endemismi, il Discoglosso Dipinto e il Rospo Smeraldino Siciliano.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/rnopianocorte5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il suo valore è maggiormente accresciuto dal fatto che essendo il fondovalle fortemente drenato non si ha permanenza di acque in deflusso per lunghi periodi. Il raggiungimento di falde ipogee, anche se non profonde, da parte degli apparati radicali delle essenze legnose fa sì che la vegetazione si mantenga vitale anche durante i periodi estivi di marcata aridità e pertanto rende il Sito di grande importanza naturalistica, educativa e scientifica. Il sito presenta una caratteristica fauna degli ambienti umidi riparali. Per questi motivi La Riserva nel 2005 è stata inclusa tra i Siti di Interesse Comunitario (SIC). Con decreto del 21 dicembre del 2015 del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Il &nbsp;Sito d’Interesse Comunitario "Vallone di Piano della Corte" è stato designato Zona Speciale di Conservazione (ZSC) della regione biogeografica mediterranea insistente nel territorio della Regione Siciliana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/rnopianocorte6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella riserva troviamo una pianta che gli agirini hanno confidenzialmente chiamato il </span><i class="fs14lh1-5"><b>PIOPPONE</b></i><span class="fs14lh1-5">. Si tratta di una pianta secolare la cui età si stima intorno ai 200 anni. È sicuramente uno dei maggiori rappresentanti del bosco ripariale igrofilo. È riconosciuto anche nell'elenco monumentale degli alberi italiani. Gli alberi ad alto fusto rappresentano ambienti ottimali per un uccello che è tipico di questa riserva Il codibugnolo Siciliano caratterizzato da una lunga coda. È un uccello dalle piccole dimensioni che vive proprio sugli alberi e frequenta le zone alte della vegetazione. Un altro uccello caratteristico abitante della riserva è Il gruccione. Si tratta di un uccello molto colorato. Si distingue proprio per il suo piumaggio con colori sgargianti. Le pareti argillose della riserva rappresentano un buon punto per la nidificazione. Questo uccello scava con il becco un foro ed un lungo tunnel che conclude con una camera all'interno della quale deporrà le sue uova. all'interno della Riserva non è raro trovare fossili. Si tratta principalmente di organismi Marini. I paleontologi hanno studiato questi affioramenti di questi fossili e hanno collocato la presenza di questi organismi in un periodo risalente al Pleistocene</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/rnopianocorte8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Come arrivare al Riserva Naturale Vallone di Piano della Corte ad Agira</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Vallone di Piano della Corte si trova poco più a sud di Agira, da cui dista circa 3 km e nel cuore del territorio di Enna. È davvero molto semplice arrivare alla Riserva Naturale Vallone di Piano della Corte, dato che è attraversata dalla Strada Provinciale 75, la stessa che, insieme alle Strade Provinciali 18, 21, 22 e alla Strada Statale 121 portano direttamente al comune di Agira. La Stazione Ferroviaria di Raddusa – Agira permette di raggiungere la città anche coi treni, a cui si aggiungono gli autobus delle autolinee siciliane che offrono numerose corse giornaliere per spostarsi da e verso il suo territorio. A circa 70 km da Agira si trova l’Aeroporto Fontanarossa di Catania, la migliore soluzione per chi viaggia in aereo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/rnopianocorte7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTALeft"><strong><b class="fs14lh1-5">Itinerario consigliato:</b></strong></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Il percorso di circa 1 km, si snoda interamente nella zona A della riserva. Si parte da un grosso pioppo nero in prossimità dell'alveo, nei pressi si trova anche una tabella informativa che illustra le tipicità del Vallone. Lungo il percorso si possono ammirare: il sambuco nero, l'olmo, pioppi bianchi e neri, salici bianchi e pedicellati. Il percorso si inoltra all'interno di un bosco fitto, dando l'impressione di entrare in una galleria. Proseguendo lungo il sentiero, si possono incontrare, se fortunati, &nbsp;alcuni esemplari di Picchio Rosso Maggiore, o la Rana Verde e il Discoglosso Dipinto e la Biscia d'acqua, la donnola, la volpe rossa, il riccio, il famosissimo Gruccione, la Poiana, il Gheppio e il Codibugnolo di Sicilia, considerato l'endemismo più rappresentativo dell'isola e specie rara per il Red List.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/PdtzpFSNvQE">https://youtu.be/PdtzpFSNvQE</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 05:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari in Sicilia - Cammini Francigeni di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002C5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vie Francigene in Sicilia: chi l’avrebbe mai detto? Ovviamente non è quella che taglia longitudinalmente l’Italia settentrionale per terminare a Roma: antichi documenti d’archivio parlano, già tra 1000 e 1200, di una Viam Francigenam sull’isola. L’uso di questa definizione, dicono gli storici, potrebbe essere spiegato dal fatto che con il termine francigene cronisti e notai medievali indicavano le strade, utilizzate dai Normanni, popoli giunti dalla Francia del Nord, e quindi, nel senso comune, Franchi tout court. La storia ci racconta che le vie consolari romane della Sicilia passarono, dopo la caduta dell’impero, sotto il controllo dei vari popoli invasori fino a diventare il cardine del sistema di viabilità normanno. E la definizione Via Francigena sottolineava, proprio, il controllo, amministrativo e politico, esercitato dai Normanni-Franchi su questo asse viario. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sicilia-Via-Francigena1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra Messina e Palermo, una Via Francigena attraverso le Montagne denominata </span><span class="fs14lh1-5">VIA FRANCIGENA NORMANNA </span><span class="fs14lh1-5">: la Via s. Ma esisteva anche una sua variante lungo le coste che s</span><span class="fs14lh1-5">eguiva il litorale combaciando quasi del tutto con la consolare Via Valeria</span><span class="fs14lh1-5">. L’intera viabilità dell’isola restò in uso nel corso dei secoli anche dopo il dominio normanno-svevo: tutte le dominazioni che si susseguirono mantennero in vita l’antico sistema di strade, ponti e soste. Ma fu il governo borbonico a creare un vero e proprio archivio delle Regie Trazzere , con la descrizione di centinaia di vie e sentieri che collegavano tra di loro città e borghi. E questi schedari raccontano anche le caratteristiche della Francigena (o meglio delle Francigene) di Sicilia. Oltre a quella che congiunge Palermo e Messina denominata , infatti, esiste anche una Magna Via Francigena (da Palermo ad Agrigento), una Francigena Fabaria (da Gela a Maniace) e una Francigena Mazarense (da Mazara del Vallo a Palermo).</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/viafrancigenesicilia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><b class="fs14lh1-5">MAGNA VIA FRANCIGENA</b></div><div><div><span class="fs14lh1-5">La Magna Via Francigena non è semplicemente un viaggio, ma un vero e proprio percorso di scoperta che, come un fiore, si apre lentamente per rivelare il suo cuore vibrante. Dai centri artistici e archeologici della costa, ci si addentra fra i villaggi dell'interno, attraverso uno degli ultimi itinerari di frontiera. Abbandona l'abitudinario e gli stereotipi, accogli l'inaspettato, per scoprire i lati meno noti di questa isola amata e controversa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/magna-via-francigena1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La forza della Magna Via è nei vasti paesaggi aperti e nelle persone che li animano. Incontrerai il giovane Totò, che ti catturerà col suo entusiasmo, Giuseppe con la sua energia contagiosa, gusterai la crostata fatta in casa di Francesca, e "Il Professore" che vive e respira la sua terra ti racconterà tutte le storie e le leggende del suo paese. Il percorso connette due antiche città di porto: Palermo e Agrigento, attraverso un sistema di trazzere (antichi sentieri sterrati) che unisce i villaggi dell'entroterra. E' una avventura umana in cui abbiamo la possibilità di vivere e respirare un territorio addentrandoci fra le vie, bussando alle porte, comunicando con i locali prendendosi il tempo per entrare in contatto con il carattere autentico dell'Isola.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">VIA FRANCIGENA NORMANNA</span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La Via francigena Normanna &nbsp;è un cammino unico e continuo, di circa 400 km, in 22 tappe che unisce Palermo con Messina. Il percorso attraversa le cime innevate delle Madonie e i &nbsp;paesaggi montani dei Nebrodi fino alle vette dei Peloritani. Il pellegrino scoprirà paesaggi unici: dalle bellezze della capitale della Cultura Arabo-Normanna alle spiagge di Aspra; dai borghi più belli d’Italia di Gangi, Sperlinga e Montalbano ai castelli normanni arroccati tra le Madonie; dai paesi immersi nei boschi dei Nebrodi come Floresta, Capizzi e Cesarò, alla prima capitale del Gran Conte Ruggero, Troina.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sicilia-Via-FrancigenaNORMANNA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il tratto che riguarda le Madonie, da Caccamo a Nicosia, è lungo circa 113 km e suddiviso in 6 tappe. Già nel 1115 Ruggero II, per andare da Messina a Palermo, si era servito della via per le montagne, così come Enrico VI, nel 1194, sbarcato a Messina puntò su Palermo seguendo la strada per le montagne documentata anche da Idrisi nel 1154 e percorsa ancora il 12 luglio 1718 da un distaccamento di cavalleria spagnola che partì da Palermo seguendo l’attuale tratto della Francigena delle Madonie. In essa troviamo importanti segni storico-culturali tra cui l’hospitalia di S. Nicola a Polizzi Generosa fondata nel 1167 da Pietro di Tolosa e gestito dall’Ordine degli Ospedalieri e quello di Nicosia.</span></div><div><br></div><div><div><b class="fs14lh1-5">Via Francigena Fabaria</b></div></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Originariamente tracciata nel 1105, durante la dominazione normanna, la Via Francigena Fabaria ha radici profonde che si intrecciano con storie di nobiltà e clero. Fu il barone Achinus a donare terreni all’abate Ambrogio, vescovo della diocesi di Lipari-Patti, centrando la sua generosità a Bizini, oggi conosciuta come Vizzini, in provincia di Catania. Questo lascito, documentato in un testo, cita esplicitamente la presenza di una “Via Francigena Fabaria”.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/vie-francigene-siciliafabaria.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Oggi, la Via Francigena Fabaria si svela come un percorso esplorativo lungo 300 chilometri, toccando 20 comunità e oltre 110 siti di straordinario interesse. Un itinerario che inizia dalla maestosa Agrigento e si conclude a Maniace, offrendo ai viaggiatori l’opportunità di esplorare appieno questo affascinante cammino in 14 giorni. Durante questo viaggio, potranno scoprire i tesori nascosti e ammirare le meraviglie paesaggistiche uniche. Ogni passo lungo la Via Francigena Fabaria è un passo attraverso la storia, permettendo di vivere un’esperienza che amalgama la grandezza della natura e della cultura della Sicilia Orientale.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5">VIA FRANCIGENA MAZARENSE</b></div><div><span class="fs14lh1-5">La Via Mazarense è un’importante arteria della Magna Via Francigena siciliana, testimoniata sin dal Medioevo attraverso documenti originali (diploma del 1267) che definiscono “Francigena” la strada che collegava Mazara del Vallo alla via principale che va da Marsala a Palermo. L’antica Via Valeria, che dallo Stretto di Messina giungeva al porto dell’araba Marsala, venne mantenuta in vita dai mercanti e dai soldati che controllavano le coste, dai pellegrini che si imbarcavano per la Spagna e dal sistema viario del regno di Ruggero il Normanno.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/vie-francigene-siciliamazarese.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Della via Francigena di Mazara ne parla don Pietro Pisciotta di Campobello di Mazara ma che per anni ha insegnato filosofia nel Liceo “Gian Giacomo Adria” di Mazara, di cui conosce la storia della Diocesi e delle sue chiese. Nel saggio pubblicato dall’Accademia Selinuntina, “Dalla via Valeria alla via Francigena”, a proposito della via Francigena di Mazara scrive che questo termine fu introdotto dai Normanni anche in Sicilia per definire il sistema viario dei pellegrini nell’Isola.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ed è proprio la citazione della via Francigena esistente nel territorio della città di Mazara, espressamente menzionata in un atto notarile del 12 marzo 1267, che funge da volano all’azione di ricerca dell’autore che segnala tutto ciò che nasceva a servizio dei viaggiatori come gli “hospitalia” (piccoli ospedali) che furono realizzati nelle città della provincia in funzione di questi cammini al fine di dare accoglienza ai pellegrini (solo più tardi diverranno strutture di medicalizzazione). <i><b>Oggi la Via Mazarense in Sicilia regala l’emozione di un cammino della lunghezza di 322 Km, che in 14 tappe unisce Agrigento a Palermo.</b></i></span><br></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 11 Sep 2025 05:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Parchi Pubblici in Sicilia - In giro per Catania BOSCHETTO DELLA PLAYA]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000341"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">A nord-est delle spiagge catanesi si trova il Boschetto della Plaia, oggi area ecologicamente protetta dopo un lungo periodo di degrado ed abbandono. In gran parte il boschetto è costituito da pini marittimi e eucaliptus e negli anni è stato trasformato in un area attrezzata che spesso ospita manifestazioni sportive e amatoriali. Presente anche un'area riservata ai bambini situata accanto ad un laghetto artificiale. La pineta è un residuo dell'opera di forestazione degli antichi romani, che usavano questo legno per costruire le loro navi.</span></div><div><br></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/boschettoplaya2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Boschetto della Playa, &nbsp;rappresenta un importante polmone verde per la città di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-da-visitare--catania-" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, e un’oasi di tranquillità per i suoi abitanti, che amano rilassarsi e fare picnic in compagnia dei propri cari. Il parco giochi, con i suoi colorati scivoli e le altalene, si trova a due passi dal mare e rappresenta un’opzione divertente per i bambini e un luogo perfetto per le famiglie che desiderano trascorrere del tempo in un ambiente naturale e rilassante. &nbsp;che rappresenta un importante polmone verde per la città di &nbsp;Catania, ha per anni offerto un’oasi di tranquillità per i suoi abitanti, che amano rilassarsi e fare picnic in compagnia dei propri cari. Il parco giochi, con i suoi colorati scivoli e le altalene, si trova a due passi dal mare e rappresenta un’opzione divertente per i bambini e un luogo perfetto per le famiglie che desiderano trascorrere del tempo in un ambiente naturale e rilassante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/boschettoplaya4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’elemento che caratterizza il parco è la vastità della Natura in tutti i suoi colori. Con i suoi sentieri, i suoi spazi verdi, il laghetto delle tartarughe e il parco giochi, questo luogo rappresenta una destinazione ideale per chi cerca un’oasi di pace e di tranquillità a due passi dal mare e dal centro storico di Catania. Per molto tempo è stata un’area dimenticata e lasciata completamente all’incuria del tempo ma oggi, dopo un vasto piano di recupero dello spazio verde durato otto anni, è diventata un’area protetta ed un grande parco aperto al pubblico.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/boschettoplaya3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’interno del grande polmone verde a ridosso del litorale sabbioso, è attivo un colorato spazio di 248 metri quadrati dotato di attrezzature ludiche nel segno dell’inclusività e della piena condivisione. Provvedendo inoltre a migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’intero parco, anche con l’installazione di gazebo, per accogliere al meglio le famiglie e i visitatori di tutte le età</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/TQFIFw6rLB0">https://youtu.be/TQFIFw6rLB0</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 06:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Archeo-Naturalistici in Sicilia - LA RUPE ATENEA di Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000032A"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">La rupe Atenea è il punto più alto dell'antica città di Akragas, l'attuale </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span><span class="fs10lh1-5"> </span></span><span class="fs14lh1-5">È un costone roccioso che occupa il lato settentrionale della cinta muraria, raggiungibile da piazza Vittorio Emanuele per le vie S. Vito ed Erodoto. Le indagini archeologiche sembrano confermare l'ipotesi che qui si trovasse l'acropoli della città; sul declivio meridionale sono stati messi in luce resti della cortina muraria, di una torre di avvistamento e di un frantoio risalente alla seconda metà del sec. IV a.C..</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/rupeateneacop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La roccia della Rupe è stata modellata dal vento e dalle acque meteoriche che hanno creato forme bizzarre e fantastiche. Uno degli aspetti più singolari è il colore cangiante delle sue rocce, che a seconda delle varie fasi del giorno, assume diverse tonalità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla Rupe Atenea natura e archeologia danno spettacolo. Tra le specie vegetali più interessanti si segnalano: la palma nana, l’euforbia, il timo, l’asfodelo, l’anemone, l’iris. Nella valle sottostante vegetano vetusti mandorli che crescono fra i numerosi macigni staccatisi dalle pareti </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/rupeateneacop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel territorio della Rupe vivono circa cinquanta specie animali. E’ utile ricordare che molte di esse non sono facilmente visibili per varie cause (abitudini, periodi di avvistamento, rarità, difficoltà di accesso ad alcune aree)”. Fossili di molluschi sono presenti in enormi quantità nella roccia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul versante orientale della rupe è una grotta, ideale collegamento col mondo infero, dalla quale sgorga acqua sorgiva. Un tipico luogo di culto in cui la rupe in sé stessa era la dea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/rupeateneacop5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?valle-dei-templi---tempio-di-demetra---agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Il Santuario Rupestre di Demetra e la Storia Religiosa</a></b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“I coloni trovarono qui un antico santuario di divinità pregreche sede principale di un culto della Madre Terra probabilmente quella Gran Madre di lontane ascendenze panmediterranee che aveva avuto sviluppo con i contatti minoico- micenei – spiega Angelo Cutaia –</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi la zona viene chiamata il Santuario Rupestre di Demetra dalla successiva dedicazione del luogo di culto alla dea delle messi, erede della primigenia divinità sicana.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Infine la Rupe fu complessivamente detta Atenea dalla presenza del suo tempio sulla parte più alta…</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando il culto della Madre Terra si trasformò in quello di Demetra e Kore sopra la grotta fu eretto un grande tempio dorico, sui cui resti sorse la chiesa normanna di S. Biagio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il tempio pagano pare abbia ospitato anche, se non esclusivamente, il culto del sacro fiume Akràgas.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/rupeateneacop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ritrovamenti Archeologici: Collegamenti con l’Antica Akragas</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell’area è stata rinvenuta la famosa statua dell’efebo, che rappresenta appunto il dio fiume nelle forme di un fanciullo. La città greca ebbe un impianto urbanistico a scacchiera a ridosso della rupe che la difendeva dalla parte del mare e sulla quale si impiantò il sistema dei templi”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell’area sono stati trovati inoltre scoperti i resti di un frantoio ellenistico e uno dei templi delle divinità ctonie: dèi appartenenti alle profondità, siano abissi marini che voragini terrestri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Rupe Atenea ha avuto da sempre un richiamo mistico, come si ritiene da tracce di rituali religiosi di epoca preistorica rinvenute.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo molti studiosi era questa l’Acropoli, ossia il più forte baluardo dell’antica Akragas e l’abitazione dei potenti numi. Diodoro Siculo fa cenno ad una collina Atenea in Akragas (la Rupe Atenea è a quota 351 s.l.m.).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alcuni scavi condotti tra il 1971 e il 1975 confermerebbero tale ipotesi: hanno individuato elementi rispondenti alla natura fortificata dell’Acropoli proprio nella zona della Rupe Atenea, che marcò i limiti dell’area urbana fino alla prima guerra punica e dopo quest’evento accentuò il proprio carattere militare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si realizzarono torri di avvistamento e vi sono trovate tracce di un quartiere artigianale; ed elementi costruttivi di tipo punico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Rupe Atenea come Baluardo Storico di Agrigento</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lungo il percorso delle fortificazioni di Akragas si aprivano nove porte, poste sempre in corrispondenza o di un vallone o di una leggera depressione naturale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sotto la punta sud-orientale della Rupe Atenea, si trova la Porta I, che si apriva, alle pendici della rupe, su una strada tracciata nel vallone e diretta verso est.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La porta, conservata per sei assise nel battente di destra, si apre al centro di un poderoso baluardo a tenaglia, uno dei rari esempi di particolari apprestamenti difensivi dell’intera cinta,in un punto di relativa debolezza del tracciato. Una prima torre difendeva il battente di sinistra della porta ed una seconda l’angolo sud-ovest del bastione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/rupeateneacop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scoperte nel Sottosuolo: Un Mondo Nascosto sotto la Rupe Atenea</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“Ma le peculiarità della zona sono anche nel sottosuolo che, così come in altre zone del centro storico di Agrigento e della Valle dei Templi,</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">si presenta ricco di sorprese e di interessanti strutture ipogee – scrive Giuseppe Lombardo, &nbsp;sulla rivista della ex provincia di Agrigento Nuove Ipotesi, n. 3 Maggio/Giugno 2002-</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono infatti presenti, sia nella zona più alta della rupe che lungo le pareti del versante settentrionale, delle cavità artificiali, ossia scavate dall’uomo in epoche passate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In tutto le cavità censite e rilevate dal Gruppo Speleologico Agrigento, in questa prima fase di studio, sono otto: una, la più interessante per sviluppo e caratteristiche, presenta un andamento tortuoso e cunicolare… </span><span class="fs14lh1-5">l’Ipogeo della Rupe &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;presenta di ben sei ingressi, distribuiti lungo il periplo della parte alta della “Rupe Atenea”, e che permettono il controllo totale del territorio in tutti e quattro i punti cardinali. L’ubicazione e la strutturazione della cavità ben si presta agli scopi difensivi della stessa”.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><a href="https://youtu.be/Wm0AlbUF06Y">https://youtu.be/Wm0AlbUF06Y</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 06:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia - Real Casina di Caccia del Bosco di Ficuzza]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000033E"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alle spalle di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, nel territorio di </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?corleone-e-la-cascata-delle-due-rocce" target="_blank" class="imCssLink">Corleone</a></i><span class="fs14lh1-5">, all'interno dell'omonima <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?boschi-siciliani--riserva-naturale-bosco-della-ficuzza" target="_blank" class="imCssLink">Riserva Naturale Regionale</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, sorge la Real Casina di Caccia di Ficuzza. Il sito reale nasce a partire dal 1799 come residenza di corte per soddisfare la passione per la caccia del re Ferdinando IV di Napoli, III di Sicilia che si innamorò dei variegati e verdeggianti boschi e della rigogliosa natura della Ficuzza e &nbsp;che ne fece una riserva di caccia e luogo di residenza estiva, facendo costruire alla fine del 700 la Casina Reale di Caccia, attorno alla quale si sviluppò successivamente il piccolo borgo di Ficuzza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/realcasinaficuzza5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">A partire dal 1799, a seguito del trasferimento della corte borbonica da Napoli in Sicilia, sull’onda dei moti rivoluzionari partenopei, Ferdinando avviò una vasta riorganizzazione dei siti reali siciliani, tra cui quello della Ficuzza, scelto come centro operativo da cui dipendevano le altre proprietà reali.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel 1802 il sovrano commissionò ad Alessandro Emmanuele Marvuglia la realizzazione nell’area di Ficuzza di una residenza reale degna di quelle presenti sul territorio campano. L’architetto immaginò un progetto di casina di caccia del tutto simile, per forme e proporzioni, alla Reggia di Carditello.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nello stesso anno Ferdinando affidò all’architetto Carlo Chenchi un successivo progetto, improntato a un nobile e rigoroso classicismo, dalle volumetrie imponenti, semplici ed eleganti. Tuttavia, il progetto definitivo è opera di Giuseppe Venanzio Marvuglia che subentrò nell’aprile del 1803 al Chenchi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/realcasinaficuzza2b.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Con il ritorno in Sicilia della corte borbonica, dal 1806 Ferdinando di Borbone riprese a soggiornare più volte alla Ficuzza. Dal 1812 fino al ritorno a Napoli nel 1815 il sovrano dimorò stabilmente nella residenza, ritirandosi a vita privata a seguito della reggenza del regno di Sicilia affidata al figlio Francesco. Nell’edificio reale trovarono sistemazione camere e ambienti destinati ai sovrani, saloni di rappresentanza, la cappella privata e una cantina.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Grazie alla presenza della corte, nel corso degli anni si continuò a migliorare il bosco e la sua accessibilità, con una strada carrozzabile in asse con la casina lungo la quale fu eretto l’obelisco denominato La Guglia, al centro del bivio che conduce a Corleone.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Particolare attenzione ebbe Ferdinando di Borbone sia per le attività agricole e zootecniche, con la costruzione di case, depositi, stalle, fontane e abbeveratoi, che per la razza equina di Ficuzza, la quale qualificò la tenuta reale come centro di allevamento di cavalli insieme a quelli già attivi a Carditello e Persano.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/realcasinaficuzza3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo l’Unità d’Italia il palazzo e il bosco, nel 1871, vennero affidati all’Amministrazione forestale del Regno d’Italia, che si occupò della gestione del complesso, della borgata e degli abitanti. Dal 1884 il borgo di Ficuzza è stato attraversato anche dalla linea ferroviaria Palermo (Sant’Erasmo)-Corleone-San Carlo, in esercizio fino al 1959, di cui la vecchia stazione nei pressi della residenza è oggi testimonianza storica, riconvertita in struttura turistica e ricettiva.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo un lungo periodo di chiusura e un complesso intervento di restauro, il palazzo è stato riaperto al pubblico nell’aprile 2009. Il 3 agosto 2013 la Regione Sicilia ha voluto utilizzare la struttura per istituire il “Museo multimediale del bosco di Ficuzza” dove viene messa in risalto la grande biodiversità del parco e la storia di Ferdinando IV di Borbone durante la sua permanenza a Ficuzza. Il sito borbonico è oggi regolarmente aperto al pubblico e visitabile.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/realcasinaficuzza4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Al centro del gruppo scultoreo campeggia lo stemma della famiglia borbonica. Due grandi orologi sono presenti sulla facciata principale, alle due estremità dell’edificio; addentrandosi all’interno è invece possibile visitare i saloni di rappresentanza, la camera da letto del Re.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/realcasinaficuzzascala.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Interessante la scala reale, utilizzata esclusivamente dalla famiglia reale ed interdetta all’uso della servitù: i gradini sono in marmo rosso di Piana degli Albanesi, chiamato rosso di Montecitorio, poiché è lo stesso marmo impiegato dall’architetto palermitano Ernesto Basile nella costruzione di Montecitorio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La scalinata è rimasta quasi completamente uguale a 200 anni fa, ed è sorprendente la lavorazione da definire quasi in 3D dei motivi presenti sui pianerottoli, ottenuta completamente a mano: un intreccio di linee e colori risalente a 20 anni fa e ancora attuale nella sua composizione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/realcasinaficuzzascala1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La sala da pranzo situata ai piani superiori, è il luogo dove si svolgevano i pranzi e le cene del Re, momenti di convivialità per festeggiare il bottino di caccia e anche di pesca insieme ai suoi ospiti. La camera da letto del Re ha mantenuto intatti gli antichi dipinti raffiguranti scene di caccia, i vari arredi sono chiaramente di opera recente.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/realcasinaficuzza6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un curioso aneddoto è la presenza di un antico bidet collocato in una delle stanze dell’edificio, oggetto che la Regina possedeva in abbondanza alla Regia di Caserta, dove pare che ne avesse uno per ogni stanza; qui alla Casina Reale di Ficuzza la Sovrana ne portò uno con sé, che utilizzava tranquillamente all’esterno dell’edificio, riparandosi con i suoi lunghi ed ampi abiti da occhi indiscreti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Della tenuta fa parte anche una chiesetta, in cui i Sovrani accedevano dall’interno per poter prendere parte alle celebrazioni: in questo luogo sacro il Re era solito pregare in raccoglimento e ascoltare la messa che veniva celebrata con oggetti sacri provenienti dalla Reggia di Caserta ed oggi esposti al Museo Diocesano di Monreale. Anche l’altare è stato realizzato con lo stesso marmo rosso di cui è composta la scala reale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/BTh_Yuu1DMo">https://youtu.be/BTh_Yuu1DMo</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Sep 2025 12:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Località Balneari in Sicilia - OLIVERI, Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000033C"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oliveri, piccolo borgo siciliano sul mare </span><span class="fs14lh1-5">di fronte alle isole Eolie</span><span class="fs14lh1-5">, &nbsp;in provincia di Messina, un luogo pacifico come i centri pescherecci di un tempo, ma anche amato dai visitatori per le sue calette, il paesaggio circostante e qualche gioiello culturale notevole. </span><span class="fs14lh1-5">La vicinanza al mare gioca a favore del paese, frequentato dal turismo balneare, ma il centro storico di Oliveri non è privo di testimonianze storico-artistiche interessanti, che ne fanno un piccolo tesoro da scoprire. </span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/oliveri1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'antico borgo si estende ai piedi di una rupe, sulla cui sommità sorge il più vetusto castello medio vale della Sicilia, in una piana ubertosa con una ricca flora di piante sempre verdi; si affaccia al mare nel golfo omonimo (Baia dei Miracoli) tra capo Tindari e capo Milazzo. Oliveri è il paese della perenne vegetazione sempre verde, dell'eterna primavera: il paese che non conosce il grigiore del freddo invernale, ne l'ipócondria del triste autunno; il paese che tutt'oggi non conosce che sia il gelo, tanto d'inverno si continuano a seminare le patate in campo aperto.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/oliveri2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">l nome di Oliveri derive dall'arcaica parola indigena "Liviri", che nella sua primordiale accezione significa calma, pace ed anche ulivo. Di uliveti la zone è ancora ricca ed ancora oggi vengono comunemente chiamati "livara". Il suo multiplo significato spiega perché l'ulivo è il simbolo della pace. Le ipotesi, avanzate da taluni, che Oliveri derivi da Oliverio, noto paladino carolingio, o da Bernardo Oliveris, cavaliere che accompagnò Pietro III d'Aragona in Sicilia, non sono attendibili, anzi sono completamente da escludere. Infatti, in una cartina geografica intorno all'anno 1000, Oliveri è riportata come "Liberi"; questo cambiamento da "Liviri" è semplicissimo da spiegare, sia perché nella lingua parlata siciliana si ha che la "i" passa in "e", come riportato da Giuseppe Pitrè nel suo saggio del dialetto e delle parlate siciliane, sia perché pressi gli Arabi di allora la lettera "v" si scriveva la "b". Infine c'è da notare che gli abitanti di Oliveri a tutt'oggi in gergo locale sono chiamati "Liviroti".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/oliveri3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosi dice di Oliveri il noto geografico Edrisi (Abù Abd Allah Muhammad ibn Idris) nel "il libro di Ruggero": "Labiri (si legge come Liviri) è bello e grazioso casale, con un grande castello in riva al mare. Ha un mercato, un bagno, delle case, delle buone terre da seminare, dei ruscelli perenni sulle sponde dei quali si stendono dei campi da seminare e vi sono impianti alcuni mulini. Possiede-anche un bel porto nel quale si fa copiosa pesca di tonno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/oliveri4.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non vi è una data certa della nascita del comune di Oliveri, che avvenne probabilmente tra il 1810 e il 1815. </span><span class="fs14lh1-5">Il primo a tramandare il nome Oliveri fu lo scrittore Edrisi, incaricato dal Gran Conte Ruggero, descrivendo "Labiri (Oliveri) come un bello e grazioso casale, con un grande castello in riva al mare, delle case, delle buone terre da seminare, dei ruscelli perenni sulle sponde dei quali erano impiantati alcuni mulini e con un bel porto nel quale si faceva copiosa pesca di tonno" L'attuale denominazione del paese viene dal condottiero Carlo Oliveris del quale gli abitanti del luogo hanno voluto ricordare la cortesia. Il fatto risale certamente all'epoca in cui, mancando la scrittura, il compito di esaltare le gesta degli eroi era affidata ai poeti popolari, girovaganti per le piazze del paese, che scatenavano le fantasie degli astanti e l'entusiasmo popolare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/oliveri6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il primo nucleo abitativo nei pressi di Oliveri fu fondato sul monte Tindari dai Dori, che fin dall'inizio utilizzarono il paese come centro costiero. Come tutta la Sicilia passò poi sotto il dominio romano e sotto di loro è divenuta nota la grande pescosità del suo mare. Nel 1088, per decreto del Gran Conte Ruggero, il territorio compreso tra i fiumi Elicona e Montagna fino a mare passò nelle mani dei monaci benedettini di Patti. Nel 1360 il Re Ferdinando d'Aragona, per farne regalo al suo secondogenito, staccò dalla concessione fatta ai monaci, il castello, il feudo e la tonnara di Oliveri. Fino agli anni '60 la tonnara di Oliveri era una delle più importanti della Sicilia. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/oliveri7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa Vedere:</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La piazza Dante, nel cuore del paese, è dominata dalla chiesa Parrocchiale di San Giuseppe, scrigno di un bellissimo Crocifisso affisso sopra l’altare maggiore, e di pregevoli statue lignee che raffigurano San Giuseppe, l’Immacolata e Santa Rita. Dotato della sagrestia annessa nel 1953, l’edificio è stato accuratamente restaurato nel 1980.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/oliveri8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Continuando la passeggiata si scopre la bellezza delle vie Palermo e Roma, con il loro tripudio di fiori e alberi, e ci si imbatte nel monumento ai Caduti, un’opera in pietra che rappresenta un soldato a capo scoperto e torso nudo. Da vedere anche la piazza Pirandello, a pianta quadrata e completamente coperta di mattonelle, ad eccezione delle aiuole fiorite e dei giovani pini; su di essa veglia il moderno Palazzo Comunale, con la facciata candida che ben si addice alla cittadina di mare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/oliver9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Purtroppo non si può più vedere la vecchia tonnara, che in passato rivestì un ruolo fondamentale per l’economia di Oliveri. Fondata probabilmente nel corso della dominazione araba, la tonnara nei periodi di massimo splendore raggiungeva un pescato di circa mille tonni a stagione, con un’attività che iniziava a maggio e terminava ai primi di luglio. Dopo aver raccolto il bottino le imbarcazioni apposite, i cosiddetti ‘palischermi’, tornavano a riva e il giorno successivo si scioglieva il voto fatto alla Madonna nera del Tindari, rendendole grazie per la pesca abbondante e offrendole il ricavato della vendita di un tonno, come prevedeva la promessa fatta a inizio stagione. L’ultimo anno di attività della tonnara fu il 1967, ma l’anno successivo la scarsità di pesce lo costrinse alla chiusura e lo stabilimento venne abbattuto, per fare spazio a un grande residence turistico che si chiama tuttora ‘La Tonnara’. Unico frammento di memoria, ancora legato a quella fervida attività, è un antico palischermo sopravvissuto alla demolizione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/oliveri-spiaggia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">La Spiaggia di Oliveri si distende all'interno del comune omonimo, adiacente a Marinello. Si tratta di una bella spiaggia caratterizzata da un ampio arenile di sabbia mista a ghiaia, le cui principali e caratteristiche note di colore sono le barche dei pescatori in secca. In questa baia il mare è quasi sempre calmo, trasparente e pulito. La Spiaggia è facilmente accessibile in auto e offre un vicino parcheggio. &nbsp;caratterizzata da acque cristalline e sabbia bianca finissima che lasciano a bocca aperta tutti i visitatori. La zona offre anche un'ampia gamma di attività ricreative come le escursioni in barca, lo snorkeling, la pesca sportiva o semplicemente prendere il sole sulla spiaggia. Su questo tratto costiero sono presenti anche numerosi ristoranti, pizzerie e gelaterie dove poter gustare squisite specialità siciliane. </span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/k3rqABtzMKk">https://youtu.be/k3rqABtzMKk</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 31 Aug 2025 06:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Escursionismo in Sicilia - Parco Forestale Canalazzo a Monterosso Almo, Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000033A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel cuore dell'altopiano ibleo, si estende il meraviglioso bosco del Parco di Canalazzo. Situato nel territorio </span><span class="fs14lh1-5">di Monterosso Almo in Provincia di Ragusa</span><span class="fs14lh1-5">, il parco è caratterizzato da paesaggi naturali straordinari e diversi punti panoramici dai quali si possono ammirare le suggestive vallate del territorio ragusano.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcocanalazzo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Parco Forestale Canalazzo è un grande spazio verde che si estende per circa 60 km, situato nel territorio del Monte Casasia e delimitato a nord dal Lago Dirillo e a sud dalla Pineta di Giarratana. Da Monterosso Almo, situato sul versante orientale del Monte Casasia, si ha l’accesso principale al Parco Forestale Canalazzo, potendoci accedere sia in autonomia che con l’aiuto di guide naturalistiche che accompagnano gli escursionisti alla scoperta del territorio. Questo paesaggistico e incantevole luogo è perfetto per praticare trekking, con percorsi adatti sia agli esperti che ai novizi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcocanalazzo5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa fare al Parco Forestale Canalazzo di Monterosso Almo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’interno del Parco Forestale Canalazzo ciò ce più risalta alla vista sono sicuramente i suoi incantevoli paesaggi naturali, quasi paradisiaci, dove la fauna si incontra perfettamente con la ricca vegetazione in un clima adatto ad ospitare numerose specie, tra cui diversi volativi che nidificano proprio tra gli arbusti qui presenti. A nord del Parco Forestale Canalazzo è situato lo scenografico Lago Dirillo, realizzato artificialmente con una diga che sbarra il percorso dell’omonimo fiume siciliano. Il Lago Dirillo è stato attrezzato per praticare diverse attività, dal canottaggio alla pesca sportiva, complice la presenza di lucci, trote e carpe. Il territorio presenta anche un importante sito archeologico, con diversi cimeli rinvenuti che sono poi stati trasportati al Museo Archeologico di Ragusa. Le necropoli riportate alla luce con gli scavi sono visitabili, rendendo ancor più esclusivo l’intero Parco Forestale Canalazzo che, oltre al paesaggio, riserva numerose attrazioni che rievocano la storia di Monterosso Almo e della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcocanalazzo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Escursionismo e Trekking al Parco Forestale Canalazzo di Monterosso Almo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Parco Forestale Canalazzo è uno dei luoghi preferiti dagli escursionisti siciliani, trovando in questo luogo, nel periodo che va da marzo a ottobre, il clima perfetto per delle straordinarie passeggiate campestri sul Monte Casasia. Le attività di Trekking vengono solitamente promosse da alcuni gruppi locali, i quali organizzato frequentemente degli incontri per visitare in compagnia il Parco Forestale Canalazzo che, al suo interno, presenta sia dei rifugi che dei punti di stallo con bracieri, panche e tavoli, perfetti per concedersi qualche ora di relax e per gustare gli eccezionali prodotti tipici locali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcocanalazzo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Monte Casasia a Monterosso Almo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Monte Casasia, che ospita il Parco Forestale Canalazzo, si estende in altezza fino a 739 metri sul livello del mare, tra le cime più elevate dei Monti Iblei. Insieme ai colli di Licodia Eubea e di Vizzini, compongono una catena montuosa che separa la Piana di Catania dalla pianura di Kamarina e Gela. Il Monte Casasia è formato da due colline congiunte, tra cui vi è un ampio spazio abitabile e adatto alla coltivazione, che unito ai rinvenimenti archeologici lascia pensare che questo luogo, un tempo, sia stato abitato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcocanalazzo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare al Parco Forestale Canalazzo di Monterosso Almo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’accesso al Parco Forestale Canalazzo da Monterosso Almo è possibile tramite la Strada Provinciale 99, che dirama dal comune e porta fino all’Area Attrezzata Parco Canalazzo. Per raggiungere Monterosso Almo si può percorrere la Strada Statale 194, la quale collega la cittadina al resto della Sicilia, attraversabile sia in auto che con gli autobus delle autolinee siciliane. Chi intende arrivare a Monterosso Almo ma viaggia in aereo, potrà fare uso degli scali dell’Aeroporto di Comiso o dell’Aeroporto Fontanarossa di Catania, che presentano anche dei collegamenti diretti verso la cittadina iblea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Parco Forestale</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/INZlORikD3U">https://youtu.be/INZlORikD3U</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 06:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour Archeo - Religiosi in Sicilia - Le Catacombe di San Giovanni - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000339"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spostandosi poco fuori dal centro cittadino di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, poco distante dal </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?siti-arceologici-da-visitare-in-sicilia--parco-archeologico-della-neapolis---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Parco Archeologico della Neapolis</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, si trova l’imponente Basilica di San Giovanni Evangelista, una chiesa a cielo aperto che nei suoi sotterranei custodisce un prezioso tesoro: </span><b class="fs14lh1-5">le catacombe di San Giovanni </b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/catacomesangiovannisiracusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Antiche cisterne, pozzi profondi, grandi rotonde e camere sepolcrali si innestano e si sovrappongono in un intreccio di ampie gallerie sotterranee prodotte dall’estrazione della pietra: è qui che il Cristianesimo, appena nato in Sicilia, ha raggiunto l’apice della sua forza espressiva. Diversamente da come ci hanno abituato a vederle il cinema e la letteratura, le Catacombe non rappresentano dei nascondigli per i cristiani in fuga dalle persecuzioni, né tristi musei della morte; esse costituiscono, al contrario, un mondo complesso e affascinante che, ancora oggi, attraverso le testimonianze imprese sulla roccia è in grado di raccontare un’interessante storia vissuta dai nostri antenati quasi duemila anni fa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/catacomesangiovannisiracusa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Giunti con le navi da Oriente, a Siracusa i cristiani fondarono una delle più grandi comunità del mondo occidentale, annunciando il Vangelo attraverso le parole, ma soprattutto attraverso le immagini. A poco a poco essi condensarono tutti gli elementi mitici già presenti nella cultura greca pagana con le nuove verità di fede dando, così, vita a nuovi simboli religiosi e, persino a nuove immagini di Dio. Certamente i cimiteri, quali erano le catacombe, in quanto luoghi di sepoltura e di pellegrinaggio, accolsero prima di altri queste immagini, al fine di spiegare il passaggio dalla vita alla morte e celebrare la memoria dei santi e dei martiri.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/catacomesangiovannisiracusa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Visitare la Catacomba di San Giovanni significa, pertanto, trovarsi faccia a faccia con un’immensa Bibbia illustrata, in cui Nuovo e Antico Testamento si fondono, rivelando il volto universale del Cristianesimo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tramite un passaggio scavato nella roccia, alle spalle della Basilica di San Giovanni, si accede alla galleria principale della Catacomba: un tunnel lungo quasi cento metri con le pareti costellate da piccoli loculi; un solco, appena sotto la volta in pietra, segna il percorso di un antico acquedotto greco e ci ricorda le origini del cimitero sotterraneo. Man mano che ci si addentra verso la zona più densa di sepolture, cominciano ad affiorare i segni incisi sulla superficie delle tombe e le pitture ottenute con larghe pennellate rosse, brune e gialle: è il paradiso dei primi cristiani, dove bambini piccoli, nobili e indigenti, vescovi e sante vergini, trovarono una degna collocazione. Poco prima di raggiungere il fondo della galleria, un affresco con più soggetti, sulla destra, ci dice che siamo in presenza di una sepoltura importante: qui fu sepolta una vergine siracusana, la cui anima è ritratta mentre viene incoronata direttamente da Gesù Cristo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/catacomesangiovannisiracusa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Intorno a voi vedrete tombe ad arco con più di venti sarcofagi, scavati l’uno dopo l’altro, a formare grandi cappelle di famiglia. Tutte insieme esse formano un reticolo di circa diecimila sepolture. Seguendo l’alternarsi di luci e ombre, verso Sud, ci si ritrova nella parte più suggestiva della Catacomba di San Giovanni, ovvero all’interno del sistema di cisterne scavate nella roccia che, una volta abbandonato l’acquedotto, sono divenute delle vere e proprie cappelle monumentali: la rotonda di Marina, quella di Adelfia, il cubicolo di papa Eusebio e la rotonda delle Vergini consacrate. La grandiosità delle loro sepolture è seconda solo alle catacombe romane e mette chiaramente in evidenza il ruolo che questi personaggi illustri hanno avuto all’interno della comunità cristiana di Siracusa. Come mai una nobildonna è stata raffigurata all’interno di una conchiglia e sul suo sarcofago sono stati rappresentati più di 60 personaggi biblici? Come è possibile che Fotina e Filomena vissero 80 e 84 anni? Scoprirete la storia di papa Eusebio che fu sepolto in un sepolcro scenografico a tre livelli a pochi passi dalla tomba della giovane Euskia, che fu una delle prime testimoni della festa di santa Lucia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/catacomesangiovannisiracusa5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ripercorrendo la galleria principale, verso l’uscita, una lastra di pietra, posta a terra in una delle vie secondarie, ricorda che all’interno di questi ipogei si celebravano messe in suffragio dei defunti e riti funebri, che l’anima veniva curata e accudita con preghiere e offerte di cibi e bevande, che la morte è solo un passaggio verso la vita eterna.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/catacomesangiovannisiracusa6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La struttura si compone di una galleria centrale da cui se ne diramano dieci secondarie, che conducono a quattro “rotonde” (ex cisterne per l’acqua): la “rotonda di Antiochia”, la “rotonda Marina”, la “rotonda di Adelphia” e la “rotonda dei Sarcofaghi”. Le pareti di tutte queste gallerie e delle rotonde furono sfruttate per ricavare dei loculi per ospitare singoli defunti e per delle tombe di famiglia o di gruppo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulle pareti, però, in particolare lungo il corridoio che conduce alla “rotonda Marina” è possibile contemplare un graffito che raffigurante un monogramma e due barche stilizzate a pesce, chiari simboli cristiani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/catacomesangiovannisiracusa7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel corso dei secoli, le catacombe subirono la depredazione e la profanazione dei diversi invasori di Siracusa e furono del tutto abbandonate alla fine del VI secolo. Sconosciuta fino al XVI secolo, fu soltanto alla fine del secolo scorso che iniziarono gli scavi archeologici condotti da Paolo Orsi. Quest’ultimo, nel 1872, ritrovò nella “rotonda di Adelphia” un sarcofago di marmo che presenta 62 personaggi biblici del vecchio e del nuovo Testamento e, al centro, una conchiglia con due busti; oggi il sarcofago può essere ammirato al museo regionale “Paolo Orsi”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video delle Catacombe</span></div></div><a href="https://youtu.be/Cf6jAWpvqDg">https://youtu.be/Cf6jAWpvqDg</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 07:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserve e Parchi Naturalistici in Sicilia -  RISERVA NATURALE LAGO SOPRANO - Serradifalco, Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000313"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva naturale Lago Soprano è un'area naturale protetta istituita nel 2000 situata nel territorio di Serradifalco, Borgo italiano della <a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a> in <a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservalagosoprano1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Lago Soprano è stata istituita al fine di tutelare uno degli ultimi residui di una vasta zona umida che comprendeva tre specchi d’acqua. Il lago detto anche “Cuba” consiste in una depressione carsica originata dal corso incessante delle falde acquifere. La collocazione in un’area interna piuttosto povera di risorse idriche, fa assumere a tale sito un valore e un significato paesaggistico-naturalistico particolare. Caratterizzato dalle sue acque profonde poco più di due metri, offre riparo per molteplici specie di uccelli acquatici stanziali e migratori; &nbsp;luogo di svernamento di centinaia di anatre ed altre specie dell’avifauna migratoria. Le specie di mammiferi presenti sono quelle abitualmente ospitate nelle campagne siciliane come la volpe, la donnola, la lepre. Fra i suoi canneti si ritrova la testuggine palustre. Il bacino non ha immissari né emissari motivo per il quale il livello delle acque è variabile in funzione delle precipitazioni. &nbsp;Il bacino per le numerose emergenze vegetazionali, è stato inserito dalla Società Botanica Italiana tra i “biotopi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di conservazione”.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservalagosoprano2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Caratterizzato dalle sue acque profonde poco più di due metri, offre riparo per molteplici specie di uccelli acquatici stanziali e migratori; &nbsp;luogo di svernamento di centinaia di anatre ed altre specie dell’avifauna migratoria. Le specie di mammiferi presenti sono quelle abitualmente ospitate nelle campagne siciliane come la volpe, la donnola, la lepre. Fra i suoi canneti si ritrova la testuggine palustre. Il bacino non ha immissari né emissari motivo per il quale il livello delle acque è variabile in funzione delle precipitazioni. &nbsp;Il bacino per le numerose emergenze vegetazionali, è stato inserito dalla Società Botanica Italiana tra i “biotopi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di conservazione”.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservalagosoprano4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Viene anche chiamato Lago Cuba per le affinità degli scenari con i paesaggi caraibici. In origine faceva parte di una più vasta zona umida costituita da tre specchi d’acqua naturali: il Lago Soprano, il Lago Medio e il Lago Sottano. L’attuale Lago Soprano corrisponde al vecchio Lago Medio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Situato su calcari marnosi, si è originato all’inizio del secolo scorso per sprofondamento dei banchi rocciosi superficiali, in seguito all’azione erosiva delle acque sul calcare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Esso non presenta né immissari né emissari ed è alimentato da acque meteoriche e da sorgenti sotterranee. </span><span class="fs14lh1-5">Nel lago vive la lenticchia d’acqua spugnosa, un’idrofita che galleggia con le foglie in superficie e le radici libere immerse. </span><span class="fs14lh1-5">In alcuni periodi essa copre dal 20 al 100 % della superficie lacustre.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservalagosoprano3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lago Soprano, come abbiamo detto, &nbsp;ospita moltissime specie di uccelli acquatici e alcune specie di mammiferi tra quelli che comunemente popolano le campagne siciliane.</span></div><div class="fs14lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I mammiferi ospitati sono la volpe, la donnola, la lepre appenninica, il pipistrello nano …Fra i suo canneti fa spesso bella mostra di se la testuggine palustre . </span><span class="fs14lh1-5">Le specie più numerose sono il moriglione e la folaga anche queste nidificanti nell’area.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In passato, sulle sponde di quest’area l’uomo ha convissuto sfruttandone le acque come dimostrano alcuni ruderi di mulini.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dal drone</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/n5zVglCpAps">https://youtu.be/n5zVglCpAps</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 05:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali Siciliani da visitare - NICOSIA il Borgo dei 24 Baroni, Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000338"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i borghi più caratteristici della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Nicosia è spesso confuso con la capitale nonché città più popolosa dell’isola di Cipro, invece è una realtà tutta italiana pronta per essere svelata agli occhi attenti dei visitatori più curiosi. Non in molti, infatti, sanno che ai tempi dei Borboni era una città di notevole importanza, ed ancora oggi riesce a stupire nonostante non sia molto spesso inclusa nei canonici circuiti turistici. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicosiasicily1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><div><span class="fs14lh1-5">Nicosia nasce probabilmente nel VII secolo, in epoca bizantina, dopo che il territorio era già stato abitato dai Greci. Secoli di storia e varie dominazioni, che hanno lasciato una traccia indelebile che ne caratterizza ancora oggi l’aspetto, gli usi e costumi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un momento rilevante per la storia della città, è la sua ripopolazione ai tempi dei Normanni. Qui si trasferirono genti dal nord Italia, che portarono un nuovo dialetto, parlato ancora oggi dai più anziani, il cosiddetto gallo-italico. Si tratta di un dialetto per lo più incomprensibile al resto dei siciliani, parlato anche in altri paesi della Sicilia, tra cui Sperlinga e Piazza Armerina, e che presenta varie similitudini con il francese. Un retaggio dal passato, che si cerca di mantenere in vita. I nuovi coloni, chiamati lombardi (e detti anche Mariani), iniziarono una difficile convivenza con la popolazione greco-bizantina già presente (i Nicoleti). Si creò un’accesa rivalità, religiosa oltre che etnica. La città si trovò divisa in due: la parte più alta, che gravitava attorno alla Chiesa di Santa Maria (di rito latino) abitata dai lombardi, e la parte più bassa abitata dai greci, raccolti intorno alla chiesa di rito greco di San Nicola. La disputa tra Mariani e Nicoleti durò per secoli. Entrambe le chiese, infatti, si contendevano il ruolo di Chiesa Madre. Ad avere la meglio, la Chiesa di San Nicola, collocata nella piazza principale di Nicosia, uno spazio che oggi accoglie anche il Municipio, e da cui partire alla scoperta del borgo, in un percorso che abbraccia varie epoche, dal periodo medievale, sino all’età barocca.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicosiaennasicilia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">A Nicosia, oltre all`antico titolo di "Costantissima” (risalente alla dominazione normanno-sveva), è attribuita anche la denominazione di città dei 24 baroni che, al di là dell’apparente e ovvia interpretazione, ha dato origine nel tempo ad una querelle di non facile soluzione!</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Quando la città ha assunto tale denominazione erano veramente 24 i Baroni che vi abitavano ? chi erano tali Feudatari ? Quali Baronie possedevano ?</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nei primi anni del dominio aragonese, vengono citati solamente Filippo d’Isaccio (o d’Itaccio) e Giovanni Calderara. Antonio Marrone , riprendendo il Mugnos, ci conferma la presenza di questi rari baroni (o loro discendenti) nicosiani del 1343, riportando degli … eredi di Nicolò d’Itaccio di prosapia longobarda e del … barone Itaccio Filippo e barone Giovanni Caldarara di prosapia lombarda, i cui successori si dilatarono per altre terre e città del Regno .</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Alla fine del XV e all’inizio del XVI secolo, iniziano ad essere riportati (nei Libri delle Investiture della Real Cancelleria di Palermo) le prime Baronie possedute da famiglie nobili che abitavano a Nicosia; il primo ad essere riportato, in data 28 Aprile del 1450, è Pietro Sabia che ottenne il privilegio di vedere eretto in pheudum le sue terre di Malpertuso (e in seguito anche quelle di San Basilio).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Bartolomeo Provenzale, nel suo m.s. (Nicosia Città di Sicilia, Antica, Nuova, Sacra e Nobile - Nicosia, MDCXCV), dà ulteriori importanti informazioni sulla nobiltà nicosiana del suo secolo; in particolare egli riporta che le famiglie nobili con titolo baronale esistenti a Nicosia a fine 1600 erano: </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">1) Alessi &nbsp;baroni di Sisto, </span></div><div><span class="fs14lh1-5">2) Basilotta baroni di Sant`Andrea e sette feudi, </span></div><div><span class="fs14lh1-5">3) Gussio baroni di Mancipa e Passarello, di Buterno e Grado; </span></div><div><span class="fs14lh1-5">4) Nicosia baroni di San Giaime e Puzzo; </span></div><div><span class="fs14lh1-5">5) Pontorno &nbsp;baroni di Vaccarizzo; </span></div><div><span class="fs14lh1-5">6) Speciale baroni di Santa Maria La Nova, </span></div><div><span class="fs14lh1-5">7) Testa baroni di San Basile, </span></div><div><span class="fs14lh1-5">8) Valguarnera baroni del Pozzo (di Assoro); </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">9) La Via baroni di Sant’Agrippina. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicosiaennasicilia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Allegato al documento riguardante la creazione della Mastra dei Nobili a Nicosia nel XVIII secolo (Privilegio del Tribunale del Real Patrimonio, poi registrato … in Libro Gratiarum et privilegiorum huius Urbis …Die duodecimo Septembris 1712) vi è un altro elenco delle famiglie nobili di Nicosia, con relativo titolo di Barone, che risultano essere i seguenti: 1) Alessi (Giovanni Vincenzo Maria b.ne di Sisto e Nicolò b.ne di Montegrosso); 2) Beritelli (barone Giacomo); &nbsp;3) Aceto (barone Cesare); &nbsp;4)Falco (barone Ercolano); 5) Gussio (barone Lorenzo); &nbsp;6) La Via (barone Giuseppe e baroni Giovanni e Antonino); &nbsp;7) Nicosia (barone Filippo): &nbsp;8) Salomone (Michele barone di Salinella); 9) Speciale (Gabriele barone del Regio Secreto, Giuseppe b.ne di San Carlo); 10) Valguarnera (Francesco barone).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Agli inizi del XIX secolo, a causa della contesa con Troina per assicurarsi l’erigenda diocesi vescovile, nel documento Paragone fra le città di Nicosia e Troina, riportato da mons. Gioco nel libro Nicosia Diocesi, vengono elencate le prerogative delle due città aspiranti; il documento riporta importanti notizie sulle caratteristiche di Nicosia quali il numero degli abitanti (18 mila), i feudi in possesso dell’Universitas (n. 16), etc.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Insieme ad altre interessanti notizie, il documento riporta anche la descrizione della nobiltà nicosiana, precisando:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">il numero di nobili presenti a Nicosia, dove si contavano 209 Nobili Squittinati di famiglie distinte (i nobili squittinati erano quelli inscritti nella Mastra Nobile);</span></div><div><span class="fs14lh1-5">la presenza di Baroni Feudatari che sono padroni di 24 Feudi, parte con Mero e Misto Impero (10) e parte di sola Infeudazione (8 con Feudo Nobile e 6 con solo Titolo); si precisa anche che essi abitano …15 Baroni nel quartiere di S. Nicolò e 3 Baroni nel quartiere di S. Maria.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">E’ allora verosimile che la denominazione “città dei 24 baroni, sia stata affibiata a Nicosia allorché venne creata la neo-diocesi (17 Marzo del 1817) e, in base a quanto riportato nel Paragone fra le città di Nicosia e Troina, 24 erano le Baronie e non i Baroni (che erano invece 18).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicosiaennasicilia6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">La città attuale si è formata attorno al Castello, situato sulla roccia più alta della città, di cui oggi rimangono i ruderi di due torri di guardia e dell’imponente bastione del ponte Normanno con l'arco a sesto acuto, al cui interno vi è lo stemma normanno. Reperti di teracotta del VII secolo a.C. e le grotte disseminate nella zona dimostrano che fu costruito dove sorgeva l’acropoli di un’antica città. Il castello venne costruito nel periodo bizantino come avamposto difensivo e, nel 1062, conquistato dai Normanni con a capo il Conte Ruggero, che fece ricostruire e fortificare le mura di cinta.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Passeggiando per le viuzze del centro storico, tra le case antiche e le scalinate, non mancano le ispirazioni artistiche e culturali. Ne sono un esempio gli arabeschi, i capitelli, i fregi e le statue che arricchiscono i palazzi nobiliari delle vie principali e delle piazze. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicosiaennasicilia9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Cattedrale, dedicata a San Nicola di Bari, fa bella mostra di sé con i rosoni intagliati ed intarsiati in pietra e colonnine, stemmi ed arabeschi che ne impreziosiscono la facciata: il portale maggiore in stile gotico normanno è decorato da statue raffiguranti le virtù cardinali e per la sua bellezza è stato definito Porta del Paradiso. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicosiaennasicilia7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Al suo interno il soffitto di legno dipinto è una vera rarità di arte pittorica siciliana del Quattrocento. L’edificio rappresenta, insieme alla torre campanaria, il monumento più importante della città ed è stato infatti dichiarato Monumento Nazionale. Anche la Chiesa del SS. Salvatore è un’attrazione da non perdere: si erge in alto su una rupe che domina il centro abitato e si presenta in stile romanico. Costruita tra il XI ed il XII secolo si estende per una superficie di circa trecento metri quadri ed è costituita da un' unica navata, da una cappella dedicata a Santa Rita e dai locali della sagrestia disposti su due elevazioni. Una sua particolarità si trova sul portale, dove una targa in pietra riporta le date degli arrivi delle rondini: è il calendario delle rondinelle.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicosiaennasicilia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Durante la dominazione degli Spagnoli, Nicosia ricevette nel 1535 la visita dell'Imperatore Carlo V d’Asburgo. In quell'occasione gli artigiani del posto realizzarono un piccolo trono, in onore all'Imperatore, che viene tuttora conservato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, che &nbsp;domina con la sua mole l’intero paesaggio cittadino. Il prospetto della chiesa, tipicamente barocco, non è mai stato ultimato. La facciata, a due ordini, è animata da tre aperture in corrispondenza delle navate, tra cui spicca il grandioso portale principale, tardo barocco e finemente scolpito, sormontato da una grande finestra rettangolare. L’interno è a tre navate inframezzate da arcate a tutto sesto e una grande cupola che si erge sulla crociera del transetto, arricchito da stucchi e un grande affresco nella calotta absidale. Fuori la basilica, in basso, si apre Largo San Vincenzo dove si eleva la chiesa di San Vincenzo Ferrerio, fatta costruire dal barone Nicolò Cancellario alla fine del 1600 e annessa anticamente ad un convento di suore di clausura: a testimonianza di questo la balconata chiusa da inferriate a botte che circonda in alto la chiesa. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicosiaennasicilia11.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Al suo interno si presentano affreschi, statue e dipinti di notevole fattura. Tra gli edifici religiosi di particolare importanza anche la Chiesa di San Biagio con pitture di Velasco e la Chiesa di San Calogero con pitture del Randazzo. C’è poi il Convento dei frati cappuccini, con la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, che vanta una storia antica in quanto fondato dai padri Cappuccini intorno al 1500. Per struttura è il terzo in Sicilia &nbsp;e possiede un grandissimo orto che lo circonda, dove vengono organizzati diversi eventi. Oltre a custodire un reliquiario e le spoglie mortali di San Felice da Nicosia, il convento, che venne trasformato poi in carcere, ospita anche l’area della cella in cui è vissuto San Felice e indica anche il luogo in cui sorgeva il pozzo da cui attinse l’acqua col paniere.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicosiaennasicilia10.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ma chi visita questa zona della Sicilia è attratto anche dalle meraviglie naturalistiche. La </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?itinerari-naturalistici-in-sicilia---riserva-naturale-sambughetti---campanito--nicosia--enna-" target="_blank" class="imCssLink">Riserva Naturale Sambughetti – Campanito</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> è la maggiore riserva naturale della provincia e si estende tra i Comuni di Nicosia e Cerami, regalando vedute sono mozzafiato tra laghetti trasparenti e sorgenti di acqua purissima, rocce calcaree e sentieri da dove avvistare i rapaci tipici come il falco pellegrino. Del comune di Nicosia fa parte anche il Monte Altesina, che sorge tra i monti Nebrodi e le Madonie e costituisce una roccaforte naturale dove ammirare boschi di lecci e meravigliose querce. A tal proposito scopri di più sul </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco dei Nebordi</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> e </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">delle Madonie</a></b></i><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tra le tipicità gastronomiche non mancano di stupire i prodotti tipici, tra cui il dolce per eccellenza, ovvero il </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?ricetta-siciliana--nocattoli" target="_blank" class="imCssLink">nocattolo</a></b>: si tratta di una preparazione e base di pasta frolla e mandorle che viene tramandata da generazione in generazione ed oggi è presente in tutte le tavole dei nicosiani soprattutto durante il periodo natalizio. Non scordiamoci di visitare, a circa cinque chilometri da Nicosia il</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?castello-di-sperlinga" target="_blank" class="imCssLink"> Castello di Sperlinga</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, uno dei gioielli della storia medievale della Sicilia.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div><a href="https://youtu.be/YI6QK_BRfiE">https://youtu.be/YI6QK_BRfiE</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 06:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia del Grand Tour]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Storia_della_Sicilia"><![CDATA[Storia della Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000333"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A partire dal Settecento la </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/index.php" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.sicilytourist.com/index.php', null, false)">Sicilia</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, da terra misteriosa carica di magie arcaiche, inizia ad esercitare il suo fascino presso gli spiriti più sensibili d’Europa, diventando una meta quasi obbligatoria di quel Grand Tour, la cui moda fu introdotta dagli inglesi tra il XVII e XVIII secolo.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1700 un rinnovato interesse per l'arte classica pervase gli intellettuali europei, incrementato dal movimento illuministico, dall'enciclopedismo e da un nuovissimo interesse per i fenomeni scientifici. Tutto ciò pone la Sicilia al centro dell'attenzione della vita culturale europea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ognuno di questi viaggiatori ha lasciato un diario di viaggio ricco e variegato, in cui è possibile ritrovare inalterate le emozioni provate nell'attraversare questi luoghi. Sulla scia delle loro indicazioni è possibile ripercorrere gli itinerari di viaggio tracciati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/grantoursicilycop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ognuno dei viaggiatori ha osservato l'isola da diversi punti di vista: dall'analisi storico-antropologica a quella paesaggistica, cui si affiancano le emozioni e le tesi dello studioso o le riproduzioni dell'artista. Ciò permette di ricostruire in modo alquanto dettagliato l'immagine della Sicilia del '700: com'era e come appariva agli occhi dei viaggiatori stranieri: «la Sicilia è il puntino sulla i dell'Italia, [...] il resto d'Italia mi par soltanto un gambo posto a sorreggere un simil fiore» scrisse Hessemer nelle sue lettere dalla Sicilia all'inizio dell'800.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I luoghi maggiormente visitati dagli intellettuali del Grand Tour nel loro viaggio in Sicilia erano prevalentemente quelle località famose per i fenomeni vulcanici. Spiccano tra tutti l'Etna, con l'ascesa al cratere, e le </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Eolie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, senza tralasciare quelle località come </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borgi-siciliani--acireale--ct-" target="_blank" class="imCssLink">Acireale</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Siracusa, Segesta, Selinunte, note per le bellezze architettoniche d'arte classica che ospitano. Alcuni hanno visitato anche luoghi "insoliti", come la Villa Palagonia a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?da-visitare-in-sicilia--bagheria-la-citta-delle-ville---palermo" target="_blank" class="imCssLink">Bagheria</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> o il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meraviglie-di-sicilia--macalube-di-aragona" target="_blank" class="imCssLink">Deserto delle Macalube di Aragona</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?castello-di-sperlinga" target="_blank" class="imCssLink">Castello di Sperlinga</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> di cui Houel fa un resoconto minuzioso della parte scavata nella roccia, riportando le più svariate impressioni, emblematiche del sentire settecentesco. Al pellegrinaggio mistico e religioso si sostituisce uno spirito nuovo impregnato da una cultura laica e colta, cui principale aspirazione è la ricerca delle origini del mondo classico, attraverso un nuovo viaggio in Italia e in particolare nel Sud.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/grantoursicilycop6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Erano i giovani gentlemen, i rampolli della "upper class" che, tra i venti e i venticinque anni, all’interno del loro percorso formativo, intraprendendo questo viaggio alla scoperta dei luoghi della cultura europea, diventavano uomini. </span><span class="fs14lh1-5">Il loro era un viaggio di formazione del nobile o del borghese cosmopolita, impregnato della cultura illuministica, che nel viaggio ritrovava l’emblema di quell’appassionato desiderio di conoscere e di far conoscere il mondo. Il "Gran Tour" e</span><span class="fs14lh1-5">ra un viaggio che occupava una stagione della vita, durava uno o due anni, e risultava necessario per l’educazione del giovane il quale, lungo tale percorso era accompagnato da un istitutore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A partire dalla metà del XVIII secolo, da oggetto oscuro da evitare, la Sicilia inizia ad esercitare il suo fascino presso gli spiriti più sensibili d’Europa e chiunque avesse il gusto dell’avventura, con il suo patrimonio greco e il suo mito di isola selvaggia; aveva terremoti, vulcani, banditi, ogni genere di disagi e strani costumi locali oltre a splendide vestigia dell’antichità classica e un notevole senso dell’ospitalità verso gli stranieri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/grandtoursicilypersoneaggi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Brydone, D’Orville, Houel, Denon, Goethe, Maupassant, Bazin e Schinkel rappresentano solo una parte dei viaggiatori illustri che, giunti in Sicilia inseguendo i fantasmi del loro immaginario, ripartirono sperimentando la forza si una sensibilità nuova. Le esperienze vissute da queste personalità in Sicilia, tradotte in scritti, in resoconti del viaggio, hanno avuto il merito di far circolare e creare “immagini” dell’isola che fino ad allora erano stati solo ideati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/grantoursicilycop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo vedutismo itinerante dei pittori viaggiatori, che percorrevano e rappresentavano il mondo ebbe il merito di aver fissato paesaggi, ruderi, costumi e feste popolari. </span><span class="fs14lh1-5">Le loro incisioni, disegni o guaches, hanno tradotto con matite e colori, quell’attenzione e voglia di conoscenza che alla base del viaggio, caratterizzava il periodo storico e prese forma nel Grand tour. Colui che ha maggiormente condizionato gli spiriti, il più importante tra i viaggiatori che visitarono la Sicilia, fu lo scrittore tedesco Wolfgang Goethe, che definì la Sicilia “regina delle isole”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel suo Italieische Reise Goethe raccontò del suo viaggio in Italia (svoltosi dal settembre 1786 all’aprile 1788), e concentrò la sua attenzione sulla Sicilia archeologica e sulle rovine greche «la Sicilia gli aveva rivelato la Grecia e, con la Grecia, il mondo classico».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'importanza che la Sicilia rivela ai suoi occhi è ben espressa dalla frase: «senza la Sicilia non ci si può fare un’idea dell’Italia, qui solamente è la chiave di tutto».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Egli attribuisce, in effetti, all’isola un ruolo chiave nella comprensione di tutta l’Italia, trasformandola così in tappa obbligata nel percorso di coloro che vogliono visitare la penisola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/grantoursicilycop5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli itinerari preferenziali per arrivare in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> erano due: uno da sud, e precisamente da Siracusa, attraverso la vecchia rotta marittima dei pellegrinaggi a Gerusalemme, passando per Malta e per la Sicilia, e l’altro da nord, da Messina o Palermo, in cui i viaggiatori in maggioranza, provenivano da Roma o Napoli. L’itinerario usuale, comprendeva la visita di certe città tra le più importanti e ricche di patrimonio archeologico, si trattava di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani-davisitare---monreale---palermo" target="_blank" class="imCssLink">Monreale</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-da-visitare--catania-" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--messina" target="_blank" class="imCssLink">Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-di-segesta" target="_blank" class="imCssLink">Segesta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-selinunte-e-cave-di-cusa--trapani--" target="_blank" class="imCssLink">Selinunte</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Ma anche </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?etna-" target="_blank" class="imCssLink">l'Etna</a></span><span class="fs14lh1-5"> e i Borghi che si estendono ai suoi piedi rientravano in questo circuito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i grandi viaggiatori ai quali si deve la creazione e diffusione delle prime immagini della Sicilia, Jean Houel è senza alcun dubbio il maggiore esponente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/grantoursicilycop7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Houel passerà tre anni nell’isola dal 1776 al 1779 e la sua opera rivestirà una grande importanza, in quanto non si limitò a dipingere paesaggi, ma fu il reporter di una quotidianità sconosciuta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sua formazione di architetto gli consentì inoltre di realizzare rilievi delle rovine che trovò durante il viaggio, non trascurando di annotare usi e costumi degli abitanti. Per il pittore francese la Sicilia rappresentò quel luogo arcaico, del mito e dei reperti, in diretta discendenza del mondo ellenico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In effetti per Houel la Sicilia condensa l’ideale classico tanto desiderato, e non è un caso che, nel suo soggiorno nell’Isola, ignorerà il fiorente e dilagante barocco, la cui esuberanza delle forme e gli ideali che lo sottendevano risultavano tanto distanti dall’equilibrio degli ideali classici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il suo, fu un resoconto attento e preciso, rilevò molti monumenti classici, si interrogò sui sistemi costruttivi ed osservò i modi di vita, scrisse, annotò e tradusse in disegni tutto ciò che incontrava lungo il suo viaggio (feste popolari, pastori o contadini al lavoro), ammirò le bellezze storiche e naturali, ma non mancò di sottolinearne lo stato di arretratezza: “la terra, per il persistere del latifondo e dei privilegi baronali, è poco coltivata e l’istruzione, soprattutto al femminile, non è presa in considerazione".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/grantoursicilycop8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È nell’Ottocento che il numero dei viaggiatori in Sicilia s’infoltisce di personaggi di fama che pubblicano libretti e diari di viaggio. </span><span class="fs14lh1-5">L’isola come nel suo secolare destino diventa crocevia di viaggi e approdi transitori: “l'idea stessa di turismo nasce da qui. Si scendeva dalle terre più fredde dell'Europa per vedere l'Italia, fino al luogo dove la luce diventa abbagliante e la bellezza infinita: la Sicilia”.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 Aug 2025 06:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da Visitare in Estate - FIUMEFREDDO DI SICILIA. Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000399"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Fiumefreddo di Sicilia è un Borgo in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Catania</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, alle pendici nord orientali dell'Etna sulla costa jonica Centro famoso in tutta la Sicilia per le ottime arance, Fiumefreddo prende il nome dall'omonimo fiume, le cui acque gelide non sono altro che le nevi sciolte del monte Etna. Le origini di Fiumefreddo di Sicilia sono antichissime, anche se lo sviluppo della città può essere fatto risalire alla prima metà del '600, quando i principi di Palagonia erano i proprietari del borgo</span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/fiusicilia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Poche sono le fonti antiche scritte che parlano del territorio di Fiumefreddo di Sicilia, forse perchè esso fino al 1296 circa era compreso nel grande feudo di Calatabiano. Molto probabilmente la mancanza di un centro abitato è la causa del lungo silenzio storico. I primi dati a nostra disposizione risalgono al 1592, quando il signore di Fiumefreddo, Don Giovanni Pietro Cottone, vende il feudo ai nobili Gravina. Nel 1600 cominciano a sorgere, nell’odierna contrada Castello, delle abitazioni che formano un piccolo nucleo, preludio del futuro comune. Dopo quasi un secolo, il feudo, passato nel frattempo ad altre nobili famiglie, ritorna ai Gravina. Infatti il nobile Federico Francesco, discendente di Girolamo Gravina, Principe di Palagonia, riesce ad avere il feudo di Fiumefreddo, e nel 1726 ne ottiene l’investitura, diventando, oltre a Principe di Palagonia e barone di Calatabiano, anche barone di Fiumefreddo. Nella seconda metà del ‘700, lungo quella che oggi è la strada statale che congiunge le due città di Catania e Messina, sorgono alcune case e botteghe gestite nell’interesse del Principe di Palagonia. Il nuovo gruppo di abitazioni viene quindi chiamato Putieddi (Botteghelle) e intorno ad esso si svilupperà il nucleo che tutt’ora è il cuore del paese. Nel 1798, la popolazione di tutto il feudo è costituita da 500 abitanti, si pensa quindi di chiedere l’elezione a comune; il che avviene con decreto reale nel 1801 con il nome di Fiumefreddo. Nel 1813, con l’abolizione del vassallaggio, Fiumefreddo si costituisce in comune, senza più alcuna dipendenza, tranne che per i censi da pagare al barone. Da questo momento vediamo un piccolo paese in via di sviluppo. Migliorano le condizioni igienico-sanitarie.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fiusicilia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Infatti nel 1831 si abolisce la macerazione del lino, che si svolgeva nel luogo detto URNI (o Gurna) nei pressi del Fiumefreddo (l’operazione di macerazione comportava necessariamente la presenza di acqua stagnante dove la corteccia di lino si separa dai fasci fibrosi, Ma la presenza di questi maceratoi naturali era pericolosa per la popolazione, perchè gli stagni erano la causa della malaria che infestava tutto il territorio).Non si hanno specifiche notizie storiche del comune nella prima metà dell’800. I primi moti carbonari si fanno appena sentire. Solo nel 1848, quando Palermo si solleva, i moti investono anche il nostro paese; ma il ritorno dei borboni provoca persecuzioni e arresti. </span><span class="fs12lh1-5">Dal 1860, dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala, le vicende politiche del Comune non si discostano dal resto della Regione.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/fiusicilia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Deve il suo nome al vicino fiume Alcantara, dalle gelide acque. In età normanna vi era una chiesa detta di San Giovanni di Fiumefreddo che il conte Ruggero donò al Vescovo Giacomo Mennuges con tutti i terreni circostanti. Possesso successivamente dei vescovi di Catania, il borgo fu quindi concesso a signori laici. Nel 1408 risulta signore di Fiumefreddo, nel censo di Re Martino, Zaccaria di Parisi, ai cui discendenti rimase fino al XVI secolo. Passò in seguito ai Lazari, nobili messinesi col titolo di baroni, sino a che pervenne alla famiglia Gravina (XVII secolo), Principi di Palagonia.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/fiusiciliacop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Fiumefreddo di Sicilia ha caratteristiche adatte a soddisfare tutti i gusti. Che tu preferisca trascorrere un'estate al mare all'insegna delle attività all'aria aperta, vivere un soggiorno romantico o coccolarti con un indimenticabile viaggio invernale, a Fiumefreddo di Sicilia troverai tutte le proposte che puoi desiderare. Costiuisce un nodo strategico di collegamenti viari, che permettono rapidi spostamenti ai vicini centri turistici di Giardini-Naxos e Taormina, e commerciali di Giarre, Riposto e Acireale. </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/fiusicilia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">L’apertura dello svincolo autostradale, avvenuta il 23 Marzo del 1991, ha reso più agevole la comunicazione tra le due provincie di Catania e di Messina, oltre a consolidare la funzione del Paese quale centro nodale per il traffico turistico in direzione del versante Nord-Ovest dell’Etna e della riviera ionica tra Riposto e Giardini-Naxos. Il territorio di Fiumefreddo presenta un’estensione pari a 12,05 Kmq (1205 ettari); confina ad Est col mare Ionio, ad Ovest con il Comune di Piedimonte Etneo, a Nord con quello di Calatabiano e a Sud con quello di Mascali.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Al centro di un’importante zona agrumaria, che in passato faceva parte della Contea di Mascali, il territorio è quasi tutto in pianura, soprattutto nella parte che si estende verso il mare e la spiaggia di Marina di Cottone, meta di un intensissimo turismo estivo da parte delle popolazioni dell’hinterland. La parte Ovest e Nord-Ovest è, invece, circondata da colline ben coltivate e degradanti dalle pendici dell’Etna verso il mare.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/fiusicilia5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">La posizione geografica e il clima determinato dai benefici effetti della brezza marina fanno di Fiumefreddo un paese ameno, immerso nel verde, sia nella fascia costiera, ricca di boschetti di eucalipto ed altre vegetazioni boschive, che nella zona a monte. Ad appena 12 Km da Taormina e 6 da Giardini Naxos facilmente raggiungibile via autostrada (A 18) Messina-Catania, uscita Fiumefreddo di Sicilia.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/Ak6_udnoWyY">https://youtu.be/Ak6_udnoWyY</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 17 Aug 2025 11:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserve Naturali Isole Pelagie - Riserva Naturale dell’Isola di Lampedusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000337"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva naturale orientata </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isole-pelagie--lampedusa" target="_blank" class="imCssLink">Isola di Lampedusa</a></i> è un'area naturale protetta situata nel comune di Lampedusa e </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isole-pelagie--linosa" target="_blank" class="imCssLink">Linosa</a></span><span class="fs14lh1-5">, in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a>, si trova sulla maggiore delle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-pelagie---lampedusa---linosa-e-lampione--.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Pelagie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in una zona di protezione speciale (ZPS) e sito di importanza Comunitaria, fra il Vallone dell'Acqua ad ovest e Cala Greca ad est, e comprende anche l'Isola dei Conigli. La riserva è assegnata in gestione dall'assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana a Legambiente Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva-naturale-lampedusa7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La "Riserva naturale Orientata Isola di Lampedusa", copre una estensione di 369.68 Ha, nel territorio del comune di Lampedusa e Linosa. Ha il fine di tutelare la conservazione dell'ambiente naturale nella sua integrità, in quanto vi insistono le espressioni più caratteristiche della flora e della fauna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fra le vegetazioni più esclusive dell'isola si rinvengono alcune stazioni di Coralluma europea, le uniche esistenti in Italia, e di Centaurea acaulis, nota sola a Lampedusa e in Sicilia. Nell'isola si conservano delle colonie nidificanti di Phalacrocorax aristotelis e numerose componenti di endemismi dell'entomofauna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'isola di Lampedusa è di natura calcare, a differenza di Linosa che è di natura vulcanica, è un altipiano brullo con alternanza di steppa e tufo. </span><span class="fs14lh1-5">Fino all'inizio dell'800 l'isola era ricca di boschi e sorgenti di limpide acque.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva-naturale-lampedusa6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella spiaggia nidifica la Tartaruga marina; nidifica sulle scogliere anche il Falco della regina e il Marangone dal ciuffo, specie esclusiva dell'isola di Lampedusa. L'ente gestore del patrimonio floreale e faunistico è Legambiente.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva-naturale-lampedusa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Isola di Lampedusa quindi, è stata istituita per tutelare i vulnerabili ambienti naturali della fascia meridionale dell’isola di Lampedusa, nonché specie della flora e della fauna di straordinario valore naturalistico, esclusive dell’isola o fortemente localizzate, spesso a rischio di estinzione. Il patrimonio naturale di Lampedusa è profondamente influenzato dalle origini e dalla conformazione geologica dell’isola, che appartiene geologicamente alla piattaforma continentale africana. L’attuale paesaggio vegetale della Riserva è dominato dalla gariga, con ampie distese di timo e praterie di scilla marittima e asfodelo. Alcuni preziosi frammenti di macchia mediterranea, caratterizzati da euforbia arborescente associata a macchia della seta, lentisco, carrubo e ginepro, sono sopravvissuti sui versanti dei valloni all’interno della Riserva. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva-naturale-lampedusa5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche la fauna presenta un notevole interesse biogeografico: tra i rettili, tutti di provenienza nordafricana, troviamo il colubro dal cappuccio e il colubro lacertino, mentre sull’Isolotto dei Conigli vive la lucertola striata, unica stazione italiana di questo sauro; la spiaggia dei Conigli è zona di ovodeposizione della tartaruga marina Caretta caretta. Grande importanza riveste anche l’avifauna, che comprende specie stanziali di grande interesse conservazionistico, come il gheppio, il falco pellegrino e il falco della regina. Infine per la sua posizione di ponte tra la Sicilia e l’Africa settentrionale, Lampedusa costituisce un’importante stazione di sosta per moltissimi uccelli migratori sulla rotta del canale di Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva-naturale-lampedusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’interno della Riserva è possibile seguire alcuni percorsi per l’esplorazione della costa e dei valloni e per l’osservazione di flora e fauna. Molto suggestivo è il sentiero che parte da Cala Stretta, percorre un tratto di costa, per poi affacciarsi sull’affascinante Vallone di Cala Galera, dove si conservano gli aspetti residui della macchia mediterranea e alcuni splendidi esemplari secolari di Ginepro e di Carrubo. Ricco di emozionanti punti panoramici sulla costa occidentale della riserva è il percorso che segue le piste forestali al di sopra delle creste dei Valloni Profondo e dell’Acqua, attraversando il pianoro di contrada Sanguedolce, dove sono visibili gli interventi di ricostituzione della macchia mediterranea avviati dall’Azienda Foreste della Regione Siciliana. Infine, seguendo un percorso che collega tratti di vecchi sentieri con alcune piste militari aperte durante il secondo conflitto mondiale, si può ammirare l’incantevole panorama che sovrasta la Grotta Tabaccara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva-naturale-lampedusa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per una fruizione responsabile e consapevole della Riserva occorre sapere che:</span></div><div><ol><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le escursioni sono consentite esclusivamente lungo i percorsi tracciati.<br></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella Riserva Naturale, comprese le spiagge, non è presente alcun presidio di assistenza medica, servizio di salvataggio, punto ristoro, servizio igienico, punti d’acqua.<br></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In considerazione delle caratteristiche e delle difficoltà dei percorsi (lunghezza, pendenza, asperità del fondo), le escursioni sono fortemente sconsigliate a persone con difficoltà motorie e/o di equilibrio, problemi cardiaci e/o respiratori.<br></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Possono essere presenti animali o piante con potenziali fattori allergenici: è pertanto sconsigliata la visita a persone asmatiche o con allergie a pollini, punture di insetti, ecc.<br></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In alcune aree, classificate a pericolosità per rischio caduta massi, vanno rispettati gli eventuali divieti e le norme comportamentali indicate nelle tabelle monitorie presenti sui luoghi.<br></span></li></ol><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lampedusa è collegata quotidianamente via mare con Porto Empedocle (Ag) e Linosa, tramite nave-traghetto (Siremar), e via aerea con gli aeroporti di Palermo (quotidianamente) e di Catania (3 giorni a settimana). Nel periodo estivo l’isola è inoltre collegata con le principali città italiane tramite voli diretti, e con la Sicilia e con l’Isola di Linosa tramite aliscafi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I collegamenti tra il centro urbano e la Riserva Naturale sono assicurati da autobus di linea che partono dal centro abitato (Piazza Brignone) ogni ora (dalle 08:00 alle 20:00 e fino alle 21:00 in estate), ma l’area protetta è facilmente raggiungibile anche a piedi o in bicicletta. In alternativa alla bicicletta, per spostarsi sull’isola, si consiglia il noleggio dei comodi e silenziosi motorini elettrici o il noleggio di normali autovetture. Si sconsiglia invece di giungere sull’isola con propri mezzi motorizzati.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video della Riserva</span></div></div><a href="https://youtu.be/l5oI8UKZsfE">https://youtu.be/l5oI8UKZsfE</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 06:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le più belle spiaggie in Sicilia - CALA AZZURRA  a Favignana, Isole Egadi- Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000334"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le spiagge più belle di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isola-di-favignana" target="_blank" class="imCssLink">Favignana</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> nelle </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">isole Egadi</a></i><span class="fs14lh1-5">, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i>, </span><span class="fs14lh1-5"><b>Cala Azzurra</b></span><span class="fs14lh1-5">, un tempo detta anche Cala Canaleddi, &nbsp;è un piccolo paradiso a sud-est di Favignana. La cala è amatissima per il suo fondale bianco e sabbioso che fa risplendere l’azzurro caraibico del mare. Il fondale inoltre è abbastanza basso e sicuro per alcuni metri, adatto anche alle famiglie con bambini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/calazzurrafavignana1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cala azzurra ha due spiaggette, la prima immediatamente accessibile dalla discesa che parte dalla strada, la seconda è raggiungibile con un sentiero che si dirama sulla destra all’inizio della discesa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/calazzurrafavignana2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’acqua azzurrissima e cristallina e il fondale basso e sabbioso ne fanno una piscina naturale perfetta. </span><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Stesi in spiaggia, guardando l’orizzonte, si possono scorgere le coste della Sicilia e, in particolare, i palazzi più alti della città di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Voltandosi, con le spalle verso al mare, si possono invece notare le rocce che raccolgono depositi di alghe bianche secche, veri cuscini su cui adagiare il proprio telo: sono resti di posidonia portata dal mare sulla costa durante l’inverno. Sempre tra le rocce si trova un’area dove è possibile prendere l’argilla da cospargere su viso e corpo per rendere la pelle liscia dopo un tuffo nel mare azzurro.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/calazzurrafavignana3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia è rivolta a sud, quindi è perfetta nei giorni di tramontana, o al più con leggero maestrale. Venendo da terra, tra le rocce a destra si trova una vena di argilla, con cui ci si può ricoprire il viso o il corpo, se lo fate bene diventerete anche abbastanza pittoreschi da sembrare quasi dei primitivi. Lasciate seccare l’argilla sulla pelle e quindi rituffatevi in acqua per ripulirvi: La pelle resterà bella liscia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/calazzurrafavignana4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E' una delle spiagge di sabbia più conosciute dell’isola. L’acqua azzurra e cristallina e il fondale basso, sabbioso e con riflessi rosa, la rendono una splendida piscina naturale. Facilmente raggiungibile in bici, a soli 4 chilometri dal paese, si presenta in tutta la sua bellezza anche a chi la raggiunge in barca. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Per riposare lungo la costa è possibile lasciare il tuo scooter o la bicicletta nell’area antistante la cala e scendere verso il mare percorrendo la scogliera o cercando spazio nella piccolissima spiaggia che si forma a ridosso dell’acqua in alcuni periodi dell’anno . </span><span class="fs14lh1-5">Le due spiaggette, una immediatamente accessibile dalla discesa che parte dalla strada, l’altra attraverso un sentiero che si apre sulla destra, sono adatte a tutti i tipi di bagnanti, bambini compresi. E sono ideali da scegliere nei giorni di tramontana o di leggero maestrale, vista la posizione verso sud.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/fPMubsQhMhU">https://youtu.be/fPMubsQhMhU</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 06:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Turismo Religioso e Luoghi di Culto in Sicilia - Santuario Maria SS. di Gibilmanna, Cefalù, Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000331"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Santuario Maria SS. di Gibilmanna si trova a circa 15km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-di-sicilia--cefalu--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">Cefalù</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provicia di Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, nell'omonima contrada alle pendici di Pizzo Sant'Angelo a circa 800 metri s.l.m., circondato dalla natura, in un luogo pacifico ed in grado di portare benessere spirituale, motivo per cui è meta di pellegrinaggi e turismo. La prima chiesa fu costruita nel VI secolo d.C. e fu distrutta in seguito nel IX secolo a causa del passaggio degli Arabi. Nel XII secolo iniziò la ricostruzione dell'edificio. Il nome di questo santuario, Gibilmanna, deriva dalla Manna ricavata nei vicini boschi di frassino e da "Gebel" che in arabo significa monte. Il luogo veniva quindi chiamato Gebel-El-Man, ovvero Monte della Manna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuariogibilmanna1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Natura, arte e spiritualità si fondono a Gibilmanna, un luogo che da secoli attira migliaia pellegrini provenienti da ogni parte della Sicilia in un’atmosfera affascinante e silenziosa. <span style="text-align: start;">Il valore di un luogo non si riconosce solo dalla sua bellezza esteriore, ma dalla storia, dalla cultura millenaria che porta con sé.</span><span style="text-align: start;"> </span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuariogibilmanna3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo la tradizione quello di Gibilmanna era uno dei sei monasteri benedettini che San Gregorio Magno (540-604; pontefice dal 590) fece erigere a proprie spese, prima di essere eletto pontefice. La festa del giubileo di San Gregorio prevedeva infatti un pellegrinaggio al santuario e poi alle rovine di una chiesa distrutta che si riteneva l'originario oratorio edificato dal santo nel VI secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli edifici conventuali dovettero andare in rovina nel IX secolo, in concomitanza con l'arrivo degli Arabi (858), mentre la piccola chiesa fu probabilmente in custodia di diversi eremiti. Con la conquista dei Normanni venne avviata una vasta opera di ricostruzione di monasteri ed edifici sacri. In un documento del 1178 viene nuovamente citata la chiesa. Nel 1228 la chiesa era divenuta un "priorato" e dunque non apparteneva più ai monaci benedettini. Nel 1279 il beneficio di "Santa Maria de Jubileo Magno" passò ad un frate agostiniano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella prima metà del XVI secolo divenne priore il sacerdote Antonio Lo Duca, promotore della costruzione della chiesa di Santa Maria degli Angeli a Roma.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuariogibilmanna2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Negli anni 1530 erano stati già fondati in Sicilia diversi conventi per il nuovo ordine dei Cappuccini, appena costituito, (a Castronovo e a Vizzini nel 1533, a Enna, allora "Castrogiovanni" nel 1534). Il giorno di Pasqua del 1534, durante una tempesta di mare, un'imbarcazione che trasportava una statua raffigurante una Madonna con il Bambino, trovò riparo nel borgo medievale del Castello di Roccella. Pare che la Madonna, apparsa in sogno ad un frate cappuccino che viveva a Gibilmanna, lo abbia invitato ad andare a prendere una delle statue approdate, precisamente quella avvolta con una coperta di lana, per condurla alla loro Chiesetta. La statua venne caricata su un carro trainato da buoi, che lasciati in libertà, dopo giorni di viaggio si fermarono nel promontorio che sovrasta Cefalù, dove sorgerà l'attuale Santuario di Maria SS. di Gibilmanna. Nel 1535 Padre Sebastiano Majo da Gratteri, uno dei primi seguaci della riforma cappuccina, si stabilì a Gibilmanna, ottenendo in tal modo la facoltà di rifondare la chiesa ed il convento. Venne costruito accanto alla vecchia cappella benedettina un primo edificio conventuale, con solo sei piccole celle costruite rozzamente. Nel 1576 Padre Sebastiano durante la celebrazione della messa, nell'antica chiesetta, ebbe una apparizione di Gesù, che lo invitò a dipingerlo così come lo vedeva. Padre Sebastiano, rimediando i colori dalle piante pestate presenti nel territorio dipinse un quadro, attualmente esposto nel Santuario. Padre Sebastiano Di Majo, già dei Minori Osservanti, fu il fondatore della comunità cappuccina del Santuario di Gibilmanna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuariogibilmanna4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Presso il convento sembra abitasse l'eremita Giuliano Piazza da Mussomeli, la cui cella secondo una versione sarebbe stata nel tronco di un castagno. Il suo nome si legge sull'iscrizione del piedistallo ("Julianus de Placia de terra Musumeri fieri me fecit" su un lato e sull'altro "fu fatto in tempore di Presti Miceli Senaturo Chapelano") di una venerata statua della Madonna, attribuita nell'Ottocento a Antonello Gagini. Nel capitolo generale dell'ordine del 1574 i convento di Gibilmanna fu inserito nella provincia di Val di Demenna o Val Demone (Palermo), delle tre in cui fu allora suddivisa la Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1619 veniva eletto "guardiano" del convento padre Sigismondo da Pollina, coadiuvato dal fratello Germano Urbano (al secolo Ottaviano e Vincenzo Minneci), e fu decisa l'erezione di una nuova chiesa al posto dell'antica cappella benedettina, insufficiente a contenere i pellegrini. La chiesa fu completata nel 1623 e riaperta al culto nel 1625. Questa fu allargata verso ovest e dotata di una sacrestia e di una scalinata di accesso. La facciata era preceduta da un portico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuariogibilmanna6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella nuova chiesa fu trasferita la venerata immagine della Madonna con Bambino, un affresco in stile bizantino dell'antica cappella benedettina, che fu distaccato e inserito nel muro della cappella della Madonna. Furono inoltre trasferiti la statua della Vergine e un antico Crocefisso ancora di stile bizantino, collocato sulla parete laterale della stessa cappella e che secondo una pia leggenda avrebbe parlato ad uno dei padri guardiani del convento. Per l'altare maggiore venne realizzato un nuovo dipinto raffigurante l'Assunta. La vecchia cappella fu quindi definitivamente abbattuta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Probabilmente negli stessi anni il convento fu considerevolmente ingrandito e migliorato. Rifacimenti e nuove costruzioni, anche a seguito dell'allargamento della comunità e alle esigenze di accoglimento dei pellegrini, si susseguirono fino a tempi recenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1785 venne sistemato l'altare per la cappella della Madonna, opera del palermitano Baldassarre Pampilonia, destinato ad una cappella della cattedrale di Palermo, ma non più messo in opera. L'altare comprende le statue in marmo di San Giovanni Battista, opera di Scipione Casella, e di Sant'Elena, opera di Fazio Gagini provenienti dalla Cattedrale di Palermo in seguito al rinnovo della Cappella Madonna Libera Inferni del 1785.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuariogibilmanna5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il portico che prevedeva la chiesa crollò e la facciata della chiesa fu rifatta in stile neogotico nel 1907. Il sagrato fu ornato nel 1927, al posto della precedente Croce in ferro, da un monumento dedicato a San Francesco (opera di Francesco Garufi su progetto dell'architetto Misuraca), donato dal Cav. Dott. Gaetano Saeli. </span><span class="fs14lh1-5">Nel 1954 papa Pio XII dichiarò Maria Santissima di Gibilmanna patrona della diocesi e della città di Cefalù. Nel 1958 venne inaugurato nel convento il Seminario Serafico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuariogibilmanna7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ulteriori modifiche sono state apportate negli ultimi anni: la statua di San Francesco è stata trasportata nel lato destro del piazzale, i cortili interni sono stati ristrutturati, l'antica stalla trasformata in museo, mentre continuano i lavori per la creazione di una casa albergo per anziani, per l'allestimento dei laboratori di restauro e di un teatro ligneo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Santuario</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/CG_U4BYJC8o">https://youtu.be/CG_U4BYJC8o</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 10 Aug 2025 06:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Pescatori in Sicilia - SAN GREGORIO ,Capo D'Orlando, Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000330"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">San Gregorio si trova nel comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?localita-balneari-in-sicilia--capo-d-orlando--messina-" target="_blank" class="imCssLink">Capo d’Orlando</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a>, e deve il nome a Papa Gregorio Magno. La località è formata da semplici e belle casette di pescatori, così suggestive da essere spesso oggetto di attenzioni da parte di artisti e pittori. La sua bellezza ha incantato anche Gino Paoli che nel lontano 1963, durante una vacanza in Sicilia, ne immortalò il fascino tra le parole della celebre “Sapore di sale”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangregoriocapo-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questo borgo marinaro i residenti sembra abbiano avuto tutti un contatto con il mondo della pesca, anche chi oggi ha convertito l’attività in accoglienza turistica, gestendo le ambitissime abitazioni che si affacciano su questo impagabile panorama, con i loro caratteristici colori estivi che mettono insieme bianco e blu.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangregoriocapo-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il piccolo borgo marinaro &nbsp;è situato lungo la riviera di levante di Capo d’Orlando, tra gli splendidi faraglioni che si affacciano sul mar Tirreno e sulle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Eolie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Originariamente, l'abitato di San Gregorio era collegato alla cittadina solamente a monte tramite il sentiero denominato “Goletta”, e solo nella metà del XX secolo venne collegato con una strada litoranea che oggi conduce fino al moderno porto turistico. Il borgo, comprende oltre le caratteristiche casette dei pescatori, la piazzetta e la chiesetta dedicata al santo che gli conferisce il nome.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangregoriocapo-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">San Gregorio è una piccola borgata di pescatori molto conosciuta per il suo bel litorale. La spiaggia San Gregorio di Capo d’Orlando è tra le più suggestive di questo tratto di costa che si affaccia sul Tirreno. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ un posto ideale per una vacanza all’insegna del relax. La spiaggia è infatti piuttosto tranquilla. Negli ultimi anni è stata interessata dal fenomeno dell’erosione. Quella di San Gregorio è una spiaggia pittoresca, con calette e piccole insenature sabbiose lambite da acque limpide e trasparenti. Il paesaggio attorno regala scenari di un fascino indefinibile, per gli scogli che qua e là affiorano dalle acque, il colore turchese del mare, il bagliore dei sassolini sulla spiaggia e in lontananza le isole Eolie. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangregoriocapo-6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La baia in cui si trova incastonato il litorale, è chiusa a ovest dalla mole del promontorio di Capo d’Orlando che con le sue pareti rocciose si tuffa nelle acque turchesi e cristalline. Per i suoi fondali molto belli è meta preferita anche dagli amanti dello snorkeling. Il mare di San Gregorio ha anche la particolarità di essere sempre calmo poiché viene protetto dalla baia e si ha la sensazione di fare il bagno in una vera e propria piscina naturale. Chi cerca spiagge attrezzate, lungo il litorale di San Gregorio potrà trovare lidi con ristoranti, bar e docce. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangregoriocapo-5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per raggiungere Borgo San Gregorio si parte dal centro di Capo d'Orlando e si percorre il litorale marino in direzione Messina. Lungo tutto il tratto, fino al borgo, si incontrano scogli dalle forme più svariate, dove hanno trovato riparo flora e fauna marina, mentre il fondo marino rimane sempre limpido e cristallino.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/8gn_r-sRxSE">https://youtu.be/8gn_r-sRxSE</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 06:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Litorali e Spiagge in Sicilia - MARINA DI BUTERA , Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000035E"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Marina di Butera è la località marittima del comune di Butera, situato nella zona centro-meridionale della Sicilia, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e costituisce una delle maggiori zone turistiche della provincia. Questa meta balneare siciliana è ideale per chi vuole trascorrere una vacanza rilassante lontano dal caos cittadino, in quanto non troppo affollata, a causa della sua posizione, benché facilmente raggiungibile in auto, non posizionata in nessuna uscita autostradale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinadibuteracop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Marina di Butera è compresa tra la foce del torrente Comunelli e la Punta Due Rocche, rispettivamente al confine con i comuni di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?cittadine-siciliane-sul-mare--gela---caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">Gela</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e Licata e vanta un litorale sabbioso che si sviluppa per circa 8 chilometri. Essendo una località prettamente estiva e turistica, i residenti risultano poche decine e la zona si caratterizza per la presenza di hotel, villaggi e case vacanza. Ciò che rende nota questa località è il pittoresco maniero che sorge su uno sperone roccioso sulla baia della località Falconara. Di origine medievale e rimaneggiato più volte nel corso dei secoli, oggi risulta adibito in parte a dimora privata ed in parte a struttura ricettiva. Già appartenuto alle famiglie Santapau, Branciforte e Chiaramonte Bordonaro, è stato scelto come set per più di uno spot pubblicitario di rilevanza internazionale, tra questi, nell'estate del 1994, quello diretto da Giuseppe Tornatore per Dolce &amp; Gabbana con Monica Bellucci nei panni della protagonista.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinadibuteracop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">La Spiaggia di &nbsp;Marina di Butera è una della poche presenti nel territorio nisseno ed è parecchio apprezzata da turisti e residenti. Si tratta di una lunga distesa di sabbia finissima sita nel tratto di costa di contrada Desusino, lambita da un mare limpido e con il fondale basso e sabbioso.</span><span class="fs10lh1-5"> </span></span><span class="fs14lh1-5">La spiaggia è libera, incontaminata e molto tranquilla, ideale anche per i bambini e le famiglie che potranno godere del mare calmo e basso e di una lunga battigia di sabbia dorata, per lunghe e rilassanti passeggiate. L’arenile si trova in un contesto particolarmente selvaggio ed affascinante ed offre la cornice ideale trascorrere un’intera giornata distesi al sole per la tintarella o per divertirsi a costruire castelli di sabbia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinadibuteracop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Marina di Butera dista una ventina di chilometri dalla città di Butera alla quale è collegata dalla strada statale 626. La sua ottima location consente di esplorare tutta la costa meridionale dell’isola, orlata dall’alternanza di coste alte a falesia e spiagge ampie e sabbiose dove sorgono località balneari importanti e diverse aree naturalistiche protette. Da Marina di Butera si potrà raggiungere il Castello di Falconara che, con la torre quadrata, appare in tutta la sua bellezza in cima ad un promontorio circondato dal verde. Marina di Butera è attraversata dalla strada statale 115 che unisce Siracusa a Trapani e dalla ferrovia Siracusa-Canicattì con la fermata di Falconara. Inoltre, poco a nord, ha termine la strada statale a scorrimento veloce 626 proveniente da Caltanissetta. Altre strade provinciali la collegano alle contrade limitrofe e a Butera.</span></div></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/Co_7J42CKY0">https://youtu.be/Co_7J42CKY0</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 03 Aug 2025 11:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I luoghi del Commissario Montalbano - SPIAGGIA DI PUNTA PISCIOTTO - Samperi, Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000032E"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia di Pisciotto, situata lungo la costa sudorientale della Sicilia a circa 35 km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e a 14 km da </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--scicli--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Scicli</a></i><span class="fs14lh1-5">, costituisce l’ultimo tratto della spiaggia di </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-marinari-di-sicilia--samperi---ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Sampieri</a></i><span class="fs14lh1-5"> , piccolo Borgo Marinaro in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, e presenta le stesse caratteristiche: una splendida distesa di sabbia fine e dorata, mare limpido e fondali bassi. Questa parte dell’arenile si trova a circa 2 km dal centro abitato e per questo è molto più tranquillo e meno affollato, anche nei mesi di luglio e agosto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiapuntapisciotto1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questi periodi la spiaggia è servita saltuariamente da un chioschetto ambulante che offre bibite rinfrescanti e granite. La scogliera, che sorge all’estremità della spiaggia, offre la possibilità di tuffarsi in acque cristalline, fare snorkeling, e godersi uno spettacolare paesaggio della costa che si estende fino a Sampieri. </span><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Al termine dell’arenile, sulla scogliera a picco sul mare, si trova la </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?i-luoghi-di-montalbano---ex-fornace-penna---mannara-di-monatalbano" target="_blank" class="imCssLink">Fornace Penna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Per gli amanti di Montalbano un altro luogo da spuntare! Questo edificio nella fiction è conosciuto come la tonnara “Mannera”, in cui sono state registrate diverse scene. Scopri le altre location del Commissario Montalbano in Sicilia.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiapuntapisciotto2b.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Quella di Pisciotto è un’ampia spiaggia di sabbia dorata che si allunga per 2 km fino a Sampieri. Protetta da una piccola area forestale, è in parte racchiusa da dune sabbiose ricoperte di bassa macchia mediterranea. La lunghissima spiaggia si estende fino alla fine del territorio sciclitano protetta da una lunga schiera di dune e da una pineta. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come raggiungere la Spiaggia:</span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">La spiaggia è facilmente raggiungibile in macchina. Provenendo da Scicli dista circa 14 km, basta seguire le indicazioni per Sampieri lungo la strada provinciale SP 40. Imboccando poi la SP 66 sulla destra della carreggiata si trova contrada Pisciotto. Provenendo da Catania basta imboccare l’autostrada A19 in direzione Palermo, imboccare l’uscita per Siracusa e seguire le indicazioni per Ispica sulla E45. Una volta usciti dall’autostrada basta seguire le indicazioni per Sampieri/Marina di Modica e imboccare la contrada che si troverà sulla sinistra.</span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 31 Jul 2025 06:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Musei in Sicilia - Complesso museale Torre Capitania, Troina, Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000032D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I paesi dell’entroterra siciliano sono quasi tutti degli scrigni che conservano dei veri e propri tesori di arte, storia e cultura. È il caso di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-sicilia--troina" target="_blank" class="imCssLink">Troina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, centro in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, le cui origini affondano le radici nel periodo greco e che nel 1061 fu scelta dal conte Ruggero come prima capitale normanna di Sicilia, oltre ad essere la prima sede vescovile dell’isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/torretroina1.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sistema museale troinese che custodisce reperti storici, dipinti di grande fattura, libri e le foto del grande fotografo di guerra Robert Capa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutto in due distinti edifici per un vero e proprio tuffo nella storia e negli eventi che hanno interessato Troina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/torretroina2.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Presso i suggestivi ambienti della Torre Capitania, che nei secoli è stata adibita a vari usi fra cui a prigione borbonica le cui celle sono ancora visibili e visitabili, si può ammirare la pinacoteca civica di arte moderna “Gaetano Zito” che custodisce opere di autori di primissimo piano come Scipione Pulzone, Willem Scellinks e soprattutto uno stupendo ritratto di Paolo II farnese attribuito a Tiziano Vecellio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/troinacapitania3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sempre nello stesso edificio si possono osservare i reperti ritrovati nel territorio dalla fondazione della città ellenistica all’ampliamento dello spazio urbano dell’età romana e tardo antica. E il Lapidarium Cleofe Giovanni Cabale che raccoglie stemmi e fregi, sculture ed peografi che raccontano l’immagine urbana derivata dalle stratificazioni storiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A qualche decina di metri di distanza dalla Torre Capitania invece c’è il Palazzo Pretura in cui è stato allestito dal 2020 il museo della fotografia Robert Capa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/capitaniacapa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al suo interno sono esposte ben 62 foto del più grande fotoreporter di guerra di tutti i tempi, scatti che hanno fatto la storia e che sono diventati iconici come quello del pastore che dà indicazioni ad un soldato americano in territorio di Sperlinga. Tutte foto che raccontano l’operazione Husky del 1943 quando gli americani sbarcarono in Sicilia per iniziare la liberazione dell’Italia dal nazifascismo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le fotografie di Capa documentano la crudeltà della guerra nella nostra isola,la sofferenza della popolazione, la vita quotidiana degli abitanti nei luoghi invasi e ridotti in macerie dai vari bombardamenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/capitaniacapa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Complesso Museale Torre Capitania è un’incantevole testimonianza della storia di Troina attraverso i secoli. Questo complesso architettonico, originariamente mastio diuna cittadella fortificata arabo-normanna, si è trasformato nel corso del tempo,assumendo diverse funzioni, tra cui quella di carcere mandamentale durante ilperiodo borbonico fino agli anni ’70 del secolo scorso.</span></div></div><a href="https://youtu.be/RNFWDnr8yOg">https://youtu.be/RNFWDnr8yOg</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 06:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Oasi Naturalistiche in Sicilia - LAGHETTI DI CAVAGRANDE ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000032C"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I laghetti del Cavagrande si trovano all'interno della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?da-visitare-in-sicilia--riserva-naturale-cavagrande-del-cassibile" target="_blank" class="imCssLink">Riserva Naturale Cavagrande del Cassibile</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> nel territorio di </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?cittadine-siciliane-sul-mare--avola---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Avola</a></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, e sono delle </span><span class="imTAJustify fs14lh1-5 cf1">conche circolari che costituiscono veri e propri piccoli laghi con acque fresche e limpidissime, da cascate generate da fratture nelle rocce che tagliano l’asse fluviale e che rendono unico questo ambiente.</span></div><div><span class="imTAJustify fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/laghetticavagrande1.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTAJustify fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="imTAJustify fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Laghetti di Cavagrande rappresentano uno dei luoghi più suggestivi e meno conosciuti della Sicilia, lontano dai circuiti turistici di massa. Chi decide di esplorare questa meraviglia naturale verrà ricompensato da paesaggi indimenticabili, acque cristalline e una sensazione di profondo contatto con la natura. Un angolo di paradiso dove il tempo sembra essersi fermato e dove la bellezza della Sicilia si mostra in tutta la sua purezza. Sono profondi e affascinanti, circondati da alberi e da una biodiversità unica. I laghetti si trovano a fondovalle e offrono ai visitatori la possibilità di fare un bagno nei laghi e di godere del panorama circostante. Inoltre, i laghetti sono una destinazione ideale per coloro che cercano una pausa dalla vita cittadina e un contatto diretto con la natura.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/laghetticavagrande2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il fiume Cassibile, che scorre attraverso la cava, è l’artefice principale della creazione dei laghetti. Questi piccoli bacini d’acqua dolce si sono formati grazie all’erosione fluviale che, scavando nella roccia calcarea, ha creato delle piccole pozze naturali. L’acqua cristallina dei laghetti varia in profondità e temperatura, offrendo refrigerio ai visitatori durante i caldi mesi estivi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/laghetticavagrande4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Biodiversità e protezione ambientale</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La zona dei Laghetti di Cavagrande è un habitat prezioso per molte specie di piante e animali, alcune delle quali endemiche e protette. La diversità di microambienti, dalle zone umide alle pareti rocciose, favorisce la presenza di una flora e fauna ricche e variegate. Per preservare questo patrimonio naturale, l’area è stata dichiarata Riserva Naturale Orientata nel 1990, con l’obiettivo di tutelare la biodiversità e promuovere la ricerca scientifica e l’educazione ambientale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/laghetticavagrande5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’esperienza di trekking</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Oggi, i Laghetti di Cavagrande sono una meta turistica molto apprezzata, attrattiva non solo per la bellezza naturale e la possibilità di fare bagni rinfrescanti ma anche per le opportunità di trekking, birdwatching e fotografia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il tour inizia con un percorso che, sebbene possa essere impegnativo, premia i visitatori con panorami mozzafiato e l’opportunità, una volta arrivati, di immergersi nelle acque fresche e trasparenti dei laghetti. Il sentiero discende lungo il canyon, attraversando ambienti naturali vari e ricchi di biodiversità. Lungo il cammino, è possibile osservare diverse specie di piante e animali, testimoni della ricca flora e fauna locali.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il sentiero presenta tratti di varia difficoltà, e richiede una buona preparazione fisica, oltre a scarpe adeguate. È importante partire equipaggiati oltre che con le scarpe ed una buona preparazione fisica, con acqua, cappello e protezione solare, specialmente nei mesi estivi. La bellezza di questo luogo vi assicuro, vale assolutamente il viaggio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/laghetticavagrande6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Una volta giunti ai laghetti, i visitatori possono scegliere di rilassarsi sulle rive rocciose, nuotare nelle acque fresche o esplorare ulteriori cascate e pozze naturali. Qui il paesaggio si trasforma in un vero e proprio paradiso acquatico, di acque cristalline. I laghetti sono circondati da rocce calcaree e una vegetazione rigogliosa, che creano un’atmosfera magica e rilassante. È possibile esplorare diverse pozze naturali, ognuna con caratteristiche uniche, e godere della tranquillità e della bellezza incontaminata del luogo. Osservare da vicino la fauna, come le libellule che volteggiano sull’acqua e i piccoli pesci che nuotano nelle pozze, arricchisce ulteriormente l’esperienza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">È consigliabile portare con sé un pranzo al sacco, poiché non ci sono servizi di ristorazione all’interno della riserva. </span><span class="fs14lh1-5">Per chi cerca un’esperienza più approfondita, è possibile partecipare a tour guidati che offrono insight sulla geologia, la storia e l’ecologia della zona. Questi tour sono un’ottima opportunità per imparare di più sull’importanza della conservazione di questi ambienti naturali e sulle tradizioni locali.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di questo paradiso </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/cmVxNwIZT4U">https://youtu.be/cmVxNwIZT4U</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 27 Jul 2025 05:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[ETNA  itinerario tra le chiese sepolte dalla lava - Chiesa di Campanarazzu a Misterbianco ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000032B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Misterbianco in provincia di Catania, deve il suo nome a Monasterium Album, ovvero “il monastero bianco”. Questo imponente convento, dalle mura candide, spiccava sul territorio e attirava a sé cittadini in cerca di riparo e protezione. Intorno al monastero sorse il paese e la chiesa stessa del convento era divenuta la chiesa madre della comunità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesa-madre-campanarazzu2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La lava dell’eruzione del 1669 avvolse il piccolo centro in un abbraccio di fuoco, chiudendosi sopra le case e cancellando tutto. Rimase soltanto il campanile della chiesa, che emergeva semi diroccato dalle rocce, una volta che la lava si fu spenta. Il paese, intanto, era stato ricostruito più a valle, più vicino a Catania. La zona dell’antico centro veniva indicata come “Campanarazzu” (il brutto campanile) campanarazzu Misterbianco proprio per via delle rovine della torre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesa-madre-campanarazzu3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Man mano che la lava si raffreddava si solidificava all’esterno e creava bolle d’aria internamente. In questo modo, paradossalmente, invece di cancellare la chiesa l’aveva protetta contro gli agenti atmosferici esterni. L’aveva conservata perfettamente. Al di là della parete distrutta, restano integri e visibili: il pavimento, gli altari laterali, il transetto e l’abside.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono stati recuperati anche dei resti di oggetti sacri. Pochi purtroppo, perché tanti altri erano stati depredati da ladri che avevano scoperto il sito molti anni prima! &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/CHIESA-MADRE-CAMPANARAZZU-cataniacop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Trent’anni dopo quella devastante eruzione, un terremoto ancora più potente fece crollare il campanile che emergeva dalle rocce laviche. Scomparso pure quel simbolo, la gente dimenticò per sempre l’esistenza di un luogo chiamato “Campanarazzu”. Bisognerà attendere il XX secolo per riscoprire la chiesa sepolta.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sull’antico luogo dell’eruzione era sorta una cava di pietra che lavorava per rifornire i paesi vicini del basalto con cui si costruiscono le strade e le fondamenta delle case. Durante uno dei tanti scavi venne alla luce il tetto di una abitazione in ottimo stato. I lavori della cava si fermarono e intervenne la Soprintendenza dei Beni Culturali. Il sospetto era che quel tetto fosse la copertura della antica chiesa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I lavori di scavo furono quindi portati avanti, con la massima attenzione, da esperti archeologi. E in effetti, sotto un muraglione di 15 metri di lava, si conservava – miracolosamente intatta – la chiesa del primo nucleo abitato di Misterbianco. L’enorme fiume di fuoco, nel 1669, aveva sfondato una parete e si era infiltrato nelle fondamenta. Di fatto, quindi, la chiesa era stata sollevata e spostata di pochi metri … ma non era andata distrutta.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesa-madre-campanarazzu1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli scavi realizzati a Campanarazzu per il recupero dell’antica chiesa Madre, edificata tra il ‘400 e il ‘500, ma forse anche prima, pare che sia un fatto unico a livello mondiale, resi possibili per il tipo di lava dell’Etna e per il modo come la chiesa è stata investita dal fronte lavico. &nbsp;A Pompei si è scavato per togliere la cenere, a Campanarazzu si è scavato per svuotare oltre dieci metri di basalto lavico una navata lunga oltre 40 metri e larga nove. &nbsp;Un esperimento mai tentato prima. Considerato che il terremoto del 1693 distrusse tutta la Val di Noto, la chiesa resta un importante, se non unica, testimonianza di arte rinascimentale nella Sicilia orientale. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesa-madre-campanarazzu4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Oggi è possibile</span><span class="fs14lh1-5"> visitare la chiesa del Campanarazzu su prenotazione, chiamando l’associazione </span><span class="fs14lh1-5">che si occupa della sua custodia</span><span class="fs14lh1-5">. Dentro la chiesa è vietato fare fotografie, ma si può immortalare l’esterno. E fa davvero impressione vedere la montagna di roccia da sotto la quale l’edificio sbuca timidamente. Lascia appena intuire la potenza del vulcano contro le piccole opere umane.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/-SGQA66crvg">https://youtu.be/-SGQA66crvg</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 06:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Spiaggie Sabbiose in Sicilia - SPIAGGIA DEL SOVARETO, Sciacca, Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000340"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia di Sovareto è una spiaggia mozzafiato situata nelle immediate vicinanze di un'area boschiva, a </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--sciacca--agrigento-" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--sciacca--agrigento-', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">Sciacca</a></i></b><span class="fs14lh1-5">,da cui dista circa 6 Km, &nbsp;in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in Sicilia. La spiaggia è caratterizzata da acque cristalline e sabbia dorata che si estendono per oltre 800 metri verso la costa agrigentina. Inoltre, l'atmosfera tranquilla della baia offre un ambiente ideale per rilassarsi e godersi la vista sullo splendido paesaggio circostante. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiagiasovaretosciaccacop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La zona è ricca di diverse attrazioni culturali ed escursionistiche tra cui visitare il Castello Arabo-Normanno risalente al XII secolo e i numerosi negozi di souvenir locali. L'area è anche perfetta per fare snorkeling con le sue profonde barriere coralline e vari animali marini come tartarughe marine, meduse colorate e pesci tropicali multicolore. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiagiasovaretosciacca2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata lungo la costa di Sciacca, la spiaggia di Sovareto è un autentico tesoro della natura, con la sua sabbia bianca finissima e il mare cristallino, incorniciato da maestosi scogli affioranti. Il paesaggio circostante, caratterizzato dalla macchia mediterranea, completa l’atmosfera suggestiva che avvolge questo luogo incantevole.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiagiasovaretosciacca3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Grazie alla presenza del fondale dolcemente digradante, questa spiaggia è il luogo ideale per famiglie con bambini piccoli, che possono giocare in acqua senza alcun pericolo. Inoltre, la presenza di due stabilimenti balneari nella zona fa sì che siano presenti tutti i servizi necessari per garantire un’esperienza balneare comoda e confortevole.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/PfOkMhb-gMg">https://youtu.be/PfOkMhb-gMg</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 22 Jul 2025 06:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Fari Siciliani - Faro di Scoglio Porcelli, Isole Egadi Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000034C"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Gli scogli Porcelli sono piccolo gruppo di formazioni rocciose, deserto e selvaggio, è un luogo che cattura l'attenzione per la sua semplice presenza. Nonostante non sia abitato e si mostri nella sua forma più pura e naturale, gli scogli Porcelli non sono privi di interesse. Al di sopra delle loro superfici, si erge un faro che, con il suo fanale a luce ritmica, segnala la via ai marinai durante la notte o nei momenti di visibilità ridotta. La loro posizione, a nord-ovest del porto di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capuluoghi-siciliani--trapani" target="_blank" class="imCssLink">Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e a nord dell'isola di Maraone, li rende un punto di riferimento per chi naviga in queste acque. Nonostante la loro apparente insignificanza nel vasto mare, gli scogli Porcelli contribuiscono alla sicurezza della navigazione e alla bellezza del paesaggio marittimo siciliano, aggiungendo un altro tassello alla ricca storia marinaranesca di questa regione.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/facro-di-scogli-porcelli-4.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il faro di Scoglio Porcelli si trova su un affioramento roccioso a pelo dell’acqua, a largo del porto di Trapani. Lo scoglio appartiene all’</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">Arcipelago delle Egadi</a></i>, dove le coste sono un alternarsi di baie rocciose e spiagge bianchissime. è stata costruita sulle rocce affioranti di un isolotto al largo di Trapani , utilizzando Pietre squadrate estratte dalle cave di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--custonaci--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Custunaci</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. &nbsp;il mare attorno a questo scoglio è molto pescoso e quindi frequentemente vi sono ormeggiate nei pressi molte piccole imbarcazioni da diporto di pescatori in erba!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/facro-di-scogli-porcelli-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il modello preso ad esempio è quello classico “ francese “ e la sua altezza raggiunge i 23 metri sino alla Lanterna cilindrica posta in cima ; tutte le aperture ( finestre e Portone ) presentano una cornice in Pietra locale che ben si raccordano con il bugnato delle pareti del manufatto . L’alimentazione della Lampada è a mezzo impianto fotovoltaico , mentre i lampi ritmici sono intervallati di 10 secondi tra loro .</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/facro-di-scogli-porcelli-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il faro, costruito nel 1903, è costituito da una massiccia torre cilindrica, alta 25 metri (82 piedi), con un primo balcone all'altezza del primo piano dove è posizionato l'ingresso. La struttura è tozza e massiccia ed è insolita per i fari italiani. La torre ha un secondo balcone, tutto intorno alla lanterna, che può essere raggiunto da una scala a chiocciola illuminata da tre finestre allineate decorate da una cornice in pietra. La torre è in pietra non verniciata, la lanterna è bianca e la cupola della lanterna è grigio metallizzato. La luce è posizionata a 23 metri (75 piedi) sopra il livello del mare ed emette due lampi bianchi in un periodo di 10 secondi visibili fino a una distanza di 11 miglia nautiche (20 km; 13 mi). Il faro è completamente automatizzato e gestito dalla Marina Militare. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/facro-di-scogli-porcelli-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il faro fu attivato per la prima volta nel 1905 e si compone di una torre circolare dalla struttura massiccia che si eleva fino a 23 metri di altezza, dove è posta la lanterna cilindrica. Tutte le finestre e la porta di accesso sono decorate da un’ampia cornice in pietra locale, risaltando così sul bugnato presente. Il faro è di particolare interesse poiché presenta la singolarità di essere isolato e costruito secondo una tipologia a torre tozza e massiccia, tipico dei modelli di fari francesi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/RHsvR_kjzp0">https://youtu.be/RHsvR_kjzp0</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 20 Jul 2025 05:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Antichi Borghi Siciliani - CINISI il Borgo tra mare e montagna, Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000328"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In Sicilia non ci sono soltanto città famose, conosciute in tutto il mondo per i loro tesori naturalistici e architettonici; il territorio è ricco anche di borghi meno noti, che però rappresentano delle vere e proprie perle del turismo. Cinisi è una di queste e &nbsp;che sorge in una terra antica ricca di storia e tradizioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cin1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In questo luogo combatterono Romani e Cartaginesi e nel IX secolo l'avamposto fu conquistato dagli Arabi che fondarono il primo centro abitato lasciando diverse tracce della loro presenza. Lo stesso none Cinisi deriva dall'arabo Cins e vuol dire territorio appartenente alla Chiesa. Alle spalle di Cinisi ci sono le montagne i cui pendii sono pieni di alberi rigogliosi, di frassini, di ulivi e di carrubi.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come una perla incastonata tra le valve della conchiglia, Cinisi si fa incorniciare da paesaggi diversi: da un lato il nastro dorato del litorale, a contatto con il blu surreale del mare di Sicilia; dal lato opposto il paesaggio sublime della montagna, con la vetta imponente dei monte Pecoraro e i declivi dolci agghindati di ulivi saraceni, carrubi e frassini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cin2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Una vacanza a Cinisi è consigliata a tutti coloro che vogliono solo rilassarsi e non pensare a nulla. Gli amanti del cinema ricorderanno che qui è stato girato un celebre film, I cento passi, dedicato a Peppino Impastato. E molti abitanti hanno fatto parte del cast, una curiosità che non manca mai di stupire gli appassionati! &nbsp;Tra l’altro, come abbiamo detto, questo Borgo non affaccia solo sul mare. Dal lato opposto, infatti, ci sono le montagne: una cornice di imponenti rilievi, che creano un’autentica barriera protettiva per il centro. I pendii sono pieni di alberi rigogliosi, dai frassini agli ulivi fino ai carrubi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La spiaggia non è l’unico scenario da assaporare: vale la pena di fare anche qualche escursione nella macchia intorno a Cinisi, oppure di passeggiare per le viuzze caratteristiche del borgo. Qui si incontrano alcuni edifici interessanti, come l’ex convento benedettino oggi adibito a Municipio, che con la sua facciata imponente domina tutto il paese e la zona circostante. Le torri cilindriche e le ali laterali sono settecentesche, e all’interno si possono ammirare delle sale eleganti e sfarzose, con un bel soffitto ligneo dipinto nella stanza centrale, e volte in pietra tufacea negli altri ambienti. Dalla corte dell’edificio, al piani terra, si può raggiungere direttamente l’ex chiesa di Santa Caterina, che oggi funge da aula consiliare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/cin3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Da vedere anche il Santuario della Madonna del Furi, fondato nel 1718 in seguito a un’apparizione mariana lungo la costa siciliana, custode di tre pregevoli dipinti su ardesia di autore anonimo. Le opere raffigurano la Madonna del Rosario e San Giuseppe, e sono affiancate da numerosi ex voto, testimonianza del forte sentimento religioso popolare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">A narrare le tradizioni paesane c’è anche il Museo delle Carrozze, una singolare mostra fondata da un privato, che ha deciso di recuperare una parte fondamentale della storia di Cinisi: le carrozze non sono soltanto un mezzo di trasporto del passato, ma rappresentano un vero e proprio fatto culturale e di costume. Il museo del paese custodisce legni a due e quattro ruote, un carro del milleseicento, alcuni carri funebri e carretti da lavoro, ma anche fruste, basti, attrezzi agricoli e altri documenti storici. Il cortile dello stesso edificio è abitato da alcuni asini, di pura razza siciliana nana, dalle capre Girgintane e Maltesi e da altri piccoli animali domestici.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b>La spiaggia di Cinisi</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cinsp.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Questa compenetrazione di territori fa sì che la spiaggia Magaggiari, compresa per intero entro i confini di Cinisi, sia spesso attribuita al territorio di Terrasini. In realtà si tratta di uno degli scenari più belli di Cinisi, uno splendido arenile di sabbia fine e soffice sul golfo turchese di Castellamare: qui il fondale del Mediterraneo è basso e roccioso, e sulla pietra chiara si disegnano i riverberi del sole filtrato dalle onde. Ad accarezzare la sabbia, con un ritmo lento e languido, c’è un’acqua limpida estremamente pulita, in cui guizzano tanti pesci variopinti, e la spiaggia è un ampio appezzamento di fini pepite d’oro, che si estende fino a Punta Raisi e sulla destra culmina con la cinquecentesca Torre Mulinazzo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Questo piccolo paradiso è curato e accogliente, più pulito di altre zone del litorale siciliano, dotato di servizi moderni ma molto convenienti. Per distendersi al sole si possono noleggiare ombrelloni e lettini a prezzi vantaggiosi, ma non manca una zona di spiaggia libera incontaminata, dove potrete distendere il vostro telo direttamente sulla sabbia tiepida. Chi non si accontenta del relax, ed è alla ricerca di divertimento, può fare una gita in pedalò o affittare una canoa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come arrivare a Cinisi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Benché le atmosfere siano quelle dei tempi passati, e facciano pensare a un mondo incantato di quiete, raggiungere Cinisi non è così difficile. Per raggiungere la Sicilia ci si può servire della nave o dell’aereo: al porto di Palermo giungono le imbarcazioni provenienti da Genova, Livorno, Napoli e Cagliari, e da qui si può proseguire in pullman fino alla meta. A 10 km dal centro del paese c’è poi l’aeroporto internazionale “Falcone e Borsellino” di Palermo, in località Punta Raisi, proprio nel territorio comunale di Cinisi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In teno, dalla stazione di Palermo, si deve proseguire in direzione Trapani e scendere ala stazione di Cinisi, mentre gli automobilisti dovranno imboccare da Palermo l’autostrada A29 Palermo-Trapani-Mazara del Vallo e uscire allo svincolo per Cinisi. In alternativa, sempre da Palermo, si può imboccare la SS 113 in direzione Trapani e seguire le indicazioni fino a destinazione.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/-xqcPdC7KjI">https://youtu.be/-xqcPdC7KjI</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 06:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare e Spiaggie alle Eolie - Cala degli Zimmari, Panarea]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000327"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cala degli Zimmari è l’unica spiaggia sabbiosa dell’</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isole-eolie--panarea" target="_blank" class="imCssLink">isola di Panarea</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Il nome sembra derivare dalle capre che i contadini dell’isola si portavano appresso. È chiamata anche “Spiaggia Rossa” per il colore tendente al rosso della sua sabbia. Il fondale digrada lentamente e quindi, se siete in compagnia di bambini, questa è la spiaggia che fa per voi. Per raggiungerla, è necessario camminare per circa 20 minuti, partendo dal porto di San Pietro. La spiaggia non è attrezzata, è quindi importante portare con sé tutto il necessario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Cala-degli-Zimmari,-Panarea-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">Cala Zimmari si trova nel versante sud dell'isola di Panarea. La spiaggia di sabbia rossa è bagnata da un mare cristallino di color blu cobalto. Raggiungibile a piedi, la spiaggia è un ottimo punto di accesso per il suggestivo promontorio di Capo Milazzese. </span>È chiamata anche la “spiaggia rossa” per il particolare colore del suolo. La bellezza è l’elemento aggiuntivo di questa spiaggia che regala un mare azzurro e limpido, ideale per nuotare o per fare snorkeling. E' <span class="cf1">bagnata da un mare cangiante dal turchese all’azzurro con sfumature di indaco, cristallino e limpido, con fondale digradante dolcemente verso il largo.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Cala-degli-Zimmari,-Panarea-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non solo: per le persone più avventurose è possibile fare un po’ di trekking sulle scogliere per andare alla ricerca di insenature da cui magari trovare scorci unici da fermare in uno scatto. Attraverso una serie di gradini potrete arrivare al promontorio di Capo Milazzese. Da non scartare l’ipotesi di conoscere la zona con una bella gita in barca. Vi si passerano di fronte dei piccoli atolli, che sono uniti da un unico lembo di terra sottomarino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Cala-degli-Zimmari,-Panarea-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">E' importante sapere che il sole sorge proprio alle spalle di Cala Zimmari, dunque il costone roccioso proietta un’ombra sulla spiaggia a partire da metà del pomeriggio. Se siete lucertole amanti del sole, prendete nota!</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 06:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Musei Siciliani - Museo del Duomo di San Giorgio a Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000326"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Museo del </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-barocco-in-sicilia--duomo-di-san-giorgio---ragusa-ibla" target="_blank" class="imCssLink">Duomo di S. Giorgio</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> si offre oggi ai visitatori non solo come la maggiore realtà museale di arte sacra dell’intera <a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Ragusa</a>, ma come unica opportunità di completare una corretta visione storico-religiosa della città di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a> negli ultimi mille anni di storia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/museoduomragusa6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il percorso all’interno del Museo si snoda attraverso una serie di ambienti suggestivi ricchi di preesistenze architettoniche che furono nel passato più recente adibite a stanze per i canonici: quella &nbsp;così detta “del Vescovo”, quelle dei Predicatori, e poi la “Santara” e il “salotto rosso”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le volte a vela, gli archi ed i capitelli, gli antichi pavimenti, le canalette di pietra per il convogliamento di acque ed altro ancora rimandano ad un passato ben più remoto, ancora tutto da scoprire.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/museoduomragusa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sostanzialmente questo Museo non è nato con l’intento di esporre passivamente ciò che era stipato nelle varie sagrestie o magazzini facenti capo alla Chiesa Madre di San Giorgio, ma ha pensato di intestarsi una funzione di rimando al territorio in modo da porsi come cerniera fra le nozioni offerte in sede museale e la visita della città circostante, cui i pezzi esposti rimandano di continuo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piano Terra</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo_san_giorgio_ragusa_pianta_piano_terra.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala di ingresso con la formella del bassorilievo della fuga in Egitto</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Saletta della rappresentazione multimediale della storia della parrocchia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala dello stendardo di Ragusa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala dei Disegni del Gagliardi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala dei progetti minori del Duomo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Saletta del materiale lapideo donato dall’Ing. Zipelli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala dei pezzi lapidei ante terremoto 1693</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala del Materiale lapideo proveniente dall’antica chiesa di San Giorgio dei Chiaramonte</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala del Materiale lapideo vario e decorazioni altari</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala dei Fonti battesimali, lavacri acqua santa e lastre tombali</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il visitatore che sia interessato all’inquadramento storico e topografico della città potrà infatti qui trovare un prezioso strumento di orientamento e di guida per un approfondimento sulla toponomastica locale e per un excursus sulle vicende storiche e politiche della città di Ragusa che, indissolubilmente, si sono intrecciate con la storia religiosa locale ed in modo particolare con la storia della chiesa di S. Giorgio, matrice e sede vicariale foranea per circa 1000 anni. (Presentazione in PP, stanza 2 e esposizione stanza 3).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Particolarmente interessante la sezione documentaria il cui fulcro è costituito dall’esposizione dei progetti originali dell’architetto Rosario Gagliardi inerenti la costruzione della nuova fabbrica del Duomo e dalla verifica di come quest’ultimo sia stato realizzato in modo fedele al progetto. (Stanza 4 e 5)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inoltre, per la prima volta, si dà un senso globale ai pochi ma imponenti frammenti lapidei, (vedasi uno per tutti : il “Santo Guerriero”), rimasti illesi dall’evento catastrofico rappresentato dal terremoto del 1693, in gran parte appartenenti alla vecchia chiesa tardo-gotica dedicata a San Giorgio e ubicata nei pressi dei giardini iblei, sede in cui si ammira ancora oggi il fastoso portale. Un pannello esplicativo e un plastico ripropongono le forme dell’antica chiesa di San Giorgio, aiutando a comprendere la localizzazione delle decorazioni scultoree che ne componevano il ricco apparato decorativo. (Stanza 7 e 8)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/museoragusaduomo1.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Primo Piano</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo_san_giorgio_ragusa_pianta_primo_piano.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala di Oreficeria, argenteria e quadri ante terremoto del 1693</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala di Oreficeria, argenteria e quadri del ‘700</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Saletta dei Paliotti di altari ricamati in oro e argento</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala di Argenteria ed arredi sacri del ‘800 – ‘900</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala della Collegiata con quadri dei parroci-cantori, paramenti ed ex voto</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sala del materiale pittorico donato alla parrocchia dall.Ing Zipelli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il prezioso e vasto campionario esposto al piano superiore, appartenente al Tesoro di San Giorgio, persegue l’intento di andare al di là della singola e semplice esposizione, raccontando i fatti e le persone che si celano dietro a quegli oggetti, dando ad essi una nuova dimensione che li renda vivi nel ricordo di ciascuno e rendendo palese quale grande fede verso il Santo e quale attaccamento verso quella Chiesa Madre che è stata ed è tuttora il “simbolo” di Ragusa Ibla, abbia spinto costoro a grandi sacrifici e privazioni per donare o sovvenzionare la fattura di arredi di così alto pregio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/museoduomragusa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel Museo del Duomo, per citare solo qualcuno dei pezzi esposti, si può ammirare il preziosissimo enkolpion di fattura bizantina, crocetta-reliquiario pettorale, esposto in una teca in cui si erge da protagonista. Questo pezzo, uno dei più antichi di epoca medievale che la città di Ragusa possa vantare, varrebbe da solo la visita. (Stanza 11)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vi è poi l’imponente Croce astile in argento e rame realizzata dall’orefice ragusano Lucio Arizzi. È stata essa per secoli la Croce processionale e matriciale che precedeva ogni processione della matrice ed il corteo del Capitolo della Collegiata. Le nicchie raffigurate nel bulbo della base della Croce rassomigliano non poco alle nicchie della Cona del Gagini sita, in atto, nella sagrestia del Duomo. (Stanza 11)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ed ancora, lo straordinario ostensorio d’oro tempestato di diamanti, smeraldi e rubini del palermitano Giuseppe Vella, donato nel ‘700 alla Chiesa Madre dal canonico Giuseppe Sortino. (Stanza 12)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/museoduomragusa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla creazione della Collegiata è dedicata un’intera stanza: l’ultima e la più ampia, racconta al Visitatore come, a conclusione di un lungo percorso fatto di sacrifici, stratagemmi ed accordi diplomatici si pervenne finalmente e felicemente all’erezione della parrocchia di San Giorgio ad Insigne Collegiata nel 1727, grazie agli sforzi corali dell’intera cittadinanza che, per questo fine, inviò a Roma a sue spese per circa un decennio l’abate Antonino Giampiccolo, divenuto poi il primo parroco-cantore della Collegiata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questa sala gli inerti (ma preziosi) e statici paramenti esposti prendono vita materializzandosi nei ritratti dei singoli parroci-cantori e degli arcidiaconi raffigurati tutto intorno alla sala, svelando la funzione di stole, messali, arredi e delle mazze del “Ciantro” e del Capitolo. (Stanza 15)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una particolare menzione merita lo scomparso Ing. Cesare Zipelli, uno dei più conosciuti collezionisti di Ragusa, che volle dare fiducia al Museo di San Giorgio cedendogli parte delle opere in suo possesso. Ed il Museo oggi lo ricorda con due sale a lui dedicate che espongono opere di scultura e pittura di arte locale dallo stesso donate, affinché i visitatori tutti siano memori del suo generoso gesto a favore della chiesa e della città ove a lungo operò ed ove visse i suoi ultimi anni. (Stanze 6 e 16)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/museoduomragusa5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Suggestiva, infine, come non potrebbe essere altrimenti, la teca del Museo che ospita gli “ex voto”, oggetti vari di oreficeria quali anelli, collane, pendenti ed altro ancora, dietro ognuno dei quali si cela una storia umana, alcuni di cospicuo valore, altri di valore minimo, ma tutti “preziosi” perché tutti offerti con fede e con riconoscenza, circa dall’inizio del secolo scorso fino a pochi anni fa, da ogni strato della popolazione, ricca e povera, giovane e vecchia di Ragusa Ibla che nella buona e nella cattiva sorte, oggi come ieri, ha sempre guardato con grande trasporto e commozione a quel “prezioso”, santo ed invitto Cavaliere, a quel Patrono Principale e Protettore della nostra Città “San Giorgio Martire”. &nbsp;</span><span class="fs14lh1-5">(Stanza 15)</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 13 Jul 2025 06:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Coste Siciliane - GOLFO DI GELA, Gela, Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000325"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il golfo di Gela si trova sulla costa meridionale della Sicilia ed è il più ampio dell'isola. Esso è compreso tra Punta Braccetto ad est, e Licata ad ovest. Prende il nome dalla città omonima in provincia di Caltanissetta. La costa, caratterizzata dalle tipiche formazioni dunali ricoperte di macchia mediterranea, è bassa e sabbiosa. In brevi tratti la spiaggia è preceduta da alte pareti calcaree o argillose. </span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/golfogela1.jpg"  title="" alt=""/> </div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">La </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">costa</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">è</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">caratterizzata </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">da</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">litorali</span><span class="cf1"> &nbsp;&nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">bassi</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">e </span><span class="cf1">sabbios</span><span class="cf1">i</span><span class="cf2">,</span><span class="cf2"> &nbsp;</span><span class="cf2"> </span><span class="cf1">con</span><span class="cf1"> &nbsp;&nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">le</span><span class="cf1"> &nbsp;&nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">tipiche</span><span class="cf1"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">formazioni</span><span class="cf1"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">dunali </span><span class="cf1">ricoperte </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">da</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">macchia</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">mediterrane</span><span class="cf1">a</span><span class="cf2">.</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2"></span><span class="cf1">Nel </span><span class="cf1">golfo </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">sfociano </span><span class="cf1">diversi</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">corsi </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">d'acqua,</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">tra </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">cui </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">il </span><span class="cf1">Salsa,</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">il</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Comunell</span><span class="cf1">i</span><span class="cf2">,</span><span class="cf2"> </span><span class="cf1">il</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Gela,</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">il</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Dirillo, </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">i</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">torrenti</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Due </span><span class="cf1">Rocche</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">e</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">il</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Gattan</span><span class="cf1">o</span><span class="cf2">. </span><span class="cf2"> </span><span class="cf1">A</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">nord</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">si</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">estende </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">la</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">grande </span><span class="cf1">Piana </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">di </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Gela, </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">circondata</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">a </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">corona</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">da </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">colline </span><span class="cf1">sulle</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">quali</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">sono presenti </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">paesi</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">come</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Niscemi, </span><span class="cf1">Mazzarino</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">e</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Butera,</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">e</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">tavolati </span><span class="cf1">che</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">conservano </span><span class="cf1">boschi </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">mediterranei</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">relitti</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">come </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">la</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Sughereta </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">di </span><span class="cf1">Niscemi.</span></span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/golfogela2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"> </span></div><span class="fs11lh1-5 ff1"></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel golfo si aprono alcuni porti: porto Rifugio di Gela (utilizzato per piccole imbarcazioni), porto Isola di Gela (utilizzato dal polo petrolchimico della città soprattutto per le navi cisterna), il porto di Licata ed il porto di Scoglitti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/golfogela3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><br></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel golfo sfociano diversi corsi d'acqua: Salso, Comunelli, Gela, Dirillo, Ippari, i torrenti delle due Rocche, Rabbito, Gattano ed il torrente Rifriscolaro. Fra i monumenti eretti sulla costa del golfo vi sono la torre di Manfria, nel territorio di Gela, e il Castello di Falconara, nel territorio di Butera. Ad est, verso Scoglitti, si trova inoltre la "riserva naturale orientata" del Biviere di Gela; e in seguito verso Punta Braccetto, troviamo anche la Riserva naturale integrale Cava Randello. Nei pressi della foce del fiume Ippari si trova il sito archeologico regionale di Kamarina. Località balneari frequentate nel periodo estivo sono Manfria, Marina di Butera, Roccazzelle, Scoglitti, Macconi, Marina di Acate e Macchitella. Durante la Seconda guerra mondiale vi si svolse lo sbarco delle truppe anglo-americane il 10 luglio 1943.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/golfogela4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel Golfo di Gela si celano antichi segreti: non solo petrolio o gas ma parte della storia antica passata e recente. I banchi di sabbia: caratteristica del Golfo di Gela: hanno coperto navi e tracce della civiltà greca e oltre. Nella storia recente, nel Golfo di Gela si è svolta un'imponente battaglia: lo sbarco degli alleati (operazione husky ). E' anche l'habitat della tartaruga marina (Caretta caretta) o della sconosciuta Sabellaria alveolata : un invertebrato che costruisce dei cuscini a nido d'ape insomma delle reef, tutelate dall'unione europea. Ma l'habitat più vasto e rappresentativo è quello della Cymodocia nodosa, meno conosciuto della Posedonia ma sempre importante e da tutelare,inoltre queste praterie sono utilizzate da molte specie ittiche per deporre le uova.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Golfo è attraversato da sud a nord e da est a ovest dal più imponente corridoio di migratori di uccelli acquatici d'Europa. Insomma, un golfo pieno di sorprese tutto da scoprire e da tutelare.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 06:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sentieri Naturalistici in Sicilia - CAVA CAROSELLO - Noto, Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000324"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Cava Carosello, si trova a due passi da Noto Antica, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, l’antichissimo centro abitato distrutto dal terremoto del 1693 da cui sono passati romani, bizantini, arabi, normani, angioini, e il suo paesaggio incontaminato la rende un posto assolutamente da non perdere nella parte orientale della Sicilia</span><span class="fs10lh1-5">. </span><span class="fs14lh1-5">Se non ami le spiagge affollate Cava Carosello è la risposta! </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavacarosello6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un’oasi di refrigerio per il corpo e la mente, nel cuore di Noto Antica, bellissima città medievale distrutta dal terremoto del 1693. Un percorso ricco di natura, storia e cultura, riscendendo un canyon di estrema bellezza, tra ciò che rimane del castello e delle possenti mura della città, chiese, vecchi mulini ad acqua e antiche concerie, lungo il corso del fiume Asinaro. La Cava è un posto incantevole, con un laghetto e due piccole cascate, le concerie dove venivano lavorate le pelli ed un sentiero da percorrere in estrema tranquillità sotto i boschi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavacarosello2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Si tratta di un canyon di estrema bellezza, dove scorre il fiume Asinaro che per secoli fu una grande fonte di ricchezza per i popoli che vivevano lì, come testimoniano le antiche concerie di origine araba o i ruderi dei mulini che si possono incontrare lungo le sponde del fiume.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Cava Carosello era un vero polo industriale del Medioevo e non solo. La concia, la lavorazione delle pelli, è stata un’attività industriale fiorente per </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">Noto</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> con grossi volumi d’affari nel ‘500 per l’aristocrazia netina. Il fiume e i laghetti del Carosello sono immersi in un paesaggio sub-tropicale.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavacarosello3.jpg"  title="" alt=""/><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cava Carosello, che si trova ad un dislivello di 200 m in un canyon di estrema bellezza, discendendo la valle, dove scorre il fiume Asinara, luogo popolato già dalla preistoria come testimoniano le varie tracce presenti lungo il nostro itinerario, come le antiche concerie, di origine araba, o i ruderi dei diversi mulini, che si incontrano lungo le sponde del fiume. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavacarosello4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cava Carosello è stata per secoli un vero polo industriale del medioevo e non solo, conosciuto in tutta la Sicilia. Un luogo caratterizzato da un paesaggio sub-tropicale, ricco di fauna e piante particolari </span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Cava Carosello non è solo una meraviglia naturale ma anche un sito di grande interesse storico e culturale. La discesa nella cava svela un paesaggio di straordinaria bellezza, con pareti rocciose che racchiudono il fiume Asinaro. Questo ambiente unico era un tempo il cuore pulsante dell’economia locale, con le sue concerie medievali e i mulini ad acqua. Oggi, offre ai visitatori l’opportunità di connettersi con la natura e di immergersi nella storia, mentre esplorano sentieri che serpeggiano tra antiche rovine e paesaggi mozzafiato.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavacarosello1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La discesa nel canyon di Cava Carosello permette di immergersi gradualmente in una natura incontaminata e selvaggia che é rimasta intatta. Lungo il percorso una serie di laghetti regalano un atmosfera magica. Fino ad arrivare allo straordinario laghetto pensile a strapiombo che si affaccia sulla maestosa vallata del Durbo con cascata sottostante. Sulle pareti rocciose antichi popoli hanno scavato chiese rupestri, antichi mulini, concerie e calchere lasciando una traccia evidente del loro passaggio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavacarosello5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Come raggiungere Cava del Carosello</span></div><div><span class="fs14lh1-5">È necessario andare a Noto Antica, sito archeologico che conserva ancora una parte delle mura medievali dell’antica città.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Lasciate l’auto al parcheggio di ingresso e iniziate la vostra camminata lungo il sentiero che serpeggia tra le rovine. Non molto lontano trovate l’indicazione per le concerie medievali.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Proseguendo si arriva al cancello di ingresso sulla destra. Da lì inizia la discesa nella lussureggiante valle sottostante.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Scendendo, la strada in alcuni punti è scavata nella roccia e attorno si possono vedere le vecchie concerie medievali, molto interessanti e alcune in ottimo stato di conservazione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’escursione è adatta anche ai bambini.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/oXvI0rFt2lw">https://youtu.be/oXvI0rFt2lw</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 08 Jul 2025 06:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Escursioni in Sicilia - Passeggiate tra i  MONTI EREI un gioiello naturalistico e culturale della Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000323"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Monti Erei sorgono a sud dei monti Nebrodi e delle Madonie, nella parte centrale dell'isola, situati da est dalle prime propaggini della Piana di Catania a ovest nell'Imera Meridionale e le </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">province di Enna</a></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/montierei1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per quanto sia impagabile la bellezza delle coste siciliane, si entra in un territorio dalle forme e colori sensazionali. Zone desertiche in tinta paglia, forme rotondeggianti . È un gioco di caratteristiche, che da sempre contraddistinguono la parte centrale e settentrionale della provincia di Enna. Per molti rappresenta il confine geografico che spezza in due la regione.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/montierei2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli Erei sono di origine calcarea, e non raggiungono altezze elevate. L'area era un tempo una delle più importanti del mondo per quanto riguarda l'estrazione dello zolfo, oggi testimoniata dagli interessanti parchi minerari sparsi sul territorio, tra cui il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?enna--parco-minerario-di-floristella-grottacalda-" target="_blank" class="imCssLink">Parco minerario di Floristella-Grottacalda</a></i> è il più grande. Il gruppo montuoso è cosparso di laghi (tra cui spiccano per importanza il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-lago-di-pergusa-e-la-riserva--selva-pergusina-" target="_blank" class="imCssLink">Lago Pergusa</a></i>, che per la ricchissima fauna di uccelli è sede della prima Riserva Naturale speciale istituita in Sicilia, e il</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?lago-pozzillo-" target="_blank" class="imCssLink"> Lago Pozzillo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, il più esteso bacino artificiale dell'isola) e di riserve naturali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/montierei3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A causa della successione di rilievi accidentati, la popolazione e la densità abitativa sono entrambe ridotte; non più di 200.000 sono gli abitanti dell'area. Al suo interno, tuttavia, vi è la più grande città italiana posta sopra i 900 m d'altitudine e il capoluogo di provincia più alto d'Italia, Enna, dove si concentra circa un sesto della popolazione erea, e Piazza Armerina, con i suoi 697 metri sul livello del mare e i suoi 21 439 abitanti. La città più popolosa è <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?da-visitare-in-sicilia--caltagirone-la-citta-delle-ceramiche" target="_blank" class="imCssLink">Caltagirone</a>, con il municipio posto a 608 m s.l.m. e con una popolazione compresa tra i 35 000 e i 40 000 abitanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il gruppo montuoso è attraversato da un'autostrada, la A19 Palermo-Catania, da una ferrovia d'identica percorrenza. La maggior parte delle altre strade che attraversano la regione è ricca di tornanti, a causa dell'accidentalità del territorio, geologicamente instabile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il patrimonio naturalistico dei Monti Erei è uno dei meglio conservati e dei più ricchi dell'isola. Città d'arte sono </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?da-visitare-in-sicilia--caltagirone-la-citta-delle-ceramiche" target="_blank" class="imCssLink">Caltagirone</a></span><span class="fs14lh1-5">, </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--enna" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-sicilia--piazza-armerina-la-citta-dei-mosaici---enna-" target="_blank" class="imCssLink">Piazza Armerina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-di-sicilia--sperlinga" target="_blank" class="imCssLink">Sperlinga</a> e Nicosia; scavi archeologici di primaria importanza sono: la cittadella indigena ellenizzata di Morgantina con l'agorà e il teatro greco, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-della-villa-romana-del-casale---piazza-armerina-enna--" target="_blank" class="imCssLink">la Villa del Casale</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, patrimonio dell'umanità UNESCO per i suoi inestimabili mosaici romani, l'area archeologica romana di Centuripe col prestigioso museo archeologico. Ciò testimonia l'antichissimo insediamento dell'area geografica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/montierei4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i siti archeologici di primaria importanza si trovano:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cittadella indigena ellenizzata di Morgantina, con l’agorà e il teatro greco;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-della-villa-romana-del-casale---piazza-armerina-enna--" target="_blank" class="imCssLink">La Villa del Casale</a>, patrimonio dell’umanità UNESCO per i suoi inestimabili mosaici romani;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’area archeologica romana di Centuripe, con il prestigioso museo archeologico.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A causa della successione di rilievi accidentati, la popolazione e la densità abitativa sono entrambe ridotte. L’area ospita, tuttavia, alcune città d’arte di grande valore, tra cui Caltagirone, Enna, Piazza Armerina, Sperlinga e Nicosia. </span><span class="fs14lh1-5">Il patrimonio naturalistico dei Monti Erei è uno dei meglio conservati e dei più ricchi dell’isola. L’area ospita, infatti, numerosi siti di interesse geologico, paesaggistico e faunistico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dei Monti Erei</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/nS25Z5gZ0bw">https://youtu.be/nS25Z5gZ0bw</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 05 Jul 2025 05:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa vedere sull'Isola di Lampedusa - Belvedere Albero Sole]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000321"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Nord-Ovest di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isole-pelagie--lampedusa" target="_blank" class="imCssLink">Lampedusa</a> si trova il belvedere di Punta Albero Sole che è uno dei belvedere più belli di Lampedusa, offre una vista sul mare e tramonti da mozzare il fiato. "Albero Sole" o, come è definito dai locali "U Signuruzzu", è il nome del punto culminante di Lampedusa (133 m). Una piccola costruzione circolare custodisce un crocifisso ligneo. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/scogliovellalampedusa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alle spalle del muretto di pietra (fare attenzione perchè cela un'incredibile parete verticale), si gode di una vista impressionante sul Faraglione, chiamato anche Scoglio a Vela, e sulle falesie a strapiombo sul mare. Data l'altezza, per godere del panorama si consiglia di stendersi a terra in prossimità del bordo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/alberosolepunta2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Albero Sole è inoltre uno dei belvedere più spettacolari dell'isola, particolarmente suggestivo al tramonto. Da questo luogo si gode di una eccezionale vista sul Faraglione, chiamato anche Scoglio a Vela, e sulle falesie a strapiombo sul mare. Data l'altezza, per godere del panorama si consiglia di stendersi a terra in prossimità del bordo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sullo stesso percorso necessario per raggiungere Albero Sole, imboccando la strada semiasfaltata, si costeggia, sulla destra, una zona di rimboschimento della forestaleche conduce fino ad una piccola croce in ferro, dalla quale si scorge un promontorio che offre un'incantevole vista sullo Scoglio del Sacramento ed In lontananza, sulla sinistra, sull'isolotto di Lampione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/alberosolepunta3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Pura magia. Non servirebbe altro per spiegare quello che si prova durante un tramonto all’Albero Sole («a Ponente»), il punto più alto dell’isola con i suoi 133 metri. Avrai davanti tutta la maestosità del sole che si perde dietro l’orizzonte, il tutto in un contesto di pace assoluta (se ti allontani un po’ dal luogo deputato agli aperitivi).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/scogliovellalampedusafalesie.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le imponenti falesie a picco sul mare della costa nord ti faranno sentire parte di un’energia unica. Il più delle volte, eccetto nei giorni in cui il cielo è cupo per via dello scirocco, si vede chiaramente l’<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?sicilia--lampione-l-isola-degli-squali" target="_blank" class="imCssLink">isolotto di Lampione</a> che fa capolino mentre il sole va a dormire.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 05:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari nelle Egadi - LA GROTTA DEL GENOVESE, Isola di Levanzo, Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002DD"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La grotta del Genovese (Sicilia) si trova sull'isola di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isole-egadi--isola-di-levanzo" target="_blank" class="imCssLink">Levanzo</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, nelle </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">Egadi</a></i><span class="fs14lh1-5">, a nord ovest del piccolo centro abitato. La scoperta e la divulgazione dello straordinario patrimonio di raffigurazioni preistoriche, incisioni, pitture, figure umane e animali in uno scenario di grande suggestione paesaggistica, risale al 1949. La grotta documenta la cultura degli uomini del Paleolitico e del Neolitico; cacciatori, i cui riti propiziatori sono giunti fino ai nostri giorni sotto forma di arte rupestre che, ogni anno, attira appassionati e studiosi da tutto il mondo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottagenovese1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lungo la costa nord-occidentale dell'isola di Levanzo, la più piccola, ma non la meno incantevole delle Egadi, il navigante attento, sollevando gli occhi ad un altezza di circa trenta metri sulle alte e ripide pareti calcaree che gli si ergono di fronte, può scorgere la Grotta del Genovese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'antro di formazione carsica si affaccia su una piccola cala eponima, ed è contornato, venendone quasi nascosto, dalla vegetazione tipica della macchia mediterranea, posizionandosi in uno scenario di grande suggestione paesaggistica. La grotta del Genovese fu abitata dall'uomo in un intervallo di tempo tra i 10.000 e i 6.000 anni prima di Cristo. Attraverso l'analisi stratigrafica, è stato possibile effettuare una delle pochissime datazioni al carbonio-14 della preistoria siciliana, che ha indicato l'anno 9230 a.C. (epigravettiano evoluto): la presenza nella sequenza stratigrafica di un frammento calcareo di notevoli dimensioni, con un bovide inciso, di stile del tutto affine alle raffigurazioni parietali sulle pareti, ha permesso di ottenere questa datazione assoluta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottagenovese2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il carsismo ha conferito alla grotta una morfologia piuttosto articolata: essa è composta da un'ampia camera d'ingresso comunemente definita "antegrotta" dalla quale si accede, tramite uno stretto e basso cunicolo, ad una camera interna meno alta e più lunga, detta "retrogrotta".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'antegrotta conserva i resti di una fornace per la fabbricazione della calce risalente ad età tardo medievale. </span><span class="fs14lh1-5">Il retrogrotta, che al suo interno custodisce la più ricca eredità italiana di espressività figurata preistorica, era invece inesplorato. </span><span class="fs14lh1-5">La zona circostante il sito, infatti, era conosciuta dagli isolani come ottima postazione di caccia, ma nessuno era mai penetrato all'interno delle camere della grotta in quanto, per stanare i conigli, bastava introdurre i furetti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottagenovese3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come abbiamo detto. &nbsp;la scoperta e la divulgazione dello straordinario patrimonio di raffigurazioni parietali della camera interna risale al 1949, quando Francesca Minellono, una pittrice fiorentina che trascorreva un breve periodo di vacanza sull'isola, spinta dalla voglia di esplorare, entrò nell'angusto cunicolo trascinandosi sul ventre. </span><span class="fs14lh1-5">Del sorprendente rinvenimento furono nell'ordine informati il prof. Paolo Graziosi dell'Istituto di Paletnologia Umana dell'Università di Firenze, e la soprintendente per le antichità della Sicilia Occidentale Jole Bovio Marconi. </span><span class="fs14lh1-5">Non passò dunque troppo tempo perché a Levanzo si attivassero le prime ricerche a carattere scientifico: furono eseguite le riproduzioni su lucido delle rappresentazioni parietali, si effettuarono alcuni scavi stratigrafici, nonché una serie di esplorazioni archeologiche in molte grotte della stessa isola e della vicina Favignana.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottagenovese4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Grotta di Cala dei Genovesi, è il luogo di ritrovamento di uno degli esempi più rilevanti di arte parietale tardoglaciale dell’intero Mediterraneo, un complesso di arte rupestre paleolitica di notevole valore che la rende un piccolo “santuario”. Ritroviamo qui due cicli ben distinti, sia artisticamente che cronologicamente: uno inciso e l’altro dipinto. </span><span class="fs14lh1-5">Le incisioni raffigurano, oltre a diversi animali, alcune figure umane, sulle quali in particolare soffermeremo la nostra attenzione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottagenovese7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le incisioni riguardanti animali “colpiscono per la semplicità dell’esecuzione, […] ma sono tracciate con una linea abile, sicura e con perfette proporzioni dei corpi, […] rappresentati con vivacità d’espressione e grande varietà di atteggiamenti” (Tusa 1997). L’uro (Bos primigenius) è l’animale più rappresentato (13 esemplari), seguito da 12 esemplari di equidi e 8 cervidi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ai piedi della parete di fondo della grotta, in posizione isolata (forse volutamente), troviamo incise tre figure umane spersonalizzate – come spesso accade nelle rappresentazioni antropomorfe dell’arte paleolitica – ma accostate l’una all’altra in una posizione che fa pensare ad una scena di danza. Per l’imprecisione anatomica che le caratterizza e la scarsità di particolari anatomici esse possono ricordare le pitture antropomorfe della regione franco-cantabrica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La prima figura a sinistra, la più piccola, ha le braccia sollevate in una posizione che è stata interpretata come danzante o come orante; la testa, vista di profilo, sembra avere un becco. Le altre due figure (forse un uomo e una donna) hanno testa cuneiforme, come se indossassero un copricapo o una maschera, e non presentano lineamenti del volto; la figura centrale è la più massiccia, con il corpo marginato da una serie di segmenti, linee incise che partono dal collo (capelli?) e linee a formare una fascia all’altezza della cintura, a separare busto e gambe.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La figura alla destra del terzetto ha, come segni che la distinguono dall’altra, due linee che partono dalla testa, interpretabili forse come un nastro o una ciocca di capelli, e tre linee al braccio che fanno pensare a bracciali. Questa immagine, forse femminile, ha una forma sinuosa che il Graziosi trovò affine ad un altro antropomorfo – stavolta dipinto – anch’esso probabilmente di epoca paleolitica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Allo stesso ciclo (e datazione) delle incisioni antropomorfe sembra appartenere infatti anche una piccola figura dipinta in ocra rossa, isolata ma non lontana dalle figure graffite, nel tratto terminale della parete destra. Si tratta dell’unico soggetto dipinto in rosso all’interno della grotta e l’unico disegnato in stile naturalistico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottagenovese6.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il secondo gruppo si trova quasi al centro della parte terminale della grotta: si tratta della maggior parte di figure antropomorfe (una ventina), la più grande delle quali ha accanto a sé un cane. Sempre in questo insieme troviamo una decina di idoletti e quello che sembra essere un piccolo pesce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il terzo gruppo è sparso sul soffitto della grotta: antropomorfi e altri segni, tra cui una imbarcazione tracciata con le dita sulla roccia decalcificata. Vogliamo soffermare la nostra attenzione in particolare sulle immagini idoliformi di questo secondo ciclo, tra cui alcune del tipo cosiddetto “a violino” definite “di ascendenza cicladica” in quanto estremamente assomiglianti a idoletti di epoca coeva, provenienti dalle isole egee.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottagenovese5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli idoletti di Levanzo sono stati messi recentemente in correlazione con un gruppo di figurine in pietra ritrovate nei pressi di un altare del complesso funerario-templare ipogeico sottostante al circolo megalitico di Xaghra a Gozo (Malta).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“Le circostanze del rinvenimento hanno indotto gli scavatori a ritenere plausibile che le sei statuette fossero state racchiuse in un sacchetto di stoffa e riposte nei pressi dell’altare, laddove periodicamente servivano per la conduzione di particolari liturgie pre-inumazione, connesse al culto dei defunti di rango, espletato nell’ipogeo durante la fase di Tarxien (intorno al 3000 a.C.). In altre parole, gli idoletti costituivano il corredo di parafernalia liturgici di un addetto al culto che li teneva da conto in un sacchetto pronto all’uso” (Buccellato et al.).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli idoletti sono infatti della misura per essere impugnati e, per la loro forma, anche conficcabili al suolo o in oggetti con cavità. Liturgie con l’uso di “marionette” cultuali sembrano frequenti nella preistoria maltese.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 29 Jun 2025 06:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour del Liberty in Sicilia - Antico Stabilimento Balneare di Mondello. Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000031F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i luoghi iconici della città di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> andiamo a scoprire le origini e la storia dell’Antico stabilimento balneare di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?mondello,-la-spiaggia-di-palermo" target="_blank" class="imCssLink">Mondello</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, conosciuto da tutti i palermitani con il nome di Charleston e &nbsp;rappresenta una delle opere Liberty più belle d'Europa e uno degli elementi caratterizzanti del celebre panorama del golfo di Mondello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/stabilimentomondello1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La struttura è situata lungo la spiaggia del golfo di Mondello, la nota borgata palermitana situata a metà tra i caratteristici Monte Gallo e Monte Pellegrino che regalano un ulteriore fascino alla zona. Si tratta di un vera opera architettonica che insieme alla storia della borgata e agli splendidi panorami della zona ammalia migliaia di turisti e visitatori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/stabilimentomondello5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il progetto dell'edificio, situato su un'ampia piattaforma retta da piloni immersi nell'acqua, si deve all'architetto Rudolf Stualker, che lo aveva originariamente pensato per la città belga di Ostenda.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La realizzazione dello Stabilimento fu affidata all'impresa di Giovanni Rutelli, figlio del celebre scultore Mario Rutelli. Il risultato fu un'elegante costruzione decorata con volute, fregi, sculture e vetrate dai colori vivaci.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/stabilimentomondello2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il luogo scelto per realizzare la struttura, il lungomare di Mondello, era una palude malarica, con una spiaggia frequentata soltanto dai pescatori, che era stata bonificata nell'ultimo decennio dell'ottocento. Subito dopo l'intervento di bonifica, l'ingegnere milanese Luigi Scaglia, giunto a Palermo nel 1906 per seguire la Targa Florio, si innamorò di Mondello, e vedendo in esso qualcosa di ben più importante dei primi, precari, stabilimenti balneari estivi costruiti in legno, presentò al Comune di Palermo i suoi progetti (linee tranviarie che avrebbero collegato la città a Mondello, un quartiere residenziale di villini ed uno stabilimento balneare permanente), accompagnati da una nota, in cui entusiasticamente scrisse:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">«Il fine precipuo, o Signori, che si propone di raggiungere la Società che io ho l’onore di rappresentare, è quello di exploiter Mondello. Chi ha veduto una volta sola questo lembo di paradiso non può non chiedersi meravigliato come mai esso non sia il ritrovo quotidiano di quanti cercano nella visione del Bello ristoro e conforto. Nessun pittore ebbe mai nella sua tavolozza tanta varietà di verde quanto ne offre all’occhio estasiato l’immenso bosco di agrumi, di ulivi, di carrubbi che circonda, digradante al mare, il bel golfo turchino, specchiantesi in un cielo più turchino, chiuso tra il superbo monte Gallo e il nostro Pellegrino, sacro al poeta».»</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/stabilimentomondello3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br><div><span class="fs14lh1-5">A partire dalla sua inaugurazione nel 1913, lo stabilimento divenne un ritrovo molto popolare in città noto anche internazionalmente, tuttavia durante la seconda guerra mondiale la struttura fu occupata prima dall'esercito italiano, poi da quello tedesco e, in seguito, da quello alleato, subendo la perdita degli arredi e delle suppellettili originali.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Italia_-_Mondello_Lido_-1943-,_Palermo_-10485750876-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo stabilimento negli anni '40.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Contrariamente alle aspettative, l’amministrazione comunale, il 28 dicembre 1910, affidò la concessione per lo sfruttamento della zona costiera alla società belga "Les Tramways de Palerme" (oggi conosciuta come "Mondello Immobiliare Italo Belga S.A."), che realizzò una linea tranviaria che collegava il borgo di Mondello a Palermo, dotando l'area di rete elettrica e ponendo la basi per la costruzione di uno stabilimento balneare . Il progetto dello stabilimento, costituito da una struttura a palafitta protesa sul mare, caratterizzato da originali decorazioni policrome, arricchito da torrette e guglie, si tramanda fosse originariamente destinato ad un analogo edificio per la città belga di Ostenda. Fino agli ultimi anni, Il progetto dell'opera è stato attribuito a Rudolf Stualker, un presunto architetto o ingegnere, di nazionalità belga o austriaca, di cui non si hanno informazioni, né biografiche, né sulle sue altre opere. Nel 2020 una ricerca ha chiarito come il nome "Rudolf Stualker" derivi da una deformazione del nome di Rodolfo Stoelcker, un ingegnere strutturale italo-tedesco. Stoelcker molto probabilmente progettò o collaborò alla realizzazione delle fondazioni e delle altre strutture in calcestruzzo armato dello stabilimento. Ciò lascia aperta la questione dell'identità dell'autore del progetto architettonico dello stabilimento. Le fondazioni dell'edificio che poggiano su piloni di cemento sono state tra le prime e rilevanti opere in calcestruzzo armato realizzate a Palermo. La costruzione fu eseguita dall'impresa di Salvatore Rutelli, appartenente alla stessa famiglia dello scultore Mario Rutelli, insieme alla società Ferrobeton, che curò la realizzazione delle opere in calcestruzzo. Gli arredi interni furono invece progettati da Ernesto Basile e realizzati dalla fabbrica di Vittorio Ducrot.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/stabilimentomondello6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla fine degli anni 1960, l'interno dello stabilimento fu sede del ristorante Charleston, precedentemente situato nel centro storico di Palermo; mentre trent'anni dopo, quindi negli anni 1990 la struttura subì un intervento di ristrutturazione sotto la direzione dell'ingegnere Umberto Di Cristina mirato a ripristinare il carattere originario della struttura e delle sue decorazioni policrome, che si era via via perso negli anni che seguirono l'ultimo conflitto mondiale.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/ryMSgoTNOxw">https://youtu.be/ryMSgoTNOxw</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 05:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Marinari in Sicilia - MONGIOVE, Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000031E"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Mongiove è un piccolo borgo marinaro in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, sulla costa settentrionale della Sicilia, di fronte alle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">isole Eolie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, è protetto dal Monte Giove (o Mongiove per l’appunto) ed è situato nei pressi della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?riserva-naturale-orientata-laghetti-di-marinello--messina-" target="_blank" class="imCssLink">Riserva Naturale dei laghetti di Marinello</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> lungo la costa tirrenica nel golfo di Patti, in un’area ricca di ulivi e fichi d’india. Molto caratteristica della zona è la spiaggia di Mongiove con la presenza di grotte e faraglioni a breve distanza dalla riva. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/mongioveme1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quest'antica località di pescatori, con le sue spiagge e la vicinanza alla riserva naturale Laghetti di Marinello, offre un tuffo nella natura e nella storia. Tommaso Fazello, nel XVI secolo, e Edward Boid, nel XIX, evidenziarono l’esistenza di rovine di un tempio dedicato a Giove, suggerendo una ricchezza archeologica che ha lasciato tracce fino al Museo archeologico regionale Antonio Salinas di Palermo. La chiesa parrocchiale di Ognissanti e i ruderi della chiesa del Salvatore testimoniano l'importanza religiosa del luogo, mentre la Torre Sciacca ricorda il passato difensivo costiero. L’area è circondata da bellezze naturali, inclusi i suggestivi Laghetti di Marinello, che rendono Mongiove una meta di interesse per chi ama esplorare luoghi dove natura e storia si incontrano armoniosamente, offrendo spunti per diverse attività, dalla semplice passeggiata sulla spiaggia alla visita di siti di valore storico e naturale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/mongioveme2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia di Mongiove è una spiaggia molto estesa che si contradistingue &nbsp;dalle altre della zona per la presenza di sabbia, inoltre gode della spettacolare vista su grotte marine e faraglioni, che si ergono dal mare a pochi metri dalla battigia. Bellissimo è anche il mare che bagna l’arenile, particolarmente cristallino e trasparente nei giorni non ventosi. &nbsp;Le pareti a strapiombo di &nbsp;<strong><b>Monte Giove </b></strong>creano uno straordinario spettacolo naturale di grotte, faraglioni e calette. Raggiungibile solo via mare, questo tratto di costa compreso tra Patti e i laghetti di Marinello caratterizzato da una vegetazione tipicamente mediterranea, è l’ideale per escursioni in barca, canoe e pedalò.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/mongioveme4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Proprio sotto il monte, ma accessibili con qualche difficoltà, si trovano delle grotte di roccia bianca e delle spiaggette con tipica vegatazione mediterranea. La prima domenica del mese di agosto si ha la festa del paese con varie manifestazioni che dal pomeriggio si protaggono fino a tarda notte e culminano con i fuochi artificiali</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/0c_fDQxMRV4">https://youtu.be/0c_fDQxMRV4</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 06:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trekking Archeologico in Sicilia - AREA ARCHEOLOGICA DI SOFIANA, Mazzarino, Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000031D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Sud della strada provinciale per <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--mazzarino-la-perla-barocca-del-nisseno" target="_blank" class="imCssLink">Mazzarino</a>, splendido Borgo Barocco in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i>, in contrada Sofiana, si trovano i resti di antichi insediamenti umani che vanno dal VII- VI sec. a.C. fino all’epoca Federiciana. Si tratta del sito archeologico di SOFIANA, o PHILOSOPHIANA (toponimo ricavato dall’iscrizione PHIL SOF ritrovati in alcuni bolli laterizi d’epoca romana), che per la posizione geografica, la morfologia del territorio, la vicinanza con il fiume Nociara/Gela e i collegamenti con la </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-della-villa-romana-del-casale---piazza-armerina-enna--" target="_blank" class="imCssLink">Villa Romana del Casale</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, lo rendono particolarmente importante per le vicende storiche del centro Sicilia. Il sito venne alla luce agli inizi del ‘900, dopo il ritrovamento di una costruzione termale risalente al IV sec. a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/areaarchsofiana1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le prime tracce della presenza dell’uomo si fanno risalire al bronzo antico, documentata attraverso il rinvenimento di ceramica castellucciana. Il sito ha poi restituito materiale che ne conferma la continua esistenza dall’epoca arcaica (VI sec. a.C.). Il maggior splendore si ebbe nel periodo imperiale romano. Sul finire del III sec. d.C. subì una violenta distruzione. Durante il IV secolo d.C., nell’età di Costantino, il sito fu ricompreso all’interno di un enorme latifondo, esteso per oltre 1500 ettari a Est della foce del fiume Gela, e identificabile, in base al rinvenimento di numerosi bolli laterizi con iscrizioni PHIL SOPH, proprio con i praedia Philosophiana ricordati dalle fonti antiche. Proprietario dell’immensa estensione doveva certamente essere un illustre esponente dell’aristocrazia senatoria romana che proprio per ragioni politiche e fondiarie si era trasferito in Sicilia. In un articolo apparso nel quotidiano “La Repubblica” del 16 maggio 2009, parlando del sito di Filosofiana, Claudio Paterna scrive: “…Presto grandi personaggi vi installarono i loro praedium, come il probabile fondatore della villa del Casale, il console Ceionio Rufio Albino, detto il filosofo, come Nicomaco Flaviano, critico storico, secondo Biagio Pace; o come il missionario Epafrodito, il primo sacerdote dell´era cristiana in Sicilia – secondo lo storico Caruso – lo stesso che tra la piana di Gela e l’entroterra costruì le prime basiliche cristiane, stando alla tradizione. I resti della basilica, a poche centinaia di metri dalle terme di Filosofiana, pare siano le tracce più antiche di edificio cristiano nell’isola”. Il declino sopraggiunse con la conquista musulmana, anche se residue strutture murarie unite a pochi reperti mobili &nbsp;ne attestano una modesta sopravvivenza in età federiciana. Tra i tanti studi condotti sull’argomento, interessanti quelli dello studioso barrese Liborio Centonze, presenti nel volume “L’Entroterra e i Siculi” e, prima di lui, del dott. Angelo Ligotti, medico barrese appassionato studioso di archeologia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/areaarchsofiana2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Complesso Termale –A Nord Est dell’abitato un grande impianto termale costituito da una ventina di ambienti, alcuni dei quali pavimentati a mosaico, si sovrappose, nel IV secolo d.C., a un più modesto complesso di analoga destinazione sorto in età protoimperiale (I –II sec. d.C.). Numerose furono le aggiunte e le trasformazioni che il complesso subì nel corso del tempo, giungendo a ospitare un piccolo edificio di culto cristiano nel calidarium sul finire del IV secolo, e tre piccole fornaci bizantine per la produzione di coppi e ceramiche nel VI.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/areaarchsofiana3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Basilica con l’annessa Necropoli-L’aspetto attualeSofiana- resti basilica bizantinadella basilica è di una chiesa cristiana a tre navate, preceduta da un nartece (o vestibolo) e conclusa da un’abside semicircolare. Posta su una collinetta a Sud-Ovest dell’abitato, essa è il prodotto di quattro diverse fasi costruttive, ben scandite dalle diverse tecniche murarie adoperate per la loro realizzazione. Il nucleo più antico era una cella sepolcrale rettangolare dotata di abside, databile al IV secolo e probabilmente ispirata al tipo architettonico delle memoriae marthyrum, certo la sepoltura di un personaggio ragguardevole per meriti religiosi. Nel VI secolo, infatti, la cella fu ampliata con l’aggiunta di un’aula rettangolare, corrispondente all’attuale navata centrale. &nbsp;Al VII secolo risale l’aggiunta delle due navate laterali che inglobarono sia la cripta sia due tombe preesistenti, mentre a età medievale risale la costruzione del nartece (parte della basilica paleocristiana e bizantina riservata ai catecumeni e ai penitenti).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/abitato-romano-morgantina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal tardo I secolo a.C. sorgono diversi insediamenti rurali soprattutto nell’area a sud del sito; interessante il fatto che lo spazio pianeggiante a sud-est sembra mostrare una divisione degli appezzamenti modulare, coerente con l’orientamento della maglia stradale urbana, possibile segno di assegnazioni di terra al momento della fondazione. La città, sin dal momento iniziale, mostra segni di ricchezza; ma non sono stati individuati segni di attività amministrativa e politica, edifici pubblici: è probabile che tale attività si concentrasse fondamentalmente nelle coloniae. La continua occupazione fino al XIII secolo fornisce importanti dati. </span><span class="fs14lh1-5">Una domus gentilizia a peristilio si data, nell’impianto originario, tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C. Le terme risalgono al 320-330 e si sovrappongono a un precedente edificio termale, con diverso orientamento. La basilica tardoantica, con annessa necropoli, presenta diverse fasi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/areaarchsofiana4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La Necropoli Nord</span></div><div><span class="fs14lh1-5">È posta a Nord dell’abitato e rappresenta la più antica area cimiteriale di Sophiana, databile tra il II e il III sec. d.C e dunque ricollegabile alla fase medio-imperiale dell’insediamento.</span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le Necropoli Ovest ed Est</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Altre due aree funerarie sono state esplorate rispettivamente ad Ovest e a Est di Sophiana negli anni tra il 1954 e il 1961. Una ripresa delle indagini ha recentemente interessato la necropoli Est negli anni 1993- 1995. Si tratta &nbsp;per lo più di tombe a fossa rettangolare con rivestimenti vari di lastrine in pietra o con pareti &nbsp;in muratura talora intonacate.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Molte le sepolture di bambini e neonati per i quali veniva ancora utilizzato il seppellimento entro anfore o piccoli vasi già noto dall’età arcaica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le tombe cristiane erano ben individuabili dal ricorrente orientamento ad Ovest dei crani e dalla posizione delle braccia incrociate sul petto dei defunti. Notevole per la tipologia architettonica una tomba in muratura a doppia fossa rettangolare, con deposizioni plurime, rinvenuta nella necropoli Est e contenente al proprio interno ricchissimi corredi con ceramiche pregiate e con una coppia di orecchini in oro a pendente semilunato decorati a traforo e a punzone. Per la pregevolezza della tecnica e dei motivi decorativi (coppie di pavoni contrapposti) gli orecchini sono stati ritenuti il prodotto di officine costantinopolitane attive tra VI e VII secolo d.C. , importati in Sicilia da membri della corte bizantina.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/areaarchsofiana5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’abitato di Sofiana è in territorio del Comune di Mazzarino (CL); è stato inserito nel </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?area-archeologica-di-morgantina-la-pompei-di-sicilia" target="_blank" class="imCssLink">Parco archeologico di Morgantina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e della </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-della-villa-romana-del-casale---piazza-armerina-enna--" target="_blank" class="imCssLink">Villa Romana del Casale</a></i><span class="fs14lh1-5"> in modo da agevolare sia la ricerca scientifica sia la fruizione, in rapporto alla vicina Villa del Casale di Piazza Armerina. Scavi archeologici sono stati condotti tra il 1954 e il 1961 e dal 1986 in poi. Inizialmente si era pensato a un insediamento rurale a servizio della vicina grande villa di Piazza Armerina; le indagini degli ultimi anni hanno portato a capire che si si tratta di un centro urbano di nuova fondazione sorto in seguito al riassetto della Sicilia in età augustea. La strada Catania-Agrigento è la sola che non ripercorre viabilità precedente; collega Catania, una delle colonie di nuova istituzione, con Agrigento, che mantiene la sua importanza per l’età imperiale: è chiaro che la nuova arteria incide sull’assetto del territorio; Sofiana è esattamente a metà del nuovo tracciato viario.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Video dell' </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">AREA ARCHEOLOGICA DI SOFIANA</span></div><div class="imTACenter"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 22 Jun 2025 05:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Torri Costiere Siciliane- TORRE DI MEZZO, Santa Croce Camerina, Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000031B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Torre di Mezzo, nota anche come Torre di Pietro, si trova nel piccolo borgo di Torre di Mezzo, nel territorio del comune di Santa Croce Camerina in provincia di Ragusa sulla costa del Mediterraneo. E' una torre di difesa costiera contro attacchi barbareschi voluta dalla Deputazione del Regno di Sicilia nel 1600. Fu eretta su un promontorio che si trova a metà strada tra la torre Scalambri e la torre Vigliena, costruite nello stesso periodo e con le quali è in contatto visivo. Per questa ragione la torre è nota come "Torre di Mezzo".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/torredimezzorg1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Della torre, di base quadrata, oggi non rimangono che solo pochi ruderi. In prossimità della torre si estende la spiaggia omonima incastonata in una baia rocciosa che la mette al riparo dai venti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggia-torre-di-mezzo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fu fatta edificare dalla Deputazione del Regno di Sicilia, in compartecipazione con il secondo Marchese di Santa Croce Don Pietro IV Celestri, figlio di Giovanni Battista II Celestri, fondatore di Santa Croce Camerina, tra il mese di aprile 1600 ed il dicembre 1601 fu armata nel mese di giugno 1602 con un cannone fatto venire da Licata, inizialmente denominata "torre di Santa Croce" negli atti di inizio 600. Fu eretta su un promontorio che si trova a metà strada tra la torre Scalambri (ad est) e la torre Vigliena (ad ovest), costruite nello stesso periodo e con le quali è in contatto visivo; a ciò si deve la denominazione di torre di mezzo. Le torri facevano parte di un unico sistema di difesa costiero contro attacchi barbareschi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/torredimezzorg3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La torre era armata con due cannoni ed il suo terrazzo attrezzato con una campana in bronzo, utilizzata come avviso sonoro di sbarchi nemici. Il primo comandante della torre fu il maltese Juliano Martinez. Negli anni 1613/1614 la torre fu dotata di un bastione a mare, costruito da capimastri sciclitani appartenenti alla famiglia Bissi. Tale opera fu necessaria poiché la torre era stata costruita troppo vicina alla linea di costa e quindi sottoposta all'erosione dei marosi. Così come le altre torri vicine con cui era in collegamento, la Torre di Mezzo (al tempo conosciuta come torre di Santa Croce) ha subito nel corso degli anni numerosi attacchi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra gli svariati attacchi barbareschi che la torre dovette fronteggiare, quello maggiormente degno di nota si verificò nella primavera del 1750, quando otto sciabecchi provenienti da Biserta (Tunisia) presero terra nella vicina spiaggia di San Nicola.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dal drone</span></div></div><a href="https://youtu.be/1c1Apm7vJfk">https://youtu.be/1c1Apm7vJfk</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Jun 2025 06:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Naturalistici in Sicilia - RISERVA NATURALE SAMBUGHETTI - CAMPANITO  NICOSIA (ENNA)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000319"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La RISERVA NATURALE DEI MONTI CAMPANITO E SAMBUGHETTI è un'area naturale protetta situata nei comuni di Nicosia e Cerami in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Enna</a>, è sospesa tra </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Nebrodi</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">Madonie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, leggermente fuori asse rispetto alla lunga teoria di monti che dal palermitano corrono fino all’estrema punta nord-orientale della Sicilia, il Monte Sambughetti-Campanito è un vero e proprio paradiso nascosto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservacampanitoenna1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Tutto il massiccio del Campanito è caratterizzato da una serie di guglie molto suggestive, la più alta delle quali è la cima Sambughetti (1559 m slm). Tale massiccio rappresenta il proseguimento della catena appenninica sicula dei Nebrodi. Nelle porzioni più sommitali si incontra la faggeta, bosco fitto quasi impenetrabile, l’albero europeo per eccellenza che viva da circa quattromila anni. La zona forse più spettacolare del Campanito è rappresentata da alcuni laghetti di montagna, posti a circa 1300 m s.l.m. che si presentano in una veste affascinante capace di cambiare totalmente aspetto durante le stagioni. Nelle loro acque vivono la lenticchia d’acqua, il potamogeto e il ranuncolo d’acqua. La riserva è habitat naturale di rettili, anfibi e uccelli come poiane, gheppi e nibbi reali.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservacampanitoenna2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Tutelato da una Riserva Naturale Orientata sin dal 2000, quest’area custodisce alcune delle zone umide d’alta quota più importanti della Sicilia. </span><span class="cf1">Posizione geografica ed orografia fanno di questo massiccio un vero e proprio condensatore naturale: l’aria umida che risale dal Tirreno condensa in nubi e viene scaricata al suolo sotto forma di piogge o neve sui versanti della montagna.</span></span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">La geologia del terreno poi, caratterizzata da argille e arenarie quarzose (essenzialmente rocce poco permeabili), fa sì che le acque meteoriche si accumulino in vallette e depressioni, dando vita ad</span><span class="cf1"> </span></span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5 cf1">una grande quantità di laghetti e stagni d’alta quota</span><span class="fs14lh1-5 cf1">.</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservacampanitoenna3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">L’acqua del Sambughetti del resto ha abbeverato per secoli gli abitanti delle vicine Nicosia e Sperlinga, mentre la sua neve, stipata dai nevaroli nelle neviere, ha contribuito ad alimentare per decenni il commercio del ghiaccio in tutta la Sicilia. </span></span><span class="fs14lh1-5 cf1">Per godere appieno della straordinaria bellezza di questo angolo di Sicilia</span><span class="fs14lh1-5 cf1">, conviene lasciare la macchina nei pressi di un cancello della Forestale, presso la ventosa Sella del Contrasto (1107 m).</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La riserva presenta un`ampia varietà di ambienti, quali il Bosco della Giumenta, la Sughereta di Monte Coniglio, &nbsp;i "tre laghetti del Campanito”, nonché i pascoli di C/da S. Martino.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In merito alla flora, nella parte alta della riserva è presente il faggio, mentre scendendo verso le quote più basse si osserva il cerro, la roverella, l`acero oppio e il castagno; nella zona dei laghetti troviamo il salice rosso, i pioppi neri, i pioppi tremuli, la menta d`acqua, il giunco comune e il salice pedicellato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservacampanitoenna5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">I tre laghetti del Campanito sono invasi naturali che si sono creati in corrispondenza di una contropendenza argillosa; il più grande di essi, posto a m. 1257 slm, presenta un diametro di circa m 100 ed una profondità di m 3-4, è posto a valle dell’omonimo monte ed è dominato dalla bella mole rocciosa della Rocca Campanito. </span><span class="fs14lh1-5">In estate i laghetti si ricoprono del verde della lenticchia d’acqua e delle fioriture di ranuncolo e di potamogeton, mentre in inverno la superficie ghiaccia creando un paesaggio dai toni tipicamente alpini.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservacampanitoenna8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La presenza dell`uomo e la secolare transumanza è documentata dai resti della trazzera regia che attraversava l`area di monte Coniglio-Sugarita, e dalla "Grotta dei Nivaruli" roccione scavato a mano, per ottenere una calda abitazione per &nbsp;gli uomini che salivano sulla montagna per la raccolta della neve; accanto alla grotta si possono osservare i grandi cerchi di pietrame che un tempo servivano per coprire i cumuli di neve che in estate avrebbero garantito la provvista di ghiaccio ai paesi a valle: si tratta delle cosiddette "Fosse della neve", che testimoniano l`antico lavoro invernale dei raccoglitori di neve, prima fase della filiera dei gelati siciliani.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservacampanitoenna6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sulla cima di Rocca Campanito, col tramite di una scala intagliata nella quarzarenite, si accede ai resti di una antica postazione militare per il controllo dell`area, di probabile costruzione araba o addirittura bizantina. </span><span class="fs14lh1-5">Sotto il Monte Campanito, nell`area di "Piano della chiesa", ci sono i resti di un acquedotto medievale, un abbeveratoio del 1790 e una casetta di filtro per le acque che vanno verso la città. Sul torrente Calogno si osservano invece abitazioni trogloditiche, anche a più vani e a più piani.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tutta la zona della riserva è particolarmente ricca di funghi che richiama raccoglitori sia professionisti che improvvisati. </span><span class="fs14lh1-5">In questi ambienti vive anche una fauna ricca di specie: la testuggine palustre siciliana, diversi anfibi, la biscia, la martora, il gatto selvatico, il picchio rosso maggiore, la poiana, falchi ed altro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video della Riserva</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/xT55mnRw4EY">https://youtu.be/xT55mnRw4EY</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 06:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[LE MERAVIGLIE DELLA COSTA SIRACUSANA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000318"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una storia lunghissima che ha lasciato numerose tracce sul territorio, una cultura fatta di tradizioni e sapori irresistibili e una natura ricca di fascino rendono la costa siracusana un autentico paradiso bagnato da acque limpide e dalle mille sfumature tutte sa scoprire esplorando gli angoli più belli del litorale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/costasiracusa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Terra di miti e di grande raffinatezza </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i> fu una città veramente importante nell’antichità, in grado di rivaleggiare con Atene, Taranto e Roma. Persino quando giunsero i romani, non ebbero il coraggio di saccheggiarla, tanto era splendida. Nel cuore della “Sicilia greca”, Siracusa sa ammaliare grazie al fascino delle sue rovine, autentici capolavori dell’antichità, e alla magia di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isola-di-ortigia---siracusa--" target="_blank" class="imCssLink">Ortigia</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, su cui i secoli dalla Grecia al Barocco si sono sovrapposti. A sud si sviluppa una costa frastagliata, con numerose aree umide, residuo di una natura incontaminata, spiagge accattivanti, splendide scogliere e deliziosi borghi marinari.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/costasiracusa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proprio sull'angolo più meridionale d'Italia, lungo la costa sud orientale dell'isola, si estende il magnifico litorale della <a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Siracusa</a>, uno stupendo susseguirsi di spiagge paradisiache e lidi da sogno dove l'azzurro trasparente del mare lambisce sabbia soffice o magnifiche rocce. Chi desidera scoprirli tutti può esplorare la costa e soffermarsi sugli arenili e le calette più affascinanti e ammirare i tanti volti differenti di questa incantevole provincia. Rimanendo nel comune di Siracusa, ad esempio, si può trascorrere una piacevole giornata all'Arenella, godendo di tutti i servizi di attrezzati stabilimenti balneari mentre si prende la tintarella sdraiati sulla sabbia fine e chiara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/costasiracusa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spingendosi fino ad </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?cittadine-siciliane--augusta-e-il-suo-castello-svevo--siracusa-" target="_blank" class="imCssLink">Augusta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, invece, a circa 40 chilometri a nord del capoluogo, si scopre la spiaggia di Agnone, con la sua sabbia scura e grossa, costeggiata di eucalipti e bagnata da un mare azzurro e pulito. A sud di Siracusa, invece, la penisola della Maddalena regala coste alte e frastagliate, con pittoresche grotte e calette e rocce che si tuffano nel mare cristallino dai fondali sorprendenti, ideali per le immersioni, tutelati dall'<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?area-marina-del-plemmirio-a-siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Area Marina Protetta del Plemmirio</a>. Rocce e sabbia si fondono, invece, nel selvaggio arenile di Punta Asparano, un suggestivo susseguirsi di calette punteggiate di palme nane lambite da acque in cui scorgere magnifiche praterie di Posidonia. Non bisogna allontanarsi molto da Siracusa, invece, per scoprire le vivaci atmosfere della spiaggia di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?localita-balneari-in-sicilia---fontane-bianche---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Fontane Bianche</a>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/costasiracusa5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A soli 15 chilometri dal capoluogo, infatti, si estende un arenile costellato di scogli e ricoperto di sabbia chiara racchiuso tra un mare dalle sfumature cobalto e un allegro alternarsi di locali che accolgono tutta la movida della provincia. Tra Siracusa e <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?cittadine-siciliane-sul-mare--avola---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Avola</a> si trova un'altra delle località balneari più rinomate della zona. Si tratta di Contrada Gallina, con le sue bellissime spiagge della Marchesa e della Gallina, un caratteristico cordone di dune racchiuse tra scogli e formazioni rocciose che celano spettacolari grotte ed archi naturali. E' considerata una delle più belle d'Italia la spiaggia di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?mare-e-spiagge-in-sicilia--calamosche---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Calamosche</a>. Qui, tra l'oasi faunistica di Vendicari e gli scavi archeologici di Eloro, si respirano pace e tranquillità e si riscopre il vero contatto con la natura incontaminata, lontano dal caos e dai locali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/costasiracusa6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella zona della Riserva Naturale di Vendicari, tra <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">Noto</a> e <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-da-visitare-in-sicilia--pachino---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Pachino</a>, si estende, invece, la spiaggia di Vendicari, caratterizzata da una suggestiva alternanza di coste rocciose, sabbiose e macchia mediterranea. Gli acquitrini di Pantano Piccolo, Pantano Grande, Pantano Roveto, Pantano Sichilli e Pantano Scirbia creano scenari unici e accolgono una fauna incredibilmente ricca e variegata. Poco lontano, a soltanto un chilometro a nord della spiaggia di Calamosche, la bellissima spiaggia do' Iancu a Noto, nei pressi delle vestigia dell'antica città greca di Eloro, raggiungibile attraverso un pittoresco sentiero, regala atmosfere tranquille e appartate ed una splendida sabbia dorata bagnata da un mare azzurro e trasparente. Da non perdere, infine, il pittoresco borgo di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-di-pescatori-in-sicilia--marzamemi---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Marzamemi</a> con la caratteristica spiaggia di San Lorenzo, la spiaggia delle Formiche, a Portopalo di Capo Passero e, di fronte, la magnifica spiaggia di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?luoghi-segreti-in-sicilia--isola-delle-correnti" target="_blank" class="imCssLink">Isola delle Correnti</a> che emerge poco a largo della costa alla quale è collegata da una striscia di pietra artificiale.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 06:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Località Balneari in Sicilia - SANTA TECLA, Acireale, Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000030C"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Località balneare del comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borgi-siciliani--acireale--ct-" target="_blank" class="imCssLink">Acireale</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Santa Tecla si trova a 22 km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-da-visitare--catania-" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, lungo la costa della Sicilia orientale. È costituita da un meraviglioso litorale caratterizzato da scogli e calette da cui potersi tuffare in un bellissimo mare limpido e azzurro. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/santatecla1A.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La piccola spiaggetta di ghiaia nera, attrezzata con uno stabilimento balneare, può rivelarsi un’alternativa agli scogli che predominano lungo la costa di Santa Tecla. È un borgo marinaro esteso tra agrumeti, ai piedi di un selvaggio costone di macchia mediterranea, di ulivi e mandorli. Sono proprio i rigogliosi giardini di agrumi che circondano Santa Tecla a far sì che al litorale di Acireale fosse attribuito il titolo di </span><strong class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?itinerari-costieri-in-sicilia---la-riviera-dei-limoni" target="_blank" class="imCssLink">Riviera dei Limoni</a></strong><span class="fs14lh1-5">. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/santatecla2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le prime notizie storiche di Santa Tecla come borgo risalgono all'inizio del X secolo ed esattamente al 902, quando, secondo lo storico arabo Nwwayuri, vi sbarcarono gli Arabi provenienti da Taormina. Ciò dimostra che l'esistenza del borgo è anteriore a quella di Aquilia (l'attuale Acireale). datata approssimativamente nel XIV secolo. </span><span class="fs14lh1-5">A causa delle scorrerie dei corsari turchi, che dal XVI secolo ivi "sogliono continoamente dare di terra et là rifrescarsi di tutte le vettovaglie" (Camillo Camilliani: "Descrizione delle torri marittime del Regno, 1584), il borgo venne dotato di una garitta di guardia, ancora esistente, costruita sulla punta dello scoglio dell'Apa. L'incursione più nota e meglio documentata (Vincenzo Raciti Romeo: "Aci nel secolo XVI, 1896) è quella del pirata Luccialì. che proprio lì sbarcò il 3 maggio 1582 al comando di sette galee e ben trecento pirati. </span><span class="fs14lh1-5">Il toponimo deriva proprio da una chiesetta ivi costruita in epoca normanna (1061-1194), dedicata proprio a Santa Tecla, che appartenne fino al '600 ai Benedettini di Catania. In tal senso il toponimo "Sciant Tagla" può essere la traduzione di "Santa Tecla" in lingua araba fatta da Al Idrisi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/santatecla3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Borgo, di cui si ha notizia a partire dal XIII secolo, si trova ai piedi della riserva naturale della Timpa, un basso promontorio di rocce vulcaniche stratificate che cinge l’entroterra acese e racconta della vicinanza all’Etna. La posizione offre una vista mozzafiato sul territorio, in un alternanza cromatica di impervie rocce nere, verdi faglie dalla fitta vegetazione e un incantevole affaccio sul mare blu. Così arroccata sugli scogli, Santa Tecla si scorge dal mare grazie alla garitta di guardia dello Scalo Pennisi, una piccola torre a pianta quadrata sormontata da una copertura piramidale, eretta nel XVI secolo per difendere il nucleo abitato dalle scorrerie dei pirati. Il piccolo centro residenziale, caratterizzato da una manciata di strette stradine, è abitato prevalentemente da pescatori e si anima durante la stagione estiva, pur mantenendo il suo carattere di autenticità. Santa Tecla richiama ogni anno un gran numero di fedeli e turisti giunti qui per visitare il Santuario, un luogo di culto unico e surreale situato all’aperto, all’interno di un grazioso giardino, e consacrato alla Madonna di Fatima.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/santatecla4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La costa rocciosa e lavica di Santa Tecla ricorda ancora la vicinanza del vulcano Etna e offre un paesaggio mozzafiato, soprattutto nei pressi della garitta di guardia del XVI secolo, costruita su di uno scoglio presso lo Scalo Pennisi. </span><span class="fs14lh1-5">Precisamente, questo bellissimo borgo marinaro è circondato da bellezze: ad ovest, è adiacente alla rigogliosa e selvaggia Timpa “Falconiera”, oggi un parco naturale protetto, mentre a est si estende lungo la costa del Mar Ionio, caratterizzata da una solida e maestosa scogliera di roccia vulcanica. Questa zona costiera si curva in una ampia insenatura conosciuta come il Golfo di Santa Tecla, citato nelle antiche mappe come “Sinus S. Theclae.”</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/santateclacibo.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Santa Tecla si assapora la bontà della cucina catanese, ricca di sapori e profumi mediterranei. Un’armoniosa varietà che porta in tavola la freschezza, dall’antipasto al dolce. Impossibile non assaggiare gli arancini, la caponata, la pasta alla Norma o alla “carrettiera”, piatti originari di questa parte di Sicilia. Tra le altre specialità, ogni tesoro proveniente dal mare e, tra i dolci, i cannoli e la gelateria.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/Gm7HMF8D4GA">https://youtu.be/Gm7HMF8D4GA</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Jun 2025 06:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare Spiagge in Sicilia - CALA PARADISO, Licata, Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000317"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cala Paradiso, una delle spiagge più straordinarie che la Sicilia custodisce. Il nome fa già da presentazione. E in effetti quello che regala questa spiaggia sono tante emozioni. Angolo nascosto della costa licatese, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, è forse proprio grazie a questo motivo che conserva gran parte della sua bellezza naturale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/calaparadiso1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una cala incastonata tra le più rinomate spiagge di Torre San Nicola e La Rocca; giungervi non è affatto semplice, occorre conoscere il luogo e una volta lasciati i mezzi intraprendere una bella passeggiata fino alla spiaggia. Il panorama si rivela incantevole sin da subito grazie alla conformazione della spiaggia. Dall’alto infatti si domina il paesaggio, giunti poi in spiaggia sarà l’acqua cristallina ad accogliervi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/calaparadiso2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Totalmente assenti i lidi, Cala Paradiso è fortemente consigliata per chi vuole vivere il mare nel suo stato quasi naturale. </span><span class="fs14lh1-5">Una spiaggia composta prevalentemente da sabbia, non eccessivamente grande ma in grado di accogliere le persone che mediamente si recano qui per una giornata di mare, un po’ di scogli si trovano ai lati della spiaggia. </span><span class="fs14lh1-5">La Spiaggia Cala Paradiso a Licata è uno dei tratti di costa più belli dell’intero territorio siciliano. La Cala Paradiso è una caletta naturale, al centro della quale si estende una piccola spiaggia di sabbia dorata. La spiaggia è circondata da alti promontori rocciosi che rendono le sue acque sempre calme.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La acque che bagnano la cala sono sempre limpide ed è pertanto possibile ammirare le bellezze dei suoi fondali marini. L'area è infatti consigliata per gli appassionati di snorkeling.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/calaparadiso3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un angolo di paradiso terrestre, capace di regalare emozioni uniche. Già dall'alto lo sguardo si apre a un panorama mozzafiato, man mano che si scende la sabbia dorata e l'acqua cristallina del suo mare vi faranno innamorare. </span><span class="fs14lh1-5">Poco affollata, è una delle spiagge ideali per chi desidera trascorrere qualche ora al mare in totale relax, lontano dal caos quotidiano. Una lingua di sabbia nascosta tra due costoni rocciosi, per raggiungerla bisogna fare qualche sacrificio ma (ve lo assicuriamo) ne vale assolutamente la pena. Il mare è sempre limpido e cristallino tanto da poterne ammirare il fondale ricco di flora e fauna. Non a caso è molto amata dagli appassionati di snorkeling o anche anche da chi è solito concedersi una lunga nuotata rilassante.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/calaparadiso4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cala Paradiso si trova a 8 chilometri da Licata. Uno dei percorsi meno difficili è quello di raggiungerla dalla Strada Provinciale 67 (San Michele), proseguire fino a Torre San Nicola, poi giunti alla rotonda, seguite le indicazioni per Mollarella–Poliscia. Girate a destra prima di imboccare la strada che costeggia il canalone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo alcune centinaia di metri incontrate un bivio: da qui seguite la strada che sale a sinistra, direzione lido Cala del Re e proseguite oltre il parcheggio del lido per alcune decine di metri. A questo punto potete parcheggiare l'auto e proseguite a piedi in direzione mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non ci sono lidi o bar nelle vicinanze, quindi, se decidete di andarci vi consigliamo di attrezzarvi di tutto punto.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Jun 2025 11:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cittadine sul Mare in Sicilia - CASTELLAMMARE DEL GOLFO , Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000314"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castellammare del Golfo sorge in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capuluoghi-siciliani--trapani" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, sulla costa occidentale Siciliana. Affacciata sul Golfo di Trapani e bagnata da un mare da sogno è una delle mete più ambite, l’ideale per chi desidera coniugare mare, natura, storia, cultura e buon cibo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellamaredelgolfo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vista dall’alto somiglia ad un’aquila adagiata sul mare le cui ali sono le insenature di Petrolo e Marina, con in mezzo il tratto di terra che termina con il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?castelli-di-sicilia--castello-arabo-normanno-di-castellammare-del-golfo" target="_blank" class="imCssLink">Castello Arabo Normanno</a></i>. Il mare di Castellammare è sicuramente l’attrattiva maggiore, con la vicina </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?risarva-naturale-orientata-dello-zingaro" target="_blank" class="imCssLink">Riserva dello Zingaro</a></span><span class="fs14lh1-5"> e la spettacolare </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-marinari-siciliani--scopello-e-i-suoi-faraglioni--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Tonnara di Scopello</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, ma c’è ancora molto altro: chiese, palazzi intrisi di storia, viuzze misteriose ed un Castello magico che pare ancorato al porto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellamaredelgolfo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Nata come porto commerciale dell’antica <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-di-segesta" class="imCssLink">Segesta</a>, continuò ad esserlo per i fenici e poi per i &nbsp;romani, ma anche se la sua storia affonda le radici nella Sicilia più antica, Castellammare, oggi, è una città giovane e dall’atmosfera frizzante, soprattutto in estate. Lasciatevi coinvolgere dalla movida che si svolge a due passi dal mare, tra ristoranti e locali notturni, pub e caffè, musica e profumo di salsedine.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellamaredelgolfo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una visita a Castellammare del Golfo non può non iniziare dal Castello Arabo-Normanno che dà il nome alla cittadina. Il contrasto tra l’azzurro intenso del mare e questo edificio imponente nella sua semplicità è davvero suggestivo: la mole del castello domina tutto il paesaggio. Eretta dagli arabi nel X secolo su rovine di edifici preesistenti, questa costruzione difensiva che si erge a picco sul mare fu successivamente ampliata da svevi e normanni. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi le sale del castello ospitano il complesso museale “La Memoria del Mediterraneo“, che comprende quattro esposizioni permanenti: Museo dell’acqua e dei mulini Museo delle attività produttive Museo archeologico Museo delle attività marinare </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellamaredelgolfo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un altro importante edificio oggi a uso civile è Palazzo Crociferi, costruito nel Seicento come convento dei Padri Crociferi per volontà della principessa Francesca Balsamo di Roccafiorita. Oggi è sede del municipio e nel suo chiostro vengono organizzati eventi e rassegne di cinema all’aperto. Camminando lungo via Garibaldi potrete notare alcune fosse granaie di origine normanna, rinvenute nel 2013 durante lavori di scavo per le tubature del gas. Usate per conservare il grano, le fosse di Castellammare del Golfo risalgono probabilmente al XIV secolo; hanno un diametro alla base di dieci metri e una profondità di nove metri. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellamaredelgolfo5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le costruzioni che maggiormente caratterizzano il territorio di Castellammare del Golfo e dintorni sono i bagli, nuclei abitativi fortificati di epoca araba all’interno dei quali vivevano i proprietari terrieri e i loro contadini. Ancora oggi queste costruzioni si possono ammirare nelle zone di tradizione agricola, anche se purtroppo molti di questi sono in stato di abbandono.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le Chiese </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il fervore religioso degli abitanti di Castellammare del Golfo, tipico di un po’ tutta la Sicilia, ci ha lasciato in eredità splendidi esempi di architettura. Vi segnaliamo tre chiese di Castellammare, ciascuna con una sua peculiarità: Chiesa Madre: nel centro della vecchia Castellammare si trova la chiesa dedicata alla Vergine SS. del Soccorso, costruita nel Settecento su progetto di Giuseppe Mariani. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellamaredelgolfo6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La facciata è semplice e slanciata; l’interno è caratterizzato da linee armoniche. Chiesa della Madonna della Scala: questo piccolo luogo di culto sulla parete prospiciente il porto deve il suo nome alla conformazione del terreno che degrada dolcemente verso il mare. L’evento miracoloso in seguito al quale fu costruita questa piccola chiesa viene ricordato l’8 settembre di ogni anno con una festa sacra e una processione. Chiesetta Santa Maria del Rosario: una chiesa piccola e semplice non distante dal castello. La sua semplicità è “strategica”: aveva infatti lo scopo di preservare l’edifico sacro dalle razzie dei pirati. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellamaredelgolfo8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il territorio di Castellammare è particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico, caratterizzato da una costa bassa e aperta ad est ed alta e frastagliata ad ovest su cui svettano una serie di rilievi montuosi. Uno dei picchi più alti del complesso dei Monti di Castellammare del Golfo è Monte Inici, dove si possono osservare le niviere, caratteristiche cavità artificiali un tempo usate per la conservazione del ghiaccio, e numerose grotte scavate dall’azione combinata delle acque sulfuree e di quelle piovane. La zona è un vero paradiso per gli amanti di natura ed escursionismo, grazie all’integrità ancora pressoché totale dell’ambiente naturale, ma altrettanto interessante è l’entroterra, con le sue campagne e le zone coltivate a vitigni. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellamaredelgolfo7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Infine le Spiagge di Castellammare del Golfo sono Il principale motivo di interesse che attira i turisti a Castellammare del Golfo sono naturalmente le sue splendide spiagge: in questo tratto della provincia trapanese la costa alterna spiagge di sabbia finissima a tratti rocciosi e frastagliati, con numerose cale, spiaggette e insenature. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La vista d’insieme è davvero suggestiva, ma molti tesori nascosti vi attendono visitando il borgo storico e le località nei dintorni. Costruitevi un vostro itinerario a tema: magari un percorso cittadino alla scoperta della storia secolare di Castellammare o un itinerario naturalistico dalla montagna alla costa. Potrete riposarvi dalle escursioni naturalistiche o culturali con un tuffo in trasparentissime acque azzurre o gustando l’ottima cucina siciliana con un buon piatto di pesce o un saporito couscous in un delizioso ristorantino tipico. Con tutte queste attrazioni, non stupisce davvero che un piccolo paese di 15000 abitanti un tempo dediti alla pesca oggi possa vivere essenzialmente di turismo. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/oqm4mDSAu5k">https://youtu.be/oqm4mDSAu5k</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 08 Jun 2025 06:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerario ARABO-NORMANNO - Cattedrale di Cefalù  - inno alla bellezza arabo-normanna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000316"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Situato nel cuore della cittadina siciliana, il Duomo di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--cefalu--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">Cefalù</a></b></i><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--cefalu--palermo-" target="_blank" class="imCssLink"> </a></b></span>si raggiunge tramite una breve passeggiata a piedi partendo dalla spiaggia del Porto Vecchio, passando attraverso la celebre</span></span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Porta Marina</span><span class="imTALeft fs14lh1-5">. &nbsp;</span><span class="fs14lh1-5">Simbolo della città e tappa imperdibile per chiunque visiti Cefalù, la Basilica della Trasfigurazione – meglio nota come Duomo o Cattedrale di Cefalù – è un inno alla bellezza che resiste al tempo, alle guerre e alla modernità, poiché conserva le tracce dell’influenza Arabo-Normanna sull’isola. </span><span class="fs14lh1-5">Dichiarata Patrimonio Unesco dal 2015, sorge nel cuore del centro storico, nell’omonima piazza, innalzandosi in tutta la sua imponenza contro la Rocca di Cefalù che si staglia alle sue spalle. Incorniciata da due possenti torri, l’opera fu commissionata dal primo Re di Sicilia, Ruggero II, nel 1131 e consacrata quasi un secolo e mezzo dopo (1267). </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_CEFALU.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo stile romanico normanno che la caratterizza e che la rende la più bella testimonianza di quel tempo è visibile non solo all’esterno, nelle sue due possenti torri laterali arabeggianti, ma soprattutto all’interno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Superata la breve scalinata che separa la piazza dal Duomo di Cefalù e lo spettacolare sagrato a terrazzo, un portico del Quattrocento composto da tre archi con volte a crociera fa da apripista alla facciata, anticipata dalla Porta Regum e da un portale marmoreo finemente decorato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_CEFALU4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’interno della Cattedrale di Cefalù è a croce latina, diviso in tre navate sorrette da colonne in granito imponenti e solenni. È l’abside centrale però il punto in cui arte, storia e stupore si mescolano consacrando il Duomo come uno dei più incredibili esempi di architettura religiosa medio-orientale in Sicilia. </span><span class="fs14lh1-5">Questa è infatti rivestita da preziosi mosaici bizantini, che si estendono per circa 600 m², eseguiti per mano di maestri di Costantinopoli e realizzati tra il 1148 e il 1166. Quella del Cristo Pantocratore è la figura dominante, che si staglia solenne nel catino dell’abside, seguita dalla Madonna in preghiera affiancata dai quattro arcangeli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedrale_CEFALU1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutto intorno, un tripudio di santi, apostoli, simbologie religiose ed elementi vegetali stilizzati affollano l’abside centrale, il presbiterio e la volta del coro della Cattedrale di Cefalù, lasciando a bocca aperta chiunque vi metta piede.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Distogliere lo sguardo da questo splendore è difficile, ma basta volgerlo a sinistra per scorgere il chiostro a pianta rettangolare risalente al XII secolo, riportato alla luce soltanto di recente dopo un attento restauro. </span><span class="fs14lh1-5">Della struttura originale se ne conserva solo una piccola parte, in cui sono visibili un ciclo di capitelli riccamente decorati sormontati da colonnine binate risalenti al periodo medievale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedrale_CEFALU2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La storia della Cattedrale di Cefalù</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltre alla bellezza della sua architettura, particolare e caratteristica è la storia che si cela dietro l’edificazione della Cattedrale di Cefalù. Secondo una leggenda, infatti, pare che la chiesa sia frutto di un voto sacro e solenne.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La leggenda narra che la Cattedrale di Cefalù fu realizzata dal Re Ruggero II d’Altavilla come simbolo di riconoscenza nei confronti del Santissimo Salvatore, dopo essere scampato alla morte durante un naufragio. </span><span class="fs14lh1-5">Mentre si trovava in preda alla tempesta scoppiata nel corso del suo viaggio da Salerno a Palermo, infatti, il re fece voto al Signore promettendo la costruzione di un tempio in suo onore se egli avesse aiutato lui e il suo equipaggio a raggiungere la terraferma sani e salvi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Concessa questa grazia, Ruggero II ordinò la costruzione della Cattedrale non appena approdò a Cefalù, nel punto in cui oggi sorge il simbolo della città. La prima pietra fu posata il 7 giugno 1131, giorno della Pentecoste, con una cerimonia solenne a cui parteciparono la diocesi di Cefalù e la nobiltà siciliana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedrale_CEFALU3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In realtà, nei documenti storici non vi è alcuna traccia di questa promessa e le motivazioni che spinsero il re a ordinare l’edificazione del Duomo sono meno romantiche ed evocative. Esistono infatti alcuni diplomi in mano alla chiesa in cui si afferma che Ruggero II costruì la Cattedrale in memoria del padre Ruggero primo re di Sicilia, della madre regina Adelasia, come segno di redenzione del suoi peccati e come luogo di conforto per i viandanti e i poveri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel corso degli anni la struttura originale fu modificata diverse volte e ricostruita in seguito ai bombardamenti. Le prima versione infatti prevedeva anche un mausoleo e due sarcofagi pensati per accogliere la spoglie del Re e quelle di sua moglie, poi però rimossi e utilizzati da Federico II.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al suo interno, resistono invece immutati in tutto il loro splendore i preziosi mosaici bizantini realizzati dai maestri di Costantinopoli nel 1145, il fonte battesimale ricavato da un blocco di pietra lumachella, una Madonna di Domenico Gagini (XVI sec.) e un Crocifisso ligneo intagliato (1468).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/-ISK4rXL_mc">https://youtu.be/-ISK4rXL_mc</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 05 Jun 2025 06:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi delle Isole Eolie - MALFA, Isola di Salina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000315"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Malfa è situata nella costa settentrionale dell’isola di <i><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?arcipelago-eoliano--isola-di-salina" target="_blank" class="imCssLink">SALINA</a></b></i>, ed è un delizioso borgo, caratterizzato da abitazioni dal colore bianco, sparpagliate lungo il pendio che digrada verso il mare. Il Borgo si trova nella parte settentrionale dell'isola di Salina, alle pendici del <b><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?itinerari-naturalistici-nelle-eolie---riserva-naturale-le-montagne-delle-felci-e-dei-porri--salina----sicilia" target="_blank" class="imCssLink">Monte dei Porri</a></i></b> e del Monte Rivi. È una zona fitta di vegetazione, composta di eucalipti, eucalipti rossi, acacie, ontani, olmi, pini, lecci, castagni, felci e molti altri. Su un piccolo altopiano, con sbocco al mare, è situato il nucleo abitativo principale. </span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/malfa2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Malfa è una borgata affascinante, in cui le stradine che si districano per tutta l’area incorniciano edifici storici di grande valore culturale e artistico. Tra questi spicca la chiesa di Sant’Anna, costruita nel Settecento e arricchita, al suo interno, da dipinti e sculture; caratteristica è la chiesetta di San Pietro, raggiungibile solo attraverso una vecchia stradina scoscesa e pavimentata con pietre squadrate antiche. Le abitazioni, dal caratteristico colore bianco, sono sparpagliate lungo un ripido pendio che scivola verso il mare. Nel paesino si trovano una piccola spiaggia di ciottoli con massi lavici e un piccolo porto detto Scario Galera, parzialmente riparato ed agibile a imbarcazioni di poco pescaggio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/chesamalfa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Nella piazza principale si trova la chiesa di Sant’Anna, risalente al Settecento, il suo interno ospita numerosi dipinti e sculture: la Natività della Vergine del 1742, la Madonna del Rosario del XIX sec., la Madonna della Guardia del XX sec., la scultura in legno raffigurante il Sacro Cuore del 1925, la scultura di Sant’Anna con Vergine e Bambino del XX sec e un’ultima scultura con l’effige di San Giuseppe con Gesù. </span><span class="fs14lh1-5">La zona adiacente è ricca di locali e negozietti, il pavimento dello piazza è decorato da una rosa dei venti che allude al legame tra queste isole e i venti che le padroneggiano.</span></div></div><div><div><span class="fs14lh1-5">L’origine del nome è incerta: stando ad alcuni racconti, Malfa deriva dal termine arabo “marfa”, che significa porto, mentre per altri sarebbe da attribuire agli abitanti della Repubblica Marinara di Amalfi, che nel XII secolo si stabilirono sull’isola.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/malfaporto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Potete fare una bella passeggiata lungo la Via Roma che è il corso di Malfa e soffermarvi nei negozietti che troverete lungo la strada e acquistare un ricordino della vostra vacanza magari delle tipiche ceramiche con disegnato il fiore del cappero.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da visitare il porto di Scalo Galera, il porto fu distrutto con una violenta mareggiata il 31 dicembre del 1979, dopo tutti questi anni oggi &nbsp;finalmente il porto verrà ricostruito. Il posto è molto caratteristico e pittoresco se volete potrete farvi anche un tuffo e la mattina aspettare i pescatori che rientrano e compravi del pesce appena pescato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/malfapuntascario.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Non potete non venire a Malfa e non andare a farvi un bagno allo Scario, la spiaggia di Punta Scario è molto suggestiva, incastonata in vecchi magazzini di pescatori e nella roccia, è la spiaggia piu’ bella dell’isola a detta di molti e tra le piu’ belle dell’arcipelago.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un altra cosa da visitare è la chiesa di San Lorenzo nella parte alta del paesino, chiesa del patrono che si festeggia il 10 agosto appunto il giorno di San Lorenzo con una caratteristica festa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Vi consigliamo di visitare anche la Biblioteca Comunale &nbsp;di Malfa che si trova in via Fontana, dove vengono organizzate sempre tante mostre e presentati vari libri.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Vicino alla Biblioteca Comunale di Malfa potrete visitare il Museo dell’Emigrazione dedicato all’emigrazione eoliana in Australia e negli Stati Uniti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Museo dell’emigrazione al suo interno raccoglie tantissimi documentari, fotografie e filmini che mostrano le cause del fenomeno migratorio di fine Ottocento degli eoliani. Gli abiti ingialliti, le pagine dei registri ingialliti con i nomi degli emigranti ancora leggibili e le foto delle massicce partenze che si verificarono in quegli anni. Per molti l’Australia dove oggi vivono tantissimi eoliani viene considerata l’ottava isola dell’arcipelago eoliano.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/malfasalinacopvideo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Malfa ha conosciuto in questi ultimi anni una forte crescita turistica. Attorniata da vigneti ricchi di preziosa uva malvasia, catarratto, inzolia, corinto, nerello mascalese, Malfa con l’ospitalità dei suoi abitanti e l’accoglienza dei suoi resort, alberghi, boutique, b&amp;b, case vacanze, ristoranti e bar riesce a soddisfare le diverse esigenze dei turisti che presto si innamorano del paese e della sua piazza centrale con la rosa dei venti. </span><span class="fs14lh1-5">Nella terra della Malvasia quindi non potete non fare un tour per le cantine che si trovano a Malfa, dove potrete acquistare il nettare degli Dei fare una degustazione.</span></div></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/pollara-malfa-salina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">La vicina frazione di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--pollara--il-gioiello-di-salina" target="_blank" class="imCssLink">Pollara</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> sorge sui resti di un antico cratere parzialmente sprofondato, lasciando come testimonianza della sua esistenza un faraglione che dal mare, come un imponente “guardiano”, custodisce segreti millenari. Il paese sorge attorno alla &nbsp;</span></span><em class="fs14lh1-5"><span class="cf1">chiesa patronale di Sant’Onofrio, </span></em><span class="fs14lh1-5 cf1">edificata nel 1853, dove è custodita la statua dell’Immacolata di Sant’Onofrio, alcuni dipinti offerti alla Madonna e il pavimento originario.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1">Guarda il Video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/gH6IEEZPsP4">https://youtu.be/gH6IEEZPsP4</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 03 Jun 2025 06:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour e Trekking Archeologico in Sicilia - La Necropoli di Realmese - Calascibetta, Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000311"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La necropoli di Realmese &nbsp;è una bellissima area aercheologica lungo le scoscese pendici di Cozzo S. Giuseppe, è situata a circa 3 km dal centro abitato di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani-da-visitare--calascibetta--enna-" target="_blank" class="imCssLink">Calascibetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Enna</a>. </span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/necropolirealmenseenna1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Necropoli Pantalicana di Realmese è di età protostorica arcaica, risale all’IX e al VI sec. a.C. ed è caratterizzata da 288 tombe a grotticella del tipo Pantalicano. Gli scavi archeologici, eseguiti sotto la direzione di Luigi Bernabò Brea tra il 1949 e il 1950, hanno portato alla luce numerosi reperti costituiti prevalentemente da ceramiche varie, coltellini a fiamma, gioielli e monili oltre a corredi miniaturizzati oggi esposti presso il Museo Varisano di Enna, e principalmente nel Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di Siracusa. </span><span class="fs14lh1-5">Dal 2013 la Necropoli è stata inclusa nell’itinerario di un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale di Roma, Camminare nella storia, Italia rupestre, “Reliquie rupestri nelle trazzere di Calascibetta”. Vicino la necropoli infine è stato realizzato un parco che abbraccia l’intera area archeologica.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/necropolirealmenseenna2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'utilizzo della Necropoli di Realmese copre un periodo esteso, suddiviso in due fasi principali: la prima di etá protostorica (dal IX al VII secolo a.C.), la seconda di etá arcaica (VII e VI secolo a.C.). Tracce dell'uso del sito in epoca bizantina sono state individuate all'interno di una tomba a camera dell'etá del bronzo (XI- inizi VIII secolo a.C.). Tale sepoltura presenta una pianta quadrangolare con copertura interna piana. Al suo interno, sulla parete destra, si apre una grande nicchia, mentre a sinistra una panchina é stata intagliata nella roccia, per cui si ritiene che in etá bizantina la tomba fosse utilizzata come abitazione. I reperti costituiti da ceramiche varie, coltellini a fiamma, anelli digitali, orecchini e fibule, nonchè di corredi miniaturizzati si trovano esposti in parte nel Museo Archeologico Palazzo Varisano di Enna, mentre la parte piú consistente si trova esposta insieme a una foto del sito durante i lavori di scavo eseguiti tra il 1949 ed il 1950, sotto la guida di Luigi Bernabó Brea, nel Museo Regionale Paolo Orsi di Siracusa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/necropolirealmenseenna3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'area era in passato percorsa da piccoli torrenti le cui acque, un tempo abbondanti, hanno lasciato traccia nella lussureggiante vegetazione che attualmente interessa la zona. Sul versante meridionale del rilievo si addensa un gruppo consistente di tombe a grotticella artificiale che costituiscono il nucleo centrale della necropoli, la quale si estende anche sugli altri versanti del colle, benché con un numero più esiguo di sepolture. Allo stato attuale delle ricerche, non si conosce lesatta posizione dellabitato pertinente alla necropoli, che sembrava andasse ricercato sulla sommità del vicino Cozzo S. Giuseppe, in una posizione dominante. Tuttavia le esigue tracce di frequentazione individuate in questarea lasciano ancora aperta la questione della probabile ubicazione di un villaggio che - a giudicare dallampiezza della necropoli di cui si serviva - doveva certamente essere molto esteso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/necropolirealmenseenna4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come abbiamo detto, l' utilizzo della necropoli di Realmese copre un periodo alquanto esteso, di cui è stata proposta una suddivisione in due fasi principali: la prima, di età protostorica (dalla metà del IX sec. alla prima metà del VII sec. a.C.), è seguita da una seconda di età arcaica (metà del VII sec. secondo quarto VI sec. a.C.). La manomissione delle sepolture avvenuta nel corso dei secoli, ha reso alquanto difficile, nella gran parte dei casi, lindividuazione del rituale funerario. Tuttavia è stato possibile evidenziare la netta prevalenza di sepolture a inumazione collettiva, di tradizione indigena. La maggior parte delle tombe, generalmente di ridotte dimensioni e di forma circolare, presenta la volta convessa tipica delle tombe a forno, ma sono documentati anche soffitti piani. Tracce della frequentazione del sito in epoca bizantina e romana sono state individuate, rispettivamente, allinterno di una tomba a camera del Bronzo Finale, riutilizzata come abitazione, e in due silos per derrate alimentari scavati nel banco roccioso e individuati nel vicino Cozzo S. Giuseppe. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/necropolirealmenseenna5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Queste evidenze, testimoniano una volta di più la straordinaria continuità insediativa di questarea, le cui prime tracce di frequentazione umana potrebbero risalire alleneolitico, se non addirittura al neolitico, dato il giacimento preistorico scoperto sul fondo della valletta mentre si stavano portando a termine le campagne di scavo, e che ha restituito numerosi frammenti ceramici dellorizzonte culturale di Serraferlicchio, e altri più antichi che sembrano appartenere alla facies stentinelliana.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/QdpBy5wI06Q">https://youtu.be/QdpBy5wI06Q</a>]]></description>
			<pubDate>Wed, 28 May 2025 05:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Spiagge in Sicilia - Le Spiagge di Pozzallo, Ragusa, Sicily]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000310"><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-sul-mare-in-sicilia--pozzallo" target="_blank" class="imCssLink">Pozzallo</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> è una cittadina situata sulla costa sud-orientale della</span><b class="fs14lh1-5"> <a href="https://www.sicilytourist.com" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></b><span class="fs14lh1-5">, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, nota per le sue spiagge di sabbia dorata e il mare cristallino. Dunque, se stai cercando una località balneare per le tue vacanze estive, Pozzallo rappresenterà senza dubbio un’opzione ideale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiagge-a-pozzallo-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tipologia di spiaggia è di sabbia fine e dorata di tipo africano, con servizi lido e spiaggia prevalentemente libera, il mare, bandiera blu dal 2002, si presenta con bassi fondali sabbiosi, fattore molto importante per le famiglie con bambini piccoli, inoltre un’altra caratterista non meno importante è rappresenta dall’insenatura portuale che permette di riparare il mare dalla corrente dal vento di ponente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiagge-a-pozzallo-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ecco una guida alle migliori spiagge della zona:</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Spiaggia di Pietre Nere</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/pietrenerepozzallo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Spiaggia di Pietre Nere è una delle più belle di Pozzallo. Qui potrai godere di un mare cristallino e di una soffice distesa di sabbia dorata. La spiaggia è lunga soltanto 1,5 km, ma offre ugualmente numerosi servizi come, ad esempio, il noleggio di ombrelloni e lettini, ma anche bar e ristoranti nei quali rifocillarsi e prendersi una pausa dal caldo. </span><span class="fs14lh1-5">Questo luogo è facilmente raggiungibile a piedi dal centro di Pozzallo ed è davvero perfetto per praticare molti sport acquatici diversi, tra cui rientrano il windsurf e il kitesurf, complici i venti costanti che soffiano sulla costa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inoltre, anche gli amanti della natura avranno la possibilità di rilassarsi con una passeggiata, ammirando il paesaggio circostante e le scogliere che si stagliano sul mare. Tuttavia, se sceglierai questa meta e avrai la fortuna dalla tua parte, qui potresti avvistare alcune delle specie di uccelli migratori che popolano la zona. Infine, ricordati che la spiaggia in questione è particolarmente affollata durante l’estate, nonostante rimanga sempre un luogo perfetto per godersi il relax e le bellezze paesaggistiche siciliane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Spiaggia Raganzino</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiagge-a-pozzallo-2.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Spiaggia di Raganzino è la scelta ideale se vuoi trascorrere una giornata indimenticabile a Pozzallo. Con i suoi 2 km di lunghezza, è leggermente più grande della precedente, ma per questo non meno affascinante. Ti stupirà subito la bellezza del mare cristallino e della sabbia dorata, ma troverai molte altre sorprese in serbo per te. Infatti, sulla spiaggia potrai noleggiare ombrelloni e lettini, senza dover pensare a nulla, ma non mancheranno nemmeno i bar e i ristoranti, nei quali potrai gustare un pasto o un drink rinfrescante. Oltretutto, se stai soggiornando a Pozzallo, non puoi perderti la comodità di raggiungere a piedi questa bellissima spiaggia dalla città. Che aspetti? Prenota subito il tuo posto sulla spiaggia di Raganzino!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs14lh1-5">Spiaggia di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-marinari-in-sicilia-santa-maria-del-focallo-ispica-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Santa Maria del Focallo</a></i></span></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanfocallo1.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia di Santa Maria del Focallo è un vero paradiso per gli amanti del mare e del sole! Con la sua lunghezza di 7 km, è una delle spiagge più belle e ampie di Pozzallo. Ma non è tutto: ci sono numerosi servizi a disposizione, come ristoranti e bar che offrono piatti prelibati locali e internazionali. E se sei in cerca di relax, non c’è niente di meglio che noleggiare un ombrellone e un lettino e goderti il panorama in totale comfort. La spiaggia è facilmente raggiungibile anche con i mezzi pubblici, quindi non avrai nessuna scusa per non vivere questa esperienza davvero unica!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Spiaggia di Maganuco</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiagge-a-pozzallo-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Spiaggia di Maganuco è un autentico tesoro di Pozzallo che ti farà sentire completamente immerso nella bellezza della natura. Qui potrai respirare un’atmosfera serena e rilassante che ti farà dimenticare i problemi della vita quotidiana. Le acque cristalline renderanno la tua giornata al mare indimenticabile. La spiaggia si estende per circa 2 km e offre tutti i servizi di cui hai bisogno, come bar e ristoranti per assaggiare i sapori locali e noleggio di ombrelloni e lettini per goderti il sole in tutta comodità. Inoltre, se sei un amante della natura e vuoi vivere un’esperienza diversa, perché non raggiungere la spiaggia in bicicletta? Potrai goderti una piacevole passeggiata lungo la costa e scoprire angoli nascosti che altrimenti non avresti notato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs14lh1-5">Spiaggia di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?da-visitare-in-sicilia--torre-cabrera---pozzallo,-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Torre Cabrera</a></i></span></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiagge-a-pozzallo-5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scegliere di trascorrere una giornata sulla spiaggia di Torre Cabrera significa immergersi in un’esperienza unica sulla costa di Pozzallo. Questa meraviglia si trova nei pressi della storica Torre Cabrera risalente XVI secolo ed è un luogo ideale per godere di momenti di relax al sole. Inoltre, la spiaggia è facilmente raggiungibile sia in auto che in bicicletta, offrendo una piacevole esperienza di viaggio con vista panoramica lungo la costa di Pozzallo. </span><span class="fs14lh1-5">Scegliere la Spiaggia di Torre Cabrera significa regalarsi una giornata all’insegna del relax, della natura e del buon cibo locale, immersi in un’atmosfera tranquilla e rilassante che difficilmente dimenticherai.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 25 May 2025 05:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borgate Balneari in Sicilia - LIDO DI NOTO - Noto, Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000030F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lido di Noto è una frazione marinara del comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">Noto</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, da cui dista circa 5 km. Possiede una spiaggia di fine sabbia dorata e, nel periodo estivo, diventa la meta di villeggiatura di turisti e netini. La borgata, fondata nel 1928, è ricca di stabilimenti balneari. Nel corso degli anni si è accresciuta di numerose villette così come di infrastrutture turistiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/lidodinoto1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E' indicata anche come Noto Marina o Marina di Noto e fa &nbsp;parte della provincia di Siracusa, è qui che conviene andare al mare se si alloggia a Noto, situata qualche chilometro nell’entroterra. E’ una località che d’inverno conta poco più di 300 abitanti, ma che d’estate si riempie di vacanzieri e villeggianti, pronti a sfruttare le trasparenti acque del sud-est della Sicilia, per godersi al massimo giornate di relax in spiaggia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lidodinoto2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La località è dotata di tutti i servizi, tra cui minimarket, bar e ristoranti. Sul lungomare di Lido di Noto è piacevole passeggiare alla sera, fermandosi in uno dei numerosi locali per bere qualcosa. Ogni estate viene poi programmato un ricco calendario di eventi e appuntamenti per intrattenere i numerosi turisti che scelgono di alloggiare qui.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Venendo da Noto, la prima spiaggia che troviamo è quella di Scoglio Bianco; poi la spiaggia principale, Lidi di Noto appunto, che costeggia il Lungomare Jonio ed infine Helios e Eloro, Il lungomare fiancheggiato da palme è un bel posto per una passeggiata con splendide viste sul Mar Ionio. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lido di Noto offre tutto ciò di cui una famiglia ha bisogno per una vacanza all’insegna del relax e della comodità. Ci sono diversi supermercati, bar, ristoranti e pizzerie. Il lungomare Ionio, con i suoi numerosi locali, di sera accende la movida di questa porzione di riviera netina!<br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lidodinotospiaggia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia di Lido di Noto La spiaggia di Noto Marina, lunga più di un chilometro e divisa in due da un piccolo promontorio, è distante 8 chilometri da Noto, ed è dotata di una bella sabbia fine e chiara, con diverse aree attrezzate e stabilimenti balneari dove prendere a noleggio lettino e ombrellone. Non mancano i servizi quali bar e ristoranti, oltre a campi da calcetto e da tennis. I servizi sono completati da docce, noleggio imbarcazioni e soprattutto un’ampia zona parcheggio gratuita. L’acqua, come del resto in tutta la Sicilia, è limpida e trasparente, con fondali che degradano leggermente: ciò la rende adatta alle famiglie con bambini, ma anche ai ragazzi e ai giovani che amano giocare in acqua a calcio o a pallavolo. La spiaggia di Lido di Noto è stata insignita del prestigioso riconoscimento “Cinque vele” di Legambiente. Chi preferisce la spiaggia libera può comunque apprezzare Lido di Noto, in quanto alcune aree non sono attrezzate, ed è quindi possibile piantare il proprio ombrellone, o stendere il proprio lettino, in completa libertà. </span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/I1PnZP6C6Uk">https://youtu.be/I1PnZP6C6Uk</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 22 May 2025 05:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Costieri in Sicilia - LA RIVIERA DEI LIMONI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000030D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riviera dei limoni è stata sempre denominata la costa di Acireale che per tradizione da diversi decenni è conosciuta per la coltivazione dei limoni. Diverse sono le frazioni di Acireale, alcune a monte, altre poste sulla costa. La scogliera, con antichissime lave risalenti a diversi secoli fa, i basalti caratteristici della zona, rappresentano un ambiente naturale incantevole, su cui domina il promontorio della Timpa, rigoglioso habitat naturale ricco di &nbsp;flora e fauna. Un paesaggio incantevole, tra il mare e l'Etna. Un contesto naturale, circondato da rigogliosi giardini di limone, trae origine dalle dominazioni Romane, Arabe, Normanne.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riviera-dei-limonicop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Assaporare lentamente la meta scelta per la vacanza, muovendosi in bici o, meglio ancora, a piedi. Se questo è il vostro ideale di viaggio, allora la prossima destinazione è decisa: si tratta della<b> Riviera dei limoni</b>, lungo la costa orientale della Sicilia. Ecco le tappe</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-marinari-siciliani--aci-trezza---il-borgo-nativo-di-polifemo--" target="_blank" class="imCssLink">Acitrezza</a></i></b><span class="fs14lh1-5">: Il borgo marinaro si trova a poca distanza da Catania. È un luogo incantevole, immortalato da Verga sul suo libro I Malavoglia. C’è un posto, in particolare, dove la bellezza della natura incontra il fascino della leggenda: i Faraglioni dei Ciclopi.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?localita-riviera-dei-ciclopi---aci-castello---catania" target="_blank" class="imCssLink">Aci Castello</a></i></b><span class="fs14lh1-5">: Potrebbe essere considerato il paese in riva al mare per eccellenza. La semplicità di Aci Castello cela una storia molto antica, come dimostrano (tra le altre cose) il castello di Aci e la necropoli greco-ellenistica.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borgi-siciliani--acireale--ct-" target="_blank" class="imCssLink">Acireale</a></i></b><span class="fs14lh1-5">: Benvenuti nella capitale del barocco siciliano: se siete degli appassionati di arte e di architettura, vi innamorerete di Acireale. Passando dalla cultura alla natura, nei pressi di Acireale si trova uno dei più preziosi gioielli naturalisti della Sicilia: la Timpa.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--riposto,-catania" target="_blank" class="imCssLink">Riposto</a></i></b><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--riposto,-catania" target="_blank" class="imCssLink">:</a></i></span> Il suo nomignolo è “porto dell’Etna”, per il gran numero di imbarcazioni che si fermavano qui per fare carico di vino. Oggi Riposto è un borgo marinaro che ha conservato intatta la sua atmosfera tranquilla.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Randazzo. È un’antica cittadina medievale. Al suo interno è possibile trovare i resti di tre quartieri molto diversi, testimonianza di quanto sia antico questo centro abitato: sono il quartiere greco, il quartiere latino e, infine, il quartiere longobardo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Giardini Naxos</b></span><span class="fs14lh1-5">: La prima colonia greca in Sicilia è anche un posto incantevole da visitare. Soprattutto in virtù delle sue spiagge.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Taormina:</b></span><span class="fs14lh1-5"> È il punto di arrivo di questo itinerario in 7 tappe per scoprire la Riviera dei limoni. Taormina può essere visitata in un giorno: la spiaggia di Isola Bella, il teatro greco, il Duomo. E non è un caso se questa cittadina è considerata uno dei posti più belli della Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 May 2025 06:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da Visitare - SICULIANA, Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000030B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Borgo di Siculiana è situato in Sicilia e fa parte della provincia di Agrigento. Le sue origini risalgono agli arabi che costruirono il castello di Qal'at - Sugul, distrutto dai Normanni alla fine del secolo XI. Nel 1310, il castello fu ricostruito da Federico Chiaromonte, barone di Siculiana. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">A chi viene da Agrigento (19 km separano i due centri), la cittadina appare a ridosso del fianco orientale di una collina, a monte del nastro stradale. Si tratta di un insediamento di origine araba, sebbene le fonti storiche confermino la sua esistenza soltanto a partire dal XV secolo, quando si sviluppò attorno al castello medievale.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/siculiana2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'origine del nome del paese viene ricondotta al suo porto naturale sul fiume navigabile Canne, che rendeva sicuri gli scali. Questo meritò alla zona l'appellativo latino di Siculi Janua, cioè Porta della Sicilia. Siculiana è nota anche per la presenza del "Caricatore", ossia il porto specializzato nel commercio del grano, conosciuto anche come "Herbesso" in età romano-punica, intorno al XVI secolo come "Cola-Cortina" e più tardi semplicemente come "il Caricatore di Siculiana".</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/siculian3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Secondo Cluverio Siculiana fu sostruita nel sito in cui sorgeva una volta la città di Cena, della quale fa cenno Padre Massa nell'opera Delle città della Sicilia non più esistenti. Ma altrove lo stesso Cluverio afferma che Siculiana sorse sulle rovine dell'antica Camico, residenza di Cocalo re dei sicani presso il quale riparò Dedalo fuggendo da Creta. Questi per gratitudine verso il re ospitale costruì la città di Camico sopra il vertice di una rupe. Dopo Cluverio molti altri studiosi hanno identificato Camico con Siculiana , dove si riteneva che la montagna Dele sia come una mutilazione del nome Dedaloe dove essi mettono in relazione Camico con un casale di nome Camisia sito sul pendio del monte Fagoma e sulle cui rovine l' esistenza di una necropoli preistorica sembra attestare l' antichità dell' abitato. Il castello di Chiaromonte, invece, che già preesisteva alla fondazione del borgo, fu costruito da Federico Chiaromonte intorno al 1300 sulle rovine del castello arabo di Kalat Sugul, citato tra gli undici castelli che resistettero agli assalti del re Ruggero il Normanno e che fu raso al suolo dopo la resa di Girgenti. La signoria del castello rimase a lungo ai discendenti dei Chiaromonte. Il centro abitato di Siculiana, invece, fu fondato nel 1425 circa e fu feudo con titolo di baronia della famiglia Bonanno dei principi di Cattolica. </span></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/siculiana5.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Area di scambi commerciali fin dai tempi più remoti, Siculiana, come abbiamo detto, &nbsp;fu fondata agli inizi del XIV secolo dalla famiglia dei Chiaramonte, il cui Castello, assieme alla vicina Chiesa Madre, ancora dominano il paese. Siculiana è nota come la Città degli Sposi poichè è considerata un luogo portafortuna per le cerimonie nuziali in virtù di una antica tradizione legata alla proficua unione, nel 1311, fra Costanza, unica figlia di Federico di Chiaramonte, e Brancaleone Doria, nobile genovese, divenuto poi Governatore di Sardegna. La Chiesa Madre o Santuario del SS. Crocifisso, di epoca barocca, custodisce un Crocifisso nero festeggiato solennemente nei primi di giorni di maggio. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/siculiana4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tradizione vuole che intorno al 1600 questo crocifisso fosse diretto a Burgio ma durante una sosta nei pressi del Castello di Siculiana, un cieco, toccando la cassa contenente la statua, riacquisì la vista. Dopo questo miracolo i siculianesi provarono a tenersi il crocifisso e l’ottennero dopo aver vinto una sfida con gli abitanti della città di Burgio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/MeTe_Museo-9.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vicino al Castello di Siculiana si trova anche il MeTe, Museo della Memoria e del Territorio: un vivace presidio storico-culturale della comunità nel quale potrete ammirare antichi utensili di lavoro, fotografie d’epoca, vari cimeli del medico garibaldino Giuseppe Basile, e partecipare anche ad intriganti escursioni nei dintorni: forse sorgeva qui l’antica Erbesso, la leggendaria città-granaio di Akragas. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/siculiana6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All'insediamento collinare fa da contrappunto, sulla costa, quello di Siculiana Marina, sviluppatasi in tempi recenti e che si trova a </span><span class="fs14lh1-5">pochi chilometri dal Borgo. L</span><span class="fs14lh1-5">a spiaggia di Siculiana Marina, è &nbsp;tra i più belli e incontaminati </span><span class="fs14lh1-5">litorali </span><span class="fs14lh1-5">di tutto il meridione d'Italia dove una natura selvaggia si specchia in un mare di cristallo. </span><span class="fs14lh1-5">Sempre nel territorio di Siculiana ricade la Riserva Naturale di Torre Salsa – gestita dal WWF - che preserva una delle aree più belle e selvagge della costa agrigentina, qui nidificano le tartarughe.Il suo litorale si estende per circa 6 Km ed è un'alternarsi di falesie, dune e immense e solitarie spiagge.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/siculiana7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A ridosso della falesia vi sono dei terrazzi naturali dove si é sviluppato il paesaggio agrario. Questi terrazzi, ben modellati, sono incisi da alcuni torrenti molto ramificati e profondi, come il torrente Cannicella e il torrente Eremita, che sfociano in mare costruendo incantevoli scorci scenografici. Attorno a questi terrazzi, da un lato la falesia e il mare e, dall'altro il paesaggio più impervio e montuoso che culmina nelle vette di Monte Stella con un versante a strapiombo sul mare, di Monte Cupolone sulla cui sommità si vedono segni delle cave di materiali inerti ormai in abbandono da anni e di Monte Eremita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra monte dell'Eremita e il promontorio della Salsa - dove spicca il rudere della Torre Salsa - si scorge un'ampia depressione caratterizzata dalla presenza del torrente Salso detto "Pantano"</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><b>Guarda il Video del Borgo</b></span></div><div class="imTACenter"><br></div></div><a href="https://youtu.be/Xm_3Se1HnN8">https://youtu.be/Xm_3Se1HnN8</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 18 May 2025 06:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Spiaggie da Sogno in Sicilia - CALA DEL BUE MARINO, Favignana, Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000033D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cala del Bue Marino è uno dei punti di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isola-di-favignana/" target="_blank" class="imCssLink">Favignana</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> più apprezzato, caratterizzata dalla suggestiva architettura delle cave di tufo, che conferisce a questa scogliera un aspetto unico unito a fondali splendidi e profondi, ideale per gli amanti dei tuffi e dello snorkelng. La cala prende il nome dalla foca monaca che un tempo risiedeva nella zona. Il contrasto tra il bianco della cava e l’azzurro del mare è stupefacente! La discesa a mare è favorita dalla presenza di scivoli scavati nella roccia dall’uomo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/calabuemarinofavignana1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono rimasti ben visibili molti segni dell'antica estrazione, si possono ammirare diversi scivoli di pietra che venivano usati per caricare i blocchi di tufo sugli schifazzi. La Cala si trova inoltre in una zona dove estraevano il tufo, che ora sono diventati ottimi ripari dal sole per i turisti, in mare potrete visitare numerose gallerie. Il nome <i>“Bue Marino”</i> deriva dalla presenza storica delle foche, in particolare della specie della foca monaca. Questa cala è ideale per i tuffi e particolarmente adatta quando il vento soffia da ponente, anche se meno consigliabile per famiglie con bambini piccoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/calabuemarinofavignana2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata nella parte orientale dell’isola, la cala del Bue Marino è uno dei punti più noti di Favignana, meta dei bagnanti che amano le acque profonde, le scogliere, i tuffi e i colori intensi. Una visita a Bue Marino rappresenta un’esperienza unica nel suo genere: la luce del sole si riflette sulle acque, riempiendole di sfumature sempre diverse, e sulla pietra chiara che le circonda, caricandola di brillantezza. Lo scenario attuale è frutto sia della conformazione naturale della zona, che in tutta l’area circostante scende a picco sul mare, ma anche del lavoro dell’uomo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/calabuemarinofavignana3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell’area sono infatti presenti alcune delle tante cave di cui l’isola è ricca e da cui, nei secoli passati, veniva estratto il tufo, tradizionalmente usato a scopi edilizi. Sulle alte pareti sono ancora oggi evidenti i segni dell’antico lavoro, così come gli scivoli usati per caricare sulle barche i blocchi estratti in modo da trasportarli nelle aree di lavorazione. Oggi le grotte scavate rappresentano per i bagnanti l’unico punto d’ombra, riparo nelle ore più calde della giornata, ma nel passato sono state vissute dai lavoratori che, con la loro fatica e il loro lavoro, hanno permesso di costruire molti edifici in varie parti della Sicilia. La suggestiva architettura ben si mescola con la scogliera a picco sul mare e fondali in parte sabbiosi e in parte rocciosi che ospitano una ricca flora e fauna.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/calabuemarinofavignana4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Seduti sul proprio asciugamano dopo un piacevole bagno, si può immaginare questo luogo come era quasi due secoli fa. Le cave erano animate dai cavatori di tufo, il rumore dei loro attrezzi risuonava nell’aria. Alcuni lavoravano in cunicoli per ore a lume di candela, perdendo la percezione del tempo, affrontando pericoli e coprendosi di polvere bianca. Invece di turisti, c’erano lavoratori sulle imbarcazioni in legno, note come “schifazzi”, con vele triangolari, che si avvicinavano alla costa per caricare le pietre estratte su carri trainati da asini. Si sentivano voci forti e comandi, mentre i blocchi di tufo venivano caricati sulle imbarcazioni, ultimo passo di un lavoro estenuante pagato a cottimo. Questi frammenti di Favignana venivano trasportati a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i>, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capuluoghi-siciliani--trapani" target="_blank" class="imCssLink">Trapani</a></i>, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, e persino a Tunisi, contribuendo così alla costruzione di case e palazzi in queste città e trasformando completamente l’isola. Il Bue Marino di oggi è testimone di questa intensa attività umana che si è protratta per oltre due secoli.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/calabuemarinofavignana5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5">Come Raggiungere la Cala:</b></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Per arrivare al Bue Marino partendo dal centro abitato, si deve seguire le indicazioni per Cala Rossa, proseguendo poi verso il Bue Marino. La strada, lunga meno di 5 km, si conclude con un tratto sterrato bianco di tufo, è necessario passare per questa strada sterrata. Anche la discesa al mare non è semplice ed è possibile attraverso un pontile artificiale. Non è dunque consigliabile a bambini o chi ha difficoltà nei movimenti. La cala è adatta quando il vento soffia da ponente.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video della Cala Bue Marino</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/r9aC99l9DkE">https://youtu.be/r9aC99l9DkE</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 May 2025 06:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Luoghi dei Leoni di Sicilia - Palazzina dei Quattro Pizzi all'Arenella - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000309"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il complesso della Tonnara dell’Arenella ha origini molto antiche, come del resto il sistema di pesca a cui faceva riferimento. Fu acquistata nel 1830 da Vincenzo Florio, che ne commissionò la trasformazione all’amico e collaboratore Architetto Carlo Giachery.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nacque così l’edificio denominato “I Quattro Pizzi “, palazzina quadrangolare neogotica, così chiamata per le quattro guglie che la sovrastano. Unico edificio neogotico, questo, costruito da Giachery, i cui interessi erano rivolti piuttosto a progetti funzionali di architettura industriale nonché allo studio di nuovi materiali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/4pizziiesterno.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’ inusuale progettazione richiama un Gotico inglese, addolcito da una romantica scenografia mediterranea. Allo stesso Giachery nel 1852 fu commissionato il mulino a vento per la macina del sommacco, sempre inserito nel complesso dell’Arenella, da cui si estraeva il tannino, allora oggetto di fiorente commercio in Sicilia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/4pizziiesterno2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una parte del complesso veniva adibita ad abitazione per i fine settimana e molte personalità illustri vi furono ospitate, non ultima la Zarina di Russia, durante il suo soggiorno a Palermo. Quest’ultima se ne innamorò talmente da fare riprodurre fedelmente “I Quattro Pizzi” a Snamenka, vicino a San Pietroburgo, sulle rive del golfo di Finlandia, nel parco della sua residenza estiva di Peterhof che, in memoria di Palermo, chiamò “Renella”. </span><span class="fs14lh1-5">Finito il periodo aureo, Vincenzo Florio si ritirò nella Tonnara dell’Arenella con la sua famiglia, eleggendola a propria dimora. La Tonnara rimase in funzione sino ai primi del Novecento: essendo poi cambiata la rotta dei tonni, chiuse definitivamente l’attività di pesca.</span></div></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzina4pizzistoria.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Giachery nella definizione progettuale della palazzina dell’Arenella non solo si rivelò equilibrato interprete del gusto dominante di quei tempi, ma seppe recepire interamente il messaggio che don Vincenzo Florio senior tendeva a sottolineare e che vedeva negli influssi della cultura anglosassone, al quale egli aveva attinto nella sua gioventù, elementi del suo collegamento ideale e formativo con le numerosissime famiglie di imprenditori d’oltremanica presenti a Palermo in quel tempo, con i quali &nbsp;manteneva rapporti di lavoro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tra le opere del Giachery i Quattro Pizzi rappresentano un unicum in quanto costituiscono l’unica costruzione in stile neogotico da lui progettata, e ciò conferma quanto l’influenza di Vincenzo Florio sia stata determinante nelle scelte progettuali. Il giovane e geniale architetto innesta sullo spigolo Sud-Orientale della tonnara, dove sembra che già esistesse una torre di avvistamento, un edificio non molto esteso a pianta quadrangolare sviluppandolo su due livelli che emergono dalla massa compatta della tonnara.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/4pizziiestern1o.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><i><b class="fs14lh1-5">L’architettura dei “Quattro pizzi all’Arenella”</b></i></div><div><span class="fs14lh1-5">L’impianto della fabbrica ripropone gli stilemi delle architetture gotiche inglesi con l’adozione al piano terra di aperture di luce modesta che nella elevazione successiva si ampliano quasi a volere annullare la massa muraria e consentire &nbsp;una immediata compenetrazione tra lo spazio interno e quello esterno.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Una cornice a bastone sorretta da una teoria di archetti polilobati demarca le due elevazioni segnando la quota d’imposta delle ampie aperture del primo piano. Queste, con un leggero gioco di rincassi, si aprono nella parete che prosegue per concludersi in un’altra serie di archeggiature intrecciate poste a sostegno della cornice terminale su cui grava un muretto d’attico &nbsp;concluso da un’alta e delicata merlatura.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In corrispondenza degli spigoli, quattro torricelle angolari poligonali, i famosi “Quattro Pizzi”, originariamente si slanciavano al di sopra della merlatura di coronamento concludendosi con acuminati pinnacoli (una andò danneggiata nel terremoto del 1968).</span></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/4pizziinterni.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5">L’interno dell’edificio</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Ma è l’interno dell’edificio che ispira la massima suggestione con la fastosa e raffinata decorazione della sala del primo piano che segna il passaggio tra l’architettura anglosassone presente all’esterno e quella di stile revivalistico del periodo ruggeriano a cui fanno riferimento le scelte decorative ed i valori cromatici dell’interno. </span><span class="fs14lh1-5">Ai motivi desunti dalla decorazione della sala di Ruggero di palazzo dei Normanni si abbinano multicolori disegni nelle volte a crociera raffiguranti le epiche gesta dei paladini secondo i tradizionali motivi ornamentali dei carretti siciliani.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/FBzbHTv3UYI">https://youtu.be/FBzbHTv3UYI</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 13 May 2025 06:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cittadine Medievali Siciliane da visitare - MILAZZO La porta delle Eolie, Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000308"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Milazzo è posta in un luogo strategico della Sicilia nord-orientale, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> ed è una famosa meta turistica oltre che un ottimo punto di partenza per le </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Eolie</a></i><span class="fs14lh1-5">, il <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco dei Nebrodi</a></i> e Tindari. Posta tra due golfi, quello di Milazzo a est e quello di Patti a ovest, è dotata di porto turistico, commerciale e industriale. Da visitare il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?casello-di-milazzo" target="_blank" class="imCssLink">Castello Svevo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> con cinta muraria spagnola e portale gotico trecentesco, il Duomo Vecchio, il Duomo Nuovo e Capo Milazzo da dove è possibile ammirare stupendi panorami.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/milazzosicilycop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il punto di riferimento della città è il porto e l'annesso lungomare. L'area attorno al porto è in realtà una zona di recente espansione in quanto il nucleo più antico si estende attorno all'area collinare del castello. Lì sorgono le case più antiche. </span><span class="fs14lh1-5">Milazzo è sostanzialmente divisa in due parti. Il borgo antico che si trova sostanzialmente attorno al castello e la restante parte della città. Il borgo è la parte più antica ed è anche il riferimento per cui è stato considerato uno dei borghi più belli d'Italia. La restante parte della città si è sviluppata in epoca moderna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/milazzosicilycop5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Milazzo, con quella sua penisola sottile, detta la penisola del sole, quasi ricamata da spiagge e promontori, che si spinge per oltre sette chilometri nel Tirreno dalla costa settentrionale siciliana. Un territorio collinare, ricco di bellezze naturali, con l’abitato diviso in due quartieri, quello antico, in posizione elevata, e quello moderno, verso il mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/milazzosicilycop6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una città storica, Milazzo, dal patrimonio architettonico interessante che, unito alle sue attrattive naturalistiche e a una buona offerta in termini di ospitalità, ne fanno un centro ideale per una vacanza tra paesaggi e mare. </span><span class="fs14lh1-5">Il simbolo di Milazzo è il Castello Federico II, il più grande della Sicilia. Davvero maestoso e imponente, con i suoi oltre sette ettari di superficie e quasi 14mila m² coperti, frutto di tante dominazioni. Sono i Normanni a renderlo sempre più fortificato, tra l’XI e il XII secolo costruendo il Mastio, in seguito ampliato da Svevi, Aragonesi e Spagnoli per meglio sottolineare la sua importanza strategica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/milazzosicilycop7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Milazzo, da non perdere una visita al Duomo Antico, costruito all’inizio del 1600 e terminato nel 1700. Si trova vicino al castello e nelle vicinanze ci sono i ruderi del vecchio Palazzo dei Giurati che fu sede dell’antico Senato della Città. Da vedere anche l’altro edificio sacro, il Duomo Nuovo di Santo Stefano, dedicato al Protomartire, edificato alla metà del secolo scorso. Chiese più agée si incontrano nel borgo antico, risalenti al 1500, 1600 e 1700, come la Chiesa di San Rocco, la Chiesa dell'Immacolata Concezione e la Chiesa del SS. Salvatore. Da ricordare che la chiesa cinquecentesca Nostra Signora del SS. Rosario è stata sede del Tribunale dell'Inquisizione fino al 1782.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/milazzosicilycop8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gironzolando qua e là per Milazzo, si notano palazzi in stile liberty come Villa Vaccarino e il Teatro Trifiletti del primo ‘900.Da curiosare nel quartiere Vaccarella dove si trova la Chiesa di Santa Maria Maggiore, costruita tra il 1610 e il 1621, quella sulle cui scale si fermò Garibaldi a mangiare pane e cipolle. Qui ci sono pure la quattrocentesca Chiesa di San Giacomo Apostolo e quella di fine ‘500 che omaggia la Madonna del Carmine. A proposito di chiese, non mancano edifici dall’aurea miracolosa, come la Chiesa di Santa Maria delle Grazie famosa per apparizioni della Madonna e Bambino. Da visitare pure il Museo della Tonnara e del Mare, in piazza Caio Duilio, preziose testimonianze sulla storia dei "tonnaroti", che effettuavano il rituale della mattanza dei tonni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/milazzosicilycop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra spiagge di Milazzo, ecco la baia del Tono, tratto finale del lungomare di Ponente, mare cristallino con all’orizzonte le Isole Eolie. Lunga circa venticinque chilometri, i milazzesi la chiamano 'Ngònia, che deriva da un termine greco che sta per angolo, rettilinea per chilometri, curva tutto ad un tratto, si piega con un costone roccioso. La piazzetta della ‘Ngònia ospita, verso meridione, antichi magazzini adibiti a tonnara i cui proprietari fecero costruire vicino alcuni palazzotti eleganti. Non manca una chiesetta in cui è venerato il simulacro della Madonnina nera del Tindari, punto di partenza per salire verso la contrada Manica, dove si gode di una vista super su tutto il promontorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altra spiaggia imperdibile è quella del promontorio di Capo Milazzo, un’atmosfera marinara a tutto tondo tra i colori verde-azzurri del mare e quelli marroncini degli speroni rocciosi a ridosso dell’acqua. Qui si trova l’area dei laghetti di Venere, piscine naturali che si riempiono con l’alta marea. Ci sono poi il Faro sulla isolata Secca di Ponente, lo scoglio che qui chiamano il carciofo, la Baia di Sant’Antonio, con i fondali bassi e rocciosi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da Messina, Catania e Palermo si arriva a Milazzo con la SS 113 e l’autostrada A20. Molti bus collegano la città con Messina e altri centri, con le linee extraurbane Giuntabus e AST, con cui potersi muovere all’interno della città.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/3EeqgOzhMOA">https://youtu.be/3EeqgOzhMOA</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 11 May 2025 05:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castello di Pietrarossa Caltanissetta e la Leggenda del Fantasma]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000101"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La fortezza, ubicata nel margine orientale del centro storico di Caltanissetta, si erge su una serra calcarea che domina la valle del Salso, in collegamento visivo con il castello di Pietraperzia. Crollato in parte nel sec. XVI, il castello è stato utilizzato nel corso dei secoli, come cava di pietre per costruire il convento dei francescani, le cappelle del cimitero e le abitazioni degli Angeli.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'origine del castello è tuttora oggetto di dibattito: è difficile ricostruire la storia pre-normanna della fortezza per l'assenza di documentazioni e, ancora oggi e nonostante gli studi, le uniche notizie certe sul castello riguardano il periodo successivo all'insediamento di Ruggero I d'Altavilla.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopietrarossa6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La versione più accreditata vuole che il castello fu edificato dai bizantini tra il 750 e l'800, (vedi Luigi Santagati in Archivio nisseno n. 4 del 2009, p 138) ma esistono anche altre ipotesi: origine saracena; origine pregreca (per via di alcune le lettere graffite trovate su alcuni baluardi ritenuti simboli dell'alfabeto sicano, in realtà segni di lapicidi del XIII secolo); origine romana (sarebbe nato da "avanzi di fabbriche Romane"); origine gotica; origine greca (la rocca sarebbe stata edificata dai siracusani ed infruttuosamente attaccata dagli ateniesi).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/1280px-Pietrarossa_e_Santa_Maria_degli_Angeli.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Epoca angioina</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello fu teatro di vari avvenimenti sotto il dominio angioino, in particolare della resistenza da parte di Nicolò Maletta contro le armate angioine condotte da Guglielmo d'Estendard, finché, tradito dai suoi, fu costretto a cedere il castello al francese, finendo poi impiccato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopietrarossa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Epoca aragonese</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il periodo di maggior prestigio, il castello lo visse sotto il dominio degli Aragonesi: infatti, fu scelto come sede dei tre Parlamenti generali di Sicilia, negli anni 1295, 1361 e 1378.</span></div><div ng-click="$root.galleryOpen($event)"><span class="fs14lh1-5"><i></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Il Quattrocento, il Cinquecento</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1407, il castello passò in proprietà alla famiglia Moncada, nella persona di Matteo, ed iniziò il suo periodo di decadenza in quanto, adibito ormai alle sole funzioni militari, fu ritenuto inadatto come residenza nobiliare. Sul finire del XV secolo i sotterranei del castello vennero addirittura adibiti a carceri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella notte del 27 febbraio 1567, a causa dell'inconsistenza della roccia su cui era stata costruita, gran parte dell'inespugnabile fortezza crollò. Rimasero in piedi solo alcuni terrapieni, due torrioni ed una sottile torretta di guardia che crollo nei primi anni del XX secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopietrarossa5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1591 vennero iniziati dei lavori di manutenzione, ma questi finirono per trasformare il castello in una cava di pietra da costruzione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In seguito a questo progressivo smantellamento, nel 1600 fu trovato il cadavere di Adelasia, nipote di Ruggero I d'Altavilla, cinta da una corona di rame che ne indicava il nome e la progenie</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Oggi, dell’antica struttura e planimetria è dunque rimasto ben poco, ma alcuni scavi promozionati nel Settecento, &nbsp;<strong><b>portarono alla luce un antico passaggio </b></strong>, subito dopo ricoperto, che ha determinato la nascita dell’antica leggenda dei ‘cuniculi’: ovvero passaggi sotterranei, che si dice colleghino diverse costruzioni della città, tra cui anche antichi palazzi e chiese.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sempre nei pressi del castello, venne ritrovato un sepolcro, con all’interno quello che si presume possa &nbsp;<strong><b>essere il corpo della nipote di Ruggero d’Altavilla </b></strong>. La salma fu poi traslata presso la chiesa di San Domenico, <i>ma ancora oggi si pensa che la rocca sia infestata dal suo fantasma.</i></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un’altra leggenda, alimentata dalle possibili origini arabe del castello, sembrerebbe invece confermare &nbsp;<strong><b>la nascita di uno dei dolci più famosi di Sicilia</b></strong>: il cannolo. Secondo la tradizione infatti, le donne arabe preparavano questo dolce in occasione del ritorno dei propri mariti. La cialda, spessa e croccante, veniva realizzata in maniera che potesse essere conservata per giorni; una volta che i mariti furono tornati dai campi, le donne si dedicavano così al riempimento della cialda con un fresco ripieno di ricotta: in questo modo, i loro uomini avrebbero potuto gustare il dolce come fosse appena fatto.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il video dal Drone</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/rpT7KgxUVO4">https://youtu.be/rpT7KgxUVO4</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 08 May 2025 05:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[SPIAGGIE MERAVIGLIOSE DI SICILIA: Riserva Naturale e Spiaggia di Randello (Ragusa)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000148"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, oltre all’aspetto artistico delle città barocche è conosciuta per il suo mare che ogni anno riceve importanti premi e riconoscimenti nazionali. A differenza delle tradizionali spiagge iblee, Randello è caratterizzato dalla pineta affacciata sul mare e da una moltitudine di piante arboree e alberi di eucalipto, mirto e altre specie della macchia mediterranea. Un’oasi in cui cercare un po’ di refrigerio dal caldo afoso e consumare un pranzo leggero nelle aree attrezzate a disposizione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Spiaggia_Randello5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A 15 chilometri da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borgate-marinare-in-sicilia--marina-di-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Marina di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, c’è l'area protetta di Randello. Ettari di pineta e di macchia mediterranea degradano su una lunga spiaggia di sabbia dorata ricca di conchiglie e ancora incontaminata. Considerata tra le più belle spiagge d’Italia, presenta un mare limpido ed un paesaggio selvaggio, ottima per chi ama la tranquillità perché poco frequentata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Spiaggia_Randello3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Confinante si trova il parco archeologico ed il ricco museo dell’antica città greca di Kamarina. La spiaggia è lunga circa due chilometri e non sono presenti Lidi attrezzati appunto perchè è un area protetta. Acque limpide e sabbia dorata cingono la ricca pineta di Randello, demanio forestale e prosecuzione della vicina Riserva naturale Pino d’Aleppo. Si tratta di uno dei pochi tratti della costa iblea in cui è perfettamente conservata la vegetazione peculiare fatta dalle caratteristiche dune, formate dal vento, e punteggiate da tamerici e ginepro, grande ricchezza e arma di difesa dall’erosione della costa. </span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva naturale di Randello è conosciuta per l’anima selvaggia che continua a conservare negli anni, dista 33 chilometri da Villa Boscarino ed è raggiungibile con auto propria percorrendo prima la SP 60 in direzione Santa Croce Camerina e in seguito la SP 85 verso Scoglitti. Una giornata di mare, immersi nel verde della natura siciliana e nel blu del mar Mediterraneo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Spiaggia_Randello2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia non è attrezzata, per questo ti consigliamo di partire attrezzato portando con te un ombrellone per ripararti dal sole oppure e delle bibite rinfrescanti da cestinare negli appositi spazi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Adiacente all’ingresso pedonale della riserva sono state create due aree di parcheggio a disposizione dei natanti, non sono molto grandi ma non hai bisogno di arrivare all’alba, per trovare posto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/HEcbc-XSdPc">https://youtu.be/HEcbc-XSdPc</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 06 May 2025 05:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeo Trekking a Enna - LA ROCCA DI CERERE]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002E2"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’antico centro storico di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--enna" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> sorge su di un monte circondato da precipizi che costituiscono una sorta di imprendibile muraglia naturale. Queste caratteristiche resero il luogo ambito nell’antichità. Il primo nucleo insediativo alto sulla cuspide orientale che venne occupata dall’antica acropoli, ove svetta la Rocca di Cerere, luogo della “cratofania” del mito ktonio, mentre i templi dedicati a Demetra e Kore, che resero Enna celebre nell’antichità, dovevano sorgere sulla vasta spianata rocciosa oggi occupata dal castello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da allora il binomio Henna-Demetra diverrà inscindibile e la città acquisirà grande fama per il santuario dedicato a Cerere posto sulla cima della sua acropoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/visit-rocca-di-cerere2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>La rocca di Cerere</b></strong> è una cima calcarenitica quasi isolata dal resto del monte e lavorata nelle sua parte superiore in periodo classico, poiché sede del themenos sacro a Demetra e Kore. Su questa stessa roccia Cicerone pone la gigantesca statua di Demetra e quella di Trittolemo che lo stesso vide quando venne chiamato dagli ennesi a difenderli contro i soprusi e le ruberie perpetrati da Verre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/visit-rocca-di-cerere1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inoltre, notizie sul tempio sono tramandate da diversi scrittori latini, che in vario modo hanno anche descritto l'aspetto dell'area sacra, la quale si estende in tutta la zona in prossimità della rocca di Cerere, sino alla superficie oggi occupata dal </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?castello-di-lombardia-enna" target="_blank" class="imCssLink">Castello di Lombardia</a></b></i><span class="fs14lh1-5">. Cicerone descrive con minuzia che «ante aedem Cereris in aperto ac propatulo loco» vide due statue colossali: una di Cerere, recante una statua della Vittoria sulla mano destra; una di Triptolemo. Sulla rocca di Cerere, infatti, sarebbero ancora visibili le tracce di un'ara posta al centro, oggi scomparsa, e due grandi intagli nella roccia, nei quali dovevano essere incassate le basi delle statue colossali. Si accede alla sommità della rocca attraverso due rampe di scala, una a nord-ovest e l’altra a sud-ovest, tutt’oggi adoperata. La rocca di Cerere era solo una parte dell’area sacra, dato che il tempio era da individuarsi nel piano attualmente occupato dal Castello di Lombardia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/visit-rocca-di-cerere3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I due spazi sacri erano collegati attraverso appositi percorsi, ricchi di edicole votive e sorgenti d'acqua. Analoga caratteristica presentano alcuni spazi posti nelle zone sottostanti lo sperone roccioso, che dunque precedevano il raggiungimento della rocca di Cerere. Si trattava di aree preposte allo svolgimento di rituali da parte dei pellegrini che volevano raggiungere il tempio. Nell’odierna Contrada Santa Ninfa, su una parete calcarea, è possibile ammirare le edicole scavate nella superfice rocciosa, testimoni della caratterizzazione sacra dell'intera area. A ulteriore conferma della presenza di una così grande area sacra interverrebbe un’epigrafe, oggi scomparsa, risalente al IV o III sec. a.C., recante una dedica alla dea Demeter degli ennesi. La Rocca di Cerere costituisce uno spazio simbolico unico nel suo genere, erede di un grande patrimonio storico, culturale e persino mitologico. Nel Marzo del 2018, infatti, la commissione per le eredità immateriali della Sicilia ha deliberato l’iscrizione del bene “Spazio simbolico della Rocca di Cerere” nel Registro delle Eredità Immateriali, in riferimento al mito di Demetra e Kore per la città di Enna.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/visit-rocca-di-cerere4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La rocca di Cerere è separata dal Castello di Lombardia da un’insenatura chiamata Contrada Santa Ninfa. Nei primi del Novecento la zona fu oggetto di studio e ricerca da parte dell’archeologo siracusano Paolo Orsi, che eseguì alcuni scavi nella valle e nei pressi della Rocca dove fu portata alla luce una tomba a fossa di età ellenistica (III secolo a.C.), che posava su uno strato archeologico datato all’antica età del Bronzo (2300–1600 a.C.). </span><span class="fs14lh1-5">Sul lato occidentale della rocca si trovano alcuni habitat rupestri, mentre sul lato meridionale della Rocca si trovano diversi ipogei scavati nella roccia con i resti di una cisterna a campana di età greca (V– IV secolo a.C.)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al luogo è legato il mito di Demetra – Cerere (Persefone) &nbsp;inserito nel Registro dei Luoghi e dell’Identità della memoria (Luoghi del Mito e delle Leggende)</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Rocca di Cerere, che gli ennesi chiamano con una tautologia “Rocca d’Azeru” (Azirhou è il termine che in arabo maghrebino si usa per indicare una cima rocciosa), oggi ha dato nome al vasto geopark che dal 2001 fa parte dei network europeo e mondiale dei geoparks.</span></div></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/LEvaWbeoI-g">https://youtu.be/LEvaWbeoI-g</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 04 May 2025 05:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserve Naturali in Sicilia - Riserve Naturali in Sicilia - Riserva Naturale Fiume Ciane e Saline di Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000306"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Fiume Ciane e Saline di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;è collocata alla periferia della città di Siracusa ed è costituita dal corso del fiume Ciane e dalla zona umida delle saline, posta vicino alla sua foce. La Riserva è stata istituita al fine di salvaguardare e rivitalizzare la pianta del papiro (Cyperus papyrus L.ssp. siculus) lungo il corso del fiume Ciane e conservare i valori ambientali della zona umida delle Saline di Siracusa. Essa è un'area naturalistica costituita dal corso del fiume Ciane e dalla zona umida delle saline, posta vicino alla sua foce. Il papiro è una pianta piuttosto rara in Europa, appartiene alla famiglia delle Ciperacee e presenta un fusto di forma triangolare e cresce spontaneamente proprio nel territorio della periferia della città di Siracusa.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservacianesiracusa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il fiume deve il suo nome alla ninfa Ciane (dal greco cyanòs che significa azzurro); la leggenda narra che, quando Ade rapì la giovane Persefone, la figlia di Zeus e Demetra della quale il dio era innamorato, la ninfa si aggrappò al cocchio nel tentativo di impedire la fuga di Ade. Allora, il dio incollerito la percosse con il suo scettro biforcuto trasformando la ninfa in una sorgente dal colore turchino. Anche Anapo, il giovane pastore innamorato della ninfa, che assistette alla trasformazione della amata, si fece tramutare nell’omonimo corso d’acqua che ancora oggi si congiunge al fiume Ciane prima di sfociare nel Porto grande di Siracusa. Così Anapo si unisce alla sua amata per l’eternità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/briservacianesiracusa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La peculiarità della riserva è data dalla ricchezza della flora in essa presente, tra le diverse piante particolare menzione merita il papiro; la riserva, infatti, è l’unico sito in cui il papiro cresce spontaneamente. Nei pressi della foce si trovano, invece, le saline che, ormai abbandonate, costituiscono un’importante zona umida per la sosta degli uccelli migratori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservacianesiracusa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il fiume sfocia nel Porto Grande di Siracusa e nei pressi della sua foce si trovano le saline, queste, rimaste in attività fino agli anni ottanta, ormai rappresentano una importante zona umida per la sosta degli uccelli appartenenti all’avifauna migratrice. In particolare, è possibile ritrovarvi specie quali: il cavaliere d'Italia, la gallinella d'acqua, il tarabusino, l’airone cinerino, la garzetta, il porciglione, la folaga, il fischione, il cigno reale, la spatola, il fenicottero, il falco pescatore, il cormorano e vari trampolieri di grosse dimensioni. Nelle acque del fiume Ciane vivono specie come la trota fario, insieme a cefali, tartarughe (Emys orbicularis) e granchi di fiume. Inoltre, lungo le sponde del fiume, oltre il papiro, trovano territorio fertile per la loro proliferazione specie vegetali quali: la cannuccia di palude, la menta acquatica e il crescione e specie arboree costituite in prevalenza da frassini.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/ariservacianesiracusa6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'ambiente palustre, pianeggiante, talora leggermente sottoposto rispetto al livello del mare, rappresentava un sito vocato all'attività estrattiva del sale. Fino a pochi decenni fa le saline erano in attività. Poi negli anni '80 sono state abbandonate per la crisi del settore. Oggi le Saline rivestono un ruolo importante per la conservazione delle specie migratorie. Qui gli uccelli che due volte l'anno si spostano sulla direttrice Nord-Sud, arrivando stremati possono rifocillarsi, sostare e recuperare energia per completare il viaggio. Specie caratteristiche, facilmente osservabili sono: il cavaliere d'Italia, il porciglione, il tarabusino, la gallinella d'acqua, l'airone cinerino, la spatola, la garzetta, il falco di palude (circa 150 specie osservate).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservacianesiracusa5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A piedi il percorso, di limitata estensione, richiede al massimo due ore. In mezzo a folti canneti e papiri alti fino a quattro metri, l'itinerario ridiscende la prima parte del corso del fiume Ciane, dalle sorgenti a circa metà percorso. Dopo avere lasciato le macchine all'ombra dei maestosi eucalipti, nei pressi del ponticello, si procede a piedi lungo le due sponde collegate in più punti da rustici ponticelli.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservacianesiracusa7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare alla Riserva Naturale Orientata Fiume Ciane e Saline di Siracusa</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per arrivare alla alla Riserva Naturale Orientata Fiume Ciane e le Saline, da Siracusa, imboccare la SS 115 per Ragusa, sulla strada per Canicattini Bagni e seguire le indicazioni Fonte Ciane fino alla sorgente. Per raggiungere l’imbarcadero da dove partono le escursioni in barca, sulla SS 115 al km 1, si segue l’apposita segnaletica. L’ingresso, indicato da un cartello, si trova subito dopo il ponte che passa il fiume. Presenza di guide e/o segnaletica: Il corso del fiume si può visitare a piedi o in canoa e kajak. Dei privati offrono escursioni guidate in barca a motore che partono dalla foce del fiume e lo risalgono per circa due terzi.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/EkETfBdffwU">https://youtu.be/EkETfBdffwU</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 May 2025 06:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Turismo Termale in Sicilia - PARCO DELLE TERME DI ACIREALE, Catania]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000305"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le Terme di Acireale hanno origini lontanissime: è nel I sec. d.C. che in prossimità delle sorgenti di acqua sulfurea proveniente dall'Etna, in contrada Reitana, vengono edificate le Terme Romane ma sembra che le qualità terapeutiche fossero conosciute in epoche anteriori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/6termeacireale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le acque sulfuree venivano già sfrutta </span><span class="fs14lh1-5">te nelle antiche Terme Xifonie di cui restano chiari segni nell'antico complesso termale di S. Venera al Pozzo. </span><span class="fs14lh1-5">Durante il Medioevo alla fonte vengono attribuite proprietà ultraterrene: si credeva, infatti, che il sangue di Santa Venera (la Patrona di Acireale), martirizzata proprio in quel luogo avesse rigenerato le acque rendendole miracolose. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/3termeacireale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1873 sorgono i nuovi stabilimenti delle Terme di S. Venera ed il Grand Hotel des Bains. Acireale diventa, così, un centro termale ma anche culturale di rilievo europeo, frequentato da personaggi d'alto proscenio come R. Wagner, </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Ernesto Renan, il re d'Italia Umberto I e la consorte, regina Margherita (nel 1881), Menotti Garibaldi (nel luglio del 1873), il granduca ereditario di Baden e l'insigne medico Antonio Cardarelli. </span><span class="fs14lh1-5">Dal 1915 al 1934 la località fu servita dalla tranvia Catania-Acireale che vi avevano fermata. Le terme conobbero la crisi in concomitanza con il periodo bellico e nel dopoguerra. Nel 1951 la proprietà delle terme fu acquisita dalla Regione Siciliana.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/5termeacireale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel 1987 nella vicina frazione di Santa Caterina venne realizzato un secondo polo, denominato Terme di Santa Caterina. Nel 1989 nella piscina posta all'interno del parco fu girato il film Palombella rossa di Nanni Moretti. </span><span class="fs14lh1-5">Le terme utilizzavano la stessa acqua delle antiche terme romane, convogliata tramite un sistema di captazioni; l'acqua, di tipo solfurea, salsobromoiodica e radioattiva si dimostra efficace nella cura di malattie osteoarticolari, reumatiche e dermatologiche.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come abbiamo detto, i coloni greci furono i primi a riconoscere l’efficacia di queste acque benefiche, costruendo le prime strutture termali denominate Xiphonie. Successivamente, i dominatori romani costruirono a loro volta un impianto termale in località Santa Venera al Pozzo, ancora visibile all’interno dell vasta area archeologica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/2termeacireale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’epoca medioevale risale invece la credenza che le acque termali del luogo fossero dotate di poteri taumaturgici in virtù del martirio di Santa Venera, che con il sangue del suo sacrificio avrebbe dotato le sorgenti di poteri medicamentosi ultraterreni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/4termeacireale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla Santa è legato anche il nome del primo stabilimento moderno voluto nel 19° secolo dal barone Agostino Pennini di Floristella, che lo fece costruire in stile neoclassico. Lo stabilimento di Santa Venera è rimasto in funzione fino a tempi recenti, quando è stato sostituito dal più moderno stabilimento di Santa Caterina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/7termeacireale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le acque e indicazioni terapeutiche</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le acque che alimentano le Terme di Acireale sgorgano in località Aci Catena ad una temperatura di 21°/22° ed è classificata come sulfurea, salso-bromo-iodica e radioattiva. Oltre che per la presenza dei due alogenuri iodio e bromo si caratterizza per la elevata mineralizzazione a livello di concentrazione salina, che la qualifica come minerale e di idrogeno solforato, che ne esalta le qualità terapeutiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le acque di Acireale vengono anche utilizzate per la maturazione di un fango vegeto-minerale: l’argilla vulcanica di Acireale viene infatti fatta macerare per un periodo da sei mesi ad un anno nell’acqua sulfurea, per determinare lo sviluppo della peculiare micro-flora batterica che conferisce le proprietà benefiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le principali indicazioni terapeutiche sono rappresentate dalla cura delle patologie osteo-articolari, reumatiche e dermatologiche, con particolare riferimento a dermatiti, eczemi, seborrea, acne e psoriasi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si rivelano molto efficaci, sotto forma di inalazioni ed insufflazioni endotimpaniche, anche nella cura di patologie otorinolaringoiatriche e delle vie respiratorie.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 29 Apr 2025 11:57:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli e Torri in Sicilia - TORRE DI MONTEROSSO - Realmonte, Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000304"><div>La Torre di Monterosso a Realmonte risale alla prima metà del XVI secolo ed era parte del sistema di avvistamento e di difesa elaborato dall’imperatore Carlo V per proteggere le coste siciliane dai pirati saraceni.</div><div>La torre presenta una base tronco-piramidale, ed è costituita da un piano inferiore presumibilmente adibito a magazzino e da uno superiore dove alloggiava una piccola guarnigione. Al piano superiore si accedeva attraverso una scala collegata da un ponte levatoio.</div><div>Per la sua collocazione e le caratteristiche architettoniche rappresenta uno dei migliori esempi di torre d’avvistamento cinquecentesca dell'intera Sicilia.</div></div><a href="https://youtu.be/_CsagM4EXJQ">https://youtu.be/_CsagM4EXJQ</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 27 Apr 2025 06:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Naturalistici in Sicilia - Riserva naturale Bosco di Alcamo, Trapani,Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007A"><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva naturale orientata Bosco di Alcamo è un'area naturale protetta situata nel comune di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?guida-alle-localita-siciliane--alcamo---trapani" target="_blank" class="imCssLink">Alcamo</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i><span class="fs14lh1-5">.</span><span class="fs10lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">Istituita nel 1984, la Riserva Naturale Orientata Bosco di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?guida-alle-localita-siciliane--alcamo---trapani" target="_blank" class="imCssLink">Alcamo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> si estende lungo la parte sommitale del Monte Bonifato, un rilievo che fa parte del vasto complesso calcareo che si snoda lungo la costa occidentale dell’isola tra la </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e Monte Erice. In tutta l’arca le pendici montuose sono caratterizzate da un paesaggio brullo e monotono, dominato dal grigiore della roccia calcarea.</span></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco600_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fino al XIX secolo la Riserva naturale Bosco di Alcamo era coperta da un bosco di latifoglie che scomparve a causa dell'azione dell'uomo. &nbsp;A partire dal 1921 è stata soggetta ad un'opera di rimboschimento con pino d'Aleppo, cipresso e pino domestico. Si è assistito successivamente alla ricomparsa graduale di specie di latifoglie proprie del luogo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Interno_della_Funtanazza,_sul_Monte_Bonifato.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5 cf1">In cima al monte Bonifato si trovano i resti del più importante insediamento abitativo medievale di tutto il territorio di Alcamo. Posto in una posizione strategica e con un'ampia visuale sul Golfo di Castellammare, il borgo di Bùnifat, insieme alle sue poderose mura disposte a semicerchio, fu costruito dagli Arabi e la sua importanza crebbe tra l'età normanna e il XIII secolo.</span><span class="imTALeft fs14lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5">Custoditi dagli alberi, i <strong><b>ruderi del piccolo borgo medioevale Bunifat</b></strong> formano un’immagine piuttosto suggestiva</span><span class="imTALeft fs14lh1-5 cf1 ff1">.</span><span class="fs14lh1-5"> La cima del monte, per l’abbondante presenza d’acqua e per l’ottima posizione geografica che permetteva di controllare il sottostante golfo di Castellammare, era un luogo perfetto per la creazione di una comunità. E’ per questo che gli Elimi vi si insediarono dopo aver conquistato Segesta. Il verde intenso ben si sposa ora con le antiche pietre della spessa cinta muraria, con i resti delle abitazioni, le cisterne per l’acqua e il castello d’origine araba che Enrico di Ventimiglia riportò al suo splendore nel 1397. Delle quattro torri che ne segnano il perimetro, la torre di nord-ovest è quella giunta a noi in condizioni migliori, fortunatamente quasi integra. Si erge su tre piani, per un’altezza complessiva di 19 m, chiusa da una volta a botte. Sempre sullo stesso versante del monte, si riconoscono gli stipiti di quello che un tempo fu l’ingresso alla città, la cosiddetta “Porta della regina”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Madonna-dellAlto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla cima del monte, la <strong><b>chiesetta della Madonna dell’Alto</b></strong> che venne edificata nel Seicento nell’area di ciò che rimane del trecentesco castello dei Ventimiglia e della sua Torre Saracena (la chiesetta è infatti incorporata nella cinta muraria del suddetto castello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fino a qualche anno fa, in concomitanza con la festa della Madonna dell’Alto (8 settembre) era molto in voga l’usanza dei falò in campagna e sulla spiaggia di Alcamo Marina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A nord ovest dell’abitato di monte Bonifato, nei pressi di una delle sorgenti del monte, si trova un grande serbatoio per la raccolta delle acque, conosciuto come <strong><b>la Funtanazza</b></strong>, edificio a pianta rettangolare di epoca medievale, che aveva una capienza di 1.200 metri cubi. Le mura erano spesse circa 2 metri e 20 e l’impermeabilità veniva assicurata da uno strato di intonaco composto da malta e coccio pestato. Vi si accedeva dal lato sud come dimostrano i resti di una porta e le tracce di condutture.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da poco quest’antico serbatoio è stato completamente ripulito adesso la “Funtanazza “, che da molti anni era assalita da piante rampicanti che compromettevano l’opera architettonica medievale dopo una radicale pulizia finalmente, si presenta pulita e adesso si può ammirare la sua particolare struttura: la tecnica costruttiva e le dimensioni sono reputate straordinarie.</span></div></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><strong><strong><b><span class="fs16lh1-5"><br></span></b></strong></strong></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Bosco-Alcamo-3.jpg"  title="" alt=""/><strong><strong><b><span class="fs16lh1-5"><br></span></b></strong></strong></div><div style="text-align: start;"><strong><strong><b><span class="fs16lh1-5"><br></span></b></strong></strong></div><div style="text-align: start;"><strong><strong><b><span class="fs16lh1-5">I SENTIERI:</span></b></strong></strong></div><div style="text-align: start;"><br></div><div style="text-align: start;"><strong><b class="fs14lh1-5">Sentiero S. Nicola</b></strong></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">Tempo di percorrenza: 2 ore e mezza &nbsp;| &nbsp;Difficoltà: media &nbsp;| &nbsp;Lunghezza: 1800 metri</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Percorrere questo sentiero per il visitatore è fare nella buona stagione un bagno di sole e di profumi. Il paesaggio qui cambia radicalmente, lo sguardo spazia verso sud e l’interno della Sicilia. Cominciando a scendere l’atmosfera diventa surreale: ci si zittisce per sentire il richiamo della <strong><b>poiana</b></strong> che grida sulle nostre teste. Ai lati del sentiero <strong><b>alberi di giuda, teribinto</b></strong> e cespugli di <strong><b>lentisco</b></strong> dalla cui corteccia si estrea la resina nota come mastice di chio.</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">I declivi rocciosi sono occupati dalla gariga: l’<strong><b>amphelodesma,</b><b> </b></strong>la <strong><b>palma nana,</b><b> </b></strong>la <strong><b>ferula,</b></strong> il <strong><b>cappero,</b><b> </b></strong>piante che hanno rivestito un ruolo importante nell’economia contadina di un tempo. Il giallo delle<strong><b> </b><b>ginestre</b></strong> e più bassi i cespugli della <strong><b>santoreggia</b></strong>, il cui odore si confonde con quello pungente della<strong><b> </b><b>ruta,</b><b> </b></strong>dell’<strong><b>assenzio</b></strong>, dell’<strong><b>origano</b><b> </b></strong>e della <strong><b>menta selvatica.</b><b> </b></strong>Le giovani chiome del<strong><b> </b><b>pino d’aleppo,</b><b> </b></strong>“albero pioniere” ricoprono il sottobosco in cui predomina l’<strong><b>asparago pungente</b></strong> i cui teneri germogli vengano consumati lessi in risotti e frittate.</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">Lungo il sentiero la vegetazione cambia a causa dell’altitudine: l’Euporbia cespugliosa lascia il posto all’Euporbia arborescente e all’Acanto che si trovano solo ad una altezza di 500 metri.</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><strong><b class="fs14lh1-5">Sentiero delle Orchidee</b></strong></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">Tempo di percorrenza: 1 ora &nbsp;| &nbsp;Difficoltà: bassa &nbsp;| &nbsp;Lunghezza: 850 metri</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il sentiero tracciato sul versante Ovest si insinua attraverso <strong><b>pini domestici</b></strong> e <strong><b>pini d’aleppo</b></strong> di recente impianto, nonché <strong><b>cipressi</b></strong> e <strong><b>frassini</b></strong> dai quali un tempo si estraeva la manna. La minore densità degli alberi con conseguente migliore insolazione del suolo è la causa della presenza di un sottobosco con un maggiore sviluppo e varietà di specie. Tra queste, quelle arbustive che lo compongono: l’<strong><b>ogliastro</b></strong> i cui teneri rami vengono utilizzati per l’intreccio di ceste, il <strong><b>prugnolo</b></strong> dalle molteplici proprietà medicinali. Tra le specie erbacee troviamo qui come in tutta la riserva il <strong><b>pungitopo</b></strong>, il cui rizoma insieme alle radici di finocchio, sedano asparago e prezzemolo è impiegato nella preparazione di infusi e distillati. Caratteristica del percorso è la presenza di una decina di orchidee che all’ombra del sentiero trovano il loro habitat naturale. Da agosto ad ottobre insieme alla fioritura delle orchidee si possono osservare le lunghe infiorescenze della <strong><b>scilla marittima</b></strong> il cui bulbo ha proprietà cardiotoniche.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><strong><b class="fs14lh1-5">Panoramica Est</b></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tempo di percorrenza: 2 ore &nbsp;| &nbsp;Difficoltà: media &nbsp;| &nbsp;Lunghezza: 2400 metri</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Questo itinerario attraversa il bosco più antico e termina in cima al monte. Percorrendolo si incontrano soprattutto maestosi esemplari di<strong><b> </b><b>pino d’Aleppo domestico e cipresso</b><b> </b></strong>nelle varietà orizzontale e piramide.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sottobosco qui è fitto, come gli alberi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I venti carichi di umidità ricoprono di <strong><b>muschio</b><b> </b></strong>le rocce che affiorano ed i tronchi degli alberi più vecchi. L’<strong><b>edera</b><b> </b></strong>si arrampica con le sue liane e la <strong><b>salsapariglia</b><b> </b></strong>colora il sottobosco con i suoi grappoli rossi attaccandosi con i minuscoli dentelli delle foglie cuoriformi. Nella intricata macchia che costituisce il sottobosco, si riescono a distruggere il <strong><b>rovo</b></strong>, che fino ad ottobre offre succulente more, alimento per uccelli, piccoli roditori ed insetti e le rosa canina, il <strong><b>cisto,</b><b> </b></strong>il<strong><b> </b><b>caprifoglio</b><b> </b></strong>con i fiori che profumano di notte. Continuando a salire, lo splendido panorama che va delineandosi rapisce tutta la nostra attenzione: davanti a noi il mare così vicino da vedere le increspature, il golfo di Castellammare da S. Vito a capo Rama. Proseguendo verso la cima scorciamo tra gli alberi delle macchie di colore: è il rosa intenso dei <strong><b>ciclamini</b><b> </b></strong>tra i quali spunta qualche <strong><b>peonia</b><b> </b></strong>e la più insidiosa <strong><b>mandragora</b><b> </b></strong>ed infine il <strong><b>sommacco siciliano</b><b> </b></strong>ricco in tannino, un tempo usato abbondantemente per la concia delle pelli, ci accompagna fino alla fine.</span></div><div style="text-align: start;"><br></div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">COME RAGGIUNGERE la Riserva</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Autostrada A29 uscita Alcamo Ovest - Proseguire in direzione Alcamo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’ingresso della città mantenere la destra e percorrere Corso Generale dei Medici - Svoltare leggermente a sinistra -Subito dopo a destra per Piazza Pittore Renda</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proseguire dritto per Viale Italia fino alla rotonda - Prendere la seconda uscita ed imboccare Viale Europa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Seguire le indicazioni per la Riserva Naturale Orientata Bosco d’Alcamo - Svoltare a destra per Via Monte Bonifato e percorrere tutti i tornanti per alcuni Km fino al piazzale della Funtanazza</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/mA271kVc7R8">https://youtu.be/mA271kVc7R8</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 05:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi da visitare in Sicilia - CASTELBUONO - Palermo, Sicily]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000303"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castelbuono è un piccolo borgo medievale che sorge in </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></i><span class="fs14lh1-5">, nel </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Parco delle Madonie</a></span><span class="fs14lh1-5">. Il suo centro è grazioso e ben conservato e accoglie il visitatore nelle sue atmosfere lente, piacevoli e rilassate. Qui è come se il tempo avesse deciso di fermarsi e a volte questa sensazione diventa realtà durante i cortei storici e le rievocazioni.</span><span class="fs14lh1-5"> <span class="imTALeft">A Castelbuono si trova “l’oro bianco di Sicilia”: la Manna, che per la sua rarità, è una risorsa eccezionale del borgo.</span></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelbuono1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castelbuono è inserito in un territorio dalle origini molto antiche, quello della valle delle Madonie, frequentato sin dal neolitico. Le prime notizie storiche risalgono al periodo medievale quando il borgo passò sotto la giurisdizione del monastero benedettino di Lipari. Nel 1316 il conte Francesco di Ventimiglia fece costruire il castello su un antico sito bizantino intorno al quale si sviluppò il centro abitato. Da quel momento, la famiglia Ventimiglia decise di trasferirsi a Castelbuono ma, alla fine del 1500, la popolazione locale fu quasi del tutto sterminata da due terribili epidemie. La corte decise di diventare una sorta di residenza d’artisti di notevole pregio, tra cui Torquato tasso, che contribuirono all’accrescimento artistico e urbanistico. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel XVII secolo, con l’apertura al pubblico della chiesa della “Matrice nuova” in costruzione dal 1600 circa, il casale fu elevato al rango di città la quale fu dotata anche di un teatro. Con l’abolizione della società feudale, l’abitato di Castelbuono mantenne la sua importanza grazie all’operato di importanti famiglie e personalità illustri presenti sul territorio come Minà Palumbo, medico botanico italiano a cui oggi è dedicato il museo naturalistico. Nel 1821 assunse l’autonomia amministrativa e diventò comune.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelbuonoturismo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Castelbuono ,meraviglioso Borgo siciliano, è posto in una posizione privilegiata dove è possibile fare un gran numero di escursioni e meravigliose passeggiate per scoprire panorami mozzafiato, incantati e senza tempo. Un territorio in grado di regalare grandi emozioni sia a livello naturalistico che artistico dato il prezioso centro storico. A pochi chilometri dal mare, si è sviluppata esattamente ai piedi delle Madonie in una magnifica vallata.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ricco il patrimonio archtettonico, moltissime chiese, oratori e conventi tra i quali ricordiamo e la Chiesa di Santissima Maria Assunta o Matrice Vecchia, la Chiesa della Natività di Maria o Matrice Nuova, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa di Sant’Antonino Martire, la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, l’Oratorio del Rosario, la bellissima Cappella funeraria di Ventimiglia e ancora quella si Santa Maria Assunta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelbuonoturismo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Il modo ideale per poter visitare il centro storico e tutte le vie centrale del paese è sicuramente a piedi, anche per le differenti escursioni con zaino in spalla, il movimento rimane una delle caratteristiche principali da poter fare qui proprio in questa città. Tuttavia è presente un sistema di servizio pubblico locale che collega la città anche se il servizio non è attivo nelle ore notturne. Coloro che possiedono un mezzo proprio sono sicuramente privilegiati per effettuare in modo autonomo tutti gli spostamenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città ospita il più importante dei musei del Parco intitolato al naturalista castelbuonese Francesco Mina Palumbo con interessanti collezioni botaniche, geologiche e naturalistiche e con il ciclo di produzione della manna. Nel cuore di Castelbuono sorge la fontana Venere Ciprea costruita durante la dominazione bizantina. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelbuonoturismo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lungo il percorso tra Piano Sempria e Piano Pomo si può ammirare la più estesa sugherata delle Madonie e poco dopo, immerso nel bosco, uno dei luoghi più suggestivi, la Chiesa dell’Annunziata, che merita sicuramente una visita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per gli amanti dello shopping il centro di Castelbuono è ricco di negozietti e botteghe. Quello che sorprende del centro è il grande numero di pasticcerie, Castelbuono infatti vanta una ricca tradizione dolciaria.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Simbolo della cittadina è il Castello dei Ventimiglia, voluto dal Conte Ventimiglia, oggi sede del Museo Civico.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelbuonoturismo5.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per gli amanti della vita notturna Castelbuono offre l’opportunità alcuni locali, pub e bar dove poter degustare drink in ottima compagnia. </span><span class="fs14lh1-5">Anche per gli amanti del buon cibo Castelbuono offre buonissime opportunità, le vie del centro sono ricche di ristoranti, osterie e trattorie con un’ottima cucina</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelbuonoturismomangiare.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castelbuono può essere visitata tutto l'anno: l'accoglienza ed il calore dei siciliani ti stupiranno. Ma per una esperienza indimenticabile, ammirare i colori, gustare i sapori e vivere appieno le tradizioni, è consigliabile programmare una visita nei giorni di una delle feste che durante l'anno si svolgono a Castelbuono</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">in treno:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Stazione di Cefalù e proseguire in autobus fino a Castelbuono (30 minuti circa)</span></div><div><span class="fs14lh1-5">S.S. 113 per Km 9</span></div><div><span class="fs14lh1-5">S.S. 286 per Km 14</span></div><div><i class="fs14lh1-5">in macchina</i></div><div><b class="fs14lh1-5">Da Palermo (Km. 90):</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Autostrada A19 Palermo-Catania fino a Buonfornello</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Autostrada A20 Palermo-Messina, uscita Castelbuono</span></div><div><span class="fs14lh1-5">S.S. 286 per Km 12</span></div><div><b class="fs14lh1-5">Da Messina (Km. 170):</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Autostrada A20 Messina-Palermo</span></div><div><span class="fs14lh1-5">continuare su S.S. 113 fino a bivio per Castelbuono</span></div><div><span class="fs14lh1-5">proseguire su S.S. 286 per Km 14</span></div><div><b class="fs14lh1-5">Da Catania (Km. 180):</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Autostrada A19 Catania-Palermo, uscita Buonfornello direzione A20 Messina</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A20 autostrada Palermo-Messina, uscita Castelbuono</span></div><div><span class="fs14lh1-5">S.S. 286 per Km 12</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/MflT459txXk">https://youtu.be/MflT459txXk</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 05:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi di Culto in Sicilia - Santuario Madonna della Rocca - Taormina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000302"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Santuario di S. Maria della Rocca &nbsp;si trova sul ripido monte che sovrasta </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meravigliosa-sicilia--taormina" target="_blank" class="imCssLink">Taormina</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">in Provincia di Messina</a></i><span class="fs14lh1-5">, a pochi passi dal Castello saraceno. Il Santuario di S. Maria della Rocca</span><span class="fs14lh1-5">, così chiamata perché costruita sulla viva roccia, fu fondata dall’Abate Francesco Raineri con l’aiuto dell’arcivescovo di Messina Geronimo Venero, verso il 1640. &nbsp;</span><span class="fs14lh1-5">L’architettura del Santuario di S. Maria della Rocca è molto modesta e rustica; si tratta di una bassa costruzione ad un solo vano, nella cui facciata si aprono la porta che ha soglia, stipiti ed architrave in pietra di Taormina, e due finestrelle simmetriche, con accanto un altro edificio più basso per i servizi e la Sagrestia della chiesetta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santuario-della-Madonna-della-Rocca1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Accanto al Santuario di S. Maria della Rocca c’èra un piccolo monastero (dell’ordine dei Basiliani), ormai in disuso, in cui i religiosi si ritiravano per pregare e fare penitenza in eremitaggio, come gli antichi anacoreti o eremiti: il piccolo èremo aveva la vista rivolta verso i monti Peloritani, Castelmola e l’Etna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santuario-della-Madonna-della-Rocca8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Santuario della Madonna della Rocca o di S. Maria della Rocca, si trova sul ripido monte che sovrasta Taormina, sulla cui cima ci sono i ruderi di Castel Taormina, costruzione medievale risalente al periodo arabo-normanno (sec. XI-XII), e perciò chiamato anche “Castello Saraceno” e che al tempo dei Greci e dei Romani era l’Acropoli della città, ad una altitudine di 398 metri s.l.m.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Santuario di S. Maria della Rocca fu costruita sfruttando la conformazione a grotta della roccia lì esistente, tanto che parte del suo soffitto è costituito della roccia viva, la cosiddetta pietra di Taormina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Santuario della Madonna della Rocca, così chiamata perché costruita sulla viva roccia, fu fondata dall’Abate Francesco Raineri con l’aiuto dell’arcivescovo di Messina Geronimo Venero, verso il 1640.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Sacerdote taorminese Francesco Raineri, Abate di S. Anna ed Arcidiacono della Cattedrale di Monreale, fu Vicario e Luogotenente del Cardinale di Palermo Cosma de Torres e del suo successore Vescovo di Torsilla e fu Rettore del Seminario di Monreale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santuario-della-Madonna-della-Rocca2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Padre Francesco Raineri mori nel 1647 e fu sepolto nella chiesa di S. Maria della Rocca, che lui aveva fatto costruire e che è senz’altro la chiesa più panoramica del mondo. </span><span class="fs14lh1-5">Sulla sua tomba fu posta una lapide che reca un bellissimo epitaffio, ed anche dopo morto Padre Francesco Rainieri continua a godersi il magnifico panorama che si gode dalla sua amata chiesa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Accanto al Santuario di S. Maria della Rocca c’èra un piccolo monastero (dell’ordine dei Basiliani), ormai in disuso, in cui i religiosi si ritiravano per pregare e fare penitenza in eremitaggio, come gli antichi anacoreti o eremiti: il piccolo èremo aveva la vista rivolta verso i monti Peloritani, Castelmola e l’Etna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa è la storia moderna e succinta del Santuario, come ci viene raccontata da Mons. Giovanni Di Giovanni nella sua “Storia civile di Taormina”, e dal Padre Agostiniano Emilio Strazzeri nei suoi “Uomini illustri di Taormina”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Però c’è anche una storia antica della chiesa di S. Maria della Rocca, basata su quanto scrisse il Geografo arabo Edrisi, vissuto nel sec. XII alla corte del re normanno di Sicilia Ruggero IL, primo re della dinastia normanna. </span><span class="fs14lh1-5">Egli scrive: “che sul monte Tauro su cui sorge Taormina, sorge il Santuario della Madonna della Rocca. </span><span class="fs14lh1-5">Per cui, l’origine della chiesa di S. Maria della Rocca si deve far risalire al sec. XII, cioè al tempo della dominazione normanna, essendo re Ruggero II (1097-11 54)”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quindi, sicuramente Padre Francesco Raineri fece restaurare e ricostruire il Santuario nel 1640, essendo esso in stato di abbandono dopo 5 secoli, e forse fece aggiungere alla fabbrica il piccolo cenobio, che è ora anch’esso abbandonato da molto tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santuario-della-Madonna-della-Rocca6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’origine del Santuario di S. Maria della Rocca è circondata dalla leggenda, come d’altronde lo è quella degli altri Santuari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Essa narra che un giovane pastorello del vicino villaggio di Mola pascolava il gregge sul monte, allorquando un improvviso temporale lo costrinse a rifugiarsi assieme alle pecore nella vicina grotta. Mentre il temporale infuriava fuori della grotta, alla luce abbagliante di un fulmine il pastorello vide in fondo alla gotta una bellissima donna tutta illuminata e splendente, che teneva in braccio un bambino biondo, la quale gli sorrideva con dolcezza materna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il pastorello, abbagliato dalla luce che emanava dalla figura femminile e dal bambino, fuggi spaventato, abbandonato le sue pecorelle nella grotta, e corse a raccontare l’accaduto ai genitori, i quali naturalmente lo tacciarono di bugiardo e di visionario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santuario-della-Madonna-della-Rocca4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma il giovane tanto insistette che convinse i genitori a recarsi con lui nella grotta, anche perché c’erano le pecore da recuperare, e lì giunti si addentrarono nella grotta, ma non videro niente, ma nel posto dove la bella Signora era apparsa, trovarono in una larga fessura un dipinto in cui era rappresentata l’immagine della donna vista poco prima dal pastorello, ma il bambino che teneva in braccio era acefalo, cioè mancava la pittura che riproduceva la testa del bambino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per cui, la visione della bella Signora con bambino avuta dal pastorello, si può spiegare col fatto che la pittura, certo ad olio, del dipinto aveva riflesso la luce dei lampi durante il temporale, e si sa che durante i temporali estivi i lampi si susseguono a ritmo continuo, di modo che il dipinto rifletteva in continuazione la loro luce, ed il pastorello credette che la figura femminile brillasse di luce propria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santuario-della-Madonna-della-Rocca3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La presenza del dipinto sacro nella grotta, e certamente si sarà trattato di una icona bizantina, cioè una pittura su legno, si può giustificare dicendo vi era stato nascosto durante l’Iconoclastia (rottura di immagini sacre ) proclamata nei sec. VIII e IX da ben tre imperatori d’Oriente, e cioè Leone Isaurico, Costantino IV Copronimo e Leone IV, e che fosse rimasto dimenticato e abbandonato nella grotta, finché non lo vide il pastorello durante il temporale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Naturalmente questa pretesa apparizione della Madonna col Bambino al pastorello fu presa in mano dal clero, che invocando il miracolo, compì pellegrinaggi e venerò l’ immagine sacra su di un altare provvisorio. I</span><span class="fs14lh1-5">l fatto che mancasse la testa del Bambino nel dipinto, si può spiegare con l’azione degli agenti atmosferici, dato che la pittura era rimasta per tanto tempo esposta all’umidità della grotta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi, al posto del dipinto visto dal pastorello non si sa quando, e dietro un quadro della Madonna che reca l’iscrizione “In me omnis gratia”. Eccl. XXIV, si vedono alcuni sgorbi graffiati sulla roccia che dovrebbero essere l’immagine della Madonna della Rocca. </span><span class="fs14lh1-5">Questi graffiti, eseguiti certo da qualche fraticello che si era ritirato lassù in eremitaggio, sono l’attrazione maggiore del Santuario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santuario-della-Madonna-della-Rocca5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’architettura del Santuario di S. Maria della Rocca è molto modesta e rustica; si tratta di una bassa costruzione ad un solo vano, nella cui facciata si aprono la porta che ha soglia, stipiti ed architrave in pietra di Taormina, e due finestrelle simmetriche, con accanto un altro edificio più basso per i servizi e la Sagrestia delIl Santuario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dietro la chiesa c’è il piccolo eremo, da molto tempo abbandonato e in disuso, mentre sul lato sud-est c’è uno spiazzo che era una volta l’orticello degli eremiti, ed è situato sul ciglio del dirupo su cui sta la chiesa. Sul bordo di questo spiazzo sorge una grande Croce in cemento armato, che è rivolta ad oriente ed è illuminata di notte, la quale sovrasta tutta Taormina ed è visibile da ogni parte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santuario-della-Madonna-della-Rocca7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa Croce fu costruita nel 1930, in occasione di una Missione di Padri Redentoristi, Congregazione religiosa fondata nel 1732 da S. Alfonso Maria de’ Liguori ed approvata nel 1749 dal Papa Benedetto XIV i Padri Rendentoristi sono anche chiamati “Liquorini, e loro scopo principale è la predicazione nelle campagne, fare i Missionari ed insegnare il catechismo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La festa della Madonna della Rocca ricorre nella terza domenica di Settembre, e viene tuttora celebrata con grande solennità e con molto concorso di popolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La festa è preceduta da una Novena, cioè da una preparazione spirituale che, come dice la parola stessa, dura 9 giorni, e consiste nella celebrazione della S. Messa ogni mattina di buon’ora, alle ore 7 e nella recita del S. Rosario alle ore 6:30. </span><span class="fs14lh1-5">Nel giorno della festa il Simulacro della Madonna viene portata in processione.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/S_jY04-ixGw">https://youtu.be/S_jY04-ixGw</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 20 Apr 2025 07:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Musei Siciliani - Museo archeologico regionale di Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000300"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il </span><b class="fs14lh1-5">Museo archeologico regionale di Enna</b><span class="fs14lh1-5"> è stato istituito nell'ultimo ventennio ad Enna dalla Regione Siciliana per esporre i reperti portati alla luce negli scavi che la Sovrintendenza ai beni culturali e ambientali di Enna ha condotto principalmente nel 1979 in numerosi siti archeologici della provincia di Enna. Il Museo ha sede nell'antico e pregevole palazzo Varisano a Enna, (per cui è anche detto "Museo Varisano") che prospetta, con la sua facciata barocca, dinanzi al </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?luoghi-di-culto-in-sicilia---il-duomo-di-enna" target="_blank" class="imCssLink">duomo di Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in pieno centro storico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/enna_museo_archeologico.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Museo Archeologico di Enna fu inaugurato nel 1985 nel restaurato Palazzo Varisano. <span class="imTALeft">Il Palazzo Varisano completa la perimetrazione dell'antico piano della Matrice sorge a ridosso &nbsp;del convento e della Chiesa di San Michele, opera attribuita a Gagliardi, e del SS Salvatore e di fronte al Duomo di Enna; l’area è caratterizzata da luoghi pubblici risalenti al foro romano come attestano toponimi come via “bagni” e via “teatro”.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/museoenna3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La struttura espositiva è basata sul concetto del minimo ingombro per cui i contenitori trasparenti degli oggetti risultano sospesi da terra e notevolmente distanti dalle volte, al fine di consentire la libera lettura degli spazi architettonici...” Caratteristica fondamentale del Museo, che si articola in cinque sale espositive, è quella di presentare reperti e testimonianze delle forme di vita documentate nel territorio della provincia di Enna, in particolare al momento della ellenizzazione &nbsp;(VI sec. a.C.) &nbsp;</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/museoenna5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il percorso si sviluppa nella presentazione di diversi insediamenti umani sulle colline dell’ennese. La sala dedicata a Calascibetta presenta insediamenti dell’Età del Bronzo e dell’Età del Ferro; dei centri urbani, situati in posizioni elevate e naturalmente fortificati, conosciamo solo le necropoli: i dati relativi all’ ultima dimora permettono di ricostruire la storia dei vivi. Da Enna, un’iscrizione funeraria di una sacerdotessa di Cerere fa vedere l’importanza del culto nella città di età imperiale. Una serie di terrecotte di Demetra e Kore da collezioni private certificano il ruolo di questo culto in età classica e durante l’ellenismo. Materiali di epoca medievale dall’area del castello e da altri siti descrivono la storia della città in questo periodo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/museoenna2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’allestimento relativo a diversi siti del territorio presenta l’archeologia dell’Ennese riferendo particolarmente all’età greca, quando diversi insediamenti umani si vanno trasformando dal punto di vista sociale, culturale, economico, sotto l’influsso esercitato dalle città greche dell’area costiera. Nella zona del </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-lago-di-pergusa-e-la-riserva--selva-pergusina-" target="_blank" class="imCssLink">lago di Pergusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> l’insediamento siculo ellenizzato di Cozzo Matrice, con aree sacre di VI-V secolo a.C., permette di vedere aspetti culturali dell’epoca. I corredi funerari di Rossomanno, dal VII secolo a.C. in poi, mostrano una serie di oggetti di rilievo, come i monili metallici di tradizione locale, ma anche oggetti pregevoli come ceramiche greche e scarabei di fattura orientale, provvedendo un quadro della cultura materiale, ma anche dei riti, delle credenze, delle aristograzie di questa società che si va trasformando a contatto con apporti di stirpe ed etnie diverse. Corredi funerari da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--agira--enna--borgo-d-arte" target="_blank" class="imCssLink">Agira</a></i>, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-medievali-di-sicilia--assoro---enna" target="_blank" class="imCssLink">Assoro</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Cerami, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-medievali-siciliani--pietraperzia---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Pietraperzia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> permettono di capire la cultura materiale di questi insediamenti in età greca.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 06:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare a Caltanissetta: Monte San Giuliano e Il Monumento al Redentore]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002FE"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel centro della Sicilia, il monte San Giuliano si erge con i suoi 727 metri, sovrastando la città di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. La sua storia affonda le radici nel II millennio a.C., quando era sede di un santuario della cultura di Castelluccio, testimoniato dai reperti di terracotta ritrovati. Tra questi, figurine particolarmente dettagliate che dimostrano legami con civiltà mediterranee coeve. Inoltre, resti di un abitato del VII secolo a.C. rivelano l'influenza greca, con ceramiche che fanno pensare a contatti con la città di Gela. Sulla sua vetta, attira l'attenzione il monumento al Redentore, opera dell'inizio del XX secolo progettata da Ernesto Basile. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/montesangiulianocl4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo monumento è uno dei diciotto dedicati al Redentore in Italia, celebrando il Giubileo del 1900, e si distingue per l'incredibile panorama che offre, diventando un luogo di ritrovo estivo per chi cerca un rifugio dalla calura cittadina. Il monte San Giuliano diventa quindi non solo un sito di interesse storico e archeologico ma anche un punto di aggregazione sociale e culturale per la comunità locale. Il panorama incantevole che nelle calde sere estive, tra i pini e i chioschi poco distanti dal monumento si fa apprezzare, diventa luogo di ritrovo per molti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/montesangiulianocl2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Archeologia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alcune statuette di terracotta e di ceramica ritrovate sul monte indicano che nel II millennio a.C. vi sorgeva un santuario della cultura di Castelluccio condiviso tra tutti i villaggi della zona. Le statuette, dipinte di nero e rosso, presentano una grande precisione nella rappresentazione di alcune parti del corpo umano, tra cui gli organi genitali, la rotula e il ponte del piede; secondo quanto constatato da <span class="imUl">Piero Orlandini</span>, esse sono l'unico esempio di plastica della <i>facies</i> castellucciana, e presentano analogie con altre civiltà mediterranee coeve. </span><span class="fs14lh1-5">Sono inoltre stati ritrovati i resti di un abitato indigeno del </span><span class="fs14lh1-5">VII secolo a.C.</span><span class="fs14lh1-5"> che subì l'influenza della </span><span class="fs14lh1-5">cultura greca</span><span class="fs14lh1-5">, come testimoniano i resti di </span><span class="fs14lh1-5">ceramiche corinzie</span><span class="fs14lh1-5"> e di alcuni </span><span class="fs14lh1-5">vasi geometrici</span><span class="fs14lh1-5"> riferibili alla città greca di </span><span class="fs14lh1-5">Gela</span><span class="fs14lh1-5">.</span></div></div><div class="imTAJustify"><sup class="fs14lh1-5"><br></sup></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/montesangiulianocl3.jpg"  title="" alt=""/><sup class="fs14lh1-5"><br></sup></div><div class="imTAJustify"><sup class="fs14lh1-5"><br></sup></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Monumento al Redentore </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il monumento al Redentore (u' Ridinturi in siciliano) è un monumento in pietra e bronzo sito sulla vetta del monte San Giuliano, a Caltanissetta. È una delle venti statue del Redentore per il Giubileo del 1900. Si trova sulla sommità del monte San Giuliano, a 727 m s.l.m., circondato da un belvedere lastricato da cui da cui è visibile tutta la città e gran parte della Sicilia centrale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il monumento si compone di una statua bronzea collocata sopra un basamento in pietra. La statua, alta 4,85 metri,[1] è opera della ditta romana "Rosa e Zanazio", e rappresenta il Cristo redentore ispirandosi al gruppo marmoreo presente sulla facciata della basilica di San Giovanni in Laterano a Roma. Il basamento in stile eclettico è stato realizzato con pietre calcaree grigie provenienti da una cava sita nelle vicinanze ed è sormontato da un elemento di raccordo cilindrico su cui poggia la statua; all'interno ospita una piccola cappella e una cripta, ed è circondato da una scalinata che la raccorda alla piazza antistante,[4] intitolata all'architetto Ernesto Basile, autore del basamento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La statua è orientata verso nord-est, e volge le spalle a Caltanissetta; questa particolarità ha dato adito nel tempo a leggende e superstizioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/montesangiulianocl1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il monumento fu eretto nel 1900 insieme ad altri monumenti simili sparsi in tutta Italia. Papa Leone XIII nel 1896 aveva infatti proposto la costruzione di venti monumenti in occasione del Giubileo del 1900 in altrettante località italiane per commemorare i venti secoli trascorsi dalla redenzione: ciascun monumento sarebbe sorto in una diversa regione geografica d'Italia, per cui delle commissioni locali di prelati proposero i siti idonei al Comitato Internazionale Romano. La commissione siciliana individuò quattro località ritenute adatte ad ospitare il monumento: monte Lonero, in prossimità di Noto; Piazza Armerina; monte San Paolino, a Sutera; monte San Giuliano, a Caltanissetta. Grazie all'insistenza del canonico Francesco Pulci, quello nisseno fu preferito agli altri siti siciliani per via della posizione geografica, che avrebbe dato centralità all'opera. Inoltre Caltanissetta, grazie alla sua solida economia basata sull'estrazione mineraria, era l'unica città siciliana in grado di sostenere una tale spesa. Per inciso, fu proprio la carenza di fondi uno dei principali motivi per cui dei venti monumenti previsti, ne furono realizzati solo sei o sette a rappresentare il Cristo redentore, mentre in tutti gli altri furono sostituiti da semplici cappellette votive.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come auspicato, la raccolta fondi raccolse notevoli contributi e il comitato nisseno, presieduto dal vescovo di Caltanissetta Ignazio Zuccaro e composta tra gli altri anche dal sindaco di allora Berengario Gaetani, poté commissionare la statua alla ditta "Rosa e Zanazio" di Roma, mentre la progettazione del basamento venne affidata al palermitano Ernesto Basile,figlio di Giovan Battista, tra l'altro entrambi autori del Teatro Massimo di Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I lavori per la realizzazione del piedistallo cominciarono il 13 maggio 1900 con la cerimonia della posa della prima pietra, benedetta dal vescovo Zuccaro. La statua, realizzata con il bronzo ricavato dalla fusione di due cannoni pontifici, arrivò a Caltanissetta in treno; con un'altezza di circa cinque metri e un peso di due tonnellate, per trasportarla in cima al monte fu adoperato un robusto carro trainato da sei coppie di buoi. Il monumento fu completato il 30 luglio successivo, quando la statua fu issata sul basamento e benedetta dal cardinale Giuseppe Francica-Nava.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I giorni dell'inaugurazione furono turbati dall'assassinio del re Umberto, e la cerimonia ufficiale fu spostata al 29 settembre successivo, in concomitanza con la festa di San Michele Arcangelo, patrono di Caltanissetta. Tuttavia questo non fermò l'entusiasmo della folla, che si riunì in processioni organizzate o spontanee, mentre la città si riempì di pellegrini provenienti da tutta la Sicilia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/1Wi7nvyMqDc">https://youtu.be/1Wi7nvyMqDc</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 05:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa Vedere a Ragusa - VALLATA SANTA DOMENICA - Il polmone verde di Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002FF"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La vallata divide in due l’area a sud di Ragusa superiore. Costituisce un’area verde di particolare interesse naturalistico, &nbsp;storico e archeologico, lungo il tragitto della trazzera che collega Ragusa Superiore con Ragusa Ibla, si passa sotto i tre ponti di Ragusa: Ponte dei Cappuccini (Ponte vecchio), risalente alla fine del XIX secolo; Ponte Nuovo, realizzato nel 1937 e Ponte Giovanni XXIII (o Ponte San Vito) costruito nel 1964. Durante il tragitto si trovano resti di abitazioni arcaiche, latomie utilizzate per l’estrazione della pietra, mulini e una necropoli del VII sec. A.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallatasantadomenica2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se amate la natura non potete visitare la Vallata Santa Domenica, cuore verde della città. Questa vallata rappresentava per i nonni ragusani il luogo di lavoro: i mulini ad acqua ed i terrazzamenti, ancora presenti nella vallata, venivano utilizzati per la coltivazione di ortaggi. Inoltre, era una vera e propria zona industriale per l’estrazione e la lavorazione della pietra bianca calcarea, di cui rimane traccia nelle enormi grotte ancora oggi visitabili. Nella parte terminale della vallata sono presenti delle tombe a grotticella di origine orientale, preziose testimonianze di storia e cultura.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallatasantadomenica1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da sempre è al centro della città. Ad essere precisi, mentre un tempo ne segnava il limite verso Sud, adesso la taglia in due per quasi l'intera sua lunghezza. È &nbsp;divenuta isola verde in pieno centro cittadino. Un percorso a piedi, immersi nella natura, in cui si possono comprendere le più antiche origini di Ragusa, attraverso le immagini immortalate nella pietra calcarea fin da tempi remoti: tombe preistoriche, latomie (cave di pietra), abitazioni rupestri e mulini sono visibili percorrendo la Vallata Santa Domenica, parco urbano che ricalca l’antica via di comunicazione tra Ragusa Superiore e Ragusa Ibla.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 13 Apr 2025 12:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari e Trekking in Sicilia: Escurisione al Casino grande del Climiti - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002FD"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Casino Grande dei Monti Climiti è una delle più grandi ed interessanti tenute feudali della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Siracusa </a></i></span><span class="fs14lh1-5">che, anche se ormai ridotta ad un rudere, rimane un luogo molto affascinante da visitare magari compiendo un’escursione presso l’altopiano dei Monti Climiti collocati tra i territori comunali di Priolo Gargallo, Solarino, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-barocchi-siciliani--sortino--siracusa-" target="_blank" class="imCssLink">Sortino</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani-da-visitare--melilli---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Melilli</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. E' un raro esempio di costruzione rurale in stile barocco. Oggi gran parte della masseria (utilizzata dopo la perdita del feudo da parte della famiglia Beneventano occasionalmente come magazzino agricolo o come grosso rifugio per il gregge) è puntellata perchè è ad alto rischio di crollo e buona parte dei suoi locali interni sono preclusi ai visitatori perchè la struttura ormai è pericolante; questa tenuta feudale andrebbe restaurata (e magari destinata ad uso turistico – culturale) per preservarla e fare in modo che possa tornare allo splendore di quando venne costruita o quanto meno resa fruibile e visitabile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/casinograndemonticlimiti1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tenuta feudale venne fatta costruire dal baroni Beneventano del Bosco a partire del 1740 inglobando un preesistente insediamento rurale. Il progetto di questa masseria lo si deve all’architetto buccherese Michelangelo Di Giacomo. </span><span class="fs14lh1-5">Si presenta come un insediamento di tipo fortificato formato dall’edificio principale (la masseria vera e propria) e da altri edifici posti nei suoi paraggi. L’accesso alla tenuta è consentito da un grande portico ormai diroccato nella cui chiave di volta è posto un mascherone grottesco sopra il quale si ergeva una torretta (di cui rimane in piedi solo il prospetto anteriore) caratterizzato da una finestrella triangolare a vertici arrotondati. Sulla sommità della torretta (al cui interno sono visibili ancora le postazioni di guardia) sono collocati tre obelischi piramidali ormai compromessi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/casinograndemonticlimit3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A destra dell’ingresso vi è l’accesso ad un magazzino – stalla mentre a sinistra vi è posta la bella chiesetta che fungeva da “Cappella” per i proprietari del feudo e anche per i “Massari” che vi lavoravano. Il prospetto presenta un’elegante facciata delimitata da due grossi pilastri; l’ordine inferiore possiede un elegante portale arcuato sopra il quale è posta una finestra circolare circondata da un elegante rosone (tra il portale e il rosone vi era posto il bassorilievo raffigurante lo stemma araldico della famiglia Beneventano del Bosco, che molto probabilmente è andato o distrutto oppure è stato staccato e trafugato altrove); la parte sommitale presenta la celletta campanaria sormontata da un timpano triangolare. L’interno della chiesa ad unica navata possiede tracce di affreschi decorativi mentre degli altari rimane ben poco. La volta ormai crollata era adornata da un grande affresco raffigurante “Santa Lucia col Cristo Risorto”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/casinograndemonticlimiti2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’interno della masseria possiede il grande cortile interno detto “Bagghiu” in cui si affacciavano le stalle per i cavalli, i magazzini e i palmenti principali (ala sinistra), la residenza elegante della famiglia Beneventano del Bosco (ala centrale) raggiungibile da una rampa di scale e recante eleganti verande e gli alloggi dei “Massari” (ala destra). Tutti questi edifici sono contraddistinti da eleganti portici. Al centro del cortile è posto un pozzo collegato a vari serbatoi in cui venivano immagazzinate le acque piovane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Adiacenti al Casino Grande vi sono gli edifici che fungevano da foresteria, da stalla per bovini, ovini, suini, il pollaio nonchè un vasto caseggiato che al suo interno aveva palmenti di vario tipo e addirittura un caseificio per la produzione di formaggi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come Arrivare:</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Si può raggiungere dalla S.P. 76 Floridia – Priolo da due punti diversi; il primo andando in direzione della “Masseria Italia” e da qui seguire la strada che sorge attorno al bacino superiore della centrale elettrica dell’Anapo proseguendo fino ad un sentiero posto esattamente a nord della grande vasca che ci conduce presso la grande tenuta; oppure sempre dalla S.P. 76 proseguiamo dritto fino ad una traversa in cui è posta l’indicazione per l’Azienda Agricola Barbagallo imboccandola e, dopo aver chiesto indicazioni al personale della ditta, è possibile seguire un sentiero posto nel retro dell’azienda che ci conduce presso la masseria feudale.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 05:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da Visitare - MINEO - Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002FB"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Mineo è situato </span></span><span class="imTALeft fs14lh1-5 cf2">sulle pendici nord-occidentali dei <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?sicilia-meravigliosa--altopiano-dei-monti-iblei" target="_blank" class="imCssLink">monti Iblei</a></span><span class="imTALeft fs12lh1-5 cf2 ff1"> </span><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. </span></span><span class="fs14lh1-5 cf1">Abitata fin dall'età del Bronzo (numerosi sono i reperti dell'epoca), Mineo è spesso associata dagli storici all'antica città di Mene (fondata dai Greci) e durante il Medioevo ha conosciuto un periodo felice, durante il quale la città si è molto sviluppata. </span><span class="fs14lh1-5 cf1">La patrona del paese è Sant' Agrippina, festeggiata la seconda e la quarta domenica di agosto.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Mineo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">Le sue origini si perdono nella notte dei tempi. La città ha conosciuto tutte le vicende storiche che hanno contribuito a formare l'identità siciliana nel corso dei secoli. I primi insediamenti urbani risalgono al periodo pre-ellenico e sono documentati da reperti archeologici. La città attuale fu fondata da Ducezio, nel 459 a.C., passò sotto il dominio romano e bizantino, e fu conquistata dagli arabi nell'829. Sotto il dominio islamico diventa un'importante piazzaforte con il nome di Qalat Menay, ossia "castello di Mineo".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">Il suo glorioso passato è testimoniato dal suo cospicuo patrimonio artistico che spazia dalle chiese ai palazzi per finire alle tante aree archeologiche che caratterizzano il territorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">Il centro storico di Mineo presenta un assetto medioevale con strade strette, vicoli e cortili. La presenza dei castelli e gli agrumeti profumati di zagara conferiscono a questo borgo un fascino particolare.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-ducezio-mineo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il centro abitato si affaccia sulla valle del fiume Margi, detta "chiana di minìu", ovvero "piana di Mineo" e, attraversando questi paesaggi, noterete come l'area sia intensamente coltivata ad agrumeti ed ortaggi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia di Mineo e del suo territorio è contraddistinta dalla presenza umana sin dalla Preistoria!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Qui, nel territorio di Rocchicella, esisteva il Santuario degli dei Palìci, due dei gemelli di origine antica, che vennero poi assimilati ai Dioscuri, Castore e Pollùce, figli di Zeus.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma il territorio è ricco anche di castelli antichi e rinomati tra i quali spiccano il Castello di Serravalle la cui costruzione risale al 1200, e i ruderi del Castello Ducezio, che si trova nella parte alta della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tradizione locale attribuisce la costruzione del castello proprio a Ducezio, il leggendario condottiero Siculo che tentò di render indipendente il suo regno dai Greci ed ebbe il suo principale centro di culto proprio nel Santuario dei Palici. In realtà si tratta di un castello costruito ben dopo il V secolo a.C.! Il Castello esisteva già nel 1360 e non doveva essere di poca importanza, se qui vi si celebrarono le nozze tra la regina Costanza e il re Federico III d'Aragona! Tuttavia il terremoto del 1693 lo distrusse quasi completamente. Rimangono solo ruderi, ovvero alcune parti delle antiche mura e metà della torre maestra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_di_Mongialino_newmineo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un altro importante Castello era quello di </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?castelli-siciliani---castello-mongialino---mineo,-catania" target="_blank" class="imCssLink">Mongialino</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> nei pressi del fiume Pietrarossa, che appariva ancora integro fino al 1700; un altro è il Castello Rupestre della Grotta di S. Agrippina oggi impiegato come santuario campestre della Santa Patrona di Mineo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dobbiamo presentarvi anche i monumenti più importanti del paese. La Porta Adinolfo è l'unica delle cinque porte che ancora esiste a Mineo; nella piazza centrale potrete anche ammirare il monumento a Luigi Capuana, una statua in bronzo opera del maestro Vincenzo Torre, che ricorda il celebre scrittore esponente di spicco del "verismo", assieme all'amico Giovanni Verga che più volte venne a trovarlo a Mineo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzo-mineo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche il Municipio può essere ricordato come un importante monumento poichè si tratta dell'antico Collegio dei Gesuiti. </span><span class="fs14lh1-5">Il palazzo Capuana è il luogo dove nacque il grande scrittore ed è oggi sede del museo e della biblioteca comunale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All'interno e fuori del centro abitato potete ammirare anche alcune antichissime Chiese costruite nel corso dei secoli già a partire dal 1300; spiccano infatti la Chiesa di San Pietro, la Chiesa di Santa Agrippina, la Chiesa di Santa Maria Maggiore, la Chiesa della Madonna di Odigitria, la Chiesa di San Tommaso Apostolo e molte altre importanti, da vedere assolutamente!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesa_santa_maria_maggiore-mineo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Venendo a Mineo non potrete non ammirare il paesaggio così variegato, con distese di agrumeti, uliveti, mandorleti e noceti, mentre una piccola parte è occupata da boschi. </span><span class="fs14lh1-5">Le zone collinari, dove si predilige la coltivazione dell'ulivo, costituiscono la combinazione perfetta per la produzione di un ottimo olio Extra Vergine d'oliva che si fregia del marchio europeo D.O.P "Monti Iblei" sottozona del calatino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Mineo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Qual'è il periodo migliore per visitare Mineo?</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Mineo può essere visitata tutto l'anno: l'accoglienza ed il calore dei siciliani ti stupiranno. Ma per una esperienza indimenticabile, ammirare i colori, gustare i sapori e vivere appieno le tradizioni, è consigliabile programmare una visita nei giorni di una delle feste che durante l'anno si svolgono a Mineo</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/h8ig7ulZ3fs">https://youtu.be/h8ig7ulZ3fs</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 06:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Santa Pasqua in Sicilia ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000035"><div class="imTACenter"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pasqua in Sicilia è un evento ricco di tradizioni e celebrazioni instaurate da secoli. Si tratta di un evento prima di tutto religioso altamente sentito, caratterizzato da un forte sentimento di devozione dalla grande partecipazione di tutta la comunità. Le cerimonie, le sfilate e le processioni religiose (come la Processione dei Misteri) che vengono organizzate in questo particolare periodo dell’anno fanno parte della cultura e del folklore siciliani, dal momento che sono impiantate nell’isola da sempre, almeno dal XVI secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pasqua in Sicilia è preceduta da un periodo di 40 giorni, la Quaresima (che significa digiuno) che inizia il Mercoledì delle Ceneri e termina la Domenica di Pasqua: è un periodo caratterizzato dalla penitenza e dalla preghiera, in cui i fedeli e i devoti osservano voti o piccole rinunce (i cosiddetti fioretti) in seno di rispetto per la morte di Cristo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/pasquasicnew2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le celebrazioni più affascinanti della Pasqua in Sicilia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante la </span><span class="fs14lh1-5">Settimana Santa</span><span class="fs14lh1-5">, la Sicilia si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto. Ecco alcuni degli eventi più iconici da vivere in prima persona:</span></div><div><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--enna" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> – La Processione degli Incappucciati</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Circa </span><span class="fs14lh1-5">2.500 confrati incappucciati</span><span class="fs14lh1-5"> sfilano nel centro storico portando i simulacri del Cristo Morto e della Madonna Addolorata, tra marce funebri e canti religiosi antichi. Una delle processioni più emozionanti d’Italia.</span></div><div><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> – La Settimana Santa nel capoluogo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La “visita ai Sepolcri” del Giovedì Santo e le processioni del Venerdì Santo animano il centro storico con una spiritualità intensa. Suggestive anche le rappresentazioni sacre e i figuranti in armature romane.</span></div><div><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--modica--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Modica</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> – La Madonna Vasa-Vasa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un rito unico in cui le statue del Cristo Risorto e della Madonna si incontrano in <strong><b>Piazza Municipio</b></strong>, con un emozionante gesto di abbraccio e bacio che coinvolge tutta la città.</span></div><div><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">Caltanissetta</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> – Real Maestranza e “vare” napoletane</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una settimana di eventi culmina con la spettacolare Processione della Real Maestranza, dove oltre 400 figuranti in abiti settecenteschi sfilano per le vie cittadine tra statue e rappresentazioni sacre.</span></div><div><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--scicli--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Scicli</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> – Cavalcata di San Giuseppe</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una processione straordinaria di cavalli ricoperti da mantelli floreali. Ogni bardatura è un’opera d’arte dedicata alla figura di San Giuseppe, culminando con l’accensione dei tradizionali <strong><b>pagghiari</b></strong>.</span></div><div class="imTAJustify"><i><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capuluoghi-siciliani--trapani" target="_blank" class="imCssLink"><span class="fs14lh1-5">T</span><span class="fs14lh1-5">rapani</span></a></b></i><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capuluoghi-siciliani--trapani" target="_blank" class="imCssLink"> </a>- La Processione dei misteri</span></div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Preparatevi a vivere forti emozioni partecipando alla storica Processione dei Misteri di Trapani, tra gli eventi pasquali più affascinanti d’Italia. Ogni anno, per il Venerdì Santo, questa tradizione mette in scena la passione e la morte di Cristo per le vie del centro, dove sfilano 18 gruppi scultorei e due simulacri. La processione dei Misteri è una processione religiosa che si svolge a Trapani dal Venerdì al Sabato santo, da oltre 400 anni. L'origine è spagnola e, infatti, ha analogie importanti con le celebrazioni andaluse.</span></div></div><div><i class="fs14lh1-5"><b><br></b></i></div><div><i class="fs14lh1-5"><b>Pasquetta in Sicilia: natura, tradizione e buon cibo</b></i></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/pasquasicnew3.jpg"  title="" alt=""/><i class="fs14lh1-5"><b><br></b></i></div><div><i class="fs14lh1-5"><b><br></b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il </span><span class="fs14lh1-5">Lunedì dell’Angelo</span><span class="fs14lh1-5"> è sinonimo di gite fuori porta. Famiglie e amici si riuniscono per scampagnate tra mare, montagna e natura, spesso nelle zone del </span><strong class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parchi-naturali-siciliani--parco-dell-etna" target="_blank" class="imCssLink">Parco dell’Etna</a></b></strong><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">dei <strong><b>Nebrodi</b></strong></a></span><span class="fs14lh1-5"> o vicino alle spiagge più belle. Grigliate, prodotti tipici e dolci pasquali rendono la giornata un’esplosione di gusto e convivialità. In molte località si svolgono anche sagre e feste popolari, perfette per chi vuole scoprire le tradizioni locali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/pasqua-insicilia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante la Settimana Santa, nelle città e nei paesi della Sicilia, è un continuo susseguirsi di cerimonie, processioni e liturgie che, ogni anno, attirano visitatori da ogni dove.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I festeggiamenti cominciano il giorno prima della Domenica delle Palme quando i fedeli si recano nelle campagne per raccogliere i ramoscelli d’ulivo e le foglie di palma che saranno benedetti durante la messa dell’indomani. </span><span class="fs14lh1-5">Il giorno della Domenica delle Palme, in cui si ricorda l’ingresso di Cristo a Gerusalemme, in molti centri dell’isola vengono organizzate delle processioni. Una delle più note è quella chiamata “</span><em class="fs14lh1-5">U’ Signuruzzu a cavaddu” </em><span class="fs14lh1-5">che si svolge a Caccamo: “Gesù”, impersonato dal più piccolo dei chierichetti, sfila per le strade del paese a dorso di un asino elegantemente bardato e infiorato, accompagnato da dodici ragazzi che rappresentano gli apostoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/pasqua-insicilia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il giovedì prima della domenica di Pasqua, il “Giovedì Santo”, viene celebrata la messa “<em>In Coena Domini”</em> che rievoca l’Ultima Cena di Cristo con gli Apostoli prima della Passione. &nbsp;Durante la funzione vi è il rito della “<em>Lavanda dei piedi”</em>: il sacerdote lava i piedi di dodici persone, spesso bambini, così come aveva fatto Gesù coi dodici apostoli. La sera, dopo la messa, così come vuole la tradizione, i fedeli visitano almeno tre “sepolcri” (il numero tre rimanda alla Trinità). Il termine “sepolcro” nasce da un fraintendimento della gente del popolo che scambiava gli altari riccamente addobbati per la rappresentazione della tomba di Gesù. In realtà si tratta di altari della reposizione in cui viene esposto per l’adorazione il Santissimo Sacramento e in cui vengono conservate le ostie consacrate. Tali altari sono decorati con piantine di semi di grano germogliati al buio, e quindi dal caratteristico colore chiaro, che simboleggiano il passaggio dalle tenebre della morte di Gesù alla sua Resurrezione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella notte tra il giovedì e il venerdì, a Misilmeri si svolge un suggestivo rito itinerante: la “<em>Trucculiata</em>”. Gruppi di cantori intonano un canto ispirato alla Passione di Cristo accompagnati dalle <em>tròcculi</em>, strumenti musicali di legno dal suono malinconico che, nel periodo di lutto tra il Venerdì Santo e la Pasqua, sostituisce l’allegro rintocco delle campane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Venerdì Santo è dedicato alle processioni che ripercorrono i momenti della Passione di Gesù. Le più note sono i “Misteri” di Trapani e la “Processione dei quadri viventi” a Marsala.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il giorno di Pasqua in vari paesi siciliani si svolge la cerimonia del cosiddetto “<em>Ncontru”</em>: una statua della Madonna viene portata in giro per le vie finché non incontra la statua del figlio risorto. In particolare, a Misilmeri Maria indossa un luttuoso velo nero che, al momento dell’incontro, viene sostituito da un manto azzurro, mentre alcune colombe bianche si alzano in volo per esprimere il potere di rinascita della Resurrezione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/La-Processione-dei-Misteri-dI-Trapani.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">Il Mistero Pasquale viene rievocato anche nei più piccoli centri di tutta la Sicilia per la voglia di non mancare alle tradizioni ma soprattutto per dare espressione ai propri, autentici sentimenti religiosi. Ma in alcune località le celebrazioni assumono una spettacolarità particolare tale da creare un’atmosfera di lutto e di dolore da cui è impossibile sottrarsi. &nbsp;Anche sul piano gastronomico la Pasqua viene commemorata con una serie di preparazioni rievocative della ricorrenza: in primo piano l’</span><strong class="imTALeft">agnello</strong><span class="imTALeft"> che viene cucinato secondo le tradizioni cittadine e poi le </span><strong class="imTALeft">pecorelle di pasta reale</strong><span class="imTALeft"> così come di pasta reale sono i frutti coloratissimi che le contornano. E ancora le </span><strong class="imTALeft">cuddure o aceddi cu l’ova</strong><span class="imTALeft"> una sorta di grande biscotto, a volte a forma di uccello, in cui sono incastonate una o più uova. E infine la </span><strong class="imTALeft">cassata</strong><span class="imTALeft"> tipico e rinomato dolce siciliano ormai noto in tutto il mondo che trae origine dalla ricorrenza pasquale.</span></span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilianet.net/" target="_blank" class="imCssLink"><span class="imTALeft">Trovi tutte le ricetta tradizionali cliccando su questo link </span><span class="imTALeft">https://www.sicilianet.net</span></a></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/Z_PoHTcCQU0">https://youtu.be/Z_PoHTcCQU0</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 06 Apr 2025 08:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Splendori di Sicilia - LAGO SPECCHIO DI VENERE - Pantelleria]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002F8"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Lago "Specchio di Venere" </span><span class="fs14lh1-5">o "Bagno dell'Acqua"</span><span class="fs14lh1-5">, nel Parco nazionale dell’Isola di Pantelleria, è un luogo che ha una identità paesaggistica e naturalistica unica. Si tratta del cratere spento di un antico vulcano. Sulla sua sponda meridionale sono concentrate le sorgenti termali, le acque sono calde e cariche di zolfo. Bellissimo di giorno, di notte, se c’è la luna piena…. è magico!</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/specchiodivenerepantelleria1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ll Lago Specchio di Venere sorge nel versante nord-est di Pantelleria, è immerso nel verde della vegetazione, e consente, a chi vi si immerge, di godere degli effetti benefici dei suoi fanghi termali e minerali ricchi di zolfo, sodio e potassio; questo piccolo lago di Pantelleria detto anche Specchio di Venere, è considerato una beauty farm all’aperto, dove il fango spalmato sul corpo funge da peeling naturale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/specchiodivenerepantelleria2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La leggenda che narra le origini di questo meraviglioso luogo è particolarmente suggestiva: si racconta, infatti, che la dea Venere si specchiasse nelle sue acque prima di ogni incontro col Dio Bacco. Per questo motivo, a Pantelleria il Lago di Venere è da sempre ritenuto un luogo fatato, dove vivere magiche sensazioni, anche insieme ai bambini, che apprezzano molto di poter giocare comodamente sulla “battigia” del lago.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Osservare lo Specchio di Venere di giorno o nelle notti di luna piena, è come osservare il luccichio di una gemma preziosa: ciò contribuisce a fare di Pantelleria un luogo molto speciale per vivere una vacanza ricca di emozioni!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/specchiodivenerepantelleria3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Lago è uno dei luoghi più incantevoli ed unici che offre l’isola di Pantelleria, ha &nbsp;una massima profondità 12 metri, dove il livello delle sue acque è mediamente di 2 metri sul livello del mare ed è alimentato sia dalle sorgenti termali che dalle piogge. Il Lago offre una vista splendida e contribuisce ad una vacanza all’insegna del benessere, grazie alle sue sorgenti calde, nelle quali l’acqua raggiunge una temperatura variabile tra i 40 e i 50 gradi, e ai suoi fanghi naturali. Si trova nel cratere di un antico vulcano &nbsp;e occupa il fondo di una depressione di origine calderica. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/specchiodivenerepantelleria4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Grazie a questa particolarità, sulla sponda Sud dove sono concentrate le sorgenti termali, le sue acque sono calde e sature di zolfo con il fondale della fascia marginale ricco di fango nero-verdastro, ricco di sostanze nutrienti dalle proprietà benefiche preziose per la pelle. Per goderne i benefici bisogna immergersi per un po’ di minuti dal lato dove l’acqua bolle, uscire poi dall’acqua e spalmarsi l’intero corpo con il fango raccolto dal fondo, far asciugare il fango passeggiando e lavarsi solo dopo che il fango si è completamente essiccato sulla pelle. Vi ritroverete una pelle liscia e liberata dalle impurità. Sull’altra sponda del lago è possibile stendersi al sole il sole sulla spiaggia e fare il bagno. In primavera e in autunno il lago di Venere diventa un punto di osservazione naturale del passaggio di molteplici specie di uccelli e dedicarsi al bird-watching.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/specchiodivenerepantelleriabirds.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lago &nbsp;è un laboratorio di biologia a cielo aperto. Nell'ecosistema del tutto particolare realizzato nei millenni da strutture sedimentarie (stromatoliti), di origine biologica che si formano per l'azione dei cianobatteri (batteri fotosintetici) i quali depongono nuove colonie sopra le precedenti tramite un processo continuo che ha portato alla formazione delle coste del lago. Nell'ecosistema del tutto particolare realizzato nei millenni da questi microrganismi, si è insediata una comunità dall'elevato pregio naturalistico in quanto sede di endemismi unici a livello nazionale ed internazionale. </span><span class="fs14lh1-5">Il lago, per la sua posizione lungo le principali rotte di migrazione africana-europea, in primavera e autunno diventa un punto di osservazione naturale dell'avifauna migratrice, la quale vi trova una stazione di riposo e di foraggiamento, rappresentato dai tanti organismi che vivono nelle sue acque.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/specchiodivenerepantelleria6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le sorgenti idrotermali del lago sono caratteristiche per la presenza di comunità di microrganismi e Pantelleria è una delle rarissime sedi al mondo con stromatoliti silicee. Altre sedi di rinvenimento sono Yellowstone (Wyoming, USA) e Bahía Concepción (Baja California Sur, Mexico).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per queste ragioni, passeggiare lungo le coste dello "Specchio i Venere" o "Bagno dell'Acqua" o immergersi nelle sue acque rappresenta un doppio percorso nel tempo e nello spazio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È un viaggio nel tempo perché, pur essendosi formato in tempi geologicamente recenti, rappresenta l'istantanea di un paesaggio antichissimo ed arcaico, quando ancora non si erano sviluppati gli organismi pluricellulari. </span><span class="fs14lh1-5">È anche un viaggio nello spazio in quanto l'ecosistema del lago di Pantelleria è tale che esso può rappresentare un laboratorio naturale di esobiologia, ramo della biologia che studia la possibilità di vita extraterrestre.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Lago</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/ZxqOhRYzjCU">https://youtu.be/ZxqOhRYzjCU</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 03 Apr 2025 05:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Siti Unesco in Sicilia - Il Chiostro dei Benedettini di Monreale - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002F7"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Chiostro dei Benedettini è uno dei principali punti d’interesse del Borgo di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani-davisitare---monreale---palermo" target="_blank" class="imCssLink">Monreale</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo,</a> situato nel suo centro storico e a pochi passi da numerosi altri monumenti cittadini, come il </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-duomo-di-monreale" target="_blank" class="imCssLink">Duomo di Monreale</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> e il Museo Diocesano, i quali sono tutti situati nello stesso raggio. Il Chiostro dei Benedettini è tra i monumenti storici più scenografici nella città di Monreale, famoso per ospitare uno dei luoghi più iconici della storia cittadina, in cui, un tempo, vi abitavano i monaci benedettini, i quali professavano il culto religioso proprio in questi straordinari monumenti. &nbsp;Visitare il Chiostro vuol dire scoprire la parte migliore dell’Italia, quella riconosciuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiostro--Monreale-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Affiancato al Duomo di Monreale sorge il meraviglioso Chiostro che faceva parte dell’antico convento benedettino, esempio stupendo di architettura bizantina. Questa struttura vanta una particolare posizione nell’insieme degli edifici monastici in Italia e nel contesto Mediterraneo, va infatti considerato come uno dei chiostri più imponenti e qualitativamente prestigiosi apparsi nel secolo XII nonchè il più completo monumento di scultura romanica in Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiostro--Monreale-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il chiostro fu costruito intorno agli anni 1170-1180 insieme al duomo, come parte del grande complesso monastico voluto da Guglielmo II. Di tutto il monastero benedettino rimangono la chiesa e il chiostro, il resto, trasformato, abbattuto o adattato, ha perso la sua fisionomia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il chiostro, al momento in cui fu costruito, non era il monumento che è oggi, ma un recinto sacro, un luogo vivo che simboleggiava una specie di Eden, e allo stesso modo era ricco di piante esotiche. In quello spazio, incastrato tra le alte mura del monastero, i numerosi monaci svolgevano gran parte della loro vita: lunghe passeggiate a meditare la Parola di Dio, conversazioni spirituali, quando era loro permesso, e poi il quotidiano lavoro tipico di questi cenobiti. Dal chiostro si accedeva facilmente alla chiesa, alla sala Capitolare, al refettorio e alle celle del dormitorio: insomma, rappresentava il centro nevralgico della vita della comunità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiostro--Monreale-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La pianta quadrata, 47 metri per lato, esattamente corrispondente alla navata del duomo, e in ognuno dei quattro lati, ventisei arcate a sesto acuto si appoggiano su deliziose colonne gemelle, che alternano decorazioni intagliate ad arabeschi, intarsi a mosaico e colonne lisce. Agli angoli le colonne diventano quattro. Ogni arco presenta un doppio archivolto sottolineato da motivi in rilievo e circondato da una banda in mosaico dal disegno geometrico ricco di fantasia, evidentemente influenzato dai gusti arabeggianti che si riconoscono in tanti dettagli del complesso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le doppie colonne poggiano su un basso muro di sostegno interrotto in ogni lato per ottenere quattro ingressi. </span><span class="fs14lh1-5">Ogni colonna, con decorazioni uniche, si eleva sopra un plinto con basi a tre tori e termina con dei capitelli compositi meravigliosamente decorati ciascuno in modo diverso. Le basi di ogni colonna raffigurano motivi differenti tratti dal mondo animale o vegetale: zampe di leone, teste di fiere, gruppi di uomini e animali, oppure foglie e rosette stilizzate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’angolo sud-ovest è presente una specie di piccolo chiostro, anch’esso quadrato, che insiste all’interno del grande chiostro. Le colonne, riccamente decorate, racchiudono al suo interno una deliziosa fontana rotonda, al centro della quale si erge una colonna a forma di palma stilizzata con figure in rilievo, e dalla sommità l’acqua scorre dolcemente da bocche umane e leonine.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiostro--Monreale-5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Dopo una tranquilla passeggiata immersi nel clima di meditazione, per apprezzare a pieno il fascino del chiostro, sarebbe opportuno fermarsi a guardare in dettaglio i particolari delle colonne e dei singoli capitelli: perché ciascuno in se stesso rappresenta una piccola opera d’arte!</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Alcuni capitelli rappresentano semplicemente esuberanti decorazioni floreali, altri, figure allegoriche e mitologiche di non facile interpretazione, ma moltissimi ci raccontano delle storie, a volte tratte dalle gesta dei normanni ma per lo più episodi di ispirazione biblica, specialmente dal Nuovo Testamento.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiostro--Monreale-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Non si capisce se l’insieme dei capitelli vuole narrarci una storia unica o condurci secondo un percorso prestabilito, come pare avvenisse in certi chiostri catalani medievali. Nel chiostro del monastero di Monreale, gli studiosi non sono ancora riusciti a riconoscere un motivo dominante che possa fare da linea guida. Anche la manifattura artigianale si presenta piuttosto variegata, e benché si riconosca una sola firma scritta in latino: “Io sono il marmista Romano, figlio di Costantino” (nel diciottesimo capitello del lato nord), si riconosce la mano stilistica di diversi laboratori di varia provenienza italiana ed estera.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tutti i doppi capitelli si presentano in una struttura monolitica con le stesse dimensioni: alti 40 cm e 65 cm di larghezza, quelli angolari sono il doppio. La maggior parte sono di ordine corinzio o composito, a forma di calice, la cui parte inferiore è decorata con una frangia di foglie d’acanto che servono come base per le figure scolpite. Sono realizzate in marmo di Paros in parte proveniente da antichi monumenti greci.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per quanto riguarda le scene figurative e narrative in alcuni capitelli vengono rappresentati episodi del Vangelo come la fuga dall’Egitto, la Visitazione, L’annunciazione ai pastori e il sogno di san Giuseppe. Ogni capitello forma un blocco unico, talvolta al di sopra riportano iscrizioni esplicative, altre volte arabeschi o figure più piccole. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiostro--Monreale-7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare al Monastero dei Benedettini a Monreale</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Chiostro dei Benedettini si trova nel centro storico di Monreale, un luogo ampiamente servito sia dai mezzi pubblici siciliane che dalle dai percorsi stradali, in particolar modo dalla Strada Statale 186 e le Strade Provinciali 68 e 69, le quali sono attraversate anche dagli autobus delle autolinee siciliane. Uno dei modi più facili per arrivare a Monreale è passare prima per la città di Palermo, al quale dista appena 12 km, in cui sono presenti un maggior numero di collegamenti con le altre località siciliane e non solo, visto che vanta una Stazione Ferroviaria e la presenza dell’Aeroporto Falcone e Borsellino, uno dei più importanti di tutta la Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 12:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani - Castello Mankarruna di S. Lucia del Mela]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002F6"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sorge sulla sommità del colle Mankarruna o Mankarru a 368 m. s.l.m. a Santa Lucia del Mela in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, con la denominazione di castrum Sanctae Luciae o castrum Maccaruni. &nbsp;Sui resti di una cinta muraria ellenica i Bizantini edificarono un fortilizio ricostruito dagli Arabi tra l'837 e l'851. Con l'avvento dei Normanni, il conte Ruggero, per adempiere al voto, dopo la vittoria sugli arabi, fece costruire una chiesa ai piedi del Castello dedicandola alla Santa martire Lucia di cui era devoto (1094).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-Mankarruna-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Storia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1249 è citato un palacium a Santa Lucia del Mela come dimora per le lunghe battute di caccia, gli ozi, i sollazzi e diletti di Federico II di Svevia. La particolare predilezione dell’imperatore per il sito, comporta l'attribuzione della definizione di "Urbe Fidelissima e Deliziosa". Nel 1330 il castrum Maccaruni viene restaurato ed ampliato sulle preesistenze da Federico III nel quadro delle difese del piano di Milazzo contro le incursioni angioine e, nel 1340 ca. ne è possessore, tra alterne vicende, Matteo Palizzi, alla cui morte il feudo ritorna alla corona. Il vicario Giovanni di Randazzo, nel 1346, usa il castello come base per le sue truppe durante la riconquista di Milazzo. Nel 1413 è custodito da sei servientes e nel 1558 viene citato come “castel di Santa Lucia” a tre miglia dal monastero basiliano di Santa Maria di Gala (Barcellona) e a 6 miglia da Milazzo, da Tommaso Fazello. La ristrutturazione del complesso fortificato, nel 1625, destina alcune ali della costruzione a Seminario, ma, già nel 1644, appare in stato di totale degrado ed alcune parti interne sono rovinate. Subisce danni nei terremoti del 1894 e 1908. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-Mankarruna-di-S.-Lucia-del-Mela2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Architettura</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’estremità sud del palacium fortificato e chiuso in origine da cinta muraria con feritoie per gli arcieri, sorge la torre triangolare. Quest’ultima, presumibilmente pentagonale in origine, è in pietrame con listatura di laterizio, alta 12 metri. L’ingresso alla corte del Castello avviene tramite un portale ad arco a sesto acuto, contornato da una ghiera in pomice nera. Alla sua sinistra si erge l’imponente torre cilindrica (h. 19,50 m.) in pietrame listato da filari di cotto. Internamente la torre è divisa in due livelli, dei quali, quello sottostante coperto con una volta emisferica, un tempo doveva svolgere funzioni di cisterna e, successivamente di prigione. La tradizione popolare narra che in questa prigione, accusato di tradimento, abbia trascorso una lunga detenzione Pier della Vigna, noto anche come Pier delle Vigne (Capua, 1190 circa – Toscana, 1249) protonotaro e magistrato dell'Imperatore. L’ambiente superiore è alto m. 11,50 e coperto con una volta a crociera. Dalla corte interna, un altro portale con arco a sesto acuto, consente l’accesso all’originaria cappella. Una Galleria, cuniculo, collega il Castello al Lavacro dei Saraceni, nel Borgo. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dal drone</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/QQx97XKrdx0">https://youtu.be/QQx97XKrdx0</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 30 Mar 2025 11:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da Visitare - MARIANOPOLI - Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002F5"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Marianopoli è situato nella regione Sicilia in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Sorge a 720 mt. di altezza s.l.m. Le sue origini risalgono al XVII secolo dopo la fondazione operata dal barone Lombardo Della Scala, nel feudo Manchi. Fu popolata anche da coloni greci dell'Epiro. Nei giorni 12, 13, 14 agosto si celebra la festa del Patriarca San Giuseppe. Sveglia della cittadinanza con 21 bombe al cannone. Questua del grano e dei ceri votivi a mezzo di muli addobbati a festa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgomarianopoli.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il piccolo borgo presenta lo schema urbano a scacchiera tipico delle città nuove del '700. Le zone archeologiche sulle colline di <i>Mimiani</i>, <i>Polizzello</i>, <i>Castelfilici</i>, e in particolare quella in località <i>Castellazzo</i>, hanno però rivelato l'esistenza di insediamenti preistorici, greco-arcaici ed ellenistici. <span class="imTALeft">Confina con i comuni di Caltanissetta, Mussomeli, Petralia Sottana e Villalba. Dista 107 km da Agrigento e 54 km da Enna. Storia Preistoria Risalendo indietro nel tempo scopriamo che il territorio circostante l'odierna Marianopoli era abitato. Infatti molte tracce di natura archeologica testimoniano, in modo abbastanza inconfutabile, che quelle zone furono abitate da popolazioni indigene. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/marianopoli_veduta_3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">Vi è da aggiungere che data la loro importanza strategica, quelle zone, nel susseguirsi delle varie dominazioni che si ebbero in Sicilia, ebbero grande importanza sia dal punto di vista militare che politico. Età antica I romani, nel corso della prima guerra punica, dovettero faticare moltissimo prima di espugnare la città. Come viene riportato dallo storico A. Holm, il console romano Attilio assediò Mitistrato, che, sebbene assediata da molto tempo e da diverse posizioni, continuava a resistere. L'assedio si concluse quando la guarnigione incaricata della difesa del castello dovette arrendersi per fame e fu costretta ad abbandonare la città. I romani nella loro logica spietata di vincitori fecero strage della popolazione inerme. I superstiti vennero fatti schiavi e quel che rimaneva della città dato alle fiamme. L'eroica resistenza che aveva tenuto in forse l'esito finale della guerra era durata cinque anni, riuscendo a resistere a ben tre attacchi. L'ultimo assedio si era protratto per sette mesi e l'esercito romano fu messo a dura prova. Di Mitistrato hanno scritto proprio a testimoniare la sua importanza diversi storici antichi. Durante la dominazione romana la città venne classificata a civitas censoria, cioè a città, che avendo opposto maggiore resistenza ai romani subì la totale confisca del suo territorio, che venne assegnato in proprietà ai nuovi dominatori. Simboli </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">Gli scavi effettuati nella località Castellazzo hanno portato alla luce importanti reperti archeologici che documentano l'esistenza, in quel sito, di una città fortificata. Quella città è stata identificata con l'antica Mitistrato. Società Evoluzione demografica Abitanti censiti Cultura Istruzione Musei Museo archeologico regionale, istituito nel 1994, conserva numerosi reperti preistorici appartenuti alla necropoli di Valle Oscura. Museo della civiltà contadina Economia Agricoltura L'economia del paese si basa sull'agricoltura di grano, mandorle, olive, uva, e l'allevamento di ovini e bovini.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/marianopoli_veduta_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Marianopoli deve la sua fondazione al Barone Giuseppe figlio di Onofrio Lombardo Trigona Barone Della Scala che nel 1741, ottenne l’autorizzazione richiesta nel 1726 dal padre al Re di Spagna, dello “jus populandi” sul feudo Manchi di Bilici, e dieci anni dopo riuscì nel suo intento di trasferirvi una colonia greco-illirica dal Montenegro. Il paese venne così chiamato Mariænopolis per le sue origini greche e in onore alla Vergine. Il territorio in cui sorge il paesino è abitato però da ben più lungo tempo, come attestano i reperti preistorici portati alla luce su Monte Castellazzo, nell’abitato di Balate e nella necropoli di Valle Oscura e conservati nel Museo archeologico di Marianopoli ospitato nel Palazzo della Cultura “Sikania” in Viale Regione Siciliana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/marianopoli_veduta_4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Marianopoli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’attuale centro abitato di Marianopoli, d’impronta settecentesca, ha un impianto ortogonale, con isolati rettangolari ed una piazza principale, da cui si scorge il campanile della Chiesa Madre intitolata a San Prospero Martire e a Maria SS. Addolorata. Al suo interno si possono ammirare tele e affreschi e statue di santi, tra cui i simulacri di San Prospero, dell’Annunciazione, del palermitano Vincenzo Genovese, e di San Giuseppe. Un statua del Santo patriarca è custodita pure nella Chiesa di San Giuseppe, realizzata nel 1892 con il contributo degli abitanti, e voluta dai baroni Francesco e Ludovico Landolina Paternò di Rigilifi, che si stabilirono in paese nella metà del XIX secolo. La sua volta è impreziosita da un affresco che raffigura lo “Sposalizio della Vergine”, fedele riproduzione dell’opera di Raffaello. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Museo-a-Marianopoli-Museo-della-Civilta-Contadina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da visitare a Marianopoli è anche il Museo etnografico della civiltà contadina dove si trovano esposti utensili di uso domestico e attrezzi da lavoro, quali aratri e macchine agricole, che raccontano la storia di un passato perduto.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Nei giorni 12, 13, 14 agosto si celebra la festa del Patriarca San Giuseppe. </span><span class="fs14lh1-5">Sveglia della cittadinanza con 21 bombe al cannone. Questua del grano e dei ceri votivi a mezzo di muli addobbati a festa. Tradizionale "maschiata" (lancio di mortaretti). Processione religiosa che vede la partecipazione di migliaia di fedeli.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div></div></div><a href="https://youtu.be/ilRQLTgIrcc">https://youtu.be/ilRQLTgIrcc</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Mar 2025 07:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia - VILLA ROMANA DI CONTRADA GERACE]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006B"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">La struttura, scoperta nel 1994, si trova a circa quindici chilometri dalla Villa del Casale di </span><span class="fs16lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-sicilia--piazza-armerina-la-citta-dei-mosaici---enna-" target="_blank" class="imCssLink">Piazza Armerina</a></i></span><span class="fs16lh1-5 ff1">, </span><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="imTALeft">in contrada Gerace, lungo la strada che collega Enna a Barrafranca</span>. </span><span class="fs16lh1-5 ff1">Inizialmente furono riportate alla luce cinque stanze e due corridoi. Si tratta del corpo centrale di un complesso edificio dotato di un peristilio circondato da ambienti abitativi, un locale absidato con tratti pavimentati a mosaico, un corridoio, sale per banchetti e cucine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/area-archeologica-e-villa-enna.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">“La ripresa dei lavori di scavo, ricerca e conservazione del prezioso patrimonio archeologico siciliano – commenta il presidente della Regione Nello Musumeci – è una delle priorità per il mio governo. Ci eravamo posti un primo obiettivo di riavviare un’attività che tanto lustro ha dato, in passato, alla Sicilia e lo abbiamo raggiunto. E’ soltanto una prima tappa, si apre una nuova stagione che consentirà alla nostra terra di ottenere un duplice risultato: arricchire l’offerta culturale del nostro patrimonio archeologico a turisti, studiosi e curiosi e riappropriarsi di una tradizione scientifica indispensabile per lo studio e la conservazione della nostra memoria”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Successive ricerche hanno consentito di stabilire che l’area di interesse archeologico è di circa tre ettari, sui quali insistono almeno dodici costruzioni e tra queste i resti di un edificio termale che domina il complesso, con mosaici pavimentali e marmi policromi di almeno quindici tipi diversi, tutti di provenienza estera. La struttura presenta diversi ambienti, compresa una vasca per immersioni, con complessi sistemi di riscaldamento tramite tubuli in cui circolava l’aria calda.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/depositphotos_54988793-stock-photo-piazza-armerina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Sono state trovate anche tracce di una cisterna per l’approvvigionamento idrico, di alcune fornaci per la lavorazione della terracotta e di magazzini per lo stoccaggio di sementi. Costruita intorno al IV secolo dopo Cristo, secondo alcuni archeologi la Villa edificata tra il 361 e il 363 sarebbe appartenuta a tale Philippianus della famiglia romana dei Filippiani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">L’identificazione del proprietario è stata possibile grazie allo scavo e al ritrovamento dei pavimenti a mosaico policromi. La gamma di colori utilizzati è molto varia: nero, grigio, rosso, verde, rosa, bianco e le composizioni sono di pregevole fattura arricchiti da iscrizioni latine. Proprio una di queste iscrizioni recita: “Possano le tenute dei Filippiani prosperare! Gioia ai giochi Capitolini! Possiate costruire più cose, dedicare cose migliori. Asclepiades, possa tu invecchiare insieme alla tua famiglia!”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Mosaici-della-villa-romana-di-Gerace.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">L’identità è confermata anche dal nome che riportano i bolli incisi su novantanove tra laterizi e tegole della Villa ritrovate durante gli scavi. Nonostante alcune variazioni grafiche, il nome di Philippianus compare costantemente. Dall’analisi delle tavolette con incisioni che raffigurano alcuni cavalli, corroborate dal ritrovamento di ossa equine, gli studiosi hanno tratto il convincimento che il titolare della Villa di contrada Gerace fosse un proprietario terriero che possedeva un allevamento di cavalli, probabilmente destinati ai giochi equestri delle celebrazioni di Roma.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">La Villa di Gerace, fin dal 2013, vede la presenza dell’università canadese di Vancouver, con una missione diretta dal professore Roger Wilson. Quest’anno, la delegazione composta da quindici studenti ha effettuato scavi e rilievi in convenzione con la soprintendenza ai Beni culturali di Enna. In particolare sono stati portati alla luce due locali delle Terme con pregevoli testimonianze che arricchiscono le conoscenze sulla Villa e ci raccontano la Sicilia centrale all’epoca del Tardo Impero, l’economia del latifondo e un’attività legata all’allevamento dei cavalli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Con l’installazione della copertura si sono conclusi i lavori – finanziati dalla Regione Siciliana – di sistemazione dell’area archeologica della Villa romana di contrada Gerace a Enna. L’attività di restauro conservativo dei mosaici – già messi in luce nelle campagne di scavo precedenti – è consistita nella pulizia dell’intera zona e nella realizzazione di percorsi di visita e supporti didattici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/villa-romana-di-gerace2-1280x720.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Dopo dieci anni, grazie al finanziamento del governo Musumeci, sono ripartite le campagne di ricerca, scavo, messa in sicurezza e miglioramento della fruizione nei siti archeologici minori dell’Isola. Questo primo impegno della Regione, pari a cinquecentomila euro, ha finora riguardato, oltre a Gerace, altri sette cantieri nelle province di: Palermo (Complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti); Catania (pulitura dei mosaici, ripristino, restauro e messa in sicurezza della Villa romana con le Terme di contrada Castellitto); Agrigento (necropoli di “Monte Mpisu” e area di “Monte Castello” dove le strutture del castello medievale si sono impiantate su strati preistorici e greci); Trapani (a Pantelleria scavo, rilievo e studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai Sesi); Ragusa (Villa romana di Giarratana, del III secolo dopo Cristo);Messina (scavi archeologici nel sito della necropoli greca dell’antica Mylai, a Milazzo).</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 25 Mar 2025 07:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Storia e Archeologia di Sicilia - LA BATTAGLIA DELLE EGADI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Storia_della_Sicilia"><![CDATA[Storia della Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002F4"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">La Battaglia</span> delle <b><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Egadi</a></b><span class="imTALeft">, combattuta a nord-ovest dell'isola di Levanzo nel 241 avanti Cristo, segnò la fine alla prima guerra punica. Fu l'archeologo Sebastiano Tusa a comprendere che la battaglia si era svolta al largo di </span></span><i class="fs10lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isole-egadi--isola-di-levanzo" target="_blank" class="imCssLink">Levanzo</a></span></span></i><span class="imTALeft fs14lh1-5">, contrariamente al pensiero comune tendente a riconoscere in </span><i class="fs10lh1-5"><b><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?mare-e-spiaggie-in-sicilia--cala-rossa-a-favignana" target="_blank" class="imCssLink">CALA ROSSA</a></span></span></b></i><span class="imTALeft fs14lh1-5"> (rossa come il sangue dei soldati uccisi...), a </span><b class="fs10lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isola-di-favignana" target="_blank" class="imCssLink">Favignana</a></span></span></b><span class="imTALeft fs14lh1-5">, il luogo di quella battaglia.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/battaglia-egad2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come abbiamo detto, La battaglia delle Egadi fu la battaglia navale conclusiva della prima guerra punica (264 A.C. – 241 A.C.). Cartagine, dopo oltre 20 anni di scontri navali e terrestri, anche se sul mare restava dominatrice, si era dissanguata nella gestione della flotta e i suoi commerci erano rallentati. Anche Roma cominciava ad avere qualche problema nel chiedere rinforzi agli alleati e aveva dovuto sostenere tante spese per le battaglie navali e per i naufragi; inoltre Roma non aveva i soldi necessari per allestire nessuna grande flotta. Nonostante ciò, per la terza volta Roma decise di tornare sul mare e cercare di chiudere la partita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Roma, contrariamente a Cartagine, ebbe la fortuna di avere una classe politica dilaniata all'interno ma compatta contro le minacce esterne. Una sottoscrizione di cittadini (forse forzosa) finanziò una nuova flotta di duecento quinqueremi complete di equipaggio. I finanziatori non fecero della beneficenza: alla fine della guerra sarebbero stati risarciti rivalendosi sul bottino. Se l'esito fosse stato negativo, però, i patrimoni personali sarebbero stati pesantemente intaccati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A capo della flotta fu posto Gaio Lutazio Catulo che, all'inizio dell'estate del 242 a.C., prese il mare in direzione della Sicilia. Questa volta i Cartaginesi di </span><i class="fs10lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capuluoghi-siciliani--trapani" target="_blank" class="imCssLink">Trapani</a></span></span></i><span class="fs14lh1-5"> furono colti di sorpresa; non immaginavano che Roma fosse in grado di spremere una tale flotta dalle esauste casse statali. Catulo, visto che tutta la flotta cartaginese era rientrata in patria, rinforzò le truppe che procedevano all'assedio di Lilibeo e occupò tranquillamente il porto di Trapani e il territorio attorno alla città ponendola sotto assedio.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/battaglia-egad3jpg.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Senza fermarsi a queste operazioni terrestri, ben sapendo che la vittoria di Roma sarebbe dovuta essere ottenuta sul mare, manteneva gli equipaggi allenati con esercitazioni e manovre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando si seppe di questa inopinata spedizione romana, a Cartagine caricarono le navi di grano e altri aiuti per sostenere le truppe di Amilcare Barca che si battevano alle falde del Monte </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?erice" target="_blank" class="imCssLink">Erice</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Al comando della flotta fu posto Annone (non è certo se fosse il nemico politico di Amilcare). Il Trierarca portò la flotta ad ancorarsi all'isola chiamata «Sacra» (una delle Isole Egadi, oggi </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isole-egadi--marettimo" target="_blank" class="imCssLink">Marèttimo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">) in attesa di scaricare i rifornimenti alle forze terrestri. Avrebbe così ottenuto, inoltre, di alleggerire e rendere più manovrabili le navi per le battaglie navali e di poter caricare Amilcare e i suoi migliori uomini come forze navali o truppe da sbarco contro gli assedianti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lutazio Catulo seppe dell'arrivo di Annone e preparò la contromossa: imbarcò i migliori uomini a disposizione e portò la flotta fino all'isola di Egussa (Favignana). Era il 9 marzo del 241 a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Battaglia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/battaglia-egadi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mattino del giorno successivo, il 10 marzo, Catulo vide che la flotta cartaginese avrebbe avuto un forte vento da ovest a favore e che questo avrebbe reso più difficile far salpare la flotta romana. Dapprima incerto, riflettendo si rese conto che se avesse attaccato subito avrebbe avuto di fronte degli scafi ancora carichi e quindi più lenti e che questi avrebbero avuto a bordo solo forze di marina. Se avesse permesso lo scarico delle merci e l'imbarco degli uomini di Amilcare la situazione anche col vento in poppa non sarebbe stata altrettanto favorevole.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La flotta romana si distese su una sola linea come per formare un muro contro le navi cartaginesi che veleggiavano verso la costa del Monte Erice. I Cartaginesi accettarono la battaglia; ammainarono le vele per avere maggiore mobilità e attaccarono i Romani.</span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5">«La posizione delle due flotte era esattamente opposta allo schieramento nella battaglia navale di Trapani: anche l’esito della battaglia fu naturalmente inverso.» (Polibio, Storie, I, 61, 2)</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Infatti i Romani avevano cambiato stile di combattimento. Per prima cosa avevano cambiato la maniera di costruire le navi copiandole, pare, da quella - velocissima - presa con Annibale Rodio durante l'assedio di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-di-lilibeo-marsala" target="_blank" class="imCssLink">Lilibeo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Inoltre le navi romane erano alleggerite al massimo, gli equipaggi erano stati tenuti in addestramento ed erano supportati da «soldati di marina scelti, più duri ad arrendersi delle truppe di terra». Per i Cartaginesi la situazione era opposta. Le navi erano cariche di materiale e derrate e quindi lente nella manovra, praticamente inservibili per la battaglia. Secondo Polibio, inoltre «i marinai erano, in complesso, impreparati e raccogliticci, i soldati di leva recente erano nuovi ad ogni disagio e pericolo».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In realtà questo atteggiamento cartaginese è credibile se si considera che a Cartagine si riteneva che i Romani, a seguito della serie di sconfitte e di naufragi, fossero incapaci di governare le navi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il risultato fu micidiale. Inferiori nella manovra e nel combattimento ravvicinato, i Cartaginesi videro rapidamente affondare cinquanta navi e altre settanta furono catturate complete di equipaggio. Un fortunato volgersi del vento permise alle superstiti, alzate nuovamente le vele, di sganciarsi e ritornare all'Isola Sacra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Dopo la battaglia</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lutazio Catulo tornò a Lilibeo e si trovò alle prese con il problema di gestire tanto bottino. Settanta navi e circa diecimila uomini erano caduti nelle sue mani. Catulo, comunque rinnovò l'assedio di Lilibeo e riuscì ad espugnare la città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Cartaginesi misero la condotta della guerra nelle mani di Amilcare che dapprima resistette ma in seguito, tagliato fuori da ogni possibilità di rifornimento con la caduta di Lilibeo e in condizioni operative disperate, mandò ambasciatori a Catulo per trattare la cessazione delle ostilità. Il console romano, saggiamente, rendendosi conto che anche Roma era sfinita da ventiquattro anni di guerra continua, <i>«pose termine alla contesa con un trattato in questi termini: «Fra i Cartaginesi e i Romani si stipula la pace alle condizioni che seguono, se esse verranno ratificate dal popolo romano: i cartaginesi si debbono ritirare da tutta la Sicilia, non combattere contro Gerone, né muover guerra ai Siracusani né ai loro alleati. I Cartaginesi debbono restituire ai Romani senza alcun riscatto tutti i prigionieri. I Cartaginesi debbono pagare ai Romani entro vent’anni duemiladuecento talenti euboici».» </i><i>(Polibio, Storie, I, 62, 4)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il popolo romano, poi, per tramite di una commissione di dieci uomini, rese un po' più gravose le condizioni. Ma la prima guerra punica era terminata.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ORIGINE DEL NOME “</span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?mare-e-spiaggie-in-sicilia--cala-rossa-a-favignana" target="_blank" class="imCssLink">CALA ROSSA</a></b></i><span class="fs14lh1-5">”</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sangue dei cadaveri tinse di rosso l’acqua del mare, che tramite un vento di maestrale venne trascinato dalle correnti verso </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isola-di-favignana" target="_blank" class="imCssLink">Favignana</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, in prossimità di una cala chiamata oggi “ </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?mare-e-spiaggie-in-sicilia--cala-rossa-a-favignana" target="_blank" class="imCssLink">Cala Rossa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">”, proprio perchè lì si depositò il sangue. Questa Cala è una dei simboli che rappresentano la bellezza dei fondali di Favignana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si presenta come un grande anfiteatro roccioso con bianchissime pareti di tufo che digradano dolcemente nel mare, dalle acque turchesi e cristalline, straordinariamente trasparenti. Le imbarcazioni, in essa ancorate, sarebbero sospese nell’aria se non fosse per la loro ombra disegnata sul fondo. Il litorale è caratterizzato da grandi scogli appiattiti; solo più ad ovest si trova un piccolo tratto di litorale sabbioso e più comodo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/recupero-rostro-06.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mare che fu scenario della Battaglia delle Egadi continua a restituire tesori archeologici. La campagna di ricerche di agosto 2024 ha, infatti, consentito di recuperare un rostro in bronzo che si trovava su un fondale a circa 80 metri di profondità. Il reperto è stato recuperato dai subacquei della Society for documentation of submerged sites (Sdss), con l’ausilio della nave oceanografica da ricerca Hercules, che negli anni ha permesso, grazie alle sofisticate strumentazioni presenti a bordo, l’individuazione e il recupero di numerosi reperti riguardanti l’importante evento storico del III secolo a.C, che pose fine alla prima guerra punica fra romani e cartaginesi. Fu combattuta nel 241 avanti Cristo, a nord-ovest dell’isola di Levanzo, come intuì l'archeologo Sebastiano Tusa, contro corrente rispetto al pensiero comune del passato, tendente a riconoscere nella Cala Rossa di Favignana (rossa come il sangue dei soldati uccisi...) il luogo di quella battaglia.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/WWDxOi_PWUA">https://youtu.be/WWDxOi_PWUA</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 23 Mar 2025 07:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa visitare a Ragusa in Sicilia - IL GIARDINO IBLEO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002F3"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a> custodisce tanti tesori che la rendono un polo di altissimo interesse turistico, tra tutti questi, si trova Giardino Ibleo, un polmone verde nel centro della cittadina dal quale si possono ammirare magnifiche vedute, sia dei Monti Iblei che della valle del fiume Irminio, dove pullulano numerosissime specie di fiori ed ortaggi negli orti adiacenti il corso d’acqua testé menzionato. Vero e proprio punto di ritrovo che assicura, ai suoi visitatori, pace, ristoro e tranquillità, i giardini sono collocati in fondo alla collina su cui è adagiata l’ammaliante Ragusa Ibla e siestende per alcuni ettari, raggiungendo, nel suo punto più alto, un’altimetria pari a 385 m.s.l.m.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardino-ibleo-ragusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Giardino Ibleo sorge nel cuore della città in cima a uno sperone roccioso che domina l'antico abitato: è stato realizzato nel 1858 sulle vestigia della cattedrale di San Giorgio in un'area inizialmente non recintata. Furono tre facoltosi abitanti a sostenerne la realizzazione, seguiti poi da gran parte della cittadinanza: i loro nomi (il marchese Giuseppe Maggiore, Emanuele La Rocca Impellizzeri dei San Filippo e Carmelo Arezzo di Trifiletti) sono anche impressi nella lapide presente sul muro esterno del Convento dei Cappuccini. Nel 1907 fu aggiunto al giardino una sorta di recinzione progettata da Giuseppe Pinelli, inglobando con gli anni sempre più terreni fino ad assumere il suo aspetto definitivo, ossia quello di uno splendido balcone verdeggiante che regala una vista magnifica sulla valle del fiume Irminio e i Monti Iblei.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardino-ibleo-ragusa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Giardino Ibleo è il polmone verde di Ragusa, ricco di piante acquatiche, esotiche e soprattutto mediterranee. </span><span class="fs14lh1-5">La parte principale del giardino inizia dall'ingresso affacciato su Piazza Giovan Battista Hodierna: il Viale delle Palme accoglie i visitatori, con panchine in pietra e i sentieri circostanti cinti da siepi che portano alla Chiesa di Sant'Agata e a quella dei Cappuccini. In questa parte del Giardino Ibleo si trovano anche il Viale delle Colonnine, realizzate tutte in terracotta e un'elegante balconata in calcare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La seconda parte del Giardino Ibleo ha il tipico aspetto novecentesco, con ordinate aiuole fiorite che circondano una vasca centrale: spicca in questa zona però Monte Venere, una collinetta che ricorda i più classici giardini tardo-romantici, alla quale si accede salendo scale in pietra circondate da piante mediterranee.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardino-ibleo-ragusa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">C'è infine una terza parte del giardino che è quella che ruota attorno al Boschetto della Rimembranza, ovvero il monumento eretto negli anni 30 in memoria dei caduti della Prima Guerra Mondiale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltre al Convento dei Cappuccini (annesso al quale c'è il Museo Diocesano che custodisce il Trittico del Novelli), il Giardino Ibleo custodisce altri edifici di culto che sono la Chiesa di San Domenico, riconoscibile dal campanile decorato da maioliche e la Chiesa di San Giacomo.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Mar 2025 06:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi di Culto in Sicilia - Il Santuario della Madonna delle Grazie - Buccheri - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002F2"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Santuario della Madonna delle Grazie è un luogo particolarmente suggestivo e da scoprire non solo per chi vuole vedere un contesto paesaggistico veramente notevole, ma anche per chi ama la spiritualità e la storia di questi luoghi spesso poco conosciuti ma ricchi di fascino e mistero. È a pochi passi da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--buccheri-l-arcadia-di-sicilia--siracusa-" target="_blank" class="imCssLink">Buccheri</a></i>, un borgo degli </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?sicilia-meravigliosa--altopiano-dei-monti-iblei" target="_blank" class="imCssLink">Iblei</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Siracusa</a></i><span class="fs14lh1-5">. Dimora per eremiti, negli anni è stato restaurato e riaperto</span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/madonnagraziebuccheri6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">L’edificio religioso si trova nella pineta di Santa Maria, subito dopo il cimitero di Buccheri. Si racconta che la chiesa ha origini molto antiche: sembra che sia stata una donna a volere la costruzione della chiesa. Infatti c’è un documento, datato 1537, con cui donna Francesca de Cappello fece un lascito in favore della "maramma (costruzione) de Santa Maria La Gratia".</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/madonnagraziebuccheri2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La chiesa venne poi abitata nel Seicento dai frati Carmelitani e subito dopo dai Cappuccini. E si deve proprio a questi frati la costruzione del cenobio annesso all’edificio, poi dimora degli eremiti. E non c’è da stupirsi se questo luogo divenne meta privilegiata per la vita monastica: il suggestivo paesaggio e il silenzio, lontano dal caos della vita cittadina ne favoriscono la meditazione ancora oggi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come molti edifici sacri, anche il Santuario della Madonna delle Grazie subì molti danni a causa del terremoto del 1693 che devastò il Val di Noto e molti comuni della zona. Anche il Santuario di Buccheri fu allora interessato da un intervento di ricostruzione: venne rifatta la facciata, il campanile e vennero restaurate le mura e il tetto. I lavori vennero completati nel 1774 con il pavimento di “balatelle” e gli stucchi della volta, fatti da Nicolao Cultrera di Avola. Sull’arco si trova anche lo stemma di Buccheri.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/madonnagraziebuccheri5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da questo momento la chiesa era completa. Mancava solo un piccolo ma significativo segno della presenza della Madonna. Allora si decise di trasferire l’altare della Madonna Assunta, che si trovava nella Chiesa di Santa Maria di Fontana Murata, un piccolo rudere immerso nel bosco meta di pellegrinaggi e preghiere. Infatti molti fedeli raggiungevano quella piccola chiesa in caso di epidemie per utilizzare l’acqua di una fonte vicina.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">E proprio la presenza di questa statua nel Santuario della Madonna delle Grazie farà si che il culto per la Madonna fosse tramandato fino ad oggi. Infine nel 1774 il mastro Francesco Barbera di Catania costruì il "sacellum" di stucco, sopra l’altare marmoreo opera dei fratelli Marino di Catania.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/madonnagraziebuccheri3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’ingresso ha un portale scolpito in pietra e una cornice dentellata. Due ordini compongono la facciata. Il suo interno è ad una sola navata, molto semplice su cui spicca la statua della Madonna nel suo elegante baldacchino in legno dorato. Oggi <span style="text-align: start;" class="cf1"> si può ammirare </span>il santuario<span style="text-align: start;" class="cf1">, che al suo esterno presenta</span><span style="text-align: start;" class="cf1"> &nbsp;</span></span><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><span class="cf1">un lungo percorso circondato da alberi, </span></span><span class="fs14lh1-5"> fa parte della parrocchia di Sant’Ambrogio di Buccheri è aperto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/madonnagraziebuccheri4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Molti infatti si recano nella piccola chiesa per venerare la Madonna e sostare in preghiera. Negli ultimi anni, infatti, il santuario è stato ristrutturato e riaperto al pubblico.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel mese di maggio, dedicato alla Madonna, vengono celebrate alcune funzioni. Ma quella più importante è quella che si celebra la prima domenica di settembre.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In preparazione della festa, c’è la caratteristica e antica novena, che si svolge all’alba. I fedeli raggiungono la chiesa dopo essere stati svegliati dal suono di un tamburo e dal coro in dialetto che invita la gente a recarsi nella chiesa, per pregare la Madonna “Bammina”.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 12:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Passeggiando per Catania - VIA DEI CROCIFERI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002F1"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La via dei Crociferi è una zona stradale di Catania realizzata nel XVIII secolo. Essa ha inizio in Piazza San Francesco d'Assisi e vi si accede passando sotto l'arco di San Benedetto. La strada, contornata da chiese, monasteri e poche abitazioni civili, è un esempio di unità dell'architettura barocca. </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Catania-Via-Crociferi1.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Che sia emblema del barocco catanese, via più antica della città e sito UNESCO, è risaputo in ogni dove! Per addentrarsi in questa splendida via ricca di chiese e monumenti basta attraversare il famosissimo Arco di San Benedetto, ristrutturato in seguito al disastroso terremoto del 1693. Quello che ci colpisce è la poca presenza di abitazioni civili e il dominio, invece, di luoghi di culto dalla bellezza unica; pensa che a distanza di pochi metri (circa 200), se ne possono ammirare ben 4!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/viacrocifericatania1.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Come per la maggior parte degli edifici del centro di Catania, le origini dell’attuale Via Crociferi risalgono all’inizio del XVIII secolo, quando la città fu devastata dal terribile terremoto del 1693. Da quel tragico evento nacque l’affascinante centro storico di Catania che, fortunatamente, oggi possiamo ammirare in tutto il suo splendore, dove il barocco sposa l’uso della pietra lavica, scura e intensa ed insieme condividono, quasi in egual parte, il protagonismo architettonico. Questa unione tra barocco e pietra lavica, insieme all’ottimo stato di conservazione degli edifici del 700, hanno reso Via Crociferi un luogo tra i massimi esempi della rinascita architettonica di Catania rendendola una delle tappe imperdibili della città.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Parlando del significato del nome della via, la traduzione in spagnolo della parola “Crociferi” indica i portatori della croce durante le processioni religiose, chierichetto. Per ciò che concerne l’origine del nome, tutto sembra indicare che si deve alla chiesa di San Camillo dei Padri Crociferi, situata nella stessa Via Crociferi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/locationfilmviacrociferi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il cinema affascinato da questa storica via</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il fascino che Via Crociferi suscita in tutti coloro che hanno la fortuna di percorrerne i circa 200 metri è tale da aver lasciato il segno anche nella settima arte. Infatti, sono molti i registi italiani che si sono lasciati ammaliare da tanta bellezza e hanno deciso di utilizzare Via Crociferi come set cinematografico. Di conseguenza, possiamo vedere via Crociferi comparire in alcune scene di vari film italiani tra cui: “L’arte di arrangiarsi” di Luigi ZampaMauro Bolognini, “Storia di una capinera” di Franco Zeffirelli, “Mimì metallurgico ferito nell’onore” di Lina Wertmuller e “I Viceré” di Roberto Faenza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Se vi piace l’architettura in generale e il barocco in particolare, soprattutto il barocco siciliano, non potete perdere l’occasione di passeggiare lungo Via Crociferi, senza dubbio uno dei migliori esempi del barocco catanese e, forse, la via più bella e più affascinante di Catania. Il fatto è che questo complesso di edifici storici così particolari riescono a trasportare indietro nel tempo qualsiasi visitatore, passeggiando per Via Crociferi non è difficile pensare che il tempo si sia fermato, solo la presenza di alcuni bar e piccoli negozi riescono a riportarci alla realtà.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere e visitare in Via Crociferi</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ovviamente, gli edifici religiosi e le chiese barocche che danno a Via Crociferi la sua caratteristica impronta sono l’attrazione principale della via, quindi vi invitiamo a visitarne l’interno per approfondirne la storia. Tutti, ad eccezione della Chiesa di San Camillo, furono distrutti dal terremoto e, successivamente a questo evento catastrofico, ricostruiti più belli e imponenti di prima. Per quanto concerne la Chiesa di San Camillo, è vero che venne risparmiata dal terremoto ma, a seguito dei lavori in Via Crociferi, si decise di ricostruire anche questo edificio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/villaceramicrociferi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Parlando di Via Crociferi non si può non menzionare Villa Cerami, e vi consigliamo di dare un’occhiata all’interno di questo splendido edificio. Essendo Villa Cerami una delle sedi dell’Università degli Studi di Catania, l’edificio è aperto per la maggior parte dei giorni dell’anno, in coincidenza con l’orario universitario. Altro elemento caratteristico di Via Crociferi, che richiama subito l’attenzione, è il il famoso Arco di San Benedetto, situato, proprio all’inizio della via, accanto a Piazza San Francesco d’Assisi. L’arco fu costruito per unire la Chiesa di San Benedetto e il Convento delle Benedettine.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/san-giulianocatania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di fronte al Collegio è ubicata la Chiesa di San Giuliano considerata uno degli esempi più belli del barocco catanese. L'edificio, attribuito all'architetto Giovan Battista Vaccarini, ha un prospetto convesso e delle linee pulite ed eleganti. Proseguendo ed oltrepassando la via Antonino di San Giuliano, si può ammirare il Convento dei Crociferi e quindi la Chiesa di San Camillo.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Arco-di-San-Benedetto-crociferi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><b>Il momento migliore per visitare via Crociferi</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Possiamo invece dire che la reazione che Via Crociferi suscita nel visitatore muta a seconda dell’ora del giorno: all’ora di pranzo è un luogo tranquillo, quasi deserto, ideale per passeggiarvi con calma ed ammirare le architetture senza la presenza di persone; di mattina si anima di gente, tanti sono gli studenti diretti a Villa Cerami che percorrono la via, e tanti sono anche i turisti che visitano il centro di Catania e che, irrimediabilmente, passano da Via Crociferi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Di notte, invece, si trasforma in un piccolo brulichio di gente, soprattutto giovani, grazie ai bar presenti nella zona. Per questo motivo, vi consigliamo di visitare per lo meno, almeno una volta di giorno e una di notte.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Leggenda del Cavallo senza testa di Via Crociferi</b></div></div></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/leggenda-cavallo-senza-testa.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le leggende che caratterizzano la città di Catania c'è sicuramente quella del 'cavallo senza testa' di Via Crociferi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si racconta che nel '700 i nobili catanesi, che proprio in Via Crociferi tenevano i loro incontri notturni amorosi che andavano tenuti nascosti, fecero circolare la voce che di notte, proprio in quella zona, vagasse in giro un cavallo senza testa. In questo modo riuscirono ad intimorire i cittadini e non farli uscire di casa una volta arrivata la sera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un giovane, non convinto da questa cosa, scommise con gli amici che si sarebbe recato di notte proprio in quella zona e per provare di essere andato lì avrebbe piantato un chiodo sotto l'arco delle monache benedettine. </span><span class="fs14lh1-5">Sfortuna volle che dopo aver piantato il chiodo non si accorse di aver attaccato al muro anche parte del suo mantello. Quando tentò di scendere, non riuscendoci, credette anche lui di essere stato afferrato dal cavallo senza testa e perse la vita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nonostante la vittoria della scommessa coi suoi amici, la sua triste fine non fece altro che confermare la leggenda. Per questo motivo anche negli anni successivi nessuno volle rimettere piede in Via Crociferi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Addirittura c'è chi oggi ritiene che andando in quella zona a notte fonda possa essere possibile sentire il rumore degli zoccoli del cavallo sul basolato.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/pJVw6ijQi98">https://youtu.be/pJVw6ijQi98</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 16 Mar 2025 07:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Dimore Storiche a Palermo - PALAZZO VALGUARNERA-GANGI - Il Palazzo del Gattopardo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002F0"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella piazza Croce dei Vespri, nel quartiere della Kalsa, a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, grandeggia in tutta la sua imponenza il fronte principale di Palazzo Valguarnera Gangi, che per la grande magnificenza dei suoi ambienti, per l’integrale conservazione degli arredi interni, e per il suo impianto straordinariamente grandioso, si può considerare uno dei palazzi più rappresentativi del tardo barocco palermitano. Fu costruito nella prima metà del XVIII secolo e terminato intorno al 1780 dal principe Pietro di Valguarnera. Per la vastità dell'impianto architettonico, per la qualità e la ricchezza degli apparati decorativi, nonché per il fatto di essere arrivato alle soglie del XXI secolo praticamente integro, palazzo Valguarnera non solo costituisce un unicum nel panorama siciliano, ma anche un momento altissimo del rococò italiano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al suo interno si possono ammirare: il Salone d’onore, con il suo soffitto dipinto da Elia Interguglielmi nel 1792 dove è rappresentata la “Gloria del principe virtuoso”; la Galleria degli specchi, con la sua doppia soffittatura, la quale consente di scorgere, attraverso le aperture ricavate nel controsoffitto più basso, il grande affresco centrale; il Salone Giallo dove fu affrescato il “Trionfo delle virtù necessarie al principe”, dipinto da Gaspare Serenario nel 1754.</span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzovalguarnera1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia documentata del palazzo inizia verso la metà del XVIII sec. , quando il principe Pietro Valguarnera esponente di uno dei casati più prestigiosi dell’ aristocrazia siciliana, di origine spagnola, decide, per la gloria e la grandezza della sua famiglia, di ampliare e riconfigurare in forme auliche, il proprio palazzo nel piano della Misericordia, anticamente chiamato piano della Guzzetta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per la realizzazione della sua dimora, il principe si rivolse ad artisti di chiara fama, tra cui un giovane e geniale architetto trapanese Andrea Gigante, che in quegli anni era impegnato nel cantiere del palazzo degli Stella duchi di Casteldimirto e baroni di Bonagia, dove realizzò il magnifico scalone a tenaglia in marmo rosso di Castellammare, identificato come l’esordio progettuale dell’architetto e che più di ogni altra opera, doveva rivelarne il suo straordinario talento, introducendo in questo progetto, elementi di novità per il contesto cittadino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzovalguarnera2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nonostante i lavori di palazzo Valguarnera si protrassero per più di un decennio, con la partecipazione di altri architetti, al Gigante vanno attribuite le opere di maggior rilievo. Agli sfarzosi apparati decorativi dei saloni del palazzo lavorarono numerosi artisti di grande vaglia, come l’Interguglielmi, il Serenario, il Fumagalli, il Velasco e il Marabitti, in collaborazione con una fitta schiera di pittori ornatisti, marmorari, intagliatori, indoratori, stuccatori e mobilieri.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b>L’Architettura</b></i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b><br></b></i></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzovalguarnera3.jpg"  title="" alt=""/><i class="fs14lh1-5"><b><br></b></i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b><br></b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un portale con due colonne in pietra grigia e con stemma della famiglia Mantegna principi di Gangi, introduce alla magnifica corte porticata, tra le più belle dei palazzi palermitani, da qui ha inizio l’originale scalone d’ingresso a più rampe, che porta al grande vestibolo che ha proporzioni di un vero salone, qui la ricchezza delle decorazioni, la raffinata bellezza degli ornati, e la policromia dei marmi anticipano l’esuberanza delle sale seguenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Varcando la sala d’ingresso si apre la spettacolare “ENFILADE” di saloni dove si rimane ammirati dallo sfarzo dei preziosi arredamenti, dalla ricercatezza e dall’estrosità dei decori, dai mobili, dalle tappezzerie ricamate e dal ragguardevole numero di oggetti, cristallerie e porcellane ( vera passione dell’aristocrazia ) cosi raffinate e rare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Passando dal salone Rosso (nel settecento si usava chiamare le stanze con il colore della tappezzeria predominante) e dal salone Celeste, si arriva al grande salone da ballo, splendido nei suoi magnifici arredi, con divani, consolles, sedie intagliate, pareti decorate, boiseries, porte dipinte in oro zecchino, e alte specchiere d’epoca che riflettono eleganti soprammobili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzovalguarnera4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma quello che più colpisce è l’originalissima volta traforata, una struttura architettonicamente audace attribuita al genio del Gigante e ispirata al gusto del più scenografico barocco. Questo soffitto doveva dare degli effetti fantastici, soprattutto quando venivano accesi i grandi lampadari in vetro di Murano a candele, di cui quello centrale di ben 102 bracci, proviene dalla “rinomata bottega del Briati”. Tutto questo ridondante insieme di meraviglie, non ha riscontri in nessun’altro salone del settecento siciliano, ed esprime lo spirito e il gusto di un’epoca. In questa galleria il regista Luchino Visconti volle girare l’indimenticabile sequenza del ballo nel film “Il Gattopardo”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzovalguarnera5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un fronte del palazzo prospetta su piazza Sant’Anna, con un suggestivo giardino pensile da cui si può ammirare la facciata della chiesa di Sant’Anna, tra le più scenografiche del Barocco palermitano, dell’architetto Giovanni Amico, maestro di Andrea Gigante. Nella parte inferiore di questo fronte, era aggregato il piccolissimo teatro Sant’Anna, compreso tra il palazzo e l’oratorio secentesco di Santa Maria di Gesù del 1852. </span><span class="fs14lh1-5">I Valguarnera mantennero la proprietà del palazzo fino al 1820, quando la principessa Giovanna Valguarnera ultima erede del prestigioso casato convolò a nozze con Giuseppe Mantegna principe di Gangi (titolo ceduto al nipote da don Fabrizio Alliata e Valguarnera, proprio in quella occasione) portandogli in dote la magnifica dimora. </span><span class="fs14lh1-5">L’edificio nel tempo ha subito ulteriori interventi sia nella parte architettonica che nelle interne decorazioni, che comunque non hanno alterato minimamente quelle forme di raffinata eleganza che ancora oggi conserva, anche se purtroppo, all’esterno le facciate cominciano ad accusare i segni del tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi il palazzo appartiene ai principi Vanni Mantegna di San Vincenzo, subentrati nella proprietà del palazzo per trasmissione ereditaria nel 1995. <em>Il Palazzo è situato in Piazza Croce dei Vespri, 6 &nbsp;</em><em>ed è visitabile soltanto su prenotazione per gruppi non inferiori a 20 persone e non scolaresche.</em></span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/a7q_F58OeUE">https://youtu.be/a7q_F58OeUE</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 07:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeo Trekking in Sicilia - GROTTA SAN TEODORO – ACQUEDOLCI - Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002EF"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le pareti rocciose calcaree di Pizzo Castellaro, sul Monte San Fratello, che fa parte della catena dei Nebrodi, nel territorio di Acquedolci, comune della provincia di Messina lungo la costa tirrenica, di fronte alle isole Eolie, si trova la Grotta di S. Teodoro, una cavità naturale che si apre nella parete di un’alta falesia e che domina un terrazzo situato ora tra gli 80 e i 130 metri sul livello del mare. La cavità, di vaste dimensioni (60 metri di lunghezza, 20 di larghezza, fino a 20 di altezza) pur se con un ingresso relativamente ridotto, si sarebbe formata a seguito di fenomeni carsici verificatisi circa tra gli 8 e i 10 milioni di anni fa, e rappresenta una fonte ricchissima di conoscenza sulla fauna della Sicilia preistorica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta-di-san-teodoro1b.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La prima segnalazione della grotta di San Teodoro e dei depositi paleontologici e paleoetnologici ubicati al suo interno e sul talus ad essa antistante, si deve alla esplorazione del Barone Anca che nel 1859 eseguì un primo saggio di scavo. Egli notò che all’interno vi erano depositi del Paleolitico Superiore e nell’ampio saggio che fece all’ingresso della grotta trovò un sedimento che conteneva resti di animali (elefante nano, iena, cervo, cinghiale, orso, asino). Successive indagini, ognuna di straordinaria importanza, si devono a Vaufray (1925), Graziosi e Maviglia (1942), e Bonfiglio (1982-1985, 1987, 1989, 1992, 1995, 1998, 2002, 2004). La grotta fu abitata da genti preistoriche in un arco temporale compreso tra i 12.000 e gli 8.000 anni a.C., che dal punto di vista culturale rappresenta l’ultima fase del Paleolitico Superiore italiano chiamato Epigravettiano finale, e comunque per lunghissimo tempo fino ad epoca moderna (passando per età del Bronzo e periodo greco e romano).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta-di-san-teodoro2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quello di S. Teodoro è un sito di grandissimo interesse paleontologico e paletnologico, costituendo uno dei capisaldi per la conoscenza dei mammiferi del pleistocene e degli uomini del paleolitico superiore nel Mediterraneo. </span><span class="fs14lh1-5">La grotta si apre nella parete di un’alta falesia, che domina un terrazzo situato fra gli 80 e i 130 metri sul livello del mare </span><span class="fs14lh1-5">Nonostante l’accesso relativamente stretto, presenta dimensioni notevoli. E’ infatti lunga metri 60, larga metri 20 e raggiunge l’altezza di 20 metri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta-di-san-teodoro3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel corso di una campagna di scavi effettuata nel 1942, al suo interno sono venute alla luce cinque sepolture a inumazione del paleolitico superiore (12.000-10.000 circa a.C.), che al momento della loro scoperta costituivano la più antica testimonianza della presenza dell’uomo in Sicilia. L’industria litica, utilizzata da questi antichissimi abitanti di Acquedolci, è rappresentata da numerosi strumenti in selce e quarzite, che appartengono al cosiddetto orizzonte epigravettiano del paleolitico superiore e rivelano la presenza di almeno due facies culturali, la prima delle quali decisamente microlitica. Come si è potuto dedurre dai resti ossei rinvenuti nel medesimo contesto, largamente cacciati erano il cinghiale, il cervo, il daino, la lepre, il bue primigenio, il cavallo selvatico, l’asino idruntino. La quantità di gusci di conchiglia e chiocciole rinvenuta fra i resti dei pasti dimostra, inoltre, che la raccolta di molluschi lungo la riva del mare aveva un ruolo non trascurabile nella alimentazione degli abitatori della grotta e costituiva una importante integrazione della caccia e della raccolta di frutti selvatici, su cui era basata l’economia del paleolitico e del mesolitico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta-di-san-teodoro4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Più di recente (1983), una campagna di scavi effettuata dalla Sovrintendenza ai BB.CC. e AA. di Messina ha consentito di ricostruire la situazione paleoambientale del sito, quale era in epoca precedente agli insediamenti umani, aggiungendogli ulteriori suggestioni di luogo primigenio. Alla base della falesia, nell’area antistante la grotta di S. Teodoro e il Riparo Maria, si estendeva un lago pleistocenico. Nel bacino di questo lago, grazie a particolari condizioni geomorfologiche, si è potuto conservare un deposito contenente una grande quantità di resti fossili, prevalentemente appartenenti a ippopotami, che popolavano la Sicilia del pleistocene (circa 200.000 anni fa). Al deposito fossilifero si sovrapponeva uno strato sterile di elementi calcarei e su di esso un ulteriore strato ricco di resti di mammiferi del quaternario e di manufatti litici del paleolitico superiore, corrispondente più o meno al quello esplorato nel 1942.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta-di-san-teodoro5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Davanti all’alta parete calcarea su cui si apre la grotta di San Teodoro ed altre cavità come il Riparo Maria si estende un deposito paleontologico contenente numerosissimi resti fossili di Hippopotamus pentlandi. Il deposito è il residuo di un antico bacino lacustre esistente durante il Pleistocene medio (700.000-125.000 anni da oggi). </span><span class="fs14lh1-5">I resti fossili di ippopotamo di Acquedolci risalgono alla fine del Pleistocene medio e cioé a un’età di circa 200.000 anni. Questi fossili, nonostante l’intensa frantumazione subita, rappresentano un importante contributo per lo studio morfologico e filogenetico dell’ippopotamo pleistocenico della Sicilia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ad Acquedolci l’esistenza di un bacino lacustre ha permesso la vita a popolazioni di ippopotami i cui resti scheletrici, seppelliti nei sedimenti al fondo del bacino, si sono conservati a migliaia per cui il deposito offre un’abbondanza di resti tale da permettere uno studio dettagliato degli ippopotami e di riconoscere le altre specie di mammiferi presenti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta-di-san-teodoro7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Grazie all’analisi dei resti fossili degli animali ritrovati al suo interno, possiamo ricavare informazioni su quale fosse la fauna esistente, ricostruita in loco in un interessante percorso museale all’aperto: cervi, orsi, lupi, avvoltoi e altri volatili, tartarughe, ma anche cinghiali, buoi selvatici, roditori e volpi. Alcune specie frequentavano la grotta come riparo (iena, lupo, volpe) e per consumare le loro prede (cinghiale, daino, lepre), le stesse cacciate dalle comunità di umani che pure frequentavano la zona. Inoltre, sono anche presenti resti fossili di animali estinti come il bue primigenio, l’elefante, il cervo endemico, e il piccolo cavallo selvatico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A questi si aggiunge una quantità consistente di gusci di conchiglia e chiocciole, verosimilmente resti di pasto che, oltre ricordare il periodo geologico in cui il mare arrivava fino a queste montagne, dimostrano l’integrazione dell’alimentazione umana costituita non solo da cacciagione e frutti selvatici. Infine, nell’area esterna antistante la grotta, quella del bacino lacustre, sono emersi numerosi resti di ippopotami (preistorici). </span><span class="fs14lh1-5">Oltre ai reperti fossili animali, numerosi anche quelli relativi all’industria litica rappresentata da molteplici strumenti in ossidiana, proveniente probabilmente dalle vicine Eolie, e dalle rocce autoctone del territorio, come la selce, usata per realizzare gli strumenti di piccole dimensioni, e la quarzite, per quelli di grandi dimensioni.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/Acquedolci-s-Teodoro-3-900x900.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La particolarità e la grande importanza della grotta, che può essere considerato uno dei più importanti siti paleolitici del Mediterraneo, sono rappresentate dal ritrovamento delle prime sepolture paleolitiche siciliane, che al momento si possono considerare la più consistente testimonianza del primo popolamento umano della Sicilia ad oggi disponibile: resti scheletrici di sette individui, inquadrabili nelle specie Cro-Magnon o Homo Sapiens, a differente grado di completezza e conservazione, in totale cinque crani e due scheletri eccezionalmente completi, esposti in vari musei italiani. Esistono peraltro resti frammentari potenzialmente più antichi, come quelli provenienti dai siti di Fontana Nuova (RG) e Grotta dei Cervi, nell’isola di Levanzo (TP), per i quali però sussistono ancora problemi relativi alla datazione in associazione ai rilievi stratigrafici in cui sono stati ritrovati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta-di-san-teodorothea.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra gli scheletri completi di S. Teodoro, il reperto più importante è rappresentato dai resti fossili di una donna di circa 30 anni, alta 165 cm, vissuta tra 14 mila e 11 mila anni fa e alla quale è stato attribuito il nome di Thea (dal latino Theodora) per collegarlo a quello della grotta.</span></div><div><span class="imTAJustify fs14lh1-5">Partendo dallo studio del teschio, attraverso sofisticate tecniche (dalla TAC sui reperti ossei al calco in gesso fino alla ricostruzione in argilla e alle rifiniture finali), e grazie alla collaborazione di antropologi e studiosi dell’evoluzione del Museo Gemmellaro di Palermo, è stato possibile ricostruire a livello tridimensionale il volto della donna, che possedeva lineamenti molto marcati con il viso oblungo e la mandibola sporgente.</span><br></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/thesanteodororicostruzione.jpeg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inoltre, anche l’analisi dello scheletro ha restituito risultati positivi: le ossa si presentano integre e prive di logorii, quindi in vita non erano state soggette a particolari carichi di lavoro; gli studiosi ritengono quindi che lo stato della dentatura, quasi perfetta – cosa che suggerisce che Thea fosse priva di problemi masticatori e di alimentazione – e delle ossa portano a pensare che la donna doveva appartenere ad un ceto elevato e che, quindi, si possa trattare di una sacerdotessa o di una principessa preistorica. Per quanto riguarda le circostanze della morte, sembra avvenuta per complicazioni legate al secondo parto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il rituale delle sepolture consisteva nella deposizione del defunto in una fossa poco profonda in posizione supina oppure sul fianco sinistro (come nel caso di Thea), con le braccia lungo i fianchi, circondato da ossa animali, piccoli ciottoli e ornamenti composti “dodici elementi di collana costituiti da dodici canini di cervo elafo perforati, trovati insieme ai resti dell’inumato e probabilmente facenti parte del suo corredo funebre” (Graziosi, 1947). In questo caso, se i canini di cervo “costituissero realmente una collana, si tratterebbe dell’unico soggetto femminile in possesso di denti animali attestato nella penisola italiana” (Gazzoni, 2010, p. 123). Una volta ultimata la deposizione, questa era ricoperta da un leggero strato di terra e cosparsa di ocra rossa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un elemento essenziale che caratterizza la spiritualità e il simbolismo funerario è il grande uso dell’ocra rossa: si è constatato infatti che la persona defunta poteva essere distesa su un intero letto di ocra o anche esserne cosparsa completamente; in altri casi l’ocra era usata solo su alcune parti del corpo, di preferenza la testa, oppure si potevano aggiungere al corredo funerario dei ciottoli dipinti con questa sostanza. In numerosi casi, il capo era stato sicuramente macchiato di rosso: il colore dell’ocra, ricordando il sangue, simboleggiava la forza vivificatrice. Nel Paleolitico superiore l’ocra rossa, derivata dall’ossido di ferro, detto anche ematite naturale, era oggetto di commercio, e come la selce e le conchiglie era preziosa e per questo molto ricercata e importata da distanze considerevoli.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Sito Archeologico</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/qqS_rfSJuX4">https://youtu.be/qqS_rfSJuX4</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 11 Mar 2025 07:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani: CASTELLO MANFREDONICO DI MUSSUMELI (CL)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000051"><div class="imTAJustify"><div><span class="imTALeft fs14lh1-5">La Sicilia è terra di castelli che vogliamo accompagnarvi a conoscere attraverso la storia e le leggende che, spesso, camminano insieme, l’una accanto all’altra. La nostra passeggiata ci conduce nell’incantevole entroterra nisseno e, precisamente, a Mussomeli, uno dei suoi gioielli più belli, incastonato tra le meravigliose terre del Vallone, dominata dal &nbsp;Castello Manfredonico che la protegge dall’alto. </span><span class="fs14lh1-5">Il castello è una fortezza eretta tra il XIV e il XV secolo. Si trova su una rupe, a due chilometri ad est di Mussomeli (</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">), ad un'altezza di circa 778 metri.</span></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-mussomeli3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1">Le tracce architettoniche più antiche del sito sono di epoca sveva (tra queste, la cappella, posta nel recinto interno). Il castello fu poi edificato tra il 1364 e il 1367 da Manfredi III Chiaramonte, conte di Modica (morto nel 1391), mentre le forme attuali del fortilizio si devono soprattutto all'intervento operato all'inizio del XV secolo dai Castellar, signori di Mussomeli. Oltre alla cappella, assai rilevante è la cosiddetta "sala dei Baroni" (o "sala del trono"), anch'essa sita nel recinto interno. Su questa corte affacciano dei pregiati portali di stile chiaramontano. Interessante pure la "sala del camino" e la "sala da pranzo", caratterizzate da elementi gotici, e la "camera da letto" del conte, a doppia volta a crociera. Da ricordare ancora l'armeria, la cosiddetta "camera della morte", con insidiose botole, la "stanza delle tre donne" e il carcere feudale. All'esterno si notano il ricovero del corpo di guardia e la cappella, dedicata prima a san Giorgio, protettore dei Chiaramonte, indi alla Madonna della Catena, con probabile riferimento ai detenuti.Nel 1391 il maniero entrò in possesso di Andrea Chiaramonte, che ebbe dei seri contrasti con la regina Maria, tanto da essere giustiziato l'anno successivo. La rocca passerà ai Moncada e, più tardi, in modo definitivo, ai Lanza: Cesare Lanza, nel 1564, acquisirà il rango di primo conte di Mussomeli. Suo figlio Ottavio, nei primi anni del Seicento, decise di abbandonarla e adibirla a carcere: poi verrà abbandonata alla mercé delle intemperie e ciò la salvaguarderà, almeno, dai rifacimenti secenteschi e settecenteschi con la conservazione dell'aspetto originario, seppure degradato. Il castello manfredonico, oltre alla sua mimetizzazione nella roccia calcarea, all'impervia e solitaria posizione, simile ad un nido d'aquila, che lo differenziava da altri fortilizi, contraddistinguendo il paesaggio e lo scenario della zona, acquistò rinomanza, anche fuori della Sicilia (lo volle visitare anche il kaiser Guglielmo II di Germania), per le leggende e le storie che riguardavano le sue mura. Rimasero nella mente di molte persone l'episodio delle tre donne murate vive; la tragica vicenda di Laura Lanza, figlia di Cesare e baronessa di Carini, effettivamente avvenuta e documentata in un atto del 1563, conservato nella chiesa parrocchiale del suddetto paese siciliano[9]; il fatto riguardante lo spagnolo don Guiscardo de la Portes, al servizio, nel 1392, del re Martino I di Sicilia, presunto fantasma del maniero, morto durante un combattimento contro il ribelle Andrea Chiaramonte. Il castello venne restaurato nel 1911, a cura dell'architetto Ernesto Arnò. Un altro importante restauro è stato effettuato all'inizio del XXI secolo, con un investimento di 2,2 milioni di euro</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Corte_interna_del_castello_di_Mussomeli.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Il Castello è aperto: </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><i>ORARIO INVERNALE</i></span><span class="fs16lh1-5 ff1"> tutti i giorni tranne il LUNEDI’ se non festivo. dalle 9.15 alle 12.45</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><i>ORARIO ESTIVO</i></span><span class="fs16lh1-5 ff1"> tutti i giorni tranne il LUNEDI’ se non festivo. dalle 9.15 alle 12.45 dalle ore 15,15 alle ore 18,45</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">TARIFFE</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Ingresso gratuito per i ragazzi fino a 6 anni Da 7 a 20 anni € 2,00 Da 21 a 65 anni € 4,00 Oltre i 65 anni € 2,00 Le scolaresche 1€ procapite</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-di-Mussomeli.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">IL FANTASMA DEL CASTELLO</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf2">La Sicilia vanta la presenza di numerosi castelli edificati durante la sua storia e in particolare durante l’epoca medievale Queste antiche strutture spesso custodiscono vicende appassionanti, nobili famiglie in combutta tra loro, ma soprattutto affascinanti</span><span class="cf2"> </span><strong><b><span class="cf2">leggende. </span></b></strong></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5 ff1">La storia più coinvolgente, tuttavia, è senza dubbio quella legata al <strong><b>fantasma del castello</b></strong>: <strong><b>Don Guiscardo de la Portes</b></strong>. Nel 1975, il suo <strong><b>spirito</b></strong> comparve al custode Pasquale Messina: <em>Dopo aver accompagnato gli ultimi visitatori, mi stavo riposando fumando una sigaretta quando ad un tratto sentii una folata di vento e subito dopo si materializzò un corpo. </em>Il fantasma raccontò tutta la sua storia: egli era figlio di un mercante spagnolo. Marito della bella Esmeralda, partì per la Sicilia con l’esercito di Re Martino I per sedare la rivolta di Andrea Chiaramonte.</span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1">Lasciò così la sua bella moglie in attesa di un figlio. Desideroso di vedere il Castello di Manfreda (antico nome di Mussomeli), il soldato lasciò la città di <strong><b>Palermo</b></strong> diretto nel cuore della <strong><b>Sicilia</b></strong>. Durante il suo viaggio, però, venne attaccato dai soldati di Don Martinez, un uomo innamorato della bella Esmeralda, da lei rifiutato. Volendosi vendicare per il torto subito, ordinò la morte del suo rivale. <strong><b>Ferito</b></strong> gravemente, Guiscardo imprecò contro Dio. Poco dopo, capì d’<strong><b>essere uscito dal suo corpo</b></strong> e,a impossibilitato a percorrere la strada verso il Paradiso per via delle ingiurie dette prima della morte, venne <strong><b>condannato a vagare</b></strong> per mille anni sulla terra. Successivamente all’apparizione al custode, il fantasma sembra si sia mostrato anche ad un gruppo di turisti.</span></div></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/c5SJEWjZjoo">https://youtu.be/c5SJEWjZjoo</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 09 Mar 2025 05:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Sicilia: BORGO CASCINO Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000195"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Borgo Cascino si trova in una zona collinare a 414 metri sul livello del mare in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">; dista circa 12km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--enna" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. L’edificazione risale al periodo fascista, quando il governo dell’epoca attua un ambizioso programma di ripopolamento, fulcro di una politica di rilancio delle campagne più disagiate, facente parte integrante della riforma agraria del vasto latifondo siciliano. Il terreno su cui sorge fu espropriato in quegli anni alle famiglie Greco, Militello e Lo Manto. L’architetto che curò il progetto fu il catanese Giuseppe Marletta, la cui intenzione era di fare di Borgo Cascino il centro civico di un futuro paese, in contrasto con le abitazioni rurali sparse per la campagna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgocascino1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Borgo è oggi ancora abitato, contrariamente alla maggior parte degli altri borghi che nell’epoca odierna risultano abbandonati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La struttura del sito è da un punto di vista urbanistico molto interessante, perchè rispecchia l’architettura tipica dell’epoca in cui fu costruito, rifacendosi ai canoni artistici che si ritrovano nella Roma imperiale. Presenta, infatti, una scenografica piazza centrale circondata da edifici con portici, una chiesa, una scuola rurale, un edificio postale, una torre civica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Importante l’impatto visivo della chiesa che si staglia tra due avancorpi simmetrici situati all’ingresso del paese; il lato ovest è chiuso dall’edificio adibito a caserma dei carabinieri e ufficio postale; lungo il bordo est si trovano alcune case abitate dai residenti, circa 47 nel complesso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il luogo, veramente suggestivo e panoramico, scelto spesso come cornice per immortalare eventi importanti è stato in questi ultimi anni oggetto di interventi di ripristino ad opera del Comune.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgocascinocop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sua denominazione esatta è Borgo Antonino Cascino (medaglia d'oro alla memoria 15 settembre1917, comandante di divisione nella brigata Avellino-prima guerra mondiale- composta da soli siciliani) e l'edificazione risale al periodo fascista, quando il governo dell'epoca attua un ambizioso programma di ripopolamento, fulcro di una politica di rilancio delle campagne più disagiate, facente parte integrante della riforma agraria del vasto latifondo siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il terreno su cui sorge fu espropriato in quegli anni alle famiglie Greco, Militello e Lo Manto. L'architetto che curò il progetto fu il catanese Giuseppe Marletta, la cui intenzione era di fare di Borgo Cascino il centro civico di un futuro paese, in contrasto con le abitazioni rurali sparse per la campagna, così come questa era la finalità delle altre fondazioni del periodo, quali Pergusa, Borgo Baccarato, Borgo Bonsignore, Borgo Lupo (per la maggior parte i borghi sono intitolati a uomini che spesero la loro vita per l'Italia) etc.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Interessante a questo proposito il lavoro di documentazione fotografica dei borghi rurali realizzati in Sicilia tra la fine del 1930 e i primi anni '50, a cura di Luca Raciti.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgocascino2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La struttura del sito è da un punto di vista urbanistico molto interessante, perchè rispecchia l'architettura tipica dell'epoca in cui fu costruito, rifacendosi ai canoni artistici che si ritrovano nella Roma imperiale; il Borgo presenta infatti una scenografica piazza centrale circondata da edifici con portici, una chiesa, una scuola rurale, un edificio postale, una torre civica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Importante l'impatto visivo della chiesa che si staglia tra due avancorpi simmetrici situati all'ingresso del paese; il lato ovest è chiuso dall'edificio adibito a caserma dei carabinieri e ufficio postale; lungo il bordo est si trovano alcune case abitate dai residenti, circa 47 nel complesso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il luogo, veramente suggestivo e panoramico, è scelto spesso come cornice per immortalare eventi importanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgocascino3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La piazza di Borgo Cascino ha le dimensioni di un cortile: i rumori dei passi echeggiano al suo interno come avviene nei centri storici di fondazione medievale o nelle masserie fortificate.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bisogna assolutamente ammirare le poche decine di abitanti del borgo che hanno contribuito al suo mantenimento e all'integrità del luogo contrariamente a quanto è successo in altri borghi, dove spesso è stata sconvolta l'estetica del paesaggio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div><a href="https://youtu.be/fiM0jcAiT74">https://youtu.be/fiM0jcAiT74</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 06 Mar 2025 07:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Santa Pasqua in Sicilia - LA PROCESSIONE DEI MISTERI DI TRAPANI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000398"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La processione dei "misteri" è la più imponente manifestazione di pietà popolare delòa Provincia di Trapani: 20 gruppi statuari che rappresentano la passione e la morte di Cristo vengono portati in processione a partire dalle ore 14.00 del venerdì santo per quasi 24 ore. La processione, sontuosa, si snoda &nbsp;per un percorso lungo kilometri. Tre mila e cinquecento le persone impegnate, 20 le bande musicali al seguito delle "vare", basamenti di legno a cui sono agganciati i gruppi statuari che ripercorrono la passione di Cristo: statue di legno modellate col sughero e rivestite con una tecnica originalissima di tela e colla. Per 20 ore ininterrottamente l'aria sarà pervasa dalle marce funebri, gli occhi di turisti e curiosi incollati ai gruppi che i portatori, i "massari", porteranno in spalla cullandoli, "annacandoli", al ritmo di musiche strazianti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Misteritp1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per la chiesa trapanese la processione dei "misteri" è un vettore privilegiato della nuova evangelizzazione secondo le indicazioni del Direttorio sulla Pietà Popolare &nbsp;che afferma: "a via da seguire è quella di valorizzare correttamente e sapientemente le non poche ricchezze delle pietà popolare, le potenzialità che possiede, l'impegno di vita cristiana che sa suscitare". </span><span class="fs12lh1-5">Negli ultimi anni per un sempre maggiore coinvolgimento della comunità ecclesiale hanno preso il via le "stazioni quaresimali" che ogni venerdì pomeriggio coinvolge le parrocchie e che si conclude nella chiesa del purgatorio dove vengono celebrate le "scinnute". Dal 2007 si svolge, recuperando un rito scomparso, la processione del risorto. La statua, dalla chiesa del Purgatorio, raggiunge in processione la cattedrale dove viene celebrato il solenne pontificale della mattina di Pasqua.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Misteritp2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La processione dei misteri è una delle tante manifestazioni di fede popolare che si tengono nel corso della settimana santa nella Diocesi di Trapani. Processioni si svolgono anche ad Alcamo e Castellammare del Golfo, mentre una molto simile a quella dei misteri di Trapani, anche se con pochi gruppi statuari, si svolge nel pomeriggio del venerdì santo nelle stradine di Erice.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Misteritpdisce.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">A Trapani molto coinvolgente è la "discesa della croce" che si tiene nella Chiesa di Santa Maria del Gesù nel primo pomeriggio del venerdì santo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ispirata anticamente dai Francescani osservanti, e praticata dai fratelli laici, prevedeva la deposizione di una statua del Cristo, dotata di testa e braccia snodabili, in un lenzuolo listato a lutto, a cui seguiva la processione per le navate della chiesa e l'adorazione di Gesù Morto, l'ascolto della parola e le preghiere. La cerimonia si conclude con il bacio dei fedeli ai piedi del Cristo Morto. I gruppi dei Misteri sono custoditi nella chiesa del Purgatorio dal 1961.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Misteritp3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La chiesa del Purgatorio fu eretta nel XVII sec. su progetto dell'architetto sacerdote Pietro Castro. Fu abbellita nel 1712 dall'architetto sacerdote Giovanni Biagio Amico, che ne disegnò il prospetto, e fu arricchita di dodici statue in stucco eseguite da Alberto Orlando.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Originariamente rivestita in marmo, la chiesa rimase deturpata dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale. La pianta a croce latina è costituita da tre navate. Nella sacrestia si trova un armadio ligneo di pregevole fattura mentre una lapide all'ingresso della sacrestia ricorda la sepoltura nella chiesa del sacerdote architetto che contribuì all'affermarsi dello stile barocco a Trapani e in Sicilia.</span></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><b><i class="fs11lh1-5">Guarda il Video</i></b></div><div class="imTACenter"><b><i class="fs11lh1-5"><br></i></b></div><div></div></div><a href="https://youtu.be/A_RihT0DLyY">https://youtu.be/A_RihT0DLyY</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 06:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Regnanti di Sicilia - COSTANZA D'ALTAVILLA - Imperatrice e Regina di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Personaggi_Storici_e_famosi_della_Sicilia"><![CDATA[Personaggi Storici e famosi della Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002EE"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">F</span><span class="fs14lh1-5">iglia di re Ruggero II di Sicilia e della terza moglie Beatrice di Rethel (la quale discendeva da una famiglia comitale lorenese e quindi era imparentata, tramite la madre omonima, figlia del conte Goffredo di Namur, con i duchi di Zähringen e i conti di Hainaut) nacque nel 1154, probabilmente a Palermo, dopo la morte del padre avvenuta il 26 febbraio di quell'anno. Allevata dalla madre, trascorse l'infanzia alla corte di Palermo dove acquistò familiarità con i costumi e le usanze della sua terra natale. Prima del suo ingresso sulla scena della politica europea le fonti la ricordano una sola volta. Quando nella primavera del 1168, a Messina, l'opposizione contro il cancelliere Stefano di Perche andava sempre più crescendo, fu diffusa la voce che il cancelliere progettasse di mettere sul trono un suo fratello, il quale avrebbe dovuto sposare C. per conferire all'operazione un'apparenza di legittimità. La voce non mancò di produrre l'effetto desiderato: i francesi che si trovavano a Messina furono trucidati dalla folla esasperata e Stefano di Perche fu costretto a fuggire, mentre la rivolta dilagava con grande rapidità. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">La figura di Costanza d’Altavilla si impone nel testo in tutta la sua forza di sovrana, di donna e di madre. Data in sposa a Enrico VI per un gioco politico fatto di alleanze, si mantenne estranea all’ambizione del marito dominatore, usando tutta la sua diplomazia per difendere la sua terra e la sua gente. Il suo obiettivo si poté realizzare solo dopo la morte del marito stesso quando, dopo aver allontanato da sé i funzionari tedeschi rudi e sanguinari, riportò il figlioletto, il futuro Federico II, in terra di Sicilia, nella corte di Palermo, e cominciò a preparare per lui un regno unito e saldo. Con la sua amministrazione Palermo riprese l’antica politica interculturale e iniziò ad affermarsi come capitale della cultura e culla della nascente lingua italiana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/COSTANZALTAVILLA1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I posteri non vollero accontentarsi di notizie così scarne. D'altra parte è evidente che la figura e la sorte dell'imperatrice dovevano necessariamente accendere la fantasia del popolo fornendo materiale per "leggende" che, dopo essersi diffuse oralmente, vennero recepite dai cronisti e da loro presentate come fatti autentici. Nelle lotte tra Papato e Impero, tra guelfi e ghibellini, la storiografia antisveva dei secoli XIII e XIV si impadronì delle leggende sorte intorno alla figura di C., ampliandole, perfezionandole e facendone strumento di propaganda. Non era ancora trascorso un secolo dalla nascita di C. e già si credeva di sapere che la principessa fosse cresciuta nella solitudine di un monastero ed avesse pronunciato i voti, dai quali il papa l'avrebbe sciolta per permettere il suo matrimonio con Enrico VI di Svevia (Breve Chronicon, p. 891).È questa, per quanto sappiamo finora, l'origine della cosidetta "leggenda del monacato", immortalata da Dante nella Divina Commedia (Paradiso, III, 113 ss.). Comunque, a differenza di molti suoi contemporanei, Dante lasciò di C. un ritratto maestoso che suscita rispetto. In seguito, la leggenda fu ulteriormente elaborata dalla fantasia popolare e non c'è da meravigliarsi se anche la cronologia e la genealogia ne uscissero sempre più confuse. A partire dal secolo XIV, poi, vari monasteri si contesero l'onore di aver ospitato tra le loro mura l'imperatrice, come monaca se non addirittura come badessa. Col tempo, esibendo "prove" migliori, il monastero basiliano di S. Salvatore a Palermo si impose sugli altri. Non si accontentò di vantare una tradizione orale ininterrotta a suo favore, ma pretese di possedere anche prove concrete. Ai visitatori si mostrava con orgoglio il breviario greco dell'ex consorella, nonché il sepolcro di una sua serva, e si affermava di sapere dell'esistenza di documenti relativi alla dispensa di C. nell'archivio pontificio. La "prova" più importante era, però, un codice di lusso del Nuovo Testamento, con il voto monacale di C. scritto di proprio pugno, che si conservava nella biblioteca del monastero (P. Batiffol, L'abbaye de Rossano, Paris 1891, pp. 126, 128). Contro questa leggenda e il "culto" di C. che si andava formando si levarono voci critiche sin dal sec. XVI, voci che in parte non hanno avuto ascolto fino ad oggi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il fidanzamento con il figlio dell'imperatore fece uscire C. di colpo dall'oscurità della vita appartata che aveva condotto fino ad allora. Fu un avvenimento di portata storica, molto più importante nelle sue conseguenze del breve matrimonio tra il figlio dell'imperatore Enrico IV, Corrado (morto nel 1101), e Massimilla, figlia del conte Ruggero I. Il fidanzamento fu concluso ad Augusta il 29 ott. 1184, mentre a Verona l'imperatore Federico Barbarossa stava conducendo negoziati con il papa circa alcuni punti controversi nei loro rapporti, punti che, peraltro, sarebbero rimasti irrisolti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il fatto che le trattative per il fidanzamento siano rimaste del tutto sconosciute ha suscitato le più varie interpretazioni. Pietro da Eboli, l'unico testimone, afferma in un passo del suo poema - peraltro viziato da vari grossolani errori storici - che a mediare il matrimonio fosse stato il papa stesso. E. Rota e J. Haller hanno cercato di dare a questa affermazione basi più consistenti, ma il loro tentativo non sembra riuscito.È impensabile, infatti, che il papa sia stato talmente privo di intuito politico da mettersi con le proprie mani in una trappola del genere. Le ambizioni del Barbarossa non erano nuove. Già nel 1173-74 egli aveva tentato di rompere il fronte dei suoi nemici offrendo a Guglielmo Il di Sicilia la mano di una delle sue figlie (probabilmente di Beatrice); ma il progetto era fallito perché Guglielmo II non aveva voluto mettersi in urto con il papa. Il nuovo orientamento politico dell'imperatore e il crescente distacco tra Bisanzio e il Regno di Sicilia avevano modificato profondamente la costellazione delle potenze europee e lasciavano sperare in un esito favorevole del nuovo tentativo. Ormai i vantaggi dell'alleanza erano evidenti per ambedue le parti. All'imperatore un accordo con la Sicilia poteva garantire maggiore libertà di movimento nell'Italia settentrionale, mentre a Guglielmo offriva la copertura per le sue mire su Bisanzio che ora, dopo la morte dell'imperatore Manuele, avevano più che mai prospettive di successo. Certamente, al momento della conclusione dell'accordo non poteva ancora essere previsto l'effettiva successione di C. sul trono siciliano e quindi la pacifica realizzazione dell'"antiquum ius imperii" sulla Sicilia. Ma di fronte all'evidente debolezza genealogica della dinastia normanna una eventualità del genere doveva pure essere stata presa in considerazione. Tuttavia la tesi secondo cui Guglielmo II già nel 1184 aveva rinunciato alla speranza di avere figli dal suo matrimonio ed aveva voluto controbilanciare le inevitabili difficoltà della sua successione con l'accostamento della Sicilia all'Impero, offrendo come una specie di dote l'Impero di Bisanzio (così G. Fasoli e G. Baaken) non trova fondamento nelle fonti e resta quindi una mera ipotesi. E personaggio della corte palermitana che maggiormente sostenne il matrimonio fu l'arcivescovo Gualtiero di Palermo, contrastato soprattutto dal vicecancelliere Matteo di Aiello.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">All'inizio dell'estate 1185 Guglielmo II tenne una Curia a Troia, nel corso della quale i grandi del Regno, tra cui Tancredi di Lecce, Ruggero di Andria e il vicecancelliere Matteo di Aiello giurarono che avrebbero riconosciuto la successione di C. nell'eventualità che Guglielmo Il fosse morto senza eredi diretti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nell'estate del 1185 C. lasciò Palermo per trasferirsi a Milano dove dovevano celebrarsi le nozze. È significativo che proprio la vecchia protagonista della politica antimperiale in Italia abbia chiesto l'onore di ospitare la cerimonia: un'evidente prova del nuovo indirizzo politico del Barbarossa suggellato davanti agli occhi del mondo con un'alleanza tra l'imperatore e il Comune l'11 febbr. 1185. Guglielmo II accompagnò personalmente C. e il suo spettacolare seguito di uomini, cavalli e muli, fino a Salerno. A Rieti C. fu accolta, in rappresentanza dello sposo trattenuto in Germania, dove a Spira assisteva ai funerali della madre, da una delegazione imperiale. A Foligno, poi, incontrò probabilmente l'imperatore. Passando per Piacenza e per Pavia (dove forse festeggiò il Natale) C. giunse finalmente a Milano. Le nozze furono celebrate il 27 genn. 1186 (che stranamente non era un giorno festivo) in S. Ambrogio con grande pompa, ma senza la partecipazione del papa. Il patriarca Goffredo di Aquileia incoronò Enrico VI (non è ben chiaro il significato di questa innovazione: si trattava forse della corona del regno d'Italia?) e C. fu incoronata regina da un vescovo tedesco di cui le fonti non indicano né il nome né la sede (ma forse era l'arcivescovo di Magonza).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le fonti non menzionano C. nel periodo successivo che vide Enrico VI operare nello Stato della Chiesa. Dopo il ritorno di Enrico in Germania il nome di C. è ricordato una sola volta e precisamente nel 1188 in connessione con le trattative relative alla successione nella contea di Namur alla quale aspirava un parente di C., il conte Baldovino di Hainaut. C. intervenne a suo favore (evidentemente con successo) presso il marito e il suocero. Meno fortunato fu invece nel 1191-92 uno zio di C., Alberto di Rethel, che, nonostante le assicurazioni ricevute in precedenza, non riuscì a prevalere nella contrastata elezione alla sede vescovile di Liegi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nell'estate del 1189 Enrico VI assunse la reggenza per il padre in procinto di partire per la crociata e trattava con Clemente III in merito alla sua incoronazione imperiale. Durante il conflitto con Enrico il Leone, tornato dall'esilio inglese, si diffuse la notizia della morte di Guglielmo II (18 nov. 1189) che apriva prospettive del tutto nuove e concentrava tutta l'attenzione di Enrico sulla Sicilia, tanto più che i baroni siciliani, come ben presto si vide, non erano disposti a rispettare gli impegni presi per la successione di Costanza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Guidata dal vicecancelliere Matteo di Aiello, la nobiltà di corte aveva infatti approfittato dei diffusi sentimenti antitedeschi per privilegiare una "soluzione nazionale" eleggendo re il conte Tancredi di Lecce, un nipote illegittimo di Ruggero II, in dispregio ai diritti di C. sostenuti invano dall'arcivescovo Gualtiero di Palermo; ma non era riuscita a convincere anche la nobiltà della terraferma a passare compattamente dalla parte di Tancredi, che il 18 genn. 1190 fu incoronato re di Sicilia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Enrico VI era deciso ad accettare la sfida. All'inizio del 1191 era di nuovo nell'Italia settentrionale e il lunedì di Pasqua (15 apr. 1191) fu incoronato imperatore, insieme con C., dal nuovo papa Celestino III che inizialmente aveva opposto resistenze. A maggio iniziò, con l'aiuto della flotta dei Pisani, suoi alleati, l'assedio di Napoli che tuttavia gli resistette strenuamente. Un'epidemia, di cui si ammalò gravemente anche Enrico VI, lo costrinse nell'agosto ad abbandonare definitivamente ogni ulteriore progetto di conquista e a ritornare in Germania. A rendere più completa la disfatta dell'imperatore venne la cattura di C. che a Salerno era caduta nelle mani degli avversari.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Pietro da Eboli è l'unica fonte che riferisca sulle circostanze della cattura di C. (vv. 392 ss.) ed è anche probabile che nei punti essenziali il suo racconto, ricco come al solito di dettagli fantasiosi - i quali non meritano alcun credito e rivelano soltanto l'intenzione dell'autore di esaltare C. e di mettere in cattiva luce i suoi avversari - corrisponda a verità. Secondo la testimonianza di Goffredo da Viterbo (Gesta, p. 336) C. era sofferente e questa circostanza sarebbe di per sé sufficiente a spiegare la decisione di Enrico VI. Pietro da Eboli racconta, invece, che un'ambasceria di Salernitani aveva chiesto all'imperatore di poter accogliere dentro le loro mura C. per garantire la fedeltà della città ad Enrico VI. Questa versione, d'altronde, non contrasta necessariamente con il racconto di Goffredo. L'arcivescovo di Capua accompagnò, secondo Pietro da Eboli, l'imperatrice che fu accolta con grandi onori a Salerno e prese alloggio nel castello di Terracina. Per la sua sicurezza la città consegnò ostaggi all'imperatore. Soltanto nella Cronaca di Burcardo di Ursberg (p. 72) troviamo la notizia, piuttosto confusa per la verità, che C., prima di essere catturata, era stata assalita presso Cuma, mentre si stava recando dall'imperatore. Durante il soggiorno di C. a Salerno furono coniate, a quanto pare, anche monete con la sua effigie, accanto a quelle imperiali.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo l'interruzione dell'assedio di Napoli, a Salerno presero il sopravvento i seguaci di Tancredi (l'arcivescovo Nicola era uno dei suoi principali sostenitori) e, impressionato dalla falsa notizia della morte dell'imperatore, anche l'umore della folla cambiò. Solo a stento il seguito dell'imperatrice riuscì a difendere il castello. Un nobile salernitano, di nome Elia di Gesualdo, intimò a C. di seguirlo come prigioniera: C. riuscì ad ottenere soltanto che fosse concesso agli imperiali di lasciare la città. Un'altra fonte afferma che fu l'ammiraglio Margarito ad accompagnare C. a Messina; tale notizia non sembra contraddire al racconto di Pietro da Eboli (Sicardi ep. Cremonensis Cronica, pp. 173 s.).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A Messina C. fu consegnata a Tancredi, il quale, preoccupato per la sua sicurezza, la mandò presto a Palermo affidandola alla sorveglianza della moglie Sibilla. Ma alla fine, viste le manifestazioni di simpatia della folla, per consiglio del suo cancelliere la fece trasferire a Napoli e rinchiudere nel Castel dell'Ovo, sotto la custodia di Aligerno Cottone, un nobile distintosi in occasione dell'assedio di Napoli (in seguito, al più tardi nel 1194, il Cottone passò dalla parte dell'imperatore, il quale lo investì della contea di Sorrento).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L'indicazione di Pietro che C. fosse stata trasferita a Napoli è spesso stata messa in dubbio, ma non ci sono argomenti validi per smentire il soggiorno di C. in quella città. È invece certamente inventato il testo delle lettere che secondo Pietro da Eboli sarebbero state scritte da Tancredi, da Sibilla, da Matteo di Aiello e da Celestino III in connessione con la prigionia di Costanza. È fuori dubbio che sia stato il papa ad ottenere la liberazione di C., tanto più che le fantasticherie del cod. Giordano a questo proposito, del resto molto posteriori agli avvenimenti, non meritano alcun credito (Muratori, Ant., IV., p. 985). In precedenza Enrico VI si era lamentato con Celestino III della cattura di C. (Ottonis de Sancto Blasio Chronica, p. 56) e aveva forse chiesto la mediazione pontificia (Roger de Hoveden, III, p. 164). Il papa però "putabat Romae curri ea de concordia tractare" (Annales Casinenses, p. 316). Pare che durante le trattative, che avrebbero portato al concordato di Gravina (giugno 1192), Celestino III abbia chiesto a Tancredi di consegnargli C. a Roma, allo scopo di esercitare una pesante pressione su Enrico e costringerlo a venire a patti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">C., comunque, fu consegnata ai cardinali incaricati dal papa e insieme con loro si diresse verso Roma. Presso Ceprano, sul confine con lo Stato pontificio, la piccola comitiva si imbatté nell'abate Roffredo di Montecassino che stava tornando dalla Germania ed era accompagnato da una schiera di armati. Non si conoscono i particolari precisi dello scontro. Qualcuno (Haller, p. 104) addirittura non ha voluto escludere del tutto la possibilità che C. sia stata liberata contro la sua volontà, ma è una pura ipotesi che non trova supporto nelle fonti. Una volta liberata C. si recò in Germania, passando da Tivoli e da Spoleto, senza aver visto né Roma né il papa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">-ALT</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Del soggiorno di C. in Germania sappiamo soltanto che a Hagenau vide Riccardo Cuor di Leone ivi imprigionato (Roger de Hoveden, III, p. 209). Munito del denaro del riscatto ottenuto per la liberazione del re inglese, Enrico VI nel maggio del 1194 lasciò con la moglie la Germania per scendere in Italia e tentare ancora una volta la conquista della Sicilia. La situazione sembrava favorevole. Tancredi, che con continue spedizioni militari era riuscito a difendere la sua posizione contro i fedeli dell'imperatore, senza però mai tentare una battaglia decisiva, era morto a Palermo il 20 febbr. 1194, poco tempo dopo il figlio maggiore Ruggero. Il suo erede, Guglielmo III, era ancora un fanciullo che governava sotto la tutela della madre Sibilla ed era in balia delle fazioni di corte, tanto più che già nel 1193 era morto Matteo, il fidato cancelliere di Tancredi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Rinnovata l'alleanza con Genova e Pisa, fu facile questa volta per Enrico VI conquistare il Regno. Trascorsa la Pentecoste a Milano insieme con C. (è anche testimoniato un soggiorno dell'imperatrice incinta nel monastero di Meda [Memoriae Mediolanenses, p. 400]) alla fine di novembre Enrico VI poté fare il suo ingresso a Palermo, dove fu incoronato re di Sicilia il giorno di Natale. Il giorno successivo all'incoronazione C. mise al mondo a Iesi, dove si era fermata durante il viaggio verso Sud, un figlio che in un primo momento chiamò Costantino, ma che più tardi "in auspicium cumulandae probitatis" (Ann. Casinenses, p. 318) fu battezzato con il nome di Federico Ruggero.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Pare che la nascita del futuro imperatore abbia suscitato dubbi già tra i contemporanei, visto che C. aveva quarant'anni e non aveva mai concepito prima. Marquardo di Annweiler avrebbe messo in circolazione la voce che Federico non era figlio di C.(Gesta Innocenti III, pp. XLIII, LVII) e Roger de Hoveden afferma (IV) p. 31) che C., in occasione delle trattative con la Curia del 1198, dovette attestare sotto giuramento la legittimità della nascita di Federico Il. Persino in tempi moderni spiriti ben altrimenti critici hanno avuto un momento di esitazione, vedendo che l'imperatrice stessa in uno dei suoi diplomi sottolineava la "legittimità" del figlio. Ma si tratta semplicemente di un errore di lettura ("karissimo", invece di "una cum legitimo filio": Ries, n. 114). Anche questa leggenda venne ampiamente sfruttata in seguito e utilizzata a fini propagandistici (cfr. ad es. Annales Stadenses, p. 357). La fantasia popolare costruì un racconto secondo il quale il parto sarebbe avvenuto pubblicamente per volontà di C. la quale, con saggia preveggenza, avrebbe voluto così dissipare ogni eventuale dubbio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Alla fine di marzo C. compare di nuovo a fianco del marito a Bari, dopo aver affidato il neonato alle cure della moglie del duca Corrado di Spoleto a Foligno, la città in cui Federico avrebbe passato i primi tre anni di vita. Si sono fatte molte ipotesi su questo fatto e - probabilmente a ragione - non ci si è accontentati della spiegazione secondo la quale la coppia imperiale prese tale decisione solo perché preoccupata della sicurezza dell'erede al trono, tanto lungamente atteso. Anzi, si è voluto vedere nell'episodio un indizio della frattura tra i due coniugi, protrattasi tra l'altro a causa delle dure misure adottate per il Regno da Enrico VI dopo l'incoronazione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Una congiura (forse simulata) contro la sua persona aveva fornito all'imperatore, il pretesto di mandare prigioniera in Germania la famiglia di Tancredi, insieme con i suoi più stretti consiglieri. Gli uffici resisi vacanti furono affidati a persone di sua fiducia, il tesoro del Regno fu requisito e destinato ad essere custodito nel castello tedesco di Trifels nel Palatinato, i registri fiscali furono sottoposti a un severo controllo. Forse venne emanato allora il divieto di appellarsi alla Curia romana.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Curia convocata a Bari per la Pasqua del 1195 prese decisioni importanti, soprattutto nei riguardi del futuro governo del Regno. Conferendo la reggenza alla moglie, Enrico VI cercava di realizzare l'unione della Sicilia con l'Impero mediante la finzione di un "autogoverno", nella speranza di ridurre gli attriti tra gli elementi normanni e quelli svevi. In realtà non c'era bisogno di un atto formale, perché in base al diritto ereditario C. era la regina legittima, anche se non aveva potuto essere incoronata insieme con il marito a Palermo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In una lettera a Celestino III del 3 ott. 1195 (Ries, n. 13) C.si basa espressamente su questo suo titolo, ponendo, a ragion veduta, prima della "imperialis adquisitio" la "paterna successio", mentre è indicativo che Enrico VI anteponesse al diritto ereditario l'"antiquum ius imperii". È tuttavia interessante constatare che la Cancelleria manifestò quella pretesa solamente dopo la occupazione di Palermo, quando sui diplomi viene introdotta una nuova intitulatio. Ma anche se C. metteva l'accento sul diritto di successione, è pure vero che soltanto la imperialis adquisitio aveva potuto realizzarlo conferendo all'imperatore svevo la dignità di re di Sicilia. In questa situazione dovette sembrare opportuno all'imperatore stabilire una divisione di compiti tra sé e la moglie. Per quel che sappiamo Enrico VI, dopo aver lasciato il Regno, intervenne nelle vicende siciliane una sola volta con un diploma. Tuttavia è completamente errato pensare che Enrico VI avesse dovuto chiedere il consenso di C. per tutte le disposizioni riguardanti il Regno (come afferma Kowalski, p. 116). C., dal canto suo, finché il marito si trattenne nel Regno, rilasciò un solo diploma in favore di un destinatario siciliano (Ries, n. 55, a favore del vescovo di Penne; Ries, n. 54 è un falso). Nelle datazioni solenni dei suoi diplomi sono indicati, finché rimane in vita l'imperatore, soltanto gli anni di governo di Enrico VI, e due volte C. rilasciò propri diplomi con l'esplicita riserva di una possibile revoca da parte dell'imperatore (Ries, nn. 45, 55).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Stupisce che durante la Curia di Bari non si abbiano notizie relative all'incoronazione di C. che tuttavia è avvenuta sicuramente. Che fosse stata ripetuta a Palermo il giorno di Pentecoste, cioè il 21 maggio 1195, è possibile, ma non è comprovato dalle fonti. Nei suoi diplomi comunque C. data gli anni del suo governo a partire da un giorno di maggio non meglio individuabile a causa dell'indicazione dei mesi poco precisa. Anche dopo l'incoronazione di Federico a re di Sicilia (17 maggio 1198) C. emanò i propri diplomi come sovrana effettiva e non al posto del figlio, anche se già a partire dal dicembre 1197 nelle datazioni Federico è ricordato come correggente.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nella Curia di Bari a C. furono affiancati il vescovo di Troia Gualtiero di Palearia, un fedele servitore dell'imperatore e ora nominato cancelliere del Regno di Sicilia, e Corrado di Urslingen, duca di Spoleto cui fu conferito l'ufficio di "Regni Sicilie vicarius". Non siamo in grado di precisare l'estensione della loro attività politica. È dubbio se il duca Corrado fosse mai intervenuto personalmente nel Regno durante l'assenza di Enrico VI, mentre il cancelliere Gualtiero aveva comunque detenuto il sigillo dell'imperatrice che Costanza gli riprese dopo la morte di Enrico, facendolo persino imprigionare: il che lascia pensare che non sia esistito un rapporto di piena fiducia tra l'imperatrice e il cancelliere. Ed è anche indicativo che egli, diversamente da quanto si usava nella Cancelleria normanna, non figurò mai come datario, sebbene i notai della Cancelleria sin dall'inizio fossero tutti originari del Regno ed avessero esercitato il loro ufficio gia al tempo di Guglielmo II e persino durante il regno di Tancredi e di Guglielmo III.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le conseguenze del nuovo governo sul personale della corte possono essere conosciute soltanto nelle linee generali. Subito dopo l'incoronazione di Enrico VI si può già cogliere un certo movimento negli uffici più elevati. Quello di ammiraglio fu affidato dall'imperatore al genovese Guglielmo Crasso (in questa carica è menzionato per la prima volta nel 1197), qualificato da C. nel 1198 come "inimicus noster" (Deutsches Archiv, XXXIII [1977], pp. 506 s., 519). La secrezia fu decentralizzata. L'attività dei funzionari regnicoli (magistri duane) si concentrava, a quel che pare, sulla Sicilia e sulla Calabria, mentre nel 1197 agivano in Puglia il tedesco Federico di Hohenstadt come magister camerarius, insieme con il legato imperiale (totius Italiae et regniSiciliae legatus) e cancelliere Corrado di Hildesheim. Quest'ultimo, dal canto suo, aveva per consigliere l'ex ammiraglio Eugenio, nel frattempo rimesso in libertà, al quale C. nel 1198 affidò l'ufficio di camerario maggiore per Puglia e Terra di Lavoro (Ries, n. 112a). Anche se C. rilasciava diplomi a favore di destinatari pugliesi, pare tuttavia che, finché rimase in vita l'imperatore, almeno in questa provincia la sua autonomia fosse fortemente limitata dal cancelliere Corrado che si dedicava, per incarico imperiale, a imponenti preparativi per la crociata. Non sappiamo se Enrico abbia tentato di esercitare il proprio controllo anche sul tribunale della Magna Curia. Il giustiziere della Magna Curia, Guglielmo Malconvenant, attestato in questa carica, aveva esercitato comunque quest'ufficio già al tempo di Guglielmo II. Ma è probabile che la composizione completamente nuova della Curia che si osserva dopo il 1200 fosse dovuta ancora a Costanza. Fino al 1198 mancano notizie sicure anche per il Collegio dei familiari, ricordati più volte come esaminatori dei documenti presentati. Poco prima di morire C. affiancò al figlio il cancelliere Gualtiero e gli arcivescovi di Capua, Palermo, Monreale e Reggio, ed è, molto probabilmente, questa la cerchia delle persone sulle quali C. si era appoggiata anche in precedenza. Di questi Matteo di Capua era anche familiare di Enrico VI, mentre Bartolomeo di Palermo addirittura era già stato familiare di Guglielmo III. Ma, nonostante l'influenza esercitata da Enrico VI, sarebbe certamente sbagliato pensare che la posizione di C. fosse stata essenzialmente rappresentativa (così Peri, p. 271). Certo, era un compito pressoché irrisolubile soddisfare le aspettative sia sveve sia normanne nel confronti della sua reggenza. Ma le misure sempre più dure, a volte anche crudeli, di Enrico VI dovettero ben presto indurla a farsi portavoce della tradizione siciliana.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo la Curia di Bari C. si trasferì a Palermo dove risiedette stabilmente fino al ritorno di Enrico VI, e da lì aveva iniziato - forte anche di una richiesta del papa - ad intervenire con la sua mediazione nei rapporti faticosamente ripresi tra imperatore e papa. Ma quest'ultimo prese decisioni contro le quali C. all'inizio di ottobre protestò sdegnosamente (Ries, n. 13). Senza un accordo preventivo con la corte regia Celestino III aveva, infatti, nominato un legato generale per la Puglia e la Calabria (forse il cardinale diacono Pietro di S. Maria in via Lata), era intervenuto nell'elezione dell'abate di S. Giovanni degli Eremiti a favore di un "magestatis imperatorie proditor" e aveva nominato Ugo di Troia arcivescovo di Siponto. Il pontefice agiva in base alle clausole imposte a Tancredi nel concordato di Gravina (giugno 1192), mentre la protesta di C. si basava sullo stato quo ante, cioè sulle disposizioni dell'accordo di Benevento (1156), riconfermato ancora nel 1188 da Guglielmo II. Il nocciolo del problema (e tale sarebbe rimasto fino al 1198) erano i rapporti tra Regno e Papato, perché Enrico VI si rifiutava decisamente di ricevere la Sicilia in feudo dal pontefice come avevano fatto i suoi predecessori normanni. Nella sua lettera di protesta C. si dimostra una strenua sostenitrice del suo diritto ereditario. Lo menziona consapevolmente prima della "imperialis adquisitio", affermando così la propria concezione giuridica che era diversa da quella del marito. Anche il momento specifico della protesta doveva sembrare particolarmente inopportuno all'imperatore che allora mirava soprattutto ad ottenere il consenso del papa per i suoi progetti lungimiranti. Solo più tardi, quando i rapporti si furono di nuovo raffreddati, Enrico avrebbe appoggiato la moglie a questo proposito. Non si conosce l'andamento delle trattative per le quali C. mandò alla Curia il magister Tommaso da Gaeta che era stato notaio di Tancredi. Comunque finché rimase in vita Enrico VI, non si giunse ad una definizione dei rapporti reciproci.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Fino al ritorno di Enrico VI in Sicilia (1197) le fonti tacciono praticamente su Costanza. La corrispondenza con Gioacchino da Fiore è una finzione, ma cio non vuol dire che sia priva di qualsiasi fondamento effettivo. Dalle memorie, degne di fede, dell'arcivescovo Luca di Cosenza, un amico fidato di Gioacchino, apprendiamo che l'abate era stato insieme con lui a Palermo (probabilmente tra l'aprile e il maggio del 1196) e che C. aveva chiamato presso di sé Gioacchino per confessarsi con lui (a cura di H. Grundmann, in Deutsches Archiv, XVI [1960], pp. 542 s.).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Fallito definitivamente il progetto di costituire un impero ereditario, il cui unico risultato concreto era stato l'elezione di Federico a re tedesco (dicembre 1196), l'imperatore tornò ancora una volta in Sicilia. In occasione di una Curia tenuta a Capua fece giustiziare il conte di Acerra, il più fedele seguace di Tancredi. L'imposizione di una tassa imperiale generale e l'editto di revoca dei privilegi emanato probabilmente già allora misero in subbuglio gli animi nel Regno. Passando da Cosenza l'imperatore si trasferì a Messina dove si incontrò con la moglie, alla quale aveva ingiunto di raggiungerlo. Insieme la coppia si recò a Palermo per festeggiare la Pasqua. Nella capitale, dove rinnovò l'editto di revoca dei privilegi, Enrico rimase fino al 25 aprile. Senza C. andò poi a cacciare nella sua riserva presso Patti. Fu allora che scoppiò una congiura contro di lui, dalla quale però riuscì a salvarsi rifugiandosi a Messina. Con un esercito messo insieme rapidamente, i ribelli furono battuti presso Catania; Castrogiovanni, la loro ultima roccaforte, fu cinta d'assedio e ai primi di luglio la rivolta era domata. Enrico VI si vendicò crudelmente con gli sfortunati e fece punire anche quelli incarcerati in Germania.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il ruolo di C. in questa congiura è problematico. Le fonti principali, tutte tedesche e perciò sospette di parzialità, parlano, ad eccezione di Roger de Hoveden, della complicità se non addirittura della partecipazione personale dell'imperatrice, facendo riferimento a voci che circolavano anche nell'entourage dell'imperatore, se il suo cappellano Federico, testimone oculare degli avvenimenti, è effettivamente, come si ritiene generalmente, l'autore degli Annales Marbacenses. Le fonti, comunque, non permettono di ritenere sicura la partecipazione di C., anche se è fuori dubbio che allora, se non già da prima, si aprì una frattura profonda tra i due coniugi. Appare certamente priva di fondamento, comunque, la notizia fornita da Alberto di Stade (morto intorno al 1265), lontano dagli avvenimenti sia nel tempo sia nello spazio, secondo la quale C. avrebbe scambiato doni con un certo Giordano (forse Giordano Lupino?) e questi si sarebbe vantato di essere il futuro re di Sicilia che avrebbe sposato Costanza (p. 352). Difficilmente però i sentimenti dei Siciliani potevano rimanere nascosti all'imperatrice e non è facile credere che ella abbia assistito passivamente agli avvenimenti e alle loro inevitabili conseguenze.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Comunque sia, anche se Enrico prestava fede alle voci che correvano sul conto dell'imperatrice, non dimostrò tuttavia nessuna reazione apparente. Immediatamente dopo il ritorno da Castrogiovanni rilasciò, insieme con C., un diploma a favore dei cittadini di Caltagirone (Ries, n. 56) e anche nel periodo successivo C. emanò vari diplomi insieme con il marito. Enrico VI comunque, morì poco tempo dopo la repressione della rivolta. Sofferente da tempo, morì il 28 sett. 1197 a Messina alla presenza della moglie. Il rapido peggioramento della malattia e la morte improvvisa fecero nascere il sospetto che C. avesse avvelenato il marito; ma gia i contemporanei più critici ritennero questa voce priva di fondamento.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Poco prima di morire Enrico VI aveva fissato nel suo "testamento politico" le direttive per i negoziati che Marquardo di Annweiler avrebbe dovuto condurre in Curia circa la successione di Federico nell'Impero e nel Regno di Sicilia. In base a queste direttive al papa si dovevano cedere certi diritti riconosciutigli già da precedenti re Siciliani. In caso di morte prematura di C., sarebbero dovute entrare in vigore le sue disposizioni relative al figlio Federico, e se questi fosse morto senza eredi il Regno sarebbe dovuto passare alla Curia romana; ove C. fosse sopravvissuta al figlio, il Regno sarebbe passato alla S. Sede, ma C. avrebbe governato la Sicilia fino alla morte. Il papa doveva assicurare l'elezione imperiale a Federico ottenendo in cambio i beni di Matilde. Quando nell'estate del 1200 il documento, tramandato solo frammentariamente, giunse nelle mani del papa, la situazione politica era già cambiata radicalmente. La supposizione che C. non abbia avuto conoscenza del contenuto del "testamento" sembra del tutto improbabile, perché senza il suo consenso non potevano essere presi accordi vincolanti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La situazione precaria dopo la morte di Enrico VI richiedeva misure rapide ed efficienti. C. rimase in un primo momento a Messina e fece seppellire il corpo dell'imperatore in maniera provvisoria. Poi si precipitò a Palermo per assicurarsi il possesso della capitale e per preparare i funerali solenni. Richiamò presso di sé da Foligno il figlio che i conti Pietro di Celano e Berardo di Loreto accompagnarono nel Regno. Berardo fu ricompensato con la contea di Conversano. Al più tardi in dicembre C. tornò a Messina, dove probabilmente poté riabbracciare il figlio che dal dicembre 1197 in poi compare nei diplomi come correggente.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel frattempo l'imperatrice aveva preso due importanti decisioni politiche per garantirsi una maggiore libertà di movimento. Aveva deposto il cancelliere Gualtieri di Palearia, togliendogli il sigillo e facendolo incarcerare (Gualtieri riottenne l'ufficio soltanto per intervento di papa Innocenzo III). Non conosciamo i motivi che indussero C. a questo passo, ma più tardi anche il papa ammise (anche se in una lettera diretta contro il Palearia) che l'incarcerazione di Gualtieri era avvenuta "non sine causa forsitan" (Gesta Inn., p. LXI). Forse Gualtieri aveva usato illegittimamente il sigillo, forse egli aveva collaborato con i Tedeschi la cui espulsione dal Regno C. deve aver decretato poco tempo dopo la morte dell'imperatore, annullando così in larga misura la politica seguita dal marito per quel che riguardava il personale della corte e dell'amministrazione provinciale. Corrado di Urslingen e Marquardo di Annweiler, i due collaboratori più fidati di Enrico VI, si piegarono al suo ordine, rendendosi probabilmente conto dell'inutilità di ogni resistenza, ma soprattutto perché pensavano di consolidare la loro posizione nell'Italia centrale. Contro chi, come quel Federico di Calabria (da identificare forse con il "magister castellorum Calabriae et magister Silae" ricordato in Böhmer-Baaken, n. 582), opponeva resistenza, si procedeva con le armi. L'ordine di C. ebbe, però, scarso effetto nelle province settentrionali del Regno, dove i castellani insediati da Enrico riuscirono a resistere nelle loro posizioni, costituendo un pericolo latente.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ma più della lotta contro questi avventurieri doveva importare a C. di raggiungere un accordo con la Curia sull'incoronazione di Federico a re di Sicilia. Questa missione così importante fu affidata all'arcivescovo Berardo di Messina. Ma mentre la Curia non sollevò obiezioni contro l'incoronazione di Federico, pare che Celestino III (morto l'8 gennaio del 1198) avesse voluto permettere i funerali dell'imperatore (forse perché scomunicato) solamente a condizione che il re inglese desse il suo consenso e che gli venisse restituito il denaro del riscatto (Roger de Hoveden, IV, p. 31); il che però non avvenne. Nonostante gli ostacoli, i funerali di Enrico VI poterono essere celebrati nel maggio del 1198. È probabile che Berardo abbia trattato anche con il nuovo papa Innocenzo III. Nell'aprile gli fu concesso di non assistere all'incoronazione di Federico fissata per la Pentecoste (17 maggio), con la giustificazione che la sua assenza era motivata da superiori interessi del Regno (Ries, nn. 77 s.). Quale fosse il motivo di questa strana concessione, non sappiamo. Sembra che Berardo non fosse ritornato in Sicilia ma si fosse trattenuto nella sede della Chiesa per seguire le attività di Marquardo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Immediatamente prima dell'incoronazione di Federico le spoglie di Enrico VI furono trasferite a Palermo e ivi sepolte nel duomo. Sul modello dei due sarcofaghi donati da re Ruggero al duomo di Cefalù per esservi sepolto, C. aveva fatto scolpire un sarcofago di porfido che accolse le spoglie mortali dell'imperatore. La domenica di Pentecoste Federico fu incoronato re di Sicilia a Palermo. Da quel giorno nei documenti non figura più con il titolo di re dei Romani, al quale C. aveva probabilmente rinunciato o dovuto rinunciare, forse su pressione del papa, nonostante che i principi tedeschi che si trovavano ancora in Terrasanta, avessero riconfermato ancora una volta la successione di Federico nell'Impero. In seguito la situazione in Germania prese una piega diversa: Filippo di Svevia e Ottone di Brunswick furono eletti successivamente re tedeschi (6-8 marzo e 9 giugno 1198). C. continuò ad usare il titolo di imperatrice romana, ma nei suoi atti si limitò al Regno. Mentre in precedenza, in conformità con una disposizione di Enrico VI, aveva riconfermato al monastero di Casamari l'esenzione dai tributi che gravavano sul traffico delle merci, sia per l'Impero sia per il Regno, ora si limitò a concederla per il solo Regno (Ries, nn. 40, 110). D'ora in poi tutti i suoi diplomi sono emanati insieme con il figlio, i cui anni di regno compaiono regolarmente anche nelle formule di datazione. Madre e figlio risiedevano a Palermo che C. - per quanto sappiamo - non lasciò fino alla morte.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L'imperatrice resse il governo con energia. Quando un ammiraglio genovese osò catturare nel porto di Palermo nove galere da lui considerate navi pirate, C. fece catturare alcuni nobili genovesi e con questi ostaggi ottenne la restituzione (Ogerii Panis Annales, p. 116). C. iniziava anche i primi contatti per il matrimonio del figlio con una principessa aragonese, matrimonio che sarebbe stato realizzato dopo la sua morte.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nonostante che la sua posizione in Sicilia fosse consolidata, C. era abbastanza realista per sapere che era indispensabile chiarire il problema della dipendenza feudale della Sicilia dalla Chiesa, come presupposto per poter stabilire buoni rapporti con la Curia; un obiettivo questo che anche Enrico VI aveva perseguito. Rimaneva sempre controverso il problema delle condizioni alle quali la Sicilia doveva essere presa in feudo dalla Chiesa. Già prima della sua consacrazione Innocenzo III aveva fatto capire inequivocabilmente che un accordo poteva essere raggiunto soltanto in base al concordato di Gravina che C. non riconosceva. All'inizio di febbraio il nuovo papa aveva dichiarato nulla l'elezione del vescovo di Santa Severina e proibito all'imperatrice di ostacolare una nuova elezione. Anche nel corso delle trattative con gli ambasciatori inviati da C. in Curia, l'arcivescovo Anselmo di Napoli, l'arcidiacono Aimerico di Catania, il magister Tommaso da Gaeta e il giudice Niccolò di Bisceglie, Innocenzo III non permise alcun dubbio sul suo atteggiamento intransigente: si rifiutava di riconoscere i "quattro capitoli" relativi a concili, legazioni, appellazioni ed elezioni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dato che neanche cospicui doni poterono indurre il papa a cambiare opinione, C. a novembre si vide costretta ad accettare le condizioni curiali, mitigate solo nel punto delle elezioni ecclesiastiche da una concessione apparente: C. doveva dare la propria approvazione all'eletto che non poteva essere insediato prima di aver ottenuto il consenso reale, mentre prima della conferma da parte del papa il vescovo eletto non poteva assumere l'amministrazione della sua Chiesa (cfr. Deér, Das Papsttum, p. 105).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">A metà settembre Innocenzo III comunicò ai prelati siciliani il risultato delle trattative ed annunciò in un'altra lettera la missione del cardinale vescovo Ottaviano incaricato di ricevere il giuramento feudale e di consegnare il privilegio dell'infeudazione. Ma la morte che colse l'imperatrice improvvisamente impedì l'esecuzione dei due atti. La copia pontificia del giuramento feudale che C. era disposta a prestare come regina soltanto per la propria persona e quindi senza impegni per il figlio, si conserva ancora oggi nell'Archivio Vaticano (Ries, n. 119). La copia imperiale e il privilegio corrispondente forse non furono mai stesi. A prescindere dalla questione della effettiva entrata in vigore del "concordato", si deve ricordare che Federico II lo rinnovò soltanto nel 1212 e non sembra che fino a quel momento si fosse sentito vincolato da esso.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Mentre erano in corso le trattative, Marquardo di Annweiler si era accinto, nonostante il giuramento prestato, a ritornare nel Regno. C. lo dichiarò quindi traditore dell'Impero, ma il provvedimento, come si sarebbe visto, non sembrò preoccupare molto il capitano tedesco.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Presaga della prossima fine, il 25 nov. 1198, C. dettò il suo testamento, conservato soltanto frammentariamente (Ries, n. 127). In previsione dei disordini che si sarebbero abbattuti sul Regno raccomandò il figlio alla protezione del papa che nominò tutore e reggente, al quale tutti i sudditi erano tenuti a prestare il giuramento di fedeltà. In cambio Innocenzo III doveva essere ricompensato con una somma annua di 30.000 tareni e tutte le spese sostenute gli dovevano essere restituite. Al re minorenne affiancò come familiari gli arcivescovi di Palermo, Monreale, Capua e Reggio e il cancelliere Gualtieri di Palearia. Dispose di essere sepolta nel duomo di Palermo, dove le sue spoglie riposano, per disposizione di Federico II, in un sarcofago di porfido costruito originariamente per un sovrano di sesso maschile (forse per Enrico VI).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le fonti non concordano sul giorno della morte. In due lettere di Innocenzo III è indicato il 27 nov. 1198, mentre un antico necrologio della Cappella Palatina di Palermo parla di sabato 28 novembre (ma le 3 kal. dec. corrispondono al 29 nov.) e aggiunge la notizia che l'imperatrice fu sepolta la domenica successiva. &nbsp;Non è possibile stabilire con esattezza la data, anche se appare da preferire quella indicata da Innocenzo III e quindi considerare il 29 novembre come giorno dei funerali.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Costanza fu deposta in un sarcofago di marmo antico, posto accanto a quelli di porfido in cui riposavano le spoglie di Ruggero II, di Enrico VI e di sua moglie Costanza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La corona di Costanza</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Durante la sepoltura della moglie, con gesto di particolare rispetto Federico II fece deporre nella tomba di Costanza la propria corona. Quando nel 1491 si iniziarono le prime indagini ufficiali sulle tombe reali della Cattedrale di Palermo, il sarcofago venne trovato ed aperto e dentro vi era ancora la corona.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La fattura della corona rinvenuta nel sarcofago di Costanza è tale che più studiosi hanno ipotizzato che non fu realizzata per il corredo funebre – molto diverso in generale, per tradizione, rispetto a quello imperiale d’oltralpe – e non fu fatta fare in Germania, ma a Palermo presumibilmente da maestri orafi e artigiani siciliani <span class="cf1">[16]</span>. Infine, gli esperti hanno supposto che la Corona fu realizzata in epoca normanna, verso la fine del XII secolo, tra gli anni ’70 e ’80.<br></span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Mar 2025 08:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Musei in Sicilia - Museo Archeologico Pietro Griffo Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002ED"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo” di Agrigento in Contrada San Nicola è sicuramente uno dei musei archeologici più importanti e più visitati della Sicilia. L’edificio è stato progettato da Franco Minissi e realizzato negli anni ’60 sul poggetto di San Nicola dove sorgeva l’agorà superiore della città antica e, in epoca più recente, la villa del Ciantro Panitteri. Mirabile la fusione tra fabbriche antiche (Chiostro di San Nicola) e strutture moderne.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-archeologico-agrigento1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Museo Archeologico Regionale di Agrigento è intitolato alla memoria di Pietro Griffo, archeologo e Soprintendente ad Agrigento dal 1941 al 1968. La località scelta per il Museo, il poggio di San Nicola, ha un alto valore simbolico, in quanto al centro dell’area pubblica della città classica. L’edificio, come abbiamo detto, progettato dall’architetto Franco Minissi e inaugurato nel 1967, ingloba in parte i resti di un monastero cistercense, annesso alla chiesa di San Nicola e risalente al XIV secolo. Le collezioni esposte provengono in parte dai fondi del Museo Civico agrigentino, da acquisizioni di collezioni private e, per la parte più consistente, dalle indagini archeologiche condotte fino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso dalla Soprintendenza di Agrigento.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-archeologico-agrigento2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il museo archeologico espone ben 5688 reperti che, ordinati secondo un criterio cronologico e topografico, illustrano la storia del territorio agrigentino dalla preistoria fino alla fine dell’età greco-romana. I materiali provengono dai fondi del Museo Civico, relativi agli scavi archeologici condotti nei primi decenni del secolo scorso, da collezioni private o sono stati ceduti dai musei archeologici di Palermo e di Siracusa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-archeologico-agrigento3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La parte più consistente delle collezioni è però rappresentata dai reperti rinvenuti dalla Soprintendenza di Agrigento nelle campagne di scavo condotte dagli anni quaranta fino ai nostri giorni. L’esposizione si articola in 18 sale e in due sezioni distinte, ma complementari. In ogni sala pannelli esplicativi bilingue (italiano e inglese) orientano i visitatori e danno informazioni sui materiali esposti nelle vetrine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sezione I – Agrigento antica ed il suo territorio extraurbano</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">sala 1 – Topografia della città e fonti antiche</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">sala 2 &nbsp;– La fase preistorica ed indigena, i rapporti col mondo greco- miceneo e il momento della colonizzazione. Da non perdere il Dinos con triskeles (sec VII a.C)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">sala 3 – Collezioni vascolari. Ceramica attica e italiota dalle necropoli greche di Agrigento. Da non perdere il cratere a fondo bianco con Perseo e Andromeda (circa 430 a.C:)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">sala 4 – Sculture architettoniche. Gocciolatoi con protome leonina, fittili (più arcaici, IV sec. a. C.) e in pietra (dal V sec. d. C. in poi).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">sala 5 – Materiale archeologico, in gran parte di natura votiva, proveniente dai santuari delle aree sacre agrigentine: matrici, statuette fittili di forma animale ed umana; raffigurazioni femminili legate al culto di Demetra e Kore in Sicilia, maschere fittili, matrici per statuette, vasi plastici, teste di varie divinità, arule fittili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">sala 6 – Statua originale di Telamone proveniente dal tempio di Zeus olimpico. Pannelli e plastici documentano le varie ipotesi ricostruttive e le diverse teorie sulla posizione di queste gigantesche statue.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">sala 7 – Materiale archeologico proveniente dagli scavi archeologici condotti nel vicino abitato ellenistico- romano. Saggio stratigrafico e fotografia aerea che illustra l’impianto urbanistico della città la città dall’età greca arcaica all’età imperiale romana</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">sala 8 – Epigrafi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">sala 9 – Le monete di Agrigento: collezione numismatica di straordinario interesse</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">sala 10 – Ospita l’Efebo di Agrigento, piccolo capolavoro dello stile severo nella variante locale, dalle superfici morbide e lisce</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">sala 11 – Le necropoli greche e romane di Agrigent. Da non perdere il sarcofago romano in marmo del II sec d.C. con scene che illustrano la vita di un bambino morto precocemente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sezione II</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">sala 12 – I siti del territorio archeologico delle provincie di Agrigento e Caltanissetta, dalla preistoria alla fase di ellenizzazione</span></div></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 12:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi di Culto e Barocco in Sicilia - DUOMO SAN GIORGIO a Modica - Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002EC"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non tutti i monumenti lasciano senza fiato i loro visitatori, ma il Duomo di San Giorgio, a Modica, in provincia di Ragusa, è di una bellezza davvero unica, da qualunque parte esso si guardi si rimane inebriati da così tanto splendore. Visto da sotto, da un vicolo di Corso Umberto, si può ammirare anche la bellezza della sua pittoresca scalinata di 260 gradini, abbellita da fiori e piante ornamentali che ne colorano le sue pareti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomsangiorgiomo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Duomo &nbsp;può essere anche ammirato facilmente dall'alto, basta recarsi al Pizzo Belvedere, in Via S. Benedetto da Norcia, il più famoso e classico punto di vista panoramico di Modica, e da qui si può ammirare la Chiesa e il rispettivo versante della città, in un panorama davvero mozzafiato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Duomo di San Giorgio non è solo il simbolo della città di Modica, esso è da molti considerato anche &nbsp;il monumento simbolo del barocco siciliano, uno spettacolo per la vista di chiunque.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomsangiorgiomo2.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Riferimenti storici</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le origini della struttura risalgono al 1150, quando la chiesa vennne posta sotto la tutela del Monastero di Mileto, in Calabria. </span><span class="fs14lh1-5">Si dice che il Duomo venne edificato come piccola chiesa appena dopo il martirio del Santo nel 300 d.C. e di nuovo intorno al 1090, grazie al Conte Ruggero, che volle erigere l’imponente chiesa in onore del Martire Guerriero. </span><span class="fs14lh1-5">I numerosi terremoti del 1542, 1613 e 1693 hanno fortemente danneggiato la struttura, al punto che si preferì demolirla e ricostruire una chiesa nuova sopra quella già esistente.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa, la cui facciata si erge su una scalinata di ben 250 scalini, è stata riaperta con una solenne cerimonia nel 1738 dopo essere stata più volte distrutta a causa di una serie di terremoti che hanno colpito la città negli anni, ma le sue origini risalgono al 1150 circa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomsangiorgiomo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>LA FACCIATA</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una vera meraviglia accoglie il visitatore che si ritroverà dinanzi ad una incantevole facciata culminante con la torre campanaria centrale, per un altezza totale di 62 metri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo schema piramidale viene abbellito, prospetticamente, da un delizioso giardino pensile, l'Orto del Piombo, disposto su più livelli e affiancato dalle scalinate che si ricongiungono in cima a formare il sagrato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'ingresso è incorniciato da due coppie di colonne con capitelli corinzi, riproposte anche negli ordini superiori, e nella parte bassa troviamo cinque porticati, speculari alle cinque navate della chiesa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutto ciò che vediamo è ornamento e sfarzo, sia all'esterno che all'interno. Le monofore abbelliscono le parti laterali del portale e su di esso troviamo un ulteriore ornamento che ritrae tre angeli che reggono la centrale cornice recante l’iscrizione latina “Mater Ecclesia”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fregi, colonne, capitelli, tutto concorre a creare un meraviglioso disegno che qualcuno ha paragonato ad un merletto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomsangiorgiomo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>L'INTERNO</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se l'esterno è notevole, l'interno lascia senza fiato. La pianta è a croce latina con 5 navate suddivise da 22 colonne in pietra levigata sormontate da capitelli corinzi. I preziosi stucchi dorati, le statue, le opere pittoriche, rendono l'interno fastoso e armonico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella cappella di San Giorgio, ambiente capofila della navata destra, ammiriamo un grande dipinto raffigurante il Santo a cavallo intento a uccidere il drago e salvare la principessa figlia del re di Libia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutte le cappelle delle campate contengono notevoli dipinti e statue, tra i primi annoveriamo L'Assunta, La Natività, il Martirio di Sant'Ippolito e quello di Sant'Erasmo, mentre tra le sculture più significative vi sono quella de La Madonna della neve, che tiene in braccio Gesù Bambino e la statua di San Giorgio a cavallo che sconfigge il drago, di grande effetto. Questi è posto quasi a protezione dell'Arca Santa, opera in argento intarsiato che ne conserva le reliquie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_di_San_Giorgio2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altra opera immensa il polittico dietro l'altare maggiore. Composto da 9 riquadri disposti a tre su tre file, rappresenta partendo dal basso San Giorgio e San Martino, i due Santi Cavalieri e Guerrieri, particolarmente adorati in tutta la Città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Seguono nel secondo ordine i Misteri Gaudiosi e nel terzo i Misteri Gloriosi, il tutto sormontato dalla lunetta, sulla sommità, nella quale è rappresentato Dio Padre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Infine il monumentale organo con 4 tastiere, 80 registri e 5000 canne, costruito tra il 1885 e il 1888 e la Meridiana solare, disegnata sul pavimento dinanzi l'altare maggiore nel 1895 e che segna il mezzogiorno, uniti ai superbi altorilievi raffiguranti Santi, hanno contribuito all'inserimento di questa superba Chiesa nella Lista Mondiale dei Beni dell’Umanità dell’UNESCO</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/mokoCAROLbc">https://youtu.be/mokoCAROLbc</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 07:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali e Normanni in Sicilia - MOTTA SANT'ANASTASIA - Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002EB"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Motta Sant’Anastasia è un Borgo Medievale siciliano situato a 275 metri s.l.m. nella Provincia di Catania. è un borgo ricco di storia le cui radici affondano nel V secolo a.C. con l'arrivo dei greci e dei romani. </span><span class="fs14lh1-5">La struttura vera e propria del Borgo iniziò a delinearsi &nbsp;dopo la seconda metà del 1700 con la nascita di nuovi quartieri, come quelli di Croce, Pozzo e Sciddichenti. </span><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">La presenza dei resti delle strutture di difesa e quelle abitative, insieme alle caratteristiche del territorio, evidenziano la tipicità medievale della cittadina</span><span class="fs11lh1-5">.</span></span></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/mottanastasia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come spesso accade alle città di successo, la geografia favorisce la storia, mettendo la conformazione del terreno dove il centro sorge, al servizio della Storia del borgo stesso: qui, alle pendici dell’Etna, e a pochi chilometri da Catania, il borgo è stato favorito per la sua posizione strategica, aspetto di grande importanza dal punto di vista militare. Motta Sant’Anastasia sorge in cima a una rupe.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/mottanastasia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spesso si legge, o si sente dire, che Motta Sant’Anastasia è stata costruita sul Neck. Ma cosa significa esattamente? Il neck è una rupe che ha avuto origine da un’eruzione vulcanica. In particolare, quella su cui sorge Motta Sant’Anastasia, ha avuto origine 550.000 anni fa. La roccia che si crea nel cono vulcanico è di tipo basaltico e infatti questo tipo di roccia è facilmente riscontrabile nelle costruzioni del luogo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/mottanastasia5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Motta , come altrettanti città della Valle del Simeto, ha origini antiche. Studi archeologici risalenti al 1954 nella contrada Ardizzone, attestano la presenza greca nel territorio intorno a secoli V-IV a.C. Il periodo romano, invece, è testimoniato dal ritrovamento di alcune monete risalenti al periodo del grande impero del Lazio, e da un mosaico rinvenuto in contrada Acquarone, appartenente ad una villa. Sull'origine del nome Motta Sant'Anastasia esistono diverse ipotesi. Secondo alcuni studiosi Motta (nome preromano) e Anastasia (nome greco-bizantino) hanno significati simili ed indicano la natura del luogo, il tipico rilievo del territorio che da secoli è caratterizzata dal Neck e i dintorni di Motta Sant'Anastasia. Successivamente nei secoli XII-XIV, i due nomi furono accostati ed i cittadini si associarono nella devozione e nel culto di Sant'Anastasia, patrona della cittadina. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/mottanastasia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Motta Sant'Anastasia, fin dal periodo di Dionisio, tiranno di Siracusa, ricoprì un ruolo di notevole importanza come roccaforte di avvistamento e di difesa. Tale ruolo crebbe durante il periodo normanno con Ruggero D'Altavilla che vi fece edificare una torre per presidiare l'imbocco della piana di Catania e proteggere così i possedimenti normanni dalle continue incursioni saracene.Le caratteristiche del territorio,i resti delle strutture di difesa e quelle abitative evidenziano la tipicità medievale della cittadina. "La Motta", infatti,consisteva in un luogo sopraelevato da dove era possibile controllare l'intero territorio circostante.In Inghilterra,intorno al 1066,sulla "Motta" dei luoghi di conquista, i normanni costruivano una torre di legno per difendere i territori occupati. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/testata-motta1-1_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma in Sicilia per la carenza di foreste, i normanni dovettero edificare le loro torri conpietra basaltica.A Motta tale costruzione facilitata dalla conformazione morfologica del luogo,che ben si prestava all'edificazione dell'avamposto difensivo. Il primo insediamento fuori dalle mura fu il quartiere Urnazza che,intorno al 1500,sorse nei pressi dell'attuale chiesa di Sant'Antonio, allora luofgo di sepultura dei quartieri Urnazza e Matrice. Nel 1526 Motta Sant'Anastasia diventò fuedo di Antonio Moncada,conte di Adernò,e per quattro secoli,fino al 1900, il castello fu destinato essenzialmente a essere una prigione. Nella seconda metà del 1600 vierano a Motta 560 abitanti. Tra la seconda metà del 1700 e il 1800 cominciò meglio a delinearsi la struttura del paese, con la nascita di nuovi quartieri,come quelli di Croce,Pozzo,Sciddichenti. Nel 1798 gli abitanti di Motta divennero 1400 e nel censimento del 1831 arrivarono a 2181. Il primo gennaio dell'anno 1820 il tribunale di Catania istituì il comune di Motta Sant'Anastasia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Motta Sant’Anastasia:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il simbolo di Motta Sant’Anastasia è il Dongione. Si tratta di un monumento di tipo militare, ovvero una torre di avvistamento costruita nel 1074, ai tempi di Ruggero il Normanno. Il torrione è un edificio a pianta rettangolare, dalle dimensioni importanti: la sua altezza raggiunge i 21 metri, un esempio non indifferente per le architetture di epoca medievale. La cima della torre presenta la tipica merlatura medievale, mentre su tutta l’altezza del torrione si aprono le mitiche feritoie, da cui partiva la difesa in caso di attacco nemico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/dongione-Motta.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa struttura storica, oggi divenuta simbolo del paese, custodisce anche delle curiosità particolarmente interessanti: si narra che nella torre sia stato rinchiuso Bernardo Cabrera, il conte di Modica; un’altra informazione di carattere tecnico, sicuramente particolare, riguarda invece la struttura stessa della torre, colpita da un fulmine nel 2010. La merlatura è stata prontamente ristrutturata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/mottanastasia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Continuate il giro in paese e poi partite all’esplorazione dei dintorni: il borgo dista da Catania appena 12 km e raggiungere il capoluogo siciliano è facile. A Catania si possono ammirare bellezze artistiche e architettoniche come il Duomo, la Cattedrale di Sant’Agata, il Museo Storico dello Sbarco in Sicilia 1943.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da Motta Sant’Anastasia, si raggiunge in poco meno di due ore di macchina il Parco dell’Etna, dove gli appassionati di trekking e natura, potranno fare lunghe passeggiate e birdwatching, alla scoperta di flora e fauna locali. Anche per i più piccoli è una meta consigliata, perché il Parco Divertimenti Etnaland, con le sue piscine e le giostre a tema, saprà catturare tutta l’attenzione dei bambini, grazie alla presenza dei “dinosauri”. Il parco tematico dista solo 7,8 km da Motta Sant’Anastasia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare a Motta Sant’Anastasia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Motta Sant’Anastasia, si raggiunge facilmente in macchina o in treno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chi preferisce viaggiare in auto, prendendo l’A19 Palermo-Catania, potrà svoltare direttamente all’uscita per Motta Sant’Anastasia, a soli 6 km dal centro; chi viaggia in treno, potrà invece scendere alla Stazione di Catania Centrale, che si trova a 11 km dal centro; in Stazione, i viaggiatori potranno prendere bus o navetta per arrivare in paese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/I0iiBUm-s6A">https://youtu.be/I0iiBUm-s6A</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 10:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Storia della Sicilia- I FENICI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Storia_della_Sicilia"><![CDATA[Storia della Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002EA"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella storia della Sicilia da segnalare, tra l’XI ed il X secolo a.C., l’arrivo dei Fenici che si stanziarono lungo la costa occidentale alleandosi con gli Elimi. I Fenici per scopi prettamente commerciali presero possesso dei promontori sul mare fondando alcune note colonie fenicie in quel tratto di costa dell’isola. Furono una delle civiltà che ha lasciato un'importante impronta sull'Isola è sicuramente quella Fenicia: navigatori e colonizzatori, i fenici si insediarono in Sicilia tra il 750 ed 700 a.C, dando vita inizialmente ai centri coloniali di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?siti-archeologici-da-visitare-in-sicilia--isola-di-mozia" target="_blank" class="imCssLink">Mozia</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-di-lilibeo-marsala" target="_blank" class="imCssLink">Lilibeo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> (l'attuale </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a></i></span><span class="fs14lh1-5">) e lasciando la propria impronta su </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> (Mabbonath in fenicio). </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Una delle civiltà che ha lasciato un'importante impronta sull'Isola </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/feniciinsicilia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli studiosi di storia antica chiamarono fenici i mercanti che nel primo millennio avanti Cristo provenivano dalla Fenicia,regione che oggi coincide con l'odierno Libano. Questa è una semplificazione se si considera che questi mercanti in realtà provenivano da un'area più vasta, l'area siro-palestinese. Questi mercanti venivano da città come Arvad, Biblo, Beirut, Sidone, Sarepta e Tiro (Sor), tutte importanti città portuali che si affacciavano sul Mediterraneo e che oggigiorno fanno parte dei territori della Siria, del Libano e dell'Israele. Tutte queste città-stato erano independenti fino al momento che Tiro nel X secolo a Cristo prendeva il sopravvento su tutte le altre.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fenicicolonie.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In Sicilia, più che in &nbsp;Sardegna le tracce della presenza fenicia sono state distrutte e coperte in epoche successive. Probabilmente l'insediamento più noto attraverso gli scrittori antichi è quello di Mozia. Mozia intratteneva ottimi rapporti con il vicino popolo degli Elimi ed era, in rapporto alle altre colonie nella Sicilia occidentale, l'insediamento più vicino a Cartagine. Tucidide menziona nei suoi scritti anche gli insediamenti fenici di Panormus (Palermo) e Soloeis (</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?aree-archeologiche--parco-archeologico-e-antiquarium-di-solunto" target="_blank" class="imCssLink">Solunto</a></i></span><span class="fs14lh1-5">?) nel nord della Sicilia. Sull'isola di Pantelleria sono state rinvenute tracce della presenza fenicia. Se i fenici fossero presenti in altre parti della Sicilia come suggerisce il testo di Tucidide non è ancora accertato da studi archeologici 5. Secondo le fonti scritte il santuario più rinomato nella Sicilia occidentale era quello dedicato ad Astarte e si trovava in cima al monte Erice, nel territorio degli elimi. Il santuario veniva visitato da marinai e mercanti provenienti da tutto il Mediterraneo, fra i quali anche i fenici. Infatti Astarte era una dea fenicio-cipriota, conosciuta dai greci col nome di Afrodite e dai romani col nome di Venere. Dopo la conquista della Sicilia da parte dei romani, questi dedicarono un tempio alla Venere Ericina nella città di Roma.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/feniciinsicilia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Per quanto riguarda le origini delle comunità fenicie in Sicilia, alcuni studiosi pensano che quelle situate nella parte occidentale dell'isola, di fronte alla costa africana, fossero state derivazioni delle prime colonie nord africane, mentre quelle sorte nelle zone orientali erano colonie provenienti dalla stessa fenicia; mancano, comunque dati certi per questa supposizione ed è molto probabile che tutte le colonie in Sicilia fossero di diretta origine fenicia. In ogni caso, comunque, è fuori dubbio che le colonie fenicie in Sicilia risalgono al primo periodo fenicio, e non a quello di Cartagine, la quale non era stata ancora fondata quando le colonie siciliane erano già in pieno splendore.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Si sa che in un periodo particolare le colonie fenicie, in un modo o in un altro, occupavano una vastissima arca della costa siciliana e che i coloni vivevano in rapporti di amicizia con i precedenti abitanti dell'isola, avendo con loro rapporti commerciali pacifici, e non aspirando ad ulteriori espansioni territoriali né ad occuparsi degli affari dei popoli vicini. Non sembra che i Fenici abbiano posseduto colonie di grande importanza in Sicilia se facciamo eccezione, comunque, per le colonie nel nord ovest dell'isola; in ogni caso non c'è niente che lo provi. Molte basi, invero, erano probabilmente solo stazioni temporanee di commercio, o fattorie, che potevano essere facilmente trasferite da un luogo ad un altro secondo la necessità.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Isola_San_Pantaleon,_Marsala,_Trapani,_Sicily,_Italy_-_panoramio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Molti luoghi della costa orientale e meridionale, sono stati considerati sede probabile dell'occupazione fenicia, alcuni per la loro posizione imporante ed attraente, altri per la supposta derivazione fenicia dei loro nomi; e, sebbene non vi sia in merito nessuna prova concreta, c'è ogni motivo per credere che molti di questi luoghi furono occupati dai Fenici o almeno visitati da essi per scopi conunerciali in qualche momento della loro storia. Un nome dato dai nuovi venuti ad un luogo o a un distretto senza denominazione metteva probabilmente radice e veniva adottato dalle generazioni successive.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da analisi effetuate su reperti rinvenuti durante gli scavi archeologici si è potuto datare il periodo della fondazione degli insediamenti fenici nell'occidente. I reperti archeologici più antichi rinvenuti nella necropoli di Motya, sull'isola di San Pantaleo dove sorgeva la cittadina, risalgono al VIII secolo a C. Reperti provenienti dal &nbsp;tofet e dal santuario del Cappiddazzu risalenti al VII e VI secolo a C testimoniano il periodo della crescente prosperità della città. Infatti la costituzione di un'area dedicato al tofet (santuario all'aria aperta) e la costruzione del tempio sono considerati momenti importanti dell'urbanizzazione 8. Per quanto riguarda l'insediamento fenicio di Palermo non si hanno dati certi che questa sia stata fondata prima del VII secolo a C, mentre per Soloeis (Solus oppure Solunto) non ci sono prove certe di una fondazione fenicia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/feniciinsicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">Riscoprire la storia della Sicilia significa vedere con i propri occhi luoghi che hanno visto il passaggio di grandi civiltà. </span>Luoghi antichi, roccaforte, bellezze da non perdere: con l'avvicinarsi delle belle giornate andare alla scoperta dell'influenza delle più grandi civiltà che hanno segnato la Sicilia significa scoprirne alcuni spazi carichi di fascino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per vedere con i propri occhi le bellezze fenicie e i loro segni caratteristici è possibile recarsi a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capuluoghi-siciliani--trapani" target="_blank" class="imCssLink">Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Drepanon in fenicio: furono proprio i Fenici infatti a fondare ufficialmente la città. Altro luogo da scoprire, come già accennato, è &nbsp;Mozia, sulla quale fu installato un tophet per i sacrifici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ci si sposta poi a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?erice" target="_blank" class="imCssLink">Erice</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> borgo che un tempo fu santuario degli elimi e che propone la "Rotta dei Fenici", suggestivo itinerario sulle tracce di questa civiltà e a Segesta dove è possibile trovare un tempio non finito e un teatro che dà le spalle ai monti in spregio ai canoni classici. Infine è possibile visitare Marsala, la cui zona di capo Boeo è ancora terreno di scavi e contiene tesori antichi da scoprire.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 07:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeo Trekking In Sicilia - LA NECROPOLI DI CASTELLUCCIO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002E5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Necropoli di Castelluccio è un sito archeologico situato nella </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Siracusa</a></i>, tra i comuni di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">Noto </a></i></span><span class="fs14lh1-5">e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--palazzolo-acreide" target="_blank" class="imCssLink">Palazzolo Acreide</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, che ha dato il proprio nome alla cultura di Castelluccio. La localizzazione del sito è stata effettuata dall’archeologo Paolo Orsi, il quale l’ha datata tra il XIX e il XV secolo a.C., risalendo così alla prima età del bronzo siciliano. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/necropolicastelluccio1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Studi recenti hanno identificato l’originario piano di abitazione, posto su una sorta di acropoli fortificata, e la relativa necropoli, che conta più di 200 tombe a grotticella artificiale scavate nella vicina cava della Signora. La più imponente è la cosiddetta "Tomba del Principe", con un prospetto costituito da quattro presunte colonne. Numerosi reperti ceramici, oggetti di bronzo, e due famosi portelli con simboli spiraliformi incisi, sono stati rinvenuti presso il sito e sono attualmente esposti al museo archeologico "Paolo Orsi" di Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/necropolicastelluccio2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo sito è molto importante in quanto dà il nome a un'intere cultura protostorica, quella 'castellucciana', diffusa in Sicilia sudorientale nell'antica età del bronzo in numerosi villaggi. Il sito si spalanca quasi improvviso davanti al visitatore, scendono i tornanti che portano al piccolo borgo agricolo di Castelluccio. Un pianoro ospitava il villaggio preistorico e lungo le fiancate ripide di Cava della Signora era localizzata la necropoli studiata per la prima volta dall'archeologo Paolo Orsi alla fine dell'ottocento. Oggi, purtroppo, il sito è soggetto soltanto a saltuaria manutenzione dei sentieri e taglio della vegetazione e pertanto la visita è consigliata ai più avventurosi ed interessati, magari con l'ausilio di un buon manuale o di una guida turistica in grado di indicarvi le peculiarità archeologiche seminascoste dalla vegetazione. Sul sito infatti è presente solamente un cartellone didattico al cancello di ingresso ma non vi sono altre indicazioni. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/necropolicastelluccio3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Due cancelli danno l'ingresso a dei sentieri che portano alla necropoli ed ai resti dell'abitato. A fine anni novanta del ventesimo secolo gli archeologi hanno individuato anche i resti del villaggio di capanne. Le abitazioni erano fatte di materiali deperibili per cui non ne è rimasto quasi nulla se non le fondazioni scavate Tomba a grotticella artificialenella roccia. Durante gli scavi fu individuato anche lo scarico del villaggio dal quale emerse tantissima ceramica oggi conservata al museo archeologico regionale 'Paolo Orsi' di Siracusa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/necropolicastelluccio5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Seguendo il sentiero all'interno del sito di Castelluccio ci si inerpica su un piccolo sperone roccioso. Qui diviene sempre più difficoltoso avanzare ma anche 'interpretare' il sito. Su tale sperone si impiantò infatti una fortezza di epoca medievale i cui resti si sovrappongono a quelli del villaggio preistorico. Guardandosi intorno si notano ovunque blocchi di calcare lavorati, forati o intagliati. Nella parte sommitale dello sperone, gli archeologi hanno individuato una larga ed interessantissima area preistorica scavata nella roccia. L'ipotesi più probabile è che si trattasse di un'area sacra. Raggiungendo il limitare ovest dello sperone si fanno più evidenti i resti del castello: mura, resti di torri, scalette e un portale pericolante si propongono al visitatore. Da lì si può intraprendere la strada del ritorno dall'altro versante, quello che da su Cava della Signora. In questo modo si fiancheggia la necropoli che ha restituito ricchi corredi dando anche indizio della stratificazione sociale presente nel villaggio. In particolar modo la cosidetta 'Tomba del Principe' ha un aspetto imponente grazie ai quattro pilastri scavati nella roccia (oggi ne rimangono solo tre) che adornano il prospetto. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/necropolicastelluccio4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tipologia tombale castellucciana è quella a 'grotticella artificiale'. Le tombe sono scavate direttamente nella roccia calcarea formando una sorta di grotta dal tetto piano. Un piccolo ingresso quadrangolare dà l'accesso al vano funebre. L'ingresso era chiuso da dei lastroni litici. Paolo Orsi ne individuò alcuni particolarmente belli in quanto adornati con motivi a spirale in rilievo. Oggi, questi portelli di chiusura sono tra i reperti più interessanti del museo Paolo Orsi. Da qui, in breve tempo si ritorna sulla strada asfaltata. Tracce sepolcrali vi sono anche su altri lati della montagna. Tornando al punto di partenza è ancora possibile visitare la poco distante Grotta dei Santi di Castelluccio o il borgo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/necropolicastelluccio6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per visitarla è altamente consigliabile indossare pantaloni lunghi e scarpe comode chiuse (ad es. da trekking) a causa delle erbacce. Date le temperature il periodo migliore è in primavera o autunno. In estate è praticamente indispensabile un cappellino per ripararsi dal sole e una bottiglia d'acqua. Il dislivello non è grande (circa 50 m tra il pianoro e l'acropoli) ma in alcuni punti piuttosto ripido ed in ogni caso il sentiero in più punti risulta occultato dalla vegetazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come raggiungere la necropoli di Castelluccio</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non vi sono mezzi pubblici ne escursioni di gruppo per Castelluccio. Per visitare il sito è necessario un mezzo di trasporto proprio.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del sito Archeologico</span></div></div><a href="https://youtu.be/esK5e5BePVY">https://youtu.be/esK5e5BePVY</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 06:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Bellissimi in Sicilia - GODRANO Tra bellezza e natura . Provincia di Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002E9"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Godrano (detta “Kuṭṛànu” in siciliano) è un Borgo nella </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in Sicilia. Si sviluppa a 700 m sul livello del mare, proprio ai piedi di Rocca Busambra e ai margini del </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?boschi-siciliani--riserva-naturale-bosco-della-ficuzza" target="_blank" class="imCssLink">bosco della Ficuzza</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in un virtuoso reticolo di piccole viuzze parallele, vicino al bosco della Ficuzza. &nbsp;</span><span class="fs14lh1-5">Il borgo di Godrano, &nbsp;ha una storia molto antica, fatta di dominazioni straniere ma anche di cultura e di tradizioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/GODRANOCOP2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Godrano era abitata ai tempi degli Arabi che le diedero il nome del lago, Al-Gudran (oggi Scanzano),che le si apre di fronte. Nel XIV secolo il luogo conobbe un periodo di splendore, il casale che sorgeva su queste terre divenne dimora del re Pietro I Aragona. La storia dell’attuale Godrano ha inizio nel XVI secolo, quando Annibale Valguarnera fonda la cittadina a valle rispetto al sito originario.Particolare il fatto che di Godrano non esista alcuna licentia populandi (autorizzazione che veniva rilasciata per popolare e/o costruire nuovi centri abitati): questo si spiega con il fatto che gli abitanti del centro cinquecentesco dovevano essere gli stessi che vivevano nel villaggio abitato fin dai tempi degli Arabi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Conoscere le sue origini permette di immergersi in un angolo della Sicilia che è molto bello ma ancora poco conosciuto. Per chi volesse organizzare una vacanza da queste parti, ecco tutto quello che c’è da sapere sulla storia e la cultura del paese di Godrano.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La storia di Godrano</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come abbiamo detto, la storia di Godrano inizia ai tempi degli arabi che diedero al territorio il nome del lago, Al-Grudan, per identificare lo spicchio d’acqua che si trovava proprio di fronte. Tuttavia il periodo di maggior splendore del borgo è fra il XII e il XIII secolo poiché il paese era strettamente collegato per motivi commerciali con quello di Parco Vecchio, molto fiorente nel periodo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel XIV secolo, poi, un’antica dimora che si trovava sul territorio divenne la residenza del re Pietro I di Aragona e ciò portò ovviamente un grande benessere nella zona.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La storia moderna del borgo, però, può essere fatta risalire al XVI secolo poiché proprio in questo periodo il nobile Annibale Valguarnera decise di fondare un borgo in una posizione molto più a valle rispetto all’originario centro abitato. Da notare che questo secondo nucleo non ottenne mai la licentia populandi per cui è molto probabile che gli abitanti del paese in collina si fossero trasferiti nella nuova sede. Fino al XVIII secolo il territorio passò di mano in mano da una famiglia nobile all’altra fra le quali i Castello, i Favara e i Colonna Cesarò, fino a quando nel 1812 fu abolito il feudalesimo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/GODRANOCOP3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Godrano è situato alle pendici settentrionali della rocca Busambra, ai margini del bosco di Ficuzza. Il suo territorio si estende su una superficie di trentanove chilometri quadrati, molti dei quali occupati dalla superficie boschiva. </span><span class="fs14lh1-5">Una ricchezza in patrimonio arboreo e di pascoli che ha pochi riscontri nella provincia di Palermo e che da sempre rappresenta per il piccolo Comune alle falde del bosco un serbatoio di risorse non indifferente. Ci troviamo in un paese ad economia prevalentemente agro-pastorale. Presso le aziende zootecniche locali si produce una particolare qualità di caciocavallo, apprezzato ed esportato in tutto il mondo. E’ anche possibile acquistare direttamente dai produttori caciotte, pecorino e ricotta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/GODRANOCOP5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il territorio è particolarmente predisposto per un turismo a carattere agrituristico. La straordinaria bellezza del paesaggio rendono il luogo meta di piacevoli escursioni e passeggiate, con la possibilità di visitare un ambiente naturale ricco di flora e fauna. Nelle valli circostanti è possibile osservare qualche grosso rapace alla caccia di colombacci e conigli. In primavera lo spettacolo è offerto dalla fioritura delle orchidee selvatiche e dalla vistosa presenza di ciclamini dai colori intensi e brillanti; l’autunno è invece la stagione delle foglie, che nel bosco assumono mille gradazioni di colore, dal giallo, al rosso intenso, alla calda tonalità bruna. Nelle aziende agrituristiche visitatore trascorre una vacanza diversa, fisicamente e mentalmente riposante, a confatto con la natura e alla riscoperta di ambienti di vita dimenticati dal tempo.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Godrano in Sicilia</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/GODRANOCOP6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sono tanti i monumenti e le attrazioni che sono presenti sul territorio di Godrano e che sicuramente costituiscono un motivo di attrazione verso questo borgo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dal punto di vista religioso, l’unica chiesa del paese è quella dedicata all’Immacolata Concezione che è una struttura edificata nel 1791 ma sui resti di una precedente struttura. A volere fortemente questa ristrutturazione fu il marchese di Roccaforte Giovanni Cottù che finanziò l’operazione con il suo denaro. All’interno della chiesa c’è una statua della Madonna che è stata realizzata nel XVIII secolo ed è completamente in legno dipinto a mano ma anche un quadro con immagini sacre che è ricondotto alla scuola di Pietro Novelli.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A parte questa chiesa, ci sono solo due cappelle su tutto il territorio: quella di Sant’Antonino e quella di Santa Barbara.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dal punto di vista dell’architettura civile, un monumento di grande interesse è la Peschiera dei Borboni, realizzata nel 1800 e collegata ad una fonte sotterranea.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Cosa fare a Godrano in Sicilia</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un’attrazione molto particolare nel borgo è il museo Godranopoli che racconta le origini del paese attraverso i ferri del mestiere di pastori e agricoltori, le due professioni che da sempre caratterizzano il territorio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/GODRANOCOP7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La festa principale del paese è quella patronale dedicata a San Giuseppe che si festeggia nel mese di settembre, il 2. Durante questa manifestazione si organizza una processione solenne nella quale si porta in trionfo la statua del santo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un appuntamento molto goloso, invece, è certamente quello che si tiene nel mese di luglio e che risponde al nome di sagra del caciocavallo: si tratta di un prodotto tipico della zona, di grande pregio, realizzato fin dal Quattrocento, da gustare da solo oppure in tante preparazioni differenti. Durante la sagra sarà possibile non solo fare degustazioni ma anche scoprire altri prodotti tipici del territorio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Come arrivare a Godrano</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per raggiungere Godrano, in Sicilia, da Palermo è necessario percorrere la As121 mentre da Trapani la strada più indicata è la E90. Coloro che provengono da Catania potranno percorrere la A19 e subito dopo la Ss121 mentre da Siracusa la strada migliore è quella che prevede prima la A19 e poi la E932. Da Messina è necessario percorrere prima la A20 e poi la E90, infine da Enna la strada è la Ss189.</span></div></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 16 Feb 2025 07:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi siciliani da Visitare - CAMPOFRANCO Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002BC"><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">Sul versante sud del monte S. Paolino, un po’ più giù dell’antichissima </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani---sutera--caltanissetta-" target="_blank" class="imCssLink">Sutera</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e a soli tre chilometri dal bivio che diparte dallo scorrimento veloce Palermo-Agrigento, su un poggio arieggiato e ameno, sorge Campofranco, ridente Borgo collinare nella Valle dei Platani, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, dalla quale dista 75 chilometri circa.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/campofranco1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le zone collinari del territorio di Campofranco si prestano all’allevamento di mandrie e greggi, mentre la parte pianeggiante e in lieve pendio offre condizioni favorevoli alla coltivazione dei cereali, della vite, dell’ulivo e degli alberi da frutto. Il comprensorio è ricco di giacimenti minerali e di sorgenti fresche; limpide acque, spesso amare, sgorgano nelle campagne. Vi fioriscono piccole aziende agricole, giardini di agrumeti, frutteti e vigneti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/campofranco2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È il 1549 quando la famiglia Del Campo perde la titolarità della baronia di Mussomeli. Sarà il rampollo della famiglia, Giovanni, a voler risollevare il nome del casato, decidendo di popolare uno dei quattro feudi rimasti ai Del Campo: Zubbio, Castelmauro, San Biagio e Fontana di Rose. La scelta cade su quest’ultimo, già informalmente sede di un “casale”, un insediamento di case contadine sovrastate da una torre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nuovo abitato e la “licentia populandi”</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La “licentia populandi” giunge da Filippo II il 10 febbraio 1573: il nome del nuovo centro abitato è “Campofranco”, unendo il cognome del feudatario alle franchigie, cioè l’esenzione dalle tasse, garantite per 10 anni a quanti si sarebbero trasferiti nel nuovo centro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Saranno oltre un centinaio le famiglie che popoleranno la neonata Campofranco, per lo più provenienti dalla vicina Sutera e dalle zone circostanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/campofranco3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sviluppo di Campofranco</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5 cf1">L’amenità del luogo e la bellezza dei paesaggio contribuirono al progressivo espandersi della popolazione: nel 1583 il primo censimento della popolazione registrava 117 fuochi cioè famiglie, e 462 anime; poco più di dieci anni dopo, nel 1595, erano salite a 910.</span><span class="imTALeft fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5">L’assetto urbano, compresa l’architettura civile e religiosa, è debitore dei primi secoli, se non dei primi decenni di esistenza di Campofranco, concepita secondo canoni di vivibilità e comfort all’epoca avanguardistici. Il successivo mancato interventismo dei signori di Campofranco portò sì poco “sviluppo” ed un allora lamentato “abbandono”, ma con il senno di poi ha invece consentito a questa comunità di rimanere coesa senza tradire la propria storia ed autenticità, proseguendo lungo un percorso sostenibile di convivenza fra l’antropizzazione e l’ambiente. Campofranco, così, è divenuta come la conosciamo oggi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/campofranco4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Campofranco oggi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Città a “misura d’uomo”, Campofranco è rimasta legata positivamente alla propria dimensione agricola: la fortunata parentesi estrattiva ed industriale con le miniere di zolfo e lo stabilimento della Montecatini (oggi chiuso ma ancora visibile nei pressi della stazione ferroviaria) non l’hanno snaturata, semmai consentendo di finanziare lavori e migliorie ancora oggi apprezzabili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi, si apprezza sempre più l’interesse turistico per una città che si rivela meta immancabile per le vacanze in Sicilia, sia per le sue doti urbanistiche, paesaggistiche e naturali, come anche per la posizione “strategica” ed il clima ideale tutto l’anno.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">DA VISITARE:</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Chiesa Madre di San Giovanni Evangelista</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Chiesa San Francesco D’assisi</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Chiesa Santa Maria dell’Itria</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Museo di storia locale</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?trekking-e-escursioni-in-sicilia--riserva-naturale-di-monte-conca---caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">Riserva naturale di Monte Conca</a></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa Mangiare nel Borgo</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5 cf2">Piatti quotidiani della cucina campofranchese sono, come in altri comuni siciliani, la pasta con le favelle verdi condita con ricotta salata; lasagne con le melanzane in salsa di pomodoro fresco, anch'esse condite con ricotta salata; poi piene di uova e pane aromatizzate con mentuccia: agnello aggrassato al forno e stigliole alla brace. Ma le vere specialità sono le 'mbriulate e cotaccalle. la 'mbriulala è una sorta di pasta sfoglia ripiena di tritato di maiale, frittuli (determinanti per il gusto, si ottengono dal grasso di maiale sciolto sul fuoco), pezzetti di formaggio pecorino primosale, cipollina con pepe e sale. Si mangia, abitualmente, nel periodo invernale. Così pure le cotaccalle, panetti rotondi conditi con olio, sale, pepe e formaggio e legati alla festa dell'immacolata concezione l'8 dicembre, quando nella notte fra il 7 e l'8 dicembre i giovani fornai passano per le strade dei paese con la tradizionale cantilena: «Accattativi lì cotaccalli, cotte e calli... ».</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2">A Natale la fanno da padroni i virciddrati, biscotti di pasta frolla ripieni di fichi secchi, bucce di arancia e mandarini canditi, e cannella. Per S. Lucia un piatto tradizionale resta la cuccia, condita con zucchero o miele. Il periodo invernale è ancora caratterizzato dalle sfinci e dalle chiacchiere di carnevale, frittelle condite con zucchero a velo o miele, e dai panuzzi di S. Giuseppe. Poi, fruga di martorana e pupi di zucchero per i modi. Per la duplice festività di S. Calogero (11 gennaio e ultima domenica di luglio) si svolge la sagra dei pupi di pane, pane a grosse forme, da mangiare caldo con olio, pepe e formaggio fresco.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/fz3G1WTQeJo">https://youtu.be/fz3G1WTQeJo</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 07:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari nel Parco dei Nebrodi - LAGO BIVIERE DI CESARO' - Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002E3"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All'interno del </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco dei Nebrodi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, tra una fitta vegetazione nei pressi del comune di Cesarò in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, è ubicato il lago Biviere. Il lago ricade una zona montuosa e ha un'estensione di 18 ettari. L'altitudine (1278 m.s.l.m) del lago, consente una rigogliosa vegetazione costituita da una distesa di faggeta, quella di Scavioli. L'escursione termica, l'umidità, la quota, l'alternarsi delle stagioni creano condizioni particolari per la flora e la fauna presente. &nbsp;</span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Giungendo al</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Lago Biviere</span> </span><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">, la prima visione è resa ancor più suggestiva dalla sagoma dell’</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?etna-" target="_blank" class="imCssLink">Etna</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> che si staglia maestosamente sullo sfondo. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagobiviere3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La presenza di acqua in una zona montana coperta da foreste di faggio rappresenta, inoltre, un punto di riferimento privilegiato per la vita di numerose specie di uccelli acquatici e per la sosta degli eccelli di passo. Da segnalare un fenomeno naturale che si verifica nei mesi estivi, quando le acque del lago si colorano di rosso per la fioritura di una microalga chiamata Euglena sanguinea.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La strada aggira una zona umida nelle immediate vicinanze del Biviere e prosegue in salita, addentrandosi nella faggeta di Scavioli. Il bosco, in alcuni tratti, è più fitto; in altri, aperto in ampie radure, ove fanno la loro comparsa l'Agrifoglio, isolati cespugli di Tasso, grandi esemplari di Melo selvatico e di Perastro, Rovo, Biancospino, Rosa canina.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Successivamente, ci si addentra nel magnifico Bosco di Mangalaviti, costituito da imponenti faggete ad alto fusto di grande valore naturalistico e paesaggistico, con ampi punti panoramici che si affacciano sulla Vallata del Rosmarino, sulle Rocche del Crasto e sul Mar Tirreno, punteggiato dalle isole</span> <span class="fs14lh1-5">eoliane</span><span class="fs10lh1-5">. </span></span><span class="fs14lh1-5">La Flora nei mesi estivi le acque del lago cambiano colore, si colorano di rosso. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagobiviere1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Intorno al lago si sviluppa una vegetazione che varia per colori ed essenze: dalle graminacee alle leguminose, passando per le composite. La Fauna Gli anfibi sono tra le specie faunistiche più numerose. Nelle giornate caratterizzate da alte temperature e sole inteso è facile avvistare la testuggine palustre siciliana (l'Emys Trinacris) riscaldarsi a pieno sole. Primo piano di un Gheppio (foto: Fabrizio Raneri) [click per ingrandire l'immagine] La presenza di disegni ondulatori nell'acqua testimoniano il moto caratteristico della Biscia d'acqua (Natrix natrix) presente nel lago con una discreta popolazione. Sono presenti, inoltre, Poiane (Buteo buteo), Gheppi (Falco tinnunculus), Falchi Pellegrini (Falco peregrinus), lo Sparviero (Accipiter nisuss) e la rarissima Cincia bigia di Sicilia (Parus palustris siculus), che costituiscono avifauna stanziale, proveniente dai vicini boschi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagobiviere2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se cercate l’avventura a contatto con la natura, se siete attratti dall’ignoto o se (semplicemente) vi piacciono le passeggiate, non potete perdere questa tappa siciliana, da aggiungere subito alla vostra “to do list”, cioè alla lista delle 1000 cose da fare durante il week-end. Il prossimo, per esempio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagobiviere4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Lago Biviere è situato a circa 5 km dal Lago Maulazzo (di cui abbiamo precedentemente parlato).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per una giornata diversa dal solito, circondatevi della fauna e della flora siciliane: i vostri occhi potranno incontrare numerose specie di uccelli, il fascino di una folta faggeta, la presenza di particolari piante come la glyceria fluitans, la typha latifolia, il trifolium repens, la mentha pulegium e altre piante acquatiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il percorso è consigliato a tutti, perché privo di reali difficoltà e ideale anche per MTB, motocross, quad e fuoristrada. Il periodo migliore per le escursioni è senz’altro quello tardo-primaverile e estivo, ma la stagione autunnale/invernale consente comunque di apprezzare tonalità di colori e sfumature unici. Il panorama è eccezionale, con la sagoma dell’Etna che appare sullo sfondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/bivierecomearrivare.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare al Lago Biviere</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Percorrere la strada statale 289 San Fratello Cesarò fino al bivio Portella Femmina Morta e, da qui, seguire le indicazioni verso il Lago Maulazzo; superato quest’ultimo, continuare per circa 5 km in strada sterrata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/biviereveduta.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Equipaggiamento consigliato</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non sono necessarie particolari attrezzature in quanto il percorso è su sentiero battuto, ma consigliamo scarpe da trekking con suola antiscivolo e una scorta d’acqua di circa un litro. In inverno, meglio munirsi di scarponi, giacca antivento o piumino, guanti e cappuccio. Suggeriamo, inoltre, di portare calze e pile di ricambio.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Lago</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/DEVjV8lDPFE">https://youtu.be/DEVjV8lDPFE</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 11 Feb 2025 06:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da Visitare- VILLAROSA - Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000307"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Villarosa è piccolo borgo che si trova in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, &nbsp;nel cuore della Sicilia centrale, su una vera e propria conca ai piedi del monte Giurfo. L'attuale centro abitato è nato grazie alla licentia populandi, datata 1762, ad opera del nobile duca Placido Notarbartolo. Nel corso della sua storia è stato un importante centro economico, in particolare nel XIX secolo data la presenza di numerose miniere di zolfo. Oggi è un importante centro agricolo e si distingue per la produzione di grano, olive e mandorle.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/villarosacopvideo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Borgo di Villarosa venne fondato per volere del Duca Placido Notarbartolo nel 1761 sul sito del Casale di San Giacomo di Bambinetto, distrutto dal sisma del 1693. Lo sviluppo del nuovo paese è legato alla necessità di coltivare i grandi feudi dei Notarbartolo e, successivamente, per la mano d’opera utile alle miniere di zolfo che in gran numero vennero aperte nei dintorni dello stesso. Presenta un piano urbanistico basato sul modello del castrum romano, con un tessuto regolare ad incroci ortogonali attraversato da un cardo ed un decumano. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/villarosaenna3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli stessi si incrociano al centro dell’abitato formando una larga piazza quadra di cui rappresentano le diagonali. In disparte, sul largo decumano, si pongono il Palazzo ducale, probabilmente disegnato da Giuseppe Venanzio Marvuglia e la Chiesa Madre (1763) dedicata a San Giacomo apostolo, con alta facciata su scalinata, che conserva diverse opere d’arte minori tra le quali spicca un Assunzione eseguita da Raimondo Butera da San Cataldo nel 1842. La scelta dell’incrocio delle strade riporta direttamente alla apertura delle due grandi arterie cittadine della Palermo seicentesca, la Via Maqueda e la allora Via Toledo o Cassaro. Il Piano venne disegnato dalla pittrice Rosa Ciotti, figlia del pittore Ciotti da Resuttano alla quale, tradizionalmente, venne dato l’onore del nuovo nome di Villa Rosa. Villarosa è chiamata "Piccola Palermo"? La piazza ottagonale Vittorio Emanuele è ispirata proprio ai Quattro Canti del capoluogo!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/villarosacopvideo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’aspetto odierno del paese è quello tipico della campagna cerealicola del centro Sicilia, dominato dalla chiesa madre e con case a moduli differenziati in base al ceto. La classe borghese occupò le aree vicine ai due assi principali lasciando ai popolani le aree marginali. Interessante esempio di residenza ricca è la Villa Lucrezia dei Deodato, posta all’ingresso del paese dal lato di Enna ed oggi sede di un museo etnoantropologico civico. Negli anni settanta il paesaggio cambiò profondamente con lo sbarramento del fiume Morello e la successiva creazione del lago Ferrara. Oggi l’area è inserita in una oasi naturalistica dal notevole interesse avifaunistico. A pochi chilometri di distanza dal centro si trova la stazione ferroviaria omonima che ospita un caratteristico museo realizzato all’interno di vagoni ferroviari e dedicato alle tradizioni minerarie ed agricole del paese. In contrada S.Anna le Stanzie si trova invece il palazzo ducale pertinente ad un primo tentativo di &nbsp;fondazione &nbsp;del &nbsp;paese. &nbsp;Il &nbsp;luogo, &nbsp;peraltro interessato da tre grandi caverne artificiali a tholos mai indagate scientificamente, risulta essere di particolare effetto per la presenza di un’architettura prettamente urbana in un contesto rurale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/villarosaenna6.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da un punto di vista etimologico, il termine “Villarosa”, deriva nella sua prima parte dal latino “villa”, nel significato di casa di campagna che poi nel significato medievale assunse il significato di piccolo centro rurale. </span><span class="fs14lh1-5">Quello che si presenta ai vostri occhi è un paese tipico della campagna cerealicola del centro Sicilia, dominato dalla Chiesa Madre – dedicata a San Giacomo apostolo così come lo era l'antico casale - e con case differenziate in base al ceto. Esempio di residenza ricca è la Villa Lucrezia dei Deodato, all’ingresso del paese.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/villarosaenna4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ci sono molti luoghi di interesse nel paese: una serie di palazzi, come Sant'Anna, Stanzie, Notarianni e quello Ducale; degno di nota è anche l'ex convento settecentesco dei Cappuccini e alcune chiese, come quella di Sant'Anna, la Chiesa dell'Immacolata Concezione e della Madonna della Catena, oltreché la già citata Chiesa Madre dedicata a San Giacomo.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proprio a quest'ultimo è dedicata la festa del paese, che si svolge il 10 agosto con musiche, spari, fuochi d'artifìcio, bancarelle lungo le vie principali.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Come raggiungere Villarosa</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In auto da Palermo e Catania: percorrere la A19 in direzione Catania e uscire allo svincolo di Enna, prendere la direzione Villarosa, SS121, 13 km circa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In auto da Messina: percorrere la A18 per Catania, proseguire sulla A19 per Palermo e uscire allo svincolo di Enna, prendere la direzione Villarosa, SS 121, 13 km circa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/VFbFpjPz5OI">https://youtu.be/VFbFpjPz5OI</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 09 Feb 2025 12:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani Medievali - BIVONA La Città delle Pesche - Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002E1"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bivona è un borgo che sorge nel cuore dei </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?itinerari-naturalistici--monti-sicani" target="_blank" class="imCssLink">Monti Sicani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, nell'altavalle del fiume Magazzolo, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, è circondato da terreni dove abbondano meravigliosi giardini di pesco infatti &nbsp;basa gran parte della sua economia sulla coltivazione della gustosissima “Pesca Bivona” prodotta nel suo territorio e la cui produzione è di circa 2500 tonnellate annue. La sua storia è molta antica: fu sotto il dominio arabo, e se ne ritrovano le tracce nel suo dialetto, ma l'attuale centro abitato risale agli inizi del XIV secolo e si sviluppò attorno al castello, di cui oggi è possibile ammirarne solo i ruderi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/bivona1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Benché la sua fondazione sia oggetto di dibattito tra gli storici che vorrebbero accreditarne la fondazione ai Siracusani, e altri agli arabi, i primi documenti storici del sito risalgono al 1160 al tempo di Re Ruggero II e dei suoi successori Guglielmo I e Guglielmo II quando Bivona era un semplice casale abitato da musulmani. Tuttavia, è molto probabile che abbiano ragione entrambi i sostenitori delle due tesi in quanto potrebbe essere vero che i primi nuclei abitativi del posto possano essere stati fondati dai Siracusani con il nome Hipponium e forse successivamente abbandonati, per essere utilizzati in una seconda rifondazione al tempo dell’invasione araba in Sicilia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Bivona_2.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella seconda metà del XIII sec. Bivona divenne possesso feudale, diventando uno dei principali centri abitati della Sicilia centro-meridionale. A testimonianza del florido periodo rimangono ancora oggi presenti l’antica chiesa Madre col portale Gotico-Chiaramontano, e i resti di un castello trecentesco costruito dal genovese Giovanni Corrado Doria-de Aurea. Passata dai Chiaramonte ai Peralta e nei primi del quattrocento ai Luna, la città venne sconvolta dalla contesa che interessò le due nobili famiglie tra il XV e il XVI sec. e che si concluse nel 1529 nel famoso caso di Sciacca. Nel 1554 venne elevata a città ducale, raggiunse gli 8.000 abitanti e godette di una notevole prosperità economica arricchendosi di nuovi complessi conventuali e monastici edificati dai numerosi ordini religiosi che si stabilirono in città. Nel Seicento iniziò una lenta decadenza economica e demografica causata dalla nascita nelle vicinanze di nuovi centri abitati che però non impedì la costruzione di nuove chiese e palazzi nobiliari, come il Palazzo Marchese Greco elegante esempio di barocco siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/bivona3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Testimonianze storiche attribuiscono a questo piccolo paese il culto più antico in Sicilia legato a Santa Rosalia, elevata a patrona dopo il miracolo che nel 1575 pose fine alla peste. Nella Chiesa di Santa Rosalia è conservata la statua della Santuzza assieme ai resti della “sacra quercia” della grotta di Bivona, in cui la vergine palermitana sostò nel suo eremitaggio. E a proposito di chiese, il comune di Bivona ne è così ricco che è stato proclamato uno dei luoghi più cattolici dell’isola. A partire dalla Matrice vecchia, realizzata sotto il dominio dei Chiaramonte, di cui rimane in piedi solo il portale. E poi la Chiesa Madre attuale al cui interno è posta la statua marmorea della Madonna della Candelora della scuola del Gagini. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/bivona4.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prima di andare via, ammirate la settecentesca Torre dell’orologio e le volte ad arco tipicamente arabe (xanèe) che abbelliscono i crocicchi di via, all’interno del centro storico.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare a Bivona</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da Palermo: SS 121 e SS 189 (scorrimento veloce Palermo-Agrigento), uscita Lercara Friddi per immettersi sulla SS 188 sino al bivio per la SS 118. Seguire indicazioni per Santo Stefano Quisquina e poi per Bivona.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da Agrigento: SS 118 per Raffadali, SP 17 sino a Santa Elisabetta, SP 19 sino a Alessandria della Rocca, SS 118 sino a Bivona.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Videodel Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/OPML-u0VWq0">https://youtu.be/OPML-u0VWq0</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 06 Feb 2025 14:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cagliostro misterioso e leggendario Conte siciliano]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Personaggi_Storici_e_famosi_della_Sicilia"><![CDATA[Personaggi Storici e famosi della Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002E0"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In uno dei vicoli più chiassosi e poveri della città di Palermo, nel quartiere dell’Albergheria, in quello che un tempo si chiamava via della Perciata, il 2 giugno 1743, nasce Giuseppe Balsamo, secondogenito di Felicia Bracconieri e Pietro Balsamo, mercante di stoffe.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/Cagliostro-s-birthplace,-Palermo---06.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sei giorni dopo la nascita è battezzato nella cattedrale di Palermo con una sfilza di nomi: Giuseppe, Giovanni Battista, Vincenzo, Pietro, Antonio e Matteo. A tenerlo a battesimo è Vincenza Cagliostro moglie del prozio Giuseppe Cagliostro, uomo potente discendente dai Bracconieri di Piscopo e di Castroreale. Il padre di Giuseppe infatti era appartenuto ad una rispettabile famiglia palermitana imparentata con i Balsamo da Messina, signori di Taormina e adepti per tradizione all’ordine dei Cavalieri di Malta, anche se al momento della nascita del piccolo Giuseppe, la famiglia è ampiamente declassata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/cagliostro-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Morto il padre poco tempo dopo la sua nascita, la madre vedova con due bambini, decide di affidarlo ad una parente sposata ad un farmacista. Qui il piccolo Giuseppe comincia a familiarizzare con polveri e unguenti, che lo portano ad interessarsi della medicina, una passione questa, che continua a coltivare anche negli anni di scuola trascorsi al Seminario di San Rocco, dove, intrattenendosi con i frati speziali, apprende le prime nozioni di medicina e botanica. Ma la sua natura irrequieta e ribelle, lo porta all’espulsione dalla scuola, e pur di tenerlo impegnato, la madre lo avvia nella bottega di un pittore, dove &nbsp;aguzza la sua genialità apprendendo l’arte del copiare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’ambiente della strada è però congeniale con la sua natura sfrontata, e incomincia così a vivere di truffe e raggiri. Quello che gli costa l’esilio da Palermo è l’imbroglio a danno dell’orafo Vincenzo Marano che convinto dal Balsamo che con la magia avrebbe potuto dissotterrare i tesori lasciati dagli arabi, si lascia condurre in un antro buio, dove lo attendono, travestiti da demoni, alcuni delinquenti che lo picchiano e lo privano dei suoi beni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/Casa-di-Cagliostro---Palermo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ancora oggi, il mistero del Conte di Cagliostro affascina i visitatori della città di Palermo, ma non solo. Se vi siete mai ritrovati a passare dai pressi del mercato di Ballarò, avrete sicuramente notato un vicoletto a lui dedicato. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A quanto pare, durante i suoi studi alchemici avrebbe cercato di creare oltre a filtri d’amore e potenti afrodisiaci, anche la formula della Pietra Filosofale (fabbricazione dell’oro da qualsiasi metallo) e l’elisir dell’eterna giovinezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Anonymous_Anonymous_-_Joseph_-Giuseppe-_Balsamo_-1743-1795-_dit_Alessandro_Comte_de_Cagliostro_receive_-_-MeisterDrucke-1058159-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non ebbe una vita tranquilla: visse a Palermo, Messina, Roma, Parigi e Londra, giusto per citare alcune mete. In dieci anni girò il mondo tra magia, alchimia e massoneria. Entrò e uscì dal carcere più volte e si fecce anche nemici potenti. Fu anche un indovino: annunciò, infatti, la morte dell’imperatrice d’Austria Maria Teresa, che avvenne otto giorni dopo, e predisse gli avvenimenti politici che sconvolsero la Francia (la Rivoluzione del 1789, la morte dei regnanti, la nascita della Repubblica). Questo giusto per farvi un’idea!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Cagliostro: la vita</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cagliostro, all’anagrafe Giuseppe Balsamo, nacque nel quartiere dell’Albergheria di Palermo (proprio dove c’è il mercato storico di Ballarò), il 2 giugno del 1743. Era il secondogenito di Felicia Bracconieri e Pietro Balsamo, un mercante di stoffe. Il battesimo avvenne alla Cattedrale e qui la prima curiosità: gli venne dato un elenco di nomi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giuseppe, Giovanni Battista, Vincenzo, Pietro, Antonio e Matteo: questi tutti i nomi propri del Conte di Cagliostro. A tenerlo a battesimo fu Vincenza Cagliostro, moglie del prozio Giuseppe Cagliostro. Questi era un potente discendente dai Bracconieri di Piscopo e di Castroreale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il padre di Giuseppe Balsamo era appartenuto ad una rispettabile famiglia palermitana imparentata con i Balsamo da Messina, signori di Taormina e adepti per tradizione all’ordine dei Cavalieri di Malta. Quando egli nacque, però, la famiglia era già declassata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla morte del padre, venne affidato a una parente sposata con un farmacista. Qui iniziò la sua passione per polveri, unguenti e medicina. Trascorse gli anni della scuola al Seminario di San Rocco. Insieme ai frati speziali, apprese anche nozioni di botanica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Venne espulso dalla scuola e venne mandato nella bottega di un pittore. Qui apprese l’arte del copiare. Iniziò anche ad interessarsi a truffe e raggiri. A causa di un imbroglio ai danni dell’orafo Vincenzo Marano, venne esiliato da Palermo. Fu mandato a Messina, dove trovò la protezione del prozio Giuseppe Cagliostro: fu Giuseppe a iniziarlo al mondo esoterico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Cagliostro a Malta</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cagliostroamalta.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come affermò lui stesso, fu a Malta che iniziò la sua vita. Aveva 23 anni. Nel 1766 sbarcò sull’isola seguendo il Gran Maestro Manuel Pinto de Fonseca. Venne ammesso all’Ordine dei Cavalieri di Malta, che gli impose di scegliere un nome nuovo. Divenne, così, il Conte Alessandro Cagliostro (in onore dello zio).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ottenne il triplice cavalierato: templare, maltese e rosacrociano. Non tutti lo sanno, ma ci vorranno ben 10 anni affinché si senta pronto a usare quel nome. Non potendo tornare a Palermo, si stabilì a Roma, in quartiere povero: faceva lo scrivano e il copista.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Roma e l’incontro con Lorenza Feliciani</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lorenza-feliciani-conosciuta-come-serafina-fu-una-fedele-alleata-del-marito-cagliostro-alla-fine-tuttavia-lo-accuso-di-massoneria-e-blasfemia-contribuendo-alla-sua-condanna-incisione-del-xviii-secolo_ae89821e_800x.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proprio a Roma, Cagliostro conobbe Lorenza Feliciani, figlia di un fonditore di bronzo. Bellissima ma ignorante, eccelleva nella scaltrezza. I due si sposarono nell’aprile del 1768, dedicandosi a piccole truffe. Raggirati a loro volta da un sedicente Marchese di Alliata, furono costretti a emigrare a Loreto, ma non avevano un soldo. Girovagarono per l’Europa. La coppia viveva di espedienti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1772 decise di tornare in Francia. Lorenza, che fino a quel punto aveva cercato uomini da raggirare e circuire, si innamorò di uno di questi. Era l’avvocato Duplessis, che li fece ospitare da un’amica marchesa. Duplessis chiese a Lorenza di lasciare il marito, lei accettò, ma Cagliostro la denuncia per adulterio e la fa arrestare. La donna uscì dopo quattro mesi di carcere e la coppia si riconciliò. Ripresero a viaggiare e seguì un periodo tranquillo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1776 si trasferirono in Inghilterra. Cagliostro sfoggiava i suoi poteri “predittivi” e diventa famoso come grande mago. La coppia sfruttò questi “poteri”, ma venne raggirata dai falsi coniugi William Scott e Mary Fray. Nel corso di una perquisizione della polizia in casa Balsamo, venne sequestrato anche il Libro dei Segreti. Cagliostro, nel frattempo, entrò a far parte della Massoneria per magia e stregoneria. Venne arrestato e passò un mese in carcere, quindi lasciò l’Inghilterra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Perse la dignità di mago e, in cambio, lanciò una maledizione sui coniugi Scott e sul giudice che lo aveva condannato. Morirono tutti e tre. Fu da quel momento che devise di adottare il nome nuovo, Cagliostro, cambiando quello della moglie in Serafina</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Russia, Strasburgo, Bordeaux e il ritorno a Rom</b><span class="fs14lh1-5"><b>a</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/129cagliostro1_20fe37f9_1200x630.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1780 arrivò in Russia, trovando diversi seguaci. Si dedicò a guarire malati, ma venne visto come un intruso dai medici. Lasciò dunque la Russia e andò in Polonia, dove venne prima acclamato e poi deriso. Si recò dunque di nuovo in Francia, quindi a Strasburgo. Qui guarì molte persone, per lo più poveri e diseredati. Era anche un grande indovino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel castello dei Saverne annunciò la morte dell’Imperatrice d’Austria, Maria Teresa e la rivoluzione francese del 1789. Aumentarono, però, le calunbnie contro di lui. Si trasferì a Napoli, quindi a Bordeaux. Arrivò a Bordeaux nel 1783 ma, nel 1784, una grave malattia gli procurò febbre altissima. Durante la malattia ebbe la visione che lo spinse a proseguire la costruzione della “vera” massoneria”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Passò in seguito da Lione e da Parigi. Proprio a Parigi, però, era stato vittima di un raggiro: venne arrestato. Nel frattempo aveva anche dato vita a una nuova loggia femminile, mettendo a capo la moglie Serafina. Si ricongiunse con la moglie a Dover, ma lascia l’Inghilterra nel 1787. Passa dunque dalla Svizzera, per la prima volta senza la moglie (rimasta a Londra).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A quel punto, la moglie voleva tornare in Italia e Cagliostro esaudì il suo desiderio. La sua persona, però, aveva perso credito agli occhi di tutti. Venne accusato, quale Capo della Massoneria, di avere istigato una cospirazione contro la Monarchia Francese. Il colpo di grazia però, gli fu inflitto proprio da Lorenza: consigliata dai parenti, lo accusò alle autorità ecclesiastiche di eresia, e di appartenere alla Massoneria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Il declino di Cagliostro: l’arresto</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cagliostroarresto.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sera del 27 dicembre 1789 venne arrestato e condotto alla fortezza di Castel Sant’Angelo. Rimase abbandonato da tutti fino al maggio del 1790. Tanti interrogatori lo annientarono nel corpo e nello spirito, fino alla fine del processo (aprile 1791). L’Inquisizione lo accusò di eresia e di praticare la negromanzia, nonché di aver formato sette. Lo condannò a morte per attività massonica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Stanco e annientato, chiese perdono, pronunciando l’abiura d’eretico. Il pontefice Pio VI gli commutò la pena in ergastolo, da scontare in un carcere di massima sicurezza. Venne, però, umiliato davanti al popolo. Da Castel Sant’Angelo venne trasferito nelle carceri di San Leo. Venne chiuso prima nella cella del Tesoro, poi in quella del Pozzetto (calato attraverso una botola dal soffitto). Trascorse così gli ultimi quattro anni della sua vita: una cella larga solo tre metri per tre. Una sola finestrella che guarda al paese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La durissima prigionia lo portò prima alla follia, poi alla morte, nella notte tra il 25 e il 26 agosto del 1795. Di sé disse: “Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo; al di fuori del tempo e dello spazio, il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza…”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Dove morì Cagliostro e dove è seppellito</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/tomba-cagliostro.jpg--.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La morte giunse per lui il 23 agosto del 1795. Lo trovarono semiparalizzato nel suo tavolaccio. Come scrisse il cappellano della fortezza, fra’ Cristoforo da Cicerchia:</span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5">«Restò in quello stato apoplettico per tre giorni, ne’ quali sempre apparve ostinato negli errori suoi, non volendo sentir parlare né di penitenza né di confessione. Infine de’ quali tre giorni Dio benedetto giustamente sdegnato contro un empio, che ne aveva arrogantemente violate le sante leggi, lo abbandonò al suo peccato ed in esso miseramente lo lasciò morire; esempio terribile per tutti coloro che si abbandonano alla intemperanza de’ piaceri in questo mondo, e ai deliri della moderna filosofia. La sera del 26 fu tolto dalla sua prigione per ordine de’ suoi superiori, e fu trasportato al ponente della spianata di questa fortezza di S. Leo, ed ivi fu sepolto come un infedele, indegno dei suffragi di Santa Chiesa, a cui non aveva quell’infelice voluto mai credere».</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Essendo stato un grande illusionista, abilissimo con i trucchi, gli venne messa una candela accesa sotto la pianta dei piedi per accertarne con sicurezza l’effettivo decesso e che quindi Cagliostro non stesse fingendo. La leggenda narra che nel 1797, il comandante dell’esercito rivoluzionario che si impadronì del Forte di San Leo, chiese dove fosse stato sepolto e, una volta fatti riesumare i resti di Balsamo, per omaggiarlo bevve del vino dal suo teschio.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 07:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli nelle Isole Egadi - CASTELLO DI PUNTA TROIA - Marettimo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002DE"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello di Punta Troia è sito nell’omonimo promontorio dell’isola di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://youtu.be/TnA3qRmX_rw" target="_blank" class="imCssLink">Marettimo</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> nell'</span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">Arcipelago delle Egadi</a></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, e si trova a strapiombo sul mare, caratteristica che, dal punto di vista difensivo, costituiva un prezioso requisito. Sul perimetro che circonda il castello vi è una cisterna e si può ipotizzare che sia quella che il Pepe citava come cella di reclusione. Il piano inferiore è costituito da un solo ambiente e da una scalinata che conduce al piano superiore a cui si accede tramite una sorta di androne e, attraverso un piccolo passaggio, chiuso da un cancello si arriva ad una piccola scalinata che porta ad un terrazzamento dove vi sono varie stanze.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/3castello-di-punta-troia-marettimo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo la storiografia locale, sull’altopiano scosceso di Punta Troia, i Saraceni costruirono una torre di avvistamento, probabilmente coeva a quelle costruite a Favignana e a Levanzo. Successivamente tale torre di avvistamento fu convertita da Ruggero in castello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Attorno al 1140 Ruggero II, re di Sicilia, trasformò questa costruzione in un vero Castello a presidio dell’estremità occidentale di quello che era all’epoca il regno più ricco e potente del Mediterraneo. Successivamente si susseguirono la dominazione sveva, angioina, aragonese e spagnola con la parte di ponente che divenne ricettacolo di pirati e corsari. Nel 1963, la Corona spagnola, in bancarotta per le continue guerre, cedette l’arcipelago delle Egadi al marchese Pallavicino di Genova. Nel 1651, al largo tra Marèttimo e Levanzo, venne trovato un grosso banco di coralli e l’isola ospitò le barche dei corallari trapanesi, che passavano la notte allo Scalo Maestro, sotto la protezione della guarnigione del Castello di Punta Troia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/3castello-di-punta-troia-marettimo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con la Rivoluzione Francese, il “Real Castello del Marètimo” divenne “orrida prigione”, soprattutto per detenuti politici. Nel 1973, contava 52 prigionieri, ammassati in una cella ricavata in una vecchia cisterna detta “la fossa”. Nel 1844, il re Ferdinando II, dopo averlo ispezionato, lo abolì. Insieme cadde in rovina la vicina chiesetta dedicata a Sant’Anna e la cappella dedicata a Maria SS. delle Grazie, unico luogo fino a quel momento in cui i marettimari ricevevano i sacramenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/3cprigioniastello-di-punta-troia-marettimo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs14lh1-5">Le prigioni</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le condizioni della prigione del Castello di Punta Troia vennero descritte dal Generale Guglielmo Pepe, una delle figure più generose e nobili dell’Ottocento, il detenuto più famoso in assoluto ad essere stato nell’orribile fossa. Non ancora ventenne, reo di essere sospettato di cospirare contro la tirannia e l’oppressione di Re Ferdinando I di Borbone, venne arrestato a Napoli, insiema al patriota Gaetano Rodinò e senza alcun processo venne condannato all’ergastolo e mandato ad espiare la pena nella fossa di Marèttimo, la cui pronuncia in siciliano “Maretimo” aveva anagrammato in “Morte Mia”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nelle sue Memorie, Pepe descrive anche come l’avvocato Nicolò Tucci, trucidato nella fossa insieme a Vincenzo Guglielmi “per un gioco di parole malamente interpretate dai militari di guardia”, riuscì a individuare 22 tipi di insetti diversi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-di-Punta-Troia-fossa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal settembre 1822 al 1825 la fossa di Marèttimo ospitò il marchigiano di Sant’Angelo in Pontano Nicolantonio Angeletti, carbonaro oppositore del Regno di Napoli, che ha lasciato una dettagliata pianta da lui stesso disegnata su come era organizzato il forte. Secondo il suo disegno la fossa aveva la forma di un trapezio isoscele con una base particolarmente stretta e un’altezza di poco superiore ai due metri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fu, il viceré spagnolo di Sicilia, Francesco Ferdinando d’Avalos, nel XVI secolo, a trasformare la torre in un castello dandogli la forma che conosciamo oggi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/3cprigioniastello-di-punta-troia-marettimo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In quell’epoca venne anche realizzata una cisterna per l’acqua, profonda circa sette metri, che successivamente divenne tristemente famosa come “la fossa”. La cisterna infatti, svuotata d’acqua, ma priva di porte e finestre, venne utilizzata già dagli spagnoli stessi come prigione d’isolamento per coloro che si erano macchiati di gravi reati. Questa sua funzione detentiva fu mantenuta anche durante la rivoluzione francese quando la cisterna del castello di Punta Troia ospitò alcuni prigionieri politici. In epoca più recente fu detenuto qui perfino il patriota Guglielmo Pepe che citerà la cisterna nelle sue memorie, ricordandone la scarsità di aria e luce, il senso di oppressione dato dallo spazio angusto. Alla metà dell’800, il re delle Due Sicilie, Ferdinando II di Borbone, dopo una visita sul posto, ne ordinò la chiusura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopuntatroia5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi restaurato, con le sue linee pulite, le mura possenti e il suo belvedere, il castello è aperto alle visite e, grazie alla presenza di una guida, è possibile conoscerne la storia. Al suo interno è custodito anche un rostro risalente alla battaglia delle Egadi, recuperato nelle acque dell’arcipelago. Il castello ospita anche un piccolo Museo delle Carceri ed è sede dell’osservatorio marino “Foca Monaca” dell’Area Marina Protetta Isole Egadi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopuntatroiasentiero1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Costeggia il mare la bellissima passeggiata che porta al Castello, &nbsp;passando attraverso la stretta lingua di terra che collega il promontorio al resto dell’isola, perfettamente riconoscibile anche da lontano, immersi fra mare e montagna, è possibile percepire come l’isola si erga imponente in mezzo alle acque blu, con la sua scogliera ripida, le grotte e i pendii.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopuntatroiasentiero.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5">Perfetto per chi ama le lunghe passeggiate, il percorso è costituito da un sentiero sterrato lungo poco più di quattro chilometri, di media difficoltà. Richiede un po’ d’impegno e abbigliamento comodo, evitando possibilmente le ore più calde della giornata, ma ripaga i visitatori della fatica. Non solo perché la vista, dal Castello, a cui si arriva risalendo il promontorio, è qualcosa che resta impresso nel cuore, ma soprattutto perché permette di tuffarsi nella storia dell’isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dista a circa 3,5 km dal paese ed è raggiungibile percorrendo un sentiero sterrato. Passeggiata ideale per chi ama la montagna, comodamente raggiungibile in barca per chi non desidera faticare in vacanza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello, perfettamente ristrutturato e visitabile anche all’interno, conserva la stessa struttura di quando fu concepito e ospita nelle sue sale il Museo delle Carceri di Punta Troia e l’Osservatorio per la Foca Monaca dell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopuntatroia6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Raggiungere il Castello di Punta Troia a Marettimo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">DOVE SI TROVA: Punta Troia, 91023 Favignana TP, Italia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">COME ARRIVARE: Si può arrivare percorrendo un sentiero battuto realizzato dalla Forestale, l’ideale per chi vuole fare un po’ di trekking leggero lungo i sentieri di Marettimo o facendosi accompagnare in barca da uno dei pescatori locali</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Castello</span></div></div><a href="https://youtu.be/TnA3qRmX_rw">https://youtu.be/TnA3qRmX_rw</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Feb 2025 08:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ghost Tours in Sicilia - La casa delle tre sorelle - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002DB"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per trovare La Casa delle tre sorelle, o la Casa dei Tre Tocchi (“A casa ri Tri Tocchi“, chiamata anche “Casa degli Spiriti”) bisogna andare in Contrada Arenella, lungo la S.P. 106 che collega </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?localita-balneari-in-sicilia---fontane-bianche---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Fontane Bianche</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Si tratta di una masseria di epoca settecentesca, avvolta da più di un fitto mistero. Apparteneva un tempo alla nobile famiglia dei Giaracà ed è famosa per essere abitata dai fantasmi. Si può dire che sia la casa abbandonata più famosa di Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/casa3sorelle1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Composta dalla residenza, dalle stalle e da un giardino murato, la villa conserva un’indubbia seduzione estetica che il tempo dell’abbandono non è riuscito a mortificare, al di là del crollo dei tetti, delle crepe sui muri e degli ambienti che assumono l’aspetto tragico del rudere.</span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Abbandonata ma non disabitata. O almeno così si vocifera. Una grande masseria abbandonata in cui, leggenda vuole, abbiano dimorato tre sorelle accomunate dal medesimo e sfortunato destino: quello di essere talmente brutte da esser state, per anni, rifiutate dal parterre maschile della città finendo così per essere tristemente isolate in quelle stanze.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/casa3sorelle3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Viene definita la villa più infestata di Siracusa. Tra leggende e suggestione alimentata dal folclore, la storia dell'antica masseria in Contrada Arenella, a Cassibile, merita di essere raccontata. Viene definita la villa più infestata di Siracusa. Tra leggende e suggestione alimentata dal folclore, la storia dell'antica masseria in Contrada Arenella, a Cassibile, merita di essere raccontata.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Iniziamo dicendo che la Villa è stata anche un importante luogo dei negoziati che condussero alla firma delll'Armistizio di Cassibile, che l'8 settembre 1943 sancì la rottura dell'alleanza con la Germania di Hitler.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/casa3sorelle4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel caso della villa in Contrada Arenella, la leggenda ha superato la storia e ancora oggi è nota come la casa dei fantasmi più famosa di Siracusa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/casa3sorelle7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quattro le leggende che parlano di maledizioni e spiriti sofferenti rimasti a vagare all'interno:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>La prima</b></span><span class="fs14lh1-5"> nasce dall'episodio di una rapina finita nel sangue. La figlia minore dei Baroni di Fontane Bianche, abitanti della tenuta, sarebbe stata uccisa da due ladri entrati in casa. Questi lo avrebbero fatto in malo modo: tagliandole la testa e gettandola dentro il pozzo. Secondo i racconti popolari, nelle notti di luna piena la testa della ragazzina sarebbe ancora visibile nel cerchio d'acqua del pozzo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Un’altra leggenda</b></span><span class="fs14lh1-5"> fa riferimento a una storia d'amore dal finale tragico. Due amanti, osteggiati dal padre di lei, morirono o si uccisero. Il padre per rabbia avrebbe lanciato una maledizione a chiunque passando accanto alla sua casa non lo onorasse con il suo saluto devoto. Da qui probabilmente nasce l'uso di suonare tre volte il clacson quando si passa con l'auto davanti alla villa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>La terza</b></span><span class="fs14lh1-5"> spiega il perchè si chiama "La casa delle tre sorelle". Qui avrebbero abitato tre sorelle così brutte da non trovare marito e vivere segregate in casa da sole. Le donne avrebbero così lanciato maledizioni a chi non avrebbe bussato alla porta tre volte in segno di rispetto.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La leggenda delle tre sorelle trova riscontro nella storia: uno dei quattro figli del poeta e patriota Emmanuele Giaracà, proprietario della villa, ha avuto tre figlie femmine, mai sposate, di cui non si ebbe mai alcuna notizia.</span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>La quarta leggend</b>a , siamo negli anni Ottanta: periodo di feste e discoteche all’aperto, periodo di vacanze. Un gruppo di ragazzi, dai quindici ai vent’anni, con i motorini, il sì, il Bravo, il Ciao, tirano l’acceleratore per fare più in fretta. Il vento caldo sulle magliette appiccicate dalla velocità: qualcuno grida agli altri di suonare il clacson tre volte perché la «casa dei fantasmi» lo impone. Uno di loro non lo fa, schiantandosi immediatamente dopo sul terriccio: la ruota scoppia, qualche graffio e contusioni sparse, per fortuna niente di grave; ma la superstizione: quella sì rimbalzò nella mente dell’infortunato che non sapeva o semplicemente aveva deciso di non dare retta alla leggenda.</span></div><div style="text-align: start;"><br></div><div style="text-align: start;"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/casa3sorelle5.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div style="text-align: start;"><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le leggende della casa dei tre tocchi fanno parte dell’immaginario comune della gente del luogo al punto che, ancora oggi, chi passa accanto alla villa suona tre volte il clacson, forse in segno di rispetto per la bimba la cui testa è stata gettata nel pozzo, o forse per paura che il padre dell’innamorata morta scagli la sua maledizione, o ancora per onorare la memoria delle tre sorelle ed evitare di finire i propri giorni per morte violenta.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/casa3sorelle6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E mentre la natura fagocita le pietre della casa, sulle cui pareti interne campeggiano croci rovesciate e scritte oscene, implodendo in modo ignobile una struttura di grande pregio, c’è chi avverte strani fenomeni come alcuni “autostoppisti fantasma” al ciglio della strada o la presenza dello spirito delle tre sorelle che si manifesta di notte a chi disturba la loro quiete.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Due amici, addirittura, si legge che abbiano trascorso una notte nella casa e siano stati picchiati da entità misteriose: uno divenne pazzo, l’altro lasciò per sempre la città. Che la storia delle tre sorelle possa essere vera lo confermerebbe il fatto che uno dei quattro figli del poeta e patriota Emmanuele Giaracà, proprietario della villa, abbia avuto tre figlie femmine di cui non si ebbe mai più notizia, come fossero sparite o mai uscite da quelle mura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dalla cronaca alla leggenda, e da qui all’immaginario popolare più rutilante di fantasia e d’invenzione, al punto che ancora oggi chi passa accanto alla villa suona tre volte il clacson in segno di rispetto per la bimba la cui testa è stata gettata nel pozzo, o per la paura che il padre dell’innamorata morta scagli la sua maledizione, o ancora, e il gesto pure scaramantico ha una sua intima e delicata poesia, per onorare la memoria delle tre sorelle, che, chi può dirlo, morirono davvero in quella solitudine fatta di tramonti arrugginite e di notti senza piacere.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/casa3sorelle2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non si sa quanto di vero ci sia in queste leggende. Quello che è certo è che la masseria da anni è in uno stato di totale abbandono. Al suo interno solo rovine, spazzatura e scritte sulle pareti (come croci rovesciate e frasi oscene). </span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 08:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi da Visitare in Sicilia - ROCCAPALUMBA - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002DC"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Roccapalumba è un piccolo borgo che sorge a ridosso dei </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?itinerari-naturalistici--monti-sicani" target="_blank" class="imCssLink">Monti Sicani</a></i>, nell’alta valle del fiume Torto, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, circondato dai boschi e sovrastato da un’aspra rupe, la Rocca, </span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> massiccio a carattere dolomitico che sembra essere da secoli un habitat perfetto per nidiate di uccelli</span><span class="fs14lh1-5">. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Roccapalumba1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Fondato nel Seicento dalla principessa Maria Anzalone Orioles, il paese si crogiola a ben vedere in un territorio lievemente collinare pervaso da una distesa boschiva che infonde molto verde ricamando un paesaggio gradevole specialmente per un clima mite un po’ in tutte le stagioni, certamente favorevole per le visite dei forestieri. Non pago, ha ottenuto il riconoscimento di “</span><i class="fs14lh1-5"><b>territorio a vocazione turistica</b></i><span class="fs14lh1-5">” secondo decreto del 2011 emanato dall’Assessore della Regione Sicilia per il Turismo, lo Sport e lo Spettacolo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Roccapalumba3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Roccapalumba è il Borgo delle stelle: data la sua strategica posizione geografica è stato scelto come sede di un modernissimo Osservatorio astronomico che ogni anno richiama astrofili, scienziati e curiosi da ogni parte del mondo. <span class="cf1">Può essere visitata tutto l'anno: l'accoglienza ed il calore dei siciliani ti stupiranno. Ma per una esperienza indimenticabile, ammirare i colori, gustare i sapori e vivere appieno le tradizioni, è consigliabile programmare una visita nei giorni di una delle feste che durante l'anno si svolgono a Roccapalumba</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Roccapalumba4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Di origini antichissime, Roccapalumba deve il nome alla sua posizione, a circa 550 m.s.l.m. Nel corso dei secoli fu feudo di molti signori locali, che contribuirono allo sviluppo del borgo.</span><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/Roccapalumba13.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il centro abitato di Roccapalumba, sorto attorno alla Chiesa Madre e alla masseria del principe, crebbe secondo un tessuto regolare che prese forma dall’incrocio della Via Umberto I con il Corso Garibaldi. La chiesa principale è dedicata agli Apostoli Pietro e Paolo, fu eretta per volontà di Stefania Anzalone Corsetti principessa di Roccapalumba e conserva la pala con i Santi titolari al Concilio di Gerusalemme ed un pregevole Crocifisso. Successivamente furono realizzati la Chiesa di S. Rosalia, abbeveratoi e fornaci per la fabbricazione di mattoni. Ricca di fascino è la visita al Santuario Madonna della Luce, sorto in sostituzione di un’antica chiesetta di cui restano alcuni ruderi incastonati nella rocca. Narra una leggenda che la piccola chiesa sia stata realizzata nello stesso luogo in cui un pastore trovò ‘u quatru raffigurante la Vergine col Bambino. Il pastore portò il dipinto a casa e lo nascose ma, per miracolo, ‘u quatru tornò nel posto dove era stato ritrovato, e così accadde anche altre volte. Perciò la popolazione, in segno di devozione, realizzò lì una chiesa, dedicandola alla Madonna.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-14" src="https://www.sicilytourist.com/images/Roccapalumba7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Cosa vedere a Roccapalumba</b></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Nel territorio di Roccapalumba la presenza umana è attestata già nella preistoria e sino al periodo medievale, come dimostrano l’insediamento greco in località Fontana della Fico, le tombe rupestri, e i resti dell’Ecclesia – forse una basilica tardo romana – rinvenuti nel territorio circostante. Nel villaggio medievale, che si trova addossato alla rupe denominata Le Rocche, si accampò il Gran Conte Ruggero prima di conquistare il capoluogo. Di notevole interesse è anche il Mulino ad acqua Fiaccati, realizzato nel 1880 sugli argini del fiume Torto, ancora oggi funzionante. </span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5">Osservatorio e planetario</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/osservatorio-astronomico-roccapalumba.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Roccapalumba è soprannominato il “paese delle stelle” per il suo impegno nella divulgazione delle conoscenze astronomiche. Nel centro urbano sono infatti ubicati due osservatori, uno che si trova in contrada Pizzo Suaro mentre l’altro s’inserisce nei locali dell’ex scuola elementare di Regalgioffoli ed è molto interessante per l’elioplanetografo che custodisce: questo strumento è considerato l’antenato meccanico del planetario ed è in grado di ricreare fedelmente il moto dei pianeti ma perfino del sole e della luna, inoltre riproduce l’alternarsi del giorno e della notte, delle stagioni nonché le fasi dei vari pianeti. </span><span class="fs14lh1-5">Il planetario moderno "Francesco Nicosia" è comunque la vera attrazione di Roccapalumba, un gioiello molto visitato sia da gente comune che da illustri studiosi.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/Roccapalumba6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il borgo, nonostante questi rilevanti spunti di emancipazione turistica, è rimasto sempre uguale a se stesso, una realtà comunale tranquilla ma al medesimo tempo socialmente effervescente, affezionata a tutto ciò che di fatto rappresenta il patrimonio locale. Di esso fanno naturalmente parte le belle chiese disposte dentro e fuori l’abitato, a cominciare dalla Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo, che aprì ufficialmente i battenti nel 1641 sfoggiando da subito un’imperiosa torre campanaria con elegante cupola in cima. L’abside dell’edificio, un tempo ricco di arredi, oggi si presenta piuttosto minimale anche per via dei tanti restauri che la chiesa ha subito nel tempo. È ancora presente l’altare maggiore in marmi policromi con la sua pala che ritrae i Santi Pietro e Paolo al Concilio di Gerusalemme, dipinta nel 1844 da Ilderigo Panepinto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/Roccapalumba9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">A entrambi i lati giacciono le statue di Santa Lucia e della Madonna delle Grazie, vi è poi il Crocifisso datato XVII secolo e il gruppo scultoreo policromo di San Giuseppe col Bambino, risalente al secolo successivo, il Settecento. Altre opere d’indubbia rilevanza concernono la Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina da Siena, più la Madonna di Loreto con San Francesco. Nella sacrestia prendono posto un fornito Archivio Storico e l’Antica biblioteca. Si prosegue con lo Stipo monetario e l’ostensorio in argento, ambedue settecenteschi, con la spettacolare Tila a far da protagonista all’ostensione durante la Settimana Santa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dal 1781 si fa ammirare la Chiesa di Santa Rosalia, ma un rifacimento va ricondotto agli anni ’70 del XX secolo: inalterato è rimasto il campanile a vela e all’interno del luogo sacro le icone di Santa Rosalia, San Giovanni e la Madonna dell’Incontro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/Roccapalumba_11.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Al feudatario Emanuele Avellone si deve la costruzione di diverse strutture che portano il suo nome, Palazzo Avellone e i Magazzini Avellone su tutti. Nel borgo sono altresì visibili alcuni significativi lavatoi pubblici (di cui uno risalente addirittura al ‘500) e il Mulino idraulico Fiaccati. Palazzo Moncada è un’elegante residenza settecentesca voluta al tempo dai principi Larderia e di esso colpiscono immediatamente i cinque balconi in facciata e la loggia fenestrata.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sviluppato su due livelli, ospita nel solo piano nobile dieci sale dipinte da Ettore Vacca e il bel Salone delle Arti riccamente decorato. Un particolare tour porta il turista a costeggiare il Muro Monumentale realizzato nel 1992 per rendere omaggio all’incursione garibaldina in Sicilia: i tre murales presenti, infatti, ritraggono l’Eroe dei due mondi a cavallo, l’arruolamento di alcuni roccapalumbesi tra le fila dei Mille e la pergamena con gli ottanta nominativi scelti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/Roccapalumba12.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per chi ama i treni e la loro storia, ecco il M.A.I.F. – Museo di Archeologia Industriale Ferroviaria, esposizione che si concentra su fotografie, congegni meccanici e piani ferroviari. È collocato presso la Stazione ferroviaria di Roccapalumba.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Museo del territorio</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-12" src="https://www.sicilytourist.com/images/museoterritorioroccapalumba.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Un luogo per evocare usi e costumi siciliani. All’interno della struttura si potranno ammirare le antiche tecniche del ciclo del grano, dell’olio e del vino. Gli antichi mestieri: dal falegname all’intagliatore, dal calzolaio al fabbro, con strumenti di lavoro del tempo, ma anche quello della tessitrice, con un telaio perfettamente funzionante. Molto importanti le sezioni sulle arti figurative, con particolari ricami su carta, pitture su tela, pitture su vetro e sculture e sulla storia religiosa della città.</span></div></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Eventi, sagre e manifestazioni</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A metà ottobre si tiene fra le strade del borgo l’annuale Sagra Opuntia ficus indica, grande festa che celebra il frutto principe del paese (il ficodindia), evento largamente partecipato e ormai conosciuto a livello nazionale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5">Prodotti Tipici Roccapalumba</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Roccapalumba8.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il prodotto d’eccellenza di Roccapalumba è il fico d’India, di cui il paese vanta un’antica tradizione nella sua coltivazione. Ottimi anche i formaggi, le carni e l’olio extravergine d’oliva che si producono nel territorio e i dolci locali, tra i quali quelli a base di mandorla, i cannoli con la ricotta, la </span><em class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?ricetta-tradizionale--cubbaita" target="_blank" class="imCssLink">cubbaita</a></em><span class="fs14lh1-5"> e tante altre specialità. Tra i piatti della tradizione locale vi sono i milinciani abbuttunati e la </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?frittella-siciliana" target="_blank" class="imCssLink">frittedda</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> a base di fave e piselli.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Come arrivare a Roccapalumba</b></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><i><b>Da Palermo:</b></i> Autostrada A19 PA-CT, uscita Termini Imerese, bivio per Caccamo. Proseguire su SS 285 in direzione di Caccamo e poi di Roccapalumba.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i><b>Da &nbsp;Agrigento:</b></i> SS 189 (scorrimento veloce Palermo-Agrigento), uscita Manganaro. Proseguire su SS 121 per Roccapalumba.</span></div></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Jan 2025 07:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Laghi in Sicilia - Lago Santa Rosalia - Ragusa - ideale per la pesca sportiva]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002DA"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Lago di Santa Rosalia è situato in una cava naturale sui Monti Iblei, formatosi in seguito allo sbarramento delle acque del Fiume Irminio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lago si trova in un contesto naturale molto suggestivo, è circondato da colline interamente ricoperte da boschi, e le sue sponde, molto frastagliate e piene d'insenature, sono luoghi ideali per poter esercitare la pesca a spinning in zone riparate dal vento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/lago_Santa_Rosalia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il bacino artificiale si è inserito perfettamente nel contesto paesaggistico divenendo meta privilegiata di numerose specie di uccelli migratori che qui trovano cibo in abbondanza. Sono inoltre presenti varie specie che nidificano in quest'area, tra cui il Corvo imperiale, il Gheppio e il Nibbio reale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal Lago Santa Rosalia è possibile raggiungere Cava Gria, che prende il nome dal torrente omonimo che la attraversa, luogo dal quale è possibile godere di uno spettacolare panorama sulla diga di Santa Rosalia e sull’altopiano ragusano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lago_Santa_Rosalia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il contesto paesaggistico introduce a quella che sarà la cornice dell’evento: la vista sul lago di Santa Rosalia. Un panorama di grande suggestione, tra sponde frastagliate e flora boschiva. Nel cuore dell’altopiano ibleo, il lago di Santa Rosalia accoglie le acque del fiume Irminio in un bacino dall’aspetto appenninico che è in perfetta armonia nello scenario della vallata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/lago_Santa_Rosalia5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I boschi che circondano il lago ospitano tante specie animali e vegetali; proprio in autunno questo importante bacino ospita gli uccelli migratori diretti in Africa. Passeggiando lungo le sue sponde è possibile osservare gli edifici rurali che a volte, se il livello dell’acqua è alto, sono in parte sommersi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lago è ricco di pesce e quindi frequentato anche da pescatori. Non è possibile però improvvisare: per pescare è necessaria la licenza governativa e non si possono catturare più di dieci esemplari al giorno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ possibile sostare sulle rive del lago, anche facendo un picnic. Occorre però portare cibo e attrezzature da casa, in quanto non ci sono esercizi commerciali vicini. Ovviamente tutto deve essere riportato a casa a fine giornata per preservare la pulizia del luogo!</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal Monte Lauro fino alla foce del fiume, una conca naturale contorna il lago e lo arricchisce di insenature, scorci e prospettive meravigliose. </span><span class="fs14lh1-5">Dall’alto, la location regala il privilegio di vivere il paesaggio del lago da più vedute, immersi nell’atmosfera di tranquillità che caratterizza il territorio. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/lago_Santa_Rosalia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lago di Santa Rosalia, nel cuore del tavolato ibleo, rappresenta, data anche la sua origine artificiale,un ambiente piuttosto insolito nel contesto paesaggistico dell'area. Ormai discretamente integrato offre spunti paesaggistici di grande interesse ed invita ad essere visitato in bici lungo la strada che segue un ampio tratto del suo perimetro. Si trova sulla S.S. 194 tra Ragusa e Giarratana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In realtà il lago di Santa Rosalia è un bacino artificiale, prodotto dall’allagamento di una valle iblea attraversata dal fiume Irminio il cui corso è stato sbarrato da una diga. Quindi il lago di Santa Rosalia è formato dalle acque dell’Irminio, recuperate in un grande invaso per poter essere utilizzate a scopi irrigui. Sono passati ormai molti anni da che il bacino si è formato e, piano piano, la natura ha fatto il suo corso in qualche modo tamponando la presenza estranea, per il territorio ibleo, di un lago. Oggi il bacino sembra tutto sommato ben inserito nel contesto paesaggistico dell’area, essendo divenuto anche meta privilegiata di numerose specie di uccelli migratori che qui trovano cibo a sufficienza ed un ambiente adatto alle loro soste. Padre del lago è quindi il fiume Irminio, uno dei corsi d’acqua più ricchi degli Iblei, che nasce dal Monte Lauro attraversando prima Giarratana e cedendo parte del suo carico idrico al lago. Successivamente l’acqua che riesce a superare la diga attraverso delle paratie continua la sua corsa passando nei pressi di Ragusa, Modica, Scicli sino a raggiungere il mare in prossimità di Marina di Ragusa dove la sua foce forma, con il complesso dunale del litorale, un ecosistema di straordinario valore naturalistico sottoposto a vincoli di protezione giustamente molto rigidi (Riserva della Macchia Foresta del Fiume Irminio).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/lago_Santa_Rosalia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Girare intorno al lago in bici (o anche a piedi se volete) è un’esperienza imperdibile perché il suo aspetto di bacino appenninico - sensazione visiva accresciuta dalla presenza di conifere frutto del lavoro di rimboschimento della forestale - si sposa con l’ambiente caratteristico dell’altopiano ibleo, creando un contesto paesaggistico di grande interesse. La pressione antropica nelle immediate vicinanze del lago è quasi del tutto rivolta alla cura dei pascoli, ricchi ed abbondanti, ed alla coltivazione di ulivi o carrubbi oltre che evidente negli insediamenti rurali ("masserie") e negli immancabili muretti a secco. Nei mesiinvernali, quando il fiume si ingrossa aumentando la sua portata e sommergendo i tronchi di alcuni salici che crescono lì dove l’Irminio cede il posto al bacino, questi raggiunge un’estensione considerevole attribuendo all’insieme paesaggistico un aspetto ancora più atipico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Val la pena fermarsi ad osservare i punti in cui le diramazioni del lago si incanalano in stretti valloni e, lungo la riva, gli edifici rurali parzialmente sommersi dalle acque. Terminata la visita al lago si può sempre scegliere di dare un’occhiata al fiume in uno dei suoi tratti più belli e selvaggi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Raggiunta la statale si segue la direzione per Ragusa per qualche chilometro sin quando non si giunge ad un tratto di strada con sparticorsia al termine del quale la statale piega bruscamente a destra. Dopo circa 800 metri dallo sparticorsia si apre a sinistra una stradella piuttosto scoscesa che a poche decine di metri dalla statale termina in uno spiazzo sulla riva del fiume. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/lago_Santa_Rosalia6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si può lasciare qui la macchina e seguire il fiume a piedi attraverso un sentiero che lo costeggia. Da questo sentiero si dipartono alcuni punti di accesso alla riva, spesso resi impraticabili da una vegetazione estremamente fitta. Conviene portarsi dietro degli stivali in gomma anti-sdrucciolo e piuttosto alti se volete guadare il fiume, lì dove è possibile, senza rischiare un bagno nelle sue gelide e limpide acque. Durante l’inverno alcuni tratti del corso d’acqua sono particolarmente profondi e la corrente è piuttosto forte, occorre, quindi, usare molta attenzione nell’approssimarsi alla riva anche perché alcuni tratti di rocce scoperte sono resi scivolosi dall’acqua e la vegetazione molto fitta può nascondere qualche insidia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/lago_Santa_Rosalia7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Come raggiungere il lago Santa Rosalia</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Potete raggiungere il lago partendo da Ragusa e imboccando la strada per Giarratana (statale 194). Il lago si trova a metà strada tra i due centri, più o meno a 20 km dal capoluogo ibleo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lungo il percorso, dopo una decina di km, costeggerete il lago (un bel panorama!) e, poco più avanti, una curva a gomito vi introdurrà in una strada in parte asfaltata e in parte sterrata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa è facilmente percorribile a piedi, in bicicletta e in moto. Anche in automobile, ma solo se non troppo grande e adatta ai terreni accidentati (sconsiglio di andarci con auto di assetto sportivo, perché si rischia di “grattare” il fondo del mezzo).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">PESCA SPORTIVA</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lago_Santa_Rosaliapesca.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pesci presenti : Black Bass in discreta quantita’ e trote iridee. Per chi non pesca a spinning carpe (anche di notevoli dimensioni) e triotti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Permessi : Licenza di Pesca tipo B. Per le sole trote è necessario il tesserino segna catture rilasciato gratuitamente dall’ufficio territorio e ambiente di Ragusa. Sicuramente i blak bass sono le principali prede a spinning insieme alle trote.</span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Le tecniche di pesca nel Lago Santa Rosalia.</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In sintesi le tecniche di pesca da adoperare in questi splendidi laghi sono la pesca a mosca, spinning, Carp fishing, bassfishing e galla all’inglese, bolognese e canna fissa. La pesca più praticata è quella del persico-trota . La specie più diffusa è la carpa. Per pescare è necessaria la licenza governativa di pesca, se ne possono catturare dieci al giorno ma non più di trenta complessive nell’arco settimanale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ possibile pescare nel lago Blak bass, trote, Carpe e triotti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa si pesca pescare a galla nel lago Santa Rosalia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Certamente pescando a Bolognese inglese è facile imbattersi in carpe e triotti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/BLSstWNg9Kg">https://youtu.be/BLSstWNg9Kg</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 13:57:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani da Visitare - Castel Gonzaga a Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002D9"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castel Gonzaga è una fortezza situata a Messina, in Sicilia. Di vitale importanza per la sorveglianza del territorio messinese, venne costruito durante il XVI secolo e progettato dall'architetto Antonio Ferramolino da Bergamo. <span class="imTAJustify">Il Castello costituisce probabilmente un esempio dell’evoluzione architettonica militare cinquecentesca messinese. La fortezza è senz'altro tra le più importanti dal punto di vista storico della città. Prende il nome dal viceré Don Ferrante Gonzaga, figlio del marchese di Mantova ed Isabella d’Este, il quale considerava Messina come “la chiave del sistema di difesa del regno”. E' un capolavoro di architettura militare del ‘500</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelgonzaga1.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di grosse dimensioni, Castel Gonzaga ha pianta stellare con un grande baluardo rivolto verso il porto e la sua tipologia evidenzia come già l’uso dell’artiglieria si fosse imposto in maniera decisiva nelle battaglie campali. Di tutto il complesso, solo la parte relativa al bastione proteso a nord-est in direzione del porto era abitata. Tale elemento, a pianta pentagonale, consentiva di effettuare sia tiri frontali verso la campagna e sia tiri di fiancheggiamento nelle immediate vicinanze del Castello. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelgonzaga-interni1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’interno è variamente articolato da ampie stanze fra le quali la sala d’armi e due sale avvolgenti di cui una, con il camino, era forse adibita ai consigli di guerra e al ricevimento degli ospiti d’eccezione. Per una scala, si passa al piano del terrazzo dove si trova la Cappella e, adiacente ad essa, una breve scalinata conduce alla terrazza superiore sugli spigoli della quale sono incastrate due torrette di guardia. Oggi, Castel Gonzaga è gestito dall’Associazione Gonzaga fondata nel 2011 con la finalità di restituire questo ed altri beni storici ed artistici alla cittadinanza, valorizzandoli e con l’obiettivo di reinserirli nel tessuto cittadino e salvaguardarli da atti di vandalismo. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Da una piccola camera vicino al portale, percorrendo uno stretto corridoio, si perviene agli ingressi di due gallerie che si diramano verso destra e verso sinistra ed il cui tracciato segue il perimetro del Castello. È tradizione (e diversi storici locali lo confermano) che alcune di esse collegassero il Castello Gonzaga col Castellaccio e, addirittura, con il porto. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelgonzaga2jpg.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Storia</b></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per ordine di Carlo V, a Messina, vengono realizzati nel ‘500 la cinta muraria con i forti cittadini, il rifacimento del Castellaccio, il Castello del San Salvatore e il Castello Gonzaga, per il rafforzamento delle strutture difensive delle città marittime dell’impero. &nbsp;<span class="imTAJustify">Mentre nel 1537 dirigeva i lavori per l’edificazione della nuova cinta muraria, l’architetto militare Antonio Ferramolino completava questo suo formidabile apparato fortificatorio messinese con la progettazione del Castello Santissimo Salvatore sulla punta della penisola falcata di San Raineri, del rafforzamento dell’antico Castellaccio e l’edificazione del Castello Gonzaga, le cui fondamenta saranno gettate nel 1540 alla presenza del Viceré Don Ferrante Gonzaga che ne volle la realizzazione. Per la sua ubicazione venne scelto un alto colle in contrada detta “Vignazza” o “della vigna del re” (l’attuale Montepiselli), a 150 metri s.l.m. Dopo quattro anni di intensi lavori, il Castello sembra sia ultimato se i Senatori della città scrivono al Viceré Gonzaga, il 10 aprile 1544, rassicurandolo in tal senso. Ma, in una relazione ufficiale dell’ottobre 1546 che il presidente della Sicilia (il Gonzaga era già partito alla volta di Milano e il nuovo Viceré non si era ancora insediato) indirizzata a Carlo V, emerge che il Castello non è stato ancora completato e lo sarà l’anno successivo, nel 1547. Assediato più volte nel corso della sua secolare storia, il castello non fu mai espugnato. </span></span></div><div class="imTALeft"><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Chi era Don Ferrante Gonzaga</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/donferrantegonzagacastellomessina.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ferrante Gonzaga nacque il 28 gennaio 1507. Avviato alla carriera militare, nel 1523 si trasferì in Spagna al servizio dell’imperatore Carlo V, cui rimarrà fedele tutta la vita. Dopo essersi battuto nella difesa di Napoli assediata dal maresciallo Lautrec, Ferrante fu nominato da Papa Clemente VII governatore di Benevento. Ottenne, quindi, da Carlo V, la concessione del ducato di Ariano Irpino e il collare dell’Ordine del Toson d’oro dopo aver partecipato, nel 1532, alla campagna d’Ungheria contro i turchi. E sempre al fianco di Carlo V combatté valorosamente nelle battaglie di Goletta e Tunisi contro l’esercito di Ariadeno Barbarossa (1535), ottenendo la carica di Viceré di Sicilia e facendo costruire, in tale carica, il castello messinese che da lui prese il nome. Ancora combatté per Carlo V, nel 1536, contro Francesco I e nel 1538, contro i turchi, insieme alle flotte veneziane e genovesi. Governatore del ducato di Milano nel 1546, nominato dall’imperatore, dopo l’abdicazione di Carlo V nel 1556 che al figlio Filippo II lasciava la Spagna, l’Olanda e i possedimenti italiani e americani, Ferrante continuò a battersi per le armi spagnole fino alla morte, avvenuta il 16 novembre 1557.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Castel Gonzaga dal Drone</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/XY-fiaRopPI">https://youtu.be/XY-fiaRopPI</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 07:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Archeologici in Sicilia - Area Archeologica di Morgantina la Pompei di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000014D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella Sicilia interna, Morgantina, che si trova in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, ed è senza dubbio la città antica meglio conosciuta in tutte le sue vicende, sia nei periodi della crescita e del suo benessere, sia nei momenti della disfatta e dell’ abbandono. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/morgantina1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tale conoscenza della storia, dell’impianto urbano e dei monumenti di Morgantina è il frutto di circa un trentennio di campagne di scavo, che hanno portato alla luce quasi la totalità del centro urbano, oltre che una parte dei quartieri residenziali, per un complessivo trenta per cento del totale che ancora giace sottoterra. In base agli scavi archeologici, sappiamo ora che Morgantina possedeva una delle piante ortogonali più antiche della Sicilia interna e che, nel momento di maggiore splendore nel sec. III a.C., la città fu uno dei grandi centri extracostieri dell’Isola. Inoltre a Morgantina subiamo il fascino di un complesso di monumenti di grande interesse, in un paesaggio di straordinaria bellezza, che fanno del sito uno dei più suggestivi e significativi dell’Isola.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Riportato alla luce nel 1955 conserva resti dalla metà del V alla fine del I secolo a.C., il periodo di massimo splendore della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/morgantinanew4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Morgantina, città siculo-greca, si sviluppa su un’altura nei monti Erei dove domina dall'alto il fiume Gornalunga e la vallata sottostante. I suoi resti, immersi in un contesto naturalistico di grande bellezza, raccontano la storia di una città antichissima e gloriosa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le più antiche tracce di frequentazione del sito appartengono alla prima età del bronzo (2100 -1600 a.C.), epoca a cui risale un villaggio di capanne circolari e rettangolari che occupò il colle di Cittadella. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/morgantina6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città accrebbe il suo prestigio durante il periodo greco divenendo uno dei più importanti centri commerciali dell’entroterra. Posta sotto l’influenza di Siracusa, raggiunse il suo culmine nel III a.C., periodo al quale risalgono le più importanti costruzioni riportate alla luce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città però conobbe una veloce decadenza durante il periodo romano e venne successivamente distrutta da Ottaviano, che decise di raderla al suolo rea di aver appoggiato gli schiavi ribelli ostili all’Imperatore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il parco archeologico si sviluppa su una vasta aria di oltre 3km quadrati. Due sono i nuclei principali da visitare per comprendere l’evoluzione della città, sin dai tempi remoti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/morgantina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’acropoli della Cittadella</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’acropoli della “Cittadella”, situata nell’estremità orientale del sito, rappresenta il nucleo più antico della città. In quest’area si sviluppò il primo insediamento morgetico e l’acropoli greca arcaica, distrutta nel 459 a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Qui si trovano le capanne del periodo castellucciano (antica età del bronzo) testimonianza archeologica tra le più antiche presenti nel sito. Su questi resti e sul successivo insediamento indigeno si sviluppò, attorno al 560 a.c. il nucleo cittadino edificato dai calcidesi di Catania, di cui possiamo oggi osservare parte della cinta muraria, alcuni sacelli di culto (tipo greco) e un’area pubblica. La necropoli della città arcaica presenta tombe di tipo a camera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Poco distante, in contrada S. Francesco Bisconti sono presenti i resti dell’antico santuario tesmoforico di Demetra e Kore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/morgantina5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Contrada di Serra d’Orlando</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In quest’area si sviluppò la “città nuova”, edificata dopo la distruzione del 459 a.C. L’area, suggestiva e di grande impatto, presenta testimonianze di una città caratterizzata da una monumentalizzazione scenografica e imponente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Qui potrete ammirare l’agorà, con le stoài est ed ovest, il Ginnasio, il pritaneion, il bouleuterion, il bel teatro e l’ekklesiasterion, i cui resti sono tutti databili a partire dal III secolo a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A completare l’area i resti di due granai pubblici, la fontana monumentale edificata nella stoà est e una serie di abitazioni private “a peristilio”, decorate con mosaici e pavimenti in signino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/morgantina3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La fase di Decadenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo secoli di splendore, attorno al 211 a.C. &nbsp;i Romani, che controllavano l’area, donarono la città ai mercenari spagnoli. Iniziò per Morgantina una fase di lenta decadenza accelerata poi dalle guerre servili (fine II sec. a.C.) e dall’ostile amministrazione romana al tempo di Verre (I sec. a.C.).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le testimonianze dello storico greco Strabome, parlano di una città ormai abbandonata già nel 20 a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I reperti</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molti i reperti di grande valore archeologico conservati ad &nbsp;Aidone, tra questi la celeberrima “Venere di Morantina”, attualmente esposta al Museo Archeologico di Aidone, dopo un contenzioso durato anni fra l’Italia e gli Stati Uniti, causato dal precedente acquisto illecito dell’opera da parte del Paul Getty Museum di Malibu.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/deamorganamorgantina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La statua, fine V sec. a.C., realizzata con tecnica pseudo acrolitica, rappresenta una Dea, generalmente interpretata come Demetra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di inestimabile valore e altrettanto noto il tesoro di Morgantina, costituito da 15 pezzi in argento risalenti al III sec. a. C., scoperto casualmente nel 1998 nei pressi della casa di Eupolemos. </span><span class="fs14lh1-5">Imperdibili infine gli acroliti di epoca arcaica provenienti dall’antico tempio di Demetra e Kore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Tesoro di Morgantina:</span></div><div class="imTAJustify"><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/tosormorgantina1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Il tesoro è stato rinvenuto presso un edificio di Morgantina in Sicilia, forse nascosto in occasione del saccheggio della città ad opera dei Romani nel 211 a.C. La realizzazione degli oggetti è datata al 240 a.C. circa, all'epoca in cui la città era sottoposta a Gerone II di Siracusa. Secondo alcuni studiosi il tesoro sarebbe appartenuto allo Ierofante, sommo sacerdote di Demetra e Persefone. </span></div><div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">ll tesoro di Morgantina è costituito da 15 pezzi in argento, risalenti al III secolo a.C. e provenienti da Morgantina, scoperti casualmente nel 1978.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel 2006 il ministro dei beni culturali, l'assessore regionale ai beni culturali e ambientali della Regione Siciliana e il direttore del Metropolitan Museum di New York Philippe De Montebello, hanno convenuto che il tesoro fosse restituito all'Italia. Nel 2010, dopo il rientro, il tesoro è stato temporaneamente esposto a Palazzo Massimo alle Terme a Roma, e poi consegnato stabilmente alla Regione Siciliana.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda la Video Guida del Parco Archeologico</span></div></div><a href="https://youtu.be/evBV8LfNp4I">https://youtu.be/evBV8LfNp4I</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 06:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: MAZZARINO LA PERLA BAROCCA DEL NISSENO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000018F"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Mazzarino il borgo in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, tesoro d’arte, di storia e di tradizioni gastronomiche, da villaggio fortificato, a centro abitato, il gruppo delle abitazioni del popolo, contrapposto al castrum, dimora del signore, si sono sviluppati e negli ultimi anni, sono località indicate come mete alternative alle grandi città d’arte. Si potevano anche indicare i sobborghi delle città sviluppatisi fuori delle mura, un abitato nato intorno a un castello o a una chiesa, senza che sia necessaria la presenza di mura o fortificazioni.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/mazzarino1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Mazzarino sorge su una collina, a est del fiume Salso, nella Sicilia centrale. Non sappiamo con certezza da dove provenga il nome, forse da “Mazzara” per deformazione dall’antico toponimo “Makterium”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Certo è che il centro che oggi conosciamo si formò in età medievale, prima attorno ad un castello di origine araba, di cui rimane ben poco, poi in seguito alla dominazione normanna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Infatti fu a partire dai Normanni che Mazzarino acquisì un ruolo sempre maggiore nelle dinamiche politiche medievali, al punto che nel 1143 fu Manfredi il primo signore di Mazzarino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Manfredi apparteneva a una delle più importanti famiglie nobili franche, venute in Sicilia al seguito del Gran Conte Ruggero: i del Vasto, che era un ramo degli Aleramici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Manfredi era figlio di Simone del Vasto era sua volta, nipote di Enrico del Vasto e di Adelaide del Vasto, che proprio il Gran Conte Ruggero aveva spostato. Insomma, Manfredi del Vasto era nipote di Ruggero!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma, con i ripetuti passaggi di proprietà che i possedimenti avevano, all'epoca del feudalesimo, anche Mazzarino cambiò dinastia! Nel 1304 passò sotto i Branciforte, che la governarono per ben 500 anni, fino all’abolizione della feudalità, nel 1812!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/mazzarino2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ebbene, dopo questo inquadramento storico, sappiate pure che Mazzarino è considerata la "perla del barocco siciliano" della provincia nissena per la bellezza delle sue chiese e non solo! </span><span class="fs14lh1-5">Un'altra figura che segnò profondamente la vita sociale di Mazzarino fu Carlo Maria Carafa, che, nella seconda metà del 1600 si adoperò durante la sua signoria per l’attuazione di importanti riforme: pensate che fu capace di fornire ai suoi sudditi l’istruzione gratuita e di introdurre la stampa in paese, mediante l’impianto di tipografie!</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Mazzarino è un vero centro d’arte e, se vuoi venire a scoprirla, ti offrirà diversi spunti per una visita, come </span><b><i><span class="fs14lh1-5">il castello, noto come “u Cannuni” &nbsp;</span></i><span class="fs12lh1-5">(<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?castelli-siciliani--il-castello-di-mazzarino--mazzarino,-caltanissetta-" target="_blank" class="imCssLink">visita il Castello cliccando qui</a>)</span></b><span class="fs14lh1-5">, con l’unica torre cilindrica, che si erge come quasi un “cannone” verso il cielo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vi suggeriamo di dare un'occhiata anche ad alcuni palazzi che si affacciano nel centro storico, come Palazzo Alberti, uno degli edifici di maggiore valore architettonico, l Convento dei Padri Carmelitani e la Chiesa di Santa Maria del Monte Carmelo. che sorgono sulla piazza centrale della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/mazzarino3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altro sito di suggestiva bellezza è la Chiesa di San Ignazio con annesso il Collegio dei Gesuiti: qui si trova un bellissimo organo privo di canne, collocato nella cantoria ultimata nel 1734. Il Collegio interessato recentemente da lavori di restauro diverrà sede del museo dedicato a “Carlo Maria Carafa”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inoltre potrete ammirare anche altri monumenti, come la chiesa di Santa Maria della Neve, la chiesa dei Padri Cappuccini, la chiesa della Madonna del Mazzaro patrona della città che si festeggia nel mese di settembre.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/mazzarino5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In particolare, la chiesa di Santa Maria della Neve, o Madrice, fu eretta verso la fine del 1600 laddove già sorgeva una chiesetta. Il progetto venne disegnato da uno dei più importanti architetti che furono coinvolti nella ricostruzione dopo il terremoto del Val di Noto del 1693: il frate gesuita Angelo Italia. Il progetto fu poi modificato su disposizione testamentaria del Principe Carlo Maria Carafa. La facciata originaria è rimasta incompleta: osservando, nella parte superiore sinistra si nota un bassorilievo scolpito in pietra, raffigurante la creazione di Adamo ed Eva, che non ha il suo "gemello" a sinistra, che avrebbe dovuto raffigurare Caino ed Abele; su tutta la facciata vi sono quattro cassettoni vuoti che dovevano essere ricoperti da bassorilievi, non più eseguiti, come pure mancano quattro statue che avrebbero dovuto ricoprire le nicchie vuote. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/mazzarino4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non per questo la Chiesa è comunque uno scrigno di tesori! All'interno troverete due splendide opere lignee dello scultore mazzarinese Santi Luigi Rigano: un magnifico stallo dei canonici lavorato a intaglio, i cui bassorilievi raffigurano scene dell’antico e del nuovo testamento e l’Altare del Santissimo Sacramento in legno dorato e vetri smaltati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se poi volete andare nei dintorni, troverete un altro castello, sempre in territorio di Mazzarino, la cui vista potrete godere percorrendo la vecchia strada per Catania: è il “Castello di Salamone” o Castello di Garsiliato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Insomma, Mazzarino è un piccolo paese ma pieno di storia e cultura, che offre la possibilità di trascorrere piacevoli e bellissimi momenti, offrendo intrattenimento per tutte le esigenze.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Bellissimo Video di Mazzarino</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/RSnNK9uMKlM">https://youtu.be/RSnNK9uMKlM</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 08:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Preistoria in Sicilia, viaggio nella parte più antica della storia Siciliana]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Storia_della_Sicilia"><![CDATA[Storia della Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002D8"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prima della comparsa dell'uomo, la Sicilia, posta com'è al confine tra la placca africana e quella euroasiatica, ha subito grandi evoluzioni di tipo geologico, giungendo all'attuale conformazione intorno al 4.500 a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-24" src="https://www.sicilytourist.com/images/1920px-Mappa_della_Sicilia_-_Tortoniano.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per datare la comparsa di fauna in Sicilia va tenuta in conto la distanza dagli epicentri dei fenomeni di glaciazione del Nord Europa e dell'arco alpino. Per questa ragione, in Sicilia come in tutto il Mediterraneo, ai dati relativi alle sedimentazioni vanno sovrapposte le informazioni derivate dagli studi dei fenomeni eustatici (innalzamento e abbassamento del livello del mare): le diverse linee di riva vengono evidenziate o da fenomeni erosivi o da serie di fori circolari prodotti dai litodomi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/-Mappa_della_Sicilia_-_Pleistocene_superiore.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'isola è formata principalmente da tre blocchi: l'altopiano ibleo (un </span><i class="fs14lh1-5">plateau</i><span class="fs14lh1-5"> calcareo) a sud-est, l'area centro-occidentale (formata da sedimenti terrigeni) e quella settentrionale (dalla conformazione assai varia, per lo più calcarea nei monti intorno a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e derivata da sedimenti terrigeni o metamorfici per i Nebrodi e i Peloritani). Una serie di bacini circondarono i tre blocchi fino al Pleistocene inferiore (circa 700.000 anni fa). Durante il Pleistocene medio, movimenti tettonici e abbassamento del livello del mare contribuirono alla formazione di vaste pianure costiere, con numerose grotte poste sulle antiche rupi calcaree.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'altopiano ibleo rimase un'isola fino a circa 700.000 anni fa, quando prese avvio l'attività vulcanica (sottomarina) dell'</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?etna-" target="_blank" class="imCssLink">Etna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. È probabile poi che si sia unito all'area occidentale verso la fine del Pleistocene inferiore. Quanto all'area dello Stretto di Messina, nel Pleistocene medio esso era forse occupato da una striscia di terra, detta "Formazione di Messina", formata da ghiaie e probabilmente frutto di movimenti tettonici. Sarà stato forse in questa fase che fauna dalla penisola italiana si diffuse in Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-23" src="https://www.sicilytourist.com/images/unnamed_cr1rrgqc.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> I reperti più antichi possono essere fatti risalire a paleolitico inferiore (2 milioni e 500 mila anni A.C.), nella zona di Agrigento. E’ doveroso, per me, specificare che questi reperti provengo da altri ominidi e non da Homo Sapiens Sapiens (cioè da nostri parenti più prossimi); in quanto la comparsa di quella che noi definiamo oggi come razza umana non può essere datata, sempre basandosi su reperti archeologici, prima di 200.000 anni fa.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>La fauna pleistocenica e la comparsa dell'uomo</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-21" src="https://www.sicilytourist.com/images/uccello-preistorico-1024x576.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non è chiaro quando l'uomo sarebbe giunto in Sicilia. L'unica cosa che sembra certa è che vi sia giunto dall'esterno (non sarebbe cioè una evoluzione interna dei primi ominidi). A queste condizioni, diventa fondamentale la presenza del mare, una barriera invalicabile prima della scoperta della navigazione; eppure sappiamo anche che l'uomo è giunto in Sicilia prima di conoscere tale arte. Diversi animali, del resto, erano giunti in Sicilia prima dell'uomo. Ne deriva che con molta probabilità la Sicilia debba essere stata attaccata all'Italia o (meno probabilmente) all'Africa, in modo da permettere il passaggio di questa fauna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>L'ipotesi africana di Bianchini</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fino alla fine degli anni sessanta, l'arrivo dell'uomo sull'isola era datato al periodo epigravettiano del Paleolitico superiore (tra i 30 000 e i 20 000 anni fa).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo panorama fu messo in dubbio da alcune scoperte effettuate da Gerlando Bianchini, direttore di banca di Agrigento e appassionato di paleoetnologia, il quale rinvenne diversi manufatti nel piano di campagna del fiume Platani, datati da alcuni ad un periodo che va dai 250.000 ai 170.000 anni fa (Pleistocene medio).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Queste scoperte sono state accolte con molto scetticismo dalla comunità scientifica, in particolare nella loro pretesa di rintracciare gli australopitechi in Sicilia e ponendo l'isola come testa di ponte verso l'Europa della diffusione della specie umana dall'Africa (in particolare dalla gola di Olduvai e dalla valle dell'Omo).</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/pebbletoolsicily.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Circa quaranta furono i siti in cui Bianchini rinvenne manufatti litici inquadrabili, per analogie tipologiche, ai <i>pebble tools</i> del Paleolitico inferiore o alle amigdale acheuleane. Le pietre bifacciali scoperte da Bianchini hanno origine sconosciuta, poiché sono state ritrovate in giacitura secondaria, cioè giunte lì dove sono state raccolte o a causa di naturali erosioni o di movimenti tettonici o addirittura come parte della malta che i Romani utilizzarono per la costruzione di abitazioni a Eraclea Minoa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il quesito sull'origine della presenza umana in Sicilia è dunque legato all'ipotetica esistenza di un collegamento geologico tra la Sicilia e l'Italia o l'Africa, ancora oggi oggetto di discussioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-22" src="https://www.sicilytourist.com/images/neanderthals.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>L'era quaternaria</b></span><span class="fs14lh1-5"> è caratterizzata da quattro ere glaciali, durante le quali l'emisfero nord della Terra era coperto dal ghiaccio. In queste fasi di freddo (e in particolare nei cosiddetti "pleniglaciali", periodi di massimo freddo) i mari si ritiravano, abbassandosi di circa 120-130 metri. Nelle ere interglaciali (caratterizzate da un innalzamento delle temperature verso i livelli odierni), i ghiacciai si scioglievano e il livello del mare si innalzava. In queste epoche, la Sicilia era una regione steppica, con aree cespugliose alternate a prateria alpina e forse ghiacciai montani. Le </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">Egadi</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e Malta erano unite alla Sicilia e una immensa penisola a ovest arrivava quasi a lambire l'Africa. È probabile che la Sicilia fosse a quell'epoca unita alla penisola italiana e che di qui giungesse sull'isola la prima fauna. In alcune fasi pleistoceniche, diverse pianure siciliane furono sommerse dall'acqua, isolando certa fauna, che, divenuta endemica, sviluppò nanismo o gigantismo. Dopo l'ultima glaciazione (detta Würm), le temperature si innalzarono e, intorno al 4500 a.C., le coste raggiunsero la conformazione attuale: il paesaggio passò da steppico a boscoso. La megafauna pleistocenica era a quel punto scomparsa e l'uomo si era già stanziato sull'isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/elefante-nano.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In quasi tutte le grotte dell'isola, al di sotto dei livelli epigravettiani (20.000 a.C. ca.) si trovano strati più antichi di sedimento rossiccio (le cosiddette "terre rosse"), che presentano una ricca fauna pachidermica ora estinta, ma nessuna traccia dell'uomo. Assai significativa risulta la presenza dell'elefante (<i>Palaeoloxodon mnaidriensis</i>, <i>Palaeoloxodon melitensis</i> e <i>Palaeoloxodon falconeri</i>, quest'ultimo alto appena 90 cm), oltre a quella della iena, dell'ippopotamo e del ghiro gigante <i>Leithia melitensis</i>. Si tratta di specie tipiche dell'isola, il che farebbe pensare a forme di vita ormai isolate, quindi posteriori alla glaciazione Riss. In particolare, le datazioni su questi resti fossili (ottenuti attraverso racemizzazione degli amminoacidi) hanno indicato per <i>Palaeoloxodon falconeri</i> della grotta di Spinagallo un valore di 550 000 anni, mentre 180 000 anni avrebbero i resti di <i>Palaeoloxodon mnaidriensis</i> della grotta dei Puntali. Mancando una correlazione stratigrafica tra la presenza umana e questa fauna ormai estinta, rimarrebbe confermata l'ipotesi secondo cui l'uomo sarebbe giunto in Sicilia solo nel tardo Pleistocene.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se smentiti i rinvenimenti di resti umani attribuiti a <i>Homo erectus</i>, la più antica testimonianza umana sull'isola datata con il radiocarbonio 14 è l'epigravettiano finale della grotta dell'Acqua fitusa, presso San Giovanni Gemini (Agrigento), non più antico dell'ultimo pleniglaciale di Würm (13.760 +-330 BP, cioè l'11.180 a.C.</span><span class="fs12lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/Hippopotamus_pentlandi_67348.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'uomo sarebbe dunque apparso in Sicilia alla fine del Pleistocene. A quell'epoca, esemplari di <i>Homo</i> simili all'uomo moderno presero a frequentare la maggior parte delle grotte costiere. I pachidermi del Pleistocene medio erano già del tutto scomparsi: questi abitatori di grotte non poterono incontrare le varie specie endemiche di elefante nano, né l'<i>Hippopotamus pentlandi</i> Meyer. Gli unici grandi mammiferi che vivevano in questa epoca erano l'<i>Equus hydruntinus</i>, un equide simile all'asino, e l'uro (<i>Bos primigenius</i>). Altre prede dell'uomo erano il cinghiale (<i>Sus scrofa ferus</i>), la volpe e il cervo e vari bovini (l'associazione faunistica detta "stadio del Castello"). Alla caccia si accompagnava la raccolta di vegetali spontanei.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/ominidipreistoriasicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tali attività erano supportate da strumenti in selce e quarzite, ottenuti tramite scheggiatura. La comparsa dell'uomo sull'isola coinciderebbe peraltro con il fenomeno di miniaturizzazione dei manufatti litici, un'evoluzione universalmente attestata, che facilitò l'innesto dei manufatti su supporti lignei o ossei.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Intorno al 10.000 a.C., il lembo di terra che aveva unito (forse in modo intermittente) Sicilia e Malta fu sommerso definitivamente dal mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Paleolitico superiore</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/Leithia_melitensis_7243.jpg"  title="" alt=""/></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Paleolitico superiore sembra essersi sviluppato in Sicilia con un certo ritardo rispetto a quello peninsulare: delle tipiche industrie post-musteriane sono rappresentate solo le fasi più tarde. Le evidenze archeologiche più importanti, almeno in termini di quantità, provengono dalle grotte della costa nord-occidentale e sud-orientale dell'isola. Esse sono il prodotto di campagne di ricerca che hanno evidentemente sottovalutato la ricchezza dei resti di altre zone. Non sono mai state rintracciate nelle sequenze archeologiche riferibili a questo periodo sovrapposizioni tra tipologie di industria diverse, in modo da consentire di relazionarle tra loro nel tempo: si è quindi soliti adottare in questi casi metodi statistici ed evidenziare tendenze, anche se a volte tale metodologia è ostacolata dal fatto di avere a disposizione soltanto dati e analisi provenienti da scavi vecchi, effettuati senza curarsi del mantenimento della sequenza stratigrafica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riparo-sotto-roccia-di-Fontana-Nuova.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'approccio statistico di Georges Laplace</span><sup class="fs14lh1-5">[</sup><span class="fs14lh1-5">ha consentito di concludere che le origini del Paleolitico superiore in Sicilia vanno poste all'inizio dell'Aurignaziano evoluto (come al riparo della Fontana Nuova di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borgate-marinare-in-sicilia--marina-di-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Marina di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, risalente a circa 30 000 anni fa). Concorda con questa opinione Luigi Bernabò Brea. A Fontana Nuova, l'industria litica si caratterizza per l'assenza di lame e punte a dorso abbattuto, uno dei manufatti caratteristici dei più tardi complessi epigravettiani. Il piano di percussione di alcune lame indica una certa arcaicità, collegabile a tipologie musteriane. Una differenza notevole rispetto alle tipologie proprie dell'Aurignaziano è l'assenza di punte d'osso a base spaccata, forse perché quegli strumenti erano ormai in disuso (uno dei motivi per cui Laplace propende per una datazione bassa del complesso). Unico risulta infine essere un piccolo cilindro di calcare, di sezione ellittica e con alcune tacche disposte in parallelo, apparentemente delle </span><i class="fs14lh1-5">marques de chasse</i><span class="fs14lh1-5">, cioè dei promemoria indicanti il numero di prede uccise. L'attribuzione dell'industria del riparo all'Aurignaziano è stata confermata da una serie di studi compiuti negli anni novanta, nel corso dei quali si è proceduto anche allo studio della fauna e dei pochi resti umani associati. L'insieme faunistico appare nettamente dominato dal </span><i class="fs14lh1-5">Cervus elaphus</i><span class="fs14lh1-5"> (92% circa dei reperti identificati), a cui si affiancano pochi resti di uro e cinghiale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>L'orizzonte epigravettiano</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/preistoriasiciliacop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A parte l'industria di Fontana nuova, ipoteticamente attribuita all'Aurignaziano medio o evoluto, le altre industrie litiche rinvenute in Sicilia, almeno le più antiche, appartengono tutte a un momento assai avanzato del Paleolitico superiore che sull'isola prende il nome di </span><span class="fs14lh1-5"><i>epigravettiano finale siciliano</i></span><span class="fs14lh1-5"> e sono attribuite a gruppi umani giunti dalla penisola italiana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La punta a dorso abbattuto è il manufatto tipico dell'orizzonte che prende il nome dal sito francese di La Gravette. Questa punta veniva scheggiata fino a ottenere un lato lungo poco o per nulla ritoccato e un lato "abbattuto", cioè fittamente scheggiato. La sezione risulta essere triangolare. È uno strumento di caccia che provocava lacerazioni e contusioni, con il fine di uccidere la preda, se non per l'effetto della ferita, almeno per il dissanguamento provocato dalle grandi emorragie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltre alla macrofauna terrestre, prede dell'uomo erano i molluschi raccolti a riva, ma anche di terra (<i>Patella ferruginea</i> e <i>Patella caerulea</i>; <i>Trochus</i>). Se è vero che la dieta si basava comunque sulla caccia, è però possibile che tanto la raccolta dei molluschi che la pesca si incrementassero nel Mesolitico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I gruppi umani dell'epigravettiano frequentavano le numerose grotte dei litorali siciliani, particolarmente quelli trapanese (</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?area-archeologica--grotte-scurati-ed-il-borgo-fantasma" target="_blank" class="imCssLink">Grotte di Scurati</a></i></span><span class="fs14lh1-5">), palermitano e siracusano. Costituivano gruppi verosimilmente nomadi o solo stagionalmente stanziali. Le principali attività, come la cottura dei cibi, la lavorazione delle pelli, del legno, delle ossa e della pietra, e forse anche le pratiche religiose e certamente la sepoltura sono testimoniate principalmente all'interno delle grotte. Per quel che riguarda le isole minori, solo Favignana e Levanzo, che durante l'ultima glaciazione erano unite alla costa trapanese, hanno restituito testimonianze di questo periodo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo schema proposto da Laplace profila tre <i>facies</i>:</span></div><div><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">un epigravettiano antico, rappresentato da un complesso scavato agli inizi del XX secolo in una zona imprecisata nei pressi di Canicattini Bagni, da alcuni scavi nell'entroterra siracusano e dalla grotta Niscemi, presso Palermo. In quest'ultima le pareti presentano incisioni rupestri zoomorfe;</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">un epigravettiano evoluto, rappresentato dalla grotta di Cala dei Genovesi nell'isola di Levanzo e dal riparo di San Corrado nell'entroterra siracusano;</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">un epigravettiano finale, rappresentato dalla grotta di San Teodoro presso Acquedolci, dalla grotta Corruggi (nei pressi di Pachino), dalla grotta Mangiapane e dal riparo del Castello di Termini Imerese.</span></li></ul></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Mesolitico</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-14" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta-mesolitico.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Mesolitico ("età della pietra di mezzo") è un termine che indica in paleoetnologia tutte quelle manifestazioni umane post-pleistoceniche ma non ancora compiutamente neolitiche, quindi precedenti l'affermarsi della rivoluzione agricola. Il peculiare modo di sussistenza mesolitico si basava sulla caccia, la pesca e la raccolta. La caccia non era più rivolta alla cattura di grandi prede pleistoceniche: la taglia della fauna era ora inferiore. Il microlitismo mesolitico era caratterizzato da forti accenti geometrici. Anche se non sempre riscontrabile, l'ipotesi è che, in questo lasso di tempo, le abitazioni umane si fossero spostate dalle grotte a siti all'aperto: baricentro della vita umana sarebbero divenuti i bacini idrici restituiti dall'arretramento dei ghiacci. In generale, dunque, il termine mesolitico indica quelle industrie litiche di gruppi umani discendenti dei cacciatori paleolitici. Tali gruppi umani adattarono il loro armamentario litico alle mutate condizioni climatiche (i ghiacciai avevano lasciato spazio, nell'Europa centrale e settentrionale, a grandi laghi, zone paludose e tundra, ben presto soppiantati da foreste), senza però aver ancora ricevuto gli stimoli orientali che avrebbero introdotto in Occidente l'agricoltura. In Italia, questo cambiamento climatico fu certamente meno sensibile che nel resto d'Europa. Anche per questa ragione, non è semplice individuare un Mesolitico siciliano: registrare questo passaggio sull'isola (in un'epoca che va dai 10.000 ai 5.000 anni fa) è possibile solo in alcune grotte (la grotta Corruggi, la grotta dell'Uzzo, nei pressi di Erice, e la Grotta di Cala dei Genovesi).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'industria litica dell'orizzonte mesolitico siciliano è quasi del tutto operata su selce e presenta numerosi denticolati. A essa sono associate punte e spatole d'osso e ornamenti (come denti atrofici di cervo). I giacimenti mesolitici siciliani sono ancora in via di definizione, essendo il termine "Mesolitico" relativamente recente. Il giacimento che ha dato il via alla ricognizione di un Mesolitico siciliano è il riparo della Sperlinga (Novara di Sicilia).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'orizzonte mesolitico siciliano è caratterizzato anche da un mutamento nelle rappresentazioni figurative: dal naturalismo di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isole-egadi--isola-di-levanzo" target="_blank" class="imCssLink">Levanzo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e dell'Addaura si passa a uno schematismo alquanto accentuato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per quel che riguarda le sepolture, sarebbero da attribuire al Mesolitico quelle della grotta dell'Uzzo e della grotta della Molara (nella Conca d'Oro dell'entroterra palermitano). Venivano deposti uno o due individui per tomba e i corpi venivano adagiati su uno strato di ocra gialla. La fossa era poi ricoperta di pietre. L'orientamento dei corpi non appare definito, mentre è sempre assente il corredo funerario, se si eccettua qualche raro dente di cervo o qualche ciottolo ben lavorato. Le sepolture mesolitiche siciliane sono dunque povere di quella serie di piccoli oggetti ornamentali (conchiglie forate, denti e pietre), al contrario di quanto accade per le deposizioni mesolitiche europee.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-15" src="https://www.sicilytourist.com/images/LEVANZO_CALAGENOVESI.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La datazione delle rappresentazioni parietali in Sicilia risulta complessa, poiché, salvo che in pochissimi casi, esse non sono state ritrovate coperte da depositi archeologici. Per lo più, si fa riferimento alla patina che ricopre i segni (ma più per stabilire la sicura arcaicità che per determinare esattamente la datazione) o al contenuto delle raffigurazioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I più importanti esempi pervenuti di raffigurazioni parietali in Sicilia si trovano alla grotta di Cala dei Genovesi e alle grotte dell'Addaura. Tali complessi artistici preistorici sono tra i più rilevanti d'Europa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La grotta dei Genovesi (o dei Cervi) si trova a circa mezz'ora a piedi, verso nord ovest, dall'unico villaggio di Levanzo. Quest'isoletta era un tempo collegata alla Sicilia e l'agevole passaggio è suggerito anche dall'abbondanza della tematica animale nelle raffigurazioni parietali: 32 figure, di cui 29 animali, con dimensioni che variano dai 15 ai 30 centimetri. Una datazione assoluta con il carbonio-14 ha indicato il X millennio a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche nella grotta dell'Addaura, a pochi chilometri da Palermo, la raffigurazione parietale pone insieme animali e uomini. Il gruppo ritenuto il più antico ha tratto leggero. Sovrapposto a queste figure c'è un altro gruppo, inciso più a fondo. Un terzo gruppo, anch'esso inciso in profondità, è composto da pochi animali, con stile diverso, più contratto, forse prodotto di una cultura posteriore decadente. Il secondo gruppo è quello di maggiore interesse, soprattutto perché caratterizzato dalla quotidianità dell'attività umana, cosa alquanto rara nell'arte preistorica. I disegni appartengono al Paleolitico superiore; è possibile che siano coevi al <i>talus</i> scavato da Jole Bovio Marconi e, in questo caso, apparterrebbero all'epigravettiano evoluto, anche se non è possibile dirlo con certezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Neolitico</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-16" src="https://www.sicilytourist.com/images/-Olla_sferica_SICILIA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con il termine dell'ultima era glaciale le temperature presero ad innalzarsi, si sciolsero i grandi ghiacciai e aumentò il livello del mare. Ne risultò sommerso il ponte di collegamento con la penisola italiana. La rivoluzione agricola e le tecniche di allevamento giunsero in Sicilia intorno al 6.000 a.C. via mare, portate da popolazioni esterne che già dominavano l'arte della navigazione. Furono in questo periodo colonizzate anche le isole minori (</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?arcipelago-delle-eolie--isola-di-lipari" target="_blank" class="imCssLink">Lipari</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isola-di-pantelleria" target="_blank" class="imCssLink">Pantelleria</a></i></span><span class="fs14lh1-5">), dove furono scoperti grandi giacimenti di ossidiana, esportata poi a grandi distanze.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla tecnica della scheggiatura si aggiunse in questo periodo quella della levigatura, che permetteva la produzione di macine e accette in pietra, ma anche punteruoli, ami da pesca e aghi in osso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando si determinò la rivoluzione agricola in Sicilia, l'uomo aveva comunque già appreso a diversificare la propria economia, con un maggiore ricorso alla pesca. D'altro canto, anche le forme insediamentali avevano visto il sorgere dei primi villaggi di capanne, accanto alla frequentazione delle grotte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-17" src="https://www.sicilytourist.com/images/VILLAGGINEOLITICISICILIA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I villaggi neolitici siciliani erano posti tanto sulla costa quanto all'interno. Ospitavano poche centinaia di persone. Le capanne avevano forma rettangolare, spesso con gli angoli arrotondati, e misuravano fino a 20 metri. Gli insediamenti costieri presentano fori nella roccia, probabilmente per sostenere piattaforme sopraelevate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Diversi villaggi, tra cui quello di Stentinello, che dà il nome alla cultura di Stentinello, erano circondati da un ampio fossato di forma ellittica. Un insediamento stentinelliano di Stretto (Sicilia occidentale) presentava quattro o cinque fossati, di cui uno scavato nella roccia e profondo 13 metri. Non è chiaro il significato di questi fossati: secondo alcuni servivano a contenere le mandrie, secondo altri a controllare l'acqua, secondo altri ancora rappresentavano semplicemente il confine dell'abitato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono note pochissime tombe del periodo neolitico. Le inumazioni avvenivano in fosse scavate nella roccia o nella terra, quest'ultima talvolta foderata con lastre di pietra. Ogni tomba conservava un solo scheletro, posto in posizione rannicchiata, con alcuni pochi vasi a corredo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di questo periodo sono i dipinti (per lo più in nero) della Grotta di Cala dei Genovesi, di molto successivi rispetto alle incisioni. In altre grotte sono presenti dipinti in nero, in rosso, in giallo, raffiguranti uomini e animali, caratterizzati da uno stile anti-naturalista e da segni labirintici o geometrici. Analoghe ai dipinti stilizzati del periodo sono figurine in terracotta raffiguranti bovidi, uccelli e cani (quest'ultimi fanno la loro prima apparizioni in Sicilia).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-18" src="https://www.sicilytourist.com/images/CERAMICANEOLITICOSICILIA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una delle più importanti novità del neolitico è l'introduzione della ceramica. Già alla grotta dell'Uzzo era presente argilla bruciata. La novità assoluta è l'introduzioni di contenitori trasportabili, costruiti senza l'uso del tornio. La forma più antica di decorazione era ottenuta pizzicando con le unghie l'argilla ancora fresca. È stato ipotizzato che ciò servisse non a decorare il vaso, ma a renderne la superficie meno scivolosa. Assai presto, questo sistema primitivo fu sostituito dall'uso di conchiglie dentellate, soprattutto del genere <i>Cardium</i>: i vasi così prodotti sono detti "cardiali" e la cultura della ceramica cardiale era diffusa in larga parte dell'Europa meridionale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Presto si aggiunse l'uso di punzoni modellati in osso o in pietra, con i quali si decorava l'intera superficie dei vasi con fantasie alquanto più complesse. I vasi di questa fase (appartenenti alla cultura di Stentinello) avevano piccoli manici ad anello, forse perché retti da corde. Alla ceramica del tipo di Stentinello si affiancò presto la ceramica dipinta, in principio bicromica (fasce di rosso sul fondo color avana) e poi tricromica (con motivi simili a fiamme di rosso bordate di nero). La produzione ceramica dipinta del tardo Neolitico raggiungerà vette di qualità mai più ottenute in seguito. Per la produzione della ceramica dipinta, gli uomini del Neolitico usavano un'argilla più depurata ed erano capaci di fabbricare vasi con pareti di pochi millimetri, com'è il caso dei vasi "a guscio d'uovo" della ceramica di Serra d'Alto (che prende il nome da una località nei pressi di Matera), caratterizzati anche da anse "a cartoccio" e decorate con motivi in nero o marrone su fondo avana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Intorno alla metà del V millennio a.C., la ceramica di Serra d'Alto scomparve, per essere sostituita da uno stile del tutto diverso, quello della ceramica di Diana, caratterizzata da vasi assai semplici, con una o due anse a rocchetto e colore rosso corallino molto lucido.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Età del rame</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-19" src="https://www.sicilytourist.com/images/NECROPOLIPANOVENTO.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La scoperta dei metalli e il loro uso per la produzione di manufatti sconvolse gli equilibri dell'intero Mediterraneo. Intorno al 3.500 a.C., con l'avvento dell'Età del rame, la cultura siciliana si rese indipendente da quella della penisola e si frammentò al proprio interno. Probabilmente giunsero sull'isola nuove popolazioni. Quando era ancora in uso la ceramica di Diana, sull'isola si diffuse un nuovo stile, detto "di San Cono – Piano Notaro". I vasi di questa nuova fase erano grigi o neri e decorati con linee incise o punti impressi; quasi sempre queste decorazioni erano riempite di un impasto gessoso bianco, giallo o rosso. Insieme a questa nuova produzione ceramica giunsero in Sicilia le prime armi (punte di freccia, teste di mazza, pugnali).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ben presto, al tipo di inumazione tradizionale (fossa scavata) si aggiunse un nuovo tipo, quello della tomba a pozzetto, formata da una o due celle di pianta circolare e tetto curvo, cui si accedeva tramite un portello e un pozzetto verticale, scavato nella roccia. Ciascuna cella poteva contenere uno o due inumati, deposti su uno strato di ocra rossa (probabilmente a simboleggiare il sangue, nel contesto di un rito che prevedeva la scarnificazione) e con le gambe piegate. Il corredo era in genere composto da uno o due vasi e in qualche caso da armi. Non è chiaro perché le tombe a pozzetto avessero questa forma. Un'ipotesi è che si facesse riferimento all'asse verticale delle tombe a fossa. Un'altra ipotesi è che si intendesse nascondere le inumazioni, in quanto le comunità dei congiunti non erano in grado di difenderle, o perché nomadi o perché coinvolte in un contesto sociale altamente conflittuale, come anche sembra suggerire la presenza di armi. L'abitato più noto di questa fase è quello di Roccazzo (nei pressi di Mazara), con capanne rettangolari simili a quelle neolitiche e piccole necropoli associate a distinti gruppi di case. A Piano Vento le capanne sono invece circolari, in parte scavate nella roccia, secondo un modello che si affermerà successivamente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell'Età del rame, le condizioni di vita in Sicilia furono peggiori che nel Neolitico. Nella necropoli di Piano Vento, su 70 individui inumati, solo in 6 superarono i 30 anni di vita, mentre in tutta l'isola si conosce un solo individuo che fosse giunto ai 60. In genere, si moriva nei primi mesi di vita. Chi raggiungeva l'età adulta sviluppava però un corpo robusto (l'altezza media era di 180 cm), grazie ad una ricca alimentazione, composta dai prodotti dell'agricoltura e della pastorizia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'uso del rame restò assai limitato, dato che il metallo doveva essere importato da regioni lontane. Alcuni oggetti di prestigio in rame si ritrovano però nei corredi funerari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-20" src="https://www.sicilytourist.com/images/CULTURASANCONOSICILIA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cultura di San Cono – Piano Notaro si manifestò capillarmente in particolare nella Conca d'Oro (dove diede vita ad un aspetto culturale locale, detto appunto cultura della Conca d'Oro</span><span class="fs12lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">.</span><span class="fs14lh1-5"> Essa, peraltro, durò per tutta l'Età del rame senza quasi modifiche, per terminare intorno al XXIII o XXII secolo a.C. Nel resto della Sicilia, invece, la produzione vascolare con segni incisi e impressi terminò circa 500 anni prima.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sicilia, alla metà del III millennio a.C., era probabilmente popolata da culture in reciproco contatto, ma anche in rapporti conflittuali. La prima ceramica distinguibile è quella detta di Serraferlicchio, specialmente diffusa nell'agrigentino, con motivi geometrici dipinti in nero su fondo rosso lucido. Deriva forse dallo stile di Serraferlicchio quello detto di Sant'Ippolito, di scarsa diffusione e durata, ma antesignano dell'importante ceramica di Castelluccio. Nelle Eolie si diffonde la ceramica di Piano Conte. La ceramica più importante del periodo è quella della cultura di Malpasso, con numerose varianti regionali. I vasi di questa <i>facies</i> hanno manici eleganti e la superficie verniciata in rosso vivo, spesso lucente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla comparsa delle ceramiche dipinte può forse essere associata la scomparsa delle capanne rettangolari, sostituite da piante ovali o circolari. Fatta eccezione per la Conca d'Oro, nel resto della Sicilia la tomba a pozzetto venne sostituita dalla tomba a forno. La modifica fondamentale consisté nel tipo di accesso, che nella tomba a forno è laterale, consistendo di un'apertura nel costone roccioso e quindi visibile all'esterno. Inizialmente usate per uno o due corpi, le tombe a forno presto presero a ospitare un numero maggiore di corpi, fino ad alcune decine per cella. Di norma, ciascuna tomba conteneva una sola cella, ma vi sono casi di tombe con due o quattro celle accessibili da un singolo ingresso. In località Calaforno, presso l'omonimo parco forestale, si trova una necropoli con una tomba che consiste di 33 celle poste in fila.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È discussa l'origine delle ceramiche dipinte dell'Eneolitico siciliano. Secondo alcuni, si tratterebbe della naturale evoluzione delle ceramiche neolitiche. Secondo altri, si tratterebbe invece di un apporto di nuove popolazioni orientali. Nel tardo Eneolitico i rapporti della Sicilia furono intensi anche con il Mediterraneo occidentale: dalla Francia o dalla Spagna giunse in Sicilia un manufatto molto caratteristico, comune a tutta l'Europa occidentale, il bicchiere campaniforme. Altri elementi che attestano contatti con l'Europa sono le tombe megalitiche e i bottoni d'osso. La cultura del bicchiere campaniforme si diffuse soprattutto nella Sicilia occidentale, dando vita ad uno stile ceramico detto "della Moarda", sopravvissuto fino ai primi secoli del II millennio a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Età del bronzo</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/filicudi-capo-grazianocoppre.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Venti chilometri a ovest di Noto è stata individuata la necropoli dell'importantissimo l'insediamento di Castelluccio, che ha permesso di tipizzare l'importante fase di civilizzazione (tra 1650 a.C. e 1250 a.C.) detta Cultura di Castelluccio; questi studi hanno permesso di scoprire, data la coincidenza delle ceramiche di tipo egeo, l'intensa relazione commerciale con Malta in tale periodo. A Panarea il ritrovamento del cosiddetto Villaggio di Punta Milazzese, con 23 capanne ovali atte all'alloggio e alla difesa, ha fornito la testimonianza di commerci con il mondo miceneo, confermata anche dai ritrovamenti di Thapsos (nel comune di Priolo Gargallo), Milazzo, Filicudi (capo Graziano), Pantalica e Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotte-della-gurfapreistoria.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un altro importante esempio di architettura rupestre è costituito dalle grotte della Gurfa, nei pressi del comune di Alia. Si tratta di sei vasti ambienti, di cui non è mai stata chiarita unanimemente la funzionalità, scavati all'interno di una rupe di arenaria rossa. Il più esteso degli ambienti ricorda la struttura a <i>thòlos</i> micenea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È questo il periodo in cui si assiste alla migrazione di popoli provenienti da occidente, portatori della cultura del vaso campaniforme e di alcune speciali sepolture a tumulo (i cosiddetti "sesi"), che si ritrovano nell’isola di Pantelleria; ma anche culture funerarie che si estrinsecano in piccole costruzioni a <i>dolmen</i> provviste di corridoio (queste ultime diffuse soprattutto nella Sicilia occidentale) e sepolture con copertura a lastre litiche individuate a Monte Racello (Comiso) da Paolo Orsi . Questi piccoli monumenti risultano analoghi a costruzioni presenti in una vasta area del Mediterraneo (Spagna, Sardegna, Malta e Puglia): a Mura Pregne (Palermo), Sciacca, Monte Bubbonia, Butera, Cava dei Servi e Cava Lazzaro. Appena fuori la cittadina di Avola, si erge un monumento di origine naturale, adattato in epoca preistorica a modelli architettonici presenti nel Nord Europa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b><i class="fs14lh1-5">I Sicani, i Siculi e gli Elimi</i></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Senza alcun dubbio i primi insediamenti di una certa importanza in Sicilia, risalgano all’anno 1000 a.C. quando i Sicani, i Siculi e gli Elimi si insediarono sull’isola. Secondo lo storico Tucidide, ad approdare per primi nelle coste siciliane furono i Sicani, una popolazione proveniente dalla penisola iberica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Gli Elimi erano una popolazione appartenente alla stirpe dei troiani, costretti a fuggire dalle loro terre per sfuggire agli achei, mentre i Siculi erano una popolazione italica in fuga dal popolo campano degli Osci.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tuttavia, nuovi colonizzatori approdarono ben presto in Sicilia come i Fenici, anche se utilizzarono l’isola solo come scalo commerciale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i>Elimi</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/elimidisicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli Elimi erano stanziati nella parte occidentale della Sicilia. La loro origine è molto dibattuta, c’è chi pensa che fossero una popolazione ligure che si stanziò sull’isola, c’è chi invece, grazie alla tradizione greca, vuole che fossero nati dopo la caduta di Troia e, addirittura, fossero stati fondati da Enea. Le loro principali città furono: Segesta, Erice, Entella, Iaitas, Halyciae e Nakone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Siculi</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/isiculiopreistoria.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Siculi occuparono la parte orientale della Sicilia. La loro origine può essere fatta risalire a popolazioni Italiche che invasero l’isola contendendosi il territorio con il Sicani. Il loro nome, come quello di tutta l’isola provengono da un loro re, Siculo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Sicani</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sicaniinsicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Sicani furono la popolazione che si stanziò nella parte sud occidentale della Sicilia, il fiume Salso fu il confine tra il loro territorio e quello dei Siculi, sino all’arrivo dei Greci. La loro origine (come quella del resto delle popolazioni che i Greci trovarono al loro arrivo sull’isola) è molto dibattuta. Si pensa che fosse la popolazione autoctona dell’isola, anche se c’è chi ne fa risalire le origini a popoli Italici.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Jan 2025 07:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserve Naturali in Sicilia - RISERVA NATURALE GROTTA SANT'ANGELO MUXARO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002D7"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ubicata nell’entroterra della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, la riserva naturale si trova ai piedi del colle di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--sant-angelo-muxaro---agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Sant’Angelo Muxaro</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, un rilievo gessoso alto circa 350 metri s.l.m., dove sorge l’omonimo centro abitato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il comprensorio, caratterizzato da rocce di natura gessosa, presenta imponenti e diffuse formazioni di origine carsica, tra cui doline, karren, inghiottitoi e valli cieche. Riveste inoltre notevole interesse per la presenza di ambienti naturali di notevole interesse naturalistico, corrispondenti ai contesti rupestri, agli ambienti d’acqua dolce ed alle formazioni erbose e di prateria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Grotta_di_SantAngelo_Muxarocop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La grotta “Ciavuli” (nome locale della cavità) ha una morfologia articolata e ricca di cunicoli, con un ramo attivo in cui scorre il torrente proveniente dall’esterno, formando suggestive cascatelle e limpidi laghetti, per poi riemergere in superficie dopo un percorso sotterraneo di circa 1 km. E’ popolata da numerosi pipistrelli, che hanno trovato nell’ampia sala di crollo le condizioni microclimatiche ideali per lo svernamento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Grotta_di_SantAngelo_Muxarob.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il territorio della Riserva, esteso complessivamente circa 21 ettari, è suddiviso in due diverse aree in funzione delle caratteristiche ambientali e dei diversi obiettivi gestionali:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>zona A</b> di riserva, coincidente in superficie con l’ingresso principale della grotta e con l’inghiottitoio ubicato immediatamente ad ovest di questa (conosciuti localmente anche come “Grotta Ciavuli” o “Grutta Ciavuli”, la prima, e come “Inghiottitoio Infantino” il secondo); entrambi sono ubicati lungo il versante meridionale del colle di Sant’Angelo Muxaro; ricadono in zona A anche i percorsi ipogei che si sviluppano dalle due cavità, per una lunghezza totale di circa 1,7 Km;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>zona B</b> di preriserva, che tutela parte dei bacini idrografici che alimentano le due cavità carsiche: si tratta di due valli cieche incise sulle argille sottostanti i depositi evaporitici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal 2015 il sistema carsico, solo in parte tutelato dalla riserva, è stato inserito, come geosito multiplo, con la denominazione “Sistema carsico di Sant’Angelo Muxaro”, &nbsp;tra i Geositi istituiti della Regione Sicilia. La tutela, oltre alle due citate cavità, è stata estesa anche alla risorgenza del sistema carsico, la cavità, ubicata alle pendici del versante nord-occidentale dello stesso rilievo, dalla quale le acque dopo il percorso ipogeo si riversano nel Vallone del Ponte, tributario del Fiume Platani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Grotta_di_SantAngelo_Muxarocop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Geologia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il paesaggio di Sant’Angelo Muxaro è caratterizzato da rilievi costituiti da successioni di rocce evaporitiche (formatesi per evaporazione dell’acqua marina e conseguente precipitazione dei sali in essa disciolti) depositatesi nel Messiniano, circa sei milioni di anni fa, in concomitanza con l’isolamento del bacino del Mediterraneo dagli oceani. Tali sedimenti fanno parte della Serie Gessoso-Solfifera, ampiamente diffusa nella Sicilia Sud-Occidentale. I depositi evaporitici sono costituiti essenzialmente da calcari, gessi e sali di varia natura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell’area l’assetto morfologico generale mostra una grande variabilità per la presenza di dorsali e rilievi isolati di natura prevalentemente gessosa, con quote variabili tra i 200 m e i 500 m s.l.m., che si elevano dal substrato argillo-marnoso, con ripide scarpate interessate da numerose frane di crollo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I depositi evaporatici dell’area sono costituiti principalmente da gessi sotto forma di cristalli di svariate forme e dimensioni: gesso selenitico, gesso alabastrino, gesso balatino, gesso sericolitico, gessareniti; affioramenti di salgemma sono invece presenti a nord del centro abitato, lungo il Fiume Platani, le cui acque sono infatti salmastre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le rocce gessose sono soggette all’azione solvente dell’acqua; ciò ha determinato nel tempo la formazione di un tipico paesaggio carsico con forme di medie e grandi dimensioni, come doline, inghiottitoi, valli cieche, ecc., e di estensioni più ridotte come i diversi tipi di karren.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta-sant-anagelo-muxaro-riserva-8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il principale corso d’acqua è il Fiume Platani, che scorre a nord di Sant’Angelo Muxaro in direzione est-ovest; tributari del Platani sono il Vallone Gracella (conosciuto anche come Torrente Grovello, comprendente il Vallone di Margi Paolino e il Vallone Ponte o Vallone del Ponte) ed il Vallone Porcospino, posti rispettivamente a ovest e a est del centro abitato. Il corso d’acqua tributario del Vallone Gracella, che alimenta la Grotta di Sant’Angelo Muxaro, si ingrotta in corrispondenza del rilievo gessoso su cui sorge il centro abitato, assorbito dagli inghiottitoi presenti alla base del versante gessoso, per riaffiorare dalla risorgenza della Grotta Ciavuli; dopo un breve tragitto il corso d’acqua confluisce nel Vallone del Ponte (il toponimo deriva dal ponte naturale – forma che rientra fra la le morfologie carsiche – presente lungo l’alveo, testimonianza di antichi ingrottamenti del corso d’acqua).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>La Flora</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Foto_2riservasantangelo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva si inserisce in un vasto comprensorio caratterizzato dalla presenza di numerosi habitat di interesse naturalistico corrispondenti ai contesti rupestri, agli ambienti d’acqua dolce e alle formazioni erbacee ed arbustive naturali e seminaturali. Nell’area protetta sono ben rappresentate le formazioni di prateria perenne ed annua, ricche di specie rare, e la vegetazione dei pendii rocciosi, caratterizzata da numerose piante grasse appartenenti al genere Sedum. Si osservano inoltre alcuni lembi di formazioni arbustive discontinue riconducibili alla gariga, che ospitano una flora ricca di specie di grande interesse scientifico e conservazionistico (tra le quali diverse bulbose).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono stati rinvenuti aspetti di macchia rada termofila caratterizzati dalla presenza di Euphorbia dendroides, Pistacia lentiscus, Phlomis fruticosa, Olea europaea var. sylvestris, e nuclei di vegetazione forestale con Quercus virgiliana, Arbutus unedo, Poa trivialis subsp. sylvicola, Asparagus acutifolius, Rubia peregrina, ecc. In particolare i nuclei sparsi di quercia castagnara (Quercus virgiliana) presenti in c.da Mizzaro costituiscono una testimonianza importantissima della vegetazione forestale locale originaria. Sia gli aspetti di macchia rada che i nuclei di vegetazione forestale, spesso estremamente degradati e frammentati a causa della frequenza degli incendi, risultano in alcuni casi sostituiti da aspetti di gariga caratterizzata da Cistus salviifolius e C. creticus, Coridothymus capitatus, o di prateria ad Ampelodesma mauritanica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei contesti rupestri e semirupestri sono stati rinvenuti aspetti di vegetazione rupicola di grande interesse scientifico-conservazionistico, con specie di grande interesse, spesso rare a livello regionale se non addirittura nazionale, come Diplotaxis crassifolia, S. ochroleucum, Brassica cfr. rupestris, ecc.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un particolare cenno merita la vegetazione dei calanchi di c.da Barone, a Sud del centro abitato, che ospitano un popolamento dell’endemita siculo Limonium calcarae, il secondo riscontrato nell’Agrigentino dopo quello trovato di recente presso San Biagio Platani e uno dei pochi noti per l’isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Interessanti aspetti di vegetazione igrofila si rinvengono in corrispondenza di alcuni impluvi esterni all’area protetta, in particolare nel comprensorio del Vallone Ponte. Si tratta di lembi di ripisilva a Salix pedicellata, Tamarix africana, Populus nigra e P. alba; tali aspetti residuali meritano un’adeguata protezione e diffusione per il ruolo benefico svolto sulla qualità complessiva del corso d’acqua, per la disponibilità di cibo e riparo fornita a diversi uccelli e per la loro relativa rarità a livello provinciale e regionale in genere.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>La Fauna</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Foto_3riservasantangelo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pur sembrando degli ambienti inospitali, le grotte nascondono una fauna ricca e diversificata, che in taluni casi ha sviluppato straordinarie capacità di adattamento all’ambiente sotterraneo. Frequentatori abituali delle grotte sono i chirotteri (pipistrelli), che, pur non essendovi relegati, hanno trovato negli ambienti ipogei delle condizioni microclimatiche ideali per lo svernamento, con temperature basse e costanti ed un elevato tasso di umidità dell’aria. Molte specie, di questi utili mammiferi divoratori di insetti, sono oggi a rischio di estinzione e pertanto rigorosamente protette da direttive comunitarie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli studi sulla fauna condotti nella riserva hanno evidenziato un notevole interesse faunistico del Vallone Gracella, in particolare nella porzione denominata Vallone Ponte. L’importanza del sito è legata all’elevato numero di specie rinvenute ed alla presenza di specie ad elevato valore conservazionistico, che risultano ad oggi delle vere e proprie emergenze faunistiche o criticità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le specie o i popolamenti per cui risulta necessaria una particolare tutela si segnalano la testuggine palustre di Sicilia, specie endemica siciliana, presente lungo il Torrente Grovello, che rappresenta una specie particolarmente sensibile per il delicato equilibrio dell’habitat dulciacquicolo; il granchio di fiume, ampiamente diffuso lungo il Vallone Ponte e nella risorgenza della Grotta di Sant’Angelo Muxaro, che risulta ormai raro nei cosi d’acqua siciliani; la coturnice di Sicilia, specie il cui declino a livello di popolazione è purtroppo molto evidente, e che necessita di una corretta gestione dell’attività venatoria nel territorio siciliano; il falco lanario, frequentatore di prativi con piccole pareti rocciose, che necessita di un monitoraggio attento dei siti di nidificazione, affinché non vengano attuati prelievi illegali e vengano limitate le forme di disturbo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Infine, la Grotta Ciavuli e le numerosissime cavità naturali presenti costituiscono zone dormitorio (roost) e di cura dei piccoli (nursery) per diverse specie di chirotteri che frequentano, e pertanto meritano azioni di tutela particolare, in considerazione dell’elevata sensibilità di queste specie di mammiferi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Contatti</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">R.N. Grotta Sant’Angelo Muxaro</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Via Messina, 1 – 92020</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sant’Angelo Muxaro (AG)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">tel. 0922 919669 – 320 6580990</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">s.angelomuxaro@legambienteriserve.it</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/y0zqgAaekFI">https://youtu.be/y0zqgAaekFI</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 12:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Archeologici in Sicilia - Insula Romana di Capo Lylibeo a Marsala - il gioiello del parco archeologico di Lilibeo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002D6"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Insula Romana di Capo Lylibeo a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, all’interno del </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-di-lilibeo-marsala" target="_blank" class="imCssLink">Parco Archeologico di Lilibeo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, è una villa romana di fine II secolo d.C.. L’insula si trova nelle vicinanze dell’antico decumano maximo, la via principale di epoca romana, che partiva dal promontorio di Capo Boeo e percorreva quella che oggi è la Via XI Maggio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’insula è una lussuosa abitazione che si componeva di numerosi ambienti disposti attorno a un atrio tetrastilo e a un ampio peristilio; a sinistra si sviluppavano gli ambienti termali, dove sono ben visibili il frigidarium e il caldarium, quasi tutti decorati da mosaici policromi a motivi geometrici o a figure. Nell'area archeologica sono emersi anche magazzini, cisterne ellittiche di tipo fenicio, resti di mura e tombe di una necropoli paleocristiana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/the-villa-in-the-park.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Affacciata sulle acque turchesi della Sicilia occidentale si trova una delle più preziose testimonianze custodite nel parco archeologico di Lilibeo di Marsala: la villa romana. Resti che si rivelano teatro di vita vissuta, quella di una ricca famiglia dell’epoca. Un’architettura del privilegio per la struttura e la posizione, l’antica meraviglia si racconta ancora nelle rare pietre superstiti e soprattutto nei splendidi mosaici che decorano i suoi spazi. Una testimonianza della Roma antica emersa dalle polveri del tempo racconta la storia nelle rappresentazioni dei suoi splendidi mosaici</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/photo1jpg.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La villa romana è un’importante testimonianza storica dell’antica Roma nella Sicilia occidentale. Si tratta di una sensazionale scoperta che risale al 1939, coordinata dall archeologa Iole Marconi Bovio. Gli scavi rivelarono una prima struttura del I-II sec a.C ed una successiva del I-II sec d.C. Si tratta di un’intera insula, delimitata da due strade lastricate; gli studiosi hanno attribuito la planimetria emersa ad una lussuosa abitazione pianificata intorno ad un atrio tetrastilo ed a un vasto peristilio. Quel che risulta straordinario è che la domus presenta al suo interno un complesso termale di grandi dimensioni, abbellito da splendidi mosaici policromi. Negli anni ’60 vennero scoperte altre zone della domus nella parte sud-est. Si tratta di ulteriori ambienti termali, un tepidarium e un calidarium con decorazioni pavimentali a mosaico. Le ricerche vennero svolte anche negli anni ’70 e al contempo furono effettuati una serie di restauri delle preziose testimonianze emerse nei decenni di scavo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/representation-des-bains.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La particolarità della villa romana di Marsala è quella di descrivere la storia antica nella sua planimetria, nella rappresentazione dei suoi mosaici, ma soprattutto nelle sue stratificazioni, reperti in sequenza che combaciano con eventi storici documentati dalle fonti, come per esempio il devastante terremoto che nel 365 d.C. sconvolse tantissime zone del Mediterraneo. Sono infatti emersi due differenti livelli di costruzione corrispondenti a due diverse fasi edilizie: una più antica, risalente al II sec. a.C., e una più recente, databile tra la fine del II sec. e i primi del III sec. d.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/mosaik-in-einer-romsichen.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La villa romana custodisce splendidi mosaici che testimoniano il grado di raffinatezza e di evoluzione delle maestranze di architetti e di artigiani. Tessera dopo tessera, un mondo minuzioso di particolari, coreografie armoniche e meravigliose. Tra gli imperdibili la testa di Medusa, da ammirare anche la decorazione musiva del frigidarium. Bellissimo e narrativo il mosaico delle quattro stagioni, un grande rettangolo i cui angoli interni presentano le personificazioni delle stagioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La grandezza della villa e le ricche decorazioni sono una panoramica sulla storia antica ma anche la testimonianza del periodo di floridezza e prosperità di cui godette per lungo tempo l’antica Lilibeo.</span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b>Come arrivare</b></i><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È possibile arrivare al Parco archeologico di Lilibeo-Marsala percorrendo l’itinerario pedonale adiacente alla strada romana Plateia Aelia, un tratto suggestivo da fare, aperto gratuitamente al pubblico con ingresso da Piazza della Vittoria (Porta Nuova) o dal Lungomare Boeo.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 12 Jan 2025 07:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani sull' Etna - NICOLOSI - Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002D5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Adagiata sul versante meridionale del vulcano attivo più alto d’Europa, Nicolosi in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> è tradizionalmente chiamata la “Porta dell’</span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?etna-" target="_blank" class="imCssLink">Etna</a></i><span class="fs14lh1-5">” grazie alla sua posizione strategica che la rende punto di accesso privilegiato al vulcano. Il suo territorio si estende da circa quota 670 metri s.l.m. fino alla cima del Cratere Centrale a quota 3.300 metri s.l.m. in gran parte all’interno del Parco dell’Etna, di cui rappresenta uno dei poli più importanti e qualificati nonché sede del Parco stesso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicolosi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nicolosi, legata strettamente al vulcano, è di solito chiamata Porta dell’Etna, punto di accesso privilegiato per le sue vette e le sue bellezze. Si tratta di una città che è riuscita a cambiare la sua vocazione antica silvo-pastorale in quella turistica attuale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicolosi9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E' riuscita a mantenere il delicato equilibrio tra presenza umana e natura selvaggia e ‘prepotente’. Ovvero, un paesaggio incredibilmente affascinante, a volte aspro a volte verdeggiante, un ambiente vulnerabile ma assolutamente ricco di vita. </span><span class="fs14lh1-5">Il nome Nicolosi deriva dal nome di San Nicolò o, più esattamente, dal Monastero Benedettino di San Nicolò l'Arena attorno al quale si sviluppò il paese.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicolosi2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nicolosi nasce nel 1300 grazie alla costruzione del Monastero Benedettino di San Nicolò l'Arena, attorno a cui si forma il paese, anche se nel luogo probabilmente già abitavano pastori e contadini e dove esisteva una cappella rurale-ospizio per monaci malati che poi appunto viene trasformata nel convento. Con lo sviluppo di quest’ultimo, anche il piccolo borgo di Nicolosi si espande e si ingrandisce tanto da avere tre quartieri, la Guardia, del Piano, della Chiesa. </span><span class="fs14lh1-5">Nicolosi, come centro urbano, non si è sviluppato seguendo un preciso disegno urbanistico, ma bensì concentrandosi ed espandendosi a livello edilizio (attorno alla Chiesa) e a livello stradale (lungo la via di scambio). Si tratta, al giorno d’oggi, di una meta per quanti vogliano raggiungere l’Etna: sono presenti sia stazioni sciistiche (sci alpino e di fondo) che una funivia; grazie alle guide esperte è inoltre possibile raggiungere il cratere del vulcano.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/rifugio-sapienzanicolosi.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1408 c’è un’intensa eruzione, seguita da altre nel 1500 che impauriscono ma non fanno abbandonare il territorio, ma i monaci vanno via da qui, a Catania. La popolazione aumenta e l’abitato si ingrandisce, tanto che a sud è costruita la prima Chiesa Madre dedicata alla Madonna Immacolata, che nel 1669 è sepolta dalla lava proveniente dai Monti Rossi. Il paese è gravemente distrutto e gli abitanti si devono trasferire nella località Valcorrente, fondando con la vicina Malpasso la nuova comunità di Fenicia Moncada. Ma gli abitanti ottengono il permesso di ricostruire il paese sul sito originario intorno al 1670-1680. Nel 1681 sono solo 844. Nel 1766 nuova imponente eruzione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicolosi4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’inizio de 1800, il vulcanologo, Mario Gemmellaro, costruisce il primo rifugio a quota 2942 metri: ospita soprattutto studiosi e turisti inglesi. L’edificio viene poi ingrandito ed è l’antenato dell’Osservatorio Vulcanologico Etneo. </span><span class="fs14lh1-5">Nel 1861 Nicolosi diviene &nbsp;Comune del neonato Regno d'Italia. Nel 1886, nuova grande eruzione, il fronte lavico si avvicina alla cittadina ma si ferma a 100 metri dalle prime case, proprio dove c’era stata la processione del velo di Sant’Agata in cui onore viene edificata una cappella. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicolosi7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il fascismo, è costruita la via Ferdinandea, da Catania all'Etna, inaugurata il 21 ottobre 1935 da Re Vittorio Emanuele II in persona. E l’identità di Nicolosi diventa turistica, soprattutto negli ultimi decenni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicolos6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Nicolosi è una località turistica sia invernale sia estiva che cerca di ricercare e mantenere il delicato equilibrio fra esigenze economiche e rispetto della natura. Il paese è dotato di alberghi, bed and breakfast, camping, piscina, di un attrezzato centro congressi, del museo vulcanologico, di quello della civiltà contadina, di numerosi negozi e attività commerciali: strutture che consentono un piacevole soggiorno ai numerosi visitatori che, attratti dal vulcano, trovano a Nicolosi un’offerta di servizi all’altezza delle esigenze del turismo moderno.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicolosi11.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il paese rappresenta il punto partenza ideale per chi vuole intraprendere l’ascesa ai crateri sommitali o cimentarsi negli sport invernali, come lo sci. Percorrendo verso Nord la strada provinciale 92 che taglia le aspre distese laviche, si raggiunge in breve tempo la stazione sciistico-turistica di Nicolosi Nord – Etna Sud (distante appena 20 Km dal centro di Nicolosi): una grande area attrezzata per il turismo, lo sport e il tempo libero. Da qui la funivia dell’Etna permette di raggiungere le zone sommitali del vulcano. Nicolosi offre alla vista del turista un paesaggio unico, per la sua vegetazione rigogliosa e per i suoi colori che variano dal nero delle colate laviche al verde intenso dei boschi e al giallo oro delle ginestre. </span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicolosi10.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Situato a 772 metri sul livello del mare, ai piedi dell' Etna quasi a rappresentarne la porta d'ingresso. Per tutti i visitatori che vogliano raggiungere il vulcano Etna Nicolosi è la meta turistica ideale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sono presenti piste da sci, una funivia panoramica e, accompagnati dalle guide, è possibile arrivare fino al cratere del vulcano. Negli ultimi anni c'è stata una riqualificazione del centro storico e un rinnovamento di tutte le piazze cittadine con interventi di grande valore architettonico.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/Nicolosi-Trofeo-internazionale-dell-Etna.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tra i numerosi eventi, a febbraio si svolge il Trofeo Internazionale dell'Etna, valido per la Coppa del Mondo, che attira atleti provenienti da tutto il mondo. Il 19 marzo c’è la tradizionale Festa in onore di San Giuseppe. Ad aprile c’è la Sagra della Schiacciata. Tra aprile e maggio molto apprezzata la Festa della Ginestra. Il 13 giugno c’è la Festa per Sant’Antonio Abate (compatrono con Sant’Antonio da Padova e che si festeggia pure a gennaio)</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicolosi3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">il16 la Festa della Madonna del Carmelo. Durante tutta l’estate si svolge anche la rassegna Stelle e Lapilli, con le Notti di San Lorenzo, la festa più alta della Sicilia &nbsp;con musica, danza ed enogastronomia. La seconda domenica di agosto ecco la Festa per Sant'Antonio di Padova. Nel periodo natalizio si tiene la rassegna Neve e Lapilli piena di eventi e tradizioni popolari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/nicolosi12.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le zone agricole circostanti offrono tanti prodotti coltivati: vino dalle caratteristiche inimitabili; fragranti mele e frutta gustosa; in autunno funghi e castagne sono le regine della tavola; l’antica tradizione pastorale si riscopre nel gusto dei formaggi locali: la tuma, il primosale e il rinomato Piacentino con la lacrima di Nicolosi. L’artigianato è presente con la lavorazione della pietra lavica, ma è possibile osservare i cestinai impegnati nella lavorazione delle “coffe” e dei cesti e gli artigiani che lavorano il ferro e il legno</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><b>Come raggiungere Nicolosi</b></span></div><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">L’unico mezzo pubblico che consente di raggiungere Nicolosi è l’autobus della &nbsp;</span><strong class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1"><span class="cf2">compagnia AST </span></span></b></strong><span class="fs14lh1-5 cf1">. Esso parte da Catania, in piazza Papa Giovanni XXIII (la stessa piazza in cui si trova la stazione ferroviaria centrale di Catania) e raggiunge Nicolosi prima di dirigersi verso la stazione turistico-sportiva Etna Sud (Nicolosi Nord).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/pwF5LcQro1Y">https://youtu.be/pwF5LcQro1Y</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 07:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie di Palermo - CASTELLO DI MAREDOLCE O PALAZZO DELLA FAVARA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002D4"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Maredolce sorge alle pendici del Monte Grifone, all’interno del Parco della Favara a Brancaccio, nella periferia sud di Palermo. È conosciuto anche come Castello della Favara (in arabo "fawwarah") per la vicinanza ad una sorgente di acque dolci. La fortezza araba fu edificata come residenza personale dell'emiro Kalbita Ja'far II, tra il 198 ed il 1019, tra lussureggianti giardini, placide acque, aranceti e palme. La residenza dell’emiro Kalbita Gia’far appresentava la perfetta armonia della quale ben seppero compiacersi per lunghi periodi dell’anno gli Emiri, prima, ed i principi normanni poi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzodimaredolcepalermo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello Maredolce, bagnato dalle acque del lago su tre lati, segue un disegno di grande purezza islamica in cui il palazzo con le sue compatte masse murarie, la pianta che si articola attorno ad un cortile centrale, le finestre a feritoria e, soprattutto, la presenza dell’acqua e dei giardini, risponde pienamente agli stilemi costruttivi tipicamente fatimiti. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzodimaredolcepalermo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il palazzo, impropriamente detto "castello", fu edificato nel 1071, e faceva parte di un qasr, ovvero una cittadella fortificata situata alle falde di monte Grifone, probabilmente racchiusa entro una cinta di mura, che oltre al palazzo comprendeva un hammam e una peschiera. L'edificio fu una delle residenze del re normanno Ruggero II, che secondo il primo riferimento testuale sull'esistenza dell'edificio, il Chronicon sive Annales di Romualdo Salernitano avrebbe riadattato ai suoi scopi un palazzo preesistente, appartenuto all'emiro kalbita Jaʿfar nel X secolo durante la fase più prospera dell'Emirato di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell'arco dei secoli il castello subì dai Normanni e dagli Svevi delle modifiche e fu trasformato in fortezza. Nel 1328 fu ceduto ai frati-cavalieri teutonici della Magione, che lo trasformarono in un ospedale. Nel 1460 la struttura fu concessa in enfiteusi alla famiglia siciliana dei Beccadelli di Bologna e nel XVII secolo diventò di proprietà di Francesco Agraz, duca di Castelluccio: la trasformazione in azienda agricola era ormai completa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-Maredolcelago.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Verso la fine del XIX secolo il castello divenne proprietà di due importanti famiglie: Conti e Castellana, originarie rispettivamente di Palermo e di Vicari. La strada ove è ubicato il castello venne dedicata al proprietario di allora: il cavaliere Salvatore Conti, vicesindaco di Palermo. Oggi, la medesima prende il nome di via Emiro Giafar, in ricordo dell'emiro Jaʿfar il Kalbita regnante in Sicilia durante la dinastia islamica. </span><span class="fs14lh1-5">Il castello di Maredolce appartenne alla famiglia Castellana sino al secondo dopoguerra. Ne conseguì poi un progressivo degrado ed abbandono frutto anche delle numerose forme di abusivismo che si susseguirono nel corso dei successivi decenni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1992 la Regione Siciliana ha acquisito per esproprio l'edificio e iniziato i lavori di restauro tramite la soprintendenza nel 2007. A dispetto dei restauri curati dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo, ancora nel 2016 alcuni locali adiacenti al Castello risultano occupati e abitati abusivamente, impedendo la corretta fruizione del bene, che non è visitabile se non in rare occasioni particolari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-maredolce-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Struttura</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il palazzo, per volere di Ruggero II, venne circondato da un lago artificiale, che lo cingeva su tre lati, ed era immerso in un grande parco, dove Ruggero II si dilettava nella caccia. Il bacino, che aveva al centro un'isola di circa due ettari di estensione, venne ottenuto grazie a una diga composta da blocchi di tufo, che interrompeva il corso della sorgente del monte Grifone. Nel XVI secolo la sorgente si prosciugò, e la peschiera divenne una fertile area agricola, ancora oggi esistente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">«[…] le delizie della terra e delle acque, in un sito che dicesi Favara che è pieno di carità, [Ruggero II] fece un bel lago artificiale nel quale ordinò che fossero riposti pesci di ogni natura e di varie regioni […]. E fece pure innalzare, all’interno del parco, un palazzo al quale, attraverso sotterranee condutture, giungessero acque biglietti da fonte.»</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cupolamaredolce.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'edificio ha pianta quadrangolare, e possiede al centro un cortile molto spazioso, dotato in origine di un portico con volte a crociera, del quale rimane solo qualche traccia. L'esterno è formato da blocchi di tufo con arcate a sesto acuto. Nel lato non bagnato dal lago artificiale si aprono quattro entrate, due delle quali portano alla grande Aula regia e alla Cappella palatina. La struttura dell'adiacente ḥammām è dal XIX secolo inglobata in una palazzina, ed è riconoscibile con difficoltà.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzodimaredolcepalermo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il giardino</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il parco intorno al palazzo ed alla peschiera era un giardino caratterizzato da numerose specie arboree (in particolare agrumi ed altri alberi da frutto) corsi d'acqua ed animali esotici, secondo il modello dei giardini islamici africani e spagnoli dell'epoca, ed in particolare simili ai giardini Agdal di Marrakech, caratterizzati da frutteti ed acqua. L'acqua, vitale per le piante e simbolo di purificazione e rinascita, costituiva l'elemento centrale in un giardino concepito come una riproduzione del paradiso coranico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">«Favara dal duplice lago, ogni desiderio in te assommi: vista soave e spettacolo mirabile. Le tue acque si spartiscono in nove rivi; o bellissime diramate correnti! Dove i tuoi due laghi si incontrano, ivi l'amore si accampa, e sul tuo canale la passione pianta le tende. Oh splendido lago delle due palme e ostello sovrano circondato dal lago. L'acqua limpida delle due sorgenti sembra liquide perle e 1a distesa intorno al mare. I rami dei giardini sembrano protendersi a guardare i pesci delle acque, e sorridere. Il grosso pesce nuota nelle limpide acque del parco, gli uccelli cinguettano nei suoi verzieri.»</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In principio vi era un lago artificiale, (da qui deriva il nome Maredolce) che purtroppo nei secoli si è prosciugato. Sono ancora presenti tracce di numerosi sentieri in terra battuta sui quali i precedenti proprietari erano soliti fare lunghe passeggiate.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/3swldi3F9rw">https://youtu.be/3swldi3F9rw</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Jan 2025 07:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Percorsi Archeologici a Siracusa - Noto: Villa Romana del Tellaro]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000186"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si tratta dei resti di una villa romana del IV secolo dopo Cristo, dimora di una famiglia di latifondisti, i cui pavimenti erano ricoperti da straordinari mosaici che, per raffinatezza di stile, sono tra i più significativi dell’epoca.</span><i class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1"> </span></b></i><span class="fs14lh1-5"><i class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">Una villa ricoperta da mosaici raffinati ed eleganti, capolavoro del quarto secolo dopo Cristo.</span></b></i><span class="cf2"> </span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1"><br></span></b></i></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/villa-del-tellaro-notocopp.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><i class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1"><br></span></b></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1"><br></span></b></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1971, in conseguenza di scavi clandestini, fu identificata e successivamente esplorata una villa di età romana tardo imperiale nel territorio di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">Noto</a></b> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, sulla sponda destra del fiume Tellaro, da cui la denominazione della villa. Essa si trova su una bassa sopraelevazione del suolo, al di sotto di una masseria di età sette-ottocentesca. Il difficile e lungo lavoro di esplorazione protrattosi per più di un ventennio, ha restituito il corpo centrale del complesso antico, organizzato intorno a un peristilio di circa 20 metri di lato, circondato da ambienti abitativi localizzati sui lati di nord e di sud, mentre nei lati est ed ovest la costruzione della masseria ha quasi totalmente distrutto (ovest) o gravemente danneggiato (est) le strutture murarie antiche. La villa del Tellaro, con quella della stessa epoca scoperta in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> a Patti Marina, con la più famosa di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-sicilia--piazza-armerina-la-citta-dei-mosaici---enna-" target="_blank" class="imCssLink">Piazza Armerina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> rappresentano fondamentali parti di riferimento per la conoscenza dell’assetto socio-economico della Sicilia nell’età tardoantica. Si trova sulla sponda destra del fiume Tellaro, da cui la denominazione della villa, su una bassa sopraelevazione del suolo, al di sotto di una masseria di età sette-ottocentesca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/villa-romana-del-tellaro-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il difficile e lungo lavoro di esplorazione protrattosi per più di un ventennio, ha restituito il corpo centrale del complesso antico, organizzato intorno a un peristilio di circa 20 metri di lato, circondato da ambienti abitativi localizzati sui lati di nord e di sud, mentre nei lati est ed ovest la costruzione della masseria ha quasi totalmente distrutto (ovest) o gravemente danneggiato (est) le strutture murarie antiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul lato di sud esse sono ridotte alle fondazioni ma è stato possibile identificare nel punto centrale del suo sviluppo un ambiente absidato con un tratto del portico antistante pavimentato a mosaico policromo a motivi geometrici. Sul lato di nord tre ambienti conservano in parte le strutture perimetrali di spiccato e i pavimenti in mosaico. Il portico antistante conservato per circa 15 metri di lunghezza per m 3,70 di larghezza presenta un pavimento a mosaico con eleganti festoni di alloro formanti medaglioni circolari che delimitano ottagoni a lati curvi. Notevoli la naturalezza della composizione e la varietà della policromia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/mosaici-tellaro-715x438.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’ambiente più orientale su questo lato del portico, presenta un lacunoso pavimento a mosaico con la rappresentazione centrale della scena del riscatto del corpo di Ettore con la figura di Ulisse, Achille e Diomede da una parte e i Troiani con Priamo dall’altra, figure queste ultime non conservate. Tutti presenziano alla pesatura del corpo di Ettore - di cui si conservano solo le estremità inferiori - posto evidentemente su un piatto un conservato della bilancia, cui faceva da contrappeso l’altro piatto con gli ori del riscatto. </span><span class="fs14lh1-5">Tutta la scena è incorniciata da una larga ed elegantissima fascia con girali avvolgenti possenti corpi di figure di animali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/villa-romana-del-tellaro3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Contiguo da ovest è un altro ambiente con i lacunosi brani di un mosaico pavimentale policromo, presentante quattro fastosi festoni che si dipartono da altrettanti crateri posti agli angoli dell’ambiente. Le aree semicircolari delimitate dai festoni sono interessate da scene simmetricamente disposte con scene presentanti ciascuna un satiro e una menade danzanti presso un’ara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mosaico pavimentale policromo del terzo ambiente da ovest presenta su tutta la sua estensione scene di caccia inquadrate in una fascia perimetrale a meandri alternati a rappresentazioni di volatili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le scene di caccia su registri non in distribuzione schematica, gravitano intorno a una figura femminile centrale assisa su un trono di rocce circondate da ricca vegetazione. Al di sotto si distende una scena di banchetto all’aperto di straordinario effetto avente come centro la rappresentazione dei commensali disposti intorno allo stibadium sotto una tenda tesa fra rami di alberi. I mosaici, datati alla metà circa del IV sec. d.C., trovano i più immediati confronti in quelli di Piazza Armerina e di alcuni centri dell’Africa Proconsolare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/villa-romana-del-tellaro4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La villa del Tellaro, con quella della stessa epoca scoperta in provincia di Messina a Patti Marina, con la più famosa di Piazza Armerina rappresentano fondamentali parti di riferimento per la conoscenza dell’assetto socio-economico della Sicilia nell’età tardoantica. I mosaici dei tre ambienti sul lato nord del peristilio sono stati distaccati dalle sedi pavimentali e restaurati nei laboratori della Soprintendenza di Siracusa. Successivamente sono stati ricollocati nel sito di ritrovamento e dotati di un’adeguata copertura degli ambienti con pavimenti a mosaico e gli interventi di ristrutturazione e sistemazione museografica della masseria sette-ottocentesca costruita sulla villa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per migliorare la possibilità di fruizione del complesso archeologico è presente un collegamento con l’autostrada Siracusa-Gela che permette di raggiungere facilmente il sito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Bellissimo Video</span></div></div><a href="https://youtu.be/pkSnHMYmcis">https://youtu.be/pkSnHMYmcis</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 05 Jan 2025 06:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Laghi Siciliani: Diga Pozzillo o Lago Orcel a Regalbuto - Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000133"><div> </div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il lago di Pozzillo è il più vasto bacino artificiale della Sicilia ed è formato da un sbarramento sul fiume Salso, le cui acque sono spesso limacciose e costringono ad una manutenzione costante dell'invaso per evitarne l'eccessivo interramento. Posto nella cosiddetta Piana di Catania in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Enn</a></i></span><span class="fs14lh1-5">a, il lago di Pozzillo è lungo poco più di 5 chilometri e largo mediamente un chilometro e mezzo. La maggiore profondità anche nei periodo di magra è nei pressi della diga: più ci si allontana verso l'immissario più il fondale si abbassa. Un luogo unico, paesaggi mozzafiato e tanta avventura</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/etna-lago-pozzillo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Lungo le sponde c'è una certa vegetazione acquatica sommersa e il fondo è prevalentemente melmoso. Ben popolato di carpe e persici reali (che raggiungono una discreta taglia grazie alla presenza di gamberetti), ospita anche numerosi carassi, anguille e minutaglia. Interessanti sono anche le tinche che superano agevolmente il chilo di peso. Da precisazioni ricevute si segnala che la siccità degli ultimi anni ha ridotto notevolmente le dimensioni dello specchio d'acqua, che, attualmente non supera il chilometro di lunghezza e i 500 metri di larghezza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sono presenti Black Bass (introdotti intorno agli anni 90) che raggiungono dimensioni ragguardevoli (superano spesso i 2,5 kg) mentre i Persici Reali (forse per la competizione con i Bass) sono drasticamente diminuiti (e la stessa taglia media non raggiunge, generalmente, i 15 cm).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagopozillo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Siamo al centro della Sicilia, in quella parte dell'isola che i Romani chiamarono "umbilicus Siciliae" e che gli Arabi segnarono nelle carte geografiche come ideale spartiacque tra la Val Demone e la Val di Noto. Una piana sconfinata dove un incredibile silenzio si accompagna a una natura quieta e delicata ma che allo studioso ricorda le mille battaglie legate alle storiche mire di conquista dell'uomo: l'era dei Siculi, il processo di ellenizzazione degli abitanti a opera dei Greci, l'epoca romana, l'avvento degli Arabi e poi di Normanni, Svevi, Angioini, Spagnoli sino alla dominazione borbonica, travolta, alla fine, dai moti garibaldini e dall'unità d'Italia. Per queste terre transitò intorno alla fine del Settecento Wolfgang Goethe provando grandi emozioni dinanzi a natura e paesaggi incantati. Un'immensa radura che fu per lunghi decenni un fertilissimo granaio sino all'operosa trasformazione che del luogo fu avviata poco dopo il 1950. Essa offre brani di pace silente e visioni d'incanto. Il tutto arricchito a distanza dalla massiccia mole dell'Etna ammantato di neve che sembra suggellare un panorama di rara bellezza. Per assicurare l'irrigazione degli agrumeti di parte dell'Ennese e della piana di Catania, oltre che per alimentare una centrale idroelettrica, Regione e Stato decisero di realizzare un bacino che ancora oggi è fra i più estesi d'Europa. Ci sono voluti quasi dieci anni per completare la costruzione di questo vero e proprio lago denominato Pozzillo la cui lunga striscia argentea somiglia curiosamente a una elegante cravatta e la cui vista quasi nobilita i caratteri di un pezzo di Sicilia probabilmente sconosciuta ancora a molti. Dalla fusione delle contrade Cangemi, Prato e Buterno è stata come ricavata un'area che si estende per circa quindici chilometri in cui è sorto un bacino imbrifero di rimarchevole portata. E ciò quasi a voler incentivare la caratteristica vocazione della provincia di Enna definita la "provincia dei laghi" per via del progressivo sorgere di ben cinque potenti serbatoi mirati a irrigare le arse campagne isolane.</span><span class="fs14lh1-5"> <span class="imTALeft">Tante attività da vivere al Lago Pozzillo: Parco Avventura, Quad, Bike Sharing, Canoe, Trekking, Barbecue. Inoltre </span>è praticato il canottaggio, sport di cui l'invaso è uno dei fulcri a livello regionale, con decine di gare ogni anno, e importanti eventi nazionali.</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Lago-Pozzillo5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dati Tecnici</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La diga di Pozzillo o lago Orcel, ottenuta dallo sbarramento del fiume Salso è stata ultimata nel 1959, costruita per conto dell'Ente di Sviluppo Agricolo ed attualmente gestita dall'Enel. La stessa ha destinazione idroelettrica ed irrigua. Tecnicamente il muro è a gravità realizzata con blocchi di calcestruzzo con interposti giunti di scorrimento. Con un'altezza massima di 59 m ed uno sviluppo di 319 m, sottende un bacino imbrifero di 580 Kmq con una capacità totale di 150.000.000 di mc di acqua. Allo stato attuale solo le aree adiacenti al lago Pozzillo, al fiume Salso e alla parte montana a nord del territorio comunale garantiscono per la fauna migratoria in transito un buon habitat di ristoro, pastura ed anche valide condizioni per la riproduzione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagopozzillodigq.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Turismo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Ai fini dello sfruttamento turistico si stanno prevedendo:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Recupero ambientale con ripopolamento floristico e faunistico lungo i percorsi del Salso e del Lago Pozzillo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Realizzazione o sistemazione di percorsi territoriali, fluviali o lacustri attrezzati con tipologie pedonabili, ciclabili e percorribili a cavallo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Realizzazione di aree di parcheggio a servizio di percorsi territoriali</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Realizzazione di aree attrezzate per sosta ed attività sportivo ricreative a servizio di percorsi territoriali</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Realizzazione di attrezzature territoriali per il pernottamento a servizio di percorsi territoriali: aree di parcheggio, rifugi, ricovero cavalli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Consolidare e riqualificare le aree attrezzate esistenti migliorando l'offerta di servizi pubblici (centri visitatori, aree per pic-nic, spogliatoi, servizi ecc.) e coordinando l'offerta privata; si è ritenuto, infatti, che tali aree possano costituire per le loro caratteristiche una importante occasione per la realizzazione di poli attrezzati destinati a una fruizione di massa del lago Pozzillo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sfruttare e valorizzare la zona prossima al lago e più accessibile, che è quella di C.da Piano Arena, lasciando inalterate le sponde poste a nord le quali presentano una notevole bellezza e che verranno potenziati con interventi di ingegneria naturalistica. In C.da Piano Arena, area in prossimità della sponda Est del Lago, esistono delle attrezzature sportive già esistenti che possono diventare un polo d'attrazione anche per i comuni limitrofi che presentano carenze da questo punto di vista. Tra le aree destinate agli impianti sportivi verranno intercalate delle zone atte ad ospitare i parcheggi per i fruitori delle sponde del lago, nonchè piccole costruzioni destinate ai servizi igienici, uffici informazioni e collegate alle aree che ospiteranno manufatti ricettivi come bar, ristoranti, ecc. Come detto, a diretto contatto con la zona sportiva viene, è in previsione un'ampia area destinata a vere e proprie strutture ricettive finalizzate al pernottamento: villaggio turistico, aree di campeggio, rifugi, ecc...</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vi si arriva attraverso:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Autostrada PA-Ct A19 con svincolo presso Catenanuova</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Strada statale 121 Palermo - Catania</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Strada provinciale Regalbuto - Catenanuova</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Strada provinciale n. 59 Piano del Pero - svincolo per Agira</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Strada provinciale n. 60 Regalbuto - Piano Mattino</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Strada provinciale n. 69 Regalbuto - Sparacollo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Strada provinciale n. 83 Regalbuto - Lago Pozzillo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Strada provinciale n. 56 Sparacollo - Troina</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Strada consortile Regalbuto - Centuripe</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Strada consortile Regalbuto - Gagliano Castelferrato</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Esiste, inoltre, un tratto ferroviario, in disuso, proveniente da Motta S. Anastasia con una stazione in territorio di Regalbuto in C.da Piano Arena; nonchè tutte le strade comunali e rurali distribuite nell'intero territorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=E0-N0OModSs">https://www.youtube.com/watch?v=E0-N0OModSs</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 07:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Escursioni e Trekking a Ragusa - IL PARCO FORESTALE CALAFORNO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002D2"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il parco forestale CALAFORNO è un’area boschiva che si estende tra </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-di-sicilia--monterosso-almo---ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Monterosso Almo</a></i>, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--giarratana---ragusa--" target="_blank" class="imCssLink">Giarratana</a></i> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Il nome “Calaforno” deriva dalla “grotta di calaforno”, una serie di 35 piccole cavità che in origine venivano utilizzate come tombe e poi, nei secoli, trasformate in abitazioni. Gli amanti della natura, delle escursioni, e delle passeggiate all’aria aperta si troveranno davanti un paesaggio verde, esteso su 600 metri di terreno, rappresentato principalmente da pini d’Aleppo e da platani orientali per quanto riguarda la flora, mentre per la fauna, cervi e cinghiali. All’interno del parco potete concedervi anche dei momenti di relax dove consumare uno spuntino o fare un bel picnic nell’area attrezzata con panche e tavoli in legno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Parco_forestale_Calaforno_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Parco Forestale Calaforno è uno dei luoghi naturalistici più suggestivi del Ragusanoo, poiché è proprio in questi posti che si mescolano al meglio la storia con la mondanità, il tutto immerso all’interno di una scenografica cornice boschiva che si presta alla perfezione per escursioni, visite naturalistiche, pic-nic e, ovviamente, per scoprire tutte le bellezze naturali presenti nel territorio, di cui Giarratana e l’intera Sicilia ne sono particolarmente ricche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Parco_forestale_Calaforno_3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Dove oggi sorge il Bosco di Calaforno, all’interno del Parco Forestale Calaforno, un tempo sorgeva un terreno brullo, totalmente spoglio da qualsiasi tipo di vegetazione. Solo pochi decenni fa le istituzioni si attivarono per curarne il territorio e piantare i primi alberi, permettendoci oggi di poter ammirare e camminare all’interno di una delle aree verdi più belle della Sicilia. Il Bosco di Calaforno è oggi un vero e proprio polmone verde, con diversi tipi di arbusti, sebbene la maggior parte siano dei Pini d’Aleppo, e una ricca fauna che lo popola, tra cui numerose specie di uccelli che nidificano ogni anno proprio in questo luogo. I sentieri del Bosco di Calaforno sono perfetti per concedersi delle passeggiate in mezzo alla natura.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Parco_forestale_Calaforno_5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Il Parco Forestale Calaforno è il luogo ideale in cui praticare escursionismo, camminando tra gli alberi del bosco e respirando un’aria pulitissima. Al suo interno sono posizionate numerose panche con tavoli, ideali per concedersi qualche minuto di riposo e per pranzare all’interno di questo scenografico paesaggio. Insieme a delle guide naturalistiche potreste conoscere molto di più sulla vegetazione presente e sul territorio, mentre con una visita guidata nelle grotte sotterranee avrete l’occasione di ammirare i luoghi dalla storia millenaria che hanno visto il passaggio di chissà quanti popoli.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Parco_forestale_Calaforno_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare al Parco Forestale Calaforno</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><strong><b><span class="cf1">Per raggiungere &nbsp;</span></b></strong><span class="cf1">il cancello d’ingresso del demanio dove lasciare l’auto bisogna uscire dal centro di Giarratana in direzione di Ragusa e, nei pressi del primo distributore di benzina, svoltare a destra e seguire le indicazioni per l’area attrezzata di Calaforno. Una pista forestale parallela ad un ruscello, in poco più di dieci minuti di facile discesa, conduce al mulino ad acqua.</span><span class="imTAJustify">Per arrivare a Giarratana è consigliato percorrere la Strada Statale 159 o la Strada Provinciale 57, le quali collegano la cittadina iblea col resto della Sicilia, percorribili anche con gli autobus delle autolinee regionali. L’Aeroporto di Comiso o l’Aeroporto Fontanarossa di Catania sono gli scali aeroportuali più vicini, ideali per chi arriva da più lontano e si muove in aereo per arrivare in Sicilia.</span></span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 31 Dec 2024 13:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali in Sicilia - NOVARA DI SICILIA - Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002D3"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Al confine tra i monti Nebrodi e quelli Peloritani, in provincia di Messina, sorge una località dalle caratteristiche uniche, custode di tradizioni tutte da scoprire: Novara di Sicilia, luogo ideale. La sua spiccata identità, l’atmosfera di piccolo borgo scandito da un giusto ritmo di vita, i suoi angoli di bellezza, le sue chiese, i suoi profumi lungo le stradine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Dal 2004 Novara di Sicilia è uno dei Borghi più belli d’Italia, un paesino di montagna dalla forte identità legata alla sua storia, risalente almeno al primo millennio a.C., anche se i primi insediamenti nella zona risalgono già al mesolitico, come emerso dagli scavi condotti nel Riparo della Sperlinga. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/novaradisicilia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’incantevole atmosfera senza tempo di cui è permeato il borgo si è costruita nei secoli riuscendo a trasferire nell’architettura del paese, grazie agli elementi e ai materiali scelti, un’immagine di armonia ed eleganza che è perdurata nel tempo, nonostante ci siano state fasi nelle quali, un malsano concetto di modernità ha provato a cancellarne l’identità. Novara di Sicilia, con l’arrivo dei Normanni, fino agli eredi di Federico II di Svevia fu sempre demanio regio, grazie alla presenza dei boschi e quindi per la disponibilità del legname. Inoltre nel territorio erano presenti cave di marmo e di pietra ed è stata l’armonizzazione di questi tre elementi, uniti ad un sapiente e raffinato gusto, coltivato da un popolo sempre aggiornato sulle tendenze artistiche del momento delle grandi città siciliane e italiane, anche in secoli diversi, considerando anche il fatto che le comunicazioni non fossero immediate come oggi e quindi con uno sfalsamento temporale, a darel’ossatura moderna del borgo, prevalentemente nel corso del XVII e XVIII sec. aggregando stili artistici e architettonici differenti. Nel paese, per esempio, troviamo chiese gotiche ma anche barocche. La combinazione tra una classe dirigente colta e la presenza di maestranze locali di altissimo valore e competenza, ha fatto sì che Novara fosse costruita interamente dai novaresi. Nell’ultimo trentennio, le amministrazioni comunali che si sono succedute fino ad oggi, hanno valorizzato e continuano valorizzare l’utilizzo questi elementi, pur nella tutela del patrimonio, coniugandoli con la modernità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/novaradisicilia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Origini e Storia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Noa, vocabolo di origine sicana, significa maggese indica la cospicua produzione di frumento che caratterizzò la colonizzazione greca. Con i Romani cambiò in Novalia (campo di grano) e per gli Arabi fu Nouah (giardino, orto, fiore). Nel medioevo fu Nucaria, Noara, fino alla Novara di oggi. Anche se gli storici locali raccontano dell’esistenza del borgo in epoca greco – romana, le evidenze archeologiche testimoniano una discontinuità storica che va dal Mesolitico fino all’epoca bizantina. Le indagini di scavo del 1951 compiute presso il riparo sotto roccia della “Sperlinga” nella frazione di San Basilio hanno permesso di individuare, al suo interno, una frequentazione stagionale per motivi legati alla caccia degli ultimi cacciatori raccoglitori dell’Olocene, con evidenze documentate riconducibili dal periodo Mesolitico (8000-6000 a.C.) all’ età del Rame (4000-2200) a.C. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src=""  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli scavi archeologici compiuti nel 2023 presso Rocca Novara hanno riportato alla luce l’esistenza di un circuito difensivo bizantino, testimonianza dello sforzo economico che compì Bisanzio per difendere l’isola dall’avanzata islamica. In seguito, la presenza cistercense fortemente voluta da Ruggero II d’Altavilla e compiuta pienamente con la realizzazione della prima abbazia di Sicilia “Santa Maria la Noara” che ebbe Hugone come primo Abate, nel 1171, fu fondamentale per lo sviluppo umano, religioso, economico e culturale del paese e dei suoi dintorni, segnando indelebilmente il contributo che questi luoghi hanno dato alla civiltà occidentale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/novaradisicilia5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’antica fortezza saracena, nata nell’Alto Medioevo, epoca di straordinaria contaminazione culturale, di cui oggi restano solo i ruderi, era situata su una rupe a strapiombo che conserva immutata la propria bellezza, si staglia proprio difronte a quella che era l’enclave bizantina e che divenne nel corso dei secoli immeditatamente successivi, il luogo attorno al quale si sviluppò originariamente il borgo per poi espandersi verso sud. Il paese assunse la forma attuale durante il XVI e il XVII secolo, quando l’utilizzo della pietra arenaria e del marmo cipollino divenne una delle caratteristiche principali dell’urbanizzazione novarese. A valle dell’imponente Duomo S. Maria Assunta, realizzato nel corso del XVI sec. e ristrutturato nel XVIII in seguito a un terremoto, si conserva casa Fontana, settecentesco palazzo, artistico esempio del barocco siciliano, avvolto da una cortina muraria secentesca. Il Teatro Comunale, intitolato al musicista novarese Riccardo Casalaina, presenta dopo il restauro una superba facciata decorata con scorniciati di pietra e all’interno, tre livelli di palchi sistemati ad anfiteatro, centro della vita culturale del paese e particolarmente legato alla tradizione del Carnevale novarese. Tra le attrazioni di spicco vi è il Mulino Giorginaro, del 1690, a ruota orizzontale, perfettamente funzionante, meta irrinunciabile per chi vuole vivere un’esperienza autentica nel Borgo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src=""  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il borgo sorge sulla pendice della montagna da cui si scorge l'antica Tindari, a valle di uno sperone di roccia, la Rocca Salvatesta, che raggiunge i 1 340 m. L'arenaria è stata utilizzata nelle costruzioni civili e con elaborazioni di grande pregio in quelle religiose, dove sono presenti anche molti elementi architettonici realizzati in cipollino, un'altra pietra locale, rossa e marmorea. L'uso della pietra, che sul territorio affiora un po' ovunque, testimonia l'importanza dell'arte dello scalpellino.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/novaradisicilia8.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">La via Dante Alighieri collega l'area del Castello al sottostante duomo di Santa Maria Assunta (secolo XVI), raggiungibile anche percorrendo la via lastricata che inizia dalla piazza principale. La chiesa presenta una facciata con un'ampia scalinata; l'interno è a tre navate delineate da colonne monolitiche in pietra. L'abside ospita un coro ligneo settecentesco, e all'interno vi sono l'altare del Sacramento in marmo intarsiato a smalto, il battistero in marmo cipollino locale sormontato da una cupoletta in legno, la statua dell'Assunta e il grande crocifisso in legno.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/novaradisicilia9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Più raccolta è la chiesa di San Francesco del secolo XIII, la più antica e piccola del borgo: francescana, appunto, con un tetto-soffitto di arte povera. Nel quartiere intorno alla chiesa sorge Villa Salvo, con lo stemma del casato. Poco distante si trova la chiesa dell'Annunziata (secolo XVII) a tre navate con colonne in pietra a sezione quadrata, e ospita al suo interno un organo a canne del ‘700 e il gruppo gaginesco dell'Annunciazione: tre statue in marmo pario decorato, scolpite nel 1531 dal toscano Giovambattista Mazzola.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/novaradisicilia3.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Il borgo è un piacere per gli occhi! L’immagine del paese viene dalle strade in basole di pietra (ciappe), dai portali del Duomo e delle altre chiese, dalle cornici dei balconi, dalle mensole e dai supporti sottostanti (cagnò) degli antichi palazzi, tutte opere realizzate tra il ‘500 e il ‘700. Per le intricate viuzze (vaelli) acciottolate, tagliate a mosaico tra le antiche casette che si reggono l’un l’altra abbarbicate sul pendio, si respira il mistero del tempo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Si possono visitare:</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Duomo Santa Maria Assunta presenta una bella facciata monumentale con un’ampia scalinata; l’interno è a tre navate delineate da colonne monolitiche in pietra. L’abside ospita un coro ligneo settecentesco; di grande pregio sono l’altare del Sacramento in marmo intarsiato a smalto, il battistero in marmo cipollino locale sormontato da una cupoletta in legno, la statua dell’Assunta e il grande crocifisso in legno.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La chiesa di San Francesco del secolo XIII, la più antica e piccola del borgo: francescana, appunto, con un tetto-soffitto di arte povera.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La chiesa di San Nicolò si trova sul Corso Nazionale con il suo artistico prospetto in cima a una grande gradinata in pietra.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La chiesa di Sant’Ugo Abate (Novella Santa Maria la Noara) del secolo XVII, in corso di restauro, si trova nella parte alta del paese. Costruita con il monastero cistercense, successivamente distrutto, conserva un imponente reliquario ligneo, che un tempo era tra i più imponenti di Sicilia. Recentemente restaurato ha ritrovato il suo originario splendore.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La suggestiva cinquecentesca chiesa di Sant’Antonio nella parte bassa del borgo conserva il portale in stile normanno e la torre campanaria a guglia, sontuosa e finemente decorata, custodisce statue lignee e dipinti su tela.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiesa-di-Santa-Maria-la-Noara-930x620.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La prima abbazia cistercense di Sicilia, Santa Maria la Noara, presso la frazione di Badia Vecchia. Voluta nel territorio da Ruggero II il Normanno, definitivamente completata nel 1171, ebbe come primo Abate Sant’Ugo, oggi copatrono del paese. Nei primi anni del XVII sec. fu distrutta da una</span></div><div><span class="fs14lh1-5">alluvione in seguito alla quale venne ripristinata solo la chiesetta. I monaci bianchi invece si trasferirono a Novara centro, dove edificarono la nuova Abbazia e vi rimasero fino alla fine del XVIII sec.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-14" src="https://www.sicilytourist.com/images/Teatro-Casalana-di-Novara-di-Sicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il settecentesco Teatro Comunale “R. Casalaina”, presenta dopo il restauro una superba facciata decorata con scorniciati di pietra e, all’interno, tre livelli di palchi sistemati ad anfiteatro, sede della vita culturale novarese. La struttura interna, lignea, negli anni sessanta del Novecento, ha ceduto il posto all’ossatura in cemento armato pur rispettandone la sua originaria fisionomia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/mulino.giorginaro.novara.di_.sicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Mulino Giorginaro, trecentesco mulino ad acqua a ruota orizzontale, perfettamente funzionante che è la meta più gettonata tra i turisti in tutte le stagioni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Si possono svolgere vari tipi di attività di trekking naturalistico, poiché Novara di Sicilia fa parte di tre percorsi di livello nazionale e regionale: Sentiero CAI Italia (V24 – V25); Vie Francigene di Sicilia Pa-Me per le montagne (Tappa 15 – Tappa 16); Il cammino dell’Anima (IV -V tappa). Novara di Sicilia, con la sua frazione San Basilio, si trova in prossimità della Riserva naturale orientata Bosco di Malabotta, trait d’union con Montalbano Elicona, un altro dei Borghi più belli d’Italia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/salvatesta_rocca.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tuttavia la meta più ambita dagli appassionati di trekking naturalistico è la Rocca Novara o Salvatesta, nota come il Cervino di Sicilia, ultima propaggine dei Monti Peloritani, nonché una delle sue cime più alte, 1340 m. Il luogo è già Sito di interesse comunitario nonché Zona speciale di conservazione. È possibile scalare la Rocca per giungere fin sulla sommità e godere di un panorama mozzafiato che domina la costa tirrenica a nord tra il Golfo di Tindari e di Milazzo, mentre a sud est si affaccia sull’Etna. Si può anche rimanere sulle pendici della Rocca, il cui pianoro è stato recentemente teatro di scavi archeologici di vitale importanza per lo studio della civiltà bizantina nel meridione d’Italia, in particolare per la Sicilia pre-islamica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Proprio accanto alla Rocca Novara, si trovano i Ritagli di Lecca, un noto precipizio dove rocce calcaree sono sospese su strapiombi vertiginosi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Lungo la S.S. 185, proprio all’inizio del percorso per giungere presso la Rocca, al Km 23,4 si trova l’area attrezzata Vallone Botte.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-12" src="https://www.sicilytourist.com/images/novaradisicilia10.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un’altra destinazione di rilievo, nella frazione di San Basilio, è Sperlinga, un riparo sotto roccia, nonché un sito archeologico preistorico, le cui indagini di scavo del 1951 hanno permesso di individuare, al suo interno, una frequentazione stagionale per motivi legati alla caccia degli ultimi</span></div><div><span class="fs14lh1-5">cacciatori raccoglitori dell’Olocene, con evidenze documentate riconducibili dal periodo Mesolitico (8000-6000 a.C.) all’ età del Rame (4000-2200) a.C.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Questi percorsi si possono fare a piedi, a cavallo o in quad.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A San Basilio inoltre si trova un campetto polivalente che può essere utilizzato per il calcio a cinque, pallavolo, tennis.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/img1481538737.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il centro storico del borgo è il luogo ideale dove svolgere trekking urbano con percorsi personalizzati per ogni tipologia di turista. Uno dei divertimenti più caratteristici del borgo di Novara di Sicilia è certamente il gioco del Maiorchino, infatti anche se il Torneo è un vero e proprio evento, spesso i turisti si avventurano nel provare a lanciare il formaggio e per provare l’ebrezza del tiro. In genere vengono stabilite delle giornate durante le quali i turisti sperimentano il celebre gioco.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/Uq1K_U4YWDM">https://youtu.be/Uq1K_U4YWDM</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 29 Dec 2024 08:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani: Il Castello Svevo di Gela e il suo Fantasma]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000012E"><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Castello Svevo, meglio conosciuto come "Castelluccio", si erge su una collina di gesso e domina la costa a difesa della città di Gela. Le origini del castello risalgono, secondo antichi documenti storici, al 1143 quando il conte Simone di Butera lo donò all'abate del Monastero di San Nicolò l'Arena di Catania.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodigela1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Il Castello &nbsp;si erge tutt’oggi su uno sperone di roccia in contrada Spadaro, a poca distanza da Gela, caratterizzato dalla presenza di due torri terminali, dalla pianta rettangolare circondata da mura di cinta e dalla particolare simmetria. Secondo le documentazioni rinvenute nel corso del tempo il Castelluccio di Gela, o Castello Svevo, esisteva già nel 1143, quando venne nominato in un atto di donazione sottoscritto dal Conte di Butera a favore dell’abate di San Nicolò. Ma l’origine è anteriore, forse di epoca normanna, sebbene non vi siano documenti che la attestino con sicurezza.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodigela3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il castello è stato costruito utilizzando la calcarenite gialla e grandi blocchi di calcare bianco che danno all'intera struttura un aspetto davvero gradevole ed imponente, si presenta inoltre privo di decorazioni e merletti, caratteristiche che ne esaltano maggiormente la sua funzionalità.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il castello, probabilmente, era organizzato a più piani vista la doppia file di finestre visibili dall'esterno ed anche se ormai sono rimasti solo dei ruderi si possono ancora ricostruire le funzioni delle varie parti. Sono, comunque, ancora presenti parti degli ambienti dedicati alle stalle ed all'armeria e qualche sala residenziale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodigela2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il <b>Castello Svevo di Gela</b>, conosciuto anche con il nome di <b>Castelluccio di Gela</b>, è uno degli edifici storici più caratteristici dell’entroterra della città. Si tratta di un’opera risalente al <b>periodo svevo</b>, edificata sopra una <b>collina di gesso</b>, una posizione strategica che permetteva anche l’avvistamento di eventuali nemici in lontananza. Il Castello Svevo di Gela è una vera e propria perla archeologica per la città, che nel suo territorio vanta la presenza di numerosi altri resti, anche più datati e risalenti all’<b>epoca</b> <b>greca</b>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodigela4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’area in cui sorge il Castello Svevo di Gela viene citata già </span><b class="fs14lh1-5">XII secolo</b><span class="fs14lh1-5">: alcuni documenti testimoniano il passaggio di proprietà della fortezza tra il </span><b class="fs14lh1-5">conte Simone di Butera</b><span class="fs14lh1-5"> e l’Abate del </span><b class="fs14lh1-5">Monastero di San Nicolo La Rena di Catania</b><span class="fs14lh1-5">, mediante una concessione per donazione nel 1143. Il Castello Svevo di Gela sorgeva con lo scopo di difendere la città da eventuali incursioni nemiche che arrivavano dall’entroterra siciliano, in quanto posto lungo il </span><b class="fs14lh1-5">percorso che collega Gela alla città di Catania</b><span class="fs14lh1-5">, attraversato già a quel tempo da un gran numero di persone, prevalentemente mercanti ma anche briganti, con i secondi che assalivano i primi per privarli di ogni loro bene.</span><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodigela5.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo stile architettonico del Castello Svevo di Gela è molto semplice, in quanto non eccede né nei decori che nelle merlature, risultando sobrio in tutto il suo complesso. Del Castelluccio di Gela restano alcuni <b>ruderi</b>, che, tuttavia, permettono di poterne ricostruire la storia e comprenderne l’originaria forma. È certo che il Castello Svevo di Gela avesse una <b>pianta rettangolare</b>, mentre per quanto riguarda i materiali utilizzati per la sua edificazione è predominante la <b>calcarenite gialla e bianca</b>, levigata accuratamente per realizzarne dei grandi blocchi. Le mura sono molto spesse, proprio per marcare ancor di più le sue funzioni difensive, confermate anche dalla presenza di <b>due grandi torri poste alle estremità</b>, di cui è possibile ancora oggi visitare gli interni e notare, in una, i resti di un’antica cisterna, e di una piccola cappella nell’altra. Anche se è possibile notare solo il livello più basso del Castello Svevo di Gela, gli studiosi sono concordi nell’affermare che fosse <b>composto da più piani</b>: tale tesi viene confermata da alcune finestre che inducono proprio a tale teoria. Entrando nel Castelluccio è possibile vederne le fattezze, con alcuni locali che sono riusciti a resistere al passaggio dei secoli, potendo osservare, quindi, le stanze che venivano utilizzate come <b>stalle</b> e come <b>magazzini</b>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodigela6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>La leggenda della Castellana e del Fantasma:</b></span></div><div class="imTAJustify"><div><div><span class="fs14lh1-5">Si narra </span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">di un </span><strong class="fs14lh1-5">cavaliere</strong><span class="fs14lh1-5"> </span><strong class="fs14lh1-5">armato</strong><span class="fs14lh1-5"> che si aggirava spesso intorno a questo luogo misterioso, senza che mai nessuno, tra i contadini che lavoravano nei dintorni, fosse riuscito ad avvicinarlo. Anche la bella Castellana, nonostante la sua avvenenza, destava timore perché chiunque provasse a raggiungerla </span><strong class="fs14lh1-5">non faceva più ritorno</strong><span class="fs14lh1-5">. Ella si diceva fosse alta ed esile, con una lunga e fluente chioma nera, truccata con uno strano rossetto verde, tanto verde che alcuni pensavano provenisse dalla sua bile. Era una figura singolare, bella,</span><strong class="fs14lh1-5"> ma anche crudele</strong><span class="fs14lh1-5">, severissima con i servitori, ambigua, sfuggente.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Fatta eccezione per le riunioni d’armi del Signorotto, <strong>nessuno faceva visita al Castelluccio</strong>. I nobili che volevano discutere di affari con lei preferivano inviarle dei messaggeri, <strong>che puntualmente scomparivano nel nulla prima di far ritorno</strong>. Stessa sorte capitava ai colombi viaggiatori.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Non solo, secondo i contadini tra le mura del castello </span><strong class="fs14lh1-5">si aggiravano strane ombre</strong><span class="fs14lh1-5">, forse spaventosi fantasmi di epoche lontane. Forse per proteggere, secondo i locali, </span><strong class="fs14lh1-5"><em>a trovatura</em></strong><span class="fs14lh1-5">, il prezioso tesoro. Tuttavia nessuno è mai riuscito, nel corso dei secoli, a trovare l’ambito forziere o alcun documento in merito, nemmeno spulciando le tante </span><span class="fs14lh1-5">leggende popolari di Gela.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodigela7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare al Castello Svevo di Gela</span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Ubicato nella contrada Spadaro è facilmente raggiungibile percorrendo la strada che da Gela porta a Catania e si trova a circa 10 km dalla città. Per quanto riguarda l'aspetto architettonico si può notare che la pianta è rettangolare con mura spesse e due possenti torri situate ai lati: la torre ad ovest presenta ancora i resti di una cisterna e di un sala ancora in parte visibile, nella la torre ad est, invece, si può ammirare una cappella scavata nella parete.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello Svevo di Gela è </span><b class="fs14lh1-5">distante</b><span class="fs14lh1-5"> </span><b class="fs14lh1-5">circa 10 km dal</b><span class="fs14lh1-5"> </span><b class="fs14lh1-5">centro storico gelese</b><span class="fs14lh1-5">, ma comunque ben collegato grazie alla </span><b class="fs14lh1-5">Strada Statale 117bis</b><span class="fs14lh1-5">, la stessa che insieme alla </span><b class="fs14lh1-5">Strada Statale 115</b><span class="fs14lh1-5"> e alle </span><b class="fs14lh1-5">Strade Provinciali 8, 81 e 82 </b><span class="fs14lh1-5">permettono a chiunque di </span><strong class="fs14lh1-5"><span class="cf1">raggiungere Gela</span></strong><span class="fs14lh1-5"> da qualsiasi punto della Sicilia, sia in auto che con gli autobus delle </span><b class="fs14lh1-5">autolinee siciliane</b><span class="fs14lh1-5">. Chi viaggia in treno, troverà nella </span><b class="fs14lh1-5">Stazione Ferroviaria di Gela</b><span class="fs14lh1-5"> la soluzione migliore per raggiungere questi luoghi, mentre chi arriva in Sicilia tramite aereo può contare sulla presenza dell’</span><b class="fs14lh1-5">Aeroporto</b><span class="fs14lh1-5"> </span><b class="fs14lh1-5">di Comiso</b><span class="fs14lh1-5">, distante circa 40 km, o dell’</span><b class="fs14lh1-5">Aeroporto</b><span class="fs14lh1-5"> </span><b><span class="fs14lh1-5">Fontanarossa di </span></b><span class="fs14lh1-5">Catania</span><span class="fs14lh1-5">, situato a circa 100 km di distanza.</span></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><b class="fs11lh1-5">Guarda il Bellissimo Video dal Drone</b></div></div><a href="https://youtu.be/UAy-AEEwHVw">https://youtu.be/UAy-AEEwHVw</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Dec 2024 07:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Strutture Sacre Monumentali in Sicilia - ABBAZIA DI SANTO SPIRTO -  Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002D1"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il complesso chiaramontano di Santo Spirito si trova in pieno centro storico di Agrigento ed ha rappresentato per moltissimo tempo il fulcro centrale della vita sociale della città antica. Il monastero dal primitivo titolo Beata Maria Virginis et Sancti Spiritus è stato fondato nel 1299 dalla nobile marchesa Rosalia Prefoglio, moglie di Federico di Chiaramonte, che negli ultimi anni della sua vita decise di donare la struttura alle monache benedettine dell'ordine cistercense a lei molto care. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Abbazia_Santo_Spirito-Ag2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli agrigentini storicamente chiamarono il monastero con il termine dialettico" Bataranni" in italiano," badia grande" per le sue dimensioni imponenti.Le monache benedettine rimasero nel monastero fino al 1866, quando un regio decreto, a pochi anni dalla unificazione dell'Italia, decise di espropriarle dalla loro dimora convertendo la sua destinazione d'uso prima come orfanotrofio e successivamente sala mensa per i poveri. Nel 1916 lo Stato decise di affidare la struttura al comune di Agrigento Il monastero è interamente costruito con materiali di tipo locale, ovvero con pietra calcarea arenaria e malta bastarda. Il portale, come tutti i portali al suo esterno, è in stile chiaramontano. Entrando ci si incammina in un lungo corridoio esterno con, alla sinistra, il chiostro. Un giardino con al centro una fontana trecentesca e due archi che sostengono la parete della chiesa confinante al monastero. La sala dei cassettoni presenta un soffitto ligneo a cassettoni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Abbazia_Santo_Spirito-Ag1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Entrando ci si incammina nel lungo corridoio esterno e alla sinistra si può notare il chiostro. Un giardino con al centro una fontana trecentesca e due archi che sostengono la parete della chiesa confinante al monastero. Sempre al piano terra troviamo tre sale: la cappella (ancora in via di restauro), l'aula capitolare e il refettorio. La cappella al suo interno è di dimensione quadrangolare e il soffitto coperto con una volta a crociera. Il portale, come tutti i portali al suo esterno, è in stile chiaramontano, uno stile artistico che unisce tre stili storicamente artistici. Il motivo a bastoni rotti di origine anglo-franco-normanna, le colonnine ornate con cespi di palmette richiamano invece lo stile normanno e la forma del portale ad arco a sesto acuto richiamano per ultimo lo stile gotico-svevo. L'aula capitolare anch'essa a forma quadrangolare, diversamente dalla cappella, ha due ampie finestre bifore. Al suo interno vi sono nel soffitto dei grossi archi ogivali. Sempre al suo interno, vi è in fondo alla stanza una cripta situata su un piano rialzato, recentemente scoperta durante gli ultimi lavori di restauro avvenuti nel 1989. Si pensa probabilmente che venne sepolta la pronipote della nobile donna fondatrice della struttura, Isabella, vedova di Andrea decapitato a Palermo. La donna, dopo la morte del marito si chiuse nel monastero dove: "prese il velo e nel cordoglio e in stretta indigenza vi produsse i suoi giorni a inoltrata vecchiezza; nel 1413 il Viceré Fernando de Vega le permise una ancella (25.10.1413); più tardi il re Alfonso accrescevole gli scarsi alimenti (1443). Morì nel 1434". Infine abbiamo il refettorio. Una sala ampia e rettangolare, diversa dalle altre due camere, presenta delle finestre monofore e in fondo alla sala una grande finestra bifora. Salendo al primo piano, troviamo quattro sale: il dormitorio, la sala dei marmi, la sala dei cassettoni e la sala della Madre superiora (detta pure sala della Torre). Il dormitorio, simile al refettorio, è ampio e di forma rettangolare. Ha le finestre monofore in un lato e delle finestre lunghe e strette, (cosiddette feritoie), dall'altro lato. In fondo alla stanza vi è una finestra bifora grande e sopra le pareti vi sono gli enormi archi ogivali Il soffitto è costruito in legno a capriate e a cassettoni, realizzato nel Seicento. La sala dei marmi, una stanza semplicemente quadrangolare senza notevoli rilievi storici e architettonici, vi è situato un importante crocifisso marmoreo del quattrocento dove è raffigurato dalla parte frontale il Cristo con la Maddalena e San Giovanni Battista e nel retro della scultura i simboli che richiamano la resurrezione di Cristo. La sala dei cassettoni, anch'essa non rilevante a livello artistico, fatta eccezione per il soffitto ligneo a cassettoni dal quale prende il nome la sala, e per l'affresco dove sono raffigurati San Francesco d’Assisi, papa Celestino V e San Antonio da Padova, ospita oggetti e ornamenti rudimentali del periodo arabo e greco-ellenistico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Abbazia_Santo_Spirito-Ag3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il museo Etno-Antropologico Antonino de Gubernatis</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Infine abbiamo la sala della Madre Superiora, detta pure la sala della Torre. Strutturalmente richiama la stanze dell'aula capitolare e della cappella al piano terra; la forma quadrangolare, le colonnine innalzate verso il soffitto fino a formare una volta a crociera con al centro un rosone. Altra caratteristica importante è la feritoia grande che si affaccia all'entrata del monastero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al secondo e ultimo piano, abbiamo la sezione etno-antropologica Antonino De Gubernatis e la stanza cartografica e toponomastica. Il museo etno-antropologico presenta tutti gli oggetti di tipo domestico e contadino che richiamano la civiltà siciliana tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento. La stanza è talmente ricca di oggetti che si possono suddividere in strumenti di lavoro (falegnameria, attrezzi agricoli), strumenti di misura (decilitri, e misuratori di liquidi, legumi e cereali), strumenti musicali popolari (trombe, cornamuse e tamburi), capi vestiari, ornamenti religiosi, oggetti da gioco e suppellettili (fiaschi, lucerne, lavabi e altri oggetti).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/mPX1TaewCtA">https://youtu.be/mPX1TaewCtA</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 24 Dec 2024 12:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserve Naturali e Trekking in Sicilia - Riserva Naturale integrale Lago Preola e Gorghi Tondi]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002CF"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva naturale integrale Lago Preola e Gorghi Tondi è un'area naturale protetta situata nel comune di Mazara del Vallo, in provincia di Trapani ed è stata istituita nel 1998. Dal 2011 è riconosciuta zona umida. Sottoposta a tutela già nel 1981 dalla Regione siciliana, diviene riserva naturale nel 1998. Il ministero dell'Ambiente nel luglio 2011 la riconosce anche zona umida tutelata ai sensi della Convenzione di Ramsar, insieme alle limitrofe paludi costiere di Capo Feto. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Naturale-integrale-Lago-Preola-e-Gorghi-Tondi--1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva è un area unica nel suo genere. Si tratta di una zona umida di origine carsica formata da specchi lacustri naturali salmastri, denominati storicamente laghi del Cantarro, circondati da cordoni di vegetazione palustre e dalla vegetazione a macchia mediterranea, che ne ricopre buona parte dei costoni calcarenitici. L’intera area ospita cinque bacini: il pantano Murana, il lago Preola ed i tre Gorghi tondi, alto medio e basso. Il paesaggio agrario circostante è caratterizzato da colture tradizionali, con prevalenza a vigneto ed uliveto. I cordoni di vegetazione palustre che circondano i bacini rappresentano biotopi ideali per flora e fauna, con presenza di piante acquatiche palustri come la cannuccia, lo scirpo, la tifa, il carice ed il giunco. Sui costoni sovrastanti spiccano invece associazioni vegetali a quercia spinosa, lentisco e olivastro, è presente anche una fitta lecceta relitta in località bosco del Cantarro.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Naturale-integrale-Lago-Preola-e-Gorghi-Tondi--2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’origine carsica dei laghi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I cinque bacini lacustri sono di origine carsica. Il carsismo rappresenta il fenomeno di dissoluzione chimica che le acque esercitano sulle rocce solubili (gessi). Quando le rocce soggette al fenomeno carsico vengono a contatto con l’acqua, i minerali che le compongono passano in soluzione e si allontanano dalla roccia stessa. Le acque così si infiltrano attraverso le fratture della roccia, che hanno contribuito ad ampliare con la dissoluzione, scorrono nel sottosuolo, andando a costituire un sistema carsico sotterraneo. Spesso, infatti, nelle aree carsiche si ha una sostituzione dell’idrografia superficiale con una idrografia sotterranea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel caso del Lago Preola e dei Gorghi Tondi la dissoluzione dei gessi si è sviluppata in punti in cui essi erano a diretto contatto con le calcareniti e quindi dove l’acqua contenuta nella falda ha potuto raggiungere i gessi e scioglierli fino a determinare delle grandi cavità. Si sono generate così numerose doline di crollo, presenti nella zona, alcune delle quali hanno raggiunto profondità tali da intercettare la falda freatica e dare origine alle conche lacustri.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Naturale-integrale-Lago-Preola-e-Gorghi-Tondi--3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’area, tra le Zone Umide naturali più importanti della Sicilia Occidentale, presenta una fitta fascia di vegetazione palustre che circonda gli specchi d’acqua e una rigogliosa macchia mediterranea, che ricopre i costoni calcarenitici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il comprensorio del Preola, al momento dell’istituzione della Riserva, a fronte di grandi valenze naturalistiche, presentava tutti i problemi di un ambiente fortemente antropizzato e quasi totalmente in proprietà privata. Inoltre, prima dei vincoli di tutela, non era sfuggito alle bonifiche e ai miglioramenti fondiari dissennati, che pesantemente avevano inciso sull’aspetto naturalistico e geomorfologico dello stesso. L’area era esposta a fenomeni di bracconaggio ed incendi e non erano assenti abusivismo e abbandono di rifiuti. l bacini lacustri risultavano in uno stato di grave sofferenza idrica, anche in conseguenza della prolungata siccità che da molti anni affliggeva il territorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Negli anni le azioni di conservazione e di tutela, avviate dall’ Ente Gestore, hanno permesso di contrastare le tante minacce e di mitigare e ridurre significativamente i tanti fattori di disturbo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal 2004 inoltre le abbondanti piogge, unitamente alla limitazione dei prelievi d’acqua ad uso irriguo, hanno contribuito a restituire vita ai bacini anche nel periodo estivo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Naturale-integrale-Lago-Preola-e-Gorghi-Tondi--Fauna.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sosta e la riproduzione di specie importanti come l' Anatra marmorizzata e la Moretta tabaccata sono certamente da annoverare tra i risultati di tali azioni di tutela e gestione dell’area . Significative anche le attività di ricerca scientifica sull’avifauna sulla popolazione di testuggine palustre, sulle specie alloctone ed invasive, sullo stato dell’ambiente, condotte in collaborazione con Università, Istituti di Ricerca, I’ARPA Sicilia e il CNR, numerose le iniziative di educazione ambientale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un altro importante traguardo è la recente acquisizione al demanio regionale, con un progetto finanziato dal PIR Rete Ecologica, di circa 20 ettari di coltivi e vigneti adiacenti a zone di rilevante intessere naturalistico e che, per la loro vicinanza agli specchi lacustri, incidevano pesantemente sulla frammentazione dell’ecosistema.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Flora</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Naturale-integrale-Lago-Preola-e-Gorghi-Tondi--FLORA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La flora della riserva è rappresentata da un elenco floristica molto eterogeneo, poiché contempla specie ed ambienti ecologici molto vari: aspetti lacustri, palustri, stagnali, ambienti salmastri, formazioni forestali sempreverdi, aree antropizzate e coltivazioni. All’interno del territorio della Riserva sono state complessivamente censite 373 entità infrageneriche spontanee, a loro volta riferite a 71 famiglie e 242 generi. La vegetazione degli specchi d’acqua si articola in cinture concentriche che seguono il gradiente d’umidità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dalla sponda verso il centro del lago si distinguono per prime le comunità idrofitiche quali il Caricetum hispidae, il Bolboschoenetum maritimi, il Typho angustifoliae-Phragmitetum australis. All’interno dello specchio e lungo i fondali più bassi l’aggruppamento a Potamogeton pectinatus quale comunità sommersa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un interessante aspetto di quest‘ultima è presente sul fondo del Preola ed è rappresentato da una comunità crittogamica improntata dalla nitella, alga della famiglia delle Characeae (Aggr. &amp; Nitella sp. ). Questa si insedia sulla parte più profonda del bacino, laddove l’acqua si mantiene per più tempo nascondendosi tra i cespi di Polypogon monspeliensis e Paspalum paspaloides.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sui costoni calcarenitici, che circondano gli specchi lacustri, significativa la presenza della “macchia mediterranea” con specie quali il Leccio che in prossimità del Gorgo Basso presenta formazioni consistenti (quanto resta dell‘antico Bosco del Cantarro), la Quercia calliprina specie ormai molto rara nel bacino del mediterraneo, I’ Olivastro, il Lentisco, il Terebinto, l‘ Erica, la Fillirea, il Carrubo e il Corbezzolo presente con pochi esemplari. Non mancano in questo contesto il Teucrio, il Pungitopo e il Cisto. Presenti nelle radure, ai margini della macchia e negli incolti , il Ramno, la Palma nana, la Disa (Amphelodesma mauritanica), il Timo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inoltre tra le innumerevoli fioriture primaverili che colorano il territorio non mancano orchidee selvatiche quali la Barlia robetiana, I’Ophrys lutea e I’ Orchis italica, gli Anemoni in particolare I‘ Anemone hortensis e le Scabiose come la Scabiosa atropururea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Fauna</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Naturale-integrale-Lago-Preola-e-Gorghi-Tondi--Fauna1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra l’avifauna presente o che frequenta l’area durante i periodi di migrazione: il Cormorano, l’Airone cinerino e l’Airone rosso, la Nitticora, Ia Garzetta, la Cicogna bianca, la Cicogna nera, il Mignattaio; tra le anatre il Fischione, il Codone, l’Alzavola; tra i nidificanti la Moretta tabaccata (specie, prioritaria per le Direttive Comunitarie), lo Svasso maggiore, il Tuffetto, il Tarabusino, il Germano reale, la Gallinella d’acqua e la Cannaiola. Nelle aree agricole sono osservabili il Beccamoschino, il Merlo e il Verzellino, mentre la macchia costituisce rifugio per l’Occhiocotto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Abituali frequentatori dell’area rapaci quali il Falco di palude, il Falco pescatore, l’Aquila minore, la Poiana, il Gheppio, il Falco pecchiaiolo, l’Albanella ed il Grillaio. Tra i rapaci notturni I’Assiolo, il Barbagianni e la Civetta. </span><span class="fs14lh1-5">In autunno i canneti diventano dormitori per migliaia di Rondini prima della migrazione. Di recente l’area è stata ricolonizzata dal Pollo sultano, che avendo trovato condizioni ottimali è tornato a nidificarvi. Per quanto riguarda i mammiferi, di interesse biogeografico è presente l’Istrice, che scava profonde tane nei friabili costoni calcarenitici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Naturale-integrale-Lago-Preola-e-Gorghi-Tondi--Fauna2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altre specie note sono la Martora, la Donnola, la Volpe , il Riccio, la Lepre e il Coniglio selvatico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i rettili sono presenti la Lucertola campestre, il Geco, una buona popolazione di Ramarro, il Biacco e la Matrice dal collare, mentre tra gli anfibi il Rospo comune, il Rospo smeraldino siciliano e il Discoglosso dipinto (specie particolarmente legata agli agrumeti).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di importanza comunitaria e tra i motivi di istituzione della riserva, la specie endemica Emys trinacris Testuggine palustre siciliana (Specie protetta ai sensi della LR. 33 del ’97), considerata a rischio di estinzione e compresa nella RED LIST IUCN, è inclusa nell’allegato II e nell’allegato VI (specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa della Direttiva 92/43CEE).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva vanta un centro sperimentale di riproduzione e nursery per lo studio della biologia della testuggine palustre siciliana (visitabile su prenotazione). Numerose le specie di invertebrati presenti nell’area, tra cui coleotteri acquatici e libellule.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il “Lago Preola” è stato inoltre indicato (F. Marrone, 2004) tra i 9 siti di interesse prioritario in Sicilia per la conservazione della “diversità” della fauna a microcrostacei siciliani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Come arrivare</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva ricade nel territorio del Comune di Mazara del Vallo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Provenendo da Palermo lasciare la A-29 Palermo Mazara allo svincolo per Campobello di Mazara, per la S.S. 115 in direzione Mazara del Vallo. All’altezza del Km 57 lasciare la statale ed immettersi (a sinistra) sulla Strada Provinciale n.85, da qui seguire la segnaletica della Riserva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da Mazara del Vallo si può raggiungere percorrendo la S.S. 115 in direzione Campobello di Mazara. Dopo circa 4 Km, la SS 115 incrocia Ia S.P. n. 85, da qui seguire la segnaletica della Riserva.</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/GaZClwU0K9Q">https://youtu.be/GaZClwU0K9Q</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 22 Dec 2024 08:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da visitare in Sicilia - VALLE DEL BELICE]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Itinerari_in_Sicilia"><![CDATA[Itinerari in Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002CE"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Valle del Belice prende il nome dall’omonimo fiume che la attraversa e occupa un’area compresa tra le province di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Trapani</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> e </span><i><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink"><b>Agrigento</b></a></span></i><span class="fs14lh1-5">. Ospita uno dei siti archeologici più grandi d’Europa, il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-selinunte-e-cave-di-cusa--trapani--" target="_blank" class="imCssLink">Parco archeologico di Selinunte</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, meravigliosa testimonianza della Grecia classica e dello stile dorico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/valledelbelice-cop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E' uno dei territori più belli della Sicilia Occidentale, un territorio collinare che si estende lungo il corso del fiume omonimo. Questa valle possiede tutte le caratteristiche per regalarvi una vacanza perfetta e si riassume in semplici parole: mare, cultura, storia, gastronomia e ospitalità. Dalle incantevoli spiagge alla vegetazione incontaminata, dai siti archeologici alle bellissime Chiese, e infine i luoghi colpiti da un disastroso terremoto dei quali rimangono imponenti rovine. Insomma vi attende un percorso storico-culturale che parte dalla preistoria passando per diverse popolazioni, senza farsi mancare mare e ottima cucina. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/valledelbelice-cop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il tratto che accomuna l’intero territorio è quello del devastante sisma del 1968 che in una notte decimò una importante percentuale del patrimonio storico dei paesi ricompresi nell’area. A tale evento fece seguito una ricostruzione dei centri abitati volta da un lato a preservare quanto era stato risparmiato dal terremoto ma anche e soprattutto a ripensarlo in una nuova ottica ispirata all’arte contemporanea. Immancabile, in questo contesto, è la visita di Gibellina, alla quale dedichiamo una voce separata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Particolari sensazioni evocano gli abitati originari di Poggioreale e Gibellina vecchia che, abbandonati definitivamente dopo il sisma, offrono al visitatore un l’esempio di una vita comunitaria inesorabilmente compromessa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/valledelbelice-cop6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La valle è formata dal bacino idrografico del fiume Belìce costituito dall'unione di due rami, il Belìce Destro (56 km) che nasce presso </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani-da-visitare--piana-degli-albanesi" target="_blank" class="imCssLink">Piana degli Albanesi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, e il Belìce Sinistro (43 km), che scende invece dalla Rocca Busambra. Dopo la confluenza il fiume si sviluppa fino alla costa mediterranea con una lunghezza del corso principale di 95 km. La foce si trova nel comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--castelvetrano" target="_blank" class="imCssLink">Castelvetrano</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Nella prima metà degli anni ottanta il Consorzio per l'Alto e Medio Belìce ha costruito uno sbarramento sul Belìce Sinistro, ai piedi della Rocca di Entella, dando vita a un invaso artificiale, il lago Garcia, che ha contribuito in parte a risolvere i seri problemi di approvvigionamento irriguo delle zone coltivate, divenendo anche un punto di riferimento per lo svernamento degli uccelli migratori.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/beliceuliveti.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La principale risorsa economica della Valle del Belìce è la produzione agro-alimentare e la coltivazione dell'olivo. Le prime tracce di coltivazione di olivo nella Sicilia occidentale risalgono alla dominazione fenicia del VIII secolo a.C. La coltivazione dell'olivo sul territorio continuò poi con l'insediamento dei greci:gli abitanti di Selinunte coltivarono e propagarono l'olivo colonizzando vallate e terre fertili dell'interno, producendo olio, come dimostrano le macine rinvenute vicino al Tempio, risalenti al V secolo a.C. Selinunte, secondo Plinio, fu importante città di commercio verso la Magna Grecia e il Mar Mediterraneo grazie alla propria flotta e alle derrate alimentari provenienti dal territorio: vino, cereali e olio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel XV secolo d.C. si ebbe un incremento della produzione di olio di oliva, in seguito ad una forte migrazione di ebrei nel Trapanese, e nel XVIII secolo d.C. i Borboni impiegarono importanti risorse per aumentare ulteriormente la produzione di olio nell'area, piantando nuovi oliveti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'olivo era una coltura primaria della Valle del Belìce già nel 1600; a partire dal 1700 si è evoluto un ecotipo che nel corso dei secoli successivi ha dato origine a una delle più note cultivar italiane, la Nocellara del Belice, DOP della Sicilia, ma coltivata occasionalmente anche in altre regioni.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/FW2lJQg1vdU">https://youtu.be/FW2lJQg1vdU</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 07:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Barocco del Val di Noto - CATTEDRALE SAN NICOLO' NOTO - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002CD"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Cattedrale di San Nicolò – elevata a Basilica Minore da Papa Benedetto XVI nel 2012 – è di sicuro il luogo di culto più importante nella città di Noto in provincia di Siracusa. La costruzione venne iniziata nel 1693 e terminata nel 1703. E’ stata oggetto di numerosi rifacimenti nel corso della sua vita: l’attuale pianta che oggi possiamo ammirare è oggetto di una profonda ristrutturazione di Cassone, che a fine 800, realizzò una nuova cupola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al suo interno sono custodite gelosamente importanti reliquie, alcune delle quali originarie della “Noto Antica”, come l’urna contenente le spoglie di San Corrado Confalonieri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Cattedrale_San_Nicolo,_Noto_SR,_Sicily,_Italy1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia dell'edificio risale al 1693, quando nell'area dell'attuale Chiesa fu posta l'Arca di San Corrado, patrono della città, per segnare il sito di fondazione della Chiesa Matrice di Noto. I lavori di costruzione iniziarono negli anni Quaranta del Settecento ad opera di maestranze locali ma, con alterne interruzioni dovute soprattutto alla mancanza di fondi, si protrassero fino alla fine del Settecento, con il completamento della facciata sotto la direzione dell'architetto Bernardo Labisi. Grazie al contributo delle nobili famiglie locali, che intervennero con donazioni e lasciti, l'edificio poté essere ultimato. In particolare, Giovanni Di Lorenzo, Marchese del Castelluccio, fu il più importante finanziatore della fabbrica e, a proprie spese, fece costruire nel 1771 la scenografica scalinata a tre rampe che precede la facciata della Chiesa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1818 la Chiesa venne consacrata dal Vescovo di Siracusa e, nel 1844, fu elevata a Cattedrale da Papa Gregorio XVI.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per quanto riguarda la paternità del progetto, per lungo tempo attribuita allo stesso Angelo Italia, architetto palermitano appartenente all'Ordine dei Gesuiti, che collaborò insieme al Duca di Camastra alla ridefinizione urbanistica dei centri del Val di Noto colpiti dal terribile evento sismico del 1693, appare oggi plausibile l'attribuzione del progetto a Rosario Gagliardi, attivo già nel 1728 nella fabbrica del Duomo per la sistemazione delle campane. Tuttavia, il prolungarsi dei tempi di costruzione dell'edificio e il susseguirsi di diverse personalità nell'avanzamento dei lavori, rende tuttora dubbiosa la paternità dell'opera rispetto all'originario progetto gagliardiano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le incongruenze linguistiche che appaiono nel disegno della facciata sono, ad esempio, da considerare sia alla luce degli eventuali ripensamenti intervenuti in corso d'opera, sia come sintesi di ispirazioni e influssi stilistici molteplici, rendendo ancor più difficile la ricostruzione dell'unità progettuale originaria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella presenza delle due torri in facciata e, più in generale, nella conformazione del prospetto, è stato individuato un riferimento al modello chiesastico francese, in particolare alla Chiesa di Saint Luis di Versailles o di Saint Roch a Parigi, che a loro volta ripresero la tipologia di facciata turrita di epoca normanna. E' stato poi identificato un richiamo al Barocco romano nel finestrone al centro del prospetto, inquadrato da una cornice a orecchie e nei portali di forma neocinquecentesca. Infine, è possibile interpretare in chiave autoctona e locale la conformazione delle nicchie e lo slancio verticale del corpo centrale del prospetto, che ricorda il modello di facciata turriforme, che conobbe grande diffusione nell'architettura chiesastica del Val di Noto dopo il terremoto del 1693.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La soluzione finale della facciata ha previsto, dunque, una particolare sintesi degli elementi che interagiscono per dar vita a un capolavoro dell'architettura tardo barocca.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>L’esterno della Cattedrale</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/076-1024x682.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltre la sommità di una maestosa scalinata a tre rampe di origine settecentesca è possibile osservare la facciata della Cattedrale realizzata in stile tardo barocco in pietra calcarea tenera con una marcata nota neoclassicista.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le torri laterali sono riconducibili ad alcune costruzioni francesi del 700, a cui si ispirarono gli architetti del tempo. Qui si possono osservare i “4 Evangelisti” dello scultore Giuseppe Orlando del 1796: tre maestosi portali delimitati da colonne corinzie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’interno della Cattedrale</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/inernicattedralenoto1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’intera struttura è stata sviluppata a croce latina con tre navate, con la centrale più grande rispetto alle laterali. La forma finale – osservabile oggi – è stata ottenuta nel 1889, con la costruzione della cappella del SS. Sacramento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo il terremoto del 1990 e Il crollo del 1996, dovuto ad un grave difetto costruttivo, agli interni della Cattedrale venne restituito l’originario candore di un tempo. Nell’abside centrale troviamo due troni vescovili in legno scolpito e dorati, risalenti al XVIII – XIX secolo, un coro ligneo e, al centro della pavimentazione, lo stemma in marmo del Vescovo Angelo Calabretta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’altare maggiore è realizzato in marmi policromi e presenta un trittico raffigurante San Nicolò al centro, San Corrado a sinistra e San Guglielmo a destra. L’interno fu affrescato dal torinese Nicola Arduino e dal bolognese Armando Baldinelli fra il 1950 e il 1956, grazie a un voto del sindaco della città di Noto a San Corrado Confalonieri, durante la guerra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Opere della Cattedrale di Noto</b></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/noto-chiesa-montevergine.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Opere navata destra:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fonte battesimale in marmi policromi, Immacolata con Santi Martiri, dipinto olio su tela (sec. XVIII);</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Adorazione dei pastori, dipinto olio su tela, Giovanni Bonomo (1783); </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Vergine Maria, bassorilievo (sec. XVI), Santa Lucia e Sant’Agata, decorazione e scultura in stucco ad Assenza (1924);</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Consegna delle chiavi di San Pietro, olio su tela, G. Patania (1827). Sull’altare nel transetto destro si trova una statua in legno dorato policromo raffigurante San Nicolò (XVIII secolo);</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cappella di fondo della navata destra custodisce la prestigiosa arca cinquecentesca in legno rivestito in lamina d’argento, contenente le spoglie del Santo Patrono della città e della Diocesi di Noto: Corrado Confalonieri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/basilica-san-nicolo-interni-1024x683.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Opere navata sinistra:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Miracolo di San Francesco di Paola Costantino Carasi (sec. XVIII);</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spasimo di Sicilia, dipinto olio su tela, Raffaele Politi (1809);</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sacro Cuore, scultura lignea policroma (sec. XIX);</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Madonna e anime purganti, attr. Costantino Carasi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sull’altare del transetto sinistro è collocato un Crocifisso, in legno policromo, proveniente dalla Chiesa della SS. Provvidenza in Noto Antica.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 07:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Giarratana - Ragusa -]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000012F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giarratana è uno dei più piccoli centri abitati della provincia di Ragusa, &nbsp;che conta circa 3000 abitanti. Denominata “Perla degli Iblei” si estende in modo ordinato e armonico, quasi incastonata tra monti e piani. In fondo a questa pagina troverai il video del Borgo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Giarratana_Panorama1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il suo territorio, prevalentemente montuoso e di forma allungata in direzione nord-ovest/sud-est e assai irregolare, costituito da vulcaniti e da rocce sedimentarie, si estende, per circa 46 kilometri quadrati, dalle pendici del Monte Lauro (un antico vulcano attivo più di 1,8 milioni di anni fa) fino ai pressi della diga di Santa Rosalia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giarratana vanta origini molto antiche. &nbsp;Alcuni ritengono che la sua progenitrice sia da ricercare nell’antica Casmene, città greca, fondata nel 644 a.C, &nbsp;da &nbsp;Siracusa sul Monte Casale e &nbsp;che, assieme ad Acrai e a Camarina, costituiva una delle tre roccaforti per la difesa delle coste della Sicilia orientale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/giarratanaantica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le origini di Giarratana sono antichissime. Il paese, prima del terremoto del 1693, si trovava in un sito diverso, chiamato ora Terravecchia. Nei suoi dintorni sono state scoperte delle stazioni preistoriche, come quella di Scalona, risalente al secondo millennio a.C. e Donna Scala, di un periodo piú recente. ln queste stazioni si ha già l'evidenza Storica che la zona è stata abitata da popoli antichi, sicuramente dei Siculi.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'abitato che ha dato i migliori risultati archeologici è quello di Monte Casale, nei pressi di Monte Lauro. Qualcuno vuole che sia Acrilla, altri Herbessus, ma piú probabilmente si tratta di Kasmenai, la mitica città fondata dai greco-siracusani, al limite dei loro domini, e che svolgeva per la sua eccezionale posizione un mirabile ruolo strategico-militare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non si hanno documenti anteriori al periodo normanno, ma solo notizie della loro esistenza. Le prime notizie storiche di Giarratana, fanno supporre che sia appartenuta, assieme alla contea di Ragusa, a Goffredo, figlio del conte Ruggero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/giarratanaantica1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel periodo svevo Enrico VI, re di Sicilia, donò la cittá nel 1195 a Rinaldo Acquaviva, suo familiare. Sotto Manfredi ne era signore Gualtiero di Caltagirone, cui confermò il possesso Pietro I d'Aragona, dopo la cacciata dei Francesi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo il periodo chiaramontano la contea di Modica passò al Cabrera, il quale aggiunse alla contea anche Giarratana ed altre cittá, costituendo per la prima volta l'intero territorio dell'attuale provincia. Ma Cabrera, dopo un periodo di disgrazia, per pagare i debiti, dovette vendere oltre ad altre città, anche Giarratana a Guglielmo e Nicolò Casasagia, ricomprata poi da Simonetto Settimo nel 1454. Questa famiglia possedette Giarratana per parecchio tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'antica Cerretanum con il terremoto dell'11 gennaio del 1693 ebbe 541 morti e l'abitato fu "demolitum totum". Fu allora deciso di ricostruire la nuova Giarratana su un colle vicino detto Poju di li ddisi, dove attualmente si trova, piú esposta al sole e in posizione più felice. </span><span class="fs14lh1-5">Dopo la ricostruzione la storia di Giarratana si accomuna a quella di tutta la provincia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/giarratana3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cittadina è ben tagliata, con vie diritte e ampie che dal piano salgono fino alla parte più alta, “u cuozzu” dove si trova l’attuale centro storico che &nbsp;costituisce il cuore storico per eccellenza, custodisce la memoria atavica degli abitanti e viene presentato come un prezioso incunabolo ai visitatori attraverso il Museo a Cielo Aperto, diario vivente degli usi, costumi e tradizioni del popolo giarratanese, anche grazie alla assoluta fedeltà nella riproduzione degli ambienti tradizionali che possono realmente essere “rivissuti” dai visitatori e grazie all’ utilizzo di autentici utensili, suppellettili e costumi d’epoca, ufficialmente censiti e catalogati dalla Sovrintendenza ai beni culturali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/giarratana4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“Il Museo a Cielo Aperto” a comprova della straordinaria peculiarità che caratterizza il sito, ha ricevuto la prestigiosa denominazione (e relativo vincolo) di bene demo-etno-antropologico Ibleo da parte della Soprintendenza ai beni culturali su istruttoria del Centro Internazionale di etno-storia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non meno preziose sono le Chiese che sovrastano il centro urbano di Giarratana: la chiesa di S. Antonio Abate, tipicamente barocca, con il prezioso pavimento di pietra asfaltica e ceramiche originali del XVIII secolo, nonché i pregiati stucchi in oro zecchino; la Chiesa di S. Bartolomeo, anch’ essa di stile barocco, luminosa di marmi, &nbsp;ricca di motivi floreali in stucco e di pregevoli affreschi; ed infine la Chiesa Madre – Maria SS. Annunziata e S. Giuseppe, con facciata neoclassica, pianta basilicale a croce latina, con un interno semplice ed austero e la Chiesetta della Madonna delle Grazie piccola architettura neo classica sita all’ingresso del paese lato est.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/cipollagiarratana.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le specialità gastronomiche troviamo il Torrone bianco, un prodotto tipico della cucina giarratanese. Il torrone è fatto di materie prime selezionate, le mandorle e il miele più fine, che composti insieme rendono il gusto tipico di questo torrone, bianco come la cipolla. Nessun conservante e aroma naturale, ma solo tutto il sapore del miele e delle mandorle locali. Nelle tavole calde e nei ristoranti si trova cucinata la Cipolla di Giarratana, prodotto tipico, secondo una miriade di ricette tradizionali; in agrodolce, oppure semplicemente arrostita con l’olio extra vergine d’oliva, per esaltarne al massimo tutto il gusto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/giarratanachiese.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le chiese: quella di San Bartolomeo Apostolo, quella di S. Antonio Abate e la Chiesa Madre.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La prima, del XIII secolo, è un tipico esempio di barocco siciliano: l'interno, basilicale, a tre navate, ospita stucchi ed affreschi di pregevole fattura. Scene del Nuovo Testamento risalenti al 1836 si trovano nella volta della navata centrale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La seconda, in posizione elevata, ricostruita verso il 1748, presenta un bel gioco di lesene e semicolonne. Anche qui, da sottolineare la bellezza degli stucchi e di alcune statue, tra le quali quella della Madonna della Neve, patrona del paese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La terza, la Chiesa Madre, dal prospetto tozzo, e dalla facciata tardo-rinascimentale, ha mura perimetrali molto larghe. Tra le maggiori opere dell'interno ricordiamo la pala dell'Annunziata, del 1790, quella delle Anime Purganti, la statua di San Giuseppe e quella in legno di San Bartolomeo, ritrovata nella Giarratana antica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/giarratanadiga.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella parte alta della città possiamo vedere i ruderi del castello del 1703. Se lasciamo Giarratana in direzione di Palazzolo Acreide, percorrendo una strada che sale a Monte Lauro, possiamo fare sosta a Casmene, colonia siracusana fondata nel 644, poi decaduta e abbandonata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scendendo verso Ragusa si ha modo di vedere il bacino di una diga attorniata da splendidi panorami.</span><br></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTACenter"><b class="fs12lh1-5"><i>Guarda il Video del Borgo</i></b></div></div><a href="https://youtu.be/wdyvmHWvub8">https://youtu.be/wdyvmHWvub8</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 15 Dec 2024 07:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e Leggende della Palermo Sotteranea - I BEATI PAOLI]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002CC"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia dei Beati Paoli, setta segreta palermitana che lottava contro i soprusi dei potenti, è parte integrante della tradizione locale e nonostante siano passati molti secoli occupa ancora un posto importante nell’immaginario collettivo dei palermitani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un alone di mistero avvolge il mito della congrega che, secondo quanto trascritto dal marchese di Villabianca, era composta dai Vendicosi (vendicatori), uomini che alla fine del XII secolo agivano come giustizieri “fai da te”, processando e condannando a morte chi abusava del proprio potere e sottometteva i più deboli.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/beatipaoli1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo alcune ipotesi, il nome della setta proviene da una congregazione di persone religione (“beati”) devote a San Francesco di Paola (“Paoli”). Infatti questi uomini, vestendosi come monaci, passavano inosservati nelle chiese e di giorno apprendevano gli abusi da vendicare durante la notte. La congrega, dopo aver prelevato, incappucciato e processato il colpevole, lo pugnalava a morte e tramite dei passaggi sotterranei riusciva a muoversi in segreto per la città, attraverso i cunicoli che si estendono dalla chiesa di Santa Maria di Gesù alle mura di Porta d’Ossuna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/beatipaolinewn1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il tribunale in cui i Beati Paoli si riunivano era una grotta circolare in cui erano presenti un sedile in pietra ricavato dalla roccia, un pozzo e una nicchia che probabilmente rappresentava uno dei passaggi segreti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il covo era immerso nel Capo, mercato storico e folkloristico di Palermo, ed era accessibile da un passaggio all’interno del Palazzo Baldi-Blandano, in Via Beati Paoli (oggi invece è possibile arrivarci dal Vicolo degli Orfani, tramite un piccolo ingresso). Tale grotta faceva parte delle cavità del letto del fiume Papireto e diverse sono le supposizioni riguardo il suo uso nei secoli, si pensa possa essere stata utilizzata per riunioni segrete, per rifugiarsi durante le guerre o per rinfrescarsi durante le calde giornate estive.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si tratta di avvenimenti storici realmente accaduti? Le fonti da cui provengono le informazioni sulla setta si basano sulle tradizioni orali, quindi tutt’oggi non è chiaro se si tratti di mito o storia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/beatipaoli3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nasce tutto dall’immaginario di un popolo stanco dei soprusi dei potenti o sono esistiti veramente uomini che lottavano contro il potere operando con una giustizia “fai da te”?</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Domande a cui non si può dare nessuna risposta definitiva, possiamo solo limitarci a raccontare quello che si conosce di questa setta che, malgrado siano passati cinque secoli, continua ancora a far parlare di sé. Lasciamo che il racconto corra su un invisibile filo sottile che a volte sfiora la leggenda e altre sembra affondare le sue certezze nella storia….</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/beatipaoli5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non si sa in quale epoca sia nata questa setta. Il marchese di Villabianca, il più attendibile scrittore che si è interessato a questa congrega, le cui fonti si basavano sulle tradizioni orali e che ha trascritto negli “Opuscoli Palermitani”, riteneva che le sue origini risalissero alla fine del XII secolo e che fosse nata con il nome di “Vendicosi” ovvero “Vendicatori”. </span><span class="fs14lh1-5">Solo tra il XV ed il XVI secolo che si inizia a parlare dei Beati Paoli. Anche l’origine del nome, “Beati Paoli”, &nbsp;è avvolto nel mistero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si sono fatte le più disparate ipotesi, ma quella che sembra più accreditata fa riferimento ad una congregazione devota di San Francesco di Paola, il termine “beato” invece indicherebbe una persona religiosa. Ed infatti durante il giorno, per potere apprendere meglio i fatti che succedevano, questi uomini andavano vestiti come monaci, aggirandosi liberamente nelle chiese e, fingendo di pregare, venivano a conoscenza dei fatti su cui intervenire. </span><span class="fs14lh1-5">La notte complottavano su ciò che avevano visto e sentito e mettevano a punto la vendetta. I loro verdetti erano inappellabili e spietati e per chi veniva condannato a morte non c’era via di scampo. Veniva prelevato, incappucciato e portato al cospetto del capo. Subito dopo un “processo” sommario, la sentenza veniva eseguita: il colpevole veniva pugnalato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli adepti di questa setta processavano chi abusava del proprio potere o della particolare posizione sociale per commettere soprusi ai danni dei più deboli e indifesi, ma si prestavano anche ad eseguire vendette personali e delitti comuni, forti dell’alone di mistero che li circondava.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta-dei-beati-paoli-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il leggendario tribunale dei Beati Paoli, dove la setta si riuniva, si trovava immerso nel caotico trambusto di uno dei più animati mercati storici di Palermo, quello del Capo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ sempre il Villabianca che ne indicava l’ingresso da palazzo Baldi-Blandano, sull’attuale via Beati Paoli, dove attraverso un passaggio situato al primo piano dell’ingresso di questa casa, si arrivava ad un baglio scoperto, e il piano in cui si camminava non era altro che il tetto di una grotta sottostante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questo antro, oggi vi si arriva attraverso un piccolo ingresso che dà sul vicolo degli Orfani dove c’è ancora una vasca seicentesca. </span><span class="fs14lh1-5">L’interno del presunto covo si presenta come una stanza circolare attorniata da un sedile in pietra ricavato nella stessa roccia; in fondo alla stanza vi è un pozzo, mentre su una parete una nicchia fa pensare ad un ulteriore passaggio segreto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il luogo in cui si riuniva la congrega dei Beati Paoli è comunque un dedalo intricato di ampie cavità sotterranee probabilmente appartenente a una necropoli cristiana del IV-V secolo d.C., che dalla chiesa di Santa Maruzza, come affettuosamente viene chiamata dalla gente del luogo la chiesa di Santa Maria di Gesù, e la via degli Orfani arriva fino alle antiche mura di Porta d’ Ossuna.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Attraverso questi cunicoli i leggendari incappucciati potevano muoversi facilmente in gran segreto per la città, rendendosi invisibili e imprendibili, alimentando così il loro mito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/beatipaoli6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La grotta così come si vede, lascia uno spiraglio ad altre &nbsp;ipotesi che contrastano con quella che avvolse di tanto mistero la fatidica setta. Essa fa parte, infatti, di un complesso di cavità di quello che era il letto naturale del fiume Papireto, ricavata in un grosso blocco di calcarenite, sulla sua riva sinistra. Nei secoli fu usata come luogo di riunioni segrete, o come immondezzaio privato, o anche come rifugio durante le incursioni aeree della seconda guerra mondiale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Infine, proprio per la presenza &nbsp;del pozzo, si pensa che la funzione principale che ebbe fin dal XVI secolo, fu quella di “camera dello scirocco” usata come zona di refrigerio durante le grandi calure estive.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/s-l640.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Su tutta la storia di questa misteriosa congrega c’è da dire comunque che la storia romanzata dello scrittore Natoli, con il suo libro edito per la prima volta nel 1909, ha aiutato ad accrescere la leggenda, sapendo miscelare fantasia e realtà, egli ha lasciato che i Beati Paoli continuassero ad occupare, allora come ora, un posto importantissimo nell’immaginario collettivo dei palermitani.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video racconto</span></div></div><a href="https://youtu.be/0Vr2HDmWZqM">https://youtu.be/0Vr2HDmWZqM</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 06:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi   di Sicilia: Leonforte - Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000182"><div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Leonforte è situata al centro del sistema montuoso degli Erei, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Il Borgo si estende lungo il pendio di una collina ed ha un'altezza che va dai a 600 metri s.l.m. della zona storica ai 700 metri s.l.m. dei quartieri di più recente costruzione. Leonforte dista solo 22 km dal capoluogo di provincia, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--enna" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a>. Storia In questi luoghi sorgeva l'antico insediamento di Tabas o Tavaca. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzo_Branciforte_LEONFORTE.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il dominio Bizantino e in seguito quello Arabo, poco lontano, fu edificato un castello, detto di Tavi, e si formò un casale nelle sue vicinanze; furono introdotti sistemi razionali per l'irrigazione delle colture e numerosi mulini sfruttavano l’abbondanza delle acque. Con la conquista Normanna il feudo passò da un signorotto all'altro fino a quando, nel XV secolo, pervenne alla famiglia Branciforti. Nel 1610, con «licentia populandi», Nicolò Placido Branciforti pensò di sfruttare al massimo le potenzialità del fertile territorio, ricco di acque e di mulini, fondandovi una città che chiamò Leonforte in omaggio al blasone della sua casata (leone rampante che regge lo stendardo con i moncherini delle zampe ed il motto «in fortitudine bracchii tui») ed elevando il possedimento al rango di principato nel 1622. Il principe Nicolò Placido Branciforti apparteneva ad una delle più importanti famiglie nobiliari di Palermo. Fu uomo di molto valore e di virtù, quinto Conte di Raccuia, secondo Signore di Cassibile, settimo Barone di Tavi, Cavaliere dell'ordine di S. Giacomo sotto il re Filippo III e primo Duca di Mascalucia. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/2LEONFORTE.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel settore monumentale è rilevante la Chiesa dei Cappuccini eretta nel 1630 che conserva due statue opere del Gagini (1478-1536), la lastra tombale in bronzo del principe Nicolò Branciforte e il sarcofago della principessa Caterina Branciforte entrambi del XVII° secolo.</span></div><div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Leonforte</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Chiesa Madre</span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiesa_Madre_Leonforte.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="fs14lh1-5"><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Chiesa e Convento dei Padri Cappuccini (mausoleo dei Branciforti che fa da cornice al sarcofago della Principessa Caterina Branciforti morta nel 1634. Inoltre, è custodita la tela di Pietro Novelli – pregevole capolavoro raffigurante la elezione di Mattia all’apostolato)</div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/3LEONFORTE.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Chiesa della Madonna del Carmelo</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Chiesa di S.Stefano</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Chiesa di S.Antonino</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Chiesa di Santa Croce</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Chiesa della Madonna della Carità</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Chiesa della Mercede</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Chiesa di S.Giuseppe, con affreschi e una tela del Borremans</div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiesa_di_San_Giuseppe,_Leonforte_-_Guglielmo_Borremans,_affresco_sul_cappellone_absidale.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Chiesa di S.Francesco di Paola</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Chiesa dell’Annunziata</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Chiesa del SS.Salvatore</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Chiesa della Madonna della Catena</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Palazzo Branciforti</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Villa Comunale (Branciforti)</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Scuderia (Branciforti)</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Piazza 4 novembre</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Villa Bonsignore</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Giardino e Fontana delle ninfe</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Palazzo Gussio</div></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify">Castello di Tavi</div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/granfonteleonforte1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Gran Fonte di Leonforte </span><span class="fs14lh1-5 cf1">Fontana dei 24 Cannoli</span><span class="fs14lh1-5">, un tempo abbeveratoio pubblico, fu costruita sui ruderi di un antica fontana tra il 1649 il 1652.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si estende per 24 m ed è composta da 24 cannelle bronzee che riversavano la loro acqua nella vasca sottostante, tanto da essere nota dalla gente del posto con il nome di “vintiquattru cannola”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Costruita in pietra dorata, è caratterizzata da una serie di arcatelle a tutto sesto coronate da un frontone con lo stemma della famiglia dei Branciforti. L’opera sorge nell’omonima via e fino alla prima metà del ‘900 fu utilizzata anche come abbeveratoio per il bestiame e lavatoio pubblico. Secondo un cronista del Settecento, l’opera fu ispirata ad una fontana di Amsterdam e fu fatta realizzare in stile barocco dal Principe Nicolò Branciforti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/7OSpqIGUADo">https://youtu.be/7OSpqIGUADo</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Dec 2024 06:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da visitare a Catania - GIARDINO BELLINI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002CB"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Villa Bellini è il principale giardino pubblico della città. Occupa una superficie di 70.942 mq e deriva, attraverso vari processi di ampliamento e riadattamento, da un antico giardino settecentesco, del quale oggi restano poche tracce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardinobellini1b.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Occupa, nel suo complesso, una superficie di 70.942 mq all'interno della quale si dispongono, aiuole fiorite, piazze per manifestazioni sportive e musicali, panchine per il riposo e la lettura, viali ombreggiati e fontane. Una parte dello spazio, oggi occupato dalla villa, costituiva l'antico "Labirinto", pittoresco giardino che circondava un edificio realizzato, nel ‘700, da Ignazio Paternò Castello principe di Biscari. L'abitudine di costruire giardini con percorsi intricati nei quali gli ospiti si potessero facilmente smarrire, era una delle tante mode diffuse nell'Europa del Settecento quando si fondevano e convivevano la razionalità e la fantasia, il gusto per le ‘meraviglie' e il rigore scientifico. Intorno alla metà dell'Ottocento il Comune di Catania acquistò la villa della famiglia Paternò Castello per costruirvi un parco pubblico. Negli anni successivi furono acquisiti nuovi terreni per dare ancora più spazio al giardino e consentire alla popolazione catanese di recarsi in un grande luogo verde, ricchissimo di decorazioni floreali, palmizi, alberi centenari e fontane. Tra le pagine di una breve ma essenziale guida di Catania, edita nel 1899, troviamo una gustosa descrizione del giardino che, sin dalla sua apertura, fu considerato uno dei più belli d'Europa. "Il Giardino Bellini è il ritrovo più simpatico e ameno della città. La sua posizione è incantevole.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardinobellini2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Villa Bellini è costituita da due colline: quella a nord, nota come la Collina del Salvatore e circondata da un viale, era famosa per la presenza di un padiglione in legno di ciliegio, tondeggiante, costruito in stile Liberty ed erroneamente chiamato Chiosco cinese, perché era stato un dono dell’imperatore cinese; al suo interno era stata predisposta una bella biblioteca. Questo padiglione purtroppo fu abbandonato a se stesso, quindi ricostruito alla fine degli anni 80 e nel 2001 fu devastato da un incendio e dunque mai più ricostruito. Vi è poi un viale pedonale collegato da stradine adornate di siepi e piazzole con fontanelle e panchine ritirate. Il Chiosco in ferro battuto si trova sulla collina a sud, è stato edificato in stile moresco nel 1879 ed è noto come “Chiostro dei concerti” o “della musica” in quanto, fino al 1958, vi si tenevano dei concerti di musica classica. Prima del termine dei lavori, fu deciso di dedicare parte del giardino agli uomini illustri di Catania, tra essi Giuseppe Mazzini, il busto del primo legislatore catanese, quello dello scrittore Giovanni Verga, di Empedocle, di Luigi Capuana e di Mario Rapisardi. Il Viale degli uomini illustri si trova sul lato ovest, dove giace una scalinata, a capo della quale è presente un orologio solare dodecaedrico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardinobellini1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Villa Bellini venne fatta costruire per volere del Principe Ignazio Paternò Castello nel Settecento. Nel 1854 venne acquistata dal comune di Catania che decise di restaurarla, affidando i lavori all’architetto catanese Landolina. </span><span class="fs14lh1-5">Nel 1880 venne inaugurato il Viale degli Uomini Illustri (una serie di busti eretti su colonne raffiguranti vari personaggi importanti della storia italiana e catanese):</span><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Busto di Federico De Roberto;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Busto di Giovanni Verga;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Busto di Mario Rapisardi;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Busto di Luigi Capuana;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Busto di Angelo Musco;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Busto di Nino Martoglio;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Busto di Giovanni Grasso;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Busto di Stesicoro;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Busto di Francesco Paolo Frontini;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Busto di Gaetano Emanuel Cali;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Busto di Francesco Pastura.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardinobellini3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Diversi ponticelli, costruiti con vera eleganza, i sottopassaggi, un tunnel, le aiuole fiorite, i praticelli erbosi e ricchi di ogni specie di fiori, la fontana, il piazzale che divide le due colline, tutto si fonde per trasformare questo meraviglioso giardino in un luogo di delizie. Nell'estate vi si godono pomeriggi freschi, col riparo degli alti ed ombrosi alberi: meravigliosi tramonti per la calda orientale vivacità dei loro riflessi; le serate si passano deliziosamente, quando sciami di signore popolano la villa illuminata fantasticamente e riccamente". Queste parole possono, ancora oggi, essere considerate pertinenti; l'atmosfera che si respira nella villa Bellini è la stessa che animava l'entusiasmo del nostro scrittore di guide. Nel 1932, l'antico ingresso sulla via Etnea venne reso monumentale; sempre quell'anno fu innalzato il cavalcavia sulla via Sant'Euplio e fu realizzata la grande vasca circolare nella quale vennero messi a dimora alcuni bellissimi cigni bianchi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardinobellini4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il patrimonio botanico di Villa Bellini consiste, tra alberi e arbusti, in 106 specie di piante prevalentemente di origine esotica. Diversi sono gli esemplari ultracentenari che, per la loro maestosità, rendono pregevole il giardino. </span><span class="fs14lh1-5">Villa Bellini si presenta come un giardino formale e in parte bisimmetrico. La flora, per lo più di tipo subtropicale, è costituita da elementi che, tranne poche eccezioni, hanno ampia diffusione nel paesaggio verde cittadino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In misura quantitativamente minore sono rappresentate specie del contingente mediterraneo (Ulmus canescens,Quercus ilex, Pinus halepensis, P. pinea, Cupressus sempervirens, Viburnum tinus).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono presenti 106 specie, appartenenti a 83 generi e 54 famiglie; tra queste meritano menzione le numerose palme (Chamaerops humilis, Ph. canariensis, Ph. reclinata, Livistona chinensis, L. australis, Washingtonia filifera, W. robusta, Erythea armata, Trachycarpus fortunei, Howea forsteriana), varie specie di Araucaria (A. heterophylla, A. bidwillii,, A. columnaris A. cunninghamii) e Ficus (F. magnolioides, F. microcarpa, F. elastica), imponenti esemplari di Sophora japonica, Cupressus sempervirens, Phytolacca dioica, nonché filari di Platanus x hybrida e Schinus molle, componenti principali delle alberature dei viali. Negli ultimi anni la villa Bellini accoglie spettacoli prestigiosi che allietano le serate dei catanesi e dei visitatori italiani e stranieri.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardinobellini5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli ingressi della villa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1932 venne inaugurato il monumentale ingresso situato in via Etnea, ad oggi divenuto l’ingresso principale del parco Bellini. L’ingresso della via Etnea si presenta attraverso una lunga scalinata, affiancata da aiuole che conducono ad un piccola piazza con al centro una vasca piena d’acqua, dove una volta era occupata da cigni.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molto scenografico è il grande orologio, il cui quadrante è costituito da piante sempre verdi, situate sulla collinetta. Il giardino Bellini ad oggi è il principale luogo di relax della città di Catania, grazie anche ai vari servizi che la struttura ospita al suo interno come la bambinopoli, servizi igienici, attrezzature sportive (anche per disabili) e un chioscobar. La Villa Bellini possiede un ulteriore ingresso da Piazza Roma, facilmente raggiungibile percorrendo il Viale Regina Margherita o il Corso Italia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Orari e giorni d’apertura</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Villa Bellini di Catania è aperta nel periodo Estivo dal Lunedì alla Domenica dalle ore 6.00 alle 23.00, nel periodo Primaverile ed Autunnale dal Lunedì alla Domenica dalle ore 6.00 alle 22.00, mentre nel periodo Invernale dal Lunedì alla Domenica dalle ore 6.00 alle ore 21.00. L’ingresso al parco Bellini è gratuito.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/WpZju8T-rHo">https://youtu.be/WpZju8T-rHo</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 08 Dec 2024 06:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa fare a Natale in Sicilia - IL PRESEPE VIVENTE DI SUTERA, Sutera, Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000348"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Presepe Vivente di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani---sutera--caltanissetta-" target="_blank" class="imCssLink">Sutera</a></i>, splendido Borgo in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, &nbsp;rappresenta una vera e propria tipicità riconosciuta come De.Co. (Denominazione Comunale). La particolarità del presepe suterese risiede nel connubio tra misticismo, cultura e storia, rendendolo unico nel suo genere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si definisce “il presepe nel presepe” per la sua organizzazione che ha luogo presso il bellissimo quartiere arabo di Rabato, grazie al quale Sutera si annovera come uno dei Borghi più belli d’Italia. Lo stile arabo del posto, gli stretti vicoli, i piccoli balconi, le finestrelle strette e lunghe, la continuità delle mura, </span><span class="fs14lh1-5">accompagnate da un’atmosfera di calde luci e antichi suoni, rendono l’evento suggestivo e caratteristico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/presepeviventesutera1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il quartiere più antico del paese di Sutera, il Rabato, durante il periodo natalizio, si trasforma in presepe. Tutto il quartiere ben si presta alla manifestazione, con le sue case disabitate le sue strade strette e i suoi numerosi vicoli. Nel quartiere si “rimettono in scena” tutti gli avvenimenti che hanno preceduto la nascita di Gesù, la nascita stessa e nel giorno finale, il 6 gennaio, l’arrivo dei magi. &nbsp;È un avvenimento davvero molto suggestivo che ogni anno richiama numerosi visitatori a passeggiare tra le strade e ad osservare botteghe dove gli artigiani instancabili lavorano.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Gruppi musicali si esibiranno per allietare la magica passeggiata per le strade del Rabato dove sarà possibile anche degustare gli antichi sapori del posto “li ciciri”, “lu pani cunzatu”, “la minestra di maccu” e la “guastedda”. È possibile visitare questo posto e assistere al presepe vivente nei giorni 25, 26, 27 e 28 dicembre e il 2, 3,5 e 6 gennaio.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/presepeviventesutera2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il dedalo di viuzze, le case in calce bianca, le calde luci ed i profumi del cibo creano l’atmosfera ideale per questo Presepe Vivente che vanta l’onore di essere iscritto al R.E.I ( registro delle eredità Immateriali) della regione Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La notte del 24 dicembre Giuseppe e Maria bussano a 40 porte per cercare riparo per la notte…la scena si conclude con la Santa Messa e l’omaggio alla grotta della Natività da parte di tutti i figuranti ed i fedeli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lungo il percorso ed in prossimità della grotta è allestito un villaggio contadino con attrezzi del passato e vengono riproposti i momenti tipici della civiltà contadina dei primi del ‘900, con la creazione di ambienti e lavori che il tempo e la storia hanno cancellato, e sarà impossibile resistere al profumo e all'assaggio dei piatti tipici come “ Li Ciciri” “ Lu Pani Cunzato” la minestra di “maccu” e la “guastedda.”<br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/presepeviventesutera3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tradizione</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La notte del 24 Dicembre due attori rappresentanti Giuseppe e Maria si recano in 40 postazioni sparse per le vie del paese, bussando alla porta per cercare riparo in cui passare la notte, vivificando la rappresentazione sacra. La ricerca si conclude con l’arrivo in Chiesa Madre, in cui nel corso della notte viene celebrata la Santa Messa. La rappresentazione del presepe vivente si svolge in paese nel corso delle festività natalizie, solitamente nei giorni del 25, 26, 27, 28 dicembre e dal 3 al 6 gennaio. Il luogo scelto per rivivere i momenti sacri è una grotta, in cui vengono riproposti i momenti tipici della civiltà contadina dei primi del Novecento. Qui si ricreano scene e ambienti di un tempo che la storia ha pian piano cancellato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/presepeviventesutera4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante lo svolgimento si possono ammirare i momenti in cui i figuranti, vestiti con abiti tipici, emettono gridi, voci e compiono azioni manuali tipici della Sicilia del primo Novecento. Vi prendono parte uomini e donne che intrecciano cestini di vimini ( i “pananara”); o riparano quei piatti che un tempo non venivano gettati ( i “conzapiatta”). Altre donne poi rappresentano le tessitrici; vi sono poi anche i pastori (“i picurarara”). Durante i momenti delle rappresentazioni si possono assaggiare i prodotti tipici della zona come i ceci, il pane condito, la minestra di fave e la tradizionale “guastedda”, ovvero la pagnotta.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Visitare il presepe vivente di Sutera significa anche viaggiare nella memoria di un passato che non si vuole dimenticare, un passato che ogni anno ritorna con tutto il fascino, delle sue luci delle sue musiche e dei suoi sapori.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I riconoscimenti</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Presepe Vivente di Sutera ha ricevuto numerosi titoli e riconoscimenti. Per questo è entrato a far parte del Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana. Conta ogni anno un numero di oltre 20.000 visitatori, rendendo l’evento di portata nazionale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Presepe vivente di Sutera</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/mbyobi22kuE">https://youtu.be/mbyobi22kuE</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 05 Dec 2024 06:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali in Sicilia - MONTALBANO ELICONA, Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002CA"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Ritmi lenti, antiche tradizioni e un castello che domina il borgo medievale, con l'</span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?etna-" target="_blank" class="imCssLink">Etna</a></i><span class="fs14lh1-5"> e le </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Eolie</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> sullo sfondo, tutto questo é MONTALBANO ELICONA, in </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Messina</a></i><span class="fs14lh1-5">, un tesoro nascosto tra le cime dei Monti Nebrodi. </span></span><span class="fs14lh1-5">Situato &nbsp;a 907 metri di altitudine sull’antica strada romana e medievale (tutt’oggi esistente) che collega la costa tirrenica a quella ionica della Sicilia nord orientale. Il territorio si estende da un lato verso l’altopiano dell’</span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?bellezze-di-sicilia--l-altipiano-dell-argimusco" target="_blank" class="imCssLink">Argimusco </a></b>(sito megalitico) dove boschi millenari (come la </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?la-sicilia-che-incanta--riserva-naturale-orientata-bosco-di-malabotta" target="_blank" class="imCssLink">Riserva Naturale Orientata Bosco di Malabotta</a></b></span><span class="fs14lh1-5">) offrono al visitatore uno scenario di incomparabile bellezza; dall’altro degrada dolcemente verso il mar Tirreno accompagnando lo sguardo fino alle isole Eolie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/montalbanoielicona1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il borgo è caratterizzato dalla presenza, nella parte antica dell'abitato, di un antico Castello (che fu residenza estiva di re Federico II di Aragona) che domina un tessuto urbano medioevale irregolare e tortuoso, che si snoda su e giù per i vicoli adattandosi alla conformazione del promontorio roccioso. Le piccole case costruite in pietra arenaria sono colme di storia autentica. Edificato su preesistenze bizantine e arabe, il Castello è costituito in alto da un fortilizio normanno-svevo e in basso dal palatium fortificato svevo-aragonese. All’interno del castello vi è la cappella reale di epoca bizantina, che custodirebbe secondo alcuni studiosi le spoglie di Arnaldo da Villanova, una delle figure più importanti del suo tempo, medico, alchimista e riformatore religioso, morto nel 1310. Il Castello è oggi di proprietà comunale e viene utilizzato per mostre e convegni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/montalbanoielicona2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Che il suo nome derivi da “Mons albus” (monte innevato) come lo videro le prime truppe federiciane, giunte a conquistar la rocca o da “al-bana” (luogo eccellente) secondo il geografo Al-Idrisi (o Edrisi), quella offerta da Montalbano, oggi fra i 130 Borghi più Belli d’Italia, è una realtà tutta da scoprire.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/montalbanoielicona3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Piccole casette, collocate su speroni di roccia affiorante, l’una addossata all’altra, costituiscono un pittoresco dedalo di vicoli, viuzze e sovrapassaggi d’età tardo-medievale, dominati dall’imponente castello svevo-aragonese, la cui prima testimonianza scritta risale al 1110 d.C. Quest’ultimo edificato su preesistenti tracce arabo-bizzantine è attualmente costituito dal mastio, un fortilizio normanno composto da un rettangolo, protetto ai lati corti da due torri: una a pianta pentagonale e l’altra quadrata (unica visitabile) e dal palatium svevo-aragonese in basso. La muratura perimetrale con 44 saittiere (alte 2 metri e larghe 6) è sempre databile al periodo svevo, mentre l’iscrizione “A.D. MCCLXX” fa supporre un intervento di manutenzione della cisterna situata nel baglio delle carceri, in età angioina. D’effetto è poi la “cuba”, alias la cappella reale con tre absidi (le due laterali ricavate dalle mura difensive) di chiaro stile bizantino, che secondo Fazello ospitò le spoglie del medico-alchimista Arnaldo da Villanova. La volta reca ancora i segni di sfarzosi e raffinati decori, ormai quasi cancellati dallo scorrere inesorabile del tempo, mentre i saloni del castello-palazzo (perché questa sembra essere stata la sua destinazione, sotto la dominazione aragonese) ospitano i due musei didattici “delle Armi Bianche” e “degli Strumenti Musicali”, ancora in allestimento.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/montalbanoielicona4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Fuori dal Castello non mancano certo le opere architettoniche di grande interesse come la Basilica Minore dedicata a San Nicola, patrono di Montalbano, la cui esistenza è documentata fin dal XII secolo e nel “Libro delle Decime di Pietro Stella” del 1308 d.C. Il suo campanile fu voluto dall’arciprete Leonardo Saccone nel 1645, mentre tanto il tabernacolo, quanto la statua di San Nicola sono da attribuire alla Scuola del Gagini. La struttura ospita poi, un crocifisso ligneo del ‘400, un baldacchino barocco del ‘700 ed un dipinto di Guido Reni raffigurante l’ultima cena. Non di minore importanza sono le chiese di Santa Caterina d’Alessandria col suo portale romanico e la statua marmorea raffigurante la Santa del 1510 d.C. (sempre attribuita alla Scuola del Gagini); di San Michele Arcangelo (probabilmente del 1168 d.C.); di San Biagio (oggi quasi completamente distrutta e visibile solo dall’esterno) e dello Spirito Santo tutte ad un unica navata; nonché il Santuario di Maria SS della Provvidenza nella piazza principale, cui da il nome. Della chiesa di San Giovanni invece, rimane solo il rosone centrale con l’effige del santo e dell’ex Convento di Sant’Antonio (distrutto nel secondo dopoguerra per far posto all’attuale cimitero comunale) il pozzo dell’antico chiostro. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesasantacaterinamontalbano.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il luogo di culto più prossimo al castello è la Chiesa di Santa Caterina, la cui facciata mostra un bel portale in stile romanico e la Chiesa Madre dedicata a San Nicola, patrono di Montalbano e recentemente elevata a Basilica minore. Da vedere infine la Chiesa dello Spirito Santo, risalente al ’300, e il Santuario di Maria Santissima della Provvidenza, con la statua lignea della Madonna che, ricoperta dei gioielli donati per voto dai fedeli, viene caricata sulla vara per essere portata in processione il 24 agosto. Sempre ad agosto si svolgono le Feste Aragonesi, quattro giornate di spettacolo, animazione e rievocazioni, con dame, cavalieri, giullari e giocolieri, per vivere un meraviglioso viaggio nel medioevo siciliano. Il corteo rievoca l’ingresso del re Federico II d’Aragona. &nbsp;Tra i vicoli &nbsp;e le casette del borgo vengono riproposti gli antichi mestieri.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/feste-aragonesi-montalbano-elicona-messina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Chi visita Montalbano rimane colpito dal silenzio e dalla quiete, che sprigionano le pietre di un borgo, intriso di fascino antico. Difficile non far caso ad archi e sovrappassaggi, un tempo con scopo difensivo; impossibile non rimanere catturati dalla particolare conformazione di strade e viuzze, sulle quali s’addossano case di pietra arenaria e si scorgono, quasi intatte, antiche botteghe medievali; &nbsp;difficile non rimanere ammaliati dallo spettacolo offerto dal piano dell’Argimusco, vero e proprio calendario astronomico e del Bosco incantato di Malabotta, ove è possibile ammirare ancora il volo dell’aquila reale. </span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/montalbanoielicona8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un Borgo tra medioevo esoterismo &nbsp;natura e mito in un tipico borgo dall’impronta medievale , dotata di un &nbsp;fascino unico Montalbano nasconde tra le pieghe del suo territorio , delle sue testimonianze architettoniche &nbsp;e naturalistiche, &nbsp;innumerevoli segreti e una storia molto più articolata di quanto si possa immaginare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/montalbanoielicona5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per lo sport, la caccia, il ciclismo o semplice trekking è possibile discendere lungo il fiume Elicona, il cui corso è costeggiato dagli antichi mulini abbandonati negli anni ’60. Macine, ruote e saitte, inghiottite dalla vegetazione circostante, evocano situazioni lontane, luoghi che furono e saranno, impressi per sempre nella mente di quanti vorranno scoprire l’aspetto più selvaggio e recondito della Sicilia contadina. &nbsp;Degne di nota sono anche le preistoriche Tholos, costruzioni molto simili ai trulli pugliesi (ben visibili perfino nella strada, che da Falcone, altezza Pellizzaro, conduce a Montalbano), utilizzate negli anni come ricoveri dei pastori e i presunti resti della reggenza della siculo-graca Abaceno al confine, con l’attuale territorio del comune di Tripi (luogo in cui per altro la città sorgeva).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/montalbanoielicona6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">In ultimo chi visita il borgo, cercando cosa vedere a Montalbano Elicona, non potrà far a meno di notare gli imponenti portali di Casa Franda, Miligi e Ballarino, fior della tardo ottocentesca nobiltà montalbanese e recarsi presso il museo Eugenio Belfiore, ospitato da Casa Parlavecchio (proprio di fronte alla Basilica di San Nicola); Palazzo Todaro di cui sono stati recuperati solo piccole parti dei pavimenti nei seminterrati ed i motivi degli antichi soffitti e la Casa Museo Fedele Aloisio (visibile solo su prenotazione).</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/Am6yGZ528Tw">https://youtu.be/Am6yGZ528Tw</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 03 Dec 2024 08:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi Sacri da Visitare in Sicilia - EREMO DI SAN PELLEGRINO, Caltabellotta, Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002C6"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Eremo di San Pellegrino è un luogo di importanza storica, culturale e religiosa nel </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--caltabellotta-e-il-mistero-del-castello-di--kalot-embolot-" target="_blank" class="imCssLink">Borgo di Caltabellotta </a></i><span class="fs14lh1-5">in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Gli appassionati di storie e di leggende troveranno nell'eremo di San Pellegrino a Caltabellotta un perfetto connubio fra sacro e profano: una visita al </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--caltabellotta-e-il-mistero-del-castello-di--kalot-embolot-" target="_blank" class="imCssLink">borgo</a></i><span class="fs14lh1-5">, quindi, non può prescindere da un tour per ammirare questo complesso che, tra l'altro, è sulla parte più alta di Caltabellotta e quindi regala una vista unica sull'intera valle. Per chi volesse partire alla scoperta di questi luoghi, ecco tutto quello che si deve sapere sull'eremo di San Pellegrino a Caltabellotta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/eremeocaltabellotta1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L' Eremo attivo dall’antichità fino XVIII secolo, quando venne decorato con affreschi, sul versante ovest della rocca, domina dall'alto la città; è costituito dalla chiesa (sec. XVII) e dall'eremo, sorti in prossimità della grotta dove, secondo la leggenda, dimorava un drago che S. Pellegrino uccise. </span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'Eremo di San Pellegrino, ampliato nel Settecento, sorge su un’originaria fondazione normanna edificata sui resti di un fortilizio arabo nel sito in cui la leggenda colloca la vicenda del trionfo del santo vescovo Peregrinus sul drago divoratore. Da notare la facciata barocca dell’adiacente chiesa (1721) e, all'interno, il settecentesco simulacro ligneo di San Pellegrino e una statua marmorea datata 1755. L'Eremo, costruito nel XVII secolo, è collocato assieme alla piccola chiesa pertinente nella parte più alta del monte. La chiesetta presenta uno splendido portale in stile barocco. Percorrendo un atrio che si trova a sinistra della chiesa si accede a due profonde grotte legate al culto del mitico San Pellegrino, vescovo di Triocala, probabilmente sua originaria dimora.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/-eremo-san-pellegrino-caltabellotta1bgrotta.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Storia dell'Eremo di San Pellegrino a Caltabellotta</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia dell'eremo è molto particolare perché si lega alla leggenda di San Pellegrino. Secondo le storie tramandate di padre in figlio, infatti, Pellegrino era stato inviato in Sicilia da Pietro al fine di convertire le popolazioni pagane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Qui era sbarcato a Triocala, il nucleo originario dell'odierna Caltabellotta, dove la popolazione era terrorizzata da un drago che viveva nelle grotte circostanti e che pretendeva ogni giorno in sacrificio un fanciullo. &nbsp;</span><span class="fs14lh1-5">Pellegrino non solo riuscì a salvare un bimbo dalle fauci del drago ma lo cacciò via con il suo bastone, spingendolo nei meandri del monte e impedendogli di ritornare alla luce del sole. Intorno a quelle grotte, poi, fu costruito un primo monastero che nel corso dei secoli diventò il complesso dell'eremo di San Pellegrino a Caltabellotta. In realtà il complesso è stato realizzato sui resti di una costruzione normanna che a sua volta era stata realizzata partendo dai ruderi di una fortificazione di epoca araba.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/eremeocaltabellotta3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'architettura ed eventuali opere d'arte presenti nell'Eremo di San Pellegrino a Caltabellotta</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il complesso conosciuto con il nome di eremo di San Pellegrino a Caltabellotta ricopre una superficie molto vasta e al suo interno rientrano diversi edifici. Tutto si sviluppa intorno alle due grotte che custodiscono un altare dedicato al santo e che probabilmente furono davvero la dimora di Pellegrino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Accanto ad esse c'è invece il convento che ospitava i monaci che erano dedicato al culto del Santo. Nella parte più alta del complesso è stata posizionata una piccola chiesetta, anch'essa dedicata a Pellegrino, per raggiungere la quale è necessario percorrere una scalinata molto ripida e attraversare un portale con un arco sul quale c'è lo stemma del Santo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa è stata edificata nel Seicento ed è ad una sola navata, anche se questo non deve ingannare visto che il suo interno è particolarmente ricco di decorazioni, in particolare un pavimento in maiolica e diversi affreschi sulle pareti. L'intero eremo, che ha subito un ampliamento e una ristrutturazione nel XVIII secolo, ospita anche il simulacro di legno che rappresenta proprio Pellegrino.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video </span></div></div><a href="https://youtu.be/rpGfpjAqbro">https://youtu.be/rpGfpjAqbro</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 30 Nov 2024 07:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli di Sicilia - CASTELLO DI BALATA DI BAIDA -  Castellammare del Golfo, Tp]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000029E"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Baida si trova nel territorio di Castellammare del Golfo, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, ed è uno di quei luoghi siciliani meno noti, ma non per questo meno interessanti. Tanti vi arrivano per caso e scoprono, con grande piacere, un sito molto pittoresco. A due passi da alcune delle località estive più amate, come Scopello, ci si imbatte in questa costruzione, nella frazione di Balata di Baida. Il nome del posto deriva probabilmente dall’arabo “la Bianca”, con riferimento all’antico insediamento presso le Rocche Bianche.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-balata-di-baida-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sorge in prossimità dell’attuale centro abitato, su un’altura che guarda a nord a 290 metri di altezza. Probabilmente risale alla fine del XIII secolo. Della struttura originaria rimangono una torre d’angolo ottagonale, una torre di cortina quadrangolare, alcune mura, una chiesetta, il portale ad arco ribassato e il campanile. Qui è stato ospite anche Ferdinando III di Borbone. La facciata è molto smerlata e sormontata da un campanile ad arco. Anche l’ingresso è un arco, posizionato lateralmente. Oggi il Castello di Baida si configura più come un baglio, che include anche un vecchio pozzo, una fontanella e quella che doveva essere una chiesetta.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-balata-di-baida-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello di Baida fu costruito probabilmente alla fine del 1200, quando in seguito ai Vespri siciliani fu costituita la baronia ed assegnata alla famiglia Passaneto, che si era distinta nella ribellione siciliana contro gli Angioini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sorse su una collina posta inferiormente rispetto all’Arba, una possente torre rocciosa naturale da cui si controllava buona parte della Sicilia Occidentale, su cui i normanni avevano già costruito un altro castello (detto nei documenti vecchio) per il controllo del territorio in buona parte abitato da popolazione araba. I Passaneto innalzarono solo alcune delle strutture del castello attuale (cortina merlata, mastio a base quadrangolare).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-balata-di-baida-6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1500 i Del Bosco, succeduti nel possesso della baronia, dotarono il castello di un monumentale ingresso, di torrioni ottagonali, di un palazzo baronale, rifinito con decorazioni plateresche ed una graziosa merlatura triangolare, e anche di una cappella dedicata in origine alla Madonna di Trapani. Adeguarono il sistema di difesa ai nuovi mezzi offensivi dotati di polvere da sparo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello, posto in una situazione strategica favorevole e in un importante incrocio viario, era stato concepito come rifugio fortificato, in cui poteva accorrere la popolazione in occasioni dei frequenti assalti barbareschi, quale residenza occasionale del barone e quale centro gestionale della baronia, in cui si amministrava anche la giustizia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-balata-di-baida-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le attività economiche fondamentali della baronia erano la coltivazione del frumento e l’allevamento del bestiame, per questo i Tarallo, succeduti nella baronia, costruirono nel 1770 dinanzi al castello un grande abbeveratoio, i cui resti sono stati da poco messi in luce. I Tarallo dedicarono la cappella a Sant’Anna, facendo realizzare la pala d’altare purtroppo rubata. Soggiornò nel castello, come un’iscrizione ricorda, nel 1801 re Ferdinando III di Borbone, impegnato in battute di caccia. Esiste presso l’archivio di Stato di Palermo un disegno con l’utilizzazione degli ambienti del castello in occasione di tale visita, molto interessante perché ci ha consentito di ricostruire completamente le varie parti del castello, di cui purtroppo sono rimaste tracce limitate e non sempre leggibili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-balata-di-baida-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Agli inizi del 1900 sono stati rinvenuti alcuni sepolcri che potrebbero essere testimonianza della presenza islamica. Fino al 1846 la frazione era parte del territorio di Monte San Giuliano, oggi Erice. La primitiva chiesa di Balata, risalente al 1811, era dedicata a San Giuseppe. Sul sito, nel 1889, venne edificata l’attuale chiesa dedicata alla Sacra Famiglia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-balata-di-baida-5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La ricostruzione, fatta con maestria da Giuseppe Bosco, caldamente voluta e finanziata dalla Associazione Kernos, ci fa vedere come era il castello al momento della visita del re proprio nel 1801 sulla scorta del documento ritrovato, ma anche la vita che vi si svolgeva dentro ed attorno. <span class="cf1">Il castello di Baida è oggi una masseria agricola e dell’antica costruzione rimangono solo frammenti di una cortina muraria merlata che sovrasta il portale di tipo gotico-catalano ad arco ribassato con ghiera a bugne diamantate sormontato da un piccolo campanile a vela, e i ruderi di due torri, una a pianta ottagonale e l’altra quadrangolare. Attraverso il portale si raggiunge un grande cortile rettangolare attorno al quale sono disposte le case, i magazzini, le stalle e la piccola chiesa di Sant’Anna. A seguito di alcuni lavori di restauro è stato riportato alla luce un affresco della Madonna di Trapani situato dietro l’altare della chiesa.</span></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/f77tF6G3JV4">https://youtu.be/f77tF6G3JV4</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 06:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi da Visitare vicino Siracusa: BELVEDERE ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002C4"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Belvedere (in dialetto siracusano Bedduviriri) è una frazione di Siracusa situata a circa 7 km a ovest della città sulla parte più elevata dell'altopiano siracusano. </span><span class="imTALeft cf1"><span class="fs14lh1-5">Belvedere è piccolo Borgo di Siracusa che regala una vista mozzafiato sulla città. Curiosamente, nonostante la crescita demografica, la frazione ha mantenuto un fascino quasi intatto, diventando meta per chi cerca un angolo di Sicilia meno conosciuto ma ricco di storia e cultura.</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chiamato così per il bel vedere di Siracusa godibile dalla sua altura (tanto che a volte viene chiamato per completezza Belvedere di Siracusa), da cui è possibile vedere il panorama di buona parte del comprensorio, vi abitano circa 7.000 persone dette "belvederesi", in mezzo ai quali ci sono siracusani che si sono spostati dalla città, e quindi la popolazione è in costante crescita in seguito anche alla recente edificazione nell'area a nord della frazione di vari negozi e grandi magazzini che hanno contribuito a formare il cosiddetto "parco commerciale Belvedere", il quale però ricade nel territorio di Melilli, precisamente nella frazione e isola amministrativa di Città Giardino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src=""  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'antico borgo agricolo venne fondato nel 1626 da Giuseppe Bonanno Crisafi, principe di Linguaglossa[senza fonte], il quale possedeva una villa nella sottostante Tremilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla parte più elevata della collina a 147 metri slm, nel XVII secolo la Regia Marina Militare installò un posto di segnalazione con bandiere e luci per collegare i porti di Augusta e Siracusa, utilizzato anche nel secondo conflitto mondiale e che, proprio per queste caratteristiche luci, successivamente venne definito nella parlata locale come "u semàfuru" (= il semaforo). In effetti la viuzza che collega la parte bassa della frazione con questa altura (a sua volta chiamata in siciliano "u pitollu", in riferimento all'altezza e ampiezza del luogo) è chiamata proprio via Semaforo. In diversi hanno avanzato l'ipotesi che il nome Eurialo (dato poi al castello sito all'entrata dell'Epipoli) sia stato dato prima a questo colle dove è collocato il semaforo; poi vista la somiglianza geografica riguardo all'altitudine, è stato ribattezzato così anche lo sperone dove sorge la fortezza greca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src=""  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel corso degli anni duemila è sorto un comitato cittadino che propugna l'autonomia amministrativa, analogamente a quanto chiesto a tutt'oggi anche da Cassibile e da Fontane Bianche. Molto è stato fatto in passato, tanto che il suo possibile "innalzamento" a comune finì sulla Gazzetta Ufficiale, ma tutta la questione fu chiusa forse per volere dell'ex provincia di Siracusa che non approvava l'autonomia delle due più grandi frazioni aretusee.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Belvedere dispone inoltre di un cimitero, vicino al cosiddetto "Monte", da un certo momento in poi nella seconda metà dell'Ottocento mai più utilizzato e abbandonato a se stesso a causa di allagamenti che si venivano a creare durante le piogge. Sempre sul Monte, durante il periodo natalizio si svolge il presepe vivente. In epoca più recente, nella parte sottostante è sorto il villaggio Santa Lucia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Monumenti e luoghi di interesse</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/3_Belvedere_Siracusa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello Eurialo, monumento principale della frazione, venne fatto innalzare da Dionisio I sul punto di convergenza delle due grandi muraglie che chiudevano la terrazza di Epipoli, a difesa di una strada che metteva Siracusa in comunicazione coi suoi campi e con l'interno. L'opera serviva a proteggere i rifornimenti e come base di difesa contro l'assedio. È rimasta l'unica opera militare del periodo greco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È da menzionare anche l'Ostello della Gioventù, fino a qualche tempo fa importante luogo d'alloggio per i turisti. Oggi è stato sostituito da un luogo adibito ad ospitare attività d'interesse pubblico, ma dalla sua inaugurazione avvenuta a fine 2015 non è ancora stato aperto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/2_Belvedere_Siracusa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Belvedere è inoltre presente una parrocchia con le sue due chiese del XVIII secolo, la Chiesa S.Maria della Consolazione e la Chiesa di S. Maria del Paradiso o di S. Sebastiano, punto di riferimento della comunità della frazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/6_Belvedere_Siracusa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Torre Semaforo di Belvedere è un luogo di indubbia valenza storica dal quale è possibile ammirare un'ampia veduta della città di Siracusa. </span><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">La costruzione, nella parte più alta del pianoro, a circa 200 metri s.l.m., risale al 1889, come si evince da una lapide marmorea posta al secondo piano dell’edificio. </span><span class="imTALeft">Inizialmente, svolgeva la funzione di telecomunicazione militare, nel periodo in cui i primi esperimenti di telegrafia senza fili cominciavano ad affermarsi. </span><span class="imTALeft">Il suo scopo era quello di avvistare le navi nel mare di Augusta e di Siracusa. </span><span class="imTALeft">Nei primi anni del Novecento furono costruiti circa ottanta semafori lungo le coste della penisola; di essi ne sono rimasti soltanto quattordici.</span></span></div></div><a href="https://youtu.be/mQdzrBsL9y4">https://youtu.be/mQdzrBsL9y4</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 24 Nov 2024 06:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Barocco Siciliano - RAGUSA IBLA]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000366"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ragusa Ibla (in siciliano Iusu, ovvero che giace sotto) oggi quartiere della città di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a> è il fulcro da cui la città di Ragusa si è sviluppata. è situato nella parte orientale della città, sopra una collina che va dai 385 ai 440 m s.l.m.. Dopo il terremoto del 1693, il quartiere fu ricostruito attuando cantieri che produssero opere, edifici e monumenti di gusto tardo barocco. Molte scene della serie televisiva Il commissario Montalbano, tratta dalle storie del famoso personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri, sono state girate tra le strade di questa barocca cittadina, dove per esempio si trova l'immaginario commissariato. Ragusa Ibla e il suo panorama fanno da sfondo anche a varie scene de L'uomo delle stelle di Giuseppe Tornatore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/rgibla1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Che differenza c’è tra Ragusa Ibla e Ragusa?</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città è divisa in due parti principali: Ragusa Superiore, la parte moderna e più elevata della città e Ragusa Ibla, la parte antica e barocca, che si trova su una collina più bassa. Il centro storico attuale fu oggetto di un’opera di ricostruzione dopo il terribile terremoto del 1693 che rase quasi al suolo tutta la Sicilia sudorientale. Tutte le città vennero quindi ricostruite in tale periodo ed ecco quindi la grande influenza barocca che tocca tutta questa parte di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Ragusa_Ib_cop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ragusa ha due anime: in alto Ragusa Superiore, il quartiere fondato dopo il terremoto del 1693, in basso Ragusa Ibla, il quartiere più antico della città. Le due Ragusa sono unite da una lunga scalinata che ripida scende verso Ibla. Gradino dopo gradino si incontrano semplici case barocche, palazzi riccamente decorati e chiese le cui cupole svettano oltre i tetti. Per la sua posizione, Ragusa Ibla stupisce ed affascina, piccoli grappoli di case abbarbicati su rocciosi speroni, quasi a sembrar precipitar giù. Piazze e piazzette, vicoli e slarghi, case e chiese, tutto sembra essere messo lì con cura, come un presepe pensato da un artigiano maestro. Dall’alto domina il paesaggio la </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-barocco-in-sicilia--duomo-di-san-giorgio---ragusa-ibla" target="_blank" class="imCssLink">Basilica di San Giorgio</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, rigorosamente in stile barocco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Ragusa_Ib_cop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ragusa Ibla è il vero cuore del barocco siciliano, dalla sfrenata vitalità delle facciate, ai balconi panciuti, alla sfarzosità di leoni, mostri, meduse, ogni angolo è &nbsp;un vero miracolo di barocco ibleo che trova degna cornice in una campagna sontuosa, in una cucina ricchissima e in riflessi architettonici davvero affascinanti. Il centro storico è un susseguirsi di vicoli, palazzi, chiese barocche, ogni angolo ha un fascino senza tempo, ecco nel dettaglio cosa vedere a Ragusa Ibla:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/rgiblascale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le scale di Ragusa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mio primo approccio con la città è stata con la lunga scala che collega Ragusa superiore a Ragusa Ibla, soggiornavo infatti in un hotel proprio collocato in questo punto della città. Le scale sono fiancheggiate da vecchie case, chiese e palazzi, e offrono un’atmosfera unica e pittoresca. Spesso si trovano piccoli giardini, piante in vaso e decorazioni che aggiungono un tocco di bellezza locale. La scalinata inizia proprio dalla Chiesa di Santa Maria delle Scale, una bella combinazione di stile gorico e barocco ma famosa soprattutto per la bella vista su Ragusa Ibla.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/rgiblanicas.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scendendo le scale si trova poi un meraviglioso palazzo, Palazzo Nicastro o Palazzo Cancelleria, un meraviglioso esempio di arte barocca. La facciata del palazzo è decorata con &nbsp;balconi e ringhiere in ferro battuto, decorazioni elaborate e stemmi nobiliari. Sono dettagli architettonici preziosi che attirano immediatamente l’attenzione. Subito dietro svetta la cupola con le maioliche di Caltagirone della chiesa di di Santa Maria dell’Itria e poco più avanti uno dei palazzi più antici, Palazzo Cosentini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/barosicibla1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piazza della Repubblica</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Terminate le scale si arriva su una delle più importanti piazze della città: Piazza della Repubblica. La piazza è circondata da edifici storici e stradine acciottolate, creando un’atmosfera di grande fascino. Qui si trova l’Ufficio del Turismo ma uno dei punti di interesse principali della piazza è la Chiesa delle Anime del Purgatorio. Questa chiesa barocca, con la sua facciata semplice ma elegante, è un esempio significativo dell’architettura religiosa della zona. La chiesa è dedicata alle anime del Purgatorio e presenta una serie di affreschi e opere d’arte all’interno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da qui può poi proseguire un bel itinerario a piedi per il centro storico che è davvero meraviglioso, la sua atmosfera decadente, con la pietra dorata e lucida, i palazzi un pò scrostati, la sensazione del tempo passato mi hanno davvero colpito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-barocco-in-sicilia--duomo-di-san-giorgio---ragusa-ibla" target="_blank" class="imCssLink">La Chiesa di San Giorgio</a></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Uno dei punti di riferimento della città, da vari angoli della città si scorge la sua grande cupola neoclassica che contrasta con la bella facciata barocca. La facciata è davveo imponente e l’interno riccamente decorato. Il duomo è stato costruito dopo il terremoto, proprio dietro la facciata della chiesa si erge la cupola che con un gioco di prospettiva non si vede innanzi la facciata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/rgiblasgius.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Chiesa di San Giuseppe</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un’altra meraviglia barocca, situata vicino al Duomo di San Giorgio. La facciata e l’interno della chiesa sono riccamente decorati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/rgiblagiaibl2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Giardini Iblei</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono un oasi verde nel centro storico. Questi giardini pubblici offrono una vista panoramica sulla valle circostante. Sono un luogo perfetto per una passeggiata rilassante tra piante esotiche, fontane e sculture. All’ingresso si trova un bel viale di palme che rimandano ad atmosfere esotiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/rgiblavia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Via XXV aprile</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Girando per il centro storico poi si percorre sicuramentevia XXV aprile, la strada principale che attraversa Ragusa Ibla, ricca di negozi, ristoranti e caffè. È ideale per una passeggiata per ammirare l’architettura e l’atmosfera locale o per fermarsi in uno dei tanti ristoranti locali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 11:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Federico II di Svevia - Lo Stupor Mundi]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Personaggi_Storici_e_famosi_della_Sicilia"><![CDATA[Personaggi Storici e famosi della Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002C0"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La figura di Federico II di Svevia è una delle più affascinanti della storia medievale. Federico II è stato l'ultimo imperatore che tentò di costituire un impero universale che riunisse tutti i domini dell'Europa occidentale.</span></div><div class="imTAJustify"><div><i class="fs14lh1-5">“Perciò eleggiamo la Sicilia a nostra diletta fra le terre e la scegliemmo a residenza della nostra dimora, perché noi, cui irradia lo splendore del titolo di Cesare, non ci teniamo meno gloriosi di chiamarci uomo d’Apulia; e ci sentiamo, per dir così, pellegrini fuori della nostra casa, quando, chiamati ovunque nel mare tempestoso dell’Impero, veleggiamo lontano dalle corti e dai porti di Sicilia… Sempre trovammo unanimi i nostri coi vostri desideri, unanime sempre il vostro col nostro volere”...</i></div><div><span class="fs14lh1-5">Questo disse Federico II della Sicilia. La Sicilia era stata sempre la terra agognata dagli imperatori tedeschi, il paradiso sognato da tutti i Germani. Ciò che non era stato ottenuto con le guerre, un imperatore tedesco, Enrico VI, padre di Federico, lo aveva ottenuto con un matrimonio, quello con la normanna Costanza d’Altavilla. La terra che per Goethe era “la chiave di tutto” era, con le Puglie, la terra promessa di Federico II, che, quando ebbe visto la Sicilia di là dal mare disse, con la sua inclinazione al motto blasfemo, che Jehova certo non aveva conosciuto la Sicilia, la Puglia e la Terra Laboris, sennò non avrebbe avuto parole così alte di elogio per la terra promessa degli ebrei”.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/federico-II-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nacque il 26 dicembre 1194, due giorni dopo che il padre, l'imperatore Enrico VI di Svevia, era stato incoronato a Palermo re di Sicilia, a Jesi nelle Marche (provincia di Ancona), dove la madre, la quarantenne imperatrice Costanza, figlia postuma di Ruggero II di Sicilia, si era fermata quando il marito aveva intrapreso la sua seconda, vittoriosa, spedizione per la conquista del Regno. Il fanciullo riunì nella sua persona l'eredità di due dinastie che solo nel sec. XI erano salite al vertice della nobiltà europea: gli Svevi, ai quali il legame matrimoniale con la casa imperiale salica aveva aperto la via all'Impero, e il casato normanno degli Altavilla, i quali nel 1130 avevano fondato in Italia meridionale la più giovane monarchia del continente. Grazie ai nonni, l'imperatore Federico I Barbarossa e il re di Sicilia Ruggero II, F. poteva vantare legami di parentela con famiglie principesche e nobili di tutta Europa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/federico-II-incoronazione.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Che Costanza pensasse di chiamare Costantino l'erede del trono di Sicilia e del Sacro Romano Impero è tramandato solo da fonti posteriori. La scelta del nome, come è testimoniata nel 1195, si orientò in realtà verso quelli dei nonni, Federico e Ruggero, e alla fine prevalse quello del nonno paterno. Quando Costanza, nella primavera 1195, partì verso Bari e Palermo per assumere la reggenza del Regno dopo la partenza di Enrico VI, affidò il figlio alla cura della duchessa di Spoleto, consorte del duca tedesco Corrado di Urslingen, residente a Foligno. La duchessa, la cui famiglia d'origine ci è ignota, allevò F. e nel 1196 predispose anche il suo battesimo, che, contrariamente ai desideri di Enrico VI, il quale avrebbe voluto che fosse celebrato dal papa, ebbe luogo ad Assisi (Schaller, 1957).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/costanzaaltavilla.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La nascita dell'erede della dinastia spinse Enrico VI a nuove iniziative per consolidare le sorti del suo vasto dominio. Il progetto di trasformare l'Impero in una monarchia ereditaria doveva assimilare la successione imperiale a quella sul trono di Sicilia, ma il piano fallì per l'opposizione dei principi tedeschi e del papa Celestino III. I primi tuttavia nel dicembre 1196 elessero F., che si trovava sempre in Italia, re di Germania. Enrico VI a questo punto, dopo aver regolato il problema della successione, avrebbe dovuto essere in grado di intraprendere la prevista crociata, ma nel settembre 1197 morì a Messina, dove aveva sedato una nuova pericolosa rivolta. Il sistema della successione che era riuscito a costruire non riuscì comunque a scongiurare lo scoppio delle tensioni prodotte dalla sua instancabile politica condotta su vari fronti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Divenuto maggiorenne Federico venne incornato re di Sicilia nel 1210. Nel 1212, dopo aver rassicurato Innocenzo III che non avrebbe riunito il regno normanno con il resto dell'impero, partì per la Germania per rivendicare la corona tedesca. Ottenuto il titolo di re di Germania nel 1215, Federico tornò in Italia dove, nel 1220, venne nominato imperatore dal nuovo papa Onorio III, dopo aver promesso di condurre presto una crociata in Terrasanta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-12" src="https://www.sicilytourist.com/images/-Federico-II-FALCONESRIA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riorganizzazione del Regno di Sicilia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lasciata la Germania, che abbandonò sostanzialmente al suo destino, Federico si stabilì nel Regno di Sicilia, che egli si impegnò fortemente a trasformare. Riformò i tribunali e l'amministrazione del regno, riorganizzandone le strutture e creando nuove figure di funzionari. Emanò un'importantissima serie di leggi tra cui le Costituzioni di Melfi (1231), con le quali si sforzò di realizzare uno Stato organizzato e coerente che non prevedeva soltanto obblighi dei sudditi nei confronti del governo, ma anche dello Stato nei confronti dei sudditi. Era una novità assoluta e in molti hanno visto in lui il primo sovrano di stampo moderno. Federico stimolò anche l'economia del regno, intervenendo sulla struttura produttiva e cercando di rivitalizzare le città, alcune delle quali (Augusta e Altamura) fondò egli stesso. Nel 1224 Federico istituì a Napoli la prima università statale.Per perseguire questo obiettivo Federico II adottò le seguenti misure:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ridusse il potere e l'autonomia dei baroni, del clero, delle città e delle minoranze arabe. &nbsp;&nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si dotò di un forte esercito mercenario, composto in gran parte da saraceni, per liberarsi dai vincoli feudali con i suoi vassalli. &nbsp;&nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Istituì uffici efficienti per amministrare i suo regno, assegnandoli a funzionari preparati. &nbsp;&nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Aumentò la tassazione per sostenere l'esercito e la macchina burocratica che stava costruendo. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/costanzaragona.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il matrimonio con Costanza d'Aragona</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel 1208 il vescovo siciliano di Mazara si recò a Saragozza in rappresentanza di Innocenzo III e Federico: fu così siglato il contratto nuziale tra quest'ultimo e Costanza d'Aragona, venticinquenne, vedova del re d'Ungheria Emerico e sorella del re Pietro II d'Aragona; l'unione tra le due famiglie era già stata auspicata da Costanza d'Altavilla.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Federico era ancora minorenne: secondo il diritto feudale siciliano, avrebbe raggiunto la maggiore età al compimento dei quattordici anni. Il 26 dicembre 1208 si concluse quindi la reggenza dei cancellieri del regno e il giovane uscì dalla tutela papale, assumendo il potere del Regno di Sicilia nelle sue mani.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In accordo con il contratto nuziale, Costanza portò al futuro marito una dote di 500 cavalieri pesanti perfettamente armati: un dono inestimabile per Federico, che doveva fronteggiare sia le rivolte saracene nell'entroterra siciliano, sia le contese tra i grandi baroni e feudatari nei suoi domini sul continente. Il 15 agosto 1209 fu celebrato il matrimonio a Messina. Subito dopo le nozze e prima ancora di poter essere impiegata, tuttavia, questa preziosa milizia fu decimata da una epidemia, che risparmiò gli sposi, ritiratisi nel frattempo in una residenza di campagna. Nel 1211, nacque il primo, e unico, figlio della coppia, Enrico, futuro re dei Romani.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/federico-II-saraceni.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">I saraceni del regno</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo la morte di Enrico VI nel 1197 e quella di sua moglie Costanza d'Altavilla l'anno successivo, in Sicilia si verificarono tumulti politici. Priva della protezione reale e con Federico II ancora fanciullo sotto la custodia del papa, la Sicilia era al tempo diventata un campo di battaglia per le forze rivali tedesche e papali. I ribelli musulmani dell'isola si schierarono con i signori della guerra tedeschi, come Marcovaldo di Annweiler. In risposta Innocenzo III proclamò una crociata contro Marcovaldo, sostenendo che aveva stretto una diabolica alleanza con i Saraceni di Sicilia. Nondimeno, nel 1206 lo stesso papa tentò di convincere i leader musulmani a rimanere leali. A quell'epoca stava assumendo proporzioni critiche la ribellione dei musulmani, che controllavano Jato, Entella, Platani, Celso (presso Pizzo Cangialoso, Monti Sicani), Calatrasi, Corleone (presa nel 1208), Guastanella e Cinisi. In altre parole, la rivolta musulmana si era estesa a un intero tratto della Sicilia occidentale. I ribelli erano guidati da Muḥammad b. ʿAbbād; che si proclamò "comandante dei credenti", coniò sue monete e tentò di ottenere aiuto da altre parti del mondo musulmano.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel 1221 Federico II, non più bambino, rispose con una serie di campagne contro i ribelli musulmani e le forze degli Hohenstaufen sradicarono i difensori da Jato, Entella e dalle altre fortezze. Piuttosto che sterminarli, nel 1223, Federico II e i cristiani cominciarono le prime deportazioni. &nbsp;Il sovrano si convinse a reinsediarli nell'Italia continentale, portando così alla nascita del particolarissimo insediamento musulmano di Lucera, i cui abitanti musulmani si rivelarono con il tempo fedelissimi al sovrano. Un anno più tardi furono inviate spedizioni per porre sotto il controllo reale Malta e Gerba ed evitare che le loro popolazioni musulmane aiutassero i ribelli. Paradossalmente, in quest'epoca gli arcieri saraceni erano una componente comune di questi eserciti "cristiani" e la presenza di contingenti musulmani nell'esercito imperiale rimase una realtà anche sotto Manfredi e Corradino.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sicilia è un luogo che ha visto passare sulla propria superficie diverse dominazioni e i più disparati popoli. Tra questi, anche gli svevi hanno calcato le strade siciliane e in particolare, la famiglia Hohenstaufen ebbe modo di regnare sul territorio dell’isola. Un componente di questa famiglia si distinse per i suoi meriti: si tratta di Federico II, nome spesso accostato alla Sicilia per la prosperità del suo regno. Ecco la sua storia raccontata attraverso alcuni luoghi siciliani ai quali l’imperatore fu legato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per quanto il nome di Federico II possa far pensare alla Sicilia, egli non nacque né morì nell’isola. Fu infatti l’attuale territorio delle Marche a dare i natali al futuro celebre sovrano: Federico venne alla luce mentre la madre era in viaggio per raggiungere il marito Enrico VI a Palermo, dove era stato da poco incoronato re di Sicilia. Per quanto riguarda il luogo del decesso, l’imperatore morì in Puglia il 13 dicembre del 1250 e fu poi sepolto nella Cattedrale di Palermo, dove è ancora possibile vedere il sarcofago.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/federico-II-tomba.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Federico II non fu un sovrano come tanti altri: l’appellativo Stupor Mundi, vale a dire “meraviglia”, “stupore del mondo” dimostra proprio quanto la sua fosse una personalità differente per la sua spiccata intelligenza e per i vari interessi che coltivava. Il re parlava infatti ben sei lingue, tra le quali è degno di nota il siciliano, lingua romanza che anche grazie all’interesse di Federico II conobbe uno sviluppo notevole a livello letterario attraverso la Scuola Siciliana, fondamentale anche per la formazione della futura lingua italiana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sua corte fu infatti una delle più facoltose di tutti i tempi, rispecchiando in pieno il carattere curioso del sovrano. Molti grandi nomi ebbero modo di trascorrere del tempo a palazzo da Federico: uno tra tutti, il noto matematico Fibonacci, il quale dedicò anche un libro all’imperatore. Di rilievo fu anche la sua attività legislativa nel regno di Sicilia, attraverso la quale riorganizzò il territorio di sua competenza.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Federico II è uno di quei regnanti passati alla storia per azioni fondamentali per lo sviluppo dei propri popoli. Scopriamo la storia di Federico II e il suo legame indissolubile con l’isola maggiore d’Italia attraverso gli eventi e i luoghi che lo hanno visto protagonista.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?patrimonio-dell-unesco-a-palermo--palazzo-reale-o-palazzo-dei-normanni" target="_blank" class="imCssLink">Palazzo Reale (Palermo)</a></b></i></div><div><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzonormannipalermo-federico.jpg"  title="" alt=""/><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div><span class="fs14lh1-5">Anche noto come Palazzo dei Normanni, si tratta della residenza imperiale prescelta da Federico II durante la sua permanenza in Sicilia. Oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, detiene il primato di più antica residenza reale d’Europa. Proprio in questo edificio si trovava il cuore amministrativo e governativo del Regno siciliano. Al suo interno è presente anche la Cappella Palatina, capolavoro dell’arte normanno-bizantina e parte del patrimonio UNESCO dal 2015.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?castello-di-lombardia-enna" target="_blank" class="imCssLink"><br></a></span></div><div class="imTAJustify"><i><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?castello-di-lombardia-enna" target="_blank" class="imCssLink"><b>Castello Lombardia (Enna)</b></a></span></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/LOMBARDIASSTLEENNA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situato nella città di Enna, della quale è un vero e proprio simbolo, la fortezza sorge su un’altura dalla quale è possibile vedere tutta la città. Sebbene esistesse già da diverso tempo, esso fu restaurato per volere della casata degli Svevi dall’architetto Riccardo da Lentini e divenne successivamente la residenza estiva dell’imperatore Federico II. Si tratta di uno dei castelli più grandi d’Italia con circa 26 mila metri quadrati di superficie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><i><b class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-di-sicilia--naro" target="_blank" class="imCssLink">Naro la fulgentissima</a></b></i></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/NARO-federico.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Siamo in provincia di Agrigento nell’area della Sicilia Centrale e scopriamo &nbsp;Naro un’altro di quei tesori che la Sicilia vanta, &nbsp;ed &nbsp;espone con eccessiva discrezione. Chiamata “Fulgentissima” da Federico II di Svevia, che le diede tale titolo nel parlamento di Messina del 1233 annoverandola fra le 23 Regie o Parlamentarie del Regno di Sicilia &nbsp;è uno di quei gioielli della Sicilia sconosciuta ai più , ricchissima di storia di tesori d’arte e testimonianze archeologiche di assoluto valore, testimonia &nbsp;un passato affascinante e denso di storia e accadimenti che stupiranno il nostro visitatore.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?enna--la-torre-di-federico-ii-e-il-suo-fantasma" target="_blank" class="imCssLink">Torre di Federico (Enna)</a></b></i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/enna-torre.jpg"  title="" alt=""/><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un vero e proprio monumento alto 27 metri, anch’esso rappresentativo del capoluogo più alto d’Italia. Sarebbe stato lo stesso Federico a progettarla, per poi lasciare la costruzione ancora una volta a Riccardo da Lentini. Rappresentava un luogo di vedetta della città assieme al Castello di Lombardia, con il quale era collegato attraverso una galleria sotterranea adesso chiusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?castelli-di-sicilia--castello-ursino-catania" target="_blank" class="imCssLink">Castello Ursino (Catania)</a></b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-URSINOFEDERICIANOCT.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi sede del Museo Civico di Catania, il Castello Ursino fu costruito su volere di Federico II e rappresenta uno dei luoghi simbolo della città etnea. Lo scopo iniziale era quello difensivo, considerando che la città era spesso ostile al sovrano, ma nel corso dei secoli ricoprì diverse funzioni, comprese quelle di prigionia e caserma militare e fu anche sede del Parlamento siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?castelli-di-sicilia---castello-maniace,siracusa" target="_blank" class="imCssLink"><b>Castello Maniace (Siracusa)</b></a></span></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/SIRACUSA_Castello_Maniace-FEDERICIANO.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situato nella punta della città di Siracusa, si tratta di una grande struttura in pietra bianca che rappresenta uno dei più noti castelli dell’epoca di Federico II. Egli infatti si occupò della progettazione iniziale dell’edificio, il quale divenne nel corso del tempo sede per lo svolgimento di numerosi scopi, tra i quali l’uso come fortezza militare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-URSINOFEDERICIANOCT1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Federico e Catania: tra storia e leggenda</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il suo periodo da regnante in Sicilia, Federico II ebbe anche modo di soggiornare e intrattenere relazioni con la città di Catania. Secondo quanto risulta dalla storia, il rapporto tra Federico e gli abitanti della città etnea non fu del tutto rose e fiori. Diversi furono infatti i ribelli che si opposero al re, e per questo rischiarono di essere puniti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tuttavia, diverse leggende legano Federico II alla città etnea e in alcune non traspare la negatività del suo rapporto con i catanesi. Un racconto popolare che rispetta la storia, ricorda il rapporto tra Federico II e Sant’Agata. Si narra infatti, che l’imperatore aveva deciso di radere la città al suolo per la continua ostilità dei suoi abitanti, i quali gli chiesero di assistere ad una messa alla cattedrale prima dell’esecuzione finale. Federico accettò, ma quando aprì il libretto delle preghiere previste durante la funzione religiosa, trovò all’interno un biglietto con scritto “N.O.P.A.Q.U.I.E.“. Solo un frate riuscì a spiegare al sovrano il significato della frase, vale a dire “Non offendere il paese di Agata, perché è vendicatrice di ogni ingiustizia” e questo evento bloccò Federico dal distruggere la città e gli fece risparmiare i suoi abitanti. La leggenda fu quindi molto importante per la storia di Catania e la locuzione latina che salvò la città etnea si trova anche impressa sulla facciata della Cattedrale di Catania.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le leggende legate alla figura di Federico II e a Catania, si possono aggiungere anche due tra quelle dei quattro lampioni di Piazza Università nella città del Liotru. Si tratta di quella di Cola Pesce, nelle sue varianti, e di quella del Paladino Uzeta. Entrambe hanno per protagonisti due uomini che si dimostrarono valorosi agli occhi del sovrano Federico II: mentre nel primo caso, Cola Pesce rimase a a sorreggere la Sicilia, sostituendosi ad una delle tre colonne sulle quali essa poggia, nel secondo, il paladino Uzeta sconfisse i giganti Ursini e ottenne in cambio la mano della figlia di Federico II.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In un’altra versione della leggenda di Cola Pesce, egli non fece più ritorno a seguito di una prova d’amore per la figlia del sovrano, la quale, lanciando un anello nel mare, chiese a Cola Pesce di portarglielo indietro per averla in sposa. Tuttavia, il giovane si perse nella vastità del mare non facendo più ritorno: si racconta che egli stia ancora cercando l’anello della giovane per la quale era impazzito d’amore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">GUARDA IL VIDEO SU FEDERICO II DI SVEVIA</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/JoVk_bTbQCc">https://youtu.be/JoVk_bTbQCc</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 08:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[FIUMI DI SICILIA - FIUME TELLARO]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Itinerari_in_Sicilia"><![CDATA[Itinerari in Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002BD"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Tellàro, anticamente chiamato Eloro, è un fiume della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> sud-orientale. Nasce dai </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?sicilia-meravigliosa--altopiano-dei-monti-iblei" target="_blank" class="imCssLink">Monti Iblei</a></i><span class="fs14lh1-5">, più precisamente alle falde di Poggio del Lupo e di Monte Loi, nel comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--palazzolo-acreide" target="_blank" class="imCssLink">Palazzolo Acreide</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, a una quota che va dai 500 ai 600 m s.l.m., e sbocca dopo 48 chilometri, nel Golfo di Noto (Mare Ionio) presso le rovine dell’antica Eloro, sub-colonia di Siracusa fondata nel VII sec. a.C. La portata d’acqua varia di molto durante l’anno: si riduce a ben poco nei mesi estivi (specie in agosto), ma non fino a esaurirsi, almeno nel suo tratto medio-basso; nel periodo autunnale e invernale il fiume spesso si gonfia paurosamente, talvolta esondando, &nbsp;minacciando o anche portando via qualche ponte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Fiume_Tellaro_sicily1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Storia</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Passo di Miele, dove è probabile sia avvenuta la disfatta ateniese (413 a.C.) ad opera dei Siracusani. Il ponte è quello dell'autostrada A18</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il fiume viene citato da diversi autori come Erodoto, Pindaro, Scilace, Licofrone, Diodoro Siculo, Virgilio e 'al-Idrisi. Nel 493 a.C. a un guado di questo fiume - l’Areas poros di Pindaro, ‘il Passo della Minaccia’ - Ippocrate di Gela sconfisse l'esercito siracusano, mentre nel 413 a.C. È probabile che allo stesso guado si sia completata ad opera dei Siracusani la disfatta del corpo di spedizione ateniese in Sicilia nella battaglia dell'Assinaro, come ci riferisce Tucidide nel libro VII delle sue Storie: probabilmente e non certamente, perché lo storico ateniese non parla di Eloro ma, appunto, di Assinaro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel corso di uno dei suoi viaggi, Vivant Denon (Voyage en Sicile, 1788) scrive:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">«Attraversammo il fiume e vi riscontrammo quattro piedi di acqua [oltre 120 cm] anche dopo cinque mesi di siccità.» </span><span class="fs14lh1-5">Da mezzo secolo in qua la situazione è cambiata bruscamente a causa delle numerose (e spesso abusive) trivellazioni a scopi agricoli e delle captazioni alla fonte per usi civici. Come conseguenza alcune sorgenti si sono disseccate e altre si sono ridotte al lumicino, perciò nella stagione secca la portata complessiva del fiume si è sensibilmente ridotta.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Spiaggia_di_Eloro_-_Foce_del_Tellaro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Fiume</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La sua vallata (l’Heloria Tempe di Ovidio) segna il confine naturale tra le province di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, mentre in epoca greca separava la zona d’influenza di Siracusa da quella di Kamarina e di Gela. Sul versante est-nordest è delimitata da una bastionata di ripide alture che l’accompagnano da Palazzolo Acreide fino, si può dire, al mare, seppure attenuando gradualmente la loro elevazione; sul versante ovest si allarga considerevolmente senza bruschi salti altimetrici in territorio di Rosolini e Modica, tranne nella parte iniziale in direzione di Giarratana e di Borgo San Giacomo; nella sua parte mediana è incisa da frequenti e profonde cave naturali. La vallata del Tellaro un tempo aveva una folta vegetazione costituita da boschi di querce. Oggi rimangono solo esemplari sparsi qua e là di roverella o cerro nelle zone più inaccessibili.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Fiume_Tellaro_sicily3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Affluenti</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Durante il suo corso, che è rapido nella sua parte medio-superiore ma lento e a tratti ristagnante in quella inferiore, esso riceve le acque, spesso solo stagionali, di un discreto numero di affluenti, tra grandi e piccoli. I maggiori di essi provengono da destra, mentre da sinistra ne confluiscono solo di molto brevi, seppure numerosi e spesso alimentati da sorgenti perenni. Fra i tributari di destra c'è il Torrente Tellesimo, Cava del Cugno, Cava Pirainito, Vallone Stafenna (che raccoglie le acque di Cava Candelaro o Palombieri e di Cava Granati o Cava Grande) e Saia Randeci. Tra i secondi c'è Fosso di Mastica, Fiume Bianco, Cava Gaetani, Cava Molino, Cava della Signora, Vallone d’Angelo e Vito, Valle Battali, Cava Fonda e Torrente S. Nicola.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Fiume_Tellaro_sicily2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Foce</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A una decina di chilometri dalla foce, e fino al mare, il fiume scorre attraverso un’ampia e fertile pianura alluvionale, bonificata e liberata dalla malaria nella prima metà del secolo scorso. L'area della foce è sede di importanti resti archeologici, non ancora del tutto riportati alla luce, dell'antica Eloro. A pochi chilometri, in territorio di Noto, si trova la </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?noto--villa-romana-del-tellaro" target="_blank" class="imCssLink">Villa Romana del Tellaro</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, una ricca residenza extraurbana della tarda età imperiale romana. A sud della foce si trova l'oasi naturalistica di Vendicari.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Geologia del territorio</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per quanto riguarda la geologia, semplificando più del consentito: "Il fiume attraversa terreni ascrivibili alla Formazione Tellaro (Tortoriano) che sono, in massima parte, rappresentati da calcareniti grigio chiaro, più o meno marnosi e da marne grigio giallastre in alternanza con calcari duri".</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 17 Nov 2024 07:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Fortezze e Palazzi di Sicilia - PALAZZO DEI PRINCIPI BRANCIFORTE , Leonforte, Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002BE"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Palazzo dei Principi Branciforti a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi---di-sicilia--leonforte---enna" target="_blank" class="imCssLink">Leonforte</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, con la sua imponente mole, è il simbolo dell'intero abitato. Fu costruito all'inizio del 1600 per volere del Principe fondatore Nicoló Placido Branciforti e appartenne alla sua famiglia sino al 1850, quando l'ottavo ed ultimo Principe, Giuseppe Branciforti, lasciava per sempre la città di Leonforte per trasferirsi definitivamente a Parigi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzo_Branciforti_leonforte_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">il Palazzo fu la dimora del Principe fondatore Nicoló Placido Branciforti e della sua famiglia sino al 1850, quando l'ottavo ed ultimo Principe, Giuseppe Branciforti, lasciava per sempre la città per trasferirsi definitivamente a Parigi. Lavorarono alla sua realizzazione maestranze romane e palermitane sotto la direzione di tre capomastri ennesi: Gianguzzo, lo stesso che curò la Piazza antistante, Inglese e Calì. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzo_Branciforti_leonforte_cortile_interno.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E' una grande costruzione quadrangolare a due piani di stile seicentesco, con vastissimo cortile interno, anch'esso quadrato, finestre a piano terra e balconi con mensole scolpite al primo piano. Elegante il manieristico portale a bugne, con motivi figuranti sui pennacchi e sulle mensole del sovrastante balcone centrale, sul quale sono scolpite armi e trofei da guerra attribuite allo scultore romano Fabio Salviati. Il lato sud del Palazzo presenta due bastioni di fortificazione circoscriventi una villetta, realizzata nel 1878 dal Comune, che si affaccia sulla via Garibaldi e che ha come magnifico scenario la suggestiva zona storica della città. Internamente l'ampio cortile presenta al centro una profonda cisterna anch'essa di forma quadrata come l'intero complesso architettonico. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lato sud del Palazzo presenta due bastioni di fortificazione circoscriventi una villetta, realizzata nel 1878 dal Comune, che si affaccia sulla via Garibaldi e che ha come magnifico scenario la suggestiva zona storica della città. &nbsp;</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Particolare rilievo hanno, inoltre, le due sale di rappresentanza al primo piano, decorate con pregevoli stucchi e di recente restaurate. Il deterioramento di questo edificio, purtroppo, è stato costante e progressivo nel tempo, sia all'interno che nel prospetto. Nel 1950 venne distrutta la galleria che collegava il Palazzo con la chiesa di S. Antonino, che fungeva da cappella palatina della famiglia Branciforti; con essa venne anche distrutto il giardino con alberi secolari per lasciare il posto ad un edificio scolastico. Nel 1958 un crollo ha irrimediabilmente cancellato l'ala sud-ovest, e non ultimo, il frazionamento in mano a privati, ha apportato all'interno dello stesso Palazzo modifiche non certo rispettose delle decorazioni originarie. Piazza Branciforti Costruita nel 1611, la Piazza Soprana è ubicata tra il palazzo la scuderia ed altre abitazioni. Fin dal suo nascere rappresentò l'angolo aristocratico di Leonforte, sempre animato da carrozze, cavalieri: da quì la denominazione di Cavallerizza. Epicentro reale del potere dei Branciforti prima e della mondanità della famiglia Li Destri dopo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Armoniosa nelle sue proporzioni, venne realizzata da maestranze romane e palermitane, sotto la direzione del capomastro ennese Vincenzo Gianguzzo.Le fanno da cornice il maestoso Palazzo e la Scuderia. Secondo gli archivi storici la piazza nel suo prospetto presentava una fontana oggi non più esistente. Attualmente vi si svolgono concerti e manifestazioni di ogni genere; ogni martedì mattina ospita il caratteristico mercato.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 14 Nov 2024 07:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ciittà d'arte da visitare in Sicilia: CALTANISSETTA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000139"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Caltanissetta si sviluppa sul fianco della valle del fiume Salso, alle pendici del Monte San Giuliano e vanta di un prezioso passato legato all'attività delle solfatare che l'ha resa il fulcro minerario della Sicilia sino ai primi decenni del secolo scorso. In città si possono ammirare innumerevoli bellezze naturali e numerose opere architettoniche<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Grazie alla centralità strategica di Caltanissetta, moltissimi sono gli insediamenti preistorici rinvenuti, risalenti fino all’età del Bronzo, a testimoniare la presenza umana nella zona già a partire dal quarto millennio A.C.. Visitando gli scavi di Sabucina, un villaggio capannicolo risalente all’età del Bronzo Tardo, anticamente abitato dai Sicani, e visitando il museo della città ( a due passi dalla Stazione ferroviaria) dove si possono ammirare gioielli, vasellame, oggetti di culto di una misteriosa civiltà perduta, è possibile entrare nel mondo degli indigeni preistorici. Furono i Sicani a darle il nome di “Nissa”, da cui deriva la denominazione degli abitanti della città: nisseni. La città fu in seguito occupata dai Greci e dai Romani dopo le guerre puniche, in seguito ci furono Bizantini, Normanni, Aragonesi e Borboni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltanissettapanorama.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata nell’entroterra siciliano, Caltanissetta è una cittadina tutta da scoprire grazie non solo al suo bellissimo centro storico, fatto di chiese, di palazzi storici, di interessanti musei ma anche alle aree archeologiche che raccontano parte della sua antica storia. Il nome di questa città sembra derivare dall’arabo “Qal-atnisa” che significa “il Castello delle donne” in riferimento all’attuale Castello di Pietrarossa che pare ospitasse un harem dell’emiro. Città poco conosciuta ma allo stesso tempo molto affascinante, Caltanissetta risulta la soluzione ideale per chi ricerca una località che permette di scoprire la zona della Sicilia centrale a prezzi più contenuti ma con ottimi servizi a disposizione. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltanissettacop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una piccola città sviluppatasi sotto il dominio di Siracusa in epoca greca era presente sul monte Gibil-Gabib aveva creato l'insediamento di "Nissa". Dopo le guerre puniche, il dominio sulla Sicilia passò all'impero Romano. Il Castello da Pietrarossa (</span><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">visita il Castello</span> <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?castello-di-pietrarossa-caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">cliccando qui</a></b></span><span class="fs14lh1-5">), costruito sotto il dominio bizantino (dopo la caduta dell'Impero Romano), probabilmente cadde sotto il dominio degli arabi intorno all'846; alla città quindi fu dato il nuovo nome di Qalʿat al-nisāʾ. La città vera e propria, quindi, fu fondata probabilmente dagli arabi nel X secolo, e anche il nome deriva dall'arabo Qalʿat an-nisāʾ, letteralmente traducibile come "castello delle donne". Fu città feudale fino all'Ottocento, per quattrocento anni sotto il dominio della famiglia Moncada di Paternò, che patrocinò l'arrivo di numerosi ordini religiosi, come testimoniato dai numerosi coventi e monasteri presenti in città; dei Moncada rimane l'omonimo palazzo, un'imponente costruzione in stile barocco, che però rimase incompiuto. Per tutto l'Ottocento, e fino alla prima metà del Novecento, visse un forte boom economico spinto dalla presenza di vasti giacimenti di zolfo, che le valse l'appellativo di "capitale mondiale dello zolfo".</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/minierecaltanissetta1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo l'espulsione degli arabi dalla Sicilia da parte dei Normanni sotto il conte Ruggero I, seguito dagli Svevi sotto Federico II nel XII secolo la città passò sotto il dominio di nuovi padroni. Nei secoli successivi, si ebbero gli Aragona cui seguì il dominio su Caltanissetta sotto Guglielmo Raimondo Moncada. Oltre all'ampliamento della città con chiese e palazzi, fu costruito il Palazzo Moncada. Dopo l'arrivo di Garibaldi il dominio dei Borbone terminò dopo il 1860.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il XIX secolo, la città divenne ricca grazie all'estrazione di vasti depositi di zolfo nelle vicinanze. Con 88 miniere nel suo territorio, Caltanissetta fu soprannominata la capitale mondiale dello zolfo. Durante la terza decade del XX secolo, vi fu un periodo di intensa attività culturale, tanto che lo scrittore Leonardo Sciascia la definì una "piccola Atene".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo la seconda guerra mondiale la città iniziò un lento declino ed è ora una delle capitali provinciali con i più alti tassi di disoccupazione nel paese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cuore della città è Piazza Garibaldi che si trova nel centro storico da dove partone due dei corsi principali, corso Umberto I e corso Vittorio Emanuele. In questa piazza si trovano il municipio, la Cattedrale, la Chiesa di San Sebastiano e al centro è possibile ammirare la bellissima “Fontana del Tritone”. Per coloro che, invece, amano i mercati e lo street food consigliamo la zona di Strada ‘a Foglia dove al mattino si trova il mercato cittadino mentre la sera, soprattutto nel fine settimana, è una delle zona più interessanti per gli amanti della movida. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltanissetta3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città presenta numerosi luoghi d’interesse, primo tra tutti la Cattedrale, ovvero il Duomo di Santa Maria Nuova, edificato tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, in piazza Garibaldi. L’interno della chiesa è davvero da non perdere, con splendidi affreschi sulla navata centrale ad opera del pittore fiammingo Borremans, oltre alla bellissima statua lignea dell’Immacolata presente nella seconda cappella a destra. Di fronte alla Cattedrale si trova la Chiesa di San Sebastiano, realizzata nel Cinquecento come forma di ringraziamento al Santo per aver liberato la città dalla peste. Nella stessa piazza si trova uno dei simboli della città, la fontana del Tritone. In cima a Monte San Giuliano, che sovrasta la città, si trova il monumento al Cristo Redentore, progettato dal famoso architetto palermitano Ernesto Basile. Per quanto riguarda l’architettura civile, citiamo palazzo Moncada e palazzo del Carmine, sede del municipio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltanissetta1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da visitare anche il Il museo mineralogico, paleontologico e della zolfara Sebastiano Mottura (</span><span class="fs14lh1-5 cf1"><b>Visita il Museo</b></span> <span class="fs14lh1-5"><b><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/index.php?museo-mineralogico,-paleontologico-e-della-zolfara-di-caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">cliccando qui</a></b></span><span class="fs14lh1-5">) , anche noto come museo mineralogico di Caltanissetta, ospita al suo interno una ricca collezione di minerali e fossili, e un'esposizione permanente dedicata alla tecnologia mineraria per l'estrazione dello zolfo di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video su Caltanissetta</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/_unIwxMu5sk">https://youtu.be/_unIwxMu5sk</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 06:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa visitare a Palermo - COMPLESSO MONUMENTALE DI SANTA MARIA DELLO SPASIMO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002BA"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa di Santa Maria dello Spasimo di Palermo è probabilmente una delle più suggestive di tutta la Sicilia, grazie soprattutto ad un particolare davvero singolare: non ha il tetto. Probabilmente molti di voi penseranno che è andato distrutto da un precedente terremoto oppure dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Niente di tutto questo, la ragione è molto più semplice e meno catastrofica: non è mai stato costruito. Si trova nel quartiere dalla Kalsa, una delle parti più antiche della città di Palermo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessomoumentalespasimo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chiesa in stile tardo gotico: Fu costruito nel 1509 dai Monaci Benedettini di Monte Oliveto, che in sei anni aprirono la Chiesa dello Spasimo, consacrandola alla Madonna Addolorata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1535 a causa della minaccia turca, quando si resero necessari degli ingenti interventi di fortificazione della città, lo Spasimo divenne bastione. </span><span class="fs14lh1-5">Nel 1569 il Senato di Palermo acquistò il complesso per esigenze militari e i monaci vennero fatti trasferire in altri luoghi. Nel 1520 l’edificio, di grande importanza a quel tempo per la comunità palermitana, si era arricchito di un capolavoro d’inestimabile valore, lo Spasimo di Sicilia dipinto da Raffaello Sanzio, che raffigura lo sgomento di Maria dinanzi al Cristo crollato a causa del peso della croce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessomoumentalespasimo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo il trasferimento dei monaci, la struttura cadde in disuso e così il viceré di Palermo Don Ferdinando D'Ayala la donò a Filippo V re di Spagna per ricevere in cambio favori e agevolazioni. Il dipinto rimase in Spagna e oggi è conservato al Museo del Prado di Madrid. A Catania, nella chiesa di San Francesco all'Immacolata, ne esiste una buona copia, realizzata su tavola nel 1541 da Jacopo Vignerio. Nel 1582 la chiesa venne utilizzata come sede di spettacoli pubblici, &nbsp;ma nel secolo successivo un'epidemia di peste ne rese necessario l'utilizzo come lazzaretto per i malati. Terminata l'epidemia, gli ambienti furono destinati ad essere utilizzati come granaio e magazzini. A metà del settecento crollò la volta della navata centrale della chiesa, che non fu mai più ricostruita. Dal 1855 al 1985, la struttura fu trasformata in ospizio per i poveri e nosocomio, ma l'architettura venne in gran parte sconvolta per poterne ricavare i locali per gli ammalati. Nel secondo dopoguerra il sito fu ridotto in discarica, e solo nel 1985, furono iniziati i lavori di recupero delle strutture fatiscenti. </span><span class="fs14lh1-5">Nel 1888 fu trasformato in sifilocomio, fino all'istituzione dell’Ospedale Principe Umberto, di cui rimane una scritta sul portone d’ingresso, mentre una parte dei locali fu utilizzata come laboratorio e deposito artistico.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/complessomoumentalespasimo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’edificio si presenta con un impianto a tre navate separate da quattro slanciate archeggiature a sesto acuto e ampie cappelle laterali, riproponendo la concezione spaziale dell’architettura gotico-rinascimentale con alte volumetrie, inoltre, vi si possono riscontrare elementi riconducibili allo stile “chiaramontano”, che esalta la tradizione araba-normanna, con la cupoletta rossa che copre l’avancorpo settentrionale del complesso; allo stile carnelivariano, con il grande arco ribassato; al gotico fiorito con le monofore che danno luce alle cappelle laterali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs10lh1-5"><b>Lo Spasimo di Raffaello</b></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/spasimo-raffaello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Se la storia della costruzione e realizzazione della chiesa &nbsp;è sembrata alquanto intricata, aspettate di leggere la storia del quadro “Lo Spasimo di Palermo“, opera di Raffaello, commissionata dal Basilicò nel 1516, e che doveva servire ad abbellire la cappella funeraria.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il quadro, che rappresenta la Caduta durante l’ascesa al Calvario, dopo essere stato realizzato da Raffaello su una tavola di legno venne chiuso dentro una cassa ben imballata e spedito per mare, destinazione Palermo. Ma a Palermo purtroppo non ci arrivò, perché la nave, compreso tutto il suo equipaggio e l’intero carico, affondò sotto i colpi di una violenta tempesta. Tutto sembrava perduto ma proprio quando la speranza aveva lasciato il posto alla rassegnazione, ecco il miracolo: la cassa venne ritrovata sulle coste di Genova ed il quadro al suo interno era in perfette condizioni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un ritrovamento così miracoloso sembrava proprio un segno divino. Giorgio Vasari scrisse “sino alla furia de’ venti e l’onde del mare ebbono rispetto alla bellezza di tale opera” . Ed ovviamente i genovesi non ne volevano sapere di restituire questo dipinto che aveva scelto di sua spontanea volontà di approdare proprio sulla costa ligure. Fu dopo numerose richieste e l’intervento addirittura di papa Leone X che finalmente l’opera di Raffaello giunse a Palermo. Per l’occasione fu realizzato un altare da Antonello Gagini.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/spasimo-raffaello1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il dipinto di Raffaello allo Spasimo ci restò poco, perché come vi ho raccontato prima i monaci olivetani furono costretti per motivi difensivi a trasferirsi, con tutto il dipinto, presso il convento e la chiesa dello Spirito Santo. Ma il peggio deve ancora venire!</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel 1661 il viceré Don Ferdinando D’Ayala decise di donare il quadro a Filippo IV re di Spagna. Per impossessarsi del quadro corruppe il priore promettendo una rendita in denaro che ovviamente non arrivò mai. E fu così che lo Spasimo di Raffaello arrivò in Spagna, destinazione la Real Cappella a Madrid. Oggi se vogliamo vedere lo Spasimo di Raffaello, che nel frattempo è stato trasferito su tela, &nbsp;ci tocca andare al museo del Prado di Madrid. Insomma, potremmo definire questa storia un vero calvario, come del resto ci indica il suo titolo!</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel 2020, dopo un restauro, l’altare di Antonello Gagini è stato risistemano nella chiesa dello Spasimo. Al suo interno è stata inserita una copia dell’opera di Raffaello che ci mostra così come era la cappella in origine.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/santa-maria-palermo-COPERTINAVIDEO.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">Oggi lo Spasimo è uno dei più bei luoghi di risalto internazionale, ricco di magia che ospita innumerevoli eventi culturali; rappresentazioni teatrali e/o musicali, mostre</span>, e dal 1995 è stata prevista la sua apertura anche nelle ore notturne.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Viodeo del Complesso Monumentale</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/_c3eNJQwatA">https://youtu.be/_c3eNJQwatA</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 10 Nov 2024 06:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani : CASTELLO MONGIALINO - Mineo, Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000284"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Mongialino rappresenta un unicum dell’architettura medievale siciliana. Esso infatti è composto da un donjon circolare e da una cinta muraria irregolarmente poligonale. Purtroppo del singolare mastio circolare resta in piedi solo metà struttura, e non sono più visibili la porta d’ingresso ed il ponte levatoio di cui parlava nel 1757 l’abate Vito Amico.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/mongialinocaste1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Siamo nel Calatino, nella parte orientale della Sicilia, in quella zona, ai confini della piana di Catania, che si trova immersa tra le propaggini meridionali dei Monti Erei e la parte nord-occidentale dei Monti Iblei. E proprio nel territorio di Mineo sorge, su un colle roccioso ed impervio, a dominio del sottostante vallone del torrente Pietrarossa, il Castello di Mongialino, conosciuto anche con il nome di Castello di Monte Alfone. Il maniero, con il castelluccio di Serravalle, sorvegliava da sud gli accessi alla piana di Catania e rientrava nel sistema difensivo del paese di Mineo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/mongialinocaste3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ll Castello risale all'alto medioevo ed é dotato di una torre toroidale (fatto unico nell'architettura siciliana dell'epoca) originariamente di quattro piani, collegati da una scala interna. Il castello é citato dal geografo arabo Idrisi, che lo chiama "casale" al-Khalil. Feudatari del castello furono dapprima (1150-1180 circa) i membri della famiglia Paternó con Costantino II Paternó, Conte di Buccheri, di Butera e di Martana, poi i membri della famiglia di origine normanna de Luci (il conte Bartolomeo de Luci e poi sua figlia Margherita nel 1199), poi Manfredi di Mazzarino nel 1200, dominio regio nel 1287, Blasco Lancia nel 1320 e Manfredi III Chiaramonte nel 1355. Il castello viene citato dallo storico Tommaso Fazello nel De Rebus Siculis Decades Duae (1558) e dall'abate Vito Amico nel Lexicon topographicum siculum (1757), riferendo come all'epoca la costruzione fosse per lo piú intatta e come nel XVII secolo si fosse tentato di ripopolare la zona. Dai reperti rinvenuti in epoca moderna, risulta che il colle sul quale fu costruito il castello é stato in realtá abitato fin dall'etá del bronzo (XII secolo a.C.).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/mongialinocaste2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Del mastio circolare restano oggi visibili la prima elevazione e solo pochi ruderi della seconda, ma lo stesso Amico, a metà del ‘700, scriveva dell’esistenza di quattro elevazioni. Probabilmente quindi i due piani erano divisi da due solai lignei, formando i quattro piani osservati dall’abate. L’ipotesi è avvalorata dalla presenza di grandi cornici, poste circa a metà altezza dei muri del primo piano, su cui probabilmente poggiavano i solai.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il torrione semicircolare rimasto, che non ha simili in Sicilia, è comunque imponente, e lascia stupito il visitatore per la sua maestosità ed il fascino che promana. Entrando nell’ambiente “anulare” formato dalle due strutture concentriche, è possibile osservare alcune saiettiere strombate verso l’interno e l’ingresso di una particolare cisterna cilindrica, posta proprio al centro del mastio, che raccoglieva un tempo le acque piovane provenienti dalla copertura. Un’altra cisterna si può osservare a fianco del donjon, all’interno del cortile formato dalla cinta muraria merlata. Conviene avere molta prudenza nel visitare questa parte della struttura. Purtroppo infatti i resti del castello sono pericolanti, e non è difficile assistere a dei crolli, come d’altronde evidenziano le grosse strutture murarie che giacciono dirute lungo il pendio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/mongialinocaste4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il degrado regna sovrano a Mongialino, e se non si interverrà al più presto con dei lavori di consolidamento, si rischierà di perdere ciò che resta di uno dei castelli più singolari e spettacolari di tutta la Sicilia. </span><span class="fs14lh1-5">Dal castello si gode infatti la vista di un paesaggio collinare molto suggestivo e, specialmente d’inverno, con il verde lussureggiante e le numerose pozze d’acqua che si vengono a formare dopo le piogge, sembra quasi di essere in qualche angolo del Lake District, la regione inglese mossa da rilievi e vallate pittoresche che ha ispirato tanti poeti e pittori dell’ottocento. Ed in effetti, dal colle di Mongialino sembra di contemplare un quadro di William Turner: un paesaggio ricco di campi verdi, specchi d’acqua, colline con in lontananza i monti Iblei.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/mongialinocaste5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A chi vuole intraprendere un'escursione in questo luogo abbandonato, consigliamo di muoversi con cautela all'interno delle mura, in quanto il pericolo crolli è sempre in agguato. In una struttura medievale che rischia il disfacimento totale, è buona norma non arrampicarsi sui muri, non toccare o muovere pietre che sono o sembrano staccate dalla muratura, non produrre suoni molto acuti. La stabilità delle volte che caratterizzzano il pavimento della seconda elevazione è davvero precaria, e realmente potrebbe cedere da un momento all'altro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello di Mongialino è uno di quei castelli che con la sua magnificenza renderà indimenticabile il viaggio in questa zona della Sicilia sud-orientale dai tratti a volte incontaminati. Ma la possibilità di vivere questa esperienza visiva e sensoriale, dai tratti selvaggia e penetrante, potrebbe non esistere più.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dal Drone</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/xNLDB5e1bMM">https://youtu.be/xNLDB5e1bMM</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 06:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Naturalistici in Sicilia - Lago Urio Quattrocchi, Mistretta, Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002B7"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il laghetto circolare di Urio Quattrocchi si trova ad un’altitudine di 1030 metri, all’ingresso del Parco dei Nebrodi nel territorio di </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--mistretta--messina-" target="_blank" class="imCssLink">Mistretta</a></i><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e rappresenta una delle poche aree umide dei Nebrodi occidentali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagourio1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lago Urio Quattrocchi, posto a quota 1.030 metri sul livello del mare, in zona “B” del </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco dei Nebrodi</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, si trova in una posizione strategica, in quanto collocato all’inizio della dorsale dei monti Nebrodi, un percorso di circa 70 chilometri che unisce il territorio di Mistretta con quello di Floresta.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagourio2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In prossimità del lago è presente un’area attrezzata, dotata degli opportuni arredi in legno (panche, tavoli, fontanelle, locali per la guardiana, bagni e, in generale, tutte le attrezzature che consentano una migliore utilizzazione dell’area stessa). E ancora, sentieri naturalistici per consentire ai visitatori di camminare lungo percorsi obbligati, nonché bonifica dell’acqua del lago, attraverso la rimozione dei corpi estranei per garantire il mantenimento dell’ecosistema attualmente presente. Sono stati predisposti percorsi pedonali in parquet di legno, con cordoli laterali in legno aventi funzioni di guida per i disabili visivi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagourio3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Attorno al lago la natura è incontaminata, silenziosa e pacifica. Non è difficile sentire gracidare le rane e vedere passeggiare un bel ramarro. Gli animali vivono indisturbati e la vita pulsa anche se la superficie del lago è quasi interamente coperta dalle piante acquatiche. </span><span class="fs14lh1-5">Piccole tartarughe d’acqua, cicogne bianche e nere, cormorani, martore e donnole popolano la zona del lago attirate dalla grande quantità di pesce. Nei dintorni non è raro inoltre incrociare volpi, maialini neri e mandrie di mucche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La natura è ancora la protagonista indiscussa di questo luogo, incorniciato da pini, abeti, faggi e siepi di agrifoglio. </span><span class="fs14lh1-5">In inverno, potrai goderti lo spettacolo del lago ghiacciato, in primavera tappeti di fiori e le tartarughe che a decine prendono il sole sulle canne secche, in autunno, lo spettacolo di funghi ed un’altra distesa varietà di fiori, in estate i colori e la frescura: ogni stagione ha il suo fascino qui nel Parco dei Nebrodi!</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagourio4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il lago ospita una numerosa fauna selvatica. Sono presenti piccoli mammiferi, martore, donnole, volpi, roditori, fra gli anfibi è presente la rana, fra i rettili è probabile incontrare la graziosa testuggine palustre. Vicino al silenzioso lago “Quattrocchi”, quindi, &nbsp;non è difficile sentire il gracidio delle rane, osservare il volo degli uccelli acquatici, notare il rettile passeggiare, trovare l’appagante ristoro in una dimensione più naturale. Molte sono le specie di uccelli acquatici. Tutte queste specie di animali là vivono indisturbati. Anche se le piante acquatiche coprono quasi interamente tutta la superficie dell’acqua, tuttavia fra di esse si sente palpitare la vita. Qui la Natura è protagonista suprema e la mano dell’uomo è intervenuta poco nella modificazione del paesaggio. Attorno al lago un piacevole spettacolo è offerto dai boschi di Pini, di Abeti, di Faggi, di Querce caducifoglie. Fra le specie xerofile è presente il Cardo del Valdemone. &nbsp;Superato il laghetto si incontra un bellissimo abbeveratoio in pietra locale con la fonte quasi rotonda, sosta obbligatoria per gli animali: cavalli, giumente, muli, asini, ormai rari, che si dissetavano assieme ai loro padroni dopo il lungo cammino attraverso i boschi e prima di arrivare in paese.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Nov 2024 06:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Sicilia - COMITINI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002B6"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Avete mai sentito parlare di Comitini? Si tratta di un luogo da visitare in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> per tutti coloro che vogliono ripercorrere le tappe dell’Unità d’Italia. In questo piccolo borgo particolarmente caratteristico in quanto tutta la vita sociale dei suoi abitanti si svolge attorno a Piazza Umberto I, rimasta quasi intatta dalle origini ed armoniosamente incastonata nel suggestivo contesto dei suoi palazzi ottocenteschi che rievocano un passato florido. Insieme alla roccia di 30 metri su cui è stato issato il primo Tricolore nell’anno 1859. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Comitini1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sorge a 17 Km da </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, sul colle Cumatino dal quale prende il nome, il piccolo Borgo di circa 1000 abitanti fondato da Gastone da Bellacera negli ultimi anni del XV sec. Paese ad economia prettamente agricola, in passato ha avuto anche un notevole sviluppo grazie allo sfruttamento delle vicine miniere di zolfo e la cui attività - cominciata agli inizi del 1800 e terminata negli anni ‘50 del secolo scorso - arrivò a dare lavoro a più di 1200 persone, parecchie delle quali venivano dai centri limitrofi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/comitini2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Comitini, la terra dello zolfo e delle zolfare, del tricolore, la terra di Ciaula, giuridicamente nasce il 23 giugno, X indizione, dell'anno 1627, per concessione dello Jus Populandi da parte del re Filippo IV al barone Gaspare Bellacera. In realtà un agglomerato urbano, sviluppatosi sotto la chiesa di Santa Maria di Altomonte e del palazzo Baronale, abitato da contadini dediti alle coltivazioni del feudo, già preesisteva alla fondazione. Lo studio etimologico del toponimo Comitini confermerebbe che nel I secolo d.C., in età romano imperiale la cittadina ed il suo territorio erano densamente antropizzati. Il territorio era attraversato da un'importante arteria di comunicazione, come conferma l'Itinerarium Antonini, lungo l'asse Agrigentum-Panormus ed in prossimità dell'attuale centro abitato esisteva un'antica Statio romana denominata "Comiciana" da cui pare derivasse l'attuale toponimo del territorio e del Comune, anche se, da un attento studio etimologico, alcuni studiosi concordano un'origine araba del toponimo (Cumma el tin che si traduce in "Collina dei fichi". </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/comitinizolfo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei primi anni dell'Ottocento Comitini sale agli onori della cronaca per la riscoperta dell'attività minerario zolfifera. In poco tempo furono attive nel territorio ben 70 miniere che davano lavoro a circa 10.000 addetti. In questo periodo Comitini divenne un fiorente centro industriale. Nel 1859 Comitini fu sede di moti rivoluzionari: nel territorio operava una folta schiera anti-borbonica. E fu questo gruppo di patrioti che, il 3 luglio del 1859, innalzarono per la prima volta nell'agrigentino, sul monte la Pietra, la prima bandiera del Tricolore italiano a simbolo dell'unità delle genti italica e come segno di rivolta per le popolazioni dei comuni viciniori. Lo stesso gruppo di patrioti contribuì all'arrivo di Giuseppe Garibaldi a Palermo nell'anno successivo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al comune di Comitini è legata la figura di un grande premi Nobel per la letteratura: Luigi Pirandello, Pirandello trascorse parte della sua giovinezza a Comitini dove i genitori erano proprietari di una miniera di zolfo. Da questo piccolo paese dall'antica tradizione mineraria prese spunto per la scrittura di alcuni suoi scritti, quali le novelle Ciàula scopre la Luna e Il fumo ed in questi suoi scritti sono tramandati ai posteri momenti di vita quotidiana dei minatori comitinesi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli antichi feudatari del comune furono i Gravina, principi di Comitini, proprietari a Palermo del fastoso palazzo barocco sede dell'amministrazione provinciale. Dal 15 dicembre 2018 Comitini si fregia del titolo di Città attribuitole con decreto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per trascorsi storici di interesse e rilevanza nazionale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">COSA VEDERE A COMITINI</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/comitinibellacera.jpeg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla piazza Umberto I, prospettano gli edifici più rappresentativi: la Chiesa Madre, San Giacomo Maggiore Apostolo, del sec. XVIII, il palazzo del Municipio, sec. XVIII, e il palazzo Bellacera (1631 ). Il palazzo Bellacera è sede di una biblioteca - ricca di circa 11.000 volumi &nbsp;- e di un Antiquarium/Museo delle Miniere. L'Antiquarium conserva &nbsp;fotografie, campioni del minerale e attrezzi di lavoro che documentano la tecnica di estrazione dello zolfo attraverso i secoli e la dura vita di quanti, non solo uomini ma anche donne e bambini, traevano sostentamento da questa attività fino a pochi decenni fa. L’Antiquarium, raccoglie anche i reperti archeologici ritrovati nella zona archeologica - Petra di Calathansuderj.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/CYRmzwrzmNw">https://youtu.be/CYRmzwrzmNw</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 03 Nov 2024 07:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Leoni di Sicilia - Giulia Florio detta Giugiù]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Personaggi_Storici_e_famosi_della_Sicilia"><![CDATA[Personaggi Storici e famosi della Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002B5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giulia Florio nacque a Palermo il 28 giugno 1870, figlia di Ignazio Florio, facoltoso imprenditore e Giovanna d’Ondes Trigona dei Conti di Gallitano, nobildonna di illustre discendenza. Era la seconda di quattro figli, cresciuta in una famiglia che ambiva a cementare il proprio legame con l’aristocrazia palermitana attraverso matrimoni strategici.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/giugiu-florio1.png"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A soli tredici anni, fu promessa in sposa a Pietro Lanza Branciforte Galeotti, XI principe di Trabia, in un contratto matrimoniale che prevedeva una considerevole dote di 4 milioni di lire da parte del padre. Il matrimonio con il Principe di Trabia ebbe luogo nel 1885, dando origine a una famiglia di cinque figli. Insieme, vissero prima a Palazzo Butera e poi a Villa Trabia alle Terre Rosse, dove Giulia trasformò il giardino in uno dei più grandi della città. Grazie a questo matrimonio divenne una figura di spicco nella Belle Époque panormita, organizzando sontuosi ricevimenti in onore dei Reali d’Italia e dell’imperatore Guglielmo II di Germania.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/giugiuflorio2.jpeg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla morte di suo padre Ignazio nel 1891, Giulia ereditò un altro milione e mezzo di lire, aumentando la sua dote. Diventò l’amministratrice del vasto patrimonio terriero di suo marito e, nel 1939, ricevette la Medaglia come miglior agricoltore di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Era nata durante il declino dell’impero economico dei Florio e negli anni difficili in cui le abitudini della famiglia cambiarono inesorabilmente, lasciandosi alle spalle lo sfarzo della Belle époque. Si trasferisce a Roma, dove può stare più vicina alla sorella Igiea che aveva intanto sposato il duca Averardo Salviati. Studia e decide di voler lavorare, senza aspettare di trovare l’uomo giusto con cui creare una famiglia e avere dei figli da crescere, per finire a ricamare all’uncinetto dal pomeriggio fino all’ora del vespro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Era bravissima a parlare le lingue straniere e trovò subito un’occupazione alla Sezione propaganda del ministero degli Esteri con il compito di elaborare il materiale da diffondere presso la stampa estera. Erano gli anni dell’Italia fascista. Durante le persecuzioni razziali del 1943, Giulia e Achille consentirono a molte famiglie ebree di lasciare il ghetto di Roma approfittando della adiacente porticina di servizio di Palazzo Costaguti &nbsp;per uscire dall’altro portone che dava su piazza Mattei. Molte famiglie ricevettero asilo nel palazzo, sfruttando le intercapedini fra un piano e l’altro, fra le volte e le solette orizzontali. I nomi di Giulia Florio e del marito sono ricordati nel Giardino dei Giusti, in Israele, per avere salvato anziani, donne e bambini da un destino crudele. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/piazza-costaguti.jpg"  title="" alt=""/><br><div><span class="fs10lh1-5"><b>Palazzo Costaguti Roma</b></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giulia Florio è ricordata soprattutto per la sua generosità e impegno sociale. Si distinse per le numerose iniziative a favore dei più deboli, dai ciechi agli orfani, finanziando strutture private, pubbliche e istituzioni religiose attraverso una vasta rete di enti benefici. Questo impegno si intensificò dopo la tragica perdita dei suoi figli Ignazio e Manfredi, scomparsi durante la Prima Guerra Mondiale. Divenne un punto di riferimento nella rete di supporto logistico locale, fondamentale per la cura dei militari rientrati in Sicilia durante e dopo entrambe le guerre mondiali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/giugiuflorio3.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1927, morì anche il primogenito Giuseppe, il quale aveva due figli naturali, Raimondo e Galvano, avuti da una relazione clandestina con la nobildonna veneta Maria Maddalena Papadopoli Aldobrandini. Nonostante condannasse fortemente questa relazione, dopo la morte di Giuseppe, Giulia decise di prendersi cura dei due nipoti, in particolare di Raimondo, che crebbe a Palazzo Butera. Grazie a un Regio Decreto emanato nel 1942, che equiparava i figli naturali e i figli legittimi in materia di successione, riuscì a ottenere la legittimazione dei due nipoti, che adottarono il cognome Lanza Branciforte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Donna Giulia Florio morì a Palermo il 23 dicembre 1947, all’età di 77 anni, lasciando dietro di sé un’eredità di generosità, impegno sociale e un profondo legame con la città e la sua gente</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 11:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserve Naturali in Sicilia - Riserva Naturale Orientata Saline di Trapani e Paceco]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002B4"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Imboccando la statale costiera che da Trapani porta a Marsala, si attraversa la parte del litorale occidentale della Sicilia che da quasi 3000 anni ospita le Saline. Furono i Fenici ad impiantare le prime vasche per la raccolta del sale, che in epoca molto più recente vennero arricchite dai mulini a vento per le prime lavorazioni semi-industriali. Il risultato è un ambiente surreale, quasi extraterrestre, in grado di regalare scenari irripetibili, colori e sfumature rarissime, tramonti mozzafiato tra i più fotografati del mondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservatrapani-paceco1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi gran parte del litorale è sottoposto a tutela ambientale, grazie all´istituzione nel 1995 della riserva naturale orientata regionale Saline di Trapani e Paceco, affidata in gestione all´Associazione Italiana per il WWF. Il sito costituisce una delle più importanti aree umide costiere della Sicilia occidentale. Occupato in gran parte da saline coltivate in maniera tradizionale, con pantani e campi coltivati in aree marginali, le sue valenze biologiche sono plurime, interessando aspetti faunistici (uccelli, pesci, artropodi), floristici, vegetazionali. A queste valenze si aggiungono quelle paesaggistiche, etno-antropologiche, architettoniche, storiche. La riserva è percorribile a piedi o in bicicletta. In qualsiasi periodo dell´anno (ed in particolare in autunno e in primavera) è possibile vedere da vicino interi stormi di fenicotteri (compresi i fenicotteri rosa), esemplari di cavaliere d´italia e tante altre specie protette.</span></div></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservasalinatrapaniepaceco1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Se avete voglia di immergervi in luoghi e paesaggi unici baciati dal sole, scoprire l’incanto di una natura ricca di biodiversità in cui l’uomo da sempre interagisce con le proprie attività antropiche, rimanendo in “equilibrio” con l’ambiente che lo circonda, non potete mancare di visitare la Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco! &nbsp;</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Le-Saline-Di-Trapani-e-Paceco-2.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Visitare questi luoghi vuol dire anche entrare a diretto contatto con le attività collegate alla produzione del Sale, l’oro bianco di Sicilia, protagonista sin dall’epoca dei Fenici di questi territori. Le antiche Saline connotano i paesaggi e le architetture del tratto costiero che va da Trapani a Marsala, caratterizzandolo con bianche montagnole di sale, lagune e bacini costieri che riverberano al sole come specchi, canali, mulini a vento, canneti e una grandissima varietà di uccelli, attratti da un habitat straordinariamente ricco e unico. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservatrapani-paceco2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Sulle coste trapanesi, si suppone che i primi impianti di evaporazione ed estrazione del sale dalle acque del mare, siano stati realizzati circa 3000 anni fa dai Fenici. Si deve arrivare però all’epoca Normanna per avere una testimonianza scritta, da parte del geografo arabo noto come Idrisi o Edrisi, dell’esistenza delle saline nelle zone costiere di Trapani.Nel XV secolo, fu proprio l’esistenza delle Saline a portare all’apertura di molte tonnare e a creare le premesse dell’espansione dell’attività portuale a Trapani, che trovò il suo apice con l’apertura del canale di Suez nel 1869, con l’incremento dei traffici nel Mediterraneo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Gli inizi del XX secolo con le due guerre mondiali e le successive fasi, portarono man mano ad un lento abbandono delle attività di alcune saline. Solo con l’istituzione della Riserva, il delicato equilibrio uomo-natura nelle Saline è stato salvaguardato da interventi di cementificazione e, la raccolta del sale, ha potuto riprendere il passo, nel solco delle tradizioni! </span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservatrapani-paceco3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Quelle Saline che oggi noi osserviamo con curiosità e il cui prodotto, il sale marino, diamo quasi per scontato, ha rappresentato nei secoli scorsi un emblema di grande ricchezza, quando non una merce di scambio pregiata, per i popoli che lo producevano. </span><span class="fs14lh1-5">I preziosi cristalli di sale, sia fossero estratti da miniere sulla terra ferma (il salgemma), che ottenuti per evaporazione dell’acqua di mare (sale marino), erano molto importanti per le antiche civiltà tanto che, ad esempio, i romani definivano “Salario”, la preziosa paga in sale data alle truppe romane.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservatrapani-paceco5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nei mille ettari della Riserva, oggi sopravvivono quindici saline attive, a fronte delle 31 censite nel 1865. La produzione di sale marino integrale, denominato anche “l’Oro Bianco di Sicilia”, pur diminuito rispetto ai periodi di maggiore estensione delle “coltivazioni”, ha ripreso la sua ascesa grazie ad un mercato che oggi richiede qualità ed eco sostenibilità delle produzioni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un qualità riconosciuta nel 2011, con l’attribuzione della IGP al “Sale marino di Trapani”, successivamente aggiunto, nel 2012, all’elenco delle indicazioni geografiche protette da parte della Commissione europea, con un disciplinare di produzione rigoroso.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservatrapani-paceco4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Nella Riserva Naturale Orientata, l’uomo può svolgere attività come l’agricoltura o la pesca, a condizione che ciò non alteri l’equilibrio naturalistico della riserva. Le Saline di Trapani sono un ecosistema artificiale creato proprio grazie all’intervento dell’uomo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In pratica, questa preziosa zona umida costiera è nata ed è cresciuta, nel corso di oltre 2000 anni, grazie all’attività della coltivazione del sale da parte dell’uomo, anzi, del “salinaro”. La presenza del salinaro è indispensabile in questo ciclo industriale produttivo “eco-sostenibile”! Una produzione che permette di accogliere e salvaguardare, nei territori impreziositi da questa fitta rete di vasche e canalizzazioni, &nbsp;una flora e fauna ricchissima e variegata.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/dZjjNe1AqwU">https://youtu.be/dZjjNe1AqwU</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 13:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi di culto da Visitare in Sicilia - Ex Cattedrale di Maria Santissima Assunta di Troina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002B2"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'ex cattedrale di Maria Santissima Assunta oggi Chiesa Madre è il principale luogo di culto della città di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-sicilia--troina" target="_blank" class="imCssLink">Troina</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> in Provincia di Enna, già sede dell'antica diocesi. Dopo la sua costruzione, nel 1082 la chiesa madre fu elevata a cattedrale fino a quando la sede vescovile venne spostata a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--messina" target="_blank" class="imCssLink">Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Fu prima cattedrale normanna della Sicilia La Chiesa Madre prima cattedrale normanna di rito latino in Sicilia, dopo la cacciata degli Arabi, fu voluta da Ruggero d'Altavilla dopo qualche anno dal suo arrivo a Troina.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesamadretroina1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I lavori iniziarono nel 1065 per poi essere completati nel 1078. <span class="cf1">E' stata la I residenza del Conte Ruggero in Sicilia quando Troina fu Capitale Normanna di Sicilia. Attorniata da muraglie, dirupi e fossi, risultava inespugnabile dal nemico. L'accesso avveniva attraverso il passaggio da una delle quattro porte. </span>Dotata di immensi possedimenti e beni fu chiesa palatina e, successivamente, in seguito all'istituzione nella cittā del primo Vescovado di Sicilia nel 1082, eretta a Cattedra Vescovile. Dedicata alla Virginis Puerperae divenne il luogo delle pių importanti celebrazioni religiose, come ci conferma un diploma normanno relativo ai funerali di Giordano, figlio del Conte Ruggero. Nulla rimane visibile dell'originale costruzione ruggeriana all'infuori di una volta costolonata nel vano di base dell'attuale torre campanaria, e di una monofora nel lato est dell'antico transetto, a causa dei rimaneggiamenti subiti. Il prospetto, di fine Settecento, č realizzato in arenaria gialla locale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesamadretroina5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa, a tre navate, è in stile neoclassico con le volte a botte decorate con stucchi dorati di gusto rinascimentale, con archi a tutto sesto e con la cupola che poggia su solidi pilastri rivestiti di stucco. All'interno custodisce tele del '700 e pezzi provenienti dal Monastero di San Michele Arcangelo, insieme ad altri oggetti di grande pregio artistico. La chiesa è dotata di un proprio tesoro che comprende ori, argenti di pregio, ostensori, reliquiari, crocifissi, pissidi e incensieri. Le opere di maggiore pregio sono: il Bacolo Pastorale, il Sigillo e la Corona dell'Immacolata.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesamadretroina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le prime fortezze normanne della Sicilia, c’è il castello di Troina. Non è nota con esattezza la sua data di edificazione. Si intuisce, però, che un edificio fortificato debba essere stata innalzato non molto tempo dopo la conquista normanna della città, avvenuta nel 1061 d.C. Proprio in quell’anno il Conte Ruggero trascorse lì le festività natalizie. Tra il 1067 e il 1079 fu edificata la cattedrale di Troina, prima cattedrale interamente voluta dal Conte Ruggero. Nel 1082, a seguito della costruzione della cattedrale, Troina venne elevata a sede vescovile. Fu qui che Urbano II incontrò il conte Ruggero nel 1088 d.C. Lo storiografo Edrisi, intorno al 1150 d.C., descrive l’abitato come “castello da rassomigliare a città; desiderato soggiorno; fortalizio che si estende sui lati”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesamadretroina4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In un documento del 1154, redatto in lingua greca, si cita un tale Graziàno, castellano di Troina. Alcuni anni dopo, nel 1169, la cittadina è attestata ancora come “ecclesia castri civitatis nostrae Troinae”. L’anno successivo si ricorda un Gregorius Castellanus. Delle fortificazioni durante il regno angioino/aragonese poco si conosce. Si apprende che nel 1409 del castello resiste solo una torre, sottoposta a regio demanio, giudicata come “domus plana”, edificio smilitarizzato e privo di valore strategico. Nel 1425 la torre è ancora demaniale, ma poco più di un secolo dopo, nel 1558, la testimonianza del Fazello lascia intendere la totale scomparsa della fortezza, inglobata o obliterata dalla Chiesa Maggiore, appellata dalla popolazione locale col toponimo di “Baglio del Castello”. Questo toponimo è riportato anche da Vincenzo Amico nel 1757.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesamadretroina3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’amministrazione ecclesiastica si estendeva su un vasto territorio che comprendeva «l’area dei Peloritani, Nebrodi e delle Madonie, da Messina alla stessa Troina fino a Taormina da un lato e da Rametta, Milazzo, Sinagra, Naso, San Marco d’Alunzio, Mistretta a Gagliano Castelferrato, Sperlinga, Tusa, Geraci Siculo, Petralia Soprana e Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Cefalù, Collesano, Caltavuturo, Sclafani Bagni». La costruzione dell’impianto normanno si fa risalire al 1061: la Cattedrale di Troina doveva presentarsi come un connubio di elementi militari e religiosi, divisa in tre navate con absidi semicircolari. L’abate Rocco Pirri documenta la permanenza della cattedra vescovile presso Troina fino al 1090, termine entro il quale è ristabilita la sede di Messina. Nella ristrutturazione quattrocentesca le absidi semicircolari scomparvero e fu ristretto l’impianto delle tre navate.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 27 Oct 2024 07:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli di Sicilia - CASTELLO MANIACE,SIRACUSA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002B1"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello Il Castello di Federico II a Siracusa, poi detto Maniace è uno dei più importanti monumenti del periodo svevo a Siracusa e uno tra i più noti castelli federiciani. </span><span class="fs14lh1-5">I<span class="imTALeft">l Castello Maniace è situato sulla costa, a dominare da un lato il mare e dall'altro la città. Sorge sulla punta estrema di Ortigia, all’imboccatura del Porto Grande in una posizione strategica molto importante dove, nei secoli della lunga storia della città, sono stati sempre presenti insediamenti militari.</span></span><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomaniacesvevosiracusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La fortezza siracusana il cui nome &nbsp;fa riferimento al condottiero arabo Giorgio Maniace del 1038 d.c che conquista il castello e ne fa la sua fortezza. In testimonianza del suo passaggio lascia due arieti bronzei che successivamente furono posti proprio all’entrata del castello Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomaniacesvevosiracusa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Volgendo le spalle alla mitica fonte Aretusa, possiamo scorgere la sua possente mole, sulla punta estrema dell’isola. L’edificio è fra i più importanti monumenti del periodo svevo e certamente quello che ancor oggi vede formulate il maggior numero di congetture. Il castello sorge su un luogo dove la tradizione narra di precedenti fortificazioni; i recenti scavi, tuttavia, non hanno portato alla luce alcuna traccia del maniero che dal condottiero bizantino Giorgio Maniace prende il nome. È probabile che le profonde escavazioni del banco roccioso fatte in età sveva per le nuove fondazioni abbiano completamente cancellato ogni traccia del probabile fortilizio preesistente...</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomaniacesvevosiracusa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma cos’era veramente il Maniace? Era davvero quella macchina da guerra che la tradizione ci tramanda? Possiamo, innanzi tutto dire, che se c’è una scienza che ha buona memoria storica, che non abbandona un sito per un altro, è proprio l’architettura militare. A Trapani la fortezza è all’estremità della città, verso il territorio e non sulla punta; a Messina è nel punto dove l’abitato incontra il territorio; ad Augusta – che ha una conformazione geografica del tutto simile a Siracusa, con due porti – il castello è posto a difesa del porto e della città. Federico II, uomo intelligentissimo, che sapeva costruire i castelli nel punto giusto, ne avrebbe mai costruito uno a Siracusa con scopi difensivi all’imboccatura del porto in posizione eccentrica rispetto alla città? &nbsp;Ben sapeva che la difesa di Siracusa era garantita da un lato dal mare &nbsp;e dall’altro da un castello ancora efficiente, il Marieth, posto sulla terraferma, all’imbocco dell’istmo per Ortigia. Per capire l’importanza strategica del sito basti pensare che proprio dal lato dove sorgeva il Marieth si diramava il complicatissimo sistema difensivo voluto da Carlo V per Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomaniacesvevosiracusa8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche i dati costruttivi accrescono i dubbi. Manca infatti baglio, cioè la piazza d’arme: quello spazio interno che consentiva le manovre delle macchine da guerra, le ingombranti catapulte, o trabucchi, destinate a lanciare pietre o altro. Né l’interno viene in nostro soccorso. Abbiamo detto che si trattava di una grande sala ipostila, cioè piena di crociere e di colonne che ha soltanto nel modulo centrale un prezioso cortile ma che non ha niente a che vedere con lo spazio di manovra. Le torri stesse, ingombrate all’interno dalle scale, non potevano servire a scopi difensivi. Inoltre l’assenza di strutture abitative, dei depositi per le derrate alimentari e per il munizionamento, accrescono ancor di più il fascino ed il mistero di questa imponente costruzione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomaniacesvevosiracusa7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel bene e nel male, nei momenti di gloria come in quelli di più bassa decadenza, la storia del castello si è intrecciata con quella di Siracusa: fu qui che Federico firmò il rescritto per la fondazione dell’Università di Napoli. Nel 1288 vi &nbsp;dimorò con la famiglia il re Pietro d’Aragona. Federico II d’Aragona nel 1321, qui convocò il Parlamento siciliano che sancì &nbsp;l’eredita del figlio Pietro II d’Aragona.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel periodo in cui Siracusa fu sede della Camera Reginale (1305 – 1536) il castello ha ospitato le Regine Costanza d’Aragona nel 1362, Maria d’Aragona nel 1399, Bianca d’Aragona nel 1416, e l’ultima che ebbe in dominio la Città, Germana de Foix, seconda moglie, ora vedova, di Ferdinando il Cattolico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1540 qui alloggiò anche l’ammiraglio Andrea Doria &nbsp;durate la spedizione organizzata da Carlo V contro i Musulmani. Purtroppo nei secoli la struttura dell’edificio &nbsp;è stata rimaneggiata, dovendola adattare a residenza, a caserma, a prigione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomaniacesvevosiracusa6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per tutto il XIV sec. il castello non fu adibito a scopi militari: in alternativa al Marieth veniva impiegato come luogo di contenzione. Soppressa la Camera della Regina, Carlo V, collaborato attivamente dal Vicerè di Sicilia Ferrante Gonzaga, intraprese un programma di ampio respiro di consolidamento delle fortificazioni esistenti e di edificazioni di nuovi baluardi. In tale articolato sistema difensivo il castello Maniace doveva diventare il punto di forza: non più in una visione decentrata dalla città, ma punta di diamante protesa sul mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomaniacesvevosiracusa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal XVI sec. si inizia un nuovo sistema di munizionamento dell’edificio con l’uso dell’artiglieria. Comincia così un progressivo rafforzamento del castello con opere e strutture complementari (batteria Vignazza, casamatta borbonica, polveriere) con il rischio non solo di vedere stravolta l’antica struttura ma addirittura demolita. </span><span class="fs14lh1-5">Altri guasti vennero dai due potenti terremoti che nel 1542 e nel 1693 hanno sconvolto la città, e dello scoppio, nel 1704, della polveriera del castello che danneggiò irrimediabilmente tutta la &nbsp;parte Nord Ovest: crollò l’intero torrione e una parte della cinta muraria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomaniacesvevosiracusa9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei pressi della torre Ovest si trova il Bagno della Regina: vi si accede da una porticina aperta nel paramento murario e si scende per una scala intagliata nella viva roccia. Si giunge in un ambiente sulle cui dimensioni ed utilizzo molto si è fantasticato. Si narrava che fosse spazioso ed adorno di marmi, con sedili e vasche. Nella realtà si tratta solo di un minuscolo ambiente di circa 1 m. per lato ed altro non è che una fonte di approvvigionamento idrico del castello, che sfrutta una delle polluzioni di acqua dolce delle quali un tempo era ricca Ortigia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomaniacesvevosiracusa10.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Da otto secoli questa fortezza in pietra arroccata sull’incantevole isola di Ortigia protegge la città di Siracusa. Nata come residenza imperiale, parte della rete dei castelli federiciani in Italia meridionale, dal XVI secolo sviluppa anche la sua seconda natura di avamposto militare proteso nel Mediterraneo. Purtroppo per chi vuole visitare Siracusa oggi non si troverà di fronte all’incantevole castello che doveva essere. Il tempo, le varie dominazioni e specialmente i due terremoti hanno distrutto l’assetto originale e fu ristrutturato per come lo vediamo oggi. A differenza dei manieri dei dintorni, il castello di Maniace doveva essere il segno della presenza dell’imperatore e del suo potere, ecco perché ha un assetto molto più residenziale degli altri. Esso rappresenta la pietra di confine del regnum di Federico, in collegamento navale con la terrasanta e Gerusalemme.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Castello</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/wzurNd91n-o">https://youtu.be/wzurNd91n-o</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 Oct 2024 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Naturalistici in Sicilia - RISERVA NATURALE MONTE KRONIO - Sciacca Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000293"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La "Riserva Naturale del Monte </span><span class="fs14lh1-5">Kronio</span><span class="fs14lh1-5">(o </span><span class="fs14lh1-5">Monte S. Calogero ), ha una estensione di 50Ha e si trova nel comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--sciacca--agrigento-" target="_blank" class="imCssLink">Sciacca</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">La singolare unicità di questa montagna è legata alla presenza di fenomeni vaporosi che risalgono lungo la rete di gallerie che l’attraversa.</span><span class="imTALeft fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5">E' tipologicamente individuata come riserva naturale integrale, al fine di tutelare il complesso ipogeo costituito da cinque grotte principali: Stufe di San Calogero, Grotta di Lebbroso, Grotta di Mastro, Grotta Cucchiara e Grotta Gallo, interessate alla circolazione di aria e vapori legati a fenomeni termali. Interessanti sono gli aspetti della vegetazione spontanea sul Monte San Calogero che si alternano a recenti rimboschimenti. Intorno alla vetta stazionano e nidificano diverse comunità faunistiche, in particolare è stata avvistata l'Aquila del Bonelli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/montekroniocop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Orientata del Monte Kronio offre un meraviglioso contesto panoramico e paesaggistico sulla costa e sul Mare Mediterraneo e conduce sino al Santuario, oggi anche Basilica dedicata al Santo. Durante il percorso - favorevolmente consigliabile per chi desidera unire la natura all’escursionismo con un pizzico di trekking. </span><span class="fs14lh1-5">Il percorso di treking &nbsp;Monte Kronio sale lungo l’antico sentiero del pellegrinaggio fino alla sua cima. </span><span class="fs14lh1-5">All’inizio salirete in cima e ammirerete un bellissimo panorama. Da qui, lo sguardo si estende a 240° sulla costa, la pianura e le montagne.</span><span class="fs14lh1-5">è possibile sostare nella piccole grotte termali tra cui la grotta della “Nobildonna".</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/montekroniosentieri.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il complicato sistema di grotte comunicanti, interessato da fenomeni termali riconducibili a fenomeni vulcanici secondari con vapori saturi di sali sulfurei, con temperatura intorno ai 40 gradi, e variazioni nelle diverse stagioni e ore del giorno. In certi momenti la temperatura diventa così elevata da impedire l’esplorazione completa del sito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo la leggenda le grotte furono scavate da Dedalo nel periodo in cui il territorio era occupato dai Sicani. Questo sito era tradizionalmente utilizzato per la cura di affezioni quali artrite, reumatismi, gotta e sciatica. All’interno erano stati realizzati sedili e banconi e praticati fori nelle pareti nei quali dovevano essere inseriti gli arti sofferenti. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/montekroniocop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva è caratterizzata dalla presenza di vegetazione fondamentalmente rupestre, mentre sulla sommità nei pressi del Santuario è insediata una pineta. Il Monte, di natura calcarea, è conosciuto principalmente per il suo stabilimento termale, utilizzato fino dall’antichità a scopo terapeutico, e per il Santuario di San Calogero ove è allocata la statua del Santo, opera del Gagini (1538). Lo stabilimento termale, come già accennato, ingloba alcune grotte sature di vapore acqueo, tra cui la Grotta di Cucchiara che rappresenta un vero e proprio labirinto. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/montekronioterme.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le famose Terme di Sciacca si trovano nelle cavità di questo monte e sono state sin dall’antichità una forte attrazione, per gli effetti terapeutici dei vapori sulfurei che curano malattie respiratorie e reumatiche. Il Monte Kronio s’innalza a poca distanza da altre riserve naturali, a metà strada fra le foci del Belice e del Platani e da siti di interesse archeologico come Selinunte ed Eraclea Minoa. A quest’ultima è legato da un filo leggendario: pare, infatti, che Minosse, re di Creta, sbarcato ad Eraclea (Minoa da Minosse) inseguisse su queste cose Dedalo, l’architetto dei labirinti che, secondo i Greci, fu l’artefice della sistemazione di queste grotte che da abitazioni divennero sudatari.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotte-monte-kronio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se ami la speleologia troverai spunti di osservazione estremamente interessanti. Il patrimonio idrominerale di Monte Kronio, non del tutto sfruttato, è tra i più ricchi e completi al mondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il patrimonio idrominerale di Monte Kronio, che non viene del tutto sfruttato, è tra i più ricchi e completi al mondo. Tra le diverse tipologie di acque presenti, dalle sulfuree alle salsobromoiodiche, dalle mediominerali alle bicarbonato-alcaline, vi è quella chiamata Acqua Santa, di natura bicarbonato-alcalina. Si tratta di un’acqua &nbsp;scomparsa nel 1968 in seguito al terremoto della Valle del Belice. Ora si pensa sia possibile reperirla nuovamente.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/trekking-sciacca-kronio-san-calogero.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Orientata del Monte Kronio si trova sulle pendici del monte omonimo, conosciuto anche come Monte San Calogero. L’ascesa verso San Calogero offre un meraviglioso contesto panoramico e paesaggistico sulla costa e sul Mare Mediterraneo e conduce sino al Santuario, oggi anche Basilica dedicata al Santo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Basilica-di-San-Calogero.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Poi, una volta giunti in cima, si potrà visitare la chiesa, la grotta dove visse il Santo e l’antiquarium in cui sono esposti i resti archeologici. </span><span class="fs14lh1-5">Dopo di che si scende per un sentiero, passando prima per una grotta dove esce il calore e poi per delle cave abbandonate e dove si potranno vedere i fossili marini.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 22 Oct 2024 07:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani In Provincia di Caltanissetta - VALLELUNGA PRATAMENO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002AF"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vallelunga Pratameno è un pittoresco piccolo borgo della Sicilia, situato in provincia di Caltanissetta. &nbsp;&nbsp;E' un Borgo pianeggiante situato nella zona centrale della provincia di Caltanissetta, in una fertile vallata alla sinistra del torrente Salacio, chiamato dagli abitanti del posto lu vadduni. Nel suo territorio si erge la collina Tanarizzi, definita dai vallelunghesi Pirrera in quanto anticamente era una cava di sabbia ed argilla, una difesa naturale dai venti di tramontana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallelunga-pratameno-cop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Storia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si suppone che il territorio di Vallelunga sia abitato sin dall’Età del Bronzo. La nascita del feudo “Vallislonge” si può far risalire alla prima metà del 300, come riportato in un atto notarile del 3 aprile 1349. Durante la signoria dei Notarbartolo, verso la fine del 1500, sorsero nel feudo le prime case dei coloni venuti dai paesi vicini a coltivare le terre dei nuovi signori. Fu Don Pietro Marino ( nobile di Termini Imerese), attratto dalla fertilità delle terre e dall’amenità del luogo, a ottenere il 3 settembre 1633 dal viceré Duca di Ayala la “ licentia populandi”. Il nome Pratameno fu aggiunto per la presenza dell’ameno giardino nel feudo Magasenaccio. Il paese prosperò e si ingrandì sotto la baronia dei Papè, che vi realizzarono alcune opere per renderlo più accogliente. Nel 1777 venne creato dalle famiglie più ricche del paese un deposito di frumento destinato al prestito in favore dei poveri. Il frumento depositato ogni anno cresceva oltre misura, segno che la fertilità del terreno assicurava alla popolazione condizioni di vita decenti e accettabili. Nel 1652, pochi anni dopo la fondazione, Vallelunga contava 500 abitanti. Nel 1798 gli abitanti raggiunsero i 3897 che però decrebbero in concomitanza con la nascita del comune di Villalba. Nel 1951 Vallelunga raggiunse 7289 abitanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallelunga-pratameno-cop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il centro urbano che ai tempi si chiamava solo Vallelunga (e così fu fino al 1865) sorse nel 1623 quando il nobile Pietro Marino conseguì la “licentia populandi”. Il nome Pratameno venne aggiunto alla fine dell’Ottocento in onore del Duca di Pratameno, fondatore del nuovo borgo. Sotto la dinastia dei Notarbartolo il territorio venne migliorato in modo sensibile.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questo piccolo borgo sono possibili esperienze e visite a luoghi di particolare interesse come:</span></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">“LU PALAZZU DI LI SCOLI” (oggi </b><span class="fs14lh1-5"><b>Museo della Civiltà Contadina</b></span><b class="fs14lh1-5">)</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzoscoliperez.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il palazzo fu costruito nel 1886 grazie al ministro dell’Istruzione, di quegli anni, Paolo Perez. Durante il suo incarico venne firmato il decreto che stanziava il denaro per la costruzione di un “Casamento scolastico”, uno dei pochi di quell’epoca e nella provincia di Caltanissetta. Infatti, il plesso è stato il primo edificio realizzato appositamente per istruire ed ha permesso al popolo di Vallelunga di accedere alla cultura nonostante la scarsità di mezzi. Ultimati i lavori (estate 1886), gli studenti hanno avuto le loro rispettive aule e non più stanze di civile abitazione o addirittura stalle. Per 118 anni il popolo vallelunghese si istruì dentro quelle mura; solo da un decennio vi è stato collocato il museo etnoantropologico che viene chiamato “Museo della Civiltà Contadina”. Di fronte l’entrata del palazzo è stato collocato un libro di pietra, ricavato da un grosso blocco di pietra di Comiso realizzato dallo scultore Valenza; esso è stato presentato ai cittadini di Vallelunga con una manifestazione tenutasi giorno 27 Settembre 2008. Oggi il museo offre una panoramica della civiltà contadina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Chiesa Madre</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Vallelunga-PratamenoCHIESAMADRE.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Chiesa è dedicata al culto di Maria Santissima di Loreto, Patrona di Vallelunga. La facciata attuale in stile neogotico e restaurata intorno al 1840-50, originariamente era in stile tardo-romantico. L’interno a forma di croce latina, sovrastato da una cupola a base ottagonale, è suddiviso in tre navate decorate con rosoni, rombi in stucco e oro risalenti al 1838. La navata centrale è più ampia e le due laterali sono ripartite da quattro arcate per parte, sostenute da pilastri con capitelli decorativi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Piazza Umberto I</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallelunga-pratameno-piazzaumberto1-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Chiesa madre si affaccia sulla piazza principale del paese dedicata a Umberto I, decorata con gli oleandri. Nella pavimentazione della parte alta della piazza risalta una mattonella raffigurante lo stemma del comune di Vallelunga. Al centro svetta la fontana dei Tritoni, ovvero una vasca circolare nella quale mostri marini immettono acqua dalle fauci spalancate e al di sopra dei quali è collocato un putto di marmo bianco, opera dello scultore vallelunghese Giovanni Vara. Alla sinistra della piazza sorge l’oratorio della Madonna del SS. Rosario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">L’oratorio della “Madonna del SS. Rosario ”</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ stato fondato nel 1770 per opera della confraternita dei “Masci” o del Rosario. La facciata è in stile neogotico con un grande portale d’ingresso culminante con un’arcata a sesto acuto. L’interno ha un’unica navata coperta con volte a botte e una cupola a base ottagonale, affrescata con scene raffiguranti la battaglia di Lepanto ed eseguiti tra il 1872-76. Pregevole è l’altare in legno realizzato nel 1865 con decorazioni in oro dall’artista Cicchetti di Mussomeli. Particolare è la vetrata all’ingresso, decorata con splendide immagini dipinte a mano da un certo Annaloro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Lapide Garibaldi</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallelunga-pratameno-lapidegaribaldi.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La lapide è posta nel prospetto della prima sede del comune, in via Garibaldi 106, oggi assegnata alla Pro Loco; il 4 luglio 1907 ricorrente il 1° centenario della venuta di Garibaldi qui a Vallelunga, la giunta comunale ne deliberava la commemorazione facendo collocare la suddetta lapide.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">L’Oratorio del Divinissimo Sacramento</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’oratorio risale al 1797-98 circa, per opera della confraternita omonima. L’attuale facciata è in stile neogotico restaurata nel 1930.L’interno ha un’unica navata quadrata e sovrastata da una copertura con volta a botte, divisa in tre parti e riccamente affrescata con scene bibliche risalenti al secolo XIX. Ai lati sono disposte simmetricamente statue in legno, altarini e oggetti sacri. L’altare maggiore è dominato da una tela ad olio raffigurante l’ultima cena, restaurata intorno al 1950 da un certo Costanza. L’edificio viene aperto durante la Settimana Santa per la tavola imbandita che viene preparata dai confratelli, soprattutto, per la presenza della “vara” di cristallo in cui il venerdì Santo i fedeli depongono Gesù Crocefisso, e ogni primo giovedì di tutti i mesi per l’adorazione del Signore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Chiesa “Maria SS. del Carmelo”</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa è stata dedicata al culto della Madonna del Carmelo ma per tutti i vallelunghesi è “Lu chianu di l’Armi santi o “Anime Sante”. Essa fu costruita nel 1759, in Piazza Vittorio Emanuele III, per opera del Dott. Don Giacinto Papè, barone facoltoso del tempo. Alla facciata in stile settecentesco è stato aggiunto il campanile in un successivo restauro. La parte esteriore della chiesa è stata recentemente soggetta a restauro per riportarla al suo aspetto originario, falsato con il passare degli anni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Il Palazzo Audino</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il palazzo, costruito nella prima metà del secolo XIX per opera di Don Niccolò Audino, è stato restaurato e oggi è proprietà della chiesa. Il palazzo si sviluppa in altezza in due piani di stile tardo- ottocentesco, tipica della classe borghese del tempo. Il tetto è a falde mentre l’interno è diviso da porte comunicanti fra loro, caratteristico delle abitazioni civili del tempo. Nelle sale del primo piano, la volta è affrescata da scene naturalistiche con una parete che presenta una lapide commemorativa datata ottobre 1981 per Mons. Guttadauro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Tomba di Vallelunga</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallelunga-pratameno-tomba-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Casuali ritrovamenti di strutture archeologiche fanno ipotizzare che il territorio di Vallelunga sia stato abitato sin dall’età del bronzo, come dimostra il rinvenimento di una monumentale Tomba scoperta intorno al 1915, durante il rimboscamento di una parte di terreno sulle “Tanarizzi” di proprietà del dott.Tommaso Luigi Moscati (dutturi Giggiu) che denunciò il ritrovamento alle autorità. Il corredo della tomba era composto da ampi bacili e fruttiere su alti piedi e una serie di tazze con alte pareti corredate da altissime anse, il tutto sopraelevato all’orlo con appendici sia ad ascia che biforcate ad orecchie equine. Attualmente il territorio dove è stata rinvenuta la famosa “Tomba di Vallelunga” appartiene alla Sig.ra Rosemarie Tasca D’Almerita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Il Palazzo Pratameno</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallelunga-pratameno-8-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il palazzo fu costruito nella prima metà del secolo XVII dal barone Don Pietro Marino. Esternamente presenta una struttura a falde con altezze disuguali fra le varie abitazioni; il prospetto costruito in pietra ha subìto degli interventi di consolidamento negli anni. Il palazzo si sviluppa attorno ad una corte così come vuole lo schema classico dei fabbricati di campagna; di fatti, la pianta presenta una forma ad “U” con due file di stanze comunicanti per mezzo di grandi porte allineate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Il Museo etnoantropologico“Salvatore Lo Re”</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il museo della civiltà contadina contiene affascinanti frammenti che giungono dal passato e che sono oggi testimoni di una storia che va avanti nel tempo. Il museo,uno dei più ricchi di ricordi e di storia della Sicilia, offre una panoramica esauriente e attenta del mondo agreste che da secoli è alla base dell’economia del paese. La collezione etnografica documenta le antiche tecniche lavorative in uso in Sicilia, sino alla seconda metà del secolo scorso e legati alla vita domestica; la collezione è costituita da 353 oggetti di cultura materiale e strumenti di lavoro raccolti nel territorio del vallone. All’interno vi sono ricreati interi ambienti rurali con attrezzi caratteristici “lu Trappitu” (il frantoio), “l’aratru” (l’aratro), “lu zappuni” (la zappa), “lu cardu” (l’erpice), “la visazza” (grande sacco di olona), “la tradenta” (la forca a tre denti), “lu crivu” (vaglio a seta larga)….. e altri attrezzi che richiamano alla memoria le nostre origini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Santa Croce</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallelunga-pratameno-croce.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1904 un comitato presieduto dall’Avv. F. Bonasera, presentava istanza al comune per ottenere la concessione di una porzione di terreno comunale, nella parte sud del paese, per la costruzione di un obelisco commemorativo con una croce di ferro in ricordo della missione dei Padri Redentoristi; il consiglio ne deliberava nello stesso anno la costruzione. L’obelisco con la croce di ferro ha un incavo nel quale è deposta l’effigie della Madonna del Perpetuo Soccorso. Da quel momento, i luoghi con i terreni circostanti vennero denominati “S. Croce”.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Casa dei Fanciulli “S. Pio X”</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">Ubicata nella parte sud del paese, fu costruita intorno al 1960. All’inizio si propose che la casa fosse diretta dai Missionari Servi dei Poveri del Boccone del Povero di Palermo; ma il Rev. Padre F. Spoto, superiore della congregazione, accolse l’insistente richiesta dell’Arc. Don Calcedonio Ognibene che costituiva così la prima Comunità religiosa composta da Padre Gulino, Padre Giorgio e Fra’ Gerardo. L’istituto doveva accogliere l’infanzia bisognosa di assistenza spirituale e materiale.</span>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallelunga-pratameno-fontana1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche la Fontana del Tritone, ubicata in Piazza Umberto I Oratorio del Signore, è composta da una vasca circolare nella quale mostri marini immettono acqua dalle fauci spalancate e al di sopra dei quali è collocato un putto di marmo bianco, opera dello scultore vallelunghese Giovanni Vara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla sinistra della piazza sorge l’oratorio della Madonna del SS. Rosario. La sua economia gira attorno alla produzione di olio e di mandorle e al lavoro degli allevatori.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/Xc_0OYRpJhs">https://youtu.be/Xc_0OYRpJhs</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 20 Oct 2024 07:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani: Castello di Sant'Alessio Siculo - Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000271"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul promontorio di Capo Sant'Alessio Siculo in posizione isolata, abbracciando i due promontori che caratterizzano l'orografia del capo Sant'Alessio, a sua volta ricadente in corrispondenza del 'passo' della strada, antichissima, che da Taormina conduce a Messina c'è un bellissimo castello che risale all'epoca bizantina ma che in realtà si trova in una zona dove anche in tempi più antichi era stata scelta per avamposti militari al fine di controllare meglio il territorio e prevenire l'arrivo dei nemici. Ancora oggi alcuni resti del castello sono visibili e quindi la località è certamente degno di una visita più che approfondita, per immergersi nella storia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellosanalessiosiculocop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per coloro che sono desiderosi di organizzare una gita al Castello di Sant'Alessio Siculo, ecco tutto quello che c'è da sapere...</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Storia del Castello di Sant'Alessio Siculo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia del Castello a Capo Sant'Alessio Siculo inizia da molto lontano visto che le leggende narrano che all'interno della fortificazione che era stata costruita sulla sommità del Capo avesse soggiornato anche Sesto Pompeo, durante le sue lotte per il potere contro Ottaviano, nel 36 a.C. In realtà la costruzione della struttura così come è visibile oggi risale all'epoca Bizantina, sempre con funzione difensiva, tanto che nella pianta originaria furono inglobate anche delle strutture che erano state costruite precedentemente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel XII secolo, quando venne fondato il Regno delle Due Sicilie, la zona assunse un valore ancora più importante dal punto di vista della difesa e quindi il castello fu completamente ristrutturato e rinforzato, fino ad assumere la forma che ha attualmente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellosanalessiosiculocop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1117 in un documento dell'epoca firmato dal re Ruggero II di Sicilia, il castello con tutto il territorio circostante viene donato al monastero benedettino annesso alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo d'Agrò e rimase di proprietà dei religiosi fino al 1608 quando venne acquistato da Francesco Romeo da Randazzo ma da quel momento in poi, e fino al Novecento, il castello passò di mano in mano visto che il suo possesso era legato anche al titolo di baronia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellosanalessiosiculocop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'architettura ed eventuali opere d'arte presenti nel Castello di Sant'Alessio Siculo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La prima cosa che si nota del Castello di Sant'Alessio Siculo è la sua posizione in quanto si trova su una rupe a strapiombo sul mare: la scelta non è casuale, trattandosi ovviamente di una fortificazione difensiva, ma è altrettanto vero che dalla sua sommità si gode di un panorama davvero mozzafiato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per accedere a quello che un tempo era l'ingresso principale del castello, si deve percorrere una scalinata composta da gradoni che sono scavati nella pietra, da qui si entra nella fortezza che è un insieme di stili e di edifici di epoche differenti. Quello che da tutti viene considerato il nucleo più antico è rappresentato da un edificio che ha pianta poligonale irregolare, probabilmente un bastione difensivo in quanto lungo la sua superficie ci sono numerose feritoie che erano utilizzate dai soldati durante le ronde. Molto particolare al suo interno la scala di legno che porta al piano superiore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il secondo nucleo del castello, invece, è di epoca più recente e comprende un torrione a forma cilindrica, con bastioni e camminatoio, tutti elementi che fanno pensare ad una seconda postazione di controllo, per avere il dominio totale della baia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellosanalessiosiculocop5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il "capo" è l'unico promontorio a sorgere lungo la fascia costiera ionica tra Messina e Taormina. Per questa ragione ha rivestito, e riveste tuttora, un ruolo importante dal punto di vista strategico; tutti gli eserciti storicamente presenti in Sicilia hanno contribuito, in fasi successive, all'edificazione del castello sulla sua sommità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello si compone di due torrioni, uno a pianta rettangolare e uno a pianta circolare, e di un muro di cinta. I due torrioni sorgono su due picchi situati all'estremità del promontorio, a strapiombo sul mare. Il torrione circolare sul picco lato monte, il torrione a base rettangolare sul picco lato mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il promontorio, già noto in epoca greco-siceliota come <i>Arghennon Akron</i> (Argenteo Capo), fino all'unificazione dell'Isola sotto l'<i>Arcontato di Sicilia</i> di Dionisio I, nel V secolo a.C., fungeva da confine territoriale tra la Chora della polis di Messana e quella di Naxos. Venne poi chiamato <i>Promontorium</i> dai romani, che vi edificarono per primi una fortificazione. Durante la battaglia tra Ottaviano e Sesto Pompeo (36 a.C.), il castello avrebbe ospitato lo stesso Sesto Pompeo, il figlio di Gneo Pompeo Magno, che si era dato alla pirateria, in quegli anni, nei pressi delle coste siciliane, ostacolando i rifornimenti romani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La costruzione del castello vero e proprio avvenne in epoca Bizantina e venne ribattezzato col nome di un Santo della tradizione greco-ortodossa. Il maniero fungeva da difesa contro le scorrerie degli Arabi nell'ambito delle guerre condotte da Bisanzio contro costoro. Con la nascita dell'Emirato di Sicilia, il promontorio fu noto come <i>Ad Dargah</i> (La Scala).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con la nascita del Regno di Sicilia, nel XII secolo, furono realizzate significative modifiche strutturali che portarono la fortificazione ad assumere la forma odierna. Nell'atto di donazione con il quale Ruggero II di Sicilia, nel 1117, concesse le terre di Forza d'Agrò al monastero basiliano annesso alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo d'Agrò, compare l'iscrizione "Scala Sancti Alexi" in riferimento al promontorio. Durante il medioevo Forza d'Agrò fu centro di non secondaria importanza, e il territorio della odierna (e allora pressoché inesistente) Sant'Alessio vi apparteneva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellosanalessiosiculocop6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella prima metà del Quattrocento, i Re di Sicilia istituirono la Baronia del Castello di Sant'Alessio che era limitata alle minuscole porzioni di territorio poste a nord e a sud del promontorio, la piccola Baronia, pur essendo collocata dentro il perimetro del feudo dell'Abbazia dei Santi Pietro e Paolo d'Agrò, aveva un'amministrazione autonoma, retta da un castellano dotato di mero e misto imperio sia sui suoi subalterni (guardie, arcieri, inservienti), sia sulla popolazione residente nei piccoli villaggi di Sant'Alessio e Santa Margherita, situati rispettivamente a poche centinaia di metri a nord e a sud del promontorio. Le spese per il mantenimento del castellano e dei suoi uomini erano sostenute dal monastero dei Santi Pietro e Paolo. Il nobile messinese Artale Angelica fu il primo a ricoprire l'ufficio di castellano, ma vi rinunciò verso il 1450 a favore della Regia Corte di Sicilia. Nel 1453 la signoria sul castello fu assegnata, dal Re Alfonso I di Sicilia, alla famiglia Colonna-Romano che la esercitò fino al 1558 quando il castello passò in eredità alla famiglia Furnari. Nel 1608, Ferdinando Furnari, lo vendette al protonotaro don Francesco Romeo da Randazzo che alla sua morte lo trasmise ai suoi eredi. Dal 1703 passò alla nuova dinastia dei Paternò-Castello che ne mantenne la signoria per alcune generazioni fino all'abolizione del feudalesimo nel Regno di Sicilia sancita dalla Costituzione del 1812.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La fortezza ospitò Carlo V d'Asburgo (1500-1558) reduce dalla presa di Tunisi del 1535. Nel 1676, durante la Rivolta antispagnola di Messina, divenne il deposito di viveri della città di Messina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Agli inizi dell'Ottocento gli Inglesi, nelle operazioni di difesa del Regno di Sicilia dagli attacchi dei Francesi provenienti dalla Calabria, ristrutturarono la fortezza costruendo la cinta muraria esterna. Nel 1900 il castello fu acquistato da Giovanni Impellizzeri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dall'area antistante il castello si dipartono due gallerie sotterranee che scorrono sotto di esso e terminano in due aperture sulle pareti rocciose, una lato Messina, una lato Taormina. Qui, nel corso della seconda guerra mondiale, le truppe tedesche posizionarono due batterie di artiglieria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda i Video del Castello dal drone</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/FxZOiyymmqc">https://youtu.be/FxZOiyymmqc</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 07:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie del Barocco Siciliano - IL BAROCCO DI MODICA, Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002AC"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--modica--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Modica</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> è situata in </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Ragusa</a></i><span class="fs14lh1-5">, è uno dei luoghi più belli del <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?meraviglie-di-sicilia--il-val-di-noto" target="_blank" class="imCssLink">Val di Noto</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, grazie alla bellezza architettonica in un fantastico stile barocco che caratterizza gran parte degli edifici storici della Sicilia orientale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/baroccodimodicaragusa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il centro storico di Modica è caratterizzato dalla fortissima presenta di architetture realizzate in stile barocco, motivo per il quale è stato inserito nel 2002 nella lista dei beni patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. </span><span class="fs14lh1-5">Lo stile barocco siciliano è facilmente visibile sia nel disegno urbano che negli edifici religiosi, politici e privati. Le forme sono quelle del tardo barocco che qui, per collocazione geografica e particolarità di linguaggio, viene ad identificarsi con lo stile barocco siciliano della Sicilia sud orientale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Modica è detta anche “la città delle cento chiese”, tra le quali emergono come baluardi del movimento barocco le splendide facciate monumentali. Il Duomo di San Giorgio è forse la rappresentazione più classica di questo stile: una struttura maestosa, una facciata di 60 metri, una cupola imponente e ben 160 gradini per raggiungere l’ingresso. Ma anche il Duomo di San Pietro con la scalinata e le 12 statue degli apostoli rappresenta un bell’esempio di sfarzosità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/baroccodimodicaragusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Lo stile barocco siciliano non è “solo” riscontrabile nell’espressioni di architettura che caratterizzano la Valle di Noto, ma si tratta di una vera e propria corrente che, a partire dal XVII secolo, ha invaso tutti gli ambiti socio-culturali della zona.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per questo motivo, passeggiando tra le strette viuzze di Modica è impossibile non imbattersi in quell’eccesso decorativo che denota una <strong><b>libertà espressiva tipica tanto di quegli anni, quanto dell’intera Sicilia</b></strong>. Se c’è un motivo per il quale lo stile barocco ha trovato grande espressione proprio in questa terra probabilmente è da ricercarsi nell’esuberanza stessa della sua popolazione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ecco alcuni tra i più begli esempi del Barocco di Modica da non perdere:</span><br></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><div><b class="fs14lh1-5">Duomo di San Giorgio</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_San_Giorgio_Modica.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Duomo di San Giorgio a Modica è la principale rappresentazione dello stile barocco di Modica. Situato nel cuore della cittadina modicana, è intitolato a San Giorgio, Santo Patrono di Modica. Venne edificato nel Settecento e si presenta con una forma a torre, la cui altezza supera i 60 metri. Al suo interno custodisce numerose opere d’arte, tra le quali il Polittico di Bernardino Nigro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Duomo di San Pietro </b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_di_San_Pietro_Modica.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Oltre al Duomo di San Giorgio, Modica ne presenta un secondo, il Duomo di San Pietro, la cui compresenza è dovuta a storici conflitti che un tempo divisero Modica in due fazioni rivali. Da questa passata divisione, oggi ci resta la bellezza architettonica di un secondo Duomo, anch’esso realizzato in perfetto stile barocco con una facciata di forma piramidale e arricchita da numerose decorazioni.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Chiesa di Santa Maria di Betlem</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiesa_di_S._Maria_di_Betlem,_Modica_RG.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">La Chiesa di Santa Maria di Betlem è tra le più antiche Chiese di Modica, che si presente con uno stile semplice, presentando un barocco più sobrio e lineare. Al suo interno è possibile trovare la Cappella Palatina, uno dei monumenti nazionali italiani più apprezzati.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5">PALAZZO NAPOLINO TOMMASI ROSSO</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/PALAZZO-NAPOLINO-TOMMASI-ROSSO-Modica,Ragusa,-Sicilia.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Palazzo (seconda metà del XVIII sec.) si trova in Via Calamenzana, alle spalle del Duomo di San Giorgio e nei pressi dell’entrata del Castello dei Conti. Il palazzo è una delle testimonianza più significative dell’architettura tardo-barocca di Modica. la &nbsp;sua facciata comprende un bel portale d’ingresso, le cui colonne ai lati lasciano scendere degli eleganti tendaggi scolpiti nella pietra, ed emergenti dalla bocca di due leoni. Il portale è sovrastato da un elegante balcone in ferro battuto, sorretto da mensoloni decorati con mascheroni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b><span class="fs14lh1-5">IL Corso Umberto </span></b></div><div><b><span class="fs14lh1-5"><br></span></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/corsoumberomodica.jpg"  title="" alt=""/><b><span class="fs14lh1-5"><br></span></b></div><div><b><span class="fs14lh1-5"><br></span></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Corso Umberto è la principale strada di Modica, la quale attraversa tutto il centro storico. Passeggiando lungo il Corso Umberto è possibile ammirare numerosi riferimenti al barocco, grazie al grande quantitativo di palazzi storici appartenuti alle antiche famiglie nobiliari di Modica. Nel Corso Umberto è possibile trovare anche numerosi negozi e locali dove poter allietare le giornate durante le proprie vacanze a Modica.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">PALAZZO GRIMALDI</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzo-Grimaldi-modica.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il palazzo (XVIII-XIX sec.) si trova in Corso Umberto I° al n. 106 a poca distanza dalla chiesa di San Pietro. Il Palazzo è in stile neorinascimentale ma al terzo piano sono evidenti, nelle mensole sotto i blaconi, tracce di uno stile tardo barocco. Il palazzo è sede della Fondazione Giovan Pietro Grimaldi ed ospita nei suoi saloni una Pinacoteca, ricca di opere pittoriche di artisti iblei.</span></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div> </div><div><b class="fs14lh1-5">PALAZZO CANNIZZARO</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzocannizzaromodica.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Palazzo Cannizzaro XVIII sec. si trova in Corso Umberto I° al n. 133. Edificio mai completato, furono infatti costruiti solo il portale centrale e l’ala sinistra. Il Palazzo presenta tre bei balconi spagnoleggianti, dei quali i due laterali sostenuti da cinque mensole in cui sono scolpiti vari mascheroni.</span></div></div><div><br></div><div><br></div></div><div><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/aIUuad2vKtg">https://youtu.be/aIUuad2vKtg</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 15 Oct 2024 06:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da visitare- SAN MARTINO DELLE SCALE , Monreale, Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002AD"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">San Martino delle Scale <span class="imTALeft">è una frequentata stazione climatica collinare, immersa in estese pinete cosparse di insediamenti stagionali. Sul piazzale che domina la valle sorge <b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?itinerari-e-luoghi-di-culto-in-sicilia---abbazia-di-san-martino-delle-scale---monreale" target="_blank" class="imCssLink">l'abbazia benedettina</a></b>, fondata, secondo la tradizione, da S. Gregorio Magno nel VI secolo. Distrutta dagli arabi nell'820, venne riedificata nel 1346, ingrandita a più riprese e completata nel 1770 da Giuseppe Venanzio Marvuglia. </span>La ridente località montana fa parte del territorio di <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani-davisitare---monreale---palermo" target="_blank" class="imCssLink">Monreale</a></i> a pochi passi da <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i>. Riserva uno scenario storico e naturalistico unico nel suo genere, incastonata tra valli più o meno vaste oggi identificate in diverse contrade, ormai puntellate da numerose abitazioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/borghipalermoSANMARTINOSCALE1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi nota, per essere a pochi passi dalla città, una meta di svago a contatto con la natura, zona di villeggiatura per tanti diventata, ormai, residenza fissa. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5"><span class="cf1">San Martino delle Scale</span><span class="cf1"> </span></span><span class="fs14lh1-5 cf1">ha tanti posti sorprendenti da scoprire in una passeggiata che partirà dal Villaggio Montano, quindi si accederà al demanio forestale verso la Neviera attraverso una comoda stradella, dove si apriranno panorami mozzafiato verso la valle sottostante e in fondo il golfo di Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">In poco tempo si giungerà alla Neviera, antico luogo di raccolta e immagazzinamento della neve, un importante attività nei luoghi montani. Nelle vicinanze, inoltre, viene ricordato Rosolino Pilo, esponente garibaldino, che su questi monti perse la vita combattendo con le truppe Borboniche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Da qui scollinando ci si immergerà nel cuore di Valle Cuba dove si intercetterà una delle antiche strade di comunicazione tra Palermo e il trapanese. Si rientrerà con un percorso ad anello al luogo di partenza.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/borghipalermoSANMARTINOSCALE2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Val Gamisia, cosi chiamata anticamente San Martino, fu fondata grazie all’edificazione dell’Abbazia dei Benedettini intorno il 1300, dove numerose famiglie provenienti dai centri abitati dell’antico feudo (Cinisi, Terrasini e Carini) si trasferirono quassù per prestare servizio ai monaci. Cosi da fondare i primi nuclei abitativi che oggi rappresentano l’antico borgo nei pressi della piazza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/borghipalermoSANMARTINOSCALE4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per il palermitano medio è considerata destinazione per “rinfrescate” giornate estive, visto la differenza termica con la città. Negli ultimi anni si è andato incontro ad un progressivo avvicinamento della gente alla natura sfociato in innumerevoli attività outdoor, tra le quali l’escursionismo a piedi ed il trekking. Far conoscere un territorio attraverso queste attività permette al visitatore di “calarsi” direttamente nelle realtà locali, apprezzandone caratteristiche ed aspetti storici, in un paesaggio contornato da bellezze naturalistiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/borghipalermoSANMARTINOSCALE5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">San Martino è collocata geograficamente all’interno del sistema dei Monti di Palermo, con un crinale montuoso che abbraccia il territorio delimitandone quasi i confini naturali, su questa “dorsale” svettano Pizzo Neviera, Monte Caputo, Pizzo Campanazzo sulla Serra dell’Occhio, Pizzo dell’Uomo su Costa Sant’Anna e Monte Cuccio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al loro interno, seppur disgregati troviamo lembi di antichi boschi a querceto, e più estesi boschi artificiali di conifera. Ma ciò che rende suggestivo il paesaggio è senza dubbio la presenza al centro della valle del Monte Petroso, un piccolo promontorio roccioso a forma conica ricoperto da un fitto querceto a prevalenza di leccio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/borghipalermoSANMARTINOSCALE6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ possibile immergersi in questo meraviglioso paesaggio attraverso pittoreschi percorsi che intrecciano mulattiere, sentieri ed antiche tracce che testimoniano da sempre la vita sociale di questo territorio. Basti pensare al Castellaccio, antica ed affascinante fortezza che si erige sulla vetta di Monte Caputo; Portella Sant’Anna, antico “valico” e &nbsp;via di comunicazione terrestre tra Palermo ed il trapanese, rotta di commercianti e antichi viaggiatori nonchè scenario di conflitti durante della seconda guerra mondiale; oppure all’antica neviera, posta nei pressi di Valle Lupa, luogo di lavoro per la raccolta della neve che, trasformata in ghiaccio, veniva commerciata in città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/borghipalermoSANMARTINOSCALE7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E per finire, impossibile non citare le alture di Costa Neviera luogo nel quale, durante il Risorgimento, Rosolino Pilo perse la vita in uno scontro a fuoco durante la marcia verso Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Visitare &nbsp;San Martino delle Scale è occasione unica per trovarsi catapultati in un territorio denso di storia e cultura dove la natura fa da cornice. Di sicuro un’esperienza che qualsiasi visitatore porterà a vita nel proprio cuore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/BnWSqZMWsDw">https://youtu.be/BnWSqZMWsDw</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 13 Oct 2024 11:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia in Autunno per una vacanza romantica]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Itinerari_in_Sicilia"><![CDATA[Itinerari in Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002A9"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sicilia è una destinazione perfetta per un viaggio con la dolce metà. Questa regione è un incredibile mix di paesaggi spettacolari, tradizioni, storia e archeologia, meraviglie della natura e opere d’arte: l’ideale per un weekend o per una settimana all’insegna del romanticismo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/autunnoromanticoinsicilia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink"><b>Palermo</b></a></span></i><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani-davisitare---monreale---palermo" target="_blank" class="imCssLink">Monreale</a></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/autunno-romantico-palermo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'autunno a Palermo è una stagione dal sapore dolcissimo, si può ancora andare a fare lunghe passeggiate in spiaggia e la città regala temperature perfette per girarla tutta a piedi come merita. In questo momento potrete dedicare i vostri tour all'architettura della città, ai palazzi, ad esempio Palazzo dei Normanni, per questo sarà ancor più interessante inserire nel viaggio Monreale con il suo </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-duomo-di-monreale" target="_blank" class="imCssLink">splendido Duomo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, così avrete una visione completa della zona un tempo sotto dominio normanno e arabo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--cefalu--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">Cefalù</a></i></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/autunno-romanticocefalu.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">In provincia di Palermo c’è Cefalù, un altro luogo consigliato per una vacanza romantica in Sicilia. I fidanzati e i coniugi possono fare passeggiate rilassanti all’insegna della quiete e della cultura: il paesaggio è estremamente suggestivo, anche perché Cefalù si inserisce nel cosiddetto percorso arabo-normanno (insieme a Monreale e ad altri centri limitrofi).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Non dimenticate di visitare almeno il Duomo di Cefalù, il Santuario di Gibilmanna, il Museo Mandralisca e Porta Pescara. Inoltre, da qui è facile raggiungere il lussureggiante Parco delle Madonie per camminare in mezzo al verde. Se vi piacciono gli animali, sarete felici di osservare gatti selvatici, donnole, conigli, volpi e molte farfalle.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></b></i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/siracusaromanticaautunno.jpg"  title="" alt=""/><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per una vacanza romantica in Sicilia, un must è la splendida Siracusa. Qui potrete ammirare strutture come il maestoso Duomo e l’Anfiteatro Romano: il primo domina il panorama dell’ </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isola-di-ortigia---siracusa--" target="_blank" class="imCssLink">isola di Ortigia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> ed è la costruzione religiosa più importante della città, il secondo permette di fare un vero e proprio tuffo nel passato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Siracusa vi aspettano stupendi castelli, come il Castello Maniace (uno degli emblemi del posto) e il Castello Eurialo (più isolato). Ci sono fontane, teatri greci, musei, chiese. Con la persona del vostro cuore potreste esplorare anche le latomie, delle cave di roccia che anticamente erano utilizzate come prigioni e che ancora oggi sono permeate da un’atmosfera di mistero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></b></i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/autunnoromanticoagrigento1.jpg"  title="" alt=""/><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nostro secondo consiglio è quello di arrivare ad Agrigento, dove è famosa innanzitutto la Valle dei Templi. Sarà magnifico osservare, mano nella mano, templi come quello dei Dioscuri, della Concordia, di Hera Lacinia e di Efesto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un soggiorno ad Agrigento vi porterà alla scoperta del Museo Archeologico di San Nicola, con oltre 5.600 reperti, e delle chiese locali (la Basilica di Santa Maria dei Greci, la Chiesa di San Calogero, la Chiesa di San Nicola, la Cattedrale di San Gerlando…). C’è tantissimo da vedere in questa città dal fascino straordinario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?erice" target="_blank" class="imCssLink">Erice</a></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/autunnoromanticoerice.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vi suggeriamo, a questo punto, una zona più tranquilla e silenziosa per la vostra vacanza romantica in Sicilia: il borgo di Erice. Da quest’area è possibile godere di scenari mozzafiato, ancora più belli se contemplati con la dolce metà.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il borgo è un trionfo di chiese rupestri, musei, stradine lastricate di ciottoli, botteghe di artigianato, ristoranti con i loro cibi tipici. È un’ottima soluzione per un viaggio in totale serenità, che vi permetterà di ritemprare le energie e di rendere ancora più saldo il legame con il vostro partner. Il tutto è incorniciato da un mare turchese, che sembra estendersi all’infinito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--scopello-" target="_blank" class="imCssLink">Scopello</a></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/autunnoromanticoscopello.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Natura rigogliosa e incontaminata, spiagge che non hanno nulla da invidiare a quelle dei Caraibi, riserve protette, pareti di roccia che calano a picco sulle acque cristalline: questa è Scopello, celebre per i suoi lidi, per i faraglioni e anche per attrazioni come la Tonnara del XIII secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa meta è raccomandata alle coppie che vogliono rilassarsi al sole, fare il bagno in onde blu cobalto, immergersi per conoscere i fondali, ricaricare le forze in un’autentica oasi di pace. Tutte le spiagge di Scopello e dintorni sono gemme preziose, da quella dei Faraglioni a quella di Guidaloca fino a Cala Bianca.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?meravigliosa-sicilia--taormina" target="_blank" class="imCssLink">Taormina</a></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/taorminaautunnoromantico.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Infine, per il vostro romantico soggiorno in Sicilia, vi proponiamo Taormina: una destinazione che, in realtà, si attraversa tutta anche in una sola giornata. Il corso principale è decisamente pittoresco, ed è ricco di bar e pasticcerie che offrono deliziose specialità come i cannoli e le cassate siciliane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A circa 3 km da Taormina ci sono i Giardini Naxos, sicuramente una delle spiagge più belle della Sicilia. Per non parlare della night-life, che vi darà l’occasione di divertirvi!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Le Eolie</a></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/eolieromanticheautunno.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un’idea fantastica, per una settimana romantica in Sicilia, è un tour delle Eolie in barca a vela. Potreste noleggiare un’imbarcazione per non avere limiti a livello di orari e di spostamenti: avrete l’opportunità di muovervi dove e quando volete, progettando il vostro itinerario personale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vi attendono scorci selvaggi, spiagge dal fascino disarmante, rilievi imponenti che svettano contro il cielo, sentieri perfetti per il trekking, santuari, cattedrali e molto altro. La barca a vela, comunque, è il mezzo romantico per eccellenza: verrete cullati dal rollio del mare, con tramonti da fiaba sullo sfondo. Nulla di meglio per coronare il vostro sogno d’amore o per festeggiare una ricorrenza!</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 08 Oct 2024 12:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani in Provincia di Trapani - VALDERICE]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002C3"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata in collina, tra Trapani e il Monte Erice, è un luogo panoramico e di villeggiatura molto amato dai trapanesi sia per la tranquillità che per l’aria salubre che vi si respira. Il paese è sempre stato un fiorente centro agricolo. Oggi, esplorando la zona, si possono scoprire tra verdi distese di olivo e di vite, ville signorili e bagli antichi con ricchi giardini. Immerso nel verde della pineta comunale, il teatro all’aperto, creato in una cava dismessa, si anima durante la stagione estiva con manifestazioni culturali di rilievo. Altri eventi che interessano il territorio sono la Cronoscalata del Monte Erice (maggio), la Bibbia nel Parco (Natale) e la sfilata di carri allegorici (Carnevale). Raggiungendo il litorale, che si snoda tra baie rocciose e piccole spiagge, s’incontra l’antica Tonnara di Bonagia, la cui torre ospita un piccolo Museo delle attività legate alla pesca e alla lavorazione del tonno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/valderice3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia del paese si lega inestricabilmente a quella di Erice: da sempre punto di transito per giungere al più famoso Monte San Giuliano, Valderice ha assistito al passaggio di tutte le dominazioni che si sono succedute nella zona (Elimi, Punici, Latini, Arabi). Sembra che Virgilio abbia tratto spunto dai panorami che si possono godere da qui per alcune descrizioni dell’Eneide. Il centro agricolo si sviluppa nel XVIII secolo intorno alle contrade di San Marco e Paparella. Nell’Ottocento diviene meta di villeggiatura della nobiltà trapanese ed ericina: a questo periodo risalgono le belle ville che si possono ammirare ancora oggi. Nel 1955 Valderice diventa comune autonomo. La sua posizione, insieme periferica e centrale rispetto a Trapani, l’ha eletto di recente a luogo di residenza di chi preferisce la campagna alla vita di città.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/valderice2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Località di villeggiatura molto apprezzata per l’amenità dei luoghi che offrono paesaggi compositi con una vicina fascia costiera caratterizzata da magnifiche spiagge e scogliere. La città sorge ai piedi del monte Erice ed è andata costituendosi nel corso dei secoli ad opera di popolazioni che scelsero questa fertile vallata che vide formarsi via via numerosi piccoli nuclei abitativi sparsi nell’agro ericino. Trascorrendo le vacanze a Valderice avrete l’opportunità di conoscere alcuni dei siti più attrattivi dell’intera Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il territorio immediatamente circostante la cittadina si caratterizza per la presenza di numerose ville nobili che testimoniano la presenza della nobiltà e dei latifondisti, questi ultimi più spesso risiedevano nei cosiddetti Bagli, abitazioni spesso fortificate, circondate da giardini e parchi. Tra i monumenti della città che meritano una visita citiamo il santuario di Nostra Signora della Misericordia, l’arco di Valderice, posto all’ingresso della città e l’antica torre di Santa Croce. Suggestivo il teatro all’aperto di San Barnaba, ricavato in una cava dimessa, immerso nel verde di una collina, dove in estate si tengono concerti e manifestazioni culturali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/valderice4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non perdete l’occasione di un viaggio a Valderice: la città rappresenta un punto strategico perchè vicina a molti siti d’indubbio interesse, sia per chi desideri una vacanza balneare, sia per il turista interessato alla cultura ed alla storia di questa parte della Sicilia ed infine per chi è attratto dagli aspetti naturalistici offerti dalle vicine zone tutelate dall’istituzione di Parchi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>RISORSE PAESAGGISTICHE</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Valderice si sviluppò in una sella naturale del monte Erice, in un’area panoramica, ricca d’acqua e piccoli laghetti, che divenne ben presto un vero e proprio reticolo di sentieri e antiche trazzere presso cui, per il clima mite e la ricca vegetazione, sorsero ben presto insediamenti di grande pregio: i caratteristici bagli seguiti dopo, dalle innumerevoli ville del Sette-Ottocento che arricchiscono i paesaggi tra i due versanti del Monte Erice, a nord verso Bonagia e Lido Valderice, a sud verso le colline interne della provincia. Tra i tanti punti panoramici vi suggeriamo il Parco Urbano di Misericordia, in cui percorrendo i sentieri immersi nel verde o sostando in apposite aree attrezzate, respirando un’aria salubre, potrete ammirare uno splendido scorcio sul litorale con le sue acque blu intense e con la sagoma del Monte Cofano che si proietta sul mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Parco-Urbano-Di-Misericordia-valderice.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>RISORSE NATURALI</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La formazione vegetale più interessante si trova nella parte nord orientale del territorio comunale che risale verso il monte Erice nella quale è presente &nbsp;una formazione a prevalenza di frassino, un tempo coltivato per l’estrazione della manna, consorziato con essenze arboree da frutto quali il noce (Juglans regia), il ciliegio selvatico (Prunus avium), l’alloro (Laurus nobilis), il viburno (Viburnum tinus), il bagolaro (Celtis australis), il pino domestico, il pino d’Aleppo, il cipresso e &nbsp;il leccio. Un marcato aspetto di naturalità si evidenzia dove il sottobosco si fa più rigoglioso, costituito da arbusti come il rovo (Rubus ulmifolius), il biancospino (Crataegus monogyna), il prugno selvatico (Prunus spinosa), la ginestra comune (Spartium junceum), l’osiride (Osyris alba), il sommacco (Rhus coriaria), la rosa canina (Rosa canina), la ginestra spinosa (Calycotome villosa), il pero selvatico (Pyrus amygdaliformis). Nell’intero territorio i rapaci che è facile potere osservare sono il gheppio (Falco tinnunculus) e la poiana (Buteo buteo).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/valderice5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">ARCHEOLOGIA</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel territorio valdericino sono stati rinvenuti siti di interesse archeologico che testimoniano il passaggio di uomini nel territorio sin dall’epoca preistorica. In località Rocca Giglio, recenti ricerche hanno portato alla luce reperti databili al paleolitico superiore, mentre nelle vicinanze, alcuni antri conservano iscrizioni del periodo punico. In contrada Misericordia, ancora presso Grotta Maria, sono state rinvenute incisioni paleolitiche e cristiane. Sulla costa, presso alcune grotte nel cosiddetto “nono chilometro”, (complesso di grotta Emiliana e Grotta Polifemo) sono stati ritrovati fossili e reperti del periodo neolitico. Sant’Andrea, infine, cela ancora una grande villa romana in cui si ritiene sia stato ospitato il poeta Virgilio che dal suo soggiorno trasse spunto per descrizioni e ambientazioni dell’Eneide.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/valderice6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">RISORSE ARTISTICHE</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di solito sono le chiese a custodire i maggiori tesori d’ arte: Valderice non fa eccezione e tra le opere maggiori si segnalano all’interno del Santuario di Maria Santissima della Misericordia diversi affreschi del XVIII secolo attribuiti al pittore Domenico La Bruna, &nbsp;come la Crocifissione e la Natività. Nello stesso edificio è conservata una preziosa tela raffigurante la Madonna della Misericordia, figura cui la popolazione locale è particolarmente devota, opera del XVII secolo del pittore trapanese Andrea Carreca, mentre nell’omonima chiesa in frazione San Marco, viene custodita la statua in legno raffigurante la Madonna della Purità realizzata nella seconda metà dell’Ottocento da Pietro Croce, illustre scultore ericino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Arco-Del-Cavaliere-valderice.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">MONUMENTI</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Valderice conserva ville bellissime, realizzate dalla nobiltà trapanese ed ericina nei secoli immediatamente scorsi, e numerosi bagli, tipiche costruzioni del trapanese: architetture rurali fortificate costituite da diversi corpi (la casa padronale, le abitazioni per i contadini, i depositi per attrezzi, le stalle) che si affacciano su un cortile interno. Il suggestivo Santuario di Maria Santissima della Misericordia, sorge nel sito &nbsp;in cui si trovava un’edicola della Madonna dai poteri miracolosi; edificato tra il XVII e il XVIII secolo, fu completato dall’architetto trapanese Biagio Amico. Interessante è, poi, l’Arco del Cavaliere, nell’omonima località; ciò che rimane di un’antica cappella a pianta quadrata destinata ad ospitare il quadro della Madonna di Custonaci durante i suoi trasporti tra Custonaci e Erice. Nei dintorni merita infine una visita la suggestiva Torre della tonnara di Bonagia, edificio nel XVI-XVII secolo, oggi piccolo museo della contigua tonnara, trasformata in albergo; essa &nbsp;conserva ancora la struttura del baglio, con l’ampio cortile interno su cui si affacciano gli ambienti dei magazzini a pianoterra e le abitazioni del primo piano. Il Molino Excelsior, oggetto di un recente restauro, è infine un complesso di edifici adibiti a molitura, residenza, cucina in pietra con torchio per uve, che funzionò fino alla fine degli anni ’60.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/monte-erice-2016.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">RISORSE TRADIZIONALI</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bonagia, insieme con Favignana, era uno dei principali poli della Provincia in cui si svolgeva la mattanza (dallo spagnolo matar, uccidere), la pesca del tonno. Si trattava di una pesca peculiare in cui convergevano fede, ritualità e folklore. A Bonagia, a testimonianza di questa antica tradizione, rimangono la vecchia tonnara, il piccolo museo e una sagra sui prodotti legati al tonno. Se nel frattempo nuove tradizioni sostituiscono quelle antiche, Valderice conserva più di altri centri l’abitudine alle sue manifestazioni che si ripetono regolarmente ormai da decenni (il carnevale, la cronoscalata, le numerose sagre, antiche processioni, concerti, fiere rurali, ricche manifestazioni estive…)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/valdericeenogastronomia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">ENOGASTRONOMIA</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Valderice è sempre stato un centro a vocazione agricola. Nelle sue campagne, particolarmente fertili, si coltivano soprattutto viti e olivi (da cui si ricavano ottime qualità di vino e di olio), ma anche ortaggi e cereali. Spontanee crescono le piante dei fichi d’India i cui frutti più pregiati, chiamati in dialetto bastarduna, sono particolarmente succosi. Tra i piatti tipici, segnaliamo il pane cunzato (pane fresco di forno a legna condito con olio, sale, origano, pomodoro, acciuga e tuma) e i dolci a base di ricotta tipici del trapanese, tra cui le cassatelle (sfoglie fritte ripiene di ricotta condita con cannella, zucchero e cioccolato). Nel litorale tra Bonagia e Lido Valderice sorgono diversi ristoranti specializzati nella cucina di pesce pescato nelle acque antistanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-12" src="https://www.sicilytourist.com/images/valdericeteatro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">SPETTACOLI, INIZIATIVE, EVENTI</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Diversi eventi animano il territorio valdericino durante tutto l’anno, rendendolo un polo vitale della provincia. In estate, nel teatro all’aperto San Barnaba, ricavato da una cava in mezzo all’omonima pineta, viene proposto un ricco calendario di rappresentazioni teatrali e cinematografiche. Di grande richiamo culturale e turistico anche l’itinerante rassegna estiva di intrattenimenti musicali classici, lirici e jazzistici: Ville Bagli &amp; Musica. In primavera si tiene la Cronoscalata del Monte Erice: automobili da corsa si sfidano lungo il tortuoso percorso che conduce da Valderice a Erice, l’evento è molto seguito dalla popolazione locale. Nel periodo natalizio, nel Parco di Misericordia si svolge la Bibbia nel Parco, in cui vengono illustrati, attraverso quadri statici viventi, episodi tratti dal Testo Sacro. Tra l’autunno e l’inverno, presso l’ex-cinema Mazzara, si svolge un’interessante rassegna di musica jazz, a cura del Brass Group di Trapani. Infine nei giorni di Carnevale, le strade del paese si animano con sfilate dei caratteristici carri allegorici. Nel mese di giugno a Bonagia si svolge Bon Ton, rassegna enogastronomica legata ai prodotti derivati dal tonno. Numerose sono le sagre che durante tutto l’anno popolano le diverse contrade: ad agosto &nbsp;si svolge la sagra della salsiccia a Ragosia; a Natale quella delle sfingi a San Marco (composte da un soffice impasto fritto e ricoperto di zucchero); in estate si tiene, infine, la sagra del pane casereccio a Fico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/valderice1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">SVAGO, SPORT E TEMPO LIBER</b><span class="fs14lh1-5"><b>O</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Valderice e i suoi dintorni offrono diversi centri specializzati nella pratica sportiva, e nelle frazioni dell’agro non è difficile infatti trovare palestre, campi di calcio e di tennis, campi di atletica e di bocce. L’area verde di Misericordia offre la possibilità di effettuare jogging in sentieri attrezzati, immersi nel verde e circondati da splendidi panorami. La popolazione valdericina è particolarmente attiva e benché non sia un comune popoloso, durante tutto l’anno si contano sempre numerose manifestazioni ed iniziative; quelle sportive vengono svolte presso gli impianti di Misericordia, di Fico e di Bonagia, oltre che nel rinomato campo da tennis presso la Villa Comunale . </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/valderice8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La popolazione locale è molto legata alla Madonna della Misericordia. La tradizione &nbsp;vuole, infatti, che nel luogo in cui oggi sorge il santuario, si trovasse un’edicola sacra della Vergine dai poteri miracolosi. Il sito era meta di pellegrinaggi sin dal secolo XVII e la chiesa attuale sembra sia sorta proprio in segno di devozione e ringraziamento alla Vergine da parte della cittadinanza. Un’icona della Madonna viene ancora oggi portata in processione nel mese di settembre. Un’altra seguita processione, quella del &nbsp;Crocifisso, si svolge per la vie del paesino a Bonagia nel mese di luglio. Nel giorno dell’Ascensione si svolge invece la caratteristica “fera” in cui vengono venduti prodotti locali e mercanzie varie, anche se ormai non più famosa come nello scorso secolo, quando era di grande richiamo per tutto l’Agro Ericino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><b>GUARDA IL VIDEO DEL BORGO</b></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=WeQlrOBOvpI">https://www.youtube.com/watch?v=WeQlrOBOvpI</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 06 Oct 2024 07:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare nei Borghi Medievali di Enna - Palazzo del Governatore a Pietraperzia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002A8"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo monumentale palazzo in stile rinascimentale sorge a </span><b class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-medievali-siciliani--pietraperzia---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Pietraperzia</a></b><span class="fs14lh1-5"> che è uno dei Borghi Medievali piu' belli della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Il Palazzo del Governatore a Pietraperzia è uno degli edifici civili più importanti del borgo. Il Palazzo del Governatore sorge nel nucleo più antico dell’abitato di Pietraperzia occupando l’angolo inferiore di un più vasto isolato che si origina in corrispondenza dell’accesso (Via Barone Tortorici). Si può ammirare la balconata sorretta da 15 mensole dove sono scolpite figure allegoriche e convergenti tutti verso il centro. L’ingresso presenta dei resti di colonne in parte ricoperti e uniti fra loro da muratura.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzogovertarepietraperzia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non è nota la data di costruzione dell'edificio e tanto meno l’architetto, ma si ritiene sia opera di maestranze locali.Il palazzo è detto del Governatore poichè in questo edificio sedevano il Capitano di Giustizia, il Governatore ed altri notabili, per curare gli interessi del popolo e del principe.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il monumentale palazzo, che sorge nel nucleo più antico del borgo, è in stile rinascimentale e nonostante lo stato di degrado è ancora possibile ammirare la grandissima balconata d’angolo sorretta da quindici mensoloni in pietra arenaria dove sono scolpite figure allegoriche convergenti verso il centro. Sulla balconata si aprono due portali con sculture antropomorfe e fogliami. Presenta un portale d’ingresso quattrocentesco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzogovertarepietraperzia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si accede in un ampio androne che era formato da colonne che ancora oggi si possono ammirare nelle pareti. Un'elegante scala conduce al piano nobile; in corrispondenza della seconda rampa si apre ad un cortiletto tramite graziose colonnine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Uscendo dal Palazzo del Governatore, sulla destra, si possono ancora osservare i resti di un arco che si ritiene fosse la porta di recinzione delle mura medievali del castello.</span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-barresi-pietraperzia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Palazzo del Governatore, sorge in piazza del Carmine ed è di fronte alla omonima chiesa del Carmine da dove esce Lu Signuri Di Li Fasci Del Venerdì Santo. Una delle due facciate dell’imponente Palazzo del Governatore si affaccia sulla via omonima. L’imponente balcone che fa angolo tra piazza Carmine e via Governatore, è sorretto da mensoloni antropomorfi in pietra arenaria. Anche i portali presentano sculture antropomorfe e fogliami. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzogovertarepietraperzia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al Palazzo del Governatore si entra dal lato ovest. L’androne era formato con colonne. La scala, nella seconda rampa, immette in un piccolo un cortile da cui prende luce. Il portale d’ingresso è del quattrocento. Le stanze sono pavimentate in cotto smaltato. Palazzo del Governatore era abitato dal Capitano di Giustizia, il Governatore ed altri notabili, per curare gli interessi del popolo e del principe. L’imponente edificio si trova a pochi passi dal castello Barresio che, con tutta la sua grandiosità, domina la sottostante valle del fiume Salso.</span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 12:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi di Culto da visitare in Sicilia - Complesso monumentale di Santa Lucia al Sepolcro]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002A4"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Appena fuori dalle mura &nbsp;di Siracusa nella zona Extra moenia si trova il Complesso monumentale dedicato a Santa Lucia, il Santuario di Santa Lucia al Sepolcro, denominata anche Fuori le mura o Extra Moenia, costruita sul luogo del martirio e della sepoltura della Santa tanto cara alla città, nonché sua patrona.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Complesso-monumentale-di-Santa-Lucia-al-Sepolcro1.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piazza Santa Lucia è uno dei luoghi più cari ai Siracusani, poiché, nella città che le diede i natali, la Santa Patrona subì il martirio nell' anno 304, divenendo per tutti esempio di virtù e coraggio. Il complesso monumentale che la piazza ospita, è situato nella zona della Borgata, quartiere nato solo alla fine dell' 800, e comprende la Basilica di Santa Lucia al Sepolcro e l'annesso convento dei Padri Francescani, il Tempietto ottagonale, che custodisce il sepolcro della Santa e la Catacomba, risalente ai secoli III, IV e V e utilizzata come luogo di culto anche nei secoli successivi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/SANTALUCIAALSEPOLCRO2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La piazza ospita quindi monumenti risalenti a vari periodi storici dedicati alla Santa e ciò dimostra che il culto è da sempre molto sentito dalla popolazione a tal punto che i Siracusani non si sono risparmiati di curarla e restaurarla. Il quartiere circostante, che ha visto la sua espansione con la pianificazione urbanistica degli anni '20, ha però quasi completamente occultato il complesso monumentale che, un tempo, si trovava in aperta campagna e oggi, chi giunge qui, non riesce più a scorgere da lontano il mare e il vicino Porto Piccolo. Nonostante ciò la chiesa, dal 1926 Parrocchia di Santa Lucia, è aperta al culto e, durante la settimana dei festeggiamenti in onore della Patrona, è sempre meta di pellegrini e chiunque giunga in questo luogo respira immediatamente la spiritualità che ancora oggi esso conserva.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/SANTALUCIAALSEPOLCRO3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La basilica Santuario &nbsp;custodisce il luogo del martirio e della sepoltura di S. Lucia. S. Lucia giovane siracusana nasce alla fine del III secolo, cresciuta in una nobile famiglia della città, e le vengono consegnati i valori del Vangelo e la testimonianza dei primi cristiani, tanto da farle prendere la decisione di consacrarsi al &nbsp;Signore Gesù.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La giovane Lucia era stata promessa sposa ad un giovane, Valerio, pagano che, vistosi rifiutato da Lucia la denuncia al console della città, Pascasio, conducendola davanti a lui per essere torturata con l’obiettivo di far abbandonare la fede cristiana alla giovane Lucia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/SANTALUCIAALSEPOLCRO4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da quel momento comincia per Lucia un cammino molto duro e difficile, ma confidando sempre nell’amore del Signore e nella sua protezione. &nbsp;Lucia viene derisa, umiliata e condannata a morte e le viene inflitta la pena comune a quel tempo che è la decapitazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tradizione ci dice che tra le torture subite le furono cavati gli occhi, ecco perché S. Lucia è venerata dalla chiesa universale come la protettrice degli occhi e della vista. I documenti scritti, cioè l’antico codice Papadopulo che contiene gli atti del martirio della Santa, &nbsp;ci consegnano che fu portata fuori le mura della città ed esattamente qui dove fu giustiziata e decapitata. Oggi questo luogo è segnato da una colonna in granito che è collocata all’interno del presbiterio della Basilica. Successivamente la famiglia di Lucia e la comunità cristiana depone il corpo della martire in un sepolcro scavato nella roccia all’interno dell’area delle catacombe sottostanti, diventando così meta di pellegrinaggio di molti fedeli. Lucia muore il 13 Dicembre del 304. Da allora un flusso costante di pellegrini e devoti viene qui a rendere omaggio alla Santa e chiedere grazie per sua intercessione al Signore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Basilica</b></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Basilica di Santa Lucia al Sepolcro sorge sul luogo in cui la Santa fu martirizzata nell'anno 304. I Siracusani costruirono, infatti, dopo la pace di Costantino una chiesa dedicata alla martire della quale nulla ci è giunto a seguito delle distruzioni causate dai vari terremoti e dalla dominazione araba. L'attuale chiesa può essere fatta risalire alla restaurazione religiosa del periodo normanno che ebbe ripercussioni considerevoli nel campo dell' architettura; la ripresa edilizia non solo si affermò con la ricostruzione di tutti quegli edifici sacri danneggiati dagli arabi, ma anche con nuove costruzioni, meglio rispondenti alle diverse esigenze dei nuovi conquistatori: il restauro della chiesa e dell'annesso convento, consistente in interventi di riedificazione e di abbellimento, che non alterarono le linee della basilica, fu prontamente effettuato dal benefattore Gerardo da Lentini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La pianta odierna rispecchia quindi, con ogni evidenza l'antica: la grande navata centrale, fiancheggiata dalle due minori, lo svolgimento triabsidato, rientrano nelle forme tipiche dell' architettura normanna. Il più evidente richiamo alla fabbrica normanna proviene dal portale la cui struttura è rimasta immutata. Esso è costituito da un grande arco a pieno centro inscritto in un timpano ribassato. Agli inizi del XIV sec. su iniziativa di Filippo II d'Aragona, il complesso conventuale di Santa Lucia venne interessato da un ulteriore intervento di restauro, che si svolse sul piano precedente senza variazioni significative. Il rimaneggiamento trecentesco lasciò inalterate le linee del prospetto della chiesa, pur introducendo, o rifacendo il rosone centrale, realizzando la torre campanaria, che era originariamente a due piani, e il tetto a capriate lignee venuto alla luce solo nel 1939, dato che fino a quel momento era stato completamente ricoperto da volte a botte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1618, all'arrivo in città dei Padri Francescani riformati, si presentò al Senato l'occasione di disporre in maniera definitiva di una comunità che si occupasse del sepolcro e che abitasse il convento ormai in disuso. Nuovi interventi di restauro dovettero interessarlo insieme alla chiesa, e allo stesso tempo si intraprese la costruzione del tempietto ottagonale. Lasciando inalterato lo schema basilicale, l'architetto Giovanni Vermexio, a cui venne affidato l'incarico, introdusse le grandi arcate a tutto sesto e i pilastri che contengono, probabilmente, al loro interno le antiche colonne normanne.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Clicca sull'immagine per ingrandirla</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Allo stesso periodo risalgono inoltre i restauri dell'area presbiterale: le due nicchie ai lati dell'altare, realizzate per snellire la massa dei pilastri, dovevano contenere all'epoca due statue e l'abside centrale continuò ad essere riservata al dipinto che il Caravaggio realizzò nel 1608, intitolato il Seppellimento di Santa Lucia. Nel primo decennio del '700 furono intrapresi i lavori di decorazione e stucco all'interno della chiesa, che videro impegnati i maestri Michelangelo Vacirca di Licodia e Luciano Russo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1723, su progetto di Pompeo Picherali, iniziò la costruzione del colonnato del portico definita la "galleria avanti le porte del tempio" che cingeva la chiesa nei lati Sud ed Ovest, coprendo il primo ordine di elementi normanni. I primi lavori di restauro, relativi al nostro secolo, di cui si ha notizia risalgono al 1939; nel Settembre di quell'anno infatti la Sovrintendenza ai monumenti predispose il consolidamento delle volte a botte lunettata della navata maggiore della chiesa. Durante l'esecuzione dei lavori venne però alla luce il soffitto ligneo del periodo aragonese, così si provvide a scoprirlo anche perché le travature conservavano ancora importanti tracce di decorazione pittorica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il 15 dicembre del 1970 si verificò, inaspettatamente, il completo crollo del porticato che fu poi ricostruito con una tecnica definita anastilosi: i blocchi crollati furono rimessi insieme e in poco tempo fu riportata la struttura originaria. Nel novembre 1975 si decise di intraprendere il restauro della pavimentazione della chiesa che per l'occasione venne chiusa al culto. Attualmente la chiesa rappresenta un importante riferimento religioso per l'intera cittadinanza e, il complesso conventuale ad essa annesso, mantiene la funzione di dimora per una piccola comunità francescana.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Il tempietto del Sepolcro</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Costruita nel sec. XVII, su progetto di Giovanni Vermexio, la chiesa sorge al centro dell'area catacombale, e fu costruita su un'antica chiesa dedicata a S. Agata poi demolita.</span><br><span class="cf1">Un'ampia scala a doppia rampa consente di accedere alla chiesa che è costituita da 4 porte, ma solo due, le più grandi, sono contrassegnate da una corrispondente architettura esterna. Esternamente la chiesa è caratterizzata da ricchi capitelli che scandiscono gli spigoli dell' ottagono ma, la decorazione architettonica fu estesa solo ai quattro lati che sono rivolti verso la grande piazza: gli altri rimanendo invisibili non ricevettero mai il rivestimento decorativo.</span><br><span class="cf1">Internamente la chiesa ospita il loculo sepolcrale abbellito, in età bizantina o in età normanna, da un bassorilievo in cui sono rappresentati tre animali fantastici di derivazione medievale, il cui significato è, secondo l'interpretazione di vari studiosi, legato alle qualità morali della Santa: il grifone è simbolo di incorruttibilità, la colomba è simbolo di purezza e il leone indica il coraggio.</span><br><span class="cf1">Il sepolcro inoltre ospitava un tempo la statua marmorea di Lucia, che miracolosamente trasudò nel 1735 e che fu realizzata da Gregorio Tedeschi nel 1634. Solo nel 1912 però si decise di spostare la statua all'interno di una teca di vetro al di sotto dell'altare per rendere più sobria la sepoltura.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">La catacomba</b></div><div><span class="fs14lh1-5">La zona in cui sorge il complesso monumentale di Santa Lucia Extra Moenia aveva acquisito un valore simbolico per gli adepti della religione cristiana già dal III sec d.C e ciò è testimoniato dalla presenza di nuclei catacombali dove i cristiani celebravano i loro riti e seppellivano i loro morti. Secondo la tradizione agiografica, inoltre, il corpo della martire siracusana fu seppellito proprio in un arcosolio del gruppo catacombale, che da quel momento divenne un luogo deputato per le celebrazioni religiose che si svolgevano in città.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Catacomba, sottostante l'attuale Piazza Santa Lucia, si estende a sud-ovest della chiesa ed è caratterizzata da una morfologia piuttosto complessa. Essa infatti è costituita da un cimitero di comunità e da alcuni ipogei di diritto privato ascrivibili ai secoli III, IV e V e conserva al suo interno testimonianze archeologiche risalenti all' età bizantina e all'età Normanna. L'archeologia attesta così la continuità del culto della Santa nel cimitero sotterraneo e nella Basilica superiore.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/MSc5yPZ06sg">https://youtu.be/MSc5yPZ06sg</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 05:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari e Trekking in Sicilia: Pizzo San Marco a Sutera, CL]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002A6"><div><article data-audio=""><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Rocca San Marco </span><span class="imTAJustify fs14lh1-5">a </span><span class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani---sutera--caltanissetta-" target="_blank" class="imCssLink">Sutera</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i></span> </span><span class="fs14lh1-5 cf1">è frastagliata a causa di eventi tellurici, al suo interno è possibile ammirare una piccola cappella di epoca bizantina. Due sono le sommità che caratterizzano la rocca: il pizzo che è il punto più alto (inaccessibile) e lu "scifazzu" che è il punto più alto accessibile esposto a sud-ovest. </span><span class="fs14lh1-5">Il percorso naturalistico Pizzo San Marco è uno dei più belli e suggestivi del territorio di Sutera, territorio in cui si mescolano natura, panorama, arte, cultura gessosa e opere d’arte.</span></div></article></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/pizzo-San-Marco1.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il percorso naturalistico”Pizzo San Marco” è uno dei più belli e suggestivi del territorio di Sutera. Natura, panorama, arte, cultura gessosa e opere d’arte si mescolano in un territorio ricco di sorprese. Esistono parecchie leggende sul pizzo San Marco, poiché il luogo è così bello e misterioso da prestarsi ai racconti tramandati nel tempo. “Li figureddi”, “la carcara di issu”, “la valle dell’Eden” e il “bevaio dell’Aravia” sono le principali attrazioni di questo percorso immerso in luoghi magici.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/pizzo-San-Marco3.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ci sarà anche da arrampicarsi, seguendo un sentiero che permette l’immersione nella storia della cappella di incerta datazione e piena di affreschi. Si salirà un altro po’ per ammirare da vicino il Pizzo, un costone di roccia in bilico. Poi si scenderà lungo il costone nord, per giungere ad un’antica cava di gesso, con i resti di un mulino. Scendendo ancor più sotto, sarà possibile vedere un meraviglioso bevaio, scolpito nella roccia. Il circuito ad anello, permetterà di girare intorno ad un’altra bellezza: “Donnibbesi”, per raggiungere, dopo una bella camminata, il punto di partenza.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/pizzo-San-Marco2.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Pertanto, si tratta di un percorso misto, composto da sentieri, piccole arrampicate, possibilità di attraversare sentieri fangosi e un breve tratto d’asfalto. La sua lunghezza complessiva è di circa 7.30 km, con un dislivello di 300 mt. Per percorrerlo interamente, occorrono circa 3 ore e 30 min., soste comprese.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Difficoltà e classificazione CAI: (medio)</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il percorso si potrà attraversare solo muniti di scarpe da trekking. È consigliabile, anche, indossare un abbigliamento adeguato, con zaino e una buona scorta d’acqua.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesettapizzasanmarco.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>La Cappella di Pizzo San Marco</b></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Scavata all'interno della Rocca di San Marco, detta Pizzo San Marco, una nicchia di 70 cm. di profondità, cm. 100 di altezza e cm. 120 di larghezza. Le pareti custodiscono un affresco policromo di stile bizantino, suddiviso in tre pannelli: il pannello centrale riproduce Gesù in mezzo alla Madonna e a San Paolino, sovrapposto ad un'altra figura sottostante. Si pensa che questa nicchia scavata nella roccia potrebbe essere un richiamo absidale di una chiesa di modeste dimensioni.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/pizzo-San-Marco4.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come Arrivare </span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Da Campofranco percorri la strada Provinciale 238, procedi lungo la sp 20 bis e poi continua su Via Giuseppe Mormino/SP20, alla rotonda prendi la seconda uscita in direzione Via del Popolo per 250 metri per poi svoltare a sinistra, percorri Via del Popolo per 400 metri, svolta a destra e prosegui dritto per 700 metri, prosegui dritto per Via Garibaldi per ulteriori 400 metri, alla rotonda prendi la terza uscita in direzione stazione Corpo Forestale e prosegui per Via Giuseppe Garibaldi per 200 metri e poi mantieniti sulla sinistra in direzione cappella San Marco e prosegui 800 metri. La Rocca San Marco si troverà alla tua destra. Da Mussomeli e Caltanissetta segui le indicazioni per il Museo Etnoatropologico / Borgo Rabato, percorri la Via del Popolo per 350 metri, svolta a sinistra e prosegui dritto per 700 metri, prosegui dritto per Via Garibaldi per ulteriori 400 metri, alla rotonda prendi la terza uscita in direzione stazione Corpo Forestale e prosegui per Via Giuseppe Garibaldi per 200 metri e poi mantieniti sulla sinistra in direzione cappella San Marco e prosegui 800 metri. La Rocca San Marco si troverà alla tua destra. </span><span class="fs14lh1-5"><b>Accesso gratuito: dato il terreno scosceso non è possibile l’accesso ai visitatori con disabilità.</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Pizzo San Marco</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/xULXq6qrwa8">https://youtu.be/xULXq6qrwa8</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 05:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mercati Storici in Sicilia - MERCATO DEL CAPO - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002A5"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Passeggiando lungo le strade di alcuni rioni di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, si ha l’impressione di stare in uno dei suk di una qualsiasi città musulmana. Non per niente, alcuni mercati sono stati realizzati durante la dominazione araba, ed ancora oggi, si possono notare l’aspetto, le consuetudini del vendere e del comprare, i colori, gli odori, l’usanza di sommergere strade e piazze con banchi, cesti, tendoni variopinti, tipico, appunto, dei tradizionali mercati nordafricani. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/mercatocapo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5"><br></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>Il Mercato del Capo</strong> è situato nell’antico quartiere, denominato Seralcadio, formatosi in epoca musulmana per ospitare gli schiavoni, ovvero pirati e commercianti di schiavi. Si estende lungo le via Carini e Beati Paoli, la via di S. Agostino e la via Cappuccinelle. Furono gli Agostiniani a popolare questa zona, poiché essi avevano la loro sede nel convento attiguo alla trecentesca chiesa di S. Agostino. Uno degli ingressi principali è quello di Porta Carini, così chiamato per l’esistenza della settecentesca porta, riedificata riferendosi all’originale del quattrocento, nei cui pressi è il Palazzo di Giustizia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/mercatocapoapalermo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fondamentalmente il mercato è sempre stato luogo particolare per la vendita della carne, anticamente nelle vicinanze esisteva il macello civico detto “bocceria nuova” per la macellazione di becchi e altri animali, diverse sono le “carnezzerie” (termine dialettale conseguente alla dominazione spagnola) e non macellerie come vengono comunemente chiamate. Per definizione il mercato del popolo di Palermo, ha saputo mantenere con il suo intricato labirinto viario l’aspetto proprio di un suk orientale, dove trasuda opulenza e magnificenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/mercatocapoapalermo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra la folla si confondono i venditori ambulanti che propongono ai passanti le specialità tipiche della cucina di strada palermitana: “sfincione e “sfincionello”, pane con la milza, pane con le panelle e le crocchè di patate etc. Altro particolare, che stupisce, nel vedere i quarti di carne appesi al di fuori della bottega, usanza sopportata, da quella che fu la presenza ebraica in città, per depurare l’animale del suo sangue, caratteristica è l’esposizione di capretti e agnelli in determinati giorni prefestivi, completamente privi di pelle tranne la coda che mantiene il ciuffo che fanno da quinta come sfondo al negozio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><b>Il</b> </span><strong>Mercato del Capo</strong><span class="cf1"> è uno dei quattro mercati storici di Palermo. Il suo nome deriva dall’espressione </span><i><span class="cf1">caput seralcadi</span></i><span class="cf1"> poiché si colloca nella parte più a nord dell’antico quartiere seralcadio. Questa denominazione potrebbe tuttavia derivare dall’omonima altura, sulla quale trovava collocazione la chiesa di s. Anna, visibile da ogni parte del quartiere.</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/mercatocapoapalermoportacarini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'accesso principale del mercato è la trecentesca Porta Carini che, lungo la via omonima, introduce alla piazza Capo, biforcandosi tra la via Cappuccinelle e la via Beati Paoli. Nel mercato del Capo si vendono soprattutto generi alimentari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'area occupata da questo mercato corrisponde alla parte superiore dell'antico quartiere Seralcadio, il quartiere degli schiavi, dall'arabo "Harat-as-Saqalibah", che si allungava da Danisinni sino al mare, lungo l'asse viario Sant'Agostino-via Bandiera. Il nome deriva dalla denominazione della zona come "caput Sarecaldii", diventata in seguito più semplicemente "Capo". </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/mercatocapoapalermo5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sotto le strade della zona del Capo, nelle cavità sotterranee, sono state individuati, secondo la leggenda, i sentieri nascosti che servivano da luoghi di ritrovo della setta dei Beati Paoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le tante caratteristiche folkloriche del mercato e della zona limitrofa, si segnala la curiosa denominazione di alcune strade, quali via Gioia mia, via Scippateste e via delle Sedie volanti, quest'ultima così chiamata per via delle antiche botteghe degli artigiani di portantine.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/mercatocapoapalermo6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei secoli, il Capo ha mantenuto il suo carattere popolare, con un aspetto davvero simile ai tipici suk orientali. Le botteghe iniziano a prendere vita al mattino presto: un intricato susseguirsi di bancarelle, sulle quali i bottegai espongono le proprie merci, attirando abitanti e turisti che si soffermano a osservare, assaggiare, contrattare o acquistare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/mercatocapoapalermo7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad attirare l’attenzione sono principalmente i generi alimentari: dal pesce alla carne, dalle olive al pane, dalla frutta alle spezie posizionate in ordine cromatico, i prodotti vengono ordinati quasi artisticamente creando un contesto inimitabile di colori, odori e sapori. Caratteristiche sono anche le taverne collocate lungo le vie del mercato del Capo, dove è possibile sorseggiare un bicchiere di vino, gustando pesce fresco, sfincione, panelle e crocché.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/mercatocapoapalermo8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In una Palermo sempre più cosmopolita, accanto alle antiche tradizioni, oggi trovano posto differenti culture. Le usanze del Mercato si rinnovano e si mescolano, permettendo al quartiere Capo di rinascere, ogni giorno come in passato.</span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 24 Sep 2024 06:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi Incantevoli nelle Eolie - GINOSTRA - Stromboli]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002A3"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ginostra è un piccolo villaggio molto grazioso che fa capo al Comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?arcipelago-delle-eolie--isola-di-lipari" target="_blank" class="imCssLink">Lipari</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, pur essendo <a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a>, e si trova nella parte sud-ovest dell'isola di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isole-eolie--isola-di-stromboli" target="_blank" class="imCssLink">Stromboli</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. </span><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">Ginostra è immersa nella pace e nel silenzio. Qui la tranquillità è interrotta solo dal vento, dal mare e dal suono degli zoccoli degli asini che percorrono i piccoli sentieri dell’isola. </span><span class="imTALeft">A Ginostra non ci sono strade, ne mezzi a motore e l’elettricità è arrivata solo nel 2004 anche se non tutti hanno scelto di utilizzarla</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Ginostranew.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il villaggio è accessibile solo via mare, la magia di questo luogo inizia proprio dall’approdo al porticciolo, quello che viene chiamato, per le sue minuscole dimensioni, “il Pertuso” (il buco). &nbsp;</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal porto, per arrivate al paese, bisogna percorrere un’antica mulattiera, ed una volta arrivati alla piazzetta si snodano due stradine: una conduce alla chiesa e l’altra alla spiaggia di San Lazzaro. Gli abitanti di Ginostra sono una quarantina e vivono nelle tipiche case di stile Eoliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo piccolo villaggio è l’ideale per chi vuole lasciarsi alle spalle il rumore della città e sostituirlo con il suono del mare, della natura e degli zoccoli dei muli. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Ginostra-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">Il centro abitato di Ginostra si sviluppa da Punta Corvo fino a Lazzaro, ma il cuore del paese è sicuramente nei pressi della Chiesetta dove botteghe, bar e ristoranti si affacciano sull’azzurro del mare. Tutto il resto sono giardini ben curati e piccoli cubi bianchi incastonati in un paesaggio senza tempo. </span><span class="imTALeft">Le case sono quelle caratteristiche dell’achitettura eoliana, con i tetti squadrati che permettono la raccolta di acqua piovana e adornate da bisuoli, colonne e terrazze con vista. Sono tutte contornate da giardini ben curati e cinti da muri bassi in pietra che non limitano la vista al passante.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Ginostra-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chi ama Ginostra lo sa e lo sbandiera a gran voce: &nbsp;<strong><b>il cielo stellato di Stromboli è insuperabile. </b></strong>Sarà il fatto che qui <strong><b>non esiste illuminazione pubblica notturna, </b></strong> ma le stelle a Ginostra brillano di più che in qualunque altro posto.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ginostraanticoporticciolo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il porticciolo di Ginostra, il "Pertuso", che per secoli è stato considerato il porto più piccolo del mondo, tanto che di per sé ancora adesso riesce ad ospitare una sola barca in attracco al molo vecchio, ha avuto un ampliamento nel 2004, quando è stato realizzato un secondo molo per l'attracco degli aliscafi e della nave, soprattutto quando il mare è agitato: fino ad allora, se il mare era un po' mosso, molto facilmente Ginostra restava isolata.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/Ginostra-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Come abbiamo detto, nel 2004 il vecchio porto è stato ampliato per accelerare le operazioni di evacuazione in caso di calamità naturale, nonostante tutto, l’opera ha preservato il paesaggio ed il piccolo porto. Nello stesso anno il paesino è stato collegato con la rete elettrica ed è stata eseguita la costruzione di una cisterna approvvigionata da una nave che proviene da Napoli; fino ad allora l’energia elettrica era alimentata da pannelli solari e da generatori a scoppio, le acque totalmente assenti nell’isola erano raccolte dai tetti delle case per convergere in una cisterna di cui ogni abitazione era munita. Al paesino soprastante si arriva tramite una ripida mulattiera che conduce ad una piazzetta dove risiede un monumento ai caduti della seconda guerra mondiale. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Ginostra-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Alla piazza si snodano le due stradine dell’isola, una conduce alla chiesa e l’altra alla spiaggia di Lazzaro. Il paese, che conta una trentina di residenti avvezzi alla solitudine e alla tranquillità, si distende su un ripido pendio in cui le poche case, tutt’oggi, mantengono l’architettura eoliana tradizionale intatta. Per coloro che amano la pace e la tranquillità questo è un vero paradiso, gli unici rumori percepiti sono quelli del vento, del mare e lo sbattere degli zoccoli del mulo, unico mezzo di trasporto dell’isola, che conduce le merci attraverso la ripida mulattiera dal porto al centro abitato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Ginostra-5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Lungo la stradina che porta a Punta Lazzaro la brulla Ginostra accoglie un’edicola bianca sormontata da una croce di legno, antica tappa della Via Crucis un tempo celebrata all’aperto durante il periodo quaresimale. Tra le rocce e le nuvole di ginestra il paesino stromboliano un po’ si accoccola un po’ si nasconde. Ginostra vive delle sue radici e della solitudine gelosamente preservata. È il vento sul viso e il rumore degli zoccoli dei muli che fanno da taxi lungo i sentieri che appartengono solo alla natura. Muretti a secco e colonne bianche, v</span><span class="fs14lh1-5">olo di uccelli e bisuoli di pietra. </span><span class="fs14lh1-5">Case colore del latte con grandi terrazze e lunghe verande per dolcissimi tramonti sulle isole. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Durante il soggiorno potrete anche fare escursioni guidate sul vulcano, gite in barca e passeggiate fino a Punta Corvo dove ammirare la magnificenza della Sciara del Fuoco sia di giorno che di notte; così da poter godere l’esplosioni del vulcano.</span><br></div><div><br></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/Stromboli-reperti.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Il primo insediamento di cui si ha notizia è preistorico e i suoi reperti fanno capo allo stile e alla cultura di Capo Graziano, risalente ai secoli XVII-XVI a.C. Tanti reperti che sono stati recuperati qui, e anche a Stromboli, nella zona di San Vincenzo, sono ora esposti al Museo Archeologico Regionale Eoliano, nel </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?bellezze-delle-eolie--acropoli-e-il-castello-di-lipari" target="_blank" class="imCssLink">Castello di Lipari</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, che vale sicuramente un'altra gita.</span></div></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/ginostra-spiaggie.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le spiagge di Ginostra<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La costa nei pressi del paesino è rocciosa, non esistono vere e proprie spiagge ma ciò non toglie il piacere di tuffarsi nelle pulitissime acque trasparenti del luogo. Sono tre i punti dove è possibile fare il bagno:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">1 - sotto la chiesa potete percorrere un sentiero che conduce ad un angolo roccioso immerso in un mare spettacolare color cobalto;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">2 - nella zona del porto delle piscine naturali incastonate nelle roccia creano uno scenario fiabesco dove è possibile immergersi in acque cristalline;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">l3- a terza spiaggia è quella di Lazzaro dove un vecchio scivolo di alaggio conduce comodamente a mare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">I fondali regalano esperienze uniche a coloro che amano le immersioni; a Lazzaro un arco sommerso fa da cornice ad una vegetazione rigogliosa. Nella zona antistante la chiesa, alla profondità di 15/20 metri, vi è un relitto di una vecchia nave militare. I fondali dell’isola sono popolati da cernie, occhiate,murene, polpi e ricciole, inoltre, se sarete fortunati, dalla riva potrete vedere il passaggio di capodogli, delfini e pesci spada.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dal Drone di Ginostra</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/FRCl2Y2YU-E">https://youtu.be/FRCl2Y2YU-E</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 22 Sep 2024 07:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Archeologici sul Mare in Sicilia: Area Archeologica di Kamarina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002A0"><div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5 cf1">Sito archeologico di Kamarina, fra i più importanti della Sicilia,</span><span class="imTALeft fs14lh1-5 cf1"> </span><b class="imTALeft fs14lh1-5"><span class="cf2">costituisce un prezioso patrimonio di archeologia terrestre e sottomarina</span></b><span class="imTALeft cf1"><span class="fs14lh1-5">. Kamarina, il cui nome secondo Strabone significa "Abitata dopo molta fatica", fu un'importante colonia di Siracusa, costruita alla foce del fiume Ippari in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></span><span class="imTALeft fs15lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5">L'Area Archeologica di Kamarina fa parte del parco archeologico di Kamarina e Cava d'Ispica, è stato istituito nel 2019 ed è l'ente gestore delle maggiori aree archeologiche e dei musei della provincia di Ragusa. Il sito della città classica di Camarina, scelto nel 598 a.C. dai coloni siracusani, delimitato dall’Hipparis a nord e dall’Oanis a sud, è un allungato pianoro, collegato con la collina di Heracles e la casa Lauretta, sul cui punto più alto rimasero in vista, sin dall’antichità, i resti del tempio di Athena.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cresta collinare, rimasta deserta almeno dall’età augustea in poi, conservò già nel medioevo il toponimo antico di Cammarana, così come il porto arabo noto a Edrisi. Attorno ai resti del tempio di Athena si insediò un villaggio, vissuto per tutta l’età tardo antica e federiciana ed esistette poi, fino al 1835, un edificio di età bizantina consacrato al culto cristiano della madonna di Cammarata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcoarcheologicokamarina3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una barriera di dune costiere (il “Maccone RE” e il Maccone di Cammarana”), mossa dai forti venti africani, non solo favoriva, già dal ‘500, la formazione dell’acquitrino pantanoso di Buffa e Salina, nell’area dell’antico lacuscamarinensis, ma invase l’antica area portuale, alla foce dell’Hipparis, già riattivata nel tardo medioevo e per la cui guardia fu pure costruita nel 133, sulla punta estrema del promontorio, una torre di difesa costiera (il “papallosso di cammarana”), crollata nel 1945.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Kamarina venne fondata agli inizi del VI secolo a.C. (598 a.C. - 597 a.C.) dai greci-siracusani, sul fertile promontorio delimitato dai fiumi Ippari a nord e Oanis a sud, lo scopo del nuovo insediamento fu quello di creare un presidio lungo la rotta africana e frenare l'espansione verso sud di Gela, che appena diciotto anni dopo fonderà più a nord-ovest Akragas (580 a.C.). Divenuta rapidamente un importante centro agricolo e di riferimento per i fiorenti traffici commerciali dell'entroterra ibleo e anche dei Siculi, la colonia entrò presto in conflitto con la città-madre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcoarcheologicokamarina4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Mentre Tucidide si limita a riferire che vi fu una ribellione camarinense domata dai siracusani nel contesto di una più ampia guerra, Filisto, testimonia negli scritti di Dionigi di Alicarnasso, una più dettagliata descrizione di tale conflitto avvenuto tra la madrepatria e Kamarina; egli narra che la colonia si schierò con i Siculi, mentre i siracusani potevano contare su Enna e Megara Hyblaea. Il quadro storico sembra quindi rimandare al complesso periodo che vide la sottomissione iniziale dell'egemonia sicula anche nell'entroterra siciliano e soprattutto nella zona iblea, dove ancora resistevano gruppi di siculi indipendenti da Siracusa. Altri particolari che possano chiarire meglio l'ottica e le motivazioni della ribellione non vengono forniti dalle fonti antiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Kamarina venne in seguito sconfitta dai siracusani e i loro alleati nel 552 a.C.. Le fonti dicono che la popolazione camarinense venne esiliata; tuttavia, lo scavo dell'insediamento attesta una continuità di vita ininterrotta nell'arco dell'intero VI secolo a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcoarcheologicokamarina5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I siracusani cedettero Kamarina al tiranno Ippocrate di Gela, all'inizio del V sec. a.C., poiché questi aveva sconfitto gli aretusei presso il territorio ibleo, facendo molti prigionieri e minacciando di marciare contro Siracusa per conquistarla. A questo punto, come informa Erodoto, intervennero le due forze greche Corinto e Corcira, legate politicamente ad una Siracusa ancora priva di tiranni: esse si frapposero per impedire all'influente cittadino gelese di porre il suo dominio in terra aretusea e l'accordo per evitare ciò fu proprio il cedimento di Kamarina a Gela, in cambio delle cessate ostilità belliche di Ippocrate verso i siracusani. Fu così che Kamarina passò sotto il controllo del tiranno di Gela.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ippocrate la rifondò (492 a.C.-461 a.C.); Kamarina riacquisì la sua importanza e in seguito all'alleanza stretta con Atene in funzione antisiracusana, nel corso della guerra del Peloponneso riuscì a strappare a Siracusa il lontano territorio di Morgantina (424 a.C.).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Camarina_QuartierAltare.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il quartiere dell'Altare</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante l'avanzata di Annibale Magone tra il 405 e il 401 a.C. Kamarina venne nuovamente saccheggiata e distrutta dal suo esercito. Rientrò nell'orbita siracusana durante il dominio di Dionisio I il grande e prese parte alla simmachia di Dione di Siracusa nel 357 a.C. quando questi con il suo esercito marciò alla conquista di Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo il dominio punico a cui fu sottoposta, tra il 405 a.C. e 393 a.C., ebbe un nuovo periodo di prosperità alla fine del IV secolo a.C., raggiungendo, per via del ripopolamento adottato da Timoleonte nel 339 a.C., la sua massima espansione urbanistica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A partire dal III secolo a.C. fu presa dai Mamertini nel 275 a.C. e poi dai Romani nel 258 a.C.[8] Al tempo della Repubblica romana il suo capiente porto accolse le navi da guerra di Publio Cornelio Scipione, Emilio Paolo, Pompeo Magno, Cesare e Ottaviano e aprì i commerci con l'Africa e l'Egitto. Ma nel periodo imperiale i romani realizzarono un nuovo porto nella vicina Kaucana e quindi la città si spopolò progressivamente dei suoi abitanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcoarcheologicokamarina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Kamarina venne definitivamente distrutta nell'827 dall'esercito guidato da Asad ibn al-Furat nel corso della conquista araba della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'acropoli mostra una continuità d'uso: i resti del tempio di Atena vengono inglobati nella costruzione della chiesa della Madonna di Cammarana, l'edificio colmo degli ex voto dei naviganti scampati alla furia delle tempeste venne distrutto da un incendio nel 1834, i suoi resti furono utilizzati per la costruzione della masseria che oggi ospita il locale Museo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con regio privilegio del 1607 venne concesso a Vittoria Colonna contessa di Modica di ricostruire la città nei pressi dell'antico sito di Kamarina. Nacque così Vittoria, (costruita però a circa 10 km dall'antica città) nel cui territorio comunale (Scoglitti) l'area archeologica è compresa. La riviera al confine con Ragusa (delimitato dal fiume Ippari) è appunto la riviera Kamarina-Scoglittese.[9]</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcoarcheologicokamarina1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I resti archeologici</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I resti attuali sono di grande interesse archeologico, e testimoniano la vastità dell'antico sito. Rimangono tombe arcaiche (VII secolo a.C.) e ruderi poco significativi di un tempio dedicato a Minerva. Lungo l'Ippari si può riconoscere il tracciato dell'antico porto canale. La città è ancora riconoscibile nella sua area originaria dai resti di case e di pavimentazioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel vicino bosco di Passo Marinaro si trovano ancora le tombe di una necropoli nel V - IV secolo a.C. Gli scavi condotti a Kamarina da Paolo Orsi dal 1896 al 1911, hanno fornito copioso materiale archeologico che si trova al Museo di Siracusa.</span></div></div><a href="https://youtu.be/LJOxs3mughU">https://youtu.be/LJOxs3mughU</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 06:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare e Spiagge in Sicilia: Spiaggia del Mulino di Acireale, Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000029F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Spiaggia del Mulino è una bellissima spiaggia situata nella città di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borgi-siciliani--acireale--ct-" target="_blank" class="imCssLink">Acireale</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">Provincia di Catania</a></i><span class="fs14lh1-5">. Si trova sulla costa orientale della Sicilia, a circa 20 km da </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-da-visitare--catania-" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a></i><span class="fs14lh1-5"> e a pochi chilometri da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meravigliosa-sicilia--taormina" target="_blank" class="imCssLink">Taormina</a></i>. La baia è circondata da montagne ed è caratterizzata dalla presenza dell'antico Mulino ad acqua che si erge ancora sul bordo del mare, con le sue mura di pietra calcaree e la grande ruota che quasi tocca l'acqua. Le acque limpide sono ideali per nuotare o rilassarsi mentre all'orizzonte si vedono i profili delle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Eolie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. La sabbia finissima incornicia questo scenario naturale meraviglioso rendendo l’ambiente ideale per trascorrere ore piacevoli al sole o fare lunghe passeggiate lungomare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiadelmulinocop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft cf1"> </span><span class="imTALeft cf1">La baia è circondata da montagne ed è caratterizzata dalla presenza dell'antico Mulino ad acqua che si erge ancora sul bordo del mare, con le sue mura di pietra calcaree e la grande ruota che quasi tocca l'acqua.</span></span><span class="imTALeft fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5">Conosciuta anche come Spiaggia di Santa Maria La Scala. Spiaggia del Mulino di Acireale, una scogliera caratterizzata da rocce, sassi e ciottoli scuri di origine vulcanica, bagnata da un mare cangiante dal turchese all’azzurro con sfumature di indaco, cristallino e limpido, con fondale digradante rapidamente verso il largo, alle spalle il borgo marinaro di Santa Maria La Scala. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiadelmulinocop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come detto, si tratta di una spiaggia in cui il mare è unito alla terra ferma da ciottoli che si mescolano alla sabbia fine e sottile, da sfondo i resti di un vecchio Mulino, da cui l’appelativo Spiaggia del Mulino, il tutto incastonato in una riserva naturale. Al blu del mare, davvero immacolato e talmente limpido da poterci guardare attraverso dove è possibile trovare rare specie di pesci, polpi, murene e centinaia di tipi di alghe e crostacei, si contrasta il verde della vegetazione ricca e rigogliosa di queste aree che rendono la Sicilia una terra piena di paesaggi naturali da ammirare e vivere. La vera nota curiosa che potrai scorgere, una volta recatoti sulla spiaggia, è che in quest’area scorre il fiume Miuccio, il fiume è noto ai posteri per le sue radici legate alla storia mitologica. Non solo mare, fiume, ma anche la presenza di acqua dolce in prossimità della salinità del mare, è, infatti, possibile vedere presso l’area costiera scorrere tratti di acqua dolce.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiadelmulinocop5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come raggiungere la Spiaggia:</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il percorso è composto da sentieri, trovandosi in un’area naturale la strada per arrivare al mare implica che ad un certo punto tu debba procedere a piedi facendo un po’ di sano running tra i sentieri. Il percorso ti permetterà di ammirare il paesaggio circostante immerso completamente nella natura. La Spiaggia del Mulino è, infatti, incastonata tra l’area rocciosa della Timpa e il verde della vegetazione caratteristica della zona.I sentieri richiedono un abbigliamento adeguato e scarpe apposite per affrontare le impervietà dovute dalla presenza di pietre laviche, ma la fatica merita in quanto è possibile scorgere elementi naturali che non sei abituato a vedere in città e che potrai toccare con mano. I sentieri che si collegano alla spiaggia sono tanti, ma è consigliato il sentiero della Scala d’Aci, che è tra quelli che ti consente di avere una visuale migliore sul paesaggio partendo direttamente dal centro di Acireale.</span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Si può raggiungere l’arenile anche percorrendo il sentiero delle Chiazzette, una scalinata che partendo da Acireale attraversa a zig-zag la parte centrale della Timpa, un promontorio caratterizzato da rocce di origine vulcanica gradinate e da diverse faglie dove cresce una fitta vegetazione, e costeggia la Fortezza del Tocco, un bastione edificato a fini difensivi nella prima metà del XVII.</span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Sep 2024 06:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Percorsi di Trekking in Sicilia- TREKKING A LEVANZO - Isole Egadi, Tp]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002A2"><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isole-egadi--isola-di-levanzo" target="_blank" class="imCssLink">Levanzo</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> è la più piccola dell’arcipelago delle </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">Egadi</a></i><span class="fs14lh1-5"> e il suo territorio perlopiù pianeggiante o lievemente collinare. Gli itinerari di Levanzo saranno quindi semplici e piacevoli passeggiate su sentieri battuti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/trekkinglevanzo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'isola fa parte dell'area protetta marina delle Egadi che conserva una rilevante biodiversità. Camminando lungo i sentieri si trovano anche molte specie endemiche di flora come l'anthemis maritima (camomilla marina), la brassica macrocarpa (cavolo delle Egadi), il limonium aegusae (limonio delle Egadi), la matthiola rupestris e la senecio cineraria.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/trekkinglevanzo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I sentieri sono segnalati con cartelli soltanto vicino alle biforcazioni ma il rischio di sbagliare strada è inesistente. La conformazione del suolo e la vegetazione, alquanto pungente, impediscono di camminare fuori dai tracciati battuti. Ecco di seguito alcuni itinerari percorribili.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">SENTIERO 1 LA GROTTA DEL GENOVESE</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sentero-grotta-del-genovese-levanzo.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il primo percorso prevede la partenza dal paese, esattamente dal porto, Cala Dogana. Proseguendo verso sinistra, in direzione Pizzo Monaco la strada sarà leggermente in salita. Dopo qualche centinaio di metri arriverete ad un’ampia vallata, caratterizzata dalla presenza di muretti a secco. Qui, fino a qualche anno fa, il terreno ospitava una fitta rete di vitigni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alzando lo sguardo verso ciò che vi circonda potrete ammirare ad est le Case Florio e la Torre Saracena.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Superata la vallata arriverete al rifugio della forestale, da qui leggermente in salita procederete in direzione Grotta del Genovese. Guardandovi attorno potrete vedere ad est la bellissima Rocca di Erice e il Monte Cofano, a sinistra invece il Pizzo del Monaco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltrepassata la pineta il percorso procederà in discesa, arrivando infine a destinazione La Grotta del genovese. Qui previa prenotazione, potrete visitare questo interessantissimo sito con una guida che vi mostrerà i graffiti ed i disegni preistorici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Consigliamo questo tour in primavera. In estate invece è preferibile intraprenderlo nelle prime ore della giornata o nel tardo pomeriggio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il cammino potrete apprezzare la tipica vegetazione dell’isola: terebinto, oleastro, erica arborea, cappero, timo, ficodindia e il pino di Aleppo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">GRADO DI DIFFICOLÀ: Facile</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">LUNGHEZZA PERCORSO: 3,4 km</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">DURATA: Un’ora e un quarto circa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">PARTENZA: Paese</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ARRIVO: Grotta del genovese</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ACCESSI AL MARE: Cala del Genovese</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div> </div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Sentiero Capo Grosso</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sentero-capo-grosso-levanzo.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sentiero n. 2 si sovrappone in parte al sentiero 1 fino al rifugio della forestale, da qui sarà necessario dirigersi verso Cala Tramontana, attraversando così l’isola in tutta la sua lunghezza. Arrivati a destinazione, il faro di Capo Grosso, lo scenario attorno a voi sarà il seguente:<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A nord solo il mare, una distesa azzurra infinita, a est Trapani, a ovest uno scorcio di Marettimo. Questo percorso è perlopiù non ombreggiato, quindi ve lo consigliamo in primavera o nelle primissime ore del giorno, o ancora nel tardo pomeriggio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il cammino potrete apprezzare una meravigliosa vegetazione composta da: terebinto, cappero, oleastro, euforbia dentroides e il pino di Aleppo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">GRADO DI DIFFICOLTÀ: Facile</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">LUNGHEZZA PERCORSO: 4,4 km</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">DURATA: Un’ora e mezza circa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">PARTENZA: Paese</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ARRIVO: Capo Grosso</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">PERICOLOSITÀ: Assente</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ACCESSI AL MARE: Non presenti</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Sentiero 3 &nbsp;Cala Tramontana</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sentiero--Cala-Tramontana_levanzo.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sentiero n. 3 prevede in parte il percorso n.2 direzione Capo Grosso, poi qualche metro prima di un cancello di ferro dovrete svoltare a sinistra, e imboccare la strada in discesa verso la scogliera. Arriverete cosi a Cala Tramontana, un’insenatura incantevole. A est della Cala apparirà all’orizzonte Marettimo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il cammino attraverserete una bellissima vegetazione mista composta da: Pino di Aleppo, Lentisco, cappero, oleastro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">GRADO DI DIFFICOLTÀ: Facile</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">LUNGHEZZA PERCORSO: 3,6 km</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">DURATA: Un’ora e venti circa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">PARTENZA: Paese</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ARRIVO: Cala tramontana</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ACCESSI AL MARE: Cala tramontana</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Sentiero n. 4 Faraglione </b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sentero-faraglione-levanzo.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sentiero n. 4 prevede un itinerario costiero, che offre scorci molto suggestivi. Si parte dal paese e si percorre Via Pietre Varate, una strada asfaltata. In questo primo tratto potrete ammirare a sud ovest Favignana e sulla destra i pendii delle serre, con una fitta vegetazione di lentisco, cappero, agave e fico d’india. Dopo circa un quarto d’ora arriverete alla spiaggia del Faraglione, dove potrete rigenerarvi con un bel bagno in queste acque limpide e cristalline.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo la sosta il cammino prosegue attraverso un paesaggio roccioso, al termine del quale si arriva ad una bellissima pineta, e appena sopra le case di Pietre Varate, il termine del nostro percorso. Qui potrete godervi un meraviglioso tramonto su Marettimo e Favignana.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">GRADO DI DIFFICOLTÀ: Facile</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">LUNGHEZZA PERCORSO: 1,4 km</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">DURATA: Mezz’ora circa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">PARTENZA: Paese</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ARRIVO: Pietre Varate</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ACCESSI AL MARE: Spiaggia del faraglione</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Sentiero n. 5 Cala Fredda / Cala Minnola/ Cala Calcara</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sentierocalaminnola_levanzo.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il quinto sentiero prevede la partenza dal Porto. Proseguendo verso est appena dopo il paese, si arriva a Cala Fredda con una spiaggia deliziosa e li vicino uno dei magazzini Florio dove troverete un comodissimo scivolo per la discesa a mare. Riprendendo il sentiero, la strada prosegue leggermente in salita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si arriverà cosi alle case Florio e da qui imboccando un viottolo giungerete a Cala Minnola, un’insenatura bagnata da acque cristalline e dotata di uno scivolo che agevola l’ingresso in acqua. Vi consigliamo un bagno rigenerante ed una sosta all’ombra della vicina pineta. Da qui proseguendo per il sentiero ben tracciato si percorre la strada in salita che in una ventina di minuti vi condurrà alla costa sovrastante a Cala Calcara, la destinazione del nostro percorso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">GRADO DI DIFFICOLTÀ: Facile</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">LUNGHEZZA PERCORSO: 2,6km</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">DURATA: Un’ora circa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">PARTENZA: Paese</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ARRIVO: Cala Calcara</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ACCESSI AL MARE: Cala Fredda, Cala Minnola, Cala Calcara</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Sentiero n.6 Case Florio</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/CASE-FLORIOsentierolevanzo.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il percorso n. 6 ha inizio dal paese di Levanzo e prosegue in direzione Cala Fredda e da qui procedendo verso sinistra, costeggiando la pineta sarà necessario superare i sentieri per le cale sottostanti e la Torre Saracena, alla fine del sentiero arriverete ad un ampio piazzale da cui potrete ammirare un panorama meraviglio su Favignana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proseguendo leggermente più in alto potrete ammirare le Case Florio. Si tratta di un’antica masseria ormai dismessa appartenuta alla famiglia Florio. Una volta la zona attorno alla masseria era un enorme vigneto, per tale motivo quest’area è tutt’oggi chiamata Piana dei Florio. Merita particolare attenzione l’architettura del palazzo della masseria, molto signorile, che si differenzia notevolmente dal canonico stile riservato a questa tipologie di strutture.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il vostro percorso sarà accompagnato dalla splendida vegetazione tipica dell’isola come il terebinto, il cappero, il fico e il pino di Aleppo.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">GRADO DI DIFFICOLTÀ: Facile</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">LUNGHEZZA PERCORSO: 1,4km</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">DURATA: Mezz’ora circa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">PARTENZA: Paese</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ARRIVO: Case Florio</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ACCESSI AL MARE: Cala Fredda</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Sentiero n. 7 &nbsp;Torre Saracena</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/torre_saracena_sentiero_levanzo.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sentiero n.7 ingloba al suo interno parte del sentiero 6. Partiti dal paese bisognerà dirigersi verso Cala Fredda e procedere verso sinistra costeggiando la pineta della forestale. Oltre la strada sterrata in direzione Case Florio arriverete ad un viottolo che seguendo la linea costiera conduce a Cala Minnola. Qui tra la pineta troverete un sentiero che conduce alla Torre Saracena, un’antica struttura edificata per avere il controllo sul mare e avvistare l’arrivo delle navi nemiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa antica torre è la destinazione del nostro settimo ed ultimo sentiero e vi permetterà di godere di un meraviglioso e privilegiato panorama su tutta la valle sottostante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">GRADO DI DIFFICOLTÀ: Facile</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">LUNGHEZZA PERCORSO: 2,2 km</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">DURATA: Un’ora circa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">PARTENZA: Paese</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ARRIVO: &nbsp;Torre Saracena</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ACCESSI AL MARE: Cala Fredda, Cala Minnola</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span><br></div><div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 15 Sep 2024 07:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Enna: Parco minerario di Floristella-Grottacalda ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BC"><div class="imTAJustify"><div><div><span class="fs14lh1-5">Il Parco Minerario Floristella Grottacalda si estende su una vasta area situata sulla confluenza delle superstrade che collegano </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--enna" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani-da-visitare--valguarnera-caropepe--enna-" target="_blank" class="imCssLink">Valguarnera-Caropepe</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--aidone--enna-" target="_blank" class="imCssLink">Aidone</a></i> e Piazza Armerina, ad una manciata di chilometri dagli svincoli autostradali di Mulinello ed Enna. In un contesto paesaggistico pregevole, la zona del Parco forma un triangolo equilatero con, agli altri due vertici, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-lago-di-pergusa-e-la-riserva--selva-pergusina-" target="_blank" class="imCssLink">il lago di Pergusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e la riserva faunistico-forestale della Ronza. Inoltre il sito minerario si colloca in un bacino che consente di usufruire di beni culturali ed ambientali d'interesse internazionale (la </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-della-villa-romana-del-casale---piazza-armerina-enna--" target="_blank" class="imCssLink">Villa Romana del Casale</a></i><span class="fs14lh1-5"> a Piazza Armerina e gli <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?area-archeologica-di-morgantina-la-pompei-di-sicilia" target="_blank" class="imCssLink">scavi archeologici di Morgantina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> ad Aidone).</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/1-miniera-floristella-enna-sicilia-palazzo-pennisi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Il Parco</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Minerario</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">rappresenta</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">uno dei più importanti siti di archeologia industriale esistenti nel Mezzogiorno d’Italia ed una delle più grandi, antiche e significative aree minerarie di zolfo della Sicilia. Può considerarsi un particolare museo all’aria aperta, nel cui territorio l’attività estrattiva dello zolfo è documentata dalla fine del 1700 al 1986, anno in cui nell’area mineraria cessò definitivamente ogni attività legata alla produzione zolfifera.</span><span class="cf1">Infatti, nel territorio del parco sono ancora visibili le gallerie, le strutture, le apparecchiature e gli impianti utilizzati per l’estrazione dello zolfo nei due secoli di attività della miniera. </span></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/miniera1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Dalle antiche “discenderie” (circa 180) di accesso alle gallerie sotterranee ai tre “pozzi” di estrazione con i relativi “castelletti” completi di sale argano (il più antico risalente al 1868); dalle più antiche “calcarelle”, ai</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">“calcaroni” adottati industrialmente intorno al 1850, ai “forni Gill” affermatisi verso il 1880; dalla “lampisteria”</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">ai ruderi dei</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">fabbricati di servizio sorti in prossimità dei pozzi (infermeria, alloggi per i minatori, compreso il locale adibito a dopolavoro per i lavoratori); dalla tratta ferroviaria tra le stazioni di Floristella e Grottacalda attraverso le quali veniva caricato e spedito lo zolfo, alla rete ferrata interna per il trasporto dei vagoncini con il minerale.</span></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/miniera3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span><span class="fs16lh1-5 cf1">Il Parco presenta, altresì, aspetti paesaggistici e naturalistici di rilievo. In quest’ambito una particolare menzione meritano la sorgente di acque sulfuree che alimenta il rio Floristella e, soprattutto, le emissioni continue di metano e acqua salata e ferruginosa, sgorganti con piccola portata da alcune bocche tra loro vicine dette “Maccalube” o vulcanelli di fango, visibili nella parte nord dell’area del parco.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/miniera2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le grandi miniere di zolfo di Floristella e Grottacalda, insieme alle altre più piccole della provincia di Enna, a partire dalla fine del Settecento sono state fonte di ricchezza economica di rilevanza europea, anche se spesso a prezzo di disumano sfruttamento degli operai.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Fino alla prima metà dell'Ottocento l'attività estrattiva era basata sul duro lavoro manuale di migliaia di scavatori, anche bambini di 6 anni, che sopportavano le tremende condizioni di lavoro in cambio di una misera paga. Luigi Pirandello illustrò tale realtà nella sua novella Ciaula scopre la luna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/miniera6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le condizioni di lavoro dei minatori migliorarono in seguito con l'evoluzione dei processi estrattivi e con l'uso delle mine. In tale contesto, Agostino Pennisi barone di Floristella, iniziò a dare un volto imprenditoriale al processo di estrazione e lavorazione dello zolfo e fece erigere un pregevole palazzo, ancor esistente, che utilizzò come dimora di famiglia e come luogo di ricerca e sperimentazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le miniere di zolfo cominciarono ad entrare in crisi a partire dagli anni trenta, quando furono date in gabella, anche se conobbero un rilancio a causa del secondo conflitto mondiale, e lo restarono fino al 1963. Alla fine degli anni '60 furono acquisite dalla Regione, attraverso l'Ente minerario siciliano. L'ultimo dei tre pozzi verticali fu aperto negli anni '70.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'attività estrattiva però cessò definitivamente la produzione nel 1986 </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Seguì un lungo periodo di abbandono di tutte le strutture fino alla soglia degli anni novanta. L'area del complesso minerario era inoltre interamente attraversata dalla ferrovia Dittaino-Piazza Armerina-Caltagirone che vi aveva diverse stazioni; questa venne chiusa e rapidamente smantellata all'inizio degli anni 70.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La nascita dell'Ente Parco Minerario Floristella - Grottacalda venne stipulata dall'articolo 6 della legge regionale n. 17 del 1991, che per le sue attività si avvaleva di personale dell'ex Ente minerario siciliano e del Corpo forestale della Regione siciliana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 1992 il regista Aurelio Grimaldi, gira ed ambienta il film La discesa di Aclà a Floristella nella miniera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Pozzo_nuovo_01.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">Caratteristiche</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il parco minerario è costituito da una vasta area della provincia di Enna e include tutte le strutture e le apparecchiature di lavoro di quelle che furono tra le più grandi miniere di zolfo della Sicilia. Il sito, paesaggisticamente pregevole del parco, la cui ricchezza un tempo era costituita dalle miniere di zolfo, oggi costituisce una meta ricca di notevoli spunti culturali e naturalistici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un "calcarone"</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dalle antiche “discenderie” di accesso alle gallerie sotterranee, circa 180, ai tre “pozzi” di estrazione con i relativi “castelletti” completi di sale argano, il più antico dei quali risalente al 1868. Dalle più antiche “calcarelle”, ai “calcaroni” adottati industrialmente intorno al 1850, ai forni di fusione dello zolfo "Gill” costruiti verso il 1880.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'estensione complessiva del parco è di 400 ettari; di questi, 200 ettari corrispondenti al nucleo di Floristella, sono demanio della Regione Siciliana. Gli altri 200 costituenti il nucleo di Grottacalda sono di proprietà privata. Sono presenti inoltre delle caratteristiche maccalube.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'area del parco forma un triangolo ai cui vertici si trovano località come il lago di Pergusa e il parco faunistico-floreale della Ronza[5]. Le aree del parco erano attraversate fino al 1971 dalla dismessa ferrovia Dittaino-Piazza Armerina-Caltagirone che vi fermava per il traffico di merci ed operai a Mulinello, Floristella, Grottacalda e Valguanera. In corrispondenza della ormai dismessa stazione di Grottacalda, a 647 metri s.l.m., è presente un tratto boschivo per oltre 1,5 km.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'esame delle diverse strutture abitative esistenti e delle strutture manifatturiere della zona mineraria evidenzia ed illustra i processi di modificazione sociale prodottisi nel territorio con l'avvento dell'industrializzazione. Molto interessanti sono anche le strutture architettoniche ubicate nell'insediamento; tra queste il palazzo Pennisi, residenza dell'antica famiglia proprietaria delle miniere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">Le miniere</b></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs16lh1-5">Floristella</i></b></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs16lh1-5"><br></i></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/3-miniera-floristella-enna-sicilia-casa-degli-operai.jpg"  title="" alt=""/><b><i class="fs16lh1-5"><br></i></b></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs16lh1-5"><br></i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il permesso di apertura della miniera di Floristella, nell'area di Valguarnera, fu concesso l'11 aprile 1825 sebbene l'estrazione dello zolfo avvenisse anche prima, in seguito alla scoperta, nel 1791, del metodo Leblanc di fabbricazione della soda ottenuta trattando con acido solforico il comune sale. Lo zolfo siciliano, abbondante in superficie e conosciuto sin dai tempi antichi, venne così richiesto in grandi quantità nei circuiti internazionali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La miniera di Floristella conserva il paesaggio tipico. Gallerie e pozzi semiverticali sono presenti e visibili; da questi lo zolfo staccato a colpi di piccone era trasportato fino ai calcaroni posti in prossimità delle uscite di pozzi e gallerie. La visione delle vecchie attrezzature evoca l'immagine del durissimo lavoro e l'amara realtà dello sfruttamento del lavoro dei cosiddetti carusi, adolescenti e perfino bambini di 6 anni, che per poche manciate di soldi venivano ceduti dalle famiglie ai picconieri e utilizzati da questi per il trasporto a spalla in superficie il minerale di zolfo.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs16lh1-5">Grottacalda</i></b></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs16lh1-5"><br></i></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/villaggio-minerario-grottacalda-enna-.jpg"  title="" alt=""/><b><i class="fs16lh1-5"><br></i></b></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs16lh1-5"><br></i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La solfara Grottacalda o miniera Grottacalda è una miniera di zolfo sita in provincia di Enna nelle vicinanze di Valguarnera Caropepe. La solfatara, di proprietà del principe di Sant'Elia, era già attiva nel 1839,</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La miniera di Grottacalda durante la sua attività ospitava un gran numero di minatori. Ne sono testimonianza i ruderi dei caseggiati e delle officine e capannoni necessari all'attività mineraria, ancora visibili nel sito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Della parte ipogeica della miniera sopravvivono tantissime bocche di pozzi di aerazione e di piani inclinati per le più primitive vie di accesso ed anche con i più moderni ascensori verticali azionati mediante gli argani elettrici o a vapore muniti di grandi strutture in legno e metallo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Fanno da corollario alla zona mineraria, la masseria Roba Grande, un vero e proprio villaggio con corte al centro e cappella e la dismessa stazione ferroviaria di Grottacalda della linea Dittaino-Piazza Armerina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Parco dista pochi chilometri dalle località di Valguarnera, Enna, Aidone, Lago di Pergusa (</span><b class="fs16lh1-5"><i><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?il-lago-di-pergusa-e-la-riserva--selva-pergusina-" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per visitare il Lago</a></i></b><span class="fs16lh1-5">) e Piazza Armerina, nonché nella limitrofa ex miniera di Grottacalda, dove è possibile usufruire di servizi di ristorazione e pernottamento. L'area è raggiungibile dall'autostrada A19, Palermo-Catania, con uscita allo svincolo di Mulinello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Siti di interesse artistico in prossimità del Parco Minerario sono: Enna, il Parco archeologico Villa Romana del Casale a Piazza Armerina, il museo di Aidone e il sito archeologico di Morgantina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La durata della visita è di circa tre ore o più secondo l’interesse individuale (il Parco si sviluppa su una superficie di 400 ettari). Il percorso, da fare a piedi, è discretamente accidentato, poco adatto ad anziani o persone con difficoltà a deambulare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La visita è strutturata con la proiezione di un documentario, in lingua italiana o &nbsp;inglese, che introduce i luoghi e narra le passate vicende minerarie; segue l’escursione all’esterno, per i sentieri che conducono ai reperti di archeologia industriale, costituiti dai castelletti dei pozzi per l’estrazione del minerale, sale argano, impianti di supporto, forni di fusione dello zolfo (calcheroni e forni Gill), discenderie e, non ultimo, il Palazzo Pennisi, antica residenza della famiglia proprietaria, destinato a divenire sede del museo della civiltà mineraria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video:</span></div></div><a href="https://youtu.be/I7MZC7ZogZo">https://youtu.be/I7MZC7ZogZo</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 05:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare e Spiage in Sicilia - SPIAGGIA DI CAPO SAN MARCO a Sciacca]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000029D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Spiaggia Capo San Marco, situata a circa 7 chilometri da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--sciacca--agrigento-" target="_blank" class="imCssLink">Sciacca</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="imTALeft fs10lh1-5"><span class="fs14lh1-5">in provincia di Agrigento</span><span class="fs10lh1-5">, </span></span><span class="fs14lh1-5">è raggiungibile seguendo la provinciale che porta a Baia Renella, ove si lascia l'auto per proseguire a piedi tra palme ed euforbie. Si giunge quindi a piccole insenature dove la calcarenite gialla lascia il posto ad una sabbia piuttosto grossa. La spiaggia è molto suggestiva ed è dominata dal colore giallo, dovuto alla particolare tonalità dei monti che proteggono tutta la baia. Il litorale è sabbioso e bagnato da un mare trasparente, cristallino e dal fondale subito profondo, vero paradiso dei sub per le scogliere ricche di flora e fauna. La spiaggia offre inoltre scorci di grande effetto in quanto ad est si staglia Capo Bianco e ad ovest Capo Granitola.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiacaposanmarco2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La spiaggia di Capo San Marco si trova sulla costa di ponente di Sciacca e confina a est con Capo San Marco, dove sorge un’interessante area naturalistica ed un bel faro. Da quassù si gode un magnifico panorama che spazia sul mare e la costa circostante. La Spiaggia Capo San Marco di Sciacca ha una vegetazione molto rigogliosa. E' caratterizzata da sabbia grossa e dorata, e da acque cristalline e trasparenti. Si può raggiungere con l’auto ma è possibile anche optare per una bella passeggiata tra le palme per godere dell'incantevole panorama circostante.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiacaposanmarco1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La spiaggia è una distesa di sabbia piuttosto ampia in parte attrezzata con stabilimenti balneari con servizi, bar, sdraio ed ombrelloni. Il mare di questo tratto di costa si caratterizza per i fondali sabbiosi e bassi in prossimità della battigia e la temperatura dell’acqua piuttosto fredda. Possibilità di parcheggio in zona. Il paesaggio di Capo San Marco è tra i più suggestivi del litorale e sulla spiaggia capita anche scorgere le uova depositate dalle tartarughe marine. Al largo della costa di Sciacca spiagge si trova</span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isola-ferninandea---l-isola-che-non-esiste--" target="_blank" class="imCssLink"> l’Isola Ferdinandea.</a></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiacaposanmarco4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Posizionata a circa 7 chilometri dal centro storico di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--sciacca--agrigento-" target="_blank" class="imCssLink">Sciacca</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, la spiaggia Capo San Marco è la più bella tra quelle di questa località e anche una delle più frequentate durante la stagione estiva sia dai residenti che dai turisti. Come tutte le altre spiagge di Sciacca, anche questa presenta un mare limpido e cristallino e risulta essere caratterizzata da una distesa di sabbia piuttosto ampia che nella stagione alta è particolarmente affollata.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiacaposanmarco3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sul litorale sabbioso si aprono piccole e deliziose insenature dove alla calcarenite gialla si sostituisce una sabbia a grana grossa. La spiaggia è particolarmente suggestiva e si distingue per le varie sfumature di giallo che tingono tutta l’area e che sono dovute alla tonalità dei monti che proteggono l’intera baia. Da questo luogo è possibile godere panorami interessati, a est si staglia Capo Bianco e a ovest Capo Granitola. <span style="text-align: start;">ll paesaggio di Capo San Marco di Sciacca è tra i più suggestivi del litorale e sulla spiaggia può capitare anche di scorgere le uova depositate dalle tartarughe marine.</span><span style="text-align: start;" class="cf1"> </span></span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/Gsv1E5m0RGI">https://youtu.be/Gsv1E5m0RGI</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Sep 2024 06:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia- Villa Reimann - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000029C"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">La villa Reimann è un luogo incantevole e particolare di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> a pochi passi dalla Tomba di Archimede. Per chi è appassionato di verde e di archeologia è un luogo da non perdere, da visitare. Si ritiene sia stata fatta costruire dal senatore Cocuzza nel 1881 in onore di una cantante spagnola Fegotto. Il primo nucleo del meraviglioso giardino fu composto da una flora tropicale e subtropicale. Il giardino contava 500 alberi di limone e altrettanti di alberi da frutti.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/villa-reimann1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Indissolubilmente legata alla figura di Christine Reimann, la ricca infermiera danese che decise di vivere a Siracusa dall'inizio degli anni trenta del secolo scorso fino alla sua morte avvenuta nel 1976, la villa rappresenta una delle tante residenze estive possedute delle nobili e ricche famiglie siracusane e purtroppo per la maggior parte scomparse a causa dell'urbanizzazione selvaggia consumata nel nostro territorio nella seconda metà del ‘900. Il parco, ricco di una variegata vegetazione, conserva al suo interno numerosi sepolcri di età greca, romana, bizantina di grande valore e interesse storico, resti che hanno indotto la locale soprintendenza ad apporre un vincolo su tutta l'area della proprietà Reimann. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/siracusa-villa-reimann1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">Fatta costruire nel 1881 dal senatore Cocuzza, in onore della cantante spagnola Fegotto, la villa sorge all’interno di un’area verde nei pressi del </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?siti-arceologici-da-visitare-in-sicilia--parco-archeologico-della-neapolis---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">parco Archeologico della Neapolis</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">All’epoca dell’acquisto la proprietà era di 27.000 mq e contava circa 500 alberi di limone e altrettanti da frutto. L’intero patrimonio fu venduto il 6 febbraio del 1934 a Christiane Reimann, un’infermiera danese, che vi stabilì la sua dimora fino al 1979. </span><span class="fs14lh1-5 cf1">La dependance è divisa su due piani: al piano terra vi era la rimessa e al primo piano l’alloggio per la servitù.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Oggi il piano terra è considerato una delle location più adatte alle conferenze, mentre il primo piano è destinato agli uffici comunali. Il parco si estende per circa 16.000 mq ed è circondato da una fascia di cipressi ed olivi che lo isolano dal contesto urbano, oggi del tutto edificato.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/04-villa-reiman.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Per i suoi caratteri storici, architettonici ed ambientali villa Reimann costituisce un elemento attraente nell’immaginario siracusano. Villa Reimann è uno dei pochi esempi superstiti di residenze extra urbane, a contatto con un patrimonio archeologico</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">«<i>...una delle più suggestive di Siracusa, da cui si affaccia ai piedi della collina che dolcemente degrada, interrotto dal verde dei giardini e degli orti, il cerchio ceruleo del porto, chiuso dalla mite linea dei colli e lontano dall'azzurro del mare Ionio...</i>». Così nel 1940, in una lettera al Ministro delle Belle Arti, la nobildonna danese Christiane Reimann descriveva quella villa costruita nel 1881, da lei acquistata nel 1934 e donata al Comune di Siracusa nel 1976 affinché la destinasse a «<i>perenne sede di attività formative ed educative, manifestazioni culturali di rango universitario o di elevato interesse intellettuale, aventi lo scopo di contribuire al progresso civile della città</i>».</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardino-villa-reimann.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">IL Parco-Giardino della Villa</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il parco si estende oggi per circa 17000 mq ed é circondato da una fascia di cipressi ed olivi che isolano la villa dal contesto urbano del tutto edificato. In primavera un gradevole profumo di zagara accoglie il visitatore che percorre il viale di ingresso alla villa. Alla Reimann si deve l'impianto a sesto regolare del "Giardino delle Esperidi", l'agrumeto posto nella zona Nord del parco. A Sud sì sviluppa un "giardino esotico" di tipo collezionistico composto da una doppia serie di aiuole, attorno ad una fontana che nel tempo ha mantenuto nella sua semplicità la bellezza e il fascino dello schema classico originario. Dal gazebo in legno costruito sulla sommità di una collinetta artificiale, si gode ancora oggi un panorama unico che comprende il <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?siti-arceologici-da-visitare-in-sicilia--parco-archeologico-della-neapolis---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Parco Archeologico di Neapolis</a> e la città nuova fino alla bellissima isola di Ortigia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel giardino non manca naturalmente l'elemento acqua che, come nei giardini dell'Islam, è valorizzata dalla presenza di fontane, vasche e pozzi. L'acqua viene anche condotta per caduta naturale in antiche saje per l'irrigazione puntuale di tutto l'agrumeto e del giardino esotico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco-villa-reiman.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le collezioni vegetali, prevalentemente costituite da piante originarie di regioni con clima simile a quello termomediterraneo secco della fascia costiera siciliana, comprendono oltre 200 specie botaniche di grande interesse scientifico, con migliaia di esemplari che integrano anche un valore didattico, turistico e paesaggistico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Circa un terzo della consistenza botanica appartiene alle diverse famiglie di succulente, in parte collocate in maniera originale nella cornice esterna di una gradinata a chiocciola che conduce al belvedere della villa: Agavaceae, Apocynaceae, Cactaceae, Crassulaceae, Euphorbiaceae, Liliaceae, Mesembrianthemaceae. Di rilievo sono anche le Palmae e le Cycadaceae con i generi Erithea, Livistona, Chamaerops, Phoenix, Howea, Sabal, Jubaea, Washingtonia e Cycas. Dalle piccole aiuole bordate da arbusti sempreverdi emergono qua e là, senza un apparente ordine, piante di origine tropicale e subtropicale: Ficus lyrata, Phytolacca dioica, Doxanta unguis cati, Acca sellowiana, Monstera deliciosa, Syzigium cumini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Villa-Reimann05.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il giardino esotico accoglie anche alcune specie profumate e dai colori talmente vistosi da far dimenticare la pericolosità delle linfe velenose essudanti dai loro tessuti o i principi tossici racchiusi nel seme o nella polpa dei loro frutti. La sola famiglia delle Apocynacee ne conta tre: l'Oleandro (Nerium oleander), l'Oleandro giallo (Thevetia peruviana) e l’Acocantera (Acocanthera venenata), utilizzata per abbattere persino gli elefanti con le frecce intinte nei propri umori. Non meno tossiche sono la tromba degli angeli (Datura arborea) e l'albero della nebbia o "scotano" (Cotinus coggygria), una anacardiacea le cui infruttescenze, in estate, assumono l'aspetto di nebbia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Intorno alla metà del Novecento, il patrimonio botanico di Villa Reimann è stato censito e catalogato; il parco è stato restaurato, dotato di adeguata segnaletica e aperto al pubblico.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/bPvMr7Ngeos">https://youtu.be/bPvMr7Ngeos</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 08 Sep 2024 05:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani: Il Castello di Mazzarino (Mazzarino, Caltanissetta)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000011C"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Mazzarino in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> conosciuto dai locali come "U Cannuni" per via della grande torre angolare che in prospettiva lo fa assomigliare ad un grande cannone, si erge isolato su un'altura che si impone sull'abitato di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--mazzarino-la-perla-barocca-del-nisseno" target="_blank" class="imCssLink">Mazzarino</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></span><span class="fs14lh1-5"> L’edificio si trova a nord dell’abitato, ma è così vicino che sembra quasi di poterlo toccare. </span></div><br><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ucannuni4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vi si accede attraverso un cancello e una salitina ripida. L'interno non esiste e ci sono impalcature in alcuni punti che poco si addicono al contesto; resta in ogni caso la meraviglia di godere da lassù di un bellissimo panorama sulle pianure del nisseno. Dietro al castello c'è una sorta di anfiteatro, forse di epoca successiva come costruzione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ucannuni5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello di Mazzarino, di origine medievale, è uno dei tanti che sorge nel “Val di Noto” e presenta le tipiche caratteristiche costruttive del periodo feudale. Esso pare debba la sua parziale rovina all’improprio uso di cava di pietre più che alle nefaste vicende storiche o calamità naturali e, nonostante tutto, anche nella sua pur “parziale veste attuale”, risulta splendido e assai spettacolare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello viene chiamato anche Castelvecchio, ma per la gente del luogo è semplicemente ‘U Cannuni. Questo pittoresco nome deriva dalla sua unica torre cilindrica, quasi un cannone che punta verso il cielo. La costruzione si trova a nord dell’abitato, ma talmente vicina a esso da dare l’impressione di poterlo toccare, solo allungando la mano dallo spiazzale dell’Immacolata. Il Castello di Mazzarino conserva l’aspetto di un nobile decaduto e continua a dominare la cittadina, in una posizione a metà tra sfida e protezione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ucannuni2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per quanto riguarda la sua storia, la data di nascita è incerta. Quel che si sa è che Mazzarino e il suo Castello furono acquistati da Stefano Branciforti tra il 1282 e il 1292. È dunque molto probabile che esistesse già prima di queste date e che venisse utilizzato da signori e conti. In seguito un Branciforti prese la decisione di costruire il proprio Palazzo e vi si trasferì ed abbandonò il Castello al suo rapido ed inesorabile destino. Con una “Patente”, cioè con un decreto, il Principe di Butera e Conte di Mazzarino, Salvatore Branciforti, il 18 maggio 1790, nominò Don Pietro Accardi, benché‚ in età minorile, “Castellano di codesto Castello di Mazzarino, che trovasi vacante”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ucannuni3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Delle sue “quattro torri cilindriche merlate“, oggi ne troneggia una, spettrale, spettacolare, dalla quale si ha la suggestiva veduta di uno scorcio del paese. In due di esse, praticabili, erano ricavate le stanze per l’abitazione, mentre le altre due avevano funzioni, sicuramente, difensive. All’interno delle mura del castello c’è una vasta corte, intorno alla quale si aprivano i numerosi locali adibiti a stalle, magazzini, dispense etc. Purtroppo, di quello che doveva essere un fortilizio ed una residenza principesca, il tempo ha risparmiato e tramandato soltanto i pochi ruderi che oggi si possono ammirare. Ristrutturato e restaurato nel XIV sec. e nel secolo successivo, oggi si mostra in tutta la sua imponenza distesa al sole, perché i posteri sappiano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ucannuni1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al fine di garantirne la fruizione e, di conseguenza, la conservazione, all’esterno del “maniero”, nella parte a sud est, è stato costruito negli anni Ottanta un teatro che, mentre guarda il Castello, ha come scenario un vasto panorama sul quale l’occhio scivola fino all’Etna. Per consentire l’accesso al Castello, è stata rifatta la strada omonima, con pietre bianche di Comiso e pietra lavica di Catania. È stato, altresì, ricostruito il muro di sostegno in pietra locale da intaglio proveniente dal monte Gibli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una leggenda del posto narra che due potenti “signori”, uno di Mazzarino e l’altro di Garsiliato (due territori vicinissimi tra loro), decidessero entrambi di fondare una città ai piedi del proprio castello e per far ciò pare si fossero affidati alla sorte delle armi; sorte che arrise al signore di Mazzarino che secondo la tradizione era un Branciforti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sempre la leggenda narra che fu per tale motivo che il castello di Garsiliato venne raso al suolo; ancora oggi è possibile osservarne soltanto i suoi poveri, miseri ruderi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il bellissimo Video del Castello dal drone</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/cqer2zqVehM">https://youtu.be/cqer2zqVehM</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 05 Sep 2024 06:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Marinari in Sicilia - TRAPPETO - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000029A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Trappeto è un comune in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> situato sulla costa Nord-occidentale della Sicilia. Trappeto è uno dei gioielli del Golfo di Castellammare. Visitarla vuol dire passare di certo una vacanza indimenticabile! </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Trappeto è uno di quei &nbsp;borghi marinari in Sicilia poco conosciti ai turisti, ma non per questo meno bello di altri piccoli borghi marinari siciliani. Anzi, e proprio questa sua peculiarità di essere un luogo poco conosciuto al turismo di massa, a renderlo uno dei &nbsp;più bei borghi siciliani da vedere sulle rive del mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/trappeto1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Borgo regala scenari a chiunque abbia voglia di emozionarsi. Le case del paese sono decorate con fantasiosi murales, e questo villaggio di pescatori è stato scelto come location per alcuni film.</span><span class="fs11lh1-5 cf2 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5">Il nord della Sicilia, in particolare tutta l’area attorno a Palermo, consente di godere di una vacanza a 360 gradi, un perfetto mix di mare trasparente, bandiera blu da anni, spiagge attrezzate e libere, storia e cultura a partire dall’antica Grecia per arrivare ai giorni nostri. </span><span class="fs14lh1-5">In questa cornice da vedere almeno una volta nella vota troviamo Trappeto, una località affacciata sul mar Tirreno e dalla costa variegata.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/trappeto2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La denominazione Trappetum Cannamelarum dalla quale deriva l’attuale nome Trappeto, è originata dalla costruzione – avvenuta verso la fine del Quattrocento – di un primo opificio realizzato per l’estrazione e raffinazione dello zucchero di cannamela. Proprio al cui fianco di questo primo stabilimento venne successivamente aggiunta una torre fortificata in stile arabo-normanno come se ne trovano in diversi luoghi della Sicilia: elemento imprescindibile durante gli scontri tra Cristiani e Saraceni sia come punto di vedetta che come baluardo difensivo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La costruzione dell’opificio fu voluta da un ricco proprietario terriero, un certo Francesco Bologna, che fece una imponente fortuna durante tutto il Cinquecento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La fondazione di Trappeto dev’essere collegata al volere di Federico II d’Aragona che nel Quattrocento la fece costruire a fianco della selva Partenia come base di partenza delle sue battute di caccia. Successivamente quel territorio appartenente al regio demanio si sviluppò anche come centro agricolo e come luogo di pesca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/trappeto3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel XVII secolo però, gli abitanti lasciarono Trappeto per ritornarvi solo alla fine del secolo successivo con l’unico scopo di coltivare la vite e solo agli inizi del XIX secolo vennero costruite delle abitazioni a ridosso dell’antica Chiesa dell’Annuziata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tuttavia la storia di Trappeto è connessa visceralmente a quella di Balestrate, un paese vicino sorto nello stesso territorio in cui sarebbero sorti anche altri piccoli comuni tutti acquisiti di diritto – all’inizio del Trecento – dal demanio regio di Federico II re d’Aragona. Originale fu come questi furono delimitati: infatti come riportato da Domenico Tuzzo in un suo scritto, questi ebbero i loro limiti impostati con un tiro di balestra che ne determinava i confini tanto che quell’area fu conosciuta come Terre delle Balestre e questo toponimo diede origine alla denominazione di Balestrate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/trappeto-pa-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le origini di Trappeto si devono alla sdemanializzazione del suo territorio che avvenne nel 1456. Non fu una esistenza sempre all’insegna della serenità quella di Trappeto che vide anche l’unificazione forzata al Borgo Sicciara avvenuta nel 1820 con Decreto di Re Ferdinando I di Barbone. Situazione, questa, che non fu mai accettata dagli abitanti di questo centro marinaro che sorge su un promontorio con vista sullo splendido golfo di Castellammare e che solamente nel 1954, dopo ben 134 anni, ebbero modo di festeggiare la tanto agognata autonomia che permise la determinazione della propria identità culturale anche come istituzione burocratica.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da Vedere a trappeto:</span></div><div class="imTAJustify"><div><br></div><div><span class="fs11lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/trappetoport.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La cosa più bella da vedere a Trappeto, è il suo caratteristico porticciolo, a forma di ferro di cavallo, che forma una tranquilla baia sicura per le piccole barche dei pescatori. La caratteristica di questa meraviglia, è che si trova in posizione più bassa rispetto al centro del paese. Quindi dal belvedere sul mare, dove si possono ammirare degli splendidi tramonti, si avrà la visuale del porticciolo dall’alto, con una scenografia al tramonto davvero fantastica.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesatrappeto.jpg"  title="" alt=""/><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Chiesa dell'Annunziata</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Costruita negli ultimi anni del Seicento, la Chiesa è situata nella parte antica del paese e da sempre è consacrata a Sant'Annunziata. Le celebrazioni della messa domenicale avvengono esclusivamente nei mesi estivi di Luglio, Agosto e Settembre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Chiesa, di piccole dimensioni, ha una pianta rettangolare e conserva al suo interno gli arredi originali. Tra questi, degni di particolare attenzione risultano essere un pregiato coro ligneo di piccole dimensioni e le decorazioni presenti nella navata laterale. Quest'ultima possiede un solo ingresso ed è sovrastata da un timpano semicircolare munito di tre piccole campane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un curioso evento riguardante la Chiesa si verificò verso la fine del diciottesimo secolo, quando gli eredi del costruttore, per rispondere alle esigenze degli abitanti, decisero di eleggere a loro spese un Cappellano che celebrasse le varie funzioni religiose tutti i mesi dell'anno e non solo durante quelli estivi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/trappetospiagge.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Mare e Spiagge</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Una delle particolarità del posto è la sua capacità di accontentare sia coloro che amano la sabbia sia la roccia e gli scogli, dai quali è possibile tuffarsi e dedicarsi allo snorkeling di pesci variopinti. Le spiagge di Trappeto abbagliano per la bellezza del loro mare e della loro sabbia fine. Tra i lidi più conosciuti c’è la spiaggia di Ciammarita, nota per essere uno dei lidi più ventilati d’Italia. Non è da meno Casello, dove si può trovare un mare limpido e distese di soffice sabbia. La spiaggia è pubblica, mentre ombrelloni, sdraio e pedalò possono essere affittati nel luogo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da segnalare per concludere anche la piccola baia di San Cataldo, ricoperta di ciottoli, ma con una mare dove è possibile specchiarvici dentro. Come accennato precedentemente, i tramonti sul mare che si possono ammirare sono impagabili.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/p9Y_0HZx4wY">https://youtu.be/p9Y_0HZx4wY</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 03 Sep 2024 06:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trekking Naturalistici nelle Eolie - Riserva Naturale Le Montagne delle Felci e dei Porri (Salina) - Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000297"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Regionale Orientata Le Montagne delle Felci e dei Porri tutela un'area di 1.079 ettari sull'isola vulcanica di </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?arcipelago-eoliano--isola-di-salina" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?arcipelago-eoliano--isola-di-salina', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">Salina</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, nell'</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">arcipelago delle Eolie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. &nbsp;</span><span class="imTAJustify fs14lh1-5">Salina è stata la prima isola dell'arcipelago a essere tutelata con l'istituzione della Riserva. Una valle che la divide in due gruppi di rilievi la fa apparire da lontano come due isole distinte vicine: per questo fu detta dai Greci Didyme (doppia, gemella). Nel settore sud-orientale il cratere del Monte Fossa delle Felci (962 m), il punto più alto dell’arcipelago, in quello occidentale il Monte dei Porri (860 m).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservasalina1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nelle zone costiere sono presenti cespugli di Euphorbia dendroides, Calicotome villosa e Artemisia arborescens. Lungo le pendici dei coni vulcanici si trovano formazioni arbustive tipiche della macchia mediterranea, con erica, corbezzolo, cisti, ginestre, lentisco e caprifoglio. Nel versante est del Monte delle Felci la macchia a erica e corbezzolo assume l’aspetto di un fitto bosco. Sulla sommità dello stesso monte è presente un bosco rigoglioso (impiantato negli anni '50) di pini marittimi, ontani napoletani e castagni. Nella tarda primavera l’intero cratere si ricopre di un tappeto erbaceo a felci (Pteridium aquilinum) che ne ha determinato la denominazione “Fossa delle Felci”. Di notevole interesse botanico sono i molti endemismi presenti nella fascia costiera dell’isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservasalina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="imTAJustify">L’avifauna è assai varia, grazie anche ai diversi ambienti presenti; numerose sono le specie di uccelli rapaci che si possono osservare sia stanziali che migratori (poiana, gheppio, falco grillaio, falco pellegrino, falco della Regina). La presenza del laghetto di Lingua permette inoltre la sosta di molti uccelli acquatici migratori che non possono sostare nelle altre isole.</span> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservasalina4.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul versante est del Monte delle Felci la macchia caratterizzata da erica e corbezzolo assume l’aspetto di un fitto bosco. Sulla sommità, invece, negli anni Cinquanta è stato impiantato un bosco di pini marittimi, ontani napoletani e castagni. Il cratere, durante il periodo primaverile, si ricopre di un tappeto di felci, dal quale prende, per l’appunto il nome di “Fossa delle Felci”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservasalina3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Situato nella parte orientale dell'isola, il monte é un vulcano estinto, il cui antico cratere é ancora oggi ben riconoscibile sulla cima. Il monte si formó nell'arco di tempo compreso tra 160.000 e 120.000 anni fa, grazie all'accumulo di lava e lapilli emessi dal vulcano stesso. A breve distanza dalla cima del monte, si trova un'altra cima, piú bassa di circa 100 metri: é il monte Rivi, che si formó all'incirca nello stesso periodo. Piú lontano, a ovest, c'é il monte dei Porri, che é collegato al monte Fossa delle Felci tramite un avvallamento in cui si trova l'abitato di Valdichiesa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservasalina5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le pendici del monte sono fitte di vegetazione, composta di eucalipti, eucalipti rossi, acacie, ontani, olmi, pini, lecci, cipressi, aceri di monte, cedri e molti altri. Frequenti anche la felce, il lentisco, l'erica e il corbezzolo. Sulla cima del monte, nell'avvallamento creato dall'antico cratere, é presente un grande castagneto.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservasalina6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se si è amanti del trekking si possono percorrere i 13 sentieri che portano alla sommità dei vulcani. Ogni itinerario darà la possibilità di scoprire gli angoli e i &nbsp;panorami più belli di Salina. Per goderti le bellezze naturali, trascorri le tue vacanza su questa meravigliosa isola dell’arcipelago eoliano. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video della Riserva</span></div></div><a href="https://youtu.be/v0Ff9HlZd2s">https://youtu.be/v0Ff9HlZd2s</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 01 Sep 2024 07:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Località sul mare in Sicilia - CAVA D'ALIGA Scicli, Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000296"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cava d’Aliga è un piccolo borgo pittoresco affacciato sul Mar Mediterraneo a </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--scicli--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Scicli</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Se nei mesi invernali sembra un posto tranquillo e con pochi abitanti, durante la stagione estiva il litorale diventa meta di numerosi turisti che popolano il luogo, grazie alla sensazione del quieto vivere e della comodità che si ha vivendo in questa frazione</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavaaliga1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cava d'Aliga, d'inverno un tranquillo centro rivierasco, si trasforma in estate divenendo meta di soggiorno per gli abitanti di Scicli ma anche per i turisti che qui giungono da altre città della provincia e anche da località più lontane, attratti dalla costa ad andamento roccioso anche se intervallata da piccole spiaggette di sabbia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggia-cava-daliga1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mare è sempre pulito per la mancanza di grossi centri abitati nelle vicinanze ed i bagnanti possono godere di questa caratteristica ormai molto rara nei nostri mari. Ma la bellezza di Cava d'Aliga non risiede tanto nell'abitato in sé per sé quanto nella curiosa posizione del borgo e nella bellezza naturalistica delle piccole falesie che a tratti, erose dal moto ondoso, ospitano delle cavità, talvolta delle vere e proprie grotte: è il caso della splendida Grotta dei Contrabbandieri, profonda cavità nella costa a oriente della spiaggia principale e del borgo, di apparente natura basaltica; una lingua di mare penetra all'interno e, nelle prime ore del pomeriggio, illumina l'interno in modo spettacolare. Un vero e proprio angolo di paradiso.</span></div></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tramonto1_Cava_d-Aliga_Scicli.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sabbia delle spiagge è abbastanza fine e chiara, mentre le acque che la bagnano sono limpide e cristalline tanto che si possono scorgere i fondali sottostanti. A Cava d'Aliga è possibile ammirare fantastici tramonti e godere di lunghe passeggiate rilassanti, per questo è la meta turistica ideale per chi vuole vivere una vacanza all'insegna del relax e della tranquillità.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggia-cava-daliga.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/_v_B1SfA608">https://youtu.be/_v_B1SfA608</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 06:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi della Riviera dei Ciclopi - ACI CASTELLO - Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000295"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A poco più di 10 chilometri da Catania, si trova Aci Castello, un antico borgo marinaro posto a 15 metri s.l.m. Il nome Aci Castello deriva dall’omonimo castello costruito nel 1076 dai Normanni su un vicino colle di pietra lavica. Storicamente un primo castello fu edificato nel VII secolo d.C. dai Bizantini su di una preesistente fortificazione di periodo romano, forse del 38 d.C., chiamato Castrum Jacis e volto alla difesa della popolazione dalle scorrerie. Nel Medioevo esso fu il fulcro dello sviluppo del territorio circostante. In epoca normanna proprio attorno al castello venne fondato il primo borgo. Intorno al 1170 il borgo venne completamente distrutto da un terribile terremoto e solo nel 1530 fu ricostruito e ripopolato. Nel corso degli anni, pur mantenendo le sue antiche origini, si è via via trasformato in un prestigioso luogo balneare, meta di numerosi turisti. </span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">Oggi Aci Castello è una località balneare nota che regala meravigliose spiagge in cui rilassarsi sotto il sole ma anche l’immagine del vulcano Etna sullo sfondo e paesaggi mozzafiato sulla Riviera dei Ciclopi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/acicastello1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Aci Castello si trova nel cuore della costa ionica siciliana è una una località che coniuga alla perfezione mitologia, storia millenaria e spiagge incantevoli. È ormai certo che questo territorio fosse abitato sin dall’epoca degli antichi greci a cui poi sono seguiti romani, arabi, normanni e aragonesi. Il nome Aci Castello, come quello di altre cittadine vicine (ad esempio </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--aci-trezza" target="_blank" class="imCssLink">Aci Trezza</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Aci Sant’Antonio, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borgi-siciliani--acireale--ct-" target="_blank" class="imCssLink">Acireale</a></i></span><span class="fs14lh1-5">…) deriverebbe dal fiume Aci, o Jaci, che avrebbe origini antiche e mitologiche. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/galateapolifemoacicastello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo la mitologia, infatti, un giovane pastorello locale di nome Aci aveva una storia d’amore con una ninfa chiamata Galatea. Sembra, però, che il gigante Polifemo che viveva nell’Etna con gli altri ciclopi fosse geloso della loro relazione e così uccise il giovane pastore schiacciandolo con un grande masso di lava. Galatea disperata di aver perso l’amore si appellò a Zeus che toccato dalla storia trasformò le lacrime della ninfa nel fiume Ákis, poi divenuto Aci. Al di là del mito, quello che si sa per certo è che in epoca romana esisteva davvero una città chiamata Akis che ha partecipato anche alle guerre puniche. Al tempo dei normanni questo territorio ha preso il nome di Jachium ed è in questo periodo che sono stati costruiti la fortezza cittadina e il Santuario di Valverde. Per diversi anni, fino al XVII secolo, Aci Castello non è stata una comunità a sé stante ma parte del territorio della città di Aci che inglobava numerosi agglomerati costieri della zona; solo nel XVII molti villaggi hanno chiesto e ottenuto l’autonomia ed è così che sono nate le cittadine di Aci Castello (1647), Aci Bonaccorsi (1652), Aci San Filippo ed Aci Sant’Antonio (1628). A dare un ulteriore slancio a questo territorio nell’Ottocento è stato anche Giovanni Verga che ha pubblicato “I Malavoglia”, il suo più famoso romanzo ambientato proprio ad Aci Terrazza, una frazione di Aci Castello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello_normanno_acicastello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’elemento più caratteristico di Aci Castello è senza dubbio il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?da-visitare-in-sicilia--castello-normanno-di-aci-castello" target="_blank" class="imCssLink">Castello Normanno</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> che domina la piazza principale del paese, delimitata da una lunga balconata da cui è possibile ammirare il mare sottostante e la suggestiva </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?tour-in-sicilia--la-riviera-dei-ciclopi" target="_blank" class="imCssLink">Riviera dei Ciclopi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/CASA-DEL-NESPOLO_acicastello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da non perdere il Museo Casa del Nespolo, dedicato al romanzo di Verga. Ma per comprendere l’essenza marittima di Aci Castello, bisogna assistere alla tradizionale festa del pesce a mare “U pisci a mari”. Ogni anno, durante le celebrazioni del patrono S. Giovanni Battista, questo rito arcaico e propiziatorio si rinnova, riproponendo la pantomima della pesca del pesce spada che si svolgeva nello stretto di Messina e ricreando atmosfere arcaiche e suggestive.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/acicastello_spiaggia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Aci Castello è rinomata per le sue bellissime spiagge che richiamano durante i mesi estivi moltissimi visitatori in cerca di relax e amanti delle immersioni che vogliono ammirare i ricchi fondali. La spiaggia principale di Aci Castello si trova proprio sotto il castello normanno ed è composta da una distesa di roccia lavica nera che si incontra con le acque limpide e cristalline del Mar Ionio e sono quindi consigliate le scarpette per entrare. Qui è possibile prendere il sole grazie a delle piattaforma in cemento dove gli stabilimenti balneari mettono a disposizione ombrelloni, lettini e molti altri servizi. Spostandosi un pochino più a sud si trova il Lido la Risacca che è molto apprezzato dalle famiglie con bambini non solo perché è ben attrezzato ma anche per i suoi numerosi servizi che comprendono cabine, docce, solarium, bar e una piscina riempita con acqua di mare. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/acicastello2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per chi ama fare snorkeling e immersioni la Riserva Marina dei Ciclopi, a largo di Aci Castello, è la località giusta dato che è possibile esplorare un fondale marino davvero ricco di meraviglie. La Riserva è composta da delle isolette circondate da diversi suggestivi faraglioni che secondo la leggenda si sarebbero formati dai sassi che Polifemo avrebbe lanciato in mare per impedire ad Ulisse di fuggire. Il litorale dell’isola dei Ciclopi vanta numerose terrazze in cui prendere il sole e alcune scalette che facilitano l’entrata nelle azzurre acque dello ionio. Un’altra spiaggia molto bella è quella dell’Isola Lachea che è circondata da un lato dal verde della natura incontaminata e dall’altro dall’azzurro del mare, mentre l’arenile è costituito da pietre di lava solidificata di colore scuro ed è considerato uno dei più belli di tutta la zona.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/acicastello_lachea.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Aci Castello è una cittadina che ha saputo mantenere intatti il fascino di un tempo, l’atmosfera dei piccoli borghi siciliani e le antiche tradizioni. Il suo affascinante centro storico, di impianto medioevale, è formato da viette e stradine circondate da edifici in pietra lavica che permettono di raggiungere la centrale Piazza Castello da dove si può ammirare un fantastico panorama sulla costa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/acicastello3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come abbiamo detto, il simbolo della città è senza dubbio il Castello Normanno costruito nel XII secolo sui resti di una precedente fortezza di epoca bizantina che era posta su uno sperone di roccia lavica. Il maniero domina il paesaggio con la sua maestosa architettura medievale anche se è riuscito a conservare pochi edifici originali, tra i quali spicca il “donjon” ovvero la torre quadrangolare un tempo fulcro della fortezza. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/museoacicastello.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi al suo interno si trova il Museo Civico che custodisce reperti archeologici raccolti all’interno del Parco dell’Etna ed è composto da tre sezioni: mineralogia, paleontologia e archeologia. All’esterno è stato allestito un giardino botanico proprio sulla scogliera a strapiombo sul mare da dove si può ammirare un panorama spettacolare. Un altro sito molto importante in città è la Chiesa di San Mauro Abate risalente al XVII secolo e considerata un capolavoro dello stile barocco orientale, mentre spostandosi ad Aci Trezza è presente la Chiesa di San Giovanni Battista ricostruita dopo il terremoto dell’11 gennaio 1693. Questa presenta all’esterno una facciata in stile barocco mentre all’interno è stata abbellita negli anni successivi attraverso diverse opere di grande pregio. Cosa fare la sera ad Aci Castello L’estate ad Aci Castello è segnata dalla Festa di San Pancrazio che è il patrono della città e per questa occasione vengono organizzati eventi religiosi e culturali, spettacoli pirotecnici ed esibizioni. Altro evento di grande richiamo è il Festival del Mare che celebra il solido e storico legame presente tra la città e il mare e mette in evidenza come l’attività della pesca sia una delle principali e più longeve in paese. Per l’occasione vengono organizzati approfondimenti sull’ambiente marino di Aci Castello e della Riserva dei Ciclopi, ma anche degustazioni di pesce fresco e altri prodotti gastronomici. Aci Castello, inoltre, grazie alla sua posizione rende facile frequentare anche la vita serale delle città vicine come Catania che è ricca di locali, bar e discoteche. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Come raggiungere Aci Castello</b> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Partendo da Catania si può raggiungere Aci Castello in macchina tramite la SS114 Orientale Sicula in meno di venti minuti. In alternativa sono disponibili le linee autobus delle compagnie Azienda Metropolitana Trasporti Catania e Azienda Siciliana Trasporti che collegano il capoluogo con le diverse cittadine della costa. Da Palermo, invece, si può viaggiare prima lungo l’autostrada A19 in direzione Catania e poi prendendo la SS114 che offre scorci suggestivi della costa siciliana. L’aeroporto più vicino è quello di Catania Fontanarossa che dista all’incirca 15 km. </span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 27 Aug 2024 06:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi marinari in Sicilia: BONAGIA, Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000294"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul mare, alle pendici del monte Erice, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, sorge il borgo di pescatori di Bonagia, sede di un’antica tonnara, proteso sull’omonimo golfo a guardare la possente mole del Monte Cofano che si specchia sulle acque. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Sarà per l'atmosfera, il paesaggio e i colori che lo contraddistinguono, per i tramonti sul mare quando sboccia l’estate, il periodo migliore per sognare, ma Bonagia, conserva, incontrastato, un indiscutibile fascino che lo rende luogo ricco di mistero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/bonagiatp1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Bonagia si trova a circa 4 km da Valderice; famosa per il caratteristico porticciolo e per l'antica torre Saracena, oggi sede del Museo delle Attività Marinare; da millenni è stato uno dei porti dei popoli dell'Agro Ericino, molto prima dei Romani. Il borgo, luogo tranquillo dove riposarsi, è per la sua posizione il luogo ideale dove alloggiare per visitare le bellezze del territorio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/_Bonagia,_Sicil.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Il nome Bonagia compare per la prima volta sul beneficio concesso da Guglielmo II, nel 1167, alla chiesa di Ogni Santi; successivamente si ritrova in alcuni atti del notaio ericino Giovanni Maiorana (1298-1300). La sua radice bizantina riconduce a uno degli attributi con cui i cristiani d'oriente invocano la Madonna: Panhagia (Tutta Santa). Indizio che nei dintorni doveva esserci un'edicola dedicata alla Vergine "Santissima", forse per propiziare la pesca dei tonni.</span></div></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Il primo barone di Bonagia, dice la storia, fu Antonino, figlio di donna Caterina Stella, un’abile e dinamica mercante appartenente a una dinastia di rais che divenne proprietaria della tonnara quando fu posta in vendita nel 1638 dalla regia corte. </span><span class="fs14lh1-5">I discendenti del barone, trasferitisi a Palermo, legati alle loro origini trapanesi, fecero costruire una magnifica residenza in via Alloro 50, dandovi il nome di Palazzo Bonagia. &nbsp;</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Porto_della_Bonagia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Bonagia si trova proprio al centro del golfo e il suo nome ha origini arabe: deriva da “bon agia“, cioè buon riparo, che si trova in posizione strategica rispetto a percorsi turistici e itinerari paesaggistici, e di suo rappresenta già un paesaggio naturale di particolare bellezza. Con il tempo è diventato una meta turistica gettonata, soprattutto per la sua spiaggia di ciottoli e sabbia, bagnata da un mare cristallino.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ed è anche grazie alle sue fattezze che l’agro ericino, cioè la vallata sovrastata dalla vetta, diventa porta d’accesso ad aree suggestive e incontaminate. Da lì, una visita a Bonagia è sicuramente un ottimo punto di partenza per scoprire una parte di Sicilia che ha moltissimo da raccontare.<br></span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Torre_di_Bonagia.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Torre Saracena</b></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Su Largo Tonnara svetta la torre di avvistamento affiancata agli edifici della tonnara, sicuramente una tra le più belle della Sicilia e probabilmente del Mediterraneo. La costruzione è a pianta quadrangolare fungeva, come tutte le torri costiere della Sicilia, da protezione del territorio, nonché da avvistamento per le eventuali incursioni provenienti dal mare, la sua origine rimane ancora da accertare e la data di ristrutturazione è incisa sull'ingresso 1626. </span><span class="fs14lh1-5">Oggi la torre ospita al suo interno il Museo della Tonnara</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo_di_Bonagia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5">Museo della Tonnara</b></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’edificio al quale è annessa la torre, è risalente all’epoca normanna, e ha un ampio cortile interno, tipico della struttura degli antichi bagli. Al suo interno, attrezzi di lavoro, utensili e una mostra fotografica che racconta le varie fasi della pesca del tonno. Nel museo </span><span class="fs14lh1-5">sono conservati, assieme a reperti archeologici rinvenuti in mare, strumenti di lavoro e un modello raffigurante una tonnara con la riproduzione di reti per la cattura dei tonni e la camera della morte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All'esterno della tonnara si possono ammirare le numerose ancore e imbarcazioni utilizzate per la pesca del tonno, la mattanza, segno di una attività e di una tradizione in questo luogo ormai perdute.</span><span class="fs14lh1-5">Alla visita fanno da sottofondo i tipici canti dei pescatori, le cialome. Non perdetevi la magnifica vista sul porticciolo di Bonagia dalla terrazza della torre.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Bonagia sembra essere stata solo una località di passaggio per vacanzieri e turisti diretti a San Vito lo Capo. Oggi, giustamente e finalmente riconosciuto, il borgo vanta una bellezza semplice da piccolo porticciolo. Il litorale è impreziosito da piccole insenature verdi. Luoghi di mare poco frequentati, piccole oasi di silenzio e bellezza. Fermatevi fino al tramonto, da quella zona, particolarmente rosa e incantevole in ogni sua sfumatura di riflesso sull’acqua.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><i>GUARDA IL VIDEO DEL BORGO</i></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/wkUIHY1sC6Q">https://youtu.be/wkUIHY1sC6Q</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 25 Aug 2024 05:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari sul mare in Sicilia: RISERVA NATURALE DI CAPO SAN MARCO SCIACCA]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000272"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale di Capo San Marco si trova sulla costa sud occidentale della Sicilia, nei pressi di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--sciacca--agrigento-" target="_blank" class="imCssLink">Sciacca</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, nella </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a></i></b><span class="fs14lh1-5">. </span><span class="imTALeft cf1"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale di Capo San Marco è nota per le sue calette e il loro panorama favoloso e la sua spiaggia sabbiosa. Dal punto più alto si può ammirare al meglio la bellezza del mare e quando c'è buona visibilità è visibile </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isola-di-pantelleria" target="_blank" class="imCssLink">l'isola di Pantelleria</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></span><span class="imTALeft fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5">Questa splendida area protetta, istituita nel 2005, copre circa 50 ettari di terreno e si estende sia sulla terra che sul mare. Il paesaggio naturale è caratterizzato da rocce vulcaniche che si innalzano a strapiombo sul mare turchese, baie nascoste, piccole calette, spiagge sabbiose e suggestive grotte marine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Naturale-di-Capo-San-Marco1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva è divisa in due parti, una parte terrestre e una marina, entrambe di grande interesse naturalistico e paesaggistico. Tra le varie specie di flora e fauna presenti nella riserva, spiccano le numerose specie di uccelli, tra i quali il falco pellegrino, la poiana, il passero solitario e il corvo. Anche la fauna marina è rappresentata da diverse specie che popolano le acque cristalline, come gli occhiate, i dentici e le triglie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Naturale-di-Capo-San-Marco7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva è un'area protetta caratterizzata dall’alternarsi di una serie di bellissime spiagge, calette e scogliere, alcune raggiungibili solo a piedi o in barca</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di notevole interesse sono i fondali di Capo San Marco, riconosciuti tra i siti di interesse comunitario, per la presenza di alcune secche costiere ricche di Posidonia oceanica e poichè rifugio di numerose specie animali e vegetali. L'importanza naturalistica dell’area è legata anche alla presenza del più grande bivalve del Mediterraneo, la Pinna nobilis, specie protetta minacciata di scomparsa a causa della pesca e della riduzione degli habitat.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Naturale-di-Capo-San-Marco6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I terreni prospicienti la spiaggia di sabbia finissima sono, in molti casi, ricoperti da una vegetazione spontanea dove il ginepro, la palma nana ed il lentisco rappresentano le essenze più importanti. Questa spiaggia è anche uno dei pochi posti scelti dalle tartarughe marine caretta caretta per la deposizione delle loro uova.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono presenti diversi lidi lungo questa zona costiera, a partire dalla foce del fiume Carboj troviamo: lido dello Stazzone, caratterizzato da arenile sabbioso e mare pieno di scogli; lido della Tonnara e della Foggia, dove i fondali sono arenari; lido di Capo San Marco che comprende spiagge, calette e scogliere, spesso raggiungibili solo a piedi. Queste aree, per la bellezza dei fondali, sono consigliate agli amanti dello snorkeling.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Naturale-di-Capo-San-Marco2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa costa è caratterizzata dall’alternarsi di una serie di bellissime spiagge, calette e scogliere, alcune raggiungibili solo a piedi o in barca. I fondali di Capo San Marco sono stati riconosciuti recentemente tra i siti di interesse comunitario, presenti nel territorio siciliano, per la presenza di alcune secche costiere ricche di Posidonia oceanica e rifugio di numerose specie animali e vegetali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Qui vivono infatti gorgonie (Eunicella cavolini ed Eunicella singularis), spugne (Crambe crambe, Axinella sp.), ricci (Centrostephanus longispinus, Sphaerechinus granularis, Paracentrotus lividus) e molluschi quali il polpo (Octopus vulgaris) e il gasteropode astrea (Astrea rugosa), caratterizzato dalla presenza di un bellissimo opercolo calcareo detto “occhio di Santa Lucia”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A confermare la rilevanza naturalistica dell’area è inoltre la presenza del più grande bivalve del Mediterraneo, la Pinna nobilis, specie protetta minacciata di scomparsa a causa della riduzione degli habitat e della pesca. Le secche di Capo San Marco costituiscono infine l’habitat di diverse specie ittiche tra cui la cernia bruna (Epinephelus marginatus), la corvina (Sciaena umbra), i saraghi (Diplodus vulgaris, D. sargus, D. cervinus), l’orata (Sparus aurata) nonché il cavalluccio marino (Hippocampus sp.) oggi specie particolarmente rara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dalla foce del fiume Carboj proseguendo lungo la zona costiera, il primo lido che incontriamo è quello dello Stazzone, caratterizzato da arenile sabbioso e mare pieno di scogli. Di seguito quello della Tonnara e della Foggia, dove i fondali sono arenari. Proseguendo ancora si raggiunge Capo San Marco, uno dei lidi più importanti della zona, che comprende spiagge, calette e scogliere, spesso raggiungibili solo a piedi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I terreni prospicienti la spiaggia sono, in molti casi, ricoperti da una vegetazione spontanea dove il ginepro, la palma nana ed il lentisco rappresentano le essenze più importanti. La sabbia è finissima, mentre il mare è ricco di scogliere e di posidonia, vero paradiso per gli amanti di snorkeling.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Naturale-di-Capo-San-Marco5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale è il luogo ideale per chiunque ami la natura e desideri trascorrere una giornata all'aria aperta in pieno relax. Qui si può inoltre fare trekking lungo il sentiero costiero che conduce alla Punta di San Giorgio, oppure praticare snorkeling, tuffarsi in mare e fare escursioni in barca. La Riserva rappresenta quindi una meta turistica che risponde alle esigenze di tutti i visitatori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inoltre, la Riserva Naturale di Capo San Marco è il luogo ideale per coloro che desiderano trascorrere una vacanza immersi nella natura, grazie alle strutture ricettive che qui sorgono. Data la sua posizione privilegiata, tra Mare Mediterraneo e colline siciliane, la Riserva Naturale di Capo San Marco è un luogo di rara bellezza naturale, con paesaggi mozzafiato, che affascinano e conquistano i visitatori che la scelgono come meta.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/nb1PKH6GAOE">https://youtu.be/nb1PKH6GAOE</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 22 Aug 2024 06:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da visitare in Sicilia - TONNARA DI AVOLA - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000292"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Tonnara di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?cittadine-siciliane-sul-mare--avola---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Avola</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> è </span><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">situata nel borgo marinaro omonimo in provincia di Siracusa</span><span class="fs10lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">e</span><span class="fs10lh1-5"> </span></span><span class="fs14lh1-5">fu una delle più grandi della Sicilia sudorientale. </span><span class="fs14lh1-5">Le tonnare hanno costituito a lungo un’attività fondamentale per l’economia della Sicilia, a testimoniarlo è il fatto che nella stessa area in cui sorgevano molte altre tonnare, tra cui la tonnara di Santa Panagia, la tonnara di Vendicari, la tonnara di Marzamemi e la tonnara di Portopalo di Capo Passero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tonnara di Avola, costruita nel 1633, era nota con il nome di “Tonnara del fiume di Noto”, probabilmente per la vicinanza alla foce del fiume Asinaro. Inizialmente la tonnara apparteneva al demanio marittimo retto da una regia corte, che la dava in affitto a chi ne faceva richiesta. In seguito venne affittata e acquistata da diverse persone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/tonnaraavola1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A seguito del terremoto del 1963 che distrusse Avola Antica, la tonnara venne gravemente danneggiata. La tonnara venne quindi venduta alla famiglia Tornabene, nel 1700R, e tale periodo risalgono alcuni interventi di restauro e miglioramento. Al complesso si aggiunsero anche un palazzo utilizzato come residenza dei signori che la avevano in gestione e una piccola chiesa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tonnara è costituita da due parti: il pedale, ossia una parete di reti staccata dalla costa che ha lo scopo di interrompere il corso dei tonni e convogliarli verso la camera di cattura; Isola: un edificio sottomarino sulle quali sono praticate delle aperture chiamate porte. Sulle diverse porte sostano le barche di guardia che spingono i tonni da una camera all’altra fino alla camera di cattura, dove il Rais da il via alla mattanza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/tonnaraavola4.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’edificio della Tonnara di Avola è di origine seicentesca e ha subito rifacimenti nel corso dei secoli. La struttura superstite è composta da alcuni magazzini e capannoni. La presenza di una ciminiera rende chiaro il livello di industrializzazione che essa raggiunse. Il cuore era lo stabilimento, a nord del borgo di Mare Vecchio. La Tonnara di Avola è oggi visitabile solo esternamente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/tonnaraavola2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Tonnara di Avola non era solo un luogo di pesca, ma rappresentava un vero e proprio complesso industriale. Oltre alla struttura principale dove avveniva la mattanza e la lavorazione del tonno, sorgevano magazzini, capannoni per la conservazione del pescato e perfino una ciminiera, simbolo dell’adeguamento ai tempi dell’industrializzazione. Intorno alla Tonnara si sviluppò un vivace borgo marinaro, il primo nucleo abitativo dell’odierna Avola. Nato prima del terremoto del 1693 che distrusse la città sull’altipiano, il borgo di “Mare Vecchio” conserva ancora oggi l’atmosfera autentica dei villaggi di pescatori siciliani. In un primo momento la tonnara appartenne al demanio marittimo. Questo, retto da una regia corte, la dava in affitto a chi ne faceva richiesta, versando una somma di denaro. In seguito venne affittata e acquistata da diverse famiglie. Nel 1700 la tonnara venne venduta dalla baronessa Anna Conforto alla famiglia Tornabene. Risalgono a questo periodo alcuni interventi di restauro e miglioramento. Si aggiunsero anche un palazzo utilizzato come residenza dei signori che la avevano in gestione e una piccola chiesa. Altre famiglie si affiancarono ai Tornabene negli anni seguenti. La tonnara era inoltre dotata di una chiesa, a testimonianza del profondo legame con la religiosità e le tradizioni del popolo siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/tonnaraavola3b.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5">Le Fabbriche della Tonnara</strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le fabbriche della Tonnara di Avola rappresentano un patrimonio storico e culturale di inestimabile valore. Visitare questo luogo significa immergersi in un’atmosfera ricca di storia, tradizione e fascino, rivivendo i fasti di un’epoca fiorente e scoprendo i segreti dell’antica arte della pesca del tonno. </span><span class="fs14lh1-5">Le fabbriche della Tonnara di Fiume di Noto, sorte nel XVII secolo, raccontano una storia affascinante di ascesa, caduta e rinascita, intrecciata con le vicende storiche e le attività produttive legate alla pesca del tonno.</span></div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5">Dalle Origini alla Distruzione</strong></div><div><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>1655:</strong> La costruzione dei magazzini segna l’avvio delle attività della tonnara.</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>1660:</strong> Le fabbriche, efficienti e produttive, diventano il cuore pulsante dell’industria tonnarola.</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>Fine Seicento:</strong> Incendi e mareggiate, aggravati dal terremoto del 1693, distruggono le strutture originarie.</span></li></ul></div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5">Ricostruzione e Sviluppo</strong></div><div><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>1726:</strong> Ludovico Tornabene avvia la ricostruzione, edificando officine, un palazzo e una nuova chiesa.</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>XVIII secolo:</strong> Le attività riprendono vigore, con interventi di manutenzione e migliorie apportate dai gabellanti.</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>Primi Ottocento:</strong> Un nuovo spostamento degli impianti a Avola rende necessario ricostruire ex novo i caseggiati.</span></li></ul></div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5">Novecento e Oltre</strong></div><div><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>Inizio Novecento:</strong> L’avvocato Carlo Loreto ristruttura il complesso, conferendogli l’aspetto attuale.</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>XX secolo:</strong> La tonnara subisce un graduale declino, fino alla sua chiusura definitiva.</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong>Oggi:</strong> Le fabbriche, restaurate e valorizzate, ospitano attività culturali e turistiche, tra cui un museo dedicato alla storia della tonnara e alle tradizioni marinare.</span></li></ul><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/tonnaraav5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5">La Loggia: Un Gigante tra le Onde</strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una struttura grandiosa, circondata per tre lati dal mare, che fungeva da cuore pulsante della tonnara. Ampliata durante l’estate con un recinto coperto per l’essiccazione delle interiora dei tonni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un arco a tutto sesto sul lato opposto, unico sopravvissuto, permetteva il ricovero delle barche durante l’inverno. Tracce del passato: fino a 15 anni fa, erano ancora visibili gli scieri (binari per il traino dei tonni) e le barche usate per il trasporto.</span></div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5"> </strong></div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5">Un Compendio di Edifici</strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul lato sinistro della loggia, una serie di edifici si susseguono, segnati dal tempo e dalla vegetazione spontanea. Seminterrati sotto l’abitazione del padrone: depositi di carbone e sale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo stabilimento: riconoscibile per l’impianto regolare e la lunga ciminiera.</span></div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5">Dalla Pesca alla Conservazione: L’Evoluzione della Tonnara</strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli opifici risalgono agli inizi del Novecento, quando iniziò la lavorazione sott’olio, diretta dal genovese Diana. Una produzione conserviera modesta (circa 10 quintali al giorno) che non ebbe grande rilevanza economica. L’obiettivo primario era la pesca e la vendita all’ingrosso, con accordi pre-stagionali con acquirenti catanesi. Il pescato in eccedenza veniva lavorato nello stabilimento.</span></div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5">Declino e Crisi</strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1948, la tonnara entrò in piena crisi, con riduzione del personale e chiusura dell’inscatolamento e la Tonnara di Avola cessò la sua attività nel secondo dopoguerra, intorno al 1950. Da allora, il complesso è stato vittima di incuria e abbandono, subendo i colpi del tempo e delle mareggiate. Oggi, la struttura versa in pessime condizioni di conservazione ed è accessibile solo esternamente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nonostante lo stato di degrado, la Tonnara di Avola rappresenta un prezioso patrimonio storico, culturale ed archeologico. Anche se l’accesso all’interno della Tonnara è sconsigliato a causa del pericolo di crolli, è comunque possibile ammirare l’imponente struttura esterna e passeggiare tra i resti del borgo marinaro. Questi offrono un’affascinante finestra sulla vita e le attività legate alla pesca del tonno in Sicilia. Diverse iniziative mirano al recupero e alla valorizzazione della Tonnara, con l’obiettivo di renderla nuovamente fruibile al pubblico e trasformarla in un luogo di memoria, cultura e turismo.</span></div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5">Un Patrimonio da Valorizzare</strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La loggia e gli opifici della tonnara di Avola rappresentano una testimonianza tangibile del suo glorioso passato. Nonostante i segni del tempo e dell’abbandono, conservano un fascino unico che racconta storie di lavoro, ingegno e tradizione. La loro valorizzazione attraverso interventi di restauro e recupero permetterebbe di restituire alla collettività un pezzo prezioso della sua memoria e identità.</span></div></div><div><span class="fsNaNlh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/6FQhq2jG-3g">https://youtu.be/6FQhq2jG-3g</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 18 Aug 2024 06:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Isole Pelagie: LINOSA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000011E"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Linosa è una meravigliosa isola (<a href="https://youtu.be/bEHUf47DQjc" target="_blank" class="imCssLink">guarda il video</a>) che insieme a Lamapedusa (dista circa 39 km) da origine all'arcipelago Pelagie, uno dei luoghi più belli di tutta la Sicilia, che fu popolata già nel 1845 da un gruppo di 30 persone sbarcate con il capitano Bernardo Sanvisente.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/linosacalapozzolana.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La storia antica di Linosa è frammentaria. L'insediamento umano nell'isola si deve alla politica coloniale dei Borboni, con un primo nucleo di trenta abitanti provenienti da Ustica, Agrigento e Pantelleria, nel 1845.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Probabilmente fino ad allora l'isola era stata base occasionale per pirati e pescatori stagionali. Di origine vulcanica, Linosa, presenta un'alta zona costiera con scogliere modellate dall'acqua e dal vento (1500 metri di profondità) ottimali per il trekking ed avventurose escursioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si estende su una superficie di circa 5km, un'oasi in mezzo al mare in pratica, facile e veloce da visitare, ideale per un week-end di relax. Il clima è mite quasi tutto l'anno, quindi in linea di massima potrete concedervi la vostra vacanza a Linosa anche in primavera ed autunno, ovviamente si raccomanda l'estate per godere appieno della bellezza delle spiagge.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Lungo la strada che conduce alla località Mannarazza ci sono le primitive abitazioni degli abitanti dell'isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/linosaarcheo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Insediamenti Romani sono testimoniati dalle cisterne per la raccolta dell'acqua piovana presenti un pò in tutto il territorio e che dimostrano l'uso come base strategica dell'isola da parte dei Romani nel periodo che va dal 264 al 164 A.C.. </span><span class="fs16lh1-5">Sui fondali della secca di levante sono state ritrovate numerose ancore ed anfore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La flora dell'isola è sicuramente di derivazione Europeo-Mediterranea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La macchia bassa presente è spiccatamente xerofila con formazioni costituite prevalentemente da lentisco, euforbia arborescente e spina santa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tra le erbacee presenti nella macchia si trovano il prasium, la ruta chalepensis, l'alyssum maritimum; frequente il pomo di Sodoma. In luglio è in piena fioritura il timo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Presenti su tutta l'isola sono il glaucium flavum ed il senecio cineraria var. bicolor, dalle infiorescenze giallo-dorate. La vegetazione delle rupi e delle scogliere litoranee è costitutita dal cappero, coltivato in tutta l'isola e da specie alofide come il finocchio marino, la carota selvatica e il giglio marino. Tamarix africana è presente in tutta l'isola e viene adoperata come essenza da rimboschimento insieme ad acacia orrida, myoporum e ginestra bianca. Diffusissimo anche il tabacco azzurro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Notevole la presenza di licheni dei generi xantoria e roccella.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Fauna di Linosa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'isola di Linosa costituisce uno dei siti di nidificazione più importanti nel mediterraneo per la Berta Maggiore (Colonectris Diomedea), procellariforme come l'albatro, l'uccello delle delle tempeste e la Berta Minore. Questi uccelli hanno abitudini pelagiche: passano cioè la loro vita in mare aperto e ritornano a terra soltanto durante la stagione riproduttiva. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Una leggenda vede in questi uccelli la reincarnazione delle anime di Diomede, condannate a vagare in mare alla ricerca del loro condottiero scomparso in battaglia. Ascoltando il canto dei due sessi si può avere questa sensazione: il maschio ha un tono più penetrante mentre la femmina è più rauca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/linosatarta.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La tartaruga Caretta Caretta (del genere dei rettili anapsidi cheloni, famiglia chelonidi), molto comune nel Mediterraneo e nelle aree oceaniche e marine della fascia tropicale, è solita depositare le uova presso la spiaggia di Cala Pozzolana di Ponente, l'unica dell'isola. Durante il periodo estivo non è difficile trovare delle piccole recinzioni preparate appositamente da ricercatori dell'Hydrosfera i quali si propongono di fare in modo che le uova non vengano distrutte dalle centinaia di bagnanti che quotidianamente affollano la suddetta spiaggia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/linosapaese.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Decisamente Linosa, è il luogo ideale per chi ama la natura perchè qui si è riusciti a preservare il carattere selvaggio e rigoglioso dell'ambiente senza contaminarne i meravigliosi paesaggi. Vi lascerà senz'altro stupiti l'effetto cromatico del nero vulcanico che si versa nell'azzurro trasparente delle profondità marine, entrambi in netto contrasto con le accese tonalità con cui sono state dipinte le case.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><b class="fs16lh1-5"><i><a href="http://www.sicilytourist.com/villelinosa/" target="_blank" class="imCssLink">scopri dove soggiornare a Linosa clicca qui</a></i></b></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Se amate il mare, Linosa è indubbiamente la località che fa per voi; in particolare in particolare, fra luglio ed agosto, potreste assistere alle deposizione delle uova delle testuggini nella spiaggia di Pozzolana di Linosa, uno dei principali siti di nidificazione di questa specie. Troveranno di che divertirsi anche gli amanti delle immersioni subacquee che potranno provare l'esperienza in libertà o accompagnate da persone qualificate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/linosatramonto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le altre spiagge sono meno accessibili via terra ma questo è un ottimo motivo per concedersi una gita in barca a Linosa, costeggiando il suo litorale e scoprendo le varie calette che l'adornano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Una delle spiagge di Linosa da non perdere è sicuramente quella delle Piscine, ovvero un insieme di piccole piscine d'acqua naturali. Per quanto riguarda le immersioni, il luogo più bello è forse la Secchitella il cui fondale è veramente uno spettacolo di vita marina e non solo perchè, attorno ai 25 metri, si trova un relitto affondato da cui emergono reperti archeologici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Linosa è un'isola tranquilla in cui si respira serenità (ovviamente risulta affollata nel periodo d'alta stagione) ed è ottima per chi desidera una vacanza di relax, d'avventura e di divertimento. I paesaggi incantevoli non mancano, a Linosa, così come le attrazioni ed i luoghi d'interesse.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/linosabagno.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In particolare tre, sono i luoghi che la rendono degna di nota, fra le altre cose:il Monte Vulcano che si specchia sopra Cala Pozzolana di Levante,il Monte Rosso sui cui pendini si sviluppano le coltivazioni edil Monte Nero che si specchia su Cala Pozzolana di Ponente dove si possono osservare le testuggini. Le tartarughe non sono però gli unici animali che potrete avvistare, citiamo anche: le lucertole di Malta e le berte, uccelli caratteristici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Bellissimo Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/03VhsT8qHKs">https://youtu.be/03VhsT8qHKs</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 17 Aug 2024 05:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Musei Siciliani - Museo Archeologico Regionale di Gela]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C9"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Il museo archeologico di Gela fu realizzato nella seconda metà degli anni Cinquanta per conto del Ministero ai LL.PP., con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno, su progetto dell'architetto Luigi Pasquarelli. L'edificio fu costruito dall'impresa I.CO.RI. di Milano sotto la direzione dell'architetto Rosario Corriere; l'inaugurazione avvenne il 21 settembre del 1958. La nascita del museo pose fine al pluridecennale dirottamento dei reperti archeologici da Gela in altri musei dell'Isola come ad esempio Palermo, Siracusa e Agrigento.</span><br><br><br><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sala_del_Museo_di_Gela.jpg"  title="" alt=""/><br></div><br><span class="fs16lh1-5 cf1">Reperti unici e d'inestimabile valore, scoperti a Gela, si trovano inoltre nei musei di Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Milano, Londra, Oxford, Berlino, New York, Boston, Cambridge, Baltimora, Tampa, Yale, Rhode Island, Basilea, Stoccarda, Vienna, Amburgo, Zurigo, ecc.; senza contare tutti quelli trafugati ed esportati clandestinamente che fanno parte di collezioni private in tutto il mondo.</span><br><br><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Antefissa_a_testa_di_sileno,_470-460_ac_ca.,_da_gela_-M.A._Reg.le_gela-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><br><span class="fs16lh1-5 cf1">L'esposizione dei reperti archeologici é ripartita in due piani; nel pianoterra, si trovano i reperti d'epoca protostorica venuti alla luce nel territorio urbano di Gela, nonché quelli d'epoca greca dell'Acropoli, della Nave Greca, dell'Emporio di Bosco Littorio e di Caposoprano. Inoltre, sempre a pianoterra si trova una cospicua serie di vasi attici e corinzi della collezione Navarra ed una numerosa serie di reperti delle necropoli arcaiche del Borgo. Nel piano superiore sono esposti i reperti provenienti dai santuari extraurbani e dai centri d'età protostorica, greca e romana dell'entroterra gelese; nello stesso piano, inoltre, vi sono diverse vetrine contenenti materiali ceramici, vetri e bronzi del periodo medievale della città.</span><br><br><span class="fs16lh1-5 cf1">Inoltre, recentemente è stata allestita l'esposizione del monetiere costituito da più di 2000 monete che vanno dal V sec. a.C. a Vittorio Emanuele II; la collezione monetale comprende anche il "Tesoro di Gela", dove si trovano monete greche d'argento, rinvenute nel 1956, riferite alle zecche di Gela, Agrigento, Siracusa, Zancle, Reggio, Acanto ed Atene.</span><br><span class="fs16lh1-5 cf1">Sempre su questo stesso piano si possono ammirare gli altari di terracotta ritrovati nel dicembre del 1999 nell'area archeologica di Bosco Littorio e un elmo corinzio del VI-V sec. a.C. ritrovato nei fondali del mare di Gela.</span><br><br><br><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Statua_di_Eschilo_davanti_al_museo_di_Gela.jpg"  title="" alt=""/><br></div><br><span class="fs16lh1-5 cf1">Tutto il materiale, costituito da circa 4200 reperti, esposto nel museo é articolato in otto sezioni.</span><br><br><span class="fs16lh1-5 cf1">Al piano terra:</span><strong class="fs16lh1-5"><br></strong></div><div><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><span class="cf1">Sezione I -</span><span class="cf1"> </span></strong><span class="cf1">La storia, la protostoria, l'acropoli, l'emporio e la nave;</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><span class="cf1">Sezione II</span></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">- L' Heraion e la città tra il IV ed il III secolo a.C.;</span><br></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><span class="cf1">Sezione III</span></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">- Le fornaci e l'epigrafia;</span><br></span></li><li><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><span class="cf1">Sezione IV (indicata come VIII)</span></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">- Le necropoli greche e le collezioni Navarra e Nocera;</span></span></div></li></ul><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs16lh1-5"><br></span></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Gela_Archaeologische_Museum.jpg"  title="" alt=""/><span class="cf1"><span class="fs16lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs16lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Al primo piano:</span></div><div><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><span class="cf1">Sezione V</span></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">- Le anfore;</span><br></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><span class="cf1">Sezione VI</span></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">- I santuari extra urbani;</span><br></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><span class="cf1">Sezione VII</span></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">- Il territorio dalla protostoria all'età greca;</span><br></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><span class="cf1">Sezione VIII</span></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">- Il territorio dall'età romana a quella medioevale.</span></span></li></ul><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Contatti</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il museo archeologico di Gela è <strong>aperto tutti i giorni dalle 9 alle 18</strong>. È possibile contattare la struttura attraverso i seguenti contatti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Email: <strong>museogela@regione.sicilia.it – tel: 0933912626 – fax: 0933917952</strong>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">È inoltre possibile contattare la Sovrintendenza Alle Antichità Museo Archeologico, sita a Capo Sopra<br>Gela (CL), contrada Scavone, al numero 0933 930975, e la Regione Siciliana Museo Archeologico<br>Gela (CL), Corso Vittorio Emanuele 1 al numero di telefono 0933 926041.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 cf1"><b>Guarda il Video</b></span></div></div><a href="https://youtu.be/ZMCoBd4Zyw4">https://youtu.be/ZMCoBd4Zyw4</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Aug 2024 05:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari e Luoghi di Culto in Sicilia - ABBAZIA DI SAN MARTINO DELLE SCALE - Monreale]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000291"><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">L’Abbazia di San Martino delle Scale è ubicata a circa 15 chilometri alla città di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> ed a pochi altri dall’importante Borgo arabo-normanno di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani-davisitare---monreale---palermo" target="_blank" class="imCssLink">Monreale</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/abbaziasanmartinopanoramica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5">Quella di San Martino delle Scale è l’unica e ultima abbazia ancora attiva in tutta la Sicilia e la più grande dell’Italia meridionale. A San Martino delle Scale esisteva già una comunità monastica femminile che, secondo la tradizione, fu fondata da Papa Gregorio Magno, che in Sicilia aveva molti possedimenti. Sempre la tradizione vuole che la madre del grande Papa, Santa Silvia, fosse di origine palermitana, addirittura del rione del Capo. Tuttavia le monache di questo antico monastero furono al centro di un paio di controversie, come denuncia lo stesso Papa in una sua lettera del 594, indirizzata al vescovo di Palermo Vittore. Il primo fu un problema di lotte interne per il potere: una monaca di nome Vittoria divenne priora della struttura, dilapidando parte del patrimonio dell’abbazia per ottenere questo ruolo ambito, e scalzando tale Marcia, monaca invece di vita santa, che era stata addirittura cacciata via dal monastero. E qui Gregorio interviene duramente chiedendo a Vittore, vescovo di Palermo, che la monaca usurpatrice venisse allontanata e tornasse piuttosto Marcia a essere priora.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/abbaziasanmartinomonastero1.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il secondo è un argomento più scabroso, in quanto un medico palermitano di nome Anastasio avrebbe preso in cura le monache creando però &nbsp;scandali dentro il monastero. Secondo la tradizione si decise così di trasferire altrove le suore che vennero sistemate a Palermo nel monastero di Santa Maria della Speranza., dove era più facile controllarne la condotta. E al loro posto andarono dei monaci benedettini provenienti dal cenobio di Sant’ Ermete a Palermo. &nbsp;Da questo momento in poi non abbiamo più notizie, se non vaghe e tarde, della struttura e dei monaci di San Martino. Forse l’abbazia venne distrutta dai saraceni e ricostruita dai Normanni o forse abbandonata e basta. La verità è che non si ha idea di dove fosse esattamente ubicato l’antico monastero di cui parla Papa Gregorio, non avendone mai trovato alcuna traccia archeologica. Dobbiamo aspettare ottocento anni per avere di nuovo testimonianze storiche certe.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/abbaziasanmartinomonastero.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il monastero benedettino di San Martino delle Scale vanta un passato glorioso e origini molto antiche: addirittura risalenti a S. Gregorio Magno, intorno agli anni 573, che lo avrebbe fatto costruire e affidato alle suore prima e ai benedettini poi, fino a quando i saraceni non l’avrebbero distrutto nel IX secolo. Storia suggestiva, purtroppo non validata da fonti attendibili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i>Il Monastero</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Delle strutture realizzate nel 1347 dal Beato Angelo Sinisio non rimane molto, sono ancora visibili alcune vestigia lungo il muro ovest esterno della chiesa e sotto il chiostro di San Benedetto nella zona più a nord del monastero. Oggi il monastero di San Martino è strutturato come un quadrilatero diviso in quattro settori da due corridoi, tale struttura è frutto di una serie di rimaneggiamenti talvolta molto invasivi sulle strutture preesistenti realizzati nel XVI sec. E poi nel XVIII secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Interessanti sono gli interventi realizzati da Giulio Lasso nel 1612 che inserisce il chiostro di San Benedetto a ridosso della parte più antica del monastero raccogliendovi intorno i locali di vita comune e quello di Venezio Marvuglia, purtroppo incompleto, che ampliò la struttura ri-orientandola verso Palermo appunto alla fine del XVIII sec.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/abbaziasanmartinochiostro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i>Il Chiostro di San Benedetto</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Comunemente chiamato “<strong><b>Chiostro di san Benedetto</b></strong>” per via della statua del santo che si erge al centro della struttura, esso venne realizzato a partire dal 1612 in più riprese nell’area dove sorgeva precedentemente un altro Chiostro, di modeste dimensioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il <strong><b>Chiostro</b></strong> è una struttura tipica dei monasteri: con o senza giardino, esso è sempre il cuore del cenobio, ambito prediletto per la meditazione, e luogo di collegamento tra i vari ambienti. Il nostro Chiostro delle colonne collega, infatti, tra loro dormitorio, refettorio, aula capitolare, dispensa, officine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La parte più antica è il deambulatorio realizzato dall’architetto Giulio Lasso nel 1612, con</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">l’utilizzo di 36 colonne di marmo bianco. Fino al 1954 non era presente quella struttura che oggi sovrasta il colonnato, seppure un portico superiore fosse già stato progettato dal Lasso, ma mai realizzato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al centro del <strong><b>Chiostro</b></strong> si può ammirare una fontana con la statua di San Benedetto (1728), opera dello scultore Giuseppe. </span><span class="fs14lh1-5">Presso il lato sud-est del Chiostro si apre la Sala del Capitolo, luogo designato alle riunioni della comunità presiedute dall’abate dove, oltre a trattare i casi di maggiore importanza, vengono tenute anche le conferenze spirituali. Sulla parete di fondo si può ammirare un grande crocifìsso ligneo inserito in un affresco che raffigura la Vergine con i santi Maddalena e Giovanni, opera risalente al XVII secolo di mano ignota.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/abbaziasanmartinobasilica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i>La Basilica</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La <strong><b>Basilica</b></strong> abbaziale sorge dove, fino alla metà del secolo XVI, esisteva una chiesa molto più piccola, della quale non resta alcuna testimonianza architettonica. A seguito della deliberazione dei superiori della congregazione cassinese di sistemare le strutture del monastero, nel 1564 venne intrapresa l’edificazione dell’attuale chiesa abbaziale, e sappiamo che tali lavori terminarono nel 1595.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Entrambe le date, oltre che dalla ricca documentazione che si conserva nell’Archivio Storico dell’Abbazia, le apprendiamo dalle due iscrizioni marmoree che troviamo sulla facciata esterna della stessa chiesa. La dedicazione (consacrazione al culto) della chiesa, invece, avvenne il 20 maggio 1602, durante un solenne rito presieduto dall’arcivescovo di Palermo Diego Aedo. Di quest’evento un’altra iscrizione, questa volta posta sull’acquasantiera sinistra della controfacciata, ci offre dettagliata notizia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al suo interno la chiesa abbaziale si presenta in tutta la sua sobrietà, e per certi versi incompleta. Se guardiamo, infatti, agli interventi posteriori di abbellimento sia del vano absidale che di alcune cappelle, comprendiamo che l’intento dei monaci era quella di far rivestire le pareti della chiesa con marmi e altre decorazioni. Ma il progetto tanto grandioso non venne mai del tutto eseguito, per mancanza dei fondi necessari: la comunità monastica, del resto, proprio dalla prima metà del XVII secolo fino a tutto il XVIII intraprenderà tanti lavori anche nel resto del monastero, sostenendo ingenti spese. Della chiesa precedente a quella attuale non rimane, come già abbiamo detto, nulla. Soltanto alcune opere marmoree della fine del Quattrocento possono essere ricondotte alla struttura precedente, riadattate nella nuova.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/abbazia-san-martino-delle-scalefacciata.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b>La Facciata Monumentale</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli abati D. Antonio Spadafora e poi D. Filippo Benedetto Cordova &nbsp;decidono di ampliare il monastero verso nord affidando a Venanzio Marvuglia nel 1772 la direzione dei lavori completati intorno al 1782.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La progettazione marvugliana si raccorda con la struttura e lo stile preesistente con i lunghi corridoi a croce, in connubio con le opere scultoree di don Ignazio Marabitti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il progetto prevedeva due chiostri chiusi ma i due corridoi di raccordo esterno non vennero realizzati. La facciata monumentale su tre piani è orientata a Nord verso Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’ingresso il visitatore viene accolto dalla statua di San Martino a cavallo realizzato da Ignazio Marabitti che realizza anche la fontana dell’Oreto addossata alla Chiesa e che fa da sfondo l nuovo corridoio principale Nord-Sud.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al secondo piano lo scalone immette in una sala del trono antistante i nuovi appartamenti abbaziali, questi sono decorati in stile pompeiano.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/abbaziasanmartinostoria1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>La Storia</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un’antica tradizione vuole l’abbazia di San Martino fondata da papa Gregorio Magno († 604). In verità san Gregorio avrebbe fondato ben 6 monasteri in Sicilia su altrettanti territori di proprietà della famiglia materna. </span><span class="fs14lh1-5">Di molti di questi monasteri ne parla lo stesso pontefice nelle sue lettere, e in ben due fa riferimento ad un monastero che porta il nome di San Martino e che sicuramente si trovava nel territorio immediatamente vicino alla città di Palermo. L’inesistenza di fonti attendibili ha fatto dubitare molti studiosi sulla fondazione “gregoriana” dell’abbazia di San Martino delle Scale, la quale sarebbe stata in seguito distrutta dai Saraceni nel IX secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al contrario, esistono moltissimi documenti che legano l’abbazia alla prima metà del XIV secolo, a partire dall’anno 1347. Di quell’anno, infatti, si conserva ancora l’atto di fondazione, redatto dalla cancelleria dell’arcivescovo di Monreale Don Emanuele Spinola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel documento vengono fatti i nomi di sei monaci benedettini del monastero di San Nicola, sito alle falde dell’Etna, i quali furono cooptati dall’arcivescovo per dar vita ad un monastero nel feudo già allora detto di San Martino, di pertinenza del vescovado monrealese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra questi monaci spicca il nome del fondatore, il beato Angelo Sinisio, un uomo dalle spiccate qualità spirituali e organizzative che, in breve tempo, costruì il primo monastero, accolse altri uomini desiderosi di condividere con lui l’ideale monastico e impiantò nello stesso cenobio quelle attività tipiche dei monasteri benedettini, tra cui la coltivazione dei campi e delle erbe semplici per la cura delle malattie e uno scriptorium per la riproduzione dei codici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/abbaziasanmartinostoria2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questo periodo si forma anche il patrimonio dell’abbazia, consistente anzitutto in case e terreni: basti pensare alle tante donazioni ricevute dal Sinisio, come i feudi di Cinisi, Borgetto, Sagana e Milocca (attuale Milena) in cui l’abate di San Martino delle Scale esercitava anche la potestà baronale. Tutto questo contribuiva all’ingrandimento sia della fabbrica che della comunità monastica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Angelo Sinisio fu il primo abate di San Martino, eletto il 26 luglio 1352, l’abate Angelo morì il 27 novembre del 1386, e il suo ricordo rimase sempre vivo sia tra i monaci che tra i fedeli dei vicini centri di Palermo e Monreale, soprattutto per le tante opere di beneficenza che lo stesso abate e i suoi monaci avevano impiantato. Il suo corpo riposa sotto l’altare della Sacrestia, e da tempo immemorabile gli viene attribuito (pur senza una regolare proclamazione canonica) il titolo di beato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei secoli successivi l’abbazia di San Martino si trovò a condurre un ruolo di notevole importanza nel territorio circostante. I suoi influssi sono ricordati dagli storiografi sia in campo civile che ecclesiastico. Non può essere taciuto il nome di Giuliano Mayali († 1470), il monaco che fu anche ambasciatore del Re Alfonso presso il Bey di Tunisi e che guadagnò al tesoro dell’abbazia il ricco manto regale del sovrano mussulmano, oltre le preziose reliquie della Santa Croce e della Sacra Spina, oggi conservate in altrettanti reliquiari, entrambi opera dell’argentiere Pietro di Spagna, realizzati nella seconda metà del XV secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A partire dalla fine del Cinquecento vennero rielaborate le antiche strutture architettoniche, coincidendo in quel periodo l’ingresso del cenobio nella congregazione cassinese, una unione di monasteri benedettini che aveva come primo intento quello di favorire la collaborazione tra le abbazie presenti nella penisola italiana, permettendo cosi una rifioritura dell’osservanza monastica per certi versi decaduta, soprattutto a causa delle ingerenze di nobili laici o ecclesiastici che dall’esterno miravano a privare delle cospicue rendite i singoli monasteri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/abbaziasanmartinostoria3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La vita culturale dell’abbazia durante questi secoli si presenta vivace e originale: produzioni e committenze artistiche, attività editoriali, insegnamento. Il centro propulsore degli studi è indubbiamente la biblioteca che, in strutture rinnovate e ingrandite durante il XVIII secolo, diventa un polmone inesauribile che attira studiosi e ricercatori da ogni parte. Inoltre, il gusto per l’arte e per il collezionismo rendono possibile l’allestimento di un museo, composto da opere artistiche dall’età ellenistico-romana al medioevo, e di una quadreria. A questo periodo sono legati alcuni nomi di monaci noti nell’ambiente culturale dell’epoca: Don Pierantonio Tornamira, Don Stefano D’Amico, i fratelli Don Salvatore Maria e Don Giovanni Evangelista Di Blasi, Don Michele del Giudice e altri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Venne anche ingrandito il complesso architettonico, la cui progettazione fu affidata all’architetto Venanzio Marvuglia che nel 1775 realizzò il nuovo dormitorio. La facciata di questa nuova struttura è lunga circa 137 metri, si innalza su tre ordini ed è rivolta verso Palermo, a significare l’ideale collegamento che intercorreva tra il monastero e la città dalla quale provenivano la gran parte dei monaci di San Martino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il secolo XIX rappresenta per l’abbazia di San Martino l’inizio di una crisi interna che, necessariamente, ridurrà il suo ruolo spirituale per la comunità ecclesiale circostante, e porrà fine a tutte le iniziative culturali. La stessa confisca dei beni del 1866 e soprattutto la susseguente spoliazione del patrimonio storico-artistico giungono trovando la comunità monastica decimata e indebolita. Il servizio abbaziale era svolto in quegli anni da Don Luigi Castelli († 1888).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non mancarono, comunque, in questo secolo personaggi di spicco, come il beato Giuseppe Benedetto Dusmet, monaco di San Martino e in seguito abate di San Nicola di Catania, poi arcivescovo della stessa città e cardinale, morto il 4 aprile del 1894 e proclamato beato da Giovanni Paolo II nel 1988, così pure l’arcivescovo di Palermo il cardinale Michelangelo Celesia, già prolesso di questo cenobio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La lenta ripresa avviene grazie all’opera del benedettino Don Ercole Tedeschi († 1919) il quale svolse il suo impegno monastico e pastorale (assunse anche la guida della parrocchia annessa in quegli anni al monastero) nonostante le difficoltà del periodo. Alla sua morte lasciò un piccolo gruppo di monaci, eredi della spiritualità benedettina tramandata dal loro maestro, ai quali la storia affiderà il compito di continuare a San Martino la vita monastica; tra questi ricordiamo Don Giovanni Messina († 1948). Si succederanno alcune date significative: nel 1932, nello spirito del concordato tra lo Stato italiano e la Santa Sede (i cosiddetti Patti Lateranensi dell’I 1 febbraio 1929), la comunità monastica otterrà il riconoscimento come “ente morale”; nel 1946, raggiunto il numero di monaci previsto dalle Costituzioni cassinesi, sarà nominato primo priore conventuale Don Guglielmo Piacenti († 1977); nel 1969 l’elezione del primo abate dopo circa un secolo di vacanza della sede, nella persona di Don Angelo Mifsud (1969 – 1976), a cui succederanno Don Benedetto Chianetta (1977 – 1995), Don Ildebrando Scicolone (1995 – 2000) e Don Salvatore Leonarda (dal 14 novembre 2000).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La ripresa della vita monastica durante tutto il Novecento segna anche il ripristino di alcune attività proprie della comunità monastica, la quale prenderà sede in una parte dell’antico complesso monumentale: l’insegnamento nel collegio e nell’alunnato monastico, l’allestimento di un laboratorio di restauro del libro, l’apertura al pubblico della ricostituita biblioteca e la rivendita di alcuni prodotti tipici del monastero.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dell'Abbazia</span></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/PF2LS_V10bQ">https://youtu.be/PF2LS_V10bQ</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 13 Aug 2024 12:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi sul Mare in Sicilia - GIOIOSA MAREA - Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000290"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata lungo la costa nordorientale della Sicilia, Gioiosa Marea è una vivace località balneare collocata proprio davanti alle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Eolie</a></i> e poco distante da località città come </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?localita-balneari-in-sicilia--capo-d-orlando--messina-" target="_blank" class="imCssLink">Capo d’Orlando</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Milazzo o </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--cefalu--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">Cefalù</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. La città è incastonata tra le splendide spiagge della costa e i </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Monti Nebrodi</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> ed è famosa per il suo bellissimo litorale che non solo si trova circondato da natura incontaminata ma è anche lambito da un mare davvero meraviglioso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/gioiosamarea1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nome è legato a un altro paese, Gioiosa Guardia, che sorgeva sul Monte Meliuso e che fu abbandonato in seguito al terremoto del 1783 e alla carestia dell'anno successivo; i suoi abitanti, evacuati, fondarono un nuovo centro sulla costa, ribattezzandolo appunto Gioiosa Marea, per distinguerlo dal vecchio. È tra le mete turistiche più rilevanti della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e della Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/gioiosamarea2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le origini del primo abitato sono fatte risalire alla liberazione dell'Isola dai Saraceni effettuata dal conte Ruggero d'Altavilla nel 1062. Sotto il regno di Federico III di Aragona, essendo l'Isola "travagliata da stragi, guerre intestine e pestilenze" si crearono le cosiddette capitanie a guerra nelle città demaniali e nella vicina Patti venne nominato capitano Bonifacio Aragona e successivamente Vinciguerra d'Aragona che a Gioiosa Guardia vi costruì un castello (attualmente in stato di secolare abbandono). Fu quest'ultimo che sul Meliuso vide la necessità di "fabbricarvi una torre e ne attuò l'idea" in un luogo "tutto di pietra calcare massiccia" ove sorse l'Oppidum Guardiae Jujusae. L'importanza di Jujusa Guardia era magnificata dalla sua posizione: "a ciel sereno dominava un orizzonte immenso che spaziava dalle Eolie (specie Vulcano e Lipari) all'Aspromonte di Calabria, al Capo di Messina, dall'Isola di Ustica a Capo Gallo a Palermo, al Monte Pellegrino e dalle Madonie all'Etna". Nel XV secolo sorse la cosiddetta Chiesa del Giardino, probabilmente costruita sui resti di un tempio dedicato alla dea madre, simile a quello dedicato al culto di Artemide sorto, invece, in cima alla poco distante rocca di Capo Calavà.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1407, re Martino I di Aragona concesse al barone Berengario Orioles Lanza "il Giorgio di Giojosa" per il calo della Tonnara. Da allora la pesca del tonno ha caratterizzato l'attività di questo centro marinaro fino agli inizi degli anni sessanta del Novecento, rendendolo uno dei più prestigiosi in tutto il territorio regionale anche se oggi, dell'assetto originario, restano solo l'impianto planimetrico, la volumetria e alcuni brandelli della parte abitativa.<br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/gioiosamarea3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le belle spiagge, la limpidezza delle acque del mare, le bellezze del paesaggio il patrimonio artistico, fanno di Gioiosa Marea un centro di sicura vocazione turistica. Nella parte alta del Monte di Guardia, esistono i resti di una antica città medievale. Tutto il monte ed il territorio circostante sono cosparsi di cocciame archeologico appartenente ad epoche diverse che possono andare dal periodo preistorico a tutte le fasi successive. I saggi effettuati nel corso del 1981 dalla Sovrintendenza archeologica per la Sicilia orientale di Siracusa hanno messo in luce da un lato una parte di "insula", dall'altro lato una strada ed altri ambienti. Questi elementi confermano l'ipotesi che si è alla presenza di un complesso archeologico e, più esattamente, di una città sepoltà risalente al VI sec.a.C..</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/gioiosamarea4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata tra il mare e l’Appennino Siculo, il litorale di Gioiosa Marea presenta splendidi lidi circondati da paesaggi naturali. La spiaggia cittadina è il luogo ideale dove rilassarsi grazie alla presenza di sabbia morbida e di un mare dalle acque limpide e cristalline. Gioiosa Marea ospita sia tratti di spiaggia libera sia aree attrezzate che risultano molto apprezzate dalle famiglie con bambini. La spiaggia di Gioiosa Marea risulta molto comoda non solo per la sua posizione ma anche per la presenza di bar, ristoranti e diversi servizi. Un altro bellissimo arenile, localizzato in una frazione di Gioiosa, è la spiaggia di San Giorgio che è caratterizzata da ghiaia fine e da uno splendido mare con fondali che degradano lentamente. Poco distante dal centro cittadino, invece, si trova la spiaggia del Bue che è una tranquilla caletta di sabbia con un mare trasparente dai fondali alti e deve il suo nome alla presenza di una roccia che sembra avere la forma di un bue sdraiato. Infine, tra i lidi più famosi c’è la spiaggia di Capo Calavà che è una baia di ghiaia incastonata tra paesaggi di natura incontaminata ed è bagnata da un mare stupendo. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/gioiosamarea6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Gioiosa Marea </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cittadina di Gioiosa presenta anche siti interessanti da visitare durante un soggiorno più culturale in città. Tra le tappe da non perdere ci sono i ruderi di Gioiosa Guardia, ovvero il preesistente borgo distrutto da un terremoto, che si trovano su una collina a 825 metri d’altitudine. Tra gli edifici religiosi è possibile visitare la Chiesa di San Nicola di Bari, che risale ai primi dell’Ottocento e che custodisce all’interno una statua lignea di San Nicola, e la Chiesa Santa Maria delle Grazie, costruita alla fine del 1700 in stile barocco. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/gioiosamarea5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fulcro della vita cittadina è la bellissima Passeggiata Lungomare Canapè che ospita una bellissima villa e un’area verde caratterizzata da palme, sentieri e da un’arena. Il lungomare presenta anche una splendida terrazza panoramica a picco sulla costa dove è possibile ammirare una meravigliosa vista sulle Isole Eolie. Infine, sempre in questa zona si trova anche una Walk of Fame, ovvero una strada con i nomi dei più grandi personaggi sportivi italiani. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/gioiosamarea7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Gioiosa Marea è una località balneare molto ambita in estate non solo dalle famiglie ma anche da giovani ragazzi che vogliono trascorrere una vacanza all’insegna di mare e divertimento. </span><span class="fs14lh1-5">Nelle sere estive l’Arena che si trova nella zona del lungomare cittadino ospita numerosi eventi e attività di intrattenimento, mentre la zona del centro in generale è il fulcro della vita serale dato che è ricca di locali, bar e ristoranti. </span></div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/gioiosamarea8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In città è possibile visitare anche la bellissima Grotta del Tono, un sito di interesse sia storico che geologico, che data la sua formazione carsica presenta rocce calcaree, stalattiti e stalagmiti. Situata nei pressi della stazione ferroviaria di Gioiosa Marea, la grotta presenta due aree principali dalle quali dipartono numerose gallerie collegate tra loro. Negli anni la grotta ha fatto emergere anche reperti di età preistorica legati ai culti di “Diana”, “Piano Conte” e “Piano Quartara” che ora si trovano presso il Museo Paolo Orsi di Siracusa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare a Gioiosa Marea </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gioiosa Marea è una cittadina facilmente raggiungibile in auto sia da Palermo che da Messina. Da Messina prendete l’autostrada A20 (Messina-Palermo) in direzione Palermo ed uscite al casello di Patti, una volta lì è possibile prendere la SS113 in direzione Palermo sino ad arrivare a Gioiosa Marea oppure la SP135ter. Da Palermo, invece, è possibile imboccare sempre l’autostrada A20 (ma in direzione Messina) fino all’uscita Brolo-Capo d’Orlando e una volta lì prendere prima la SS113 in direzione Messina e poi la SP135 fino ad arrivare a Gioiosa Marea. La città presenta anche una stazione ferroviaria che si trova sulla linea Messina-Palermo e una seconda fermata ferroviaria nella frazione di San Giorgio. Gli aeroporti più vicini sono l’Aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo che dista 193 km e l’Aeroporto di Catania-Fontanarossa che si trova a 175 km. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Gioiosa Marea</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/gsnpjsBN1Zc">https://youtu.be/gsnpjsBN1Zc</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 11 Aug 2024 05:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Antichi Borghi abbandonati  Siciliani: BORGO CUNZIRIA, Vizzini, Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000028F"><div class="imTAJustify"><div><div><span class="fs14lh1-5">L’antico borgo settecentesco della “Conceria” (‘A cunziria in dialetto siciliano) si trova nel territorio di Vizzini, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">provincia di Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, tra le sorgenti di S. Angelo e Masera da cui prende il nome l’omonima contrada. Il nome del borgo deriva dall’attività che li si svolse fino a metà novecento, la concia delle pelli, infatti la particolare esposizione, la presenza di sorgenti d’acqua e del Sommacco siciliano, pianta fonte di tannini utili per la finitura delle pelli, fanno della Cunziria il luogo ideale per la lavorazione delle pelli. Il borgo, di cui si possono ormai ammirare solo i ruderi, è composto da una quarantina di case di medie dimensioni e da quel che resta della chiesa di S. Eligio.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cunziria1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">All'interno della Cunziria" si trova ancora oggi la chiesetta dedicata a Sant'Eligio, della quale oggi rimane solo la struttura. In questa chiesa, ogni domenica, si celebrava la S. Messa per gli artigiani che non potevano recarsi in paese. Non si conosce con certezza l'epoca di insediamento delle concerie, ma si ritiene di poterne riportare le origini all'antica Bidi.</span></div><div><div><br></div></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cunziria2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Il Borgo è un raro esempio di archeologia industriale ottocentesca, la Cunziria ha le sembianze di un piccolo borgo costituito da circa quaranta edifici con al centro una chiesetta dedicata a Sant'Eligio. Spesso i locali a piano terra sfruttavano un piccolo ipogeo, poi inglobato nella costruzione su più livelli, tra la valle e la collina. Le condizioni ambientali ne hanno fatto, nel tempo, un luogo idoneo per l’attività di conciatura del cuoio: ampi spazi esposti al sole, abbondanza di tannino estratto dalle numerose piante di sommacco e una sorgente d’acqua, il torrente Masera, che raggiungeva l’interno delle botteghe degli artigiani tramite un ingegnoso sistema di canalizzazione e vasche di raccolta ancora oggi ben visibili. Abbandonato in seguito alla concia industriale, ai mutamenti economici e ai conflitti mondiali, questo antico borgo ormai disabitato conserva un fascino intatto, ancorché decadente. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cunziria3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Case di pietra e mura sberciate, stradine che si inerpicano attorno alla collina, piante di sommacco, e fichi d'India a perdita d'occhio. In questi luoghi le parole di Verga trasudano da ogni crepa e i suoi personaggi sembrano occhieggiare da ogni uscio spalancato e sbilenco, quasi un set cinematografico naturale che non è sfuggito all'occhio di grandi registi come Franco Zeffirelli che nel 1981 lo scelse per l'opera-film “Cavalleria Rusticana” e a Gabriele Lavia che nel 1996 vi girò “La Lupa”. Il Borgo è inserito nella classifica "salva l'acqua" per la presenza di diversi opifici idraulici che sfruttavano le falde acquifere e i ruscelli con il sistema della ruota orizzontale. Un sistema perfettamente integrato che sfruttava le risorse del luogo, tra cui principalmente l'acqua, non solo per la concia, ma anche per la molitura dei cereali, della canna da zucchero, che qui si coltivava sin dal '500, dei panni di lana, in particolari opifici chiamati gualchiere o paratori che sfruttavano il medesimo sistema di sfruttamento di acqua a regime torrentizio, ma anche sorgenti che esistono tuttora, ma che spesso sono state lasciate in abbandono. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/cunziria4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Sappiamo che l'acqua è una risorsa quantomai importante per la vita e tutte le attività umane, particolarmente lo è nel nostro tempo ed è e sarà sempre più l'emergenza del secolo e forse del millennio. Tutte le attività di questo villaggio a sistema chiuso erano legate all'uso di questa risorsa, gli edifici che ancora permangono sono in condizioni assai precarie ma ancora resistono. Costituiscono un raro esempio di ingegneria civile, spesso risalente ad un periodo antecedente al cataclisma del 1693 e che sfruttava il medesimo sistema introdotto dagli arabi in Sicilia, con la canalizzazione delle acque attraverso saie e canalizzazioni forzate che utilizzavano le acque avvalendosi del "salto di quota" in qualche caso per i mulini (anche due di seguito, uno a quota più alta e uno subito sotto) quindi per il riempimento delle vasche all'interno delle concerie, e ancora per l'irrigazione degli orti a valle. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/cunziriacase1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">In ultimo siamo in possesso di dati storici che riferiscono di sorgenti, canalizzate in antiche fontane (Fontana Sant'Angelo) di acque classificate come oligominerali. Auspicheremmo, nel caso in cui un progetto di recupero potesse essere finanziato ed adeguatamente progettato e finalizzato, non solo il salvataggio delle strutture esistenti, ma anche il ripristino di alcuni opifici e mulini non solo a scopo didattico, ma anche per l'accoglienza e la ristorazione, magari anche grazie all'intervento di privati, alla nascita di attività legate alla molitura biologica di grani autoctoni, senza dimenticare la protezione e una migliore canalizzazione delle falde acquifere, oggi, ripetiamo quantomai di primaria importanza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/media_5z2V5nUtrwWAq1ncMJShqJ.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La storia di Cunziria sembra finire qui, come tante altre piccole realtà artigiane. Invece questo suggestivo borgo fantasma immerso nel verde è stato teatro di opere letterarie e cinematografiche, perché legato agli ambienti e agli scenari evocati da Giovanni Verga nelle sue novelle. Il celebre scrittore si ispirò al fascino rurale della Cunziria per ambientare l’amore proibito di Lola e Turiddu e il famoso Duello Rusticano in Cavalleria Rusticana. Inoltre il Maestro Franco Zeffirelli, nel 1982, girò qui l’omonimo film. Nel 1996 fu la volta di Gabriele Lavia ad utilizzare questa location per La Lupa, anche questa omonima novella di Giovanni Verga. </span><span class="fs14lh1-5">Insomma Cunziria è il luogo ideale da visitare per chi ama ripercorrere la storia in maniera non convenzionale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/tPaBnO45HTc">https://youtu.be/tPaBnO45HTc</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 12:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare e Spiaggie in Sicilia - BAIA GUIDALOCA, Scopello, Castellammare del Golfo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000028C"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una delle spiagge più belle del Comune di Castellammare del Golfo , &nbsp;è sicuramente la Spiaggia di Guidaloca nel Borgo di Scopello. E' Una piccola baia protetta dal vento con mare cristallino e un panorama meraviglioso </span><span class="fs14lh1-5">Quella di Guidaloca è una delle spiagge più belle della zona, bagnata da acque cristalline. Accontenta tutti! In parte spiaggia libera, in parte spiaggia attrezzata con lettini e ombrelloni. </span><span class="fs14lh1-5">La parte orientale della spiaggia è rocciosa, ideale per gli amanti dello snorkeling, la parte a ponente è invece caratterizzata dalla presenza di ghiaia bianca. </span><span class="fs14lh1-5">Questa cala è una conca molto riparata dai venti. Qui il mare è quasi sempre calmo, una vera e propria piscina d’acqua salata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/guidaloca-scopello-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Gli amanti del relax e degli accessi facili al mare ameranno sicuramente la Spiaggia di Guidaloca, in provincia di Trapani. Siamo nel territorio di Castellammare del Golfo, a due passi da splendide mete, come il borgo marinaro di Scopello. Bagnata da acque limpide e con un facile accesso al mare, mette d’accordo grandi e piccini.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/guidaloca-scopello-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">Facile da raggiungere, sicura per via della facilità d’accesso. E’ una spiaggia dal mare limpido, offre acque e riflessi cristallini, in particolare durante le giornate di scirocco, è possibile apprezzare un colore turchese, diviene davvero difficile desistere dalla voglia di bagnarsi.</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">Durante le giornate più ventose, la baia cambia aspetto ed il mare sembra miscelare diverse tonalità d’azzurro, fino a quasi fondersi con il cielo.</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">Il fondale è di sassi, per tale motivo si consigliano delle scarpe da mare.</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">Relativamente alla profondità, inizialmente l’acqua è molto bassa, per poi aumentare molto gradualmente, i più piccoli potranno divertirsi tranquillamente.</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/guidaloca-scopello-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Intorno alla spiaggia ci sono diversi accessi al mare ed anche alcuni comodi parcheggi. A disposizione anche un parco giochi, bar e lidi attrezzati ove è possibile noleggiare lettini, sdraio, ombrelloni e pedalò ( no barche ). </span><span class="fs14lh1-5">Guidaloca è una spiaggia libera, gli </span><span class="fs14lh1-5">animali</span><span class="fs14lh1-5"> sono ammessi ( no nella </span><span class="fs14lh1-5">Riserva dello Zingaro</span><span class="fs14lh1-5"> ed alla Tonnara ).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per la sua conformazione, è un punto di riferimento durante ogni periodo dell’anno, anche per una romantica passeggiata o un veloce bagno. </span><span class="fs14lh1-5">Il suggerimento è di godere delle bellezze della Baia Guidoloca, </span><span class="fs14lh1-5">di Scopello</span><span class="fs14lh1-5">, durante le prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/guidaloca-scopello-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le calde temperature consentono di fruire della della spiaggia anche </span><span class="fs14lh1-5"><i>in primavera ed in autunno</i></span><span class="fs14lh1-5">, splendidi sono i mesi di maggio ed ottobre. A fine stagione, i vari lidi vengono smontati e la spiaggia Guidaloca ritorna alla sua forma naturale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Voci, schiamazzi e sorrisi, per qualche mese verranno messi da parte, in favore del fruscio del mare ed il lento dimenare delle onde.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>In inverno</i></span><span class="fs14lh1-5">, il mare regala sempre delle forti emozioni, è un connubio di odori e contrasti. Durante i giorni più grigi o le domeniche deserte, è un’ottima meta per pescatori subacquei ed amanti del surfcasting. Tanta pace e tranquillità, luogo dove potersi rigenerare, lontano dai rumori della città, intorno soltanto l’orizzonte e la sua costa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/torre-di-guidaloca.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Questa bellissima<strong><b> </b><b>spiaggia </b></strong> è dominata dalla <strong><b>Torre di Guidaloca</b></strong>, un’antica torre di avvistamento risalente al XVI secolo. La torre, posta nella contrada Ciavoli, domina tutta la parte orientale del golfo di <b>Castellammare</b>. </span><span class="fs14lh1-5">Fa parte di uno dei primi progetti dello Spannocchi per la costruzione delle torri costiere in Sicilia, dette </span><strong class="fs14lh1-5"><b>fani</b></strong><span class="fs14lh1-5">, per la difesa delle coste dalle incursioni dei barbari. Nel 1584 il Camilliani descrive così la Spiaggia di Guidaloca e la torre: </span><em class="fs14lh1-5">“Seguendo avanti si vede una spiaggia detta di Guidaloca, donde infra terra si vede una gran torre fatta per la sicurtà dè vascelli, che a quella frequentano per caricar legna; nel mezo della quale spunta un fiumicello detto Guidaloca …”.</em></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Come raggiungere la Spiaggia Guidaloca di Scopello?</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Lungo la statale 187, a distanza di un paio di km, si incontrano due uscite per Scopello, entrambe conducono alla spiaggia Guidaloca.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Provenendo da Castellammare del Golfo</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Provenendo dal lato di San Vito lo Capo</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Successivamente la strada si congiunge, in direzione del paese di Scopello e la Riserva dello Zingaro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un’auto è molto raccomandata ed in molti casi, è una necessità per poter esplorare altre calette o raggiungere i principali servizi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Baia Guidaloca</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/WVs7krEvdDQ">https://youtu.be/WVs7krEvdDQ</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 04 Aug 2024 06:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi di Culto in Sicilia - Il Duomo di Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000028D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Duomo sorge nel centro storico della città, salendo la storica via Roma e si trova a circa 500 metri dal Castello di Lombardia. Esso si getta, con la sua maestosa facciata campanaria su una piccola piazza, definita Piazza Duomo, circondata dalla canonica e da altre architetture settecentesche e si affaccia su Piazza Mazzini, della quale occupa interamente il lato nord.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_di_Enna1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Duomo è uno dei maggiori esempi di architettura ecclesiastica medievale presenti in Sicilia: costruito nel Trecento e profondamente rinnovato circa due secoli dopo, presenta imponenti colonnati corinzi, tre navate e tre absidi, pregiate tele e lampadari, e una maestosa facciata con torre campanaria, che svetta su tutta la città, la cui campana è di mole impressionante in proporzione alla grandezza della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_di_Enna2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La grande Chiesa edificata su di un vasto terrapieno posto lungo il limite settentrionale del monte di Enna, ha pianta basilicale con tre navate e transetto. Originariamente doveva avere aspetto interamente gotico così come è testimoniato dalle parti superstiti dell’impianto aragonese. Oggi ad impreziosire la chiesa il terrapieno è affiancato su due lati da una imponente scalinata scenografica in pietra arenaria di Calascibetta dal bel colore dorato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’incendio che nel 1446 distrusse parte delle navate e il tetto lasciando indenni le tre absidi spinse le autorità ecclesiastiche e civili a chiedere a papa Eugenio IV un Giubileo di 7 anni per favorire la ricostruzione. Questo evento è ricordato dalla Porta Santa posta sul fianco del transetto, murata, incorniciata ai lati da un impianto gotico con colonnine i cui capitelli recano una teoria di foglie a grappa, che si innestano agli angoli in funzione di contrafforti e nello stesso tempo si traducono in un espediente decorativo, la cornice cordonata ha forma ad arco, decorata nella lunetta con decorazione seghettata superiormente chiusa da un edicola cuspidata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_di_Enna3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I lavori si protrarranno nei secoli, prima per il consolidamento dell’edificio poi per la sua decorazione interna che lo renderanno molto diverso dall’originale struttura trecentesca di cui rimane solo la parte absidale esterna ed una delle absidi laterali. Fu commissionato allo scultore fiorentino Raffaele Rosso il rifacimento del piliere in cui appose data e firma, poi fu chiamato lo scalpellino Antonino Catrini da Ficarra che intagliò il quinto piliere, anch’esso datato e firmato e nel 1560 Giandomenico Gagini portò a compimento altri due pilieri con basi decorate da putti e grifi. Occorreva dunque ripristinare tutti i pilieri e venne chiamato l’architetto Jacopino Salemi che ridusse le proporzioni dei pilieri per una maggiore stabilità dell’edificio e disegnò il portale della porta laterale formato da quattro colonne rudentate, due per lato, con capitello corinzio in marna gessosa, e un timpano entro cui è inserito il gruppo scultoreo in marmo raffigurante San Martino che dona il mantello al povero. Nello stesso periodo Andrea Russo da Collesano venne incaricato di intagliare il tetto con l’ausilio di tornitori, sbozzatori ed intagliatori che lavorarono per 13 anni all’opera da lui ideata. Lo stesso Russo fornì e diresse i lavori per la realizzazione delle cornici e degli elementi decorativi dell’abside, e provvide alla creazione di una apposita cappella per il battistero chiusa da un cancello in ferro battuto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_di_Enna4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1589 Scipione di Guido intagliò il coro, il palco dell’organo e la “Vara” della Madonna. A imitazione dell’opera di Scipione di Guido fu realizzato il palco della cantoria dall’intagliatore messinese Giuseppe Mazzeo. A Pietro Rosso, maestro stuccatore palermitano fu commissionato di decorare il catino absidale e gli archi. Ma le opere più significative di cui si dotò il Duomo sono i cinque dipinti collocati nell’abside centrale tra gli stucchi e opera del fiorentino Filippo Paladini. Tutte e cinque le opere esaltano la Vergine in un organico ciclo celebrativo; riconosciamo la Presentazione di Maria al tempio, l’Immacolata, la Visita di Maria a Elisabetta, la presentazione di Gesù al tempio e la Madonna Assunta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_di_Enna5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Intanto la torre campanaria rifatta dopo l’incendio nonostante i continui interventi di manutenzione probabilmente per la grandiosità e soprattutto per la pesantezza strutturale dell’opera crollò nel 1619 risparmiando gran parte della chiesa. A ricordo venne posta una scritta intagliata su di una trave in legno che così recita: Sustinuit Virgo Ruiturum a Culmine Tectum 1619. Si provvide a riedificarla una prima volta ma crollò nuovamente si disse per il peso della guglia rivestita in maiolica. Fu dunque progettato dall’architetto Clemente Bruno un nuovo campanile che rimase incompleto poiché ci si accorse che le vecchie fondazioni non consentivano l’altezza progettata. Allo stesso Bruno si deve il disegno dell’armadio presente nella sacrestia e intagliato dai maestri fratelli Ranfaldi, di notevole valore artistico i pannelli che narrano scene dell’antico e nuovo testamento in un linguaggio semplice. Il tetto del transetto fu eseguito nel 1659 da maestri catanesi diretti dal capo mastro Giovan Battista Caruso. Questo soffitto ligneo reca delle iscrizioni chiuse entro scudi che indicano quando l’opera fu realizzata. Il transetto venne completato con decorazioni a stucco su disegno del pittore ennese Vincenzo Trimoglie, dal maestro Giovan Calogero Calamaro da Nicosia. Nel 1672 il pittore Vincenzo Ruggeri consegnò 14 quadri, 12 narrano glorie di santi basiliani e santi ennesi, uno raffigura l’Assunzione della vergine l’altro l’Adorazione dei Magi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al secolo 700 risalgono le cinque pale attribuite al pittore fiammingo Guglielmo Borremans che rappresentano la Madonna del Piliere, i Santi Pietro e Paolo, Il Battesimo di Gesù e San Martino. L’ultima imponente opera decorativa riguarda la cappella in cui era custodita la statua della Madonna dietro il quadro della visitazione dipinto dal Basile, che si decise di rivestire di marmi colorati e per questo venne chiamato lo scultore Andrea Amato.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_di_Enna6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'interno è a croce latina con tre navate divise da colonne di alabastro nero con basamenti e capitelli riccamente ornati. La seconda a destra e la seconda a sinistra, in particolare, sono autentici capolavori di Gian Domenico Gagini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Meritano attenzione particolare, inoltre, le tre cappelle che si aprono nel transetto: quella di sinistra, dedicata al SS. Sacramento, appare nuovamente, dopo i lavori di restauro, nell'originale concezione trecentesca; la cappella di destra è dedicata alla patrona di Enna, la Madonna della Visitazione, il cui simulacro, custodito per l'appunto nella cappella, viene condotto in processione ogni anno il 2 luglio; la cappella centrale, del XVI secolo, è dedicata alla Vergine Assunta, ed è riccamente decorata in ogni sua parte con stucchi, statue e quadri illustranti vari momenti della vita della Madonna. Il soffitto della chiesa, infine, costituito da tre differenti tipi di cassettoni intagliati, è una vera e propria opera d'arte in legno di noce: pregevole, in particolare, quello che sovrasta la navata centrale ed il transetto, opera dello scultore Scipione di Guido, che vi lavorò, con i suoi assistenti, per cinque anni. A lui si devono anche le cantorie della navata centrale ed il coro dell'altare maggiore.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_di_Enna7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Duomo è sede della Confraternita Maria SS. Della Visitazione fondata il 20 aprile 1874 dal parroco priore don Carmelo Savoca per rendere giuridicamente valida la “Congregazione dei Nudi” che riuniva i portatori della Nave d’oro durante la festività del 2 luglio. Questo è il giorno della festa della Patrona della città, la Madonna della Visitazione, la città viene svegliata all’alba dal suono di 101 colpi di cannone cui segue la messa solenne. Nel pomeriggio il simulacro della Patrona montato sulla tradizionale “Vara” chiamata Nave d’Oro viene portato a spalla attraverso le strade del centro storico dal Duomo alla chiesa di Montesalvo. I confrati della Compagnia di Maria SS. della Visitazione, chiamati “Ignudi” vestono con un camice bianco suddiviso in due parti con i bordi merlettati, scapolare celeste in cui è ricamata l’effige della Madonna, mantella bianca. I portatori, in numero tradizionale di 125 e aventi diritto per linea ereditaria al posto, si contraddistinguono per aver legata di traverso una fascia dalla scapola al fianco di colore azzurro. Gli altri confrati portano la tipica mantella azzurra e tutti sono a piedi scalzi. Il simulacro è preceduto dalle statue di San Giuseppe, e di San Michele Arcangelo portati anch’essi a spalla e a piedi nudi. Arrivati nella zona Monte, dopo aver attraversato la città da un lato all’altro percorrendo anche stretti vicoli, avviene il tradizionale incontro tra il fercolo della Madonna e le statue lignee di Santa Elisabetta e San Zaccaria precedentemente prese dalla chiesa di Montesalvo e poste ad aspettare, e rimembrare nel gesto simbolico la Visita che Maria fece ad Elisabetta e che giustifica il nome “Visitazione” della Festa. Dopo la prima domenica in cui il simulacro è stato traslato nella chiesa di Montesalvo hanno inizio le cosiddette Lumine ovvero festeggiamenti dedicati per un giorno ad una particolare maestranza. Due domeniche dopo l’arrivo nella chiesa di Montesalvo il simulacro viene riportato nella chiesa Madre dove rimane esposto per un’altra settimana e poi riposto nella sua speciale cappella. Con questa funzione ha fine la festa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Duomo</span></div></div><a href="https://youtu.be/jZlwNALPzHA">https://youtu.be/jZlwNALPzHA</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 05:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare e Spiaggie  in Sicilia: Oasi del Gelsomineto - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000028B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Spiaggia del Gelsomineto, chiamata anche la spiaggia della “Marchesa di Cassibile“, è ubicata nel Comune di </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?cittadine-siciliane-sul-mare--avola---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Avola</a></i><span class="fs14lh1-5"> ed è distante 2 km da </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?localita-balneari-in-sicilia---fontane-bianche---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Fontane Bianche</a></i><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> L’Oasi del Gelsomineto è una spiaggia che sa catturare l’attenzione dei turisti al primo sguardo. Il luogo garantisce uno scenario incantevole e non passa inosservato, immergendo in un’esperienza entusiasmante e rilassante al tempo stesso. </span><span class="fs14lh1-5">Il litorale viene costellato da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?da-visitare-in-sicilia--riserva-naturale-cavagrande-del-cassibile" target="_blank" class="imCssLink">Cavagrande del Cassibile</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, una riserva naturale orientata con una vegetazione straordinaria.</span> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/oasigelsemineto1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La sabbia fine ed il bosco ripariale che abbraccia la foce del fiume, oggi riserva naturale, &nbsp;dai sentieri percorribili, l' Oasi una spiaggia suggestiva, meta di un turismo balneare da piccoli numeri ma di grande qualità. Un tuffo sulla destra rivelerà due splendide ed accessibili grotte, e più a destra ancora, 5 minuti a nuoto, una spiaggia riservata ed incantevole. Sentieri e staccionate costeggiano sempre a destra la riserva verso il tratto di scogliera con rocce lisce, anch’esso di rara bellezza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/oasigelsemineto2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Perché l’Oasi del Gelsomineto ha assunto questa denominazione</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come mai questa lingua di sabbia ha questo nome? In molti se lo staranno senz’altro chiedendo. Ebbene, anticamente qui nascevano centinaia di gelsomini. Ecco perché ancora oggi questa zona mantiene questo nome così bello e floreale. La coltivazione di questo fiore è stata portata avanti per molto tempo, fino alla fine del secolo scorso, per il volere di un’industria di profumi francese. Molte zone della Sicilia hanno nella loro storia elementi analoghi rispetto a quello menzionato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Di queste coltivazioni ai giorni nostri non rimane più niente, solo una pineta che fa da barriera tra il mare e la strada, corrispondente a un’area verde molto apprezzata. Come abbiamo già detto, non è l’unico nome con cui viene riconosciuto questo luogo. Infatti, le persone del posto la definiscono anche come la spiaggia Ra Marchisa. Infatti, il litorale cade anche nel territorio che appartiene alla famiglia dei Marchesi e al proprio feudo. Una distesa enorme, che va dall’alto piano Ibleo al mare ed è posto tra la Cava Grande e i Cugni, fino ad arrivare alla piana di Siracusa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Una vicenda storica di notevole importanza</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Forse non tutti sanno che questo luogo è stato uno scenario molto importante della storia recente. Su questa lingua di sabbia, gli americani fecero la loro comparsa nel 1943. Il 9 luglio del 1943, qui si è tenuta la cosiddetta operazione Husky che pose fine alla seconda guerra mondiale. Un paio di mesi dopo, il 3 settembre, fu firmato l’Armistizio definitivo a Cassibile. La bellezza della baia è anche nella sua forma essendo racchiusa tra due costoni rocciosi che si trovano alle sue estremità. Una spiaggia che racchiude in sé molta della nostra storia anche quella più recente.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva-del-gelsomineto.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come si arriva sull’Oasi del Gelsomineto</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Accedere a questa spiaggia libera è molto semplice, dato che la strada da percorrere in auto è piuttosto rettilinea e senza particolari tratti tortuosi. Partendo da Siracusa, va imboccata la Strada Statale 115 e si va verso sud. Quindi, si attraversa il centro di Cassibile e si raggiunge il ponte situato sull’omonimo fiume. Basta percorrere altri 200 metri e seguire le varie indicazioni stradali per raggiungere la Pineta del Gelsomineto, e quindi l’omonima spiaggia.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/bd-9d5NxbeE">https://youtu.be/bd-9d5NxbeE</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Jul 2024 06:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Località turistiche Balneari in Sicilia - BALESTRATE - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000028A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Balestrate è situata in provincia di Palermo, al centro del golfo di Castellammare ,in vicinanza dei comuni di Trappeto, Partinico e Alcamo &nbsp;al confine con la provincia di Trapani, nella valle del fiume Cataldo, ai piedi del monte Ferricini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/baleestrate1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo territorio, infatti, era abitato sin dal paleolitico e poi è stato segnato dalla presenza di importanti dominazioni come quella greca, romana, bizantina, araba e normanna, ognuna delle quali ha lasciato un segno del proprio passaggio. In particolare, la fondazione del centro abitato nel sito attuale è da ricondurre ai bizantini che hanno costruito tra le torri di difesa del territorio del Golfo di Castellammare un piccolo borgo marinaro. Nel periodo di dominazione araba il villaggio si è ingrandito e gli arabi hanno realizzato anche un sistema di irrigazione (chiamato sìqayah in arabo e “Secchiaria” in siciliano) per irrigare le coltivazioni di canna zucchero e altri prodotti come ulivi e agrumi. Un altro importante svolta per la città è arrivata con la costruzione di una tonnara nel XVI secolo che garantiva non solo nuovi posti di lavoro ma anche un nuovo sviluppo per Balestrate. L’economia della città si basa ancora sulla pesca e sull’agricoltura, settori che nell’ultimo secolo hanno visto affiancarsi quello del turismo. Balestrate, infatti, vanta un lungo litorale caratterizzato da una spiaggia dorata e da un mare smeraldo che richiama durante i mesi estivi moltissimi turisti attratti anche dalla sua ospitalità e dal patrimonio enogastronomico. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/baleestrate3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Balestrate, o meglio Sicciara, come centro abitato, fece la sua prima apparizione nella storia nel 1681, cioè nell'anno in cui, su un lato dell'attuale piazzetta S.Anna, Giacomo Santoro, primo subconcessionario di quelle terre, costruì la sua dimora, a cui si accedeva, come oggi, attraverso un arco, sormontato dal suo stemma, tuttora esistente come le mensole del vecchio balcone interno, ora affogate nella calce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Attorno alla piazzetta fece costruire altre abitazioni per dare ricetto e soggiorno ai contadini che, prima di allora, erano costretti, dopo una giornata di lavoro nelle campagne di Balestrate, a rientrare nei paesi limitrofi. Costruì soprattutto, una chiesetta, ancora esistente, ma restaurata nel secolo scorso fin dalle fondamenta, a cui diede il nome di S.Anna, protettrice delle partorienti, che ben si adattava alla nascita del nuovo borgo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/baleestrate5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ultimo paese della costa occidentale palermitana. Offre una lunghissima spiaggia chiusa a tratti da una grande pineta e servita da numerosi lidi. Il centro abitato nella tipica pianta a griglia, mostra una graziosa piazza centrale nella quale, nel periodo estivo si può sostare piacevolmente in vari Caffè.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei dintorni il Santuario della Madonna del Ponte, meta di pellegrinaggio ed il Castello di Calatubo una roccaforte in cima ad una rupe risalente ad epoca bizantina e riedificata dagli arabi. Interessante il Museo Etno-antropologico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/baleestrate4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La configurazione geografica di Balestrate conferisce al suo territorio una posizione strategica: sorge nel centro del Golfo di Castellammare, a cavallo tra le province di Palermo e Trapani. Dista pochi chilometri da luoghi di forte richiamo turistico quali &nbsp;Palermo, Monreale, Segesta, Erice, Mozia, Riserva Naturale dello Zingaro, Oasi Capo Rama.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad ovest dell' abitato un'ampia spiaggia con lungomare, con tratti di spiaggia libera, ma anche stabilimenti balneari che offrono ogni comforts.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad est di Balestrate il litorale è costituito da un'ampia spiaggia di sabbia fine e anche qui spiaggia libera e stabilimenti balneari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il turismo balneare ha da sempre rappresentato il settore di punta delleconomia balestratese, proprio grazie all'estensione delle nostre spiagge ed al clima che permette lo sfruttamento delle strutture da maggio a settembre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Particolarmente interessante il sito di interesse comunitario, un bosco che rappresenta l'unica area attrezzata dove è possibile, anche, effettuare salutari e distensive passeggiate immersi nella natura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il porto, ha funzione turistica da diporto e peschereccia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il territorio ed il mare di Balestrate rivelano un' origine antichissima. Dove oggi c'è il mare, doveva esserci un tempo la terraferma e dove oggi non esiste più il mare, segni evidenti ne testimoniano la presenza preistorica.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/baleestrate2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spiagge di Balestrate:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Il litorale di Balestrate, lungo quasi 8 km, è il cuore di questa destinazione che vanta lunghe distese di sabbia dorata bagnate da acque cristalline, calde e basse con fondali sabbiosi che degradano lentamente. Queste caratteristiche unite alla presenza di stabilimenti balneari che offrono tutti i servizi rendono Balestrate una meta molto apprezzata dalle famiglie con bambini e dai viaggiatori in cerca di relax. In più bisogna dire che la Spiaggia di Balestrate è lunga e spaziosa ed è famosa non solo per il suo fascino incontaminato ma anche per la sua pulizia. Oltre alla spiaggia principale sono presenti baie e calette più isolate e selvagge dove poter stendere il proprio asciugamano e prendere il sole per ore lontano dal caos. Spostandosi ad ovest del porto, ad esempio, si trovano la cala di Sicciara detta anche dello scalo vecchio, la Baia delle Grotte, la Cala del Drago e la Baia Gaia al confine con Alcamo Marina. Sono tutte spiagge tranquille, per lo più libere, circondate da un lato dall’azzurro del mare e dall’altro dal verde della rigogliosa vegetazione. </span></div></div></div><a href="https://youtu.be/txep6yvxFBI">https://youtu.be/txep6yvxFBI</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 Jul 2024 06:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi sul Mare in Sicilia: PORTO EMPEDOCLE , Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000288"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Porto Empedocle è un piccolo borgo marinaro della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e anche lo scalo portuale principale per raggiungere le bellissime </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-pelagie---lampedusa---linosa-e-lampione--.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Pelagie</a></i><span class="fs14lh1-5">. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Nata come “Marina di Girgenti”, ovvero come snodo marittimo e mercantile di Agrigento, Porto Empedocle crebbe d’importanza nei secoli fino a diventare nel 1853 un comune autonomo. Il legame fra le due città, però, non è solo storico ma anche culturale: siamo nei luoghi di due grandi autori, Andrea Camilleri e Luigi Pirandello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/PortoEmpedocle1.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E' uno degli scali più importanti della costa sud-occidentale della Sicilia da dove partivano, fino a poco tempo fa, &nbsp;diretti in tutto il mondo i carichi di zolfo e salgemma delle miniere dell'entroterra. Da qui partono le navi e traghetti per le isole di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isole-pelagie--linosa" target="_blank" class="imCssLink">Linosa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isole-pelagie--lampedusa" target="_blank" class="imCssLink">Lampedusa</a></i><span class="fs14lh1-5">.</span><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/PortoEmpedocle4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In origine Porto Empedocle era solo un borgo marinaro chiamato "Marina di Girgenti", nel '400 sorse un importante "Caricatore" per il grano , attività strettamente legata alla vita economica di Agrigento. Il luogo fu difeso dalle incursioni dei turchi e dei pirati dalla torre ( la Torre Carlo V ) fatta costruire nel 1554 da Carlo V. e che i Borboni, alla fine del '700 usarono come carcere. Verso il 1830 il molo cominciò ad assumere notevole importanza nelle esportazioni dello zolfo per cui molti commercianti provenienti da più parti, ma soprattutto dalla vicina Agrigento vi si trasferirono contribuendo a far nascere un vero centro abitato dotato di chiesa, palazzi, depositi, caffé etc.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1853 diventando comune autonomo, prese il nome di "Molo di Girgenti" e un decennio più tardi assunse il nome attuale di Porto Empedocle, in onore del filosofo agrigentino Empedocle. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/PortoEmpedocle5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fonte di ispirazione di famosi scrittori, Porto Empedocle è una meta per chi non si accontenta della vacanza sole-mare, ma cerca storia, arte e cultura. Oltre ad aver dato i natali al grande drammaturgo premio Nobel Luigi Pirandello, e come abbiamo già descritto, è qui che è nato lo scrittore Andrea Cammilleri, ed è qui che sono stati ambientati i suoi romanzi tra " Vigata" e "Montelusa" , dove fa da sfondo la particolare bellezza della costa empedoclina con le ampie spiagge di Marinella e del Lido Azzurro.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La costa empedoclina con le sue ampie spiagge e le riserve naturali fa infatti da sfondo a un borgo immerso nell'arte e nella cultura, per non parlare dei suoi dintorni!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se ti piace la letteratura, poi, saprai che di Porto Empedocle si legge anche nei libri di Pirandello e in quelli di Andrea Camilleri (che ambienta qui le avventure del suo Commissario Montalbano).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Porto Empedocle è perfetta d’estate, ma anche nel periodo natalizio si anima con i suoi mercatini di natale e la mostra dei presepi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/statua-Camilleri-piazzetta-dello-scrittore.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Visitare Porto Empedocle significa fare un viaggio nell'arte e nella cultura. Il borgo, seppur piccolissimo è uno scrigno di tesori indissolubilmente legato al nome di grandi Maestri della letteratura italiana. Il modo migliore per esplorare questo angolo di Sicilia è percorrendo la Strada degli Scrittori sulle tracce di Pirandello, Camilleri, Sciascia e Tomasi di Lampedusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">COSA VEDERE A PORTO EMPEDOCLE</b></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Porto Empedocle è essenzialmente una meta di mare, ma nel suo centro storico è possibile ammirare monumenti antichi e godersi l'atmosfera rilassata della cittadina. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/PortoEmpedocle2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ecco alcuni luoghi da non perdere durante la tua visita a Porto Empedocle:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Torre di Carlo V, edificata nel '500 e simbolo di Porto Empedocle</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Via Roma, la strada principale di Porto Empedocle, animata da ristoranti e caffè all’aperto</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Chiesa Madre, nel cuore del centro storico</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/PortoEmpedocle3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La scalinata artistica di Salita Gibilaro, rivestita di mattonelle in ceramica di Caltagirone </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Caffè Vigata, luogo prediletto di Andrea Camilleri</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Palazzo Melluso, un bellissimo esempio di Art-Nouveau</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le statue di Luigi Pirandello e del commissario Montalbano, poste in via Roma</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il murales di Andrea Camilleri, sulla facciata del Palazzo Municipale</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">MARE E SPIAGGE</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se c'è una cosa che è veramente insuperabile nella zona di Porto Empedocle però è il mare: limpido, smerando intenso e a tratti ancora selvaggio. Quali sono le spiagge più belle di Porto Empedocle e dintorni?</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiagge-porto-empedocle-1.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una su tutte è considerata la più bella e la più famosa, probabilmente dell'intera Sicilia. La Scala dei Turchi è una scogliera bianca come il latte che prosegue per centinaia di metri accanto al paese di Realmonte, vicino a Porto Empedocle. La Scala dei Turchi si chiama scala dei turchi per via dell'erosione della roccia bianca che in certi punti assomiglia ad una scala e che secondo le leggende fu proprio il punto di approdo e di salita dei turchi ottomani che saccheggiarono più volte la zona. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Capo Rossello, nel comune di Realmonte, è uno sperone di roccia rossa da cui si vede maestosa la Scala dei Turchi e che forma e protegge due spiagge di sabbia (una è selvaggia, l'altra meno). &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le spiagge del Caos, della Marinella e Lido Azzurro sono le spiagge di Porto Empedocle tutte accomunate da sabbia dorata e arenili ampi. Qui trovate tutte le spiagge più belle di Agrigento. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/iMMqkU5Nt3o">https://youtu.be/iMMqkU5Nt3o</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 23 Jul 2024 06:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia - COMISO , Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000287"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Comiso è una delle perle del barocco siciliano, situata nella </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, ai piedi dei <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?sicilia-meravigliosa--altopiano-dei-monti-iblei" target="_blank" class="imCssLink">Monti Iblei</a>. La sua storia millenaria, le sue bellezze architettoniche e naturali, la sua tradizione gastronomica e culturale ne fanno una meta ideale per chi vuole scoprire le meraviglie di questa terra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/COMISO3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata nel cuore della Valle del Dirillo, Comiso è una cittadina della Sicilia meridionale che sorge ai piedi del Monte San Nicola circondata da importanti località come <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani-da-visitare--vittoria-,-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Vittoria</a>, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--chiaramonte-gulfi-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Chiaramonte Gulfi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Le origini di Comiso sono davvero antiche ma il primo agglomerato urbano si è sviluppato principalmente in epoca medievale prima grazie agli arabi e in seguito ai normanni mentre una forte crescita è avvenuta durante il Rinascimento. La sua storia è per lo più allineata con quella della Sicilia e ha visto susseguirsi l’egemonia di Aragonesi, Borboni e, infine, dei Savoia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/COMISO4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città ha vissuto un periodo di particolare splendore e sviluppo dal XVI secolo, quando è passata sotto il controllo della famiglia dei Naselli che l’ha governata per quasi tre secoli costruendo non solo chiese, conventi e monasteri ma anche un importante ospedale pubblico. Questa nel corso degli anni ha fatto costruire edifici di grande valore artistico, tra cui il Castello dei Naselli d’Aragona, il Teatro e la Chiesa di Santa Maria delle Stelle. Il controllo della famiglia sulla città è continuato fino alla soppressione della feudalità in Sicilia, voluta da Ferdinando di Borbone nel 1816. Comiso è poi salita alla ribalta durante la Seconda guerra mondiale per avere creato nel 1945 la Repubblica di Comiso, un territorio indipendente retto da un governo popolare che si opponeva al conflitto bellico e aveva indetto delle leggi proprie. Con la fine della guerra, la città è rimasta a lungo al centro della cronaca perché presso il suo aeroporto era stata creata una grande base militare della NATO considerata tra le più importanti durante la guerra fredda. La presenza di questa base è sempre stata al centro di dibattiti e confronti dato che era mal vista da molti cittadini e pacifisti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/COMISO2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi Comiso è un’affascinante località della Sicilia che richiama visitatori per il suo patrimonio storico e architettonico, per le bellezze naturali e per la tradizione gastronomica. Inoltre, nonostante la città non abbia spiagge è considerata un’ottima base per raggiungere i litorali di destinazioni balneari vicine come Marina di Ragusa e Pozzallo. L’aeroporto di Comiso, infatti, aperto in origine come infrastruttura militare NATO dal 2013 è stato convertito all’aviazione civile e vanta collegamenti con diverse cittadine italiane ed europee. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/COMISO5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Comiso può essere visitata tutto l'anno: l'accoglienza ed il calore dei siciliani ti stupiranno. Ma per una esperienza indimenticabile, ammirare i colori, gustare i sapori e vivere appieno le tradizioni, è consigliabile programmare una visita nei giorni di una delle feste che durante l'anno si svolgono a Comiso</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Comiso</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al centro della città, la piazza Fonte di Diana è ornata dalla neoclassica fontana di Diana, alimentata da acque che in epoca romana servivano come terme.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Verso Piazza delle Erbe furono scoperte diverse sale delle terme romane , tra cui il calidarium ottagonale e un ninfeo con un mosaico raffigurante Nettuno e le Nereidi (II secolo d.C.).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/piazzadelleerbeCOMISO.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In Piazza delle Erbe, la cattedrale di Santa Maria delle Stelle fu eretta nel XV secolo su un’antica chiesa del XIV secolo dedicata a Santa Maria del Mulino (nelle vicinanze si trovava un mulino). Fu ricostruita dopo il terribile terremoto del 1693, conservando tuttavia pilastri e archi gotici della navata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla sua facciata a tre ordini si susseguono pilastri a capitelli dorici, ionici e corinzi. La cupola neogotica fu completata nel 1894, la torre nel 1936.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/COMISO6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa dell’Annunziata domina una scala spostata rispetto alla facciata, con la sua bella facciata neoclassica e un interno decorato con stucchi bianchi, blu e dorati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La rinascimentale chiesa di San Francesco ospita la bella cappella Naselli, con il superbo monumento funebre di Baldassarre Naselli e la sua edicola, opere di Gagini. Conserva un chiostro del XV secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In piazza San Biagio l’omonima chiesa di origine bizantina fu ricostruita nel XVIII secolo e il castello aragonese fu trasformato in residenza baronale dai Naselli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel sud del centro città, la chiesa dei Cappuccini, del 1616, conserva un bell’altare ligneo e una cappella mortuaria con mummie di religiosi e personaggi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A 3 km a nord-est si trova anche la pagoda della pace, in pietra bianca a forma di cupola sormontata da un pinnacolo, commissionato dal monaco giapponese Morishita.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><b>Museo Civico di Storia Naturale Comiso</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-civico-comiso.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Il Museo Civico di Storia Naturale di Comiso presenta una vasta collezione, che si è arricchita nel tempo: altri reperti fossili e zoologici sono stati recuperati a seguito di missioni compiute dal personale del museo, oppure donati da diverse ditte benefattrici o da privati collezionisti. Nel corso degli ultimi 30 anni i ricercatori del museo hanno condotto numerose ricerche e studi, producendo centinaia di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e scoprendo 15 nuove specie tra fossili e animali attuali.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A questi reperti si aggiungono anche i 6.000 volumi d’interesse geo-paleontologico, zoologico e archeologico, appartenenti alle Collezioni Librarie “Italo Di Geronimo”, “Ferdinando Ciani”, “Salvatore Carfì”, “Nunzia Oliva” e “Giovanni Mannino”. </span></div><div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">L’esposizione comprende specie di animali estinti o a estremo rischio di estinzione che conferiscono alle collezioni un valore inestimabile, tra cui la più importante collezione cetologica del meridione d’Italia.</span></div></div><div><br></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>I luoghi di Montalbano a Comiso</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In </span><span class="fs14lh1-5"><i>Gli arancini di Montalbano</i></span><span class="fs14lh1-5"> il Commissario segue le indagini relative alla morte dei coniugi Pagnozzi, uno dopo l’altro unisce gli indizi che lo porteranno a far luce su un doppio omicidio mascherato da incidente. Quando dovrà raccogliere informazioni su un Calogero Picone, un giovane meccanico di Vigata, andrà a trovare le responsabili dell’istituto Sacro Cuore di Maria che è stato ambientato nell‘ex Mercato Ittico di Comiso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/anteprima2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un gruppo di bambini gioca a calcio sotto i portici del mercato mentre Montalbano raccoglie le sue prove. Quando entra e quando esce, alle spalle del Commissario si staglia la chiesa di Santa Maria delle Stelle che insieme alla sua cupola abbellisce le inquadrature.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/eUMdOMWb4-U">https://youtu.be/eUMdOMWb4-U</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 21 Jul 2024 05:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Spiaggie segrete e Meravigliose alle Eolie - VALLE MURIA - Lipari]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000286"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia di Valle Muria è tra le più ambite e le più belle di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?arcipelago-delle-eolie--isola-di-lipari" target="_blank" class="imCssLink">Lipari</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, nell’arcipelago delle </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Eolie</a></b></i><span class="fs14lh1-5">. Con la sua sabbia nera ed uno specchio d’acqua limpidissimo, essa è meta di turisti, avventurieri, amanti dei luoghi nascosti e magici. Questo pezzo incantato di terra sorge nella parte sud-orientale dell’isola ed è raggiungibile sia via mare che via terra. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallemurliparia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Lipari Valle Muria è meta preferita dagli amanti dei luoghi nascosti e dagli avventurieri a cui piace camminare a piedi e fare trekking. E’ una spiaggia isolata, raggiungibile in auto sino ad un certo punto. Vi si accede a piedi da un sentiero immerso nel verde che scende verso il mare. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallemurliparia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia Valle Muria Lipari sorge lungo la costa sud-occidentale dell’isola, adagiata in una pittoresca baia a cui fa da cornice la parete rocciosa di un promontorio e il mare azzurrissimo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È una spiaggia di ciottoli e scogli, raggiungibile a piedi attraverso un sentiero oppure in barca. Quella di Valle Muria è una delle spiagge di Lipari più belle. E’ lunga e stretta e si caratterizza per il colore scuro dell’arenile e le sfumature rossastre che in alcuni tratti assume la battigia. In questo lembo di costa &nbsp;sono ancora evidenti tracce delle eruzioni vulcaniche del Monte S. Angelo avvenute tantissimi secoli fa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallemurliparia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Lipari la spiaggia Valle Muria è &nbsp;lambita da acque cristalline e trasparenti ed è dominata da una alta parete di roccia tufacea lungo il cui versante meridionale si scorgono le grotte utilizzate un tempo come riparo. Valle Muria beach è inserita in un contesto naturalistico e paesaggistico di grande interesse. Tutta la zona occidentale è interessata dalle fumarole che evidenziano la natura vulcanica dell’isola. Nei &nbsp;pressi della spiaggia di Lipari si trovano i resti di un serbatoio di età imperiale romana e di una fornace riferibile ad un impianto servita dallo stesso. Il mare è spettacolare. I fondali ricchi di flora e fauna invitano a tuffarsi e a praticare snorkeling.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per raggiungere <strong><b>Valle Muria</b></strong> dovrete imboccare la strada che, dal Porto, conduce a Pianoconte. Poco prima di giungere al punto panoramico Belvedere Quattrocchi, il più noto dell’isola da cui è possibile scorgere i celebri faraglioni, dovrete svoltare e imboccare la discesa. Al cartello “Valle Muria”, dovrete posteggiare e continuare a piedi. Da lì, un sentiero tra pietre e sabbia vi condurrà direttamente alla spiaggia. Il percorso dura circa 8 minuti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/vallemurliparia5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se invece state facendo una “toccata e fuga” sull’isola e non avete intenzione di affittare un mezzo, direttamente dal Porto potrete usufruire dei servizi<strong><b> </b><b>taxi via mare</b></strong>. Queste imbarcazioni, a cifre non elevate, vi condurranno nelle calette meno accessibili del capoluogo eoliano tra cui anche la “nera” Valle Muria.</span></div></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/FbarhcugeDQ">https://youtu.be/FbarhcugeDQ</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 Jul 2024 05:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Antichi borghi marinari in Sicilia - OGNINA DI CATANIA]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002B9"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ognina rappresenta uno dei più antichi borghi marinari di Catania dove mito, natura, cultura e bellezza si uniscono a creare un insieme indissolubile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninacatania1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ognina o Lògnina, come veniva chiamata nell’antichità, è un gioiello ricco di fascino e storia, incastonato nella costa catanese tra mare e vulcano. Con le sue stradine caratteristiche, le barche colorate dei pescatori, le oche che popolano il suo porticciolo e il profumo del mare, Ognina incanta i visitatori per la sua autenticità e bellezza senza tempo. Arrivando al lungomare di Catania si viene subito colpiti dal piccolo borgo marinaro da cui si apprezza la vista dell’Etna sullo sfondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninacatania3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un tempo grande porto commerciale, Ognina oggi è il punto di arrivo o di partenza del lungomare della città etnea, accoglie le barche di pescatori e privati e offre una bellissima vista sulla costa orientale dell’isola. Ristoranti di pesce e Bar in cui provare le specialità tipiche di questa parte della Sicilia ti aspettano per rendere la visita ancora più gradevole.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninacatania2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia di Ognina affonda le sue radici nell’antichità, quando era uno dei principali porti commerciali della città di Catania. Fondato nel VIII secolo a.C. dai Calcidesi, nel suo porto si costruivano le migliori imbarcazioni. </span><span class="fs14lh1-5">Al tempo dei romani il porto di Ognina accoglieva fino a 300 navi da ogni parte del mondo ed era il porto principale di Katane, così come veniva chiamata anticamente la città di Catania.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel corso dei secoli il borgo di Ognina ha subìto molti cambiamenti, alcuni voluti dall’uomo e altri dalla potenza della natura. Entrambi hanno stravolto il suo aspetto senza però farle perdere identità e bellezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ancora oggi è meta di turisti e cittadini che passeggiano tra le sue vie, si affacciano per godere la vista del mare e dell’Etna, fanno sport e consumano pasti nei suoi bar storici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Negli ultimi decenni il quartiere di Ognina, insieme al suo lungomare, si è modernizzato con la costruzione di palazzi, locali, una pista ciclabile, centri sportivi e parchi divertimenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma nelle ville antiche, negli eucalipto della spiaggetta vicino al porto, al cospetto della Garitta di avvistamento, Ognina mantiene intatto il suo fascino fuori dal tempo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninacatania4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Leggenda vuole che Odisseo, cercando affannosamente quiete, scelse proprio quello che viene chiamato dai catanesi “Il porto di Ulisse” per sbarcare con i suoi uomini. Lo scalo, d’altronde, costruito nell’VIII secolo a.C., rappresentava un’importante tappa marittima ed era diventatopunto d’incontro fondamentale nel Mediterraneo, tanto da poter contenere fino a 250 navi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il porto d’approdo del mitico Ulisse purtroppo fu inghiottito tantissimo tempo fa da una violenta eruzione dell’Etna che, a contatto col mare azzurro, ha creato un lungo fiume di lava, ormai muraglia di scogli neri in cui il borgo si sporge e si affaccia da secoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al suo posto fu realizzato il porticciolo di Ognina, che per anni è stato luogo di riferimento per lacostruzione di navi: i maestri d'ascia che lo popolavano erano considerati fra i migliori della costa orientale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninacatania10.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma quali sono le curiosità e le cose da non perdere di questo affascinante quartiere dal sapore leggendario, dove ancora oggi, la domenica mattina, tra le varie barche ormeggiate si può trovare il mercato del pesce? Scopriamole insieme:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Porto-Ulisse-storico.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Partiamo dal suo nome. Sulle sue origini rimangono ancora alcuni dubbi e sono diverse le ipotesi in campo. Quella più accreditata lega il borgo marinaro, soprannominato “Lògnina” o “Lòngina”, al fiume che scorreva nei pressi e che fu sepolto dall’eruzione del 1381, il Longàne: oggi è completamente scomparso, ma ne rimane traccia nelle polle di acqua dolce che affiorano lungo tutto il litorale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul termine “Ognina” ci sono anche altre teorie, come ci racconta il monsignor Mariano Foti nel suo libro “Ognina, storia, ricerche, impressioni”. “Lògnina”, infatti, indicava i porti provvisti di pietre forate che servivano per l’approdo nei porti delle navi. Questo sarebbe, quindi, il motivo per cui la parola è usata per indicare altre località note per le loro attività portuali, non solo della Sicilia ma anche della Sardegna o dell’Isola d’Elba.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Probabilmente non conosceremo mai le origini con certezza, ma quel che sappiamo è che questo piccolo borgo di pescatori, che era il porto dell’antica e maestosa Katane, conserva un fascino particolare ancora oggi, nonostante il grande sviluppo edilizio e le mutazioni che lo hanno contraddistinto nel corso del tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>IL SANTUARIO DI SANTA MARIA D’OGNINA</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninacatania5b.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ancora una volta un legame con l’antica Grecia. Oltre all’approdo di Odisseo, infatti, leggenda vuole che sulla spiaggia di Ognina sorgesse un tempio dorico dedicato alla dea Athena Longatis, dea della sapienza e protettrice della battaglie in mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il tempio, come il Porto di Ulisse, non esiste più perché fu distrutto dai terremoti che colpirono la città nel ‘300. In seguito fu costruita una chiesa, anch’essa distrutta da un terremoto, e sulle sue rovine fu edificata l’attuale Chiesa di Santa Maria di Ognina, restaurata dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da quel lontano 8 settembre del 1697, quando avvenne la consacrazione, la statua venerata della “BeddaMatri di Ognina”, incoronata e illuminata, appare sull'altare maggiore alzandosi lentamente.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>A FESTA D'A BAMMINA</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninacatania9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'8 settembre, per tutto il borgo di Ognina e anche per moltissimi catanesi di altri quartieri, arriva uno dei momenti più attesi e importanti dell’anno: la Festa della Madonna di Ognina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Conosciuta con il nome popolare di "A festa d'a Bammina" (la festa di Maria bambina), si celebra nella settimana che ruota per l’appunto attorno al giorno della Natività di Maria, e a Catania è considerata seconda per importanza dopo la festa della patrona Sant’Agata. Questa celebrazione, che affonda le radici in tradizioni antichissime, richiama folle di fedeli e curiosi che giungono da qualsiasi parte della Sicilia, tanto che un tempo gli abitanti del quartiere solevano acquistare un abito nuovo da indossare per l’occasione. </span><span class="fs14lh1-5">"Con vera Fede, evviva la bella Madre di Ognina” è il grido di saluto ritmato e ripetuto più volte dai mastri di festa e dalla folla di devoti attorno al fercolo nel giorno della processione della Madonna, che gira per i vicoli del quartiere dando la benedizione ai fedeli che ne attendono impazienti il passaggio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninacatania6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma c’è di più. Perché sono addirittura sette le iniziative religiose e folkloristiche che vengono organizzate durante la Festa, che ogni anno viene preparata da un comitato ad hoc, formato da pescatori, operatori pastorali e sacerdoti della parrocchia. Fra queste, sicuramente da non perdere La sagra del pesce azzurro, quando la sera del sabato e della domenica antecedenti la festa i pescatori in piazza imbandiscono una grande tavolata offrendo a tutti del pesce arrostito, e la processione in mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninacatania8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quest’ultima, che si svolge il sabato successivo all'8 settembre, è un momento magico, fatto di fede misto a cultura e folklore locale. Nel tardo pomeriggio la statua della Madonna viene portata dal molo verso il mare aperto su una barca, per poi ritornare al Santuario: la prima tappa è nei pressi del porto, dove ogni anno viene gettata una corona di fiori in onore dei caduti in mare, e subito dopo comincia la vera e propria processione, con tutte le barche a seguire e i fedeli incantati a guardare sotto le stelle che ne illuminano il cammino. </span><span class="fs14lh1-5">La folla aggrappata alle rive e agli scogli del golfo con i fazzoletti bianchi per salutare, le barche e i pescherecci addobbati a festa, i canti mariani, le preghiere e i lumini accesi e galleggianti sulle acque ammantano la processione di un fascino speciale, un incanto che sa di mistero.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">SAN SILVESTRO A MARE</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-12" src="https://www.sicilytourist.com/images/capodanno_mare_ogninacatania.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Ognina, un tempo borgo di pescatori e oggi quartiere attrattivo con ristorantini di pesce e pasticcerie, è famosa in tutto il mondo non solo per tutto quello che vi abbiamo appena raccontato ma anche per un altro evento che si ripete ormai da più di sessant’anni: San Silvestro a mare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">È una gara di nuoto tradizionale che si tiene tutti gli anni la mattina del 31 Dicembre, quando partecipanti di ogni fascia di età, di varie nazioni, professionisti e dilettanti si sfidano in un’entusiasmante gara di nuoto nel mare della Sicilia, partendo proprio dal porticciolo dell’antico borgo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La manifestazione è nata nel 1960 grazie all’idea di Lallo Pennisi, un professionista della pallanuoto catanese. Da allora San Silvestro a mare è diventato un appuntamento fisso e unico al mondo, motivo per cui ha raggiunto una fama di livello internazionale.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/9ml70yfITyc">https://youtu.be/9ml70yfITyc</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Jul 2024 05:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Marinari Siciliani: CALABERNARDO - Noto, Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000283"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il piccolo borgo di pescatori conosciuto come Calabernardo, è frazione del Comune di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">Noto</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Siracusa</a></i><span class="fs14lh1-5">, ed &nbsp;è un luogo suggestivo, caratterizzato da un piccolo molo realizzato a ridosso di una costa rocciosa frastagliata. Meno frequentate rispetto alle rinomate spiagge di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?oasi-naturalistica-di-vendicari" target="_blank" class="imCssLink">Vendicari</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, è luogo prediletto dagli abitanti di Noto e da quanti amano immersioni per osservare la ricca fauna marina dei fondali, </span><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5">un piccolo borgo sonnacchioso e tranquillo, che con il mare ha un rapporto autentico, antico e consolidato nel tempo.</span><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Calabernardo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un villaggio di case stiracchiate lungo un tratto di costa bassa e frastagliata e raccolte intorno ad un minuscolo approdo che ospita poche barche tirate in secco. Questo angolo di mare è fuori dalle rotte turistiche estive, complice la mancanza di locali di richiamo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella stagione balneare è frequentato per lo più dai netini che, da generazioni, trascorrono qui la villeggiatura. Alla fine dell’estate però non tutte le abitazioni vengono chiuse fino all’estate successiva, negli ultimi anni è aumentato il numero di coloro che hanno scelto di vivere stabilmente a tu per tu con il mare, dove il silenzio la fa ancora da protagonista.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Calabernardo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il nome Calabernardo è un nome fuori dal comune e raccontare da cosa deriva si può dire che faccia sorridere Si racconta che nei primi anni del secolo scorso, un ragazzo di nome Bernardo (per l’appunto) si trovava in spiaggia e desideroso di bagnarsi iniziò a guardarsi intorno; non vedendo alcun passante pensò bene di iniziare a spogliarsi, e </span><span class="fs14lh1-5">la prima cosa che si tolse furono i pantaloni (i cause) ma non appena iniziò ecco che dal nulla spuntò un signore che notando quanto accadeva iniziò a gridare a tutti:</span></div><div><i><span class="fs14lh1-5">“Carusi, Bennaddu si calau i cause” &nbsp;</span></i><span class="fs14lh1-5">(</span><span class="fs14lh1-5">Ragazzi, Bernardo si è calato i pantaloni)</span></div><div><span class="fs14lh1-5">ecco che da allora la frazione di Noto prese il nome di “Calabernardo” </span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Calabernardo3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Mare e la Spiaggia</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il mare qui è abbastanza roccioso, soprattutto dove si affacciano le case e nei pressi del porticciolo. Tuttavia andando dal lato nord si può arrivare alla foce del fiume Asinaro e ci si trova in una spiaggia ampia e sabbiosa, oltre che meno frequentata . La piccola distesa di sabbia dorata, che termina con un tratto leggermente roccioso, è bagnata da un bellissimo mare turchese, poco profondo in riva. Un vero paradiso di calma e serenità, con accesso libero e un tipico paesaggio siciliano. La spiaggia si trova, infatti, accanto al piccolo borgo marino di Calabernardo con il suo porticciolo e il faro ormai in disuso. Proprio dietro la spiaggia si trova un’area di parcheggio. La posizione appartata di questa spiaggetta è perfetta per chi ama la pace e vuole tenersi lontano dalle spiagge caotiche. Il contesto paesaggistico è reso ancora più suggestivo dalla presenza di dune sul retro della spiaggia, accanto alla quale si trova la foce del fiume Asinaro.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-del-mare-di-calabernardo.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div> </div><div> </div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il museo del mare</span></div><div><span class="fs14lh1-5">All’interno della ex caserma della Guardia di Finanza dal 2016 vive il Museo del Mare dove è possibile vedere numerosi reperti rinvenuti in questo specchio di mare, inoltre su di un grande schermo vengono proiettate le immagini dei fondali antistanti questa località barocca.</span></div><div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5 cf1">Il museo espone alcuni dei ritrovamenti di archeologia subacquea recuperati lungo le coste della Sicilia sud-orientale, tra questi ceppi d'ancora, anfore e ricostruzioni di imbarcazioni antiche. Il museo è dotato di supporti audiovisivi.</span></div></div><div style="text-align: start;"><div><span class="fs14lh1-5">Il Museo del Mare è stato intitolato al prof. Sebastiano Tusa , archeologo, cattedratico e scrittore, Sovrintendente del Mare ed assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana. </span></div></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Calabernardo-borgo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div style="text-align: start;"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare a Calabernardo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">– Dall’aereoporto di Catania (88 km – 1 ora):</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Seguire le indicazioni per Siracusa e proseguire lungo l’autostrada Catania Siracusa che poi diventerà Siracusa – Gela. Dopo circa 82 km uscire dall’autostrada in direzione Noto proseguendo per Noto. Percorsa una grande curva verso destra e giunti alla rotatoria, svoltare a destra e subito dopo a sinistra, seguendo le indicazioni per Calabernardo – Noto – Ragusa – Pachino – Portopalo. Proseguire per altri 1.200 metri e giunti al primo incrocio svoltare a destra e proseguire su SP34 seguendo le indicazioni per Calabernardo. Proseguire per altri 2,2 km e giunti ad una grande rotatoria, tenere la sinistra ed imboccare la quarta uscita, seguendo le indicazioni per Strada Comunale (sulla sinistra si vedrà un ristorante-pizzeria). Proseguire per altri 1000 metri ed alla fine della strada si vedrà sulla sinistra la meravigliosa spiaggia di Calabernardo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">– Dall’aeroporto di Comiso (87 km – 1 ora e 25 minuti):</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Uscendo dall’aeroporto di Comiso, svoltare a destra e giunti alla rotonda dopo 3,7 km, tenere la destra per poi svoltare a destra seguendo le indicazioni per Ragusa (SP30). Percorrere altri 3,3 km e giunti alla fine della strada, svoltare a sinistra seguendo le indicazioni per Ragusa e poi subito nuovamente a sinistra seguendo sempre le indicazioni per Ragusa (SS514). Proseguire SS514 che poi diventerà SS115 ed SS194 e dopo circa 34 km tenere la destra ed imboccare lo svincolo in direzione Scicli – Modica Centro – Modica S. Cuore – Siracusa. Proseguire dritto e superare 6 rotonde. Alla settima rotonda, tenere la destra svoltando poi a destra, seguendo le indicazioni per Ispica – Siracusa – Pozzallo (SS115). Alla prima rotonda, tenere la sinistra e prendere la terza uscita seguendo le indicazioni per Cava d’Ispica (SP109). Percorsi 4 km, si giungerà ad una rotatoria dove si dovrà tenere la sinistra per poi prendere la terza uscita e seguire le indicazioni per cave d’Ispica (SP32). Proseguire per altri 4 km seguendo sempre le indicazioni per Vaca d’Ispica e giunti ad un bivio, tenere la destra e proseguire seguendo le indicazioni per Rosolini. Proseguire su SP34 ed SP27 per 7 km e giunti ad un bivio, tenere la destra e proseguire seguendo le indicazioni per l’autostrada Catania – Siracusa. Percorsi altri 3,5 km si giungerà al termine di questa strada e si dovrà svoltare a sinistra per immettersi nella SS115 (a destra si vedrà un negozio di arredamenti ed a sinistra un autosalone). Proseguire dritto su SS115 e giunti alla seconda rotatoria tenere la sinistra e prendere la terza uscita seguendo le indicazioni per autostrada A18. Proseguire per altri 900 metri e tenere la destra per immettersi nell’autostrasa Siracusa – Gela in direzione Siracusa. Proseguire in autostrada per 16 km ed uscire a Noto. Percorsa una grande curva verso destra e giunti alla rotatoria, svoltare a destra e subito dopo a sinistra, seguendo le indicazioni per Calabernardo – Noto – Ragusa – Pachino – Portopalo. Proseguire per altri 1.200 metri e giunti al primo incrocio svoltare a destra e proseguire su SP34 seguendo le indicazioni per Calabernardo. Proseguire per altri 2,2 km e giunti ad una grande rotatoria, tenere la sinistra ed imboccare la quarta uscita, seguendo le indicazioni per Strada Comunale (sulla sinistra si vedrà un ristorante-pizzeria). Proseguire per altri 1000 metri ed alla fine della strada si vedrà sulla sinistra la meravigliosa spiaggia di Calabernardo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/IHWAs5kNxfQ">https://youtu.be/IHWAs5kNxfQ</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 13 Jul 2024 06:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e Leggende Siciliane - I Fantasmi del Castelluccio di Gela]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000282"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Esiste ancora oggi un luogo dove realtà e mistero si confondono: il Castelluccio di Gela. Si tratta di un castello svevo del 1143 che da una collina di gesso domina la costa a difesa della città di Gela. &nbsp;</span><span class="imTALeft fs14lh1-5 cf1">Sono numerose le leggende legate al Castelluccio</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castelluccio_di_Gela.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">C’era una volta una bella Castellana dalla lunga chioma nera che viveva in un misterioso maniero, il Castelluccio di Gela, collocato a pochi chilometri dalla città. Indossava un meraviglioso manto bicolore, azzurro all’interno e verde all’esterno, allietando contadini e passanti con i suoi canti melodiosi. La bella Castellana si occupava della servitù e si prendeva cura dei cavalli che raggiungevano numerosi il maniero durante le riunioni del padrone, suo marito. Gli uomini ne erano irresistibilmente attratti, ma chiunque tentasse di avvicinarla scompariva nel nulla. La leggenda della bella Castellana lo ha infatti reso immortale e affascinante, senza contare che da qui si gode un panorama mozzafiato. Il Castelluccio, posizionato com’è sulla sommità di un colle, domina infatti la piana di Gela.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/gelafantasmi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La leggenda del Castelluccio di Gela narra anche di un cavaliere armato che si aggirava spesso intorno a questo luogo misterioso, senza che mai nessuno, tra i contadini che lavoravano nei dintorni, fosse riuscito ad avvicinarlo. Anche la bella Castellana, nonostante la sua avvenenza, destava timore perché chiunque provasse a raggiungerla non faceva più ritorno. Ella si diceva fosse alta ed esile, con una lunga e fluente chioma nera, truccata con uno strano rossetto verde, tanto verde che alcuni pensavano provenisse dalla sua bile. Era una figura singolare, bella, ma anche crudele, severissima con i servitori, ambigua, sfuggente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fatta eccezione per le riunioni d’armi del Signorotto, nessuno faceva visita al Castelluccio. I nobili che volevano discutere di affari con lei preferivano inviarle dei messaggeri, che puntualmente scomparivano nel nulla prima di far ritorno. Stessa sorte capitava ai colombi viaggiatori. Non solo, secondo i contadini tra le mura del castello si aggiravano strane ombre, forse spaventosi fantasmi di epoche lontane. </span></div></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">Al maestoso Castelluccio di Gela, purtroppo non visitabile all’interno, sono dunque legate numerose leggende, che lo rendono piuttosto curioso e interessante, misterioso e intrigante.</span></div></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 06:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Località Balneari in Sicilia: ALCAMO MARINA, Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000281"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alcamo Marina è una località balneare della <a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a> nel territorio di <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?guida-alle-localita-siciliane--alcamo---trapani/" target="_blank" class="imCssLink">Alcamo</a></i> in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Trapani</a>. È caratterizzata da una moltitudine di case di villeggiatura, che nel periodo estivo ospitano migliaia di alcamesi ma anche turisti, attratti dalle spiagge dorate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcamomarinacop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alcamo Marina nasce come centro per la pesca del tonno; a tale proposito esisteva una tonnara, adesso non più utilizzata, ma della quale si può ammirare tutt'oggi la struttura originaria sul lungomare, in prossimità della stazione ferroviaria di Castellammare del Golfo. Al centro della sua imponente struttura a due piani è collocata un'elegante torre di avvistamento, tramite la quale questa tonnara sorvegliava l'attività delle altre tonnare vicine. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tonnara_in_contrada_Magazinazzi_02.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ancora oggi, all'interno di questo antico edificio si trovano le reti e le barche utilizzate un tempo per svolgere la tradizionale pesca del tonno, detta "mattanza". </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel tempo, Alcamo Marina si è trasformata in una zona di villeggiatura, privilegiata per le sabbie dorate e il clima gradevole. Di conseguenza sono sorti nelle vicinanze ristoranti, pizzerie, bar e altri luoghi di ristorazione e intrattenimento, che si trovano per la maggior parte in Via del Mare, in vicinanza degli accessi alla spiaggia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcamomarinacop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alcamo Marina vanta un litorale lungo all’incirca sei chilometri caratterizzato da sabbia dorata e fine che è circondata da un lato da acque cristalline mentre dall’altro dal verde della vegetazione mediterranea. Scelta come uno dei Luoghi del Cuore Fai, la spiaggia di Alcamo Marina alterna aree di spiaggia attrezzate, con lidi che offrono tutti i servizi, ad ampie zone di spiaggia libera dove poter stendere il proprio asciugamano per delle ore di relax. I pochi tratti attrezzati vantano stabilimenti che non solo offrono noleggio di lettini e ombrelloni ma spesso organizzano anche attività di intrattenimento per grandi e bambini e tornei sportivi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcamomarinacop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli appassionati di attività acquatiche possono trovare da fare in zona dato che qui si può praticare windsurf, snorkeling e immersioni subacquee, mentre diversi centri organizzano tour in barca lungo costa alla scoperta di grotte e calette. In generale tutto il litorale è bagnato da un mare cristallino con fondali sabbiosi che degradano lentamente e sono quindi perfetti per i bambini che possono giocare in tutta sicurezza nel bagnasciuga. Alcamo Marina non è ancora gettonata come altre località siciliane molto più famose per questo è l’ideale per chi ricerca tranquillità e relax lontano dalla folla che invece caratterizza altri lidi, soprattutto nel mese di agosto. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcamomarinacop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia si trova proprio vicino la </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?risarva-naturale-orientata-dello-zingaro/" target="_blank" class="imCssLink">Riserva naturale dello Zingaro</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e lungo la costa è possibile trovare anche qui il Giglio marino, una pianta bulbosa con fiori bianchi e profumati che sbocciano in estate tra le dune litoranee rendendo il paesaggio ancora più suggestivo; oltre al giglio è presente anche il ravastrello, una pianta erbacea che cresce spontanea sui litorali sabbiosi del sud Europa. La località ha assunto una certa importanza archeologica, grazie ai resti di un'antica fornace (databile fra il I sec. ed il IV sec. d.C.)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcamomarinacop6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare:</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Per raggiungere Alcamo Marina esistono due strade da Alcamo: la Strada Provinciale 55 per la zone Canalotto-Calatubo e la Strada Provinciale 47 (Scampati) che arriva alla zona Magazzinazzi. Inoltre, prendendo la Strada Statale 187, si può arrivare sia da Balestrate che da Castellammare del Golfo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1">Guarda il Video di Alcamo Marina</span></div></div><a href="https://youtu.be/ZWui8BfL-Mk">https://youtu.be/ZWui8BfL-Mk</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 07:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari e Trekking in Sicilia- Riserva Naturale Orientata Monte Altesina - Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000027F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Orientata Monte Altesina si trova nel cuore della Sicilia, nei comuni di Leonforte e Nicosia, in provincia di Enna. <span class="imTAJustify">La riserva, estesa 750 ettari</span><span class="imTAJustify">, è un</span><span class="imTAJustify"> </span><span class="imTAJustify">paradiso naturale</span><span class="imTAJustify"> </span><span class="imTAJustify">che custodisce uno degli ultimi lembi di lecceta mediterranea. </span><span class="imTAJustify"></span></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5">In questa area sono stati ritrovate tombe dell’età del bronzo e del ferro, frammenti di ceramica sicula e greche e diverse tracce della presenza umana risalenti al periodo normanno.</span></div><div><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservaaesinaennacop1.gif"  title="" alt=""/><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="imTAJustify">Il </span><span class="imTAJustify">monte Altesina</span><span class="imTAJustify"> ha una doppia cima (metri 1192 e 1180 slm) ed è posto a cavaliere di importanti centri del passato: Enna (l’antica Castrogiovanni), la palatina Calascibetta, Leonforte e Nicosia (l’antica Herbita) nel cui territorio la riserva in buona parte ricade.</span>. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva è quasi interamente dislocata alle pendici dei monti Altesina, Altesinella e della Campana ed è totalmente immersa in una fitta e rigogliosa vegetazione. Il monte Altesina è la vetta più alta dei Monti Erei e presenta una doppia cima, una di 1192 metri e l’altra di 1180 metri sul livello del mare, anticamente chiamato dai Romani Mons Aereus, monte aereo probabilmente per la sua cima svettante verso l’alto e riconoscibile da gran parte della Sicilia centrale, Esso venne preso a pietra di paragone per &nbsp;la sua forma facilmente individuabile. La sua forma traguardabile , oltre alla sua posizione centrale , consentirono agli Arabi di sceglierlo quale punto trigonometrico principale in Sicilia e da esso fecero dipartire le tre valli .Le sue vette offrono uno strabiliante panorama che spazia dall’Etna fino ai Nebrodi, in un eccezionale spaccato naturale di Sicilia da dove è possibile individuare le maggiori cime delle Madonie, dei Nebrodi, dell’Etna, e le alture dove sorgono Enna e Calascibetta. </span><span class="fs14lh1-5">La Riserva è gestita dall’Azienda Foreste Demaniali di Enna, oltre ad avere una pregevole importanza dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, è anche un importante sito archeologico</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservaaesinaennacop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla sommità del Monte Altesina, sono ancora presenti tracce di urbanizzazione greca, risalenti al I millennio a.C. nonché imponenti escavazioni, sicuramente legate a un santuario dedicato alla divinità Kore/Proserpina. La presenza di popolazioni primitive, indigene, che vivevano principalmente di pastorizia è testimoniata dagli scavi di tombe a grotticella e a forno risalenti all’età del bronzo, all’età del ferro i cui reperti sono esposti presso il museo archeologico Varisano di Enna. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservaaesinaennacop5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Su per la vetta del monte si raggiungono i ruderi del convento di Santa Maria di l’Artisina detto “Cummintazzu” dimostrazione che nel Medioevo il territorio fu spesso abitato da monaci eremiti, che intorno al 1100 fondarono il monastero di San Girolamo di Lartisina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I versanti della montagna sono quasi interamente ricoperti da una fitta foresta latifoglie formata soprattutto da lecci, antica copertura boschiva naturale sopravvissuta nella parte più alta della montagna., Importanti sono i funghi che, nel bosco di leccio sono rappresentati dal Leccium lepidum, il fungo di leccio per eccellenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservaaesinaennacop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scendendo a valle, riscontriamo praterie, arbusteti e rimboschimenti a pini ed eucalipti . Tra la quercia virgiliana si possono scorgere numerosi fiori oltre al papavero rosolaccio , nel sottobosco si trova il Prungolo, il Pungitopo, il Ciclamino, i Cisti, l’Edera, la Rosa Canina e ancora il Biancospino diverse specie di Giaggioli, la Bellavedova, il Colchico di Bivona, l’Anemone fior di stella, l’Asfodelo mediterraneo e poi il Ciclamino, l’Acanto spinoso, il Lampagione e il Narciso selvatico. Sono presenti inoltre alcune specie di Orchidee.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per quanto riguarda la fauna, oltre ad essere ben rappresentata dal Picchio rosso maggiore, sono presenti alcuni rapaci come l’Aquila del Bonelli, il Falco pellegrino, il Falco per antonomasia, quello prediletto dall’imperatore Federico II di Svevia, inoltre si possono osservare la poiana, il Gheppio, il Nibbio bruno, lo Sparviere, l’Assiolo, la Civetta, l’Allocco e qualche rarissimo esemplare di Gufo comune e di Barbagianni, la Poiana e lo Sparviero, l’Upupa, l’Usignolo, la Cinciarella, l’Averla, la Capinera, la Gazza, la Coturnice, il Corvo imperiale, la Ghiandaia, lo Storno nero, il Verdone e il Cardellino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/faunaatesina.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Frequente è la Volpe, segnalata anche la presenza del Gatto selvatico, dell’Istrice, del Riccio, del Coniglio selvatico, della Lepre, della Donnola e anche il Topo selvatico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Presenti alcune specie di rettili quale il Ramarro occidentale, il Geco, il Gongilo ocellato. Tra i serpenti il Biacco inoffensivo, la Vipera comune che vive in pietraie, la Biscia dal collare e il saettone con la sua ragguardevole lunghezza di 225 cm.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul Monte Altesina si trova la sorgente principale del fiume Dittaino che ospita la Biscia d’acqua, il Rospo comune, lo Smeraldino e la Raganella.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservaaesinaennacop6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Poco distante dal cancello d’ingresso, si trova una piccola area attrezzata di casa Altesina e l’edificio di servizio dell’Azienda forestale. La riserva è visitabile tutto l’anno, non presenta particolari difficoltà se non dopo lunghe piogge. Le ascese sono percorribili in mountain bike. E’ consigliabile l’uso di scarpe da trekking, da evitare la salita in caso di mal tempo o di nebbia.</span></div></div><div><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservaaesinaennacop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva protegge la parte sommitale e le falde Nord, Est e Sud del Monte (maggiore cima degli Erei e sorgente principale del fiume Dittaino) e quindi le aree a copertura spontanea ancora presenti della foresta di latifoglie sempreverdi mediterranee dominata da una quercia sempreverde, il Leccio (“Quercion ilicis”). La fauna è tipica delle zone rilevate dell’isola con presenze diversificate (tra cui Coniglio selvatico, Gatto selvatico, Volpe e il Riccio, utilissimo predatore delle pericolose Vipere locali) ma sottoposte all’impatto negativo dell’uomo. Negli anni antecedenti all’istituzione della riserva, infatti, &nbsp;è stato grave il danno alla biodiversità animale e della bellissima Aquila del Bonelli oggi non c’è più traccia così come dell’unico avvoltoio rimasto nei cieli siciliani, il Capovaccaio, che adesso predilige i vicini Nebrodi e le Madonie (anche l’Istrice, specie protetta, è stata vittima dell’illegalità di troppi cacciatori). Sono presenti, invece, il Gheppio, localmente conosciuto come “Scuzzulaventu”, la Pojana, il Falco pellegrino, lo Sparviere, il Barbagianni, la Civetta, l’Allocco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva svolge un ruolo protettivo anche sui resti archeologici (tombe preistoriche scavate nella roccia, muretti e piani di calpestio e altre tracce &nbsp;normanne) che occhieggiano sulla cima e sui fianchi della montagna.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video della Riserva</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/LhG1VDnPzs0">https://youtu.be/LhG1VDnPzs0</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 07 Jul 2024 05:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi Meravigliosi a Lampedusa - ISOLA E SPIAGGIA DEI CONIGLI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000027E"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia e l’isola si trovano nell’isola di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isole-pelagie--lampedusa" target="_blank" class="imCssLink">Lampedusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, al largo della costa meridionale della Sicilia: dal 1995 sono all’interno dell’area protetta della Riserva naturale orientata di Lampedusa: è la ragione per cui qui sono vietate la navigazione, le immersioni subacquee e la balneazione è consentita solo con accesso da terra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/SPIAGGIACONIGLILAMPEDUSA1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quasi più africana che europea, la spiaggia dell’Isola dei Conigli, che si offre ai viaggiatori dopo venti minuti buoni di cammino, è una destinazione ideale per chi ama un’esperienza immersiva nella natura. Si tratta di una autentica meraviglia, in uno scenario da sogno, immersa in un’atmosfera incantata, con una incredibile fauna marina e un’acqua la cui limpidezza e le cui sfumature azzurre attraggono visitatori e turisti da ogni parte del mondo. E tutto questo a poco più di un’ora di volo aereo da qualsiasi aeroporto italiano.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/SPIAGGIACONIGLILAMPEDUSA2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Isola dei Conigli è un posto incantevole. Si tratta di una piccola isola che sorge al centro di un’ampia baia, la cui superficie è di circa 4.4 ha, mentre l’altezza massima di 26 m. L’isolotto è il regno del gabbiano reale, che conta una popolazione di circa 100 coppie, ed è qui che nidifica; inoltre vive esclusivamente sullo scoglio (oltre che nelle zone africane dalle quali proviene) una particolare specie di lucertola, la psammodromus algirus.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Controversa è l’origine dell’attuale nome della baia. In una carta dell’ammiraglio Smith (1824) si legge per la prima volta “Rabit Island”. </span><span class="fs14lh1-5">Nelle cartografie successive tale toponimo venne impropriamente tradotto dall’inglese (rabbit = coniglio), mentre appare più verosimile la sua derivazione dal termine arabo “Rabit”, che può essere tradotto in legame (o che lega, che collega) suggerendo un plausibile riferimento all’istmo che si forma di rado tra l’isolotto e la costa.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando il ponte di sabbia sparì e le acque del mare riemersero, i conigli rimasero intrappolati, si riprodussero, divenendo così numerosi tanto da far battezzare il luogo “Isola dei Conigli”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il tutto rimane quindi “legato” a questo strano e affascinante fenomeno che vede l’isolotto ricongiungersi alla terraferma, le cui motivazioni scientifiche sono forse ancora poco chiare.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/SPIAGGIACONIGLILAMPEDUSA3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia deve il suo nome alla presenza nella sua baia dell’isola. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Che non si tratti di una vera e propria isola lo si evince quando le maree sono basse ed emerge l’istmo sabbioso che lo collega alla terraferma. In caso di alta marea, il collegamento di sabbia non è visibile, ma l'isola può essere raggiunta camminando nell'acqua, profonda fra i 30 e i 150 cm.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Trovandosi all’interno di un’area protetta, la spiaggia è accessibile ai turisti dalle 8:30 alle 19:30 ed è in parte off-limits nel momento in cui le tartarughe depositano le uova.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per la sua eccezionale bellezza e le temperature miti, merita una visita in ogni momento dell’anno. Tenete presente che in estate è piuttosto affollata e che in aprile, maggio, settembre e ottobre potreste godere delle sue acque cristalline quasi in solitaria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per non contaminare l’integrità del paesaggio in spiaggia non ci sono servizi o stabilimenti balneari, solo un piccolo punto di ristoro, sulla strada, e i bagni, all’inizio della discesa. È consigliabile portarsi dietro l’attrezzatura, sul posto c’è un piccolo chiosco che affitta gli ombrelloni, utilizzabili solo su una sezione segnalata del litorale. Si può portare del cibo e consumarlo sul posto, ovviamente assicurandosi di non lasciare resti o spazzatura. </span><span class="fs14lh1-5">Un piccolo consiglio sul vento: meglio andarci quando soffia il Maestrale (da nord-ovest) e il mare è più limpido e calmo, se c’è Scirocco (da sud-est) l’acqua, agitata dalle correnti, tende a diventare più torbida.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/SPIAGGIACONIGLILAMPEDUSA4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Come raggiungerla?</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal centro del paese bisogna percorrere in auto, in scooter o in autobus la strada che arriva a Capo Ponente. Sono circa cinque chilometri di tragitto; poco prima di raggiungere il Capo, sulla sinistra si trova un chioschetto, qui bisogna parcheggiare e proseguire a piedi lungo un sentiero in terra battuta immerso nella macchia mediterranea finché non si raggiunge una terrazza naturale che offre una vista sulla baia così spettacolare da metterei le ali ai piedi: non vi accorgerete neanche del resto del percorso. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/89zxhrAoxyA">https://youtu.be/89zxhrAoxyA</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Jul 2024 06:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari sul mare in Sicilia - FARO DI CAPO ZAFFERANO - S.Flavia - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000027C"><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">A due passi da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> c’è un faro abbandonato inserito in uno splendido contesto naturalistico con un panorama mozzafiato. Il Faro di Capo Zafferano si trova sulla vetta dell’omonimo promontorio, nel comune di Santa Flavia, sotto un ripido crinale he segna l’ingresso orientale del porto di Palermo.</span></span><span class="fs14lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Faro-di-punta-Zafferano.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Data la sua posizione, il faro di Capo Zafferano è stato da sempre importante per la navigazione lungo questo tratto di costa che, da Solanto a Termini Imerese, è stato teatro di eventi storici e testimone del sorgere di rinomate cittadine. Non è necessario che vi dica che il panorama che si può ammirare da questo posto sia da mozzare il fiato, che ci andiate con lo “zito” o con amici poco cambia, bello è bello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mare cristallino con le sue calette, il cielo limpido, persino i gabbiani che svolazzano visti qui e non in città dove preoccupano, risultano poetici. Qui la natura che si colora di primavera merita anche più di uno scatto fotografico. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Faro-di-punta-Zafferano2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Venne costruito intorno al 1880. Durante le ultime due guerre mondiali è stato un presidio militare e, per questo motivo, include una serie di caseggiati e una torretta di avvistamento. Nel 1980, in seguito al trasferimento del suo ultimo guardiano, è stato abbandonato: adesso funziona solo come segnalatore con batterie e sistema di accensione crepuscolare. Storicamente, si trova in un sito importante per la navigazione lungo il tratto di costa. Lo specchio di mare che va fino a Termini è stato teatro di eventi storici importanti. Capo Zafferano fu parte della rotta dei commerci tra Palermo e Himera, ma anche tra Palermo e le foci dei fiumi che dalle montagne di Misilmeri e Marineo portavano a valle acqua e legname.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Faro-di-punta-Zafferano3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Faro vero e proprio si presenta in buono stato, intonacato di bianco, è alto circa 11 metri ed ha un profilo ottagonale. La lanterna sulla sommità è perfettamente funzionante e segnala con una luce rossa intermittente la presenza del vicino scoglio della Formica che affiora vicino al promontorio. Un tempo, era alimentato con acetilene, ma dal 1970 l’impianto è stato sostituito da un sistema elettrico con accensione automatizzata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5">I corpi di fabbrica del complesso si trovano in uno stato di completo abbandono.</span> Tetti pericolanti, finestre e aperture sventrate danno facilmente accesso alle camere della struttura (Torre del Faro escluso, naturalmente). Dentro si trovano macerie, scritte sui muri e pavimentazione traballante che non rendono il sito molto sicuro. Tuttavia l’ingresso è completamente libero e privo di recinzioni, eccetto un cancello di solito chiuso. Basta comunque un semplice sopralluogo per scoprire una via di accesso alternativa. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Faro-di-punta-Zafferano4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare al faro di Capo Zafferano</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si arriva al Faro seguendo una pittoresca stradina asfaltata che segue l’andamento tortuoso del costone roccioso. Durante il percorso si incontra una piccola cappella dedicata alla Madonna del Lume e si può fare una sosta. Benché la strada teoricamente è percorribile con un’automobile, dal momento che è molto stretta e non ci sono spazi agevoli per fare inversione, è bene percorrere questo tratto a piedi: una passeggiata piacevole di una quindicina di minuti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Faro-di-punta-Zafferano5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per raggiungerla non è facilissimo. Possiamo arrivarci lato </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?da-visitare-in-sicilia--bagheria-la-citta-delle-ville---palermo" target="_blank" class="imCssLink">Bagheria</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> percorrendo la litoranea verso Aspra fino alla fine e girare a destra verso Mongerbino. Oppure lato Santa Flavia, dopo il bivio per Sant’Elia e la spiaggia dei “Cento gradini del Kafara”, proseguire verso Mongerbino. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In entrambi i casi si arriverà ad una traversa dove sarà indicato il Lido del Carabiniere, ed il cartello turistico: Capo Zafferano, Grotta Agnone, &nbsp;Faro.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bisogna scendere in questa traversa. Dopo poche centinaia di metri si arriva al Lido del Carabiniere e sulla sinistra inizia la “stradella vicinale Torre Zafferano”. </span><span class="fs14lh1-5">Il nostro consiglio è di trovare parcheggio il prima possibile perché in fondo alla strada non ci sono sufficienti spazi per lasciare l’auto e sono difficili anche le operazioni di manovra (a meno che non andiate in un giorno feriale, e non d’estate).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Seguite la strada e gustatevi il paesaggio sin da subito perché davvero ne vale la pena: una passeggiata che vi regalerà emozioni indimenticabili!</span></div><div><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/2F9olSVHc4E">https://youtu.be/2F9olSVHc4E</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Jul 2024 06:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Luoghi di MONTALBANO - EX FORNACE PENNA - Mannara di Monatalbano]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000027B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Fornace Penna è un monumento di archeologia industriale e si trova in contrada Pisciotto a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-marinari-di-sicilia--samperi---ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Sampieri</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, frazione del comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--scicli--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Scicli</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Per i visitatori è anche e soprattutto la Mannara di Monatalbano. &nbsp;</span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Poco a est di Sampieri l’ex Fornace Penna è un' imponente struttura che si affaccia sul mare blu cobalto della Sicilia più meridionale. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">La ex Fornace Penna è un monumento di archeologia industriale. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">La struttura della fornace è visibile da tutto il territorio di Sampieri rendendo il panorama &nbsp;molto bello e unico, quasi romantico. </span><span class="fs14lh1-5">Voluta dal Barone Penna, fu realizzata su progetto dell’ingegner Ignazio Emmolo e completò i lavori nel 1912. Da quel giorno si affaccia sul mare di Punta Pisciotto.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/efornacepenna1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La fabbrica, dotata di un forno Hoffmann, era una delle industrie più all’avanguardia del meridione. Produceva laterizi riuscendo a sfornare diecimila pezzi al giorno tra mattoni e tegole. Venivano poi vendute e commercializzati in molti paesi mediterranei, soprattutto a Malta e in Libia. La Fornace si eleva su tre piani, e il corpo principale è a pianta basilicale tanto da somigliare più ad una antica chiesa che ad una fabbrica. </span><span class="fs14lh1-5">Già bellissima di suo, la Fornace Penna dona al paesaggio un fascino unico: è’ uno spettacolo insieme spettrale e affascinante, una struttura architettonica simile ad una cattedrale, costruita sugli scogli per facilitare il carico e scarico dei mattoni di argilla che venivano trasportati via mare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/mannera-di-Montalbano.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per queste ragioni, infatti, &nbsp;Vittorio Sgarbi la definì una «basilica laica in riva al mare». La Fornace Penna dava lavoro ad un centinaio di persone dei ceti più bassi, molti degli operai erano poco più che adolescenti. Il 26 gennaio 1924 un incendio doloso la distrusse completamente. Vano fu il tentativo dei marinai di Sampieri, degli agricoltori dei fondi vicini e dei tanti operai, che cercarono di spegnere il rogo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sospetti di vendette politiche, possibili motivazioni di concorrenza si intrecciano in una tela che copre il mistero. Da quel giorno la Fornace Penna resiste a due passi dal mare, sferzata dai venti e dalla salsedine che di tanto in tanto causano alcuni crolli.</span></div><div><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>I Luoghi di Montalbano</b></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Tra tutti i luoghi di Montalbano la Fornace Penna è sicuramente quella che, insieme al Commissariato, ritorna più spesso sul piccolo schermo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/pennaemontalbano1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un pezzo della skyline della costa ragusana, più volte sfondo e location di film e fiction. E’ raggiungibile a piedi dalla spiaggia di Sampieri e dalla spiaggia di Marina di Modica attraverso un sentiero sterrato. Esiste anche una breve stradina sterrata che congiunge la scogliera dove si trova l’edificio con la strada statale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un vero e proprio monumento dell’età industriale, a ridosso del mare, con un’atmosfera davvero unica e suggestiva. L’orario migliore per visitarla è senz’altro all’alba e al tramonto, quando la luce del sole indora la pietra calcarea che la costituisce. Purtroppo di sera l’edifico non è illuminato, ma è uno spettacolo vedere la sua silhouette &nbsp;quando c’è la luna piena che sorge e si erge proprio alle spalle della fornace.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/pennaemontalbano2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La ex Fornace Penna, che gli abitanti del luogo chiamano affettuosamente “O Pisciuottu” (dal nome della contrada in cui si trova) è stata da sempre al centro di grandi polemiche e dibattiti riguardo ad un possibile restauro, per il mantenimento e la destinazione d’uso di questo monumento che ha portato ad un nulla di fatto. </span><span class="fs14lh1-5">Negli ultimi anni, grazie anche al fascino delle sue rovine, la Fornace Penna è stata utilizzata come set cinematografico nello sceneggiato televisivo de “Il Commissario Montalbano” e riconosciuta dal grande pubblico come &nbsp;la “Mannara“.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/efornacepenna4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Fornace, come già detto, è in rovina e le condizioni di conservazione pessime rendono urgenti e irrimandabili dei lavori per salvarla da un inesorabile e rovinoso crollo che porterebbe la collettività locale e non a perdere un gioiello raro in Italia.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/cnP1U32IFb0">https://youtu.be/cnP1U32IFb0</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 07:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Località Meravigliose in Sicilia: GIARDINI NAXOS - Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000027A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giardini Naxos è una splendida località turistica in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in Sicilia. Il Comune si trova in un territorio prevalentemente pianeggiante e a poca distanza da un’altra famosa località balneare della regione, la splendida </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meravigliosa-sicilia--taormina" target="_blank" class="imCssLink">Taormina</a></i><span class="fs14lh1-5">. Fino agli anni ’70 Giardini Naxos era un tranquillo villaggio di pescatori, mentre adesso è diventato una delle attrazioni turistiche più visitate d’</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.italyfortourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Italia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> con meravigliose spiagge, monumenti e locali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardininaxos1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si trova in una piccola baia protetta da dolci e verdi colline che scendono verso il mare cristallino e trasparente fiore all’occhiello del posto. Nonostante fino agli anni ’70 fosse una località pressoché sconosciuta, Giardini Naxos ospita alcuni dei monumenti più famosi d’Italia. Con le sue spiagge incontaminate, il mare di un turchese intenso e i tesori archeologici, offre al visitatore un'esperienza sfaccettata in un'atmosfera accogliente. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardininaxoscop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le sue origini risalgono così indietro nel tempo da coincidere con la nascita della civiltà urbana in Occidente. Prima colonia greca di Sicilia, viene fondata intorno al 734 a.C. dai Calcidesi d'Eubea ai quali si unirono, come sembra ormai certo, i Nassi dalla grande isola dell'Egeo. La città prospera in periodo arcaico e quindi, nei primi decenni del V secolo a.C., viene da Ierone dorizzata e riedificata secondo un piano rigidamente regolare. Nel 403 a.C. è distrutta da Dioniso I di Siracusa che ne atterra le mura, riduce in schiavitù la popolazione e consegna il territorio della città alle vicine popolazioni sicule, intendendo così punirla per essersi schierata con gli Ateniesi nel conflitto contro Siracusa. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/ParcoArcheoNaxosTaormina_0042-1920x1079.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo tale evento Naxos non tornò più ad avere il rango e il ruolo di città, pur rimanendo il suo porto attivo per tutta l'antichità. La vita urbana si sposta a Taormina, che viene fondata nel 358 a.C. da Andromaco, padre dello storico Timeo, il quale ivi accoglie gli esuli di Naxos. La vicenda della città si conclude dunque nell'arco di poco più di tre secoli. Tale circostanza, che trova conferma nell'evidenza archeologica, fà di Naxos un osservatorio privilegiato per lo studio della più antica urbanistica delle città greche d'Occidente.</span></div><div><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardininaxos2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chi si reca in vacanza in questa parte della Sicilia lo fa soprattutto per lo splendido mare a cui si affacciano le sue altrettanto magnifiche spiagge. Giardini Naxos vanta infatti una delle distese di sabbia più belle di tutto il Mar Ionio, che sono prettamente di due tipologie: o con sabbia molto fine o caratterizzate da piccole pietruzze, simile a ghiaietta. Ma quali sono le spiagge più belle di Giardini Naxos? Senza dubbio al primo posto c’è la spiaggia di Recanati, molto ampia, in cui si trovano lidi e spiaggia libera. Molto amata dalle famiglie per i suoi fondali leggermente declinanti, la spiaggia Recanati è anche frequentata da chi cerca discoteche e locali, numerosi in questa zona.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardininaxos3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Recanati non è l’unica spiaggia che vale una visita, però: per chi è in cerca di sabbia fine e dorata e vegetazione rigogliosa la scelta perfetta è la spiaggia di Schisò, mentre la spiaggia di Porticciolo Saia è caratterizzata da piccole baie delimitate da rocce di natura lavica: assolutamente imperdibile. Il luogo ideale per passare interi pomeriggi in totale relax e tranquillità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardininaxos4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I monumenti storici di Giardini Naxos</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Simbolo di questa località situata nella parte orientale della Sicilia è la Nike. Realizzata da Carmelo Mendola nel 1965, simboleggia il gemellaggio con Calcide Eubea. Il centro storico è caratterizzato da piazze e vie storiche, come Piazza Abbata Cacciola e Via delle Rimembranze.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardininaxos5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da visitare assolutamente è anche il Castello di Schisò. Dopo essere stato abitato nel periodo normanno e in quello spagnolo, oggi è completamente disabitato e fa parte del complesso archeologico di Giardini Naxos. Il sito archeologico conserva i resti &nbsp;di edifici civili e religiosi risalenti al periodo romano e greco. Tra le costruzioni di culto &nbsp;da visitare durante il vostro &nbsp;soggiorno in Sicilia, ricordiamo la Chiesa Madre di Santa Maria Raccomandata, la chiesa di Santa Maria Immacolata e la chiesa di San Pancrazio. Simbolo del gemellaggio con le isole Cicladi è la Porta di Naxos, realizzata nel 2000, e la bellissima sfinge.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardininaxos6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I resti dell’antica città di Naxos si trovano a Capo Schisò: gli scavi hanno portato alla luce molte interessanti informazioni su quello che era la località ai tempi del V secolo a. C. La pianta urbana era molto particolare, con linee rette e traverse che si intersecavano e che formavano dei piccoli blocchi dove sorgevano le case dei coloni. Una parte delle mura originali della città di Naxos è stata scoperta grazie agli scavi. È stato rinvenuto anche un santuario molto importante – probabilmente dedicato ad Afrodite – in cui è stata scoperta una costruzione ancora più antica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardininaxos7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere nei dintorni di Giardini Naxos</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giardini Naxos potrebbe essere anche un ottimo punto di partenza per numerose escursioni nei dintorni. Tra quelle che si possono organizzare direttamente in loco suggeriamo quella diretta a </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meravigliosa-sicilia--taormina" target="_blank" class="imCssLink">Taormina</a></span><span class="fs14lh1-5">, oppure alle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?gole-alcantara-parco-botanico-e-geologico" target="_blank" class="imCssLink">Gole dell’Alcantara</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, alla </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?tour-in-sicilia--la-riviera-dei-ciclopi" target="_blank" class="imCssLink">Riviera dei Ciclopi</a></span><span class="fs14lh1-5"> e sull’</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?etna-" target="_blank" class="imCssLink">Etna</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> (se siete temerari e avete voglia di avventurarvi sul vulcano siciliano).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Giardini Naxos</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/MzN8aObXHto">https://youtu.be/MzN8aObXHto</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 06:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari e Trekking in Sicilia: Le cascate del fiume Oxena - Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000279"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le cascate dell'Oxena (o dell'Ossena) sono una cascata naturale in territorio di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--militello-in-val-di-catania" target="_blank" class="imCssLink">Militello in Val di Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, comune della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in Sicilia. Si tratta di cascate naturali situate a sud del territorio di Militello, al confine con il territorio di Francofonte &nbsp;in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Siracusa</a>, raggiungibili tramite la Strada provinciale 28 ii (Militello-Vizzini Scalo), bivio per Francofonte. Incastonate in un contesto ambientale caratterizzato da specie ripariali che accompagnano il corso d'acqua e dalla presenza di olivastri, carrubi, querce, fichi d'India, tamerici e oleandri, le cascate sono alimentate in regime permanente dal torrente Oxena. L'Oxena, mai profondo, è un affluente del torrente Trigona, il quale a sua volta si versa in parte nel lago di Lentini e in parte nel San Leonardo (fiume che attraversa la Piana di Catania e sfocia nel mar Ionio).</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castacheoxena1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Queste suggestive cascate che caratterizzano il territorio sono di formazione naturale circondate dalla tipica vegetazione ripariale mediterranea che lascia spazio a oleandri, frassini, carrubi, querce e olivastri. Il percorso naturalistico permette di addentrarsi nel cuore della valle o gola scavata dalle acque nel corso del tempo. Un luogo che per le sue evidenze geologiche rievoca l'origine vulcanica molto antica precedente alla formazione dell´Etna. La cascata, con le sue acque, scorre infatti su antichissimi basalti colonnari risalenti ad almeno 2 milioni di anni fa.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castacheoxena2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cosa che più stupisce è che la vegetazione presente nel territorio, è nata grazie allo stesso corso d’acqua che con il tempo scavò delle sorte di gole profonde, nelle quali pian piano cominciò ad insediarsi la flora. Si costituisce così un’atmosfera naturale unica che attornia le Cascate dell’Oxena, creando un vero e proprio paradiso per gli amanti del trekking e delle passeggiate nella natura.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castacheoxena3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La visita a queste cascate è affascinante, specialmente se viene compiuto nelle stagioni calde. Si giunge in un ambiente inusuale, formato da cave verdeggianti e pianori assolati, si percorre il fondo di una di queste cave, sotto una gelleria vegetale che fa da volta e si perlustra controcorrente il fiume che non è mai profondo. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Natura incontaminata. Lo scenario naturale, è mozzafiato: l'acqua delle cascate è potabile, ci si può stendere a prendere il sole, si possono organizzare barbecue o consumare un pranzo al sacco, trascorrendo una magnifica giornata nel silenzio incantato del luogo. Un itinerario, ancora poco conosciuto, che permette ai visitatori di immergersi nella natura.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castacheoxena5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per raggiungere la cascata da Catania, si dovrà uscire dalla parte Sud-Est della città (quartiere Zia Lisa) per imboccare la SS 192 e poi la SS 417 che porta a Gela che si percorrerà per circa 16 km, poi, svoltando a sinistra, si dovrà imboccare la SP69II. Dovremo procedere in direzione Scordia, giungervi, attraversare il paese e continuare sulla SP29, in direzione Francofonte per circa 4 km, poi dovremo svoltare a destra per imboccare la SP47. </span><span class="fs14lh1-5">Si parcheggerà l'auto come meglio si può e poi sulla sinistra una strada sterrata ci guiderà verso la cascata che già si vede in lontananza dall'alto all'inizio del percorso. Si scenderà lungo la ripida discesa e, incontrato il bivio, imboccheremo il viottolino sulla sinistra e seguiremo il percorso in blu sulla mappa.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/yB2kv6Rv8jE">https://youtu.be/yB2kv6Rv8jE</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 25 Jun 2024 05:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Abbazie e Monasteri in Sicilia: La Regia Abbazia di Roccadia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000278"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell'anno 1176, sulle colline di Lentini, venne fondata l'Abbazia di Rocca Dei o Roccadia. Intorno al 1220, Federico II, desidera trasferire la comunità Cistercense di Roccadia ad Agnone Bagni, in contrada Murgo. In questa contrada, Federico, aveva avviato i lavori per una Basilica molto più grande, La basilica del Murgo. Le tensioni con il papato bloccano la costruzione. Durante le lotte tra l'impero e il papato, l'abbazia, subisce dei danni. </span><span class="imTAJustify fs14lh1-5">Verso la metà del XIII secolo il monastero andò in rovina, fu riediflcato per volere di Manfredi, dotato di nuovi privilegi da parte di Carlo I d’Angiò e restaurato alla metà del XV secolo. Fu completamente distrutto da un terremoto nel 1693 e la sua comunità monastica si dovette trasferire nella nuova città di Carlentini, restando in vita fino all’inizio del XIX secolo quando il monastero fu soppresso dal Governo borbonico che ne vendette i beni. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/1057af04---Santa-Maria-di-Roccadia---Scorcio.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il primo documento scritto in cui fu menzionata risale però al 1220, quando l’abate era tale Nivaldus Sclafani. Si tratta di un atto di epoca federiciana in cui vengono menzionati i beni dell’abbazia tra cui appunto il monastero di Roccadia « <span class="fs14lh1-5"><i>[… ] ipsi abbati et conventui predicto monasterii Sancte Marie de Roccadia ac successoribus eorum perpetuo confirmamus ut absque ulla molestia que continentur in ipsis possideant, concedentes, donantes et confirmantes eidem monasterio in perpetuum possessiones et omnia bona que in presenti tenet et possidet et in antea poterit justo titulo adipisci…». Dell’Abbazia di Rocca Dei si parla anche in un documento datato 17 marzo 1220 di Papa Onfrio III poiché all’epoca i monaci che abitavano nel monastero si sarebbero dovuto trasferire in Contrada Murgo ad Agnone, presso l’abbazia del Murgo la cui costruzione era stata avviata da Federico II. Dell’antica costruzione oggi rimangono pochi ruderi dai quali è possibile risalire all’impianto planimetrico. Una sua descrizione ci è stata fornita da Vito Amico che nel XVIII secolo suo “Lexicon topographicum Siculum” dell’abbazia di Roccadia scriveva: </i></span></span><span class="fs14lh1-5"><i>«Monastero nel territorio di Lentini, un tempo a tre miglia dalla città, sotto il nome di s. Maria e l’ordine cisterciense, detto altrove d’incerta fondazione nelle monastiche notizie della Sicilia, ma or conoscesi da antiche carte da poco rinvenute dovere attribuirsene l’origine ai principi normanni. Gli antichi edifizii del cenobio giaccioni abbandonati, e tra essi rammentasi un triclinio, di cui sosteneva la volta un tronco di palma elegantemente lavorato in pietra, ornando anche dei rami con vario artificio l’aspetto interiore della volta…</i></span><span class="fs14lh1-5">».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/roccadia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia del monastero di Roccadia, così come è possibile ricostruirla attraverso le fonti documentarie giunte fino ai giorni nostri, è, in sostanza, uno spaccato della storia ecclesiastica siciliana, coinvolgente non solo l’ambito territoriale lentinese, ma anche catanese e messinese. Purtroppo all’interno di questa vicenda storica tanto articolata la perdita maggiore si deve registrare nella totale scomparsa delle fabbriche del complesso sacro a causa di una calamità naturale, questa volta ben registrata dalle cronache del tempo: il terremoto del 1693. Mongitore recita quasi un epitaffio sulla scomparsa del monastero: “… ex Terraemotu Coenobum solo aequatum; quare in Oppido Carleontinensi Monachi novum magnificis fabricis sunt moliti ad plagam septemtrionalem, intra ipsius Oppidi moenia…”. L’intero complesso venne, dunque trasferito all’interno dell’abitato di Carlentini, scomparendo come unità ecclesiastica a sè stante rispetto alla vicina vita urbana.</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul luogo di fondazione dell’antico complesso apprendiamo labili notizie sempre dal Pirri, “… situm olim id Monasterium sub S. Mariae de Roccadia titulo in Emporio Leontinensi, ejusque territorio ad tria milia pass ab Oppido…”. Inoltre V. Amico offre una breve descrizione dei luoghi su cui insisteva il monastero, ricordando, tra l’altro, la presenza di vistosi ruderi, fra cui un’ampia sala circolare coperta da volta costolonata sorretta da pilastro centrale. Qualora il complesso fosse giunto intatto ai giorni nostri, pur con i diversi rifacimenti avvenuti nell’arco dei lunghi secoli di vita, sarebbe stato certamente un interessante esempio di architettura normanno/sveva. Bisogna comunque sottolineare l’assoluta assenza di ricerche in campo archeologico, che ovviamente avrebbero potuto, se non restituire una perfetta visione delle antiche strutture, almeno definire meglio l’estensione del complesso, scandendo le diverse fasi edilizie ed evidenziando il rapporto che il monastero intratteneva con il territorio circostante. Ad oggi questi dati mancano del tutto e, pertanto, il presente scritto deve considerarsi per forza di cose incompleto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/roccadia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bisogna considerare come marginale la questione legata ai resti del complesso sacro ancora oggi esistenti in località Agnone Bagni, non lontano dalla costa lentinese, che la maggioranza degli storici siciliani, sulla base di una affermazione del Manriquez, ha voluto attribuire alla volontà di Federico II di trasferire il monastero di Roccadia in sito più consono e ameno. Si tratta di ipotesi possibile, sebbene non rimanga alcun documento che confermi il trasferimento della comunità cistercense di Lentini dalle colline verso la costa. Forse il documento mai venne scritto, poiché le fabbriche di Agnone Bagni rimasero, come ancora oggi è possibile osservare, incomplete: il cantiere, infatti, giunto circa a tre metri di alzato venne smantellato e mai più ripreso. Le motivazioni di questa sospensione sono a tutt’oggi sconosciute, per quanto le ragioni forse debbano essere trovate nella crescente ostilità del papato nei confronti della politica federiciana e ancora nella forzata partenza dell’imperatore verso la Terrasanta.</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Qualunque corso abbiano avuto le vicende, quel che rimane ai giorni nostri è, in sostanza, l’impianto di una basilica a tre navate, con tre absidi quadrate e orientamento est-ovest. La tecnica edilizia rimanda senza alcun dubbio, e nei materiali e nella perfezione delle misure, ad una fabbrica federiciana come quella di Castel Maniace o, come attualmente preferisce la storiografia più recente, a Castello Ursino di Catania, al quale i ruderi di Agnone Bagni si vuole siano vicini cronologicamente.</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I resti dell’edificio sacro sono composti da un alzato che solo sul fianco settentrionale raggiungono circa &nbsp;tre metri di altezza. La muratura, spessa cm. 260,32, è formata da un comune nucleo centrale di pezzame e malta e due paramenti, esterno ed interno, composti da doppia fila di conci squadrati e stilati a chiodo. Quel che rimane del prospetto principale è appena sufficiente per dare una semplice visione d’insieme dell’imponenza dell’impianto: esso si conserva per l’altezza di nove assise di conci alti in media cm. 35 e larghi sino a m. 1,50. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/roccadia7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I filari posseggono un andamento ordinato, sebbene esso risulti ovviamente interrotto in corrispondenza dell’innesto con quel che rimane del portale, costituito da conci più alti, nei quali risultano intagliate le decorazioni. Questo ingresso ha una larghezza di oltre cinque metri e presenta un profilo a “greca” che ha indotto alcuni studiosi a paragonarlo al portale principale di Castel Maniace. In realtà pare che le analogie permangano solo per l’ampiezza e la forma delle basette di colonna. Ultimamente si ritiene che maggiori corrispondenze si possano, invece, trovare con il portale &nbsp;della basilica di Maniace, presso Bronte, almeno relativamente alle colonne maggiormente aggettanti sul filo del muro rispetto a quelle presenti presso il castello Maniace di Siracusa.</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le tre navate della chiesa sono suddivise da dodici pilastri centrali e tredici semi colonne addossate alle pareti interne e realizzate da pile di conci di altezza compresa tra i 25 e i 40 cm., la cui disposizione e il cui taglio sembrerebbe ricordare più da vicino la fabbrica del Castello Ursino.</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’area presbiterale si compone di un transetto rettangolare, sporgente sulle navi per una misura pari alla profondità delle navate laterali, largo tanto quanto la navata centrale e profondo in misura simile alla larghezza. Inoltre il muro nord del transetto presenta un’apertura archiacuta, ancora oggi ben visibile. Riguardo alle absidi, invece, è possibile osservare un ampio rimaneggiamento dovuto all’impianto di fabbriche moderne che hanno trasformato soprattutto l’abside centrale in cappella padronale. A causa di queste radicali trasformazioni purtroppo rimangono solo pochi metri di alzato relativi all’ampio arco di trionfo composto da pilastri rientranti ed angoli a quarti di colonna. La muratura delle tre absidi è formata, all’esterno, da conci regolari di grandezza inferiore rispetto a quelli osservati nel resto dell’edificio e solo i cantonali si mostrano rinforzati da conci di grandezza pari a quella precedentemente analizzata, ad esempio, nel prospetto. Inoltre l’attacco a terra si offre mediato da uno zoccolo unito alla parete per mezzo di un’unica cornice composta da una scozia profonda compresa da due tori. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/roccadia6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I recenti studi hanno analizzato con maggiore dovizia i moduli costruttivi utilizzati per erigere la basilica del Murgo. L’unità di base utilizzata è, pare, la misura di cm. 32.54, in sostanza il piede delle misure arabe canoniche. La profondità complessiva dell’impianto è pari a 254 moduli più uno legato alla base esterna della colonna del portale principale, per un complessivo totale di 255 moduli. I rilievi in pianta hanno inoltre evidenziato che il transetto è la metà esatta della lunghezza totale dell’edificio, tolto lo spessore murario delle absidi. La nave, inoltre, possiede un’ampiezza pari ad n terzo della lunghezza totale, similmente al lato breve de transetto. Le due navate laterali contano 17 moduli, quella centrale 35.</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da una simile analisi, secondo alcuni studiosi è possibile evincere una metodologia costruttiva che non preveda prima il completamento delle absidi e del transetto, ma, la realizzazione del corpo di fabbrica sembrerebbe procedere dall’esterno verso l’interno, cioè attraverso l’edificazione prima delle navate laterali e delle absidi, successivamente della navata centrale e del transetto. Tecnica simile sembra osservarsi pure nell’edificazione di Castel Maniace a Siracusa e Castello Ursino a Catania, con il quale sembrerebbero risaltare alcune similitudini relativamente alla tessitura muraria dell’interno e, come precedentemente accennato, alla modalità di realizzazione delle semi colonne. Forse sulla base di queste semplici osservazioni si potrebbe dire che la basilica incompiuta di Agnone Bagni sia da porre in un arco cronologico compreso tra i due citati castelli, forse in un periodo più vicino alla realizzazione del castello catanese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/basilica-del-murgo-augusta-blog-il-corbaccio-e1598939505854.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per certi versi la basilica del Murgo rimane un “unicum” edilizio che per alcuni versi unisce la Sicilia alle tecniche edilizie continentali. L’utilizzo di absidi quadrate, ad esempio, per quanto non sia del tutto avulso dalla cultura isolana, certamente non è diffusissimo fra le superstiti chiese cronologicamente più o meno coeve. Anche le altre caratteristiche edilizie osservate spingono a immaginare l’immissione in suolo siciliano di maestranze provenienti dal continente e opportunamente inserite nel tessuto sociale e artistico dell’isola per volontà di Federico II. Che queste maestranze, almeno quelle adibite alla direzione dell’opera, fossero di origine cistercense rimane l’ipotesi più credibile, sebbene probabilmente l’apporto di manodopera locale fosse quantitativamente non indifferente, vista anche l’ampiezza progettuale rimasta purtroppo solo nella mente dei realizzatori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/roccadia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo G.Agnello l’abbazia cistercense di S.Maria di Roccadia sarebbe stata venduta dal Governo borbonico al barone Giovanni Riso, che avrebbe costruito sui ruderi il suo palazzo. La Guida TCI però segnala nella zona archeologica a sud della moderna Lentini, «i ruderi della chiesa e del convento, crollati nel 1693», la cui entità dovrebbe essere sufficiente per risalire alla planimetria originaria.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 23 Jun 2024 07:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da visitare: MILENA , Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000277"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Milena si trova in Sicilia in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, sorge in una zona collinare a 423 metri sul livello del mare. Si trova nella parte occidentale della provincia a est del fiume Platani, nella Sicilia centrale. Confina con i comuni di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-da-visitare--bompensiere--caltanissetta-" target="_blank" class="imCssLink">Bompensiere</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Campofranco, Grotte, Racalmuto e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani---sutera--caltanissetta-" target="_blank" class="imCssLink">Sutera</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Dista 36 km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, 45 km da Caltanissetta e 86 km da Enna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/milenacl1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Ragioni storiche e sociali hanno determinato l’originale disposizione delle sue abitazioni, sparse su una vasta contrada e raggruppate in villaggi che, fino a qualche anno addietro, erano 14, oltre al centro Milena è un paese di recente costituzione: non conta neppure cento anni, essendo stata eretta a comune autonomo solo nel 1923, anche se vanta origini antichissime ed è stata sempre abitata.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Gli scavi archeologici hanno dimostrato la presenza umana sul suo territorio fin dalla età neolitica e successivamente nell’età del rame, del ferro e del bronzo. Milena era una località ferventissima di vita e di civiltà in epoca micenea e costituiva un centro di forte attrazione per migranti mediterranei.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/milenacl2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La sua presenza in epoca storica non si ferma al periodo miceneo, ma continua anche durante la colonizzazione ellennistica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da una visita alle sue contrade, si possono quasi toccare con mano le vestigia delle varie epoche che Milena ha vissuto sotto i dominatori dai Greci ai Romani, dai Bizantini agli Arabi ai Normanni, fino ai nostri giorni. Per il periodo musulmano si possono fare degli accostamenti riferendo il termine Abi-Malek a Milocca (antica denominazione di Milena).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Durante la dominazione degli Angioini, re Carlo concesse i feudi di Milocca a due cavalieri provenzali: Giovanni Russo e Guglielmo Raimondi di Bellomonte. Il figlio di quest’ultimo rimase padrone del territorio fino al 1278, anno in cui lo divise. Nel 1282 era signore di Milocca Giovanni Russo, mentre nel 1286 la borgata ed i suoi feudi passarono in possesso di Mariano Capizzi ed Antonio di Milocca.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/milenaantica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Al primo successe il figlio Giacomo che, facendosi monaco alienò i suoi beni ai Benedettini di San Martino della Scala di Palermo. E l’Abate, assunse il titolo di Barone di Milocca. Sotto i monaci avvenne il popolamento delle terre, perchè i religiosi concessero ai contadini il diritto di pascolare nei campi non seminati, di far legna e di raccogliere erbe commestibili. Per tali concessioni si accese una controversia tra i monaci e la città di Sutera. La vertenza tra alterne vicende, si concluse a favore di Sutera, quando nel 1866, avvenne la soppressione dei beni ecclesiastici, e i beni dei monaci furono incamerati dal demanio dello Stato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">I cittadini di Milocca divennero cittadini di Sutera. Questa vendette le nuove terre ai suoi abitanti ad un prezzo per loro conveniente ed essi, per mancanza di strade di collegamento tra le terre da coltivare ed il paese, preferirono trasferirsi nelle terre da coltivare e costruirvi le proprie abitazioni, una accanto all’altra per avere compagnia, per essere più sicuri ed avere a propria disposizione l’ uso dell’ acqua potabile. Queste nuove abitazioni, che sorsero a gruppi sparsi nella vasta campagna, vennero chiamate “Robbe” e ad ognuna di esse venne dato il cognome o il soprannome del suo primo costruttore. In seguito, dal raggruppamento di più robbe, nacquero i villaggi che assunsero nomi legati alle vicende risorgimentali e fasciste: Garibaldi, Cavour, Mazzini, Piave, Monte Grappa, Vittorio Veneto, Cesare Battisti, Roma, San Martino, Crispi, Masaniello, San Miceli, e Balilla.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/milenaantica1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Questo assetto è di epoca recente, risale alla sua costituzione a comune autonomo, il 30 dicembre 1923. Da allora Milena si è dotata di uffici, case e strade, creando dal nulla tutti quei servizi indispensabili ad una vita civile. Oggi a Milena si vive la vita tranquilla dei piccoli centri dell’ entroterra siculo. Si trascorre il tempo in un ambiente dalla serenità georgica, dove ognuno coltiva, accanto alla propria casa, il suo orticello, assieme a rose e violecciocche; il suo cielo è sempre azzurro il clima sopportabile anche sotto il solleone, luogo ideale per un soggiorno tranquillo.</span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Chi vuole arrivare a Milena,dopo pochi minuti di percorso sinuoso, comincerà ad intravedere, tra il verde degli olivi e delle viti, che negli ultimi decenni hanno ricoperto le sue ondulate colline, le prime casette dai muri nuovi, accanto ad altre semidiroccate ed abbandonate da chi ha lasciato “la robba” e si è trasferito nel centro urbano …</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/milenacl4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Visitiamo Milena</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo la breve salita di un tratto di strada di recente ammodernata, si è in vista delle prime case dell’ abitato. Osserviamo le nuove casette costruite da chi abita al centro ed ama trascorrere qualche periodo dell’ anno all’ aria aperta e subito dopo abbiamo davanti i ruderi della fattoria-convento di San Martino, uniche vestigia della presenza dei monaci di San Martino delle Scale di Palermo che qui risiedettero nel quattordicesimo secolo. Questa abbazia fu costruita quando il feudo fu dato dal barone Giacomo Capizzi il 4 gennaio 1363, che si fece monaco, al convento di San Martino delle Scale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanmartinomilena.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Villaggio Vittorio Veneto</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Appena lasciata la contrada San Martino, si è in vista del primo villaggio “Vittorio Veneto”, che sorge nelle vicinanze del cimitero; ma prima di arrivarci ci si imbatte in una piccola cappella chiamata “cappella dei padri Redentoristi”;poi, attraversando la strada del villaggio, si incontra una chiesetta dedicata a San Giuseppe, in onore del quale, in maggio si celebra una festa campestre (La devozione a san Giuseppe a Milena è molto sentita ed il santo, che è il patrono del paese, è festeggiato anche il 19 marzo con la tradizionale ” tavolata di li vecchiariddi” un banchetto ricco di varie portate che per una tradizione, che si perpetua quasi intatta negli anni, vede preparare le svariate pietanze con tutti i prodotti di stagione coltivati o che crescono spontanei nelle nostre fertili contrade).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/milenavillaggi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Proseguendo sempre verso nord-ovest, si giunge al villaggio Mazzini e, attraversando la via della Vittoria, ci si troviamo in via Nazionale al cui inizio scorgiamo una cappella dedicata a Padre Gioacchino la Lumia (nobile cappuccino, originario di Canicattì, per il quale un gran numero di Milenesi prova una grande venerazione). Questa via è la principale del centro urbano dove sorgono le scuole, la chiesa parrocchiale, i vari negozi, l’ edificio postale ed il municipio</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/-Milena_-_Chiesa_Madre.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Chiesa di San Giuseppe</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La chiesa &nbsp;Madre è dedicata a San Giuseppe, l<span style="text-align: start;" class="cf1">a prima pietra della chiesa fu posata il 3 luglio 1870, nel luogo dove da lì a pochi anni sorgerà il centro religioso ed amministrativo dell’allora Comune di Milocca, non a caso chiamato lu Chianu di la chiesa (Piano della chiesa), e il 19 marzo 1881 fu aperta al culto, anche se mancava la pavimentazione e tutte le rifiniture interne. Le ragioni per cui fu necessario erigerla sono da ricercarsi sia nella posizione non baricentrica della piccola chiesetta situata all’interno del monastero-fattoria di S. Martino, adoperata sino ad allora, che costringeva la domenica i fedeli di tutte le “robbe”, ed in special modo quelli della frazione di S. Biagio a delle vere e proprie trasferte di diversi chilometri su viottoli e trazzere non acciottolate, sia nell’accresciuto numero di fedeli che la frequentavano.</span></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/milenacl3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Piazza Garibaldi</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Lasciata la chiesa, usciamo sulla Piazza Garibaldi, centro della vita associativa Melinese, dove la gente si incontra quando è libera delle proprie attività, per scambiare idee ed opinioni sui fatti del giorno. Addossato alla parete esterna della chiesa, che dà sulla piazza, si nota un portico con accanto la torre campanaria con l’ orologio che con i suoi lenti rintocchi regola le quotidiane fatiche dei laboriosi abitanti del piccolo borgo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/milenacaduti.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Piazza Europa</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Lasciamo la via Nazionale ed attraverso la via Fratelli Cervi arriviamo in Piazza Europa, che si estende nella zona dove, negli ultimi anni, sono state costruite numerose casette unifamiliari.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nella parte centrale della piazza è stato innalzato un monumento ai caduti che raffigura un imponente eroe che solleva in alto la bandiera della vittoria e guarda avanti, additando a tutti l’alba di un nuovo domani libero e migliore. Al di sotto della statua una lapide reca incisi i nomi dei caduti negli ultimi due conflitti mondiali. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/milenavillaggi1_blgx2cht.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Altri villaggi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da questa zona possiamo raggiungere i villagi “ROMA” con una piccola chiesa dedicata a Santa Rita e “Monte Grappa”.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ad est della scuola media si estende il villaggio “Piave” e successivamente il “Cavour”, lasciando il quale ed immettendoci nella via Silvio Pellico, osserviamo l’asilo parrocchiale e delle nuove costituzioni sorte nella zona che nel piano regolatore è destinata all’ espansione commerciale ed artigianale. Se vogliamo proseguire alla scoperta dell’ abitato, dobbiamo lasciare il centro urbano ed avviarci al villaggio Masaniello,il più distante dal centro Villaggio Masaniello.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ci arriveremo dopo aver percorso tre chilometri di strada e appena giunti potremo notare la scuola elementare, delle botteghe e la chiesa di Sant’ Isidoro affidata alle cure del parroco don Francesco Falletta.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/casamuiseomilena.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">In questo villaggio di recente è stato allestito la Casa useo della civiltà contadina <span class="cf2">in un prezioso esempio di antica unità abitativa (dammusu), che si affaccia su una corte irregolare (bàgliu), sono custodite importanti testimonianze della cultura dell’abitare e del vivere del mondo contadino locale: attrezzi per la lavorazione della terra, della lana e del lino, telai, setacci e tutto ciò che serviva al lavoro delle massaie.Tutti gli attrezzi ed oggetti recuperati ed esposti hanno la duplice funzione di essere traccia della memoria passata e testimonianza di una cultura, seppure profondamente mutata, ancora presente nella struttura urbana, nell’indole socio culturale e nell’identità etno-antropologica dei Milenesi.</span></span></div></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2">Piatti Tipici</span></div><div><div class="imTALeft"><strong><b class="fs14lh1-5">La Mbriulata</b></strong></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">In passato le massaie la preparano come pasto unico da dare ai familiari che trascorrevano l’intera giornata nei campi a lavorare la terra. Oggi la tipica “mbriulata” accompagnata da un buon vino locale è un vero e proprio vezzo per i palati più raffinati. Nonostante l’incessante trascorrere del tempo, questo tipico piatto locale è ancora oggi preparato con gli stessi ingredienti che venivano utilizzati un tempo dalle donne. La “mbriulata” non è altro che pasta sfoglia arrotolata, condita con olive, patate, formaggio e tritato di maiale, che sostituisce l’originarie “frittuli” -i ciccioli di maiale-. Ogni anno sempre più numerosi sono i turisti che puntualmente non mancano a questo lieto appuntamento culinario.</span></div></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/FC1s4tT2gW0">https://youtu.be/FC1s4tT2gW0</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 07:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Spiagge da sogno in Sicilia: CALA TAMONTANA a Pantelleria]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000275"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia di Cala Tramontana di Pantelleria è uno dei luoghi più belli dove fare il bagno a <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isola-di-pantelleria" target="_blank" class="imCssLink">Pantelleria</a></i>, perfetto per trascorrere giornate all'insegna del relax sotto il sole, nuotare nelle limpide acque o fare snorkeling e immersioni per esplorare l'affascinante fondale marino. Le calette nascoste e gli angoli rocciosi offrono un'atmosfera intima e riservata, perfetta per godersi la natura nella sua intera bellezza. E' &nbsp;una delle baie più scenografiche di tutta l’isola ed è famosissima per le immersioni, qui il mare regala fondali bellissimi!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Cala Tramontana si trova una “Buvira” con acqua tiepida. Le buvire, dall’arabo buir ovvero fonte, sono sorgenti di acqua salmastra originate dall’incontro di acqua marina e acqua piovana, costituivano le principali fonti di acqua per usi non alimentari.<br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/calatramontana2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra luglio e settembre potrai goderti il clima perfetto per una vacanza a Cala Tramontana, mite al punto giusto e caratterizzato da temperature più fresche rispetto al picco dell'estate. Inoltre, questi mesi offrono condizioni meteorologiche ideali per praticare sport all'aria aperta e godersi al meglio la natura e le bellezze dell'isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il tuo soggiorno a Cala Tramontana, non perdere l'opportunità di visitare alcune delle attrazioni storiche e culturali dell'isola di Pantelleria. A breve distanza dalla località, potrai scoprire antichi siti archeologici come la <strong><b>necropoli di Sesi</b></strong> e il villaggio preistorico di <strong><b>Mursia</b></strong>, testimoni del ricco passato dell'isola. Anche il castello di Pantelleria, situato nel centro dell'isola, merita una visita per ammirare la sua architettura imponente e le splendide viste panoramiche sulla costa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/calatramontana3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La gastronomia locale è un altro elemento fondamentale dell'esperienza a cala Tramontana a Pantelleria: sapori autentici della cucina dell'isola, come il passito di Pantelleria, un vino dolce e aromatico, la caponata di melanzane, un piatto a base di verdure e la famosa cassata pantesca, un dolce tipico a base di ricotta, cioccolato e biscotti. Molti ristoranti e trattorie locali offrono piatti tradizionali preparati con ingredienti freschi e genuini, per deliziare il tuo palato e farti scoprire le tradizioni culinarie dell'isola.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Se sei un appassionato di sport acquatici, Cala Tramontana Pantelleria è il luogo perfetto per te. Le acque cristalline e le condizioni meteorologiche favorevoli offrono un ambiente ideale per praticare windsurf, kitesurf, vela e kayak. Anche la pesca sportiva è molto popolare tra i visitatori, che possono provare a catturare diverse specie di pesci locali.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/immersionicalatrmontana.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">IMMERSIONE A CALA TRAMONTANA</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ambiente coralligeno e roccioso, profondità 10/40 metri, visibilità ottima, corrente moderata, difficoltà media, immersione dalla barca e immersione in corrente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non si può affermare di essersi immersi a Pantelleria senza aver fatto i almeno due immersioni a Cala Tramontana. Due enormi pareti laviche delimitano una franata che termina a 28 mt in un letto di sabbia bianchissima. l due itinerari che consigliamo consistono in due immersioni volte alla scoperta delle due pareti e della franata che le circonda. La ricerca della profondità non risulta essere necessaria, in quanto fin dai primi metri ci si accorge che qui il pesce non manca, anzi anche i sub più esperti rimarranno impressionati dalla quantità di dotti e cernie che popolano questo tratto di costa. Dentici, grandi Saraghi maggiori e ricciole si possono ammirare già ad inizio immersione. Da sottolineare lo splendido ambiente che queste due pareti creano, la loro colorazione nera ebano e la loro altezza sono soggetti ideali per splendide foto di ambiente. Sicuramente Cala Tramontana rappresenta una delle immersioni più belle e affascinanti dell`isola di Pantelleria.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>DOVE SI TROVA</b></strong>: Contrada Cala Tramontana</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>COME ARRIVARE</b></strong>: Percorrere la strada perimetrale e in località Tracino imboccare lo svincolo per cala Tramontana Cala Levante. Potrete parcheggiare lungo il litorale e proseguire l’ultimo tratto un po’ ripido a piedi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Cala Tramontana</span></div></div><a href="https://youtu.be/M5bpvgStKJ4">https://youtu.be/M5bpvgStKJ4</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 18 Jun 2024 06:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e Leggende Siciliane: "Lu rifeddu" e la Madonna di Balalù a Salemi.]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000274"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da decenni collocata ai piedi del Monte delle Rose nel quartiere Piano Fileccia (Salemi), l’edicola votiva contiene una preziosa e antica raffigurazione su pietra di una Madonna col Bambino (<span class="imTALeft cf1">Madonna di Badalucco) </span>, venerata e conosciuta con l’appellativo di Baalù. Nel tempo il vero nome si è confuso tra Badalucco, Balalù e appunto Baalù.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/madonnadibaluu1.jpg"  title="" alt=""/><br><div style="text-align: start;"><span class="fs10lh1-5"><span class="cf1">Nella foto è riprodotta l’immagine della Madonna di Badalucco col Bambino. L’opera, dipinta su pietra, e posta &nbsp;all’interno di un’edicola votiva situata </span><span class="imTAJustify">nel quartiere </span><strong class="imTAJustify"><b>Piano Fileccia</b></strong><span class="cf1"> a Salemi</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da sempre in tutte le civiltà cristiane e non, con atteggiamenti di fiduciosa devozionalità si è cercato, con rituali, frasi e orazioni di carpire il volere divino. Segnali di presagio attribuiti alle divinità , che invocate con preghiere davano il loro responso attraverso singole parole, frasi o eventi che si verificavano subito dopo il rito (<em>Cledonomanzia</em>, dal greco <em>kledòn</em>, presagio, rumore). Ancora oggi tutti abbiamo bisogno di risposte e chi può si reca alla Madonna di Baalù per trovarle. Ovviamente non è la prima volta che l’immagine di una madonna viene venerata. Sono molte le testimonianze di quanto i cristiani si affidino a questa figura femminile per poterne trarre dei benefici. Un’esempio vivido viene dato ancora oggi dalla Madonna di Baalù.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/edicola-sacra.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La leggenda che è dietro a questo culto</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia ci racconta che una donna di nome Concetta, in una fredda notte di gennaio, avvolta in un nero scialle, con la sola luce di una candela e con il passo veloce di chi vuole passare inosservata cercava la risposta che solo U rifeddu poteva darle. Quindi ecco che si reca alla nicchia della Madonna di Baalù e chiede se sua figlia resterà per sempre zitella.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dedicò qualche Ave Maria e alcuni Salve Regina, poi fece il segno della croce e fece la strada per ritornare a casa. Il rifeddu, ovvero il responso doveva essere veloce, per evitare che nel paese parlassero, perchè tutti sapevano che dalla madonna si andava solo per chiedere qualcosa. Tornando a casa la donna sente marito e moglie che discutono con lei che chiede a lui “Cu dicisti chi è su firràru? Ed il marito risponde: “ti dissi chi si chiama Filippu“. Donna Concetta quindi, tornò a casa sollevata dalla risposta che aveva ottenuto, sua figlia si sarebbe sposata con un uomo di nome Filippo.</span></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">Da sempre in tutte le civiltà cristiane e non, con atteggiamenti di fiduciosa devozionalità si è cercato, con rituali, frasi e orazioni di carpire il volere divino. </span><span class="cf2">Segnali di presagio attribuiti alle divinità , che invocate con preghiere davano il loro responso attraverso singole parole, frasi o eventi che si verificavano subito dopo il rito (Cledonomanzia : dal greco kledòn , presagio, rumore ).</span></span></div></div><div style="text-align: start;"><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 16 Jun 2024 06:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Marinari Siciliani: SFERRACAVALLO - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000026E"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Eccola lì Sferracavallo: <span class="cf1">un piccolo borgo marinaro e turistico compreso tra</span><span class="cf1"> </span><strong><b><span class="cf1">Palermo</span></b></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">e la vicina</span><span class="cf1"> </span><strong><b><span class="cf1">Isola delle Femmine </span></b></strong>poche case, tanto mare. Pescatori e santi, uomini dalla pelle bruciata dal sole e un’atmosfera antica che ti riporta indietro nel tempo. Considerata una sorta di frazione di Palermo, ha avuto le sue stesse dominazioni ed è sempre stata uno sbocco chiave sul mare. Oggi è meta turistica e museo a cielo aperto delle tradizioni marinare, nonché luogo di accesso principale al lato occidentale della Riserva Naturale di Capo Gallo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sferracavallo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sferracavallo sorge nell'estremità nord-occidentale della costa palermitana, tra Capo Gallo e Isola delle Femmine. La frazione è delimitata a sud dal promontorio di Capo Gallo, che lo separa dalla baia di Mondello; e a nord dal Monte Billiemi, che delimita il confine con il comune di Torretta. Si protrae verso il Mar Tirreno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/sferracavallo6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il litorale è suddiviso in due distinte sezioni: la spiaggia di Barcarello nella porzione meridionale, in cui l'accumulo di organismi ha dato origine ad un classico esempio di reef corallino; e la Baia del Corallo in quella settentrionale, composta esclusivamente da scogli e scivoli naturali. Il resto del territorio condivide con la costa il carattere roccioso e frastagliato, caratteristica che ha contribuito ad isolare la frazione fino al XVIII secolo. </span><span class="fs14lh1-5">Vi è inoltre una ricca presenza di grotte, tra cui spicca la Grotta Conza, sotto pizzo Minolfo, che dal 16 maggio </span><span class="fs14lh1-5">1995</span><span class="fs14lh1-5"> è diventata </span><span class="fs14lh1-5">riserva naturale integrale</span><span class="fs14lh1-5"> e in cui è possibile osservare la vegetazione tipica della </span><span class="fs14lh1-5">foresta mediterranea sempreverde</span><span class="fs14lh1-5">, oltre che una fauna abbastanza ricca e diversificata (sebbene non si contino specie particolarmente rare)</span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia geologica dell’area ha avuto origine circa 210 milioni di anni fa. Le rocce che costituiscono i promontori del Monte Gallo e Billiemi sono di natura carbonatica e la presenza di testimonianze fossili individua un ambiente di formazione marino tropicale poco profondo tipico delle barriere coralline.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sferracavallo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel periodo quaternario si sono verificate delle oscillazioni del livello del mare che hanno influenzato e modellato il paesaggio costiero, come rilevato dall'analisi dei solchi sulle pareti montuose e dalle grotte scavate sia dall'azione marina che dalle acque piovane infiltratesi nelle rocce, che hanno dato luogo al fenomeno di carsismo. Tali cavità hanno funto da abitazione per l'uomo del Paleolitico superiore, che ha lasciato tracce tangibili della sua presenza. L'oscillazione è inoltre testimoniata dai depositi calcarenitici costieri ricchi di fossili marini e che rappresentano oggi importanti resti delle antiche spiagge. Il processo di dissoluzione causato dalle acque circolanti nel suolo e nel sottosuolo è visibile anche sott'acqua, dove si individuano le <i>paleo rive</i>, cioè le antiche linee di costa, nonché le grotte sommerse, semisommerse e i tunnel sottomarini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il tratto costiero che rientra nell'area della riserva naturale orientata di Capo Gallo è caratterizzato da rocce sedimentarie organogene denominate <i>“trottoir à vermeti”</i>, un insieme di piattaforme calcaree emergenti con bassa marea e generate dalla cementazione di innumerevoli gusci di Molluschi Gasteropodi vermiformi (<i>Dendropoma petraeum</i>) e di alghe calcaree. Queste biocostruzioni costiere, molto rare in Italia, sono paragonabili a quelle delle barriere coralline tropicali e come queste ultime costituiscono ambienti ad elevata biodiversità, cioè aree in cui è presente un elevato numero di specie viventi. Tale marciapiede organico ha il suo punto di inizio nel tratto costiero di Mondello più vicino a Capo Gallo e si sviluppa per tutta la riserva, attraversando gli speroni rocciosi di Sferracavallo fino ad arrivare ad Isola delle Femmine.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sferracavallo, il cui nome deriva dall’attività dello “sferrare i cavalli” visto che lungo i collegamenti venivano trainati diversi equini, nasce come snodo per i pescatori, ma soprattutto come anello di questa lunga catena che era il sistema sentinella delle torri costiere della Sicilia, torri abbattute per la costruzione dell’autostrada. Un centro di avvistamento molto importante per i primi nuclei di abitanti, minacciati dalla pirateria del mare.</span><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sferracavallocosma-e-damiano.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Caratteristica è la festa dei santi Cosma e Damiano, patroni della borgata, che si svolge ogni anno nell'ultima domenica di settembre: il pesante fercolo, con i simulacri dei santi, viene portato per le vie della borgata da un folto numero di giovani vestiti di bianco, con un fazzoletto rosso legato ai fianchi, uno al collo e a piedi nudi. La festa non è solo religiosa, ma anche civile e comprende inoltre il gioco dell'antinna a mari, una sorta di albero della cuccagna posto sul mare. </span><span class="fs14lh1-5">Anticamente, la processione si svolgeva con passo veloce per poter portare i simulacri dei santi a tutti gli ammalati che ne avessero fatto richiesta, per avere la possibilità di pregare chiedendo la liberazione dalle malattie. La devozione è testimoniata dai numerosi ex voto presenti nella chiesa della frazione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><strong><b class="fs14lh1-5">SACRO…</b></strong></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">“Cosimo” è tra i nomi più diffusi e non è un caso, se consideriamo che la festa patronale è dedicata proprio ai SS. Cosma e Damiano: una processione che ogni anno attira fedeli e curiosi l’ultima domenica di settembre per il suo alto valore culturale e antropologico. Scene molto intense quelle dei simulacri che stazionano davanti alle abitazioni dei malati che ne fanno richiesta. La “vara” accompagnata dai giovani fedeli in bianco e fazzoletti rossi è un’immagine molto importante nell’immaginario locale.</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sferracavallo5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><strong><b class="fs14lh1-5">E PROFANO</b></strong></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">Le motivazioni culturali incontrano sicuramente quelle culinarie, visto che sia per i siciliani che per gli stranieri Sferracavallo resta una tappa importante per gustare le prelibatezze siciliane (di mare e non solo). Tanti ristoranti, alcuni anche sopraelevati con vista mare attraverso vetrate trasparenti. Un mare che con le luci delle lampare, di notte, è qualcosa di mozzafiato. Pesce fresco, polpo bollito e frutti di mare sono un must. Avete bisogno di altri motivi per visitare questo luogo?</span></div></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/e_g1bfT9M4c">https://youtu.be/e_g1bfT9M4c</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 06:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Sicilia: Piazza Armerina la Città dei mosaici - Enna-]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000010E"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Piazza Armerina (</span><i class="fs8lh1-5"><span class="fs16lh1-5">Ciazza nella locale lingua gallo-italica, Chiazza in siciliano</span></i><span class="fs16lh1-5">) è un comune italiano di 21 389 abitanti del libero consorzio comunale di Enna in Sicilia, ed è sede di vescovado con un'estesa diocesi. Il territorio di Piazza Armerina sorge su un'altura dei monti Erei meridionali, nella parte centro-orientale della Sicilia, a 697 m d'altitudine. Fino al 1927 era capoluogo di un esteso circondario e sede di sottoprefettura, quando non era ancora stata istituita la provincia di Enna, alla quale fu inglobata.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Veduta_Piazza_Armerina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La storia della città di Piazza (Armerina fu aggiunto nel 1862) ha inizio nel periodo normanno, ma il suo territorio fu abitato fin dalla preistoria, come dimostrano i ritrovamenti archeologici di Monte Navone e, soprattutto, di Montagna di Marzo. La città dovette essere fiorente in epoca romana, come è testimoniato dalla splendida Villa Romana del Casale dell'inizio del IV secolo d.C., con i suoi pavimenti in mosaico dal valore inestimabile. Nel corso dei secoli ha subito alterne vicende, ma ha spesso svolto ruoli politici di prestigio e la sua vita culturale ed economica è stata sempre particolarmente attiva, tanto da meritarsi l'appellativo di "città opulentissima" da parte dell'imperatore Carlo V.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/PIAZZARMERINA3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Grandiosa fu l’ impresa che i Normanni compirono in Sicilia intorno al 1060, capitanati dal Conte Ruggero d'Altavilla, ultimo dei figli di Tancredi e fratello di Roberto detto il Guiscardo. La conquista dell'Isola dominata dagli Arabi apparve come una guerra santa di liberazione religiosa: il Pontefice Niccolò II donò, infatti, a Ruggero, quale segno di investitura e di auspicio per la liberazione dalla dominazione saracena, un drappo con l'effigie della Madonna col Bambino, dipinto, si dice, per mano di San Luca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il vessillo di guerra, rappresentò il signum victoriae che portò di vittoria in vittoria Ruggero sino a Plutia (l'antica Piazza Armerina) che fu innalzata a piazza d'armi delle milizie normanne. Fu così che il Conte normanno donò alla città, cui era legato da un vincolo d'alleanza, il labaro ricevuto dal Papa che presto venne ritenuto miracoloso e fatto oggetto di culto popolare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Piazza Armerina è la base perfetta per partire all’esplorazione della <a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-della-villa-romana-del-casale---piazza-armerina-enna--" target="_blank" class="imCssLink">villa romana del Casale</a>, ma anche per prendersi qualche giorno di relax durante un giro della Sicilia, godendosi la vita del posto. Sono tanti i tour, privati e di gruppo, che includono Piazza Armerina e i suoi dintorni in un itinerario completo: vivrete esperienze indimenticabili facendovi raccontare i segreti di questo angolo di Sicilia, e potrete prendere parte a tour di ogni tipo a fianco di esperti del posto. </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/PIAZZARMERINA4.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">È un'antica città d'impianto medievale con un pregevole centro storico barocco e normanno. Città d'arte, già definita Urbs Opulentissima, con forte richiamo turistico per il suo importante patrimonio archeologico, storico, artistico e naturale, nota come la "Città dei Mosaici e del Palio dei Normanni".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il più antico ritrovamento dell'uomo risale al Paleolitico Superiore, probabilmente all'Epigravettiano finale, riscontrato presso la contrada Ramata nei pressi della frazione di Pergusa ma ancora in territorio di Piazza Armerina. Una frequentazione neolitica è stata riscontrata sporadicamente nel territorio ma certamente è attestata presso la sommità del Monte Navone, nel quale gli scavatori rinvennero numerosi frammenti di ceramica impressa della facies di Stentinello. L'unica attestazione ben osservata e interpretata, per l'età dei metalli, è quella del villaggio capannicolo di Monte Manganello, dove l'uomo s'insediò a partire dalle prime fasi del Bronzo antico fino alle prime fasi del Bronzo medio, periodo nel quale in Sicilia si diffuse la cultura di Castelluccio. Nell'estate del 2000 la Soprintendenza BB.CC.AA. di Enna indagò il sito archeologico portando alla luce alcuni resti delle antiche capanne e numerosi frammenti ceramici. I frammenti ceramici, costituiti perlopiù da coppe su piede e tazze, sono in corso di restauro e a breve saranno esposti nel futuro Museo della Città e del Territorio sito all'interno del Palazzo Trigona.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dai ritrovamenti numismatici presenti sul Monte Navone non lontano dall'abitato si può presumere che qui esistesse un abitato di età greca, forse una sub-colonia di Gela e più precisamente la Hybla Geleatis di cui fa menzione Tucidide in seguito chiamata Stiela[9]. Sulla storia poi di Piazza dove è attualmente ubicata si sa con certezza solo dalla dominazione normanna in poi, in riferimento alla ricostruzione della città nel 1163 ad opera di Guglielmo II. Per il periodo precedente alla fondazione diverse sono le ipotesi. Alcuni autori del Seicento favoleggiarono di un villaggio chiamato Plutia di origine romana, ma nessuna fonte classica ha mai riportato tale località. Tuttavia secondo fonti musulmane riportate da Michele Amari nella sua Storia dei Musulmani di Sicilia, esisteva una città che gli arabofoni pronunciavano Iblâtasa o Iblâtana, abitata da comunità islamiche, che dovette sorgere su un villaggio preesistente che le cronache medievali (come il Fazello) indicavano più tardi come Casalis Saracenorum.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/PIAZZARMERINA5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tale villaggio potrebbe essere la Ibla Elatson o Ibla Elatton (Ibla minore) riportata da Idrisi che corrisponderebbe alla Ibla Geleate (ibla Gelese) descritta da Tucidide (per Pausania Ibla Gereate, per Stefano Bizantino Ibla Era o Minore). La città islamica venne ribattezzata Placia o Platsa dai Normanni che la conquistarono e la affidarono agli Aleramici. Re Guglielmo I di Sicilia, per punirla della sua ribellione capeggiata da Ruggero Sclavo, figlio illegittimo dell'aleramico Simone, conte di Policastro, che in pratica aveva trucidato la popolazione araba, la fece incendiare e distruggere nel 1161. Venne dunque ricostruita, nel 1163 più in alto da Guglielmo II sul colle Armerino e ripopolata con genti provenienti dalle aree "longobarde" settentrionali. Scavi recenti, condotti dall'università La Sapienza di Roma hanno messo in luce, nei dintorni della Villa Romana del Casale l'impianto di un villaggio di epoca medievale, presumibilmente riferibile alla città distrutta da Guglielmo il Malo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Drappella o pennone della casata Suriano donato da Pietro III d'Aragona con le insegne del Re Pietro e nel Capo destro quelle della Casata dei Sorianos o Suriano</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 1396, fu eretto il castello aragonese di Piazza Armerina (Platea o Plaza in Spagnolo) per volontà di Martino I di Trinacria e della consorte regina Maria di Sicilia e duchessa di Atene e Neopatria, affinché rappresentasse un potente deterrente militare contro lo strapotere dei baroni siciliani contrari alla corona. Per tale motivo i giovani reali di Sicilia (allora a seguito dei trattati sottoscritti con gli Angiò, definiti reali di Trinacria), soggiornarono diverso tempo nel maniero. La castellania fu affidata al Gran Priore dei gerosolimitani Don Giovanni Suriano, già nominato come tale nel 1392 dai sovrani e parente della casa Reale d'Aragona per tramite lo zio don Angelo Antonio Achille I Suriano (o Sorianos nome catalano). Quale Gran Priore Giovanni sedette tra i primi scranni dei Pari del Parlamento Siciliano. Don Angelo Antonio Achille fu grande d'Aragona "Fueros de Aragón" e governò in nome di Pietro IV d'Aragona e successivamente di Giovanni d'Aragona tutta la valle del Gela, del Dittaino e del Caltagirone, e prima di lui il padre don Raimundo giunto in Sicilia nei pressi della costa Palermitana, successivamente ai Vespri Siciliani, recando proprie milizie per difendere la legittimità della pretensione al trono di Sicilia di Pietro III d'Aragona e la popolazione dalle ritorsioni degli Angiò.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Piazza_Armerina_6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La castellania di Giovanni fu il primo ed ultimo contado con potere baronale di mero e misto impero di Piazza, che successivamente, alla morte del Gran Priore, molto probabilmente eliminato dall'Almirante Don Bernart Cabrera[14], che aveva mire di acquisire la contea di Piazza, questa divenne libera Universitatae. La nomina del Gran Priore costituì una solida garanzia di fedeltà della città di Piazza alla corona, sia per i legami di parentela del castellano con i reali, sia per la saggezza e la rinomata capacità di condottiero del Gran Priore, il cui padre don Pasquasio (Pasquale) ebbe in feudo la vastissima terra di Ramursura posta tra Barrafranca e Piazza, appartenuta al barone Raimondo Manganelli, dopo la sconfitta di questi, da parte delle truppe di Don Angelo Antonio Achille. Il barone Manganelli fu sconfitto assieme al suo alleato Don Scaloro degli Uberti conte di Assoro e ribelle della corona, proprio sotto le mura del castello di Assoro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dopo la morte del gran Priore e la fine della età dei Martini e poi dei Trastamara a questi succeduti, Piazza ottiene il titolo di libera Universitatae, come promesso dalla regina Bianca di Navarra, seconda moglie del giovane sovrano Martino I. La Città viene dotata di un proprio senato ed autonoma dalle decisioni della castellania imposta dal tiranno Cabrera, grande almirante del regno, che aveva provveduto dopo la morte (probabilmente da lui ordita) del Gran Priore di nominare Castellano, contro la volontà regia e del popolo piazzese, un suo alleato fedele tale Alfonso De Cardines già capitano della roccaforte di Gaeta, ma ciò fu impedito dai Piazzesi e dal cugino di Don Giovanni Suriano il Gran Priore, ossia Don Angelo Antonio, che sollevò la popolazione contro il Cabrera, il castello fu isolato con un lungo assedio. Fu così che la casata dei De Cardines non osò mai entrare in possesso reale del castello ne tantomeno abitarlo. La roccaforte divenne, sotto il governo borbonico, una prigione. La Città di Piazza divenuta libera Universitatae è sede di senato e di tribunali, come fu nel periodo federiciano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 1517 Carlo V la fregia del titolo di Città, con appellativo ufficiale di Urbs Opulentissima. In ricordo della notevole compagine catalana che favorì la ricchezza del territorio, nella città di Piazza esiste ancora una "porta catalana". In questo periodo Piazza è capitale di una Comarca che riunisce a sé i diversi paesi lombardi, accomunati da un linguaggio e una storia comuni. Dal 1689 fino al 1817 è sede della quarta Università del Regno. Dal 1817 è anche sede di vescovado con una vasta diocesi, mentre ottiene il titolo di Armerina nel 1863. Persa la sua egemonia sul territorio venne accorpata alla Valle di Caltanissetta e dal 1926 passò alla Provincia di Enna. Nel 2015 Piazza Armerina, con un referendum popolare e due votazioni del consiglio comunale, delibera l'adesione alla Città metropolitana di Catania, ma il disegno di legge predisposto dal Governo regionale per la conseguente modifica territoriale (ex art. 44 della L.R. n. 15/2015) non è stato approvato dall'ARS.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>Da vedere a Piazza Armerina:</b></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">Piazza Armerina è costituita da questi quattro quartieri storici: Canali, Casalotto, Castellina e Monte. Quest'ultimo era definito il "quartiere dei nobili" ed è quello in cui si erge il monumento che domina con la sua imponenza l'intero borgo, ovvero il Duomo, dedicato a Santa Assunta.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Piazza_Armerina_duomo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Il Duomo è collocato al centro del paese, attorniato da viuzze tipicamente medievali e da bellissimi palazzi realizzati in stile rinascimentale e barocco. Giunti nelle sue vicinanze, si potrà notare la presenta di una robusta mole del campanile, alto circa 44 metri. Il nostro consiglio è quello di non limitarsi ad osservare esclusivamente la parte esterna di questa imponente struttura. Spostandosi al suo interno, infatti, l'opera che non si potrà assolutamente lasciare scappare di mano è il bellissimo Crocifisso Ligneo, risalente addirittura al 400, collocato sull'altare maggiore. Il proprio viaggio turistico dovrebbe includere anche un salto al Museo Diocesano, che custodisce ricchi ed antichi tesori, costituiti da reliquiari in argento e da pregevoli paramenti. Anche in questo caso, non ci rimane altro da fare che consigliarvi di visitarlo, avendo l'accortezza di non disturbare con il flash della macchina fotografica.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzo-trigona-piazza-armerina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Nella Piazza del Duomo si può anche notare l'affascinante Palazzo Trigona, realizzato in mattoni di terracotta ed in pietra arenaria locale. Questo palazzo è appartenuto al casato nobiliare più importante della Sicilia, e sull'architrave del balcone centrale vi campeggia ancora il fregio della casata. Non allontanandosi dal borgo, si potrà ammirare l'imponente Castello Aragonese, che presenta una planimetria dall'aspetto regolare e quadrilatera, tipica dei castelli federiciani. Tuttavia questa struttura può essere ammirata esclusivamente dall'esterno, dal momento che è chiusa al pubblico.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Uscendo dalla cittadina, sarà possibile ammirare i resti delle mura medievali, che un tempo attorniavano il borgo, nonché la Porta Castellina, che costituisce l'antico ingresso al centro abitato. Inoltre, affianco alle mura c'è da scoprire anche la Torre del Padre Santo. Vi consigliamo di osservarla con molta attenzione, e soprattutto di soffermarsi sui particolari del balcone barocco e delle finestre rinascimentali. Spostandosi nell'immediata periferia di Piazza Armerina, non è possibile perdersi la "<a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-della-villa-romana-del-casale---piazza-armerina-enna--" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'http://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-della-villa-romana-del-casale---piazza-armerina-enna--', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">Villa del Casale</a>". Questa struttura è rinomata per i suoi 3500 metri quadri di mosaici, e dal 1997 è stata anche inclusa tra i Patrimoni dell'Umanità dell'Unesco.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcodellaronza.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Per tutti coloro che amano particolarmente il verde, a pochi km dal paese è possibile rilassarsi nel Parco della Ronza, che rappresenta un bellissimo giardino, ricco di alberi e di vegetazione. Al suo interno, in particolare, sarà possibile scorgere le strane "Rocce Incantate", ossia delle rocce che a seconda della modalità con cui la luce del sole le colpisce, danno vita a differenti forme immaginarie. Sicuramente, chiunque ha l'intenzione di visitare queste terre, resterà colpito dalla bellezza di questo paesaggio davvero suggestivo.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">guarda il Video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/36z-Z6nqRuQ">https://youtu.be/36z-Z6nqRuQ</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 07:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi sul Mare in Sicilia - MARINA DI PALMA , Palma di Montechiaro, Ag]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002B0"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Marina di Palma è la maggiore frazione del comune siciliano di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--palma-di-montechiaro-la-citta-del-gattopardo-agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Palma di Montechiaro</a></i>, in </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, e conta una popolazione di circa 2.000 abitanti. L'espansione urbanistica, avvenuta in Italia tra gli anni '60 e '70 del XX secolo, ha interessato anche l'area di Marina di Palma, principalmente a causa del turismo balneare; con la costruzione di strutture ricettive quali alberghi, seconde case e stabilimenti balneari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinadipalma1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Marina di Palma sorge a 4 km a sud di Palma di Montechiaro e si estende lungo il litorale mediterraneo, a ridosso di una zona collinare. Il centro abitato, composto principalmente dalle contrade di Fumarolo e Capreria, conta anche le contrade distaccate nordoccidentali di Giardinazzo e Castello, ov'è sito il Castello di Montechiaro. Il Borgo &nbsp;dista 22 km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-di-sicilia--naro" target="_blank" class="imCssLink">Naro</a></i>, 23 km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?mare-e-spiaggie-in-sicilia--san--leone-agrigento" target="_blank" class="imCssLink">San Leone</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, 24 km da Licata, 26 km da Favara, 27 km da </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></i></b><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinadipalma2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Monumenti e luoghi d'interesse</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei pressi di Marina di Palma, a nord-ovest, in località Castello, sorge il Castello di Montechiaro, edificato nel 1353. A sud-est del centro sorge la Torre San Carlo, una torre costiera edificata nel 1639.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinadipalma4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Mare e Spiaggie</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il litorale è composto da una serie di spiagge sabbiose protette dai frangiflutti, situate proprio sotto l'abitato di Marina di Palma, in cui si alternano sabbia fine e ciottoli. E' ben attrezzato ed offre qualsivoglia servizio per il relax e la ristorazione.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quella della Marina è la spiaggia dei palmesi (e non solo): l'atmosfera in alta stagione è bellissima, allegra e vivace. Nelle ore serali la zona si trasforma, in parte sul lungomare viene chiusa al traffico e diventa il cuore della movida estiva grazie anche a bar e locali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mare è limpido e perfetto per i bambini, così come tutti i servizi che ci sono in spiaggia. Ciò che contraddistingue questa zona è sicuramente l’acqua cristallina adatta per gli amanti del nuoto ma anche dello snorkeling.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinadipalma5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La frazione dista circa 3,5 km dallo svincolo più vicino (Palma di Montechiaro) della Strada statale 115 Sud Occidentale Sicula, parzialmente a scorrimento veloce e che collega Trapani a Siracusa lungo la fascia costiera. La Strada statale 410 di Naro, che inizia a Palma di Montechiaro, dista 4 km.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La stazione ferroviaria più vicina era quella di Palma di Montechiaro, distante 4 km e sulla Agrigento-Naro-Licata, linea FS a scartamento ridotto chiusa nel 1959. Le stazioni attualmente più vicine sono Licata (24 km sud-est), Agrigento Centrale (27 km nord-ovest), e Canicattì (30 km nord).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Marina di Palma</span></div></div><a href="https://youtu.be/PW_s-iLU8_Q">https://youtu.be/PW_s-iLU8_Q</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 06:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Bandiere Verdi 2024 -  in Sicilia ne sventolano 18]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000002AE"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sicilia con 18 spiagge a misura di Bambini è la seconda dell'elenco . Andando ai criteri di selezione, Farnetani puntualizza che per i pediatri “che hanno operato in regime di volontariato, senza compensi, fini di lucro o intervento di sponsor, si è trattato di un’indicazione professionale e un parere medico redatto in base alla conoscenza delle reali esigenze di accrescimento, salute, sviluppo corporeo e psicoaffettivo dei minori”. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/bandiereverdisicilia20241.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per la selezione “Non sono previste autocandidature perché la scelta dipende solo dalle valutazioni dei pediatri: devono essere almeno in 35 a indicare la stessa località”. I requisiti vanno dalla possibilità di giocare in spiaggia accanto ai genitori, all’acqua che non diventi profonda già a riva e in maniera brusca, dalla sicurezza garantita da assistenti di spiaggia alle attrezzature e servizi in riva al mare, e poi ristoranti e locali per mangiare, negozi, bar, strutture sportive.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“Per la qualità delle acque e la possibilità di balneazione ci riferiamo sempre e solamente a strutture istituzionali e pubbliche italiane: le ordinanze del sindaco, che per il proprio Comune rappresenta l’autorità sanitaria, e le rilevazioni delle Arpa regionali, strutture pubbliche preposte ai controlli ambientali”, conclude Farnetani. </span></div></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/bandiereverdisicilia20242.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Le Bandiere Verdi 2024 Sicilia</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come abbiamo anticipato, in Sicilia sono 18 le località che hanno ricevuto un vessillo. Si tratta di: Balestrate (Palermo) 2016; Campobello di Mazara – Tre Fontane – Torretta Granitola (Trapani) 2010; Catania – Playa 2016; Cefalù (Palermo) 2008; Giardini Naxos (Messina) 2016; Ispica – Santa Maria del Focallo (Ragusa) 2012; Lipari – Marina di Lipari-Acquacalda-Canneto (Messina) 2012; Marsala – Signorino (Trapani) 2015; Mazara del Vallo – Tonnarella (Trapani) 2021; Menfi – Porto Palo di Menfi (Agrigento) 2010; Noto – Vendicari (Siracusa) 2010; Palermo – Mondello 2016; Pozzallo – Pietre Nere – Raganzino (Ragusa) 2015; Ragusa – Marina di Ragusa 2009; Santa Croce Camerina – Casuzze – Punta secca – Caucana (Ragusa) 2010; San Vito Lo Capo (Trapani) 2009; Scicli – Sampieri (Ragusa) 2021; Vittoria – Scoglitti (Ragusa) 2010.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Jun 2024 10:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cittadine Siciliane sul Mare: AVOLA - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000270"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Avola, <a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">in provincia di Siracusa</a>, è la città ideale per chi vuole trascorrere una vacanza in relax, tra mare, arte, cultura e buon cibo, e con la possibilità di raggiungere facilmente le numerose attrazioni nelle vicinanze come <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">Noto</a></i>, <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i>, <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-di-pescatori-in-sicilia--marzamemi---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Marzamemi</a></i>, <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?luoghi-segreti-in-sicilia--isola-delle-correnti" target="_blank" class="imCssLink">l’Isola delle Correnti,</a> <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?oasi-naturalistica-di-vendicari" target="_blank" class="imCssLink">Vendicari</a></i> e molto altro ancora.L’attuale città di Avola è stata interamente ricostruita dopo il terremoto del 1693 (quando l’intero <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meraviglie-di-sicilia--il-val-di-noto" target="_blank" class="imCssLink">V</a><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meraviglie-di-sicilia--il-val-di-noto" target="_blank" class="imCssLink">al di</a> <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meraviglie-di-sicilia--il-val-di-noto" target="_blank" class="imCssLink">Noto</a></i> è stato quasi interamente raso al suolo) su una pianura di fronte al mare, a metà strada tra Siracusa e Capo Passero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Avola.-cop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Avola è una cittadina che incanta per la natura che la circonda, per la storia antica che ha lasciato tracce nelle sue architetture, per i suoi sapori ma soprattutto per il suo mare. Qui fioriscono ancora le orchidee selvatiche e l’aria profuma di timo, di erica e rosmarino. Il cuore del borgo accoglie con la sua grazia e la sua eleganza e, tra una passeggiata e l’altra, non si può non gustare un bicchiere del famosissimo vino che prende il nome dalla città: il Nero d’Avola, grande vino rosso conosciuto in tutto il mondo. E poi c’è il mare, la vita brulicante del porto, l’antico borgo marinaro con le rivendite di pesce fresco e la vecchia Tonnara: posta nel porticciolo di Marina d’Avola, resta come testimonianza di questa pesca antica, che per secoli ha rappresentato il cuore dell’economia e della tavola del paese. <span style="text-align: start;">Avola offre una vacanza green e sostenibile in assoluta sicurezza in uno dei posti più tranquilli di Sicilia, Avola non è solo mare, ma è anche arte cultura e natura in un’unica destinazione tra vigneti e mandorleti.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Avola.-cop2.jpg"  title="" alt=""/><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">La storia di Avola ha radici antiche, da indentificarsi probabilmente con Hybla major, antica città Sicana che sorgeva nella zona, occupata poi dai Siculi intorno al secolo XIII/XII a.c. – Hybla era una dea venerata sia da Siculi che da Sicani, e viene ricondotta nella mitologia greca ad Afrodite. Molti reperti risalenti al periodo della dominazione sicula sono stati ritrovati nella vicina Cava Grande del Cassibile: nelle tombe sono stati rinvenuti oggetti e suppellettili di vario genere. La città fu poi dominata dai Greci, e anch’essa finì sotto il potere del tiranno siracusano Dionisio durante le Guerre del Peloponneso; dopo la prima Guerra Punica del III secolo a.c. la città passò ai Romani. L’antico splendore di Hybla Major andò perdendosi con la decadenza dell’Impero Romano ed i saccheggiamenti successivi dei Vandali. Seguirono i Bizantini e gli Arabi; il nuovo centro abitato sorse probabilmente nel periodo delle dominazioni Sveva o Normanna, e prese a svilupparsi ulteriormente con gli Aragonesi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Avolacop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il terribile terremoto che colpì la Val di Noto nel 1693 distrusse la cittadina, che sorgeva, ancora, sulle colline degli Iblei. La popolazione si spostò verso la costa e vi rifondò Avola: il Principe Nicolò Pignatelli D’Aragona <span style="text-align: start;">affidò il progetto del centro urbano a un architetto gesuita, padre Angelo Italia. L’assetto urbanistico progettato e poi realizzato, che è lo stesso osservabile ora, si distingueva per la struttura razionale e geometrica del prospetto, a pianta centrica. Nei secoli successivi furono eretti palazzi civili e religiosi che abbellirono la nuova Avola, e agli inizi del Novecento comparvero anche molti villini </span><strong style="text-align: start;">liberty</strong><span style="text-align: start;">, secondo lo stile imperante in quel periodo in tutta la Sicilia. </span></span></div><div><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Avola.-cop5.jpg"  title="" alt=""/><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5">Un territorio che dalla verde montagna porta ad un mare azzurro cristallino in cui fare escursioni sia in barca che in mountain bike non solo d’estate ma tutto l’anno. Oltre a spiagge e natura, ad Avola si può visitare il museo della Mandorla Avola che è stato inaugurato nel maggio del 2018, e nasce per fare conoscere ai turisti la storia millenaria della mandorla nonchè degli altri prodotti di eccellenza protetti da un marchio di qualità. </span></div><div style="text-align: start;"><br></div><div style="text-align: start;"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Avola.-cop4.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Avola, è arte, storia, e cultura, il suo centro storico Barocco è caratterizzato da una perfetta pianta esagonale, ed è un vero e proprio salotto all’aperto. Il nucleo storico è quindi un baricentro culturale importantissimo con il teatro che ha una sua stagione teatrale sempre viva durante tutto l’anno, ed è nel centro storico che si concentrano la maggior parte degli eventi locali. Sul fronte mare, Avola ha un’interminabile spiaggia di sabbia finissima, le cui acque trasparentissime gradatamente vanno ad innalzarsi verso il largo, ciò permette che anche i bambini possono fare il bagno in piena sicurezza. </span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i monumenti che ci preme citare e che meritano indubbiamente una visita durante un’escursione ad Avola, sicuramente da vedere è la Chiesa Madre, risalente al XVII/XVIII secolo e realizzata in stile tardo-barocco, da un progetto di padre Angelo Italia. Si tratta a tutti gli effetti di un edificio incompiuto rispetto al progetto originale, che prevedeva cinque navate mentre ne sono in realtà state realizzate tre. Splendido, nella facciata, il portale centrale, ma anche il sagrato prospicente l’edificio con una bella scalinata e quattro statue realizzate con pietra calcarea. Belle anche la Chiesa della Badia, parte di un più ampio complesso architettonico che includeva un convento, con un interno riccamente decorato di stucchi, affreschi e dipinti, e la Chiesa di Santa Venera, patrona della città, luminosa e dalle linee eleganti e barocche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Avola.-cop6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Santa Venera è dedicata la celebrazione dell’ultima domenica di luglio; in questa città la Santa è particolarmente amata e venerata anche per via della presenza, nei dintorni del luogo in cui la donna si ritirava in preghiera, la Grotta di Santa Venera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La fama di Avola è comunque dovuta, oltre alle attrazioni turistiche di tipo artistico e monumentale, ai suoi prodotti tipici: la mandorla Pizzuta d’Avola è un presidio slow food, particolare varietà molto apprezzata ed utilizzata molto in pasticceria: pasta di mandorle, torte, biscotti e l’ottimo latte di mandorla. Dalla città prende il nome anche il celeberrimo Nero D’Avola, vino rosso coltivato ormai in tutta la Sicilia e anche in alcune zone della California e dell’Australia, esportato in tutto il mondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei dintorni di Avola, è possibile trovare testimonianze di Avola Antica sul monte Aquilone, oltre ai resti di una villa romana sul lungomare e la Riserva Naturale Orientata di Cava Grande del Cassibile.</span></div></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div></div></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/8HNbWH4DIaQ">https://youtu.be/8HNbWH4DIaQ</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 30 May 2024 09:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Naturalistici in Sicilia: RISERVA NATURALE ORIENTATA DI CAPO RAMA - Terrasini - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000026F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva naturale orientata Capo Rama è un'area naturale protetta situata nel golfo di Castellammare ricadente nel comune di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-marinari-di-sicilia--terrasini--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">Terrasini</a>, in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a>. Oltre al promontorio di Capo Rama, il vincolo di Riserva Naturale si estende anche sulle aree costiere limitrofe, per un’estensione complessiva di 57 ettari di superficie protetta distinti in zona A e zona B. L'area presenta sul promontorio la caratteristica Torre di Capo Rama, costruita probabilmente nel Quattrocento durante la dominazione aragonese. Essa è tra le più antiche torri ancora esistenti con un impianto circolare insieme a quella di Isola delle Femmine, inoltre essa faceva parte del sistema di avviso delle Torri costiere della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/caporama1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Capo Rama, istituita per salvaguardare il territorio di notevole interesse scientifico - geologico, floristico e faunistico - nonché per l’aspetto paesaggistico, ha un’estensione di circa 57 ettari distinti in zona A e zona B. La Riserva è caratterizzata da una scogliera alta circa 35 m colonizzata da vegetazione alofila, mentre sul pianoro a ridosso della linea di costa domina la macchia a palma nana, unica palma autoctona d’Europa. La ricchezza floristica garantisce molti rifugi e ambienti eterogenei per la fauna, soprattutto per uccelli, mammiferi e, nelle radure che si aprono tra la fitta vegetazione cespugliosa, per i rettili e le numerose specie di invertebrati. In quest’area affiorano rocce calcaree, ricche di fossili, che risalgono a circa 200 milioni di anni fa. In queste rocce è stata individuata una ciclica successione stratigrafica, in cui si sono alternati periodi di emersione e di immersione e vari ambienti di deposizione. Per le sue peculiarità geomorfologiche sono stati istituiti 3 geositi, di cui uno di rilevanza nazionale. A Capo Rama si ritrovano vestigia che attestano la presenza dell'uomo e l'utilizzo che nei secoli è stato fatto di questo promontorio. Il manufatto più vistoso è rappresentato dalla torre di avvistamento che dal promontorio eredita la denominazione, una delle prime a sorgere sul litorale siciliano. La torre venne costruita per avvistare le imbarcazioni pirata e segnalarne la presenza tramite segnali di fuoco e di fumo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/caporama3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">La Riserva è aperta tutto l’anno, l’accesso è libero. L’Ente Gestore organizza visite guidate per gruppi e scolaresche previa prenotazione da richiedere presso gli uffici della Riserva. Grande importanza rivestono le attività di educazione ambientale con le scolaresche di ogni ordine e grado che sempre più numerose visitano la Riserva Naturale Capo Rama.</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">La visita guidata, della durata media di due ore, si svolge attraverso un sentiero di facile percorribilità che inizia dalla costa e prosegue verso la fascia più interna tra la vegetazione bassa e cespugliosa; per la visita bisogna indossare scarpe chiuse e pantaloni lunghi, durante l’estate munirsi anche di cappellino e bottiglia d’acqua. L’Ente Gestore fornisce ai visitatori materiale divulgativo sull’area protetta e, a richiesta, sulle altre Riserve siciliane gestite dal WWF Italia.</span></div><div style="text-align: start;"><br><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/caporama2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Capo Rama sorge su una piattaforma di abrasione sommitale che si è formata a seguito dell’azione di erosione legata alle variazioni del livello del mare che si sono verificate durante il Quaternario. Nell’area affiorano rocce calcaree di età mesozoica (Trias sup. – Lias inf.), risalenti a circa 200 milioni di anni fa che si sono depositate sul fondo del mare, in un ambiente di piattaforma carbonatica e di laguna, e sono successivamente emerse a seguito delle spinte orogenetiche che hanno portato alla formazione della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/caporama4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le rocce sono ricche di fossili, fra i quali prevalgono i gusci dei Megalodonti, Lamellibranchi di grandi dimensioni e tipici fossili guida del Triassico, oltre a resti di gasteropodi marini, di coralli e di altri organismi incrostanti che popolavano i fondali marini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In queste rocce è stata individuata una ciclica successione stratigrafica, in cui si sono alternati periodi di emersione e di immersione e vari ambienti di deposizione. La spianata è interessata da morfologie carsiche dovute ai processi di dissoluzione del carbonato di calcio operati dalle acque arricchite di anidride carbonica. Tali processi carsici hanno dato origine ai campi solcati e ai depositi di terre rosse che caratterizzano la superficie topografica e in cui sono cementati resti di molluschi terrestri, denti e frammenti di ossa appartenuti a grandi animali. La costa è alta e rocciosa (falesia); in essa si aprono alcune grotte dovute alla concomitante azione dell’erosione marina e della dissoluzione carsica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/caporama5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Flora e la Fauna</b></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva è caratterizzata da una vegetazione naturale, arbustiva ed erbacea, costituita da specie adattate a condizioni di insolazione, aridità, vento costante e aerosol marino tipiche di questa piattaforma carbonatica. La scogliera è colonizzata da associazioni vegetali alofile tra cui predominano alcune specie di Limonio (Limonium sp. pl.), Salicornia fruticosa (Arthrocnemum fruticosum), Finocchio di mare (Crithmum maritimum), Papavero cornuto (Glaucium flavum).Sul pianoro che si sviluppa a ridosso della linea di costa domina la macchia a Palma nana (Chamaerops humilis), unica palma autoctona d’Europa. Questa pianta è legata alle tradizioni popolari per l’uso che le comunità costiere del Mediterraneo facevano di alcune sue parti: intrecciando le foglie mature, ben asciutte, si ottenevano scope, da cui deriva l’appellativo dialettale di “scupazzu”, mentre con le foglie più giovani si realizzavano cesti, cappelli, ventagli, borse e altri manufatti artigianali. La macchia è formata anche da esemplari di Olivastro (Olea europea var. sylvetris), Lentisco (Pistacia lentiscus), Camedrio femmina (Teucrium fruticans), Tè siciliano (Prasium majus), Asparago pungente (Asparagus acutifolius), varie specie di Asparagi (Asparagus sp. pl.), Asparago bianco (Asparagus albus), Ilatro (Phillyrea latifolia). Nelle zone più interne prevale l’associazione a Olivastro (Olea europea var. sylvestris), Euforbia fruticosa (Euphorbia dendroides), Palma nana (Chamaerops humilis), Efedra (Ephedra fragilis), Asparago selvatico (Asparagus stipularis), Quercia spinosa (Quercus calliprinos); di quest’ultima specie, divenuta rara in Sicilia, all’interno della Riserva è presente un solo esemplare.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/caporama6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’area di Capo Rama ospita la fauna tipica degli ambienti costieri. Lungo i sentieri, tra le pietraie e i muretti a secco è facile avvistare rettili quali la Lucertola di Wagler (Podarcis wagleriana), endemica della Sicilia, la Lucertola campestre (Podarcis sicula), il Geco (Tarentola mauritanica), l’Emidattilo (Hemidactylus turcicus) e, più raramente, il Biacco (Hierophis viridiflavus), innocuo e schivo serpente di colore nero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di particolare interesse sono le specie stanziali che nidificano negli anfratti delle falesie: il Gabbiano reale (Larus cachinnans), il Passero solitario (Monticola solitarius), il Gheppio (Falco tinnunculus), il Falco pellegrino (Falco peregrinus), il Martin pescatore (Alcedo atthis); tra la vegetazione cespugliosa, invece, trovano riparo la Cappellaccia (Galerida cristata), il Merlo (Turdus merula), l’Occhiocotto (Sylvia melanocephala), il Cardellino (Carduelis carduelis), il Saltimpalo (Saxicola torquata), la Cinciallegra (Parus major), il Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva “Capo Rama” si trova lungo le rotte migratorie e durante i periodici spostamenti alcune specie, tra cui l’Airone cinerino (Ardea cinerea) e la Garzetta (Egretta garzetta) sostano indisturbati sulla scogliera: in primavera prima di raggiungere le aree di nidificazione e in autunno quando tornano nelle zone di svernamento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Stormi di Anatidi e Gru (Grus grus) in formazione passano in volo sulla Riserva, mentre nel periodo primaverile–estivo alcune specie si fermano nell’area: l’Upupa (Upupa epops), la Rondine (Hirundo rustica), il Balestruccio (Delichon urbica), il Rondone (Apus apus), il Rondone maggiore (Apus melba), il Culbianco (Oenanthe oenanthe).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tramite avvistamenti diretti o il ritrovamento di tracce, è accertata la presenza di mammiferi quali la Volpe (Vulpes vulpes), il Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), il Riccio (Erinaceus europaeus), alcune specie di Pipistrello (Pipistrellus pipistrellus, Rhinolophus ferrumequinum).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva è popolata da una grande moltitudine di specie di insetti, tra cui la Mantide religiosa (Mantis religiosa) che si mimetizza tra le foglie e i rami della vegetazione. Farfalle variopinte svolazzano da marzo a novembre, alcune grandi come il Macaone (Papilio machaon), la Podalirio (Iphiclides podalirius), la Cleopatra (Gonepteryx cleopatra var. cleopatra), altre di dimensioni minori come la Zigena (Zigaena filipendulae), l’Icaro (Polyommatus icarus) o l’Argo bronzeo (Lycaena phlaeas).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/caporama9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">I Manufatti Storici</b></div><div><span class="fs14lh1-5">A Capo Rama si ritrovano vestigia che attestano la presenza dell’uomo e l’utilizzo che nei secoli è stato fatto di questo promontorio: muretti a secco che tracciano geometrie tra la vegetazione arbustiva, resti di vetusti ripari che dimostrano un’antica frequentazione del sito, i segni più recenti di una cava di pietra, di una probabile calcara, della presenza di pagliericci, di attività agricole e pastorali.Un fortino militare e una casetta in pietra e malta risalenti al secondo grande conflitto tramandano la memoria di un triste passato. Il manufatto più vistoso, divenuto il simbolo della Riserva, è rappresentato dalla torre di avvistamento che si innalza all’estremità di Capo Rama.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/caporama7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La torre, che dal promontorio ha ereditato la denominazione, è stata una delle prime a sorgere sul litorale siciliano e rappresenta il manufatto più antico esistente nel territorio comunale di Terrasini. Fu Martino il Giovane nel 1405 a prevederne la costruzione in questo luogo che lo stesso Re di Sicilia individuò per la valenza strategica. La pianta circolare, le dimensioni modeste della struttura e la semplicità delle forme sono, infatti, caratteristiche architettoniche in uso nel XV secolo. La torre venne costruita per avvistare le imbarcazioni pirata e segnalarne la presenza attraverso i fani e risulta inserita in tutti gli elenchi ufficiali delle torri che costituivano il complesso e articolato sistema di avvistamento costiero. La torre di Capo Rama faceva parte delle 11 torri controllate dal Senato della Città di Palermo, di cui rappresentava anche la più occidentale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Al suo interno prestavano servizio due guardiani o torrari, ma in alcuni periodi vi erano tre uomini, che si avvicendavano nella vigilanza. Anche se parzialmente diroccata, la torre conserva intatto il suo fascino e il suo valore storico e architettonico.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Torre è stata oggetto di due interventi di consolidamento, i cui progetti sono stati realizzati dalla Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Palermo: il primo nel 2005 al fine di mettere in sicurezza il manufatto (finanziato da Cepima e Panormedil), il secondo, iniziato nel 2007 e terminato nel 2008, ha reso possibile il recupero della volta e di tutta la struttura (finanziato tramite il progetto interregionale ” Turismo Verde “) .</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/caporama8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><i class="fs14lh1-5">Fortificazione II Guerra Mondiale</i></div><div><span class="fs14lh1-5">Sulla costa, in prossimità del promontorio Capo Rama, esiste un posto di osservazione costiera (POC) costruito durante la II Guerra Mondiale. E’ una postazione circolare monoarma con caratteristiche più di controllo e sorveglianza che di prima linea di difesa, così come le altre simili presenti lungo il versante tirrenico dell’isola. Questa postazione, per la sua tipologia costruttiva, era atta a fronteggiare eventuali sbarchi ma non a fermarli per lungo tempo in attesa delle unità mobili di rinforzo; non è, infatti, idonea strutturalmente alla prova di grossi calibri, né idonea a sostenere strenue resistenze a oltranza (A. Albergoni, 2006. Architetture militari fortificate nel territorio di Palermo 1940-1943).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5">Come arrivare in riserva</b></div><div><span class="fs14lh1-5">La R.N.O. di Capo Rama si raggiunge, con l’automobile, percorrendo l’autostrada A 29 (Pa – Mazara del Vallo); si esce allo svincolo di Terrasini e si prosegue in direzione del centro abitato. Da via Partinico occorre seguire la segnaletica stradale per la Riserva.</span></div></div></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video della Riserva</span></div><div><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/4ljt9iNMxdI">https://youtu.be/4ljt9iNMxdI</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 May 2024 12:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani sul mare: RIPOSTO, Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000026A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Riposto è un borgo della provincia di Catania in Sicilia. sorge sul mare Ionio, sulla costa che va da Catania a Messina, e rappresenta uno dei più storici e caratteristici borghi marinari dell'area jonico-etnea. <span class="cf1">Riposto è ricca di luoghi suggestivi e di attività stimolanti.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riposto-cop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Riposto ha caratteristiche adatte a soddisfare tutti i gusti. Che tu preferisca trascorrere un'estate all'insegna delle attività all'aria aperta, vivere un soggiorno romantico o coccolarti con un indimenticabile viaggio invernale, a Riposto troverai tutte le proposte che puoi desiderare. Riposto è una cittadina di 15.000 abitanti famosa per il suo porto turistico ultimato nel 2004, denominato Porto dell’Etna o Marina di Riposto. Il porto turistico si è aggiunto all’antico porto commerciale, costruito invece nei primi anni del secolo scorso. Assieme alla vicinissima Giarre, Riposto forma un nucleo urbano che supera i 40.000 abitanti, e nel quale è possibile trovare qualsiasi tipo di servizi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per molto tempo, Riposto ha rappresentato nella zona il maggior polo di raccolta delle merci destinate all’esportazione: vino, patate, agrumi e frutta secca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nome “Riposto” deriva infatti dal termine dialettale “u ripostu”, cioè il ripostiglio, nel quale venivano depositate le merci provenienti dai territori limitrofi prima di essere spedite via mare. Anche se oggi il turismo sta prendendo sempre più piede a Riposto, in passato l’economia del paese si basava soprattutto sul commercio e sulla pesca.<br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Dopo l'abolizione del feudalesimo e la Costituzione del 1812, gli abitanti di Giarre, appoggiandosi anche alle aspirazioni espresse da Riposto, chiesero di potersi staccare dalla Contea di Mascali e il 15 maggio Lord William Bentinck, in assenza del re, firmò il decreto di separazione di Giarre (che comprendeva anche Riposto) da Mascali. Ma Riposto, che aveva desiderato subito l'autonomia anche da Giarre, dopo decenni di continue polemiche, il 27 aprile 1841 ottenne anch'essa l'autonomia. Nel 1939 Riposto fu riunita nuovamente al comune di Giarre con il nome di Giarre-Riposto e, dalla fusione dei due centri, nacque un nuovo comune che, nel 1942, prese il nome di Jonia. Vi furono numerose polemiche a causa dell'accentramento dei servizi pubblici a Giarre e, nel 1945, soprattutto grazie alle pressioni dei cittadini ripostesi, i due centri furono nuovamente e definitivamente separati, riprendendo i loro rispettivi nomi. Oggi Riposto e Giarre condividono ancora la stazione ferroviaria.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ripostocentrostorico.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il centro storico di Riposto si snoda attorno a Piazza San Pietro, sulla quale si affacciano il Municipio (un edificio stile liberty costruito intorno agli anni’20) ed il Duomo. La chiesa madre è dedicata a San Pietro, patrono di Riposto, ed è stata edificata nella prima metà dell’800.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piazza Duomo a Riposto</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La facciata della chiesa si presenta in stile neoclassico ed è chiaramente ispirata alla basilica di San Giovanni in Laterano di Roma. La chiesa è a tre navate; al suo interno si trova il pulpito marmoreo dell’architetto Carlo Sada e un organo a canne di Jaquot di Remberville di fine Ottocento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chiesa della Madonna della Lettera: la più antica di Riposto</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa più antica di Riposto è invece quella dedicata alla Madonna della Lettera, situata sul lungomare, nelle vicinanze del porto turistico. L’edificio attuale risale al 1868, ma si tratta della quarta ricostruzione sulle tre precedenti, andate distrutte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/eiposto2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa custodisce un organo settecentesco e la pala d’altare che raffigura la Madonna della Lettera ad opera del pittore Giuseppe Zacco. Si può visitare la cripta su cui è stata ricostruita l’attuale chiesa, che conserva l’ossario e i colatoi usati anticamente per il trattamento delle salme.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di fronte alla chiesa si apre Piazza del Commercio, dalla quale si può ammirare il panorama che abbraccia tutta la costa, da Taormina a Torre Archirafi. Rilassati su una delle sue panchine, all’ombra delle palme, potrete gustare una deliziosa granita siciliana. Durante l’estate, la piazza ospita spesso degli stand allestiti in occasione di sagre e mercatini artigianali. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ripostogiardini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per i turisti, a Riposto non si può non visitare il Parco delle Kentie, un meraviglioso giardino che ricade all'interno del territorio urbano, con una superficie di circa 9000 mq, dove sono presenti delle piante particolari e rare, che risalgono ai primi del Novecento e costituiscono un ambiente unico in tutta la Sicilia. All'interno del giardino si trovano anche settanta differenti specie di Palme.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ripostolungomare.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Lungomare di Riposto</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lungomare, con le sue “scalette”, offre l’accesso alla scogliera, ed in ogni stagione dell’anno è molto frequentato dai ciclisti che usufruiscono della pista ciclabile e da chi pratica jogging. Soprattutto durante i mesi meno affollati, io amo fare lunghe passeggiate sul lungomare fino a Torre Archirafi. Il mare che si infrange sugli scogli di pietra lavica ha davvero un fascino straordinario!</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/portoriposto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Porto di Riposto, con l'Etna sullo sfondo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ancora oggi, sul lungomare potrete notare numerose pescherie rifornite ogni mattina di pesce fresco dai pescatori della zona. Accanto ad esse troverete negozietti di souvenir e di prodotti tipici, nonché innumerevoli locali nei quali è possibile gustare le ricette tipiche della cucina siciliana.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video su Riposto</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><div><span class="cf1"> </span></div></div><a href="https://youtu.be/K7flOpkcYJU">https://youtu.be/K7flOpkcYJU</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 26 May 2024 06:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I luoghi del Gattopardo: I  CALANCHI DEL CANNIZZOLA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000026B"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">I Calanchi del Cannizzola si trovano nell’entroterra siciliano, precisamente nel territorio di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--centuripe" target="_blank" class="imCssLink">Centuripe</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, proprio sul confine che separa le province di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. È un luogo isolato e arido le cui particolari caratteristiche geomorfologiche lo rendono uno scenario molto suggestivo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con il nome di contrada Valanghe, dal toponimo locale dell'area in cui ricadono, i calanchi sono inseriti nella lista dei siti d'interesse comunitario/zone speciali di conservazione della rete Natura 2000</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Calanchi-Cannizzola1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Conosciute anche in dialetto biancavillese come Lavanchi o Valanchi, &nbsp;termini che designano particolari solchi raggruppati in valli, originatisi dall’azione dell’acqua sulle rocce argillose. Il geologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Pierfrancesco Burrato, sul sito dell’Ingv, li ha definiti come «un fenomeno geomorfologico di erosione degli strati superficiali del terreno che si produce principalmente per l’effetto dello scorrimento delle acque su rocce argillose, con scarsa copertura vegetale e quindi poco protette dal ruscellamento. Il termine calanchi indica quindi i solchi nel terreno lungo il fianco di un monte o di una collina che rappresentano drenaggi stretti e affilati».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Calanchi-Cannizzola2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I calanchi sono un fenomeno geomorfologico di erosione del terreno che si produce per l'effetto di dilavamento delle acque su rocce argillose degradate, con scarsa copertura vegetale e quindi poco protette dal ruscellamento. I solchi che si formano all'interno del terreno si accentuano rapidamente, allungandosi e procedendo a ritroso, moltiplicandosi e ramificandosi. Tale processo si estende ad interi versanti, suddivisi da numerose vallecole separate a loro volta da strette creste con micro versanti nudi in rapida evoluzione. Le cause di innesco del processo che porta alla formazione dei calanchi sono molteplici e spesso concomitanti: in primis la presenza di un substrato argilloso con discreta componente sabbiosa; regime climatico caratterizzato da una lunga estate secca e piogge intense concentrate in determinati periodi dell'anno; esposizione meridionale dei versanti; acclivitá del pendio compresa tra i 40-60° che favorisce il rapido deflusso dell'acqua; esistenza di un livello meno erodibile alla sommitá del versante (Ricci; De Sanctis, 2004). Non é possibile risalire con esattezza al periodo di formazione dei calanchi in Italia, ma si ritiene che durante l'Olocene, il disboscamento delle foreste di querce sempreverdi, avvenuto per opera umana, abbia esposto i suoli argillosi, altamente erodibili, ai rigori del clima. Fenomeni di dissesto idrogeologico, come il dilavamento e il ruscellamento delle acque meteoriche, insieme a frane e creep, divennero i fattori determinanti nel modellamento del terreno, la cui risultante fu la genesi dei calanchi (Phillips. I calanchi del Cannizzola, torrente affluente destro del fiume Simeto, costituiscono un geomorfosito dei monti Erei nella valle del Simeto. Il bacino idrografico del torrente Cannizzola é caratterizzato dalla presenza di terreni argillosi e depositi alluvionali. Da un punto di vista geomorfologico, l'area presenta numerosi calanchi dovuti a fenomeni di erosione accelerata. L'area calanchiva si sviluppa lungo i versanti piú acclivi a reggipoggio esposti da sud-est a sud-ovest, le cui forme piú rappresentative si sviluppano con un'inclinazione compresa tra 30° e 45° La loro forma é generalmente concava, segnata da rivoli convergenti a ventaglio verso l'impluvio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Calanchi-Cannizzola3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Calanchi creano paesaggi molto suggestivi. Essi appartengono alla lista dei siti d’interesse comunitario/zone speciali di conservazione della rete Natura 2000. Sicuramente offrono per la loro forma alcuni fra gli spettacoli difficilmente replicabili dall’uomo. In Sicilia si trovano anche nella zona di Caltagirone. In Italia li possiamo ammirare in Basilicata e in Toscana. Nell'aprile 2022, nel limitrofo territorio di Biancavilla è stata installata una <i>big bench</i> ('grande panchina') con vista panoramica sui calanchi del Canizzola. L'opera, iniziativa di Chris Bangle, rientra nel progetto <i>Big Bench Community Project</i>, nato «... per sostenere le comunità locali, il turismo e le eccellenze artigiane dei paesi in cui si trovano queste installazioni fuori scala»</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Calanchi-Cannizzola4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 2023 <span class="imTALeft">a nuova fiction targata Netflix, "Il Gattopardo", ispirato al celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, approda sui Calanchi del Cannizzola.</span><span class="imTALeft"> </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riprese-Gattopardo-a-Centuripe-8.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'aspetto desertico e arido degli assolati calanchi del Cannizzola, spesso descritto come una tipica ambientazione da film <i>western</i>, ha favorito la selezione di questo territorio come <i>location</i> naturale di diverse riprese cinematografiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell'agosto 1964, insieme con altri luoghi siti alle pendici dell'Etna, il territorio delle Valanghe è stato <i>set</i> di alcune scene de <i>La Bibbia</i> di John Huston: tra Mompileri e la vicina Pietralunga, indicazione toponimica che includeva anche contrada Valanghe, furono girati - in poco più di tre settimane - episodi della vita di Abramo e le scene della distruzione di Sodoma e delle sue rovine. Per queste riprese, soprattutto quelle relative all'accampamento di Abramo, furono impiegati dromedari e cammellieri provenienti dall'Africa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo alcune fonti, sarebbero state girate in quest'area anche alcune scene di <i>Barabba</i> di Richard Fleischer (1961), de <i>Il Vangelo secondo Matteo</i> di Pier Paolo Pasolini (1964) e de <i>Il sasso in bocca</i> di Giuseppe Ferrara (1969).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/La_Bibbia_-1966-_Abramo_-_Lot.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 2017 i calanchi sono stati selezionati come una delle tappe mondiali del cortometraggio Audi <i>quattro - Ski the World</i>, nel quale lo sciatore <i>freerider</i> francese Candide Thovex si è esibito in una serie di discese libere fuoripista effettuate in una trentina di luoghi di dieci diversi Paesi di tutto il mondo, tra cui la grande muraglia cinese, le dune del deserto del Sahara e del Gobi, i camini delle fate della Cappadocia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il 26 maggio 2021 sono state girate alcune scene di un <i>road movie</i> franco-svizzero prodotto da <i>Cattleya</i>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell'ottobre 2021 lo scenario dell'area calanchiva è stato una delle <i>location</i> siciliane del lungometraggio <i>Fortress</i>, di Jessica Woodworth, prodotto da <i>Bo Films</i> e ispirato a <i>Il deserto dei Tartari</i> di Dino Buzzati: inizialmente ne era prevista la realizzazione in Armenia, cui sono stati preferiti i «[...] paesaggi aridi, deserti e perfino "lunari"» della Sicilia, tra cui - oltre a Centuripe - le Madonie, l'Etna, la cava Pirrera di Melilli e l'incompiuta diga di Blufi.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dei <span class="imTAJustify">calanchi del Cannizzola</span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/shq0u-Btjh8">https://youtu.be/shq0u-Btjh8</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 May 2024 07:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Balneari Siciliani: TRISCINA DI SELINUNTE]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000268"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Triscina di Selinunte è una frazione di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--castelvetrano" target="_blank" class="imCssLink">Castelvetrano</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, località turistico-balneare sita a 10 Km. circa dalla </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-selinunte-e-cave-di-cusa--trapani--" target="_blank" class="imCssLink">zona archeologica di Selinunte</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> (2 km via spiaggia). Con circa 6 km di spiaggia fine e dorata, essendo il naturale prolungamento di Selinunte, lungo la costa, Triscina rappresenta la meta più ambita di innumerevoli turisti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/trscinaselinunte2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le sue infinite spiagge, a tratti affollatissime, ed attrezzate con impianti balneari e di animazione, consentono una gradevole sosta, permettendo di immergersi in una totale tranquillità, senza rinunciare ad un rigenerante bagno nelle limpidissime acque del Mar Mediterraneo. Ad alternare tale panoramica, si susseguono innumerevoli paesaggi costieri costituiti da una sabbia fine e dorata, ancora oggi incontaminata e talvolta modellata solo dal soffio del vento che crea le cosiddette dune, arricchite, a loro volta, da una cospicua vegetazione. Il suo territorio spesso ancora vergine, nasconde numerosi luoghi ancora da esplorare, uno tra i tanti è il mondo marino di Triscina, meta di molti sub che si dilettano a scoprire i ricchi ed articolati fondali. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/trscinaselinunte1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La piccola località balneare di Triscina di Selinunte si snoda parallelamente alla costa per 5 km circa, il paesaggio circostante richiama quello dei tipici villaggi nordafricani: nella vegetazione, nello stile architettonico, e nell'ampia spiaggia sabbiosa ancora poco frequentata dal turismo di massa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/triscinaseli3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da qui, con facilità è possibile inoltre raggiungere numerosi siti come la valle dei templi di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-di-segesta" target="_blank" class="imCssLink">Segesta</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani-davisitare---monreale---palermo" target="_blank" class="imCssLink">Monreale</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?erice" target="_blank" class="imCssLink">Erice</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?siti-archeologici-da-visitare-in-sicilia--isola-di-mozia" target="_blank" class="imCssLink">Mothia</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--mazara-del-vallo" target="_blank" class="imCssLink">Mazara del Vallo</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--sciacca--agrigento-" target="_blank" class="imCssLink">Sciacca Terme</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?eraclea-minoa--area-archeologica-e-antiquarium-" target="_blank" class="imCssLink">Eraclea Minoa</a>, Gibellina e la Riserva Naturale della foce del Belice. Triscina è il luogo ideale per una vacanza sul Mar Mediterraneo, di fronte l’Africa, all‘insegna di differenti esigenze: piacevoli e tranquilli soggiorni, ovvero escursioni alla ricerca dell ‘arte e della cultura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/trscinaselinunte4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le sue infinite spiagge di sabbia fine e dorata consentono una gradevole sosta, permettendo di immergersi in totale tranquillità abbandonandosi al piacere di un rigenerante bagno nelle limpidissime acque del Mar Mediterraneo. Fanno da cornice allo splendido panorama le dune di sabbia modellate dal vento e spesso ricoperte da una fitta vegetazione. Il territorio, in molti casi ancora vergine, nasconde numerosi luoghi ancora da esplorare: uno fra i tanti è il mondo marino di Triscina, meta di molti sub che si dilettano a scoprirne i ricchi ed articolati fondali. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La piccola stazione balneare si snoda parallelamente alla costa per 5 chilometri circa, immersa in un paesaggio che richiama quello dei tipici villaggi nordafricani.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare</span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><strong><span class="fs14lh1-5">Da Palermo</span></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Immettersi nell'autostrada A29 in direzione Mazara del Vallo, prendere l'uscita "Castelvetrano" (successiva a quello di Santa Ninfa - Castelvetrano Nord). Appena usciti a Castelvetrano dall'autostrada svoltare a sinistra fino a trovarsi di fronte al supermercato CONAD Superstore, a questo punto svoltare a destra verso Castelvetrano e seguire la segnaletica TRISCINA DI SELINUNTE</span></div><div class="imTAJustify"><strong><span class="fs14lh1-5">Da Trapani</span></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Immettersi nell'autostrada A29, dopo lo svincolo per Segesta procedere in direzione Mazara del Vallo, prendere l'uscita "Castelvetrano" (successiva a quello di Santa Ninfa - Castelvetrano Nord). Appena usciti a Castelvetrano dall'autostrada svoltare a sinistra fino a trovarsi di fronte al supermercato CONAD Superstore, a questo punto svoltare a destra verso Castelvetranoe seguire la segnaletica TRISCINA DI SELINUNTE</span></div><div class="imTAJustify"><strong><span class="fs14lh1-5">Da Agrigento - Sciacca</span></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Imboccare la SS 115, uscire a Castelvetrano, in direzione Castelvetrano, proseguire dritto fino a trovare sulla sinistra il supermercato CONAD Superstore, a questo punto continuare dritto verso Castelvetranoe seguire la segnaletica TRISCINA DI SELINUNTE</span></div><div class="imTAJustify"><strong><span class="fs14lh1-5">Da Castelvetrano a Triscina di Selinunte</span></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Arrivando al semaforo svoltare a sinistra, seguire la strada, dopo l'ultima curva ci sarà un incrocio con un ponte, svoltare a sinistra (in via Francesco Morvillo) prima del ponte senza sorpassarlo; in fondo alla strada svoltare a sinistra (via Bresciana) lasciando sulla destra il passaggio a livello; da qui proseguire dritto in direzione Triscina di Selinunte per circa 12 km.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/aB3Hrn0kavo">https://youtu.be/aB3Hrn0kavo</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 19 May 2024 12:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Naturalistici: MONTI SICANI]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Da_Visitare"><![CDATA[Da Visitare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000267"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra il Golfo di Palermo e la Valle dei Templi di Agrigento, lungo l'antica strada che fu percorsa da Greci, Romani, Arabi e Normanni, sorge il territorio sicano, detto anche "Monti Sicani" con i suoi paesaggi mozzafiato e borghi tra i più caratteristico dell'Italia. Attraverso parchi naturali, campi di grano e insediamenti d'alta quota, un'esperienza che svela le tradizioni e la storia di una cultura indimenticabile.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/montisicani1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il parco dei Monti Sicani è stato un parco naturale regionale della Sicilia istituito definitivamente il 19 dicembre 2014 e soppresso nel luglio 2019. Comprendeva 12 comuni nei territori del libero consorzio comunale di Agrigento e della città metropolitana di Palermo, in Sicilia. Comprendeva il massiccio montuoso dei Monti Sicani, situato nella zona centro-occidentale della Sicilia. Il parco raggruppava, nel territorio di 12 comuni, quattro riserve naturali preesistenti: la riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, la riserva naturale orientata Monte Carcaci, la riserva naturale orientata Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco e la riserva naturale orientata Monte Cammarata, che contestualmente all'istituzione del parco, sono state soppresse con decreto.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/montisicani2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia di questo territorio viene evidenziata dalla presenza di diverse testimonianze, archeologiche, storiche, culturali, ambientali e artigianali: dal Castello Medievale di Bivona a quello borbonico di Palazzo Adriano, dai tratti arabi dei paesi di Burgio e Cammarata, alle imponenti fontane storiche di Castronovo di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altrettanto ricco è il patrimonio enogastronomico del territorio,che proprio l’istituzione del Parco dei Monti Sicani ha lo scopo di salvaguardare e promuovere. In questo comprensorio i pascoli mantengono le pratiche della caseificazione storica e tradizionale: si possono assaporare formaggi storici ottenuti dal latte di pecore al pascolo, tra cui il pecorino siciliano che la fa da padrone ma non mancano caciotte e caciocavalli provenienti da pascoli bovini, carni pregiate provenienti da allevamenti condotti con metodi antichi e secondo tradizione, verdure e ortaggi molto apprezzati per la loro genuinità, in particolare pesche, pere e ciliegie e il vino e l’olio extravergine d’oliva di qualità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/montisicani3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un territorio tutto da scoprire e da ammirare, luoghi di alto valore storico, culturale e naturalistico che si prestano a tutti i tipi di escursione, trekking, passeggiate a piedi a cavallo o in bici</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=zH7OxlrSETE">https://www.youtube.com/watch?v=zH7OxlrSETE</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 14 May 2024 11:51:00 GMT</pubDate>
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			<link>https://www.sicilytourist.com/blog/?itinerari-naturalistici--monti-sicani</link>
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			<title><![CDATA[Località Balneari: OGNINA DI SIRACUSA]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000266"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ognina di Siracusa è una suggestiva l</span><span class="fs14lh1-5">ocalita’ balneare</span><span class="fs14lh1-5"> posta tra le spiagge di Arenella e Fontane Bianche, </span><span class="fs14lh1-5">in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. </span><span class="fs14lh1-5">Il mare è splendido e si insinua nelle numerose calette naturali che costellano Ognina di Siracusa dando la sensazione di privilegio di essere in una fantastica piscina privata. Ad Ognina è anche un porticciolo di approdo di pescatori e diportisti.</span><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninasiracusa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Conserva zone di splendida e incontaminata natura, immersa in una continua festa di sole e di colori da maggio a ottobre in una cornice d'azzurro profondo che da sola basterebbe a giustificare un soggiorno. </span><span class="fs14lh1-5">La bellezza dei colori del mare, la diversità delle varie coste, la purezza dei fondali marini determinano il fascino suggestivo di questo angolo della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninasiracusa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il piccolo porticciolo, con le barche e i pescherecci, che attraccano ogni mattina carichi di pesce appena pescato, da’ il benvenuto ai turisti. Fermatevi a godere del panorama e scorgerete in lontananza la piccola Torre di Ognina che si erge solitaria. Costruita nel XV secolo a guardia del litorale Siracusano dalle incursioni dei Corsari, la piccola Torre di forma cilindrica, è uno dei resti più antichi della zona. La vedetta, all’interno della torre, non appena scorgeva l’arrivo dei corsari, lanciava l’allarme alla popolazione della costa con una grossa conchiglia chiamata “buccina”. Per arrivare al piccolo promontorio della torre si impiegano circa 20 minuti di passeggiata, e il panorama su questo scorcio di costa Siracusana, non appena arrivati, è indimenticabile, soprattutto al tramonto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninasiracusa5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dalla spiaggetta è possibile ammirare l’isolotto posto a 150m dalla costa. L</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?la-sicilia-da-visitare--isola-di-ognina--siracusa-" target="_blank" class="imCssLink">‘isolotto di Ognina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> è un luogo di grande rilevanza archeologica, invero, gli studi effettuati in loco hanno dimostrato che la presenza di buche nel terreno, in cui si presume venissero costruite delle palafitte, sarebbero la testimonianza della presenza dell’ uomo nella zona già dal neolitico, quando l’isolotto era unito alla terra ferma. In seguito, nell’età del Bronzo, si stanziò una comunità maltese, unico caso in Sicilia. Nell’isolotto, inoltre, sono presenti resti di una basilica bizantina. </span><span class="fs14lh1-5">Se avete voglia e fiato, l’isolotto è raggiungibile anche a nuoto e una volta arrivati, potrete andare alla ricerca di una tomba scavata nella roccia risalente all’età del bronzo.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninasiracusa6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Limata dall'azione del vento, la costa è un susseguirsi di scogliere rocciose a picco sul mare, grotte e cavità marine di impareggiabili forme e colori cui si alternano calette e baie solitarie di sabbia bianchissima. </span><span class="fs14lh1-5">Si possono ammirare, nei dintorni di Ognina, numerose villette di varia architettura, con tetti spioventi o con ampie terrazze, circondati da &nbsp;splendidi e curatissimi giardini. Inoltre non mancheranno di stupirvi nelle campagne limitrofe mandorli in fiore a dicembre, pale di fico d'India, &nbsp;tortuosi e secolari ulivi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ognina è dunque un mondo di quiete circondato dal profumo della macchia mediterranea, dalla splendida scogliera, da un mare cristallino ed incontaminato ricco di pesce, vero paradiso degli amanti della pesca e della foto subacquea. La bellezza naturalistica appena citata dà un valido esempio di come la località, e più in generale tutta la Sicilia, può davvero offrire tanto al turista.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ognina di Siracusa è anche un sito archeologico e naturalistico straordinario, proprio a due passi dal capoluogo.</span><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninasiracusa8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa sapere su Ognina di Siracusa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nome, Ognina, sembrerebbe derivare dal greco “oγкoσ” che significa “angolo”, in considerazione della particolare conformazione del sito che determina con il porto-canale un angolo ottimale per ripararvi le imbarcazioni. </span><span class="fs14lh1-5">Dello studio del tratto costiero di Ognina, sotto il profilo topografico-marittimo, si è occupato per primo Gerhard Kapitän agli inizi deglianni Sessanta. Lo studioso, tedesco di nascita ma siracusano d’adozione, ipotizza che il livello del mare, in rapporto alle diverse epoche, sia stato molto più basso rispetto a quello attuale e tale sua ipotesi ha trovato negli anni numerose conferme.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/ogninasiracusa9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un po’ di storia su Ognina</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La fascia costiera di Ognina è stata intensamente sfruttata nell’antichità: sotto il profilo strategico-difensivo, in particolare in età preistorica, con l’insediamento capannicolo a cui si riferiscono numerose buche circolari presenti sul pianoro antistante l’isolotto; sotto quello religioso-funerario durante l’età del bronzo, con l’escavazione di una tomba a grotticella artificiale; sotto il profilo “industriale” con l’impianto di fornaci romane per la preparazione della calce e cave a cielo aperto per l’estrazione della pietra calcarea utilizzate in età bizantina; infine sotto quello marittimo per l’approvvigionamento idrico legato forse alle navi che ivi facevano scalo per rifornirsi d’acqua dolce o trovarvi riparo. Inoltre, i numerosissimi relitti presenti nelle acque antistanti Ognina, esplorati sin dagli anni ’50 da missioni britanniche, testimoniano gli intensi traffici che si svolgevano nella zona dal VI secolo a.C. al VI secolo d.C.Insomma, Ognina di Siracusa è un sito archeologico e naturalistico straordinario, ma è anche mare e relax! Acque cristalline vi aspettano e l’entroterra, così come la fascia costiera, sono ricchi della vegetazione tipica della macchia mediterranea.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/J5wNPtJgxdY">https://youtu.be/J5wNPtJgxdY</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 12 May 2024 06:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare in Sicilia: RISERVA NATURALE ORIENTATA LAGUNA DI CAPO PELORO - Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000265"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’estremità nord della costa orientale della Sicilia, a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--messina" target="_blank" class="imCssLink">Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in quella curva di terra che gira dallo Jonio verso il Tirreno, capo Peloro doppia la costa siciliana.Qui, ai piedi dei "piloni", due aree lacustri, le lagune di Capo Peloro e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?lago-di-ganzirri---messina---" target="_blank" class="imCssLink">Ganzirri</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, ospitano un ambiente molto particolare. Le acque sono da tempo estesi allevamenti di molluschi, le rive sono meta fissa di uccelli migratori che qui trovano giusto riparo dalle fatiche dell’attraversamento contro vento dello Sretto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/R.N.O._LAGUNA_DI_CAPO_PELORO.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva naturale orientata Laguna di Capo Peloro è un’area naturale protetta della Regione Siciliana istituita nel 2001. Occupa una superficie di 68,12 ha ed è gestita dalla Provincia di Messina. La Laguna di Capo Peloro è anche sito di importanza internazionale, inserito nel Water Project dell’UNESCO del 1972, e sito di importanza nazionale riconosciuto dalla Società Botanica Italiana. All’interno della riserva naturale vivono più di 400 specie acquatiche, di cui almeno dieci endemiche.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/R.N.O._LAGUNA_DI_CAPO_PELORO1.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Capo Peloro (detto anche punta del Faro e conosciuto dai messinesi semplicemente come Faro) è la punta estrema nord orientale della Sicilia, il cui territorio fa parte del comune di Messina, quartiere Torre Faro, vicino ai laghi di Ganzirri. È costituito da una lingua bassa e sabbiosa sita a sud dell’estremità sud occidentale della Calabria, quasi di fronte alla frazione di Cannitello, e che termina quasi in corrispondenza della località di Santa Trada ove è situato il pilone calabrese dell’elettrodotto dello Stretto. Il pilone siciliano è posto proprio in prossimità della punta estrema di capo Peloro, ove è collocabile Cariddi. Costituisce il punto d’ingresso nord dello stretto di Messina e pertanto è segnalato da un faro importantissimo per la navigazione. È il luogo di incontro tra il mar Ionio e il mar Tirreno, pertanto le sue rive sono attraversate da fortissime correnti per la cui azione la conformazione delle spiagge muta annualmente.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Schermata-2024-02-26-alle-00.06.47.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I due laghetti sono stagni costieri salmastri che, per la loro comunicazione con il mare, rappresentano un ambiente di transizione in equilibrio dinamico con l’ambiente marino; sono sede di flore specializzate di ambienti umidi salmastri e utilizzati come stazioni di sosta dagli uccelli migratori. Il Lago Faro, per la sua particolare conformazione, rappresenta inoltre un raro esempio di bacino ‘meromittico’, vale a dire con una stratificazione costante, in quanto le acque superficiali non si rimescolano con quelle del fondo: nel laghetto coesistono quindi due zone sovrapposte con condizioni fisiche e chimiche differenti, oggetto di studio e di ricerche da parte di specialisti a livello internazionale. Questo lago è inoltre caratterizzato dal massiccio sviluppo di solfobatteri colorati fototrofi, che sono capaci di svolgere attività di fotosintesi anche in mancanza di ossigeno.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/capopeloroganzirri.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cinque piccoli canali mettono in comunicazione i due laghi tra loro e con i due mari, lo Ionio e il Tirreno, a detta degli esperti l’uno più scuro e profondo, il secondo più chiaro e cristallino e con i fondali più bassi. L’intero contesto della Laguna di Capo Peloro è costituito da aree dunali e retrodunali con presenza di biotopi con specie di vegetazione ad alta vulnerabilità o rischio di scomparsa, e con alcune specie vegetali tipiche dei litorali sabbiosi costieri, riscontrabili in pochi ambienti del bacino Mediterraneo. Il territorio di Capo Peloro (detto anche punta del Faro e conosciuto dai messinesi semplicemente come Faro) è costituito da una lingua bassa e sabbiosa, sita a sud dell’estremità sud-occidentale della Calabria. É il punto d’ingresso più a nord dello stretto di Messina e pertanto è segnalato da un faro importantissimo per la navigazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiapeloro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Luogo di incontro tra lo Ionio e il Tirreno, le sue rive sono attraversate da fortissime correnti, per la cui azione la conformazione delle spiagge muta annualmente. La spiaggia di capo Peloro è una distesa di sabbia dorata, sormontata da dune ricche di vegetazione. Secondo Enzo Pispicia, del gruppo di lavoro delle Aree Protette della città metropolitana di Messina, nella riserva, nella parte degli arenili, la presenza di dune è molto importante perché assolvono a una funzione di antierosione e costituiscono un’importante sede di biodiversità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E il vento presente nell’area, utilizzato come propulsore, favorisce la pratica del kitesurfing: nato nel 1999 come variante del surf, consiste nel farsi trainare da un aquilone manovrato attraverso una barra a esso collegata da cavi sottili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/cozzaripeloro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’interno del Territorio della Riserva insistono due Borghi marinari di grande ricchezza culturale oltre che ambientale: Torre Faro e Ganzirri. In questi borghi si pratica ancora la molluschicoltura: gli ultimi allevatori di cozze (i ‘cozzari’) coltivano e portano con pazienza a maturazione le cozze, allevate per quasi due anni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/capopeloroMADONNA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ganzirri e Torre Faro fanno parte del comune di Messina. La parrocchia di Torre Faro, come la città di Messina, è dedicata alla Madonna della Lettera, perché si racconta che proprio a Capo Peloro sia sbarcata la delegazione di messinesi di ritorno dalla Terra Santa, dove si erano recati in visita alla Vergine. Secondo la tradizione, la Madonna, in segno di ringraziamento, avrebbe consegnato loro una lettera con le seguenti parole: Vos et ipsam civitatem benedicimus (Benediciamo voi e la vostra città).</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><i>Guarda il video</i></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/IcJeSZt2KK8">https://youtu.be/IcJeSZt2KK8</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 May 2024 07:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Sant’Angelo Muxaro - Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000263"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Sant’Angelo Muxaro, centro abitato del comprensorio provinciale agrigentino, si erge su una collina a 335 metri sul livello del mare, lungo la riva sinistra del fiume Platani. Le origini di questo paese rimangono indefinite fino ad arrivare alla nascita della città di Kamicos (1300-1200 a.c.), quando questa parte della Sicilia fu popolata dai Sicani.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sant-Angelo-Muxarocop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Visitare Sant’Angelo Muxaro equivale ad un viaggio nel tempo senza tempo, tra mitologia ,storia e una natura affascinante e immutata da secoli . è un luogo avvolto dai misteri tra &nbsp;archeologia e mito , oltre che ricco di una natura che fa del territorio circostante uno scrigno ricchissimo di anfratti e grotte, ne esploreremo le vestigia seguendo &nbsp;le tracce dei misteriosi Sikani &nbsp;antica popolazione dalle antichissime origini e irrisolti quesiti , proprio qui &nbsp;è possibile scoprire di più della loro storia e le straordinarie testimonianze della loro presenza . Secondo alcuni studiosi, qui probabilmente sorgeva la mai trovata Kamikos: l’inespugnabile città edificata dal mitico architetto Dedalo per ricambiare l’ ospitalità del re sicano Kokalos. Narra </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?le-bellissime-principesse-siciliane-che-assassinarono-re-minosse" target="_blank" class="imCssLink">il mito che Dedalo</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, fuggito con ali di cera dalle prigioni cretesi, riparò nel territorio agrigentino presso re Kokalos; il re sicano lo accolse e lo preservò dall’ira del re cretese Minosse, che ivi giunse dopo essere approdato nei pressi di Eraclea Minoa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/BORGO-Santangelo-Muxaro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Le origini rimangono indefinite. Un importante villaggio di età del ferro sorse nei pressi dell'attuale abitato intorno al XIII secolo a.C. da popolazioni indigene, identificate con i Sicani. Tale villaggio costituisce in archeologia un valido fossile guida cronologico per la produzione locale dalla crisi della prima società autoctona (XIII secolo a.C.) al rapporto con i primi coloni greci durante la grande stagione delle apoikiai nel corso dell'VIII-VII secolo a.C.. Più villaggi si sono sviluppati nel territorio di Sant'Angelo, con il centro di comando che si ergeva su una collina poco distante dall'attuale abitato, denominato appunto "Monte Castello" dai locali perchè, a quanto pare, su quel colle si ergeva una rocca che controllava tutto il territorio. Molti archeologi ritengono che il territorio di Sant'Angelo si possa identificare con il famoso regno del re dei sicani, Kokalos, anche grazie a straordinari ritrovamenti archeologici di reperti in oro, oggi conservati al Museo archeologico di Siracusa e al British Museum di Londra. Dalla conquista romana fino agli ultimi anni del Basso Medioevo, fu un periodo scuro e poco conosciuto, la rocca divenne sede di controllo del territorio durante il periodo arabo e prese nome di Musharia; nome che tutt'ora è rimasto nella denominazione del comune (Muxaro). Alla fine del '400 il feudo del Mussaro passò alla famiglia, di origine spagnola, dei "De Marinis" che nel 1507 ottennero dal Re di Spagna Ferdinando il Cattolico la "Licenza Populandi" per la fondazione di un nuovo borgo nel feudo del Mussaro, che doveva essere denominato Sant'Angelo. Con il tempo, appunto, il comune prese il nome di Sant'Angelo del Mussaro fino al nome modero di Sant'Angelo Muxaro. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sant-Angelo-Muxarocop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L'attuale abitato, che venne costruito su una collina poco distante dalla vecchia rocca di Musharia (o Monte Castello), si sviluppa in concomitanza delle migrazioni degli abitati del Monte Castello che si unirono (non immediatamente) con un gruppo di albanesi che erano migrati dopo la conquista turca dell'Albania. Il borgo inziò a svilupparsi velocemente seguendo, negli anni anche la famosa "Legge delle Indie". L'abitato, infatti, si sviluppò attorno a una grande piazza centrale e le vie si svilupparono in maniera verticale e orizzontale a partire proprio da quella piazza. Oggi la grande piazza e l'intreccio di vie e viuzze, presumibilmente riscontra (non perfettamente come 500 anni fa, ovviamente le case e la cementificazione hanno fatto il loro sporco lavoro) quello che sarebbe potuto essere Sant'Angelo durante il XVI secolo. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sant_angelo_muxarochiese.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Di grande interesserebbe culturale e turistico sono le due chiese settecentesche. Una intitolata alla Madonna del Carmelo (costruita su una chiesa già esistente) dove all'interno si trova una bellissima statua a mezzo busto della Madonna dell'Itria, chiaro simbolo delle origini albanesi del comune. La seconda chiesa, è la Chiesa Matrice, intitolata al patrono Sant'Angelo Martire di Sicilia. Qui è presente un bellissimo crocifisso ligneo ricoperto di lamelle d'argento di epoca medievale, ritrovato nei pressi del Monte Castello. Particolarmente suggestive sono le strade del comune, non asfaltate che ricordano molto l'ambiente cinquecentesco. All'entrata del paese si erge, ormai diroccato, un pezzo della Porta medievale, chiamata "Porta di Spagna" e a seguire si può notare qualche metro della vecchia cinta muraria. Molto interessanti sono tutti gli itinerari turistici legati alla natura. Sotto il colle del borgo si apre una voragine che entra e attraversa tutta la collina diventando una grotta (Grotta Ciavuli) al cui interno passa un corso d'acqua che va a gettarsi nel letto del fiume Platani.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/sant_angelo_muxaroCENTRO.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Borgo abbarbicato su una rocca che domina l’intera vallata, è diventato il simbolo del turismo esperienziale in Sicilia. Le tradizioni rimaste intatte e la simpatia della gente del luogo hanno trasformato questo luogo in un centro accogliente e che sa regalare ai turisti esperienze uniche.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le vecchie tradizioni, dalla tosatura delle pecore in piazza, alla preparazione del pane e dei dolci tipici, non sono mai morte e oggi si rinnovano grazie ai tanti turisti, soprattutto stranieri, che si intrattengono piacevolmente con la gente del luogo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/thalos-sant-anagelo-muxaro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">A Sant’Angelo c’è la più grande tomba a Tholos di tutta la Sicilia, e la Grotta Ciavuli è anche una delle riserve naturali di Sicilia. Una passeggiata alla scoperta di queste bellezze è dunque d’obbligo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Poi c’è un reperto unico nel suo genere. La Patera d’oro del VII secolo avanti Cristo è il simbolo culturale più importante del paese.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/La-Patera-d-oro-sant-anagelo-muxaro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tornato a Sant’Angelo dopo due secoli di esposizione al British Museum, questa coppa d’oro di piccole dimensioni è decorata a rilievo con una fila di sei buoi. Un reperto unico davanti al quale si resta davvero incantati. La coppa si trova all’interno del museo archeologico che si trova nella piazza centrale del paese.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/sant_angelo_muxaroRICOTTA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">LA SAGRA DELLA RICOTTA</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Anche se il paese è fuori dal “tour dei cannoli“, ciò non significa che una delle sue materie prime più preziose sia la ricotta. In paese si svolge da oltre sessant’anni una sagra dedicata a questo gustoso alimento. Le pecore invadono le vie del paese e la festa ha inizio.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/SNadzmKziiw">https://youtu.be/SNadzmKziiw</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 May 2024 05:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia: TERME ARABE DI CEFALÀ DIANA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000262"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nascoste ai piedi del Monte Chiarastella, tra i maestosi Monti Sicani, celate tra i ruderi di un antico castello normannole, le Terme di Cefalà Diana si ergono come un monumento unico nella storia dell’architettura siciliana.Situate su uno sperone di roccia da cui sgorga un’antica sorgente di acqua calda (35,8°-38°), queste terme rientrano nella tipologia architettonica della ḥamma di ambito islamico. Questa struttura, un bagno termale che sfrutta il calore naturale dell’acqua, è caratterizzata dalla presenza di piscine per l’immersione, rappresentando un capolavoro di ingegneria e design dei tempi antichi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/termearabecefala4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo complesso rappresenta probabilmente il più antico esempio in Europa di costruzione dedicata al beneficio terapeutico delle acque. </span><span class="fs14lh1-5">Gli scavi archeologici condotti tra il 1992 e il 2006 hanno suggerito che la costruzione dell’edificio termale avvenne sotto il regno di Guglielmo II (1166-1189), contribuendo alla sua attribuzione storica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/termearabecefala1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’utilizzo della sorgente risale alla prima metà del X secolo, forse anche con uno scopo di irrigazione agricola, ma non ci sono prove di un insediamento stabile in loco. La fase più significativa avviene nel periodo normanno, con un intervento di Ruggero II (1140-1141). L’ingresso al centro del lato Nord subisce una riconfigurazione importante, sottolineando una nuova concezione dello spazio interno. Il sovrano normanno trasforma l’edificio islamico, aggiungendo un muro su tre archi e schermatura della sorgente, indicando una direzionalità longitudinale più evidente. Nel corso del XIII secolo, le terme subiscono un lento abbandono, ma nel XIV secolo si assiste a una rinascita con l’impianto di un fondaco e di un mulino a ruota orizzontale. Nel XVIII secolo, Niccolò Diana, Barone di Cefalà, apporta modifiche significative, creando la vasca attuale a sud del muro e dividendo la piscina settentrionale in tre vasche. Nel XIX secolo, ulteriori ristrutturazioni includono la riduzione e l’alzamento delle vasche e la costruzione di un canale per convogliare l’acqua verso il mulino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/termearabecefala3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’edificio si presenta come un parallelepipedo compatto. Conserva un’epigrafe in arabo lungo i lati Ovest, Nord ed Est, con un incipit che recita “In nome di Dio clemente e misericordioso”. Questa iscrizione, realizzata in caratteri cufici su blocchi di arenaria, è incorniciata da decorazioni con girali di palmette. Questi elementi, scolpiti in blocchetti di calcarenite e dipinti in bianco su fondo rosso, conferiscono un fascino unico alla struttura. I paramenti esterni, realizzati con pietrame informe di notevole spessore e legati con malta, mostrano una costruzione non uniforme, caratterizzata da listature e cantonali decorati con motivi vegetali. L’ingresso principale, situato sul prospetto Nord, accoglie i visitatori in un viaggio attraverso la storia. Al centro dei muri longitudinali si trovano due ingressi speculari, mentre un altro è posizionato all’angolo sud-occidentale. Nel corso del tempo, alcuni di essi sono stati trasformati in finestre, evidenziando l’evoluzione dell’edificio nel corso dei secoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/termearabecefala2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo spazio interno è diviso da un muro a tre archi sostenuto da colonnine marmoree. La zona meridionale ospita una piccola vasca voltata che racchiude la sorgente dell’acqua calda, mentre la zona settentrionale comprende tre vasche rivestite di grossi mattoni. Nicchie nelle spesse pareti interne suggeriscono utilizzi vari, forse per riporre i vestiti dei bagnanti o come stufe per la sudorazione.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi, le Terme di Cefalà Diana sono un viaggio nel tempo, una testimonianza della storia e delle trasformazioni che hanno plasmato questo straordinario edificio. Attraverso le epoche, ha conservato la sua unicità architettonica, offrendo ai visitatori l’opportunità di immergersi nelle acque termali e nelle storie che queste antiche mura custodiscono. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Le Terme di Cefalà Diana si trovano all’interno della riserva naturale Bagni di Cefalà Diana e Chiarastella, istituita nel 1997 per proteggere le numerose sorgenti a temperature variabili che sgorgano da rocce carbonatiche. Purtroppo, non è possibile fare un bagno benefico in queste acque, ma la visita offre l’opportunità di esplorare un luogo unico. L’importanza storica dei Bagni di Cefalà Diana è stata preservata grazie a recenti lavori di consolidamento e restauro condotti dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo. Questi interventi hanno consentito la riapertura al pubblico delle terme e il ripristino dell’acqua nelle vasche, ottenuta da un pozzo artificiale nelle vicinanze.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Gurda il Video delle Terme</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/2CY-dWlLXfE">https://youtu.be/2CY-dWlLXfE</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 May 2024 07:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e Leggende: DEDALO E RE MINOSSE IN SICILIA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000260"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come sempre la Sicilia si rivela una terra ricca di storia e mitologia, anche se non sempre ce ne ricordiamo. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">L’archeologia ha ormai dissipato ogni dubbio sul fatto che l’influenza greca in Sicilia sia iniziata molto tempo prima della colonizzazione, avvenuta nell’VIII sec. a.C. Una presenza proveniente dall’Egeo doveva esistere in Sicilia nell’età del bronzo, quando in Grecia fioriva ancora la civiltà minoica. Il tipo di presenza doveva essere prevalentemente di tipo commerciale, quindi con superficiali e non duraturi contatti con le popolazioni indigene, anche se gli ultimi ritrovamenti, avvenuti a S. Angelo di Muxaro e a Thapsos, farebbero supporre, in alcuni casi, una forma più stabile di permanenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sant_angelo_muxaro.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa storia inizia con l’epilogo di una più nota vicenda, quella del labirinto del Minotauro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per chi non la conoscesse, diciamo in breve che per una punizione del dio Poseidone, la moglie di Minosse si invaghì di un toro. Da questa unione nacque una creatura mostruosa, mezzo uomo e mezzo toro il Minotauro. </span><span class="fs14lh1-5">Per nasconderlo alla vista e limitarne la furia selvaggia, Minosse si rivolse allora all’artista e architetto della sua corte, Dedalo, incaricandolo di costruire un intricatissimo labirinto. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/minosseminotauro.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’opera fu progettata e costruita alla perfezione dall’architetto, anche grazie all’aiuto del figlio Icaro, ma per evitare che il segreto della misteriosa struttura venisse divulgato, re Minosse fece chiudere l’ingresso, impedendo ai due costruttori di uscirne. </span><span class="fs14lh1-5">Il resto è storia nota, Dedalo, grazie al suo ingegno, riuscì a fabbricare due paia di ali con cordicelle, cera e piume d’uccello. Lasciato il labirinto in volo, il figlio Icaro si avvicinò troppo al sole, la cera si sciolse e morì cadendo in mare. Il padre invece riuscì a trarsi in salvo, seppur dovendo sfuggire alla furia di Minosse, che adesso gli dava la caccia.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/dedalo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A questo punto la leggenda narra che Dedalo si rifugiò in Sicilia, nella città Sicana di Camico, situata nell’odierno agrigentino, forse nei pressi di Sant’Angelo Muxaro o Caltabellotta, </span><span class="fs14lh1-5">anche se <span class="imTALeft">oggi, non è stata ancora individuata con certezza in nessun sito archeologico siciliano</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa era governata da un re di nome Cocalo, che lo accolse con grande amicizia ed ospitalità, restando colpito dal suo enorme ingegno. </span><span class="fs14lh1-5">Si racconta anche che Cocalo avesse tre figlie, bellissime d’aspetto, ma anche abilissime nell’arte della guerra e nell’uso delle armi.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Venuto a conoscenza della presenza di Dedalo in Sicilia, pur non conoscendone il luogo esatto, re Minosse cercò in tutti i modi di stanarlo. Giunto sull’isola con il suo esercito, il sovrano cretese escogitò un astuto piano per indurre Dedalo ad uscire allo scoperto. Promise una lauta ricompensa a chiunque fosse riuscito a far passare un filo attraverso le volute di una conchiglia, sicuro che solo l’ingegno dell’architetto avrebbe potuto risolvere l’enigma.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/killerminosse.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Infatti così fu. Ingenuamente, e forse per soddisfare la propria vanità, Dedalo riuscì nell’impresa, facendo passare una scia di miele attraverso gli strettissimi passaggi e poi legando un filo di seta intorno ad una formica che, seguendo il liquido zuccherino, attraversò così la conchiglia da una parte all’altra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando re Cocalo comunicò a Minosse di avere trovato la soluzione, quest’ultimo capì che Dedalo si rifugiava presso la sua reggia, così gli chiese di consegnarglielo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Re Cocalo era in una posizione scomoda, da parte sua non avrebbe voluto condannare l’amico ed ospite ad una morte certa, d’altra parte non era nella posizione di rifiutare una richiesta ad un sovrano di gran lunga più potente di lui. Così decise di ideare un piano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Finse di acconsentire alla richiesta, invitando Minosse nel suo palazzo per riceverlo con tutti gli onori. Gli fece preparare un gran banchetto e poi chiese alla sue splendide figlie di fargli un bagno, privilegio che spettava solo agli ospiti più illustri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/dedalo-minose-PINCIPESSE.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Così Minosse fu introdotto nella sala da bagno del palazzo, dove le tre spietate principesse lo annegarono, facendo però credere che si fosse trattato di un attacco di cuore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un’altra versione della storia invece sostiene che l’acqua della vasca fosse stata sostituita con pece bollente e che le tre principesse, approfittando delle loro arti ingannatrici e della penombra della stanza, ve lo avessero spinto dentro uccidendolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad ogni modo i cretesi capirono che il proprio sovrano era stato assassinato, dunque mobilitarono l’esercito per assediare Camico, tuttavia la città era ben protetta e ricca di scorte, tanto che dopo 5 lunghi anni, furono gli assedianti a cedere per la fame e la mancanza di risorse.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di Dedalo si racconta che rimase in Sicilia ancora a lungo, disseminando l’isola di sue opere, tra le tante la leggenda gli attribuisce la costruzione delle terme di Selinunte e delle mura di Erice. Dopo forse si recò in Sardegna in compagnia di Iolao, nipote del mitico Eracle.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Secondo alcune versioni della Leggenda di Dedalo e Minosse, il luogo dove Cocalo seppellì Minosse, prima di restituirlo ai Cretesi sarebbe stata una grotta identificata con le Grotte della Gurfa (Alia) </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 05:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani nel Parco dei Nebrodi: CASTELL'UMBERTO - Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000025C"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castell’Umberto è situata in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/messina-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> sui </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-dei-nebrodi--" target="_blank" class="imCssLink">Nebrodi</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> settentrionali, sulla dorsale nord-occidentale del monte Rocca di Poggio, tra le fiumare di Naso e Fitalia. Il Borgo sorge in una zona litoranea collinare, posta a 660 metri sopra il livello del mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castell-umberto-sicilia-nebrodi2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il borgo è di quelli che tendono le braccia in segno di amicizia, richiamando quanti desiderano farsi cullare dalla bellezza di un territorio affascinante come il comprensorio dei </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-dei-nebrodi--" target="_blank" class="imCssLink">Monti Nebrodi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, ponte fra terra e mare, rete di itinerari avventurosi a 90 km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--messina" target="_blank" class="imCssLink">Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e 150 da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Oggi il Borgo si configura come uno dei più fortunati e accoglienti della zona, poiché gode di un centro urbano caratterizzato da un’armoniosa alternanza tra architettura e spazi verdi. Dalla piazza centrale, sulla quale si affacciano la chiesa matrice e il municipio, si dirama a zona nuova del paese, arricchita da un parco comunale provvisto di piscina e campi sportivi. Un altro elemento di attrattiva è il panorama che si gode dal paese, in particolare dalla collinetta della chiesa di Santa Croce, per via della sua posizione privilegiata.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castell-umberto-sicilia-nebrodi3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5 cf1">Castell'Umberto si chiamava originariamente "Castanea" che secondo alcune fonti deriverebbe da "Castrum Aenea" e che sarebbe stato fondato in onore dell'eroe troiano da una delle tante colonie rifugiatesi in Sicilia dopo la distruzione di Troia.</span><span style="text-align: start;" class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5">L'antica Castanìa comprendeva anche il territorio circostante all'attuale Castell'Umberto, inclusi parte di Tortorici e San Salvatore di Fitalia. Grazie alla sua posizione strategica, nel periodo bizatino, Castanìa fu una delle più importanti roccaforti contro le invasioni saracene. Allo scopo, fu infatti costruita la famosa torre che, successivamente, divenne castello e dimora abituale dei nobili Sollima. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castell-umberto-sicilia-nebrodi5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La storia del luogo, come già accennato, si intreccia e si fonde con quelle dei diversi paesi limitrofi già raccontati (Naso, San Salvatore di Fitalia, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?localita-balneari-in-sicilia--capo-d-orlando--messina-" target="_blank" class="imCssLink">Capo d'Orlando</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Alcara Li Fusi e Floresta). Diverse sono le popolazioni che hanno dominato la zona nel corso dei secoli e altrettanto numerose sono le trasformazioni che ognuna di esse ha generato. Dopo la fine delle invasioni saracene, nel XVI secolo l'intero territorio venne assegnato alla famiglia Sollima. Quest'ultima si stablì proprio in nella torre bizantina, ristrutturata e trasformata in castello. &nbsp;In quegli anni, l'edificio divenne centro della vita mondana del paese. Nel 1671 il feudo e il castello passarono alla famiglia Galletti fino al XIX secolo, quando numerose alluvioni costrinsero i cittadini ad abbandonare le loro abitazioni. Impossibilitati a vivere nell'antico centro, la popolazione si trasferì più a valle, rimanendovi per decenni. &nbsp;All'inizio del XX secolo venne ricostruito l'intero centro del paese Iniziarono quindi i lavori per la costruzione del nuovo centro, in onore del principe ereditario Umberto I, dal quale prese il nome.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castell-umberto-sicilia-nebrodi4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Tra i luoghi da ammirare c’è la Chiesa madre Maria SS. Assunta, finita di costruire nei primi del ‘900. Essa conserva al suo interno due statue di Antonio Gagini (1526-1532), nonché antichi quadri quali “Il martirio di San Bartolomeo”, un dipinto raffigurante l’antica patrona e paesana del paese, Santa Marina Pandarita e l’insigne simulacro dell’ attuale patrono San Vincenzo Ferreri. Quindi la “Chiesa Maria S.S. Annunziata” della c.da di Sfaranda ed il Castello Normanno dei Sollima, di cui rimangono il maschio e parte delle mura, che sovrasta il centro storico del paese. Poi la cinquecentesca Chiesa di S. Francesco, un tempo archivio dei monaci francescani, nota per i suoi affreschi e il suo antico organo d’oro; l’antica chiesa di Santa Barbara, in pieno centro storico, che si distingue per il campanile a mosaico policromatico; il convento domenicano dedicato a San Vincenzo Ferreri, patrono del paese, costruito intorno alla fine del ‘400 e attiguo alla chiesa di Santa Barbara; il santuario di Santa Croce, la Chiesa di San Giorgio. A Castell’Umberto è celebre la lavorazione della pietra castenese da parte degli scalpellini locali. I prodotti tipici dell’agricoltura sono le olive, le nocciole dei Nebrodi, i cereali, gli agrumi e l’uva.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">COME ARRIVARE</span></div><div><span class="fs14lh1-5">TRENO: Stazione ferroviaria di Capo d’Orlando. Proseguire sulla S.S. n°116 in direzione di &nbsp;Castell’Umberto (Km 20).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">IN AUTO: &nbsp;A20 Messina-Palermo uscita Brolo – proseguire sulla S.S. n°113 in direzione Palermo, al bivio di Sinagra seguire indicazioni per Castell’Umberto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">IN AUTO: A20 Palermo-Messina uscita Rocca di Caprileone – proseguire sulla statale n°113 in direzione Messina, al bivio di Capo D’Orlando prendere la strada statale n°116 &nbsp;a Km 20 Castell’Umberto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">IN AEREO: Aeroporto di Catania (Km 105).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">IN AUTOBUS: Collegamenti giornalieri con Messina, Catania, Capo d’Orlando.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div><br></div><div><br></div></div><div><br></div><div> </div></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/lnRpjJULDDo">https://youtu.be/lnRpjJULDDo</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 07:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Musei in Sicilia: LA CASA MUSEO DI PIRANDELLO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000025A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">La casa natale di Luigi Pirandello si trova in una contrada di campagna, a strapiombo sul mare, denominata “Caos”, al confine tra il territorio del comune di Agrigento (4 chilometri) e quello del comune di Porto Empedocle. Il </span>Museo &nbsp;sorge all’interno della casa natale dello scrittore. </span><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5">La "</span><span class="fs14lh1-5"><i>casa romita</i>" e l'ex "</span><span class="fs14lh1-5"><i>pino solitario</i></span><span class="fs14lh1-5">" sono i luoghi mitici della fantasia di Pirandello che trascorse in queste campagne l'infanzia e l'adolescenza</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/casapirandello1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf3">I Ricci Gramitto, avi di parte materna dello scrittore, vennero in possesso della Villa nel 1817. In essa la famiglia Pirandello si era rifugiata per sfuggire alla grave epidemia di colera che nel 1867 imperversava in tutta la Sicilia. Danneggiata nel 1944 dallo scoppio del vicino deposito di munizioni delle truppe americane, venne nel 1949 dichiarata monumento nazionale. Tre anni dopo la Regione Siciliana l'acquistò e diede inizio ai lavori di restauro e sistemazione della Casa e della stradella di collegamento con il pino. Le stanze con vista sulla campagna ospitano una vasta collezione di fotografie, recensioni e onorificenze, prime edizioni di libri con dediche autografe, quadri d'autore dedicati a Luigi Pirandello, locandine delle sue opere piu famose rappresentate nei teatri di tutto il mondo. Periodicamente la Casa ospita anche mostre temporanee dedicate al Maestro. Dal 1987 la casa natale costituisce un unico istituto con la Biblioteca Luigi Pirandello.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf3"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo.casa--pirandello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf3"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf3"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf4">Riallestita di recente, la Casa Museo Luigi Pirandello custodisce parte del patrimonio materiale appartenuto al grande drammaturgo ed alla sua famiglia: la struttura è provvista di un potente apparato comunicativo, funzionale a valorizzarne il patrimonio immateriale espresso dal suo genio. </span><span class="cf4">La Casa Museo è stata dichiarata monumento nazionale nel 1949 e acquistata dalla Regione Siciliana, che ne curò il restauro e la sistemazione nel 1952.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf4"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/pinosolitariopirandello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="cf4"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf4"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Chi visita la Casa Museo di Luigi Pirandello, non può rinunciare ad una passeggiata lungo il sentiero a destra della casa, dove si trova il celebre albero di pino ove il poeta <em>cadde come una lucciola........</em></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il pino, che nel novembre del 1997 è stato irrimediabilmente danneggiato da una tromba d'aria che ne tranciò la chioma, oggi si trova sezionato. Ai suoi piedi giacciono, conservate dentro un'urna, le ceneri dello scrittore.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/tomba-di-pirandello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Non si può inoltre rinunciare a proseguire lungo il sentiero per raggiungere il panoramico altopiano a strapiombo, uno dei più suggestivi della zona e che offre una spettacolare vista ...................<em>affacciata agli orli d'un altipiano di argille azzurre sul mare africano...</em></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Qui, l'arte si intreccia con la natura in un costante connubio e dona a questo sito un fascino particolare, dove i suoi colori, i suoi profumi, il mare, incantano e suscitano grandi emozioni. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/iOv4_ama5xo">https://youtu.be/iOv4_ama5xo</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 06:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da visitare: MELILLI - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000258"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Melilli, città denominata terrazza degli iblei, è un sito di grande fascino artistico, storico e anche naturalistico. </span><span class="cf1">La posizione strategica del luogo, situata tra le maggiori città di Augusta e Siracusa, ha svolto un ruolo cruciale per la sua crescita. </span></span></div><div><span class="imTAJustify"><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5">Centro agricolo in </span><span class="fs14lh1-5"><i>provincia di Siracusa</i></span><span class="fs14lh1-5">, Melilli è situato su di un monte a 310 mt. di altezza s.l.m., a 4 km. dal mare Ionio e conta 11.500 abitanti. </span></span><span class="fs14lh1-5 cf2">Il suo nome deriva dal latino "Melum", che significa melo e indica la presenza dei pometi nella zona. </span><span class="fs14lh1-5 cf2">Le sue origini risalgono all'età del Bronzo, e durante il Medioevo fu un'importante via di comunicazione per raggiungere Augusta e Siracusa. </span><span class="fs14lh1-5 cf2">La cittadina venne distrutta dai terremoti e successivamente redificata; venne ulteriormente modificata nell'aspetto dalla Seconda Guerra Mondiale.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Melilli-cop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le sue origini sono antichissime, risalenti all’età del bronzo, come testimoniano le molte necropoli rupestri, situate nei pressi dell’attuale centro storico. L’opinione di storici e archeologi concorda sul fatto che si tratterebbe dell’antica Hybla. Nell’epoca bizantina, Melilli doveva essere un piccolo agglomerato rurale, come testimoniano oggi le tracce nelle varie contrade del territorio, dedito a quella che fu una &nbsp;produzione di miele, decantata nel mondo greco e romano, in assoluta controtendenza a quelli che furono i fatti del 1970, che trasformarono gran parte di questo territorio nel polo petrolchimico più grande d’Europa, e la popolazione locale, che prima viveva solo di agricoltura e pastorizia, ha trovato occupazione e reddito nell’industria e nella nascita di aree commerciali. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/Melilli-cop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A seguito all’industrializzazione, l’impianto urbanistico ha subìto una profonda trasformazione, portando alla luce nuovi quartieri, distinti dal centro storico, che conserva ancora il suo aspetto medievale, con caratteristici vicoli, stradine, scalinate e palazzi signorili, alcuni dei quali susseguenti al terremoto del 1693 e, quind,i ricostruiti secondo i canoni architettonici del tempo, altri sono dell’Ottocento e del Novecento, non tutti in buono stato e non tutti fruibili, poichè di proprietà privata. Del patrimonio storico-architettonico fanno parte la basilica di San Sebastiano che, edificata nella seconda metà del XVIII secolo, è uno dei santuari più noti della Sicilia; la chiesa madre, dedicata a San Nicolò, ricostruita nel Settecento sulle rovine della preesistente chiesa duecentesca; la chiesa dello Spirito Santo o del Sacramento e la chiesa di Sant’Antonio, entrambe ricostruite nel XVIII secolo, dopo il terremoto. A dispetto dell’area industriale, il patrimonio naturalistico-paesaggistico, così come quello archeologico, del territorio non sono da sottovalutare; l’itinerario naturalistico-archeologico offre sia scenari naturali, che potremmo definire capovolti, molto suggestivi, per la dislocazione di un gran numero di cavità carsiche, due delle quali sono, oggi, “Riserve Naturali Integrali della Regione Siciliana”(Grotta Palombara-Grotta Alfio), sia siti di interesse antropico-culturale, sia siti di notevole ricchezza archeologica. Le produzioni tipiche sono, ancora oggi, legate alla coltivazione di cereali, viti, ulivi, ortaggi, agrumi; all’allevamento di bovini, suini, ovini, caprini ed equini; un settore secondario è impegnato in attività di estrazione (pietra, sabbia, ghiaia), di lavorazione del legno e ancora altro. </span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5 cf3"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Melilli-palazzi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf3"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf3"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf3">Cosa Vedere:</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf3">Visitare Melilli significa immergersi in uno dei più antichi centri storici della provincia di Siracusa, passeggiando in tranquillità per le vie principali del paese o per le strette e tortuose stradine che ne caratterizzano la struttura. Magari gustando qualche piatto tipico in uno dei tanti locali o &nbsp;prendendo parte alle varie iniziative artistico-culturali che vengono organizzate ogni anno dall'amministrazione. Il centro storico del comune ibleo è ricco di palazzi sontuosi, costruiti in pietra bianca estratta dalle cave circostanti, indubbia testimonianza di un passato "nobile" &nbsp;in cui molte famiglie signorili vivevano nel paese. Alcune di queste residenze signorili sono susseguenti al terremoto del 9-11 gennaio 1693 e sono stati quindi ricostruiti secondo i canoni architettonici &nbsp;del tempo; altri sono invece del secolo scorso o di questo inizio secolo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf3">Per iniziare la visita della cittadina collinare è consigliata una passeggiata in Via Iblea, corso principale che taglia il centro storico e sul quale affacciano, facendo da cornice, alcuni degli edifici più antichi, nel tratto che va da Piazza Filippo Crescimanno fino al quartiere San Vito, dove aveva termine la vecchia "strada della Piazza". Lungo la sopracitata strada, infatti, si possono ammirare il Palazzo Vinci e il Palazzo Rossi - Matera - Vinci - Rizzo, caratterizzato da splendide balconate e mensole in pietra, dove sono scolpiti dei mostri alati. Si tratta di un edificio del XVIII secolo appartenuto a Don Pietro Rossi, secreto dello Stato e Baronia e tesoriere della Chiesa di San Sebastiano. Dopo il terremoto del 1693 Don Pietro fu nominato governatore di Melilli e ne guidò la ricostruzione.</span></div><div><strong class="fs10lh1-5"><b><span class="fs11lh1-5 cf3 ff1"><span class="cf4"><br></span></span></b></strong></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Melilli-chiesa.jpg"  title="" alt=""/><strong class="fs10lh1-5"><b><span class="fs11lh1-5 cf3 ff1"><span class="cf4"><br></span></span></b></strong></div><div><strong class="fs10lh1-5"><b><span class="fs11lh1-5 cf3 ff1"><span class="cf4"><br></span></span></b></strong></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Molto suggestiva la visita alla chiesa di San Sebastiano con affreschi di Olivo Sozzi custoditi al suo interno. <span style="text-align: start;">La</span><span style="text-align: start;"> </span><span style="text-align: start;">chiesa madre intitolata a S. Nicolò</span><span style="text-align: start;">, molto particolare poiché al suo interno contiene delle</span><span style="text-align: start;"> </span><span style="text-align: start;">tele</span><span style="text-align: start;"> </span><span style="text-align: start;">settecentesche,</span><span style="text-align: start;"> </span><span style="text-align: start;">incastonate nel soffitto</span><span style="text-align: start;">.</span></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span style="text-align: start;"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/mellilli-necropoli.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span style="text-align: start;"><br></span></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span style="text-align: start;"><br></span></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5 cf3">Il territorio di Melilli è ricco di numerosissime necropoli. Queste, però, a differenza di Pantalica, non si trovano raggruppate in un'unica località, ma sono sparse in tutto il territorio; ciò fa pensare che gli Iblei erano costellati da numerosi villaggi abitati dall'uomo fin dalla Preistoria. &nbsp;Gli insediamenti dei villaggi preistorici sono in stretta relazione con i corsi fluviali, che attraversano il territorio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf3">Fra l'altro le tombe delle necropoli punteggiano le balze rocciose delle cave in fondo alle quali scorrono placidi i fiumi, molti navigabili fin dall'antichità, cosa che permise alle popolazioni indigene di intrattenere rapporti commerciali sia con i vicini abitanti della costa che con genti provenienti dalla lontana area egea, di cui sono stati rinvenuti oggetti di importazione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf3"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/mellilli-necropoli2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf3"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf3"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="cf3">Nelle vicinanze del centro abitato di Melilli si trovano le necropoli del Bronzo antico di</span><span class="cf3"> </span>Cava Canniolo<span class="cf3"> </span><span class="cf3">(circa dieci tombe del tipo a forno scavate sulle pareti di una cava fossile); Cava Cannatello (circa dieci tombe a grotticella artificiale scavate sulle pareti di un vallone fossile); Cava dell'Acqua (circa dieci tombe a grotticella artificiale scavate lungo le pareti rocciose di un vallone fossile) e l'insediamento rupestre bizantino di Costa Gissara scavato sulla parete calcarea. </span></span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/3100.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Cosa &nbsp;mangiare a Melilli:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Si possono trovare facilmente i piatti tipici più famosi della cucina siciliana, come pasta alla norma, arancini/e, cannoli, cassate, ecc. Ma ci sono alcune specialità tipiche di questo territorio che con più difficoltà si trovano in altre zone della Sicilia. </span><span class="fs14lh1-5">A Melilli è diffusa anche la preparazione di formaggi e latticini di latte bovino e ovino. I formaggi prodotti sono caciocavalli, provole, forme di pecorino (fresco noto come "Primosale" o un po' più stagionato) ma anche latticini come la prelibata ricotta di pecora, dalla cui preparazione si ottiene anche la "Tuma". </span><span class="fs14lh1-5">Però è Il "Cudduruni a miliddisa" il prodotto tipico più famoso di Melilli: si tratta di una focaccia casereccia simile ad una pizza, il cui impasto a base di farina di semola di grano duro, viene abbondantemente condito con acciughe sott'olio, cipolle, origano, pomodori secchi e talvolta viene aggiunta anche qualche fetta di caciocavallo locale. Vi sono anche varianti dolci delle Impanate note come "Cassateddi".</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Melilli</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 Apr 2024 07:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli in Sicilia : CASTELLO ARAGONESE DI PIAZZA ARMERINA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000257"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se vi trovate nei pressi di Enna non potete sicuramente non fare un salto a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-sicilia--piazza-armerina-la-citta-dei-mosaici---enna-" target="_blank" class="imCssLink">Piazza Armerina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Comune di circa 20.000 abitanti e che dista circa 32 km dal capoluogo di provincia, il suo nome deriva dal latino medioevale Plàtea o Platia, che significa “piazza del mercato”. L’appellativo “Armerina” arrivò solo nel 1862, quando il Consiglio di Piazza, con una delibera, ne cambiò la denominazione</span><span class="fs14lh1-5 cf1">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopiazarmerina1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La costruzione del Castello Aragonese è datata dal 1392 al 1396. La fortezza fu voluta dall'allora Re di Sicilia Martino I il Giovane da una parte per scopi prettamente difensivi, dall'altra quale sede per un suo preposto; essendo infatti un castello demaniale, la nomina del castellano era riservata al re. Quest'ultimo, quale detentore del potere politico e militare aragonese, doveva tenere a bada le mire anarchiche dei feudatari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello fu anche protagonista della scena economica della città, visto che il castellano imponeva pesanti tasse (diritti di castellania) alla popolazione. Dal 1438 in poi non si hanno più notizie storiche riguardo il castello fino al 1812, data in cui fu varata la legge di soppressione delle castellanie e la fine del sistema feudale. Dopo tale data il castello venne adibito a carcere. Da pochi decenni è passato in mano a privati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal punto di vista prettamente architettonico il castello Aragonese appare piuttosto tozzo e poco slanciato; questo perché mancante dell'ultimo piano (di cui restano solo alcune testimonianze). Della sua costruzione trecentesca rimangono solo alcune tracce delle fondazioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopiazarmerina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La pianta è quadrangolare, ai cui angoli sono poste quattro torri anch'esse quadrangolari. Una di queste torri è stata interamente ricostruita, spicca infatti per la sua posizione decentrata rispetto alle altre. L'unico portale è quello rivolto a sud; si stenta a credere che questo abbia avuto funzione di portale principale, visto che è situato nel lato dove sarebbero dovuti avvenire gli ipotetici attacchi da parte degli aggressori. Il fianco meridionale risulta l'unico lato spezzato nella sua continuità da finestre e merli posticci, mentre le restanti superfici murarie si presentano liscie e prive di aperture.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopiazarmerina3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">Il Castello sorge sul lato meridionale della Piazza Castello, situata sul “Colle Mira”, nell’antico nucleo medievale della città, l’odierno quartiere Monte. La fortezza presenta una pianta rettangolare con quattro torrioni quadrangolari disposti ai vertici, collegati da mura bastionate ad impianto trapezoidale: indubbi gli influssi dell’architettura federiciana sveva. Il castello sovrasta, inoltre, un alto terrapieno sostenuto da muri bastionali a modo di rivelini, opere aggiunte in seguito per adeguare l’edificio alla difesa con armi da fuoco. Le origini del castello non sono documentate: l’analisi stilistica e tecnico-costruttiva suggerisce però che esso sia stato costruito sul finire del XIV secolo; gli storici ne collocano la fondazione tra il 1392 e il 1396 e ne attribuiscono l’edificazione all’aragonese Martino I il Giovane, Re di Sicilia, sposo della Regina Maria, figlia di Re Federico IV il Semplice. L’edificio doveva assolvere una funzione principalmente difensiva e solo in misura secondaria residenziale. Fu edificato probabilmente come sede del cosiddetto provisores castrorum, un alto funzionario regio preposto all’amministrazione dei castelli e dunque alla tutela e alla difesa dell’ordinamento aragonese. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopiazarmerina4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">Non vi è alcuna documentazione su eventuali interventi di ricostruzione, restauro o ripristino; si sa tuttavia che dopo il 1812 il castello fu adibito a carcere e in seguito alla nuova destinazione furono operate alcune rilevanti trasformazioni. Il Castello Aragonese è oggi di proprietà di un privato cittadino sensibile alle pratiche di tutela e di valorizzazione del bene in questione. L’edificio non svolge attualmente alcuna funzione d’uso, nonostante rappresenti per la collettività piazzese un’importante testimonianza storica e culturale da custodire e tramandare. La Piazza Castello originariamente rappresentava uno dei principali spazi urbani della città settecentesca, fulcro del potere politico e militare e fruita come spazio sociale e di raccordo delle varie strade che seguivano i terrazzamenti naturali del Colle Mira. Oggi la piazza ricopre solo un ruolo di natura urbana, cioè spazio di rispetto al monumento e di confluenza stradale. Motivi di interesse Organismo di grande interesse castellano per la forma planimetrica delle parti che lo compongono che sono essenzialmente costituite da quattro torri quadrate collegate da mura bastionate ad impianto trapezoidale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopiazarmerina5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">Il castello sovrasta un alto terrapieno sostenuto da muri bastionali a modo di rivelini. Queste opere sono state aggiunte in seguito per adeguarlo alla difesa con armi da fuoco. Come era consuetudine per i castelli feudali, anche il castello piazzese fu edificato in una posizione originariamente isolata ed emergente rispetto alla città medievale, fondando la propria sicurezza sull’inaccessibilità naturale garantitagli dall’altura del Colle Mira. Dalla posizione altimetrica della fortezza, con la semplice pianta rettangolare ed i quattro torrioni quadrangolari disposti ai vertici, è possibile ravvisare influssi di derivazione federiciana. Indubbia è, infatti, l’influenza dell’architettura federiciana sveva in un periodo dove non si era ancora definitivamente affermato il dominio aragonese e di conseguenza neppure una cultura architettonica che subentrasse a quella sveva. L’edificio nel tempo ha subito un grave impoverimento strutturale, in particolare a causa dell’azione di riadattamento risalente ai primi decenni del XIX secolo (quando l’edificio fu adibito a carcere), che ha quasi totalmente modificato gli spazi interni ed esterni. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf2">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/ofXFd_8OBNw">https://youtu.be/ofXFd_8OBNw</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Apr 2024 06:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi dei LEONI DI SICILIA: LA TONNARA DI FAVIGNANA e il suo Museo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000254"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isola-di-favignana" target="_blank" class="imCssLink">Favignana</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> è mare, ma non solo. Quest’isola ha una storia lunga e antichissima. Parte di questa storia è sicuramente legata alla Tonnara di Favignana, altrimenti conosciuta come Ex Stabilimento Florio, un vero e proprio gioiello di archeologia industriale. La storia, la cultura e la tradizione di Favignana affondano le radici nell'Ex Stabilimento Florio, situato a due passi dal centro storico dell'isola. Ben 32.000 metri quadrati fanno di questa tonnara una delle più grandi del Mar Mediterraneo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Florio_Tonnara_in_Favignana5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il primo nucleo dello stabilimento risale al 1859 quando il genovese Giulio Drago prese in affitto la tonnara. Nel 1878 con l’arrivo di Ignazio Florio inizia la florida storia della Tonnara che portò agli abitanti dell’isola e non solo benessere e prosperità. Non appena acquisita la proprietà Ignazio Florio commissionò i lavori di ristrutturazione all’architetto Damiani Almeyda.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Florio_Tonnara_in_Favignana.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Somiglia ad una maestosa cattedrale e, a modo suo, raccoglie e racconta pezzi di vita di questo affascinante angolo di Sicilia. L’edificio è un gioiello di archeologia industriale, un maestoso complesso caratterizzato da grandi archi e soffitti altissimi, il cui aspetto ricorda addirittura quello di una cattedrale. Le sue grandi dimensioni, inoltre, danno un’idea di quanto forte fosse l’attività che si svolgeva al suo interno, dal momento che la tonnara non è da considerarsi solo come deposito di attrezzature, ancore e barche della pesca al tonno, ma come simbolo della famiglia Florio che in questo angolo della Sicilia occidentale ha rappresentato la principale fonte economica e sociale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Florio_Tonnara_in_Favignana3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I numeri della Tonnara di Favignana sono strabilianti, poiché si estende su una superficie di circa 32mila metri quadrati e accoglie ambienti diversi tra loro e tutti funzionali alla pesca: dagli uffici ai magazzini, passando per le officine e le falegnamerie fino ad arrivare agli spogliatoi destinati ai lavoratori e alle lavoratrici, girare nel cuore del vecchio stabilimento è un autentico viaggio indietro nel tempo alla scoperta di una Sicilia rurale e incredibilmente affascinante. Nel corso della visita potrai ammirare tanti altri luoghi cardine della tonnara di Favignana come la stiva, la galleria delle macchine, il malfaraggio che fungeva da ricovero per le barche), locali tutti rigorosamente realizzati nel tipico tufo di Favignana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E su tutto il complesso svettano alte nel cielo le tre ciminiere che rendono immediatamente visibile la tonnara già da lontano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Florio_Tonnara_in_Favignana2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con il venir meno del successo della famiglia Florio, la tonnara inizia il suo periodo di decadenza e abbandono, che raggiunge il culmine negli anni Settanta del Novecento. Dopo aver continuato ad essere fiorente a partire dagli anni Trenta sotto il controllo della famiglia genovese dei Parodi che l’aveva acquistata, lo stabilimento cessò la sua attività e cadde in disuso per una ventina d’anni. È solo negli anni Novanta che la Tonnara di Favignana viene acquisita dalla Regione Siciliana, e da quel momento vengono intrapresi dei lavori di restauro che, nel 2009, consente di aprire al pubblico lo stabilimento e di dotarlo di un museo che ne racconta le vicende.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Florio_Tonnara_in_Favignana4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tonnara attualmente ospita un museo archeologico che accoglie reperti trovati nelle <i><b><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">isole Egadi</a></b></i>, come diversi tipi di anfora appartenenti a diversi periodi storici, una statua acefala e un rostro di epoca Romana noto come la “fiasca del pellegrino”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il vecchio stabilimento, tuttavia, è soprattutto un luogo che narra anche la storia del passato industriale del luogo, in quanto ci sono numerosi pannelli didattici sulla pesca e sulla lavorazione del tonno, e pannelli fotografici che illustrano i momenti e le attività più significative delle attività della tonnara. Gli allestimenti espositivi comprendono anche una piccola sezione dedicata alla famiglia Florio, testimonianze delle persone che hanno lavorato nello stabilimento, filmati storici e immagini dei grandi fotografi dell’agenzia Magnum, creando una narrazione che si avvale di diversi strumenti multimediali per regalare al visitatore un viaggio immersivo nella storia di questa tonnara che per anni è stata una vera regina del Mediterraneo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video </span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/C8q1hY6k4-0">https://youtu.be/C8q1hY6k4-0</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 13 Apr 2024 06:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Naturalistici in Sicilia: LAGO SAN GIOVANNI di NARO ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000253"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ricadente nel comprensorio dei Comuni di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--naro" target="_blank" class="imCssLink">Naro</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Favara e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--palma-di-montechiaro-la-citta-del-gattopardo-agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Palma di Montechiaro</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, rappresenta la tendenza ad affermare condizioni per una agricoltura più moderna e redditizia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/diga-san-giovanni-naro-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il bacino fu costruito fra il 1969 ed il 1981 e destinato alla raccolta delle acque provenienti dal fiume Naro. La diga sbarra il corso del fiume a circa 20 chilometri dalla foce, ed è situata in località Stretta del Molino San Giovanni. E' collegata con la diga Furore, sempre in territorio di Naro e costruita sbarrando il percorso del torrente Grancifone, affluente del fiume Naro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le sue acque sono utilizzate prevalentemente per l'irrigazione delle campagne limitrofe. La diga è circondata da un bosco spesso meta di turisti soprattutto nei giorni di festa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In passato è stato utilizzato come impianto per le gare di canottaggio, da questo punto di vista ha vissuto il suo momento di massimo splendore nel 1991 quando nella diga sono stati disputati i sedicesimi campionati europei di canottaggio. Il 10 luglio 2011 sulle sue acque si sono disputati i campionati siciliani di canottaggio.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/diga-san-giovanni-naro-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il bacino che sorge, a pochi chilometri dal centro abitato, è diventata ormai un importante punto di riferimento per il canottaggio nazionale e internazionale, è la sede di varie manifestazioni sportive tra le quali il Trofeo Internazionale dei Templi, la Coppa Promozionale Montù e i Campionati Regionali Assoluti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Lago San Giovanni</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/DaSVJksSGrU">https://youtu.be/DaSVJksSGrU</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 07:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali Siciliani: RANDAZZO , Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000252"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Alle pendici dell’Etna, versante Nord, in </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Catania</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, come un gioiello antico incastonato tra le sue maestose creste, sorge il borgo medievale di Randazzo. Qui il tempo sembra essersi fermato conservando gelosamente le tracce di una storia millenaria che affonda le radici addirittura al VI secolo a.C., rendendolo così uno dei siti abitati più antichi della Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La città fu per lungo tempo, grazie alla sua collocazione, porta d'accesso alla Sicilia. Il borgo era anche conosciuto come “la città delle 100 chiese” molte delle quali ancora esistenti. La cittadina, inoltre, sorge al centro di tre aree protette: </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parchi-naturali-siciliani--parco-dell-etna" target="_blank" class="imCssLink">il Parco dell'Etna patrimonio dell'Unesco</a></i></span><span class="fs12lh1-5">; </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">il Parco dei Nebrodi</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, l'area protetta più grande della Sicilia e il </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?gole-alcantara-parco-botanico-e-geologico" target="_blank" class="imCssLink">Parco Fluviale dell'Alcantara</a></i></span><span class="fs12lh1-5"> e si trova a 35 minuti di distanza dal mare e dalla splendida Taormina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/RAND1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Simbolo del caratteristico borgo storico e medievale di Randazzo è il Palazzo Reale, o Casa Scala, costruito sotto gli ultimi re normanni, oggi soggiornano nobili tra i quali anche membri della corte Aragonese. Nel suggestivo borgo, innumerevoli sono gli edifici da visitare come la </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?cattedrali-e-basiliche-in-sicilia---basilica-minore-di-santa-maria-assunta---randazzo-" target="_blank" class="imCssLink">Basilica di Santa Maria</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, la Chiesa di San Nicola, la Chiesa di San Martino e altre minori. Da non perdere è anche la visita alla necropoli greca con rovine di costruzione che risalgono ai secoli V e VII a.C. Inoltre, si può anche visitare il Castello svevo che ospita il Museo Archeologico Vagliasinidi che vanta reperti molto interessanti e importanti a livello culturale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/RAND4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per gli amanti della cultura e dell’arte si può anche visitare il Museo civico delle Scienze Naturali con una collezione esemplare ornitologica Priolo, composta da 2250 elementi di uccelli italiani. Per gli amanti del teatro, da non perdere il Museo dell’Opera dei Pupi con grandi collezioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per gli amanti del benessere, della natura e del relax, tante sono le proposte. Innanzitutto, da non perdere una visita al Parco Polivalente Sciarone, una visita alla Grotta del Gelo, il Parco dell’Etna, dove poter effettuare tante escursioni sul versante nord del vulcano, il Parco dei Nebrodi, dove vengono organizzate gite in bike, le Gole dell’Alcantara e il Bosco di Malabotta. Il borgo si trova tra tre aree protette e con un accesso preferenziale al parco dell’Etna, a 30 minuti al massimo dalle bellissime spiagge del messinese e parte del catanese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/RAND3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">A Randazzo non manca la possibilità di fare shopping, lungo le viuzze del centro ci sono alcune piccole botteghe e negozi che offrono la possibilità di poter acquistare le cose più svariate. Dai capi di abbigliamento agli oggetti e ai souvenir adatti a tutte le tasche e le esigenze. Se si è alla ricerca del lusso, le botteghe di Taormina non deluderanno.Il borgo Medievale di Randazzo, sito alle pendici dell’Etna, ha origini antichissime: si pensa che i primi insediamenti umani risalgano al VI secolo a.C. La città fu per lungo tempo, grazie alla sua collocazione, porta d'accesso alla Sicilia. Il borgo era anche conosciuto come “la città delle 100 chiese” molte delle quali ancora esistenti. La cittadina, inoltre, sorge al centro di tre aree protette: il Parco dell'Etna, patrimonio dell'Unesco; il Parco dei Nebrodi, l'area protetta più grande della Sicilia e il Parco Fluviale dell'Alcantara e si trova a 35 minuti di distanza dal mare e dalla splendida Taormina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/RAND2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Una delle caratteristiche principali di Randazzo sono le sue strade e i suoi vicoli in pietra lavica, una vera e proprio perla ambientale e architettonica, incastonata in un paesaggio unico e particolare al tempo stesso, reso ancora più prezioso dalla presenza di tre aree protette: il Parco Regionale dell’Etna, il Parco del Nebrodi e il Parco fluviale dell’Alcantara. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/RAND6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per lungo tempo, Randazzo ha svolto un ruolo cruciale come porta d’ingresso alla Sicilia, grazie alla sua posizione strategica per le rotte commerciali del tempo. Randazzo è riconosciuto inoltre il titolo di “Città delle 100 Chiese”, un’epitome della ricchezza culturale e religiosa che ha caratterizzato la sua storia. Molte di queste chiese, testimonianze viventi di un passato glorioso, ancora svettano nel panorama urbano, cullando segreti e leggende tra le loro antiche mura di pietra lavica.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/RAND5.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Randazzo non è solo un museo a cielo aperto della sua stessa storia. È anche un’oasi di natura incontaminata, circondata da tre splendide aree protette. Il Parco dell’Etna, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, offre paesaggi vulcanici mozzafiato e avventure senza fine per gli amanti della natura e dell’escursionismo, il Parco dei Nebrodi, vasta e selvaggia riserva naturale, incanta con i suoi boschi rigogliosi e i panorami panoramici mozzafiato e il Parco Fluviale dell’Alcantara, un gioiello nascosto di gole scolpite nella roccia dal fiume che porta il suo nome.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Randazzo vanta una posizione privilegiata che lo colloca a soli 35 minuti di distanza dallo splendore del mare cristallino e dall’eleganza senza tempo di Taormina, offrendo così un’esperienza unica che fonde storia, cultura e natura in un armonioso connubio.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Come Arrivare</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Randazzo è facilmente raggiungibile da Catania, Messina e Taormina attraverso l’autostrada, se si dispone di un mezzo proprio, che da una parte rappresenta anche il modo ideale per potersi spostare lungo l’intera area senza essere completamente dipendenti dai mezzi pubblici. Il modo ideale per visitare la città e il borgo in sé è a piedi per scoprire ogni angolo e scorcio suggestivo e mozzafiato. Se non si dispone di un mezzo proprio, la città è raggiungibile tramite treni, oppure con la compagnia di autobus, Interbus.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/xI1kchJZXBE">https://youtu.be/xI1kchJZXBE</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Apr 2024 06:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani : Castello a Mare - PALERMO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000251"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Uno dei monumenti storicamente più emblematici della città, del tutto sconosciuto a molti, soprattutto alle giovani generazioni di palermitani, è il complesso fortificato del Castello a Mare. “Castrum Inferior” posto all’imboccatura dell’antico porto della Cala, dal XII° secolo, probabile momento della sua edificazione, ha svolto il fondamentale ruolo di sentinella della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-a-mare-palermo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'area anticamente occupata dalla fortezza del Castellamare costituisce oggi più della metà del molo Trapezoidale del porto di Palermo. All'interno della fortezza si possono visitare due zone principali: la cosiddetta Torre Mastra, circondata da una zona di rispetto, e un'ampia zona archeologica con un insieme di edifici piuttosto eterogeneo. Il Castello a Mare si trova nel Parco Archeologico del Castellammare, nei pressi della Cala, nel quartiere la Loggia, a nord del porto di Palermo. È stato il più importante baluardo difensivo del porto di Palermo fino al XX secolo. Fino al 1923 la fortezza presentava una cinta muraria quadrangolare bagnata su due lati dal mare, che racchiudeva al suo interno un enorme complesso architettonico. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_a_mare_di_Palermo_4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anticamente il castello era composto da un grande maschio di epoca araba, alcune parti normanne (come la Cappella della Bagnara), bastioni e zona d'ingresso quattrocenteschi, un palazzetto rinascimentale, una chiesa cinquecentesca (la Madonna di Piedigrotta, edificata su una antica moschea araba), due basse torri esagonali e molte altre strutture e fabbriche di epoca più recente. Degli antichi edifici rimangono parte della torre mastra, la torre cilindrica ed il corpo d'ingresso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-a-mare-palermo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La lunga e tormentata storia del Castello a Mare è quasi una metafora di quella della città, da sempre legata intimamente ai fatti più salienti delle vicende palermitane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Residenza preferita dall’imperatore Federico II per i suoi soggiorni in città, dal XV° secolo il Castello ebbe funzione di residenza del governo vicereale e, a seguito della rivolta popolare capeggiata da Gianluca Squarcialupo nel 1517, anche dello stesso vicerè che vi si trasferì per maggiore sicurezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Successivamente, per un breve periodo (1553­­-1601), e in maniera non proprio continua, fu sede del Tribunale della “Santa” Inquisizione spagnola, introdotta in Sicilia fin dal1487 da Ferdinando d’Aragona, con le sue anguste e tristemente note prigioni sotterranee, e una cappella per i condannati a morte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1593 una forte esplosione provocò tantissimi morti tra detenuti e carcerieri; tra le vittime vi fu il poeta monrealese Antonio Veneziano, lì detenuto per avere deriso il vicerè conte d’Olivares, appendendo un cartello satirico “<em>..alla cantonera di don Pietro Pizzinga, allo Piano delli Bologni</em>” (oggi piazza Bologni).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Successivamente, nel 700, venute meno le esigenze difensive, il complesso fortificato sopravvisse solo con funzione di controllo nei confronti della città contro eventuali tentativi di insurrezioni popolari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello a Mare è stato nel corso dei secoli protagonista di cruente battaglie e teatro di moti insurrezionali. Sono da ricordare le battaglie tra savoiardi e spagnoli nel 1718 e quella tra gli austriaci asserragliati dentro la fortezza e i Borboni nel 1734. Nel 1860 la fortezza identificata dalla popolazione quale simbolo del potere borbonico, fu assaltata e demolita in alcune sue parti: Garibaldi entrato a Palermo, il 25 giugno ne ordinò la demolizione. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castelloamare3.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo l’unità d’Italia ciò che era stato risparmiato venne adibito a caserma militare, mantenendo questo ruolo fino al 1922, anno in cui allo scopo di sistemare le nuove attrezzature portuali, su disposizione del governo fascista si consumò uno dei più assurdi scempi urbanistici della storia palermitana. A nulla servirono gli accorati appelli del Soprintendente ai Monumenti della Sicilia Francesco Valenti e di altri illustri intellettuali dell’epoca, dall’ingegnere Ernesto Basile, al direttore del Museo Nazionale professor Ettore Gabrici, che non riuscirono ad evitare che le ruspe della ditta McArthur di Londra, portassero a compimento la demolizione della fortezza del Castello a Mare, da cui si salvarono, in parte, solo il “Mastio” e l’antica porta di accesso alla fortezza. </span><span class="fs14lh1-5">Infine le incursioni aeree dell’ultima guerra procurarono ulteriori danneggiamenti alle parti superstiti della struttura.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_a_mare_di_Palermo_5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Dopo un lungo abbandono, dal 2006 tutto il grandioso complesso architettonico è stato interessato da vasti interventi di scavo e di restauro che hanno permesso di liberare tutta l’area, riportando alla luce gran parte delle strutture murarie dell’originario complesso fortificato. È’ stata inoltre scoperta una vasta necropoli di età musulmana utilizzata anche nel periodo normanno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_a_mare_di_Palermo_6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Il recupero e la restituzione alla città di un monumento di così straordinaria importanza come il Castello a Mare rappresenta, oltre che una risorsa fondamentale sotto il profilo urbanistico e architettonico, una ritrovata consapevolezza del valore delle proprie memorie, e anche la ricostituzione dello stretto legame che i palermitani hanno sempre avuto con il loro mare, rescisso quasi un secolo fa dal ”piccone demolitore”.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/5g64gYbhQgk">https://youtu.be/5g64gYbhQgk</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 07 Apr 2024 07:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Guida ai Borghi Siciliani - SOMMATINO - CL]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000024F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sommatino, sorge a 359 mt. s.l.m. in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/caltanissetta-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, da cui dista 25 km, città delle zolfare, “il paese dello zolfo” al meno fino agli anni '60. La città ha origini incerte, non si conservano memorie storiche relative alla sua fondazione, Sommatino appare ufficialmente per la prima volta nel censimento del </span><span class="fs14lh1-5">1583</span><span class="fs14lh1-5">, con 533 abitanti. La nobile famiglia palermitana dei </span><span class="fs14lh1-5"><i>Lo Porto</i></span><span class="fs14lh1-5"> fu la prima signoria del paese. Solo nel XVII secolo, il paese passò alla signoria dei principi di Trabia, in seguito a successioni ereditarie. Tale signoria durò fino alla prima metà del secolo scorso. Nel paese fu istituita la Guardia Nazionale durante i moti del '48. Durante il XIX secolo Sommatino fu colpito da un'epidemia colerica che causò 132 morti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sommatino-panorama1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sommatino deve gran parte della sua storia alle zolfare presenti nel proprio territorio. La miniera Trabia Tallarita, detta "Solfara Grande", si trova tutt'oggi fra Sommatino e Riesi; essa fu una delle più antiche e ricche solfare della Sicilia. Gli storici concordano che i primi scavi per la ricerca dello zolfo nella zona siano cominciati intorno al 1600. La proprietà della miniera fu inizialmente del principe di Trabia e di Butera, ma poi passò rispettivamente alla Società Obbligatoria Mineraria Siciliana, all'Imera, alla Società Val Salso, e infine dal 1963 fino alla sua chiusura alla Regione Siciliana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel luglio del 1883 la miniera Grande Trabia fu funestata dalla più grave sciagura della sua storia con la morte di ben 36 minatori, di cui 11 sommatinesi. Sommatino successivamente contribuì attivamente alla Grande Guerra, alla seconda guerra mondiale e alla guerra d'Etiopia, facendo registrare diversi caduti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sommatino-panorama2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel dopoguerra la crisi irreversibile delle miniere di zolfo portò a una lenta disoccupazione, aggravata da scioperi a volte molto violenti, e a un inesorabile fenomeno di emigrazione soprattutto in Francia intorno a Grenoble e in Germania. Il fenomeno continua ancora oggi, con destinazione soprattutto nel nord Italia. La popolazione residente, dal dopoguerra a oggi, registra una diminuzione di circa 4 000 abitanti. Sommatino, anche se non può vantare resti archeologici di rilievo, conserva tutt'oggi un particolare fascino, tipico dei "paesini" dell'entroterra siculo, che riporta indietro di decine di anni. Tuttavia nel territorio di Sommatino sono stati ritrovati dei resti di epoca preistorica (Era Terziaria - Pliocene), e delle tombe rupestri del tipo a "grotticella artificiale" (o a "forno") (2300-1700 a.C.).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sommatino-panorama3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Sommatino oggi è un centro agricolo , non conserva, come altri centri della 'Sicilia più fortunati veri tesori artistici; non può vantare resti archeologici della Civiltà Greca o Romana. Incerte le sue origini e inesistenti le vestigia storiche della sua fondazione. Sino agli anni sessanta poteva essere definito "il paese dello zolfo".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Il centro storico del paese è collocato attorno all'antico palazzo dei Principi di Trabia. Le vecchie costruzioni, addossate l'una all'altra, presentano quasi tutte un cortile (il tipico patio siciliano) da dove si dipartono le scale con la ringhiera in muratura che danno accesso all'interno delle abitazioni. Strette e ripide le stradine di questa parte del paese. Lungo il Corso Umberto si snodano i negozi principali, i caffè più frequentati, le sedi delle banche, il palazzo del Municipio, la Chiesa Madre. Punto ideale di ritrovo, il Corso è sempre affollato da giovani cha sostano sui marciapiedi, da persone che discutono a gruppi o che passeggiano placidamente. Dalla piazza, che è poi uno slargo del Corso, si snoda la via Roma che attraversa il paese sino all'imbocco della strada per Delia. Partendo dalla piazza, sul lato destro della via Roma è ubicata la piccola villa comunale che rappresenta l'unico spazio verde esistente all'interno del paese.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1">Guarda il Video di Sommatino</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fsNaNlh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div><span class="fsNaNlh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/kPXww_k9n_U">https://youtu.be/kPXww_k9n_U</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 07:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Storie di Fantasmi in Sicilia: I Fantasmi del Castello di Caccamo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000024E"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da secoli le storie di fantasmi appassionano e spaventano migliaia di siciliani. Sebbene alcune nascano e scompaiano nell’arco di una generazione, altre leggende sopravvivono ai secoli e vengono tramandate di padre in figlio fino a raggiungere i nostri giorni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alcune di queste storie sono legate al castello di Caccamo, bellissimo maniero medievale situato a pochi chilometri da Palermo. Il fascino di questo luogo, tuttavia, è dovuto, senza dubbio, anche agli intriganti misteri di congiure e fantasmi che circolano sul conto di questa fortezza. Si vocifera, in effetti, che essa sia la dimora di inquietanti e tormentate presenze, le quali vagherebbero per i corridoi e le stanze del maniero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasmi-castello-di-Caccamo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> A seguito della rivolta del 1160, quando un gruppo di baroni siciliani, capitanati da Matteo Bonello, tesero un agguato mortale a Maione da Bari, famigerato primo ministro del re Guglielmo I (passato alla storia come Guglielmo il Malo). Dopo aver compiuto l’assassinio a Palermo, nella via che adesso porta il suo nome, Bonello e i suoi compagni si rifugiarono a Caccamo, nel castello che lo stesso barone aveva negli anni fortificato fino a renderlo inespugnabile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inutili furono i tentativi di assalto dell’esercito di Guglielmo che durante i moti fu temporaneamente arrestato e spodestato. </span><span class="fs14lh1-5">Al termine della sanguinosa rivolta, in cui morirono centinaia di persone, tra cui il figlio primogenito di re Guglielmo, l’esercito reale riprese il controllo della situazione grazie alla volubilità del popolo e il re invitò Matteo Bonello a corte con la falsa promessa di un totale perdono delle sue colpe.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ovviamente il perdono non arrivò e Bonello fu imprigionato e mutilato con l’accecamento e il taglio dei tendini d’Achille. A seguito di queste torture Bonello morì nella sua cella.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasmacaccamo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da allora si dice che nelle notti più oscure, un fantasma si aggiri sinistramente nel castello di Caccamo. Sarebbe proprio Matteo Bonello, che trascinandosi cieco e zoppo, tra mille tormenti, passi la sua vita ultraterrena lanciando maledizioni secolari a chi si macchiò di tradimento condannandolo ad una morte orribile. Si dice che lo spirito, dall’aspetto orribile e vestito con cenci di cuoio, borbotti carico d’odio una lista di nomi incomprensibili.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quello di Bonello, tuttavia, parrebbe non essere l’unico spirito inquieto intrappolato nel maniero. Si racconta, per l’appunto, che il fantasma di una giovane monaca vaghi nello stesso luogo. Leggenda vuole che la giovane figlia di uno dei signori del castello si fosse innamorata di un uomo, disapprovato dal padre. Per quanto ricambiato, questo amore non era destinato a diventare realtà, avendo il padre ordinato l’omicidio dell’uomo e la monacazione forzata della figlia. La giovane morì in convento per la disperazione subito dopo l’assassinio del suo amante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasmacaccamo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si vocifera, quindi, che nelle notti di luna piena il fantasma della monaca si aggiri per il Castello di Caccamo, stringendo in mano un melograno. Secondo il mito popolare, chiunque riuscirà a mangiare tutti i chicchi del frutto, senza toccarli con le mani e senza farne cadere nessuno, troverà un’immensa fortuna. In caso contrario, però, quest’ultimo sarà destinato a vagare per l’eternità insieme alla suora.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 12:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi di culto tra Barocco e Archeologia: DUOMO DI SIRACUSA]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000024D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Passeggiando per </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isola-di-ortigia---siracusa--" target="_blank" class="imCssLink">Ortigia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> non si può fare a meno di camminare a testa in su, immersi nel bianco e nella luce di questa fantastica isola, per ammirare le statue e le decorazioni che arricchiscono i palazzi e le chiese del centro storico. Tra queste spicca per pulizia formale e chiarezza compositiva l’elegante facciata barocca del Duomo di Siracusa, il cui impianto architettonico, concepito come uno scrigno prezioso, cela al suo interno uno dei più celebri e meglio conservati monumenti in stile dorico della Sicilia: il tempio di Atena. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomosiracusafacciata.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Del tempio greco, voluto dal tiranno di Siracusa Gelone nel 480 a.C., per ringraziare la dea della Sapienza della vittoria conseguita ad Imera contro i cartaginesi, si possono ancora vedere quasi tutte le colonne del peristilio e parti della mura della cella. Queste, nel VI secolo d.C., furono inglobate alla chiesa bizantina che si sovrappose all’originaria struttura templare dell’edificio. I Bizantini innalzarono delle mura solide nello spazio tra le colonne e aprirono otto archi sulle pareti dell’antica cella, trasformando, così, il tempio in una basilica cristiana a tre navate che consacrarono alla Vergine Maria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedrale-siracusa-colonne-tempio.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sito dove sorge il Duomo o Cattedrale di Siracusa lo si può definire unico nel suo genere, in quanto è stato ininterrottamente il fulcro della sacralità principale della città di Siracusa. La storia di questo sito inizia già in tempi pre-greci, quando i siculi vennero a insediarvisi. Poi vi sorse nei suoi pressi un tempio jonico, raro in Italia e in Europa, con somiglianze e analogie allo stile architettonico orientale. Agli archeologi queste scoperte facevano capire come quell'area fosse considerata sacra e importante per gli antichi siracusani. Poi vi arrivò Gelone, il primo tiranno di Siracusa, e vi eresse un tempio dorico, imponente, il più importante della polis, e fu dedicato ad Atena.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomosiracusatempioatena.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sito mantenne la sua funzione di zona sacra principale per tutto il periodo greco-siceliota e successivamente per quello romano, in quanto lo stesso Cicerone durante il suo soggiorno nella città aretusea affermò: «<i>lo posso asserire con coscienza netta ... che porte più splendide e più squisitamente lavorate d'oro e d'argento, non sono mai esistite in alcun tempio</i>.» </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con l'avvento del cristianesimo il tempio divenne chiesa cristiana e una scritta scolpita nelle sue pareti all'interno ricorda tutt'oggi a chi la visita l'onere e la responsabilità che quelle mura ebbero di divenire il luogo che ospitò "la prima comunità cristiana a nascere in Europa", ovvero quella siracusana. Oltre ciò la cattedrale di Siracusa divenne la seconda chiesa dedicata a Cristo dopo quella di Antiochia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomo-siracusa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Considerata la chiesa più importante della città di Siracusa, è entrata a far parte dei beni protetti dall'UNESCO in quanto patrimonio dell'umanità. Il suo stile è all'esterno principalmente barocco e rococò, mentre al suo interno alterna parti risalenti all'epoca siceliota, poiché appartenenti al tempio greco e parti risalenti all'epoca medievale, costruite dai Normanni e così lasciate fino ai giorni attuali. La sua struttura interna è composta in diverse navate e cappelle, le quali hanno uno stile classico e decorato, tipico del barocco anch'esso.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomosiracusatempioatena1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ammirato dalla bellezza del monumento sacro, nel VII secolo, il vescovo Zosimo vi trasferì la sede della Cattedrale, precedentemente situata presso la Basilica di San Giovanni alle catacombe, salvando, così, il tempio dalla distruzione. Durante il IX secolo, sotto la dominazione araba, l’edificio fu probabilmente adibito a moschea mentre, nel XII secolo, tornò al culto cristiano divenendo chiesa normanna. In questo periodo fu costruita una nuova facciata e furono alzate le pareti della navata centrale al fine di aprire delle finestre per illuminare meglio l’interno. Di particolare interesse è la pavimentazione quattrocentesca in marmo policromo, che ospita al centro l’antico stemma della città di Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il terribile terremoto del 1693 distrusse la facciata normanna e il campanile che non fu mai più ricostruito. Il restauro che seguì ai danneggiamenti, fu occasione per abbellire internamente la chiesa e per ricostruire all’esterno una facciata nuova, che fu realizzata nella prima metà del Settecento come una quinta teatrale sull’originale impianto bizantino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomo-siracusa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">LA FACCIATA</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per chi giunge in Piazza Duomo da una delle caratteristiche viuzze del centro storico, il colpo d’occhio è veramente spettacolare: le morbide linee delle facciate barocche si sposano con le imponenti colonne doriche immerse nei muri perimetrali di una delle cattedrali più suggestive d’Italia. Minuziosamente scolpito, l’esterno del Duomo dei Siracusa si svela in tutta la sua bellezza, grazie alla sua facciata barocca posta frontalmente sulla piazza e al suo imponente impianto scenografico.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il sagrato si apre con un’elegante gradinata fiancheggiata dalle statue marmoree degli apostoli Pietro e Paolo, opere dello scultore palermitano Ignazio Marabitti, mentre la facciata risulta articolata da possenti colonne dal capitello corinzio che, isolate dalla parete, creano un forte effetto chiaroscurale. Al centro, al di sopra di un fregio ricurvo con angeli e festoni, il frontone curvilineo accoglie lo stemma reale con l’aquila, emblema di Carlo III di Borbone; mentre l’ordine superiore della facciata ospita, all’interno di una nicchia, l’immagine in pietra calcarea della Vergine Maria, a cui è dedicata la chiesa. Ai lati, accanto alle volute con le palme, dominano la facciata le statue di san Marciano, primo vescovo di Siracusa e della patrona santa Lucia, anch’esse opera dello scultore Marabitti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomo-siracusa-interni.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">LE CAPPELLE</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Percorrendo la navata destra, in direzione Est, il ritmo delle colonne doriche viene interrotto da una serie di cappelle laterali rivestite di marmi e impreziosite con stucchi barocchi siciliani, si tratta delle cappelle di Santa Lucia e del SS. Sacramento. La prima custodisce, all’interno di un sacello con porte in bronzo, il simulacro argenteo e le reliquie della vergine e martire Lucia, patrona di Siracusa, mentre la seconda, interamente affrescata con le storie dell’Antico Testamento, dispone di un elegante ciborio eucaristico che è opera di Luigi Vanvitelli.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In fondo alla navata destra, accanto all’altare maggiore, si accede alla cappella del Crocifisso, per la realizzazione della quale venne demolita la vecchia abside bizantina e le ultime tre colonne del tempio greco. Concepita come una piccola chiesa, la cappella ospita, oltre a numerose reliquie, i monumenti sepolcrali dei vescovi siracusani, nonché opere di particolare rilievo, tra cui un dipinto raffigurante S. Zosimo, attribuito ad Antonello da Messina.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomo-siracusa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">LE OPERE</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’interno sobrio e solenne, diviso in tre navate, comunica la spiritualità tipica dei templi bizantini, la cui austerità è interrotta da pregevoli opere d’arte. Sull’altare maggiore campeggia il dipinto raffigurante la Natività di Maria, attribuito a Giacinto Brandi, mentre sugli stalli lignei posti alle pareti dominano due monumentali dipinti, risalenti alla prima metà del Novecento che raffigurano S. Pietro che invia da Antiochia il vescovo Marciano a Siracusa e S. Paolo che predica nelle Catacombe siracusane, ambedue opera dell’artista Galimberti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Merita una menzione particolare il complesso scultoreo rinascimentale posto lungo la navata di sinistra con statue raffiguranti santa Caterina, la Madonna col Bambino e santa Lucia. In fondo alla stessa navata si trova l’unica abside superstite della struttura bizantino – normanna della chiesa, che accoglie un’espressiva immagine della Madonna della Neve in marmo di Carrara, opera dello scultore Antonello Gagini.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/TA9QdrcnRJk">https://youtu.be/TA9QdrcnRJk</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 30 Mar 2024 07:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare ad Enna: PORTA DI JANNISCURU]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000024B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si tratta dell’ultima porta monumentale rimasta a difesa della città di Enna, delle sette originariamente arroccate sulle pendici del Monte (Porta di Lombardia, Porta S.Agata, Porta Kamut o Porta dei Saraceni, Porta Palermo, Porta di Papardura, Porta Pisciotto e Porta Janniscuru), erette per tutelare gli ingressi dell’antica città medievale di Castrogiovanni in tempo di assedio. Le porte, in origine, svolgevano un ruolo importante come uniche brecce delle possenti mura di cinta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Porta-Janniscuruenna1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si trova nei pressi dell'antico quartiere di Fundrisi, caratteristico per le tipiche viuzze strette e tortuose. Quest'area situata nella zona sottostante la chiesa dello Spirito Santo, circondata da grotte e collocata in una delle zone più spettacolari di Enna, si apre allo sguardo del visitatore incastonata in un incantevole paesaggio mozzafiato da sembrare un dipinto.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si tratta dell’ultima porta monumentale rimasta a difesa della città di Enna, delle sette originariamente arroccate sulle pendici del Monte (Porta di Lombardia, Porta S.Agata, Porta Kamut o Porta dei Saraceni, Porta Palermo, Porta di Papardura, Porta Pisciotto e Porta Janniscuru), erette per tutelare gli ingressi dell’antica città medievale di Castrogiovanni in tempo di assedio. Le porte, in origine, svolgevano un ruolo importante come uniche brecce delle possenti mura di cinta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Porta-Janniscuruenna2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Porta di Janniscuru, si erge a guardia di una rupe sulle ripidi pendici a sud-ovest, ai piedi della Chiesa dello Spirito Santo. Alta circa 5 metri e larga 2, la sua realizzazione può collocarsi nel medioevo, tra il periodo greco e quello bizantino-musulmano. Quel che si vede oggi sono i resti di un arco romano a tutto sesto, dodici file di blocchi orizzontali in alto, merlature, venti conci sulla porta e altri trentuno sull’arco interno. Subito dopo l’arco, a sinistra, si apre la Grotta della Guardiola: qui secoli fa sono state scolpite cellette dove erano poste statue votive, quindi si presume che fosse un primitivo luogo di culto.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Porta-Janniscuruenna3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa rende unica la Porta</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Porta risale a un periodo più recente, e fu innalzata durante la dominazione normanna. Lo stile con cui si presenta oggi è quello di un arco romano, a tutto sesto, di parvenza massiccia e imponente. La larghezza dell’arco varia da 2 a 3 metri, mentre l’altezza è superiore. Il restauro del monumento ennese, rientrante nelle opere di riqualificazione dell’antico quartiere Fundrisi, lo ha restituito all’antico splendore. Molto suggestiva è la collocazione della Porta di Janniscuru. Si trova nel mezzo di una breve scalinata in pietra che discende affiancando i costoni di roccia viva, nella quale si aprono innumerevoli grotte sepolcrali risalenti al Neolitico, tra cui l’importante Grotta della Guardiola. È un’area lontana dal centro urbano sovrastante, che gode dunque di una natura assai rigogliosa, e da quassù si abbraccia con lo sguardo la città vecchia, parte orientale di Enna alta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Porta-Janniscuruenna5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo stile con cui la Porta di Janniscuru si presenta oggi agli occhi del visitatore è quello di un arco romano, a tutto sesto, di parvenza massiccia e imponente. La larghezza dell'arco varia da 2 a 3 m, mentre l'altezza è superiore. Il restauro del monumento ennese, rientrante nelle opere di riqualificazione dell'antico quartiere Fundrisi, lo ha restituito all'antico splendore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Particolare suggestione è data inoltre dalla collocazione della Porta di Janniscuru, situata nel mezzo di una breve scalinata in pietra che discende affiancando i costoni di roccia viva, nella quale si aprono innumerevoli grotte sepolcrali risalenti al Neolitico, tra cui l'importante <i>Grotta della Guardiola</i>. L'area, lontana dal centro urbano sovrastante (comunque rappresentato da Fundrisi, quartiere tradizionale con tipiche viuzze strette e tortuose, poco inclini al traffico), gode dunque di una natura assai rigogliosa, e da quassù si abbraccia con lo sguardo la città vecchia, parte orientale di Enna alta.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/n6179fO1dgg">https://youtu.be/n6179fO1dgg</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 28 Mar 2024 07:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Guida alle Località Siciliane: ALCAMO - Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000249"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alcamo, collocata in posizione centrale rispetto al Golfo di Castellammare in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/trapani-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, regala dei panorami caratterizzati da magnifici orizzonti, che dal monte Bonifato è ancora più facile scorgere. Situata alle pendici del Monte Bonifato, oggi Riserva Naturale, Alcamo si trova al confine con la </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/palermo-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e grazie a questa posizione fu anticamente crocevia per popoli e merci.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le campagne circostanti regalano uno splendido paesaggio di ondulanti colline piene di vigneti e ad Alcamo Marina è possibile ammirare le dune di sabbia. La compresenza di città, montagna, campagna, spiaggia e mare rende il territorio alcamese pieno di alternative turistiche, naturalistiche e monumentali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcamo-panorama.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alcamo è praticamente piena di opportunità durante tutto l'anno: il migliore periodo per visitarla, sia dal punto di vista culturale che della tradizione, è senz'altro il mese di giugno, per potere partecipare ai festeggiamenti in onore della Madonna dei Miracoli (patrona della città), dal 18 al 21 del mese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante la stagione estiva è possibile pure soggiornare nella vicina stazione balneare di Alcamo Marina, con la sua bellissima spiaggia libera e la sua sabbia dorata. Da qui potete facilmente raggiungere delle rinomate mete turistiche come </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-marinari-siciliani--scopello-e-i-suoi-faraglioni--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Scopello</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e la </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?risarva-naturale-orientata-dello-zingaro" target="_blank" class="imCssLink">Riserva naturale orientata dello Zingaro</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-marinari-siciliani--san-vito-lo-capo" target="_blank" class="imCssLink">San Vito Lo Capo</a></span><span class="fs14lh1-5">, il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-di-segesta" target="_blank" class="imCssLink">Parco Archeoogico di Segesta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-ar" target="_blank" class="imCssLink">Erice</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-selinunte-e-cave-di-cusa--trapani--" target="_blank" class="imCssLink">Parco Archeologico di Selinunte</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e tanto altro</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel periodo primaverile si può approfittare del clima mite per visitare la Riserva naturale orientata Bosco di Alcamo e le antiche rovine esistenti sul Monte Bonifato, il Geosito Travertino della Cava Cappuccini e le Fornaci romane di Alcamo in contrada Magazzinazzi di Alcamo Marina. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante i mesi invernali, invece, si può prendere parte alle manifestazioni natalizie (o del carnevale alcamese), visitare i monumenti e le bellissime chiese del centro storico, oppure i luoghi della movida alcamese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcamo-panorama1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cenni storici</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sebbene si ipotizzi che la città di Alcamo fosse stata fondata dagli Arabi durante il Medioevo, gli scavi nel territorio circostante evidenziano che già nella preistoria esistevano degli insediamenti nelle vicinanze dell'odierno centro abitato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prima dell'arrivo degli Arabi, esistevano due villaggi: il primo villaggio, chiamato "Longuro" era posizionato sul Monte Bonifato, dove si trovano ancora oggi alcune antiche abitazioni, mentre il secondo villaggio, chiamato "Longarico" era posizionato in prossimità dell'attuale centro abitato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando gli Arabi arrivarono nel villaggio, lo trovarono semideserto e fondarono così la città di Alcamo, arricchendola di moschee e altre architetture. La città passò successivamente sotto il dominio dei Normanni e degli Svevi, e con il passare del tempo le antiche moschee vennero sostituite dalle chiese cattoliche, e del vecchio passato arabo rimasero l'antichissima Fontana araba, ancora oggi funzionante, e il nome della città, il cui significato è incerto. Il centro abitato divenne un feudo ben fortificato, grazie alla costruzione del Castello dei Conti di Modica ed alla cinta muraria che circondava l'attuale centro storico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1500, per un periodo la città si trovò sotto la giurisdizione del capitano di giustizia Ferdinando Vega, che combatté le incursioni dei pirati turchi. Il centro abitato viene cinto da mura difensive merlate che comunicavano con l'esterno attraverso quattro porte e la città fu divisa in quattro quartieri (attraverso l'incrocio delle due arterie principali della città che erano l'attuale corso VI Aprile e via Rossotti assieme alla sua continuazione via Barone di San Giuseppe), che erano associati alle principali chiese della zona.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei secoli successivi Alcamo si sviluppò progressivamente dal punto di vista culturale, sia per quanto riguarda la letteratura (il cui più importante esponente è il poeta Cielo d'Alcamo) sia per quanto riguarda la produzione artistica. Notevoli sono infatti le sculture e le pitture che si conservano all'interno degli edifici religiosi della città, in particolare nella Basilica di Maria Santissima Assunta (Chiesa Madre), dove è stato allestito appositamente un Museo d'Arte Sacra al fine di accogliere parecchi capolavori.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-di-Alcamo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa fare e cosa Vedere:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5">Con i suoi tre castelli, Alcamo è nominata anche la città dei castelli: il Castello di Calatubo, ultimamente acquisito dal comune e che diventerà presto sede di rappresentanza della città, il Castello dei Conti di Modica il cui nome dipende dal fatto che i Conti ne sono stati i proprietari dal 1410 al 1812, e il Castello dei Ventimiglia la cui ultima torre svetta, isolata e leggendaria, sul monte Bonifato. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/belvedere-di-alcamo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal belvedere di piazza Bagolino si gode la vista del meraviglioso Golfo di Castellammare e si possono ammirare le grandi distese di vigneti che con il loro Bianco D’Alcamo hanno resa la città ormai famosa in tutto il mondo. Il trecentesco Castello dei Conti di Modica domina con la sua robusta mole l’intero abitato, costruito dai Fratelli Chiaramonte ha una forma romboidale con quattro torri, oggi è sede di un interessante polo museale e di varie attività culturali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/alcamo-corso-VI-Aprile.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Corso VI Aprile divide Alcamo come uno spartiacque da cui partono perpendicolari le vie creando un tessuto urbano fitto e regolare. Alcamo ebbe un’intensa attività commerciale nel passato testimoniata dalla presenza di numerosi forestieri che venivano da tutte le parti dell’isola per concludere affari con gli artigiani del luogo. La produzione di frumento e vino era così alta che veniva esportata anche fuori dalla Sicilia. La città possedeva nove porte di cui rimangono oggi poche tracce ed era divisa in quattro quartieri che prendevano il nome dalle Chiese di San Giacomo, San Calogero, San Francesco e Maggiore Chiesa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesa-annunziata-alcamo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le sue chiese sono dei veri e propri scrigni di tesori dove si trovano numerose opere della scuola dei fratelli Gagini. Da visitare la chiesa di San Francesco d’Assisi del 1348, la chiesa dedicata a S. Oliva dove si trova la statua della Santa del 1533, una delle più belle opere di Antonello Gagini, e la chiesa dei Santi Cosma e Damiano ritenuta una delle più interessanti chiese barocche della Sicilia, dove si possono ammirare le magnifiche statue in stucco di Giacomo Serpotta, e le tele del fiammingo Borremans. Sempre di gusto barocco sono la chiesa dei Santi Paolo e Bartolomeo e il Collegio dei Gesuiti. Notevole la Basilica di Santa Maria Assunta edificata nel 1332, in seguito rimaneggiata e ampliata, con un interno a tre navate con colonne in marmo rosso del Bonifato. Anche qui troviamo opere di alto livello, tra cui gli affreschi del Borremans, la Madonna dei Miracoli di Lorenzo Curti e il San Pietro di Giacomo Gagini .</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiesa_di_San_Tommaso_-Alcamo-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E ancora la chiesa di San Tommaso un piccolo gioiello gotico-chiaramontano con uno stupendo portale. Mentre uno dei pochi esempi di architettura civile è l’austera torre del Palazzo De Ballis (sec.XV) con il suo elegante cornicione. Ma Alcamo non è stata fiorente soltanto nel campo economico, la sua vivacità si è rivelata anche nell’arte. La città vanta i natali di illustri cittadini tra i quali ricordiamo il poeta Ciullo d’Alcamo (sec. XIII), autore del contrasto “ Rosa fresca aulentissima” che costituisce uno dei più antichi documenti della letteratura italiana e il pittore Giuseppe Renda del sec. XVIII. Sulla sommità del monte Bonifato si trova un interessante sito archeologico, le cui strutture affioranti in superficie, sono testimoni della presenza umana in Sicilia già in età protostorica.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Alcamo</span></div></div><a href="https://youtu.be/QblnJ3vIGac">https://youtu.be/QblnJ3vIGac</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 Mar 2024 07:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ecco  motivi per visitare la Sicilia in primavera]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000248"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Primavera è appena arrivata e con sé ha portato la voglia di vivere le belle giornate all’aperto, tra il caldo sole della bella stagione e i profumi e i colori più vivi che mai.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se c’è una regione d’Italia che non delude mai, per nessuno degli aspetti citati, è certamente la Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La primavera in Sicilia ha tutta l’energia e la forza del rinnovamento. É il momento ideale per godere delle prime giornate all’aria aperta. Le temperature qui sono già calde e puoi concederti lunghe passeggiate al mare, visitare le città d’arte e accennare alla tua prima tintarella baciato dal sole.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/primavera-sicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La primavera è quel periodo dell’anno che ti permette di riprendere le attività all’aria aperta che l’inverno aveva momentaneamente mandato in letargo. Organizzare gite in montagna oppure giornate al mare, visitare alcune città d’arte o semplicemente fare un picnic tra amici. Questo diventa ancora più bello durante il periodo più colorato dell’anno. In aggiunta, le feste religiose/nazionali e i possibili ponti permettono alle persone di viaggiare ed organizzare delle gite fuori porta. </span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/primavera-sicilia1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">La Sicilia è la meta di mare per eccellenza: un’isola bagnata da ben 3 mari e patria degli arcipelaghi mediterranei tra i più invidiati al mondo. Non se ne può certamente fare a meno.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dalla costa occidentale a quella orientale o dalla Sicilia settentrionale a quella meridionale non si può sbagliare: c’è solo l’imbarazzo della scelta.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le località di mare non si finiscono di contare: Scala dei Turchi, la Riserva dello Zingaro, di Vendicari, Portopalo di Capopassero, Tindari, sono solo alcune delle mete più richieste è più adatte a mostrare le migliori spiagge siciliane.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un posto speciale in classifica lo merita sicuramente Favignana, che con le sue calette rappresenta un vero paradiso terrestre fruibile già in primavera!</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Abbiamo nominato il mare ma non potevamo dimenticare il sole. Una costante in tutta la Sicilia, che non manca mai.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sull’isola si godono temperature primaverili o estive quasi tutto l’anno. Nei mesi di Marzo e Aprile la temperatura supera tranquillamente i 20 gradi e certamente invita a indossare il costume per un bel tuffo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sebbene la temperatura del mare sia ancora un po’ fredda, sono pochi i locali che rinunciano al primo bagno dell’anno in primavera.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/primavera-sicilia3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">I patrimoni artistici e culturali fanno da padroni nell’intera isola. Sono davvero infiniti i luoghi che pullulano di storia e arte, sparsi in tutta la Sicilia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Uno su tutti, anche per il fatto di essere molto suggestivo, è senza dubbio il Teatro Antico di Taormina: uno scorcio sul paesaggio mozzafiato, circondato dalle rovine di un pezzo di storia che ci invidiano in tutto il mondo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/primavera-sicilia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sulla stessa scia la Valle dei Templi di Agrigento, un tour che vi riporterà nell’antica Grecia. Durante la sera, grazie alla bellissima illuminazione, il parco assume un fascino unico!</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La natura</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La natura in Sicilia non è solo Sole e Mare. L’isola è infatti famosa per le moltissime attrazioni naturali che possiede, come le innumerevoli Riserve o tesori che solo lei possiede. Come l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa che domina sulla Sicilia orientale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Oppure la riserva di Cavagrande, un canyon di roccia bianca di ben 10Km e attraversato da un fiume.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">O perché non nominare le Gole dell’Alcanatara, alte fino a 25 metri e nate dallo scorrere dell’acqua durante migliaia di anni, che ha portato alla luce addirittura il corpo lavico delle pareti rocciose.</span></div></div><div><br></div><div><br></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Ricette--siciliane-4-piatti-famosi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il cibo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da sempre una delle più grandi attrazioni dell’isola, il cibo siciliano nasconde tantissime specialità culinarie, a partire dalla colazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Colazione abbondante? In Sicilia non è un problema. Granita e brioche è sicuramente un must e ce n’è per tutti i gusti: dal cioccolato al pistacchio, dai gusti agrumati alle mandorle.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se poi è presa con panna e brioche appena sfornata…leccarsi i baffi è dire poco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i piatti tipici di un buon pranzo o di una cena indimenticabile c’è sicuramente la pasta alla norma: maccheroni, pomodoro, basilico, ricotta e melanzane fritte. Semplice ma di grande impatto!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche la caponata di melanzane non può certamente mancare, oppure una buona pasta al pesto trapanese, probabilmente più estivo ma fresco e adatto a tutti i gusti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Infine, è impossibile non concludere il menu giornaliero con un buon cannolo siciliano fatto con un ripieno di ricotta e cioccolato adornato con scorze di arancia e pistacchi sgusciati. Un’esperienza più unica che rara.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Insomma, sono innumerevoli i motivi per cui vale la pena visitare la Sicilia in primavera. Una stagione che in quest’isola sa più di estate, invogliando l’organizzazione di gite fuori porta e, perché no, un bagno o due nei mari più belli d'Italia.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 23 Mar 2024 06:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Balneari in Sicilia SANTA MARIA DEL FOCALLO Ispica Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000247"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Santa Maria del Focallo, è una piccola frazione balneare del comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani-mare--ispica-" target="_blank" class="imCssLink">Ispica</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in <a href="https://www.sicilytourist.com/ragusa-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Ragusa</a>, è una gemma nascosta che offre una spiaggia unica caratterizzata da bellissime dune di sabbia. Questa tranquilla e selvaggia spiaggia che fa parte del bel comune di Ispica è una destinazione perfetta per chi cerca una fuga dal caos della vita quotidiana e desidera immergersi nella bellezza naturale dell’isola. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Santa Maria del Focallo, nota per le sue spiagge sabbiose, deve il suo nome probabilmente alla parola greca phuke – alghe – inteso come “luogo pieno di alghe”. Qui nel 1558 lo storico Tommaso Fazello vide «le gran rovine d’una piccola città, chiamata oggi Ficalloe una chiesetta del medesimo nome, dedicata alla Vergine Maria».</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamariafocallo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nonostante il terremoto del 1693 distrusse la chiesetta, la famiglia Statella la fece ricostruire a testimonianza del fatto che il litorale doveva essere abitato da una folta comunità che aveva bisogno di un luogo di culto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le rovine della chiesa e di altri edifici furono visti ancora a fine Ottocento dall’archeologo Paolo Orsi ma tuttavia oggi non è più possibile rintracciarli a causa dell’estrema edificazione del litorale avvenuta dagli anni Sessanta in poi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La costruzione delle seconde case sul litorale ha risparmiato una porzione della foresta che doveva contraddistinguere l’entroterra. Oggi è presente l’area attrezzata Santa Maria del Focallo, un’oasi verde che sta sul cosiddetto “maccone bianco”, una duna molto alta, ultima rimasta di un paesaggio che fino a qualche decennio fa doveva essere caratterizzato da diversi “maccuni”, tanto da essere definito il «piccolo Sahara della Marza» da Luigi Capuana.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamariafocallo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Si estende lungo la costa per 8 km e conta circa 200 abitanti. Questa località marittima si popola durante il periodo estivo, dove gli ispicesi e gli abitanti dei paesi limitrofi si recano in questa bellissima spiaggia per trascorrere le proprie vacanze estive, dove molti siciliani possiedono la loro abitazione vacanziera.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamariafocallo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Santa Maria del Focallo è interamente concentrata a ridosso del mare, con alcuni stabilimenti balneari che vi forniranno ogni tipo di servizio per rendere la vostra vacanza più incantevole che mai. Lungo il litorale potrete imbattervi in diversi ristoranti e trattorie dove poter gustare le prelibatezze locale, tra il cui il pesce fresco, che abbonda in ogni periodo dell’anno, ai tagli di carne più richiesti. Durante la sera alcuni locali e pub intrattengono i turisti con musica e divertimento, per allietare anche i visitatori più giovani che cercano un posto con la movida sempre attiva.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamariafocallo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le Acacie di Santa Maria del Focallo a Ispica</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A ridosso della Spiaggia di Santa Maria del Focallo è possibile ammirare una ricca vegetazione composta prevalentemente da acacie, molto diffuse in questo territorio, ed eucalipti, il cui olio essenziale è largamente utilizzato per i rimedi naturali e per la cosmetica. Queste piante crescono in modo spontaneo e sono da sempre uno dei dettagli che impreziosiscono ancor di più la bellezza di questi luoghi.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare a Santa Maria del Focallo</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per raggiungere Santa Maria del Focallo, partendo da Ispica, vi basterà percorrere un breve tratto stradale di circa 12 km, o tramite Strada Provinciale 67. Grazie agli ottimi collegamenti stradali siciliani, sarà possibile raggiungere questa spiaggia partendo da qualsiasi punto della Sicilia, sia con l’auto che con gli autobus, con le autolinee regionali che ne offrono più corse al giorno, facilitando gli spostamenti dei siciliani anche per delle visite con rientro in giornata. Per chi arriva da più lontano, potrà sfruttare la presenza dell’Aeroporto di Comiso, da cui dista circa 75 km, o il più servito Aeroporto Fontanarossa di Catania, sebbene la distanza da quest’ultimo sia di 110 km. Via nave, il vicino Porto di Pozzallo rappresenta la soluzione ideale in cui fare scalo, per poi spostarsi verso Santa Maria del Focallo tramite un breve tragitto di appena 15 km, in cui potrete ammirare le bellezze della costa siciliana.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/JH3f-voIW4k">https://youtu.be/JH3f-voIW4k</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 07:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli di Sicilia: CASTEL SANT'ANGELO Licata - Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000246"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castel Sant’Angelo fa parte dell’antico sistema di avvistamento che si estende lungo tutto il litorale licatese. Nasce infatti su una precedente torre di avvistamento realizzata alla fine del ‘500, è situato sulla sommità della del “monte Ecnomo” suo nome antico, oggi monte Sant’Angelo. </span><span class="fs14lh1-5 cf1">Castel Sant’Angelo stupisce per il suo aspetto austero e per la vista di un panorama incantevole, lasciando piacevoli tracce negli occhi e nella mente dei visitatori. All’interno si è accolti in un'atmosfera da sogno: gli ambienti, ben curati, trasmettono emozioni e suggestioni. Attira subito l’interesse e l’ammirazione dei visitatori la scala che conduce alla torre e l’ampio cortile che dà luce alle stanze circostanti, nelle quali sono esposti cannoni e arnesi antichi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelsant-angelo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello è tra i più importanti monumenti della città di Licata, oltre ad essere un importante edificio storico dallo splendido stile architettonico, posto sulla cima di un colle. L’area in cui sorge il Castel Sant’Angelo è molto ricca di elementi storici, raggruppando antichi siti all’interno di un territorio che rappresenta uno splendido contenitore di reperti archeologici, con monumenti antichi, necropoli e sentieri suggestivi creati in epoche passate dalle precedenti popolazioni che hanno attraversato la Sicilia e abitato questi luoghi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castesantangelolicata2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castel Sant’Angelo è una bellissima rappresentazione di architettura militare in stile barocco siciliano, decisamente tra le più rappresentative del Settecento. </span><span class="fs14lh1-5">L’impianto planimetrico ha forma approssimativamente triangolare, i volumi pieni della preesistente torre di avvistamento e dei locali più bassi si snodano attorno ad una corte triangolare con cisterna ipogea centrale. Il complesso architettonico mostra rigide e continue forme sottolineate all’esterno dalla robusta compattezza dei muri a scarpa e dalle merlature continue; all’interno gli ambienti, diversi per altezza, riescono ad articolare uno spazio più vario, seppure attorno ad un nucleo centrale planimetricamente rigido. Le mura molto spesse e cordonate all’esterno, all’altezza dei merli, si uniscono al possente torrione quadrato per metà interamente riempito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castesantangelolicata3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad est, ovest e nord stavano, a cavallo degli spigoli delle cantoniere, su robusti mensoloni, alcune torrette di guardia. Gli alloggiamenti dei soldati, le stalle ed i magazzini furono costruiti lungo tutto il perimetro murario interno. L’accesso era consentito solamente da mezzogiorno, attraverso un ponte levatoio che si gettava su un fossato, che isolava dalla campagna soltanto la grande torre. Di fronte all’ingresso, in fondo al cortile, ad ovest, sotto una grande arcata, stava la cappella del castello, ora non più esistente. Restano appena i segni delle cornici, che probabilmente includevano qualche affresco o dipinto.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castesantangelolicata4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Storia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dove oggi sorge il Castel Sant’Angelo, era già da prima presente una torre d’avvistamento, definita come la capostipite di questo sontuoso edificio, i cui lavori di costruzione iniziarono nel 1615, voluto dal comandante del Regno di Sicilia Hernando Petigno. L’opera venne ultimata nel 1640, in seguito ad un arresto dei lavori che ne prolungarono il suo compimento. Sebbene il Castel Sant’Angelo nacque come una struttura difensiva, non fu mai protagonista di episodi militari, né tantomeno ricevette attacchi da parte dei nemici, riuscendo a mantenere il suo splendore fino ai giorni nostri. Durante l’Ottocento e il Novecento svolse anche un importante ruolo per l’Aeronautica Militare, ospitandone un suo presidio fino al 1965, anno della sua definitiva dismissione. Negli anni ’80 fu oggetto di importanti restauri, così da recuperare alcune sue parti un po’ in disuso e rendere l’edificio accessibile al pubblico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare al Castel Sant’Angelo a Licata</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Castel Sant’Angelo si trova su di un colle posto nella parte occidentale della città di Licata, distante dal suo centro storico appena 700 metri. È molto semplice arrivare a Licata e visitarne i suoi monumenti più belli, in quanto ben collegata al resto della Sicilia tramite le Strade Provinciali 7, 34, 67 e dalla Strada Statale 123, attraversate anche dagli autobus delle autolinee siciliane. La Stazione Ferroviaria di Licata è la soluzione perfetta per chi si sposta in treno, mentre chi è costretto a viaggiare in aereo può atterrare presso l’Aeroporto di Comiso, a circa 70 km, o nel più servito Aeroporto Fontanarossa di Catania, distante da Licata circa 130 km.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il video del Castello</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/QC588bcJ8Cw">https://youtu.be/QC588bcJ8Cw</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 07:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Musei e Palazzi Storici in Sicilia: PALAZZO CORVAJA Taormina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000245"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Palazzo Corvaja di Taormina sorge su un’antico foro romano ed è situato in pieno centro storico. Il nucleo principale del palazzo è una torre, costruita dagli arabi tra il 902 e il 1079. Solamente nel XIII secolo iniziarono i lavori per l’ampliamento del palazzo per volere di Federico II. Nel 1411 il Palazzo divenne la sede del Parlamento Siciliano e divenne il luogo dove venivano effettuate le assemblee presiedute dalla Regina spagnola Bianca di Navarra, all’epoca governatrice della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzocorvaja1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'edificio, è stato ampliato, nel XIII secolo, anche con l'aggiunta di una scala che dal cortile conduce al primo piano. La creazione di Eva, Il peccato originale, La cacciata dal paradiso sono le scene raffigurate sui tre pannelli scolpiti ad altorilievi in pietra sul pianerottolo. L'ala destra dell'edificio era riservata alle riunioni del Parlamento siciliano, convocate a partire dal 1411. Il fatto che le assemblee fossero convocate da Bianca di Navarra, seconda moglie del re Martino il giovane, fece sì che il palazzo fosse noto anche come Palazzo della regina Bianca di Navarra. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzocorvaja2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A un lungo periodo di decadenza seguì, nel dopoguerra, il restauro dell'edificio, a opera dall'architetto Armando Dillon. La facciata, in pietra di Taormina, avvolge finestre con archi acuti e capitelli corinzi che appoggiano su una fascia che divide orizzontalmente in due l'edificio. Particolarmente caratteristiche le due liste di pietra lavica e la merlatura a corona.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzocorvaja3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel primo piano del Palazzo Corvaja di Taormina è presente il Museo delle Arti e delle tradizioni popolari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella prima sala del museo delle arti e delle tradizioni popolari sono esposti oggetti d’uso comune come vasi in ceramica provenienti dalla città di Caltagirone, stampini e pozzetti in metallo e marionette chiamati anche pupi siciliani che rappresentavano attraverso i teatrini le battaglie combattute tra cristiani e arabi nel lontano XI secolo.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/museopalazzocorvajataormina.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La seconda sala del museo è la sala dove nel 1411 il Parlamento Siciliano si riuniva. All’interno sono presenti vari abiti tipici della tradizione albanese caratterizzati da ricami e da bellissimi colori. Non mancano nemmeno i carretti siciliani, realizzati in legno e dipinti a mano, e vetrine che espongono oggetti di uso quotidiano.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1411 come abbiamo detto, il palazzo fu sede del Parlamento siciliano che alla presenza della Regina Bianca di Navarra, reggente del regno di Sicilia &nbsp;elesse il Re. Il palazzo venne poi abitato dalla potente famiglia Corvaja, dal quale prese il nome, fino alla seconda guerra mondiale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla facciata si possono ammirare diverse incisioni che evidenziano le scelte morali e religiosi dei signori che abitarono il palazzo:<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzocorvaja4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>DEUS DILIGERE PRUDENTIA EST A EUM ADORARI JUSTITIA</i> (Nel'amare Iddio sta la prudenza nell'adorarLo la giustizia)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>PAR DOMINUS E COELO SED MINORI DOMINO</i> (Una casa come questa discende dal cielo ma sotto un signore minore di Dio)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>NULLIS IN ADVERBIS AB EO ABSTAHI FORTITUDO EST NULLIS ELLECEBRIS EMOLIRI TEMPERANTIA EST ET IN HIS SUNT ACTUS VIRTUTUM</i> (Nel non scostarsi da Lui in ogni avversità la fortezza In non lasciarsi vincere dalle seduzioni del piacere la temperanza Ed in queste cose si trovano gli atti delle virtù)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>ESTO MIHI LOCU REFUGII</i> (Questo mi sia luogo di asilo).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Queste iscrizioni si riferiscono alle quattro virtù morali che debbono essere possedute dal signore: Fede, Giustizia, Fortezza, Temperanza. Si trovano sul lato sud-est e quello nord-est del palazzo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sua facciata anteriore, che si affaccia su Piazza Badia, misura circa 25 metri ed è divisa a metà da una fascia &nbsp;sulla quale è un'elegante cornice. La fascia viene divisa da due liste di pietra nera incastonati da quadrati bianchi al cui interno si trovano parecchie iscrizioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzo_Corvaja_Taormina_finestre.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sopra la fascia si trovano quattro finestre bifore ad arco acuto sostenute nel mezzo da una colonnina sottile. Ancora più in alto, nel terzo piano, si vedono tre finestrine ad arco pigiato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzocorvaja5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul lato sud-ovest si apre la porta d'ingresso che immette in un cortile dove si trova una scalinata che porta al primo piano e quindi ad una saletta d'ingresso ed al magnifico grande salone. Sul davanzale della scala si può notare un bassorilievo con pannelli scolpiti che rappresentano la Creazione di Eva, il Peccato originale e la Cacciata dal Paradiso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzocorvaja6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il salone che si trova al primo piano è illuminato da sei finestre ed un tempo era adibito alle adunanze. E' qui che il parlamento siciliano elesse il nuovo Re. Sulla parte sinistra si trova un salottino separato con pregevoli affreschi. Al centro è rappresentato Daniele nella fossa dei leoni, un uomo sorretto da un angelo che cala nella fossa del pane e del vino. Sul lato sud-ovest si trova l'affresco della Madre dei Maccabei, sul lato sud-est quello di Assuero ed Ester con patibolo preparato da Aman per Mardoche, mentre sul lato nord-est La fuga in Egitto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla fine della seconda guerra mondiale, il palazzo versava in condizioni pietose ed era stato occupato da alcune famiglie che vi si erano stabilite. Il primo sindaco del dopoguerra fece espropriare il palazzo e per tre anni si procedette al restauro completo ad opera dell'architetto napoletano Armando Dillon.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><i class="fs14lh1-5"><b>Come arrivare al Palazzo Corvaja</b></i></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Palazzo Corvaja è situato nella parte iniziale di Corso Umberto, a pochi passi da Porta Messina, da cui dista meno di 100 metri. Si può raggiungere facilmente passeggiando per le vie cittadine, magari dopo aver visitato Piazza del Duomo di Taormina, che dista appena 10 minuti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per chi si sposta da altre città, Taormina si può raggiungere &nbsp;da qualsiasi punto della Sicilia tramite le autostrade A18 e A19, attraversate anche dalle autolinee regionali di Interbus che collegano Taormina agli altri capoluoghi siciliani. Tramite aereo, l’Aeroporto Fontanarossa di Catania è il più vicino, in cui è possibile sfruttare il collegamento diretto delle autolinee.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 16 Mar 2024 13:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: BRONTE la città dell'oro verde - Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000244"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bronte è collocata sul versante occidentale dell’Etna ed è dotata di una magnifica vista sulla valle del fiume denominato </span><span class="fs14lh1-5">Simeto</span><span class="fs14lh1-5">. Bronte ospita alcune chiese di notevole interesse artistico poiché custodiscono importanti opere a carattere sacro.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/bronte_panoramica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bronte si trova sul fianco occidentale dell'Etna, parte del suo territorio rientra nel Parco dei Nebrodi ed è ricca di luoghi suggestivi e di attività stimolanti. La città è il punto di partenza per l'accesso al Parco occidentale dell'Etna con il Piano delle Ginestre. Inoltre, la fertile valle del Fiume Simeto è nota soprattutto per la coltivazione dei pistacchi verdi di Bronte, i pistacchi possono anche essere acquistati localmente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/bronte_panoramica2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cittadina venne fondata nel 1535 da Carlo V, riunendo vari casali in un unico agglomerato per meglio controllare un territorio che tendeva a sottrarsi al potere centrale. A giudicare dalle ripetute distruzioni per cause vulcaniche, ed anche da quelle scampate per un soffio, la collocazione non fu scelta avveduta, ma se le cose fossero andate diversamente forse il paese non avrebbe goduto di quella combinazione pedoclimatica che l'ha reso celebre per la coltivazione del pistacchio. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/bronte_panoramica3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'abitato ha un monumento insigne nella cinquecentesca chiesa dell'Annunziata, custode di un gruppo marmoreao attribuito ad Antonello Gagini, ma attrazione ben maggiore è l'abbazia benedettina di Maniace, nota anche come Castello di Nelson per la donazione che nel 1799, congiuntamente alla Ducea di Bronte, re Ferdinando di Borbone fece all'ammiraglio britannico; attualmente adibita a museo storico e luogo d'arte, si trova a 13 chilometri da Bronte, sul confine con Randazzo. Più recente incentivo al turismo è stata la creazione del Parco regionale dell'Etna, che comprende tutta la parte del comune oltre la quota del capoluogo. Ma la leggenda narra che Bronte fu fondata dal ciclope Bronte, figlio di Nettuno. </span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/bronte_pIstacchio1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bronte, dal terreno reso fertile dalle eruzioni vulcaniche dell’Etna, presenta un bagaglio storico e culturale molto interessante. Danneggiata per ben due volte dalla forza distruttiva dell’Etna, la notorietà della città del pistacchio è legata anche a quello dell’ammiraglio britannico Horatio Nelson. Nel 1799, infatti, Horatio Nelson venne insignito del titolo di Duca di Bronte da Ferdinando di Borbone, re delle Due Sicilie. All’ammiraglio britannico furono regalati ettari di terreni, insieme al Castello (<b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?sicilia-da-visitare--abbazia-di-maniace-o-castello-di-nelson-bronte" target="_blank" class="imCssLink">visita il Castelo cliccando qui</a></b>) e alla chiesa di Santa Maria, nei pressi di Maniace. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/bronte_chiesa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo rapporto tra la città siciliana e l’ammiraglio Nelson venne celebrato anche dal padre delle celebri sorelle Bronte, le note scrittrici Charlotte, Emily e Anne. L’uomo, infatti, era un fervente ammiratore dell’ammiraglio, tanto che decise di cambiare il proprio cognome in Bronte.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Bronte</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Degno di nota è sicuramente il centro storico di Bronte, dove il tempo sembra essersi fermato. Proprio qui è possibile ammirare la splendida Chiesa Madre, risalente al Cinquecento. Questo imponente edificio religioso nasce dall’unione di due chiese contigue. Di queste due chiese, la Matrice era quella conosciuta con il nome di Santa Maria ed era probabilmente di origine normanna. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/bronte_chiesa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Successivamente, si può trovare il Real Collegio Capizzi, che per molto tempo è stato uno dei maggiori centri culturali di tutta la Sicilia. Il Real Collegio Capizzi è stato fondato da Ignazio Capizzi, proclamato venerabile nel 1858 da papa Pio IX. I resti del religioso, considerato il San Filippo Neri della Sicilia, riposano nella Chiesa del Sacro Cuore, annessa al complesso edilizio del Collegio. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/BRONTEbiblioteca-del-real-collegio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Poco distante dal centro storico di Bronte, è possibile ammirare il famoso Castello di Nelson. Questo importante complesso architettonico si trova a confine tra Bronte e Maniace, nella terra nota come Ducea di Nelson. In realtà, il Castello nasce come abbazia benedettina, Abbazia di Santa Maria di Maniace, risalente al XII secolo. L’Abbazia ospita al suo interno la Chiesa di Santa Maria Maniace e il museo delle sculture in pietra lavica, nel parco vicino al complesso architettonico. Del Castello rimane molto poco ma si possono scorgere due torrette medievali, un grande parco all’inglese e parte della cinta muraria. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/BRONOTECOSAMANGIARE.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa Mangiare:</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cucina di Bronte, come anche quella dell'intera Sicilia, fa largo impiego di questo frutto, soprattutto nella lavorazione dolciaria (paste, torte e gelati). Ogni anno si tiene la tradizionale sagra dedicata all'"oro verde" del comune etneo, il pistacchio, il suo "gioiello" gastronomico, occasione per promuovere lo squisito frutto verde che cresce alle pendici dell'Etna ed i prodotti da esso derivati. I sapori del pistacchio in vetrina a Bronte, granite, gelati, dolci, ma anche primi e secondi piatti tra le specialità tipiche locali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/bronte_pIstacchio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sagra del Pistacchio a Bronte</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se decidi di soggiornare a Bronte perché sei un vero e proprio pistacchio-lover, allora non puoi non andare alla Sagra del Pistacchio. Si tratta di un’istituzione storica, una tradizionale manifestazione per celebrare l’oro verde, dal marchio DOP, del comune etneo. Di solito, la Sagra viene organizzata in autunno, tra i mesi di settembre e ottobre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante la manifestazione, il pistacchio è assoluto protagonista. La Sagra, infatti, celebra e promuove lo squisito frutto delle pendici rese fertili dalle colate laviche dell’Etna. Oro verde in purezza ma non solo: potrai assaggiare quindi molte prelibatezze a base di pistacchio, dai primi piatti agli innumerevoli dolci.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come Arrivare</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Bronte si trova a 48 km ad ovest di Catania ed è raggiungibile comodamente con un qualsiasi volo low cost per Catania dal nord Italia, come per esempio i</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">voli Milano Catania</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">o da qualsiasi altra città d’Italia mediante le numerose offerte low cost proposte per tutto l’anno.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 14 Mar 2024 06:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[VILLINO FLORIO all'Olivuzza - Il Liberty dei Leoni di Sicilia a Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000243"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il villino Florio all'Olivuzza è situato nei pressi del quartiere Zisa a Palermo, era inizialmente immerso in un giardino molto esteso poi sostituito da alti edifici. È stato costruito tra il 1899 e il 1902, per volere di Vincenzo Florio, e progettato dall'architetto Ernesto Basile, è stato definito il capolavoro dell'art nouveau, realizzato in stile liberty. È inspiegabile la magia che pervade lo sguardo dei passanti quando si accingono a visitare il Villino, una magia che lascia letteralmente senza fiato anche quando, passando casualmente davanti al grande cancello in ferro battuto, si getta uno sguardo veloce a quello che è un vero e proprio simbolo di un’epoca d’oro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/villinoflorio1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come abbiamo detto, tra il 1899 e il 1901, la Famiglia Florio incaricò Ernesto Basile di progettare e realizzare il Villino Florio all’Olivuzza, vero e proprio gioiello dell’edilizia modernista destinato all’uso abitativo di Vincenzo III, giovane rampollo della casata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A primo impatto, l’eclettico villino si presenta come un corpo compatto, dalle forme geometriche regolari che, in lunghezza e in larghezza, creano una perfetta armonia reciproca. Attorno alla villa c’è una grande corte, al cui centro trova spazio l’edificio in tutta la sua magnificenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/villinofloriopa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’intero complesso esterno si caratterizza per la presenza di logge, colonne e vetrate policrome. Sulla sinistra si apre una scala a due branche che divide da un lato la loggia che precede il salone e dall’altro lato l’anticamera dello scalone interno, al quale si può accedere anche dalla discesa posta nel piano basamentale. </span><span class="fs14lh1-5">All’angolo nord/est del prospetto si innalza una torretta circolare con copertura ad ombrello dalla quale è possibile accedere al terrazzo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/villinofloriopa5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’intera struttura muraria esterna è in pietra da taglio, ance se in realtà i materiali impiegati furono diversi per le varie zone dell’edificio: nella zona basamentale è stato rintracciato l’uso del calcare compatto di Billiemi; nelle zone superiori, invece, sono state impiegate in maniera alternata la pietra tufacea calcarea grigia, proveniente dalle cave dell’Isola delle Femine e quella di Comiso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per le colonne e per le altre parti ornamentali, infine, sono stati impiegati sia il marmo giallo di Segesta, sia la breccia rossa di Castellamare del Golfo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il cantiere del Villino Florio ha visto operare in sinergia diverse ditte di costruzioni: la Ducrot si occupò di realizzare le decorazioni interne; la Mucoli della realizzazione dello scalone interno; per gli ornamenti venne chiamato lo scultore Gaetano Geraci (1869-1931), primo decoratore liberty in Sicilia che operò insieme ad Ernesto Basile e Mario Rutelli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/villinofloriopa6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per la decorazione esterna e per lo scheletro del Villino Florio fu infine contattata l’impresa di Pietro Albanese. Le decorazioni pittoriche vennero contemporaneamente affidate a Ettore De Maria Bergler e a Giuseppe Enea.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/villinofloriopa7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Interno</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’epoca della sua costruzione, ogni piano del palazzo era destinato ad una specifica funzione. Al livello del parco era presente il piano detto “degli svaghi”, del quale faceva parte anche la sala da biliardo. Il piano di rappresentanza era, invece, direttamente collegato alla scalinata d’entrata: a questo livello apparteneva il grande salone, all’interno del quale è possibile tuttora ammirare un magnifico camino sopravvissuto ad una disgrazia, e la sala da pranzo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al di sopra del piano di rappresentanza vi erano gli ambienti più propriamente residenziali, con le camere da letto e la stanza da soggiorno. L’ultimo piano, infine, presentava un’ulteriore camera con un soffitto a carena di nave. Elemento ricorrente all’interno degli ambienti del villino è la decorazione a inserti lignei, che sembrano unirsi perfettamente ai colori ora verdi ora bianchi delle pareti e sposarsi con i pezzi di mobilio interamente progettati da Ernesto Basile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/villinofloriopa8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In un’epoca in cui la tipologia del Villino diveniva ancor più di prima emblema della ricchezza, della magnificenza e dell’importanza delle famiglie, certamente il Villino Florio divenne sin da subito una nota distintiva della potenza di quella famiglia che, da più di un secolo, si era ormai affermata a Palermo e la cui rilevanza era del resto ribadita dall’installazione, nel villino, di un impianto elettrico per il tramite della Società Trinacria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Restauro del Villino Florio all’Olivuzza</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La vita del villino Florio fu purtroppo tutt’altro che serena e fortunata. Nella notte a cavallo tra il 23 e il 24 novembre del 1962, il Villino venne distrutto da un incendio doloso che devastò quasi interamente gli interni arrivando a provocare grandi danni anche alle mura esterne. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/villinofloriopa9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come si legge dai documenti storici in merito, redatti dalla Regione Sicilia, nel 1962 il Soprintendente Giuseppe Giaccone, in una nota alla Presidenza della Regione Siciliana, decideva di avviare le procedure di esproprio e di restauro della villa. Qualche anno dopo, nell’aprile del 1969, &nbsp;la Soprintendenza fece richiesta alla Divisione Monumenti della Direzione Generale Antichità e Beni Ambientali (all’epoca afferente al Ministero per la Pubblica Istruzione) affinché «un ente Pubblico acquisti l’immobile per destinarlo, dopo i necessari restauri, ad un uso compatibile con il carattere artistico dell’edificio››.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Effettivamente, svariati anni dopo, più precisamente nel 1975, l’Ente per i Palazzi e le Ville di Sicilia decise di acquistare il complesso Liberty per 140 milioni di lire. Pochi anni dopo, nel 1984, il complesso passò nelle mani della Regione, che trasse vantaggio dalla soppressione dell’Ente. Nel 1995 si decise che il Villino dovesse configurarsi come un vero e proprio Museo della Belle Epoque.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/villinofloriopa10.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I lavori di restauro veri e propri, che ricostruirono in maniera egregia e fedele il lavoro originario, vennero dapprima redatti a partire dal 1981, ma poi realmente effettuati a partire dal 1994 e conclusi nel 2000.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/JHWKEKrx-fo">https://youtu.be/JHWKEKrx-fo</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 07:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e Leggende a Enna: La Torre di Federico II e il suo fantasma]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D2"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il primo grande uomo alla guida della Sicilia fu Federico II di Svevia. Durante il suo regno, l’Isola divenne il punto di incontro di diversi artisti, proveniente da tutta la penisola italiana. Si racconta che lo stesso Federico, nell’attuale provincia di Enna, fece costruire una grande torre, alta 24 metri e di pianta ottagonale ma a quanto pare la famosa Torre ottagonale</span><span class="fs16lh1-5">.</span><span class="fs16lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/torreenna1bysicilytourist.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span style="text-align: start;" class="fs16lh1-5 cf1">La Torre di Federico II, uno dei monumenti federiciani che si sono meglio conservati nel territorio italiano, fu progettata alla corte di Federico II di Svevia, secondo la tradizione, ad opera di Riccardo da Lentini e fu anche usata quale residenza estiva dell'imperatore svevo, durante i suoi soggiorni in Sicilia. Le sue origini sarebbero risalenti alla metà del XIII secolo (all'età di Manfredi), fatto che avvalora la tesi che a volerla sia stato il Federico svevo piuttosto che l'omonimo aragonese. Altro argomento a sostegno dell'origine sveva del monumento è l'inconfondibile impianto geometrico che caratterizza anche altre fortificazioni fatte edificare da Federico II di Svevia. La torre è alta 27 metri con pianta ottagonale. Essa svetta in cima a una collinetta alberata dell’altopiano della città di Enna, ad oltre 950 m d'altitudine. La scelta di quel luogo fu fatta per la sua la posizione dominante su un vastissimo paesaggio e costituisce ancor oggi il centro geografico della Sicilia. In passato, è stata infatti il punto di riferimento geodetico per tutta l'Isola. Alcune fonti affermano che gli antichi astronomi abbiano disegnato, partendo dalla Torre, il sistema viario siciliano, riprodotto dalla “Croce Patriarcale a doppio braccio”, raffigurata sulla facciata meridionale della torre e rappresentata da sedici finestrelle. La sua forma ottagonale, deriva dalla rotazione per 45° di un quadrato e rappresenta la “rosa dei venti”. La torre è costruita sul modello del "dongione" normanno, diffuso sull'isola, e presenta all'interno due ampie sale: una al piano terra e una al primo piano, aventi alti soffitti con volte a crociera come le grandi volte costolonate ad ombrello. A collegare tra di loro le due sale vi è una scala a chiocciola intagliata nelle spessissime mura della torre, la quale giunge fino in cima. Quivi lo sguardo del visitatore può spaziare in tutte le direzioni della città con vista della “Torre delle Aquile”, del “Castello di Lombardia”, del “Duomo” e, sullo sfondo, fino al monte Etna. Lo spazio alberato intorno è adibito a giardino pubblico comunale. </span><span class="fs8lh1-5 cf2"><span style="text-align: start;">( </span>fonte FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO)</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Torre_di_Federico2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ma la Torre di Federico, ha una forte valenza simbolica perché è la rotazione di un quadrato su se stesso, tale da formare la rosa dei venti. L’edificio in passato era chiamato anche "Castello Vecchio" e l’origine della torre secondo la vecchia tradizione, risalirebbe all'età di Manfredi (1250-1266). Inoltre per Federico Il Hohenstaufen e per i suoi architetti la pianta ottagonale era la forma del "castello ideale", dal punto di vista militare, e forse anche dal punto di vista religioso. Per il monarca infatti e nella simbologia cristiana del periodo medievale, aveva un significato cosmico perché rappresentava la Resurrezione. La torre di Enna è un perfetto prisma ottagonale circondato da una cinta muraria anch'essa a pianta ottagonale della quale si sono conservati alcuni tratti. A sostegno della tesi federiciana poi, vi è la famosa leggenda secondo cui il fantasma del sovrano lancerebbe il suo cavallo al galoppo lungo il viale antistante la torre. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Il-fantasma-di-Federico-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Anche se nessuno ha mai visto con i propri occhi il fantasma di Federico II, sono molti gli abitanti della zona vicina alla torre che confermano le strane "presenze" attribuite all'edificio, e sono in tanti anche gli anziani che raccontano di aver "sentito" il fantasma di Federico. Per tanto, fate le vostre valutazioni, e se decidete di visitare Enna e la sua Torre fateci sapere le vostre esperienze!</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 10 Mar 2024 08:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi da Visitare: Bompensiere (Caltanissetta)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000242"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il più piccolo e raccolto Borgo della provincia di Caltanissetta, Bompensiere è un’adorabile cittadina tutta da godere nella sua semplicità. Una comunità coesa ed accogliente che trasmette tutta la tradizionale ospitalità siciliana. </span><span class="fs14lh1-5">Piccolo si, ma non per questo la storia del paese risulta meno interessante o priva di aneddoti. Tra le storie e i racconti del paesino troviamo quelli che legano Bompensiere e la guerra, dove anche lui e i sui cittadini si sono visti protagonisti</span><span class="fs10lh1-5">.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Bompensiere-4.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia di questo paese è piuttosto singolare a cominciare dal suo toponimo, che a quanto si narra fu scelto da un re. Correva l’anno 1557 quando don Cesare Lancea, barone del feudo a quel tempo denominato Naduri, ottenne la licentia populandi da sua maestà re di Spagna e di Sicilia Filippo II, che decretò altresì che quel feudo si dovesse chiamare Bonpinseri, con il significato di buon pensiero, presumibilmente in segno di auspicio. Il fatto curioso è che di quel decreto per molto tempo si persero le tracce, relegando all’oblio tutto quello che era accaduto fino ad allora. Il ritrovamento della licentia populandi risale infatti al 1998. Perciò gli storici fanno risalire le prime notizie riguardanti al paese di Bompensiere al Seicento, epoca in cui il feudo fu colonizzato da don Ottavio Lanza Barresi, che nel 1631 ottenne la licenza per fondare l’«Università feudale di Bompinzere». Il nobile fece così edificare un casale dove accolse la gente proveniente dalle terre vicine. La storia di Bompensiere non si concluse nel Seicento, ma andò avanti sino al secolo scorso. Il paese infatti, dopo aver ottenuto nel 1817 l’autonomia amministrativa, cinquant’anni dopo fu annesso al territorio di Montedoro, divenendone frazione. Per vedere finalmente l’atto ufficiale della nascita del paese, bisognerà attendere il 20 marzo 1911 e la legge n. 252, sostenuta dal sottosegretario agli esteri dell’epoca, il principe Pietro Lanza di Scalea, deputato per il collegio di Serradifalco, con la quale il re d’Italia Vittorio Emanuele III “costituisce in comune autonomo la frazione di Bompensiere in provincia di Caltanissetta”. Bompensiere a quel tempo rappresentò il ventinovesimo comune della provincia nissena e il suo primo sindaco fu un sacerdote.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Bompensiere-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Cosa fare a Bompensiere</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Aggirarvi per Bompensiere è garanzia di momenti di pieno relax in un ambiente urbano rurale figlio delle tradizioni e del buon vivere. Le graziose architetture urbane culminano nel principale monumento cittadino, la Chiesa Madre del Santissimo Crocifisso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Bompensiere-5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">E' l’unica chiesa del paese aperta al culto. Benchè appaia a prima vista come una costruzione di concezione recente, l’impianto originario in realtà è del ‘600. Nel tempo comunque l’edificio ha subito una serie di modifiche, le più importanti tra il 1923 e il 1958. La &nbsp;facciata è piuttosto semplice ma nello stesso tempo presenta forme eleganti e allungate. Di bella fattura è il portale incorniciato sormontato dalla cella campanaria. La parte superiore della chiesa a Bompensiere, dalla forma triangolare, conserva un orologio in stile moderno che ha sostituito un orologio a corde annesso alla facciata originale seicentesca.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’interno del santuario, dalle linee ricercate, accoglie un’opera su tela di Pietro D’Asaro, detto il Monocolo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Bompensiere-6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei dintorni di </span><span class="fs14lh1-5">Bompensiere</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">, non mancano le suggestioni naturalistiche, con il fiume Gallo d’Oro, che attraversa il territorio comunale, ed i torrenti Salito e Nadure. Un tempo attive anche le solfare Scimè e Marchese, con il crollo del prezzo dello zolfo è iniziata l’emigrazione da Bompensiere, che ha perso quasi due terzi dei propri abitanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra gli eventi più rilevanti che si svolgono nel paese troviamo il mercato settimanale, una delle tradizione che non è non mai mutata nel tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Bompensiere7.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Come muoversi a Bompensiere</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’abitato di Bompensiere si sviluppo lungo un’unica arteria viaria, che si presta ad un’ideale passeggiata che consente di visitare praticamente l’intera cittadina in poco tempo, grazie alla sua estensione di soli &nbsp;20 km </span><span class="fs14lh1-5">circa</span><span class="fs14lh1-5">. </span><span class="fs14lh1-5">La posizione baricentrica al centro della Sicilia rende Bompensiere anche un’ottima “base” per scoprire l’isola: in tal caso, si può fare riferimento ad un’auto a noleggio, che garantisce la possibilità di esplorare in piena libertà.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Come arrivare a Bompensiere</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bompensiere è direttamente raggiunta dalla Sp 23, che la congiunge a Mussomeli ed altre località vicine. Importanti arterie nella zona sono le SS 189 e 122.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non lontana anche l’autostrada A19, che collega Palermo e Catania, con un’uscita nella vicina Caltanissetta. La A19 è la strada di elezione anche per chi arriva in Sicilia in aereo: gli scali più vicini sono l’Aeroporto di Falcone e Borsellino di Palermo, distante circa 145 km, l’Aeroporto Vincenzo Bellini di Catania, distante circa 150 km, e l’Aeroporto Vincenzo Florio di Trapani, distante circa 185 km.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">GUARDA IL VIDEO DEL BORGO</span></div></div><a href="https://youtu.be/7RtMI7oud8o">https://youtu.be/7RtMI7oud8o</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 08:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi da visitare: CANICCATINI BAGNI (Siracusa)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000240"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Canicattini Bagni sorge sulle estreme propaggini dei monti Iblei a circa 20 km da Siracusa, poco distante dal corso del fiume Cardinale. L’origine del borgo è simile a quella di molti centri siciliani sorti nella stessa epoca: ufficialmente fu fondata nel 1682 dal barone Mario Daniele che chiese ed ottenne dai Viceré di Sicilia la concessione della licentia populandi, decreto che permetteva la fondazione ex-novo di borghi. In realtà Canicattini ha origini ben più lontane ed esisteva ancora prima di tale concessione. L’elemento acqua, presente in grande abbondanza in tutto il suo territorio, aveva infatti favorito sin dall’antichità la formazione di insediamenti rupestri le cui testimonianze più remote risalgono al paleolitico.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/canicattin1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante l’età Ellenistica e quella Romana si intensifica lo sfruttamento agricolo del territorio, con la nascita di ville e fattorie, delle quali oggi rimangono tracce, e con la presenza di vasche termali e dell’acquedotto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il periodo storico maggiormente rappresentato è quello tardo romano e bizantino. Accanto alle ville dei nobili siracusani a poco a poco cominciarono a sorgere case rurali che si estesero sempre più, fino a diventare dei veri e propri villaggi. Queste contrade furono ben presto attraversate dai propagatori della fede cristiana che trovarono tra quei poveri numerosi proseliti. Le testimonianze storiche di queste comunità cristiane, che nel periodo bizantino popolarono l'altopiano canicattinese, sono rappresentate dalla presenza di numerose necropoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/canicattin2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fonti documentali riportano che intorno al 1296 esisteva un feudo posseduto da don Giovanni Migliotta. Nel 1682 il feudo fu concesso ai marchesi Daniele, che iniziarono la costruzione del paese, e, dopo il sisma del 1693, vi confluirono molte famiglie dei dintorni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1827 Bagni Canicattini ottenne l’autonomia da parte dei Borbone. Durante la seconda metà dell’800 fu rinnovata l’architettura cittadina e vi fu un notevole incremento demografico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fra il 1880 e il 1925 vennero edificati il nuovo Cimitero, il Campo Sportivo e la Villa Comunale, venne istituita una fiera del bestiame ogni primo giorno del mese, fu creato un canale per l’approvvigionamento idrico della cittadina.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/caniccatinibagni1.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Canicattini Bagni è da tutti conosciuta come la città del Liberty, o Art Nouveau, uno stile particolarmente diffusosi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. La tradizione Liberty a Canicattini Bagni si è parecchio allargata grazie a una corrente artistica nata da alcuni architetti del territorio canicattinese, in cui vengono chiamati “scalpellini”. Ovunque ci si trovi a Canicattini Bagni, la presenza dello stile Liberty è sempre massiccia, che non ricopre solo un ruolo artistico che arricchisce la città, ma racconta anche di una suggestiva pagina della storia cittadina, in quanto la maggior parte di questi edifici vennero realizzati nei primi anni del XX secolo grazie all’aiuto dei canicattinesi emigrati negli Stati Uniti d’America in cerca di fortuna, i quali mandavano periodicamente una parte dei loro guadagni alle famiglie rimaste in Sicilia, che potevano così, finalmente, permettersi delle abitazioni decenti che andarono a soppiantare gli edifici più umili e malridotti utilizzati fino a pochi anni prima.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzina_liberty,Canicattini_Bagni_01.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutta la città di Canicattini Bagni è arricchita con dettagli in stile Liberty, che spaziano dagli antichi palazzi nobiliari alle chiese, fino ad arrivare alle abitazioni più comuni, sinonimo di uno stile che conquistò tutti i canicattinesi, i quali si rispecchiavano in questo stile che presentava dei tratti decisamente diversi da quelli tradizionali. Una ricorrente del Liberty sono certamente i fiori, ovunque rappresentati in sculture, stucchi e dipinti, il cui uso non era solo ornamentale ma si estendeva con una concezione che spaziava dalla gentilezza al senso di libertà, in grado di infondere gioia e positività. Solitamente il Liberty unisce la rappresentazione dei fiori con quella della donna in chiave moderna, in grado di esprimere al meglio il progresso dell’emancipazione femminile, sebbene a Canicattini Bagni questa figura femminile viene trattata ancora con dei tratti più sobri e classici. Tutte queste rappresentazioni e dettagli si possono ammirare in ogni parte della città di Canicattini Bagni, come testimoniamo, tra gli altri, il Palazzo Cassarino, in cui ha sede il Museo Civico TEMPO, o il Palazzo Carpinteri, il Municipio cittadino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo stile Liberty è, per Canicattini Bagni, una vera e propria radice della cultura locale, i cui splendidi edifici rappresentano perfettamente i canoni di questo scenografico stile artistico che si uniscono al folklore della storia canicattinese, che trova nel Liberty il movente per rinascere e per migliorarsi, avvicinandosi notevolmente al progresso sociale che era in corso nei primi anni del Novecento.</span></div></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div><a href="https://youtu.be/KZ2_BS9ir48">https://youtu.be/KZ2_BS9ir48</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 06:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Area Archeologica Grotte Scurati ed il borgo fantasma]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000232"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le Grotte di Scurati sono uno dei siti più interessanti che rientrano nel territorio di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--custonaci--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Custonaci</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Esse rappresentano sia un antico insediamento preistorico, che un geosito speleologico di notevole interesse.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si tratta complessivamente di nove grotte, alcune delle quali si trovano all’interno della riserva naturale orientata Monte Cofano. I nomi delle nove grotte sono: </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?meraviglie-di-sicilia--grotta-mangiapane--custonaci-" target="_blank" class="imCssLink">Mangiapane</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, Buffa, Crocifisso, Rumena, Miceli, Cufuni, Clava, Maria Santissima e Abisso del Purgatorio. La più celebre tra queste è la Grotta Mangiapane, risalente al periodo Paleolitico, e abitata fino agli anni '50.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/GROTTESCURATI2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le grotte di Scurati, furono oggetto di indagine attenta da parte di numerosi studiosi e viaggiatori stranieri per conto di importanti istituti di ricerca di quel periodo. La più interessante e particolare scenografia in questo contesto geo-archeologico è costituita dalla </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?meraviglie-di-sicilia--grotta-mangiapane--custonaci-" target="_blank" class="imCssLink">grotta Mangiapane</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, dove, all'interno di una magnifica e gigantesca cavità, sono stati costruiti nel tempo dei piccoli edifici utilizzati dai residenti (pescatori, contadini, allevatori del luogo) come unità abitative, magazzini e ricoveri per animali già da tempo immemorabile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/GROTTESCURATI3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli scavi archeologici, condotti qualche anno fa, hanno confermato le ricerche del 1925, quando fu documentata la presenza di un deposito archeologico dello spessore di 1,5 m. caratterizzato da industria litica pertinente al Paleolitico Superiore, associata alla fauna tipica di questo periodo (Equus hydruntinus, Sus scrofa, Cervus elaphus, Vulpes vulgaris).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo luogo, così particolare, mantiene la sua identità con le stesse caratteristiche strutturali e, per l’intervento della Regione Siciliana, fa parte del Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Da molti anni gli spazi ospitano manifestazioni natalizie (Presepe vivente) e attività agro-pastorali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/GROTTESCURATI4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Grotta Mangiapane è l’attrazione turistica principale. Una gigantesca “bocca” che si apre sul fianco della montagna con una altezza di 70 metri, una larghezza di 13 e che si addendra nella roccia per 50 metri! Un antro talmente comodo e accogliente che l’antico paese di Scurati venne costruito … al suo interno! La scelta di vivere dentro una grotta non è, come molti pensano, frutto di ignoranza e di stile di vita primitivo. Al contrario: la grotta mantiene ottimamente l’equilibrio delle temperature – caldo in inverno, fresco in estate – e dunque vi si abitava comodamente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/GROTTESCURATI5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il borgo fu abbandonato negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando la gente dovette emigrare oppure preferì trasferirsi nel nuovo paese di Scurati, più a valle. Ma le case dentro la grotta non furono mai lasciate alla incuria. Ogni anno tornano ad essere abitate, durante le feste di Natale, trasformandosi nel più grande e più bel presepe vivente di Sicilia! Se verrete in quell’occasione potrete visitare le casette, le bottegucce e la cappella, camminando sulla via acciottolata che raggiunge il punto più oscuro della grotta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come raggiungere Scurati </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’aeroporto più vicino è quello low cost di Trapani, il più conveniente sicuramente l’aeroporto di Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’autostrada A29 collega i due capoluoghi e per raggiungere Custonaci si esce a Castellammare del Golfo per poi proseguire lungo la Statale 187. Al ventesimo chilometro circa si imbocca la Provinciale 16 seguendo le indicazioni per Custonaci. Chi arriva in macchina da Trapani può seguire direttamente la Provinciale 20.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In treno si scende a Trapani per poi proseguire con un bus regionale, ma il percorso è lungo e complicato e dunque si sconsiglia questa modalità.</span></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 03 Mar 2024 07:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da visitare in Sicilia: GROTTA DEI SANTI Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000023F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nelle pendici della rocca ennese, proprio lungo la “Via Sacra” che conduceva al tempio di Cerere, si rinviene un raro e prezioso esempio della vita eremitica medievale, la Grotta dei Santi situata in Contrada San Calogero, ai piedi della Rocca di Cerere e testimonia l’esistenza di comunità eremitiche di monaci basiliani in epoca bizantina. Essa è di particolare importanza poichè al suo interno si conservano affreschi con figure di Santi in stile bizantino. Emblematica è l’immagine del Cristo Pantocratore che compare al centro della parete di fondo, una delle più antiche raffigurazioni del volto di Cristo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottadeisantiennaCRISTO.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Grotta è scavata in un roccione isolato in Contrada San Calogero. Era nota nel secolo XVIII al padre Giovanni dei Cappuccini, ed era frequentata per i benefici effetti che otteneva, secondo la credenza popolare, chi passava attraverso l‟ apertura praticata nel setto che bipartisce la grotta. Non sono note le circostanze dell’abbandono della chiesa. Oggi appare inglobata in un edificio a cortile , ormai diroccato, che potrebbe essere nato come dipendenza del culto e successivamente declassato a fattoria. Vi sono infatti evidenti segni di riutilizzazione della grotta come stalla per la presenza di anelloni passanti nelle pareti, un frantoio istallato nel settore destro della grotta è testimoniato da una vasca di decanta-zione con canaletta di immissione ed un alloggiamento nel soffitto per il torchio a vite. Un palmento rupestre all’aperto si osserva sulla cima del roccione, costituito da due vasche sfalsate di quota colle-gate da canalette. Al riuso agricolo della grotta appartiene anche un tramezzo ligneo riconoscibile per i fori di alloggiamento dei pali nel pavimento e nel soffitto e che ha sostituito la parete d’ingresso demolita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ENNA.-Grotta-dei-Santi2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel pendio è possibile ammirare diversi grandi monoliti, alcuni dei quali trasformati in palmenti. Il più grande di tali monoliti venne modellato e rimodellato dall’antica mano dell’uomo che ne ricavò, nel Neolitico, una spaziosa caverna, oggi denominata genericamente “grotta dei Santi”, utilizzata come luogo di culto da ignoti monaci basiliani che hanno qui lasciato flebile traccia della loro silenziosa esistenza. All’interno di essa si trovano le più antiche icone sacre della città, riconducibili al monachesimo basiliano ampiamente diffuso a Enna, come testimoniato dal manoscritto di Padre Giovanni dei Cappuccini e dai dipinti del Duomo, che raffigurano diversi Santi dell’Ordine basiliano, indicati come “ennesi”. Verosimilmente, la grotta venne abitata già prima della dominazione islamica da monaci eremiti, veri poeti della fede, i quali si cimentarono nell’arte figurativa diretta a testimoniare, attraverso le immagini dei santi, la verità del messaggio evangelico. Le pareti interne dovevano essere &nbsp;magistralmente affrescate con numerose splendide icone ad altezza naturale; purtroppo, oggi sono conservate meno della metà delle rappresentazioni pittoriche che denotano una buona policromia ottenuta attraverso colori di origine minerale. L’epoca di realizzazione degli affreschi è ascrivibile al XII sec. d.C. ma non è esclusa la presenza, sotto lo strato pittorico, di dipinti più antichi vista la presenza di almeno tre strati di colore sovrapposti: analisi approfondite potrebbero riservare non poche sorprese.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ENNA.-Grotta-dei-Santi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Alcune figure insistono sulla parete di sinistra, altre tre su un’ampia nicchia frontale pseudo-absidale separata, mediante una colonna rupestre, da altro spazio pseudo-absidale a destra. Le tre icone che occupano l’abside della chiesetta rupestre, a partire da sinistra, raffigurano la Madonna di Odigitria, patrona della Sicilia, detta anche Madonna del (buon) cammino, con in braccio il Bambino Gesù. Trattasi di una icona tipica dell’arte bizantina il cui originale sarebbe stato dipinto da San Luca Evangelista ed andato disperso nel 1453, allorquando Costantinopoli venne conquistata dagli Ottomani. Purtroppo, le condizioni del dipinto sono pessime. Accanto alla Vergine, in posizione centrale, si scorge ormai a malapena lo sguardo benevolo e malinconico del Cristo Pantocratore (che può tutto, onnipotente). Tale appellativo, utilizzato in età ellenistica come epiteto di varie divinità greche (Dioniso, Ermete, Ade), divenne, tra i cristiani orientali, attributo di Cristo quale signore del mondo e giudice della fine dei tempi. Alla destra del Cristo troviamo l’icona di San Nicola, così come si evince dall’iscrizione latina “S. Nicolau(s)”. L’accoppiamento della figura bizantina del Santo con l’iscrizione latina, anziché greca, collocherebbe l’esecuzione dell’opera al periodo normanno (1161-1198 d.C.).</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Feb 2024 08:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli in Sicilia: CASTELLO FEDERICIANO RUFFO RUFFO Scaleta Zanclea (Messina)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000023E"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Arroccato saldamente sul vertice inespugnabile di un rilievo roccioso caratterizzato da precipizi e scoscendimenti, difeso tutt’intorno da profonde vallate inaccessibili, il castello di Scaletta racconta ancora oggi storie di assedi, di nobili feudatari che signoreggiarono il sottostante borgo di Scaletta Zanclea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Scaletta Zanclea è arroccato su un'alta rupe tra spaventosi precipizi e la sua costruzione, avvenuta all'incirca nel 1220, fu voluta espressamente da Federico II di Svevia: l'imperatore inserì il castello addirittura tra i cosiddetti castra exempta, il che significava che i suoi futuri castellani potevano essere nominati solo dal re in persona. Questo riconoscimento rese il Castello assi importante nello scacchiere di Federico II, tanto da diventare uno dei più importanti manieri di tutta la Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-rufo-ruffo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i vari feudatari che si susseguirono nel governo di Scaletta Zanclea e del suo castello ci fu Matteo Selvaggio e Oddo de Martinville: nel 1282 il Castello, in occasione dei Vespri Siciliani, divenne roccaforte del comandante angioino Michelotto Gatta. </span><span class="fs14lh1-5">Con il nuovo ordinamento feudale del 1325, i castelli vengono affrancati dalle autorità legate all'imperatore e il Castello di Scaletta Zanclea non fa eccezione, venendo affidato a Pellegrino di Patti, il cancelliere di Pietro II. </span><span class="fs14lh1-5">Dopo un passaggio a Salimbene Marchese nel 1397, arrivano i Ruffo, i quali ne rimarranno in possesso fino a quando Sigerio Ruffo deciderà nel 1969 di donare il Castello al comune di Scaletta Zanclea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-rufo-ruffo6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Architettura e opere d'arte</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello Rufo Ruffo di Scaletta Zanclea sembra il classico dongione di epoca normanna, ossia un'elegante dimora nobiliare, anche se la presenza nella parte orientale di numerose bocche da fuoco realizzate nel '600, ne sottolinea la sua funzione difensiva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La pianta del Castello è trapezoidale e, nel lato che guarda il mare, fanno bella mostra due finestre bifore con tanto di ghiere ogivali in cima, corrispondenti al piano nobile del maniero. Più in alto ci sono invece due monofore, in corrispondenza dell'ala destinata alla servitù.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-rufo-ruffo5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un elegante portale ogivale permette l'accesso alle aule interne del Castello, caratterizzate da vole a crociera o a botta: una scalinata a cielo aperto invece permette l'accesso al terrazzo panoramico che sovrasta la struttura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’interno del Castello è sostanzialmente spoglio, ma si possono notare i resti di un monumentale camino nel piano nobile, le gazene (nicchie murarie) e tagli verticali alle pareti: questi ultimi servivano non solo per scambiarsi velocemente suppellettili tra un piano e l'altro ma anche per comunicare, con l'ausilio di ingegnose canne.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-rufo-ruffo7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello ospita oggi il Museo Storico Artistico Rufo Ruffo, dove sono custoditi documenti, insegne nobiliari, scudi, medaglioni religiosi (assi curiosi quelli ombelicali che venivano posti sull'ombelico del neonato subito dopo il taglio del cordone, per evitare l'insorgenza dell'ittero) e soprattutto una ricca collezione di armi bianche (asce, lance, spade, alabarde e balestre).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per raggiungere e visitare il bellissimo castello, bisogna percorrere la SS114 che collega Messina a Siracusa, per poi uscire allo svincolo per Scaletta Zanclea.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Castello</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/9vHt-gwTrgQ">https://youtu.be/9vHt-gwTrgQ</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 07:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: PALMA DI MONTECHIARO La città del Gattopardo (Agrigento)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000023D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A oriente di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/agrigento-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, lungo la costa, un tragitto di appena 25 km separa il capoluogo da Palma di Montechiaro. "Città del Gattopardo",</span> <span class="fs14lh1-5">come è universalmente conosciuta da titolo del famoso romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e dalla successiva trasposizione cinematografica di Luchino Visconti. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Nel contesto attuale Palma di Montechiaro è un apprezzato centro agricolo, valorizzato da un patrimonio archeologico, artistico, naturalistico e paesaggistico di rara bellezza. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/palmamontechiaro1.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5">Un territorio ricco di testimonianze che eccelle per le bellezze naturalistiche, mare pulito, sole, scenari splendidi,spiagge sabbiose e incontaminate, coste variegate e sagomate da caratteristiche scogliere di argilla. </span><span class="fs14lh1-5">Il litorale e tutta la zona soprastante offrono ai visitatori l’opportunità di ammirare e assaporare il fascino selvatico di luoghi poco frequentati e unici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/palmamontechiaromare.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Età antica</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il ritrovamento di reperti archeologici risalenti al II millennio a.C. e la presenza di numerose tombe sicane dimostrano che in questo territorio, fin da tempi remoti, vi furono insediamenti umani i cui abitanti erano dediti all'agricoltura e alla pastorizia. </span><span class="fs14lh1-5">Nel XII secolo a.C., gli eolidi e i rodio-cretesi che popolavano la fascia costiera tra Gela e Palma, a scopo difensivo, fortificarono i siti di Castellazzo e Piano del Vento, punti strategici dai quali è visibile tutta la costa. </span><span class="fs14lh1-5">L'Itinerarium Antonini indica l'esistenza di una statio, denominata Daedalium, sita tra Agrigento e Finziade: la stazione è stata localizzata in contrada Castellazzo, a Palma di Montechiaro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/MONTE-GRANDE.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Età medievale</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il primo atto della storia di Palma (solo nel 1865 la città si chiamerà Palma di Montechiaro) è la costruzione del Castello Chiaramontano (1353), che si staglia lungo la costa a metà strada tra Punta Bianca e la foce del fiume Palma, ad opera di Federico Prefoglio che di lì a poco passò ai Chiaramonte, da cui prese il nome.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/palmamontechiaroantica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Età moderna</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L'atto di fondazione della città di Palma porta la data del 25 aprile 1637. Nello stesso documento si rileva che a fondare la città fu Carlo Caro Tomasi dopo avere ottenuto il 16 gennaio 1637 la "licentia populandi" dal re Filippo IV di Spagna.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il 3 maggio 1637 fu posta la prima pietra. La scelta del luogo dove sorse la città fu davvero felice se, non appena mezzo secolo dopo, l'abate Saint-Non nel suo Voyage pittoresque ebbe a scrivere "Questa graziosa cittadina è molto popolata ed ha una posizione incantevole: i dintorni sono pieni di giardini deliziosi e tutto questo paese è in genere d'una abbondanza enorme di vigneti, di coltivazioni e di ogni sorta di alberi da frutta..."<br></span></div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5">La città di Palma venne fondata il 3 maggio 1637 nella baronia di Montechiaro, dai fratelli gemelli Carlo, Barone Tomasi, e Giulio, che pochi anni dopo gli sarebbe subentrato nel titolo.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L'effettivo artefice della fondazione fu però un potente zio dei gemelli, Mario Tomasi de Caro, Capitano del Sant'Uffizio dell'Inquisizione di Licata, e governatore della stessa città, da cui provenivano anche Carlo e Giulio Tomasi. Anch'egli, insieme a suo cugino sacerdote Carlo de Caro era presente alla posa della prima pietra della Chiesa della Vergine del Rosario.<br></span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTALeft"><strong><em><b><span class="fs14lh1-5">PRINCIPALI &nbsp;ATTRAZIONI – COSA VEDERE A PALMA DI MONTECHIARO</span></b></em></strong></div></div><div class="imTALeft"><strong><em><b><span class="fs14lh1-5"><br></span></b></em></strong></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/calvario-santuario-palma-di-montechiaro.jpg"  title="" alt=""/><strong><em><b><span class="fs14lh1-5"><br></span></b></em></strong></div><div class="imTALeft"><strong><em><b><span class="fs14lh1-5"><br></span></b></em></strong></div><div><span class="fs14lh1-5">Chi arriva nella città del Gattopardo rimane colpito dalla visione del Calvario che si erge severo e maestoso sull’omonima collina, accanto ai resti della Chiesa di Santa Maria della Luce. Il complesso monumentale si identifica con la storia della città e il fervore religioso della famiglia Tomasi. Fu Giulio Tomasi che volle far rivivere la Via Crucis di Gesù a Palma, attraverso un percorso che dal centro della città conduceva alla Collina, con la sosta alle quattordici stazioni, simile a quello che dal palazzo di Pilato conduceva al Golgota. Palma dunque come Gerusalemme. E come i pellegrini di Gerusalemme anche quelli di Palma godevano dell’indulgenza plenaria. Ai numerosi fedeli che raggiungevano il Calvario veniva offerta anche la visione di una copia della Sacra Sindone, consegnata a Carlo Tomasi da Maria di Savoia e oggi custodita nella Chiesa del Collegio di Maria. Incantevole la vista del panorama che abbraccia la vallata e il litorale sottostante, ma su tutto domina consolante e autorevole la croce di legno sullo sfondo azzurro del cielo di Sicilia. La Chiesa Madre, emblema e realtà di pregio della città, risale al XVII secolo. Espressione del barocco siciliano, sovrana e magnifica emana, dall’alto di una ampia e artistica gradinata, il fascino della sua imponenza. L’interno, a tre navate, non delude le aspettative del visitatore che può ammirare ricche decorazioni neoclassicheggianti, dipinti, tele di raffinata qualità, oltre a numerose reliquie di Santi. In fondo, le navate accolgono il presbiterio incorniciato da inferriate di singolare bellezza e due cappelle dedicate al S.S. Sacramento e alla Madonna del Rosario, fastosamente adorne. Un cammeo si rivela la cantoria dell’organo, scolpita con le mani, la mente e il cuore da Calogero Provenzani, nativo del luogo e padre di Domenico, la cui vasta e pregevole produzione pittorica si ammira in molte chiese della Sicilia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzo-ducale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’altro monumento identificativo della città è il Palazzo Ducale o del Gattopardo. Costruito dopo l’inclusione del primo nel Monastero delle Benedettine (1653 / 1659), acquisito successivamente dal demanio comunale, è stato restaurato e riportato al suo primitivo splendore. L’aspetto esterno si presenta semplice e austero mentre l’interno si caratterizza per la ricercatezza dei soffitti a cassettoni in legno dipinto. Particolarmente decorativi e di pregevole fattura i soffitti delle Sale delle armi, quella degli Ordini militari e religiosi, quella che rappresenta lo Stemma ducale dei Tomasi. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/monastero-palmainterni.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Su tutto risalta per sfarzo e ricercata eleganza decorativa il soffitto della Sala angolare che raffigura i segni distintivi nobiliari della famiglia dei Tomasi.Descritto da Giuseppe Tomasi Di Lampedusa nel celebre romanzo “IL Gattopardo” è universalmente conosciuto e ammirato. Una visita che stupisce ed evoca emozioni, un incontro con il vissuto storico della città e dei suoi fondatori. Al piano terra è ospitata la Biblioteca comunale “Giovanni Falcone”. Una scelta che racconta l’attenzione rivolta a una Istituzione di fondamentale importanza per la vita culturale e sociale di tutta la collettività. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/monastero-palma.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Magnetizza l’attenzione dei visitatori la vista del Monastero delle Benedettine. Inserito su una originale scalinata semicircolare che le conferisce una bizzarra fisionomia architettonica, è stato costruito tra il 1653 e il 1659 con l’inclusione anche del primo palazzo ducale. Da sempre punto di riferimento focale di vita spirituale, luogo eccelso di meditazione e di preghiera delle monache di clausura che ne consentono l’accesso solo a pochi privilegiati. Una visita di particolare intensità emotiva, in una atmosfera di serenità interiore che estranea dal mondo e fa ritrovare se stessi. I visitatori, accolti dal fragrante profumo dei dolci di mandorla di cui si possono gustare il raffinato e particolare sapore, hanno il privilegio di ammirare i molti tesori custoditi nel monastero, primo fra tutti la Chiesa con il magnifico soffitto a lacunari, tele, dipinti statue, paramenti sacri riccamente e abilmente ricamati.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/urna-con-spoglie-sm-crocifissa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ma ciò che maggiormente coinvolge e segna è la visita alla cella della “Venerabile” suor Crocifissa, al secolo Isabella, figlia di Giulio Tomasi. Le monache sono attente custodi delle Sue spoglie mortali e di numerose reliquie, tra cui un frammento della croce di Gesù. Sono offerti all’ammirazione dei visitatori preziosi paramenti sacri, la lettera che il diavolo voleva fosse firmata dalla Venerabile e il sasso che gli scagliò contro. Uno scrigno di religiosità cristiana che comunica il fervente misticismo che ha improntato la vita della religiosa e che continua ad aleggiare tra le mura del Monastero.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/palmamontechiarochiesa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Numerose le chiese di Palma di Montechiaro, segno tangibile dello spirito religioso che guidava l’operato dei Tomasi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Chiesa del Collegio di Maria (XVIII sec.) che offre ai pellegrini e ai turisti il beneficio di venerare una copia della Sacra Sindone, precedentemente custodita nella cappella del Calvario.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Accanto la Chiesa del Purgatorio (1646), dall’artistico portale barocco, che accoglie i visitatori in una dimensione di luminosa e raccolta spiritualità.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nelle vicinanze la Chiesa della Sacra Famiglia (XVIIIsec.) che inglobata al palazzo degli Scolopi ne condivide spazio, stile, storia. Custodisce al suo interno due dipinti che la rendono artisticamente interessante in una atmosfera di mistico raccoglimento.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/palmamontechiaro3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sede del Comune il Palazzo degli Scolopi, in stile barocco, voluto da Giulio II duca di Palma e portato a termine nel 1712. Consegnato alla cura dei Padri Scolopi, inizialmente venne adibito a Istituto delle Scuole Pie per diventare nel 1800 sede di una prestigiosa università frequentata dai giovani della nobiltà siciliana del tempo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Alla fine di questo percorso si trova la Chiesa di Sant’Angelo ( XVIII sec.) dedicata al Santo protettore di Licata. Giuseppe Maria Tomasi vi fece costruire accanto un orfanotrofio per piccole orfane , in seguito trasferito e ospitato presso il Collegio di Maria.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/palmariccigattopardo.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Non mancate di gustare i deliziosi “ricci del Gattopardo”: pasticcini di mandorla che le monache ancora oggi preparano seguendo ricette secolari... <a href="https://www.sicilianet.net/blog/?antica-ricetta-tipica--biscotti-ricci-del-gattopardo" target="_blank" class="imCssLink">CLICCA QUI PER LA RICETTA</a></span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div></div></div></div><a href="https://youtu.be/4XAsN3VejrE">https://youtu.be/4XAsN3VejrE</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 25 Feb 2024 08:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia da Visitare: Abbazia di Maniace o Castello di Nelson Bronte]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000023C"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5">La Struttura si trova nel territorio di Bronte a 13 km dal centro del paese in provincia di Catania.</span><span class="imTALeft fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5">La Ducea di Nelson, così attualmente chiamata ancora, sorse intorno al 1173, probabilmente sulle rovine di una preesistente costruzione basiliana, per volontà della Regina Margherita, per durevole memoria della battaglia vinta da Giorgio Maniace contro i Saraceni. Difatti, venne chiamato originariamente Castello di Maniace in quanto nel 1040, il generale bizantino, Giorgio Maniace, affrontò in questa valle un esercito arabo di 50 mila soldati e lo sconfisse, facendo scorrere tanto sangue nelle acque di quel torrente che da allora si chiamò per l’appunto “Saracena”. Scorrendo in avanti con i secoli, poi, nel 1798 re Ferdinando I delle Due Sicilie, a seguito di moti rivoluzionari che sarebbero sfociati nella nascita della “Repubblica Partenopea”, dovette abbandonare Napoli e rifugiarsi con l’aiuto di Nelson a Palermo. L’Ammiraglio Nelson soffocò nel sangue la repubblica partenopea (salvando la vita e il trono al re) e liberò la monarchia borbonica da uno scomodo avversario avuto in consegna, il Caracciolo, eroe della rivoluzione napoletana. Ferdinando I, in segno di riconoscenza, concesse a Nelson, in perpetuo, l’Abbazia di Maniace, le terre e la città di Bronte. Il re non si limitò ad offrire la sola Bronte ma una terna di allettanti doni, tra i quali Nelson avrebbe potuto scegliere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellobronte1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’ammiraglio poteva optare fra i feudi di Bisacquino, Bronte e Partinico. Al “munifico” re Ferdinando, piaceva l’idea che Nelson scegliesse Bronte e scrisse un biglietto destinato al suo Ministro in cui palesava tale preferenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Horatio Nelson non deluse il re e scelse Bronte, forse per l’origine greca del nome che significa “tuono” o per la maestosità dell’Etna sovrasta il panorama. All’ammiraglio, inoltre, venne anche conferito il titolo di Duca di Bronte, fu esentato dalla grossa somma che bisognava pagare alla Regia Corte per diritti di investitura e gli fu concessa pure la facoltà di trasmettere la Ducea, a suo piacimento, non solo a qualsiasi dei suoi parenti ma pure ad estranei. Il re, conce­deva a Nelson e agli eredi, la facoltà di intervenire nella amministrazione della comunità cittadina di Bronte, e di poter nominare alcuni diretti rappresentanti della Ducea (o giurati) scegliendoli fra persone del luogo che naturalmente, per effetto della nomina, diven­tavano da quel momento dipendenti a tutti gli effetti del Duca inglese. Il re Borbone, nella sua regalìa, non tenne in conto i diritti acquisiti (o, meglio, letteralmente, acquistati) dai brontesi: quello del “mero e misto impero”, per il cui acquisto alcuni secoli prima, la popolazione si era dissanguata per oltre un secolo con la stipula di un mutuo, e l’affrancamento dal potere feudale dall’Ospedale di Palermo raggiunto con immani sacrifici dopo secolari lotte pochi anni prima. Così nacque un’altra aspra contesa giudiziaria fra il nuovo padrone, il Duca di Bronte (sia Nelson che tutti i suoi discendenti), e il Comune di Bronte. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellobronte2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Solo nel luglio del 1940, dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia all’Inghilterra, al grido di Mussolini “Dio stramaledica gli inglesi“, gli eredi di Nelson dovettero abbandonare Maniace. Il complesso edilizi, infine, divenne proprietà del Comune di Bronte solo dal 4 Settembre 1981; Alla sua morte &nbsp;i suoi parenti, i Bridports, ereditarono le proprietà e la mantennero visitandola e vivendoci stabilmente fino a pochi decenni fa. Nei pochi anni di vita che gli rimasero l’Ammiraglio amava anche firmarsi “Nelson Bronte“. Il nome “Bronte” era bello, persino gli inglesi lo potevano pronunciare con facilità e divenne così prestigioso che l’irlandese Patrick Brunty (o Branty), grande ammiratore di Nelson, cambiò il suo cognome in Brontë, limitandosi a porre una dieresi sulla “e”, e come Brontë divennero famose le sue tre figlie Emily, Charlotte e Anne. Oggi la Ducea Nelson con gli appartamenti signorili (trasformati nel Museo Nelson), l’antica Abbazia benedet­tina, la Chiesa di Santa Maria di Maniace, i piccoli laboratori, i magazzini, le stalle, il granaio (trasformati in un centro culturale polivalente di studi, di congressi e mostre d’arte), il parco (dove è visibile uno straordinario Museo di scultura all’aperto) sono diventati una grande attrattiva turistica di straordinario interesse.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">INTERNO: </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellobronte1interni.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel corso del tempo gli appartamenti nobiliari hanno mantenuto pressoché lo stesso stile anche se è possibile notare elementi che testimoniano la vita quotidiana vissuta dagli eredi fino al Novecento. Dal momento in cui il Comune di Bronte acquistò il Castello, eseguì dei lavori di recupero per riprendere quanto più possibile lo stile originario dello stesso. Infatti è possibile notare una fedele riproduzione degli antichi pavimenti in maiolica di Caltagirone, carte da parati e tendaggi. Oggi è possibile visitare gli appartamenti che mettono in mostra diversi cimeli appartenuti a Horatio Nelson e ai suoi eredi. Degni di nota sono: lettere autografe dei reali d’ Inghilterra, medaglie, piani di battaglie navali, ordini militari, cassapanche di pregevole fattura, reperti archeologici ritrovati durante gli scavi per la ristrutturazione del Castello. Interessanti sono i due bicchieri di cristallo con bottiglia che Nelson ha utilizzato poco prima della sua morte, durante la battaglia di Trafalgar. Nella sala soggiorno, sopra il caminetto, si trova un orologio francese del XVIII Sec..</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ESTERNO:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellobronte2esterni.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Esternamente il Castello presenta una facciata piatta tipica di un palazzo settecentesco. Entrando a destra si possono osservare la monofore a feritoia della chiesa con arco acuto. Sul cancello in ferro vi sono le lettere N B iniziali interpretate dagli studiosi come Nelson Bridport o Nelson Bronte come si firmava. Nel cortile centrale vi è la croce celtica in onore e in ricordo di Horazio Nelson, innalzata nel 1888 dal V Duca Alessandro Britport e si legge “All’eroe immortale del Nilo” in onore della battaglia vinta contro le truppe francesi di Napoleone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il parco del Castello di Nelson si estende per circa quattro ettari. In esso sono coltivate varie specie di piante, tra le quali alcune importate dall’Inghilterra nel 1887 (Platani ed Eucaliptos). Il parco ha una forma rettangolare ed è diviso da un viale centrale. Il giardino si estende per circa cinquemila metri quadrati ed è caratterizzato dalla presenza di secolari cipressi, palme, salici, frassini, ippocastani, magnolie e siepi di rose. Attorniati dal prato inglese, troviamo anche pergolati di glicine, alberelli di pino e piantine varie. Il parco della ducea di Nelson è noto anche per aver ospitato nel 1990 un simposio internazionale di sculture al quale hanno partecipato 19 artisti che hanno creato sul luogo opere in pietra lavica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei vialetti del giardino hanno passeggiato i nobili discendenti di Nelson sino al 1981. Nel castello, prima che venisse ceduto al Comune di Bronte, gli eredi dell’ammiraglio inglese hanno trascorso le vacanze estive assieme agli amici più intimi. Il visitatore oggi può immergersi nella storia del luogo camminando tra alti e secolari cipressi, tra aiuole ben curate, tra vecchie giare, assistendo a tramonti di indubbio fascino. Con le spalle rivolte alla parete di ponente del fabbricato centrale, coperto da una lussureggiante vite canadese, ornato dai numerosi comignoli delle vecchie stufe a legna, lo sguardo spazia tra i monti al di là del fiume saraceno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/vtYBL5JSavI">https://youtu.be/vtYBL5JSavI</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 07:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da visitare: VITTORIA (Ragusa)]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000023A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vittoria è &nbsp;il comune più popolato della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. La provenienza diversa dei coloni e la necessità di fondare tutto ex novo spiegano forse lo spirito intraprendente dei vittoriesi, i quali, in tre secoli, hanno raggiunto uno straordinario sviluppo globale, la cui molla principale è data dall'economia agricola, tradizionalmente basata sulla viticoltura e sulle attività industriali ad essa collegate.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il primo nucleo della città sorse in contrada Grotte Alte, dove già erano presenti insediamenti umani risalenti all’Età del Bronzo. Immersa nella campagna iblea, Vittoria cresceva grazie alle grandi ricchezze che derivano dalla coltivazione dei campi che attrassero molte persone dalle città vicine ma anche dal resto della Sicilia, dalla Calabria e da Malta.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/vittoria-ragusa-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fu fondata nel 1607 dalla contessa Vittoria Colonna Henriquez-Cabrera per colonizzare l’area occidentale dell’antica Contea di Modica.<span class="cf1">Immersa nella campagna iblea, tra i fiumi Ippari e Dirillo, Vittoria cresceva grazie alle ricchezze che derivano dalla coltivazione dei campi che attrassero molte persone dalle città vicine, dal resto della Sicilia, dalla Calabria e da Malta. Dal punto di vista architettonico la città mostra monumenti seicenteschi e settecenteschi insieme a interessanti testimonianze &nbsp;</span><strong><b><span class="cf1">Liberty. </span></b></strong></span></div></div><div class="imTAJustify"><strong><b><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></b></strong></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/vittoriacastello.jpg"  title="" alt=""/><strong><b><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></b></strong></div><div class="imTAJustify"><strong><b><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></b></strong></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal punto di vista architettonico la città mostra monumenti seicenteschi &nbsp;e settecenteschi insieme a interessanti testimonianze liberty. È del Seicento il Castello Colonna Henriquez: inizialmente fu sede della Contea di Modica, poi carcere e oggi Museo Civico. I lavori di costruzioni del Castello cominciano il 4 marzo del 1607, insieme alla residenza nobiliare vengono costruiti i magazzini per conservare il frumento della Corte, la prima chiesa di San Giovanni Battista, due mulini e le case dei funzionari. Intorno al Castello cresce un vero e proprio quartiere. I danni causati dal terremoto del 1693 resero necessari lavori di ricostruzione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1832 il Comune lo acquisirà per farne un carcere che ospiterà i reclusi fino agli anni Cinquanta del Novecento. Nel 1902 alcuni locali vicini al Castello, tra cui la vecchia chiesa di San Giuseppe e il Monastero di Santa Teresa, verranno trasformati in Officina elettrica Municipale. Dopo un lungo abbandono, il complesso architettonico che comprende il Castello e le strutture vicine è stato trasformato in Museo Civico Polivalente. Il museo contiene una pinacoteca con 60 opere, una raccolta di 49 pannelli storiografici sul territorio, una collezione ornitologica e alcuni esempi di macchinari teatrali simulatori di effetti speciali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/vittoriabasilica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Basilica di San Giovanni Battista</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A poche decine di metri dal Castello Colonna Henriquez, un’elegante piazza ospita la Basilica di San Giovanni Battista. Edificata a cavallo tra il Seicento e il Settecento diventò basilica il 5 aprile 1750. Il prospetto si articola su tre ordini scanditi da lesene che sottolineano l’andamento piatto della facciata. Il secondo ordine è stretto tra due cupoloni mentre il terzo è chiuso da un timpano triangolare.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Basilica ha una pianta a croce latina con tre navate: quella centrale è attraversata da un transetto dove si eleva la cupola leggermente ovalizzata progettata nel 1854 dall’architetto Giuseppe Di Bartolo Morselli, autore anche del Teatro Comunale. L’interno della chiesa è ricco di marmi, di dorature e di decorazioni a stucco, realizzati nel secondo Ottocento con raffinato gusto eclettico.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/vittoria-ragusa3jpg.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chiesa di Santa Maria delle Grazie</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dello stesso periodo è la chiesa di Santa Maria delle Grazie in Piazza del Popolo, la si incrocia percorrendo via Cavour. Danneggiata dal terremoto del 1693, che a Vittoria non causò molti danni, la chiesa sorgeva fuori dal paese, in Piazza del Mercato. Dopo il sisma la piazza assunse maggiore importanza fino a diventare il cuore della città. Il prospetto fu ricostruito secondo lo stile tardo barocco ibleo, l’andamento concavo dei lati contrapposto alla parte centrale sporgente rendono la facciata elegante e sinuosa. Volute arricciate, balaustre e cornici assecondano il movimento del prospetto concluso con la cella campanaria sormontata da un timpano. Nella sua semplicità la facciata è un bell’esempio di architettura tardo barocca che gioca con le linee orizzontali e verticali trovando un interessante equilibrio armonico. L’interno della chiesa è a navata unica con cinque cappelle per lato impreziosite da sculture e pregiati dipinti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/teatro-comunale-vittoria-ragusa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Accanto alla chiesa c’è il Teatro Comunale Vittoria Colonna, un gioiello di arte neoclassica. L’elegante portico è scandito da colonne tuscaniche e ioniche che creano un gioco di luci e ombre. Medaglioni e stature abbelliscono la facciata del teatro conclusa dalle sculture di Apollo e La Musa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’interno è simile a molti altri teatri ottocenteschi italiani con una grande sala a ferro di cavallo che ospita la platea su cui si affacciano quattro ordini di palchi. A progettare il teatro intitolato alla regina Vittoria Colonna fu Giuseppe Di Bartolo Morselli e fu inaugurato il 10 Giugno 1877 con l’opera lirica La forza del destino di Giuseppe Verdi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Neoclassico è anche il Calvario, il piccolo tempio che troviamo in Piazza Sei Martiri della Libertà raggiungibile percorrendo via Giuseppe Garibaldi. Costruito nel 1859, sopra una cappella affrescata, ha una pianta circolare e ospita il rito detto I Parti che si tiene il Venerdì Santo.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/vittoria-ragusa-1.jpg"  title="" alt=""/></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il centro di Vittoria è ricco anche di architetture Liberty che fioriscono negli anni Quaranta. Intrecci floreali e geometrici, linee flessuose che si risolvono in armonici motivi ornamentali decorano molti palazzi nobiliari, tra i tanti ricordiamo il palazzo Carfì e il palazzo Battaglia-Mangione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare a Vittoria</span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs12lh1-5">IN AEREO:</b></div><div><span class="fs12lh1-5">Aereoporto Di Comiso: A sette chilometri da Vittoria con collegamenti giornalieri con Roma e altre importanti città italiane. Servizi di taxi e pullman di linea. Aeroporto di Comiso</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Aeroporto internazionale di Catania, a 110 chilometri da Vittoria, con regolari servizi di autobus di linea, autonoleggio, Taxi. Attraverso gli scali di Milano e Roma, collegamenti con tutti gli altri aeroporti, con più possibilità giornaliere. Aeroporto di Catania</span></div><div><b class="fs12lh1-5">IN TRENO:</b></div><div><span class="fs12lh1-5">Dalla stazione ferroviaria di Catania, in auto da noleggio Km 120, circa 2 ore. Treni con carrozze dirette e wagon lit da Torino, Milano, Venezia e Roma. Trenitalia</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Stazione Centrale di Catania</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Piazza Giovanni XXIII - Catania - tel. +39 095 532226</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Call Center tel. 892021</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Centralino tel. +39 095 532710</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Biglietteria tel. +39 095 532227</span></div><div><b class="fs12lh1-5">IN AUTO:</b></div><div><span class="fs12lh1-5">Autostrada del Sole fino a Villa S. Giovanni. Traghetto, Messina, Autostrada A18 per Catania fino all'ultima uscita. Attraversare Catania seguendo i cartelli per Ragusa e/o Siracusa. Statale 114 per Siracusa fino al Km 118. A destra superstrada 194 per Ragusa, circa 77 Km, fino all'uscita "Ragusa ovest".</span></div><div><b class="fs12lh1-5">IN PULLMAN:</b></div><div><span class="fs12lh1-5">Regolari servizi di linea da Roma (Stazione Tiburtina) a Catania (Piazza Stazione). Pulmann Catania-Vittoria (Piazza Stazione) circa 12 ore. Da Palermo (Piazza Marina) a Vittoria (Piazza Stazione) circa 3 ore. &nbsp;</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><b>Guarda il Video di Vittoria</b></span></div></div><div class="imTAJustify"><strong><b><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></b></strong></div><div><strong><b><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></b></strong></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/y4I4GMPM_I8">https://youtu.be/y4I4GMPM_I8</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Feb 2024 07:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Laghi Siciliani: Lago Oasi di Piana degli Albanesi]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000239"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia del Lago di <b><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani-da-visitare--piana-degli-albanesi" target="_blank" class="imCssLink">Piana degli Albanesi</a></i></b> in Sicilia, nel territorio della Città Metropolitana di Palermo, inizia nel 1920: anno dopo anno, il progetto dell’ingegnere Aurelio Drago viene realizzato, con la creazione di un bacino artificiale, inaugurato nel 1923.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagopianaalbanesi4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sbarrando il corso del fiume Belice, fu creato un bacino destinato non solo all’approvvigionamento di acqua potabile, ma anche all’ uso agricolo e all’alimentazione della centrale idroelettrica Guadalami, costruita a valle. Oggi l’acqua raccolta grazie alla Diga di Piana alimenta anche la centrale idroelettrica Casuzze di Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagopiananew1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Importantissimo per la vita e per l’economia di tutta l’area di Piana degli Albanesi, il Lago diventa sul finire del secolo scorso una grande oasi naturale, trasformazione che testimonia anche la bellezza del luogo, divenuto nel corso del Novecento un simbolo per Piana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1999 il Lago di Piana degli Albanesi viene ceduto dall’Enel e diventa Oasi del WWF, nonché attrazione turistica della zona per gli amanti della natura: nel complesso, l’area naturalistica del lago si estende per circa 410 ettari ed è spesso teatro di eventi sportivi, sia acquatici che terrestri.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagopianaalbanesi3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lago di Piana degli Albanesi è infatti incastonato in una delle aree naturali più preziose fra quelli presenti tra le montagne di Palermo ed è abitato da un grandissimo numero di uccelli e rettili, che lo rendono un habitat unico, almeno per quanto riguarda la Sicilia occidentale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’area inoltre, proprio grazie alla costante presenza di fauna e per via della sua naturalità, da sempre è stata considerata una meta prediletta per le escursioni naturalistiche e per i trekker, alla ricerca di un’area naturale poco distante dalle vie trafficate dalla città. </span><span class="fs14lh1-5">Tanto che al giorno d’oggi sono in pochi i visitatori che conoscono l’origine antropogenica del lago o che hanno i sospetti di trovarsi di fronte ad un’opera ingegneristica che è riuscita ad integrarsi con l’ambiente circostante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagopiananew2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vista l’importanza della biodiversità di quest’area, che tra l’altro presenta anche la Riserva Naturale Orientata Serre della Pizzuta - posta poco distante dal lago e poco lontano dalla stessa cittadina di Piana - sarebbe tuttavia un peccato non descrivere le specie principali che vi sono presenti, festeggiando il secolo di vita della realizzazione dell’opera.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/faunaalbanesi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">A livello faunistico, gli uccelli sono gli animali più interessanti che è possibile osservare a Piana, dotandosi di un buon binocolo e cominciando a scrutare la sua superficie. Il lago infatti è abitato tutto l’anno da diverse tipologie di uccelli acquatici, seppur è durante il periodo invernale che è possibile osservare il maggior numero di specie.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Fra questi uccelli abbiamo le folaghe, come divere tipologie di anatre e moriglioni, a cui si aggiungono i cormorani e i gabbiani provenienti dal mare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Durante la primavera invece il lago viene invece visitato da alzavole, germani reali, codoni e marzaiole, mentre sulle sponde folti gruppi di Passeri e di Cince si avvicinano alla spiaggia a partire da febbraio, per andare a caccia di piccoli insetti con cui nutrire i propri piccoli.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il cielo sovrastante il lago invece è costantemente pattugliato da diverse tipologie di rapaci, come le aquile reali e le poiane, ma anche i più piccoli gheppi e i falchi pellegrini.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagopiananew3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le fitte foreste che invece coprono le montagne che ne circondano lo scenario sono inoltre abitate, oltre che da cince e cinciarelle, anche da usignoli, picchi, civette e rampichini, che risultano però molto più difficili da avvistare, essendo molto più diffidenti alla presenza dell’uomo rispetto le altre specie.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dal punto di vista invece dei mammiferi, le sponde del lago sono notoriamente ricche di istrici, con i loro famosi aghi utilizzati come sistema di difesa. È inoltre possibile osservare volpi, ricci, lepri, qualche cinghiale e i conigli selvatici.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagopiananew4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">È invece possibile sulla superficie del lago diversi esemplari di rana di Lessona (Pelophylax lessonae), seppur siano le carpe, i carassi, le tinche e i persici trota a essere i veri dominatori incontrastati delle acque del lago, insieme a diverse specie di libellule, dal colore acceso.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per quanto riguarda infine la flora, l’area che circonda l’oasi e buona parte del lago, che ha un bacino idrografico di 40 km quadrati e una superficie di 3,29 km quadrati, la vegetazione è molto variegata. Oltre ai tipici prati degli ambienti mediterranei, sulle sponde si trovano ricchi pascoli formati da graminacee perenni, con una vegetazione arborea ed arbustiva che amplifica le possibilità d’insediamento per l’avifauna.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sono inoltre presenti diversi boschetti di salice rosso e bianco, come è diffuso anche il pioppo nero, con le sue foglie e forme caratteristiche. Le tamerici e i diversi esemplari di pino d’Aleppo sono invece il frutto delle campagne di forestazione effettuati nei decenni dagli operatori forestali, che prevedevano anche l’utilizzo di conifere, pioppi, querceti ed eucalipti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A livello della vegetazione dei boschi, sono presenti anche diverse varietà di rosa selvatica e di prugnolo, per non parlare della presenza di boschetti di agrifoglio, che risultano essere un residuo floristico di elevata importanza botanica, risalente al periodo dell’era glaciale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sono innumerevoli infine le specie di orchidee che è possibile ammirare durante la primavera lungo gli argini del lago, come all’interno dei sentieri naturalistici che sono stati costruiti, per favorire l’esplorazione dell’oasi ai turisti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Gaurda il Video del Lago</span></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/1MlBCjIe6zw">https://youtu.be/1MlBCjIe6zw</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 17 Feb 2024 07:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: LENTINI - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000256"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lentini sorge <span class="imTAJustify">in una zona pianeggiante, in provincia di Siracusa, posta a 56 metri sopra il livello del mare. Dal borgo </span>si gode un bellissimo panorama che affaccia sulla piana di Catania e sul lago omonimo. Città rinomata per le arance, è ricca di monumenti, parchi e itinerari molto interessanti da visitare come il Duomo, il Castellaccio e la Chiesa rupestre del Crocifisso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/lentini1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Città barocca di origine greca, Leontinoi (in greco antico: Λεοντῖνοι, in latino: Leontini) fu un’influente polis della Sicilia greca. Di origine sicula e luogo di passaggio e di incontro tra popolazioni e culture diverse, fu fondata nel 729 a.C. dai Calcidesi di Naxos, i quali la scelsero per la fertilità delle sue terre. Dopo due possenti terremoti, quelli del 1542 e del 1693, la città ha ricostruito se stessa dalle proprie rovine.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le prime importanti informazioni relative all’insediamento e al castello medievale di Lentini, risalgono ad epoca normanna. <span class="imTALeft">Pregevole città barocca dalle fondazioni greche (l'antica Leontinoi) e di cui conserva ingenti resti archeologici, fu un importantissimo centro culturale e agricolo durante il dominio romano e una delle più influenti città dell'isola nel periodo bizantino, arabo e svevo.</span><span class="imTALeft"> </span></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/foto-piazza-Lentini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La fortezza sorgeva sul colle “Castellaccio”, dove oggi si trovano i resti di un esteso complesso edilizio ristrutturato durante la prima metà del XIII sec. d.C., secondo volontà di Federico II, il quale lascia ampia testimonianza dell’operato in una celebre epistola, indirizzata a Riccardo da Lentini.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Castellaccio di Lentini possiede la forma di una rupe calcarea dalla sommità piatta, posta al centro di un sistema fortificato che comprende a nord-ovest il colle Tirone e a sud-est il colle Lastrichello. Due profondi fossati dividono la fortezza dalle due alture. L’isolamento si accentua a nord e a sud, dove mura a strapiombo isolano l’intero complesso dalla Valle del Crocifisso (a settentrione) e dalla Valle di S. Mauro (a meridione).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Lentini-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Profondamente danneggiata dai terremoti del 1140, del 1169 e del 1542, in seguito a quello del 1693 l’architetto Angelo Italia, decise di mutare l’ubicazione della città, ma i cittadini si opposero a tale progetto, ricostruendola nel luogo originario.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Interessante da visitare è il Museo Archeologico, che offre un' ampia documentazione delle antichità del territorio dell'antica Leontinoi , ma anche delle località limitrofe.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da vedere è la chiesa Madre dedicata al santo patrono Sant'Alfio, che conserva un ipogeo paleocristiano che si pensa essere il sepolcro dei Santi Alfio, Filadelfio e Cirino.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da visitare inoltre, i resti della città antica, che conserva la necropoli scavata nella roccia. Nei dintorni segnaliamo la "casa del Biviere".</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/maturazione-tarocco-di-lentini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'economia del territorio dipende in buona parte dalla coltivazione degli agrumi, soprattutto dell'arancia rossa che, con la varietà '"moro" e "tarocco", raggiunge in questa zona livelli d'eccellenza. Sono anche presenti piccole realtà manifatturiere legate alla produzione di calzature e abbigliamento sportivo. In anni recenti lo sviluppo di attività ricettive e della ristorazione ha mostrato una propensione a sviluppare un sistema d'accoglienza legato alle risorse archeologiche, paesaggistiche e alle tradizioni gastronomiche. In questo senso è esemplare lo sforzo di salvaguardare e promuovere il pane di Lentini, fra i pochi in Sicilia a essere cotto nei forni a legna secondo la tradizione. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Lentini-centro-storico.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nostro consiglio è quello di visitare a piedi, il centro storico, per scoprire le vie del paesino, ma anche le piazze e le chiese. Così facendo si ha anche la possibilità di assaggiare e assaporare tutti i piatti tipici del paese direttamente dai produttori della zona e nelle locande che si trovano tra le vie del centro.</span></div></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare a Lentini</span></div><div class="imTALeft"><div><span class="fs14lh1-5">Lentini si raggiunge facilmente in treno o in macchina. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>In treno</b>, scendete alla Stazione di Catania Centrale, che dista circa 26 km dalla cittadina, dove potete arrivare in bus o navetta; se preferite arrivare con la vostra <b>auto</b>, prendete l’Autostrada Catania-Siracusa e proseguite fino all’uscita per Lentini-Carlentini, che si trova a soli 6 km dal centro della città.</span></div></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1">Guarda il Video di Lentini</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/kvafuG42pi0">https://youtu.be/kvafuG42pi0</a>]]></description>
			<pubDate>Fri, 16 Feb 2024 13:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Donna Franca Florio la "regina di Palermo"]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura_e_Tradizioni"><![CDATA[Cultura e Tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000238"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Donna Franca Florio è la degna rappresentante di una </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> che non esiste più. È bello, oggi poter ricordare una donna che &nbsp;ha fatto la storia di Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una donna amata e stimata da tutti. &nbsp;Bella, saggia, intelligente, una di quelle che, pur non somigliando alle nostre top model, si lasciava guardare e mai passò inosservata. Polo di attrazione di tutti i salotti palermitani, attirava a sé tutti gli sguardi degli uomini, bramanti di lei, ma che solo della sua casta presenza &nbsp;potevano godere, almeno a quanto si dice.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/francaflorio1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di nobile famiglia siciliana, nata a Palermo 150 anni fa, il 27 dicembre 1873, la baronessa Francesca Paola Jacona di San Giuliano sposò, non ancora ventenne, Ignazio Florio, uno dei più ricchi e importanti imprenditori dell’inizio del Novecento. Quando i due si conobbero Franca, pur essendo poco più che una ragazzina, era già uno splendore. Alta un metro e 73, spalle larghe e tornite, vita sottile, aveva una figura da mannequin. La carnagione ambrata e i capelli scuri, illuminati da brillanti occhi verdi facevano di lei una vera bellezza.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/francaflorio2.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Donna Franca Florio fu la moglie di Ignazio Florio junior, l’uomo più ricco e importante di Sicilia dell’epoca che non ebbe mai a lamentarsi della sua inconfutabile fortuna, compresa quella di aver sposato la giovanissima e bella Franca. I due si sposarono l’11 febbraio 1893. Fu un matrimonio d’amore, contrastato dai genitori di lei, che non vedevano di buon occhio un’unione con un donnaiolo come Ignazio Florio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il viaggio di nozze, a Parigi, Ignazio ordinò per la moglie vari abiti da Worth, le fece realizzare una fragranza da Houbigant, il profumiere dello zar e della regina Vittoria, e le comprò una splendida collana di Cartier in corallo peau d’ange a 13 fili, a cui sarebbero seguiti gioielli per ogni figlio (ne ebbe 5) e per farsi perdonare ognuna delle sue innumerevoli amanti, dalla Bella Otero a Lina Cavalieri, da Mata Hari fino alla contessa Vera Arrivabene.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Donna-Franca-Florio-1900-1904-P.-Canonica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di lei, su commissione del marito, lo scultore Pietro Canonica realizzò, all’indomani delle nozze avvenute, un ritratto scultoreo che avrebbe dovuto segnare il suo ingresso ufficiale nei salotti della grande finanza e dell’aristocrazia palermitana, della quale la famiglia, i baroni Jacona di San Giuliano, discendenti da viceré spagnoli, ne erano già da lungo tempo, prestigiosi rappresentanti. Questa meravigliosa opera d’arte segnò per Donna Franca Florio l’assunzione del ruolo da protagonista della vita mondana e della scena culturale, sportiva ed artistica della città.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/francaflorio3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mito avvolse donna Franca che era capace di giocarsi a carte in una sola sera un patrimonio e di inquietare i sonni dei più raffinati spiriti artistici dell’epoca: Puccini, Leoncavallo, Caruso, Montesquieu, una schiera di illustri pittori, tra cui Boldini e De Maria Bergler, esponenti della più alta aristocrazia italiana come il duca Cesarini Sforza ed altri personaggi tra i più importanti del panorama internazionale. Tutti soggiogati dal suo fascino. </span><span class="fs14lh1-5">Tanto invaghito di lei fu Gabriele D’Annunzio: Donna Franca amava le sue opere e i suoi consigli, ma lo preferì sicuramente come amico per la vita piuttosto che come amante temporaneo. </span><span class="fs14lh1-5">Anche l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe si era innamorato di lei e un giorno, durante una visita a Vienna, le fece un regalo molto particolare: non un gioiello o un oggetto da collezione, regali tipici per una donna di classe, ma una tromba d’automobile. Regalo insolito, penserete, ma quando l’automobile di &nbsp;donna Franca passava per le strade di Vienna, al suono della tromba tutti si fermavano come atto di rispetto e di riverenza pensando fosse l’imperatore, e invece passava donna Franca che godeva così dei saluti e del rispetto dei soldati e di tutti i passanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/francaflorio4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si narra anche che una sera, alla Scala di Milano, Arturo Toscanini volse per un attimo le spalle all’orchestra mentre era in corso un applauso, per dirigere il suo inchino verso un palco tra tanti: vi era entrata Franca Florio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sera del 19 maggio 1896 all’inaugurazione del Teatro Massimo, si rappresentava il “Falstaff” di Verdi, ma gli occhi di tutti erano attratti dalla sfolgorante bellezza di Franca. Il vero spettacolo quella sera fu lei, avvolta da una stola di zibellino a coprirle le ampie spalle che nude spiccavano dal favoloso vestito di seta chiara che amplificava i raggi di luce sfavillante emessi dai diamanti che adornavano la sua parure.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/francaflorio5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I gioielli di Franca Florio nascevano per lei, dai migliori orafi del mondo, da Cartier a Lalique, che inviavano conti da far accapponare la pelle. Un esempio per tutti: la famosa “collana di perle della Florio“. Era un gioiello maestoso, lunghissimo, che contava trecentosessantacinque perle di invidiabile calibro, pesante e maestosa tanto da mettere in imbarazzo la Regina d’Italia che possedeva una collana di perle, ma non all’altezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nonostante il suo amore per i gioielli, Franca decise di non indossare più orecchini dopo che D’Annunzio le fece notare come qualsiasi gioiello pendente dalle sue orecchie avrebbe alterato i lineamenti del suo viso dove, da sempre, si concentrava gran parte della sua bellezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Franca vestiva esclusivamente dal sarto parigino Worth: amava scegliere le stoffe, abbinare i colori, modificare i modelli, e personalizzare i capi da indossare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bellezza, ricchezza, adulazione, tutto quello che una donna desidererebbe avere e pure Franca Florio non era del tutto soddisfatta, la sua carnagione ambrata, quella che oggi le donne si procurano artificialmente, con creme e lampade solari, era un grosso problema per lei che desiderava una pelle bianca. Fu così che un giorno, in uno dei suoi viaggi a Parigi, si fece porcellanare il viso con una tecnica speciale e dolorosa, un trattamento con smalto liquido. Immaginate la reazione di Ignazio, nel vederla tornare a casa: si racconta che le abbia fatto immergere il viso in acqua calda, comportandosi da geloso marito purosangue siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/boldini-franca-florio.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una reazione simile Ignazio la ebbe anche quando la moglie si fece ritrarre dal pittore Boldini, che dipinse Franca in tutta la sua bellezza e fascino con una spallina un po’ caduta e con le caviglie scoperte, quadro che si trova oggi a Palermo a Villa Igea e che Ignazio Florio fece immediatamente riprendere con l’allungamento del vestito e l’alzata della spallina, perché in un atteggiamento a dir suo troppo provocante e non consono ad una nobildonna.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/figlifrancaflorio.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma una vera tempesta si stava per abbattere sulla famiglia. Nel 1902 muore Giovanna, la primogenita, colpita dalla meningite a soli nove anni. L’anno dopo viene trovato inspiegabilmente morto Baby Boy. Franca è lontana e non se lo perdonerà mai. L’anno successivo rimane incinta di nuovo. La bambina, Giacobina, muore appena nata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il matrimonio nel frattempo si rivela complesso, soprattutto a causa delle evasioni sentimentali di Ignazio. Nei suoi diari Franca annota: «Ieri primo screzio con Ignazio, appena tornato dal suo safari in Africa. Nel disfare le valigie mi imbatto in un paio di mutandine da donna; ma perché Ignazio dovrebbe tradirmi? Davvero è così facile trovare una donna più bella di me?».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’indole di Franca, che nel 1902 era diventata dama di corte della regina Elena, cambia. Fuma senza sosta e si dà al gioco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1909 nasce Giulia, Giugiù, che riporta in famiglia la serenità del passato. Alle soglie dei quarant’anni Franca è ancora bellissima. Le sue toilette continuano a fare scalpore. Passata l’era di Worth e della maison Durand, grande sartoria di Palermo, intorno al 1910 quando il “tiranno” della moda internazionale era Paul Poiret, Franca iniziò a servirsi da lui e da Maria Monaci Gallenga, sarta-artista romana famosa per i suoi abiti di velluto stampati con pigmenti metallici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono gli ultimi fervori di un’epoca. Lo scoppio della guerra segnò il tramonto dei Florio. Nel 1922 in un albergo della Versilia le vennero rubati i meravigliosi gioielli. Furono recuperati poco dopo, ma non le appartennero più perché nel 1935 fu costretta a venderli all’asta. Dopo la guerra “la regina di Palermo” trascorse lunghi periodi a Parigi, dove alloggiò al Ritz. Nel 1925 si trasferì definitivamente a Roma dove Igiea aveva sposato nel 1921 il duca Averardo Salviati. La figlia più piccola, Giulia, sposò nel 1939 il marchese Afan de Rivera Costaguti. Morì nel 1950 circondata dall’amore delle sue figlie. «Senza Franca», avrebbe poi commentato Sofia Coppola, che a un certo punto accarezzò l’idea di fare un film su di lei, «la saga dei Florio sarebbe una storia verghiana, dolorosa, di accumulazione e inesorabile fatalità. Con lei diventa una storia proustiana, di splendida decadenza, di dolcezza di vivere».</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Feb 2024 07:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Medievali Siciliani: CASTELLO NORMANNO DI SALEMI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000237"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello arabo-normanno caratterizza il paesaggio monumentale di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--salemi--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Salemi</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e costituisce una eccezionale testimonianza storico-architettonica medievale della Sicilia occidentale. Una prima fortificazione venne costruita in età normanna, nell’XI secolo, ma la struttura venne riedificata da Federico II di Svevia nel XIII secolo, ricoprendo un ruolo importante nella strategia di fortificazione di questo sovrano. Il castello ha una struttura a pianta trapezoidale con corte rettangolare e tre torri angolari e una quarta torre cilindrica più alta e imponente che controllava la valle sottostante verso la costa sud-occidentale della Sicilia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellosalemi3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello &nbsp;è ubicato alla sommità della collina su cui sorge il borgo omonimo, che sorge proprio nel cuore della Valle del Belice. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Data la sua ubicazione posta sulla sommità di un cucuzzolo e la conseguente impossibilità di isolarla con un fossato, alla fortezza, anziché da un ponte levatoio, si accedeva tramite una grande porta sormontata da due archi a sesto acuto serrata, in caso di pericolo, da una possente saracinesca azionata da un sistema di carrucole che scorreva in verticale all’interno di una intercapedine ricavata tra il portale interno e quello esterno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_di_Salemi_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Circondato da una doppia cinta muraria di cui rimane solo qualche traccia, aveva cinque porte d’ingresso: Porta Gibli, Porta Santa Maria e Porta Aquila più vicine al centro storico e Porta Quercia e Porta Corleone, invece, nella zona più esterna. Nel Medio Evo era sede del “Castellano” che, governatore militare ed amministrativo di nomina regia, scelto tra la nobiltà o la borghesia locale, tra i suoi tanti compiti aveva la custodia dei prigionieri dai quali introitava lo “Jus carceratorum” e la giurisdizione in materia di reati minori. Gli accusati di reati più gravi erano giudicati dal Capitano di Giustizi. Chi si macchiava di colpe per le quali erano previste gravi menomazioni fisiche e la stessa pena capitale, invece, veniva affidato ad un Giudice togato itinerante inviato dal Re nelle città in cui, di volta in volta, era richiesta la sua presenza. Nel 1629, &nbsp;dopo avere ottenuto da Carlo V il titolo di “Urbs Fidelis”, i Giurati della Città presieduti da Francesco Cutrona, dietro il rituale pagamento di ingenti somme, ottennero da Filippo IV il “Mero e Misto Imperio” che equivaleva in pratica alla più completa autonomia sia nel campo della giurisdizione civile che in quella penale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellosalemi4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1789, come risulta da un atto autentico registrato a Trapani 1836, al n° 4750, il Comune di Salemi, dietro pagamento di L. 55,97, otteneva dal Barone Ripa, che ne era a quel tempo il titolare, la porzione di suolo compresa tra le due torri quadrate ed il grande muro prospiciente l’attuale Piazza Alicia per la costruzione del carcere mandamentale fortunatamente poi demolito nel 1959.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’origine del castello di Salemi è legata una leggenda locale. Due fratelli e una sorella (quest’ultima dal nome Halyciae) che si contendevano il predominio sul territorio di Salemi avrebbero stabilito di dirimere controversia costruendo, ognuno per proprio conto, un castello in tre siti diversi. Chi fra tutti avesse ultimato per primo la costruzione ne avrebbe avvertito con falò e gli altri due lo avrebbero riconosciuto come unico vincitore. Così uno dei fratelli scelse la collina di Mokarta, l’altro quella di Settesoldi mentre la sorella preferì l’altura sulla quale è ubicato ancora oggi il nostro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La donna avrebbe però acceso il fuoco molto prima che la sua costruzione fosse effettivamente portata a compimento; ma i troppo fiduciosi fratelli, credendo di essere stati ormai irrimediabilmente battuti, rinunziarono all’impresa lasciando incompiuti i loro castelli e campo libero alla furba sorella.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Castello</span></div></div><a href="https://youtu.be/C8icQz6oEM8">https://youtu.be/C8icQz6oEM8</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 13 Feb 2024 08:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali di Sicilia: ASSORO - Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000236"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Assoro è un Borgo della Sicilia in provincia di Enna che conta circa 5.300 abitanti. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Il territorio di Assoro è stato abitato sin dall’antichità. In contrada Rito, nelle pareti del colle dove sorge il castello, sono stati trovati numerosi esempi di architettura rupestre, che comprendono nicchie votive e grotte abitative, in contrada Scappina vi sono invece resti di età preistorica, ellenistica, romana e bizantina. A Piano Corte le indagini archeologiche hanno evidenziato la presenza di un centro indigeno ellenizzato e diverse sepolture di età ellenistica. Tombe di epoca romana sono state portate alla luce in contrada Piano Murra. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Assoro1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le prime abitazioni sorsero sulle colle nella zona del Rito, sede del castello, “Seggio” e “San Giuliano”. Sebbene la città fu fondata dai siculi, le prime persone che vi abitarono furono i Sicani, provenienti dall’Africa. In seguito fu punto d’incontro di numerosi popoli: dai romani ai greci fino ai cartaginesi come testimoniano i ritrovati reperti archeologici attualmente esposti nel museo di Siracusa. Assoro fu Stato indipendente: oltre ad avere proprie leggi possedeva un proprio culto e calendario religioso. Cicerone ne “Le Verrine” narra le vicende tra i cittadini contro il pretore romano Verre il quale inviò i suoi uomini a rubare la Statua di Dio Chrisas nel tempio della città, ma questi furono scoperti e dunque dovettero darsi alla fuga. Lo stemma della città contiene tutt’ora la frase ciceroniana “Viri fortes et Fidels” riferita agli assorini ed inoltre presenta tre monti italici illuminati da una stella. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Assoro5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Assoro fu anche invasa dai musulmani che ne divennero padroni scatenando la rivolta degli abitanti. Nel 1061 il normanno Conte Ruggero fu ben accolto e successivamente il suo discendente Guglielmo II insieme alla zia Costanza signora della città, decise di far costruire un nuovo tempio, la Chiesa di San Leone. Dopo il periodo normanno subentrò quello svevo ed in seguito quello angioino che fece scoppiare, a causa dei torti subiti, la celebre battaglia dei Vespri siciliani che vide gli assorini partecipare con fervore. Sconfitti gli angioini Pietro I d’Aragona portò in Sicilia cavalieri e numerose famiglie nobiliari spagnole; tra queste “Valguarnera” che ebbe tre feudi e il diritto di dimora del castello.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Assoro2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere ad Assoro</span></div><div><div><b class="fs14lh1-5">Palazzo della Signoria</b></div></div></div><div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5 cf2">Questo Palazzo fu costruito nel 1492 per volere dei Signori di Assoro, la famiglia nobile Valguarnera, che fino ad allora avevano vissuto all'interno del castello. Il palazzo è in elegante stile Catalano, con il prospetto sulla piazza Marconi, proprio vicino la Basilica di S. Leone. La facciata settentrionale e quella orientale hanno portali bugnati e balconi in pietra finemente lavorati. </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Assoro3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5 cf2">Nel 1538 la residenza di questi nobili fu resa ancora più sontuosa, essendo stato costruito un altro edificio, attaccato al primo ma in stile barocco. I pianterreni che si affacciano sulla piazza Umberto I era l'ingresso delle scuderie baronali.</span></div></div><div><span class="fs10lh1-5"><b><br></b></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5">Basilica di San Leone</b></div><div><div><span class="fs14lh1-5">L’edificio religioso, elevato al rango di Basilica, risale al 1186, anno in cui la principessa </span><span class="fs14lh1-5">Costanza</span><span class="fs14lh1-5"> andò in sposa all’imperatore Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, e la nuova chiesa era il regalo di nozze per la nuova imperatrice. La chiesa di San Leone è arricchita con pregevoli arredi sacri e opere d’arte, tra le quali un grande crocifisso in legno e un fonte battesimale realizzati da </span><span class="fs14lh1-5">Antonello Gagini</span><span class="fs14lh1-5">.</span><span class="fs14lh1-5"> </span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Assorobasilica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Chiesa di San Leone, grazie alla sua bellezza artistica, è divenuta Monumento Nazionale e tra i monumenti più belli della Sicilia. Nel 1492 essa divenne Matrice del paese e sette anni dopo divenne Basilica. Inizialmente nacque come Cappella “regia”, ad opera della regina Costanza d’Altavilla (XII secolo). Lo stile è gotico con riferimenti catalani e arabi e la sua forma è a croce latina. Essa dispone di tre navate con transetto rialzato rispetto al pavimento della Chiesa; il tetto è in legno con capriate. La basilica custodisce opere d’arte pregiate come il Crocifisso acheropito in legno e impasto, acquasantiera e fonte battesimale ad opera di Antonello Gagini, Croce argentea con fondo a smalto bleu di Vincenzo Archifel, Quattro artistici sarcofaghi dei conti Valguarnera, Cripta paleocristiana, Portone in bronzo artisticamente effigiato.</span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Assoro4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><b>COMPLESSO <span style="text-align: start;" class="cf3">di Santa Maria degli Angeli</span></b></span></div></div><div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5 cf3">Ad Assoro, nel 1623 i frati minori riformati edificarono la chiesa e il convento di Santa Maria degli Angeli. L’accesso al complesso avviene attraverso un’imponente scalinata realizzata intorno al 1650, alla cui base vi è croce composta da due monoliti di roccia. La chiesa presenta una facciata priva di ornamenti che rispecchia i canoni dell’ordine francescano: povertà, umiltà e semplicità. Varcata la soglia della chiesa si accede al vestibolo, definito da una volta a crociera con profilo ribassato che sorregge il coro. L’impianto, ad unica navata, presenta una cappella laterale sul lato nord, dedicata all’Immacolata; le pareti longitudinali sono caratterizzate da una serie di altari laterali ai quali corrispondono delle nicchie ospitanti i simulacri lignei di San Pasquale, di Sant' Antonio da Padova e dell'Immacolata. La chiesa, nel 1754, venne decorata seguendo il canone dell’horror vacui, ovvero terrore del vuoto, infatti, sull’intera superficie della fabbrica storica, dalle pareti alla volta, non vi è uno spazio bianco.</span></div></div><div style="text-align: start;"><span class="fsNaNlh1-5 cf3 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Assorospiritosanto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fsNaNlh1-5 cf3 ff1"><br></span></div><div style="text-align: start;"><span class="fsNaNlh1-5 cf3 ff1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Chiesa dello Spirito Santo</b></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Eretta nel XIII secolo in onore dello Spirito Santo, patrono di Assoro fino al 1630. Accanto alla chiesa vi era l'ospedale intorno al 1700 fu aggregato il convento delle suore Corradine. Le suore aprirono la prima scuola femminile di lettere, musica e ricamo. Nel 1937, secondo lo studioso Giovanni Gnolfo, in convento ritrovò un atmosfera più serena dopo un periodo di grigio, con l'arrivo delle suore Terziarie Cappuccini. L'ospedale fu chiuso. La chiesa, a tre navate, conserva un pregevole portale gallico-gotico e portico esterno. All'interno della chiesa sono custodite due tele: nella prima è raffigurato la pentecoste e il Cristo in Croce sorretto dal Padre Eterno, nella seconda la devozione all'Angelo Custode.</span></div></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">TIPICITÀ</span></div><div><span class="fs14lh1-5">I prodotti tipici locali sono l’olio, il vino, i formaggi nonché le carni. Da menzionare in particolar modo quattro ricette:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Polpette di finocchietto preparate nella stagione primaverile;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Cotolette all’aceto solitamente preparate nel giorni festivi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sgombro a cotoletta</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Mbasciatiddi di meli (fasciatelli di miele): si tratta di una pasta di biscotto farcita con miele e mandorle. E’ un dolce natalizio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><i class="fs14lh1-5"><b>Come arrivare ad Assoro</b></i></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Palermo: Autostrada A19 PA-CT, uscita Enna. Seguire indicazioni per Leonforte (SS117 bis e SS 121) e proseguire in direzione di Assoro (SP 33).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Catania: Autostrada A19 PA-CT, uscita Mulinello. Immettersi sulla SP7a e sulla SS 121 in direzione di Leonforte e da qui proseguire in direzione di Assoro (SP 33).</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/Lo4XGCf4ljU">https://youtu.be/Lo4XGCf4ljU</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 11 Feb 2024 06:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi Sacri in Sicilia: Eremo di S. Corrado Fuori le Mura - NOTO - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000235"><div><span class="fs14lh1-5">Fuori dalle mura di Noto si trova un luogo immerso nella pace e nella bellezza, un antico eremo all’interno della suggestiva valle dei Miracoli, a pochi chilometri dal centro cittadino barocco</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Eremo-di--San-Corrado-Fuori-le-Mura-Noto-3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'Eremo di San Corrado è considerato come uno dei santuari montani più belli della Provincia di Siracusa, sia per la cornice paesaggistica che lo circonda, sia per la bellezza della Chiesa barocca che lo domina. E' un complesso religioso sorto in memoria del luogo in cui visse Corrado Confalonieri alla metà del Trecento. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Immerso nel paesaggio naturale, l'area in cui sorge l'Eremo e l'omonima Chiesa, è ancora oggi meta di pellegrinaggio e di preghiera.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Eremo-di--San-Corrado-Fuori-le-Mura-Noto-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Eremo di San Corrado Fuori le Mura sorge in una zona conosciuta anche come Valle dei Miracoli. Qui, infatti, tra il 1322 e il 1351 visse come eremita frate Corrado Confalonieri, oggi diventato santo. Nato nel 1290 a Calendasco, vicino a Piacenza, da una nobile famiglia, decise di abbandonare tutta la sua ricchezza e dedicarsi alla vita monastica. Iniziò un lungo viaggio verso il Sud Italia e arrivò nel 1340 a Noto. Qui divenne amico di Guglielmo Buccheri, scudiero di Re Federico di Svevia e diventato anche lui un eremita in seguito ad un incidente di caccia. Dopo aver vissuto insieme per circa due anni in un quartiere dell’antica città di Noto, Corrado Confalonieri si trasferì in una zona isolata chiamata Valle dei Pizzoni. Qui visse in una grotta fino alla sua morte. Nei primi anni del 1700 è stato costruito il Santuario visibile oggi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Eremo-di--San-Corrado-Fuori-le-Mura-Noto-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'Eremo di San Corrado, anche detto del Sacro Ritiro, sorge a pochi chilometri dal centro storico di Noto, nella Valle dei Miracoli, che trae il nome dai miracoli concessi da San Corrado Confalonieri, patrono della città, che qui visse il proprio eremitaggio alla metà del Trecento, ritirandosi a vita privata e dedicandosi alla preghiera. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Eremo-di--San-Corrado-Fuori-le-Mura-Noto-6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'area in cui sorge l'Eremo era anticamente una cava, la Cava dei Pizzoni, caratterizzata dalla presenza di territori scoscesi e pareti rocciose, nelle quali sorgevano ipogei rupestri e grotte naturali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella grotta miracolosa dove visse Corrado Confalonieri sono oggi presenti una statua in marmo bianco raffigurante San Corrado e un altare, consacrato nel 1935, in memoria del luogo sacro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Eremo-di--San-Corrado-Fuori-le-Mura-Noto8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alcune fonti bibliografiche riportate nella scheda di catalogo compilata dal Centro Regionale per l'Inventario e la Catalogazione della Regione Sicilia (1991) raccontano dell'esistenza di un antico Eremo intitolato a Maria e Gesù costruito all'inizio del XVI secolo. Distrutto dal terremoto del 1693, l'Eremo venne ricostruito grazie alla donazione che i nobili Landolina fecero agli Eremiti destinando un terreno di loro proprietà alla costruzione del nuovo sito. La costruzione del complesso che vediamo oggi risalirebbe, dunque, al 1751, come ricorda la lapide apposta sul prospetto esterno sopra il portale principale. La data della consacrazione risale invece al 1759. </span><span class="fs14lh1-5">All'antico titolo di Gesù e Maria venne aggiunto quello di San Corrado. All'Eremo inferiore, unito alla Chiesa, si volle dare inoltre il nome di Sacro Ritiro, con riferimento agli Eremiti che qui abitarono ritirandosi a vita privata e in custodia del luogo sacro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Eremo-di--San-Corrado-Fuori-le-Mura-Noto9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi l'Eremo comprende l'insieme degli ipogei rupestri, la Chiesa intitolata a San Corrado e l'omonimo complesso monastico. La Chiesa si distingue per la ricchezza decorativa che caratterizza la facciata, espressione dell'architettura tardo barocca netina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Suddivisa in due ordini separati da un fregio con metope e triglifi scolpiti nella tenera pietra calcarea locale, la facciata termina con un'edicola sormontata da una cornice decorata con volute e motivi floreali, fogliati e a rocaille scolpiti con sapienza scultorea. I richiami classicheggianti si fondono con il linguaggio tardo barocco. </span><span class="fs14lh1-5">All'interno la Chiesa si compone di uno spazio unitario a pianta quadrata, originariamente decorato con stucchi indorati realizzati alla fine dell'Ottocento dal netino Baldassarre Basile, poi rimaneggiati e sostituiti da un nuovo apparato decorativo realizzato nel 1921. Il pavimento venne completato nel 1895, come ricorda la data incisa in prossimità della porta d'ingresso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/arca_san_corrado.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il valore simbolico e religioso del luogo, tuttora meta di pellegrinaggio, si lega alle festività religiose dedicate al Santo che si celebrano ogni anno il 19 febbraio. Ogni dieci anni l'Arca argentea contenente le spoglie del Santo, conservata all'interno della Cattedrale di San Nicolò, viene portata a spalla dai fedeli durante la notte fino all'Eremo, per poi far ritorno all'alba nella Cattedrale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><strong><b class="fs14lh1-5">Come raggiungere l’Eremo di S. Corrado</b></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si può raggiungere l’eremo percorrendo la strada che porta alla frazione di San Corrado Fuori le Mura sulla SS 287. Fiancheggiando il “Torrente San Corrado” si arriverà ad un bivio ubicato presso la Contrada “Lenza Vacche” da cui parte la stradina che, se percorsa dritta, ci conduce alla Cava dei Pizzoni e all’annessa “Valle dei Miracoli”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/QT6rKSQDMv0">https://youtu.be/QT6rKSQDMv0</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 08 Feb 2024 07:57:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trekking e Escursioni in Sicilia: RISERVA NATURALE DI MONTE CONCA - Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000234"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Riserva naturale integrale Monte Conca” che in primavera è perfetta da visitare, colorata di verde smeraldo brillante sotto il sole tiepido della stagione, suggestiva dal punto di vista panoramico e dove scorre un torrente che già solo a nominarlo - Gallo d’oro - fa tornare in mente favole antiche e racconti di altre epoche, un po’ alla Harry Potter e un po’ Signore degli anelli, dove esiste una grotta che sembra l’antro perfetto per arrivare al cuore della terra. Un sito di particolare importanza speleologica oltre che naturalistica, gestita dal Club Alpino Italiano gruppo Sicilia, che interessa i comuni di Campofranco e di Milena territorio di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/RISERVA-NATURALE-DI-MONTE-CONCA1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva offre la possibilità di fare una esperienza straordinariamente suggestiva, ammirando uno dei volatili più famosi e legati all’immaginario della regalità, la stupenda Aquila del Bonelli che nidifica su queste rocce gessose dove vederla volare è uno spettacolo che lascia senza fiato. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/RISERVA-NATURALE-DI-MONTE-CONCA3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Descrivendo il circondario ci troviamo sopra le alture che dominano la valle del Fiume Platani che percorre il territorio fino all’agrigentino, campi di grano a perdita d’occhio, lo sperone di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani---sutera--caltanissetta-" target="_blank" class="imCssLink">Sutera</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> che svetta imponente sopra il borgo e </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?da-visitarein-sicilia--riserva-orientata-di-monte-cammarata" target="_blank" class="imCssLink">Monte Cammarata</a></i><span class="fs14lh1-5"> all’orizzonte. E dal punto di vista antropologico la magia del passato riemerge tornando all’epoca degli antichi sicani che popolavano il centro dell’isola, ritrovamenti delle tombe a grotticella i cui reperti si possono osservare al museo etno antropologico della vicina Milena.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/monte-concagrotte.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’interno della Riserva troviamo due importanti grotte, l’inghiottitoio e la Risorgenza del Monte Conca. La scoperta e l’esplorazione di queste due grotte risale al 1970, per opera degli speleologi del Club Alpino Italiano, su segnalazione di appassionati locali. Sono oltre trenta le cavità naturali presenti nella riserva, cavità sia di natura carsica che tettonica. Il territorio dell’area protetta inoltre presenta molteplici aspetti, sia dal punto di vista vegetazionale che faunistico, che lo rendono di notevole interesse naturalistico. Inoltre, sulla cima del Monte Conca sono stati rinvenuti i resti di un insediamento fortificato, distrutto durante l’invasione araba della Sicilia. La riserva è visitabile grazie a una rete sentieristica di oltre 17 chilometri adeguatamente dotata di cartelli segnaletici punti di distribuzione idrica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/RISERVA-NATURALE-DI-MONTE-CONCA5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’imposizione dei divieto di caccia, conseguente all’istituzione della Riserva, ha permesso inoltre, dopo anni di progressivo depauperamento delle specie animali ad opera di cacciatori e bracconieri, un moderato miglioramento della situazione. Cosicché mammiferi quali la volpe, il riccio, l’istrice, la lepre, il coniglio e il gatto selvatico, di difficile avvistamento, sono tornati ad essere abituali abitatori dei territorio della Riserva. Tra i volatili, oltre i passeriformi, vanno menzionate alcune specie di rapaci diurni come il gheppio, il falco pellegrino e la poiana. Numerose specie di insetti, farfalle e coleotteri, per citare i più conosciuti, popolano la Riserva. Le acque salmastre dei fiume sono abitate da anguille e gamberetti nonché da anfibi come rane e tartarughe. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/RISERVA-NATURALE-DI-MONTE-CONCA6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’area della Riserva, a causa della propria posizione, posta al crocevia di importanti vie di comunicazione fluviali e terrestri, ha sempre rivestito una notevole importanza strategica come testimoniano molteplici emergenze storiche, archeologiche ed antropiche. Le prime tracce dell’Uomo nel territorio della Riserva risalgono all’epoca neolitica; villaggi a capanne, tombe a tholos, sono testimonianza dei suo antico insediamento. La cima del Monte Conca in epoca bizantina venne fortificata mediante la costruzione di un castello e di alcune porzioni di cinta muraria; la fortificazione venne distrutta durante l’invasione araba. Fonti documentarie risalenti al 1200 circa, attestano come l’area della Riserva sia stata interessata da un notevole sistema viario le cui tracce oggi sono leggibili nelle imponenti rovine di un ponte sul fiume Gallo d’Oro e in alcuni tratti di strada lastricata. In epoche più recenti, miniere di zolfo, opere di presa e conduzione delle acque dolci che scaturiscono dalla risorgenza del Monte Conca o dalla sorgente Fontana di Rose, cave di calcare in sotterraneo, testimoniano tutte un inalterato interesse dell’uomo per questo territorio.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/RISERVA-NATURALE-DI-MONTE-CONCA4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><b>Come arrivarci: </b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Da Caltanissetta percorrere la SS 640 Agrigento – Caltanissetta sino allo svincolo per Serradifalco. Da qui percorrere la SP 23 in direzione Montedoro, quindi procedere lungo la SP 24 oltrepassando il centro di Milena, infine seguire la segnaletica.</span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">Numeri utili</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Ente Gestore: C.A.I. - Club Alpino Italiano Sede riserva: Via Pietro Nenni, 4 93010 Milena (CL) Tel/fax 0934-933254</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/owLRvl0eZ58">https://youtu.be/owLRvl0eZ58</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 06 Feb 2024 10:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da Visitare: SAN MARCO D'ALUNZIO - Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000233"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i>, all’interno del </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco dei Nebrodi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, a 548 metri sul livello del mare, si trova un Borgo con 2500 anni di storia: San Marco d’Alunzio. Oltre a essere stato selezionato come Borgo più bello d’Italia, ha ottenuto dalla Guida Verde Michelin una stella come località da visitare assolutamente in Sicilia e due stelle come panorama di interesse di livello nazionale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanmarcoalunzio1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se state organizzando un viaggio nella parte settentrionale della Sicilia, ricordate di inserire San Marco d’Alunzio tra le tappe del vostro itinerario. Questa zona interna della provincia di Messina, ancora fuori dai circuiti di turistici di massa, conserva infatti una bellezza autentica in grado di sorprendere e ammaliare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanmarcoalunzio2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sua fondazione risale al IV secolo a.C. e durante il periodo di dominazione greca fu un centro fiorente denominato Alontion e batté moneta propria. Durante le guerre puniche fu conquistata dai romani, che la proclamarono municipium autonomo, ribattezzandola Aluntium e, in questo periodo, la cittadina conobbe uno sviluppo artistico ed economico di cui esiste ancora testimonianza nei monumenti archeologici e in una vasta letteratura epigrafica. Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Aluntium fu conquistata prima dai Bizantini, che la chiamarono Demenna, e poi dagli Arabi che circondarono l'abitato di mura. I Normanni, sconfitti gli arabi, ne fecero il loro centro di governo e la chiamarono San Marco in onore dell'evangelista e in ricordo della prima città conquistata in Calabria. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanmarcoalunzio3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dall'XI secolo fu dominio di Roberto il Guiscardo degli Altavilla, che la scelse come punto di partenza e come presidio militare per la conquista della Sicilia. In questo periodo fu edificato il monastero delle monache benedettine con l'annessa chiesa del Santissimo Salvatore. Abbo Filangieri e la sua famiglia governarono la città sino alla fine del feudalesimo in Sicilia. Sotto il controllo della famiglia Filingeri, San Marco divenne un centro economicamente e culturalmente ben sviluppato e fu arricchito di molte chiese. Durante il loro governo in città nacquero personalità illustri come Scipione Rebiba, divenuto cardinale, nato appunto da una Filangieri nel quartiere di San Basilio il 3 febbraio 1504, e Girolamo Lanza, eremita e fondatore dei romiti del Monte Pellegrino a cui appartenne il giovane Benedetto Manasseri da San Fratello. Il 30 luglio 1862 il Consiglio Comunale di San Marco deliberò, per ricordare le antiche origini del centro, di aggiungere al nome San Marco l'appellativo d'Alunzio: San Marco d'Alunzio.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanmarcoalunzio4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Andiamo allora alla scoperta dei suoi monumenti che ripercorrono diverse epoche, dalla fondazione ai nostri giorni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>Le rovine del tempio greco di Ercole</i>, </span><span class="fs14lh1-5"><i>un castello normanno,</i></span><span class="fs14lh1-5"> 22 chiese monumentali e musei testimoniano l’incontro di culture differenti che ha contribuito a plasmare l’identità del borgo, così come altre grandi e piccole città siciliane.</span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5">Il Museo delle Arti Bizantine e Normanne</i><span class="fs14lh1-5">, sorto nel 1997, è un buon punto di partenza per scoprire le tracce di civiltà passate che ripercorrono la storia della colonia greca di Alontion, in seguito provincia dell’Impero Romano Haluntium e Municipium Aluntinorum, Demenna in epoca bizantina, San Marco durante il regno dei Normanni e fino al 1867 quando viene affiancato al suo nome originale greco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Museo, istituito nel 1997, si trova presso l’ex Monastero cinquecentesco delle Benedettine, costruito nel 1545 su una chiesa bizantino-normanna e attivo fino al 1866.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al suo interno, divisi nelle sezioni archeologica, bizantino-normanna e medievale, sono custoditi affreschi e capitelli bizantini, un altare sacrificale dedicato ad Augusto, circa 200 monete romane in oro e argento, una collezione di messali di rito greco-ortodosso, fibule (spille) metalliche, anfore, anforette ed altri utensili quotidiani in terracotta di epoca bizantina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanmarcoalunzio5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di particolare interesse è la sezione bizantino-normanna presso l’ex chiesetta dei Quattro Santi Dottori della chiesa d’Oriente per via dei pregevolissimi affreschi che raffigurano San Giovanni Crisostomo, San Gregorio, San Basilio Magno e San Atanasio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Qui è stato ricostruito il ciclo pittorico proveniente dall’abside centrale della chiesa normanna del S. Salvatore extra moenia, la cui struttura si trova poco fuori dell’abitato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell’area circostante il Museo e </span><i class="fs14lh1-5">la chiesa di S. Teodoro</i><span class="fs14lh1-5"> sono state rinvenute alcune cisterne di età ellenistica ed un pavimento a mosaico ellenistico-romano.  Annessa al museo si trova la Chiesa di San Teodoro (o Badia piccola), del XVI secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ha una pianta a croce greca con su ciascun braccio un’abside sormontata da una cupoletta. L’interno è decorato da eleganti stucchi con scene tratte dalla Bibbia e dal Vangelo. Percorrendo vicoli tipicamente medievali, è inevitabile notare il colore caldo delle pareti rocciose, che va dal rosa tenue al rosso intenso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sottosuolo dell’abitato, così come il territorio circostante, è costituito da un particolare marmo di colore rosso ricco di venature che vanno dal bianco al grigio-azzurro, largamente utilizzato per costruzioni e rivestimenti ed esportato anche fuori dei confini nazionali: si ritiene che la vena estrattiva del marmo rosso di San Marco sia la stessa che giunge fino a Taormina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanmarcoalunzio6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i monumenti del centro storico realizzati in marmo rosso vi è una fontana del 1897, sul luogo un tempo occupato dall’agorà. </span><span class="fs14lh1-5"><i>La Chiesa Madre</i></span><span class="fs14lh1-5"> dedicata a San Nicolò, edificata nel 1584, presenta una sobria facciata arricchita da un elegante rosone e da tre bei portali in marmo rosso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’interno ci sono 12 cappelle anche queste in marmo rosso nelle quali spiccano numerose opere d’arte del XVI e XVII secolo in legno e marmo oltre ad affreschi e dipinti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanmarcoalunzio8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1061, in epoca normanna, fu edificato un </span><span class="fs14lh1-5"><i>castello ben fortificato</i></span><span class="fs14lh1-5"> in cima al monte Rotondo, con una visuale strategica da Cefalù e Capo d’Orlando e sulle Isole Eolie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello, oggi in stato di rudere, fu la residenza degli Altavilla, in particolare della Regina Adelasia, madre di Ruggero II. Vi si alterarono gli Svevi e gli Aragonesi, poi il feudo fu gestito dai membri della famiglia Filangeri, principi di Mirto, che governarono a San Marco dal 1398 al 1833.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanmarcoalunzio9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">COME ARRIVARE:</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">IN AUTO</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Percorrendo l'autostrada le uscite più vicine al centro di San Marco d'Alunzio sono:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">- Uscita Rocca di Capri Leone (A20 Messina-Buonfornello)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">- Uscita S.Agata di Militello (A20 Messina-Buonfornello)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">IN TRENO</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Stazione di Sant'Agata di Militello</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Stazione di Capo d'Orlando</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">IN AEREO</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Aeroporto di Catania</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/jU-lqAMVKHE">https://youtu.be/jU-lqAMVKHE</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 03 Feb 2024 09:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Sicilia - ACQUAVIVA PLATANI - Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000022E"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Acquaviva Platani si trova immersa nelle bellezze della</span><span class="fs14lh1-5 cf1"> &nbsp;</span><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">Valle del Platani, </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.net/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">in provincia di Caltanissetta</a></b></i><span class="fs14lh1-5">. E'</span></span><span class="fs14lh1-5"> un borgo dell'entroterra siciliano che sorge lungo le vallate del fiume Platani. Il territorio di Acquaviva Platani racconta della sua lunga storia, il centro storico custodisce monumenti che testimoniano le sue antiche origini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/acquavivaplatani1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia di questo borgo è molto antica, le prime tracce che attestano la presenza dell'uomo risalgono alla preistoria. Da queste terre passarono prima i Romani, e poi i Berberi, giunti dall'Africa nord-occidentale, che qui fondarono il casale Miknas. Nel Medioevo il casale divenne il Feudo Michilese e, nel 1635, il principe Francesco Spadafora fondò l'attuale abitato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/acquavivaplatani2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nome, Aqua Vivam, fu dato in relazione all’abbondanza delle sorgenti riscontrate nel suo territorio. Successivamente venne unificato in Acquaviva e tale nome venne mantenuto per tutto il tempo feudale e fino al 1862 quando, per evitare confusioni con comuni omonimi esistenti nella Penisola, con decreto legislativo venne aggiunto al toponimo la specificazione “Platani”, derivata dal vicino fiume A quanto pare il luogo adatto su cui costruire il nuovo paese fu trovato il giorno dopo che il principe Spadafora passò una notte insonne a causa del caldo atroce. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Acquaviva_1Platani_Madonna_delle_Grazie2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’indomani mattina con si era messo alla ricerca di un posto più fresco e attraente e affidò la sua ricerca addirittura alla Madonna della Luce. Ciò spiega anche il fatto che in quel luogo fecero erigere, oltre alla loro residenza e ad altre case, una chiesa a navate che dedicarono per l’appunto alla Regina Madre di Dio e Madonna della Luce. Il Santuario sorse nel XVII secolo, l’impianto è in spiccato stile barocco. All’interno la chiesa si struttura su pianta a croce latina con due navate. All’interno troviamo opere di particolare interesse come un crocifisso del 1890, una statua dell’Immacolata e una di San Giuseppe.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Acquaviva_1Platani_Madonna_delle_Grazie.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da queste terre passarono anche i Berberi, che vi costruirono un casale per consentire ai viaggiatori una sosta di passaggio e lo chiamarono Miknas. E in epoca medievale da quel nome derivò il toponimo del feudo Michinese, che per molti secoli appartenne ad alcune famiglie della nobiltà messinese, per poi passare nel Seicento agli Spadafora, con i quali ebbe inizio la vera storia di Acquaviva Platani. Correva l’anno 1635 quando il Principe Francesco Spadafora chiese all’autorità regia di poter popolare il feudo Michinese, facendo così nascere la nuova baronia di Acqua Viva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Acquaviva-Platani-Palazzo-Ducale-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A quel tempo risale la fondazione della Chiesa Madre e del Palazzo ducale. L’edificio religioso si sviluppa su tre navate ed è affiancato da un’elegante torre campanaria. Al suo interno custodisce diverse opere d’arte tra cui le statue dell’Immacolata e di San Giuseppe attribuite al Bagnasco, il crocifisso ligneo dello scultore castelterminese Michele Caltagirone, detto Quarantino, e la statua secentesca di Santa Maria della Luce, titolare della parrocchia. </span><span class="fs14lh1-5">Nell’oratorio della Chiesa Madre è ospitato un piccolo museo delle immagini sacre dove si possono ammirare icone di ogni epoca, alcune delle quali di grande valore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/acquavivaplatanitorre.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla via Umberto I sorge il Palazzo ducale, conosciuto per la splendida pavimentazione in mattonelle maiolicate del salone principale nella quale spicca lo stemma degli Oliveri, che per quasi due secoli ressero le sorti di Acquaviva Platani. La Torre dell’orologio fu realizzata in pietra locale nel 1860 e da sempre ha scandito le giornate degli abitanti del paese. Molto più recente è la piccola Chiesa Santa Maria del Carmelo, comunemente chiamata Chiesa del Purgatorio, aperta al culto agli inizi del secolo scorso. Il paese di Acquaviva ha vissuto un importante esodo migratorio, che continua ai giorni nostri e che ha ridotto il numero degli abitanti a neppure mille anime. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A memoria di ciò è stato fondato il Museo dell’Emigrazione, con l’obiettivo di ricostruire e salvaguardare la storia e la memoria dell’emigrazione acquavivese, evidenziandone gli aspetti sociali, politici ed economici. </span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Acquaviva-Platani-Museo-DellEmigrazione.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Museo è suddiviso in tre sale. La prima sala, chiamata “Le Miniere”, raccoglie una serie di pannelli fotografici che ritraggono i minatori di zolfo, le pietre di salgemma e di zolfo, i perforatori, ecc. Il pannello più suggestivo è quello dei “carusi” che ritrae la sofferenza di una serie di fanciulli che lavorano nelle miniere con in mano un misero lume a petrolio. Inoltre, in questa sala, si possono trovare dati storici sul fenomeno dell’emigrazione con i vari flussi migratori nel corso degli anni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La seconda sala, chiamata “La Partenza”, ospita una serie di oggetti relativi al viaggio come bauli, valigie ed indumenti dell’epoca. Una serie di pannelli fotografici rievocano quei momenti esaltando la speranza di un viaggio che certezze non dava. Le espressioni di questi uomini sono di malinconia, per gli affetti lasciati in città natale, e di fiducia, con la speranza che un giorno sarebbero tornati nella loro terra d’origine.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La terza sala, chiamata “Il Lavoro all’Estero”, accoglie una serie di fotografie, lettere, documenti, passaporti, oggetti riguardanti il lavoro che veniva svolto all’estero, ed in particolare in America, Belgio, Francia e Gran Bretagna. </span><span class="fs14lh1-5">Questo Museo ad Acquaviva Platani risulta essere ben organizzato e meta di molti turisti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/8mWy8fhoSsE">https://youtu.be/8mWy8fhoSsE</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Feb 2024 08:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Dove Sciare in Sicilia: Piano Provenzana - Etna Nord - Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000231"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piano Provenzana stazione sciistica collocata sul versante Etna Nord di Linguaglossa, che stupisce i suoi visitatori con la natura, e li affascina regalandoci forti emozioni indimenticabili. </span><span class="imTARight fs14lh1-5">Piano Provenzana è il verde più alto della Sicilia. </span><span class="fs14lh1-5">Quella di Piano Provenzana è la principale stazione sciistica della Sicilia, situata a oltre 1800 metri sul livello del mare. Quest’area sciistica, chiamata anche Etna Nord per distinguersi dall’altra, chiamata Etna Sud e situata in prossimità del Rifugio Sapienza, appartiene al comune di Linguaglossa e si trova sul monte Etna, il più alto vulcano attivo in tutta l’Europa. Si tratta di una zona ampiamente frequentata da turisti, sia durante il periodo estivo, grazie alla vicinanza con Taormina, che nel periodo invernale, in cui il Piano Provenzana si ricopre di neve, ospitando migliaia di appassionati degli sport invernali, i quali troveranno la soluzione perfetta per esercitarsi e divertirsi durante la propria settimana bianca in Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTARight fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/piano-provenzana-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTARight fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTARight fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Immagina di dare nuovo valore al tuo tempo, tra boschi, lava, grotte, e ritrovare benessere ed equilibrio, tra una passeggiata in cima al vulcano attivo, momenti di relax sulla neve o seduto a tavola, di fronte a un bicchiere di vino.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">È questa la ricchezza del versante Etna Nord di Linguaglossa: un mix di natura, cultura e tradizioni, nel cuore del Parco dell’Etna, tra l’azzurro del cielo e l’imponenza del cratere di Nord Est, patrimonio UNESCO.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Leggere la storia di Piano Provenzana è emozionante, Piano Provenzana prima del 2002, ma lo è ancora di più approfittare di una vacanza in questi luoghi per scoprire le testimonianze del passato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Seguite i nostri consigli sulle cinque principali cose da fare se siete in vacanza per andare alla scoperta della storia e del passato di Linguaglossa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/piano-provenzana-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piano Provenzana di Linguaglossa è immersa in una grande pineta ed ha l'aspetto di un paesaggio alpino con l'aggiunta della visione del mare Ionio ad est e dello Stretto di Messina a nord.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche questa stazione sciistica, dotata di quattro piste, è stata colpita dalle eruzioni del 2002 e, come avvenuto per l'Etna sud, si è dovuto provvedere alla ricostruzione delle strutture danneggiate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/piano-provenzana-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel Piano Provenzana è possibile trovare quattro differenti impianti: una seggiovia e ben tre skilift. Sulle varie piste è possibile andare sia in scii che in snowboard, con diversi percorsi adatti a differenti tipi di allenamento, dagli amatoriali ai più esperti, difatti, in passato, il Piano Provenzana era spesso sede degli allenamenti di importanti sportivi di livello internazionale, tra cui gli atleti della Nazionale Italiana di scii, che sceglievano questa stazione sciistica per la preparazione in vista di importanti gare. La particolarità del Piano Provenzana è l’adiacente presenza di una ricca vegetazione, oltre ad avere come sfondo lo splendido paesaggio del Mar Ionio che conferisce a questo luogo un grande fascino grazie al panorama mozzafiato che è possibile ammirare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/piano-provenzana-6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Escrursioni e trekking sull’Etna</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo splendido paesaggio dell’Etna e del Piano Provenzana rappresenta il luogo perfetto per trascorrere delle meravigliose giornate con escursioni e sessioni di trekking tra le suggestive aree vulcaniche, da quelle boschive alle distese di pietra lavica. Grazie a esperti del campo, potrete beneficiare dell’ausilio di guide che vi accompagneranno lungo i tragitti, facendovi conoscere la vegetazione locale, con diversi esemplari endemici dell’Etna, e consigliandovi le strade più idonee alla vostra esperienza. L’unicità di questo luogo e i fantastici paesaggi che potrete ammirare vi regaleranno un’esperienza difficile da poter replicare altrove.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/piano-provenzana-5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><i></i>Come arrivare a Piano Provenzana</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Arrivare a Linguaglossa e al Piano Provenzana è molto semplice, in quanto area ben servita dai collegamenti stradali, trovando nelle auto e negli autobus i mezzi più idonei per arrivare in questi luoghi. Il Piano Provenzana dista da Catania solo 40 km, da Messina circa 60 km e da Taormina appena 25 km. Arrivati a Linguaglossa si potrà raggiungere la stazione sciistica Etna Nord in totale comodità. Chi arriva in Sicilia tramite l’aereo, lo scalo aeroportuale più vicino è l’Aeroporto Fontanarossa di Catania, in cui è presente anche un collegamento diretto tramite autobus che collega fino a Linguaglossa. Nello stesso aeroporto è possibile noleggiare un’auto che vi sarà certamente d’aiuto durante la vostra permanenza negli incantevoli luoghi siciliani. Dal resto della Sicilia, tramite gli autobus di AST Azienda Siciliana Trasporti, è possibile arrivare a Linguaglossa con numerose autolinee che affrontano più corse al giorno.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 07:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Siti UNESCO a Palermo: PALAZZO REALE o PALAZZO DEI NORMANNI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000230"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Palazzo dei Normanni di Palermo, noto anche come Palazzo Reale, è uno dei monumenti più visitati della Sicilia. La sua storia è lunga e complessa: nelle fondamenta dell’attuale edificio emergono le stratificazioni dei primi insediamenti fortificati, risalenti all’VIII - V secolo a.C., di origine fenicio-punica. Cuore dell’itinerario arabo-normanno è il Palazzo Reale, monumento simbolo della ricchezza, del potere politico e della cultura del regno normanno. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palermo-palazoreale1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Palazzo dei Normanni di Palermo è la più antica residenza reale d’Europa. Fu dimora dei sovrani del Regno di Sicilia, sede imperiale di Federico II e Corrado IV e dello storico Parlamento Siciliano. La sua storia, fatta di stratificazioni e mescolanze, riflette perfettamente il cosmopolitismo normanno, carico di poliglossia artistica e diversità.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palermo-palazoreale2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Costruito intorno al X secolo dagli emiri arabi. Dai re normanni, che lo scelsero come residenza, fu concepito come una fortezza, ma anche come dimora di eccezionale sontuosità e raffinatezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Essi utilizzarono, per le proprie architetture, la padronanza tecnica delle maestranze musulmane facendo nascere così “l’arte araba-normanna”. L’insieme degli edifici che costituisce l’odierno Palazzo Reale è il risultato delle aggiunte eseguite tra il XVI e il XVII secolo, che hanno dato al complesso un aspetto unitario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sua storia è lunga e complessa: nelle fondamenta dell’attuale edificio emergono le stratificazioni dei primi insediamenti fortificati, risalenti all’VIII - V secolo a.C., di origine fenicio-punica. Si trovano tracce anche del popolo greco e di quello romano, che, 254 a. C., conquistò la roccaforte. La costruzione raggiunse il rango di “palazzo” con la conquista della fortificazione da parte degli Arabi, che imposero il loro dominio per quasi tre secoli, occupando la Sicilia e facendo di Palermo la loro capitale. Furono loro a edificare il <em>Qasr</em> (dimora degli emiri): la prima costruzione con funzioni di residenza reale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palermo-palazoreale4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><b>IL PALAZZO DEI NORMANNI CON FEDERICO II E L’EPOCA SPAGNOLA</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Questo periodo di splendore continuò con il regno di Federico II di Svevia: sotto di lui la corte rivestì un ruolo culturale di primo piano in Italia e in Europa. Le attività di governo, amministrative e di cancelleria furono mantenute nel palazzo, mentre quelle letterarie furono distaccate nel Palazzo della Favara, che diventò la sede della scuola poetica siciliana.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo secoli di abbandono e decadenza, durante i moti dei Vespri Siciliani culminati nel 1282, il Palazzo dei Normanni divenne, nel 1555, residenza dei vicerè spagnoli. Fu così che le strutture militari vennero demolite per far posto a grandiosi cortili interni porticati e, nel 1616 venne rinnovata la facciata in stile rinascimentale. Durante l’epoca spagnola furono tantissime le aggiunte e le modifiche architettoniche del palazzo che si susseguirono.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palermo-palazoreale5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>DAL SETTECENTO FINO A OGGI: L’ODIERNO PALAZZO REALE DI PALERMO</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel Settecento, sotto il dominio borbonico, ci furono diverse ristrutturazioni e miglioramenti, soprattutto di tutti gli appartamenti reali e delle strutture interne del complesso, mentre nell’Ottocento furono restaurati gli esterni in stile “arabo-normanno”, col risultato visibile ancora oggi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo l’Unità d’Italia, il Palazzo Reale divenne sede di varie accademie e, nel 1921, la proprietà fu acquistata dal governo. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1946, iniziarono i primi saggi archeologici per comprendere le varie stratificazioni storiche dell’edificio. Nel 1947, divenne la sede dell’Assemblea regionale siciliana e fu denominato Palazzo dei Normanni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La fortezza, dal 3 luglio 2015, diventò uno dei siti UNESCO ed entrò a far parte del patrimonio dell’umanità. Attualmente i servizi turistici sono curati dalla Fondazione Federico II.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palermo-palazoreale3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’interno è possibile ammirare, oltre alla splendida Cappella Palatina, la Sala d’Ercole, costruita nel 1560 ed è così chiamata per la presenza di dipinti che rappresentano scene dell’eroe mitologico realizzate da Giuseppe Velasquez; la Sala del Duca di Montalto decorata da affreschi eseguiti da Pietro Novelli; la Sala dei Vicerè dove sono esposti ventuno ritratti di vicerè, presidenti e luogotenenti del regno; la Sala di Re Ruggero dove alle pareti e sulle volte sono stati collocati dei mosaici a motivi naturalistici su un fondo di tessere dorate; la Sala della Regina, in stile pompeiano con pitture eseguite da Giuseppe Patania etc.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Torre Pisana ospita dal 1791 l’Osservatorio Astronomico. Dal 1946 il Palazzo dei Normanni è sede dell’Assemblea della Regione Sicilia e vi si riunisce il Parlamento Siciliano che si gloria di essere il più antico d’Europa, essendo stato istituito da re Ruggero nel 1140.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/4IuhX8bU-Xg">https://youtu.be/4IuhX8bU-Xg</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Jan 2024 06:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Attazioni Archeologiche a Siracusa: ORECCHIO DI DIONISIO tra Storia e Leggenda]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000022F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Orecchio di Dioniso, particolare Grotta, ricca di leggenda e tradizione. Ci troviamo in Sicilia, e precisamente a </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, presso il </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?siti-arceologici-da-visitare-in-sicilia--parco-archeologico-della-neapolis---siracusa" target="_blank" class="imCssLink">parco archeologico della Neapolis</a></i></b><span class="fs14lh1-5">. Già la città è ricca di storia, ma noi, senza nulla togliere alla bellezza del capoluogo siculo, ci soffermeremo su una particolare grotta, che si trova sotto il teatro greco di Siracusa. Scavata nel calcare, la grotta è alta 23 metri, larga dai 5 agli 11 metri e si sviluppa in profondità fino a 65 metri con un andamento ad "S" che così essendo ne amplifica i suoni. Infatti all'interno della grotta, viene amplificato fino a 16 volte tanto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ORECCHIODIONISIO2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa grotta è fra le più famose della Latomia del Paradiso, nata nel corso dell’estrazione della pietra dalla montagna su cui sorge tutto il parco archeologico. realizzate dai cavatori di pietra che seguivano i filoni di calcare di migliore qualità. È davvero imponente, alta oltre venti metri, e che si dipana fino alle profondità della pietra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ORECCHIODIONISIO3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Storia e curiosità</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dionisio era un tiranno particolarmente ironico e astuto. Fra le sue malefatte più famose v’era quella di aver tolto tutti i fregi d’oro dalle statue antiche, inventandosi di volta in volta una scusa diversa. L’episodio più famoso riguarda una statua di Zeus, che pare avesse uno splendido mantello d’oro, che Dionisio prese e fece sostituire da una coperta di lana perché, a detta sua, “era più calda d’inverno”, e avrebbe fatto bene al “vecchio” Zeus. Pare che, fra i suoi prigionieri più illustri, vi fosse anche un poeta colpevole di non aver apprezzato a sufficienza i suoi lavori letterari. Fece delle cave una prigione perché, data la loro acustica eccezionale, avrebbe potuto servirsene per spiare i discorsi dei suoi prigionieri, e sventare sul tempo eventuali attacchi. L’acustica dell’orecchio di Dionisio è davvero unica al mondo: anche solo un sussurro rimbomba per tutte le mura! Alcuni studiosi ipotizzano che, proprio in funzione di questa caratteristica, la cava servisse anche da “cassa di risonanza” per il Teatro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/ORECCHIODIONISIO4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Caravaggio e la leggenda</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nome fu coniato dal famoso artista Caravaggio che, di passaggio a Siracusa, ebbe modo di visitare le Latomie e vi restò per studiare la complessa struttura dell’ex prigione di Dionisio. Studiandone le mura, vide che la sua composizione era molto simile a quella di un padiglione auricolare. Quella, unita all’uso che ne faceva il tiranno (era, a conti fatti, un “orecchio nascosto” per spiare i nemici) e alla forma dell’entrata esterna, lo spinsero a chiamare quella particolare grotta “Orecchio di Dionisio”. Fu considerato un termine particolarmente azzeccato, tanto che ancora oggi la grotta è conosciuta soprattutto con quel nome. Un posto davvero straordinario, unico e pittoresco, ricco di storia e curiosità, che non può mancare nel vostro itinerario alla scoperta di Siracusa e della Sicilia!</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/ORECCHIODIONISIO5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1625 lo scrittore e viaggiatore Pietro Della Valle, di ritorno dal suo viaggio in Oriente visitò l'orecchio rimanendone estasiato. Seppur, per le convinzioni dell'epoca, a costruire la struttura sarebbe stato l'ingegno di Archimede:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>«Vedemmo l’eco artificiale che dicono essere stato fatto fabbricar da Dionisio in una prigione, dove teneva molti schiavi, perché si sentisse ciò ch’essi colà dentro parlavano; e parmi, se non fallo, che di tal fabbrica fosse artefice Archimede. È in vero una delle più belle cose ch’io abbia visto al mondo, ed anche degli artifizii che l’arte abbia saputo inventare, imitando così bene la natura che fa un'eco bellissima che replica le parole ed i detti interi, imita i suoni e i canti perfettissimamente, come alla presenza nostra con diversi instromenti si provò; e se si batte con una verga qualche panno grosso steso, rende tanto rimbombo ch’imita i colpi delle più grosse artiglierie; e che tutto questo faccia così bene una grotta formata non dalla natura, ma dall’artificio umano, è certo cosa strana e mostra il grandissimo ingegno di colui che l’inventò e lo seppe fare. Non è da tacere che la fabbrica del concavo di questa grotta è fatta e cavata appunto nella forma del concavo d’una orecchia umana, donde l’artefice debbe pigliar l’invenzione che, come la voce percotendo nell’orecchie fabbricate in quel modo rende suono e si sente, così si vede per isperienza che percotendo colà in quel grande ed artifizioso orecchio, intagliato a mano nella dura pietra, fa il medesimo effetto di rendere il suono, benché gli altri echi naturali non sappiamo che siano in caverne in tal modo fabbricate.»</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">(<small>Pietro Della Valle, Viaggi Di Pietro Della Valle</small>)</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Orecchio-di-dionisio-antica1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Attorno al 1770 il pittore e architetto Jean-Pierre Houël visitò la grotta eseguendo una serie di rappresentazioni. Nelle sue descrizioni parlava anche dell'acustica e di come fossero eseguite delle prove soffiando un corno, sparando un colpo o battendo un tamburo. Ma è senza dubbio la leggenda del luogo e la storia ad affascinare il suo immaginario:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>«Mirabella, nato a Siracusa e autore di una storia della città, c'informa che questa grotta, chiamata Orecchio di Dionisio, in origine era una cava come le altre designata con il nome di Piscidina. Ci racconta che vi si rinchiudevano prigionieri importanti durante il regno di Dionisio e che il carceriere mettendosi in un certo punto del cunicolo, a loro insaputa, riusciva ad ascoltarne i discorsi anche se parlavano a voce bassa, per l'effetto straordinario di un'eco prodotta dalla forma della grotta. Una volta al corrente dei loro segreti, li riferiva a Dionisio. Questo è quanto si racconta, ma anche la forma appuntita della grotta, forse, ha contribuito a darle il nome di orecchio da cui poi è nata la leggenda. Fuori, all'imboccatura del cunicolo, doveva essere una scala che conduceva al di sopra della rupe, dove si trovavano le costruzioni che completavano gli alloggi della prigione, di cui la grotta era la segreta. In questo Orecchio o Piscidina, il tiranno Dionisio rinchiuse il filosofo Filosseno, verso cui aveva mostrato tanta amicizia, perché non aveva lodato i suoi versi.</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/ORECCHIODIONISIO6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vivant Denon visitando la grotta, volle verificare la veridicità della leggenda secondo cui Dionigi ascoltasse i discorsi dei prigionieri, ma comprese che la sovrapposizione di suoni rende l'ascolto del tutto confuso:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>«È vero che nella famosa grotta vi è una piccola camera, all’abside della volta, dove, si dice, che l’ascoltatore venisse a piazzarsi. […] Decisi dunque di farmi aiutare a salire nella camera. Ci riuscii non senza fatica ed ecco qui ciò che vidi: una camera lunga dieci piedi e sei pollici su quattro piedi di larghezza che si andava restringendo fino a due piedi e dieci pollici, […] mi misi dapprima all’ingresso della grotta. Finché vi fu solo una persona che parlò in tono normale, la sentii distintamente in qualunque punto della grotta si trovasse, nel medesimo modo in cui l’avrei sentito da giù. Quando parlò a voce bassa, quasi segretamente, sentii un sussurro e niente di articolato; e quando due persone parlarono contemporaneamente, percepii soltanto un brusio di suoni discordanti e confusi che non lasciavano distinguere parola alcuna.»</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Maupassant in visita a Siracusa racconta anche del monumento:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>«In una, la Latomia del Paradiso, si osserva, in fondo ad una grotta, una strana apertura, chiamata l’orecchio di Dionisio, il quale veniva ad ascoltare vicino a questo buco, così almeno dicono, i lamenti delle proprie vittime. Circolano pure altre versioni. Alcuni eruditi pretendono che la grotta, messa in comunicazione col teatro, servisse da sala sotterranea per le rappresentazioni cui prestava l’eco della sua prodigiosa sonorità; i minimi rumori, infatti, vi assumono una sorprendente risonanza.»</i></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/indiana-jones-orecchio-dionisio2-sm.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'orecchio di Dionisio è stato una delle location principali del film <i>Indiana Jones e il quadrante del destino</i> (2023), dove Indiana Jones, interpretato da Harrison Ford, trova una parte del quadrante di Archimede nella tomba dello stesso fisico.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><a href="https://youtu.be/f-OiquF2bLs">https://youtu.be/f-OiquF2bLs</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 07:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Carnevale 2024 in Sicilia COSA FARE E DOVE ANDARE]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000241"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sicilia è sempre una buona idea per una vacanza, anche nel periodo di Carnevale. La festività sull’isola, infatti, è un’ottima occasione per visitare le bellezze naturali, le sfilate dei carri allegorici, le feste in maschera, gli spettacoli per strada e le specialità culinarie siciliane preparate per il Carnevale.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tradizione del Carnevale in Sicilia è molto antica tra maschere, sfilate, realizzazione di carri allegorici, dolci tipici come gli sfinci siciliani e menu della tradizione (cosa si mangia a Carnevale in Sicilia), mentre la maschera siciliana più conosciuta per eccellenza è quella di Peppe Nappa (origini e storia), simbolo anche del Carnevale di Sciacca.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Eccovi una guida al divertimento con tutte le informazioni per visitare i più apprezzati carnevali storici siciliani insieme alla segnalazione di altre piccole realtà che festeggeranno in piazza la festa più divertente dell’anno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Carnevale-20241.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Carnevale nel 2024, calendario alla mano, arriva abbastanza presto con il giovedì grasso che sarà l’8 febbraio e l’ultima domenica di carnevale che sarà l’11, mentre il martedì grasso (giorno conclusivo della festa) sarà il 13 febbraio, un giorno prima di San Valentino. Le sfilate dei principali eventi però inizieranno a partire dal primo fine settimana del mese di febbraio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il primo a partire l’ultima domenica di gennaio sarà il Carnevale di Acireale, mentre nel primo fine settimana di febbraio prenderanno il via il Carnevale di Misterbianco e quello Termitano di Termini Imerese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Carnevale_di_Acireale_2024-2.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Carnevale di Acireale 2024</b>: </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il primo evento ad inaugurare la festività del Carnevale in Sicilia per il 2024 è lo storico Carnevale di Acireale con il consueto circuito cittadino che si sviluppa tra le strade principali del centro storico (Corso Italia, Corso Savoia e Corso Umberto) e si conclude nel sito principale di piazza Duomo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’esposizione e le sfilate (a cui si accede con un ticket di ingresso) sono in programma nelle giornate del 28 gennaio e del 3, 4, 10, 11 e 12 febbraio a partire dalle ore 10.00 (la parata dei carri allegorici sarà il pomeriggio a partire dalle 15.00) ma anche nelle altre serate dal 2 al 13 febbraio ci saranno concerti, spettacoli e musica in piazza Duomo (con ingresso gratuito).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i concerti in programma per il Carnevale di Acireale 2024 il 28 gennaio ci sarà il giovane cantante LDA (Luca D’Alessio), il 3 febbraio Paolo Meneguzzi, il 4 febbraio il tributo ad Adriano Celentano con Maurizio Schweizer, il 10 febbraio l’evento musicale Mania 90 da Radio 105, l’11 febbraio il concerto di Orietta Berti e il giorno conclusivo del 13 febbraio il Live Show con i comici siciliani guidati da Cristiano Di Stefano e Carmelo Caccamo (eventi inclusi nel ticket d’ingresso).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nelle altre giornate del 2, 5, 6, 7, 8, 9 e 12 febbraio ogni sera tanti spettacoli gratuiti in piazza Duomo con tra gli altri Joey &amp; Rina (l’8 febbraio).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per partecipare alle sfilate e ai concerti in programma per il Carnevale di Acireale 2024 è previsto un ticket d’ingresso di 6 euro, solo per la giornata di domenica 10 febbraio il costo del ticket è di 10 euro. Ingresso gratuito per tutti i residenti del Comune di Acireale (esibendo la carta d’identità), i bambini con altezza fino a 120 cm e i disabili ed un accompagnatore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I biglietti sono in vendita presso i botteghini presenti nel circuito, presso la Fondazione Carnevale di Acireale (Palazzo del Turismo via Ruggero Settimo n. 5) o anche online su ciaoticket (+ prevendita di 1 euro).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei pressi del circuito sono disponibili dei parcheggi a pagamento con tariffe giornaliere a 5 euro (piazza Capuccini, parcheggio San Giuseppe, parcheggio SUD alla stazione e parcheggio Nord).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/carnevaletermitano-2024.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Carnevale Termitano 2024</b>: </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra gli storici carnevali siciliani da visitare in provincia di Palermo segnaliamo il Carnevale Termitano che si svolge nella cittadina di Termini Imerese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per l’edizione 2024 è stato annunciato il programma delle giornate di festa che saranno il 4, 10, 11 e il gran finale con la giornata del martedì grasso del 13 febbraio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da quest’anno il Carnevale Termitano si sdoppia, infatti, le sfilate dei gruppi e del carro tradizionale dei Nanni del 4 e del 13 febbraio saranno allestite a Termini Imerese Alta con spettacoli di cabaret e dj set. Inoltre per il martedì grasso ci sarà Sasà Salvaggio e lo spettacolo pirotecnico finale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per le giornate del 10 e 11 febbraio, invece, le sfilate dei carri allegorici si concentreranno nel circuito cittadino di Termini Imerese Bassa con tanta musica e l’esibizione di Cristiano Malgioglio prevista per domenica 11 febbraio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutti gli eventi avranno inizio dalle ore 16.30, anche se il circuito cittadino di Termini Imerese Bassa sarà aperto dalle ore 10.00. Insieme alle sfilate dei carri ed ai concerti ci sarà anche un’area dedicato alla ristorazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per le giornate di festa a Termini Imerese Alta è previsto l‘ingresso gratuito per tutti, mentre per le sfilate dei carri in programma a Termini Imerese Bassa è previsto un ticket di ingresso di 5 euro con possibilità di acquistare un abbonamento per le due giornate al costo di 7 euro complessivi. Inoltre in collaborazione con la Caritas cittadina sarà disponibile un biglietto solidale di 2 euro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I biglietti saranno in vendita ai varchi di ingresso distribuiti intorno al circuito e anche online (+ costi di prevendita di 0,50€). Inoltre durante la settimana del carnevale ci saranno tante altre manifestazioni per grandi e bambini per festeggiare l’evento più divertente dell’anno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Carnevale-2024-Misterbianco-3.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Carnevale di Misterbianco 2024</b>: le date e il programma delle sfilate dei costumi più belli di Sicilia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i carnevali siciliani più famosi e conosciuti in provincia di Catania c’è il Carnevale di Misterbianco che per il 2024 torna dal 3 al 13 febbraio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Carnevale di Misterbianco si contraddistingue per la curata sfilata dei costumi più belli di Sicilia con le sfilate lungo il centro cittadino. Dalle prime anticipazioni sul programma della nuova edizione è stato annunciato che le sfilate saranno in programma nelle giornate del 3, 11 e 13 febbraio, mentre il 9 febbraio ci sarà un concerto in piazza e il 10 il consueto appuntamento con il dèfilè dei costumi più belli di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche per questo evento siamo in attesa del programma ufficiale che sarà pubblicato nei prossimi giorni ma è confermata la partecipazione gratuita per tutte le serate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/carnevale-di-sciacca-2024-LOGO-1024x516.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Carnevale di Sciacca 2024</b>: </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In provincia di Agrigento da non perdere lo storico Carnevale di Sciacca che per il 2024 torna nella consueta collocazione con le sfilate che saranno in programma nei fine settimana del 10 e 11 e 17 e 18 febbraio. In pratica la manifestazione si allunga nel calendario e sarà l’ultima grande festa organizzata per la ricorrenza in Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La manifestazione si inaugurerà sabato 10 febbraio alle ore 15.45 con l’evento Bentornato Peppe Nappa (storia e origini della maschera siciliana) e la consegna delle chiavi. Le sfilate saranno in programma a partire dalle ore 16.00, mentre in serata ci saranno le esibizioni sul palco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra gli appuntamenti in programma per il Carnevale di Sciacca 2024 da segnalare la presenza di Lucilla (molto amata dai bambini) domenica 18 febbraio dalle ore 15.00 e la chiusura dei festeggiamenti con il rogo del carro di Peppe Nappa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sfilata dei carri allegorici sarà eseguita lungo il circuito cittadino di via Salvatore Allende ed è previsto un biglietto di ingresso di 7 euro; ridotto a 5 euro per i residenti. E’ possibile acquistare un abbonamento per le 4 giornate al costo di 17,50 euro (per i residenti ridotto a 13 euro).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ingresso gratuito per i bambini fino a 120 cm. I biglietti sono acquistabili direttamente presso i tre botteghini presenti lungo il circuito e anche online sul sito ticketsms.it (+ diritti di prevendita – cercare l’evento).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Carnevale-20242.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> da non perdere lo storico Carnevale di Avola giunto alla 61° edizione in programma dall’8 al 13 febbraio (in attesa del programma ufficiale degli eventi).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sempre in provincia di Siracusa da segnalare il Carnevale di Palazzolo Acreide che si svolge nella cornice di uno dei borghi più belli d’Italia. L’evento è in programma nelle giornate dell’8 febbraio con il giovedì grasso dedicato ai bambini, mentre le sfilate dei carri allegorici e dei gruppi in maschera saranno in programma il 10, 11 e 13 febbraio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In giro per la Sicilia segnaliamo in </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.net/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></span><span class="fs14lh1-5"> il Carnevale di Valderice in programma nel weekend del 9, 10 e 11 febbraio. Ad </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> segnaliamo il Carnevale di Centuripe in programma dall’8 al 13 febbraio, mentre in </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/caltanissetta-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></i><span class="fs14lh1-5"> tra le piccole realtà c’è anche il Carnevale di Milena in programma il 10, 11 e 13 febbraio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In </span><i><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.net/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></span></i><span class="fs14lh1-5"> segnaliamo il Carnevale di Casteldaccia in programma dal 9 al 13 febbraio con sfilate, musica, animazione e momenti dedicati alla cucina, mentre non ci sono ancora le date del Carnevale di Cinisi.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 23 Jan 2024 13:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia: TORRE CABRERA - Pozzallo, Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000022D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Torre Cabrera è una torre di difesa costiera della </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Ragusa</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, costruita nel XV secolo per difendere dagli attacchi dei pirati i magazzini di merci varie che si trovavano a </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-sul-mare-in-sicilia--pozzallo" target="_blank" class="imCssLink">Pozzallo</a></span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/torrecabrerapozzallo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Torre , simbolo della città di Pozzallo, presente anche sul gonfalone, si erge, imponente e maestosa, sulla scogliera del litorale di Pozzallo. Fu costruita nel primo quattrocento per volere del conte di Modica Bernat Cabrera, esponente di una delle più illustri famiglie catalane, i visconti Cabrera e Bas e conti di Osona, che sostenne e finanziò i sovrani spagnoli nella riconquista della Sicilia e ne ebbe in cambio la contea di Modica confiscata ai ribelli Chiaramonte. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/torrecabrerapozzallocop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'edificio a pianta quadrata con lato di circa 20 m. di lato ed un'altezza di 28 m. dal piano stradale, consta di tre piani più la terrazza che attualmente manca delle merlature. Conserva all'esterno il cinquecentesco bastione scarpato, che si protende sul mare con l'imponente terrazza, munita delle troniere per la manovra dei pezzi d'artiglieria prescritti dalle esigenze del sistema difensivo della Sicilia nel Mediterraneo, mare di scorrerie e di conflitti. A seguito dei recenti restauri si è dimostrato che non si tratta di una torre di difesa ma di un "palacium" che coniugava la funzione di residenza signorile con quella di punto di controllo delle granaglie e delle merci che, provenienti dall'interno, venivano imbarcate dal caricatore. è rappresentativa della nascita e della crescita economica della città ed é una della poche testimonianze italiane di architettura medievale del XV secolo. In questo particolare momento storico, viene considerata "porta del Mediterraneo", faro di riferimento per migliaia di migranti, nonché spunto di riflessione di carattere sociale, economico e politico per i popoli che si affacciano sul Mediterraneo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/torrecabrerapozzallo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, in un luogo famoso per le proprie sorgenti d'acqua, utili ai naviganti, fu eretta una Torre a difesa di alcuni magazzini costruiti su una delle coste più trafficate dell'epoca. Questi magazzini erano stati costruiti per volere dei Chiaramonte, Conti della vicina Modica. Il re Alfonso V d'Aragona, quando riconquistò la Sicilia, confiscò la contea di Modica ai ribelli Chiaramonte e la diede al conte Giovanni Bernardo Cabrera, esponente di una delle famiglie catalane più illustri, autorizzandolo a costruire una torre di difesa proprio nel luogo oggi conosciuto come Pozzallo, appunto la Torre di Cabrera. Questa torre ebbe una grande importanza militare, poiché permetteva di avvistare tempestivamente i pirati in arrivo che miravano al grano depositato nei magazzini sulla costa; sulla sua terrazza erano piazzati i cannoni pronti a fare fuoco ed i cavalieri sorvegliavano la costa. I prigionieri catturati venivano giustiziati in una stanza particolare sugli scogli, ancora oggi visibile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/torrecabrerapozzallo6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'edificio ha una pianta quadrata di circa 20 metri a lato ed un'altezza di 28 metri; è costituito da tre piani e appunto da una terrazza. Con i recenti restauri si è dimostrato che non fu solamente una torre di difesa, ma anche una residenza signorile. Nel 1693 una parte della torre crollò a causa di un violento terremoto, fu poi in parte ricostruita ed oggi è Monumento Nazionale, simbolo della città di Pozzallo e per questo riportata anche sullo stemma della città. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/torrecabrerapozzallo1.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi la Torre appartiene al demanio regionale e si visita gratuitamente. Sono visitabili, al piano terra, due grandi magazzini con volte a botte, in pietra e mattoni; tramite una scala ottocentesca, esterna all'edificio, è possibile accedere al primo piano, dove le pareti dell'ambiente conservano le tracce degli eventi sismici; da qui una scala ricavata nello spessore del muro ci conduce al secondo piano, dove possiamo ammirare due ambienti destinati probabilmente ad uso privato; e ancora una scaletta a chiocciola ci conduce al terrazzo da cui si gode una vista panoramica straordinaria.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video della Torre</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/tZHYE9lVIto">https://youtu.be/tZHYE9lVIto</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 06:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Loacalità sciistiche in Sicilia: PIANO BATTAGLIA]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000022B"><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">Piano Battaglia è una frazione del borgo Medievale di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-medievali-siciliani---petralia-sottana---palermo" target="_blank" class="imCssLink">Petralia Sottana</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/palermo-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, è località di villeggiatura e di sport invernali. Si trova nel cuore del </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">Parco delle Madonie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, tra il complesso montuoso di Pizzo Carbonara e Monte Mufara, in un contesto paesaggistico e ambientale di alto valore.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">La piccola frazione di Piano Battaglia è una vera principessa delle nevi di Sicilia. Meta ideale durante tutto l’anno, è molto amata in inverno, quando si ricopre di un candido mantello. </span>Il cuore delle Madonie è rappresentato (sia geograficamente che turisticamente) da Piano Battaglia, rinomata località di villeggiatura estiva ed invernale a 1572 mt di altitudine e sede degli unici impianti di risalita della Sicilia Occidentale; terminati gli echi della cruenta battaglia tra Musulmani e Normanni svoltasi nell’XI secolo d.C., adesso sorgono alcune strutture ricettive, numerose ville e baite nonchè skilift e piste per lo sci. Nei dintorni è possibile fare dello sci da fondo immergendosi in scenari boreali e veramente inusuali a queste latitudini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/pistepiano-battaglia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Vedendone il paesaggio, si rimane senza parole per la bellezza dell’insieme di chalet, costruzioni tipiche, natura rigogliosa e, in inverno, candida neve. In primavera è un trionfo di colori e di tinte del verde. Un paradiso come questo, esiste solo nel Parco delle Madonie: è Piano Battaglia, frazione di Petralia Sottana, splendido borgo in provincia di Palermo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/PianoBattaglia3.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il complesso della Mufara, sul versante settentrionale, raggiunge i 1840 metri, mentre il Mufaretta, sul lato sud-occidentale, si “ferma” a 1680 metri. Qui esistono infinite possibilità per escursioni a piedi e in mountain bike, lunghi i numerosi segnati. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ovviamente, per dedicarvi agli itinerari a piedi, dovrete attendere la giusta stagione, mentre per godere dei paesaggi innevati, sarà necessario concentrarvi nelle stagioni dell’anno più fredde. Ancora una volta la Sicilia dimostra di essere una meta ideale durante tutto l’anno. Per conoscere meglio questi luoghi, vorremmo parlarvi di una curiosità che pochi conoscono: perché Piano Battaglia si chiama così? Ecco le origini del nome.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/pistepiano-battaglia7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Perché Piano Battaglia si chiama così</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il pianoro si trova a 1526 metri sul livello del mare, “incastonato” tra il Pizzo Carbonara (1979 mt.) e il Monte Mufara (1865 mt). I boschi di questa zona sono arricchiti da faggi, lecci e abeti. &nbsp;Vi si trovano tantissimi endemismi floreali come la peonia, il lino delle fate siciliano, la stellina di Gussone, l’astragalo e lo spillone dei Nebrodi. La fauna include esemplari di daini, cinghiali, rettili, uccelli e roditori.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Soffermandosi sul nome, si pensa a una qualche grande battaglia combattuta qui in passato. C’è chi ritiene si sia tenuto qui uno scontro tra Arabi e Normanni, tra il X e l’XI secolo d.C. o, ancora, una leggendaria battaglia contro i Saraceni. La storia della battaglia contro i Saraceni sarebbe nata allo scopo di esaltare le gesta della famiglia dei Ventimiglia (che avevano ampi possedimenti nella zona delle Madonie). La verità, però, è un (bel) po’ differente.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il nome Piano Battaglia, infatti, avrebbe una derivazione più antica. La denominazione, probabilmente, deriva dalla semplice trasformazione di un vocabolo di origine greca, che indicava un gioco conviviale, cioè il “cottabo” (diventata poi “cattaba”). Il termine veniva dato a diversi giochi, la cui base era l’utilizzo del vino. Proprio i pastori e coloro che vivevano nei boschi delle Madonie, sin dai tempi antichi, hanno usata il nome “cattaba”, per indicare una gara di velocità. </span><span class="fs14lh1-5">Questa gara si basava sul taglio della legna che si teneva con cadenza annuale, proprio ai margini dei pianori erbosi. Al termini della gara, i momenti conviviali erano accompagnati da abbondanti bevute di vino. Il vocabolo, da quel “cattaba” (quindi Piano della Cattaba) è diventato “Piano della Vattagghia” (cioè del bestiame, per via dei pascoli), diventando in ultimo Piano Battaglia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">LE PISTE DI PIANO BATTAGLIA</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/pistepiano-battaglia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><b>La pista Mollica</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Riaperta dopo 30 anni! Ricorda pendenze e sensazioni delle più famose piste dell’arco alpino.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>La pista dello scoiattolo</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Risistemata nella parte iniziale dello skilift, è stata migliorata sia nel fondo che nella risalita.</span></div><div><b class="fs14lh1-5">La pista Sparviero</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo il piano d’arrivo attraversa delle piazzole sulla strada, consentendo un ottimo scorrimento fino alla pista Mollica. In alternativa 50 metri dopo l’arrivo della seggiovia si potrà percorrere una pista in via di omologazione dalla FISI , la stessa con una lunghezza di 3 km e un dislivello di circa 280 mt. è tra le più interessanti del centro Sud, nella sua nuova versione con una serie di derivazioni in mezzo alla faggeta che consentiranno maggiore sicurezza allo sciatore sia turistico che agonista</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Il Campo Scuola Marmotta</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Situato nel settore orientale di Piano Battaglia, nei pressi della Chiesa della Madonna delle Nevi. L’area, opportunamente recintata, è dedicata ai principianti ed ai neofiti dello sci e dello snowboard. Il campo è servito da un moderno tapis roulant installato nel 2005 dalla Provincia Regionale di Palermo.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/pistepiano-battaglia6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare </span></div><div><div style="text-align: start;"><div><strong><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">DA PALERMO</span><span class="cf2"> </span></span><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">: </span></strong><span class="fs14lh1-5">imboccare la A19 (Palermo-Catania) e giunti all’altezza dell”agglomerato industriale di Termini Imerese, svoltare per Catania. Piano Battaglia è raggiungibile da tre comodi svincoli:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">1) Buonfornello, da dove percorrendo la SS113 si raggiunge Campofelice di Roccella, e da lì Collesano, Piano Zucchi e Piano Battaglia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">2) Scillato, da cui si prosegue per Polizzi Generosa, e poi Piano Battaglia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">3) Tre Monzelli, da cui percorrendo la SS120 in direzione Castellana Sicula, si raggiunge Petralia Sottana, e da lì Piano Battaglia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>DA CATANIA</b>: imboccare la A19 (Catania-Palermo) ed uscire al nuovo svincolo di “Irosa” da cui si prosegue verso Petralia Sottana e poi in direzione Piano Battaglia (S.P. 54).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">DA MESSINA: imboccare la A20 (Messina-Palermo), uscire allo svincolo di Pollina/Castelbuono.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Superato l’abitato di Castelbuono, raggiungere Isnello e proseguire per Piano Battaglia.</span></div><div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5"><b>DA MESSINA:</b></span><span class="fs14lh1-5"> imboccare la A20 (Messina-Palermo), uscire allo svincolo di Pollina/Castelbuono. </span></span><span class="fs14lh1-5 cf2">Superato l’abitato di Castelbuono, raggiungere Isnello e proseguire per Piano Battaglia.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf2">Guarda il Video </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/u3OkCU81ZOg">https://youtu.be/u3OkCU81ZOg</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 12:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari Naturalistici in Sicilia: LAGO MAULAZZO - Parco dei Nebrodi]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000022A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lago Maulazzo nel parco dei Nebrodi è tra i laghi più belli ed affascinanti della Sicilia capace di stupire anche gli escursionisti più esperti. Se dici lago Maulazzo, uno dei paradisi di Sicilia e tra i simboli dei Nebrodi, fai bene a pensare già ad un luogo magico da vivere stagione dopo stagione. Dalla primavera fiorita e lussureggiante si passa all’estate che regala rinfresco grazie agli alberi e all’acqua dell’invaso. L’autunno è un tripudio di colori grazie al foliage offerto dal bosco che lo circonda. Infine c’è l’inverno, che rende questo luogo una delle mete più suggestive della neve in Sicilia, grazie al manto bianco e al fatto che spesso si ghiaccia anche la sua superficie. Un paesaggio che in Sicilia proprio non ti aspetti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/maullazzo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lago rientra nel percorso dei laghi, infatti su questo altipiano si trovano precisamente due laghi (Biviere; Maulazzo) Il Maulazzo è un invaso artificiale realizzato negli anni 80. Il paesaggio è davvero spettacolare, la cornice della faggeta danno un tocco in più a questo meraviglioso lago. In prossimità si snodano diversi sentieri per gli amanti del Trekking. In primavera ed in estate si popola di visitatori per una rilassante pausa pic-nic. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/maullazzo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al Lago Maulazzo si può stare un’intera giornata, magari prevedendo un picnic tra i boschi con il fantastico sfondo del Lago tra rane, libellule, la frescura degli alberi e tanta, tanta pace. Trattandosi di una meta gettonata, in molti lo scelgono per una scampagnata in famiglia o con amici per godersi un po’ di fresco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tre le tipologie di scenari, una per ogni lato del bacino artificiale. Da un lato, un fantastico prato abbastanza rettilineo (prediletto dai piccoli gruppi) dove stendere in tranquillità teli o tende, sulla riva opposta, invece, il bosco diventa più fitto e con una maggior pendenza: questo lo rende meno adatto, ma non inagibile, per i picnic. In terzo luogo troviamo un grande spiazzo prediletto da camper e grandi gruppi. </span><span class="fs14lh1-5">Da non sottovalutare anche il</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">percorso naturalistico</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">che porta direttamente al Lago: si procede attraverso sentieri nascosti e inusuali, ammirando </span><span class="fs14lh1-5">ruscelli</span><span class="fs14lh1-5"> d’acqua limpida, piccoli </span><span class="fs14lh1-5">mammiferi</span><span class="fs14lh1-5">, rapaci diurni, grifoni e, con un po’ di fortuna, anche l’aquila reale. Oltre a questo anche piante, fiori e i funghi tipici del sottobosco.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/maullazzo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Assolutamente consigliati, per l’escursione, scarpe da trekking, abbigliamento stratificato in base alla stagione, cappellino e occhiali da sole, zaino con acqua e pranzo a sacco. Si raccomanda, però, di partire leggeri, senza troppi pesi se opterete per la scarpinata a piedi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se la vostra preferenza è quella di guidare fino al Lago comodamente in auto, allora è chiaro che potete “azzardare” nei carichi, agevolati dalla vostra vettura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Potete portare anche un telo da stendere a terra tra i boschi e godere dello spettacolo naturale che vi si aprirà davanti ai vostri occhi. Attenzione che in loco non è presente alcuna attività commerciale, né bagni. Meglio avere tutto con sé.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">COME ARRIVARE AL LAGO MAULAZZO</span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La strada più congeniale partendo da Alcara Li Fusi (che si raggiunge dall’uscita dell’autostrada di Sant’Agata di Militello lungo Palermo-Messina A20) è la SP 161 da Sant’Agata fino ad Alcara li Fusi e dall’uscita del paese la bretella della 161/a strada interna di collegamento con Longi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/DHEesvXTir0">https://youtu.be/DHEesvXTir0</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Jan 2024 07:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali Siciliani: PIETRAPERZIA - Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000229"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5">Caratteristico Borgo di origine antichissima </span><span class="fs14lh1-5">in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Enna</a></i></span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> ricco di storia di palazzi e chiese che ne abbelliscono l'architettura rendendola interessante al visitatore, circondata da verdi colline con incantevoli scenari sulla valle del fiume Imera.</span><span class="fs14lh1-5"> Il territorio, caratterizzato da una verdeggiante e rigogliosa vegetazione boschiva. L’abitato, che sorge presso una rupe sforacchiata da numerose camere sepolcrali preelleniche, è interessato da una forte crescita edilizia; ha un andamento plano-altimetrico lineare.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/pietraperzia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nome </span><span class="fs14lh1-5"><i>Pietraperzia</i></span> <span class="fs14lh1-5">deriva dal dialetto siciliano "petri pirciati", cioè pietre forate, sicuramente dato dalla presenza su tutto il territorio di numerose rocce bucherellate e siti di tombe preistoriche. Pietraperzia è oggi sicuramente, tra i paesi dell'entroterra siciliano, quello che più conserva i suoi valori e tradizioni di un tempo, oltre alla sua bellezza architettonica. Ospitalità, simpatia, buona cucina e i volti della gente, scavati dalla fatica, fanno di questo paese uno degli ultimi avamposti della cultura contadina siciliana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/pietraperzia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pietraperzia occupa l’intera storia dell’umanità, con il suo territorio che è un museo a cielo aperto ancora da scoprire. A darne gli indizi è la contrada Rocche dove un calendario solare megalitico offriva alle prime civiltà preistoriche la cattura del tempo per scandire le stagioni e i relativi lavori dei campi tra i vari acrocori fino al Salso. L’uomo di Neanderthal di 150.000 anni a.C. venne sostituito dal Cro-magnon di 35.000 anni a.C. e dietro di lui altri popoli del Mediterraneo occuparono questo territorio fin quando l’uomo abbandonò il nomadismo per fissare la sua dimora attorno a quel foro da sempre chiamato “La grotta del lampo” e praticarono l’agricoltura supportati dalla dea Cerere. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/pietraperzia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La scoperta del calendario megalitico offre a Pietraperzia l’incontro con il suo più remoto passato, basta osservare i due solstizi d’estate del 21 giugno e d’inverno il 21 dicembre per rivivere quello che i megalitici producevano in riti e in culti, propiziatori della fertilità della terra e distribuivano i codici sociali matriarcali in tutto il territorio pietrino. Tanta gente concorre a festeggiare il solstizio d’estate del 21 giugno, alla ricerca della cattura dei raggi solari che penetrano attraverso il grande foro de “La grotta del lampo” alle prime ore dell’alba.</span></div></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla base delle indicazioni di storici e geografi pare che &nbsp;Pietraperzia abbia avuto origine da una antichissima colonia greca in Sicilia chiamata Caulonia. Pietraperzia deve alla dominazione saracena sia il nome che la sua prosperità. A partire dal 1091 la Sicilia era stata sottomessa definitivamente dai Normanni i quali favorirono la divulgazione della fede cristiana che in breve prese il sopravvento su quella musulmana e si ritornò alle antiche consuetudini, precedenti l’invasione saracena. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/madonna_-della-Cava.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">La &nbsp;tradizione narra che in quel periodo un muto viandante trovò in una contrada chiamata “La Cava”, l’immagine murale della Madonna, ricevendone in dono la favella. Da quel giorno gli abitanti del luogo assunsero la Madonna come patrona principale di Pietraperzia e da allora ogni 14 e 15 Agosto dell’anno hanno luogo festeggiamenti in onore della Madonna che venne chiamata appunto Madonna della Cava. Epoca aurea per Pietraperzia si può considerare il secolo sedicesimo quando i Barresi &nbsp;baroni della città assursero prima alla dignità di marchesi con Matteo III Barresi, il fondatore di Barrafranca (1529), e poi di principi con Pietro Barresi (1564). </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/pietraperzia5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">II castello di Pietraperzia loro abitazione diventò allora ambìto ritrovo di gente amante della cultura e della politica. </span><span class="cf1">La sorella di Pietro, Dorotea Barresi, fu viceregina di Napoli avendo sposato in terze nozze il viceré di Napoli, Giovanni Zunica. &nbsp;Con Pietro e Dorotea si estinse la dinastia dei Barresi, come signori di Pietraperzia, e subentrò quella dei Branciforte. Il primo marito di Dorotea era stato, infatti, Giovanni Branciforte, conte di Mazzarino, da cui era nato Fabrizio.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/pietraperzia6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Più conosciuta per l’area archeologica e per il castello normanno, vanta anche un ricco patrimonio artistico. </span><span class="cf1">Nella zona alta della città si trova la Chiesa Madre, fatta edificare nel ’500 da Matteo Barresi, e nel cui interno sono custoditi alcuni sepolcri della famiglia Barresi ed un interessante dipinto di Filippo Paladino. </span><span class="cf1">Degna di attenzione è anche la chiesa del Rosario, a pianta centrica, costruita tra il XVI ed il XVII sec, di fronte alla quale sorge il Palazzo Tortorici in stile gotico (XX sec.). È meta di pellegrini il Santuario della Madonna della Cava.</span></span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/pietraperzia7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È meta di un discreto afflusso turistico. Molti sono coloro che decidono di visitare le sue bellezze naturalistiche e i vicini siti archeologici. Tra le specialità gastronomiche si segnalano i piatti a base dei prodotti della terra, a ricordo delle secolari tradizioni contadine della provincia. I rapporti con i comuni vicini non sono molto intensi: gli abitanti vi si rivolgono, oltre che per motivi di studio, anche per l’espletamento di pratiche burocratiche. Le principali manifestazioni folcloristiche all’insegna della tradizione, che allietano la comunità locale e i visitatori dai dintorni, sono: la festa di San Giuseppe, a marzo; i suggestivi riti della Settimana Santa con le rappresentazione di “lu signori di li fasci” e “l’incontro”; la fiera generale, a ottobre. La festa del Patrono, San Rocco, si celebra il 16 agosto. Ha dato i natali al poeta Vincenzo Guarnaccia (1899-1954) e al poeta Francesco Tortorici (1860-1932).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il video del borgo</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/erNZZwA6exc">https://youtu.be/erNZZwA6exc</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Jan 2024 11:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Museo Archeologico Giuseppe Whitaker a Mozia]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000228"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Museo Whitaker è un museo archeologico situato a <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?siti-archeologici-da-visitare-in-sicilia--isola-di-mozia" target="_blank" class="imCssLink">Mozia</a>, in provincia di Trapani, che riunisce le scoperte fatte sul sito. Il museo è dedicato al suo fondatore, Joseph Whitaker, un famoso ornitologo inglese che ha consacrato la sua fortuna ad eseguire scavi archeologici. Contiene anche molti resti scoperti a Lilibeo. Esso accoglie i reperti della storica Collezione Whitaker e degli scavi effettuati dalle spedizioni della Soprintendenza della Sicilia Occidentale (poi Soprintendenza di Trapani), dell'Università di Roma La Sapienza, dell'Università di Leeds, dell'Università di Palermo, del C.N.R. e dell'Università di Bologna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/museomozia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1793 Rosario Alagna ritrovò nell'isoletta un blocco scultoreo raffigurante due leoni che addentano un toro, che è conservato oggi al Museo Whitaker insieme a molte suppellettili. </span><span class="fs14lh1-5">Ma fu la palazzina di Whitaker che dal 1906 fu il primo nucleo dell'antiquarium, destinato a custodire i ritrovamenti degli scavi fino al 1926. Nel 1975 è stata istituita la fondazione Giuseppe Whitaker, che gestisce il museo. Nel 1979 fu ritrovato il Giovane di Mozia, anch'esso custodito nel museo. Nel 2001 i locali sono stati ristrutturati e ampliati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/museomozia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltre alla ormai storica Collezione Whitaker, esposta nell'Ala Whitaker, nelle medesime vetrine di legno dipinte di bianco dei primi del 1900, il Museo ospita una vasta selezione dei materiali provenienti degli scavi moderni effettuati in diversi punti dell'abitato di Mozia (1960-1993), collocati nei locali ricavati dalla ristrutturazione di ambienti di servizio della Palazzina stessa. I visitatori troveranno una sala dedicata interamente alla didattica: un plastico dell'isola di Mozia con l'indicazione delle zone archeologiche e numerosi pannelli illustrati riguardanti la storia dei Fenici e la loro civiltà. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/museomozia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella sala con il lucernario, il vecchio cortile di servizio della Palazzina Whitaker, è esposta la statua del “Giovane di Mozia”; alle spalle della statua due porte introducono alla nuova esposizione. La grande sala dal tetto a capriate, l'antica cucina Whitaker, ospita le vetrine e i pannelli relativi ai ritrovamenti di epoca preistorica, i materiali delle Fortificazioni e quelli provenienti dalle diverse zone dell'abitato di Mozia. Le attività industriali svolte sull'isola, consistenti perlopiù nella realizzazione di vasi, sono illustrate dagli oggetti provenienti dalla “Zona Industriale a sud della necropoli” e nella “Zona K/K est”. Una grande città come Mozia doveva senz'altro possedere più di un luogo di culto. A tutt'oggi si conosce il santuario di “Cappiddazzu”, del quale è noto l'aspetto architettonico successivo alla distruzione del 397 a.C. Gli scavi del santuario hanno restituito materiali sia fenici che greci ( VII – IV sec. a.C.) ma anche vasellame romano e oggetti di epoca medievale, forse relativi alla frequentazione del luogo da parte dei monaci basiliani che costruirono una basilica proprio sui resti del santuario pagano. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/museomozia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli scavi inglesi degli anni Sessanta del Ventesimo secolo hanno inoltre individuato due piccoli sacelli esterni alle mura, fuori Porta Nord. La sala posta in fondo è interamente dedicata all'esposizione dei materiali del Tofet, il tipico santuario delle città fenicie di Occidente, scavato da A. Ciasca. Sono presenti le grandi stele iscritte, le protomi e la maschera, oltre a numerosi vasi, relativi alla lunga vita del Santuario. Infine tre vetrine sono riservate all'esposizione dei corredi della necropoli arcaica di Mozia, materiali sia fenici che greci datati dalla fine dell'VIII sec. a.C. al V sec. a.C. Sono anche presentati i corredi della necropoli di Birgi, rinvenuti nel 1996. Un grande pannello bianco costituisce un divisorio tra la nuova esposizione e l'ala Whitaker, con la Collezione di Giuseppe Whitaker, tappa finale dell'itinerario nel nuovo museo, pur essendone il nucleo primitivo. Per i materiali della Collezione è stata conservata l'esposizione, ormai storicizzata, realizzata all'epoca di Whitaker .</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 07:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani: CASTELLO LAURIA - Castiglione di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000225"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello Lauria, detto anche Castello Grande, domina tutto il borgo murato di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--castiglione-di-sicilia" target="_blank" class="imCssLink">Castiglione di Sicilia</a> ed è ubicato nel centro urbano; l'ingresso è ad ovest, al termine di una gradonata nella via Pantano, che si può imboccare dalla centrale piazza Lauria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-lauria1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft cf1">M</span><span class="imTALeft">aestosa fortezza nella roccia </span></span><span class="fs14lh1-5 cf1">che domina tutta la Valle dell'Alcantara, con sullo sfondo l'Etna. Una struttura in parte di epoca normanno - sveva ed una parte di epoche successive. Luogo inespugnabile a dominio di un vasto territorio e da sempre ambito da diverse famiglie nobili. Anche Ruggero di Lauria lo ebbe come possedimento e qui è ambientata anche la leggenda di Angelina, la bella figlia di Ruggero di Loria, innamorata del Delfino di Francia. Insieme al Castelluccio, alla Torre di San Vincenzo ( U Cannizzu) , e alla quarta fortezza che sorgeva dove poi fu edificata la chiesa di SS Pietro e Paolo costituiva un unico sistema difensivo della Città medievale, protetta da una cinta muraria con nove porte di accesso.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_lauiria2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La parte più alta ospitava un locale ”Solecchia” che comunemente si ritiene fosse la zecca dove si coniavano le monete. La struttura costituiva la parte centrale e la roccaforte del paese anche se non si hanno notizie sicure sulla sua origine. Dalla presenza di due finestre bifore della parte ovest si può ipotizzare che esso sia quanto rimane del nucleo centrale di una struttura più ampia, probabilmente edificata durante il periodo normanno-svevo. La sua importanza come struttura difensiva è anche testimoniata dalla genesi del nome “Castiglione”, dato al nucleo abitato circostante: nel XII secolo Castiglione, viene chiamato “Quastallum” da Edrisi, “Castillo” in un diploma di Ruggero II, “Castillio” in un diploma di Papa Eugenio III. L’attuale nome, invece, significa Castello grande: al latino medievale “castellum”, infatti è stato aggiunto il suffisso accrescitivo “ione”, facendolo diventare Castellione, che gli aragonesi prima e gli spagnoli poi pronunziavano “Casteglione”. Il termine venne anche interpretato come “Castello del Leone” per offrire al paese un marchio di regalità, dando luogo anche allo stemma: un castello e due leoni accovacciati.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_lauiria3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel Medioevo il castello, tramite alcuni passaggi sotterranei, era in comunicazione con la roccaforte del Castelluccio e con un avamposto identificabile con la chiesa di San Pietro: si diceva che, addirittura, questi passaggi arrivavano fino alla Torre del Cannizzo. Comunque, costituivano un vero e proprio complesso architettonico e difensivo, ed un vecchio stemma cinquecentesco della città, con tre torri, mette in evidenza la loro importanza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_lauiria4b.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">I vari quartieri del castello assumevano funzioni diverse: la parte più nobile era riservata al castellano e comprendeva le scuderie, i fienili, le stalle, le abitazioni per i servi e per gli addetti alla manutenzione. Vi erano, poi, le carceri, all’interno delle quali, nelle scomode celle dette “dammusi”, lunghe non più di due metri ed alte appena un metro, spesso, venivano rinchiusi i più facinorosi avversari politici ed i più incalliti delinquenti. Importanti erano, poi, le cisterne per conservare l’acqua piovana o per nascondervi, durante gli assedi, vettovaglie e suppellettili preziosi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_di_Lauria_panorama.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Dal castello, conosciuto anche come castrum leonis, è visibile tutta la parte superiore della Valle dell'Alcantara fino a Randazzo e tutto il versante settentrionale dell'Etna. Il maniero domina dall'alto anche il sito di Francavilla di Sicilia e la strettoia che la Valle dell'Alcantara forma proprio sotto il castello di Francavilla, dove si trova il suggestivo sentiero naturalistico delle Gurne. Alla base della rupe del castello vi è anche un ponte medievale sul fiume Alcantara e ciò che resta di alcuni mulini, proprio accanto alla chiesa trecentesca di San Nicola, famosa per gli affreschi medievali presenti al suo interno. A sud-est del castello e dell'abitato fortificato, ad una certa distanza, si trovano invece una serie di rilievi a quota più elevata che impediscono la vista verso il territorio di Linguaglossa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_lauiria5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Lauria si sviluppa su due livelli di rocce arenarie con giaciture orizzontali, la cui naturale conformazione è stata sfruttata per la difesa. Alcuni archi superano le fratture verticali del masso per dare continuità alla cortina e ai fabbricati che vi si addossano. Una grande scalinata, un tempo completamente intagliata nella roccia, conduce al portone ogivale d'ingresso. Esso è scavato direttamente nella roccia e per il resto è realizzato in conci regolari di pietra locale (arenaria e lavica). La chiave di volta, in forma di losanga, è in pietra lavica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_di_Lauria_portoe.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Del XII secolo è l'ipotetica costruzione della cinta muraria urbana, una parte della quale circonda lungo il rilievo roccioso la rupe del castello nel livello più basso, dove poi sarà costruita la residenza feudale.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dal Drone</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/QF9eX8nIWXI">https://youtu.be/QF9eX8nIWXI</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Jan 2024 07:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Barocco in Sicilia: DUOMO DI SAN GIORGIO - Ragusa ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000224"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Duomo di San Giorgio di Ragusa è uno dei monumenti tardo-barocchi più belli tra quelli presenti in città. Progettato dall’architetto Rosario Gagliardi domina, con la sua cupola neoclassica, il panorama di Ibla. Il suo prospetto barocco e la sua imponente scalinata scenografica hanno fatto da sfondo a diverse scene della serie tv Il Commissario Montalbano. Dal 2002 fa parte del sito seriale Unesco: Città tardo barocche del Val di Noto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ragusa-sangiorgio-facciata.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Risalendo il corso XXV Aprile, il visitatore si ritrova ai piedi della piazza dove svetta altissimo il Duomo di San Giorgio. La chiesa non ha, però, una collocazione regolare rispetto alla sottostante piazza: il suo asse centrale è, infatti, leggermente ruotato rispetto alla linea che risulta dal prolungamento della piazza, non risultando fra l’altro perfettamente allineata con gli assi delle strade. In questo modo l’osservatore che si introduce in piazza duomo può scorgere la chiesa nelle sue tre dimensioni e di ammirare finanche la sua cupola. La piazza è, poi, abbellita da palme e delimitata da palazzi di stampo neoclassico e barocco.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomo-di-san-giorgiopiazza.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia della costruzione del Duomo di San Giorgio di Ragusa inizia subito il terremoto del 1693 in Val di Noto. In città esisteva già una fortissima rivalità tra i fedeli della Chiesa di San Giorgio e quelli della Chiesa di San Giovanni. Entrambe le chiese vennero distrutte dal terremoto e inizialmente si decise di costruirne una nuova che si trovasse a metà strada. I lavori non iniziarono mai per i continui boicottaggi delle due fazioni e così i Sangiorgiari, nel 1738, decisero di incaricare Rosario Gagliardi per la progettazione del nuovo duomo. All’architetto venne chiesto espressamente di progettare un edificio in grado di offuscare la Cattedrale di San Giovanni che, nel frattempo, era in fase di costruzione dagli odiati rivali. I lavori di conclusione del Duomo di San Giorgio si conclusero con la realizzazione della cupola tra il 1819 e il 1820.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomo-di-san-giorgioesterbi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Architettura esterna del Duomo di San Giorgio di Ragusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il prospetto esterno del Duomo di San Giorgio di Ragusa è stato realizzato tra il 1740 e il 1775 su progetto dell’architetto Rosario Gagliardi. Presenta tre ordini che gli conferiscono un andamento a torre. Nell’ordine più basso sono presenti dodici colonne trinate, sei colonne binate nel secondo e quattro nel terzo. Due coppie di volute fanno da raccordo tra il primo e il secondo livello, dove sono presenti le statue di San Giorgio e San Giacomo e tra questo livello e quello superiore dove, invece, ci sono le statue di San Pietro e San Paolo. Uno degli elementi architettonici più imponenti della chiesa è la sua cupola neoclassica. Realizzata nel 1820 è alta 43 metri ed è sostenuta da sedici colonne. Nel progettare il Duomo di San Giorgio, Rosario Gagliardi orientò la chiesa un po’ più a sinistra della piazza antistante in modo che la cupola fosse ben visibile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomosangiorgioscalinata.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La scalinata della chiesa e il suo cancello</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad esaltare la scenografia del Duomo di Ragusa è una maestosa scalinata disegnata sempre da Gagliardi, che aveva già progettato il Collegio dei Gesuiti di Modica, la Chiesa di San Domenico di Noto e la facciata della chiesa di Santa Maria delle Stelle di Comiso. Nel 1876, essendo la scalinata molto ripida, sono state aggiunte alcune parti per rendere più comodo il percorso. L’imponente cancellata in ghisa è invece del 1890 e realizzata da Angelo Paradiso di Acireale. È formata da ventotto pilastri a base quadrangolare decorati su entrambi i lati da medaglioni circolari. Qui sono raffigurati in altorilievo i simboli di San Giorgio: lo scudo con la croce, la corazza, la lancia e il tamburo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/SanGiorgioragusa-Interni.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Interno e opere d’arte del Duomo di San Giorgio di Ragusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’interno del Duomo di San Giorgio di Ragusa è diviso in tre navate da dieci pilastri con archi a tutto sesto. Lungo i tredici altari che abbelliscono l’interno della chiesa sono presenti diverse splendide tele. Tra queste: il San Nicola e l’Angelo Custode del palermitano Vito D’Anna, l’Immacolata e la Santa Gaudenzia di Francesco Manno, il Riposo in Egitto e il San Giorgio che uccide il drago del messinese Dario Guerci. In una cappella laterale si trova la statua di San Giorgio che, ogni anno, viene portata in processione per le via della città in occasione della festa a lui dedicata. Nella sagrestia è presenta una tribuna d’altare realizzata nel 1570 in pietra calcarea. È formata da cinque nicchie a grandezza naturale dove erano collocate le statue di Santi guerrieri. Oggi sono visibili solo San Giorgio, sant’Ippolito e San Mercurio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/vetrataduomoragusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Le vetrate istoriate della chiesa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A rendere il Duomo di San Giorgio di Ragusa una perla architettonica sono anche le sue splendide vetrate artistiche. Sono state realizzate negli anni ‘20 dalla Ditta Luigi Fontana di Milano, su disegni di Amalia Panigati. Sono in tutto trentatré e rappresentano scene della vita e del martirio di San Giorgio. Le vetrate, divise a scacchi da robusti telai, sono impreziosite da pregevoli sfondi e incorniciate da decorazioni in stile barocco. In ognuna è presente lo stemma della famiglia o la menzione a chi ne ha fatto dono alla chiesa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomosangiorgiomuseo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Museo del Duomo di S. Giorgio</b></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inaugurato nel giugno del 2009, &nbsp;al termine di una serie di interventi strutturali eseguiti dal Comune di Ragusa tramite i fondi della legge regionale 61/81 e con uno sforzo corale non indifferente dell’intera parrocchia, il Museo del Duomo di S. Giorgio si offre oggi ai Visitatori non solo come la maggiore realtà museale di arte sacra dell’intera Provincia di Ragusa, ma come unica opportunità di completare una corretta visione storico-religiosa della città di Ragusa negli ultimi mille anni di storia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il percorso all’interno del Museo si snoda attraverso una serie di ambienti suggestivi ricchi di preesistenze architettoniche che furono nel passato più recente adibite a stanze per i canonici: quella &nbsp;così detta “del Vescovo”, quelle dei Predicatori, e poi la “Santara” e il “salotto rosso”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le volte a vela, gli archi ed i capitelli, gli antichi pavimenti, le canalette di pietra per il convogliamento di acque ed altro ancora rimandano ad un passato ben più remoto, ancora tutto da scoprire.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sostanzialmente questo Museo non è nato con l’intento di esporre passivamente ciò che era stipato nelle varie sagrestie o magazzini facenti capo alla Chiesa Madre di San Giorgio, ma ha pensato di intestarsi una funzione di rimando al territorio in modo da porsi come cerniera fra le nozioni offerte in sede museale e la visita della città circostante, cui i pezzi esposti rimandano di continuo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guada il Video del Duomo</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 07 Jan 2024 07:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa Vedere a Siracusa: LA FONTE ARETUSA -  Ortigia]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000223"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Fonte Aretusa è uno specchio d’acqua che affiora ad </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isola-di-ortigia---siracusa--" target="_blank" class="imCssLink">Ortigia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> a pochi metri dal mare. Si tratta di uno dei tanti sfoghi di una falda che alimenta anche il Fiume Ciane. Inizialmente pura, la sorgente divenne salmastra, forse a causa dei vari terremoti avvenuti dopo il 1693. Nel Settecento l’acqua della fonte veniva raccolta in vasche sotterranee che alimentavano i lavatoi per la concia delle pelli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/fontearetusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per tradizione locale, la Fonte Aretusa viene chiamata anche “a funtana re papiri” ( la fontana dei papiri) a causa della vegetazione che cresce al suo interno. Oltre ogni legenda, una cosa è certa: la Fonte Aretusa è un posto magico che da millenni permette passeggiate romantiche e la vista di favolosi tramonti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tramonto-fonte-aretusa-siracusa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Perché Siracusa nasce qui, in questo lembo di Sicilia?</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per l’entroterra fertile certo, così come per lo straordinario porto che, nelle parole di Omero, permetteva di arrivare e sostare senza bisogno di gomene, e per il fiume Anapo che conduce verso l’altopiano e il mondo siculo. Ma anche per la fonte Aretusa, una sorgente naturale di acqua dolce che, per questo, divenne uno dei simboli della città antica; un luogo simbolico, talmente importante da trasformarsi in mito, elemento immateriale in grado di conferire ulteriore lustro e nobiltà alla pòlis unendola, con il filo del racconto, alla madrepatria Grecia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le sue acque si raccolgono, tra le fessure superficiali dell’</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?sicilia-meravigliosa--altopiano-dei-monti-iblei" target="_blank" class="imCssLink">altopiano degli Ibléi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, attraversano strati di roccia vecchi di milioni di anni e si uniscono formando rivoli sempre più grandi e scorrendo sotto le antiche case d’Ortigia e i monumenti senza tempo, per poi rivedere la luce nel porto Grande.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fontearetusaricostruzione.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un tempo la sorgente sgorgava direttamente tra le rocce che delimitavano il margine orientale della vasta baia, mescolando quasi immediatamente le sue dolci acque con quelle salate del mare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Con la fondazione della città essa venne protetta da un muro ed è così che Cicerone la descrisse: “<i>una fonte incredibilmente grande, brulicante di pesci, che le onde sommergerebbero se non fosse protetta dal mare da un muro di pietra</i>”.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Quel muro non esiste più. Le sue acque sono state incanalate e, intorno a esse, è stato realizzato uno spazio circolare, quasi un occhio con cui l’isola di Ortigia guarda verso il cielo, tuttavia ancora adesso, guardando con attenzione nelle giornate in cui il mare è più calmo, si scorgono le acque dolci incunearsi nel porto, quasi galleggiando e disegnando in superficie una specie di nuvola, prima di mescolarsi con le sue acque salate, più dense e pesanti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/fontearetusapapiri.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Nello specchio d’acqua, tra le piante di papiro che oggi la adornano, guizzano céfali dal ventre argenteo, esattamente come avveniva più di duemila anni fa quando ne scriveva Cicerone, affermando che fossero sacri ad Artemide e perciò intoccabili.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le anatre sono anch’esse entrate a far parte della sua storia: goffe camminatrici sul perimetro di pietra, agili ed eleganti nuotatici in acqua, sono chiamate familiarmente “papere” dai siracusani e sono talmente parte della fonte Aretusa che essi, affettuosamente, le citano nel nomignolo in siciliano che le hanno dato: <i>Funtàna dde Pàpiri</i>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/fontearetusapapirianatre.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La fonte Aretusa, un luogo dove mito, storia e natura si mescolano e si incrociano, dove all’ombra delle pareti che lo circondano, cresce il capelvenere che con le sue piccole foglie ricorda i capelli riccioluti delle donne greche, che un tempo si affacciavano su di essa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un ecosistema fragile, che si regge sul filo dell’equilibrio: né troppa acqua, né troppo poca, con il mare che non deve mai invadere troppo il piccolo bacino perché potrebbe nuocere alle piante di papiro causandone la morte e che richiede cura e dedizione continua.</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/472_ywMfwbs">https://youtu.be/472_ywMfwbs</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Jan 2024 07:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia meravigliosa: ALTOPIANO DEI MONTI IBLEI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Itinerari_in_Sicilia"><![CDATA[Itinerari in Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000222"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situati in un territorio che abbraccia le province di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.net/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.net/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> e parzialmente anche </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/catania-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">il territorio del catanese</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, i Monti Iblei sono un altopiano che si eleva fino a una quota massima di 987 metri sul livello del mare e che domina la zona sud-est della Sicilia. Questa zona dell’isola conserva un patrimonio storico-paesaggistico dal valore inestimabile. I Monti Iblei sono infatti ricchi di sorgenti, fiumi e cascatelle che nel corso dei millenni hanno scavato numerosi canyon, come quello di Cavagrande del Cassibile, ma ospitano anche antiche masserie, carrubi, ulivi secolari, mandorli, campi di grano e pascoli lasciati in libertà.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/montiiblei1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questa zona della Sicilia si incontrano anche borghi suggestivi e ricchi di storia come </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--buccheri-l-arcadia-di-sicilia--siracusa-" target="_blank" class="imCssLink">Buccheri</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--ferla---borgo-medievale" target="_blank" class="imCssLink">Ferla</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--monterosso-almo---ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Monterosso Almo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--chiaramonte-gulfi-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Chiaramonte Gulfi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Lungo la strada che attraversa l’altopiano degli Iblei, percorribile anche a piedi o in bicicletta, ovunque ci si volti la natura esprime tutto il suo splendore. I Monti Iblei sono la destinazione ideale per chi vuole vivere un'esperienza all’insegna della lentezza e dell’autenticità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Barocco,_montiiblei.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Antiche masserie, piccoli borghi, zone archeologiche, e il barocco, ma anche carrubi e ulivi secolari, campi di grano circondati da muretti a secco, mucche in libertà nei pascoli e tante altre sorprese ci riserva questo itinerario inedito alla scoperta della Sicilia più intima e genuina. Lungo la strada che percorre l’altopiano degli Iblei ovunque ci si volti la natura esprime tutto il suo splendore. E’ il paradiso del trekking e dei ciclisti: curve che accarezzano i campi, tornanti che salgono e scendono tra le vallate, fioriture che lambiscono i bordi della strada, sentieri con panorami mozzafiato. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/montiiblei2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’altopiano degli Iblei, la cui cima più alta, monte Lauro, raggiunge 986 m. s.l.m., è costituito da numerose cave, rappresenta un importante complesso geologico della Sicilia sudorientale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Anapo il cui nome, di origine greca, significa invisibile, nasce nel territorio di Palazzolo Acreide dalle sorgenti di Guffari sul Monte Lauro, dopo circa 40 km, attraverso le gole di Pantalica (dal fiume prende il nome), sfocia nelle acque del Porto Grande di Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un lungo sentiero bianco percorre l’intera valle dell’Anapo a mezza costa: è il vecchio tracciato della linea ferrata a scartamento ridotto Siracusa – Ragusa – Vizzini che, partendo da Siracusa, risaliva la valle, giungendo alla stazione di Sortino Fusco, di Pantalica, di Cassaro – Ferla, di Palazzolo Acreide e di Buscemi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/montiiblei5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono numerose e ampie le fratture presenti, localmente denominate Cave, incidono il territorio a volte profondamente, con andamento per lo più perpendicolare alle coste.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La presenza dell’acqua, il grado di umidità favorevole ed il clima piuttosto mite della zona, hanno determinato all’interno delle cave la crescita di una lussureggiante e fitta vegetazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Discretamente estesi sono i boschi spontanei a Querce, depauperati purtroppo ogni anno dagli incendi estivi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/montiiblei4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo spettacolo che offrono le cave iblee, specialmente quelle del Siracusano, è particolare: dirupi e strapiombi inaccessibili, grotte un tempo sommerse dal mare e prodighe di reperti fossili spesso rari, grotte stalattitiche ancora intatte e ricche di policrome concrezioni calcaree, ripari naturali di natura eolica, rara fauna selvatica e la nominata fitta vegetazione con frutti e bacche commestibili, erbe officinali e spesso con limpidi corsi d’acqua a fondo valle.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/NslCzJSLIso">https://youtu.be/NslCzJSLIso</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 10:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali Siciliani - PETRALIA SOTTANA - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000221"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Petralia Sottana è un piccolo borgo siciliano in </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></span><span class="fs14lh1-5"> che vanta una storia antichissima. Pare che le prime tracce di civiltà trovino testimonianza già nel 3000 a.C., periodo paleolitico e neolitico di cui sono state rinvenute parecchi reperti in una grotta. La grotta del “Vecchiuzzo”, situata frontalmente all’abitato. Sorge n</span><span class="imTAJustify cf1"><span class="fs14lh1-5">el cuore della Sicilia, sulle montagne delle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">Madonie</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> sorge quest' oasi di pace e natura. Il nome antico" Petrae lilium" dà un'idea della topografia del paese. Piccolo e prezioso per le sue chiese con altari, dipinti e arredi di pregio. Area rurale in cui è ancora possibile trovare cibo e umanità di altri tempi.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/petraliasottana1.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La zona in cui si trova è abitata dai tempi più remoti, come dimostrano le testimonianze rinvenute nella grotta del “Vecchiuzzo”, che si trova di fronte all’abitato, nella cosiddetta “Rocca delle Balate”. Il cuore del borgo ci accoglie con le sue chiese e i suoi palazzi storici mentre, per immergersi in una storia più recente, dobbiamo raggiungere la Centrale Idroelettrica “Catarratti”: questo impianto è il simbolo della storia di questa comunità, che è cresciuta intrecciandosi con l’ambiente e le sue potenzialità. Oggi la Centrale è un esempio di archeologia industriale visitabile.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/petraliasottana2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le case si abbarbicano su uno sperone roccioso, mentre il complesso degli elementi urbanistici si diramano in modo da dare infiniti punti di vista panoramici e paesaggistici che sottolineano la compattezza e l’omogeneità della struttura urbanistica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/petraliasottana3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">COSA VEDERE</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il centro storico di Petralia Sottana, ha vissuto nei secoli un’evoluzione architettonica e stilistica senza mai alterarne la sua originaria natura, che conosce nel XVII secolo la sua stagione più ricca e intensa, con un intreccio di apporti culturali e di rinnovata tradizione artigiana che contribuiscono in modo significativo ad arricchirne la fisionomia edilizia. Vicoli stretti, “annati”, portici, lunghe scalinate e pittoresche fontane da dove sgorga copiosa ottima acqua di sorgente, caratterizzano le vie del centro storico, dove il selciato è intatto, l’asfalto non ha mai fatto comparsa. La sua caratteristica struttura urbana dall’estetica inequivocabile, si sviluppa attorno al nucleo del primitivo del castello e della chiesa madre, rendendo la cittadina caratteristica nella sua forma presepistica dove predominano l’armonia e l’omogeneità delle masse costruite per i materiali utilizzati e per i colori.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/petraliasottanacase.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le case si armonizzano allo sperone roccioso sia per i materiali con cui sono costruite che per le tinte delle facciate e per gli elementi di apertura. Notevole la presenza di elementi decorativi simbolici e apotropaici. Anche i tetti si conservano intatti nella loro strutturazione a coppi siciliani, senza essere deturpati da antiestetici contenitori d’acqua. Le numerose emergenze architettoniche - chiese, palazzi e monumenti - conservano al loro interno tesori d’arte di grande pregio e ben si integrano omogeneamente con le case intorno. La sua ricchezza d’acqua la contraddistingue da sempre, ed è sottolineata dalle numerose fontane dove sgorga copiosa acqua di sorgente. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/petraliasottanachiese.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il centro storico è sede del Percorso Geologico Urbano, il primo in Europa, che guida i visitatori in un museo diffuso, mentre altri punti di forza sono il museo Antonio Collisani con le sue sezioni archeologica e geologica. Tra le numerose chiese da segnalare la chiesa Madre seicentesca, che ingloba un precedente edificio (si conserva un portale tardogotico del &nbsp;XVI &nbsp;secolo), e la chiesa della SS. Trinità, al cui interno è una notevole ancona marmorea con 23 bassorilievi di Gian Domenico Gagini raffiguranti la vita di Gesù (1542).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesa-della-ss-trinita.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Museo Civico “Antonio Collisani”</span></div></div><div><div><span class="fs14lh1-5">È costituito da due sezioni: la sezione geologica “Geopark delle Madonie Giuseppe Torre” e la sezione archeologica con la &nbsp;“Collezione Collisani”.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La prima comprende rocce e fossili di oltre duecento milioni di anni che racconta uno spaccato di storia geologica del territorio madonita e fa capo a Giuseppe Torre, un geologo petralese.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/museocivico.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo una sezione interamente dedicata alla “Grotta del Vecchiuzzo”, all’interno del museo è possibile ammirare la prestigiosa Collezione Collisani, un vasto repertorio di produzioni vascolari di epoca preistorica, numerose statuette in terracotta (arcaiche, ellenistiche, e post ellenistiche), vasi attici a figure rosse e figure nere e una vasta gamma di produzioni in pasta vitrea. Infine, una vetrina è dedicata ai manufatti in metallo quali argento e bronzo.</span></div><div><br></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Petralia Sottana è sede dell’Ente Parco delle Madonie è il Comune che ha la maggior parte di territorio ricadente in zona parco con ben 5.891 ettari e numerosi geositi Geopark Madonie UNESCO. Dal punta di vista ambientale e naturalistico con un territorio di grande pregio ricco di monumenti della natura La località è centro base per l’escursionismo che si articola in numerosi sentieri che intersecano dorsali e vallate, passando per i luoghi più significativi del territorio e offrendo al visitatore scorci di paesaggi di integra bellezza. Il piano di sentieristica, in costante ampliamento, comprende percorsi di varie difficoltà, sono inoltre fruibili percorsi cicloturistici ed equestri, nonché piste sciistiche con impianti di risalita nella frazione Piano Battaglia. La cultura della sostenibilità è di grande rilevanza grazie all’adesione alle nuove politiche di energie rinnovabili e di conservazione e valorizzazione di siti di archeologia industriale, quale la Centrale Idroelettrica di Contrada Catarratti del 1908 dedicata all’energia rinnovabile e alla sua divulgazione scientifica e didattica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Come Arrivare</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Da Palermo</b>: dall’autostrada A19 svincolo Tremonzelli , si prosegue in direzione Petralia Sottana.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Da Catania:</b> dall’autostrada A19 svincolo Irosa , si prosegue in direzione Petralia Sottana.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><span class="fsNaNlh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div><span class="fsNaNlh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/8j0JfAZxdMg">https://youtu.be/8j0JfAZxdMg</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 28 Dec 2023 11:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tradizioni Natalizie Siciliane: lo Zucco (u Zuccu) - Falò della Vigilia]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000021D"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo Zucco è una delle più famose tradizioni siciliane di Natale. Le festività natalizie sono un momento magico in Sicilia. Le città si vestono a festa e si rinnovano tradizioni secolari. Tra queste rientra, appunto, u Zuccu, cioè lo Zucco. Si tratta del ceppo di Natale o falò della vigilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/falonatalesicilia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il rituale dello Zucco si rinnova prima della cena della vigilia. Solitamente il cumulo di legna viene benedetto da un sacerdote, alla presenza del sindaco e delle cariche istituzionali. Contemporaneamente al suono delle campane, si dà il via alle preghiere, poi si va via e si torna poco prima della messa di mezzanotte. Alla fine delle celebrazioni si usava portare a casa un legnetto della catasta per alimentare il proprio focolare, in segno di buon augurio.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/falonatalesicilia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molti non conoscono questa antica tradizione popolare dello Zucco. La fiamma, diviene simbolo di fede, di amore sacro o profano, di passione, di attrazione; è luce del nuovo anno che sta per arrivare. Nella notte di Natale ha assunto il significato di fertilità e vita, la Luce della salvezza che si incarna, l’arrivo del Bambino Gesù. Il falò può essere interpretato anche come il fuoco dei pastori che la notte della nascita del bambino illuminava la strada verso la capanna o, più semplicemente, nella notte più fredda il fuoco scalda mentre si veglia e si aspetta la venuta del Messia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/falonatalesicilia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Queste manifestazioni collegate al fuoco, ai falò sono diventate, opportunità per promuovere il territorio, i siti storico culturali, le tradizioni, l’enogastronomia e i prodotti di qualità di ogni realtà. Attirano turisti e vengono riproposte per educare le nuove generazioni a tutelare i vecchi usi di un tempo. Attorno al fuoco si ritrova la città, il suo passato e la sua storia. Uno spettacolo ancestrale, suggestivo che ci connette alla natura e alla religiosità, quella più autentica, lontana dallo shopping natalizio e dalla frenesia delle feste, che promette di riscaldare il cuore di tutti coloro che assistono e partecipano vivamente all’evento.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 23 Dec 2023 07:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli in Sicilia: CASTELLO CHIARAMONTANO DI NARO - Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000021C"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Castello Chiaramontano di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--naro" target="_blank" class="imCssLink">Naro</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.net/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Agrigento</a></i><span class="fs14lh1-5"> è un fortilizio la cui configurazione attuale può essere fatta risalire all'epoca medioevale ad opera principale della famiglia Chiaramonte. Il Castello di Naro, anticamente isolato in un pianoro, domina tutta la città e la vallata.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/1castellonaro1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Collocato nei pressi del vecchio Duomo su un rilevo su cui si è sviluppato l’abitato di Naro, il complesso architettonico è interamente e sufficientemente conservato. Architettonicamente si presenta con una pianta quadrangolare irregolare con una torre quadrata sull’angolo est, a sud una torre semicilindrica, raccordata dal camminamento un tempo utilizzato dalle ronde. Fra le due torri principali si sviluppa un ampio corpo diviso in due piani e suddiviso in vari ambienti con la copertura della sala principale a volte. Una scala conduce dal salone alla terrazza merlata. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellonaro2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Questo edificio è talmente importante, da essere stato dichiarato monumento nazionale nel 1912. La storia della cittadina si identifica con il castello. Il sito, infatti, fu scelto per le sue caratteristiche da un punto di vista strategico. Sotto gli Arabi, prima, e sotto i Normanni ed i Chiaramonte, dopo, il Castello assunse non solo la difesa militare limitata alle esigenze locali, ma divenne anche un elemento fondamentale per la struttura e l’organizzazione territoriale di un vasto comprensorio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellonaro3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">L’edificio mostra un imponente di pietra gialla e sembra vigilare ancora oggi sia sulle vecchie case dell’antico borgo e sugli edifici della parte nuova di Naro. Vi si arriva percorrendo il lastricato della via Archeologica o salendo lungo la spettacolare scalinata completa di &nbsp;156 scalini, realizzata nel 700, antistante il Duomo Normanno. Anticamente era chiamato “Mastio-Dedalico”, poi venne detto comunemente dei Chiaramonte, dal nome dell’antica e nobile famiglia che governò Naro per più di un secolo. Secondo alcuni storici e fra essi Pancrazio, Polieno, Frontino e Placido Palmeri, la suo origine è leggendaria. È collocato nell’età di Cocalo, il mitico re dei Sicani, di cui era la primitiva fortezza. È certo che preesisteva alla conquista degli Arabi, che lo ingrandirono e lo fortificarono.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/1castellonaropanorama.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ospitò varie volte Federico II d’Aragona, che nel 1330 vi fece aggiungere la massiccia torre quadrata, come testimonierebbe lo stemma araldico della Casa Aragonese sul lato occidentale della facciata. Fu rimaneggiato in epoca chiaramontana, quando Matteo Chiaramonte ottenne la Signoria di Naro. Nel periodo arabo le dimensioni del castello sarebbero state più estese, fino ad arrivare al vecchio Duomo, allora moschea, con un ampio circuito di mura che arrivava alla casa del conte Arrigo Rosso di San Secondo. Si dice che potesse ospitare una guarnigione d’ottomila uomini. Nell’anno 828 sarebbe stata sede dell’emiro Salem, il fondatore di Salemi, e nell’anno 829 dall’emiro Abd Allàh el Chalid ben Jshak. In seguito dall’emiro Ibn Al Abbas, del Kaid Alì-Ibn-Hawwas. Dal 1081 al maggio 1089 rimase sotto la signoria di Ibn-el-Werd, Signore di Girgenti, Siracusa, Noto e Catania. In seguito fu la volta dell’emiro Al Qasim ibn-el-Hamud, l’ultimo Signore arabo di Naro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellonaro44444.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Coinvolgente la visita degli ambienti interni, da mozzafiato la vista panoramica che si gode dalla sua sommità. La visita al Castello di sicuro non lascia indifferenti e induce a pensare bene di chi protegge e valorizza tesori “grandi” come questo incantevole maniero, uno dei più importanti della Sicilia.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del castello dal Drone</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/hLFcXS8ux9w">https://youtu.be/hLFcXS8ux9w</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 21 Dec 2023 08:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi in Sicilia: ACATE (Ragusa)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000216"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Acate si trova sul bordo della piana di Vittoria che si affaccia dalla sponda sinistra del fiume Dirillo a 34 chilometri da <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a>, ad un'altezza di 199 m s.l.m. È il comune più occidentale della provincia. La cittadina possiede un impianto urbanistico a vie ortogonali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/acate1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La nascita del Borgo è frutto dell’antica colonizzazione romana ma reca tracce dell’occupazione araba e delle penetrazioni sveve, normanne e aragonesi, identificabili nei resti della città di Odogrillo presso Contrada Casale. La fondazione di Acate è ascrivibile al Quattrocento: allora il nobile Guglielmo Raimondo Castello provvide a istituire un piccolo borgo dotato di Rocca, conosciuto al tempo con il nome di Biscari (che perdurò fino al 1938). Per l’erezione delle prime chiese si dovette attendere il ‘600, la cui costruzione venne permessa da Agatino Paternò Castello e proseguita da Vincenzo Paternò, che implementò con vigore l’urbanistica religiosa sbloccando lo sviluppo economico del paese, eletto Libero Comune nel 1824. Acate visse da vicino il massacro di Biscari compiuto dagli Alleati sbarcati in Sicilia nel 1943 ai danni di prigionieri italiani e tedeschi, giustiziati subito dopo la resa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/basilica-di-san-giovanni.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i migliori monumenti della cittadina, la Chiesa Madre, che risale al Seicento e i cui resti primitivi sono ancora visibili: parte dell’abside e gli archi che sovrastavano il coro, oltre a parte del transetto, sono ancora quelli della costruzione originaria. La Chiesa di San Vincenzo Martire, poi, custodisce il reliquiario del patrono della città, ed è una bella chiesa barocca con ricchi stucchi decorativi e uno splendido organo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fu ricostruito da Vincenzo Paternò dopo il sisma del 1693 &nbsp;Sono ancora ben visibili le imponenti carceri. Da piazza Libertà vi consigliamo di far partire il vostro itinerario: passeggiando per le vie di questo paesino respirerete un’atmosfera di tranquillità e tradizione storica davvero imperdibile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloacate.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Castello, originariamente quattrocentesco, che ancora oggi sorge vicino alla Chiesa Madre in Piazza Libertà, centro del paese. Sono ancora ben visibili le imponenti carceri. Una delle famiglie nobiliari della Sicilia più influenti di sempre furono i Biscari, i quali risiedevano nel Castello dei Principi di Biscari ad Acate. Questo monumentale edificio è uno dei simboli della città di Acate, oltre ad essere il principale punto d’interesse di questi luoghi che offrono anche altri numerosi scenari paesaggistici e strutture storiche ricche di fascino.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/borghi-della-Sicilia-Acate.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Vi consigliamo di far partire il vostro itinerario </span><span class="fs14lh1-5">da piazza Libertà : passeggiando per le vie di questo borgo respirerete un’atmosfera di tranquillità e tradizione storica davvero imperdibile.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/palioacate.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dedicato a San Vincenzo, per onorare il santo durante la sua festa, è il celebre Palio di Acate, di antica tradizione, orgoglio degli abitanti e indubbiamente evento più atteso dell’anno, che si svolge in un Corso Indipendenza sfarzosamente addobbato ed illuminato per l’occasione. Il Palio è salutato da sbandieratori e giovani vestiti nei costumi Settecenteschi. La Festa di San Vincenzo ha luogo nella terza domenica successiva a quella di Pasqua, e prevede celebrazioni religiose ma anche manifestazioni folcloristiche, culturali e musicali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/luminaria_acate.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Suggestive sono poi le luminarie di Santa Lucia: i giovani accatastano grandi cumuli di legna per organizzare dei falò davanti ai quali scaldarsi (ed arrostire la salsiccia) insieme ai più anziani; in occasione della festa di San Giuseppe, poi, è ancora usanza di alcune famiglie allestire un altare che viene ricoperto da lenzuola bianche ornate di ricami – “u patriarca“, così si chiama – sopra al quale sono servite le portate del pranzo, che viene offerto alla Sacra Famiglia. Tradizionale è anche il Carnevale con carri allegorici che passano attraverso tutto il paese.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/badottiacate.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prodotti tipici e vino</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molto della vita antica di Biscari si materializza nelle lusinghe di una cucina che affonda le radici nella ruralità e nella genuinità degli autoctoni appartenenti alle genti contadine, foriere di ricette capaci di sintetizzare una vasta cultura del fare e del preparare con passione piatti intrisi di somma passione, piatti poveri quali la tradizionale pasta e patate e i baddotti di riso, oppure tipicità più corpose come il maiale al sugo, l’agnellone e la salsiccia arrosto seguiti da contorni prelibati, conserve e dolci squisiti. A condire e accompagnare ci pensano l’olio d’oliva DOP Monti Iblei e il vino DOCG Cerasuolo di Vittoria, risultato di un’agricoltura che sa esaltare le risorse del territorio attraverso operose aziende fatte e condotte da gente perbene.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare ad Acate</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Acate e la sua Marina sono raggiungibili percorrendo la SS 115 Trapani – Ragusa e uscendo a Vittoria; la stazione ferroviaria più vicina è quella di Vittoria, che dista soltanto 8 km da Acate ed è collegata dagli autobus dell’Azienda Siciliana Trasporti; l’aeroporto di riferimento è il "Pio La Torre" di Comiso.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div><a href="https://youtu.be/64TPyO2RWR4">https://youtu.be/64TPyO2RWR4</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 Dec 2023 08:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari e Trekking in Sicilia: Riserva di Monte Cofano]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000219"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se cercate l’essenza della bellezza semplice e mediterranea allo stesso tempo, lontano da tutto e da tutti, siete nel posto giusto, siete in Sicilia, provincia di Trapani, nella Riserva del Monte Cofano. La Riserva di Monte Cofano è uno scrigno che racchiude tanti tesori. Situata a metà strada, tra San Vito Lo Capo e Trapani, è una delle più interessanti attrazioni naturali della costa trapanese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservamontecofano1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Protetta dal silenzio, invasa dalle rigogliose palme nane e dai coreografici ciuffi della disa (ampelodesma), costellata da enormi rocce rotolate fino al mare, la Riserva di Monte Cofano è un luogo terribilmente affascinante dove il tempo sembra essersi fermato. Luoghi che restano negli occhi e nel cuore. Luoghi incantevoli che lasciano senza parole, da tornarci e ritornarci, mai eguali e sempre affascinanti con un mare stupendo e una luce che scalda dentro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservamontecofano2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il promontorio, alto 659 mt, è di fatto un massiccio dolomitico risalente al periodo giurassico ricoperto in molte parti da una vegetazione mediterranea: palme nane e ciuffi di ampelodesma. Le sue pareti rocciose si elevano ripide e in molte parti verticali formando una siluette davvero unica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sentieristica e molto semplice e consente di orientarsi con molta facilità. Un sentiero in gran parte costiero permette di effettuare il giro completo del monte in massimo due/tre ore di piacevole cammino. La vetta si può raggiungere in circa due ore partendo da Piano Alastre.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/perlato-cofano-riserva.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sorella gemella della più glamour e popolare </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?risarva-naturale-orientata-dello-zingaro" target="_blank" class="imCssLink">Riserva dello Zingaro</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, la Riserva del Monte Cofano è un’oasi naturalistica dove le attività umane, passate e recenti, sono profondamente incise nel territorio. Questa presenza non impatta sulla fruizione turistica, al contrario la rende più autentica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Qua è il marmo, il Perlato di Sicilia, a raccontare storie antiche: dal 1500 sono attestate le prime testimonianze dell’attività estrattiva nel bacino di Custonaci e ancora oggi l’attività è alquanto florida.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva però non ha bisogno di “truccarsi” per farsi bella davanti ai visitatori, la sua è una bellezza cruda e verace, con quel biancheggiare delle pareti marmoree a cielo aperto, come un sorriso, con i costoni rocciosi che si affacciano sul mare incontaminato e cristallino, con le piccole spiagge che si alternano a calette rocciose.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotte-montecofano.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di notevole interesse sono le grotte presenti all’interno della Riserva, importanti sotto il profilo geologico e paleontologico. Qui sono state rinvenute tracce di insediamenti del periodo preistorico di grande valore come fossili, armi, utensili di selce, graffiti, risalenti fino al Paleolitico Superiore.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La più nota è quella presente in località Scurati: <b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?meraviglie-di-sicilia--grotta-mangiapane--custonaci-" target="_blank" class="imCssLink">la grotta Mangiapane</a></b>, il cui nome si riferisce all’antica famiglia che l’abitava. </span><span class="fs14lh1-5">Un antico agglomerato rurale, costituito da casette ad un solo piano, una cappella e stradine acciottolate testimoniano la presenza dell’uomo fino ai primi del ‘900. Questa location viene utilizzata dal 1983 per ricreare, a dicembre, uno dei Presepi Viventi più famosi della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Interessate da visitare la grotta di San Giovanni o del Crocifisso, proprio sul sentiero costiero accanto alla Torre saracena di San Giovanni. E poi ancora la Grotta Buffa e la grotta Miceli.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video della Riserva</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 17 Dec 2023 07:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Castel di Iudica - Catania -]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000218"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castel di Judica (Castel di Jùdica o Jardineddi in siciliano) è un &nbsp;&nbsp;affascinante minuscolo borgo ricco di storia e tradizioni della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in Sicilia. Distante circa 50 km dal capoluogo, il comune comprende un nucleo centrale sulle pendici del monte Iudica e le frazioni di Carrubo, Cinquegrana, Franchetto e Giumarra. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Dal 2022 la città fa parte del progetto del Primo parco mondiale dello stile di vita mediterraneo insieme ad altre 103 città del centro Sicilia. </span><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">Tra tante denominazioni del turismo dedicate alla natura, come agriturismo, strade del vino e strade dei sapori, bisogna aggiungerne un’altra: il turismo contadino, che è ben tangibile a Castel di Iudica. </span><span class="imTALeft">Tutto, dall’archeologia alla gastronomia, dai musei alle escursioni, qui si riconduce alla matrice contadina della comunità, radicata nei millenni.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/casteldijudica1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Origini</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?trekking-in-sicilia--" target="_blank" class="imCssLink">monte Iudica</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> esistono tracce di un abitato arcaico (VIII-III secolo a.C.), mentre sul monte Turcisi si trovano resti preistoriche.Sotto il dominio arabo, aveva nome "Zotica" e vi sorgeva un castello, che fu conquistato dai Ruggero intorno al 1076, secondo il racconto del cronista normanno Goffredo Malaterrae, e fu donato alla città di Caltagirone. Secondo la testimonianza del geografo arabo al-Idrisi era un fiorente borgo agricolo agli inizi del XII secoloSulla cima del monte era stata costruita nel XVII secolo la piccola chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, di cui resta attualmente solo il campanile ("Campanaro"). </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Tra il 1816 e il 1819 divenne frazione del comune di Ramacca con il nome di Giardinelli. Nel 1934 divenne comune autonomo e prese il nome attuale in ricordo del castello che era sorto sul monte Judica.</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/casteldijudica3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Economia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Grazioso centro agricolo, Castel di Judica vanta una ricca coltivazione di cereali, agrumi e olive prodotti che si possono gustare nell'annuale Mostra-Mercato dell'Agricoltura che si tiene nel mese di maggio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Caratteristici sono i lavori di ricamo fatti a mano che vengono esposti ogni anno nella Mostra-Mercato artigianale dei ricami che si svolge nel mese di agosto. Fiorente è pure l'allevamento di ovini, bovini e caprini.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/casteldijudica2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le attrazioni culturali più importanti del paese sono l'antica Chiesa di San Michele Arcangelo , situata sul Monte Judica, fu edificata nel XVII secolo e diventò presto il simbolo del paese; la Chiesa Madre, dedicata alla Patrona Santa Maria SS. delle Grazie, fu eretto nella prima parte dell'Ottocento in una splendida posizione dominante la vallata circostante. La chiesa comprende anche alcune preziose statue lignee.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei pressi del Borgo è possibile visitare i siti Archeologici di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?trekking-in-sicilia--" target="_blank" class="imCssLink">Monte Iudica</a> e Monte Turcisi . Qui si possono ammirare i reperti più antichi rinvenuti nella zona risalenti all'età del rame e alla dominazione romana.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/casteldijudicamuseo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Museo Archeologico</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Castel di Iudica, è ricco (anche) di testimonianze archeologiche, con millenni di storia alle spalle. Una storia che inizia in età preistorica e passa attraverso la colonizzazione dei Greci, lasciando in dote preziosi reperti custoditi oggi nel Museo Civico Archeologico “Prospero Grasso” in Via Papa Giovanni XXIII. Lo scopo dichiarato è “di conservare e di raccogliere memorie, opere ed oggetti che documentino e illustrino nel tempo la storia e la cultura locale e che contribuiscano all’istruzione ed all’educazione dei cittadini”. Tra i reperti di particolare valore, “un sarcofago e uno scheletro di donna con bambino, all’incirca del V secolo a. C., e dei grandi pithoi, d’epoca classica”. Ma sono presenti anche tracce delle antiche tradizioni alimentari della zona, ancora oggi nota per la sua gastronomia e la pregiata attività contadina.</span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/casteldijudica5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">A questo proposito interessante l’allestimento collocato nella sede della Pro Loco, incentrato su oggetti, reperti e immagini che raccontano in profondità il territorio. Emerge il carattere rurale di questa comunità, fortemente ancorata alle sue tradizioni e una radicata cultura del lavoro. Si pone l’accento anche sulle bellezze naturali e i pregi ambientalistici, in cui questa sede è immersa.</span></div><div><br></div><div><br></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/1i-castel-di-iudica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tradizioni popolari</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una zona della cima del <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?trekking-in-sicilia--" target="_blank" class="imCssLink">monte Iudica</a> è conosciuta con il nome di "u Sautu 'â Vecchia" ("il Salto della Vecchia"), derivato da un leggendario episodio. All'epoca della conquista normanna, si racconta infatti che una giovane, Margiana, si fosse travestita da vecchia per ingannare i Saraceni, ma venne da questi gettata in un dirupo. Tuttavia il gesto permise ai Normanni di conquistare il castello.A partire dal 2005 l'episodio leggendario è stato rievocato in una manifestazione promossa dal comune.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare:</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Castel di Judica si trova nelle vicinanze della strada statale 192 che collega Catania con Enna e della strada statale 288 che unisce Piazza Armerina con il bivio di Gerbini.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>In autostrada</b>: percorrere la A19 Catania-Palermo, uscire allo svincolo di Motta S.Anastasia, immettersi sulla statale 192 e poi, al bivio Iannarello, sulla S.S. 288 fino all’incrocio per Castel di Iudica; oppure dallo svincolo di Gerbini imboccare, dopo un breve tratto sulla statale 192, la provinciale fino a Castel di Iudica.</span></div><div><b class="fs14lh1-5">In pullman</b></div><div><span class="fs14lh1-5">È possibile raggiungere Castel di Iudica con le autolinee dell’AST dal terminal di Catania (Piazza Giovanni XXIII - Stazione Centrale F.S.).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/R0KKkmCXU3k">https://youtu.be/R0KKkmCXU3k</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 14 Dec 2023 07:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Siti Unesco in Sicilia: COMPLESSO DI SAN GIOVANNI DEGLI EREMITI - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000217"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel centro storico di Palermo, appena sotto le mura del Palazzo Reale, sorge San Giovanni degli Eremiti, complesso monumentale fondato da Ruggero II nel 1132 che comprende la chiesa, la “Sala Araba” e il Chiostro. Il suo nome proviene dall'antico monastero di St. Ermete, che sorgeva, ai tempi di Gregorio Magno proprio nello stesso luogo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa fu progettata secondo i canoni arabo-normanni: esternamente presenta una nuda cortina muraria ma richiama elementi orientali, strutture cubiche sormontate da cupole emisferiche, in uno schema quadrato-cerchio che rappresenta terra e cielo, ricorrente nella cultura islamica e bizantina. &nbsp;</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiovannieremiti3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">L’area dove sorge la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti ha svolto sempre una funzione sacra. Si tratta di un magnifico esempio di edificio cristiano, costruito secondo modelli architettonici islamici. Il suo aspetto, creato con una successione di cubi sormontati da cupole, ha una forte valenza simbolica. Sia nell’arte fatimita che in quella bizantina, infatti il quadrato è il simbolo della terra mentre il cerchio è quello del cielo. Nel corso dei secoli sono stati infatti costruiti: prima un edificio pagano, poi nel 581 d.C. un monastero gregoriano dedicato a Sant’Ermete e nel X secolo un edificio arabo. Agli anni tra il 1130 e il 1148 risale la costruzione di un monastero benedettino. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiovannieremiti1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Questo, oltre la Chiesa di San Giovanni e il suo chiostro, comprendeva anche un dormitorio, un refettorio e un cimitero, oggi non più esistenti. L’abbazia aveva un notevole prestigio a Palermo tanto che l’abate era il confessore del re e primo cappellano della Cappella Palatina. Nel corso del XVI secolo, la chiesa subì notevoli trasformazioni e fu inglobata in una nuova costruzione. Un intervento di restauro del 1880 ha demolito gli ampliamenti cinquecenteschi e ha riportato l’edificio all’aspetto originario. Della struttura dell’antico monastero benedettino è sopravvissuto solamente il chiostro. La sua costruzione risale probabilmente al XIII secolo ed è una piccola oasi a Palermo dove miracolosamente rivive un angolo d’Oriente. La sua forma rettangolare e le sue colonnine binate con archi a sesto acuto sembrano anticipare la costruzione del chiostro del Duomo di Monreale. La chiesa di San Giovanni degli Eremiti, con le sue cinque cupole rosa, è uno dei monumenti simbolo dell’itinerario Unesco: Palermo Arabo-Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiovannieremiti2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il modulo costruttivo interno della chiesa è dato da una struttura cubica sormontata da una cupola. Tale modulo si ripete cinque volte: due nelle campate dell’unica navata, tre nel transetto. L’accostamento del quadrato, che rappresenta la terra, al cerchio, che rappresenta il cielo, ricorre sia nella cultura islamica fatimita sia in quella bizantina. </span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/San_Giovanni_degli_Eremiti_interno.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’interno è nudo e raccolto. La navata centrale è suddivisa trasversalmente da un robusto arco ogivale uguale all’altro che limita anteriormente il transetto. Questo ha tre absidi semicircolari delle quali solo la centrale si pronunzia all’esterno oltre la struttura del muro. </span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiovannieremiti4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’ingresso del sito è di notevole suggestione il giardino informale, databile alla fine del XIX secolo, di impianto romantico con flora in prevalenza esotica; nell’area più prossima alla chiesa si aggiungono piante di agrumi, insieme a nespoli, allori e ulivi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'edificio immerso in un lussureggiante giardino posto a coronamento del complesso monumentale: vi troviamo la rettangolare "Sala Araba", probabilmente eredità dell'arcaica struttura araba della originaria moschea.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiovannieremitichiostro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Annesso alla chiesa, vi è il Chiostro, di datazione problematica, verosimilmente del XIII secolo. Esso si presenta di forma rettangolare, con gli archi a sesto acuto su colonnine binate. E'</span><span class="fs14lh1-5 cf2"> connotato dalla successione di colonnine binate con capitelli a foglie d’acanto sormontati da archi a sesto acuto marcati da ghiere piatte.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf2">Guarda il Video del sito</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/a3j3MakssYw">https://youtu.be/a3j3MakssYw</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Dec 2023 07:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tradizioni Religiose in Sicilia: La Festa dell'Immacolata]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000174"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ogni anno, l’8 dicembre, si celebra l’Immacolata Concezione. Un appuntamento che apre le celebrazioni legate al Natale. Tutto il mese di dicembre, in realtà, è ricco di appuntamenti molto importanti per i siciliani, come Santa Lucia (il 13 dicembre). </span><span class="fs14lh1-5">Conosciamo bene gli appuntamenti del calendario, ma quanti sanno quando è nata la Festa dell’Immacolata?</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Immacolata_home.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In Sicilia, il tema dell’Immacolata Concezione era molto sentito ancora prima che si definisse il dogma. Nel 1439, infatti, al Concilio di Basilea, l’arcivescovo di Palermo Niccolò Tedeschi sostenne che Maria era stata concepita senza peccato. Il canonico e storico Antonino Mongitore racconta che addirittura già nel 1323 la Conceptioni di Maria era festa di precetto a Palermo, attestando in tal modo che la sua devozione nel capoluogo siciliano risultava persino allora così antica da «non sapersi l’incominciamento».</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Immacolata_home2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Senato dell’isola fece voto di difendere la dottrina dell’Immacolato Concepimento e si impegnò a onorarne la festa con una degna celebrazione. Così nacque il «rito delle cento onze», somma donata al convento di San Francesco inizialmente per arredare la Cappella Senatoria, uno dei momenti identitari della città di Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Senato (oggi il Comune) rinnovava ancora ogni anno il solenne Voto sanguinario, pronunciato per la prima volta nel 1624 e comune a gran parte dell’isola, giurando con un verbale di spargere il proprio sangue per la difesa dell’Immacolata, primaria e principale Patrona della Città e dell’Arcidiocesi di Palermo, divenuta patrona massima della Regione Siciliana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal meridione, la devozione per l’Immacolata si propagò poi a tutto l’Occidente, soprattutto su iniziativa degli ordini religiosi benedettini e carmelitani. Fu inserita nel calendario della Chiesa universale da papa Alessandro VII con la bolla Sollicitudo omnium ecclesiarum dell’8 dicembre 1661.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 06:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa vedere in Sicilia: Ex convento dei Minimi di San Francesco Da Paola]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000213"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--castelvetrano" target="_blank" class="imCssLink">Castelvetrano</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, <a href="https://www.sicilytourist.net/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">in provincia di Trapani</a>, &nbsp;si può ammirare un edificio elegante ed imponente, che sorge in uno dei quartieri più antichi, nel cuore di quella che oggi è una delle piazze più vivaci della città, punto di congiunzione delle due più importanti arterie cittadine: Viale Roma e Corso Vittorio Emanuele : </span><span class="fs14lh1-5"><b><span class="imTALeft">il convento </span><span class="imTALeft">dei Minimi di San Francesco Da Paola</span></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ex-convento-dei-minimi-castelvetrano1jpg.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quel Convento fu voluto nel 1606 dalla Principessa Giovanna Pignatelli Colonna, vedova di Carlo, II Principe di Castelvetrano Poi si principiò alla costruzione del convento, iniziata vicino al convento dei miracoli che andava al potere dei Principi di Castelvetrano denominato “Conigliera”, ma a causa dell’infezione dell’area, fu sospesa e il convento trasportato, con il permesso della sopraddetta fondatrice nel quartiere S. Leonardo, dove tuttora si trova, a kl 1 Agosto 1608. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In seguito alla soppressione delle corporazioni religiose, i frati, che ne avevano diretto e curata la costruzione dovettero abbandonare quelle vecchie mura. Nei primi anni del secolo attuale l’ex convento dei Minimi fu adibito ad alloggio di truppe. Intorno al 1950 edificio fu adibito come locale scolastico e successivamente come magazzino comunale.e a seguito delle leggi del 1866, diventato di proprietà del Comune, venne adibito a usi profani: caserma, teatro, scuola, ricovero di un gruppo di terremotati di Messina, carcere e infine deposito, con l'inesorabile degrado e crollo di alcune sue parti. Fortunatamente tutto il complesso è stato restaurato per diventare quindi Centro polivalente.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ex-convento-dei-minimi-castelvetrano-jpg.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'ingresso che si apre sulla piazza conserva le tracce di quella che fu la cappella dedicata al culto di San Francesco di Paola, prima della realizzazione dalla chiesa adiacente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'edificio si articola su due livelli e custodisce al suo interno l'archivio storico comunale, patrimonio di grande importanza per la ricerca storica, che conserva circa 10.000 libri, documenti che vanno dal 1580 ai nostri giorni, centinaia di stampe del Settecento e ancora l'Archivio notarile con documenti del XVII, XVIII e XIX sec. che custodisce il Comune grazie a un patto stipulato con l'Archivio di Stato di Trapani, la biblioteca Gentiliana, frutto di una donazione dell'Università di Palermo, e un'emeroteca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ex-convento-dei-minimi-castelvetrano2jpg.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma anche la mostra del corteo storico permanente di Santa Rita – il cui tema centrale della dettagliata rievocazione è la vita di Santa Rita, dall’infanzia al matrimonio, dalla vedovanza al noviziato, nella perfetta ricostruzione di una scenografia medievale da cui si muove il corteo dei quadri, mostrando al pubblico le scene più importanti della vita della Santa – e una mostra di cimeli garibaldini donati in comodato gratuito dal Prefetto Tronca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ex-convento-dei-minimi-castelvetrano3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Entrando non si può che rimanere stupiti dalla visione di una corte enorme e fiabesca (la più grande di Castelvetrano) e dei corpi che la circondano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'archivio notarile presente nel Palazzo, raccoglie gli atti notarili dal '600 fino al secolo scorso, e il palazzo accoglie anche una raccolta di quotidiani disponibile per la consultazione oltre alla biblioteca gentiliana, che prima giaceva a Palermo all'interno di alcune casse e che alcuni anni fa grazie al Centro Gentile e al Comune di Castelvetrano è stata trasferita lì.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ex-convento-dei-minimi-castelvetrano6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si tratta di volumi storico-filosofici appartenenti alla biblioteca che Giovanni Gentile fondò a Palermo circa un secolo fa. Diversi gli eventi culturali che vi si svolgono con cadenza pressoché periodica, dalla presentazione di libri ai convegni sull'arte alle presentazioni di iniziative socio-culturali che il Comune desidera sostenere e portare avanti anche quale segno di rinascita e riscatto in risposta alle ferite che hanno dilaniato la città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Abituata, erroneamente, a difendersi dallo stigma della mafia e a inseguire una reputazione di priorità culturale che le appartiene per il suo ricchissimo patrimonio storico-artistico e per essere la patria del grande filosofo Giovanni Gentile, tra i fondatori dell'enciclopedia italiana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il centro Polivalente, denso di attrattive storiche e artistiche, ricco di un fascino antico, così, a ridare centralità a Castelvetrano anche all’interno delle rassegne culturali siciliane.</span></div></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 30 Nov 2023 06:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi da visitare in Sicilia: PACHINO - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000210"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pachino, una città di mare in <a href="https://www.sicilytourist.net/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Siracusa</a> che ha una storia notevole, essendo passata di secolo in secolo tra diverse dominazioni che l’hanno resa quello che è adesso, un territorio di incontro tra culture diverse, baciato da un paesaggio a cinqueste stelle, con spiagge dalle acque cristalline e pescose. Posta sull’estrema punta a sud della Sicilia nella provincia di Siracusa, la città di Pachino conserva testimonianze di un passato vitale. Il suo suolo fertile, il clima generoso e l’ambiente variegato hanno da sempre reso ospitali le sue contrade e le sue coste sulle quali sono approdate civiltà feconde di storia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/pachino1B.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il simbolo di questa località è sicuramente il famoso </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?prodotti-siciliani--pomodoro-pachino-igp" target="_blank" class="imCssLink">pomodorino di Pachino</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, ciliegino, che l’ha reso celebre, e che è ormai immancabile nelle tavole di tutti gli italiani, per le più svariate ricette. E pensare che non è un prodotto autoctono del siracusano, poiché deriva da varianti di semi introdotte qui negli anni Ottanta del secolo scorso da un’azienda israeliana. Ma il clima, la posizione, il suolo hanno reso eccellente questa rossa delizia che a pieno titolo, ormai, appartiene a questo territorio.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia di Pachino, o meglio del Promontorium Pachyini, inizia in epoche molto remote. È stato infatti dimostrato che il promontorio fu abitato sin dall’era aneolitica, di cui rimangono diverse testimonianze archeologiche. </span><span class="fs14lh1-5">A partire dal 750 a.C. invece, sappiamo che questo territorio fu abitato da Greci e Fenici prima, e colonizzato dai Romani poi, che vi governarono fino al IV-V secolo d.C. circa, e a cui seguirono gli arabi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/pachinostoria1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vestigia archeologiche, torri medioevali, antiche tonnare e vecchie masserie si rincorrono nel suo territorio che si affaccia su due mari, il Mediterraneo e lo Ionio. Pachino ed i suoi dintorni sono luoghi di rapimento: per la luce africana che ti abbaglia, per lo scirocco che la sera fa respirare il mare con il suo inconfondibile profumo salmastro. Le origini di Pachino risalgono ufficialmente al 1760 anno in cui Don Gaetano Starrabba, principe di Giardinelli, ottenne da Ferdinando IV, re delle due Sicilie, licentiam et facultatem aedificanti terram nel suo feudo di Scibini e di popolarla con coloni provenienti dalla Grecia, dall’Illirico e successivamente anche dall’Isola di Malta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La presenza dell’uomo nel territorio di Pachino è molto remota ed accertata sin dal Paleolitico; il sito archeologico piu antico è rappresentato dalla Grotta Corruggi abitata dagli uomini primitivi oltre 10000 anni fa. Tracce d’insediamento del Periodo neolitico provengono dalla grotta di Calafarina all’eta del bronzo risale una necropoli costituita da una trentina di tombe a grotticella scavate nella roccia in contrada Cugni. Un villaggio arabo si trovava nel sito dove ora sorge Marzamemi. L’antica struttura feudale del territorio è documentata dalla Torre Scibini d’epoca tardo mediovale, su cui campeggia lo stemma della famiglia Xiurtino.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/pachinocopertina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le risorse ambientali e paesaggistiche costituiscono la ricchezza del territorio pachinese e degli immediati suoi dintorni. La caratteristica più singolare, rarissima nel suo genere, è l’origine geologica del territorio; Pachino, infatti, sorge su un antichissimo vulcano sottomarino le cui eruzioni terminarono circa 80 milioni d’anni fa. Gli aspetti più affascinanti del paesaggio si riscontrano indubbiamente lungo le coste, dove si susseguono alte falesie a picco sul mare e lunghe spiagge sabbiose, piccole insenature incise nella roccia e grotte marine.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Pachino </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città di Pachino offre una vasta gamma di attrazioni turistiche da non perdere:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/pachinocopertina1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Piazza V. Emanuele e Chiesa del S.S. Crocifisso</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La piazza di Pachino è il centro pulsante dove si svolgono gli eventi principali e fulcro della planimetria a scacchiera del centro abitato.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/torrepachino.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>La Torre Xibini</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le origini della torre Xibini o Scibini sono incerte e risalgono a prima della fondazione di Pachino nel 1760; molte sono le teorie, come la sua funzione di torre di avvistamento o di guardia contro le incursioni dei corsari provenienti dalla vicina spiaggia di morghella. Quello che sappiamo è la presenza di un acquedotto arabo nelle vicinanze che apre nuove ipotesi e scenari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottepachino.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Grotta di Calafarina e Coruggi</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Grotta Calafarina e la Grotta Coruggi, rappresentano un importante sito archeologico che testimoniano la presenza di insediamenti umani grazie alle numerose scoperte dell’archeologo Paolo Orsi. Entrambe le grotte si trovano vicino la zona costiera tra Pachino e Portopalo di Capo Passero nella spiaggia del cavettone. La grotta Calafarina è stato oggetto della leggenda del “Tesoro di Calafarina”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-del-vino.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Il Museo del Vino</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Museo del Vino è stato creato e curato dal proprietario della cantina, il sig. Nobile, che proviene da una famiglia di produttori di vino di Pachino. Il nonno di Emanuele Nobile diede il via all’attività nel 1916, mentre il lavoro di gran lunga predominante a Pachino, dal ’700 fino alla metà del ’900, era rappresentato proprio dalla produzione del vino. Nel museo si trovano dei carretti siciliani che ancora oggi Il Signor Nobile utilizza per la sua festa della pigiatura, una mostra di foto d’epoca e vari utensili da lavoro che la Sovrintendenza dei Beni Culturali ha riconosciuto di grande interesse etnoantropologico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/pachino-Palmento-Rudini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Il Palmento di Rudinì</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Palmento Rudinì si trova in contrada lettiera, a pochi passi dall’antica stazione ferroviaria e dal vicino borgo di Marzamemi. Ideato nel 1885 dal marchese Antonio di Rudinì sul modello degli stabilimenti antichi di Trapani e Marsala. L’uva rossa veniva pigiata ed il mosto preparato per essere spedito, in particolare nel nord Italia e Francia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A seguito della seconda guerra mondiale il palmento smetterà la sua funzione per poi essere restaurato in tempi recenti. Oggi il Palmento Rudinì viene utilizzato principalmente per eventi culturali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/I-Cugni-di-Calafarina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>I Cugni di Calafarina, Necropoli e la Carraia Greca</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra pachino e e la spiaggia del cavettone, vicino grotta coruggi e calafarina, è situata una valle con tre siti archeologici riconducibili all’età del bronzo. I cugni di Calafarina sono altorilievi appartenenti a resti di capanne. A servizio dei tre villaggi dell’età del bronzo vi era la necropoli costituita da grotticelle che presentava nella parte interna la cella sepolcrale. Nelle vicinanze è stata ritrovata l’antica carraia greca di epoca ellenistica che veniva utilizzata per il passaggio dei carri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/I-pantani-Cuba-e-Longarini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>I pantani Cuba e Longarini</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La punta estrema della Sicilia è la culla della Terra dei due Mari ed è un punto di sosta privilegiato per i volatili che migrano verso nord Europa in primavera e verso l’Africa in autunno. Questo è possibile grazie alla presenza di ampie zone umide che caratterizzano alcune parti del territorio e garantiscono l’acqua necessaria. Durante la stagione invernale, i pantani Cuba e Longarini sono così ricchi di acqua che rimangono pieni anche in estate. Questi luoghi rappresentano un’opportunità unica per gli amanti del birdwatching.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 26 Nov 2023 06:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi di Culto: L’ANTICA SANTA CROCE DI CASTELTERMINI e LA SUA CHIESA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000020F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A circa tre chilometri dal centro abitato di Casteltermini in <a href="https://www.sicilytourist.net/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a>, si trova la Chiesa di Santa Croce, l’unica che non ha una precisa data di nascita. Possiamo dire, però, che essa è certamente la più antica di tutte le chiese, che anzi è stata costruita molto prima che sorgesse Casteltermini; dai documenti del Di Giovanneo emerge che essa esistesse già diversi secoli prima la fondazione del paese. All’interno della chiesa, vi si custodisce una grande Croce lignea che recenti esami al Carbonio 14, eseguiti dall’Istituto Internazionale di Ricerche Geotermiche di Pisa, ne fanno risalire la costruzione all’anno 12 D.C. conferendole il titolo di Croce Paleocristiana e di croce lignea più antica del mondo. </span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/1eremodellasantacrocedicasteltermini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Croce</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo la leggenda, il rinvenimento casuale della croce avvenne perché una mucca, pascolante con l’armento in una campagna di “Chiudia”, si era inginocchiata nello stesso posto per diversi giorni di seguito attirando l’attenzione dei pastori che, incuriositi, scavarono e trovarono la Croce. Edificata in quel posto la chiesetta, lì la croce fu conservata e si conserva da secoli. Fin da allora Essa fu festeggiata, il 3 maggio di ogni anno con un rito squisitamente campestre avente come momento centrale una danza armata, il Tataratà, mimata al ritmo di un tamburo. La croce di Casteltermini ha un aspetto assai rustico e suggestivo. E’ alta 3,49 metri e ha un’apertura di bracci di 2,5 metri, è fatta di legno di quercia ridotto a sezione pressoché quadrata e i due tronchi sono uniti da tre chiodi di ferro ribattuti; alla sommità della Croce c’è un incavo di forma rettangolare, profondo 3,5 cm, largo 3,5 cm e alto 11 cm, di cui non si conosce né la funzione né l’età.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/santa-croce-foto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proprio in quell’appezzamento di terreno edificarono dapprima una sorta di montagnola sulla quale si ergeva la reliquia (considerata una delle più antiche testimonianze della presenza dei cristiani nelle terre sicane), successivamente una chiesetta, chiamata Eremo di Santa Croce, dove tutt’ora è custodito gelosamente il simbolo della crocifissione di Gesù.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da allora, la Croce venne onorata, pregata e festeggiata il 3 maggio di ogni anno, con una lunga processione a cavallo e una danza armata chiamata “Tataratà” (ad evocare il ritmo dei tamburi che scandisce il tempo di questa lotta armata), prima di divenire ufficialmente la Sagra del Tataratà o, meglio ancora, Festa della Santa Croce, che dai primi decenni del secolo scorso ha avuto come data dei festeggiamenti il weekend della IV Domenica di Maggio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/3santacrocedicasteltermini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molti gli studi fatti sulla Croce, certamente tra i più significativi quello del prof. Francesco Lo verde nel 1984 che per stabilire l’età della Croce si è rivolto ad un famoso laboratorio, quello dell’Istituto Internazionale per le Ricerche Geotermiche di Pisa, il più rinominato d’Italia, fra i migliori in Europa, che opera per conto del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Qui un campione di legno, da lui prelevato dallo stipide della Croce, è stato sottoposto all’esame del carbonio 14 (C14) che è in grado di stabilire con bona approssimazione, l’epoca in cui l’albero è stato abbattuto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’esame ha condotto allo strabiliante risultato che la quercia, del cui legno è fatta la Croce, è recisa nell’anno 12 d.C. con una incertezza massima di appena 70 anni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Su quando e da chi è stata costruita la Croce si possono formulare soltanto delle ipotesi. Si crede siano stati, come da leggenda, contadini e pastori adoperando il legno di alberi appena abbattuti, oppure qualche tronco già abbattuto ma con poche probabilità di essere secco di secoli ma al massimo di qualche anno, per cui, data l’età comprovata di quel legno, l’epoca di costruzione della Croce ricade ampiamente nel primo secolo dell’era cristiana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Croce entra in pieno diritto nella storia e, cessando di essere una qualsiasi delle tante venerate sugli altari di tutto il mondo, diventa la più antica Croce che esista (non si conoscono infatti reperti paleocristiani di età comprovata maggiore di quella della nostra Croce).”</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/2santacrocedicasteltermini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Croce è di legno di quercia tre tronchi grossolanamente ridotti a sezione quadrata uniti da tre chiodi di ferro ribattuti. Alta 3,49 e larga 2,25 metri è di aspetto rustico, con numerosi forellini dovuti ai tarli, specialmente nella traversa. Nel tronco verticale, all’altezza del chiodo centrale che lo lega a quello orizzontale, è segnato da spacchi longitudinali che hanno danneggiato le iscrizioni incise sul tronco, incisioni che hanno colpito di interesse vari studiosi del presente e del passato, interpretate da loro nel tentativo di svelare i tanti misteri che vivono nella Croce. Alla sommità della Croce c’è un incavo di forma rettangolare profondo 3,5 centimetri, largo 3,5 centimetri e alto 11 centimetri, di cui non si conoscono né la funzione, né l’età. Si crede che risalga a tempi relativamente recenti. Forse fu fatto per prelevare una reliquia dal legno, forse per costruirvi una piccola teca che contenga qualche reliquia.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/Eventi--tatarata-02.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una processione dove sfilano figuranti in costume d’epoca anche a cavallo, che rappresentano i quattro ceti, ovvero le antiche corporazioni, insieme al gruppo folkloristico del Tataratà.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un rievocazione storica che onorava la croce, che ricorda un antico rito ancestrale di primavera, una usanza degli abitanti di origine araba che abitavano questo territorio e tramandato nella memoria della tradizione, una caratteristica danza armata detta appunto Taratatà" perchè eseguita al ritmo di un grosso tamburo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/1santacrocedicasteltermini.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La croce porta con se anche qualche mistero come i tagli sul tronco verticale che rendono poco decifrabili le incisioni ivi presenti: una è indubbiamente I.N.R.I. ovvero Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, “Gesù Nazareno Re dei Giudei”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’altro è il mistero che ha formulato alcune ipotesi diverse ovvero, quella di Vincenzo Gaetani nel 1890: Pro Martyribus Huis Loci Saeviente Decii Persecutione Cruce realizzata per usata come strumento di martirio durante la persecuzione cristiane dall’imperatore romano Decio nel III secolo d.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un’altra ipotesi meno suggestiva spiegherebbe l’anagramma con "di sua mano questo legno il sacerdote don Paolino Chiarelli scolpì", in Anno Domini V ind. 1667, ovvero “nell’anno del Signore, quinta indizione, 1667”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/la-santa-crocecopia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi in realtà la croce che sfila per la celebrazione è una copia poiché, a causa di un incidente che anni fa quasi la spezzò fortunatamente non in maniera netta, si scelse di non muoverla, per questo motivo condotta in processione su un carro trainato da due buoi c’è la sua gemella.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il &nbsp;Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/qZs8zGCtvlU">https://youtu.be/qZs8zGCtvlU</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 08:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da Visitare: PIANA DEGLI ALBANESI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000020D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, fino al 1941 Piana dei greci, è una delle più note e popolose comunità storiche arbëreshë ed il centro più importante delle colonie greco – albanesi della Sicilia. Inoltre fu sede vescovile dell’Eparchia bizantina. Questa cittadina si estende all'interno di un un<strong><b> paesaggio davvero mozzafiato, delimitato da bellezze incomparabili </b></strong>. Nel corso degli anni questo centro ha sempre ricoperto ruoli attivi per la tutela e la conservazione degli usi e dei costumi albanesi, lasciando inalterate le peculiarità etniche, linguistiche, culturali e religiose.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/pianaalbanesi-Paesaggio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fondata nel 1488 da Albanesi rifugiatisi in Italia per sfuggire il predominio turco conseguente alla morte di Scanderbeg, e detta dei Greci perché questa colonia professava la religione cattolica di rito greco, rimase alle dipendenze feudali dell’arcivescovo di Monreale fino al 1767. Dal 1937 è sede della diocesi greco-cattolica (o eparchia) che ha giurisdizione su tutte le chiese di rito bizantino greco della Sicilia. È la più popolosa e importante colonia albanese di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Albanian_nobles,_commoners_and_religious_people_-_Piana_degli_Albanesi.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Principale comunità arbëreshe della Sicilia, l’amministrazione comunale utilizza nei documenti ufficiali,nella cartellonistica stradale e nelle targhe delle vie anche l’albanese, ai sensi della vigente legislazione italiana sulle minoranze linguistiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piana degli Albanesi venne fondata nel 1488 da un gruppo di esuli albanesi in fuga dall’ Albania ove vi era l’invasione da parte dell’Impero Ottomano. Nel corso dei secoli gli abitanti di “Piana” hanno saputo conservare gelosamente le proprie radici culturali,in modo particolare la lingua,vera forza della comunità da “Chiana di l’albanisi”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A partire dai primi decenni del secondo dopoguerra,con la stessa accelerazione dell’italianizzazione della Sicilia- annessa militarmente all’Italia solo nel 1860-la lingua della comunità albanese è stata seriamente minacciata da un costante processo di assimilazione e da un progressivo passaggio alla diglossia italiano-albanese con l’albanese in posizione sempre più subordinata.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La singolare lingua parlata a Piana degli Albanesi, oltre all'italiano, viene tramandata da padre in figlio; il suo recente insegnamento nelle scuole primarie pubbliche permette inoltre di non disperdere questo prezioso tesoro culturale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questo quadro generale è possibile cogliere in modo inequivocabile i migliori segni della vitalità culturale degli arbëreshë di Sicilia e della loro ferma determinazione a difendere il patrimonio che i loro Padri hanno saputo difendere e trasmettere lungo questi cinque secoli di permanenza in Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Viadotto_Tozia.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa Vedere a Piana degli Albanesi:</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il centro antico di Piana degli Albanesi è in tipico stile tardo medievale e rispecchia appieno gli status sociali e le condizioni economiche dell’epoca. Secondo quando riportano alcuni documenti storici i fondatori di Piana degli Albanesi abitavano in case in stile medievale con archi in pietra e volte a botte. Le strade del nucleo abitato erano strette e presentavano molte scalinate. Tipico lo spazio antistante alle abitazioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/Piazza_Piana_degli_Albanesi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Piazza grande era il centro di aggregazione per eccellenza ed è lì che si trovava il municipio e la “quinte secentesche” costituita dalla fontana Tre Kanojvet e dalla chiesa-santuario di Maria SS. Odigitria. Due sono gli stili che caratterizzano l’edilizia architettonica di Piana degli Albanesi, quella barocca e quella bizantina. I due stili hanno sempre convissuto pacificamente fino ad avere magnifici momenti di fusione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È tra la fine del cinquecento e la prima metà del Seicento che fu realizzata la maggior parte di tutto quello che c’è oggi da ammirare a Piana degli Albanesi, chiese, fontane, palazzi e assetto del centro storico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Episcopio_e_Seminario_Piana_degli_Albanesi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono diverse le meravigliose chiese che è possibile ammirare a Piana degli albanesi. Il nostro viaggio inizia dalla Chiesa Rurale di SS. Madonna dell’Odigitria, del XV secolo. Quest’antica chiesa sorge sulle pendici del monte Pizzuta, ha pianta quadrata, altare centrale, del XVIII secolo, marmi mischi e custodisce la tela della Madonna dell’Odigitria, opera di Pietro Antonio Novelli del 1612. All’interno della Chiesa si può ammirare anche una lapide che ricorda ai visitatori le vicende dell’insediamento. In due periodi dell’anno, maggio ed agosto, secondo un’antica tradizione gli arbëreshë arrivano alla chiesa prima dell’alba per assistere alla Divina Liturgia e intonano diversi canti rivolti verso oriente, verso la loro madre patria, l’Albania.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiesa_di_Piana_degli_Albanesi-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa più antica del paese è quella di San Giorgio Megalomartire, del 1493, alla quale si accede tramite una scalinata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa chiesa è costituita da un’unica navata con volte a botte ed ospita l’affresco di San Giorgio in gloria. Ad ovest è chiusa da un’abside dove si trova un affresco di cristo Pantocreatore con la scritta albanese “U JAM DRITA E JETËS KUSH VJEN PRAPA MEJE NGË KA TË JETSËNJË NË TË ERRËT”. Un’altra opera di pregio che si trova all’interno di questa chiesa è il gruppo scultoreo di San Giorgio che trafigge con la sua lancia il drago, simbolo del male.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/San_Demetrio_Megalomartire.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cattedrale di San Demetrio</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Continuando il tour che ci porta alla scoperta delle chiese arriviamo alla cattedrale di San Demetrio Megalomartire di tessalonica, una maestosa cattedrale sita nel Corso giorgio Kastrota alla quale si accede tramite una scalinata in stile tardo barocco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La facciata di questa cattedrale è abbellita da diversi mosaici e all’interno è divisa in tre navate, divise da due file di otto colonne. Questa cattedrale conserva la più grande iconostasi lignea della Sicilia, con monaco cretese Manusaki, e numerosi affreschi di notevole importanza e fascino</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’opera più antica è l’icona della Madre di Dio con il Cristo di scuola senese del 1500, dipinta con tempera all’uovo. </span><span class="fs14lh1-5">Dopo l’imponente cattedrale è la volta della Chiesa urbana della Madonna dell’Odigitria che fu costruita nel XVII secolo. All’interno di questa chiesa si trova una grande statua della Madonna sorretta da due monaci, realizzata verso la fine del Seicento, in legno stuccato e dorato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molto pregiata è anche l’antica icona bizantina del XVI secolo che raffigura Maria Vergine dormiente. Nel XVI secolo fu eretta la chiesa di San Nicola di Mira che ha acquisito molto importanza grazie alle pregevoli icone del seicento che custodisce. A seguire c’è la Chiesa della Santissima Annunziata che presenta un interno molto anomalo infatti ha una navata centrale e una sola navata a destra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’altare e in marmo bizantino ed è sorretto da quattro colonne che rappresentano i quattro Evangelisti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molto rilevanti sono le opere del Novelli tra le quali una raffigurante San Pietro liberato e l’Annunciazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altre chiese di fondamentale importanza sono la Chiesa di San Vito, in arte tardo barocca, la Chiesa della Madonna del Rosario, la Chiesa di Sant’Antonio il grande e la Chiesa del Santissimo Salvatore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Cortile_ex_Oratorio_di_rito_bizantino_-Ritiri-.png"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Piana degli Albanesi non mancano importanti architetture civili che rendono il paese più grazioso ed elegante. Palazzi di notevole interesse architettonico come quello dell’ospedale, dell’Albergo Ricovero per gli agricoltori, del Teatro, dei Mulini e di Palazzo Manzone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra gli altri annoveriamo: la Villa Comunale “Albania”, la Casa del Vicario Foraneo, la Sede Municipale, la Pretura del Giudice di Pace, il Cineteatro ed ex Carcere mandamentale, la Scuola Materna, la Scuola Elementare “SS. Odigitria”, Scuola elementare “Skanderbeg”, o la Scuola Media “Demetrio Camarda”, l’Auditorium “Portella della Ginestra” e la Biblioteca “Giuseppe Schirò”, ex sede comunale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/piana-fontana-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fontane di Piana degli Albanesi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’arte di Piana degli Albanesi è anche nelle meravigliose fontane, realizzate in pietra locale e distribuite per i vari quartieri del centro storico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Queste fontane hanno assolto, nel corso del tempo, anche la funzione sociale di ritrovo per gli abitanti dei diversi quartieri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le fontane più importanti sono: Tre Kanojvet, in Piazza Grande, in stile seicentesco a forma di “tempio”; Fusha e Pontit in corso Umberto I, con lo stemma del paese in rilievo; Kroi me një gojë nei pressi della cattedrale; Kriqja e Palermës in via Fra.sco Crispi, del XVII secolo; Sëndu Roku nel quartiere San Rocco; Shën Jani accanto al plesso Skanderbeg; Fovara e Shën Gjonit a ridosso della chiesetta; Kanalli i ri costruita nel 1700; Kroi Mashili in Piazza Mashilli; Kroi Arkuleuni, Fovara e Rrugaçit; Tek Ulliri; Shën Mëria e Ghodhencë.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chiunque vi potrà dire che visitare la Piana degli Albanesi è davvero un’esperienza indimenticabile. Dista solo 40 km da Palermo.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/cucinadipiana.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Per quanto riguarda il cibo di Piana degli Albanesi, ci troviamo di fronte a una singolare cucina. Oltre ai piatti tipici del territorio, è possibile esplorare i derivati delle ricette albanesi. Ed è così che la Sicilia incontra l’Albania, dando vita a un sapore unico e indimenticabile. Nel centro storico sono presenti molte trattorie dove degustare questa tradizione culinaria.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/QT8xuPAL4Rg">https://youtu.be/QT8xuPAL4Rg</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Nov 2023 08:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cittadine da visitare in Sicilia: PATERNO' - Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000020B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situato alle pendici sudoccidentali dell'Etna ,<span class="imTAJustify">in provincia di Catania,</span> Paternò è racchiuso in una conca delimitata dall'antico vulcano preistorico, dove sorse il primo nucleo abitato. &nbsp;Le origini di questa cittadina, che conta circa 50000 abitanti, risalgono all’epoca precedente ai greci. L’antico nome era Ibla Mayor e il suo territorio situato alle pendici sudoccidentali dell’Etna, conserva numerose testimonianze archeologiche.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="imTAJustify">A proposito di Paternò è bene precisare che si tratta di un vero e proprio crocevia di cultura, arte e storia. Ciò vuol dire che i siti di interesse sono davvero moltissimi e tutti da scoprire.</span><span class="imTAJustify"> </span>Il centro storico, delimitato da nuovi quartieri, è chiamato dagli abitanti la "Collina storica", e racchiude i più importanti monumenti della città</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/paternocaania1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Paternò è uno dei centri più antichi per fondazione di tutta la Provincia di Catania. Nel corso dei secoli ha seguito le vicende storiche della Sicilia attraverso le varie dominazioni, fino all'annessione al Regno d'Italia del 1860. </span><span class="fs14lh1-5">La cittadina parla di un lungo momento di schiavitù in epoca romana, ed è proprio a questo periodo che risale il Ponte di Pietralunga. Una volta caduto l'Impero romano d'Occidente, la Sicilia - incluso, quindi, il territorio di Paternò - passò sotto il dominio bizantino: gli storici ritengono che sia stato proprio in questo frangente che è nato il toponimo di Paternò. </span><span class="fs14lh1-5">Il borgo venne successivamente occupato dagli Arabi intorno al 900 dopo Cristo: da questo momento si verificò una ripresa economica grazie alla diffusione delle attività pastorizie e agricole. Nel 1061 il centro venne liberato dai Normanni, che mandarono via gli arabi e contribuirono a migliorare la situazione di tutto il territorio, soprattutto per merito di Ruggero d'Altavilla. La contea, più tardi, passò sotto la dominazione sveva negli ultimi anni del XIII secolo. La città venne venduta a Niccolò Speciale nel 1431 e poi a Guglielmo Raimondo Moncada cinque lustri più tardi: a questo punto venne infeudata e andò incontro a un progressivo declino che si arrestò solo con l'arrivo di Filippo II di Spagna.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/paternocaania3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L'8 aprile 1565, Paternò fu elevata a rango di elevata a rango di principato per l'investitura ottenuta dal conte Francesco Moncada de Luna a I principe di Paternò da parte del re Filippo II di Spagna con diploma concesso in quella data, resa esecutiva il 3 giugno 1567. Il Principato di Paternò fu uno dei maggiori stati feudali della Sicilia per superficie e popolazione, nonché uno con i più elevati livelli di ricchezza media pro capite, superiori persino a quelli di molte città demaniali.[79] Notevole impulso ebbero le attività agricole, artigianali e commerciali, e molto significativa fu l'affermazione di un ceto borghese costituito da ricche famiglie che formarono l'élite cittadina che governava per conto del Principe.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/paternocaania4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Paternò, il terzo comune della provincia per ampiezza demografica. In antichità chiamato Ibla Mayor, nasce durante il periodo di dominazione Normanna. Presenta i tratti caratteristici dei borghi tardo-medievali, con l'intera struttura urbana sviluppata a ridosso del castello, edificato nel 1073 in pietra lavica. Sono presenti numerosi luoghi e monumenti da visitare, tra cui strutture architettoniche militari, civili e religiose.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/paternocaania2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">L'economia di Paternò gira principalmente sulle coltivazioni agricole, soprattutto quelle degli agrumi, grazie alla fertilità dei suoi terreni. A Paternò la coltura delle arance si diffuse inizialmente nella zona a nord del centro abitato dove, ancora oggi, possiamo trovare i giardini più vecchi con le varietà di arancia a polpa rossa "Sanguinello" e "Moro". Dagli anni '50 in poi, la coltivazione si è estesa anche nelle zone pianeggianti, grazie all'estendersi delle superfici irrigate e alla meccanizzazione che hanno permesso di realizzare aziende strutturalmente moderne in grado di coltivare la varietà di arancia più apprezzata della Sicilia che è il "Tarocco". &nbsp;&nbsp;</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>Luoghi di interesse principali:</i></span></div><div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5">I più importanti monumenti si trovano nella zona &nbsp;zona, della cosiddetta “ <i>Collina storica </i>“, che rappresenta il nucleo originario di Paternò</span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">.</span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/paternoctaaniacastello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Il Castello Normanno</b>: fu costruito per volere di Ruggero I sul modello dei castelli inglesi e dei Dongioni francesi fortificati nello stesso periodo. Presenta un carattere austero ma assolutamente affascinante ed al suo interno contiene una graziosa cappella affrescata, una galleria ed una sala d'armi. Ma il fiore all'occhiello è la terrazza superiore che consente la vista di un panorama incredibilmente suggestivo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Porte della Città: sempre al periodo normanno risalgono Porta del Borgo, Porta Lentini e Porta della Ballottola, ciò che rimane delle antiche mura protettive.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/paternoctaaniaTorre-dei-Falconieri.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Torre dei Falconieri</b>: anch'essa interamente edificata utilizzando pietra lavica. Proprio in questa torre, secondo la leggenda, venne rinchiusa la santa patrona della città prima del suo martirio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiesa_di_Santa_Barbara,_altare_maggiore_-Paterno-.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Chiesa di Santa Barbara</b>: costruita durante la fine del '500 e intitolata alla patrona di Paternò. Presenta interni adornati da pregiati stucchi policromi che le conferiscono unicità assoluta.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Santuario della Madonna della Consolazione</b>: in stile neoromantico, è una struttura legata al culto della Madonna della Consolazione. Tra le più belle chiese del comune, è caratterizzata da una colorazione rossastra, dovuta alla tipologia di pietra utilizzata per la sua costruzione. All'interno, le sue pareti sono decorate dagli affreschi di Archimede Cirinnà.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Chiesa di Maria Santissima Annunziat</b>a: Un tempo monastero di monache benedettine, oggi continua a mantenere il suo valore anche grazie alla presenza di un prezioso dipinto firmato da Anguissola situato nell'atrio principale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/paternoctaaniapalazzo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Palazzo di Città</b>: antica residenza della famiglia borghese Alessi, dopo anni di abbandono venne restaurata per divenire sede del municipio.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/paternoctaaniascalinata.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal punto di vista architettonico sono pregevoli la &nbsp;<strong>Scalinata della Matrice </strong>, che collega la Chiesa Madre (Santa Maria dell'Alto) con la porta del Borgo, una delle prospettive più fotografate della città; e merita una visita anche il &nbsp;<strong>Cimitero Monumentale </strong>con architetture del 19° secolo</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/salinelepaterno.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molto interessanti da visitare, dal punto di vista naturalistico, sono le salinelle dei piccolissimi vulcani dai quali sgorga del fango. Si trovano nella periferia di Paternò e sono un fenomeno di vulcanesimo secondario caratterizzato dalla presenza di orfizi. Vengono chiamate anche “vulcani di fango”. Il fango delle Salinelle nell’antichità era utilizzata per diversi scopi.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Paternò dal drone</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/t9QBzuAVy_8">https://youtu.be/t9QBzuAVy_8</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Nov 2023 08:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Misteri e Storie di Fantasmi in Sicilia: I Fantasmi del Castello di Milazzo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000020A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Milazzo ospita il castello più grande di Sicilia. Mura e porte arcaiche, chiese, bastioni e un panorama mozzafiato. I suoi sette ettari di superficie e i quasi quattordicimila metri quadri coperti rendono il castello di Milazzo uno dei complessi fortificati maggiormente significativi d’Europa (<i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?casello-di-milazzo" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per visitarlo e guardare il video del Castello</a></i>). Non solo storia e architettura. Il legame di questo luogo con diverse culture, la sua lunga esistenza e la maestosità, hanno dato vita ad un alone di mistero che lo avvolge e che ha scatenato, inevitabilmente, la fantasia della gente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Racconti della tradizione popolare, così lasciati in eredità come storie di fondazione del mondo, e riportati in salvo con mutamenti ridottissimi e una sola invariante assoluta: la presenza dei fantasmi. </span><span class="fs14lh1-5">Povere donne che precipitano nel vuoto, rozzi contadini dal cuore d’oro, soldati meravigliosi e suore murate vive; e il Castello di Milazzo, con i suoi intrighi e i suoi misteri, fra presenze e tremori, vegliando la Sicilia come in una favola che al sole impietosisce e di notte fa paura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasma-castello-milazzo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Milazzo si tramanda da secoli la leggenda della suora murata viva all’interno dell’antico Monastero delle Benedettine che si trova nel Castello, e in molti dicono di averla vista affacciata a una finestra pronunciando angosciosi lamenti. Pare che all’origine ci sia la storia di una giovane, figlia di un ricco signore, innamorata di un soldato con il quale si coinvolge a una passione cieca, presto scoperta dalla famiglia di lei, che la costringe alla clausura in convento per prendere i voti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasma-suora-milazzo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pur tuttavia l’amore prevale, e la giovane fatta monaca trova il modo per incontrare di nascosto il suo uomo; e ancora una volta, nel fato avverso che compromette i suoi atti, viene scoperta. La vergogna è grande, l’umiliazione atroce; e grande e atroce è la punizione, dacché viene murata viva all’interno del Monastero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pare che ancora oggi il suo spirito vaghi per il Castello, scorrendo lungo le finestre in cerca dello sguardo del suo soldato, a lamentare il suo amore impossibile con urla strazianti e gemiti soffocati. Qualcuno – addirittura – sostiene di averla vista lungo un viottolo, porgendo un saluto - “Sia lodato Gesù Cristo” - nelle notti marzoline di luna piena, rompendo con la sua voce la monotonia del mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/cortile-interno-del-castellomilazzo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E altre leggende, ancora, hanno per loro cornice il Castello di Milazzo, come quella del fantasma di un uomo con una testa fra le mani che si aggira nei pressi del cimitero inglese. Forse è il soldato amato dalla triste suora, oppure è solo una storia per fare paura. E però nel 1928, durante alcuni lavori in un orto eseguiti dai detenuti del maniero divenuto prigione, fu trovata una gabbia con all’interno lo scheletro di un uomo privo di arti inferiori e superiori, e cinque bottoni appartenenti</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">alla divisa inglese. </span><span class="fs14lh1-5">Pare che l’amputazione fosse una pena anglosassone, con l’usanza di esibire il corpo monco, e difatti dopo qualche anno gli studi hanno dimostrato che il corpo era quello di un disertore irlandese, appartenente alla guarnigione inglese, morto nei primi anni dell’800. Il suo nome era Andrei Leonard, catturato e rinchiuso nella gabbia dove subì il supplizio del corpo poi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">esibito alla truppa come terribile monito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasma-castello-milazzo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un’ultima storia, infine, tinge d’orrore questi luoghi meravigliosi, ed è la vicenda della Baronessa Elena Baele. Anche lei una giovane di nobile casato che s’innamora di un contadino alle dipendenze di suo padre, il quale, dopo averli scoperti, lo licenziò con la sua famiglia pure pagando una somma di denaro. Amareggiato e infelice, l’uomo si arruolò come soldato di ventura e in seguito morì.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La dolce Elena non sapeva darsi pace, e, disperata, al galoppo del suo cavallo fino alle Scogliere del Capo, si gettò da una rupe, che per questo oggi è chiamata “u sauto cabaddu”, il salto del cavallo. Anche il suo spirito appare nelle notti d’estate nei pressi della scogliera, provocando la commozione di chi soffre per una vita senza l’amore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di questa storia, simile a molte altre, quasi redatte dalla fantasia popolare sull’archetipo della fanciulla i cui reali sentimenti sono frustrati dai vincoli di una nobile famiglia, e forse ispirata come ennesima variante della tragica vicenda di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-castello-di-carini-e-la-leggenda-del-fantasma" target="_blank" class="imCssLink">Laura Lanza di Trabia, baronessa di Carini</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 14 Nov 2023 08:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour Castelli in Sicilia: CASTELLO DI AGIRA   Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000208"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello &nbsp;è tra i principali monumenti caratteristici della cittadina di </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--agira--enna--borgo-d-arte" target="_blank" class="imCssLink">Agira</a></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.net/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Enna</a></span><span class="fs14lh1-5">. Si tratta di un antico castello posto sulla cima del Monte Teja, oggi ribattezzato come Monte Castello per l’edificio che ospita.</span><span class="fs14lh1-5"> I <span class="imTALeft">pochi metri da percorrere a piedi per raggiungere il Castello medioevale , passo dopo passo si traducono in un percorso nella suggestione più vibrante di una Sicilia antica che ancora oggi non smette di trasmettere tutto il suo fascino atavico. </span><span class="imTALeft">E quando si giunge tra le sagome ancora erette di ciò che resta del maniero, ti senti in osmosi con vicende e leggende di questa terra, incastonata nella brulla meraviglia dell’ennese.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Agira si trova a circa 820 sul livello del mare, mostrandosi come una delle fortezze più alte della Sicilia, con una posizione strategica che, un tempo, permetteva di avvistare i nemici a gradi distanza, mentre oggi si presenta come una meravigliosa terrazza panoramica da cui poter ammirare le splendide terre siciliane e diversi comuni in lontananza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodiagira1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Storia del Castello </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non è stato facile ricostruire la storia del Castello di Agira, in quanto la maggior parte dei documenti storici che lo citano sono per lo più andati perduti nel corso del tempo. Si pensa che un primo Castello fosse stato edificato dai Sicani, la prima popolazione ad abitare l’entroterra siciliano, svolgendo anche il compito di ospitare la famiglia regnante. Dopo i Sicani, il l’antico Castello di Agira venne abitato anche dai Siculi, i quali fecero sorgere anche una cinta muraria nel suo intorno per migliorare il suo sistema difensivo. Si è certi che il Castello di Agira sia esistito anche durante il dominio dei greci e dei romani in Sicilia, sebbene, con loro, non ricoprì mai un ruolo di primo ordine e fu relegato a pochi usi istituzionali. L’avvento degli Arabi in Sicilia fu molto significativo per la città di Agira e per il suo Castello, visto che la popolazione che vi si insediò trovò nella fortezza agirina una delle principali roccaforti della loro epoca. Gli arabi fortificarono ulteriormente la cinta muraria, rendendola più sicura grazie all’edificazione di tre anelli murari concentrici. Fino al Trecento, il Castello di Agira continuò a ricoprire importanti ruoli nella politica della Sicilia, tanto da vedere anche ospiti illustri, come lo stesso Re di Sicilia Ludovico d’Aragona, nel 1354. Poco dopo, il Castello di Agira venne dismesso dalle sue funzioni militari, decretando l’inizio di uno stato di abbandono che non ebbe mai fine, causandone un degrado lento e inesorabile, fino a quando, nel 1693, un devastante terremoto fece crollare gran parte della sua struttura, lasciandoci solo pochi pezzi da poter ammirare oggi. Tuttavia, dalle macerie del Castello di Agira, causate dal terremoto del 1693, vennero edificate le nuove abitazioni per la ricostruzione della città, dando nuova vita a quelle mura del castello che per lunghi secoli hanno protetto l’antica città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodiagira2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Architettura del Castello </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Del Castello Medievale di Agira restano solo poche sue parti, oggi catalogati in due settori distinti, rappresentati da alcune torri che sono riuscite, in parte, a resistere al tempo, potendone osservare solo ciò che resta delle loro basi. Le mura del Castello di Agira sono molto spesse, sfiorando in alcuni punti anche i 2 metri. Le indicazioni sul perimetro originario sono ancora incerte, ma è molto probabile che si estendesse per circa 350 metri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodiagira3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare al Castello di Agira</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È molto semplice arrivare al Castello di Agira in quanto situato in una posizione di Agira ben servita dai collegamenti stradali e distante circa 1 km dal suo centro storico. È altrettanto facile arrivare ad Agira, visti i numerosi percorsi che la servono, tra cui le Strade Provinciali 18, 21, 22, 75 e la Strada Statale 121, attraversate anche dagli autobus delle autolinee siciliane. Grazie alla Stazione Ferroviaria Raddusa – Agira si può arrivare anche in treno, mentre chi viaggia in aereo, per raggiungere Agira, può atterrare presso l’Aeroporto Fontanarossa di Catania, distante circa 70 km.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dal drone</span></div></div><a href="https://youtu.be/W27rCcl72hk">https://youtu.be/W27rCcl72hk</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 07:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da visitare in Siciia: Riserva naturale orientata Isole dello Stagnone di Marsala]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000206"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva della Laguna dello Stagnone di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> è un luogo magico, fuori dal tempo. Un paesaggio naturale suggestivo, mozzafiato, di rara bellezza per i suoi colori, i profumi, per i ritmi lenti delle onde del mare che dolcemente cullano le piccole barche da pesca, per le emozioni che suscitano i tramonti, per le sue bianche saline con i mulini a vento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservastagnone1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una riserva naturale dalle antiche radici situata all'estremità occidentale della Sicilia, tra Marsala e Trapani, meta del turismo internazionale. E se questo non dovesse bastare, la location offre senza ombra di dubbio un ottimo punto di partenza per esplorare diversi splendidi luoghi di questa parte dell’isola: le storiche cantine vinicole che ancora oggi producono il famoso vino liquoroso </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-fascino-dei-mulini-siciliani" target="_blank" class="imCssLink">le saline di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capuluoghi-siciliani--trapani" target="_blank" class="imCssLink">Trapani</a></span><span class="fs14lh1-5"> stessa, il </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?erice" target="_blank" class="imCssLink">borgo medievale di Erice</a></span><span class="fs14lh1-5"> e perché no? La fantastica </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?risarva-naturale-orientata-dello-zingaro" target="_blank" class="imCssLink">Riserva Naturale dello Zingaro</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> per delle vacanze all’insegna del mare, della natura, della pace e della scoperta.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/stagnonenew2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È la più vasta della Sicilia ed è caratterizzata da acque molto basse. La Riserva Naturale dello Stagnone si estende dal litorale nord di Marsala, che guarda l'arcipelago delle Egadi, e proseguendo fino alla città di Trapani. Lo Stagnone nell'antichità, in particolare in epoca fenicia, era un luogo strategicamente importante per la presenza di Mozia, influente e sicuro centro commerciale fenicio per gli scambi tra Oriente e Occidente. Il periodo di splendore dello Stagnone si concluse con la conquista romana e rimase nel silenzio fino alle soglie dell'età moderna. Infatti, con un notevole salto di secoli, lo Stagnone tornò ad avere una funzione importante ai tempi della dominazione spagnola, nel XV secolo, quando lungo il suo litorale furono costruite le saline e quando si incrementò l'attività della pesca. Le saline sono ancora oggi una delle peculiarità della Riserva dello Stagnone e possono essere visitate. Così come gli imponenti mulini a vento che venivano e vengono utilizzati per il pompaggio dell'acqua e la macinazione del sale. Tra le caratteristiche che rendono unica la Riserva cè comunque anche la presenza di numerose specie di pesci (orate, spigole, triglie, anguille, saraghi, seppie, polpi, crostacei e via dicendo). </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/stagnonenew3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le calde acque della Laguna e la scarsa profondità dei suoi fondali rendono, infatti, lo Stagnone un habitat ideale per la deposizione delle uova e per il ripopolamento ittico, peraltro tutelato dal regolamento della Riserva che prevede il divieto di caccia e di pesca subacquea e con le reti. Anche la pesca sportiva (attraverso lenze e nasse), pur essendo consentita, è opportunamente regolamentata. Ma lo Stagnone è anche un piccolo paradiso per gli appassionati di ornitologia. In determinati periodi dellanno diverse specie di uccelli migratori, cavalieri dItalia, anatre selvatiche, aironi e fenicotteri bianchi o rosa, qui nidificano o sostano durante le loro migrazioni. La Riserva dello Stagnone accoglie, inoltre, una rigogliosa vegetazione tipica degli acquitrini salmastri mediterranei: la Palma nana, i giunchi e le salicornie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/stagnonenew4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In passato la riserva era un luogo strategicamente importante per via dei commerci fenici, grazie alla presenza di "Mozia". Venne trascurata fino a qualche secolo dopo quando divenne di dominio spagnolo. Una delle sue tante caratteristiche è sicuramente quella dei meravigliosi tramonti, che sorgono al calar del sole, creando riflessi di colori caldi e avvolgenti.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’arcipelago delle isole dello Stagnone abbraccia un’area di 2000 ha e si estende da Punta San Teodoro e </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-di-lilibeo-marsala" target="_blank" class="imCssLink">Capo Lilibeo</a></span><span class="fs14lh1-5">. La Riserva comprende tutta la laguna delimitata dal mare aperto di Isola Grande con le altre tre isolette al suo interno tra cui la più importante </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?siti-archeologici-da-visitare-in-sicilia--isola-di-mozia" target="_blank" class="imCssLink">Mozia</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. E proprio qui sorgono le famosissime saline, ancora oggi attive e funzionanti e che possono essere visitate così come gli imponenti ed antichi Mulini a Vento che vengono utilizzati per il pompaggio dell’acqua e la macinazione di sale. Questa Riserva, una tra le più antiche ad essere istituite (1984) è caratterizzata da acque limpide, bassi fondali, natura incontaminata, lembi di terra ricchi di storia e resti archeologici, dalla flora e dalla fauna tra le più variegate. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/stagnonenew5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Ma le avventure non finiscono qua poiché nell’area costiera si trovano diverse scuole di windsurf, kitesurf, canoa a vela che richiamano tantissimo turismo sportivo giovanile fino al pescaturismo nelle acque dello Stagnone. E per rilassarvi in queste giornate ricche di avventure, prenotate una delle nostre ville di lusso nell’area circostante per godere di un ottimo riposo immersi nelle loro fresche piscine private.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/XbOl78FGgII">https://youtu.be/XbOl78FGgII</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 08:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerario Archeologico a Catania - fra le vestigia greche e romane]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000205"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le tracce di Catania durante il periodo greco risultano pressoché cancellate a causa delle sovrapposizioni avvenute dapprima in epoca romana e nella fase successiva ad opera degli innumerevoli popoli che si sono avvicendati nel dominio della metropoli etnea. </span><span class="fs14lh1-5 cf1">La conoscenza del centro storico di Catania parte dalla Collina di Montevergine caratterizzata da “stratificazioni archeologiche” fin dall’età neolitica. La sommità della Collina (corrispondente all’attuale Piazza Dante) fu il luogo in cui sorse, intorno all’VIII sec a.C., la mitica acropoli della Katàne greca, centro della vita religiosa e politica, a cui si sovrapposero strutture abitative e viarie della Càtina romana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-16" src="https://www.sicilytourist.com/images/fororomanocataniaingresso.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lungo le strade della barocca, ricostruita in età barocca nella prima metà del XVIII secolo a seguito della distruzione dell’abitato preesistente provocata dal devastante terremoto del 1693 che provocò la morte di sedicimila persone, si incontrano accanto agli splendidi edifici del passato più recente anche le testimonianze dell’insediamento romano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da non perdere:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Complesso archeologico del Teatro e dell’Odeon </b></span></div></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-12" src="https://www.sicilytourist.com/images/teatrogrecocatania.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il complesso archeologico del teatro e dell’odeon</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5"> si estende sul pendio meridionale della collina di Montevergine, abitata fin dalla preistoria e sede della colonia greca calcidese di Katane, fondata nel 729-728 a.C.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La cavea del Teatro è costituita da nove cunei delimitati da otto scalette. Divisa orizzontalmente, è definita, nella parte superiore da un ambulacro che si apre verso l’esterno con grandi porte alternate a finestre, al quale, in antico, si addossava probabilmente un loggiato. Mentre la parte inferiore, caratterizzata dalla presenza di gradoni in calcare, è direttamente poggiata sul pendio naturale, la media e la summa cavea sono sostenute da poderosi muri radiali attraversati da due ambulacri collegati tra loro da scale. Dagli ambulacri si accede ai diversi settori delle gradinate. La cavea è strutturalmente connessa all’edificio scenico e comunica con &nbsp;esso mediante un complesso sistema di corridoi. Essi consentivano il passaggio, oltre che agli ambienti retrostanti il palcoscenico, anche alle torri scalari. L’edificio scenico in antico dovette essere imponente. La sua fronte era lussuosamente ornata da statue collocate dentro esedre fiancheggiate da colonne di ordine corinzio poste su piedistalli con delfni in rilievo. Alla sua base, tra alte zoccolature decorate da bassorilievi, si aprivano tre porte attraverso cui gli attori giungevano sul palcoscenico.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo le ultime campagne di scavo è ben visibile la porta orientale con due grandi colonne ai lati, delle quali oggi si vedono in situ le basi in pietra lavica e, solo per quella posta sul lato sinistro dell’ingresso, il piedistallo marmoreo decorato con bucrani e teste taurine. La porta hospitalis e gli ambienti retrostanti, intorno al XVI secolo, furono occultati per la costruzione di una casa che si sovrappose anche alla porta regia, della quale è visibile finora solo il fianco orientale, privo dei rivestimenti marmorei. Davanti alla fronte della scena si estendeva un largo palcoscenico la cui fronte, movimentata da piccole nicchie rivestite in marmo e decorate da statue, come quella raffigurante Leda col cigno, copia romana di un originale greco di Timoteo (IV secolo a.C.), era coronata da una cornice in marmo con motivi vegetali stilizzati.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’orchestra conserva il pavimento marmoreo il cui disegno è dato da grandi cerchi inscritti dentro quadrati. Esso fu restaurato già in antico allorché, essendosi rovinato anche per la fragilità dei marmi che lo componevano, fu integrato, con lastre di marmo bianco, senza rispettare il disegno originario. Invasa da numerosi piccoli recinti per animali nella prima metà del V sec. d.C., l’orchestra, tra il 600 e il 650 d.C., fu ricolmata da un poderoso crollo delle parti alte della scena e della cavea come indica la presenza di grandi blocchi in calcare, relativi alle gradinate, di capitelli, di parti di colonne e di sculture relative alle decorazione del palcoscenico e della fronte della scena.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel medioevo, distruggendo parte dell’orchestra già coperta da macerie, fu costruita una struttura quadrangolare a grandi blocchi squadrati di calcare, del tutto simili a quelli di un poderoso muro scoperto nel 1919 al di sotto dell’edificio moderno che grava sul lato occidentale del monumento. Tale muro è stato inteso come elemento strutturale di un più antico Teatro greco a struttura trapezoidale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il prospetto esterno del Teatro, in luce solo per un breve tratto su via Teatro greco, é movimentato da scale e da grandi esedre che erano, probabilmente, decorate da statue.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dall’analisi delle strutture, della decorazione architettonica e &nbsp;dei dati di scavo si ricavano le diverse fasi del monumento. Costruito nell’area già occupata probabilmente da un teatro ellenistico, ebbe in età augustea la sua prima sistemazione come teatro romano: sulle parodoi furono costruite le ali estreme della cavea che venne così saldata all’edificio scenico davanti al quale si sviluppava un palcoscenico meno ampio di quello ora a vista. Il teatro raggiunse il suo assetto definitivo nel II secolo d.C., epoca a cui risalgono anche la decorazione della fronte scena e molti dei frammenti di sculture e bassorilievi rinvenuti. Tra la fine del III e la prima metà del IV secolo d.C. fu restaurato e fu realizzato un palcoscenico più ampio utilizzando come materiale da costruzione anche frammenti di statue e di colonne. In questa fase sugli ultimi gradoni dei cunei orientali fu sovrapposto un alto podio collegato all’orchestra mediante scale. Fu modificato pure il passaggio dalla parodos orientale agli ambienti retrostanti la fronte scena, con la realizzazione di un ampio corridoio, dotato ad est di aperture ad arco, ora visibili nell’area di ingresso al monumento.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">ODEON</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/odeoncatania.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Con odeon, in greco odeion, si identifica un edificio per spettacoli coperto destinato ad accogliere rappresentazioni musicali, concorsi di poesia. A Catania l’odeon sorge immediatamente a ovest del teatro antico. Si tratta di un piccolo teatro, che in origine era probabilmente coperto e che sostituiva la scena con un semplice muro. La cavea del diametro di oltre 40 m conteneva intorno a 1500 spettatori. Essa, divisa in due settori da una stretta precinzione, era sostenuta da 17 ambienti trapezoidali coperti da volte. L’orchestra conserva la pavimentazione marmorea.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La facciata esterna era formata da un unico ordine di arcate scandite da paraste in opera quadrata. Come l’edificio del teatro, è costruito quasi interamente in lava, ma in origine era dotato di una ricca decorazione marmorea che ne modificava l’aspetto monolitico. Sulla base dell’articolazione della facciata, l’edificio è generalmente considerato coevo alla seconda fase del teatro, e dunque datato al II secolo d.C.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tra il teatro e l’odeon si snoda ancora percorribile una scalinata in parte sotterranea, che come riteneva il Principe Ignazio di Biscari, potrebbe essere stata la via di collegamento tra i due edifici, ovvero essere identificata con un lembo di viabilità urbana, risalente a un periodo molto posteriore, allorché i due edifici non erano ormai più in uso.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs10lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>COMPLESSO MONUMENTALE DELLA ROTONDA</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/rotondacatania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ubicato a nord del Teatro romano, l’edificio, noto come Terme della Rotonda, ha oggi ingresso sulla stretta omonima via che sale verso la parte alta della collina, acropoli della città antica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Gli scavi, determinati subito dopo il secondo conflitto mondiale dalla necessità di intervenire nell’edificio gravemente danneggiato dai bombardamenti aerei, furono diretti da Guido Libertini che individuò al di sotto dei livelli pavimentali strutture di età tardo ellenistica, intese come pertinenti ad un più antico edificio termale. Lo scavo e l’analisi delle murature in elevato gli permisero di riconoscere la presenza di rimaneggiamenti di epoca tardo imperiale, e di fare risalire al VI secolo d.C. il momento in cui l’edificio, che è il calidarium, o forse il laconicum, di un grande complesso termale, fu riusato come chiesa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Consacrata alla Madonna Assunta, come dice lo storico Vito Maria Amico, essa ebbe a subire diverse trasformazioni: ad età medievale risale la porta ogivale aperta sul fianco settentrionale e la merlatura aggiunta ai muri esterni, mentre sarebbe di epoca tardo rinascimentale la porta del lato sud.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dell’antico edificio termale rimane oggi una sala a pianta circolare inscritta in un quadrato, movimentata all’interno da esedre, coperta da una grande cupola. L’adattamento dell’edificio a chiesa cristiana è identificabile nei resti del pavimento posto alla stessa quota delle due nuove porte, nell’adattamento di una delle esedre in altare maggiore e delle due laterali in cappelle.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sono tuttora visibili sulle loro pareti tracce di dipinti, mentre sulle pareti che guardano il centro della sala sono ancora in posto porzioni degli affreschi di età barocca che, in parte danneggiati dai bombardamenti, furono rimossi per mettere in luce la muratura antica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nella tradizione locale la Rotonda era conosciuta col nome di Pantheon e molti eruditi catanesi erano convinti che essa, originariamente luogo di culto pagano, fosse servita da modello per l’omonimo tempio romano. Per primo il Principe di Biscari riconobbe nel monumento un edificio termale ed in tale opinione fu seguito dai numerosi viaggiatori che lo descrissero, come J. Houel, e dagli studiosi che successivamente se ne occuparono.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>BALNEUM DI PIAZZA DANTE</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/balneum1catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le mura che ancora oggi rimangono appartenevano a una domus privata, la cui estensione non è nota, di epoca romana imperiale. Si ritiene che la domus era una “casa a peristillio” cioè costituita da stanze che si affacciavano su un cortile centrale per mezzo di un portico colonnato. Sul lato occidentale rimangono ancora le basi di alcune stanze quadrate alle quali si andavano, probabilmente, ad aggiungere altre stanze delle quali rimangono solo poche tracce di muro. Al centro si estendeva il balneum, cioè il complesso termale, e vi erano quattro ambienti riscaldati attraverso l’ipocausto cioè un pavimento rialzato per mezzo delle colonnine sotto il quale c’era il passaggio per l’aria calda.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>BALNEUM DI PIAZZA SANT’ANTONIO</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-15" src="https://www.sicilytourist.com/images/balneum2catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">In un cortiletto che si affaccia sulla piazza Sant’Antonio e accanto alla casa in cui nacque, nel 1796, il celebre compositore Giovanni Pacini, sorgeva un piccolo impianto termale, probabilmente un bagno privato appartenente a un ricco edificio che sfruttava quasi certamente le acque del vicino fiume Amenano. </span><span class="fs14lh1-5">Questo impianto era in forme quadrangolari e se ne riconobbe il frigidarium, il laconicum e &nbsp;un ampio calidarium.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Del sistema termale di particolare rilievo appare il vano quadrato del frigidario, che misura poco meno di 5 metri per lato. Ad esso si giungeva mediante tre rampe di scale in buono stato, situate nei tre lati sud, est e ovest. A sud si accedeva ad un’ampia camera in parte coperta dalla dispensa di una casa , a ovest si accedeva al laconico interpretato quale corridoio di accesso ad un ipotetico secondo piano della struttura, mentre ad est il vano quadrato era messo in comunicazione con l’ampio salone a pilastri identificato come calidario. I pilastri separavano alcuni ambienti di cui se ne può solo intuire la planimetria.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dalla sezione che ne fa l’architetto Sebastiano Ittar &nbsp;(Catania, 1768 – Catania, 1847) agli inizi del XIX secolo, si intuisce che dell’edificio non rimase in piedi che un piccolo alzato di non oltre il metro di altezza, salvo rare eccezioni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Foro Romano</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/Il-foro-romano-di-Catania-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Presso il Cortile di San Pantaleone a Catania rimangono i resti di quello che fu identificato quale il Foro Romano di Catania.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Forum si presentava come una serie di diversi edifici circondanti un’ampia area centrale che costituiva il “foro” vero e proprio. Tali edifici dovettero essere quasi certamente essere dei magazzini o negozi. Lorenzo Bolano descriveva nel Cinquecento la presenza di otto ambienti con copertura a volta a sud e altri quattro a nord (quasi certamente perduti questi ultimi con la creazione di Via del Corso, attuale via Vittorio Emanuele II). Il Bolano riferisce anche di un’ala occidentale distrutta ai suoi tempi. Il Bolano tuttavia lo descrive come un impianto termale, dato che la zona era soggetta a periodici fenomeni di allagamento. La struttura rimase così definita fino alle dovute correzioni del Biscari. Ancora Valeriano De Franchi, cartografo per l’opera del D’Arcangelo, ne traccia una prima planimetria dove la struttura viene chiamata Terme Amasene.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ai tempi del principe Ignazio Paternò Castello, il pianterreno risultava essere già sepolto, mentre il secondo piano (cinque metri più in alto) era diventato residenza per molti popolani e i lati ridotti a due soltanto (quelli a sud e ad est) uniti ad angolo retto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Adolf Holm attesta esserci stati ai suoi tempi sette vani ad est e tre a sud e che questi furono chiamati “grotte di S. Pantaleo (…) per metà interrate e ridotte a povere abitazioni“. Il Libertini, in nota al testo dell’Holm, fa presente come gli otto ambienti a sud persistano, mentre le strutture a est furono convertite in antico in un unico corridoio. La facciata era di circa 45 metri di lunghezza. Tuttavia le strutture riconosciute dal Libertini erano quelle del secondo piano, mentre cinque metri più sopra rimanevano i ruderi del piano interrato che potrebbero essere i locali di cui fa menzione l’Holm.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Oggi del presunto foro rimangono soltanto un paio di ambienti attigui visibili a sud, con ingresso architravato sormontato da una apertura ad arco, oltre alle aperture ad arco semplice. Della struttura a est rimangono i resti di una parete in opus reticulatum appartenenti ad uno dei magazzini.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs14lh1-5">Terme dell’Indirizzo</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/termeromaneroma.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Complesso termale romano ubicato in piazza Currò, nel cuore del vecchio mercato del pesce o Pescheria, trae la sua attuale denominazione dal convento carmelitano di Santa Maria dell’Indirizzo, che ne incorporò le strutture.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dell’edificio, che prossimo agli impianti portuali della città era quasi certamente di uso pubblico, sopravvivono dieci vani con le coperture originarie, tra cui fa spicco una grandiosa sala a pianta ottagonale con copertura a cupola; nella parte superiore delle pareti si aprono delle finestre arcuate, mentre più in basso sono delle nicchie.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Al di sotto del piano d’uso, che dovette essere più alto di quello attuale, si aprivano i condotti per il passaggio dell’aria calda. In occasione delle esplorazioni condotte nel XVIII secolo il Principe di Biscari rinvenne tratti di condutture in piombo ancora incassate nelle pareti e le portò nel suo Museo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La costruzione dell’edificio è in opera cementizia con paramenti in blocchi di pietra lavica. Come nell’Anfiteatro e nel Teatro, i mattoni sono impiegati nelle arcate e per delineare correttamente i livelli orizzontali delle pareti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Terme Achilliane</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/achillinianecatania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le terme Achilliane sono un complesso termale di età romana nascosto sotto la centralissima Piazza Duomo. Si accede all’ambiente termale passando da un corridoio con volta a botte ricavato nell’intercapedine tra le strutture romane e le fondamenta della cattedrale il cui accesso è costituito da una breve gradinata di epoche diverse posta a destra dell’osservatore. Il nome dell’impianto è dedotto da un’iscrizione su lastra di marmo ridottasi in sei frammenti principali, databile alla prima metà del V secolo, oggi esposta all’interno del Museo civico al Castello Ursino.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Poco si conosce delle reali dimensioni del grande complesso termale e quanto oggi è visitabile è appena una piccola porzione della sua estensione. Una ipotesi molto fantasiosa relativa alle dimensioni delle terme la fece nel 1633 il D’Arcangelo, erudito di storia locale, il quale fece realizzare una planimetria priva di elementi reali e riconoscibili, sebbene abbia il merito di essere il primo lavoro avanzato in tal direzione, ispirandosi palesemente alla planimetria delle terme di Diocleziano. Molto più accurata è la planimetria resa da Sebastiano Ittar nella pianta generale della città di Catania. In essa viene attribuita alle terme una cortina muraria che correva a sud della piazza Duomo, identificata quale muro perimetrale dell’area termale. Diversi scavi occasionali hanno fatto ipotizzare il rinvenimento di tracce dell’impianto in altre parti dell’areale oltre a quanto noto, facendo desumere che esso costituiva l’area oggi occupata dagli edifici compresi tra le piazze Duomo, Università e San Placido. All’interno della cinta che circondava l’edificio si ricavò per intero la Cattedrale e il primo impianto conventuale benedettino fondato dal vescovo Ansgerio. Alle mura di cinta sul lato occidentale si addossò anche la Loggia Senatoria, distrutta durante il terremoto del Val di Noto del 1693, e si aprì la Porta di Eliodoro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dell’impianto originale si conserva una camera centrale il cui soffitto a crociere è sorretto da quattro pilastri a pianta quadrangolare. Al vano si accede tramite un corridoio con volta a botte che corre in direzione est-ovest e terminante in una porta che si apre su una serie di vasche parallele tra loro, facenti parte di un complesso sistema di canalizzazione, drenaggio e filtrazione dell’acqua che si estende verso nord. Anche il vano principale si apre con tre ingressi ad arco sulle vasche, ad ovest del vano stesso.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’ambiente misurerebbe 11,40 metri di larghezza e 12,15 metri di lunghezza, mentre le stanze di decantazione sarebbero lunghe in tutto 18,65 metri. Il corridoio misurerebbe 2,50 metri in larghezza per una lunghezza di oltre 16 metri.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Anticamente i pavimenti (di cui oggi non rimangono che labili tracce) erano in marmo, come dimostrano alcuni lacerti tra cui i resti di una vasca posta al centro dell’aula, mentre alle pareti e sul soffitto vi erano stucchi sicuramente dipinti ispirati al mondo della vendemmia, con eroti e tralci di vite; tali stucchi, sebbene ben leggibili nel XVIII secolo, oggi appaiono molto logori e in ampie parti lacunosi. La presenza di acqua corrente costantemente filtrata, l’assenza di aperture al di là dei tre accessi alle stanze di decantazione, la presenza di una vasca (piscina) al centro della sala e i rivestimenti marmorei dimostrano l’uso a frigidario dell’ambiente.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Anfiteatro Romano</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-14" src="https://www.sicilytourist.com/images/anfiteatrocatania.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">L’Anfiteatro di Catania, uno dei maggiori dell’Impero Romano, si trovava ai margini settentrionali dell’antica Catina, a ridosso della collina di Montevergine. I suoi resti sono visitabili dall’ingresso di piazza Stesicoro. Altre porzioni sono visibili nel vicino vicolo Anfiteatro, dove se ne vede il prospetto fino al terzo ordine di arcate. All’interno di villa Cerami e nel cortile della chiesa di San Biagio vi sono parti del sistema d’archi che collegava l’Anfiteatro alla collina. La maggior parte dell’edificio è ancora sotto la città moderna, nelle zone di via Neve, via Manzoni, via del Colosseo e via Penninello.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La fabbrica, di forma ellittica (125 x 105 metri), fu realizzata con muri radiali, pilastri e volte. Le tecniche edilizie principali furono l’opus coementicium (miscela di calce, pietre e sabbia vulcanica) per i nuclei delle murature e l’opus mixtum (blocchi lavici e filari di mattoni) per i rivestimenti. Gli archi erano realizzati con grandi mattoni rettangolari di colore rosso. I sedili della cavea erano probabilmente in blocchi di calcare. Alcune parti erano foderate con lastre di marmo. L’edificio era abbellito da colonne, statue e bassorilievi. Si può ipotizzare l’esistenza di un tendone mobile in cima (velarium) steso a proteggere gli spettatori dalle intemperie. </span><span class="fs14lh1-5">La cavea, che poteva contenere 15.000 spettatori seduti nei 32 gradini, era divisa in tre livelli separati da due corridoi e in settori, o cunei, separati da scalette in pietre lavica. Il livello superiore era coronato da uno spalto che aveva forse un portico colonnato, nel quale trovavano posto spettatori in piedi. L’arena (70 x 50 metri) era circondata da un podio rivestito di marmo, alle spalle del quale vi era un corridoio di servizio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La facciata era rivestita di blocchi lavici e scandita da due ordini sovrapposti di arcate separate da lesene con capitelli lavici di ordine tuscanico. Alle gradinate si accedeva mediante corridoi concentrici coperti con volta a botte. Le arcate del corridoio esterno del piano terra, munite di cancelli, permettevano l’ingresso degli spettatori. </span><span class="fs14lh1-5">L’edificio era separato dalla collina di Montevergine da un corridoio, ancora esistente, sormontato da archi e volte rampanti che collegavano l’edificio con la collina permettendo di raggiungere la cavea direttamente dalla parte alta della città.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’Anfiteatro fu costruito in due momenti. Il primo edificio, forse del I secolo d.C., era più piccolo e comprendeva l’ambulacro interno con la cavea soprastante. Esso fu costruito all’interno di un avvallamento nel banco lavico, e un muro di terrazzamento lo separava dalla collina e dalle altre aree esterne poste a quote più alte. Nel II secolo d.C., forse in occasione dell’arrivo a Catania dell’Imperatore Adriano, l’edificio venne notevolmente ampliato con la costruzione dell’ambulacro esterno, di una nuova facciata, del sistema di archi rampanti che lo collegavano alla collina e di una cavea che triplicava il numero di posti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Caduto in disuso nel V secolo, per concessione di Teodorico venne in parte spogliato dei suoi blocchi. Nel XII secolo si utilizzarono le sue pietre per la costruzione della nuova cattedrale di Catania. Durante la guerra dei Vespri Siciliani gli Angioini si servirono dei suoi ambulacri per penetrare all’interno della città; per tale ragione le arcate esterne furono successivamente murate e gli ambulacri riempiti di macerie.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La demolizione di quanto rimaneva del secondo e terzo livello continuò alla fine del XVI secolo, poiché i ruderi si trovavano a ridosso delle nuove mura della città. Dopo il terremoto del 1693 le sue rovine divennero le fondazioni dei sovrastanti edifici, tra i quali villa Cerami, la chiesa di San Biagio e il palazzo Tezzano. Agli inizi del XVIII secolo l’Anfiteatro era del tutto interrato o celato da palazzi, al punto che il fiammingo Philippe D’Orville dubitava della sua reale esistenza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Cripta di S. Euplio</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/cripta-di-santeuplio-catania.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs14lh1-5">La cripta, in origine una tomba romana di età Imperiale, sorge sotto i ruderi della chiesa di Sant’Euplio distrutta nel 1943 durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Caratterizzato da un altare costituito da un capitello di epoca romana, è un luogo di culto di età tardo-antica. Secondo la tradizione all’interno di questa cripta sarebbe stato incarcerato il santo catanese Euplio prima del suo martirio, avvenuto probabilmente all’interno del vicino anfiteatro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Ipogeo romano di via Sanfilippo</b></div><div><span class="fs10lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/IpogeoCatania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’Ipogeo Romano è ubicato nella ex Selva del convento di Santa Maria di Gesù. Il monumento, impropriamente noto come “ipogeo quadrato” (per distinguerlo da un altro a pianta circolare che si trova nelle vicinanze), è in realtà una monumentale tomba di età romana imperiale (I-II sec. d.C.), tra le poche sopravvissute delle vaste necropoli di Catina che occupavano l’area a nord dell’attuale centro storico di Catania.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La tomba, che nel tardo Medioevo fu utilizzata come calcara dai monaci del convento, venne riscoperta dagli eruditi del XVII secolo. Raffigurata in un acquerello di J. Houel (XVIII sec.) e il alcune incisioni di S. Ittar (XIX sec.), essa sarà interamente scavata e portata in luce da F. Ferrara nei primi anni dell’800. Negli anni ’70 del secolo scorso la tomba è stata restaurata e resa visitabile all’interno di un’area attrezzata a verde.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Quanto resta dell’edificio si compone di una grande struttura a pianta rettangolare (circa 13 x 9 m), che mantiene uno spiccato di circa tre metri. La metà orientale dell’edificio è costituita da un massiccio corpo di fabbrica, mentre quella opposta è occupata da una camera quadrata parzialmente ipogeica,originariamente voltata, accessibile attraverso una scala dal lato corto occidentale. Al centro della parete di fondo si apre un loculo rettangolare; altre quattro nicchie, di dimensioni minori, si dispongono simmetricamente sulle altre pareti: una per ciascuno al centro dei lati nord e sud e due sulla parete d’ingresso, ai lati della scala.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La muratura dell’edificio, del tutto analoga a quella dei maggiori monumenti di Catina, è composta da un potente riempimento in opus coementicium (calce, sabbia vulcanica e scaglie di pietra lavica) rivestito in opus mixtum, formato da parti in opus vittatum (uso di mattoni nei cantonali e su tre filari che corrono lungo tutta la base del monumento) e parti in opus incertum (blocchetti di pietra lavica irregolarmente squadrati e lisciati in faccia-vista). </span><span class="fs14lh1-5">Tutti gli studiosi concordano nell’ipotizzare che l’edificio avesse in origine un secondo piano, probabilmente inaccessibile, secondo un modello architettonico, di origine ellenistica, diffuso nel mondo romano dalla seconda metà del I sec. d.C.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sull’aspetto originario del secondo piano, che non ha lasciato altre tracce che non siano le possenti murature che lo sostenevano, si possono fare solo congetture.</span></div><div><br></div><div><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Percorso Archeologico</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/XxxzB7YPznk">https://youtu.be/XxxzB7YPznk</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 05 Nov 2023 07:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi Sacri in Sicilia: Eremo di Santa Rosalia in Quisquina ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000203"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">L’eremo di Santa Rosalia alla Quisquina è una costruzione lungo le pendici del monte Quisquina nel territorio di Santo Stefano Quisquina. &nbsp;L'eremo sorse in prossimità della grotta dove per gran parte della sua vita si rifugiò Santa Rosalia, la vergine palermitana. Situata a 986 m s.l.m., la struttura eremitica è caratterizzata da uno stile architettonico definito ambientale perché costruito e coltivato a tappe quasi in modo organico e che ben si mimetizza con l'ambiente circostante; l'eremo comprende, oltre alla "grotta", la chiesa, la cripta e gli ambienti conventuali quali le celle, la cucina e il refettorio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/eremosantarosalia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Posto a 986 m s.l.m., la struttura eremitica è caratterizzata da uno stile architettonico definito ambientale poiché costruito e cresciuto a tappe quasi in maniera organica. &nbsp;Il bosco della Quisquina, posto a nord-est rispetto a Santo Stefano Quisquina, è un luogo umido e ombroso, tanto che i Saraceni lo chiamarono “Koschin” (cioè oscuro); rappresentava il luogo ideale per nascondersi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/eremoquisquinia-Grotta_di_Santa_Rosalia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">In una grotta mimetizzata di vegetazione difficilmente accessibile, la giovane Rosalia, in fuga dalla vita mondana e in cerca di solitudine, pace e soprattutto di Dio, trovò dimora per dodici anni (probabilmente dal 1150 al 1162). La storia dell'eremo ha inizio nel 1624, quando, poche settimane dopo il ritrovamento delle spoglie della Santa nella grotta del Monte Pellegrino a Palermo, due muratori palermitani il 25 agosto ritrovarono la grotta e l'epigrafe nel secolare legno di quisquina; una cappella fu immediatamente costruita nelle vicinanze. Pochi anni dopo, il mercante genovese Francesco Scassi, apprende la storia di Santa Rosalia e della grotta così, decise di venire in Sicilia e di investire tutti i suoi soldi nella costruzione dell'Eremo. Dopo aver costruito la chiesa, alcune celle, una cucina e una stalla, decise di ritirarsi e di vivere con altri tre uomini qui in questo eremo da lui costruito.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/eremosantarosalia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Essi fondano una congregazione indipendente di frati devoti a Santa Rosalia, che nel tempo diverrà completamente autosufficiente: il mulino, il fienile, la calzoleria, la falegnameria e quant'altro si trova all'interno dell'Eremo. Nel Settecento l'Eremo di Quisquina è uno dei più rinomati di tutta la Sicilia, fu visitato da vescovi, principi e cardinali ed è anche oggetto di loro donazioni. La fama e la prosperità portarono all'Eremo molti nuovi frati così i Ventimiglia, Baroni di Santo Stefano, provvedono ad ampliare ed arricchire la struttura, con questo intervento l'Eremo può ospitare fino a cento frati. In realtà i frati stessi non sono mai più di dieci quindi i novizi hanno dovuto superare un periodo di prova prima di diventare membri effettivi della congregazione. Questa selezione si rendeva necessaria data la varietà delle persone che arrivavano all'Eremo, infatti, accanto ai devoti venivano i figli delle famiglie più povere della zona o addirittura criminali e banditi che avrebbero goduto di asilo religioso all'interno dell'ordine. Per quest'ultimo fattore cambia completamente la struttura interna dell'Eremo. Alla fine dell'Ottocento, numerosi episodi contribuirono al declino della congregazione e i pochi veri religiosi rimasti furono posti in minoranza.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/eremosantarosalia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Questo episodio di decadenza si conclude nel 1928 quando la congregazione viene sciolta ei frati espulsi dalla struttura. Ma i frati in realtà rimasero all'Eremo l'ultimo eremita conosciuto è Fra Vicè (Vincenzo) che visse in solitudine gli ultimi anni della sua vita vivendo di elemosine e ciò che gli offrivano le persone dei paesi vicini, morì nel 1986 all'età di 98 anni. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Oggi L'Eremo è affidato alla gestione della Pro Loco di Santo Stefano Quisquina. Grazie all'interessamento del Principe Ventimiglia, il 25 settembre 1625 alcuni frammenti delle reliquie della Santa furono donati agli stefanesi, che furono collocati in un busto raffigurante Santa Rosalia. Il busto è custodito in un'artistica cappella della chiesa madre e ogni anno viene portato in pellegrinaggio a piedi all'eremo il martedì successivo alla prima domenica di giugno.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/V21vE6OtTuE">https://youtu.be/V21vE6OtTuE</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Nov 2023 08:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: ISNELLO - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000202"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In una lussureggiane cornice naturale del <b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">Parco delle Madonie</a></b>, in <i><b><a href="https://www.sicilytourist.net/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></b></i>, &nbsp;adagiato fra le pieghe di una vallata, cui fa da vigile sentinella la possente mole della Montagna Grande, e dominato dall’antico castello bizantino, sorge Isnello, “<i>paese antichissimo e perciò pieno di profonda nobiltà (Carlo Levi)</i>”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/isnello1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa cittadina nel cuore delle Madonie è celebre per avere uno dei cieli stellati più belli. Isnello, infatti, ha ottenuto la certificazione internazionale Starlight Stellar Park dalla Fundación Starlight dell’Instituto de Astrofísica de Canarias in Spagna, per la sua area del Parco Arstronomico di Gal Hassin e della Chiesa Santissima Annunziata.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/isnello2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dalla fine del XII secolo sino a parte del XV, durante le dominazioni angioina-aragonese, la storia del centro si intreccia con quella dei casati che vi si alternano: dagli Abbate ai Filangeri, ai Ventimiglia e ai Santacolomba. Nel 1788 i cittadini di Isnello, stanchi di sopportare il dominio esercitato dai conti in base al beneficio ricomprarono i territori della contea, sciogliendosi definitivamente dal vincolo dell'autorità baronale. Sono da visitare: la <b>Chiesa Madre</b>, la <b>Chiesa dell’Annunziata</b>, la <b>Chiesa del Rosario</b> e i <b>ruderi del Castello</b>.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/isnello4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Isnello, le cui radici sono ben solide nel Neolitico (come raccontano i numerosi reperti ritrovati nelle grotte del territorio), Poi, Isnello intraprende il cammino verso il presente attraversando l’età Bizantina (come raccontano i ruderi dell’Eremo di San Leonardo e del castello che sovrasta l’abitato); quella normanno-sveva (diventando Regio Demanio); &nbsp;quella araba (quando il borgo era chiamato “Menzil al Himar”); quella del conte Ruggero; quella dei Ventimiglia (a partire dal 1377), Poi, dal 1397 al 1693, sullo schermo della Storia scorrono i nomi di Abbo Filangeri, Arnaldo Santacolomba, Arnaldo Guglielmo; Antonio, Arnaldo II, Antonio II, Simone, il casato La Farina, Eleonora Agnello di Francavilla, Pietro Santa Colomba, Arnaldo III, Pietro Santa Colomba, Ignazio, Fino al terremoto dell’11 gennaio 1693. Mentre tutta la Sicilia centro-orientale subì distruzioni e morti, ad Isnello caddero solo alcuni vecchi edifici. La linea di successione maschile dei Santa Colomba chiude il suo governo su Isnello nel 1761, passando poi a donna Giuseppa di Valguarnera, erede dei Santa Colomba di linea femminile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_di_Isnello_04.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una Storia avvincente, come ce la raccontano i “testimoni di pietra” del territorio. Primo fra tutti, i ruderi del Castello, struttura difensiva a doppia cortina muraria, tipica dei castelli montani dell’epoca alto-medievale: una posizione naturalmente inaccessibile, rafforzata da tutti gli accorgimenti architettonici di difesa. Il suo compito di sorveglianza arrivò fino ai primi del ‘500.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E chissà quali storie ci racconteranno le Chiese che incontriamo. Partendo dalla Chiesa Madre di San Nicolò (di antica fondazione, propone l’aspetto definitivo raggiunto tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo e custodisce pregevoli opere lignee come il coro 1601, la statua del patrono datata 1689 ed il crocifisso di Giuseppe Li Volsi del 1619); raggiungiamo la Chiesa di Santa Maria Maggiore (che domina l’abitato, attirando l’ammirazione per la guglia del campanile ricoperta da maioliche colorate); quella di San Michele Arcangelo (notevole, tra gli altri, il pregevolissimo crocifisso ligneo del 1627); la Chiesa della SS. Annunziata (che propone lo spettacolo di interessanti stucchi ed opere marmoree); la Chiesa di Maria SS. del Rosario (conserva la quattrocentesca pala d’altare attribuita al fiammingo Simone de Wobreck).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesa_madre_di_Isnello1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma una così antica storia si racconta anche attraverso le tradizioni. Ed ecco il Museo Trame di filo, che riporta alla memoria viva l’arte antica del filet e dello sfilato. Impossibile, poi, non invitare tutti a vivere le “Frottole di Isnello”: tradizionali rituali paraliturgici vissuti dal popolo isnellese nel pomeriggio di otto ricorrenze annuali; un movimento di gente, a frotta lungo l’abituale percorso processionale, in una miriade di suoni, colori e stupori. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Planetarioisnello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ed Isnello, in alcune parti del territorio, grazie all’assenza totale di fonti luminose notturne, regala una vista limpida del cielo notturno in diversi giorni dell’anno. Da qui, l’idea di realizzare un Osservatorio Astronomico e un Planetario in località Piano Battaglia. Dalla preistoria fino alle stelle, Isnello invita tutti a sognare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/2rmzbKWRSyI">https://youtu.be/2rmzbKWRSyI</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 08:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia Medievale: Castello di Poggiodiana a Ribera (Ag) ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000147"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Poggio Diana con la sua torre merlata, alta e imponente che ricompare stilizzata sullo stemma ufficiale del Comune, assurgendo ad emblema della città di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--ribera-il-borgo-delle-arance" target="_blank" class="imCssLink">Ribera</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Il Castello si trova su uno sperone roccioso dominante la valle del fiume Verdura. Originariamente indicato con il nome saraceno di Misilcassino, ossia luogo di discesa a cavallo, il Castello, a partire dal XVI secolo, prese il nome attuale in onore della nobildonna Diana Moncada, andata in sposa nel 1511 al conte Gian Vincenzo Luna. Furono per primi i Saraceni a costruire nel secolo IX sopra un poggio, sulla sinistra del fiume Verdura (Alba-Sosio), a poche miglia dal mare, un castello che prese il nome di Misilcassin dal feudo omonimo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-di-Poggio-Diana-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Successivamente i Normanni, intorno al XII secolo, avvertirono l'esigenza di costruire un castello fortificato per difendere le piccole comunità vicine e le terre da loro conquistate tra il fiume Platani e Caltabellotta, anticamente denominata Triocala. Al castello si raccoglievano le genti del contado. La struttura fortificata domina, dall'alto della sua torre, la ripida balza e la profonda valle del fiume Verdura. Il corso del fiume in prossimità del Castello ha un andamento tortuoso e, scorrendo in una strettissima gola incisa nella roccia calcarenitica, forma tre grandi anse, l'ultima delle quali lambisce il colle di Poggio Diana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-di-Poggio-Diana-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello si sviluppa su di una pianta irregolare che, coprendo un'area di circa tremila metri quadrati, segue la natura e la forma del terreno; è costruito in pietra arenaria da taglio, con piccole finestre rettangolari di stile arabo-normanno, secondo tutte le regole dell'architettura militare di quei tempi, con ponte levatoio, ampio cortile quadrilungo, cappella, scuderia, armeria e caserme per la guarnigione. Dell'antico maniero rimangono parte delle mura perimetrali, il bastione angolare quadrato e la torre cilindrica di 25 metri di altezza, coronata da caratteristici beccatelli. La torre cilindrica mostra al suo interno una volta a crociera costolonata su pianta ottogonale, un tipo di copertura adottata all'interno delle torri castellane di età sveva-federiciana. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-di-Poggio-Diana-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello aveva due ingressi, l'uno rivolto a mezzogiorno, l'altro a settentrione, che immettevano in un ampio cortile. Sbarrate le due porte d'ingresso, nessuno poteva accedervi. La linea di difesa esterna del Castello era costituita da un muro alto e spesso, mentre un altro muro, costituito dai fabbricati interni, fra loro collegati con opere stabili, chiudeva la fortezza. Detti fabbricati comunicavano tra loro per mezzo di corridoi e terrazze merlate. Un portone a sesto acuto serviva da ingresso ad un secondo cortile. Due ponti in muratura, di cui sono ancora visibili alcuni ruderi, mettevano in comunicazione le due sponde del fiume vicino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-di-Poggio-Diana-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In un primo tempo gli estesi possedimenti del contado di Sciacca, incluso il Castello, furono assegnati nel 1100 dal Conte Ruggiero Normanno alla figlia Giulietta, per poi passare ai figli di lei. Nel 1253 il Castello e le terre di Misilcassino, a cui era aggregata la baronia di Magazzolo, vennero concessi dal re Manfredi, ultimo degli Svevi, al suo parente Matteo Maletta. Federico II d'Aragona, nel 1392 concesse il Castello al Conte Guglielmo Peralta, Signore di Caltabellotta, figlio di Guglielmo I. &nbsp;In seguito, passò ad un nobile di Sciacca, Artale Luna, che aveva sposato Margherita Peralta, erede della Contea di Caltabellotta. L'investitura del castello passò quindi al figlio di questi, Antonio de Luna in data 10 novembre 1453, in virtù del regio privilegio concessogli dal re Alfonso il Magnanimo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-di-Poggio-Diana-cop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello prediletto da Diana</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il 7 novembre 1510 Giovan Vincenzo de Luna, sposato con Diana Moncada, signore delle terre comprese fra Caltabellotta ed i fiumi Verdura e Magazzolo (Isburo), ebbe la investitura del feudo Misilcassin. Il Conte Luna, attratto dal clima mite e dalla bellezza incomparabile dei luoghi, annualmente, nel periodo invernale, scendeva dal suo castello di Caltabellotta in quello di Misilcassino, che ribattezzò «castello di Poggio Diana» in onore della moglie. E Diana Moncada lo prediligeva a tal punto che era veramente felice di trascorrervi alcuni mesi dell'anno. Un luogo del Castello, tuttora conosciuto col nome di «piano della Signora», ricorda la signora Moncada, bella ed intelligente oltre che coraggiosa. La signora infatti, quando il marito s'allontanava per correre in aiuto dei suoi amici vicini o lontani, non tornava a Caltabellotta, ma rimaneva nel castello e di notte ispezionava le sentinelle poste sulle mura. "Dati i tempi, non c'era sicurezza personale contro le scorrerie dei Turchi e dei pirati africani e due passaggi segreti portavano direttamente dall'appartamento del signore del castello all'aperto: il primo al greto del fiume, l'altro a monte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Del castello rimangono parte delle mura perimetrali e due torri, una quadrangolare e una cilindrica, di 25 metri di altezza e circa 30 metri di circonferenza, di particolare interesse per il caratteristico coronamento a beccatelli. Sviluppato su circa 3000 m² di superficie con una pianta irregolare, dal lato nord svettava su uno strapiombo di oltre 300 metri, ai cui piedi scorre il fiume Verdura, ad est si scorge l'abitato di Ribera. La fortezza era chiusa saldamente da un allineamento di fabbricati interni alti circa 20 metri e rinforzata da un secondo muro di difesa. Da un portone a sesto acuto si raggiungeva un secondo cortile, dove insisteva il posto di guardia con l'alloggio degli armigeri e l'armeria, e si aprivano i magazzini e la scuderia. Dal cortile, grazie a delle scale, si saliva ai piani superiori, dove i Signori alloggiavano nei vasti appartamenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Castello</span></div></div><a href="https://youtu.be/r9PpuiEEE5A">https://youtu.be/r9PpuiEEE5A</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 06:57:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Escursioni in Sicilia: Monte Judica trekking tra storia, archeologia e altre meraviglie]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001FF"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il MONTE IUDICA si eleva a quota 750 mt. s.l.m. e <span class="imTALeft">sovrasta Castel Iudica, piccolo borgo <a href="https://www.sicilytourist.net/turismocataniaeprovincia" target="_blank" class="imCssLink">in provincia di Catania</a> e </span>tutta la valle del Dittaino, del Simeto e del Gornalunga e rappresenta un patrimonio che merita di essere valorizzato per il suo alto grado di naturalità ambientale e per i reperti archeologici di grande rilievo che su questo monte sono stati scoperti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/monteiudicactvideo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sua frequentazione risale al periodo preistorico ed all’età del rame - circa 5000 anni fa - ma fu abitato anche nel periodo arabo-bizantino e normanno, con uno sviluppo eccezionale in epoca greca (arcaica, classica ed ellenistica), come si evince dai numerosi saggi operati dalla Soprintendenza ai Monumenti di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-da-visitare--catania-" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a>. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/monteiudicactarcheologia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa sul monte Iudica testimonia la presenza, a partire dal XVI secolo, di una comunità di monaci eremiti. Successivamente, all'inizio del 1800 venne costruita una masseria al centro del feudo Iudica. La chiesa, la masseria e le aree connesse sono già patrimonio della Provincia Regionale di Catania</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castel-di-Iudica-chiesa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Monte Iudica è un romanzo collettivo. Un capolavoro di paesaggi mozzafiato, di interesse archeologico e un viaggio indietro nel tempo.</span><span class="fs14lh1-5"> I resti del Castello sono ancora visibili in prossimità della cima del monte.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/monteiudicaresticastello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Monte Iudica, dalle ricerche realizzate fino ad adesso, narra di un importante centro indigeno. Gli insediamenti si attestano a partire dalla II età del Ferro e con una grande espansione nella seconda metà del VI secolo. Addossati alla roccia sono stati ritrovati degli ambienti abitativi; ai piedi del monte, invece, è stata rinvenuta una necropoli costituita da tombe scavate nella roccia (alla cappuccina). Dai due contesti sono stati trovati alcuni contenitori per derrate, dei pithoi e delle anfore da trasporto. Un’ulteriore testimonianza è stata data con il ritrovamento di frammenti di decorazione architettonica risalente all’epoca tardo-arcaica (cornici, antefisse a palmette a </span><span class="fs14lh1-5">rilievo decorate, di due antefisse gorgoniche e di tre con maschere femminili).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castel-di-Iudica-masseria.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da menzionare, in particolare, i ruderi cinquecenteschi dell’Eremo della Gabella con la limitrofa masseria (inizi dell’800) e la Chiesa di San Michele Arcangelo, simbolo di Castel di Iudica. La storia riporta che, a metà a metà del cinquecento, dei monaci eremiti si insediarono sul monte costruendo la chiesa di San Michele Arcangelo. La storia, però, non finisce qui. Il Monte Iudica è un’infinita scoperta. Una trama intricatissima. Fili che si annodano, si slegano e si intrecciano nuovamente. Monte Iudica è tra le formazioni geologiche più antiche della Sicilia. Datata al Triassico, era un’isola, una piccola isoletta in mezzo al mare. Monte Iudica svela e racconta. Una matassa da dipanare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/rXRQeehJhDs">https://youtu.be/rXRQeehJhDs</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 05:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Misteri e Storie di Fantasmi in Sicilia: La Bellina di Erice]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001FE"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sicilia è ricca di leggende affascinanti, che rendono ancora più interessanti luoghi già di loro molto belli. A </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?erice" target="_blank" class="imCssLink">Erice</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, un paese vicino a Trapani, si racconta la leggenda di un fantasma che compare di notte, che si confonde tra le lunghe ombre dei vicoli o strisciando al sole torrido della canicola. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">A Erice non servirebbero leggende e misteri per far conoscere il suo lato magico e fantastico; basterebbe l’atmosfera di questo splendido borgo medievale, sospeso tra le nuvole, con gli affacci verso il mare, a renderlo un posto incantevole, leggendario e misterioso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ericebellina1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Intorno al XIII secolo a Erice viveva una giovane fanciulla che apparteneva a un nobile casato, aveva lunghi capelli lisci e neri ed era praticamente impossibile resisterle, gli uomini, infatti, si innamoravano di lei, ed era detta </span><span class="fs14lh1-5"><i>la Bellina</i></span><span class="fs14lh1-5">. In realtà, visto il suo fascino, avrebbe dovuto chiamarsi la Bellissima. Aveva lunghi capelli lisci e neri ed era praticamente impossibile resisterle. È lei la protagonista della Leggenda della Bellina di Erice. Gli uomini si innamoravano di lei a prima vista, ma lei li rifiutava tutti, uno dopo l’altro. Tutto ciò che faceva era restare affacciata alla finestra di casa, scrutando il mare e l’orizzonte in attesa del ritorno dell’unica persona che avesse mai amato. Chi era costui? Per scoprirlo, basta andare avanti nella lettura.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ericebellina3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lui era un soldato partito per una guerra da cui non fece ritorno, e che prima di partire le aveva regalato uno splendido anello come promessa di matrimonio. Tra gli spasimanti della ragazza c’era anche un barone, che venne respinto come gli altri. Egli, però, non si rassegnò e, grazie all’aiuto di un mago, riuscì a entrare in possesso dell’anello della Bellina di Erice, promettendo di restituirglielo solo in cambio di un bacio. Neanche questo riuscì a convincere la ragazza. Per ripicca, lui gettò l’anello in un cespuglio di rovi. La Bellina, disperata, si mise a cercarlo. Dopo tanta fatica lo vide e allungò la mano per afferrarlo, ma nel farlo si punse e il sangue che uscì dalla ferita scatenò un incantesimo che la fece trasformare in una biscia. Da allora la giovane si aggira tra rovi e case abbandonate, condannata a essere un serpente dopo essere stata l’oggetto del desiderio di tanti ericini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ericebellina4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo spettro ha una forma sinuosa e nera, come quella di un serpente e si affaccia tra le antiche pietre e richiama la storia triste della donna più bella mai vissuta in questa parte di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bellina, questo era il suo soprannome rimaneva tutto il giorno affacciata alla finestra di casa, scrutando il mare e l’orizzonte in attesa del ritorno dell’unica persona che avesse veramente mai amato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’uomo era un soldato che tempo prima era partito per una guerra e prima di partire le aveva fatto dono di un anello, era la sua promessa di matrimonio, il suo pegno di felice ritorno.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come spesso accade nelle storie di fantasmi, anche le storie d’amore non hanno un lieto fine e l’uomo non fece mai ritorno a casa, ma Bellina, innamorata e devota, non smise di aspettarlo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra gli spasimanti della ragazza c’era anche un barone, che, come gli altri, venne respinto, ma il nobile, per nulla rassegnato dal rifiuto della ragazza, grazie all’aiuto di un gioielliere, riuscì a entrare in possesso dell’anello della fanciulla, la ricattò promettendo di restituirlo solo in cambio di un bacio, il quale, grazie all’incantesimo eseguito dal mago, avrebbe fatto in modo che la Bellina si innamorasse immediatamente di lui.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ericebellina5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’appuntamento fissato, vedendo il barone che lei resisteva a ogni sua lusinga, lanciò l’anello in un cespuglio di rovi e se ne andò, Bellina in preda alla disperazione, si mise a cercarlo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La giovane si mise alla ricerca del suo pegno d’amore e, dopo tanta fatica, le sembrò di vederlo in mezzo a un cespuglio particolarmente intricato, ma, provando a prenderlo, si punse con una spina e, per effetto del sortilegio del mago, si tramutò in una biscia nera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La magia oscura evocata, che aveva condannato per sempre la Bellina, non risparmiò nemmeno il barone, che, trascinato da una schiera di demoni vendicativi, finì negli Inferi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da allora si dice che la Bellina si aggiri tra rovi e case abbandonate, condannata a essere una biscia per sempre, dopo essere stata l’oggetto del desiderio di molti ragazzi di Erice.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 24 Oct 2023 07:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Sicilia: Monterosso Almo - Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001FD"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Monterosso Almo è un piccolo comune, il più settentrionale della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, Il primo della catena dei Monti Iblei e l’ultimo dei tredici comuni di Ragusa. Composto da poco più di 3000 abitanti è adagiato sul fianco della catena montuosa, si affaccia su un bellissimo panorama come un piccolo gigante addormentato e ricco di storia e tradizioni. Monterosso Almo è il più settentrionale della provincia di Ragusa, Il primo della catena dei Monti Iblei e l’ultimo dei tredici comuni di Ragusa. Composto da poco più di 3000 abitanti è adagiato sul fianco della catena montuosa, si affaccia su un bellissimo panorama come un piccolo gigante addormentato e ricco di storia e tradizioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.sicilytourist.net/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/monterossoalmo1.jpg"  title="" alt=""/></a><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Dopo essere passato sotto il conte Enrico Rosso, passa alla Contea di Modica, sotto Federico Chiaramonte e poi sotto i Cabrera. I palazzi delle famiglie reggenti del paese, mettono in evidenza le vocazioni e le dinamiche del borgo: l’imponente casa palazzata dei Cocuzza, l’elegante settecentesco palazzo dei Burgio, i conventi, e la piazza principale con la scenografica chiesa di San Giovanni Battista. Vicino al municipio la chiesetta conventuale di Sant’Anna.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/monterossoalmo2.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Posto a 700 metri sul livello del mare, qualche spruzzatina di neve in inverno e deliziosi funghi freschi in autunno, da raccogliere nei verdi boschi circostanti. Del borgo si hanno notizie già dal 1168 ed era possedimento del normanno Goffredo, figlio del Conte Ruggero, con il nome di Monte Jahalmo. Ma il borgo conserva anche testimonianze archeologiche importanti come la necropoli di Monte Casasia (VII secolo a. C.) facente parte del Parco Forestale Canalazzo.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/monterossoalmo3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Monterosso Almo in Sicilia</span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Da visitare a Monterosso Almo: &nbsp;la Chiesa di San Giovanni Battista, il cui culto sembra esistere in questi luoghi sin dall'età normanna, studiosi pensano possa risalire al XV secolo se non addirittura al XIV. Oggi la Chiesa è suddivisa in 3 navate e custodisce la statua di Santa Maria dei Pericoli, opera del maestro ragusano Cultraro datata 1741, mentre nella piazza su cui si affaccia la Chiesa di San Giovanni Battista è presente anche la chiesa sconsacrata di Sant'Anna e vari edifici neoclassici. Sulla strada che da Monterosso conduce a Vizzini si trovano invece delle Grotte, dette dei Santi, con alcuni affreschi, che testimoniano la presenza bizantina qui.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Altri edifici da ammirare in questo paesino, ricco di arte e di storia, sono la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta, dichiarata Monumento Nazionale, ricostruita dopo il terremoto. Oggi l'edificio mostra tutta la sua bellezza nella facciata realizzata in bugnato secondo lo stile neogotico del XVII secolo, mentre l'interno è suddiviso in tre navate e custodisce un crocifisso ligneo quattrocentesco e due acquasantiere molto antiche, dell'XI secolo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Altro Monumento Nazionale, &nbsp;a Monterosso, è la Chiesa di Sant'Antonio Abate, che custodisce preziosi quadri: il battesimo di Costantino, la grande pala del martirio di San Lorenzo e la Madonna del Carmelo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nell'architettura civile, invece, troviamo il Palazzo Zacco, una dimora nobiliare, acquistata dall'omonima famiglia, ad opera del barone Melfi di Sant'Antonio nel XIX secolo. Si tratta di un edificio in stile barocco che presenta balconi con mensole grottesche e dolci.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A Monterosso Almo, la festa di San Giovanni Battista, che si tiene tradizionalmente la prima domenica di settembre, è un momento un pò speciale, fatto di cose genuine, di gioia e di piccole antiche tradizioni tipiche della gente di montagna.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/presepemonterossoalmosicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><i>La visita al Presepe Vivente di Monterosso Almo</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Appena entrati nel percorso si è subito coinvolti dall’atmosfera natalizia ed inizia <strong><b>il viaggio etno-antropologico nel passato siciliano</b></strong> che ci appartiene: ecco la taverna dove, riscaldati dal vino, al suono de mandolino e della fisarmonica, si canta allegramente; la bottega &nbsp;dello scalpellino che con sapienza artigiana plasma la dura pietra e le ricamatrici che lavorano tutte insieme in una stanza scaldata dalla brace degli scaldini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non si può non ascoltare le comari, con il loro vastissimo repertorio di modi di dire e di pettegolezzi aggiornati all’ultimo minuto. Si resta </span><strong class="fs14lh1-5"><b>incantati davanti alla scena della famiglia</b></strong><span class="fs14lh1-5">, quadretto della vita domestica che fu e davanti alle massaie che impastano il pane. Poi il suono delle cornamuse avverte che la grotta è vicina.</span><span class="fs14lh1-5"> E<span class="imTAJustify">d è certo questo il capolavoro del presepe di Monterosso Almo. Come d’incanto ecco i Magi, l’asinello, il bue, Maria, Giuseppe e il Bambinello che ogni anno ci chiede di essere accolto nella grotta del nostro cuore e della nostra vita.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><ins data-ad-format="auto" data-ad-client="ca-pub-9326516217375571" data-adsbygoogle-status="done" data-ad-status="unfilled"><div title="Advertisement" aria-label="Advertisement"><span class="fs14lh1-5"><iframe name="aswift_3" browsingtopics="true" sandbox="allow-forms allow-popups allow-popups-to-escape-sandbox allow-same-origin allow-scripts allow-top-navigation-by-user-activation" width="1200" height="0" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" vspace="0" hspace="0" allowtransparency="true" scrolling="no" allow="attribution-reporting" src="https://googleads.g.doubleclick.net/pagead/ads?us_privacy=1---&amp;client=ca-pub-9326516217375571&amp;output=html&amp;h=280&amp;adk=2211096916&amp;adf=1935732844&amp;pi=t.aa~a.2915158498~i.5~rp.4&amp;daaos=1696235161522&amp;w=1200&amp;fwrn=4&amp;fwrnh=100&amp;lmt=1696238866&amp;num_ads=1&amp;rafmt=1&amp;armr=3&amp;sem=mc&amp;pwprc=6602042181&amp;ad_type=text_image&amp;format=1200x280&amp;url=https%3A%2F%2Fpatatofriendly.com%2Fil-presepe-di-monterosso-almo-in-sicilia%2F&amp;host=ca-host-pub-2644536267352236&amp;fwr=0&amp;pra=3&amp;rh=200&amp;rw=1327&amp;rpe=1&amp;resp_fmts=3&amp;wgl=1&amp;fa=27&amp;uach=WyJXaW5kb3dzIiwiMTAuMC4wIiwieDg2IiwiIiwiMTE3LjAuNTkzOC45MiIsW10sMCxudWxsLCI2NCIsW1siR29vZ2xlIENocm9tZSIsIjExNy4wLjU5MzguOTIiXSxbIk5vdDtBPUJyYW5kIiwiOC4wLjAuMCJdLFsiQ2hyb21pdW0iLCIxMTcuMC41OTM4LjkyIl1dLDBd&amp;dt=1696245014680&amp;bpp=1&amp;bdt=1425&amp;idt=0&amp;shv=r20230927&amp;mjsv=m202309210101&amp;ptt=9&amp;saldr=aa&amp;abxe=1&amp;cookie=ID%3D45c78bac07f4c80b-22e4bdc326df00da%3AT%3D1696245015%3ART%3D1696245015%3AS%3DALNI_MZ3xziKcrpLE-U92rAaQbPZi4LcRQ&amp;gpic=UID%3D00000c8a4642e335%3AT%3D1696245015%3ART%3D1696245015%3AS%3DALNI_Mao8KSuCsrXu0fSh_azBMyOMLm2Ag&amp;prev_fmts=0x0%2C1200x280&amp;nras=3&amp;correlator=7750954487628&amp;frm=20&amp;pv=1&amp;ga_vid=251046559.1696245014&amp;ga_sid=1696245014&amp;ga_hid=996713859&amp;ga_fc=1&amp;u_tz=120&amp;u_his=3&amp;u_h=1080&amp;u_w=1920&amp;u_ah=1040&amp;u_aw=1920&amp;u_cd=24&amp;u_sd=1&amp;dmc=8&amp;adx=104&amp;ady=3163&amp;biw=1903&amp;bih=963&amp;scr_x=0&amp;scr_y=400&amp;eid=44759875%2C44759926%2C31078297%2C31077859%2C31067146%2C31067147%2C31067148%2C31068556&amp;oid=2&amp;pvsid=2820696516726210&amp;tmod=4759220&amp;uas=0&amp;nvt=1&amp;ref=https%3A%2F%2Fwww.google.com%2F&amp;fc=1408&amp;brdim=0%2C0%2C0%2C0%2C1920%2C0%2C1920%2C1040%2C1920%2C963&amp;vis=1&amp;rsz=%7C%7Cs%7C&amp;abl=NS&amp;fu=128&amp;bc=31&amp;td=1&amp;nt=1&amp;ifi=4&amp;uci=a!4&amp;btvi=1&amp;fsb=1&amp;xpc=5tkG4R6B35&amp;p=https%3A//patatofriendly.com&amp;dtd=20" data-google-container-id="a!4" data-google-query-id="CP-t44yd14EDFccPogMdx9YCmw" data-load-complete="true"></iframe></span><br></div></ins></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/z6uettRdBhQ">https://youtu.be/z6uettRdBhQ</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Oct 2023 07:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Parchi Archeologici Siciliani:  Sito Archeologico NAXOS di TAORMINA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001FC"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sito Archeologico dell’antica città di Naxos (ora Parco Archeologico di Naxos) si estende a sud del moderno centro di Giardini Naxos in <a href="http://www.sicilytourist.net/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a>. Occupa il promontorio di Schisò a Sud di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?meravigliosa-sicilia--taormina" target="_blank" class="imCssLink">Taormina</a> e comprende una superficie di circa 40 ettari tra il torrente Santa Venera a ovest e l’ampia baia ad est un tempo porto della colonia. Naxos è la prima colonia greca di Sicilia, fondata nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. da Calcidesi dell’Eubea e da Nassi dalla omonima Naxos delle Cicladi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ParcoArcheoNaxosTaormina_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sito archeologico di Naxos è oggi un luogo di ricerca d’eccellenza ricco di scavi e scoperte. &nbsp;Le larghe vie dell’antica città sono immerse in una meravigliosa macchia mediterranea dove si scorgono fortificazioni di pietra lavica, frammenti di edifici sacri e abitazioni, di altari e fornaci.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il parco include anche un museo archeologico in cui sono conservati ulteriori reperti che testimoniano la storia dell’espansione greca in Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ParcoArcheoNaxosTaormina_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In profondità di un tratto della plateia A, massimo asse stradale della città di V secolo a.C., sono in luce i resti di 13 abitazioni della fine dell’VIII secolo a.C. In maggioranza si tratta di abitazioni a pianta rettangolare, una di queste completa (Casa 5). Della città arcaica sono parzialmente visibili le fortificazioni costruite intorno la metà del VI sec. a.C. lungo la riva sinistra del torrente Santa Venera, in tecnica poligonale ciclopica, e il santuario dedicato a Hera o Afrodite nell’angolo sud-occidentale della città. Alte mura delimitano il sacro recinto Temenos all’interno del quale sono presenti un altare di tipo processionale e due fornaci.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/demetra_tempio-isola-di-naxos.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Intorno al 476/5 a.C. i cittadini di Naxos insieme con quelli di Katane furono espulsi e concentrati a Leontinoi da Ierone, tiranno di Siracusa. I Nassi poterono far ritorno nella città solo dopo la morte di Ierone nel 467/6 a.C. e la successiva caduta della tirannide.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I dati archeologici confermano l’inquietudine di questi anni: l’impianto della città classica con piano a griglia fu preceduto dalla distruzione sistematica degli edifici arcaici e del precedente impianto urbano risalente alla metà del VII secolo a.C. Naxos come città ionica fu nel V secolo a.C. alleata di Atene sin dapprima della Pace di Gela del 424 a.C. (Thuc.4.65.1-2).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Peloponneso-guerranaxos.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Guerra del Peloponneso</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A fianco di Leontinoi e Katane, supportò Atene nella sua campagna contro Siracusa nel 415-413 a.C. (Thuc.6.20.3). Per questa ragione le mura e le case di Naxos furono rase al suolo nel 403 a.C. da Dionigi I di Siracusa (Diod. Sic. 14.15.2), dopo che Atene fu sconfitta nella Guerra del Peloponneso. Solo le fortificazioni della città, alcuni recinti sacri rimasero intatti; anche il monumentale complesso dell’arsenale navale o neoria sfuggì alla distruzione e fu meramente inserito nel nuovo disegno urbano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Della città rasa al suolo sono stati portati in luce i tre larghi assi stradali (plateiai A, B e C) che attraversano in senso est-ovest lo spazio urbano, tagliati ad intervallo regolare da strade nord-sud più strette Stenopoi. I lunghi isolati sono formati da ampie abitazioni con corte centrale. Nell’angolo sud-est di ciascun incrocio stradale si conserva una base quadrangolare con possibile funzione di altare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Parco</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/yb-Znas3BHo">https://youtu.be/yb-Znas3BHo</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Oct 2023 07:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Meraviglia del Foliage in Sicilia: un viaggio nei colori autunnali dell’isola]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000201"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Camminare tra i boschi in autunno in Sicilia è come immergersi in un incantesimo profumato, un viaggio sensoriale che nutre l’anima. </span><span class="fs14lh1-5">La Sicilia regala paesaggi incantevoli. Le foglie dalle sfumature gialle, alternate a tocchi di rosso e arancione, dipingono sentieri, laghi e vallate.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Foliage-in-Sicilia-cop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Immaginate un mondo in cui il verde si trasforma in arancione, rosso, giallo e marrone. L’autunno in Sicilia è un esplosione di colori che tocca l’anima. Le foglie degli alberi, prima verdi e rigogliose, si trasformano in una tavolozza di sfumature cangianti. Il rosso intenso dei liquidambari, il giallo brillante dei ginkgo biloba e il marrone profondo dei castagni si uniscono per creare un vero e proprio spettacolo. </span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Non sono solo i colori a catturare i sensi, ma anche i profumi che pervadono l’aria. L’aria fresca e pulita dell’autunno è impregnata di aromi di terra umida, legno, e foglie secche. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><i>Foliage in Sicilia ecco dove</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Parco Sicani:</b></span><span class="fs14lh1-5"> Riserva Naturale Orientata Bosco della Ficuzza e del Cappelliere</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/foliagepalermo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A soli 40 chilometri d’auto da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, un tempo riserva di caccia del Re Ferdinando III di Borbone, oggi il Bosco Ficuzza è un’estesa riserva naturale protetta di circa 7.400 ettari che comprende anche la Rocca Busambra, il bosco del Cappelliere e il Gorgo del Drago.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gioiello di biodiversità per la ricchissima fauna e flora la sua bellezza incanta in ogni periodo dell’anno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mese di ottobre però è quello che regala un’esperienza sensoriale straordinaria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il foliage i suoi boschi di lecci, castagni, roverelle e sughere si tingono di rosso, giallo ed arancione, un caleidoscopio di colori, suoni &nbsp;e profumi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">Parco delle Madonie</a></i></b><span class="fs14lh1-5">: la Faggeta di Monte Mufara</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Madoniefoliage.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Piano Battaglia, nel cuore del Parco delle Madonie, rinomata località di villeggiatura invernale, si può passeggiare in una delle faggete più belle ed accessibili della Sicilia, quella del Monte Mufara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Meravigliosa d’ estate con i suoi faggi dalle fronde verdissime, in autunno le foglie cambiano “d’abito” coprendo il bosco di un tappeto di colori dalle mille sfumature del rosso, arancione e giallo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco Nebrodi:</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> Bosco della Tassita</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/foliagenebrodi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Basta un’ ora di cammino lungo un sentiero semplice per essere catapultati in un bosco incantato. A 1450 metri di altitudine, nel cuore dei Nebrodi in prossimità del comune di Caronia si trova il “Bosco della Tassita”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Protagonista di questo bosco è l’ albero di tasso o, anche comunemente detto “Albero della morte’, per il fatto che tutte le parti della pianta, ad esclusione del frutto, risultano essere tossiche.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A rendere l’atmosfera ancora più suggestiva è la presenza di un sottobosco dove i muschi ricoprono i tronchi degli alberi e le rocce ricordando un bosco irlandese.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?etna-" target="_blank" class="imCssLink">Etna:</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> Valle del Bove</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/foliageetna.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I colori caldi dell’autunno, un tappeto di foglie dai mille colori, il vulcano incorniciato all’orizzonte dal blu del mare, pura magia. L’escursione assolutamente da non perdere è quella della Valle del Bove, sul versante orientale del vulcano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una valle interamente ricoperta da boschi di faggi, aceri, castagni e noccioli delimitata dalle ripide pareti di lava dei crateri. </span><span class="fs14lh1-5">Durante il foliage l’Etna è un palcoscenico naturale di rara bellezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?a-sicilia-che-incanta--riserva-naturale-orientata-bosco-di-malabotta" target="_blank" class="imCssLink">Bosco di Malabotta</a></b></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva-Orientata-Bosco-Malabotta.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale di Malabotta, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, si trova tra la fine dei monti Nebrodi e l’inizio dei monti Peloritani. Il suo bosco di alberi di castagno, nocciole e rovere e querce secolari in autunno si ammanta di un’atmosfera unica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltre ad essere uno degli ultimi boschi naturali esistenti in Italia, la riserva naturale di Malabotta riserva una misteriosa “sorpresa”, un sito megalitico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A due passi dal bosco, in contrada Argimusco , l’acqua ed il vento infatti hanno modellato la pietra nelle forme più strane. </span><span class="fs14lh1-5">Diversi i sentieri che si possono percorrere ma il più suggestivo soprattutto per ammirare il foliage è quello dei Patriarchi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sentiero dei patriarchi è il più antico del bosco di Malabotta immerso in un tappeto di felci è “abitato” da querce secolari dalle forme nodose e maestose.<br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/DSC_0693.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">In conclusione, l’autunno in Sicilia è un’esperienza straordinaria per chi desidera immergersi nella bellezza della natura. L’esplosione di colori, i profumi avvolgenti e la sensazione di pace e tranquillità che si respira in questi luoghi fanno dell’autunno siciliano un momento magico che vale la pena vivere almeno una volta nella vita. E mentre passeggerete tra le foglie cadute, ricordate che la natura stessa è l’artista, il suo pennello è il vento, e il risultato è un capolavoro di colori autunnali che rimarrà inciso nei vostri cuori per sempre.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1">Guarda il Video</span></div></div><a href="https://youtu.be/oQcPn622_tI">https://youtu.be/oQcPn622_tI</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 15 Oct 2023 07:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da visitare in Sicilia: Riserva Naturale Cavagrande del Cassibile]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001FB"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata nell’area sud-orientale della Sicilia, nella <a href="https://www.sicilytourist.net/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Siracusa</a>, in particolar modo nelle zone limitrofe dei comuni di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">Noto</a>, Avola e <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--siracusa" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--siracusa', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">Siracusa</a>, la Riserva Naturale Orientata Cavagrande del Cassibile è un’area naturale istituita nel 1990 con lo scopo di salvaguardare la moltitudine di ricchezze del suo territorio tanto da un punto di vista paesaggistico quanto da uno archeologico-antropologico. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavagrandecassibile2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’intera zona accoglie importanti lasciti storici di tombe e reperti. La riserva è caratterizzata dal passaggio del fiume Cassibile da cui prende il nome e che, di fatto, l’ha generata nel corso del tempo scavando profondi canyon che toccano il loro massimo di profondità e ampiezza nella zona di Avola Antica. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavagrandecassibile1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La peculiarità della riserva risiede nel fondovalle, formato da un insieme di laghetti e cascate (uruvi) e fonte di spettacolare arricchimento visivo ed esperienziale, al quale si può accedere da svariati sentieri: “Scala Cruci” (il più famoso), “Scala di Mastra Ronna”, “Sentiero Mezza Costa” e “Sentiero Prisa-Carrubella”. Tuttavia, i primi tre non sono ufficialmente percorribili, nonostante molti visitatori continuino a scavalcare le recinzioni di divieto, a causa di un forte incendio propagatosi nel giugno del 2014. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavagrandecassibiletomberupestri.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nelle pareti sono state scavate ottomila tombe rupestri del tipo a grotticella, databili tra il decimo e il nono sec. a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva naturale, annovera una fitta vegetazione fluviale e lacustre. Con i suoi circa tremila ettari di estensione, ogni anno è meta di migliaia di visitatori. Questo è il regno del platano orientale, tipico dell’Europa sud-orientale e dell’Asia occidentale. Di fatto, Cassibile ne è l’estremo limite naturale occidentale. I platani, insieme a salici, lecci, pioppi e frassini, formano gallerie di fitto bosco, addentrandosi nel quale si giunge in fondo alla cava, segnata dal passaggio delle acque. La loro limpidezza particolare, permette la vita all’esigente granchio di fiume, all’anguilla ed alla biscia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavagrandecassibiletombemappa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cassibile è, insieme a poche altre aree in Sicilia, luogo di riproduzione della trota macrostigma, la trota autoctona della nostra isola, caratterizzata da punteggiatura nera su fondo argenteo nei fianchi. Volpi e conigli, ricci e donnole sono frequenti, così come svariati rapaci di grande taglia. Meta estiva di molti bagnanti per la freschezza delle acque, per la fitta vegetazione ripariale e la frescura, Cavagrande affascina e seduce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavagrandecassibile3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Come raggiungere la riserva di Cavagrande </b></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La strada più diretta parte dal limitare del paese di Avola, da una traversa lungo la SS115 indicata dalla cartellonistica. Si tratta di una panoramica strada con numerose curve e che offre anche una piazzola di sosta con una splendida vista panoramica sulla costa siciliana e sul mare. La strada vi condurrà ad attraversare la frazione di Avola antica e infine raggiungerà il belvedere dove è anche possibile usufruire di un bar-ristorante. Un'altra strada, meno diretta, permette invece di raggiungere il belvedere dalla strada provinciale Noto-</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--palazzolo-acreide" target="_blank" class="imCssLink">Palazzolo Acreide</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Non vi sono mezzi pubblici che conducono ala riserva. Sarà pertanto necessario un'auto a noleggio, un'escursione organizzata comprensiva di trasporto o un servizio privato di noleggio con conducente.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cassibilelaghetti.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Come arrivare ai laghetti di Cavagrande</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per tutti coloro che decidessero di intraprendere questa spettacolare avventura è opportuno sapere che all’inizio del sentiero Prisa-Carrubella vi è la presenza di due ingressi. Uno a destra, vi consentirà di scendere progressivamente nel fondovalle mentre chi, invece, vuole affrontare un percorso più completo e al contempo impegnativo, al bivio, proseguirà dritto per altri circa 600 metri raggiungendo un ingresso in legno e un cartello che rendono noto l’inizio della discesa nel canyon. Da qui, il sentiero segue il percorso del fiume, snodandosi alla sua destra e attraversando paesaggi spettacolari caratterizzati da lecci, salici, biancospini, oleandri e platani. Continuate lungo il sentiero fino ad arrivare verso l’“uruvu tunnu” (laghetto rotondo). Nel momento in cui deciderete di ritornare, proseguite verso la vostra sinistra per il sentiero che vi porterà in direzione dell’uscita fino al capanno della forestale.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavagrandecassibile4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b>Consigli pratici e orari di apertura:</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Riprendendo la via di casa, il consiglio è quello di fare una piccola deviazione al Belvedere di Scala Cruci in cui potete trovare un bar e al contempo godere dall’alto di tutto il panorama, dei Dieri e della necropoli. Infatti, nel versante nord è possibile osservare un insieme di abitazioni rupestri (Grotta dei Briganti) mentre nel versante sud si trova un agglomerato di dimore scavate nella roccia chiamate Dieri di Cavagrande.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nonostante l’immensa bellezza naturale, liberamente esplorabile, offerta da questa riserva, un’avvertenza è d’obbligo: non è una riserva per tutti. Infatti, per la faticosità dei sentieri è fortemente sconsigliata ad individui che soffrono di problemi respiratori, cardiaci e a donne in gravidanza o famiglie con bambini piccoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sentiero della riserva è percorribile dalle 8:00 alle 19:00, armatevi di abbondanti scorte d’acqua, pranzo a sacco, abiti leggeri, zaini, cappellini, scarpe chiuse, scarpe da scoglio (vi serviranno una volta raggiunti i laghetti), action cam e macchine fotografiche. Inoltre, un ultimo consiglio è quello di esplorare la riserva in gruppo e di portare con voi un kit di pronto soccorso. Infatti, una volta raggiunta, la riserva e il suo sentiero ostruiscono la rete dei telefoni cellulari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Bellissimo Video della Riserva</span></div></div><a href="https://youtu.be/mtk1fsFlUN8">https://youtu.be/mtk1fsFlUN8</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 07:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Sicilia: Santa Rita - Caltanissetta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001FA"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Borgo Santa Rita spicca fra le dolci colline delle terre nissene, abbarbicato ma non troppo sul monte Pisciacane, in territorio di Caltanissetta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgo-santa-rita-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una chiesa dalla facciata rosa da cui si staglia un aguzzo campanile visibile da buona parte del circondario, un gruppo di case che oggi risultano aggregate, accostate, giustapposte, senza apparente pianificazione, nasce nel 1895, per volontà della famiglia dei Baroni La Lomia di Canicattì, con criteri dettati dai bisogni immediati degli agricoltori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgosantaritacl1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il borgo, edificato fra i feudi Pisciacane e Draffù, fu dedicato a Rita Bordonaro La Lomia, moglie del Barone, che, per sua volontà, fece costruire la chiesa consacrata a Santa Rita e che dà nome alla borgata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le case sono poche, basse, tutte costruite in pietra; a terra le tracce degli animali; fino a qualche decina di anni fa il borgo aveva anche una scuola, una scuola rurale come ce n’erano tante tra le campagne; ora nel borgo vivono tre famiglie; solo una donna sta seduta fuori dalla sua porta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgo-santa-rita-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il borgo è una piccola scacchiera formata da poche colonne verticali e altrettante traverse orizzontali. Al centro si erge la chiesa rosa dal campanile a punta, che ha dato il nome al borgo e lo ha preso da chi l’ha fatta costruire: Rita Bordonaro La Lomia, baronessa di Canicattì. Dietro la chiesa si apre il panorama sulle valli circostanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgo-santa-rita-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Borgo Santa Rita è un luogo incantato, dove il tempo si è fermato a centinaia di anni prima ed è proprio qui che si trova il Forno Santa Rita; in questo luogo vengono usati solo grani antichi, tutti coltivati nei territori della provincia di Caltanissetta, tra Villalba e Marianopoli; producono di meno rispetto alle nuove varietà, ma la qualità non è paragonabile per il rapporto nutritivo e per l’alta digeribilità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgo-santa-rita-7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo lembo di feudo, fino agli anni ‘70, come in molte altre realtà rurali della Sicilia, aveva una scuola con una maestra che accudiva alunni e animali, dato che dormiva nell’edificio adibito a scuola e stalla. Erano decine le scuole rurali disseminate nel territorio, tenute in piedi dall’abnegazione degli insegnanti e dall’impegno dei residenti. La chiesa che invece domina il borgo, sulla sommità di una scalinata, a ridosso di quella che era la residenza baronale, il cosiddetto palazzotto La Lomia, era luogo di aggregazione per le famiglie del circondario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgo-santa-rita-5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La campagna siciliana feconda e produttiva, in questa parte dell’isola si manifesta in tutto il suo silenzio laborioso. In questo territorio ricco di biodiversità &nbsp;e in particolare di varietà di frumenti antichi, da un decennio a questa parte, è iniziata la riqualificazione di un settore agroalimentare che rischiava di perire sotto l’egemonia del profitto. È nato così un progetto che coniuga la dimensione tecnico-scientifica legata ai saperi del grano a quella storico-antropologica della memoria, molto viva nel Borgo Santa Rita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il palazzo baronale La Lomia magistralmente restaurato, ospita all’interno delle sue sale, il micro-museo immateriale del grano e del pane, inaugurato nel maggio del 2016.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/r9_XPGQqSXQ">https://youtu.be/r9_XPGQqSXQ</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 07:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia da scoprire: BAIA DI SAN CATALDO - Terrasini (Pa)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F9"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sicilia non smetterà mai di stupirci tra le tracce del suo ricco passato, la gastronomia tradizionale e località tutte da scoprire. Proprio poco distante da Palermo, sorge un’insenatura suggestiva, la Baia di San Cataldo, celebre per lo sbarco della flotta angioina avvenuta nel 1314, è posta in prossimità della foce del torrente Nocella.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Baia-di-San-Cataldo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo luogo di incredibile bellezza si raggiunge tramite una scala a strapiombo sul mare che conduce a un autentico angolo di paradiso. Situata tra le località costiere di Trappeto e </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-marinari-di-sicilia--terrasini--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">Terrasini</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> in Sicilia, la Baia di San Cataldo è una destinazione che unisce il caleidoscopio di colori di mare, cielo e rocce al fascino culturale in un’esperienza unica. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vi si arriva percorrendo la statale 113. Il panorama è suggestivo e una serie di scalini a strapiombo sul mare offrono una vista mozzafiato. Siamo in prossimità della foce del torrente Nocella, in un luogo famoso anche per motivi storici. Qui, infatti, nel 1314 avvenne lo sbarco della flotta angioina. Ancora, nella parte più alta si trova un bunker della seconda guerra mondiale, mentre sulla spiaggia c’è una chiesetta normanna. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Il-santuario-Baia-di-San-Cataldo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Affacciata sul Golfo di Castellammare, dalle acque azzurre alla distesa di sassolini misti a sabbia fino alla chiesetta normanna che sorge sulla spiaggia vicina: la Baia di San Cataldo è una vera e propria chicca. Offre una visuale unica sulla costa rocciosa grazie alla scalinata costruita a strapiombo sul mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia si allarga di nei pressi della foce del fiume Nocella e si allunga fino ai ruderi della Torre di San Cataldo, ma è visitabile soltanto percorrendo un percorso impervio e una scalinata ripidissima. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Ruderi-Torre--Baia-di-San-Cataldo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ai margini si trova una caletta a cui fa da sfondo una chiesa risalente al periodo normanno caratterizzata da cripta e resti di una fornace in cui si produceva la ceramica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A destra, proprio tra le rocce della costa, si può scorgere la Grotta delle Colombe, una cala di origine vulcanica conosciuta con il nome di “a rutta ri palummi”. La scala a strapiombo che porta all’angolo di paradiso</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/baoasancataldo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’incredibile accesso alla Baia di San Cataldo è la famosa scala a strapiombo sul mare. Questa struttura architettonica costruita sulla scogliera che si affaccia sul mare offre un’esperienza indimenticabile. li scalini in pietra seguono la linea della costa, creando un percorso panoramico che conduce i visitatori a un autentico paradiso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Baia-di-San-Cataldo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Mentre si percorre questa scala, si viene premiati con panorami mozzafiato: le acque cristalline del mare si estendono all’orizzonte e le formazioni rocciose lungo la costa aggiungono un elemento di intensità alla vista. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una volta giunti alla fine della scala, vi troverete in una piccola insenatura nascosta circondata da scogli e acque cristalline. L’atmosfera in questa baia è magica e il contrasto tra la maestosità della scala a strapiombo e la serenità del luogo sottostante è straordinario. È ideale per connettersi con sé stessi e con la natura. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Baia-di-San-Cataldo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Siamo nel palermitano e più precisamente tra Trappeto e Terrasini, a Baia di San Cataldo si raggiunge prendendo la Strada Statale 113 e imboccando la stradina sterrata verso contrada San Cataldo. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una volta percorsa la deviazione per qualche centinaio di metri, quindi, si deve proseguire a piedi camminando lungo un tratto di spiaggia e arrampicandosi tra le rocce. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Essendo pieno di pietre e sterpaglie per circa una trentina di metri, sarebbe meglio indossare scarpe chiuse e comode e camminare facendo attenzione. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dal drone</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/iv2Dw6lW_V0">https://youtu.be/iv2Dw6lW_V0</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 08 Oct 2023 07:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trekking in Sicilia:  Il Cammino di San Giacomo]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Itinerari_in_Sicilia"><![CDATA[Itinerari in Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F8"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Cammino di San Giacomo in Sicilia è un’esperienza da vivere, e perché no, da condividere. </span><span class="fs14lh1-5">Il percorso è un’esperienza che può essere vissuta a piedi, consentendo ai partecipanti di immergersi completamente nella bellezza della natura, della storia e della cultura della regione. Una delle peculiarità di questo percorso è che le tappe non sono standard e possono essere modulate in base alle preferenze e alle esigenze dei camminatori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/camminosangiacomo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per godere appieno dell’esperienza del Cammino di San Giacomo in Sicilia, si consiglia di prendersi il tempo necessario per completare ogni tappa a un passo lento. Questo permette ai partecipanti di assaporare appieno ogni luogo che incontrano lungo il percorso, di interagire con la gente del posto e di vivere l’avventura in modo completo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Camminare lungo il Cammino di San Giacomo in Sicilia è un’esperienza di trekking e di escursione, ma anche di pellegrinaggio e di viaggio dentro se stessi. Il ritmo lento e rilassato del cammino permette di connettersi con la natura e di ritrovare un senso di pace e di tranquillità interiore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/camminosangiacomo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Cammino di San Giacomo in Sicilia si snoda attraverso suggestivi paesaggi e città antiche, offrendo ai visitatori un’esperienza unica e coinvolgente. Le tappe del cammino attraversano luoghi di grande interesse culturale e storico, come <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?da-visitare-in-sicilia--caltagirone-la-citta-delle-ceramiche" target="_blank" class="imCssLink">Caltagirone</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-sicilia--piazza-armerina-la-citta-dei-mosaici---enna-" target="_blank" class="imCssLink">Piazza Armerina</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani-da-visitare--valguarnera-caropepe--enna-" target="_blank" class="imCssLink">Valguarnera Caropepe</a>, e Capizzi, ma anche riserve naturali e catene montuose mozzafiato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/camminosangiacomo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Tutti luoghi uniti come puntini per realizzare il disegno di un meraviglioso quadro d'insieme, dove ognuno rappresenta una bellezza unica dove scoprire beni culturali, sapori e saperi, conoscere persone e ripartire per la tappa successiva.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Eremi e santuari dentro borghi di pietra, angoli e scorci paesaggistici straordinari, habitat e aree naturalistiche incontaminate, folclore e tradizione ma, sopra ogni altra cosa, l'ospitalità e la disponibilità di chi accoglie alle tappe di arrivo e partenza, incontri che lasciano il segno e diventano quell'esperienza indispensabile per realizzare un vero viaggio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Cammino di San Giacomo in Sicilia è un percorso di trekking o di escursioni anche, di pellegrinaggio nella bellezza spirituale del viaggio che richiede un passo lento per vivere l'avventura e misurarsi con sé stessi, fortificare e tonificare la propria essenza, liberarsi delle tensioni della vita, e per gli appassionati delle due ruote è percorribile anche in bicicletta.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/camminosangiacomo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il cammino inizia nella famosa &nbsp;<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?da-visitare-in-sicilia--caltagirone-la-citta-delle-ceramiche" target="_blank" class="imCssLink">Caltagirone</a> nota per la sua meravigliosa tradizione delle ceramiche e si conclude con la sesta tappa a Capizzi, un antico paese nel <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco dei Nebrodi</a>, dove chi avrà percorso tutto il tragitto potrà ritirare l’Aurea Jacopea, ovvero il documento che come in tutti i pellegrinaggi attesta che il viaggiatore ha concluso il suo cammino, presso il Santuario di San Giacomo, presentando il passaporto di viaggio dove ci saranno i timbri apposti ad ogni tappa.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Inoltre il Cammino di San Giacomo in Sicilia è praticabile anche da persone con disabilità che trovano accesso al percorso del pellegrinaggio, un viaggio inclusivo per tutti, nessuno escluso.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/3CtJmlJZkL8">https://youtu.be/3CtJmlJZkL8</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 05 Oct 2023 07:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Palermo: Castellotto Alliata  e le maledizioni del Principe “mago”]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000DE"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A Palermo in Via Serradifalco &nbsp;sorge una villa &nbsp;considerata una delle opere di maggior pregio del patrimonio storico-artistico siciliano del XIX secolo. Purtroppo è &nbsp;ormai in rovina, circondata da un giardino abbandonato e in balìa a una vegetazione selvaggia. Un alto muro di cinta lo rende quasi invisibile agli occhi dei passanti.</span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Raniero Alliata di Pietratagliata o più correttamente “dei Duchi di Pietratagliata”, ultimo ad abitare la Villa deve l</span><span class="cf1">a sua fama di Principe mago, al pari del suo interesse per l’occultismo e la teosofia lo accompagneranno fino alla morte, dandogli la fama di principe mago. </span><span class="cf1">In realtà si interessava di magia bianca, spiritismo e fenomeni paranormali.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Fino al 1979, da una finestra della sua villa tutti i pomeriggi alle sei Raniero Alliata si affacciava, con indosso un pigiama militaresco, . Il principe che a quell'ora era appena sveglio, perché dormiva di giorno, nella mano destra faceva dondolare un teschio che portava tra i denti una pergamena nera con su scritte parole magiche in aramaico, vergate in argento. E lanciava verso la Conca d' oro, illuminata dai raggi del tramonto, un oscuro anatema, sempre lo stesso: "Agapithon sthanòs a-ta-tia iaron milosonti Adonai". Poi si ritirava ad infilzare farfalle con spilloni e ad evocare demoni dagli inferi. Raniero Alliata, morto appunto nel 1979 a 82 anni, è rimasto per oltre mezzo secolo chiuso nel suo castello, senza quasi mai uscirne, tranne in rarissime occasioni, dopo una grossa perdita al tavolo da gioco avvenuta nel 1925.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Si narra che un giorno durante una seduta spiritica, accadde qualcosa di incredibile... Raniero era caduto in una trance profondissima. La stanza fu invasa da un forte odore di zolfo; nello stesso tempo, dalla bocca del principe uscì una voce cupa, affannata, che disse: "Mortali, ascoltate, io sono il re dei mondi..."</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Una voce al rallentatore, come quella di un robot. E al centro della stanza cominciò a delinearsi una figura orrenda, che soffiava e ghignava, una figura che cercava di prendere forma e non ci riusciva, e continuava a sbuffare e a ghignare...</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">I testimoni oculari di quel fatto (tra cui un giornalista che poi scrisse un libro sul principe) scapparono via terrorizzati…</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Da allora quasi più nessuno mise piede in quella villa, lasciando il mago nero praticamente da solo, in mezzo ai suoi fantasmi e alle sue pratiche esoteriche, fino a quando non morì...</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Villa-Alliata-di-Pietratagliata-2-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Eppure &nbsp;c’è stato un tempo in cui l’eleganza dello stile neogotico della villa, la sontuosità delle sale interne , l’immenso giardino &nbsp;che la circondava con le sue piante esotiche e il &nbsp;suo laghetto dove spesso si potevano ammirare cigni maestosi ed eleganti, incantavano tutta la nobiltà palermitana dell’epoca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantastaalliata.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><i><span class="cf2">Secondo alcune voci, la villa sarebbe infestata da fantasmi e da presenze inquietanti. Inoltre, durante alcune notti di plenilunio, da una finestra della villa compare il fantasma del principe che , sembra, con voce d’oltretomba, maledice coloro che hanno ridotto la sua villa in un &nbsp;rudere abbandonato. S</span><span class="cf2"><span class="imTALeft">i racconta anche che se qualcuno butta della carta dentro il vecchio camino spuntino delle fiamme a bruciarla.</span></span></i></span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5"><i><span class="cf2">Fino al 1979, anno della sua morte, Raniero Alliata, ogni pomeriggio si affacciava da una finestra della villa, tenendo in mano un pendolo con un teschio, che faceva dondolare lanciando terrificanti maledizioni verso il mondo esterno ma soprattutto verso i parenti e i costruttori che costruivano palazzi attorno alla sua villa. Poi si ritirava per ricominciare ad evocare spiriti e potenze delle tenebre. Visse rinchiuso nel suo castello per più di mezzo secolo, senza quasi mai uscirne, Il principe mago pensava di essere immortale, per questo non lasciò nessun testamento. La morte lo colse il 9 ottobre 1979 senza nessuno accanto, tranne, forse, quei fantasmi che sempre avevano popolato la sua mente e la sua vita.</span></i></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf3"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/retro_villa-alliata-di-pietratagliata.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf3"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf3"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">La villa fu costruita a partire dal 1860 dal principe Luigi Alliata di Pietratagliata e rimase proprietà della sua famiglia fino alla morte del figlio Raniero (10 ottobre 1979). Poi il bene fu ereditato dai nipoti Bordonaro, discendenti di una sorella di Raniero, Marianna. Tra i parenti si aprì una guerra per la divisione dello splendido maniero. Alla fine ne fu decisa la vendita. Correvano gli anni Novanta quando l’immobile venne acquistato dall’imprenditore Salvatore Sbeglia, mafioso legato alla cosca dei Ganci. Da quel momento si entrò in un tunnel al buio. La proprietà fu confiscata e affidata al tribunale che nominò un curatore fallimentare. Nel frattempo la villa veniva adottata dalla scuola media “Leonardo da Vinci” in occasione di “Palermo apre le porte”. I ragazzi hanno ripulito il giardino che, tuttavia, negli ultimi tre anni è stato ridotto nuovamente a discarica. Ritorniamo sulle vicende storiche dela dimora. L’inaugurazione di villa Petratagliata nel 1885 costituì un vero e proprio avvenimento. Alla festa, che durò due giorni, c’era tutta la nobiltà palermitana. La visita dei saloni lasciò in tutti enorme meraviglia. All’esterno faceva bella mostra un laghetto animato da sciami di anatre e una ricca flora di piante esotiche fatte arrivare dall’estero. La più mondana della famiglia Alliata fu Bianca, donna piena di interessi culturali, è famosa la sua collezione di cartoline legate alla città di Palermo. Bianca era amica del cuore di Donna Franca Florio. Bent Parodi di Belsito, a proposito dell’ultimogenito del principe Luigi, ha scritto: “Fu allevato da una severa bambinaia tedesca, che incise profondamente nella personalità del piccino. Raniero divenne così una composita figura: un po’ tedesco, un po’ siciliano ma col prevalente gusto del pangermanesimo. </span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Villa_alliata_4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">L’ammirazione verso la cultura tedesca, d’altronde, era di casa nel castello di via Serradifalco. Raniero già a 15 anni, incuriosito dalla vasta letteratura disponibile nella biblioteca del castello, aveva cominciato ad interessarsi di occultismo, sotto lo sguardo non dispiaciuto del padre, anche lui pratico di scienze e di occultismo, secondo la moda del tempo”. Morto nel 1921 il duca Luigi di Pietratagliata, il figlio Raniero in pochi anni fece fuori una immensa fortuna giocando ai tavoli verdi dei circoli. Poi una notte, rientrando nel suo maniero, decise di farla finita con le banalità della vita esterna. Si chiuse nel suo castello di via Serradifalco e si dedicò alla vita scientifica. Pur nel chiuso del castello la fama di Raniero giunse negli ambienti accademici e scientifici. Il principe Alliata si riteneva immortale, invece, morì nel suo gigantesco letto con baldacchino E nessuno poté udire il suo ultimo lamento. La villa è stata la residenza di Raniero Alliata di Pietratagliata, il “principe mago”, entomologo di fama mondiale,aveva creato la piu’ grande collezione di farfalle ed insetti di tutta italia,oggi si trova al museo naturalistico Palazzo D’Aumale di Terrasini.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La ville urge un rapido intervento di restauro, prima che sia troppo tardi porvi mano: è interesse comune, in quanto rappresenta un’opera del patrimonio artistico nazionale. In pieno centro urbano, all’interno della contrada palermitana ‘Malaspina’ e non distante da Villa Malfitano-Witaker, giace quasi invisibile all’occhio del passante la villa abitata fino alla morte da Raniero Alliata di Pietratagliata, principe del Sacro Romano Impero. Entomologo di fama mondiale, misantropo ed appassionato di esoterismo, convinto di aver raggiunto l’immortalità, si spegne nel 1979 nella stessa sua villa, senza lasciare alcun erede.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Quello che appare come un vero e proprio palatium nobiliare è stato progettato dall’architetto Francesco Paolo Palazzotto intorno al 1885, in stile neogotico, su una struttura pre-esistente risalente alla fine del XVIII secolo. Su commissione del principe Luigi Alliata di Pietratagliata, l’architetto ideò una struttura che tendesse a possedere una propria caratteristica innovativa, volgendosi però all’austerità delle linee gotico-catalane palermitane che delineassero ed evidenziassero la nobiltà delle antichissime radici della famiglia. Il vasto spazio antistante la villa era nello stesso tempo feudo e giardino, con viottoli che si insinuavano nella romantica vegetazione, tra cui spiccava lo stagno con cigni.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La villa si erge su quattro piani: il pian terreno (abitato dalla servitù), il primo piano, il secondo piano e il terzo piano-terrazza, più un seminterrato in cui si trovavano le cucine.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Alcune immagini, risalenti solo ai primi anni ’90 del XX secolo, mostrano ancora una struttura in cui il processo di fatiscenza non aveva ancora reso la villa irriconoscibile, ed in cui erano ancora ben visibili gli splendidi soffitti a cassettoni con decorazioni zoomorfe e versi poetici quattrocenteschi, insieme agli splendidi arazzi delle pareti, alle vetrate piombate, colorate e decorate con stemmi nobiliari, e ai pregiati infissi in legno scolpito.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Oggi, anno 2009, ecco l’agghiacciante ‘spettacolo’ che ci si presenta innanzi: uno scempio che ha avuto inizio già dalla selvaggia urbanizzazione di Palermo degli scorsi anni ’70 ed ’80, relegando la splendida villa in una nicchia appartata del freddo quadro urbano. A dire il vero, già il Piano Regolatore del 1886 rimaneggiò di molto lo spazio del giardino. Successivamente alla morte del principe Raniero, la villa fu venduta dai diretti discendenti del principe a dei privati che pare abbiano avuto implicazioni in affari di Mafia; oggi, la villa continua in maniera inesorabile a subire passivamente un degrado raccapricciante, a causa delle continue ed impietose incursioni di vandali, tossicodipendenti ed agenti erosivi atmosferici. La vegetazione ormai spontanea dell’allora pregiatissimo giardino, in cui si trova anche un camion abbandonato e arrugginito, avvolge quasi interamente l’esterno della villa, fungendo da sicuro rifugio per topi ed insetti infestanti. Quella che era la vecchia cappella è stata privata del rosone e si presenta interamente smattonata. I solai dei soffitti del pian terreno appaiono quasi tutti molto danneggiati, se non addirittura crollati. In ogni stanza vi sono cumuli di macerie e spazzatura, ed è ancora possibile osservare lo scheletro di una vecchia Fiat 600 in quello che doveva fungere da garage fin quando la villa ebbe un padrone. Oggi, infatti, pare che gli organi istituzionali si passino l’un l’altro, come fosse una ‘patata bollente’, la prerogativa di restauro della Villa Alliata di Pietratagliata, così che di fatto nessuno sta realmente agendo in maniera tempestiva per evitare un certo e, sembrerebbe, prossimo cedimento strutturale definitivo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf3"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/alliatanew1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf3"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf3"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La villa era stata costruita dal principe Luigi Alliata di Pietratagliata e rimase di proprietà della &nbsp;famiglia fino alla morte del ultimo discendente &nbsp;Raniero ( nel 1979). L’inaugurazione di villa Petratagliata avvenne nel 1885 &nbsp;e costituì un vero e proprio avvenimento. Alla festa, che durò due giorni, era presente tutta la nobiltà e l’alta borghesia palermitana. La visita dei saloni e del parco &nbsp;lasciò in tutti enorme meraviglia. All’esterno faceva bella mostra un meraviglioso laghetto e una ricca flora di piante esotiche fatte arrivare da tutto il mondo. La villa Alliata di Pietratagliata divenne uno dei luoghi più frequentati dalla nobiltà palermitana. Spesso ospitava Donna Franca Florio, amica di Bianca , figlia del principe Alliata. Ma come tutte le cose anche tutto questo fini. &nbsp;Nel 1921 il duca Luigi di Pietratagliata morì e il figlio Raniero eredito tutto. &nbsp;In pochi anni fece fuori una immensa fortuna giocando ai tavoli verdi dei circoli. Poi una notte, rientrando nel suo maniero, decise di farla finita con le banalità della vita esterna. Si chiuse nel suo castello di via Serradifalco e si dedicò alla vita scientifica. Divenne entomologo di fama mondiale, creando una delle &nbsp;piu’ grande collezione di farfalle ed insetti di tutta Italia, che oggi si può ammirare al museo naturalistico Palazzo D’Aumale di Terrasini. Ma oltre &nbsp;la sua passione per le farfalle , il principe Raniero aveva un’altra passione, l’occultismo, tanto che fu chiamato il “principe mago”. In quelle stanze, un tempo piene di musiche e di risate gioiose, si cominciarono ad organizzare, per una ristretta cerchia di amici, sedute spiritiche. &nbsp;Il principe, durante i suoi contatti con l’aldilà, usava spesso mettere in funzione un registratore &nbsp;dove registrava strane voci d’oltre tomba e terrificanti rumori. Un volta, durante una di queste sedute ,il principe &nbsp;Raniero cadde &nbsp;in una trance profonda: d’improvviso la stanza fu invasa da un forte odore di zolfo e dalla sua bocca uscì una voce cupa terribile che diceva: “Mortali, ascoltate, io sono il re dei mondi….“.Cominciò così a formarsi in mezzo alla stanza una figura raccapricciante . Le persone che si trovavano lì in quel momento scapparono terrorizzati, e da quel momento nessuno andò più alla villa. </span></div></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 01 Oct 2023 05:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Agriturismi in Sicilia: ecco il vademecum per una vacanza serena]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Per Ferragosto</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><strong><span class="cf1">gli agriturismi hanno registrato &nbsp;il tutto esaurito in quasi tutta la Sicilia </span></strong><span class="cf1">. Lo rileva Coldiretti Sicilia, che sottolinea come i vacanzieri già subito dopo il lockdown abbiano scelto i grandi spazi che le strutture agrituristiche garantiscono. Privilegiati gli agriturismi che offrono servizi alternativi al mare visto che le norme anti - Covid limitano le attività e per questo anche le strutture in montagna registrano la presenza di siciliani e italiani.</span><span class="cf1"> </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/agriturismo-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">«Il valore aggiunto degli agriturismi della Sicilia - aggiunge Coldiretti - è determinato anche dall’offerta culturale. Passare le vacanze all’aria aperta, soprattutto in questo momento, oltre a favorire la rinascita economica è quanto di più salutare si possa pensare. Nelle aziende agricole sempre più spesso vengono offerti programmi ricreativi come l’equitazione, il tiro con l’arco, il trekking e mancano i percorsi archeologici e naturalistici. Chi ama cucinare - conclude Coldiretti Sicilia - trova anche la possibilità di imparare i segreti delle pietanze isolane grazie a dei corsi e chi ha la passione dell’orto trova nelle strutture il modo per approfondire le conoscenze».</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardino_20160203164538d.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><span class="cf1">La Coldiretti ha stilato anche un vademecum </span></strong><span class="cf1">: verificare il possesso dell’autorizzazione comunale o dei relativi permessi per l’esercizio dell’attività agrituristica; scegliere gli agriturismi in cui l’attività agricola è visibile e dove l’accoglienza sia di tipo cordiale e curata direttamente dall’imprenditore agricolo o dalla sua famiglia; controllare il legame dell’azienda con l’attività agricola, il tipo di azienda e i prodotti coltivati direttamente e accertare che nel menù offerto siano indicati alimenti stagionali e tipici della zona; prendere contatto con l’imprenditore agricolo per informazioni dettagliate su cosa offre l’azienda e sui prezzi, sul modo per raggiungerla e sulla distanza da altre mete interessanti; verificare quali attività ricreative e culturali ma anche servizi (ospitalità animali) sono offerte e comprese nel prezzo.</span></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 28 Sep 2023 05:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie di Sicilia: Isola e Torre di AVALOS a Augusta - siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000012D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Torre di Avalos fu edificata nel 1570 dal viceré don Francisco Fernandez Avalos de Aquino. Sorge sull'isola che si localizza nel Mar Ionio, in Sicilia. Ufficialmente fa parte del comune di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?cittadine-siciliane--augusta-e-il-suo-castello-svevo--siracusa-" target="_blank" class="imCssLink">Augusta</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> della <a href="https://www.sicilytourist.net/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Siracusa</a> in Sicilia. Appartiene all’epoca medievale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Torre_Avaloscop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Dopo l'estate del 1551, a seguito di un attacco effettuato da 150 galere turche, il governo spagnolo con il viceré Garcia de Toledo ideò un sistema di difesa del porto: nel 1567 fece costruire il Forte Garcia e Vittoria e nel 1570 Avalos D'Aquino, successore di Garcia, Torre Avalos, ubicato sopra una secca. Un'inusuale conformazione a settore circolare di 280 m, a due livelli e con all'estremo sud dell'asse di simmetria del forte una torre elicoidale per favorire l'avvistamento ed ospitare in sommità una lanterna.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La breve permanenza ad Augusta dei francesi, iniziata nell'estate del 1675, si concluse il 18 marzo 1678, con il cessare della "Guerra d'Olanda". Tra le distruzioni cui dettero mano nell'abbandonarla, vi fu anche quella dell'originale lanterna del forte.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/torre-avolos1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">I grandi lavori di rafforzamento della piazzaforte, effettuati entro il 1685 dagli spagnoli, come testimonia ancora oggi la lapide affissa sulla Porta Spagnola d'ingresso ad Augusta, interessarono anche Torre Avalos nel 1681.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il terremoto del 1693 danneggiò il forte e fece crollare la nuova lanterna, che poi venne riedificata nell'attuale posizione. Nel 1823, lo scoppio accidentale della polveriera mutilò il forte lungo il semiarco di ponente, mai più ricostruito.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Si provvide però a restaurare la torre, portandola all'altezza di 26 metri, per aumentare la portata della lanterna fino a 14 miglia. La costruzione delle fortificazioni doveva necessariamente continuare, ma non ci riuscì a farlo, prima della seconda metà del XVII secolo. Dopo la parentesi francese, nel 1680 de Grunembergh si recò ad Augusta per redigere piante a preventive. Elaborò un progetto per rendere la zona del Castello una cittadella, aumentandone le fortificazioni sia dal lato del mare che dal lato della città: un sistema di fossati, rivellino, spalti e soprattutto bastioni costruiti da tecnici olandesi esperti in costruzioni sul mare, che, per essere realizzati, dal lato della città, fu necessario l'abbattimento dei prime due isolate settentrionali.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/torre-avolos5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Porta spagnola fu costruita nel 1681 da Carlo II a oggi è il simbolo di Augusta. Le fortificazioni subirono forte danni dal terremoto del gennaio 1693 e una parte del Castello fu completamente distrutta dallo scoppio della polveriera.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">I resti delle mura attualmente sono spariti all'interno di case, abbattuti per il passaggio di tubazioni e, dove esistono, sono coperti da cartelli pubblicitari a aiuole. I resti di bastioni e batterie esistenti sono in totale abbandono a causa del degrado ambientale, dell'incuria e del vandalismo, o sono inglobati in strutture moderne. Solo una parte degli interventi necessari, sono stati effettuati sui bastioni a mare, per contenere il processo di collasso che li sta interessando.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/torre-avolos6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Marina Militare effettua opera di vigilanza, ma non sono di sua competenza le opere di manutenzione. &nbsp;Ai danneggiamenti accumulati nei secoli, si aggiunge il degrado dovuto agli agenti ambientali. &nbsp;Mancano infissi, processi di ossidazione, muffe a radici di piante infestanti minano l'intera struttura.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un intervento della Soprintendenza su un aggrottamento del paramento a ponente, programmato già da qualche anno, non si è ancora materializzato. A queste opere nessuno sembra prestare adeguata attenzione e, totalmente abbandonate al degrado, rischiano di non essere più recuperabili. La Torre Avalos dovrebbe essere inserita, come è stato fatto per gli altri due forte spagnoli, in un'azione programmata di fruibilità tutelata.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il bellissimo video</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/oLW9ta-4Gb8">https://youtu.be/oLW9ta-4Gb8</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 05:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Agira (Enna) Borgo d'Arte]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000116"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>Agira</b> (<i>Aggira</i> o <i>Sanfulippu d'Aggira</i> in siciliano) è un comune italiano di 7 833 abitanti del libero consorzio comunale di Enna in Sicilia. Sorge sul sito della greca Agyrion (Ἀγύριον in greco antico, <i>Agyrium</i> per i <span class="imUl">Romani</span>).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/agira1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sito strategico inespugnabile, è tra i centri siciliani più antichi e prestigiosi. La leggenda narra la città fondata prima della guerra di Troia. E' nota a Cicerone e Tolomeo. La più antica storia della greca Agyrion e della romana Agirium oscilla, infatti, tra mito e religione, tra il mondo pagano degli dei e degli eroi greci come Eracle e Iolao e la potenza taumaturgica e antidemoniaca del suo evangelizzatore e patrono san Filippo, dal cui culto profondamente radicato nella pietà popolare cittadina e diffuso in tutta l'isola deriva in età moderna il nome di San Filippo d'Argirò, l'attuale Agira.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/agira2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Luogo frequentato sin dal paleolitico superiore come testimoniano i reperti in selce di un riparo sotto roccia in contrada Capodoro in prossimità della quale sono stati rinvenuti anche resti di ceramica risalenti all'età del bronzo, nell'antichità fu nodo viario principale per i viaggiatori che da Catania si dirigevano a Termini o ad Alesa. Già fiorente nel VI secolo a. C., dalla fine del V sino all'avvento dei Romani ebbe una sua Zecca. Su alcune monete impresse il volto di Eracle, l'eroe più popolare di tutta la mitologia greca. Come scrive lo storico Diodoro Siculo, il figlio più illustre di Agira, (I sec. a. C.), in uno dei quaranta libri della sua Bibliotheca Historica, Eracle con la mandria sottratta a Gerione, durante il suo viaggio di ritorno passando dalla Sicilia, transita anche da Agira ricevendone assieme al suo compagno e amico fedele Iolao, per la prima volta, culto divino. In loro onore veniva celebrata una festa annuale con giochi equestri e di lotta cui prendevano parte gli schiavi, fatto eccezionale per l'antichità; in quella occasione i giovani sacrificavano la chioma intonsa sin dalla nascita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/agira6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Necropoli di via Palazzo (fine IV sec. a. C.)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Necropoli di via Palazzo (fine IV sec. a. C.)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Torre e resti della chiesa di S. Nicola</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Torre e resti della chiesa di S. Nicola</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Agyrion, al tempo del grande Dionisio, governata dal tiranno Agyris (392 a.C.) intreccia la sua storia con la potenza di Siracusa, della quale fu alleata nella lotta ai Cartaginesi di Magone. Oppressa da Apolloniade fu restituita alla libertà da Timoleonte di Corinto (339/8 a.C.), che la rifondò con diecimila coloni greci e vi costrui il più bel teatro della Sicilia dopo quello di Siracusa, templi degli dei, bouleuterion, agorà, una potente cinta muraria, avviando un periodo di splendore documentato dalle ceramiche scoperte in una necropoli della fine del IV sec. Nel 280 a.C. si ribellò a Finzia potente tiranno di Agrigento non accettandone la crudeltà.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/agira7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Della romana Argyrium si conosce poco, resti di un mosaico di un complesso imperiale si trovano al Museo Archeologico di Siracusa. Plinio la annovera tra le città stipendiarie, Cicerone nelle Verrine decrive gli agirini uomini laboriosissimi e fedelissimi. I ritrovamenti archeologici di lucerne del II sec. d.C. con la scritta Proklos agyrios testimoniano la qualità dei suoi stazzuna, laboratori della creta esistenti sino agli anni cinquanta del Novecento, dove si fabbricavano quartara, bummuli, langeddi, nziri, piatti di pani, maduna, pantofuli e canali, rinomati manufatti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/agiramonstero.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In età bizantina fu evangelizzata da san Filippo 'monaco' di provenienza orientale vissuto tra VII e VIII secolo, presbitero apostolico, persecutore di demoni e taumaturgo, cui venne intitolato un cenobio di regola basiliana approdo e polo di irradiamento, tra IX e X secolo, del monachesimo greco siciliano. In età normanna l'antico monastero venne rifondato e affidato a monaci benedettini. Prima suffraganeao della abbazia di Santa Maria Latina di Gerusalemme ne divenne alla fine del XIII secolo la casa madre. La fama dei miracoli di San Filippo nello scacciare i demoni e nel guarire dalle possessioni diaboliche rese il monastero nei secoli successivi un 'santuario' cui accorrevano genti da tutta l'isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In età medievale e moderna San Filippo d'Argirò fece parte della dote della Camera Reginale, città regia poi feudale e ancora regia ininterrottamente dagli inizi del Quattrocento, acquista ed estende dalla metà del XVI secolo uno spazio giurisdizionale autonomo su un vasto territorio, ottiene un corpo di importanti privilegi e il titolo di Integra Civitas Sancti Philippi Argyre consolidando gli ambiti di potere delle élites locali e l'identità cittadina di cui sono espressione più alta le numerose istituzioni ecclesiastiche, secolari e regolari, che vi hanno sede segnandone e qualificandone la struttura urbanistica. L'edilizia religiosa, ricostruita in parte dopo il terremoto del 1693, trova il suo specchio in una edilizia nobiliare che si esprime nei palazzi che adornano la città con una varietà stilistica che spazia dal tardo-barocco al neoclassico</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/agira3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'Ottocento secolo della civiltà in tutta Europa, consegna Agira ad un intenso processo di ristrutturazione e riqualificazione urbanistica: nuove forme di sociabilità, dai casini alle accademie, dai circoli alle società operaie e cattoliche; nuovi stabilimenti culturali, dalla biblioteca comunale alla scuola primaria e secondaria al teatro; nuove opere pubbliche, dalla strada rotabile, alla caserma, all'ospedale ad una sede adeguata per il palazzo di città, e ancora all'illuminazione pubblica e all'acquedotto, tutti interventi che ridisegnano il volto della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Lo sbarco in Sicilia delle Camicie rosse e per la prima volta del tricolore ebbe eco anche ad Agira: i garibaldini entrarono nella città il 12 luglio 1860 attraversandone la strada principale e all'alba del 16 agosto 1862 Giuseppe Garibaldi, ospite del barone Mauro Zuccaro, salutava dal balcone del suo palazzo il popolo agirino votato alla fede per l'Unità e la grandezza d'Italia, come si legge nella lapide commemorativa. E al generale Garibaldi chiedeva laica consacrazione il nascente Circolo degli Operai (1865) con il quale l'eroe d'Italia restò in contatto epistolare.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/agira4.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'avventura dell'industrializzazione segnata in Sicilia dal passaggio dal grano allo zolfo vede la città di Agira coinvolta dalla breve ma intensa stagione dello sfruttamento delle miniere d'oro giallo, che la contraddistinse come uno dei più importanti e fiorenti siti di bacini zolfiferi dell'isola. I drammatici aspetti umani e sociali della vita nelle miniere trovarono intensa rappresentazione nella Zolfara (1888) opera del commediografo e drammmaturgo nato ad Agira Giuseppe Giusti Sinopoli (1866-1923) esponente del tardo verismo siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Del dramma e della tragedia della seconda guerra mondiale il Cimitero dei Canadesi, a pochi chilometri da Agira, rimane solenne ammonimento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/agira3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il decreto della Regione Sicilia che assegna ad Agira il riconoscimento di città d'arte rende merito al suo ricco e variegato patrimonio archeologico, storico e artistico. Ma la città di Agira è tutta da scoprire nei suoi più svariati aspetti anche ambientali e enogastronomici. Il suo senso dell'ospitalità è pari alla più antica tradizione greca che riteneva l'ospite sacro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Uno scenografico gioco di volumi fa di Agira un presepe. Il suo tessuto urbanistico è un ricco palinsesto espressione delle diverse epoche che ne hanno segnato la storia. Il suo ampio centro storico, di prevalente impianto medievale, è coronato dalle vestigia maestose delle attuali torri del Castello di epoca federiciana. Qui sorgeva l'antica acropoli di Agyrion, come indica il laboratorio della Zecca emerso nei recentissimi scavi archeologici di cui sono prodotto le tante monete coniate e dove, negli strati superiori, sono stati trovati reperti di età bizantina e normanna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/agitaetna1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Da qui in cima a quota 824 m, si gode uno spettacolo di rara bellezza, un panorama incantevole e mozzafiato. Si ammirano le cime delle lontane Madonie, dei vicini Nebrodi, il comignolo innevato e fumante della fucina del dio Vulcano, a muntagna, la maestosa Etna, i laghi artificiali Pozzillo e Sciaguana, due gemme incastonate dentro un non comune scenario naturale, le pianure di Caramitia e Dittaino e, nei giorni limpidi, quelle di Catania e di Lentini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dell'importante patrimonio artistico e culturale della città di Agira si suggerisce un percorso che si snoda attraverso i suoi tesori d'arte sacra quale esempio di un reale e fruibilissimo Museo diffuso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ai piedi del monte occupato dal Castello fuori i resti della sua cinta muraria si estendono i più antichi e suggestivi quartieri costruiti attorno alle chiese di Santa Maria Maggiore e del SS. Salvatore e di Sant'Antonio Abate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/agira5.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La chiesa di Santa Maria Maggiore vanta di essere la più antica parrocchia (XII-XIII secc.), a due navate divise da quattro colonne che sorregono archi a sesto acuto con capitelli romanici. In fondo alla navata destra è l'altare in marmo della Madonna e una statua lignea policroma di san Bartolomeo (fine XVI-XVII secc.). Nell'unica cappella a sinistra della navata maggiore è una Croce del XV secolo dipinta sulle due facce, in una la Crocifissione e nel verso la Resurrezione, nei capicroce trilobati i simboli dei quattro Evangelisti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La chiesa di Sant'Antonio Abate (sec. XIV), ora chiusa al culto, ospitava una Croce dipinta attribuita al c.d. Maestro della Croce di Piazza Armerina (seconda metà XV sec.) e numerose altre pregiate tele, tra le quali l'Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunziata (XV sec.), opere ora conservate nella chiesa di Sant'Antonio da Padova.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/interno-SSSalvatoreAGIRA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La chiesa del SS. Salvatore di epoca normanna più volte rimaneggiata nel tempo, a tre navate dai particolarissimi capitelli, conserva la cassa delle reliquie della città tra le quali il braccio di san Filippo incastonato in una teca d'argento, e soprattutto la mitria (metà XVI sec.) con ricamo in oro pietre preziose, perle, smalti traslucidi e il baculo (XIV sec.) dell'abate di Santa Maria Latina, veri e propri gioielli dell'arte suntuaria siciliana. Si segnala anche un dipinto su tavola raffigurante san Filippo che tiene incatenato il demonio (fine XIV sec.?)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Accanto alla chiesa del SS. Salvatore sorgeva la Casa di Giacobbe sinagoga di una florida comunità ebraica presente nella città di Agira dalla metà del Trecento, documentata oggi dall'Aron-ha-qodesh ossia arca santa che custodiva il rotolo della Torah costruito nel 1454, come recita un versetto biblico di Isaia sull'architrave. Reperto architettonico eccezionale per unicità, antichità e tipologia nell'area mediterranea, simbolo di quella particolare e importante storia della Sicilia che vide il fiorire di numerose giudecche. L'Aron si può ammirare nella navata sinistra del SS. Salvatore, dove è stato ricomposto. Dopo l'espulsione degli ebrei nel 1492, la mosquita venne trasformata in chiesa cristiana e dedicata alla Santa Croce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Scendendo a valle si incontra la maestosa chiesa di Santa Margherita il cui originale impianto risale alla prima metà del XIII secolo. Venne ricostruita dopo il sisma del 1693 ad opera di alcuni tra i più importanti architetti siciliani della seconda metà del 700 (Vaccarini e Ittar). Vi si può ammirare la statua dell'Immacolata (1787) del napoletano G. Picano, l'altare maggiore con pitture in oro su vetro (XVII sec.), il pulpito in legno intagliato, quadri del Seicento e del Settecento, tra le quali una tela di O. Sozzi. Qui si conserva un cospicuo Archivio Storico che va dal Cinquecento all'Ottocento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ancora più a valle lungo la via Diodorea si trova il convento di Sant'Agostino e la chiesa di San Pietro (fine XVI sec.) dove si trova un interessante polittico (fine XV sec.) e una statua lignea di San Pietro (XVII sec.). Qui si apre il quartiere delle Rocche con tessuto urbanistico caratterizzato dal dedalo delle sue strade/viuzze e con i tipici astraci davanti le case e scalinate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nell' attuale centro della città, piazza Garibaldi, sorge la chiesa di Sant'Antonio da Padova che dava nome al quartiere, di recente riaperta al culto. Dopo un lungo restauro essa si offre ai fedeli e al pubblico come uno scrigno d'arte sacra. Tra le più importanti opere, una pittura raffigurante l'Adorazione dei Magi su onice con ricca cornice d'argento (sec. XVI), la Madonna dei poveri, statua in marmo della metà del Cinquecento, una Custodia del SS. Sacramento in legno, decorata in oro zecchino con tabernacolo e altare (fine sec. XVI) e una tela della Trinità con la Vergine e Sant'Antonio da Padova che intercedono per la liberazione degli schiavi, notevolissima e intensa opera di recente attribuita a Gaspare Bazzano, lo zoppo di Ganci (1602). Infine tesori di argenteria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Poco più in basso scendendo dalla petra di San Filippo, dove si trova una cappella dedicata al santo patrono, si incontra la fontana di Eracle/Ercole, la chiesa del monastero di Santa Chiara (1537) e il largo intitolato al padre della medicina legale l'agirino Fortunato Fedele (fine XVI-XVII sec.) dove è eretto il monumento in onore dei Caduti della Grande Guerra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un tempo extra moenia, l'abbazia di San Filippo Santa Maria Latina sorge dove si tramanda era un tempio dedicato a Eracle. L'abbazia perdute tutte le originarie caratteristiche di età normanna conserva l'ultima facies del riadattamento di fine Settecento e dei primi del Novecento. Vi si custodiscono pregiate opere e manufatti artistici: parti del busto d'argento di San Filippo realizzato nel 1652 dall'artista messinese P. Juvarra, la pregiata e bella arca argentea delle reliquie di S. Filippo, S. Eusebio, S. Luca Casali e S. Filippo Diacono, tre pannelli superstiti di un polittico raffigurante Santa Maria Latina in trono che regge il Bambino tra S. Benedetto e S. Calogero (seconda metà XV sec.), una Natività e una Adorazione dei Magi (secondo decennio XVI sec.), un Crocifisso di fra Umile Pontorno da Petralia (secondo quarto XVII sec.), un Coro ligneo opera di Nicola Bagnasco (1818-1822) con numerosi stalli rappresentanti la vita di San Filippo, e diverse e eccellenti tele della fine del '700 di O. Sozzi e F. Randazzo. Infine suppellettile argentea e raffinati paramenti sacri. Ed ancora l'abbazia conserva un importante Tabulario che raccoglie pergamene dall'XII al XVI secolo e l'Archivio storico (voll. 711) dal XV al XX secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Pertinente all'abbazia la Grotta di san Filippo, tomba di epoca imperiale, considerata la prima abitazione del santo e luogo di scontro con i demoni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Testimonianze non secondarie del patrimonio storico, artistico, culturale e religioso della città di Agira sono i conventi di San Giuseppe, degli Angeli, di Santa Maria del Gesù, della Madonna delle Grazie; i monasteri femminili dell'Annunziata e della Raccomandata, e le chiesette e oratori delle moltissime confraternite.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La città di Agira vanta una Biblioteca Comunale (1826) che raccoglie la dotazione libraria del suo fondatore, il prevosto Pietro Mineo (1734-1799) di circa 3800 volumi e le biblioteche dei soppressi conventi cittadini: un ricco e pregevole patrimonio impreziosito da incunaboli, cinquecentine e numerose edizioni uniche o rarissime.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-12" src="https://www.sicilytourist.com/images/agira4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Infine nel territorio di Agira tra verdi altopiani e lievi colline che degradano dolcemente su una vallata dei monti Erei centrali si snoda la Riserva Naturale del Vallone di Piano della Corte, luogo suggestivo di rilevante pregio botanico e paesaggistico cui è collegato il Laboratorio naturalistico Ambientale che si trova nella città a palazzo Giunta.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tra i prodotti tipici ricordiamo un dolce antico: LA CASSATELLA DI AGIRA che i<span class="imTALeft">n qualità di produzione tipica siciliana, è stata ufficialmente riconosciuta e inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf)... <b><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?id=0000000A1" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per la ricetta tradizionale</a></b></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video di Agira</span></div></div><a href="https://youtu.be/DrqPLqjKDD0">https://youtu.be/DrqPLqjKDD0</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 24 Sep 2023 06:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Palermo - Monte Pellegrino: Santa Rosalia: La vita, il Mito, Il Santuario e Il Festino]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000157"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ll Monte Pellegrino dichiarato da Goethe "il più bel promontorio del mondo", è un massiccio montuoso di rocce carbonatiche con prevalenza di calcari, alto 606 metri s.l.m. Il Monte è stato sempre considerato dai palermitani montagna sacra e luogo di culto, come attestano le tracce ritrovate di un altare punico dedicato a Tanit, dea della fertilità, e di un’edicola a lei dedicata, trasformata successivamente in chiesa cristiana, all’interno dell’attuale grotta di S.Rosalia.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santa-rosalia_monte.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Caratterizzato da una orografia estremamente movimentata, ricca di pianori praticabili, e fianchi ripidi ricchi di fenomeni di carsismo e con ben 134 grotte di origine marina e/o carsica. Sembra sorgere o quasi adagiarsi sul mare. &nbsp;Il suo nome richiama S. Pellegrino, martire durante la persecuzione di Valeriano. Visitare il Monte ha 2 possibili chiavi di lettura da vivere e che si integrano e si sovrappongono: quella naturalistica alla scoperta della biodiversità che fa del Monte Pellegrino un "unicum topologico" oggetto di studi e ricerca, e quella spiritualistico - religiosa dovuta oggi alla devozione a Santa Rosalia. L'ascesa al Monte Pellegrino offre la bellezza di panorami e vedute paesaggistiche, diverse per condizioni di luce, nelle diverse ore della giorno e secondo le condizioni atmosferiche che non è esagerato definire "mozzafiato".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuario-rosalia_6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Monte è stato sempre considerato dai palermitani montagna sacra e luogo di culto, come attestano le tracce ritrovate di un altare punico dedicato a Tanit, dea della fertilità, e di un’edicola a lei dedicata, trasformata successivamente in chiesa cristiana, all’interno dell’attuale grotta di S.Rosalia. Risale al VII secolo l’iscrizione cristiana in greco, “Sii dunque glorificato o Dio”, che si può ancora leggere sulla scala rupestre della valle del Porco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Forte quindi dovette essere il richiamo al Sacro Monte per la giovane eremita Rosalia che qui giunse provenendo dai monti della Quisquina, primo suo eremitaggio. Scelse quale luogo della sua dimora l’antica chiesa bizantina, costruita addosso una roccia, che come abbiamo sopra detto in epoca cartaginese era stata scalpellata in modo da farne una grande edicola dall’inconfondibile struttura di altare punico”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vuole la tradizione vulgata che sul Monte Pellegrino Rosalia occupasse il suo tempo nella lettura della parola di Dio, nella preghiera e nella contemplazione “alternandole con qualche lavoro manuale e con l’accoglienza caritatevole sia dei pastori che di tutti quelli che venivano dalla città per raccomandarsi alle sue preghiere ed essere da lei confortati. Qui morì 4 settembre del 1170.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santa-rosalia_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Santa Rosalia:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">S. Rosalia visse a Palermo tra il 1130 ed il 1170 durante il Regno di Sicilia di Guglielmo I il Malo e, secondo la tradizione, fu damigella della moglie del re, la regina Margherita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Periodo di intensa spiritualità cristiana caratterizzato, dopo l’interruzione della &nbsp;dominazione araba, dal risveglio del monachesimo bizantino e occidentale accolto con entusiasmo dai re normanni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questo contesto Rosalia visse l’eremitaggio poiché la scelta di una vita solitaria in preghiera e contemplazione era l’espressione più alta della sensibilità religiosa di quel tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuario-rosalia_4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">LA VITA</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non si ha nessuna notizia certa, dal punto di vista storico, sulla famiglia della Santa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tradizione vuole che fosse figlia di nobili, discendenti da Carlo Magno, conorigine da Pipino re d’Italia, in avanti fino al conte Teodino, padre del conte Sinibaldo de’ Sinibaldi, genitore della Santa e sposo della nobildonna Maria Guiscardi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla sua famiglia viene concesso da Ruggero D’Altavilla un grande possedimento alla Quisquina e il monte delle Rose in contrada Realtavilla (AG).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Padre Costantino Caetani, narra nel 1619 come Rosalia fosse stata damigella d’onore della regina Margherita, figlia del re di Navarra, moglie di Guglielmo I il Malo (1120/1166).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si narra che, intorno ai 13/15 anni, il padre, per obbedienza al sovrano, le chiede di sposare il conte Baldovino per ricompensarlo di aver salvato la vita al re. Ne ottiene un rifiuto e la manifestazione del desiderio di lei di darsi alla vita religiosa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/rosaliasanta1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Abbandona la casa paterna, accede all’ordine delle monache basiliane, sceglie la vita eremitica e vive, per circa 12 anni, presso una piccola cavità carsica che si trova ora incorporata nell’eremo a lei dedicato nel bosco della Quisquina, oltre Bivona, a mezza costa di un dirupo di circa 900 mt che domina la necropoli di Realtavilla (AG).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad avvalorare questa tradizione esiste una scritta, trovata il 24 agosto 1624, sulla parete destra dell’ingresso della piccola grotta: “</span><span class="fs14lh1-5"><i>EGO ROSALIA SINIBALDI QUISQUINE ET ROSARUM DOMINI FILIA AMORE D/NI MEI JESU CRISTI IN HOC ANTRO HABITARI DECREVI</i></span><span class="fs14lh1-5">”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella parte bassa della scritta, a sinistra, compare anche la cifra «12» che dovrebbe indicare gli anni in cui Rosalia visse in quel luogo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Abbandonata la grotta della Quisquina, Rosalia torna a Palermo e si sofferma per breve tempo nella casa paterna, nel quartiere Olivella. </span><span class="fs14lh1-5">Successivamente si rifugia presso una grotta, ricca d’acqua, accanto ad un antico altare, prima pagano e poi dedicato alla Madonna, sul Montepellegrino da tempo immemore ritenuto un monte sacro. </span><span class="fs14lh1-5">Qui Rosalia visse in eremitaggio per circa 8 anni, fino alla morte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuario-rosalia_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell’intento quindi di perseguire il suo eremitaggio e la sua vocazione sale sul Montepellegrino, montagna sacra dei Palermitani, ove concluderà, dopo circa otto anni, la sua vita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molto probabilmente Rosalia nell’ultimo periodo della sua vita (forse qualche mese) si fece murare all’interno della grotta, dove poi morì.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La devozione a S. Rosalia si diffuse subito in città, fin dal suo arrivo sul Monte pellegrino, la scelta dell'eremitaggio e le sue radicate virtù cristiane non potevano non esser note in città mentre era ancora in vita. Già nel 1180, 10 anni dopo la morte di Rosalia, &nbsp;i Giurati della città fecero erigere una cappella sul Monte a lei dedicata a S. Rosalia, nei pressi dell’odierna grotta-santuario (Cfr. “Il Pitré” La Rosa e il Giglio di G.Di Giorgio p.11) &nbsp;e ancora esistono …materiali documentarii che attestano il culto di S. Rosalia a Palermo a partire dal 1205.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuario-rosalia_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il santuario e la grotta:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Santuario (445 m s.l.m.) fa un tutt’uno con la grotta dove, il 15 luglio 1624, sono state ritrovate le ossa di S. Rosalia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sua struttura, completata nel 1629, è del tutto particolare: nella prima parte c’è la &nbsp;facciata del 1600 addossata alla roccia;entrando abbiamo un vestibolo finemente lavorato; subito dopo, abbiamo una cupola “aperta” sul cielo e, per finire, superata una sontuosa cancellata in ferro, entriamo nella grotta carsica che potremmo definire il “cuore” del Santuario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Meta del pellegrinaggio dei palermitani è la statua, scolpita da Gregorio Tedeschi su commessa del Senato, di S. Rosalia distesa estatica con la Croce in mano. La statua, rivestita da una lamina d'argento dorato, è posta all'interno di una urna marmorea decorata con la tecnica dei marmi mischi, sormontata da un tabernacolo su cui è una statua d'argento a reliquiario in cui è raffigurata S. Rosalia. Tutta la composizione e protetta da un baldacchino in marmo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuario-rosalia_tesoro1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le stanze del tesoro di Santa Rosalia nel Santuario</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al tesoro, inaugurato il 13 luglio del 2018 , si accede attraverso una scalinata preceduta da un atrio di ingresso in cui, a destra, &nbsp;è posto il busto di Pietro Bonanno, sindaco di Palermo dal 1904 al 1905, &nbsp;che fece costruire l’attuale strada carrabile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sono adibite a sale del tesoro la sala estiva del Senato di Palermo (sec XVII°), il cui soffitto è decorato con una corona di rose e un bastone, simboli iocnografici di Santa Rosalia, e l’Aquila con sotto la dicitura S.P.Q.P. (Senatus Populusque Panormitanus Urbs) e la sala del forziere, cosidetta perchè tra il XVII ed il XVIII vi erano conservati e custoditi gli oggetti oggi esposti nel tesoro. Il tesoro è ricco di oggetti d'arte decorativa tra cui preziosi ex voto come la grande Galea d'argento di cm 130 x 100, suppellettili, arredi e paramenti sacri, composizioni floreali in microperline realizzate dalle Suore di Clausura, reliquiari, candelabri d'argento, scene con Santa Rosalia in ceroplastica, mazze per processioni senatorie tra cui quella decorata con il Genio di Palermo e Santa Rosalia che si tengono per mano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal Dicembre del 1946 il Santuario è curato dai Religiosi dell’Opera Don Orione</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/belvederesantarosalia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piazza del Belvere e statua di S. Rosalia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La strada asfaltata che inizia adiacente alla pedonale "strada vecchia" si conclude in una grande piazza detta del Belvedere; il panorama che si offre alla vista è di grande bellezza e muove l'animo dello spettatore a tante e diverse emozioni la cui descrizione affidiamo alla foto panoramica sotto pubblicata:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla destra del belvedere percorsa una breve rampa si arriva ad una piazzola ricava tra le rocce dove su un altissimo piedistallo è stata posta &nbsp;la statua in bronzo di S. Rosalia realizzata da B. De Lisi jr.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Davanti a S. Rosalia, che da qui guarda e protegge il Mediterraneo, l'Italia e l'Europa, in atteggiamento di devota preghiera e comunque di ammirazione per la sua storia di vita coraggiosa nel perseguire le sue scelte, si conlude il nostro "pellegrinaggio - itinerario di visita" sui "passi di Rosalia sul Monte Pellegrino".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuario-rosalia_festino.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">FESTA IN CITTÀ &nbsp;– U FISTINU Si tiene il mese di Luglio ogni anno</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dalla miracolosa processione del 9 giugno del 1625 i palermitani ogni anno ricordano l’evento con una grandiosa festa, nota in tutto il mondo come “U FISTINU”, che dura dal 10 al 15 luglio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il giorno 14 &nbsp;sfila un Carro trionfale, costruito appositamente anno per anno, con sopra la statua di Rosalia. Alla sera poi, un grande spettacolo di fuochi d’artificio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il giorno 15 si fa la solenne processione religiosa delle reliquie della Santa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In S. Rosalia e nella sua festa cittadina i palermitani trovano una ragione ed una occasione di identità collettiva ben sintetizzata nel grido “Viva Palermo e S. Rosalia”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/ACCHIANATA-SANTA-ROSALIA1.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">FESTA SUL MONTE PELLEGRINO &nbsp;– L’ACCHIANATA mese di Settembre</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutto il mese di settembre è festa al Santuario di S. Rosalia sul Montepellegrino e i palermitani fanno la tradizionale “Acchianata” salendo a piedi percorrendo un antico sentiero di circa 4 km che va dai 38 mt ai 455 mt, fino al Santuario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molto suggestiva è la notte tra il 3 e il 4 settembre in cui acchianano sia singoli fedeli che gruppi organizzati che pregano e cantano durante il pellegrinaggio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il giorno 4, dies natalis, (come nascita della Santa alla vita eterna), si celebra solennemente la “Santuzza”, come chiamano familiarmente santa Rosalia i palermitani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video Racconto su Santa Rosalia, dello storico Gaetano Basile</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/kkGWVwjvcSs">https://youtu.be/kkGWVwjvcSs</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 Sep 2023 06:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour in Sicilia tra agrumeti Dop e Igp: ecco il TRAVEL VIDEO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Da_Visitare"><![CDATA[Da Visitare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000013E"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dall’Etna alla Conca d’oro, il travel video è un invito a programmare un viaggio in Sicilia - in qualunque stagione sette itinerari, nei territori di produzione delle sue eccellenze agrumicole: le IGP Arancia Rossa di Sicilia, Limone Interdonato di Messina, Limone di Siracusa e </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?limone-dell-etna-verso-igp-ue" target="_blank" class="imCssLink">Limone dell’Etna</a></b></span><span class="fs14lh1-5">; la DOP Arancia di Ribera e infine il presidio Slow Food del Mandarino di Ciaculli e la via del biologico, metodo di coltura che accomuna tutti gli agrumi col “bollino di qualità”. </span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ravelvideo1.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sicilia è uno dei territori italiani a maggiore estensione di coltivazioni biologiche. Le produzioni biologiche continuano a crescere e anche in agrumicoltura il biologico è un prodotto sempre più apprezzato, insieme alla “filosofia” che lo accompagna: rispetto per i suoli, integrazione con il territorio, stagionalità delle produzione, modalità di produzione rispettose dell’ambiente e delle coltivazioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una proposta versatile di sette itinerari di Turismo Relazionale Integrato tracciati in Sicilia nei territori corrispondenti alle produzioni agrumicole di qualità identificati dalle IGP – DOP e di un itinerario, tracciato in tutta l’isola, focalizzato sulle produzioni Biologiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con specifiche strategie complementari, si propongono di aggiungere valore agli agrumi siciliani nell’intento condiviso di riaffermarli e comunicarli quale espressione fedele dell’identità dei diversi territori di produzione e con la consapevolezza che in un sistema di mercato globale la competitività è sempre più determinata dall’offerta prodotto/territorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ravelvideo3.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fondamentale il ruolo dei Consorzi di tutela IGP, DOP e BIO – testimoni dell’identità dei territori e garanti della qualità – nella gestione del sistema territoriale che costituisce l’armatura indispensabile per la costruzione di una offerta di Turismo Relazionale Integrato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le produzioni biologiche sono presenti in tutti i territori coltivati ad agrumi in Sicilia ed è possibile declinare ognuno degli itinerari in versione “bio”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I COMUNI E I BORGHI DEL TRAVEL VIDEO SONO: Messina, Itala, Taormina, Acireale, Torre Archirafi (Riposto), Acitrezza, Catania, Grammichele, Caltagirone, Marzamemi, Noto, Siracusa, Realmonte, Agrigento, Ribera, Palermo, Ciaculli (Palermo), Bagheria e Belpasso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Travel Video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/NmFDmRz3sDY">https://youtu.be/NmFDmRz3sDY</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 16 Sep 2023 07:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari e Boschi in Sicilia: Il Parco Naturale dei Nebrodi]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000EB"><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I Monti Nebrodi, assieme alle Madonie ad ovest ed ai Peloritani ad est, costituiscono l'Appennino siculo. Essi si affacciano, a nord, direttamente sul Mar Tirreno, mentre il loro limite meridionale è segnato dall'Etna, in particolare dal fiume Alcantara e dall'alto corso del Simeto. Gli elementi principali che più fortemente caratterizzano il paesaggio naturale dei Nebrodi sono la dissimmetria dei vari versanti, la diversità di modellazione dei rilievi, la ricchissima vegetazione e gli ambienti umidi. Connotazione essenziale dell'andamento orografico è la dolcezza dei rilievi, dovuta alla presenza di estesi banchi di rocce argilloso-arenacee: le cime, che raggiungono con Monte Soro la quota massima di 1847 metri s.l.m., hanno fianchi arrotondati e si aprono in ampie vallate solcate da numerose fiumare che sfociano nel Mar Tirreno. Ove, però, predominano i calcari, il paesaggio assume aspetti dolomitici, con profili irregolari e forme aspre e fessurate. E' questo il caso del Monte San Fratello e, soprattutto, delle Rocche del Crasto (1315 metri s.l.m.). Importante, infine, sottolineare il diffuso processo di progressivo acculturamento del territorio del parco che ha portato, durante i secoli, ad una trasformazione dei Nebrodi da paesaggio naturale in paesaggio culturale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco-dei-nebrodi-650x350.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il <strong><b>Parco dei Nebrodi</b></strong>, nato nel 1993, suddiviso in quattro fasce di protezione, abbraccia 21 Comuni: Alcara Li Fusi, Capizzi, Caronia, Cesarò, Floresta, Galati Mamertino, Longi, Militello Rosmarino, Mistretta, S. Agata Militello, Santa Domenica Vittoria, S. Fratello, San Marco d’Alunzio, Santo Stefano Camastra, San Teodoro, Tortorici, Ucria (<em>ME</em>), Bronte, Maniace Randazzo (<em>CT</em>), Cerami (<em>EN</em>).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Comuni ricchi di fascino storico e tradizioni popolari, sagre e feste patronali, tutte da scoprire secondo un ricco calendario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">È attraversato da cinque grandi direttrici viarie:</span></div><div><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">la Statale 116 (</span><span class="cf1"><em>Capo d’Orlando- Randazzo</em></span><span class="cf1">)</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">la Statale 289 (</span><span class="cf1"><em>S. Agata Militello-Cesarò</em></span><span class="cf1">)</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">la Statale 117 (</span><span class="cf1"><em>S. Stefano Camastra-Nicosia</em></span><span class="cf1">)</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">la provinciale 168 (</span><span class="cf1"><em>Caronia-Capizzi</em></span><span class="cf1">)</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">la provinciale 157 (</span><span class="cf1"><em>Rocca di Caprileone-Tortorici</em></span><span class="cf1">)</span></span></li></ul></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Parco dei Nebrodi è raggiungibile dalla Autostrada A-20 Messina/Palermo e dalla statale tirrenica 113.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il paesaggio varia dalle dolci colline sul Tirreno (<em>splendida veduta da San Marco d’Alunzio e Santo Stefano, patria della ceramica</em>) o affacciate sull’Etna (<em>Randazzo, Bronte</em>), sino ai verdi prati dei laghi Ancipa, Biviere di Cesarò, Maulazzo, Trearie, Quattrocchi, Spartà, Pisciotto, nel cuore del parco, fin dentro alle rocce più impervie, solcate da torrenti e sorvolate dai grandi rapaci.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco-dei-nebrodicop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Come Monte Soru (</span><em class="fs16lh1-5">il più alto, 1847 metri</em><span class="fs16lh1-5">) e le Rocche del Crasto, formazioni calcaree dolomitiche, fra le cui fessure nidificano l’aquila reale ed il grifone.</span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le Cascate del Catafulco rappresentano poi il giusto premio ad infaticabili escursionisti.</span></div></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">All’interno dei boschi, comode aree attrezzate vi invitano ad una piacevole sosta, come alla sorgente Nocita, direzione Obolo.</span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Alcuni centri visita sparsi nei punti nevralgici del vasto territorio aiutano il visitatore a razionalizzare le visite ed apprezzare appieno, così le mille meraviglie di questo Parco.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Montesoro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La tradizione millenaria dei territori del Parco dei Nebrodi è scandita dalle stagioni: spesso neve e caldi focolari domestici in inverno, ma un’esplosione di fioriture, sagre e sapori d’estate. Stretti fra l’Etna, il Mar Tirreno, l’Alcantara ed il Simeto, i Nebrodi affascinano per la loro ricchezza architettonica, per i sapori, gli odori e l’artigianato tipico, frutto di una cultura contadina genuina, che ancora annovera, ad esempio, i carbonai ed i cavallari.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Una cultura fondata su valori autentici e genuini, come gli ingredienti della cucina locale.</span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Non possiamo non citare i formaggi, dalle provole di casale al pecorino, frutto dell’arte dei casari ancora oggi adusi all’alpeggio fra i laghetti di alta quota.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Olio d’oliva, miele, pistacchio di Bronte, nocciole e frutti di bosco, fragole di Maletto, si esprimono nella tradizione delle paste di mandorla e dei dolcetti squisiti, spesso infornati in coincidenza delle feste tradizionali di paese: Sant’Antonio a Capizzi, i Giudei della Pasqua di San Fratello, i Babbaluti di San Marco d’Alunzio, solo per citare alcune delle feste più importanti.</span></div></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La tavola si arricchisce di pasta fatta in casa, secondi generalmente a base di carne come il castrato.</span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il salame del suino nero dei Nebrodi è solo una delle perle che questo territorio presenta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’artigianato locale si esprime, oltre che attraverso le ceramiche di Santo Stefano, anche per mezzo della lavorazione del bronzo delle Campane di Tortorici, la realizzazione dei cesti di vimini e nel tessile dei pizzi fatti a mano con i tummuli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ancora, la lavorazione del ferro battuto e del legno ci offre la possibilità di acquistare souvenirs unici per pregio e lavorazione.</span></div></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Laghetto_quattrocchi_a_Mistretta.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">Flora e Fauna</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Distinguiamo tre fasce vegetazionali:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">il piano mediterraneo, sino agli 800 m sul livello del mare, caratterizzato dalla macchia mediterranea (euforbia, lentisco, mirto, ginestra, corbezzolo, sugherete, lecci, roverella).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Fra gli 800 ed i 1400 metri abbiamo querce, cerri, rovere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Oltre i 1400, a quote più montane, ecco infine le faggete, le più estese: non a caso il faggio è il simbolo del Parco dei Nebrodi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Rileviamo anche qualche acero montano, ed il frassino, da cui si traeva un tempo la manna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ancora, nel sottobosco, ginestre, graminacee, leguminose, rose canine, viole, felci aquiline, agrifoglio, biancospino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un tempo i Nebrodi erano il regno di orsi, daini, caprioli, lupi e cerbiatti (nebros, in greco significa appunto cerbiatto): oggi abitano questi boschi il gatto selvatico e l’istrice, volpi, conigli, lepri, donnole, ghiri, la martora, la testuggine palustre e terrestre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Daino sta per essere reintrodotto grazie ad una sinergia con i privati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ormai famoso il suino nero dei Nebrodi, ma anche il cavallo sanfratellano, per molti principale mezzo di locomozione sino a qualche decennio addietro, e la bovina rossa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Presenti molti anfibi, rettili, piccoli mammiferi, invertebrati. </span><span class="fs16lh1-5">Splendide libellule, il discoglosso e la tartaruga palustre sono alcuni esempi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavall10.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ricca l’avifauna, con oltre 150 specie. </span><span class="fs16lh1-5">Molti migratori svernano presso i laghi ma non solo. </span><span class="fs16lh1-5">Sullo Spartà spesso presenti aironi e falchi di palude.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Per i rapaci, citiamo oltre che l’aquila reale, la poiana, il falco, il nibbio, i gheppi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ancora il martin pescatore, la rara coturnice, l’upupa, le folaghe, il corvo imperiale, il merlo acquaiolo, germani reali, beccaccini, folaghe, pettirossi, ballerine.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Indicazioni_Nebrodi.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs16lh1-5">Itinerari</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Innumerevoli gli itinerari da proporre nel Parco dei Nebrodi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><i>Statale 116:</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">da Randazzo, centro medievale ricco di fascino, a Ucria, aggrappato su un costone a guardare Raccuja. Una suggestiva carreggiata si snoda fra boschi, prati e pascoli, da cui si dipartono sentieri per la faggeta di Monte Colla, le sorgenti di Favoscuro, il lago Pisciotto, e la Rocca di San Marco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Prima di Ucria, ecco il bivio per Tortorici, la città officina delle campane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><i>Da Randazzo, nei pressi di Murazzo Rotto:</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">bivio per Monte Gorgo Secco e, proseguendo, il Lago Trearie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Da Randazzo si può anche visitare la Ducea di Nelson a Bronte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Una strada percorribile in jeep, la cosiddetta Dorsale, taglia i Nebrodi collegando Floresta (statale 116) a Portella Femmina Morta (statale 289 Cesarò-San Fratello): durante il tragitto, si incontrano ancora i Laghi Pisciotto e Trearie, il bosco Mangalaviti e Serra del re, il Biviere di Cesarò e il Lago Maulazzo, entrambi con aree attrezzate.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sullo stesso asse, con un po’ di impegno, le Cascate del Catafulco, altissime pareti a strapiombo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/-biviere-lake-with-views-of.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In direzione Alcara Li Fusi (meglio andare dalla statale tirrenica 113), da vedere le Rocche del Crasto, dove nidifica l’aquila reale, e la città sicana di Krastos.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’artigianato locale nel tessile tipico annovera la pezzara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Da Alcara, si vada a San Marco d’Alunzio, la Taormina del Tirreno, città di epoca greca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Proseguendo dalla 289, si giunge a San Fratello, patria dell’omonimo cavallo, quindi a Sant’Agata Militello, sede del Parco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><i>Dalla provinciale 168, da Capizzi a Caronia:</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">sulla strada, bivio di Portella dell’Obolo, quindi bivio per Sorgente Nocita, splendida area attrezzata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Su questa trazzera, incontriamo allo stato brado suini neri dei Nebrodi e cavalli sanfratellani al pascolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Più in là, monte Pelato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Proseguendo dalla 168, si passa dal Castello dell’Impallaccionata, palazzo primi Novecento immerso in un cerreta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si giunge poi a Caronia, affacciata sul Tirreno, dominata dal Castello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/Cesaro_-_Lago_Maulazzo_e_Antenne_Monte_Soro_sullo_sfondo_-_panoramio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Infine, lungo la statale 117 da Nicosia a Santo Stefano:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Di passaggio, Sella del Contrasto, con sentieri per i monti Campanito e Sambughetti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Più avanti il Lago Urio Quattrocchi, con sentiero verso il bosco della Tassita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dalla stessa statale, ecco Mistretta e quindi Santo Stefano di Camastra, uno splendido Museo della Maiolica, dove è d’obbligo acquistare qualche ceramica tipica.</span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 14 Sep 2023 06:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Parco Archeologico di Segesta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D3"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Segesta è la più importante delle città elime. La sua posizione è estremamente suggestiva poichè essa si trova adagiata su un sistema collinare che assume variegate fogge, abbellite dall'inserimento dei suoi monumenti principali: il teatro ed il tempio. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcoarcheologicosegestabysicilytourist1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">La leggenda dice che fu fondata dagli scampati alla guerra di Troia guidati da Enea, il quale, prima di approdare a Roma, vi lasciò una cospicua colonia di suoi concittadini, tra i quali il vecchio padre. Leggenda a parte, la ricerca archeologica ancora agli inizi non ha verificato con chiarezza l'esistenza di chiari legami culturali fra questa città ed il mondo elimo in generale, e alcune aree dell'Asia Minore. Gli Elimi furono, comunque, un popolo estremamente raffinato e per questo soggetto agli influssi dominanti della cultura greca siceliota, ma non in posizione subalterna, come tutte le popolazioni cosiddette indigene della Sicilia. Gli Elimi mantennero rapporti con le civiltà limitrofe, ma cercando di avere sempre una autonomia che li portò a contrastare con i Greci in alleanza con i Punici e con questi ultimi in alleanza con Roma.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcoarcheologicosegestabysicilytourist2.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Segesta ben presto divenne una potente città che ebbe, pertanto, un rapporto quasi sempre conflittuale con Selinunte, forse anche per le rispettive posizioni geografiche contraddittorie. Fu per questa sua posizione politico-militare che ebbe rapporti quasi sempre amichevoli con i Punici. Ma, molto saggiamente, intuendo la nascente potenza romana, passò prestissimo dalla parte dei Romani, nel 260 a.C.. Fu grazie a questa mossa politica ed in nome delle comuni origini troiane che i Romani la esentarono dal pagamento di tributi e le diedero, inoltre, una certa autonomia politica e di controllo territoriale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Gli elementi più significativi di Segesta sono il teatro, il tempio ed il santuario di contrada Mango. Essi rappresentano ovviamente le funzioni del culto, delle rappresentazioni e della politica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Delle altre componenti della città si conoscono le mura con l’articolata Porta di Valle, alcuni quartieri residenziali e alcuni monumenti pertinenti Segesta medievale (mura, castello, moschea e borgo sommitale)</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Segesta fu una delle principali città degli Elimi, un popolo di cultura e tradizione peninsulare che secondo la tradizione antica, proveniva da Troia.Segesta presto raggiunse un ruolo di primo piano nel bacino del Mediterraneo. Rilevante fu la sua secolare ostilità con Selinunte, la cui battaglia coinvolse anche Atene e Cartagine.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 408 a.C. &nbsp;grazie all’intervento cartaginese Selinunte fu distrutta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcoarcheologicosegestabysicilytourist5.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Segesta nei secoli successivi visse il suo periodo di splendore fino al 307 a.C. dove venne conquistata e distrutta da Agatocle di Siracusa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">“Diceopoli“, &nbsp;il nome che gli imposero i Siracusani ovvero la Città della giustizia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In seguito, dopo la prima guerra punica passò ai Romani che la liberarono dai cartaginesi ritornandogli il nome originale di Acesta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In virtù della comune origine leggendaria troiana, la esentarono da tributi, la dotarono di un vasto territorio e le permisero una nuova fase di prosperità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si è a lungo ritenuto che Segesta venisse poi in seguito abbandonata dopo le invasioni dei “Vandali”, ma indagini e ricerche rilevarono un esteso villaggio di età musulmana, seguito da un insediamento normanno-svevo, oggi testimoniato da un castello alla sommità del Monte Barbaro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Già famosa per i suoi due monumenti principali, il Tempio Dorico e il Teatro Antico, Segesta vive ora una nuova stagione di scoperte, dovute a scavi scientifici che mirano a restituire un’immagine complessiva della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La pianta mostra l’area del Parco archeologico: la città occupava la sommità del Monte Barbaro (due acropoli separate da una sella), naturalmente difeso da ripide pareti di roccia sui lati est e sud, mentre il versante meno protetto era munito in età classica di una cinta muraria provvista di porte monumentali, sostituita in seguito (nel corso della prima età imperiale) da una seconda linea di mura ad una quota superiore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Aerial-view-of-the-agora-of-Segesta.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Al di fuori delle cinte murarie, lungo le antiche vie di accesso alla città, si trovano due importanti luoghi sacri: il Tempio di tipo dorico (430-420 a.C.) e il santuario di Contrada Mango (VI-V sec. a.C).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’urbanistica di Segesta è ancora in corso di indagine: sono segnalati alcuni probabili tracciati viari, l’area dell’agorà e alcune abitazioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sull’Acropoli Nord, dove si trova il teatro, sono visibili i resti più recenti di Segesta: il castello, la moschea e la chiesa fondata nel 1442 su un terreno pluristratificato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcoarcheologicosegestabysicilytourist4.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La città da subito subisce un forte processo di ellenizzazione che la porta a diventare uno dei principali centri siciliani nel bacino del Mediterraneo, questo le garantisce anche l’appoggio di Atene e Cartagine contro la sua secolare nemica, </span><span class="fs16lh1-5"><i>Selinunte</i></span><span class="fs16lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/segestacartinabysicilytourist.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Passata sotto l’<strong>egide romana</strong> durante la prima guerra punica viene esentata dal pagamento delle tasse in virtù della comune origine troiana e viene dotata di un ampio territorio che le regala una nuova fase di prosperità. Fra il II e il I secolo a.C. Segesta viene strutturata sul modello delle grandi città microasiatiche e questo le conferisce un grande impatto scenografico. Infine recenti indagini hanno rivelato anche una fase tardo-antica e la presenza di un villaggio in età musulmana seguito da un insediamento normanno-svevo dominato da un castello sulla sommità del Monte Barbaro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Distrutta dai Vandali nel V secolo, non viene più ricostruita secondo le dimensioni del periodo precedente.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcoarcheologicosegestabysicilytourist3.png"  title="" alt=""/><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">Parco archeologico di Segesta: cosa vedere</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La città occupava la sommità del Monte Barbaro, difeso da ripide pareti di roccia sui lati est e sud, mentre il versante meno protetto era munito in età classica di una cinta muraria provvista di porte monumentali, sostituita in seguito (nel corso della prima età imperiale) da una seconda linea di mura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I due monumenti principali dell’<strong>area archeologica di Segesta</strong> sono il tempio dorico e il teatro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcoarcheologicosegestabysicilytourist6.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il percorso comincia con il tempio e prosegue lungo la porta di valle e il sistema fortificato di porta di valle. È possibile poi ammirare la terrazza superiore dell’agorà e la chiesa del ‘400, l’area fortificata medievale, il castello, la moschea e appunto il meraviglioso teatro ancora in parte perfettamente conservato. La visita si conclude con i resti dell’abitato rupestre, la cinta muraria superiore e il santuario di contrada Mango.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il <strong>tempio dorico</strong> e il santuario di contrada Mango sono situati al di fuori delle cinte murarie, lungo le antiche vie d’accesso alla città. Fuori dalle mura è stata individuata anche una necropoli ellenistica.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Contatti</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Case Barbaro - contrada Barbaro S.R. 22 , 91013 Calatafimi Segesta (TP)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tel. 0924 952356</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/fjH-k4eRJHw">https://youtu.be/fjH-k4eRJHw</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Sep 2023 05:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia:  Il Castagno dei cento cavalli - l'albero più antico d'Europa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000044"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1">Il celebre castagno sorge nel territorio di</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Sant'Alfio</span><span class="cf1">, poco distante dal centro abitato, lungo la provinciale che conduce a Linguaglossa, sul</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">versante orientale dell'Etna</span><span class="cf1">. Uno spettacolo naturale, visto da vicino, con la sua chioma imponente che ha permesso alla pianta di entrare nella leggenda.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castagno.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1">Il suo</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">soprannome</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">infatti è legato alla tradizione secondo cui, sotto le sue enormi braccia, durante un temporale</span><span class="cf1">trovarono riparo la regina Giovanna d'Aragona</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">e il suo seguito, formato da 100 cavalli e cavalieri.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1">Cantato e descritto da numerosi viaggiatori e studiosi nel '700 e nell'800, il Castagno è oggi meta di visitatori di tutto il mondo oltre che di botanici. A stabilire il primato in Italia e in Europa del Castagno dei Cento Cavalli è stato proprio il noto botanico torinese</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Peyronal,</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">secondo cui l'albero ha un'età compresa tra 3000 e 4000 anni.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1">Stando alle</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">stime</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">fornite dall'Associazione Ardea, il castagno catanese ha un diametro e un'altezza di 22 metri. Lo scrittore Vincenzo Consolo, su Specchio del 16/10/1999, lo definì “</span><em><span class="cf1">un prodigio della natura, una miracolosa sopravvivenza di un profondissimo tempo</span></em><span class="cf1">”.</span></span></div><b><div class="imTAJustify"><span style="font-weight: normal;" class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1">Che sia da record, non c'è alcun dubbio. Oggi si presenta costituito da tre fusti, rispettivamente di 13, 20 e 21 m, che tengono acceso il dibattito sulla sua unicità. Il libro dei Guinness dei primati ha registrato il</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Castagno</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">come</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">l'albero più grande del mondo</span><span class="cf1">, per la rilevazione del 1780, quando furono misurati ben 57,9 m di circonferenza con tutti i rami.</span></span></div></b><b><div class="imTAJustify"><span style="font-weight: normal;" class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/3166stagnodeicentocavalli.jpg"  title="" alt=""/><span style="font-weight: normal;" class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1"><br></span></span></div></b><b><div class="imTAJustify"><span style="font-weight: normal;"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></span></div></b><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1">“</span><cite><span class="cf1">Il Comune di Sant'Alfio negli ultimi anni ha profuso un forte impegno per salvaguardare il millenario</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Patriarca;</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">sono stati eseguiti diversi interventi sulla pianta consistenti essenzialmente nella potatura delle parti secche e nella cura e manutenzione dell'albero</span></cite><span class="cf1">”,</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">si legge</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">sul sito del Comune. Quest'ultimo lo ha accolto anche nel proprio</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">stemma civico</span><span class="cf1">, quasi a sancire il profondo legame del castagno con le comunità vicine.</span></span></div><b><div><div class="imTAJustify"><br></div></div></b></div></div><a href="https://youtu.be/ACj6Ulg3QDI">https://youtu.be/ACj6Ulg3QDI</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 10 Sep 2023 06:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour in Sicilia: Casematte e bunker: la Sicilia e il turismo storico-militare]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Da_Visitare"><![CDATA[Da Visitare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002B"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">Esplorando le campagne e il litorale siciliano a chi non è mai capitato di trovarsi davanti o anche di passare vicino a delle piccole costruzioni spesso nascoste e ben incastonate nel terreno e con delle larghe feritoie? Vi trovate davanti a delle postazioni militari, comunemente chiamate “case-matte” o “bunker”, costruite nel primo dopo guerra in seguito ai cambiamenti geopolitici dell’Europa e alla militarizzazione dell’isola. Caserme, idroscali, sbarramenti difensivi, postazioni radar e aeroporti del secondo Novecento: in Sicilia i siti militari muovono un micro turismo di settore, fatto da studenti, collezionisti, ricercatori e appassionati dei luoghi di guerra. Un interesse recente, ma con una richiesta che arriva anche dall’estero, con divisioni europee che viaggiano per commemorare steli e visitare campi di battaglia con tappe programmate nei “battlefield tour”. Si tratta di siti demaniali, musei o rifugi gestiti dai Comuni, ma aperti grazie ai privati, associazioni o appassionati che negli anni hanno fatto dei beni bellici un veicolo di turismo locale. In Sicilia sono 1.329 i siti militari finora censiti dal gruppo di ricercatori Palermo Pillbox Finders, di cui 253 solo a Palermo e provincia. "Più che di turismo bellico mi piace parlare di turismo della memoria, perché è da quella che bisogna ripartire – dice Wilfried Rothier, curatore dei tour al Rifugio antiaereo di Palermo – in Sicilia non esiste ancora un modello di turismo stile “Normandia”, che dei luoghi militari ha fatto economia. Ma il patrimonio siciliano non manca, per questo bisogna fare rete e mappare il più possibile le nuove scoperte. Tra le ultime ci sono le dodici cisterne ritrovate alla zona militare della Favorita e costruite da Pierluigi Nervi negli anni Trenta per conservare il carburante delle navi del porto. Stiamo lavorando a un progetto per farne un grande museo sulla Seconda guerra mondiale. Il primo in Sicilia e speriamo non il solo".</span></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Casamattesicilia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I cacciatori di bunker della Seconda Guerra Mondiale Si chiamano «Palermo Pillbox Finders» e sono un gruppo di 15 tra ricercatori, docenti e volontari che dal 2017 battono a tappeto l'Isola a caccia di reperti militari. «Si aprano al turismo».</span></div></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/casemattesicilia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Hanno rilevato e censito più di 1.400 tra caserme, depositi nascosti, installazioni radar tedesche, poligoni di tiro, installazioni militari ritenute scomparse. E, ovviamente, casematte, quelle che il profano potrebbe chiamare «bunker». Ma i bunker, spiegano loro, sono strutture fortificate tipicamente inglesi o tedesche, di solito costruite con il cemento armato. Le casematte italiane no. E anche per questo hanno resistito meglio al tempo. «Loro» sono i</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><span class="fs16lh1-5"><i>«Palermo Pillbox Finders»</i></span><span class="fs16lh1-5 cf1">, un gruppo che si è costituito nel 2017. Sono ricercatori dei luoghi della Seconda Guerra Mondiale. Dal lavoro che hanno svolto in questi due anni viene fuori una affascinante mappa della Sicilia del 1943, il teatro dell'operazione Husky, lo sbarco alleato che fece svoltare i destini del conflitto mondiale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 cf1">Guarda il Video:</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/9FB5gF76Xi4">https://youtu.be/9FB5gF76Xi4</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 07:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeologia in Sicilia: Villa Romana di PATTI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AA"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I lavori per la costruzione di una pila del viadotto dell’Autostrada Messina-Palermo furono, nell’agosto del 1973, l’occasione del ritrovamento di una grande Villa di età tardo imperiale romana. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/villa-romana-patti.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La parte esplorata corrisponde al nucleo centrale della villa, con al centro una <span class="cf1">corte</span> a <span class="cf1">peristilio</span> intorno alla quale ruota la zona residenziale della villa. I vani maggiormente rappresentativi, tipici dell'edilizia privata tardoantica, sono costituiti dall'aula <span class="cf1">absidata</span>, che si apre al centro dell'ala ovest e dal <span class="cf2">triconco</span>, vero punto focale dell'ala sud, che dal <span class="cf1">peristilio</span> guarda verso il mare. Il <span class="cf1">mosaico</span> dell'aula absidata è andato distrutto, nonostante le pavimentazioni del peristilio e quelli del triconco non siano in ottimo stato di conservazione sono comunque distinguibili varie figure tipiche dei mosaici risalenti al periodo storico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/91308_patti_villa_romana_patti.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il mosaico del peristilio consiste in una griglia di pannelli quadrati inseriti in una cornice continua di <span class="cf1">ghirlande</span> d'<span class="cf1">alloro</span> arricchite da motivi ornamentali e floreali. Il mosaico del triconco presenta medaglioni circolari e <span class="cf1">ottagoni</span> dai lati curvilinei includenti protomi animali. Il livello non elevatissimo tanto del disegno quanto della <span class="cf1">policromia</span> sembrano indicare nel mosaico il prodotto di un'officina <span class="cf1">siciliana</span> piuttosto che <span class="cf1">africana</span>. Ulteriori risultati delle indagini di scavo saranno fondamentali per definire con maggior precisione la cronologia della villa che, sorta nel <span class="cf1">IV secolo d.C.</span>, fu distrutta da un violento terremoto intorno al <span class="cf1">400 d.C.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Successivamente al sisma, in età bizantina, tra VI e VII secolo d.C., i resti della villa furono in parte riabitati, e ristrutturati: a questa fase insediativa appartengono una serie di tombe a fossa in muratura. Sia i corredi sia i materiali ceramici e numismatici dei corrispondenti livelli abitativi consentono di definire un protrarsi dell'abitato almeno sino al X secolo d.C.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Villa-Romana-Patti--1-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La felice collocazione territoriale, il respiro dello sviluppo architettonico, l’impegno realizzativi, economico ed estetico (che raggiunge l’acme nello splendore figurativo dei pavimenti musivi) trovano stringenti corrispettivi, anche per la corrispondenza del quadro storico e socio-economico,in altre due grandi ville siciliane del IV secolo d.C, sviluppatesi al centro di un vasto e complesso sistema latifondistico appartenenti a ceti aristocratici (le massae, articolato insieme di latifondi): la Villa del Casale di Piazza Armerina e la Villa del Tellaro presso Noto. Le regolari ed estese campagne di scavo, condottevi nell’ultimo trentennio dalle Soprintendenze di Siracusa e, dal 1987, di Messina, e sempre curate scientificamente da Giuseppe Voza, hanno condotto alla definizione del vasto impianto della Villa, su un estensione di circa 20000 mq. a Nord della Stazione Ferroviaria e ad Est del torrente Montagna Reale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nell’organizzazione planimetrica si distinguono quattro nuclei principali:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1) Un ingresso secondario ed i suoi annessi sul lato Ovest;.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">2) Il nucleo di rappresentanza,e fulcro dello sviluppo planimetrico, costituito dal grande peristilio porticato attorno al quale si articolano diversi ambienti, fra cui spiccano, sul lato meridionale, l’ampia sala Tricora a tre absidi coperte da semicupole, presumibilmente il triclinium, e la grande sala absidata sul lato orientale, in posizione eccentrica. I pavimenti dei portici del peristilio come quelli della sala tricora, e degli altri ambienti non ancora completamente esplorati, risplendono per la ricca decorazione musiva, che i caratteri figurativi e stilistici e gli schemi figurativi consentono di ascrivere alla grande scuola dell’Africa settentrionale, cui si devono anche i complessi musivi delle ville di Piazza Armerina e del Tellaro. Nella sala tricora la decorazione si sviluppa in un intreccio di medaglioni circolari e di ottagoni curvilinei con al centro diversi animali domestici e selvatici. Nel portico del peristilio si estendeva un vero e proprio tappeto variopinto con doppia serie di riquadri a motivi geometrici o floreali delimitati da festoni di alloro,trecce e meandri spezzati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">3) Un grande portico all’estremità nord del complesso,del quale deve essere completato l’esplorazione.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">4) Gli impianti termali a nord-est del peristilio.</span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Villa come attestano i dati di scavo si impiantò, nel corso del IV secolo d.C, su di un complesso più antico,un’altra villa sorta probabilmente (a sua volta su una precedente fase edilizia) tra il II e il III secolo d.C.Di essa sono stati messi in luce, al di sotto del piano pavimentale della corte peristilio,le fondazioni di alcuni ambienti disposti attorno a una sala più ampia - sul quale si apre un vano (un tablinum) con pavimento musivo policromo con medaglione con la figura del dio Dioniso e ai lati riquadri con bighe guidate da eroti e trainate da antilopi e fiere. La lunga e paziente analisi dei crolli dell’elevato all’interno del peristilio e della loro ha portato ad accertare che nella seconda metà del IV secolo d.C la villa fu abbattuta da un catastrofico terremoto.</span></div></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nell’ambito di lunghi e difficili interventi di restauro e di anastilosi, ancora in corso, sono stati risollevati il pilastro dell’angolo sud orientale del portico,un tratto del muro di fondo del peristilio,ad est della sala trifora e l’antistante arco ribassato, impostato su due pilastri.</span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Successivamente al sisma,in età bizantina,tra VI e VII secolo d.C, i resti della villa furono in parte riabituati, e ristrutturati: a questa fase insediativi appartengono una serie di tombe a fossa in muratura Sia i corredi sia i materiali ceramici e numismatici dei corrispondenti livelli abitativa consentono di definire un protrarsi dell’abitato almeno sino al X secolo d.C..</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/20190407_155002-1024x768.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il piccolo Antiquarium della Villa, aperto nel gennaio 2001, offre un esemplificazione scelta sia delle testimonianze di cultura materiale delle varie fasi abitative della villa, soprattutto le diverse classi ceramiche, quali terra sigillata africana e di altre fabbriche, lucerne, ceramica da cucina, ceramica comune di diverse tipologie, anfore, dolii etc. ma anche terrecotte figurate e ,fra le altre classi di manufatti, oreficerie, monete, una tessera da circo a rilievo in bronzo etc.Sono anche esposti manufatti in marmo di particolare pregio dalle decorazioni, soprattutto architettoniche, della Villa del IV secolo d.C. e di quella precedente:mensole architettoniche, un capitello corinzieggiante, una lastra con figurazione a rilievo (una donna e una Nike che compie una libagione presso un altare), un altorilievo con una figura panneggiata in trono, un torso maschile etc.L’esposizione è didatticamente arricchita da pannelli con planimetrie delle varie fasi della Villa e ricca documentazione fotografica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><a href="https://youtu.be/KgVfkuV_jHs">https://youtu.be/KgVfkuV_jHs</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Sep 2023 07:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mondello: la spiaggia di Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000004"><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/mondello1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5">Essere nati a </span><span class="fs16lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-d-arte-da-visitare--palermo" target="_blank" class="imCssLink">Palermo</a></i></span><span class="fs16lh1-5"> o esservi in visita hanno una cosa in comune: Mondello! La spiaggia per eccellenza dei palermitani racchiusa tra Monte Pellegrino e il Monte Gallo. Arrivando a Palermo è tappa obbligatoria ma procediamo con ordine.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Mondello_Panorama_by_sailorman627.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div class="imTACenter"><b class="imTAJustify fs12lh1-5 ff2"><br></b></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5"><b class="imTAJustify cf1">La storia di Mondello</b><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">Mondello nasce come piccolo borgo di pescatori ma nel periodo tra le due guerre, in piena Belle Epoche, comincia un grande sviluppo commerciale e urbano testimoniato dalla presenza di ville costruite nello stile architettonico dell'epoca. Degne di nota sono Villa Dagnino del 1914, villa Pojero del 1915.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff2"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/borgo-pescatori_tbz63qq6.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><b>Come arrivare a Mondello</b></span></div><div><span class="fs16lh1-5">La via d'accesso più facile è sicuramente dal Parco della Favorita antica riserva di caccia di Ferdinando III di Borbone. Il parco copre un'area di 400 ettari, e per questo è considerato il polmone verde della città. Recentemente, considerandone anche la posizione, è stato paragonato e immaginato come il gemello oltre oceano del più noto Central Park di New York.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff2"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/favorita-pa1_bvxigym7.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><b>La spiaggia in tutto il suo splendore</b></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Superato il Parco della Favorita e la piazza che accoglie chi arriva a Mondello, vi troverete, se siete in auto o a piedi, a costeggiare un lungo tratto di spiaggia bianca, bagnata da un mare azzurro. Anche se la vostra visita si svolge a dicembre, con un pizzico di fortuna il clima mite siciliano vi permetterà di sdraiarvi e godere dei profumi del mare.</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiamondello_0o2kn51u.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><b>Cosa fare a Mondello</b></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Mondello offre svariate possibilità di svago ed intrattenimento. La piazza centrale infatti è costellata da numerosi negozi di abbigliamento e souvenir, ma non mancano anche i ristoranti per tutti i palati e le tasche: dal pesce fresco servito al tavolo sino al panino da Street Food. A tal proposito sono da segnalare i chioschi a bordo spiaggia che propongono l'immancabile panino con panelle e crocchè tanto amato dai palermitani! Ma il re indiscusso è il gelato rigorosamente artigianale assaporato comodamente seduti in uno dei tanti tavolini all'aperto.</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff2"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/pane.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><b>Da non perdere</b></span></div><div><span class="fs16lh1-5">L’antico Stabilimento Balneare di Mondello venne progettato dall'architetto Rudolf Stualker, che disegnò un'ampia piattaforma su piloni immersi nell'acqua. Nel corso del tempo dal 1912 ad oggi rappresenta una delle opere architettoniche in stile Art Nouveau più belle d'Europa. L’impatto visivo è incredibile e maestoso sia a livello strada sia dall’alto, ad esempio da Monte Pellegrino, punto preferito da fotografi dilettanti e non per immortalare la migliore veduta di Mondello. Oggi così come negli anni passati l’Antico Stabilimento Balneare ospita un ristorante in cui gustare piatti deliziosi letteralmente sul mare.</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff2"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/stabilimentobalneare_97inwtxx.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div><b class="fs12lh1-5 ff2"><br></b></div><div><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Dove alloggiare</span></b></div><div><span class="fs16lh1-5">Mondello offre tante soluzioni di soggiorno: dalla <a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/case-vacanza-a-palermo-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">casa vacanze</a>, perfetta per soggiorni lunghi durante il quale ci si può spostare nella vicinissima Palermo, oppure<a href="https://www.sicilytourist.com/bed-and-breakfast-a-palermo-e-provincia.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.sicilytourist.com/bed-and-breakfast-a-palermo-e-provincia.html', null, false)"> b&amp;b</a> e <a href="https://www.sicilytourist.com/hotel-a-palermo-e-provincia.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.sicilytourist.com/hotel-a-palermo-e-provincia.html', null, false)">hotels</a> di diverse fasce di prezzo.</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="imTALeft fs11lh1-5 ff3"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/ouEuaCOwxEw">https://youtu.be/ouEuaCOwxEw</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 03 Sep 2023 05:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Isole Pelagie: Isolotto di Lampione]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000094"><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lampione.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A circa 13 miglia ad ovest di </span><span class="fs16lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/isole-pelagie--lampedusa" target="_blank" class="imCssLink">Lampedusa</a></i></span><span class="fs16lh1-5"> si erge solitario l’isolotto di Lampione, un fazzoletto di terra dalle coste alte e frastagliate, lungo circa 200 metri e largo 180. Come Lampedusa, l’isola fa parte della placca continentale africana: una serie di fitti strati di calcarenite giallastra che scivolano rapidi nel blu del mare. E proprio i fondali di Lampione, tutelati dalla zona C dell’Area Marina Protetta delle Isole Pelagie, sono il palcoscenico naturale di uno spaccato ancora autentico di Mediterraneo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/squali-lampione1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Da luglio scorso gli esperti siciliani, sostenuti da un finanziamento della Fondazione Principe Alberto II di Monaco, hanno mappato la vita sui fondali del piccolo scoglio di Lampione, isolotto a sud di Lampedusa, dove era già nota l...Da luglio scorso gli esperti siciliani, sostenuti da un finanziamento della Fondazione Principe Alberto II di Monaco, hanno mappato la vita sui fondali del piccolo scoglio di Lampione, isolotto a sud di Lampedusa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/squali-lampione2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Lampione è dunque l’unico luogo in Italia dov’è ancora possibile immergersi con gli squali. Badate bene, non c’è alcun pericolo per l’uomo (semmai è il contrario) e la loro presenza conferma anzi la vigorosa salute di questo angolo di mare, strappato alle minacce della pesca intensiva. Le condizioni di temperatura e salinità delle acque delle Pelagie, infatti, favoriscono la riproduzione di diversi selaci.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La presenza di predatori naturali come gli squali al largo di queste isole e nel Canale di Sicilia è dunque un segnale estremamente positivo e non c’è da temere nulla: non sono mai stati registrati infatti attacchi ad esseri umani. Al contrario anzi, la presenza degli squali grigi in particolare è da considerarsi un importante volano per il turismo subacqueo. Grazie ai numerosissimi diving center presenti a Lampedusa, è possibile immergersi a Lampione facilmente durante tutta l’estate per ammirare, senza disturbarli, questi straordinari animali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Guarda il Bellissimo Video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/wBCTzmvHl6U">https://youtu.be/wBCTzmvHl6U</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 31 Aug 2023 06:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Città d'Arte in Sicilia: MESSINA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D1"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Messina è una città portuale nella Sicilia nord-orientale, separata dall'Italia continentale dallo Stretto di Messina. È nota per il </span><span class="imTALeft fs8lh1-5"><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?il-duomo-di-messina-e-il-suo-campanile" target="_blank" class="imCssLink"><span class="fs16lh1-5">DUOMO E CAMPANILE</span></a></span><span class="fs16lh1-5">, di epoca normanna, caratterizzato da portale gotico, finestre del XV secolo e orologio astronomico sul campanile. Nelle vicinanze si trovano fontane in marmo decorate con figure mitologiche, come la Fontana di Orione, con le sue iscrizioni scolpite, e la Fontana del Nettuno, sormontata da una statua del dio del mare.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Messina_panorama.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">ll territorio messinese è tra i più ricchi dell'isola e ne fanno parte due delle località turistiche più importanti della Sicilia, Taormina e le isole Eolie (Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea, Salina, Stromboli e Vulcano): le isole costituiscono il comune di Lipari, ad eccezione di Salina che è suddivisa amministrativamente in tre comuni. </span></div><div><div><span class="fs16lh1-5">Il territorio è attraversato da est a ovest, a partire dal capoluogo, dalle catene dei Monti Peloritani e dei Nebrodi. La divisione delle due catene, sulla linea Tirreno–Jonio, si trova all'altezza dei comuni di Furnari, Mazzarrà Sant'Andrea, Novara di Sicilia e Francavilla di Sicilia.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Cattedrale_-Messina-_15_08_2019_01.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">La costa tirrenica è lunga 150 km: 24 all'interno del Comune di Messina e 126 da Villafranca Tirrena a Tusa, rispettivamente primo e ultimo comune del Tirreno messinese.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La costa jonica è lunga 68 km: 34 all'interno del comune di Messina e altrettanti da Scaletta Zanclea a Giardini-Naxos, rispettivamente primo e ultimo comune dello Jonio messinese.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La città metropolitana di Messina è il territorio di origine provinciale italiano con più comuni con accesso al mare, ben 46 (34 sul mar Tirreno, 12 sul mar Jonio e il comune di Messina su entrambi).</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Il territorio è prevalentemente montuoso, ad eccezione delle piane alluvionali alle foci dei corsi d'acqua. La pianure più estese sono: la Valle del Mela, nel territorio comprendente Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto, i due centri più popolosi della città metropolitana (dopo il capoluogo) e la Valle del Niceto.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Le catene montuose dei Monti Peloritani (fino a 1300 m) e dei Nebrodi o Caronie (fino a 1900 m), con l'omonimo parco regionale naturale, rappresentano la continuazione naturale dell'Appennino continentale in territorio siciliano, e ricadono in parte nella macro-area della Sicilia centrale.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La popolazione, nel corso degli anni, si è concentrata prevalentemente sulla costa, abbandonando in buona parte i centri collinari e causando una grande espansione delle borgate marittime degli stessi, via via riconosciute come comuni autonomi dalla fine del secolo XIX in poi.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La Sciara del fuoco a Stromboli, nelle isole Eolie<br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">I principali corsi d'acqua sono il fiume Alcantara (che segna il confine con la città metropolitana di Catania) ed altri corsi d'acqua a regime torrentizio tra cui il fiume Timeto, il fiume Niceto, il fiume Mela, il fiume Patrì e il fiume Agrò. Il Fiume Pollina, ad ovest, è il limite di confine con la città metropolitana di Palermo.</span></div></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/1280px-Messina_harbour_-_aerial_view.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sulla fondazione di Zancle (Messina) siamo informati dal grande storico greco Tucidide che così si esprime: “ Zancle inizialmente fu fondata da predoni giunti da Cuma, città calcidiese nel territorio degli Opici; ma in seguito al sopragiungere in un gran numero di gente da Calcide e del resto dell’Eubea, divisero la terra con loro. Ne furono fondatori Periere e Cratemene, l’uno di Cuma, l’altro da Calcide. Zancle dapprima era stata così chiamata dai siculi, poiché il luogo ha l’aspetto di una falce (i Siculi chiamano la falce “zanclon”); poi gli abitanti furono scacciati dai Sami e da altri Sami e da altri Ioni, che fuggendo i Medi, approdarono in Sicilia. Anassilo, tiranno di Reggio, scacciati poco dopo i Sami e colonizzando la città con uomini di provenienza diversa, dette alla città il nome di Messene da quello della sua antica patria”. Secondo Stradone, nel suo trattato di geografia italica: “Messene fu fondata dai Messeni del Peloponneso che diedero ad essa il loro nome. Prima si chiamava Zancle per la sinuosità della costa in quella zona (“Zanclio” era infatti il termine usato per indicare qualcosa di ricurvo); essa era stata infatti fondata già prima da quelli di Naxos che abitavano presso Catania; in seguito vi si stabilirono i mamertini, un popolo della Campania”. I Romani la usarono come base di operazione nella guerra che combatterono in Sicilia contro i Cartaginesi e, in seguito, Sesto Pompeo riunì qui la flotta durante la guerra contro Cesare Augusto e da qui fuggì quando venne cacciato dall’Isola.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sicily-harbor-morning-sea.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Cicerone, visitando Messina per istruire il processo contro Verre per le spoliazioni perpetrate da costui in varie città siciliane, ebbe a definirla “Civitas Maxima e locuplentissima”. Alleata di Siracusa contro Cartagine, venne distrutta dai Punici nel 396 a.C. e riedificata successivamente da Dionisio di Siracusa. All’inizio della prima guerra punica fu base Romana per le operazioni militari. Ha così inizio il periodo di maggior prosperità, legato alla sua posizione strategica di nodo viario che collegava la Sicilia alle coste tirreniche e ioniche con le strade consolari Valeria. Augusto ebbe il privilegio di essere riconosciuta quale “oppidum civium romanorum” amministrata secondo propri statuti. Con la dissoluzione dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C., le invasioni barbariche dei Vandali e dei goti aprono un periodo decadenza interrotto dalla dominazione bizantina. Viene riattivato il porto, ristabilendo così la sua originaria importanza di scalo marittimo per i traffici commerciali fra il Tirreno e lo Ionio verso l’Oriente. Oppone una forte resistenza all’invasione musulmana della Sicilia per la robustezza delle sue mura, capitolando nell’843, ma dando vita a Rometta (dove si era trasferita parte della popolazione) ad una forte resistenza alle orde arabe durata per oltre un secolo. Sollecitati dalla stessa popolazione ad intervenire in Sicilia contro i Mussulmani i Normanni occupano Messina nel 1061. Inizia un florido periodo di rinascita economica ed urbana con l’erezione del Palazzo Reale, del Duomo, dell’arsenale e la riorganizzazione del perimetro urbano cittadino, attirando con fervore di opere gente proveniente da Amalfi, Pisa, Genova da Firenze e gruppi etnici Greci ed Armeni, presenze che ribadiscono il felice momento che messina stava vivendo con le dinastie normanne e sveve. La città venne arricchita di splendidi monumenti: S. Maria della Valle e l’Annunziata dei Catalani (periodo svevo di Federico II); il cenobio di S. Salvatore, edificato dal conte Ruggero nel decennio 1122-32 sulla falce di terra nei pressi del forte S. Anna; agli inizi del sec. XIII la chiesa di S. Maria degli Alemanni, unico esempio in Sicilia di architettura gotica, eretta dall’Ordine dei Cavalieri Teutonici, restaurata nel dopoguerra dalle autorità comunali, dopo un secolare abbandono. Estintasi la dinastia normanno – sveva, gli succede la “mala signoria angioina” di dantesca memoria. Dalla scintilla rivoluzionaria innescata a Palermo contro le truppe di Carlo d’Angiò e la conseguente guerra dei “Vespri”, Messina ebbe a trarne indicibili sofferenze. La sua condizione di città fortificata costrinse l’Angioino a porvi assedio. Il popolo messinese offrì una strenua resistenza alle truppe francesi con a capo Alaimo; qui emergono le figure di due eroiche giovani, Dina e Clarensa, oggi celebrate con due statue nel campanile del Duomo nell’atto di suonare le campane della riscossa cittadina. Nel 1535 Messina accolse come un trionfatore il figlio di Giovanni la Pazza, lo spagnolo Carlo V imperatore e re di Sicilia. Continua quindi la dominazione straniera in Sicilia in perenne contrasto con gli interessi della popolazione spesso angariata e gravata da iniqui balzelli. Messina si ribella nel 1674, assediata dagli spagnoli e oggetto di una feroce repressione che provoca enormi distruzioni e lo spopolamento della città. Sono secoli bui per la nobile città dello Stretto, alle sfrontate imposizioni straniere si aggiungono le calamità naturali. Nel 1743 un’epidemia di peste provoca la morte di oltre quarantamila cittadini a cui si aggiungono le terribili conseguenze catastrofiche provocate dal terremoto del 1783. Oppressa ancora da una nuova dominazione straniera, quella borbonica, Messina vive in un continuo stato di ribellione e sommosse fino al 28 luglio 1860, quando viene liberata dal giogo straniero dalle truppe di Garibaldi ed entra a far parte integrante del Regno d’Italia. Un’altra calamità naturale, forse quella più distruttiva, le viene dal terremoto del 1908 che è causa di morte per 60.000 cittadini. La tenacia della sua popolazione la fa risorgere ancora una volta con avanzati progetti architettonici antisismici. </span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Vedi anche <a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?il-duomo-di-messina-e-il-suo-campanile" target="_blank" class="imCssLink">DUOMO E CAMPANILE</a> E <a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?la-cripta-del-duomo-di-messina" target="_blank" class="imCssLink">CRIPTA DEL DUOMO</a></span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><b class="fs16lh1-5">Guarda il Video su Messina</b></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/VERDhbRLeAE">https://youtu.be/VERDhbRLeAE</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 29 Aug 2023 05:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserva Naturale Orientata dello ZINGARO]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C7"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel tratto di costa che va da San Vito Lo Capo a Castellammare del Golfo, sette chilometri di natura incontaminata dove vivono e nidificano i rapaci, si estende la Riserva Naturale dello Zingaro, una delle più famose d'Italia; chi desidera immergersi in una natura senza tempo, dove passato e presente si fondono armoniosamente, non potrà fare a meno di visitarla. Gli antichi greci e i latini la chiamavano <b><i>Cetaria</i></b> per l'abbondanza dei tonni che si incontravano nelle sue acque.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ingresso-riserva-zingaro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Raccontare la bellezza della Riserva naturale dello Zingaro, non è facile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Piccole baie pavimentate da candidi ciottoli, mare che durante il giorno si tinge di inattesi toni di verde e di azzurro, scogli appuntiti che separano le diverse spiaggette, macchia mediterranea che sembra tuffarsi nel mare e antiche case coloniche costruite sulla roccia. Un mix di natura e discreta presenza dell’uomo. Le calette si susseguono mischiandosi a profumi e a colori ineguagliabili, sfoderando tutto il loro fascino.</span></div></div><div><span class="fs8lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/RISERVAZINGARO.png"  title="" alt=""/><span class="fs8lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs8lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs8lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">Un po’ di storia.</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il 18 maggio 1980, più di 3000 persone occuparono il sentiero, sensibilizzando la Regione ed evitando che questo territorio, ancora integro, fosse invaso dal cemento, giacché nel 1976 erano già iniziati i lavori per la costruzione della litoranea Scopello-San Vito Lo Capo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nasceva così la Prima Riserva Naturale nata in Sicilia. La riserva naturale orientata dello Zingaro è un'area naturale protetta situata nei comuni di Castellammare del Golfo e San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani e gestita dall'Azienda Regionale Foreste Demaniali della Regione Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Era Cetaria, per gli antichi greci e i latini che la chiamavano così per l'abbondanza dei tonni che si incontravano nelle sue acque ma il nome “Zingaro” ha origini sconosciute. Non vi è traccia, infatti, di nomadi che abbiano vissuto in questi luoghi, mentre viene indicata la presenza di una colonia di Lombardi nel XIII secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il territorio fu abitato da piccoli gruppi di contadini che hanno lasciato case oggi abbandonate e sapientemente recuperate. L’ultima famiglia di contadini visse in questi luoghi fino a circa il 1960, nella casa che oggi è il museo dell'intreccio, ristrutturato nel 2013.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Lo-Zingaro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">Natura</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Partendo da San Vito Lo Capo, in auto, bastano 15 minuti per arrivare all'ingresso Nord della Riserva. Mentre arrivando da Scopello (Castellammare del Golfo) si accede dal lato Sud.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Riserva dello Zingaro è aperta dalle ore 7.00 alle ore 19.30 e non è consentito entrare in riserva con ombrelloni, sdraio, materassini, ecc. Siate sempre equipaggiati d’acqua e cappello a protezione della testa dal caldo. Inoltre si sconsiglia l’uso di sandali e infradito, le scarpe da trekking o da ginnastica e pantaloni lunghi in qualsiasi stagione sono da preferirsi data la presenza di cespugli spinosi o arbusti e insetti. La natura all’interno della riserva è infatti rigogliosa e non vi sarà difficile riconoscere alcune specie tipiche della zona tra cui la palma nana, simbolo indiscusso della Riserva dello Zingaro, con le cui foglie, i contadini creavano oggetti di uso quotidiano, molti dei quali conservati nei piccoli Musei della riserva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La riserva si visita solo a piedi, e durate la passeggiata non è difficile incontrare l'Aquila del Bonelli, la Poiana, il Nibbio e il Gheppio oppure potrete assistere con un po’ di fortuna e soprattutto nella giusta stagione agli acrobatici voli nuziali del Corvo Imperiale per una incredibile sessione di birdwatching. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Per quanto riguarda la flora sono rappresentati differenti ecosistemi mediterranei, parzialmente modificati da residui di attività agricole. Il paesaggio originario è costituito in massima parte da foresta mediterranea sempreverde ma in realtà si contano oltre 40 specie endemiche, tra cui merita una segnalazione particolare il rarissimo limonio di Todaro rinvenibile a 750 m di altezza sulle rupi di Monte Passo del Lupo, esclusivo dello Zingaro. Si possono incontrare infine oltre 25 specie di orchidee selvatiche tra cui l'orchidea a mezzaluna (Ophrys lunulata), endemica della Sicilia, e le sub-endemiche come Orchis brancifortii, il cui nome è un omaggio a Ercole Branciforti, principe di Butera, protettore del botanico siciliano Antonino Bivona Bernardi (1770-1837) che descrisse questa specie nel 1813, e poi l’Ophrys oxyrrhynchos e Neotinea commutata.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/RISERVAZINGAROTREKING.png"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">I sentieri</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Per esperti camminatori o semplici amanti della natura, la Riserva dello Zingaro, offre 3 percorsi di difficoltà variabile: sentiero costiero, sentiero di mezza costa e sentiero alto per un totale di 7 km di costa e quasi 1.700 ettari di natura incontaminata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il percorso più frequentato durante la stagione estiva è quello costiero. Dall’ingresso Nord si apre lo spettacolo su Cala Tonnarella dell’Uzzo. La vedrete al vostro arrivo. Da qui le Cale si susseguiranno una dopo l’altra: Cala dell’Uzzo, Cala Marinella, Cala Beretta, Cala della Disa, Cala del Varo e per ultima Cala Capreria, che sarà la prima se si sceglie l’ingresso Sud quindi da Scopello a 10 chilometri da Castellammare del Golfo. Entrando dall’ingresso Sud per raggiungere Cala Capreria (20 min di cammino) dovrete attraversare un suggestivo tunnel scavato nella roccia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il sentiero di mezza costa è il più panoramico. Ha un tragitto di 8,5 km. Dall'ingresso sud della riserva si raggiunge il Centro visitatori; da qui un ripido sentiero in salita, smorzato da alcuni tornanti, conduce all'inizio del sentiero di mezza costa (290 m), che percorre la riserva da sud a nord, parallelamente al sentiero costiero. Lasciatasi sulla sinistra una deviazione che conduce al Bosco di Scardina (sentieri alti), si prosegue diritto sino a raggiungere Pizzo del Corvo. In contrada Sughero si incontrano diversi caseggiati rurali, alcuni dei quali adibiti a rifugi che la direzione concede come rifugi a chi vuol pernottare dopo averlo comunicato. Il sentiero prosegue per altri 2 km, in leggera salita, sino a Borgo Cusenza. Si tratta di un piccolo borgo rurale, un tempo abitato da pastori e contadini, perfettamente conservato. Da qui un sentiero consente di raggiungere il circuito dei sentieri alti mentre percorrendo in discesa il Canalone delle Grotte di Mastro Peppe Siino si arriva al sentiero costiero e da qui verso l'uscita. Rifornimenti d'acqua sono disponibili in contrada Sughero e a Borgo Cusenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il sentiero alto è senza dubbio quello più impegnativo data la lunghezza di 17,5 km. Dall'ingresso sud della riserva si raggiunge il Centro visitatori; da qui un ripido sentiero in salita, smorzato da alcuni tornanti, conduce all'inizio del sentiero di mezza costa (290 m). Percorrendo il sentiero di mezza costa, dopo poche centinaia di metri sulla sinistra si incontra un sentiero che si inerpica attraverso un ripido canalone sui fianchi del quale si alternano macchie di ginestra odorosa e aree di prateria ad ampelodesma. Al termine del sentiero si arriva ad un pianoro (533 m) situato ai piedi del Bosco di Scardina, una zona di rimboschimento occupata da una pineta di pini d'Aleppo. Si prosegue per un sentiero in leggera salita che costeggia i caseggiati rurali di Marcato della Mennola e Marcato della Sterna e dopo circa 15 minuti di cammino si raggiunge Pianello, una zona in cui si alternano tratti pianeggianti di steppa mediterranea, rilievi calcarei e piccole depressioni carsiche e dove, nella stagione delle piogge, si forma un piccolo gorgo affiorante. In questo tratto il sentiero alto consente una deviazione per raggiungere il sentiero di mezza costa (deviazione per Sughero - deviazione per Borgo Cusenza). Da Pianello il sentiero procede in linea retta lungo il confine della riserva per circa 3 km attraverso la località Salta le viti, incontrando i rilievi di Monte Speziale (914 m) e Pizzo dell'Aquila (759 m). Proseguendo si arriva a Portella Mandra Nuova (717 m), un pianoro che ospita una fitta lecceta, da cui si gode un panorama mozzafiato; da qui è possibile salire a Monte Passo del Lupo (868 m), sul versante orientale del quale è presente l'unica stazione dell'endemico Limonium todaroanum, ovvero ridiscendere verso Marcato Puntina e Borgo Cusenza. Nella discesa, a circa un chilometro e mezzo dal Borgo, c'è un abbeveratoio risalente al 1696.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/musei-riserva-zingaro-1024x533.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">I Musei</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">All'interno dell'area della Riserva orientata dello Zingaro si trovano ben 5 piccoli Musei:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Museo Naturalistico, il primo venendo dall’ingresso Sud, dove sono stati collocati dei pannelli sul tema "Etnobotanica dello Zingaro" con i quali vengono messe in luce, attraverso immagini fotografiche, piante spontanee utilizzate nella medicina popolare secondo la tradizione locale delle comunità rurali ricadenti nel territorio della RNO dello Zingaro;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Museo della Manna si trova infatti all’interno di una grotta. Il museo, offre allo spettatore la vista di pochi e vecchi attrezzi per la raccolta e la conservazione del frassino da cui si estrae la manna, linfa commestibile che si raccoglie nel periodo estivo, tra Luglio e Settembre; la sostanza resinosa che fuoriesce tramite un’incisione sulla corteccia viene poi esposta al sole. Il Museo è aperto solo durante alcune stagioni dell’anno. Per informazioni Tel. 0923.35108.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Museo dell'Intreccio è dedicato all’artigianato. E’ possibile vedere all’opera maestri intrecciatori che lavorano le fibre vegetali, come le giummarra o palma nana, vegetazione tipica della riserva, la disa e il giunco, creando oggetti antichi e ancora oggi usati. L’intreccio della giummarra, permette, la creazione di svariati oggetti, come zimmili e cannistra, manufatti della vita quotidiana contadina di un tempo. Il Museo dell’intreccio è aperto solo parzialmente durante l’anno. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Per informazioni Tel. 0923.35108.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Museo della Civiltà Contadina espone testimonianze antiche del ciclo del grano, aratri, falci e bisacce e tra gli attrezzi esposti, anche quello per trafilare la pasta. E poi, pentole e vasellame in terracotta, bummuli e muscalori. I bummuli, anch’essi in terracotta, erano contenitori usati per mantenere l’acqua fresca nella stagione calda. Il muscaloro, invece, una specie di ventaglio rotondo ricavato da un intreccio di palma nana cucita insieme e fissato all’estremità di una canna, era usato per mantenere viva la carbonella. Il Museo contadino è aperto solo parzialmente durante l’anno. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Per informazioni Tel. 0923.35108.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Museo delle Attività Marinare è il primo entrando dall’ingresso Nord ed è ospitato dentro un antico marfaraggio, chiamato così, nelle tonnare, il complesso dei fabbricati destinati alla lavorazione dei tonni, alla custodia degli attrezzi usati per la pesca e agli alloggi per i pescatori che lavoravano stagionalmente alle reti fisse. L’ex stabilimento custodisce oggi le testimonianze storiche di questa attività dalle radici antiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La riserva Naturale dello Zingaro è quindi un ottimo suggerimento per una vacanza che non sia solo mare e spiagge ma anche storia, cultura, natura e sport.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Gurarda il Video</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/1YpbgO_NQmw">https://youtu.be/1YpbgO_NQmw</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 27 Aug 2023 05:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare e Spiagge di Sicilia: Spiaggia della Guitgia Lampedusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F7"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Spiaggia Guitgia di Lampedusa si trova nella baia del porto del paese di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isole-pelagie--lampedusa" target="_blank" class="imCssLink">Lampedusa</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, unico centro abitato dell'isola, ed è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. Si tratta di una spiaggia incredibilmente bella, di soffice sabbia candida bagnata da un mare turchese e cristallino. E' la spiaggia più famosa dell'isola e anche la più attrezzata: alberghi, negozi, e locali da cui è servita la rendono adatta soprattutto alle famiglie con bambini, nonostante sia sconsigliata quando soffia lo scirocco</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/guitgianotte.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dista dal centro abitato poche centinaia di metri (circa 700 mt), ed è lunga un centinaio di metri e larga 70. In spiaggia vi si arriva con i mezzi pubblici, in macchina scooter o semplicemente a piedi, percorrendo una piacevole passaggiata lungo il piccolo porto di Lampedusa. E' questo il motivo per cui è la più frequentata dalle famiglie con bambini o anche da ragazze e ragazzi che spesso organizzano nel tardo pomeriggio partite e tornei di beach volley. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/guitgialampedusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La spiaggia &nbsp;è un vero e proprio spettacolo della natura che regala agli occhi di chi lo guarda emozioni indescrivibili. La spiaggia si trova adagiata in una baia delimitata da rocce e circondata da palme e negli anni ha fatto da cornice naturale anche ai grandi concerti musicali di Claudio Baglioni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sorge in un’insenatura di fronte al porto ed è una delle spiagge attrezzate di Lampedusa. &nbsp;Trovandosi nella parte meridionale dell’isola, la spiaggia è esposta al vento di scirocco. Il mare è pulito e limpido con i fondali che digradano al largo dove le acque, piuttosto ricche di pesci variopinti, sono anche apprezzate dagli appassionati di snorkeling e delle immersioni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/guitgialampedusa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">A Cala Guitgia Lampedusa non vi sono problemi di parcheggio, dal momento che nelle strade adiacenti si può posteggiare tranquillamente l’auto e in ogni caso la spiaggia è facilmente raggiungibile dal centro abitato con una breve passeggiata a piedi. Essendo la spiaggia più vicina al centro abitato, oltre ad essere molto affollata, è anche quella più fornita di strutture ricettive, tra cui case vacanze, hotel, residence, bed and breakfast di ogni tipologia e prezzo dove prenotare una favolosa vacanza al mare.</span></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/NT-NmWfWv8o">https://youtu.be/NT-NmWfWv8o</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 Aug 2023 10:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Sicilia: POLLARA - la PERLA di SALINA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F4"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pollara è un piccolo Borgo frazione del comune di Malfa a <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?arcipelago-eoliano--isola-di-salina" target="_blank" class="imCssLink">Salina</a> nelle Eolie, e dista da quest’ultimo circa 7 km. E' un incantevole borgo che sorge all’interno di un cratere spento, come potrete vedere anche voi fermandovi al belvedere del semaforo punto tipico dove tutti si recano per ammirare il tramonto di Pollara definito tra i piu’ belli del mondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/salina-pollara-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Qui si svolge la coltivazione dei capperi più pregiati e nel tufo si scorgono le grotte scavate per dare ricovero alle barche; a fianco, nel basalto di punta del Perciato, si erge un impressionante arco di pietra. L’abitato sorge su un dolce declivio affacciato sul mare dando scena ai tramonti più belli del mondo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/arcopollara1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sua particolarità è di sorgere nel cratere di un antico vulcano la cui parete esterna è ormai collassata. Le abitazioni del borgo sono adagiate in un anfiteatro naturale che guarda il mare, una conca verdissima completamente ricoperta da una fitta e rigogliosa vegetazione. </span><span class="fs14lh1-5">La parete collassata del vulcano ho originato un’impressionante falesia le cui pareti affondano nel mare che le colpisce con veemenza. È uno scenario unico e incredibilmente suggestivo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/balatepollara.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dalle Balate, dove il mare accarezza i piedi, si gode di una vista meravigliosa sulla falesia: sembra che la crosta terreste sia stata spezzata come un biscotto dalle mani di un gigante!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al centro della baia spunta dal mare lo scoglio Faraglione, unica reminiscenza della parete crollata del vulcano. La luce rossa del tramonto aggiunge poi ulteriore magia ad un posto che di per sé è di una bellezza senza pari e a tratti struggente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/pollarafaraglione.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pollara sale alla ribalta e viene conosciuto in tutto il mondo dopo che Massimo Troisi ci girò il suo ultimo film vincitore anche di un premio oscar; qui si trova la famosa casa rosa del film &nbsp;dove il poeta Pablo Neruda soggiornava.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella piccola piazzetta di Pollara potrete visitare l’antica chiesa di Sant’Onofrio, sempre qui potrete vedere al lato della piazzetta il murales fatto in omaggio a Massimo Troisi, al quale per il ventennale del film fu intitolata la strada che dalla chiesa porta al mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/pollara3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da non perdersi assolutamente di scendere alle balate e farsi il bagno in un luogo molto suggestivo e fiabesco, &nbsp;zona protetta da ripide pareti a strapiombo, quelle del cratere di un vulcano ormai inattivo.Le balate non sono altro che antichi magazzini dei pescatori incastonati nella Pollararoccia, è il posto piu’ bello dell’isola da dove vedere il tramonto, &nbsp;dove il sole assume il colore rosso fuoco e tramonta accanto alle isole di Filicudi e Alicudi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/belvederepollara1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">IL SEMAFORO</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Questo belvedere offre una visuale privilegiata su Pollara , lo incontrerete lungo la provinciale 183, la strada che conduce al paese; lasciate l’auto sulla strada e percorrete a piedi la stradina che porta ad una torre di avvistamento della Marina Militare ormai in disuso. Da qui la vista sulla baia è sublime: lo sguardo abbraccia l’intero anfiteatro, l’abitato di Pollara adagiato nel verde cratere, la scogliera a strapiombo sul mare, il Faraglione e infine le isole di Alicudi e Filicudi, dirimpettaie di Salina.</span></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiapollara.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><div><span class="fs14lh1-5">LA SPIAGGIA DI POLLARA</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un altro luogo imperdibile è la spiaggia di Pollara, che si trova proprio ai piedi della falesia e ormai raggiungibile solo via mare a causa di una frana sul percorso. Si trovo a poca distanza dalle Balate, quindi anche in questo caso potrete arrivarci a nuoto o da un’imbarcazione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Affrettatevi perché, purtroppo, il mare la sta inghiottendo e infatti, quando ci sono stata io, era praticamente inesistente; forse con le giuste maree sarà ancora visibile.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Pollara</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/CF6C1sBC7sQ">https://youtu.be/CF6C1sBC7sQ</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 20 Aug 2023 06:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare e Spiagge in Sicilia: CALAMOSCHE - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F3"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Calamosche, meglio conosciuta dagli abitanti del posto come “Funni Musca” è una caletta sabbiosa che si estende per circa 200 metri, delimitata da due promontori rocciosi che fanno da riparo alle correnti, con il risultato di un mare sempre calmo e cristallino. La spiaggia di Calamosche, pur non essendo molto estesa, deve il suo fascino alla presenza dei due promontori di natura rocciosa che proteggono il suo mare dalle influenze delle maree, rendendolo particolarmente tranquillo. È considerata una delle spiagge più belle di tutta la </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></i>; si trova in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, e si trova all'interno della </span><span class="fs10lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?oasi-naturalistica-di-vendicari" target="_blank" class="imCssLink"><span class="fs14lh1-5">Riserva Naturale di Vendicari</span><span class="fs14lh1-5"> </span></a></span> .</div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/calamosche1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Stretta tra due rocciosi promontori dove si trovano grotte e scenografici anfratti, la zona presenta delle piccole dune naturali, una macchia mediterranea e una sorta di palude dove sostano colonie di uccelli migratori, si può raggiungere solo via terra, essendo vietata la navigazione di qualsiasi natante sul mare che la bagna. Immaginarsi una meravigliosa ed unica distesa di spiaggia dorata particolarmente larga anche se lunga solo un paio di centinaia di metri, che si adagia su di un mare trasparente e cristallino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/calamosche3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scoprirete duecento metri di litorale pulito che si affaccia su di un mare completamente trasparente e cristallino, che risulta più che adatto a tutti gli appassionati di snorkeling che possono godere di una sorprendente visuale del fondo sottomarino. Data la sua particolare natura, la spiaggia è libera e non ci sono stabilimenti di alcun tipo. Dunque, per trascorrere una giornata all’insegna del sole e del mare, è indispensabile portare con sé bevande, viveri, ombrellone e sdraio. Non ci sono parcheggi nelle sue immediatezze ma occorre lasciare la propria vettura a circa un chilometro di distanza dove si trova uno spazio a pagamento e percorrere un sentiero che attraversa la natura che conduce fino alla spiaggia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/calamosche2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’ambiente è totalmente selvaggio ed incontaminato: da un lato porta alla spiaggia costituita da fine sabbia e dal mare cristallino, e dall’altro verso alcune naturali cavità e grotte createsi all’interno delle rocciose scogliere presenti. Per le sue caratteristiche (sabbia chiara e scogli), la spiaggia di Calamosche è ideale per tutti. </span><span class="fs14lh1-5">Poiché la spiaggia non è immediatamente raggiungibile ed è priva di strutture, c’è relativamente scarsa affluenza di bagnanti e questo è un bene, dal momento che l’habitat rimane protetto dalla massa di persone. D’altronde, se così non fosse, non farebbe parte della <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?oasi-naturalistica-di-vendicari" target="_blank" class="imCssLink">Riserva Naturale di Vendicari </a>che si trova a circa una quarantina di chilometri da Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/calamosche4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Effettivamente, per le sue peculiarità, più che una spiaggia marina Calamosche potrebbe essere considerata la spiaggia di una calma e limpida piscina naturale che in realtà null’altro si tratta se non di un piccolo golfo delimitato dai due promontori già citati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per capire l’origine del nome di Cala mosche bisogna risalire al dialetto siciliano. Nella zona di Noto viene chiamata Funni Musca, adattamento di Funnu i musca, che vuol dire Fondo (appezzamento di terreno) della mosca. </span><span class="fs14lh1-5">Perché proprio “della mosca”? Il motivo resta ancora oggi un mistero. Non è da escludere che abbia a che fare con una leggenda popolare, tramandata oralmente tra gli abitanti. Se siete curiosi e fortunati troverete qualche anziano del luogo che ve la potrà raccontare!</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/calamosche5.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Come arrivare alla Spiaggia di Calamosche</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se ti trovi già in Sicilia, prendi l’autostrada A18 Messina-Catania-Siracusa, o l’autostrada A19 Palermo-Catania-Siracusa, e imbocca l’uscita “Bivio Cassibile”. Prosegui per la Strada Statale 115, fino alla strada provinciale Pachino-Noto, la SP19.</span></div></div><a href="https://youtu.be/aTzpHSTXJzY">https://youtu.be/aTzpHSTXJzY</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 17 Aug 2023 06:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari e Tour in Sicilia: Il ponte di Failla - Troina - Enna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F2"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Risalente alla prima metà del XII secolo, fu fatto costruire dai Normanni per favorire l’attraversamento della fiumara lungo un’antichissima via regia, attestata dalle fonti fin dal 1094, che collegava Palermo con la sponda ionica dell’isola. Le prime attestazioni documentarie relative a questo importante manufatto risalgono alla fine del Duecento. Negli atti notarili relativi al miles Filippo de Samona († 1375), risalenti alla metà del Trecento, compare la denominazione pontis che dà il nome all’omonima contrada. </span><span class="fs14lh1-5">Situato in un contesto agricolo ricco di mulini, frantoi e fondaci, consentiva il passaggio di uomini, animali e merci e collegava il borgo medievale con i boschi circostanti. Il monumento, oltre ad avere una grande valenza storico-architettonica, nei secoli ha assunto un notevole valore simbolico per i pellegrini che ogni anno si recano sui Nebrodi in onore di San Silvestro monaco basiliano (1110-1164).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ponte-failla-1b.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Successivamente acquisisce la denominazione “Ponte Grande” e infine quella odierna “Ponte di Failla”. Per secoli fu attraversato da pastori, boscaioli, eremiti, pellegrini e viandanti, ma anche da grandi personalità della storia: nel 1282 dal re Pietro D’Aragona (1239-1285), nel 1411 dalla regina Bianca di Navarra (1387-1441) e nel 1535 dall’imperatore Carlo V d’Asburgo (1500-1558). Situato in un contesto agricolo ricco di mulini, frantoi e fondaci, consentiva il passaggio di uomini, animali e merci e collegava il borgo medievale con i boschi circostanti. Il monumento, oltre ad avere una grande valenza storico-architettonica, nei secoli ha assunto un notevole valore simbolico per i pellegrini che ogni anno si recano sui Nebrodi in onore di San Silvestro monaco basiliano (1110-1164).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/ponte_di_failla_contesto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In un insolito e suggestivo percorso naturalistico troviamo questo monumeto, simbolo dell’identità di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-sicilia--troina" target="_blank" class="imCssLink">Troina</a> (Enna). Posto sul fiume Troina, successivamente chiamato “Ponte Grande’’ ha una struttura a schiena d’asino, <span class="imTAJustify">tali strutture, oltre a possedere una stretta carreggiata, presentano rampe ad elevata pendenza che rendono quasi impossibile il passaggio dei carri; erano questi i cosiddetti ponti a 'schiena d'asino', opere che davano prestigio alla città di appartenenza.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ponte-failla-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il ponte, oltre a possedere una stretta carreggiata, presenta rampe ad elevata pendenza che rendono quasi impossibile il passaggio dei carri. Posto sul 'Fiume Troina', denominato 'Ponte di Troina', successivamente chiamato 'Ponte Grande' o 'Ponte di Failla', lungo 54 piedi e largo 8, documentato già sul finire del Duecento per aver dato il nome alla località nella quale è posto, contrada 'Pontis'. Si presenta ancora oggi a due luci disuguali con archi a tutto sesto e munito di parapetti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ponte-failla-antica2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si hanno notizie del Ponte già sul finire del Duecento. Per secoli è stato attraversato da pastori, boscaioli, eremiti, pellegrini e viandanti, ma anche da grandi personalità della storia. Fonti storiche riferiscono il passaggio nel 1282 del re Pietro D’Aragona , nel 1411 della regina Bianca di Navarra e nel 1535 dell’imperatore Carlo V d’Asburgo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/pontefaillaramara.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Nel mese di maggio, così come da tradizione, è meta di centinaia di «ramara» per la festa dedicata a San Silvestro. I “ramara” all’andata transitano vicino il ponte, si bagnano attraversando il fiume; mentre al ritorno, dopo aver fatto due volte il cerchio, passano sopra il ponte, sostano e cantano.</span></div></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 15 Aug 2023 09:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da non perdere a Pantelleria: ARCO DELL'ELEFANTE]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F1"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Arco dell’Elefante è forse il simbolo più famoso di Pantelleria insieme con il Faraglione di Punta Tracino e ne costituisce una delle maggiori attrattive turistiche. Il caretteristico promontorio eroso dal vento ricorda infatti la forma di un enorme elefante che con la sua proboscide si abbevera nelle acque marine. Qui la costa per un tratto è bassa e liscia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Pantelleria_Arco_dell-Elefante1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La celebrata insenatura dell'Arco dell'Elefante rappresenta quel che resta di un piccolo centro eruttivo, caratterizzato da attività blandamente esplosiva (stromboliana), che è stato attivo intorno ai 58.000 B.P. anni; i prodotti del centro eruttivo dell'Elefante sono ricoperti da un sottile spessore di Tufo Verde (circa 1 m). </span><span class="fs14lh1-5">L'Arco naturale di roccia ignimbritica a chimismo soda-riolitico presenta una forma che assomiglia a quella di un elefante con la proboscide immersa nel mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Pantelleria_Arco_dell-Elefante2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ una tappa obbligatoria per i turisti in vacanza a Pantelleria: se il tempo non dovesse essere dei migliori per farsi un bagno in zona, è possibile ammirarlo anche dalla strada perimetrale accostando sulla sinistra per chi proviene da Pantelleria Centro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La discesa a mare non è difficoltosa, anzi è una delle spiagge di Pantelleria molto frequentate da famiglie con bambini e da anziani. Le acque sono cristalline e sempre pulite.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Pantelleria_Arco_dell-Elefante3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ un luogo frequentato anche da molti giovani: raggiungendo l’arco a nuoto vi è anche la possibilità di fare tuffi da una certa altezza. Nei pressi di Cala Levante vi è anche un bar/ristorante, Le Cale, con terrazza sul mare, comodissimo per chi rimane una giornata intera in zona.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 13 Aug 2023 05:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La leggenda di Mata e Grifone, i giganti fondatori di Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F0"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">Mata e Grifone sono i geni tutelari del popolo messinese: lei è la Gigantessa, bella signora del Camaro (tipico quartiere popolare fuori le mura di Messina); lui, invece, è il gran Moro venuto dall’Africa. Sono i Giganti Mata e Grifone, miti progenitori della stirpe peloritana che ogni anno, il 13 e 14 agosto, rende omaggio con una manifestazione unica. Trainati su carri a ruote i Giganti procedono in una sfilata accompagnata dal suono di tamburi e da quello della “ciarammedda” (zampogna in siciliano).</span> </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Leggenda-Mata-e-Grifone-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le versioni sulla nascita dei “Giganti” Mata e Grifone, mitici progenitori di Messina, sono due, una leggendaria radicata nella tradizione e un’altra storica, che venne proposta da Domenico Puzzolo Sigillo. La leggenda vuole che, verso il 965, un gigantesco moro di nome Hassam-Ibn-Hammar sbarcasse alla testa di numerosi pirati nelle vicinanze della città, iniziando a depredarla. Durante le sue scorrerie, vide a Camaro la bella Marta (dialettalmente “Mata”) che era figlia di un non meglio identificato Cosimo II di Castellaccio e se ne innamorò perdutamente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I due erano però divisi dalla diversa religione, e, ottenuto un secco diniego dai genitori alla sua richiesta di matrimonio, Hassam decise di rapirla. Inutilmente cercò in tutti i modi di essere ricambiato del suo amore: Mata cedette soltanto quando il saraceno ricevette il battesimo e cambiò il nome in Grifone. Abbandonata la spada, si dedicò esclusivamente all’agricoltura, sposò la bella cammarota e fondò, con lei, la città di Messina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Leggenda-Mata-e-Grifone-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo la versione storica, invece, i Giganti sono figure allegoriche che ricordano un importante episodio avvenuto a Messina al tempo di Riccardo I duca di Normandia e re d’Inghilterra, meglio noto col soprannome di “Cuor di Leone”. Il sovrano si trovava nella nostra città, in occasione della Terza Crociata, dal settembre 1190 all’aprile 1191, in un periodo in cui i greci erano potentissimi e angariavano i messinesi (latini). Malvisti da Riccardo, furono da esso osteggiati e durante il suo soggiorno messinese egli riuscì a fiaccarne l’orgoglio facendo ampliare ed ulteriormente fortificare sulle alture della città un’imponente e antica fortezza, dominatrice e intimidatorie dei greci: non a caso il castello ebbe il nome di “Matagriffone” (oggi Tempio-Sacrario di “Cristo Re”).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Leggenda-Mata-e-Grifone-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’allusione del nome è evidentissima derivando, “Mata”, dal latino “mateare” (ammazzare) mentre “Grifoni” erano detti, nel Medio Evo e specialmente a Messina, i greci. Se esaminiamo con attenzione le teste dei Giganti si possono cogliere – osserva il Puzzolo Sigillo - in quella di Mata le espressioni di dominatrice e trionfatrice, simboleggiate dal serto di alloro fra i capelli e la “messinesità” sottolineata dal castello a tre torri (Matagriffone, Castellaccio e Gonzaga). La testa di Grifone, invece, dai capelli incolti, la folta barba, lo sguardo truce e l’aspetto arcigno e selvaggio, la pelle scura, è quella di un greco vinto che è portato da Mata trionfatrice in stato di servitù e che il capo scoperto e i lunghi orecchini pendenti confermano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Leggenda-Mata-e-Grifone-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non si conosce la data della prima costruzione dei due Giganti, ma dalle fonti scritte e dai documenti, si apprende che lo scultore fiorentino Martino Montanini realizzò nel 1560 la statua di Grifone, con la testa e le braccia mobili. Nel 1581, secondo Gaetano La Corte Cailler, gli arti e la testa vennero fissati, sul disegno precedente, dal carrarese Andrea Calamech. Sull’antichità della Statua di Grifone, testimonia il La Corte Cailler che nel corso dei restauri del 1926: “…sul petto del Gigante si sono notati tre medaglioni, che prima nessuno aveva osservato, uno dei quali risale certamente al XIII secolo mentre gli altri due sono dei secoli susseguenti”. La Gigantessa Mata, invece, venne completamente rifatta dopo il terremoto del 1783 (la testa era stata modellata dallo scultore Santi Siracusa nel 1709) ed entrambi i Colossi, nel 1723, assunsero l’attuale posizione equestre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Leggenda-Mata-e-Grifone-6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ulteriormente danneggiati dal sisma del 1908, furono restaurati nel 1926, e, ancora danneggiati dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, nel 1951 furono sottoposti a rifacimenti da parte del prof. Michele Amoroso con la consulenza storica di Domenico Puzzolo Sigillo. La testa di Mata, già rifatta in gesso dal prof. Amoroso, nel 1958 venne sostituita dall’attuale scolpita dal giarrese Mariano Grasso e dipinta dallo stesso prof. Amoroso. La testa di Grifone, invece, è quella originale cinquecentesca del Calamech. Fino agli anni ’30 del Novecento furono trasportati a spalla, per poi essere montati su carrelli con ruote ed essere trainati con le corde da tiratori vestiti di bianco con la tradizionale meusa rossa in testa, poi sostituiti dal trattore. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/mata-e-grifoneprocessione.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La Processione dei Giganti di Messina</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutte le tradizioni e i racconti folkloristici relativi ai Giganti Mata e Grifone, vengono rievocate nell’annuale Processione dei Giganti di Messina, che ha luogo nei giorni antecedenti la Festa della Madonna Assunta, risultandone una sua perfetta estensione. In tale occasione vengono fatte sfilare delle statue che li raffigurano su di un cavallo, trasportati per le vie del centro storico di Messina in un momento di cultura e folklore che permette a tutti i visitatori di potersi immergere nella suggestiva storia leggendaria di Messina.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 10 Aug 2023 06:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi da visitare a Palermo: Sorgenti del Gabriele]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001EF"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le Sorgenti del Gabriele è un tesoro sotterraneo della città di Palermo, che ha incantato per secoli chiunque avesse l'occasione di poterlo vedere coi propri occhi. Non si finisce mai di scoprire la città di Palermo. Proprio quando si pensa di sapere più o meno tutto in merito alla sua storia, ecco che arriva qualcosa di nuovo a stupirci. Qui si trovano le Sorgenti del Gabriele Nello specifico si tratta di quattro afforamenti di acqua molto vicini fra loro - denominati Cuba, Gabriele, Campofranco e Nixio - inseriti in una folta vegetazione di tipo palustre dentro un’area recintata alle pendici del monte Caputo, ad Est dell’aeroporto di Boccadifalco. </span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sorentigabriele1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si possono tranquillamente definire un “tempio dell’acqua” dalla storia molto antica. Nei quaderni del marchese di Villabianca, si fa risalire il nome “Gabriele” al termine arabo “Al Garbal”, che significa “grotta irrigante”. Sarebbero state note già nel X secolo: l’acqua, oltre che per gli usi domestici, si impiegava anche per il funzionamento dei mulini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sorentigabriele2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sito, da un punto di vista geologico, è costituito da quattro sorgenti di contatto, nelle quali l’acqua sgorga tra le rocce, per naturale deflusso. L’alimentazione della falda arriva dal massiccio Sagana-Monte Cuccio. Il luogo in cui si trovano le sorgenti è coperto da volte di mattoni e si caratterizza per una piacevole frescura e per il fruscio delle acque, che costituiscono una specie di laghetto. Lo scenario è molto suggestivo, con cunicoli che passano sotto gli archi. Scendendo ancora un po’, si può accedere al canale del Gabriellotto, in cui l’acqua è alta trenta centimetri. Attraverso stretti cunicoli si giunge alla fonte Cuba, dove l’acqua affiora dalle rocce e, proseguendo, si arriva alla Sorgente Gabriele. Si può visitare anche la fonte Nixio, con l’acqua più bassa e cristallina, che affiora dal fondo, formando bolle d’aria.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sorentigabriele3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tramite un sistema a castelletti, di derivazione tipicamente araba, l'acqua del Gabriele si faceva strada e raggiungeva le diverse zone della città antica, per usi domestici ma anche per alimentare il lavoro dei mulini. La Sorgente del Gabriele nel corso del tempo ha stimolato fantasie e leggende, tanto da essere raffigurata in un quadro ad olio del 1722, oggi conservato nei locali dell'Archivio del Comune di Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dove si trovano</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Alle sorgenti si arriva da via Villa Nave o da via Riserva Reale &nbsp;Il sito del Gabriele è in realtà costituito da quattro sorgenti denominate Cuba, Gabrielotto, Campofranco e Nixio. L’alimentazione della falda proviene dal massiccio Sagana-Monte Cuccio.<span class="imTAJustify"> &nbsp;</span></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTAJustify">Guarda il Video</span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div></div><a href="https://youtu.be/uhhNpBGdqlM">https://youtu.be/uhhNpBGdqlM</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 07:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Marinari Sicilia: PUNTA SECCA (Ragusa)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001ED"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Punta Secca è un piccolo e piacevole borgo marinaro, ed è la frazione marittima più grande di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. </span>E' un piccolo borgo marinaro caratterizzato dalla presenza di una piccola formazione di scogli di fronte alla spiaggia principale. È chiamato dagli abitanti "A sicca" per la sua caratteristica scogliera che si estende a pelo d'acqua di fronte alla spiaggia di levante. Una volta importante porto commerciale, è oggi un piccolo porticciolo per imbarcazioni da diporto e pescherecci, dominato dal Faro che fu costruito nel 1853 e che ha un'altezza di 34 metri. Nella piazzetta della torre si trova la casa del "Commissario Montalbano", resa famosa dall'omonima serie televisiva. La casa non è visitabile all’interno, ma è ugualmente meta di migliaia di appassionati della serie che vi si recano appositamente, anche solo per scattare una foto davanti alla terrazza del commissario più famoso d’Italia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/punta-secca1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Venne conosciuta e occupata anticamente dagli arabi, dai bizantini e dai normanni. Gli arabi la nominarono "Ain Keseb", ma nel corso del tempo fu anche chiamata con altri nomi, come “Ra?s Karama”, “Capo Scaramia” e “Capo Scalambri” da cui prende il nome la torre Scalambri. Il nome Punta Secca deriva probabilmente da un affioramento di scogli davanti la spiaggia di levante, che crea appunto una "secca". Il borgo conobbe il suo primo sviluppo alla fine del XVI secolo, quando i Bellomo di Siracusa fecero erigere la torre Scalambri, per difendere il territorio: questa costruzione, alta tre piani, negli anni ‘60 è stata restaurata con l’aggiunta di balconi che ne hanno alterato l’aspetto originario.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/faro-di-punta-secca.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel porto sorge anche un Faro collegato ad un edificio di appartenenza della Marina Militare: è alto 35 metri, ed è stato innalzato nel 1853. È costruito con pietre bianche e tale caratteristica lo ha reso un punto di riferimento della costa, sia per i turisti, che per i naviganti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Punta Secca è un luogo con un clima mite tutto l’anno, poiché si protende sul mare d’Africa ed è rivolto interamente verso sud; la temperatura è particolarmente gradevole durante le stagioni intermedie, e quindi in aprile, maggio, settembre e ottobre, quando la natura siciliana si manifesta al meglio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/punta-secca3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il borgo ospita 132 abitanti, è piccolo e tranquillo, e dista 5,7 chilometri da Santa Croce Camerina. È una località diventata famosa negli ultimi anni, poiché è stata location dello sceneggiato televisivo "Il Commissario Montalbano"; nella piazzetta principale, oltre alla Torre Scalambri, si trova infatti la villetta sul mare del commissario nella fiction. Questo edificio in passato era un magazzino per la dissalazione delle sarde, e successivamente, nel 1904, è stato trasformato in abitazione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/punta-secca4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La vera attrazione del luogo restano comunque le spiagge: sono tutte dorate e libere, con un mare cristallino e pulitissimo; sono protette a occidente e a levante da brevi tratti di bassa scogliera.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/punta-secca-spiaggia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Punta Secca oltre che una località incantevole è anche un punto strategico dal quale partire per alcune escursioni nella zona: ci si può inoltrare verso Casuzze, fino a raggiungere il Parco Archeologico di Caucana, circondato da olivi e carrubi. Si può anche arrivare fino a </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borgate-marinare-in-sicilia--marina-di-ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Marina di Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in soli 10 minuti di macchina.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/cnvxmpST3CM">https://youtu.be/cnvxmpST3CM</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 06 Aug 2023 06:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare e Spiaggie in Sicilia: Riserva Naturale di Torre Salsa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001EC"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva naturale di Torre Salsa è situata ad est della località balneare di Siculiana Marina. E’ un’area naturale protetta istituita nel 2000 dalla Regione Sicilia e affidata in gestione al WWF Italia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/torresalsa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Il territorio della Riserva di Torre Salsa, esteso per 761,62 ettari ricade in provincia di Agrigento nel territorio del Comune di Siculiana. La vegetazione erbacea e cespugliosa che ricopre l'ambiente impervio, talvolta consente l'accesso alla splendida spiaggia da stretti sentieri tra le rocce. Si tratta di un ambiente che, comprendendo 6 Km di spiaggia, fa da legame tra il mare e la terraferma. Il mare é limpidissimo, i fondali rigogliosi di flora e ricchi di fauna.</span><span class="cf1"> </span><i><span class="cf1">La Torre Salsa</span></i><span class="cf1">, antica torre di avvistamento, si trova nel cuore di questa oasi e domina la sommità di un piccolo promontorio d'argilla da cui traspare, laddove il processo d'erosione é più intenso, la bianca marna calcarea. Sul mare un frastagliato tavolato roccioso crea una miriade di sentieri, dove i pesciolini guizzano veloci tra le alghe ed i lenti crostacei trovano rifugio. In questo bellissimo tratto di costa siciliana, é inoltre possibile scorgere l'alternarsi di ripide falesie, immense dune di sabbia e solitarie spiagge, meta degli amanti del mare limpido e cristallino.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/riserva-naturale-torre-salsa-torrerudere.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva è accessibile da quattro punti di ingresso, attraverso tratti di strade sterrate ad uso agricolo: Centro Visite F. Galia, ingresso Cannicella e ingresso eremita (questi tre situati lungo la Strada Provinciale 75 ed ingresso Pantano (dalla Strada Statale uscita Montallegro) seguire le indicazioni per la riserva. Nel periodo estivo per arrivare al parcheggio privato entrare da Eremita o Pantano procedendo con prudenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal punto di vista geologico il territorio è caratterizzato dalla presenza di rocce sedimentarie denominate evaporiti, appartenenti alla serie gessoso-solfifera, le cui caratteristiche sono evidenti soprattutto nella falesia costiera e nelle cave.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/torresalsa_3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A ridosso della falesia vi sono dei terrazzi naturali dove scorrono i torrenti Cannicella ed Eremita e dove si è maggiormente sviluppato il paesaggio agrario. Dal lato opposto a quello della falesia si possono vedere il monte Stella (148,40 m s.l.m.), con un versante a strapiombo sul mare, il monte Cupolone (170 m s.l.m.), dove si trovano i resti delle cave di materiali inerti e il monte Eremita (162,50 m s.l.m.).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra il monte Eremita e il promontorio della Salsa, in un’ampia depressione detta “Pantano”, scorre il torrente Salso. Sul promontorio della Salsa si trova il rudere della torre omonima, costruita per la difesa delle coste siciliane dalle incursioni saracene nella seconda metà del XVI secolo. Nell’area vi sono inoltre i resti di un’altra torre (“torre Pantano”), e di quattro tombe risalenti all’epoca bizantina; infine lungo una mulattiera in abbandono, vi è una piccola “calcara”, testimonianza delle tecniche utilizzate in passato per la produzione del gesso, e diverse case rurali di interesse storico-architettonico</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Torre-Salsa-5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si tratta di una bellissima spiaggia caratterizzata da un litorale molto lungo di sabbia dorata, dalle sfumature selvagge che ospita le rare tartarughe caretta caretta quando devono depositare le loro uova. Nel Pantano vivono l’endemica testuggine palustre siciliana (Emys trinacris) e il ramarro (Lacerta bilineata). La riserva di Torre Salsa vanta anche uno dei pochi esempi integri di ambiente dunale sopravvissuti in Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia, ideale per lunghe ed indimenticabili passeggiate, è bagnata da un bel mare azzurro e limpido. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Lavatera_agrigentina_D.Bonaviriflora.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">Flora</b></div><div><span class="fs14lh1-5">La riserva di Torre Salsa vanta uno dei pochi esempi integri di ambiente dunale sopravvissuti in Sicilia. La successione vegetazionale ha inizio a ridosso della linea di costa con le piante pioniere, specie a ciclo vegetativo breve e adattate a vivere in habitat con condizioni estreme, quali il ravastrello marittimo (Cakile maritima) o la Salsola soda e Salsola kali. Seguono le dune embrionali e le prime formazioni dunali dove crescono la gramigna delle spiagge (Agropyron junceum), la santolina delle spiagge (Othanthus maritimus), l'erba medica marina (Medicago marina) e la calcatreppola (Eryngium maritimum), che resistono al seppellimento e alle ostili condizioni ambientali attraverso particolari adattamenti (rizomi striscianti sotto la sabbia, foglie coriacee o ricche di pelosità per proteggere la pianta da un'eccessiva traspirazione); seguono poi le dune mobili, dove crescono lo sparto pungente (Ammophila littoralis), la pannocchina dei lidi (Aeluropus litoralis), la carota spinosa (Echinofora spinosa) e il giglio marino (Pancratium maritimum). Queste piante partecipano tutte al consolidamento del suolo sabbioso.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nella zona postdunale vivono la finocchiella mediterranea (Seseli tortuosum), la cardogna comune (Scolymus hispanicus), la carlina siciliana (Carlina sicula), lo zigolo delle spiagge (Cyperus capitatus), la liquirizia (Glycyrrhiza glabra), la canna d'Egitto (Saccharum spontaneum) e le tamerici (Tamarix africana).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La zona denominata "Pantano" è caratterizzata da forti variazioni stagionali del tasso di salinità della falda (quando le precipitazioni sono scarse la salinità è accentuata) e nella stagione invernale è soggetta a frequenti esondazioni naturali. In questa zona si trova un importante insediamento di piante alofite, specializzate a sopportare acqua con elevate concentrazioni saline, e di vegetazione idrofila: cannucce di palude (Phragmites australis), la lisca (Typha latifolia), il cardo cretico (Cirsium creticum), il trifoglio di palude (Lotus rectus), la convolvulacea alofita (Cressa cretica), la salicornia fruticosa (Arthrocnemum fruticosum), qualche cespuglio di atriplice portulacoide (Atriplex portulacoides) e varie specie di giunchi e di tamerici.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Torre-Salsa-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Fauna</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Le zone più interessanti per quanto riguarda la diffusione di fauna sono quella del Pantano e quella in prossimità della duna. Fra i mammiferi si annovera l'istrice (Hystrix cristata), specie protetta da leggi nazionali e direttive comunitarie.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le specie di uccelli nidificanti nell'area sono una trentina. Le più interessanti risultano essere la cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), l'usignolo (Luscinia megarhynchos) e l'usignolo di fiume (Cettia cetti); tra i rapaci il falco pellegrino (Falco peregrinus), la poiana (Buteo buteo), il gheppio (Falco tinnunculus), la civetta e il barbagianni. Si possono inoltre osservare il passero solitario (Monticola solitarius) e la cappellaccia (Galerida cristata).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nelle scogliere basse sono presenti l'airone cenerino (Ardea cinerea), la garzetta (Egretta garzetta), la spatola (Platalea leucorodia). Sulla spiaggia sono numerosissimi i gabbiani reali mediterranei (Larus cachinnans), ma anche i gabbiani comuni (Chroicocephalus ridibundus) e i gabbiani corallini (Ichthyaetus melanocephalus); durante le migrazioni si osservano il piro piro piccolo (Actitis hypoleucos), gruccioni (Merops apiaster) corrieri e pivieri (Charadrius). Nelle aree alberate trovano rifugio le tortore (Streptopelia turtur) e i colombacci.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le spiagge sono spesso frequentate dalla tartaruga marina (Caretta caretta), che vi depone le uova. Nel Pantano vivono l'endemica testuggine palustre siciliana (Emys trinacris) e il ramarro (Lacerta bilineata).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La varietà di habitat favorisce la presenza di diverse specie di insetti, come il monarca africano (Danaus plexippus), farfalla di origine nordafricana, e la sfinge dell'euforbia (Hyles euphorbiae). Nella zona dunale, nello sparto pungente, si è osservata l’Ochrilidia sicula, un ortottero endemico della Sicilia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Come arrivare a Torre Salsa</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da Agrigento o da Sciacca seguire la S.S.115 e prendere l’uscita per Montallegro-Torre Salsa; da qui occorre poi seguire le indicazioni “Agriturismo Torre Salsa-Riserva Torre salsa” immettendosi nella S.P.87, dopo circa 3.3 km si svolta a sinistra seguendo l’indicazione Riserva Torre Salsa e in tal modo si giunge all’ingresso “Pantano”. Prendendo la seconda uscita per Montallegro si può trovare anche l’ingresso “Eremita”. Fate molta attenzione e procedete lentamente poiché la strada è sterrata e può risultare particolarmente impervia. In caso di pioggia è fortemente sconsigliato entrare in riserva anche con mezzi 4×4 per l’elevato rischio di rimanere “impantanati”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una volta arrivati al parcheggio vi basteranno circa cinque minuti di camminata per arrivare alla lunghissima e incontaminata spiaggia di Torre Salsa. Il litorale è formato da dune su cui cresce una flora tipicamente mediterranea. Incamminandosi verso destra si arriva su una spiaggia un po’ più rocciosa dove, proseguendo, si raggiungono delle scogliere di calcare di un bianco quasi brillante. Invece, decidendo di proseguire verso la zona occidentale della riserva si arriva, dopo una lunga camminata di circa un’ora, ai terreni di proprietà del WWF. La riserva prevede un accesso totalmente gratuito ed è aperta al pubblico tutto l’anno, contestualmente è anche possibile fissare un appuntamento presso l’ufficio della Riserva WWF Italia al fine di effettuare una visita guidata. Tuttavia nel periodo estivo, a causa delle elevate temperature, non si effettuano tour guidati. Infine, poiché il territorio è sprovvisto di zone d’ombra, chioschi, ristoranti e bar, vi consiglio di portare tutto il materiale necessario (ombrelloni, tovaglie, acqua in abbondanza, pranzo a sacco, maschere da snorkeling, action cam ecc) per poter passare in tranquillità tutta la giornata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/1i3DH8v8Kx0">https://youtu.be/1i3DH8v8Kx0</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 03 Aug 2023 10:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour in Sicilia: La Riviera dei Ciclopi e Area marina protetta “Isole Ciclopi”]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001EB"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riviera dei Ciclopi è un tratto di costa lungo 12 chilometri, situato a nord della città di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-da-visitare--catania-" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, in cui si affacciano le città di Acireale, Aci Castello, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-marinari-siciliani--aci-trezza---il-borgo-nativo-di-polifemo--" target="_blank" class="imCssLink">Acitrezza</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e tante altre, sempre identificate dal prefisso "Aci". Secondo la leggenda, Aci era un pastore che si innamorò di Galatea, una bellissima ninfa del mare. Non era però l'unico ad amarla. Polifemo, spinto dalla gelosia, gettò su Aci una grossa roccia, uccidendolo. La ninfa allora pregò gli dei di restituirle il suo amato e questi lo trasformarono in un fiume, nel cui delta Aci e Galatea si potevano incontrare.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/rivieraciclopi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il litorale è ricco locali, stabilimenti balneari, ristoranti ed è una meta gettonata non solo in estate e dai turisti. La Riviera dei Ciclopi è compresa nell'Area marina protetta Isole Ciclopi. Un luogo di grande pregio naturalistico, non solo per le formazioni rocciose in basalto, ma anche per il fondale marino, la fauna e la flora.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ciclopi-area-marina-protetta.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">Area marina protetta “Isole Ciclopi”</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Dal 1993 il tratto di mare da cui emerge l’arcipelago formato dai Faraglioni e dall’Isola Lachea è diventato Riserva Naturale Integrale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La gestione della riserva è affidata al Centro Universitario CUTGANA, che prosegue così una lunga tradizione che lega questa zona marina ai centri accademici e che cominciò nel 1899, allorché il Marchese Gravina cedette l’isola(meta di eremiti per le sue grotte scavate in età preistorica) e gli adiacenti sette scogli all’Università degli Studi di Catania.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Del resto, la particolare composizione morfologica del territorio (modellato dall’azione di magma e acqua e ricco di micro-ambienti con falesie alte e basse, grotte marine, insenature, scogli e isolotti) ha da sempre attratto gli studiosi. Qui, sui fondali di struttura lavica che scemano velocemente nel mare Jonio diventano, sotto i 20 metri, sabbiosi e argillosi, arriva il ricco plancton portato dalle correnti fin dallo Stretto di Messina. Non a caso la fauna Marina è molto ricca e variegata: poriferi, gargonacei, briozoi,crostacei (da segnalare, nell’Isola Lachea, la presenza di una specie endemica di lucertola, la Lacerta sicula ciclopica). Ricca e variegata è anche la flora, con la Posidonia oceanica, alghe rosse calcaree, spugne, idrozoi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/2Riviera_dei_Ciclopi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altra leggenda:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo la vittoria nella guerra di Troia Ulisse vagò per 10 anni per mare, prima di giungere all’amata Itaca. In una delle sue tappe finì prigioniero del ciclope Polifemo, nell’isola delle capre, a largo di Aci Trezza. Polifemo era altissimo e molto forte, gli bastava solo muovere una mano per distruggere tutto quello che gli capitava a tiro. Uccise molti dei compagni di Ulisse, mangiandoseli, e teneva prigionieri tutti gli altri. Ma Polifemo era anche molto stupido, cosa che non sfuggì all’astuto Ulisse, il quale escogitò un piano per sconfiggere il ciclope. Prima lo fece ubriacare, poi lo accecò, riuscendo così a scappare e a raggiungere la sua nave ormeggiata al porto. A questo punto Polifemo, in un impeto di violenza, cominciò a scagliare in mare delle cime di roccia, nel tentativo di colpire Ulisse. Non vi riuscì, ma creò i bellissimi faraglioni di Aci Trezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ciclopi-area-marina-protetta1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltre a queste leggende, legate alla mitologia greca, il nome di Aci Trezza compare in un grande capolavoro della letteratura italiana, I Malavoglia di Giovanni Verga. Qui infatti è ambientata la storia della famiglia Toscano, soprannominata I Malavoglia, e delle sventure che ebbero inizio dalla distruzione della piccola imbarcazione chiamata Provvidenza, unico vero sostentamento dell’economia familiare, che in una notte di tempesta si infranse tra gli scogli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">COME ARRIVARE</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Attraverso l’autostrada MESSINA-CATANIA A18 uscire ad Acireale e seguire le indicazioni per la Riviera dei Ciclopi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Attraverso la Strada Statale 114 da Catania in direzione Messina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/fGATYNHQBzw">https://youtu.be/fGATYNHQBzw</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 10:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli di Sicilia: CASTELLO di Gagliano Castelferrato (Enna)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D8"><div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Gagliano Castelferrato è arroccato su una rupe rocciosa (650 m.), la Rocca, che sovrasta il centro abitato. Il nome Castelferrato fu aggiunto nel 1862 proprio perché il paese era dominato dalla fortezza detta appunto “di ferro”. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-gagliano-monferrato1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La rocca di Gagliano Castelferrato è uno luogo di grande suggestione la cui antica frequentazione è stata continuiativa per molti secoli. Il castello è un raro esempio di fortezza rupestre ma con integrazioni murarie, si pensa infatti che le modificazioni rupestri siano le più antiche in quanto la rocca fu citata da Cicerone ma è indubbio che il sito fosse già sfruttato nel periodo preistorico così come accertato dalla presenza di tombe rupestri. La rocca ebbe sicuramente un uso durante la dominazione bizantina e poi araba, questi nominarono il luogo come "ruqqah" e "qal'at", mentre la prima attestazione documentaria si ha durante il domino arabo nel 1142 e si ritiene che le strutture murarie visibili risalgano al riadattamento normanno quando fu sicuramente trasformata in castello e palatium di residenza del signorotto. Il sito è stato sottoposto in passato a scavi archeologici ma gli interventi di manutenzione sono sospesi e la rocca è in completo stato di abbandono. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-gagliano-monferrato2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'accesso avveniva tramite un ripido passaggio scavato nella roccia attraveso la cinta muraria esterna di cui rimane un tratto di muro con una Falsa Porta che seviva ad ingannare e confonedere gli eventuali assedianti. Dal sentiero si accede all'ingresso del castello che porta ad un atrio irregolare all'interno della rocca; ulteriori camminamenti conducono a vari ipogei tra cui ambienti di lavoro o di magazzino come la Stanza della Spada, o come un piccolo oratorio-cappella. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-gagliano-monferrato4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non mancano però molte escavazioni per la raccolta delle acque piovane che confluivano in numerose cisterne. Le stanze residenziali del signorotto si trovavano invece nei livelli più elevati e sebbene i tramezzi che scandivano i vari piani sono scomparsi, si osservano ancora tracce di intonaco e numerose nicchie ad uso domestico. Un suggestivo camminamento interamente scavato nella roccia si apriva con una serie di fenestrature dalle quali si poteva sorvegliare l'antico borgo e l'intera valle sottostante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-gagliano-monferrato3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello in perfetto stile cavalleresco aveva addirittura ben cinque torri che gli davano una particolare caratteristica fisionomia e delle quali, purtroppo non c’è che poca traccia, costruito con massi possenti e mura profonde, sotto le quali passarono battaglie e imprese vittorie e di sconfitte, all’interno del quale abitarono illustri personaggi. Magnificente e sontuoso, dove prese dimora e passò quel Federico II “stupor mundi” e ancora prima Ruggero che lo assediò per strapparlo ai musulmani che lo avevano conquistato, proseguendo la sua scesa verso l’isola conquistando prima Troina, Cerami e Nicosia, percorrendo quella che oggi è la via Messina per le Montagne, uno degli itinerari più belli e suggestivi da fare a piedi per scoprire il paesaggio, i borghi, la storia che non ti aspetti.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-gagliano-monferrato6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La prima edificazione del castello risale probabilmente al XI sec. circa e acquisì notevole importanza quando Federico II lo scelse come sede privata. Per alcuni anni fu, infatti, sia residenza del monarca sia luogo di difesa contro le probabili congiure. Storia e leggenda avvolgono quest’affascinante fortezza che oltre ad essere stata abitazione di lusso fu anche luogo prettamente militare &nbsp;(263 a.C). Scavato nella roccia, infatti, resistette per lungo tempo agli assalti dell’esercito arabo grazie alle solide mura e torri, a fossi e cisterne. All’interno della base rocciosa sono presenti anche canali di aerazione e illuminazione di grande architettura. L’arredamento stesso fu ricavato dalla roccia. Diversi furono i nobili al potere, dalla famiglia Centelles ai Castello fino al declino del mondo feudale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-gagliano-monferrato5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">È qui che troviamo la famosa “Porta falsa”, ovvero un trabochetto che rimane tra mito e leggenda e che ancora visibile sulle possenti mura del castello: da questa porta sulla cinta del castello, si ingannavano i nemici che provando ad entrare – si dice che fosse lasciata apposta aperta - i quali ad un certo punto non potendo più proseguire e trovandosi intrappolati, venivano assediati dalla guarnigione e ritornando indietro verso l’uscita, trovavano la morte per mezzo di un geniale marchingegno, letteralmente affettati e scaraventati giù dal precipizio</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dal drone</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/eOCLujCdZsc">https://youtu.be/eOCLujCdZsc</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 30 Jul 2023 07:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Pescatori in Sicilia: MARZAMEMI - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E8"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad appena 50km da <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a> sorge uno dei borghi più pittoreschi della Sicilia: Marzamemi, piccola frazione di Pachino. A chi vi mette piede per la prima volta sembra di essere stati catapultati indietro nel tempo, quando la vita ruotava essenzialmente attorno alla pesca e il turismo, che oggi supporta l'economia del posto, era solo un'utopia. Mare cristallino, spiagge e storia rendono il borgo un luogo da scoprire e vivere con i ritmi lenti. &nbsp;Il centro storico di Marzamemi ricade amministrativamente a metà tra i comuni di Pachino e </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">Noto</a></i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/MARZAMEMI-Sicilia1.gif"  title="" alt=""/></div><div class="imTACenter"><span class="imTAJustify fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Importante centro arabo per la pesca del tonno, Marzamemi è oggi una delle più gettonate località turistiche dell’area del Val di Noto. Le Saline, la Tonnara e le prime “casuzze arabe” risalgono al periodo arabo. L’attuale Marzamemi risale ufficialmente al 1752 quando, per input del Principe di Villadorata, furono realizzati il Palazzo, la loggia, la nuova tonnara e la chiesetta.Ora quest’incantevole luogo è divenuto centro nevralgico della vita notturna che si trascorre a Pachino e dintorni. Di Marzamemi colpiscono i colori, la luce, il mare, gli azzurri. Colpisce la piazzetta coi localetti affacciati sul borgo, e la tranquilla intimità di certe sere, lontano dall’affollata calca che d’estate tramuta questo piccolo borgo in un palcoscenico naturale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/marzamemi4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">L'origine del nome Marzamemi, marsà al-ḥamāma ovvero Baia delle Tortore, rivela la presenza nel territorio degli arabi che qui costruirono una tonnara nel 1000 d.C.. Un'altra ipotesi vuole l'origine del nome da Marza e Memi, ovvero porto piccolo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il borgo marinaro di Marzamemi, in provincia di Siracusa, nacque nel '700 in seguito all'acquisto nel 1630 da parte della famiglia Villadorata della tonnara araba che venne opportunamente ingrandita: con i Villadorata vennero poi costruite le case dei pescatori, la chiesa e la residenza di famiglia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Tonnara, dove veniva prodotto il tonno sott'olio e quello salato, rimase in attività fino al 1969: gli scieri, le lunghe barche usate dai tonnaroti, erano rimesse nella Loggia degli Scieri, una grande sala con arcate in tufo oggi sede di cene, eventi e matrimoni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Accanto alla Tonnara si erge il Palazzo del Principe di Villadorata costruito in arenaria e affacciato sulla luminosa Piazza Regina Margherita: l'edificio barocco risale al 1725 e sulla facciata si possono ammirare grondaie in pietra e lo stemma dei Villadorata sul portale. Entrando nel Palazzo e superata una scala dal cortile alberato, si può visitare la camera del principe, con il balconcino affacciato direttamente sulla Tonnara.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Piazza_di_Marzamemi1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Oltre al Palazzo del Principe, sull'ariosa Piazza Regina Margherita si affacciano due chiese: la più antica è la Chiesa di San Francesco da Paola risalente al 1752 e adiacente proprio alla tonnara, mentre l'altra dedicata sempre allo stesso santo (peraltro patrono di Marzamemi celebrato ogni agosto con una suggestiva festa marinara con tanto di regate e cuccagna in mare) risale al 1950, presenta un portone in legno e un bel rosone in stile romanico.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La piazza è letteralmente circondata dalle antiche case dei pescatori, oggi riqualificate e divenute botteghe artigianali, gelaterie e caratteristici ristorantini dove gustare i prodotti tipici della zona, vere e proprie specificità del luogo: da non perdere pietanze a base di pomodorini Pachino ICG, il pesce spada affumicato e ovviamente il tonno rosso, compresi mosciame, ventresca e la bottarga.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Di sera la piazza si accende di mille lucine che la attraversano da un capo all'altra e non c'è luogo migliore dove sostare godendosi la semplice quanto autentica atmosfera del luogo.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/marzamemi5.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Piazza Regina Margherita si aprono una serie di pittoreschi vicoli, uno più incantevole dell'altro: percorrendo Vicolo Villadorata si arriva direttamente al porticciolo di Balata, certamente il più caratteristico dell'altro di Porto Fossa, con tanto di pavimentazione realizzata in pietra calcarea.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Balata, oltre alle scrostate barche dei pescatori che ancora oggi danzano avanti e indietro nelle loro battute di pesca, si può ammirare nitida a largo l'Isola Piccola, nota anche come Isolotto Brancati dal nome del medico di Pachino che vi costruì la sua villa, ospitandovi tra gli altri anche il saggista e scrittore Vitaliano Brancati.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/marzamemispiagge.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Le spiagge che circondano Marzamemi sono tante e adatte alle esigenze di ogni tipo di turista, dalla spiaggia di San Lorenzo più grande e animata a quella della Spinazza perfetta sia per le famiglie che per gli amanti di snorkeling.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Molto affascinante è poi la spiaggia dell’</span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?luoghi-segreti-in-sicilia--isola-delle-correnti" target="_blank" class="imCssLink">Isola delle Correnti</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, distante da Marzamemi 17km: il nome suggerisce proprio lo spettacolo a cui si può assistere in questo luogo, con le correnti marine del Mediterraneo e del Mar Ionio che si incontrano.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ci sono poi gli arenili più selvaggi e incontaminati, siti all'interno della Riserva di Vendicari tra Marzamemi e Noto, distante appena 20km: presso la spiaggia della Tonnara si fa il bagno tra i resti della civiltà bizantina mentre presso la spiaggia di Eloro, sita al limitare della foce del fiume Tellaro, presenta le vestigia di un'antica domus romana.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Una vacanza a Marzamemi non può non includere una visita alla bella "</span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?oasi-naturalistica-di-vendicari" target="_blank" class="imCssLink">Riserva Naturale Orientata Oasi Faunistica di Vendicari</a></b></i><span class="fs14lh1-5">" che, grazie alla presenza di ben quattro Pantani, è un vero e proprio santuario degli uccelli migratori: gli amanti del birdwatching possono ammirare trampolieri, aironi, cormorani, cavaliere d'Italia, cicogne e leggiadri fenicotteri.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Oltre a queste zone umide, tra le quali solo il Pantano Piccolo non si prosciuga mai, l'</span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?oasi-naturalistica-di-vendicari" target="_blank" class="imCssLink">Oasi di Vendicari </a></i></b><span class="fs14lh1-5">consta anche di spiagge come precedentemente accennato, di saline, di lunghe dune costiere, profumata macchia mediterranea e lotomie: si tratta in quest'ultimo caso di cave di pietra realizzate dall'uomo intorno al V secolo per estrarre i materiali necessari per la costruzione di monumenti e templi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Chiunque voglia scoprire le bellezze della Riserva potrà scegliere l'itinerario a lui più congeniale: avrà in tal caso modo di scoprire non solo la variegata natura dell'oasi ma anche i suoi numerosi siti archeologici come ad esempio un edificio ellenistico dove si lavorava il pesce, un'antica necropoli, una tonnara del XVIII secolo e Torre Sveva (chiamata anche Bafutu) di origine araba, anch'essa anticamente destinata alla lavorazione del tonno.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/qKQ47tGfb2U">https://youtu.be/qKQ47tGfb2U</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Jul 2023 07:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia: BAGHERIA la Città delle Ville - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E7"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bagheria è situata sulla costa settentrionale della Sicilia, 15 chilometri ad est di Palermo. </span><span class="fs14lh1-5">La piana su cui sorge fu abitata già dai Fenici, e molto valorizzata dagli Arabi per quanto riguarda l’economia agricola: fichi d’india, agrumi, mandorle ed olive in particolare. Fu nel Cinquecento che vennero edificate le prime costruzioni: torri di avvistamento che sorgevano nelle vicinanze delle case dei contadini. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/bagheriapan1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Una delle prime menzioni di Bagheria risale al 1134, nella forma Bacharìa, per poi risultare Baiarìa nel 1573. </span><span class="fs14lh1-5">Tra il VII e il III secolo a.C. è attestato lo strategico insediamento di Monte Porcara, situato a 3,5 km in direzione sud-ovest da Bagheria. La città di Bagheria sorge in una stretta piana a sud-est della città di Palermo, sovrastata dal Monte Catalfano insieme al Monte Consona e alla Montagnola di Serradifalco, dove si estendeva la cosiddetta Foresta della Bacarìa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/MONTECATALFANO1bagheria.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma il primo agglomerato propriamente urbano sorse un secolo più tardi, quando Giuseppe Branciforti, conte di Raccuja si ritirò a Bagheria, costruendo Villa Butera, che divenne la sua dimora definitiva. Da allora, e tra il Seicento e il Settecento, la località fu meta privilegiata della nobiltà palermitana, e la sua storia è particolarmente legata alle tantissime ville nobiliari che vi sono sorte a partire dal XVIII secolo, e furono tanti i personaggi noti e celebri a visitare la città (uno su tutti è sicuramente Goethe). Il toponimo Bagheria avrebbe origine dal punico bayharia, cioè «zona che discende verso il mare», oppure dall’arabo البحرية trascritto baḥriyya, col significato di «lato mare / marina». Secondo altre ipotesi meno plausibili, invece, deriverebbe dall’arabo bāb al-gerib, «porta del vento».</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Bagheria-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’origine urbanistica di Bagheria ebbe inizio dall’edificazione del Palazzo Butera ad opera del principe Giuseppe Branciforti, ultimata nel 1658 da una precedente masseria di proprietà di Benedetto Rizzo, che Branciforti aveva acquistato nel 1595. Il tessuto urbano si sviluppò da una serie di modeste costruzioni dove alloggiavano gli inservienti di Giuseppe Branciforti; tra il 1653 e il 1697, benché in assenza di licentia populandi, vennero realizzate 43 abitazioni, mentre tra il 1705 e il 1723 si ebbe un incremento di 137 unità abitative. Nel 1769 si venne a delineare l’asse principale dell’impianto urbanistico bagherese ad opera di Salvatore Branciforti – ovvero il Corso Butera, popolarmente detto Stratuni per differenziarlo dallo Stratunieddu (il Corso Umberto I) – insieme alla costruzione della Chiesa Madrice che fu ultimata nel 1771. Una lapide in marmo del 1769 ricorda la realizzazione del Corso Butera:Salvatori Brancifortio Buterae principi quod viam hanc qua ad villam elegantius compositam nobilior e regione aditus patet ad delicias perpetuis hic inde arboribus protectam veteribus contemptis diverticulis amplam rectam straverit; atque augendo colonorum censui aedem Dei Matris costruxerit, collabentem pontem restauraverit, in aridum fundum aquam per M pass. deduxerit agrumque ab amsegete venationis tuendae muro diviserit. Importante arteria di Bagheria è il Corso Umberto I, anticamente Via Municipio, che fu tracciato per metà da Salvatore Branciforti nella seconda metà del XVIII secolo; vi si trova il palazzo del Duca di Milazzo, dove venne ospitata la regina Maria Carolina d’Austria. A metà sviluppo del Corso Umberto I sono presenti, inglobati nel tessuto urbano, i due alti pilastri in calcarenite che costituivano l’accesso secondario alla Villa Palagonia; raffigurano ciascuno due statue armate, con elmi piumati e scudi, tra cui la Giustizia con bilancia e spada. Altra importante arteria all’interno del tessuto urbano è la cosiddetta Corsa Vecchia, oggi Via Ciro Scianna. </span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/villebagheria1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bagheria è anche soprannominata la "Città delle Ville" per via delle numerose ville edificate quasi tutte nel XVIII secolo in stile barocco. La più importante di questa è Villa Palagonia, costruita nel 1715 dai Principi Gravina di Palagonia, nota anche come villa dei mostri per via delle sue sculture in pietra animalesche che si trovano all'interno del parco. La città ha dato i natali, nel Novecento, al famoso regista italiano Giuseppe Tornatore, che ha diretto capolavori senza tempo quali “Nuovo cinema paradiso” e “La leggenda del pianista sull’oceano”, e nel 2009 “Baarìa”, film di grande successo con il quale ha celebrato e descritto la sua città natale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/villebagheria.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quasi tutte le ville di Bagheria sono state edificate nel Rinascimento, e lo stile prevalente è barocco e tardo-barocco. Tra le più famose citiamo: Villa Palagonia, detta anche “Villa dei mostri” per via delle statue che decorano le costruzioni basse annesse all’edificio principale ed edificata nel Settecento, della quale è notevole il salone delle feste con il soffitto a specchi e le pareti riccamente affrescate; Villa Cattolica, la cui architettura ricorda quella tipica di un castello con una base quadrangolare e le merlature dei suoi muri di cinta, che oggi ospita il Museo Renato Guttuso; Villa Valguarnera, una delle più interessanti sia per lo stile e l’architettura che per la sua posizione, e alla cui progettazione partecipò anche il celebre architetto catanese Vaccarini. Presenta numerose interessanti opere d’arte, affreschi e statue, ed offre una splendida vista sul Golfo e il monte Catalfano: un vero balcone panoramico ed un edificio di grandissimo interesse artistico. Ci sono molte altre ville ma sono in stato di assoluto abbandono alcune e da restaurare altre, quindi non visitabili. Bagheria è anche conosciuta per il film di Giuseppe Tornatore "baaria", girato nel 2009, qui sono state girate anche diverse scene di Jonny Stecchino con Benigni e Il Gattopardo di Visconti, inoltre Bagheria è anche la città che ha dato i natali a Renato Guttuso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/v0jzLWkmk4I">https://youtu.be/v0jzLWkmk4I</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 25 Jul 2023 07:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Bellezze delle Eolie: Acropoli e Il Castello di Lipari]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E6"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La fortezza sorge su un promontorio naturale tra le due insenature, oggi adibite a porto di Marina Lunga e Marina Corta, si affaccia sul mare innalzandosi fino all’altezza di 50 m ed ha rappresentato, per secoli, il punto centrale della vita isolana. Il promontorio è attorniato da alte pareti verticali inaccessibili, costituendo una vera e propria fortezza naturale; la parte sommitale si presenta pianeggiante ed ha permesso, nel corso dei secoli, la costruzione di diverse strutture.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelipari1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’area del castello fu popolata già dal neolitico (4000 a.C) ed ogni civiltà che vi si stabilì lasciò un’impronta indelebile nell’architettura dell’area. Gli scavi archeologici hanno evidenziato la sovrapposizione dei resti delle culture susseguitesi nel corso dei secoli, un vero e proprio paradiso per gli archeologi che, grazie alla cenere vulcanica trasportata dal vento, hanno rinvenuto numerosi siti in perfetto stato di conservazione tanto da rendere il castello uno dei cardini per la ricostruzione delle preistoria nell’area Mediterranea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelipari3jpg.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel neolitico le Isole Eolie hanno goduto di un’eccezionale prosperità grazie al commercio dell’ossidiana, fenomeno che conobbe un lento ed inesorabile declino con l’avvento dei metalli. Fu solo tra il 1600 e il 1250 a.C. che le isole, grazie all’esperienza marinara e alla fortunata posizione, ritrovano l’agognata prosperità. Gli scavi nell’area del castello hanno portato alla luce resti che testimoniano i rapporti con il mondo egeo, confermati dalla presenza delle numerose ceramiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelipari2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi il castello ci appare circondato da una possente cinta muraria, costruita per opera degli spagnoli sotto la dominazione di Carlo V intorno alla metà del 1500 che, dopo l’incursione del 1544 di Barbarossa con la conseguente distruzione e deportazione di buona parte degli abitanti, decise di garantire alla città un affidabile sistema difensivo. La cinta muraria era provvista di punti di osservazione e feritoie per rispondere agli attacchi nemici, le torri normanne del lato nord, tra le quali una di questa fungeva anche d’accesso, sono risalenti al XII secolo e furono inglobate insieme ai resti delle fortificazioni medievali e di quelle più antiche risalenti all’età greca nelle mura spagnole. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ingressocastlelip.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutt’oggi, la torre-ingresso normanna rappresenta l’ingresso principale al castello ed è situata nell’attuale Piazza Mazzini di Lipari. Adiacente al versante settentrionale del castello, oltre alle fortificazione sopracitate , trova spazio una torre risalente al periodo ellenico che spicca per il particolare colore rossastro( IV secolo a.C). La porta d’ingresso conduce ad una galleria all’uscita della si trovava una saracinesca in ferro che, in caso di invasione, veniva serrata e per mezzo delle caditoie presenti venivano buttati olii bollenti. Prima di accedere al pianoro della rocca si attraversa una breve galleria ad archi ogivali, realizzata nel XIX secolo in stile neogotico. Questa conduce ad una fortificazione di età tardo romana; a questo punto un’unica porta separa dal castello, si tratta di un grosso portone risalente al XIX secolo, nella parte sommitale è esposto lo stemma con l’aquila, simbolo dei Borboni. A destra, la prima struttura che troverete è l’ormai dismessa chiesa di Santa Caterina, realizzata dal XVI al XVIII secolo, a navata a croce. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelipariaddolaratajpg.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello è sede di altre strutture religiose, tra le quali la chiesa dell’Addolorata risalente al XVI secolo che mostra una facciata riccamente decorata in stile barocco, poco più avanti si erge la chiesa dell’Immacolata eretta nel 1747. Di fronte alla chiesa di Santa Caterina, due ampie trincee di scavi mostrano i resti di capanne risalenti all’età del bronzo e parte dell’impianto urbanistico greco-romano. Adiacente agli scavi si trova la scalinata del Concordato costruita nel 900 per collegare la cattedrale di San Bartolomeo al centro abitato. La scalinata purtroppo ha compromesso irreversibilmente le stratificazioni archeologiche.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/ingresso-castellolipariportone.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di notevole interesse anche la Torre ellenica. Entrando dalla sua porta d’ingresso troverete un susseguirsi di stili : una breve galleria in stile Neogotico, una fortificazione d’epoca tardo romana, e l’imponente portone, alla cui sommità è presente uno stemma raffigurante un’aquila, il simbolo dei Borboni.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedrale-san-bartolomeo_m.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In prossimità degli scavi, troviamo la scalinata del Concordato edificata nel 900 con lo scopo di collegare la Cattedrale di San Bartolomeo con il centro abitato. Nell’area sud ovest del plesso, un teatro costruito nel 1976 (su modello greco), che vi offrirà una vista suggestiva sulla baia di Marina Corta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di notevole interesse anche il parco archeologico dove sono conservati i Sarcofagi di epoca greca. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sempre all’interno dell’area del Castello è custodito il museo archeologico eoliano Bernabò Brea, che conserva i resti che testimoniano l’importante storia di Lipari quale importante centro economico, religioso e culturale dell’intero arcipelago.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><b class="fs12lh1-5">Guarda il Video dell'Acropoli di Lipari</b></div><div class="imTACenter"><b class="fs12lh1-5"><br></b></div></div><a href="https://youtu.be/3pF8V05uh5Y">https://youtu.be/3pF8V05uh5Y</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 23 Jul 2023 07:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Santa Caterina Villarmosa  (Caltanissetta)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il territorio di Santa Caterina Villarmosa è prevalentemente collinare. Essa sorge su una collina, a nord di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">Caltanissetta</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, a 606 metri sul livello del mare. È uno dei comuni più a nord della </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocaltanissettaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Caltanissetta</a></span><span class="fs14lh1-5">, a ovest del fiume Salso. Nella zona "Scaleri" sorge la Riserva naturale orientata geologica di Contrada Scaleri, con la presenza di "microforme carsiche", rocce gessose variamente incise, di grande interesse scientifico. Dista 19 km da Caltanissetta, 38 km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--enna" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, 91 km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, 160 km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. È da molti considerato il paese esattamente al centro della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Le acque abbondanti del suo territorio (kmq. 75,10) scendono in gran parte al Salso; esso ha anche una sorgente di acqua solforosa e alcune miniere di zolfo e di salgemma. Oltre ai prodotti di queste, esporta cereali e vino. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/santacatvill2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Sorge esattamente nel cuore della Sicilia. E’ opinione comune che Santa Caterina Villarmosa, sia collocata geograficamente proprio al centro dell’isola. In un territorio abitato sin da epoca remota, come dimostrano i numerosi siti archeologici rinvenuti, che attestano una frequentazione di questi luoghi a partire dall’età preistorica fino ad età tardo imperiale. In contrada Cozzo Scavo le indagini archeologiche hanno attestato la presenza punica, mentre tracce di antichi insediamenti risalenti all’età del ferro sono stati rinvenuti sui monti delle Rocche e Ghibbò e i reperti sono oggi custoditi al Museo Archeologico di Caltanissetta. La storia di Santa Caterina, che nei secoli ha cambiato il nome più volte, è invece molto più recente.</span></div><div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/santacatvill3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il borgo ha avuto origine dalla baronia di Risicalla, che infeudata convertì la propria denominazione in Santa Caterina in tributo a Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto martire, con l’aggiunta di Villarmosa (da villa hermosa, cioè “villaggio bello”). E’ dunque interessante questo “bel paese” che a livello turistico sa affascinare e attirare molti avventori seppur lontano siano le coste siciliane. Qui allora non si viene per il mare né per le brezze cariche di iodio né tantomeno per i divertimenti costieri. Si viene qui per catturare l’anima di una terra culla di popolazioni e fusione di etnie come Arabi e Normanni, che hanno costruito un censo architettonico essenzialmente straordinario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/santacatvill9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La fondazione del Borgo, anticamente chiamato Risigallo, si deve ai baroni Grimaldi di Enna, che ottennero la licentia populandi nel 1572. Pietro Andrea Grimaldi qualche tempo dopo fu nominato principe e il paese cambiò il nome da Grimaldo a Santa Caterina, poiché i coloni provenienti dai paesi vicini e chiamati dal nobile per popolare il centro abitato, abbellirono la chiesa con numerose statue, tra cui quella di Santa Caterina d’Alessandria. Si racconta che la Santa cominciò a concedere grazie ai fedeli e per questo motivo il simulacro in breve divenne meta di pellegrinaggio. Così al principe non rimase che intitolare il paese a Santa Caterina. </span><span class="fs14lh1-5">Solo nell’Ottocento, quando la baronia pervenne alla famiglia dei Cottone, dai cittadini fu aggiunto il nome di Villarmosa, in onore del loro benefattore, Carlo Cottone, marchese di Villahermosa. Questi nel suo testamento dispose la donazione delle somme necessarie per la costruzione di un ospedale civico e altre opere di beneficenze. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/santacatvill1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vestigia architettoniche dal roboante aspetto monumentale, prima fra tutte l</span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Chiesa Madre, eretta nel XVII secolo, dedicata all'Immacolata Concezione. L'interno, a tre navate, è ricco di affreschi. La chiesa è sita in piazza Garibaldi. Chiesa Santa Maria delle Grazie, risalente al 1600, situata in via Roma. Sito archeologico di "Cozzo Scavo", antico insediamento dell'età del ferro; i reperti rinvenuti sono custoditi nel Museo archeologico di Caltanissetta.L'economia del paese è prevalentemente agricola (grano, olive e mandorle). Caratteristica di questo piccolo paese della provincia nissena è la grande tradizione nell'arte del ricamo.</span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">. </span><span class="fs14lh1-5">La Chiesa del Purgatorio s’eleva poco distante. <span><span class="imTALeft">Nella stessa piazza si affaccia anche la biblioteca dedicata al caterinese Luigi Pasquale Panvini, che fu medico personale del re Ferdinando II di Borbone.</span><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span><span class="imTALeft"><br></span></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/santacatvill4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span><span class="imTALeft"><br></span></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span><span class="imTALeft"><br></span></span></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al suo interno sono custoditi numerosi libri, alcuni dei quali del Cinquecento, oltre che il prezioso dipinto “La Lucrezia” di Guastaferro. Molto più antica è la chiesa intitolata a Santa Maria delle Grazie, dove si può ammirare la splendida statua della Vergine realizzata dall’artista Domenico Pugliese, assai venerata dalla popolazione e portata in processione per le vie del paese il 20 di agosto. Quella in onore della Madonna delle Grazie è una delle feste più sentite dalla popolazione e vi prendono parte anche numerosi emigranti, che per l’occasione fanno ritorno al loro paese di origine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/santacatvill5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Appena fuori dal centro abitato, si trova la Riserva naturale orientata geologica di contrada Scaleri, d</span><span class="fs14lh1-5">odici ettari di meraviglia verde, formazioni rocciose di derivazione carsica e un rarissimo esemplare di orchidea, nome scientifico anacamptys pyramidalis</span><span class="fs14lh1-5">. Importante dal punto di vista naturalistico e geomorfologico per la presenza, sulla superficie di alcune rocce gessose, di particolari forme carsiche costituite da scanalature parallele. Sono questi i cosiddetti karren, dal tedesco “karrenfelder”, ossia campi carreggiati o solcati, chiamati così per la somiglianza ai solchi lasciati sul terreno dalle ruote dei carri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/cozzoscavo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sotto il profilo archeologico, noto è Cozzo Scavo, insediamento fenicio molto antico. <span class="imTALeft">Il sito Cozzo scavo è un insediamento del V e IV sec. a.C. i cui reperti oggi sono conservati presso il museo regionale di Caltanissetta. </span><span class="imTALeft">È un posto in cui si incastrano perfettamente storia e natura incontaminata, si respira aria pulita...in poche parole un posto da visitare.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><div> </div></div><a href="https://youtu.be/r4bGb_5vf8I">https://youtu.be/r4bGb_5vf8I</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Jul 2023 07:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borgate Marinare in Sicilia: MARINA DI RAGUSA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E4"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Marina di Ragusa, frazione balneare del comune di Ragusa, nasce come borgo di pescatori e conserva una parte antica conosciuta come Mazzarelli, zona che oggi costituisce il suo centro nevralgico, ricco di locali bar e ristoranti. Il Borgo da diversi anni registra un incremento costante di presenze turistiche, anche grazie ai continui investimenti pubblici e privati che amplificano la risonanza a livello Italiano ed Europeo. Senza timore di smentita si può dire che oggi la Frazione è la realtà turistica più importante del litorale ibleo e probabilmente dell’intera Sicilia Orientale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinaragusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Marina di Ragusa è la località balneare di Ragusa ed è davvero molto frequentata, tra le più prese d’assalto nella Sicilia sudorientale, visitata da turisti italiani tanto quanto stranieri e apprezzata per i suoi lidi sabbiosi e spaziosi, lidi dal fondale basso. Il litorale è puntigliato da diverse strutture ricettive e bar, club, strutture adibite al divertimento serale\notturno, ma ci sono molti luoghi adatti anche alle famiglie, ideali per far divertire anche i più piccoli. </span><span class="fs14lh1-5">Non mancano di certo le cose da fare a Marina di Ragusa, Bandiera Blu per le sue acque limpide: senza dubbio “Marina”, la “Marina” per eccellenza tra i vari borghi marinari del litorale, è il centro della movida non solo estiva, per i suoi numerosi locali per tutti i gusti e le età, e soprattutto per le meravigliose spiagge a ridosso di lungomare eleganti, ma anche attrezzati per ogni necessità del turista. </span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinaragusa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La sua collocazione geografica nell'area sudorientale della Sicilia, nel cuore del Val di Noto, ricca di monumenti barocchi, reperti archeologici di antiche civiltà, bellezze paesaggistiche e di una pregiata tradizione enogastronomica, ti permetterà di godere delle vacanze al mare, di visitare i luoghi di interesse artistico-culturale e di provare gli antichi sapori della cucina siciliana.</span></div></div><div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Mazzarelli è stato per secoli il nome originario di Marina di Ragusa, il cui significato è “piccolo porto”. Come quasi tutte le zone costiere della Sicilia, le sue coste venivano utilizzate per gli scambi commerciali via mare e conserva ancora oggi antiche costruzioni che hanno sicuramente influito sullo sviluppo del borgo marino. Per la protezione dei commerci, infatti, fu costruita la Torre Cabrera che rappresenta il monumento per eccellenza da cui l'urbanizzazione della città ha avuto inizio. Costruita intorno al XVII secolo, serviva per proteggere gli scambi commerciali via mare, dalle continue incursioni piratesche. Attorno alla possente torre si sviluppò il piccolo borgo di Marina di Ragusa la cui economia era basata soprattutto sulla pesca, agricoltura e commercio marittimo. &nbsp;</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinaragusa8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">In estate Marina di Ragusa si trasforma in una vivace località sede di eventi, sagre e feste che riempiranno le tue giornate. Ecco una serie di attività ed eventi che ti intratterranno durante le tue vacanze a Marina di Ragusa.</span><span class="fs14lh1-5"> I locali della città sono perfetti per tutte le età, dai ragazzi ai meno giovani. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti.</span></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinaragusa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Marina di Ragusa</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Fai un giro nel centro di Marina di Ragusa e scopri i suoi angoli più tipici.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Del vecchio borgo marino, la città conserva la Torre Cabrera, situata sul lato sud di Piazza Duca degli Abruzzi e affacciata sul Lungomare Andrea Doria. Si tratta di una torre di avvistamento risalente al XVI secolo, di cui oggi sono visibili le mura della base. A nord della piazza centrale sorge la Chiesa di Santa Maria di Portosalvo, risalente ai primi anni ’30 del Novecento.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Accanto alla Torre Cabrera si estendeva il porto vecchio, che si trovava dove oggi sorge Piazza della Dogana: qui puoi ancora riconoscere un piccolo scalo tipico, utilizzato per le barchette.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinaragusa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Porto Turistico</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il porto turistico di Marina di Ragusa, che sorge nel luogo in cui si trovava l’antico Scalo Trapanese, costituisce non solo uno dei principali porti turistici della Sicilia, in grado di accogliere più di ottocento posti barca, ma è anche un punto nevralgico della città in grado di offrire molteplici servizi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Chi approda con la propria imbarcazione a Marina di Ragusa troverà un’assistenza completa sia per quanto riguarda il cantiere navale, sia per le attività dei diportisti, come l’organizzazione di escursioni, il noleggio di mezzi per spostarsi a terra e molto altro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Visita l’area dello scalo, una meta attrattiva per i turisti che soggiornano in città. Vi sono, infatti, ristoranti, bar, negozi di abbigliamento e una palestra. Ma è soprattutto la sera che il porto si trasforma in un luogo magico: al tramonto si accendono centinaia di luci blu che creano un’atmosfera davvero suggestiva e romantica, per chi vuole fare una passeggiata sul molo con la propria dolce metà. Sedersi su una panchina a guardare i riflessi di luce sull’acqua e le barche ormeggiate al molo dona davvero una sensazione di pace e tranquillità.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinaragusa5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da non perdere assolutamente un giro in barca. Al porto si trovano delle agenzie presso cui è possibile prenotare escursioni in barca, anche con skipper, e trovare diverse offerte che comprendono gite con aperitivo a bordo e tour dei luoghi di Montalbano. Si possono anche noleggiare gommoni, pedalò e altre attrezzature per sport acquatici. Per chi vuole cimentarsi in uno sport velico e provare qualcosa di diverso dalla solita giornata in spiaggia, è possibile praticare corsi di vela, windsurf, kitesurf e SUP a diversi livelli. Sarà un’esperienza davvero unica da provare!</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinaragusa7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Se ami la movida serale avrai modo di divertirti e svagarti ogni sera, da giugno fino a settembre inoltrato. Tra un panino e una birra in piazza e due chiacchiere con gli amici le serate estive voleranno in un batter d’occhio. </span><span class="fs14lh1-5">Il cuore della movida di Marina di Ragusa sono i locali situati in Piazza Duca degli Abruzzi e nelle vie limitrofe, i pub di Piazza della Dogana, del Lungomare Mediterraneo e gli chalet sulla spiaggia. Marina di RagusaLa sera, dopo aver cenato in una delle tante pizzerie, puoi andare in piazzetta (come viene colloquialmente chiamata Piazza Duca degli Abruzzi) a bere una birra o sorseggiare un cocktail in compagnia degli amici in uno dei tanti pub del centro. Piazza Duca degli Abruzzi è sempre inondata di gente e la musica proveniente dai locali anima la serata.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/marinaragusa9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><b>La spiaggia di Marina di Ragusa</b></span><span class="fs14lh1-5"> è tra i centri balneari più frequentati della Sicilia. Il litorale è formato da una serie di arenili stretti e lunghi di sabbia fine e dorata e dai fondali bassi, che si estendono dal Lungomare Andrea Doria al porto turistico. Offre sia spiagge libere con docce che lidi attrezzati con ombrelloni e sdraio, bar e ristoranti sulla spiaggia, oltre a numerosi servizi per il noleggio di pedalò, surf, kite-surf e imbarcazioni. Vi sono delle aree di parcheggio gratuite e a pagamento (strisce blu), sul lungomare che costeggia la spiaggia o nelle vie adiacenti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La spiaggia della “Ola”, che prende il nome dal suo stabilimento balneare, è ideale in particolare per i giovani che amano praticare sport in spiaggia, in quanto più ampia e attrezzata con campetti, mentre le altre spiagge sono adatte a tutti coloro che vogliono godersi il mare nel massimo dei comfort. Per le famiglie con bambini è consigliabile evitare le ore del pomeriggio per il possibile affollamento, mentre la mattina risulta essere il momento più tranquillo. Il lungomare offre parcheggi gratuiti e a pagamento, mentre altre aree di sosta sono presenti a pochi metri dalle spiagge. Oltre il porto turistico si estende un lungo tratto di scogli con acque azzurre e fondali profondi, ideale per gli amanti dello snorkeling. Per il sesto anno consecutivo Marina di Ragusa ha ricevuto la Bandiera Blu per le spiagge, assegnata dalla FEE (Foundation For Environmental Education) per qualità delle acque, qualità della costa, servizi e misure di sicurezza, educazione ambientale.</span></div></div><div><br></div><div class="imTACenter"><br></div></div></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/Oa3-W9MCJe4">https://youtu.be/Oa3-W9MCJe4</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 07:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie di Sicilia: Macalube di Aragona]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E3"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva naturale “Macalube di Aragona”, ubicata a 15 km da Agrigento, nei territori comunali di Aragona e Joppolo Giancaxio (AG), è stata istituita per tutelare la rarissima testimonianza dei cosiddetti “vulcanelli di fango freddi”, al cui interesse geomorfologico e genetico si aggiunge anche quello relativo ai meccanismi di formazione del metano. Il territorio della riserva presenta i caratteri paesaggistici tipici dell’entroterra siciliano, con prevalenza di forme collinari dal profilo tondeggiante legate alla presenza dei depositi argillo-marnosi, incise da una fitta rete di solchi vallivi poco profondi, percorsi nei mesi autunnali ed invernali da acque di origine meteorica. In questo contesto generale spicca una landa circolare, ricoperta da argille cineree e da crepe da cui si elevano, quasi a ricordare un paesaggio lunare, piccoli coni dai quali fuoriescono rivoli di fango argilloso: è la cosiddetta Collina dei Vulcanelli. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Vulcanelli_di_Macalube__Aragona_Sicily_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si tratta di un raro fenomeno geologico che, per analogia morfologica con quello vulcanico, viene definito vulcanesimo sedimentario e che rientra tra le manifestazioni petrolifere superficiali di tipo gassoso. Il gas, per effetto della pressione cui è sottoposto, sfugge dal sottosuolo attraversando tali discontinuità trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua. Il materiale viene quindi deposto in superficie dove dà luogo ad un cono di fango, più o meno regolare, dalla cui sommità, attraverso un cratere, fuoriesce il gas. La miscela di gas esalati dalle Macalube di Aragona è costituita prevalentemente da metano, con basse concentrazioni di anidride carbonica, di elio ed altri costituenti in traccia. La loro origine è di natura biogenica, il che esclude qualunque connessione con fenomenologie di origine vulcanica. La collinetta delle Macalube viene localmente chiamata anche “Occhiu di Macalubi” in ragione della sua forma circolare e del colore biancastro della polvere di cristalli che su essa si deposita per evaporazione dell’acqua, ricca di sali, che dai vulcanelli fuoriesce. Periodicamente, quando le normali vie di sfogo del gas si ostruiscono e la pressione degli accumuli di gas al di sotto della superficie supera la pressione litostatica, la collina viene interessata da eruzioni esplosive che interrompono il normale deflusso dei gas. Durante tali eventi, ingenti masse di materiale argilloso misto a fango, acqua e gas vengono scagliate a notevole altezza (il termine “macalube”, con cui viene definito in geologia il fenomeno, deriva probabilmente dall’arabo “maqlùb”: ribaltamento, rovesciamento). La particolare rarità e l’estensione del fenomeno geologico conferiscono alla riserva caratteristiche di assoluta unicità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Vulcanelli_di_Macalube__Aragona_Sicily_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Probabilmente il nome Macalube deriva dall'arabo maqlub che significa "ribaltamento, rovesciamento". Queste "esplosioni di fango" accadono quando nel sottosuolo si accumulano grandi quantità di gas a causa dell'ostruzione temporanea delle normali vie di sfiatamento, che, quando riescono a sfondare il suolo, liberano la loro energia. In alcuni casi si determina anche l'accensione per auto-innesco dei gas, che dà luogo alle rare e spettacolari "fontane ardenti". La particolare rarità dei fenomeni tutelati all'interno della Collina dei Vulcanelli fanno della Riserva un luogo unico e sorprendente.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Vulcanelli_di_Macalube__Aragona_Sicily_3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli itinerari esistenti all'interno della Riserva sono due, e si percorrono in circa due ore. Il primo è un itinerario geologico che conduce fino alla Collina dei Vulcanelli. Qui le guide autorizzate dall'Ente gestore spiegano il fenomeno geologico. Il secondo è un itinerario naturalistico che conduce alla visita di alcuni "stagni temporanei mediterranei", aree umide che variano di dimensione e umidità a seconda dei diversi periodi dell'anno. La prenotazione delle visite guidate è obbligatoria prendendo contatto con gli uffici della Riserva. Vi consigliamo di visitare la riserva in inverno, all'inizio della primavera e in autunno. In estate il fenomeno delle fuoriuscite di fango è fortemente attenuato o scompare del tutto.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Vulcanelli_di_Macalube__Aragona_Sicily_4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><b>Storia e leggenda</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L'Occhiu di Macalubi (appellativo locale della zona) ha da sempre esercitato un grosso fascino sulla popolazione locale e sui viaggiatori stranieri.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le più antiche descrizioni dell'area si debbono a Platone, Aristotele, Diodoro Siculo e Plinio il Vecchio. In epoca romana il fango sgorgante dal terreno veniva utilizzato per cure reumatiche e trattamenti di bellezza[senza fonte].</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel corso dei secoli il luogo ha ispirato numerose leggende: secondo una di queste, i fenomeni eruttivi dell'area sarebbero iniziati nel 1087, a seguito di una sanguinosa battaglia tra Arabi e Normanni: il liquido grigiastro sospinto dall'attività eruttiva fu così ribattezzato sangu di li Saracini (sangue dei Saraceni).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un'altra leggenda vuole che un tempo nell'area sorgesse una città, e che un giorno, a causa di un'offesa fatta alla divinità locale, la città fosse stata sprofondata nelle viscere della terra[senza fonte].</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Guy de Maupassant, giunto nel sito nel 1885 durante una tappa di uno dei suoi viaggi, descrisse i vulcanelli di fango come "pustole di una terribile malattia della natura".</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5">Come arrivarci:</strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si raggiunge Aragona percorrendo la SS 189 Agrigento-Palermo. Dal centro abitato una segnaletica conduce fino alla Riserva, posta a circa 4 km di distanza.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 16 Jul 2023 07:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare e Spiaggie in Sicilia: CALA ROSSA A FAVIGNANA]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E2"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isola-di-favignana" target="_blank" class="imCssLink">Favignana</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> Cala Rossa è una delle tappe imprescindibili della vacanza sulla maggiore delle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Egadi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Una bellissima spiaggetta di ghiaia bianca, incorniciata da una suggestiva parete di roccia rossa (da qui il nome della cala) e un mare da sogno. Il fondale roccioso la rende la meta ideale per chi ama lo snorkeling e le immersioni.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/calarossa2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cala Rossa a Favignana è ufficialmente riconosciuta come una delle spiagge più belle d’Italia. Ogni anno è meta prediletta di migliaia di turisti da tutto il mondo, attirati dagli splendidi scenari naturali, dalle incantevoli tonalità del mare e da un entroterra dal fascino irresistibile.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa cala di scogli rocciosi è famosa per la sua acqua color turchese che incanta anche dall’alto. Per raggiungerla, infatti, bisogna percorrere a piedi un breve e ripido sentiero che si dipana al fianco di cave di tufo e piante di cappero. &nbsp;Per chi ama la natura selvaggia è uno spettacolo, soprattutto nei mesi di giugno o settembre, quando non ci sono barche che deturpano il paesaggio. Quando andate portatevi una maschera: fare snorkeling è fantastico, sia per la quantità di pesci che per il colore dell’acque che va visto anche “da dentro”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/favignana-cala-rossa-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia di Cala Rossa a Favignana</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Probabilmente non saprai che, dietro la stupenda architettura naturale di Cala Rossa, vi è un pezzo di storia ben definita, la quale ha fornito a questo angolo di paradiso il nome ed una rilevanza storica non indifferente. La storia del nome è racchiusa in una leggenda che risale al 241 a.C. In quell’anno le sue acque sono state teatro di una feroce battaglia tra Romani e Cartaginesi: è la fine della prima Guerra Punica e si sancisce il dominio di Roma sulla Sicilia. Lo scontro ha causato la morte di moltissimi uomini e si dice che il loro sangue sia arrivato proprio in questa cala dell’isola maggiore delle Egadi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il ritrovamento di ancore e oggetti militari nei pressi di Levanzo fa pensare però che la battaglia non sia avvenuta esattamente nelle acque antistanti Cala Rossa. Alcuni studiosi attribuiscono l’origine del nome al tipico colore rosso ruggine delle rocce di calcarenite che circondano la baia. &nbsp;In occasione delle forti piogge un po’ di questa terra scivola in mare e i minerali tingono le acque di rosso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/coertinacalarossa1.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Cala Rossa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prima di tutto, una volta giunto a Cala Rossa dovresti fermarti qualche minuto e ammirare lo stupendo panorama che tale caletta ti regala: la vista, infatti, viene indirizzata verso il <a href="https://www.sicilytourist.net/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">golfo di Trapani</a>, fino a scorgere la costa siciliana e, in lontananza, anche Levanzo. Nelle giornate più terse potrebbe essere visibile anche <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?erice" target="_blank" class="imCssLink">Erice</a>, promontorio situato al di sopra di <a href="http://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capuluoghi-siciliani--trapani" target="_blank" class="imCssLink">Trapani</a>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In ogni caso, sostare per poco tempo per scattare fotografie all’incantevole vista che si staglia davanti ai tuoi occhi è sicuramente un’opzione che dovresti cogliere al volo.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopodiché, una volta imboccato il sentiero che conduce alla Cala, ti sarà possibile ammirare i resti delle vecchie cave di tufo, segno distintivo dell’intera isola di Favignana, ma specialmente di questa area specifica: come ti sarà possibile notare, infatti, le rocce presenti intorno alla Cala sono scavate in blocchi geometrici dalle forme, dimensioni e superfici pressoché perfetti, indice dell’antica attività estrattiva e di escavazione che, in circa 2 secoli di azione continua, ha modellato perfettamente l’intera linea costiera. A questo punto, non ti resta che assaporare le stupende acque di Cala Rossa, immergendoti fino a quando le dita non diventano grinze.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/tufo-cave-favignana.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nonostante il suo carattere prettamente scogliero, Cala Rossa è perfetta per passare delle ore in totale relax, dal momento che le rocce e gli scogli presenti sono piatti e quindi abbastanza comodi. Inoltre, l’accesso al mare è facile, sicuro e agevole: pertanto, Cala Rossa rappresenta un punto balneare perfetto anche nel caso avessi bambini piccoli al seguito. Oltre a ciò, anche la permanenza sulla spiaggia e sul tratto di costa appartenente a Cala Rossa è altrettanto piacevole, dato che i ciottoli presenti consentono di sdraiarsi abbastanza agevolmente, senza far rimpiangere il comfort che una spiaggia sabbiosa fornisce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per riassumere, Cala Rossa è un punto naturalistico di eccezionale e unico fascino, assolutamente degno di una visita approfondita purché fatta in totale relax; per i suoi punti di forza, come la facilità nel raggiungerla e la comodità che conferisce al turista, oltre che la bellezza incantevole del mare, è consigliabile farci una capatina e di segnarla come una delle località da vedere almeno una volta nella vita.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/coertinacalarossa.png"  title="" alt=""/><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Dove si trova:</b> Contrada Guidaloca Ciavoli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Come arrivare:</b> al di sopra della cala, sorge un’ampia zona nella quale poter parcheggiare la tua auto, la tua bici o il tuo scooter; da tale area, infatti, parte il sentiero che ti condurrà direttamente alla Cala in circa 10 minuti di passeggiata.</span></div></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><b>Guarda il bellissimo video</b></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/7aXAiDnHd-8">https://youtu.be/7aXAiDnHd-8</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Jul 2023 07:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da visitare a Catania: I Mercati Storici]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E1"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non siete veri catanesi se non avete mai fatto la spesa in uno dei mercati storici della città; se siete turisti non potete tornare a casa prima di avere passeggiato tra le bancarelle di quelli che sono diventate delle vere e proprie attrazioni turistiche.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/storicict1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si chiamano A Piscaria (il mercato del pesce) e A Fera o Luni (Fiera del lunedì – mercato che originariamente si teneva solo il primo giorno della settimana), il primo si trova in piazza Pietro Alonzo, il secondo sorge a partire da piazza Carlo Alberto. Tra i due passano moltissime differenze, ma in alcune delle loro zone sembra che il tempo si sia fermato, in un tripudio di emozioni, colori, odori e suoni che fanno parte del folklore catanese.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/lapescheriact.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i>La Pescheria di Catania</i></b><span class="fs14lh1-5"> occupa la sua attuale sede dall'inizio del XIX secolo, quando venne creata la galleria per il mercato ittico scavando nel 1814 nel terrapieno delle cinquecentesche mura di Carlo V, infatti la Porta che si venne a creare prese il nome dall'imperatore. Col tempo l'esercizio si estese alle vicine piazza Alonzo di Benedetto e piazza Pardo, fino ad arrivare agli Archi della Marina su via Cardinale Dusmet. Oggi è una delle attrazioni turistiche della città, in quanto assume gli odori, i sapori e i colori dei suq islamici, altro retaggio della dominazione islamica. I prodotti venduti sono quelli tipici della riviera ionica: spigole, triglie, pesce spada, cozze, ricci di mare etc.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lafereact.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><i class="fs14lh1-5"><b>A Fera o Luni</b></i><span class="fs14lh1-5"> è poco lontana.Il suo nome deriva dal fatto che una volta rimaneva aperta solo di lunedì in piazza Carlo Alberto. Oggi invece non chiude mai. Dal lunedì al venerdì questo mercato è aperto al mattino, il sabato tira fino al tardo pomeriggio e la domenica qualche sporadica bancarella è a disposizione di chi vuole comprare qualcosa di fresco. Apparentemente sembra un posto molto più tranquillo della Pescheria, ma è così grande e pieno di roba che c’è da confondersi per chi non è avvezzo a quelle strade che sono delineate dalle bancarelle. Se la parte dedicata al cibo è famosa per formaggi, insaccati, prodotti tipici, A Fera o Luni è un luogo in cui si possono fare affari che riguardano i capi di abbigliamento. Al suo interno si trovano due monumenti tanto cari ai catanesi la Basilica della Madonna del Carmine e la Chiesa di San Gaetano alle grotte, dove si radunavano i cristiani all’epoca delle persecuzioni, ma che è aperta solo pochi giorni all’anno. La festa della Madonna del Carmina attira ogni anno migliaia di fedeli e nei giorni dei festeggiamenti di Sant’Agata la vara che trascina la Santa passa da piazza Carlo Alberto per salutare i venditori che vengono benedetti per un anno intero.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Volendo parlare delle caratteristiche dei due mercati possiamo dire che la Pescheria risale al 1814, si trova alle spalle dell’Amenano ed è divisa in tre parti. La principale è quella che colpisce e colpisce tutti i sensi. E’ quella con i pescatori che di giorni vendono il frutto del loro lavoro notturno, quello sulle barche da pesca. L’odore è pungente, il pesce è il protagonista assoluto e viene pulito con fiumi e fiumi d’acqua che scorrono sul basolato lavico. I turisti sono ovunque, cercano sui banchi quello che è ancora vivo, fotografano i volti dei pescatori solcati dalle rughe, rimangono affascinati dalle vuciate che si susseguono. La seconda area è dedicata ai formaggi e alle carni, mentre tutta un’altra è piena di bancarelle di frutta e verdura, tra le quali è possibile trovare anche spezie e odori che arrivano da ogni parte del mondo, con prezzi a dir poco modici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Entrambi i mercati sono datati e sono frequentati giornalmente da centinaia di persone tra cittadini e turisti. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Luoghi dove è possibile respirare ancora l’atmosfera vera (e “verace”) di questa città della Sicilia. Dove si può ancora sentire la vuciata: il “grido” con cui i venditori “pubblicizzano” le loro merci e ne dicono il prezzo. E si trovano in alcune splendide zone della città. Sono i mercati storici di Catania.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/mercatinodellepulcict.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mercatino delle pulci</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Mercatino delle Pulci di Catania, attualmente, viene svolto in una zona caratterizzata dalla presenza degli Archi della Marina, un viadotto ottocentesco in cui un tempo sormontava le acque marittime, oggi ormai ritirate, e in cui approdavano le imbarcazioni. Sulla superficie degli Archi della Marina sono installati i binari della ferrovia Catania – Siracusa, vista anche la vicinanza con la Stazione Ferroviaria Catania Centrale, da cui dista pochissimi metri.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 07:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da visitare: Valguarnera Caropepe (Enna)]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001CE"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Posizionata sulla valle del Dittaino e incorniciata da scenografiche colline, in Provincia di </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.net/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Enna</a></span><span class="fs14lh1-5">, Valguarnera Caropepe offre stimolanti destinazioni da visitare dal momento che il paesino è denso di edifici religiosi ricchi di opere d’arte. &nbsp;&nbsp;Impregnato di un misticismo a metà tra il sacro e il profano, Valguarnera Caropepe, &nbsp;sorge in un punto talmente remoto ed defilato dai frenetici traffici dei grandi centri urbani che in Sicilia l’espressione “</span><span class="fs14lh1-5"><i>Andare a Carrapipi</i></span><span class="fs14lh1-5">” indica proprio un viaggio o uno spostamento verso un luogo molto distante, tanto lontano che sembra non essere neppure reale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/valguarnera-caropepe-panorama.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se appare ormai certo che Valguarnera fosse già popolata in epoca arcaica, come dimostrano i tanti ritrovamenti archeologici, per alcuni storici rimane ancora oggi un'incognita l'etimologia del nome con cui erano conosciuti quei primi insediamenti e dal quale si è originata l'attuale denominazione. Secondo l'arabista Lorenzo Lantieri, l'etimologia più probabile è quella araba che dalle parole Quaryat (villaggio) e Habibi (del mio amato) fa discendere il nome "Caropipi".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/valguarneracaropepe1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tuttavia le prime notizie documentate su Valguarnera Caropepe risalgono al 1246, quando sull'attuale promontorio sorgeva l'allora feudo di Caropipi, di cui era unico feudatario tale Lamberto di Carupipi. Nel 1303 messer Simone di Valguarnera aderì alla famosa compagnia siculo-catalana di Ruggero de Flor che si formò in Sicilia e si imbarcò a Messina per passare in Grecia, assoldata al suo servizio dall'imperatore bizantino Andronico II Paleologo (1282-1328); quattro anni dopo il suo capitano, poi diventato il famoso cronachista catalano Ramon Muntaner (1265-1336), gli passò il comando del castello di Gallipoli, il quale si era appena difeso con successo da un assalto dei genovesi sbarcati da 25 galere condotte dagli ammiragli Antonio Spinola e Andreolo Morisco (R. Muntaner, Crònica catalana. Pag. 481. Barcellona, 1860). Successivamente il feudo di Valguarnera passò a vari proprietari: Ludovico di Pamplona; Pietro Mirone Agorizio; Muchio de Affermo e, nel 1398, i fratelli Vitale e Tommaso Valguarnera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Valguarnera_Caropepe_-_4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fu proprio sotto i Valguarnera che il feudo crebbe tanto da ottenere nel 1549, su concessione di Carlo V, la licenza aedificandi e il conte Giovanni Valguarnera di Assoro poté trasformare finalmente il borgo in cittadina, dandole il proprio nome. Nel XII secolo Valguarnera raddoppiò il numero dei propri abitanti, con famiglie provenienti da ogni angolo della Sicilia e non solo. Il popolamento fu favorito dalle tante possibilità di sfruttamento delle terre agricole e dalla presenza delle zolfare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella seconda metà del XIX secolo Valguarnera passò da 5.000 a quasi 15.000 abitanti grazie all'avanzare delle tecnologie di estrazione dello zolfo e alla produzione dei cotti. Ancora una volta Valguarnera conobbe una grande crescita demografica, con famiglie che vi si trasferivano di continuo, allettate dalla sempre maggiore richiesta di manodopera nelle vicine miniera di Floristella e di Grottacalda.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Valguarnera_Caropepe_-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Valguarnera Caropepe custodisce preziose gemme d’architettura sacra, ricche di notevoli tele a olio, affreschi, antichi paramenti sacri e statue. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Valguarnera_Caropepe_-_Conventazzo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Sicuramente l’abitato di Valguarnera Caropepe era protetto da una poderosa opera di fortificazione che arrivava fino alla parte superiore del paese, come si evince da alcuni resti visibili al giorno d’oggi che sono stati inglobati nelle chiese di Sant’Anna e di Sant’Antonio che li hanno trasformati in campanili.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel centro storico, che conserva un tessuto urbano su base ortogonale che tradisce l’origine medioevale, si trova un edificio che ospita la Casa Museo Caripa. La finalità di questo museo è quella di raccontare quella che è stata la vita domestica di un intero secolo ad iniziare dalla fine dell’Ottocento per terminare a quella del Novecento in modo da tramandare la nostra identità. L’intera casa articolata su tre livelli, permette di fare un duplice salto all’indietro in quanto tutto il suo arredamento e i complementi che lo accompagnano, sono pezzi originali risalenti proprio al XIX e XX secolo e, come nel caso del frigorifero a muro – alimentato da una condotta d’aria che viene dall’esterno – ancora perfettamente funzionanti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Valguarnera-Chiesa-S.Giuseppe-ar.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da visitare anche la seicentesca Chiesa Madre dedicata al Patrono San Cristofero, costruita sul modello della Cattedrale di Catania e, al cui interno, trovano spazio immagini sacre e tele raffiguranti diversi Santi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Interessante anche la Chiesa di San Francesco di Paola che si trova nella parte superiore di Valguarnera Caropepe caratterizzata da ornamenti in oro zecchino che pare essere stata costruita sopra ad un preesistente santuario dedicato alla dea Demetra. Nella parte absidale della chiesa è stata inglobata una torre di avvistamento di origine medioevale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da non perdere, vicino il monte Rossomanno, il sito archeologico riportato alla luce e che fa parte della Riserva Naturale Orientata. &nbsp;Infine, A Contrada Vitale, si trova un monolito, unico in tutta la Sicilia, databile all’VIII secolo a.C. e testimonianza dell’epoca mesolitica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Valguarnera_stazione.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5">Come Arrivare a Valguarnera</b></div><div><span class="fs14lh1-5">In auto: Autostrada A19 Palermo-Catania</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Catania Km. 82 - Autostrada A19 Ct-Pa - Uscita Dittaino (dopo Agira) - Seguire per zona Ind.le Dittaino e proseguire per Piazza Armerina</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Palermo Km. 149 - Autostrada A19 Pa- Ct - Uscita Mulinello (dopo Enna) - Seguire indicazioni per Valguarnera</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/OrVb6KO5nMA">https://youtu.be/OrVb6KO5nMA</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 09 Jul 2023 07:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare a Palermo:  Chiesa di Santa Maria della Catena]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001DF"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Edificata tra gli ultimi anni del '400 ed i primi del '500 la sua costruzione andò avanti per qualche decennio. La chiesa fu edificata al posto di una precedente cappella votiva su un leggero terrapieno nella parte meridionale del porto. Al tempo della edificazione la parte del Cassaro su cui sorge non esisteva perchè il cosiddetto "Cassaro morto" fu aperto nel 1581, quindi, la costruzione fu raccordata con il nuovo assetto stradale, nascendo &nbsp;così la scalinata e &nbsp;una loggetta laterale al portico centrale non più esistente perchè eliminata nel 1845. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamaricatenaPA1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il progetto della chiesa è attribuito a Matteo Carnalivari, insigne architetto rinascimentale di cultura catalana, che disegnò la loggia sul fronte occidentale e ogni particolare della costruzione. La loggia del prospetto, rinserrata tra robusti pilastri a tre ordini è costituita da tre archivolti policentrici su alti sovrassesti con profonde cornici, su colonne ed è &nbsp;definita orizzontalmente da una cimasa in pietra e traforata. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamaricatenaPA3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa con il suo portico ed il relativo paramento murario esterno divenne modello per altre costruzioni contemporenee o di poco posteriori. L'interno è a tre navate con doppio transetto ed absidi. Le costolonature sfaccettate delle volte a crociera, il tiburio coperto da volta stellare, le absidi coperte da volte ad ombrello creano effetti diversi di luminosità e rendono armonioso ed estremamente elegante l'insieme. Nei secoli del barocco, la chiesa fu decorata con stucchi serpottiani, eliminati, poi, dopo l'ultima guerra. Nella navata di levante, si aprono tre altari barocchi ed una profonda cappella dedicata alla Madonna della Catena. &nbsp;Recentemente è stato riportato alla luce una Madonna del XIV sec. sotto un dipinto del XVI sec.. Sull'altare di questa cappella è un baldacchino in pietra e ai lati dentro delle nicche le statue di S.Margherita e di S.Ninfa. La Madonna della terza cappella proviene dalla distrutta chiesa parrocchiale di San Niccolò alla kalsa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santa_Maria_Catena5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa sorge sulla piccola piazza della Doganella, sopra un’alta gradinata. Costruita nei primi anni del Cinquecento su progetto di Matteo Carnelivari, la Chiesa di Santa Maria della Catena è considerata un superbo esempio di stile gotico-catalano, con qualche influsso rinascimentale. &nbsp;All’esterno si nota ancora il rivestimento originario in conci squadrati, e le primitive finestre con trafori nelle lunette laterali. L’edificio è preceduto da un portico con tre archi ribassati, sotto il quale stanno tre portali, con bassorilievi di ANTONELLO GAGINI. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamaricatenaPA2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'interno è a tre navate, con tre absidi. La navata centrale si caratterizza per le sue volte a costoloni, mentre le navate laterali hanno volte a botte. Numerose sono le decorazioni, soprattutto del Settecento: notevoli gli affreschi di Olivio Sozzi e due sarcofagi, uno antico ed uno del Cinquecento.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Leggenda del nome:</b></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Forse non tutti lo sanno, ma il nome di Santa Maria della Catena è legato a una catena catena che da qui arrivava fino al Castello a Mare, chiudendo l’antico porto di Palermo. In realtà esiste anche un’altra spiegazione, una leggenda che merita di essere ricordata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo le antiche cronache, nell’agosto del 1392, ai tempi del regno di Re Martino, tre uomini, condannati ingiustamente, furono avviati al supplizio. Un improvviso e violento nubifragio costrinse le guardie e i condannati a rifugiarsi all’interno della chiesa. L’esecuzione fu rinviata e i condannati rimasero chiusi dentro la chiesa, così come le guardie. </span><span class="fs14lh1-5">Durante la notte, i prigionieri invocarono la Vergine che, misericordiosa, accolse le loro supplice. Le catene, così, si sciolsero e le guardie, cadute in un sonno profondo, non ostacolarono in alcun modo la fuga. Il giorno seguente i condannati furono catturati nuovamente e portati dinanzi al re Martino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sovrano, riconoscendo l’intercessione della Vergine e interpretando l’accaduto come un segno divino, non ebbe l’animo di condannare coloro che erano stati graziati dalla Madonna. Gli concesse la libertà, recandosi con la regina Maria e l’intera corte a rendere omaggio alla Vergine misericordiosa.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamaricatenaPA6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><b>Le cappelle</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La prima cappella di destra, intitolata a Santa Brigida, presenta sull’altare un dipinto del XVII sec. realizzato dal pittore trapanese Andrea Carreca che rappresenta la “Gloria” della santa. Le pareti laterali e la volta sono decorati con affreschi attribuiti a Olivio Sozzi che raffigurano, sulla volta, Santa Brigida incoronata dalla Vergine e ai lati la santa in Gloria e Cristo che mostra il costato insanguinato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La successiva cappella, che è anche la più importante e significativa, è dedicata alla Madonna della Catena. Essa corrisponde alla cappella votiva su cui fu eretta la chiesa ed è caratterizzata dal grande affresco trecentesco, incorniciato da un baldacchino con colonne in alabastro, che raffigura la Vergine che allatta il Bambino (l’originaria immagine a cui si sarebbero rivolti i condannati).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’opera è venuta alla luce durante i restauri del 1990, al di sotto di un altro affresco che vi era stato sovrapposto, e di cui si conservano ancora le parti laterali (forse il primo non &nbsp;era ritenuto conforme ai canoni dettati dal Concilio di Trento).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamaricatenaPA7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Caratteristiche di questo dipinto è l’aspetto di Gesù bambino, che qui viene raffigurato, seguendo i canoni tipici delle iconografie di ispirazione bizantina, con sembianze adulte. Secondo la cultura liturgica bizantina, infatti, si riteneva che Gesù fosse stato sempre saggio e maturo sin da bambino.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Arricchiscono la cappella, ai lati, quattro statue di scuola gaginesca che raffigurano Santa Barbara, Santa Margherita e due antiche patrone della città, Santa Ninfa e Sant’Oliva.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Di notevole interesse la cappella successiva dedicata alla Madonna delle Grazie, tutta adornata con statue e rilievi attribuiti ad Antonello e Vincenzo Gagini. Sempre di fattura gaginiana sono l’altare marmoreo con bassorilievo rappresentante la “Crocifissione sul Golgota” e l’edicola che lo sormonta con la “Incoronazione della Vergine” (quest’ultima proveniente dalla non più esistente chiesa di San Nicolò alla Kalsa rovinata dopo il grave terremoto del 1823). All’interno della cappella vi sono affreschi settecenteschi attribuiti a Olivio Sozzi che raffigurano i santi Pietro e Paolo, ai lati, e sulla volta un Cristo che benedice due religiosi. Ai lati monumenti funerari appartenenti a grandi famiglie palermitane.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nell’ultima cappella detta della “Natività” troviamo al centro una pregevole opera caravaggesca che rappresenta “La Natività con Adorazione dei pastori”. Alle pareti laterali sono presenti due affreschi che raffigurano “La strage degli innocenti “ a destra e “La circoncisione di Cristo” a sinistra.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamaricatenaPA8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La zona absidale</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel doppio transetto e nella zona absidale, recintata da una balaustra in pietra, si trovano sarcofagi e lapidi sepolcrali di varie epoche.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’altare maggiore presenta un altare in marmi policromi della prima metà del seicento con al centro un tempietto colonnato con baldacchino e cupoletta di stile classico che all’interno custodisce una piccola statuetta marmorea.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 07:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia che incanta: Riserva naturale orientata Bosco di Malabotta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001DE"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ubicata in <a href="http://www.sicilytourist.net/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a>, sui <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Monti Nebrodi</a>, nelle vicinanze del borgo medievale di Montalbano Elicona, copre il crocevia di cinque comuni e si sviluppa su un’area di 3.222 ettari. La riserva naturale orientata Bosco di Malabotta è stata istituita nel 1997 ed è una delle più estese dell’isola. È la riserva con il più alto grado di escursione in termine di altitudine passando da 700 a 1300 metri s.l.m. Ricade nei comuni di Montalbano Elicona, Roccella Valdemone, Malvagna, Francavilla di Sicilia e Tripi. La riserva naturale orienta bosco di Malabotta è un interessante itinerario naturalistico,posto tra la fine dei monti Nebrodi e l’inizio dei monti Peloritani. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Bosco_Malabotta2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Orientata Bosco di Malabotta è ravvisabile come l’ultima delle foreste che, un tempo, ricoprivano interamente la Sicilia. Si trova sui Monti Nebrodi, a ovest dei Monti Peloritani a circa 3 km dal sito megalitico dell’<i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?bellezze-di-sicilia--l-altipiano-dell-argimusco" target="_blank" class="imCssLink">Argimusco</a>, chiamato anche LA </i>STONEHENGE DI SICILIA. Riserva naturale dall’eccezionale valore ecologico incontra salti di quota di circa 600 metri, passando da 700 a oltre 1300 metri s.l.m. &nbsp;nelle vicinanze del borgo medievale di Montalbano Elicona.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Argimusco_MAALABOTTA.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Geomorfologicamente vanta un’eccezionale diversità ambientale passando da sedimenti argillosi a rocce calcaree. &nbsp;Diversi costoni e dislivelli punteggiano il bosco di alture come Pizzo Castelluzzo, Serra Castagna, Pizzo Daniele e Pizzo Galera. Malabotta è un ecosistema composto di piante di età pluricentenaria, tra cui i “Patriarchi del Bosco” querce secolari con fusti di oltre due metri di diametro. Inoltre la vegetazione è composta anche da cerri, faggi, castagni, agrifoglio, leccio e diverse altre specie. Il sottobosco passa da ambienti umidi, alla prateria letteralmente ricoperta nel periodo primaverile dalla Peonia Selvatica (Paeonia officinalis), ad ambienti più secchi e rupestri, dove crescono il biancospino, la rosa selvatica, lo sparzio spinoso e altre specie arbustive. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/RISERVA_malabotta1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>La fauna del Bosco di Malabotta</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La fauna è rappresentata da volpi martore, cinghiali, donnole, ricci, porcospini, lepri e altre specie. È segnalata anche la presenza del “topo quercino”. I volatili più interessanti, sono rappresentati da gheppi, falchi pellegrini, poiane, sparvieri. Spesso è sorvolato anche dalle aquile reali che nidificano sulla catena montuosa dei Nebrodi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Bosco_Malabotta4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">I sentieri di Malabotta, segnati, percorribili all’interno della riserva sono, complessivamente, sette e sono: il Sentiero dei Patriarchi del Bosco, il Sentiero Faggita, il Sentiero della Trota, il Sentiero di Federico II°, il Sentiero Voturi, il Sentiero Pittari e il Sentiero dei Megaliti.</span></div><div><b class="fs14lh1-5">Sentiero Faggita</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Sentiero Faggita costeggia il Bosco Malabotta, in direzione est, partendo dalle immediate vicinanze del suo ingresso. Relativamente breve e agevole, si snoda lungo curve di livello che oscillano da 1.100 a 1.200 metri s.l.m. costeggiando, in località Rindena, il Monte Cerreto con i suoi 1288 metri di atezza. Il sentiero termina a Rocca Lepre.</span></div><div><b class="fs14lh1-5">Sentiero Pittari</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Sentiero Pittari è il prolungamento del Sentiero dei Patriarchi, in direzione, sud da pizzo Ralo. &nbsp;Da Serro Faita si prosegue per Pizzo Ralo e Piano Tartaro verso la contrada dei Pittari, fino a Serra Castagna e Piano Costantino. Notevole Il dislivello che passa da 1325 a circa 700 metri s.l.m.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sentiero della Trota</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il torrente Licopeti, posto al centro della riserva, ospita la rara Trota Macrostigma. Chiamata anche trota siciliana, giacché autoctona, è una specie in via di estinzione. Il sentiero si trova nelle vicinanze dell’ex caserma Forestale, in prossimità di un altro corso d’acqua dal nome Fontanazzi, che s’incrocia con Licopeti.</span></div><div><b class="fs14lh1-5">Sentiero Patriarchi del Bosco</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Sentiero dei Patriarchi del Bosco è caratterizzato dalla presenza di querce e cerri ultracentenari con tronchi di oltre 2 metri di diametro. Il percorso si snoda lungo il bosco per una lunghezza di diversi km ed è il più lungo, e articolato, della riserva. Lungo il sentiero si aprono diversi punti panoramici con vista mozzafiato sull’Etna, sulla valle dell’Alcantara, su Milazzo e Isole Eolie ed anche su Novara di Sicilia. Eccezionale la vista dal Monte Voturi o Monte Petrolo e Serro Faita. I panorami vanno dal Mare Ionio fino al Tirreno.</span></div><div><b class="fs14lh1-5">Sentiero di Federico II°</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Sentiero di Federico II° inizia al bivio della S.p. 115 e prosegue fino all’ingresso del Bosco di Malabotta. Asfaltato, percorribile anche in auto è lungo circa 3,5 km. &nbsp;A poche centinaia di metri dall’inizio vi è l’ingresso per l’Argimusco dove troviamo un altro sentiero ad anello, quello dei Megaliti</span></div><div><b class="fs14lh1-5">Sentiero Voturi</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Sentiero Voturi inizia sul Sentiero dei Patriarchi del Bosco da Portella Croce Mancina e prosegue in direzione sud-est verso pizzo Piraino, Portella Malpertuso e Pizzo Galera. Il sentiero s’interrompe in prossimità di Pizzo Spirito.</span></div><div><b class="fs14lh1-5">Sentiero Dei Megaliti</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Anche l’Argimusco ricade all’interno delle riserva orientata. Il Sentiero dei Megaliti è certamente il meno impegnativo tra i sentieri della riserva. &nbsp;Facilmente raggiungibile dalla S.p. 115 Polverello – Tripi, all’incrocio con vista dei megaliti, si gira a destra direzione Argimusco. Il sentiero è ad anello e consente di visitare l’altopiano con i megaliti, regalando una spettacolare vista sulle Isole Eolie, il picco di Novara di Sicilia e l’Etna.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Bosco_Malabotta3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare al Bosco di Malabotta</span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Per arrivare alla riserva naturale orientata del Bosco di Malabotta,da Floresta seguite la strada statale 116 in direzione Randazzo,al Km 5 in località Favoscuro proseguite per Tripi fino Contrada dell’Argimusco. A pochi km da Contrada dell’Argimusco troviamo il parcheggio del bosco di Malabotta. Lungo i vari percorsi e possibile fare delle soste nelle aree attrezzate presenti sul luogo tutte ben segnalate.</span></div><div><br></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">GAURDA IL VIDEO</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 04 Jul 2023 08:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Località Balneari in Sicilia:  Fontane Bianche - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001DD"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Affacciata sul mar Ionio, in <a href="https://www.sicilytourist.net/turismosiracusaeprovincia/" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.sicilytourist.net/turismosiracusaeprovincia/', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">provincia di Siracusa</a>, Fontane Bianche si trova sulla costa orientale della <a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a> e dista circa 15 chilometri dalla famosa città di Archimede. Il litorale è caratterizzato da spiaggia e scogliera, in cui le acque trasparenti e il fondale bianchissimo, ne fanno un paradiso per gli amanti della pesca e della foto subacquea. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Un territorio ricco di storia, cultura e tradizioni che nella cornice di un maestoso paesaggio naturalistico da vita ai litorali più belli e suggestivi di tutto il Mar Mediterraneo. </span></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/-fontane-biancheborgo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La zona è diventata un posto turistico residenziale con numerose strutture ricettive come hotel, Bed &amp; Breakfast, villaggi e strutture sportive, estesi su tutta la costa marina, di circa 4Km. &nbsp;In poco più di un'ora si raggiungono l'<a href="etna-" target="_blank" class="imCssLink">Etna</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?meravigliosa-sicilia--taormina" target="_blank" class="imCssLink">Taormina</a>, le <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?gole-alcantara-parco-botanico-e-geologico" target="_blank" class="imCssLink">Gole Alcantara</a> ed <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a>. La costa è apprezzata sia dai residenti che dai turisti, per la bellezza della sua spiaggia di sabbia bianca, un litorale di oltre un chilometro che presenta un mare trasparente che degrada dolcemente, adatto ai bambini di qualsiasi età, anche per la temperatura calda delle sue acque. La scogliera bassa e balneabile ed è il posto ideale per immergersi ed ammirare i fondali limpidi ed incontaminati o per fare pesca, ritrovando i giusti ritmi lontano dalla città caotica e dallo stress. Appena qualche chilometro più a nord di Fontane Bianche troviamo <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?la-sicilia-da-visitare--isola-di-ognina--siracusa-" target="_blank" class="imCssLink">Ognina</a>, un piccolissimo borgo turistico dai contorni pittoreschi. Da qualsiasi angolazione la guardate vi sembra di ammirare un quadro pittoresco. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/mare-fontane-bianche-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A pochi chilometri da Fontane Bianche, con un po’ di ulteriore pazienza, senza neanche fare tanti chilometri, si può visitare la<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?oasi-naturalistica-di-vendicari" target="_blank" class="imCssLink"> Riserva Naturale di Vendicari</a> con la bella spiaggia di Cala Mosche e sopratutto <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?necropoli-di-pantalica---siracusa--" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.sicilytourist.com/blog/?necropoli-di-pantalica---siracusa--', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">Pantalica</a> sito riconosciuto UNESCO dove oltre ad una natura paradisiaca e incontaminata, si trovano le necropoli che ospitano ancor oggi oltre 5 mila tombe ed una serie di rovine di villaggi. Si raggiungono facilmente le più note località turistiche come il pittoresco Borgo di Marzamemi, ritrovo di vita notturna e grandi tradizioni culinarie a base di pesce, oltre che le più note città barocche UNESCO come <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">Noto</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--modica--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Modica</a>, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a> e <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a>. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cibo-Fontane-Bianche.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma Fontane Bianche non è solo spiaggia e mare, c’è anche la buona cucina variegata dei ristoranti della zona, il pesce fresco appena pescato, per non parlare della pizza, della granita alle mandorle con le fragranti e profumate brioches e del gelato artigianale tipico siciliano. Per il vostro relax, dunque, qui trovate tutto quello di cui avrete bisogno. La vacanza in Sicilia è sinonimo di libertà, aria e mare pulito, cibo sano grazie alle offerte viaggio last minute a Fontane Bianche.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggia-fontane-bianche-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Mare cristallino, fondali bianchissimi paradiso per sub ed amanti della pesca e della foto subacquea. I Tropici non sono poi così lontani come si crede. Sviluppatasi a partire dagli anni '50 del '900. In concomitanza col boom economico iniziarono a sorgere, nella deliziosa località costiera, le prime residenze esclusive incastonate in uno degli angoli più belli di una terra già straordinaria. Di lì a poco vennero anche i villaggi turistici e Fontane Bianche si trasforma nella più attiva località estiva del siracusano con tanto di vita notturna. &nbsp;Il nome, dai contorni poetici, rimanda alla presenza di fontane naturali, di acqua dolce, che spuntano in diversi punti della roccia di un promontorio calcare che chiude la spiaggia a Nord, spiaggia composta da sabbia chiara e compresa in un ampio golfo naturale. Superati i suoi confini si scorgono ampie scogliere che diventano paradiso per subacquei: nei fondali è possibile scoprire inaspettati scorci di "architettura" sottomarina, in un mare color cobalto. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sub-fontane-bianche-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fontane Bianche si trova in un contesto di grande pregio, adiacente la zona del </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?area-marina-del-plemmirio-a-siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Plemmirio</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> (preistorico villaggio sulla costa siracusana, cantato da Virgilio), qui è possibile osservare la Pinna nobilis (la conchiglia più grande del Mediterraneo) ed i coralli coloniali come l'Astroides calycularis. Ma per vivere da vicino i Tropici di casa nostra, è meglio tuffarsi in acqua. Il fondo cristallino del mare risalta anche senza maschera. A garantire un mare doc sono i pesci, che spesso accompagnano i bagnanti, e le praterie di posidonia che colonizzano certi tratti del fondale. Una fetta di Jonio, questa, in cui sono state avvistate le balenotteri comune e le Megattere. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/mare-fontane-bianche-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fontane Bianche offre vacanze dall'aspetto esotico con tutti i canoni dello stile mediterraneo: gusti e piatti della migliore tradizione siciliana, stile di vita chiaramente "slow" per chi non è avvezzo a vacanze usa e getta. Un luogo dove è facile diventar clienti dei pescatori che la notte sollevano in barca alcuni chili di pesce da offrire ai villeggianti. Non bisogna, infine, dimenticare che questo mare nasconde immensi tesori: nel periodo greco e romano, Siracusa era, infatti, un porto di grande importanza. I drammatici naufragi d'un tempo sono, oggi, oro per l'archeologia. E quanti amano dedicare parte del tempo della propria vacanza alla cultura, possono scoprire alcuni dei reperti recuperati nel vicino Museo Paolo Orsi di Siracusa.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per raggiungere Fontane Bianche, bisogna imboccare la statale 115 in direzione Cassibile e seguire le indicazioni.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il bellissimo video</span></div></div><a href="https://youtu.be/SDENMAXgjiI">https://youtu.be/SDENMAXgjiI</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Jul 2023 07:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Torri e Castelli di Sicilia: Castello della Colombaia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001DC"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello della Colombaia è un’architettura militare tra le meglio conservate in Sicilia. Oggi possiamo visitarlo ed apprezzarlo in tutto il suo splendore grazie all’intervento di FAI, Fondo per l'Ambiente Italiano, dopo essere stato decretato uno dei luoghi del cuore degli italiani. La tutela e la manutenzione vengono inoltre svolte dall'Associazione "SALVIAMO LA COLOMBAIA", che rende il castello un luogo visitabile anche all'interno. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Il-Castello-della-Colombaia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">II Castello della Colombaia, conosciuto anche con il nome di Torre Peliade o Castello di mare, è la sentinella del porto di Trapani, è uno dei simboli della città si erge in un’isoletta all'estremità orientale dell’approdo cittadino e veglia da secoli i traffici che solcano le acque. Una testimonianza preziosa che ha resistito al passare del tempo e alle maree: si narra che venne fondata da Amilcare Barca, il padre di Annibale. Dai miti della storia alla semplicità della natura: il nome “della Colombaia” è dovuto alle nidificazioni delle colombe che scelsero l’isola e il castello come porto sicuro durante i suoi numerosi periodi di abbandono, nonché punto strategico lungo la rotta migratoria verso le coste dell'Africa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Colombaia-di-Trapani-3.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si raccontano tante leggende sul Castello della Colombaia, la più accreditata dagli studiosi è la fondazione per volere dello storico personaggio Amilcare Barca. La struttura di aspetto medievale è dunque una facciata più “recente” che cela origini ancora più antiche. Le fonti testimoniano che la prima costruzione risale al 260 a.C., durante la prima guerra punica. Nei secoli la struttura subì diverse trasformazioni e modifiche: durante il periodo medievale venne ricostruita dagli Aragonesi in pianta ottagonale (la forma attuale), mentre nel XV secolo venne ampliata ulteriormente e fortificata per volere di Carlo V al fine di difendere la città dalle incursioni dei pirati.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Colombaia-di-Trapani-4.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">La fortezza è situata su un’isoletta </span>della Colombaia, isoletta <span class="cf1">naturale, all’ingresso del porto di Trapani</span> , a circa 600 metri ad ovest dal porto di Trapani. La struttura è alta 32 metri ed è composta da quattro piani sovrapposti. La forma ottagonale risale all’edificazione del 1400 e l’intero complesso è di pietra calcarea di varie dimensioni, unitamente a elementi in calcarenite. L’attuale planimetria comprende un bastione a punta, una torre ottagonale e una fortezza pressoché ellittica, un impianto monumentale simbolo della città di Trapani da non perdere, uno dei tanti gioielli italiani recuperati e valorizzati dai FAI. <span class="cf1">e risale al III secolo a.C., mentre l’imponente torrione centrale venne costruito nella fase medievale, verso la fine del Duecento. La Colombaia fu ampliata nel '500 per contrastare le frequenti scorribande dei pirati e ulteriori opere di fortificazioni vennero messe in atto fino al XVII secolo. Nell’Ottocento venne destinata a carcere e vide rinchiusi alcuni dei più importanti patrioti del Risorgimento siciliano.</span><span class="cf1"> </span></span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Il-Castello-della-Colombaia6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È possibile raggiungere il castello della Colombaia solo via mare prendendo un’imbarcazione dal porto di Trapani. Da qui effettuano servizio diverse compagnie. Per arrivare al porto di Trapani, potete usufruire delle linee autobus A.T.M. spa Trapani.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><div><span class="fsNaNlh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/A6IOlnfDjxk">https://youtu.be/A6IOlnfDjxk</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Jun 2023 07:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi di culto da visitare in Sicilia: Cattedrale di Sant’Agata Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001DB"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Cattedrale di Sant’Agata è il principale luogo di culto cattolico di Catania, chiesa madre dell’omonima arcidiocesi metropolitana e sede dell’omonima parrocchia. La cattedrale è dedicata alla vergine e martire Sant’Agata, patrona della città di Catania ed è situata nel centro storico della città nel lato sud-est di piazza del Duomo, davanti il simbolo della città: U Liotru; nel quartiere Duomo di Catania o Terme Achilliane. </span><span class="fs14lh1-5">Più volte distrutta e ricostruita dopo eventi naturali e incidenti, la cattedrale sorge sul sito delle Terme Achilliane romane e del martirio della Santa patrona della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Catania_Duomo_al_tramonto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa attuale fu edificata nel 1711, su progetto di Girolamo Palazzotto. La sontuosa facciata in tre ordini di Giovan Battista Vaccarini è in marmo bianco di Carrara, ornata da colonne e statue. Degni di nota sono il portale centrale, con 32 formelle lignee finemente scolpite, e le tre absidi in pietra lavica dell’Etna, eredità della precedente cattedrale di epoca normanna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’interno, con pianta a croce latina, è diviso in tre navate. Spiccano gli affreschi del romano Giovan Battista Corradini nell’abside centrale, con l’Incoronazione di Sant’Agata, mentre le due colonne alla base dell’arco absidale e la monofora sono di origine medievale. Nella navata destra si trova il monumento funebre del musicista Vincenzo Bellini, mentre nell’abside destra la sfarzosa cappella di Sant’Agata custodisce il sacello con le preziose reliquie. Il tempio ospita le tombe di numerosi reali normanni, svevi e aragonesi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Catania_Duomo_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’edificio attuale è opera dell’architetto Girolamo Palazzotto, il quale si occupò principalmente dell’interno, mentre Giovanni Battista Vaccarini disegnò e seguì i lavori della facciata con interventi e modifiche protrattisi dal 1734 al 1761.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I lavori per la costruzione dell’edificio si protrassero per tutto il XVIII secolo e continuarono anche dopo la riapertura al culto della cattedrale. Durante i lavori di restauri dal 1795 al 1804 la chiesa di San Francesco Borgia ricoprì le funzioni di cattedrale. Solo nel 1857 fu completato il campanile ed è pure del XIX secolo l’allestimento attuale del sagrato. Nel secondo registro sono rappresentati gli armoriali dei corrispettivi protagonisti della ricostruzione della cattedrale (rispettivamente vescovo, papa e sovrano), ossia </span><strong class="fs14lh1-5">Pietro Galletti, Papa Clemente XI</strong><span class="fs14lh1-5"><b>I</b></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><strong class="fs14lh1-5">Carlo III</strong><span class="fs14lh1-5"> di Spagna con relative didascalie, chiude la serie lo stemma di Catania con la didascalia dei motti civici;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">il terzo registro rappresenta quattro attributi della diocesi e rispettive didascalie, ossia un volatile nel nido mentre lede il proprio petto per sfamare i propri pulcini (simile all’icona cristiana del pellicano; il motto è <em>charitas omnia suffert</em>), un uomo barbuto schiacciato da un vulcano alle cui spalle si erge la croce della Risurrezione a cui l’uomo è incatenato per la caviglia (la posa della figura ricorda iconograficamente Atlante, ma si rifà al mito di <strong>Tifeo</strong>; il motto è <em>subiacet imperio</em>), un albero battuto dai venti (due paffuti volti soffianti) da cui cadono diverse foglie (il motto è s<em>olum sicca convellunt</em>) e infine un volatile al rogo in una pira il cui motto è spes sancta crociata nescit;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Cappella_Agata_17032009_003.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">l</span><span class="fs14lh1-5">’ultimo registro rappresenta gli attributi della patrona di </span><strong class="fs14lh1-5">Sant’Agata</strong><span class="fs14lh1-5"> e sono un altare su sono posati una spada delle tenaglie e una corda schiacciate da un piatto su cui sono i seni della santa (il motto è </span><em class="fs14lh1-5">urbis praesidium et munimen</em><span class="fs14lh1-5">), una fornace da cui fuoriescono vampate di fuoco e sovrastata dai seni coronati e dal cuore in fiamme (il motto è </span><em class="fs14lh1-5">inestinguibilis amor</em><span class="fs14lh1-5">), un messale aperto con la dicitura </span><em class="fs14lh1-5">noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est</em><span class="fs14lh1-5"> che sovrasta i simboli imperiali (corona e scettro) capovolti (il motto è i</span><em class="fs14lh1-5">mpietas pietate refellitur</em><span class="fs14lh1-5">), chiude infine un arcobaleno che sovrasta una tavola con le ali spiegate su cui è l’acronimo </span><strong class="fs14lh1-5">M.S.S./H.D./et/P.L.</strong><span class="fs14lh1-5"> (chiaramente indicante la tavola angelica della tradizione; il motto è </span><em class="fs14lh1-5">foedus eternum</em><span class="fs14lh1-5">). Ai lati della porta centrale, su due alti supporti, sono poste le statue in marmo di san Pietro e san Paolo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cupola-di-sant-agata-catania-jpeg-13959-1539942420.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cupola, posta sulla crociera, risale al 1802 su progetto di <strong>Carmelo Battaglia</strong> ed è munita di colonne e ampie finestre che illuminano l’interno. Il campanile fu costruito per la prima volta nel 1387 alla sinistra del prospetto, arretrato di circa 7 metri rispetto alla facciata ed era alto oltre 70 metri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La torre a base quadrata misurava circa 15 metri di lato. La sua storia è molto accidentata in quanto subirà diversi crolli e quindi molte riedificazioni. Nel 1662 venne ulteriormente innalzata per l’inserimento di un orologio e fu portata alla vertiginosa altezza di circa 100 metri. Ma l’11 gennaio del 1693, a causa del forte terremoto che investì la città, crollò, travolgendo anche la chiesa: sotto le sue macerie morirono oltre 7.000 fedeli raccolti in preghiera. Venne riedificata assieme alla chiesa dopo il terremoto del 1693, con alla sommità la campana maggiore fusa nel 1619 del diametro di 1.80, caduta dalla torre nel corso del terremoto ma rimasta integra, unitamente alla campana del popolo del 1505. Tra il 1867 e il 1869 l’architetto Carmelo Sciuto Patti realizzò il campanile e la lanterna della cupola.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Catania_Duomo_3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">È possibile visitare la Cattedrale tutti i giorni avendo cura di rispettare gli orari delle funzioni religiose durante le quali la visita è vietata. A disposizione dei visitatori è attivo all'interno della Basilica un SERVIZIO VISITE GUIDATE &nbsp;con ingresso al Salone medievale "Bonadies", Cappella dei Reali Aragonesi e Sacrestia</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/jAudaA50fx0">https://youtu.be/jAudaA50fx0</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 08:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da visitare in Sicilia: Riserva Orientata di Monte Cammarata]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001DA"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva naturale orientata Monte Cammarata è un'area naturale protetta situata nei comuni di Cammarata, San Giovanni Gemini e Santo Stefano Quisquina, in provincia di Agrigento ed è stata istituita nel 2000. La riserva era stata soppressa nel 2012 e inglobata nel parco dei Monti Sicani. Nel 2019, a seguito dell'annullamento del Parco del Monti Sicani, è stata ripristinata. </span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturaleè situata nella parte Centro-occidentale della Sicilia, in provincia di Agrigento, nella parte orientale dei Monti Sicani, sviluppandosi soprattutto in senso E-W per una superficie di 2106,90 ha.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservamontecammarata1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva tutela una delle zone boschive più verdi dell’entroterra agrigentino che si snoda fra quattro picchi principali: Monte Gemini, Serra Moneta, Pizzo Rondine, Monte Cammarata alto quasi 1600 metri. Questi rilievi sono in buona parte rivestiti da rigogliosi boschi di Pini e Aceri; non mancano querceti di Roverella e Leccio un tempo assai più estesi nell’area. Man mano che si sale la rigogliosa vegetazione di conifere lascia il posto </span><span class="fs14lh1-5">all’euforbia rigida e al raro sorbo meridionale dalle bianche infiorescenze. Dalla cima si gode un panorama mozzafiato su verdi </span><span class="fs14lh1-5">vallate e strapiombi rocciosi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fra queste vette volano di giorno il Falco Grillaio, il Falco Pellegrino, il Lanario e la Poiana, mentre già </span><span class="fs14lh1-5">dal tramonto dominano il cielo l’Assiolo, l’Allocco e il Barbagianni. Fra la vegetazione è facile scorgere Conigli, Lepri, Donnole e </span><span class="fs14lh1-5">Volpi che qui trovano un habitat ideale. All’interno della Riserva due grandi aree attrezzate denominate Buonanotte e Savochello </span><span class="fs14lh1-5">offrono la possibilità di sostare durante una suggestiva escursione o di fare un semplice picnic fra la natura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservamontecammarata2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La flora della Riserva Naturale Orientata Monte Cammarata è molto variegata, a tal punto che potrai ammirare una vasto numero di specie nel raggio di pochi metri. Una peculiarità di questa zona è la presenza di un antico querceto secolare, che si è amalgamato perfettamente con le specie più giovani. Proprio qui, infatti, puoi osservare da vicino lecci, cedri, cipressi, aceri, pini e molto altro ancora, il tutto in un fazzoletto di terreno. L’area presenta anche vari endemismi, esemplari unici e presenti solo nella Riserva Naturale Orientata Monte Cammarata, come il Dente di Leone Siciliano, il Senecio Siciliano, la Camomilla delle Madonie e la Bivonea Gialla.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservamontecammaratafauna.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Anche la fauna è ricchissima, con un numero elevato di mammiferi sparsi in tutto il territorio. Ti sarà facile avvistare volpi, donnole, istrici e lepri, viste le numerose colonie che popolano questa riserva naturale. L’avifauna è ancor più ricca, in quanto ospita sia specie che abitano la Riserva Naturale Orientata Monte Cammarata tutto l’anno che altre migratorie, che la utilizzano anche come punto di nidificazione.</span><span class="fs14lh1-5">Tra queste ti citiamo tante specie passeriformi, come il Regolo e la Capinera, e numerosi rapaci, dal Gheppio alla Civetta. Non va dimenticato che la Riserva Naturale Orientata Monte Cammarata ospita anche due rare specie in via di estinzione, il Picchio Rosso Maggiore e la Coturnice Sicula.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservamontecammarataTRKKING.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Oltre alle attività più tradizionali, come escursionismo e trekking, che da sole richiamano migliaia di visitatori ogni anno, alla Riserva Naturale Orientata Monte Cammarata è possibile praticare il Birdwatching in numerosi punti, potendo osservare l’avifauna del territorio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Oltre ad essere un’area verde rilevante per la sua importanza paesaggistica, questo territorio conserva anche siti archeologici siciliani molto interessanti, che testimoniano un’antica attività dell’uomo proprio tra i monti della Riserva Naturale, passando anche per i reperti lasciati dalle varie popolazioni che dominarono la Sicilia nel corso del tempo.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservamontecammarataEREMO.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Di particolare interesse vi è anche L'Eremo di Santa Rosalia, un’opera del Settecento situata all’interno di un boschetto a circa 1000 metri d’altitudine.</span><br></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare: <br>Palermo - Agrigento SS.189 bivio per Cammarata e San Giovanni Gemini. <br>Info: Distaccamento forestale di Cammarata - Tel. 0922.909152</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/SaFw7vR2FKw">https://youtu.be/SaFw7vR2FKw</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 25 Jun 2023 05:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Marinari di Sicilia: TERRASINI (Palermo)]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D9"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Il Borgo di Terrasini è situato a circa 30 Km da Palermo e si affaccia sul Golfo di Castellammare. </span><span class="cf1">Il Borgo basa la sua economia prevalentemente sul turismo e sull'attività ittica. In periodo medievale il Conte Ruggero vi istituisce il sistema feudale. </span><span class="cf1">Nel 1836 il Re di Sicilia, Ferdinando II di Borbone decide di accorpare la frazione di Favarotta al comune di Terrasini, che a partire da quella data diviene autonoma. </span>Il nome Terrasini deriva dal vicino promontorio di Capo Rama, che con l'opposto Capo San Vito forma l'ampio golfo di Castellammare, l'antico "Sinus Aegestanus": proprio dal vicino golfo il territorio cominciò a chiamarsi "Terra Sinus" (terra delle insenature), poi trasformato in "Terrasini".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/terrasinicop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Terrasini, &nbsp;ti lascerà a bocca aperta, soprattutto per il sui affascinante paesaggio, ma anche per il suo mare limpido e cristallino. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La costa di Terrasini, che si estende dalla spiaggia della Ciucca fino a quella di San Cataldo, è di tipo misto, alternando calette pietrose ad alti e scoscesi dirupi sul mare. Nei pressi di Terrasini è situata la Riserva naturale orientata Capo Rama, istituita dalla Regione Siciliana nel giugno 2000 ed affidata in gestione al WWF Italia.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/terrasinio3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'area del promontorio era stata già individuata nel 1968, dal Comune di Terrasini, come «biotopo di inestimabile valore». Il promontorio di Capo Rama è stato inserito nell'esclusivo elenco dei geositi italiani, località di rilevante interesse geologico di alto valore naturalistico. Dal punto di vista faunistico, l'area di Capo Rama ospita la fauna tipica delle coste rocciose. La Riserva si trova lungo le rotte migratorie e durante i periodici spostamenti alcune specie sostano indisturbate sulla scogliera: in primavera prima di raggiungere le aree di nidificazione ed in autunno quando tornano nelle zone di svernamento. Si possono avvistare molte specie di rettili, la presenza di gabbiani reali (Larus michahellis), rondoni maggiori (Apus apus), cappellacce (Galerida cristata) ed anche di gheppi (Falco tinnunculus).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/GROTTE-DI-TERRASINI.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le grotte ospitano alcune colonie di pipistrelli, ma sono presenti anche volpi (Vulpes vulpes) e conigli (Oryctolagus cuniculus). Per quanto riguarda la flora vi è una vegetazione arbustiva e discontinua, con un'area di scogliera ed un'area di pianoro in cui prosperano le palme nane, elemento distintivo della riserva e dell'areale botanico siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una catena di basse montagne circonda l'abitato di Terrasini, che si adagia in una conca pittoresca digradante verso il mare. Il popoloso borgo, di probabile origine tardomedievale, fu dominio feudale dei principi di Carini di casa La Grua Talamanca, i quali agli inizi del XVIII secolo avevano acquistato questo territorio dal barone Donato di Gazzara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Terrasini_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia municipale di Terrasini prende le mosse nel 1836 con l'unificazione dei due villaggi limitrofi di Terrasini e Favarotta, nel tratto iniziale del golfo, dominato dalla Torre di Capo Rama. Oggi il promontorio di Capo Rama è stato dichiarato riserva naturale per la ricchezza e varietà della flora e fauna aviaria. Il nucleo più antico della cittadina, a trama regolare, è disposto in lunghi isolati di case basse e bianche, allineate lungo strade linde e dritte convergenti verso il mare, in questo contesto risalta la monumentale chiesa madre ed i due palazzi settecenteschi appartenenti ai principi di Carini, signori feudali di Terrasini fino al XIX secolo: il palazzo La Grua Talamanca, ristrutturato in tempi recenti, ospita oggi il Municipio di Terrasini, mentre il palazzo Cataldi conserva le originarie caratteristiche di un palazzo nobiliare del Settecento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/terrasinio4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Intorno al 1200 D.C. con l’arrivo di Re Ruggero, il feudo inabitato di Terrasini ha un padrone: Rodolfo Bonello. Negli anni successivi si susseguirono tanti Principi e Baroni che per secoli sfruttarono il feudo; ma il punto di svolta si ebbe quando arrivò una famiglia di nobili: i La Grua Talamanca, Principi di Carini. Vincenzo III La Grua Talamanca promosse l’insediamento urbano che si sarebbe caratterizzato all’agricoltura e sulla pesca. Su proposta del Principe, il Re Spagnolo Filippo IV decreta ufficialmente la nascita del Comune.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Successivamente, nel 1836 il Re Borbone Ferdinando II con decreto fa annettere al Comune di Terrasini una frazione di Cinisi chiamata Favarotta, che significa sorgente. A proposito della famosa sorgente, nel 1963 furono rinvenute tantissime anfore romane e frammenti di legno di almeno due navi romane: una del III secolo a.C. ed un'altra, da carico, del I secolo d.C. Dallo studio dei reperti, si è appurato che le navi provenivano dalla Spagna e trasportavano un carico di anfore contenenti "Garum", cioè una salsa di pesce di cui i romani erano molto ghiotti. Assieme alle anfore furono rinvenuti lingotti di rame di forma circolare, provenienti anch'essi dalla Spagna. Il motivo per cui queste navi si trovavano nelle acque di Terrasini era dovuto alla necessità di rifornimento d'acqua; infatti, la sorgente di Favarotta andava a riversarsi sul mare. Si ritiene che l'affondamento sia stato causato da un improvviso temporale che avrebbe spinto le navi sugli scogli della costa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/terrasinicop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Terrasini, che da sempre ha sorpreso i suoi turisti ma anche i suoi abitanti per le meravigliose acque cristalline che si estendono da una spiaggi all’altra, e si caratterizzano da affascinanti insenature fatte di rocce e irti dirupi. In questo luogo tutti gli ambienti naturali sono protetti, e al suo interno è possibile ammirare la Riserva Naturale orientata Capo Rama, dalla quale si spostano continuamente alcune specie di volatili.</span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Questa meravigliosa città siciliana, dunque, ti affascinerà molto per la sua posizione, in quanto sorge tra il mare e le colline. Per la sua immensa bellezza, Terrasini è in grado di regalare un panorama incredibile, in quanto caratterizzata da una costa irregolare e dalla quale sorgono baie rocciose e dirupi molto irti.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/terrasiniduomo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Il Duomo</b>, dunque, si trova in Piazza Duomo, e da qui appunto sorge l’imponente struttura in perfetto stile barocco. Sulla parte esterna della chiesa è possibile ammirare le statue di San Pietro e San Giuseppe, internamente invece, si divide in tre navate e si trovano alcune cappelle dedicate ai santi protettori del lavoro, e persino due cappelle, rispettivamente una dedicata al Cristo Salvatore e l’altra alla Maria Santissima.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nella medesima Piazza si trova persino l’affascinante Villa San Giuseppe, nella quale vengono ospitate moltissime mostre di arte ma anche di artigianato. Inoltre, a Terrasini durante la metà del mese di agosto è possibile assistere alla festa dedicata a San Giuseppe, con degustazioni di pesce e vino. Molte altre sono le imponenti strutture da visitare assolutamente durante il viaggio a Terrasini, come Villa Fassini, una struttura rivolta all’architetto Ernesto Basile, che ti affascinerà per lo stile liberty che la caratterizza e per la presenza di limoneti e aranceti che la circondano.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/terrasini-Torre-Capo-Rama-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Torre di Capo Rama</b>, è un altro suggestivo luogo da non farsi scappare durante la permanenza a Terrasini, perché ti lascerà senza parole per la sua estrema bellezza. Torre di Capo Rama, affascinante costa che racchiude la città di Terrasini, si caratterizza per la presenza di alcune torri di avvistamento, come la Torre Alba e la Torre Toleda. La Torre di Capo Rama, invece, è quella principale e che appunto sorge sul promontorio che prende il suo nome.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Questa torre è stata edificata attorno al XV secolo, e sorge direttamente sul mare. A differenza dalle altre che punteggiano la costa, questa sembra essere la più antica e dal luogo in cui sorge, è in grado di offrire al turista un panorama davvero mozzafiato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservaterrasini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tra i luoghi più suggestivi da visitare a Terrasini, c’è anche la </span><span class="fs14lh1-5"><b>Riserva Naturale orientata Capo Rama</b></span><span class="fs14lh1-5">, che dista qualche chilometro dalla città, e risulta essere una delle migliori mete in cui andare all’avventura di una o più escursioni, oppure semplicemente visitarla e ammirare quello che ha da offrire, ossia la sua meravigliosa natura.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Questo posto, inoltre, abbonda di flora e di fauna, offrendo anche un litorale vario e caratterizzato da una successione di sporgenze e rientranze. Tra le particolarità della città, vi è il Museo del Carretto siciliano, che in differenti occasioni permette di poter ammirare le esposizioni dei carretti, ma anche la seziona naturalistica.</span></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5">La Spiaggia di Terrasini</b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/faraglioniterrasini.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Oltre alla bellezza dei monumenti che presenta, la città affascina ogni turista per il suo meraviglioso mare cristallino, la cui costa si estende tra la spiaggia Ciucca e quella di San Cataldo. Il litorale roccioso prende il nome di Calarossa, che viene chiamato così proprio per il colore che lo caratterizza. Una delle più belle attrazioni della spiaggia di Terrasini, dunque, sono i faraglioni che spiccano dalle acque limpide e cristalline del mare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/terrasinicalarossa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per la sua grandezza e per la sua bellezza, dunque, la Cala Rossa di Terrasini è la spiaggia ideale per tutti coloro che vogliono tuffarsi ed andare alla scoperta dei fondali marini siciliani. Nelle diverse spiagge, inoltre, è possibile trovare calette e grotte naturali, nelle quali è possibile effettuare visite ed esplorazioni. Le spiagge di Terrasini, inoltre, sono completamente attrezzate e facilmente raggiungibili.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/KMQEaQtSTdQ">https://youtu.be/KMQEaQtSTdQ</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 08:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie di Sicilia: RISERVA NATURALE ISOLA BELLA (Taormina)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D7"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'Isola Bella, considerata la "Perla del Mediterraneo", rappresenta un'area di straordinaria bellezza, dichiarata, nel 1984, monumento di interesse storico-artistico di particolare pregio; nel 1998 è stata istituita la Riserva Naturale Orientata “Isola Bella” al fine di tutelarne il particolare valore paesaggistico; nel 2005 è stata inclusa tra i Siti di Interesse Comunitario (SIC). Il SIC denominato “Isola Bella, Capo Taormina, Capo S. Andrea”, esteso 21 ettari, è stato proposto in quanto “zona costiera di notevole valore paesaggistico con falesie che ospitano una tipica vegetazione rupicola ricca di endemismi”. Si estende su tutta la zona costiera calcarea, da Capo Taormina a Capo Castelluccio. &nbsp;Anche il tratto di mare prospiciente la riserva è stato individuato come Sito di Interesse Comunitario, denominato “Fondali di Taormina – Isola Bella”, caratterizzato da praterie sottomarine di Posidonia oceanica, habitat prioritario di conservazione. Attualmente la gestione della riserva naturale è affidata al CUTGANA, centro di ricerca dell'Università di Catania. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Nel 2006 Isola Bella e Taormina sono state iscritte nella Tentative List UNESCO per avere il riconoscimento di sito Patrimonio dell'Umanità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/isolabella1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si estende su tutta la zona costiera calcarea, da Capo Taormina a Capo Castelluccio. Anche il tratto di mare prospiciente la riserva è stato individuato come Sito di Interesse Comunitario, denominato “Fondali di Taormina – Isola Bella”, caratterizzato da praterie sottomarine di Posidonia oceanica, habitat prioritario di conservazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/isolabella2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">La storia che l'ha resa così bella</b></div><div> </div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5">Oggi l'Isola Bella appartiene all'Assessorato dei Beni Culturali, ma negli anni sono stati tanti i proprietari che si sono susseguiti. Regalata a Pancrazio Ciprioti dal Re delle due Sicilie Ferdinando I di Borbone, Lady Florence Trevelyan comprò quell'isolotto in mezzo al blu e la fece diventare una piccola oasi unica nel suo genere. </span><span class="fs14lh1-5">Alla fine dell'800 il marito filantropo Salvatore Cacciola, per compiacere la moglie, fece costruire sull'isola una casetta e vi fece piantare piante tropicali rare e pregiate. Nel 1954 i fratelli messinesi Bosurgi ne divennero i proprietari e vi costruirono una splendida residenza con 12 stanze autonome.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiaisolabella.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">La spiaggia dell'Isola Bella</b></div><div><span class="fs14lh1-5">La spiaggia dell'Isola Bella di Taormina si trova in una baia relativamante piccola e per questo diventa affollatissima in estate. Se vuoi goderti una giornata in totale relax è presente un lido dove puoi affittare sdraio e ombrelloni, oltre che gustare un ottimo pranzo in riva al mare e bere un drink godendo di quello spettacolo della natura.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottaisolabella.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div><b class="fs14lh1-5">Cosa fare all'Isola Bella</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Se vuoi vivere in pieno la sua bellezza devi assolutamente fare snorkeling allo scoperta delle meraviglie dei fondali intorno alla Riserva. Il Parco Marino di cui fa parte è ricco di tante varietà di pesci, vegetazione marine e coralli. Oltre a godere del mare e del sole, puoi vivere l'Isola Bella con un tour in barca.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Durante l'escursione costeggerai tutta la costa della baia di Taormina e potrai ammirare anche grotte spettacolari. Una di queste è la Grotta Azzurra, dove il colore azzurro del mare si tinge dei riflessi rosso brillante dei coralli.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/fiordalisoisolabella.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">FLORA</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Numerose essenze floristiche di rilevante interesse scientifico, come Dianthus rupicola subsp. rupicola (Garofano rupicolo), Brassica incana (Cavolo biancastro), Lomelosia cretica (Vedovino delle scogliere), Micromeria consentina (Issopo di Cosentini), Ballota hispanica (Cimiciotta spagnola). In particolare, sono da evidenziare Limonium ionicum (Limonio ionico), specie alofila delle scogliere endemica esclusiva dell'Isola Bella, Capo Taormina e Capo S. Andrea e Colymbada tauromenitana, specie rupicola endemica esclusiva di Taormina (meglio conosciuta come fiordaliso di Taormina).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/isolabellafauna.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">FAUNA</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nonostante le modeste dimensioni la riserva conserva elementi naturalistici esclusivi, come la piccola lucertola dalla tipica colorazione rossa del ventre, Podarcis sicula medemi, descritta come sottospecie endemica dell'Isola Bella. </span><span class="fs14lh1-5">Tra le specie di uccelli legate all'ambiente marino è da segnalare la presenza del raro Gabbiano corso Larus audouinii, endemismo mediterraneo fortemente localizzato. Si osserva inoltre abitualmente, in periodo autunno-invernale il Beccapesci Sterna sandvicensis e il Martin pescatore Alcedo atthis. </span><span class="fs14lh1-5">Gli ambienti rocciosi, con le imponenti pareti verticali, sono invece l'habitat ideale per il Falco Pellegrino Falco peregrinus.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/isolabella3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">AMBIENTE MARINO</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva offre inoltre un ambiente marino di grande varietà con fondali ricchi di pesci legati agli ambienti rocciosi come i saraghi, l'occhiata e giovani cernie. I fondali rocciosi della baia presentano la fanerogama Posidonia oceanica, distribuita irregolarmente (“a macchia di leopardo”) e, più in superficie, le alghe brune Cystoseira amentacea e C. brachycarpa. Notevole è la presenza dei molluschi bivalvi Pinna nobilis (Pinna comune) e Lithophaga lithophaga (Dattero di mare). Di grande bellezza le grotte sommerse, prima fra tutte la Grotta azzurra, con specie tipiche degli ambienti profondi, spesso di grande bellezza e colori accesi, come spugne, briozoi e i piccoli coralli solitari Parazoanthus axinellae (Margherita di mare) e Astroides calycularis (Madrepora arancione).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/isolabella4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">Come arrivare all'Isola Bella di Taormina</b></div><div><span class="fs14lh1-5">L'accesso della scalinata che porta all'Isola Bella si trova sulla SS 114, tra Giardini Naxos e Letojanni. Dall'autostrada A18/E45 prendi l'uscita di Taormina e procedi in direzione Catania.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Puoi arrivare all'Isola Bella da Taormina da via Pirandello, passando per la terrazza del Belvedere, c'è un sentiero con scalini che conduce direttamente all'ingresso dell'isola Bella.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sempre da via Pirandello, c'è la stazione di partenza della funivia Taormina-Mazzarò. Quella di arrivo si trova a 200 metri dall'ingresso della scalinata. Le navette sono in partenza ogni 15 minuti, ogni giorno dalle 8 alle 22.</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/L-vFXty9TBg">https://youtu.be/L-vFXty9TBg</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 06:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La “magia” della grotta di Polifemo - Erice]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E9"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">la grotta di Polifemo, lungo il versante Nord della montagna di Erice, poco sopra le abitazioni di contrada Emiliana. Qui, a poco più di 50 metri dal livello del mare, ancora oggi si possono ammirare due antichissimi pittogrammi, datati dagli studiosi attorno al tre mila avanti Cristo. Uno spettacolo di luce a cui si può assistere solo nei giorni più lunghi dell’anno, quando l’astro raggiunge la sua massima altezza.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il posto è davvero unico. Ad appena un tiro di schioppo da Bonagia, proprio alle pendici di &nbsp;monte Erice, con un panorama d’eccezione tra cielo e mare. Incomparabile, poi, il senso di avvolgimento e di pace che si respira al suo interno. Arrivando davanti la maestosa apertura scavata dal mare nella roccia si ha la sensazione &nbsp;di entrare in un’altra dimensione. Dove il tempo sembra essersi fermato in chissà quale epoca. Eppure siamo a poca distanza dai flussi della quotidianità.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tramonto-Grotta-Polfermo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La grotta presenta due grandi vani che sono separati da uno stalagmite che si congiunge al soffitto come un pilastro. Probabilmente frane e smottamenti nel corso del tempo hanno fatto si che all’ingresso del riparo si trovino numerose rocce. Nella parte sinistra della grotta, il vano rialzato presenta un soffitto basso e digradante verso il fondo. Qui possiamo trovare il pittogramma di un labirinto, di una figura antropomorfa e di alcune rappresentazioni zoomorfe in ocra rossa. Il complesso pittorico dovrebbe risalire intorno al 3000 a.C. e proprio la raffigurazione di questo labirinto arcaico, formato da sei volute concentriche ed ellittiche, risulterebbe più vecchio rispetto ai più antichi esemplari di labirinti presenti nella Carelia e nel Baltico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/1-Grotta-Polfermo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La grotta di Polifemo è stata recentemente anche oggetto di vari studi archeoastronomici, dal momento che l’ingresso della grotta è rivolta verso nord-ovest. Questo significherebbe che risulta potenzialmente allineato col tramonto del sole nel giorno del solstizio d’estate. Ciò che viene fuori è un effetto scenografico spettacolare, con i raggi solari che vanno a lambire il complesso pittorico della grotta di Polifemo. Gli antichi conferirono dunque un valore sacro alla grotta, dotandola di quel complesso pittorico, con l’immagine del labirinto (o del sole), della figura antropomorfa e delle altre raffigurazioni simboliche, strettamente correlato ai riti solari che vi si svolgevano durante il solstizio d’estate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/labirinto-Grotta-Polfermo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scoperto nel 1986 da Giovanni Vultaggio, presidente dell'Archeoclub di Trapani, il pittogramma presente sul soffitto della Grotta di Polifemo - sul litorale del territorio di Erice - che rappresenta un arcaico labirinto di tipo classico, venne datato dall'archeologo Sebastiano Tusa al 3000 a. C. (M. Rigoglioso, The oldest labirinth in the world?, in: Caerdroia 29, 1988). Più &nbsp;vecchio, quindi, dei più antichi esemplari di labirinti presenti nella Carelia e nel Baltico, datati dagli archeologi russi al III – II millennio prima di Cristo (G. Pavat et al., Fino all'ultimo Labirinto, Youcanprint, 2013, p. 221).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Posta proprio accanto alla più nota ed agevole Grotta Emiliana, ad un'altezza di una cinquantina di metri s. l. m., la Grotta di Polifemo se ne distingue dalla precedente sia per la sua divisione in almeno due grandi vani, separati tra loro da uno stalagmite che si congiunge al soffitto come un pilastro, sia per le conformazioni rocciose varie ed eterogenee al suo interno, sia infine per le numerose rocce presenti specie all'ingresso, probabilmente frutto di frane o smottamenti avvenuti nel corso dei millenni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/labirinto-Grotta-Polfermo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il vano rialzato costituito dalla metà sinistra della grotta, profondo all'incirca 7 metri, presenta un soffitto piuttosto basso e digradante verso il fondo. Su di esso ad un'altezza di 1 metro e 30, si trova appunto il pittogramma del labirinto in ocra rossa, costituito da sei volute concentriche e grossomodo ellittiche per un diametro massimo di 30 cm. Immediatamente di lato - nonostante il forte degrado del colore - si indovina anche una figura antropomorfa, sempre di colore rosso, che anche a detta degli archeologi che l'hanno studiata, sembra essere costituita da una testa stilizzata, due braccia alzate, ed una lunga tunica “a campana”. Con la mano sinistra essa sembra reggere qualcosa, come un corno, dipinto in colore scuro.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/3-Grotta-Polfermo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'immagine ne ricorda un'altra, antichissima, ovvero la “Venere di Laussel”, una delle tante raffigurazioni paleolitiche della Grande Madre dalle forme prosperose ritrovate un po' in tutta Europa. La Venere di Laussel (Francia) regge appunto nella mano destra un corno con tredici tacche, simboli della luna e del numero di lunazioni (o anche cicli femminili secondo alcuni) esistenti nell'arco di un anno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La medesima immagine con la testa stilizzata, le braccia alzate, e la lunga gonna a campana ricorda per un altro verso anche le raffigurazioni e le statuette delle più antiche divinità femminili cretesi, anche del periodo più arcaico dell'isola minoica. Ma mentre queste ultime sono più o meno contemporanee all'età stimata dei pittogrammi, la Venere di Laussel ha un'età di 20.000 anni, troppo antica dunque per avere qualche collegamento con le figure della Grotta di Polifemo, le quali esaminando le prove archeoastronomiche - come si vedrà più avanti - vennero prodotte proprio intorno al 3.000 a. C., e forse più precisamente tra il 3183 ed il 3039 a.C.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/4-Grotta-Polfermo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Scenografia solare</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'ingresso della caverna guarda verso nord-ovest, il che significa che è potenzialmente allineato col tramonto del sole nel giorno del solstizio d'estate. Il punto dell'orizzonte dove da quelle parti tramonta il sole al solstizio estivo è l'azimuth 301 (ponendo chiaramente 0 = Nord, 180 = Sud, ecc.). Ed in effetti dall'interno della grotta quel punto è visibile sull'orizzonte marino proprio immediatamente sotto uno sperone roccioso che si protende verso il distante litorale. Da osservazioni e rilevamenti effettuati da me personalmente nei giorni del 21 e 22 giugno 2015 e documentati con le foto allegate, risulta che nei giorni a cavallo del solstizio i raggi del sole al tramonto penetrano nella grotta con effetti spettacolari. Anche se infatti l'interno della parte sinistra della grotta (dove vi sono il labirinto e gli altri pittogrammi) viene illuminato dalla gialla luce solare per alcune settimane precedenti e successive al 21 giugno, è soltanto in corrispondenza dei tre giorni a cavallo del solstizio estivo che il sole subito prima di tramontare riesce a superare di poco il basso sperone roccioso sullo sfondo, e ormai rosso e prossimo a toccare il mare inonda di luce color granata l'interno della caverna, con effetti a dir poco suggestivi. Questo effetto scenografico non poteva certo passare inosservato agli antichi, che diedero un valore sacro alla Grotta di Polifemo, e dopo averla dotata dell'immagine del labirinto, della Dea Madre e di altre figure simboliche, iniziarono a svolgervi i loro riti solari in corrispondenza appunto del solstizio estivo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proprio la correlazione tra il ciclo annuale del sole, la Grande Madre e la relativa semplicità arcaica dei simboli, svela non solo il significato dell'immagine della Grotta di Polifemo, ma in realtà anche di tutti i labirinti (perlomeno di quelli dell'età antica). A differenza degli esempi dei labirinti classici più tardi, come quelli micenei, etruschi, ecc., il labirinto della Grotta di Polifemo possiede non sette, bensì solo sei volute concentriche: proprio come i sei mesi che intercorrono tra un solstizio e l'altro. I cerchi concentrici in altre parole simboleggiano le differenti altezze nel cielo che il moto apparente del sole percorre dal solstizio invernale a quello estivo, per poi tornare a ripercorrere in senso calante il medesimo cammino nella seconda parte dell'anno. Probabilmente allora non è nemmeno un caso che le tre linee/orbite superiori del pittogramma siano interrotte da quella piccola imperfezione grigia della roccia a forma di occhio. Esisteva certamente già prima che vi venisse dipinto il labirinto, &nbsp;ma gli antichi artisti lo inglobarono nel loro affresco proprio a simboleggiare il disco solare che nei periodi dell'anno di maggiore altezza – corrispondenti ai tre mesi primaverili (in ascesa) ed estivi (in discesa) – esprime tutta la sua potenza stagionale.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/polifemocomearrivare.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare: </span></div><div><span class="fs14lh1-5">da Trapani imboccare la strada litoranea provinciale 20 in direzione di S. Vito Lo Capo, e giunti in località Bonagia/Crocefissello svoltare a destra in via Polifemo (provenendo da S. Vito Lo Capo, la via si trova ovviamente a sinistra, subito dopo la via Ciclope). Al termine della strada asfaltata, inizia un sentiero a scalini che conduce alle grotte. </span><br><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">Avvertenza:</span></b></span><span class="fs14lh1-5"> prestare attenzione alle rocce scoscese all’ingresso della Grotta di Polifemo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><b class="fs12lh1-5">Guarda il Video</b></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/MBW8Z_TydQc">https://youtu.be/MBW8Z_TydQc</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 18 Jun 2023 06:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[LA FAMIGLIA FLORIO IN SICILIA - TRA STORIA E LEGGENDA]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D6"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In Sicilia, e a Palermo in particolare, il nome “Florio” risuona di ricchezza, bellezza, eleganza magnifica, piaceri. Ma non quel tipo di ricchezza &nbsp;cui i siciliani sono tradizionalmente abituati e cioè la ricchezza dei “.. feudi accavallati ai feudi” di Lampedusiana memoria. Ma di una ricchezza diversa, della ricchezza che deriva dal lavoro, dall’applicazione costante e intelligente al commercio e all’industria, e che proprio per questo appare in un certo modo più sorprendente, più favolosa quasi, agli occhi di un &nbsp;siciliano. &nbsp;Insomma una ricchezza borghese di cui i Florio, nell’immaginario siciliano, rappresentano il modello ideale capace di suscitare ammirazione, ma raramente emulazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/florio1.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Originari della Calabria, dopo il terremoto del 1783, decisero di trasferirsi in Sicilia spinti dalla situazione di pace garantita da re Ferdinando di Borbone. I fratelli Paolo e Ignazio aprirono a Palermo un negozio di spezie, prodotti coloniali e chinino utilizzato a quei tempi per curare la malaria. La bottega di Via dei Materassai si rivela un investimento redditizio. Nel giro di pochi anni, non esisteva a Palermo una drogheria paragonabile a quella dei Florio. La varietà e la qualità dei loro prodotti li resero molto noti ai numerosi imprenditori inglesi, nonché ai membri della corte dei Borbone. Alla morte di Paolo, viene nominato erede universale il figlio Vincenzo, di 8 anni. Per alcuni anni, lo sostituisce nella guida dell’attività lo zio Ignazio.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/florio2vincenzo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando Vincenzo diventa maggiorenne, è ormai un ricco mercante che può permettersi di trattare di tutto. Il suo capitale gli consente di ampliare il giro di affari ed iniziare ad approfittare delle ricchezze naturali della Sicilia. Nutre grandi speranze per il futuro. Comincia ad investire, costruendo un piccolo impero economico. Osa fondare le Cantine Florio a Marsala, sbaragliando la serrata concorrenza degli inglesi. Finanzia le tonnare di Favignana, &nbsp;L’immagine del leone che beve lungo un fiume vicino ad un albero di chinino nasce proprio qui, simbolo che poi comparirà su migliaia di scatole di tonno prodotte a Favignana, &nbsp;il Banco Florio, i battelli a vapore e molto altro. Viene anche nominato senatore del Regno d’Italia. Ha successo in qualunque settore: è un giovane ambizioso che sembra tenere il mondo nelle sue mani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/florio-tonnara-favignana-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tonnara Florio a Palermo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proprio mentre l’Europa è al centro del mondo, i Florio raggiungono l’apice della loro storia. Grazie al figlio Ignazio, la famiglia acquista l’intero arcipelago delle Egadi. Ma non solo: l’idea di conservare il tonno sott’olio gli consente di ampliare ulteriormente il loro patrimonio. Fonda la Società di navigazione generale italiana insieme ai “nemici” di sempre, i Rubattino. I Florio ottengono così il monopolio dei trasporti nel Mediterraneo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/floriobellaepoque1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Belle époque: la quiete prima della tempesta</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Palermo è a tutti gli effetti una capitale europea. Vive un vero e proprio risveglio culturale per la Sicilia. I Florio sono guidati da Ignazio junior, il mecenate, il quale porta a termine spettacolari opere architettoniche, come il Teatro Massimo Bellini, Villa Igiea. Palermo respira un’aria diversa: non c’è evento pubblico senza la presenza dei Florio. Ignazio sposa la bellissima Donna Franca, la “regina di Palermo”. In quegli anni la storia coincide con il mito: c’è fiducia nel progresso e nella pace. Per i Florio e l’Italia saranno gli ultimi anni di splendore prima del tracollo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Franca e Ignazio Florio hanno vissuto una vita sopra le righe nonostante le difficoltà finanziarie dei primi del Novecento (Guerre mondiali e crisi del ’29). Su di loro è andata crescendo negli anni un’aura mitologica. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/franca-florio-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Donna Franca Florio, una delle note più romantiche e tristi dellìepopea della Famiglia Florio, la regina di Sicilia, vera e propria icona della belle époque, era parte dell’aristocrazia siciliana e sposatasi con Ignazio Florio Jr aveva unito ai nobili natali l’immensa ricchezza del marito. Signora della mondanità, di una bellezza eterea e eleganza innata, aveva avuto decine di spasimanti, tra cui Gabriele d’Annunzio e Guglielmo II di Germania La bellezza di Donna Franca è quasi una leggenda. Molti pittori e scultori come Canova non hanno potuto resistere alla tentazione di immortalare la “Stella d’Italia”. All’inaugurazione del Teatro Massimo, Gabriele D’Annunzio rimase folgorato dalla sua bellezza. Da lì in poi la chiamò “l’unica”. Altri ancora sostengono che Franca abbia giocato in una sera lo stipendio di dieci operai, quelli che il marito non riusciva più a pagare. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Targa-Florio--1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La mitica Targa Florio</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un altro motivo di orgoglio per la famiglia è sicuramente la celeberrima Targa Florio. Consiste in una gara automobilistica su terra battuta che si svolgeva negli aspri monti palermitani e coinvolgeva piloti da tutto il mondo. Le cronache dell’epoca parlano di una corsa leggendaria, fatta di sorpassi mozzafiato. Il percorso era lungo 148 km ed era formato da ben 900 curve. L’obiettivo di Florio? Mostrare l’abilità al volante. Ogni anno la gara registrava una calorosa partecipazione da parte del pubblico. Chi vi ha partecipato da bambino, ricorda ancora &nbsp;con commozione l’avvenimento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il tracollo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con lo scoppio della guerra, i Florio non hanno lo stesso potere che detenevano in passato. Il vino Marsala perde molte commesse all’estero a causa della concorrenza dei vini scadenti. Emergono le gelosie e i rancori per il monopolio ventennale dei trasporti nel Mediterraneo. Aumentano i debiti con le banche: i Florio sono costretti a vendere tutti i loro possedimenti. Ormai è il nord Italia a dettare le strategie di sviluppo industriale. La Sicilia è definitivamente una regione marginale. Ignazio jr tenta di resistere alla rovina aprendo una nuova compagnia di navigazione e una tonnara. Ma fu tutto inutile: il tracollo era ormai inevitabile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/ignazio-e-franca-florio-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ignazio e Franca Florio hanno venduto tutte le loro terre ed i loro gioielli. Non hanno voluto che niente rimanesse. Con grande dignità, i membri della famiglia si sono ritirati prima a Roma, poi di nuovo a Palermo. L’unico edificio rimasto in mano loro è lo storico Castello dell’Arenella. Si dice che gli zar di Russia Nicola I e Alessandra rimasero talmente affascinati dalla sala in fondo al corridoio da riprodurla a San Pietroburgo. I coniugi Florio vi trascorsero gli ultimi anni della loro vita. Il passatempo di Ignazio era quello di sedersi alla finestra ogni sera alla stessa ora aspettando il passaggio della stessa barca che un tempo era stata sua. </span><span class="fs14lh1-5">In un’epoca in cui chi falliva si uccideva, i Florio hanno scelto di vivere con dignità e umiltà. Tutto ciò che hanno potuto pagare, lo hanno liquidato personalmente. La loro storia leggendaria ha ispirato numerosi documentari e libri. Forse è per questo che non sono stati dimenticati e mai lo saranno.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloarenellaflorio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spesso viene ricordata solo la decadenza della famiglia Florio, invece bisogna ricordare soprattutto il contributo dato all’isola e il successo che, per quasi un secolo e mezzo, ha reso viva una parte della Sicilia, dando lavoro e benessere a tante famiglie. La famiglia Florio è stata fondatrice di una Sicilia moderna, innovativa e produttiva ed è per questo che bisogna ricordarla. L’eredità culturale lasciata dalla famiglia Florio in Sicilia ha un valore inestimabile ed è simbolo ancora oggi di una Sicilia raffinata e intraprendente, di uno stile di vita.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-12" src="https://www.sicilytourist.com/images/I-Leoni-di-Sicilia-coverlibto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dei Florio e della loro eredità materiale e immateriale infatti non si è parlato più per molto tempo, finché nel 2019 non è uscito il libro I Leoni di Sicilia. Questo bestseller è in breve tempo arrivato a vendere 650mila copie e i diritti del libro sono stati venduti negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi, in Spagna, in Francia e in Germania. Il merito di questo libro non è solo quello di raccontare in modo appassionante una storia familiare italiana, ma anche di farci scoprire e riscoprire cos’era il mondo degli affari e dell’industria in quegli anni. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/leonidisiciliaserietv1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E dal Best Seller è stata tratta da Disney la serie TV con una <span class="cf1">macchina produttiva gigantesca, il meglio del meglio in ogni reparto. </span></span><span class="imTALeft fs10lh1-5">diventa un kolossal tv girato, in parte, nell’Isola</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Jun 2023 07:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare e Spiaggie in Sicilia: SAN  LEONE Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D5"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">San Leone è una spiaggia situata nella città di Agrigento, in Sicilia. La spiaggia si estende da San Leone fino a Porto Empedocle ed è caratterizzata da sabbia fine e dorata con fondali bassi adatti al nuoto. Qui si possono ammirare anche le acque cristalline dello Stretto di Sicilia che offrono un'incredibile bellezza naturale. La zona ha diverse attrazioni come caffè, ristoranti, bar e negozi di souvenir per i visitatori. La spiaggia è molto frequentata durante l'estate poiché rappresenta un ottimo posto dove rilassarsi al sole sulla sabbia o godersi il mare grazie alla presenza di numerosi sport acquatici come lo sci nautico, la vela e altro ancora.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanleanebeach1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Spiaggia San Leone di Agrigento è situata nella frazione omonima, che assieme ai luoghi del centro accoglie la movida agrigentina. Si tratta di una bellissima spiaggia di soffice sabbia dorata, caratterizzata da chilometrici arenili bagnati da un bel mare azzurro e limpido profumato di alghe tropicali. La zona è spesso battuta dai venti, per questo è molto amata dai surfisti. Il mare però per lunghissimi tratti è molto calmo grazie alla presenza, a pochi metri dalla riva, di scogli affioranti che fungono da vera e propria barriera. La spiaggia è attrezzata con lettini ed ombrelloni in diversi punti, mentre per altri tratti è completamente libera. Il litorale è costeggiato da numerosi bar, locali notturni e ristoranti, e si trova nelle vicinanze della splendida Valle dei Templi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanleanebeach2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E' una lunga ed ampia distesa di sabbia dorata bagnata da un mare spettacolare, le cui sfumature variano dal verde smeraldo al turchese. Le acque sono limpide e cristalline. Il litorale che si estende in questa parte della Sicilia è particolarmente bello per i suoi fondali sabbiosi che digradano dolcemente al largo e piacciono praticamente a tutti, soprattutto alle famiglie con i bambini che vi possono nuotare in tutta tranquillità. San Leone rappresenta un luogo perfetto anche per chi va in vacanza con gli amici. Il suo bel lungomare a qualsiasi ora del giorno e della notte è popolato da vacanzieri e turisti in cerca di svago, che qui trovano negozi e ristoranti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanleanebeach3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia di San Leone è meta preferita anche dai surfisti che amano scivolare sulle onde del suo splendido mare. La zona è ventosa ma la spiaggia è riparata dagli scogli con mare quasi sempre calmo. In un ampio tratto della spiaggia di San Leone, che si prolunga ad est verso la spiaggia di Cannatello, vi sono dune di sabbia dorata che conferiscono al paesaggio un aspetto assai suggestivo. San Leone è tra le spiagge attrezzate Agrigento. In spiaggia sono presenti lidi e stabilimenti balneari con servizi, lettini, ombrelloni, docce, bar e ristoranti che restano aperti fino a sera. San Leone Agrigento è vita notturna: tutto il litorale sino a notte fonda è punto di ritrovo di giovani e meno giovani che frequentano i tanti locali dove si balla e i piano-bar della zona.</span></div></div><div><br></div><div><div><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/rGjHDOF_htM">https://youtu.be/rGjHDOF_htM</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 07:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Aree Archeologiche in Sicilia: Megara Hyblaea - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D4"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In provincia di Siracusa si trovano numerosi ed importanti siti archeologici. Uno dei più importanti ma anche dei meno conosciuti dal turismo di massa è il sito dell'antica colonia greca di Megara Iblea. L'area archeologica è localizzata a nord di Siracusa, tra i comuni di Priolo Gargallo ed Augusta. Una posizione, direttamente affacciata sul mare</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/area-archeologica-di-megara-iblea-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Megara Hyblaea, fondata dai greci di Megara Nisea nella seconda metà dell’VIII sec. a.C. è, insieme a Leontinoi, una delle più antiche colonie greche in Sicilia. Sua colonia nel VII sec. a.C. fu Selinunte nella Sicilia Occidentale. La città fu rasa al suolo nel 483 a.C. dal tiranno Gelone, che trasferì parte della sua popolazione a Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città riprese a vivere nel IV-III sec. a.C., quando la sua estensione si ridusse rispetto a quella di età greco-arcaica. I romani la assoggettarono nel 213 a.C. L’abitato continuò a vivere con caseggiati sparsi a carattere rurale fino all’età bizantina. Ancora nel medioevo vi è attestato un piccolo insediamento in prossimità del porto sul fiume Cantera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/area-archeologica-di-megara-iblea-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come ci racconta Tucidide in questo sito coloni provenienti da Megara Nisea fondarono la colonia nel 728 a.C. in un luogo al tempo molto affascinante perché direttamente affacciato sul mare ma che oggi purtroppo si ritrova in pieno polo industriale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa città ebbe vita breve in quanto fu distrutta una prima volta nel V sec. a.C. dal tiranno siracusano Gelone e poi definitivamente spazzata via dalle truppe romane del console Marcello nel 214 a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’aspetto positivo però è che proprio la breve vita di Megara Iblea ha permesso agli archeologi di riportare alla luce la città così com’era nei primi secoli della sua vita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/area-archeologica-di-megara-iblea-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">L'area archeologica di Megara Iblea</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al suo interno non si trovano grandi monumenti ma testimonianze della vita di tutti i giorni come piccole case, botteghe e viuzze. L’accesso da su un sentiero sterrato che attraversa i campi e conduce a una piccola scaletta che introduce direttamente nelle vie dell’antica città greca sino a raggiungere uno spiazzo rettangolare, ovvero l’agorà.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Uno scalone divide in due la piazza ed è stato messo appositamente dagli archeologi per distinguere le due fasi di vita della città, ovvero quella arcaica fino al 484 a.C. e quella ellenistica. Sempre nella piazza insistono diversi resti di pozzi e altari e di fronte al porticato nord è situato l’ingresso al santuario ellenistico superato il quale troviamo un piccolo tempietto, testimonianza di quello che probabilmente era il più grande edificio di culto della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/area-archeologica-di-megara-iblea-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tornando sull’agorà è possibile ammirare i resti delle terme e poco distante l’heroon, un altro edificio di culto che è dedicato appunto a un eroe. Gli archeologi lo hanno identificato come un luogo dedicato al culto dell’ecista, il fondatore della città, ovvero Lamis come ci dicono alcune fonti antiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lasciando la piazza si incontrano i resti delle mura, delle fortificazioni e della porta occidentale nonché diversi edifici come un’officina metallurgica, una villa romana, il pritaneo e i resti di un ginnasio. &nbsp;Visibili anche i resti della porta sul lato meridionale, di tipo diverso rispetto alla precedente, una porta a tenaglia che immetteva sulla strada per Siracusa. Infine al limitare della zona archeologica è presente anche una necropoli con sarcofagi di pietra.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTALeft"><div><strong><span class="fs14lh1-5 cf1">Come raggiungere Megara Iblea</span></strong></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">L'unico modo per raggiungere Megara Iblea è con un automezzo proprio o una </span><span class="cf1">macchina a noleggio</span><span class="cf1">. Non vi sono mezzi pubblici che portano sul posto. In alternativa è possibile organizzare dei tour guidati comprensivi di servizio di accompagnamento.</span><span class="cf1"> </span></span></div></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/mappa_stradale_megara_cr.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div><div><br></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dell'Aree Archeologica</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/wG-lzaEalxk">https://youtu.be/wG-lzaEalxk</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 10 Jun 2023 07:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Marinari di Sicilia: SAMPIERI - Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D2"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sampieri, &nbsp;piccola frazione marittima di </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--scicli--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Scicli</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, in provioncia di </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></b><span class="fs14lh1-5">. &nbsp;è costituita da un grazioso villaggio di &nbsp;case in pietra e stradine lastricate situato su uno sperone di roccia calcarea &nbsp;compreso tra due spiagge &nbsp;di finissima sabbia dorata. Rinomato il lungomare ampio e panoramico che, &nbsp;durante la stagione estiva, è caratterizzato da una vivace vita notturna, grazie &nbsp;anche alla presenza di numerosi alberghi e villaggi turistici presenti nella &nbsp;zona.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/samperi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Frazione balneare di Scicli, Sampieri si trova lungo &nbsp;il litorale sudorientale della Sicilia, a circa 40 km da Ragusa. &nbsp;La spiaggia &nbsp;di Sampieri, maestosa e panoramica, è riparata da una pineta e si &nbsp;estende per circa 2 km. Il lungo arenile, il cui ultimo tratto è denominato &nbsp;Pisciotto, termina in un’alta scogliera da cui è possibile tuffarsi e fare &nbsp;snorkeling in un mare limpido e cristallino. La sabbia dorata e fine, i fondali &nbsp;bassi e la presenza di numerosi servizi, tra cui due chalet che offrono il &nbsp;noleggio di sdraio, ombrelloni e pedalò, oltre a un campetto da beach volley, &nbsp;bar e ristorante, ne fanno un luogo adatto a tutti coloro che intendono &nbsp;trascorrere una rilassante giornata al mare con ogni comfort a portata di mano e &nbsp;godersi una lunga passeggiata in spiaggia ammirando il meraviglioso paesaggio &nbsp;circostante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/samperi2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel XIII secolo i geografi Arabi la menzionano come “Marsa Siklah”, ovvero Porto di Scicli, probabilmente perché era scelto come attracco per le imbarcazioni provenienti dal Nord Africa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Così come per altri borghi della zona, l’economia di Sampieri è stata sempre basata sulla pesca e sul commercio. Ne è testimonianza la presenza di numerosi magazzini nei pressi della costa, oggi divenute abitazioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’economia del borgo cambia radicalmente nel decennio tra il 1950 e il 1960, quando gli abitanti si spostarono dalla costa verso le campagne, dedicandosi all’agricoltura e favorendo quindi lo sviluppo del centro dalla costa verso l’entroterra. </span><span class="fs14lh1-5">Oggi Sampieri è una meta turistica molto amata, che rimane però fedele a se stessa nel tempo, conservando le caratteristiche del borgo marinaro di un tempo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/mannarasamperi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da visitare assolutamente sono la Villa Penna in contrada Trippatore, luogo di eventi e manifestazioni culturali della zona, e la Fornace Penna a Punta Pisciotto, che domina tutta la costa di Sampieri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Costruita nel 1909 dall’ingegnere Ignazio Emmolo, qui si producevano laterizi che venivano esportati in tutto il mediterraneo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Andata distrutta nel 1924 a causa di un incendio doloso, oggi è un’affascinante struttura architettonica sul mare, protetta dal vincolo di archeologia industriale e dal vincolo paesaggistico esteso a tutta la contrada Pisciotto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa fornace è stata location di numerose scene del commissario Montalbano, conosciuta come la famosa tonnara “Mannera”.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le Spiagge di Sampieri</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il litorale di Sampieri offre un contesto paesaggistico variegato. Se siete amanti della sabbia, vi consigliamo il litorale del borgo: un tratto di costa sabbiosa lungo circa 3 km che parte Via Miramare in pieno centro storico e finisce a Punta Pisciotto, nei pressi della Fornace Penna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/samperispiagge.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sicuramente meno affollata e più intima è invece la zona rocciosa a ovest del borgo, un litorale frastagliato di circa 3 km che prosegue fino a Punta Corvo, ideale per gli amanti dello snorkeling.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Assolutamente consigliata è la passeggiata che va dal suggestivo lungo mare del centro fino a Punta pisciotto, nei pressi dell’antica Fornace Penna. Oltre alla sabbia dorata qui è ancora presente un lungo tratto di duna mediterranea, oramai diventata molto rara.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs12lh1-5"><b>Guarda il Video del Borgo</b></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/cXl_5TAt1G0">https://youtu.be/cXl_5TAt1G0</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 07:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia: Parco Nazionale Isola di Pantelleria]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D1"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Primo Parco siciliano, occupa l'80% dell'isola. Nella macchia mediterranea incontaminata, una fitta rete di sentieri, adeguata a trekking e mountain-bike, si snoda tra pini e lecci. La varietà dei paesaggi è legata alla natura vulcanica dell'isola: colate laviche, favare, laghi vulcanici e acque termali. Muretti a secco e terrazzamenti testimoniano ingegnose pratiche agricole di antica memoria, conservative di preziosa biodiversità. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Parco-Pantelleria-Cop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 2014 la "Pratica agricola della Vite ad Alberello" è stata inserita nella lista UNESCO quale Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità e nel 2018 il "Paesaggio della pietra a secco di Pantelleria" è stato iscritto nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici. Tra le coltivazioni a vite, ulivo e cappero spuntano i dammusi, antiche unità abitative di pietra lavica murata a secco con bianchi tetti a cupola. Le zone archeologiche sono un museo diffuso sul territorio: insediamenti risalenti all'Età del Bronzo, un villaggio del XVI secolo a.C., megalitiche tombe uniche al mondo, un'Acropoli tardo punica e un insediamento tardo romano del V secolo d.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/PantelleriaParconazionale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il paesaggio naturale</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pini Marittimi, Lecceti e Macchia Mediterranea abbracciano prevalentemente la fascia centrale e meridionale dell’isola, un tempo riserva naturale orientata, dominata dalla Montagna Grande, un rilievo di 836 metri insieme a Monte Gibele ed altre cuddie minori (colline in dialetto pantesco). Gli straordinari habitat costituitisi nel tempo hanno portato all’istituzione di tre siti SIC/ZPS appartenenti alla Rete Natura 2000, una rete di aree che hanno l’obiettivo di garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcopanteleria2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il paesaggio antropizzato</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Muretti a secco, oggi riconosciuti nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici, Dammusi e giardini panteschi sono le costruzioni che punteggiano un territorio a vocazione prevalentemente agricola. Fra le coltivazioni diffuse quella che vale la pena citare è la coltura della vite ad alberello, inserita dall’Unesco nel 2014 nell’elenco dei patrimoni immateriali dell’umanità. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcopanteleria3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa tipologia di coltivazione dell’uva zibibbo, quella da cui si ricava il famoso passito di Pantelleria, è una tecnica unica al mondo perché si integra perfettamente nel territorio e si adatta alle condizioni climatiche, spesso estreme, grazie alla coltivazione radente al suolo all’interno di conche scavate nel terreno. Queste ultime proteggono le piante dal forte vento e garantiscono un microclima ideale in un territorio parecchio arido.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non solo uva ma anche e soprattutto </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilianet.net/blog/?cappero-di-pantelleria-igp" target="_blank" class="imCssLink">Capperi, con riconoscimento IGP</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, arricchiscono le produzioni pantesche che vengono esportate in tutto il mondo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcopanteleria4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La rete dei sentieri</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Davvero fitta la rete di sentieri che attraversano Pantelleria, tutti diversi e pieni di curiosità attraverso i quali si possono scoprire le autenticità di un territorio straordinario: le favare (piccoli geyser), i dammusi (antiche strutture in pietra), le cale, i giardini di agrumeti, le terme naturali, i laghetti e molte altre attrazioni. </span><span class="fs14lh1-5">Fare un tour giornaliero e sperare di riuscire a vedere tutti i gioielli dell’Isola è pressoché impossibile date le infinite attrazioni naturali e antropologiche presenti. E allora è bene pianificare i percorsi, selezionare bene le mete da toccare e fare una scelta tra tutti i percorsi. c’è davvero l’imbarazzo della scelta, noi ve ne suggeriamo solo alcuni.</span></div><div><br></div><div><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><a href="https://youtu.be/WtL_ImuFAY0">https://youtu.be/WtL_ImuFAY0</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 03 Jun 2023 06:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mare e Spiagge in Sicilia: LA PLAYA - CATANIA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D0"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chi sceglie </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-da-visitare--catania-" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, oltre le bellezze del Barocco al centro storico, la golosità del cibo locale, può scegliere anche di trascorrere una giornata al mare nella bella spiaggia dorata con vista </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?etna-" target="_blank" class="imCssLink">Etna</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> a pochi passi dal centro storico e dall’aeroporto.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Catania-spiaggia-Playa.-COPERTINA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Playa è una lunghissima spiaggia di sabbia dorata molto ampia, che si estende per 18 km da Agnone Bagni, frazione di Augusta in provincia di Siracusa, alla periferia sud di Catania, lungo la costa orientale della Sicilia, e comprende diversi borghi marini. I suoi fondali sono bassi e digradano dolcemente verso il largo. Il susseguirsi di locali, lidi, camping, acquapark, villaggi turistici, hotel e colonie estive per bambini ha reso la Playa la spiaggia più frequentata della provincia di Catania, sia durante il giorno che la notte, quando diventa meta della movida estiva. L’alta concentrazione di servizi ne fa il luogo ideale per tutti coloro che vogliono godersi una vacanza all’insegna del relax e dei confort e specialmente per le famiglie con bambini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiagge-catania-hd.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proprio per la sua posizione strategica, la Playa di Catania è sempre stata meta delle vacanze dei catanesi. La presenza di numerosi stabilimenti balneari super attrezzati (per darvi un’idea si passa dai tornei di tamburelli al surf, beach volley, per finire alle partitone di Carioca con signore super agguerrite) e di alcune spiagge libere ne ha fatto il luogo ideale per giornate comode, spensierate e a due passi dalla città. È anche possibile percorrere il litorale con la bici, grazie alla presenza della pista ciclabile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/playa-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Su un’area di circa 280 km² posta a nord-est delle spiagge, è presente il Boschetto della Playa, una macchia verde, frutto di un rimboschimento del periodo fascista, costituita in gran parte da esemplari di Pino marittimo (Pinus pinaster) e parzialmente trasformata in area attrezzata, che spesso ospita manifestazioni sportive agonistiche ed amatoriali. Lungo la costa sabbiosa, si trova la </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?catania--riserva-naturale-oasi-del-simeto" target="_blank" class="imCssLink">Riserva naturale Oasi del Simeto</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, istituita nel 1984, che è possibile percorrere e visitare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/laplayaTARTA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La costa è frequentata dalla Tartaruga marina comune (Caretta caretta), dopo un lungo periodo di assenza, solo intorno agli anni 2010 e dopo 35 anni si è registrato un ritorno di nidificazione, evidentemente dovuto al ritorno di esemplari nati qui prima della creazione degli stabilimenti balneari e delle attività costiere (difatti i cuccioli di Caretta caretta conservano un ricordo delle coordinate geomagnetiche della zona di nascita, come dimostrato da taluni studi).</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/laplayacopMOVIDA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lungo il litorale si trovano molti bar e ristoranti, oltre a diverse aree di parcheggio sia libero che a pagamento. Essendo una delle località balneari più frequentate dai villeggianti del luogo e avendo poche aree di spiaggia libera, il litorale potrebbe risultare particolarmente affollato nei periodi di alta stagione. La Playa è anche sede di importanti concerti durante l’anno e grandi eventi musicali in occasione della festività del 1° maggio, come il One Day Music e il Revolution Day.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 07:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e Leggende Siciliane:  Tiraciatu... Il rettile leggendario che vive in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E0"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alcuni se lo sono ritrovati davanti quando meno se l’aspettavano, mentre altri non ne hanno mai sentito parlare. Si tratta del Gongilo, che in Sicilia viene chiamato Tiraciatu. Piccolo rettile, a metà tra il serpente e la lucertola, possiede zampette e può raggiungere i 30 centimetri di lunghezza. La sua testa e piccola, mentre il corpo è cilindrico e paffuto. Le zampe, molto piccole, lo fanno muovere serpeggiando.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/tiraciuatu1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nome che gli hanno attribuito i siciliani è molto particolare, ma c’è un motivo. Si narra che, in passato, fosse attratto dall’alito dei lattanti e che, per questo motivo, fosse temuto dalle mamme (da qui “tira fiato”, per la tendenza ad avvicinarsi al volto e alla bocca). </span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il motivo dei rettili nella culla, in effetti, è molto antico, e rientra nel motivo, ancora più diffuso, delle creature che portano via i bambini.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Siano gnomi, fate o folletti, in tutte le culture c’è qualche essere malvagio che viene a portarci via i bambini mentre riposano nelle loro culle.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ogni cultura, ogni persona, cerca i suoi modi per esorcizzare la morte.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">E se è difficile accettare quella di una persona anziana, che ha vissuto la sua vita e la cui morte ne è il semplice coronamento, ancora più difficile sarà comprendere il perché della morte di un bambino. Soprattutto perché, talvolta, una spiegazione non c’è. Come nel caso della SIDS (sindrome da morte improvvisa del lattante), per la quale non si ha ancora una risposta scientifica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Bisogna inventare qualcosa di malvagio, per comprendere una cosa del genere. E se si pensa che una percentuale dei casi di SIDS si sono rivelati degli infanticidi, la situazione si rivela ancora più controversa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per ritornare all’antichità dell’associazione culla/rettile, possiamo dare un’occhiata nella mitologia greca, quando la dea Era, volendo punire Zeus per l’ennesimo tradimento, mandò due serpenti velenosi nella culla del figliastro Eracle (Ercole, nella mitologia romana), per ucciderlo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">E anche se egli, essendo un eroe, riuscì a sconfiggerli, i serpenti furono un’anticipazione della sua vita, e della sua morte. </span><span class="fs14lh1-5">Eroe in conflitto con i mostri per antonomasia, infatti, Eracle sarà ucciso dal veleno di un altro rettile (l’Idra di Lerna), che aveva precedentemente ucciso.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le leggende su questo piccolo rettile non finiscono qui. In alcune zone della Sicilia, infatti, si riteneva che potesse curare la calvizie.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tiraciatu-siciliano1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Perché si dice “Lisciu comu un tiru”</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pensate che, in passato, qualcuno ha perfino avuto l’ardire di mettere il malcapitato Tiraciatu in padella, per estrarne un composto oleoso e grasso in grado di curare la calvizie. Poche le conferme in merito a questo singolare utilizzo. Ciò che invece è più certo, è l’utilizzo del modo di dire “Lisciu comu un tiru“.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Tiraciatu, infatti, viene chiamato anche Tiru. Visto che è più paffuto rispetto a una lucertola, quando si incontra qualcuno particolarmente in carne, si definisce “lisciu comu un tiru”. Insomma: questa creaturina così piccola è davvero una fonte infinita di aneddoti! </span><span class="fs14lh1-5">Il Gongilo, in realtà, è molto importante nei diversi ecosistemi, perché funge sia da predatore che da preda. Non è né pericoloso, né nocivo per l’uomo, nonostante ciò che si narra in giro. Si tratta, al contrario, di una specie timida e innocua. Si muove principalmente di giorno e, quando si spaventa, scappa via tra le piante. Una piccola curiosità: favorisce anche la dispersione di diverse piante, tra cui il fico d’India, di cui è ghiotto.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 30 May 2023 06:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Località Balneari in Sicilia: Capo d’Orlando (Messina)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001CC"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Capo D’Orlando, borgo situato in <a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Messina</a>, tra Capo Calavà e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-di-sicilia--cefalu--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">Cefalù</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, sorge su un promontorio roccioso bagnato dalle limpide acque del mar Tirreno proprio davanti all’arcipelago delle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Eolie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Questa cittadina trae il suo nome da una lontana leggenda che narra come Orlando, diretto in Terrasanta per una crociata, soggiornò in questa città per un periodo. Nota in siciliano come “U Capu”, Capo d’Orlando è nata come piccolo villaggio di pescatori per poi diventare un’importante meta turistica molto ambita grazie alle sue bellissime spiagge e al suo mare dalle acque cristalline. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/capodorlandocopnew1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad oggi centro turistico balneare attira turisti grazie alle sue bellissime spiagge e al suo mare cristallino. Capo d’ Orlando si trova posizionato tra Capo Calavà e Cefalù. Si erge su di un promontorio roccioso bagnato dalle limpide acque del mar Tirreno di fronte all’arcipelago delle Isole Eolie. Originariamente frazione di Naso, piccolo borgo nell’entroterra dei monti Nebrodi a 498 m di quota. Il centro storico del paese è un luogo ricco di storia, cultura e tradizioni, con un porticciolo di recente costruzione. Da qui ci si può anche imbarcare per un’escursione alle Isole Eolie. Il nome di Capo d’ Orlando risale all’Alto Medioevo in onore a una presunta sosta del famoso paladino Orlando diretto in Terrasanta per una crociata.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/lungomarecapodorlando.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i>Il lungomare di Capo d’Orlando</i></b><span class="fs14lh1-5"> è ricco di locali, ristoranti e strutture ricettive. Qui durante l’estate si può passeggiare, fare shopping i in piccole boutique e assaggiare ottimi piatti della cucina locale. Graziosi e ottimi ristoranti non avranno difficoltà ad accogliervi con ricchi piatti di pesce.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il centro storico della città è un luogo ricco di storia e cultura mentre il suo suggestivo porticciolo regala, soprattutto all’orario del tramonto, panorami meravigliosi. Il porto che è di recente costruzione è anche il luogo in cui partono le escursioni giornaliere verso le Eolie e in cui si possono affittare barche per escursioni.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><b>Castello Di Capo D'Orlando</b>: </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellocapodorlando.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il castello sorse su un promontorio roccioso a picco sul mare a presidiare il tratto di litorale tirrenico antistante: era collegato visivamente con i limitrofi castelli ed abitati di Caronia, Acquedolci, Sant''Agata, San Marco d'Alunzio e Pietra di Roma, Militello, Naso, Ficarra, Brolo, Piraino, Gioiosa Guardia, posti sulla costa o sulle alture verso l'interno, oltre che con il circuito delle torri d'avvistamento (tra cui quella del Lauro) e con l'arcipelago delle Eolie; la visibilità, in assenza di foschia, giunge fino a Cefalù. Delle fortificazioni originarie, rimaneggiate in gran parte dopo la fondazione del santuario, oggi è superstite solo una torre di pianta rettangolare. Essa era originariamente articolata su due livelli: un primo, in cui si collocano l'ingresso voltato, un disimpegno parzialmente basato sulla roccia, due celle di pianta rettangolare ed una cisterna ispezionabile mediante un'apertura sulla volta; un secondo, a quota inferiore, con ampio locale scoperto, delimitato da spesse mura perimetrali, cui si accede tramite scala longitudinale a una rampa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><b>Il Santuario di Maria Santissima:</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuariocapodorlando.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Anche detto Santuario della Madonna, sorge in cima al promontorio che è simbolo della cittadina, in mezzo al complesso monumentale del Castello. La sua fondazione è legata ai fatti miracolosi del 1598 quando San Cono Navacita, patrono di Naso, in una sua apparizione, lasciò ai fratelli Raffa, guardiani del Castello, il piccolo simulacro della Madonna, del tutto simile a quello della Vergine venerata a Trapani, che teneva in braccio Gesù Bambino. Il simulacro, alto poco più del palmo di una mano, venne condotto a Naso da cui Capo d’Orlando a quel tempo dipendeva dal punto di vista amministrativo, ma violenti anche se innocui terremoti ed altri eventi naturali indussero a ritenere che la Madonnina dovesse tornare lì dove era stata rinvenuta. Una successiva apparizione del frate servì a disegnare in cima al promontorio il perimetro della Chiesa che doveva ospitare il simulacro. Su ordine del Vescovo Monsignor Francesco Velardi della Conca, il Conte Girolamo Joppolo fece erigere il Santuario sulla sommità del monte e il 22 ottobre del 1600, con un nutrito corteo partito da Naso, si consegnò la statuetta alla Chiesa e alla comunità orlandina. Per quel giorno, venne istituita una festa “con mercato e fiera”. La notte dell’11 dicembre 1925, il simulacro di Maria SS. venne trafugato da mani ignote. Inutili si rivelarono le indagini per risalire agli autori del furto: così, per proseguire la devozione, venne fatta realizzare una statuetta in argento, tuttora esposta nel Santuario. All’interno del Santuario si conservano tuttora due dipinti di Gaspare Camarda della Scuola di Antonello da Messina, "l'Adorazione dei pastori" del 1626 e "il Crocefisso fra due monaci oranti" del 1627.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><b>La spiaggia di Capo d’Orlando</b></i><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiacapodorlando.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">si estende lungo la costa nordorientale della Sicilia e conquista ogni visitatore per il suo mare cristallino dal fondale basso. L’esteso litorale di Capo d’Orlando possiede diverse spiagge: l’arenile davanti il centro abitato è una lunga e ampia distesa di sabbia mentre ad est del Capo si trovano tranquille calette e baie incastonate tra alte scogliere e faraglioni. La spiaggia vicino al centro è molto frequentata in estate dalle famiglie con bambini dato che si presenta attrezzata con numerosi stabilimenti balneari e ristoranti, mentre l’acqua del mare è limpida e trasparente con fondali bassi che degradano lentamente. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><b>Il Faro:</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/farocapodorlando.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><b><br></b></span></div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ll Faro di Capo d’Orlando, situato ai piedi del monte della Madonna, è il simbolo della città insieme al santuario. Da quando è stato costruito, rappresenta un punto di riferimento per i naviganti nel tratto di costa tra Capo Calavà e Cefalù. La sua costruzione risale ai primi anni del '900. Progettato dai tecnici del Genio Civile ed attivato nel 1904, è formato da una torre a pianta quadrata intonacata di rosso adiacente ad un edificio, anch'esso di pianta quadrata e collocato simmetricamente, sviluppato solo sul piano terra. La lanterna, posta in cima alla torre, è raggiungibile mediante una scala a chiocciola posizionata all’interno della torre rossa. L’esterno della torre, come di tutto l’edificio è ornato da decorazioni architettoniche in calcestruzzo intonacato di bianco che donano alla costruzione un particolare aspetto neogotico.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco-nebrodi-capo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell’’entroterra invece, si trova il </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">Parco dei Nebrodi</a></b></span><span class="fs14lh1-5">, ricco di itinerari naturalistici tra faggete secolari, cascate, grotte e panorami meravigliosi. Una zona che sa coniugare uno splendido mare, è una ricca vegetazione montana. Come si usa dire “Mare e Monti”… in Sicilia certo non mancano.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/KZeVqyq8AWQ">https://youtu.be/KZeVqyq8AWQ</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 27 May 2023 07:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e Leggende Siciliane: SCILLA E CARIDDI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001CB"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Miti e leggende siciliane sono ampiamente presenti in racconti e poemi epici che hanno fatto la storia della letteratura classica. Tutti sanno che i personaggi di questa leggenda siciliana si collocano geograficamente nello Stretto di Messina e che nell’Odissea Scilla e Cariddi sono due mostri che fanno da ostacolo al viaggio per mare che Ulisse deve compiere per tornare a Itaca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Scilla-e-Cariddi4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La leggenda ha da sempre spaventato marinai i viaggiatori, rendendo lo stretto tra Reggio e Messina famoso in tutto il Mediterraneo. Visitando le località è possibile ammirare gli scogli e le grotte in cui si nascondono i mostri marini e apprezzare la magia e il brivido della leggenda. Ma non solo, in queste zone è possibile godere della vista di un mare stupendo e di un entroterra ricco di sorprese e bellezze da visitare. Non lasciatevi spaventare, godetevi la bellezza di questi posti incredibili diventati leggenda già nell’antichità.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Scilla-e-Cariddi2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Passano i secoli ma la leggenda di Scilla e Cariddi non smette di stuzzicare la fantasia degli appassionati di mitologia antica. Una storia costellata di passione, amori non corrisposti, sete di vendetta e un finale drammatico. Ma non importa, le gesta mitologiche delle creature che abitano lo stretto Reggio-Messina è incredibile così. Due vicende che si intrecciano a causa del triste epilogo che le unisce e le rende celebri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Scilla-e-Cariddi3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs14lh1-5">La leggenda di Scilla e Cariddi</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scilla, ninfa dalla bellezza sconvolgente, viene trasformata dalla maga Circe in un orrendo mostro ed infesta le acque dello Stretto insieme a Cariddi, devastante creatura marina creata da Zeus, capace di ingoiare e rigettare l’acqua del mare causando mortali vortici. A spezzare la bellezza di Scilla è la gelosia di Circe con un sortilegio che dà vita ad uno dei miti che più alimentano il fascino e il mistero dello Stretto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/scilla.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La vicenda di Scilla</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La leggenda narra che vicino agli scogli di Zancle, Scilla incontrò Glauco, pescatore trasformato in una divinità marina per aver mangiato l’erba che ridava vita ai suoi pesci e poi istruito all’arte della profezia da Oceano e Teti. La ninfa, terrorizzata dall’essere per metà umano e per metà pesce, scappò via, nonostante i tentativi di Glauco di spiegarle la sua vicenda.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/cariddi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i><b class="fs14lh1-5">La punizione di Cariddi</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo la leggenda, in preda alla disperazione Scilla si rifugiò in una grotta sotto la Rocca dove sorge il Castello e che esiste ancora oggi. In prossimità di alcuni scogli, a pochi chilometri da Cariddi che abita la sponda Sicula. Prima di essere un mostro, Cariddi era una naiade, figlia di Poseidone e Gea, dedita alle rapine e famosa per la sua voracità. Un giorno rubò a Eracle i buoi di Gerione e ne mangiò alcuni. Così Zeus la fulminò, gettandola poi in mare, dove mutò in un gigantesco mostro marino spaventoso. Cariddi divenne così la creatura più temuta, infestando le acque della sponda messinese con la sua furia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/scillaecariddimito1.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b><i><span class="fs14lh1-5">La vendetta di Circe e la nascita del mito</span></i></b></div><div><span class="fs14lh1-5">In preda alla disperazione, Glauco si rivolse alla maga Circe, dea figlia di Elio e della ninfa Perseide, famosa per i suoi incantesimi in grado di cambiare le sembianze degli uomini. Egli desiderava un bell’aspetto per attrarre l’amata Scilla a sé. Ma l’unico risultato che Glauco ottenne fu quello di scatenare la gelosia della maga che tentò di sedurre l’uomo-pesce. Rifiutata da Glauco, Circe scatenò la sua furia su Scilla trasformandola in un feroce mostro munito di sei teste di cane latranti.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 May 2023 07:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia da visitare: ISOLA DI OGNINA (Siracusa)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001CA"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La piccola isola, originariamente era unita alla terraferma tuttora visibile nei fondali, che doveva prolungare e proteggere il porto canale. Posta a 150 metri dalla costa, l'isola ha forma approssimativamente triangolare con il vertice ad est, verso il mare aperto, e misura 168 metri per 110. Essa è formata da un banco roccioso di calcare miocenico pianeggiante, la cui superficie è ovunque erosa, ad eccezione di uno strato di terra che occupa la sua parte centrale. L'isola di Ognina fronteggia un porto-canale sulla costa siciliana, profondo un centinaio di metri, dotato di attracchi e di un alaggio per piccole imbarcazioni da pesca o da diporto.L'isola venne abitata nei primi secoli del Secondo millennio avanti Cristo, quando su di essa si stanziò una colonia di origine maltese della cultura del Bronzo antico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ognina1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Originariamente, come detto, &nbsp;l’isola era unita alla terraferma da un istmo roccioso ancora visibile nel fondale. Nel Neolitico medio fu abitata da una comunità stanziale della cultura di Stentinello. E a questo periodo risalgono le coppie di buche scavate nel terreno e ancora visibili. Con ogni probabilità sostenevano delle palafitte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ognina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei primi secoli del II millennio a.C. sull’isola si stabilì una colonia di origine maltese della cultura del Bronzo antico di Tarxien cemetery. E rimane per gli storici un mistero la presenza in questo luogo, caso unico nella preistoria siciliana, di una comunità maltese. Numerosi frammenti di vasi con complesse decorazioni incise di tipo geometrico e quella che sembra una tomba a grotticella artificiale scavata nella parete rocciosa prospiciente l’antico istmo apparterrebbero a quel periodo. Sono state anche rinvenute tracce di una fortificazione ad aggere di pietre a secco che doveva proteggere l’accesso all’isola durante il Bronzo antico, oggi sommerse.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ognina3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il tardo Pleistocene e i primi millenni dell'Olocene l'isola fu certamente unita alla Sicilia da un istmo roccioso, tuttora visibile nei fondali, che doveva prolungare e proteggere il porto canale. Nel Neolitico medio l'isola fu abitata da una comunità stanziale della cultura di Stentinello, che dovette sfruttare la sua particolare posizione geografica ed il porto-canale. Di questo periodo sono numerose file accoppiate di buche scavate nel banco roccioso, lunghe fino ad oltre cinquanta metri, che verosimilmente sostenevano tavolati aerei di tipo palafitticolo, sui quali erano costruite le abitazioni che, per analogia con altri insediamenti simili, dovevano appartenere al tipo della "long house".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ognina4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo un lungo lasso di tempo, durante il quale rimase verosimilmente disabitata, l'isola tornò ad essere abitata nei primi secoli del II millennio a.C., quando su di essa si stanziò una colonia da Malta e della cultura del Bronzo antico di Tarxien cemetery. Appartengono a questa fase numerosi frammenti di vasi con complesse decorazioni incise di tipo geometrico e probabilmente un'unica tomba a grotticella artificiale scavata nella parete rocciosa prospiciente l'antico istmo. Su quest'ultimo, oggi completamente sommerso, sono state rinvenute tracce di una fortificazione ad aggere di pietre a secco che doveva proteggere l'accesso all'isola durante il Bronzo antico. Rimane ad oggi inspiegata la presenza in questo luogo, caso unico nella preistoria siciliana, di una comunità maltese. A testimonianza di questo periodo storico, sono visibili delle schegge di ossidiana di Lipari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo questa fase l'isola è rimasta sostanzialmente disabitata fino ai nostri giorni. L'unica eccezione è costituita dai resti di una piccola basilica a tre navate, di epoca bizantina e costruita poco all'interno della costa occidentale. <span class="imTALeft">Rimane ad oggi inspiegata la presenza in questo luogo, caso unico nella preistoria siciliana, di una comunità maltese.</span></span></div></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/jyZ9-lp1154">https://youtu.be/jyZ9-lp1154</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 23 May 2023 07:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da visitare: CALASCIBETTA (Enna)]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C8"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ai confini del Val di Noto, nel cuore della Sicilia, in provincia di Enna, si eleva sul monte Xibet Calascibetta. La posizione geografica è stata da sempre un punto di forza della cittadina e dei suoi abitanti: infatti è pressoché equidistante dai tre mari che bagnano l’isola. Il barocco siciliano trova nelle città di <a href="https://www.sicilytourist.net/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a>, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismoragusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.net/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i> la sua massima espressione, pochi, però, conoscono il confine nord di questo antico Vallo, posizionato nel centro dell’isola. Calascibetta, tra i centri meno famosi di quest’area, appunto, del </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?meraviglie-di-sicilia--il-val-di-noto" target="_blank" class="imCssLink">Val di Noto</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, offre una storia unica nel suo genere, diversificata dal proprio ambito territoriale. Il nucleo storico mantiene il suo impianto medievale e vanta origini normanne legate a Ruggero d’Hauteville (Altavilla), dal quale ricevette un primo grande apporto allo sviluppo urbano.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/calascibetta2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Calascibetta offre una storia unica nel suo genere, diversificata dal proprio ambito territoriale. </span><span class="cf1">Il nucleo storico mantiene il suo impianto medievale e vanta origini normanne legate a Ruggero d’Hauteville (Altavilla), dal quale ricevette un primo grande apporto allo sviluppo urbano.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Fra siti sino a ieri dimenticati e leggi speciali, la città ebbe nel passato un ruolo eccezionale e completamente diverso da quello odierno. In particolare una legge, speciale nel suo genere, fece sì che si avvalesse di privilegi e franchigie riservate a lei ed a poche altre città della Sicilia, il cosiddetto diritto della “Legazia Apostolica” o “Monarchia Sicula”. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/calascibetta1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Questo diritto regio, in Sicilia, era applicabile solo alle città demaniali e fu ritenuto “la gemma più preziosa dei re di Sicilia”, grazie al quale i sovrani dell’isola dall’XI sec. al 1929 diedero vita al loro sistema di Governo Ecclesiastico, che prese il nome di “Monarchia Sicula”; da ciò Calascibetta trasse notevoli vantaggi, fino ad ottenere il 24°posto nel Parlamento Siciliano. </span><span class="fs14lh1-5">CALASCIBETTA è una delle località unite dal Cammino dell’Antica Trasversale sicula. Crocevia di storia millenaria e popoli che ne hanno marcato a fuoco i contorni. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da vedere:</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><i>IL BORGO MEDIEVALE: DA PIAZZA UMBERTO I ALLA TORRE NORMANNA</i></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/calascibbetta7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La parte del paese che sale dalla piazza Umberto I fino alla Chiesa Madre e alla Torre di San Pietro, costituisce una preziosa testimonianza dell’antico borgo medievale edificato sotto la dominazione normanna a partire dall’anno mille.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La piazza principale di Calascibetta è anche una delle piazze più grandi della Sicilia. Qui puoi ammirare una fontana marmorea con statue in bronzo, di cui una è allegoria della stessa città.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dalla piazza puoi osservare la Chiesa Maria S.S. del Monte Carmelo. Risalendo i caratteristici vicoli della “muntata” (la parte alta del paese) ci si imbatte nella Chiesa dedicata a S. Giovanni Battista, la prima chiesa ortodossa nella provincia di Enna.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Lungo la salita che conduce alla Torre, vale la pena affacciarsi dal piazzale Angelo, uno dei punti panoramici più belli dell’entroterra siciliano.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/calascibbetta3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Regia Cappella Palatina, ovvero la Chiesa Madre, sorge sopra i ruderi del castello Marco, un antico fortilizio arabo, visibile nel pavimento della chiesa. Fu fatta costruire da Pietro II D’Aragona che volle nominarla “Cappella Palatina”.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Fu la base militare dell’esercito di Ruggero d’Altavilla nell’assedio alla moderna Enna. Oggi resta solo una torre che funge da torre campanaria della chiesa di San Pietro e rappresenta l’edificio più antico del comune.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>VIA GIUDEA: IL QUARTIERE EBRAICO</i></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/calascibbetta4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div><span class="fs14lh1-5">In epoca medievale, Calascibetta ha ospitato una nutrita comunità ebraica. Il quartiere ebraico, chiamato in dialetto “Iudia”, dà il nome alla via Giudea.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><i class="fs14lh1-5">VIA CARCERE</i><br></div><div><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/calascibbetta5.jpg"  title="" alt=""/><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div><span class="fs14lh1-5">In Via Carcere si trovano delle grotte scavate nella roccia che in epoca medievale vennero utilizzate come carcere della città. Queste Grotte sono in realtà una straordinaria testimonianza dei primi insediamenti rupestri a Calascibetta. Nel periodo di Natale, per la sua magica atmosfera, Via Carcere si trasforma nella sede perfetta per il tradizionale presepe vivente.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/STNWzq4m6Os">https://youtu.be/STNWzq4m6Os</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 21 May 2023 07:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia: Grotta dei Cavalli - Il Mistero della Luce e le Pitture Rupestri]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C7"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Grotta dei Cavalli, situata nelle immediate vicinanze di San Vito Lo Capo è un esempio mirabile di perfetta fusione tra bellezza paesaggistica mozzafiato e pregio di carattere storico-culturale. La Grotta, infatti, agli occhi del visitatore risulta quasi essere un vero e proprio monumento naturale, inglobato tra le imponenti falesie di Cala Mancina e affacciato sulla distesa cristallina del Golfo di Monte Cofano. Ma è soprattutto ciò che si trova al suo interno a stuzzicare la curiosità e la fantasia degli avventori.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta_cavalli-1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si apre su Cala Mancina questa importante grotta, che si caratterizza sia per il suo pregio di tipo naturalistico sia per la sua importanza storico-archeologica. I suoi rinvenimenti, infatti, testimoniano la sua occupazione umana sin dal Paleolitico superiore. Si datano all’Eneolitico iniziale le sue eccezionali testimonianze di arte rupestre: un vero e proprio ciclo pittorico con tre gruppi di figure. Si tratta di figure umane stilizzate dipinte, soggetti astratti e figure simbolico-descrittive.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b><br></b></strong></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>LE PITTURE RUPESTRI:</b></strong></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b><br></b></strong></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta_cavalli-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><strong><b><br></b></strong></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b><br></b></strong></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Benché sia stato stimato che la presenza umana presso il rito risalga addirittura al Paleolitico superiore, le tracce più rilevanti ancora oggi conservate, ovvero le suggestive pitture rupestri dipinte in rosso sulla parete di destra, sono relative al cosiddetto Eneolitico, vale a dire l’ultima fase del Neolitico. <strong><b>Che si dividano in due o tre gruppi</b></strong> – a seconda delle ipotesi formulate – <strong><b>le figure tratteggiate sulla roccia compongono un vero e proprio ciclo pittorico che spazia dalla raffigurazione di corpi umani stilizzati a soggetti astratti che mostrano un interessante grado di elaborazione simbolica</b></strong>. Così, in questo inusuale e per certi versi misterioso mosaico arcaico, volteggiano, quasi fossero intenti a celebrare un significativo rituale, uomini slanciati, animali, barche e persino il sole. Ad accompagnarli dei segni geometrici tanto precisi quanto imperscrutabili, che assumono le forme più disparate, dall’ellissoide alla sequenza di cerchi concentrici. Proprio questi segni hanno fatto supporre che la Grotta dei Cavalli sia in qualche modo connessa ad un altro sito cavernoso del trapanese, vale a dire la Grotta di Polifemo, dentro la quale riecheggia un tratteggio davvero simile. Una “parentela” che sarebbe confermata anche un altro, curioso elemento, questa volta di natura archeoastronomica.</span></div><div><figure><figcaption class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></figcaption></figure></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>IL MISTERO DELLA LUCE</b></strong>: </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/San-Vito-Grotta-cavalli.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>Allo scoccare del solstizio d’estate, ogni anno, quando il sole si appresta a tramontare, l’interno di entrambe le caverne – nello specifico le pareti di fondo – si illumina di un vivace color granata, che dà quasi l’impressione di risplendere</b></strong>. È probabile, a giudizio degli archeologici, che questo fenomeno sia legato alla profonda importanza religiosa rivestita anticamente dai culti solari, come, d’altra parte, la ripetuta illustrazione dell’astro confermerebbe. Ma c’è di più: è possibile, sulla base della centralità anche dell’immagine dell’imbarcazione, che questi siti fossero preposti a fungere da indicatori di rotta lungo la tratta che conduceva i carichi mercantili trapanesi sulle coste della Sardegna.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><a href="https://youtu.be/ZeOOO6sU6Hk">https://youtu.be/ZeOOO6sU6Hk</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 May 2023 07:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia: Riserva naturale orientata Capo Gallo]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001BD"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Palermo vanta il singolare primato, probabile unicità nel panorama internazionale, di inglobare nel proprio tessuto urbano due Riserve Naturali Orientate, Capo Gallo e Monte Pellegrino, diversi Siti di Interesse Comunitario e l’Area Marina Protetta Capo Gallo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/riscapogallo2.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Orientata Capo Gallo, distante appena 12 km dal Teatro Massimo in pieno centro città, è da considerarsi un luogo di conservazione della natura in situ, un serbatoio di biodiversità ed un assortimento di habitat prioritari. L’isolamento geografico dovuto anche alla morfologia estrema di alcuni versanti, la vicinanza o l’intimo contatto con il mare, i substrati calcarei tipici della piattaforma panormide e altre peculiarità, hanno consentito la selezione di micro-climi altamente specializzati ospitanti specie di grandissimo interesse fitogeografico o elevato valore faunistico che rendono la Riserva stessa meta d’interesse scientifico da parte di studiosi di tutto il mondo. Clima mite tipico delle aree costiere del Mediterraneo, paesaggi mirabili, endemismi puntiformi ed esclusivi, in una sola accezione “elevata naturalità a due passi dalla città”, forse è questa la magia della Riserva Naturale Orientata Capo Gallo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ricapogallo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva naturale orientata Capo Gallo, costituita essenzialmente dal Monte Gallo, si erge tra le borgate marinare di Mondello e Sferracavallo, e termina in un promontorio (Capo Gallo), sul quale è situato un importante faro che ne segnala la posizione.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/riscapogallo32.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La </span><span class="fs14lh1-5">Riserva Naturale</span><span class="fs14lh1-5"> rappresenta un sito ad elevata naturalità, singolare per flora, fauna, conformazione geologica nonché per il patrimonio archeologico che custodisce. </span><span class="fs14lh1-5">Nel 2001 è stata istituita come Riserva per la tutela delle formazioni geomorfologiche, per la salvaguardia delle specie floro-faunistiche endemiche e rare e per proteggere il “marciapiede a Vermeti” presente lungo la costa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ricapogallo5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’area su cui ricade la Riserva di Capo Gallo risulta essere stata abitata già dal Paleolitico, come testimoniano i reperti rinvenuti in alcune grotte presenti sul monte. La più rilevante dal punto di vista archeologico è la Grotta Regina, all’interno della quale sono presenti iscrizioni e disegni databili fra il VII sec. a.C. e II sec. d.C.. Il lato costiero della Riserva di Capo Gallo si estende dal capo omonimo verso ovest fino a Punta Barcarello e, data la natura carsica delle rocce, il mare le ha modellate nelle forme più bizzarre, formando una serie di grotte affascinanti, come la </span><span class="fs14lh1-5"><b>Grotta dell'olio</b></span><span class="fs14lh1-5"> che ricorda un po' la famosissima Grotta azzurra di Capri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/grotta-dell-olio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La Grotta dell’Olio è uno dei luoghi più suggestivi e ancora poco conosciuti della Riserva Naturale di Capo Gallo. Si tratta di una grotta carsica con una volta a cupola che è alta 10 metri e sorge alla base di una falesia. L'ingresso è formato da un arco di roccia, in parte sommerso, e le cui pareti sono state popolate da numerosi coralli. Sul tetto della grotta è presente un’ampia apertura che permette l'entrata della luce. Il suo riflesso che sbatte con il bianco della sabbia regala all’acqua un colore turchese. I massi che sono caduti sul fondo delle pareti sono stati, invece, colonizzati da una spugna che appare di colore bianco. Parte dell’ingresso della Grotta dell’Olio è sommerso, ma nessun problema. Lo spazio di accesso è grande tanto da poter accedere con una barca a remi, una canoa o a nuoto</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ possibile visitare la riserva da Mondello oppure da Sferracavallo, quest’ultima è da preferire se si desidera fare delle immersioni subacquee.</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/CDYHrluYPT4">https://youtu.be/CDYHrluYPT4</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 May 2023 07:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli di Sicilia da visitare: Castello di Torremuzza a  Bronte (Catania)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001BF"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il complesso fortificato sorge su di un sperone di roccia calcarea accessibile solo da meridione. Agli altri punti cardinali corrispondono pareti a strapiombo difficilmente praticabili. La particolare conformazione rocciosa costringe la fortezza a distendersi su più livelli: in basso trovano posto recenti strutture, composte da ambienti probabilmente residenziali, forse adibiti in epoca recente a celle per i detenuti. Al livello superiore si accede attraverso piccoli gradini ricavati dalla roccia, terminanti in un ingresso angusto un tempo ben protetto da una porta rinforzata, i cui cardini dovevano essere robusti, secondo quanto si può dedurre dai fori scavati nella pietra. L'intenzione è quella di isolare agevolmente il livello inferiore da quello superiore, che si presenta nell'aspetto di un'ampia terrazza non coperta, i cui bassi muri perimetrali sono caratterizzati da numerose feritoie quadrate o circolari. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castletorremuzza4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">II castello è detto di “Torremuzza”, perché la torre originaria, di probabile epoca bizantina o araba, venne spaccata in due da un fulmine, e quel che oggi resta, è una metà di essa. Durante il periodo normanno- svevo-aragonese, attorno alla torre fu costruita una prima cinta muraria, dotata di merlatura e caditoie. In questo periodo la torre faceva parte di quella catena di torri e fortificazioni interne della Sicilia che servivano per la trasmissione delle notizie mediante segnalazioni ottiche o con fuochi. Il castello di Torremuzza fu una fortezza inaccessibile, posizionato in un sito strategico era accessibile da un solo lato in quanto ripidi pendii lo proteggevano dagli altri lati. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castletorremuzza1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le prime testimonianze dell’esistenza del castello risalgono al 1139. Nel 1535 il casale di Cattaino, che si era formato atorno al castello, venne abbandonato da i suoi abitanti che per volere dell’imperatore Carlo V dovettero unirsi agli abitanti degli altri casali a formare un unico paese: Bronte. Durante il periodo Borbonico il castello di Torremuzza venne adibito a carcere, poi abbandonato. Del castello di torremuzza ormai restano pochi ruderi, anche se la struttura principale è ancora ben visibile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castletorremuzza3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Trattasi di un ampio luogo di osservazione per il territorio circostante, una sorta di ampio terrazzo naturale recintato artificialmente, in grado di trasformarsi, all'occorrenza, in un ridotto fortificato isolato dal resto dello sperone roccioso. Inoltre, su questo terrazzo si distinguono a nord-ovest i resti di una torre, la quale si ritiene (tradizione locale) edificata in una imprecisata epoca della dominazione bizantina in Sicilia. La struttura poggia su di un affioramento di roccia ai margini occidentali della piccola rocca. Dai resti si può dedurre una pianta circolare; la tecnica edilizia si compone di pietre locali non squadrate, unite insieme da malta. Sulla sommità si distingue quel che rimane del piccolo camminamento di ronda, accessibile probabilmente per mezzo di una scaletta elicoidale in pietra, secondo quanto lasciano intendere alcuni fori presenti lungo la parete interna superstite.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castletorremuzza2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell'insieme l'intero corpo di fabbrica presenta una tecnica costruttiva e un impianto edilizio relativamente recente. Non si posseggono al momento dati storici certi che permettano una sicura datazione, solo ipotizzabile tra il XVII e il XVIII sec. d.C. E' comunque probabile che la torre sia preesistente, sebbene non vi sia prova alcuna per una datazione ad epoca bizantina.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs8lh1-5"><b><br></b></span></div><div><b class="fs12lh1-5">INGRESSO: Libero</b></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>ACCESSIBILITA’: </b></span><span class="fs12lh1-5">Il castello è di difficile accesso, in quanto la macchina andrebbe lasciata lungo la strada (ss120 venendo da Randazzo, sp165 venendo da Bronte) per poi proseguire a piedi per circa un’ora e mezza. Se si è in possesso di un fuoristrada è possibile proseguire lungo le strade rurali e arrivare a qualche centinaio di metri dal castello.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video dal Drone</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/n2DOeAj6yXU">https://youtu.be/n2DOeAj6yXU</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 13 May 2023 10:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare ad Agrigento: Il Giardino della Kolymbethra ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C3"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Nel cuore del parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, si nasconde il Giardino della Kolymbethra: un gioiello naturalistico che racchiude in sé i colori, i sapori e i profumi della Sicilia, e racconta, attraverso i suoi ipogei risalenti a 2500 anni fa, la storia dell’antica città greca di Akragas. La Kolymbethra è un giardino che, appena si visita, riesce fin da subito ad affascinare l’osservatore per la sua rara bellezza fatta di aranceti, mandorli e olivi, che da secoli “decorano” e profumano la Valle dei Templi. Nato come “sontuosa piscina popolata da pesci e da cigni”, come descritto da Diodoro Siculo, il luogo diventa un vero e proprio giardino quando si arricchisce di agrumi e arriva a noi.</span></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/il-giardino-della-kolymbethracoertin5.jpg"  title="" alt=""/><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad Agrigento la Kolymbethra è un angolo ombroso di paradiso dove olivi secolari prosperano generosi e dove gli agrumi inondano la Valle dei Templi coi loro profumi. &nbsp;Angolo di terra promessa e giardino per eccellenza dove la natura si fonde con la storia, questa piccola valle è parte significativa di Akragas, la città fondata dai Greci nel VI secolo a.C. Diodoro Siculo narra che nel 480 a.C. il tiranno Terone, per approvvigionare d’acqua la città fece progettare una rete di gallerie che si concludeva ai piedi dell’urbe in una grande vasca detta Kolymbethra “del perimetro di sette stadui”, presto adattata a vivaio di pesci e frequentata da cigni e volatili, ma soprattutto capace di trasformare l’arida terra siciliana in un giardino fiorente di piante mediterranee.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/il-giardino-della-kolymbethracoertin2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">l Giardino della Kolymbethra è coltivato in una piccola valle tra il tempio dei Dioscuri e il tempio di Vulcano, nel sito identificato con l’antico bacino artificiale (κολυμβήθρα=piscina, bagno, cisterna, peschiera), costruito per volere del tiranno Terone dopo la vittoria nella battaglia di Himera (480 a.C.).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prima “sontuosa piscina popolata da pesci e da cigni” &nbsp;di cui scrive lo storico greco Diodoro siculo, la Kolymbethra – una volta interrata – &nbsp;diviene un fertile orto-frutteto. Quando si aggiungono gli agrumi, prende la denominazione di “giardino”, come si usa chiamare in Sicilia gli agrumeti tradizionali. Il giardino, non più coltivato dagli anni ’80, è stato recuperato al suo uso originario e alla fruizione ad opera del FAI (Fondo Ambiente Italiano).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/il-giardino-della-kolymbethracoertin3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi la Kolymbethra riassume in 6 ettari il paesaggio agrario e naturale della Valle dei Templi. Nelle zone più scoscese, si trovano le piante della macchia mediterranea; aldilà del piccolo fiume, c’è un agrumeto – uno degli ultimi “giardini” siciliani – con limoni, mandarini e aranci rappresentati da antiche varietà e irrigato secondo le tecniche della tradizione araba. Dove l’acqua non arriva, si possono ammirare gelsi, carrubi, fichidindia, mandorli, mirti e olivi “saraceni”; numerose altre specie da frutto sono presenti all’interno del Giardino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/il-giardino-della-kolymbethracoertin1.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Kolymbethra è un esempio di salvaguardia attiva di un paesaggio agrario tradizionale, che include funzioni produttive, ambientali, culturali, etiche ed estetiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La bellezza della Kolymbethra è legata alla forma degli alberi, al colore, al sapore di frutti, al fascino del fenomeno della rifioritura, per cui frutti e fiori si succedono ininterrottamente nel corso delle stagioni, all’ombra e alla frescura assicurata dalla chioma sempreverde.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/il-giardino-della-kolymbethracoertin4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo vero “luogo di delizia” nei secoli successivi passò alla Chiesa che introdusse gli agrumi, mentre il periodo di massimo splendore lo vide a cavallo tra XIX e XX secolo, quando divenne una delle mete imprescindibili del Grand Tour. Negli ultimi decenni del Novecento, a causa della scomparsa dei vecchi contadini, la Kolymbethra cadde in abbandono sino all’intervento del FAI che la riportò al suo antico splendore. Ora il Giardino è il degno completamento alle emozioni del vicino Parco Archeologico, una totale delizia per i cinque sensi: dal profumo delle zagare al sapore delle mandorle, dall’argento degli ulivi all’umido della terra, al lieve rumore di sottofondo dell’acqua che scorre costante. Da non perdere i nuovi percorsi di visita degli ipogei, molto interessanti dal punto di vista archeologico, speleologico e naturalistico.</span></div></div><a href="https://youtu.be/bN-pNSgEAow">https://youtu.be/bN-pNSgEAow</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 May 2023 08:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Marinari Siciliani: DONNALUCATA - Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C2"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Donnalucata sorge a 10 metri sul livello del mare ed è tra i borghi più antichi e popolosi del comune di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--scicli--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Scicli</a></b></i><span class="fs14lh1-5">. Anch’essa, come gli altri principali paesini marinari di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--scicli--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Scicli</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, è nata come borgo di pescatori e, negli anni, si è trasformata in vera e propria cittadella marinara e turistica che attira ogni anno, oltre agli abitanti dei paesi limitrofi anche villeggianti fuori porta e turisti stranieri. Le temperature miti della Sicilia e di questa porzione di Paradiso soprattutto, permette una stagione estiva prolungata e una potenziale ricettività turistica, soprattutto straniera, anche in bassa stagione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/donnalucata1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da piccolo villaggio di pescatori, Donnalucata è una piccola frazione del paese di Scicli &nbsp;Donnalucata era un tempo un piccolo villaggio di pescatori mentre ora è diventata un’importante località di villeggiatura che ha saputo però mantenere intatta l’eredità ricevuta dal suo passato. Il nome del borgo sembra derivare da una fonte di acqua dolce che sgorga sulla spiaggia e che nel periodo arabo era chiamata “Ayn-al-awqat”.</span></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/donnalucata3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Passeggiando per il suo bellissimo lungomare si possono ammirare meravigliose ville in pietra risalenti all’Ottocento, chiesette antiche (come la chiesa dedicata a Santa Caterina e risalente all’1883) ed edifici in stile gotico. Presso il suo piccolo porto si può trovare un mercato del pesce aperto tutto l’anno, con pesce proveniente dal Mar Mediterraneo e pescato dai pescatori locali. Questo piccolo borgo è diventato particolarmente famoso negli ultimi anni non solo per le sue splendide spiagge, ma anche perchè il suo lungomare è stato più volte utilizzato per le riprese della fiction televisiva “Il commissario Montalbano”.</span></div></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/donnalucata4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Donnalucata</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Folklore e buon cibo a Donnalucata sono di casa. Il Borgo di Donnalucata è un luogo di tradizioni tramandate nei secoli, dalla tavola alle feste tutto rimanda a gesti antichi ed abitudini del passato. Una di queste tradizioni antiche è la Sagra della seppia che si svolge nel mese di marzo qui a Donnalucata, dove viene proposto un menù variegato che comprende arancine, pasta ed una serie di secondi piatti tutti a base di molluschi. Ma la manifestazione che raccoglie più partecipazione delle altre è, in assoluto, la Festa di San Giuseppe e la Cavalcata di San Giuseppe. Donnalucata è meta estiva della movida giovanile grazie alla presenza di qualche discoteca che attira giovani da ogni parte delle province vicine. </span><span class="fs14lh1-5">D'estate poi, sono molte le manifestazioni di tipo culturale, artistico e musicale che si tengono a Donnalucata tanto che il turista che sceglie questi posti per le sue vacanze non rischia di annoiarsi. Ci sono anche i pescatori che vendono il proprio pescato al mattino, al loro rientro al porticciolo, quindi è possibile cucinare del buon pesce fresco locale e ci sono delle ottime pasticcerie e gelaterie che sapranno prendervi per la gola.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/donnalucata2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Le Spiagge:</span></div> &nbsp;<div><span class="fs14lh1-5">La borgata ha due stupende spiagge di sabbia dorata, separate tra loro &nbsp;da un tratto di scogliera sulla quale è stato ricavato il lungomare: il lido di Ponente, molto ampio, a ridosso del molo e del centro storico di Donnalucata, e il lido di Levante (Micenci) caratteristico per la presenza di sorgenti di acqua dolce che sgorgano all’esterno in una pozza ribollente. Il lungomare di1 Km, tra vecchio e nuovo, è un luogo di piacevoli passeggiate e zona ciclabile su cui &nbsp;si affacciano carine ex-case &nbsp;di pescatori in pietra che compongono una scenogra &nbsp;ca cinematogra &nbsp;ca ideale per le riprese della &nbsp;&nbsp;ction “Il Commissario Montalbano” (Donnalucata corrisponde alla Marinella della &nbsp;&nbsp;fiction).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/donnalucata5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div> &nbsp;<div><span class="fs14lh1-5">Do</span><span class="fs14lh1-5">nn</span><span class="fs14lh1-5">a</span><span class="fs14lh1-5">l</span><span class="fs14lh1-5">u</span><span class="fs14lh1-5">c</span><span class="fs14lh1-5">a</span><span class="fs14lh1-5">t</span><span class="fs14lh1-5">a</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span 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			<pubDate>Sat, 06 May 2023 08:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare a Trapani: Torre di Ligny  ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C5"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Torre di Ligny é stata una torre di avvistamento spagnola, considerata oggi elemento caratterizzante e di richiamo nella mappa della città di Trapani. Il fortilizio si erge su uno scoglio, memoria di indispensabili interventi per la difesa della città contro le continue scorribande dei pirati barbareschi, ma anche segno di un orgoglioso gesto di protezione e custodia del territorio. </span><span class="fs14lh1-5">Torre di Ligny è un monumento che, oltre a fissare uno scorcio della realtà storico-culturale trapanese, riesce a far luce sul fluire della storia del Mediterraneo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/tprreligmy4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Costruita nel 1671 questa fortezza permette un tuffo in un’epoca in cui l’isola era al centro di incursioni: i turchi lottavano per i mari vicini e gli spagnoli, allora dominanti, erano alle prese sia con il restauro dei fortini esistenti , sia con la creazione dei nuovi. Una delle città cui si prestò più attenzione fu proprio Trapani, una delle più invase per la ricchezza di materie prime come il sale, il tonno e il vino. La torre, intitolata al Vicerè di Sicilia Claude Lamoral, principe di Ligne, fu eretta sulla punta più occidentale della falce della città antica. Oggi Torre di Ligny ospita il museo civico, con la sua collezione di reperti archeologici legati al territorio trapanese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/tprreligmy2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ impostata su un basamento a gradoni costituito da grandi blocchi regolari di calcarenite, ricavati dagli stessi scogli su cui è costruita la torre, mentre l’intera struttura fu realizzata con il tufo proveniente dalle cave di Favignana. La sua peculiarità si evidenzia nella cura e nell’arricchimento architettonico, insolito per le costruzioni della stessa epoca.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Torre di Ligny è oggi una torre elegante e robusta che sembra quasi tuffarsi nel mare che la circonda, attorniata dalle onde che s’infrangono contro la scogliera. Sembra stare lì ad osservare il tramonto ogni sera, le albe ogni mattina. In memoria della sua funzione originaria, si erge in segno di protezione del territorio. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Salendo una scala interna si arriva fin su alla terrazza che permette di godere di un’incredibile vista: a destra si scorge Capo San Vito e poi Erice in alto, voltandosi a sinistra s’incrociano le isole Egadi e poi Marsala. E’ facile immaginare la sua funzione originaria da qui, la posizione è strategica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/tprreligmymuseo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><i class="fs14lh1-5"><b>IL MUSEO</b></i></div><div><span class="fs14lh1-5">Oggi Torre di Ligny, completamente restaurata all’interno, ospita una collezione di reperti archeologici legati al territorio trapanese. </span><span class="fs14lh1-5">Si possono ammirare degli elmi del tipo Montefortino, risalenti al periodo della prima guerra punica (241 a.C.), ancore ed anfore di epoca punica e romana, manufatti ed utensili in selce ed ossidiana che ricordano la preistoria di Trapani, diversi manufatti compresi tra il periodo elimo ed il tardo Medioevo.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Periodicamente al suo interno vengono anche organizzate mostre temporanee. Molto interessante è la serie di anfore che proviene dai mari circostanti: le anfore hanno origine punica, greco-siceliota, romana, e servivano per trasportare vino, grano e olio: sono testimonianza dell’importanza del commercio in questi mari che facevano da collegamento tra oriente e occidente tra il IV sec. a.C. e il VII sec. a.C. Molto curiosa è la presenza nel museo di tre elmi ritrovati in mare nei pressi dell’isola di Levanzo: sono elmi facenti parte di armature romane che durante la prima guerra punica finirono in mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/tprreligmy3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Torre di Ligny è un luogo unico e magico dove abbandonarsi a tramonti indimenticabili, è un luogo che parla di Trapani e del Mediterraneo, un luogo che mostra l’identità di una Sicilia che ha vissuto un passato ricco e lo racconta ancora oggi attraverso pezzi di storia in un palcoscenico mozzafiato.</span></div></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il bellissimo Video</span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/LVDjo_QC4JY">https://youtu.be/LVDjo_QC4JY</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 May 2023 07:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meravigliosa Sicilia: Taormina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001BE"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un viaggio in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> non si può considerare completo senza una visita a Taormina, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. La città già ai tempi dell’impero Romano era un luogo di villeggiatura d’élite dove dedicarsi all’ozio, bere buon vino, immergersi nelle terme o passare un paio di giorni spensierati. Luogo molto amato dai turisti di tutto il mondo, Taormina accoglie i visitatori con un fascino senza tempo tipico delle città sicule.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/taormiona1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città si trova in una posizione splendida: alle spalle il monte Etna e davanti si affaccia direttamente sul mare. Non è un mistero dunque il perché migliaia di visitatori si perdano tra le vie del centro storico e si concedano una giornata al mare sulle meravigliose spiagge di Taormina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/taormiona2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia di Taormina affonda le radici in epoca ellenistica della quale abbiamo numerose testimonianze. Primo fra tutti i famoso Teatro Greco di Taormina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/taormiona3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo aver fatto innamorare poeti e scrittori, Taormina affascina i milioni di turisti che arrivano in questo che Goethe ha definito un "lembo di paradiso sulla terra” per passeggiare, ammirare panorami mozzafiato, assaggiare la cucina tipica e trovare relax. Taormina è un belvedere sul Mediterraneo, sospesa tra roccia e mare in uno scenario unico per varietà e contrasti, segnata anche dai diversi popoli che l‘hanno occupata nel corso dei secoli. Il panorama qui è il vero protagonista. La prima cosa da fare a Taormina è infatti perdersi tra mare, cielo e terra, così come è impossibile farsi sfuggire l’Etna con il perenne pennacchio di fumo che lo sovrasta a ricordare la sua maestosità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/taormiona4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Taormina fu parte essenziale del “Grand Tour” e divenne un’importante destinazione turistica europea, meta di personaggi celebri di tutto il mondo quali Wagner, Oscar Wilde, Johannes Brahms, Guy de Moupassant, Alexandre Dumas, Truman Capote, Salvador Dalí, Marlene Dietrich, Enrico Fermi, William Faulkner, Vladimir Nabokov, <em>Rudyard </em>Kipling, Marcello Mastroianni, Rudolf Nureev, Audrey Hepburn e molti altri. </span><span class="fs14lh1-5">Oggi nella “Perla dello Ionio” si può visitare il teatro greco-romano e godere delle rappresentazioni artistiche che vi vengono messe in scena, si possono vedere le tombe bizantine, il castello saraceno sul Monte Tauro o mostre ed esposizioni nei vari palazzo medievali o fare una lenta passeggiata nel giardino comunale ideato dall’aristocratica inglese Florence Trevelyan.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/taormiona6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Paradiso mediterraneo nel paesaggio e nel clima, la primavera e l’autunno sono i periodi migliori per visitarla; se però siete alla ricerca della tintarella, allora non potete che visitare Taormina in estate! Un soggiorno a Taormina è adatto a coppie in cerca di romanticismo, gruppi di amici e famiglie, ma anche semplicemente agli appassionati di cucina, tra cassate e granita câ panna e câ brioscia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/taormiona5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Taormina è un luogo meraviglioso e pieno di storia. Per questo fare una lista completa dei luoghi di maggiore interesse sarebbe quasi impossibile. Ogni angolo della città vale la pena di essere visto. La città è una meta perfetta per tutti i tipi di turisti. È una luogo molto romantico, ma è adatto anche a famiglie con bambini e gruppi di amici alla ricerca di una località ricca di vita notturna. A Taormina ce n’è davvero per tutti i gusti!</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Taormina</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/JT1Y6cFs7_4">https://youtu.be/JT1Y6cFs7_4</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 29 Apr 2023 09:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserve Siciliane: Riserva Naturale Orientata di Monte Capodarso e la Valle dell’Imera Meridionale.]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000118"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Lungo il corso del fiume Imera meridionale, tra le falde del monte Capodarso e del Monte Sabucina, in un contesto archeologico e naturalistico di rara bellezza: </span><span class="fs16lh1-5"><b>l</b></span><span class="fs16lh1-5"><b>a </b></span><span class="fs16lh1-5"><b>Riserva Naturale Orientata di Monte Capodarso e la Valle dell’Imera Meridionale</b></span><span class="fs16lh1-5">, un territorio da proteggere e salvaguardare, onde consentire a tutta la popolazione locale ed ai turisti che si dovessero venire a trovare nella zona di godere le meraviglie ed i miracoli della natura. (in fondo alla pagina trovi il bellissimo video)</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/capodarso1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel fiume confluiscono le acque di numerosi affluenti, fra i quali i <strong><b>fiumi Morello e Torcicoda</b></strong>. Questi corsi d'acqua, a carattere torrentizio, sono caratterizzati da un andamento meandriforme. L'acqua del fiume a volte abbandona il suo corso creando dei meandri simili a stagni dove nidificano molte specie animali, alcune delle quali in via d'estinzione. E' presente, inoltre, la tipica vegetazione degli ambienti rupestri con essenze tipiche della macchia mediterranea e quella degli habitat acquatici. I calanchi della riserva presentano endemismi quali l'<strong><b>Aster sorrentinii</b></strong> e la <strong><b>Lavathera agrigentina</b></strong>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/capodarso4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">La zona rappresenta un gioiello naturale unico ed è stato individuato come territorio da proteggere e salvaguardare. Infatti, è proprio l’Associazione Nazionale Italia Nostra che gestisce e cura tale Riserva sensibilizzando i visitatori nel rispetto della stessa.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La Riserva presenta una grande varietà di vegetazione ammontando a ben 505 entità botaniche riconosciute, quali: la Cerretta spinulosa, il Salvione giallo, il Fiordaliso di Salamanca, la Crisciola, l’Astro di Sorrentino, il Malvone d’Agrigento, la Borracina di Nizza, la Silene fruticosa, l’Atamanta siciliana, il Timo arbustivo, etc…</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Per quanto riguarda la fauna invece possiamo trovare: svariate specie volatili (l’Airone cenerino, la Garzetta, la Marzaiola, il Codone, il Falco di palude, l’Albanella reale), il Gatto selvatico, l’Istrice, il Riccio, la Tartaruga palestre, la Donnola, il Coniglio selvatico, la Volpe, etc…</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Nell’area della Riserva si possono osservare, inoltre, interessanti emergenze geomorfologiche come i calanchi che caratterizzano il paesaggio e presentano endemismi quali l´Aster sorrentini e la Lavathera agrigentina.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/capodarso3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5">Complessivamente nella <strong><b>Valle dell'Imera Meridionale</b></strong> sono presenti circa <strong><b>30 masserie, ricoveri temporanei, pagliai e fondaci</b></strong>. Esistono sul territorio numerose masserie, edificate in posizione elevate, tipiche dell'economia latifondista siciliana con una tipologia, a <strong><b>"baglio"</b></strong> (Turolifi - Garlatti Calabrese - Fortolese) o <strong><b>cortile aperto</b></strong> (Stretto Giordano). Gli ambienti a piano terra erano destinati a stalle e magazzini mentre i piani superiori ad abitazione signorile.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La <strong><b>corte</b></strong> era pavimentata con<strong><b> </b><b>lastre di pietra</b></strong> (basolato), alternata a ciottoli, il pozzo, di solito al centro del cortile, ed una o più palme svettanti. Nelle <strong><b>masserie più ricche</b></strong> era presente la <strong><b>cappella per le funzioni sacre</b></strong>. L'architettura rurale del territorio comprende l'abitazione contadina (robba) costituita da un unico ambiente, dal magazzino e dalla stalla. Era realizzata in muratura portante in pietrame naturale, trovato sul posto, a secco o utilizzando come legante, malte di materiale sabbioso o gesso. La copertura era ad una o due falde e ricoperta dai tipici <strong><b>"coppi"</b></strong> siciliani.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/capodarso2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5"><strong><b>La valle dell'Imera</b></strong>, dove è compresa la <strong><b>Riserva Naturale di "Monte Capodarso e Valle dell'Imera Meridionale"</b></strong>, include aree archeologiche di notevole importanza culturale ed antropologica, sulle quali ha <strong><b>competenza esclusiva la Soprintendenza BB.CC.AA. di Caltanissetta</b></strong>. La ricerca, già avviata nelle <strong><b>aree</b></strong> di <strong><b>Sabucina</b></strong>, <strong><b>Capodarso</b></strong>, <strong><b>Gibil Gabib</b></strong> e <strong><b>Piano della Clesia</b></strong>, ha evidenziato l'importanza strategica, politica ed economica che i siti hanno rappresentato in epoca preistorica e durante la colonizzazione greca e romana.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><strong><b>Il Museo Archeologico regionale di Caltanissetta</b></strong> custodisce ed espone cronologicamente i reperti delle civiltà che si sono succedute. L'ente gestore ha in programma lo studio di percorsi culturali che comprenderanno, le suddette emergenze archeologiche e le strutture museali cittadine per una comprensione più esaustiva dell'intera area protetta.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Saranno altresì programmate una<strong><b> </b><b>serie d'iniziative volte alla valorizzazione di questi beni</b></strong> attraverso <strong><b>convegni</b></strong>, <strong><b>dibattiti</b></strong> e <strong><b>seminari di studio</b></strong> con l'obiettivo di dare impulso a nuove campagne di scavo per approfondire le conoscenze delle radici storiche della nostra civiltà.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/capodarso.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5"><strong><b>La Riserva</b></strong> è delimitata a <strong><b>Nord</b></strong> dalle <strong><b>falde settentrionali del monte Capodarso</b></strong> e dalla <strong><b>C.da Trabonella</b></strong>, a <strong><b>Sud</b></strong> dal <strong><b>ponte Besaro</b></strong> e si estende per poche centinaia di metri ai <strong><b>lati del fiume Salso</b></strong>.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">All'interno sono presenti due regie trazzere la<strong><b> </b><b>Caltanissetta-Villarosa-Calascibetta</b></strong> e la <strong><b>Caltanissetta-Piazza Armerina-Siracusa</b></strong> che attraversano il fiume, e stradelle sterrate, percorribili nella stagione estiva. Un sistema viario veloce consente il collegamento con tutte le province limitrofe.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Si arriva attraverso una rete di vie di comunicazione, complessivamente agevole, dove sono presenti stradelle interpoderali carreggiabili soltanto nella stagione estiva. Detta rete stradale, lambisce e attraversa l'area protetta in buona parte, consentendo il collegamento con l'<strong><b>autostrada Palermo-Catania</b></strong>. Le vie principali percorribili sono :</span></div><div><span class="fs16lh1-5">• S.S. n. 626 scorrimento veloce Caltanissetta-Gela<br>• Nuovo scorrimento veloce Caltanissetta-Pietraperzia<br>• S.S. n. 191, Caltanissetta-Pietraperzia<br>• S.S. n. 560, che collega la S.S. n. 191 con la S.S. n. 122 - S.S. n. 117 bis (Vecchia S.S. n. 122), Caltanissetta-Enna</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/KHj0ixkyoCw">https://youtu.be/KHj0ixkyoCw</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 07:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Sicilia: AIDONE (Enna)]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001BC"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il borgo di Aidone si trova in uno dei comprensori culturali e naturalistici più interessanti di tutta la Sicilia. Nel suo territorio si trovano l'importante sito siculo-greco-ellenistico di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?area-archeologica-di-morgantina-la-pompei-di-sicilia" target="_blank" class="imCssLink">Morgantina</a>, il Castello di Pietratagliata di epoca normanna, e, a pochi chilometri, la <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-della-villa-romana-del-casale---piazza-armerina-enna--" target="_blank" class="imCssLink">Villa Romana di Piazza Armerina</a>, sito Unesco. Il territorio è ricchissimo di boschi naturali e artificiali che occupano la parte nord occidentale, e di notevoli siti di rilevanza naturalistica: con Piazza Armerina ed Enna condivide il Parco della Ronza e al confine con la provincia di Catania si trova il lago di Ogliastro, un'area umida di interesse naturalistico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/aidone1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell'antichità la sua etimologia si faceva risalire immaginativamente ad Aidoneus, un appellativo del dio Ade-Plutone, che, dopo aver rapito Persefone presso il lago di Pergusa, avrebbe sostato sul colle di Aidone. La leggenda diede origine alla vasta diffusione del culto di Demetra e Persefone in tutta la Sicilia centrale. Altra ipotesi significativa è l'origine dal termine arabo Ayn dun, nel significato di "sorgente superiore", etimo che sarebbe giustificato dalla notevole presenza di sorgenti di acqua in tutto il territorio.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/AIDONECOPERTINA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Aidone fu fondata alla fine dell'XI secolo dai Normanni, durante la conquista della Sicilia e la cacciata degli arabi. I fratelli Altavilla, che guidarono la conquista, condussero a ripopolarlo i lombardi, che avevano contribuito all'impresa e che in buona parte provenivano dal Monferrato. A questa sorta di colonizzazione si fa risalire l'origine del dialetto aidonese. All'epoca normanna risalirebbe la fondazione del castello che dominava la città, della chiesa madre (dedicata in seguito a San Lorenzo martire), della chiesa di San Leone dedicata al papa Leone II e, fuori dalle mura, della chiesa di Sant'Antonino Abate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1229 ai Cavalieri templari fu permesso di edificare la chiesa di San Giovanni e per il suo mantenimento furono concesse le rendite di alcune tenute. Dopo la morte di Federico II, nel 1255, Aidone si dichiarò libero comune e riuscì a resistere all'assalto di Pietro Ruffo e del conte di Catanzaro, che agivano in nome del re Manfredi; nel 1257, tuttavia, fu presa e saccheggiata dall'esercito svevo, guidato da Federico Lancia. Aidone partecipò alla rivolta dei Vespri siciliani, cacciando la guarnigione francese. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/aidone2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel quadro delle lotte tra angioini e aragonesi emerse la figura di fra' Perrone, il frate dell'Ordine domenicano che combatté gli aragonesi tra il 1284 e il 1287; quando fu catturato dall'ammiraglio Ruggiero di Lauria si uccise in carcere. Nel 1320 il feudo passò a Rubeo II Rosso, e quindi al figlio Enrico III Rosso, cancelliere del regno aragonese. Il conte Enrico Rosso Senior fu uno dei più potenti feudatari del regno di Sicilia e divenne l'ago della bilancia fra le fazioni latine capeggiate dai Chiaramonte e quella catalana degli Alagona. nel 1373 fu costretto a cedere il feudo di Aidone (compresi il castello di Pietratagliata, il feudo di Fessima e i casali Baccarato, Asmundo e Pietralixia) a Perrone Gioeni, in cambio del feudo di Castroleone (Castiglione di Sicilia). Il castello di Aidone ospitò nel 1396 la regina Maria e il marito, Martino il Giovane e, nel maggio dell'anno 1411, la regina Bianca di Navarra, vedova del re Martino il Giovane, che vi soggiornò a lungo protetta dal Gioieni. Nel 1427 il conte Bartolomeo III Gioeni firmò l'atto "Privilegi e consuetudini per gli Aidonesi", concedendo il potere locale al "baiulo" Giovanni Caltagirone, coadiuvato da un "capitano di giustizia". Nel 1531 Giantommaso Gioeni introdusse la venerazione per san Lorenzo martire facendone il santo patrono della città al posto di san Leone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-archeologico-aidone.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1693 il terremoto che colpì tutta la Sicilia orientale provocò in Aidone cinquanta morti, la distruzione del paese e il crollo di numerose chiese ed edifici, tra cui la chiesa Madre di San Lorenzo. Alcune chiese furono restaurate o ricostruite, pertanto quasi tutti gli edifici di Aidone sono, tranne che in alcune parti, settecenteschi o con notevoli elementi risalenti a questa epoca (i cantonali di san Domenico, la facciata di santa Maria La Cava, i portali di San Leone, dell'Annunziata, etc), il loro stile è influenzato dal barocco imperante in Sicilia ma con tratti sobri e classicheggianti. Altre chiese e conventi sono stati demoliti, come il convento e la chiesa di santa Caterina, la chiesa e il convento di san Michele Arcangelo, la chiesa e il convento di san Tommaso apostolo, la chiesa di san Giacomo e molte altre chiese di cui ormai si è persa ogni traccia. Con il matrimonio dell'ultima discendente dei Gioeni con Marcantonio V Colonna, il feudo passò ai Colonna, principi romani. Dal 1805, a seguito della scoperta del primo giacimento di zolfo, iniziò per Aidone un periodo di prosperità alimentata dall'industria estrattiva. La popolazione ebbe un notevole incremento, con l'immigrazione di minatori provenienti dai paesi viciniori, che si prolungò anche nel secolo successivo fino al secondo dopoguerra (la fase di chiusura della miniera Baccarato cominciò nel 1960).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/aidone5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad Aidone, come a Piazza Armerina, Nicosia, San Fratello, Sperlinga, si parla un dialetto che da sempre è suonato estraneo all'orecchio dei siciliani: una parlata peculiare di origine lombarda, che affonda le sue radici nella conquista normanna della Sicilia. Nel tempo questi dialetti sono stati definiti lombardo-siculi, gallo-romanzi, gallo-siculi e infine galloitalici di Sicilia per distinguerli dai galloitalici settentrionali. In Aidone, in modo particolare, già dagli inizi del secolo scorso il galloitalico è stato visto come un elemento di inferiorità perché in effetti rendeva difficoltosi i rapporti con i paesi vicini; già da allora il vernacolo conviveva con una forma sicilianizzata, che pian piano ha sopraffatto la forma antica; gli aidonesi sono stati bilingui per necessità e poi trilingui con l'affermarsi dell'italiano. Oggi sono rimasti pochissimi parlanti ed è nata l'esigenza di conoscerlo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il borgo è ricco di notevoli punti di interesse, quali il Castellaccio, di cui sono rimasti solo i ruderi ma dal quale si gode ancora di uno splendido panorama; la Torre Adelasia e la Chiesa di Santa Maria La Cava; la Chiesa madre di San Lorenzo e il Museo Archeologico. Quest'ultimo custodisce i reperti ritrovati nella vicina e importantissima di Morgantina, antica città greca, uno dei siti archeologici più interessanti dell'entroterra siciliano.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/VHZmzsqkhuk">https://youtu.be/VHZmzsqkhuk</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 25 Apr 2023 05:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trapani: Il Golfo di Macari.]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il golfo di Màcari (anche Mákari) è una vasta insenatura naturale lungo la costa nord-occidentale della Sicilia, estesa dal lato orientale del Monte Cofano fino a Capo San Vito, nei territori dei comuni di Custonaci e San Vito Lo Capo. Il Golfo offre un paesaggio di rara bellezza, che si trova tra la Riserva Naturale dello Zingaro e la Riserva naturale del Monte Cofano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/GOLFO-DI-MACARI.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La natura incontaminata del Golfo di Macari comprende tratti lunghi e sabbiosi intermezzati da calette incastonate nel promontorio, costituito anche da falesie e scogliere più o meno scoscese. La ricchezza di questa zona è rappresentata dalla natura selvaggia, molto varia che presenta tratti simili alla savana africana ed altri più rassomiglianti alle scogliere presenti nel nord Europa. Il mare omaggia i suoi visitatori con tutti i toni dell’azzurro e del turchese, del verde marino e del blu e non fa rimpiangere nessun’altra spiaggia conosciuta. Il tutto è racchiuso dalla splendida cornice della macchia mediterranea, particolarmente florida e profumata. Il Golfo è la destinazione ideale, oltre che per un tuffo in un mare che non ha nulla da invidiare ai Caraibi, anche per lunghe passeggiate nella Riserva Naturale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Golfo_di_Macari_-_panoramio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tutto il Golfo di Macari è un’oasi naturale al cui orizzonte è possibile scorgere le Isole Egadi e, se vi trattenete fino a sera, magnifici tramonti. Se vi state chiedendo se al giorno d’oggi è possibile trovare ancora zone sperdute e incontaminate per stabilire un rapporto privato con la natura, la risposta è sì. Macari è uno di questi luoghi, in un tratto di Sicilia che conserva un aspetto remoto e bellissimo. Precisiamo che non è necessario essere escursionisti professionisti per permettervi una vacanza di questo genere. Il luogo, infatti, è ideale per tutti, coppie in cerca di relax, famiglie con bambini e persone non troppo giovani. Inoltre, il vicino paesino offre i servizi essenziali e per altro, basta percorrere solo 4 chilometri in direzione di San Vito Lo Capo per ritrovare la confusione vorticosa tipica di ogni estate. Proprio per questo Macari è la meta preferita soprattutto in alta stagione, perché non è mai affollata.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/macarisicilytourist.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La spiaggia di Macari è l’alternativa naturalistica e primitiva rispetto alla più caotica e affollata spiaggia di San Vito Lo Capo. Infatti, chi si spinge più a sud fino a Macari lo fa per il principale motivo di riscoprire un contatto con la natura privo di filtri ed interferenze dettate dall’epoca moderna. La tipicità è che la spiaggia non presenta alcun tipo di servizio e questo la rende ancora di più una meta esclusiva e particolare. Chi arriva fino a Macari, deve portarsi dietro tutta l’attrezzatura necessaria per una giornata di mare, perché non sono presenti stabilimenti balneari. Questa mancanza è un delicato piacere che lascia positivamente sorpresi, visto che il posto è incantevole. Qui l’uomo, quasi timoroso dinnanzi ad una natura così armonica ed intatta, non si è insediato fino al mare per sfruttare sistematicamente questi luoghi. Il consiglio è quello di vivere quest’esperienza prima che il passare dal tempo cambi queste virtuose abitudini.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/8U_B3wrh5eY">https://youtu.be/8U_B3wrh5eY</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 23 Apr 2023 05:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli di Sicilia: CASTELLO URSINO CATANIA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001BA"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Costruito per volere di Federico II tra il 1239 e il 1250, il Castello Ursino nacque all’interno del progetto difensivo delle coste orientali siciliane e sorgeva su un promontorio circondato dal mare. Il progetto dell’edificio fu ideato e realizzato per mano dell’architetto Riccardo da Lentini che decise di renderlo simbolo dell’autorità e del potere imperiale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloursino1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La costruzione, è a pianta quadrata, ogni lato misura circa 50 metri. I quattro angoli sono dotati di torrioni circolari con diametro poco superiore ai 10 metri e altezza massima di 30, mentre le due torri mediane sopravvissute (in origine erano quattro) hanno un diametro di circa 7 metri. Le mura sono realizzate in opus incertum di pietrame lavico e presentano uno spessore di 2.50 metri. Originariamente il castello presentava alle basi delle scarpate che lo slanciavano dandogli un aspetto decisamente imponente. Esse sono visibili nel fossato del lato sud del castello grazie agli ultimi scavi effettuati. Il progetto originale probabilmente non prevedeva una merlatura, rara nei castelli federiciani. Ma successive modifiche e ricostruzioni della parte sommitale di alcune torri, hanno probabilmente previsto l'inserimento di merlature. La pianta originale si basa sulla relazione tra quadrato e ottagono, con possibile riferimento alla cabala</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloursino2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il definitivo allontanamento dal mare e l’innalzamento del livello del terreno circostante al castello fu dovuto alla colata lavica del 1669 che lo cinse quasi totalmente e sommerse i bastioni. Il lato est non presenta la semi torre ma vi si trova una meravigliosa finestra di età rinascimentale con un pentalfa (stella a cinque punte) in pietra nera lavica. I moderni lavori di restauro hanno portato alla luce fino ad ora parte dei bastioni cinquecenteschi, una garitta perfettamente conservata e gli originari basamenti a scarpa che oggi restituiscono l’originaria maestosità alle torri angolari del castello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloursino4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’ingresso si trova nel prospetto nord, sotto una nicchia con una scultura raffigurante un’aquila sveva che afferra una lepre, simbolo del potere del sovrano Federico II sulla città etnea. Al suo interno si sviluppava la corte e vi rimane un bel cortile con scala esterna in stile gotico-catalano costruita in età rinascimentale, intorno all’atrio c’era una fuga di crociere quadrate che furono definite “campate di un maestoso tempio gotico”.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloursino5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">Nel 1934 fu restaurato con l’intento di riportarlo all’originale stile svevo (dove non fu possibile a quello rinascimentale), e divenne la sede del Museo Civico di Catania. Il Museo riunisce le collezioni del Monastero dei Benedettini, parte di quella del principe Biscari, e parte di quelle donate ad esso dal barone Zappalà-Asmundo.</span> </span><span class="fs14lh1-5">Al suo interno 8043 reperti tra cui sarcofaghi greco-romani, diverse sculture, tra cui la testa di Efebo del VI secolo a.c., la statua di Ercole del III secolo, ed il monumentale torso dell’imperatore Giulio-Claudio raffigurato come Giove.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-UrsinoMUSEO.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel Museo Civico del Castello Ursino è presente una collezione di crateri greci, tra cui il cratere raffigurante Perseo che decapita la Gorgone, una vasta collezione di monete greche e romane ed armi risalenti a varie epoche storiche. Il museo comprende anche una collezione di dipinti di artisti catanesi tra cui le tele di Giuseppe Sciuti, Giuseppe e Michele Rapisardi e Pasquali Liotta. Durante le visite guidate è possibile visitare il cortile, il piano terra ed alcune sale del primo piano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Castello</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/TBu7cTKB7gE">https://youtu.be/TBu7cTKB7gE</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 18 Apr 2023 07:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Stretto di Messina: Ecco l'Abyss Day]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B3"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra forti correnti e vortici è possibile vedere queste creature spiaggiate in alcuni mesi specifici e soprattutto in determinati luoghi. La Giornata degli Abissi si celebra nel mare dello Stretto (per antonomasia) tra la Sicilia e la Calabria nel giorno del novilunio della metà del mese di Marzo di ogni anno - L' area interessata &nbsp;è quella tra Cannitello e Punta Pezzo, in quella che viene definita la spiaggia degli abissi, per quanto riguarda la sponda messinese i pesci abissali si possono trovare nella spiaggia tra Ganzirri e Capo Peloro. “È tutta una questione di correnti e non si esclude, tuttavia, &nbsp;che ci si possa imbattere in questi misteriosi mostriciattoli in altri periodi dell’anno” spiega il dottor Angelo Vazzana, fondatore del Museo di Biologia Marina e Paleontologia di Reggio Calabria e studioso dell’idrodinamismo dello Stretto.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/abyssdayspiaggiamessina.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Queste misteriose creature vivono negli abissi più bui e profondi a partire da 200 fino a 1500 metri e risalgono in superficie perché spinti dalla forza della risalita delle acque profonde (“upwelling”) quando soffia il Maestrale sulla costa villese o lo Scirocco sulla costa di &nbsp;Messina. Ma quali sono i più particolari tra questi mostriciattoli marini? L’esperto Vazzana, che studia da anni il fenomeno e che organizza l’Abyss day con professionisti del settore, ha più volte fotografato gli abitanti degli abissi fornendo caratteristiche dettagliate sul loro aspetto ‘terrificante’: tra le numerose tipologie esistenti abbiamo il pesce ascia d’argento, il pauroso Chauliodus skyllae che sembra un drago marino e che riporta al mito di Skilla menzionato addirittura nell’Odissea, il più raro da trovare è senza dubbio il Batofilo di Gerrimo lucente e nero con denti particolari e ancora la “Bocca spinosa” (Genostoma denudatum) e la splendida e innocua medusa blu “Barchetta di San Pietro o di San Giovanni</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/abyssdayspiaggiamessina1.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le peculiarità delle correnti dello Stretto, dovute anche alla conformazione dei fondali e della costa e alla forza idrodinamica che si alterna notoriamente ogni sei ore (correnti di “montante” e di “scendente”) influiscono addirittura sul microclima dell’area sud del reggino e della costa ionica con azione mitigante, oltre a regalare nei pressi di Punta Pezzo e di Ganzirri numerosi spettacoli naturali unici al mondo, connessi allo scontro e la sovrapposizione tra le correnti e fortemente connessi alla storia e alla ricca mitologia greca dell’Area dello Stretto.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 15 Apr 2023 06:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Sicilia: Carlentini (Siracusa)]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B8"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Carlentini ha un territorio abbastanza vasto che si estende per oltre 158 Kmq. Confina con quelli di Catania, Lentini, Francofonte, Buccheri, Melilli, Augusta e Sortino. Comprende una zona montana con la frazione di Pedagaggi E un litorale marino presso la foce del fiume San Leonardo. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/panorama-carlentini-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'agrumicoltura è ancora oggi la principale fonte redditizia della popolazione, con qualche insediamento zootecnico. Da alcuni anni si guarda alla possibilità di sfruttare le risorse artistiche e paesaggistiche del territorio. Le sue origini risalgono al tempo degli antichi greci. Si pensa che proprio qui, nel VIII secolo a.C., Teocle fondò la colonia di Leontinoi. Un territorio ricco di storia dunque, che si assapora e si percepisce durante una visita al paese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/carlentini1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nostro consiglio è quello di visitare a piedi, il centro storico, per scoprire le vie del paesino, ma anche le piazze e le chiese. Così facendo si ha anche la possibilità di assaggiare e assaporare tutti i piatti tipici del paese direttamente dai produttori della zona e nelle locande che si trovano tra le vie del centro. Se vorrete spostarvi, in completa autonomia, verso le zone più esterne, vi consigliamo di muoversi con il proprio mezzo di trasporto (macchina, moto, bici ecc.).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/navata-centralecarlentini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per iniziare l’esplorazione del centro bisogna partire dagli edifici religiosi. Elenchiamo tra queste, la Chiesa Madre dell’Immacolata Concezione, la Chiesa di San Sebastiano e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Un’altra delle attrazioni da non perdere, è la Chiesa Rupestre del Crocifisso, risalente al VII secolo d.C., considerata una delle più belle chiese rupestri della Sicilia. Mentre per chi ama scoprire la storia e le origini legati al territorio troviamo il Museo Antichi Mestieri, che racconta la vita contadina di una volta con una collezione di attrezzi d’epoca originali e la rappresentazione di varie botteghe antiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/navata-centralecarlentini1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei mesi di agosto e settembre, le strade del paese si popolano e si colorano di festa. Si inizia con la festa patronale di Santa Lucia dove per due giorni il simulacro della Santa viene portato in giro per le vie del paese. A settembre, solitamente verso la metà del mese, è il turno della Sagra dei Sapori Antichi carlentinesi. Un appuntamento gastronomico che propone i piatti più tipici del territorio.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">Come arrivare a Carlentini</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Carlentini, nel Libero Consorzio di Siracusa, si trova nei pressi del lago di Lentini e raggiungere il paese è semplice.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>In auto</i></span><span class="fs14lh1-5">, si può prendere l’Autostrada Catania-Siracusa e svoltare direttamente all’uscita per Lentini-Carlentini, che si trova a circa 6,9 km dal centro, oppure in alternativa prendere l’A18 Messina-Catania fino all’uscita per Sortino (13 km dal paese). </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>In treno</i></span><span class="fs14lh1-5">, potete scendere alla Stazione di Catania Centrale, a circa 27 km da Carlentini, proseguendo poi con bus o navetta.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/axZJl11RXug">https://youtu.be/axZJl11RXug</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 06:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ecomuseo del grano e del pane a Salemi]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002F"><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Salemi-1-625x350.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">La nuova esposizione permanente, che va ad aggiungersi alle quattro sezioni già presenti all'interno dell'ex collegio dei Gesuiti, è stata inaugurata dal sindaco della cittadina trapanese, Domenico Venuti, nell'ambito della settimana dedicata alla Festa di San Giuseppe.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ecomuseo-salemi-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'inaugurazione non poteva che avvenire nell'ambito della Festa di San Giuseppe, mix di arte, fede, storia e tradizione". Nel corso della cerimonia, a cui hanno partecipato anche il coordinatore dell'Ecomuseo, Giuseppe Maiorana, e il direttore del Parco archeologico di Segesta, Rossella Giglio, il sindaco di Salemi ha poi ricordato Tusa, esprimendo anche i sentimenti di "vicinanza" della città ai familiari dell'assessore: "Era un amico di Salemi, dove da pioniere portò avanti gli scavi nel sito archeologico di Mokarta. Ragioneremo sul modo migliore di ricordarlo, ma intanto continuiamo nel solco della valorizzazione della cultura che lui ha tracciata,</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><br></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 09 Apr 2023 05:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi sul mare in Sicilia: Pozzallo]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pozzallo </span><span class="imTALeft fs14lh1-5"> è un comune di circa 20.000 anime in provincia di <a href="https://www.sicilytourist.com/ragusa-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a>. </span><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">L’origine del suo nome è molto controversa, ma a quanto pare significava </span><span class="fs14lh1-5"><i>“pozzo a mare</i></span><span class="fs14lh1-5">”.</span></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel corso della sua storia il paese assunse grande importanza strategica da un punto di vista militare e commerciale verso la fine del XIV secolo, poiché custodiva una serie di magazzini sulla costa per l’imbarco di merce sui velieri. &nbsp;<span class="imTAJustify">E' &nbsp;l’unico comune marinaro della provincia di &nbsp;Ragusa con un porto commerciale importante ed un porto turistico. Conosciuto già in epoca araba, Pozzallo deve la sua origine alla costruzione, durante il XIV secolo, di un caricatore per l’esportazione di grano, che diede al paese grande importanza nell’economia della contea di Modica. <span class="cf1">Ad oggi Pozzallo è noto soprattutto per le sue spiagge, tanto da essere insignito del prestigioso riconoscimento della</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><strong><b><span class="cf1">bandiera blu </span></b></strong><span class="cf1">, l’ambito premio che vede il riconoscimento dei mari e delle spiagge più pulite. </span></span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/pozzallo1.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La Torre Palazzo Cabrera, uno dei simboli della città, è oggi collegata alla zona del Caricatore (I vecchi magazzini) da una passerella in legno, costruita sul mare. La passerella permette di accedere alla Zarbatana, la zona in cui si trovavano i vasti magazzini costituiti nel XVIII secolo, rimodernati e diventati oggi sede di attività commerciali molto fiorenti poiché si trova nei pressi di uno dei punti nevralgici della città, ovvero Piazza delle Rimembranze. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/pozzallo2.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Una piazza molto spaziosa a cui fanno da cornice tre edifici in stile liberty Palazzo Pandolfi, Palazzo Giunta e Palazzo Musso che qualificano il centro storico e sono il segno tangibile del potere delle famiglie locali del Novecento che hanno contrassegnato la storia del paese.Nelle vicinanze della Torre, alle spalle della piazza centrale, si trova la Vanedda Vicci, una borgata dal grande fascino che rappresenta il primo agglomerato urbano di Pozzallo. Questa parte del paese è unica nel suo genere. Ancora oggi, percorrendo le sue stradine, è possibile immaginare quella semplice quotidianeità presente nei secoli scorsi, dove i vicoli stretti ospitavano le prime botteghe alimentari per la vendita di farina, cereali, olio, vino e sale autorizzate dal Governatore della Contea. Casette basse, unite le une alle altre e che formano vicoli dalle irregolari dimensioni, creando affascinanti scorci. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/pozzallo3.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Vanedda Vicci è il luogo ideale in cui, spesso, trovano spazio le rappresentazioni dei presepi natalizi e manifestazioni culturali ed eno-gastronomiche durante l’anno. Nella parte Nord della parte antica di Pozzallo, nelle vicinanze della Chiesa Madre, è possibile vedere la casa nativa di Giorgio La Pira, il più illustre cittadino pozzallese. Uomo politico e giurista di grande valore, fu una personalità di punta del mondo cattolico, oltre che sindaco di Firenze. A Giorgio La Pira, nel 1979, con un'elegante cerimonia, è stato intitolato il Municipio, un edificio che presenta una facciata geometricamente perfetta e chiusa a "U" dai prospetti laterali che gli conferiscono una linea armonica ed elegante. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/pozzallo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Costruito nel 1926 sulla scogliera del Caricatore ad opera del marchese Corrado Tedeschi, il Palazzo di Città è oggi stretto ai fianchi dalla splendida Villa Comunale. Nelle tappe del viaggio a Pozzallo, non si può tralasciare la Villa Tedeschi, risalente alla fine del XIX. Residenza della famiglia dei marchesi Rizzone Tedeschi, presenta sulla sua facciata principale nove grandi finestre con caratteri stilistici di fine Ottocento e i saloni decorati con stucchi ed eleganti fregi. La storia ed il vissuto di Pozzallo narrato dalle sue strade, dai suoi edifici e dalle onde del mare che lo collegano a diverse culture, parlano di un paese carico di richiami storici da vedere e scoprire in ogni suo angolo. Non lontano, <a href="https://www.sicilytourist.com/siracusa-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a> e tutto lo splendore delle coste siciliane aspetta di esser visitato.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/pozzallo5.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pozzallo è anche e soprattutto mare. Il mare è limpido e cristallino e il fondale basso rende la spiaggia ideale per una giornata di mare con i bambini. Le spiagge di Pozzallo sono larghe e lunghe, con fondali poco profondi, caratteristica che le rende ideale per attività come il Kitesurf ed il Windsurf. Degna di nota è la spiaggia detta “Pietrenere” famosa per la sua distesa di palme e gli stabilimenti balneari che offrono una infinità di servizi. L’anfiteatro costruito lungo il lungomare si anima con spettacoli dal vivo e teatrali durante la stagione estiva, rendendo questa spiaggia una attrattiva straordinaria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proseguendo vero ovest,si trova la spiaggia “Raganzino”, molto adatta per le famiglie e per i bambini, grazie all’insenatura composta da bassi fondali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Degna di nota è anche <a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?l-isola-dei-porri---l-isola-che-sta-scomparendo" target="_blank" class="imCssLink">l’isola dei Porri</a>, che si trova a poca distanza dalla costa, di fronte al litorale della Marza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/lMBDcS792is">https://youtu.be/lMBDcS792is</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 06 Apr 2023 06:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Bellezze di Sicilia: Riserva Naturale Orientata Foce del fiume Platani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B0"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva naturale orientata Foce del fiume Platani è un’area naturale protetta istituita per garantire la conservazione della popolazione ornitica, favorire la ricostituzione della macchia mediterranea, delle associazioni alofile e delle dune. E’ costituita da una superficie complessiva di circa 206 ettari che interseca la foce del fiume Platani.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservafoceplatani2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La foce del fiume Platani è un luogo di incantevole bellezza naturalistica su cui domina la falesia di Capo Bianco. Quest'area rappresenta il primo approdo per molti uccelli migratori provenienti dall'Africa e, grazie alla diversificazione degli ambienti, offre rifugio ad una flora rigogliosa e variegata, quindi ad un'avifauna ricca e composita. La riserva comprende la parte finale del Platani (che poco prima di riversarsi in mare forma un'ampia ansa) e il lungo tratto sabbioso di Borgo Monsignore, che è costeggiato da un cordone di dune basse.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da molti anni quest'area è diventata zona protetta. Al suo interno si trovano zone con le dune e le pinete, mentre dalla parte opposta si trovano le spiagge e il mare della sicilia meridionale, con le sue zone per i bagnanti nudisti. L'acqua di questa zona di mare è talmente azzurra che sembra di stare ai caraibi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservafoceplatani1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale della Foce del Fiume Platani copre il magnifico tratto di costa che si estende da Capo Bianco (Cattolica Eraclea) a Borgo Bonsignore (Ribera). Un luogo di una bellezza ancestrale dove regna una quiete assoluta interrotta solo dalla risacca marina, dalla vegetazione smossa dal vento e dagli uccelli in volo. Candido come la Scala dei Turchi, Capo Bianco è un promontorio sul mare di pregio naturalistico ma anche archeologico poiché sulla sua sommità sorgono i resti di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?eraclea-minoa--area-archeologica-e-antiquarium-" target="_blank" class="imCssLink">Eraclea Minoa</a>, una città greca edifi cata alla fine del VI sec. a. C. dagli abitanti di Selinunte.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservafoceplatani3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">A ponente dello sperone di Capo Bianco troviamo l’area della Riserva nata per tutelare un variegato ecosistema naturale costituito da una lunga spiaggia con dune basse, un vasto esinuoso delta fluviale ricco di vegetazione ripariale e un entroterra caratterizzato da macchia mediterranea. Il sistema dunale si presenta con la tipica flora delle aree marine sabbiose, ovvero con cespugli di Letisco, Tamerice, Ravastrello e ciuffi di Palma Nana. Sulle sponde del fiume, invece, la flora è di tipo palustre con specie adattate a vivere in contesti periodicamente inondati e salmastri. Risalendo il fiume, in alcuni punti la vegetazione si fa più rada a causa dei giacimenti di salgemma: non a caso i greci chiamavano il Platani “Halykòs”, ovvero “salato”. Il Platani, infatti, non è solo una risorsa ambientale: la valle attraversata dal suo corso è stata culla d’importanti civiltà protostoriche come quella dei Sicani. Essi prosperarono nella valle del Platani sia per le acque del fiume, navigabile fino all’età romana, sia per la ricca presenza di sale che usavano come merce di scambio con altri popoli. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/giglio_marinoplatani.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sulle dune della Riserva germogliano il Giglio Marino, la Ginestra Retama e, in primavera, le incantevoli infiorescenze dell’Orchidea Gigante. Nelle notti d’estate qui, come in altri litorali integri della costa agrigentina, depongono le uova le tartarughe marine “Caretta Caretta”. L’ambiente della Riserva offre riparo ad un’avifauna molto diversificata: circa 80 specie di uccelli migratori,quali i Fenicotteri, vi sostano mentre oltre 30 specie vi nidificano. Questa ricca presenza comprova la complessità di questo ecosistema che ospita una incredibile biodiversità. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivarci:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Si segue la SS 189, quindi la SS 115 Agrigento-Sciacca. Al bivio per Borgo Monsignore si lascia la statale e si prosegue in direzione dell’area archeologica di Eraclea Minoa. Da qui si segue una pista che costeggia la falesia di Capo Bianco e si raggiunge un piccolo sentiero che scende verso la spiaggia e il boschetto di Borgo Monsignore.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/yEbrvRHp7fs">https://youtu.be/yEbrvRHp7fs</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 07:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Aci Trezza]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009A"><div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Aci-Trezza-Acicastello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Oggi Aci Trezza potrebbe sembrare un paesino della costa siciliana come tanti altri, dedito al turismo per le sue splendide spiagge e le acque cristalline su cui si affaccia. Ma è in realtà un posto incantato, un piccolo paradiso di inestimabile valore culturale e storico. Fondato nel 1600 da Stefano Riggio come approdo marittimo per il suo feudo, per moltissimi decenni il borgo ha vissuto grazie alla pesca, fin quando non si è trasformato in un polo turistico molto apprezzato da chi trascorre le proprie vacanze in Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/81015-10-2015-11-35.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Caratterizzato da un’architettura piuttosto semplice e di poco interesse, il <strong><b>lungomare di Aci Trezza</b></strong> deve la sua notorietà a una serie di suggestivi faraglioni. Gigantesche rocce che si innalzano dal mare a pochi metri dalla costa, che sono anche protagonisti di uno dei passi più famosi di una grande opera di letteratura classica, l’<em>Odissea</em>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il mito racconta infatti che l’astuto <em>Ulisse</em>, riuscito a sfuggire alla cattura da parte del ciclope, scatenò la sua ira, furiosa a tal punto che <em>Polifemo</em> scagliarò enormi macigni al largo nel tentativo di affondare l’imbarcazione su cui gli uomini di <em>Ulisse</em> si allontanavano dall’isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Questi proiettili di roccia lanciati da <em>Polifemo</em>, conficcandosi nel fondale, diedero origine ai faraglioni che oggi attirano migliaia di turisti ad ammirarli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/acitrezza-mare-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><span class="fs16lh1-5">In anni più recenti, il paesino fu protagonista del romanzo I Malavoglia, di Giovanni Verga: la casa del Nespolo, in cui l’umile famiglia di pescatori guidata da Padron ‘Ntoni aveva dimora, è ancora oggi uno dei luoghi simbolo di queste terre. Sempre ad Aci Trezza venne girato il film La terra trema, di Luchino Visconti, ispirata al romanzo di Verga. Era il 1948 quando le riprese di questo capolavoro del cinema italiano ebbero luogo, ma presso il piccolo borgo siciliano si respira ancora la stessa atmosfera.</span></div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/AciTrezza.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Questa è la storia che sta dietro a questo tratto costiero. Un racconto che rende ancor più misterioso un luogo dove la natura sfoggia appieno la propria bellezza e imponenza, e dove, in condizioni di burrasca, si assiste alla forza del mare frangersi su queste rocce millenarie sagomate dalle correnti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ogni angolo della camminata offre una prospettiva differente sulla scogliera e sui faraglioni, ogni tratto sembra essere più bello del precedente e meritare almeno tre o quattro fotografie per immortalarne il fascino. A condire questo spettacolo, c’è la barchetta che rientra dalla pesca, un gabbiano in volo girato in una buffa angolatura, gli anziani che chiacchierano seduti sulle panchine mentre il cielo volge al tramonto, una piccola macchia biancha tra le rocce lassù, sull’<strong><b>Isola dei Ciclopi</b></strong>, che alla fine si rivela essere una madonnina a cui i marinai rendono omaggio prima di partire per il mare.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/4-Isola-e-Museo-755x505.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5">Di alternative ce ne sono sicuramente moltissime, a partire da una bella passeggiata lungomare, ammirando i faraglioni che spuntano dalle acque cristalline della Riviera dei Ciclopi. L’intera area è posta sotto la tutela della Riserva Naturale integrata nella Regione Sicilia dal 1998, per il suo interesse storico e naturalistico. Se amate le immersioni, l’area marina protetta delle isole dei Ciclopi offre un panorama mozzafiato: potrete godere la meraviglia delle rocce di origine vulcanica che si combinano perfettamente con la flora e la fauna locali.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Catania-Acicastello1_1200x789.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Poco distante, ad Aci Castello, sorge una splendida costruzione di origine bizantina, che fu il fulcro dello sviluppo urbanistico di questa zona. Il <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?da-visitare-in-sicilia--castello-normanno-di-aci-castello" target="_blank" class="imCssLink">Castello</a> venne edificato su una roccia lavica a picco sul mare, ed è divenuto ben presto uno dei simboli di queste terre. Oggi moltissimi turisti vi si recano per visitarlo, e al suo interno è possibile ammirare alcuni interessanti reperti storici custoditi presso il Museo Civico che vi è stato allestito.</span></div></div></div></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Apr 2023 07:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Vita (Trapani), la “Valle dei Murales” e il Bosco della Baronia]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000FA"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La città sorse per volere del barone Vito Sicomo che nel 1607 ottenne dal re Filippo III d’Aragona lo ius populandi, e dal fondatore prese nome. Nel 1848 gli abitanti parteciparono ai moti rivoluzionari e nel 1860 fornirono un valido supporto logistico all'esercito garibaldino, al quale si affiancò, nella battaglia di Pianto Romano, una squadra di “picciotti” vitesi. Il terremoto del 1968 sconvolse il paese, che perdeva così le sue opere più significative: la chiesa Madre e il palazzo baronale. La ricostruzione è avvenuta in un’area contigua al vecchio centro urbano in contrada Giudea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Vita-Tp.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Vita è anche nominata “Valle dei Murales” perché dal 2001 sono stati realizzati numerosi murales che decorano e connotano strade e portali del vecchio centro storico con lo scopo di rivitalizzare i vecchi portoni e i muri delle case ormai disabitate e creando così una mostra a cielo aperto che si sviluppa lungo un percorso che attraversa il centro storico. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/VITA_01URALES.jpg"  title="" alt=""/> &nbsp;<img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/VITA_02URALES.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I numerosi murales sono stati realizzati da pittori contemporanei. Nel 2001 furono realizzati quelli ispirati alla festa della Madonna di Tagliavia. I pannelli all’interno dell’Auditorium del Centro Sociale rappresentano invece le varie espressioni dell’arte, mentre quelli all’interno del palazzo municipale sono stati realizzati in occasione del 400° anniversario della fondazione del paese. Uno evoca i simboli principali del paese, l’altro rappresenta Garibaldi durante la battaglia di Pianto Romano. Allo stesso soggetto è dedicato il murales realizzato nel 2011, per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con protagonisti i Garibaldini e Garibaldi sullo sfondo del tricolore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 2002 l’auditorium del Centro Sociale ha ospitato artisti di fama mondiale che all’interno del locale hanno rappresentato “Le varie espressioni dell’arte”. In occasione del 4° centenario della fondazione del Comune di Vita, sono stati realizzati due grandiosi pannelli. Il primo è una sintesi socio-storico-culturale della comunità vitese. Il secondo riproduce “La Battaglia di Calatafimi” (questi ultimi pannelli si trovano all’interno del palazzo comunale).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/panevita.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Vita è anche famosa per le sue tradizioni: per San Giuseppe vengono allestiti altari votivi, decorati con pani simbolici; nel giorno dell’Ascensione con una festa molto sentita dalla popolazione, si celebra la Madonna di Tagliavia: dai carri addobbati che sfilano per le vie del paese in una atmosfera magica e suggestiva, vengono lanciati prodotti locali come vino, olive e cucciddati, caratteristici pani dalla forma rotonda. Detto anche "pani di la Carrozza", è l'elemento più sacro, più tradizionale e più importante della festa di Tagliavia. Non ci può essere "sfilata" senza la Carrozza, e perciò senza il pane. Con alcuni esemplari più grossi, si ornano gli angoli di tutti i carri. E' presente anche nell'altare di San Giuseppe, come ornamento delle sommità superiori della "cappella". La sua lavorazione zigzagata ricorda i solchi della terra dopo l'aratura. Sui balconi assiepati e per le strade affollate da migliaia di turisti, vengono lanciate allegramente buste di vino e di olive, confetti, nocciole, caramelle. E’ la festa dell’Abbondanza, ma anche l’espressione del ringraziamento alla Madonna di Tagliavia per il raccolto agricolo, con incluse chiare finalità propiziatorie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/boscobaronia1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ma Vita è nota anche per la presenza del </span><span class="fs16lh1-5"><b>Bosco della Baronia</b></span><span class="fs16lh1-5"> che si estende per quasi 67 ettari e raggiunge un’altitudine di m.630 s.l.m. ed è gestito dalla Azienda Forestale. Un ampio spazio verde di rilevante interesse naturalistico dove è possibile effettuare piacevoli escursioni, godendo di momenti rilassanti, di un’aria salubre e di splendidi panorami sulla campagna circostante tra cui il Monte Polizzo, l'abitato di Vita ed il demanio di Montagna Grande, <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-di-segesta" target="_blank" class="imCssLink">il tempio di Segesta</a>, il monumento garibaldino di Pianto Romano, Rocca Busambra e Monte Bonifato, <a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--salemi--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">il castello di Salemi</a>, <a href="capuluoghi-siciliani--trapani" target="_blank" class="imCssLink">Trapani</a> e Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ben tenuto ed attrezzato offre spazi per pic-nic. Molto interessanti sono le tracce di antiche niviere, rara testimonianza, dell’insolito e antico commercio del ghiaccio; Le niviere erano costruzioni concave a forma di cono rovesciato, nella quale venivano ammassate grandi quantità di neve invernale, coibentata con strati di paglia e terra in modo che, resistendo a lungo, potesse essere utilizzata come risorsa idrica o venduta come ghiaccio in estate. Una delle antiche niviere è oggi trasformata in laghetto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">HAI UNA STRUTTURA O SERVIZIO TURISTICO IN SICILIA EVUOI AUMENTARE LE PRENOTAZIONI? CLICCA SUL BANNER</span></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.sicilytourist.com/inserisci-struttura-1.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/bannersicily3.jpg"  title="" alt=""/></a><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 30 Mar 2023 06:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Isole Pelagie: LAMPEDUSA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C6"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lampedusa è una sorprendente isola a sud della Sicilia. Un luogo di confine, ultimo lembo di territorio italiano prima della costa africana. Con le isole minori di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isole-pelagie--linosa" target="_blank" class="imCssLink">Linosa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, di cui è la sede municipale, e di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?sicilia--lampione-l-isola-degli-squali" target="_blank" class="imCssLink">Lampione</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, forma l’arcipelago delle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-pelagie---lampedusa---linosa-e-lampione--.html" target="_blank" class="imCssLink">Pelagie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, "isole d’alto mare" secondo l’etimologia greca, e fa parte della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/kampedusa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">LAMPEDUSA è la più estesa dell’arcipelago delle Pelagie. Amministrativamente forma assieme a Linosa un unico comune (di cui è la sede municipale), che conta 6.304 abitanti. Con una superficie di 20,2 km², è la quinta per estensione delle isole siciliane. In antichità il suo nome era Lopadùsa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’isola ha una forma allungata e misura da Ovest a Est, 10,8 km, mentre nel punto più largo, da Nord a Sud, misura 3,6 km, per uno sviluppo perimetrale di 33,3 km. Geologicamente appartiene all’Africa; vicina alle coste tunisine, distando da queste 113 km, dalle coste siciliane dista 205 km. Il punto più elevato dell’isola è Albero Sole, a 133 m di altitudine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lampedusa è l’ultimo lembo di terra italiana: è infatti situata alla latitudine di 35°30′ N, più a sud di Tunisi e Algeri. </span><span class="fs14lh1-5">Lampedusa e Lampione fanno parte della placca continentale africana, e si sono sollevate due milioni di anni fa, mentre Linosa è di origine vulcanica ed appartiene geologicamente alla placca euroasiatica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/lampedusa_panorama.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un’isola che racchiude in sé due anime e due aspetti fisici che si fondono completamente, quello africano e quello europeo, l’isola dista 205 km da Porto Empedocle e 167 km da Ras Kaboudja, in Tunisia. La costa sul versante nord e in quello ovest è alta ed inaccessibile, mentre nel versante est e sud-est presenta magnifiche spiagge sabbiose.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il clima è prevalentemente mediterraneo, con caratteri di transizione verso il clima desertico, in generale si mantiene mite anche nei mesi di bassa stagione. L’isola di Lampedusa è interessata per quasi tutto l’arco dell’anno dall’anticiclone delle Azzorre, sostituito per brevi periodi dall’anticiclone Euro-Asiatico e dalla depressione Sahariana. Le estati quindi sono calde e molto asciutte (raramente le massime di agosto superano i 40°C.) e gli inverni miti e relativamente piovosi, le precipitazioni sono comunque molto scarse. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lampedusa-guitgia-2.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sull’isola è possibile svolgere molteplici attività durante la permanenza su di essa. Pittoreschi siti di Immersione vi aspettano, snorkeling alla scoperta del fondale che circonda le calette, Shopping lungo il corso principale (Via Roma), visita ai punti storici dell’isola, la Porta d’Europa, curiosare nei Dammusi sparsi per l’isola, ammirare un caldissimo tramonto ad Albero Sole oppure scattarsi un selfie ricordo al paletto Oscià o all’I Love Lampedusa! Da non perdere una volta giunti a Lampedusa è la Spiaggia dei Conigli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/lampedusa-via-roma_centro_.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata all’interno della Riserva Naturale “Isola di Lampedusa” è il luogo simbolo dell’isola. Infatti grazie alla sua finissima sabbia bianca, bagnata da un’acqua cristallina e trasparente è stata eletta nel 2013 la Spiaggia più bella al Mondo, così furono finalmente chiarite le parole di mister “volare” Domenico Modungo che definì essa “La Piscina di Dio”</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/kampedusasport.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Lampedusa è di certo una delle mete più ambite per chi ama rilassarsi sulle bianche spiagge baciate tutto il giorno dal sole, ma anche per gli amanti del diving e dello snorkeling che vogliono lanciarsi alla scoperta delle più belle cale e grotte dell’isola, e del loro variegato ecosistema marino, immerso in acque limpide e di coloro smeraldo. Le calde sere d’estate possono diventare ancora più calde grazie alle tante iniziative organizzate in riva al mare, l’happy hour al tramonto, un bel bagno notturno ed ancora, falò, braciate e manifestazioni culturali. Gli stabilimenti balneari abbondano, e le spiagge meritano tutte di essere visitate, grazie anche alla facilità con cui possono essere raggiunte. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/lampedusaconigli.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Fra queste però una meta quasi obbligata è l’<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?luoghi-meravigliosi-a-lampedusa---isola-e-spiaggia-dei-conigli" target="_blank" class="imCssLink">Isola dei Conigli</a>, i suoi colori, il suo mare dal fondale variopinto, che non ha nulla da invidiare a quello delle isole tropicali, vi farà sorgere il dubbio se siete ancora in Italia o meno.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dell'Isola</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/ZNLOW0d2YlI">https://youtu.be/ZNLOW0d2YlI</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Mar 2023 09:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserva Naturale orientata Isola delle Femmine]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A1"><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La <strong><b>Riserva Naturale orientata Isola delle Femmine</b></strong> è situata sull'isolotto da cui prende il nome la località, posto a circa trecento metri dalla costa siciliana.La riserva è nata nel 1997 e fu affidata alla LIPU nel 1998.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/fondaleisolafemmine1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nella Riserva è possibile identificare ben 145 specie di flora come l'asfodelo, la salicornia, la speronella e il ginestrino delle scogliere. La fauna, composta da specie stanziali e specie migratorie, vanta la presenza della poiana e del falco pellegrino ma anche del martin pescatore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/fondaleisolafemmine.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Fiore all'occhiello i fondali che circondano l'isolotto, ricchi di reperti archeologici databili all'epoca romana e greca.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il suo nome sembra derivare da "Insula Fimi", isola di Eufemio, dal nome del governatore bizantino della Sicilia. L'isolamento geografico, che offre protezione dalle aggressioni umane, e la ricchezza di risorse alimentari costituiscono gli elementi caratterizzanti di quest'isola, consentendo l'insediamento e la rapida espansione numerica di una delle colonie di Gabbiano reale mediterraneo più importanti del Mar Tirreno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/faunaisolafemmine.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">L'isola è un punto strategico durante le migrazioni: su di essa si fermano infatti, per riprendere le forze prima di ripartire, specie come il Cormorano, l'Airone </span><span class="fs16lh1-5">cenerino, il Martin pescatore e la Garzetta o numerosissimi piccoli passeriformi, alcuni dei quali anche nidificanti, come il Codirosso spazzacamino, la Cappellaccia e la Cutrettola, oltre ai rapaci delle aree circostanti quali la Poiana ed il Falco pellegrino. Oltre alle diverse specie di uccelli, sono poi presenti la Lucertola campestre, il Biacco, il Coniglio selvatico, numerose coloratissime farfalle come l'Icaro e la Zigena insieme a diversi coleotteri. La zona di riserva marina comprende alcuni tra i fondali più interessanti che circondano l'isola, la cui principale caratteristica è data proprio dalla varietà di ambienti.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda lo splendido Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=3V0kzQC_Qc0">https://www.youtube.com/watch?v=3V0kzQC_Qc0</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 08:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Arcipelago delle Eolie: Isola di LIPARI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B2"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lipari è &nbsp;una delle isole più popolate dell’arcipelago e tutti i suoi abitanti sono concentrati diversi centri abitati, come Lipari centro, Pianoconte, Cannetto, Quattropani, Porticello e Acquacalda, tutti collegati da una perfetta rete stradale. Il centro della città di Lipari e l’area balneare di Canneto sono collegati tramite il servizio bus-navetta. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/lipari1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ l’isola più grande di tutto l’arcipelago eoliano con un’alta percentuale di servizi e strutture, per questo è considerata più a misura di “cittadino”. Il centro offre una varietà di negozi che si estendono per un lungo viale, sul quale trascorrere piacevoli pomeriggi per lo shopping e deliziose serate nei ristoranti più rinomati per le specialità enogastronomiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lipari2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">l clima di Lipari è temperato, ciò vuol dire che durante il periodo estivo le temperature sono piuttosto torride, e arrivano a raggiungere i 30°C, mentre gli inverni sono più miti con temperature sui 14°C.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Turisticamente, Lipari, non è solo una meta apprezzabile per il fascino paesaggistico, anzi, è da considerarsi una perla artistico-culturale: tutta la storia delle isole eolie ha il suo epicentro nell’isola di Lipari.</span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Non ha il fascino esotico di Stromboli o Vulcano, né l’esclusività di Panarea, né quell’aurea radical chic di Alicudi e Filicudi o la raffinata autenticità di Salina. Eppure Lipari, la più grande e la più democratica tra le isole Eolie, custodisce la storia dell’arcipelago, alcune tra le baie più belle e una straordinaria varietà di sentieri di trekking. E regala i migliori punti panoramici sulle sue vulcaniche sorelle.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lipari3jpg.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La morbidezza dei suoi paesaggi e i suoi ritmi slow conquistano anche i viaggiatori più distratti che, con un pizzico di nostalgia, comprendono proprio alla fine del soggiorno &nbsp;perché Lipari, in antichità, era chiamata “Meligunis” (“dolce”, in greco). L’isola dolce racchiude in sé quel mix di bellezze naturalistiche, rarità geologiche ed echi di millenni di Storia che hanno portato l’Unesco, nel 2000, ad includere le Eolie nella lista del Patrimonio dell’umanità. L’antica Meligunis è di sicuro il migliore concentrato di eolianità: esplorare Lipari significa portarsi a casa anche un assaggio delle altre isole. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/lipari6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Un tour di Lipari non può che iniziare dalla piazzetta di Marina Corta, dove, all’ombra della chiesetta del Purgatorio che sembra galleggiare sul mare, i pescatori attraccano il proprio gozzo e si fermano a chiacchierare e riparare le reti o le nasse, indispensabili la pesca dell’aragosta. Qui Poseidone ha dato da vivere a intere generazioni. Ma oggi, almeno nella stagione turistica, i gozzi diventano taxi per le spiagge e i pescatori vestono i panni di esperti skipper “Ciceroni” che guidano escursioni in giornata alla scoperta delle altre isole.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/lipari5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Marina Corta, risalendo via Garibaldi (e resistendo alla tentazione di perdersi nei vicoletti dal sapore arabeggiante) si arriva alla Civita, la cittadella fortificata che domina il centro abitato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’acropoli e il Castello di Lipari sono uno straordinario esempio di stratificazione storica (gli scavi hanno portato alla luce 10 metri di stratigrafia culturale) e racchiudono monumenti e reperti che vanno dal Neolitico al 1800, passando per le dominazioni greca &nbsp;e romana, bizantina, araba, normanna, sveva, aragonese e spagnola. Insomma, un vero libro di Storia a cielo aperto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/lipari4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per approfondire, vale la pena fare un’Odissea tra le cinquanta sale del Museo archeologico regionale eoliano "Luigi Bernabò Brea", uno dei più importanti del Mediterraneo, prima di visitare la Cattedrale di San Bartolomeo, risalente al 1130 d.C. circa e rimaneggiata in varie epoche, fino al 1861, anno di costruzione della facciata in stile tardo baroccheggiante.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Accanto, i resti del normanno Monastero del Santissimo Salvatore, con un pregevolissimo chiostro in cui colonne e capitelli sono in parte di riuso da monumenti romani e in parte di realizzazione medievale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Di rito, anche una passeggiata “sul Corso”: così i Liparoti chiamano via Vittorio Emanuele, lunga via principale che conduce al porto Sottomonastero, da cui poi si snoda la lunga baia di Marina Lunga</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/lipari7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il mare più fotografato di Lipari è senza dubbio quello della spiaggia bianca che si trova ai piedi delle cave di pomice: qui l’acqua ha colori caraibici grazie ai candidi fondali ghiaiosi dovuti alla passata attività estrattiva. Ma in tutto questo tratto di costa a nord-est la pomice regala scenari stupendi e bagni incredibili, in compagnia dei bianchi sassolini galleggianti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Qui si susseguono tante calette da collezionare una dopo l’altra: Spiagge Bianche (raggiungibile via mare o con una ripida scalinata scenografica, tutta decorata con maioliche), White beach (via mare) famosa per il suo stabilimento balneare faro di movida giovanile e notturna, la più piccola e non attrezzata Pietra liscia e, infine, Porticello, da raggiungere comodamente in auto, con stabilimenti e tratti di spiaggia libera ai lati del pontile.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/lipari8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Questa spettacolare porzione di costa a nord-est dell’isola si chiude con Punta Castagna, da sempre rinomato spot per le immersioni e lo snorkeling, e la spiaggia del Gabbiano, incantevole caletta, paradiso di pochi eletti dotati di barca.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A nord, la baia di Acquacalda regala quiete e relax con vista sulla vicina Salina. A nord-ovest niente spiagge, solo spettacolari scogliere sotto cui fare memorabili bagni tuffandosi dalle imbarcazioni, mentre nella parte di sud-ovest, con vista sui faraglioni e su Vulcano e Vulcanello, si trovano la spiaggia di Valle Muria e la spiaggia di Vinci. Entrambe incastonate tra ripide scogliere e difficili da raggiungere a piedi, attraverso sentieri sterrati. Ma la qualità dell’acqua e il panorama ripagano ampiamente della fatica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Attenzione, però: in seguito ad alcune frane, l’accesso via terra è stato interdetto; è bene verificare l’agibilità di tutte le spiagge di Lipari (e delle Eolie in generale), consultando la relativa ordinanza del Comune di Lipari.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/lipari9.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">A sud-est, in località Cappero, si trova la minuscola caletta della Secca e poco più avanti quella della Forbice, entrambe poco conosciute dai turisti e rifugio di Liparoti con vocazioni eremitiche.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In contrada Sant’Anna, la ripida via Maddalena si tuffa direttamente nelle acque della spiaggetta del Portinente, o di quel che ne rimane: gran parte del lido è stato eroso dal mare. Ma la baia è pittoresca e vale comunque una visita.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Non è consigliabile, invece, fare il bagno nel triangolo sabbioso di Marina Corta, a causa del via vai di barche del porticciolo, così come sulla spiaggia di Marina Lunga. Mentre, passata una galleria e superato il promontorio del monte Rosa, sul lato est dell’isola si apre la baia più lunga e frequentata di Lipari. La spiaggia di Canneto, talvolta indicata con il nome di Papisca nella zona centrale, è lunga circa 2 chilometri e va da località Unci a Calandra: fatta di ciottoli, alterna stabilimenti ben attrezzati a tratti di spiaggia libera.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/lipari10.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Cosa mangiare a Lipari</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tra i piatti da assaggiare assolutamente, le caserecce alla Norma, con pomodoro, melanzane e ricotta infornata, la peperonata eoliana, le pizzette di melanzane, la caponata liparota, &nbsp;il <a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?pani-cunzatu" target="_blank" class="imCssLink">pane cunzato</a>, un piatto contadino che si compone di pane “caliato” (tostato) e poi ammorbidito con pomodoro, mozzarella o formaggio primo sale, capperi, olio extravergine e aceto di vino bianco.</span><br></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Lipari</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/RSysPaZFxgU">https://youtu.be/RSysPaZFxgU</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 08:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Militello in Val di Catania]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000135"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Militello in Val di Catania (Militeddu in siciliano) è un comune italiano di 7.916 abitanti della provincia di Catania in Sicilia. I loro abitanti sono chiamati militellesi (anticamente erano detti militellani). </span><span class="fs14lh1-5">Numerose sono le ipotesi riguardo la fondazione di questa città. La più accreditata è quella dello scrittore Pietro Carrera, secondo cui essa nacque come insediamento romano intorno al 212 a.C. durante l’assedio di Siracusa, quando le truppe del console Claudio Marco Marcello cercarono un luogo isolato per scampare a un’epidemia di colera. Fu così che venne fondata la colonia di Militum Tellus ("terra di soldati"), che diede il nome alla città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/valcatania7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il Medioevo, il feudo di Militello ottenne il riconoscimento di marchesato sotto la signoria della famiglia Barresi. Con l’avvento del XVI secolo, quando il feudo passò nelle mani del principe Francesco Branciforte e della moglie Giovanna d’Austria, vi fu un periodo di grande sviluppo con la costruzione di numerosi palazzi e chiese. Dopo la ricostruzione, resa necessaria dal terremoto del 1693, la città si riempì di tesori ancora più preziosi in stile barocco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/valcatania12.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E' ricca di monumenti come le chiese, pregevoli palazzi e ville settecentesche, per l'eccezionale valore del suo patrimonio monumentale fa parte dei comuni del Val di Noto, Patrimonio Mondiale dell'umanità. Militello in Val di Catania si trova nelle estreme propaggini settentrionali dei monti Iblei, a 40 km da Caltagirone e 54 da Catania a cui è collegata dalla Strada Statale 385. è possibile raggiungere Militello anche in treno fino all'omonima stazione situata alla periferia nord del paese, sulla Ferrovia Catania-Caltagirone-Gela. Nel 2002 l'UNESCO ha riconosciuto la Val di Noto patrimonio dell'umanità, e con essa le città di Militello in Val di Catania, Palazzolo Acreide, Caltagirone, Catania, Modica, Noto, Ragusa e Scicli. Ci sono diverse ipotesi riguardanti la fondazione di Militello, tramandate oralmente e divenute vere e proprie leggende. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/valcatania4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La più conosciuta di queste è quella dello storico locale Pietro Carrera che narra di come Militello venne fondata ai tempi dei romani, quando i militi di Marco Claudio Marcello durante l'assedio di Siracusa del 212 a.C. cercarono di scampare alla peste. Cercarono rifugio allontanandosi in una collina fuori città, in cui trovare aria salubre e acque limpide; fu così che fondarono la colonia Militum Tellus (terra di soldati) che diede il nome al paese; un'altra teoria sostiene che il nome del paese derivi dal colore giallo della pietra locale, quasi color del miele, da cui Mellis Tellus. Intorno all'abitato ci sono diversi resti di età preistorica, ma la storia certa della città è documentata a partire dall'anno 1000, quando sotto i Cammarana Militello divenne marchesato; successivamente venne ceduta come feudo ai Barresi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/valcatania3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Militello visse il suo momento di massimo splendore a cavallo tra il XVI e il XVII secolo sotto il regno del Principe Don Francesco Branciforte, che si adoperò per abbellire la città con chiese e palazzi di pregio. Tra questi vanno ricordati la chiesa della Madonna della Catena, il Monastero dei Benedettini e la fontana della ninfa Zizza del 1607. Il disastroso terremoto del 1693 distrusse però tante altre opere d'arte. La ricostruzione successiva, tuttavia, portò alla realizzazione di gioielli di grandissimo valore, come la chiesa di San Nicolò - SS. Salvatore del 1721 e la chiesa della Madonna della Stella del 1722 e molti palazzi nobiliari che hanno permesso a Militello di ottenere il riconoscimento UNESCO nel 2002.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/valcatania1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i capolavori più importanti spiccano il Monastero di San Benedetto, realizzato a partire dal 1616 in stile barocco e manierista, e la Chiesa di Santa Maria della Stella, la cui facciata è ricca di intagli barocchi. Al suo interno si conservano una magnifica pala d’altare di fine ‘400, opera dello scultore fiorentino Andrea della Robbia, e una pala quattrocentesca attribuita ad Antonello da Messina. Nella Chiesa di San Giovanni Battista l’estrosità del barocco si unisce alla bellezza delle maioliche policrome di Caltagirone, con cui è realizzato il pavimento della navata. Il Castello Barresi-Branciforte, di cui restano principalmente una torre e l’arco d’ingresso, è uno tra i palazzi più significativi della città, accanto al quale è situata la bellissima Fontana della Ninfa Zizza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/valcatania8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Monumenti d'interesse</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chiesa Madre San Nicolò - SS. Salvatore Chiesa Santuario di Santa Maria della Stella Chiesa ed ex Abbazia di San Benedetto Chiesa di Santa Maria la Vetere Chiesa del Santissimo Sacramento al Circolo Chiesa di Sant'Antonio di Padova Chiesa del Santissimo Crocifisso al Calvario Chiesa confraternale della Madonna della Catena Chiesa confraternale di San Sebastiano Chiesa confraternale delle Anime Sante del Purgatorio Chiesa di Santa Maria dello Spasimo Chiesa di San Giovanni Battista Chiesa di Sant'Agata Chiesa di San Leonardo Abate Chiesa di San Domenico dei Frati Predicatori Chiesa di San Francesco d'Assisi dei Frati Minori Chiesa di Santa Maria degli Angeli dei Frati Cappuccini Chiesa di San Francesco di Paola all'Annunziata dei Frati Minimi Torre Normanna Castello Barresi-Branciforte Fontana della Ninfa Zizza Palazzo Baldanza-Denaro Palazzo Niceforo Palazzo Baldanza Palazzo Majorana della Nicchiara Palazzo Tineo Palazzo Iatrini Palazzo Liggieri Palazzo Reburdone Palazzo Reina Palazzo Sciannaca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/valcatania5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A poca distanza da Militello, si trovano delle affascinanti aree naturalistiche. Le Cascate dell’Ossena sono situate a sud del comune, in una valle fatta di cave verdeggianti con piante tipiche della macchia mediterranea, come carrubi, querce e fichi d’India. Un altro tesoro paesaggistico è costituito dalla Cava del Calcarone, un’interessante conformazione geologica ricca di grotte che ospitarono insediamenti umani in epoca preistorica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/DuxC2iAWH8Q">https://youtu.be/DuxC2iAWH8Q</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 19 Mar 2023 07:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Festa di San Giuseppe in Sicilia: Storia e Tradizioni]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000127"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">San Giuseppe, Padre della Provvidenza è largamente venerato in tutta l’isola, e non vi è comune che in data del 19 Marzo, o in altra, non commemori la Solennità del Santo Patriarca. Come provvido custode della Santa Famiglia, molti devoti, in diversi comuni, onorano il Santo offrendo a tre persone, tra le più povere del paese, un lauto convito, a cui oltre i tre personaggi raffiguranti Giuseppe, Maria e Gesù, partecipano tutti i parenti. I tre poveri sono denominati diversamente a secondo delle zone; I Santi, I Santuzzi, I Vicchiareddi, Gli Inviati, La Sacra Famiglia, ecc…<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiuseppe2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">San Giuseppe, in quanto archetipo del padre, nella tradizione popolare protegge anche gli orfani, le giovani nubili e i più sfortunati. In alcune zone della Sicilia, in accordo con quanto appena detto, è tradizione invitare i poveri a pranzo. In altre aree d’Italia, invece, la festa coincide con le celebrazioni per la fine dell’inverno: si brucia l’incolto sui campi da lavorare e sulle piazze si accendono alcuni falò da superare con un balzo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiuseppe1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questa giornata, in Sicilia, il sacro e il profano si uniscono indissolubilmente: momenti di grande devozione e preghiera a San Giuseppe sono intervallati da altri ricchi di gioia e folklore. Nonostante venga celebrato in tutta Italia, questo giorno ha un significato davvero speciale per i siciliani. Secondo una leggenda infatti, durante il Medioevo, la Sicilia venne colpita da una forte siccità che provocò un’inarrestabile carestia: molti morirono di fame e i siciliani iniziarono così a rivolgersi a San Giuseppe, implorandolo di liberare l’Isola da tali sventure, promettendo di celebrarlo ogni anno allestendo la “Tavola di San Giuseppe”: un altare imbandito con cibi prelibati e speciali, fiori e altri oggetti come ringraziamento per il suo grande miracolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tradizione, gusto, usanze e fede. Tutto questo è la festa di San Giuseppe. Dalle tavolate alle sfincie, San Giuseppe rappresenta per i siciliani uno dei santi più amati. Rappresentato come il vecchio rassicurante che tiene in braccio suo figlio Gesù, quella di san Giuseppe coincide con la festa del papà.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiuseppe3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Festeggiamenti che hanno il sapore di un risveglio dal torpore dell'inverno, dato che il 19 marzo coincide con l'equinozio di primavera. La celebrazione del 19 marzo risale alla fine del 1400. Nei primi del 1600, san Giuseppe compare nel calendario romano universale e, fino all'anno 1977 la data figurava tra le festività religiose nazionali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sangiuseppeccibo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inoltre, come qualsiasi cosa in Sicilia, anche il giorno di San Giuseppe è accompagnato da una serie tradizioni culinarie: la pasta con le sarde (<a href="https://www.sicilianet.net/blog/?pasta-con-le-sarde" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per la ricetta</a>), il pane di San Giuseppe con i semi di finocchietto, sono solo alcune delle pietanze più note; ma la vera regina è sicuramente la sfincia di San Giuseppe (<a href="http://www.sicilianet.net/blog/?ricetta-tradizionale-siciliana--sfincie-di-san-giuseppe" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per la ricetta</a>), una frittella morbida e spugnosa farcita con ricotta e gocce di cioccolato, decorata con frutta candita: una vera delizia.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 06:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerario Arabo-Normanno a Palermo: il Castello della Zisa Storia e la leggenda dei diavoli]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001AE"><div><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Castello della Zisa di Palermo deve il suo nome all’arabo al-ʿAzīza, ovvero “la splendida”. Sorgeva al di fuori delle mura della città, all’interno del parco reale normanno, il Genoardo (dall’arabo Jannat al-arḍ ovvero “giardino” o “paradiso della terra”). Questo che si estendeva con splendidi padiglioni, rigogliosi giardini e bacini d’acqua da Altofonte fino alle mura del Palazzo Reale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-Zisa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Il castello fu residenza estiva dei re e ancora mantiene quel senso di spazio e relax ulteriormente rafforzato dalla presenza dell’imponente vasca d’acqua e dei suoi caratteristici zampilli.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’altezza totale dell’edificio si sviluppa su tre livelli, marcati all’esterno da sottili cornici e da archi ciechi a incasso. Al centro del piano terreno, in asse con il portale principale, si trova l’ambiente di rappresentanza o «Sala della Fontana», sala a iwan di tipo islamico.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Questa costituisce, di fatto, il cuore nevralgico di tutto il palazzo. È aperta sul vestibolo attraverso un ampio arco ogivale sorretto da colonne binate ai lati delle quali sono i resti dell’epigrafe in stucco con il nome del palazzo e il riferimento a Guglielmo II.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/mosaicizisa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tutta la sala è ornata con mosaici decorativi e tarsie marmoree in opus sectile, ampie nicchie voltate a muqarnas e un raro pannello di mosaico bizantino con temi profani e iconografie islamiche.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In molte sale sono esposti alcuni significativi manufatti di matrice artistica islamica provenienti da paesi del bacino del Mediterraneo. </span><span class="fs14lh1-5">Tra questi sono di particolare rilevanza le eleganti musciarabia (dall’arabo masrabiyya), paraventi lignei a grata, composti da centinaia di rocchetti incastrati fra di loro a formare, come merletti, disegni e motivi ornamentali raffinati e leggeri. Presenti anche utensili di uso comune o talvolta di arredo (candelieri, ciotole, bacini, mortai) realizzati prevalentemente in ottone con decorazioni incise e spesso impreziosite da agemine (fili e lamine sottili) in oro e argento.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/zisa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Le prime notizie sul Palazzo della Zisa, indicano il 1165 come data d’inizio della costruzione, sotto il regno di Guglielmo I (detto “Il Malo”). Nel 1166, anno della morte di Guglielmo I, la maggior parte del palazzo era stata costruita. &nbsp;L’opera fu portata a termine dal suo successore Guglielmo II (detto “Il Buono”) (1172-1184). </span><span class="fs14lh1-5">Nel tardo Medioevo la struttura fu trasformata in fortezza. La maggior parte degli studiosi concorda nel fissare al 1175 la data di completamento dei lavori del solatium reale.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/zisantica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Fino al XVII secolo il palatium non venne sostanzialmente modificato. Significativi interventi di restauro si ebbero negli anni 1635-36, quando Giovanni de Sandoval e Platamone, acquistò la Zisa, adattandola alle nuove esigenze abitative. Fu aggiunto un altro piano, chiudendo il terrazzo, e si costruì, nell’ala destra del palazzo, secondo la moda dei tempi, un grande scalone, resecando i muri portanti e distruggendo le originarie scale d’accesso.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel 1806, la Zisa pervenne ai Principi Notarbartolo, che ne fecero propria residenza effettuando diverse opere di consolidamento, quali il risarcimento di lesioni sui muri e l’incatenamento degli stessi per contenere le spinte delle volte. Venne trasformata la distribuzione degli ambienti mediante la costruzione di tramezzi, soppalchi, scalette interne e nel 1860 fu ricoperta la volta del secondo piano per costruire il pavimento del padiglione ricavato sulla terrazza.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/zisa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel 1955 il palazzo fu espropriato dallo Stato, ed i lavori di restauro, iniziati immediatamente, vennero poco dopo sospesi. Dopo un quindicennio d’incuria ed abbandono nel 1971 l’ala destra, compromessa strutturalmente dai lavori del Sandoval e dagli interventi di restauro, crollò.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il progetto per la ricostruzione strutturale, il restauro filologico e la fruizione, venne affidato al Prof. Giuseppe Caronia, il quale, dopo circa vent’anni di appassionato lavoro e rilettura integrale, nel giugno del 1991, restituì alla storia, uno dei monumenti più belli e suggestivi della civiltà siculo normanna. Dal 3 luglio 2015 fa parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco, come parte dell’Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.</span></div></div><div><br></div><div><br></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/giardinodellazisa.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5">Il giardino della Zisa </b></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il giardino della Zisa di Palermo (inaugurato nel 2005) si trova in quello che era l'antico Genoard (il parco di caccia) di fronte al palazzo della Zisa, estendendosi per una superficie totale di 30.000 m2.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo spazio verde ha pianta rettangolare ed è diviso a metà da un canale che collega un sistema di vasche d'acqua, che si sviluppa per circa 130 metri in asse col portale del palazzo, ricreando così l'antico canale che prosegue fino alla "sala della fontana", che si trova proprio all'interno del palazzo, che grazie a questo geniale espediente, anche nelle giornate più calde dell'estate, mantiene un ambiente fresco. Il canale e i percorsi pedonali sono stati realizzati in marmo bianco delle cave di Alcamo e Castellammare del Golfo mentre le ceramiche decorative provengono da Santo Stefano di Camastra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A destra e a sinistra del giardino i quadranti creati dai dodici percorsi pedonali sono coltivati con piante tipiche della macchia mediterranea mentre su un lato una lunga struttura metallica, che riprende i motivi geometrici tipici dell'arte islamica, ricoperta da piante rampicanti crea un percorso all'ombra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra il giardino e il palazzo si trova una cortina di dodici "dammusi" costruiti negli anni '50, quando il terreno era ancora adibito a baglio agricolo, e che oggi sono stati ristrutturati e utilizzati come punto di informazione per i visitatori.</span></div></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/diavolidellazisa1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La leggenda del Castello: I diavoli della Zisa</b></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello della Zisa, secondo la tradizione popolare della città, è legato ad una antica leggenda che vede protagonista una decorazione pittorica posta all’interno del Palazzo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell’arco d’ingresso alla Sala della Fontana, su una volta, sono raffigurate delle creature mitologiche che rappresentano delle divinità olimpiche tra cui Giove, Nettuno, Plutone, Giunone, Mercurio, Venere e Marte. Secondo la tradizione palermitana non si tratta di semplici divinità, ma di diavoli che custodiscono delle monete d’oro nascoste all’interno del Palazzo della Zisa. Il tesoro fu lasciato da Azel Comel e El-Aziz, arrivati a Palermo dopo esser fuggiti per proteggere il loro amore ostacolato dal padre di lei. Sempre secondo la leggenda, i due giovani amanti fecero costruire il Castello della Zisa appena giunti in città, ma dopo aver appreso che la loro fuga era stata causa del suicidio della madre di El-Aziz, morirono a breve distanza l’uno dall’altro, non prima però di aver affidato ai diavoli la protezione del loro tesoro tramite un incantesimo. Il mito narra che chiunque cerchi di contare l’esatto numero dei diavoli non ci riesca per via del loro continuo mescolamento che impedisce di contarli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Diverse altre leggende sono legate a questa, come quella secondo la quale il giorno dell’Annunziata (25 marzo) chi fissa per troppo tempo i diavoli della Zisa ad un certo punto li vedrà muovere la coda o storcere la bocca. O altre secondo cui i giorni di vento intenso a Palermo sono causati dall’uscita dei diavoli dal castello che portano con sé l’aria fresca del palazzo stesso.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Bellissimo video degli Esterni e Interni</span></div></div><a href="https://youtu.be/Fu8Clq9MjSo">https://youtu.be/Fu8Clq9MjSo</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 12:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Palazzolo Acreide]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000114"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Risalendo l’altopiano degli Iblei nell’entroterra di Siracusa, appare su un’altura la settecentesca Palazzolo Acreide, dichiarata con altre sette città del Val di Noto “Patrimonio dell’Umanità” per le sue architetture barocche. Il terremoto del 1693 ha dato il via a una ricostruzione di chiese e palazzi che l’esuberante genialità delle maestranze locali ha reso meravigliosa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzolo_Acreide_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In particolare, sono la basilica di San Paolo e la chiesa di San Sebastiano ad essere sotto tutela dell’Unesco. Ma Palazzolo non è solo barocco. Tremila anni di storia sono stratificati in un luogo dove sono passati Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Angioini, Aragonesi, lasciando un compendio di stili e presenze artistiche che va dalle sculture rupestri dei “santoni” legati al culto della Magna Mater alle architetture liberty del cimitero monumentale. I mascheroni antropomorfi dei mensoloni ci guardano con espressioni grottesche, sembrano prenderci in giro. Conoscono il passare del tempo e i segni del suo passaggio, come quelli rimasti imprigionati in un’area archeologica tra le più interessanti della Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Piazza_del_Popolo_-Palazzolo_Acreide-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La nostra visita comincia dalla <strong><b>piazza del Popolo</b></strong>, con uno dei gioielli del barocco siciliano, la <strong><b>chiesa di San Sebastiano</b></strong>. Ricostruita dopo il terremoto del 1693, presenta una scenografica gradinata, una facciata a tre ordini, opera di Mario Diamanti, e un interno a tre navate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sul lato ovest della piazza, il <strong><b>palazzo del Comune</b></strong> (1908) ha una struttura architettonica classica con intagli decorativi in stile liberty. In corso Vittorio Emanuele, sulla destra, il <strong><b>palazzo Judica</b></strong> (1790) ha una facciata in stile barocco con mensoloni e decorazioni ispirati a figure della classicità. Il secentesco <strong><b>palazzo Pizzo</b></strong> è il classico esempio di dimora borghese barocca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Alla fine del corso, la <strong><b>chiesa dell’Immacolata</b></strong>, dalla sinuosa facciata barocca convessa, custodisce una statua in marmo bianco di Carrara della Madonna col Bambino, capolavoro rinascimentale (1471-72) dello scultore dalmata Francesco Laurana. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/San_Michele_-Palazzolo_Acreide-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Poco oltre, la <strong><b>chiesa di San Michele Arcangelo</b></strong>, riedificata anch’essa dopo il 1693, ha la facciata che si eleva su una gradinata sviluppandosi su due ordini. Spicca a sinistra la torre campanaria esagonale racchiusa da una cupola. L’interno è suddiviso in tre navate con colonne di pietra bianca. A breve distanza si incontra la <strong><b>casa-museo Antonino Uccello</b></strong>, realizzata dall’etnologo siciliano nei locali a pianterreno del settecentesco palazzo baronale Ferla-Bonelli. Da qui in breve si raggiunge la <strong><b>chiesa Madre</b></strong>, ricostruita dopo il terremoto del 1693, con interno a tre navate riccamente decorato in pietra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ancor più notevole è la <strong><b>basilica di San Paolo</b></strong> (1720-30) con la sua facciata barocca “a torre” attribuita a Vincenzo Sinatra: questo prospetto, a tre ordini con pronao, si presta a bellissimi giochi di luce ed è un indiscutibile capolavoro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopalazzolo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Attraversato il borgo medievale, si arriva all’area del distrutto castello per una vista panoramica sulla valle dell’Anapo. Si affaccia sulla piazza Umberto I il settecentesco <strong><b>palazzo Zocco</b></strong> con i raffinati mensoloni della sua balconata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Scendiamo ora alla <strong><b>chiesa dell’Annunziata</b></strong>, un altro gioiello del barocco locale. Riedificata ad opera di Giuseppe Ferrara dopo il terremoto del 1693, vanta una facciata caratterizzata da quattro colonne tortili binate, e un interno a tre navate con un prezioso altare di marmo. Per questa chiesa fu commissionata ad Antonello da Messina <em>l’Annunciazione</em> (1474) custodita al Museo Bellomo di Siracusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Imbocchiamo la <strong><b>via Garibaldi</b></strong>, ricca di edifici settecenteschi, come il <strong><b>palazzo Lombardo-Cafici</b></strong> dalla lunga balconata barocca con mascheroni antropomorfi, e il <strong><b>palazzo Ferla di Tristaino</b></strong> dai pregevoli mensoloni. In una via vicina, il <strong><b>palazzo Cappellani</b></strong>, del primo Novecento, ospita il Museo Archeologico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Restano da vedere la <strong><b>villa comunale</b></strong> (1880), un vero e proprio giardino botanico inserito nei Giardini storici d’Italia, e il <strong><b>cimitero monumentale</b></strong> (1889) con motivi e fregi in stile liberty a decoro di tombe e cappelle gentilizie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzolo_Acreide_teatrogreco.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’<strong><b>area archeologica</b></strong> custodisce i resti dell’antica <em>Akrai</em> fondata dai Greci di Siracusa. Al suo interno si trova il <strong><b>teatro greco</b></strong> costruito intorno al II sec. a.C. durante il regno di Ierone II. A ridosso del teatro si notano i resti del <strong><b>tempio di Afrodite</b></strong> (VI sec. a.C.). A sud-est le <strong><b>latomie dette dell’Intagliata e dell’Intagliatella</b></strong>, usate dapprima come cave di pietra per la costruzione di Akrai, poi come luoghi di sepoltura in età cristiana. Accanto al teatro è visibile l’<strong><b>asse viario principale</b></strong>, il <strong><b>decumano</b></strong>, con pavimentazione lavica. Sul pendio della città antica sorgono altre latomie conosciute come templi ferali, luoghi di venerazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In una vicina contrada si trova il maggiore<strong><b> </b><b>santuario</b></strong> finora noto, <strong><b>dedicato al culto della dea Cibele.</b></strong> Il sito, databile tra la fine del IV e il III sec. a.C., ospita dodici grandi rilievi – detti santoni – rovinati e scheggiati, dieci dei quali riproducono la figura della dea Cibele.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><strong><b class="fs16lh1-5">Il nome</b></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Era <em>Akrai</em> per i Greci (da <em>akra</em>, “sommità”), Acre per i Romani, <em>Balansûl</em> per gli Arabi e <em>Palatiolum</em> per i Normanni, per la presenza di un palatium (“palazzo”) imperiale. Nel 1862 a Palazzolo è aggiunto il patronimico di Acreide. Lo stesso nome <em>Balansûl</em> è adattamento arabo del preesistente latino <em>Palatiolu</em>(m).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><strong><b class="fs16lh1-5">La storia</b></strong></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">XII sec. a.C., il primo insediamento è opera dei Siculi.</span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">664 a.C., sulla collina detta Acremonte, che separa le valli dell’Anapo e del Tellaro, i Greci di Siracusa fondano la città di Akrai.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">seconda metà del VI sec. a.C., è costruito </span><em>l’Aphrodìsion</em><span class="fs16lh1-5">, il tempio di Afrodite riportato alla luce dagli scavi del 1953; risale al IV-III sec. a.C. il santuario della dea Cibele.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">275-215 a.C., sotto il regno di Gerone II, Akrai raggiunge il massimo sviluppo; in seguito alla caduta di Siracusa, nel 211 a.C. passa sotto la dominazione romana con il nome latino di Acre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">827, Acre è devastata dagli Arabi e per lungo tempo il luogo viene abbandonato; il colle a est della città distrutta comincia a essere ripopolato verso la fine del IX sec. o l’inizio del successivo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">XII sec., </span><em>Balansûl</em><span class="fs16lh1-5"> – il nome arabo del luogo – in epoca normanna diventa </span><em>Palatiolum</em><span class="fs16lh1-5">; i Normanni edificano un castello, poi trasformato in palazzo baronale; dal 1104 si avvicendano a Palazzolo diverse baronie: da Guilfredo figlio del conte Ruggero alla famiglia Alagona (1374-1579), dal principe di Butera Francesco Santapau fino ai principi Ruffo di Calabria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1693, Palazzolo è distrutta dal terremoto; la ricostruzione avviene in parte sulle strutture originarie del quartiere medievale e in parte attorno all’attuale corso principale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1812, con l’abolizione della feudalità Palazzolo diventa paese demaniale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1819, il barone Gabriele Judica pubblica il libro “Le antichità di Acre” sugli scavi da lui compiuti nel sito archeologico di Akrai.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1862, a Palazzolo è aggiunto il patronimico di Acreide in memoria dell’antica città greca.</span></div></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Cosa FARE:</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Escursioni e visite guidate al centro storico, all’area archeologica e a quella naturalistica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sono possibili da Palazzolo tre itinerari guidati: il primo, archeologico, con visita all’area di Akrai e al Teatro Greco; il secondo, sia naturalistico sia archeologico, con visita ai <em>ddieri</em> di Baulì (i <em>ddieri</em> – dall’arabo <em>ad diar</em>, “casa” – sono abitazioni scavate nella roccia in periodo bizantino a Baulì, tra Noto e Palazzolo) e alla necropoli di Pantalica (5mila tombe a grotticella della tarda età del bronzo scavate nella roccia); il terzo, etno-antropologico, riguarda il Museo Antonino Uccello. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Musei:</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Casa-Museo Antonino Uccello: realizzata da Antonino Uccello, studioso di cultura materiale e tradizioni popolari, al pianterreno del palazzo Ferla-Bonelli, custodisce gli oggetti della civiltà contadina e le tradizioni silvo-pastorali del territorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Museo dei Viaggiatori in Sicilia: raccoglie presso palazzo Vaccaro le memorie del settecentesco Grand Tour in Sicilia attraverso incisioni originali, antiche mappe della Sicilia e vecchi libri di viaggio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Museo Archeologico: nella sede di palazzo Cappellani sono conservati i reperti archeologici venuti alla luce nella seconda metà Settecento grazie agli scavi del barone Gabriele Judica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Museo delle Tradizioni Nobiliari: nel restaurato palazzo Rizzarelli Spadaro, già residenza del principe Guglielmo Ruffo, sono raccolti prodotti e immagini di Palazzolo e della valle dell’Anapo, tra cui vestiti e accessori appartenuti alle famiglie nobili.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><a href="https://youtu.be/4IZD7vcioGs">https://youtu.be/4IZD7vcioGs</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 12 Mar 2023 07:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Catania:  I fasti dell'Impero Romano da vedere]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A8"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’Italia viene vista all’estero come un immenso museo a cielo aperto, dalla maestosità del classicismo di Roma fino ad arrivare all’impressionante barocco di Palermo. Anche Catania offre ai numerosi visitatori alcune meraviglie, spesso poco conosciute. In particolare, di grandissima importanza dal punto di vista storico e architettonico è la cosiddetta Catania romana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/teatro-greco-catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Catania, oggi città che insegue senza tregua una costante evoluzione tecnologica, nacque dopo il XIII secolo a.C. come un insediamento sicano. Questo popolo, secondo quanto riportato dagli storiografi greci, occupavano una vasta porzione della regione centro meridionale della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 729 a.C., il complesso venne rifondato con il nome di Kατάvη (Katane) da alcuni coloni greci guidati da Tucle. Dopo diverse altre dominazioni, I romani, nel 263 a.C., conquistarono la città, che venne inserita nella universalitas. Quella che oggi conosciamo come Catania ottenne l’etichetta di "sistema urbano complesso", mantenuto fino alla distruzione del XVII Secolo, precedente alla conversione in città barocca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Catania_-_Fontana_dell-Elefante,_dettaglio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I resti della Catania romana: governata dal monumento "U liotru" (l'elefante), simbolo della cittadina, è piazza Duomo il luogo in cui è possibile scoprire alcuni dei resti romani più importanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La proboscide dell’animale scolpito indica l’ingresso del Duomo, ornato da colonne che, molto probabilmente, provengono direttamente dal teatro romano. Accanto alla cattedrale è presente l’ingresso delle strutture termali chiamate Achilliane. La costruzione sotterranea venne edificata tra il IV e V secolo d.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Oggi è possibile ammirare esclusivamente la camera centrale, un corridoio, ornato da una volta a botte, e una serie di vasche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Meraviglioso anche il Foro romano, accessibile dal cortile San Pantaleone e composto da diverse strutture collegate alla zona centrale. Probabilmente, la costruzione era impreziosita dalla presenza di negozi e magazzini. Accessibile da un ingresso con architrave e arco, gli unici elementi che resistono ancora oggi sono due aree e una parete che potrebbe appartenere a uno dei magazzini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 2008, l'archeologo Edoardo Tortorici ha fortemente dubitato che esso sia un foro, ma un horrea noti (una sorta di magazzino). Il catastrofico terremoto del 1169 ha infatti danneggiato molte di queste antiche opere architettoniche. In piazza Mazzini era possibile apprezzare un torso, di notevoli dimensioni, di un imperatore della famiglia giulio-claudio (alla quale appartenevano i primi cinque imperatori romani, il loro imperò andò dal 27 a.C. al 68 d.C.), oggi conservato all’interno del Castello Ursino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Portato alla luce alla fine del XIX secolo e situato in via Vittorio Emanuele, fondamentale, per questo itinerario nelle meraviglie antiche di Catania, è il Teatro romano. L’espetto attuale è successivo ai lavori del II secolo e confina con Odeon, ovvero un teatro secondario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Secondo i più, il teatro appartiene all’età antonina. Questo periodo storico rappresenta l’ultimo dei due secoli d’oro della storia dell’Impero Romano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La struttura è composta da un’ampia scena che era originariamente ornata da meravigliose colonne di marmo. Poco dopo vennero anche incluse delle nicchie e alcuni finti ambienti prospettici, ideati per creare l’effetto di profondità. Anche gli antichi romani, infatti, ambivano a proporre quelli che noi oggi chiamiamo effetti speciali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’orchestra era originariamente ornato da opus sectile, con cerchi inscritti in quadrati. La tecnica prevede l’ausilio di marmi e, in minor parte, pasta vitrea per la realizzazione di pavimentazioni e decorazioni murarie a intarsio. Quest’ultima area è più volte stata danneggiata e ristrutturata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il teatro romano rappresenta senz’altro una vera opera d’arte all’interno del caos di una città sempre più moderna, quasi una scappatoia verso il passato.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><b>Guarda il video del <span class="imTALeft">Teatro Greco-Romano di Catania con sottotitoli in inglese:</span></b></span></div></div><a href="https://youtu.be/SOkNcPRivx0">https://youtu.be/SOkNcPRivx0</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 04 Mar 2023 06:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Isole Eolie: PANAREA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001AC"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Panarea è la più piccola delle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Eolie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, ma al tempo stesso è anche la meta più gettonata di tutto l’arcipelago per le vacanze estive. Selvaggia ma curatissima, questa piccolissima isola è un vero e proprio gioiello, che spicca per via delle numerose attrattive che può offrire ai suoi visitatori,</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="imTALeft cf1"><span class="fs14lh1-5">fa parte del comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?arcipelago-delle-eolie--isola-di-lipari" target="_blank" class="imCssLink">Lipari</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e della </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Trascorrere una vacanza a Panarea significa abbandonarsi per qualche giorno al relax e al divertimento più completo. Meta ideale sia per le famiglie con bambini che per i giovani in cerca di divertimento, quest’isola è in grado di accontentare proprio tutti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/panarea1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quest’incantevole isola regala 3,5 kmq di bellezza, incanto, raffinatezza naturale e culturale. La vitalità isolana vi regalerà tutto ciò che si spera di trovare in una vacanza da sogno: mondanità e divertimento allo stato puro e momenti di pace e relax. Le coste dell’isola di Panarea sono stupende tanto quanto il mare che le accarezza; sono testimonianza di un tumultuoso passato fatto di conquiste e pirateria che ha segnato l’aspetto dell’isola ma anche la tempra e le tradizioni degli isolani. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/panarea4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Panarea offre il soggiorno ideale sia per coloro che amano un clima di festosa mondanità, con pernotto in lussuosi alberghi, movida notturna in locali alla moda, manifestazioni e sport, sia per coloro che fanno della loro vacanza un momento di assoluto relax, immersi nella natura e lontano dalla frenesia della vita moderna. La notte a Panarea regala uno scenario paragonabile ad un big show, i locali si illuminano e la musica scorre, le strade si riempiono di vita ed il divertimento si accende. Il centro della vita mondana è San Pietro, salotto glamour delle Eolie, dove i vacanzieri si accalcano tra i locali cool per gustare un aperitivo prima di immergersi nel coinvolgente sound delle discoteche isolane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/panareamovida.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con una superficie di 3,4 kmq, comprendente i vicini isolotti di Basiluzzo, Dattilo, Bottaro, Spinazzola e gli scogli di Lisca Bianca, Lisca Nera, i Panarelli e le Formiche, Panarea è la più piccola delle isole che compongono l'arcipelago eoliano. Gli studiosi ritengono che Panarea, gli scogli e gli isolotti che la circondano siano i resti di un antichissimo vulcano sottomarino, sommerso in parte dalle acque nei periodi interglaciali. Interessante il sentiero che porta al villaggio preistorico di Punta Milazzese e a Cala Junco, che non presenta grandi difficoltà ed è paesaggisticamente molto bello. Anche l'itinerario per la spiaggia di Calcara dove sono presenti le fumarole è alla portata di tutti, attraversando le strette stradine con le tipiche architetture eoliane. L'itinerario del Timpone del Corvo raggiunge il punto più elevato e panoramico dell'isola a 421 metri. Un mare cristallino, i fondali ancora multicolori, la temperatura adatta consentono anche interessanti immersioni subacquee.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/panarea3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lunga appena 3 chilometri e larga 2, Panarea è un’isola scenografica e mondana. Frequentata da turisti facoltosi e personaggi del jet set internazionale, che molto spesso ancorano i loro yacht lungo la costa, Panarea è conosciuta per i suoi fanghi termali, le spiagge nere e un mare meraviglioso. Inoltre, le sue case imbiancate a calce con porte e finestre azzurre, gli stretti vicoli e le buganvillee che le adornano le conferiscono tutto il fascino delle isole greche del Mar Egeo. Il piccolo e pittoresco porto di San Pietro, Ditella e Drautto sono gli unici centri dell’isola. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/panarea2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alte scogliere frastagliate caratterizzano la costa settentrionale e quella occidentale dell’isola mentre le spiagge di Panarea si trovano lungo la costa orientale e si affacciano su Stromboli. Ogni vacanza a Panarea dovrebbe prendere il via con un giro in barca dell’isola in modo tale da catturare la sua bellezza unica e i suoi scorci sensazionali. L’isola ha poche spiagge raggiungibili a piedi ma vanta stupendi arenili fra cui Cala Junco, una delle spiagge più belle di tutto l’arcipelago delle Eolie, e la spiaggia della Calcara, conosciuta per le fumarole e i colori sulfurei con temperature che raggiungono i 100° C. La sorgente d’acqua calda che sgorga vicino alla banchina di San Pietro è utilizzata a scopo terapeutico. Mecca per gli amanti della movida la discoteca all’aperto ultra chic a San Pietro, il cuore pulsante della notte insonne di Panarea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il bellissimo Video di PANAREA</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/towOsaS5Kho">https://youtu.be/towOsaS5Kho</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 07:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Siti Archeologici da visitare in Sicilia: PARCO ARCHEOLOGICO della NEAPOLIS - Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001AA"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il parco archeologico della Neapolis si estende per 24000 mq, in un’area naturalistica nei pressi di Siracusa. Il parco archeologico di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> comprende la parte settentrionale del quartiere della Neapolis, uno dei cinque che componevano Siracusa in età greca e romana, in cui si trovano i monumenti più famosi della città. Si parte dallo &nbsp;splendido teatro greco, databile, nel suo aspetto attuale, al III sec. a.C. ma esistente fin dalla seconda metà del V sec. a.C. Segue l’anfiteatro romano, di controversa datazione, attribuito da taluni ad Augusto, da altri a Settimio Severo; l’ara di Ierone II, un grandioso altare per i sacrifici pubblici della città. Infine la Via dei Sepolcri, di impianto ellenistico, profondamente incassata nella roccia e fiancheggiata da ipogei bizantini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/antica-neapolis-07-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A questo straordinario complesso di monumenti fa da fondale lo scenografico arco delle latomie del Paradiso e di Santa Venera. Queste antiche cave di pietra, recano ancora i segni dell’estrazione e in cui si aprono, in una rigogliosa vegetazione di aranci e alberi secolari. Non mancano inoltre le suggestive e amplissime grotte, fra cui la Grotta dei Cordari e l’Orecchio di Dionisio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco_neapoliscop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il parco archeologico della Neapolis &nbsp;è la più visitata tra le aree monumentali di Siracusa, contiene le più importanti testimonianze dell'antica Siracusa greca e romana grazie alle quali la città ha il titolo di patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco. Il teatro greco, l'anfiteatro romano, le latomie, l'orecchio di Dionisio, l'ara di Ierone, sono solo alcuni dei monumenti che si trovano all'interno di questa vasta area verde localizzata oggi all'immediato ingresso della Siracusa moderna. Il parco Neapolis può essere visitato autonomamente oppure usufruendo di una guida individuale o partecipando ad una visita guidata di gruppo. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco_neapolisteatro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Teatro Greco</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E' il monumento più famoso del parco archeologico ed è uno tra i più grandi e importanti nel mondo antico. Ha origine antiche ed esisteva già nel V sec. a.C.; sappiamo da fonti letterarie che Eschilo mise in scena "Le Etnee" nel 476 a.C. La sua forma attuale, però, è riferibile a un progetto unitario, realizzato nel III sec. a.C. da Ierone II, nell'ambito del suo programma di sistemazione della Neapolis secondo i principi dell'architettura ellenistica del tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scolpito nella roccia del colle Temenite, il teatro presenta una cavea di grandissime dimensioni, con 67 ordini di gradini, divisa, in senso verticale, in nove cunei da otto file di scalette e, in senso orizzontale, da un ampio corridoio (diázoma). La parete a monte di tale diázoma, reca incise delle iscrizioni in greco. Al centro è il nome di Zeus Olimpio; ad est erano i nomi di divinità non più leggibili; ad ovest erano i nomi dei membri della famiglia di Ierone. Si leggono ancora chiaramente i nomi di Nereide, moglie di Gelone II, figlio di Ierone II, e di Filistide, moglie di Ierone II.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In epoca imperiale romana il teatro subì profondi mutamenti per rispondere alle esigenze degli spettacoli e doveva avere un apparato scenico monumentale grandioso e complesso. I lavori dell’ultima fase del teatro si possono datare al V secolo d.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad opera di Ierone II, fu realizzato un grandioso portico ad L sulla terrazza sopra il teatro, davanti alla grotta dove sgorga un ramo dell’acquedotto Galermi. La grotta, esternamente, presenta due nicchie ed un fregio dorico. Questo complesso è stato identificato come il Mouseion, sede della corporazione degli attori.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco_neapolisdionisio.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?attazioni-archeologiche-a-siracusa--orecchio-di-dionisio" target="_blank" class="imCssLink">Orecchio di Dionisio</a></i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel lato occidentale della Latomia del Paradiso è il famoso “ Orecchio di Dionisio “. Dalla particolare forma ad esse, alta 23 metri, è una grotta artificiale, caratterizzata da un’eco eccezionale, che deve il suo nome al famoso pittore Caravaggio che collegò la forma della grotta, che ricorda il padiglione auricolare, e la sua qualità acustica al tiranno Dionisio. Egli poteva così ascoltare le parole dei suoi prigionieri, grazie alla particolare eco del luogo. La grotta, molto famosa già nel ‘700, è stata riprodotta nelle raffigurazioni dei viaggiatori famosi del Grand Tour.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cordari.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Grotta dei Cordari</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Grotta dei Cordari è situata in prossimità dell'Orecchio di Dionisio. E’ così chiamata proprio perché qui a partire dal XVII sec, gli artigiani lavoravano le fibre naturali e realizzavano, secondo vecchie tradizioni, corde di ogni tipo, favoriti dalla naturale umidità del luogo. Questa tradizione si è estinta solo pochi decenni fa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Anfiteatro Romano</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A completamento del percorso di visita della Neapolis è l’Anfiteatro romano, tra i più grandi esistenti ed il più grande della Sicilia, monumento tipicamente romano in una città dalla fortissima impronta greca. E’ in gran parte scavato nella roccia e di tutta la parte superiore, costruita, non resta quasi nulla. La cavea ellittica è su tre livelli con un portico soprastante. Un sistema complesso di aperture consentiva il rapido flusso degli spettatori. Un corridoio parallelo all’arena ha delle aperture che consentivano l’accesso ai gladiatori ed agli animali per gli spettacoli. Al centro di essa è un ampio sotterraneo utilizzato per macchinari. L’anfiteatro aveva due ingressi principali, del quale quello meridionale era monumentalizzato da un complesso sistema di scale. La datazione di questo edificio è piuttosto controversa, ma gli studi più recenti lo inquadrano cronologicamente in età augustea, con modifiche in età successive.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco_neapolisierone.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Ara di Ierone</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'Ara di Ierone II è il grandioso altare costruito dall’ultimo dei grandi ed illuminati tiranni di Siracusa. Lunga circa 198 metri e largo oltre 20, ne rimane la parte scavata nella roccia. Si accedeva al piano della mensa, dove avvenivano i sacrifici, attraverso due rampe decorate da due coppie di telamoni. Davanti, era un portico colonnato ed un propileo di accesso, considerato di età augustea ma che recentemente è stato datato al III a.C. L’altare era dedicato a Zeus Eleutherios; le feste celebrative prevedevano il sacrificio di ben 450 tori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco_neapolislatomie.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Latomie</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questo percorso culturale all’interno del Parco Archeologico della Neapolis, non viene a mancare l’aspetto bucolico, che permette agli amanti della natura di godere della suggestiva vegetazione nell’area della Latomia del Paradiso, adiacente al teatro e la più occidentale del complesso delle latomie che cingevano l’antica città. Le latomie erano in antico delle cave per l’estrazione della pietra ma diventavano anche prigioni. Presenta una lussureggiante vegetazione, ricca di alberi di limoni ed aranci, capperi, palme e fichi d’india, ed è oggi luogo incantato e di straordinaria bellezza. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come raggiungere il parco archeologico</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Siracusa non è una città grandissima e, in particolar modo, la zona turistica e la maggior parte delle strutture ricettive cittadine sono concentrate nell'area di Ortigia e Corso Umberto. E' possibile raggiungere il parco archeologico della Neapolis con una passeggiata a piedi. La distanza da Ortigia è di circa 2 Km e si attraversa una zona residenziale e abbastanza moderna della città, priva di particolari punti attrattivi per il turista.</span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5">Dall'autostrada</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Provenendo da Catania: percorrere l'autostrada fino all'ultima uscita di Siracusa (indicata solo col cartello SIRACUSA). Dall'uscita si imbocca la SS 124 (Siracusa-Floridia) in direzione di Siracusa. Oltrepassato il cimitero di guerra e il cimitero comunale si arriva all'ingresso sud della città, costituito da una grande rotatoria. Girate sulla sinistra imboccando viale Paolo Orsi (ci si accorge di essere nella giusta direzione in quanto di fronte a voi vedrete la mole moderna del Santuario della Madonna delle Lacrime, l'edificio più alto della città). Da qui potete fare riferimento alla mappa di questa pagina. Proseguite fino alla seconda rotonda e lì girate a sinistra imboccando Corso Gelone. Al primo semaforo girate nuovamente a sinistra per viale Augusto e sarete arrivati.</span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5">Con i mezzi pubblici (bus)</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Dal terminal bus accanto alla stazione ferroviaria (via Rubino) è possibile prendere tutti i bus che percorrono Corso Gelone. Scendendo alla fermata dell'Ospedale Umberto I o a quella successiva (vedi mappa) ci si trova a breve distanza dal parco archeologico.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/czXW-tcVTOs">https://youtu.be/czXW-tcVTOs</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Feb 2023 08:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il mistero della Villa di Mascalucia e del suo barone]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F5"><div class="imTAJustify"><div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A soli 12 chilometri di distanza da Catania, Mascalucia conta oltre 30mila abitanti e fino a qualche decennio fa era considerato più che altro un luogo di villeggiatura. Oggi, invece, si è trasformato in un comune vivace e popoloso. È proprio qui che si trova una particolare dimora storica, nota come la villa infestata di Mascalucia. Stando alle leggende metropolitane essa ospiterebbe spettrali figure e sarebbe lo scenario di avvenimenti insoliti e paranormali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/villamascalucia1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La cosiddetta villa infestata di Mascalucia versa oggi in una situazione di totale abbandono. Dentro le sue mura pare si celino storie di brivido e fantasmi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La leggenda narra che un giovane barone si suicidò nel 900 per motivi sconosciuti all’interno della casa e da quel momento chiunque vi ha abitato è stato colpito da un’orribile maledizione. Tutti quelli che vi si sono trasferiti, racconta la storia, sono morti in poche settimane. Ma non è tutto: chi c’è stato narra di strani fenomeni che si verificano dopo il tramonto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sono molti gli appassionati di storie paranormali che raccontano di orride presenze, case abbandonate e strane figure fluttuanti. Ovviamente, in tutti i casi, si tratta solo di dicerie, storielle atte a incuriosire e creare timori, le quali, tuttavia, non smettono di affascinare e insinuare il dubbio in chi le ascolta. Anche la provioncia di Catania non si fa di certo mancare i suoi racconti dell’orrore, così, tra balconi murati e atroci delitti, tra castelli e avvistamenti di fantasmi, può vantare una buona dose di mistero e paranormale. </span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A dispetto delle dicerie, l’abitazione non si presenta affatto lugubre. Seppure in un evidente e triste stato di abbandono, infatti, la villa non può che incantare per la sua bellezza. Si tratta, infatti, di una dimora storica del diciannovesimo secolo circa, situata in una posizione piuttosto centrale della cittadina di Mascalucia. Arrivando da Gravina, la casa è subito visibile di fronte al parcheggio in cui si tiene il mercato e al campo da calcio. Costruita su tre livelli, si affaccia su un vastissimo giardino appartenente anch’esso alla proprietà.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le voci di paese vogliono che all’inizio dell’Ottocento la villa fosse abitata da un giovane barone, il quale avrebbe deciso di togliersi la vita proprio al suo interno. Non sono specificate le ragioni di un tale gesto, ma si pensa che fosse stato istigato da un amore non corrisposto. La fantasia popolare, comunque, si spinge molto più in là, al punto di credere che la tomba del barone sarebbe ancora custodita nel seminterrato della casa.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La villa infestata di Mascalucia, comunque, non sarebbe nota soltanto per il presunto e oscuro suicidio del barone. Secondo leggende metropolitane, infatti, la bella dimora storica sarebbe vittima di una maledizione. Si narra che chiunque l’abbia abitata sia andato incontro a un destino luttuoso, eccezion fatta per i giardinieri, che si occupavano della manutenzione del parco antistante all’abitazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasmamascalucia.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si mormora, inoltre, che la villa sia lo scenario di alcuni insoliti fenomeni paranormali. Tra questi l’improvvisa sensazione di freddo che si avvertirebbe mettendovi piede, o i rumori e i lamenti provenienti dall’interno. Pare che sarebbero state avvistate anche delle figure spettrali, come quella del fantasma di un bambino di circa dieci anni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5"><i>Villa infestata di Mascalucia: la lettera della nipote e le condizioni odierne della casa</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Negli anni molti siti internet e testate giornalistiche si sono occupati di raccontare la misteriosa leggenda relativa alla villa. Poco tempo fa, però, all’ennesimo articolo sulla villa infestata di Mascalucia, riportata da un giornale online del Catanese, arrivò in risposta alla redazione una lettera. L’autrice della lettera diceva di essere la nipote del proprietario e desiderava fare chiarezza su tutta la vicenda.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Pare che la villa appartenesse allo zio ma che, per motivi non precisabili, egli fosse stato costretto ad allontanarsi. Così l’abitazione, dapprima in buone condizioni, era stata presa di mira da vandali e balordi, incuriositi anche dalle voci circolanti sulla casa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Quale che sia la verità sulla villa infestata di Mascalucia, comunque, oggi essa versa in una triste situazione di abbandono e degrado. Pare che per un certo periodo la dimora fosse stata acquistata e che fossero stati portati avanti dei lavori di ristrutturazione. Colpita da un violento incendio nel dicembre del 2017, oggi, tuttavia, manifesta l’usura del tempo e delle visite dei vandali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/fantasmamascaluciaincendio.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Non per questo, in ogni caso, la dimora non svetta in tutta la sua bellezza ed eleganza. Le voci di corridoio su fantasmi e maledizioni, alimentate forse dal fatto che essa sia situata di fronte al cimitero comunale, in conclusione, non fanno altro che circondarla di un alone di mistero che la rende ancora più affascinante e intrigante e che non può non costringere i passanti ad ammirarla.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/villamascalucia2.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">Adesso la villa sembra in ristrutturazione: una delle porte che danno sull’ampia terrazza è stata vista spalancata e nel giardino esterno si può notare del materiale per costruzioni. Molti anni fa la casa era fatiscente, adesso è stato costruito un muro che la separa dalla strada, è stata ritinteggiata la ringhiera che la costeggia ed è stata rifatta la pavimentazione della terrazza. Sicuramente, ora, incute meno timore.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Cosa succederà a chi andrà ad abitare lì? Si tratta solo di dicerie, verrebbe da dire. È solo una bella storia per far spaventare i bambini. Ma come mai allora questa casa fa tanto parlare di se? </span><b class="fs16lh1-5"><i>Il mistero si infittisce.</i></b></div><div><b class="fs16lh1-5"><i><br></i></b></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Team di </span><span class="fs12lh1-5"><i>Monday Ghost Hunter</i></span><span class="fs12lh1-5">, sono entrati &nbsp;nella famigerata villa del Barone di Mascalucia, situata di fronte al cimitero comunale del paesino etneo, &nbsp;guarda il loro video qui sotto:</span></div></div><div style="text-align: start;"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/2WrQJdE_Br4">https://youtu.be/2WrQJdE_Br4</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 25 Feb 2023 07:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Isole Minori Siciliane - Isola di Pantelleria (Trapani)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C3"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5 cf1">Che si tratti di una vacanza romantica, di un long weekend, di una vacanza in famiglia, Pantelleria va scelta con cura per vivere appieno un’esperienza sensoriale pura, silenziosa e quieta, in perfetta privacy e in connubio con la natura dominante. &nbsp;</span><span class="fs14lh1-5"><strong><b>Pantelleria letteralmente “Figlia del vento”,</b></strong> sorge tra l’Africa e l’Europa. Dista 67 km dalla costa tunisina e 85 da quella siciliana. Non appartiene a nessun arcipelago ed è la più grande tra le “isole satelliti” della Sicilia con una superficie di 83 kmq e un perimetro di 51,5 km. </span><strong class="fs14lh1-5"><b>Pantelleria,</b></strong><strong class="fs14lh1-5"><b> </b><b>è un’isola di origine vulcanica</b></strong><span class="fs14lh1-5"> e nonostante l’ultima eruzione risalga al 1891 e si tratti ormai quindi di un vulcano spento, la sua vita geologica è ancora in attività con fenomeni vulcanici secondari molto presenti, che contribuiscono a caratterizzarla e renderla unica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il punto più alto dell’isola si raggiunge sulla cima della Montagna Grande a ben 863 metri sul livello del mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/pantelleria1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>Pantelleria è formata da rocce acide ricche di materiali sodici, unici al mondo,</b></strong> che sono presenti solo su quest’isola e per questo prendono il nome di Pantelleriti. Studiandoli si è arrivati ad identificare il periodo di nascita di quest’isola circa 500.000 anni fa, durante l’era del terziario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il territorio dell’isola deve la sua conformazione, oltre che ai mutamenti vulcanici, anche alla presenza dell’uomo che nei secoli ha dovuto combattere contro il vento e la siccità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Così sono stati costruiti: per l’agricoltura i terrazzamenti con i tipici muretti a secco e i giardini panteschi, vere e proprie fortificazioni in pietra lavica a protezione degli alberi di agrumi dai venti battenti; per le abitazioni i Dammusi, particolari edifici con il soffitto a cupola, primi esempi di architettura Bio-climatica per la raccolta dell’acqua e l’isolamento termico.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/veduta.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">LA STORIA</b></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia di Pantelleria è molto antica. I<strong><b> </b><b>primi abitanti dell’isola furono probabilmente i Sesioti,</b></strong> che circa 5.000 anni fa, si insediarono nell’area tra Mursia e Cimillia. Probabilmente si stabilirono qui per la presenza dell’ossidiana, elemento fondamentale durante l’epoca preistorica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Della presenza di questo antico popolo, le cui origini ancora oggi non sono certe, ci rimangono dei <strong><b>monumenti megalitici</b><b> </b><b>i Sesi,</b></strong> tombe multiple, realizzate con pietre a secco.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei secoli a venire, vista la posizione strategica al centro del Canale di Sicilia, Pantelleria fu terra di conquista prima da parte dei Greci, poi dei Fenici. Questi ultimi fondarono il porto, avviarono la coltivazione della vite ad alberello e costruirono cisterne per la racconta dell’acqua piovana fondamentale per l’intensificazione dell’agricoltura. A testimonianza di questo periodo di grande prosperità dell’isola e di una propria autonomia locale abbiamo <strong><b>l’acropoli di San Marco e Santa Teresa</b></strong>, oltre che un cospicuo campionario di monete, di conio locale. <strong><b>Dopo i Fenici fu il turno dei Romani che conquistarono Pantelleria nel 255 a.C.</b></strong> sotto il Console Tiberio Sempronio Longo e ci restarono fino al 217 a.C. Il nome dell’isola divenne Cossyra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A questo periodo storico vengono fatti risalire i ritrovamenti dei ritratti imperiali, le tre Teste marmoree raffiguranti Giulio Cesare, Tito e Antonia Minore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>Con la caduta dell’impero Romano, fu il turno dei vandali,</b></strong> che si insediarono nell’area di Scauri scalo nel 439. A testimonianza di questo periodo ritroviamo: in mare, il relitto di un’imbarcazione, sulla terra ferma, i resti di edifici, luoghi di culto e sepoltura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>Arrivano poi anche i Bizantini,</b></strong> i quali arricchirono le abitazioni con l’inserimento dei mosaici e ancora gli Arabi che rimasero su quest’isola per oltre 400 anni lasciando probabilmente il segno maggiore. Dall’agricoltura, alle tecniche architettoniche (il Dammuso) al nome antico e magico di Bent-el-Rion: figlia del vento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fu poi l’ora dei Normanni, degli Svevi, Angioini, Aragonesi e Borboni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1860 fu annessa al Regno d’Italia e durante la seconda guerra mondiale, dopo aver svolto il ruolo di controllo del canale venne bombardata dagli alleati.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Cosa Vedere a Pantelleria:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5"><b>Specchio di Venere</b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagovenere.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">ll <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?splendori-di-sicilia---lago-specchio-di-venere---pantelleria" target="_blank" class="imCssLink">Lago </a></span><span class="fs16lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?splendori-di-sicilia---lago-specchio-di-venere---pantelleria" target="_blank" class="imCssLink">Specchio di Venere</a></i></span><span class="fs16lh1-5">, chiamato così perché, si racconta, si specchiasse la Dea Venere prima di incontrare Bacco, è un lago naturale che occupa il cratere di un vulcano in contrada Bugeber, situato, più o meno, al centro dell’isola. Oltre che per lo scenario fantastico di flora e fauna in cui è immerso, il lago è ancor più famoso per i fanghi termali (terme a Pantelleria), vi sono infatti delle vasche dalle quali fuoriesce acqua ad oltre 50 gradi. Ricoprirsi il corpo con i fanghi termali si dice che abbia delle proprietà benefiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Lago è adatto anche per gli amanti del birdwatching, sono infatti frequenti gli avvistamenti, durante la stagione migratoria, di numerose specie di uccelli (fenicotteri a Pantelleria).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>Arco dell’Elefante</b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/arcoelefante.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?da-non-perdere-a-pantelleria--arco-dell-elefante" target="_blank" class="imCssLink">L’Arco dell’Elefante</a></i> è una località balneare conosciuta per un’enorme scoglio di pietra lavica a forma di proboscide di elefante che entra in acqua creando un grande arco. E’ uno dei luoghi simbolo di Pantelleria, questa strana forma infatti richiama ogni anno centinaia di turisti. E’ facilmente raggiungibile in auto e si trova nella zona est dell’isola</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Sauna Naturale</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sauna Naturale di Sibà, detta anche Grotta di Benikulà, è una grotta formata da una faglia nella roccia, all’interno della quale, ad intermittenza, fuoriesce vapore acqueo a circa 40°C. Il luogo è particolarmente suggestivo anche per il panorama in cui è immerso. Per raggiungere la grotta si percorre un sentiero immerso nella macchia mediterranea e una volta giunti a destinazione si gode di una vista mozzafiato sulla piana di Monastero: una distesa di terreni agricoli coltivati a vitigno.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">Il Laghetto delle Ondine</b></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Laghetto delle Ondine è un laghetto naturale a confine con il mare, infatti a contenerlo è una parete rocciosa che si immerge nelle acque della località chiamata Punta Spadillo, zona est dell’isola. Anch’esso è un luogo simbolo di Pantelleria perchè vi si può fare il bagno anche, e soprattutto, in presenza di mare agitato che ricambia continuamente l’acqua al suo interno. Durante l’estate, nelle giornate di mal tempo, com’è facile immaginare è uno dei luoghi più affollati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>Aree archeologiche di Pantelleria</b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/areaarcheologicapantelleria.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pantelleria presenta numerose aree archeologiche a testimonianza di quando l’isola abbia svolto un ruolo importante nella storia dei popoli del Mediterraneo. Le zone più interessanti da un punto di vista archeologico sono le seguenti:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">Il Castello di Pantelleria</b></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopantelleria.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Pantelleria è un monumento medievale in pietra lavica utilizzato come carcere fino al 1975. La struttura si affaccia sul lungomare, è ben evidente non appena si arrivi in nave al porto di Pantelleria. Attualmente il Castello rimane aperto da Giugno a Settembre e ospita numerosi eventi della stagione estiva pantesca. Dal 2015 è sede museale dei più importanti ritrovamenti archeologici fra cui le famose Teste Imperiali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Acropoli di San Marco e Santa Teresa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">San Marco e Santa Teresa sono due colline sulle quali si concentravano le principali funzioni pubbliche, politiche e sacre dell’insediamento d’epoca punica e romana. Sull’altura di San Marco sono state rinvenute numerose cisterne e canali d’acqua che testimoniano la presenza di un antico impianto idrico pubblico. All’interno di una di queste cisterne sono venute alla luce le tre teste imperiali di Giulio Cesare, Antonia Minore e Tito. Ogni anno, università da tutto il mondo, durante la stagione estiva, conducono campagne di scavi.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Sesi</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Sesi sono delle costruzioni megalitiche situate nella zona di Mursia e Cimillia. Con il termine sese, in pantesco, si indica un mucchio di pietre. Circa 5000 anni fa, in questa zona si stanziò un popolo proveniente dall’Africa Settentrionale che costruì questi monumenti che, solo nel 1800, si capì fossero monumenti sepolcrali. Da un punto di vista architettonico, i Sesi, sono delle strutture in pietra a secco, a pianta ellittica con uno sviluppo in alzato a volta. La zona adibita alla custodia del defunto si trovava al centro della struttura ed era raggiungibile attraverso le basse e strette aperture situate lungo il perimetro del monumento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Gadir</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cala Gadir è un piccolo porticciolo, situato a est di Pantelleria, dove sono state ritrovate numerose anfore a pochi metri di profondità che fanno parte di almeno due relitti datati tra il III e II secolo a.C. Data l’importanza dei ritrovamenti a Gadir è stato realizzato, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, il primo itinerario archeologico subacqueo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>Cala Tramontana</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Cala Tramontana, invece, sono state ritrovate di più di 3000 monete puniche di bronzo. Le monete sono state datate tra il 264 e il 241 a.C. e si pensa che provenissero da una nave cartaginese e che servissero a finanziare una missione bellica dei Cartaginesi contro i Romani. Alcune monete sono oggi esposte al Castello di Pantelleria.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>Porto di Scauri</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel porto di Scauri, una contrada a ovest di Pantelleria, è stato ritrovato un relitto di medie dimensioni. Il relitto è affondato intorno alla fine del V secolo d.C. a causa di un incendio a bordo: l’imbarcazione proveniva da un porto africano e conteneva una consistente partita di Pantelleria Wave, un tipo di vasellame da cucina e da fuoco prodotto proprio a Pantelleria.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>Balata dei Turchi</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Balata dei Turchi è uno dei luoghi più affascinanti dell’isola, situato al lato opposto rispetto a Pantelleria Centro. Si dice che un tempo fosse uno scalo naturale utilizzato dai pirati, oggi invece è una baia con dei fondali ed un costone dai colori sensazionali. La strada per arrivarci è un pò lunga e non in ottime condizioni, ma il paesaggio giustificherà sicuramente gli sforzi fatti per arrivarci!</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>Montagna Grande</b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/montepantelleria.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pantelleria, al contrario di quanto si possa pensare, offre per gli amanti della natura e del trekking una montagna alta 836 metri, chiamata Montagna Grande. Per chi ama quindi le passeggiate questo è il luogo ideale: numerosi sentieri attraversano i boschi di lecci e pini marittimi. Arrivati in cima si domina con uno sguardo tutta l’isola: è possibile ammirare i tramonti africani e, durante le belle giornate, anche la Sicilia. Oggi Montagna Grande fa parte del Parco Nazionale dell’isola di Pantelleria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Favare</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le Favare sono getti di vapore acqueo che fuoriescono da fessure nella roccia, raggiungendo in alcuni casi anche i 100°C. L’area, con dei panorami mozzafiato, è situata alle pendici di montagna grande, lato sud dell’isola. Un tempo i contadini sfruttarono questo fenomeno per ricavare acqua per l’abbeveraggio degli animali, facendo condensare il vapore e convogliandolo in vasche naturali di pietra.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Enogastronomia</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per conoscere l’isola di Pantelleria a 360 gradi è nostro dovere parlarvi dell’aspetto enogastronomico. Basti pensare che alcuni prodotti come il Passito di Pantelleria e i Capperi di Pantelleria IGP sono richiesti oggi in tutto il mondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">RICETTE TIPICHE:</b></div><div class="imTAJustify"><b><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?ricetta-tipica-siciliana--insalata-pantesca" target="_blank" class="imCssLink"><i class="fs14lh1-5">INSALATA PANTESCA clicca qui per leggerla</i></a></b></div><div class="imTAJustify"><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?ricetta-tradizionale--bacio-pantesco" target="_blank" class="imCssLink"><i><b class="fs14lh1-5">BACIO PANTESCO clicca qui per leggerla</b></i></a></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>La Flora:</b><br></span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La flora tipica dell’isola è la macchia mediterranea in particolare: la ginestra, il pino marittimo, il timo, la lavanda, il rosmarino, la mentuccia, l’origano. Sulle cime dei monti troviamo invece i boschi di lecci, pini e querce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>Pianta simbolo dell’isola è sicuramente il cappero</b></strong>, che qui cresce spontaneo. Di notevole importanza poi, la coltivazione della vite. <strong><b>Questa viene praticata con la tecnica agricola, detta “ad alberello”,</b></strong> che consiste nel creare delle buche profonde 20 centimetri nel terreno, in modo tale che il vigneto crescendo possa trovare riparo dal vento, che sull’isola soffia incessantemente, e carpire al massimo la presenza di acqua dal sottosuolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>Tale pratica agricola è diventata nel novembre del 2014 patrimonio dell’umanità</b></strong>. È la prima volta al mondo che questo riconoscimento viene dato ad una tecnica di coltivazione, riconoscendone il valore umano e culturale. Da queste uve nasce lo zibibbo, vino pregiatissimo e famoso in tutto il mondo. </span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Insieme alla vite anche l’ulivo viene coltivato seguendo la stessa tecnica. Cresce basso e ramificato in ampiezza per essere protetto dal vento. Scarsa la presenza di agrumi, che come detto sopra vengono coltivati bassi all’interno dei giardini panteschi, vere e proprie fortificazioni in pietra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Troviamo sull’isola anche diverse varietà di palme, assente quella nana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Fauna :</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’isola di Pantelleria è un importante punto di transito tra l’Africa e l’Europa per molti volatili tra cui: <strong><b>la berta maggiore, la poiana, il barbagianni e il falco pellegrino. </b></strong>Troviamo diversi mammiferi di piccola taglia quasi tutti appartenenti alla crocicidura mediterranea e da arvigole. Presente anche il colubro sardo e il gatto selvatico che vive nei boschi dell’area sud orientale.</span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ainopantesco.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tra la fauna di Pantelleria troviamo anche <strong><b>l’asino pantesco</b></strong>, autoctono dell’isola.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video su PANTELLERIA</span></div></div><a href="https://youtu.be/qok-YuXaBuI">https://youtu.be/qok-YuXaBuI</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Feb 2023 06:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Città d'Arte da visitare: PALERMO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A6"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Palermo è una città brulicante di chiese, monumenti e opere d’arte dal valore inestimabile, animata da rumorosi quartieri popolari attigui a sontuosi edifici nobiliari. Ciliegine sulla torta il clima indulgente in tutte le stagioni, un mare di una bellezza struggente e una tradizione culinaria irresistibile. Dall’aria decadente, l’ambientazione mediterranea e l’atmosfera frizzante, Palermo è un’affascinante città che custodisce capolavori ereditati dalla dominazione araba, normanna e spagnola. Il centro storico è un museo a cielo aperto dove passeggiare tra antiche chiese, palazzi barocchi, fortezze, corti reali e animate piazze.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/palermo1blog.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Palermo è una delle città più affascinanti d’Europa: tra le vie del suo centro storico scoprirete i luoghi più incredibili. Per prima cosa, bisogna sfatare i molti luoghi comuni radicati nell’immaginario: mafia, arretratezza e criminalità. Palermo è una città moderna, multietnica e tra le più sicure del mondo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per chi ha voglia di esplorare, preparatevi a grandi sorprese: strade e vicoli della città vecchia si aprono su monumenti e splendide chiese che svariano dal periodo normanno fino al magnifico barocco siciliano. E poi, a pochi chilometri dalla città deliziosi luoghi caratteristici aspettano i visitatori che hanno voglia di sole e mare. Tutto questo dentro una cornice multietnica che colora le strade e i mercati storici dove puoi gustare lo street food più originale.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/palermo2blog.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia di Palermo è ricca e affascinante e basta guardarsi attorno per averne conferma. I primi a occupare la valle in cui sorge Palermo furono i Fenici che, nel VII secolo a.C., vi fondarono una città chiamata Zyz. I greci tentarono più volte di appropriarsi di quel luogo magico, ma nell'intento ci riuscirono solo i Romani durante la I Guerra Punica. Con la caduta dell’Impero Romano, Palermo fu soggetta alle invasioni barbariche per mano dei Vandali e degli Ostrogoti fino a che, nel 535 d.C. le flotte bizantine di Belisario dell'Impero Romano d’Oriente conquistarono la città, rendendola capitale del loro regno nell’Italia del sud. Ai Bizantini dobbiamo l'arte del decoro con intarsi marmorei e mosaici dorati che impreziosiscono Palermo. Nell’827 d.C. arrivarono gli Arabi in Sicilia che costruirono moschee e grandi palazzi. Il periodo di massimo splendore risale al 1040: i re Normanni crearono uno stato all’avanguardia in cui convivevano pacificamente religioni ed etnie diverse. Un clima che piacque a Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero e nipote di Federico Barbarossa. Nella Palermo medievale imperò lo stile architettonico arabo-normanno che ancora oggi possiamo ammirare. Nel XIII secolo Carlo d’Angiò sconfisse il figlio di Federico II. Gli Aragonesi si impadronirono però di Palermo, come richiesto dalla cittadinanza insorta contro gli Angioini. Dal 1494 al 1759 Palermo fu governata dai Vicerè, amministratori del re di Spagna poi aboliti dai Borbone che, stabilitisi a Napoli, unificarono il Regno delle Due Sicilie e governarono Palermo fino all'arrivo di Garibaldi e all’annessione al Regno d’Italia. Fu il periodo delle grandi costruzioni Liberty dal fascino, ancor oggi, insuperabile.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/palermo3blog.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prendetevi dei giorni per ammirare le bellezze del capoluogo siciliano disteso su un’ampia insenatura ai piedi del monte Pellegrino, che nell’antichità era considerata tra le più fiorenti città dell’area mediterranea. Palermo come poche città del mondo offre un panorama monumentale, storico e naturalistico di notevole importanza. Le culture che nel corso dei secoli si sono succedute hanno lasciato ciascuna qualcosa di originale. Si possono trovare nei monumenti, Palazzi Storici e Chiese di grande pregio, oppure nei colorati Mercati Storici o nella bellezza naturale dei mari e dei dintorni. La maggior parte delle testimonianze artistiche e monumentali si trova nel centro storico, che può essere percorso a piedi. Ma senza stancarsi troppo: dopotutto siete in vacanza! Con calma potrete dedicarvi alle visite gustando le diverse prelibatezze locali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">COSA MANGIARE A PALERMO </b></div><div><span class="fs14lh1-5">La cucina di Palermo rispecchia la ricchezza della sua storia. Ecco alcune specialità da assaggiare: la pasta con i ricci, la pasta con le sarde, la pasta alla norma (melanzane, pomodoro ricotta salata e basilico), le sarde a beccafico (sarde, pinoli, uva sultanina, cipolla, prezzemolo e acciughe), la caponata (antipasto a base di melanzane fritte e condite in salsa agrodolce), la parmigiana di melanzane, la stigghiola (ricetta a base di budella d’agnello), il quarume (brodo caldo di frattaglie).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tra i cibi di strada non perdete le arancine, pane e panelle (pane con frittelle di farina di ceci), pani ca meusa (panino con pezzetti di milza, polmone e a volte anche trachea di vitello) e il purpu vugghiutu (polpo bollito).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tra i dolci avrete l’imbarazzo della scelta tra cannoli, cassate e dolci a base di pasta di mandorle. Per le vostre cene a Palermo fatevi consigliare un buon vino siciliano, per poi concludere con i rinomati vini dolci come il Malvasia, il Moscato di Noto, il Passito di Pantelleria e lo Zibibbo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?palermo--gli-antichi-mercati-storici" target="_blank" class="imCssLink">I MERCATI STORICI DI PALERMO </a></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span style="text-align: start;">Per vedere il volto autentico di Palermo fate un giro negli storici </span><span style="text-align: start;" class="cf1">mercati</span><span style="text-align: start;">, vere istituzioni del capoluogo siciliano. Retaggio degli arabi, il mercato palermitano assomiglia più a un bazar, perché non è solo un luogo di commercio, ma anche di incontro e scambio. </span></span><i class="fs8lh1-5"><span class="fs12lh1-5"><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?palermo--gli-antichi-mercati-storici" target="_blank" class="imCssLink">(CLICCA QUI PER VISITARE I MERCATI DI PALERMO NEL DETTAGLIO)</a></span></span></i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs8lh1-5"><br></i></div><div class="imTACenter"><i class="fs12lh1-5">GUARDA IL VIDEO</i></div><div class="imTACenter"><br></div></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/cTpT9dpWIcg">https://youtu.be/cTpT9dpWIcg</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Feb 2023 10:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da visitare in Sicilia: Riserva naturale orientata Le Saline di Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AC"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">La</span><span class="cf1"> </span><b><span class="cf1">Riserva naturale delle Isole dello Stagnone di Marsala</span></b><span class="cf1"> </span><span class="cf1">e</span><b><span class="cf1"> </span><span class="cf1">delle saline di Trapani</span></b><span class="cf1"> </span><b><span class="cf1">e Paceco</span><span class="cf1"> </span></b><span class="cf1">sono caratterizzate da lagune e pantani, costituiti da acque basse comprese tra 50 cm. a 2 metri, che</span><span class="cf1"> </span><b><span class="cf1">comprendono nel territorio di Marsala quattro isole</span></b><span class="cf1">,</span><span class="cf1"> </span><b><span class="cf1">San Pantaleo (Mozia)</span></b><span class="cf1">,</span><span class="cf1"> </span><b><span class="cf1">Isola Grande</span></b><span class="cf1">,</span><span class="cf1"> </span><b><span class="cf1">Schola e Santa Maria</span></b><span class="cf1">,</span><span class="cf1"> </span><b><span class="cf1">e nel territorio di Trapani il tratto di costa tra</span></b><span class="cf1"> </span><b><span class="cf1">Torre Nubia</span></b><span class="cf1"> </span><span class="cf1">e</span><span class="cf1"> </span><b><span class="cf1">Salina Grande</span></b><span class="cf1"> </span><span class="cf1">a</span><span class="cf1"> </span><b><span class="cf1">Paceco</span></b><span class="cf1">. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva_Naturale_Orientata_Saline_di_Trapani_e_PacecoIMG_8924_01.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La riserva &nbsp;è un'area naturale protetta della Sicilia istituita nel 1995, che si estende per quasi 1000 ettari nel territorio dei comuni di Trapani e Paceco. &nbsp;La riserva, all'interno della quale si esercita l'antica attività di estrazione del sale, è una importante zona umida "Ramsar", che offre riparo a numerose specie di uccelli migratori. È gestita dal WWF Italia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Mulini_del_Sale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Di origine fenicia, il geografo arabo al-Idrīsī documenta la presenza delle saline già nel periodo della dominazione normanna in Sicilia. Sotto il regno di Federico di Svevia fu istituito il monopolio di Stato sulla produzione del sale, che si protrasse anche durante la dominazione angioina. Furono in seguito gli aragonesi a sancire il ritorno alla proprietà privata, ma fu sotto la corona spagnola che l'attività di produzione del sale raggiunse la sua acme, trasformando il porto di Trapani nel più importante centro europeo di commercio del prezioso elemento. Le saline da Trapani, arrivarono fino alle isole dello Stagnone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tramonto_su_mozia.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dal 1861 con l'Unità d'Italia queste saline non furono nazionalizzate, e furono le uniche a superare il monopolio del sale da parte dello Stato, esportandolo in diversi paesi. Dopo la prima guerra mondiale con la concorrenza delle saline industrializzate di Cagliari iniziò la decadenza delle saline trapanesi, accentuata dallo scoppio della Seconda guerra mondiale e dalla concorrenza straniera con il salgemma. Molte delle saline furono dismesse o abbandonate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Restano i caratteristici mulini a vento, utilizzati nel tempo, per una duplice funzione: alcuni per la macinazione del sale, altri per il pompaggio dell'acqua salata da una vasca all'altra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Con l'istituzione della Riserva, avvenuta con decreto dell'Assessore al territorio e ambiente della Regione siciliana n. 257 dell'11 maggio 1995, ed il suo affidamento in gestione al WWF Italia, è stato emananto un regolamento che ha permesso di "esercitare la salicoltura nelle aree tradizionalmente a ciò destinate e l'attività di acquacoltura di parte delle saline". </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Slider-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si è quindi assistito ad un nuovo rilancio delle attività produttive e della lavorazione del sale, da parte della Sosalt, che è il principale produttore, con l'approvazione di interventi di restauro e recupero degli impianti abbandonati. Il sale marino trapanese è oggi inserito nell'elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali siciliani riconosciuti dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, che nell'aprile 2011 ne ha anche riconosciuto l'IGP con la denominazione "Sale marino di Trapani".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 2011 le saline di Trapani hanno ottenuto il riconoscimento di zona umida Ramsar, con decreto del Ministero dell'ambiente.<br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Le lagune si sono formate in tempi relativamente recenti (non esisteva all'epoca della colonizzazione fenicia di Mozia) in seguito ai movimenti della sabbia dovuti alle correnti sottomarine, senza le correnti necessarie al ricambio, l'acqua è divenuta stagnante, con una temperatura al di sopra del normale. L'attività principale nelle lagune è stata, ed è in parte ancor oggi, quella delle saline: con un metodo abbastanza semplice, l'acqua incanalata in speciali laghetti si va evaporare, sotto rimane il sale che viene raccolto e fatto essiccare comprendolo con delle tegole in cotto con una struttura che assomiglia al tetto di una casa. Il pompaggio dell'acqua tra i bacini e la macinazione del sale erano svolte per mezzo di mulini, alcuni restaurati.</span><span class="cf1"> </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b><span class="cf1"><br></span></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Saline_trapani.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><b><span class="cf1"><br></span></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b><span class="cf1"><br></span></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Le riserve sono sempre visitabili, presso il Mulino Maria Stella, sulla provinciale Trapani-Marsala si trova la struttura ricettiva delle riserve, dove troverete materiale informativo.</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">I punti di interesse della riserva sono nella stagione della migrazione alcune specie di uccelli in rotta verso l'Africa tra cui il Fenicottero e l'Airone, gli antichi mulini, alcuni visitabili dietro prenotazione, il museo del sale vicino a Torre Nubia, le rovine e la necropoli dell'isola di Mozia, dove era situata l'antica ed omonima città fenicia.</span></span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><span class="fs16lh1-5 cf1">Una curiosità è quella del vecchio Hangar utilizzato come ricovero degli aerei durante la seconda guerra mondiale.</span><br></div></div><a href="https://youtu.be/egDi0mGvPa8">https://youtu.be/egDi0mGvPa8</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 19 Feb 2023 05:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e Leggende di Sicilia: Encelado, il gigante sepolto sotto l’Etna]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Forse non tutti lo sanno, ma l</span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?etna-" target="_blank" class="imCssLink">’Etna</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> non è sempre stato un vulcano. Almeno, secondo una famosa leggenda siciliana, lo è diventato in un modo molto particolare. Il protagonista di quella leggenda, che oggi vi raccontiamo, si chiamava Encelado ed era il maggiore dei giganti.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Encelado era una creatura mostruosa, possedeva mani spaventosamente grandi e una barba folta e incolta, come pure le sopracciglia, e al posto delle gambe aveva due squamose code di serpente. Inoltre, dalla bocca emetteva un alito infuocato, che alle volte gli bruciava persino barba e capelli. </span><span class="imTALeft fs14lh1-5">Il personaggio di Encelado è stato raccontato da diversi autori in lingua greca e latina, ma egli appare, soprattutto, come uno dei protagonisti della Gigantomachia, il racconto che narra del violento scontro tra i giganti e gli dèi. Figli di Gea e di Urano, i giganti furono relegati nel Tartaro da Zeus, dopo che egli ebbe segnato la sconfitta del padre Crono. Furiosi per il tradimento del padre degli dèi, quindi, cominciarono a pianificare la propria vendetta, sognando di potere un giorno scalare e impadronirsi dell’Olimpo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Encelado2.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La sua rabbia era talmente accecata e la sua potenza tale da intimorire persino gli altri giganti, i quali non avevano il coraggio di opporsi a esso e obbedivano diligentemente a ognuno dei suoi ordini. Il gigante Encelado, risoluto nel voler compiere la propria vendetta contro Zeus, decise, quindi, di arrampicarsi fino all’Olimpo, con lo scopo di spodestare il padre degli dèi e di prendere il suo posto. Per raggiungere il suo fine costrinse i suoi simili a spostate le montagne europee e asiatiche e a disporle una sopra l’altra, in modo da ottenere una sorta di scala di cui Encelado si sarebbe poi servito per salire fin sopra all’Olimpo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Encelado1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Gli altri giganti acconsentirono, soprattutto perché erano più giovani e temevano Encelado, ma di fondo non appoggiavano la sua idea. Tutti lo temevano, perché aveva mani grandissime e quando era arrabbiato sputava fiamme dalla bocca. I giganti, dunque, spinti dalla paura, presero il Monte Bianco, il Monte Pindo dalla Grecia e le alte montagne dell’Asia, poggiandole una sull’altra.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il cielo, però, era ancora troppo lontano. Iniziarono, allora, a prendere anche le montagne africane e proseguirono il lavoro. Giove, nel frattempo, osservava senza fare niente, attendendo il momento giusto per intervenire. A un certo punto, non potè fare a meno di arrabbiarsi terribilmente per il comportamento di Encelado, che era davvero troppo ostinato. Scagliò, dunque, un fulmine sui giganti, facendoli cadere al suolo. Un altro fulmine fu scagliato contro la pila di montagne, che si frantumò in mille pezzi. Encelado rimase sepolto sotto l’Etna, senza riuscire a spostare la montagna. Cominciò, allora, a buttare fiamme dal petto, che arrivarono fino alla vetta, accompagnate da un forte boato. Il respiro del gigante aveva fuso la lava, che iniziò a scendere per i pendii della montagna, mettendo gli abitanti in pericolo. Fu così che avvenne la prima eruzione dell’Etna.</span></div></div><div><span class="fs8lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs8lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 08:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani: Castello Manfredonico di Mussomeli - Tra Storia, Leggende e Fantasmi...]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A7"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Arroccato su una collina, Mussomeli sorge in provincia di </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--caltanissetta" target="_blank" class="imCssLink">Caltanissetta</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> in posizione panoramica, con le case serrate l'una all'altra tanto da lasciare spazio solo a strette stradine lastricate. Alle sue spalle si innalza imponente su una rupe, il Castello Manfredonico Chiaramontano, uno dei più affascinanti della Sicilia (merita senz’altro tutta la strada che si deve affrontare per arrivarci), con la sua mole articolata domina l'intera valle sottostante, nel suggestivo e panoramico entroterra di Sicilia sulla strada che da Palermo si dirige verso Agrigento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomussumeli1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello, simbolo del potere dei baroni feudali e grandiosa opera architettonica, fu fatto edificare nel 1364 da Manfredi II Chiaramonte per scopi sia militari che residenziali. Il maniero sorge a circa 2 km. dal centro abitato, disposto a quote diverse fino a toccare i 780 metri, sembra creare un tutt'uno con lo sperone di roccia calcarea che s'innalza isolata nella campagna di Caltanissetta, provincia disseminata di castelli. La fortezza è delimitata da un muro di cinta irregolare che sfrutta al meglio ogni possibile appoggio offerto dai costoni rocciosi; in tal modo la parte costruita dall'uomo si fonde con quella creata dalla natura. Ha un aspetto massiccio per la buona qualità della malta utilizzata e della pietra ricavata dalla stessa roccia, l'uso abbondante di piedritti (elemento architettonico verticale portante) negli archi e nelle cantonate che lo hanno fatto resistere alle intemperie di ben sei secoli. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomussumeli2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ricca di decorazioni appare la facciata esterna del castello munito di merli, bifore, due torrette cilindriche, il portale e le finestre ornate, è uno dei migliori esempi di arte gotica. Ma anche la visione dell'interno, a cui si accede da una porta ad arco ogivale, lascia senza fiato. Meritano di essere visitate le sale dalle alte volte a crociera, la Sala dei Baroni, caratterizzata dai pregevoli portali in puro stile "chiaramontano" e da due finestre bifore, la "Prigione della Morte" dove i condannati venivano calati attraverso una botola e uccisi per annegamento. E ancora la cappella dove è conservata la statua della "Madonna della catena", a cui i carcerati si rivolgevano per implorare la grazia. Infine la peculiarità costruttiva del castello di Mussomeli sono gli ambienti triangolari presenti all'interno, che servono da raccordo tra le sale di ogni lato del poligono con le scale successive. Mussomeli oltre al Castello custodisce numerosi tesori dell'archeologia di epoca preistorica, romana, musulmana e bizantina. Inoltre è il paese delle chiese e dei vicoli e chi si reca in questi luoghi non deve assolutamente perdersi le tante chiese del '400 e del '500.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomussumeli3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltre alla cappella, assai rilevante è la cosiddetta "sala dei Baroni" (o "sala del trono"), anch'essa sita nel recinto interno. Su questa corte affacciano dei pregiati portali di stile chiaramontano. Interessante pure la "sala del camino" e la "sala da pranzo", caratterizzate da elementi gotici, e la "camera da letto" del conte, a doppia volta a crociera. Da ricordare ancora l'armeria, la cosiddetta "camera della morte", con insidiose botole, la "stanza delle tre donne" e il carcere feudale. All'esterno si notano il ricovero del corpo di guardia e la cappella, dedicata prima a san Giorgio, protettore dei Chiaramonte, indi alla Madonna della Catena, con probabile riferimento ai detenuti. Nel 1391 il maniero entrò in possesso di Andrea Chiaramonte, che ebbe dei seri contrasti con la regina Maria, tanto da essere giustiziato l'anno successivo. La rocca passerà ai Moncada e, più tardi, in modo definitivo, ai Lanza: Cesare Lanza, nel 1564, acquisirà il rango di primo conte di Mussomeli. Suo figlio Ottavio, nei primi anni del Seicento, decise di abbandonarla e adibirla a carcere: poi verrà abbandonata alla mercé delle intemperie e ciò la salvaguarderà, almeno, dai rifacimenti secenteschi e settecenteschi con la conservazione dell'aspetto originario, seppure degradato. Il castello manfredonico, oltre alla sua mimetizzazione nella roccia calcarea, all'impervia e solitaria posizione, simile ad un nido d'aquila, che lo differenziava da altri fortilizi, contraddistinguendo il paesaggio e lo scenario della zona, acquistò rinomanza, anche fuori della Sicilia (lo volle visitare anche il kaiser Guglielmo II di Germania), per le leggende e le storie che riguardavano le sue mura.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomussumeli4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Tra Storia, Leggende e Fantasmi:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Si narra che il maniero fu realizzato in soli tre anni, tra il 1364 e il 1367, su un precedente forte di epoca sveva, per volontà di Manfredi III di Chiaramonte, duca di Modica, conquistato dalla sua ubicazione su un altura inaccessibile che lo rendeva strategico da un punto di vista militare. La roccaforte fu al centro di un evento passato alla storia come “sala dei Baroni”, che andiamo a raccontarvi. Federico III di Aragona, formalmente re di Trinacria (1355- 1377), governò intessendo buoni rapporti con i notabili dell’Isola e, per fare ciò, nel 1374 fu ospite del Chiaramonte presso il castello di Mussomeli con la figlia Maria di Sicilia o d’Aragona che, alla morte del padre, nel 1377, ancora minorenne ereditò la corona di Trinacria (1377- 1401). Affiancata da 4 vicari, Artale Alagona, Guglielmo Peralta, Francesco Ventimiglia e Manfredi Chiaramonte, li vide entrare in contrasto perché mentre l’Alagona intendeva farla sposare con Gian Galeazzo Visconti, il potente duca di Milano, il Ventimiglia parteggiava, invece, &nbsp;per il principe aragonese Martino, futuro re d’Aragona e di Sicilia. Alla fine quest’ultimo, facendo rapire la giovane regnante, ormai compromessa, grazie all’aiuto di Guglielmo Raimondo Moncada, riuscì a sposarla. Questa unione matrimoniale, nata con l’inganno, fu, però, disapprovata da papa Bonifacio IX, Alagona e Manfredi Chiaramonte che riunì in una sala del castello, da quel momento in poi chiamata “sala dei Baroni”, i notabili dell’Isola cercando di convincerli, ma senza riuscirvi, dell’illegittimità di quel matrimonio. Quando Martino il Vecchio duca di Montblanc d’Aragona, sbarcato in Sicilia nel 1392, si fece incoronare, nella cattedrale di Palermo, re di Trinacria, gli unici a non accettarlo furono Artale Alagona e Manfredi Chiaramonte, a cui, per punizione, vennero confiscati tutti i beni, in parte attribuiti ai Moncada, fedeli, invece, agli aragonesi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Passando dalla storia alle leggende, ecco che si apre un nuovo capitolo in cui alcune di queste si intrecciano e altre si innestano. Il Castello di Mussomeli nel 1549 divenne proprietà di Don Cesare Lanza, Barone di Trabia e, poi, Conte di Mussomeli, &nbsp;padre di Laura, la </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-castello-di-carini-e-la-leggenda-del-fantasma" target="_blank" class="imCssLink">sfortunata baronessa di Carini</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, sul cui omicidio, commesso dal padre o dal marito Don Vincenzo La Grua-Talamanca, Barone di Carini, per averla colta in flagranza di tradimento col Ludovico Vernagallo, aleggiano, ancora, molti dubbi. La baronessa soggiornò a Mussomeli per lunghi periodi ed è da ciò che nasce la suggestione dell’avvistamento del suo fantasma in alcune stanze del castello, in cerca del padre per vendicarsi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Un altro racconto, molto struggente, vede protagoniste Clotilde, Margherita e Costanza, sorelle del principe Federico che, costretto ad andare in guerra, per proteggerle, le segregò in una piccola stanza di cui fece murare la porta, con i beni necessari per quella sopravvivenza che, invece, di essere breve, come aveva immaginato, si prolungò, con l’amara e macabra scoperta, al suo ritorno, delle sorelle morte per inedia, col volto sfigurato dalla fame e le scarpe tra i denti nel tentativo di resistere. Dalla “camera di li tri donni”, si narra che si odano lamenti e pianti disperati.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Altro abitatore del Castello di Mussomeli sarebbe il fantasma di Guiscardo de la Portes, un soldato spagnolo che, in patria, vide osteggiata la sua unione con la bella Esmeralda de Loyoza da don Martinez, immaginatelo come il Don Rodrigo dei Promessi Sposi, infatuato di lei. In un giorno non precisato del 1392, il condottiero partito con l’esercito di Re Martino I, arrivato in Sicilia, affascinato dal racconto del sovrano sulla terra di Manfreda, antico nome di Mussomeli, lasciata Palermo, si diresse nel cuore pulsante della Sicilia, non sapendo che, dalla Spagna, era stato inseguito dagli uomini di Don Martinez che, rifiutato dalla bella Esmeralda, per punirla, decise di uccidere il suo amato. Nei pressi del castello, ferito gravemente, fu rinchiuso nelle sue segrete, dove morì nel 1392. La sua anima, ancora oggi, sembra che vaghi, in compagnia delle tre donne, Clotilde, Margherita e Costanza, e di donna Laura, la Baronessa di Carini, tra le stanze castello e chissà che, visitandolo, non vi imbattiate in loro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/c5SJEWjZjoo">https://youtu.be/c5SJEWjZjoo</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 14 Feb 2023 08:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Isole Eolie: Isola di STROMBOLI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A3"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Stromboli è senza dubbio la più sorprendente tra le isole dell’arcipelago. Il suo vulcano, in perenne attività esplosiva, ogni 15 minuti regala incandescenti giochi di lava che, specie al calar della notte, sembrano squarciare il cielo. A coloro che si avvicinano all'isola, appena l'oriente comincia a scurirsi, diventa visibile la fiamma del vulcano, ad intervalli regolari di 15/20 minuti. Incute un timoroso rispetto questo giovanissimo vulcano di 100.000 anni, forse unico al mondo per le sue tre bocche in perenne attività esplosiva; tra i più alti in Europa, 2400 metri tra cono e fondale: "Un vulcano a 5 stelle".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/stromboli1B.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Stromboli è un vulcano attivo che fa parte dell’arcipelago delle isole Eolie (di cui é la più settentrionale) che collettivamente fanno parte del patrimonio mondiale dell’Unesco. Le sue origini sono datate a circa 200 mila anni fa, quando un primo vulcano attivo di grandi dimensioni emerse dal mare, in posizione Nord Est rispetto all’isola; di questo vulcano antico rimane soltanto il condotto solidificato (camino) rappresentato da Strombolicchio fatto di ripide scogliere a picco sul mare, privo di acqua e terreno coltivabile. Ospita due specie viventi: una animale (la lucertola delle Eolie) e l’altra vegetale (La Bassia Saxicola) in via di estinzione. È inoltre sede di un faro</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/stromboli1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da scoperte e ricerche archeologiche iniziate nel 1980 é emerso che l’isola era abitata già nel Neolitico e vi sorgeva un villaggio posto nella parte nord-orientale di Stromboli: il villaggio di San Vincenzo. Il villaggio è stato scoperto nel 1980 e oggetto di accurati studi dal 2009 che hanno portato alla rilevazione di insediamenti del neolitico, dell’età del bronzo (con ritrovamenti di manufatti creati secondo lo stile della Cultura di Capo Graziano ) quindi in Epoca Romana e poi Medievale. L’economia si basava soprattutto su un fruttuoso commercio di Ceramica che però costò a San Vincenzo una terribile depredazione che costrinse gli abitanti a spostarsi più a monte. Il vulcano è chiamato dai suoi abitanti (Strombolani) Struògnoli, ma maggiormente Iddu (Lui), in quanto si credeva avesse una natura divina per via dei fenomeni naturali. Il nome proviene dal greco antico Στρογγύλη (rotondo). In dialetto siciliano lo strummulu é la trottola. Stromboli dà il nome ad un tipo di vulcani caratterizzati dalla sua stessa un’attività vulcanica effusiva (vulcani con attività stromboliana).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/SCIARAFUOCOASTROMBOLI.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A sud-ovest dell’isola, oltre la Sciara del Fuoco e raggiungibile solo via mare, sorge il minuscolo borgo di Ginostra, entrato nel Guinness dei primati come il porto più piccolo del Mondo e che, abbastanza recentemente, é stato dotato di un molo per l’attracco delle navi. Abitata d’inverno da appena 15 persone presenta l’ulteriore caratteristica di avere come unico mezzo di trasporto terrestre il mulo, in siciliano “u sceccu“.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/strombolicop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltre al cratere vulcanico l’isola vanta meravigliose spiagge di sabbia nera o di ciottoli scuri incastonate tra falesie di pietra lavica, tra cui Piscita e Scari, insenature e grotte. Il modo migliore per apprezzare le coste di Stromboli è prendere parte ad un gita in barca dell’isola. Da non perdere il suggestivo borgo di pescatori di Ginostra, raggiungibile solo in barca, da dove ammirare splendide viste sulla costa siciliana e sulle altre isole dell’arcipelago. Stromboli è la meta ideale anche per bellissime escursioni e per gli amanti del trekking. I sentieri attraversano un ambiente naturale unico composto da palme, agrumi, ulivi, fichi d’india, capperi, buganvillee fino a raggiungere il paesaggio lunare della Sciara del Fuoco1 nella parte settentrionale dell’isola. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/StrombolicchioSTROMBOLI.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’escursione più bella è sicuramente la scalata dello Stromboli ma è consigliata solo a persone allenate e accompagnate da guide locali. Ad appena un chilometro e mezzo da Stromboli si trova lo Scoglio dello Strombolicchio, il vulcano più vecchio dell’Eolie, una torre di roccia a strapiombo sul mare. Per gli appassionati di immersioni Stromboli è una destinazione golosa. La Secca di Scirocco, nella parte meridionale dello Strombolicchio, è abitata da numerose specie di pesci e da spettacolari gorgonie rosse.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/SCIARAFUOCOASTROMBOLI1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E al tramonto? &nbsp;Mentre in tutte le altre isole si trascorre la serata in modo convenzionale, con un aperitivo, la cena o due salti in discoteca, a Stromboli ci sono anche dei programmi alternativi. Gruppi di persone, ogni sera, si accingono, equipaggiati in modo adeguato, a salire sul vulcano e a sostare massimo sino alle undici. La guida è obbligatoria per raggiungere il pizzo a 900 metri. Altri s'imbarcano a Scari per recarsi sotto la Sciara del Fuoco e assistere, dal mare, allo spettacolo dei lapilli incandescenti. Quando vi sono delle eruzioni effusive, come avvenne nel 2003, il fiume di lava scivola sul pendio e finisce in mare, sprigionando grandi colonne di vapore. Altri ancora partecipano a battute notturne di pesca al totano o cenano in barca o a Ginostra rientrando a Scari a notte fonda.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggia--stromboli.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le Spiagge:</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le bellissime e affascinati spiagge di Stromboli sono famose per la loro sabbia nera scintillante e per le rocce che si stagliano su un mare cristallino. Cactus, ginestre e fiori selvaggi fanno da contorno ad un ambiente unico e affascinante considerato da molti il più suggestivo di tutto l’arcipelago. Le principali spiagge a Stromboli si trovano nel settore settentrionale dell’isola, lungo il tratto costiero che va da Ficogrande a La Petrazza. La Ficogrande, un piccolo arenile di sabbia nera finissima e rocce vulcaniche, è facilmente raggiungibile con una passeggiata di 10 minuti dal molo degli aliscafi. Poco più lontano si trovano le spiagge di Piscità, Scalo Balordi, Grotta di Eolo, Spiaggia Castriota e di Forgia Vecchia, quest’ultima una lunga distesa di ciottoli scuri sotto le pendici del vulcano. La Spiaggia di Scari5, di ciottoli lavici, è separata in due parti dal molo, proprio sotto l’agglomerato di San Vincenzo, e offre belle viste dello scoglio dello Strombolicchio, mentre la tranquilla spiaggia di Punta Lena vanta un litorale di granito grigio. Se siete alla ricerca di privacy e di stupendi tramonti dirigetevi alla spiaggia Lunga, o alle Piscinette di Ginostra, unicamente raggiungibile via mare, dove le rocce formano delle piscine naturali di acqua salata. Vicino all’abitato di Ginostra, a 15 minuti di cammino, si trova la bellissima spiaggia Lazzaro conosciuta anche dagli appassionati di immersioni per il suo arco sottomarino. Per gli appassionati di immersioni Punta dell’Omo è il luogo ideale per esplorare il ricco paesaggio sottomarino dell’isola. Imperdibile un giro in barca di Stromboli in modo da apprezzare a pieno la meravigliosa costa frastagliata e pittoreschi scorci. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggia--stromboli1.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La selvaggia spiaggia di Forgia Vecchia si trova a circa 300 metri a sud del porto ed è la più bella di Stromboli. La lunga e stretta distesa di ciottoli scuri levigati dall’acqua e dal vento ha alle spalle le verdi pendici del vulcano. Il mare, cristallino e molto calmo, non vi deluderà. La spiaggia di Forgia Vecchia è facilmente raggiungibile a piedi attraverso un piccolo sentiero che si dirama dalla vicina spiaggia di Scari.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/GINOSTRASTROMBOLI1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">Ginostra</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Dal ritmo calmo e rilassato, Ginostra è un piccolo paese di pescatori di Stromboli a cui è possibile accedere unicamente in barca. Le case di Ginostra sono arroccate ad anfiteatro lungo la costa rocciosa e impervia della parte sudoccidentale dell’isola e si affacciano su intricati e stretti viottoli acciottolati percorsi dagli asini per il trasporto delle merci. Incastonata tra le rocce, Ginostra mantiene la classica architettura tradizionale eoliana intatta. Il paese non ha nessuna vera e propria spiaggia ma non lontano si trovano 3 punti per fare il bagno tra cui alcune piscine naturali incastonate nella roccia vicino al porto.</span></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><i>GUARDA IL VIDEO DELL'ISOLA</i></span></div><div class="imTACenter"><br></div></div><a href="https://youtu.be/AR4ElBJeZHU">https://youtu.be/AR4ElBJeZHU</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 11 Feb 2023 08:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Museo Vincenzo Bellini a Catania]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A Piazza S. Francesco d’Assisi, a Catania, al numero civico 3, vi si presenterà il palazzo Gravina Cruyllas che, costruito nel Quattrocento sulle rovine dell’antico Odeon, racchiude un tesoro tutto etneo: l’abitazione di Vincenzo Bellini, musicista esponente del melodramma romantico, soprannominato, dai conterranei, il “Cigno”. </span><span class="fs16lh1-5">La Casa natale venne dichiarata monumento nazionale il 29 novembre 1923 ed inaugurata il 5 maggio 1930. I vari ambienti rispecchiano la condizione originaria della Casa natale: le mattonelle esagonali, le volte a crociera, i piccoli balconi su via V. Emanuele, il suggestivo pozzo , ricreando la magia di un luogo che ha affrontato molteplici difficoltà prima di diventare istituzione museale.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Catania_-_Palazzo_Gravina_Cruyllas.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">Il percorso museale della Casa natale segue l'evolversi della vita e della carriera del compositore, inizia da un piccolo ingresso che porta all'alcova ove nacque il piccolo Bellini, per concludersi nella altrettanto piccola stanza funeraria (allora cucina). Di particolare interesse è la sala D, ove sono raccolti numerosi manoscritti musicali autografi.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Il Museo oggi dopo un lungo periodo di ristrutturazione vanta un nuovo allestimento e si è ingrandito, continuando la sua esposizione al piano nobile dello stesso palazzo; qui il visitatore potrà ammirare la prestigiosa collezione di pianoforti, che hanno suonato le magiche melodie del Cigno catanese, manifesti e locandine delle celebrazioni belliniane.</span></div><div><div><span class="fs16lh1-5">Il museo meraviglioso sfrutta tutte le più moderne tecniche digitali e dell'interattività, infatti <span class="imTALeft cf1">la ricca biblioteca del museo è stata trasferita al piano nobile con sala multimediale fornita di Access Point.</span></span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 ff1"><b><span class="cf2"><br></span></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/MUSEO-BELLINIANO870x526_CM-870x410.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><b><span class="cf2"><br></span></b></span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Non un semplice museo ma anche un luogo di studio e di ricerca. Quel sito diventerà presto un magnifico corpus belliniano: la casa dell’artista e il vero museo belliniano primo in Italia per le caratteristiche ideate. Attraverso l’uso della tecnologia e del digitale e a tutela della conservazione e valorizzazione del suo patrimonio, si darà ai turisti la possibilità di una vera e propria fruizione.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/MUSEO-BELLINIANO-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Feb 2023 08:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da viitare a Palermo: Palazzina Cinese ]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A2"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Casina Cinese di Palermo, comunemente nota come Palazzina Cinese, è un'antica dimora reale dei Borbone delle Due Sicilie, situata a margine del Parco della Favorita, ai confini della Riserva di Monte Pellegrino. Fu realizzata da Giuseppe Venanzio Marvuglia a partire dal 1799 su commissione di Ferdinando III di Sicilia che aveva acquistato una casa in stile cinese dal barone Benedetto Lombardo, insieme a terreni confinanti ad alcuni locali. Il Marvuglia, che era l'autore dell'edificio precedente, realizzò l'opera mantenendo lo stile orientale: il corpo centrale termina in alto con un tetto a pagoda, sorretto da un tamburo ottagonale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzina_cinese_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata all’interno del parco della Favorita, fu fatta costruire dal re Ferdinando III di Borbone nel 1799 come sua residenza, in stile orientale, come era di moda in quel periodo; rappresenta un documento unico di incontro tra il neoclassicismo e il romantico richiamo dell’oriente nella storia dell’architettura palermitana.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzina_cinese_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’edificio, su tre elevazioni, ha forma quadrata; il corpo centrale termina in alto con un tetto a pagoda, sorretto da un tamburo ottagonale. Al piano terreno si trovano porticati ad arco ogivali e nei due fianchi ci sono torrette con scale elicoidali a giorno, opera di Giuseppe Patricolo. La costruzione presenta curiosi elementi: i campanelli della grata di ingresso, le travi in legno intagliato delle terrazze e gli smerli. Gli appartamenti sono distribuiti su tre piani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel seminterrato si trovano la sala da ballo e la saletta delle udienze decorate tutte da Velasquez. Si sale al primo piano con una scala esterna, là si trovano il salone dei ricevimenti in stile cinese con pannelli in stoffa dipinti anche dal Riolo, la sala da pranzo con l’ingegnosa “tavola matematica” del Marvuglia e la camera da letto del Re con la volta dipinta in stile cinese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al secondo piano si trovava l’appartamento della Regina Maria Carolina con due salette di ricevimento e la camera da letto con lo spogliatoio. All’ultimo livello si trova una grande terrazza di forma ottagonale coperta a pagoda con soffitto decorato. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzina_cinese_4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I lavori vengono affidati allo stesso architetto Venanzio Marvuglia, che vi realizza una delle costruzioni più originali e raffinate che si possono ammirare oggi in Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La fabbrica originaria, edificata in stile prettamente orientale, si presentava in muratura con ballatoi lignei in due ordini, delle ringhiere dipinte e coperta da tetti a padiglione. Le opere di abbellimento e gli interventi strutturali operati dal noto architetto fino al 1802 e successivamente dal figlio Alessandro Emanuele, conferirono all’intera costruzione originalità e grande pregio architettonico. Furono modificate le coperture sostituendo i tetti laterali con due terrazze simmetriche che presentano delle colonne che sorreggono architravi lignee traforate, mentre nella parte centrale viene eretta una costruzione con grande copertura a padiglione su tamburo ottagonale sormontata da pinnacolo a doppio calice rovesciato, detta “Specola o Stanza dei Venti”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei prospetti nord e sud viene aggiunto un portico sorretto da sei colonne in marmo disposte a semicerchio, coronato da tetto a pagoda; ai fianchi della casina, su progetto di Giuseppe Patricolo, vengono agganciate due torrette con scale elicoidali collegate attraverso passaggi aerei ai ballatoi del piano rialzato e del piano nobile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’edificio oggi appare come un originale ibrido stilistico con prevalenza di riferimenti al gusto orientale, ma con diversi elementi in stile neoclassico, espressione della sensibilità eclettica e del gusto dei tempi: inoltre decorazioni policrome con ocre gialle, rosse e grigie conferiscono ai prospetti della palazzina un’originalità estetica di ineguagliata bellezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzina_cinese_-Palermo-_-interni.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli interni</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si compone di cinque livelli: al seminterrato troviamo la grande sala da ballo in stile Luigi XVI, alcuni disimpegni, la sala da bagno di re Ferdinando, una sala da buffet chiamata “sala delle codine” stranamente decorata, e l’ambiente che contiene l’originale meccanismo ligneo a saliscendi della superiore sala da pranzo, “la tavola matematica”, progettata dallo stesso Marvuglia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al piano rialzato si trova il salone di rappresentanza alla cinese, detta anche sala delle udienze, con ai lati gli ambienti privati del re (la sala da gioco, la sala da pranzo e la camera da letto).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al primo piano gli alloggi dei cavalieri e delle dame, e mezzanini per il numeroso personale di servizio; al secondo piano vi troviamo le stanze più belle, gli alloggi della regina Maria Carolina, con il “salotto turco”, la saletta “ercolana” in stile impero, e la camera da letto con alcova in stile neoclassico con il magnifico bagno chiamato “gabinetto delle pietre dure”. Infine l’ultimo livello, cui si accede attraverso quattro scale a chiocciola in ferro poste sulle terrazze laterali, è la già citata “Stanza dei Venti”, l’ambiente posto al termine dell’intera costruzione, originariamente destinato ad osservatorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzina_cinese_-Pa-_nterni.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Decorazioni pittoriche e arredi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma sono le magnifiche decorazioni pittoriche degli interni che destano l’ammirazione dei visitatori. Tutto è improntato al gusto per l’esotico che va dallo stile “cinesizzante”, al turco, ma anche a quello pompeiano e neoclassico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo splendido ed eclettico apparato decorativo interno della residenza vide la partecipazione dei maggiori pittori palermitani del periodo e di artisti napoletani: dai famosi Giuseppe Velasco ed Elia Interguglielmi, a Vincenzo Riolo, Rosario Silvestri, Raimondo Gioia, Giuseppe Patania e Benedetto Cotardi pittore adornista di origini napoletane molto attivo a Palermo nell’ultimo trentennio del Settecento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I meravigliosi arredi della palazzina sono di una ricchezza e di un fascino straordinario, lo stile che li connota è fantasioso ed eclettico, molti si ispirano alla maniera cinese, una moda che aveva contagiato tutta l’aristocrazia siciliana; infatti non c’era casa patrizia dell’isola dove non si trovava almeno un angolo alla “cinese”. Altri splendidi esemplari di arredi testimoniano invece il gusto per l’antichità classica legato alle scoperte degli scavi archeologici di Ercolano e Pompei promossi dal Sovrano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/aredi_palazzina_cinese.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Palazzina Cinese nel corso degli anni è stata oggetto di diversi interventi di restauro, sia strutturali, che nelle decorazioni interne ed esterne; gli ultimi sono stati completati nel 2008 ed hanno consentito di recuperare non soltanto i raffinati elementi architettonici della Casina, ma soprattutto gli splendidi elementi decorativi (tappezzerie, affreschi, pavimenti), nonché gli arredi, il mobilio, e tanti manufatti che caratterizzavano i diversi ambienti della magnifica residenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzina_cinese_giardini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Giardino</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul retro della Casina si trova un delizioso giardino all’italiana molto curato, con delle siepi che formano dei labirinti, suggestive fontane e alberi secolari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nelle dipendenze della palazzina, antica sede delle cucine e delle stalle, trova posto il museo etnografico Pitrè, un museo interamente dedicato alle arti e alle tradizioni popolari siciliane fondato nel 1909 dal professore Giuseppe Pitrè.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><i>Guarda il Video</i></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/hphTflhFJEk">https://youtu.be/hphTflhFJEk</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Feb 2023 07:57:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia: il mare d'inverno]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Itinerari_in_Sicilia"><![CDATA[Itinerari in Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000025"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il mare in inverno è uno psicofarmaco naturale e gratis! &nbsp;La solitudine dei lungomari siciliani, gli uccelli che volano in cielo alla ricerca di un posto dove stare ed il silenzio limpido delle spiagge della Sicilia rendono l’isola un luogo adatto dove riscoprire sé stessi. In inverno, quando la gente si ripara in casa per paura dell’influenza, il mare diventa il luogo dell’impossibile: nessuno penserebbe mai di passare del tempo in spiaggia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-12" src="https://www.sicilytourist.com/images/mareininverno.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ma questa convinzione, sbagliata, sta pian piano perdendo approvazione, almeno in Sicilia. È qui che il mare è diventato una vera medicina naturale, per il corpo ma soprattutto per il proprio benessere mentale.</span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ecco un itinerario siciliano per rigenerarci:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5 cf1">Per i più audaci, un tuffo in mare è quel che ci vuole per rendere la mente più lucida e ridurre lo stress: l’idea è &nbsp;Punta Secca, a Ragusa , una piccola località balneare divenuta famosa grazie al Commissario Montalbano. A pochi chilometri si può trovare la spiaggia di Marina di Ragusa che grazie alla sua sabbia dorata e le sue acque cristalline anche d’inverno offre un panorama rilassante ed inedito.</span><b></b></div> &nbsp;<div><b><br><span class="cf1 ff1"> </span><!--[if !supportLineBreakNewLine]--><br><span class="cf1 ff1"> </span><!--[endif]--></b><b></b></div> &nbsp;<div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2">PUNTA SECCA</span><b></b></div></div> &nbsp;<div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/puntaseccamareinvern.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5 cf1">Se si è alla ricerca di una solitudine estrema l’isola di &nbsp;Levanzo , permette di “immergersi” in una spiaggia selvaggia, lontano dal frastuono delle città.</span><b></b></div> &nbsp;<div><b><br><span class="cf1 ff1"> </span><!--[if !supportLineBreakNewLine]--><br><span class="cf1 ff1"> </span><!--[endif]--></b><b></b></div> &nbsp;<div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff2">Levanzo</span><b></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Levanzo_bis.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff2"><br></span></div><div class="imTACenter"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Anche &nbsp;Favignana, permette di allontanarsi dal caos frenetico della città, grazie ai suoi scogli piatti e al mare trasparente che può essere raggiunto solo attraverso un percorso scosceso: l’importante, in questi casi, è evitare di portarsi dietro smartphone e tablet, per godere al meglio dei benefici dell’ambiente sul sistema nervoso.</span><b></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="cf1"><span class="fs12lh1-5 ff2">Favignana</span><span class="fs16lh1-5"> </span></span></div></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/favignanamare.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><span class="fs16lh1-5"><b><span class="cf1"> </span><!--[if !supportLineBreakNewLine]--><span class="cf1"> </span><!--[endif]--></b><b></b></span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">A Cefalù, è possibile passeggiare sulla sua lunga distesa di sabbia dorata, ammirando cosi il mare invernale che si perde in lontananza respirando aria pura. Non a caso iodio e salsedine sono un vero e proprio aerosol naturale che tende a migliorare la respirazione e a sentirsi più liberi.</span></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"> </span><!--[if !supportLineBreakNewLine]--><span class="cf1"> </span><!--[endif]--></span></div> &nbsp;<div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2">CEFALU'</span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/marecefuluinverno.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Non molto distante è possibile scoprire i colori freddi della bellissima spiaggia di &nbsp;Mondello , che in inverno promette le stesse gioie estive ma con la possibilità di godere di un panorama rasserenante senza dover cercare per ore un posto dove sedersi.</span></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"> </span><!--[if !supportLineBreakNewLine]--><br><span class="cf1"> </span><!--[endif]--></span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2">MONDELLO</span></div><div><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/mondelloinverno.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Spostandosi verso &nbsp;Porto Empedocle , vicino Agrigento, troviamo la Scala dei Turchi, dove è possibile scegliere tra piccole spiaggette, poste ai lati della scogliera, dove offrirsi delle passeggiate piacevoli. Grazie al blu di queste spiagge i vostri occhi vi ringrazieranno: la cromoterapia, la terapia dei colori, sostiene che il blu rappresenta la calma ed ha un evidente effetto rilassante che può indurre armonia e riflessione interna.</span></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"> </span><!--[endif]--></span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2">SCALA DEI TURCHI</span></div></div><div><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Scala-dei-Turchi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">A Taormina c’è la spiaggia di Isola Bella, un piccolo isolotto di tipo roccioso che è collegato alla terra tramite un sottile istmo di sabbia bianca, dove poter ascoltare in pace il rumore delle onde che si incontrano tra di loro: il loro ritmo permette di ritrovare la calma ed il benessere grazie alla generazione di ioni negativi che producono delle vere alterazioni fisiche nel corpo inducendo armonia ed equilibrio.</span></span></div> &nbsp;<div><span class="fs16lh1-5"><br><span class="cf1"> </span><!--[if !supportLineBreakNewLine]--><br><span class="cf1"> </span><!--[endif]--></span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2">TAORMINA:ISOLA BELLA</span></div></div><div><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Isola_Bella-Taormina-Messina-Sicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Non può mancare all’appello il mare di &nbsp;San Vito Lo Capo , una delle tante mete estive del trapanese.</span></span></div> &nbsp;<div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Considerata una delle più belle spiagge d’Italia, in inverno è possibile riscoprire oltre tre chilometri di spiaggia sabbiosa, dove poter toccare con mano (nel vero senso della parola) le sue acque limpide. Bagnandosi leggermente le mani, o i piedi, è possibile infatti rafforzare le proprie difese naturali ed il sistema immunitario.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br><span class="cf1"> </span><!--[endif]--></span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2">SAN VITO LO CAPO</span></div></div><div><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggia-di-san-vito-lo-capo-al-tramonto-sicilia_105811-288.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Tra Castellammare del Golfo e Trapani troviamo la &nbsp;Riserva naturale dello Zingaro , un luogo spesso molto affollato in estate, e che quindi in inverno può essere scoperto senza il bisogno di litigare per un ombrellone fuori posto.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"> </span><!--[endif]--></span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2">RISERVA DELLO ZINGARO</span><b></b></div></div><div><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/San_Vito_lo_Capo.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>Guarda il Video</i></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/vP5l9kZkDH8">https://youtu.be/vP5l9kZkDH8</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 05 Feb 2023 07:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Isole Egadi: Isola di Levanzo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BB"><div><span class="fs16lh1-5">Se state cercando l’isola che non c’è… L’avete trovata! Levanzo dista appena 6,5 miglia da Trapani e con la sua superficie di 10kmq è la più piccola delle Egadi.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Il suo nome di origine greca Phorbantia doveva essere dovuto all’abbondante presenza di erba sull’isola. Il nome con cui invece la conosciamo oggi non ha origini certe, potrebbe derivare dal modo di estrarre l’acqua, ossia “levare in su” l’acqua dall’unico pozzo dell’isola.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/levanza1-bysicilytourist.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Levanzo è formata dal paese, un piccolo centro che conta circa 200 abitanti e poi perlopiù da grotte e anfratti, derivanti dalla costituzione della costa, composta da rocce calcaree bianche. Il punto più alto di Levanzo si raggiungere con Pizzo Monaco a 270 metri sull’altezza del mare. La sua conformazione geomorfologica offre soprattutto grotte, molte delle quali di interesse storico archeologico, prima fra tutte la famosa Grotta del Genovese</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/levanzo5-bysicilytourist.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Bagnata da acque limpidissime, Levanzo offre bellissime spiagge di ghiaia a sabbia, molte raggiungibili anche a piedi percorrendo diversi sentieri, molto suggestivi, che vi permetteranno di scoprire luoghi dell’isola davvero magici. Per gli appassionati di immersioni non mancheranno le occasioni di perdersi</span><span class="cf1"> </span></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">nei suoi fondali mozzafiato, </span><span class="cf1">alla scoperta di antichi relitti e reperti che testimoniano la storia lunga e travagliata di quest’isola, che affonda le sue origini nella notte dei tempi.</span></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/levanzo2-bysicilytourist.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5">Levanzo era conosciuta nell’antichità con vari nomi come Buccina, Forbantia e presso i geografi arabi col nome di Djazirat ‘al Yâbisah (“l’Arida”). Riguardo l’origine dell’attuale nome dell’isola vi sono varie ipotesi: potrebbe derivare dalla metodologia di approvvigionamento idrico impiegato sull’isola, consistente nella secolare leva applicata all’unico pozzo della spiaggia situato a Sud, da qui “leva in su”. Altra ipotesi suggerisce di far derivare il nome dell’isola di Levanzo da una trasformazione del vocabolo “Laepantio”, nome che forse potrebbe trarre origine dal quello di un uomo di illustre stirpe che avrebbe avuto dominio sull’isola o dai marinai di Levanto.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/levanzo1-bysicilytourist.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">L'isola, offre suggestive e appartate spiaggette di sassi e sabbia localizzate lungo il sentiero che porta al Faraglione. Nella parte sud-est dell’isola il visitatore potrà apprezzare e godere le splendide acque di due cale, raggiungibili sia da terra che da mare: Cala Fredda, contraddistinta da una spiaggia di sassi e un comodo scivolo, e la più selvaggia Cala Minnola. Per gli appassionati di immersioni, Levanzo offre un itinerario archeologico-subacqueo molto allettante: tra i 27 e 30 mt di profondità tra Cala Minnola e Punta Altarella si trovano i resti di un relitto romano, una cinquantina di anfore vinarie e frammenti di vasellame di ceramica a vernice nera risalenti al I a.C.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Archeologia e Cultura</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Famosissima è la Grotta del Genovese risalente al paleolitico-neolitico con i suoi splendidi graffiti e pitture presenti sulle pareti. Alcuni di essi raffigurano animali che l’uomo primitivo si augurava di cacciare, mentre altri raffigurano figure impegnate in una danza rituale, a testimonianza di luogo adibito alla sfera magico-religiosa della vita degli uomini primitivi che lo abitavano. Infine è importante ricordare che nei pressi di Levanzo nel 241 a.c fu combattuta la battaglia delle Egadi che vide impegnati i cartaginesi guidati da Annone contro i romani guidati da Caio Lutazio Catulo. Questi ultimi, nascondendosi nella parte nord dell’isola,riuscirono a prendere di sorpresa i cartaginesi provenienti da Marettimo e a vincere.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/levanzo3-bysicilytourist.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Cose da fare a Levanzo</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Visitare la Grotta del Genovese, il più importante complesso di figure parietali del nostro paese.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Fare un’escursione e girare l’isola in barca, godendo di tutti i suoi colori e sfumature e avendo cura di fare delle soste nelle calette più belle.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Fare una passeggiata rilassante nel verde della pineta.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Ammirare e fotografare il panorama tipicamente mediterraneo.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Fare un bel bagno nelle splendide acque di cala del Faraglione, Cala Tramontana o di Cala Fredda.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Assaporare la tranquillità tipica della più piccola delle Egadi, dove il tempo sembra fermarsi.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Cenare in un ristorante con vista sul mare durante il tramonto.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Fare colazione ammirando l’alba sulle Isole Egadi.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Fare un’immersione per visitare i relitti risalenti alle guerre puniche.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Gustare il cabbucio preparato alla Levanzara.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><a href="https://youtu.be/x62dgXZMndg">https://youtu.be/x62dgXZMndg</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 06:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Barocco in Sicilia: RAGUSA SUPERIORE]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F6"><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ragusa, gemma preziosa della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, è una terra fatta di accoglienza, tradizione e divertimento. Ogni suo angolo ha qualcosa da raccontarti e ti invita a scoprirlo e a viverlo appieno, in perfetto stile siculo. Qualsiasi sia la tua idea di vacanza, quella ragusana farà sicuramente al caso tuo, tra passeggiate vista mare, itinerari storici e sapori unici che solo questa città saprà darti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/ragusanew1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ragusa, detta “l’isola nell’isola” o “l’altra Sicilia” per la particolarità della sua storia e del suo contesto socio-economico che la contraddistinguono dalle altre località siciliane, sorge sulla parte meridionale dei Monti Iblei. </span><span class="fs14lh1-5">Capoluogo dell’omonima provincia è classificata patrimonio Unesco dal 2002 in quanto preziosa testimonianza del barocco siciliano ed è considerata una delle più affascinanti città d’arte italiane. La città si divide in due nuclei, Ragusa Ibla, il centro storico, e Ragusa Superiore, la parte più moderna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’aspetto di Ragusa, così come la sua storia, sono stati segnati in modo determinante dell’intensa attività sismica, che avendo causato la distruzione della città, ha spinto gli abitanti a ricostruirla con il suo aspetto attuale.</span></div><div><br></div><div></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/ragusanew2.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div></div><div><span class="fs14lh1-5">La città di Ragusa è delimitata a est dal Monte San Cono,dove scorre il fiume Irminio che è il più importante della Sicilia sud-orientale; a nord è delimitata dal Monte Patro, dove scorre il fiume San Leonardo. A sud c'è il monte Bollarito che divide Ragusa tramite il torrente Fiumicello. Ibla, la parte antica della città, sorge su una collina situata a ovest e, affiancata su un monte, si estende Ragusa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Originariamente una vegetazione tipicamente mediterranea, costituita da alberi di alloro e querce, ricopriva tutto il territorio. Tale configurazione subì una modifica per favorire la coltivazione di cereali ed agevolare la pastorizia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il fiume Irminio, che costeggia il territorio della provincia di Ragusa ed in particolare divide a metà il comune di Giarratana e Ragusa, ha subito negli anni un calo del livello idrico medio, tuttavia la creazione di una diga ha fatto nascere il lago artificiale denominato Lago di S.Rosalia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La posizione geografica di tipo collinare della città di Ragusa, determina un clima mediterraneo ma con temperature medie più basse rispetto ad altre città che si estendono lungo la costa siciliana.<br>La stagione invernale è solitamente piuttosto piovosa e, nella parte più alta della città si possono verificare delle nevicate, il periodo di elevata piovosità si protrae fino a marzo.</span></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/1280px-Ingresso_Ibla.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'origine del nome Ragusa risale all'epoca bizantina, in greco Ρογος, Ragous, Rogos ovvero granaio, dovuto alla ricchezza agricola della zona. Durante il dominio arabo, il nome divenne Ragus o Rakkusa che in arabo significa "luogo famoso per un sorprendente avvenimento", probabilmente una battaglia. Infine in epoca normanna e aragonese venne latinizzato in Ragusia, per poi diventare alla fine del XVIII secolo, Ragusa, mentre il quartiere antico della città è dal seicento identificato come Ibla o Ragusa Ibla.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/ragusanew5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Tutto il territorio nei dintorni di Ragusa Ibla rivela le tracce della presenza umana fin dal III millennio a.C. e che si fanno più consistenti soprattutto dal IX all’VIII sec. a.C. con insediamenti di villaggi indigeni, in conseguenza della colonizzazione greca che costringe i Siculi, ad arretrare verso gli altopiani dell’interno dell’isola, ove danno vita alla città di Ibla, “l’Hibla Heraia” ricordata dalle fonti storiche, roccaforte posta nell’alto corso del fiume Irminio in un’area fertile ricca di acque. La vicinanza con la sub-colonia siracusana di Camarina, fondata secondo tucidide nel 598 a.C., le consente di usufruire degli sbocchi commerciali costieri della città greca, instaurando con essa proficui rapporti culturali ed economici. Conquistata dai Cartaginesi e poi dai Romani durante le lunghe estenuanti guerre puniche, roccaforte con i Bizantini nel IV sec. d.C. per la sua importanza strategica difesa da una cinta di mura, e a contrastare l’invasione dei Musulmani che la conquistano nell’868. Nel 1090, un'imponente rivolta popolare supportata da spie normanne scacciò definitivamente gli arabi da tutto il ragusano, innescando una tremenda caccia all'invasore. Dal periodo normanno, tranne per qualche breve interruzione, la città fu per più di cinquecento anni amministrata autonomamente da vari conti, anche all'interno di altre dominazioni come quelle angioine e aragonesi, grazie agli antichi privilegi che nel 1091 il Gran Conte Ruggero concesse al proprio figlio Goffredo, primo conte di Ragusa, che poté amministrarla con un'ampia autonomia. Durante il periodo svevo la città fu incorporata nel demanio, tuttavia alcuni privilegi furono ristabiliti grazie al re Federico II. Gli angioini, invece, amministrarono la Sicilia e Ragusa in modo pessimo e furono cacciati grazie ai famosi vespri Siciliani, in particolare Giovanni Prefoglio capeggiò la rivolta ragusana che sterminò il presidio francese. In seguito a ciò, sotto gli aragonesi, Ragusa riacquistò l'antica autonomia normanna e fu concessa in Signoria a Donna Marchisia Prefoglio, moglie del citato Giovanni. La contea di Ragusa si fuse con la contea di Modica nel 1296 grazie a Manfredi I Chiaramonte, che prese in sposa Isabella Mosca, figlia del Conte di Modica. Nel 1366, con Manfredi III Chiaramonte, la contea raggiunse il massimo splendore con l'acquisizione delle terre di Terranova e di tutto l'arcipelago maltese. La Contea di Modica godeva di un'amministrazione autonoma del tutto separata dal governo di Palermo; nessun re aveva diritto a governarla, ma solo il conte. Divenne dunque fra gli stati feudali italiani più importanti. Ma fu soprattutto sotto il potente conte Bernardo Cabrera che l'infeudazione ebbe il massimo</span></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con i Normanni e successivamente con Manfredi di Chiaromonte viene ordinata la struttura medioevale della città e la contea di Ragusa è unita a quella di Modica. Nel 1693 un catastrofico terremoto sconvolge l’antica Ibla e la nuova città viene costruita sulla collina adiacente del Prato secondo i canoni dell’urbanistica barocca diventando così una delle città tardo barocche del Val di Noto (Sud est Sicilia) che comprende otto società urbane (Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli) del distretto del Val di Noto. Queste città vennero ricostruite in un gusto tardo-barocco unitario e riconoscibile che le caratterizza ancora oggi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Prima del terremoto del 1693 Ragusa Ibla era divisa in tre quartieri: S. Rocco, S. Maria e S. Paolo. Subito dopo il terremoto, si crearono due grandi quartieri autonomi: Ragusa Superiore e Ragusa Inferiore. I due quartieri, a causa di forti contrasti campanilistici, divennero nel 1865 dopo l'Unità d'Italia due comuni distinti e separati (R. Superiore e R. Inferiore); solo nel 1926, con la nomina a capoluogo di provincia, le due amministrazioni furono riunificate in un solo comune. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1730 si rivitalizza con un forte intervento ricostruttivo, operato dall’architetto Rosario Gagliardi, la città medioevale di Ibla, sede dei più cospicui monumenti ragusani. Di rilevante interesse è la visita al “Museo Archeologico Ibleo” istituito nel 1961 per la custodia dei reperti rinvenuti durante proficue campagne di scavi condotte in tutto il territorio ragusano. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Scavi_Archeologici_Ragusa_-_Hybla_Heraia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le documentazioni delle varie epoche si succedono in sequenze cronologiche che vanno dalla Preistoria agli insediamenti tardo-romani. Notevoli i corridoi delle necropoli del periodo siculo arcaico e classico e la ricca collezione archeologica dei centri ellenistici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/1280px-Ponti_di_Ragusa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È chiamata la "città dei ponti", per la presenza di tre strutture molto pittoresche e di valore storico. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I capolavori architettonici costruiti dopo il terremoto, insieme a tutti quelli presenti nel Val di Noto, sono stati dichiarati nel 2002 Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Nel 1848 insieme alle città di Modica e di Scicli si ribellò al governo borbonico, al fine di ottenere la libertà e l'indipendenza dell'Isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1889 nasce la Banca Popolare Cooperativa di Ragusa, primo embrione dell'attuale Banca Agricola Popolare di Ragusa; la banca nacque grazie alle ingenti ricchezze e alla florida agricoltura che appartenevano all'ormai ex contea e divenne subito un polo importante di riferimento per tutta l'economia iblea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Agli inizi del XX secolo anche nel ragusano si diffusero le idee socialiste in modo particolarmente forte rispetto alla regione, da molti storici fascisti Ragusa fu descritta come "un feudo dei rossi, non dissimile da quello di Bologna". A causa di una forte dialettica politica, a Ragusa però si impose il fascismo, provocando una risposta violenta analoga a quella padana. La città fu la prima siciliana ad avere dato vita a questo movimento politico, a tal punto che nella Torre littoria edificata per volere dello stesso Mussolini fu incisa la seguente frase: "Fascismo ibleo Tu primo a sorgere nella generosa terra di Sicilia". In seguito, nel 1927 grazie a Filippo Pennavaria, noto esponente fascista, Ragusa divenne capoluogo dell'omonima provincia, e contemporaneamente aggregò il limitrofo comune di Ragusa Ibla.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiesa_di_San_Giuseppe.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città si sviluppa verso ovest fino a raggiungere l'altopiano (680 m s.l.m.). In passato l'intero territorio di Ragusa era ricoperto da una fitta vegetazione mediterranea composta principalmente da querce e allori. Il fiume Irminio, un tempo navigabile, come si evince da antichi documenti arabi, è sbarrato da una diga; ciò ha dato luogo a un lago artificiale: il lago Santa Rosalia, che si trova a metà strada tra Ragusa e Giarratana. Sul territorio ibleo la flora annovera oltre 1500 taxa, per la maggior parte appartenenti all'elemento circum-mediterraneo. Il territorio è prevalentemente collinare, Ragusa gode di un clima mediterraneo di tipo collinare formato da grandi altopiani e vallate e lo scorrere dei fiumi ha eroso l'altopiano formando numerosi canyon profondi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le ampie vallate costituiscono un verde pubblico naturale di cui è possibile usufruire; inoltre, all'interno della città vi sono quattro parchi che costituiscono un polmone verde: il giardino Ibleo (1858); Parco Giovanni Paolo II; Parco Robert Baden-Powell; Parco Padre Pio a Marina di Ragusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma ricordiamo anche Villa Margherita, Villa Santa Domenica, Villetta Via Stiela, Villetta Citelli – Caboto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il comune ospita anche la Riserva naturale Macchia Foresta del fiume Irminio, la Riserva naturale integrale Cava Randello, il Demanio forestale Calaforno</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/ragusanew4.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma resta fiore all’occhiello di Ragusa il centro storico che nel 2002 per la sua architettura barocca è stato dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'umanità, assieme ad altri sette comuni del Val di Noto. La ricostruzione della città dopo il terremoto del 1693 ha avuto protagonisti famosi quali Vaccarini, Palma, Giovanni Vermexio, Sebastiano Ittar, Vincenzo Sinatra e soprattutto il celebre Rosario Gagliardi. Questi, con l'aiuto di uno stuolo di scultori locali e capomastri, ha contribuito a creare un fenomeno unico e particolare: il Barocco del Val di Noto. Esso è adornato dalla pietra locale, di volute, di vuoti e di pieni, di colonne e capitelli, di statue e di composizioni architettoniche, di cui probabilmente il Duomo di San Giorgio è la massima espressione. Già dalla fine del Cinquecento a Ragusa circolavano libri importanti quali I sette libri di architettura di Sebastiano Serlio, i Quattro libri dell'architettura di Andrea Palladio, le opere di Domenico Fontana ed altri testi di celebri architetti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In generale il barocco ragusano è una rielaborazione di opere o disegni, spunto in cui si inserisce il gusto raffinato ed eclettico dell'artista, infatti molti mastri-scultori costituirono la base sulla quale la fantasia, l'estro e l'abilità di questi, riprodusse e personalizzò modelli e schemi, ricavando con la pietra locale, calda e dorata, effetti riferibili solo al barocco ibleo. La maggior parte del patrimonio artistico, con la sola eccezione della cattedrale di San Giovanni Battista e di qualche palazzo settecentesco, si trova nel quartiere antico di Ibla. Il solo quartiere di Ragusa Ibla contiene oltre cinquanta chiese, la maggior parte sono in stile tardo barocco. Anche i palazzi storici sono numerosi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di tutte le strutture edificate fra la tarda antichità e la fine del Seicento esistono solo frammenti: un breve tratto della cerchia di mura, nelle vicinanze della chiesa del S.S. Trovato, il portale di epoca sveva e la torre campanaria nella chiesa di San Francesco all'Immacolata, il portale dell'antica chiesa di San Giorgio, unico avanzo dell'antico tempio; la porta Walter, una delle porte che si aprivano nella cinta muraria di epoca bizantina; un piccolo portale gotico murato all'esterno della chiesa di Sant'Antonino; le cappelle annesse a una delle navate della chiesa di Santa Maria delle Scale; le sculture all'interno della sagrestia del Duomo di San Giorgio, datate 1570 attribuite ad Antonio Gagini, figlio del grande Antonello Gagini, morto nel 1536; alcuni frammenti della lapide del conte Bernardo Cabrera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Innumerevoli furono le opere portate al termine negli anni trenta in brevissimo tempo, a coordinare i progetti fu chiamato l'architetto Ugo Tarchi della reale accademia di Brera, che in particolare curò lo studio urbanistico e la costruzione di piazza Impero, con il maestoso Palazzo del Fascio caratterizzato dall'alta torre centrale, su progetto dell'architetto Ernesto Lapadula. Sulla medesima piazza si avviò anche la costruzione del Palazzo del consiglio provinciale delle corporazioni, oggi sede della Camera di Commercio, su progetto dell'architetto Fichera. Al lato della Cattedrale si trova il Monumento ai Caduti, opera in bronzo dello scultore Sindoni, su basamento rivestito di marmo, inaugurato il 12 maggio del 1924 in occasione della prima visita a Ragusa di Benito Mussolini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ecco invece le chiese di Ragusa: Cattedrale di San Giovanni Battista, Duomo di San Giorgio, Chiesa di Santa Maria dell'Itria, Chiesa di Santa Maria delle Scale, Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, Chiesa delle Santissime Anime del Purgatorio, Chiesa di San Giuseppe, Convento e chiesa di Santa Maria del Gesù, Convento e chiesa di San Francesco all'Immacolata, Chiesa di San Vincenzo Ferreri, Chiesa di Santa Maria Maddalena, Chiesa di San Bartolomeo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Architetture civili: Palazzo Zacco, Palazzo Schininà di Sant'Elia, Palazzo Sortino-Trono, Palazzo Bertini, Palazzo Nicastro, Palazzo Cosentini, Palazzo La Rocca, Palazzo Battaglia, Circolo di conversazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le architetture militari: Porta Walter o porta Vattiri, Porta Walter o porta Vattiri, Mura bizantine, Castello di Donnafugata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Ragusa Superiore</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/gXNWFw2Zw_A">https://youtu.be/gXNWFw2Zw_A</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 31 Jan 2023 06:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Castelmola (Messina)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B8"><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Castelmola è una meravigliosa terrazza naturale sopra</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Taormina</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">dove ammirare l'Etna con i paesi aggrappati alle sue pendici, la costa ionica, il golfo di Giardini-Naxos, il Capo di S. Alessio, lo stretto di Messina e le coste calabre. Oltre i mandorli troverete l'ingresso al borgo arroccato in cima ad infiniti tornanti. Non perdetevi un'affascinante passeggiata nelle viuzze del centro e fermatevi a mangiare</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><em><span class="cf1">maccheroni fatti in casa </span></em><span class="cf1">accompagnato da un bicchiere di vino alla mandorla.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_di_Mola_-Castelmola-_16_09_2019_20.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le origini di Castelmola risalgono al periodo pre-ellenico. La denominazione trae ispirazione dalla conformazione del grande masso su cui sorge che ricorda appunto una “mola”. Forse per la sua posizione sopraelevata fu un tempo la vera acropoli di Taormina, e le loro vicende sono talmente connesse da non poter distinguere quelle dell’una da quelle dell’altra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castelmola_and_Taormina,_Messina,_Sicily,_Italy_-_panoramio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’aspetto del paese, la struttura urbanistica medievale si è mantenuta completamente inalterata fino al 1928, anno in cui venne del tutto modificata l’affascinante entrata del borgo. Una scalinata quasi intagliata nella roccia conduceva ai piedi del Castello, fino alla porta vera e propria di entrata nel centro. <span class="cf2">A mantenere l’idea di quello che era rimane l’Arco d’entrata posto su una gradinata in pietra calcarea, l’Auditorium Comunale conserva al suo interno le straordinarie foto che ne testimoniano la bellezza. </span><span class="cf2">Nel tempo, malgrado le modifiche apportate al suo aspetto, questo paese riesce ancora a conservare racchiuso nei suoi vicoli la magia, il fascino immutato dell’antico che mescolandosi al nuovo trasmette l’impressione che qui il tempo si sia fermato.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf2"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_di_Mola_-Castelmola-_16_09_2019_26.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="cf2"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf2"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf2">Tra i luoghi di interesse di Castelmola vi sono, naturalmente, una serie di monumenti: piazza Sant’Antonio, il Castello, il Duomo, la Chiesa di San Giorgio e la Chiesa dell’Annunziata.</span><span class="cf2"> </span></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf2"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf2">Ecco il video :</span></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/gbwvxkVqVhQ">https://youtu.be/gbwvxkVqVhQ</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 29 Jan 2023 06:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia: PONTE DEI SARACENI (Adrano, Catania)]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000019F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Il Ponte dei Saraceni o di Carcaci è un ponte in pietra probabilmente risalente al periodo romano e ricostruito e modificato nel XII secolo sul fiume Simeto. </span><span class="fs14lh1-5 cf1">Il ponte, in origine, faceva parte di un importante asse di collegamento tra le città di Troina, prima capitale del regno di Ruggero I di Altavilla, e di Catania. Oltrepassato il ponte la strada proseguiva costeggiando il Simeto a valle delle città di Adrano e Paternò. Infatti i dongioni di tali città e quello di Motta, insieme al ponte, sono storicamente e strategicamente connessi: la strada servita dal ponte veniva controllata militarmente dalle predette torri. </span><span class="fs14lh1-5">Questo magnifico viadotto, che sorge nel territorio di Adrano sulle pendici sud-occidentali dell’Etna, sovrasta il fiume Simeto e funge da antico punto di collegamento tra le provincie di Catania ed Enna. Secondo alcune ricostruzioni storiche il Ponte dei Saraceni faceva parte dell’arcaico e gigantesco asse stradale delle “viae frumentariae” che portava fino alla Piana di Catania, con numerose diramazioni per le città più importanti del territorio etneo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/pontesaraceno1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Dimenticato nel corso degli anni e a più riprese distrutto, rimane dell'antica struttura solo l'arcata maggiore, quella centrale ad arco acuto; altre, la più piccola a sesto acuto e un'altra a tutto sesto di origine probabilmente romana, furono distrutte dall'alluvione del 1948, e ricostruite in seguito in forme diverse rispetto a quelle originarie. Il ponte scavalca un tratto delle forre laviche, particolare conformazione basaltica dovuta a colate laviche pre-etnee scavate dall'azione erosiva del Simeto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/pontesaraceno2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Ponte è un magnifico gioiello di bellezza paesaggistica ed architettonica. Dove l’ingrottato sprofonda tra le lave per decine di metri il fiume viene superato dall’antico ponte dei Saraceni, costruito con un’ardita arcata a schiena d’asino, tutta in pietrame lavico misto a calcare bianco.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><br></div></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/pontesaraceno4.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Dimenticato nel corso degli anni e a più riprese distrutto, rimane dell’antica struttura solo l’arcata maggiore, quella centrale ad arco acuto; altre, la più piccola a sesto acuto e un’altra a tutto sesto di origine probabilmente romana, furono distrutte dall’alluvione del 1948, e ricostruite in seguito in forme diverse rispetto a quelle originarie. Il ponte scavalca un tratto delle forre laviche, particolare conformazione basaltica dovuta a colate laviche pre-etnee scavate dall’azione erosiva del Simeto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nonostante il nome, il ponte non sarebbe di origine araba. La sua costruzione, in muratura, risalirebbe infatti tra il I e il II secolo d.c. e sarebbe di origine romana. La denominazione “dei Saraceni” sarebbe invece dovuta ad uno degli affluenti del Simeto, il Fiume Saracena o Saraceno che ha origine nei Monti Nebrodi e che scorre a pochi chilometri di distanza da Maniace.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La mano islamica intervenne soltanto nei secoli successivi quando il ponte venne ristrutturato dagli Arabi probabilmente a seguito di un crollo avvenuto per una piena del Simeto. Il risultato fu meraviglioso: gli occupanti curarono particolarmente l’aspetto estetico del viadotto, innestando pietre chiare e scure nelle ghiere degli archi. L’attuale arco a sesto acuto dell’arcata principale, che sostituì il precedente arco a tutto sesto di chiara fabbricazione romana, è dovuto, inoltre all’intervento dell’architettura araba.</span></div><div><br></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/SwLAlNLmKow">https://youtu.be/SwLAlNLmKow</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Jan 2023 07:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Sicilia: Ribera il borgo delle Arance]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A1"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città di Ribera è situata su una vasta pianura a 230 m sul livello del mare. Si affaccia sul mare Mediterraneo al centro sud della Sicilia. E' un &nbsp;Comune della Provincia di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citte-da-visitare--agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Agrigento</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> e &nbsp;si raggiunge percorrendo la S.S. 115 che va da Trapani a Siracusa. Particolare è la posizione geografica della città posizionata tra due fiumi Magazzolo e Verdura che delimita i confini con i comuni di </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--sciacca--agrigento-" target="_blank" class="imCssLink">Sciacca</a></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--caltabellotta-e-il-mistero-del-castello-di--kalot-embolot-" target="_blank" class="imCssLink">Caltabellotta </a></span><span class="fs14lh1-5">ad ovest, mentre il fiume Platani segna i confini con il territorio del comune di Cattolica Eraclea.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riberapanorama.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fondata nel 1630 da Luigi Guglielmo Moncada sul sito dell'antica <strong><b>"Allava".</b></strong> L'attuale nome deriva da quello di Maria Afan de Ribera moglie del fondatore. Antico feudo, il cui territtorio apparteneva alla cittadina di Caltabellotta, dopo varie vicissitudini storiche, alla fine dell' 800 ebbe un notevole sviluppo economico e socio-culturale. Ribera diede i natali nel 1818 a<strong><b> </b><b>Francesco Crispi,</b></strong> l'insigne statista che fu anche Presidente del Consiglio nel 1887.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Tra le innumerevoli bellezze architettoniche si possono visitare anche la Chiesa di Maria Santissima Immacolata, la Chiesa del Rosario, la Chiesa di San Giuseppe, la Chiesa di San Giovanni Bosco, la Chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa di San Pellegrino e la Chiesa di San Paolo Apostolo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tra le altre attrattive degne di nota sono la Casa del Duca di Bivona palazzo del XIII secolo, il </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="sicilia-medievale--il-castello-di-poggiodiana--ribera---agrigento-" target="_blank" class="imCssLink">Castello di Poggiodiana</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> e da non perdere il sito archeologico della Necropoli di Anguilla. Inoltre la foce del fiume Platani e i terreni vicini formano la meravigliosa Riserva Naturale orientata con una tipici e particolare vegetazione mediterranea autoctona con la gestione della tutela anche di alcuni animali particolari quali uccelli rarissimi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Prodotti tipici di Ribera</span></div><div><b><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilianet.net/blog/?prodotti-tipici--arancia-di-ribera-dop" target="_blank" class="imCssLink">Arancia di Ribera</a></span></b></div><div><span class="fs14lh1-5">L’arancia di Ribera, dal gusto gradevolissimo, è a polpa bionda e senza semi, ottima quindi per le insalate di arance, i dolci e i dessert. Nel 1994 è nato il Consorzio di Tutela, per salvaguardare e dare impulso alla commercializzazione del prodotto, ma anche per valorizzare il marchio Riberella. L’introduzione degli agrumi in Sicilia viene attribuita alla dominazione araba ed i primi agrumeti risalgono al X secolo. Nella cosiddetta “Valle degli Esperidi” si producono alcune tra le migliori arance bionde del territorio. La produzione inizia nella prima decade di novembre con la varietà Navelina e prosegue, da dicembre fino a fine maggio, con le varietà Brasiliano e Washington Navel.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><i><b><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilianet.net/blog/?prodotti-siciliani--le-fragoline-di-sciacca-e-ribera" target="_blank" class="imCssLink">Fragolina</a></span></b></i></div><div><span class="fs14lh1-5">Il comune di Ribera è diventato famoso per le sue fragoline, coltivate ai piedi di limoni, aranci e peschi. Grazie alla loro altezza, questi alberi garantiscono alle fragoline una maggiore protezione dal caldo intenso. La fragolina di Ribera è aromatica e molto profumata, dai frutti globosi, piccoli e di colore rosso intenso.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/eMkikEejfxg">https://youtu.be/eMkikEejfxg</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 24 Jan 2023 08:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour dei Borghi Siciliani: CASTELVETRANO (Trapani)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000019E"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castelvetrano, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, fondata nell’XI secolo ma già abitata ai tempi dei Sicani, è oggi famosa per le colture di vite e ulivo, oltre che per il suo pane nero. La cittadina non è lontana da </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-selinunte-e-cave-di-cusa--trapani--" target="_blank" class="imCssLink">Selinunte</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, famosissimo parco archeologico greco, che supera per estensione persino l’acropoli di Atene, ed è una tappa davvero imperdibile durante la visita in questa zona della Sicilia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelvetrano2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storiografia più antica ha riferito la fondazione di Castelvetrano ai veterani Selinuntini che qui avevano un castrum; ma teorie più recenti e accreditate la vedono sorgere in seguito al processo di trasformazione sociale, in età normanna, che portò i contadini a riversarsi nei borghi. I Tagliavia che l’ottennero con il titolo di baroni nel 1299, ebbero un ruolo determinante nello sviluppo economico, urbanistico e sociale della città. Squadre volontarie di picciotti, guidati da fra’ Giovanni Pantaleo, hanno partecipato alle gesta garibaldine, procurando a Castelvetrano il titolo la generosa da parte di Garibaldi. Nella cultura o nell’arte si sono distinti Giovanni Gentile, filosofo e politico, Virgilio Titone, letterato, i musicisti Giuseppe Palazzotto Tagliavia e Raffaele Caravaglios, il fisico Mariano Santangelo, oltre i selinuntini Aristotile, oratore, Aristossene, poeta.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Nello scenario naturale di questo territorio le orme del passato si fondono con il paesaggio agrario caratterizzato da filari di ulivi e di viti: percorso da fiumi, costellato di bagli, traforato da latomie, offre infatti immagini variegate con la pianura coltivata tra i corsi d’acqua del Gaggera e del Modione e con il lago Trinità, sullo sfondo del mare, cui fanno da sipario<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-selinunte-e-cave-di-cusa--trapani--" target="_blank" class="imCssLink"> i templi di Selinunte</a>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Stupendo il panorama dall’acropoli della città greca da dove lo sguardo spazia a 360 gradi, posandosi sui templi orientali, sul Mediterraneo fino a Capo San Marco, sulla foce del Modione con la spiaggia antistante, su Triscina, </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?riserva-naturale-orientata-foce-del-fiume-belice-e-dune-limitrofe" target="_blank" class="imCssLink">Mazara del Vallo</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> e Salemi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sulla costa dove sfocia il fiume Belice si estende la </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?riserva-naturale-orientata-foce-del-fiume-belice-e-dune-limitrofe" target="_blank" class="imCssLink">Riserva Naturale Orientata Foce del Belice</a></b></i><span class="fs14lh1-5"> e Dune limitrofe, nella quale la natura fa spettacolo con straordinaria bellezza delle dune ricoperte da una splendida vegetazione psammofila, di colore ceruleo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelvetrano1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Nel centro storico è piacevole passeggiare tra pregevoli chiese, palazzi nobiliari (tra cui palazzo Pignatelli) e il sistema delle piazze. Merita una visita il Museo Civico che ospita la preziosa statua bronzea dell’Efebo di Selinunte, importante colonia greca, poco distante, sede di incontro e scontro tra Greci e Fenici. Qui, le vestigia dell’antichità (templi, acropoli e santuari) si fondono con il paesaggio circostante nello scenario unico del più grande parco archeologico del Mediterraneo. Castelvetrano è anche una tappa enogastronomica imperdibile: vi si producono un caratteristico “pane nero” e rigogliosi crescono gli olivi della Nocellara del Belice, particolare varietà succosa e poco acida. Non vanno dimenticate infine altre tre perle assai prossime: la sabbiosa Riserva Naturale Orientata Foce del Belice e Dune limitrofe , la deliziosa chiesetta normanna della Trinità di Delia e il complesso archeologico e naturalistico del Castello della pietra.</span></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelvetrano5.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Di grande valore naturalistico è La Riserva Naturale Orientata Foce del Belice e Dune limitrofe che si estende nel tratto di costa compreso tra Marinella di Selinunte e Porto Palo per circa 130 ettari, solcata &nbsp;dal Fiume Belice che qui sfocia in mare. Comprende ambienti diversi: le dune, la foce del fiume con la tipica vegetazione palustre e, nella parte più interna, la macchia mediterranea. Di grande interesse &nbsp;sono le formazioni dunali che proteggono le dune sabbiose dai venti dominanti. La riserva ospita una ricca avifauna, sia di tipo stanziale sia migratorio e sulla spiaggia, periodicamente, si verifica anche la presenza di tartarughe marine (Caretta caretta) che depositano le uova. Altro ambiente &nbsp;suggestivo è il lago artificiale Trinità, creato nel XX secolo tramite lo sbarramento del fiume Delia ed utilizzato per la irrigazione dei terreni agricoli a valle. Interessante inoltre la Riserva del castello della pietra, un pianoro roccioso che conserva resti neolitici e di un castello normanno.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">ARTE</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Pregevoli opere d’arte corredano le chiese di Castelvetrano e ne animano gli interni. La &nbsp;Matrice ha stucchi di Antonino Ferraro (1658-60) e Gaspare Serpotta (1667-68), affreschi attribuiti a Guglielmo Borremans e a Pietro Novelli, oltre alla gaginesca Madonna di Giglio, e alla Madonna della Misericordia, tavola attribuita alla bottega di Riccardo Quartararo. San Domenico è sorprendentemente fastosa &nbsp;per &nbsp;gli &nbsp;affreschi e gli stucchi che celebrano l’avvento del Messia, realizzati da Antonino Ferraro (1574–1580). La vicina chiesa di San Giovanni &nbsp;custodisce &nbsp;opere di Antonello Gagini, Gherardo delle Notti e Pietro Novelli, oltre alla Madonna di Loreto (1489), attribuita a Francesco Laurana, e una copia dello Spasimo di Raffaello (1574) di Giovan Paolo Fundulli, provenienti da San Domenico; si fregia inoltre di &nbsp;affreschi (1901) del castelvetranese Gennaro Pardo, al quale si deve anche &nbsp;la tela del sipario del teatro Selinus. Nella chiesa dell’Annunziata si conserva inoltre una pregevole Madonna con Bambino di Francesco Laurana (1467).</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Madrice-Castelvetrano.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">MONUMENTI</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La città possiede un patrimonio monumentale di tutto rispetto &nbsp;con &nbsp;&nbsp;sontuose chiese, cui fanno da cornice palazzi storici, un’antica porta di ingresso (1612), la Fontana della Ninfa, raro esempio a sviluppo verticale con quattro vasche sovrapposte (1615), un teatro neoclassico.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La cinquecentesca chiesa Madre, il palazzo dei principi, di origini duecentesche, la chiesa del Purgatorio (1642-1644), il teatro Selinus, con le loro facciate, sia pure diversificate negli stili, animano le tre piazze contigue &nbsp;e comunicanti del centro urbano e ne costituiscono le quinte scenografiche.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Interessanti inoltre per le sontuose decorazioni la chiesa di San Domenico (1470-1580), destinata dai Tagliavia a sepolcro di famiglia, e la barocca Collegiata di San Pietro; merita attenzione anche l’interno della chiesa del Carmine con elementi architettonici tardo quattrocenteschi e cinquecenteschi .</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Altari-di-San-Giuseppe-castelvetrano.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">TRADIZIONI</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Momento di grande coinvolgimento cittadino sono le tradizionali sfilate &nbsp;di Carnevale: carri e gruppi mascherati animano le vie della città e in particolare il carro del Nannu e della Nanna. La sera del terzo giorno &nbsp;nella piazza Garibaldi si legge il testamentu di lu nannu, attraverso il quale, in modo ironico e spesso anche licenzioso, vengono messi alla berlina personaggi &nbsp;in vista &nbsp;ed esaminati fatti ed episodi più rilevanti. La serata si conclude con l’abbruciatina di li nanni, cioè l’incendio di due fantocci che simboleggia il bruciare, con l’inverno che se ne va, disgrazie, peccati e &nbsp;dolori. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">A Marzo si allestiscono i tradizionali “altari” di san Giuseppe, mentre a Pasqua si confezionano i cosiddetti “campanari”, dolci di pasta-frolla e uova sode dipinte.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">PRODUZIONI TIPICHE</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Castelvetrano è &nbsp;un vivace centro commerciale, &nbsp;incentrato su attività produttive di diverso tipo: industrie di mobili e meccaniche, artigianato e attività estrattiva del tufo. È inoltre punto di riferimento per la presenza di grandi ditte nazionali e del primo shopping center della Sicilia occidentale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Diverse aziende operano nei settori della lavorazione del legno, del ferro e altri metalli, realizzando porte e mobili; altre producono sistemi per la gestione e la sicurezza dell'ambiente o articoli in metacrilato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Alcune ditte sono specializzate nel settore della birra, dei carburanti e dei lubrificanti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Si realizzano inoltre lavori artistici usando come materia prima il vetro, e vi hanno sede laboratori artigianali di ceramica, prodotta secondo i metodi &nbsp;della tradizione siciliana, laboratori sartoriali e aziende che si dedicano alla produzione di biancheria e abbigliamento intimo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">ENOGASTRONOMIA</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel fertile territorio di Castelvetrano si coltivano viti e ulivi che danno pregiati vini ed un &nbsp;olio extravergine, esportato in tutto il mondo, ricavato dalla rinomata oliva DOP Nocellara del Belice, ottima anche per la mensa, condita con olio, aglio e origano, oppure con sottaceti &nbsp;e sedano.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Molto &nbsp;rinomato è &nbsp;il pane nero, &nbsp;preparato con due farine di grani autoctoni – rusulidda e tumminia, &nbsp;che viene lavorato a mano e cotto in forni a legna; se servito appena sfornato e condito con olio, origano e sarde salate, è una vera delizia per il palato. Non manca il pesce, in particolare quello azzurro di Marinella di Selinunte, con il quale si prepara la pasta a tiano di San Giuseppe, una variante della pasta con sarde, &nbsp;con l’aggiunta di verdure al forno. Gustosi formaggi, ricavati dal latte della pecora autoctona del Belice, e squisiti dolci &nbsp;a base di ricotta, mandorla e fichi, completano la cucina tipica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/interno_museo_cv.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">MUSEI SCIENZA DIDATTICA</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il &nbsp;Museo &nbsp;Civico custodisce opere di straordinario valore archeologico e &nbsp;storico-artistico, tra cui l’Efebo di Selinunte, uno dei rinvenimenti più importanti, ed uno dei pochissimi originali greci (prima metà del V secolo a.C.). Vi si trovano anche ceramiche attiche e corinzie, un mirabile cratere a figure rosse con Sileni, monete, &nbsp;bronzi e una lamina plumbea con antica iscrizione sacra del V secolo a.C., recentemente restituita a Castelvetrano dal Paul Getty Museum di Malibu. Pregevole è inoltre la statua in alabastro della Vergine col Bambino, attribuita alla bottega di Francesco Laurana (1467).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Di notevole importanza è l’archivio Virgilio Titone &nbsp;che riunisce l' Archivio Storico Comunale e il Fondo notarile, con rari documenti &nbsp;dei primi del secolo XVI. L’archivio &nbsp;parrocchiale della chiesa Madre raccoglie &nbsp;registri, a partire dal secolo XV, quello della chiesa di San Giovanni dal 1627.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">RELIGIONE RICORDI LEGAMI</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La mattina di Pasqua &nbsp;si svolge nella piazza Carlo d’Aragona, l’Aurora, uno spettacolare incontro tra le statue della Madonna e del Cristo Risorto. Un angelo &nbsp;annuncia a Maria la resurrezione del figlio e la invita a corrergli incontro; quando la Madonna riconosce Gesù, gli corre incontro e si libera del manto nero &nbsp;mentre dalla sua corona &nbsp;volano &nbsp;colombe. Il 3 maggio si celebra la festa del SS.Crocifisso, rievocando la sacra effige che fu portata a Castelvetrano per ordine del principe Carlo a cui era stata affidata dal santo frate cappuccino, fra’ Pietro da Mazara. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">La domenica antecedente il 22 maggio, festa di S. Rita, si tiene il Corteo Storico di Santa Rita e della Nobiltà castelvetranese, in costumi &nbsp;quattrocenteschi, &nbsp;con sbandieratori, musici, tamburini e quadri viventi della vita della Santa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Al patrono San Giovanni Battista sono dedicati i festeggiamenti che vanno dal 23 al 28 giugno, con celebrazioni religiose, processione, spettacoli, giuochi pirotecnici e grande fiera commerciale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelvetranosport.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">SVAGO SPORT E TEMPO LIBERO</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La città dispone di uno stadio comunale, di un palazzetto dello sport e di numerose palestre dove si possono praticare diverse &nbsp;discipline sportive (basket, volley, pallamano, pallatamburello, badminton); ha inoltre impianti &nbsp;per calcetto e minigolf, un bocciodromo ed un centro di equitazione. &nbsp;Vi hanno sede anche un circolo del tennis ed un club nautico.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nella frazione di Triscina &nbsp;esiste un kartodromo e &nbsp;Marinella di Selinunte è dotata di due porticcioli turistici.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Triscina inoltre, con circa 6 km di spiaggia fine e dorata, è una meta ambita da &nbsp;innumerevoli turisti e da molti sub che si dilettano a scoprire i ricchi ed articolati fondali: le &nbsp;spiagge sono &nbsp;attrezzate con impianti balneari e di animazione e nello stupendo mare si possono praticare sport acquatici.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sul lago Trinità di Delia vi è un campo di regata privato per canoa, canottaggio, vela, &nbsp;windsurf.</span></div><div><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il video di Castelvetrano</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/1Bylfgys3JM">https://youtu.be/1Bylfgys3JM</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Jan 2023 07:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Mazara del Vallo (Trapani)]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AF"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Mazara del Vallo, località in provincia di Trapani, sorge su un antico sito fenicio posto lungo la costa occidentale della Sicilia, tra Capo Boeo e Capo San Marco, sulla sponda sinistra della foce del fiume Màzaro e ad una distanza di circa 200 km dalle coste della Tunisia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/mazzaradelvallo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si tratta di un grosso centro di circa 51.424 abitanti, il cui centro storico, un tempo era racchiuso dentro le mura normanne, con le numerose chiese monumentali e un suggestivo quartiere a impianto urbanistico islamico tipico delle medine, chiamato Casbah. </span><span class="fs16lh1-5">Mazara, che significa "Castello", in Arabo "Porto", esiste dall' età preellenica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si affaccia sullo Stretto di Sicilia, nello stesso sito in cui i Cartaginesi nel 409 a.C. l'occuparono, essendo presidio marittimo di Selinunte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Grazie alla sua posizione geografica acquistò importanza, sia come emporio commerciale che come fortezza. Durante l'epoca romana ebbe grande prestigio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il vecchio centro storico, un tempo racchiuso dentro le mura normanne, include numerose chiese monumentali, alcune risalenti all'XI secolo. Presenta i tratti tipici dei quartieri a impianto urbanistico islamico tipico delle medine, chiamato Casbah (anche Kasbah), di cui le viuzze strette sono una specie di marchio di fabbrica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I primi insediamenti umani nel territorio mazarese risalgono al paleolitico superiore, presso Roccazzo, dove sono state rinvenute tracce di grattatoi, bulini, lame di selce e altri prodotti artigianali. Successivi insediamenti, risalenti al mesolitico, sono stati rinvenuti presso i Gorghi Tondi. Si hanno testimonianze di insediamenti umani anche durante il neolitico, con le tombe a grotticella, e durante l'eneolitico, con diversi insediamenti capannicoli e necropoli. Durante l'età del bronzo gli insediamenti si concentrarono lungo le valli del Mazaro e dell'Arena, nelle contrade Gattolo, Granatelli e Malopasso. Intorno al 1000 a.C. i Sicani della zona lasciarono tombe monumentali a dromos.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nell'XI secolo a.C. si hanno i primi contatti con i Fenici, che trovano in Mazara un luogo ideale per effettuare soste durante i lunghi viaggi verso la Spagna. Inizialmente furono transitorie, successivamente fondarono un emporio, con stabilimenti e depositi permanenti, come testimoniato dai vasi, vetri e monete di origine fenicia ritrovati tra la foce del Mazaro e Capo Feto. Altri resti che confermano la presenza fenicia a Mazara si hanno negli scavi nel Palazzo dei Cavalieri di Malta, che si affaccia ad appena pochi metri dalla foce del Mazaro. Ma solo durante il periodo greco-selinuntino la città divenne un centro urbano organizzato, un fiorente emporio di Selinunte, un primo periodo di grande espansione della città, tanto che venivano coniate monete proprie con la scritta ἐμπόριον (empòrion). Distrutta Selinunte ad opera dei Cartaginesi nel 409 a.C., Mazara attraversò un periodo di un 150 anni circa ora sotto la dominazione siracusana, ora sotto quella cartaginese, fino alla conquista dell'isola da parte di Roma. Il periodo punico e romano è testimoniato dall'abbondanza di ritrovamenti in città: sarcofagi, urne cinerarie, lapidi funerarie, mosaici, e ville romane. È in questo periodo che il cristianesimo muove i primi passi in città, ed è in questo periodo che nasce San Vito. Il più probabile luogo di riunione dei primi proseliti della nuova religione furono le grotte di San Bartolomeo, in contrada Miragliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiesa_di_San_Francesco_-Mazara_del_Vallo-_01.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le incursioni dei Vandali e dei Goti non risparmiarono la città, che visse un periodo di decadenza socio-economica e demografica. Gli abitanti, infatti, temendo le incursioni barbariche, si allontanarono dal centro cittadino spostandosi nelle campagne circostanti. Solo nel 533, quando Belisario, alla guida dei Bizantini, sconfisse i Vandali, la città ritrovò un clima di tranquillità, cominciando a ripopolarsi. L'eccessiva pressione fiscale della nuova dominazione, però, ostacolò l'allora nascente commercio ed artigianato locale. Fu solo con i musulmani d'Africa, Arabi e, soprattutto, Berberi, sbarcati a Capo Granitola, nei pressi di Mazara il 16 giugno 827, che si ebbe il risveglio economico della città, che divenne il più grosso centro giuridico della Sicilia e un importante punto commerciale, artistico e letterario. Tra i giuristi si ricordano Imam al-Mazari, Abu Abd Allah al-Mazari, Ibn Abd al-Farag; tra i letterati Ibn Rasiq, Ibn Safar, Ibn al-Birr, Ibn Makki, Abd al-Halim. La popolazione raggiunse i 30.000 abitanti, e la città divenne la seconda del Vallo, dopo Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 1072, con i Normanni, la città vide l'edificazione della Cattedrale, e l'istituzione di una nuova Diocesi. Nel periodo dal 1093 al 1097, divenne sede governativa e dimora del conte Ruggero. Nel 1154 il geografo Idrisi soggiornò a Mazara, e la descrisse nel libro di Ruggero. Dopo i Normanni, la città conobbe un nuovo periodo di depressione: Federico II di Svevia nel 1216 decise di trasferire tutti i musulmani presenti sul territorio nella Piana di Lucera, in Puglia, nuocendo gravemente alla locale produzione agricola ed artigianale. Neanche con la successiva dominazione angioina le cose cambiarono. Sul finire del 1317, re Federico III d'Aragona con tutta la sua corte fissò la propria dimora nella città. Tornato a Palermo, nel luglio 1318 emanò una serie di provvedimenti che poche città dell'epoca potevano vantare: abolì i tributi dei baroni sulle vettovaglie, concesse l'uso della legna nelle foreste di Berrybaida e di Castelvetrano, istituì una fiera franca della durata di 30 giorni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La città conobbe anche un periodo di dominio signorile, sotto i Peralta (1392-1397), i conti Cabrera (1418-1445), il duca di Calabria Ferdinando (1450-1479), la regina Giovanna (1479-1518) ed infine il conte Cardona (1521-1531). Durante questo periodo storico, la città dovette riscattare la propria libertà per ben due volte, a proprie spese, ritornando al Regio Demanio, sotto il quale conobbe, nel Seicento, anni di miseria, culminati nel tumulti del 1647. In questi periodi fu la Chiesa mazarese a lenire la sofferenza della popolazione, devolvendo l'intero ricavato dei tributi della Diocesi. E il 3 novembre 1797 avvenne il miracolo del movimento degli occhi dell'immagine di Maria SS. del Paradiso, che venne incoronata, su richiesta dell'allora vescovo Mons. Orazio Della Torre, il 10 luglio 1803.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel secolo successivo la città partecipò con entusiasmo ai moti indipendentistici del 1820, 1848 e 1860, e durante il plebiscito del 21 e 22 ottobre 1860, i cittadini sottoscrissero l'unità nazionale, con soli venti elettori contrari. L'unità, tuttavia, non apportò miglioramenti alle condizioni della città, e i lavoratori più umili si organizzarono nel locale fascio dei lavoratori nel 1893. L'insofferenza delle classi meno abbienti sfociò nei moti del 31 dicembre 1893-3 gennaio 1894, repressi con la dichiarazione dello stato d'assedio da parte di Francesco Crispi, che determinò lo scioglimento dei fasci.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Seguì un periodo di depressione economica e demografica, iniziato con i flussi migratori verso gli Stati Uniti d'America, l'Australia e gli stati del Sud America, e culminato con la prima guerra mondiale. Tra il 1920 e il 1930, la flotta remo-velica divenne una flotta a propulsione meccanica, e questo determinò un aumento del pescato. La seconda guerra mondiale sospese, momentaneamente, lo sviluppo economico della città, che riprese subito dopo la fine dell'evento bellico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs8lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs16lh1-5">Cosa vedere a Mazara del Vallo</b></div><div><div><span class="fs16lh1-5">Mazara del Vallo ospita numerosi monumenti che rievocano le diverse culture che hanno caratterizzato il territorio. Da vedere il suo caratteristico centro storico, chiamato Casbah.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/171392-c7acef1ec51ffa0b79baeef8149051d0-1562231453.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Di matrice araba è caratterizzato da un groviglio di stradine che ricordano le medine islamiche. Cuore pulsante della città è il suo porto, sempre gremito di gente impegnata nella compravendita del pesce e proprio qui vicino si trova la chiesa normanna di S. Nicolò Regale, edificata nel 1124.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Addentrandosi nel centro si giunge in piazza Plebiscito, delimitata dalla facciata della chiesa S. Ignazio e dall'attiguo ex-collegio dei Gesuiti (XVII sec.) con le sue 24 colonne doriche e la meraviglia degli archi imponenti.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Piazza_della_Repubblica_-_Mazara_del_Vallo_-_Sicily_-_Italy_-_panoramio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Piazza della Repubblica è la principale piazza cittadina sulla quale si affacciano, oltre alla Basilica-Cattedrale (di epoca normanna ma ricostruita in stile barocco), il Palazzo Vescovile del XVI secolo e il Palazzo del Seminario vescovile del 1710.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Nella Cattedrale sono conservati molti sarcofaghi di epoca romana. Da visitare il Museo diocesano, inaugurato nel 1993 che raccoglie il ricco patrimonio di argenti della cattedrale.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Trasfigurazione_sul_monte_Tabor_di_Antonello_Gagini_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Altre chiese che merita una visita sono quella di San Michele del XII secolo, quella di Santa Caterina del 1318, rimaneggiata in epoca barocca, quella di San Francesco esempio di barocco siciliano, ricco di policromia e decorazioni.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Per chi vuole vedere negozi e ristoranti Piazza Mokarta è la meta ideale con la sua splendida vista sul lungomare Mazzini.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Arco_Normanno,_Mazara.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Domina la Piazza l'Arco Normanno, ciò che rimane del castello fatto erigere dal conte Ruggero nel 1072 per difendere la città dai saraceni.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Sicuramente merita una visita a tutto il centro storico di Mazara con i suoi monumenti e chiese.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Passeggiando tra le vie dal sapore arabo si possono trovare negozi di artigianato locale.</span><br></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Porto_canale_Mazara.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Al mattino presto si può fare una passeggiata lungo il Porto Canale, quando le imbarcazioni rientrano dalla pesca d'altura e si respira un'atmosfera del tutto particolare.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Attraccate al molo, le imbarcazioni si preparano poi per la pesca successiva, le nasse piegate e le cassette ordinatamente ammonticchiate sono particolari d'altri tempi.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">A sud di piazza Repubblica si trova il lungomare Mazzini, fiancheggiato da giardini ombreggiati da magnolie e palme, è un luogo molto piacevole per passeggiare.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tra_mazara_del_vallo_e_marsala.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">La spiagga della Tonnarella è il luogo più frequentato da chi ama la vita da mare. Offre ogni genere di impianti balneari e si trova a pochi chilometri dalcentro della città.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video oppure </span><span class="fs16lh1-5"><b><a href="https://www.sicilianet.net/blog/?prodotti-tipici--il-gambero-rosso-di-mazara-del-vallo" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui</a></b></span><span class="fs16lh1-5"> per vedere il </span><span class="fs16lh1-5"><i>GAMBERO ROSSO DI MAZARA</i></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/IhpKAu68WbQ">https://youtu.be/IhpKAu68WbQ</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 14 Jan 2023 06:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Capoluoghi Siciliani: ENNA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000E8"><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Enna conserva un fascino indiscutibile: issata in cima a un monte a un’altitudine poco inferiore a quella di Cortina d’Ampezzo, carica di edifici storici, meta archeologica e geologica di prima grandezza, radicata nelle misteriose antichità di Cerere, la dea della nascita, la città è una tappa obbligata di un Tour in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Enna_new1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Enna </span><span class="cf1">che dista 10 km a sud del centro storico si trova il <b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-lago-di-pergusa-e-la-riserva--selva-pergusina-" target="_blank" class="imCssLink">lago Pergusa</a></b>, a 677 m intorno al quale è costruito l'omonimo autodromo. I fiumi hanno principalmente carattere torrentizio, se si escludono il Dittaino, affluente del Simeto, ed il Salso o Imera meridionale.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi la città è vertice di un turismo "mordi e fuggi" assai sviluppato, anche se il turismo di permanenza media o lunga si concentra prevalentemente in estate o durante la rinomata Settimana Santa di Enna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nome Enna è stato introdotto nel 1927 con il processo di denominazione fascista, che riprendeva dove era possibile i nomi di età classica. Fino a quella data infatti il comune di Enna era chiamato Castrugiuvanni e italianizzato in Castrogiovanni. L'origine etimologica del nome proverrebbe da un termine della lingua sicana, Ennaan, ellenizzato in Ἔννα (Henna) per i Greci e rimasto pressoché invariato per i Romani.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/enna2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">Più numerose e interessanti le tracce lasciate in Enna dalle epoche seguenti: il Castello di Lombardia è ricco di elementi costruttivi bizantini, normanni e svevi; il gotico siculo vi ha lasciato opere raffinate. Se si eccettui l'abside triloba della cattedrale, di pretto stile gotico tedesco, gli altri monumenti, il torrione campanario delle chiese di S. Francesco e di S. Giovanni, il palazzo Pollicarini e soprattutto il palazzo Vasquasia dalle soavi corniciature catalane e dalle inflorescenze aragonesi, fanno pensare alla diretta influenza di Mattia Carnilivari. Il Museo possiede un trittico bizantino e alcune tavolette epirote. Di G. D. Gagini (1503-1567) è in San Cataldo una complessa icone con scene del Nuovo Testamento, e di Filippo Paladino (1544-1614) fiorentino si veggono nell'abside del duomo tre episodî biblici.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">Il nome non greco di Enna dimostra che qui sin dall'epoca preistorica risiedette una popolazione indigena di cui rimangono tracce in umili manufatti rinvenuti anche nei dintorni della città e nei pressi del <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-lago-di-pergusa-e-la-riserva--selva-pergusina-" target="_blank" class="imCssLink">lago di Pergusa</a>. Stefano Bizantino la diceva fondata nel 664 a. C., Filisto nel 552, ma queste date non possono indicare che la penetrazione dell'elemento greco, all'inizio principalmente mercantile, nell'interno dell'isola e quindi anche in E. Certo è che nella seconda metà del sec. V la città batte già moneta greca, e i tiranni di Siracusa mostrano di apprezzare il valore strategico della sua posizione. Dionisio il Vecchio, dopo varie vicende, se ne impadronì a tradimento nel 396. Più tardi alcuni Ennei parteciparono all'impresa di Dione. Nel 309 Enna si trova, con Agrigento e Gela, in lega contro Agatocle, di cui tuttavia cadde in potere nel 307. Se ne impadronirono poi forse i Cartaginesi, poiché era in loro mano quando, nel 277, Pirro liberò gran parte della Sicilia. Nella prima guerra punica, nel 263-262, fu alleata dei Romani; presa a tradimento da Amilcare nel 259, fu riconquistata dai Romani l'anno seguente. Durante la seconda guerra punica, nel 214, un tentativo di ribellione contro Roma fu domato con uno stratagemma da Pinario, che rinchiuse i ribelli nel teatro e ne fece strage. In seguito a ciò Enna perdette la qualità di </span><em><span class="cf2">civitas libera atque immunis</span><span class="cf2"> &nbsp;</span></em><span class="cf2">(a quest'epoca si è voluta attribuire un'iscrizione rinvenuta a Roma che menziona Enna:</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">M.</span><span class="cf2">Claudius consol Hinad cepit</span><span class="cf2">). La città vide allora massacrata la sua popolazione; essa passò poi nella serie delle </span><em><span class="cf2">civitates decumanae</span></em><span class="cf2">. Dalle monete si dedurrebbe che abbia avuto diritti municipali e che a capo della città stessero dei </span><em><span class="cf2">duoviri</span></em><span class="cf2">. Durante la guerra servile Enna fu il centro della rivolta diretta da Euno, il quale tenne la città per due anni finché nel 132 Rupilio la prese per fame, facendo strage dei ribelli, strage immane dopo la quale Roma sentì il bisogno di placare con un'ambasceria la dea Demetra. Verre, a mezzo di Apronio, le estorse grandi quantità di biade, e privò il celebre simulacro di Demetra, che si ergeva sull'acropoli, della Nike che recava in mano. Nell'ultimo secolo a. C. la città aveva ormai perduto la floridezza d'un tempo.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal punto di vista religioso Enna fu una delle principali sedi del culto di Demetra, che taluno ha ritenuto anzi indigeno; altri invece, pure ammettendo che Enna in origine abbia avuto delle divinità campestri, credono tuttavia che il culto di Demetra e Kore sia sostanzialmente greco, e forse introdotto da Agrigento, da Gela e, principalmente, da Siracusa all'epoca dei Dinomenidi. A ogni modo il primo poeta greco che parli del mito collegandolo con Enna è Callimaco: i prati ennei divennero ormai il luogo in cui Kore era stata rapita da Pluto e nei pressi del lago di Pergusa si cominciò a indicare una caverna come il luogo da cui sarebbe uscito di sotterra il carro del dio. All'epoca romana, come si desume da Cicerone, essa era divenuta il centro del detto culto nell'isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La posizione strategica della città fece sì che essa seguitasse ad avere una certa importanza come fortezza anche durante l'impero. Nel Medioevo fu spesso teatro di guerre e ultimo baluardo dei varî popoli che si avvicendarono nel dominio della Sicilia: cadde più per tradimento o astuzia che per valore d'armi. Vent'anni e più resistette, con presidio bizantino, agli assalti dei musulmani, che l'ebbero per tradimento il 1° agosto 859, la saccheggiarono e vendettero le donne come schiave. Il Gran Conte Ruggiero solo nel 1087, e in seguito a maneggi, poté possederla. Varie volte vi dimorò Federico di Svevia, né è improbabile che con lui e con Giacomo da Lentini nell'agosto 1233 vi si sia pur trovato Pier della Vigna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzo_Chiaramonte_di_Enna.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ancor più l'amò Federico II di Aragona, che ne fece il suo quartiere generale e la sua residenza e vi costruì un castello: qui nel 1314, egli assunse il titolo di re di Trinacria, e nel 1324 volle che si riunisse in Enna il parlamento siciliano. Città demaniale fin dal tempo normanno, parteggiò più tardi ora coi Chiaramonte ora coi Ventimiglia; sottomessa da Martino I, nel parlamento di Siracusa del 1398 ottenne la conferma dei suoi privilegi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1442 Enna contava circa 4000 abitanti; un secolo e mezzo dopo, favorita dalla sua ubicazione lontana dalle spiagge infestate dai pirati, la sua popolazione si quadruplicò; rifiorì l'agricoltura e furono coltivate le miniere del suo territorio; nella citta sorsero buoni palazzi e nuove chiese e furono restaurate le antiche, adorne di pregevoli opere d'arte. Cominciato però nel Seicento e cresciuto sempre più nel Settecento l'esodo dei contadini, che nei comuni feudali che qua e là venivano sorgendo trovavano migliori condizioni economiche, Enna a poco a poco decadde. Nell'Ottocento tornò a fiorire; essa partecipò con Palermo alle rivoluzioni del 1820 e 1848.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ennacopmagazine.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>Enna Alta</b> sorge su un altipiano tra i 900 ed i 990 m d'altitudine, che svetta isolato al centro degli Erei, dominando la valle del Dittaino a est e la valle del Salso a ovest. L'altipiano ennese ha forma di triangolo irregolare: i versanti settentrionale e occidentale sono i più ripidi e scoscesi, con strapiombi fino a 400 m sulle vallate sottostanti. A sud, invece, si apre il profondo solco vallivo del Pisciotto, storico asse di penetrazione al monte, e altre vallette che si dipartono da esso, lungo le quali si sono sviluppati nei secoli i quartieri popolari, come Valverde. Il centro storico si è da sempre sviluppato sulla parte più alta del monte, nel versante nordorientale; sono presenti pittoresche scalinate tra gli stretti vicoli di matrice araba che scendono, tortuose, dal centro ai rioni più bassi. L'altipiano ennese misura, approssimativamente, 2 km lungo il fronte nord, 1 km in quello ovest e 1,5 km in quello sud. La leggenda vuole che il sito fosse scelto oltre 3000 anni fa dai Sicani, che vi introdussero il culto di Cerere, perché ben protetto come sito militare e roccaforte. La posizione strategica consentiva di avere una visuale molto ampia del territorio circostante. Di questa presenza rimane testimonianza nella la rocca di Cerere, un'emergenza rocciosa su cui sorgeva il santuario di Demetra (nome greco di Cerere).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ennaRocca_di_Cerere.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il monte ennese, benché isolato, offre 5 sorgenti d'acqua: una è stata inglobata nella Villa Farina, un'altra sgorga dalla viva roccia tra le scalette di via Canalicchio. Sgorga acqua dalla roccia anche nella parete meridionale del Castello di Lombardia. Quest'abbondanza di sorgenti aiutò Enna a resistere ai lunghi assedi tesi al tempo dei Romani e degli Arabi che nell'859 guidati da un traditore cristiano, riuscirono a penetrare nella città attraverso la rete fognaria.[14] Enna alta, fino al primo dopoguerra, fu per lungo tempo l'unico insediamento urbano del capoluogo ereo. La sua saturazione urbana ha portato nel Novecento alla nascita di Enna Bassa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel settore orientale si trova il quartiere Lombardia che prende nome dall'imponente omonimo castello, non lontano dal Duomo di Enna, dai Musei Alessi, Archeologico di Palazzo Varisano, un po' più lontano dal museo "Fede e Tradizione" di recente costituzione nei locali della chiesa San Leonardo Abate, Il centro storico si snoda lungo Via Roma lungo la quale sorgono ampie piazze, tra cui il cosiddetto Belvedere comprendente piazza Francesco Crispi e il viale Guglielmo Marconi fino alla confluenza con via Alessandro Volta; numerose sono le chiese e monumenti. Lungo tale via sorgono le sedi delle principali istituzioni (provincia, comune, prefettura, genio civile), il teatro, banche e assicurazioni. A sud vi sono le aree urbane più basse rispetto al centro storico, Valverde, il quartiere più vecchio, con viuzze strette e tortuose, bagli e ponti, e Fundrisi altrettanto antico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Monte è il quartiere più moderno ed è attraversato dai viali Armando Diaz e IV Novembre, che si incrociano con via Libertà (terminale della centrale via Roma) in uno dei più trafficati quadrivi della città. Vi si trovano, la Torre e la Villa di Federico II, la Chiesa Santa Maria di Gesù in Montesalvo con l'obelisco che indica il centro geografico della Sicilia, lo Stadio Comunale Generale Gaeta. In questa area, un tempo occupata da un bosco di roveri, dei quali rimane un unico esemplare in Via Cavalieri di Vittorio Veneto, su una motta naturale sorge la ottagonale <a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?enna--la-torre-di-federico-ii-e-il-suo-fantasma" target="_blank" class="imCssLink">Torre di Federico II</a>, importante monumento svevo (Nella Torre si dice che ogni tanto appaia il Fantasma di Federico II)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/ennabelvederepanorama.png"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Enna deve la nomea di Belvedere di Sicilia in quanto sorge in cima a un monte, in una terrazza naturale che sporge al centro dell'isola, senza catene montuose abbastanza vicine o alte da poter chiudere la vista. Nei giorni più limpidi, lo sguardo spazia ininterrotto, in linea d'aria, per circa 30 km verso nord (si scorge Nicosia, alle falde dei Nebrodi), per altrettanti verso est (fino ad Agira e alla zona industriale di Dittaino) e verso ovest (si intravede Caltanissetta), e per quasi 15 km verso sud (si vede Pergusa ed il suo lago, e Valguarnera Caropepe).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Punti panoramici principali:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?cosa-fare-a-enna---visita-al-belvedere" target="_blank" class="imCssLink">il Belvedere Marconi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, che si apre a nord includendo per intero il paesaggio dall'Etna alle Madonie</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">il viale Paolo e Caterina Savoca, che ne è la continuazione fino al </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?castello-di-lombardia-enna" target="_blank" class="imCssLink">Castello di Lombardia</a></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">il viale Nino Savarese, che cinge il castello e permette pertanto di passare dal panorama a nord a quello a sud</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">la Torre delle Aquile del Castello, il punto panoramico più completo, che svetta da oltre 1000 m d'altezza a 360° sul panorama a nord, est, sud, e ad ovest domina tutta Enna (si vede chiaramente anche la Torre di Federico II) e, dietro di essa, lascia intravedere Caltanissetta</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?itinerari-archeologici-a-enna---la-rocca-di-cerere" target="_blank" class="imCssLink">la Rocca di Cerere</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, ultimo sperone orientale dell'akropolis di Henna, da cui il panorama si apre a nord, est e sud, mentre a ovest si ha una veduta del Castello di Lombardia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">via Porta Palermo o Porta Reale, arco che si apre in via Roma nei pressi del Duomo inquadrando Calascibetta</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">il Corso Sicilia, che dà verso nord su Calascibetta</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">la Torre di Federico II, dalla cui cima si domina Enna e le vallate sottostanti, nell'antica residenza estiva dell'imperatore Federico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Enna Bassa</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Enna_Bassa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Enna Bassa si è sviluppata sulle colline a valle di Enna sul versante sud, ad un'altitudine variabile intorno ai 700 m s.l.m. partendo dal quadrivio Sant'Anna attorno al quale sorgeva un piccolissimo nucleo di case attorno alla chiesetta di Sant'Anna. Dagli anni sessanta in poi si sono sviluppati gradatamente quartieri residenziali, aree commerciali, uffici e attività varie. La nascita dell'Università ha avuto un ulteriore effetto propulsivo. Nel quadrivio originario si incrociano tre strade statali e una provinciale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/y_D1PrtfZ18">https://youtu.be/y_D1PrtfZ18</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Jan 2023 06:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli da Visitare in Sicilia: Castello Normanno di Aci Castello]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000019C"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello Normanno di Aci è il monumento più antico dell’intera città di Aci Castello, con delle origini antichissime su cui ancora oggi vi sono alcuni dubbi sull’esatta collocazione storica. Situato sopra un promontorio interamente realizzato, in modo naturale, con pietra lavica. Si erige col suo incredibile fascino sulle rive del mare, a circa 2 km di distanza dai suggestivi faraglioni di Aci Trezza (<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-marinari-siciliani--aci-trezza---il-borgo-nativo-di-polifemo--" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-marinari-siciliani--aci-trezza---il-borgo-nativo-di-polifemo--', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">Visita Aci Trezza cliccando qui)</a>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloaci1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Storia del Castello Normanno di Aci<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questo stesso punto sono stati costruiti, nel corso dei secoli, diverse fortificazioni, a cominciare dai romani, che nei primissimi anni d.C. costruirono il primo castello di questa città. Nei suoi primi 1000 anni, il castello venne distrutto e successivamente riedificato altre due volte, prima dai bizantini e poi dai musulmani. Grazie a questi ultimi, la città di Aci Castello riuscì a raggiungere importanti risultati politici ed economici, divenendo uno dei principali centri della Sicilia orientale. Dopo l’anno 1000, nella città di Aci Castello si susseguirono varie dominazioni, vedendo spesso distrutto e ricostruito il castello simbolo di questa località. Per diverso tempo è stato adibito ad altri usi, come sede della caserma e del carcere, per poi diventare, ai giorni nostri, il Museo Civico di Aci Castello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloaci2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Architettura del Castello Normanno di Aci</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello è posizionato sulla sommità di un promontorio realizzato dalle colate laviche di un vulcano sottomarino che, secondo alcuni studi effettuati, questa roccia si sarebbe formata circa mezzo milione di anni fa. Un tempo presentava anche un ponte levatoio che lo collegava al terreno limitrofo, oggi è invece presente il solo ingresso a cui è possibile accedere da una moderna piazza adiacente alla strada. Nonostante le numerose operazioni di restauro, il Castello non gode di un’eccelsa condizione, in quanto i danni causati dagli assedi e dalle calamità naturali susseguite nel tempo ne hanno lasciato, purtroppo, segni indelebili. Tuttavia, ancora oggi è possibile ammirare diverse strutture dell’antico castello, tra cui una cappella bizantina, le aree che ospitano il Museo Civico, un cortile e l’orto botanico, tra gli altri.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Purtroppo, il Castello di Aci ha perso il ponte levatoio in legno che occupava gran parte della scalinata d’ingresso e ad oggi è accessibile mediante una scala in muratura. Al suo interno, purtroppo sono rimaste in piedi solamente alcune strutture, come il cortile avente un piccolo orto botanico, i resti dell’impianto dove era inserito il ponte levatoio, una cappella d’epoca bizantina che dal 25 Maggio 2012 è stata intitolata al maestro Jean Calogero “Sala Jean Calogero”, le sale predisposte a museo e un’ampia terrazza da dove poter ammirare il panorama mozzafiato del golfo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloaci3.jpg"  title="" alt=""/><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Museo Civico al Castello di Aci</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Aci ospita al suo interno il Museo Civico del piccolo paesino. Il Museo Civico di Aci Castello è suddiviso in tre sezioni: la sezione di mineralogia, la sezione di paleontologia e la sezione di archeologia. Da qualche anno è in programma la costruzione di un acquario, si tratta di una nuova sezione, molto ambiziosa, che sicuramente potrebbe portare molti benefici.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloacimuseo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Come arrivare al Castello Normanno di Aci Castello</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città di Aci Castello è molto facile da raggiungere, in quanto situata nelle immediate vicinanze di Catania, da cui si può arrivare comodamente in auto, in meno di 10 minuti, o anche tramite le autolinee cittadine di AMT Catania e da quelle regionali AST Azienda Siciliana Trasporti che ogni giorno collegano le varie città siciliane e tutti i comuni vicini. L’Aeroporto Fontanarossa di Catania è il più vicino, il quale presenta un autobus che collega direttamente ad Aci Castello per favorirne lo scalo. Dal resto della Sicilia, si può raggiungere Aci Castello percorrendo in auto, oltre che con gli autobus, le autostrade siciliane e i relativi collegamenti che portano fino alla cittadina marittima in provincia di Catania.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/z7btRxsnF_E">https://youtu.be/z7btRxsnF_E</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 08 Jan 2023 08:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Laghi da visitare in Sicilia:  Lago Rosamarina - Caccamo (Pa)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000019D"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A circa tre chilometri dal borgo medieale di &nbsp;Caccamo in provincia di Palermo <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia-medievali--caccamo---palermo" target="_blank" class="imCssLink">(visita il Borgo liccando qui)</a>, che con il suo imponente castello medioevale domina la vallata sottostante, si può ammirare in tutto il suo splendore il lago Rosamarina, il più grande bacino artificiale della Sicilia, formatosi in seguito allo sbarramento del fiume San Leonardo (dal 1973 al 1992) a scopo idropotabile.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/lago_di_rosamarina_1.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il bacino del fiume nasce dai Monti Sicani, tra il Monte Barracù e il Pizzo Cangialoso, e si sviluppa per circa 53 km sino a sfociare nel Mar Tirreno, nei pressi di Termini Imerese. Sul suo territorio ricadono, tutti o in parte, i centri abitati di Caccamo, Campofelice di Fitalia, Ciminna, Godrano, Mezzojuso, Prizzi, Roccapalumba, Termini Imerese, Ventimiglia di Sicilia e Vicari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tale bacino è alimentato soprattutto dal torrente Azzirolo che è il suo maggiore affluente, e che confluisce nella zona centrale del corso d'acqua. Questo gioiello partorito da madre natura e dall'ingegno umano è caratterizzato da circa 16 chilometri di sponde, con una portata massima di 100 milioni di metri cubi d’acqua e oltre 100 metri di profondità nella zona più profonda ovvero vicino alla diga.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagorosamarina3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si raggiuge percorrendo la S.S. 285 che collega Termini Imerese a Caccamo, imboccando al chilometro 7,200 una stradina che si dirama per scendere verso la vallata del fiume San Leonardo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra cespugli di gialle ginestre, tra gli olivi selvatici, i mandorli fioriti e i cardi spinosi agli occhi del visitatore si presenta uno spettacolo di rara bellezza, con una distesa d'acqua verde smeraldo che s'insinua tra i monti e cambia colore anche in relazione alle condizioni atmosferiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questo paradiso è possibile trascorrere qualche ora in pieno relax, facendo passeggiate all'aria aperta, o un pic-nic sotto un albero o magari pescando uno dei grossi pesci che hanno trovato l'habitat ideale nello specchio d'acqua. Il lago si può sostanzialmente dividere in due zone: la zona della diga e la zona della foce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagorosamarina4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A circa sei chilometri dalla foce la diga sbarra il corso del fiume San Leonardo. La struttura è incastonata all'ingresso di una stretta gola, costituita dalle rocce calcaree dei rilievi montuosi circostanti con una sezione di sbarramento posta a 90 metri sul livello del mare e uno spessore di 30 metri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le rocce sulle quali è stata edificata sono state consolidate con iniezioni cementizie perchè, soprattutto sulla sponda destra, presentavano grandi faglie e fratture. La diga è una struttura enorme, costruita in muratura e calcestruzzo che raggiunge un'altezza massima di 93 metri e una lunghezza di 200.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il lago si è popolato rapidamente di diverse specie di pesci come i black bass, pesci gatto, persici reali, carpe, carassi, tinche, oltre che tantissime alborelle che sono il cibo preferito per i black bass. La presenza di quest'abbondante quantità di pesce attira centinaia di appassionati pescatori che stazionano sempre lungo le rive del lago per catturare la loro preda. I pesci più grossi comunque sono localizzati nei primi 800 metri dalla diga, dove, generalmente, stazionano i predatori di grossa taglia. Il lago è noto per catture da record: numerose infatti, in questi anni, le catture di black bass di oltre tre chili e mezzo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagorosamarina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutto il lago è costeggiato da una strada sterrata un pò dissestata ma percorribile e che agevola notevolmente negli spostamenti anche durante la pesca. Nella zona della diga le acque, come già detto, raggiungono la loro massima profondità sfiorando i 100 metri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella zona della foce invece il livello dell'acqua è decisamente più basso e spesso si vedono emergere dalle acque arbusti, alberi o case. Le acque dell'invaso sono volte a soddisfare la domanda di consumi idrici per gli usi civili, agricoli ed industriali della zona che va da Lascari a Cefalù e per usi idropotabili a Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div><div><br></div><div><br></div></div><div class="imTACenter"><b class="fs14lh1-5">Guarda il Video</b></div><div><span class="fs8lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/XvegICsjoQs">https://youtu.be/XvegICsjoQs</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 05 Jan 2023 07:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Siti Archeologici da visitare in Sicilia: Isola di Mozia]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000019B"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Circondata dalle basse acque della laguna dello <strong><b>Stagnone di &nbsp;Marsala </b></strong>si trova la piccola ed incantevole </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>isola di Mozia</b></strong>, un tempo colonia Fenicia, ed oggi luogo ricco non solo di storia e cultura, ma anche di pregevoli bellezze naturali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Isola_di_mozia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">La città, fondata alla fine dell’VIII sec. a.C., presentava i requisiti tipici di molti stanziamenti fenici: una piccola isola in prossimità della costa, circondata da bassi fondali, quindi in grado di garantirsi una buona difesa dagli attacchi nemici e di offrire un attracco sicuro per le navi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Punto di transito obbligato per le rotte commerciali verso la Spagna, la Sardegna e l’Italia Centrale, divenne ben presto una delle più floride colonie fenicie del Mediterraneo.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">La presenza in Sicilia dei Greci causò guerre che, con alterne vicende, provocarono infine la distruzione di Mozia ad opera di Dionisio di Siracusa nel 397 a.C. Da allora i superstiti si trasferirono sulla costa siciliana, fondando la città di Lilibeo </span><span class="fs12lh1-5">(<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-di-lilibeo-marsala" target="_blank" class="imCssLink">visita l'area archeologica LILIBEO cliccando qui</a></span><span class="fs14lh1-5"><span class="fs12lh1-5">)</span>, l’odierna Marsala </span><span class="fs12lh1-5">(</span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">visita Marsala cliccando qui</a>)</span><span class="fs14lh1-5">. </span></span><span class="fs14lh1-5 cf1">L’isola non rimase però del tutto disabitata, come dimostrano numerose evidenze archeologiche. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Isola_di_mozia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Grazie alla sua particolare e positiva posizione strategica, è sempre stata luogo ideale per lo scambio delle merci. I primi ad approdare sull’isola furono i Fenici, nell’VIII secolo a.C., che la trasformarono in una fiorente cittadina. Per difendersi dagli attacchi dei nemici vennero edificate delle alte mura che resero l’isola inespugnabile per parecchio tempo, resistendo agli attacchi dei Greci prima e dei Cartaginesi dopo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma nel 397 a.C. la città di Mozia venne invasa e distrutta dalle truppe siracusane guidate dal crudele e dispotico tiranno Dionisio il Vecchio. Gli abitanti fuggirono e si ripararono sulla terra ferma e l’isola rimase abbandonata per parecchi secoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Isola_di_mozia3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell’XI secolo d.C. durante la dominazione Normanna, Mozia fu donata all’abbazia di Santa Maria della Grotta di Marsala e divenne sede dei monaci basiliani di Palermo, che diedero poi essi stessi il nome San Pantaleo all’isola, dedicandola al proprio santo fondatore dell’ordine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel XVI secolo l’isola passò ai gesuiti, e nel 1792 fu data come feudo al Notaio Rosario Alagna di Mozia insignito con il titolo di Barone di Mothia, il quale iniziò gli scavi archeologici alla ricerca dei reperti storici del passato</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Isola_di_mozia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Mozia conobbe un periodo di splendore quando, nel 1902, il nobile inglese Joseph Whitaker decise di costruire qui la sua abitazione. La famiglia Whitaker si era stabilita in Sicilia alla fine dell’800, avviando una fiorente esportazione del vino di Marsala. Quando Joseph scoprì l’isola di Mozia, ne rimase colpito, sia per la sua bellezza, sia per lo straordinario valore archeologico. Acquistò quindi l’isola e, con la collaborazione del suo fedele sovrastante, il colonnello Giuseppe Lipari Cascio, esplorò Mozia in lungo ed in largo, portando alla luce i resti dell’antica città fenicia, oltre ad una vasta serie di reperti che oggi sono visibili nel museo Withaker (la vecchia abitazione di Joseph).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/Klk4RzsJ2oo">https://youtu.be/Klk4RzsJ2oo</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 03 Jan 2023 10:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Agrigento: La Valle dei Templi è il primo parco archeologico certificato Covid Free]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AB"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La <strong>Valle dei Templi di Agrigento</strong> è il primo parco archeologico con <strong>certificazione Covid free</strong>. E il pubblico inizia a ritornare: a giugno, la Valle ha accolto 8mila visitatori, 3522 dei quali dall’8 al 25 giugno, ovvero al di là della settimana di gratuità voluta dalla Regione ad inizio mese. Un dato importante di ripresa che va migliorando, anche se i numeri sono certamente molto lontani dallo scorso anno - di questi tempi, tra i templi c'erano circa tremila visitatori al giorno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/valledeimplicovidfree4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">E la certificazione sarà una bella spinta per il mercato internazionale: il Parco ha messo a punto talmente tante misure per garantire il pubblico e i suoi operatori, da essere <strong>il primo sito archeologico Virus free and safe</strong>, una certificazione ufficiale che nasce dal riconoscimento delle misure di prevenzione e protezione adottate, dopo aver completato l’analisi accurata delle attività, dell’organizzazione del lavoro, del layout degli ambienti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">«La Sicilia, grazie alle straordinarie misure di contenimento adottate dal Governo Musumeci, è riuscita a mantenere bassa la soglia di propagazione del Covid. Una vacanza in Sicilia alla scoperta dei luoghi della cultura è, per ciò stesso e per l’adozione di tutti gli accorgimenti necessari a contenere la diffusione del virus, una vacanza protetta - interviene Alberto Samonà, assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana -. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/valledeimplicovidfree3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il parco archeologico della Valle dei templi fa di più: attraverso la certificazione di sito Covid Free offre ai visitatori la serenità di muoversi tra le antiche vestigia senza stress, sicuri di poter godere delle bellezze dei luoghi e della storia in assenza di rischi. Con l’adozione dei percorsi di accesso per le persone con disabilità e con la certificazione di aver adottato tutte le procedure anti-Covid, la Valle dei Templi si pone all’avanguardia dei beni culturali in Sicilia e nel sud alla quale progressivamente tutte le altre strutture dovranno adeguarsi».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">«Invito tutti a ritornare tra i templi: dai miei concittadini per i quali la Valle è un luogo di libertà e cultura, ai turisti che possono scoprire la nostra storia in completa tranquillità. l’ottenimento della certificazione Covid Free è il punto d’arrivo di un lavoro meticoloso e attento che ci permette di dire oggi, «la Valle dei Templi è sicura», dichiara il direttore del Parco Archeologico, Roberto Sciarratta, al fianco di Letizia Casuccio, direttore generale di CoopCulture che gestisce i servizi di Valle dei Templi, che spiega come «in questi mesi di lockdown abbiamo studiato e lavorato in stretta collaborazione con la direzione del Parco per rendere il sito sicuro abbiamo scelto sistemi innovativi di ultima generazione che ci permettono, oggi, di ripartire in piena sicurezza - e l’ottenimento della certificazione Covid Free lo dimostra - ma con uno sguardo particolare al territorio che ci ospita. Siamo sicuri che per primi gli agrigentini saranno felici di ritornare alla Valle».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/valledeimplicovidfree5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Valle dunque si visita in tutta sicurezza, con ingressi contingentati e orari precisi, percorsi in entrata e in uscita, dispositivi di sicurezza per i custodi, il personale di accoglienza e il pubblico: tutti accorgimenti che hanno giocato il loro ruolo per l’ottenimento della certificazione Virus free, rilasciata da GAe Engineering</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 06:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Sicilia: SPERLINGA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Enna_e_Provincia"><![CDATA[Enna e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AE"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">C'è un luogo dove la natura e l'uomo si fondono nella lavorazione del tufo e creano meraviglie inenarrabili: Sperlinga, il borgo siciliano nato dalla roccia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sperlinga è un comune italiano di 716 abitanti del libero consorzio comunale di Enna in Sicilia. <b>Il comune fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia.</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sperlinga-2-e1511077407672.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il piccolo borgo di Sperlinga, adagiato alla base di un imponente sperone roccioso che troneggia su ampie valli e colline ricche di boschi, campi di grano e pascoli, emana un fascino esclusivo. Le sue viuzze, le architetture, i panorami hanno un qualcosa di unico, per niente paragonabile alle tipiche atmosfere che caratterizzano tanti altri piccoli centri della Sicilia. Gran parte della sua magia deriva dalle caratteristiche abitazioni scavate nella roccia viva e con facciate in muratura, dai ruderi dell'imponente castello <b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?castello-di-sperlinga" target="_blank" class="imCssLink">(visita il castello anche atraverso il bellissimo video cliccando qui)</a></b>, che, come per magia, prende forma dalla roccia, creando una perfetta fusione tra uomo e natura</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sperlinga_castle.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un romantico e magico alternarsi di pietra e architetture che si adagia all’ombra dell’antica rocca scavata nel tufo, dove il tempo sembra essersi fermato. Per la precisione al XII secolo a.C. quando i Siculi si sono fatti strada nella pietra ricavandone rifugi e abitazioni rupestri che, piano piano, si sono trasformate in quel maniero che ancora oggi affascina i visitatori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sperlinga_torre_castello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Storia:</b></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Tra i primi documenti storici in cui è citata Sperlinga, c’è un privilegio del Conte Ruggero del 1082. Risale al periodo subito successivo una forte colonizzazione da parte di popolazioni lombarde. Per questo, ancora oggi qui si parla un dialetto gallo-italico, il gallo-italico di Sicilia. Sperlinga è attestata come <em>castrum</em> (e quindi borgo dotato di strutture castellane) già in un documento del 1132. Nel 1282, durante i Vespri Siciliani, fu l’unica fortezza a non ribellarsi agli Angioini.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da qui il celebre motto: <em>Quod Siculis Placuit Sola Sperlinga Negavit</em> (la sola Sperlinga negò ciò che piacque ai Siciliani), inciso sull’arco a sesto acuto del vestibolo del castello nel tardo Cinquecento. La storia di Sperlinga si identifica con la storia delle famiglie che hanno posseduto il castello e i feudi annessi, i Ventimiglia, i Natoli, i Rosso e gli Oneto.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_sperlinga.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Il castello di Sperlinga</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltrepassando il ponte levatoio, ci si trova in un mondo davvero fantastico, di quelli da film: un susseguirsi di ambienti differenti creati nel tufo, dalla scuderia all’officina per la lavorazione dei metalli, al serbatoio per l’acqua e persino un carcere!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da citare la sala di forma circolare abbellita da dodici nicchie posizionate a distanza crescente una dall’altra: uno studio architettonico pazzesco, considerato il periodo della creazione. Non si sa precisamente per cosa sia stata costruita, se come luogo di culto o altro, ma è sicuramente un antro con un’atmosfera unica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Salendo la scalinata si raggiunge la torre, dalle cui merlature ci si perde in una vista mozzafiato sul territorio circostante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottesperlinga-sicilytourist.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se all’interno è un reperto archeologico importante, l’esterno è ancor di più un elemento storico raro: le 50 grotte artificiali ricavate in epoche remote che ospitano delle piccole abitazioni di una o due stanze, rimangono uno dei lavori umani rupestri più preziosi d’Italia. In alcune di queste il Comune vi ha ricavato un Museo Etnografico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Le chiese e gli eventi da non perdere</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le Chiese del borgo dove soffermarsi sono quella delle Mercede ai piedi del castello, la chiesa Madre e la seicentesca chiesa di Sant’Anna, annessa al convento di Agostiniani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra gli eventi da segnalare ci sono il Corteo Storico delle Dame dei Castelli di Sicilia il 16 agosto, che rievoca l’episodio storico del 1282, quando Sperlinga resistette al nemico per ben un intero anno, tutto in costumi d’epoca. Al termine il grande spettacolo pirotecnico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sperlinga_corteo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo stesso giorno avviene anche la Sagra del Tortone, manifestazione ai piedi del castello dove si può degustare il casereccio tortone, dolce fatto con la pasta del pane fritta in olio e cosparsa di zucchero misto a cannella, insieme al vino locale mentre si cammina tra le bancarelle ricche di prodotti artigianali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il 24 agosto è la festa del patrono San Giovanni Battista, mentre il 6 di dicembre è il giorno dedicato al Presepe vivente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per il palato lasciatevi avvolgere dal gusto degli ottimi formaggi locali come il caciocavallo, il piacentino e la ricotta fresca, che è ingrediente fondamentale per la cassata, il dolce tipico natalizio. Ma anche dalla frascàtela, la polenta di farina di grano duro o di cicerchia, con lardo e broccoletti che soddisferà ogni vostra voglie gastronomica.</span></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><i>Guarda lo splendido documentario realizzato da <span class="imTALeft cf1"> Rosario Patanè</span></i></span></div></div><a href="https://youtu.be/Jnc4DnmjdBY">https://youtu.be/Jnc4DnmjdBY</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Dec 2022 06:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare in Sicilia: Caltagirone la città delle ceramiche]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000019A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata su tre colli, quasi a formare un antico anfiteatro, Caltagirone si affaccia sulle pianure di Catania e Gela ed è una delle più belle e antiche città della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltagirone2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Distrutta in parte dal terremoto del 1693, la parte vecchia conserva ancora fascino e storia tanto da essere inclusa del 2002 nella lista dei beni Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla base di grande successo, ci sono il folklore della festa patronale di San Giacomo, il Barocco patrimonio dell'UNESCO, la famosa scalinata, i presepi ed ancora tante altre attrattive sia storiche che culturali, che fanno di Caltagirone una delle mete imperdibili dell'entroterra siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Conosciuta in tutto il mondo per le sue ceramiche, la città è un museo a cielo aperto ed è veramente difficile pensare di vedere tutte le bellezze che nasconde, vediamo quali sono, tra le tante, le cose da non perdere:</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Scalinata di Santa Maria del Monte</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltagirone-scalinata.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Costruita nel 1600, questa superba scalinata, simbolo della città, collega la parte antica alla nuova. Lunga circa 130 metri, inizialmente era costruita a sbalzi. Nel 1800 le rampe furono unificate e negli anni 50 fu ornata con le attuali maioliche, una diversa dall’altra. La scalinata comprende 142 gradini ed è divisa in dieci settori, ogni settore formato da 14 gradini di stile diverso le cui decorazioni rappresentano le varie anime della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ci sono lo stile arabo, normanno, barocco, settecentesco, ottocentesco e contemporaneo. A luglio, per la festa di San Giacomo, la scala viene illuminata da lumini posti a formare decorazioni particolari.<br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>Come arrivare: </i>la scala si trova in pieno centro storico, pertanto è facilmente raggiungibile a piedi, percorrendo Corso Amedeo di Savoia </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Cattedrale di San Giuliano</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltagirone-sangiuliano.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa di San Giuliano risale all'epoca normanna, ed è uno degli esemlplari meglio conservati, anche se ha subito numerosi rimaneggiamenti durante i secoli, a causa dei danni dovuti ai terremoti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'interno è costitutito da tre navate, separate da un colonnato, con archi abbelliti da splendidi affreschi. Il 12 settembre 1816 papa Pio VII, tramite la bolla pontificia Romanus Pontifex, diede vita alla diocesi di Caltagirone ed elevò la chiesa di San Giuliano a cattedrale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>Come arrivare:</i> si trova nel cuore del centro storico, ed è quindi consigliato raggiungerla a piedi</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Il Tondo Vecchio</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltagirone-tondovecchio.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Costruito nella seconda metà del Settecento quale elemento decorativo del nuovo tracciato viario, il Tondo Vecchio si trova nelle vicinanze della Chiesa di San Francesco di Paola, ed è un belvedere che s'affaccia su un magnifico panorama fatto di monti e vallate. Oggi è sede di concerti e spettacoli all'aperto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>Come arrivare:</i> vista la vicinanza della chiesa al Teatro, alla statua di Luigi Sturzo ed altre attrazioni, è consigliato andarci a piedi. Dal centro città dista 550 metri, per circa 6 minuti di percorrenza</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Museo della Ceramica</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltagirone-museo.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È forse il più importante museo della Sicilia dove vengono custoditi reperti delle pregiate ceramiche provenienti da tutta l’isola, con particolare riferimento alla ceramica di Caltagirone, dalla preistoria fino ad oggi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Museo è ospitato in uno splendido edificio degli anni ‘50 a cui si accede da un meraviglioso portico ottocentesco che contiene il famoso “Teatrino”, un suggestivo belvedere del ’700 del Bonaiuto a cui si accede da una scalinata. La facciata del palazzo è finemente decorata con lastre e mattonelle di ceramica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Villa Comunale</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltagirone-villacomunale.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alle spalle del Museo della Ceramica sorge la meravigliosa Villa Comunale, con uno spettacolare giardino dai viali in stile inglese con fontane, piazzole decorate da splendidi mosaici in maiolica, scalinate e statue.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella parte centrale della villa si trova il coloratissimo Palco della Musica in stile moresco e rivestito di maioliche, su progetto di Salvatore Montalto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla villa si accede mediante scalinata da via Roma (e si percorre il bellissimo viale- terrazzo decorato con vasi uno diverso dall’altro) o dall’ingresso principale in stile liberty.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Cimitero monumentale</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltagirone-cimiteromonumenale.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il cimitero di Caltagirone è stato realizzato nella seconda metà del 1800, e viene chiamato cimitero del Paradiso, dal nome della contrada in cui sorge. Visto il gran numero di sculture, pitture, freigi ed altre antichità in esso contenute, fu dichiarato monumento nazionale nel 1931.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lungo l'asse nord-sud vi sono gli elementi più importanti, tra cui il portico d'ingresso, il Famedio, l'Ossario e la la piazza ottagonale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>Come arrivare:</i> dal centro della città il cimitero dista 2,8 km, percorribili in 34 minuti di piacevole passeggiata, che toccherà alcune delle attrazioni più importanti come la Villa Comunale, e il museo della ceramica</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Chiesa Maria SS. del Monte</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltagirone-Chiesa-Maria-SS.-del-Monte.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sorge nella parte più antica della città, ed è stata più volte danneggiata e riedifica. Situata in cima all'omonima scalinata, presenta la volta della navata decorata con affreschi raffiguranti eroine bibliche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In essa è inoltre custodita la Sacra Immagine della Madonna di Conadomini, cara ai cittadini, che esprimono la loro devozione nel mese di maggio interamente dedicato al culto di Maria. Si tratta di una tavola giunta a Caltagirone nella prima metà del 1200, dipinta da ambedue i lati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare: si trova in pieno centro storico, al culmine dell'omonima scalinata. E' facilmente raggiungibile a piedi</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Piazza Umberto I e i suoi edifici</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/caltagirone-Piazza_Umberto.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla Piazza Umberto I s'affacciano bellissimi ed importanti edifici civili, che vale la pena anche solo vedere dall'esterno. Il primo tra questi è il Monte delle Prestanze, oggi sede del Banco di Sicilia, caratterizzato da esili colonne che decorano il piano inferiore; il Palazzo Crescimanno d'Albafiorita, sontuosa dimora settecentesca ricca di opere d'arte; il Palazzo Libertini di San Marco, antica sede vescovile, oggi adibito a direzione dei musei civici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>Come arrivare: </i>Piazza Umberto I fa parte del Centro Storico della città, ed è quindi consigliato raggiungerla a piedi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare a Caltagirone:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> in auto Autostrada A19 Catania-Palermo; uscita Enna direzione Piazza Armerina. L'aeroporto più vicino è quello di Comiso che dista 45 km , ma lo scalo maggiore è quello di Catania - Fontanarossa distante 65 km. Da qui si arriva a Caltagirone con i bus della linea Interbus in un'ora circa al costo di €6,40 circa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come muoversi: Caltagirone è una piccola cittadina, e tutti i principali monumenti sono situati ad una distanza breve tra loro. Si consiglia quindi di muoversi a piedi. E' comunque disponibile un servizio di bus urbani al costo di €1,50 a tratta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dove parcheggiare: nei pressi della Villa Comunale, è possibile usufruire di un grande parcheggio gratuito. Nei pressi del centro invece, in via Porta del Vento, il parcheggio Altea da anche la possibilità di sostare il camper</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Caltagirone</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/CGoz7WA5Ldk">https://youtu.be/CGoz7WA5Ldk</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 27 Dec 2022 06:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e leggende Sicilia: Il Tesoro di Grisì]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B0"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">La Sicilia, terra di dei ed eroi, è culla di tantissimi miti e leggende che, nel corso dei secoli, hanno influenzato e plasmato la cultura e le tradizioni dell’isola mediterranea in cui fatti ed eventi misteriosi sono stati trasfigurati in leggenda e tramandati fino ai giorni nostri. Una storia, quella della Sicilia, un po’ reale, un po’ magica, ma certamente suggestiva e affascinante.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La leggenda de '</span><span class="fs16lh1-5"><i><span class="cf1">U Bancu ri Disisa</span></i></span><span class="fs16lh1-5"> «Un grande Re turco incontrando dei siciliani domandò loro: - </span><i class="fs16lh1-5">Si sbancò 'u Bancu ri Disisa?- e alla risposta negativa esclamò: - Allora la Sicilia è ancora povira!</i><span class="fs16lh1-5">- (</span><small class="fs16lh1-5">Antico detto popolare</small><span class="fs16lh1-5">)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/tesoro-di-grisi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un'antica leggenda vuole che dentro una grotta presso il Feudo Disisa, nei pressi di Grisì, un ricco Saraceno abbia nascosto tesori immensi tali da far ricca l'intera Sicilia e che prendono il nome di '<i>u Bancu ri Disisa</i>. Gli antichi raccontano che ci sia una grande quantità di monete d'oro e d'argento, e che coloro che si avventurano dentro la grotta restino stupefatti nell’ammirare il luccichio d'oro e di brillanti disseminati per terra e di oggetti in oro ammucchiati qua e là. Nella grotta alcuni spiriti con sembianze umane giocano alle bocce, ai dadi o a carte, seduti su monete di purissimo oro e su gioielli e oggetti preziosi. Il tesoro non è custodito, ma chi cercasse di portarlo via, non riuscirà ad uscire fin quando non avrà lasciato ogni cosa dentro la grotta. Si dice che qualcuno abbia addirittura tentato di far uscire una moneta facendola ingoiare ad un cane dentro una mollica di pane, ma nemmeno quest'ultimo sia riuscito ad uscire dalla grotta, se non prima evacuando la moneta. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sicilia-tesoro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si tramanda che l'unico modo per annullare la maledizione, e quindi appropriarsi del tesoro, sia quello di trovare tre persone di nome <i>Santi Turrisi</i>, ciascuno proveniente dai tre capi dell'allora Regno, e far loro sacrificare una giumenta bianca, spogliarla del collare con le campanelle (‘u campanaro), toglierle le interiora e mangiarle fritte dentro la grotta. Infine, i tre dovranno essere uccisi e dunque solo tramite questo rituale cruento, il grande tesoro potrà essere conquistato. Una versione secondaria della leggenda suggerisce che il tesoro potrà essere conquistato qualora venga letto ad alta voce il libro posto all'interno, alla luce di una candela, senza farsi terrorizzare da rumori e voci sinistre degli spiriti della grotta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Non è da escludere che la probabile etimologia di Grisì cioè "Terra d'Oro" faccia anche riferimento proprio al tesoro della grotta narrato dalla leggenda.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tesoro-600x399.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">Tra i tanti popoli che passarono da Grisì vi sono anche i saraceni. Durante alcuni scavi in un luogo di sepoltura, sono stati trovati alcuni sarcofagi con all’interno alcune monete. Quelle monete sono poca roba in confronto all’abbondanza del tesoro di Grisì, noto anche come ‘u Bancu ru Disisa. Si narra un antico saraceno avrebbe nascosto dentro una grotta gettoni d’oro, gioielli e oggetti preziosi. Questa grotta, però, non compare in nessuna mappa.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Si dice che chi è riuscito a trovarla, non abbia potuto portare via nulla. Un sortilegio, infatti, protegge le ricchezze e chiunque prova a impadronirsene, non riesce a trovare l’uscita dalla caverna. All’interno, inoltre, vi sono diversi spiriti, che siedono in cima al tesoro. Esistono due soli modi per ovviare alla maledizione. Si devono trovare tre persone provenienti da tre estremi del regno dell’epoca, tutte e tre con lo stesso nome: Santi Turrisi. I tre devono sacrificare una giumenta bianca e mangiarne le interiora, fritte, dentro la grotta. Alla fine, però, devono essere uccisi.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">L’altra soluzione, meno macabra, impone di leggere a voce alta un libro che si trova dentro la grotta, rimanendo all’interno senza l’ausilio di una candela.</span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 06:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia: Valorizzare la regia trazzera da Trapani a Taormina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Da_Visitare"><![CDATA[Da Visitare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A2"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">La via, costruita parallela alla costa, ma più all’interno per evitare scorrerie dei pirati, </span><strong><span class="cf1">va da Trapani a Taormina ed attraversa posti e borghi medievali incantevoli</span></strong><span class="cf1">: Troina, Randazzo (borgo dalle 100 chiese), Nicosia, intervallati da boschi e conventi basiliani, fino a lambire l’Alcantara. In ogni paese il segno del passaggio dell’imperatore. Un viaggio da godere lentamente, come vera scoperta», aggiunge Rizzo.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/m-c.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Un cammino unico e continuo, di circa 370 chilometri, in 20 tappe, che unisce le cime innevate delle Madonie ai paesaggi montani dei Nebrodi fino alle vette dei Peloritani. Carlo V aveva poco più di 35 anni quando da Trapani fece tappa a Monreale e da qui a Palermo - affermano gli storici - dopo aver trascorso alcune settimane a Palermo, il 14 ottobre partì alla volta di Messina, utilizzando la via interna, la Regia Trazzera Grande che univa Termini a Taormina e che per quel periodo risultava la più sicura da scorrerie e briganti. Durante tale tragitto ebbe occasione di conoscere l’entroterra siciliano.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 17 Dec 2022 05:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La SICILIA tra le mete di maggiore attrattiva anche in autunno e inverno]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Itinerari_in_Sicilia"><![CDATA[Itinerari in Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F8"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Gli italiani preferiscono le vacanze in autunno. Il 58% ha infatti in programma almeno un soggiorno. È quanto emerge dal rapporto dell’Enit - Agenzia Nazionale del Turismo. </span><span class="fs16lh1-5"><b>Tra le mete di maggiore attrattiva anche la Sicilia.</b></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/palermo-610048_1280.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’Enit ha intervistato oltre 4mila persone nell’ultima settimana di agosto (dal 24 al 30) per fare il punto sull'estate.<strong> Il 41% degli italiani non ha potuto fare vacanza</strong>, mentre il 59% della popolazione ha effettuato almeno un periodo fuori casa: il 42% ha trascorso un periodo di vacanza, il 17% due o più periodi. In media le ferie sono durate 7 notti (il 34% soggiorni tra le 3 e le 6 notti, il 24% 1 o 2 notti, il 22% tra le 7 e le 10 notti ed il 20% oltre 10). Il 97% è rimasto in Italia, preferendo destinazioni quali l’Emilia Romagna, la Puglia e la Sicilia. Buone performance anche per la montagna con il Trentino Alto Adige (8%), ma anche la Toscana (8%), il Piemonte (7%) e la Lombardia (7%). All’estero (3%), gli italiani sono rimasti in Europa mediterranea (35%), in Nord Europa (24%) o nell’Est europeo (14%).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong>In media una famiglia ha speso 850 euro per una vacanza</strong>, tre su dieci arrivano a spendere mille euro. La maggior parte degli italiani è andato infatti in vacanza in coppia (46%) o in famiglia con i figli (40%), mentre solo il 17% si è spostato con amici. Il 7% ha scelto la vacanza da solo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefaluromantixa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">"I dati resi noti dall’Enit sono confortanti, sia per quanto riguarda il numero delle presenze dei vacanzieri nei mesi di </span><span class="fs16lh1-5">luglio e agosto, sia per la scelta fatta dalla maggioranza degli italiani di rimanere nel nostro Paese per trascorrere il periodo di ferie", commenta Lorenza Bonaccorsi, sottosegretaria del Mibact al Turismo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">"Fin dall’inizio - aggiunge - avevamo invitato gli italiani a fare le vacanze nel nostro Paese, riscoprendo le meraviglie diffuse lungo tutta la Penisola: dal mare alle montagne, dai borghi alla natura incontaminata. Sono confortanti anche i dati che prevedono il prolungamento della stagione anche a settembre e nei mesi autunnali. Periodo, quest’ultimo, in cui gli italiani potranno continuare a utilizzare il bonus vacanze, valido fino al 31 dicembre".</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">"L'hotel 3 stelle e più (25%) resta la modalità del soggiorno preferita dagli italiani, sebbene il 16% sia stato ospite da</span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">amici e parenti, il 13% sia stato in appartamento in affitto, il 12% in un B&amp;B. Seguono la casa di proprietà (7%) ed il villaggio turistico (7%)", spiega il presidente Enit Giorgio Palmucci. "Le strutture ricettive hanno dimostrato un rapido adeguamento alle nuove disposizioni e la versatilità e la scrupolosità con cui si è proceduto hanno contribuito a garantire, insieme al senso di responsabilità di ciascun viaggiatore, la sicurezza del viaggio e della conoscenza dei luoghi senza inficiare la vacanza".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciccacopertinablog.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Stando all’indagine Enit, </span><b><span class="fs16lh1-5">a contribuire alle spese il Bonus Vacanze </span></b><i class="fs14lh1-5"><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?come-ottenre-il-bonus-vacanze-2020" target="_blank" class="imCssLink">(se non lo sai ancora clicca qui per vedere come ottenerlo)</a></i><b><span class="fs16lh1-5"> </span></b><span class="fs16lh1-5">, richiesto dal 23%, che servirà a sostenere anche le vacanze autunnali e di Natale poiché il 14% l’ha richiesto ma non lo ha ancora speso, mentre in estate l’ha utilizzato il 9%. La vacanza post lockdown ha visto prevalere la voglia di mare (60%) che ha doppiato la vacanza in montagna (30%) e quella naturalistica (25%). Ma i vacanzieri cercano anche l’esperienza culturale (24%) e il relax (23%). Il giudizio degli italiani sulla vacanza è stato molto positivo: voto medio 8 su 10 per una vacanza che ha avuto il gusto del relax e del benessere (75%). Apprezzati la bellezza del luogo di vacanza (32%), il mare (31%), il fatto di aver goduto di una esperienza positiva (23%) ma anche del cibo e della buona cucina italiana (23%). L’85% dei vacanzieri tornerebbe il prossimo anno o fra due nello stesso posto.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Comune-della-Sicilia-San-Biagio-Platani-Facciata-Archi-di-pasqua-Signurara.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Saranno ancora vacanze al mare (57%) o in montagna (48%), ma si prevede anche un ritorno alle città d’arte (42%). Tra gli altri tipi di soggiorno, quelli enogastronomici (29%), al lago (29%) e alle terme (28%). Il 33% poi già pensa alle vacanze di Natale, per il 92% in Italia, in particolare in Lombardia, Sicilia, Piemonte e Campania.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 08:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani da visitare:  Monreale - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000198"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Monreale deriva dal latino Mons regalis che vuol dire la <i>montagna degna del re</i>. In origine esso era un casale arabo, ma acquistò rilevanza storica solo nel 1174 quando Guglielmo II vi fece erigere la famosa Cattedrale e il limitrofo monastero benedettino. Ben presto il monastero divenne uno dei più estesi e ricchi arcivescovati di tutta la Sicilia, e al suo interno si insediarono nel tempo diverse strutture religiose.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Monreale sono ancora visibili i pittoreschi cortili e le caratteristiche stradine, fiancheggiate da grandi e semplici case, che ci conducono alla grande piazza sita al centro del paese, sulla quale sorge la Cattedrale (<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-duomo-di-monreale" target="_blank" class="imCssLink">Visita il Duomo anche con un bellissimo e unico video cliccando qui</a>).</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Monreale oggi non è meta turistica apprezzata unicamente per la Cattedrale ed il suo patrimonio culturale. Artigianato, grandi tradizioni enogastronomiche, prodotti agroalimentari di eccellenza, parchi divertimento tematici ed un immenso patrimonio ambientale rendono infatti questa cittadina meta ambita dai turisti di tutto il mondo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/monrealiborgo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Benvenuto in una delle cittadine più belle del mondo. In uno splendido territorio su una zona collinare a Sud-Est di Palermo (distante solamente 8 chilometri) sorge Monreale. Difesa alle spalle dalla mole del Monte Caputo (766 m.), la città domina la valle dell’Oreto e l’immensa Conca d’Oro, dove i re normanni in antichità costruirono le loro ricche dimore e le torri difensive.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Monreale ha una particolarità storica di grande importanza: quella di essere una città, ormai di ben </span><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5">38.898</span><span class="fs14lh1-5"> abitanti, sorta attorno all’immensa e meravigliosa Cattedrale, oggi riconosciuto come patrimonio dell’umanità dall’Unesco Scoprire Monreale è attrazione, seduzione e ricerca complessa in cui ogni elemento vitale è un misto di storia, di arte, di religione e dove è facile sentire il sapore dell’antico fra le viuzze, i vicoletti e le piazzette. La peculiarità di Monreale sta nel distacco mai avvenuto tra ieri e oggi, l’adesività di ogni cosa al passato, l’unicità del suo volto.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/monrealiborgo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Si presume che la storia di Monreale non nasca con il Duomo. Infatti tuttora esiste il toponimo locu vecchio riferito a una località sulle balze di Monte Caputo, in cui si pensa vi fosse un insediamento umano più antico. La leggenda invece narra che Guglielmo I, durante una battuta di caccia nei dintorni di Palermo, si riposò all'ombra di un carrubo. Addormentatosi, gli apparve in sogno la Madonna, che gli indicò il luogo dove si nascondeva un tesoro, che lui avrebbe dovuto utilizzare per costruire una chiesa. Più prosaicamente lo storico ritiene che il sito su cui erigere il meraviglioso duomo, non a caso intitolato a Santa Maria Nuova, fu scelto perché attiguo al più antico nucleo abitato del posto, ubicato nei pressi di una sorgente, l'attuale quartiere Pozzillo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con la realizzazione del duomo, Guglielmo I mette in atto un grande progetto politico e strategico, gettando il seme della tolleranza e dell'ecumenismo. Alla costruzione del tempio Guglielmo chiama a lavorare muratori arabi, artisti e mosaicisti bizantini e borgognoni per il chiostro e per tutto il complesso monumentale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Cento monaci furono inviati dal convento benedettino di Cava dei Tirreni nel nuovo monastero. L'abate Teobaldo, il primo dell'abbazia, divenne così arcivescovo di una nuova arcidiocesi che tanta importanza avrà nelle vicende politiche dell'epoca, arrivando ad essere governata da esponenti delle famiglie di primo piano, come i Medici e i Farnese, i Borgia e i Colonna, gli Orsini e i nobili di Spagna e Francia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/monrealiborgo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L'arcidiocesi andò via via estendendosi: l'abate Teobaldo divenne signore di tre castelli (Giato, Corleone e Calatosi) e ricevette in concessione vigne, giardini, mulini, tonnare. Le basi erano gettate. Accanto all'importante abbazia sorse una civitas, destinata a diventare crogiolo della civiltà latino-cristiana in una terra fino ad allora abitata dai Saraceni. L'età barocca vide il moltiplicarsi delle chiese contemporaneamente al fiorire delle attività. </span><span class="fs14lh1-5">chiese contemporaneamente al fiorire delle attività.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs12lh1-5">Come arrivare a Monreale</b></div><div><span class="fs12lh1-5">In Auto : dall’Aeroporto Internazionale &nbsp;di Punta Rais “Falcone-Borsellino”: Autostrada A/29 dir/E933 ( direzione Catania -Messina – &nbsp;Viale Regione Siciliana (Circonvallazione di Palermo). Ci si immette in &nbsp;Corso Calatafimi -Alla fine di &nbsp;Corso Calatafimi ( Rocca Monreale) , imboccare bivio di destra da percorrere per circa 2 Km di strada panoramica che porterà così in Piazza Vittorio Emanuele (Monreale Centro).</span></div><div><span class="fs12lh1-5">BUS dalla Stazione Centrale Ferroviaria di Palermo: linea Amat &nbsp;n° 109 fino a Piazza Indipendenza,cambio con la linea 389, ultima &nbsp;fermata “Albergo dei Poveri ” ( altezza Via Benedetto D’Acquisto – Monreale).</span></div><div><span class="fs12lh1-5">BUS dal Politeama: Linea Amat 108 sino a Piazza Indipendenza, cambio con linea 389, ultima fermata “Albergo dei Poveri” (altezza Via Benedetto D’Acquisto). </span></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div><br></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/MXyAQ-aevL0">https://youtu.be/MXyAQ-aevL0</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 13 Dec 2022 10:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da visitare in Sicilia: Area Archeologica Thapsos ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000199"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Nord di Siracusa, tra Priolo ed Augusta ,si protende sul mare,con un’estensione di 1,5 kmq, la penisola di Magnisi, l’antica Thapsos. Ricordata dallo storico ateniese Tucidide (V secolo a.C.),come luogo in cui gli Ateniesi si accamparono in vista dell’assedio di Siracusa e come punto di sosta, ai tempi della colonizzazione (VIII sec.a.C.), dei fondatori della futura Megara Hyblaea, deve la sua importanza alle ricerche archeologiche che, dalla fine dell’800, portarono alla scoperta di un’importante insediamento &nbsp;preistorico.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Thapsos è uno dei più importanti siti archeologici siciliani della media età del bronzo. La necropoli ed i resti dell'abitato protostorico sono localizzati sulla penisola di Magnisi, tra Siracusa e Priolo Gargallo. Il sito, allo stato attuale, purtroppo, non è visitabile in maniera continuativa ma grazie ad una collaborazione tra la soprintendenza ai beni culturali di Siracusa e l'associazione culturale Koinè di Priolo Gargallo, vengono mensilmente garantiti dei giorni di apertura con delle visite guidate. La necropoli non è recintata ed è sempre visitabile. In queste occasioni è invece possibile visitare anche i resti dell'abitato ed il piccolo antiquarium didattico. La vicinanza all'oasi naturalistica delle saline di Priolo permette di terminare poi la giornata con un'interessante visita a questo sito di passaggio delle specie di uccelli migratori.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/thapsosmappa1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Thapsos è il centro eponimo per la cosiddetta Cultura di Thapsos che in Sicilia orientale identifica la media età del bronzo (XV-XIII sec. a. C.). E’ la piccola penisola di Magnisi che, grazie alla sua posizione strategica e alla possibilità di sfruttare i due approdi a nord e a sud dell’istmo, ha accolto questo importante insediamento umano e centro di fiorenti commerci. I materiali provenienti dagli scavi archeologici comprendono, oltre alla tipica ceramica grigia decorata a motivi incisi prodotta localmente, ceramiche importate da Cipro, Malta e Micene, che testimoniano l’ampiezza dei contatti che il centro commerciale di Thapsos intratteneva con i maggiori empori soprattutto del Mediterraneo orientale. Tucidide, oltre a tramandarci il nome Thapsos con cui i Greci conoscevano la penisola, riporta che qui soggiornarono i Megaresi prima di fondare Megara Hyblea (728/7 a. C.). Più tardi anche gli Ateniesi, in guerra contro Siracusa (415-413 a. C.), avrebbero utilizzato l’approdo di Thapsos e fortificato l’istmo. </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/2Thapsos.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella prima fase di vita dell'insediamento (fine XV-XIV sec. a.C.) le strutture abitative sono costituite da capanne, in genere di forma circolare-del diametro medio di m 5-, delimitate da muretti - larghi m 0,50-60- costruiti con due paramenti di piccoli blocchi di calcare appena sbozzati e un riempimento interno di pietre e terriccio . Il tetto, conico, di paglia e argilla, era sostenuto da travi e da un circolo di pali. Nella sua seconda fase di vita (XIII-XII sec. a.C) l'abitato è contraddistinto da autentici organismi architettonici: si tratta di complessi edilizi formati da ambienti rettangolari disposti intorno ad un cortile centrale pavimentato con ciottoli e talvolta fornito di pozzo (chiare le ascendenze egeo-micenee). I nuclei abitativi sono serviti da strade che fanno intravedere un sorprendente criterio distributivo di tipo protourbano. Nell'ultima fase (XI-IX sec. a.C.) l'insediamento è costituito da capanne irregolarmente quadrangolari, distribuite senza alcun apparente criterio organizzativo. Le necropoli sono dislocate in tre aree: a nord-est- fra la zona del faro e la costa-, a est della torre Magnisi e nella zona sud della penisola. Le tombe sono scavate nella roccia e possono avere due tipologie di ingressi: a pozzetto verticale, sul pianoro, e a dromos, lungo la falesia sul mare. Le celle all'interno sono a pianta sub circolare, con soffitto piano o ogivale a tholos (di tradizione micenea).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/1Thapsos1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’abitato, indagato a partire degli anni ’60 del secolo scorso, si estendeva immediatamente al di là dell’istmo. Gli scavi hanno portato alla luce una vasto insediamento &nbsp;che rimase &nbsp;ininterrottamente in vita dal XV al IX secolo a.C.; esso era composto dapprima da capanne circolari con elevato in legno, distribuite senza un apparente criterio organizzativo; successivamente, le capanne furono sostituite &nbsp;da edifici a pianta rettangolare, forniti di cortile interno e collegati tra loro da una strada; e, infine, da grandi edifici a pianta absidata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le necropoli sono dislocate sia lungo il litorale settentrionale che in gruppi nella parte interna centro settentrionale della penisola. Le tombe sono del tipo a forno, scavate nel piano roccioso, con accesso frontale tramite un breve dromos (corridoio) o verticale a pozzetto. Talora le camere a pianta circolare presentavano le pareti scandite da nicchie. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/3Thapsos.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Contenevano numerose sepolture, essendo tombe familiari, accompagnate da ricchi corredi, ora esposti al Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. E’ stato rinvenuto anche un tratto di necropoli ad enchytrismos (inumazioni entro grandi contenitori in terracotta). I corredi abbondavano di &nbsp;vasi sia di produzione locale, che di importazione dalla Grecia micenea, &nbsp;da Cipro e Malta, che attestano un flusso importante di commercio e di contatti transmarini. Frequenti anche &nbsp;gli oggetti di prestigio che riflettono, per la loro preziosità, la ricchezza degli antichi abitanti di Thapsos: armi e oggetti in bronzo, ambra di produzione baltica, collane in pasta vitrea e pendagli in oro. Grazie a queste importazioni è stato possibile datare l’insediamento al Bronzo medio (XV-XIII sec. a.C.).</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/torreThapsos.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla sommità del pianoro, una tozza torre circolare fu eretta dagli Inglesi intorno al 1806 per proteggere da sud l'accesso alla baia di Augusta da eventuali attacchi della squadra napoleonica. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dell'area Archeologica</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/pCebBadivgM">https://youtu.be/pCebBadivgM</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 11 Dec 2022 07:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La cripta del Duomo di Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000097"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sconosciuta ai più, e fino a poco tempo fa persino ai messinesi, è considerata uno dei capolavori dell’architettura normanna ed è stato addirittura preso sotto l’ala del FAI che lo ha inserito fra i “Luoghi del Cuore”<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/_cripta-della-cattedralemessina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Era il 28 marzo del 2009 quando decine di migliaia di persone vennero a conoscenza della cripta: 25.000 cittadini restarono estasiati per il gioiello riscoperto. </span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Cripta venne costruita dal Re normanno Ruggero II nel 1081 per poi essere successivamente inaugurata dal Re svevo Enrico IV. &nbsp;La struttura è composta da volte a crociera sostenute da colonne di epoca Greca e Romana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/criptamessina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Era un punto di raduno per i marinai che sbarcavano a Messina, per le riunioni dei vescovi fino a divenire meta di pellegrinaggio. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La cripta del duomo di Messina è una delle cosiddette cripte ipogee o sotterranee, nate a partire dal IV secolo ed edificate sopra le tombe dei martiri per consentire la devozione da parte dei fedeli. Non soltanto però, luogo di sepoltura di arcivescovi, ma chiesa a tutti gli effetti dove si celebravano messe. Il 25 gennaio 1638 alcuni componenti della Confraternita sotto il titolo di “Schiavi della Madonna della Lettera” fecero istanza al Vicario generale Mons. Giuseppe Stagno e al Capitolo Protometropolitano per poter utilizzare la cripta, e, il 2 giugno dello stesso anno, la congregazione si istallò nel nuovo Oratorio sotterraneo denominato “S. Maria”. Il giorno successivo, festa della Sacra Lettera della Vergine, l’Oratorio venne solennemente inaugurato. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cripta_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nello stesso mese di giugno del 1638 si diede inizio alla realizzazione di un ciclo di affreschi opera del messinese Don Antonio Tricomi, confrate fondatore della Confraternita. Gli affreschi da lui iniziati e non finiti, venivano ripresi nell’ottobre del 1656 da Antonio Tuccari, allievo del Barbalonga anche lui confrate della Confraternita. Questi, però, moriva nel 1660 e finalmente, a partire dal 1684, il ciclo di affreschi poteva essere portato a compimento dall’opera congiunta di altri due confrati, Mercurio Romeo e Antonino Bova. Fu eseguita una decorazione a stucco, secondo il gusto del tempo, a spese dell’Arcivescovo Don Giuseppe Cicala e Statella, appartenente all’Ordine dei Teatini. Dal 2009 anche questi stucchi sono oggetto d’ammirazione da parte dei visitatori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A testimonianza degli interventi di restauro eseguiti ad opera della congregazione e del suo capo, Giuseppe Stagno, vi sono due targhe.</span></div><div><br></div><div class="imTAJustify">N<span class="fs16lh1-5">onostante il duomo sovrastante avesse subito gravi danni, la cripta restò miracolosamente indenne dopo i terremoti catastrofici del 1783 e del 1908 in seguito al quale l’incaricato dai beni culturali di Palermo per la ricostruzione del duomo, Francesco Valenti, fece costruire due muri portanti per sostenere il carico del Duomo, provocando il successivo innalzamento della quota di calpestio della cripta. I problemi veri, arriveranno con gli allagamenti degli anni 70 che come descritto dal FAI, furono a causa di infiltrazioni marine dato che la cripta si trova al di sotto del livello del mare e del vecchio percorso del torrente Portalegni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Al suo interno si rinvenne il cosiddetto “scolatore dei cadaveri” annesso alla cripta, un locale, cioè, dove venivano posti ad essiccare i defunti attraverso un procedimento di mummificazione naturale. In tre sedili per complessivi otto posti, venivano sistemati i morti completamente denudati “[…] come esseri viventi che avessero dovuto soddisfare un bisogno corporale. Or man mano che all’interno del cadavere avveniva la decomposizione dei visceri e dei muscoli, queste materie putride, dal buco anale scolavano fuori, e per mezzo di un canale che tuttavia si conserva, e che correva per lungo sotto i sedili, andavano a finire nella fogna” (A. Cutrera, “Il Duomo di Messina”, 1924-25).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Quando dei cadaveri non rimaneva altro che lo scheletro ricoperto dalla pelle incartapecorita, perché il morto si era totalmente decomposto essi venivano puliti, vestiti dei loro abiti e deposti per sempre nei sarcofagi della cripta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Al momento si aspetta la gara d'appalto per il restauro, e dopo questi lavori sarà finalmente fruibile ai messinesi e ai turisti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/zC0bbpT7niQ">https://youtu.be/zC0bbpT7niQ</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 04 Dec 2022 06:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Basilica Santuario della Madonna Nera di Tindari tra storia e leggenda]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000197"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Santuario di Maria Santissima di Tindari o Santuario della Madonna Nera o primitiva Cattedrale di Tindari si trova nella frazione di Patti, in provincia di Messina. Sorge sulla sommità del colle omonimo e domina i </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?riserva-naturale-orientata-laghetti-di-marinello--messina-" target="_blank" class="imCssLink">laghetti di Marinello</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> inseriti nell’omonima riserva naturale orientata. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/madonnanigratindarisantuario2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si può ammirare uno dei panorami più belli che di possono amirare, località adagiata su un promontorio dei monti Nebrodi. Da qui lo sguardo si affaccia sulla vastità del golfo di Patti e si viene immediatamente proiettati verso scenari fantastici: il mare con i suoi splendidi colori e sfumature; le isole Eolie all’orizzonte, simili a piccoli satelliti nello spazio, così lontane e allo stesso tempo così vicine; la lingua di sabbia sottostante, simile alla sagoma di una madre che abbraccia il suo bambino, ed i laghetti di acqua salmastra della vicina riserva naturale. </span><span class="fs14lh1-5">L’attuale Basilica Santuario è di recente costruzione (1957-1979), ma la storia che circonda il culto è di origini molto più antiche, gli avvenimenti vengono datati tra la fine dell’ottavo secolo e l’inizio del nono…</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/madonnanigratindarisantuario1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><b>La Storia e la Leggenda</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Circa l’origine del culto alla Madonna del Tindari, rimontando esso a tempi molto remoti, non si trovano notizie storiche ben definite e criticamente accertate. Esiste però una pia tradizione che non contenendo, almeno sotto l’aspetto dell’ortodossia, alcunché d’inverosimile e di contraddittorio, possiamo accettare senz’altro, tanto più che si presenta su sfondo storico. L’origine della devozione alla Madonna Bruna sembra infatti risalire al periodo della persecuzione iconoclasta.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Secondo la tradizione, una nave di ritorno dall’Oriente, tra le altre cose, portava nascosta nella stiva un’Immagine della Madonna perché fosse sottratta alla persecuzione iconoclasta. Mentre la nave solcava le acque del Tirreno, improvvisamente si levò una tempesta e perciò essa fu costretta ad interrompere il viaggio ed a rifugiarsi nella baia del Tindari, oggi Marinello.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Quando si calmò la tempesta, i marinai decisero di riprendere il viaggio: levarono l’ancora, inalberarono le vele, cominciarono a remare, ma non riuscirono a spostare la nave. Tentarono, ritentarono, ma essa restava ferma lì, come se fosse incagliata nel porto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Essi allora pensarono di alleggerire il carico, ma , solo quando, tra le altre cose, scaricarono la cassa contenente il venerato Simulacro della Vergine, la nave poté muoversi e riprendere la rotta sulle onde placide del mare rabbonito. </span><span class="fs14lh1-5">Sono sconosciuti i luoghi di provenienza e di destinazione dell’Immagine sacra.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Partita la nave che aveva lasciato il carico, i marinai della baia di Tindari si diedero subito da fare per tirare in secco la cassa galleggiante sulla distesa del mare. Fu aperta la cassa e, con grande stupore e soddisfazione di tutti, in essa fu trovata la preziosa Immagine della Vergine.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/madonnanigratindari.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sorse il problema ove collocare quell’Immagine. Si decise di trasportare il Simulacro della Vergine nel luogo più alto, il più bello, al Tindari, dove già da tempo esisteva una fiorente comunità cristiana.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La tradizione che fa arrivare la statua della Madonna a Tindari all’epoca degli iconoclasti, probabilmente verso la fine del secolo VIII o nei primi decenni del secolo IX, trova motivo di credibilità nel fatto che Tindari fu sotto la dominazione dei Bizantini per circa tre secoli (535-836); che la Sicilia si oppose con energia all’eresia degli iconoclasti; che a Tindari, essendo stata sede di diocesi per circa cinque secoli, fosse fiorente la professione della fede cristiana, e quindi facile l’accoglienza della sacra immagine.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Detta ipotesi, oltre che nel contesto storico, trova ancora una qualche consistenza in un’ininterrotta tradizione pressoché unanime. Il colle del Tindari, così suggestivo, santificato dalla presenza della Madonna, divenne così il sacro, mistico colle di Maria.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">S’ignora l’autore dell’Immagine, né è possibile definire l’epoca in cui fu scolpita. Considerando lo stile e tenendo conto che la Madonna tiene tra le braccia il divin Bambino, si potrebbe concludere che essa rimonti ad un’epoca posteriore al Concilio di Efeso in cui fu definita la divina maternità di Maria; quindi probabilmente la statua è stata scolpita in Oriente tra il quinto e il sesto secolo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/madonnanigratindari2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Madonna è rappresentata seduta, mentre regge in grembo il Figlio divino, che tiene la destra sollevata, benedicente. Ella inoltre porta in capo una corona di tipo orientale, una specie di turbante, ricavato nello stesso legno, decorato con leggeri arabeschi dorati. Migliaia e migliaia di fedeli sono passati dinanzi alla Vergine pietosa, che per tutti ha avuto un sorriso ed una grazia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i><b class="fs14lh1-5">Le leggende della Madonna Nera del Tindari</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le principali leggende legate al culto della Madonna Nera del Tindari sono due. La prima, la più antica, è quella che si potrebbe definire la fondatrice del culto stesso.</span></div><div class="imTAJustify"><i><b class="fs14lh1-5">La Nave dall’Oriente</b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si narra che durante il periodo della persecuzione iconoclastica, una nave proveniente dall’Oriente sia stata costretta da una tempesta a rifugiarsi nella baia di Tindari. Nella stiva dell’imbarcazione era custodita una cassa di legno che nascondeva una statua della Madonna Bizantina sfuggita alle distruzioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando il mare tornò ad essere calmo, i marinai tentarono la ripartenza senza però riuscirci a causa dell’eccessivo carico della nave. Decisero allora di alleggerire il peso abbandonando in acqua la cassa con la statua. E così se ne andarono.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Furono allora gli abitanti di Tindari a recuperare quella cassa e, dopo averla aperta, a scoprirne il contenuto: una meravigliosa statua in legno di cedro della Vergine Bizantina con in braccio il Bambin Gesù e, ai piedi, la scritta: “Nigra Sum sed Formosa”. L’icona fu allora portata sul colle più alto della zona, laddove esisteva già una comunità cristiana. Fu questo l’inizio il culto della Madonna Nera del Tindari.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs14lh1-5">La bambina caduta</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La seconda leggenda legata al culto della Madonna Nera del Tindari viene comunemente chiamata “leggenda siciliana”. Si narra che una donna, giunta al Santuario per venerare la Vergine che le aveva fatto la grazia di guarire la figlia gravemente ammalata, sia rimasta delusa dal suo colorito scuro ed abbia esclamato: “Sono venuta da lontano per vedere una più brutta di me”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Poco dopo la bambina cadde all’improvviso dalla finestra dell’antico Santuario finendo in mare dopo un volo di 268 metri. La madre tornò allora a pregare la Vergine Nera: “Se siete voi la miracolosa Vergine che per la prima volta avete salvato mia figlia, salvatela una seconda volta”.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il miracolo avvenne: la piccola si salvò e venne ritrovata da un marinaio su una lingua di terra formatasi laddove sorgono oggi i laghetti di Marinello. “Veramente voi siete la grande Vergine miracolosa” fu l’ultima esclamazione della madre.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare al Santuario di Tindari<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Santuario di Tindari si trova nel Comune di Patti, in provincia di Messina, ed è facilmente raggiungibile in macchina (sconsigliati i mezzi pubblici). L’autostrada di riferimento, sia che si parta da Messina, da Catania o da Palermo, è la A/20 con uscita a Falcone. Dallo svincolo basta poi seguire le indicazioni per Tindari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La zona circostante il Santuario della Madonna Nera di Tindari è chiusa al traffico e non è possibile arrivarvi in auto (salvo casi eccezionali). Per raggiungere la Basilica dovrete quindi lasciare il vostro mezzo nell’ampio parcheggio che troverete all’inizio del paese ed usufruire delle navette che partono ogni 10 minuti (costo 1 euro).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Bellissimo Video</span></div></div><a href="https://youtu.be/7K2WW05eCcg">https://youtu.be/7K2WW05eCcg</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 07:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli di Sicilia: Castello Arabo Normanno di Castellammare del Golfo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000196"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ai turisti che fanno di Castellammare del golfo solo una meta di passaggio, il castello arabo normanno può dare l’impressione di essere il simbolo di una città sita ai confini del trapanese. Chi la pensa così non fa un torto a nessuno, intendiamoci, semplicemente lo sguardo di questi viaggiatori potrebbe rivelarsi più superficiale del previsto. </span><span class="fs14lh1-5">Il castello è sì simbolo, ma non della sola Castellammare del golfo, bensì dell’intera isola: esso è infatti testimone e testimonianza di tutte le popolazioni che negli ultimi dieci secoli hanno attraversato la Sicilia, nonché specchio del continuo cambiamento storico-culturale dell’isola più grande del Mar Mediterraneo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-castellammare1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La maestosa fortezza del Castello Arabo Normanno è stata edificata intorno all'XI secolo per scopi difensivi, in modo da vedere in lontananza i pirati, che anticamente erano soliti attaccare le navi e i porti per fare razzìe. Il Castello Arabo Normanno era inattaccabile, perché era circondato dal mare e vi si poteva accedere tramite un ponte levatoio di legno. Unita alla fortezza, fu costruita una moschea araba, che fu trasformata dai Normanni in una chiesa, dedicata a S. Giovanni Battista.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo la dominazione degli Arabi, dei Normanni e degli Svevi, il Castello Arabo Normanno nel 1314 fu espugnato dagli Angioini, che conquistarono Castellammare del Golfo; però il loro governo durò solamente due anni, perché nel 1316 la fortezza venne assediata dagli Aragonesi, i quali devastarono buona parte del fortilizio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-castellammare2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Successivamente nel corso dei secoli, il Castello Arabo Normanno riprese il suo antico splendore grazie al fatto che la cittadina del golfo riprese il suo ruolo strategico di centro nevralgico dei traffici commerciali. La storia del Castello Arabo Normanno, però, tornò ad essere piena di tristi vicende con l'Inquisizione, perché fu sfruttato dalle autorità dell'epoca come prigione, dove uomini e anche donne venivano torturati con estrema crudeltà, affinché abiurassero.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-castellammare3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel XVII secolo il Castello Arabo Normanno fu ulteriormente fortificato e fu teatro ancora di numerose battaglie sotto la dominazione borbonica.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giungendo ai giorni nostri, il Castello Arabo Normanno è stato ulteriormente ristrutturato e modificato nel suo complesso; infatti fu tolto il ponte levatoio, al suo posto venne costruito un ponte in muratura, circondato dal mare. Questo ponte è servito come base per la costruzione delle case dei pescatori, poiché in passato Castellammare del Golfo era un borgo marinaro, la cui economia si reggeva completamente sulla pesca.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’edificazione del Castello viene attribuita agli Arabi intorno al X secolo eretto sui resti di antiche fortificazioni. Venne costruito su un contrafforte collegato alla terraferma da un ponte levatoio. Fu in un secondo momento ampliato dai Normanni per diventare successivamente una fortezza sveva. Furono appunto gli Svevi a cingerlo con le mura e ad innalzare le torri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo una serie di battaglie tra Aragonesi e Angioini, nel 1314 sono questi ultimi ad avere la meglio. Due anni dopo gli Aragonesi ripresero il sopravvento e si impossessarono del castello di cui distrussero parte delle fortificazioni e una torre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castello Arabo Normanno</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Negli anni a venire il castello venne ricostruito tanto che fonti storiche lo descrivono con due torri merlate, una denominata “di San Giorgio” e la seconda “della campana”. Nel 1537 venne costruita una terza torre detta “il Baluardo”. Nel 1587 fu completata la seconda cinta muraria con 3 porte d’accesso e il ponte levatoio venne sostituito con quello in muratura che possiamo vedere tutt’oggi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-castellammaremuseo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il castello adesso ospita nelle sue sale il Polo Museale “La memoria del Mediterraneo”, nato con lo scopo di valorizzare il patrimonio della cittadina e di tutto il territorio circostante.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 27 Nov 2022 11:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Parchi di Sicilia: Il Parco delle Madonie]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A3"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il parco ospita oltre la metà delle specie vegetali siciliane, e in particolare gran parte di quelle presenti solo in Sicilia (come l'<i>Abies nebrodensis</i> in via di estinzione, nel Vallone Madonna degli Angeli).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/abete_delle_madonie_abies_nebrodensis1_123631.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Per la fauna sono presenti oltre la metà delle specie di uccelli, tutte le specie di mammiferi e più della metà delle specie di invertebrati siciliane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Notevoli sono anche le peculiarità geologiche. La geologia delle Madonie è al centro di studi e ricerche avviatisi fin dagli anni sessanta. Proprio per l'interesse geologico del complesso montuoso madonita dal 2003 il Parco delle Madonie è entrato a far parte del network European Geopark a cui aderiscono più di venti parchi geologici e non, europei.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il sito è stato inserito nella Rete di geoparchi globale dell'Unesco il 17 novembre 2015, nel corso della 38ª Sessione Plenaria della Conferenza Generale svoltasi a <span class="imUl">Parigi</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imUl fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/logoparcomadonie.png"  title="" alt=""/><span class="imUl fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imUl fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Notevole è il patrimonio naturalistico, storico e artistico. In un contesto caratterizzato da aspre montagne che si affacciano sul mare di Sicilia, sono ancora evidenti i segni dell'uomo, testimonianze di una presenza millenaria (Preistoria) che in alcuni casi si tramanda in attività attuali. Il territorio è segnato da numerosi edifici religiosi, monasteri, eremi e chiese rupestri, spesso suggestivamente isolate in alto sulle montagne. Dimenticati lungo le vie d'acqua i mulini, le vecchie masserie spesso costruite sui resti di più antichi casali romani, testimoniano la capacità di una cultura capace di vivere in simbiosi con la natura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nelle Madonie si trovano le più antiche rocce di Sicilia, formatesi durante il Triassico. Lo documentano i numerosissimi fossili di lamellibranchi, alghe e spugne che si rinvengono nelle zone calcaree della catena montuosa. Le vette più alte e spettacolari della catena sono, Pizzo Carbonara (1979 m.), Monte San Salvatore (1912 m.), Monte Ferro (1906 m.) Monte Ouacella (1869 m.), Monte dei Cervi (1656 m.). Pur facendo parte dello stesso complesso presentano ognuna un aspetto diverso. Ora tondeggianti o aguzze, ora coperte di vegetazioni o spoglie, punteggiano maestosamente il territorio disegnando, valli, pianori, altipiani, dirupi e dorsi dolcemente ondulati. Nelle madonie che occupano appena il 2% della superficie dell'isola, sono presenti oltre la metà delle specie vegetali siciliani tra le quali parecchie endemiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Parco-delle-Madonie--1-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'area madonita con le sue caratteristiche geomorfologiche-climatiche, consente l'identificazione di tre zone distinte: la fascia costiera del versante settentrionale, protetta dai venti africani in cui si trovano i più fitti boschi, gli uliveti secolari, i sughereti, i castagneti, i frassini da manna, i querceti a roverella e nuclei da agrifoglio di Piano Pomo. La vasta catena montuosa conserva invece il manto boschivo di leccio e faggio e presenta numerosissime specie endemiche tra le quali L'Abies Nebrodensis, relitto di antiche glaciazioni. Il versante meridionale assolato e spoglio o verdeggiante e mite nel susseguirsi mutevole delle stagioni è "L'aspetto della vera Sicilia; ma è anche un dolce susseguirsi di dorsi montani e collinosi tutti coltivati a frumento e ad orzo".</span></div><div><span class="fs16lh1-5"></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>L'Ambiente Naturale</b></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'articolato sistema montuoso delle Madonie (Madonìe) - denominazione divulgata nel XVI secolo e, con ogni probabilità, riferita ai "luoghi alti della montagna" di Plinio - occupa un vasto territorio della parte centro-settentrionale della Sicilia.</span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Esso è compreso tra la Valle del Fiume Pollina a est, la Valle dell'Imera settentrionale a ovest, un lungo tratto della fascia costiera tirrenica inclusa tra gli abitanti di Campofelice di Roccella e Finale di Pollina a nord, le conche degradanti verso l'altopiano gessoso-solfifero a sud.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/cartucce-cinghiali.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><span class="fs16lh1-5"></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>La Fauna</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">E' materialmente impossibile stilare un elenco esauriente di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, invertebrati che popolano questo territorio. Alcuni dati possono, in qualche modo, rendere un'idea dell'entità - in termini di quantità e qualità - di questo patrimonio. Le Madonie, da sole, ospitano tutte le specie di mammiferi presenti in Sicilia, il 70% circa degli uccelli che vi nidificano e il 60% circa degli invertebrati dell'isola. Tra queste specie, molti gli endemismi, le specie rare e quelle protette.</span></div><div><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Cinghiale</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Daino</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Lepre italica</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Riccio europeo occidentale</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Volpe Rossa</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Farfalle diurne</span></li></ul><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/123341160-8c8d4206-9961-4427-94d5-9ef4e28d22fe.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>La Flora</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Inoltrandosi dalle diverse possibili vie di accesso nell'area del Parco delle Madonie sino a raggiungere la sua parte centrale, si possono cogliere aspetti paesaggistici legati alla vegetazione presente, ricchi e diversificati, considerate anche l'estensione e l'articolazione orografica del territorio, che comprende quote che vanno da pochi metri sul livello del mare sino a 2000 metri circa. Crocevia di botanici e studiosi il Parco delle Madonie è la culla di una varietà vegetale unica al mondo. Quel tratto distintivo che rimane un aspetto che più di altri differenzia il territorio di questa catena che racchiude un areale ritenuto un vero e proprio "giardino botanico al centro del bacino del Mediterraneo".</span></div><div><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I Fiori delle Madonie</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Genista cupanii</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Abies Nebrodensis<em> - </em>Conservazione - </span></li></ul></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco-delle-madonie.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>Geologia e Paesaggio</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dal punto di vista geologico il sistema montuoso delle Madonie può sostanzialmente essere distinto in tre grandi raggruppamenti principali - formati da rocce calcaree o silicee - molto simili ma in raltà differenti tra di essi per età litologica, origine e struttura: quello carbonatico Panormide costituito da grigio, durissimo calcare corallifero, presente nell'area centrale di Pizzo Carbonara; quello delle formazioni eminentemente carbonatiche del complesso basale che formano i rilievi occidentali culminanti nel Monte dei Cervi (1794 m); quello dei depositi siliceo-argillosi che interessano principalmente il versante nord-orientale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/geoparco.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs16lh1-5">Geoparco delle Madonie – Patrimonio Unesco</b></div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Geoparco delle Madonie UNESCO Global Geopark si trova in Sicilia, nel cuore del Mediterraneo, tra i più bei paesaggi di particolare interesse sia dal punto di vista geologico e geomorfologico, sia dal punto di vista didattico. Nel corso del tempo non c'è stata nessuna guida alla Sicilia o all'Italia che non abbia dedicato decine di pagine alle Madonie.</span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Rappresenta quasi tutti gli aspetti della geologia siciliana, ha una storia molto complessa iniziata oltre 220 milioni di anni fa, ed è composta principalmente da calcare dolomitico che evoca mondi sconosciuti e scomparsi. Interessanti morfologie carsiche, sia in superficie che nel sottosuolo, si sono sviluppate più recentemente, 23,5 milioni di anni fa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A Isnello nel cuore del parco delle Madonie &nbsp;</span><span class="fs16lh1-5">Il Parco astronomico Gal Hassin (<a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?sulle-madonie-serata-a--caccia-agli-asteroidi-" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui</a>)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">LEGGI ANCHE : LA MANNA DELLE MADONIE (<a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?la-manna-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui</a>)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il documentario sul &nbsp;Parco realizzato da RAI1</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/qfv0Q2AIMJQ">https://youtu.be/qfv0Q2AIMJQ</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 06:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Parco Archeologico Selinunte e Cave di Cusa Castelvetrano (Trapani)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F4"><div class="imTACenter"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Una gemma preziosa, armoniosa sintesi di storia, cultura e sicilianità. Storia millenaria, culla degli eroi omerici, dimora dei Giganti e degli Dei: vivi il Mito, respira a pieni polmoni la Leggenda, tuffati in un mare dai mille riflessi smeraldo e turchese. Corri sulla soffice sabbia d'oro contro il vento africano dello Scirocco, che intona vecchi e nuovi canti, e come le sirene di Ulisse, ti farà innamorare di Selinunte: e vorrai restare per sempre.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco-selinunte-new2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Si tratta di uno dei parchi archeologici più grandi e importanti del mondo, coi suoi 270 ettari a Selinunte, più i 60 delle Cave di Cusa. Al suo interno si trovano imponenti strutture templari: sulla collina orientale il tempio G (o di Zeus), uno dei più grandi templi realizzati dai Greci, ed i templi E (o di Hera), tra le più pure espressioni dell’arte dorica, ed F; sull’Acropoli (dove si può notare ancora il sistema viario di tipo ippodameo) i templi A, O, B, C (o di Apollo), D, Y. A nord, si trova l’abitato, con l’Agorà, recentemente portata alla luce, e la tomba dell’ecista. Ad ovest si trovano il battistero bizantino, il piccolo santuario di Hera Matronale, quello grande di Demetra Malophoros, con il tempietto di Zeus Meilichios, la fontana della Gaggera e l’Antiquarium, il cosiddetto “tempio” M e le necropoli. L’area archeologica delle Cave di Cusa si trova a 13 Km circa da Selinunte, S.P. Tre Fontane, nel territorio di Campobello di Mazara (TP). Si tratta delle cave di calcarenite, estese per circa 2 km, dove venivano estratti i rocchi di colonna per le costruzioni templari di Selinunte.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco-selinunte-new3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Situato sulla costa sud-occidentale della Sicilia, a pochi chilometri di distanza da Castelvetrano (nella provincia di Trapani), questo sito racchiude al suo interno i ruderi di un'antica città greca (Selinunte, per l'appunto), conquistata dai cartaginesi intorno al 200 a.C. e, successivamente, vittima di occupazioni e distruzioni da parte di diversi popoli del Mediterraneo. Istituito dalla Regione Siciliana nel 2013, oggi il parco si presenta con un'estensione di circa 270 ettari e una gran varietà di aree visitabili: con gli oltre 70.000 turisti annuali, è uno dei siti archeologici più frequentati della Regione.</span></div></div><div><div style="text-align: start;"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">.</span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco-selinunte-new4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><div class="imTACenter"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I TEMPLI DELLA COLLINA ORIENTALE</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Una visita che è ancor meno di una toccata e fuga, che prevede soltanto l'esplorazione dell'area immediatamente antistante l'ingresso principale del Parco. Questo itinerario prevede infatti, come unica tappa, la Collina Orientale, ovvero i Templi E, F e G. Sebbene molto breve, è comunque una visita molto suggestiva in quanto, in una singola tappa e con una percorrenza brevissima, permette di vedere il Tempio E, quello in migliore stato di conservazione di tutta l'area archeologica, e il Tempio G, quello che, pare, sia stato il più grande di tutta l'archeologia ellenica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco-selinunte-new5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I TEMPLI DELL'ACROPOLI</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Questo itinerario include soltanto la visita dell'Acropoli, il punto più alto dell'antica Selinunte, che si affaccia direttamente sul mare offrendo una vista mozzafiato. In questo percorso, che dall'ingresso principale del Parco richiede circa 2 km di passeggiata, vedremo i resti dei templi dei Dioscuri Castore e Polluce (Tempio A ed O) e le rovine dei Templi C e D, intitolati rispettivamente ad Apollo e Atena. Del Tempio C è visibile il lato nord, con 14 colonne ancora in piedi delle 17 totali. Di particolare importanza, in quest'area, è anche il Tempio R, appena scoperto a ridosso del Tempio C, e oggetto di studio dell'Università di New York. Inoltre, procedendo verso Nord, prima di arrivare al Pianoro della Manuzza, sono visibili i resti dell'impianto urbanistico dell'epoca punica di Selinunte, e due quartieri della città. Infine, prima dell'abitato della Manuzza, le fortificazioni a difesa dell'Acropoli.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/selinuntenew15.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I TEMPLI DELLA COLLINA ORIENTALE E DELL'ACROPOLI</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Questo itinerario prevede una visita alle aree di maggiore rilievo all'interno del Parco Archeologico, pur non esaurendone tutti i luoghi di interesse. Il percorso di circa 2,5/3 km dall'ingresso principale si sofferma sui 3 templi della collina orientale: i Templi E, F e G; attraversando poi tutta l'area della collina, raggiunge l'Acropoli, con la visita dei Templi A ed O, C e D. Inoltre, procedendo verso Nord, prima di arrivare al Pianoro della Manuzza, sono visibili i resti dell'impianto urbanistico dell'epoca punica di Selinunte, e due quartieri della città. Infine, prima dell'abitato della Manuzza, le fortificazioni a difesa dell'Acropoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco-selinunte-new6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">COLLINA ORIENTALE, ACROPOLI, MALOPHOROS E COLLINA DELLA MANUZZA</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Questo itinerario comprende tutte le 4 principali aree di interesse del Parco Archeologico, e si sviluppa su un percorso di oltre 5 km. Tra i tempi di percorrenza e le soste per le visite a templi e aree archeologiche, la durata stimata è intorno alle 4 ore. E' importante quindi munirsi di acqua, cappellini o ombrelli da sole e, naturalmente, buona volontà. Partendo dall'ingresso della Collina Orientale, visiteremo il trittico di templi E, F e G. Da qui saliremo verso l'Acropoli, con i templi A ed O, C e D,e i recenti scavi del Tempio R. Procederemo verso Ovest, per raggiungere il Santuario della Malophoros sulla Collina della Gàggera, per visitare il primo luogo di culto dell'area; il percorso termina con la Collina della Manuzza, per vedere i resti dell'abitato selinuntino con gli schemi urbanistici ancora visibili.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><i class="fs12lh1-5"><b>Come arrivare: </b></i></div><div><span class="fs14lh1-5">il Parco Archeologico di Selinunte dista da Castelvetrano circa 13km (ovvero, meno di 20 minuti di auto). Arrivando da Palermo, basta seguire la A29 fino a Mazara del Vallo per poi imboccare l'uscita per Castelvetrano e seguire a sinistra in direzione Marinella di Selinunte. Arrivando da Trapani, invece, è consigliabile uscire a Castelvetrano, subito dopo lo svincolo per Segesta, per poi proseguire per Marinella di Selinunte - Ottieni indicazioni</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Orari: tutti i giorni, dalle 9:00 alle 18:00 (per le sole Cave di Susa, invece, l'ingresso è dalle 9:00 alle 13:00)</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Costo biglietto: €6,00 a persona</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Riduzioni: €3,00 a persona. Gratis fino ai 18 anni e ogni prima domenica di ogni mese.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><b class="fs14lh1-5">Guarda il bellissimo video del Parco</b></div></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/LOH-0-WfIc4">https://youtu.be/LOH-0-WfIc4</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 07:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luoghi segreti in Sicilia: Isola delle Correnti]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A6"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'isola delle Correnti ha una particolarità che la rende unica: la si può raggiungere a piedi con il mare che, al massimo, arriva alla vita. È davvero un'emozione da provare.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Isola_correnti.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In questo luogo la presenza dello Ionio e del Mar Mediterraneo permette ai visitatori di avere, quasi sempre, una spiaggia battuta dal vento e l'altra unicamente dal sole. La si può raggiungere a piedi o a nuoto - onde, marea e correnti permettendo - e si presta a diverse attività, che vanno dal surf allo snorkeling (a nuoto è facilmente raggiungibile il relitto di una nave da carico situato tra la spiaggia dell'Isola delle Correnti e Carratois).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel litorale antistante l'isola si trovano lunghe spiagge dalle acque cristalline e panorami che, per la loro particolare vegetazione richiamano alla mente paesaggi esotici. Sulla terraferma è inoltre presente una targa commemorativa donata dal CAI. Questo luogo coincide, infatti, con l'estremità meridionale del trekking più lungo del mondo, il Sentiero Italia, 6.166 chilometri di cammino da Trieste all'isolotto, attraversando Alpi, Appennini e tutta la penisola italiana.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Isola_delle_Correnti_-_Sicily.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ci troviamo nel comune di Portopalo di Capopassero, un paesino minuscolo immerso tra le campagne di coltivazione del pomodoro ciliegino IGP, in provincia di Siracusa, che attira migliaia di visitatori ogni anno sia per il suo lungo e meraviglioso litorale sabbioso che per quest'isola collegata alla terraferma - che in questo caso sono due meravigliose spiagge di dune dalla sabbia finissima - da un &nbsp;<strong><b>braccio artificiale</b></strong></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sull'isola non c'è molto, ed è proprio l'essenzialità di questo luogo a renderlo imperdibile. La flora è minima. Qualche cappero, arbusti mediterranei, piante di porri selvatici e fichi d'India. Il passaggio dell'uomo è testimoniato da un'antica postazione militare abbandonata, oggi in mano a vandali e innamorati che lasciano messaggi d'amore e d'odio sulle pareti dell'edificio in rovina, e da un faro della Marina Militare automatico che illumina la notte grazie a due pannelli solari.<br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">È l'ideale per chi vuole rilassarsi a diretto contatto con la natura, lontano da luoghi affollati e chiassosi, ma è anche meta preferita di flussi migratori di uccelli provenienti dalle coste sudafricane che in primavera si riproducono in Italia e di tartarughe caretta caretta che depongono le loro uova tra le dune della spiaggia antistante. Non di rado si trovano "recinti" che segnalano agli avventori di fare attenzione a dove mettere i piedi.</span><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/isola-delle-correnti.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ma è importante ricordare che questo è anche mare di migranti. Portopalo, nel 1996, è stato scenario di uno tra i più grandi disastri del Mediterraneo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e rimase tale sino al naufragio di Lampedusa del 2013. Una vecchia nave di legno, gravemente sovraccarica dal trasporto di clandestini provenienti da India, Pakistan e Sri Lanka, affondò causando la morte di almeno 283 persone. Una tragedia che viene ricordata come il "naufragio fantasma".</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sull'isolotto cresce poca flora, ma vi abbondano piantine di porro selvatico, capperi e altri arbusti tipici della <span class="imUl">macchia mediterranea</span>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dal 1987 l'isoletta è stata inclusa nel piano regolatore dei parchi e riserve naturali, per la presenza di vegetazione costiera con biocenosi alofile e psammofile relitte.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Questo luogo di incontro di mare, di venti e di correnti non è solo un paradiso naturale, ma è e deve essere ricordato soprattutto per quel che rappresenta: un punto di commistione di culture, un passaggio storicamente aperto di popoli che hanno contribuito a rendere la Sicilia ciò che è adesso.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il video</span></div></div><a href="https://youtu.be/I6hGJZBKuag">https://youtu.be/I6hGJZBKuag</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 17 Nov 2022 07:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia -  Itinerario Arabo Noranno: LA CATTEDRALE DI PALERMO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000192"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Basilica Cattedrale Metropolitana Primaziale della Santa Vergine Maria Assunta, nota semplicemente come Duomo oppure Cattedrale di Palermo, è il principale luogo di culto cattolico della città di Palermo e sede arcivescovile dell'omonima arcidiocesi metropolitana. </span><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Dal 3 luglio 2015 fa parte del Patrimonio dell'umanità nell'ambito del sito seriale Palermo arabo-normanna e le cattedrali di </span><span class="fs14lh1-5"><i>Cefalù</i> <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-di-sicilia--cefalu--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">(clicca qui per sivitare il bellissimo Borgo )</a> e </span><span class="fs14lh1-5"><i>Monreale</i></span> <span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-duomo-di-monreale" target="_blank" class="imCssLink">(clicca qui per visitare il Duomo di Monreale)</a></span><span class="fs14lh1-5">.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedralepalermovista1.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La storia della Cattedrale di Palermo:</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’area dove oggi sorge il Duomo di Palermo è sempre stata per gli abitanti della zona un luogo sacro. In età paleocristiana qui sorgeva un santuario e nel IV secolo una basilica, distrutta poi nel 452, durante l’invasione vandalica. La sua ricostruzione avviene tra il 590 e il 604 ma, con la conquista musulmana della Sicilia, l’edificio è trasformato in moschea. Dopo la sconfitta degli Arabi, tornò ad essere un luogo di culto cattolico e ingrandita con l’aggiunta di due cappelle. Nel 1169 però, un terremoto danneggia gravemente la basilica, la cui ricostruzione avverrà durante il Regno di Guglielmo II. Per diversi secoli la Cattedrale di Palermo subì diverse modifiche, mantenendo però sempre la sua struttura. Al periodo tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo risalgono la costruzione dei campanili delle quattro torri angolari e la decorazione della facciata principale. Nel XV secolo si aggiunge, invece, il portico che corrisponde all’attuale ingresso. Negli anni tra il 1781 e il 1801 l’assetto della chiesa cambia ancora con l’ampliamento delle navate laterali e la rivisitazione dell’interno della chiesa in chiave neoclassica. Furono così distrutti stucchi, marmi e affreschi che decoravano le cappelle e i soffitti in legno vennero sostituiti da una copertura in muratura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedralepalermovista2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">L’esterno del Duomo di Palermo:</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’ingresso alla Cattedrale oggi avviene dal prospetto meridionale, sul lato che si affaccia su Via Vittorio Emanuele. Il vasto spiazzo che separa la chiesa dalla strada è circondato da una balaustra con le statue di santi. È un’opera del Seicento realizzata per sostituire la recinzione creata da Vincenzo Gagini nel 1575 e poi distrutta. L’accesso alla chiesa è preceduto da un portico in stile gotico-catalana del 1429. Per crearlo furono utilizzate delle strutture preesistenti infatti In una delle sue colonne sono ancora visibili delle iscrizioni coraniche. Nel prospetto orientale, in corrispondenza dell’abside, è possibile ammirare una delle poche parti sopravvissute dell’originaria chiesa normanna. Si tratta di decorazioni a tarsie in pietra lavica, di matrice culturale fatimita, che, nell’alternanza di motivi geometrici, floreali e animaleschi, riprende alcuni motivi tipici della sua arte tessile. Spostandosi nel prospetto orientale del Duomo, si può ammirare la cosiddetta Loggia dell’Incoronazione. Si tratta dei resti di una costruzione tardo-cinquecentesca su cui si affaccia la chiesa e dove, secondo la tradizione, i sovrani si mostravano al popolo subito dopo la cerimonia dell’incoronazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedralepalermovista4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">L’interno della Cattedrale di Palermo: architettura e opere:</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo le varie trasformazioni subite nel corso dei secoli, il Duomo di Palermo oggi è a croce latina con tre navate divise da pilastri. Le opere d’arte conservate all’interno sono davvero tante. In corrispondenza dell’ingresso nella navata centrale ci sono due acquasantiere in marmo. La prima è attribuita a Domenico Gagini mentre la seconda a Giuseppe Spatafora e Antonio Ferraro. Nel transetto, in posizione diametralmente opposte, ci sono la Cappella del Sacramento &nbsp;e la Cappella di Santa Rosalia. La prima è impreziosita da uno splendido ciborio in lapislazzuli disegnato da Cosimo Fanzago e risalente al 1663. Nella seconda c’è invece l’urna in argento con le reliquie della santa protettrice di Palermo. Questo capolavoro, progettato da Mariano Smiriglio, è un’opera del 1631 di maestri argentieri locali. Sempre nel transetto si trova una statua di Cristo crocifisso in legno di tiglio su una croce in agata. Ai suoi piedi ci sono le due statue della Madonna e della Maddalena di Gaspare Serpotta e quella di San Giovanni di Gaspare Guercio. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedralepalermovista5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La meridiana:</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul pavimento della navata centrale si trova una meridiana solare, costruita dall’astronomo teatino Giuseppe Piazzi nel 1801. A volere quest’opera fu l’arcivescovo Filippo Lopez y Royo, affinché i cittadini avessero uno strumento preciso e semplice per misurare il tempo. A mezzogiorno la luce entra da un foro, chiamato gnomone, posto nella cupola in alto e colpisce la meridiana nel punto in cui è indicato il segno zodiacale corrispondente al mese in corso. In un pilastro ai piedi dello gnomone si trova incastonata una lapide di marmo in latino. Qui sono specificati: la data di completamento, la latitudine del sito e l’altezza dello gnomone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedralepalermovista6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Le tombe dei reali:</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla sinistra dell’ingresso della chiesa sono collocate le Tombe dei Reali. Nella prima campata ci sono i monumenti funebri di Enrico VI di Svevia e della moglie Costanza d’Altavilla mentre, incastonato nella parte a muro, c’è un sarcofago romano con i resti di Costanza d’Aragona. Nella seconda campata ci sono invece i monumenti di Ruggero II di Sicilia, Federico II di Svevia e di Guglielmo d’Aragona.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Curiosità: Nel 1998 è stato effettuato un sondaggio all’interno del sarcofago dedicato a Federico II. Dentro, oltre al corpo di Pietro d’Aragona, è stato trovato uno scheletro femminile di cui però si ignora l’identità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedralepalermovista8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I due sarcofagi di Federico II ed Enrico VI furono commissionati da Ruggero II e destinati al Duomo di Cefalù. Era stato proprio il re a volere la costruzione della chiesa che voleva utilizzarla come mausoleo della famiglia reale. Dopo la sua morte però, il corpo fu sepolto nella Cattedrale di Palermo, in una tomba dalla forma molto semplice. Nel 1215 Federico II fece spostare i due sarcofagi da Cefalù alla cattedrale di Palermo in modo da utilizzarli per sé e il padre Enrico VI.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedralepalermovista7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Tesoro del Duomo di Palermo, Cripta dei Vescovi e Cripta dei Beneficiali: </b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Negli ambienti della Sagrestia dei Canonici ci sono esposti i reperti che costituiscono il “Tesoro della Cattedrale di Palermo”. La raccolta comprende paramenti sacri, paliotti, ostensori, calici, realizzati tra il XVI e il XVIII secolo. Il pezzo forte della collezione è la tiara d’oro di Costanza d’Aragona, capolavoro di gioielleria medievale. La corona fu ritrovata all’interno del sarcofago di Costanza insieme a tre anelli e frammenti di tessuti dei suoi abiti. Dalla prima sala del Tesoro si arriva, percorrendo alcuni gradini, alla Cripta. Qui ci sono i sarcofagi di 23 arcivescovi di Palermo tra cui quello del fondatore della Cattedrale Gualtiero Offamilio. Nella cripta sono presenti anche un magnifico sarcofago romano, raffigurante una coppia e un sarcofago normanno in porfido rosso. Proprio sotto la Cappella della Madonna della Lettera, accanto alla biglietteria all’ingresso della Cattedrale, si trova la cripta dei Padri Beneficiali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Bellissimo video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/9YEg6Rj8-Wo">https://youtu.be/9YEg6Rj8-Wo</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 15 Nov 2022 08:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie di Sicilia: IL VAL DI NOTO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Da_Visitare"><![CDATA[Da Visitare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000191"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con l'espressione Val di Noto, si è soliti designare la parte sud-orientale della Sicilia, quella che un tempo era il distretto di Noto, il “Vallo” appunto. Niente a che fare dunque con una valle; il territorio è, al contrario, geograficamente complesso, caratterizzato dal tavolato montuoso Ibleo, percorso da canyon e corsi d'acqua. È al confine settentrionale di quest'area che gli esperti identificano la linea di contatto tra le placche euroasiatica e nordafricana, caratteristica che rende l'area sismicamente instabile. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/valdinoto1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tesoro del Sud Est della Sicilia, è un'area che raccoglie le otto città tardo barocche del Val di Noto: Caltagirone, </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--militello-in-val-di-catania" target="_blank" class="imCssLink">Militello in Val di Catania, Catania</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, Palazzolo e le città del ragusano come Ragusa, Modica, Noto e Scicli. &nbsp;Già esistenti durante il Medioevo, sono state ricostruite dopo il catastrofico terremoto del 1693 con la tipica cifra stilistica predominante all’epoca che le ha rese uniche al mondo.</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Queste bellissime città barocche della Sicilia, con le loro testimonianze storiche, la ricchezza monumentale, le spiagge meravigliose e un paesaggio di grande bellezza che si dipana dai Monti Iblei agli Erei sono meta di un turismo che arriva da tutte le parti del mondo per apprezzarne i tesori. &nbsp;La zona del Val di Noto, ben protetta e riparata, era prediletta dagli arabi, che intorno all’anno Mille ne fecero un importante distretto amministrativo. Nel 1693 un terrificante terremoto rase al suolo le principali città. Il Viceré della Sicilia ne progettò la ricostruzione. Nel giugno del 1694 il piano generale fu pronto e uno stuolo di architetti si mise al lavoro.</span></div><div><br></div></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/valdinoto2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><br></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Val di Noto riunisce i centri storici di otto città che furono distrutte dal terremoto del 1693. La ricostruzione ci ha lasciato in eredità otto perle barocche: Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa, Modica, Scicli, Catania, Caltagirone e Militello in Val di Catania. Il Val di Noto è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 2002.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La ricostruzione fu il frutto dell'impegno collettivo della comunità e fece sì che gli otto centri vennero ricostruiti secondo una comune linea tardo barocca. L'adozione di tali soluzioni architettoniche e artistiche fecero dell'intero Vallo "il culmine e l'ultima fioritura del Barocco Europeo", motivazione che nel 2002 spinse l'UNESCO a iscrivere l'area tra i Patrimoni dell'Umanità.<br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">I posti più belli da visitare in Val di Noto sono davvero tanti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A partire da </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--modica--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Modica</a></i></b><span class="fs14lh1-5">: con la città nuova a valle e il vecchio centro storico arroccato sopra una collina dei monti Iblei, è sede di spettacolari monumenti urbani. Tra questi meritano certamente una visita il Duomo di San Giorgio, la Cattedrale di San Giorgio e la Chiesa di San Pietro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Caltagirone conquista con le belle facciate che arricchiscono la sua architettura: palazzi come la Corte Capitaniale e il Museo Civico e chiese come quella di Santa Maria del Monte e di San Giacomo Apostolo sono esempi perfetti da ammirare. Tipica è la produzione artistica delle ceramiche di Caltagirone, realizzate interamente a mano seguendo la tradizione.</span></div><div><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--scicli--ragusa-" target="_blank" class="imCssLink">Scicli</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> è un altro gioiello in cui il tardo barocco del Val di Noto si esprime al meglio tra chiese, come la Chiesa di Santa Maria La Nova, ville patrizie e palazzi decorati.</span></div><div><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--ragusa" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa o Ibla</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, come veniva chiamata nell’antichità, presenta due centri cittadini, uno costruito dal nulla dopo il terremoto del 1693 e l’altro ricostruito secondo il vecchio modello medievale. Il percorso a Ragusa si dispiega tra le principali chiese come il Duomo di San Giorgio, la Chiesa di San Giovanni Battista e la Chiesa San Giorgio e i palazzi, tra i quali Palazzo della Cancelleria e Palazzo Bertini. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da non perdere assolutamente anche il </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?patrimonio-unesco--noto-capitale-del-barocco" target="_blank" class="imCssLink">centro storico di Noto</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, a partire da Corso Vittorio Emanuele, in cui è possibile visitare i più importanti monumenti cittadini come la Porta Reale, Palazzo Ducezio e la Chiesa di Santa Chiara. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/valdinoto3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5">Il patrimonio architettoni</span>co del Val di Noto impressiona per estensione e omogeneità e unisce all’esuberanza dello stile tardo barocco, un’innovativa pianificazione urbanistica. Altro fattore che ha determinato la tutela degli otto centri e che non fa altro che aumentarne il fascino è il fatto che tale patrimonio sia costantemente in pericolo a causa dell’elevato rischio sismico e della minaccia delle eruzioni dell’Etna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Val di Noto non è una meta consigliata solo al turista in cerca di una vacanza culturale: all’angolo sud-orientale della Sicilia appartiene, infatti, uno dei tratti di costa più apprezzati dell’isola, dotato di spiagge bellissime e molto varie, che vanno dalle lunghe e comode distese sabbiose di Sampieri alla popolare Marina di Ragusa, dal paradiso dei surfisti Portopalo di Capo Passero al paradiso naturalistico di Calamosche.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proprio quest’ultima sorge nel cuore di uno dei tesori naturalistici della regione, l’Oasi Faunistica di Vendicari, una delle aree umide più interessanti d’Europa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Visitare il Val di Noto vuol dire anche immergersi nella sua natura incontaminata, fatta di riserve naturali marine e fluviali, spiagge e coste con acque cristalline, cave, resti di antichi insediamenti all’interno di boschi e meravigliosi paesaggi mediterranei. Una terra incantevole tutta da scoprire per gli amanti del trekking e dell’escursionismo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/valdinoto4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Infine per i buongustai ecco 4 delizie da assaporare in Val di Noto</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Partiamo dal salato: </span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Le Cucche Ragusane</b> sono un piatto di origine antica, un rustico simile alla focaccia con diverse farciture come ricotta e salsiccia, pomodoro e cipolla o pomodoro e melanzane, per la ricetta <a href="https://www.sicilianet.net/blog/?cucche-di-formaggio-e-salsiccia" target="_blank" class="imCssLink">delle </a></span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilianet.net/blog/?cucche-di-formaggio-e-salsiccia" target="_blank" class="imCssLink">cucche ragusane clicca qui</a></i></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Poi c’è il famoso </span><i class="fs14lh1-5"><b>cioccolato di Modica</b></i><span class="fs14lh1-5">: una specialità di origine protetta ottenuta con una particolare lavorazione a freddo del cioccolato. Vuoi sapere tutto sul &nbsp;</span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilianet.net/blog/?prodotti-igp-siciliani--il-cioccolato-di-modica" target="_blank" class="imCssLink">cioccolato di Modica clicca qui</a></i></b></div><div><span class="fs14lh1-5">Le <b><i>teste di Turco</i></b> sono un altro dolce legato alla leggenda: si dice che nel marzo del 1091, mentre imperversava la battaglia tra Normanni e Saraceni a Donnalucata, i cristiani fossero in grave difficoltà. Per aiutarli apparve la Madonna, scesa in battaglia su un cavallo bianco con una spada che mozzò la testa a parecchi saraceni. Il dolce, che ricorda la battaglia e ha una forma simile a un turbante, è un grosso bignè ripieno di crema e ricotta vaccina, farcito con scaglie di cioccolato fondente e granella di mandorle e pistacchi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Infine, ancora un po’ di dolcezza: <i><b>la cubbaita</b></i> è un croccante tipico a forma di rombo o rettangolo preparato con miele, zucchero, mandorle intere e sesamo. </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilianet.net/blog/?ricetta-tradizionale--cubbaita" target="_blank" class="imCssLink">Per la ricetta clicca qui </a></i></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><b class="fs14lh1-5">Guarda il Bellissimo video del Val di Noto</b></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/af6es1fef5U">https://youtu.be/af6es1fef5U</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 10 Nov 2022 07:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani: Il Castello di Leucatia detto anche Castello dei Fantasmi]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000190"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello Leucatia oggi di proprietà del Comune, ha una storia relativamente recente, essendo stato edificato appena nel secolo scorso. </span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il castello ha da poco compiuto un secolo ed è stato teatro dei più disparati eventi, ospitando anche diversi e cruciali momenti della storia moderna. La storia del castello s’è impregnata di leggenda e mistero sin dai primi anni. L’incendio del palazzo comunale di Catania nel 1944 distrusse i documenti originali, dunque il racconto divenne popolare, tramandato da padre in figlio, acquisendo maggiormente l’attuale status misterioso.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per questo motivo il castello di Leucatia non è immune alle voci e alle leggende metropolitane, che lo descrivono come un luogo terrificante e misterioso. Si vocifera, infatti, che le sue stanze siano affollate di strane entità, che infesterebbero il maniero e le cui urla e lamenti risuonerebbero nella notte. Ebbene sì, si parla proprio di fantasmi.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_della_Leucatia-Catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Edificato nel quartiere Barriera del Bosco a Catania direttamente dalle macerie di un tempio pagano di colore bianco, <span class="imTALeft">non a caso infatti, il toponimo “Leucatia” deriva dal greco “Leucos”, ovvero bianco e catria.</span> Il castello di Leucatia non può vantare secoli di storia e cultura. Non si tratta, infatti, di una fortezza medievale né, tantomeno, di un edificio rinascimentale o settecentesco. Fu fatto costruire “solo” nel 1911, voluto da un ricchissimo commerciante ebreo, il quale aveva intenzione di donarlo alla figlia come regalo per le sue nozze. L’origine ebrea del luogo è testimoniata dalle stelle a sei punte che si trovano lungo i merli dei torrioni del castello.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_della_Leucatia-Torre.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel corso della Seconda Guerra mondiale fu requisito rivestendo il ruolo di roccaforte antiaerea tedesca. Nel 1960 fu acquistato dal Comune di Catania, che nel 2001 l’ha trasformato nelle Biblioteca Centro Culturale “Rosario Livatino”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma ciò che affascina di più di questo castello, così come tanti altri, è il fatto di essere legato ad una storia di leggende e fantasmi, che vede come protagonista Angelina Mioccio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giovane e bella, Angelina era la figlia prediletta di un ricco commerciante ebreo, elemento che si può evincere anche dalle stelle a sei punte che si trovano lungo i merli dei torrioni del Castello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_della_Leucatia2-Catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il padre la promise in sposa ad un ricco avvocato, di trent’anni in più di lei, che Angelina non conosceva e che non voleva nemmeno sposare, anche perché innamorata del giovane Alfio. Il Castello, eretto nel 1911, fu proprio un regalo del padre per le sue nozze, ma <span class="imTALeft">la ragazza, per niente propensa a congiungersi con lo sposo designato,preferì sottrarsi al decisivo passo scagliandosi dalla torre del maniero riuscendo, così, a mettere in atto il gesto avventato del suicidio. </span>Il corpo della giovane venne imbalsamato e vestito con quell’abito da sposa non voluto. Il Castello, non ancora ultimato, venne venduto e il corpo di Angelina fu traslato in una Cappella gentilizia del cimitero di via Acquicella.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si narra che da allora iniziarono a verificarsi misteriose apparizioni, tanto che il Castello venne soprannominato come il “Castello dei Fantasmi”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Forse in seguito a questo evento sconvolgente o perché la costruzione fu eretta su una necropoli preesistente, si è tramandata la credenza, tutt'oggi rimasta immutata, che il castello ospiti presenze inquietanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-Leucatia---Angelina-Mioccio.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molte furono le successive vicissitudini del Castello, il quale, dopo il tragico episodio,fu venduto per essere adibito a civile abitazione dal nuovo acquirente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Purtroppo, date le insistenti voci di apparizioni misteriose, di lamenti e di urla che provenivano da quella originaria costruzione, il nuovo proprietario fu condizionato a tal punto che interruppe i lavori di ripristino già avviati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante la seconda guerra mondiale tutte le ville del terreno circostante furono requisite dalle forze tedesche, così anche l'antica rocca subì lo stesso destino, diventando, addirittura, una sorte di roccaforte antiaerea. Ebbe, però, la fortuna di non subire i danneggiamenti toccati ad altri edifici vicini, cosicché la sua esistenza continuò tra alterne vicende fino ai nostri giorni, ovvero fino al 1960, anno in cui il Comune ne deliberò l'acquisto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Comune, però, per più di mezzo secolo, non dimostrò particolare interesse di utilizzo, per cui nel corso degli anni divenne incontrollato rifugio di scapestrati e vagabondi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All'inizio di questo millennio, finalmente, l'Amministrazione Comunale si è assunta la responsabilità della ristrutturazione, sicchè la struttura radicalmente rimessa a nuovo, è stata inaugurata nel 2001 destinandola a Biblioteca e Centro Culturale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del </span><span class="imTAJustify fs14lh1-5">Castello Leucatia</span></div><div class="imTACenter"><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/gEGFYpJG_pk">https://youtu.be/gEGFYpJG_pk</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 08 Nov 2022 07:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali Siciliani NARO La Fulgentissima - Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008A"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Naro è un piccolo e sorprendente gioiello medievale e barocco della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, poco distante dalla </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parchi-archeologici-in-sicilia--la-valle-dei-templi---agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Valle dei Templi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Arroccato e scenografico, gode di una vista che spazia dalle colline circostanti fino al mare.</span></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/naro-alto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Naro, possiede un ricco e poliedrico sedimento archeologico, architettonico e artistico che racconta di un passato lontano e prestigioso. Per la posizione strategica e la fertilità del suo vasto territorio, fin dai tempi più antichi, Naro attirò l’interesse di molti popoli. Di origine preistorica, conserva i resti di una necropoli greca e di catacombe paleo-cristiane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Protagonista e testimone dell’evoluzione storica della Sicilia , fu fondata dagli Arabi che la chiamarono Naro, da Nahar = Fiamma, ed eressero il castello sui ruderi di una precedente fortezza. Nel 1086, dopo un lungo assedio, venne conquistata da Ruggero il Normanno il quale, allontanati gli Arabi, fortificò il castello e fece edificare il Duomo. Federico II nel 1233 attribuì a Naro l’appellativo di “Fulgentissima” con il quale ancora oggi viene ricordata e identificata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/800px-Naro_panorama_dal_castello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante il Medioevo la città attraversò un periodo di floridezza politica ed economica e fu un centro di riconosciuta importanza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ancora oggi Naro si fa ammirare per i numerosi e interessanti monumenti civili e religiosi di stile gotico siciliano che ornano il suo territorio e lo valorizzano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ricca di storia , di arte, di bellezze naturali e paesaggistiche, la città raggiunse il suo massimo splendore durante il XVII secolo, in concomitanza con la diffusione dell’arte barocca. E fu durante tale periodo che si arricchì di imponenti monumenti che riflettono lo stile, il gusto e lo spirito dell’epoca. Regina del barocco in provincia di Agrigento, Naro svela ai suoi visitatori, con orgoglio e generosità, la presenza di percorsi turistici complementari e di singolare suggestione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?castelli-in-sicilia--castello-chiaramontano-di-naro---agrigento" target="_blank" class="imCssLink"><br></a></span></div><div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?castelli-in-sicilia--castello-chiaramontano-di-naro---agrigento" target="_blank" class="imCssLink">IL CASTELLO DEI CHIARAMONTE</a>:</i></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-Chiaramontano---Naro.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Il castello di Naro si erge sulla sommità di un colle a 594 metri sul livello del mare. Domina tutta la città con la sua posizione elevata, e dalle sue torri si gode un panorama che si perde lontanissimo dalle coste agrigentine e verso l’interno fino all’Etna e alle Madonie Anche se alcuni storici ne attribuiscono l'originaria costruzione ai giganti lotofagi primi abitanti della Sicilia e altri ne fanno risalire l'origine al tempo dei sicani, il castello fu fortemente rimaneggiato in epoca chiaramontana XIV secolo anche se certamente preesisteva alla conquista araba avvenuta nell'827 Fu dimora del re Federico III d'Aragona che proprio dal castello di Naro emanò i 21 capitoli del regno, riguardanti il buon governo delle terre e città del Regno di Trinacria.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5 cf2">Cosa vedere a Naro:</b></div><div><b class="fs14lh1-5 cf2"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/NARONORM1.png"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5 cf2"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5 cf2"><br></b></div> &nbsp;<div><span class="fs14lh1-5">L’<b>acropoli di Naro</b>,<span class="cf3"> </span><span class="cf3">uno dei borghi più belli della Sicilia</span>, si trova nella zona affiancata alla rocca, ed è qui che solenne e maestoso s’erge il <b>Duomo Normanno</b>, Monumento Nazionale risalente all’XI secolo. La sua erezione si deve a <b>Ruggero d’Altavilla </b>e la consacrazione si ascrive al 1266 con titolazione alla <b>Vergine Annunziata</b>. Oggi seguita a riportare imperterrito le linee impiantistiche normanne, la pianta a croce latina, la tipica cupola e la navata unica provvista di transetto. La si definisce una chiesa dalle dimensioni non trascurabili, 50,60 m di lunghezza e 9,50 m di larghezza comprendendovi la <b>cappella maggiore della Madonna della Catena</b>. </span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomo-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’intera vestigia è sopravvissuta al tempo in virtù della resistenza della pietra tufacea, materiale principale della sua edilizia, sebbene nell’arco di centinaia d’anni si sia ricorso a plurime ristrutturazioni atte a preservarne le parti obiettivamente più delicate. A rivestire il ruolo di simbolo ecclesiale assoluto subentra la Chiesa Madre, in piedi dal 1619 con il suo antico portale inserito nella facciata che invece venne rifatta nel XX secolo da Francesco Valenti con la divisione ragionata in due ordini. Dell’interno si occupò al tempo Carlo Baldone da Naro: a lui si devono gli intonaci riccamente stuccati e tutte le decorazioni, differentemente da altri elementi realizzati da esimi artisti, si pensi al fonte battesimale di Nardo da Crapanzano o la marmorea Madonna della Catena scolpita da Antonello e Giacomo Gagini e le tante tele di Domenico Provenzani, su tutte l’Annunciazione.</span></div><div><br></div><div><div> &nbsp;</div><div><b class="fs14lh1-5 cf2">Come arrivare a Naro:</b></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs16lh1-5">Da Agrigento percorrere la SS 1<span class="cf3">15 in direzione Siracusa</span>, poi al bivio distante 10 km girare a sinistra per la SS 576 che conduce direttamente a Naro; la stazione locale si trova sulla linea ferroviaria Agrigento –</span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTACenter"><b class="fs12lh1-5"> &nbsp;Guarda il Video di <span class="imTACenter">Naro, la "fulgentissima" di Federico II</span></b></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/imz9R34ZkiU">https://youtu.be/imz9R34ZkiU</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 06 Nov 2022 06:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Città Siciliane da Visitare: TRAPANI]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000091"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">All’estremità occidentale della Sicilia, su una lingua di terra tra il Mediterraneo e il Tirreno, si erge Trapani, la “città tra i due mari”. Borgo di pescatori, artigiani del corallo ed estrattori di sale, Trapani vanta radici antichissime, in un via vai di etnie, culture e tradizioni millenarie, a metà tra Europa e Africa. Oggi è una delle mete più affascinanti della Sicilia occidentale, scelta da molti viaggiatori come base per esplorare spiagge selvagge, borghi storici e tesori archeologici.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Trapani è anche il punto di partenza ideale per visitare le splendide </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Egadi</a></i>. Prendere un traghetto per scoprire </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isola-di-favignana" target="_blank" class="imCssLink">Favignana</a></i>, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isole-egadi--isola-di-levanzo" target="_blank" class="imCssLink">Levanzo</a></i> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isole-egadi--marettimo" target="_blank" class="imCssLink">Marettimo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, isole incontaminate con acque cristalline, grotte marine e panorami mozzafiato è un must per chi visita queste latitudini. Cala Rossa e Cala del Bue marino a Favignana, spiaggia del Cretazzo a Marettimo e Cala Tramontana a Levanzo sono solo alcuni dei paradisi che si trovano su queste isole.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/1024px-Trapani,_Sicily.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'agglomerato urbano include anche la popolosa frazione di Casa Santa, appartenente tuttavia al comune di Erice. Pertanto, l'intero tessuto urbano cittadino raggiunge i 100.000 abitanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Insieme ad altri comuni, è parte delle Strade del vino Erice Doc, dell'Associazione Città del Vino, del movimento Patto dei sindaci, del Distretto turistico territoriale "Sicilia occidentale" e del Patto territoriale Trapani Nord.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Storia</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo stanziamento originario di popolazioni, nel sito dell'odierna Trapani, viene collegato al villaggio indigeno di Drepano o Drapano. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La mitologia vuole che una falce caduta dalle mani di Cerere oppure di Saturno, quest'ultimo il tradizionale dio patrono della città, si mutò in una lingua di terra arcuata sulla quale sorse poi la città, per tale forma detta appunto Drepanon ("falce" in greco antico). I Greci la chiamarono Drepanon, nome conservato anche dai Romani in Drepanum.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell'Eneide, Virgilio racconta che il padre di Enea, Anchise morì a Drepanum e, dopo la fuga da Didone, l'eroe troiano vi ritornò per celebrarvi dei giochi, i ludi novendiali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> La sua posizione strategica sulle rotte commerciali del Mediterraneo induce i Fenici, nell'VIII sec. a.C., a stabilirvi un emporio e a gettare le basi della futura città punica, una delle tre basi navali più importanti dei Cartaginesi con Lilibeo, Mozia e Panormo nel quadro più ampio della strategia difensiva punica della Sicilia occidentale. Nei dintorni del territorio trapanese sono varie e numerose le testimonianze del Paleolitico, così come nelle isole Egadi. Le tracce dell'Homo Sapiens sono più evidenti nelle caverne del litorale ma soprattutto nella grotta del Genovese a Levanzo. Egli ha scritto per i posteri sulla parete della grotta i momenti delle sue giornate, la caccia, i suoi riti, la flora e la fauna che lo circondava.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sicily-4219826_960_720.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Antiche fonti informano che Drepanon fu il porto di Erice e suo centro commerciale. Nel 260 a.C. durante la prima guerra punica, il cartaginese Amilcare Barca distrugge Erice e ne fa trasportare a Drapanon la popolazione, fortificando la città con nuove mura e torri di difesa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell'estate del 249 a.C. i Romani vengono sconfitti dalla flotta del cartaginese Aderbale in una battaglia navale nelle acque di Drapanon. Otto anni dopo, nel 241 a.C., i Cartaginesi venivano sconfitti definitivamente nella battaglia navale delle Egadi, dalla flotta del console Lutazio Catulo. Drepanum passa sotto il dominio romano e inizia un lento declino della vita cittadina, che come città sede del Censore subisce una grave crisi che si riflette sull'assetto edilizio urbano, come dimostrano gli scarsi ritrovamenti archeologici di età romana. Miglior sorte attende la città nei secoli seguenti. Nel IX sec. viene occupata dagli Arabi e con i Normanni nel 1077 diviene città regia con particolari privilegi e conosce un periodo di grande prosperità economica commerciale e marinara che continua nei secoli successivi con gli Aragonesi. Questi bonificano le aree vicine ed espandono con nuovi quartieri l'area urbana edificando il Castello di terra, aprendo nuove strade e urbanizzando le fasce costiere, opera che continua con Carlo V nel sec. XVI.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il 20 agosto 1535 Carlo V, arrivò a Trapani dopo aver conquistato Tunisi. La città si era ormai talmente affermata nello scacchiere geopolitico dell'epoca da meritare dallo stesso Carlo V l'appellativo di "Chiave del Regno". Durante la sua permanenza a Trapani, Carlo V giurò di mantenere i privilegi della città, compreso quello con cui il Senato cittadino poteva conferire lauree in medicina, fisica, teologia, matematica, belle arti e giurisprudenza. Nel 1589, Trapani da semplice Terra divenne Civitas.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo le brevi parentesi sabauda (1713) e austriaca (1720), dalla seconda metà del Settecento inizia il Regno borbonico che continuerà fino al 1860.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Francesco_Zerilli_Trapani_1823.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Borboni procedettero alla bonifica di alcune aree della città e al suo sviluppo urbanistico. In questo periodo i trapanesi si dedicano al commercio e all'industria del sale e alle tonnare. Trapani partecipò attivamente ai moti del 1848-1849, sanguinosamente repressi. Nel 1861 Trapani si pronunciò con il plebiscito per il Regno d'Italia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo la Prima guerra mondiale (durante la quale Trapani ebbe circa 700 caduti), la città visse un periodo di sviluppo: le industrie legate alle saline, alle tonnare, al vino, all'olio fecero di Trapani una città particolarmente dinamica non solo dal punto di vista economico ma anche culturale. Nel 1924 Mussolini, dopo una visita in città, decise di inviare a Trapani il prefetto Cesare Mori che, dopo poco più di un anno, fu trasferito a Palermo con poteri straordinari per la repressione del fenomeno mafioso. La Seconda guerra mondiale vide Trapani impegnata come porto e base sommergibilistica di primaria importanza e, con i locali aeroporti di Milo e di Chinisia, divenne punto di collegamento dei rifornimenti per le truppe dell'Asse in Nord Africa. Fu bombardata dai francesi il 22 giugno 1940, dalla RAF il 10 novembre 1941 e il 31 maggio 1942, subendo 27 bombardamenti degli angloamericani da gennaio a luglio 1943, con la conseguente distruzione dell'intero quartiere storico di San Pietro. Le incursioni aeree che devastarono la città la collocarono al nono posto dei capoluoghi di provincia italiani bombardati. Il 22 luglio 1943 le truppe alleate di Patton giunsero nella piazza di Trapani trovando una città stremata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel referendum del 1946 la Provincia di Trapani si schierò, unica in Sicilia, in maggioranza per la Repubblica. Il capoluogo, al contrario, espresse un voto monarchico. Tra il 1950 e il 1965 vi fu una lenta ripresa delle attività industriali e commerciali, ma la città non si risollevò mai del tutto dalla crisi dell'immediato dopoguerra ripiegando anonimamente nel terziario e nelle attività connesse al suo ruolo politico e amministrativo di capoluogo di provincia. Il terremoto della Valle del Belice del gennaio del 1968 provocò morte e dolore anche nella città di Trapani. Altri lutti con l'alluvione del 1965 e con quella del 5 novembre 1976 che provocò 16 morti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con gli anni novanta la città si è proposta con più convinzione rispetto al passato come meta di interesse turistico, storico, culturale e sportivo attraverso piani di riqualificazione del centro storico, la realizzazione di nuove infrastrutture urbane, l'incremento di attività ricettive, di ristorazione e di intrattenimento, con una più spiccata attenzione alla valorizzazione del suo ingente patrimonio storico, architettonico e naturalistico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Negli ultimi anni la città ha assunto anche una rilevanza internazionale con eventi di indubbia importanza sia culturale, come le mostre su Caravaggio, Leonardo Da Vinci e del Crocifisso Ritrovato di Michelangelo, sia sportivo con alcune delle fasi della America's Cup.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/trapanicastellocolombaia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le cinque torri rappresentano le prime cinque torri che difendevano il nucleo della città: la Torre Pali, oggi scomparsa; la Torre Vecchia; la Torre di Porta Oscura; la Torre del Castello di Terra; la Torre Peliade o del Castello di Mare detta anche "Colombaia".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La falce che sormonta le torri richiama immediatamente la forma falcata della penisola sulla quale si adagia la città di Trapani («Drépanon» in greco vuol dire falce).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il ponte con i tre archi rappresenterebbe le antiche porte di accesso alla città, mentre altre interpretazioni ritengono sia l'antico acquedotto che collegava il centro urbano alle sorgenti di campagna lungo il tratto di strada che prende oggi il nome di via Archi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Artigianato-a-Trapani-Corallo-Rosso.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Famosa nel periodo pre-industriale per l'artigianato del corallo (<a href="http://www.madeinitalyshopclub.com/magazinemadeinitaly/blog/?corallo-rosso-di-trapani" target="_blank" class="imCssLink">SCOPRI DI PIU' sul corallo rosso</a>) e l'argenteria, tra XVIII e XIX secolo, Trapani diventò uno dei principali poli agroalimentari del Mediterraneo. Trapani era rinomata soprattutto per il sale delle sue saline. E' anche ricca di uliveti, l'olio trapanese fa parte della DOP Valli Trapanesi. Insieme ad altri comuni, è parte delle Strade del vino Erice Doc, dell'Associazione Città del Vino, del movimento Patto dei sindaci, del Distretto turistico territoriale "Sicilia occidentale" e del Patto territoriale Trapani Nord.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Scogli_Porcelli.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il suo territorio comunale è attraversato dal fiume Chinisia. Fanno inoltre parte del territorio di Trapani l'Isola della Colombaia, lo Scoglio Palumbo, l'Isola degli Asinelli e gli scogli Porcelli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Feste patronali</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">il Martedì Santo la Processione della Madonna “dei Massari",</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">il Mercoledì Santo la processione della "Madre Pietà del Popolo" </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Processione dei misteri, il Venerdì Santo, che si conclude intorno alle 14 del sabato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Festa patronale di Sant'Alberto da Trapani il 7 agosto, con processione</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Festa della Madonna di Trapani, il 16 agosto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Ligny_Tower_-_Trapani.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Monumenti</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">FONTANA DEL TRITONE</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">PALAZZO DELLA VICARIA</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">VILLINO NASI</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">LAZZARETTO</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">PALAZZO CIAMBRA</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">BIBLIOTECA FARDELLIANA</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Trapani</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/cLLS0wpnGWI">https://youtu.be/cLLS0wpnGWI</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Nov 2022 06:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia al centro Mediterraneo con Via Selinuntina]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Da_Visitare"><![CDATA[Da Visitare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000087"><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs16lh1-5"><b>Castelvetrano-Selinunte</b>, </span><span class="fs16lh1-5"><b>Menfi</b> e </span><span class="fs16lh1-5"><b>Sambuca di Sicilia</b></span><span class="fs16lh1-5">, tre tappe inserite nella "Via Selinuntina", saranno protagoniste del progetto europeo Crossdev per un intervento di tre anni che coinvolgerà istituzioni, imprese locali e cittadini. Un'iniziativa che vuole contribuire allo sviluppo sociale ed economico del Mediterraneo rafforzando pratiche di turismo sostenibile. </span></span><span class="imTALeft fs16lh1-5">Castelvetrano-Selinunte, Sambuca di Sicilia, Menfi &nbsp;rappresentano destinazioni turistiche con un alto potenziale legato alle loro immense ricchezze ambientali, storiche e culturali. Nella sede dell'assessorato regionale al Turismo è stato firmato un "memorandum of understanding" tra Cisp e assessorato al Turismo, a supporto delle attività previste nei tre anni di lavoro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs16lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Parco-archeologico-di-Selinunte-e-Cave-di-Cusa.jpg"  title="" alt=""/><span class="cf1"><span class="fs16lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Crossdev ("Cultural Routes for Sustainable Social and Economic Development in Mediterranean") è co-finanziato dall'Unione Europea con il Programma Eni Cbc Med che interviene in 4 paesi del Mediterraneo - Giordania, Italia, Libano e Palestina - con un partenariato guidato dalla Ong italiana Cisp, Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli. Castelvetrano-Selinunte, Sambuca di Sicilia, Menfi e Gibellina rappresentano destinazioni turistiche con un alto potenziale legato alle loro immense ricchezze ambientali, storiche e culturali. In mattinata, nella sede dell'assessorato regionale al Turismo, alla presenza del direttore generale Lucia Di Fatta, del direttore de 'La Rotta dei Fenici' Antonio Barone e della presidente di 'Iter Vitis' Emanuela Panke, è stato firmato un "memorandum of understanding" tra Cisp e assessorato al Turismo, a supporto delle attività previste nei tre anni di lavoro. "L'assessorato regionale al Turismo della Regione Sicilia e la Soprintendenza del Mare, partner associati di Crossdev - dice l'assessore Manlio Messina - forniranno dati e supporto per la creazione di un piano d'azione, un quadro strategico generale a cui istituzioni, autorità, associazioni, imprese faranno riferimento per attuare attività di turismo sostenibile volte allo sviluppo socioeconomico dei territori".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/menfi_torre_porto_palo_102038.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">In programma seminari di formazione per studenti e operatori, educational tour per giornalisti, eventi transnazionali e l'allestimento di centri visite a Selinunte e Menfi sulla costa, Sambuca di Sicilia e Gibellina, attività principali per il lancio della 'Via Selinuntina', che si appoggia sulle conoscenze ed esperienze di due itinerari culturali del Consiglio d'Europa già molto attivi: La Rotta dei Fenici ed Iter Vitis.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;La Rotta dei Fenici è la connessione delle grandi direttrici nautiche che dal XII secolo a.C. furono utilizzate dalle antiche civiltà mediterranee quali fondamentali vie di comunicazione commerciali e culturali nel Mediterraneo. Attraverso queste rotte i Fenici diedero origine a una grande civiltà contribuendo alla creazione di una koinè culturale mediterranea che riguarda numerosi Paesi di tre Continenti, tra i quali quelli che fanno parte del Progetto Crossdev.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 31 Oct 2022 05:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[News Archeologia: NEL MARE DI PANTELLERIA SCOPERTO UN TESORO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000193"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltre trecento anfore di età punica sono state individuate nel mare di Pantelleria a 130 metri di profondità, ad alcune centinaia di metri di distanza dal porticciolo di Gadir. Le immersioni, nell’ambito del progetto «Pantelleria 2022», hanno avuto il coordinamento scientifico della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e sono state effettuate da un team composto da sette subacquei della Sdss - The Society for Documentation of Submerged Sites.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/PANTELLERIAANFORE1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sito archeologico è stato documentato da un gruppo di subacquei altofondalisti che ha rilevato una grande distesa di anfore sparse lungo una fascia di 400 metri. Il giacimento era stato individuato per la prima volta nel 2011 dai due subacquei Francesco Spaggiari e Fabio Leonardi. Adesso, la Sdss, guidata da Mario Arena, ha rivelato l’esatta consistenza del ritrovamento, documentando con immagini fotografiche e video la grande concentrazione di anfore puniche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">«Siamo solo all’inizio di una campagna di rilievo e documentazione - dichiara il soprintendente del Mare, Ferdinando Maurici - che certamente svelerà importanti tracce del passato. La costa nord di Pantelleria ha già restituito preziose testimonianze relative alla navigazione e alla frequentazione dell’Isola in tempi remoti. Continueremo lo studio di questo interessante e difficile sito subacqueo, vista la notevole profondità, grazie alla collaborazione dei professionisti che in questi anni ci hanno consentito di raggiungere eccellenti risultati nello studio della Battaglia delle Egadi».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/PANTELLERIAANFORE2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel corso delle immersioni sono state effettuate operazioni di rilievo e documentazione videofotografica, realizzando in particolare una fotogrammetria tridimensionale ad alta risoluzione, attualmente in fase di elaborazione. Questo dettagliato rilievo consentirà di studiare la consistenza totale del sito archeologico, la tipologia delle anfore e la loro dispersione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da una prima analisi delle immagini si può dire che le anfore sono di cinque tipologie, tutte di epoca punica. La maggior parte si presenta in buono stato e, da una stima iniziale, meno di un terzo dei reperti individuati durante la ricognizione appare fratturato. L’analisi della fotogrammetria consentirà, comunque, di effettuare un esame più dettagliato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">«La tutela del patrimonio storico-archeologico della nostra Isola - commenta il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Franco Fazio - è il principale obiettivo della Regione e i tesori sommersi ne costituiscono una parte cospicua e peculiare. Le operazioni appena concluse a Pantelleria rafforzano le collaborazioni internazionali e confermano l’importanza del lavoro di ricerca, studio, tutela e valorizzazione che la Soprintendenza del Mare porta avanti ormai da circa vent'anni nei fondali siciliani».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/PANTELLERIAANFORE3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In occasione della missione, grazie al metal detector subacqueo, sono stati individuati in località Cala Tramontana, alla profondità di circa 20 metri, alcuni oggetti riconducibili al ritrovamento del 2011, quando fu scoperto e recuperato un tesoretto di circa 4 mila monete puniche. Si tratta, in particolare, di: 11 chiodi in bronzo di un’imbarcazione naufragata nello stesso tratto di mare; 26 anelli in piombo facenti parte della dotazione dell'imbarcazione e alcuni frammenti in metallo, oltre ad alcuni in ceramica. Questo ritrovamento fa seguito a quello dell’anno scorso, sempre in località Cala Tramontana, quando furono individuate 40 monete della stessa tipologia, nonché altri chiodi, materiale ceramico e anelli in piombo. I reperti recuperati sono stati trasferiti a Palermo presso il laboratorio di primo intervento della Soprintendenza del Mare per ulteriori studi e analisi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il bellissimo video subacqueo effettuato dalla Sovrintendenza delo Mare</span></div></div><a href="https://youtu.be/NZjPZ73Eup4">https://youtu.be/NZjPZ73Eup4</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 29 Oct 2022 06:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglioso Vulcano Etna ]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000CA"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’Etna è il maggiore vulcano d’Europa e uno dei più attivi al mondo. La sua possente e grandiosa mole, si eleva fino a 3300 m circa, tra le vallate del fiume </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?gole-alcantara-parco-botanico-e-geologico" target="_blank" class="imCssLink">Alcantara</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e del Simeto che scorre nella piana di </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?citta-da-visitare--catania-" target="_blank" class="imCssLink">Catania</a></span><span class="fs14lh1-5"> e a ridosso del mare Ionio, nei mitologici siti della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?tour-in-sicilia--la-riviera-dei-ciclopi" target="_blank" class="imCssLink">Riviera dei Ciclopi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, coprendo una superficie di 1600 kmq. Lo spettacolo naturale che offre tutto il territorio ove giace il Vulcano, ha ispirato la fantasia e i miti degli antichi e ne hanno tratto spunti poetici i grandi della letteratura di ogni tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/esplosioneetana.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Greci ne fecero la sede dell’officina di fabbro del dio Efesto, il dio Vulcano dei Romani, e del più formidabile dei Giganti, Encelado, figlio di Urano e Gea, che promosse con i suoi compagni, guerra a Zeus che, sommamente irritato gli scagliò contro i fulmini dell’Olimpo, rovesciandolo nel profondo del M. Etna, dove furioso, vomita ancora vampe di fuoco contro il cielo. Episodio della, “Gigantomachia”, ovvero la lotta fra i Giganti e gli dei, il disordine contro l’ordine imposto dal sovrano dell’Olimpo, Zeus.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/etna2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“<i>I crateri, le ceneri, le colate di lava, le grotte di lava e la depressione della valle del Bove, fanno del monte Etna una destinazione privilegiata e un importante centro di ricerca internazionale con una lunga storia di influenza sulla vulcanologia, la geologia e altre discipline di scienza della terra</i>” inoltre “<i>la sua notorietà, la sua importanza scientifica, i suoi valori culturali e pedagogici sono di importanza mondiale</i>". Queste le motivazioni che hanno indotto l'<b><b>Unesco</b></b> a fare del vulcano siciliano un patrimonio mondiale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secoli e secoli di eruzioni hanno modificato il paesaggio circostante, trasformando la flora e la fauna mediterranea tipica della Sicilia in un ambiente suggestivo quasi lunare. Un ambiente &nbsp;tutelato da un vasto parco naturale, il </span><b><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parchi-naturali-siciliani--parco-dell-etna" target="_blank" class="imCssLink">parco naturale dell'Etna</a></i></b></b><span class="fs14lh1-5">, istituito nel 1987. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/etnasci.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il parco e lo stesso vulcano sono &nbsp;visitabili grazie a numerosi sentieri naturalistici, aperti &nbsp;a tutti. Inoltre il vulcano presenta diverse bocche sparse a varie altitudini, prodotte dalle varie eruzioni nel tempo, di facile accesso da parte dei visitatori e dei ricercatori e nelle quali vengono effettuate escursioni. Oltre quindi agli studiosi che ormai lo conoscono e lo studiano da anni, l'Etna rappresenta una meta interessante anche per i turisti che hanno un motivo in più per visitare la Sicilia e la bellissima provincia di Catania, in cui sorge il vulcano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un legame indissolubile quello tra <b><b>Catania</b></b> e l’Etna: il vulcano domina la città dall'alto e ridisegna il panorama e il paesaggio. </span><span class="fs16lh1-5">Un paesaggio vasto e vario che va dalla fascia costiera affacciata sulle acque dello Ionio, alle vaste campagne interrotte da agrumeti e vigneti, dai fitti boschi di castagni e querce alla natura più brulla e quasi lunare pian piano che ci avvicina alla vetta dell'Etna, da cui &nbsp;si gode di uno spettacolare panorama sulla Sicilia, fino all'isola di Malta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Etna_notte.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di notte poi, quando il vulcano è in eruzione, la vista sull'Etna è particolarmente suggestiva: l'impressionante fiume di lava che scorre lentamente lungo le pareti del monte e gli zampilli che ne fuoriescono a illuminare il cielo sono uno spettacolo unico e imperdibile.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Etna nord – L’itinerario più suggestivo di grande valore naturale, storico e artistico è il circuito dell’Etna, con un percorso totale di 135 km, con partenza da Catania e ritorno, compiendo un percorso ad anello che tocca tutti i centri abitati alle falde della montagna. Uscendo dalla periferia nord di Catania e percorrendo la strada litoranea, si attraversano le pittoresche località di Aci Castello (con il castello normanno del 1076), Aci Trezza (il sito leggendario legato ad Ulisse di omerica memoria, dove G. Verga ha ambientato il suo romanzo “I Malavoglia”), quindi si entra ad Acireale (luogo cantato da Ovidio e Virgilio, “l’Akis” dei Romani, ricco di splendidi monumenti secenteschi e le rinomate terme di “S. Venera” le cui acque salutari vennero utilizzate da Greci e Romani).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si prosegue verso Giarre e Riposto, fino a Fiumefreddo di Sicilia, “Flumen frigidum”, dove la strada si inerpica sulle prime pendici dell’Etna toccando le località di Calatabiano e Linguaglossa centro di villeggiatura e di sport invernali. Dopo la visita alle “Gole dell’Alcantara” si giunge a Randazzo, m 765 slm, città eretta quasi totalmente con conci di pietra lavica, ricca di monumenti di epoca normanna. Uscendo da Randazzo con la vista della possente mole dell’Etna si raggiungono i campi di sci del versante nord di Piano Provengano a 1800 m slm.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Vulcano</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/nuVwDmlCCG0">https://youtu.be/nuVwDmlCCG0</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 05:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Medievali in Sicilia: Castello di Donnafugata]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000018E"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le incontaminate campagne siciliane a 20 km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/ragusa-e-provincia.html" target="_blank" class="imCssLink">Ragusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, contornate di muretti in pietra a secco, sorge il Castello di Donnafugata. Il Castello appare quasi all'improvviso, in pietra bianca, su una bassa collina, che sovrasta campi nei quali fanno capolino alberi di carrubo e ulivi. Un ampio prospetto ai cui lati si trovano due torri circolari, un terrazzino panoramico ed un bel loggiato con archi a sesto acuto. Le merlature nella sua sommità fanno effettivamente pensare ad una struttura difensiva ma non è così. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_di_Donnafugata_-_vista.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La dimora Donnafugata è un condensato di stili di epoche e di gusto differenti. Così lo volle il barone Corrado Arezzo De Spuches. Visitare il castello equivale un po' ad immergersi nelle atmosfere simili al famoso "Gattopardo". Il castello è composto da ben 122 stanze di cui 22 sono fruibili al pubblico e contengono gli arredi originari dell'epoca. Attraversandole si compie un vero e proprio "salto" nel mondo dell'aristocrazia siciliana dell'ottocento. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_Donnafugata,_Ragusa2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Terminata la visita al Castello sarà poi piacevolissimo immergersi nel parco annesso, ampio ben otto ettari e ombreggiato da grandi ficus magnolioides e altre specie vegetali tipicamente siciliane ed esotiche. Il parco nasconde alcune "distrazioni" che in passato allietavano e divertivano gli ospiti, come il tempietto circolare, la Coffee House (per dare ristoro), il labirinto in pietra ed alcune "grotte" artificiali dotate di stalattiti. Il castello è stato nel corso degli anni sede si diversi set cinematografici e televisivi. Nelle stanze interne sono state girate alcune scene del film "Il Gattopardo" di Visconti, e "I Viceré", mentre sulla terrazza del castello sono state girate varie scene della fiction "Il commissario Montalbano". </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-12" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_Donnafugata,_Ragusa7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Incastonato tra le dolci colline iblee e la folta vegetazione tipica dell’altopiano ragusano, sorge il castello di Donnafugata. Un gioiello dell’arte neogotica siciliana. Ultimo baluardo rimasto a testimoniare la vita della nobiltà dell’ottocento. Visitare il castello appartenuto alla famiglia Arezzo, di proprietà del comune di Ragusa sin dagli anni ’80 dello scorso secolo, è una full immersion in un mondo antico. Un’era che ancora ci parla attraverso le sue mura, i suoi arredi, i vestiti d’epoca e il parco magnifico che accoglie il visitatore come la madre terra accoglie i suoi figli.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il castello era originariamente una villa di campagna. Il feudo fu acquistato nel 1648 da Vincenzo Arezzo, il I° barone di Donnafugata, da un’altra nobile famiglia siciliana i Cabrera. Ai tempi era solo una torre di avvistamento che fungeva da protezione al vasto territorio del feudo. Nei secoli successivi la famiglia Arezzo la trasformò e rese il feudo ricco e florido. Dopo la metà del 1800 fu il barone Corrado Arezzo de Spuches a trasformare la villa di villeggiatura di famiglia in un castello. Egli vi apportò assieme alla figlia, negli anni, tutti quegli elementi tali e necessari da renderlo un castello degno di un racconto fiabesco.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il barone fu un uomo influente, come del resto lo era sempre stata la sua famiglia nel contesto aristocratico locale. Deputato del Parlamento di Sicilia nel 1848, Corrado Arezzo, fu anche attivista nel comitato rivoluzionario antiborbonico e con la nascita del Regno d’Italia fu Senatore del Regno. Inoltre nel 1865 fu Regio Commissario d’Italia all’esposizione di Dublino. Uomo eclettico e viaggiatore curioso apprezzava la cultura del Nord Europa.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-11" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_Donnafugata,_Ragusa6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Fu grazie alla sua influenza che la ferrovia arrivò a passare vicino al suo castello, così come l’ufficio postale e il telegrafo. Tanti gli ospiti del mondo dell’arte dell’epoca che frequentarono il castello. Il Barone contribuì molto all’economia locale con l’avvio della filanda dove si tesseva il cotone prodotto nei suoi vasti possedimenti terrieri.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il castello si dispiega su una superficie di 2500 mq circondato da 8 ettari di parco. La posizione del castello è a 308 metri sul livello del mare e, dal suo bellissimo terrazzo e dalle torri superiori domina la vallata fino al Mediterraneo. L’anima della tenuta è il parco, concepito secondo l’usanza del tempo come un percorso esoterico per dare modo al visitatore di meditare in mezzo alla natura e ai suoi misteri.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-13" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_Donnafugata,_Ragusa8.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nei piani bassi della magione è conservata la “Collezione Gabriele Arezzo di Trifiletti” che consiste in una raccolta di abiti d’epoca che abbracciano 3 secoli, appartenuti sempre alla famiglia Arezzo. Il castello di Donnafugata è una meraviglia per la vista e per i sensi, visitarlo rende il viandante partecipe di una realtà persa nelle pieghe del tempo ma ancora palpabile tra le sue stanze. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><i><b class="fs14lh1-5">ORIGINE DEL NOME DONNAFUGATA:</b></i></div><div><span class="fs14lh1-5">La storia del Castello di Donnafugata si mescola alle leggende popolari che diventano miti con il passare dei secoli. Pare che la torre originaria, appartenuta ai Cabrera, nel 1409 fu testimone del rapimento della regina Bianca di Navarra. Difatti alla morte del re Martino d’Aragona, il regno venne retto dalla sua consorte che veniva corteggiata da tanti uomini, i quali premevano per ottenere potere nel regno. Fu così, che il conte di Modica Bernardo di Cabrera rapì la regina Bianca e la tenne segregata nella torre affinchè lei lo sposasse, ma la donna riuscì a scappare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La torre per la popolazione locale venne indicata con il nome di Torre di Bianca e in seguito acquisì il nome di Donnafugata, cioè donna in fuga per alcuni o donna rapita per altri. Questa è la leggenda. La storia pare che invece sia diversa e che il nome derivi dal termine arabo con cui i saraceni chiamavano una fonte d’acqua nei pressi del fondo, “Ayn As Jafait”, che volgarizzato nel dialetto locale si è tramutato prima in “Ronnafuata” e poi italianizzato in “Donnafugata”. Anche questa tesi è alquanto tirata per i capelli, poichè assomiglia alla storia da cui nasce il nome della frazione di Scicli, Donnalucata. Sicuramente nella storia di Bianca e di Bernardo un fondo di verità c’era.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_Donnafugata,_Ragusa3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><i><b class="fs14lh1-5">IL CASTELLO COME LO VEDIAMO OGGI</b></i></div><div><span class="fs14lh1-5">L’aspetto con cui il castello si presenta oggi è quello voluto dal barone Corrado Arezzo e dai suoi discendenti. Difatti tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 varie modifiche furono apportate alla dimora di villeggiatura, conferendogli l’aspetto di castello. Questo, grazie anche alla forma di quadrilatero con le torri laterali e con la tipica merlatura sulla sommità.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel castello di Donnafugata ci sono 122 stanze ma solo 28 sono fruibili al pubblico. Nei piani bassi viveva e lavorava la servitù e vi erano i magazzini. L’ingresso è stato ideato per lasciare l’accesso alle carrozze.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Entrando negli ambienti del castello quello che colpisce per primo sono i pavimenti di splendida pece nera lucida. Tipica degli antichi casati siciliani questa pavimentazione contestualizza sempre l’ambiente, quasi a voler ricordare a tutti i visitatori in quale territorio si trovino. Tra la prima sala d’accoglienza dalle pareti blu ai salotti di conversazioni per le signore e per i signori, fino alle camere dei proprietari e la foresteria per gli ospiti, il visitatore viene trasportato e catturato. Dai broccati, alle lampade sospese, dai trompe-l’oeil alle pareti e dai quadri, tutto parla di arte, amore per il gusto e ricchezza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ci si sente quasi proprietari di quel luogo e specchiandosi nella stanza degli specchi per un attimo i vestiti sembreranno di un'altra epoca, persi come si è in una dimensione sospesa in questo tragitto. E quando il viaggio sembra concluso il terrazzo che abbraccia la campagna circostante fino al mare, giù all’orizzonte, lascia senza fiato per la bellezza. Il bianco della pietra risplende sotto il sole e lo stile esterno neogotico veneziano del castello si illumina, incantando la vista.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodonnafugataparco.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">IL PARCO DEL CASTELLO E IL PERCORSO ESOTERICO:</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il parco del castello di Donnafugata si estende su 8 ettari di terreno. Al suo interno sono presenti circa 1500 specie vegetali. La struttura del parco come si mostra oggi è il risultato dei lavori che a fine ‘800 fece il barone Corrado Arezzo e quelli fatti dai suoi eredi all’inizio del ‘900. Come era uso ai tempi del Barone, il giardino doveva essere un luogo che riportasse l’uomo alle origini, che lo aiutasse a meditare e a trovare le risposte attraverso passeggiate solitarie. Molti i simboli e le allegorie presenti a tal proposito nel parco. Intanto, l’impianto viene costruito secondo un principio dualistico filosofico: ragione e mito.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nel parco di Donnafugata è presente la sezione di giardino all’inglese, quella alla francese e poi la natura si dispiega in un grande frutteto che un tempo era anche orto, dove venivano coltivate anche le aromatiche e si praticava l’apicoltura. Quindi una fitta boscaglia si dipana ad un certo punto davanti alla vista. Ecco che il dualismo si manifesta nel giardino. Vicino alla costruzione la natura viene circoscritta con forme geometriche ma pian piano che ci s’allontana la ragione sparisce ed entra in scena il mito. Ecco che il viaggio nel giardino diventa luogo per ritrovare sé stessi addentrandosi nella “selva oscura” che è il mondo della mente. Un percorso esoterico pensato e creato dal barone Corrado Arezzo che mette, non a caso lungo i viali, simboli allegorici.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">I simboli allegorici nel parco del Castello di Donnafugata:</b></div><div><span class="fs14lh1-5"> Prima di addentrarsi nel parco s’incontra la scalinata del terrazzo che porta in sé dei messaggi. Due sfingi alla sommità e due leoni all’ultimo scalino in basso. La sfinge è la guardiana della soglia che invita il visitatore con un sorriso a risolvere l’enigma del parco. I due leoni rappresentano la soglia oltre cui l’uomo invade il confine della natura, quindi una dimensione diversa. Ecco che il mito, la ragione e la conoscenza di sé accompagneranno l’uomo che si appresta a viaggiare per il parco alla ricerca di sé stesso.​</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La collina dell’Arcadia: Addentrandosi nel parco si incontrerà la collina dell’Arcadia con il piccolo tempio dalla volta blu tempestata di stelle dorate. È una rappresentazione voluta del rapporto tra uomo e natura, ricorda il mito dell’Arcadia, da questa postazione guardando a destra si scorgerà il labirinto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottaplatonicadonnafugata.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">La grotta platonica: </b></div><div><span class="fs14lh1-5">Al di sotto del tempio si trova la grotta / ninfeo. Veniva intesa come stanza dello scirocco, quando nei pomeriggi di molta calura ci si trovava per avere refrigerio. Difatti dei sedili in roccia sono predisposti nelle pareti laterali all’ingresso della grotta. Questo luogo venne ideato rifacendosi al mito della caverna platonica. &nbsp;Da una feritoia nel soffitto attraversa la luce, simbolo di sapienza, e anche l’acqua delle piogge che veniva raccolta in un invaso e convogliata in una vasca. Era questo un riferimento alle ninfee del Parnaso che ricollegavano il mito dell’Arcadia con la poesia. Il messaggio della grotta era molto chiaro. L’invito simbolico all’accesso era: “chi entra qui ne uscirà come uomo nuovo”.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello_Donnafugata,_Ragusa4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">La Coffee House:</b></div><div><span class="fs14lh1-5"> Un edificio che ricorda un templio pagano, con le colonne ioniche, si staglia nel cielo da lontano con il suo colore di un pallido salmone: è la coffee house. Durante le giornate estive, si dava ristoro agli ospiti in questo luogo, dove poter giocare e conversare gustando dolci, bevande e la granita al gelsomino, molto in voga a quei tempi. Uscendo dalla coffee house, a sinistra c’è l’accesso al cuore del giardino-frutteto. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodonnafugataparcolabirinto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Il labirinto Inglese:</b></div><div><span class="fs14lh1-5"> Il labirinto è il simbolo esoterico per eccellenza. Un dedalo di percorsi che nascondono, celano e mai indicano il percorso. Proprio come la vita il labirinto è un luogo dove bisogna perdersi per poi trovare la via. Quindi il visitatore entrandoci deve armarsi di pazienza per giungere all’uscita. Il labirinto del parco di Donnafugata non segue un singolo percorso, ma molteplici vie. L’impianto è stato ricreato sul modello del labirinto di Hampton Court Palace di Londra, tuttora esistente ma di costruzione più antica. Sono questi gli unici due labirinti al mondo di forma trapezoidale. Nella struttura di Donnafugata i muri ricoperti di roseti sostituirono le siepi di Hampton Court Palace. Oggi i roseti non ci sono più e si può ammirare in tutta la sua bellezza scarna la muraglia che forma il labirinto. &nbsp;</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodonnafugatamuseocostume.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">IL NUOVO MUSEO DEL COSTUME:</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Nei bassi del castello, in un’area dove un tempo c’era il fervore delle cucine, degli alloggi della servitù che viveva ed animava il castello assieme agli illustri proprietari, oggi è allestito il museo del costume (MU.DE.CO.). Preziosissima collezione acquistata dal comune di Ragusa da un’esponente della famiglia Arezzo. La collezione è composta da abiti e accessori che abbracciano tre secoli di storia siciliana del costume. E consta in:</span></div><div><span class="fs14lh1-5"> 460 abiti completi;</span></div><div><span class="fs14lh1-5"> 695 indumenti singoli;</span></div><div><span class="fs14lh1-5"> 1555 accessori moda;</span></div><div><span class="fs14lh1-5"> 72 elementi di oggettistica varia legata agli usi più disparati.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’opera di recupero e di conservazione dei pezzi pregiati è stata affidata a mani esperte, maestranze e professionisti guidati dagli architetti Giuseppe Gurrieri e Nunzio Sciveres. La location che ospita la mostra si presta ad esaltare la bellezza dei pregiati capi. L’architetto Giuseppe Nuccio Iacono ha creato un percorso attraverso tre secoli, facendo addentrare il visitatore in atmosfere diverse, tra musiche e tendaggi che delimitano i vari comparti. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Alcuni pezzi sono custoditi in delle teche di vetro e si comprende entrando, che sono state prese tutte le precauzioni per la conservazione, difatti la temperatura è regolata dai climatizzatori per mantenere l’umidità bassa. I vestiti esposti non sono sempre gli stessi ma subiscono una rotazione, per preservarne il più possibile lo stato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodonnafugatamuseocostume2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’ambiente, evoca i tempi passati e rende più vicini i protagonisti delle storie che il castello racconta nelle sue stanze. Tra tutti gli abiti, c’è un vestito da sposa che ispirò il costume indossato da Claudia Cardinale ne “Il Gattopardo”. Difatti, il regista Luchino Visconti per calarsi nelle realtà siciliane della seconda metà dell’ottocento, prima delle riprese del film, visitò il castello di Donnafugata e la collezione di abiti degli Arezzo. In questo luogo sospeso nel tempo gli abiti, con la loro anima sono resi immortali. Non saranno più indossati, ma sempre ammirati e questo va oltre lo scorrere del tempo. Poiché, nonostante passino le mode e gli usi e costumi cambino, la bellezza delle cose a volte resta immutata per essere ammirata per secoli.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Bellissimo Video del Castello</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/IbHs4FAo0l4">https://youtu.be/IbHs4FAo0l4</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 25 Oct 2022 06:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Barocchi Siciliani: SORTINO (Siracusa)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000018D"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sortino è un Borgo della </span><i class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Siracusa</a>.</i><span class="fs12lh1-5"> </span><span class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5">Arte barocca e sapori tipici si mescolano in una visita a Sortino, dolcemente adagiato sulle basse colline dei </span><span class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?sicilia-meravigliosa--altopiano-dei-monti-iblei" target="_blank" class="imCssLink">Monti Iblei</a></i></span><span class="fs12lh1-5">, ad affacciarsi su una splendida veduta sull’Etna, patria di un eccezionale miele prodotto su questi altipiani dalla ape sicula</span></span><span class="fs12lh1-5">. E' &nbsp;conosciuta soprattutto per la produzione di miele, al quale ogni anno viene dedicata una sagra molto apprezzata dai residenti e da quanti vi giungono dalle città vicine, quella del miele. Situata nei Monti Iblei,</span> <span class="fs12lh1-5">Sortino si trova anche nei pressi della</span> <span class="fs12lh1-5">Necropoli Rupestre di Pantalica (</span><b class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?necropoli-di-pantalica---siracusa--" target="_blank" class="imCssLink">Visita la necropoli cliccando qui</a></b><span class="fs12lh1-5">)</span> <span class="fs12lh1-5">e del fiume</span> <span class="fs12lh1-5">Anapo. Come la maggior parte dei borghi del territorio, il 9 e l’11 gennaio 1693 Sortino fu distrutta da uno dei più devastanti terremoti che abbia mai investito la Sicilia orientale, a seguito del quale venne ricostruita in uno schema a reticolato più a monte, sulla sommità della collina Cugno del Rizzo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sortino1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le vicende che hanno accompagnato il borgo di Sortino in età medioevale sono legate alla famiglia nobile dei Moncada e successivamente agli eredi di Modica (1477). Il feudo di Sortino fu concesso dalla imperatrice Costanza ad Arnaldo Conte di Modica ai cui successori sostanzialmente rimase fino al 1477, anno in cui fu acquistato dalla famiglia Gaetani Baroni, originari della Toscana, il cui capostipite, Guidone Gaetani, si era trasferito a Palermo in cerca di gloria e fortuna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Gaetani saranno, per più di tre secoli, i protagonisti della storia, non solo di Sortino ma della intera provincia di Siracusa. Emblematico è stato l'aiuto che Pietro Gaetani diede alla ricostruzione del paese nella collina Aita, dove tuttora si trova, dopo il devastante terremoto del 1693 che colpì l'intera costa orientale sicula.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Della cultura sortinese, fa parte da ormai tantissimi anni l'Opira di li Pupi (in lingua siciliana), in cui vengono narrate le eroiche gesta dei paladini francesi. Tra le storie più rappresentate abbiamo l'Orlando furioso; altre rappresentazioni messe in scena sono le famose "farse", scene comiche narrate prevalentemente in siciliano. Sicuramente i più importanti "pupari" sortinesi restano i "Puglisi", che da più generazioni ci tramandano quest'arte.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sortino3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Sortino</b></div></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Percorrendo le due direttrici perpendicolari via Libertà e corso Umberto I, che si incrociano nella piazza dei Quattro Canti, si incontrano i monumenti più rappresentativi della cittadina, a iniziare dalla chiesa madre settecentesca dedicata a San Giovanni Evangelista. La precede uno splendido piazzale lastricato con ciottoli di fiume bianchi e neri a motivi geometrici sul quale affaccia il portale centrale affiancato da due coppie di colonne tortili. Il sagrato sul quale ci siamo attardati a scattare qualche foto non è solo esteticamente bello, ma assai rappresentativo anche dal punto di vista simbolico in quanto rimanda alle trame dei vancali, le coperte manufatte dalle donne sortinesi per essere messe ai piedi del letto: come dire quindi una coperta sacra ai piedi della chiesa più importante del paese.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sortino2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Poco oltre, in Corso Umberto I, ecco il Santuario di Santa Sofia: nella navata laterale destra si conserva “U nummu ru Gesu” (Il nome di Gesù), una statua cinquecentesca di Cristo legato alla colonna. Miracolosamente scampata alla devastazione del terremoto del 1693, ogni anno viene portata in solenne processione dai portatori sortinesi nel giorno del venerdì santo.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Proseguendo lungo il corso, abbiamo costeggiato il Cine Teatro Italia, d’impianto razionalista, per poi raggiungere la Chiesa e il Convento dei Cappuccini che affacciano sulla valle che dà verso Pantalica.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/museo-dell-opera-deipupi-sortino.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Quando si pensa alla Sicilia, tra le prime che risaltano vi sono i Pupi Siciliani, una delle tradizioni popolari che rappresenta al meglio una fetta della storia siciliana. Nella borgo di Sortino, questa tradizione è da sempre stata tra le più marcate, tanto che oggi vi è possibile visitare il Museo Civico dell’Opera dei Pupi, un polo museale interamente dedicato a queste colorate marionette caratteristiche della Sicilia. Il Museo Civico dell’Opera dei Pupi è tra i più importanti luoghi della città di Sortino, dato che conserva tutti i dettagli di questa suggestiva arte folklorista, spesso citata anche in diverse opere letterarie dei più importanti autori siciliani.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sagradelmielesortino.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Da non dimenticare la Sagra del miele, &nbsp;che &nbsp;è un'importante manifestazione tesa a valorizzare il prodotto principale dell'economia sortinese: il miele ibleo, quello cantato da Virgilio, Ovidio, Teocrito. Il miele a Sortino rappresenta fonte di vita e di guadagno per diverse decine di famiglie di apicoltori. Ogni anno, oltre cinquantamila visitatori si riversano nelle vie del centro del paese in occasione della sagra dedicata a questo prezioso e dolce prodotto.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.sicilianet.net/blog/?ricetta-pizza-siciliana--il-pizzolo-di-sortino" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/pizzuolosortinoricetta.jpg"  title="" alt=""/></a><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Infine visitando Sortino non potete assolutamente perdervi "U' PIZZOLO DI SORTINO", lo trovate in tutte le pizzerie , si tratta di una pizza ripiena &nbsp;che risale alla tradizione contadina di Sortino. se vuoi prepararlo a casa tua, </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?ricetta-pizza-siciliana--il-pizzolo-di-sortino" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per la ricetta</a></i></b></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare a Sortino:</span></div><div><div><i class="fs14lh1-5"><b>IN AUTO</b></i></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Nord: Autostrada NSA 339 Catania-Siracusa, segue il raccordo autostradale (RA 15) Tangenziale di Catania che lega la SS114 Orientale Sicula proseguire in direzione Siracusa, svincolo per Sortino.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Sud:Autostrada A 18 Catania-SR-Gela/Catania-Rosolini, svincolo per Sortino.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Ovest: Autostrada A19 Palermo-Catania, principale asse autostradale. Raggiunto il raccordo autostradale RA 15, Tangenziale di Catania, proseguire lungo l’autostrada NSA 339 Catania-Siracusa con indicazioni “aut. CT-SR” e continuare lungo la SS114 Orientale Sicula in direzione Siracusa, svincolo per Sortino.</span></div><div><i class="fs14lh1-5"><b>IN TRENO</b></i></div><div><span class="fs14lh1-5">Stazione di Siracusa</span></div><div><i class="fs14lh1-5"><b>IN AEREO</b></i></div><div><span class="fs14lh1-5">Aeroporto di Catania</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Guarda il Bellissimo Video</span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/tdom7lswIbQ">https://youtu.be/tdom7lswIbQ</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 22 Oct 2022 06:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e leggende: La nascita della Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B9"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le leggende che ruotano attorno alla nascita della Sicilia sono davvero tante e tutte intrise di un’aura mitologica accresciuta, nei secoli, dai racconti tramandati oralmente di generazione in generazione. Uno di questi narra che la Sicilia nacque dell’estro di tre ninfe, che vagavano per il mare prendendo dalle parti più fertili del mondo un pugno di terra mescolata con sassolini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le tre ninfe si fermarono sotto il cielo più limpido e azzurro del mondo e, dai tre punti ove si erano fermate, gettarono il loro pugno di terra nel mare e vi lasciarono cadere i fiori e la frutta che esse recavano nei veli che le ricoprivano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/ninfe-1280x720.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il mare, al loro apparire, si vestì di tutte le luci dell’arcobaleno e, poco a poco, dalle onde emerse una terra variopinta e profumata, ricca di tutte le seduzioni che la natura poteva offrire.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I tre vertici del triangolo, dove le tre bellissime ninfe avevano iniziato la loro magica danza, divennero i tre promontori estremi della nuova isola e si chiamarono <strong>capo Peloro</strong> dal lato di Messina, <strong>capo Passero</strong> (Pachino) dal lato di Siracusa, e <strong>capo Lilibeo</strong> dal lato di Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">“Da questa configurazione a tre vertici” – scrive Enrico Mauceri – “venne alla Sicilia antica il nome di <strong>Triquetra</strong> o <strong>Trinacria</strong> che diede, forse in epoca ellenistica, quella rappresentazione strana e caratteristica al tempo stesso, di una figura gorgonica a tre gambe, adottata perfino in alcune monete dell’antichità classica, e divenuta poi il simbolo, diremo così, ufficiale dell’isola“.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/tifeoeencelado.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs16lh1-5">Il mito di <strong>Encelado </strong>detto anche<strong> Tifeo</strong></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un’altra leggenda, invece, ascrive la nascita della Sicilia ai tempi della lotta tra gli dei dell’Olimpo e i Giganti per la supremazia del mondo. Adirati contro <strong>Zeus</strong>, che, dopo la sconfitta del padre <strong>Crono</strong>, aveva confinati nel Tartaro i loro fratelli <strong>Titani</strong>, i Giganti, su richiesta della madre <strong>Gea</strong>, si ribellarono agli dei e tentarono la scalata all’Olimpo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si scatenò una guerra, che prese il nome di <strong>Gigantomachia</strong>. Dalle vette dei monti, i Giganti, guidati da <strong>Alcioneo</strong>, scagliavano massi e tizzoni ardenti contro gli dei e questi ultimi, a loro volta, scagliavano dardi, fulmini e massi contro di loro. Durante lo scontro, uno dei giganti, <strong>Encelado</strong> tentò di fuggire, ma venne colpito da <strong>Atena</strong> che, con un colpo del suo scudo, lo fece precipitare dall’alto dei cielo nel centro del Mediterraneo scagliandogli addosso un enorme masso: la Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/LA-PRINCIPESSA-SICILIA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs16lh1-5">Il mito della bellissima principessa Sicilia</b></div><div><div><span class="fs16lh1-5">Si narra anche che il nome dell’isola sia frutto di una leggenda, che parla di una bellissima ma sfortunata principessa del Libano, che si chiamava appunto Sicilia. Alla sua nascita le era stato predetto da un oracolo che al compimento dei quindici anni d’età avrebbe dovuto lasciare la propria terra natia, sola e su una barchetta, altrimenti sarebbe stata pasto dell’ingordo Greco-Levante, che le sarebbe apparso sotto le mostruose forme di un gatto mammone, divorandola.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Per scongiurare questo pericolo, non appena compì quindici anni (che così voleva l’oracolo) il padre e la madre, piangenti, la posero in una barchetta, e la affidarono alle onde.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">E le onde, dopo tre mesi (ritorna puntualmente il numero 3), quando ormai la povera Sicilia credeva di dover morire di fame e di sete, poiché tutte le sue provviste si erano esaurite, deposero la giovinetta su una spiaggia meravigliosa, in una terra luminosa, calda e piena di fiori e di frutti, colma di profumi, ma assolutamente deserta e solitaria.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Quando la giovinetta ebbe pianto tutte le sue lacrime, ecco improvvisamente spuntare accanto a lei un bellissimo giovane, che la confortò, e le offerse ospitalità e amore, spiegando che tutti gli abitanti erano morti a causa di una peste, e che il destino voleva che fossero proprio loro a ripopolare quella terra con una razza forte e gentile, per cui l’isola si sarebbe chiamata col nome della donna che l’avrebbe ripopolata; e, infatti, si chiamò Sicilia, e la nuova gente crebbe forte e gentile, e si sparse per le coste e per i monti.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs16lh1-5">Qual è il fondamento storico di questa affascinante leggenda?</b></div><div><span class="fs16lh1-5">Lasciando da parte le questioni etimologiche (con le quali si è arrivati a congetturare che il termine Sicilia deriverebbe dall’unione delle due voci antiche SIK ed ELIA, indicanti rispettivamente il fico e l’ulivo, e starebbe a significare la fertilità della terra siciliana) c’è da osservare che i due grandi folcloristi che hanno riportato questa leggenda, il Salomone Marino e il Pitrè, hanno concordemente indicato il riferimento culturale, cogliendolo nell’antica favola di Egesta, abbandonata dal padre Ippota su una barchetta affidata alle onde, perché non diventasse preda dell’orribile mostro marino inviato dal dio del mare Nettuno; e che poi, approdata in Sicilia, e sposa di Crìmiso, generò l’eroe Aceste di cui parla Virgilio nel quinto libro dell’Eneide; ma ambedue hanno trascurato il fondamento storico, che è dato dall’accenno all’ingordo Greco-Levante, che avrebbe divorato la povera Sicilia.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Il temibile mostro greco-levantino altro non è che l’impero bizantino, la cui dominazione in Sicilia, protrattasi dal 535 all’827, lasciò un cattivo ricordo nell’isola per il suo avido fiscalismo, tanto che fino a qualche tempo fa si diceva ai bambini cattivi, per farli impaurire: “Viri ca vénunu i greci!” (Bada che stanno per venire i bizantini).</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Il che spiega sufficientemente la genesi storica della leggenda.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><i>Guarda il videoracconto per immaggini sulle 5 piu' famose leggende sulla nascita della Sicilia</i></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><i><br></i></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/KsLQlKPq2Dg">https://youtu.be/KsLQlKPq2Dg</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Oct 2022 04:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia in autunno: cosa vedere e cosa fare]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000072"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">La</span><span class="cf1"> </span><strong><b><span class="cf1">Sicilia è meravigliosa </span></b></strong><span class="cf1">da visitare in estate o in tarda primavera, ma chi l’ha detto che non è meravigliosa anche in autunno? In autunno la Sicilia è ancora splendida con un clima che in altre parte d’Italia sembra impossibile. La Sicilia e il suo mare, in autunno è ancora possibile nella maggior parte dei casi fare il bagno. La Sicilia con i suoi piatti di pesce, il suo vino, la sua accoglienza e il suo sole, anche fuori stagione.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Collage-vdt.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se siete tra coloro che hanno deciso di partire proprio in questo periodo state sereni, in Sicilia c’è posto per tutti e soprattutto c’è davvero tanto da vedere e da fare. La Sicilia è bella durante ogni stagione dell’anno, ma le cosiddette mezze stagioni, che esistono ancora e non sono per nulla sparite, riescono a farcela godere nel suo massimo splendore. Sicuramente potrete godere di molti vantaggi, come meno confusione e prezzi più accessibili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/sicilia-occ.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il clima in Sicilia durante l’autunno</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L‘autunno in Sicilia è una stagione godibilissima: le calde ma afose giornate estive, con cieli completamente privi di nuvole ed il sole fino alle 20,30, lasciano il posto a giornate sempre calde ma più miti, con cieli più tersi, a volte intervallati da bellissime nuvole che creano splendidi giochi di luce, specialmente al tramonto. Di norma a settembre e ad ottobre si gira tranquillamente in maniche corte, a volte anche in canottiera e la sera, quando le temperature calano leggermente, vi basta una semplice giacca in cotone per potere passeggiare tranquillamente senza problemi. A novembre le temperature calano ancora un po’, ma nulla di sconvolgente. In pratica fino a Natale è veramente difficile patire il freddo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ci sono anche diversi temporali, a volte anche piuttosto intensi, ma che per fortuna non durano più di tanto. Comunque è sempre meglio essere preparati a tutto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Ecco le temperature medie per ogni mese:</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ottobre – min. 15°C &nbsp;max 22°C</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Novembre – min. 8°C &nbsp;max 20°C</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dicembre – min. 5°C &nbsp;&nbsp;max 22°C</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tante sono le città che si possono visitare per un weekend in autunno in Sicilia, di certo i last-minute non mancano. Catania, Palermo, Trapani, Ragusa, ma anche Favignana, Modica, Siracusa, Agrigento, Marsala e chi più ne ha più ne metta. Ogni città è particolare, ed è nota a chi ama perdersi tra i centri barocchi, i vini profumati, la terra rossa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Andare al mare in Sicilia durante l’autunno</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Certo voi direte giustamente che una delle attrazioni principali della Sicilia è il mare e vi starete chiedendo, in autunno come siamo messi? Se amate il famoso sol leone, le giornate caldissime da passare sotto il sole, la comodità dei lidi e la confusione allora potreste rimanere delusi, ma se vi piace il vero contatto con la natura, ebbene questo è il periodo migliore per godersi il mare. Infatti le spiagge sono deserte, la gente oramai stanca e sazia dopo mesi di sole adesso preferisce fare altro, l’acqua del mare è ancora calda e piacevole, i parcheggi sono tutti a disposizione e potete godervi senza problemi 1600 km di costa tutta per voi. Persino la superaffollatissima Mondello , che durante tutta l’estate è quasi inaccessibile, diventa godibile in tutto il suo splendore. Insomma state tranquilli, tornerete a casa con la vostra tintarella, gli occhi pieni di mare dagli splendidi colori e tanti bagni all’attivo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/946_etna-2979915_960_720_0479_z.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Cosa vedere in Sicilia in autunno: città d’arte</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se durante il periodo estivo le spiagge si affollano e le città si svuotano, in autunno avviene esattamente il contrario. Vi troverete a girare per le città che hanno ripreso a pieno ritmo le loro attività. Questa è sicuramente una buona occasione anche per conoscere le abitudini dei siciliani, oltre che a potere avere tutti i negozi non più chiusi per ferie. E poi è meglio passeggiare in città con 40 gradi all’ombra e la pressione che scende vertiginosamente, o è meglio con 24 gradi e tante possibilità di refrigerio? Consigliatissime Palermo, Catania, Trapani, le città barocche del Val di Noto, Siracusa. Insomma, c’è solo l’imbarazzo della scelta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sicilias-tripadvisor--1236x824.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>Cosa fare in Sicilia in autunno</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’autunno è una stagione che ha molto da offrire nel campo enogastronomico. Con la vendemmia, la raccolta di castagne, nocciole, olive e tantissimi altri prodotti, sono innumerevoli le sagre in tutto il territorio, dove oltre a degustare i prodotti tipici, si possono visitare e conoscere i tanti paesi dell’entroterra ricchi di storia, cultura e arte. Tra tutte citiamo la Sagra del Pistacchio a Bronte, l’Ottobrata nel territorio etneo, &nbsp;la Festa dei Sapori Madoniti, e tantissime altre ancora.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/a0c6a6f128702b3ee77635bf54088ace-625x350.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Imperdibili, se amate la vita all’aria aperta, le escursioni in montagna, che durante l’autunno si tinge di splendidi colori caldi tipici di questa stagione. Non saranno le Alpi e le nostre vette non raggiungeranno misure da far girare la testa, ma ci sono davvero tantissimi percorsi molto belli. E poi vuoi mettere mangiare prodotti tipici in qualche agriturismo e trascorrere la notte al lieve tepore di un caminetto?</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 16 Oct 2022 05:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borgi Siciliani: Acireale (Ct)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000117"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Acireale (Jaci-Riali o Jaci in siciliano) è una cittadina &nbsp;in </span><span class="fs16lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Catania</a></i></span><span class="fs16lh1-5"> in Sicilia (</span><span class="fs16lh1-5 cf1">in fondo alla pagina trovi un bellissimo video su ACIREALE</span><span class="fs16lh1-5">) . È il centro principale del retroterra acese, comprendente, oltre ad Acireale, i comuni di Aci Catena, Aci Sant'Antonio, Aci Castello, Aci Bonaccorsi, Valverde e parte di Santa Venerina e di Zafferana Etnea, in origine tutti ricompresi nel territorio dell'antica Aquilia, che insieme formano un'unica area urbana senza soluzione di continuità. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/acireale1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Città formatasi da piccole migrazioni dal territorio a sud, oggi l'impianto urbanistico è quello tipico delle città tardo-medievali della Sicilia. Sorge a metà della costa Ionica siciliana. I suoi abitanti si chiamano acesi (jacitani in siciliano). È sede della diocesi di Acireale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/timpaacireale1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Acireale è nota, in particolar modo, per il suo carnevale, per il barocco, le sue bellezze naturalistiche (tra cui la Timpa), la sua costa lavica, per la sua tradizione nel calcio e nella scherma nonché, fino a pochi anni fa, per le sue terme. Vicina all'Etna, comprende nel suo territorio una serie di borghi marinari dotati di porticciolo, tra cui Santa Maria la Scala e Capo Mulini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Alle pendici dell'Etna, il territorio che comprende il comune di Acireale prende il nome dal mito di Aci e Galatea. Secondo la leggenda il giovane Aci venne ucciso dal suo rivale in amore, il ciclope Polifemo, perché entrambi innamorati della ninfa Galatea: la tradizione racconta che Polifemo li sorprese insieme e che per vendetta scagliò dal vulcano Etna un grande masso contro il giovane causando la morte di Aci e Galatea pianse senza sosta e disperata. Così Zeus e gli dèi per alleviare la sua pena trasformarono il suo innamorato in un fiume che scorre dal versante sud dell'Etna e giunge in riva al mare, esattamente nel tratto costiero dove i due erano soliti incontrarsi e consumare il loro amore. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/acigalatea1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel visitare Acireale possiamo ammirare una bellissima fontana monumentale che raffigura il corpo senza vita di Aci e Galatea, opera del XX secolo: un'altra fontana, di poco anteriore (1866) ispirata alla leggenda di Aci e Galatea si trova a Parigi, nei Giardini del Palazzo del Lussemburgo, e raffigura i due amanti teneramente abbracciati dentro una conchiglia, sovrastati dal perfido Polifemo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/carnevaleacireae.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il comune di Acireale è famoso per il Carnevale di Acireale, terzo in Italia per importanza (dopo Venezia e Viareggio), definito il più bel Carnevale di Sicilia, con carri allegorici spettacolari realizzati in cartapesta, carri infiorati e carri animati con grottesche e coloratissime figure: una buona scusa per visitare Acireale anche nel periodo di bassa stagione. Il Carnevale di Acireale è una delle manifestazioni più attrattive in Sicilia con centinaia di migliaia di visitatori e turisti ogni anno</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.sicilytourist.com/inserisci-struttura-1.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/bannersicily3.jpg"  title="" alt=""/></a><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il centro storico di Acireale è caratterizzato da architetture barocche, specialmente edifici religiosi tra cui la Cattedrale di Acireale e le basiliche, dominate da alti campanili e decoratissime facciate. È un alternarsi di colonne, fregi, volute, elementi barocchi che sono frutto di numerose ricostruzioni soprattutto a seguito del terremoto della Val di Noto del 1693.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/cattedraleacireale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Cattedrale di Acireale presenta una facciata barocca incorniciata tra due campanili, quello di destra è il più antico, dalle forme medievali e dallo stile normanno-gotico, quello di sinistra invece fu realizzato identico alla fine dell'800 insieme al rosone centrale e alle altre decorazioni della facciata, in stile neogotico. All'interno del Duomo di Acireale sono custodite le reliquie di Santa Venera e la varetta argentea della seconda metà del '600. Da non perdere tra le cose da vedere a Acireale è la meridiana del 1844 arricchita da segni zodiacali, in prossimità del transetto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel centro storico di Acireale si trovano le due monumentali basiliche di San Sebastiano e dei SS. Pietro e Paolo. La basilica collegiata di San Sebastiano di Acireale presenta una facciata a più ordini ricca di decorazioni con puttini, festoni, volute, preceduta da una monumentale balaustra (1754) scandita da statue raffiguranti personaggi dell'Antico Testamento (tra cui Giuditta, David, Giosuè, Mosè e Sansone). L'interno è completamente decorato da pregevoli affreschi ispirati alla vita e al martirio di San Sebastiano, opera di Pietro Paolo Vasta del 1732, che sostituiscono gli originali distrutti dal terremoto del 1693 che ha colpito il comune di Acireale. Tra le opere d'arte si trovano numerosi dipinti e cappelle, come la Cappella del Sacramento e la Cappella della Pietà, e una riproduzione della Sacra Sindone datata 1644.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Acireale,_basilica_dei_santi_pietro_e_paolo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Basilica dei SS. Pietro e Paolo di Acireale, in prossimità di Piazza Duomo di Acireale, è un edificio realizzato nella prima metà del XVIII secolo, presenta un solo campanile sul lato destro della facciata, con guglie e finestre bifore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Inoltre ad Acireale è possibile visitare il Museo dell'Opera dei Pupi Siciliani, con esemplari e attrezzature teatrali molto antiche. I pupi Siciliani di Acireale rappresentano il folklore siciliano, è facile trovarli esposti nei negozi di souvenir di tutta la Sicilia, e sono molto apprezzati anche durante esperienze didattiche focalizzate sull'identità culturale siciliana. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/operapupiacireale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’Opera dei Pupi Siciliani è un'attrazione turistica conosciuta a livello internazionale, e dal 2008 è entrato a far parte dell’UNESCO come patrimonio orale e immateriale dell'umanità.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.sicilytourist.com/inserisci-struttura-1.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/bannersicily5.jpg"  title="" alt=""/></a><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il bellissimo Video su Acireale</span></div></div><a href="https://youtu.be/yww7uR22Ckk">https://youtu.be/yww7uR22Ckk</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 09 Oct 2022 05:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[CASTELLO NORMANNO DI VENERE - Erice (Tp)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F1"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le origini di </span><span class="fs16lh1-5"><b>Erice</b> (<i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?erice" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui e visita il Borgo medievle</a></i></span><span class="fs16lh1-5"><span class="fs16lh1-5">)</span> sono indissolubilmente legate al sacro "thémenos", il santuario a cielo aperto dedicato al culto dell’Afrodite greca e della Venere Ericina romana, luogo che attirava popolazioni provenienti da ogni parte del Mediterraneo e dove, secondo Diodoro Siculo, Erice, figlio di Bute e di Afrodite stessa, aveva eretto il tempio dedicato alla propria madre e fondato la città. Nel "thémenos" i marinai di passaggio si univano alla dea tramite l’amplesso con le jeròdulai, le sacerdotesse del tempio, giovani prostitute dispensatrici di sensualità e passione. &nbsp;</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloerice1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Castello di Venere era anticamente collegato attraverso un ponte levatoio, lo stesso del quale fa menzione il geografo arabo Ibn-Giubayr (sec.XII), con le cosiddette Torri del Balio. Nel Castello dimorarono i maggiori rappresentanti dell’autorità regia fra cui il Castellano che amministrava la giustizia penale e che annoverava, tra i suoi compiti principali, la direzione del carcere e la manutenzione della fortezza il Bajulo che soprintendeva alla giustizia civile oltre che al controllo sul pagamento delle tasse. L’area circostante il Castello assunse il nome di “Balio” proprio dalla figura del Bajulo del regno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Quello che resta oggi dell’antica fortezza fu opera dei Normanni. Al suo interno sono stati rinvenuti - e, anche, purtroppo, perduti - elementi architettonici a supporto del percorso storico, essenzialmente riferibili alla ricostruzione medievale della fortezza, in cui erano stati riutilizzati anche frammenti dell'antichissimo santuario, e alla riedificazione del tempio in epoca romana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloerice.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Giardino e le Torri del Balio</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dopo il definitivo decadimento dal ruolo di fortezza del castello, delle antiche torri normanne restavano soltanto ruderi e la spianata su cui i cartaginesi avevano eretto le prime fortificazioni era abbandonata all'incuria. Sul finire dell'Ottocento, il conte Agostino Pepoli concluse con l'amministrazione della città un accordo secondo il quale avrebbe bonificato a proprie spese l'intera area e ricostruito le torri, che sarebbero rimaste di sua proprietà. Risultati dell'intraprendenza del ricco e colto mecenate furono, dunque, la riedificazione della torre pentagonale, distrutta nel XV secolo, e della cortina merlata a protezione dell'area interna, nonché la realizzazione del giardino pubblico "all'inglese" del Balio. Quest'ultimo, insieme alla torretta che Pepoli fece costruire sul versante di nord-ovest della rupe del castello, - oggi, dopo anni di abbandono, in corso di restauro e destinata alla nuova funzionalità di "Osservatorio per la Pace" - è indiscutibilmente, uno dei simboli di Erice.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloerice2.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il sito e le aree di interesse</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La rocca sulla quale nel medioevo venne edificato il <em>Castrum Montis Sancti Juliani</em>, conosciuto tradizionalmente come “Castello di Venere”, fu frequentata dalle popolazioni locali sin dalla preistoria, come attesta il ritrovamento di molti oggetti in pietra, ceramica e bronzo rinvenuti nell’area.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A partire dall’età Arcaica (VII-VI a.C.), così come testimoniato dalle fonti storiche e soprattutto da alcune iscrizioni ritrovate ad Erice, il sito fu sede di un Santuario dedicato al culto di una importante divinità femminile della fecondità. La notorietà del Santuario, nel quale si praticava la prostituzione sacra, così come in altri coevi santuari sparsi lungo le principali rotte marittime del Mediterraneo, si accrebbe dopo la conquista della Sicilia da parte dei Romani (III a.C.) che identificarono la dea con Venere portando il suo culto anche a Roma dove furono dedicati due templi a Venere Ericina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloerice4.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dopo un lungo periodo di declino, durato dalla tarda antichità all’alto medioevo quando gran parte dei resti del santuario andarono perduti, nell’area venne edificata una piccola chiesa dedicata a Santa Maria della Neve, forse in concomitanza con la costruzione del castello da parte dei Normanni (XI-XII sec.). In età moderna l’area intorno al castello subì ulteriori manomissioni a partire dalla costruzione dell’attuale rampa di accesso (nel XVI sec.) che sostituì l’antico ponte levatoio, colmando il fossato che divideva la parte bassa fortificata (noto con il toponimo di castello del “Balio”) dal nucleo sulla rocca. Ulteriori interventi di restauro e manomissioni furono condotti dal conte Pepoli nel XIX secolo; infine, scavi archeologici eseguiti dalla Soprintendenza alle</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Antichità nel 1930-31 e condotti dal Cultrera, modificarono ulteriormente gli spazi interni del monumento, con l’abbattimento di muri e l’apertura di saggi di scavo grazie ai quali è stato possibile individuare solo parzialmente le antiche strutture relative al recinto sacro del santuario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/amsmDAi0kEY">https://youtu.be/amsmDAi0kEY</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 06 Oct 2022 05:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Duomo Di Messina e il suo Campanile]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000088"><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/duomomessina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il più prestigioso monumento normanno della città voluto da Ruggero II ed eretto a partire dalla prima metà del sec. XII, consacrato alla presenza di Enrico IV di Svevia nel 1197 con il titolo di Santa Maria. Già nel 1254 iniziarono le catastrofiche vicende del monumento con un grave incendio che distrusse le travi dipinte del soffitto. Nel 1693 ha inizio la serie di terremoti, che devastarono anche varie città siciliane. Nel 1783 un altro terremoto, particolarmente rovinoso, distruggeva le mura del transetto e faceva crollare il campanile. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_di_Messina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La forza distruttrice del cataclisma del 1908 assestava il colpo di grazia al nobile monumento facendolo crollare interamente. Della facciata venne risparmiato solo l'angolo di sinistra con il portale, crollarono le mura perimetrali dei fianchi e l'abside destra, e le altre due rimasero lesionate. Nel 1919 ne venne deliberata la ricostruzione e affidato l'incarico all'architetto Francesco Valenti nel rispetto del suo impianto originale normanno e adibito di nuovo al culto il 13 agosto 1929.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/_Terremoto_di_Messina,_1908.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 1943 gli indiscriminati bombardamenti degli alleati che occupavano la Sicilia portarono lutti e distruzioni in tutta la città: vennero colpiti o rasi al suolo il 94 per cento degli edifici cittadini, e il Duomo subì danni ancor più gravi dei precedenti a causa di un incendio. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Andarono perduti tesori d'arte non più recuperabili, quali il quadro di scuola bizantina della “Madonna della Lettera”, i sarcofagi con le spoglie di Corrado IV di Hoenstaufen, re di Sicilia dal 1250-54, e di Alfonso II d'Aragona “il Magnanimo” &nbsp;re di Sicilia dal 1416-58; le decorazioni musive, il baldacchino di bronzo ed altri inestimabili capolavori, quali gli affreschi di G.B. Quagliata, il coro ligneo e il pavimento ad intarsi marmorei.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La ricostruzione operata negli anni del dopoguerra ha ripristinato nelle forme essenziali normanne le strutture architettoniche del tempio e il recupero delle decorazioni interne andate perdute. L'interno di impianto basilicale a tre navate è diviso da due fila di 26 colonne monolitiche con tre absidi e transetto ricoperto nella navata centrale da capriate istoriate con figure di Santi, Angeli, Apostoli Evangelisti. Il portale maggiore venne realizzato tra la fine del Trecento e il 1534 da Pietro di Bonitate e G.B. Mazzolo. Su due leoni stílofori si sviluppa il tema archìtettonìco sorretto da colonnìne tortili scandito su cinque ordini con edicole statuarie. Nell'arcata ogivale campeggia una “Madonna in trono col Bambino”, scolpita da G.B. Mazzolo nel 1534. Nella cuspide superiore, opera del 1464-77 di Pietro di Bonitate, è un “Cristo che incorona la Vergine”, con Angeli osannanti sui tre vertici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_di_Messinacampanile.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>Il campanile del Duomo di Messina </b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Lo slanciato campanile sorge isolato sulla sinistra del Duomo e raggiunge, con la cuspide, l'altezza di 60 m. Venne eretto su disegni di Francesco Valenti e inaugurato il 13 agosto del 1933. I meccanismi dell'orologio che danno vita agli automi, al calendario perpetuo e alle fasi lunari, sono stati costruiti dalla Ditta Ungerer di Strasburgo. E’ considerato il più grande orologio esistente al mondo. Sul lato sud verso la facciata del Duomo vi sono: il quadrante del calendario e quello del sistema planetario. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/dettagliocampanile.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sul lato ovest, i congegni meccanici del campanile animano figure scultoree che si riferiscono ad eventi religiosi, storici e umani riguardanti la vita della città di Messina. Ogni giorno allo scoccare del mezzogiorno tutte le figure del lato ovest ricevono automaticamente l'impulso a compiere i percorsi e le funzioni a cui sono stati destinati dal costruttore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il leone ruggente portabandiera che inizia la serie dei movimenti dei vari gruppi, simbolo dell’indomita volontà che ha animato il popolo messinese nel suo lungo percorso storico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Leonecampanile.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La bifora con due campane quella delle ore fusa nel 1590 e quella dei quarti nel 1679. Al centro un gallo dorato che lancia il suo richiamo sonoro e sui fianchi le statue di Dina e Clarenza cui è affidato il compito di battere il tempo, eroine dell’insurrezione popolare contro le truppe di Carlo d’Angiò nell’agosto del 1282.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La scena della consegna della lettera della madonna per un angelo ai quattro ambasciatori di Messina che preceduti da San Paolo si inchinano alla maestà della Vergine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il riquadro delle quattro scene evangeliche: il Presepio, l’Epifania, la Resurrezione e la Pentecoste che appaiono in successione a rappresentare le quattro principali festività religiose.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il quadro con il Santuario di Montalto sacro alla guerra dei Vespri e la colomba che vola ad indicare con l’ala destra la pianta dell’edificio portentoso avvenimento della sua edificazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La raffigurazione delle quattro età dell’uomo una ad ogni quarto di ora: La fanciullezza, la gioventù, l’età adulta, l’età senile, alla fine appare la morte con la falce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La scena della biga aggiogata ad un cervo che nel suo trascorrere indica il giorno della settimana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il lato sud del campanile – Il Globo indica le varie fasi lunari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il quadrante del sistema planetario ha un diametro di metri 5 e un meccanismo di ben 35 ruote.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il quadrante del calendario ha un diametro di metri 3,5 con una iscrizione che ricorda la data di costruzione dell’orologio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1">Guarda il Video del </span><span class="fs11lh1-5 cf1"><span class="imTALeft">Campanile del Duomo di Messina alle 12.00 </span></span></b></div><div class="imTACenter"><span class="imTALeft fs11lh1-5"><b><span class="cf1"><i>il più complesso orologio meccanico astronomico al mondo</i></span></b></span></div></div><a href="https://youtu.be/jxvg2F-jvuk">https://youtu.be/jxvg2F-jvuk</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 01 Oct 2022 05:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Siracusa: Punta della Mola o Pillirina]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BD"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Se avete voglia di venire in Sicilia ma non sapete scegliere tra le tante bellezze e volete anche qualcosa di particolare da scoprire, vi consigliamo la </span><span class="fs16lh1-5"><i>Penisola della Maddalena e la riserva naturale del Plemmirio (<a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?area-marina-del-plemmirio-a-siracusa" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per vistarla</a>) </i></span><span class="fs16lh1-5">. Luoghi magici carichi di storia, cultura e natura che seppur conosciuti e apprezzati da turisti di tutto il mondo restano sconosciuti ai più diventando delle vere perle da scoprire. </span><b class="fs16lh1-5">Punta della Mola, ad esempio, è uno degli sbocchi (ve ne sono 34) dell’area marina protetta del Plemmirio.</b></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/PUNTA-DELLA-MOLA1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Chiamata anche la Pillirina, è un luogo magico che si trova nella Penisola della Maddalena di Siracusa. È composta da un’insenatura naturale, con due piccole spiagge, e una suggestiva vista sull’isola di Ortigia. Oltre alle due spiagge molto caratteristiche, una orientata a nord e una orientata a sud, vi sono dei ruderi di edifici bellici della seconda guerra mondiale, cave e tombe di epoche greche, e un paesaggio ancora poco civilizzato e quasi del tutto rimasto inalterato nel corso degli anni.</span><br></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/PUNTA-DELLA-MOLA2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In questo luogo si è scritta una pagina importante di storia della città. Da questa insenatura, nel 415 a.C. gli ateniesi per la prima volta hanno attaccato Siracusa per conquistarla. Nelle campagne antistanti le spiagge, ancora oggi, si trovano i resti delle tombe dei soldati siracusani rimasti uccisi nel corso di quella battaglia. Sempre qui si trovano caserme e bunker risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sono luoghi meravigliosi, perfetti per gli amanti della fotografia, per gli amanti della più classica giornata al mare o addirittura per gli apneisti e come abbiamo visto anche per gli amanti della storia non solo quella più recente ma anche quella antica. Infatti a Punta della Mola esiste una necropoli dell’età del bronzo, con tracce del villaggio annesso. Lungo la costa vi sono sei latomie, cioè cave estrattive di età greca, a testimonianza ulteriore che in quest’area sorgeva l’antico quartiere sub-urbano del Plemmyrion, oggi scomparso. Nella zona della Grotta della Pellegrina, sempre a proposito di storia, vi sono anche alcune interessanti cisterne per l’acqua piovana, probabilmente risalenti al XIX secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/PUNTA-DELLA-MOLA3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ma quello che rende più suggestivo questo luogo e la leggenda della Pillirina che affascina residenti e non.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La leggenda della Pellegrina (Pillirina in siciliano) narra di una giovane donna che si innamorò di un marinaio. Ma il loro amore era contrastato dai genitori di lei che avrebbero preferito un uomo ben più facoltoso. Nascostamente nelle notti di plenilunio si incontravano nella grotta della Pillirina e su di un tappeto di alghe trasportate dal mare sin all'interno i giovani si amavano. Ma nelle successive notti il mare fu parecchio agitato e il marinaio non poté venire all'appuntamento. La giovane donna attese sino alla bonaccia dei giorni successivi, ma il giovane non venne più. Così ferita nell'amore la donna decise di gettarsi in mare e togliersi la vita. Da allora, i marinai raccontano che nelle notti di luna piena, quando i raggi di luce entrano nella grotta della Pillirina a causa di un foro superficiale, sul posto appare una donna che attende il suo amato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il video</span></div></div><a href="https://youtu.be/n1F5J1R4e70">https://youtu.be/n1F5J1R4e70</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 05:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[IL FASCINO DEI MULINI DELLE SALINE a Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000012"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">Nella Sicilia occidentale, terra di mare e saline, antichi e possenti mulini a vento spuntano su strisce di sabbia accecante e scintillante lungo il litorale che collega Trapani a Marsala. <span style="text-align: start;">Sono dei</span><span style="text-align: start;"> &nbsp;</span><strong style="text-align: start;"><b>simboli architettonici</b></strong><span style="text-align: start;">, testimoni di antiche realtà rurali, perfettamente integrati, al punto d’arricchire il contesto paesaggistico. Risulta impossibile non voltarsi a guardare le forme coniche o le rosse falde purpuree.</span></span></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/erice-mare-12.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sono mulini a sei pale, costruite nel Cinquecento per macinare il sale o pompare l’acqua di mare, perfettamente restaurati e ancora funzionanti; molti, però, sono stati trasformati in alberghi e centri d’accoglienza e altri in musei per ricordare la società contadina e salvaguardarne le antiche tradizioni. Si trovano in cima alle torri dei castelli o sulle alture lungo la “via del sale”, nel cuore della riserva naturale dello Stagnone di Trapani, un’area bellissima e ricca di storia, che regala scorci e panorami suggestivi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/44-copertina-marsala-isola-di-mothia-riserva-dello-stagnone.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Oggi quei mulini sono una vera attrazione turistica, da scoprire assieme al loro territorio, soprattutto al tramonto quando il paesaggio si colora di tinte rosse e rosa che si riflettono sull’acqua circostante. In particolare merita una visita il mulino d’Infersa che, assieme ad altre due mulini perfettamente funzionanti, fa parte di un percorso museale e multimediale all’interno delle saline Ettore e Infersa che includono anche il centro visitatori, la bottega del sale, una degustazione gastronomica, la possibilità di alloggiare in un piccolo albergo e di passeggiare sull’isola Lunga, solitaria e affascinante, dove ci si immerge in una vasca rigenerante o ci si sdraia sulla crosta di sale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Home_Mulino-Slider-01.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Aperto al pubblico tutto l’anno, il mulino d’Infersa è alto quasi 13 metri ed è a forma di stella; risale al XVI secolo ed è tra i più grandi di tutta l’area delle saline: gioiello di archeologia industriale, il suo ruolo è da sempre quello di sfruttare la forza del vento per attivare le macine destinate alla lavorazione del sale. Gli ingranaggi in legno - l’uso del ferro è ridotto al minimo per la presenza del sale - determinano la velocità di rotazione delle macine, fino a centocinquanta giri al minuto; nel vano superiore sono visibili ancora le macine per produrre la farina mentre nella parte inferiore si trova il meccanismo rotante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/PcyWMWwwuGk">https://youtu.be/PcyWMWwwuGk</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 05:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia: Area Archeologica di Monte Adranone]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007F"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il sito archeologico di Monte Adranone sorge a circa 1000 m s.l.m. 7 km a &nbsp;nord dell’abitato di Sambuca di Sicilia </span><b class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--sambuca-di-sicilia" target="_blank" class="imCssLink">(CLICCA QUI PER VISITARE IL BELLISSIMO BORGO)</a></i></b><span class="fs16lh1-5">. L’antica Adranon fu colonizzata da Selinunte nel VI secolo a.C. e conquistata da Cartagine nel IV secolo a.C. Nel 250 a.C. fu rasa al suolo da Roma. Oggi conserva intatte le varie aree di una città antica: la necropoli in cui spicca la cosiddetta "Tomba della Regina"; la fattoria adibita ad area artigianale; il centro abitato dove si possono ammirare i resti di abitazioni, aree sacre, magazzini, botteghe, cisterne e, sulla sommità del monte, l’acropoli in cui sorge il santuario. Il perimetro della città è costituito da una possente cinta muraria lunga circa 15 km. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Monte-adranone-gehoeft-fattoria.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dal contatto con tali diverse culture discende la complessa fisionomia di questo sito, che grazie alla sua posizione eminente &nbsp;rivestì anche un’importante valenza strategica sia nella fase più arcaica &nbsp;in relazione al percorso della Selinuntia odòs, la strada che, collegando Selinunte con Akragas, consentì la penetrazione selinuntina, sia in età ellenistica, quando divenne, probabilmente, caposaldo di quel sistema di piazzeforti realizzato da Cartagine a difesa dei confini della propria eparchia in Sicilia. &nbsp;Si è proposto di identificare il sito con l’Adranon menzionato da Diodoro in relazione alla prima guerra punica, che i Romani tentarono invano di espugnare: le testimonianze di frequentazione si fermano comunque al III sec. a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Monte-adranone-magazine-unterh-der-akropolis-c.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La vasta area archeologica si estende sui terrazzamenti dell’altura &nbsp;a partire dalle pendici meridionali dove era la necropoli, con diverse tipologie sepolcrali: tombe a camera ipogeica, fra cui la c.d. Tomba della Regina, riferibili alla fase di VI-V sec. a.C. &nbsp;e a cassa, rivestite da blocchetti di marna databili nel IV sec. a.C. A difesa dell’abitato fu eretta a partire dal VI sec.a.C. una possente cinta muraria, che subì diverse fasi edilizie legate alla storia del centro: sono in luce i resti monumentali della Porta Sud e della Porta Nord, fiancheggiate da torrette. Ai piedi dell’Acropoli era un’area sacra con un edificio a pianta rettangolare, bipartito: la presenza di due betili svela l’appartenenza alla matrice religiosa punica. Stessa connotazione ha il tempio tripartito eretto sulla cima dell’Acropoli, con il vano centrale ipetrale, la cui pianta subisce modifiche nel corso della lunga vita del sito, pare anche in relazione all’affermarsi del culto di Baal-Hammon e di Tanit nelle zone di influenza cartaginese. A Sud in area extraurbana intorno alla metà del IV sec. a.C. venne costruito il grandioso complesso destinato a laboratori, attività artigianali e agricole. In area extra-urbana presso la Porta Sud rimangono le strutture di un piccolo santuario ellenistico dedicato a Demetra e Kore. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/MONTEADRANONE1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il sito, noto già dalla fine dell’800, è stato indagato sistematicamente a partire dalla fine degli anni ’60, da parte del Prof. E. De Miro e della Dott.ssa G. Fiorentini per la Soprintendenza BB.CC.AA. di Agrigento. L’ area archeologica, demaniale, è visitabile, mentre a Sambuca di Sicilia è stato allestito l’antiquarium &nbsp;“Monte Adranone”.</span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/MONTEADRANONE2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">La cinta muraria, ben conservata, proteggeva soprattutto il versante occidentale e nord-occidentale del sito, più facilmente accessibile. Il muro di età arcaica e classica (seconda metà del VI/V sec. a.C.) era costituito da una serrata orditura di filari regolari, realizzati con piccoli conci di marna.</span></div><div><div><span class="fs16lh1-5">La fase monumentale sull’Acropoli si data al IV sec. a.C. anche se la frequentazione è attestata almeno a partire dall’età protostorica, come comprovato da ceramiche di produzione indigena e &nbsp;di importazione di VI e V sec. a.C. &nbsp;Nella sistemazione di IV sec. a.C. quest’area venne riservata, quale “alto luogo”, al Santuario principale della città “punica” e alle strutture di servizio ad esso collegate.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/MONTEADRANONE3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5">Il cosiddetto settore centrale dell’abitato è ubicato al centro di una sorta di avvallamento che separa due colline; da qui, articolandosi da una sorta di rotatoria intorno ad un singolare edificio circolare di seguito descritto, si dipartono due strade che formano un incrocio e che conducono rispettivamente alla Porta Nord (orientata in senso nord-sud) e all’area del Tempio Punico del II Terrazzo (orientata in senso est-ovest). Il complesso monumentale messo in luce in quest’area, definito convenzionalmente Blocco VI, è ancora in corso di scavo e studio,</span></div></div><div><div><span class="fs16lh1-5">La necropoli si estende &nbsp;a Sud e Sud – Ovest dell’abitato e occupava un’area relativamente limitata. Le tombe più antiche sono ascrivibili al VI sec. a.C. ma è stato documentato un lungo riuso fino al IV/prima metà del III sec. a.C., di quelle più antiche.</span></div></div><div><div><span class="fs16lh1-5">Il cosiddetto Santuario extra urbano è ubicato subito &nbsp;a Sud-Est della Porta meridionale del circuito murario. E’ costituito da un sacello rettangolare circondato da un muro di temenos; il recinto, di forma grossomodo trapezoidale, costruito con pietrelle a secco, delimita un’area di m 9,30 (est-ovest) x m 11 (nord-sud) al centro della quale è un piccolo edificio sacro orientato in senso est-ovest con l’ingresso sul lato lungo sud. </span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Area-Archeologica-di-Monte-Adranone-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs12lh1-5"><b>INFORMAZIONI TURISTICHE:</b></span></div><div><div><b><span class="fs12lh1-5">Aperto tutti i giorni</span></b></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>Orario : 09:00 - 18:30 </b></span><b class="fs12lh1-5">Dal lunedì alla domenica.</b></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>Tempo stimato di visita: </b></span><b class="fs12lh1-5">60 min. cc.</b></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>Indirizzo: </b></span><b class="fs12lh1-5">Contrada Vanera - Sambuca di Sicilia (AG)</b></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>Telefono +39 </b></span><b class="fs12lh1-5">0925 946083</b></div></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/9YMTPhp2ym8">https://youtu.be/9YMTPhp2ym8</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Sep 2022 05:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Aquarium a Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000068"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">L’allestimento, che sarà distribuito all’interno delle piazze del centro commerciale, sarà inaugurato lunedì 9 e resterà a disposizione del pubblico fino a domenica 22 settembre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/1920x960.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Aquarium – creature del mare sarà arricchito da pannelli informativi che permetteranno, sia ai bambini che agli adulti, di scoprire la ricchezza e il fascino degli abissi e di esplorarne le peculiarità che li caratterizzano grazie anche ad una sezione in 3D. Sono sette le aree tematiche coinvolte e riguardano i quattro oceani del mondo: Pacifico, Atlantico, Indiano ed Artico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fondale_marino2_62140.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Il progetto di edutainment, ospitato da Forum Palermo che, quest’anno per la seconda volta dopo Gocce di Sostenibilità, punta l’attenzione sulla sensibilizzazione verso l’ambiente, nasce dalla collaborazione tra la Publievent srl ed il WWF.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Aquarium, oltre a mostrare le meraviglie del mondo sommerso, ha anche uno scopo divulgativo, quello di far conoscere ai visitatori il danno che può provocare il consumo insensato di materiali inquinanti come la plastica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">L’ambiente, che è un tema importante soprattutto per le nuove generazioni, va seguito con cura ed è per questo motivo che ad Aquarium verranno affiancati dei laboratori sul tema del riciclo, che si svolgeranno a piazza Fashion il 7, 8, 14 e 15 settembre (dalle 16 alle 20).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/9i4u3p.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Bambine e bambini, sotto la guida di alcuni esperti, potranno apprendere attraverso il gioco la tecnica del riciclo, i piccoli saranno chiamati a realizzare delle sculture utilizzando una bottiglia di plastica vuota per poi trasformarla in un pesce. I lavori degli artisti in erba verranno esposti all’interno del centro commerciale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">La mostra è gratuita.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 13 Sep 2022 03:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Catania: Riserva naturale Oasi del Simeto]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B7"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Estesa circa 2000 ettari in Sicilia, la <strong><b>Riserva Naturale Orientata</b></strong> "<strong><b>Oasi del Simeto"</b></strong> è una delle aree piu’ singolari dell’isola per avifauna e interesse paesaggistico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Incastonata tra il maestoso vulcano Etna, la plaia della Citta' metropolitana del Sud, Catania, giunge sulle coste del mare Ionio, ramificandosi sulla foce del fiume Simeto fino a toccare il laghetto Gornalunga.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/oasisimeto1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tappa fissa nelle rotte di tante di uccelli migratori e della famosa tartaruga Caretta caretta, viene dichiarata Riserva Naturale Orientata nel 1984. </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">Pensate al maggiore fiume siciliano per ampiezza di bacino e portata d' acqua, il Simeto che nasce sui Monti Nebrodi e scorre, prendendo le acque di numerosi affluenti, fino al Mar Ionio sotto &nbsp;la maestosa presenza del vulcano Etna. </span></div><div><span class="fs16lh1-5">Per tutelarne la foce e la vasta area umida che favorisce l' avifauna tra le più ricche della Sicilia, con le piccole dune limitrofe, di notevole interesse naturalistico e paesaggistico, nel 1975<strong><b> </b><b>venne istituita l'Oasi Faunistica</b><b> </b></strong>e successivamente nel 1984<strong><b> </b><b>venne costituita la Riserva Naturale Orientata "Oasi del Simeto".</b></strong><strong><b> </b></strong></span></div><div><span class="fs16lh1-5">La zona umida dell’Oasi del Simeto risulta estremamente importante per l’ecosistema poiche' rappresenta una delle tappe fisse delle rotte di tante specie di uccelli migratori. </span></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/oasisimeto2-by-sicilytourist.com--.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><strong><b class="fs16lh1-5">Scoprire l'Oasi del Simeto </b></strong></div><div><span class="fs16lh1-5">Dal rumore dell'urbanizzazione, entrando nell' Oasi del Simeto, con un alchimia che solo la natura riesce a realizzare, c'’e spazio per lunghe passeggiate nei variegati sentieri, a piedi, in mountain bike o a cavallo, che attivano subito i 5 sensi. </span></div><div><span class="fs16lh1-5">Lo sguardo si perde in un panorama che si incrocia tra le possenti pareti dell ‘ Etna e &nbsp;le azzurre onde del mare che lambiscono la spiaggia dell' Oasi del Simeto, fino ad un' immessa distesa di campi coltivati. </span></div><div><span class="fs16lh1-5">Presso il centro polifunzionale Torre Allegra, situato all’interno dell’Oasi del Simeto, la <b><strong>sala didattico- espositiva</strong></b> diventa sede di laboratori interattivi per piccoli ed adulti alla scoperta dell’ecosistema.</span><span class="fs16lh1-5"> </span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/oasisimeto4-by-sicilytourist.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><strong><b class="fs16lh1-5">L'ecosistema che sorprende </b></strong></div><div><span class="fs16lh1-5">Facendosi spazio tra la folta vegetazione di canna di palude, tamerice ed olivastro si odono echi e sonorità emesse dagli uccelli che popolano quest' habitat naturale dove l' ecosistema non smette mai di sorprendere. </span></div><div><span class="fs16lh1-5">Dal cielo alla terra, una grande varietà di volatili sceglie l' Oasi del Simeto, per la propria nidificazione e anche la tartaruga Caretta caretta ha fatto del calore della sabbia la propria Domus. </span></div><div><span class="fs16lh1-5">Protagonista dell' Oasi il Pollo sultano e la Moretta tabaccata fino ai mammiferi come il Coniglio selvatico, il Topolino delle case, il Topo selvatico, la Donnola e la Volpe.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Lungo il fiume tra la vegetazione non è' difficile scorgere Gallinella d'acqua, la Folaga, il Tarabusino, e tanta altra avifauna. </span></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/oasisimeto-by-sicilytourist.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><strong><b class="fs16lh1-5">Il cielo in un'Oasi </b></strong></div><div><span class="fs16lh1-5">La Riserva Naturale Orientata "Oasi del Simeto", grazie al suo ambiente palustre, è la metà ideale di più di 200 specie diverse di uccelli stanziali e migratori come l'Airone bianco, l'Airone cinerino, il Mignattaio, la Volpoca, la Garzetta, la Nitticora, la Spatola, il Cavaliere d'Italia. </span></div><div><span class="fs16lh1-5">Non è' difficile scorgere tra la vegetazione, l'Usignolo di fiume, il Fratino, l'Occhiocotto, la Capinera, la Cinciallegra, il Cardellino, il Saltimpalo, diversi rapaci tra cui il Falco di palude, la Poiana e il Gheppio.</span></div><div><br></div><div><strong><b class="fs16lh1-5">Alla ricerca dell'Ambra del Simeto </b></strong></div><div><span class="fs16lh1-5">A piedi nudi o meno, la passeggiata lungo i sentieri dell' Oasi del Simeto, è un piacere da non perdere, dove lunga la spiaggia si riscontra la famosa e pregiata Ambra del Simeto, tra centinaia di Gabbiani che modellano il cielo.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/ambrasimeto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><b>La flora: </b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">la vegetazione del tratto finale del fiume è essenzialmente costituita da canne di palude e cespugli di tamerici ( piante legnose tipiche dei luoghi salmastri, con foglie a squame e fiori rosei) tra i quali trovano riparo una grande varietà di volatili. Lungo le dune che fiancheggiano i litorali sabbiosi cresce una vegetazione di giunchi da stuoia, lische a foglie strette, giunchi pungenti, salici comuni e il limonio comune. La sponda destra del fiume presenta boschetti di pini ed eucalipti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/oasisimetofauna-by-sicilytourist.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><b>La fauna: </b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">la zona umida rappresenta una delle tappe fisse delle rotte di tante specie di uccelli migratori, nei loro periodi si incontrano piccoli uccelli come il combattente, la pettegola e il cavaliere d’Italia. Nelle zone dei laghi si possono incontrare aironi, oche selvatiche, anatre e pavoncelle. Durante il periodo svernare migliaia di uccelli acquatici che trovano l’ambiente e il clima adatto, come le folaghe, i cormorani e gli aironi. Non è raro vedere il falco di palude e il falco pescatore.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">L'oasi del Simeto è raggiungibile facilmente con la S.S.114 da Catania procedendo in direzione di Siracusa o per mezzo della tangenziale di Catania dall'ultima uscita Ponte Primosole.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 cf1">Guarda il Video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/amdrNDjCGX4">https://youtu.be/amdrNDjCGX4</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 11 Sep 2022 06:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Realmonte (Agrigento) il Borgo della Scala dei Turchi]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000154"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Realmonte è un piccolo centro abitato della Provincia di Agrigento; dista circa 15 km dal capoluogo. Il paese è posto su una lieve collina che si affaccia sul mare; il territorio presenta quote altimetriche crescenti procedendo dal mare, da quota zero a quota 400 m, a parte alcune zone che si ergono (Monte Rosso, Monte Rossello, Monte Giampaolo, Monte Mele). Al territorio appartengono le zone balneari di Baia di Capo Rossello, Punta Grande, Pergole e Giallonardo, Lido la Spiaggetta, con vaste zone piane destinate all'edilizia estiva e spiagge. </span><span class="fs14lh1-5">Il borgo, dapprima chiamato Montereale, in quanto tale fu fondato nel 1681 da don Domenico Monreale e da Montaperto duca di Castrofilippo sotto la dominazione spagnola imposta dal re Carlo. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/realmontesalecop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Oggi Realmonte è davvero una delle punte di diamante della siciliana e tante sorprese ha in serbo per chi ha in previsione di visitarla: una di queste ha la fisionomia di un teatro, che sorge ai piedi di Capo Rossello, incastonato nella Costabianca determinata dalla memorabile arcata di calanchi. Si tratta di una cavea greca suddivisa in cinque settori e 17 gradoni con una capacità di 1.500 spettatori che accorrono frequentemente per numerosi spettacoli (e persino liturgie religiose estive) qui messi in scena. Ancor più suggestiva ed emozionante è la Cattedrale di Sale, una chiesa ricavata all’interno di una miniera di Salgemma, presente in Contrada Scavuzzo: in essa vengono custoditi un presbiterio, la mensa, l’ambone, l’abside, la cattedra vescovile e vari bassorilievi d’iconografia sacra.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/realmontesalecop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'arco costiero ha una morfologia molto varia che comprende tratti di spiaggia profonda inframezzate da tratti cosiddetti “a picco sul mare”, ammantati da rocce di colore cangiante – tendenti al rosso - e macchie di vegetazione tipiche della flora mediterranea.Il territorio presenta aspetti paesaggistici forti e mutevoli per caratteri orografici e tipo di vegetazione. Per quanto riguarda la "zona bianca" (Costa Bianca e Scala dei Turchi), la macchia è presente in maniera molto sporadica; qui l'effetto chiaroscurale questa volta è dato dalle zone d'ombra sulla parete rocciosa, causate dai corrugamenti dei "calanchi" da cui è caratterizzato questo tratto di costa, specie nelle ore precedenti il tramonto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/realmontescalaturchi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scala dei Turchi</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un elemento di notevole interesse paesaggistico è rappresentato dalla Scala dei Turchi, costituita da uno sperone di marna bianca prominente sul mare, cui le falde digradanti a strato conferiscono un aspetto molto suggestivo dai forti contrasti cromatici, se si pensa all'azzurro del mare e del cielo contrapposto al bianco accecante della roccia. La forma che questo monumento della natura assume è quella per l'appunto di una scalinata, dove -secondo la leggenda- durante le invasioni moresche che imperversarono nel '500 i turchi (erroneamente chiamati, ma non troppo erroneamente dato che in realtà le invasioni corsare arabe furono favorite anzi promosse proprio dall'impero Ottomano, che imperversò sin dal 1299 e fino al 1922 in Asia minore.) approdarono nel territorio dell'odierna Realmonte inerpicandosi sulle stratificazioni di questa falesia. Le invasioni delle coste siciliane furono molto favorite per contrastare i sovrani cattolici ed incutere terrore nelle popolazioni rivierasche nel tentativo di facilitare una possibile invasione in massa con la conquista dei territori cristiani. Come avvenne in effetti con il tentativo di conquistare Vienna sul versante est del sacro romano impero. La grande sconfitta della flotta turca nella Battaglia di Lepanto fu determinante per lo spegnersi delle incursioni rivierasche corsare. Un altro elemento di forte rilievo ricadente in questa zona è la Torre di Monterosso, una torre del XVI secolo ubicata sul medesimo promontorio in posizione panoramica; essa, con la Scala dei Turchi, costituisce uno degli elementi cardine del territorio di Realmonte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/realmonte1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In varie aree entro e intorno la località sono stati effettuati scavi archeologici dai quali sono emerse tracce sensibili di preistorici insediamenti umani caratterizzati dalla presenza di esemplari di australopiteco, Homo Erectus e Homo neanderthalensis, che hanno lasciato in loco propri resti quali denti e frammenti di cranio, i primi rilevabili in Europa e fra i più antichi al mondo in quanto fossili. Alcuni di questi hanno avuto il loro bacino nelle grotte di Cortiglia, Civita, Gelonardo, Cannameli, Grotticelli e Grotta Affumata, menzionando per ciò che concerne l’hinterland realmontino la necropolirupestre di Spoglia Padrone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inoltre tutti gli altri reperti appartenenti a epoche successive, a cominciare da quella ellenistica, i cui ritrovamenti hanno interessato principalmente cocci, punte di frecce e monete databili III secolo a.C. Ben più di un reperto è ciò che rimane della Villa Romana figlia del I° secolo d.C., postasulla spiaggia e organizzata in un cortile centrale contornato da colonne e nel quale vi è persino un pavimento impermeabilizzato costruito in marmo intarsiato e decorato con mosaici policromi. Al XVI secolo risale l’elaborato sistema difensivo che ha interessato principalmente gran parte delle coste italiche nel periodo soggetto alle incursioni dei pirati saraceni: esso era composto da una serie di torri di avvistamento presidiate da soldati, e a Realmonte le due presenti sono Monterosso e MonteRossello: la prima, a pianta quadrata con base troncopiramidale, venne in seguito ricostruita mantenendo però le caratteristiche originali; la seconda, di struttura solidissima, rimane ancora oggi di ubicazione purtroppo ignota.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/realmontetorre.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Torre di Monterosso</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La torre si trova a circa 3 Km S-O del centro abitato di Realmonte. </span><span class="fs14lh1-5">La notizia più antica sulla torre di Monterosso è dell'anno 1453, anche se studi recenti fanno pensare che la sua costruzione risale a molto tempo prima. La necessità della costruzione di una torre di guardia a Monterosso, per difendere il territorio da attacchi nemici dal mare, fu prospettata al Viceré Marco Antonio Colonna, nell'anno 1583 da parte dell'ingegnere e celebre matematico Camillo Camilliani, che aveva avuto affidato l'incarico dallo stesso Viceré, di perlustrare tutte le coste della Sicilia per segnalare i posti di guardia già esistenti, i luoghi che necessitavano della costruzione di nuove torri e tutti i dettagli della costa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/realmontevillaromna.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Villa romana di Realmonte</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La villa romana di Durrueli è una villa rustica risalente al I secolo d.C. sita nel lido di Punta Grande, La villa è stata scoperta all'inizio del XX secolo. Sita sulla spiaggia di Punta Grande, a pochi chilometri dal centro abitato di Realmonte e dalla Scala dei Turchi, la struttura si compone attorno all'impluvium, posto nel cortile centrale adornato da colonne. Intorno si articolano i vari ambienti, alcuni con pavimento impermeabilizzato con marmi intarsiati, altri con mosaici policromi raffiguranti scene e divinità marine. Il complesso termale all'interno della villa testimonia il benestante status economico dei suoi proprietari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/realmontesale2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Miniera di Salgemma e Cattedrale del sale:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Allontanandoci dalle bellezze naturali della costa di Realmonte, non distante dal centro abitato troviamo l’antichissima Miniera di salgemma, giacimento formatasi circa 6 milioni di anni fa e, adesso, una tra le più importanti fonti d’estrazione di sale presenti in Sicilia. Gestita dalla società Italkali, ogni giorno vengono estratti enormi quantità di sale da cucina, sale per uso industriale ed altri sali potassici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma il vero “tesoro” sta all’interno della nostra miniera e, in particolare, a meno 100 metri sotto la superficie ed a 30 metri sotto il livello del mare. Infatti, accedendo tramite bus navetta e percorrendo gallerie e cunicoli di vari livelli, scavati dai minatori stessi, è possibile ammirare quello che è un tesoro unico al mondo sia per la sua ubicazione che per le sue caratteristiche. Ci riferiamo alla Cattedrale di Sale, struttura ricavata dagli stessi minatori scolpendo direttamente la roccia salina. All’interno della Cattedrale troviamo varie opere, capolavori scolpiti nelle pareti di sale come i bassorilievi che raffigurano Santa Barbara, la Sacra Famiglia nella parete di destra e Gesù Crocifisso in quella di sinistra. Sono inoltre presenti, all’ingresso, due acquasantiere, ricavate da unici blocchi di sale e altri elementi religiosi, ricavati sempre scolpendo il sale, quali una cattedra vescovile, la mensa e l’ambone con annessi una croce ed un cero pasquale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/realmontesale1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il salgemma, però, offre altre bellezze dovute alla sua natura. A meno 75 metri dalla superficie è possibile visitare un altro luogo che “ospita” un Rosone formatosi naturalmente dall’incrocio del salgemma con altri sali che formano cerchi concentrici di colori diversi. Si tratta di una vera e propria spirale naturale, dai colori contrastanti, che lascia il fiato sospeso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Realmonte</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/dBfhGWoabb4">https://youtu.be/dBfhGWoabb4</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 08 Sep 2022 06:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castello di Milazzo - Milazzo (Messina)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La fortificazione sorge sulla sommità meridionale della penisola di capo Milazzo e sovrasta il Borgo antico di Milazzo. L'insieme dei manufatti e dei sistemi difensivi costituiscono propriamente la "Cittadella Fortificata", altrimenti nota come Città Murata, i cui principali nuclei abitativi che la compongono sono posti a ridosso delle scoscese pareti nord-occidentali del rilievo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomilazzo2.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I manufatti in ordine cronologico seguono uno sviluppo piramidale e concentrico verso il basso, al vertice è posta la parte più antica e via via verso il basso e digradanti verso l'esterno a levante, le varie sovrapposizioni identificabili negli stili delle architetture tipiche delle varie dominazioni. La necropoli e le aree che costituiscono l'agglomerato o i castrum sono ubicati nelle zone pianeggianti della Cittadella:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">4000 a. C. circa - VIII secolo a.C., Nucleo preistorico costituito da insediamento del Neolitico e Necropoli;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">VIII – VII secolo a.C., Insediamento greco formato da agglomerato abitativo riconducibile alla dominazione greca;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">VII a. C. – V secolo d. C., Insediamento romano o Castrum sorto durante il periodo della lunga dominazione romana;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">V – IX secolo, Insediamento bizantino o Castrum mutuato dalla dominazione bizantina;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">829 - 1062, Primitiva fortificazione araba costituita da Mastio o Maschio o Dongione, dalle caratteristiche riconducibili agli stili tipici dell'architettura della dominazione araba;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">XI - XII secolo, costruzione del dongione normanno con il Salone del Parlamento dalle tipiche peculiarità dell'architettura della dominazione normanna;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">XIII secolo, Portale svevo dalle connotazioni tipiche dell'architettura della dominazione sveva;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1266 - 1282, Parentesi angioina, Vespri siciliani e tentativo di riconquista del Castello;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">XIV secolo, Cinta muraria aragonese, baluardi protettivi ascrivibili all'architettura della dominazione aragonese;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1527, Primitiva chiesa di Santa Maria, la parziale demolizione dell'edificio nel 1568 comporta la costruzione della Cinta muraria spagnola da cui derivano le denominazioni di alcuni manufatti;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1529 - 1575, Cinta muraria spagnola e sistema difensivo tipico dell'architettura della dominazione spagnola;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">XVI secolo, Borgo Antico di Milazzo derivato dall'ingrandimento della primitiva Città Murata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1608, Duomo Antico di Milazzo;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1713, Piazzaforte austriaca e quartiere generale austro-piemontese durante le battaglie contro gli spagnoli del 1718;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1805 - 1815, Piazzaforte inglese e quartiere generale durante le battaglie per contrastare le campagne di Napoleone;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1860, Ultimo baluardo borbonico;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">1880, Carcere giudiziario;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">XX secolo, Declino e rinascita. Con la dismissione del carcere l'intera area dichiarata Monumento nazionale è oggetto di lunghe campagne di restauro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomilazzo3.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 cf1"><b>Il complesso monumentale “Castello di Milazzo” è stato dato in gestione dal Ministero dei Beni Culturali al Comune di Milazzo. </b></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 cf1">Ha una superficie di oltre 7 ettari e rappresenta la cittadella fortificata più grande di Sicilia; 12.070 mq sono coperti da fabbricati e si staglia sul paesaggio di Milazzo alla sommità dell’antico “Borgo” configurandosi come uno dei complessi fortificati più significativi d’Europa. Il complesso monumentale fonda le ragioni della sua collocazione sullo straordinario valore strategico della penisola di Milazzo che si protende verso le Isole Eolie, a presidio di una rada naturale che ha costituito da sempre uno dei porti più importanti della Sicilia. “La Cittadella Fortificata” rappresenta infatti uno dei pochi esempi di architettura militare in cui ancora esistono sistemi difensivi realizzati nel corso di circa 10 secoli da chi governava questo territorio. Occorre sottolineare che il sito non ha avuto sempre valenze esclusivamente militari, essendo stato, anche, parte di un borgo medioevale, nella zona compresa fra la Cinta Aragonese e quella Spagnola.</span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 cf1"><i>Visita Guidata attraverso il Video</i></span></div><br></div></div><a href="https://youtu.be/tGW1gIWgOzc">https://youtu.be/tGW1gIWgOzc</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 06 Sep 2022 05:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Oasi Naturalistica di Vendicari]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008C"><div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La <b>Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari</b> è un'area naturale protetta sita all'interno del libero consorzio comunale di Siracusa, precisamente tra Noto e Marzamemi. Particolarmente importante per la presenza di pantani che fungono da luogo di sosta nella migrazione degli uccelli. Prevista da una legge della Regione Siciliana del &nbsp;1981, la riserva è stata ufficialmente istituita con &nbsp;D.A. del 14 marzo 1984, ed è stata resa effettivamente fruibile nel 1989. È gestita dall'Azienda Regionale Foreste Demaniali.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/vendicari-sentieri.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">All'interno della Riserva la storia umana mostra una lunga permanenza. Vi sono diversi insediamenti archeologici e architettonici che testimoniano la vita dell'uomo in questi luoghi sin dall'epoca greca. È possibile trovare infatti le tracce di vasche-deposito di un antico stabilimento per la lavorazione del pesce di età ellenistica, accanto alle quali si è scoperta anche una piccola necropoli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Vasca_ellenistica_2.JPG"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs8lh1-5"><b><span class="cf1">Vasche Ellenitiche</span></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In epoca bizantina (sino al VI secolo d.C.) l'area venne abitata a sud con la presenza di una chiesa diverse catacombe e abitazioni. La pericolosità delle coste indusse gli abitanti all'abbandono del sito per le aree interne come Pantalica (di cui scriveremeo in seguito).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/torresveva.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><div class="imTACenter"><span class="fs9lh1-5"><b><span class="cf1">La Torre Sveva</span></b></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Torre Sveva, costruita probabilmente da Pietro d'Aragona, conte di Alburquerque e duca di Noto (1406-1438), nonché fratello di Alfonso V d'Aragona, re di Spagna e Sicilia (1416-1458) testimonia l'interesse strategico dell'area per la difesa della costa. Poco lontano vi è la tonnara di Vendicari, un edificio in disfacimento che conserva ancora in buone condizioni la ciminiera, oltre a vari stabilimenti e alle case dei pescatori: la tonnara fu costruita nel Settecento: nel periodo di massima espansione ebbe 40 dipendenti, tra cui due rais (il primo di Avola e il suo vice di Pachino). Smise la sua attività nel 1943.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Saline_Vendicari.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le saline di Vendicari ebbero importanza economica per lungo tempo, certamente a supporto della tonnara per la conservazione del pesce. I primi impianti risalgono al XV secolo e, a tutt'oggi, ne restano vestigia sul Pantano Grande</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/vendicarispiagge.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Vendicari offre tra le più belle spiagge della Costa Ionica: un mare incontaminato e cristallino premiato con le 4 vele blu della Legambiente!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Che voi amiate stare distesi al sole o avventurarvi alla ricerca di angoli di mare difficili da raggiungere, Vendicari vi offre più di 7 km di costa fra sabbia fine e insenature rocciose. Non vi resta che scegliere!</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Vendicari-Birdwatching.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Cosa fare all’interno della riserva? C’è solo l’imbarazzo della scelta.</span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Per gli appassionati dei volatili sicuramente il </span><span class="fs16lh1-5">birdwatching</span><span class="fs16lh1-5"> una delle attività più importanti della Riserva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Vendicari, in quanto zona umida costiera, è particolarmente importante per la presenza di pantani che fungono da luogo di sosta nella migrazione degli uccelli.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Con oltre 13 km di costa sabbiosa e rocciosa e vari percorsi fra vegetazione e scogliere, anche l’escursionismo e lo snorkeling sono esperienze da non perdere!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Troppa fatica? <strong><b>Godetevi le spiagge e il meraviglioso mare di Vendicari</b><b>, indubbiamente il più bello della costa ionica.</b></strong></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/aironivendicari.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">All’interno della riserva, vive indisturbato un intero ecosistema. Frequentemente vi ritroverete davanti a paesaggi mozzafiato, vegetazione fitta che si apre improvvisamente a un mare cristallino, a spiagge lunghissime e dorate, che in poche centinaia di metri diventano rocce a strapiombo su un mare profondo. Dai capanni di osservazione potrete ammirare Fenicotteri, Aironi, Cicogne che sostano qui prima di raggiungere le mete migratorie definitive.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs9lh1-5"><b>Guarda il Video ralizzato da "<span class="imTALeft cf2">SiracusaTurismo"</span></b></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs9lh1-5"><b><span class="imTALeft cf2"><br></span></b></span></div></div><a href="https://youtu.be/xT0sdX98Mtw">https://youtu.be/xT0sdX98Mtw</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 03 Sep 2022 04:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Eraclea Minoa: area archeologica e antiquarium ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009C"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La storia della ricerca archeologica ha inizio nel 1950, allorquando Ernesto De Miro vi scopre il teatro, scavato a più riprese fino al 1964. Il teatro è inserito entro il reticolo regolare della città, articolato su terrazze digradanti verso Sud-Ovest. La città era protetta da una imponente cinta muraria (calcolato in Km 6 circa), che abbraccia l’intera estensione dell’altopiano, fino al fiume Platani. Dell’abitato è stato messo in luce un notevole settore, nel pianoro a Sud del teatro. Sono stati accertati due strati sovrapposti di abitazioni, rispettivamente riferibili al periodo ellenistico e al periodo romano repubblicano. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/eraclea_minoa_rovine_050339.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dell'abitato di II strato (IV-III sec.a.C., contemporaneo al teatro) sono state scavate due case, inserite in un sistema a strade parallele e ortogonali. Le due case messe in luce sono caratterizzate da una pianta semplice: struttura quadrata, chiusa intorno ad un piccolo atrio con cortile centrale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La casa A era ad un solo piano con cortile fornito di grande cisterna in cui si convogliavano le acque del tetto a falde compluviate. A Nord del cortile era un sacello domestico (lararium), di cui si conservano l’altare quadrangolare addossato all’angolo nord-ovest e l’edicoletta per i lares nella parete est. La pavimentazione del vano è in cocciopesto decorato di tesserine bianche; le pareti conservano avanzi della decorazione a stucco (stile a incrostazione o I stile pompeiano). </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La casa B aveva un piano superiore con stanze destinate all’abitazione, le cui macerie (mattoni crudi delle pareti, lastroni di soglia, stucchi, intonaci, pavimento in cocciopesto decorato e mosaico), nel crollo, hanno colmato i vani del piano terra. Eccezionale lo stato di conservazione dei muri, non solo nella parte lapidea ma anche nell’elevato in mattoni crudi. Le pareti erano rivestite di intonaco dipinto, di cui rimane il sottofondo di allettamento. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/WP_20180503_10_18_59_Pro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">All’abitato di IV-III sec.a.C. si sovrappone, nel II-I sec. a.C., l’abitato di I strato, che può identificarsi con la colonia di ripopolamento dedotta da Rupilio (Cic., Verr., II, 125) al termine della prima guerra servile (132 a. C.). E’ costituito da case costituite generalmente di due o più vani gravitanti su un cortile con focolare. I muri sono costruiti con basamento di blocchetti di pietra gessosa ed elevato in mattoni crudi. L’organizzazione in isolati inquadrati da strade nord-sud che si incrociano con strade est-ovest, ricalca lo schema della fase precedente. Verso il termine del I sec. a.C. la città fu abbandonata e cala il silenzio nelle fonti letterarie. L’area extra-urbana tornò ad essere occupata in epoca paleocristiana e bizantina (III-VII sec. d.C.), con la costruzione di una grande basilica e da un connesso cimitero. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’area archeologica è aperta al pubblico dalle ore 8,00 ad un’ora prima del tramonto tutti i giorni dal lunedì alla domenica compreso i festivi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’area archeologica è recintata e visitabile. In un piccolo antiquarium sono esposti materiali provenienti dagli scavi del sito e del territorio circostante. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/GN4_DAT_7448061.jpg--eraclea_e_l_obbrobrio_che_ricopre_il_teatro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><span class="fs16lh1-5"><br><strong><b>Il Teatro </b></strong></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il teatro di Eraclea non è citato dalle fonti antiche. Compreso nel perimetro delle mura di fortificazione, è sistemato nella cavità di una collinetta. Il koilon (cavea) è aperto a Sud, contro le prescrizioni di Vitruvio (De Arch. V, 32) che vuole che sia evitata una tale esposizione che provoca la concentrazione del calore nella conca caveale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il koilon consta di dieci ordini di gradini in conci di arenaria, mentre ricavati nella roccia sono sono la praecinctio (alta m 8.90 sopra il livello dell’orchestra) e l’ambulacro perimetrale antistante. La cavea, cui si accede frontalmente mediante quattro gradini, è divisa in nove settori (kerkides) da otto scalette (klimades). Abbastanza ben conservati i muri di testata o analémmata, in numero di otto filari di conci di tufo marnoso messi in opera con struttura piramidale a gradoni. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un ambulacro di servizio separa la gradinata dalla proedria (prima fila di sedili destinata alle autorità) formata da un ordine di banchi con schienale con braccioli. Tra l’orchestra e l’anello di conci che delimita il koilon è l’euripo largo m 1.25. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il teatro di Eraclea non ebbe un vero e proprio palcoscenico: nell’area scenica sono stati riconosciuti i cavi per il fissaggio delle travi di un podio ligneo mobile di tipo fliacico. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il teatro risulta abbandonato fra il II e il I sec.a.C. quando alcune strutture dell’abitato di I strato (identificato con la colonia di Rupilio) si addossano ai muri di testata della gradinata. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il teatro è stato oggetto di recenti restauri consistenti nel consolidamento lapideo e nella copertura provvisoria della gradinata. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sono in parte visibili anche i resti della cinta muraria della città costruita tra la fine del VI e la fine del IV secolo a.C., della lunghezza stimata di circa 6 chilometri. A nord-est delle mura si riconoscono ancora otto torri quadrate, il quartiere delle abitazioni ellenistiche e romane con impianto urbanistico ad "insulae", separate da strade parallele. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/area-archeologica-e-antiquariu--1-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">All’ingresso della zona archeologica si trova l’antiquarium dove sono custoditi interessanti reperti quali ceramiche, terrecotte, corredi tombali, statuette arcaiche di dee siciliane, una bellissima testa muliebre del IV° secolo a.C, frammenti di ceramiche iberiche del periodo neo-eneolitico provenienti dalle abitazioni della città arcaica ed ellenistica e una selezione di reperti ceramici e statuette votive provenienti dall'abitato e dalla necropoli</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’area archeologica è aperta al pubblico dalle ore 8,00 ad un’ora prima del tramonto tutti i giorni dal lunedì alla domenica compreso i festivi. L’area archeologica è recintata e visitabile. In un piccolo antiquarium sono esposti materiali provenienti dagli scavi del sito e del territorio circostante. (Fonte: www.regione.sicilia.it)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/JMN4Ty7zhhk">https://youtu.be/JMN4Ty7zhhk</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Sep 2022 05:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Isole Egadi: MARETTIMO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000CF"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Marettimo era conosciuta nell’antichità con vari nomi, tra cui Iera (“la sacra”) e presso i geografi arabi col nome di Djazirat Malîtmah. Il nome attuale dell’isola potrebbe prendere origine dalla fusione delle parole mare – timo, ipotesi che trae la sua formulazione dall’abbondanza di timo presente su quest’isola. Marettimo dista da Trapani circa 20 miglia, si estende per 12 kmq, è lunga 7,5 km e larga 2,5 km. Il punto più alto dell’isola è il Monte Falcone con i suoi 686 mt. E’ la più montuosa, boscosa e lontana geograficamente fra tutte le isole dell’arcipelago delle Egadi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/marettimodalmarebysicilyourist.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Marettimo è la più selvaggia ed incontaminata delle Egadi. Grazie alla sua lontananza, alla natura impervia della montagna e allo scarso impatto dell’uomo sull’ambiente, essa conserva un patrimonio vegetativo e faunistico molto prezioso, dove sono riuscite a vivere specie rare pressochè uniche del Mediterraneo. Questa sua ricchezza ne fa una meta imperdibile per tutti gli amanti della natura e del trekking grazie ai sentieri realizzati dalla forestale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/marettimogrottebysicilytourist.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Marettimo è ricchissima di grotte, sia emerse che sommerse e ne conta circa 400, visitabili in un periplo dell’isola. Le grotte marine sono il suo fiore all’occhiello, veri e propri capolavori creati dalle sapienti mani di una natura che le ha scolpite per secoli, come ad esempio la Grotta del Tuono o del Presepe, famosa per le sue stalattiti e stalagmiti, o la Grotta del Cammello. Non mancano poi piccole e meravigliose baie di ciottoli raggiungibili in barca. L’isola presenta poche spiagge raggiungibili da terra proprio per via della sua conformazione geomorfologica, fra queste si possono citare la bellissima Cala Bianca con la piccola e suggestiva conca e la stupenda spiaggia di sassi situata alle pendici del promontorio di Punta Troia. Anche Marettimo offre splendide esperienze per gli appassionati della subacquea, come ad esempio l’immersione fuori dalla costa ove si trova il relitto di un mercantile, l’immersione in grotta su fondale di 30 m., l’immersione alla Secca del Cammello e tante altre dove è possibile godere della bellezza di acque incontaminate e cristalline e ammirare la flora e la fauna marina.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/maretimomarebysiucilytourist.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Imperdibili sono le spiagge di ciottoli e le piccole baie e calette sabbiose, ve ne sono diverse a Marettimo, come la spiaggia di sassi alle pendici del promontorio di Punta Troia; sempre in zona Punta troia troviamo l’ansa di Scalo Maestro, con la sua riva di ciottoli; va poi menzionata la splendida Cala Bianca, dall’acqua cristallina e con una piccola spiaggia; vicino al faro è invece localizzata la Cala Nera. Per gli appassionati della subacquea una delle più belle ed impegnative immersioni è quella di Punta S. Simone che regala uno spettacolo di luci creato dal gioco di contrasti tra i colori delle pareti e il blu del mare. Non mancano incontri interessanti come quelli con le murene. L’immersione del cammello non è particolarmente impegnativa ma permette di vedere gorgonie, cerbie, dentici e altri pesci di notevoli dimensioni. Imperdibile l’immersione al relitto del ‘600 situato in zona Punta Libeccio, a 15 metri di profondità. Altra splendida immersione è quella della Cattedrale, nei pressi di punta Bassana, immergendosi alla profondità di 28 metri si apre l’imboccatura della grotta con un fondale sabbioso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La ricchezza e la limpidezza delle mare di Marettimo permette di godere a pieno delle sue bellezze anche facendo semplicemente snorkeling.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/marettimosubbysicilytourist.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La flora dell’isola di Marettimo conta circa 515 specie, tipiche della macchia mediterranea, ne citiamo alcune di seguito: la Daphne oleifolia (D.Oleoides) e l’Erodium Maritimum, che non si trovano in Sicilia; endemismi più tipici e interessanti di Marettimo vivono sulle rupi impervie e inaccessibili come Buleuro di Marettimo, Scabiosa limonifolia, Garofano rupicolo, Iberida florida, Finocchiella di Boccone. Vanno anche menzionate altre specie che non si trovano in Sicilia: Timo di Marettimo, Cavolo delle Egadi, Scilla mughi, Rosmarinus officinalis, Euphorbia dendroides e, oltre i 100 metri, Erica multiflora. I pini d’aleppo rendono la montagna un tripudio di vita, in quanto gli alberi ospitano piccioni selvatici, corvi, aquila del Bonelli, Martin pescatore e tante altre specie. Altri uccelli che animano i cieli delle Egadi sono sicuramente il Nibbio, l’Airone, il Falco pellegrino, il Gabbiano reale mediterraneo e il Barbagianni. Meno fortunata è sicuramente la fauna, oggetto di interesse dei cacciatori come i maiali selvatici, i conigli e la beccaccia. Recentemente sono stati inoltre avvistati dai pescatori di Marettimo esemplari di foca monaca, che si credeva ormai scomparsa da queste acque.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopuntatroiamarettimobysicilytourist.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">Il Castello di Punta Troia</b></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il suggestivo castello di Punta Troia, che sorge sull’omonimo promontorio, è una tappa fondamentale per chi decide di visitare Marettimo, vi consigliamo quindi di dedicare qualche ora del vostro tempo alla visita di questo sito, che vi darà la possibilità di conoscere il passato di Marettimo, di capirne meglio il presente e come se non bastasse vi regalerà un panorama da cartolina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il castello di Punta Troia sorge arroccato su un promontorio che svetta sul mare a 116 metri di altezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dista a circa 3,5 km dal paese ed è raggiungibile percorrendo un sentiero sterrato. Passeggiata ideale per chi ama la montagna, comodamente raggiungibile in barca per chi non desidera faticare in vacanza.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellopuntatroia1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il castello, perfettamente ristrutturato e visitabile anche all’interno, conserva la stessa struttura di quando fu concepito e ospita nelle sue sale il Museo delle Carceri di Punta Troia e l’Osservatorio per la Foca Monaca dell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il castello venne costruito per opera dei saraceni nel IX, i quali lo adibirono a torre di avvistamento sul mare. È però soltanto nel XVII sec. con gli spagnoli che il castello conosce la sua attuale forma.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’area inferiore è costituita da un unico ambiente. Poi attraverso una scalinata si giunge ad un androne dal quale attraverso un passaggio stretto si arriva ad una nuova gradinata che conduce al piano superiore, dove sono presenti diverse stanze.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il piatto tipico di Marettimo è l'incredibile ZUPPA AL'ARAGOSTA DI MERETTIMO (<a href="http://www.sicilianet.net/blog/?ricetta-tradizionale-siciliana--zuppa-di-aragosta-di-marettimo" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per la ricetta</a>)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il VIDEO su Marettimo</span></div><div><br></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/09BFLb74JFA">https://youtu.be/09BFLb74JFA</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Aug 2022 05:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Marinari Siciliani: San Vito lo Capo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000018B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="imTALeft">San Vito Lo Capo è un'incantevole Borgo marinaro in provincia di Trapani sito tra la Riserva dello Zingaro e Monte Cofano ed offre ai visitatori un mare incontaminato con fondali mozzafiato. </span>Spiaggia tra le più rinomate dell'Isola, sorge in una conca ai piedi del monte Monaco, al margine della piccola penisola che chiude il golfo di Castellammare. Il borgo, di tradizione marinara, si è sviluppato intorno a un'antica fortezza-santuario dedicata a San Vito. Il suo territorio, oltre alla suggestiva spiaggia molto affollata in agosto, comprende località meno conosciute ma non meno interessanti come Castelluzzo e Macari. Inoltre, nel comune di San Vito Lo Capo ricade buona parte della Riserva Naturale Orientata dello Zingaro <i><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?risarva-naturale-orientata-dello-zingaro" target="_blank" class="imCssLink">(visita questa meravigliosa riserva cliccando qui)</a></b></i>, visitabile a piedi. Da alcuni anni la città è diventata la sede di svolgimento del Cous Cous Fest e, più recentemente, dell'evento enogastronomico Tempu ri Capuna.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/san-vito1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">San Vito Lo Capo è la perla della Costa Gaia, una Costa caratterizzata da vegetazione prevalentemente mediterranea: fichi, carrubi, palme nane etc.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oltre che per il urismo è famosa anche per la sua gastronomia e per il suo prelibato e freschissimo pesce. Turisticamente il paese, attrezzato di porto, dà la possibilità di pesca praticare subacquea, offre escursioni in barca e scuole di windsurf e vela e naturalmente diversi negozi e ristoranti tipici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/san-vito2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva dello Zingaro è la prima riserva naturale istituita in Sicilia </span><i class="fs8lh1-5"><b><span class="fs12lh1-5"><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?risarva-naturale-orientata-dello-zingaro" target="_blank" class="imCssLink">(visita questa meravigliosa riserva cliccando qui)</a></span></span></b></i><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5">. E' molto importante non solo per lo splendore del suo mare azzurro e profondo, ma anche per la presenza di piante rare (Garofanino,Fiordaliso di sicilia, Palma Nana) e animali principalmente rapaci, tra i quali: Il Falco Pellegrino, il Gheppio e la Poiana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva della Zingaro </span><i class="fs8lh1-5"><b><span class="fs12lh1-5"><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?risarva-naturale-orientata-dello-zingaro" target="_blank" class="imCssLink">(visita questa meravigliosa riserva cliccando qui)</a></span></span></b></i><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5">è anche importante dal punto di vista archeologico perchè, nelle grotte dell'Uzzo, ha avuto sede uno dei primi insediamenti preistorici della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva si può visitare solo a piedi, ed i vari itinerari guidati da apposita segnaletica sono di raro fascino e bellezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/baia-santa-margheritasanvito.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">Da Cala Mancina al Monte Cofano. La bellezza della Baia Santa Margherita.</b></div><div><span class="fs14lh1-5">A pochi minuti dal paesino troviamo luoghi paradisiaci come la Cala del Bue Marino, un tratto di costa con i ciottoli e acqua cristallina. Uno dei luoghi migliori poi per ammirare il tramonto in un contesto panoramico di assoluta bellezza. Immaginate sullo sfondo il Monte Cofano e il mare che prende un colore rossastro. Sublime.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Accanto troviamo la Spiaggetta dell’Isulidda, &nbsp;incantevole caletta dove poter ammirare le grotte a pelo d’acqua.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Qui vicino troviamo le falesie di cala Mancina, un &nbsp;vero spettacolo della natura, ricche di grotte e dai colori dolomitici. Paradiso per gli amanti del Climbing. In cima la Torre dell’Isulidda, Torre di avvistamento posta a guardia di questo tratto di costa.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Siamo nella frazione di Macari </span><b class="fs12lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?spiagge--il-golfo-di-macari-" target="_blank" class="imCssLink">(visita il bellissimo golfo di Macari cliccando qui)</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, uno dei luoghi migliori per ammirare i tramonti. Continuando in direzione del Monte Cofano arriviamo nella frazione di Castelluzzo.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/la-tonnara-delsecco.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Siamo già a tre chilometri dal Borgo e siamo arrivati alla Tonnara del Secco. Qui bellezze naturali e storia si fondono insieme. Ormai rimangono solo i resti di quello che fu, ovvero una tonnara vera e propria per la pesca del tonno</span></div><div><span class="fs14lh1-5"> La Tonnara circondata dai palazzi dei proprietari, proprietari che seguivano comodamente dal proprio terrazzo lo svolgersi della Mattanza. L’ultima mattanza risale al 1969 ma comunque è bello ascoltare i racconti dei pescatori del luogo su aneddoti e curiosità di quel tempo. Nella Tonnara del Secco si lavorava anche il pesce, infatti ancora oggi è possibile trovare strumenti per la lavorazione del pesce. Questo luogo è stato scelto tante volte come location per film cinematografici come Cefalonia e Viola di Mare. Anche questo tratto di costa è adatto per fare il bagno. </span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Visita San Vito Lo Capo attraverso il video dal drone</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/t-xmMAHT20k">https://youtu.be/t-xmMAHT20k</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 21 Aug 2022 06:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Marinari Siciliani: Aci Trezza - Il Borgo nativo di Polifemo -]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000145"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Aci Trezza ('A Trizza in siciliano) è un centro peschereccio di antica e notevole tradizione, è famoso per il suo paesaggio </span><span class="fs11lh1-5"><i>(in fondo alla pagina trovi il bellissimo video)</i></span><span class="fs14lh1-5">. Il borgo fu fondato ufficialmente alla fine del XVII secolo da Stefano Riggio che ne fece un importante scalo marittimo e centro pulsante della vita commerciale locale con numerosi magazzini atti a contenere olio, ferro, salumi e formaggi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A contribuire ad arricchire il fascino di questo tratto di costa, oltre alla bellezza donata dalla natura, sono senza dubbio la storia e la mitologia, che riempiono di maestosa grandezza ogni singola pietra di questo tratto del litorale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/acitrezza2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Aci Trezza venne gestita da Stefano Riggio fino al 1678, quindi dal figlio Luigi Riggio Giuffrè fino al 1680, da Stefano Riggio Saladino fino al 1704, quindi da Luigi Riggio Branciforte fino al 1757. Infine il feudo passò a Stefano Reggio Gravina fino al 1790 e a Giuseppe Riggio Grugno fino al 1792, quando divenne libero. Giuseppe Riggio Grugno morì poi a Palermo decapitato dalla folla in rivolta nel 1820, estinguendo la famiglia dei principi di Aci. Agli inizi del XVIII secolo contava circa 150 abitanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giovanni Verga, che conosceva bene questa zona della Sicilia, la scelse come ambientazione geografica del romanzo. Oggi è possibile riscoprire le tracce della famiglia Malavoglia nell’abitato del comune di Aci Trezza, soprattutto in due luoghi: il porto e la “casa del nespolo” (oggi muiseo). </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Acitrezza,-Museo-Casa-del-nespolo.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Non distante dalla Chiesa del Patrono, in base ad alcuni elementi descrittivi forniti dal Verga nei Malavoglia, è stata identificata la Casa del Nespolo (l'abitazione di Padron 'Ntoni) nella quale è stato allestito un piccolo museo contenente oggetti della tradizione marinara ed una sezione fotografica dedicata al film di Luchino Visconti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/acitrezza1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Borgo si trova a pochi chilometri da Catania, sulla “Riva dei Ciclopi”. Fondata nel XVII secolo, nel successivo contava circa 1500 abitanti e nell’Ottocento (nel periodo in cui è ambientato I Malavoglia), almeno 3000; aveva le caratteristiche del borgo marinaro e quindi un’economia fondata pressoché esclusivamente sulla pesca.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il porticciolo si apre davanti a un gruppo di faraglioni basaltici, detti Isole dei Ciclopi, protetti come riserva naturale. Sull’isolotto più grande, conosciuto come Isola Lachea, è impiantata una stazione di studi biologici e di fisica marina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/faraglioniacitrezza.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Il Mito dei Faraglioni di Aci Trezza:</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il panorama di Aci Trezza è dominato dai faraglioni dei Ciclopi. Ai Faraglioni di Aci Trezza si lega l’episodio di Ulisse e Polifemo narrato nell’Odissea di Omero. Cuore della Riviera dei Ciclopi, è il luogo dove secondo la tradizione è ambientato il IX canto dell'Odissea di Omero, nel quale Ulisse si scontra con Polifemo accecandolo dopo averlo fatto ubriacare. Così facendo riesce a fuggire dalla grotta dove era stato intrappolato con i suoi compagni. Il Ciclope, cieco e iracondo, scaglia contro le navi dei greci in fuga degli enormi massi che secondo la tradizione divennero le Isole dei Ciclopi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il III canto dell'Eneide di Publio Virgilio Marone racconta l'incontro dell'eroe troiano Enea con il compagno di Ulisse Achemenide, dimenticato dall'eroe greco nella terra dei Ciclopi durante la rocambolesca fuga. Anche questo episodio è ambientato nell'odierna Aci Trezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/lungomareacitreza.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">Il Lungomare:</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ogni angolo della camminata offre una prospettiva differente sulla scogliera e sui faraglioni, ogni tratto sembra essere più bello del precedente e meritare almeno tre o quattro fotografie per immortalarne il fascino. A condire questo spettacolo, c’è la barchetta che rientra dalla pesca, un gabbiano in volo girato in una buffa angolatura, gli anziani che chiacchierano seduti sulle panchine mentre il cielo volge al tramonto, una piccola macchia biancha tra le rocce lassù, sull’Isola dei Ciclopi, che alla fine si rivela essere una madonnina a cui i marinai rendono omaggio prima di partire per il mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di fronte a tanta bellezza si comprende perché gli edifici che si affacciano al mare siano un tantino trasandati, sarebbe impossibile competere col fascino della potenza della natura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella zona vicina al porticciolo dei pescatori, dove si trova la vecchia marina, notiamo poi che la roccia ha una strana conformazione, è consumata e arrotondata dal tempo, ma distinguo chiaramente le sagome dei cristalli rocciosi dei basalti colonnari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il bellissimo Video:</span></div></div><a href="https://youtu.be/gAD3c3VrUME">https://youtu.be/gAD3c3VrUME</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 Aug 2022 05:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserve Marine in Sicilia - Area Marina del Plemmirio a Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A9"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’Area del Plemmirio di </span><span class="fs16lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></span><span class="fs16lh1-5"> - Plemmyrion l’antico nome - si sviluppa su un perimetro di 14,35 km di costa lungo la parte orientale della Penisola della Maddalena, con una superficie di 2.429 ettari di mare protetto e indica oltre a tutto il territorio interessato dall’omonima Area Marina Protetta, istituita nel 2004, anche, e più nello specifico, la contrada che si affaccia sulla Costa Bianca, il litorale che guarda a sud. Da contrada Plemmirio, ha inizio il sentiero della Maddalena, da percorrere a piedi, per gli amanti del trekking, oppure in mountain bike, che si snoda per circa 10 km e attraversa un’area incontaminata e priva di insediamenti urbani. Il sentiero è contrassegnato da diversi accessi alla rete stradale permettendo di suddividere la visita in più tappe e in diversi punti d’interesse naturalistico e storico. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Alba_Lunare_-_Punta_Mola_Plemmirio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sulla costa dell’Area Marina Protetta del Plemmirio sono presenti 34 sbocchi o accessi al mare e per la trasparenza delle sue acque è risultata molto gettonata soprattutto dagli amanti dello snorkeling e delle immersioni. Molto amata, per i più esperti ma solo se accompagnati dai Diving autorizzati, l’immersione dallo Sbocco 27 dove in mare è presente la statua bronzea della Sirena Rossana Maiorca, statua marina dedicata all’abile sub e ancora, dallo Sbocco 26 per la Grotta di Capo Meli e del 31 per la presenza in mare della Grotta delle Stalattiti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ma vediamo nel dettaglio le varie cale, le scogliere con panorami mozzafiato, i fari e tanta storia recente e non per una parte di Sicilia d’impareggiabile bellezza. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Litorale_ovest_del_Plemmirio_01.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Fessura del Plemmirio e Capo Murro di Porco</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il nostro percorso comincia al termine di Via degli Zaffiri e imboccando un sentiero sterrato arriviamo alla prima meraviglia naturale, la Fessura del Plemmirio, un lungo solco naturale che degrada fin quasi al livello del mare rompendo la monotonia delle alte falesie. Continuiamo quindi lungo il sentiero sterrato per raggiungere il Faro di Capo Murro di Porco, attivo dal 1959, che poggia su una torre poligonale bianca e misura circa 20m di altezza. In condizioni di cielo sereno la luce del faro può essere scorta fin oltre 30 km di distanza. Il litorale di Capo Murro di Porco è caratterizzato da alte falesie che scendono a picco sul mare. In diversi punti si aprono delle “marmitte”, ossia delle profonde fenditure che attraversano la scogliera da parte a parte. Visitando quest’area durante le mareggiate, con particolari condizioni di vento, l’acqua marina penetra all’interno delle fenditure e fuoriesce dalla sommità formando spettacolari getti d’acqua simili a geyser.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Riserva_Marina_Protetta_del_Plemmirio_-SR-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Batteria Navale “Lamba Doria”. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La casermetta ospitava gli alloggiamenti della Milizia Artiglieria Marittima della Batteria navale “Lamba Doria”. Vedrete le tre piazzole, sulle quali erano installati i cannoni navali allo scopo di controllare con il loro raggio di fuoco tutto il golfo di Noto, che da Capo Murro di Porco si estende fino a Capo Passero, i locali sotterranei che fungevano da deposito, le postazioni di contraerea, casematte e tunnel sotterranei di collegamento. L’intero complesso, nonostante lo stato di abbandono in cui versa, preserva ancora, in buona parte, il suo aspetto originario. La Batteria navale venne edificata dal genio Militare alla fine degli anni Trenta e faceva parte dei presidi appartenenti alla piazzaforte Militare Marittima Augusta-Siracusa. Neutralizzare la “Lamba Doria” fu uno dei primissimi obiettivi nell’ambito dell’operazione militare denominata “Ladbroke”, che diede inizio allo sbarco delle forze Alleate in Sicilia: nelle prime ore del 10 Luglio 1943 essa venne assalita e sopraffatta dai commandos britannici dello Special Raiding Squadron guidati dal maggiore Paddy Mayne.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Lo Scoglio dell’Elefante e Punta Tavernara. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/scoglio-elefante-viaggio-in-sicilia-plemmirio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Punta Tavernara è formata da una scogliera calcarea a tre punte. Avvicinandoci all’estremità della punta nordorientale e guardando in direzione di Capo Murro di Porco scorgiamo lo Scoglio dell’Elefante, che discende a picco sul mare disegnando un arco: il nome si deve al fatto che tale sporgenza rocciosa somiglia alla testa di un elefante con la proboscide immersa nelle acque marine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Cala Pellegrina</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Riprendiamo il sentiero della Maddalena ritrovandoci al bivio con il tratto di sentiero che discende fino a Cala Pellegrina caratteristica per l’ampia grotta in parte sommersa, che si apre sul versante orientale, e per la piccola piattaforma naturale che emerge dal mare, situata proprio di fronte alla grotta. Altri piccoli scogli affiorano poco più al largo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/unnamed.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Grotta della Pillirina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Questa cavità carsica risulta di particolare interesse per la presenza di uno stretto e basso cunicolo dal quale si accede a una cavità laterale, adorna di stalattiti e stalagmiti. Da notare che il cunicolo di collegamento si restringe progressivamente e, a un certo punto, occorre strisciare lungo il terreno per poter accedere alla parte più interna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Punta Tavola e le Rive Bianche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le Rive Bianche sono così denominate per la particolare chiarezza dei loro fondali. In alcuni punti è possibile osservare particolari formazioni spugnose le quali conferiscono alla scogliera un colorito bianco e lucente. Nel tratto di costa che forma l’intersezione con la sporgenza di Punta Tavola è situata l’omonima spiaggia, cosiddetta in quanto formata da una larga e piatta scogliera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Punta della Mola e Cala Massolivieri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Caratteristiche della Cala sono le alte falesie bianche a picco sul mare che, nel punto di congiunzione con il promontorio di Punta della Mola, sovrastano la piccola spiaggia di sabbia dorata di Cala Massolivieri, annoverata tra le spiagge più belle d’Italia. Punta della Mola è stata sede nel corso del tempo di un’intensa attività estrattiva: qui ritroviamo la più grande cava di superficie del Plemmirio con due grandi coltivazioni sugli opposti versanti del promontorio. Fin dall’età greca i pregiati blocchi calcarei conchiliferi, una volta estratti, venivano trasferiti via mare con delle zattere fino ai luoghi di destinazione: gli antichi templi greci di Apollo e Minerva, e, in epoca più recente, la facciata della Cattedrale nel centro storico di Ortigia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Batteria Navale “Emanuele Russo”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Situata in posizione strategica a difesa dell’ingresso del Porto Grande di Siracusa, la Batteria Navale “Emanuele Russo” di Punta della Mola è coeva alla batteria navale “Lamba Doria” di capo Murro di Porco. Nonostante la superficie del complesso difensivo copra un’area meno estesa rispetto alla “Lamba Doria”, la “Emanuele Russo” costituiva un presidio di fondamentale importanza a protezione della città. Equipaggiata con artiglieria antinave, mitragliatrici, magazzini, casermette, uffici e tunnel sotterranei di collegamento, a differenza della “Lamba Doria”, che fu teatro di scontri, la batteria navale “Emanuele Russo” venne abbandonata dai difensori prima di essere accerchiata e attaccata dalle unità nemiche. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I “syloi” di Punta della Mola sono grosse vasche di forma circolare che vennero scavate nella roccia in età greca e probabilmente utilizzate per lo stoccaggio del grano, quindi convertite in età romana in fornaci per la fabbricazione di calce idraulica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Punta Castelluccio</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Da Punta della Mola possiamo ammirare Punta Castelluccio, che segna l’estremo limite del Plemmirio. Su questo promontorio è situato l’omonimo Fanale, attivo dal 1864 e installato alla sommità di una torre di colore rosso. Il segnalamento a luce ritmica è visibile a circa 16 km di distanza, in condizioni di cielo sereno. Punta Castelluccio ospita una stretta e lunga spiaggia sabbiosa sul versante che guarda a Punta della Mola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Costa Bianca del Plemmirio</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Affacciata sul litorale sud della Penisola della Maddalena, offre una splendida vista su tutto il Golfo di Noto che si estende per 30 km fino a Capo Passero. Fino nei pressi di Capo Meli la scogliera si mantiene appena sopra il livello del mare consentendo un facile accesso in acqua. Da Capo Meli ai punti a mare di Via degli Zaffiri, il litorale si alza progressivamente di quota permettendo comunque l’accesso al mare. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Tonnara e la baia di Terrauzza</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dalla Strada Capo Murro di Porco, provenendo dal faro omonimo, alla prima rotonda dopo 3 km prendere la seconda uscita immettendosi nella Traversa Tonnara, dopo 200m sulla nostra sinistra osserviamo i ruderi della tonnara settecentesca di Terrauzza. L’insediamento conobbe un periodo di prosperità ai primi del Novecento tanto da essere considerato la seconda tonnara di Siracusa per importanza, ma nei decenni successivi l’attività andò in declino fino alla sua chiusura. Ancora visibili i resti di grosse gomene, materiali e perfino le ancore utilizzate per fissare le reti della tonnara. La piccola spiaggia sulla baia di Terrauzza, alla quale si accede dallo Sbocco n.21, è costituita da una sottile lingua di sabbia grigia di 10m di larghezza ed estesa per 30m in lunghezza: per gran parte dell’anno alti cumuli di posidonie spiaggiate ne ricoprono l’intera superficie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Costa_di_Siracusa_Fanusa_3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La spiaggia della Fanusa e Punta Milocca</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Piccolo lido sabbioso, riparato dal promontorio di Punta Milocca. Procedendo in direzione di Punta Milocca, la sabbia lascia il posto a ciottoli e scogli. Sul versante opposto di Punta Milocca, provenendo dalla via Marco Polo, si accede a uno stretto sentiero litoraneo che ci conduce fino alla piccola area naturalistica di Punta Milocca. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Torre Milocca è una torre di avvistamento costruita intorno al 1467 a difesa dalle scorrerie dei corsari barbareschi che venne danneggiata dal violento terremoto del 1693, quindi ricostruita nel 1697. In passato, la porta situata al primo livello costituiva l’unico ingresso ed era collegata alla scala esterna mediante un ponte levatoio. All’interno solo il piano terra conserva l’impianto originario, dovuto al fatto che dopo il XVII secolo, terminate le minacce delle incursioni, la Torre venne convertita ad uso abitativo. Ad oggi la Torre è privata e non visitabile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video</span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/V9jHbA8ZeL0">https://youtu.be/V9jHbA8ZeL0</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Aug 2022 05:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le spiagge segrete in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Itinerari_in_Sicilia"><![CDATA[Itinerari in Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009B"><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La costa siciliana è lunga ben 1.484 km, in cui sono comprese alcune delle spiagge più belle e famose in tutta Europa. Ma l'isola ha anche molto altro da offrire. Sono molti infatti i tratti di costa, le cale e le baie sconosciute, dove ammirare panorami unici e rilassarsi grazie la tranquillità della natura selvaggia e incontaminata. Ecco alcune informazioni utili su quali sono e come raggiungere queste piccole perle sconosciute.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/laghetti-di-marinello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra le spiagge segrete della Sicilia, considerate tra le spiagge più belle di tutta la nostra penisola, si trova spiaggia isolata nei pressi di Capo Tindari, e più precisamente vicino ai Laghetti di Marinello. Il Santuario della Madonna Nera domina il territorio, costituito da una lingua di sabbia con alle spalle una folta vegetazione tipica della macchia mediterranea. Questa spiaggia è raggiungibile in auto fino all’ingresso della Riserva Naturale Orientata Laghetti di Marinello e proseguendo poi a piedi in mezzo alla vegetazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggia-del-bue3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Non molto distante da questo luogo incantevole è possibile visitare l una delle spiagge segrete della Sicilia più belle in assoluto: quella di Gioiosa marea, in provincia di Messina. Due spiagge contigue separate da imponenti rocce di granito rosso. Una più frequentata e l’altra più selvaggia, particolarmente adatta a chi ama la tranquillità e la solitudine di un mare così trasparente da renderla una vera piscina naturale. Il luogo perfetto per le coppie in cerca di intimità e romanticismo durante le vacanze in Sicilia, la terra delle arance.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiadeifrancesi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Spiaggia dei Francesi, Bagheria - </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Palermo</a></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La <strong>spiaggia dei Francesi</strong> o "<em>ai Francesi</em>" è situata nel golfo di Mongerbino, nel territorio di Bagheria, ed è una delle spiagge più suggestive dell'intera costa palermitana. Piccola insenatura incastonata tra le rocce di Capo Zafferano e marina di Aspra, è caratterizzata dalla presenza di vegetazione mediterranea e da acqua particolarmente cristalline. La zona deve il suo particolare nome dall'alta percentuale di turisti francesi, che in passato popolavano le sue rive.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/baiasantamargherita.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Baia di Santa Margherita, Castelluzzo - <a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Trapani</a></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La <strong>Baia di Santa Margherita</strong> è una piccola spiaggia sabbiosa, che deve il suo nome ad una cappelletta votiva dedicata alla santa, situata proprio all'ingresso del litorale. La sottilissima sabbia originatasi dallo sgretolamento delle rocce circostanti, diventa particolarmente bianca e scintillante quando le onde si rifrangono sulla battigia, regalando delle atmosfere veramente particolari</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Foce_del_Fiume_Platani.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Riserva del Fiume Platani, Borgo Bonsignore - </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Agrigento</a></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva Naturale orientata "<em>Foce del Fiume Platani</em>" è stata istituita per tutelare l'ecosistema costiero e le numerose specie di uccelli migratori che vi risiedono. Dominata dalla <em>falesia di Capo Bianco</em>, la Riserva ospita un suggestivo litorale lungo circa 4 chilometri, con una costa piuttosto bassa e dalla sabbia insolitamente dorata. La sua lunga serie di arenili sabbiosi è caratterizzata da formazioni dunali, accarezzate da un mare azzurro e cristallino. Il territorio che circonda la spiaggia, oltre a contenere una serie di bellezze naturalistiche, è la culla di tesori storico-culturali, tra cui <strong>il celebre sito archeologico greco di Eraclea Minoa <a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?eraclea-minoa--area-archeologica-e-antiquarium-" target="_blank" class="imCssLink">(clicca qui per vedere il video dell'area archeologica)</a></strong></span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Aug 2022 05:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[ARCIPELAGO EOLIANO: Isola di ALICUDI]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000130"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chi arriva ad Alicudi (in fondo alla pagina trovate il Video di Alicudi) si immerge in una dimensione di vita ormai altrove perduta. Data la particolare conformazione del terreno, mancano del tutto strade o viottoli carrozzabili e, pertanto, anche le auto, i motorini e le biciclette. Ad Alicudi non possono sbarcare ne circolare auto e scooter. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/alicudi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ancor prima di sbarcare sull’isola si comprende come, per il paesaggio intatto e lo scenario particolare, Alicudi sia uno di quei luoghi in cui il tempo sembra essersi fermato. L’isola, con la sua particolare atmosfera, sembra raccontare la sua storia, una storia fatta di saccheggi ed invasioni, una storia che ha visto il susseguirsi di popoli diversi, una storia che ha avuto come esito finale la pace e la bellezza del luogo. Alicudi è un paradiso in miniatura, un luogo nel quale uomo e natura sanno coesistere senza ledersi vicendevolmente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/alicudi2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ancora oggi ci si muove esclusivamente a piedi lungo le ripide mulattiere che, dal porto, percorrono tutto il paese fino a raggiungere la vetta della montagna che costituisce l’isola. Alicudi, a causa della sua aspra morfologia, non ha sentieri o strade che ne percorrano il perimetro. Gli unici sentieri sono presenti sul versante orientale e collegano le case e i terreni coltivabili; il versante occidentale è totalmente inabitato e quasi inaccessibile, è percorso da canaloni e vecchie colate che ne tagliano verticalmente il profilo. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/alicudi3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’approdo avviene al nuovo pontile di Scalo Palumbo che fu costruito nel 1990 e sostituì il vecchio molo che non consentiva l’approdo alle barche di media e grossa dimensione. Le operazioni di sbarco avvenivano grazie alla tecnica marinara chiamata “rollo”. Questa tecnica consisteva nel far raggiungere il porto ad una piccola imbarcazione a remi che caricava a bordo persone e merci per poi sbarcare a terra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/alicudi4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Adiacenti all’area portuale, che può essere definita il centro dell’isola, ci sono due negozietti di alimentari, la posta, qualche altra bottega di generi di prima necessità e l’unica spiaggia raggiungile a piedi . Prima di venire sull’isola è consigliato fare rifornimento di contanti e di eventuali farmaci che vi possano servire. Totalmente assenti sono bancomat, farmacie e uffici bancari, niente locali alla moda, pub, discoteche, solo un albergo con l’unico bar-ristorante, due alimentari e un giornalaio che vende anche prodotti di prima necessità. Questo è il fascino di Alicudi: vivere dell’essenziale e della bellezza della natura, vivere bene e con poco. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/alicudi6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alicudi restituisce tutto il sapore di un itinerario antico, un viaggio permeato da un alone di mistero, un luogo che ha saputo coadiuvare il rispetto della natura e le tradizioni popolari all’avvento del turismo, seppur di modesta entità. Nel visitare l’isola è sempre consigliabile affidarsi alla guida di gente che conosce bene i sentieri e ricordatevi di portare sempre con voi una torcia perché l’isola non è illuminata. L’unica strada pianeggiante è quella che costeggia il mare e conduce al pontile, tutte le altre sono ripidi sentieri che conducono ai 6 piccoli agglomerati, alle zone coltivate e alla Fossa Gerace, in cima alla montagna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Contrada Tonna</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Situata nella parte più a ovest dell’isola è presente un piccolo agglomerato di case rurali dove si può ammirare l’autentica architettura eoliana: i gradoni costruiti con muri a secco, per rendere i territorio coltivabile, e le antiche edicole della Via Crucis che testimoniano la devozione degli isolani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Alicudi_Chiesa_di_San_Bartolo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">San Bartolo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">San Bartolo è situato a 330m dal mare. Si tratta di una contrada che si sviluppa intorno alla chiesa dedicata al Santo patrono delle Eolie. Fu riedificata nel 1821 sui resti della seicentesca sacrestia. La frazione è raggiungibile percorrendo una strada lastricata che inizia dal porto. Sempre dal porto, proseguendo la strada che si inerpica lungo il profilo della montagna, si arriva alla chiesetta del Carmine, immersa nella macchia mediterranea, distinguibile per l’insolito campanile separato dall’edificio della sacrestia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pianicello</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella zona di Pianicello, a quota 450m nella parte più a ovest dell’abitato, vi è una piccola contrada, la popolazione è di madrelingua tedesca e vive sull’isola quasi tutto l’anno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/alicudi5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sgurbio</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla medesima altezza di San Bartolo, sul lato est dell’abitato, c’ è la contrada Sgurbio, un piccolo agglomerato urbano composto solo da 5 case che prendono il loro nome dai 5 sensi. La contrada presente nella zona più orientale è isolata, quasi inaccessibile via terra. Quest’area è raggiungibile, via terra, solo grazie ad un tortuoso e lungo sentiero; è preferibile raggiungere la contrada via mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Alicudi</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div></div></div><a href="https://youtu.be/I4481UkSejk">https://youtu.be/I4481UkSejk</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 11 Aug 2022 05:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi SICILIANI: SCOPELLO ]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scopello sorge sulla costa occidentale della Sicilia</span><span class="fs14lh1-5"> ed è una frazione del comune di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?cittadine-sul-mare-in-sicilia---castellammare-del-golfo-,-trapani" target="_blank" class="imCssLink">Castellammare del Golfo</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, in </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i><span class="fs14lh1-5">. Conta appena più di un centinaio di abitanti, ma in estate il delizioso borgo si popola di turisti e le sue strade, in inverno silenziose, si riempiono di vita. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/scopello-paese-781x512.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il borgo così come oggi lo conosciamo risale al XVII sec. Durante il regno di Ferdinando II di Borbone Scopello, insieme al bosco adiacente, divenne riserva di caccia reale. Il legame tra Scopello e i Borboni era talmente forte che durante la spedizione dei mille, guidata da Garibaldi, gli abitanti si schierarono con il loro re e combatterono con tutte le loro forze per opporsi ai piemontesi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">C<strong><b>on l’unità d’Italia e la cacciata dei Borboni Scopello insieme al suo bosco passò nelle mani statali</b></strong> e i beni borbonici vennero smembrati e rivenduti a prezzi bassissimi. Oltre al baglio meritano attenzione l’antica Tonnara e le due torri, una risalente al 1500 progettata dall’ingegnere Camilliani e l’altra del 1200 di cui oggi rimangono i ruderi, ma che testimoniano il passato glorioso di questa terra.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesa-scopello-1024x683.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><strong class="fs14lh1-5"><b>Scopello, dal greco Scopelos, (letteralmente scogli)</b></strong><span class="fs14lh1-5">, deve il suo nome alla presenza dei due bellissimi faraglioni che emergono fieri dalle acque cristalline della baia. La storia di questo borgo è molto antica. I primi reperti che attestano la presenza dell’uomo in queste terre sono stati rinvenuti nella grotta dell’Uzzo, all’interno della </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?risarva-naturale-orientata-dello-zingaro" target="_blank" class="imCssLink">Riserva dello Zingaro</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Grotta_dell-Uzzo-Sicily.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli scavi effettuati negli anni 70 hanno riportato alla luce una delle necropoli mesolitiche più interessanti di tutto il territorio italiano. I primi abitanti, giunti fin qui dall’asia minore, furono gli Elimi, che fondarono anche Erice e Segesta e si stabilirono su queste coste. Dalle ricerche effettuate pare che il fiume di Guidaloca fosse il porto dell’antica città di Elima.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In tutta la zona attorno a Scopello sono stati ritrovati resti che testimoniano il passaggio di civiltà antichissime </span><strong><b><span class="fs14lh1-5">come le colonne ritrovate nella </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?mare-e-spiaggie-in-sicilia---baia-guidaloca,-scopello,-castellammare-del-golfo" target="_blank" class="imCssLink">baia di Guidaloca</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, reperti risalenti al II sec a.C.</span></b></strong><span class="fs14lh1-5"> (visibili nel percorso archeologico sommerso dei faraglioni) e l’antica Tonnara. Pare infatti che nel sito attuale della Tonnara sorgesse la mitologica città di Cetaria, così chiamata per l’abbondante presenza di tonni in queste acque. La tonnara era probabilmente l’antico porto della città, a riparo dai venti ad eccezione del levante e grecale.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa ipotesi è avvalorata dalla presenza, sui fondali antistanti la tonnara, di ceramiche e anfore d’origine africana, punica e greca. Sulla scomparsa della città di Cetaria non ci sono fonti attendibili, qualcuno sostiene che sia stata distrutta dagli arabi nel 827 d.C., altri che sia stata colpita da un terremoto e un maremoto che ne ha cancellato quasi ogni traccia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><strong><b>Il nome di Scopello compare per la prima volta in lingua Greca nel 1097</b></strong>. Alla dominazione greca seguì quella romana e successivamente quella normanna. Durante quest’ultima venne costruito il baglio. Nel XIII sec. L’imperatore Federico II di Svevia donò Scopello ai Lombardi e al Piemontese Oddone di Camerana. Dopo qualche decennio Scopello diventò feudo della città di Monte San Giuliano, oggi conosciuta come Erice (<b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?erice" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per scoprire ERICE</a></b>).</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/scopello_03.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">La Tonnara:</b></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un tragitto agile che si snoda su una stradina da percorrere a piedi conduce ad una specie di paradiso, in cui il paesaggio è incorniciato dall'antica tonnara e da una rigogliosa vegetazione che profuma di zagara e di finocchietto selvatico, che porta direttamente ad una caletta dal mare splendidamente chiaro su cui dominano gli imponenti faraglioni. Il luogo è di una bellezza disarmante</span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 07 Aug 2022 05:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ustica: la Perla nera del Tirreno]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009D"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'isola di Ustica si trova nel Mar Tirreno a circa 67 km a nord-ovest di Palermo e a 95 km a nord-ovest di Alicudi, ma non fa parte delle Isole Eolie; occupa una superficie di circa 8,65 km² con una circonferenza di 12 km e misura 3,5 km di lunghezza e 2,5 km di larghezza. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/1newustica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Piccola parte emersa di un vulcano sottomarino, il</span><span class="cf1"> </span><b><b><span class="cf1">Monte Anchise</span></b></b><span class="cf1">, Ustica è uno sperone di terra e roccia di soli 8,5 km quadrati. Lambita dalle correnti ricche di plancton dell’Atlantico, che entrano nel Mediterraneo attraverso lo Stretto di Gibilterra, e valorizzata da una</span><span class="cf1"> </span><b><b><span class="cf1">morfologia sottomarina ricca di picchi, scoscendimenti, grotte e cunicoli</span></b></b><span class="cf1">, l’isola offre alcuni dei fondali più belli del Mediterraneo per la ricchezza di flora e fauna. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/2newustica.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Sono presenti</span><span class="cf1"> </span><b><b><span class="cf1">oltre il 50% di tutte le specie mediterranee</span></b></b><span class="cf1">, è diventata l’isola cult dei subacquei, aiutata anche dal fatto che dal 1986 è</span><span class="cf1"> </span><b><b><span class="cf1">la prima Riserva Marina Italiana</span></b></b><span class="cf1">. Dal 1959, inoltre, quest’isola scura, per il colore predominante della lava solidificata, ospita la</span><span class="cf1"> </span><b><b><span class="cf1">Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee</span></b></b><span class="cf1">, intuizione geniale che impose al gotha dello sport subacqueo un’isola fino ad allora nota unicamente come luogo di confino per detenuti politici e condannati per reati comuni.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/usticacop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La caratteristica naturale dell'isola è la presenza di numerose grotte che si aprono lungo le coste alte e scoscese, così come numerosi scogli e secche presenti tutt'intorno all'isola; sono da menzionare la grotta Verde, grotta Azzurra, grotta della Pastizza, grotta dell'Oro, grotta delle Colonne e gli scogli del Medico e della Colombara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Gli antichi romani la chiamavano Ustica (da ustum, "bruciato"), mentre presso i greci era nota come Osteodes, Οστεώδες, "ossario" per i resti di mercenari che vi sarebbero morti per fame e sete. Da alcuni, come lo storiografo neozelandese L.G. Pocock e lo scrittore Marco Carlo Rognoni, viene ritenuta l'isola Eèa, la dimora della maga Circe citata nell'Odissea, che trasformava gli incauti visitatori in maiali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ustica-caletta-min.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Gli insediamenti umani risalgono al Paleolitico; alcuni scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di un antico villaggio cristiano. Sepolture, cunicoli e una gran quantità di reperti archeologici ritrovati anche sott'acqua, a causa dei tanti naufragi avvenuti nel tempo, testimoniano una presenza costante, nel luogo, di vari antichi popoli mediterranei, Fenici, Greci, Cartaginesi e Romani che vi lasciarono vestigia dappertutto. In seguito divenne base dei pirati saraceni e lo rimase per lunghissimo tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel VI secolo vi si stabilì una comunità Benedettina, ma fu ben presto costretta a spostarsi a causa delle imminenti guerre fra Cristiani e Musulmani. Nel Medioevo fallirono dei tentativi di colonizzare l'isola a causa delle incursioni dei corsari barbareschi, che fecero dell'isola un proprio rifugio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 1759 Ferdinando III di Borbone impose una colonizzazione dell'isola; furono edificate due torri di guardia, Torre di Santa Maria e Torre Spalmatore, che facevano parte del sistema di avviso delle Torri costiere della Sicilia, cisterne per raccogliere l'acqua piovana e case che costituirono il centro abitato principale presso la Cala Santa Maria. Vi vennero coloni palermitani, trapanesi ed eoliani, accompagnati da un centinaio di soldati. Nel 1762 la popolazione fu preda dei corsari barbareschi e venne quasi tutta rapita e condotta in cattività in Tunisia. Quindi si intensificarono i lavori a difesa dell'isola, il nuovo ripopolamento avvenne a partire dal 1763, e in particolare l'ingegnere militare brigadiere Giuseppe Valenzuola già nel 1765 aveva redatto il piano urbanistico dell'attuale abitato, che, perdurando gli attacchi dei corsari, su impulso del governatore borbonico Giuseppe Laghi, venne difeso oltre che dalla Torre di Santa Maria, dal Rivellino di San Giuseppe e dalla connessa Fortezza della Falconiera che fu impiantata a partire dal 1800 sul rilievo omonimo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/usticacop2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ustica al tempo dei Borbone fu anche un luogo di confino per prigionieri politici e vi restò anche sotto casa Savoia. Nel 1869 fu oggetto di una visita da parte dell'arciduca Luigi Salvatore d'Asburgo-Lorena, noto per i suoi studi scientifici sul Mediterraneo e quale precursore per la conservazione di importanti aree naturalistiche, che la citò nel suo monumentale volume dedicato alle isole del Mediterraneo edito nel 1869. Durante il regime fascista Ustica fu luogo di confino. Vi furono ristretti Giuseppe Romita, Amadeo Bordiga, Nello Rosselli, Carlo Rosselli, Antonio Gramsci e Ferruccio Parri, oltre che numerosi prigionieri politici senussiti catturati nell'ultima fase della guerra coloniale in Libia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Durante la Seconda Guerra mondiale, dei prigionieri di guerra jugoslavi sono stati ammassati sull'isola, e molti di loro sono morti di malnutrizione e di tubercolosi. Tra i confinati si trovavano anche dei Rom jugoslavi, francesi, belgi e olandesi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 1961 il confino fu abolito a causa di proteste popolari e da allora incominciò a svilupparsi il turismo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf2">Monumenti e luoghi d'interesse</span></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">Architetture religiose</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Chiesa di San Ferdinando Re: in pieno centro abitato, domina la piazza di Ustica. Costruita nel 1771, fu affidata ai padri cappuccini. Nel 1972 viene arricchita dalle statue realizzate in ceramica da Giovanni de Simone.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">Architetture militari</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Torre di Santa Maria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Torre dello Spalmatore.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">Altro</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Acquario dello Spalmatore: situato all'interno della riserva marina, raccoglie una discreta collezione di specie acquatiche del mediterraneo.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs16lh1-5">Siti archeologici</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Villaggio di Tramontana: a poca distanza dal centro abitato, villaggio preistorico dell'età del bronzo situato nell'omonima località. Gli scavi, ripresi dal prof. Robert Ross Holloway, della Brown University di Providence, nel Rhode Island, hanno ulteriormente definito l'insediamento, soprattutto in rapporto al notevolissimo muro difensivo che raggiunge anche i tre metri di altezza, in alcuni punti fa rilevare anche un camminamento interno e ha pochi riscontri in altre aree archeologiche del Mediterraneo. La sua necropoli invece si trova presso la cala del camposanto. Dalle indagini effettuate dalla Soprintendenza di Palermo il villaggio fu abbandonato improvvisamente nel XII sec. a.C., per calamità naturali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Villaggio della Rocca Falconiera: si trova frammisto ai resti di un fortino avanzato, il Rivellino di San Giuseppe, e alla fortezza con cui alla fine del '700 si completarono le opere militari dell'isola a difesa della successiva ri-colonizzazione dopo la distruzioni causate dai pirati barbareschi. Il sito ha origini attribuibili al III secolo a.C., la cima della montagna è livellata per una superficie di circa mezzo ettaro, su cui sorgevano le abitazioni, anche trogloditiche; nella roccia furono scavate tutte le cisterne per la raccolta dell'acqua, che hanno restituito utensili di bronzo e frammenti di intonaco risalenti a epoca imperiale romana tali da ipotizzare una frequentazione dal IV-III sec. a.C. al I sec. d.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video:</span></div></div><a href="https://youtu.be/QlUUNnGBoCk">https://youtu.be/QlUUNnGBoCk</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 05:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari in Sicilia: Parco Fluviale dell' Alcantara]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000082"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Se cerchi una meta turistica che ti offra paesaggi mozzafiato, testimonianze storiche e possibilità di divertimento, il Parco Fluviale dell’Alcàntara* è quello che fa per te. Si tratta di un’area protetta che si estende per 50 chilometri lungo il corso del fiume Alcàntara, in Sicilia, e che racchiude in sé le tracce di antichi eventi geologici e culturali. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/parkalcnew5.jpg.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Parco Fluviale dell’Alcàntara è anche un luogo che conserva le testimonianze di antiche civiltà che hanno abitato il territorio. Il nome stesso del fiume deriva dall’arabo Al Qantar, che significa ponte, e si riferisce ad un ponte a più archi costruito dai Romani in età imperiale, di cui oggi non vi è più traccia. Il fiume Alcàntara è citato anche da Tucidide nel V secolo a.C., che lo chiama Achesines, che significa fiume salutare, e ne indica la foce nei dintorni di Naxos, la prima colonia greca in Sicilia. Lungo la cosiddetta "Via dei Greci", che collegava le principali città elleniche dell’isola, si possono visitare i resti di antichi insediamenti, come Francavilla di Sicilia, Giardini Naxos e Randazzo. In queste località si possono anche ammirare i musei archeologici, che custodiscono i reperti rinvenuti negli scavi. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/parkalcnew1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Per chi ama la botanica, si può visitare il giardino botanico di Motta Camastra, dove si possono osservare le specie vegetali tipiche del Parco. Per chi cerca l’emozione, si può esplorare l’unica grotta di scorrimento lavico del Parco, situata nel comune di Motta Camastra, anche se il percorso non è consigliato ai meno esperti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/parkalcnew2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Parco Fluviale dell’Alcàntara deve la sua fama soprattutto alle Gole dell’Alcàntara, delle spettacolari formazioni rocciose create dall’incontro tra la lava del vulcano Etna e l’acqua del fiume. Le pareti delle gole sono costituite da colonne basaltiche di forma esagonale, alte fino a 25 metri, che creano un effetto scenografico unico. L’acqua del fiume scorre limpida e fresca tra le rocce, offrendo un piacevole refrigerio nelle giornate calde.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/parkalcnew3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La formazione dell’alveo dell’Alcantara risale a circa 300.000 anni fa, tuttavia l’attuale aspetto del fiume nel tratto delle Gole risale alle colate verificatesi negli ultimi 8.000 anni. &nbsp;La presenza dell’acqua del fiume e la relativa percolazione all’interno della massa magmatica ha causato un raffreddamento più veloce dando origine a profonde fratture irregolari (alcune perfino caotiche) le quali, intersecandosi, formano strutture prismatiche di varia configurazione: a “catasta di legna” (disposte orizzontalmente), ad “arpa” (leggermente arcuate), a “rosetta” (andamento radiale). Le formazioni più regolari sono verticali, a “canna d’organo”, e possono raggiungere anche i 30 metri.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/GOLE-alcantara.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’asta fluviale del </span><strong class="fs14lh1-5"><b>Parco Fluviale Alcantara</b></strong><span class="fs14lh1-5"> si estende per 50 chilometri circa, dalle sorgenti di Monte Mussara, a Floresta, sino ai piedi di Taormina, giù fino a Giardini Naxos, prima colonia greca di Sicilia.</span></div><div class="fs14lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Attraversa i Comuni di Randazzo, cittadina medievale, Santa Domenica Vittoria, Floresta, Novara, Roccella Valdemone, supera la piana di Mojo Alcantara, quindi Francavilla, Malvagna, Motta Camastra, Castiglione, Graniti, Gaggi, per sfociare fra Calatabiano e Giardini Naxos.</span></div></div></div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una vera e propria civiltà dell’acqua, dove mulini, allevamenti e centrali elettriche hanno sempre convissuto pacificamente.</span></div><div class="fs14lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le acque, a partire dai pressi di Mojo, scorrono quasi sempre fra antichi basalti lavici.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo spettacolo delle gole, lo si può ammirare in più punti, nei pressi di Contrada Larderia, a Motta Camastra, ma anche a Francavilla di Sicilia, in contrada Passerella a Gravà e più giù a Mitogio, a ridosso dell’abitato di Gaggi.</span></div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si tratta di pareti laviche a prismi basaltici, alte anche dieci metri.</span></div><div class="fs14lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Canyon naturali molto suggestivi, sarebbero originati dal collasso delle pareti argillose del letto del fiume in seguito al contatto con il magma di una antica eruzione forse dell’Etna, forse del Vulcanetto di Mojo.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Accanto a queste suggestioni, il fiume riserve mille altri paesaggi, ricchi di flora e fauna, come nell’area della foce, suggestione di incontri fra fiume e mare sotto lo sguardo di diversi uccelli migratori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A pochi passi, tanti centri abitati ricchi di storia. I resti dell’antico ponte arabo sono ancora visibili nei pressi dell’omonimo ponte sulla Statale 114, al confine fra le due province.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Gurne_Alcantara_3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">L’ecosistema fluviale del Parco Fluviale Alcantara ospita un certo numero di specie animali e vegetali.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Non mancano, ad esempio i rapaci, quali il falco pellegrino, il lodolaio, il gheppio, ed alcuni uccelli notturni, quali civette, gufi, allocchi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Più in bassa valle, non sono rari i corvi imperiali, le taccole, le tortore, le gallinelle d’acqua, il martin pescatore ed i passeri.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’area della foce, è divenuta da tempo punto di sosta di alcuni uccelli migratori, come gli aironi, i cavalieri d’Italia, nitticotteri e migliattai, pendolini e persino falchi di palude, il voltapietre ed il corriere.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Fra le sponde del fiume, vivono il gatto selvatico, la martora, il ghiro, volpi, conigli, lepri, ricci, bisce d’acqua.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’ittiofauna annovera la rarissima trota macrostigma, oltre che le iridee, le anguille e le carpe.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Presenti anche scardole e qualche raro pesce persico.</span></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/parkalcnew6.png"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In auto</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Autostrade:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dall'Aeroporto di Catania Fontanarossa, tangenziale di Catania, autostrada Catania-Messina, uscita casello Fiumefreddo di Sicilia o quello successivo di Giardini Naxos.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Messina: Autostrada A18 Me-Ct uscita casello di Giardini Naxos, proseguire in direzione di Francavilla di Sicilia, Castiglione di Sicilia, Randazzo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Viabilità ordinaria:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dalla costa Jonica, SS 185 di Sella Mandrazzi, da Giardini Naxos a Francavilla di Sicilia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dalla costa Tirrenica, località Oliveri-Furnari, in direzione di Novara di Sicilia, proseguire per Francavilla di Sicilia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">SS 116 da Floresta in direzione Santa Domenica di Vittoria, Randazzo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Da Catania, direzione Paternò, Bronte, Maletto, Randazzo, Francavilla di Sicilia (SS 284)</span></div><div><span class="fs14lh1-5">SS 120 da Randazzo, Castiglione di Sicilia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda lo splendido Video del Parco Fluviale</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/lDi6bfa7FXY">https://youtu.be/lDi6bfa7FXY</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Aug 2022 06:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia: ecco le 50 spiagge più affascinanti]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000032"><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palermo-2015-27-1024x683.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><b><br></b></span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">1) Mondello, Palermo</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La lunghissima spiaggia si estende per tutto il litorale dell’omonimo golfo, dominato dal monte Gallo. Mare cristallino, sabbia bianca e area sia libera che attrezzata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/isoladellefemmine.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>2) Isola delle Femmin</b>e</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A pochi metri dalla costa e dall’omonimo paese, è oasi della Lipu, vi sopravvive una torre saracena ed è famosa per i suoi splendidi fondali pieni di vita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cala-capreria.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTACenter"><b class="fs14lh1-5">3) Cala Capreria, Riserva Zingaro</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La prima cala che si incontra nella riserva è una spiaggetta di ghiaia bianchissima protetta dalle rocce e da vegetazione, dove l'acqua assume colori spettacolari da tropici. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggia-praiola.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">4) La Praiola, Terrasini</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piccola cala sabbiosa tra le rocce che si apre sotto la cittadina, e si raggiunge attraverso una lunga scalinata. Mare magnifico celeste e poco lontani i famosi faraglioni di Terrasini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/maggiari.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">5) Magaggiari, Cinisi</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lunga spiaggia sabbiosa con alle spalle alte pareti rocciose, si affaccia sul golfo di Castellammare. Meta ideale per i surfisti, è perfetta per le famiglie con bambini grazie ai fondali bassi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggia-caldura.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">6) Caldura, Cefalù</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A pochi minuti da Cefalù, la spiaggetta è raggiungibile con un sentierino ed è caratterizzata da singolari formazioni rocciose che incorniciano un mare splendido.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Pollina---Torre-Conca.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">7) Pollina – Torre Conca, Palermo</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Delimitata dal promontorio dove svetta Torre Conca, è utilizzata da un villaggio ma non mancano i tratti liberi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">8) Punta Spalmatore, Ustica</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra il faro e la torre della punta, lungo il versante più occidentale dell’isola, la costa rocciosa e nera racchiude un mare dai mille riflessi colorati.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">9) Cala Junco, Panarea</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Uno degli angoli più famosi di Sicilia, è una splendida baia abbracciata dalla roccia, una piscina naturale con acque trasparenti, scenografici faraglioni e una splendida vista su Lipari e Salina.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">10) Pollara, Salina</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia più conosciuta dell’isola è in realtà un antico cratere sprofondato, trasformatosi in una baia affascinante incorniciata dalla scogliera che scende a picco nel mare.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">11) Cala Croce, Lampedusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mare è quasi sempre calmo in questa bella insenatura protetta dal vento, e il colore azzurro dell’acqua spicca in contrasto con il paesaggio brullo circostante.</span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">12) Tindari – Marinello, Messina</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Uno dei tratti più spettacolari della costa, con un mare degno delle Maldive: una lunga lingua di sabbia ai piedi di un promontorio che racchiude tre laghetti salati e che si modifica a secondo delle maree.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">13) Vendicari, Noto</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lunga spiaggia di sabbia finissima che costeggia il limitare dell’Oasi naturalistica, particolarmente affascinante per i resti della tonnara e di un’antica torre.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">14) Baia di Sant’Antonio, Milazzo</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’insenatura segue a mezzaluna la punta interna del lungo capo di Milazzo, creando una laguna tranquilla dalle acque turchesi.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">15) Spiagge Bianche, Lipari</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Deve il nome alle pietre di pomice candide che la compongono, depositatesi nel corso di decenni sui fondali marini e che fanno spiccare ancora di più la trasparenza dell’acqua.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">16) Isola Bella, Taormina</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla punta e sulla striscia di sabbia che collega l’isoletta alla terra ferma, mare incantevole e il fascino della vista sul capo di Taormina.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">17) Santa Tecla, Acireale</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le splendide scogliere laviche di questo tratto di costa ricordano la vicinanza col vulcano, e il colore nero spicca contro il mare blu. Mozzafiato il panorama con la torre cinquecentesca arroccata sullo scoglio.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">18) San Marco – Foce dell’Alcantara, Caltabiano</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il fiume sfocia nello Ionio segnando il confine tra Messina e Catania, creando un panorama unico in questo punto dove le acque dolci si immettono in quelle salate.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">19) Sant’Ambrogio, Cefalù</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La lunga e rettilinea spiaggia a est di Cefalù è caratterizzata dalla presenza di ciottoli e tratti sabbiosi.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">20) Foce del Simeto, Catania</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lunghe e ampie distese di sabbia su entrambi i lati della foce del fiume, precedute dalla macchia mediterranea protetta dalla denominazione di Riserva Naturale.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">21) Marina di Cottone, Catania</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lungo arenile alterna tratti liberi a tratti attrezzati, tutti bagnati da un mare limpido e azzurissimo.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">22) Calamosche, Siracusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Raggiungibile solo da terra (l’accesso via mare è vietato), fa parte della Riserva naturale di Vendicari: la cala è incastonata tra due promontori rocciosi, e offre un mare azzurro e limpido e grande varietà di fondali.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">23) Fontane Bianche, Siracusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una delle più celebri e belle di Sicilia: la spiaggia è una lunga e candida mezzaluna sabbiosa, bagnata da un mare dalle tinte caraibiche.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">24) San Lorenzo, Siracusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Acque cristalline e spiaggette di sabbia sparse tra gli scogli caratterizzano questo tratto di costa, di facile accesso e grande impatto paesaggistico.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">25) Eloro – Pizzuta, Siracusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un comodo sentiero nella macchia mediterranea porta a un complesso di tre spiagge dall’acqua cristallina, vicine al sito archeologico di Eloro e alla foce del Tellaro.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">26) Santa Maria del Focallo, Ragusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Otto chilometri di spiaggia, in parte vicino all’abitato e in parte contornati dalla vegetazione spontanea. Dune sabbiose incorniciano un mare pulito con il fondale che degrada dolcemente.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">27) Marina di Modica</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il bel litorale sabbioso è bagnato da un mare cristallino e trasparente, con fondali digradanti verso il largo. La spiaggia è ben attrezzata ed offre numerosi servizi.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">28) Marina di Ragusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Grande spiaggiamolto frequentata e ricca di stabilimenti balneari, bagnata da un bel mare. Inframezzata da alcuni frangiflutti, si estendo lungo la passeggiata a mare.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">29) Playa Grande, Ragusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vasto arenile di sabbia dorata circondato da dune e macchia mediterranea, bagnato da acque limpide e cristalline.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">30) Punta Secca, Ragusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pittoresca spiaggetta nel cuore del paese, non sarà nuova ai fan di Montalbano. Ambiente piacevole e mare bellissimo.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">31) Randello, Ragusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dune sabbiose e tanto verde alle spalle di questo lungo arenile, bagnato da acque turchesi. Vi si può accedere da diversi punti, arrivando vicino alla spiaggia anche in macchina.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">32) Pozzallo, Ragusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La lunga spiaggia di Santa Maria del Focallo prosegue verso Pozzallo inselvatichendosi tra scogli e macchia mediterranea, per poi tornare più ampia ed attrezzata proprio nei pressi del paese.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">33) Punta Braccetto, Ragusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vicino a un grande campeggio e protetta a ovest dall’omonima punta ricca di scogli, la spiaggia è ampia, ben attrezzata e con sabbia dorata e fine.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">34) Porto Palo di Menfi, Agrigento</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Grande e bella spiaggia più volte premiata con la Bandiera Blu per la purezza delle sue acque. Il porticciolo e il paesino arroccato offrono splendidi scorci tutti da ammirare.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">35) Seccagrande, Ribera</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una delle più rinomate della zona, è una spiaggia di ghiaia e ciottoli presso l’omonimo paese, con acque azzurre e molto limpide e tanti locali per divertirsi.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">36) Scala dei Turchi, Agrigento</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vera icona della Sicilia, è una scenografica scogliera di calcare bianco che digrada verso il mare creando un contrasto unico con il colore dell’acqua.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">37) Isola dei Conigli, Lampedusa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i punti più amati delle isole, la spiaggia è proprio di fronte all’isola dove si riproducono le tartarughe marine. Scenario incantevole e mare tropicale.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">38) Cala Pozzolana, Linosa</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È la spiaggia su cui si sbarca arrivando da Lampedusa, una splendida cala con sabbia scura e rocce a picco sull’acqua smeraldina.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">39) Capo San Marco, Sciacca</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ampia spiaggia mista di sabbia e ciottoli a pochi chilometri da Sciacca, il mare è azzurro grazie al colore della terra ed è un paradiso dei sub grazie a fondali ricchi di flora e fauna.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">40) Playa Carratois, Portopalo di Capopassero</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Acque cristalline, basso fondale ed una lunghissima spiaggia dorata a pochi chilometri dal paese, posto incontaminato per chi cerca tranquillità e privacy.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">41) Spiaggia Isola di Capo Passero</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Bagnata da acque limpide e cristalline, l'isola offre spiagge suggestivee &nbsp;diverse grotte marine.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">42) Cala Vincenzina, Marina di Palma</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Incastonata sotto la scogliera, è bagnata da un bellissimo mare dalle tante sfumatureed è una delle più piacevoli tra le molte calette che costeggiano questo tratto di litorale.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">43) San Vito lo Capo</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La famosa località siciliana vanta tre chilometri di spiaggia chiara e sabbiosa, lambita da un mare con incantevoli riflessi turchesi.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">44) Scopello, Trapani</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Panorama ineguagliabile grazie ai faraglioni, alle torri dell’antica tonnara e a uno dei mari più belli d’Italia. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">45) Cala dei Turchi, Mazara del Vallo</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un tempo dimora dei pirati, si presenta con la sua frastagliata costa in cui trovano posto piccole spiaggette. Grazie alle acque limpide è ideale per snorkeling e immersioni.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">46) Porta Botteghelle, Trapani</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una delle spiagge cittadine, sabbia fine e mare azzurro con piacevoli viste sulla città e su un tratto di costa.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">47) Cala Rossa, Favignana</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Racchiusa tra imponenti falesie, è uno dei luoghi più affascinanti dell’isola. Con un sentiero si raggiungono gli scogli più bassi e il mare limpidissimo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b>48) Cala Levante, Pantelleria &nbsp;</b> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Incastonata tra il grande Faraglione e l’Arco dell’Elefante, caletta dalle rocce multicolore e acque limpide amate dai sub.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">49) Cala Capreria, Trapani</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’entrata sud della Riserva dello Zingaro si apre la spiaggetta tra grandi formazioni rocciose. Acque cristalline e splendidi fondali.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5">50) Castellammare del Golfo, Trapani</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lunga spiaggia chiusa a ovest dall’omonimo paese, l’acqua è azzurra e cristallina e il fondale molto basso per diversi metri dopo la riva.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 31 Jul 2022 06:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Bellezze di Sicilia: L'Altopiano dell'Argimusco]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000168"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In Sicilia, al confine tra i Nebrodi e i Peloritani, a cavallo tra i comuni di Montalbano Elicona, Tripi e Roccella Valdemone, sorge un misterioso luogo in cui si ergono imponenti rocce di arenaria dalle forme zoomorfe e antropomorfe. L’Altopiano dell’Argimusco è uno tra i luoghi più surreali della Sicilia, ideale per chi è sempre in cerca di chicche poco conosciute, viaggi del “mistero” e, perché no, itinerari di trekking tra verde e natura (proprio accanto si trova il pittoresco Bosco di Malabotta).<br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Argimusco1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'area dell'Argimusco si estende su un vasto altipiano compreso tra i 1165 ed i 1230 metri s.l.m., proprio al centro del territorio abacenino, laddove l'asprezza dei Peloritani lascia spazio alla dolcezza del Nebrodi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ci troviamo nell'antica Val Demona, in provincia di Messina. Situate nei pressi del borgo di Montalbano Elicona e della Riserva Naturale del Bosco di Malabotta, le Rocche dell’Argimusco rappresentano uno dei più interessanti complessi rupestri dell’intera Italia meridionale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Argimusco2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questo sito naturalistico regnano incontrastate pietre millenarie avvolte da un silenzio che è spezzato solo dai suoni degli armenti e dall’ululato del vento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ed è proprio l’azione degli agenti atmosferici, principalmente il vento e l’acqua, che ha modellato le enormi rocce, creando pietre dalle particolari figure antropomorfe e zoomorfe.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In seguito l’uomo scoprì questo luogo senza tempo, iniziando a frequentarlo, a contemplarlo ed a utilizzarlo. Tra gli svariati motivi di utilizzo uno tra tutti acquisì ben presto primaria importanza: l’osservazione del cielo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Così le grandi rocce e l’intero paesaggio furono scelti per praticare l’astronomia, per decifrare i movimenti degli astri, giungendo a scoprire l’alternarsi delle stagioni e fissare le basi per un pratico e utile calendario. Ciò è accaduto migliaia di anni fa in diversi luoghi della Terra. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E sembra che ciò avvenisse proprio all’Argimusco, un pianoro dove si svolgevano riti sacri, dove la terra si unisce al cielo formando il paesaggio sacro per eccellenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Argimusco3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo luogo atavico ben presto diventò un osservatorio astronomico naturale, e molte delle pietre in esso presenti furono lavorate per fini precisi. Questo sito naturalistico ed archeologico da molti è stato già definito come la ‘Stonehenge siciliana’, ma questa dicitura è errata, in quanto all'Argimusco non si trovano megaliti ma pietre naturali, alcune delle quali lavorate. </span><span class="fs14lh1-5">Se si volesse fare un parallelismo sarebbe quindi più corretto parlare di 'Marcahuasi siciliana'.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Argimusco5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">I nomi e le forme dei Megaliti</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Seguendo il sentiero principale si ha la possibilità di vedere tutti i megaliti più conosciuti dell’Altopiano dell’Argimusco:</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Grande Mammut;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Piccolo Mammut;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Porta;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Varco del Leone o Sacerdote: uno spazio tra due mehir da cui è possibile vedere il sorgere del sole durante i solstizi;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Rupe dell’Acqua o Orante: è il megalite più famoso, sulla cui cima si trova una vasca rettangolare dove si ritiene che in passato si svolgessero i riti sacri dell’acqua;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La testa di Serpente;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Grande Rupe;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Cresta del Drago;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’Aquila;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’Elefantino.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Come arrivare all’Altopiano dell’Argimusco</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’Altopiano dell’Argimusco si trova in provincia di Messina, a pochissimi chilometri di distanza da Montalbano Elicona, nella zona dei Nebrodi. L’unico modo per poter raggiungere la località è in macchina/moto (o in pullman con escursioni organizzate):</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Argimusco6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div><ul><li><span class="fs14lh1-5">Da Palermo (2 ore e 40 minuti) o Messina (1 ora e 20 minuti): lungo l’autostrada A20 Messina – Palermo, imboccare l’uscita di Falcone e proseguire verso Montalbano Elicona. L’Altopiano dell’Argimusco si trova a 10 chilometri (15 minuti) di distanza dal centro storico.<br></span></li><li><span class="fs14lh1-5">Da Catania (circa 1 ora e 45 minuti): tramite l’autostrada A18 Messina – Catania, imboccare l’uscita Fiumefreddo e proseguire verso Solicchiata. Da lì proseguire verso Roccella Valdemone e, infine, seguire le indicazioni per Sito Argimusco.</span></li></ul><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda lo spettacolare Video dal Drone</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div><div><span class="fs8lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/HZJHZ_e7nD0">https://youtu.be/HZJHZ_e7nD0</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 28 Jul 2022 05:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: SCIACCA -Agrigento-]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F9"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il territorio di Sciacca si estende lungo la costa del Mediterraneo, del quale mostra la varietà e la ricchezza del paesaggio, viene delimitato dai fiumi Carboi e Verdura e il suo verde si estende fino alla piana di Menfi. Dal mare Sciacca si innalza fino al Monte San Calogero, che si erge fino a 386m s.l.m. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciacca1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Grazie alle sue fertili terre una delle attività economiche prevalenti è l'agricoltura; ecco che dagli estesi uliveti viene prodotto un olio eccezionale e dai verdeggianti vigneti un vino prelibato frutto di "gioconda vite"; inoltre fedeli alla storia e alle tradizioni, le terre saccensi pavoneggiano i sempreverdi agrumeti, che deliziano l'aria con il loro denso profumo di zagara.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’hanno scelta Dolce &amp; Gabbana per una delle loro sfilate. Hanno voluto prenotare tutto il centro storico di Sciacca per il loro evento e per i loro selezionatissimi ospiti. Come è accaduto per altre cittadine della Sicilia, anche il borgo marinaro in provincia di Agrigento è diventato il set ideale per uno show.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Del resto, come non restare incantati dai colori pastello degli edifici che si riflettono nel mare blu cobalto con i pittoreschi pescherecci attraccati al porto, elementi che, nell’insieme, trasformano Sciacca in una vera e propria cartolina vivente.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciacca2.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le antichissime origini di Sciacca, che la leggenda vuole costruita dal re sicano Cocalo, la rendono un importante sito archeologico. Grazie al fenomeno carsico ed al vulcanesimo secondario, dalle grotte del monte Kronio sono fuoriusciti fin dall’antichità forti vapori che dotati di proprietà terapeutiche. I Greci lo ritenevano luogo sacro, i Romani vi si recavano per curarsi. Dopo un periodo di abbandono, S.Calogero, venuto in Sicilia per diffondere la fede cristiana, ne rivalutò l’importanza, ospitando sul monte ammalati bisognosi di cure e di carità. Le grotte vaporose di S.Calogero sono da decenni oggetto di approfonditi studi e di spedizioni speleologiche che hanno permesso di rinvenire vasellame di origini antichissime, in parte custodito nell''Antiquarium che sorge sempre sul monte, gestito dalla Regione Sicilia. Sciacca, ancor prima di Eraclea Minoa, fu inoltre presidio di confine della greca Selinunte. Reperti ceramici e il ritrovamento, nel mare antistante l’attuale porto, di una piccola statua in bronzo (altezza 36,2 cm) raffigurante una divinità.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nell'840 Sciacca fu conquistata dagli Arabi, che gli attribuirono il nome di As-Saqqah, dal quale deriva l'attuale denominazione ed edificarono una prima cinta di mura. In periodo normanno Ruggero ampliò le mura e costruì il cosiddetto Castello Vecchio o dei Perollo. Il Castello Nuovo o dei Luna fu invece edificato, nel secolo XIV nella parte alta della città per volere di Guglielmo Peralta, signore di Sciacca e vicario di Sicilia. Nel quattrocento, sotto re Martino, fu celebrato il matrimonio fra Margherita Peralta e Artale Luna. Le nozze furono causa di rivalità e di scontri sanguinosi. Il fatto è passato alla storia col nome di "Caso di Sciacca": essendo infatti Margherita Peralta desiderata contemporaneamente da Giovanni Perollo. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzo_Steripinto,_il__palazzo_dei_diamanti__di_Sciacca.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'impianto urbanistico della città è quindi medievale: si presenta come città murata a grossi comparti, con più corti aperte verso la strada di accesso e di forma irregolare nella parte intermedia del centro storico. Nell'era medievale per entrare ed uscire dalla città ci si avvaleva delle porte chiamate Porta Palermo, Porta Salvatore, Porta di Mare, Porta Bagni, Porta S.Calogero. La Porta Palermo fù costruita durante il regno di Carlo II di Borbone nel 1753 e conserva attualmente i portoni di legno nonchè il simbolo della famiglia regnante di allora:l'aquila dalle ali spiegate. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La porta Salvatore è la porta più ornata. Notevole è il balcone in cima alla porta con tre stemmi, quello di sinistra lo stemma della città, quello centrale lo stemma della casa d'Austria, allora regnante, e quella di destra della famiglia Satomajor. </span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciacca3.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Insieme alla Porta S.Calogero, semplice ma accattivante, sono le uniche che conservano attualmente la loro forma e in parte le loro caratteristiche. Non c'è più nessun segno delle Porta di Mare e Porta Bagni. Ce n'erano altre, meno conosciute e anch'esse scomparse, denominate S.Pietro, Mazara (situata vicino piazza Scandaliato, Sant' Elmo, situata tra la porta di Mare ed il bastione di porta Bagni, S.Nicolò, situata nei pressi dell'omonoma chiesa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciaccaceramiche.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Oggi Sciacca è famosa anche per le ceramiche, le strade della città sono abbellite da vasi decorati di ogni forma e colore. L’architettura del <strong>centro storico</strong> risente tantissimo dell’influenza araba e normanna, ecco perché la città è circondata da spesse mura difensive del 1300 e 1500 intervallate di tanto in tanto dalle antiche porte, come San Calogero, Salvatore (la più bella di tutte) ecc tra le quali spuntano splendidi palazzi dell’aristocrazia di un tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciaccamare2.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La città, costruita con una forma ad anfiteatro, si affaccia sul mare lungo uno sperone chiamato Coda di Volpe. Le spiagge però sono fuori città. A circa 7 km c’è la Spiaggia Capo San Marco, raggiungibile in auto e poi a piedi lungo un sentiero ombreggiato da palme, mentre andando verso Sud si arriva alla Spiaggia Torre del Barone ai piedi di una scogliera bianca e abbagliante.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Terme_di_Sciacca.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sciacca è anche una città termale. Furono i Romani, famosi cultori delle terme, a sfruttare per primi le acque calde di Sciacca chiamandole “Thermae Selinuntinae”. Negli Anni ’50 è nato il primo stabilimento e oggi è una località di turismo termale oltre che balneare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’evento di Sciacca più famoso è il Carnevale che, da oltre un secolo, ha un fascino tutto suo e che richiama ogni anno circa 200mila persone.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><b>Guarda il Video </b></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs8lh1-5">realizzato da SICILY AGAIN</span></div></div><a href="https://youtu.be/wkYk5DLwrbw">https://youtu.be/wkYk5DLwrbw</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 21 Jul 2022 06:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Mistero del Libru du Cincucentu in grado di evocare gli spiriti]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000181"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si narra sia un libro leggendario, </span><span class="fs14lh1-5">c</span><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">he sarebbe custodito a Ficarra in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Messina</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, e</span><span class="fs10lh1-5"> </span></span><span class="fs14lh1-5">che contiene formule magiche e non solo. Attraverso un linguaggio definito “oscuro”, il libro sembrerebbe evocare gli spiriti, aiutando chiunque lo possedesse. Peccato che lo spiritismo e le evocazioni abbiano sempre i loro riscontri negativi, portando “nell’aldiquà” anche energie malevole.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/libro5000maledetto2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ovviamente è difficile stabilire quanto ci sia di veritiero o attendibile riguardo il Libru du cincucentu, certo è che le sue origini sono millenarie, presumendo che sia stato addirittura l’antico Re Salomone a scriverlo, mentre altri pensano risalga al Medioevo. Ancora oggi, in molti paesi della Sicilia si tramandano leggende relative a questo manoscritto e forse non è del tutto frutto della fantasia. </span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La storia del Libro del Cinquecento non sarebbe del tutto frutto di fantasia. Ancora oggi, in molti paesi della Sicilia, si tramandano leggende relative al testo. Ispirandosi alle leggende inerenti questo fantomatico libro, lo scrittore Tindaro Alessandro Guadagnini nel dicembre 2016 pubblica il romanzo dal titolo “Il Libro del Cinquecento”.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5"><b><span class="cf1">Dalla Prefazione di Moreno Burattini al Libru du cincucentu</span></b></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>“Il Libro del Cinquecento” di Tindaro Alessandro Guadagnini, l’inquietante racconto che vi apprestate a leggere, racconta una storia siciliana, ma la sua Sicilia, che pure è tanto reale da indurre alcuni dei personaggi a parlare in dialetto, assume una chiara valenza fantastica quando diventa una terra incantata dove i prodigi e le maledizioni hanno piena cittadinanza."</i></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 Jul 2022 06:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[A Selinunte riemergono i resti dei primi anni di vita della città greca]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000018A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo scavo è stato compiuto durante i lavori estivi della missione della New York University e dell’Università Statale di Milano: sei settimane che hanno visto impegnati un gruppo di 50 tra studenti, ricercatori e docenti provenienti dagli Usa e da diversi atenei italiani ed europei.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Scavi-a-Selinunte-new1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La porzione di muro che è emersa è realizzata con mattoni di argilla mista a cenere e si trova proprio al di sotto del livello di fondazione all’angolo sud-est del tempio R. «Non sappiamo a che tipo di struttura faccia riferimento questa porzione di muro scoperto, forse un recinto per attività di culto - spiega Clemente Marconi, docente della NYU e UniMi che guida la missione - ma, certamente, risale al settimo secolo, alla prima generazione di vita di Selinunte e ben prima che nel V secolo i selinuntini costruissero la città e i tempi in forme monumentali».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Già da decenni la NYU e UniMi scavano a Selinunte, con particolare interesse per l’area del grande santuario urbano dell’antica città, nella zona dell’acropoli. Nella missione di quest’anno è stato anche effettuato un saggio tra tempio A e tempio O, in collaborazione con l’Istituto Archeologico Germanico. «Durante la nostra missione di quest’anno abbiamo identificato un probabile smottamento nella zona del tempio O che, presumibilmente, fu la causa del non completamento - spiega il prof. Marconi - quel tratto comprendente i due templi è l'unico dove non è presente il banco roccioso». Per tornare al grande santuario urbano, lo scavo di quest’anno ha portato alla luce ulteriori testimonianze delle prime attività di culto dei coloni greci, tra i quali resti significativi di ceramica proveniente da Megara Iblea. Dagli scavi precedenti in quest’area spicca un piccolo amuleto che raffigura un falcone in blu egizio, prodotto in Egitto tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Scavi-a-Selinunte-new2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">«È l’immagine del dio Horus (divinità del cielo e del sole) - spiega Marconi - ed è uno dei più importanti oggetti di produzione egizia scoperti in Sicilia e da l’idea della ricchezza delle dediche alla dea del tempio R». «Le missioni rappresentano una parte determinante del Parco - ha spiegato il neo direttore del Parco Felice Crescente - senza la collaborazione di Università ed enti di ricerca non avremmo saputo di ulteriori tratti della storia dell’antica città di Selinunte».</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 16 Jul 2022 05:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Zafferana Etnea]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000084"><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Zafferana Etnea sorge a 574 m. s.l.m., alle pendici orientali dell'Etna, il vulcano attivo più grande d'Europa. Si estende fino alla vetta sommitale del vulcano, includendo nel proprio territorio paesaggi di inestimabile bellezza naturalistica, dai fitti boschi alle distese di deserto lavico. </span><span class="fs16lh1-5"><span style="text-align: start;" class="cf2">A causa delle eruzioni dell'Etna e dei</span><span style="text-align: start;" class="cf2"> </span><span style="text-align: start;" class="cf3">terremoti</span><span style="text-align: start;" class="cf2"> </span><span style="text-align: start;" class="cf2">che più volte devastarono la zona, non si hanno altri reperti storici anteriori al</span><span style="text-align: start;" class="cf2"> </span><span style="text-align: start;" class="cf3">sisma del Val di Noto</span><span style="text-align: start;" class="cf2"> </span><span style="text-align: start;" class="cf2">del</span><span style="text-align: start;" class="cf2"> </span><span style="text-align: start;" class="cf3">1693</span><span style="text-align: start;" class="cf2">.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Panorama_zafferana.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">È uno dei comuni del Parco regionale dell'Etna e nel suo territorio rientrano le tre grandi valli che secondo accreditate ipotesi rappresentano la testimonianza della sequenza della genesi del vulcano: Valle del Bove, Val Calanna e Valle San Giacomo.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Il</span><span class="cf1"> territorio di Zafferana Etnea era attraversato, fin dal tempo dell'occupazione romana, da un importante asse viario che collegava la città di Tauromenium a quella di Katane, costituendo un percorso alternativo alla via Consolare Valeria che costeggiava il litorale jonico. Questa strada pedemontana consentiva lo spostamento dei soldati romani al riparo dagli attacchi nemici e permetteva di raggiungere i boschi etnei, la cui legna veniva utilizzata per la costruzione delle navi.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Zafferana_Piazza_Umberto.jpg"  title="" alt=""/><br><span class="cf1"><b class="fs9lh1-5"><i>Zafferana Etnea - PIAZZA UMBERTO -</i></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Zafferana Etnea rappresenta una delle porte d'accesso al vulcano, grazie alla strada provinciale dell'Etna che la collega alla stazione turistica di Rifugio Sapienza (Nicolosi) da un lato, e a quella di Piano Provenzana (Linguaglossa) dall'altro. </span></div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs16lh1-5">In visita a Zafferana non c’è niente di meglio che abbinare la riscoperta della tradizione, dei prodotti locali e della gastronomia tipica </span><span class="fs11lh1-5"><i>(a tal proposito ricordiamo l'antica ricetta deella Pizza Fritta di Zafferana Etnea creata nel 1924 da "donna Peppina" se vuoi leggere la ricetta <b><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?antica-ricetta--pizza-fritta-di-zafferana-etnea" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui</a>)</b></i></span><span class="fs16lh1-5"> al piacere di una passeggiata in mezzo ai boschi di castagni, immersi in un paesaggio dal volto rigoglioso e prorompente, oppure dall’aspetto quasi lunare, polveroso e nero. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs16lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Etna_Volcano_Sicily_ZAFFERANA.jpg"  title="" alt=""/><span class="cf1"><span class="fs16lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs16lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs16lh1-5">Basta attrezzarsi di una dose di buona volontà e di un abbigliamento comodo per tuffarsi nella natura e lasciarsi trasportare dagli odori, dai suoni e dai colori. Basta poco per svuotare la mente e concedersi un po’ di relax, percorrendo uno dei tanti sentieri del Parco dell’Etna. Un rapporto di odio – amore lega Zafferana Etnea all’Etna. E’ ancora vivo nella memoria il ricordo del pericolo scampato nel 1992, quando la lava si fermò a poca distanza dal centro abitato modificando l’aspetto della Val Calanna. La colata è visibile seguendo l’apposita segnaletica e nei suoi pressi, in segno di ringraziamento, è stata eretta una stele votiva dedicata alla Madonna della Provvidenza, patrona di Zafferana. Ma la pietra lavica è diventata nelle mani di abili artigiani materia da plasmare da cui ricavare materiale per l’edilizia (basole per le strade e lastre e blocchi per i rivestimenti di muretti in pietra lavica ) ma anche oggetti d’arte (sculture).</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 14 Jul 2022 05:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Castello di Carini e la leggenda del Fantasma della Baronessa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000034"><div class="imTACenter"><span class="fs8lh1-5 ff1"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-carini.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div><span class="fs8lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia della baronessa di Carini si perde nella notte dei tempi, da quando cioè nel 1072, il conte Ruggero I di Sicilia assegnò la baronia di Carini a Rodolfo Bonello primo feudatario normanno che fece edificare alla fine del sec. XI una fortezza che dominava il territorio. Nel corso del tempo l'importanza che questa cittadina andava acquisendo cresceva sempre di più. Da Palmerio Abbate, nel 1397 il re Martino I, nuovo re di Sicilia, affidò la Terra di Carini al "milès panormitano" Ubertino La Grua, di nobile famiglia originaria di Pisa, per i servizi resigli.</span></div><div><span class="fs8lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs8lh1-5 ff1"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Baronessa-Carini.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div><span class="fs8lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ubertino non ebbe prole maschile e, nel 1402, con privilegio di Martino il Giovane fece sposare la sua unica figlia Ilaria con il catalano Gilberto Talamanca, dando così vita alla casata La Grua Talamanca che rimarrà in possesso della baronia di Carini fino al 1812.</span></div><div class="fs14lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nacque così la dinastia Talamanca-La Grua di cui si trova traccia anche oltre oceano, infatti nell'aprile del 1796 Michele La Grua e Branciforti arrivò a fondare la città di Santa Cruz in California. Inizialmente il nuovo centro urbano fu chiamato Villa de Branciforte proprio in suo onore e questa denominazione rimase dal 1797 al 1845. Oggi solo una delle vie principali della città californiana (Branciforte Avenue) riporta il nome del nobiluomo siciliano.</span></div><div class="fs14lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tornando alle vicende italiche, l’abolizione del feudalesimo (1812) e il trasferimento di Antonio Francesco La Grua a Parigi (1839), fece sì che agli antichi nobili rimanesse soltanto la proprietà del Castello che fu teatro di una famosa tragedia tramandata nei secoli da una ballata popolare, quella di donna Laura Lanza di Trabia baronessa di Carini avvenuta il 4 dicembre 1563.</span></div></div><div><span class="fs8lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs8lh1-5 ff1"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Donna-Laura-il-fantasma-della-Baronessa-di-Carini-Castello_di_Carini.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div><span class="fs8lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i vari personaggi della tragedia il vero protagonista è don Cesare Lanza, barone di Trabia e conte di Mussomeli, legato al potere del viceré Ferrante Gonzaga e all’imperatore Carlo V.</span></div><div class="fs11lh1-5 ff1"><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div></div><div class="fs11lh1-5 ff1"><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Copertina-baronessa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5"> </span></div></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sposatosi con la ricca vedova Lucrezia Gaetani, il Lanza ebbe due figlie, Laura e Costanza. Appena adolescente la primogenita Laura venne data in sposa a don Vincenzo La Grua, barone di Carini. La ragazza entrò trionfalmente nella terra di Carini e prese possesso del castello. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma qui, lontana dal fasto e dalle feste di Palermo, si annoiava anche perché il marito, impegnato nella caccia al falcone e nei traffici commerciali, era quasi sempre assente. Laura riprese quindi a frequentare la capitale e a partecipare alle magnifiche feste a corte che si svolgevano nei palazzi nobiliari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante una delle feste palermitane, nel palazzo della famiglia Barbagallo, avvenne l’incontro con l’affascinante Ludovico che rimase anch’egli folgorato da Laura. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Barbagallo erano imparentati con i La Grua e possedevano il feudo di Montelepre confinante con quello di Carini. Questo permetteva a Ludovico di frequentare il castello di Carini, fuori dagli sguardi indiscreti dell’ambiente palermitano, ed incontrare Laura durante le assenze del marito diventava così molto più semplice.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il loro amore durò diversi anni tuttavia la leggenda narra che fu un frate che riferì al padre di Laura l’amore segreto. Il terribile don Cesare Lanza partì nottetempo con la sua scorta di “bravi”, irruppe nel castello, sorprese gli amanti, trafisse col pugnale la figlia e fece uccidere Ludovico dai suoi sgherri. Un delitto d’onore: un padre che uccide la figlia adultera per pulire con il sangue l’onore del casato. Subito si mise in atto la menzogna; un cronista segnò la data in una laconica nota: “1563. Sabato a’ 4 di decembre successe il Caso della Signora di Carini”; il cappellano annota invece nel registro parrocchiale: “A dì 4 Dicembro 1563. Fu morta la spettabile Signora Donna Laura La Grua. Sepeliosi a la matrj ecclesia…Eodem. Fu morto Ludovico Vernagallo”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Sono questi gli unici documenti che il ricercatore Salomone Marino, nella sua annosa ricerca durata cinquant’anni, riuscì a reperire per riportare la storia alla sua verità. Nel 1963, nell’archivio di Stato di Palermo, fu ritrovato il documento che chiariva i fatti: Don Cesare Lanza fu processato per l’assassinio della figlia e la Sacra Cattolica Real Maestà accolse la difesa del padre assassino archiviando il caso e nascondendo ai più la verità per oltre 400 anni.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla povera Laura e al povero Ludovico rimaneva il canto e il pianto di uno dei testi più alti di poesia popolare: “La storia di la Barunissa di Carini”. Secondo Sciascia, il poeta che compose questi versi fu Antonio Veneziano, che fu imprigionato ad Algeri insieme a Cervantes.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/baronessa-uccisa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La leggenda narra che in occasione dell'anniversario del delitto, ogni 4 dicembre, comparirebbe, su un muro della stanza dove venne uccisa Laura, l'impronta della mano insanguinata lasciata dalla baronessa durante l’agonia. L’evento è magistralmente descritto seppur con qualche licenza poetica, da Luigi Natoli che s’ispirò alla vicenda della baronessa per la stesura del suo romanzo “La Baronessa di Carini”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il suo fantasma, vestito in abiti rinascimentali, vagherebbe nel castello in cerca del padre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il vedovo don Vincenzo La Grua convolò a nuove nozze il 4 maggio 1565 con Ninfa Ruiz rinnovando alcune stanze del castello e cancellando le tracce che potevano ricordargli la prima moglie. &nbsp;L’unica cosa che non riuscì a cancellare fu l’impronta insanguinata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo lo storico Calogero Pinnavaia la baronessa e il suo amante non furono uccisi per delitto d’onore ma l’assassinio fu dettato da ragioni economiche. Don Cesare Lanza infatti doveva del denaro al povero Vernagallo, motivo per cui, per “estinguere” il debito, fece uccidere il suo creditore. La figlia Laura venne invece uccisa perché l’eliminazione dell’adultera serviva a occultare la vera ragione del delitto. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Inoltre il marito della baronessa, don Vincenzo La Grua aveva interesse a eliminare il rivale perché, secondo la Lex Iulia, avrebbe avuto diritto a metà del patrimonio dell’amante. Quanto al padre, Cesare Lanza, uccidendo la figlia, per motivi d’onore, avrebbe potuto riavere indietro la dote.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/dipinto-della-baronessa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La potenza delle famiglie coinvolte (ricordiamo che Don Cesare Lanza era il prefetto di Palermo, cioè una specie di sindaco dell’epoca) mise subito a tacere i diaristi del tempo, che si limitarono a riportare solo la data e la notizia della morte, e i giudici che “indagarono”, sulla vicenda. &nbsp;La “verità ufficiale” si trova custodita nell’archivio della Chiesa madre di Carini in una lettera-confessione, scritta dallo stesso padre della vittima al re di Spagna Filippo II. Nonostante le perplessità del Vicerè dell’epoca, Don Juan de la Cerda, Don Cesare Lanza di Trabia fu assolto in virtù della legge vigente e l’anno successivo insignito del titolo di conte di Mussomeli. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo la tradizione locale la tomba della baronessa si troverebbe nella cripta dei La Grua sotto l’altare maggiore della Chiesa madre di Carini mentre secondo altri la baronessa sarebbe seppellita a Palermo nella Chiesa di Santa Cita nella cripta della famiglia Lanza. Infatti in tale cripta sono sepolti il padre, Don Cesare Lanza, con la seconda moglie, Castellana Centees e il fratellastro Ottavio. </span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/sarcofagocarini.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mistero s’infittisce perché sotto il sepolcro del padre è posizionato un artistico sarcofago anonimo con lo stemma di famiglia e la statua giacente di una giovane donna che si ritiene possa essere quello della figlia Laura. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi il castello è meta di turisti e semplici curiosi ansiosi di vedere i luoghi che furono teatro dei fatti della baronessa di Carini</span><span class="fs11lh1-5 ff1">. </span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/tracce-delle-dita-insanguinate.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La leggenda ha poi creato anche tutta una schiera di appassionati di ghost tours che visitano il castello nella speranza di vedere il fantasma della baronessa o assistere alla comparsa della mano insanguinata.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="ff1"><span class="fs8lh1-5">Indagine effettuata all'interno del Castello di Carini il 04.12.2014 per la commemorazione della morte di Donna Laura Baronessa di Carini. L'esito è stato positivo i file audio e video sono in analisi e saranno successivamente pubblicati. &nbsp;</span></span></div><div><span class="ff1"><span class="fs8lh1-5"><b>Si ringrazia la redazione de LA REPUBBLICA per la cortese concessione del vid</b></span></span><span class="fs8lh1-5 ff1"><b>eo.</b></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs8lh1-5 ff1"><b> &nbsp;</b></span><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Jul 2022 06:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: ISPICA  (Ragusa)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Ragusa_e_Provincia"><![CDATA[Ragusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000189"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ispica è un comune siciliano in provincia di Ragusa in Sicilia, situato esattamente sulla costa sud-orientale dell’isola il suo territorio include anche geograficamente il Parco Archeologico della Forza, e Cava Ispica una riserva naturali prossima che appartiene al Parco Nazionale degli Iblei. Ispica è una città tranquilla dove passare una bella vacanza immersi nella bellezza artistica e naturale. La vita notturna si svolge nelle vie del centro dove i vari locali fanno da cornice alle serate estive. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/2ispica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In provincia di Ragusa, Ispica rappresenta la parte più meridionale del territorio e segna il confine con la provincia di Siracusa. Il sito oggi conosciuto come Ispica risale al periodo paleocristiano, come si evince dai resti rupestri e dalle catacombe rinvenute nel territorio. Tanti e numerosi furono i signori che la possedettero come feudo e, assieme ad essa costruirono la sua storia. Il territorio più volte cambiò il nome. Seppur l’origine appare incerta, tuttavia, sembra che la radice del nome venga dal latino Hyspicaefundus. Hyspicae era il nome di un fiume: l’odierno torrente Cava d’Ispica. Comunque, fino al 1934 la città si chiamava Spaccaforno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/4ispica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ad Ispica sopravvivono tradizioni &nbsp;molto antiche e legata alle vecchie tradizioni, le feste religiose in particolare assumono una particolare rilevanza grazie al fatto che sono presenti numerose confraternite in particolar modo quella della Santissima Annunziata e di Santa Maria Maggiore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Settimana Santa è molto importante ed estremamente sentita, ci sono processioni di tutti i tipi che coinvolgono l’intera popolazione; sono presenti inoltre anche altri tipi di feste quali sagre ed eventi folkloristici ricordiamo in particolar modo la “Carotispica” ovvero la festa dedicata alla carota novella prodotto principe della città, la Zagara e Rais una manifestazione culturale di scambio tra le popolazioni, la notte dei sapori con particolare riferimento ai prodotti enogastronomici locali e genuini altamente saporiti e il festival musicale della provincia di Ragusa stessa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/5ispica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1960 nella città si girò il famoso film “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi e a questo seguirono altri film o serie televisive con attori estremamente importanti e degni di nota come Vittorio De Sica, Sophia Loren, e Richard Burton. Tra il 2005 e il 2008 si girarono anche alcune scene del noto Commissario Montalbano, nel 2007 la serie televisiva di Totò “il capo dei capi” sulla vita di Totò Riina e nel 2014 alcune scene di Ficarra e Picone di “Andiamo a quel paese”.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il turismo in generale rappresenta un elemento davvero molto distintivo, oltre ad avere alcuni edifici storici e artistici che sono riconosciuti come patrimonio dell’umanità dell’ UNESCO tra le città-tardo barocche della Val di Noto, ha ottenuto con il tempo la Bandiera Blu come segno distintivo di località balneare con un mare limpido azzurro e cristallino estremamente pulito e curato.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/3ispica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">COSA VEDERE A ISPICA</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 2020 anche per Ispica comincia l’iter di approvazione per entrare a far parte del sito UNESCO andando ad incrementare la lista delle città tardo barocche della Val di Noto, nel Sud-Est della Sicilia. La richiesta fatta all’Organizzazione internazionale ha una lunga storia: ben 18 anni di attesa. Ma finalmente, si spera che anche questa città potrà rendere onore alla bellezza architettonica presente nella provincia ragusana. Le cose da vedere a Ispica, sicuramente lasceranno a bocca aperta il viaggiatore. &nbsp;</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chiese e Palazzi Storici </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Ispica la pietra calcarea bianca, tipica della zona, fa risplendere la bellezza delle opere architettoniche religiose e civili, entrambe con notevole interesse storico. Il tardo barocco e lo stile liberty qui, dominano con la loro bellezza.</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Chiese d’interesse storico a Ispica</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> La Basilica e il Loggiato di Santa Maria Maggiore: Progettati entrambi dal famoso architetto Vincenzo Sinatra, il quale contribuì a rendere immortale il barocco nel Sud-Est della Sicilia. La Basilica di Santa Maria Maggiore è impreziosita esternamente da capitelli corinzi e il colore della pietra esalta l’aspetto sobrio della chiesa. Al suo interno c’è la classica struttura a tre navate. &nbsp;&nbsp;Il Loggiato di Santa Maria Maggiore è noto anche con il nome di Loggiato del Sinatra. Si tratta di un porticato che immette nella piazza della chiesa, con una forma di semiellittica. Unico del suo genere in Sicilia, rende il luogo come sospeso tra terra e cielo, illuminato dal sole che riflette sulla pietra bianca. Il cinema e la televisione hanno più volte usato questa magnifica location come set, specialmente nella serie Tv del Commissario Montalbano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/cosavedereispica1.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Chiesa Madre di San Bartolomeo anche questa struttura religiosa fu costruita dopo il terremoto della Val di Noto. L’opera fu ultimata intorno alla fine del 1800, il suo interno è sempre costituito da tre navate sorrette da pilastri di ordine tuscanico. La facciata presenta una pregevole fusione degli stili neobarocco e neoclassico. Notevoli opere dell’arte religiosa si trovano all’interno della Chiesa Madre di S Bartolomeo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altre chiese d’interesse storico a Ispica:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Basilica della Santissima Annunziata</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Chiesa Madonna del monte Carmelo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Convento e Chiesa di Santa Maria del Gesù e dei Minori Osservanti di San Francesco</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Chiesa di San Giuseppe</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Palazzi di interesse storico a Ispica</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Palazzo Bruno di Belmonte: questa struttura è un esempio notevole dello stile liberty, realizzato nel 1906 dall’architetto palermitano Ernesto Basile, tra i più quotati in Europa a quei tempi. A causa dello scoppio della prima guerra mondiale i lavori della costruzione del palazzo furono bloccati. In seguito, per motivi familiari venne ultimato solo in parte. Dal 1978 è sede del municipio del comune di Ispica e vale proprio la pena visitarlo. &nbsp;</span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Palazzo Bruno Modica: sobrio e imponente questo palazzo in stile vittoriano domina la piazza della SS. Annunziata. Costruito tra il 1835 e il 1845 è appartenuto ad una famiglia nobiliare. Anche questo palazzo è stato scelto dalla produzione de il Commissario Montalbano e da tanti altri set cinematografici. Il piano nobile è composto da 16 camere oltre al salone di rappresentanza e i servizi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altri palazzi d’interesse storico a Ispica:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Palazzo Bruno</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Palazzo Latino </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Palazzo Gambuzza</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Palazzo Zuccaro</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Resti archeologici</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ispica è un sito interessante dal punto di vista archeologico, paesaggistico e naturalistico. Tutto ruota attorno a una vallata, che qui è chiamata cava e risale all’era del bronzo, Cava d’Ispica, per l’appunto. Essa è la più grande della Sicilia Orientale, con i suoi 13 kilometri si estende tra i territori di Ispica, Modica e Rosolini. La cava, inoltre è attraversata da un torrente, il Pernamazzone che contribuisce alla sussistenza della flora, tipicamente mediterranea e, alla fauna del sito. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavediispica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cava d’Ispica</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Unica nel suo genere, come concordano i massimi esperti, la Cava ha la forma tipica di una gola. Le sue pareti sono bucherellate per gli insediamenti dell’era preistorica e la conformazione ricorda quella delle strutture difensive. Ma qui è tutta opera della natura. Nella roccia si trovano sia abitazioni rupestri che catacombe risalenti all’era romana. Ma se la parte più adatta all’insediamento umano era nel territorio più a nord, nel comune di Modica, la parte più meridionale, quella in territorio ispicese, era adibita a fortezza difensiva. Proprio qui si nota l’intervento dell’uomo per fortificare la difesa del luogo. Questo territorio è intriso di storia secolare. Qui vissero i sicani, i siculi e fino al 1693 popolazioni cristiane. Inequivocabili deduzioni ricavate dalle rovine, dai graffiti e dagli affreschi di santi trovati nelle varie grotte, come indicano i resti delle chiese rupestri nel sito. </span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sito Archeologico Parco Forza di Ispica</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con una strada scavata nella roccia si accede a quella che era la parte difensiva della Cava d’Ispica. All’interno si trovano i resti degli insediamenti del luogo. Notevole è la presenza di tombe, di grotte e i resti di alcune costruzioni crollate con il terremoto che colpì la Val di Noto nel 1693, come il palazzo Marchionale. Tra i resti degli insediamenti si possono visitare anche la Chiesa dell’Annunziata e alcune parti di edifici come scuderie e stalle. Questo luogo appare sospeso nel tempo. E come testimone del passato lontanissimo, annualmente, diventa la location ideale per ospitare uno dei presepi viventi più apprezzati della Sicilia. Purtroppo il sito al momento è chiuso al pubblico. Nonostante siano stati fatti i lavori di ristrutturazione per favorire l’accesso anche ai disabili, una caffetteria all’interno del sito, il sentiero luminoso per le visite notturne e tanto altro, &nbsp;l’apertura è ancora bloccata dalla burocrazia. </span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il cinema e i luoghi di Montalbano a Ispica</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ispica e le sue strade, le sue rocce, la sua pietra bianca, il suo loggiato baciato dal sole. Ma quante volte lo abbiamo visto in televisione o al cinema? Proprio qui tanti i ciak girati de Il Commissario Montalbano, sia riprese esterne alla Cava d’Ispica e nel Loggiato del Sinatra, che nei magnifici palazzi che impreziosiscono la città in stile tardo barocco e liberty. Ma in questa città hanno girato anche un'altra serie tv campione d’ascolti: Il Capo dei Capi con Claudio Gioè. &nbsp;Così come il grande cinema dei fratelli Taviani con Kaos nel 1984 e Franco Battiato con il suo Perduto Amor. Sempre in questa città della Sicilia Orientale era ambientato Divorzio all’italiana con Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli. E come non citare Vittorio De Sica che usò il Loggiato del Sinatra per girare il suo ultimo film, nel 1974 Il Viaggio. Anche Ficarra e Picone con Andiamo a quel paese hanno girato delle scene qui.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggeispica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">LE SPIAGGE A ISPICA</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dodici chilometri di costa, di acqua cristallina, di sabbia finissima e di bellissimi scenari tra gli scogli. Questo è quello che ci riserva il nostro litorale, ma non solo! Quello che in molti non sanno è che questi luoghi sono ricchi anche di mito, storia e archeologia. Dal punto di vista del territorio, la caratteristica di questa parte della provincia di Ragusa è che la natura è incontaminata. Sulla costa s’incontrano distese di sabbia dove l’habitat naturale appare inviolato, il tutto contornato da acque cristalline, piccole e grandi falesie a strapiombo sul mare e sabbia finissima. La frazione marina più popolosa di Ispica è Santa Maria del Focallo, ma le spiagge di particolare bellezza sono più di una nel territorio ispicese. Pertanto, troviamo anche Marina di Marza, Punta Cirica e Porto Ulisse.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I lidi balneari sono sempre un punto di ritrovo nelle giornate estive, questo vale anche per i lidi di Ispica. Quindi, vediamo quali sono nel territorio ispicese i lidi attrezzati dove poter passare una giornata tra colazione, pranzo e aperitivo, potendo anche noleggiare ombrelloni, sdraio e pedalò.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Ispica</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><br></div><div><br></div><div> </div></div></div><a href="https://youtu.be/X0-PgA3N1Bs">https://youtu.be/X0-PgA3N1Bs</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 10 Jul 2022 05:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Boschi Siciliani: Riserva naturale bosco della Ficuzza]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008F"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Chi arriva per la prima volta alla borgata di Ficuzza in provincia di Palermo è sicuramente colto da una forte emozione per l’incredibile spettacolo che gli si offre dinanzi agli occhi: la severa struttura della reggia borbonica che, circondata dal verde del bosco retrostante, sembra essere “incoronata” dall’alta vetta della Rocca Busambra… E subito ci rendiamo conto che è difficile restringere in poche righe la meravigliosa bellezza di questa riserva. Impossibile raccontare, in poche parole, l’affascinante storia geologica di questa maestosa formazione rupestre che è la Rocca Busambra, nota ai paleontologi di tutto il mondo per i suoi fossili.</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Gole_del_drago.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Con i suoi 7.400 ettari di estensione a 682 metri sul livello del mare, la <strong><b>Riserva Naturale Orientata Bosco</b></strong> <strong><b>della Ficuzza, Rocca Busambra, Bosco del Cappelliere e Gorgo del Drago</b><b> </b></strong>è considerata l’area verde più estesa della Sicilia occidentale. Si tratta di una vera e propria oasi di pace e natura, a soli 40 km da Palermo, che interessa i territori di <strong><b>Corleone, Mezzojuso, Godrano, &nbsp;Marineo e Monreale.</b></strong></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><b>Per raggiungere la Riserva del bosco della Ficuzza</b></strong> occorre percorrere lo scorrimento veloce Palermo-Agrigento, imboccando l’uscita per Bolognetta; superati Marineo, Corleone ed il lago di Scanzano, si arriva al bivio per il piccolo borgo di Ficuzza. Da qui, una volta posteggiata l’auto, si può accedere al bosco e alle sue attrazioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Real_Casina_di_Caccia_della_Ficuzza,_luglio_2010.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs9lh1-5 cf1"><b>Real Casina di Caccia</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5"><b>Come nasce la Riserva Naturale della Ficuzza:</b></span></div></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 1799, in seguito ad insurrezioni e all’avanzata napoleonica, </span><strong class="fs16lh1-5"><b>re Ferdinando di Borbone</b></strong><span class="fs16lh1-5">, lascia Napoli insieme alla sua famiglia per trasferirsi a Palermo. Il re ha prevalentemente 2 esigenze: trovare una dimora che possa accogliere degnamente tutta la sua famiglia e trovare un luogo dove potere esercitare la sua principale passione, ovvero la caccia. A Palermo fa costruire la </span><span class="fs16lh1-5"><b>Palazzina Cinese</b></span><span class="fs16lh1-5">, ed il parco della Favorita diventa tenuta di caccia; a Ficuzza fa costruire la </span><strong class="fs16lh1-5"><b>Real Casina Borbonica</b></strong><span class="fs16lh1-5"> ed il bosco stesso diventa tenuta di caccia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I lavori alla palazzina iniziarono nel 1802 ad opera dall’architetto regio Carlo Chenchi con modifiche apportate dall’architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia (lo stesso che ha realizzatola Palazzina Cinese). I lavori terminarono nel 1807. Qui il re visse ininterrottamente dal 1810 al 1813.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel 1871 la palazzina ed il bosco vennero affidati all’Amministrazione forestale del Regno d’Italia. La Riserva viene istituita nel 2000 e la sua gestione viene affidata all’Azienda Forestale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Rocca_Busambra_Ficuzza_0118.jpg"  title="" alt=""/><br><span class="fs9lh1-5"><b>Rocca Busambra</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b><span class="fs16lh1-5">Caratteristiche ed attività</span></b></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Gli ambienti naturali presenti in questa riserva sono davvero tanti e molto variegati: si passa dal lecceto al sughereto, dal bosco di querce caduciforme al cerreto, dalle aree rupestri a quelle umide e fluviali, passando per praterie e pascoli. Insomma il paradiso per gli amanti della natura che qui possono trovare anche oltre 1.000 specie di vegetali e numerose specie di animali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ma quali attività si possono svolgere qui alla riserva? Eccovi un bell’elenco:</span></div><div style="text-align: start;"><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">fare un pic-nic nella ampia area attrezzata con tavoli, sedie, barbecue e servizi igienici;</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dal 2009 è possibile fare una visita guidata della Real Casina Borbonica per scoprirne la storia ed ammirarne gli interni;</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">visitare il Centro Recupero Fauna Selvatica Lipu Bosco di Ficuzza (meglio prenotare);</span></li></ul><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/800px-Pulpito_del_Re.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs9lh1-5"><b>Pulpito del Re</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">E se siete appassionati di trekking ed escursionismo, ecco alcuni punti di interesse che si possono raggiungere attraverso i numerosi sentieri presenti nella riserva:</span></div><div><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><b>Rocca Busambra</b></strong> è soprannominata le “dolomiti della Sicilia”. Con i suoi 1673 m. è la cima più alta dei monti Sicani, una escursione dedicata ad escursionisti molto esperti:</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">il <strong><b>Pulpito del Re</b></strong> è un trono ricavato nella roccia dove si dice il re si sedesse comodamente per cacciare, mentre i suoi servi spingevano la selvaggina verso di lui;</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">le <strong><b>Gole del Drago</b></strong> sono un canyon naturale, formato dal fiume Frattina nel territorio di Corleone, con cascate e laghetti;</span></li><li class="imTAJustify"><b><b><span class="fs16lh1-5">Alpe Ramosa</span></b></b></li><li class="imTAJustify"><b><b><span class="fs16lh1-5">Alpe Cucco</span></b></b></li><li class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b><b>Cozzo Fanuso</b></b> (1078 m)</span></li><li class="imTAJustify"><b><b><span class="fs16lh1-5">Grotta del Romito</span></b></b></li><li class="imTAJustify"><b><b><span class="fs16lh1-5">Laghetti Coda di Riccio</span></b></b></li><li class="imTAJustify"><b><b><span class="fs16lh1-5">Peschiera del Re</span></b></b></li><li class="imTAJustify"><b><b><span class="fs16lh1-5">Torre del Bosco</span></b></b></li><li class="imTAJustify"><b><b><span class="fs16lh1-5">Valle Agnese</span></b></b></li><li class="imTAJustify"><b><b><span class="fs16lh1-5">Valle della Felce</span></b></b></li></ul><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/trekking.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div></div></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><strong><b class="fs16lh1-5">Come arrivare alla Riserva del bosco della Ficuzza:</b></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Occorre percorrere lo scorrimento veloce Palermo-Agrigento, imboccando l’uscita per Bolognetta; superati Marineo, Corleone ed il lago di Scanzano, si arriva al bivio per il piccolo borgo di Ficuzza. Da qui, una volta posteggiata l’auto, si può accedere al bosco e alle sue attrazioni.</span></div></div></div><br></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5 cf1"><b>Guarda il Video con il Dorne realizzato da Enrico Cartia (Credits ENRICO CARTIA)</b></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5 cf1"><b><br></b></span></div></div><a href="https://youtu.be/lDL-F0AK33c">https://youtu.be/lDL-F0AK33c</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 05:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Città da Visitare: CATANIA ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000184"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città sorge su una pianura sulle sponde del Mar Jonio, e alle pendici meridionali del vulcano Etna, nella parte settentrionale del Golfo di Catania, sulla costa orientale della Sicilia, a nord della foce del Simeto e della Piana di Catania. Catania fa parte dell'Area geografica Vallo di Noto, &nbsp;La forza meravigliosa dell'Etna, le vette innevate, il mare cristallino della costa Ionica, il patrimonio storico e archeologico, il barocco delle chiese e dei palazzi, le tradizioni enogastronomiche e la musica, il calore umano e un'innata cultura dell’ospitalità, accolgono il turista in ogni stagione dell’anno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/6Catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia della città di Catania è legata a quella del suo vulcano, l’Etna. Dal siculo Katane, la città fu abitata dagli antichi popoli di Sicilia come i Sicani, gli Elmi e i Siculi, prima dell’arrivo dei Greci dalla cui lingua prenderà il nome: Catania deriva dall’apposizione Katà che significa nei pressi di o appoggiato a al nome del vulcano &nbsp;(in greco Aitnè) alle cui pendici sorge la città più volte devastata dai terremoti e dalle eruzioni laviche. Tra tutte si ricorda quella del 1669, anno in cui la lava oltre che raggiungere i centri abitati arrivò fino al mare ridisegnando la morfologia del territorio, caratterizzando quelle che oggi sono le sue scogliere. La città di oggi, prevalentemente settecentesca, è il frutto della ricostruzione dopo il forte terremoto del 1693, realizzata nello stile Barocco Siciliano &nbsp;che è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità Unesco. &nbsp;Catania è davvero una città da scoprire!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Piazza_del_Duomo,_Catania,_Panorama.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Patria del musicista Vincenzo Bellini, dalla cui opera nasce il piatto tipico catanese, “</span><span class="fs14lh1-5">la pasta alla norma</span><span class="fs14lh1-5">”, Catania è la città di scrittori come Giovanni Verga, Luigi Capuana, Ercole Patti, Federico De Roberto o del giornalista Giuseppe Fava. Attraversata dal fiume Simeto, la città è circondata dagli aranceti della Piana di Catania. Dichiarata insieme al suo vulcano Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, Catania è dominata da chiese barocche nel centro storico, in particolare via Crociferi, sulla quale si affacciano ben cinque chiese, come la Chiesa di San Benedetto, Palazzo Asmundo Francica-Nava, con il meraviglioso giardino pensile, e la Chiesa di San Francesco Borgia, dove il grande compositore Vincenzo Bellini suonava l’organo. Proprio all’autore della Norma è dedicato il teatro Massimo Bellini e la Villa Bellini, il principale parco cittadino.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/catanaibarocca.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Catania, cosa vedere</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cattedrale di Sant’Agata. È il duomo di Catania ed è dedicato alla sua patrona vergine e martire. L’antica costruzione normanna originaria venne distrutta dal terremoto del 1693, perciò l’edificio attuale è il frutto della ricostruzione del 1711 affidata all’architetto Giacomo Palazzotto. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Piazza_Duomo_Catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La magnifica facciata barocca che alterna la pietra lavica nera con la chiara pietra calcarea di Siracusa, creando un unicum in tutto il panorama degli edifici barocchi italiani, è, invece, il capolavoro di Giovan Battista Vaccarini. All’interno, costituito da una pianta a croce latina a tre navate, il coro ligneo del Cinquecento, la cappella dedicata alla santa e la tomba di Vincenzo Bellini.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fontana dell’Elefante. Si trova nella piazza antistante il Duomo, dalla quale comincia l’elegante via Etnea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/4Catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È un monumento del Settecento costituito da un elefante di pietra lavica sovrastato da un obelisco di granito. Simbolo e portafortuna della città, viene chiamato in dialetto catanese u’ liotru, forse contrazione di Eliodoro, mago che impressionava i popolani con vari sortilegi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castello Ursino: Si staglia imponente su piazza Federico II di Svevia ed è stato costruito tra il 1239 e il 1250 per volere dell’omonimo imperatore e su progetto dell’architetto Riccardo da Lentini. Originariamente si trovava sul mare, ma attualmente ne dista 500 metri a causa della colata lavica che nel 1669 circondò l’edificio senza toccarlo. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/3Catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello è a pianta quadrata, con quattro torrioni agli angoli e, sulla facciata principale e posta all’interno di un’edicola, un’aquila sveva che tiene tra gli artigli una lepre. Sulle altre pareti si alternano simboli religiosi cristiani, arabi ed ebrei, a dimostrare la tolleranza religiosa di Federico, che contribuì alla coesistenza pacifica della varie comunità etniche cittadine. &nbsp;Il Castello Ursino ospita diverse mostre durante l’anno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?catania---i-fasti-dell-impero-romano-da-vedere" target="_blank" class="imCssLink">Teatro Romano e Odeon:</a> Sono il frutto più prezioso degli scavi archeologici che hanno interessato il centro storico della città etnea riportandone alla luce la struttura romana risalente al II secolo d.C. Questa, a sua volta, si sovrappose alle costruzioni di età greca classica. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/2Catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Teatro aveva una capienza di circa 7mila spettatori ed è, infatti, il terzo d’Italia dopo il Colosseo e l’Arena di Verona. Non ha corrispettivi, invece, il vicino edificio dell’Odeon, spazio chiuso destinato alla musica, alla danza e alle prove di cui non è rimasta traccia negli altri anfiteatri giunti fino ai giorni nostri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Teatro Massimo Bellini: Inaugurato nel 1890, con una rappresentazione della Norma di Vincenzo Bellini, ospita sulla facciata barocca, evoluzione dello stile locale dell’architetto milanese Carlo Sarda, le statue della Musica, della Poesia, della Tragedia e della Commedia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/5Catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’interno, la straordinaria volta affrescata sovrasta i duemila posti a sedere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Monastero dei Benedettini. L’attuale sede della facoltà di Lettere dell’Ateneo catanese è un luogo estremamente interessante sotto molti punti di vista. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/1Catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con i suoi 40mila mq è, per dimensioni, il secondo monastero d’Europa, dopo quello di Mafra in Portogallo. Nel susseguirsi senza sosta di chiostri, sale, giardini e decori in un trionfo di abbellimenti e colori, c’è davvero da perdere la testa. Al suo interno è custodito un vero gioiello: la biblioteca creata dai religiosi con due ordini di scaffali di legno e, sul pavimento, la splendida maiolica napoletana del Settecento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/7Catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Catania sono tanti i locali e i ristoranti che animano la movida catanese: birrerie, pizzerie, caffè, luoghi frequentati dai giovani che in estate si spostano verso La Playa, la spiaggia di sabbia lunga 5 km affollata di stabilimenti balneari. Il lungomare di Catania dotato di piste ciclabili comprende invece il porto storico della città, il porto di Ognina. Passeggiando sul lungomare si giunge alla piccola baia di San Giovanni Licuti tipica per la sua sabbia lavica e dove i catanesi fanno il bagno anche in inverno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Corso_Italia_-_Catania.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La via dello shopping di Catania per eccellenza è Corso Italia, affollato soprattutto di negozi di abbigliamento, ma anche la via Etnea e la via Umberto. Per chi è interessato ai prodotti locali, invece, è consigliabile un giro nei mercati storici di Catania, come la Pescheria che si estende attorno a piazza Pardo, a due passi dal Duomo. Qui è possibile trovare, tra le bancarelle di pesce fresco, anche frutta secca, bottiglie di olio extravergine di oliva e vino rosso prodotto alle falde dell’Etna, legumi secchi e molto altro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cucina catanese è estremamente ricca e varia. Lo Street Food ha qui connotati antichi e legati alla tradizione. Tra i dolci legati alla tradizione oltre al famoso cannolo siciliano ci sono senz’altro le <a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?ricetta-tradizionale--olivette-di-sant-agata" target="_blank" class="imCssLink">olivette</a> e le “minnuzze” di Sant’Agata, dolci a base di frutta martorana o ricotta che vengono proposti durante il periodo della festa di Sant’Agata. In estate non può mancare la granita nei gusti tradizionali mandorla, pistacchio, gelsi servita con la brioche calda in tutti i caffè della città.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/aeXnNS18OgY">https://youtu.be/aeXnNS18OgY</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 05:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Arcipelago Egadi: Isola di Favignana La farfalla sul Mare]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000006"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Favignana, la maggiore delle </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">Isole Egadi</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, si palesa all’orizzonte come un gioiello incastonato nel blu del Mediterraneo. Questa isola, con le sue acque cristalline e le spiagge da sogno, offre un rifugio sereno lontano dal caos della vita quotidiana, invitando i visitatori a immergersi in un’atmosfera di tranquillità e bellezza naturale. </span></span><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5">Favignana è detta anche “Farfalla del Mediterraneo” per la sua caratteristica forma è anche conosciuta per le bellezze paesaggistiche e naturalistiche che turisti da tutto il mondo apprezzano ogni anno durante la bella stagione.</span> </span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/Favignana_dall-alto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’isola di Favigana era conosciuta nell’antichità con vari nomi come Aponiana, Katria, Gilia, Aegusa in latino o Auegusa (dal greco “isola delle capre” per la loro abbondante presenza sull’isola). Favignana viene ricordata anche da molti scrittori antichi quali Plinio, Polibio, Nepoziano, l’anonimo Ravennate e dai geografi arabi era conosciuta col nome di Djazirat ‘ar Rahib (“isola del monaco o del romito”, per via del castello che si erge sulla sommità dell’isola, in cui avrebbe vissuto, per l’appunto, un monaco). Il nome attuale di Favignana risale al Medioevo e deriverebbe dal nome del vento Favonio proveniente da Ovest.</span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/favignana-1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Favignana è il capoluogo del gruppo di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">isole Egadi</a></i> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, insieme a Levanzo e Marettimo. E’ l’ex sede della più importante tonnara della Sicilia, lo Stabilimento Florio dove ogni anno si svolgeva la tradizionale "mattanza". Il senatore Ignazio Florio (1838-91) chiamò l'architetto Giuseppe Damiani Almeyda per ampliare e ristrutturare la tonnara, dando vita allo stabilimento per la conservazione del tonno. Proprio qui fu inventato il rivoluzionario metodo della conservazione del tonno sott'olio distribuito in innovative scatolette di latta con apertura a chiave. L’invenzione che ancora oggi possiamo apprezzare per la praticità con cui ci permette di trasportare e gustare molti tipi di conserve fu presentata alla Esposizione Universale del 1891-92 proprio dai Florio. Oggi l’ex Stabilimento Florio di Favignana, uno dei migliori esempi di archeologia industria in Italia si è trasformato in un museo dove echeggiano storie di uomini e donne, di tradizioni e cultura del luogo.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/ex-Stabilimento-Florio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><b><br></b></span></div><br> &nbsp;<div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 ff1">La tradizione: <i>la Mattanza</i></b></div><div class="imTACenter"><span class="fs8lh1-5"> </span><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/mattanza-11.jpg"  title="" alt=""/></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'ultima mattanza in Sicilia si è svolta nella tonnara di Favignana nel 2007. L’antica, tradizionale e spettacolare pesca prevedeva l’intrappolamento dei tonni in reti dove nel disperato e vano tentativo di liberarsi s’innescava una lotta tra pesci e “tonnaroli” che con appositi arpioni uccidevano i pesci.</span></div><div class="imTAJustify"> &nbsp;<div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/farosottile.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5">Cosa fare sull'isola:</b></div></div><div><span class="fs14lh1-5">Da ricordare Cala Rossa, con le sue acque cristalline perfette per le immersioni, le grotte marine, raggiungibili con uno dei tanti servizi che barcaioli organizzati mettono a disposizione in cui è previsto anche il pranzo a bordo. Inutile dire che non può mancare una nuotata in uno scenario simile, magari con maschera e pinne per apprezzarne i fondali. Non dimentichiamo il Faro di Punta Sottile, il mercatino del pesce e l’area archeologica di San Nicola. Immancabili i locali notturni e i ristoranti che offrono ai visitatori l’aspetto più mondano dell’isola. Un percorso molto originale adatto anche ai bambini è quello verso il monte Santa Caterina fatto a bordo di asinelli. Per gli amanti del cicloturimo Favignana è inoltre percorribile anche in bici. Non mancano feste e sagre come la festa della Madonna dei Campagnoli, a Ferragosto e da qualche anno anche la festa del Cannolo Siciliano che ogni anno, ai primi di giugno omaggia il famosissimo dolce in piazzale Camperia.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><b class="imTAJustify">Come si arriva</b><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’isola dista da Trapani 9 miglia, si estende per 19,38 kmq, è lunga 9 km e larga 4 km. </span></div></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Favignana, Levanzo e Marettimo sono servite dalle compagnie Siremar e Ustica Lines con aliscafi e catamarani in partenza da Trapani, Napoli e Marsala. Le biglietterie si trovano di fronte al molo da cui salpano i mezzi. In nave: Palermo è servita da traghetti della Tirrenia, Grandi Navi Veloci e Snav in partenza da Genova, Livorno e Napoli con traversata notturna.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-10" src="https://www.sicilytourist.com/images/isole-egadi-1068x710.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Con la propria imbarcazione</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Se si ha la fortuna di possedere un’imbarcazione che permetta una traversata è bene sapere che Favignana è dotata di punto di rifornimento carburante e il porto turistico fornisce gli avventori di acqua e luce, assistenza ormeggiatori e carburante. A Punta Lunga è possibile effettuare l’ormeggio al porticciolo dei pescatori ma solo con piccole imbarcazioni. </span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Ricetta Tipica: CALAMARATA DI FAVIGNANA </span><b class="fs11lh1-5"><i><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?ricetta-tradizionale--calamarata-di-favignana" target="_blank" class="imCssLink">CLICCA &nbsp;QUI PER LEGGERLA:</a></i></b></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda lo SPLENDIDO VIDEO:</span></div><div><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/ZGeOtjqx2Uw">https://youtu.be/ZGeOtjqx2Uw</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 05:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Arcipelago delle Eolie: Isola Filicudi]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AD"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Filicudi "l'isola magica" &nbsp;si estende su una superficie di 9,7 km², e costituisce, insieme ad altre sei isole, l'</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Arcipelago delle Isole Eolie</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Amministrativamente fa parte del comune di Lipari (ME). anticamente era nota come Phoenicusa, temine che sta a significare ricca di felci, ovvero di una caratteristica palma nana ancora presente sui promontori dell'isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Filicudi,_Capo_Graziano2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La località di Stimpagnato, nel sud-est dell'isola, è abitata da turisti soltanto durante l'estate. Ad oggi i principali prodotti agricoli dell'isola sono i capperi ed i fichi. La principale voce dell'economia locale è il turismo. La pesca non è praticata intensamente, mentre lo è quella amatoriale o comunque non professionale. Biennale d'arte. É presente sull'isola una sezione del Museo Archeologico Eoliano, con reperti provenienti dagli scavi di Capo Graziano e da altre zone delle Isole Eolie. Molto interessanti sono le rovine del villaggio Neolitico sul promontorio di Capo Graziano. I reperti ritrovativi testimoniano la presenza sull'isola, durante il Neolitico, di una fiorente industria e lavorazione dell'ossidiana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Filicudi,_Fossa_Felci.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Versanti scoscesi e coste rocciose, caratterizzano questa piccola isola formata da un gruppo di crateri tra i quali il più alto è Fossa delle Felci (773 m). </span><span class="fs14lh1-5">L' isola di Filicudi è dotata di due approdi, Filicudi Porto e Pecorini mare, quest'ultimo, attualmente, non è praticabile dagli aliscafi e dalle navi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/newfilicudi-porto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si approda dunque a Filicudi Porto, una bella ed ampia insenatura dominata a sinistra ( per chi arriva dal mare) da Capo Graziano, una fortezza naturale dove sono visibili i resti di un villaggio preistorico. La zona degli scavi è recintata, e per visitarla ci si rivolge ad un guardiano. I basamenti in pietra delle capanne e le pregiate ceramiche rinvenute, oggi esposte a museo di Lipari, testimoniano l'importanza dell'isola sin dall'età del bronzo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggia-del-porto-di-filicudi-58-1509179128.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nelle spiagge di Filicudi non c'è sabbia ma solo ciottoli arrotondati. La più "in" è<i> Le Punte</i>; la si può raggiungere a piedi dal molo, in alternativa, Pecorini mare o la spiaggia del porto. Via mare è d'obbligo una tappa all'ampia Grotta del Bue Marino larga 30 m e cosi chiamata dai vecchi pescatori perchè, forse, qui trovava rifugio la foca monaca.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/filicudi_la_canna.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il mare, nel tempo, ha formato una deliziosa spiaggetta sul fondo, e l'ampiezza e la profondità consentono alle imbarcazioni di potervi entrare. Poco lontano si erge in mezzo al mare l'altissimo scoglio di origine vulcanica che per la sua forma è chiamato La Canna.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">Geografia<span class="cf1">:</span></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'isola di Filicudi è la quinta isola in ordine di grandezza dell'arcipelago delle Eolie e la seconda isola più occidentale dell'arcipelago (dopo Alicudi); è situata a circa 24 miglia nautiche a ovest di Lipari. È dominata dal monte Fossa delle Felci, un vulcano spento alto 773 m. Oltre ad esso, di vulcani ce ne sono ben altri sette (La Sciara, Montagnola - Piano Sardo, Monte Terrione (chiamato anche "Torrione"), Monte Guardia, Capo Graziano, Monte Chiumento, Riberosse), tutti spenti da molto tempo e di conseguenza fortemente segnati dall'erosione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La popolazione, circa 250 abitanti (che diventano 3000 nella stagione estiva), è distribuita tra i centri di Filicudi Porto, Valdichiesa, Pecorini, Pecorini a mare, Canale e Rocca di Ciavoli, collegati tra loro dall'unica strada asfaltata dell'isola e da una fitta trama di strade pedonali. La località di Stimpagnato, nel sud-est dell'isola, è abitata da turisti soltanto durante l'estate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Altri centri abitati minori dell'isola sono: Siccagni (accessibile solo dal mare e situato ad ovest), Zucco Grande (antico centro nella parte nord-est dell'isola), Serra di Rando, Portella, Guardia, Le Punte, Rosa, Timpone, Liscio. Gli abitanti si chiamano <i>filicudari</i> ed il loro dialetto è il filicudaro. Le antiche genti di Sicilia, fino ai primi del '900, la denominavano anche "Isola del diavolo" o "delle streghe".</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Filicudi_from_ENE,_-Scolgio_della_Fortuna-_and_-Faraglione_La_Canna-_rocks,_Alicudi_-Eolian_Islands-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Ambiente</b><span class="cf1"><b>:</b><br></span>Sull'isola vegeta la macchia mediterranea composta dal cappero, ginestra, ulivo, lentisco, carrubo, <i>Artemisia arborescens</i>, <i>Erysimum brulloi</i>, <i>Centaurea aeolica</i>. Tra gli uccelli, il falco pellegrino, il lodolaio, il falco della regina e il falco cuculo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5">Storia:</b></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molto interessanti sono le rovine del villaggio neolitico sul promontorio di Capo Graziano. Recentemente sono state portate alla luce altre rovine (sempre nella zona di Capo Graziano) che hanno preso il nome di Rovine di Filobraccio. I reperti ritrovati testimoniano la presenza sull'isola, durante il Neolitico, di una fiorente industria e lavorazione dell'ossidiana. È presente sull'isola una sezione del Museo archeologico eoliano, con reperti provenienti dagli scavi di Capo Graziano e da altre zone delle isole Eolie.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs14lh1-5">Relitti navali<span class="cf1">:</span></b></div><div style="text-align: start;"><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf2">Relitto A</span></b><span class="cf2">. Localizzato nella secca di Capo Graziano e datato alla metà del</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">II secolo a.C.</span><span class="cf2">, aveva un carico costituito da anfore vinarie del tipo</span><span class="cf2"> </span><i><span class="cf2">Dressel 1B</span></i><span class="cf2">, insieme a vasellame in ceramica a vernice nera del tipo</span><span class="cf2"> </span><i><span class="cf2">Campana A</span></i><span class="cf2"> </span><span class="cf2">e</span><span class="cf2"> </span><i><span class="cf2">Campana B</span></i><span class="cf2">, da ceramica acroma tra cui un</span><span class="cf2"> </span><i><span class="cf2">askos</span></i><span class="cf2">, una</span><span class="cf2"> </span><i><span class="cf2">pelvis</span></i><span class="cf2"> </span><span class="cf2">e un</span><span class="cf2"> </span><i><span class="cf2">lagynos</span></i><span class="cf2">. Dalla stessa nave provengono tre ceppi d'àncora in piombo, decorati con delfini ed astragali.</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf2">Relitto C</span></b><span class="cf2">. Localizzato presso la secca di Capo Graziano, è datato all'</span><span class="cf2">età augustea</span><span class="cf2">. Il carico era costituito da anfore del tipo</span><span class="cf2"> </span><i><span class="cf2">Haltern 71</span></i><span class="cf2">/</span><i><span class="cf2">Oberaden 83</span></i><span class="cf2">.</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf2">Relitto E</span></b><span class="cf2">. Scoperto nel</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">1968</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">presso la secca di Capo Graziano, apparteneva ad una nave di commercio armata con cannoni veneziani del XVI secolo.</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf2">Relitto F</span></b><span class="cf2">. Localizzato presso Capo Graziano e datato alla prima metà del</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">III secolo a.C.</span><span class="cf2">, trasportava un carico composto da anfore greco-italiche e da ceramica a vernice nera e acroma.</span></span></li></ul><div class="imTAJustify"><span class="cf2"><span class="fs16lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/-Filicudi.jpg"  title="" alt=""/><span class="cf2"><span class="fs16lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf2"><span class="fs16lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5">Luoghi di interesse<span class="cf1">:</span></b></div><div style="text-align: start;"><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">Il tramonto, da Stimpagnato, con vista sullo Scoglio</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">la Canna</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">e con lo sfondo di</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">Alicudi</span><span class="cf2">.</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">Il villaggio neolitico e l’ara sacrificale sul promontorio di</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">Capo Graziano</span><span class="cf2">.</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">Le Macine, accessibili dalla mulattiera che conduce al</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">villaggio neolitico</span><span class="cf2">.</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">La spiaggia, nella località "Le Punte".</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">Il</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">villaggio di Filo Braccio</span><span class="cf2">.</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">La spiaggia, nella località "Brigantini" .</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">La Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano, nella località Valle di Chiesa .</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">La Chiesa Parrocchiale di San Giuseppe, nella località Pecorini .</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">Lo</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">Scoglio Giafante</span><span class="cf2">.</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">La Punta del Perciato, con un caratteristico arco naturale .</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">La</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">Grotta del Bue Marino</span><span class="cf2">.</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">Il</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">Fossa delle Felci</span><span class="cf2">.</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2">La sede della sezione distaccata del</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">Museo eoliano</span><span class="cf2"> </span><span class="cf2">in località Porto.</span></span></li></ul><div class="imTAJustify"><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video di Filicudi</span></span></div></div></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/5SAsMXtnfoY">https://youtu.be/5SAsMXtnfoY</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 04:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali Siciliani: GRATTERI- Parco delle Madonie, Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007D"><div class="imTACenter"><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Pittoresco Borgo Medievale nel </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">Parco delle Madonie</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> situato a 650 metri sopra il livello del mare e circondato da un rigoglioso bosco che si specchia nel golfo di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-di-sicilia--cefalu--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">Cefalù</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, il bosco delle Madonie, il secondo massiccio montuoso più alto della Sicilia dopo l’</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?etna-" target="_blank" class="imCssLink">Etna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Il primo insediamento risale al IX sec ed è di origine araba. Nel 1059 giunsero poi i Normanni a cui si deve la costruzione di molte abbazie tra le quali quella di San Giorgio, di cui restano qualche elemento decorativo simile a quelli del duomo di Cefalù e i muri perimetrali della chiesa a pianta basilicale e a tre navate. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Gratteri-Panorama7-2018.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal XV secolo in poi Gratteri fu governata dai Ventimiglia che ampliarono l’antico nucleo medievale costituito dal castello circondato dalla cinta muraria. A Gratteri si respira la tipica ed autentica atmosfera della Sicilia antica e montana. Qui, lontano dai luoghi turistici ed affollati, si può scoprire la tranquilla vita del paese e le sue antiche tradizioni, e può capitare di fermarsi a gustare l’ottima cucina locale e ritrovarsi ad essere gli unici coccolati avventori del ristorante. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/GRATTERI-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Gratteri è un autentico scrigno a cielo aperto ricco di opere d'arte, di storia e cultura dove vale la pena trascorrere un week end all'insegna del relax, respirando una frizzante aria montana e mangiando le tante specialità locali come la squisita frittedda di Gratteri. Anche dal punto di vista religioso Gratteri detiene un tesoro d'inestimabile valore: <em>all'interno della Chiesa Madre in un prezioso reliquario d'argento sono infatti conservate quattro spine che si presume appartengano alla corona di Cristo</em></span></div></div><div style="text-align: start;"><span class="imTAJustify fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/grattreliquia.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTAJustify fs16lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><span class="imTAJustify fs16lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><span class="imTAJustify fs16lh1-5">Diverse tesi sono state avanzate sull’origine del toponimo: secondo “la città di Gratteri, vicina a Cefalù, prese il nome dal monte chiamato Cratos”. Le prime informazioni sull’abitato risalgono al periodo della dominazione araba, con la conquista dell’Isola da parte dei Normanni &nbsp;si &nbsp;ebbe la costruzione di svariate chiese e abbazie che diedero ospitalità a diversi ordini monastici.</span><br></div><div style="text-align: start;"><span class="imTAJustify fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/GRATTERIROVINE.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTAJustify fs16lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><span class="imTAJustify fs16lh1-5"><br></span></div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il cuore del paese è costituito dal Corso Umberto dove si trova la cattedrale dedicata a San Michele Arcangelo, costruita dalla famiglia Ventimiglia a ridosso del castello, probabilmente come cappella privata. L'iscrizione su una delle campane riporta la data del 1390. All’interno della cattedrale, in un prezioso reliquario d’argento, sono custodite quattro spine della corona di Cristo, un tesoro d’inestimabile valore religioso molto venerato dalla gente del paese che ne celebra la festa la prima domenica di maggio. Le spine furono personalmente portate da Gerusalemme dal conte Ruggero d’Altavilla. Nel 1648, il barone don Lorenzo Ventimiglia fece erigere, in onore delle Sante Spine, un sontuoso altare in marmo ed una robusta custodia in ferro. Ai lati della custodia erano sistemati due angeli (sfortunatamente non pervenutici), uno dei quali recava il blasone di Gratteri, raffigurante una colomba che beve in una fonte, con intorno la scritta: “Tuere Nobile Gratterium”. Sia l’altare che la custodia si trovano attualmente nell’apposita cappella delle SS. Spine nella Chiesa Madre. Fin a pochi anni fa i gratteresi, in occasione di calamità naturali come il vento di scirocco e la siccità, esponevano le Sante Spine affinchè il Signore facesse cessare tali flagelli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/MADRICEGRATTERI.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Per quanto riguarda il periodo compreso tra il I secolo DC e l'invasione musulmana, l'unico indizio è rappresentato dal ritrovamento di una moneta romana del II secolo in contrada Suro. Le prime notizie sul nucleo abitato, risalgono al periodo della dominazione araba (X-XII secolo. È probabile che un primo insediamento si sia sviluppato intorno al IX secolo in seguito alla costruzione di un presidio musulmano che successivamente si sviluppò in funzione del controllo del territorio.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/abbazia-di-san-giorgio-15.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Di origine araba sono diversi toponimi di località del territorio e sono inoltre presenti alcune costruzioni dall'impianto tipicamente arabo. Nel 1059 giunsero con Roberto il Guiscardo i Normanni e il conte Ruggero d'Altavilla diede un nuovo assetto economico, sociale, giuridico e amministrativo alla Sicilia, che in questo periodo era caratterizzata dalla presenza di etnie diverse, facendo ricorso agli ordini monastici. A quest'epoca risale la nascita delle abbazie di Sant'Anastasia e di San Giorgio e la costruzione delle chiese di Sant'Elia, San Nicolò e Sant'Icono. Insieme a numerosi borghi e città della Val Demone, Gratteri, fu assoggettata prima al vescovado di Troina, poi alla diocesi di Messina.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il primo signore di Gratteri fu un certo Guglielmo, ricordato in un diploma della contessa Adelasia del 1112. Successivamente il feudo passò ai signori di Monforte fino al 1250, anno in cui le terre di Gratteri e Isnello vennero assegnate per volere di Manfredi, figlio di Federico II, alla chiesa metropolita di Palermo. Il feudo passò in epoca successiva alla famiglia Ventimiglia, che entrò in contrasto con il vescovo di Cefalù per il possesso del caricatoio di Roccella, a causa della sua importanza strategica ed economica. Confiscata da Carlo d'Angiò, Gratteri venne concessa durante la guerra dei Vespri a Guglielmo di Mosterio. Durante il periodo aragonese Gratteri ha assistito alle guerre tra le truppe del re Pietro II – che nel 1338 la concedeva insieme a Brucato e Collesano alla regia Curia – e l'esercito siciliano, guidato dai Ventimiglia. Questi ultimi, che in questa circostanza ottennero l'appoggio degli abitanti di Gratteri, si ripresero la baronia. Dal XV secolo in poi, a partire dal regno di Alfonso d'Aragona, in un mutato panorama socio-economico e politico, inizia la baronia di Gratteri dei Ventimiglia, che caratterizzerà per secoli la vita della comunità in tutti i suoi aspetti.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/la-grotta.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b><i class="fs14lh1-5">GROTTA GRATTARA:</i></b></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Uno dei posti più belli da visitare è l’incantevole grotta, denominata “Grattara”, il cui toponimo ha probabilmente contribuito a dare il nome al paese. Si trova alle falde del Pizzo di Pilo, ad oltre 1000 metri d’altitudine, da dove si gode un magnifico paesaggio. <span style="text-align: start;">Sì perchè questo posto così speciale e poco conosciuto, se non da appassionati di speleologia e dagli abitanti della zona, non è solo un luogo bellissimo dal punto di vista naturalistico, ma anche protagonista ancestrale delle tradizioni del territorio.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All'interno della grotta una scala di pietra costruita nei secoli dall’uomo consente di entrare nei suoi meandri, fino a una sorta di cratere scavato dall’incessante stillicidio dell’acqua. Nei suoi anfratti esterni, poco praticabili, talvolta inaccessibili, si possono notare esemplari di “Pistacia vera” (pistacchio selvatico), piccole elci e tanti di nidi di rondine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/bF_DhOex_rg">https://youtu.be/bF_DhOex_rg</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Jun 2022 05:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cittè da Visitare: AGRIGENTO]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000183"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fondata intorno al 580 a.C., Agrigento vanta un territorio in cui si insediarono i vari popoli che lasciarono traccia nell'isola. Già sede di popoli indigeni che mantenevano rapporti commerciali con egei e micenei, il territorio agrigentino vide sorgere la polis di Akragas (Ἀκράγας), fondata da geloi di origine rodio-cretese. Raggiunse il massimo splendore nel V secolo a.C., prima del declino avviato dal dominio cartaginese. Nel corso delle guerre puniche venne conquistata dai Romani, che latinizzarono il nome in Agrigentum. È nota come Città dei templi per la sua distesa di templi dorici dell'antica città greca posti nella cosiddetta </span><i class="fs8lh1-5"><b><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?parchi-archeologici-in-sicilia--la-valle-dei-templi---agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Valle dei Templi</a></span></span></b></i><span class="fs14lh1-5">, inserita, nel 1997, tra i patrimoni dell'umanità dall'UNESCO.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/agrigento1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma ad Agrigento non c’è solamente la </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?parchi-archeologici-in-sicilia--la-valle-dei-templi---agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Valle dei Templi</a></b></i><span class="fs14lh1-5">. La città ospita anche il famoso Museo Archeologico (contenente reperti di grandissimo valore) e la casa natale di Luigi Pirandello, oggi diventata un museo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se poi avete un po’ di tempo e volete rilassarvi, in questa meravigliosa città non mancano certo le spiagge, affacciate su acque cristalline e dai colori stupendi. Per un tuffo al mare vi consiglio di andare nella vicinissima Porto Empedocle. La meta preferita anche dalla gente del posto. Trovare delle spiagge davvero molto affascinanti, l’ideale per rilassarsi dopo la </span><i class="fs8lh1-5"><b><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?parchi-archeologici-in-sicilia--la-valle-dei-templi---agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Valle dei Templi</a></span></span></b></i><span class="fs14lh1-5">.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/agrigento2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Agrigento è una città dalla vocazione storica, architettonica e naturalistica. Si può visitare Agrigento in un solo giorno o si può scegliere di restare più giorni, scoprendola dalle diverse prospettive che offre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Conoscere il suo centro storico, i monumenti , le &nbsp;principali opere storico-artistiche, vedere e conoscere la sua </span><i class="fs8lh1-5"><b><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?parchi-archeologici-in-sicilia--la-valle-dei-templi---agrigento" target="_blank" class="imCssLink">Valle dei Templi</a></span></span></b></i><span class="fs14lh1-5"> in un giorno è praticamente impossibile.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/agrigento3.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Agrigento racchiude nel suo centro storico tante cose da vedere, camminare attraverso le strade e i vicoli è scoprire pezzi di storia ad ogni angolo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Prima di addentrarvi nel cuore del centro storico - consigliamo una rilassante passeggiata al Viale della Vittoria – centro città. Qui potete godere di un’incredibile vista panoramica di tutta la Valle con i templi incastonati sullo sfondo azzurro del Mediterraneo. Guardando verso occidente è possibile intravedere la Casa di Pirandello e più oltre Porto Empedocle. Qui, al tramonto, il cielo si infiamma in uno scenario di spettacolare bellezza. </span><span class="fs14lh1-5">Risalendo verso piazzale Aldo Moro, si incontra il santuario di San Calogero. Attraversata la zona alberata si raggiunge Porta di Ponte da dove ha inizio la Via Atenea, il salotto della città.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/agrigento4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Parallela a questa, sulla sinistra, corre la stretta e caratteristica via Pirandello, con la chiesa settecentesca di San Pietro con l'annesso spazio Tenemos per iniziative culturali. Poco più avanti si incontra la Basilica di San Francesco d'Assisi di stile barocco che ospita al suo interno opere del Gaggini e affreschi di Domenico Provenzani. Adiacente alla Chiesa, visibile dal cancello, si può vedere la facciata medievale del Conventino Chiaramontano. </span><span class="fs14lh1-5">Pochi scalini vi riportano sulla via Atenea.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Imboccando più oltre la via Celauro, si raggiunge la salita che conduce al magnifico Monastero di Santo Spirito.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Percorsa la via Foderà si arriva in piazza Purgatorio. Qui si trovano, l'una di fianco all'altra, l'omonima chiesa, detta anche di San Lorenzo, e la chiesa di Santa Rosalia, entrambe erette nel XVII sec. Nella prima, dalla facciata in stile barocco, il grande portale e le belle colonne tortili, sono custodite vari capolavori di Giacomo Serpotta e della scuola del Gaggini.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/agrigento6b.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Continuando per la via Atenea, dopo piazza Gallo a fianco della settecentesca chiesa di San Giuseppe, si può ammirare l'ex convento dei Padri Filippini, adibito oggi a pinacoteca-museo. Proseguendo si raggiunge piazza Pirandello sulla quale si affacciano il Palazzo Municipale e la Basilica di San Domenico. Nell'atrio del Palazzo Municipale si trova l'ingresso ed il foyer del Teatro Pirandello.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Poco più avanti si raggiunge Piazza Sinatra dove sul lato destro è possibile ammirare come da un grande “balcone” un panorama unico dove è visibile da Est a Ovest la costa agrigentina.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/agrigento5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Risalendo in piazza San Giuseppe, sulla destra della chiesa s'inerpica la via Ba- Bac, percorrendola per un breve, si raggiuge Piazza Lena, qui si ammirano dei blocchi di pietra calcarea artisticamente posizionati e disegnati con tema greco dall'artista italo-argentino Silvio Benedicto Benedetto. Prosesguendo per via Matteotti è possibile raggiungere la caratteristica e affascinante chiesa medievale di Santa Maria dei Greci. Eretta sui resti ancora visibili di un tempio greco, dal piccolo cortile d'ingresso è possibile raggiungere, attraversando un corridoio sotterraneo, i resti del tempio.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Percorsa la salita S. Alfonso si giunge in Via Duomo. A pochi metri sulla destra si vede l'antica chiesa dell'Itria di cui oggi rimane solo il pregevole prospetto. Al civico 86 è ubicata la Biblioteca Lucchesiana.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Più avanti trovate il Palazzo Vescovile, qui si consiglia di non perdere di visitare il Museo Diocesano allestito all'interno del palazzo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/agrigento7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Siete ora sul punto più elevato della collina da dove la mole della Cattedrale domina la città dall'alto di due imponenti scalinate di accesso. Purtroppo non è visitabile a causa di gravi problemi di stabilità, causati dallo smottamento del costone. Ripercorrendo in senso opposto la via Duomo si raggiunge nuovamente la via Atenea.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/13RBJwFqej8">https://youtu.be/13RBJwFqej8</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 18 Jun 2022 05:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Castroreale - Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000173"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il <strong><b>borgo di Castroreale</b></strong>, in provincia di Messina, è un prezioso scrigno di tesori. Qui vi è un perfetto equilibrio tra un contesto naturalistico pregevole e un notevole assetto urbano. Il paesaggio, infatti, accoglie la vista delle Eolie con i rilievi dei Peloritani e, più giù, dei Nebrodi, con pendii e crinali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castroreale1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le testimonianze del passato sono ben visibili, perché custodite con cura. Il nome deriva dal </span><span class="fs14lh1-5">latino</span><span class="fs14lh1-5"> Castrum Ragale, cioè “castello del re”. Federico II d’Aragona, per premiare la fedeltà della città nel corso della guerra contro gli angioini, ordinò nel 1324 la costruzione ex novo del castello. Concesse, inoltre, il privilegio di città demaniale ed esenzioni fiscali a coloro che avessero stabilità la loro dimora all’ombra del fortilizio ricostruito. Da quel momento, il borgo assunse il nome di Castro e poi di Castroreale.</span><span class="fs8lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">Incastonato tra i monti Peloritani della fascia tirrenica della provincia di Messina, il borgo medievale di Castroreale è un luogo che mantiene ancora intatti il fascino e l’aurea di un tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E’ come se in questo paese, che sorge sul colle Torace, tutto si fosse fermato ad un’epoca lontana. Le stradine, strette e ripide, sono caratterizzate da una pavimentazione in pietra che nel dialetto locale è conosciuta come <i>j</i><i>acatu</i>, mentre un pacato silenzio sembra avvolgere ogni cosa.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castroreale2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il territorio di Castroreale è denso di storia e leggende avvincenti. Una di queste narra che una primitiva versione di Castroreale fu fondata da un re proveniente dal Medio Oriente, Artenomo, il quale costruì nella zona dove oggi sorge l’attuale borgo una città dedicata alla figlia, Artemisia. Il nucleo divenne poi un insediamento dal nome Kastros, per volere dello sposo della stessa Artemisia, Castroreo: nome poi declinato in Crastina e in seguito Cristina.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castroreale5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Castroreale offre in ogni suo angolo una sintesi di arte e natura. Se si distoglie lo sguardo dai monumenti, questo corre subito agli splendidi panorami circostanti, come quello su Capo Milazzo e le isole Eolie che si ammira dal belvedere di piazza delle Aquile lungo il fianco orientale del duomo. Su questo stesso fianco, una lapide del 1693 sormontata da tre aquile di marmo ricorda i privilegi concessi a Castroreale da Filippo IV di Spagna. Il portale che si apre lì accanto è di gusto tardo manieristico siciliano, così come lo è l’altro elegante portale marmoreo che si apre su piazza Duomo. All’interno la chiesa, eretta nel primo trentennio del Seicento e dedicata all’Assunta, è ricca di opere d’arte. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castroreale3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’impianto a croce latina è scandito da sedici colonne monolitiche in pietra coronate da capitelli compositi. Tra le opere che risaltano subito agli occhi vi sono l’elegante statua marmorea di Santa Caterina (1534) di Antonello Gagini, autore anche di un’acquasantiera (1530) e della scultura di Santa Maria di Gesù (1501); le altre acquasantiere sono di Sebastiano Ferrara (1625). Secenteschi sono l’altare in legno indorato della cappella del Sacramento, il fonte battesimale (1625), il pergamo (1648), la cantoria (1612) e il coro in legno di noce intagliato, mentre l’altare maggiore è del 1717. Notevoli sono anche il polittico della Natività di Giovan Filippo Criscuolo (1550) e quello della Madonna in trono tra i Santi di un artista messinese del Cinquecento noto come Maestro del Polittico di Castroreale. A destra del Duomo si trova la cinquecentesca torre campanaria a sezione quadrata contenente un orologio funzionante.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castroreale4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Percorrendo il corso Umberto I si arriva alla chiesa della Candelora, risalente alla fine del secolo XIV, che probabilmente era la cappella del castello di Federico II d’Aragona. Il portalino di tipo durazzesco e la cupoletta in stile arabo sono le sopravvivenze originarie della chiesa. Al suo interno si ammira la grandiosa tribuna di legno, riccamente intagliata e indorata d’oro zecchino, dell’altare maggiore, magnifica espressione dell’artigianato artistico messinese in epoca barocca. Dalla vicina torre di Federico II d’Aragona, l’unico avanzo del castello fatto costruire nel 1324 da Federico II d’Aragona, si gode di un bel panorama.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ripercorrendo in discesa la salita Federico II d’Aragona che porta al castello, e svoltando per via Farini, si arriva al palazzo Peculio, sede del Comune, eretto nel 1924 sull’area dell’antico Peculio Frumentario che serviva da deposito per le derrate alimentari. Su piazza Peculio si affacciano anche il monte di Pietà, fondato nel 1581 dalla confraternita di San Leone con finalità assistenziali, e la fiancata meridionale della chiesa del Santissimo Salvatore, eretta verso la fine del Quattrocento nel cuore della Giudecca, il quartiere ebraico, e successivamente ingrandita e ornata di stucchi barocchi. La chiesa – oggi utilizzata come Auditorium – presenta un portale di gusto gotico quattrocentesco a cui si accede da una scalinata barocca, e custodisce un altare marmoreo del messinese Antonino Amato. Nella piazzetta Moschita è visibile un arco appartenente alla sinagoga costruita nel 1485. In questa zona ai piedi del castello gli ebrei godevano di una posizione di prestigio fino alla loro cacciata nel 1492, in seguito all’editto di Ferdinando il Cattolico.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castroreale_pinacoteca.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nei pressi sono da visitare la pinacoteca di Santa Maria degli Angeli, che espone un cinquecentesco trittico di scuola fiamminga, e il museo Civico con il monumento funebre di Geronimo Rosso realizzato da Antonello Gagini. La chiesa di San Filippo Neri (1630 circa), con l’annesso Oratorio dei Padri Filippini, oggi sede del Museo Civico, racchiude la statua lignea della Madonna del Rosario (XVIII secolo) e un notevole Crocifisso in mistura del XV secolo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nella parte bassa della via G. Siracusa ci si sofferma sul complesso costituito da due chiese: la chiesa di Santa Marina, costruita nel periodo normanno-svevo, unisce elementi di gusto romanico locale con decorazioni barocche e ingloba strutture appartenenti al sistema di fortificazione aragonese, come la torre nella quale è stata inserita la cappella di San Lorenzo. L’adiacente chiesa di Sant’Agata attestata già nei primi anni del secolo XV, e ampiamente rimaneggiata nel 1857, custodisce, oltre alla devozionale immagine seicentesca del Cristo Lungo, una splendida Annunciazione di Antonello Gagini (1519), una Sant’Agata del Montorsoli (1554), una Madonna del fiorentino Michelangelo Naccherino (1601).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Porta Raineri, situata nel quartiere Valle, è l’antica porta attraverso la quale si accedeva da nord alla città murata. Risalente all’inizio del secolo XIV, è stata ricostruita nei primi dell’Ottocento.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A sud del paese la chiesa di Gesù e Maria ha origini trecentesche ed era probabilmente l’antica chiesa Madre. Ad essa si accede tramite una doppia scalinata in pietra. Giunti nell’atrio si può ammirare il panorama che ingloba il quartiere Mannese. All’interno si apprezzano il pavimento originario in ceramica e l’altare ligneo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/RdscSZMIVto">https://youtu.be/RdscSZMIVto</a>]]></description>
			<pubDate>Mon, 06 Jun 2022 05:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Buccheri l'Arcadia di Sicilia (Siracusa)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000170"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Buccheri sorge sulle pendici settentrionali del Monte Lauro a 820 metri s.l.m. e le parti abitate più alte del paese ricadono nel centro storico del Castello, proprio al di sotto del Monte Castello. &nbsp;</span><span class="fs14lh1-5">La World Food Travel Association ha assegnato al Comune di Buccheri, il premio come Migliore Destinazione Culinaria del Mondo. Il riconoscimento è arrivato nell’ambito dei FoodTrekking Awards 2021. Sul tetto del mondo, dunque, c’è questo bellissimo borgo siciliano. </span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/buccheri1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo studi filologici, il nome deriva dall'arabo Bukir, che significa allevamento di buoi. Alcuni fanno risalire l’origine del suo toponimo alla combinazione dei nomi greci Bous ed Hera, cioè a dire “i buoi della dea Era”, altri a buquerium che significa “pascolo comune”: l’etimo comunque suggerisce la vocazione territoriale dei luoghi che, fin dall’antichità, furono terre di pascolo di grandi armenti e di ricchi allevamenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/buccheri2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Conserva tracce di un’antica civiltà agropastorale, così come l’architettura rurale con i tipici capanni pastorali. In una poetica descrizione storica del secolo XVIII (V. Amico) si legge che Buccheri “occupa i faticosi colli detti dell’Alloro, reputati i più alti di tutta la regione; sono accessibili cessando il verno, e da quivi una amenissima ed ampia pittura si scorge, da una parte del monte Etna sino alle basse radici, dall’altra dalla spiaggia meridionale ed orientale sino al promontorio Pachino”. Si comprende, dunque, come la strategica posizione occupata, che permetteva di dominare una vastissima area, sia stata da sempre determinante per l’insediamento in questo territorio di Siculi, Romani, Bizantini e Arabi. Furono probabilmente i Greci a stanziarsi per primi sulla sommità del colle Tereo, che di per sé costituiva un sicuro punto di osservazione e di protezione da assalti nemici. La costruzione del primo fortilizio è attribuita agli Arabi che, a difesa dei territori colonizzati, rinforzarono con una muraglia la naturale roccaforte del colle, mentre ai Normanni si attribuisce la successiva trasformazione in un munito castello: fonti storiche (T. Fazello) lo descrivono come “la più formidabile fortezza del Val di Noto”. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-di-buccheri2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È la sua stessa posizione a raccontare il ruolo che dovette svolgere negli anni del suo maggiore utilizzo: il castello, infatti, controllava il sottostante e importante crocevia delle vie di comunicazione Noto-Buccheri-Vizzini e Lentini-Buccheri ed era posto sull’antica strada che collegava il Val di Noto con il Val di Mazara. Ed è a ridosso delle mura del castello, lungo il pendio esposto a Mezzogiorno, che s’insediarono in età medievale i primi abitanti e si sviluppò il primo nucleo del borgo, con le tipiche abitazioni terranee in pietra lavica. Queste vennero progressivamente abbandonate dopo i terremoti del 1542 e del 1693, mentre le nuove costruzioni si espansero fino alla vallata sottostante dove, nel corso del 1700 per superare il problema rappresentato dalle acque del torrente Canali che la attraversavano, fu costruito un ponte a dammusi lungo 28 metri.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/buccheriolive.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Produzioni tipiche</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel territorio di Buccheri è prodotto l’olio extravergine d’oliva dei “Monti Iblei” che ha ottenuto il riconoscimento DOP con la menzione geografica “Monte Lauro”. Oltre la pregiata varietà d’olive “Tonda Iblea”, da cui si produce il summenzionato olio, molto apprezzati sono anche i salumi di maiale e cinghiale, prodotti con carne di allevamenti locali, così come le ricotte e i formaggi. Sono degni di menzione, infine, per la loro qualità, i molti prodotti dei boschi circostanti come i profumatissimi funghi, le nocciole, i pinoli e le castagne.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/panecupipi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gastronomia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dappertutto è possibile gustare, oltre ai piatti tipici della cucina siciliana, i maccaruneddi (pasta di casa al sugo di maiale o cinghiale con ricotta, le olive fritte, u pani copipi (pane di casa condito con estratto di pomodoro, peperoncino rosso e olio d’oliva), e le carni locali arrostite alla brace.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/pietralavica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Artigianato</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Buccheri un tempo era la patria degli scalpellini, mentre oggi sono rimasti in pochissimi a praticare l’arte di intagliare la pietra lavica di cui è ricco il territorio. Con la resistentissima pietra che si estraeva dalle cave del tavolato vulcanico del monte Lauro si riforniva gran parte della Sicilia e i maestri intagliatori realizzavano qualsiasi elemento architettonico come architravi, cantonali, bugnati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div><a href="https://youtu.be/0co7idOpDBM">https://youtu.be/0co7idOpDBM</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 04 Jun 2022 05:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Meraviglie di Sicilia: GROTTA MANGIAPANE (Custonaci)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000017B"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5">Questo posto fermo nel tempo, &nbsp;lè uno dei posti che non possono mancare nel vostro tour alla scoperta della Sicilia. </span><span class="fs14lh1-5">In località Scurati, piccola frazione di </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--custonaci--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Custonaci </a></i></b><span class="fs14lh1-5">(in provincia di Trapani), si trova un piccolo borgo siciliano davvero particolare, </span><span class="fs14lh1-5">una bellezza nel paesaggio circostante da lasciare a bocca aperta. Il mare pulito e cristallino, dalle mille sfumature di turchese, circondato da una natura incontaminata, gli fa da cornice</span><span class="fs14lh1-5">. Stiamo parlando della Grotta Mangiapane, una tra le più grandi della Sicilia, che prende il nome dalla famiglia che vi abitò a partire dal 1819. La grotta fa parte di un preistorico sistema di insediamenti che conta un totale di nove grotte, alcune comprese all’interno della Riserva Naturale del Monte Cofano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Grotta-Mangiapane-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alta circa 70 metri e profonda 50 metri, la Grotta Mangiapane è un antico insediamento preistorico abitato dall’uomo sin dal Paleolitico Superiore, come hanno dimostrato i numerosi reperti rinvenuti al suo interno. Grazie ad un’attività di scavi archeologici iniziata nel 1870 dal marchese Guido dalla Rosa, sono stati riportati alla luce denti e ossa di animali, selci e pitture rupestri. Oggi, è possibile osservare alcuni di questi reperti al museo Pepoli di Trapani, mentre tutti gli altri sono suddivisi tra il Museo “A. Salinas” di Palermo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Soprannominata anche Grotta degli Uffizi, al suo interno ospita un piccolo borgo composto da poche case mimetizzate con i colori della terra, abitate dal 1819 fino agli anni ’50 e appartenenti alla famiglia Mangiapane. Qui si trovava tutto ciò che serviva per condurre una vita essenziale, fatta di sussistenza e amore per la terra, lontano dalla civiltà e dal caos della città. Oltre alle abitazioni si trovavano stalle per animali, una piccola cappella, botteghe e persino un forno a legna. Il tutto circondato da un panorama meraviglioso, che spazia dal Monte Cofano all’azzurro del mare del Golfo di Erice.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’inizio il piccolo borgo era abitato da quattro nuclei famigliari, che vi dimorarono per 150 anni, vivendo di pastorizia e agricoltura. Dopo la Seconda Guerra Mondiale quasi tutti gli abitanti del villaggio emigrarono, abbandonandolo. Rimase solamente la famiglia di Rosario, la quale trasformò il villaggio in una stalla.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Grotta-Mangiapane-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nell’Ottocento questo splendido angolo di vita fu trasformato in borgo e abitato fino agli anni ’50 dalla famiglia Mangiapane da cui ha preso il nome. La grotta fu adeguata alle esigenze della vita quotidiana di quegli anni, pertanto furono costruite, al suo interno, delle case, un forno, un mulino, una stalla per gli animali, e una cappella. Tutto quanto fosse funzionale alle attività di una vita rurale. Un patrimonio di testimonianze che sono ancora presenti ai nostri giorni e che gli abitanti di Custonaci si impegnano a curare e a custodire come se facesse parte della loro vita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella grotta tutto è rimasto intatto, come se i suoi abitanti, più di un secolo fa, si fossero allontanati all’improvviso, per ritornare, facendo giungere fino a noi i loro effetti personali e gli attrezzi del loro lavoro quotidiano. Ciò che era più significativo, all’interno del complesso preistorico, dal punto di vista archeologico, storico e antropologico, fu trasferito al museo Pepoli di Trapani. Alcuni reperti si trovano addirittura esposti a Parigi. Arrivando in questo territorio, oltre a immergersi nella cultura, nella tradizione e nella storia, si resta immersi e affascinati da ciò che circonda questo sito preistorico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Grotta-Mangiapane-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La riserva naturale protetta, che fa da cornice alla Grotta, dove primeggiano le palme nane, la disa e il frassino, dove volano indisturbati il gheppio e il falco in un cielo terso e turchino, dove le baie e le insenature di sabbia e di scogli regalano tramonti da sogno e dove si specchia il Monte Cofano. Un angolo di paradiso dove si intrecciano passeggiate e itinerari con percorsi ben definiti, in mezzo alla natura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/monte-erice-grottamangiapane.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E come se non bastasse tanta bellezza, di fronte si staglia monte </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?erice" target="_blank" class="imCssLink">Erice, con il suo borgo medievale</a></i></b><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?erice" target="_blank" class="imCssLink">,</a> famoso in tutto il mondo, sia per la sua storia, per le sue stradine, cortili e chiese, ma anche per le sue arti, ceramica e tappeti e non ultima l’arte dolciaria, mantenuta intatta nel tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><a href="https://youtu.be/OKJ87v0q-qA">https://youtu.be/OKJ87v0q-qA</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Jun 2022 06:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Sicilia Medievali: Caccamo - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000017F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Caccamo è un piccolo borgo siciliano della provincia di Palermo. Situato ai piedi del monte Eurako, si erge dominante su di una collina a 520 metri sul livello del mare nel tratto inferiore della valle del fiume San Leonardo, oggi Lago Rosamarina. Ricca di monumenti, chiese ed opere d’arte, la cittadina può degnamente essere considerata città d’arte e di cultura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/caccamo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Ci troviamo nell’area nord Occidentale della Sicilia , e come abbiamo detto Caccamo sorge ai piedi del monte Eurako o San Calogero, su una collina a 520 metri sul livello del mare nel tratto inferiore della valle del fiume San Leonardo. Più la leggenda che la storia vuole che la città sia stata fondata intorno al IV – V secolo a.c. ad opera dei Cartaginesi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ma Caccamo è anche città d’arte , le chiese ne sono testimonianza , come da tradizione culturale e monumentale della Sicilia, nel patrimonio chiesastico si celano tesori d’arte , artisti e architetti che testimoniarono &nbsp;la propria abilità dando lustro ai luoghi con le loro arti . </span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">La storia di Caccamo è ricca di profonda umanità, saldamente legata ai valori del lavoro e della religiosità. le numerose chiese esistenti nel suo territorio, alcune delle quali si impongono all’attenzione per l’importanza architettonica e artistica.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5">Pertanto è imprescindibile la visita di alcune delle chiese di maggiore significatività architettonica e artistica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cccamo3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Chiesa dell'Annunziata</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Di origine Medievale, presenta stili architettonici diversi, perché costruita a più </span><span class="fs14lh1-5">riprese. Notizie certe risalgo al tempo dei Cabrera. Il prospetto presenta visibile segni barocchi e mostra, ai lati, due torri campanarie di diversa epoca. La più antica è una torre avanzata del castello, l’altra nasce per motivi ornamentali.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Caccamo_-_Santissima_Annunziata.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’interno è a croce latina, diviso in tre navate e sormontato da una cupola </span><span class="fs14lh1-5">ottagonale del 1762. Sopra l’altare dell’abside, maggiore trionfa l’Annunciazione di Maria, preziosa tela di Guglielmo Borremans. E poi, stucchi del Serpotta e del Sanseverino, medaglioni in gesso di Filippo Sgarlata, affreschi di Gianbecchina, ori e arredi sacri, a ricordare l’arte che non muore</span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Duomo di San Giorgio Martire</b></span></div></div><div><div><span class="fs14lh1-5">È dedicata a San Giorgio Martire. Parrocchia primaria, è di chiara origine normanna. Ampliata dai Cabrera, nel 1477, riceve in dono dai Prades unfonte battesimale. Nel 1614 la costruzione si arricchisce di un tempio più grande, opera dell’architetto termitano Vincenzo La Barbera.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Caccamo-duomo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Solenne, nella piazza, a destra della torre campanaria, il palazzo dell’ex Monte della Prestanza (sec. XVII), fra due chiese, dello stesso, attaccate e di uguale epoca barocca, l’Oratorio della Compagnia del SS. Sacramento e la Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio. Immediatamente avanzate, sul bastione prospicente la piazza, le statue in pietra dei santi compatroni, Rosalia, Teotista, Nicasio e il Beato Giovani Liccio. Il prospetto si apre, così, il mediano si fregia di un medaglione marmoreo di Gaspare Guercio, riproducente San Giorgio a cavallo. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ai lati del primo cornicione le statue dei santi Pietro e Paolo di Giuseppe Ponti (1682). L’interno, diviso in tre navate, a croce latina, racchiude tesori inestimabili di pittori fiamminghi, quali Gesù con la Veronicadi Simone de Wobreck (sec. XVI) e i Cinque Sensi di Jan Houbracken (sec.XVII). &nbsp;Conserva paramenti sacri del Seicento e Settecento, nonché preziose oreficeria del XV al XIX secolo e Mattia Stomer.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/caccpiazzauomo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La piazza del Duomo è circondata da altri splendidi monumenti barocchi, &nbsp;la chiesa dell’Oratorio, il palazzo del Monte di Pietà , la chiesa delle anime sante del Purgatorio. Questo complesso monumentale costituisce uno dei più eleganti ambienti architettonici di Caccamo, scenario suggestivo utilizzato come cornice ad importanti spettacoli all’aperto e manifestazioni culturali.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/Nwxif0ulVGc">https://youtu.be/Nwxif0ulVGc</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 31 May 2022 06:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[ARCIPELAGO EOLIANO: Isola di SALINA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000011A"><div class="imTAJustify"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Salina rappresenta una delle più importanti destinazioni turistiche delle Isole Eolie, e della Sicilia più in generale. Da tempo selezionata quale isola preferita da famiglie e vacanzieri di lungo soggiorno, negli anni recenti l'Isola di Salina e' diventata apprezzata meta turistica di giovani viaggiatori che trovano il giusto equilibrio tra mondanita' e natura, relax e vita notturna, sempre circondati da un mare cristallino. L'Isola di Salina si fregia anche, da alcuni anni, delle Cinque Vele di Legambiente, assegnate a quelle località turistiche che meglio sono riuscite coniugare l'offerta turistica con il rispetto dell'ambiente.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/salina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Salina ha in serbo tante sorprese, tanti doni. Il senso di serenità e bellezza, che ispira quest'isola, ha affascinato profondamente anche Massimo Troisi che qui ha girato Il Postino, suo ultimo film. Lo scalo principale per le navi e gli aliscafi è il Porto di Santa Marina, dove vi è anche un porticciolo turistico. Sull'altro versante si fa scalo a Rinella. Un buon servizio di autobus collega i centri abitati e si può contare su di essi fino a tarda sera.</span></div><span class="fs16lh1-5"><br></span><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/vita-notturnasalina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Non mondanità e luci di riflettori che si accendono solo quindici giorni l'anno ad uso e consumo di frettolosi turisti, ma isola viva che coltiva ancora i suoi campi e incrementa la produzione della malvasia. Nel mondo questo "nettare degli dei" è conosciuto come " Malvasia di Lipari" e viene sì prodotto nelle isole Lipari, ma principalmente a Malfa di Salina. I capperi sono un simbolo per le Eolie ma solo qui vi sono vaste coltivazioni. Isola viva che ha saputo promuovere e far istituire la riserva naturale che protegge due vulcani spenti e ammantati di una fitta vegetazione: Fossa delle Felci e Monte Porri.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/salinamonti.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">I Greci la chiamavano Didyme (gemelli) per la presenza di questi particolari rilievi vulcanici, separati dall'altopiano di Valdichiesa, che contraddistinguono l'isola. L'attuale nome deriva, invece, dalla salina, oggi laghetto salmastro, che si protende vicino alla costa verso Lipari. Il sale, qui prodotto, era indispensabile e veniva utilizzato per conservare il pesce e i capperi. Questa è l'unica tra le Eolie a non dipendere dal Comune di Lipari, ma ha un'altra peculiarità: su di essa insistono ben tre comuni:Santa Marina, Malfa e Leni</span><span class="fs16lh1-5">. Tre pinacoteche e tre musei, in un'isola così piccola, sorprendono solo chi non conosce la storia e le vicende di Salina. L'intraprendenza e la laboriosità hanno sempre contraddistinto i suoi abitanti, tanto è vero che a fine '800 la sua flotta mercantile contava 150 velieri.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/portosalina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">Lo scalo principale dell’isola, come abbia detto, è quello di Santa Marina dove si trova anche un porto turistico, sul versante sud-ovest vi è invece lo scalo di Rinella. L’intera isola è collegata da comode strade rotabili, che si attorcigliano lungo le pendici dei monti, attraversando colate laviche dalle sorprendenti forme. Il miglior modo per visitare l’isola è sicuramente quello di noleggiare uno scooter o un automobile, in ogni caso nel periodo estivo un efficiente servizio di autobus si protrae fino a tarda sera.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs16lh1-5">Santa Marina Salina</b></div><div><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/santamariadisalina.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs16lh1-5">Il comune di Santa Marina si erge alle pendici della Fossa delle Felci, dove è visibile un enorme cratere ricoperto da una vegetazione arbustiva composta principalmente da felci. Appena giunti a Santa Marina è possibile ammirare la meravigliosa chiesa settecentesca con i suoi caratteristici campanili. Questa zona è il punto più movimentato di tutta l’Isola perché è ricca di negozietti e di locali che di sera si affollano per il divertimento notturno. Nella parte occidentale del paese, a 100 metri circa dalla circonvallazione di Santa Marina, in località Serro dell’Acqua, è possibile percorrere un sentiero che conduce, attraverso una vegetazione di ulivi e alberi da frutto, alle grotte saracene, scavate nel tufo e nascoste da una fitta vegetazione, utilizzate come rifugio per sfuggire alle atroci barbarie commesse dai saraceni intorno al 650 d.C. .</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Le grotte, affascinanti per la loro struttura morfologica, sono composte da diversi ambienti comunicanti dentro i quali sono, ancor oggi, visibili le incisioni a croce e i numerosi segni votivi.<br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs16lh1-5">Lingua</b></div><div><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/salinalingua.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs16lh1-5">Percorrendo la strada in direzione sud, a circa 2 km, si giunge a Lingua, un piccolo borgo di pescatori particolarissimo per la sua spiaggia di ciottoli che si riflette in un mare limpidissimo. Lago e faro di Lingua SalinaLungo il tragitto soffermatevi ad ammirare, in località Vallone Zappini, il ponte in pietra settecentesco facente parte dell’antica strada.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Lingua si estende lungo la costa nord-orientale dell’isola. Una terrazza sul mare conduce, attraverso locali noti per l’ottimo cibo, ad un laghetto di acqua salmastra separato dal mare da una sottile striscia di terra che fu sede delle saline da cui l’isola prese il nome. Sono ancora visibili alcune vasche risalenti al periodo greco del III sec a.C. </span><span class="fs16lh1-5">Il posto, capeggiato da un pittoresco faro, è riserva naturale e rappresenta un luogo ideale per gli appassionati di bird watching che, durante i periodi di migrazione, possono ammirare suggestivi spettacoli.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Da Santa Marina, dalla frazione Lingua e da Val di Chiesa, per gli appassionati di trekking, in 2/3 ore è possibile raggiungere la Fossa delle Felci, un vecchio cratere vulcanico dal quale si possono ammirare tutte le altre isole e persino l’Etna.<br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div> </div><div><b class="fs16lh1-5">Malfa</b></div><div><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/malfasalina.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs16lh1-5">Il grazioso borgo di Malfa, il cui nome deriva, probabilmente, da amalfitani emigrati nel XII sec., è situato nella costa settentrionale dell’isola, nel vallone tra Monte Rivi e &nbsp;Monte Porri.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Le abitazioni, dal caratteristico colore bianco, sono sparpagliate lungo un ripido pendio che scivola verso il mare. Nel paesino si trovano una piccola spiaggia di ciottoli con massi lavici e un piccolo porto detto Scario Galera, parzialmente riparato ed agibile a imbarcazioni di poco pescaggio. Nella piazza principale si trova la chiesa di Sant’Anna, risalente al Settecento, il suo interno ospita</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Chiesa di Malfa Salina numerosi dipinti e sculture: la Natività della Vergine del 1742, la Madonna del Rosario del XIX sec., la Madonna della Guardia del XX sec., la scultura in legno raffigurante il Sacro Cuore del 1925, la scultura di Sant’Anna con Vergine e Bambino del XX sec e un’ultima scultura con l’effige di San Giuseppe con Gesù.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La zona adiacente è ricca di locali e negozietti, il pavimento dello piazza è decorato da una rosa dei venti che allude al legame tra queste isole e i venti che le padroneggiano.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs16lh1-5">Pollara</b></div><div><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/salinapollara.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs16lh1-5">La frazione di Pollara sorge sui resti di un antico cratere parzialmente sprofondato, lasciando come testimonianza della sua esistenza un faraglione che dal mare, come un imponente “guardiano”, custodisce segreti millenari. Il paese sorge attorno alla chiesa patronale di Sant’Onofrio, edificata nel 1853, dove è custodita la statua dell’Immacolata di Sant’Onofrio, alcuni dipinti offerti alla Madonna e il pavimento originario. </span><span class="fs16lh1-5">Quando si parla di Pollara non si può fare a meno di collegarla a Massimo Troisi, il quale, innamoratosi dei luoghi, decise di ambientare qui le scene più suggestive del suo ultimo film, Il Postino, che diede notevole risonanza agli straordinari paesaggi di Salina.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La spiaggia di Pollara, situata sotto una ripida scogliera a forma di anfiteatro a strapiombo sul mare, è uno dei luoghi più affascinanti di tutte le Eolie; a nord vi è la baia “Balate” chiusa dal Perciato, un promontorio dove sono visibili magazzini e rifugi scavati nel tufo. All’insenatura si accede tramite una ripida scalinata che attraversa la casa del Postino, in cui fu ambientato l’omonimo film.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Da questa spiaggia è possibile ammirare lo spettacolare tramonto riconosciuto tra i più belli al mondo. &nbsp;Il sole è di un meraviglioso rosso intenso e fa da sfondo alle spettacolari attrattive naturali, basti pensare al faraglione, all’arco in primo piano e alle bellissime isole Alicudi e Filicudi in secondo piano.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs16lh1-5">Leni </b></div><div><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/salinarinella.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div><span class="fs16lh1-5">Il comune di Leni, denominato Lenoi dai greci per i contenitori in cui veniva pigiata l’uva, è posto tra le due montagne e comprende le frazioni di Rinella e Val di Chiesa, dove è sito il Santuario della Madonna del Terzito.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Questo santuario nacque sui resti di un modesto edificio sacro realizzato da un eremita che vi collocò un’immagine raffigurante la Vergine Maria. Nel 1962 un contadino rinvenne il vecchio dipinto della Madonna tra le rovine del vecchio edificio e sulle stesse venne edificata una chiesa. Nella metà del XIX sec. il santuario subì un primo restauro, oggi rappresenta la terza chiesa dell’arcipelago e al suo interno vi è una tela settecentesca con l’effige della Madonna nell’atto di proteggere le isole e una statua in legno raffigurante la Madonna con la stessa iconografia dell’antico quadro rinvenuto. Molto più recenti sono le modifiche esterne che hanno portato alla creazione di due campanili ai lati della statua della Madonna e all’ampliamento della navata centrale. </span><span class="fs16lh1-5">Il piccolo borgo di pescatori di Rinella si erge lungo una ripida vallata che conduce direttamente al mare. Suggestivo, unico e pieno di fascino, questo luogo rappresenta uno dei luoghi più caratteristici dell’intera isola, dove è possibile visitare una meravigliosa spiaggia di sabbia nera a forma di mezzaluna, sormontata da grotte scavate nella roccia che servivano da ricovero per le barche.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">I fondali, bassi e sabbiosi, sono un paradiso per gli appassionati di snorkeling che, oltre alla flora e alla fauna marina, possono osservare l’attività vulcanica consistente in fenomeni chiamati sconcassi che si manifestano con l’emanazione di gas e vapori dal fondale. Nel paesino si trova il secondo porto dell’isola e un piccolo campo boe per diportisti.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Gaurda il Bellissimo Video su Salina</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/Jc5vZAKKgTA">https://youtu.be/Jc5vZAKKgTA</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 24 May 2022 05:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerario Aspra-Mongerbino (Pa)]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000011"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Affacciandosi sul golfo di Palermo si protrae un ponte immaginario che congiunge monte Pellegrino a monte Catalfano nel comprensorio di Bagheria. Da qui sia all'alba che al tramonto è possibile ammirare navi da crociera in arrivo e partenza ma soprattutto splendide aurore e rossi calar del sole. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/1535450478808.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Partendo da Aspra, piccola frazione marinara di Bagheria dedita da sempre alla pesca, ci si immette in quella che secondo la toponomastica prende il nome di via F.Perez . Da qui comincia un susseguirsi di scorci da cartolina dalle alte scogliere che tanto ricordano paesaggi nordici. Pareti a strapiombo che gli avventori affrontano grazie a lunghe scale a strapiombo sul mare e che offrono spettacolari paesaggi. La sfrenata corsa all'edificazione dei decenni passati ha visto nascere in questo tratto di costa moltissime delle ville che ormai fanno parte dell'arredo paesaggistico. Una delle ville che negli anni fece scalpore fu quella che avrebbe dovuto dominare la suggestiva baia dell'Arco Azzurro, famosa per essere stata negli anni Settanta la location di uno dei tanti spot pubblicitari dei Baci Perugina. Oggi dove un tempo doveva sorgere una villa abusiva, grazie all'intervento delle istituzioni, rimane solo il basamento dell'antica costruzione divenuta ormai una terrazza con vista sul famoso arco, sul mare e sulla natura. L'arco azzurro facendo parte di un'area residenziale e quindi privata può essere visitato soltanto in alcuni orari prestabiliti durante l'estate mentre in inverno si può prenotare per una visita anche di gruppo. L’Arco Azzurro inoltre può essere ammirato anche dal mare se provvisti di imbarcazione. Lo spettacolo è assicurato!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Quella che ad una prima occhiata sembra una lunga strada costiera nasconde parecchi gioielli, tra questi è da menzionare un antico fortino della seconda guerra mondiale, o meglio una torre di avvistamento rimasta lì intatta, perfettamente mimetizzata sul fianco della montagna. Una vera chicca solo per veri appassionati e cacciatori di percorsi non battuti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/1535450707886.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">La strada fiancheggia Bagheria e senza attraversarla prosegue tortuosa, immersa in un paesaggio lussureggiante che, se si è alla guida, quasi obbliga alla distrazione per ammirarne ogni anfratto. </span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/1535450367115.jpg"  title="" alt=""/></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Il fianco di Monte Catalfano domina da un lato e offre svariati accessi al percorso montano facente parte dell'area naturalistica protetta. A tal proposito tutte le diverse vie d'accesso alla montagna portano in cima alla montagna dalla quale oltre a una spettacolare veduta del golfo di Palermo a ovest e del faro ancora attivo di Porticello a est, ben nascosto dal cosiddetto cappello di Napoleone per la sua particolare forma (punta di capo Zafferano), si trova un'area attrezzata per il pranzo all'aperto (solo pranzo a sacco), un'area bimbi e cani.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Tutto il tratto è una perfetta meta per percorsi oltre che naturalistici anche fotografici.</span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 21 May 2022 05:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Medievali Siciliani: ERICE (Trapani)]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000078"><div class="imTACenter"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Erice è una cittadina medievale arroccata sull'omonimo monte a 750 metri slm nella Sicilia occidentale in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. </span><span class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Se le origini di Erice si perdono nella nebbia del tempo, passeggiando tra le stradine acciottolate del borgo medievale sulla cima di monte San Giuliano, quella stessa nebbia lascia scoprire segni, simboli e leggende nate ben prima di punici, e romani che qui eressero un santuario dedicato alla dea della Bellezza e dell’Amore. Visitare Erice significa perdersi tra mille scorci di stradine basolate, fortificazioni, antiche chiese (la Matrice e Sant’Orsola), conventi, botteghe artigiane (produzione di ceramica, dolci tipici, tappeti), pinete e giardini, per poi smarrirsi, sul bordo della cittadina, in panorami mozzafiato verso le </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" target="_blank" class="imCssLink">isole Egadi</a></i><span class="fs14lh1-5">, lo Stagnone, le </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?riserva-naturale-orientata-le-saline-di-trapani" target="_blank" class="imCssLink">Saline</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e i campi coltivati di tutta la </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Trapani</a></i><span class="fs14lh1-5">.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ericecop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gabriele D'Annunzio lo esaltava come "la vetta annunciatrice della Sicilia bella", Virgilio lo cantava nell'Eneide. Vi sembrerà quasi di volare mentre l'auto si arrampica lungo il ripido percorso che dalla vicina Trapani conduce al magico borgo di Erice, fondato, secondo Tucidide, dagli esuli troiani. Raggiungetelo al tramonto e concedetevi una foto dal suggestivo &nbsp;<strong><b>Castello di Venere </b></strong>prima di assaggiare i tipici bocconcini di Erice (<i><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?ricetta-tradizionale--bocconcini-di-erice" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per la ricetta dei bocconcini</a></i>) o i mostaccioli in una delle tante pasticcerie del borgo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/erice-vetta-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo Tucidide Erice (Eryx, Έρυξ in greco antico) fu fondata dagli esuli troiani, che fuggendo nel Mar Mediterraneo avrebbero trovato il posto ideale per insediarvisi; sempre secondo Tucidide, i Troiani unitisi alla popolazione autoctona avrebbero poi dato vita al popolo degli Elimi. Fu contesa dai Siracusani e Cartaginesi sino alla conquista da parte dei Romani nel 244 a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Virgilio la cita nell'Eneide, con Enea che la tocca due volte: la prima per la morte del padre Anchise, un anno dopo per i giochi in suo onore. Virgilio nel canto V racconta che in un'epoca ancora più remota vi campeggia Ercole stesso nella famosa lotta col gigante Erix o Eryx, precisamente nel luogo dove poi si sfidarono al cesto il giovane e presuntuoso Darete e l'anziano Entello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In antico, insieme a Segesta, che parrebbe di fondazione coeva, era la città più importante degli Elimi, in particolare era il centro in cui si celebravano i riti religiosi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante la prima guerra punica, il generale cartaginese Amilcare Barca ne dispose la fortificazione, e di qui difese Lilibeo. In seguito trasferì parte degli ericini per la fondazione di Drepanon, l'odierna Trapani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per i Romani fu un centro di rilievo, dove vi veneravano la "Venere Erycina", la prima dea della mitologia romana a somiglianza della greca Afrodite. Diodoro Siculo narra l'arrivo di Liparo, figlio di Ausonio, alle Isole Eolie (V, 6,7), aggiungendo che i Sicani «abitavano le alte vette dei monti e adoravano Venere Ericina».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scarse, o quasi nulle, sono le notizie della città e del santuario nel periodo bizantino, restando comunque economicamente attiva.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ERICE.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Denominata Gebel-Hamed durante l'occupazione araba (dall'831 fino alla conquista normanna dell'Isola), la montagna non fu probabilmente nemmeno abitata in questo periodo. Ripopolata la nuova cittadella col nome di Monte San Giuliano, così ribattezzata dai Normanni nel XII secolo, acquista prestigio anche con la costruzione di nuovi edifici civili e religiosi, divenendo una della maggiori città demaniali del Regno, grazie anche alle concessioni ottenute sulla base di un falso documento[senza fonte], a firma di Federico II, utilizzato dai suoi abitanti come attestato di legittimità per l'occupazione del vasto territorio che si estendeva dal Monte Erice fino ai confini di Trapani, e verso oriente sino a San Vito Lo Capo e alla confinante città di Castellammare del Golfo. Erice deve la sua rinascita alla Guerra del Vespro, divenendo di fatto la rocca da cui scaturivano le azioni belliche di Federico d'Aragona, re di Sicilia fino al 1337. Sant'Alberto, che predicò l'azione contro gli Angioini, discendeva dagli Abbati, una delle maggiori famiglie della città.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel periodo della dominazione spagnola sono da ricordare alcuni tumulti popolari assai feroci: nel 1516, in occasione della morte di Ferdinando il Cattolico, scoppiò una rivolta che venne repressa con durezza dal barone di Castellammare; nel 1544, quando giunse ad Erice Giuseppe Sanclemente, barone di Inici, per passare in rassegna le milizie della città, scoppiò un tumulto e si dovettero incarcerare i cittadini più sediziosi; nel 1624, anno in cui la città fu colpita dalla peste, un'ampia fascia della popolazione si sollevò contro il capitano d'armi di allora, il barone Nicolò Morso, il quale si era alienate le simpatie della popolazione con la sua politica autoritaria. In quest'epoca il governo di Madrid procedette due volte - nel 1555 e nel 1645 - alla vendita della città con il suo territorio, ma in entrambe le occasioni i cittadini riuscirono a riscattarsi. La vita monastica, con numerosi monasteri fondati e dotati da cospicue famiglie locali, caratterizza la vita cittadina. A partire dal XVI secolo si svolge la rappresentazione del misteri in occasione del Venerdì Santo, contemporanea a quella trapanese.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ericemura.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1934 Monte San Giuliano riprende il nome di "Erice".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal 1957 si organizza ogni anno, nel periodo primaverile, una gara automobilistica di cronoscalata, denominata "Gara in salita di velocità Monte Erice", per la quale esistono anche un campionato italiano e un campionato europeo. Sui tornanti che partono da Valderice e raggiungono la vetta dell'omonimo monte, sfrecciano a tutta velocità vetture moderne, storiche, prototipi da competizione e vetture formula, circondati da sportivi e appassionati e, naturalmente, da uno sfondo mozzafiato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal 1963 è sede del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, istituito per iniziativa del professor Antonino Zichichi, che richiama gli studiosi più qualificati del mondo per la trattazione scientifica di problemi che interessano diversi settori: dalla medicina al diritto, dalla storia all'astronomia, dalla filologia alla chimica. Per questo alla cittadina è stato attribuito l'appellativo "città della scienza".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal 1972 l'ex convento di s. Carlo fu sede della Associazione Artistica Culturale La Salerniana, fondata dal poeta Giacomo Tranchida, che conservava opere di Carla Accardi, Gianni Asdrubali, Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo, Emilio Tadini tra gli altri, e dove furono organizzate mostre d'arte contemporanea curate da critici di rilievo come Palma Bucarelli, Achille Bonito Oliva, Luciano Caramel e Giulio Carlo Argan. Nel 1990, a seguito della prima edizione dell'"<i>Atelier Internazionale di Gastronomia Molecolare</i>", di cui da allora regolarmente si tengono convegni annuali, si ebbe il formale riconoscimento della disciplina della gastronomia molecolare.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Monumenti e luoghi d'interesse:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Mura ciclopiche del periodo elimo-fenicio-punico - VIII/VII secolo a.C.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">"Castello di Venere" - Castello normanno del XII/XIII sec. sui resti del tempio romano di Venere Erycina</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castello e torri del Balio (medievali)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giardino del Balio</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castello Pepoli (XIX sec.)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quartiere spagnolo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Polo museale "Antonio Cordici"</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Biblioteca comunale "Vito Carvini"</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Porta Carmine</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Porta Trapani</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/LiGmasnjIEo">https://youtu.be/LiGmasnjIEo</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 May 2022 05:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani: Castello Chiaramonte Favara]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000017C"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Il castello fu costruito intorno al 1270 come residenza di caccia di Federico II di Svevia. Ha forma quadrata e vi si accede dal lato sud attraverso un portale ogivale che conduce in un'ampia corte dove si affacciano le finestre dei due piani dell'edificio. Il piano terra presenta soffitti con volte a botte, mentre il primo piano era il piano residenziale. Dopo anni di abbandono, recentemente il Castello è stato restaurato e attualmente è usato come sede di rappresentanza del Comune.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/favaracastle3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello di Favara venne eretto per volontà di Federico II di Svevia nel 1239 come residenza di caccia. Nel 1311 il maniero passò a Giovanni Chiaramonte e ai suoi eredi sino al 1398, quando il castello diventò proprietà dei Perapertusa. Nel 1488 Guglielmo Perapertusa effettuò il primo restauro, per il successivo si dovrà attendere il 1964, anno in cui iniziarono i lavori per trasformarlo in sede del Consiglio Comunale di Favara. Negli anni seguenti, tra interruzioni, sospensioni, e ripresa dei lavori, l’opera di restauro venne completata magistralmente dalla Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Agrigento, che ha restituito al castello l’antico fascino di un tempo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di pianta quadrata, con un cortile interno, il castello è il fulcro intorno al quale tutto il centro abitato di Favara si è sviluppato. I locali al piano terra, un tempo adibiti a scuderie e magazzini, si aprono sul cortile. Il primo piano è composto da sette stanze, servite da un corridoio che le mette in comunicazione tra di loro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/favaracastlecope.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La struttura, di proprietà comunale, è aperta alle visite ed è oggi un attivissimo centro culturale in cui si tengono convegni internazionali, concerti, esposizioni, mostre....</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’interno del castello chiaramontano di Favara è composto da due piani, quello inferiore è costituito da volte a botte mentre in alto a sinistra della porta d’ingresso sono visibili due stemmi, uno dei quali appartenente alla famiglia dei Perapertusa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le pareti dell’androne conservano due grandi croci situate in due cerchi e tracce di pittura di origine incerta. Nella parte destra della corte centrale possiamo <span class="cf2">ammirare lo stemma araldico di Federico II</span>, mentre nella parete della corte è visibile un’altro portale con una scala coeva che conduce in un ballatoio esterno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’esterno è <span class="cf2">circondato da un recinto fortificato</span>. Dal lato ovest del recinto era situata una Torre Merlata che si affacciava sulla piazza antistante, mentre grazie al portale maggiore (andato oggi distrutto) si poteva raggiungere la piazza.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/favaracastle1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">I locali al piano terra del castello, una volta adibiti a magazzini, scuderie e abitazioni della servitù, sono tutti con volte a botte. Si aprono tutti quanti sul cortile, con porte archiacute, con integrazioni del ‘500, '700 e '800, e prendono luce dalle strettissime feritoie che internamente si allargano in finestre archiacute.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Vari stipi murali, della stessa foggia delle finestre, si aprono su quasi tutte le pareti interne e spesso in maniera modulare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/favaracastle2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il primo piano presenta una grande incoerenza strutturale e distributiva, dovuta principalmente agli interventi prima medievali e poi rinascimentali che hanno turbato l’originaria unità ed alla conseguente aggiunta del ballatoio esterno in pietra probabilmente nel '700, ma originariamente sicuramente in legno ed ammissibile ad un porticato. Singolare era l’ambiente a sud-est attiguo alla cappella, in origine coperto da una volta a crociera costolana.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La loggia del primo piano è coperta da volta a botte, impreziosita in prossimità dell’imposta, da vari fregi plastici di epoca chiaramontana che aggettano sul filo dei muri di piedritto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Una leggenda narra di un cunicolo che univa il Castello al monte Caltafaraci al cui interno viveva una gallina che faceva le uova d'oro. In effetti sotto la corte del Castello, è visitabile, con accesso al giardino, un misterioso cunicolo.</span></div></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><br></div></div><a href="https://youtu.be/izaH-ueUx0Q">https://youtu.be/izaH-ueUx0Q</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 28 Apr 2022 05:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Castiglione di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000012B"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Un panorama di una bellezza rara, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismocataniaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Catania</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, tra il </span><span class="fs14lh1-5"><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?gole-alcantara-parco-botanico-e-geologico" target="_blank" class="imCssLink">Parco fluviale dell’Alcantara</a></span><span class="fs14lh1-5"> e il </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parchi-naturali-siciliani--parco-dell-etna" target="_blank" class="imCssLink">Parco dell’Etna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">: è in questa zona che sorge Castiglione di Sicilia. Un panorama mozzafiato dove godersi dell'ottimo vino e un percorso culturale lungo la storia: è il piccolo gioiello</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Castiglione di Sicilia è una zona famosa per le montagne e per luoghi di interesse come Cuba di Santa Domenica e Località </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?dove-sciare-in-sicilia--piano-provenzana---etna-nord---catania" target="_blank" class="imCssLink">SCIISTICA di Piano Provenzana</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. I curatissimi campi da golf, gli itinerari turistici e le degustazioni di vino sono solo alcuni dei tanti buoni motivi per visitare Castiglione di Sicilia, destinazione tranquilla e tutta da scoprire!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castiglionepanorama.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sin dall'inizio della vostra visita a Castiglione di Sicilia, non vi sarà difficile notare come questo borgo sia strettamente legato al periodo medievale, sia per le strette viuzze che lo caratterizzano sia per la presenza di un castello in cima ad un’altura a mo’ di roccaforte. Il paese trabocca di monumenti e opere d’arte, in modo particolare chiese come la seicentesca Chiesa di Sant'Antonio Abate, abbellita da un campanile con una inusuale cupola a bulbo, e la Basilica della Madonna della Catena, che custodisce avidamente numerosi e preziosi capolavori artistici.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castiglione3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Le case a Castiglione discendono gradualmente sui dolci pendii, formando una macchia colorata tra il verde: nell’antico quartiere di Cameni si affaccia la Chiesa di Sant’Antonio, datata 1600 e abbracciata da alcune dimore nobiliari come palazzo Imbesi, Camardi, Saglimbeni e Sardo. Sarà per questo suo patrimonio naturalistico e culturale, che lo si descrive come un leone adagiato su una roccia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castiglione1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Cosa vedere</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il punto di partenza ideale per un tour di Castiglione di Sicilia è la piazza principale, Piazza Lauria, dove si trova il Municipio di inizio 900. La Chiesa di San Pietro, un po’ più in alto, conserva della sua origine solo l’abside e il torrione; a fianco il Monastero di San Benedetto, mentre la Chiesa di San Marco è più a valle, sul percorso per raggiungere il Castelluccio, chiamato dai paesani Castidduzzu, fortificazione bizantina di cui son visibili solo i ruderi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castiglione4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Chi ama l’arte non può poi perdersi la statua della Madonna della Catena, realizzata in marmo bianco di Carrara e firmata Giacomo Gagini, allievo di Michelangelo Buonarroti. La si trova nella Basilica della Madonna della Catena, già famosa per la bellissima scalinata che porta alla facciata barocca progettata da Baldassarre Greco.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo il tour dei luoghi sacri, il cuore della Valle dell’Alcantara è ideale per praticare trekking fluviale o escursioni che raggiungono persino le pendici dell’Etna con sentieri e mulattiere.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/castglionesiciliaenogastronomia.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Ma Castiglione di Sicilia è anche un borgo gourmet. Qui si possono assaggiare i maccheroni con ragù di maiale e ricotta al forno, le fave a maccu e gli sciauni, le tipiche frittelle dolci a base di ricotta fresca accompagnati da un ottimo calice di Etna Doc, prodotto nella zona e grazie a cui Castiglione prende il nome di Città del Vino.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Se da un lato vi troverete gli spettacolari paesaggi vulcanici, dall’altro sarete rapiti dalla bellezza del fiume Alcantara. Accompagnate la vostra curiosità verso uno degli itinerari più affascinanti d’Italia: le grotte dell’Etna. Tra queste, le imperdibili sono sicuramente la Grotta dei Lamponi, la Grotta delle Femmine e la Grotta delle Palombe.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Veri e propri canyon che si sono formati grazie alle antiche eruzioni del vulcano, e su cui l’acqua scorre scavando grandi blocchi di basalto giorno dopo giorno a creare uno scenario davvero imperdibile.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottecastiglionesicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Prima di lasciare questo spettacolo, concedetevi un ultimo grande piacere: la Cuba bizantina del VII secolo d.C., oggi conosciuta come Chiesa di Santa Domenica, un edifico costruito in stile basiliano, nominato monumento nazionale già dal 1909. &nbsp;Nel 2011 ha ricevuto il riconoscimento di “meraviglia italiana”.</span></div></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Cuba_SantaDomenica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">La tradizione di Castiglione di Sicilia resterà un ricordo indelebile, tanto quanto l’accoglienza dei suoi meravigliosi abitanti... &nbsp;</span><span class="fs14lh1-5"><b>guarda il video per averne un esempio</b></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/BW6MYE_-42U">https://youtu.be/BW6MYE_-42U</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 Apr 2022 05:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Isole Eolie: Isola di VULCANO]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000142"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’isola di Vulcano è perfetta per turisti appassionati di escursioni a piedi, perché il suo territorio è attraversato da una fitta rete di sentierini che offrono scorci e punti panoramici mozzafiato su paesaggi davvero suggestivi, incorniciati da una vegetazione lussureggiante e distese di fichi d’india. Ovviamente non potrai perderti la scalata al cratere, che in meno di un’ora ti porterà, attraverso un percorso non troppo impegnativo, a godere di un panorama meraviglioso sull’isola e, nelle giornate di buona visibilità, sull’intero arcipelago fino a </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?arcipelago-eoliano--isola-di-alicudi" target="_blank" class="imCssLink"><b>Alicudi</b></a></span><span class="fs14lh1-5"> e </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?arcipelago-delle-eolie--isola-filicudi" target="_blank" class="imCssLink">Filicudi</a></b></span><span class="fs14lh1-5">. Inoltre è possibile fare anche il giro in barca dell’isola per poter assaporare i suoi versanti da diverse prospettive. L’isola vista dal mare assume un fascino diverso con la possibilità di vedere e fermarsi anche in calette isolate e misteriose dalle acque limpide, raggiungibili solo via mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/VULCANO1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Offre un approdo confortevole dove rigenerarsi all'ombra di un vulcano ancora attivo che, come un vecchio guardiano, domina l'intero arcipelago. Gli antichi Greci lo immaginarono come la casa di Efesto, il dio che per eccellenza nella mitologia classica sintetizza il rapporto tra natura e tecnica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’isola è caratterizzata da coste scoscese e rocciose, per cui non dispone di grandi spiagge, ma è costellata da stupende calette e baie. La più gettonata è la spiaggia di Porto di Ponente e la vicina spiaggia delle Sabbie Nere che offre anche le frequentate pozze delle Terme di Vulcano dove si possono fare fanghi naturali. Ma se cercate qualcosa di più inusuale certamente merita una visita la meravigliosa Piscina di Venere. Situata nella costa occidentale e vicina alla Grotta del Cavallo, è senza dubbio uno dei luoghi più emozionanti delll’intera isola, caratterizzata da acque cristalline di color azzurro-verde poco profonde. Da non perdere anche la Baia dell’Asino, dalla sabbia nera e acqua cristallina, racchiusa tra Punta Asino e protetta da un pendio alle spalle.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/VULCANO2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cosa fare e cosa vedere a Vulcano?</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giunti al porto, vi troverete nel centro dell'isola dove troverete una piccola piazza. Sarete accolti da un acre odore di zolfo che pervade l'aria, questo fenomeno è dovuto alle fumarole che si sprigionano dal cratere e dal terreno. Da qui, a piedi potrete andare all'esplorazione dell'isola e raggiungere il laghetto dei fanghi termali una pozza dove potrete immergervi per godere di proprietà curative. Il laghetto termale è frutto di un intervento fatto negli anni '60 quando fu rimossa della crosta superficiale per permettere alle persone di godere delle proprietà curative dei fanghi senza alterare l'habitat narurale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal Porto potrete poi raggiungere la penisola di Vulcanello e scendere fino alla Valle dei Mostri, una zona incredibile formata dall'attività dei centri eruttivi di Vulcanello. Troverete una distesa di sabbia mista a rocce vulcaniche, che grazie all'azione erosiva del mare hanno acquisito forme inquietanti e spaventose, da queste formazioni rocciose deriva il nome valle dei mostri. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/VULCANO4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La scalata al cratere</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scalare il cratere è come salire sulla ruota panoramica. Il sentiero che si deve attraversare lungo il fianco della montagna, offre incantevoli viste sull‘arcipelago: in primo piano la penisola di Vulcanello, di fronte Lipari con a sinistra Salina, in lontananza Filicudi (nei giorni particolarmente limpidi si intravede anche Alicudi) a destra Panarea, affiancata dai suoi isolotti, e sullo sfondo Stromboli. Il cammino è faticoso ma le meraviglie naturali rendono gradevole la fatica, salendo l’odore dello zolfo si intensifica, ma è davvero suggestivo calpestare la terra rossa, caratteristica della roccia che costituisce la montagna vulcanica, sembra di passeggiare su un altro pianeta, o magari ai margini dell’antica fabbrica di armi per gli dèi di Efesto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lo spettacolo che offre la vetta vale tutta la fatica che la scalata richiede. Ammirabile ed affascinante, la grande voragine del Cratere della Fossa coronata offre, quasi fosse un effetto speciale di un palcoscenico teatrale shakespeariano, la vista di nuvole di vapori sulfurei bollenti che, emergendo dalla terra, colorano la pietra di giallo ocra e di rosso .</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Vulcanello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">VULCANELLO:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vulcanello è uno dei 3 vulcani presenti sull'isola di Vulcano, nell'arcipelago delle Eolie, in Sicilia, attivo in modo discontinuo fino al XVI secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È circondato dall'omonima penisola da esso stesso creata, un altopiano lavico fitto di vegetazione, dove i tufi vulcanici multicolori creano spesso pregevoli contrasti cromatici. Secondo lo storico Plinio il Vecchio, la prima eruzione della bocca di Vulcanello si ebbe nel 183 a.C. Altre eruzioni ricorsero nel 126 e nel 21 a.C., attraverso due bocche vulcaniche, una delle quali è oggi parzialmente crollata in mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ulteriori eruzioni, attraverso una terza bocca, avvennero nel IV e nel XVI secolo d.C. Fu in seguito a quest'ultima eruzione che Vulcanello si congiunse all'isola principale, attraverso l'istmo di Vulcano: fino a quel momento era sempre stato un'isoletta autonoma.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel corso dei secoli, Vulcanello è stato utilizzato soprattutto come cava di allume, ma all'incirca dagli anni sessanta è cominciato lo sfruttamento turistico dell'area, con la costruzione rapida ed alquanto disordinata di numerose ville ed alberghi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/VULCANOpantano.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">AREA PROTETTA: ll pantano dell’Istmo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">ll pantano dell’Istmo di Vulcano è una delle due piccole zone umide costiere attualmente esistenti nelle Isole Eolie. Sopravvissuto alla massiccia espansione urbanistica che, a partire dagli anni Sessanta del XX secolo, ha coinvolto l’area circostante, il sito mostra oggi parziali segni di ripresa e rappresenta una zona di sosta per numerose specie di uccelli acquatici migratori, alcune delle quali (fenicottero, canapiglia, codone, gallinella d’acqua, folaga, cavaliere d’Italia, piviere tortolino, piovanello pancianera, combattente)risultano segnalate o confermate esclusivamente in questa località.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/VULCANOSPIAGGE.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">SPIAGGE</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quali sono le spiagge da raggiungere a Vulcano? Vista la natura vulcanica dell'isola, quasi tutte le spiagge sono formate da sabbia nera. Ecco la selezione delle imperdibili </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spiaggia delle Fumarole</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia delle fumarole ha questo nome perché le sue acque sono scaldate dai vapori sulfurei che salgono dal sottosuolo e creano delle correnti di acqua caldissima. La spiaggia è protetta da rocce e natura rigogliosa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sabbie Nere</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È forse la spiaggia più famosa di Vulcano caratterizzata da sabbia nera che crea un meraviglioso contrasto con le acque cristalline. La spiaggia di trova nella baia di Ponente. Da sabbie nere potrete anche partire per un'escursione alla scoperta della bellissima grotta del Cavallo. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spiaggia del Gelso </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia del gelso la troverete lungo la costa meridionale dell'isola e la riconoscerete subito perché è dominata da un imponente faro. La spiaggia di sabbia nera mista a ciottoli è intima e poco frequentata. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Spiaggia dell'Asino </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È una delle più belle dell'isola, potrete raggiungerla percorrendo un sentiero in discesa oppure potrete arrivarci comodamente in barca. La spiaggia al tramonto si trasforma in uno dei locali all'aperto più belli dell'isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Piscina di Venere</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si raggiunge esclusivamente via mare ed è una meravigliosa piscina naturale bordata da rocce di tufo e basalto. La piscina si raggiunge comodamente da Porto Levante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/termevulcano.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Terme di Vulcano</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">il convogliamento dell’energia del sottosuolo, rende l’area dell’isola di Vulcano un luogo speciale, data la presenza di zone sulfuree in mare aperto e adiacenti alla zona dei centenari fanghi dell’isola. Sgorga dal sottosuolo fango rinfrancante, adatto per ottenere benefici per la pelle, per le malattie ossee e per disturbi respiratori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">COME ARRIVARE</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il maggior numero di corse per Vulcano si effettuano dal porto di Milazzo, si viaggia con i traghetti &nbsp;e il viaggio dura circa 45 minuti. È possibile però imbarcarcarsi anche a Messina, Reggio Calabria, Napoli e Palermo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video dell'Isola</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/wzO80E6rcr8">https://youtu.be/wzO80E6rcr8</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 21 Apr 2022 05:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Misteri dei Castelli Siciliani]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Da_Visitare"><![CDATA[Da Visitare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000076"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Cupi, incantati, misteriosi e inaccessibili: i Castelli di Sicilia tra torri, re e leggende. <span class="imTALeft">Da Palermo a Enna, da Catania a Milazzo, molti luoghi della Sicilia raccontano anche i lati oscuri della storia: tra inquisizione e misteriose incisioni, ecco alcuni castelli</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs13lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sperlinga.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTALeft fs13lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs13lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In Sicilia si trovano oltre duecento castelli, &nbsp;e &nbsp;rendono l'isola una grande vallata di fortezze e storia (la prima puntata sui castelli la trovate qui): medievali, rinascimentali, normanni, tra torri di avvistamento modificate nei secoli e edifici per il riposo e le feste dei grandi principi ecco alcuni castelli che &nbsp;vale la pena visitare.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Sotto ogni pietra di ogni castello si nasconde una storia, una leggenda, un universo intero di immaginazione: </span><strong><b><span class="cf1">da Catania ad Agrigento, da Trapani a Siracusa, da Palermo a Messina</span></b></strong><span class="cf1">, la Sicilia non ha nulla da invidiare alla francese valle della Loira se parliamo di castelli e fortezze, tanto da meritare un tour dedicato.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-di-caccamo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Il</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><strong><b><span class="cf1">forte spagnolo di Portopalo</span></b></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">è una rara fortezza svevo-aragonese che nasce per difendere la città dai pirati: anche questo castello è a pianta quadrata ed è quasi senza finestre. Per entrarci si passa su una curiosa scalinata a due rampe a forma di L: sono tante le variazioni fatte alla struttura, ma oltre a questa scala, è rimasto sul portale lo stemma dell'aquila reale.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello_maniace.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">All’estremità dell’isola di Ortigia, a Siracusa, ecco</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><strong><b><span class="cf1">il castello di Maniace </span></b></strong><span class="cf1">che prende il nome del comandante bizantino Giorgio Maniace e risale al 1038. Oggi è sede di mostre e incontri culturali e si presenta come un salone unico con dei camini agli angoli.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">È uno dei più preziosi documenti del periodo svevo a Siracusa. A trasformarlo in castello è stato, a metà del 1200, Federico II e diventa anche prigione dopo la guerra tra angioini e aragonesi. I danni subiti dal terremoto del 1693 e dalla forte esplosione del 1704 non si contano ma è stato ristrutturato secondo la voga barocca, pur mantendo invariata la pianta (quadrata) e le 4 torri cilindriche ai lati.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/cittadellamessina.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Una delle fortezze più importanti del bacino Mediterraneo era la</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><strong><b><span class="cf1">Cittadella di Messina</span></b></strong><span class="cf1">, costruita dagli spagnoli nel 1500 con l’intento di controllare le sommosse popolari (</span>come &nbsp;castello a mare di Palermo<span class="cf1">). È a pianta pentagonale ed è circondata dall’acqua ma per rendere la fortezza più inespugnabile su ogni suo lato sono stati fatti nche dei bastioni a cuneo. Oggi ne resta ben poco: il suo tracollo inizia nell'Ottocento con i Borboni che ne demolirono le mura.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-di-Montalbano-Elicona-800x450.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Il</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><strong><b><span class="cf1">castello di Montalbano</span></b><b><span class="cf1"> Elicona </span></b></strong><span class="cf1">deve il suo nome alla sua posizione a 900 metri di altitudine sui Nebrodi: "Mons Albus" (monti innevati) e viene edificato nel 1300 come punto di difesa militare per volere di Federico II. Tra i tanti interventi di modifica è stato anche palazzo, nel Trecento, e oggi è aperto per mostre ed eventi culturali: è una delle opere medievali più armoniose e fedeli allo stile che presenta pure una “cappella reale” bizantina.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellosteri.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><b><span class="cf1">A Palermo non si può non dare un'occhiata a </span></b></strong><span class="cf1">palazzo Chiaramonte (STERI), costruito nel 1307 dalla famiglia Chiaramonte, prese il nome "Steri" da Hosterium, dimora fortificata, per il fatto che nel 1392</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><strong><b><span class="cf1">l'ultimo discendente è stato giustiziato all’ingresso dell’edificio.</span></b></strong></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Il gigante che si trova in piazza Marina è tristemente noto come </span><strong><b><span class="cf1"> </span></b><b><span class="cf1">tribunale, luogo di torture e prigione </span></b></strong><span class="cf1">: nel Seicento era infatti del tribunale dell'inquisizione del Santo Uffizio e vennero costruite sia le carceri che la sala delle torture. Duecento anni dopo diventa ufficio giudiziarip e poi, come è ancora oggi, diventa sede del Rettorato dell'Università di Palermo.</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Ancora oggi nel Carcere dei Penitenziari </span><strong><b><span class="cf1">si possono osservare delle scritte, disegni e pitture delle vittime</span></b><b><span class="cf1"> </span></b></strong></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">dei processi e furono imprigionate, meno macabro, è da vedere anche il Grande Salone con i soffitti lignei dipinti con storie bibliche e cavalleresche risalenti agli ultimi anni del Trecento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloamare.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">A pochi passi dallo Steri, sempre a Palermo,</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><strong><b><span class="cf1">ecco il terribile Castello a Mare </span></b></strong><span class="cf1">costruito dagli arabi nel IX secolo e che è stato più volte ristrutturato perché di volta in volta cambiava destinazione d'uso. È stato residenza dei Vicerè di Sicilia e anche lui sede siciliana del Tribunale dell’inquisizione. Negli anni Venti è stato demolito per dei lavori del porto e poi ha subito anche i bombardamenti della II Guerra Mondiale.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellomilazzo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Andiamo</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><strong><b><span class="cf1">a Milazzo, dove il Castello domina l’intera città e che contiene la Cattedrale seicentesca di Milazzo </span></b></strong><span class="cf1">. L'origine è incerta ma si sa almeno che furono gli arabi a costruire il primo nucleo del castello nel 843, la struttura ha poi subito varie modifiche da parte di Normanni e Svevi che alzarono altre strutture e pure dagli aragonesi e dagli spagnoli che invece aggiunsero una cinta bastionata.</span></span></div></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 17 Apr 2022 05:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[RISERVA NATURALE ORIENTATA FOCE DEL FIUME BELICE E DUNE LIMITROFE]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000DC"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si estende fra Marinella di Selinunte ed il promontorio di Porto Palo, comprende il tratto terminale del fiume Belice e le vicine formazioni dunali costiere con aree periodicamente inondate dalle acque del mare. Si tratta di uno dei lembi residui, e perciò di importanza straordinaria, di quel paesaggio naturale che, in passato, doveva caratterizzare, quasi per intero, il litorale mediterraneo della Sicilia, tra i più belli dell'Isola.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservabelicebysicilytourist2.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Essa comprende ambienti diversi: le dune, la foce del fiume con la tipica vegetazione palustre e, nella parte più interna, la macchia mediterranea sempreverde.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In particolare, nel tratto di litorale dalle finissime sabbie che si estende tra Marinella di Selinunte e Porto Palo, siamo in presenza di un insieme naturalistico costituito da un sistema di dune costiere, alte sino a sei metri, che si estende per circa 5 km e si spinge, verso l'entroterra, anche per 70/80 metri e, quindi, di una zona fociale ricchissima di una vegetazione palustre ormai rara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservabelicebysicilytourist3.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">All'interno della Riserva del Belice, scorre uno dei fiumi più importanti della provincia di Trapani, il Fiume Belìce (dall'arabo Belich, nome di un castello che sorgeva probabilmente sulla confluenza tra il Belice destro e quello sinistro), che oltre ad essere il maggiore dei tre fiumi che bagnano il territorio selinuntino, è uno dei più grandi di tutta la Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un tempo il fiume Belice era navigabile per un lungo tratto ed infatti, fu per millenni una delle principali vie di comunicazione tra l'interno e la costa belicina. Tale funzione è evidenziata da una serie di insediamenti ritrovati lungo il suo percorso, che vanno dalla preistoria sino all'alto Medioevo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In alcune aree depone ancora le uova la tartaruga “caretta caretta”. &nbsp;</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/riservabelicebysicilytourist1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Riserva, istituita nel marzo del 1984, si estende per &nbsp;241 ettari, di cui 129 di riserva vera e propria in zona A, cui si aggiungono altri 112 ettari di preriserva in zona B. L'area, più precisamente, si estende per circa 5 chilometri tra Marinella di Selinunte e il promontorio di Porto Palo, dove il paesaggio costiero è dominato da finissime sabbie e coste alte, e si spinge verso l'entroterra, anche per 70/80 metri, con una zona fociale ricca di una rara vegetazione palustre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'area protetta comprende tre ambienti diversi: le dune, la foce del fiume con relativa vegetazione palustre e all'interno, la macchia mediterranea sempreverde. La riserva è bagnata dalle acque del Canale di Sicilia ed è limitata a nord dalla vecchia ferrovia Castelvetrano-Sciacca. Proprio in questa zona sfocia in mare il fiume Belice dopo aver percorso ben 77 chilometri, partendo da Piana degli Albanesi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Belìce è uno dei fiumi più grandi di Sicilia (dall'arabo Belich), e scorre nel territorio di Castelvetrano con la sua parte terminale e con l'estuario, le cui zone limitrofe periodicamente si inondano di acqua salmastra.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter">Guarda il Video</div><div class="imTACenter"><br></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=zUebe5w5Fhs">https://www.youtube.com/watch?v=zUebe5w5Fhs</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Apr 2022 05:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Parrini sembra un dipinto invece esiste realmente]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000179"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il borgo, risalente al 1500, intorno alla metà del 1800 divenne un dormitorio per gli operai impiegati nell’azienda vitivinicola del principe francese Henry d’Orleans duca d’Aumale, che qui era giunto per produrre e commercializzare in tutto il mondo il Moscatello dello Zucco. Il piccolo borgo venne poi abbandonato intorno agli anni 70, diventando un luogo di villeggiatura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dieci anni fa poi, la geniale idea dell’imprenditore Gaglio: ristrutturare alcune vecchie abitazioni, ispirandosi allo stile di Gaudì, facendo diventare la piccola borgata un polo d’attrazione per turisti e curiosi provenienti da ogni parte del mondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/frazine-parrini1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se vi trovate nella parte occidentale della Sicilia, magari impegnati in un on the road tra le principali città, non potete assolutamente perdervi una tappa a Borgo Parrini: si tratta di una piccola frazione del comune di Partinico che attira tantissimi visitatori e curiosi grazie al suo meraviglioso stile, con gli edifici colorati ispirati all'artista spagnolo Guadì. Passeggiando tra le sue vie vi sembrerà, infatti, di trovarvi a Barcellona! Si tratta di una frazione molto contenuta, visitabile tranquillamente in meno di un'ora, quindi vi consigliamo di non perdervela assolutamente!</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/frazine-parrini2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oggi, il piccolo borgo, oltre che essere diventato un punto di interesse storico ed artistico, offre, ai suoi visitatori, svariate eccellenze enogastronomiche come il Pane dei Parrini, i limoni, le pesche e gli ortaggi, che qui crescono grazie all’abbondante presenza di acqua.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Parrini è una delle attrazioni turistiche più visitate del territorio di Partinico; migliaia i visitatori che giungono qui alla scoperta di un luogo che sembra uscito da un libro di fiabe. Un punto di interesse storico ed artistico che offre ai suoi visitatori svariate eccellenze enogastronomiche come il Pane dei Parrini, i limoni, le pesche e gli ortaggi, che qui crescono grazie all’abbondante presenza di acqua.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Borgo Parrini è una fiaba dal lieto fine, la dimostrazione che valorizzando al meglio le risorse che la nostra terra ci offre non si può che avere successo. Qualcuno tempo fa sosteneva che “con la cultura non si mangia”, qui tutto invece suggerisce il contrario. Con l’arte, la bellezza e la cultura si vince!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/frazine-parrini3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Come arrivare</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per arrivare a Borgo Parrini bisogna percorrere l’autostrada A29 e prendere l’uscita di Partinico. Superato lo svincolo autostradale e imboccata la SS113 in direzione Partinico, svoltate a sinistra su via Madre Teresa di Calcutta (è la prima traversa). Percorrete tutta la strada fino all’incrocio con via Suriano e girate a destra. Dopo alcuni metri vedrete alla vostra destra un ampio e comodo parcheggio. Siete arrivati!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Borgo</span></div></div><a href="https://youtu.be/Nzt3DODV1eo">https://youtu.be/Nzt3DODV1eo</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 29 Mar 2022 06:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Treni storici: I Sicilia rivivono tre nuove tratte]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000185"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Treni storici: rivivono le tratte Noto-Pachino, Agrigento Porto Empedocle e Alcantara-Randazzo. La tratta ferroviaria Noto - Pachino diventerà un itinerario turistico e culturale, consentendo di poter raggiungere in treno Marzamemi, San Lorenzo, Vendicari, Pachino e Noto. In tal modo evitando impatti sull'ambiente derivanti dagli insostenibili flussi di visitatori che si riversano nella riserva naturale di Vendicari e nell'ameno borgo marinaro di Marzamemi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/treni-storici2022new2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In Sicilia, saranno recuperati altri due itinerari: le tratte Agrigento Bassa - Porto Empedocle ed Alcantara - Randazzo. Il Governo nazionale ha deciso la ripartizione delle risorse per l’attuazione degli interventi del Piano di Investimenti Strategici su siti del patrimonio culturale, edifici e aree naturalistiche, nell’ambito del Piano Nazionale per gli investimenti complementari al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Tra i dodici interventi finanziati figura quello denominato “Percorsi nella storia – Treni storici e itinerari culturali” che, a sua volta è articolato in più progetti, molti dei quali riguardano l’ambito delle ferrovie storiche con valenza turistica. Tra gli interventi beneficiari di finanziamento, per i quali è stata stanziata una somma complessiva di 62 milioni di euro, per l’appunto, vi è anche la linea Noto-Pachino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/treni-storici2022new4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La tratta ferroviaria Noto – Pachino è una linea a binario unico che si sviluppa per circa 27 km, come diramazione dalla Stazione di Noto, lungo la tratta Siracusa – Ragusa, giungendo fino a Pachino. Venne realizzata nel 1935 ed era utilizzata sia per il servizio viaggiatori, che per quello merci, per poi essere chiusa nel 1986. Attualmente si presenta ancora armata per gran parte della tratta; anche se le 8 stazioni versano in stato di abbandono. Tra le opere di rilievo sono da segnalare: il ponte a tre luci sul Fiume Tellaro (lunghezza 180 metri), il tratto che corre in trincea tra Roveto e Vendicari, la piattaforma girevole da 10 metri nella Stazione di Pachino. Da pochi giorni hanno preso il via gli interventi di ripristino e bonifica delle aree necessarie per la riapertura della linea ferroviaria. Degli interventi si sta occupando la Fondazione Ferrovie dello Stato. La linea dovrebbe essere riattivata e messa in esercizio entro i prossimi tre anni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/treni-storici2022new6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le Sezioni di Italia Nostra Val di Noto, Siracusa e Melilli, il Consiglio Regionale di Italia Nostra Sicilia, esultano per avere raggiunto un obiettivo importante, sostenuto da anni con raccolte di firme, manifestazioni, convegni e mostre, anche con l'interessamento della Facoltà di Architettura dell'UniCT, e della Facoltà di Ingegneria dell'UniBG. Il recupero della storica infrastruttura contribuirà a migliorare le condizioni ambientali del comprensorio e ad avviare un processo economico e turistico eco-sostenibile e soprattutto partecipativo con le categorie produttive e imprenditoriali. &nbsp;È sulla base di tali prospettive che, collegialmente, Italia Nostra sollecita le Amministrazioni dei Comuni di Noto e di Pachino a volere istituire un "Osservatorio permanente sulla progettazione ed esecuzione dei lavori della tratta ferroviaria Noto-Pachino" per la durata delle operazioni di progettazione e di esecuzione delle opere, al fine di rendere partecipi i cittadini, gli operatori economici, compreso l'associazionismo che tanto si è adoperato per il suo recupero, per condividere gli obiettivi e consentire il monitoraggio delle azioni positive sul territorio, onde prevenire/segnalare eventuali criticità. Un ulteriore invito va rivolto alle Autorità regionali per accelerarne la partecipazione finanziaria, indispensabile per definire gli importi complessivi della progettazione.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 03 Mar 2022 06:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia nel Mondo: Il gioiello ritrovato di Federico II esposto a New York]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000188"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">La pietra non è mai stata esposta e sarà tra i tesori della mostra Constancia. Donne e potere nella Sicilia mediterranea di Federico II, che si apre il 7 marzo all'Istituto Italiano di Cultura di New York, alla presenza dell'Ambasciatrice italiana negli Stati Uniti, Mariangela Zappia e del direttore dell'Istituto Fabio Finotti. Prodotta interamente dall'IIC - organo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) per promuovere all'estero l'immagine dell'Italia e la sua cultura umanistica e scientifica - sarà inaugurata a ridosso della Giornata Internazionale della Donna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/gioielloritrovato-Federico-II-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Un'esposizione preziosa, costruita con rigore filologico da Maria Concetta Di Natale, Pierfrancesco Palazzotto e Giovanni Travagliato, docenti dell'Università degli Studi di Palermo. Si potranno vedere per la prima volta negli Usa reperti straordinari, alcuni mai prestati prima, che raccontano quattro donne di potere, vissute tra XII e XIV secolo, tutte legate a Federico II e tutte battezzate col nome Costanza: la madre, la moglie, la figlia e la nipote dell'imperatore. Le opere esposte parleranno infatti di Costanza d'Altavilla, regina e imperatrice (1154-1198), madre di Federico II; della prima moglie dello "Stupor mundi", l'imperatrice Costanza d'Aragona (1184ca.-1222), di cui quest'anno ricorrono gli 800 anni dalla morte e della quale saranno esposti gli anelli del corredo funebre; dell'imperatrice Costanza (1231ca.-1307/13) figlia naturale di Federico II e Bianca Lancia e sposa bambina di Giovanni III Ducas Vatatze, imperatore d'Oriente a Nicea; infine della regina Costanza (1249-1300), figlia di Manfredi, altro figlio di Federico II.</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/palermo-stupor-mundi-quarzo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">La mostra newyorkese, visitabile nella sede dell'IIC su Park Avenue sino all'8 aprile, affronta due temi - quello del rapporto tra donne e potere e quello tra spazio italo-europeo e Mediterraneo, rappresentato dal mondo di Federico II e Costanza d'Aragona - attraverso una raccolta di beni preziosi dalle Cattedrali e dalle collezioni diocesane di Palermo e di Monreale, dalla Biblioteca comunale e dalla Cappella Palatina, dal Museo archeologico Salinas e dalla Galleria di Palazzo Abatellis di Palermo, dalle collezioni dell'Assemblea Regionale Siciliana, oltre che da prestatori privati, grazie all'impegno degli uffici regionali preposti alla tutela e alla valorizzazione dei Beni Culturali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">"Sono orgoglioso di portare Palermo e la Sicilia a New York - dichiara Fabio Finotti, direttore dell'IIC - La civiltà di Federico II è straordinaria, ed ha un rilievo fondamentale nello sviluppo della nostra storia non solo politica ma culturale. Non dimentichiamo infatti che l'Italia si è fatta prima con la lingua e la poesia che con le armi, e Dante nel De Vulgari Eloquentia mette i poeti siciliani della corte di Federico II alle origini stesse della lirica "italiana"".</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/La-Gemma-di-Federico-II.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Al centro della mostra il prezioso quarzo esposto per la prima volta al pubblico e che solo al suo ritorno a Palermo verrà mostrato nella Sala Normanna del nuovo allestimento del Tesoro della Cattedrale. Il sovrano morì nel 1250 in Puglia e, benché scomunicato, fu sepolto nella Cattedrale di Palermo. Nel 1781, il sarcofago fu aperto alla luce delle candele: il corpo di Federico II apparve in ottimo stato, con addosso varie tuniche impreziosite da fibbie, fregi e ricami. Il quarzo cabochon esposto al pubblico per la prima volta è identificabile - come riferisce Giovanni Travagliato - nella pietra centrale della fibula da mantello riprodotta in uno dei disegni del volume di Daniele che mostra il corpo dell'imperatore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/La-Gemma-di-Federico-InewI.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 06:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Avola: Scoperto il relitto di un idrovolante tedesco ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000187"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il relitto di un idrovolante tedesco “Dornier Do 24” della II Guerra Mondiale è stato rivenuto nei fondali, a poche miglia dalla città di Avola, a una profondità di 122 metri nel corso di ricerche subacquee.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si tratta di un idrovolante multiruolo a scafo centrale progettato dall'azienda tedesca Dornier Flugzeugwerke, lungo 22 metri e con un’apertura alare di 27, prodotto tra il 1937 e il 1945 in 279 esemplari e utilizzato per pattugliamento marittimo, ricerca e salvataggio.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/scopertoidorvaloante1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'aereo giace su un fondale fangoso in assetto di volo; la carlinga, priva della sezione di coda, si solleva dal fondo per circa 2 metri e sono evidenti i motori Bramo-BMW 323R-2, il cupolino, la mitragliatrice dell’alloggio di prua, la strumentazione e le due cloche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proprio nell'idroscalo di Siracusa era di stanza, dal marzo 1941 al maggio 1943, la squadriglia di soccorso 6° Seenotstaffeln, formata da idrovolanti tedeschi Dornier Do24 e Heinkel 59, e questo fa supporre che il relitto appartenga a uno dei velivoli decollati da quella base.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/do241.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Salvo l’esito di successive indagini storiche, sono soltanto due gli idrovolanti Dornier-Do24 che risultano essersi perduti nell’area di Siracusa a distanza di quasi due settimane l’uno dall’altro: uno nella notte tra il 16 e 17 dicembre 1942 per l’impatto con l’albero di una nave al decollo e l’altro, il n°63 VH+SC appartenente al 7° Seenotstaffel, il 29 dicembre 1942, durante un ammaraggio notturno, forse per un’esplosione (una fonte indica “causa sconosciuta”, un’altra “impatto con mina”).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Analizzando le condizioni del relitto, è probabile che lo stesso sia pertinente a quest’ultimo incidente, nel corso del quale perirono cinque aviatori, mentre uno rimase gravemente ferito. Le vittime di entrambi gli sfortunati eventi sono sepolte presso il cimitero di guerra tedesco di Motta Sant’Anastasia, in provincia di Catania.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 17 Feb 2022 06:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Giuseppe Francavilla: "I Baarioti" sulla rivista francese L'Oeil de La Photographie]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000180"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Il baariota è l’abitante di Bagheria, cittadina a pochi km da Palermo, in Sicilia. Ha dato i natali ad artisti quali il pittore Renato Guttuso, il fotografo Ferdinando Scianna e il regista premio oscar Giuseppe Tornatore. Una piccola diatriba della fine dell’800 soleva fare una differenza tra “baariota” e “bagherese”…la prima riguardava soprattutto coloro che non volevano avere rapporti politici e amministrativi con Palermo, che quindi cercavano una totale indipendenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/francavillabaarioti2.jpg"  title="" alt=""/><br><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">FOTO DI ESCLUSIVA PROPRIETA' DELL'AUTORE : GIUSEPPE FRANCAVILLA</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf2">Il cortometraggio è stato realizzato da Giuseppe Francavilla, fotografo freelance palermitano che attualmente vive a Bari.</span></div><div style="text-align: start;"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">"Il documentario, </span><span class="fs14lh1-5">"I Baarioti"</span><span class="fs8lh1-5">, </span><span class="fs14lh1-5"> è stato concepito per quasi 4 anni, dal 2011 al 2015, periodo in cui vivevo saltuariamente a Bagheria dice l'autore. Questo soggiorno mi ha permesso di girare in lungo e in largo la città e di fotografare sia alcuni volti dei concittadini sia alcuni angoli sconosciuti della città".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/francavillabaarioti1.jpg"  title="" alt=""/><br><div><span class="fs11lh1-5">FOTO DI ESCLUSIVA PROPRIETA' DELL'AUTORE : GIUSEPPE FRANCAVILLA</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">"La mia regola è stata quella di trovare un filo conduttore tra le gesta delle persone e le “forme” della città - ha detto -, così da intravedere un nesso quasi fisiologico tra di loro, una commistione dell’abitante con il suo luogo. Avevo una casa a Bagheria dove andavo a studiare quando frequentavo l’Università e lì ho scattato le mie prime fotografie. Foto scattate in quel periodo una ventina di anni fa, alcune immagini di personaggi immortalavano dei bellissimi scorci di Bagheria".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Feb 2022 06:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Parchi Archeologici in Sicilia: LA VALLE DEI TEMPLI - Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000017A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con i suoi 1300 ettari il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi </span><b class="fs12lh1-5"><i>(guarda il bellissimo Video della Valle in fondo a questa pagina) </i></b><span class="fs14lh1-5"> è uno dei siti archeologici più grandi del mondo. Il patrimonio paesaggistico del Parco, dal punto di vista naturalistico ed agricolo, è assai vario e di straordinaria bellezza, frutto della commistione fra elementi naturali originari e l’azione millenaria dell’uomo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/valle-dei-templi-panoramica1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">La città di Akragas, definita “Città la più bella fra quante son albergo per gli uomini” dal poeta greco Pindaro, è fondata da coloni provenienti in parte da Gela e in parte da Rodi nel 580 a.C. Essa sorge su di un altipiano non lontano dal mare, protetto a Nord dai rilievi della Rupe Atenea e del Colle di Girgenti e a Sud dalla cosiddetta Colllina dei Templi e circondato dai fiumi Akragas e Hypsas. Il suo porto (emporion) si trova alla foce dei due fiumi, nell’odierna borgata marinara di San Leone.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Fra la metà del VI e la fine del V secolo a.C. la città è oggetto di un fervore edilizio senza uguali, di cui sono testimoni la maggior parte delle vestigia oggi visibili e una poderosa cinta muraria lunga 12 chilometri e accessibile da 9 porte. A partire dalle tirannidi di Falaride e di Terone fino ad arrivare al periodo democratico, dominato dalla figura del filosofo Empedocle, Akragas assume le proporzioni di una grande città stato con più di 200.000 abitanti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/valle-dei-templi-panoramica2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Distrutta nel 406 a.C. a opera dei Carteginesi, la città deve attendere l’avvento di Timoleonte sul finire del III secolo a.C. per vivere un nuovo momento di prosperità. Durante le guerre puniche, fu un presidio dei Cartaginesi contro i Romani che la conquistarono nel 210 a.C.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">In periodo romano, nella città, ormai denominata Agrigentum, furono costruiti nuovi edifici pubblici, fra cui almeno due tempietti, il teatro ed il bouleuterion, nell’ambito di un assetto urbanistico monumentale che ha il suo fulcro nel poggio S.Nicola, dove oggi sorge il Museo Archeologico. A questo periodo si ascrivono anche le case più opulente del vicino Quartiere Ellenistico Romano. La ricchezza degli abitanti di Agrigentum probabilmente dipese anche dall’attività di estrazione, raffinazione e commercio dello zolfo, documentata dalle iscrizioni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">In età tardo antica e altomedievale, la collina dei Templi è occupata da una vasta necropoli cristiana sia a cielo aperto che sotterranea.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Durante la conquista musulmana delle popolazioni arabe, berbere, spagnole, egizie, sire e persiane, avvenuta fra l’829 e l’840 d.C., sembra si siano ritirati sul colle di Girgenti (dall’arabo Gergent o Kerkent), dove in seguito si sarebbe sviluppata la città medievale e moderna.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Valle dei Templi, abitata in modo sporadico, fu destinata alle produzioni agricole e artigianali, come le officine ceramiche, documentate da alcune fornaci. Nel corso dei secoli i monumenti della città classica furono via via spoliati dei blocchi, che servirono alla costruzione degli edifici di Girgenti e del molo antico di Porto Empedocle.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><i class="fs14lh1-5"><b>Il tempio di Giunone </b></i></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tempio-di-Giunone-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Si trova sullo sperone roccioso più elevato della collina dei Templi, presso l’estremità est.Come per la maggior parte dei templi agrigentini, non è possibile sapere a quale divinità fosse dedicato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La sua attribuzione a Giunone deriva da un’errata interpretazione di un passo dello scrittore romano Plinio Il Vecchio, che si riferisce, in realtà, al tempio di Giunone sul promontorio Lacinio a Crotone, in Magna Grecia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’edificio di ordine dorico è databile intorno alla metà del V secolo a.C. e ha un basamento di quattro gradini, su cui poggiano sei colonne sui lati brevi e tredici su quelli lunghi. Al suo interno il tempio è suddiviso in atrio di ingresso, cella e vano posteriore, il primo e l’ultimo con due colonne fra le ante. Fra l’atrio di ingresso e la cella si apre la porta, fiancheggiata da due piloni con all’interno le scale per l’accesso e la manutenzione del tetto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">A quindici metri di distanza dall’ingresso del tempio, sul lato est, si trova l’altare con una scalinata di dieci gradini.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Forse Il tempio fu gravemente danneggiato durante la conquista cartaginese del 406 a.C., da un incendio di cui restano le tracce sui muri della cella. L’edificio viene &nbsp;forse restaurato in epoca romana.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Numerosi restauri sono eseguiti a partire dalla fine del XVIII secolo, quando sono risollevate le colonne del lato nord, sino agli ultimi interventi di tipo statico e conservativo delle superfici lapidee effettuati dal Parco Archeologico della Valle dei Templi.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs14lh1-5"><i>Il tempio della Concordia</i></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><i><br></i></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tempio-di-concordia2.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><i><br></i></b></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il cosiddetto tempio della Concordia è uno dei templi in miglior stato di conservazione dell’antichità greca. L’edificio deve il suo nome tradizionale a un’iscrizione latina della metà del I secolo d.C. con dedica alla “Concordia degli Agrigentini”. L’iscrizione fu &nbsp;erroneamente messa in rapporto con il tempio dallo storico e teologo Tommaso Fazello intorno alla metà del ‘500.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’edificio di ordine dorico è databile intorno alla seconda metà del V secolo a.C. e ha un basamento di quattro gradini, su cui poggiano sei colonne sui lati brevi e tredici su quelli lunghi. Unico fra i templi agrigentini, conserva quasi interamente gli elementi della trabeazione e i due frontoni sui lati est e ovest.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Al suo interno il tempio è suddiviso in atrio di ingresso, cella e vano posteriore, il primo e l’ultimo con due colonne fra le ante. &nbsp;La porta della cella è fiancheggiata da due piloni entro cui è ricavata una scaletta di servizio che conduce al tetto.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Secondo la tradizione il tempio fu trasformato in chiesa cristiana intorno alla fine del VI secolo d.C., quando Gregorio, vescovo di Agrigento, consacrò l’antico tempio ai Santi Apostoli Pietro e Paolo dopo averne scacciato i demoni Eber e Raps. Le dodici arcate aperte nelle pareti della cella risalgono all’uso dell’edificio come chiesa cristiana, che ne ha garantito l’eccezionale stato di conservazione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Infine la dualità dei demoni pagani e la duplice dedica della chiesa cristiana hanno fatto ipotizzare un’originaria titolarità del tempio a una coppia di divinità greche (fra le diverse ipotesi, i Dioscuri). La divinità, a cui il tempio era dedicato in origine, è – tuttavia – ancora sconosciuta in assenza di riscontri archeologici ed epigrafici.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5"><i>Le Necropoli Paleocristiana</i></b></div></div><div><b class="fs14lh1-5"><i><br></i></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/necropolivalledeitempli.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14lh1-5"><i><br></i></b></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Le Necropoli Paleocristiana di Agrigento, databili fra il III e il VI secolo d.C., &nbsp;si estende sulla Collina dei Templi, approssimativamente fra il tempio di Giunone e il Tempio di Ercole. La vasta area cimiteriale è articolata in diversi settori. Alcune sepolture, chiamate arcosoli per la presenza di una nicchia ad arco, sono visibili sui resti del tratto di mura tra il Tempio di Giunone e quello della Concordia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La necropoli sub divo, cioè a cielo aperto, con circa 130 tombe a cassa trapezoidale (formae), scavate nella roccia, si sviluppa su tutta la spianata circostante il tempio della Concordia, fino all’area presso il corridoio di accesso alla più estesa catacomba di Agrigento, la Grotta Fragapane.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>La Grotta Fragapane</b></span><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/valle-dei-templi-agrigento-grotta.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">E' una grande catacomba comunitaria, costituita da corridoi (ambulacri), piccole camere sepolcrali (cubicoli) e rotonde (grandi camere sepolcrali), &nbsp;ricavate dalle preesistenti cisterne a campana di età greca. &nbsp;Sulle pareti di questi ambienti sono scavati loculi e arcosoli, mentre altre tombe a fossa sono ricavate sul pavimento. Grandi sarcofagi ricavati direttamente sul banco roccioso si trovano all’interno di uno dei cubicoli.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Altri piccoli ambienti sotterranei (ipogei) a scopo funerario si &nbsp;trovano verso Est, sulla cosiddetta Via dei Sepolcri, un percorso che attraversa il cimitero in senso est-ovest, ricavato da un canale di adduzione dell’acqua di età greca. Ipogei funerari sono scavati anche nell’area più a Sud, più vicino al ciglio roccioso della collina e sono visibili oggi nel giardino di Villa Aurea.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La Via dei Sepolcri, divenuta nel tempo un itinerario espositivo pensato dalle Archeologhe del Parco, è oggi anche l’oggetto di una delle visite didattiche più esclusive della Valle dei Templi.<br></span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i>Il tempio di Ercole</i></b></div></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i><br></i></b></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tempio-di-ercole-1.jpg"  title="" alt=""/><b class="fs14lh1-5"><i><br></i></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i><br></i></b></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il tempio di Ercole (Eracle per i Greci) è il più antico dei templi dorici di Agrigento ed è &nbsp;edificato intorno alla fine del VI secolo a.C. La sua attribuzione all’eroe è ritenuta attendibile sulla base di un passo di Cicerone che ricorda l’esistenza di un tempio dedicato a Ercole presso l’Agorà, riconosciuta nell’area immediatamente a Nord.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’edificio di ordine dorico ha un basamento di tre gradini, su cui poggiavano sei colonne sui lati brevi e quindici sui lati lunghi. Al suo interno il tempio di forma stretta e lunga è suddiviso in: atrio di ingresso, cella e vano posteriore, il primo e l’ultimo con due colonne fra le ante.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La porta della cella è fiancheggiata da due piloni all’interno dei quali una scaletta di servizio conduce al tetto; si tratta di una caratteristica dell’architettura templare agrigentina, presente qui per la prima volta. Il tetto era decorato da grondaie per l’acqua piovana a forma di teste leonine, rinvenute in esemplari di due diverse serie, una della fine del VI secolo a.C. e una dei primi decenni del V secolo a.C. Ad Est del tempio si trovano i resti dell’altare monumentale e, ancora più a Est, i resti di un piccolo tempio arcaico, a cui si riferiscono alcune terrecotte architettoniche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In epoca romana il fondo della cella è suddiviso in tre ambienti per la costruzione di un piccolo edificio di culto; la trasformazione è forse legata al trasferimento del culto di Asclepio all’interno del tempio, dove fu rinvenuta una statua del dio di epoca romana durante gli scavi del 1835.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Numerosi restauri sono stati eseguiti tra il 1922 e il 1924 quando, su iniziativa del capitano inglese Alexander Hardcastle, furono rialzate otto colonne del lato sud sino agli ultimi interventi di tipo conservativo effettuati dal Parco Archeologico della Valle dei Templi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video della Valle dei Templi</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/1vsbYbuKXgQ">https://youtu.be/1vsbYbuKXgQ</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 30 Jan 2022 06:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Patrimonio Unesco: NOTO Capitale del Barocco]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000017E"><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs14lh1-5">Se ami la grande architettura, i meravigliosi paesaggi e le spiagge di sabbia dorata, Noto, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"> non ti deluderà. Questa piccola città situata nel sud-est della Sicilia, a soli 40 km da </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i>, è il simbolo del barocco siciliano, una perla di questo periodo artistico che delizia tutti coloro che la visitano. Ricostruita dopo il terremoto del 1693, oggi fa parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO “Città tardo barocche della </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?meraviglie-di-sicilia--il-val-di-noto" target="_blank" class="imCssLink">Val di Noto</a></b></i><span class="fs14lh1-5">”.</span><span class="fs10lh1-5"> </span></span><span class="fs14lh1-5">Ha origini antichissime, ma per come oggi appare è il frutto della ricostruzione dopo il devastante terremoto del 1693 che la distrusse completamente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/notopanorama2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Venne così ricostruita su un luogo più ampio e sicuro, con impianto lineare, strade parallele e ampie, utilizzando la pietra locale calcarea chiara e compatta, a cui il tempo ha conferito un meraviglioso color oro con sfumature tendenti al rosa. Furono chiamati gli artisti più brillanti dell’epoca da tutta la Sicilia, che la progettarono come la scenografia di un film, studiando le prospettive per renderla perfetta. Le strade principali sono tre e scorrono da est a ovest, l’obiettivo è che il sole le illumini sempre.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Noto è conosciuta nel mondo per lo straordinario impianto barocco, assolutamente omogeneo ed unitario a causa dell'unità di spazio e di tempo nel quale avvenne la costruzione della nuova città dopo il sisma di fine ‘600. L'impianto urbanistico della città è impostato su uno schema ortogonale regolare, scandito da assi paralleli tra i quali primeggia il Corso Vittorio Emanuele. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/corsovittorionoto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’ingresso al centro storico è annunciato dalla Porta Reale, un impattante arco di trionfo dell’800, costruito per la visita del re Ferdinando II di Borbone detto il re delle due Sicilie. </span><span class="fs14lh1-5">Davanti a Voi si aprirà l’asse principale della città Corso Vittorio Emanuele.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Percorrendo pochi metri, giungerete nella prima delle tre piazze , Piazza Immacolata. Qui in cima ad un’imponente scalinata troverete la chiesa di San Francesco all’Immacolata, caratterizzata da una bellissima e semplice facciata barocca. All’interno troverete un ricordo della “noto antica” , sull’altare la vergine col bambino dipinta su legno (opera attribuita a Monachello 1564).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/notopiazzaimmacolata.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A sinistra della chiesa di San Francesco vedrete l’elegante monastero di S.s. Salvatore con la bellissima torre e il belvedere. Dalla parte opposta l’ex convento di clausura di Santa Chiara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Continuando a percorrere Corso Vittorio Emanuele arriverete a piazza municipio, dove potrete ammirare la Cattedrale e Palazzo Ducezio. Percorrendo ancora qualche metro rallenterete d’un tratto: la vostra attenzione verrà catturata da una via Nicolaci, una strada in pendenza delimitata da bellissimi palazzi barocchi, caratterizzati da balconcini molto fantasiosi, adornati da sirene, putti, cavalli e perfino leoni e personaggi della mitologia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/notopiazzamunicipio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tra i palazzi quello sicuramente maggiormente degno di nota è Palazzo Nicolaci, aperto al pubblico e assolutamente da visitare.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tornando sul Corso, e proseguendo ancora per qualche metro vi imbatterete in piazza XVI MAGGIO. Qui potrete ammirare Villa D’Ercole d’origine settecentesca , la Chiesa di San Domenico, ed infine completando il giro su Voi stessi il Teatro Vittorio Emanuele, risalente quest’ultimo all’800.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se il periodo che avete scelto per visitare questa deliziosa cittadina è tra luglio e settembre e non avete voglia di girarla con le tipiche temperature di quei mesi, non preoccupatevi: al tramonto Vi apparirà ancora più bella! Appena le luci cominciano ad accendersi…. Si apre il sipario e via allo spettacolo! I palazzi storici e le chiese sono aperte fino a tarda sera, quindi avrete tutto il tempo di visitarle.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/notopanorama1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Noto è una pura città d'arte, lontana ancora dai grandi flussi del turismo di massa ed è l’idelae per chi è alla ricerca di percorsi culturali e per chi vuole scoprire le nobili origini sicule assieme al suo passato. E’ un itinerario introspettivo della Sicilia e delle sue tradizioni, dove non vi si trova il rumoroso susseguirsi di negozietti di souvenir, pub e fast food. Qui si riscoprono gli antichi sapori, quelli che seguono un turismo sostenibile in piena armonia con il territorio. Se state cercando di uscire dal cosidetto abitudinario, le offerte viaggio last minute a Noto sono quello che fa per voi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Noto-antica-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei dintorni, a circa 10 km dalla Noto moderna, si trova Noto antica, centro siculo poi ellenizzato, ricchissimo in epoca romana ed ancora fiorente nel medioevo, abbandonato poi dopo il terribile terremoto di fine ‘600. Vale la pena di fare una passeggiata tra i suoi ruderi, affascinanti perché ormai avvolti nel folto di una vegetazione che li ha inghiottiti quasi del tutto. Notevole importanza riveste inoltre l'area archeologica di Eloro, l'antico centro fondato dai Siracusani nel VII sec. a.C. Altro sito d’interesse è il santuario dedicato a Demetra, con i tratti della cinta muraria dell'impianto urbano e l'area sacra, i resti dell'Agorà e del teatro.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Guarda il Video</span></div></div><div class="imTACenter"><br></div></div><a href="https://youtu.be/KNqZGLO7qeY">https://youtu.be/KNqZGLO7qeY</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 06:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Alicia Keys: Lo sapevate che la regina dell’R&B ha origini siciliane? ]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000178"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Aggiungete all’elenco delle celebrità con origini siciliane anche la regina del R&amp;B moderno. «Mi chiamo Alicia Augello Cook. Nelle mie vene scorre sangue siciliano e il mio carattere è mediterraneo, non c’è dubbio. Sono un tipo creativo – scrivo musiche, testi, poesie, racconti, recito – e molto passionale, istintivo». A parlare è Alicia Keys, una carriera di successi e una delle voci più apprezzate in tuto il mondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/alicia-keys-biografiasicilia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli avi sono partiti dalla Sicilia e dalla Calabria. Il nonno materno era Joseph L. Augello, nato in Pennsylvania dal siciliano Michelangelo Augello (originario di Sciacca, Agrigento </span><span class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">visita il <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--sciacca--agrigento-" target="_blank" class="imCssLink">borgo cliccando qui)</a></span><span class="fs8lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--sciacca--agrigento-" target="_blank" class="imCssLink"> </a></span></span><span class="fs14lh1-5">) e dalla calabrese Maria Carmela Zaffina, arrivata negli Stati Uniti nel 1904, quando aveva 5 anni, con la mamma Rosa Scardamaglia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se c’è un rimpianto legate alle origini, per Alicia Keys è il non aver potuto imparare la lingua dei suoi antenati: «Dalla Sicilia proviene parte della famiglia di mia madre. L’unica cosa che mi dispiace, è che mia madre mi ha raccontato che i suoi nonni, quand’era piccola, si parlavano in italiano senza farle capire nulla. Così lei non ha imparato la vostra lingua, e di conseguenza neanche io», ha raccontato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/alicia-keys-biografiasicilia2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nonostante non parli l’italiano e, ancor meno il siciliano, non ha dubbi sull’importanza delle radici: «Mi rendo conto di appartenere a questa terra appena scendo dall’aereo: mi sento a casa», ha detto. Aggiungendo: &nbsp;«Quando cantai a Palermo (il concerto fu nel 2004, ndr), fu la realizzazione di un sogno».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il sogno dei suoi avi si realizzò decenni or sono, quando raggiunsero gli Stati Uniti alla ricerca di fortuna. Una fortuna che è diventata realtà, con una carriera straordinaria. Le origini siciliane di Alicia Keys le hanno portato bene! </span></div></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 11 Jan 2022 06:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Miti e Leggende Siciliani: Tifeo, il gigante che regge la Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000013D"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i>«E Giove, poi che armò l’ira sua, poi che l’armi ebbe prese, il tuono col baleno, col folgore fumido ardente, con un gran lancio un colpo scagliò dall’Olimpo; e le teste intorno intorno tutte bruciò di quell’orrido mostro. E quello, poi che fu domato, spezzato dai colpi, piombò giú mutilato, die’ gemiti lunghi la Terra. Ed una vampa sprizzò dal Dio folgorato percosso nelle selvose convalli dell’Etna tutto aspro di rupi.»</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/tifeocop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella mitologia greca Tifeo, o Tifone, era il figlio minore di Gea (dea primordiale della Terra) e Tartaro (dio delle tenebre e dei sotterranei). Secondo un'altra versione, Tifone non era figlio di Gea e Tartaro...</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gea, addolorata per la sconfitta dei suoi figli, i Titani e i Giganti, per opera di Zeus, si lamentò di lui presso la moglie del re degli dèi: Era. La regina degli dèi credette alle parole della dea e, decisa a vendicarsi contro il suo consorte, si rivolse a Crono, che Zeus aveva precedentemente spodestato, e lo pregò di aiutarla.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Deciso a vendicarsi del figlio-rivale, il re dei titani e del tempo si masturbò su due uova, che affidò alla dea, aggiungendo di sotterrarle in modo che, al tempo prestabilito, si aprissero per dare alla luce un demone capace di spodestare lo stesso Zeus. Era ascoltò i suoi suggerimenti e, dopo un certo periodo, da quelle uova nacque il mostro Tifone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una volta cresciuto, Tifeo salì fino al Monte Olimpo e incusse una tale paura agli dèi che questi si trasformarono in animali e si rifugiarono in Egitto (dove avrebbero dato vita al culto locale degli dèi animali).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/tifeo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Zeus si fece ariete; Afrodite si fece pesce; Apollo si fece corvo; Dioniso si fece capra; Era si fece vacca bianca; Artemide si fece gatto; Ares si fece cinghiale; Ermes si fece ibis; Ade si fece sciacallo; Pan trasformò la sua parte inferiore in un pesce, quella superiore in capra e si nascose in un fiume.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ma Zeus fu aspramente redarguito dalla figlia Atena, che gli ricordò come da lui dipendesse il destino dell'umanità. Le due divinità assunsero così anch'esse proporzioni gigantesche ed affrontarono il mostro sul monte Casio, ai confini dell'Egitto. Nel primo, durissimo scontro Atena fu messa fuori combattimento in pochi istanti, ma subito dopo Zeus riuscì a respingere Tifone con un potente fulmine e quindi ad abbatterlo a colpi di falce. Quando però il re degli dèi si avvicinò per scagliare il colpo decisivo, Tifone gli strappò l'arma dalle mani e lo ferì gravemente, imprigionandolo poi in una caverna della Cilicia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ermes e Pan accorsero allora a salvare Zeus. Pan spaventò il mostro con le sue urla, mentre Ermes liberò Zeus dalla prigione e lo curò. Il dio raggiunse l'Olimpo, prese la guida del suo carro alato trainato da cavalli volanti e cominciò ad inseguire il gigante, colto di sorpresa dalla sua reazione. Una prima violenta battaglia si ebbe sul Monte Nisa e una seconda in Tracia, dove Tifone, ormai privo di controllo, cercò di fermare Zeus lanciandogli addosso intere montagne, ma ogni volta il dio lo colpì implacabile con le folgori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/tifeo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alla fine Tifone fuggì verso occidente e giunto in Sicilia tentò una disperata difesa sollevando l'intera isola per gettarla contro il Re dell'Olimpo. A questo punto, Zeus scagliò contro il gigante un ultimo, potentissimo fulmine che lo colpì in pieno. Tifone perse la presa e rimase schiacciato sotto l'isola che gli crollò addosso.</span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs14lh1-5"><i>E qui si forma la leggenda citata</i></b><span class="fs14lh1-5"> nell’incipit. E pur vero che, più che reggere la Sicilia, Tifeo ne è schiacciato. Sopra la sua mano destra sta Peloro (Messina), sopra la sinistra Pachino, Lilibeo (Marsala) gli comprime le gambe, e sopra la testa grava l’Etna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ecco, la sua posizione, certo non comoda, ogni tanto gli procura scatti d’ira che gli fanno vomitare sabbia e fiamme, e quando prova a scrollarsi di dosso l’immenso peso, la terra trema.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/wiYMkuSXB0k">https://youtu.be/wiYMkuSXB0k</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 06 Jan 2022 06:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: PALAZZO ADRIANO - Il Borgo da Oscar]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000143"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Palazzo Adriano è situato su un altopiano alle falde del Monte delle Rose (appartenente alla catena dei Monti Sicani) nell’entroterra di Palermo, al confine con la </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoagrigentoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Agrigento</a></i></span><span class="fs14lh1-5">. Il paese è ubicato a 695 m s.l.m. alle pendici del cozzo Braduscia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/Palazzo-Adriano-Piazza.jpg"  title="" alt=""/></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le prime notizie della esistenza di un casale di Arianum (da cui il nome) risalgono all’alto medioevo, ma una pagina importante nella storia di Palazzo Adriano è stata scritta a partire dal XV secolo, quando una colonia di profughi conosciuti come Arbëreshë provenienti dalla Grecia e dall’Albania, probabilmente militari, fuggiti a causa dell’avanzata turca, ne incrementò la popolazione e lo sviluppo del casale, dando vita ad una comunità in cui oggi coesistono famiglie di rito latino e greco-bizantino, entrambe seguaci del cattolicesimo. Numerose le chiese del borgo (risalenti ad un lasso di tempo compreso fra il XVI e il XVIII sec.) così come non mancano residenze di notabili, divise fra palazzi e ville con sede nel territorio comunale. Situati sul colle di san Nicola, vi sono anche i ruderi del castello borbonico di Palazzo Adriano che risalgono al XVIII secolo; fu costruito attorno a un torrione di epoca federiciana, risalente al 1230 circa, attorno al quale pare si sia sviluppato il nucleo più antico del paese, verso la fine del Quattrocento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/PALAZZOADRIANO2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il centro storico del comune di Palazzo Adriano, il paese diventato famoso per essere stato il set cinematografico del film "Nuovo cinema Paradiso" del regista premio Oscar Giuseppe Tornatore, sarà rinnovato grazie ad un progetto che prevede il miglioramento del paesaggio culturale urbano delle tre Cittadelle, attraverso il restauro delle 24 fontane.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ci troviamo in un piccolo centro dell'entroterra siciliano, è l'ultimo Comune della provincia di Palermo prima di inoltrarsi in quella di Agrigento. Palazzo Adriano, infatti, non ha solo il "cuore verde", vale a dire una natura splendida e rigogliosa, ma ha anche un "cuore antico" in quanto vanta una storia ricca di eventi, segnata dallo straordinario incontro tra culture e riti religiosi diversi: quella greco-albanese e quella latina. Palazzo Adriano, una oasi verde di pace e serenità dove cultura, storia, ed arte fanno di questo piccolo centro una summa di preziosità, è uno smeraldo incastonato nel cuore della Sicilia, dove le pietre custodiscono un passato pluricentenario e dove la natura gli elargisce sorgenti di acqua pura e fresca e l'avvolge di aria incontaminata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/PALAZZOADRIANOCHIESA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel centro storico di Palazzo Adriano sì trovano, la piazza Umberto I dal taglio ampio e armonioso in cui vi è la seicentesca fontana ottagonale; le chiese, il castello, e antiche cittadelle e gli archi che rispecchiano antiche esigenze difensive. In questo scenario naturale è stato girato quasi interamente il film Oscar "Nuovo Cinema Paradiso'''del regista Giuseppe Tornatore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzo_adriano_cinema_paradiso.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La bellezza della città è inoltre sottolineata dal contesto ambientale in cui essa giace, rientrando nella Riserva orientata dei Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, istituita nel 1997 e pertinente alle provincie di Palermo e Agrigento. Con un ricco patrimonio faunistico e botanico, questa Riserva attraversata dal fiume Sosio si estende per un’area di quasi 6 mila ettari e come punto di forza preserva fossili preistorici. Arricchiscono il patrimonio di Palazzo Adriano anche testimonianze archeologiche, consistenti nella Pietra di Salomone, alcune stanze della quale fungevano da postazione di vedetta per i Bizantini, e la Pietra dei Saraceni, caratterizzata da una scala che conduce ad un pozzo circolare forse destinato alla raccolta di acqua piovana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/PALAZZOADRIANO3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da non dimenticare, infine, la portata culturale di Palazzo Adriano. Si è sottolineata l’importanza dell’elemento albanese, ulteriormente ribadita dall’istituzione di un Museo a tema, che si aggiunge a quello dell’Acqua, del Libro (presso la Biblioteca comunale) e del Museo geologico dedicato ai reperti della Riserva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Palazzo Adriano può qualificarsi benissimo come un centro multietnico, e questo è reso evidente anche da come il comune si presenta oggi nella sua veste di incontro di culture diverse ma sorelle. La storia, qui, prende le mosse dai feudi e dalla baronie medievali, che detenevano il potere sulle terre su cui si estendono al tempo presente i circa 13 mila ettari comunali. Spesso nella gestione di questa ricchezza agraria rientrava anche la sfera ecclesiastica, che conviveva con i laici nobili lasciando una discreta documentazione medievale da cui possiamo attingere appunto informazioni sulla vita più antica di Palazzo Adriano. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/CASTELLOBORBONICO.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La storia moderna, invece, registra come evento maggiormente significativo l’arrivo degli Albanesi di cui si è detto, evento che da allora ha cambiato decisamente destino e volto di questi luoghi. L’architettura civile e militare offre al visitatore diversi gioielli di notevole interesse. Va anzitutto ricordato il Castello Borbonico, sito sul colle di San Nicola e costruito nel XVIII secolo e restaurato in tempi recentissimi. Ma è possibile andare ancora più indietro nel tempo nella storia di questo castello, il cui nucleo d’origine è costituito da un torrione federiciano duecentesco. Gode di certa antichità anche il Palazzo Comunale, edificato nel Settecento e munito di arco d’accesso che introduce ad un cortile abbellito da una fontana. Esso è di proprietà del Comune sin dal dopoguerra. </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Jan 2022 05:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Donne Siciliane che hanno cambiato la storia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000175"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Donne di Sicilia che hanno saputo cambiare il corso degli eventi con le loro azioni. La Sicilia è spesso stata luogo di mutamenti, di rinascite e di rivoluzioni. Quelle rivoluzioni sono, spesso, il frutto di decisioni individuali e controcorrente, che tuttavia hanno portato un giovamento collettivo. Dietro le donne siciliane di cui vogliamo parlarvi oggi ci sono anche vicende dolorose e difficili: dalla sofferenza, però, hanno saputo risorgere, con quella capacità propria della Sicilia di risollevarsi sempre. Ecco chi sono:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/bellapajia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Iniziamo con </span><b class="fs14lh1-5"><i>Bella di Paija</i></b><span class="fs14lh1-5">. Apparteneva alla comunità ebraica di Mineo ed esercitava la professione di medico. Non aveva un titolo ufficiale, ma era molto apprezzata: la chiamavano, con rispetto, “donna” e la ricompensavano lautamente. Non fu la prima donna ad esercitare, ma fu la prima a ottenere l’abilitazione con decreto. Non sostenne alcun esame, ma ottenne il titolo per aver praticato “Cum sanitati di li piacenti”. La regina Bianca di Sicilia, nel settembre del 1414, stabilì che la “dutturissa” potesse liberamente esercitare.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div><div><i class="fs14lh1-5"><b>Francisca Massara</b></i><span class="fs14lh1-5"> fu la prima europea a indossare i pantaloni. Sebbene molti attribuiscano tale primato alla letterata parigina George Sand, diverse fonti riportano il nome di Francisca come prima figura femminile che indossò i pantaloni. Sulla vicenda non si conoscono molti dettagli, ma fu un piccolo scandalo. La donna si mostrò in “abiti maschili” nel 1698: un gesto rivoluzionario, se considerate che l’uso dei pantaloni, per le donne, fu accettato solo nel corso del XX secolo. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/donnesicilian1p.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La prossima delle donne siciliane di cui vogliamo parlare è </span><i class="fs14lh1-5"><b>Maria Luisa Mangano</b></i><span class="fs14lh1-5">, una avolese. A lei spetta il triste primato di essere stata la prima donna inquisita dal Santo Uffizio di Sicilia. Era sospettata di stregoneria, quindi venne processata, torturata e condannata.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/mariapaterno.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Dall’Inquisizione passiamo a un altro tipo di tribunale, decisamente meno cruento. L’anno è il 1808 e la protagonista della storia è la baronessa catanese </span><i class="fs14lh1-5"><b>Maria Paternò</b></i><span class="fs14lh1-5">. Fu la prima donna a ottenere il divorzio in Italia. Al marito aveva mosso le accuse di essere “seviziatore, turpe e taccagno spilorcio”. Dieci mesi dopo aver ottenuto il divorzio, tra l’altro, Maria si risposò con l’avvocato che l’aveva assistita! </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Proseguiamo il nostro elenco con Accursia Pumilia, agrigentina. Nel 1906 fu la prima donna a chiedere di essere iscritta nelle liste elettorali. Facendolo, di fatto, contravvenne alla legge che escludeva espressamente le donne dall’elettorato amministrativo. Bisognerà attendere il referendum del 1946 per trovare le donne italiane tra i votanti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/francaflorio.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div><b class="fs14lh1-5"><i>Franca Florio</i></b><span class="fs14lh1-5"> fu l'animatrice della "Belle Époque siciliana". Dai siciliani fu chiamata Donna Franca, la regina di Palermo. Grazie ai Florio, la Sicilia ad inizio secolo fu un punto di convergenza internazionale di una élite, che trascorreva fra Palermo e Taormina lunghi periodi dell'anno. Ospitò, tra gli altri, il re del Regno Unito e imperatore delle Indie Edoardo VII e il di lui figlio Giorgio V; Il Kaiser Guglielmo II, che la soprannominò Stella d'Italia, con la moglie; lo zar di tutte le Russie Nicola I con la zarina, che si innamorarono tanto della villa dei Florio all'Arenella da farsene costruire una uguale in Russia a Petergòf; il re d'Italia Vittorio Emanuele III. Gabriele D'Annunzio la definì l'Unica.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La catanese </span><b class="fs14lh1-5"><i>Carmelina Naselli </i></b><span class="fs14lh1-5">è stata la prima donna docente universitaria in Italia. Ha insegnato dal 1949 al 1964 alla facoltà di Lettere dell’Università di Catania, prima Storia della letteratura italiana, poi Letteratura delle tradizioni popolari ed infine Storia delle tradizioni popolari. Franca Viola, alcamese, fu la prima donna siciliana a ribellarsi al matrimonio riparatore. Nel 1965, sostenuta dalla famiglia, si rifiutò di sposare l’uomo che l’aveva rapita e violentata. Il corteggiamento insistente e sgradito era sfociato in un vergognoso atto, considerato un modo sicuro per prevaricare il rifiuto. Osteggiata da tutto il paese, invece, Franca si ribellò: testimoniò contro il suo rapitore e lo fece condannare. Cambiamo decisamente argomenti con le ultime due donne siciliane che hanno cambiato la storia.</span></div><div><br></div></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Vittoria Giunti, fiorentina di nascita ma siciliana d’adozione per amore, è stata la prima donna a rivestire in Italia la carica di sindaco. Sposò il partigiano siciliano Salvatore Di Benedetto (poi sindaco di Raffadali) che seguì in Sicilia, condividendone l’impegno politico. Si candidò per la carica di sindaco nel comune di Sant’Elisabetta e divenne primo cittadino nel 1956. Concludiamo con Nina Siciliana, la prima donna a poetare in volgare. Le notizie sulla sua vita sono poche e frammentarie, ma tanto basta per averle fatto guadagnare un posto nell’Olimpo delle donne siciliane illustri.</span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Dec 2021 06:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Nella Top10 dei Siti Unesco più popolari d’Italia ci sono due gemme siciliani]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000167"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Con i suoi 58 siti riconosciuti, l’Italia è il Paese che vanta più Patrimoni dell’Umanità Unesco. Un primato davvero eccezionale, che tiene in considerazione gioielli architettonici, naturalistici e anche itinerari che tutto il mondo ci invidia. Sapete quali sono i più conosciuti? A questa domanda, sicuramente interessante, ha dato una risposta il sito Musement, piattaforma digitale per prenotare le esperienze di viaggio. Nella Top10 la Sicilia figura ben due volte.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/unescotop1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La ricerca è stata realizzata prendendo in considerazione il numero di recensioni su Google di ogni sito Patrimonio Mondiale Unesco in Italia. Nel caso in cui il sito non corrisponda a una o più attrazioni identificabili, non è stato inserito nell’analisi (come ad esempio centri storici e città). Per i siti costituiti da un insieme di beni, è stato sommato il numero di recensioni di ogni singolo sito. Infine, nel caso di siti transnazionali, è stato preso in considerazione il solo sito nazionale. I dati sono aggiornati a settembre 2021.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/unescotop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sicilia include 7 siti riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità Unesco. Si tratta di: </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--siracusa" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> e</span><i class="fs14lh1-5"><b> <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?necropoli-di-pantalica---siracusa--" target="_blank" class="imCssLink">le Necropoli rupestri di Pantalica</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, le Isole Eolie, le città tardo barocche del Val di Noto, </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-della-villa-romana-del-casale---piazza-armerina-enna--" target="_blank" class="imCssLink">la Villa Romana del Casale</a></b></i><span class="fs14lh1-5">, il </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?etna-" target="_blank" class="imCssLink">Monte Etna</a></i></b><span class="fs14lh1-5">, l’Area Archeologica di Agrigento, Palermo Arabo-Normanna e le cattedrali di Cefalù e </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?il-duomo-di-monreale" target="_blank" class="imCssLink">Monreale</a></i></b><span class="fs14lh1-5">. Quali, tra questi, sono più popolari? Vediamolo subito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ecco </span><span class="fs14lh1-5">la Top10 </span><span class="fs14lh1-5">Siti Unesco più Popolari d’Italia:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><ol><li><span class="fs14lh1-5">Piazza del Duomo a Pisa, 88.340 recensioni;</span><br></li><li><i class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale, 61.205 recensioni;</span></b></i><br></li><li><span class="fs14lh1-5">Costiera Amalfitana, 50.095 recensioni;</span><br></li><li><span class="fs14lh1-5">Residenze Sabaude, 50.037 recensioni;</span><br></li><li><span class="fs14lh1-5">Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, 47.701 recensioni;</span><br></li><li><span class="fs14lh1-5">Portovenere, Cinque Terre e Isole (Palmaria, Tino e Tinetto), 40.385 recensioni;</span><br></li><li><span class="fs14lh1-5">Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, con i siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula, 39.628 recensioni;</span><br></li><li><span class="fs14lh1-5">Il Palazzo reale del XVIII secolo di Caserta con il Parco, l’Acquedotto vanvitelliano e il Complesso di San Leucio, 35.568 recensioni;</span><br></li><li><i class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">Area archeologica di Agrigento, 34.236 recensioni;</span></b></i><br></li><li><span class="fs14lh1-5">I Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera, 33.002 recensioni.</span><br></li></ol></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 26 Dec 2021 06:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Aree Archeologiche: Parco Archeologico e Antiquarium di Solunto]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000171"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Solunto è un’antica città ellenistica che sorge sul Monte Catalfano, di fronte Capo Zafferano, negli immediati pressi di Palermo. Secondo Tucidide era questa una delle principali città fenicie di Sicilia, insieme a Mozia e a Palermo, ma dell’abitato fenicio sono rimaste poche tracce. Ben visibili sono invece i resti della città greca.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/solunto1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La città ellenistico-romana di Solunto rappresenta sin dagli anni ‘50 la zona archeologica forse più nota nella provincia di Palermo, e certamente la più antica tra le aree di proprietà demaniale direttamente gestite dalla Soprintendenza di Palermo. Oltre alle sontuose abitazioni a peristilio, riccamente decorate da mosaici e pitture parietali per lo più di epoca romana, nell’area archeologica si ammirano i resti del teatro ellenistico, affiancato da un grande ginnasio dotato di palestra, e dell’agorà delimitata sul lato occidentale da una monumentale stoà a pareskenia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">All’interno dell’area demaniale, che coincide con l’ambito della città ellenistico-romana, sorgono imponenti rovine che svelano l’assetto urbanistico dell’impianto organizzato secondo i criteri ippodamei.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/solunto2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">L'area archeologica di Solunto</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sebbene la città di Solunto venga indicata da Tucidide come una delle principali città fenicie, dell’abitato punico sul promontorio di Solanto restano ormai scarse tracce dovute soprattutto alla recente crescita edilizia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ritroviamo una necropoli con sepoltura a camera nei pressi della stazione ferroviaria di Santa Flavia, un quartiere industriale con fornaci, un tofet e una sepoltura ipogea con dromos nei pressi della località Olivella. Sono stati rinvenuti anche parecchi materiali ceramici, fra i quali anche un kantharos di bucchero e alcune anfore puniche di diversa forma.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sono invece ben visibili i resti della città greca. Il percorso infatti si snoda su un impianto regolare di tipo greco, le strade si diramano ai lati di una larga strada principale lastricata che attraversa tutta l’area giungendo all’agorà e alla zona pubblica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/solunto3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ai lati le vie secondarie delimitano isolati rettangolari disposti su terrazzamenti creati appositamente per superare i dislivelli naturali. L’architettura domestica si presenta di notevole interesse con case organizzate su più piani e ambienti distribuiti intorno a peristili. La Casa di Leda in particolare merita attenzione per la sua ampiezza e i pavimenti in opus signinum e mosaico.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/solunto4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">L’agorà è delimitata da una cisterna pubblica di fronte alla quale è posizionato un complesso termale con pavimenti a mosaico. Dalla piazza poi è possibile accedere direttamente al teatro, decorato con cariatidi e che poteva contare su una capienza di 1200 spettatori. È interessante inoltre notare come molti degli edifici a carattere sacro lascino trapelare l’origine fenicio-punica della popolazione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/solunto5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Nel 2003 è stato aperto al pubblico il nuovo antiquarium di Solunto, organizzato in due distinte sezioni ospitate in due diversi padiglioni: i temi dell’urbanistica e dell’architettura pubblica e domestica di età ellenistica sono affrontati e approfonditi all’interno del padiglione A, che introduce, tra l’altro, alla visita dell’ampio complesso monumentale soluntino.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1">Guarda lo stupendo Video dal Drone</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/-DRIsZERpW8">https://youtu.be/-DRIsZERpW8</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 14 Dec 2021 06:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Turismo in Sicilia: La Sicilia 2 regione italiana affitto ville di pregio]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000177"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Sicilia è la seconda regione italiana più gettonata, dopo la Toscana al primo posto con 169 settimane prenotate nelle 214 ville dislocate sul suo territorio. L’Isola con le sue 21 ville di pregio ha registrato prenotazioni per 33 settimane in autunno. Al terzo posto, praticamente a pari merito per numero di settimane prenotate (23 contro 22) Puglia e Umbria. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/villedipregio1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Il 94% dei siciliani che possiede e affitta un immobile di pregio ce l’ha nella regione: di questi, circa il 47% ha la seconda casa in provincia di Ragusa; il 20% a Trapani, il 20% a Messina e circa il 7% a Caltanissetta. Il 6% viene da fuori la Sicilia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/villedipregio2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> Nei primi 9 mesi del 2021 ville e casali in Sicilia sono stati prenotati complessivamente per 127 settimane, un incremento delle prenotazioni del 43% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La permanenza media è stata di 1,3 settimane. A scegliere ville e casali in Sicilia sono soprattutto turisti italiani per il 43% e stranieri, per il 57%, soprattutto Europei. I Paesi in cima alla lista degli arrivi sono Germania, Svizzera e Paesi Bassi. Il prezzo medio a settimana prenotata è stato di circa 3.854 euro, mentre la media degli ospiti per ogni villa, trattandosi di strutture molto grandi, è stata di 8,4 persone.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 12 Dec 2021 12:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[13 Dicembre SANTA LUCIA: Ecco perchè in Sicilia si mangiano arancine e cuccìa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000110"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Perchè per la Festa di Santa Lucia in Sicilia si mangiano arancine e cuccìa </span><i class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilianet.net/blog/?ricetta-tradizionale--cuccia-di-santa-lucia" target="_blank" class="imCssLink">(per la ricetta della cuccia clicca qui)</a></b></i><span class="fs16lh1-5">? </span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">“</span><span class="fs16lh1-5"><i>Oggi niente pane e pasta, occhio che si diventa ciechi</i></span><span class="fs16lh1-5">” – dicevano le &nbsp;nonne siciliane. Perché la siracusana Santa Lucia è la martire protettrice della vista. A lei si attribuisce un miracolo avvenuto il 13 maggio del 1646, quando durante una carestia arrivò al porto di Palermo un bastimento carico di cereali. Da allora nacque il voto, ovvero il sacrificio di non mangiare pane e pasta il 13 dicembre, giorno in cui la santa perse la vita, decapitata con un colpo di spada per aver rifiutato il suo promesso sposo per donarsi alla chiesa.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/13dicarancuccianew1.jpg"  title="" alt=""/> &nbsp;&nbsp;&nbsp;<span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I motivi traggono origine nella tradizione cristiana. Lucia era una giovane e bellissima donna, nata a Siracusa da una nobile famiglia intorno al III secolo d.C.. I genitori l'avevano promessa in sposa a un ricco aristocratico. Per far sì che la madre Eutichia guarisse da una tremenda malattia, Lucia chiese l'intercessione di Sant'Agata in cambio dei propri voti. Quando il promesso sposo lo scoprì, la denunciò portandola a processo dal quale venne giudicata colpevole.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/santa-lucia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Lucia, rifiutando di abiurare, venne martirizzata e privata degli occhi che per miracolo le ricrebbero immediatamente. Ma fu uccisa secondo alcune fonti per decapitazione, secondo altre con un colpo di spada alla gola. Il culto e la devozione per la Santa si diffusero rapidamente e venne scelto il 13 dicembre, il giorno considerato il più corto e buio dell'anno, per celebrarla per via del suo nome: Lucia infatti vuol dire "promessa di luce".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/santaluciarancina1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Patrona di Siracusa e protettrice degli occhi e quindi dei ciechi, degli oculisti ma anche degli elettricisti, è stata ritenuta nel tempo artefice di numerosi miracoli. Uno di questi riguarda una carestia avvenuta a Palermo nel 1646 e che aveva costretto il popolo a un digiuno forzato. La tradizione narra che, proprio nel giorno della sua festa e dopo le tante preghiere, giunse al porto della città una nave carica di grano. Ma tanta era stata la fame che i palermitani avevano patito, che non fecero in tempo a dedicarsi alla molitura e il grano non venne usato per farne farina ma venne bollito e condito solo con dell'olio. Fu così che nacque la cuccìa salata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Una storia simile datata 1763 e ambientata nel porto di Siracusa, attribuisce a questa città la paternità della ricetta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Esiste una variante salata, quella nissena, probabilmente rimasta inalterata dalle origini, che prevede che il grano sia consumato caldo, condito con soli sale e pepe.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A Palermo e Siracusa la ricetta più diffusa è quella dolce (c<a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?id=00000003A" target="_blank" class="imCssLink">licca qui per leggerla</a>) . Il grano bollito viene condito con ricotta o crema di latte bianca, ma c'è anche una versione più mopderna al cioccolato. Nella versione "bianca" si aggiungono zuccata, cannella, pezzetti di cioccolato e scorza di arancia grattugiata.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Santalucia-arancinaday.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'alternativa a pane e pasta è invece il riso. E da questo ingrediente, la tradizione culinaria siciliana si è sbizzarrita dando vita alle "arancine" (dalla forma sferica), a Palermo, e agli "arancini" (dalla forma a cono), a Catania.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le ricette tradizionali dell'arancina palermitana sono "accarne" (col ragù di carne... </span><span class="fs16lh1-5"><b><a href="http://www.madeinitalyshopclub.com/ricettedicucina/blog/?arancina-palermitana-al-ragu" target="_blank" class="imCssLink">eccoti la ricetta clicca qui</a></b></span><span class="fs16lh1-5">...) o "abburro" (con burro, mozzarella e prosciutto cotto... </span><span class="fs16lh1-5"><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?ricetta-siciliana---arancina-al-burro-palermitana" target="_blank" class="imCssLink">la ricetta la trovi clicando qui</a> ). Ma i dialettali ripieni abituali dell'amata pallina fritta, da qualche anno a questa parte ha lasciato spazio alla fantasia degli chef che, con condimenti che spaziano dagli spinaci al salmone, dal nero di seppia al pesto di pistacchio </span><b><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilianet.net/blog/?arancine-con-pesto-di-pistacchio-" target="_blank" class="imCssLink">(per la ricetta della arancina al pistacchio clicca qui)</a></i></b><span class="fs16lh1-5"> , da speck e noci a ricotta e funghi, hanno trasformato miss Arancina in un piatto gourmet.</span></div></div><a href="https://youtu.be/1017_RcOuIo">https://youtu.be/1017_RcOuIo</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 11 Dec 2021 06:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tour dei Borghi Siciliani CORLEONE Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000027"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Corleone si trova in <i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?corleone-e-la-cascata-delle-due-rocce" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></i>, in Sicilia, ed è una graziosa cittadina situata in una zona interna di montagna tra i famosi castelli di Soprano e Sottano, immersa in uno splendido paesaggio naturalistico. Si rimane ammaliati dalla famosa e fiabesca Cascata delle Due Rocche, una cascata di 4 metri attorno alla quale si estende una fitta e naturale vegetazione tipica mediterranea.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/corleaone1.png"  title="" alt=""/></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">La città vanta una lunga storia e la sua edificazione inizia a partire dal VI sec. a.C., prime fondamenta della città di Schera ricordata nelle sue opere anche da Cicerone; vide anche l'occupazione araba nel IX secolo, fu poi conquistata dai Normanni nell'XI secolo, e poi nel XIII secolo venne popolata da Federico II di Hohenstaufen che con le sue truppe lombarde entrò nella città grazie ad Ottone di Camerana, un nome importantissimo nella storia siciliana soprattutto in occasione della guerra dei Vespri.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">E' anche tristemente nota per il passato dal volto omertoso dalle radici mafiose, tuttavia tanto si è fatto e si sta facendo per sfatare i tristi luoghi comuni e far conoscere Corleone come una città siciliana ricca di storia e di importanti verità.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal punto di vista naturalistico uno scenario suggestivo è creato dalle "rocche gemelle", una ad est del centro abitato dove è ubicato il Castello Soprano con i resti dell'antica torre di avvistamento saracena e l'altra al centro del paese in un blocco calcareo geologicamente crollato dalla montagna frontale e su cui è stato edificato il castello medievale ora eremo dei Francescani. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellosopramocorleone.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo castello sovrasta il centro abitato: a ben 861 metri dal livello del mare si erge il castrum superius di età federiciana costruito a scopo difensivo. Probabilmente fu edificato intorno al XIII secolo e già a partire dal XVIII pareva essere in rovina, oggi rimane davvero poco del castello originale, la parte più importante e riconoscibile è la torre di avvistamento circolare. Le origini di quest'ultima sono quasi sicuramente riconducibili all'edificazione araba risalente al IX secolo. Non si sa bene quale, tra il suddetto castello e quello sottano, sia stato eretto per primo e sia quindi più antico rispetto all'altro, esistono difatti diverse citazioni e riferimenti risalenti agli anni 1237 e 1249 diffusi da parte di una colonia di Lombardi e di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?federico-ii-di-svevia---lo-stupor-mundi" target="_blank" class="imCssLink">Federico II</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> che ne attestano l'esistenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/corleone_rocca.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Proprio ai piedi del Castello Soprano si può ammirare uno spettacolo della natura, la "Cascata delle Due Rocche" formata dal salto del torrente San Leonardo, affluente del Fiume Belice, che crea un suggestivo laghetto naturale circondato dai resti di un acquedotto di fattura probabilmente araba.</span></div></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cascata-delle-due-rocche.png"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quando nel 1972 il film “Il padrino” ebbe un enorme successo a livello mondiale incollando allo schermo dei cinema milioni di persone, uno dei nomi che rimase impresso nella mente fu quello di Don Vito Corleone. Contestualmente prendeva vita o meglio si rafforzava il mito del capo famiglia mafioso che tutti rispettano e temono, permettendo così di curiosare nello stile di vita del gangster siciliano ma d'oltre oceano. Agli occhi del mondo quello della cittadina siciliana diventava uno dei luoghi più temuti al mondo anche da chi non ne aveva mai sentito parlare. Ma Corleone fu veramente teatro di fatti sanguinosi i cui protagonisti hanno segnato la storia d’ Italia e anche se le riprese furono fatte altrove e il padrino è soltanto un film, la cittadina siciliana subì un brutto contraccolpo per il danno d'immagine che ne conseguì a livello mondiale.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/4a41fbfd-ad40-4d5c-817b-3b28fb0c13f2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5 ff1"> </span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Se da un lato Corleone reagisce ancora oggi sostenendo progetti pro legalità dall’altro bisogna registrare l'aspetto incredibile del dietro le quinte di uno dei film più conosciuti al mondo cioè l’enorme ripercussione in termini di business mondiale e turismo sui luoghi di mafia a dispetto di chi vorrebbe andare avanti e vedere ripulito il nome della cittadina in cui comunque questo tipo di arrivi è impossibile negarlo genera introiti. Diventa così molto facile trovare anche online proposte di “tour sui luoghi di mafia”.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/corleone4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5 ff1"> </span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A questo però fa da sfondo la bellezza del luogo. Dal punto di vista turistico infatti Corleone è anche una magnifica località d'arte i cui scorci emanano un mistero che si perde nella notte dei tempi. Camminando tra le sue strade ogni angolo trasuda un passato lontanissimo fermo nel tempo incapace o riluttante a immergersi nell’ inevitabile presente.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/corleone7.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;<span class="imTAJustify">I</span><span class="imTAJustify">noltre Corleone essendo nell'entroterra palermitano vanta la possibilità di raggiungere luoghi poco conosciuti dagli avventori del turismo di massa se non ai siciliani stessi. <b>Luoghi come la cascata delle due rocce</b>.</span></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/cascata-delle-due-rocche_v9emcvht.png"  title="" alt=""/></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il parco naturale della cascata si trova a poca distanza dal centro storico della città. Attraversando il quartiere San Giuliano si giunge davanti la chiesa dedicata alla Madonna delle due rocche. Da qui comincia dopo un dedalo di viuzze, tra molte specie di bellissimi alberi, il percorso che porta alle cascate. Uno spettacolo d’acqua a due passi dal centro diventa quasi un monumento nascosto tutto da scoprire. La vegetazione che ricopre le rocce e il vapore creato dall’acqua nel suo scorrere per poi gettarsi nel vuoto creando le cascate e da cui si generano bellissimi arcobaleni, dà vita ad una moltitudine di colori. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/corleone6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"> </span></div></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs16lh1-5"><br></b></div><div><b class="fs14lh1-5">Cosa vedere a Corleone</b></div><div><span class="fs14lh1-5">Il segreto sta nell’origine piuttosto misteriosa della località, non semplicemente assorbibile alla storia delle incursioni arabe nel sud Italia: le radici sono da ricercarsi ben prima dell’840, risalendo in realtà addirittura alla preistoria. La sua cultura di polis, a ogni modo, trasuda commistioni di cui si fanno autrici popolazioni saracene, bizantine e normanne, che acuiscono la natura piacevolmente ibrida di Corleone.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Nonostante il suo carattere “bastardo” (ma non lo si recepisca come un insulto), il paese ha esplicitamente posto il suo credo entro i confini del Cattolicesimo, tanto che le numerosissime strutture religiose presenti nell’abitato hanno contribuito a forgiare la nomea nota come “il paese dalle cento chiese”: elencarle tutte costituirebbe un semplice esercizio di stucchevole scrittura; basti invece evidenziare il fatto che ognuno di questi edifici è in grado di sintetizzare stili e culture dall’estetismo ammirevole, capace di suscitare l’istinto di contemplazione negli autoctoni, molto legati alla fruizione ecclesiastica.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Se proprio dobbiamo far emergere qualche valido esempio fra le cento gemme, si citino allora il Convento dei Cappuccini, il Monastero del Santissimo Salvatore, la chiesa di Sant’Agostino e quella di San Domenico.</span><br></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/facciata-della-chiesa-dell-addolorata-di-corleone.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Non solo chiese, comunque, ma tanta ispirazione medievale riscontrabile direttamente nel centro storico e quindi anche i suoi castelli</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La sua posizione suscita invidia a livello geologico poiché posta in una conca coronata da rocce calcaree entro uno scenario favolistico, ebbro di poesia e suggestione. In tale contesto s’ergono fieri due strutture testimoni della storia, ovvero il Castello sottano e quello soprano.<br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Mille e più di questi fantastici scorci vanno a comporre l’hinterland del paese come le note di un pianoforte compongono una dolce melodia, cosicché Corleone ha acquisito nel tempo blasone per una crescente bellezza ch’è il risultato della sua conformazione, data dal fatto di essere un sito archeologico ancora tutto da scoprire.</span><br></div><div><br></div></div><div><span class="fs8lh1-5"><br></span><div><span class="fs11lh1-5 ff1"> </span></div> &nbsp;<div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video DEL BORGO</span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/0jjjGNSqxso">https://youtu.be/0jjjGNSqxso</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Dec 2021 08:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Passeggiando per Palermo: LA KALSA l’antico quartiere arabo di Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000010A"><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il vivace quartiere della Kalsa è rinomato per le opere d'arte rinascimentali del quattrocentesco Palazzo Abatellis e i mosaici bizantini della Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio, risalente al XII secolo. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Kalsa,_Palermo,_Italy_-_panoramio_-10-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La cinquecentesca Fontana Pretoria è caratterizzata da statue in marmo a grandezza naturale. La scena gastronomica spazia dal cibo di strada alla cucina gourmet, mentre le stradine sono fiancheggiate da negozi che vendono ceramiche artigianali, oggetti in legno e tessuti. Di notte, i bar sono affollati da una clientela giovane.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il quartiere, sorto durante la dominazione islamica, era la cittadella fortificata ove avevano dimora l'emiro ed i suoi ministri e ne conserva ancora il nome (al halisah, l'eletta, la pura). Ancora oggi vi aleggia una particolare atmosfera orientale accentuata dalla presenza di monumenti in stile arabo-normanno. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Chiesa_di_S._Anna,_Kalsa,_Palermo,_Sicily,_Italy_-_panoramio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">L'ingresso sembra essere costituito dalla <i><b>Porta dei Greci</b></i>, oltre la quale si accede alla piazza su cui si affaccia <i><b>S. Teresa alla Kalsa</b></i>, monumentale chiesa barocca edificata tra il 1686 ed il 1706 con una facciata su due ordini scanditi da colonne corinzie, opera di <i><b>Paolo Amato</b></i>. Dello stesso architetto è anche <i><b>S. Maria della Pietà</b></i> (proseguendo, in via Torremuzza) al cui interno si trova una bella chiusura del coro a forma di sole nascente (parte destinata alle suore domenicane di clausura, fondatrici della chiesa).</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><b>Via Alloro</b> - Era la via principale del quartiere nel Medioevo. Oggi purtroppo gli eleganti palazzi che vi si affacciavano sono stati distrutti o sono molto rovinati. Tra i superstiti vi sono Palazzo Abatellis e la bella Chiesa della Gancia, adiacente al palazzo.</span></div><div><div><div><span class="fs16lh1-5">Il quartiere conteneva al suo interno la cittadella fortificata dell’emiro, alla quale si accedeva per mezzo di quattro porte.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Durante il periodo medievale, la costruzione disorganica di case e palazzi al posto degli originari orti e giardini portò all’espansione della borgata, al punto da essere aggregata all’antico quartiere ebraico.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Kalsa,_Palermo,_Italy1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">La borgata venne in seguito notevolmente trasformata, tanto che oggi non si conosce più l’antico circuito urbanistico, di cui purtroppo non rimane nessun reperto. Già a partire dalla dominazione normanna, infatti, furono abbattute le vecchie mura arabe e fu costruito il Castello a mare, in contrapposizione al vecchio castello, o palazzo Reale.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Il quartiere, un tempo estremamente degradato, ha visto però negli ultimi anni un rapido miglioramento.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Kalsa,_Palermo,_Italy.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Oggi la Kalsa rappresenta un quartiere popolare molto pittoresco, in cui si respira ancora l’antica cultura araba, avvolta &nbsp;da &nbsp;forti profumi speziati provenienti dai chioschi dislocati lungo la strada. Sembra davvero un paese a parte, dove è possibile incontrare donne abbigliate con vesti da camera e sedute su seggiole poste fuori dall’uscio delle proprie case, intente a ciarlare con le vicine, mentre un uomo abbanniando, cioè gridando, invita la gente alla riffa, la &nbsp;caratteristica lotteria che tra i vicoletti del rione, sorteggia ogni genere alimentare, soldi e oggi anche “gratta e vinci”.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Poco tempo fa, durante i tre mesi estivi, il comune organizzava nel quartiere un festival, chiamato Kals’art, che sino a tarda notte intratteneva il popolo palermitano, secondo un calendario di eventi, che prevedeva giornalmente concerti, mostre e rappresentazioni teatrali.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/quartiere-kalsa-palermo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Abitata sin dalla sua origine dai pescatori della Cala e dalle donne kalsitane, note per essere delle brave ricamatrici, la Kalsa rimase per lunghi secoli, a causa della sua dislocazione, isolata dalla città medievale. Il braccio di mare, posto ad occidente del rione, e i rigogliosi orti della Magione, infatti, la emarginarono dalla vecchia città, trasformandola in un quartiere a sé, con le proprie abitudini e un proprio dialetto, frutto della commistione di due culture: araba e autoctona.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Ancora oggi, infatti, il dialetto avusitano o kalsitano sembra quasi una cantilena araba e risente di una leggera flessione, rispetto a quello parlato negli altri quartieri della città.</span></div></div></div><div><div><span class="fs16lh1-5">Quartiere centrale, ma popolare, offre uno spaccato di vita palermitana. Non è raro infatti, passando davanti alla chiesa di S. Teresa. trovare uomini intenti a cucinare e a vendere i babbaluci, chioccioline marinate con olio, prezzemolo, aglio e pepe e servite in cartocci da "passeggio". Il cuore del quartiere è intorno alla piazza della Kalsa, ma la zona si estende fino a corso Vittorio Emanuele, includendo molti tra monumenti più interessanti della città.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Gaurda il Video racconto del Giornalista / Storico </span><span class="fs11lh1-5"><i>Gaetano BASILE</i></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/bvGUIcrjUPc">https://youtu.be/bvGUIcrjUPc</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Dec 2021 06:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeologia Subacquea Sicilia: Una nave romana di 1500 anni fa scoperta nel mare delle Egadi]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000164"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un nuovo relitto è stato individuato alla profondità di 98 metri nel mare delle Egadi. La nave, del IV-V secolo d.C., presenta un carico integro di anfore del tipo Almargo 51c di origine della penisola Iberica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La scoperta è frutto della campagna di ricerca in corso nello specchio d'acqua delle Isole Egadi, coordinata dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana con la collaborazione con la RPM Nautical Foundation, un'organizzazione no-profit di ricerca archeologica e di istruzione che dal 2005 sostiene la ricerca archeologica marittima della Regione Siciliana e l'Università di Malta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/nave-romana-egadi2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il rinvenimento è il risultato di due campagne di ricerca effettuate, a novembre del 2020 e a luglio di quest’anno, con un side scan sonar a bordo dell’Hercules, che ha fornito importanti target sui quali è ripresa la ricerca negli scorsi giorni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/nave-romana-egadi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le numerose rilevazioni (strisciate), effettuate con avanzati strumenti di robotica quali l’AUV (autonomous underwater vehicle) e il ROV (remotely operated vehicles), hanno consentito di delineare in dettaglio il relitto con il suo carico di anfore la cui restituzione in 3D verrà realizzata nel 2022 dalla SopMare e l'Università di Malta, grazie al professor Timmy Gambin e alla RPM in una campagna di misura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“Questa scoperta è l'ennesima dimostrazione di un lavoro incessante che prosegue sui nostri fondali - evidenzia l'assessore regionale dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, Alberto Samonà - per scoprire nuovi siti archeologici sommersi e ricostruire le vicende dell'antichità. L'uso sempre più frequente delle nuove tecnologie nel campo della ricerca subacquea sta consegnandoci soddisfacenti risultati aprendo il Mediterraneo ad una lettura più ampia e dettagliata. La scoperta di un nuovo relitto ad alta profondità, dopo quello della nave romana individuata alcuni giorni fa a Isola delle Femmine, conferma l'importanza di intensificare le collaborazioni internazionali. La Sicilia, infatti, è un prezioso scrigno di tesori il cui valore è quello di arricchire di dettagli la narrazione sui movimenti nel Mediterraneo in un tempo in cui la Sicilia si trovava strategicamente al centro di relazioni internazionali, di commerci e scambi”.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 27 Nov 2021 08:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castelli Siciliani: Castello di Federico II a Giuliana (Palermo)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000098"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Il castello si trova alla sommità del paese di Giuliana ed è una rocca abbastanza ben conservata. Dalle terrazze si gode uno splendido panorama sulle colline, fino al mare. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castello-di-federico.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf2">Il castello di Federico II Il castello ,di epoca Sveva,è formato da una fortezza superiore posta al culmine della rocca, di un corpo di fabbrica semicircolare (ex monastero olivetano sorto nel 1648) posto più in basso che ricalca fedelmente l’andamento dei muri esterni, posti a difesa della fortezza. Il castello fu fatto costruire da Federico II di Svevia in stile gotico e faceva parte di un insieme di fortificazioni dislocati nell’Italia meridionale e in Sicilia. La fortezza federiciana di Giuliana è costituita da due corpi di fabbrica rettangolari che forma un angolo ottuso al cui vertice si trova incastonata la torre a base pentagonale,che costituisce un eccezione tra i castelli svevi di Sicilia,infatti quasi tutti hanno forma di poligonali con torri ai vertici. I muri costruiti a doppia cortina hanno spessore di circa 2 metri e sono costruiti di pietra tagliata con riempimento di pietrame legato da malta.La torre e alta circa 19 metri e formata da due ambienti sovrapposti a forma di un pentagono regolare. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Castello-Federico-II-1280x720.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf2"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf2">Si accede al castello da un atrio rettangolare con un arco a sesto ribassato,costruito con conci tufacei posti di taglio.Nel muro ovest della torre si trova una caditoia a protezione dell’ingresso. Tutti i vani presentano coperture a volte ogivali formati da conci tufacei posti di taglio; analogamente i vari portali che comunicano i vani interni.Nel muro ovest della torre vi si trovano monofore con sagoma poligonale. Dall’atrio si accede al salone principale che comunica con altri vani,in uno di questi sul pavimento si trova un’apertura (buca della salvezza) che mediante un cunicolo sotterraneo che forse arrivava fino a valle del fiume Malottempo.(Leggenda !??) Si accede alle terrazze mediante una scala di costruzione posticcia ricavata nello spessore del muro di destra dell’atrio.In alcuni vani nello spessore dei muri sono ricavate delle cellette e una riporta una iscrizione graffita di due carcerati datata 1591. Il restauro del castello è stato terminato all’ inizio dell’anno 2006 ,permettendo quindi una fruizione d’ordine sociale e culturale e la destinazione a mostre, convegni e concerti e facendone una tappa senza dubbio fondamentale in un itinerario turistico.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Comune-della-Sicilia-Giuliana-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Gioiello d’architettura medievale di epoca Sveva, il</span><span class="cf1"> </span><strong><b><span class="cf1">castello di Federico II</span></b></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">a Giuliana è una fortezza costituita da due corpi di fabbrica rettangolari su cui si erge una torre a base pentagonale di 19 metri circa, che costituisce un’eccezione tra i castelli svevi di Sicilia.</span></span></div><div class="imTAJustify fs16lh1-5"><span class="fs16lh1-5 cf1">Il castello fu fatto costruire da Federico II di Svevia in stile gotico e faceva parte di un insieme di fortificazioni dislocate nell'Italia meridionale e in Sicilia. Si accede al castello da un atrio rettangolare con un arco a sesto ribassato, che si sviluppa sul lato ovest in una caditoia a protezione dell'ingresso.</span></div><div class="cf1"><div class="imTAJustify fs16lh1-5"><span class="fs16lh1-5">Finito di restaurare agli inizi del 2006, il castello si è riaperto alla fruizione sociale e turistica, divenendo location di mostre, esposizioni, convegni e concerti e facendone una tappa fondamentale e suggestiva dell’itinerario turistico della provincia palermitana.</span></div><div class="imTAJustify fs16lh1-5"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter fs16lh1-5"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/giuliana-castello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify fs16lh1-5"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf3">Il castello faceva parte di un insieme di fortificazioni dislocate nell'Italia meridionale e in Sicilia. </span><span class="cf3">E’ costituito da una fortezza superiore posta al culmine della rocca e da un corpo di fabbrica semicircolare corrispondente all'ex monastero olivetano posto più in basso. I due elementi formano un angolo ottuso al cui vertice si trova incastonata una torre a base pentagonale. Sul lato sud del castello si trova lo strapiombo roccioso della valle del fiume Malotempo. I muri hanno uno spessore di circa due metri. Da un atrio rettangolare si accede al salone principale che comunica con altri vani tutti caratterizzati da coperture a volte ogivali.</span></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf3">Si accede alle terrazze mediante una scala di costruzione posticcia ricavata nello spessore del muro di destra dell'atrio. </span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf3"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5">Ancora gli storici e gli archeologi dibattono se a costruirlo sia stato Federico II, lo stupor Mundi, o Federico III di Aragona. Ma sostanzialmente poco importa, dato che comunque il castello è una solida costruzione duecentesca, che ci proietta indietro in una dimensione fuori dal tempo.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Un sogno di mura ad occhi aperti. Probabilmente il nucleo originario venne impiantato dagli Svevi e poi ingrandito e rifinito in periodo aragonese. Il Castello domina, a quasi 800 metri, il piccolo paesino: in qualche modo lo avvolge e lo custodisce.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La forma di questo manufatto è inusuale per i castelli di Sicilia (guarda gli altri castelli e, ancora altri castelli): la fortezza presenta una forma trapezoidale, costituita di due corpi di fabbrica rettangolari che si uniscono in un angolo rafforzato dal torrione alto una ventina di metri. Qualcuno dice che ricorda vagamente un nido di aquila.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">L’interno, suddiviso in diverse sale, ci riporta alla Sicilia feudale, calda e ricca allo stesso tempo, lontana da quell’Europa che ci chiedono di amare oggi a forza, ma al centro di quel mare che unisce due mondi e due continenti diversi. Ci riporta alla Sicilia di Federico II e del primo laboratorio della lingua italiana, la scuola poetica siciliana.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">A collana, quasi protezione di questo castello, alla metà del Seicento gli olivetani costruirono una struttura semicircolare, tutta in pietra ovviamente, che oggi è rovinosamente abbandonata, ma che fino a non molto tempo fa ospitò i caritatevoli seguaci del beato Giacomo Cusmano.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Danneggiato dal terremoto del 1968, il castello fu lentamente recuperato con lavori iniziati negli anni Novanta e che finirono nel 2006. Oltre alla bellezza del castello, ciò che impressiona e lascia senza fiato è la vista di cui si può godere dalla sua terrazza.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La valle sotto, dalla parte sud del castello, si domina perfettamente dall’alto e per molti chilometri, con una vera e propria vista a volo di uccello. </span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/panorama-visibile-dal.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Mentre guardando a nord, verso Palermo, si vede fino a monte Jato. E tutto questo perché il castello di Giuliana si trova al centro del sistema di fortificazioni e di castelli interni che permetteva di difendere e fare comunicare le strutture fortificate, a vista, da Palermo ad Agrigento.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Ma nonostante tutto, il numero di visitatori che ogni anno lo degnano di una visita è assolutamente risibile. Qualche migliaio potreste pensare voi, e magari pensate che nel Regno Unito, e non solo, castelli ricostruiti quasi totalmente sono diventati meta di centinaia di migliaia di visitatori.</span></div></div></div></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 Nov 2021 06:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Parchi Siciliani: Il Parco delle Madonie entra nella rete Europarc]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000172"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Consiglio della Federazione Europarc ha ammesso il Parco delle Madonie nella famiglia delle Aree Protette Europee consegnando all'ente un altro importante riconoscimento internazionale</span><span class="fs14lh1-5"><b> <a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">(Visita il Parco delle Madonie cliccando qui)</a> .</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco-delle-madonie2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nei 27 anni di esistenza Europarc ha diffuso la "good practice" e promosso un sentire comune nella rete delle aree protette. "Ennesimo prestigioso riconoscimento di livello internazionale per il Parco e per l'intero territorio madonita. - dice l'assessore regionale al Territorio, Toto Cordaro - A dimostrazione del lavoro fin qui fatto, della buona gestione del Parco che unita alla bellezza e alle qualità dell'area protetta costituiscono un eccellente trampolino di lancio per la promozione e la crescita, per far conoscere le nostre bellezze naturali e geologiche in Europa e non solo. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcomadonie3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Europarc è la più grande rete di aree protette europee e rappresenta le centinaia di autorità responsabili della tutela e valorizzazione dell'ambiente e le decine di Aree Protette in 37 paesi" "L'ingresso nelle rete Europarc - afferma il presidente dell'ente Parco, Angelo Merlino - è un'ulteriore riconoscimento del lavoro di promozione che il Parco sta svolgendo. Venti anni fa, un altro ingresso in una rete europea, quella dell'European Geopark Network, ci ha portato quest'anno a a festeggiarne il ventennale. In un mondo ormai globalizzato, fare rete con realtà internazionali è diventata una necessità" .</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 13 Nov 2021 06:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Hallington Siculo: Il giardino british di Taormina]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000069"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1">E’ il 14 dicembre 1861 quando Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, principe consorte della regina Vittoria muore di tifo lasciando la sua regale consorte nello sconforto che la porterà a indossare il lutto per il resto della sua vita. In seguito alla scomparsa del marito, la regina Vittoria fece una vita più isolata nella campagna scozzese di Balmoral. Qui, porto con sé una bambina di 9 anni e la madre anche se queste vivevano al di fuori del castello scozzese comprato dal principe Alberto, ma piuttosto nella residenza di Hallington.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Foto-1-Parco-di-Lady-Trevelyan-Foto-Andrea-Jakomin-2014.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1">La bimba era lady Florence Trevelyan, nata nel 1872, aristocratica terriera, possidente di beni ma non di titoli, fu dama di corte e poi dama personale della Regina Victoria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1">La piccola Florence con la regina Vittoria, condivideva la passione per gli animali, come cani e uccelli e poi per la botanica e il ricamo con cui s’intrattenevano realizzando pezzi apprezzati come vere opere d' arte e ancora oggi esistenti a Londra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1">La regina Vittoria prese con se Florence e la madre dopo la tragica morte del padre della piccola, morto suicida ma quando anche la mamma morì Florence andò a vivere al castello. Lady Florence era molto bella ed elegante e l’amicizia con la regina Vittoria cresceva coadiuvata da un profondo e sincero affetto, fino a quando fu accusata di avere una relazione adulterina con il figlio erede al trono d’Inghilterra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/La_regina_Vittoria_e_Lady_Florence.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1">Edoardo futuro re era sposato con la principessa di Grecia e Danimarca Alexandra (sorella di Dagmar madre di Nicola II zar di Russia, sorella di Giorgio I che fu padre di re Costantino I morto a villa Igea a Palermo) </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1">Edoardo ebbe 5 amanti ufficiali ma le voci non fecero piacere alla regina Victoria che delusa allontanò da corte lady Florence che viaggiò per due lunghi 2 anni, Sicilia compresa, insieme alla cugina Harriet Perceval.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1">Quando rientrò in Inghilterra però, la Regina le diede tre giorni per lasciare definitivamente il paese senza dare scandalo. Florence così lasciò l’Inghilterra con destinazione la Sicilia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1">Sbarcò a Taormina con 5 cani e ne fu affascinata. Un giorno uno dei cani si ammalò e non riuscendo a trovare un veterinario, si rivolse al dott. Cacciola medico di campagna la quale riuscì a guarire la bestiola. Il medico per molti anni fu anche sindaco di Taormina e dopo aver comprato alcuni terreni diede vita a un meraviglioso parco all'inglese con delle architetture particolari tra piccoli edifici, torrette e scale, noti come “victorian follies”, chiamò il giardino "Hallington Siculo" in ricordo della sua residenza inglese di Hallington. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ISOLABELLA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1">Comprò la famosa Isola Bella, che era stata donata quasi cento anni prima da Ferdinando I di Borbone al sindaco di Taormina dell'epoca, e fece costruire una casa e intorno ad essa Florence cominciò a piantare cipressi, pini marittimi e piante rare. I versanti dell’Isola a quell’epoca erano brulli e lei riuscì a farne giardini rigogliosi, aiutata dai contadini del posto che seguirono il criterio del ‘giardino all’inglese’. </span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Red_powder_puff.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1">Fece costruire una grande villa che ospitò re e regine, illustri scrittori quali Wilde, Gozzano e D'Annunzio. Nel parco che circondava la casa accanto agli alberi locali e tipici quali i carrubi e i mandorli fece aggiungere quelli esotici provenienti dall'emisfero australe, piante non conosciute a Taormina come la bella Calliandra, che ha eleganti fiori di colore rosso vivo e le Bahuinia, arbusti che col tempo prendono le proporzioni di alberi detti anche ‘alberi delle orchidee’. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/035adf42-d8ab-11e6-bbb7-6a43a6f882fe_1280x720.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1">Ribattezzata donna Florence quando mori, il giorno del suo funerale, tutti gli abitanti di Taormina la accompagnarono, al suono di cornamuse nel suo ultimo viaggio verso la cima della montagna più alta di Taormina, perché donna generosa non solo verso la natura ma anche verso la gente del luogo cui regalava tutto ciò di cui avevano bisogno.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1">L'isola andò in eredità all'avvocato Cesare Acrosso, adottato dal marito di Lady Florence, fino al 1954. Dopo una intricata vicenda di fallimenti, donazioni e aste adesso la costruzione appartiene alla Regione Siciliana ed è regolarmente visitabile.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 11 Nov 2021 06:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: CUSTONACI (Trapani)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000107"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Custonaci “ città del marmo” è una piccola cittadina arrampicata sul costone di Monte Cofano, un piccolo monte oggi Riserva Naturale Orientata.</span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">La scenografia naturale di questo luogo è talmente suggestiva che ha spinto molti registi ad usarla come location per diversi Film come, alcuni episodi della serie "Il Commissario Montalbano”, &nbsp;"Cefalonia", "Nuovo mondo " e &nbsp;"Viola di mare" .</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/custunaci.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A metà strada tra San Vito Lo Capo e Trapani, Custonaci è anche una località balneare molto rinomata grazie alla sua Baia di Cornino. Il centro abitato si sviluppò nel XVI sec. attorno al Santuario della Madonna di Custonaci, il monumento, di origini cinquecentesche, è sicuramente il simbolo della città. Il comune comprende anche una decina di piccole contrade rurali sparse in tutto il territorio. Custonaci ci stupisce per la sua poliedricità. Oggi la troviamo tra le mete del turismo naturalistico, grazie alla Riserva di Monte Cofano, luogo ideale per chi vuole vivere il mare lontano dal caos ma anche meta religiosa grazie al suo affascinante Presepe Vivente di Contrada Scurati . </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavemarmocustonaci.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il suo famoso marmo era già nel Medioevo conosciuto ed apprezzato per la sua bellezza, lo testimonia la sua presenza nella Reggia di Caserta e nella Basilica di San Pietro, oggi viene esportato in tutto il mondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/santuariocuustonaci.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Imperdibile una visita al Santuario che si erge al centro dell’abitato e con la maestosità del suo portale ad archi ogivali è visibile già dalla strada provinciale che costeggia la città. Anticamente fu luogo di culto e meta di molti pellegrinaggi. La monumentale scala e il pavimento di ciottoli del sagrato sono un invito a visitare il suo interno neogotico dove si trova una Madonna in trono con il Bambino dipinta su una tavola del 1460 . Il quadro è posizionato nell’abside del santuario dove si può ammirare il più fastoso arredo barocco del trapanese. Inoltre si possono ammirare, una statua in marmo dell’Immacolata risalente al XVII secolo e quattro statue in legno (c.1750) del trapanese Pietro Cannamela.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/madonnadicusunaci.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Museo del Pellegrino</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Da non dimenticare il Museo, un edificio attiguo al Santuario, una volta “ casa del pellegrino e convento dei francescani” conserva diverse suppellettili per la liturgia, argenterie e opere legate al culto della Madonna di Custonaci tra cui la famosa edicola lignea con Madonna in trono con Bambino, di intagliatore siciliano di fine secolo XV inizi XVI.Vi sono inoltre stendardi , ex voto e dipinti. Di particolare interesse l’elegante e robusta cassa in legno decorato, utilizzata per trasportare da Custonaci a Erice la preziosa Madonna disegnata dal sacerdote Carlo Peraino (1831).</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tradizione</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Madonna di Custonaci si racconta che sia venuta dal mare, probabilmente su di una nave veneziana o francese scampata ad un naufragio e approdata nella vicina Cala Bukuto.Questo evento viene ricordato ogni anno, alla fine di agosto, con una Festa dedicata alla Madonna. Nella baia illuminata dai fuochi pirotecnici giunge un veliero e i fedeli possono assistere sulla riva allo sbarco di una copia della sacra icona.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottamangiapanecusunaci.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Grotta </span><span class="fs16lh1-5">Mangiapane:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nella contrada di Scurati sotto il costone roccioso, prolungamento del Monte Cofano, si aprono diverse grotte utilizzate già in epoca preistorica come ripari naturali ,lo testimoniano le schegge di ossidiana e selce e i frammenti di ceramica che vi si possono trovare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Grotta Mangiapane, un suggestivo scenario naturale, è la più famosa, scoperta nel 1870, fu abitata dall’uomo sin dal Paleolitico Superiore, è alta 70 metri e profonda 50.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Allo stesso periodo risalgono fossili e graffiti trovati nella grotta Buffa e incisioni che si trovano all’interno della grotta Miceli. Nella grotta, di Proprietà della famiglia Mangiapane, vennero costruite cinque piccole case a due piani, un magazzino, due stalle ed un grande forno mentre all’esterno sorsero delle casette, qui la famiglia vi abitò fino al 1950.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Oggi questi luoghi sono animati per gran parte dell’anno, infatti vi si svolgono periodicamente due eventi di grandissimo interesse, a Natale , il Presepe Vivente e in estate il Museo Vivente con cui si rievocano momenti di vita quotidiana degli inizi del Novecento tramite la riproduzione di botteghe e ambienti domestici, corredati da utensili e attrezzi originali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/custonaciveduta.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">Gli appassionati del mare possono godersi le zone balneari di Cornino sul golfo di Bonagia, mentre chi ama l’attività sportiva all’aperto, trekking, mountain bike, walking, arrampicata …si troverà &nbsp;vicino alla bellissima Riserva di Monte Cofano.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">La lunga spiaggia di Cornino, particolarmente amata dai più giovani per il suo fascino selvaggio, è attrezzata anche di piccoli lidi, mentre sulla scogliera sono state sistemate delle comode pedane in legno.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il video</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/9uOAZyzknSA">https://youtu.be/9uOAZyzknSA</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Nov 2021 06:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Eccezionale: nella Valle dei Templi ad Agrigento scoperta una casa "restaurata" già tra III e II secolo a.C.]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000016E"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">La scoperta è stata fatta durante la sesta campagna di scavo dell'Università di Bologna nel Quartiere ellenistico-romano di Agrigento - la stessa zona dove è stato scoperto il teatro -, un progetto di ricerca avviato in collaborazione con il Parco Archeologico, sotto la direzione di Giuseppe Lepore del Dipartimento di Beni culturali del Campus di Ravenna. Dal 2016 e con cadenza annuale il team dell'Università di Bologna si è dedicato all'indagine di un intero isolato (il terzo del Quartiere), con particolare attenzione alla Casa III M. E' stata proprio quest'ultima a restituire un contesto che gli archeologi giudicano di altissimo valore scientifico, con pavimenti e pitture in perfetto stato di conservazione.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Valle-dei-Templi-villamosaici1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Il professor Lepore spiega che "si tratta di una scoperta unica nel suo genere. Questa casa è stata ristrutturata, insieme al resto del quartiere, tra la fine del III e gli inizi del II secolo avanti Cristo ed è stata dotata di un complesso sistema di pitture parietali e di pavimenti in cocciopesto e in mosaico, articolati addirittura su due piani. Ben presto, però, forse già nella prima età imperiale, la casa crolla (oppure viene demolita intenzionalmente), cosa che ha determinato il suo straordinario stato di conservazione visto che le macerie hanno "protetto" il pavimento". L'abitazione, estesa per circa 400 mq, presenta una monumentale pastàs (ovvero uno spazio porticato), dal quale si accede ai tre vani principali, tutti disposti sul lato nord: è stato l'ambiente centrale a riservare le maggiori sorprese durante questa campagna di scavo: ha infatti restituito, al piano terra, il pavimento in cocciopesto con inserti di pietre colorate che formano una decorazione a meandro; il crollo e le macerie che occupavano interamente lo spazio del vano, hanno restituito numerose porzioni del pavimento del piano superiore (un mosaico policromo sempre con motivo a meandro) e le relative pitture parietali, "in stile pompeiano".</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Valle-dei-Templi-villamosaici2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">"Continua la magnifica "stagione" archeologica della Sicilia che non finisce di riservarci sorprese straordinarie come questa: una casa che sembra uscita da un restauro per quanto è perfettamente conservata - commenta l'assessore regionale ai Beni culturali Alberto Samonà - A dimostrazione che la politica del Governo indirizzata a far ripartire gli scavi in tutte e nove le province siciliane, va nella giusta direzione. Riportare alla luce le testimonianze del passato ci dà la possibilità di costruire il futuro della Sicilia".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">"Speriamo possano continuare le ricerche - spiega l'architetto Roberto Sciarratta, direttore della Valle dei Templi -: il Quartiere ellenistico-romano deve diventare un punto di forza del nuovo percorso che stiamo allestendo nel Parco archeologico, che collegherà la Collina dei Templi direttamente con le terrazze superiori della città antica. I lavori dell'Università di Bologna, di cui condividiamo gli obiettivi, si inseriscono dunque pienamente nella programmazione del Parco, volto ad ampliare l'offerta culturale ed a comunicare al meglio il proprio patrimonio". &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1">Guarda il Video della Scoperta</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/CnIP4OcQ8kI">https://youtu.be/CnIP4OcQ8kI</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 12:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[ANDREA CAMILLERI CI RACCONTA: "IL GIORNO DEI MORTI IN SICILIA"]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000166"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cestofruttamartorana448.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/treninocamilleri.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Festa-dei-Morti-in-Sicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTARight"><div class="imTARight"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 ff2"><i>Tratto da “Il giorno che i morti persero la strada di casa” da I racconti quotidiani di Andrea Camilleri</i></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/VLQSk4BWZvI">https://youtu.be/VLQSk4BWZvI</a>]]></description>
			<pubDate>Mon, 01 Nov 2021 11:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Aree Archeologiche: Nuovi percorsi fra i templi di Selinunte ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000016C"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel 1969 due tra i più importanti esperti di museografia, applicata ai rispettivi campi di azione, l'architetto paesaggista Pietro Porcinai e l’architetto Franco Minissi, furono invitati dall’allora sovrintendente ai Beni culturali per la Sicilia occidentale Vincenzo Tusa, per ridisegnare i confini e la «lettura» del parco archeologico di Selinunte. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/selinuntenewpercorsi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Che ad inizio anni Settanta era in uno stato di completo degrado, vittima continua dei tombaroli, con una strada carrozzabile che lo attraversava. Tutto questo nonostante Selinunte fosse già indicata come l’area archeologica più grande d’Europa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/vincenzo_tusa_archeologo_125217.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vincenzo Tusa, uno dei più noti archeologi siciliani, promuove il progetto museografico di Porcinai e Minissi, la cui realizzazione e messa in funzione ha molti travagli. «La sua importanza storica resta comunque un punto di riferimento e dal nuovo concept portato avanti in questi ultimi mesi, nasce il progetto di restauro filologico e funzionale delle soluzioni museografiche più rappresentative, a partire dal Tridente, che racchiude tre direttrici di percorso del Parco assolutamente inedite ancora oggi», sottolinea il direttore del Parco archeologico di Selinunte Bernardo Agrò, che lo ha fortemente voluto unitamente alle attività di miglioramento e della qualità dell’offerta museale, attivando un confronto continuo col territorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">«Tutti i parchi archeologici siciliani stanno vivendo una rinascita. Stiamo lavorando ad una nuova concezione di visita, che coniughi i profondi significati storici e la conoscenza dei siti con un’esperienza emozionale - interviene l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Alberto Samonà - . Anche il parco di Selinunte è coinvolto da questo e da altri importanti progetti, che puntano alla valorizzazione di un sito unico che vogliamo diventi punto di riferimento dell’offerta culturale del Mediterraneo».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/selinuntenewpercorsi2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il nuovo assetto è stato presentato durante la decima edizione di «Architects meet in Selinunte», le giornate di confronto a cui hanno partecipato un centinaio di architetti da tutta Italia e che si sono appena concluse a Selinunte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Quest’anno il convegno internazionale dell’Aiac (Associazione italiana di Architettura e Critica) diretto da Luigi Prestinenza Puglisi, affronta il tema delle conseguenze all’architettura partendo dal suo obiettivo principale: essere portatrice di benessere e quindi di felicità. E proprio per rispondere a queste premesse, viene ripreso e adattato il progetto di Porcinai e Minissi del 1969. Sarà messo in funzione, attraverso il suo recupero filologico, ciò che era stato pensato per un nuovo ingresso che introdurrà il visitatore ad un percorso esperienziale tale da trasportarlo nei «suoni» dell’antichità. L'idea è quella di immergere il pubblico in un’atmosfera rarefatta e senza tempo, tramite il recupero di elementi semplici: i colori, gli odori, i rumori di una realtà non artificiale. Interattività e storytelling saranno invece le componenti più importanti per la riqualificazione del sistema museale dell’area monumentale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/selinuntenewpercorsi3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si stanno progettando moderni dispositivi multimediali per far rivivere allo spettatore la vita quotidiana dei Greci, le attività, le abitudini dell’insediamento urbanistico. In collaborazione con CoopCulture, concessionaria dei servizi del Parco archeologico, sono in corso di adeguamento le strutture di accoglienza, la biglietteria, e promosso il recupero dei percorsi attraverso il cosiddetto Tridente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Molto innovativo anche il nuovo progetto «Luce» sensoriale-percettivo firmato da Mario Nanni, interamente giocato sulle sensazioni «personali» del visitatore. Si andrà per gradi: il progetto prevede all’ingresso un livello di intensità luminosa piuttosto basso, una luce morbida che segua quella naturale; così come l’occhio umano tende ad abituarsi lentamente al buio o alla luce, anche a Selinunte si partirà da un’intensità massima nella prima serata, per diminuirla poi man mano, fino a spegnersi nella notte.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 28 Oct 2021 06:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Visitare: Nel paese del Gattopardo i dolci delle monache di clausura]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000016B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1">Le giornate scandite da preghiera e lavoro, lungo i corridoi silenziosi del monastero e nella chiesa, scrigno d'arte e bellezza. Cosa succede fuori le mura arriva lì dentro solo di riverbero, perché qualcuno che va a comprare i dolci gli racconta curiosità del paese. Per il resto, silenzio e meditazione. Vivono così le ultime tre monache di clausura nel monastero del Ss. Rosario delle Benedettine a Palma di Montechiaro: suor Maria Nazzareno, 73 anni di cui 61 di vita claustrale, la cugina suor Maria Rosaria e poi suor Raffaella, la più giovane. La crisi delle vocazioni si è fatta sentire pure qui: non ci sono novizie e le poche monache rimaste devono gestire un monastero così grande e imponente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/benedettinenew1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1">Suor Maria Nazzareno è la badessa e, per una pura casualità, si trova in monastero con la cugina. Tutte due sono di Palma di Montechiaro e la loro vita l'hanno vissuta quasi interamente lì dentro: "Quando avevo 7 anni venni insieme a mia zia qui dentro per incontrare mia cucina che era già novizia - ricorda - rimasi colpita dal crocifisso che poi iniziai a sognare tutte le sere". </span><span class="cf1">La vocazione è nata così e da lì a poco anche lei entrò in monastero senza mai più uscire.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1">A Palma di Montechiaro, piccolo paese dell'Agrigentino svuotato da un'emigrazione senza fine verso la Germania, il monastero è un luogo che non passa inosservato, finito per essere conosciuto nel mondo dopo la pubblicazione del 'Gattopardo', il capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Del resto la storia di questo luogo spirituale si intreccia con quella della famiglia Tomasi: Isabella (suor Maria Crocifissa della Concezione, la Beata Corbera del Gattopardo), figlia secondogenita del Duca Giulio Tomasi (fondatore del paese), sin da piccola ha vissuto un'esperienza spirituale e mistica di altissimo rilievo in monastero.</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/benedettinemonastero.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1">Gli anni in cui il monastero ha vissuto tempi floridi di vocazioni è oramai solo un ricordo. "Decenni addietro arrivammo anche a essere 40 monache qui dentro - racconta suor Maria Nazzareno - ora, invece, siamo solo in tre".</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1">Quella che non si è persa è, però, la tradizione dei dolci conventuali che vengono preparati. Il monastero è uno dei pochissimi in Sicilia dove ancora c'è una produzione artigianale fatta dalle monache. Biscotti ricci, ricciarelli, muccuneddi, paste nuove, pasta reale col cedro, torrone morbido con mandorle e pistacchio. Un tripudio di bontà, dolcezza e spiritualità che esce dalle mani sapienti delle tre monache impegnate in cucina.</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/benedettine.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1">"La preparazione avviene ogni settimana - racconta suor Maria Nazzareno - e poi li vendiamo a chi viene a trovarci, consegnando i vassoi tramite la ruota che ci consente anche di ricevere i doni delle persone".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><span class="cf1">Le tre monache vivono infatti di carità e le offerte provenienti dalla vendita dei dolci consentono loro di autosostenersi. "C'è chi ci regala le mandorle, altri ancora derrate alimentari che ci servono per preparare i dolcetti", spiega suor Maria. La base dei dieci tipi di dolci che vengono preparati sono le mandorle rigorosamente siciliane, poi trasformate in paste grazie alle antichissime ricette. Tutto l'anno si può anche trovare la frutta marturana, a Pasqua, invece, gli agnelli di pasta reale.</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/benedettine2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1 ff1">Il monastero mette insieme tradizione, storia e misteri nella terra dove i Tomasi fondarono il paese. La chiesa annessa al convento viene aperta al pubblico per le funzioni religiose ma le tre monache rimangono sempre dietro le grate a pregare, prima di tornare a lavorare in cucina per preparare le delizie da vendere a chi va a trovarle. Il loro sorriso si scruta tra le doppie grate, segno del confine tra la vita comune e quella claustrale dedicata alla preghiera e ai dolci.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 10:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Escursioni in SICILIA per ammirare il "foliage"]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000073"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dalle Madonie fino all'Etna tra sentieri, laghi, boschi e vallate: i panorami siciliani si tingono d'oro e di rosso e non hanno nulla da invidiare ai paesaggi del nord America!</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Boschi decidui si preparano dunque a dare spettacolo accendendo le nostre montagne e i nostri paesaggi di colori come il giallo oro o il marrone di querce decidue, castagni, betulle e platani, o le mille sfumature di giallo, arancio e rosso dei faggi, fino al rosso intenso degli aceri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tonalità calde legate alla progressiva riduzione della produzione di clorofilla nelle piante, che si preparano al "letargo" invernale.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Prima del distacco, le foglie degli alberi si coloreranno dunque grazie alla comparsa di pigmenti come i carotenoidi (che regalano le classiche colorazioni giallo – arancioni) o le antocianine (che infiammano di rosso la superficie fogliare).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ecco alcune tra le migliori escursioni per ammirare il foliage autunnale dei boschi siciliani, da programmare ovviamente tra ottobre e la prima metà di novembre, arco di tempo in cui il bosco si veste d’autunno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagobiviere.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>La prima escursione si sviluppa nel santuario dei boschi della Sicilia</b>: i monti Nebrodi. Partendo da Portella Femmina Morta, già immersi nel fitto della faggeta, si percorre la strada sterrata che tocca il piccolo Lago Maulazzo (a circa 1400 metri di quota) e che attraversa il meraviglioso bosco di Sollazzo Verde, alle pendici di Monte Soro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si prosegue attorno al lago seguendo le indicazioni per il Biviere di Cesarò, la meta finale, che si raggiunge dopo circa 6 km.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Biviere è una delle zone umide naturali più importanti della Sicilia. Nelle acque di questo lago si specchiano le faggete di Monte Soro e di Mangalaviti, mentre a sud domina il panorama la mole dell’Etna. In autunno, neanche a dirlo, lo spettacolo è assicurato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/946_etna-2979915_960_720_0479_z.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>La seconda proposta invece ci porta sull’Etna</b>, e in particolare sul versante nordorientale del vulcano, nel territorio di Sant’Alfio. Qui, tra i prodotti della poderosa eruzione del 1865, tra cui i monti Sartorius, si potrà ammirare lo spettacolare foliage dorato della betulla dell’Etna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Questa pianta è un endemismo puntiforme e costituisce, insieme ad altre specie come il faggio o l’abete delle Madonie, una specie relitta del periodo post glaciale: in tutta la Sicilia, soltanto sull’Etna ha trovato le condizioni ideali per poter continuare a vegetare creando piccole formazioni boschive.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/autumn-forest-3578153_960_720.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><b>La terza escursione si snoda in un’area poco frequentata</b>, ma di grande pregio naturalistico: la Riserva Naturale Orientata di Monte Sambughetti – Campanito. La riserva si raggiunge percorrendo la strada statale 117 tra Nicosia e Mistretta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il sentiero più interessante compie un giro ad anello attorno alla cima principale, attraversando ambienti di estrema bellezza come i Laghetti Campanito e formazioni boschive a cerro e faggio che colorano di giallo, arancio e rosso il panorama autunnale. Le zone umide della riserva ospitano inoltre importanti colonie della tartaruga palustre siciliana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/766a30673ee8bde6367d5f709b55a379a23b69b0-bosco-autunno-jpg-12689-1535364339.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le ultime due escursioni per ammirare gli spettacolari colori del foliage autunnale sono dedicate alle Madonie. Se volete ammirare straordinari contrasti cromatici e allo stesso tempo osservare dal vivo il rarissimo abete delle Madonie (Abies nebrodensis), posteggiate lungo la SP119 (Polizzi – Portella Colla) nei pressi del km 8, in prossimità di un cancello della Forestale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il sentiero prende quota rapidamente con ampi panorami sul bellissimo Anfiteatro Naturale della Quacella, per poi risalire dopo una curva a gomito all’interno del Vallone Madonna degli Angeli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Questa valle è di straordinaria importanza non solo per la presenza degli unici trenta esemplari di Abete delle Madonie esistenti al mondo, ma anche perché soltanto qui, grazie ad un fortunato mix di fattori ambientali, si trovano nella stessa fascia vegetazionale il faggio ed il leccio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I forti contrasti tra la roccia nuda, gli sgargianti toni autunnali dei faggi e il verde cupo di lecci e abeti, creano uno spettro cromatico eccezionale che vale la pena di immortalare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/percorso-alberi-monumentali-faggeta-in-c-da-foguara.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Infine, Piano Battaglia e Monte Mufara, sede di una delle faggete più belle e meglio accessibili della Sicilia. L’itinerario più semplice, che permette di attraversare agilmente il bosco, si snoda dal parcheggio ad ovest della valle.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Imboccato il sentiero, si prosegue per circa 500 metri tra splendidi esemplari di faggio, verso la Portella Arena, un meraviglioso belvedere naturale con vista sul Mar Tirreno, sui boschi di Monte Cervi e sull’interno della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Preparate dunque le scarpe da trekking, un abbigliamento adeguato e, ovviamente, le macchine fotografiche, manca poco!</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 Oct 2021 03:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Eventi in Sicilia: La Riserva dello Zingaro festeggia quarant'anni]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000163"><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">Lo Zingaro (</span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?risarva-naturale-orientata-dello-zingaro" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per visitare la riserva</a></i></b><span class="fs14lh1-5">) porta ancora i segni delle devastazioni degli incendi che negli ultimi anni hanno minacciato quel piccolo paradiso terrestre tra San Vito Lo Capo e Castellammare del Golfo, nel Trapanese. Un tratto quasi incontaminato di costa della Sicilia occidentale che ha rischiato di scomparire per sempre negli anni Ottanta, quando cemento e asfalto potevano inghiottire tutto. Fu allora che ambientalisti, ma anche gente comune, si mobilitarono per salvare lo Zingaro che di lì a poco divenne un'area protetta. La Riserva oggi ha quarant'anni.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/40zingaro1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><strong><span class="fs14lh1-5 cf1">A San Vito Lo Capo, nell’ambito del Cous Cous Fest, verrà festeggiato il quarantennale dell’approvazione della legge con la quale la Regione ha istituito la Riserva naturale orientata dello Zingaro </span></strong><span class="fs14lh1-5 cf1">(</span><b class="fs8lh1-5"><i><span class="fs14lh1-5 cf1"><span class="fs14lh1-5"><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?risarva-naturale-orientata-dello-zingaro" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per visitare la riserva</a></span></span></i></b><span class="fs14lh1-5 cf1">) </span><span class="fs14lh1-5 cf1">alla presenza del presidente della Regione, Nello Musumeci, e dell’assessore regionale all’Agricoltura Toni Scilla. La rievocazione dell’evento avverrà in due momenti: alle 17 presso l’ingresso Nord della Riserva (lato San Vito Lo Capo) e successivamente al Giardino del Santuario di San Vito Lo Capo con inizio alle 20, con il talk dal titolo “Le aree naturali protette come reale opportunità di sviluppo economico”. Nel corso della manifestazione, che prevede momenti di approfondimento e rassegna di realtà produttive del settore agroalimentare e artigianale locale, saranno presentati anche i nuovi servizi multimediali predisposti dalla struttura della Riserva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/40zingaro2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Per celebrare il 40° anniversario della prima area protetta istituita in Sicilia nel 1981, domani, verrà presentato dal GAL Elimos un nuovo servizio informativo multimediale fruibile dai visitatori della Riserva Naturale dello Zingaro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Lungo i sentieri della Riserva Naturale dello Zingaro verranno installate una serie di postazioni dotate di Codice QR da cui i visitatori potranno fruire gratuitamente contenuti multimediali esclusivi relativi agli aspetti più significativi e suggestivi dell’area protetta.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 25 Sep 2021 05:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia da scoprire: Parco Archeologico di Monte Jato]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003D"><div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/monte-iato.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Posto a cavallo di tre territori comunali: Monreale, san Cipirello e San Giuseppe Jato, la visita all’area archeologica di Iaitas/Ietas/Giato passa attraverso l’Antiquarium di “Case d’Alia”, porta di accesso al complesso &nbsp;archeologico. L’Antiquarium si compone di due piani di esposizione. Il piano &nbsp;terra è dedicato a una illustrazione topografica del sito e alla decorazione del teatro, il primo conserva i materiali archeologici della cultura materiale dall’età protostorica fino all’epoca musulmana, con un focus sulla casa tardo arcaica &nbsp;e su quelle definite a Peristilio 1 e a Peristilio 2.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">L’area archeologica, dalla quale si accede tramite una strada in cemento dopo circa 800 metri dall’Antiquarium, ha una struttura di accoglienza dove staziona il personale di custodia. Da qui inizia un percorso a piedi che, dopo circa 40 minuti di cammino, giunge alla città di Iaitas/Ietas/Giato, occupata da età protostorica fino al 1246 (sicana-elima, greca ellenistica, romana, bizantina, musulmana e normanna). Caratteristiche le fortificazioni, la struttura dell’agorà, il teatro e le abitazioni.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/news_img1_92665_monte-jato-sotto-stelle.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5 ff1">Il sito controlla da una parte il valico di <strong>Portella della Paglia</strong>, attraverso cui era assicurato l'accesso alla Conca d'Oro ed il collegamento con l'<strong>antico emporio punico di Panormos</strong>, dall'altra la <strong>vallata del Belice</strong>, attraverso cui era possibile il collegamento con la costa meridionale dell'isola e con la colonia greca di <em>Selinunte</em>.</span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1">Si tratta di un'antica cittadella, fondata probabilmente dagli elimi, caratterizzata dalla compresenza di solide mura greco-romane, con pietre rigorosamente tagliate e sistemate e di precarie mura di epoca medioevale. L'insediamento fa parte di un sistema di abitati su altura, attivi dall'età greca e romana fino a quella medievale.</span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1">Una missione di scavi, guidata dal <em>professor Peter Isler</em> dell'Università di Zurigo nel 1971, ha contribuito in modo determinante a riportare alla luce l'abitato di <strong>Jetas</strong>, cittadella citata da storici del calibro di <em>Tucidide</em>, <em>Diodoro Siculo</em>, <em>Plinio</em> e <em>Cicerone</em>.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/scavi_su_casa_a_peristilio_foto_vaccaro_per_vallejatonews.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5 ff1">Il primo insediamento umano sul Monte Jato sorse intorno al I millennio a.C. Attorno al VI sec. a.C., si ebbero invece, i primi contatti col mondo coloniale greco e, proprio grazie ad architetti e artigiani greci, sorsero i primi edifici in muratura e la città greca con i suoi edifici caratteristici: il tempio di Afrodite, il teatro, l'agorà, la casa privata a peristilio e altri. A partire dal IV secolo a.C. Jetas, cosi come tutta la Sicilia occidentale, fu sotto il dominio dei Cartaginese. Grazie al racconto di Diodoro Siculo sappiamo che essa, tra il 278 ed il 275 a.C., fu assalita da Pirro, re dell'Epiro, e che durante la prima guerra punica (264-241 a.C.) gli Jetini, cacciati i Cartaginesi, si consegnarono ai Romani e ripresero possesso del Monte.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5 ff1">Il Parco Archelogico di Monte Jato comprende una vasta area di circa 200 ettari che include, oltre la zona interessata dall'insediamento antico (circa 40 ettari), l'area delle necropoli, la collina sottostante la città murata, sede di una postazione fortificata di età sveva, il suggestivo terrazzo su cui sorge la piccola basilica dedicata ai Santi Cosma e Damiano, ma anche le pareti che cingono il monte e i sottostanti più dolci declivi utilizzati come pascolo e coltivati a vigneti o frutteti. Nell'area sono state rinvenute diverse strutture appartenenti a varie epoche storiche fra le quali ricordiamo l'Agorà risalente al 300 a.C., caratterizzata, sul lato ovest, da un portico con doppia fila di colonne e dal Bouleuterion o 'Sala del Consiglio', che presenta una pianta semicircolare. Il Teatro, risalente al III secolo a.C, presenta ben 35 gradinate che rappresentavano i posti a sedere per gli spettatori ed ha una capienza di 4.400 persone. Qui sono state rinvenute quattro statue raffiguranti menadi e satiri, oggi conservate presso l'antiquarium di San Cipirrello.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/monte-jato.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><b>La Casa a peristilio</b>, una grande dimora signorile (1600 mq) eretta su due piani intorno a un cortile interno circondato da colonne. Il pian terreno ospita 23 stanze, i cortili e due cisterne di raccolta dell'acqua piovana. Ma esistevano, a Jetas, altre grandi dimore, come evidenziato da scavi ad occidente e a nord est della casa a peristilio. In una delle stanze di rappresentanza tutt'oggi è visibile uno splendido pavimento realizzato in opus signinum (tipo di muratura ottenuto con pietre frantumate e costipate nella calce), in cui risalta un'iscrizione dedicata all'ospite che lasciava la casa. Sono presenti anche il bagno e il locale retrostante in cui era disposto il camino per il riscaldamento dell'acqua. Vicino al bagno è situato un cortile di servizio in cui c'era una fornace per la preparazione del pane. Adiacente alla casa sorge il Tempio di Afrodite, costituito da un vano posteriore, la cella ed il pronao separato da due colonne. Costruito intorno al 550 a.C., secondo il canone architettonico greco, è l'edificio ellenistico più antico di carattere pubblico. La facciata era messa in risalto da grossi blocchi di pietra agli angoli esterni. I muri esterni, soprattutto dei lati nord e ovest, sono ben conservati, mentre sul lato a valle restano solo le fondamenta. Più a sud si trovano vasti ambienti, sempre di fattura greca, adibiti a botteghe e a granai dove sono stati ritrovati anche resti di ceramica a decorazione piumata dello Stile di Cassibile (1000-800 a.C.), e di ceramica locale a decorazione incisa o impressa dello Stile di Sant'Angelo Muxaro-Polizzello, o a decorazione geometrica dipinta.</span></div></div><div><div><span class="fs16lh1-5 ff1">Nel Medioevo l'edificio subì notevoli danni perché se ne ricavarono pietre per nuove costruzioni. Nell'area dell'agorà si sono poi individuati i resti di altri edifici sacri e domestici databili dall'età tardo arcaica a quella classica. Il percorso archeologico può concludersi con la visita al Museo Archeologico, che custodisce le 'cariatidi', statue di menadi e satiri prelevate dalla facciata del teatro greco ed altri reperti del periodo elimo, greco e romano.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><b>COME ARRIVARE:</b></span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><strong><b><span class="cf1">In auto </span></b></strong><span class="cf1">strada provinciale 264 Palermo – Sciacca, svincolo San Cipirello, poi strada provinciale 102</span></span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><b>SERVIZI E ACCESSIBILITÀ</b></span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1">Il sito non è accessibile ai disabili.</span><br><span class="cf1">Per visitare l'area archeologica, posta a 900 metri, è consigliabile calzare scarpe comode e indossare abiti adeguati.</span></span></div></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5 ff1">INFO E PRENOTAZIONI</span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1">tutti i giorni </span><span class="cf1">9.00 – 19.00 </span></span><span class="fs16lh1-5 cf2 ff1">+39 091 7489995</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Sep 2021 06:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lago di Ancipa Monti Nebrodi il Lago più alto della Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000102"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lago di Ancipa è lago più alto della Sicilia (944 m s.l.m.). Chiamato anche lago Sartori, si trova sui </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" target="_blank" class="imCssLink">monti Nebrodi</a></i>, sulla strada tra </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-sicilia--troina" target="_blank" class="imCssLink">Troina</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e Cerami, e segna il confine tra la </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/turismoennaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Enna</a></i><span class="fs14lh1-5"> e la <i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismomessinaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Provincia di Messina.</a></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagoancipa1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nacque in seguito alla costruzione di una diga (detta di “San Teodoro”) a sbarramento del torrente Troina allo scopo di produrre energia elettrica, tra il 1950 e il 1952. Venne così creato un invaso della capacità massima di 30 milioni di m³.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="fs14lh1-5">Il Lago Ancipa costituisce una delle maggiori risorse per l’approvvigionamento idrico della Sicilia centrale, fornendo acqua potabile a 13 comuni della provincia ennese compreso il capoluogo e ad altre cittadine del Nisseno e del Catanese</span>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagoancipa2.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Più recentemente il lago è stato oggetto di un cospicuo investimento che ha comportato la messa in sicurezza antisismica della diga mediante la realizzazione di alcuni contrafforti e l'irrobustimento del corpo diga con l'eliminazione delle lesioni prodottesi nel tempo. Il tutto ha portato a 50 milioni di m³ la capacità massima dell'invaso. I lavori ebbero inizio nel 2009, affidati all'impresa Notari e comportarono anche il ripristino della galleria di adduzione dell'acqua alle centrali che era inattiva da moltissimo tempo. Nei primi mesi del 2012 ENEL ha riavviato la produzione di energia elettrica, per un totale di oltre 50 GWh, delle centrali idroelettriche di Troina e Grottafumata che attingono le loro risorse idriche dalla diga di Ancipa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagoancipadiga.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le acque dell'invaso sono trattate nell'impianto di potabilizzazione di Troina, gestito da Siciliacque, prima di essere immesse negli acquedotti delle città servite.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Legambiente ha ottenuto in gestione 17 ettari di territorio dell'ENEL in cui organizza varie iniziative per avvicinare le persone alla natura.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il lago di Ancipa è circondato da magnifici boschi di aghifoglie, faggi e querce. La fauna ci fa ammirare numerosi uccelli acquatici, tra cui folaghe e germani reali. E tra i mammiferi è facile incontrare conigli selvatici e lepri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video <br></span><span class="fs8lh1-5">(<span class="imTALeft cf1">Produced by: Epifanio Chiovetta)</span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><a href="https://youtu.be/Nj_OXKwkS44">https://youtu.be/Nj_OXKwkS44</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Sep 2021 05:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[News Sicilia: Indiana Jones dopo Segesta sbarca anche a Cefalù]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000160"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il centro storico di </span><b class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-di-sicilia--cefalu--palermo-" target="_blank" class="imCssLink">Cefalù</a></i></b><span class="fs14lh1-5"> nei primi di ottobre diventerà un set a cielo aperto. Il Lungomare, la Marina e piazza Duomo sono i luoghi scelti per girare alcune scene del quinto episodio della saga di “Indiana Jones”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefaluindiana1ok.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Intanto a Cefalù è scattata la corsa per partecipare al casting per figuranti riservato a soli residenti di età compresa tra i 18 e 70 anni. </span><span class="fs14lh1-5">Sono oltre 400 le persone al seguito della produzione. Un ritorno oltre che d’immagine anche economico per la cittadina normanna. La Eagle Pictures ha iniziato le riprese del quinto episodio di Indiana Jones lo scorso giugno e girerà in Sicilia altre scene tra Segesta, Siracusa, Noto e Scicli.riprese sono già state realizzate nel Regno Unito. Trama ancora top-secret.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Duomo_cefalu_indiana.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">"Cefalù sarà trasformata in una cittadina degli anni Sessanta, da giorni la macchina organizzativa è al lavoro - ha detto il sindaco Rosario Lapunzina - gli emissari Eagle sono già venuti in città per i sopralluoghi. Dovremo smontare tabelle e insegne, le facciate delle abitazioni di piazza Duomo saranno trasformate e adattate al periodo storico: è il più grande e importante film girato sino a ora a Cefalù".</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 05:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Red Bull di Formula 1 omaggia Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000162"><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Max Verstappen guida la sua monoposto per le strade di Palermo in un viaggio mai visto prima. La F1 RB7 attraversa i luoghi più iconici del capoluogo siciliano: dal mercato di Ballarò, fino alla spiaggia di Mondello. Alla fine raggiunge il team Red Bull Racing Honda che la porterà al Gran Premio d'Italia su un mezzo davvero inaspettato.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/redpalermo2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La corsa della vettura, impegnata quest'anno in un serrato testa a testa con la Mercedes per la conquista del Mondiale, continua percorrendo il Foro Italico, la Cala, il Parco della Favorita fino ad arrivare sul lungomare di Mondello dove il team schierato sulla chiatta è pronto a portare l'auto verso Monza, dove questo weekend si correrà il Gran Premio d'Italia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/redpalermo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proprio in vista del prossimo Gran Premio d’Italia, Verstappen commenta: “Non vedo l'ora di gareggiare, in Italia ho tantissimi ricordi fin da piccolo con il go kart e il cibo è sempre ottimo. Benché il circuito di Monza tradizionalmente non sia il migliore per il nostro telaio e la nostra power unit - è una pista veloce e le zone di frenata sono davvero importanti e abbastanza difficili - mi piace molto e spero che quest'anno si adatti meglio alle nostre caratteristiche. Inoltre, i tifosi italiani sono grandi appassionati di corse e non vedo l'ora di vederli tutti lì in tribuna a incitare”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/redpalermomondello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“Il video di Red Bull Racing Honda rappresenta una grande occasione di promozione internazionale della città, che conferma, ancora una volta, la sua grande attrattiva conquistata negli anni e che, proprio negli ultimi mesi, sta riacquisendo vigore nel rispetto fondamentale del diritto alla salute - commenta il sindaco di Palermo Leoluca Orlando -. Ho seguito le riprese tra le strade, le piazze, i mercati e il mare di Palermo con emozione, consapevole dell'importante cambiamento culturale di Palermo e del fatto che milioni di persone, in tutto il mondo, guarderanno il video apprezzando così le bellezze di una città sempre più turistica, aperta, internazionale”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">GUARDA IL BELLISSIMO VIDEO</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=T8Yxjf5hv-E&t=178s">https://www.youtube.com/watch?v=T8Yxjf5hv-E&t=178s</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 05:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia meta perfetta per una vacanza culturale Settembrina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003E"><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/img-resize.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">La generosità del territorio e la sua centralità nel Mediterraneo hanno determinato il continuo passaggio di genti e culture, che hanno reso la Sicilia perfetto Melting pot. Le dominazioni in Sicilia non si contano e ciascuna di esse a partire dai greci, passando per romani, arabi, normanni e spagnoli ha lasciato un segno del suo passaggio. Nell’inserto del sabato del quotidiano londinese Telegraph dedicato ai viaggi è scritto: “La varietà di beni culturali in Sicilia è straordinaria“.</span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/valle-dei-templi-900x400.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">In Sicilia si dice che non esistano le quattro stagioni, ci sono solo tre mesi d’inverno e tutto il resto è bel tempo. In effetti il clima agevola la visita di città, borghi di mare, siti archeologici e riserve naturalistiche. I periodi migliori per le visite e gli itinerari turistici sono da marzo a giugno e da settembre a novembre.</span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefalu.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">A colpire gli inglesi tanto da innalzare la Sicilia come l’isola più ricca di beni culturali sono state nella Sicilia Occidentale le rovine fenice a Mozia, il tempio dorico di Segesta, il sito archeologico di Selinunte, e nella Sicilia Centrale e Orientale i mosaici di Piazza Armerina, Agrigento e Siracusa.</span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/villa_romana_piazza_armerina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Il Telegraph descrive un itinerario di 13 giorni che parte da Catania, per visitare l’Etna e Taormina, passa per Cefalù, Monreale e Segesta, dove vedere il tempio dorico e il teatro. Quindi hanno proseguito per Selinunte, Agrigento e Piazza Armerina. Hanno anche visitato le terre del barocco e infine Noto e Siracusa.</span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/Noto_Cattedrale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Questo grande interesse per la Sicilia da parte degli stranieri testimonia l’esigenza di migliorare il sistema aeroportuale di accesso all’isola. Lodevole da parte del territorio della provincia di Trapani l’iniziativa di fare sistema per valorizzare la zona con la nascita del Distretto Turistico della Sicilia Occidentale.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 04 Sep 2021 07:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Terme Segestane  Libere e Gratuite]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000031"><div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Relax, benessere e natura, tra Calatafimi, Alcamo e Castellammare del Golfo, a pochi chilometri dal Tempio di Segesta, troviamo le acque termali libere, si tratta di alcune polle di acqua calda sulfurea con una temperatuta che si aggira intorno ai 46-47°, sono classificate come salso-sulfuree radioattive ipertermali cloro-solfato-alcalino-terrose.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Da tempo immemorabile le Terme Segestane vengono utilizzate per bagni termali, fanghi, antroterapia e per curare malattie reumatiche, respiratorie e cutanee. Furono Greci, Romani ed Arabi i primi utenti delle acque di Segesta, come dimostrano i reperti archeologici di cui la zona è ricchissima.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/terme_segestA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Se siete alla ricerca di un ambiente più selvaggio, basta risalire di poco il corso del fiume per ritrovarsi immersi in uno</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><strong><b><span class="cf1">spettacolare canyon </span></b></strong><span class="cf1">con cascatelle, tamerici e oleandri, alcune sorgenti si aprono proprio nell’alveo fluviale, provocando un piacevole riscaldamento delle acque.</span><br></span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Dalla zona sorgentizia è possibile seguire a piedi il corso del fiume lungo il quale sono situati numerosi mulini a ruota orizzontale, alcuni dei quali</span><span class="cf1"> </span><strong><b><span class="cf1">risalenti al Dodicesimo secolo </span></b></strong><span class="cf1">, e diversi agrumeti dove si coltiva ‘l’ovaletto di Calatafimi”, un’arancia tardiva caratteristica di questi luoghi. </span></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Guarda il Video</span></span></div></div><a href="https://youtu.be/8q_n_pbrEqY">https://youtu.be/8q_n_pbrEqY</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Sep 2021 06:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Marinari Siciliani: San Nicola l'Arena - Trabia - Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000151"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">San Nicola l'Arena (secondo l'antica denominazione San Nicolò l'Arena Tonnara, Santa Nicuola in siciliano) è una frazione di Trabia, comune in provincia di Palermo in Sicilia. Favolosa spiaggia non distante da Palermo nel comune di Trabia. La spiaggia è caratterizzata da sabbia e acqua cristsllina. Chi passa da San Nicola o chi approda dal mare può visitare il castello, il porticciolo turistico, il lungomare e la chiesa madre dedicata a San Nicola di Bari. Di notevole interesse naturalistico è anche la Riserva naturale orientata Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanicolarena1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">San Nicola ha molto da offrire ai suoi turisti, proprio perché si tratta di un paesino che vive di agricoltura, pesca e specialmente turismo durante il periodo estivo. L'agglomerato di case si sviluppa attorno all'asse viario portante che risponde al nome di corso Umberto Primo, e che non è altro che la prosecuzione all'interno della bella borgata marinara della Strada statale 113 Settentrionale Sicula.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il piccolo borgo di San Nicola L’Arena rappresenta l’anima marinara di questo territorio, data la presenza sopratutto negli anni ’30 e ’40 di una tonnara molto attiva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alcune testimonianze affermano che è stata la prima Tonnara ad ottenere la concessione regia nel 1367. Nel borgo vi è la presenza di un castello con tre torri posizionate su un basamento naturale fortificato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per raggiungere la spiaggia bisogna superare il centro del paesino, raggiungendo Trabia che offre ai suoi turisti due tipologie di mare, dalla spiaggia agli scogli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanicolarenaspiaggia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Entrambe le spiagge possono essere raggiunte tramite la SS 113, tramite la zona di villeggiatura della cittadina, che prende il nome di “Giardini” in cui si trovano molteplici varchi a mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lido più conosciuto nel posto è il Vetrana, che si trova sulla Nazionale e offre ai turisti ogni tipo di servizio. In entrambe le spiagge, dunque, è possibile trascorrere piacevoli giornate all’insegna del relax e del divertimento con gli amici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La spiaggia Vetrana, offre ai suoi turisti una sabbia fine e un mare poco profondo, quindi adatta anche alle famiglie con bambini. Una parte di spiaggia attrezzata con molteplici servizi, è a pagamento. Tutto il resto della spiaggia Vetrana, invece, è a ingresso libero permettendo, quindi, a chiunque di potervi accedere liberamente per trascorrere piacevoli giornate al mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloetonnaranicolareana.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello e la Tonnara</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Considerata la natura costiera della borgata, sin dai tempi più antichi si presentò la necessità di erigere delle difese in grado di contrastare le frequenti aggressioni da parte dei pirati provenienti dal mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La prima costruzione del castello avvenne dunque nel XII secolo da parte della famiglia Crispo per esigenze difensive ed il complesso fu posizionato sulla spiaggia nelle vicinanze della vecchia tonnara. Oggi il castello appare ancora ben conservato e presente un sistema a torri cilindriche comunicanti tra loro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello, incantevole nella piccola borgata di San Nicola l'Arena, appartenente alla nobile famiglia del Principe Vanni Calvello di San Vincenzo: si nota a tal proposito il vecchio blasone posto sulla facciata dell’antica torre.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/sanicolarenantica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La costruzione della fortezza viene solitamente fatta risalire allo stesso periodo in cui la tonnara adiacente iniziò ad essere sfruttata, ovvero durante il XII secolo, la struttura fu eretta per allertare gli abitanti del luogo dalle incursioni dei Turchi. Solo in seguito, nel 1367, entrambe pervennero alla famiglia Crispo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La torre dalla forma cilindrica si trova al centro della corte, arricchita da una terrazza finale e contenente, all’interno, tre sale circolari, comunicanti grazie ad una scala. Si notano inoltre tre torri più piccole, collegate da una terrazza usata per il giro delle sentinelle ed attrezzata con l’artiglieria composta da sette cannoni. Si può annoverare di certo la Fortezza di San Nicola tra le torri costruite all’epoca a guardia delle tonnare di Solanto e di San Niccolò.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Punto di riferimento per il turismo nautico è la Tonnara di corsa, probabilmente la tonnara siciliana con la più antica concessione regia, risalente al 1367 e rimasta in attività fino al 1935.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/chiesasannicolarena.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La chiesa Madre</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Una meravigliosa chiesa in Sicilia è la Chiesa Madre della piccola frazione marinara di San Nicola l’Arena che fu edificata nel 1887 dal trabiese Salvatore Affatigato su incarico dell’Istituzione “San Francesco di Sales”. Essa fu finanziata da un laico possidente palermitano Salvatore Celeste che la finanziò, incoraggiato e assistito dal Sacerdote Don Nunzio Russo: fu quest ultimo a dedicarla a San Nicola di Bari. Solo più tardi, nel 1935 la Chiesa venne eretta a Parrocchia. Importante è l’altare Maggiore in cui risiede una scultura di notevole manifattura in legno dell’Immacolata di autore e datazione ignoti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul Sagrato della Chiesa vi è un imponente Statua di san Giovanni Paolo II. All’interno della Chiesa si trovano inoltre alcune importanti statue rappresentanti San Nicola di Bari e la Vergine Addolorata. Luigi Natoli, sotto lo pseudonimo di William Galt, ispirandosi al Castello vi ambientò il notissimo romanzo popolare “Calvello il Bastardo” che leggenda vuole fosse uno dei Beati Paoli, la misteriosa setta che viveva nella sotterranea Palermo del Settecento. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La festività senz’altro più importante per la frazione del comune di Trabia si celebra il 15 agosto con i festeggiamenti in onore della Madonna Assunta. In questa occasione rivive l’anima marinara dell’intera comunità, la Madonna viene trasportata attraverso la tradizionale “processione delle barche”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/gtottamazzamuto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Di grande interesse è la Riserva Naturale Orientata di Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto. Nella Riserva Naturale si trovano l’eremo di San Felice e la Casina sul monte di S. Onofrio, ossia due costruzioni molto antiche. L’eremo permette di poter praticare numerose attività a livello escursionistico tramite affascinanti mete e località che in ogni periodo dell’anno possono essere ammirate nella loro bellezza naturale.</span><span class="fs14lh1-5">Un altro rinomato posto che possiamo raggiungere dalla Riserva è la Grotta dei Birilli, che permette di fare interessanti esplorazioni. Grazie alle numerose sorgenti d’acqua presenti, si ha la possibilità di affrontare il percorso con maggiore entusiasmo, proprio perché queste fonti permettono di potersi rinfrescare durante il tragitto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Moltissimi sono gli esperti ricercatori che hanno effettuato molteplici studi archeologici, tramite i quali è stata rilevata la presenza dell’uomo nei pressi dell’eremo stesso.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/eremosanfelice-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A breve distanza troviamo Pizzo Sannita, luogo in cui vi è un antichissimo insediamento spesso saccheggiato dai vandali. Pizzo Sannita, non ha mai ricevuto la giusta valorizzazione, rispetto alla Grotta dei Birilli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella Riserva sono stati effettuati studi relativi alla flora e alla fauna, che attestano la presenza di una ricca varietà di piante endemiche, agrifogli, capovaccaio, poiane, gatto selvatico e così via.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/aNj8qftIpco">https://youtu.be/aNj8qftIpco</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 05:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Palazzo Trabia a Santo Stefano di Camastra: Allestita Mostra archeologica]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000015D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Palazzo Trabia è c<span class="imTALeft">ollocato su una terrazza naturale, fu fatto costruire da Giuseppe Lanza Barresi, Duca di Camastra nel XVII secolo con pianta ad L, sulle pertinenze dell'antica torre di guardia. La ristrutturazione per adibizione a museo ha richiesto tanto impegno, un'accurata progettazione e lunghi lavori terminati nel 1994, anno dell'inaugurazione. L'opera più antica e pregevole è stata lasciata opportunamente nella sua collocazione originaria, fuori dal museo, esattamente di fronte al suo ingresso, in piazza </span><span class="imTALeft">della Repubblica: è la fontana dei leoni. Vestigia di un passato antico sono alcuni resti di epoca greco romana tra cui una lapide. Il museo raccoglie la tradizione ceramica locale, originariamente utensilieristica, poi piastrellistica (l'epoca degli Armao, in particolare Gaetano) in una sezione ricca e curata, ed infine artistica.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzotrabia_santostefano_camastra-3.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5 cf1">La mostra archeologica allesista espone più di 500 pezzi dall’età preistoria a quella medievale sono esposti all’interno del Palazzo, sede del museo civico. Un mostra che resterà aperta sino al prossimo 31 dicembre.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Uno spazio dedicato alla storia del territorio che si racchiude in due sezioni: nella prima esposti reperti greci e romani di alcuni centri dei Nebrodi, tra cui Alcari Li Fusi, Caronia, sant'Agata di Militello, San Fratello, Militello Rosmarino e San Marco D’Alunzio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzotrabia_santostefano_camastra-1.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella seconda sezione numerosi reperti rinvenuti negli anni nel territorio di Santo Stefano di Camastra. Tra i reperti anche quelli di alcuni privati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’iniziativa per la realizzazione della mostra è nata tra la collaborazione della Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Messina, il parco dei Nebrodi ed il comune di santo Stefano di Camastra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“È sicuramente una grande testimonianza del territorio dei Nebrodi. momento identitario – dice l’assessore regionale ai beni Culturali Alberto Samonà- che rappresenta la storia di questo territorio. Un amostra dove sono presenti tanti attori per un’offerta culturale di livello”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/palazzotrabia_santostefano_camastra-2.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“È un giorno che presenta un momento di ripartenze non solo del nostro comune – interviene il sindaco di S.Stefano, Francesco Re -. E’ una mostra certamente dal significato rilevante. È la mostra non solo di Santo Stefano ma di tutti i comuni dei Nebrodi. Ci auspichiamo che questo sia un momento che possa rappresentare un inizio importante , un progetto comune tra i paesi ritrovi tutti i comuni per intercettare flussi turistici attraverso iniziative culturali di tale spessore”.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Aug 2021 18:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeologia in Sicilia: Levanzo, trovato un antico rostro in mare ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000015F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un rostro quasi certamente di una nave impegnata nella "Battaglia delle Egadi" fra Romani e Cartaginesi, con cui si concluse la prima guerra punica, è stato individuato nelle scorse ore nei fondali di Levanzo</span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A rilevarlo sono stati gli esperti della missione americana della RPM Nautical Foundation, con la supervisione della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana diretta da Valeria Li Vigni e rappresentata a bordo della nave oceanografica Hercules da Ferdinando Maurici, e in collaborazione con l'Università di Malta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/rostrroegadi2021-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Continua, dunque - dice la Regione siciliana- a dare frutti il progetto ideato e avviato anni fa da Sebastiano Tusa, che è proseguito recentemente con nuovo slancio. Alcune lettere visibili grazie al robot sottomarino fanno pensare che il rostro sia romano: giace a 80 metri e la Soprintendenza del Mare pensa di recuperarlo in un prossimo futuro.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/rostrroegadi2021-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">"Un altro ritrovamento di straordinaria importanza - sottolinea l'assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, Alberto Samonà - perché il mare delle Egadi continua a restituirci preziose testimonianze del passato, utili a ricostruire alcune vicende storiche, come la celebre battaglia del 10 marzo del 241 a.C. tra la flotta romana e quella cartaginese. Questa ennesima scoperta, inoltre, dimostra come l'azione della Soprintendenza del Mare prosegua incessante con un lavoro di ricerca costante e fruttuoso. La primavera dell'archeologia in Sicilia continua, anche grazie a scoperte come questa, frutto di una proficua collaborazione con una fondazione americana e con l'Università di Malta" .</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/rostrroegadi2021-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">"È stato individuato il ventiquattresimo rostro nel mare delle Egadi in questa fortunata campagna del 2021. Che la campagna di ritrovamento fosse così ricca - evidenzia la Soprintendente del Mare Valeria Li Vigni - lo avevamo preannunciato a fine 2020 a seguito dei 40 target registrati, ma le aspettative sono state superate con il ritrovamento, nell'arco di pochi giorni, di un relitto di nave romana con il suo carico di anfore e di questo rostro, sul quale sono state identificate le lettere L F Q P e che appare in buone condizioni. La corretta applicazione del metodo scientifico, un percorso che ha sapientemente indicato Sebastiano Tusa, e gli esiti dell'uso di una tecnologia sempre più avanzata e dell'utilizzo di strumentazioni all'avanguardia, hanno portato risultati eccellenti, grazie alle collaborazioni ormai da tempo avviate e che proseguono con la RPM Foundation e con l'Università di Malta. Sull'Hercules, al momento del ritrovamento erano presenti Ferdinando Maurici e James Gold".</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 14 Aug 2021 05:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia: Parco Archeologico di Himera]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008B"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Himera ha una splendida posizione naturale che le permetteva facili e veloci scambi commerciali, al centro di un ampio golfo, tra i promontori di Cefalù e di Termini Imerese, in Provincia di Palermo, ed in prossimità della foce del fiume Imera settentrionale, importante arteria di collegamento verso la Sicilia centrale. Himera fu identificata nel XVI secolo ma solo tra il 1926 e il 1930 vennero avviate dalla Soprintendenza Archeologica di Palermo le prime serie indagini sulle necropoli. Uno scavo sistematico tuttavia fu condotto soltanto a partire dal 1963 grazie all'Istituto di Archeologia dell'Università di Palermo, soprattutto nella zona alta della città (abitato e santuario di Athena).</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Scavi recenti hanno interessato le necropoli, risalenti a un periodo tra il VI e il V secolo avanti Cristo, dalle quali stanno affiorando non solo resti umani in grande quantità ma anche un enorme corredo funerario costituito da lucerne, crateri e ceramiche di varia fattura.</span></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/himeranewcop3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">HIMERA f</span><span class="cf1">ondata nel 648 a.C. da Greci di origine calcidese e dorica </span><span class="cf1">ebbe rapido sviluppo edilizio e demografico, documentato dai grandi impianti urbanistici realizzati a partire dalla prima metà del VI sec. a.C. e dalla monumentalizzazione del santuario di Athena nella parte alta della polis. Un'epigrafe rinvenuta a Samo ricorda momenti di tensione con le popolazioni indigene-sicane dell'entroterra, dissidi che probabilmente costrinsero gli Imeresi, intorno alla metà del VI sec. a.C., a chiedere aiuto a Falaride, tiranno di Agrigento. Anche con i Punici delle vicine città di Palermo e Solunto il rapporto non fu sempre pacifico. Agli inizi del V sec. a.C. il tiranno Terillo, espulso dalla città con l'ausilio di Terone tiranno di Agrigento, rifugiatosi a Reggio, chiese aiuto ai Cartaginesi, che inviarono in Sicilia un forte esercito. Una coalizione di Greci di Sicilia affrontò vittoriosamente i Cartaginesi in un'epica battaglia, combattutasi sotto le mura di Himera nel 480 a.C., in seguito alla quale fu edificato nella città bassa il Tempio della Vittoria. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/himera.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Negli anni successivi la città rimase sottoposta al controllo politico di Terone, che ne favorì il ripopolamento con genti doriche. Gli Imeresi riacquistarono ben presto l'indipendenza da Agrigento e non furono coinvolti in episodi rilevanti della storia dell'isola fino al 415 a.C., quando un contingente imerese prese parte alla battaglia dell'Assinaro, al fianco di Siracusa contro gli Ateniesi. E' alla fine del V secolo che si compie il destino di Himera: nel 409 a.C., nell'ambito di un ennesimo scontro con i Cartaginesi, la città viene distrutta. La popolazione subì una sorte varia: alcuni si dispersero nelle campagne, altri parteciparono con i Cartaginesi alla fondazione di Thermai Himeraiai (Termini Imerese); un piccolo gruppo continuò, probabilmente, a vivere nel sito della polis, come dimostrano i resti di abitazioni edificate sugli strati di distruzione della città. Himera vantò tra i suoi cittadini uomini illustri come il poeta lirico Stesicoro e diversi atleti vincitori dei giochi Olimpici. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/himeranewcop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Il sito fu abitato nelle successive Età, romana e medievale: una villa romana sorse nella parte più occidentale dell'abitato greco, mentre intorno alle rovine del tempio della Vittoria nel periodo Normano fu edificato un casale (Odesver). &nbsp;L'abitato e le necropoli L'organizzazione della città è uno degli aspetti più interessanti del mondo coloniale greco, cui Himera fornisce un contributo rilevante. Poco sappiamo sulla prima fase di vita (metà VII-inizi VI sec. a.C.); nella prima metà del VI sec. a.C. furono progettati due diversi e distinti impianti urbanistici regolari, caratterizzati da strade ortogonali che scandivano gli isolati, orientati in senso Nord-Sud in pianura, nella città bassa, in senso Est-Ovest nell'abitato in collina, città alta. Uno spazio privilegiato era riservato ai santuari. Il più noto, il Temenos di Athena, occupa la parte nord-orientale della città alta, mentre nella città bassa un grande santuario comprendeva il Tempio della Vittoria. All'interno del tessuto urbano sorgevano, poi, piccoli santuari di quartiere. L'intera area urbana era difesa da una cinta muraria. Le necropoli erano dislocate lungo i principali percorsi in uscita. Ben conosciuta è la necropoli orientale, situata presso la spiaggia, ad Est del fiume Imera, in contrada Pestavecchia. Quella sud si trova in località Scacciapidocchi, presso la strada per l'entroterra; ad Ovest, infine, sono note due aree di necropoli: alle pendici del Piano del Tamburino e sulla Piana di Buonfornello.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTALeft"><strong><b><span class="fs14lh1-5">Come si raggiunge:</span></b></strong></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Himera si raggiunge dalla autostrada A19 Palermo-Catania, uscita Buonfornello.</span></div></div><div class="imTAJustify"><div><strong class="fs14lh1-5">Orari del parco archeologico di Himera</strong></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Da martedì a sabato dalle 9.30 alle 17.30</span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Domeniche e festivi dalle 9.30 alle 13.30</span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Chiuso il lunedì.</span></div><div><strong class="fs14lh1-5">Biglietti di ingresso</strong></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Costo del biglietto: Intero €4 - Ridotto €2</span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Ingresso gratuito la prima domenica del mese e per i minori di 18 anni.</span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Si invita a verificare sul sito le altre categorie con accesso gratuito.</span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><b><span class="fs12lh1-5 cf2">GUARDA IL VIDEO</span></b></div></div></div><a href="https://youtu.be/8k3I2coTR28">https://youtu.be/8k3I2coTR28</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Aug 2021 05:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Scoperta Archeologica in Sicilia a Isola delle Femmine nel Palermitano]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000015E"><div><span class="fs14lh1-5">Un relitto romano del II secolo avanti Cristo, a 92 metri di profondità nelle acque antistanti a Isola delle Femmine, nel Palermitano, è stato individuato martedì durante una ricognizione effettuata dal personale della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana a bordo della nave oceanografica Calypso South dell'Arpa Sicilia. Le prime immagini sono state rilevate grazie a 'Rov', un robot guidato da remoto.</span></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/nave_romana_isolafemmine.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'intervento degli esperti della Soprintendenza ha consentito di confermare il ritrovamento, documentando la presenza di un cospicuo carico di anfore, molto probabilmente di tipo vinario, della tipologia Dressel 1 A.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;"È forse uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi mesi - afferma - l'assessore regionale dei Beni culturali, Alberto Samonà - ed ancora più significativo se si considera che è frutto dell'azione congiunta di due organismi regionali. La sinergia del lavoro dei tecnici dell'Arpa Sicilia e della Soprintendenza del Mare, infatti, dimostra che la proficua interazione tra le discipline legate all'ambiente e all'archeologia può contribuire a far emergere dati importantissimi ai fini dell'approfondimento degli studi sul 'Mare nostrum'".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;"Arpa Sicilia dimostra di essere un'istituzione essenziale, soprattutto se guidata bene e in stretto raccordo con l'assessorato al Territorio e con tutta la Regione Siciliana - dichiara l'assessore regionale al Territorio e all'Ambiente, Toto Cordaro - e il recente ritrovamento archeologico costituisce un ulteriore fiore all'occhiello del patrimonio custodito nei nostri fondali, che sarà recuperato al più presto e fornirà nuova linfa alla capacità attrattiva della nostra Isola".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;"Il Mediterraneo ci restituisce continuamente elementi preziosi per la ricostruzione della nostra storia legata ai commerci marittimi, alle tipologie di imbarcazioni, ai trasporti effettuati, alle talassocrazie, ma anche - sottolinea la Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni - dati relativi alla vita a bordo e ai rapporti tra le popolazioni costiere. La missione congiunta ha consentito, a distanza di poche settimane, il secondo ritrovamento di eccezionale interesse che segue quello del relitto coevo di Ustica" </span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 31 Jul 2021 05:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Marinari Siciliani: Scopello e i suoi Faraglioni (Trapani)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000014B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L' antico borgo di Scopello (dal Greco "Skopelòs": scoglio) sorge sulla costa a pochi chilomeri da Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani. Una fattoria fortificata del XIII secolo con ampio cortile chiamato Baglio (dall' arabo bahal: cortile) circondata da poche case addossate, una piazzetta lastricata, un abbaveratoio di pietra e ... un panorama mozzafiato (<span class="cf1">in fondo a questa pagina rovi il bellissimo video su Scopello</span>). </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/scopello1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Scopello, nonostante sia per lo più una meta balneare ( che ospita tra l´altro anche diversi diving center ), offre anche un ricco patrimonio storico e culturale, grazie alla conformità ed alla storia del piccolo nucleo abitativo principale, uno splendido paesino di casupole in pietra e un perfetto esempio di baglio del XVIII sec. Con questo termine si indicano i tipici casolari della campagna locale che, soprattutto tra '700 e '800, rappresentarono un vero e proprio microcosmo di cui facevano parte la famiglia del proprietario terriero e i contadini che lavorano le sue terre. Il baglio di Scopello attualmente ospita un bar, un ristorante e alcuni negozietti di prodotti artigianali dove è possibile acquistare la coloratissima ceramica del luogo. Nei dintorni merita una visita anche un antico forno dove è possibile gustare il famoso "pane cunzato".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Secondo la leggenda, questo antico borgo marinaro sorgerebbe sul sito della mitica città di Cetaria, così chiamata per l'eccezionale abbondanza di tonni esistenti nel suo mare. Distrutta la città, gli arabi costruirono una grande Tonnara, oggi non più operante (l'ultima "mattanza" è avvenuta negli anni ottanta) ma quasi perfettamente integra nella sua struttura originale. Fra il territorio di Scopello e quello di S. Vito Lo Capo, si trova la famosa Riserva Naturale dello Zingaro, istituita nel 1981, che si estende per oltre 1.600 ettari di natura incontaminata, con imponenti montagne, pareti a strapiombo, promontori, insenature, caverne e spiaggette dai bianchi ciottoli, con acque limpide e trasparenti, un vero sogno per gli amanti delle immersioni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il borgo marinaro e la tonnara di Scopello, sulla costa nord-occidentale della Sicilia, costituiscono un microcosmo tra i più suggestivi dell'isola per la coesistenza tra un paesaggio costiero e marino di primaria bellezza ed un costruito e vissuto che rappresenta lo stereotipo della millenaria capacità dell'uomo di adattarsi all'ambiente marino traendone sostentamento. Dall'antica Cetaria punico-romana allo stabilimento della tonnara cinquecentesca vissuta fino ad oggi, il territorio "parla" del felice connubio tra uomo e natura in un angolo di Mediterraneo tra i più intrisi di storia e ricchi di natura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/tonnarascopello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Tonnara di Scopello</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Incastonata in una rada di incomparabile bellezza, protetta da due torri medievali che vigilano dall’alto, riparata dal mare da due imponenti e rigogliosi faraglioni, sorge la TONNARA DI SCOPELLO. Si tratta di un Complesso Monumentale che rappresenta in maniera fedele l’antica storia del mare di Sicilia e delle sue tradizioni. E’ oggi un museo naturale affacciato sull’acqua cristallina, testimonianza storica di quell’economia che per secoli ha rappresentato una delle principali fonti di reddito delle genti del luogo, conservando intatte ancora oggi, tutte le attrezzature e gli strumenti utilizzati per la pesca del tonno. All’interno del complesso, concepito come antico borgo marinaro, sorgono 14 unità abitative immerse nella natura, che vengono locate nel rispetto della loro originaria storia. E’ il posto ideale per chi vuole allontanarsi dai ritmi quotidiani e immergersi in una incredibile atmosfera fatta di storia e di meravigliosa natura.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/faraglioniscopello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Faraglioni di Scopello</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I faraglioni sono tre picchi rocciosi ubicati nel nord-ovest della costa di Castellammare del Golfo, di fronte l'antica tonnara, famosi per la fitta vegetazione che li ricopre e grazie ai numerosi set cinematografici qui girati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I Faraglioni di Scopello e le pareti rocciose circostanti, sono dominate dal gabbiano reale mediterraneo (Larus michahellis). È inoltre presente sui faraglioni una rigogliosa vegetazione mediterranea, composta principalmente da ficodindia (opuntia ficus indica).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cornice dei faraglioni di Scopello è da sempre stata oggetto di ripresa e ogni volta è stata raccontata in modo diverso e originale. Tra i più importanti film che hanno dato maggiore risalto ai faraglioni ci sono Ocean's Twelve (2004), Il commissario Montalbano (2002) con delle scene interamente girate a Scopello e Tini - La nuova vita di Violetta (2016). Diversi sono stati, anche, gli spot pubblicitari che hanno visto i faraglioni di Scopello protagonisti; come lo spot Wind in occasione dei mondiali di calcio del 2010 con Aldo, Giovanni e Giacomo, lo spot di That’s amore Findus girato nel 2013 o lo spot del brand guess girato nel 2017 alla presenza di Belen Rodriguez.[3] Nel 2021 sono stati protagonisti della fiction Makari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/torrescopello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Torre di Scopello</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Torre di Scopello, chiamata altresì Torre Doria (dal nome di Antonio Doria, marchese di Santo Stefano e presidente del Regno nel 1565), si inserisce all’interno di quel sistema difensivo che, a partire dal XVI secolo, interessa l’intero Regno di Sicilia dinanzi alle minacce rappresentate dalle frequenti scorrerie dei turchi e dei corsari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fu costruita come torre di Deputazione in un punto altamente strategico a scopo difensivo, di avvistamento e di comunicazione con le altre torri disseminate lungo la fascia costiera dell’intera isola. Il progetto esecutivo, ideato dall’ingegnere militare Camillo Camilliani, ebbe inizio nel 1595 e fu completato nel 1602.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/scopello3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A seguito di numerose dispute, considerazioni di tipo tecnico, studi pratici effettuati sul territorio, Torre Doria fu posizionata su un punto risolutivo, al di sopra della Tonnara e a circa 1 km dall’attuale Riserva dello Zingaro, divenendo in tal modo una delle torri più efficaci dell’intero progetto difensivo finanziato dalla Deputazione Spagnola: dalla terrazza infatti era possibile controllare tutta la costa e le cale che allora rappresentavano meta di approdo per gli attacchi nemici dal mare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">È curioso rilevare come la modalità di comunicazione tra le molteplici torri consistesse nell’emissione di segnali di fumo denominati “fani” e di colpi di cannone, in concomitanza con l’avvistamento delle imbarcazioni nemiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’occupazione di Algeri da parte dei Francesi, nel 1830, mettendo fine al pericolo delle incursioni, fece venire meno la ragione per cui le torri erano state costruite; se ne verificò, pertanto, il progressivo abbandono.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel corso dei due conflitti mondiali, Torre Doria, trovandosi ancora, eccezionalmente, in uno stato conservativo ottimale, riprese la sua attività bellica in qualità di presidio militare, come base di attacco verso gli aerei: una testimonianza di questo periodo si ritrova nella cosiddetta “casamatta”, posizionata poco sotto la Torre, mimetizzata fra le rocce impervie e la fitta vegetazione.</span></div></div><a href="https://youtu.be/bg5pnNRC798">https://youtu.be/bg5pnNRC798</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 06:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Itinerari in Sicilia Lago di Ganzirri - Messina - ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000E2"><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il lago di Ganzirri è distante circa 9 Km dal centro di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?capoluoghi-siciliani--messina" target="_blank" class="imCssLink">Messina</a>. Il toponimo Ganzirri deriva probabilmente dall’arabo Gadir (stagno, palude). Tale etimo appare verosimile, dato che nell’antichità l’intera zona dei laghi era paludosa, e solo con i primi stanziamenti e la creazione di nuclei abitativi stabili si determinò una progressiva bonifica del territorio. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagoganznew1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le acque del lago sono in comunicazione con il mare adiacente per mezzo di canali, alcuni fatti costruire dagli Inglesi intorno al 1830, il primo dei quali, il canale Catuso, è coperto e si trova situato nella zona sud del lago, mentre il secondo, denominato Carmine o Due Torri, è scoperto e si trova quasi al confine nord del lago; un terzo canale, scavato in contrada Margi, collega il lago di Ganzirri con quello di Faro. Il lago di Faro è più ridotto ed è situato più a nord rispetto a quello di Ganzirri o Lago Grande; esso si trova cioè più vicino al </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?mare-in-sicilia--riserva-naturale-orientata-laguna-di-capo-peloro---messina" target="_blank" class="imCssLink">Capo Peloro</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> che sarebbe stato in origine fortificato dagli Zanclei.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagoganznew5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel comprensorio di Ganzirri si trova il lago, detto Lago Grande o Pantano Grande (il Lago di Ganzirri) adiacente e collegato al Lago Piccolo o Pantano Piccolo (il <span class="cf1">Lago di Torre Faro</span>) tramite il canale dei Margi. Il lago di Ganzirri è inoltre collegato direttamente con il Mare Ionio, mentre quello di Torre Faro con il Mar Tirreno. Rinomati in tutta la Sicilia sia per la tradizionale attività di <i><span class="cf2"><a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?prodotto-tipico--cozze-di-ganzirri" target="_blank" class="imCssLink">molluschicultura</a></span></i> sia come frequentata zona di villeggiatura dello Stretto, da qualche anno il lago di Ganzirri è stato inserito nell'area de <i>l<a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?mare-in-sicilia--riserva-naturale-orientata-laguna-di-capo-peloro---messina" target="_blank" class="imCssLink">a Riserva Naturale Orientata della Laguna di Capo Peloro</a></i> (il cui nome deriva dalla sua posizione a ridosso dei monti Peloritani) istituita dalla regione il 21 giugno 2001 e che copre una superficie di 68,12 ettari a terra.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagoganzirri2bysicilytourist.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf3">E’ un luogo di grande fascino, sempre immerso in una straordinaria luce. Confusa fra terra e acque, con i singolari laghetti di Ganzirri, la sua estremità individua la linea di demarcazione fra Tirreno e Ionio, vicinissima alla costa calabra e caratterizzata dall’alto metallico traliccio, entrato a far parte del paesaggio. Due litorali ne definiscono i margini, il primo sulle rive dello Stretto dove si allunga l’abitato di Messina, l’altro, a nord, presenta le spiagge più densamente popolate d’estate. Sui colli, vecchi casali conservano talvolta inimmaginati tesori d’arte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf3"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagoganznew2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf3"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf3"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le leggende sul questo luogo sono tante e uniscono dicerie popolari a mitologie epiche. A Ganzirri esisteva un tempio dedicato a Nettuno, sul lago Margi che ora non esiste più. Alcuni scavi hanno portato alla luce i resti di un tempio pagano dedicato proprio al dio del mare; secondo la tradizione a farlo erigere sarebbe stato il figlio Orione, fondatore di Messina. &nbsp;</span><span class="fs14lh1-5">Il lago sarebbe anche la tomba di un’antica </span><span class="fs14lh1-5">città sepolta</span><span class="fs14lh1-5">, quella di Risa, chiamata come la principessa che la governava. Ancora oggi, i pescatori raccontano che in certe notti si possa udire i </span><span class="fs14lh1-5">rintocchi della campana</span><span class="fs14lh1-5"> della chiesa di Risa sepolta sul fondo del lago, e questo è il presagio di una forte burrasca in arrivo.</span></div><div style="text-align: start;"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagoganznew3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div style="text-align: start;"><br></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Lago si estende, allungandosi in direzione NE-SO, per una superficie di circa 338.000 m², ha una lunghezza di circa 1,7 km ed una larghezza di circa 250 m, la sua massima profondità è di circa 7 m. Ha una temperatura media che varia fra gli 11° a gennaio e i 31° in agosto. È alimentato da falde freatiche e da alcuni torrenti che vi sfociano, per cui il livello di salinità varia molto fra estate e inverno. Due canali, costruiti dagli inglesi attorno al 1830, permettono l'ingresso di acqua dal mare, il canale Carmine a nord, ed il canale Catuso a sud che è coperto, questi vengono tenuti aperti o chiusi in base all'esigenza di ossigenare le acque che tendono ad andare incontro al fenomeno dell'eutrofizzazione. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagoganzirri3bysicilytourist.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un terzo canale collega il lago di Ganzirri con il lago di Faro. L'attuale lago di Ganzirri è nato dalla fusione di un bacino più piccolo con lo stesso nome e di un bacino posto a NE e denominato Madonna di Trapani, nel punto di fusione il fondale è bassissimo e praticamente impedisce lo scambio di grandi masse d'acqua fra i due bacini, creando due microambienti diversi. Nel lago negli ultimi anni si sono avuti spesso fenomeni di grandi morìe di pesce a causa dell'anidride solforosa sviluppata dal batterio Desulfovibrio desulfuricans, che emerge quando si smuovono le acque aprendo e chiudendo i canali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Assieme al lago di Faro è stato dichiarato bene d'interesse etno-antropologico particolarmente importante, in quanto sede storica di attività produttive tradizionali legate alla <a href="https://www.sicilianet.net/blog/index.php?prodotto-tipico--cozze-di-ganzirri" target="_blank" class="imCssLink">mitilicultura e tellinicultura.</a></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/lagoganznew6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il lago di Ganzirri oggi è interamente circondato da un'area fittamente urbanizzata, pare che qualche costruzione esistesse già nel 1500. Tuttavia l'ambiente paludoso e malsano e la difficoltà di difendere le coste dalle frequenti incursioni dei corsari barbareschi, ha impedito fino al XVIII secolo qualsiasi sviluppo urbano, quindi tutto ciò che esisteva erano poche case sparse di pescatori e di coltivatori di mitili e qualche magazzino. </span><span class="fs14lh1-5">Fra il lago di Ganzirri e il lago di Faro anticamente esisteva un pantano denominato Margi (Messina), bonificato nell'Ottocento dai Borboni, al centro di esso si trovava un tempio di Nettuno, molto difficile da raggiungere per le esalazioni pestifere della palude.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/mtP0MQzgl7k">https://youtu.be/mtP0MQzgl7k</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 25 Jul 2021 05:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia da Visitare: Il Castello della Pietra]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000012C"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello della Pietra è una di quelle risorse di rara bellezza appartenente al territorio siciliano che, ancora a oggi, è sconosciuta ai più. </span><span style="text-align: start;" class="fs14lh1-5">A pochi chilometri da Castelvetrano, una formazione rocciosa dal caratteristico profilo, che ricorda un castello, domina la valle del Belice. Il torrente che scorre a ovest del castello nel corso delle ere geologiche ha scavato un profondo canyon, al cui interno è cresciuta una fitta foresta, atipica per questa zona della Sicilia. Un vero e proprio giardino segreto. &nbsp;In cima alla rocca troviamo le tracce di un accampamento preistorico, in cui sono ben riconoscibili i fori in cui venivano piantati i pali delle tende, una grotta, e il foro d’accesso di una cisterna.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Caratteristica formazione rocciosa che domina la valle del Belice. Essa somiglia ad un canyon americano. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodellapietra2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questa forma particolare è il frutto del corso del torrente Senore (affluente del fiume Belice) che da secoli scorre a ovest del castello e che durante le ere geologiche ha scavato questo profondo canyon, al cui interno è cresciuta una fitta foresta, inconsueta per questa zona della Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodellapietra1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Al castello si arriva &nbsp;a piedi per una stradina non asfaltata fino ad arrivare all'ingresso della riserva. Oltrepassato il cancello della riserva, si incontra un paesaggio incontaminato, sommerso dalla vegetazione, con una scalinata che scende all'interno del canyon, ricoperta da alberi e piante. Lasciata la scalinata, si percorre un sentiero, e dopo aver attraversato un pontile in legno che passa sul torrente si arriva ad una biforcazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodellapietraaccesso.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Proseguendo a destra si arriva ad un secolare esemplare di Roverella, percorrendo il lato sinistro si raggiunge una bellissima cascata. Poco prima di arrivare alla cascata, deviando sul lato destro e seguendo un sentiero si apre una pianura denominata Castello della Pietra, su cui è &nbsp;possibile trovare dei resti di un antico riparo che risale al periodo del paleolitico superiore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sul luogo si possono ancora ammirare le tracce di un accampamento preistorico, sono ancora visibili i fori in cui venivano piantati i pali delle tende, una grotta ed il foro d’accesso di una cisterna.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Da questo luogo si scorge una bellissima veduta di tutta la Valle del Belice. Del castello non esistono attestazioni storiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel corso delle ere geologiche il torrente Senore che scorre a ovest del castello, e che confluisce nel Belìce, ha scavato nella roccia un profondo canyon al cui interno è cresciuta una fitta foresta, atipica in questa zona della Sicilia per le specie arboree che vi sono presenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il microclima che si è venuto a creare in questo canyon di roccia friabile ha permesso ad esemplari di lecci, roverelle, olivastri, fiori di acanto selvaggio, e altre specie, di crescere e svilupparsi nonostante questi alberi prediligono altitudini e temperature differenti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/castellodellapietrascavi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla vetta di questo promontorio si trovano tracce di accampamenti preistorici antecedenti persino agli insediamenti selinuntini. È per questo motivo che il sito assume una rilevanza epocale sul territorio. Oggi &nbsp;raccontaniamo come la natura in questo luogo è stata e continua a essere la padrona indiscussa e immutata nei millenni.</span></div></div><a href="https://youtu.be/TQMFwwqNbDU">https://youtu.be/TQMFwwqNbDU</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Jul 2021 06:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Estate 2021: i VIP  "pazzi" per le isole Eolie]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000015B"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Michele Hunziker in catamarano ha quasi girato tutte le isole. Dopo Alicudi, Salina si è ormeggiata a Lipari, a Pignataro nel pontile galleggiante di Luca Finocchiaro. E insieme alle due amiche, ha incrociato Max Biagi, con fidanzata, che ha noleggiato un gommone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/hinzicheolie.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vacanze eoliane anche per l’ex portiere della Germania Oliver Kahn, vice campione del mondo nel 2002 insieme alla moglie e ai due figli a bordo di uno yacht di 32 metri e per il terzino della Sampdoria Lorenzo De Silvestri in vacanza a Panarea dove è arrivata, in elicottero, anche la pornostar Valentina Nappi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Biagio Antonacci al largo di Basiluzzo ha intonato «Quanto Tempo e ancora». A Gelso, borgo di Vulcano, - come scrive Bartolino Leone sul Giornale di Sicilia in edicola - Colapesce e Dimartino a bordo del caicco per «Music Fest» hanno risposto con «Musica Leggerissima».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/rodirgezpanarea.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A Lipari è ritornata Cecilia Rodriquez con Ignazio Moser. Già era stata in vacanza lo scorso anno e si vede proprio che l’Arcipelago rimane nel cuore. Nell’incontaminata isola di Alicudi, sta meditando Laura Torrisi: «Una vacanza a tutto relax – ammette - tra bagni, letture e peccati di gola». «Chiedimi se sono felice», scrive su Instagram.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sempre nell’isola, che sembra più appartenere a Palermo che a Messina, ha trascorso due settimane di vacanze Christof Bosch, patron dell’omonima azienda tedesca, proprietario di una mega villa sul mare con piscina termale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Alle Eolie si arriva anche con yacht e mega yacht. Nella rada di Panarea si è ancorato il panfilo dorato Khalilah, di 48 metri. Un vero e proprio spettacolo per isolani e vacanzieri. Le linee moderne, disegnate da Palmer Johnson assieme allo staff della Bugatti, rendono questo yacht tutto in carbonio davvero unico. Vicino le Formiche ha gettato le ancore anche Savannah, di 83 metri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/eoliebarcavip.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Appartiene a Lukas Lundin, uno degli uomini più ricchi al mondo, del valore di oltre 100 milioni di dollari. Nell’isola dei vip c’è stato lo yacht Altair di Diego Della Valle. Lungo 59 me- tri, è ormai un habituè. Alle Eolie non solo sole e mare, ma anche manifestazioni, grazie alle giornate del progetto culturale e teatrale, «Il volto di Dioniso e le maschere di Lipari», del parco archeologico, al festival «Isole. Dialoghi tra arte e letteratura», che propone al castello incontri con autori del panorama artistico e letterario internazionale, ai concerti in mare con «Music Fest» ed al MareFest di Salina che ha ospitato la madrina Maria Grazia Cucinotta, gli attori Pif, Paolo Ruffini, Barbara De Rossi, Roberto Lipari, Claudio Gioè che nel decennale hanno ricevuto il premio Troisi. La Cucinotta esplosa con il film «Il Postino» girato a Salina è ormai «l’ambasciatrice delle Eolie nel mondo».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche a </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?isole-eoilie--isola-di-vulcano" target="_blank" class="imCssLink">Vulcano</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> ha presenziato al «Premio Solidarietà» volute da Don Lio Raffaele che ha visto la partecipazione di Matilde Brandi e Lorenzo Flaherty. Sabato 17 luglio è in pro- gramma il Festival di Francesco Malfitano che riempirà l’isola d’arte con le foto, le pitture, la musica, domenica 25 toccherà al «Festival degli Emigranti» ed il 23 settembre ricorrenza dello «Sposalizio dei Faraglioni» Petra Lunga e Petra Minalda e a bordo dello storico veliero Sigismondo, di capitan Felice Merlino vi sarà anche il matrimonio di Sandro Biviano, «ambasciatore italiano nella lotta alla Sla» con Sara Garofalo che si innamorò a Roma durante la protesta in tenda durata due anni nella piazza davanti ai palazzi del potere tanto che grazie alle sue lotte partite da Lipari è stata istituita la «Giornata Mondiale della Sla».</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 10 Jul 2021 10:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Eventi in Sicilia: Siracusa  riapre il Teatro Greco con Eschilo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Siracusa_e_Provincia"><![CDATA[Siracusa e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000015A"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Previste 48 serate, oltre 100 artisti e una mostra che si inaugura il primo luglio, con le foto di Angelo Maltese che raccontano l'impresa storica di un gruppo di mecenati siracusani che permisero la riapertura del Teatro Greco. Si inizia il 3 luglio alle 20 appunto con "Coefore" e "Eumenidi" , il 4 luglio è la volta delle "Baccanti" di Euripide, della commedia "Nuvole" di Aristofane il 2 agosto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Teatro-GrecoSiracusa2021-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A cento anni di distanza l'Istituto nazionale del dramma antico (Inda) ripropone al Teatro Greco di Siracusa le stesse tragedie che andarono in scena nel 1921 dopo sette anni di sosta, dovuti alla prima guerra mondiale e alla pandemia della spagnola: si tratta di "Coefore" ed "Eumenidi" di Eschilo, stavolta dopo l'ultimo anno di chiusura per il coronavirus. Allora la Grande Guerra e un'altra epidemia, oggi il Covid-19, e quando sull'umanità intera si abbatte una sciagura, ci si rivolge a Eschilo e al suo amore per la pietà umana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L'inaugurazione del 56° ciclo di spettacoli classici al Teatro Greco di Siracusa è affidata alla regia di Davide Livermore, che due anni fa ebbe uno strepitoso successo con "Elena". Livermore ha voluto dividere la trilogia di Eschilo, presentando quest'anno le due ultime tragedie Coefore e Eumenidi, nella traduzione di Walter Lapini, Agamennone sarà aggiunta nel 2022. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Teatro-GrecoSiracusa2021.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In 'Eumenidi' Eschilo fa nascere la Giustizia, con il primo tribunale nell'Aereopago di Atene. Lì verrà giudicato Oreste, che ha ucciso la madre Clitennestra per vendicare il padre Agamennone. E in quel momento nascono il concetto stesso di processo penale e di Giustizia. Sarà un tribunale di uomini e di dei che alla fine assolverà Oreste.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A seguire la celebre tragedia di Euripide: "Le Baccanti", dove per la prima volta Dioniso sarà interpretato da Lucia Lavia, la regia è firmata da Carlus Padrissa, uno dei fondatori de La Fura dels Baus, la compagnia catalana famosa per le sue creazioni artistiche. Qui avremo un coro di Baccanti volante, a 30 metri d'altezza, mentre Dioniso, guerriera dalla forte carica erotica si batterà per far riconoscere la sua divinità. Lucia Lavia è la figlia di Gabriele Lavia e Monica Guerritore, che a Siracusa ha già debuttato in Ifigenia. La traduzione è di Guido Paduano. Nei cast spiccano le protagoniste femminili, da Laura Marinoni per Clitennestra, a Lucia Lavia, a Galatea Ranzi per il coro delle "Nuvole" di Aristofane. E ancora Giuseppe Sartori, Alma Della Rosa, Stefano Santospago, Ivan Graziano e Gaia Aprea. La commedia è affidata alle sapienti mani di Antonio Calenda per capovolgere il tema che apparteneva ad Eschilo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Teatro-GrecoSiracusa2021-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le "Nuvole" mettono alla berlina i tribunali, i processi, la dialettica dei sofisti, utile solo a farsi valere in un giudizio, e persino Socrate, che viene descritto come un filosofo appeso in un cesto, che insegna non certo filosofia, ma dialettica, tra le nuvole. Resta il mistero, Socrate viene deriso da Aristofane, ma non è certo quell'uomo che conosciamo attraverso Platone, e vittima lui stesso di un processo truccato. Chi ha mentito? Aristofane o Platone? &nbsp;</span><span class="fs14lh1-5">Repliche previste fino al 21 agosto.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 29 Jun 2021 06:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Nella Valle templi al via "Un'estate mitica"]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000049"><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">"La Valle dei Templi è una delle punte di diamante dell'offerta culturale della Sicilia - spiega l'assessore regionale ai Beni culturali e all'Identità siciliana, Alberto Samonà - : ci muoveremo tra tante esperienze, visite immersive, teatro, il festival del cinema archeologico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/unestatemiticatouiist2021.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Un cartellone che durerà non dall'alba al tramonto, ma 24 ore. I dati lo confermano: migliaia di visitatori stanno di nuovo invadendo, pacificamente la Valle dei Templi: è quello che ho definito La primavera dell'archeologia in Sicilia". "E' un cartellone ampio che abbiamo costruito lavorando durante la pandemia, sia per quanto riguarda le attività scientifiche che per quelle culturali - interviene il direttore del Parco archeologico, Roberto Sciarratta - Un cartellone che non si fermerà alla Valle ma si allargherà a tutti i siti della Provincia". E di un "momento significativo per la ripartenza, risultato di un lavoro intenso che durante la pandemia si è trasformato in riflessione" parla anche il presidente del Parco archeologico, Bernardo Agrò. La Valle dei Templi, in alcune giornate, sarà aperta quasi h24, visto che il cartellone accoglie spettacoli in notturna, itinerari guidati dalla luce delle "lucciole" e tanta musica e cinema sotto i templi; e poche ore prima dell'alba, si entrerà di nuovo nella Valle addormentata per aspettare il sorgere del sole. Oltre, naturalmente, alle visite quotidiane ad un sito unico al mondo, patrimonio Unesco. "Agrigento è soprattutto Valle dei Templi ma non solo - dice il sindaco Franco Miccichè - l'impegno del Parco ad aprirsi all'intera città è straordinario. </span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/unestatemiticatouiist2-2021.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dobbiamo sfruttarlo come un volano". Le visite della Valle sono una esperienza, sensoriale, persino enogastronomica con una degustazione di Diodoros, i prodotti (vino, olio, miele, mandorle, conserve, legumi) nati proprio nel Parco e da poco riuniti sotto un unico marchio. Le albe alla Valle dei Templi quest'anno avranno un unico fil rouge, il Risveglio sul Mediterraneo: un progetto che si declinerà con musica, poesia e arti performative, costruite dal Parco archeologico in collaborazione con CoopCulture, e che vedrà protagonisti grandi interpreti: Gaetano Aronica, Sebastiano Lo Monaco, Marco Savatteri e Giovanni Volpe; le compagnie del Teatro Pirandello e della Scuola del Musical. Un'estate mitica si inaugura la sera del Solstizio d'Estate, il 21 giugno (replica il 28 agosto), con un progetto inedito del giornalista Aldo Cazzullo e dell'attore Sebastiano Lo Monaco al piedi del Tempio di Giunone: un omaggio a Dante. Il mese di luglio si aprirà con due rassegne cinematografiche, dal 15 al 17 luglio ritornano i film che esplorano le civiltà antiche: il Festival del cinema archeologico. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dal 22 al 25 luglio, anche Sicilymovie, festival internazionale di cortometraggi e documentari indipendenti che avrà tanto di red carpet sulla Via Sacra, organizzato da SouthMovie e diretto da Marco Gallo. Tra gli ospiti Walter Veltroni, la pianista coreana Sun Hee You e la cantautrice Alessandra Salerno. Due repliche di "Dyonisos" tratto dalle Baccanti, e si arriva al 28 luglio con il grande concerto Emozioni: Mogol narratore e Gianmarco Carroccia (voce) ripercorreranno l'intenso rapporto che ha legato il più amato autore della musica italiana al cantautore. Dal 29 luglio al primo agosto, il festival Arcosoli riporta il jazz alla Valle dei Templi: attesi Claudio Fasoli, Francesco Cafiso, Greta Panettieri e Alessandro Presti, oltre al concerto, il 13 agosto, con Eddie Gomez al contrabbasso, Sal Bonafede al piano ed Eliot Zigmund alla batteria. Per il teatro, la Valle dei Templi si affida al direttore artistico dell'intera rassegna, Gaetano Aronica che delinea "un programma variegato che arriva al sincretismo tra le varie arti. Per questo abbiamo pensato ad un Risveglio del Mediterraneo, culla di una società interrazziale che sappia parlare a tutti".</span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 20 Jun 2021 08:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia tra le regioni italiane più amate dagli stranieri]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000159"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Mare, montagna e città d’arte sono in cima al diario di viaggio dei 12 milioni di stranieri che hanno scelto l’Italia per le loro vacanze estive, secondo l’indagine di Demoskopika per conto del Comune di Siena sui consumi turistici degli stranieri. Circa la metà del campione intervistato opta per il mare (48,4%) o per mete esotiche (3,9%), bene anche la montagna (15,1%), le "città d’arte, cultura e borghi" (12,3%) e la tipologia "campagna, agriturismo" (8%). Cinque le regioni più gettonate: <span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.italyfortourist.com/trentinoaltoadige/" target="_blank" class="imCssLink">T</a></i></span></span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.italyfortourist.com/trentinoaltoadige/" target="_blank" class="imCssLink">rentino Alto Adige</a></i>, </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.italyfortourist.com/TOSCANA/" target="_blank" class="imCssLink">Toscana</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, </span><b class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Sicilia</span></b><span class="fs14lh1-5"> ma anche Puglia e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.italyfortourist.com/lombardia/" target="_blank" class="imCssLink">Lombardia</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/turismosicilia20211.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sempre secondo l'indagine, saranno oltre 25 milioni i pernottamenti (+15,3% sul 2020) e 12,3 milioni gli arrivi in Italia tra giugno-settembre provenienti da Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Usa. Oltre la metà degli stranieri di questi 5 Paesi, infatti, avrebbe già deciso di andare in vacanza, il 5% optando per l'Italia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/turismosicilia20212.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio, ha chiesto al ministro Garavaglia gli "Stati generali del turismo a ottobre per programmare il 2022-2023".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In particolare, a optare per l'offerta ricettiva "tradizionale", legata al comparto alberghiero ed extra-alberghiero, poco più di 7,2 milioni di turisti con un incremento stimato del 29,2% rispetto allo stesso arco temporale dello scorso anno, cioè giugno-settembre del 2020. Sul versante opposto, infine, un più che significativo 44,6% ha già rinunciato alle vacanze. I motivi? In primo luogo, per il timore di viaggiare (17,7%), modalità immediatamente seguita dall’impossibilità economica (14,6%) o dall’aver già rinunciato, al di là dell’emergenza sanitaria (12,2%). Quanto all’identikit del turista straniero che verrà in Italia, secondo l’indagine, si tratta di quadro o impiegato, di età compresa tra i 36 e i 64 anni, con un titolo di studio medio-alto, preferibilmente laureato. Opta per una vacanza preferibilmente di una settimana, in coppia o in famiglia, meglio se al mare nel mese di agosto, non disdegnando anche montagna e città d’arte alla ricerca di un periodo di relax immerso nella natura o alla scoperta del patrimonio culturale del Belpaese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/turismosicilia20213.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per il pernottamento oltre la metà predilige "albergo o villaggio turistico" (44%) anche se, un altrettanto rilevante significativo 35,8%, a causa anche dei modificati consumi turistici legati all’emergenza pandemica, va alla ricerca di una "casa presa in affitto" (19,3%) o di "un’abitazione di proprietà della famiglia" (9,2%) o, infine, "ospite di parenti e amici" (7,3%). Per vivere una vacanza sicura, infine, indica due priorità: vigilare sull'osservazione delle norme di distanziamento sociale e green pass.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 17 Jun 2021 05:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riserva Naturale Orientata Laghetti di Marinello (Messina)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F2"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Sicilia è tra le destinazioni più amate d’Italia, &nbsp;soprattutto d’estate. Eppure, questa regione nota per il suo splendido mare, i suoi borghi idilliaci e i resti delle civiltà antiche, riserva ancora (molte) soprese. Un esempio? La riserva naturale orientata Laghetti di Marinello.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/i-laghetti-di-marinello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Istituita nel 1998 ed estesa su 400 ettari, </span><b class="fs16lh1-5"><i>la riserva dei laghetti di Marinello</i></b><span class="fs16lh1-5"> si trova in provincia di Messina, sotto il promontorio del santuario di Tindari. Insieme ai laghi di Ganzirri (anch’essi in provincia di Messina), costituisce uno dei pochi sopravvisuti esempi di ambiente salmastro costiero nella Sicilia di nord-est. È un’area lagunare, questa, il cui territorio è sottoposto a variazioni morfologiche che, modificando la costa, hanno creato laghetti salmastri incredibili da vedere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sembra che, i laghetti di Marinello, si siano originati tra il 1865 e il 1895, a causa delle particolari condizioni che il mare e il meteo vantano in questa zona e di alcuni processi tettonici: il trasporto sulla costa di sabbia e ghiaia, infatti, è dovuto all’approfondimento del fondale marino, causato dall’azione del mar Tirreno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Panorama_Laghetti_di_Marinello_e_Tindari.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Oggi, visitare la riserva significa visitare un luogo decisamente insolito. Per la Sicilia, ma anche per l’Italia intera. Significa attraversare una gran varietà di ambienti, da quelli lacustri salmastri alle sabbie marine costiere, dai ripidi pendii alle zone a strapiombo sul mare. C’è persino una splendida cavità naturale, la grotta di Donna Villa, ricca di stalattiti e stalagmiti e difficile da raggiungere in quanto si trova a picco sulle acque.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/grottavilla.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Pare che nella grotta vivesse una maga incantatrice, che attirava a sé i marinai col suo canto ammalliante per poi divorarli. E se una preda le scappava, sfogava la sua rabbia contro le pareti affossandovi le dita con una forza tale che, ancora oggi, le sue impronte possono essere viste. Una leggenda, certo, che aggiunge ancor più fascino a quest’angolo di Sicilia tutto da scoprire, soprattutto se si ha in programma una visita al santuario di Tindari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/tindarolaghetti.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In frazione di Patti, la Basilica Santuario di Maria Santissima di Tindari sorge sulla sommità d’un colle affacciato proprio sui laghetti di Marinello ed è dedicata al culto della Madonna Nera del Tindari: leggenda vuole che la scultura, trasportata per mare, impedì alla nave di ripartire dopo che si era rifugiata nella baia dei laghetti di Tindari, per sfuggire alla tempesta. E qui vi è rimasta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video dal drone</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div><a href="https://youtu.be/EQjYEiI0Ilo">https://youtu.be/EQjYEiI0Ilo</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 12 Jun 2021 06:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi di Sicilia: Cefalù (Palermo)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000011D"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dislocato ai piedi di un promontorio roccioso, in <i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></i>, sorge uno dei borghi più belli d’Italia, Cefalù (<a href="https://youtu.be/UarzYPk-2JE" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'youtube', url: 'https://youtu.be/UarzYPk-2JE', width: 1920, height: 1080, text: '', 'showVideoControls': true }]}, 0, this);" class="imCssLink">guarda il video sul nostro canale</a>), che ogni anno viene preso d’assalto da numerosi turisti, sia italiani che stranieri; durante la stagione estiva, il piccolo comune arriva a triplicare la propria popolazione, che riempie le piazze e le strade più importanti del paese.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefalu1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La cittadina, nel suo nucleo medioevale, è ubicata sotto la rocca di Cefalù che la domina e insieme al Duomo ne caratterizza il profilo tanto da renderne il panorama tipico e molto riconoscibile. Fuori dai confini del centro storico, il nucleo urbano si è esteso a cavallo della piccola area pianeggiante che separa la rocca dal resto del sistema collinare della costa espandendosi ulteriormente a mezza costa sui pendii delle colline lungo la costa. Il comune di Cefalù occupa un'area di 65,80 km² sulla costa tirrenica della Sicilia, a 70 km a est di Palermo e a 160 km ad ovest di Messina; posizionata quasi esattamente a metà della costa che va da Trapani a Messina nel nord della Sicilia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefaulu2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La costa di Cefalù si estende per circa 30 km fra Lascari e Pollina ed alterna lunghi tratti di spiaggia rettilinea a baie e piccole insenature di natura sia sabbiosa che rocciosa con scogli bassi o anche a costoni alti e a strapiombo sul mare. La costa subisce un'erosione da moto ondoso sia sui tratti sabbiosi, come la ben nota spiaggia del paese, che sui costoni rocciosi di natura quarzarenitica. Alcune zone come il porto vecchio (nel centro storico) e il porto nuovo sono invece soggette al fenomeno opposto, la sedimentazione, a causa dei detriti portati dai fiumiciattoli che scendono dalla Rocca e dalle colline a ridosso della costa. Per combattere l'erosione negli anni sono state approntate opere di difesa della costa, come ad esempio le barriere frangi flutti, in contrada Kalura (km 183 dell'SS 113 ed in contrada Mazzaforno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">A ridosso della costa, dopo una brevissima, a volte nulla, fascia di pianura, si affacciano alte colline prime propaggini del sistema montuoso delle Madonie. In quest'area il terreno s'inerpica dolcemente o improvviso da nord a sud verso l'entro terra e i comuni madoniti alternando una serie di colline via via più alte in vista dei maggiori rilievi madoniti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefalu3.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Costruita probabilmente alla fine del V secolo a.C, su un promontorio dominato da una roccia imponente, il nome "Cefalù" deriva dal greco Kefaloidion, il cui significato è legato alla caratteristica forma della rocca che si erge sopra di essa come una piccola testa. Nel corso dei secoli la città fu dominata dai Greci, Siracusani, Romani, Bizantini, Arabi e Normanni, ma tracce di un insediamento pre-ellenico sono le mura megalitiche che circondano l'attuale centro storico, e il Tempio di Diana, situato sulla rocca. Di epoca romana è la struttura urbanistica regolare, mentre tracce di età bizantina (mura merlate, caserme, serbatoi di stoccaggio, chiese e fornaci) si trovano ancora una volta sulla rocca dove a quel tempo gli abitanti andarono a vivere. Cefalù è più nota comunque per i suoi monumenti medievali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cefalù mette a disposizione dei turisti una serie di affascinanti punti di interesse tutti da scoprire e una spiaggia più bella dell’altra, per godersi il meritato riposo in uno dei più bei mari di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Cefalù offre moltissimi punti di interesse per una vacanza all’insegna del mare di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante la propria vacanza a Cefalù, non si può non visitare il duomo, che nel 2015 è stato dichiarato patrimonio dell’Unesco. Il duomo di Cefalù, secondo una leggenda, sarebbe stato realizzato in seguito al voto di Salvatore de Ruggero II, dopo essere scampato da una tempesta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefalu4.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Rocca</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Conosciuta dai Fenici come promontorio Ercole, la Rocca di Cefalù è una spettacolare rupe calcarea con un'altitudine di 270m. Un mito greco racconta il triste amore del bellissimo pastorello Dafni, l'Orfeo siciliano. Accecato da una infuriata Giunone per averne tradito la figlia Echenaide, venne trasformato da un pietoso dio Mercurio nell'imponente rocca che domina Cefalù e dalla cui forma la città prese il nome. Gli antichi abitanti scorsero in essa infatti le sembianze di una testa gigantesca, e capo è appunto il significato della radice Kef da cui il nome della città deriva.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/Rocca_of_Cefalusicily.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Castello</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In cima alla Rocca si trovano i resti del Castello di Cefalù che risale al XIII- XIV secolo e fu costruito a pianta rettangolare di 35 m. x 20 m. In base ai resti gli archeologi hanno ipotizzato che originariamente esso fosse costituito da due torri e dodici camere. Il castello domina i dintorni di Cefalù a dimostrazione dell’importanza strategica che ha ricoperto in passato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/cefalu5.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Tempio di Diana</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Vicino alle rovine della fortezza, in cima alla rocca di Cefalù, vi sono i resti del cosiddetto Tempio di Diana, un edificio megalitico risalente al IX secolo aC. Pare che in origine avesse una funzione sacra collegata al culto locale dell'acqua, infatti all’interno del tempio vi è una cisterna, anch’essa risalente al IX secolo a.C. Vista la posizione strategica, l'edificio probabilmente ha avuto un ruolo difensivo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Mura Megalitiche</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La più notevole testimonianza dell’antica Kephaloidon (Cefalù) è costituita dalle mura di fortificazione, cosiddette “megalitiche”, costruite con la tecnica della pietra a secco con enormi blocchi di tre metri di spessore. Le mura, ancora oggi molto ben conservate, in particolare sul lato nord, racchiudevano tutta la città conferendole l'aspetto di una fortezza inespugnabile. Almeno fino al ‘600, lungo le mura si aprivano quattro porte: due verso sud, “Porta terra” in piazza Garibaldi, e "Porta Ossuna" in Piazza Cristoforo Colombo; una sul mare verso ovest, “Porta marina o pescara”, l’unica rimasta intatta, e l’altra verso est “Porta giudecca”, presso la chiesa di S.Antonio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/portamarinacefalu.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Porta Marina</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La meravigliosa Porta Marina di Cefalù con il suo arco gotico è l'unica porta rimasta delle quattro che una volta garantivano l'accesso alla città. La porta si affaccia sul colorato quartiere dei pescatori , dove sono state girate le scene del famoso film "Cinema Paradiso".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Bastione</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Bastione Marchiafava è una splendida terrazza sul mare di Cefalù dalla quale, nelle giornate limpide, sono chiaramente visibili le isole Eolie e un ampio tratto della costa orientale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Museo Mandralisca</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fondato nel XIX secolo da Enrico Piraino, barone di Mandralisca, questo museo conserva beni archeologi, conchiglie e una collezione di monete. Il museo ospita anche una galleria d'arte e una biblioteca con oltre 9.000 opere storiche e scientifiche, tra cui incunaboli, libri e carte nautiche. Tra i dipinti più importanti vi sono: il "Ritratto d'uomo" di Antonello da Messina, “Vista su Cefalù” di Francesco Bevilacqua, “Cristo nel giorno del giudizio” di Johannes de Matta, e una serie di immagini al secondo piano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/cealulavatoio1.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Lavatoio Medievale</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il Lavatoio medievale si trova alla foce del Cefalino, piccolo fiume che nasce dalle montagne che circondano Cefalù a 1000 m di altitudine e che, dopo un lungo percorso sotterraneo anche sotto le abitazioni del paese, proprio in questo punto getta le sue acque in quelle del mare. Una elegante scalinata di pietra lavica conduce alle vasche scavate nella roccia viva, che si colmano con le acque che scorrono da ventidue bocche di ghisa, tra di cui quindici teste leonine, disposte lungo le pareti. Al lavatoio fino a pochi decenni fa le donne cefaludesi si inginocchiavano agli appositi appoggi per strofinare i loro panni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggiacefalu.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le spiagge di Cefalù</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Durante la propria vacanza a Cefalù è possibile trascorrere ore di divertimento e relax in una serie di spiagge incredibilmente belle e caratteristiche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per gli amanti del divertimento, la spiaggia Pollina si configura come la scelta ideale per una vacanza all’insegna dello svago: molto affollata specialmente in luglio e agosto, è un litorale lunghissimo molto comodo al centro storico, sul quale vengono organizzate numerose feste con musica e falò.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Bellissimo Video su Cefalù</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/UarzYPk-2JE">https://youtu.be/UarzYPk-2JE</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 08 Jun 2021 06:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[News Sicilia: Indiana Jones sbarca in Sicilia: Indiana Jones sbarca in Sicilia sul set di Segesta - Harrison Ford e forse Brad Pitt ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000155"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Anche il parco Archeologico di Segesta (</span><span class="fs16lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?parco-archeologico-di-segesta" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per visitare il Parco anche con un video</a></b></span><span class="fs16lh1-5">) ospiterà le riprese del nuovo film di Indiana Jones. Secondo quanto riportato da La Republica Palermo infatti la troupe girerà alcune scene con Brad Pitt e Harrison Ford nel parco archeologico siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/indianasegesta1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">“Indiana Jones 5” è già stato rinviato varie volte ed è attualmente in corsa per il debutto nelle sale il 29 luglio 2022, quarant’anni dopo il primo film della serie “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta”. Accanto all’ormai settantottenne e protagonista Harrison Ford nei panni di Indiana Jones ci saranno anche Phoebe Waller-Bridge, Brad Pitt e Mads Mikkelsen i cui ruoli però non sono ancora stati resi noti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Cambia invece la regia, dove Steven Spielberg ha lasciato il posto a James Mangold già regista di “Logan” e “Ford vs. Ferrari”, Spielberg avrà comunque un ruolo nella produzione insieme a Kathleen Kennedy, Frank Marshall e Simon Emanuel.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Anche il parco del tempio di Segesta ospiterà le riprese del nuovo film di Indiana Jones. Secondo quanto riportato da La Republica Palermo infatti la troupe girerà alcune scene con Brad Pitt e Harrison Ford nel parco archeologico siciliano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/indianasegestacpp1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">“Indiana Jones 5” è già stato rinviato varie volte ed è attualmente in corsa per il debutto nelle sale il 29 luglio 2022, quarant’anni dopo il primo film della serie “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta”. Accanto all’ormai settantottenne e protagonista Harrison Ford nei panni di Indiana Jones ci saranno anche Phoebe Waller-Bridge, Brad Pitt e Mads Mikkelsen i cui ruoli però non sono ancora stati resi noti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Cambia invece la regia, dove Steven Spielberg ha lasciato il posto a James Mangold già regista di “Logan” e “Ford vs. Ferrari”, Spielberg avrà comunque un ruolo nella produzione insieme a Kathleen Kennedy, Frank Marshall e Simon Emanuel.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 22 May 2021 08:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[In Sicilia stabilimenti e parchi acquatici pronti a partire]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000013F"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Le regole per le spiagge nell'estate 2021 saranno &nbsp;le stesse già viste un anno fa. Si tornerà al mare sempre col divieto di feste e di assembramento e con l’obbligo di prenotazione, entrando da una parte e uscendo dall’altra se si va in uno stabilimento attrezzato. È ancora previsto il divieto di uso promiscuo delle cabine, a meno che non ci sia convivenza o se si è membri dello stesso nucleo familiare. Torna il distanziamento degli ombrelloni (sembrano confermati i 10 mq di area di ombreggio per ciascun ombrellone, per esempio), l’igienizzazione di lettini e tavolini prima di un nuovo affitto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiagge1scilia2021.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Tutto pronto, dunque, per iniziare a lavorare in vista della stagione estiva e in tutta Italia c'è chi già si sta preparando. A Palermo, ad esempio, dopo un anno "sabbatico" torneranno le tanto discusse cabine di Mondello. Antonio Gristina, presidente e amministratore delegato della società Italo-Belga che si occupa dell'organizzazione degli spazi balneari sulla spiaggia più famosa del capoluogo, ha dichiarato a Gds.it che "ci stiamo preparando con l'unica attività che al momento è consentita, quella dell'allestimento e della preparazione dell'arenile in funzione delle attrezzature per la gestione della stagione balneare". Al momento si parla di 150 cabine da allestire, mantenendo un certo distanziamento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggia-1200.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Anche Capaci si sta preparando alla stagione balenare così come Balestrate. Nell'arenile di quest'ultimo paese, quest'anno spazio ai consueti stabilimenti balneari ma ci sarà anche una novità: si tratta di 1500 metri quadrati di parco divertimento direttamente in acqua con gonfiabili giganti per grandi e piccini. A dare l'annuncio, direttamente la Sea Splash Park, il parco di divertimento acquatico, sul proprio sito Facebook.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Sulla costa di Scicli, intanto, braccio di ferro tra Comune e comitati civici. Sul piatto tre nuove concessioni per altrettanti lidi a Donnalucata, Cava d'Aliga e Sampieri ma alcune associazioni hanno avviato una raccolta di firme per fermare il progetto. Una scelta, quest'ultima, che non trova d'accordo alcuni commercianti che invece vedono la nuova organizzazione delle spiagge un volano per il turismo.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 11 May 2021 04:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Livatino, domani la beatificazione del giudice ad Agrigento: il rito nel nome di Wojtyla]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000014C"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Messa, con il rito di beatificazione, si svolgerà domani alle 10, nella cattedrale di Agrigento, nel giorno dell’anniversario della visita di Giovanni Paolo II e del suo anatema contro la mafia. La celebrazione sarà presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, alla presenza di vescovi e familiari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/beatlivatino1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Giovanni Paolo II, pensava anche al magistrato, che definì «martire della giustizia e indirettamente della fede», quando da Agrigento il 9 maggio del 1993, aggrappato al Crocifisso, lanciò il suo grido di pastore e profeta, in un contesto dilaniato dalle stragi e dalle faide di mafia e caratterizzato da posizioni ancora troppo timide da parte delle istituzioni, Chiesa compresa. Poco prima Wojtyla, il Papa Santo, aveva incontrato i familiari del giudice Antonino Saetta, ucciso con il figlio Stefano nel 1988, e il papà e la mamma di Livatino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/targalivatino.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il giudice fu ucciso il 21 settembre 1990. Il 3 ottobre avrebbe compiuto 38 anni, A bordo della sua Ford Fiesta da Canicattì, dove abitava, si stava recando al tribunale di Agrigento, quando fu avvicinato, braccato e ucciso da un commando mafioso. In base alla sentenza che ha condannato al carcere a vita sicari e mandanti, Livatino è stato ammazzato perchè «perseguiva le cosche mafiose impedendone l’attività criminale, laddove si sarebbe preteso un trattamento lassista, cioè una gestione giudiziaria se non compiacente, almeno, pur inconsapevolmente, debole, che è poi quella non rara che ha consentito la proliferazione, il rafforzamento e l’espansione della mafia».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/beatlivatino2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La camicia del giudice, che indossava il giorno dell'agguato reliquia per Beatificazione</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Curia di Agrigento ha chiesto ed ottenuto in via temporanea l'affidamento della camicia indossata dal giudice Rosario Livatino al momento del mortale agguato del 21 settembre 1990 che sino ad oggi ha costituito un "reperto" nei diversi processi in Corte d'Assise a Caltanissetta. E' stato lo stesso presidente ad emettere un decreto di concessione di quella che è ormai lecito considerare una reliquia del magistrato che sarà beatificato ad Agrigento domenica prossima 9 maggio. La richiesta dei vertici della Curia agrigentina risale a qualche tempo fa ed adesso si è concretizza con la firma del relativo decreto in corso di notifica con la consegna della camicia azzurra diventata rossa per il sangue della vittima. Con molta probabilità l'effetto personale del "Martire della Giustizia e, indirettamente, della Fede" sarà mostrato ai 200 invitati ammessi alla funzione religiosa che si svolgerà nella cattedrale di Agrigento e sarà trasmessa in diretta da Rai 1.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nel frattempo dovrà essere decisa la futura sorte del "reperto/reliquia" rimasta custodita negli armadi blindati del Tribunale di Caltanissetta per 31 anni senza che nessuno ufficialmente lo richiedesse.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 08 May 2021 11:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Beni Culturali SICILIA: Regione lavora a rete del Liberty]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000141"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">L'itinerario porrà in dialogo l'area di piazza Crispi, su cui un tempo sorgeva Villa Deliella, con alcuni luoghi-simbolo della Belle Époque: fra questi, in primis Villino Ida, progettato nel 1903 dall'architetto Ernesto Basile, che diventerà museo di se stesso e sarà dedicato alla memoria dello stesso Basile, ma anche Villino Favaloro, che sarà la sede del Museo regionale della fotografia, e il Villino Florio, destinato ad ospitare esposizioni temporanee oltre ad altre testimonianze dell'architettura Liberty. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/itinerarioliberty2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Un progetto complessivo, che vedrà, inoltre, importanti collaborazioni, su cui l'assessorato dei Beni culturali e dell'Identità siciliana sta lavorando da tempo e che ha lo scopo di rileggere un periodo storico e uno stile sotto molteplici aspetti, per potenziare ulteriormente l'offerta culturale.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/itinerarioliberty1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">"Si tratta di un progetto ambizioso - spiega l'assessore Alberto Samonà - che unisce una visione e una progettazione innovativa degli spazi secondo i principi della rigenerazione urbana al recupero della memoria, valorizzando alcuni importanti luoghi-simbolo del Liberty. A questo proposito, sono felice di apprendere che è in corso una petizione per chiedere di aprire proprio Villino Ida alla pubblica fruizione, praticamente sposando il progetto su cui siamo impegnati oramai da mesi. I luoghi del Liberty sono molti e l'istituzione da parte del governo regionale dell'itinerario dell'Art Nouveau pone finalmente le basi per la nascita di quel museo diffuso che ci consentirà di lasciarci alle spalle l'oblio dei decenni passati".</span><span class="cf1"> </span></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 04 May 2021 06:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Stagione balneare in Sicilia al via il 16 maggio]]></title>
			<author><![CDATA[SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000144"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><span class="cf1">Partirà domenica 16 maggio la stagione balneare in Sicilia</span></strong><span class="cf1">. Lo stabilisce un’ordinanza del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.</span><span class="cf1"> </span></span></div><div><span class="imTAJustify fs14lh1-5">Musumeci, dopo la firma della ordinanza sugli stabilimenti balneari in Sicilia, ha chiarito che se i contagi saranno rassicuranti, l'apertura potrebbe essere anticipata.</span></div><div><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggesicilia2021.jpg"  title="" alt=""/><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="imTAJustify fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">«I dati sul contagio nella nostra Isola - ha detto -, sebbene in calo e senza pressione sugli ospedali, non possono farci sentire al sicuro. È una fase molto delicata che potrebbe, per la irresponsabile condotta di una minoranza, ricacciare la Sicilia in zona rossa. Per questa ragione abbiamo dovuto fissare a metà maggio la apertura degli stabilimenti balneari, dove gli assembramenti rischiano di vanificare ogni sforzo. Tuttavia, se i dati della prossima settimana dovessero essere rassicuranti, potremmo disporre di anticipare la apertura».</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Ieri il ministro del turismo </span><span class="fs14lh1-5">Massimo Garavaglia</span><span class="fs14lh1-5"> aveva spento, almeno per il momento, «l'incendio» che sta per scoppiare nel mondo balneare italiano alla notizia che nel decreto legge di proroga dei termini non è stata inserita la norma, oggetto di approfondimenti tecnici nelle ultime ore, sulla proroga delle concessioni balneari. «Non serve nessuna proroga perché una norma esiste già, anzi due: una per la </span><span class="fs14lh1-5">proroga al 2033 e un’altra che congela le concessioni per il Covid», ha detto Garavaglia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/spiaggesicilia20212.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">L’intervento avrebbe dovuto tra l’altro ovviare alle sentenze del Tar che, sulle concessioni per le spiagge, si scontrano con la proroga delle concessioni in contrasto con la normativa Ue. «Si tratta - ha spiegato il ministro - di un falso problema. Poi in Italia tutto più complicato perché c'è chi interpreta le norme ma questa è un’altra questione. Ove fosse necessario, potrebbe essere utile fare una interpretazione autentica di norme già esistenti, ma l’unico messaggio che mi sento di mandare, l’unica cosa certa è che l’estate è tranquilla per tutti, gestori e utenti».</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 May 2021 05:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Istituti italiani cultura all'estero promuovono Valle Templi]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000136"><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">Durante il lockdown, nonostante la chiusura dei luoghi di cultura, il Parco non si è mai fermato sia nell'attività scientifica di ricerca, sia progettando attività e nuove esperienze per turisti di prossimità, ma anche guardando al mercato internazionale e al ritorno dei grandi flussi pre-pandemia, quando la Valle dei Templi è arrivata a sfiorare il milione di visitatori. "Da Agrigento la </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/index.php" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a></b> regala meraviglia. La Valle dei Templi mostra con orgoglio il frutto della sua storia a un mondo sempre più curioso e attento - sottolinea Alberto Samonà, assessore dei Beni culturali e dell'Identità siciliana -. In <a href="https://www.sicilytourist.com/index.php" target="_blank" class="imCssLink">Sicilia</a> è la chiave di tutto: attraverso il ciclo di incontri con gli Istituti di Cultura, la </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/index.php" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.sicilytourist.com/index.php', null, false)">Sicilia</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> ricorderà a tutto il mondo che esiste un tempo che è fatto di silenzio e suoni primordiali, di sguardi, di ascolto, di sapori, di dimensioni antiche e senza tempo che abitano l'anima di ogni uomo. La Sicilia parlerà di sé creando anche nel più scettico degli spettatori, in qualunque parte del mondo viva, la certezza che è già rinascita e che gli storici templi di Agrigento e i frutti che la terra di Sicilia produce, sono lì".</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/valletemplicoop2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">"Ad un patrimonio storico di valore immenso, su cui hanno lasciato traccia italici, greci, romani, arabi, ispanici, normanni, la Valle dei Templi affianca la tutela della biodiversità, promuovendo un progetto che si candida ad apripista per operazioni analoghe in altri siti archeologici" dice il direttore della Valle Roberto Sciarratta. Ulivi, viti, pistacchi, mandorli, aranci, capperi, grani antichi, fichi d'India. Il progetto Diodoros nasce da qui: un marchio unitario sotto cui commercializzare le produzioni della Valle dei Templi: vino, olio, conserve, presto succhi, tisane e pasta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/valletemplicoop4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">"Una Valle dei Templi viva, dal respiro sempre più internazionale che punta a presentarsi in una veste contemporanea con un'esperienza di visita ancora più personalizzata e un'offerta turistica sostenibile" interviene Letizia Casuccio, direttore di CoopCulture (concessionaria dei servizi aggiuntivi del Parco) che organizzato questa serie di workshop con i direttori e i funzionari dei principali Istituti di Cultura italiana all'estero. Il primo incontro - appena concluso - ha riguardato Giappone e la Cina: da Agrigento sono intervenuti il direttore Sciarratta, con il personale scientifico e accademico, in collegamento con gli Istituti Italiani di Cultura di Tokyo e Osaka. I prossimi incontri sono già in calendario con Tunisia (30 marzo), Australia (8 aprile), Paesi Bassi (13 aprile) e Germania (20 aprile). Seguiranno nelle prossime settimane, Belgio, Canada, Federazione Russa, Francia, Grecia, Regno Unito, Stati Uniti.</span><span class="cf1"> </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Guarda il Video</span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div></div><a href="https://youtu.be/Tp9X8n8FIRo">https://youtu.be/Tp9X8n8FIRo</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 22 Apr 2021 10:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani : CONTESSA ENTELLINA (Palermo)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000131"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Contessa Entellina (Kundisa in arbëresh) è un comune italiano di 1608 abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia. Distante 80 km dal capoluogo, è posta nella Valle del Belice, alle falde settentrionali del monte Genuardo, e si adagia sul declivio delle colline Brinjat a 571 m s.l.m.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/contessaentellina1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Oasi etnica, linguistica e religiosa per la peculiare identità culturale dei suoi abitanti, è la prima colonia di fondazione albanese d'Italia (1450), sorto prima da gruppi di militari stradioti e successivamente da numerosi profughi a causa dell'avanzata turco-ottomana in Albania e nei Balcani. Il comune montano fa parte - insieme a Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela - delle comunità albanesi di Sicilia (arbëreshët e Siçilisë), dove l'antica lingua albanese viene ancora parlata. Appartiene ecclesiasticamente all'Eparchia di Piana degli Albanesi e all'Unione dei Comuni Albanesi di Sicilia. I suoi abitanti chiamano se stessi arbëreshë, ossia italo-albanesi. L'amministrazione comunale utilizza nei documenti ufficiali anche l'albanese, ai sensi della vigente legislazione che tutela le minoranze etno-linguistiche. Le attività economiche prevalenti sono il terziario, l'agricoltura e la pastorizia.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La nascita dei cinque comuni è legata a un evento storico, accaduto intorno al 1450, e cioè alla fuga di un gruppo di esuli albanesi che si allontanarono dalle loro terre per sfuggire all’invasione Ottomana. Contessa è dunque una cittadina assai particolare, al suo interno coesistono due anime, la siciliana e la balcanica, che si integrano e si completano a vicenda, ne è un esempio la sua cucina. Il territorio che circonda Contessa Entellina è ricco di monti, boschi e corsi d’acqua. Tra i luoghi da visitare le chiese di rito bizantino con le loro preziose icone, l’Abbazia di Santa Maria del Bosco, complesso monumentale che risale al XIII secolo, il Castello di Calatamauro, di epoca medievale, e la Rocca di Entella, sito archeologico di origine elima. L’economia di Contessa si fonda sull’agricoltura, prevalentemente sul vino, ma si produce anche olio e grano, uno spazio particolare è riservato anche all’ artigianato locale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Contessa_Entellina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I monumenti e i siti principali di Contessa Entellina sono certamente le chiese di rito bizantino, con le loro preziose icone; l'Abbazia di Santa Maria del Bosco (XIII sec.); il Castello di Calatamauro, sito archeologico medievale; e Entella, sito archeologico di origine elima.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Chiesa Madre SS. Annunziata e S. Nicolò, costruita dagli albanesi nel XV secolo</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Mosaico neobizantino di S. Nicolò di Mira, Josif Droboniku (2006)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/contessaentabbazia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Abbazia di Santa Maria del Bosco</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fra gli edifici monumentali si annoverano le chiese di rito bizantino di modello architettonico orientale: con icone, l'iconostasi, mosaici e paramenti sacri ortodossi. Una particolare chiesa è quella di SS. Annunziata e San Nicolò di Mira (Klisha e Shën Kollit), quest'ultimo santo patrono del comune. Chiesa Madre di Contessa Entellina, fu costruita e completata nel 1520 dai primi esuli arbëreshë subito dopo il loro arrivo, e nella quale viene celebrata la Divina liturgia secondo il rito bizantino-greco. Insieme ad essa il rito bizantino viene solennizzato in tutte le altre chiese di Contessa: Anime Sante (Shpirtrat e Shejt), Maria dell'Itria o Odigitria (Mëria e Dhitrjes), San Rocco (Shën Rroku), S. Antonio Abate (Shën Gjoni i Math). La Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Klisha e Shën Mërisë) e l'Abbazia di Santa Maria del Bosco sono invece passate al rito latino, in quanto cedute provvisoriamente ai fedeli latini, ma con la riserva dei diritti dei fedeli albanesi-bizantini: proprietà, canto del "Cristòs Anésti" (Krishti u Ngjall) nei primi tre giorni dopo la Grande Pasqua, canto della "Paràclisis" nella prima quindicina di agosto; vespro, messa solenne e processione in occasione della festa annuale, l'otto settembre, di Santa Maria della Favara.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/lago-contessa-entellina.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><span class="fs14lh1-5"></span></div><div><span class="fs14lh1-5"></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Lago Garcia</span></div><div><span class="fs14lh1-5"></span></div><div><span class="fs14lh1-5"></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Panorama dalla Rocca di Entella</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Delle 91 riserve naturali istituite dalla Regione Siciliana, due ricadono sul territorio di Contessa Entellina:</span></div><div><ul><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Integrale <i>"Grotta di Entella"</i> che si trova nella parte settentrionale del territorio nella Rocca di Entella.</span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">La Riserva Naturale Orientata <i>"Santa Maria del Bosco"</i> e <i>"Monte Genuardo"</i> che ricade nella parte meridionale del territorio ed interessa anche i comuni di Sambuca di Sicilia (Ag) e Giuliana (Pa).</span></li></ul></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/castelloentellina2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Fuori dal perimetro cittadino, si possono fare escursioni, oltre che sulla citata <i>Rocca d'Entella</i>, anche al <i>Castello di Calatamauro</i> di fattura bizantina, nonché appunto alle riserve naturali Grotta di Entella e Monte Genuardo. Il territorio comunale comprende il Lago Garcia.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><i><div class="imTACenter fs14lh1-5">Guarda il Video</div></i></div></div><a href="https://youtu.be/n_nQpEb8wtw">https://youtu.be/n_nQpEb8wtw</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 05:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riemerge l'ingresso all'agorà di Segesta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000137"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Il parco archeologico di Segesta</span><i> <span class="cf2"><b class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-di-segesta" target="_blank" class="imCssLink">(clicca qui per visitare il Parco anche attraverso il video)</a></b></span></i><span class="fs14lh1-5"><span class="cf2"> </span><span class="cf1">si appresta a riaprire presentando il nuovo e monumentale ingresso all'Agorà, la grande piazza - sul lato che conduce verso l'ala Nord-Est della Stoà - rinvenuto durante la campagna di scavi, in corso di realizzazione. L'area era stata scavata già negli anni '90 del secolo scorso e l'ipotesi che quell'apertura fosse proprio l'ingresso che conduceva dell'Acropoli era stata avanzata; gli scavi in corso oggi hanno suffragato quanto ipotizzato, arricchendolo con nuove importantissime scoperte.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Segesta-ingresso-agora--1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">"L'ingresso all'Agorà, in prossimità del quale durante gli scavi è emersa anche una significativa epigrafe, potrà essere ammirato grazie a un nuovo percorso pedonale che consentirà di godere della parte più monumentale dell'antica Segesta e dal quale si potrà agevolmente ammirare l'ala Nord-Est della Stoà porticata, un edificio su due piani di eccezionale valore, che è stato rimesso in luce grazie alle ricerche condotte in convenzione con i professori Carmine Ampolo e Cecilia Parra della Scuola Normale Superiore di Pisa", afferma una nota della Regione siciliana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Segesta-ingresso-agora--2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Molte le novità che offre il Parco di Segesta, a partire dai rinvenimenti emersi durante gli scavi che sono stati condotti nelle due Acropoli: l'Acropoli Nord con gli edifici pubblici e il teatro e l'Acropoli Sud, riservata alle residenze private, e che si ampliano alla realizzazione di nuove opere che renderanno più interessante e curiosa la visita al sito archeologico. "Le importanti rivelazioni emerse dagli scavi, le opere realizzate e i nuovi percorsi individuati all'interno del Parco - dice l'assessore dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, Alberto Samonà - ci offrono una entusiasmante rilettura urbanistica della città di Segesta e ci consentono, oggi ancora meglio, di comprendere le dimensioni e le relazioni che si svolgevano all'interno della città. La campagna di scavi, infatti, oltre ad aver riportato in luce il monumentale ingresso all'Agorà, ha evidenziato nella parte Sud dell'Acropoli una complessa rete che dimostra come questa zona fosse fortemente antropizzata. I lavori di ricerca e le opere realizzate in questi mesi, e che si andranno a definire tra aprile e maggio, sono espressione della vivacità e della passione con cui sta operando la nuova direzione del Parco".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Segesta-ingresso-agora--cop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">"Abbiamo operato gli scavi sia nella parte Nord che Sud dell'Acropoli. La parte Sud dell'Acropoli - precisa l'archeologa Rossella Giglio, direttrice del Parco di Segesta e degli scavi - nonostante sia un sito di interesse strategico, era stata sempre esclusa dalle visite dei turisti per la difficoltà di accesso dovuta alla fitta vegetazione. Abbiamo realizzato un nuovo percorso pedonale che consentirà ai turisti la visita del cantiere di scavo nella parte dell'abitato ellenistico-romano dove si potrà ammirare la "Casa del Navarca", una ricca abitazione della fine del III-I sec. a.C., decorata con disegni parietali, mosaici e mensole a forma di prua di nave con il rostro, che ha permesso l'identificazione del proprietario nella figura del navarca Eraclio, amico di Cicerone".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Segesta-ingresso-agora--3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Ma non finisce qui. Tra le novità vi è la ristrutturazione dello "Stazzo", un piccolo edificio rurale che costituisce il primo punto di accoglienza realizzato all'interno dell'area del Parco di Segesta utilizzando edifici esistenti. Proprio nei locali dello Stazzo nel mesi di maggio verrà inaugurata la mostra "I volti del sacro nella Segesta elima. Spazi, riti, oggetti", prima esposizione dei reperti archeologici e dei pannelli esplicativi che narrano la storia del sito, progettata insieme all'Università di Palermo.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 03 Apr 2021 05:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Segesta, partiti gli scavi nell'Area archeologica dell'Agorà]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000126"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Si torna a scavare nel </span><span class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-archeologico-di-segesta" target="_blank" class="imCssLink">parco archeologico di Segesta</a></span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs12lh1-5"><i>(<span class="cf1">visita il Parco cliccando sul link</span></i></span><span class="fs14lh1-5">) alla ricerca della parte nascosta della sua grande “stoà”: il portico terrazzato della città greca ellenistica. Dopo una serie di sopralluoghi, al via oggi la campagna di scavo per riportare alla luce la grandiosa agorà di Segesta e ampliare i percorsi di visita all’interno del parco. Come annuncia Rossella Giglio, archeologa e direttrice del sito regionale, l’intento è quello di recuperare e rendere fruibili e visibili tutti gli elementi architettonici che compongono l’ala nord-orientale della grande stoà, attualmente chiusa al pubblico, con un nuovo itinerario per i turisti. Sarà il parco archeologico a curare la direzione scientifica dei lavori di scavo che rappresenta un ulteriore tassello per la ricostruzione della polis antica: nel 2016, infatti, era stato identificato il grande monumento porticato della città grazie a una campagna di indagini svolta in collaborazione con la scuola Normale di Pisa e la Soprintendenza di Trapani. Adesso, l’obiettivo è proseguire i lavori per capire come si estendeva la stoà e ridisegnare la magnificenza della città in età ellenistica caratterizzata da terrazze scenografiche. Quella di Segesta era lunga 104 metri ed era ricca di portici: una parte conserva due piani di alzato di grande suggestione. Si trattava di una sorta di piazza intesa come cuore pulsante della città e ritrovo sociale ed economico dei cittadini ispirata ai “market buildings” dell’Asia minore. “La visione della piazza antica, grande complesso monumentale disposto su terrazze digradanti secondo modelli originari dell’Asia Minore e diffusi anche in Italia centrale, si può considerare – dichiara Rossella Giglio - ormai unitaria. L’agorà svolse il suo ruolo di centro politico e di mercato della città tra la seconda metà del II sec. a.C. e gli inizi del III d.C., assumendo da età augustea forme proprie di un fòro romano”.</span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/agorasegesta2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“L'attività di ricerca e di scavo non si ferma. La ripresa della campagna di scavi archeologici avviata questa mattina all'interno del Parco di Segesta – sottolinea l'assessore dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, Alberto Samonà - è espressione tangibile dell'attenzione che l'amministrazione regionale, attraverso i Parchi archeologici, rivolge ad un settore particolarmente importante della cultura e dell'identità storica della Sicilia. Le iniziative, avviate grazie alla passione della direttrice, Rossella Giglio, sono realizzate, peraltro, sotto la diretta iniziativa scientifica e finanziaria dello stesso Parco” .</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il grande complesso porticato che circonda l’antica piazza, uno dei maggiori monumenti della città antica, era stato già identificato durante l’ultima campagna di scavo del 2016, diretta sul campo da Carmine Ampolo e da Maria Cecilia Parra e Rossella Giglio con le ricerche della Scuola Normale Superiore di Pisa in collaborazione con il Parco Archeologico, l’Università di Pisa e la Soprintendenza di Trapani.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/agorasegesta3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“La visione della piazza antica, grande complesso monumentale disposto su terrazze digradanti secondo modelli originari dell’Asia Minore e diffusi anche in Italia Centrale, si può considerare – dichiara Rossella Giglio - ormai unitaria. L’agorà svolse il suo ruolo di centro politico e di mercato della città tra la seconda metà del II sec. a.C. e gli inizi del III d.C., assumendo da età augustea forme proprie di un fòro romano. Dagli scavi appena avviati – precisa la direttrice Rossella Giglio – non ci aspettiamo incredibili sorprese ma l'archeologia, ferma da qualche anno, saprà riprendere lo spazio che le è dovuto, a servizio della storia ma anche della valorizzazione del sito e per la migliore fruizione degli spazi monumentali”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella stoà Nord - uno dei maggiori portici ellenistici noti, lungo 104 m, con pianta ad ali sporgenti di 19 m. e due piani di alzato finora meravigliosamente conservati – si è completato lo scavo dell’ala Est. Articolata in più vani, vi si concentravano le funzioni di servizio, amministrative e commerciali, sfruttando anche le imponenti sostruzioni che sostenevano i due piani del colonnato. Questa soluzione architettonica è ispirata ai cosiddetti ‘market-buildings’ noti in Asia Minore</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 07:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[News Archeologia in Sicilia: Monete del periodo aragonese a Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000129"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il ritrovamento </span><span class="fs14lh1-5">è composto da 4 monete di bronzo in cattivo stato di conservazione, che necessitano di restauro. Si tratta di denari che presentano l’aquila sul dritto e lo scudo aragonese sul rovescio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/aragonesidenari1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Le monete sono emerse grazie alla sorveglianza archeologica della soprintendenza dei Beni culturali di Palermo, attraverso l’archeologa Giuseppina Battaglia, e nel corso degli scavi condotti sul campo da Andrea Masi, della Cooperativa Paropos.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“Questo rinvenimento nel corso degli scavi di via Roma testimonia l’attenzione con cui la Soprintendenza dei Beni Culturali opera per la tutela del nostro patrimonio. Grazie alla sorveglianza degli archeologi della Regione – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà - abbiamo potuto recuperare, nel recentissimo passato, testimonianze molto significative per la ricostruzione storico-archeologica della Sicilia; </span><span class="fs14lh1-5"><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?news-archeologia-in-sicilia--scoperta-una-necropoli-punica-marsala" target="_blank" class="imCssLink">ultima in ordine di tempo la necropoli con le tombe inviolate a Marsala</a></span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs10lh1-5 cf1">(clicca sul lin per vedere la necropoli)</span><span class="fs14lh1-5">”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Già nei giorni scorsi, gli scavi su via Roma avevano restituito una struttura muraria costituita da un ambiente con pavimento in cotto nella zona all’angolo con la via Cavour.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/denariaragonesicop.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">“Al momento – dichiara la Soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Selima Giuliano - possiamo solo affermare che durante il lungo periodo del dominio aragonese tra il 1282 e il 1516, Messina si trovò ad essere l’unica zecca operante in Sicilia”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In particolare, denari in bronzo sono attestati già dal 1285, sotto il regno di Giacomo d’Aragona, e continuano fino al 1503, sotto Ferdinando il Cattolico.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 06 Mar 2021 06:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Mistretta (Messina)]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000011B"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un piccolo paesino arroccato alle pendici di uno spuntone di roccia dal quale alcune rovine di un'antica fortezza dominano il paesaggio circostante: questo è il borgo di Mistretta. istretta è &nbsp;gioiello siciliano tutto da scoprire. In fondo a questa pagina troverte il bellissimo video su Mistretta</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://www.sicilytourist.com/images/MISTRETTA1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Quello che si può ammirare nel punto più alto del colle è ciò che resta di un castello bizantino che, purtroppo, ha subito numerosi crolli e non è mai più stato restaurato. La cittadina è sita su un monte tra gli 850 e i 1100 metri sul livello del mare, nei boscosi monti Nebrodi, ricchi di selvaggina e famosi fin dall'antichità per il loro splendore.</span></div></div><div><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Cosa vedere a Mistretta</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tantissime le architetture religiose: la Chiesa Madre, consacrata Santuario della Madonna dei Miracoli, è la Chiesa di Santa Lucia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-9" src="https://www.sicilytourist.com/images/MISTRETTA2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I resti del castello sorgono sul punto più alto della città: fu edificato dai bizantini e ristrutturato dagli arabi e dai normanni. Subì diversi crolli, fino allo stato attuale. Nel Settecento le mura della città avevano perso la loro funzione difensiva e anche le maestose porte della città costruite con la dura pietra locale non venivano più sorvegliate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le prime notizie certe sull’esistenza di porte a Mistretta risalgono al 1475 perché vengono menzionate in alcuni documenti dell’epoca, ma da altri documenti successivi sappiamo che avevano perso la loro funzione principale, tanto che nel 1771 venne concessa al Barone Giaconia l’autorizzazione a costruire sulle mura. Il Barone costruì sulla porta da cui partiva la strada che conduceva a Palermo rafforzandone i contrafforti, trasformando così la maestosa porta in una struttura portante dei suoi palazzi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTARight"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/MISTRETTA5CASTELLO.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tanti i palazzi, con stili diversi, costruiti in differenti epoche. Presenti anche diverse fontane, come Fontana San Vincenzo e Fontana Palo. Nel 1873, il terreno antistante al monastero dei Padri Cappuccini trasformato in carcere, divenne di proprietà del comune che ne delimitò il perimetro con mura di cinta in pietra ed inferriate in ferro battuto. La Villa Fu dedicata a Garibaldi collocato un busto marmoreo raffigurante la sua immagine, scolpito dall’artista mistrettese Noè Marullo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/MISTRETTA6uriO.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Anche dal punto di vista naturalistico, Mistretta offre veramente molto: vi segnaliamo il laghetto Urio Quattrocchi e le Cascate di Ciddia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La cittadina, detta anche la "Sella dei Nebrodi" per la particolare conformazione, si trova a metà strada tra Palermo e Messina e la statale 117 collega in 15 minuti Mistretta al mare (15 chilometri circa) creando un suggestivo binomio montagna-mare. Il panorama che si può ammirare dalle parti più alte del paese, infatti, è spettacolare: dai boscosi monti si scende con lo sguardo fino al mare, con sullo sfondo le Isole Eolie. Se a questo si aggiunge che durante l'inverno il paese è ricoperto di neve, lo scenario cui si può assistere è davvero incantevole.</span></div><div class="imTALeft"><span class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il piatto tipico di Mistretta è LA PASTA INCACIATA DI MISTRETTA </span><span class="fs11lh1-5">(</span></span><span class="fs11lh1-5"><span class="imTAJustify"><a href="https://www.sicilianet.net/blog/?ricetta-tipica--pasta-incaciata-di-mistretta" target="_blank" class="imCssLink">CLICCA QUI PER LA RICETTA</a></span><span class="imTAJustify">)</span></span><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs11lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/incaciatamistrettasicilytourist.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Festa di San Sebastiano iL SANTO PATRONO DI MISTRETTA</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La festività di San Sebastiano è celebrata dal mondo occidentale il 20 gennaio e dal mondo orientale il 18 dicembre. A Mistretta il culto del Santo sembra sia stato introdotto nell'anno 1063, ma la devozione a S. Sebastiano si accrebbe tra 1625 e il 1630, quando s'invocò la sua intercessione per fermare la terribile epidemia di peste che affliggeva tutta la Sicilia. Oggi la festa di San Sebastiano di Mistretta è considerata una delle più belle, suggestive e sentite processioni di tutta la Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/FOTOSANSEBASTIANOMISTRETTA.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A Mistretta la festa del Santo si svolge due volte l'anno, proprio il 20 gennaio, la data in cui la chiesa ricorda la morte di San Sebastiano e il 18 agosto per ricordare la liberazione dalla peste di Mistretta avvenuta per intercessione di San Sebastiano nel Diciassettesimo Secolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/mistrattaantica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le Origini:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Gli studiosi non sono ancora concordi sulle origini di Mistretta. Si pensa che il toponimo possa derivare dal fenicio Am’Ashtart o Met’Ashtart (città o popolo di Astarte), facendo dunque pensare a un’origine fenicia del luogo, che le fonti archeologiche, almeno in questo momento, non attestano. Certo è che l’area era già abitata nell’età protostorica. Nel III secolo a.C., la città antica sorgente dove ora è Mistretta, facente parte del gruppo di civitates decumanae col nome di Amestratos, batteva moneta. Silio Italico nel suo poema storico in versi “Punica” ci presenta Mistretta come un centro che forniva ai romani oltre al grano anche soldati ben addestrati. Tracce storiche inerenti alla città di Mistretta si trovano nelle “Verrine” di Cicerone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dopo la caduta dell’impero, Mistretta divenne preda dei Vandali, invasa poi dai Goti e infine ritorna ai domini imperiali con Bizantini che conquistarono l’intera Sicilia nel 535 d.C. In questo periodo, Mistretta dovette sostenere una forte fiscalizzazione e il suo territorio fu in seguito sottoposto a ruberie e saccheggi da parte islamica. Gli Arabi dominarono il paese tra l’827 e il 1070. Alla dominazione araba seguì quella normanna durante la quale il castello fu ulteriormente ampliato. La città fu insignita da Federico II di Svevia del titolo di “Città imperiale”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Finita la dominazione sveva, vi fu l’occupazione angioina. Nel 1713 (Trattato di Utrecht), la Spagna cedette i suoi possedimenti in Italia all’Austria, ma il principe Vittorio Amedeo di Savoia cui spettava la Sicilia la barattò in cambio della Sardegna e l’isola passò a Carlo VII di Baviera e più tardi a Carlo III di Borbone; per i mistrettesi e tutti i siciliani iniziava la dominazione borbonica. Sotto i Borbone, assunse un ruolo ancora più centrale in quanto elevata nel 1812 a capoluogo dell’omonimo distretto. La cittadina ha seguito il destino di gran parte dei centri di montagna siciliani nel Novecento, ha subito i colpi inferti dalla disoccupazione fino allo spopolamento per emigrazione.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video su Mistretta</span></div></div><a href="https://youtu.be/GVsVlVy4oe4">https://youtu.be/GVsVlVy4oe4</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 07:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[News Archeologia in Sicilia: Scoperta una necropoli punica marsala]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000124"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Gli scavi archeologici preventivi per il rifacimento della rete fognaria di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> in via De Gasperi hanno portato alla scoperta dei resti di due camere ipogee inviolate contenenti il corredo funerario e resti di corpi inumati e a circa 50 tombe, collocate ad una minore profondità, riferibili con molta probabilità a una necropoli punica. Il primo ipogeo, presumibilmente databile intorno alla metà del IV secolo a.C., presenta due camere funerarie in cui sono stati rinvenuti i resti di cinque corpi inumati, tre adulti e due bambini, con il relativo corredo funerario costituito da alcuni vasi e piccoli oggetti in metallo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/tombrmarsala6.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I ritrovamenti più significativi riguardano due camere ipogee, rinvenute ad una profondità che va dai cinque agli otto metri rispetto al livello della strada. Il primo ipogeo, presumibilmente databile a una prima indagine intorno alla metà del IV secolo a.C., presenta due camere funerarie di forma quadrangolare di circa quattro metri quadri, in cui sono stati rinvenuti i resti di cinque corpi inumati, tre adulti e due bambini, con il relativo corredo funerario costituito da alcuni vasi e piccoli oggetti in metallo databili alla metà del IV secolo a.C. circa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/tombrmarsala1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Si tratta di un ipogeo con accesso a pozzo rettangolare delle dimensioni di 0,66x2,04 metri. Il secondo ipogeo, si presenta come una struttura articolata su più livelli in cui si possono riconoscere diverse fasi architettoniche e di utilizzo, che sembrano coprire un arco temporale di almeno sette secoli. Un primo grande ambiente di forma rettangolare di circa 35 metri quadri sembra essere il risultato dell'ampliamento e dell'unione, effettuati in epoca romana (intorno al II secolo d.C.), di preesistenti sepolture puniche del IV-III secolo a.C. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/tombrmarsala2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo secondo ipogeo presenta una serie di sepolture ricavate lungo le pareti: in particolare si sono rinvenute sei tombe a cassettone, otto loculi e otto nicchie quadrangolari. Due delle tombe a cassettone hanno conservato al loro interno resti di inumati, mentre le sei tombe a fossa rettangolare sono state scavate direttamente sul pavimento della camera funeraria. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/tombrmarsala5.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il rinvenimento, al loro interno, di materiale ceramico e di lucerne figurate e con bolli, oltre che di diversi inumati, lascia pensare ad un utilizzo dal II al IV/V secolo d.C. con una prima fase di culto giudaico e una seconda cristiana.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Nella parte più superficiale - a una profondità che va da un minimo di 50 centimetri ad un massimo di m 3,40 rispetto al piano stradale - sono state, inoltre, ritrovate circa 50 tombe a pozzo e a fossa rettangolare di dimensioni medie di m 0,45x1,75 disposte con orientamento variabile N-S e E-O, che sembrano riferibili alla necropoli punica del IV-III secolo a.C. &nbsp;&nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/tombrmarsala3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">"Quella di </span><span class="fs14lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a></b></span><span class="fs14lh1-5"> è una scoperta dall'altissimo valore archeologico - sottolinea l'assessore dei Beni culturali, Aberto Samonà - e ci regala l'occasione per ribadire quanto vasto e meraviglioso sia il patrimonio nascosto nel sottosuolo. Le scoperte di <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a>, sulle quali sono in corso i necessari approfondimenti, ci consegnano tasselli inediti di un territorio che ha ancora moltissimo da aggiungere alla ricostruzione della nostra storia".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/tombrmarsala4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">"Questi eccezionali ritrovamenti – dicono la soprintendente di Trapani, Mimma Fontana, e l'archeologa Giuseppina Mammina - ci consegnano una parte inviolata dell'antica necropoli. Le due camere ipogee aggiungono materiale prezioso che sarà oggetto di approfondimenti e analisi e grazie al quale saremo in grado di conoscere meglio il tessuto storico della città di Marsala".</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 23 Feb 2021 05:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Etna: lingue di lava nella neve catturate dai satelliti]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000122"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un manto bianco di neve interrotto da bocche di fuoco e due lunghe lingue di lava, fra le quali si alca un pennacchio di fumo e ceneri. È l’immagine dell’Etna, protagonista in questi giorni di una spettacolare eruzione, immortalata dal satellite Sentinel-2, una delle sentinelle del pianeta del programma Copernicus, di Commissione Europea e Agenzia Spaziale Europea (Esa).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/etalinguelava3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La foto è stata scattata la mattina del 18 febbraio, dopo la seconda violenta emissione di lava successiva alla suggestiva attività eruttiva del 16 febbraio, che ha acceso di colori il tramonto di Catania, proiettando fontane di lava fino a 700 metri di quota e riempiendo la città siciliana e altri Comuni alle pendici del vulcano di un tappeto nero di cenere e lapilli. Le colate laviche, rilevano gli esperti dell’Esa, si sono spinte lungo i fianchi meridionali dell’Etna per più di un chilometro, fino a depositarsi in un bacino naturale di lava, la Valle del Bove. L’immagine, spiega l’Esa, “è stata elaborata utilizzando la banda infrarossa a onde corte di Sentinel-2, per mostrare il flusso di lava in rosso brillante“.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/etalinguelava2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Gli strumenti ottici e i radar del satellite, precisano gli studiosi Esa, sono “utili per monitorare i fenomeni associati all’attività del vulcano, come smottamenti, fessurazioni nel terreno e terremoti. I sensori atmosferici – concludono – possono, inoltre, identificare i gas e gli aerosol rilasciati dall’eruzione, e quantificare il loro impatto ambientale”.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 21 Feb 2021 07:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[News: Stanotte l'Etna si fa avanti con un'altra attività eruttiva violenta dal cratere di Sudest.]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000121"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Già nella tarda serata di ieri, i vulcanologi dell'INGV avevano osservato un nuovo aumento dell’attività esplosiva e l’inizio di un trabocco lavico che, dallo stesso cratere, si è riversato verso est in direzione della desertica Valle del Bove. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/etnacopertinavideo.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Verso l'una di oggi l’attività eruttiva si è intensificata e le fontane di lava si sono manifestate raggiungendo altezze di diverse centinaia di metri, con punte fra i 600 e i 700 m. Mentre la colata di lava iniziale ha rapidamente percorso più di 3 km, seguendo lo stesso percorso della colata principale del parossismo del 16 febbraio, diversi altri flussi lavici, più piccoli, si sono riversati sui fianchi settentrionale, orientale e sud-orientale del Cratere di Sud-Est, raggiungendo lunghezze di circa un km. Un ulteriore flusso lavico si è formato, attraversando la "bocca della sella" sul fianco meridionale del Cratere di Sud-Est, propagando verso sud-ovest.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/etnanews18feb2021.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf2">Solo 32 ore dopo lo spettacolare episodio eruttivo parossistico del 16 febbraio 2021 al Cratere di Sud-Est dell'Etna è avvenuto un nuovo parossismo, nelle prime ore del 18 febbraio. Anche questo evento è stato caratterizzato da alte fontane di lava (possibilmente raggiungendo altezze fra 600 e 700 m), colate di lava, dirette maggiormente verso la Valle del Bove ma anche verso sud-ovest, e una densa colonna eruttiva carica di cenere e lapilli. Questo materiale è stato spinto dal vento verso sud-est, causando ricadute di cenere e lapilli sugli abitati in quel settore (Zafferana, Fleri, Acireale). Come la maggior parte dei parossismi etnei, anche questo è durato solo qualche decina di minuti, dalle ore </span><span style="text-decoration: var(--yt-endpoint-text-regular-decoration, none);" class="cf3">01:00</span><span class="cf2">​</span><span class="cf2"> circa fino alle </span><span style="text-decoration: var(--yt-endpoint-text-regular-decoration, none);" class="cf3">01:45</span><span class="cf2">​</span><span class="cf2">.</span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Durante l’attività di fontana di lava, si è formata una densa colonna eruttiva, di gas, cenere e lapilli, che si è alzata alcuni chilometri sopra la cima del vulcano per piegarsi verso sud-est a causa del forte vento. Il deposito di ricaduta di tale colonna eruttiva si estende dalla zona di Zafferana Etnea–Fleri fino ad Acireale, vicino alla costa ionica della Sicilia, ed è caratterizzato dalla presenza di numerosi lapilli di pochi centimetri, molto porosi e quindi leggeri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Poco prima delle ore 2, l’attività è rapidamente diminuita e, contemporaneamente, l’ampiezza del tremore vulcanico e i segnali infrasonici sono pressoché scomparsi. Come nell’evento precedente le colate laviche, sebbene non più alimentate, si sono ancora espanse verso valle per alcune ore. Quella principale ha raggiunto una distanza di 3.5-4 km ad una quota inferiore a 2000 m. A parte qualche debole esplosione e numerosi crolli di materiale incandescente depositato sui fianchi del Cratere di Sud-Est nelle ore successive al parossismo, il vulcano è entrato in uno stato di relativa calma, che persiste al momento di pubblicazione di questo Comunicato Stampa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’attività dell’Etna è costantemente monitorata dall’Osservatorio Etneo dell’INGV di Catania. Sono in corso sopralluoghi del personale dell’Osservatorio Etneo nell’area interessata per prelevare campioni dei prodotti emessi durante il parossismo odierno.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il nuovo incredibile video:</span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5 cf2">Le riprese di questo video sono state effettuate vicino all'abitato di Milo, sul versante orientale dell'Etna. Un breve segmento del video è stato messo in modo timelapse (10 volte la velocità reale), per mostrare l'avanzamento di una colata di lava sul fianco settentrionale del cono del Cratere di Sud-Est. L' audio è quello autentico, il tipico, continuo brontolìo o tuonare di una fontana di lava. Ogni tanto si sentono segnali acustici di macchine fotografiche e movimenti di indumenti (giacche a vento). </span></div></div></div><a href="https://youtu.be/9XemG_KX3hU">https://youtu.be/9XemG_KX3hU</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 13:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[News: La Valle dei Templi riapre: arrivati i primi turisti]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000120"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Col ritorno della Sicilia in zona gialla, finalmente, riaprono il Parco archeologico della Valle dei Templi e i principali monumenti cittadini. Parco archeologico Valle dei Templi: dal lunedì al venerdi dalle 10 alle 13:00 (uscita alle 14:00) e dalle 15:00 alle 18:00 (uscita alle 19:00). Museo archeologico “Pietro Griffo” in contrada San Nicola e l’area archeologica di Eraclea Minoa: &nbsp;dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 14.0. La Casa- Museo Luigi Pirandello rimane chiusa per lavori di restauro. Museo Civico Santo Spirito: dal Lunedì al Venerdì dalle 930 alle 13:00. Apertura pomeridiana il Martedì e Giovedì dalle 15:00 alle 19:00</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/valleriapre1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"> </span></div></div><div class="fs16lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il primo giorno di riapertura, </span><span class="cf1">davanti ai cancelli dell'area archeologica si sono presentati circa una quarantina di visitatori. </span><span class="fs16lh1-5">Gli ingressi sono stati contingentati e con una grandissima attenzione alle norme di sicurezza. Tra i primi a varcare l'ingresso, due famiglie di stranieri, una californiana che vive a Catania e un gruppo di appassionati cinesi. Al lavoro dietro i vetri della biglietteria, sono tornati i giovani di Coopculture.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/valleriapre2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">"Un segno di ripartenza importante - dice il direttore della Valle dei Templi Roberto Sciarratta -. Speriamo di poter riaccogliere tutto il nostro pubblico al più presto".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Valle dei Templi resterà aperta fino a venerdì, quando, secondo il dpcm, i siti culturali si arresteranno per il weekend. Sono state anche prorogate per tre mesi le card annuali che permettono l'accesso illimitato alla Valle.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda un Video sulla Valle dei Templi</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/Tp9X8n8FIRo">https://youtu.be/Tp9X8n8FIRo</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 06:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[NEWS: SPETTACOLARE ERUZIONE DELL'ETNA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000011F"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Una eruzione è in corso sull'Etna con una forte attività esplosiva dal cratere di Sud-est e l'emissione di una alta nube di cenere lavica che si disperde verso sud. Dalla stessa 'bocca' emerge un trabocco lavico che ha prodotto un modesto collasso del fianco del cono generando un flusso piroclastico che si è sviluppato lungo la parete occidentale della valle del Bove. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ERUZIONE2021NEW2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'incremento dell'attività esplosiva è stato registrato dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia- Osservatorio etneo (Ingv-Oe), dalle 16.10.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ERUZIONE2021NEW1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il fenomeno si poi evoluto in fontana di lava con la formazione di una nube di cenere altissima e spessa che si sta disperdendo verso sud facendo cadere cenere lavica e lapilli grossi anche alcuni centimetri sui paesi etnei. Dal punto di vista sismico l'ampiezza media del tremore vulcanico nelle ultime ore si è mantenuta su valori elevati e c'è stato, prima dell'esplosione al cratere sommitale, un suo importante repentino incremento. La sorgente del tremore rimane confinata al di sotto del cratere di Sud-Est nell'intervallo di profondità compreso tra 2.900 e 3.000 metri al si sopra del livello del mare. L'incremento del tremore è accompagnato da una violenta attività infrasonica con segnali di ampiezza elevata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/ERUZIONE2021NEW3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'aeroporto internazionale di Catania ha sospeso la propria operatività per l'emergenza cenere lavica legata all'eruzione. Lo ha deciso l'unità di crisi dello scalo. La colonna di fumo e cenere emessa dal cratere di Sud-Est è alta oltre un chilometro e il buio non consente di garantire la sicurezza dei voli.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">GUARDA IL VIDEO DELLA DIRETTA DELL'ERUZIONE</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=5VbXC3EW2Jo">https://www.youtube.com/watch?v=5VbXC3EW2Jo</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Feb 2021 18:32:00 GMT</pubDate>
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		</item>
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			<title><![CDATA[Museo Archeologico ANTONIO SALINAS a PALERMO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000FF"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Il Museo Archeologico “Antonino Salinas” di Palermo ha sede in quella che un tempo fu la Casa conventuale dei Padri della Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri detta dell’Olivella, eretta a partire dal 1598 su progetto di Antonio Muttone insieme alla vicina chiesa di S. Ignazio martire.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/museosalinas1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Fulcro dell’esposizione rimane la sala che ospita da oltre centocinquanta anni le famose metope dei Templi selinuntini, definito il più importante complesso scultoreo dell’arte greca d'Occidente, adesso arricchito dalla contestuale esposizione di nuovi frammenti e di una consistente selezione di terrecotte architettoniche che conservano ancora la originaria, vivace policromia; scoperte nel 1823 dagli architetti inglesi Angell e Harris, che ne avevano tentato il trasferimento nel regno Unito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/mueosalinas2.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I sovrani Borbone donarono al Museo diversi reperti di grande pregio provenienti da Pompei e da Torre del Greco, mentre scavi e acquisti a cura della Commissione di Antichità e Belle Arti contribuirono ad accrescere le collezioni. Nel 1865, ad esempio, grazie all'impegno di Michele Amari, fu acquistata la collezione di antichità etrusche costituita da Pietro Bonci Casuccini con i ritrovamenti avvenuti nei suoi terreni in territorio di Chiusi (SI).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/pietrapalermo1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tra le più importanti acquisizioni si ricorda quella della cosiddetta “Pietra di Palermo”, con iscrizioni geroglifiche recanti gli annali delle prime cinque dinastie egizie (3238-2990 a.C.), di importanza capitale per la ricostruzione della storia dell’antico regno d’Egitto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/museosalinas5.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dopo l’unità d’Italia, anche i Savoia donarono al Museo diverse opere, tra cui il magnifico ariete in bronzo da Siracusa. Ma fu soprattutto l’afflusso di materiali provenienti da scavi e acquisti effettuati in gran parte della Sicilia che determinò la rilevanza e il ruolo centrale del Museo, in particolare sotto la direzione di Antonino Salinas (1873-1914), fermamente convinto che l’Istituto dovesse illustrare la storia siciliana dalla preistoria all’età contemporanea. Gli anni del dopoguerra furono fondamentali per la storia dell’Istituto che, da quel momento, divenne esclusivamente Museo Archeologico, destinando alla formazione di altre Istituzioni museali cittadine le collezioni storico artistiche ed etno-antropologiche facenti parte originariamente del proprio patrimonio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/museosalinas2.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dal 2009 al luglio 2016 il seicentesco complesso monumentale dei padri Filippini, che ospita il Museo Salinas, è stato sottoposto a un integrale lavoro di restauro. </span><span class="fs16lh1-5">I recenti lavori di restauro e riallestimento effettuati all’interno del museo, hanno permesso di ricontestualizzare le collezioni, i reperti e le raccolte di varie provenienza, con un nuovo percorso espositivo in un ambiente che ne esalta, arricchisce ed esprime il valore storico.</span></div><div class="imTAJustify"><em class="fs16lh1-5">Piano terra</em></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il percorso espositivo si sviluppa intorno ai due splendidi chiostri, negli spazi aperti sui giardini, nelle corti e all’interno di un grande salone: l’Agorà con copertura a vetro.</span></div><div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nel <b><b>Chiostro Maggiore</b></b>, si trovano esposti i reperti provenienti dagli scavi e dalle acquisizioni avvenute tra la metà del Settecento e l’Ottocento.<br>Spiccano i reperti archeologici del periodo punico-romano ritrovati nella vicina Solunto. Reperti provenienti da Tindari, oltre a ritrovamenti subacquei, materiali che facevano parte del carico delle navi, ancore di pietra, ceppi di piombo, lucerne, anfore ed iscrizioni.<br>Lungo il portico settentrionale, nell’ala sinistra, sono esposti il <b><b>torso dello Stagnone di Marsala</b></b>, &nbsp;i famosi <b><b>sarcofagi fenici </b></b>della <b><b>Cannita</b><b> </b></b>(Portella di Mare vicino Palermo) e la <b><b>statua colossale di Zeus </b></b>da Solunto, accuratamente restaurata. Posizionate nei nicchioni delle celle della stessa corsia troviamo le <b><b>gigantesche sculture di Solunto e Tindari.</b></b></span></div><div class="imTAJustify"><b><b class="fs16lh1-5"><br></b></b></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf2">Una intera sezione è dedicata all’esposizione delle splendide</span><span class="cf2"> </span><b><b><span class="cf2">oreficerie</span></b><b><span class="cf2"> </span></b></b><span class="cf2">dalla necropoli di</span><span class="cf2"> </span><b><b><span class="cf2">Tindari,</span></b><b><span class="cf2"> </span></b></b><span class="cf2">diverse epigrafi e una originale meridiana di marmo; altri reperti quali: vasi, epigrafi e sculture da Centuripe, materiali dalla necropoli di Randazzo, tutti raccolti, esposti e catalogati con cura e dedizione. E ancora: una collezione del console inglese Robert Fagan che comprende anche un </span><b><b><span class="cf2">frammento del fregio orientale del Partenone, </span></b></b><span class="cf2">vasi figurati dalla</span><span class="cf2"> </span><b><b><span class="cf2">necropoli di Agrigento,</span></b></b><span class="cf2"> sculture architettoniche e materiali votivi dei santuari agrigentini. </span><span class="cf2">Con la riapertura del 2018, venne inaugurato un nuovo spazio espositivo intorno al terzo cortile del convento, denominato “Agorà”. La corte, coperta in vetro e acciaio, oggi è uno spazio polifunzionale usato per convegni, esposizioni temporanee, performance artistiche e concerti. Attualmente si trovano esposte le</span><span class="cf2"> &nbsp;</span><strong><b><span class="cf2">17 gronde leonine </span></b></strong><span class="cf2">del</span><span class="cf2"> &nbsp;</span><strong><b><span class="cf2">tempio della Vittoria di Himer </span></b></strong><span class="cf2"> </span><span class="cf2">e la</span><span class="cf2"> &nbsp;</span><strong><b><span class="cf2">grande maschera della Gorgone del tempio C di Selinunte.</span></b></strong></span></div><div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf2">Intorno al terzo cortile ruotano le otto sale dedicate a</span><span class="cf2"> </span><b><b><span class="cf2">Selinunte </span></b></b><span class="cf2">i culti, le architetture e le sculture, con l’esposizione di materiali votivi, oggetti metallici quali armi, ami da pesca e attrezzi agricoli. In una sala si trova un plastico della grande colonia greca che si affaccia sul Mediterraneo.</span></span></div></div><div><div><span class="fs16lh1-5">Di notevole interesse rimane la <strong><b>grande sala</b></strong>, che fu <strong><b>refettorio dei Padri Filippini.</b><b> </b></strong>Qui si trovano esposte le famose metope dei <strong><b>templi di Selinunte</b></strong>, uno dei più importanti complessi dell’arte greca d’Occidente insieme al tempio denominato <strong><b>“C”</b><b> </b></strong>della stessa area. Sono esposti frammenti scultorei e una consistente selezione di terrecotte architettoniche, che conservano ancora la loro originaria e vivace policromia.<br>Lungo le corsie occidentale e meridionale, spiccano il <b><b>gruppo di iscrizioni da Palazzo delle Aquile</b><b> </b></b>e diversi <b><b>sarcofagi di età romana</b><b> </b></b>riutilizzati nel medioevo per seppellire nelle chiese della città gli esponenti dell’aristocrazia. E poi, iscrizioni da Segesta, da Halesa, da Termini Imerese e Taormina. Reperti provenienti da scavi rappresentati nei loro contesti archeologici che accennano alla storia delle più occidentali città greche della Sicilia.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Di grande interesse i materiali votivi provenienti dal <b><b>Santuario di Demetra Malophoros</b></b><strong><b>e</b></strong> e della <b><b>stele</b><b> </b></b>dedicato a <b><b>Zeus Meilichios</b></b></span></div></div><div><span class="fs11lh1-5 cf2 ff1">.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il video</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><a href="https://youtu.be/Yn3CBneWfLE">https://youtu.be/Yn3CBneWfLE</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 07 Feb 2021 06:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Parco Archeologico di Lilibeo-Marsala]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000109"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La città punica fu fondata sul promontorio di Capo Boeo da Cartagine nel 396 a.C. dopo la distruzione di Mozia con l’assedio di Dionisio di Siracusa (397 a.C.). La nuova città – chiamata Lilibeo dal nome della omonima sorgente sul promontorio, nota ancor prima della sua fondazione (Diod., XII 54.4) – ebbe un ruolo importante per gli interessi commerciali cartaginesi e divenne, al posto di Mozia, il punto di transito obbligato delle rotte marinare dal nord-Africa verso il Tirreno, centrale ed occidentale, e il caposaldo dell’eparchia punica in Sicilia. Lilibeo occupava un grande quadrilatero difeso da una poderosa cinta muraria rafforzata da torri e protetta su due lati dal mare e, sulla parte della terraferma, da un profondo fossato. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcolilibeoplus1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Grazie a tale possente impianto fortificato la città divenne ben presto un’inespugnabile base militare e resistette a diversi tentativi di occupazione tanto che, dopo nove lunghi anni di assedio, i Romani riuscirono ad entrarne in possesso soltanto in seguito alla Battaglia delle Egadi che nel 241 a.C. pose fine alla Prima guerra punica. Sotto il dominio romano visse un periodo di notevole prosperità economica, mantenendo il suo ruolo di importante base navale e di testa di ponte per l’Africa, specie in direzione di Cartagine e del Capo Bon. Non a caso Cicerone, questore a Lilibeo nel 76-75 a.C., la definisce “ <em>splendidissima </em><em>civitas” &nbsp;</em>nel processo contro Verre, descrivendo i furti di opere d’arte da questi compiuti a danno dei Lilibetani. Divenuta Municipio in età augustea, la città fu elevata al rango di Colonia agli inizi del III sec. d.C. con la denominazione di &nbsp;<em>Helvia Augusta Lilybitanorum </em>. Sede di una fiorente comunità cristiana sin dal III secolo e di una Diocesi, istituita al tempo di Papa Zosimo, subì nel 440 l’incursione dei Vandali di Genserico e una violenta persecuzione, in occasione della quale fu imprigionato anche il vescovo Pascasino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcolilibeo1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La straordinaria potenzialità archeologica dell’area del Capo Boeo, dovuta alle vicende storiche della città di </span><span class="fs16lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?borghi-siciliani--marsala--trapani-" target="_blank" class="imCssLink">Marsala</a></i></span><span class="fs16lh1-5"> e all’evoluzione del suo impianto urbano, è evidente per la presenza di importanti rinvenimenti archeologici, effettuati a partire dalla fine dell’Ottocento, che testimoniano lo splendore della città antica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’interesse degli studiosi di archeologia e degli Istituti pubblici competenti nei confronti dell’area iniziò alla fine dell’Ottocento con una serie di scoperte occasionali avvenute durante l’impianto del sistema viario “a tridente” da Porta Nuova verso il mare (Viale Nazario Sauro, Viale Vittorio Veneto, Viale Piave) e grazie alle ricerche del Regio Ispettore delle Antichità di allora, Salvatore Struppa. Le prime campagne di scavi furono condotte da Saverio Cavallari (1883) e da Antonino Salinas (1894-1895; 1903), il quale scoprì un tratto di fortificazione ad andamento leggermente ricurvo, parallelo alla linea di costa, da Viale Vittorio Veneto verso Capo Boeo. Dopo la pubblicazione dei risultati di queste prime indagini da parte di Ettore Gabrici (1941), nuovi scavi, condotti da J. Marconi Bovio nel 1939 in seguito alla scoperta di un mosaico durante la costruzione dello stadio comunale, portarono al rinvenimento di una grande domus romana che occupava un’intera Insula dell’abitato lilibetano. La stessa archeologa, nel 1954, scopriva un’altra domus con mosaici nell’area dove poi sarebbe sorto il Cinema Impero. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/parcolilibeo3.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Altre campagne di scavo condotte dall’allora Soprintendenza archeologica delle provincie di Palermo e Trapani, prima da Anna Maria Bisi (1965- 1966: Insula II) e poi da Carmela Angela Di Stefano (1972: Insula I; 1988: Insula III), portarono alla luce testimonianze di rilevante interesse per la conoscenza della città di Lilibeo punica e romana nell’area del Boeo, mentre nell’abitato moderno di Marsala, nella fase di espansione edilizia degli anni Settanta-Ottanta, emergevano significativi “frammenti” della città antica, con le sue case (via Sibilla 1972, 1976: via delle Ninfe, 1984), le mura di fortificazione (Porta Trapani Galleria Mortillaro, 1972; Via G. Amendola, 1976, 1984; Via E. Alagna, 1971; via Lungomare Boeo, 1980), le necropoli punico-romane (via del Fante, 1974; via Struppa, 1984) e i sepolcreti cristiani, noti sin dalle prime esplorazioni di Antonino Salinas (1886) e dagli studi di Fǘhrer-Scultze (1907). Nell’area del Boeo la scoperta più rilevante degli ultimi anni (1999, 2002, 2003, 2004, 2008, 2010-2011) effettuata dalla Soprintendenza BB. CC. AA. di Trapani riguarda il Decumanus maximus, la strada principale dell’impianto urbano di epoca romana, con sovrapposizioni tardo-antiche e bizantine di uso funerario (tombe dipinte, piccola basilica), di cui è stato portato alla luce un tratto lungo m. 110 e ampio m. 9.50, compresi i marciapiedi. Inoltre, nel corso degli ultimi scavi condotti nel 2008 nell’ambito del POR SICILIA, e nel 2010- 2011 grazie ai finanziamenti del Comune di Marsala, sono state scoperte notevoli testimonianze archeologiche quali, un poderoso tratto della linea delle fortificazioni costiere, con un accesso monumentale alla città dal porto; un edificio termale pubblico costruito nel III sec. d.C. sulle fortificazioni cadute in disuso e infine un complesso cultuale dedicato alla dea Iside.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/lilibeoboeo4.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La peculiarità più importante del Parco archeologico di Lilibeo-Marsala, evidente sin dalla sua denominazione, consiste nel fatto che la città moderna si è in gran parte sovrapposta alla città antica in un continuum storico ininterrotto che ha lasciato profonde tracce nel tessuto urbano e rilevanti testimonianze archeologiche riferibili principalmente alla facies punico-romana. Proprio in ragione della documentata sovrapposizione e dell’assoluta rilevanza dei monumenti archeologici rinvenuti nel corso del Novecento, l’area del Capo Boeo a partire dalla fine dell’Ottocento è stata risparmiata dall’espansione edilizia, grazie all’interesse di tanti cittadini e della stessa giunta comunale che adottò lungimiranti provvedimenti per bloccare qualsiasi iniziativa edilizia che potesse deturpare la zona “fuori Porta Nuova”. Successivamente, con la scoperta della grande domus con mosaici, già citata, (1939), ebbero inizio le vicende della tutela dell’area, da consideare ormai “storiche”, che condussero nel 1949 alla Dichiarazione ministeriale di interesse particolarmente importante del terreno in località Capo Boeo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il primo progetto per la realizzazione del Parco di Lilibeo, redatto dallo Studio tecnico Luigi Giustolisi – Renato Bazzoni su incarico della Soprintendenza alle Antichità per la Sicilia Occidentale risale al 1973. Esso prevedeva un piano di esproprio dell’intera area del Capo Boeo che avrebbe dovuto essere realizzato sia con finanziamenti della Regione Siciliana, per quanto riguardava il settore Viale Isonzo- Viale Nazario Sauro- Lungomare Boeo, sia con finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno, per la rimanente parte compresa tra Viale Nazario Sauro, Lungomare Boeo e Viale Cesare Battisti. Il progetto prevedeva inoltre la ristrutturazione del Baglio Anselmi la cui acquisizione al Demanio regionale si rendeva particolarmente urgente per la conservazione ed esposizione del relitto della Nave punica che veniva recuperato in quegli anni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nello stesso periodo, al di fuori dell’area di Capo Boeo, in conseguenza dell’estesa urbanizzazione della città e del c.d. boom edilizio, il rinvenimento di importanti testimonianze archeologiche nel cuore del tessuto urbano moderno rendeva necessaria, ai fini della tutela, sia l’apposizione di vincoli diretti, sia l’esproprio di aree più o meno estese di proprietà privata o di originaria destinazione pubblica. Trattasi di settori vari della necropoli (Via del Fante, Via Struppa, Via Cicerone, Via Berta, Catacombe Niccolini) o dell’antico abitato di Lilibeo (Via delle Ninfe, Area ex Chiesa San Girolamo). Per la descrizione di tali provvedimenti di tutela si rimanda all’allegato A. Marsala già all’inizio degli anni Novanta si configurava dunque come un vero e proprio “Parco diffuso” e questa sua forte identità di “città archeologica” ha connotato la storia delle trasformazioni urbanistiche del centro moderno. Il Parco di Lilibeo – Marsala potrà portare a compimento la potenzialità archeologica e la vocazione turistica diffusa e sottesa nel centro urbano realizzando percorsi punico -romani- medievali dall’area del Capo Boeo alle altre aree archeologiche sparse nella città grazie a segnaletica, pannellistica, illuminazione e arredi per la fruizione che in parte sono stati realizzati, in parte sono da implementare.</span><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Feb 2021 06:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Isole Eolie: Stromboli, esperto dell'Ingv: Area più a rischio tsunami del Mediterraneo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000119"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">«Il cratere di Stromboli rappresenta la maggiore sorgente di rischio tsunami nel mar mediterraneo». Lo afferma Giuseppe De Natale, dirigente di ricerca dell’Ingv, già direttore dell’Osservatorio Vesuviano, in occasione del lancio del manifesto «Ricucire l’Italia per un nuovo assetto Euro-Mediterraneo», firmato da oltre 500 rappresentanti del mondo accademico, scientifico e intellettuale. </span><span class="imTACenter fs16lh1-5"> In fondo a questa pagina trovate </span><span class="imTACenter fs16lh1-5">il Bellissimo video dello Stromboli in Eruzione</span><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Lo studioso puntualizza che l’area napoletana ha il più alto rischio vulcanico al mondo: circa 3 milioni di persone abitano entro la distanza di 20 km da una possibile bocca vulcanica. Poi ci sono i vulcani siciliani l’Etna, quelli delle Eolie, e i vulcani sottomarini in particolare nel basso Tirreno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/strombolitsunami1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">«Il rischio vulcanico in Italia - spiega De Natale - è estremamente variabile, poiché dipende dalla natura e dalla localizzazione degli apparati vulcanici considerati. L’Etna è un tipo di vulcano che non pone rischi immediati per la vita umana, sebbene alcune colate laviche possano talvolta minacciare i centri abitati. Il rischio principale è quello sismico legato ai processi vulcanici e alle faglie che contornano l’Etna».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">«I vulcani delle Eolie - continua il ricercatore - sono caratterizzati da livelli modesti di esplosività. Gli episodi come quelli verificatisi a Stromboli nel luglio e agosto 2019 sono però imprevedibili e molto rischiosi per i turisti che affollano l’isola. Stromboli, con il fianco estremamente instabile della Sciara del Fuoco, rappresenta inoltre la maggiore sorgente di rischio tsunami nel Mar Mediterraneo».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un evento come quello del 30 dicembre 2002, quando una frana di circa 16 milioni di metri cubi di materiale, causata dall’eruzione del vulcano, generò un maremoto che arrivò anche nelle altre isole Eolie e nelle coste della Calabria e della Sicilia «Anche i vulcani sottomarini, numerosi nel basso Tirreno - conclude De Natale - sono potenziali sorgenti di tsunami, sebbene di minore pericolosità. Il rischio vulcanico più alto al mondo, però, è quello dell’area napoletana, per la presenza di molteplici aree vulcaniche caratterizzate da altissima esplosività, estremamente popolate: Vesuvio, Campi Flegrei e Ischia, oltre ad altre possibili sorgenti di eruzioni nella Piana Campana».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Bellissimo video dello Stromboli in Eruzione</span></div></div><a href="https://youtu.be/CIESGVrep6g">https://youtu.be/CIESGVrep6g</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 30 Jan 2021 09:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[INVERNO in Sicilia, passeggiata "bianca" sui Nebrodi]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Itinerari_in_Sicilia"><![CDATA[Itinerari in Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000026"><div><section itemscope="" itemtype="http://schema.org/ImageGallery"><div itemprop="associatedMedia" itemscope="" itemtype="http://schema.org/MediaObject" data-swiper-slide-index="0"><figure><figcaption><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Paesaggi imbiancati, alberi e sentieri innevati, laghi ghiacciati, la bellezza della natura, nei suoi colori invernali. Una piccola Svizzera a 18 chilometri dal mare, come viene chiamato </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?parco-dei-nebrodi---', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">IL PARCO DEI NEBRODI</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, che con i suoi quasi 86mila ettari è la più grande area naturale della Sicilia. Qui, l’assenza di piste da sci viene compensata da affascinanti sentieri escursionistici. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/nebrodinvernonew1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Aree principali, quella di Floresta, con i percorsi verso Punta Randazzo, Monte Baratta, Punta dell’Inferno e, in direzione dell’</span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?etna-" target="_blank" class="imCssLink">Etna</a></i></span><span class="fs14lh1-5">, quella di Cesarò, molto gettonata dagli appassionati delle ciaspole. </span><span class="fs14lh1-5 cf1">Da Portella Femmina Morta nella zona di Miraglia, nel territorio di Cesarò, si apre un percorso di circa quattro chilometri da affrontare con ciaspole ai piedi, che porta al lago Maulazzo, un piccolo bacino artificiale di circa 5 ettari, creato dalla Forestale negli anni ’80.</span></div></div></figcaption></figure></div></section></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/nebrodi2-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">E' a 1444 metri e si apre nella faggeta di Sollazzo Verde. La passeggiata è un' esperienza di silenzio e candore. </span><span class="cf1">I faggi dividono grandi spazi con querce, aceri, agrifoglio, frassino, biancospino. Incontri fortunati si possono fare con la fauna di queste zone montane ancora intatte che ospitano il gatto selvatico, la martora, la volpe, la donnola, il ghiro, l' istrice, la lepre ed il coniglio, il corvo imperiale dalla livrea nera, il merlo, il germano reale, il colombaccio e la coturnice.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/passaggiatanebrodi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Fra gli uccelli più rari: il codibugnolo di Sicilia e la Cincia bigia , forse esclusiva dei Nebrodi. Più a valle maialino nero e cavallo sanfratellano sono i veri simboli del territorio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/cavalli-neve.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">I comuni del Parco dei Nebrodi sono 24. La vetta più alta è il Monto Soro con i suoi 1847 metri. Da molti angoli si scorge maestoso l'Etna. Il vulcano veglia sui Nebrodi innevato e possente.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 Jan 2021 08:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Agrigento: Valle dei Templi ecco nuovo percorso sulle tracce dell'antica Akràgas]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Agrigento_e_Provincia"><![CDATA[Agrigento e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000103"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si tratta di un percorso di visita dedicato all’osservazione del paesaggio agreste contemporaneo ai margini dell’insediamento urbano moderno, dal quale affiorano imponenti e significanti rovine che documentano la presenza stabile dei coloni greci di Akràgas fin a partire dalla prima metà del sec. VI a.C., quasi all’indomani della fondazione della città.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/valledeitempipercorsoagreste2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Il percorso si sviluppa come una piccola scalata con partenza dall’area del parcheggio del cimitero di Bonamorone e arrivo al Tempio C di Demetra. L’itinerario è impostato sul moderno percorso di fruizione e</span><span class="cf1"> &nbsp;&nbsp;</span><span class="cf1">riprende in parte l’antica viabilità greca </span><span class="cf1">, snodandosi tra le aree archeologiche del Baluardo a Tenaglia e del Santuario Arcaico presso Porta I (scavi Fiorentini), terminando una volta giunti alla Chiesa di San Biagio. </span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/areaarcheologianuovopercorso.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tra fortificazioni monumentali e ruderi scenografici di antichi santuari, il tutto immerso nella macchia mediterranea che lambisce la città contemporanea. E’ un nuovo percorso quello che si scoprirà oggi e domani alle 16,30 con la visita specialistica gratuita che CoopCulture ha preparato. Si potrà accedere, solo se accompagnati da un operatore, al settore orientale dell’antica Akràgas e all’area archeologica dal Tempio di Demetra a San Biagio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/san-biagio-valledeitempli.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sarà un vero viaggio immersivo nel paesaggio, ai margini dell’insediamento urbano moderno; ma sarà anche un modo per ricordare la presenza dei coloni greci nell’antica Akràgas sin dalla prima metà del VI secolo a.C., pochissimo tempo dopo la fondazione della città. Il percorso si svilupperà come una piccola scalata con partenza dal parcheggio del cimitero di Bonamorone e arrivo al Tempio C “di Demetra”. Si seguirà l’antica via greca, che si snoda tra le aree archeologiche del Baluardo a Tenaglia e del Santuario Arcaico presso Porta I (scavi Fiorentini), e si chiude alla Chiesa di San Biagio.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><b>Il nuovo percorso di visita è gratuito, ma è consigliata la prenotazione</b></span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 09:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia: Madreterra (di uomini e dei)  è l’inno di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura_e_Tradizioni"><![CDATA[Cultura e Tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000113"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Forse non tutti lo sanno, ma è il primo inno regionale italiano. Scopriamo insieme la canzone e il testo dell’inno siciliano. &nbsp;La musica siciliana della tradizione è ricca di canzoni famose in tutto il mondo, che vengono immediatamente associate all’isola, ma ne esiste una soltanto che può vantare il titolo di inno. Questa canzone si intitola Madreterra ed è stata composta dal maestro Vincenzo Spampinato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/siciliainnologo4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L’inno di Sicilia è stato il primo inno regionale italiano. È stato eseguito in pubblico per la prima volta il 14 giugno del 2003, al teatro antico di Taormina, dall’orchestra sinfonica siciliana e dal coro Musa 2000. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.sicilytourist.com/inserisci-struttura-1.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-2" src=""  title="" alt=""/></a><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Sicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ecco il testo completo in Italiano:</span></div></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Sei tu il sorriso che fa ritornare</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">sei la Montagna di cui senti il cuore</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">con l’universo non ti cambierei!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Madreterra di Uomini e Dei</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Sei tu l’inverno che riesce a scaldare</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">l’estate antica che fa innamorare</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">sei la cometa che io seguirei</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Madreterra di Uomini e Dei</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Sicilia terra mia triangolo di luce in mezzo al mondo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Sicilia terra mia un sole onesto che non ha tramonto!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Sicilia sei così… il paradiso è qui!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Tra le tue braccia è nata la Storia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">sulla tua bocca « Fratelli d’Italia »!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">e per difenderti io morirei</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Madreterra di Uomini e Dei</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Sicilia terra mia triangolo di pace per il mondo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Sicilia terra mia tu « rosa aulentissima » nel tempo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Sicilia terra mia bandiera liberata in mezzo al vento</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Sicilia sei così… il paradiso è qui!</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">... e in Inglese:</span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs11lh1-5 ff1">You are the smile that brings back</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">you are the Mountain whose heart you feel</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">with the universe I would not change you!</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">Motherland of Men and Gods</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">You are the winter that manages to heat</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">the ancient summer that makes you fall in love</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">you are the comet that I would follow</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">Motherland of Men and Gods</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">Sicily my land triangle of light in the middle of the world</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">Sicily my land an honest sun that has no sunset!</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">Sicily you are like that ... paradise is here!</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">History was born in your arms</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">on your mouth "Brothers of Italy"!</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">and to defend you I would die</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">Motherland of Men and Gods</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">Sicily my land triangle of peace for the world</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">Sicily my land, you «a very noble rose» over time</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">Sicily my land flag freed in the wind</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">Sicily you are like that ... paradise is here!</span></div><div><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda lo Splendido Video con L'Inno</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/_pgCo3NLWoY">https://youtu.be/_pgCo3NLWoY</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Jan 2021 07:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeologia: recuperata nel mare di Porticello anfora del IV secolo a.C]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000112"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un'anfora "a siluro" databile alla seconda metà del IV secolo a.C., è stata recuperata dai fondali di Porticello, a Palermo, a seguito di un'operazione coordinata dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana con il responsabile del gruppo subacqueo Stefano Vinciguerra, la Capitaneria di Porto di Porticello, la Guardia di Finanza con il maresciallo nucleo sommozzatori, </span><span class="fs16lh1-5"><i>Riccardo Nobile</i></span><span class="fs16lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/anfora_2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">La Secca o Scoglio della Formica &nbsp;è una montagna che sprofonda per 60 metri, con due estremità affioranti per circa mezzo metro. Sconosciuta dalle antiche rotte, fu teatro di naufragi di grandi imbarcazioni in epoche fenicia e romana. Di dimensioni gigantesche, offre la possibilità di variare le immersioni, presentando percorsi archeologici e naturalistici, poco profondi e adatti allo snorkeling o piuttosto impegnativi per subacquei esperti. </span><span class="fs16lh1-5">È uno dei più famosi siti dove è possibile ammirare un’autentica rarità: il corallo nero (Antipathes subpinnata) dalle ramificazioni bianco rosate. Tra i ventagli delle gorgonie si possono scoprire piccoli organismi che stabilmente vivono tra queste ramificazioni: gamberetti, crinoidi, colorati nudibranchi, un paradiso per gli amanti della macrofotografia. Numerosi incontri si possono fare con tonni, pesci luna, ricciole, dentici, saraghi imperiali, branchi di occhiate.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/porticello-lo-scoglio.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Secca della Formica a Porticello custodisce un sito importante dove si trova un relitto che, nel tempo, è stato oggetto di atti di depredazione tanto da sollecitare, da parte della Sopmare la richiesta alla Capitaneria di Porto, di emettere l'ordinanza di interdizione dell'area. </span></div></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/recuperata_un_anfora_a_siluro_nel_mare_di_porticello.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'operazione di recupero si è resa necessaria a seguito delle consuete operazioni di tutela e monitoraggio svolte dai collaboratori esterni di Sicilia Archeologica guidati da Gaetano Lino, nel corso delle quali è stato evidenziato un tentativo di trafugamento.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'intervento ha visto impegnata in prima linea la Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni. Importante la collaborazione dei volontari del BC Sicilia. </span><span class="fs16lh1-5">L'anfora, dopo le necessarie operazioni di ripulitura, verrà esposta al Museo della navigazione all'Arsenale.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/anforeasiluro.gif"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><b class="fs16lh1-5">Cos’è un’anfora “a siluro”?</b></div><div><span class="fs16lh1-5">L’anfora recuperata è stata datata alla seconda metà del IV secolo a.C. ed appartiene alla tipologia delle anfore “a siluro”; è stata classificata così per la sua particolare morfologia longilinea. Già a partire dal V secolo a.C. l’arcipelago maltese produceva anfore da trasporto con forme tipiche del repertorio fenicio-punico, quindi, molto probabilmente il nostro è proprio uno di questi casi. Tali contenitori sono caratterizzati, oltre che dal corpo a siluro, da assenza di collo e da anse ad orecchia impostate sul corpo. Inizialmente, nella loro fase arcaica, queste anfore presentavano un corpo ovoide ed un labbro arrotondato e leggermente estroflesso; poi subiscono un’evoluzione formale per cui il corpo tende ad affusolarsi. La produzione delle anfore a siluro sembra prolungarsi anche in età romana, almeno fino al II secolo a.C.: lo si deduce dal ritrovamento dei recipienti in contesti funerari. &nbsp;Le anfore “a siluro” dovevano servire al contenimento e al trasporto del garum, la salsa di interiora di pesce amata prima dai Fenici e poi dai Romani. Informazioni riguardo la sua preparazione le riferisce Plinio il Vecchio nel XXXI Libro nella sua Naturalis Historia (v. 93 e seguenti); altra fonte importante, ma avversa al garum, è Seneca: in una lettera a Lucilio contro gli eccessi alimentari definisce il condimento “costosa poltiglia di pesci guasti”.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 03 Jan 2021 06:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Nuovo Spettacolo dell'Etna]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Catania_e_Provincia"><![CDATA[Catania e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000010C"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dopo l’attività al cratere Voragine in cima all’Etna di settembre 2019, <strong>il fuoco dell’attività del vulcano si è spostato al Cratere di Sud-Est</strong>, e da metà luglio 2020, sottolineano dall’Ingv, è stata quasi continua, sebbene di modesta intensità. Fino a fine novembre questa attività era concentrata ad una bocca che si trova nella parte centrale del complesso del Cratere di Sud-Est, conosciuta anche come "bocca (o cono) della sella".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/eruption-etna1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dalla notte tra il 30 novembre e il 1 dicembre 2020 si è attivata una seconda bocca, nella parte orientale del Cratere di Sud-Est, la cui più recente attività risale alla prima metà di dicembre 2019.</span></div></div><a href="https://youtu.be/HLl5lmZ1Los">https://youtu.be/HLl5lmZ1Los</a>]]></description>
			<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 18:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Linea Blu alla scoperta delle Isole Egadi]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000010B"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Donatella Bianchi di Linea Blu, assieme alla sua squadra è andata alla scoperta della Sicilia occidentale</span><span class="fs16lh1-5">, nella puntata di Linea blu, andata in onda sabato 28 novembre, alle 14.20 su Rai 1. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/linea-blu-con-donatella-bianchi.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A bordo di un gozzo con vela latina, una barca con una lunga storia alle spalle, ha naviogato alla scoperta delle </span><span class="fs16lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.sicilytourist.com/arcipelago-della-egadi.html', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">isole Egadi</a></b></span><span class="fs16lh1-5">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Qui tra </span><span class="fs16lh1-5"><b>Favignana</b></span><span class="fs16lh1-5">, </span><span class="fs16lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isole-egadi--marettimo" target="_blank" class="imCssLink"><b>Marettimo</b></a></span><span class="fs16lh1-5">, </span><span class="fs16lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?isole-egadi--isola-di-levanzo" target="_blank" class="imCssLink">Levanzo</a></b></span><span class="fs16lh1-5"> e le altre piccole isole dell’arcipelago, ha fatto scoprire l'unicità di un mare ricco di vita, insieme all’Area Marina Protetta delle Egadi che, con i suoi quasi 54mila ettari, è la più grande d’Europa. E che custodisce grandi tesori: la foca monaca, immortalata più volte dalle «fototrappole» tra grotte e anfratti di Marettimo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/lineabluegadi2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">E poi uno dei posidonieti più estesi del Mediterraneo, protetti dall’Amp e dall’Unione Europea. Un sistema di boe per ormeggio, allestito ogni estate, protegge queste preziose piante dalle ancore delle imbarcazioni. Sott'acqua, poi alla scoperta di un altro tesoro, il corallo nero, che cresce a grandi profondità e offre uno spettacolo unico con i suoi rami che fluttuano nella corrente. Sullo splendido mare di Favignana si affacciano le cave di tufo, che per millenni sono state sfruttate per l’estrazione, dando vita a un insieme di cunicoli unico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Grazie a SicilyTourist, è possibile visitare le Egadi in un viaggio virtuale e molto suggestivo tra natura e storia. E poi a terra, tra Favignana e Marettimo, tra pesca e antiche tradizioni gastronomiche. Fabio Gallo, invece, sarà nelle Marche, tra i canyon della Gola di Furlo e il fiume Metauro, per un percorso in canoa tra natura e storia fino al Parco Fluviale di Fossombrone.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Dec 2020 06:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeologia Sicilia: a Marsala, riaffiorano 37 tombe antiche]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Trapani_e_Provincia"><![CDATA[Trapani e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000108"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong>Un altro scorcio della necropoli dell’antica Lilybeo di epoca punico-roman</strong>a è venuto alla luce, <strong>a Marsala</strong>, nel corso di lavori di scavo per la posa di una nuova condotta fognaria in via Alcide De Gasperi, alle spalle del vecchio Palazzo di Giustizia di piazza Paolo Borsellino.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A pochi metri di profondità, scavando, sono affiorate delle antiche testimonianze che gli esperti ipotizzano possano essere «di grande rilevanza». Sono, infatti, venuti alla luce due ipogei e 37 tombe. L’attenzione degli archeologi è rivolta, in particolare, agli ipogei che celerebbero due camere e arrivano a 8 metri di profondità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/nrecopoli-archeologia-tombe.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Non è da escludere, quindi, che si possa scoprire qualcosa di molto prezioso come l’ipogeo di «Crispia Salvia» (tomba di epoca romana, di 5 metri per 5, realizzata nel II secolo d.C. con preziosi affreschi) che si trova a circa cento metri di distanza da quest’ultima scoperta. Nel frattempo, i lavori appaltati dal Comune per la nuova fognatura in quel tratto sono stati sospesi e si sta cercando una soluzione con i funzionari della Soprintendenza ai Beni culturali.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Nov 2020 05:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Isola delle Femmine (Palermo): Scoperti nuovi reperti in riserva marina]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000100"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Individuati nelle acque antistanti <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?riserva-naturale-orientata-isola-delle-femmine" target="_blank" class="imCssLink">Isola delle Femmine</a> nuovi reperti archeologici finora inediti che potrebbero incrementare il patrimonio culturale di un itinerario subacqueo sono stati individuati in questi giorni nel corso di alcune iniziative di ricognizione che si sono svolte nelle acque antistanti </span><span class="fs8lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?riserva-naturale-orientata-isola-delle-femmine" target="_blank" class="imCssLink"><span class="fs16lh1-5">Isola delle Femmine</span></a></span><span class="fs16lh1-5">. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/nuovirepertifemmine2.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si tratta, in particolare, di un ceppo di ancora in piombo frammentato, di un'ancora in ferro e di un elemento circolare in ferro pertinente la dotazione di bordo di un'antica imbarcazione. I tre elementi sono stati trovati nel corso di alcune iniziative a carattere didattico che hanno impegnato la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana insieme a partner siciliani e nazionali. In particolare, si sono svolte ricognizioni archeologiche subacquee nelle acque dell'Area Marina Protetta di </span><span class="fs8lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?riserva-naturale-orientata-isola-delle-femmine" target="_blank" class="imCssLink"><span class="fs16lh1-5">Isola delle Femmine</span></a></span><span class="fs16lh1-5"> all'interno del programma di collaborazione tra la SopMare e il Cmas Diving Center Italia, con il patrocinio della Commissione Europea Affari Marittimi European Maritime Day 2020, e il 2° Stage Subacqueo Formativo, realizzato nell'ambito del programma di alternanza scuola/lavoro riservato agli studenti dell'I.S.I.S. Politecnico del Mare di Catania. "Continua l'impegno della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana sul piano della formazione e della collaborazione con i Diving e le scuole. Una collaborazione proficua - dice l'assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, Alberto Samonà - che consolida anche le relazioni scientifiche di scambio con le Università e l'istituto Politecnico del Mare di Catania che ha potuto attingere a un'esperienza formativa di quattro giorni con lezioni teoriche e pratiche tenute da esperti del settore".</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/nuovirepertifemmine4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">"Un'importante esempio di didattica dedicata agli allievi - dice Valeria Li Vigni, Soprintendente del Mare della Regione Siciliana - che si sono confrontati con il mondo dell'Archeologia subacquea accompagnati dai tecnici del nostro gruppo di esperti e dall'esperienza della professoressa Bucci, che più volte ha lavorato con la SopMare nei fondali di </span><span class="fs8lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?riserva-naturale-orientata-isola-delle-femmine" target="_blank" class="imCssLink"><span class="fs16lh1-5">Isola delle Femmine</span></a></span><span class="fs16lh1-5">".</span><span class="fs16lh1-5"> </span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 22 Oct 2020 05:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Turismo: in arrivo Sicilia Bond per rilanciare presenze]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C1"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Per l'autunno in Sicilia nascono così i </span><span class="fs16lh1-5"><i>Sicilia Bond</i></span><span class="fs16lh1-5">, titoli di soggiorno settimanali, diversificati per territorio e fascia di prezzo che, immessi sul mercato a partire dall'autunno 2020, potranno essere acquistati per assicurarsi, in maniera più che vantaggiosa per tre anni consecutivi, una vacanza settimanale "doppia" in Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/taormina-weekend-autunno.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A proporre questa formula semplice ma rivoluzionaria un team di giovani imprenditori e professionisti del turismo d'esperienza che, costituendo un nucleo originario di rete di impresa vogliono rivoluzionare l'offerta di soggiorno nell'sola, offrendo un raddoppio d'esperienza: acquista una settimana - in alta stagione - ti verrà garantita un'altra settimana di vacanza durante l'anno e per complessivi tre anni. "Alta e bassa stagione, per un turismo esperienziale, sono concetti ampiamente superati - dice un imprenditore turistico di Castellammare del Golfo - oggi si tende a viaggiare in ogni stagione. La Sicilia offre mille motivazioni di viaggio da vivere nei nostri territori, dalla costa all'entroterra, senza dimenticare le isole minori, ogni giorno dell'anno. La nostra formula del raddoppio è centrata su questa potenzialità, uscendo dalla gabbia, troppo asfittica, della tradizionale stagione balneare". Ai possessori dei Sicilia Bond ad un prezzo stimato su un soggiorno in alta stagione, è garantita una seconda settimana aggiuntiva, sulla stessa struttura ricettiva extra-alberghiera aderente al progetto, da effettuarsi in un periodo considerato in bassa stagione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/ragusa-sicilia-54.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">"I Sicilia Bond, sono dei veri e propri titoli al portatore - sottolinea un professionista di lunga data nel settore dell'enoturismo e del marketing territoriale - chi li acquista li può regalare e perfino vendere, anche, dopo aver utilizzato la prima settimana a sua disposizione. Così intendiamo generare un mercato di secondo livello, conseguendo dei risultati - speriamo significativi - di destagionalizzazione e un incremento di giorni effettivi di presenze turistiche in Sicilia". Chi compra oggi investe su una vacanza distribuita su tre anni, avendo a disposizione 6 settimane complessive, da utilizzare due settimane l'anno. Le strutture extra-alberghiere, B&amp;B, case vacanze e ville - selezionate su criteri effettivi e garantiti dal team per fasce di prezzo omogenee - distribuite su tutto il territorio siciliano, avranno bloccate e pagate in anticipo le settimane corrispondenti ai Sicilia Bond, realizzando una liquidità importante per piccole e medie strutture - oggi maggioritarie nell'offerta dell'ospitalità turistica in Sicilia - che con gli effetti del Coronavirus scontano una caduta vertiginosa delle prenotazioni e profonda incertezza sul futuro. </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 05:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La magia di Stromboli con le guide sul vulcano]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Messina_e_Provincia"><![CDATA[Messina e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000FD"><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?isole-eolie--isola-di-stromboli" target="_blank" class="imCssLink">STROMBOLI</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> nelle </span><i class="fs14lh1-5"><a href="https://www.sicilytourist.com/isole-eolie.html" target="_blank" class="imCssLink">Eolie</a></i><span class="fs14lh1-5">, la sabbia nera, il mare che incanta, l'odore di fiori che non ti lascia mai e ti entra nella testa, le 3 piccole chiese, la gente verace del posto (dalle signore che vendono i capperi appena raccolti ai pochi ma gagliardi pescatori locali). </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/stromboliguide2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">E poi il ricordo di una delle storie d'amore più intense e chiacchierate di sempre (quella tra Ingrid Bergman e Roberto Rossellini) mentre si sorseggia un bicchiere di vino al bar ritrovo dedicato alla grande attrice svedese appunto. Basterebbe questo per innamorarsi definitivamente di Stromboli ma non è finita. Alle spalle maestoso e per niente &nbsp;silenzioso c'è Iddu, il grande e affascinante vulcano star delle notti ma degno del rispetto e dell'attenzione di tutti. Perché Stromboli è vivo e scatenato e ti rimane nel cuore per sempre se visitato in siurezza ma può fare paura e davvero male se si fanno sciocchezze.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/stromboliguide1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Per questo nasce il Centro Coordinamento per dare il via alle escursioni fino a quota 400 metri e favorire immediate attività di soccorso in caso di rischio. Con una nuova ordinanza, il sindaco di Lipari autorizza le Guide Alpine e Vulcanologiche siciliane ad accompagnare i visitatori alla scoperta di uno dei vulcani più affascinanti del mondo e a gestire temporaneamente il flusso degli escursionisti. Oltre i 290 metri, infatti, sarà tassativamente vietato muoversi in libertà, lungo sentieri non privi di pericolo che solo chi è qualificato è in grado di percorrere in sicurezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sromboliguide3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I professionisti della montagna ai quali l’affascinante compito è affidato saranno proprio questi esperti di settore, inquadrati in un Ordine professionale di cui il Collegio Regionale Guide Alpine e Vulcanologiche della Trinacria è l’organo di autogoverno e disciplina. Sono stati mesi difficili quelli appena trascorsi, prima a causa dell’eruzione dell’estate 2019 e poi per via della pandemia da Covid-19, ma ora è tempo di guardare al futuro con fiducia come afferma il presidente, Cesare Bianchi: "Sono molto soddisfatto per la riapertura, seppure parziale, delle escursioni sul vulcano Stromboli. Per le nostre guide alpine e vulcanologiche è una boccata d’ossigeno dopo due stagioni estive in cui non abbiamo potuto lavorare a causa della chiusura conseguente agli eventi vulcanici del luglio e dell’agosto 2019. Il Collegio Regionale Guide Alpine e Vulcanologiche della Sicilia si schiera al fianco del Sindaco di Lipari facendosi garante del pieno rispetto delle indicazioni contenute nell’Ordinanza e conferma tutti gli impegni già presi nella “Regolamentazione per l’accompagnamento nell’area sommitale e nelle aree attive del vulcano Stromboli" con particolare riferimento alla gestione del Centro </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/strombnoli-4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Coordinamento Escursioni, alla realizzazione della rete di comunicazione radio con copertura totale di Stromboli e alla collaborazione al fine di realizzare la rete di soccorso".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">I visitatori escursionisti, dunque, potranno al momento superare la quota di 290 metri solo se da loro accompagnati sul tratto dei sentieri di "Punta Labronzo" e nel versante di Ginostra sul sentiero di Punta Corvi a partire da quota 130 e sino a quota 400 metri s.l.m, con un massimo di 20 persone, dalle ore 11 alle ore 24.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Dopo l’ordinanza, servono informazioni adeguate e una corretta segnaletica. "L’ordinanza è sicuramente un buon punto di partenza soprattutto per la programmazione del 2021, ma servono immediati interventi per risistemare i sentieri, per creare piazzole per l’osservazione dell’attività e, soprattutto, è urgente una corretta informazione per i visitatori. – ribadisce Mario Pruiti, Delegato delle Guide Alpine e Vulcanologiche a Stromboli - Noi lavoriamo con il 90% di turismo straniero, se manca una segnaletica chiara e precisa, rischiamo di vedere escursionisti sulla zona sommitale ignari del pericolo. La pandemia non ha aiutato e ha di fatto fermato i lavori della Forestale; adesso, dobbiamo fare tesoro degli insegnamenti passati e ricordarci che siamo di fronte a un vulcano esplosivo e il pericolo maggiore, in questi casi, sono gli incendi che si generano". </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">Guarda il Video del Vulcano in Eruzione</span></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=CIESGVrep6g">https://www.youtube.com/watch?v=CIESGVrep6g</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 06 Oct 2020 06:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borghi Siciliani: Bisaquino]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A7"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Questo Borgo è situato in Sicilia, in </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismopalermoeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a></i></span><span class="fs14lh1-5"> e nonostante i ripetuti cambiamenti politici e sociali, sotto l’aspetto propriamente urbanistico-architettonico Bisacquino seguita a mantenere un chiaro impianto mediorientale, più specificamente di carattere islamico. Una serpentina di viuzze e piccoli cortili disegna un reticolo entro cui si organizza la disposizione di case in pietra, fra le quali prendono posto graziose edicole in creta, archi, fontane e abbeveratoi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le origini di Bisacquino sono antichissime, e le prime notizie sono riferibili alla dominazione araba. Lo stesso nome ricorda le origini arabe del borgo. Infatti Bisacquino deriva da un termine arabo che significa territorio ricco di acque.</span></div><div><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/bisaquinonew2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il suo centro storico presenta una conformazione urbanistica di matrice islamica, costellato da 18 chiese, con la maestosa Chiesa Madre di stile barocco, strade strette e tortuose, vicoli, cortili, archi e fontane completano lo scenario architettonico pittoresco del luogo. Nel sec. XII il territorio di Bisacquino divenne dominio dei baroni normanni e venne ceduto da Guglielmo II “il Buono”, all'arcivescovo di Monreale che, come signore feudale, ne ebbe la giurisdizione temporale che manterrà per seicento anni. Bisacquino pertanto, seguì le sorti dell'Arcivescovado di Monreale e partecipò agli avvenimenti storici dell'epoca subendo la dominazione degli Svevi,degli Angioini e degli aragonesi, dando il suo contributo ai Vespri Siciliani. Nel sec XVI Bisacquino raggiunge il suo massimo splendore tanto da meritarsi nei diplomi l'appellativo" NOBILIS UNIVERSITAS", infatti sorsero chiese e conventi; la città era tenuta a dare all'esercito spagnolo un contributo di undici cavalieri e cinquanta pedoni. L'imperatore Carlo V insignì due nobili bisacquinesi, Giovanni e Tommaso Florena della onorificenza di cavalieri dell'Ordine dello "Sperone d'Oro" e concesse inoltre a Bisacquino, il privilegio di tenere il vessillo e la cornetta della Cavalleria di Sciacca. Nella seconda metà del sec. XVII fu costruito II Santuario della Madonna del Balzo, destinato a diventare meta di pellegrinaggi fino al nostri giorni. Dai "riveli" (censimenti) del 1700 si evince che in quel periodo sono presenti nel territorio ben sedici chiese corrispondenti a sedici quartieri. Nell'anno 1812 il paese cessó di essere feudo di Monreale passando sotto l’appartenenza del governo borbonico. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/bisaquinonew1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Bisacquino diede inoltre il suo contributo ai moti rivoluzionari del 1848 e all'impresa garibaldina del 1860. Dopo l'unificazione d'Italia, che delude le speranze delle classi più povere della società, il malcontento sfociò nell'organizzazione delle leghe contadine dette "fasci" che, tramite manifestazioni di massa, chiedevano una più equa distribuzione delle terre. L'esito negativo di queste vicende (fine 800- inizio 900) diede vita ad una massiccia emigrazione delle famiglie verso le Americhe, tra esse quella del famoso regista cinematografico Frank CAPRA. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/bisaquinonew3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Bisacquino pagò inoltre il suo contributo in vite umane nelle due guerre mondiali. Durante il periodo del fascismo furono costruiti gli impianti fognari, l'acquedotto e la rete elettrica. Con la nascita della Repubblica (1946) le condizioni di vita delle classi più povere non cambiarono ed anche questa volta per le famiglie si profilò l'emigrazione nel nord Italia e nei paesi europei.</span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/image.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Museo Civico, istituito nel 1984, è stato trasferito di recente presso il seicentesco edificio dell’ex convento dei Cappuccini; si prefigge di testimoniare tutti gli aspetti della vita del territorio nella sua globalità. La considerevole raccolta di beni esposti è di preminente interesse etno - antropologico, ma anche: paleontologico, archeologico, storico – artistico e naturalistico. Il materiale riguardante l’artigianato è ordinato secondo “ciclo di lavoro”: fabbro ferraio, &nbsp;coltellinaio, falegname, calzolaio, sarto, barbiere, pastaio, orologiaio ecc.. Vi è inoltre la ricostruzione dell’interno di una casa contadina, compresa la stalla e il frantoio delle olive. Infine vi si ammira una raccolta di strumenti musicali, ceramiche, diaspri, agate, fossili e reperti archeologici risalenti ai periodi: elimi, sicani, greci, punici e romani, provenienti in gran parte dal monte Triona dove, secondo un’antica leggenda, sorgeva l’omonima città costruita dai Troiani, intorno al 1.000 a.C. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/image--1-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">LA BOTTEGA – MUSEO DELL’OROLOGIO Questo particolare museo, situato in corso Umberto, è l’antica bottega degli orologiai Scibetta., che all’inizio dell’Ottocento intrapresero l’attività di costruttori di orologi da torre, ottenendo un grande successo in tutta la Sicilia ed oltre. Vi si possono ammirare oltre le complicate attrezzature per la fabbricazione dei meccanismi, “l’orologio geografico universale” che sincronizza il fuso orario di Roma con le più importanti capitali del mondo. (foto anonimo)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">LA BIBLIOTECA COMUNALE, eretta nel 1965 da Giuseppe Genovese in stile neoclassico, conserva fra l’altro tre incunaboli, opere del ‘500 e dei secoli XVII e XVIII, ed una preziosa edizione medica di Galeno del XVI secolo della quale esiste soltanto un’altra copia conservata al British Museum di Londra.</span><span class="fs16lh1-5"> </span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.sicilytourist.com/images/bisaquinonew4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Da segnalare La cipolla “Busacchinara” , biotipo coltivato esclusivamente a Bisacquino, caratterizzato da una forma rotondeggiante, schiacciata ai poli, da un colore rosso violaceo, spesso con venature biancastre, da una bassa pungenza, da un’ottima croccantezza e da un sapore dolce </span><span class="fs11lh1-5"><b>(<a href="http://www.sicilianet.net/blog/?cipolla-di-bisaquino" target="_blank" class="imCssLink">CLICCA QUI</a> PER SAPERE TUTTO SULLA CIPOLLA DI BISAQUINO)</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/-C7qHLpQS8U">https://youtu.be/-C7qHLpQS8U</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 06:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeologia: capitello ionico trovato in pozzo a Gela]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Caltanissetta_e_Provincia"><![CDATA[Caltanissetta e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C0"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="imTALeft">Il giorno prima erano stati portati alla luce i sette conci in pietra arenaria con modanatura in alto che hanno fatto ipotizzare ad un edificio monumentare, l’indomani è affiorato un capitello ionico di grandi dimensioni: è eccezionale la scoperta effettuata in un’area tra via Paci e via Sabello durante la posa di cavi elettrici dell’Enel nel quartiere.</span> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/capitelloionicogela2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I lavori di scavo per la posa di cavi elettrici condotto sotto la sorveglianza archeologica della Soprintendenza dei Beni Culturali di Caltanissetta. "Ancora una volta gli scavi in ambito urbano a Gela restituiscono frammenti di storia di uno dei più importanti insediamenti greci del Mediterraneo", dice l'assessore dei Beni Culturali e dell'identità Siciliana, Alberto Samonà. Il capitello è un esemplare in stile ionico delle dimensioni di 60 cm di lunghezza per 51 di profondità e 34 di altezza, decorato sul versante frontale dalla caratteristica coppia di volute contrapposte, legate tra loro da un cordoncino ricurvo a rilievo. Due cordoncini alla base del capitello segnano il raccordo con la sottostante colonna verosimilmente caratterizzata da scanalature verticali che è attualmente in fase di estrazione dal suolo. Il ritrovamento è stato rilevato grazie alla presenza di un archeologo che il codice degli appalti impone quando si effettuano opere di interesse pubblico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/capitelloionicogela3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Da un primo tentativo di inquadramento cronologico e culturale, sembra possibile ipotizzare che si tratti di un unico manufatto di cui le lastre costituivano verosimilmente parte della trabeazione , mentre il capitello avrà costituito una decorazione anteriore dell'edificio con collocazione storica tra la fine del VI e il V secolo a .C. Per il decoro e l'accuratezza degli elementi architettonici impiegati potrebbe trattarsi di un edificio pubblico. La Soprintendente Daniela Vullo evidenzia che "il ritrovamento è eccezionale sia per l'integrità dei manufatti lapidei che per la presenza dell'ordine ionico nel capitello vista la rarità degli esemplari documentati in ambito gelese e cioè gli unici due rinvenuti negli anni '50 all'interno di una cisterna nell'area dell'Acropoli oggi custoditi presso il locale Museo Archeologico regionale".</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 29 Aug 2020 05:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeologia: Antico relitto e anfore sui fondali di Ustica]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Palermo_e_Provincia"><![CDATA[Palermo e Provincia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BE"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un </span><strong class="fs16lh1-5">relitto</strong><span class="fs16lh1-5"> giacente ad una profondità di circa 70 metri di cui è ben evidenziato il carico, composto da anfore databili tra il II ed I sec. a.C., </span><b><span class="fs16lh1-5">è stato individuato nello specchio d’acqua antistante Ustica (</span></b><span class="fs16lh1-5">clicca qui per visitare l'isola</span><b><span class="fs16lh1-5">) </span></b><span class="fs16lh1-5"> dalla Sovrintendenza del Mare durante un'operazione di monitoraggio e rimessa in ordine dell'itinerario subacqueo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/un-sub-dei-carabinieri-che-ispeziona-un-reperto-1000x600.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le indagini preliminari sono state condotte con il supporto tecnico-logistico della Guardia di Finanza, comandata dal Colonnello Martinengo del ROAN, con il Ten. Col. Averna Comandante della Stazione Navale, il Luogotenente Bonura Comandante della sez. operativa navale, il m.llo Nobile Comandante del nucleo subacqueo. Per la Sopmare, oltre alla soprintendente Valeria Li Vigni, erano presenti i funzionari Selvaggio e Agneto, responsabili degli itinerari subacquei, l’archeologa Testa, il responsabile del nucleo subacqueo Vinciguerra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">“Abbiamo ripreso le attività di ricerca e di manutenzione degli itinerari sommersi – dichiara la Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni - grazie all’Assessore Alberto Samonà che ha manifestato la volontà di rimettere al centro dell’attenzione la Sopmare che rappresenta tutt’oggi un organo di ricerca, tutela e valorizzazione unico in Europa e che prosegue la propria attività in tutti i mari di Sicilia”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/sopmare-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Le immersioni sono state effettuate dal segnalatore e altofondalista Riccardo Cingillo. Durante le tre giornate di lavoro sono state effettuate ricerche strumentali tramite ecoscandaglio, ROV e Rebreather.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A Ustica le ricerche proseguiranno con saggi, rilievi videofotografici, e analisi diagnostiche sui reperti recuperati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">“Proseguire e potenziare le ricerche in mare ispirate dall’entusiasmo ancora vivido di Sebastiano Tusa – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà - non è solo un atto di rispettosa memoria verso un uomo che ha investito gran parte della propria vita a valorizzare la Sicilia e il mondo sommerso, ma è soprattutto un investimento in termini di capacità di generare valore, attraverso il potenziamento di un segmento dell’offerta culturale connessa al patrimonio storico-archeologico sottomarino, in linea con i principi dettati dalla Convenzione UNESCO sulla fruizione del patrimonio culturale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Schermata-2018-08-28-alle-18.04.54.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Ho dato un preciso imput alla Soprintendenza del Mare – prosegue l’assessore Samonà – perché prosegua nella ricerca sottomarina e possano ampliarsi le occasioni di conoscenza e divulgazione del patrimonio storico e archeologico custodito dal mare. Un ringraziamento doveroso alla Guardia di Finanza che ci ha accompagnato anche in quest’ultima scoperta”.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 25 Aug 2020 04:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ripartono in Sicilia i treni storici del gusto]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000047"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Ventiquattro appuntamenti per ammirare in treno i</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">luoghi più belli e affascinanti della Sicilia</span><span class="cf1">, con i suoi colori e i sapori, in un viaggio</span><span class="cf1"> </span><i><span class="cf1">slow</span></i><span class="cf1">. Ripartono da</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">sabato 22 agosto</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">i</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Treni Storici del Gusto</span><span class="cf1">, promossi dall’Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo della</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Regione Siciliana</span><span class="cf1">, in collaborazione con la</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Fondazione FS Italiane</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">e con la partecipazione di</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Slow Food Sicilia</span><span class="cf1">,</span></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/fondazione-fs-treno-storico.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">L’appuntamento è per sabato 22 agosto con i primi due appuntamenti: </span><b class="fs16lh1-5"><i>“Il treno dei templi”</i></b><span class="fs16lh1-5"> da Palermo a Porto Empedocle e “</span><b class="fs16lh1-5"><i>Il treno della ceramica</i></b><span class="fs16lh1-5">” da Catania a Caltagirone. </span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il treno dei templi partirà dalla stazione di Palermo Centrale alle 13.50 e arriverà ad Agrigento Centrale alle 16.16: da qui si potrà proseguire lungo la Ferrovia turistica dei templi, l’unica in Europa ad attraversare un sito archeologico di fama internazionale e inserito dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’Umanità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Alla fermata Tempio Vulcano, nel cuore del parco archeologico, alle ore 17.01 i passeggeri potranno scegliere se visitare il Giardino della Kolymbethra con un tour guidato a cura del FAI e aperitivo con musica allestito nell’area spettacolo oppure proseguire fino alla stazione Porto Empedocle Succursale dove è in programma una visita guidata gratuita nei luoghi di Andrea Camilleri tra i vicoli della Vigata letteraria, a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Porto Empedocle. Dalla stazione di Porto Empedocle Succursale si riparte alle 18.35 con destinazione Tempio di Vulcano per assistere allo spettacolo teatrale “Al passo coi templi – Frammenti al tramonto” con la regia di Marco Savatteri. Il treno turistico ripartirà alle ore 19.52 diretto ad Agrigento Centrale e Palermo Centrale.</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/treni-storici.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il </span><span class="fs16lh1-5"><b>treno della ceramica</b></span><span class="fs16lh1-5"> partirà da Catania alle 16.55 diretto a Caltagirone con arrivo previsto alle ore 19.34. I passeggeri potranno visitare il centro storico della città di Caltagirone, patrimonio mondiale dell’umanità tra “Le città barocche del Val di Noto”, la cui fama è legata alla produzione di ceramiche smaltate famose in tutto il mondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sabato 29 agosto invece appuntamento con “Il treno dei templi” da Caltanissetta Centrale a Porto Empedocle e “Il treno del Barocco” da Siracusa a Noto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Viaggiando sulle carrozze Centoporte degli anni ’30 si potranno percorrere le linee panoramiche siciliane, lontano dagli itinerari turistici più inflazionati: un viaggio lento e sostenibile che permette di assaporare con gli occhi e scoprire con il palato le bellezze dell’isola, gustando alcuni dei prodotti tipici della Sicilia, tutelati da quasi 50 presidi Slow Food.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A bordo sarà garantita la distanza interpersonale consentendo di godere in piena sicurezza del viaggio e dei magnifici panorami.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">I biglietti per viaggiare a bordo dei Treni storici del Gusto sono in vendita nelle biglietterie e self service di stazione</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/pietrarsa-express-1427438205-6hrfeklb52sz0un6frznf5zjt41agwv8gyx2oe6xbck.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Sarà possibile acquistare i biglietti anche a bordo, senza alcuna maggiorazione di prezzo, in relazione alla disponibilità dei posti a sedere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><b><span class="cf2">Guarda il Video</span></b></span></div></div><div class="imTACenter"><br></div></div><a href="https://youtu.be/rOketK3fLks">https://youtu.be/rOketK3fLks</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Aug 2020 05:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Valle dei Templi: Tornano le Albe tra musica e danze]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000CB"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Si inizia il 14 agosto appunto, alle 4,30, poi il 16 e il 23 agosto, con "Il risveglio dell'umanità" un'esperienza straordinaria che al percorso guidato da archeologi esperti, coniuga i "quadri teatrali" curati da Gaetano Aronica e Giovanni Volpe che tra musica e danza muoveranno una compagine di circa 15 attori e musicisti. Il 18, il 19 e il 30 agosto, alle 5, toccherà invece a Sebastiano Lo Monaco, sotto il Tempio della Concordia, controbattere con frammenti dall'Iliade di Omero. Tutta l'"Iliade" condensata in poco più di un'ora, senza perdere alcun quadro, alcuna scena, alcun personaggio, ma offrendo una visione di insieme.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/nottivallicopDEFSICILYTOURIST.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un percorso del tutto particolare, srotolato in sei appuntamenti, ad un orario inedito, che permetterà di assorbire sensazioni, colori, profumi straordinari: la storia della grecità legata al Mediterraneo. Durante le visite-spettacolo "Il risveglio dell'Umanità" tra il Tempio di Giunone, le mura naturali dell'antica Akragas, raggiungendo il Tempio della Concordia, l'archeologia diventerà testimonianza viva. Una tribù di donne e uomini liberi che scende dal Tempio ad accogliere gli ospiti al sorgere del sole, attraverso le voci degli scrittori "eretici" del '900, Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia, Marguerite Yourcenar, Albert Camus, ma anche Vitaliano Brancati, per raccontare una storia disperatamente attuale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/nottivalle2.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Se le albe dimostrano la voglia di ripresa della Valle dei Templi, i numeri in continua crescita fanno ben sperare sul suo stato di buona salute.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La Valle dei Templi è stato uno dei primissimi siti archeologici italiani a riprendere la sua attività, mettendo in campo ogni misura di sicurezza possibile per riaprire in completa sicurezza, degli operatori che vi lavorano come dei visitatori che arrivano. Tanto che la Valle dei Templi è stato il primo Parco archeologico italiano ad ottenere la certificazione Covid free (</span><span class="fs16lh1-5"><b><a href="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?id=0000000AB" target="_blank" class="imCssLink">VEDI QUI</a></b></span><span class="fs16lh1-5">) . </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/nottivalle1.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tanto che si è registrato un boom di visitatori. Una media di 2500 al giorno, con punte di 3500/4000 nei fine settimana, e un exploit di quasi 7000 visitatori la scorsa domenica, prima del mese ad ingresso gratuito. Funzionano i percorsi, le visite guidate, le food experience di Casa Barbadoro con i prodotti a km 0 della Valle; ma soprattutto "Luci in Valle", le ormai famose visite al tramonto che permettono ogni giorni di raggiungere i templi al calar del sole.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/La-valle-dei-templi-di-notte-e1498146707482.jpg"  title="" alt=""/></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">"Lo spettacolo dell'alba" si ripeterà (dopo il debutto del 14) anche il 16 e il 23 agosto per "Il risveglio dell'umanità" a cura di Gaetano Aronica e Giovanni Volpe. Invece il 18, 19 e 30 agosto, alle 5 del mattino, toccherà a "Iliade di Omero" con Sebastiano Lo Monaco. E i due attori saranno anche protagonisti di spettacoli serali: Gaetano Aronica il 16 agosto alle 21, sotto il Tempio di Giunone, proporrà il suo "Villa Malgiocondo" popolato da personaggi pirandelliani; Sebastiano Lo Monaco la sera del 29 e il 30 agosto proporrà il recital "Io e Pirandello", spettacolo già proposto con successo in molti teatri, ma mai in Sicilia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">GUARDA IL VIDEO DI PRESENTAZIONE AGLI EVENTI 2020</span></div></div><a href="https://youtu.be/Tp9X8n8FIRo">https://youtu.be/Tp9X8n8FIRo</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Aug 2020 05:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tornado a Cefalu' in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C8"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Una tromba marina si è abbattuta nel tardo pomeriggio del 5 agosto sulla località marittima siciliana. Il vortice, nato in mare si è poi spinto sulla terraferma, creando non poco scompiglio, anche se &nbsp;non ci sono stati feriti o danni di grossa entità. Il Vortice tornadico coglie di sorpresa le persone in spiaggia che si danno alla fuga. Alberi sradicati e qualche danno. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/trombaaria2.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il video mostra nel dettaglio quanto successo, con le riprese ravvicinate della tromba d’aria. Tutto è successo attorno alle ore 19, quando lentamente la tromba marina si avvicina alla spiaggia, generando un fuggi fuggi tra i bagnanti presenti. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/trombaaria1.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Fortunatamente &nbsp;poco dopo la tromba d’aria ha perso completamente forza , inoltrandosi appena più all’interno verso il centro abitato, come quasi sempre avviene con questi vortici che giungono dal mare. I danni si limitano infatti in genere ai litorali.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Guarda il Video</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><a href="https://youtu.be/rONYO5vSJzw">https://youtu.be/rONYO5vSJzw</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 06 Aug 2020 10:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Eccezionale scoperta archeologica nel trapanese: individuato a Marausa il relitto di una nave romana]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C4"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">Giornate importantissime per l’archeologia subacquea in Sicilia. La Soprintendenza del Mare ha individuato, infatti, una nave oneraria, ovvero addetta ai trasporti commerciali, nello specchio d’acqua antistante Marausa. </span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La foce di un fiume, il Birgi, in epoca romana doveva essere una sorta di porto canale. Era qui, in questo lembo di Sicilia occidentale che si affaccia sul Mediterraneo, che secondo alcuni precisi studi arrivavano le navi romane provenienti dall'Africa per scaricare le merci. In epoca romana, dopo la battaglia delle Egadi del 241 a.C., che segnò la sconfitta dei cartaginesi che fino ad allora avevano governato questo lembo di Sicilia occidentale, il più vicino porto, quello di Drepanum, l'odierna Trapani, cadde in disgrazia per via del sostegno che era stato dato al generale Amilcare che aveva fortificato la città. I romani crearono così un nuovo approdo per le loro navi, a Birgi, sulla costa, a sei miglia dalla più vicina delle isole dell'arcipelago delle Egadi, Levanzo, nel cui mare i romani assaltarono e vinsero contro la flotta di Cartagine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Una scoperta archeologica, una nave romana oneraria, fatta su un fondale di dieci metri, ad appena sessanta metri dalla costa individuata adesso come spiaggia di Marausa, a poca distanza dalla foce del fiume oggi non più navigabile come era in epoca di dominazione romana, conferma ancora di più l'ipotesi dell'esistenza qui di un porto canale e sulla terra ferma di un emporium , dove le merci scaricate dalle navi, dalla ciurma fatta da marinai africani, venivano raccolte, pronte per essere trasferite nella città di destinazione, Roma su tutte. Non è la prima nave romana scoperta in queste acque, tra i preferiti dai trapanesi e dai turisti, acque cristalline e fondo sabbioso.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/relitto-nave-trapanese-3-580x388.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il ritrovamento, realizzat</span><span class="fs16lh1-5">o con la collaborazione della Capitaneria di porto di Trapani, è avvenuto grazie alla segnalazione di un relitto con anfore da parte di Francesco Brascia, dipendente del ministero della difesa del Terzo stormo Trapani-Birgi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'intervento è stato coordinato dal responsabile del gruppo subacqueo della Soprintendenza del mare, Stefano Vinciguerra, e da alcuni esperti collaboratori che sono stati assistiti dal Battello GCB36, con il comandante Giuseppe Giacalone.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/relitto-nave-trapanese-4-580x387.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'immersione si è svolta a circa 60 metri dalla costa, dove è risultata subito visibile una porzione di circa dieci metri di un relitto. Proprio tra la sabbia sono stati individuati innumerevoli frammenti di anfore. La Sopmare ha già prelevato tre reperti per le indagini diagnostiche: di questi uno presenta sull'orlo un'iscrizione, l'altro sotto il collo porta incise due lettere A e F e il terzo è una porzione di anfora contrassegnata da un'incisione che ricorda una torre.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.sicilytourist.com/images/marausa_quattro-338x505.jpeg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">"I reperti prelevati dalla nave, orli di anfora africana, sono attestabili alla tarda età imperiale - dice la soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni - Proseguiremo le ricerche di questo relitto di cui si vede parte del fasciame e alcune ordinate, oltre numerosi frammenti di anfora. Le anfore venivano utilizzate per il trasporto di derrate alimentari; ciò confermerebbe la presenza di un emporium, come aveva già ipotizzato Sebastiano Tusa al momento della scoperta del primo relitto di Marausa, recuperato a 500 metri di distanza e oggi esposto al Baglio Anselmi di Marsala" "Marausa si conferma un importante luogo di approdo - sottolinea l'assessore dei Beni culturali Alberto Samonà - proprio come ipotizzato da Tusa. Questo secondo rinvenimento, conferma l'interesse dell'assessorato ad approfondire le indagini su uno specchio d'acqua che ci ha già restituito una delle più interessanti navi onerarie romane di età tardo antica che è stata recuperata, restaurata e musealizzata secondo una modalità che ha trovato in Sebastiano Tusa un fermo sostenitore". </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 26 Jul 2020 05:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[PALERMO Festino 2020 : Ecco il Programma per "Festino che non c'è" ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C2"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Non ci sarà la sfilata per il festino nell'anno del Covid, <span class="imTALeft cf1">non ci sarà, nemmeno la processione con &nbsp;l’urna argentea con le reliquie della Santa domani pomeriggio. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs16lh1-5 cf1">Non ci saranno &nbsp;i tradizionali giochi d’artificio, proprio per evitare assembramenti, ma un solo unico "botto" oggi a mezzanotte.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/FB_IMG_1585765881901.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="imTAJustify fs16lh1-5">Un Festino che non c'è, ma c'è comunque anche se in un modo diverso è quello che si apprestano a festeggiare i palermitani. Le limitazioni imposte dal contrasto al Covid-19 hanno infatti impedito l'organizzazione di quasi tutti i momenti laici e religiosi che tradizionalmente caratterizzano il periodo precedente alle celebrazioni in onore di Santa Rosalia.</span><br></div><div><span class="imTAJustify fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="imTAJustify fs16lh1-5">Il PROGRAMMA DEI Festeggiamenti:</span></div><div><div class="imTAJustify"><strong><span class="fs16lh1-5 cf1">Questa sera la Cattedrale sarà il fulcro della manifestazione.</span></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Si parte alle 19 sul sagrato con intrattenimento musicale a cura del corpo bandistico palermitano del maestro Massimo Vella, Alle 19,30 la celebrazione dei Vespri solenni con discorso alla città di monsignor Lorefice. Ci saranno tutte le autorità civili e militari e i rappresentanti di tutte le confessioni religiose, che pronunceranno due messaggi, uno delle Chiese cristiane non cattoliche e l’altro dalle altre religioni, letto da una donna musulmana. </span>Si continuerà domani con la messa Pontificale sempre sul sagrato, alle 16,45 il concerto delle campane della Cattedrale, alle 18 invece musica bandistica e alle 19 la messa Pontificale, presieduta da monsignor Lorefice e trasmessa in diretta su Tv2000. Sia oggi sia domani, durante le celebrazioni sul sagrato, <strong>l’urna argentea sarà posta sotto il portico meridionale, mentre la Cattedrale resterà aperta fino alle 23.</strong></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><strong><br></strong></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Rigidi i controlli grazie al piano di sicurezza con 85 pattuglie della polizia municipale operative in strada, mentre da ieri dieci pattuglie hanno presidiato a rotazione l’area del Foro Italico, che ogni anno è pieno zeppo di gente la notte del Festino. Quest'anno gli agenti hanno impedito il montaggio delle bancarelle così come di un palco abusivo.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/festino2020.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il 14 e il 15 luglio sono infatti di solito due giornate ricche di eventi per la Santuzza. L'Assessorato alle Culture del Comune, in sinergia con la Curia Arcivescovile non ha comunque rinunciato a pianificare eventi in presenza e digitali in onore della Santa Patrona. Il "momento" principale sarà tradizionalmente la sera del 14, quando alle 22 andrà in onda contemporaneamente su diverse emittenti televisive locali e nazionali il film "Palermo Sospesa- il Festino che non c'è" la cui realizzazione è stata affidata alla sezione siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia, diretto da Costanza Quatriglio che curerà la regia.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/La-Santuzza-in-via-Maqueda.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">"Abbiamo vissuto un momento particolarissimo che ci ha visto nella massima trepidazione, nella precarietà, nella separazione - ha detto l'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice -. La separazione ci ha chiesto di moltiplicare la solidarietà e la prossimità e penso che questo sia il messaggio che arriva da questo Festino atipico: quello di rimanere uniti".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Festa-religiosa-a-Pelermo-Festino-di-Santa-Rosalia4.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Per il sindaco di Palermo Leoluca Orlando "il Festino 2020 conferma nei valori e innova nella rappresentazione la devozione per Santa Rosalia e la fede dei palermitani. Festino 2020 è diverso come dal 1624 ogni Festino è diverso, ma è anche come ogni anno sempre eguale. Il Festino 2020 si fa espressione, confermando ancora una volta la dimensione comunitaria di tutti i palermitani pur nel distanziamento fisico". Alla realizzazione del film, che durerà circa 75 minuti suddivisi in tre parti, contribuiscono anche l'Istituto Luce e Rai Teche che hanno messo a disposizione il proprio materiale d'archivio, così come hanno fatto tanti fotografi e cineasti che hanno donato il proprio materiale per sottolineare il contributo collettivo e di comunità da cui nasce questo progetto. </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 14 Jul 2020 04:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Amerigo Vespucci a Palermo: i palermitani si godono lo spettacolo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BF"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Un vero e proprio spettacolo quello che ha regalato il "</span><span class="fs16lh1-5"><i>veliero più bello del mondo</i></span><span class="fs16lh1-5">" Amerigo Vespecci della Marina Militare che il 10 Luglio 2020 ha salutato Palermo, sfilando da Capo Zafferano a Capo Gallo intorno alle 20.30. In tale occasione, seppur da terra, sarà possibile assistere alla suggestiva cerimonia, che vedrà coinvolti i 106 allievi ufficiali della 1’ classe dell’Accademia navale assieme all’equipaggio ed, all’imbrunire, la caratteristica illuminazione tricolore dell’unità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/amerigovespuccipalermo2020.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Al largo di Mondello l’equipaggio ha celebrato la cerimonia dell’ammaina bandiera, alla quale hanno partecipato i 106 allievi ufficiali della prima classe dell’Accademia navale assieme all’equipaggio. All’imbrunire la caratteristica illuminazione tricolore dell’unità ha conquistato i tanti palermitani che hanno assistito alla sfilata.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">In tanti hanno assistito alla sfilata e nessuno ha rinunciato a qualche foto ricordo, condivisa magari anche sui social. Un modo per immortalare un evento che ha rallegrato i palermitani in queste calde giornate di luglio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/amerigovespucc2ipalermo2020.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La campagna d’istruzione a bordo di nave Vespucci rappresenta il vero e proprio battesimo del mare per i giovani allievi ufficiali al termine di un primo ed intenso anno di studi in Accademia navale. Il Vespucci, partito da Livorno il 29 giugno, ha già messo gli allievi alla prova nella navigazione a vela in alcuni dei tratti di mare più suggestivi del Mediterraneo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/amerigovespucc4ipalermo2020.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La campagna d’istruzione 2020 si svolge con modalità non consuete, tenendo conto dei necessari requisiti per la sicurezza del personale di bordo in relazione al problema COVID 19, non prevedendo quindi l'apertura al pubblico della nave durante le soste nei porti come avvenuto in passato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'attività addestrativa di quest'anno è dedicata a tutti gli italiani che hanno vissuto questo momento di particolare difficoltà e, pertanto, verrà colta ogni possibile opportunità di passaggio ravvicinato per salutare le comunità lungo le coste lambite dal vascello.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 12 Jul 2020 05:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia: Le Ferrovie puntano sul turismo]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BA"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Il sostegno al turismo siciliano è al centro dell’impegno del Gruppo FS Italiane per accompagnare gli italiani alla ripartenza e scoprire luoghi di mare, montagna, piccoli borghi e città d’arte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/1565366900923_1565366939.jpg--quei_treni_lumaca__da_agrigento_a_ragusain_almeno_sette_ore_e_con_quattro_cambima_rfi___il_futuro_sara_presto_migliore_.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Viaggiare alla scoperta delle bellezze della Sicilia diventa ancora più vantaggioso e conveniente grazie a offerte dedicate, tariffe speciali e riduzioni riservate da Trenitalia. Per viaggiare senza limitazioni su tutti i treni regionali e in ogni destinazione, fra le 12 del venerdì e le 12 del lunedì, è possibile acquistare un unico biglietto a 49 euro per quattro weekend o a 149 euro per tutti i weekend.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Per le famiglie, invece, grazie alla promozione Junior, un ragazzo sotto i 15 anni viaggia gratis per ogni adulto pagante. Mentre Plus3 e Plus5 è stata pensata per chi desidera intraprendere un tour dell’Italia zaino in spalla, avendo a disposizione viaggi illimitati per 3 o 5 giorni a partire da 40 euro. Riservata agli abbonati la promo Viaggia con me: i titolari di un abbonamento regionale viaggiano ovunque in due acquistando un solo biglietto.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/treni1OK.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tra le novità dell’estate 2020, arrivano il Cefalù Line ed il Barocco Line.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nei giorni festivi del periodo dal 12 luglio al 6 settembre, saranno 14 nel complesso i collegamenti diretti tra l’Aeroporto di Punta Raisi e Cefalù e in totale saranno 28 i treni tra Palermo Centrale ed il borgo cefaludese, a comporre una ricca offerta per turisti e cittadini siciliani che potranno anche raggiungere le località di mare di Campofelice e Lascari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Nei giorni feriali sono 31 collegamenti complessivi su Cefalù (da Palermo Centrale o da Messina e S. Agata)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sempre nello stesso periodo (dal 12 luglio al 6 settembre), e sempre nei giorni festivi saranno 18 in totale i collegamenti del Barocco Line: un servizio pensato per la scoperta del Val di Noto e delle sue perle Siracusa, Noto, Scicli, Modica, Ragusa Ibla, Donnafugata, un’area che racchiude un tesoro di inestimabile valore artistico e un patrimonio naturale di grande bellezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dal 4 luglio, inoltre, è attivo il Biglietto integrato giornaliero per la città di Palermo, che consente di viaggiare alla scoperta della città senza limiti nel giorno di validità, su bus e tram gestiti da AMAT e sui treni regionali di Trenitalia all’interno del territorio comunale di Palermo ad un prezzo di 5,50 €.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sono 42 i collegamenti giornalieri fra Messina e Catania.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Jul 2020 05:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeologia:riaprono Palazzo Panitteri e area Monte Adranone]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Da_Visitare"><![CDATA[Da Visitare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B2"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">A &nbsp;partire dal 27 giugno 2020 , i beni Culturali di Sambuca di Sicilia e il Museo Pietro Griffo di Agrigento. Palazzo Panitteri e l'area archeologica di Monte Adranone a Sambuca di Sicilia.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/39054253985_8c88f2e519_b.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><span class="fs8lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">- Palazzo Panitteri sarà aperto gratuitamente tutti i giorni dalle 9 alle 19 con visite della durata di 30 minuti e un massimo accesso orario 20 persone. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'Area archeologica di monte Adranone (</span><span class="fs16lh1-5"><b><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?sicilia--area-archeologica-di-monte-adranone" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per visitarla</a></b></span><span class="fs16lh1-5">), &nbsp;sempre a Sambuca di Sicilia - sarà aperta tutti i giorni dalle 9 alle 19 e una durata visita di 1 ora e 30 minuti con un accesso massimo orario di 50 persone. Anche in questo caso con ingresso gratuito.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Agrigent_Museum_Innenhof.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">- Dal 27 Giugno ha ancheriaperto il Museo archeologico regionale Pietro Griffo di Agrigento con ingresso a pagamento. "Con Sambuca di Sicilia e con il Museo Archeologico Pietro Griffo di Agrigento - dice l'assessore dei Beni culturali e dell'identità Siciliana Alberto Samonà- va completandosi sempre più l'offerta culturale della Sicilia. L'emergenza Covid e la lunga chiusura hanno molto stressato le strutture che stanno rimettendosi in sesto per ospitare al meglio e in sicurezza quanti vorranno conoscere la Sicilia attraverso i percorsi meno battuti e che forse, proprio per questo, riescono ancora a trasmettere l'immagine di una Sicilia connotata da una bellezza meno sfacciata, più intima e ancora profondamente autentica"</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Jul 2020 05:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Come Ottenere il bonus vacanze 2020]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A5"><div><span class="fs16lh1-5 cf1">Via libera al "bonus vacanze" annunciato dal Governo per far ripartire il Paese anche sotto il profilo turistico dopo la crisi del Coronavirus. L'Agenzia delle Entrate ha infatti pubblicato le informazioni e le regole per poterne usufruire.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/bonus-vacanzesicilytourist.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">Il “Bonus vacanze”, lo ricordiamo, fa parte delle iniziative previste dal “Decreto Rilancio” e offre un contributo fino 500 euro da utilizzare per soggiorni in alberghi, campeggi, villaggi turistici, agriturismi e bed &amp; breakfast in Italia.</span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div><strong><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Chi può richiederlo:</span></b></strong></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">Potranno ottenere il “Bonus vacanze” i nuclei familiari con ISEE fino a 40.000 euro. Per il calcolo dell’ISEE è necessaria la Dichiarazione sostitutiva unica (DSU), che contiene i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali di un nucleo familiare e ha validità dal momento della presentazione e fino al 31 dicembre successivo. L’importo del bonus sarà modulato secondo la numerosità del nucleo familiare:</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">500 euro per nucleo composto da tre o più persone</span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">300 euro da due persone</span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">150 euro da una persona.</span></div></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/bonus-vacanze-1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div><strong><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Come ottenerlo:</span></b></strong></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">Il bonus potrà essere richiesto e sarà erogato esclusivamente in forma digitale. Per ottenerlo è necessario che un componente del nucleo familiare sia in possesso di un’identità digitale SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o CIE 3.0 (Carta d’Identita Elettonica). Al momento della richiesta del bonus, infatti, si dovranno inserire le credenziali SPID e successivamente fornire l’Isee.</span></div><div><br></div><div><strong class="fs8lh1-5"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Per i cittadini:</span></b></strong><br></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">Come già detto il “Bonus Vacanze” sarà digitale (presto ti forniremo indicazioni precise sull’app per smartphone a cui dovrai accedere per ottenerlo).</span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">Non dovrai stampare nulla, ma potrai averlo sempre a disposizione sul tuo smartphone e ti basterà mostrarlo all’albergatore, quando dovrai pagare il tuo soggiorno direttamente presso la struttura dove sceglierai di trascorrere le vacanze.</span></div><div><br></div><div><strong><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Per le strutture turistiche ricettive</span></b></strong></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">Fino al momento della riscossione del Bonus Vacanze da parte di un tuo cliente, non serve che tu faccia nulla: solo far sapere a chi sceglierà la tua struttura per le vacanze che aderisci all’iniziativa.</span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">Lo sconto applicato al tuo ospite in possesso del “Bonus Vacanze” ti sarà rimborsato sotto forma di credito d’imposta utilizzabile, senza limiti di importo in compensazione mediante il modello F24, ovvero cedibile anche a istituti di credito.</span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">Le modalità applicative del “Bonus vacanze” sono definite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate: presto sarà disponibile una Guida d’uso sul sito dell’Agenzia delle Entrate.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/bonus-vacanze-640x342.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><strong><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Come utilizzare il bonus</span></b></strong></div><div><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1">Il “Bonus vacanze” si potrà spendere presso una struttura ricettiva italiana dal 1° luglio al 31 dicembre 2020. Inoltre, il bonus: può essere utilizzato da un solo componente del nucleo familiare, anche diverso dalla persona che lo ha richiesto &nbsp;</span><span class="cf1">può essere speso in un’unica soluzione, presso un’unica struttura turistica ricettiva in Italia (albergo, campeggio, villaggio turistico, agriturismo e bed &amp; breakfast)</span></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">È fruibile nella misura dell’80%, sotto forma di sconto immediato, per il pagamento dei servizi prestati dall’albergatore</span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">il restante 20% potrà essere scaricato come detrazione di imposta, in sede di dichiarazione dei redditi, da parte del componente del nucleo familiare a cui viene fatturato il soggiorno (con fattura elettronica o documento commerciale).</span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1">Lo sconto applicato come “Bonus vacanze” sarà rimborsato all’albergatore sotto forma di credito d’imposta utilizzabile, senza limiti di importo in compensazione, o cedibile anche a istituti di credito.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 06:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ripartono i traghetti dalla Sicilia anche per le Eolie e le isole minori]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A0"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">«Abbiamo avuto un periodo in cui il mercato è stato chiuso, adesso siamo formalmente a mercato aperto», spiega Tiziano Minuti, Responsabile Personale e Comunicazione di Caronte &amp; Tourist, il gruppo privato che oltre a coprire i collegamenti per auto e passeggeri nello Stretto di Messina ha anche navi che collegano con le isole minori.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/traghetto-sicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">«Dal punto di vista teorico potremmo riprendere - aggiunge - se avessimo una domanda adeguata l’offerta sarebbe quella che avevamo nel periodo pre-Covid; non lo facciamo perchè si ancora sta viaggiando molto poco, siamo al 50% del traffico rispetto allo stesso mese del 2019».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Per quanto riguarda i traghetti sullo Stretto di Messina, dal momento che non sono necessarie le prenotazioni, non è possibile fare delle previsioni concrete per i prossimi mesi. Lo stesso non vale per le isole minori per cui le prenotazioni sono riprese, anche se non ai livelli degli anni passati quando la provincia di Messina, e in particolare le Eolie e le altre isole minori, venivano letteralmente prese d’assalto da turisti provenienti da tutto il mondo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/traghetti-per-la-sicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Sui traghetti continueranno ad essere applicate le misure anti-coronavirus: d'obbligo l'uso di mascherine, dei dispositivi di protezione oltre al gel igienizzante ed al distanziamento dei posti di un metro, eliminando dei posti a sedere proprio per mantenere la distanza tra i passeggeri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">«Per tutte le navi di Tourist e Caronte- spiega Minuti - è stato messo in piedi un team Covid fin dai primi giorni del lockdown che si è occupato di tutto quello che sarebbe stato possibile fare per rendere le nostre navi sicure ma anche l’attesa e l’acquisto dei biglietti».</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">E’ prevista la sanificazione periodica di navi, biglietterie e piazzali mentre per i passeggeri delle tratte lunghe per esempio Messina-Salerno e per le isole minori, come Lampedusa e Pantelleria, è prevista la consegna di un kit con mascherina, guanti e confezione monodose di gel.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La società ha anche commissionato al Rina engineering un progetto per avere una certificazione Covid free per le navi e lo studio dovrebbe concludersi a breve. Infine quanto riguarda i prezzi dei biglietti non ci dovrebbero essere rincari: «Non abbiamo aumentato i prezzi nonostante la mazzata economica sullo Stretto sia stata grave - conclude Minuti - sulle isole minori le corse sono state ridotte ma sono state mantenute su tutte le tratte perchè si doveva garantire la mobilità; nello Stretto invece il mercato è stato ridotto del 90% ma non abbiamo licenziato nessuno».</span></div></div></div><a href="https://youtu.be/3V0kzQC_Qc0">https://youtu.be/3V0kzQC_Qc0</a>]]></description>
			<pubDate>Wed, 24 Jun 2020 05:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sulle Madonie serata a 'caccia agli asteroidi']]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009F"><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/parco_gal_hassin_isnello_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il Parco astronomico Gal Hassin di Isnello </span><span class="fs16lh1-5"><b>nelle Madonie (<a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?il-parco-delle-madonie" target="_blank" class="imCssLink">clicca qui per vistare il parco</a>)</b></span><span class="fs16lh1-5">, riaprirà il 27 agosto per una serata dedicata alla "</span><i class="fs16lh1-5"><b>caccia agli asteroidi</b></i><span class="fs16lh1-5">". Il polo, che unisce la ricerca scientifica con la divulgazione, partecipa così all'Asteroid day, giornata internazionale promossa dalle Nazioni Unite per migliorare la conoscenza degli asteroidi e per sostenere la necessità di sorvegliare quelli potenzialmente pericolosi per la Terra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/gal-hassin-e1552573192946.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'Asteroid day si celebra il 30 giugno, diventata una data simbolica. In quel giorno del 1908 si verificarono singolari fenomeni luminosi nel raggio di 600-700 chilometri nella Tunguska, una gelida regione siberiana. Un grande asteroide era esploso in cielo abbattendo 60 milioni di alberi su una superficie di oltre duemila chilometri quadrati. L'osservatorio del Gal Hassin scruterà il cielo alla ricerca di galassie lontane e di asteroidi come quello che due mesi fa è passato vicino alla Terra. Oltre a rivivere l'impatto spaventoso di Tunguska, di cui si conservano a Isnello alcuni reperti, sarà spiegato come gli antichi misuravano il tempo. La serata sarà chiusa con racconti sulle stelle. Per le misure anti Covid il Parco ha dovrà limitare l'afflusso del pubblico.</span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 20 Jun 2020 05:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'ESTATE SICURA: ECCO L'APP PER CHI ENTRA IN SICILIA]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000099"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">"Abbiamo immaginato un'applicazione che i turisti possono scaricare - dice Musumeci - e un potenziamento di presidi sanitari. &nbsp;Bertolaso ha accettato l'incarico col compenso di un euro, ci ha aiutato a redigere un protocollo per ripartire in sicurezza. Per non gravare la Regione di spese ha usato la sua barca come alloggio". Intanto, 80 nuovi medici sono stati assunti dalla Regione per affrontare in sicurezza la stagione turistica che sta per prendere il via e dunque potenziare l'assistenza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/estate.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il sito siciliasicura.com, invece, sarà attivo dal 5 giugno, come ha spiegato l'assessore alla Sanità Ruggero Razza. "Dopo la registrazione - spiega Razza -, non appena arrivati in Sicilia si potrà attivare l'app con le proprie informazioni per avere una sorta di pre-triage. <strong>L'app invia un messaggio giornaliero a cui si potrà rispondere indicando il proprio stato di salute.</strong> La Sicilia ha individuato delle unità assistenziali turistiche in ogni provincia".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/intervista-bertolaso-2004234370.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">"Mentre mi trovavo in Africa, il 15 marzo, ho ricevuto un messaggio da parte di Nello Musumeci - racconta Bertolaso - in cui mi chiedeva collaborazione. Abbiamo ragionato su come ripartire in questa terra meravigliosa. Il 27 maggio non sapevamo ancora se il 3 giugno l'Italia avrebbe riaperto i confini. Abbiamo iniziato a lavorare e ho scoperto che esisteva una app per chi voleva rientrare. L'ho studiata e abbiamo pensato che potesse essere un punto di riferimento durante l'estate. Altre idee avrebbero allontanato i turisti, questo è un sistema molto semplice per tutti".</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">E spiega: <strong>"L'app è stata modificata,</strong> dai 30mila utenti a cui si riferiva fino al mese scorso potrà essere allargata a 3-4 milioni di persone ai primi di luglio. Da oggi fino al primo luglio l'app crescerà, la potenzieremo. Testeremo se il sistema funziona, se il numero verde è in grado di dare risposte precise. In questa regione si sta facendo il possibile per accogliere i turisti nel modo migliore".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Differenza con Immuni? "Se Immuni punta al tracciamento - spiega Razza -, la funzionalità della nostra applicazione invece è di mettere in contatto l'utente col sistema sanitario e conoscere le condizioni di salute. Costo dell'applicazione? Poche decine di migliaia di euro". Non sono previste sanzioni per chi non utilizzerà l'app, come chiarisce Musumeci. "Ma farlo - spiega - è nell'interesse di tutti, un servizio che noi offriamo".</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Jun 2020 19:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Etna: Nuova Eruzione]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000093"><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/etna-eruzione.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">L'attività di fontana di lava si è gradualmente attenuata fino a cessare. Anche la cospicua emissione di cenere, che ha generato un pennacchio che si è innalzato fino a circa 5 chilometri di altezza dai crateri spinto verso i quadranti orientali del vulcano dai venti dominanti, si è progressivamente attenuato. E' l'aggiornamento dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia-Osservatorio etneo (Ingv-Oe) di Catania sulla nuova fase eruttiva dell'Etna, che registra una regressione energica dei fenomeni che sono confinati tutti nella zona sommitale del vulcano.</span><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/eruption-1838809_960_720.jpg"  title="" alt=""/></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">La colata, precisano gli esperti, che era stata osservata precedentemente è invece relativa ad un accumulo e successivo rotolamento sui fianchi del cono del Nuovo Cratere di Sud-Est di materiale piroclastico emesso durante le fontane di lava. L'attività eruttiva di ieri 19 Aprile2020, ricostruiscono i vulcanologi dell'Ingv-Oe di Catania, è iniziata intorno alle 06:30 con l'avvio di una attività stromboliana al "cono della sella" del Nuovo Cratere di Sud-Est ed ha partire dalle 07:15 si è gradualmente evoluto in una fontana di lava.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/cloud-of-smoke-63020_960_720.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'attività ha generato l'emissione di un pennacchio di cenere che nelle fasi iniziali era piuttosto blanda e poi è progressivamente aumentata di intensità a partire dalle 08:45 circa. La cenere è ricaduta sul versante orientale del vulcano per la maggior parte in Valle del Bove e sono state segnalate ricadute di materiale fine anche sull'abitato di Zafferana Etnea (</span><span class="fs16lh1-5"><b><a href="http://www.sicilytourist.com/blog/?borghi-siciliani--zafferana-etnea" class="imCssLink">clicca qui</a></b></span><span class="fs16lh1-5"> per scoprire il Borgo di Zafferana). Infine, segnala ancora l'Ingv-Oe, continua, con modeste fluttuazioni rispetto a quanto comunicato sinora, l'attività stromboliana al cratere Voragine, iniziata nel settembre 2019.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Dal punto di vista sismico, l'evento è stato annunciato da un rapido aumento del tremore vulcanico a partire delle 7.40 che ha raggiunto il livello energeticamente più forte alle 9.00 locali. Le sorgenti del segnale vengono localizzate nell'area del Nuovo Cratere di Sud Est a profondità superficiali. Attualmente l'ampiezza del tremore è in via di diminuzione. L'episodio è stato accompagnato da una notevole attività infrasonica, anch'essa in fase di decremento. La rete Gps non mostra alcuna variazione significativa del suolo. La rete clinometrica mostra minime variazioni rispetto ai trend usualmente registrati. Tali variazioni sono maggiormente visibili alle stazioni prossimali all'area craterica. &nbsp;</span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 10:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Carnevale di Sciacca]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000081"><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/6573-carnevale-di-sciacca--1400x350-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><div><br></div><div><span class="fs16lh1-5">Appuntamento a Sciacca dal 20 al 25 febbraio per il Carnevale 2020: lo storico carnevale saccense è pronto a svelare le sue bellezze ed a regalare 6 giorni di allegria. </span></div><div><span class="fs16lh1-5">Il Carnevale di Sciacca, che alle spalle vanta una gloriosa tradizione ultracentenaria, è a ragione considerato uno dei carnevali di punta in Sicilia ed in Italia. A parlare di esso, per primo, fu nel 1889 lo studioso Giuseppe Pitrè &nbsp;che ne fece cenno nella sua opera Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane. Una forte storicità che dimostra come il Carnevale scorra effettivamente nel sangue dei saccensi, popolo interamente impegnato, a vario titolo, nella realizzazione della manifestazione di punta della città.</span></div></div></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Carnevale-sicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Tra le peculiarità del <b>Carnevale di Sciacca</b> spiccano certamente la presenza di <b>imponenti carri allegorici</b> che, grazie al lavoro ed alla maestria dei <b>carristi saccensi,</b> artisti locali di grande talento, prendono vita <b>attraverso movimenti realistici, impianti scenografici ed effetti speciali.</b> Ogni carro a Sciacca è accompagnato da un suo <b>gruppo mascherato, da un suo inno originale, </b>composto appositamente per l’evento, ed un <b>copione originale </b>che viene rappresentato, durante i giorni della festa, sul palco di Piazza Scandaliato. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciccacarnevale.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Quello saccense è un Carnevale allegro, divertente e coinvolgente, nel quale tutti, riempiendo le strade della città, possono prendere parte alla festa diventandone i veri protagonisti. Ed è questa, certamente, la vera forza del Carnevale di Sciacca: quello di Sciacca è <b>un carnevale che vive per il suo pubblico, </b>presente in maniera massiccia per le strade della città nei giorni della festa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Quest’anno saranno ben <b>8 i carri allegorici </b>in concorso: <b>5 carri e 2 minicarri, </b>accompagnati e preceduti dalla maschera simbolo <b>Peppe ‘Nnappa,</b> sfileranno per le vie del <b>centro storico</b> dal <b>venerdì al martedì. </b>Il Carnevale di Sciacca 2020, come da consuetudine, dopo 6 giorni di allegria, si concluderà ufficialmente il martedì notte con il <b>rogo</b> del carro rappresentante la maschera simbolo Peppe ‘Nnappa, un atto simbolico che farà calare il sipario sulla manifestazione.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"> </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 19 Feb 2020 05:47:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[Carnevale in Sicilia: Storia e Tradizioni]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Cultura%2CTradizioni%2C_Miti_e_Religiosit%C3%A0_Siciliane"><![CDATA[Cultura,Tradizioni, Miti e Religiosità Siciliane]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007E"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Il Carnevale in Sicilia è una celebrazione straordinaria che mescola tradizione, allegria e festa in un turbinio di colori e suoni. &nbsp;Questo evento ricco di storia affonda le sue radici nelle antiche tradizioni siciliane, regalando un’esperienza unica che affascina i visitatori di ogni età le tradizioni affascinanti e gli eventi magici che rendono il carnevale in Sicilia un’esperienza indimenticabile.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.sicilytourist.com/images/carnevalesicnew1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTACenter"><i class="fs14lh1-5">"Pasqua e Natali falli ccu cu vôi, Carnalivari falli ccu li toi."</i></div><div class="imTACenter"><i class="fs14lh1-5">Pasqua e Natale falli con chi vuoi, carnevale passalo con i tuoi.</i></div><div class="imTACenter"><i class="fs14lh1-5"><br></i></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5">Così recita un antico proverbio siciliano riferito proprio al carnevale, dove si indicava come nel mondo contadino il carnevale fosse la festa familiare per eccellenza durante il quale si uccideva il maiale e si faceva festa. Il periodo che precedeva (e precede) il periodo di quaresima dove tutto era concesso prima che il divieto ecclesiastico del "Carnem Levare" impedisse di poter mangiare carne. Insomma licenziosità, abbondanza e divertimento si contrapponevano alla penitenza della quaresima.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/carnevale-termini-antica.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Le origini sono antichissime e addirittura pagane perché risalenti ai riti dionisiaci, a quelli ellenici e ai Saturnali. Giuseppe Pitrè, il più importante raccoglitore e studioso di tradizioni popolari siciliane, fa giungere fino a noi usi e costumi della festa ma anche Luigi Natoli nel suo "Coriolano della Floresta" (seguito de "I Beati Paoli") racconta parecchi particolari del Settecento palermitano descrivendo inoltre lo spaccato sociale dell'epoca fatto di classi e differenze: “Un cartello pendulo da una corda distesa attraverso la strada Toledo, fra un angolo e l’altro dei Quattro Canti, indicava fina dalla mattina che quella notte, ultima domenica di Carnevale, c’era “ridotto”, ossia veglione e festa da ballo a S. Cecilia.” [...] “Obbligo per tutti essere mascherati; non consentito a nessuno mettere semplicemente la morettina con gli abiti civili. Bisognava travestirsi. Quest’obbligo era necessario trattandosi di una festa nella quale le varie classi si sarebbero trovate insieme, e in cui per antica tradizione, era consentita la più grande familiarità alle maschere.La maschera democratica e livellatrice salvava i rapporti sociali”.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://www.sicilytourist.com/images/carnevale-cattafese-sicilia-a-maschira-foto-storiche--35-.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Villabianca nel “Diario &nbsp;palermitano, &nbsp;in &nbsp;Biblioteca &nbsp;Storica &nbsp;e &nbsp;Letteraria &nbsp;di &nbsp;Sicilia”, di &nbsp;G. &nbsp;DI &nbsp;MARZO, v. XXVI, &nbsp;p. 294 poi ripreso dal Pitrè nel secondo volume de “La vita in Palermo cento e più anni fa” cita un lungo elenco di maschere: “Tra &nbsp;le &nbsp;ridde &nbsp;della &nbsp;tubiana &nbsp;e &nbsp;le &nbsp;ebbrezze &nbsp;dei &nbsp;ridotti, &nbsp;tra &nbsp;lo scompiglio dei &nbsp;carri &nbsp;e &nbsp;le &nbsp;misurate &nbsp;movenze &nbsp;del &nbsp;Mastro &nbsp;di &nbsp;campo, correva &nbsp;sbrigliato, &nbsp;frenetico, &nbsp;il &nbsp;Carnevale. Un paio &nbsp;di &nbsp;tamburini, qualche &nbsp;piffero, &nbsp;uno, &nbsp;due &nbsp;uomini &nbsp;che &nbsp;battevan &nbsp;le &nbsp;castagnette, raccoglievano intorno &nbsp;a &nbsp;loro &nbsp;una &nbsp;folla &nbsp;disordinata &nbsp;di &nbsp;maschere popolari: &nbsp;&nbsp;re, regine, &nbsp;&nbsp;caprai, &nbsp;&nbsp;pulcinelli, &nbsp;&nbsp;orsi, mastini, &nbsp;&nbsp;inglesi ubbriachi, &nbsp;dottori e &nbsp;baroni imparruccati, &nbsp;turchi &nbsp;neri &nbsp;come &nbsp;pece, vecchie &nbsp;&nbsp;armate &nbsp;&nbsp;di fusi &nbsp;e &nbsp;di conocchie. &nbsp;Al &nbsp;ripicchiar &nbsp;&nbsp;degli strumenti &nbsp;i &nbsp;sonatori &nbsp;eccitavano &nbsp;a &nbsp;balli &nbsp;paesani, &nbsp;a salti mortali, &nbsp;a corse &nbsp;sfrenate &nbsp;ed &nbsp;a &nbsp;smorfie &nbsp;e &nbsp;sdilinquimenti. &nbsp;Con &nbsp;un &nbsp;arnese formato &nbsp;da &nbsp;una &nbsp;serie &nbsp;di regoli &nbsp;a &nbsp;X &nbsp;mobili &nbsp;di &nbsp;legno &nbsp;una &nbsp;maschera faceva giungere &nbsp;fino &nbsp;ai &nbsp;secondi &nbsp;piani &nbsp;lumie &nbsp;e &nbsp;fiori &nbsp;ad amiche &nbsp;ed &nbsp;a parenti: &nbsp;era &nbsp;lu scalittaru. &nbsp;Un'altra &nbsp;offriva &nbsp;in &nbsp;un &nbsp;elegante &nbsp;cartoccio confetti &nbsp;e &nbsp;in &nbsp;una nastrata boccettina &nbsp;sorsate &nbsp;di &nbsp;liquore &nbsp;delizioso: era &nbsp;&nbsp;un &nbsp;azzimato &nbsp;&nbsp;spagnuolo. &nbsp;&nbsp;Altra maschera &nbsp;si &nbsp;affaticava &nbsp;&nbsp;a guadagnare &nbsp;i &nbsp;gradini &nbsp;d'una &nbsp;scaletta &nbsp;a &nbsp;piuoli, &nbsp;sostenuta da &nbsp;due compagni: &nbsp;&nbsp;e &nbsp;&nbsp;dopo mille &nbsp;&nbsp;contorcimenti &nbsp;&nbsp;e &nbsp;&nbsp;dinoccolature stramazzava goffamente &nbsp;&nbsp;per &nbsp;&nbsp;terra: &nbsp;&nbsp;era &nbsp;&nbsp;il &nbsp;&nbsp;pappiribella. Quest'accolta &nbsp;di &nbsp;maschere, &nbsp;guidata dalla &nbsp;infernale &nbsp;orchestra, &nbsp;era appunto &nbsp;la &nbsp;&nbsp;tubiana; &nbsp;la &nbsp;quale &nbsp;per lazzari, mammelucie, &nbsp;papere, ammucca-baddottuli, &nbsp;&nbsp;e &nbsp;&nbsp;d'ogni &nbsp;&nbsp;strana &nbsp;&nbsp;maniera travestimenti accrescevasi &nbsp;all'infinito.”</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Questo avveniva a Palermo ma le altre province non erano da meno e la tradizione si rinnova ogni anno, da quelli più famosi ai meno noti.</span><br></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/peppe-nappa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tra i più famosi ricordiamo quello di Sciacca le cui manifestazioni iniziano il giovedì grasso con la consegna delle chiavi della città alla maschera "Peppe Nnappa". I carri allegorici la fanno da padroni ma la sera del martedì, tutti i festeggiamenti si concludono con il rogo del carro di "Peppe Nnappa" che brucia insieme ai fischietti e ai martelletti vera ossessione del carnevale sciacchitano. </span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/carnevale-rogo-peppe-nappa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Anche il <a href="https://www.sicilytourist.com/blog/?carnevale-di-acireale-" target="_blank" class="imCssLink">Carnevale di Acireale</a> - Catania - non è da meno e anche qui carri allegorici sempre più elaborati sono i protagonisti della festa.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/carnevale-in-sicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Tra i meno noti ricordiamo quelli di Mezzojuso, Bronte, Paternò, Belpasso, Misterbianco, Termini Imerese, Corleone, Taormina.</span></div></div></div></div><a href="https://youtu.be/MmiLzyc4zAo">https://youtu.be/MmiLzyc4zAo</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 16 Feb 2020 06:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Pozzallo: ritrovata un'antica nave lapidaria]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000077"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Il ritrovamento è avvenuto a circa un miglio dalla costa e ad una profondità di una decina di metri, dove è stata riscontrata la presenza di numerosi blocchi di materiale lapideo lavorati e semilavorati. </span><span class="fs16lh1-5">Le navi lapidarie, mediamente lunghe dai 25 ai 40 metri e capaci di trasportare fra le cento e le trecento tonnellate, erano imbarcazioni appositamente rinforzate per reggere pesi enormi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/184_marzamemi-810x512.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">È stato quindi effettuato un prelievo di un campione da uno dei blocchi al fine di effettuare un esame petrografico finalizzato all’individuazione del tipo di pietra, per determinarne l'attribuzione e la cava da cui è stata estratta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">“Questa Soprintendenza - dichiara Valeria Li Vigni, Soprintendente del Mare - procederà ad una indagine più approfondita del sito individuato tra Pozzallo e Ispica, al fine di circostanziare ulteriori dati archeologici e contestualmente effettuerà analisi e ricerche volte alla ricostruzione del contesto storico, alla identificazione dell'imbarcazione e al periodo in cui l'interessante carico, composto da blocchi di materiale lapideo, è affondato”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/relitto.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Qualche mese fa erano stati infatti segnalati alla Soprintendenza del mare, da Antonino Giunta, collaboratore esterno della Sopmare, alcuni siti di probabile interesse culturale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">L'equìpe era formata da Fabrizio Sgroi e Claudio Di Franco della Soprintendenza del mare, dal ten. di Vascello Giuseppe Simeone, comandante del Nucleo sommozzatori della Capitaneria di Porto di Messina insieme ad altri sub, dal capitano di fregata della Guardia Costiera di Pozzallo, Pierluigi Milella, e dall'equipaggio della motovedetta che ha fornito il supporto logistico, da Gaetano Lino, Salvatore Ferrara e Giampiero Tomasello, subacquei dell’associazione BCsicilia.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Jan 2020 06:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia al 7 Posto tra i luoghi da visitare]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Da_Visitare"><![CDATA[Da Visitare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000075"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5">Anche il New York Times inserisce la Sicilia tra le destinazioni da visitare nel 2020. Già Forbes, la prestigiosa testata, aveva scelto la nostra isola come meta irrinunciabile nell’anno appena iniziato, e adesso arriva una nuova conferma. Un successo che testimonia l’apprezzamento ricevuto da parte dei viaggiatori di ogni latitudine.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/collagesicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><strong><b class="fs16lh1-5">Ecco cosa si legge sul New York Times a proposito della Sicilia</b></strong></div><div class="imTAJustify"><em class="fs16lh1-5">C’è del <strong><b>fermento in Sicilia</b></strong>, e non è solo l’<b>Etna</b>, che ha ricominciato a eruttare nel 2019. Una nuova ondata di turismo verde sta attraversando l’isola del Mediterraneo, dove gruppi di base non profit hanno iniziato a guidare iniziative sostenibili di turismo volontario, come EtnAmbiente, che ha lanciato un’app nel 2019 per aiutare la gente del posto e i turisti a fotografare e denunciare l’inquinamento, sempre più un problema a livello dell’isola. Queste iniziative sono diventate una potente rete per aiutare a ridurre la plastica e preservare i paesaggi e gli habitat marini unici.</em></div><div class="imTAJustify"><em class="fs16lh1-5">La famiglia di vini Tasca d’Almerita in Sicilia ha trasformato una fattoria abbandonata sulle pendici dell’Etna in un’azienda vinicola, aprendo nel 2020, offrendo seminari e degustazioni di vini. La scuola di cucina Anna Tasca Lanza della famiglia ha lanciato anche la Food Heritage Association, un gruppo no profit che celebra gli ingredienti siciliani. L’anno scorso è stato inaugurato Historic Trains of Taste, una serie di escursioni panoramiche in treno che hanno recentemente collaborato con Slow Food Sicily per portare i visitatori in gite nei luoghi enogastronomici meno conosciuti.</em></div><div class="imTAJustify"><em class="fs16lh1-5">Tra questi c’è Zash, un hotel e ristorante nel cuore di un agrumeto locale alla base dell’Etna che ha ricevuto la sua prima <b>stella Michelin</b> nella guida del 2020. Uncovr Travel, un tour operator per piccoli gruppi (fino a otto ospiti) specializzato in Sicilia, ha lanciato tour in auto elettrica per produttori e artisti locali nel 2020. </em></div><div class="imTAJustify"><em class="fs16lh1-5"><strong><b><br></b></strong></em></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/villaigeapa.jpg"  title="" alt=""/><em class="fs16lh1-5"><strong><b><br></b></strong></em></div><div class="imTAJustify"><em class="fs16lh1-5"><strong><b><br></b></strong></em></div><div class="imTAJustify"><em class="fs16lh1-5"><strong><b>Palermo</b></strong> vedrà novità in alcune attività ricettive, tra cui Villa Igiea di Rocco Forte, che si è impegnata a offrire servizi privi di plastica come infradito di paglia e acqua inscatolata, mentre l’NH Hotel Group, una catena dedicata agli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, darà alla sua proprietà <b>di Palermo</b> un rinnovamento significativo.</em></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Jan 2020 08:56:00 GMT</pubDate>
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		</item>
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			<title><![CDATA[Fenicotteri rosa in Sicilia, ecco dove ammirarli.]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Da_Visitare"><![CDATA[Da Visitare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000074"><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">Di Fenicotteri Rosa, in Italia se ne contano diversi, soprattutto nelle regioni di l’Emilia Romagna, Lazio, Puglia, Sardegna, Toscana, Veneto e Sicilia, dove nell’ultimo anno sono stati presenti in numeri da record, soprattutto nelle province di </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismotrapanieprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Trapani</a></i> e </span><span class="fs14lh1-5"><i><a href="https://www.sicilytourist.com/turismosiracusaeprovincia/" target="_blank" class="imCssLink">Siracusa</a></i></span><span class="fs14lh1-5">.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/fenicotteri_rosa_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Ma l’unico sito dove la riproduzione dei</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1"> </span><strong><b><span class="cf1">fenicotteri rosa</span><span class="cf1"> &nbsp;</span></b></strong><span class="cf1">in Sicilia é consentito sono le Saline di Priolo. Questo uccello ha iniziato a nidificare sul nostro territorio nel 1993 e da allora si sono diffusi sempre più.</span></span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/fenicotteri_opt_1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Una delle più belle mete dove si può andare ad ammirarli é nel tratto costiero che va da Trapani a Marsala: anche qui ci sono delle antiche saline, quelle di</span><span class="cf1"> </span><strong><b><span class="cf1">Trapani e Paceco </span></b></strong><span class="cf1">, che fanno da cornice allo spettacolo tutto rosa di queste fantastiche creature. </span><span class="cf1">In questo scenario si possono osservare fenicotteri rosa immersi tra il bianco delle saline ed il blu del mare e da qualche mese i fenicotteri incantano anche i pantani nelle</span><span class="cf1"> </span><strong><b><span class="cf1">saline di Augusta</span></b></strong><span class="cf1">, grazie alle vicine saline di Priolo.</span></span></div></div></div><a href="https://youtu.be/phuaHQ24gs0">https://youtu.be/phuaHQ24gs0</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 11:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Scoperto il relitto di una nave bizantina a Punta Secca]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000071"><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1">A Punta Secca, a circa 200 metri dalla casa di Montalbano, è stato rinvenuta</span><span class="cf1"> &nbsp;</span><strong><span class="cf1">una nave di epoca bizantina immersa a 3 metri di profondità </span></strong><span class="cf1">. La scoperta è avvenuta nell'ambito del "Progetto Kaukana" dell'Università di Udine, in collaborazione con &nbsp;la Soprintendenza del mare della Regione Sicilia e con il sostegno dell'Institute of Nautical Archaeology di College Station nel Texas ed il supporto tecnico del Centro subacqueo Ibleo «Blu Diving». </span><span class="imTAJustify">La ricerca risale a due anni fa e si aggiunge al ritrovamento del relitto di un'altra nave bizantina nel mare di Porto Ulisse.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/una-nave-bizantina-a-punta-secca-video-500.png"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="imTAJustify"><br></span></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf2 ff1">Santa Croce Camerina - Risale al 2017 la missione di archeologia subacquea in Sicilia per i ricercatori dell’Università di Udine impegnati nelle acque antistanti Kaukana, in territorio di santa Croce. Il “Progetto Kaukana”, come è stato denominato, ha visto impegnati l’Unità di archeologia subacquea dell’Ateneo friulano, la Soprintendenza del mare della Regione Sicilia con il sostegno dell’Institute of Nautical Archaeology di College Station (Texas, Stati Uniti). L’indagine ha unito l’attività di ricerca a quella di formazione degli studenti di archeologia subacquea.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/ragusa-ricerca-relitto-bizantino-mare-montalbano.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><strong><b><span class="fs16lh1-5 cf2 ff1">La nave nella sabbia</span></b></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf2 ff1">Obiettivo della campagna fu lo scavo e lo studio di un relitto di nave di epoca bizantina, in località Punta Secca, a 3 metri di profondità, sepolto da circa 2 metri di sabbia. Le attività hanno consentito di analizzare l’architettura dell’imbarcazione attraverso sperimentazioni di sistemi di scavo e di rilievo subacqueo.</span></div></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Per poter studiare e documentare il relitto è stato necessario realizzare una trincea trasversale all’asse della nave. L’indagine archeologica subacquea, con finalità anche di esercitazione didattica, ha portato alla messa in luce di una porzione di relitto di quattro metri di lunghezza e due di larghezza. Ciò ha consentito di condurre rilievi diretti, riprese per modello 3D e il prelievo di campioni per datazioni radiometriche. I dati raccolti saranno ora elaborati dal Laboratorio di archeologia delle acque del Dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/rragusa-ricerca-relitto-bizantino-mare-montalbano2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Il progetto è una nuova e inedita collaborazione tra l’Ateneo friulano, che da anni conduce indagini archeologiche subacquee in Friuli Venezia Giulia, e l’unica Soprintendenza in Italia che si occupi specificatamente del mare. “L’iniziativa – spiegano Capulli e Tusa – nasce dalla sinergia di due istituzioni che dagli estremi opposti del nostro paese si impegnano a diverso titolo per la tutela e la conoscenza del patrimonio culturale sommerso”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">In particolare, “la Sicilia – sottolinea Capulli – rappresenta per molti versi il cuore del mar Mediterraneo e le sue acque costituiscono un luogo di straordinario interesse per fare ricerca e formare i nostri studenti”. Il team che ha condotto le ricerche comprendeva anche Dario Innocenti e Lia Quarantotto (Università di Udine), Nicolò Bruno (Soprintendenza del Mare) e Maurizio Buggea (Centro subacqueo Ibleo “Blu Diving”).</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Sep 2019 05:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tornerà alla luce il porto di Selinunte]]></title>
			<author><![CDATA[Francesca Ur. per SicilyTourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Da_Visitare"><![CDATA[Da Visitare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000070"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Al via una nuova campagna di scavi a Selinunte, all'interno del più grande Parco archeologico d'Europa, per portare alla luce i resti dell'antico porto orientale della città greca che nel suo momento di massimo splendore arrivò ad avere fino a 100 mila abitanti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/9c1cfee243.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Una polis così grande da essere autonoma, organizzata e in una posizione strategica nel Mediterraneo. La missione, curata dall'Istituto Archeologico Germanico di Roma, dall'Università di Bonn e da quella di di Bochum in stretta collaborazione con il Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, è diretta dal professor Jon Albers ed ha lo scopo di indagare l'estensione dell'antico bacino portuale nella valle del Gorgo Cotone, tra la collina di Manuzza e la collina orientale. L'obiettivo principale è quello di individuare i limiti perimetrali dell'antico porto, datarne le strutture e definire la relazione tra lo scalo e l'impianto urbanistico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/Selinunte-vista-da-un-drone.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">L'iniziativa sarà presentata domani, venerdì 23 agosto, alle ore 18, e segna una nuova tappa del progetto "I Cantieri della conoscenza" voluto dal neo direttore del Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, l'architetto Bernardo Agrò. Una formula, quella dei "cantieri aperti" che ha l'obiettivo di coinvolgere i visitatori nelle campagne in corso favorendo così una "archeologia partecipata". "Le attività di ricerca del Parco - sottolinea Agrò - sono portate alla conoscenza attraverso la realizzazione di allestimenti museali a cantiere aperto, che costituiscono un valore aggiunto nella offerta culturale per i visitatori con rinnovati e sempre inediti percorsi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/selinunte-914x400.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">L'iniziativa che presentiamo è stata realizzata grazie anche al contributo di alcune associazioni come La Rotta dei Fenici - Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa - e il Gruppo Archeologico Selinunte. L'idea inoltre costituisce un modo nuovo anche per raggiungere i newcomers, cioè le persone che nei nostri siti museali non sono mai entrate ponendo come altro importante obiettivo far tornare loro e gli altri, facendo diventare il Parco come una realtà presente nella vita delle persone".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/Tempio-E-800x600.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Per tornare alla città di Selinunte, costruita in riva al mare tra due fiumi, indagini geofisiche preliminari hanno evidenziato le tracce di una strada già parzialmente scavata dall'archeologo Dieter Mertens e indizi dell'esistenza di grandi strutture rettangolari che, per dimensioni e posizione, potrebbero essere riconducibili al porto. Gli scavi archeologici ancora in corso, supportati dalle prospezioni geologiche, hanno consentito l'identificazione di un ulteriore tratto della massiccia strada che conduce alla piccola porta est e dei resti di un grande edificio più a sud. Le indagini geologiche hanno inoltre rilevato la presenza, di materiale marittimo a una profondità di 4,60 metri. "Ci auguriamo adesso - conclude Agrò - che il prosieguo delle indagini possa contribuire ulteriormente alla conoscenza di una delle più importanti colonie greche d'Occidente disegnando una nuova museografia con rinnovati percorsi all'interno del Parco".</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 03:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Stromboli nuova eruzione del vulcano]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000066"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Al momento non si registrano danni a persone o cose, anche se sul versante di Ginostra si sono verificati alcuni piccoli principi d'incendio. L'ultima esplosione è del 3 luglio scorso: era morta una persona.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/4700244_1229_stromboli_eruzione.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Un forte boato, poi un’<strong><b>esplosione</b></strong>. Il vulcano di <strong><b>Stromboli</b></strong>, nelle Eolie, torna ad <strong><b>eruttare</b></strong>. L’episodio è avvenuto attorno a mezzogiorno di mercoledì 28 agosto. Dal cratere sono fuoriusciti sabbia, cenere e altro materiale vulcanico. Al momento <strong><b>non</b></strong> si registrano <strong><b>danni</b></strong> a persone o cose, anche se sul versante di Ginostra si sono verificati alcuni piccoli principi d’incendio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Secondo alcuni testimoni, l’eruzione sarebbe stata di intensità maggiore rispetto all’ultima che si è verificata, il 3 luglio scorso, provocando una vittima. Proprio nei giorni scorsi l’<strong><em>Ingv</em><b> </b><b>,</b></strong> l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, aveva lanciato l’allarme descrivendo il vulcano in una situazione di <strong><b>“apparente instabilità”</b></strong> e non escludendo ipotetiche nuove eruzioni.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5"><i>Ecco il momento dell’esplosione del cratere del vulcano Stromboli. Le immagini sono state riprese &nbsp;da uno yacht. &nbsp;In sottofondo l’audio di una donna, probabilmente una passeggera di lingua inglese che dice: «Oh, look... oh, my god!». Successivamente l’annuncio del comandante, in italiano, che ordina il dietrofront dell’imbarcazione.</i></span></div><div><br></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 11:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Torna il volo per New York dall’aeroporto  di PALERMO]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000060"><div data-offset-key="ei0jm-0-0" class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/aeroporto-falcone-e-borsellino.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div data-offset-key="441lq-0-0"><br data-text="true"></div><div data-offset-key="bgfl2-0-0"><br data-text="true"></div><div data-offset-key="2eb30-0-0" class="imTAJustify"><span data-text="true" class="fs16lh1-5 cf1 ff1">La compagnia aerea statunitense United Airlines ha annunciato oggi il nuovo volo diretto giornaliero tra l’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo (PMO) e New York/Newark (EWR), a partire dal 20 maggio e per tutta la stagione estiva 2020.</span></div><div data-offset-key="c1c18-0-0" class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br data-text="true"></span></div><div data-offset-key="519vd-0-0" class="imTAJustify"><span data-text="true" class="fs16lh1-5 cf1 ff1">United, che opera in Italia dal 1997, sarà la prima compagnia statunitense a collegare le due città. Il volo sarà operato con aerei 767-300. Il collegamento con la Grande Mela mancava da ottobre 2017, data dell’ultimo volo dell’ex compagnia aerea Meridiana. L’hub della compagnia United Arlines si trova a New York-Newark Liberty International.</span></div><div data-offset-key="dohpd-0-0" class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br data-text="true"></span></div><div data-offset-key="dohpd-0-0" class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/4689615_129_2019-08-22_TLB.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div data-offset-key="dohpd-0-0" class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div data-offset-key="clbt9-0-0" class="imTAJustify"><span data-text="true" class="fs16lh1-5 cf1 ff1">“Ancora una conferma della rinnovata attrattività di Palermo sullo scenario internazionale. Ancora una conferma del fatto che l’aeroporto e la Gesap rappresentano straordinarie risorse per il rafforzamento delle nostre relazioni internazionali e per il nostro territorio - afferma Leoluca Orlando, sindaco di palermo - Confidiamo nel fatto che questi collegamenti diretti internazionali ed internazionali continuino a crescere, contribuendo a porre Palermo al centro di una rete che servirà a creare nuova economia legata non solo al turismo ma anche ad investimenti e nuovi mercati”.</span></div><div data-offset-key="15tpr-0-0" class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br data-text="true"></span></div><div data-offset-key="15tpr-0-0" class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/United-Airline-Palermo-New-York.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div data-offset-key="15tpr-0-0" class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div data-offset-key="8upqr-0-0" class="imTAJustify"><span data-text="true" class="fs16lh1-5 cf1 ff1">L’aeroporto americano è a circa 23 chilometri da Manhattan e offre i collegamenti più rapidi per moltissime parti della città, compreso il servizio AirTrain fino alla Penn Station nel cuore di Manhattan, con un tragitto di meno di trenta minuti. Consente anche di raggiungere altri luoghi turistici come il Canada, i Caraibi e il Messico.</span></div><div data-offset-key="6rmih-0-0" class="imTAJustify"><span data-text="true" class="fs16lh1-5 cf1 ff1">L’aeroporto di Palermo diventa così il quinto scalo italiano che United aggiunge al suo network di voli diretti con l’Italia.</span></div><div data-offset-key="6rmih-0-0" class="imTAJustify"><span data-text="true" class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div data-offset-key="6rmih-0-0" class="imTACenter"><span data-text="true" class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/ore-volo-new-york.jpg"  title="" alt=""/><br></span></div><div data-offset-key="cmi5-0-0" class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br data-text="true"></span></div><div data-offset-key="99c2n-0-0" class="imTAJustify"><span data-text="true" class="fs16lh1-5 cf1 ff1">“Lavoriamo da oltre un anno per fare atterrare all’aeroporto di Palermo più voli intercontinentali - ha detto Giovanni Scalia, amministratore delegato di Gesap, la società di gestione dell’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo - United Airlines è stata tra le prime compagnie a raccogliere il nostro invito, e questo certamente per l’appeal del territorio palermitano, per il grande richiamo turistico della città. Si tratta di un’ottima notizia - ha concluso Scalia - frutto della credibilità internazionale della nostra struttura e del minuzioso lavoro portato avanti dal direttore generale Natale Chieppa e dall’ufficio Commerciale”.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Aug 2019 12:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’Etna incanta la Nasa]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005F"><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/eruzione-etna-nasa-stregata-vulcano-siciliano-410.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><strong><span class="fs11lh1-5 ff1"><br></span></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff2"><strong>La macchina fotografica del noto astrofotografo siciliano Dario Giannobile è riuscita a immortale uno spettacolo ancora più affascinante.</strong> “Quel giorno - racconta lui stesso - programmavo già di recarmi sul versante ovest dell’Etna in località Piano dei Grilli, a Bronte. per riprendere il vulcano impreziosito dal sorgere della Luna in congiunzione con Aldebaran, stella principale della costellazione del Toro. Quella mattina ho appreso dai media che l’Etna aveva ripreso l’attività, cosa di cui ero felice contando di riprendere il bagliore rossastro nel cielo, qualche sbuffo del cratere di sud est e, ovviamente, parte della colata vista di profilo sul versante sud del vulcano. Recatomi sul posto, con mia grande sorpresa, ho potuto osservare che sulla montagna si erano formate anche delle nubi lenticolari che, solo dal versante ovest, si allineavano prospetticamente con il cono vulcanico!”.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff2">Le nubi lenticolari sono nuvole che si formano quando il vento incontra una montagna o un vulcano che ne alterano il percorso. È un po' come se si formassero nell’atmosfera delle onde non molto dissimili da quelle che si formano quando un sasso viene lanciato in uno stagno. Quando dell’aria umida staziona sopra la cima della montagna, con l’interazione di queste onde, si formano le nubi lenticolari che, anche se in continuo movimento, sembrano immobili sul cielo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs8lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/etna_nasa.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs8lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff2">L’astrofotografo ha potuto quindi immortalare in uno stesso scatto la Luna in luce cinerea, la congiunzione con la stella Aldebaran, il bagliore lunare che illuminava a più riprese la nube lenticolare, spesso creando delle iridescenze sul bordo, l’eruzione dell’Etna e la colata lavica sul profilo destro del vulcano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff2">Lo scatto non è passato inosservato alla Nasa che, ancora una volta, si è lasciata incantare da una delle meraviglie della nostra Sicilia e dell’Italia, scegliendo l’immagine come fotografia astronomica del giorno APOD (Astronomy Picture Of the Day). L’immagine dell’Etna, Patrimonio Unesco dell’Umanità, verrà pubblicata su tutti i canali web e social dell’ente spaziale americano e farà il giro del mondo promuovendo le bellezze della nostra terra.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff2"><strong>Non è la prima volta che l’Etna incanta la Nasa.</strong> Era già successo in passato per uno scatto altrettanto bello realizzato dall’astrofotografa Marcella Giulia Pace. L’Etna ha stregato anche l’osservatorio astronomico di Greenwich che ha scelto tra le fotografie più belle del suo prestigioso concorso fotografico uno scatto realizzato dalla regista Alessia Scarso. </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 ff2"><b><i>Ecco la foto di Alessia Scarso:</i></b></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/Alessia-Scarso-Moon-Eclipse-over-Mount-Etna.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff2"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 19 Aug 2019 11:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia: Scoperti 6 vulcani sottomarini]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005A"><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/vulcano-sottomarino-2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">I fondali che circondano la penisola italiana riservano ancora molte sorprese: lo dimostra la scoperta di sei vulcani sottomarini a pochi chilometri dalle coste della Sicilia sud-occidentale, tra Mazara del Vallo e Sciacca. Il ritrovamento si deve all'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), nel corso di due campagne condotte a bordo della nave da ricerca Ogs Explora.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Lo studio, pubblicato sulla rivista Marine Geology, ha confermato le precedenti ipotesi sulla presenza di tre vulcani e ne ha individuati per la prima volta altri tre, uno dei quali è a soli sette chilometri dalla costa. Grazie a mappe dei fondali ad alta risoluzione e a indagini sismiche e magnetiche, i ricercatori guidati da Emanuele Lodolo hanno ricostruito in dettaglio la morfologia del fondo marino, scoprendo i sei vulcani: "sono tutti localizzati entro 22 chilometri dalle coste della Sicilia; uno in particolare si trova a soli sette chilometri da Capo Granitola", spiega Lodolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/vulcano-sottomarino-3.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">La mappa della distribuzione dei sei vulcani al largo della costa sud-occidentale della Sicilia (fonte: OGS)</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">"Il vulcano più vicino alle coste, chiamato Actea, ha una morfologia complessa - precisa il ricercatore - e mostra una grossa colata lavica che si estende per oltre 4 chilometri": si tratta di un caso unico per questo settore del Canale di Sicilia. I vulcani si trovano circa 14 chilometri a Nord di quelli già noti del Banco Graham. Qui è presente la famosa isola Ferdinandea, l'isola generata nel 1831 da un'eruzione sottomarina e che, dopo essersi elevata fino a 65 metri, si è immersa; la sua sommità oggi si trova a circa 7 metri sotto la superficie del mare. "La scoperta di vulcani sommersi così vicini alla costa della Sicilia - conclude Lodolo - dimostra che ci sono ampie aree vicino al litorale che sono ancora poco conosciute e studiate".</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/L-isola_Ferdinandea_-_Camillo_De_Vito.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Aug 2019 07:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[ETNA torna a tuonare]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000057"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><strong><span class="cf1">Nuova fase eruttiva sull'Etna con</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">un’intensa attività stromboliana</span></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">da uno dei crateri sommitali con fontane di lava, boati e l’emissione di una colata. Una nuova eruzione dal cratere Sud-Est dell’Etna è stata registrata delle telecamere di monitoraggio dall’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). Su Twitter, gli utenti parlano di «fontane di lava» e «boati».</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1">Il fenomeno, concentrato nella zona alta e desertica del vulcano, è visibile visionando le telecamere termiche dell’Oe-Ingv.</span><span class="cf1"> </span></span></div><div class="imTAJustify"><strong><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></strong></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/nuovaeruzione.jpeg"  title="" alt=""/><strong><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></strong></div><div class="imTAJustify"><strong><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></strong></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><strong><span class="cf1">Il sistema è carico di energia</span></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">come dimostra l’alto livello del tremore dei condotti magmatici interni dell’Etna, come emerge dal sito dell’Osservatorio etneo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania.</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">La nuova fase eruttiva</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">non impatta sull'attività dell’aeroporto internazionale Vincenzo Bellini.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/Etna-fontane-di-lava-e-cenere-vulcanica-per-la-nuova-eruzione_slider_home.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1">"L'intermittente attività esplosiva al nuovo cratere di Sud-Est dell’Etna" era iniziata lo scorso 14 luglio. "Molte esplosioni - si precisa - lanciano modeste quantità di materiale incandescente e tutti producono piccoli sbuffi di cenere. Non si nota alcuna tendenza chiara in questa attività, nè in aumento nè in diminuzione, e l’ampiezza del tremore vulcanico si attesta su livelli medio bassi".</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">GUARDA IL VIDEO </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 19 Jul 2019 09:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lipari: ecco identikit più completo di un vulcano ]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000056"><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1">La più fitta rete di sensori finora mai installata ha fornito l'identikit più preciso di un vulcano. E' il risultato dell'esperimento internazionale condotto a Lipari, nelle Isole Eolie, e coordinato dall'Italia, con la sismologa Francesca Di Luccio, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). La ricerca è stata condotta in collaborazione con il dipartimento di Geologia e Geofisica dell'Università della Louisiana e con il laboratorio di Sismologia del California Institute of Technology (Caltech).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/6082786.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1">Nell'esperimento, condotto nell'autunno 2018 e pubblicato sulla rivista Eos - Earth &amp; Space Science News, una rete di 48 sensori sismici è stata installata a Lipari. "E' la prima volta che una rete sismica così densa (circa 1.2 stazioni per chilometro quadrato) è stata impiegata per studiare un sistema vulcanico", spiega Francesca Di Luccio. "Rappresenta - prosegue - un modo innovativo per monitorare le dinamiche profonde e superficiali dei sistemi magmatici. Lo scopo di questo progetto è lo studio di dettaglio della crosta e del mantello superiore dell'isola di Lipari per costruire un'immagine tridimensionale dell'interno della Terra sotto l'isola".</span><span class="cf1"> </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/stromboli_quattro.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1">Il progetto prevede di unire i dati sismici con altri dati, come le misurazioni geochimiche e i dati geologici, per ottenere un'immagine più robusta e completa del sottosuolo. L'utilizzo di una densa rete di stazioni sismiche costituisce un approccio innovativo nel monitoraggio dei vulcani attivi. "Durante l'esperimento sono stati registrati non solo i terremoti locali, ma quelli molto distanti dall'area mediterranea e dal rumore sismico", aggiunge Luigi Cucci, geologo dell'Ingv.</span><span class="cf1"> </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/lo-stromboli-genero-uno-tsunami-i-risultati-di-una-ricerca-lo-dimostrano-1050x700-696x464.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1">"I segnali, nel loro complesso, permetteranno non solo di avere un quadro conoscitivo dettagliato del sottosuolo di Lipari, ma anche di evidenziare zone di accumulo di magma o fluidi idrotermali e di identificare possibili faglie sismogenetiche o fratture sepolte", conclude Guido Ventura, vulcanologo dell'Ingv. Il progetto contribuirà, quindi, anche alla valutazione della pericolosità sismica e vulcanica delle Eolie, una zona chiave del Mediterraneo dove convergono le placche africana ed euroasiatica</span><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2">.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 11:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lipari:Tornano le tartarughe Caretta Caretta]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=Eventi"><![CDATA[Eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000055"><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/tartaruga-caretta-caretta.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1">Dopo Stromboli</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">anche a Lipari le tartarughe Caretta caretta tornano a nidificare. Sono stati alcuni abitanti di Canneto a richiamare l'attenzione della guardia costiera e della Protezione civile. Immediatamente è stata inviata segnalazione alla biologa Monica Blasi dell'associazione di Filicudi. La zona è stata recintata.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/sciacca_2013___uova_nido_n_2_053_fotogculmone.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1">"La grossa tartaruga - racconta la professoressa Lina Paola Costa, storica isolana che ha assistito alla scena - è tornata chissà dopo quanto tempo a deporre le uova sulla spiaggia. Si vede una buca,</span><span class="cf1"> &nbsp;</span></span><span class="fs16lh1-5 ff1"><strong><span class="cf1">l'aveva scavata la tartaruga, ma gli umani l'hanno disturbata e allora si è spinta più verso il muretto della strada, </span></strong><span class="cf1">e lì ha deposto le uova, poi è tornata in mare".</span></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 06 Jul 2019 11:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia è la terza isola più bella del mondo.]]></title>
			<author><![CDATA[Sicily Tourist]]></author>
			<category domain="https://www.sicilytourist.com/blog/index.php?category=a_proposito_di_Sicilia"><![CDATA[a proposito di Sicilia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004A"><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.sicilytourist.com/images/tour-sicilia.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1">Che la Sicilia fosse un’isola bellissima lo sapevamo già, ma in pochi forse sanno che l’Isola è tra le più belle al mondo. </span><span class="cf1">A dirlo non è lo spirito patriottico, ma l’autorevole rivista Condé Nast che annualmente pubblica la classifica delle isole più belle del mondo e che ha piazzato al terzo posto la Sicilia. L’Italia con la Sicilia si piazza quindi dopo le Maldive e le Isole Greche. </span><span class="cf1">La Sicilia con il suo clima caldo e mediterraneo, la sua storia e la sua meravigliosa natura e cucina ha conquistato milioni di turisti.</span></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">La Sicilia rispecchia, pur con i suoi mille problemi, quel luogo meraviglioso e paradisiaco che nel nostro immaginario hanno le isole Seychelles, Mauritius e Maldive. In Sicilia non abbiamo proprio nulla da invidiare a queste isole blasonate.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.sicilytourist.com/images/collagesicilia1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">E così la Sicilia rientra a pieno titolo tra le 10 isole più belle del mondo anche per l’edizione 2019 aggiudicandosi i la medaglia di bronzo dell’annuale classifica stilata dalla rivista Conde Nast che pubblica in tutti i continenti. Per stilare la top ten è stato agli abbonati alla rivista un questionario in cui devono indicare le isole più belle del mondo tenendo conto del clima, la cultura e la cucina. Tra gli elementi determinanti per l’ottenimento del prestigioso riconoscimento il contesto paesaggistico, gli scenari naturali, quali le spiagge, il potenziale ricettivo e la gastronomia, con le varie specialità culinarie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://www.sicilytourist.com/images/sicily-collage-wine.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">La Sicilia con il suo clima caldo e mediterraneo, la sua Storia che spazia dai Greci ai Normanni e la sua meravigliosa natura e naturalmente anche l’ottima cucina con la sua dieta mediterranea, dichiarata patrimonio Unesco, ha conquistato milioni di turisti. A conquistare i visitatori la bellezza dell’Etna, i templi di Agrigento, la Scala dei Turchi, il Barocco di Noto, Taormina, Cefalù, Palermo e le Isole minori.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://www.sicilytourist.com/images/div-palermo-landing.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Nella classifica delle 10 isole più belle del mondo troviamo al primo posto le Maldive, al secondo l’arcipelago delle isole greche che lo scorso anno erano medaglia d’oro, e al terzo come detto la Sicilia. Al quarto posto St Barth ai Caraibi e al quinto posto le Balerari, l’arcipelago spagnolo. Le Isole greche si confermano per il quarto anno consecutivo fra le prime tre destinazioni al mondo più belle in assoluto. Mai fuori dal podio finora infatti per le sterminate (oltre 6000) isole greche.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">Insomma la Sicilia è terza Isola più bella del mondo ma potrebbe aspirare anche un risultato più in alto considerate le tante bellezze paesaggistiche e culturali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 ff1">E’ la terra di miti, che ha incantato poeti e scrittori e da millenni chiunque sia passato dall’Isola è rimasto folgorato dai suoi colori e dai suoi profumi. Un piccolo micro cosmo che raccoglie e fonde insieme, tradizioni e paesaggi mitologici.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Jun 2019 08:49:00 GMT</pubDate>
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